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LE VINTI
G IO RNAT
DELUAGRICOLTVRA,
ET DE* PIACERI.
DELLA VILLA

DI
M.AgoftinoGallo,
Ifuouamente rijìampate.

Con le Figure de gl'iflrumenti pertinenti , & con due


Tauole : yna delia dichiaratione di molti
vocaboli : & l'altra delle
cofe notabili.

IN VENETIA,
Appreflo Camillo ,& R utilio Borgomineri fratelli,
al Segno di San Giorgio . M D L X X 1 1 .
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V.V
AL SERENISSIMO,
ET MAGNANIMO PRENCIPE
EMANVEL FILIBERTO
■ DV CA DI SAVO I A.
,\
Agoftino Gallo .
A voi che io ìntefi, Serenisfimo
Frencipe, con quanta benignità
fojje da vostra dltezsza accet
tata, & letta quefamia burnii
fatica,cheprefentai tofio chefu
fiammata ad alcuni principali
Signori della Corte(ita ; Et ch'io
fui medefimamente informato , che fra l'altre fue
virtù , ellaprende grandiffima dtlettatione deìlA-
gricoltura,mi nacque (ubito litiardente deftderio
di confecrarle (come faccio al prejènte) quefla nuo-
uà mia edtttione delle vinti Giornate ;fi per mo
strarle qualche fegno della diuotione mia vetfe di
lei } & di gratitudine per quejìo fuo tanto fauore j
& fi ancora ,perche dalla luce del fuo glonofo no
me
mepoffa ejfere iHuflrata quefiamia ofctira opera.
La qualefé none degnaper altro, diperuenire à co-
fi honorate mani , parmi almeno , che il (uggetto di
quella poffa coprire gli altri fuoi molti difetti. Poi
che lofiudio dell Agricoltura* tanto nobile<, ^
tanto degno, che egli merita di ejfere 'amato, &
pregiata X come fi* fempre in ogni fécolo) dà ogni
faggio\ Wvalorofo Prencipe al par ai qualunque
arte , à fcientia honòrata . CónCiofia, che fé tut
te le altre arti , &fcientie fono flatelritrouate , ac
etiche ogiouino al corpo , o dilettino ali'animo,par-
mi che quefla dell' Agricoltura le comprenda irì-
feparabilmente tutte due : percioche quanto alla
prima , chi non sa che il Mondo perirebbe quan
do non fojfe esercitata dicontinuo , & con ogni di
ligentia , da noi mortali ? Quanto poi alla fecon
da , quaf è quello cefi ró^o che non fé tnuaghifca
della tanta diuerfità di herbe, di'fròndi, di' fiori",
di frutti, & d'altri infiniti effetti ammirabili che
elidei dona tuttauia,&'con grandiffimo contento
nojìro ? Oltra che ci va eleuando l'intelletto allefie-
culationi naturali, & fopranaturali tanto, che lo
conduce alla confideratione di colui , dal quale la
vita , i coHumi, le fetenzie, Cf la ijleffa Natu
ra hanno dependentia . Di qui e , che fi come
l'huomo che non ha alcuno fiirito di amore ver*
fo queU'arte nobilisfma , non pare neramente huo-
monoiche manca di quellodonde la uita& lafeli
cità humana deriuano\ cofi chi fé ne dilettafomma-
mente,& ne ha più che mezzana cognitione, può effe
refilmato in moltepartirla che huomo . Horafe la
cognitione dell'agricoltura e di cofigran lode , &di
cefi'grandefplendor nelle perfine di grado priuato ,
quanto maggiormente farà illuflre , & diuina ne i
Prencipifonftituiti in dignità fùprema ? Non e
adunque marauigliajè uoflra Mtez^z^a, comepru-
dentisfimo Principe,gradifce tanto quefa cofinobi-
\e& coficomp'mtaprofes]ione\dalqual diletto ,fìco
me la ultafuafintamente poffede quelle rar e doti ,
che dalbenigno Cielo ingratia le fono Hate conceffe:
cofiliflatifuoifortisfimi , &copiofisfimi dogmeom-
modità, &giocondità diuengono ognhorapiù belli ,
f*tpiù abondanti di tutti quei doni,chefipojfano defi
derare . Et queUo aumene ^perche la Sauoia , il Pie
monte. &gli altrifatifisformano d'imitare ti loro
fmgolar Prencipe3come conceduto ad esfiper grafia
di Dìo. Ilquale non[blamente e adornato di ualore ,
& difeienùa militare : ma etiandw di cofi ecceU
lente Jìudio , quanto ho moflrato effer quello della
agricoltura . Di quella ne fanno chiaro téBn
-monto le fue molte uittorie , & le ejpugnationi
de i luoghi impugnabili in Francia , & altroue
* j con
con tanta fua gloria , che ha oscurato quella de'pia,
grandi Guerrieri antichi,^ m oderni. Et da quefta
nafce laficure'fzJi , f&la belle ZiZ^a de ifuoiftati fe-
delisfimi.Percioche dou'e copia di huomini uaìorop,
guidati , (fretti da Prencipe forte , giùfio ? magna
nimo0faggio j (f don'e àbondan tia di quelle cofe ,
chefono ilm mtenimento de'popoli-, quiuifipuò di
re chefta la [labilità , & l'ornamento degli fiati . Le
quali doti, & conditìoni tanto fonoparticolari di uo
fira AlteZjZia, de'fuoi[udditi^ de' fortisfimipae-
fi\ che emulando ella con generosa concorrentia la
gloria di quelgrande£5perfetto 7^ Ciro, ta nto cele
brato da Xenofonte , uuol che i fuoi popoli all'arte
dellaguerra congiunta con lofplendore delle lettere,
& allo fludio dell' Agricoltura , fìano inclinati; pre
miando, & effaltandò (come faceua ti detto Ì{e)
chi , o nell'una , o nell'altra acquici eccellentia : Di
manìera,che ipaefi, &glifiati , per uirtu di uoUra
Altez>Zja , ufciti da quelle angurie , & calamità ,
doue la lungheZjZ>a delle guerre , & la duraferuitù
d ci Frencipiforeflieri,gh haueuano condotticialle
gra noperefferpofìi infommafelicità ; &fperano di
douer lunghisfirnamente godere la gran bontà dello
ro Prencipe con le altre molte uirtu,che nonfiparto
no mai dal diuin animo di fua AlteZjZ>a . La giu^
flitla ejjemplarisfima, la carità uerfo ipopoli , lapro-
tettione
tìntone di tutte le ualorofeperfine,l'ardente amore
che mofira a i profeffon delle Jetentie ; & (òpra
tutte l'altre quella uirtu , che non fu mai opera
tane competuta da Ctroflaqual'epoi il fondamento
di tuttigli Statt)la Religione Chrifìtana, della qua
le uofra Ali"e^Lae talmente ajfetl tonata, anz^t in
fiammata a conferuare , fS) ampliare ne ifuoipopo
li„ch'ella non cefja mai di ridurrealuero culto O al
la viidientia della Santa Chieda 'Romana tutti co-
loro,c heperpropria iniquità (f ambinone,han uolu
to allontanarfene . uéttione ueramente dignisfma ,
& fantisfima del Serenisfmo , €f Chrijlianisjìmo
Prencipe Emanuel Filiberto , il quale nonfolamente
e meriteuolisftmo (uccejfore degli Stati de gli anti-
chtsfimi Auoli 5 ma ancora e prontisjìmo adcfponcr
la uita propriaper difenfione della Santisfìma Fe
de,come fecero esfi. 1 quali, fra le lorglorio/è impre-
fe due uoltefaluarono dalie mani degli infideli Ro
di , & ConHantinopolt ; onde dal commune confen-
fo de' Principi Chrtfliam ottennero hnfegna di Chri
fìo,cioe la Croce bianca in campo uermiglio, la qua
le da loro in beneficio della Santa Fede, con moltafe
licità fu femprejpiegata . Oltra che da quefla Chri-
Jìiantifima difefa , ne nacque anco l'origine di quel
la Illufìrisfima fchiera di Caualieri honorati della
<dnnontiata, infatuiti da Amadio Sejloper memo-
• 4 ria
ria di tanta Religione , colmotto effresfiuo dellafor
teXz^a delprimo Amadio,chetennecAodi. Perque-
fle tante uirtu , & grafie fmgolari hauute dalla
cortefé mano del fufremo donatore Iddio , eerto e
che in uo/ìra Altezza nonrefiauapm che pcterfide
(ìderare in queflo mondoper l'ajjoluta felicità fua,
fuor che due coje , delle quali l'infinitafuabontà cofi
ben l'ha Poiprowfla}et contentata. Laprima e la fan
tisfima unione della Sereniff. Madama Margheri
ta di Valóis con laperfona (Ita; perciochefe maifu al
(unfécolo iUuflrato dalualore& dallo[plender delle
gran Damejilnoflro da lei tanto ricette digloria3che
-adombra quella di tutti ipaJfati.Ne tanta è lagran
decadi lei per effer figliuola del maggior <Kèiche
haueffe mai la Francia , forella del più bellicofo che
conofceffe l'armi,£5 Zjìa di quelche con lafuapruden
tia ha ripienogli animi degli huomini in quefia te-
nerafua età digrandefperan&aiquantaper le uirtu
di leiychein ognifetentia, & in ognifacoltà egiudi-
■ ciofisfima&effercitatisfimaiper nondirdi tante al
tre che unitamente in quel diuin animofon accolte.
Et lafeconda thauer moltiplicato cofi'finta , & cofi
famofaprole , con donar loroperparticolaegrafia il
Serenisfimo Carlo Amadio Principe di Piemonte
perfigliuolo ; la cuigrande%z^a diffiirito , & di con-
ceffigrandi in quefia tenerisfima età e coftfitblime ,
the chiaramente lo Mediamoli uiuo 'Ritratto , non
pur dellimagine , ma delle uirtù , & dellofplendore
de' Seremsfimifuoi Progenitori. Laondeper conciti
dere,Serenisfimo Prtnctpe,none maravigliafé io ac
cefo dalla chiarafama di tanti meriti,di tante uir
tu , &di fantifplendorìjnifon moffò a dedicar (co
me ho detto)à uoftra Altera quefla opera mia\non
perche iofiimi chefia per apportarle dilettologioua-
' mento alcuno,poiche è compofla da cofi rozjo Auto
re>&ripiena di quei documenti,che da leifono cono
fiuti,^5 pofti inprattica meglio, che nongli hofapu
ti [piegare j ma acchehe lafatica miafa inalbata ,
& illustrata dalfauor delfuo alto,&chiaro nome, l/i
doue nonpub dafi medefimaperuenire-0 accioche
ancora il mondo conofca,che effendo laprofesfton del
la Agricoltura abbracciatafilmata, O hauutaper
molto cara da cofi alto ?recipe,racquifli quellofflen-
dore , che confeguìgik dalprimo Jn/ìitutor , chefu il
fommo Iddio , &dalprimo operator chefu Adamo .
Spero adunquefitto cofigran Protettore, uedereà
guifa di Fenice,rinouata quefla antica , & benignif
fimaAdadre:Laquale,attegrandofidef[errìtornata
ingratia de'fuoi nobilisfimi, &generofifigliuoli ,fe
condo chefu attempo delfelice imperio di rJ{oma,/a
rà tantopiù liberale da qui innanzi afarci copia de1
fruttifiuoi , quantopare cheper molt'anni à dietro ,
qtiafi
qu'4fi[degnata di cofìgraue ingiuriafattale da' Si-
gnoriyeda' Nobilitilafafiata contra la natura fuat
parca troppo , (tfauara + In tanto nonfi[degni t M-
te%Zjauoflra dbauer'un'altro Brefctano (ma baffo
{$ humtle) che U ferua , tfriuerifca cofidi lontano ,
com'ellafitroua hauerprefifio difefllluflre Conte Vie
tro duogadro , mio Signore , &ualorofb figliuolo di
quefla ffefifa Patria, &come degno[oggetto defifiere
adoprato da lei intorno a tutte le operattoni cintiti
agl'importanti negotij,fi diguerra,come dipacete*
quali (per efifer nato di cofii antica , & tlluflre fami
gliale borafiorifeepiù che mai d'huomini ftrenui ,
&magnanimi)efommamente informato , ^pojfiefifo
re:An&i con la benignità dell'animofiuo, fi pieghi ad
accettar l'operarla feruitu mia:&tenermi nelnu
mero di coloro,che più defiderano,ehe'l Signor' Iddio
le doni lungo,($pròfpero corfo difelicità, & digran
dezj&aper la conferuationefua,e di tutti ifuoi flati,
Di Venetia}ilprimo di Luglio. MÌD. L X IX.
, f, T :A «V Q- L -A t

DELLE COSE PiV NOTABILI


COMPRESE NEL.L'AGRlCOLTVRA
DI M. AGOSTINO GALLO .
per ordine d'Alfabeto. ,

CETO come fi fa Non fi dcono amazzare,& ciò che


diuenir forte P4 s'ha da far quando ("riamano 2.94
Acetofa, & lue quali Come fi pacificano,quaado fono fra
tà u6 loro in difeordia i?1
Acqua fòuerchiaquà- Come fi hanno à pafeere 196
to danno faccia alca Come fi pollano maneggiar fenza
pò 7 effereoffefo 1^7
Acqua nlorgciue,come fi eftingua 187 Loro offici X9%
Acque che conucngono à diutrfi fiti , di Come fi conofeono ammalate, e co
cifterne,& di pozzi 1o me fifanano. z^.199
Loro qualità &natura,fécondoifiti alla Del lor concipere,&jche fono uergi
med. ni,con vn cafo notando fucceflb in Ve
Adami pomi,& loro hiftoria 14S rona 199
& per tutto Ordini che fi oflèruano tutto l'an*
Aere catciuo in villa debbeeffere fchifa- no per beneficio d'effe 300
to 4 Apio,& fue qualità 13 f
Aglio,& fue qualità 131 Aranci,e loro hiftoria 144. &fegue
Agnelli quai fi dcono allettare ". 235 Arar uero come fi fa 12
Quando , & come fi caftrano . Et da Arare à trauerfo ne'carapi uignati in che
qual tempo fi tofano alla med. modo 231
Agra come fi faccia 223» Arar bene,come fi fa 176
Agricoltore, che parti dee hauere it Arbori fruttiferi come fi piantino 1 00
Agricoltor buono , che cofa offerui nello Arbori fruttiferi come s'incal mino 103
arare la diuerfità de* terreni a4 Arbori che ftà bene appretto le uhi 74
Agricoltore quato dee far di mefe in me Arbori quando fi deono fcaluar e, & quà-
fe,fecondo t buoni, e i cattiui tempi donó aiy
3 ii>. Scfegue Arbori troncati, quando, & come fi dea '
Agricoltori daRouato,cio cheofferuino no piantare 216'
nel fare i prati 204 Arbori d'armella fono migliori per incal
Agricoltori Romani lauorauano bene la mare che ifaluatichi 102
terra 15 Arbori deboli come fi fortificano * $#
Agricoltura, & fue Iodi 350. & fegue Arbori fruttiferi, che benefica ricerca
Albaraèpeggiorcjche'lfalicc 7 no . 102
Albercoccole frutti ili Are per battere le biade, come uogliono
Alberghefi,come,equàdo fi plàtino. 1 1 1 eflere ... zi6'■
Ambitione quanto danno fa a 7* Armoniache frutti noti 210
Aneto & fue qualità 13-? Artichiocchi,ouer carciofo- 138
Anitre come fi alleuino, e fi tégano zìi Afparagi 137
Anitre Indiane come fi alleuino a 11 Afina,& fuo latte lodato} 2 79
Di vna terza forte . alla med. Afino, & fue quali tà,quando dee monta
Annobifefto 77 re^ quanto tempo allattare 273
Api qual fitouogliono 28S Commodità che fé n'hanno 274
Loro alueari come vogliono edere Ch'è di poca (pela 2?<r
Efiempi in honor d'eflb 278
Stimato
T À!V 0 LA.
, "Stìtti ito «da gli antichi 180 le radici alle viti ^4-
Aflentiò & fue qualità 1 3 <; * Sua lode 18?
Aucllanc,ò nocchio! e , & lor qualità , & : Buoi in Italia migliori de gli altri anima
natura . , 1 17 li per arare I7jr
Aurora,& Sole, che contento apportino Buoi come fi curano [dalla loro infermi
à chi uede i loro effetti. 344 tà " 230
. B Buoi con che cura fi debbono tenere dea
BAfìlicò,& fue qualità 118 uo,& fuori della ftalla 1517
Becchi, & capre buoni come voglio Buoi come vogliono eflere 1.98
no edere 145 Buoidichequalità, & prezzo deono ef
Benaccie per l'vue,& vini,che deue haue fe r prefi,& come gouernati 17
. re l'Agricoltore 204 Buoi, che benefìcio tentano ne* campi
^Benefici neceflarii intorno alle ititi 69 corti 8
Benefici che fentcno i campi, quando fo Burla fatta al Gauaccio 3<?o
no corti 7 Butiro,& ricotte come fi fanno 224.2 2 j
'Bergamafchi piantano benuiti éy C
Betonica, & Tue qualità 117 CAcio, leggi Formaggio
Biade.fe fi feminano meglio fotto, ò fo- Caccia generale 3^4
pra 41 Caccia da lepxi,&al piano }é^.j66
Biade , perche nafcono fi poche 42 Caggio come fi caui 228
Biade,come fi feminano per farne nafcer Calcina quanto fia buona per ingrafTare i
più che fia posfìbile 43 campi, fola, & accompagnata 178
Biade,quando fi deono vendere 117 Calcinaccio buon per ingranar capi 17?
Altriricordì ?er le biade', & linofe Calme come fi deono pigliare 103
218 Modo di portarle iótane. alla medi
Bieta,& lor qualità 117 Calmi à fenolo come fi fanno 104
Bifolco dee conofcer bene i terreni 23 A coronetta alla roed.
Bifolco ualente per qual cagione deue ef A canello ioj
fer pagato bene 16 A feudetto alla med.
Quai cofe fé gli deono dare 17 Campi con quai regole debbono effere
Boragine ,& fue qualità 126 bencoltiuati 28
Borgo di Poncarale , perche fia lodato il Campi con quali grafie debbono effere
fito 341.355 ingranati 31
Botti di più forte che fi deon'hauere. soy Campi come, & in quanti modi s'ingrafl»
"Botti. JLeggi Vafelli no 3 1-3*
Boaro quai cofe deue riceuerdal patro- Campi deono hauere i fosfi intorno,&di
- ne 17 quali alberi hanno da effer ripieni 7
Brefciani qnanto fono induftriofi nello Debbono effer corti, & per qual ca
accumular le graffe 29 gione 7
Brefciani farebbono lodati da Columcl- Campi fcoperti,.che beneficio hàno 8
la : 1 38? Capo comedebbe eflèrpratato perfèm-
Brefciano quanto è fertile per natura prc, & ingraffato à più modi 27
' 38.9.300 Canape come fi fem ina 161
Brogne damiafchinc, Agoftane, Mirabo- Cani per guardia come uogliono efle
. lane,Catelane,& B10gnonigrosfi.no re 199
Buche come vogliono effere per piantare Canoue ò "cantine come dcuono eflere
le uiti 67 fatte 88
Bue come fi gnarifca delle fue infermità •Capitoli fra i patroni, & i lauoratori. 13
-i° - ■■■ ;* Capo di latte come fi faccia 228
Bugolofà,efuc qualità 128 -Capre fono buone da tcncre.e doue.243
Bullaccio è perfetto petfàr germogliare Che fono di poca fpefà. alla med.
Qjndo
T A IV: O LTA.
Quando deuofto eflère accompa- Cittadino con più Uantaggio3cheTconta
gnateaibecCo -,'-■'■ ■;, '■[]' 244
1 dino può fare laiiorar la tena iS
T -. Dui capretti d'un fol parto come fi Cirrona & fue qualità 12?
;, allattano " ;.; -, ■■. " i4jCifronella & fue qualità alla med.
Cheallattanodeifanciiilli . allamcd. Cocumeri,ouero citriuoli 13Ì
Capre con che ordine fi fanno pafcere Colle perche fi fanno larghe ' 53
, ,246 v
Colli,& loro lìti, nature, & cièche ui fi
_. Quanto latte produchino 241? debba mettere. 2«>
poche fi fa della lor pelle & di quella Come debbono efler coltiuati, & accon
, Ribecchi . 247 ci^ quanta utilità fé ne catterebbe, ef
Capiteci & lor qualità' , J!9 fendo ben lauorati i"f
Carriolo è meglio che'lritolo 204
Colombare come uogliono eflère 112
Cafamenti di uilla come uogliono efle- Colombi cafalenghi come fi deuono te
■ re accommodati per li Jauoratori & nere '214.
. altri • ,.' •.;-...-, 9
Columella loderebbe i Brefciani per"
Caftagne,& fue qualità & natura 1 17 buoni Agricoltori •_ 38^
Caualli con che auuertenze fi deuono Contedi Virtù caltigò un mal Cura,
. comperare,&con che cura tenere. 1^8 to ' 380
Cauallij&loro età,come fi conofca.260 Cofe abomineuole della Città 347
Causili & loro commodità 250
Cofe ftupendedelGauaccio 3.52
Modo di cabrarli • 25 y
Cofe ftupende d'un can da reti jjg
Caualle quando hanno à riceuergli irai Crifpini,& fue qualità 140
loni,&qu,antó allattano 270.251
Criueilarla terra è megIio,che l'arare ,
Cauallo&fiu bella forma 161.161 e'1 uangare s»
., - Sue doti, quanto può uiuere,& qua Curato del Borgo & fue lodi 3 86
, Jiti dti Qioi mantelli 2éi
Curato di Piedemonte biafimato 380
, Sue infirmiti come fi curano 264. D
. 165. & nelle carte fequenti DAnno del padrone, & non de i maf-
Caoalieh della feta di qual tempo fi fac fari 18+
1 «ari nafeere 307.& Teglie la loro hifto Danno del patrone con utile del
na fino a 318 maflàro i^.&.ij^ì.
Ceceri come fi feminano j!
Danno del'patrone & in parte del maflà-
Lornatura,8tuirtù . allamed. to 194.1» fi
Cedn,& loro hiiloria I44
Dimanda fatta a Scaltrito malghefe in^
Cenere <fe cenerata da ingraflàr cam- torno a gli armenti " a ip
Dragone herba & fue qualità jay.
Cenfori fopra la coltiuatione della ter Dugo & fue marauiglie & come fi uccel
rari douerebbono eflère j* li cop lui 37!
Cenfori fopra i campi mal coltiuati che £
beneficio apportarebbono fé fi crearle Economica della Villa 396'
■T9 _,, ^Erpici come uogliono eflère 203
Cerbolo & fue qualità Ii8 Che fé ne deue tenere uno fenza!
Cerlode come fi pigliano con le pareti denti allamed.
370 Errore che commettono coloro che non X
Chi uuole bene empirla rina, zappi il fono liberali uerfo le uacche 223
; miglio in orecchina ._. Errori di molti nelfalleuar le uhi 66
Cicerchia come fi femina 5I Errori che fi commettono nel potar le '
Sua natura allamcd. uiti 7I
Cicorca & fue qualità ll6 F ':
Cjp9lle& lor qualità . )"j "pAcilita di biancheggiare i refi f?
Ciregie cicalami log
re
ti
Falcone & fuo Uccellare, & procede
. 37^.377
fila
TAVOLA i
Sua guerra con l'airone 377 G
FaIconi,& lor nomi diuerfi 37^ C Allineai che forte fene debba tene
Famiglia Martinenga quanto |fia ricca & re,& à che modo 107
illuftre 3?4 Galli Indiani come fi tengano & fi
Fafoli come fi feminano j1 alleuino zio
Natura & uirtù fue jt Gallo che qualità debbe hauere&più
Fatta bouentana,& fue qualità 130 fue doti 3.09
Faue come fi feminano 49 Gambardchi lodati 3 j8
Come fi piantino 4.9 Garofani da tener ne iuafi 'tW
Come fi contentano jo Garzi come fi feminano 1*4
Faui delle Api , come fi cattino , meglio Gatti fono d'utilità in uilla 199
che in tutti gli altri modi 292 Gattaccio,& cofe ftupende di lui 3 y»
Di che tempo fi cauano 1.93 Giardino & fuo fito & ciò che debba pre
Fichi & lor qualità 1 12 durre 58
Fieni come fi debbono tagliare,ordinarc Giardini come fi deuon ferrare 9$
.Scontentare 37 Giardini come s'hanno à piantare 99
Fieni quanto danno riceuóno,quando (b Giardini della Riuicradi Salò, & loro
' notenzaportichi io coltura 147
Fieni come & quando fi debbono uende Giardini che commodità rechino 394
re 118 Gigli & lor qualità 14*
Fenili,& Halle come uogliono effere 9 Giorni fono più lunghi in uilla che nella
Finocchio & fue qualità 134 Città 344
Flufo del bue come (ì riftagna 232 Giouan Battifta Auogadro interlocutor
Fontana de i Cazzaghi 124 nell'opera ptefente 3
Formaggi noftrani perche non fi fanno Sua tuta 340.3^0
più che di dui peli 214 Giouenchi come fi domino per conto
Formaggi come fi ordinano & come fi dell'Agricoltura ■< xx?
conteruano lungo tempo 226 Gniferi,ò carote 131
Formaggi, butiro, & ricotte come fi fan- Gonfiatura del corpo del bue, che rime*
- no 224.21; diohabbia 231
Formaggio fàlato di dui peli quanto lat Quel la del la coppa 231
te iti uuole à farlo 224 Quella del collo 222
Formaggio di uacca & di pecora è mi Quella dei piedi alla med.
gliore che non è quello di uacca fem- Granari come uogliono effere per con
plice 227 tentar le biade j8
Franceficiò che fecero intorno al bollir Grano & Grani . Leggi frumenti .
deiuini 80 Graffe buone per li campi 28.29
Frumenti di più forte & le loro qualità Guado come fi temina 16%
44 Guardiano delle Api . Leggi Api.
Frumenti & altri grani come ueramente H
fifeminino 47 H Erba buona 134
Frumento cofi fi può tagliar mal maturo Herba ftella,&fuequalità Iif
come maturo 57 Herbe gentili & lor qualità & na
Frumento rodo nei terreni ottimi cofi fi tura 114
può femmar di Febraro , come nello Herbe bianche & lor qualità ri7
Autunno 48 Hiftoria de iccdri,dei limoni, de gli Ada
Frumento barbellato,come fi può rifta ti mi, de gli Aranci, delle limoncc , & di
rare 5^> altre punte tali 143. &per tutta la
Fnimento,fcgala,fcandella,marzuolaco detta giornata .
me fifeminino fi Horti comuni & lor herbe & frutti. 129
Frumenti come fi conferuino 5$ Hot ti come fi fanno belli 122
Horti
T A V> O, L A,
llprti commendati .-■ ixi Marene alte & baffe 1 09
Horro , pefchicra , & fontana de i Conti Marinelle,& niarafche 109
diBarco 114 Martinenghi & lor lodi 3 f4
I Malfari danneggiano i patroni con le col
INcalmare à più modi 103 leftrette ?4-
Inchiodatura del bue come fi guari Malfarò buono in che modo debbe efier
re e :...:.. *3» trouato,& accarezzato 13
Indiuia & fue qualità \i% Come fi conofea, le uuol mantener
Infirmiti diuerfe che uengono alleuac- quanto promette 14
che & Jor ri medii 232 In the modo s'ha da portare il pa
nettare. Leggi ùicaiinarc trone feco fi %
Iqgero,che nulura fia 6 Malfarò fedele che cofa faccia 74
IAttemele come fi faccia 218 Medica herba,fue qualità,nacura,& mo
_Lattuga,& fue qualità 1*4 do d'alleuarfa 34
: Lauanda,& fue qualità 141 Meliche doue fia meglio feminarlc 46
Lauoratore.vcdi Mailàro. Danno,che fan nei campi 46
Lenticchia come lì femina ' 51 Mellone & fue qualità 131
. Come fi mangi , & che e cibo catti- Melloni come fi faccian nafeer toflo. 1 89
, uo allamed. Menta & fue qualità 117-
Libertà di uilla differente da quella del Mercantia buona del Gauaccio 372
la Città 346 Migli manzari 4;
Lepri, & lor natura 3^7 Migli come fi deuono feminarc&nodri
Letame frefeo miglior del vecchio. 1 77 re 4y
Lettera del Moro 381 Come fi facciano nafeer bene. 18 x
Limoni Si limonec & loro hiftorie . 143 . Miglio fpargolo 4j
Miglio nano 46 '
Lini, con che ordine fi deuon fèroinare Monte di Ciiiuerghe , & di ehe cofa fila
. per hauerne in copia 5* lodevole 347.346
Qual fia miglioreper filare fottil- Montone d i che tempo ueramentc fi de-
mente J3 ue dare alla pecora 237
Lino uernicio come fi femina 53 Montoni belli come uoglion'cflere. 236
Da che fare fia buono 53 Come fi deuc tenere allamed.
Lode della cafa Gambarefca, Se del Con Vno à quante pecore batti 237
téGiouanFrancefco 358 Mori aeri,& bianchi 114
Lode degli horti lai Mori neri & bianchi piccioli, come fi fe
Lode deU'incalmare iof minano in quantità 114
Lodola & fmerlino , Se fuoi cafì Urani Mori terza fòrte ut
Mori bianchi come s'incalmino ne i neri
Lnna vecchia e nuoua e fuoi benefici. 2 y nij
Lupe di grafie ne i uafi correnti di ac Mortella & fue qualità 12S
qua 28 Muffa come fi leui al uino&non al ua-
Lupini come fi feminano j1 fello 26
M Mulo & fua natura & hiftoria 283
MAggiorana, & fue qualità & natu Sua uita,& fortezza igy
ra . . 171 Suoi difetti 18 6
Maggiorana, & fue qualità 118 N
Magone Agricoltore , che cofa dica del NEuii, che ruinan le biade, come fi
la cafa della Città 11 caccino 18»
M.iiole,& fragole 140 Nefti.Leggicalme
Mal del lanco,come fi guarifee 131 Noci & lor qualità,& natura 1 16
Mandole & fue qualità & natura 1 16 Nccomole , Legi Auellane
Oche
T a: V O L A.
*« ' O Pecore come deiion'elfer trattate nel Io-
OC H E come fi tengano fcii rc/parto 1 23/
Occhio del patrone ingrana il ca- Altri auifi per le pecore , & agnelli
uallo % 238
Qciofi della Città & lor uita 37.? Pecore da qual hora deuono efler caccia
Oglio come fi cani dalla Temenza del li- te àpaTcere 238
; no 171 Pecore diucifamente rendon la lana
Dalla Temenza dell'uua allamed. 240
•; r Dalla Temenza delle dradelle . alla D'alcune loro maggior'infirmità .
nicd. . alla med.
\\ Dalla Temenza delle rape 173 Pendoli piantati intorno a i campi con le
Dalla Temenza del Fioiauanti 173 uiti Tono d'utilità 67
Dalle noci 174 Pepane, come fi facciano nafeer torio
' Da più arbori & Tpecialmente dal iS<?
faggio 174 Peri mofcatelli &lor qualità 106
01iue,Tue qualità & natura 118 Caualieri alla med.^
Onizzi non Ti deuono por , Te non intor G-hiacciuoli alla med.-
no a i prati 7 Cicognini alla med.
Opere pesfime di alcuni della Città Signorili allamed.
-347 Dagrumello alla med,-
p MoTcatelligroTsi alla med.
PAdre di famiglia come deue hauer la Turchefchi allamed.
Tua habitatione in uilla 8 Pirle aràncie allamed.
: Padre di famiglia che coTa oflcrua Bergamotti alla med.
;per farfi ben Teruire v Garauclli alla med. -
Paglia perche fi debbe tenere al coper- BazauareTchi 107
■ to 9 Buon criftialii allamed.
Pagliusci arfi per ingranare i campi. 1 80 Garzignuoli alla med.
Paludi come fi aféiughino 1 8 f Peri di Tpma & lor natura 107
Panico, ò miglio doue fi deue femina- Peri & pomi come fi conferuino 107
■ re. .-.".-. ■■•'-. 48 Peri , perche Tono più tolto piantati che i i
Panna di latte per quanti modi Te nepuò pomi & per contrario 100
■feruire ■■ •■ — < - -: • • ■ 228 Peri Tono più delicati de i pomij& di più
Pafìinache '■'■■ ''133* pretio •-' 100
Pallori come tiiitono Tobriamente 341 1 Peritici timoroTe& lor natura 37&-*
Ppftori perche tengano cani bianchi ; & Pertichi come fi facciano diuenir grosfi'
jneftono Te ftesfi di quel colore 241 n r ■ a 7. : 1 . .!.'• ■'

Patroni che contendono co i mauari,che Perfìchi, come fi, conferuino gli arbo
error facciano 13 ri t !„'
i:: rChe capitoli 'debbono far con esfi Pefcar'e,& Tuoi effetti dilettevoli 342:
-.allamed»- . . Pefce cotto niuo non ha comparatioiic
.. •_ Come fi debbono informare&go- con quello che fi euòcemorto 344-
-( uernarconìloro i{. Pefce marauiglioTo & cole ftupende di :
Patroni non credinoai maflàri fé non To lui 356
::no più che da bene 196 Pcfchiera come debbono eflfere 214
Pecora che tempo debbe hauere innanzi PetroTemolo& Tue qualità 116
i che conofca il montone *37 Pioggie di quanto danno fiàno. 217"
Pecore di quanta utilità Tono 234 Pifciafanguecome figuarilce 230 ,.-_
Di quante Torti Te ne trouino di Bre Polenta come fi faccia 14*;
; ,-fciane .. ., • • . 235 Pollaro, come deue efferpofto ■ 20$ '
Come uoglion'effer le belle 236 - AltM ricordi •• L ■allamed;
Poliedri
T Ai V'OVL' A.
Poliedri, come1!? domano' ■ *f4. »f 7 Quagliotti comedoni battono in Napo
' e Loro gouerno & ordine di dargli li 360
' il fuoco di tagliar le narici , & di ca- R
' {trarli ; 2f5.:2j6 RAdicchio & fue qualità 126
Pollicini come fi poflbno far gouemar da Ramclacci,& loro qualità 134
un cappone ' '■■ "- '■( "''-'108 Rouaiotto& fue qualità J3°
Come fi poflano hauer j? tépo. 20? Rauanelli & lor qualità 134
Pòlaere che lì raccoglie per le ftrade di Rape,&lor qualità 130
- "quanto benefiriòfia-; >•• '■ '^■■■J à$ Refi come fi biancheggiano ipo
Pomi dolciani,& di San Pietro. 107.108 Regole, kquali fi debbono oflèruare nel
Roflògroflo '108 coltiuare bene i campi 24 2}
Paratifi allamcd. Ricola,& file qualità -, I2y
Rugginenti allamed. Ritolto buono,ò cattino, come conofeer
■'"• Calamani allamed. fi pofl'a i.-.";o : i ;:• 216.217
Pupini allamed. Ricordi per beneficio de! uino pò
? ; Rdftaiuoli no:, --i; 1 alla med.y Ricordi per beneficio dei giardini 99 '
: :- Appioli"'-' i ■ ;j*'fi jrit? allamed. Ricotte , & butiro , come fi fanno .224.
PomQcotogno,& fue tare doti ■ 108'
Pomi granati, come fi piantino,allettino Ricotte falatejquali fiano migliori .228
I '& conferuino >"- "-i 113"
Rifi doue fi debbono feminare , & come
Poncarale Borgo,douefia,&come detto coltiuare 1 •• • . 40
' anticamente • ». . >■- ■$'
Riuiera di Salò,& lue lodi 1 44
Sue belle doti ■} •jtJiijtyti
Roza & pergolino come fi (emina & rac
Porci è bene hatieme,& come fi poflono I coglie 16f
paftere " f.l . " : > :'■ i Rofe &lor qualità >r ■■■r. i'^hjì
zò6 141
Porri &lor qualità 150
Rofmarino,& fue qualit» 51. 1! 11 136
Porrini herba gentile per l'infalata. 116 ■ Rufo con che ordine fi pianti . 169
Portulaca & fue qualità Ruta & fue qualità .:•:.■ '■>■ tjf j'
116
Poflesfione con qualiauuertenze,& con. S
fiderationi deue efier comperata 4
S Alice ha l'ombra buona, & poche ra
Poflesfione adacquatora è migliore, che dici 7
1 quella fenz'acqua ;. 6
: Salma & fue qualità I3^-
1 Deue effer comperata unita Sfalogne& fue qualità
6i 131
~ Deu'efTet ben quadrata .-.■% X ,-j.-ff Scandellamarzuola,coinefi fenuni % r : '
Poflesfione nella quale fono nati i lauo- Sciami quali fi deuon comprarc,& come
'"ratori è felice : i..:it>;! .... o :rf.' . s'hano à portare 2.97
Prati fé fi debbon'abbrucciare,ò nò. 38.' Schiena & fue qualità 127
Prati i che modo fi agguagliano bene. 2^ Segala marzuola come fi femini 51 '
Prodezze d'un paftore Segrezuola
1341 ■■: ■: "{• 1. ay''■
' Puleggiuolo & fue qualità 127
Semenze come fi faccian nafeerc nel
CL gran caldo '■ 18 r
•^w Vaghe come fi piglino io quantità Si danno più à campi magri , che à grasfi
li con i quaglienti 361 I 188 ' " |'.M
"^^•^ Quaglie come fi piglino (con la: Sentente contro le maledonne 347
' ftrufa i>*jé*> Seruitù della Città & libertà della Vil
Qiiagliecome fi piglino con la piombi la •;' '34*
na " 362 Siri difficili del Brefciano con quanta ar
Quagliotti come fono pregiati in Vine- te fiano ben coltiuati 38^
srxg'a ■ . . , 3T9 Smerlino,e cole ftupende di lui 373
Vuagliotti come fi pigliano con la canta Sparauiere,cane, & cauallocomeuogiia
rclla .ir.*..-»•'•. .'.<!,-.;>; ' 3^ ! efiere per uccellare ,. 364
• * Spefa
tfA'AdT-vaovLA'Aar
Spefaalctinxnon fi deue fare fé l'utilità Traftulli della Qjwrefima _ -, •.,..,' j%9.
non è maggiore 196 Treppo gentile del Borgondio \ 37f
Spefa poca rende alle uoltc più che la Trifoglio come fi femina 26
molta 196 Qualità &#quantità della femenza
Spinaci, & lor qualità 127 deffo 1 - ,; >j".. x6
Stalle,& fenili come tiogliono effere 9 Seminato nel lino Lr:.n 18.0
Stalloni come debbono effere, & come fi i-V
. hanno à gouernare '.„■■■ ■ i>. 272 VJiAeche.èbene hauerne *o*.
Stadere,quarti,coppi,cauezzi;&altrceo Che fi deue offeruare in corape-
fé per l'Agricoltura che fi deuono ha- rarJe : 3»if
uere 205 Vacc he non nogliono effere tenute trop
Strame,perche fi debbc tenere al coper po calde nel tempo del uerno 123
to 9 Vna,quanti peli di latte deue fare 224
Stromenti per l'Agricoltura di quàte for LorQÌnfermità,comefi guarifeano
ti,& come vogliono effere 108 232
Sufine. Leggi Brogne. : Valor della Luna come (\ conofee fJ
. .+ i^.
*""
.■•;.:,.
T , ■ ■■ '
:■:&■', O- ■' j. ...
Vangarla terra è meglio che ararla. 23
/i

TEdefchi ciò che fanno alle canoue,e Vafelli come fi purgano dalla muffa, ò di
uafelli irno- ; '.'cn;, • <8? altro 'cattino odore 91
Tempefta,come fi proibifce, che no Vccellar co i (parauieri 3É3
venga ne' campi 183 Vccellar co'l can da rete 358
Terra affasfinata da rozzi contadini 1 $ Vccellare con la ciuetta 367
Terra, quante cofe ricerchi,per effer ben Vccellare co'l terzuolo '.:■ 37?
coltiuata 22 Vccellare in diuerfi modi 376
Terra ben ordinata che entrata dia 41 Vccelli diuerfi come fi piglian nel gran
Terreni di quante forti, & qualità fono , freddo 37 j
& come fi conofcano * 5 Vccelli inuifehiati che uarii effetti fac
Terreniidiuerfi conofciuti fra noi , & lor . ciano r.iil'i-p ■.-./■ ,J7*
forti,& effaminationi 18 Vccellini prefi fono uno effempioànoi
Terreni maligni , come poffono effer ri- 368 , ;».
-dotti à qualche buon grado 1 8 Veccia & uena quando deue effer femi-
Terreni quai fon buoni per piantare le ni nata , .'vn . ",-n*1
ti,& quai cattali 6 1 Veccia come fi femini ••-.'!■; L "Ji
Tinacci quadri ,fon migliori de gli al Vena &ueccia come fi femini ,\< *f
tri 205 Vena come fi femini ' - ; '<>*!.'iFfr*
Che non fono buoni di quadrelli, Vermi come fi diftruggono '< •:. i , - . :r.$°
allamed. :, -, . Verzi & cauoli & lor qualità izp
Tirannie d'alcuni cittadini 381 Vicini cattiui in uilla debbono efferefeh*
Topine per quali uie fi diftruggono. 30 fati 4>
Tordi come fi pigliano a più modi col Villa perche cagione douerebbe effer h*
, znffolo "~ ' 368 bitata 348
Tori quali fiano huoni , & per guanto Vincenzo Maggio interlocutor nell'ope
tempo i»! ra prefente f
Vno à quante iucche può fatisfa- Vinidiuerlamente polliti 19
is ili Vini come fi conferuino ^ 9<>
Quando fu bene à darlo alleuac- Vini guaiti come fi riducono, in aceto
bianco 9}
Modi per far uenir le iucche à lui Vini quali fiano da effer lodati 80.
Vini bianchi, come fi fanno di ime ne
TraitUiioche occorfeal Signor Valerio re ' 81
Orfino 374 Vini con che ordine fijdeuon fare,pere he
fi con
TAVOLA.
Jficonfi^ng Ap.( ; 7 8»] Viu qfcfli lì deuono Jtegiretfc & come
Vini come mantengano n piccante 8 2 piantare ft
Vini di più forte-come fi fanno ■ - 83 Viti come fi deuono pigliare , & pianta
Vino troppo bollito di che natura & qua te . 6%
litàfia 79 Viti fanno migliore uini quando fono
Vino come fé gli dia buon fapore 'fi •- zappa te,che letamate 6j
Vino che buone 'proprietà riabbia * 8$ Viti come facilmente fi piantino & fi alle
Vino in un mede fimo uafelloè diuerfo uinò .- ■ -v» et
di bontà' 90 Viti con che modo u tilisfimo fi pianti
Vini come fi confèruino £0 no 6$
Vino guafto come fi poflà far d'ogni tem Viti còme pretto fi aHcuino (,4
po diiienir aceto 9~ì Viti nouelle perche non fiano pafeiute
Vino guafto come fi polla ridur in uin cerne fi ha da fare éj
buono <H Viti còme fi potino 70
Vino quando comincia à patire come fi Viti de* colli come Apocino 74
rifani '-.-- 1-v.r, . • „>91 Viti come s'incalmino lòtto terra . 7*
Vino torbido come fi rifchiari ... 96 Viti con quanti modi fi poflòno ingrana
Viole da tener ne iuafi *- "8 re . 7«
Vifciolc & lor qualità ioj? Viti quali fiano migliori tra noi per far
Vita pafìorale & fue lodi H' delle uueafiài 7+
Vite come è disfimile da tutti gli altri ar Viti che fi ibttcrrano %%9
bori 60 Viuaio di uiti come fi polla fare per pian
Vite perche fu fatta da Dio disfimile à tarne poi ogni anno in quantità (,%
gli altri arbori ■ 61 Vngia caduta come fi rifani t« |
Vite à feflòlojcome fi incalma : 72 Vfanze cattine delle donne uanc 146
Vite come fi incalma con la trincila gal- Vita marina è finpoUrilfima jg
lica 72 Vue come fi uendemmiano 71
Vitellij&Tttelle quanti giorni fi facciano
lattare, perche fiano perfetti da man
giare 220 ZAffarano come fi coltitta 2^1
Cagioni perche non fi allenano li Zolle grolle quanto facilmente fi
mili animali come fi folcuano 220 rompano %%t
Vitelli come fi ali euino& quando fi ca- Zucche & lor qualità ).a
ftrino 22? Come fi facciano nafeer tofto. i8f

IL PIN DELLA TAVOLA DELLE COSE NOTABILI.

« « TUVOL^f
./, .1 O V A
TAVOLA DE I* VOCABOLI;
..CHE POTREB BONO ESSERE T-m^y
■*■'. . OSCVRf A D ALCVNIV ■/«. w.:0.;;t»i;om/

flyf e lapialla dottefifan JlA Affioro è quello,che piglio-din lamrare i cam


fuora igrani delle faglie, or** pi,&parte ifrutti col patroni?;, , or.V
untane,fino qttslle fterbe, i •Mavtgt di legno i quella conia quale-fi fpte%rfi
che la falce riduci nel ti - legni,&cacciaipalifiottoterra% ,,,.;;
gliarle in linee. ' i Meficolo diferro,efintile alla capgia,m* èfiorgt».
Ì> Enaccia iquella,con\la TiAla di legno e quella, con la qualefipurgano
quale fi conducono le r*> lebiade nel trarle cantra al itento. }
, vue ne i tmacct . • Todetto -, ér podettmo fiotto per potar le uiti y &
B)fie,fi>no le pkntturefiottili di legno , che eficom conciargli albori, detto altroue pannato.
.v dalla pianaipionìm,o pialla. '• - • « Quarta ì la mifiufo dèlie noft(0 bifidi; ; ne uan
' JSranca e quella quantità di herbai, òdi lino , òdi _ no tre allofta.ro Cremonefie,jet al Vent-
s.'.' 'Akr* Cofia,ckefi rkeuein marnilo .1)1 • / tiano,nouealfiacco-JHantouami&dodiciall4
' 8fAneua detta da molti cantina . -- ■. itoftrafioma. i\ . ■ < .■;■ :: . i; t' ;l .',/•'■•
■t^Carrena di due ruote è quella che con -un paio T> Anfionifimo i rami tronchi de' frufóoni , che
, ■-; di buoi, o con vn cauallo conduce per lo cam. -*"> fioftentano le uiti,àccioche ipampini popi-
• poh terra canata nello abbaffar lefiueripe. Jan aitaccarfi di mano in mano,, fecondo the
Caftaldo e ilfattore,il qudgpuema i campi, & i uan creficendo.
'■ lattorMori . Fedabolb di affiti dafiporgerle biadi al Sale, &
Caue^o e l'afta difiei braccia,doue mifiuriamo la per adunarle ; & effiendo di ferro e por mouer
terrdJl&' altre co/è. ■>.••■ ,i ; le graffe dalfondo dell'acque còrrentLfoglut
Colla ì quella terra arata fra durfiolchi maeftra. - noperi'ordinario, ejfer lunghi uri braccio,^
■ -Indetta d*aJtrivane^a,o porca . larghi quattr'oncie fin 'a.fin. t
Coppo per mifiùrare i grani , e il quarto à mifiura Huoto è la ' humidità del fieno quando epofto di
divna quarta. \ freficófiul'fenile , & amo quando per lo calar
•Crìucllo e quello,col quale fi nettano le biade^dy ■ detlaftalla,diuiitie poi mutfolente. •
quello che è di ferro fi crinella taterra. Hufiaì quellaparte del fieno troppo maturo , •
Cuneo diferroso di legno e quello,chefi caccia nel mal'ordinato che auan^a,agli ammali .
lefiffure de i Ugniper (feigarli co la ma^a. . CEdaceio e quello,cal quale fi fidacela lafarina
C B.pice di tre legni di quattro braccia l\mo,co - ■ burattata. ■ > ' ;
*-" denti dieci , ò vndeci diferroper ogn> legno , Solchi maeflrali fono quelli , che fono tra una col
per tritare,e mi/}ucciarJ}snisfimo la terra.arata. Klìéf l'altra,accioche le acque trafcprrmo,et
TQIocchello èfintile allafiocca,) niejfora, con la non reftinofiopra quelle .
* qualefi tagliano le biade, detta altnuefal ce ~T^Auellefiono leficor^e , doue dentrogiacciono
&falcino, tgrani de > legumi, dette d'altri boccili .
frumentato e meficolan^a difiumeto,e difiegala. Tibiale e il fare andarfuuraigrard dallepaglie .
tfi^\iTT JL di vua ,fimo le grafite, ògra- Tine , gjr tinacci fino uafiperfarui bollir'i nini .
Tortolo è machina-grande per canari tòni dalle
1 Vgero e la mifiura noftra della erra,det:.t Voi- uue,& Voglio dalle oline.
*• gannentepio , à Tadoua campo , à Montana Trama eftromento d'un'affégraffa, mafiottile dtm
biolca,à Fiorenza tomatura,[&' à Turinogior non-ri , lunga braccia due & me%o , & larga
nata. < vno & me^o, col qualefi conduce con unpaia
T Inofia e lafiemen-^a cheproduce il lino . di buoi la terra mofja delle ripe per quattro, ò
Lorae quel uafio che fi pone fiopra i vafelli, fiei caueigi dentro del co mpo, $• fifa quattro
per lo quale pajfa il vino che vi entra . uolte più opera , che non fi fa con la carret,a
lattai quel pe^v di terra bene herbtfo cauato al di due ruotet
to tre,o quattro dita/? largo vn palmo, onero r7 Olla e gUba,chì quella,terra chefi trauì io
tifi piede , p\?Ìdnri.&fiecchiddSo!e.
DELtA MISVRA DEL NOSTRO
IVGERO, O PIO' DI TERRA.
VeUa riga è la lunghetta
dell'oncia,con la quale minutamentefi mifura la terra ,gli
arbori, lefabriche, & altre cofe ; adoperandoti il palmo ,
il braccio^ il caue^o.
llpalmo è lungo onciefei.
libraccio è luugo onde dodeci ,
Il caueitfp è lungo bracciafei .
La tauola di terra è lunga dui caue\\i, & altrotanto larga.
Lapertica di terra è lunga caue\\iuinti,& larga cinque , ouero lunga
yinticinquey& larga quattro, laqualefa vinticinque tauole.
il iugero,ò piò noftro di terra è lungo caue\\i uinti , & altrotanto largoy
onero lungo ccnto,e largo quattro , il quale fa quattro pertiche à venticin
que tauole lrvna>chefono cento tauole aliugerotò piò,come ho detto .
Della mifura dei no ftri grani .
Lafoma difrumento è quarte dodici. La quarta è qnattro coppi.Et \l còp
po è quattro Hopelli. Laqual mifura è poco meno di due Hara di Venetia, e
pefa per l'ordinario trecento cinquanta libre Genouefii& di fenetia ducen-
to trentatre alla g roffa,& onde otto.
Del pefo noftro.
LanoHra libra è di onde dodeci di Genoua,& allagroffa di genettaSfit
tamente onde otto.Et il pefo noftro è di ventìcinque libre delle noftre. ■■

'• • » ■ ' • Della monetanoftra.


• ''.•■■'.■•' k
ilnoflrofoldo ègiuflocolfoldo di Genoua}di Ferrara, e di Bologna. ÌLI
cofìlalibraègiujìaconlefne.
&

ARGOM E N T O J
DI TVTTA L'OPERA.
*£ prima Giornata infcgna quai terrenifi debbano compra*
re,& comefi hanno ad ordinare, & à lauorare .
Lafeconda tratta dell'herba Medica, delpratare i campi, e
dello abbruciarli.
La ter\a delle viti,e del modo di piantarle, & allettarle .
La quarta del vendemiare, del fare i vini , del conferitaci,
di ridurre i guafli in buono effere,& delle canoue,ò cantine.
La quinta delfare i giardini,delpiantarlitet incalmarli co piùforti difrutti.
Lafefia degli borticellt vaghi , & di vttlità .
Lafettima aggiunta delgouernare i cedri, i limoni, gli aranci ,gli adami, d"
altre piante tali.
La ottana del canape,de iguadi,della ro\a,del pergolino,del rnfo,della mag
giorana,e delfare diuerjì ogli .
La nona aggiunta di più cofe diuetfe^piu toflo ftrauaganti.
La decima di più ricordi conuenienti all''agricoltura, & all'habitare m
Villa.
La undecima de i uitelli,de igiouenchi,de i buoi,delle uacche , de iformag
gi>& d'altre cofe di latte,co i rimedi per le infirmiti loro. <4
La duodecima delle pecore, delle capre, & de' lorparti con la cura delle in
fermità loro .
La decima ter\a aggiunta de i caualli>& delle caualle di buona ra^a,& del
modo diguarire i lor mali .
La decima quarta aggiunta degli ^€fini,& de i "Muli.
La decima quinta aggiu nta delgouernar le ^ipi,& di tutto quel che appar
tiene à quella cognitione . ■JL'.-i
La decimafejla aggiunta de i Caualieri,ò Bachi,ò Vermi della feta .
La decimafettima aggiunta di quaXo deuefar l'agricoltore dimefé in mefe.
La decima ottaua,che è meglio habitar nella Villa,che nella città.
La decima nona dell'uccellai e,del cacciar e,& d'altri fpasfi tali.
La uigefìma effalta i piaceri della Villa, l agricoltura, e i nobili Brefciani-
che l'effercitano con buona intelligentia.
P R I V FL E Gì.
f Muleta perprivilegi de' fatto -
feritti Poi enfatiche niuno bab
bia ardimento difiampare ,rìe
fare Rampare per Dieci Anni,
ne altroue ftampata vendere la
Agricoltura del Gallo ne' loro
Domtnijtfenzji licentia dell'Autore , (òtto lepene in
efii Prmilegi contenute . Notlficando agli Accufa-
toriyche oltre alla terza parte dellapena che haue-
ranno di priuilegio inprmilegio, egli dona loro anco
quelUfChe a luiperuerrebbe . ,

Del Sommo Pontefice.


Del Re Filippo per lo Reame di Napoli,& Du-
j cato di Milano . : : . ..; :
Deimiuftrifs.Sign. di Venetia,per vinti Anni.'
Del Duca di Sauoia . ,
Del Duca di Fiorenza .
Del Duca di Ferrara
Del Duca di Mantoua ► :
A T LEITT ORI
AGOSTINO GALLO.
f|JE Auerete fin'hora veduto, benigni Lettori,
nelle altre edittioni dell'opera mia dell'A
gricoltura quanto io fia flato folecito inuefliga-
tore di tutti quei più vtili fecreti , che per benefì
cio volìro ho potuto trouare in quella coli gioue
uole,ecofi honorata profesfione Horafemaiin
parte alcuna fatisfeci a 1 defideri voflri,fpero che
maggiorméte reftarete fatisfatti nelle fette Gior
nate,che di nuouo uiprelento fra quelle vèti. Co
ciófìa che nel Ragionamento folo delle Api,de i
Caualieri della feta,& delle colè ftra uaganti, ri-
trouarete tanti fècreti,che mai(al creder mio)nó
vedefte in alcun'antico,ò moderno Autoreti qua
li non come Filofofo , ma con la pratica da puro
AgricoItore,có ogni affetto uipalefo. Oltrache
ui dò molti miglioramenti nelle tredeci Giòrnai
te,che altre uolte publicai,i quali conofeeretéifò
uè farà il fègnodi quella picciola flella>'. Dia
mo adunque di tutte quelle colè la gloria all'irìfi
nita bontà d'iddio donatrice di tutti i beni; Se de
gnatiue d'amarmi,poi che fin hora non ho ricu-
iato fatica alcuna, né perdonato à qual fi uoglia
fpefa,per giouare à tutti coloro , che fi vorranno
feruiredi quella mia opera nello flato , ch'io la
dono al Mondo . State fani .
tu
DI M. AGOSTINO GALLO,
NOBILE BRESCIANO;

Nellcfuc vinti Giornate dell'Agricoltura ,


& de piaceri della Villa .
f andò io uo fra meftejjò confìderan-
'do quanto fio. nobile fjr eccellente ,&
quantogioconda & necejfaria tagri
coltura a noi mortali ì molto mi mara-
uiglio , ondenafea che da eofpochi no-
bilijìajlimata,ér esercitata. Percioche
fi riguardiamo fantica fua origine >
eh'e tifondamento della nobiltà ; troua
remo iddio hauerla da principio infli-
tuita, & data alprimo padre noftro <^4damo ; quando, hauen-
dolo creato àfua imagineSformato di terrajopofè nel delitio
jìfiimo Paradifo terrejlre , accioche operajfe (come dice la diui-
na Scrittura) & lo cufiodijfe ; nel quale egli doueuafenza dub
bio compiacerfieongrandifimo contento. Là ondefé bene meri
to di effernefeacciato^rimafeperoper diuina mifericordia , con
ejfolui la dolce ^Agricoltura,come compagna; acciocheMtre il
'viuer nccejfàriojifujfc refrigerio^ traftullonellefuegraui,&
•acerbe calamità,datelìper penitentia del commejfofallo. Effon
do adunque quefla benedetta arte la più antica , lapiugiufta,
tjr lapiù vtile di tutte l'altre ;per qualcagione la maggiorpar
te degli huomini non laprattuano, non l'appre\z,ano,& noni*
\ ' <-^ tjfal-
i PROEMIO.
effaltam ; viuendo fpecìalmente (come per leìfivìue) lontani
dalle ambitionì, dalle cupidità, ejr dalle vane occupationiì Et
pero degnamentefipoffono chiamarfelici coloro, i qualifono tal
mente vaghi di lei, che nonpojfono volg *r l'animo ad altripen~
fieri , ne dar opera ad altre attioni ; conofcendeper ejperientia,
non ejfer altro diletto maggioredi quel che fentono , mentre che
intenti fono alla cura de' loro horti , de' lor giardini ,ejr de' lor
campi: Come benfurono per lipaffatiféeoli Prencipi moltifiìmi,
cofiardentemente infiammati in quefiaprofefiione, che lafiate
le loro delitie da canto, con leproprie manifidiedero adeserci
tarla ivedendo chiaramente ejfer differenza grandifiìma tra
quell'alta > trauagliofa,ejrpericolofa vita;ejr quefia humile,tran
quitta^ficura.Che certamente eglièpurcofa mirabile il vede
re da vna [emenda vfcir tanto numero di grani ; da vna fottìi
verga, groftfimi alber'uejr da vn tenero ìnferto,faporofifrutti.
Accrefcepoipiìt oltre la marauiglia ilconfiderare l'interna vir
tù di qualunquefemc,geme,& radice,& gli effetti, ejr le cagio
ni loro ; & quindiJalendopiù alto con la mente ,/corger che co-
lui,chefemina, incalma ; che adacqua,ingrajfà,& in qualfivò
glia modo coltiua la terra , non eprincipal cagione di quegli ef
fettipieni di marauiglia,che noi vediamo ; ma iddio e quelfi
lo cheproduce,accrefee, moltiplica, ejr mantiene ogni cofit che ci
nafee ; ejr cheguida ancora,& gouerna quello ifieffo da -cui que-
fii efirinfeci aiuti dipendono . Perla qual cofa confiderando io
i_^f o ostino Callo , con quanta prcuidetuia la fua infinita
bontà habbia ordinato lAgricoltura per fusìentatione dell'hu-
manogenere ; ejr hauendone io da'primi anni della giouentù ,
fino a'féttanta (ne i quali hora mi ritrouo) hauutogran dilet-
tatione,& vaghe%z,a;ho penfato,pergiouare al ubiondo in quel
poco chepojfo, dipublicare vn ragionamentofatto tra alcuni n$
ftri nobili,nella diletteuole Villa del Borgo di Penearale; nelqua
le (fé non m'inganno)fipotrà vedere lagrande vtilità,é" ilgra
diletto,cheficaua dalcoltiuare laterra; laquale,come benigna
^Madre,nonfolo ci rende[òpra modo de'frutti fuoi ; ma cifa co
nofcer'anco,che'l Signor'iddìo ama,&fauor;Jceparticolarmcn
te tutti coloro, chef occupano virtuofamente , & con nobWani
mo in coltivarla ,-.\ \\ :.s, .v.v.s -. ,■ •• • •.'-• ■•■:■.. '■..,
■ -'\tti ■ .-' LA
LA PRIMA GIORNATA
.
DELL'AGRICOLTVRA,
DL M. AGOSTINO GALLO,
NOBILE BRESCIANO;
Nella quale ragionano i nobili M. Gio. Battifla Auogadro, &M. Vincenzo
Maggio della qua] ita de' terreni , che fi debbono comprare,
Se. d el modo d'ordinarli, & coltiuarli .

5gBS E l Territorio Brefciano copiofo di ame-


" il ne,& delitiofe Ville,fi ritroua eflere il Bor
godi Poncarale, detto anticamente Ponte
Carrato;douecomein vn ridutto pieno di
ogni dolcezza, & quafi centro fatto dalla
Natura di tutti glialtricirconuicini Villag
gi,fogliono ragunarfi quei gétil'huomini,
che la maggior parte dell'anno ui dimora
no per goderli ne i loro honorati diporti .
Accadendo adunque vn giorno, tra gli al- Quejfo M.
tri , a Mailer Vincenzo Maggio partire da vn fuo podere fuburbano, f*"? ^ I"t
&andarcolà per vifnareM.Gio.Bactifta Auogadro,fu all'hora non l'rr "^K
men dell'altre volte caramente riceuuto.Doue,poichealquantoheb quello , che
bero infieme pafleggiato,difpenfando i ragionamenti loro nelle lodi ha pochi pari
dell'aere,& dell'amenità del fito, fi pofero à federe nel vago giardi- "' ' ^
no fotto vn gran pergolato ; & dopo alquanto di filentio,M. Vincen
ro,ripigIiando le parole, cominciò à dire .
Veramente,quanto più io miro quefta villa, & quello fito ; di che
confiderò lo fiato voftro, M.Gio.Battifta, tanto maggiorméte ho da
portami vna dolce inuidia ; vedédomaslimamctela vita,che voi fate
con tanta contentezza d'animo , effercitandoui intorno all'A gricoltu
ra; mercè della molta intelligentia che hauete di tal'arte. Maconfì-
derando che à comparaticne de' tanti noflri cittadini,che grandemé-
tcfencdileuano,ione habbiapochiflìmacognitione,-nonpoflb fé nò
A * pregar
l 4 GIORNATA PRIMA
pregarui,chep uoftracortefia, ui degniate Ifcgnarmi quelle vie, che
iono necefiàric in cofi nobil jffesfione,accioche p l'auenire,io faccia
coltiuare i miei capi d'altro modo di quel , c'ho fatto per lo pafiàto .
G io. Bat. Quantunque M. Vìncendo miojl'opimone voftra ui
potrebbe ingannare,pcr faperne io manco de gli altri aliai,- nondime
no vedédo il voftro defiderio,mi ofFerifco à manifeftarui tutte quel
le cofe,che faprò, fecondo che mi chiederete . ,
V i nc. Mi farà adunque caro , fé voi primamente mi direte le con
ditioni,& qualità,che fi ricercano nel comprare vna pofiesfione;giu
dicando io effer quefta (fé non m'inganno) la maggior cofa,& la più
importante di tutte l'altre. - , T . .. , , . . , , . .
„ , . G Jo.Bat. Voinon v'inpanatepunto.Etperòdaquefto,comeda
a debbe cmt- caP° cominciando dico;che a comprare vna poflesiione , la pnma,&
frac vmfof più importante cofa è,c h'clla Zìa pigliata in fito di buon'acre,- percio-
fefione , & che quado ben fuflc dottata d'ogn'altra buona qualità,mancando di
h fi d'ono Sue^a tanto neceflaria,farebbe troppo gran pazzia à comperarla. Et
Jihifart. per quello lì debbono hauer tali pofleslioni in abominatione,- concio
fiache fempre egli è d'apprezzar più la falute del corpo,che qual fi vo
glia cofa terrena,ò téporale.Poi debbe torla fana di fondo/percioche
giacédo in palude infanabile,ò c'habbia il generò la creta, ouero che
lia di crudo,di afpro,di duro,ò di fegatofo terreno,faccialifi pnr qua
to può humana induftria,ch'ella non riu feirà debitaméte buona . Ma
perche i lìti fono diuerfi,ò piani,ò metani, òche partecipano dell' v-
no,& dell'altrojlodo che fi accetti quella poifesfione, che fi troua vni
ta col colle; pcrcioche,cflendo da Oriéte,ò da Occidéte , ò da Mezo
dì,&nó verfo Tramòtanajrenderà maggior copia di frutti, che «ófa
rà fé tutta foffe piana,ò tutta in collina.Pcrche lepolfeifiói lìtuate co
i colli ben ueftiti di bofchi,di oliue,& d'altri arbori frutti feri,fono le
più accómodate>& vtili di tutte le altre, attefo che gcncralméce ren
dono d'ogni cofa,che fi polla raccogliere nel paefe. Ancora,non fi co
pri in villa,ò in altro luogo di mala fama; percioche è dura cofa lo fta
re fempre in contentione co cattiui vicini; per liquali infiniti huomini
hanno venduti i lor poderi,& abbadonata la iftefl'a patria, per viucr'al
troucinpacc. Parimente dico,che ogni poffesfionevuol'eflerelonta
na almeno due miglia dalle fortezze,dalle fiumare,ò torrenti, & più
da quei che tiranneggiano.Percioche,per le fortezze fempre fi dubi
ta di qualche nouità dannofa; perle acque groffe bifogna continua
mente fpcndere nel riparare: & co i tiranni tutto dì fi reità con molto
danno. E ben vero,che io lodo quei lìti, che fono non molto lontani
da i fiumi piaceuoli,& dai laghi,ò d'altre acque nauigabili : percio
che fi poflono coadur l'entrate altroue;& con poca fpefa.
Simil
DELL'AGRICOLTVRA. y
Similmente non fi può fallare à comprar uicino alla città; concio fi*
che l'entrate,per l'ordinario/ono di più ualuta di quelle, che fi tro-
uano di lontano : Oltra che habitando il patrone nella città,può anda
re fpefle uolte à uedere fé i lauoratori lo trattano bene,ò male.
V inc. Tutte le cofe,che uoi hauete dette fono d'importantia; roa '
quefta del uedere molte fiate i fuoi campi,fempre fu importantisfima.
Percioche.quantopiù fono uedutidagiuditiofi patroni , tanto mag
giormente diuégonobuoni,&belli.Come ben fi dice perprouerbio.
L'occhio del patrone ingrafla il cauallo:
G io.Bat. Poi è cofa da prudente à non comprar poffesfione, non ■prmiriùt
folamente in aere , doue fi ha da far ragione di giorno in giorno con
Iamorte,benche fià fertile;nè fteriIe,a.icorache fia inbuon' aere; ma
fi debbe inueftigar benisfimo che forte di uenti ci regnano, lo flato di
luogo in luogo,& quello ch'ella accetta ,ò fprezza per natura.Cofa uè
ramente importantisfima;perche chi non mira,& non confiderà ben bè
se quefto,mai non diuerrà buon'Agricoltore.
ViNC.StàdochcquicófiftctuttoiIuerocoltiuare;uorreifapereco
me fi poflono conofeere le tante diuerfità de'terreni;percioche non fo
lo uè ne fono di mediocri,di buoni,& di ottimi;ma anco di cattiui , di
peggiori,& di pesfimi.
G i o. Bat.Sì ha da confiderare , che le poffesfioni fono in diuerfi ^ comfie*.
rcem
fiti;Comein piano, in colIe,inmonte,&inualle ; & checiafeunapuò le di*#fiti
hauerfei qualità di terreno;cioè graflo,& magro;rarò,& fpeflb;humi *» *mm
do,& fccco;& che quanto più fi trouanomefcolatequefte qualità:ta
to più fanno diuerfe nature di terreni buoni,& cattiui.Onde fra i trilli
fono peggiori i ledofijcrctofijgeflbfijcrolli ,duri,afpri, & troppo for-
ti:i quali fon da rifiutare fempre.come terreni ingrati, maligni,& pef- «
fimi.Et però fi conofeono i buoni,quando per natura, & non per arte
delben coltiuarc.ò dell'ingraflare , producono belli arbori «morbide
biade,flori d e herbe,& ottimi frutti.
Ancora fi conofcono,quando non fonoarati,ò feminati,òaltramé
te coltiuati,& che ui fi ueggono gramigneyebuli,rumici,trifoglio,gal
ba & malua,fra le quali herbe non uè n'è poi alcuna che dia maggior'is.
ditio di bontà del trifoglio.
Pariméte fi conofee ogni terreo nel cauarlo,& ritornarlo fubito nel
la medefima fofla,che calcadolo di man in mano,fecódo che fi citta de
tro,fe ne auanzerà fuori da poi che ella farà piena , qfto farà pfetto da
fruméti,ma fé u'étraràugualmétetutto,farà buono p viti,& pafcoli.Et
fepcafo egli macaràneH'épirla,tàtopiùmoftraràil fuo poco ualore.
Medefimamente fi conofee ciafeun terreno fé è buono, ò nò, nel
pigliar'una lotta di terra ben'herbofa , & bagnarla leggiermente»
A .} per-
6 GIORNATA PRIMA
percioche ritrouandolatenace,& graffa nel palparla con la manosi (I
attaccarà come fc ruffe pece ; & più gettandola à terra,& non fpargen
doli, quel terreno fi farà conofeere con quelle due prouc, ch'egli e di
buona tempra.
Appretto fi conofee fe'l terreno è dolce , ò nò ; piglifì vna zolla in
quella parte doue più fi fofpetta,& pongafi in vn vafo d'acqua dolce :
& disfatta ch'ella farà,fi faccia paffar quell'acqua per vn panno di lino*
& lì gufti dapoi che farà diuenuta chiara; percioche quale farà il fa-
por fuo, tale farà anco quello del terreno .
Si poffono non men conofeere i terreni nel colore , benché fia cola
difficile àconofcerli tutti: nondimeno fé ne conofeono alcuni, e he
fono ancor'i migliori,come fono i cafalini,i ladini, & i neri . I cafalini
fi conofeono alle reliquie delle pietre cotte,& fpezzatc,per eflere fia
ti habitati quei (iti . I ladini al colore della cera nuoua:& i neri all'iftef
fofuo coloreji quali fi hanno fempre per terreni gra(si,& buoni,-eccct
to fé fuffero lamiui,ò paludofì; perche in quel cafo valerebbono po-
' co.Vero è che io lodarei,à far'il (àggio di pezzo in pezzo con la uan-
ga,cauando in diuerfi luoghi per ueder quanto fono alti di polpa quei
tcrreni,& fé hanno fotto geffo,creta,leda(che fono i peggiori)ò ghia
.t ra che padifea l'acqua: percioche uè n'è,che chiamiamo ghiarone,ilqua
le à pena fi può trappaffare,ò cauare co i picchi bene acciaiati. Et quelli
fàggi fono d'importanza, per efferui de' campi, che non pur fi uedono
cattiui,ò poco buoni nella fuperfìcie loro , ma de gli altri ancora , che
paiono buoni,& che fono fotto pieni di varie forti pesiìme . £ tanto
più è vero quello, quanto che ui è gran differenza in bontà da vn iuge
rodi terra all'altro,da vna pertica all'altra,& da vna tauola all'altra .
tagm,iU Lodo polche più tofto fi pigli la poffesfione dotata d'acqua,che al
jf^*^J? tramente . Percioche,adacquandofi abondantemente (effendo buona
fimf. &ì fondo,ben'vguale, ben quadrata, & ben coltiuata) è quafi imposfi.
Che ìtniglio bile,chenonfenecauiildoppiodiquello,chefi fadituttelealtre.Có
« U foffef- ciofia ch'egli è altra cofa raccogliere del fi eno, del lino , del miglio, &
fionc tdtc- jejje jjtre cocc coj f0Ccor(Q dcll'acquaiche haucr taifrutti ne i campi,
paura, cht . r . ., * .*»
fin^acqua . che leccano nel gran caldo .
che fi com- Ancora,effendo posfibile,fì compri la poffesfione vnita : percioche
frìUftffef- oltra,ch'ellafi uede da capo à piedi benisfimo/i può anco commoda-
fiwmt*. mente djuifare nelfeminarla,nell'adacquarla,nel quadrarla,& nel pian
• tarla. Et più dico,che fi può meglio lauorarc con.vn folo aratro,& car
ro,quaranta iugeri di terra vniti, che vinticinque , clic fiano in diuerfi
Viquti,dìe pezzi,& lontani in più contrade. ■
'Zu^itZ Vinc. Sempre ho defiderato d'appczzare la mia di Pompeano ,
fìcoivkim . ma Pcr mia mala forte , mai non ho potuto far partito quanto fi voglia.
largo
DELt'AGRrCOLTVRA; «7
largo à coloro, che mi douerebbono pregare per loro beneficio , che
habbiano uoluto accommodarmi.De'quali,alcunircilanoperfolada
pocaggine,& altri accecati dalla inuidia .
Gio.BAT.Seguitadopurecomedebbonocfferele poffesfionibel che Uff.
le da vedere,commodc nel coltiuare,& che rendano maggiorcopia di fedone fi*
frutti ; dico, che fi quadrino di pezzo in pezzo non più lunghi di qua- i>iluairata-
ranta cauezzi 1 vno,ne manco di tranta,o di venticinque; tacendo irof \j^a. £_
fi attorno,& piantando da ogni lato gli arbori , i quali lìano più tofto toma > fojfì,
Gdici,chcalbere.Percioche,sì come per natura lafalice ha l'ombra buo &*rtmd
na,& poche radici jCofil'albara l'ha fcmprecattiua,& produce radici jjjj |T£'j|
lunghe,grofleJ& in quantità.Vero è,che la falice non uiene,nè fi man «z^.
tiene fé non nel buon terreno,© che lìa humido ; & l'albara diuien bel
la ancor nel trifto,& nell'arido.
Poi non fi piantino mai onizzi intorno ài campi, che fi arano :& zJ,^TiiJZ
masfimamente da Mezodì,da Orienterò da Occidente, attefo che per ^ijtmtmr
la lor malisfima ombra,mai non fi ueggono belle biade,bci legumi, li- f <* » ftai.
ni,ò migli,tanto quanto ella ui giunge.Stanno (blamente bene à i pra
tiche mai non fi rompono : percioche quelle herbe vengono più bel
le fottoà quella parte,doue l'ombra arriua, che non fanno nel redo:
oltra che le foglie loro rendono buona grafia, quando fono ben mar
cie, & (parfe fopra quei luoghi .
V 1 n e. Per qual cagione vorrefte voi , che i campi nò paffaffero in
lunghezza quaranta cauezzi ?
G 1 o. BAT.Perche,fe'l campo che fi adacqua è lungo fettanta, fino Qg**ì*§
ottanta cauezzi, nell'adacquarlo, come l'acqua è giunta àmezo; do- . /**"*
ucndoli adacquarci aura meta,conuicn che quella parte già adacqua-
ta ficeuaaltretanta acqua, infino che quella feconda parte fia bene ad
acquata. Che fé egli fu (Te in dui pezzi, adacquato che fu Ile il primo , fi
leuarebbe fubito quell'acqua, & fi ponerebbe fopra al fecondo . Et à
quello modo ciafeun pezzo hauerebbe folamente il fuo bi fogno .
Che danno credete fia poi di quegli altri campi, che fi adacquano, Q^»«»dXm
«(fendo
r ■
lunghi
°-
cento, cento•••In
cinquanta , & più cauezzi ? I quali, fé fuf- y* J.-"**
i_j\r-u t*tnff«0c
fero in tre, o quattro pezzi (cioè, alla rata come ho dettoj lentireb- ?M>
bono grandisfimo beneficio . Perche, dando ad ogni campo quell'ac-
qua,che ui conuiene, egli l'accetta Tempre per buona madre ; ma quan
topiu la tiene adoflb,tanto maggiormente la pruoua per pesfima ma
trigna . Percioche la troppa acqua fempre rende freddi , fporchi , & il benefìci»,
duri tutti i terreni; &etiandio fa fmarrire molto la graffa, menandola d* fmte il
parte altroue,& parte cacciandola ogni hora più fotto terra. Oltra che "ffifT*
e(fendo il campo curto, non folamente fi adacqua predo, & fifpende «^jg.,
(fai manco acqua à tanto per tanto di quello, che fa vn altro lun-
A 4 go:
S GIORNATA PRIMA
go,ma ancora abbacando di foprà,& di fotto le ripe,fi conduce corri-
modamente quella terra fìn'à mezo,& per ogni luogo. Ma quando e
lungo cinquanta,fettanta,centoJ& piùcauezzi,mai le carrette non fo
no condutte à 1 luoghi,che fono in mezo , onde non è poi marauiglia
fc ui fa ualle per l'aratro,che ne conduce uia fempre , & mai non uè ne
ritorna^ fé le acque innondano quelle ualli.
ilbmtflci» > Ancora,fi come un campo lungo cauezzi cento non ha fé non due
*kihailcam ri pencoli facendolo in tre pezzi,ne hauerebbe fei> che renderebborto
fo cmnt anCo magaior beneficio . Come per efperientia fi ucde,che paffando
w# 1 aratro dall una ripa ali altra , fempre le gli attacca la più graila terra,
onde giunto in capo,nettandolo l'Agricoltore ("come femprefà^el
la refta tutta fopra di quella ripa,laquale poi ogni tre , ò quattro anni,
fi abba(Ta,& fi conduce quella terra per tutto il campo per ingraffarlo
ogni uolta pi ù. Et medefimamente cagionano i fosfi arborati , che ui
fon'attorno nel curar le graffe di foglie,& di acque interracciate,che
ui entrano, quando però (ìano chiufi : doue l'acqua haueffe da ufeire,
percioche ella le condurrebbe altrouc , & i fosfi ne reftarebbono pri-
ui,quando foffero aperti.
Ubtnefìchj Appreffo alle utilità , chefiueggono neicampicurti,uièancora
i buoi ne°i cheibuoilauoranoconmen fatica,conciofiache non pur fi allegrano
(xmpcmii. fempre nel giungere cofidall'un capa all'altro; ma rifpofanoetian-
dio mentre che'l bifolco netta l'aratro , & che pai lo porta à far l'al
tro feguente folco.
V i N C.Solamcnte adeffo io conopèo il danno, che patifeono i miei
campi fi lunghi della uilla di Pompeano,per adacquarli tanto come fi
fà,ma delibero di ridurli quello uerno al modo che hauete diuifato.
Sìwaobtn't G lo.BAT.Tanto più uilodarò fé farete quefto,& (è leuarete anco
4/W* w. tuttc jc uitijjequali ui rédono più danno affai,che utile.Che beati mol
*aai*iburnì " k &ceffero il medefimo ne i campi buoni,& masfimamente in quei,
che rendono grancopia di lini, & migli & piantaffero un uignale fpef
fo in luogo men buono de gli altroché mai non fi adacquane, perciò
che,oItrache Ci cauarebbe maggior quantità di Vua , & che il uino fa
rebbe aliai miglio re,fi coitiuarebbe anco con maggior commodità,&
fi cuftodirebbe con più facilità da gli animali,& da gli huomini,che
per l'ordinario danneggiano le uue, &fimili arbori. Et quella è la
ueraperfettione d'ogni uero Agricoltore (come ho detto,) quando
fa produrre ogni terreno quel frutto,chc più gradifee per natura.
U benefìcio y Vi nc. Non tanto ui prometto di cauar.tutte le uiti,& oppi) aidet
the hxma $ ti campi,ma anco gli arbori grandicelle ui fono attorno,percioche ef-
t«o#i foger fendo bene feoperti, so che maggiormente haueranno beneficio dal
Solerai uenti,& dell'arare per lungo,& per trauerfo*
Ciò,
DELL'AGRICOLTVRA. f
Gio.Bat. Mi piace che conofeiate la importanza dell' arare per lu
go,& per trauerfo,& il beneficio che fanno iuentià i terreni (coperti
nello fpoluerarli,& nel difenderli multe fiate dalle nebbie, dalle brine,
& dalle tempefte.
Vin C. Hora che ui refto obligato dì quefti utili ricordi, ui prego
che mi diciate appréflb,come fi debbono fabricare i cafamenti per l'ha
bitare,& per lo coltiuare commodamen te le pottefsioni.
Gì o.BAT.Debbe il padre di famiglia fabricarfi l'habitatione in fi- c<mu il p*.
to fàno,& commoda ampiamente per l'entrate della poflesfione,facen dre dìfmi-
dola guardare più tofto uerfo Oriente,ò Mezodì,che uerfo Occiden- &"* dfhi
te,ò Tramontana;& masfimamente quando quefte parti non trapafia uuime acco_
no l'una uerfo l'altra ; percioche fé i uenti , che entrano non potettero modau per
ufcire,l'aere lóro non farebbe cofi fano,come fempre è quello di Leua lt*j&f"l*
te, & Mezodì per cagion del primo Sole, che gioua fpetialmente nel W* •
Verno à fcacciar'i freddi humori.Ma efsédo posfibile,fi fabrichi nella
po(Tcsfione,o almeno non molto di lontanojpercioche nófi puòefpri-
mere le commodità,&benefici,che apporta il cafàmento quanto più
e prosfimo ,& quello che fi patifee quanto più è di lontano.
Ancora fia accommodata la fabriea,parte per la fiate, & parte per lo che i cafk-
uerno,accioche maggiormente il patrone fia inuitato ad habitarui da «ww» fi**
ogni tempo.Et non manco fiano accommodati i cafamenti de'maffart, ^cow™*'-
lauoratori,malghefi,pecorari, & caftaldi fecondo la conditione loro; r„ijtfydm.
percioche effendo cofi,ui ueniranno,& habitaranno fempre uolentie-
ri.Accommodando le ftalle per la quantità de gli animali, che ui fono eme w> -
per dimorare in parte,ò tutto l'anno.Le quali fiano più tofto maggio- ^"'./^T'.
ridelbifogno,che minorijfacendo le fineftre à Tramótana, & Mezo- ■ rjgif *
dì,ò da Oriente,& da Occidentejpercioche pattando i uenti,reftcran
no più fané d'ogni tempojfacendoui i uolti,& non fblari:attefóche fa
ranno fempre piùficuredal fuoco,mache ui fiano più buchi nonmag
giori d'un palmo^accioche poffa penetrare il calore degli armenti al
tempo del uerno ne i ficni,& altre pafturejperche ftaranno con più hu
more,& pefaranno più,che non farebbono fenza buchi. Hauendo poi
i fenili fopra tanto grandi > che habitmente ui fi portano gouernarc i
fienale ueccie,le ftoppie, mgliarine, fauali , & panicàli per lo uiuere
de'beftiami: Oltra che defidero che ui fi poffa conferuare la paglia, & Quxmobat*
altri ftrami per farli lungamente letto.Ec quefto dico per coloro , che apanerkf*
ne hanno careftia , percioche , non è proportione dallo ftrame afeiut- &"* * coter~
to i quello , che e bagnato j ne dal fufpefo, à quell'altro che è calcato
se i pagliari.
Appretto ftannoben'i fenili à mezodì , con lliauer dinanzi in lun
ghezza altrounto portico , il quale fia largo undeci , ododeci brac
ci»
io GIORNATA PRIMA
età di dentro da pilaftri. Pcrcioche none di minorcomoditàuribel
portico,quanto è un bel fenile,fòtto al quale lì può conferuare le coue
dabattere i frumenti,& altri grani; & maslimamente al tempo de'mi»
gli , perche uenendo le pioggie « come all'hora facilmente uengo-
no, ui fi poflbno far fuori, feccare, &ordinare. Oltracheui fipol-
fono tenere , & conferuare i tinacci , lebenaccie , & altri uau* per
fariuini ; & anco i carri , gli erpici , Scaltri ftrorflenti neceffarij all'
Agricoltura. * r■
Che diremo poi del gran giouamento,chefcntono daqueiportichi
ti dama ,
i fieni,& altri ftrami nello fcaricarli,nel pefàrli,& nel trarli in terra per
'che "ricaioì' darli à gli animali ? Et per contrario il gran detrimehto , che riceuono
t fien yuan- i ficni,quando ne fono priui ; percioche fi trouano talmente arfi dal So
dafimfitr^ ie>& dai uenti nella parte dalmezoinnanzijche perdono la loro bon
ftnK^' tà,& refrano molto leggieri.
V i n c.Dapoi che mi hauete coft ben diui fato delle neceflarie fabri-
che,cheuiho ridiicflejdefidero che mi ragioniate anco delle acque,
che conuengono à diuerfi fiti.
VtlU accue Q t o.Bat.Sì come ordinariamete fi fanno ne i móti,& colli le cifter
T,cjj "^ .' ne,per riceuer le acque piouane,poi che fono le più leggieri,le miglio
ri, & le più fané di tutte le altre, cofi generalmente tacciamo i pozzi
nelle ualli,& per tutto il piano.I quali non fedamente non conuengo
no appretto alle foflejdoue fi tengono i letami, ne alle ftalle, ò porci
li,©^ altri luoghi,doue eli animali pofiano loro nocere co'lpifcio ( fé
non fuflero molto profondi ) ma bifogna anco farli più tofto al coper
to,chc in altro Iuogo,accioche non fiano penetrate dal Sole la ftate,ne
offefe le genti dalle pioggie nel cauare l'acqua . Vero è che quanto
più quefte acque fono prosfim? alla fu perfide della tcrra^tanto più fo
nodi fiate calde,di uerno fredde,& d'ogni tempo crude.
VelU tcnut Vi fono poi quelle de'fonticorremi,le quali,fuori che ordinaria-
de fmi di- mcntefono crude,fono però di fiate frefche,& di uerno calde . Ma fo
mtrfi, de'fu no tanto più buone qucH'alrre,che uengono da i monti,& quanto pia
&dtll!"É' difeendono da alto;perche fono maggiormente rotte da i fasfi.
Indi. Parlando parimente de'laghi,de'fiumi,& d'altre acque correnti;di-
co che quelle generalmente fuono buonc,eccetto che di fiate fono cai
de,& di uerno fredde . Refta , che fi come fèmpre fono cattiue anco
qucllc,che corrono per le paludi jcofi fono pesfime quell'altre,che nò
fimuouonomai.
ViNC.Perche fon chiaro benisfimo di tre elementi, & che non ac
cade domandarui del fuoco, che e1 il quarto , poiché ognuno sa il fuo
ualore,però mi manifeftarcte quelle cofe, che debbe far l'huomo per
effercitar ben l'Agricoltura»
Grò.
DELL'AGRICOLTVRA. Il
Gro.BÀT. Chiuolfarfi buon'Agricoltore, debbe haiier prima il U t*m\tht
defiderio d'imparar qucll'arte,il modo di eflercitarJa, la diiigentia di ***? *f"r
effequirla,& la dilettatone continoua di conofcere la natura de' caro Wtim'
pi,che egli ha da coltiuare.Percioche quella cofa e di tanta importan
za , che (come non mi fatio di dirla) chi non fi difpone ad impararla
bene,mai non haucrà ricolto buono. Ma per far rifplender maggior- .... .
mente il fuo ingegno, & le fue fatiche; dico che non accetti mai più teicoltore '
terreno diquello,che fono le fue forze jpercioch* chiaramente fi uè- non freni*
de , che più rende vn picciol campo ben coltiuato, che un grande il ^"fT*^''
doppiojlentamentelauorato. Sfe/Ww!
\% Ancora fepur'egli non vuolvenderlacalà della città, come eflbr- q^I cùdi
ta Magone Agricoltore eccellentisfimo, almeno non fi parta da' fuoi e* Magone
poderijfcnon rarisfime volte; dimorando masfimamente al tempo del **?"£*
piantarli,dell'adacquarli,& del feminarli. Chcben veraméte fono mal*
auenturati quei campi,di cui il patrone non sì niente di quello, che ui
fa bifogno,& che fempre fi rimette al voler de' fuoi lauoratori.Ec pe
rò fono da commendar coloro , che conuerfano con gli huomini di
quefta professione ; percioche non tato acquiftano de' fecrcti da quei,
che fono valenti , quanto affai volte etiandio da gli altri , che f\ hanno
per ignoranti; poi che fi vede, chc'l prouerbio non mentifee . Vn ~^l-
fol'huomo nò,ma tutti gli huomini sì,fanno ogni colà.
Lodo poi grandemente , che egli impari le regole , che oflcrua il che fj**.
buon padre difamiglianelcoltiuarei fuoi campi. Il quale primamente aitar none»
non comanda ad altri quelle cofed'importantia, checommodamen- mandi ad al
tepuò far perle medefimo; ne mai tarda fin dimane, potendole fare M^ ^
hoggi; conofèejjdo che'l tardare è quafi fempre danneuole,- fi perche fiejf0irìtar-
il tempo,cheètanto pretiofo,continuamemepafTa; come anco, per-, di fin dime-
che molte qccafionj , the più uolte foprauengono contra i difegni,in- "e V"K cj*
terrompono tali cofe. .^i&timi*m
.. Ancora ogni fera egli difegna à ciafeun della famiglia quelle cofe , jitri begli
che fi hanno da fare il feguente giorno ; che quando mancarle di que- ordki , che
fto bell'ordine,aflai volte farebbono operate confufamente . , 'glt^^*
■r Appreflb non manca àleuare nel far del giorno >& anco più tofto M
quando è bifogno , per vedere fé esfi lì drizzano à gli offici) defignati ;
Mirando poi con diligentia,quali fono folleciti nellauorar fedeluien-
te,& quali vfàno poca diferetione; prouedendo fempre à quelli con
prudentia/econdo i tempi. Onde,fi come non fi debbe mai pigliare
Iauoratori,ò feruitori cattiui,poten donc hauer de' buoni, benché co-
itaflero di più ; cofi fi debbe far quanto fi può coi non buoni nel fop
portarli mentre è forza fare le cofe importanti , & che non fi può ha
ll erne di migliori. ,; .. %:
. U GIORNATA PRIMA
Vi nc. Voi mi fate hora conofccr benissimo la pazzia di moIti,iqua
li per /cacciare con colera i lauoratori , & i feruitori , & non trouarne
poi de' buonijiiè de* trifti, quando uibifognano; entrano talmente in
difperatione,chcalfine gittanoà terra il mal'auenturato lauoro.
&*d che'l ^ io.Ba t. Si vede ancora,chc'l prudente padre di famiglia è fem-
bn* pddre Pre benigno,amoreuole, & liberale verfo coloro, che lo Temono ; ac-
di famigli*, carezzando i fedeli,& quelli che più tempo l'hanno feruito. Vfandò
i^V??? loro non meno qualche cortefia nel donarli robbe, ò danari, & masfi-
v2,# '"' mamenteà quei che fono poueri,& più degni di compasfione. Oltrà
che femprelipaga in contanti, & non con robbe, accioche non fì la
mentino che la cofa ila caraJò che non fia buona. Et fé pur ne voglio-
no,liferuebene,&piu tofto pervn foldo manco del precio corrente,
che vn fol quattrino di più . Che per certo s'ingannano grandemente
co)oro,che cercano di arricchirfi con fimiii perfone ; percioche, pen-
fandofidi guadagnare vn carlino, fi peggiorano à bei ducati; come
chiaramente ne moftranoi loro campi, che fempre vanno di male in
peggio . Et certamente , quandonon fufle mai per altro, che per l'ho-
nore,ciafcuno douerebbe fempre pagare liberalmente tutti i merec-
narij.Oltra che esfiferuono più fedelmente,& non ve ne mancano à i
tempi nccefiarij.
jltn *m- Similmente l'amoreuol padre di famiglia dà fempre alle hore debi
dTÌi%'cò tC *' man8,flrc» & beuere conueniente à quclli,che è obligato;& men-
ifeZukori l tre che mangiano,non comanda loro cofa alcuna, fé non per gran ne-
& latrato cefsità, fin che non fono fatisfatti del lorbifogno. Et quefìa è la vera
ri. via'perfarfiferuire con amore, & non quell'altra di molti, che non
pur difeommodano fimiii perfone per ogni cofarella quando mangia
no; ma più uolte ancora ui fìanno prefenti,quafi per numerarci boc
coni ; ondc,come parlano più di quello,c he efsi han diuifato,fi attrifti
no,come fé gli mangiaflèro il proprio cuore. -
Non manco il difereto padre di famiglia ha gran rifpettoànoa
mandar'attorno i feruitori quando pioue molto , ò neuica ; & fpetial-
mente di-notte,fe non per cofe importanti ; ne anco dice loro mai vil
lania . Et fé pur non fono à proposto , li paga prima d'ogni lor'auan-
zo,& poi li dà buona licentia .
V Inc. Pofciache io ho intefo quefti buoni documenti , afpetto
che mi ragionate etiandio delle cofe importanti,che fi debbon fare co
.£«*/ dxfi imaflàri.
debbe fare G ! o. B at. Chi non voi coltiuar'i fuoi campi, debbe acquiftarfi un
ÌZm'ZZ bu°n maffaro»& farli buona compagnia; non mancando però à folle.
ro,&p»cm c,tarl5» » & mafsimamente nelle cofe d'importamia . Sopportando-
firuarfeU. lopoi quando dice qualche parola da fuo pari , òche piglia qual
che
DELI/AGRICOLTVRA. 1}
che cofetta.oltra la parte fua. Percioche, per efperientìa fi vède,che ! irrori d, »
coloro,cbe vogliono contendere tuttodì con tali huorr.ini,non folo >j><*r»w ,ó*
non ftanno feco in pace,ma fono sforzati ogni anno à cambiarli. On- 1 g|[?3£
de,il più delle volte, penfandofi purditrouarnedibuoni,òdimen ri.er ^
cattiui,s'inciampano in altri peggiori.Et però non è marauiglia fé tà' cojajmfco-
li poflesfioni vanno ogni hora più di mal'in peggio;& meritamente, »» P»' 4" •
dapoichenon fi aueggono,che quanto più mutano lauoratori, tanto
più perdono il lor credito.Come ben fi vede,che i buoni maflàri non
vogliono i loro campi,ancorche fiano buonijperciochc fon certi,che
non li coltiuarebbono più d'vn'anno. Che à dir poi il vero,ui fon'al- ^^f^
cuni patroni tanto ciechi,che per volere vn careggio di piu,ò altra fi &^Z^e
milminutia,pernon poterla hauere da vn buon malfarò, locambie- -vogliono ar-
ranno in vn trifto,per hauerla. Errore notabilisfimo ,• conciofia che rkdmfi co i
per guadagnare regalie per vn fol ducato,ne perderanno vinticinque ^4r' t° "
& forfè cinquanta d'entrata.Onde fé fuflero circonfpetti à capitolare *"*""
fidamente quelle cofe , che fono di beneficio alle poflesfioni , l'vna
parte, & l'altra ne farebbe bene .
Vinc. C^Uaicapitoli intendete voi,che fi facciano co i maflàri ? Gli im^g
G I ò. BÀTé Principalmé"te fi deono obligarli ad arare,erpicare,& capitoli^ che
nettar benisfirrio i capi, &poi darli quella quatità di belle feméze,che fi debbono fu
c6uieneallaIorpoflanza,& che oprino ancordi tépoin tempo le co- 7? ' "*'
fé necefiarie alle viti,à gli arbori,à i prati ,& alle altre cole, fecódoii
lor bifogno.Specificando fempre di capitolo in capitolo ciò che deb
bono fare,& à che modo,& à che tempo,& quante volte all'anno,ac-
cioche più chiaramente fappiano quello, che hanno à fare.
Poi fi debbono obligare à zappar benisfimo,non fidamente i legu
mi,meliche,panichi,& migli,ma etiandio i frumenti al Marzo/e non
tutti,almeno quel più che pòlfono ; percioche non fpenderanno mar
cello,che non migliorino il patrone più di quattrc&feftesfi altro ta t ■-.,*.
to. Et quella parte,che non zapparanno (cofa che non douerebbono ■ '"■
xnailafciare , masfìmamente coloro , che non hano da zappare granì
marzuoli) obligarli à mondarla al principio d'Aprile. Et quello non
è di poca imporcantia; percioche molte fiate le cattiue herbe fuffoca
no quelle biade,& le tirano facilmente à terrai masfìmamente quan
do fono riuoltate da i ventilò dalle pioggie. Et però non è gran ma •Y •v J>
rauiglia fé vna gran parte di quelle fpithe reftàno vote di grani jò fé -mV, 1

le altre gli hanno mal maturi,& imperfetti.Oltra che quato più fono V" ' . % *tt

.->.*RÌ
accompagnati di vecciati quaciuola,dilog!io,& d'altre cattiue her
be, tanto maggiormente il pane refta trifto,mal fano, & maccato : di
maniera,che alle volte non pare la metà di quel che moftra l'altro fat
pò di frumento netto . Et oltreché non folo tre Come di fimil biada
non
i4 GIORNATA PRIMA'
non rendono queirvtile,che fanno due,& maco di grano netto : quei
campi etiandio più volte non producono la metà del frutto,che fan»
no quelli altri mondati .
Vi n e. Quantunque io non habbia mai vdito ad obligare i mafia-
ri in queftacofa di tanta importantia : nondimeno , per effer di gran,
dislìmo beneficio,tanto à loro,quanto à i pat roni,non dourebbe mai
alcuno mancare à poner quello capitoloj& con gran pena.
G I o.Bat. Dapoi quelli capitoli cofi nonetti, & utili,fi oblighi-
no ancora à carrcttare,& trainare tanti giorni all'anno; & non meno
a curare i fosfi,à nettare gli adacquato.ri,& altri vali, & anco à rimette;
re gli arbori,& viti doue mancano.
Parimente che non pollano carreggiare ad altri nel tempo delle fa.
cende: cominciando al Maggio,infino che hanno feminato le biade;
percioche alle volte per guadagnare vn ducato,peggiorano fé medefi
mi,& il patrone quindeu,& venti. Et però fallano non poco quei pa- .
tronijche lì fanno condur delle robbe alla città co i carri à quei tépi ,
che douerebbonofeminarei grani,& fare delle altre faconde necef-
fariislìme.Percioche non fi può giudicare il danno,che nefegueper
lo tardare da vnafettimana all'altra ,& davnfol giorno all'altro. Et
quelli fono i neceffarii capitoli per lo beneficio del pa.tronejdel ma£- .
faro,& della pofleslìone: ma non giamai quegli altroché folamente
fono vtilizl patrone,& dànofi fempre al malfarò. llquale,per uederfi
angaria>to,ò più tolto fcorticatodalui,nó tanto non lauora co buon'
animo quei campi; anzi, come trillo , fempre uà ihimerizando da
partirli, quanto più torto può trouar miglior partito,
ùf emafetrt Aconofcerpoife vn malfarò ha da mantener quelle cofe,chepro-
" n","ar° mette , olTerui il patrone nel leggerli icapitoli ti egli contradice , ò,
tur quello, nò,masfimamente ài più importanti. Percioche,fi come contratlicé
dxpromette, do mortra che non vuol promettere fé non quel tanto, che'l penfa di,
•m. fare,con effetto : cofi promettendo di vno in vnofenzadifficuItà,è
da credere,che egli ha nel cuore di volerne far poco,ò niente. Et pe
rò fono male aueduti quei patroni,che accettano cotai rinomini: con
cìofia che fi póngono è pericolo di prouàre in parte le pene del pur
gatorio in quello mondo . .<■ >(. .
Qua**. d>f- V'i nc. Certamente quello ricordo none meno importante degli
fratutìi'bx- altri,c'hauete detto. Percioche non so la maggior difgratia d'vn pa-
uert vnniaf trone)Chc hauere vn lauoratore perfido,negligente.,rifrofo,col quale;
janm e. WKo>| giornobifogna gridare,proteftare,minacciarc,&alleuoltc ve
nireà certi garbugli, che non è sì modello huomo,, che finalmente
non perderle la paticntia.
G io.Bat. Lodo ancora,che'l patrone pigli informatione di quel
mafiàro
DELL'AGRI COLT VR A. 15
maflàro,che ricerca hauere,& non folamentc da quel patrone donde Chi fi figli
ha da partirfi,comc anco da' vicini,& d'altri che lo conofcono.Et ri- i*fcmat>'2i
trouandolo cattiuo lauoratore,& di mala natura, panica più tofto o- frjm^^Z
gni intereffe,che mai accettarlo . Oltra che non fermi mai alcuno; le ««».
primamente non ha buona licenza dal proprio patrone,accioche mag chenmfifi
giormente (la ficuro d'hauerlo al tempo fuo^enzalitigarCjCome più &lt '* »'«»*-
volte occorre . ■'-■ • . ' ZJtTii
Lodo poi à farli i fooi comi almeno vna volta aH'anno;pcrcioche, patrone.
sì come il malfarò lauorerà con maggiorammo la poifesfione,non chefilif#-
mancoil patrone acquifterà buon nome. Senza che egli daràoccafio "a tcom,d
re a quelmaflaro di non partirli mat,ma di peneuerare nel coltiuare vjUédl'm.
allegramente ogni ho ra meglio; poi che vedrà che li vien fatta buo m.
na compagnia dall'amoreuol patrone. Et da qui fi potràdire quella
fententia,che dice : Felice quella poffesfione,ch'è coltiuata da la- Dettomtmm
uoratori nati in lei ; percioche l'amano come fua,& conofeono benif d».
fimo diluogo in luogo la natura di quei terreni.
V I Ne. Dapoi che difficilmente fi t rouano magari fedeli, & valen
ti;credoche non ui farebbe megIio,quanto chenoi altri coltiuasfi-
n»o i noftri campi, & /penalmente chi non ne ha molta fomma . Per
cioche , oltra che non c'intricaresfimo con Iauoratori cattiui , ho pej^
fermo,chefaresfimoancoqueftòcon vulità. • ; *"
G I o.Ba T. Beati noi , & beata la terra , fé fulfe lauorata da noi eon Efle»ipiotU
quella purità,& diIigétia,chefaceuanoinobilisfimi Romani. Perciò- gli'jgricol-
che,oltra il viuer felice, chefaresfimo , ella parimente produrrebbe t"'ff^"mi*
alfai più di quello che fa ; per vederli vn'altra volta accarrczzata da ra jr^e^,
giudirìoficittadiiii,& liberata da rozzi contadini ;contra de' quali,è Mtb'rógc?
talmente sdegnata, che non è marauiglia fé non rende quei buoni ri- *"#«•
coltijchefolcuaà quei felici tempi. £tmeritamewe,dapoichenon
conofeendo esfi il vero coltiuare,vogliono ancora prendere il dop
pio^ treppio di quello.chc douerebbono fare; penfando i ciechi di
arricchirli in campi affai con poche fatiche . Onde non è marauiglia,
fé tali sgranati ftanno fempre poutri , & fé apportano danni infiniti ptltmt0 1^
a i lor patroni . Che fé fi coftumaffero i Cenfori fopra quella mifera faéb» , eh»
nationc,come faceuano quei fapientisfimi Romani, no è Iingua,che W /«/?«•»
cfprimeffe mai la vtilità grande, che vfeirebbe dalle tante poffesfio- Ce"{or,' f"~
ni , che hoggiiono coli mal trattate . tori della ter
Vi n e. Ogni hora vengo più in cognitione,che voi coltiuate que m.
fta voftra pollesfione con maggiore vtilità di quel,che fanno infiniti
malfari . -
Gio. Bat. Chi non sà,checiàfcunparnoftropuò farlauorare i
tuoi poderi con altro vantàggio, d« quely che poflbno i tati cótadini,
'••''■' à iquali t "
16 CI O RN: A T A P R I MA
roh ìpuM» à i quali ,ò per poaertà,ò per dapocaggine non vai lo feudo otto car-
vat^giopà ii„ijEt qUeft0 dico,perche(doue per effempio^io dò à gli huomini,
ttrTAilcìttl. cne fabiano gU'arbori, & acconciano le viti, marchetti otto al gior-
dmo, che Uà no,& non altra cofa , esfi li danno quafi tanto, & ben da mangiare da
iisdmQ . pari fuoi.Et quel medefimo potrei dire del tagliare,& ordinare i fie-
' ni,& altre cofe,cheoccorrono alla giornata. Et è cofamarauiglio(àr
chepiuuolontieriferuonoàme(bcnche non dia lorda mangiare,co
me esfi fanno fémpre) che non fanno ad esfi ; percioche li pago col
danaro di fera in fera ; doue per contrario fono {tentati da loro nel-
l'hauer la mercede à fettimane,& à mefi ; fenza che il più delle volte,
fono pagati co robba p più pretto di quel che vale,& della più trilla.
Lafciando da canto le perfone inutili di cafa,& altre cofe affai,che
gli apportano danni grandi, quanti credete fiano gl'interest! , chegli
_. occorrono ogni anno nel comprare buoi, caualli, panni, & altre cofe
affai ,à pagarli al nuou o ricolto?Che fé pigliano per cinquanta feudi,
fra il codardi più del pretto corrente à danari,^ il darli tanta biada
à quel tempo,che ordinariamente ualc manco di tutto l'anno,piu voi
te ne pagano più di cénto.Et vi farebbe da dire anco de' danni gradi,
che patifeono per lo carreggiare ad altri, per lo morire de'beTliami
perfuacagione,perlo mallauorare,perlomalfeminare; malafcian
doli da parte,ritorno à dire , che fé molti cittadini coltiuaffcro i Cuoi
poderi,non folamente haurebbono doppie entrate nella parte domi
nica,mis ancora nella colonica.
Vino Dapoi che mi fate certo di quella si grande vtilità, vi pre
go che mi diciate quelle cofe , che mi conuerrebbono per cohiuare i
miei campi fuburbani. . . >,, .
Quanta ìnu G i o.Bat. Primamente vibifogna vn valente bifolco , non guar-
ton*i*Ja~, dando àpagarlo bene ; percioche da lui depéde tutto quell'vtile,che
Ralente hi- ^ P°ò appettare dall' Agricoltura.Che ritornandolo dabene,nontan
Alco. tofaràamoreuole ài buoi nel darli da mangiare, &benecó mifura;
ma etiandio li fregherà la fera molto bene innazi che fi colchinonel
buon letto fatto da lui con paglia , ò con altro Ararne ; & la mattina
... per tempo li netterà,& ftreggierà benisfimo; oltra che li lauerà Jpef
fé volte la coda con acqua tepida , per effer cofa che li gioua affai . Et
' gli haoerà rilpetto à non farli Iauorare nel gran caldo, ne quando pio
ue,ò neuica,fe non per la gran necesfità ; ne anco li caricherà,nè fa-
. ticherà per lungo viaggio; nonbattendoli fenonrareuo!te,& con
diferctione. Et comeTarannp giunti àcafa fcalmanati , li fpruzzarà
del vino in bocca, &non li legherà alla mangiatora, fin tanto che
non haueranno ceffato di fudare,& di anfare : Dandoli dapoi il lo
ro cibo, fecondo che di mano in mano lo mangiano ;& come ne
haue
DELL'AGRICOLTVRA. *"• 17
riameranno mangiato una parte,li condurrà aH'acqua,acciochebeuano
fecondo iilorbifogno. 1 •*;,;-.
Ancora egli arerà,erpicarà>& fominairà fempre con ragione.Et nou
meno farà dlligcntenel leuar per tempo ; & masfimamentc ne i gran
caldi , perarare nelle horefrefchefin'à terza, ò poco più j& da poi ut
ritornerà parlate le uint'hore,& arerà nVall'Auè maria ;perciocheà
quello modo fi mantengono fani i buoi per lungo tempo : Et come
haueretc un'huomo (ìmiie,pigliarcte ancor'un'altro per boaro , accio
che lo aiuti à gouerharc,& à cacciare i buoi,& i caualli ; anco à carica
re , & ("caricare i carri , & in altre cofe affai . A quelti darete la cafa
doueftàil maffarocon l'hofto, & le cofe necefiarie perlo uiuer lo
ro, come faccio ancora io à imiei , fenra hauerne altro incommodo,
&con lorcontento;pcrciochemangiarannoaIIefuehore,i\ fenaari-
fpctto alcuno. !>, . i i\> > ■.:
VaraC kDitemi quanto falario date loro, Ma quantità,& forte del
ttiucrè. : ■■■
G'po.BAT.Primamcte io dò al bifolco quindici- feudi ogn'anno,& Le "A che
al bouaro dicci: Etperlouiuerc,dòà ciafeunb tòme tre di:farina,ot*- ^ •^T-
t0.brcn.te di bino,& tante librtf di cbrtiè filata^aii forthsggiojdi oglio, r0ico -^ J
di fulc,»& le legne che li bifognano . Ma fappiate , che io fon'àmato da bouan.
loro,& miferuono,còndi!igentia;perchcancor'esfi ueggono, che ha
no buona corrtpagiiai&fme, coft nel alacre, ccanje nel pagarli liberai
mente. > ';';•- ' : '' ■■/.:> \ < ;v ;
Vinc.Mì piace qucfto bell'orJine,che uoitenete,&: che trattate co Hpogatm-
fi ben quelli uoftriferuitori.Che fé molti offeruafferp quelle cofe, ò '" 'f* f*"'*
nonliftcntaflero nel darli la lor mercede, ò non minacciarle ro di dar maUmml'
lor in cambio di effa delle baftonate,ò delle ferite non gittorebbonoà tori.
terra il coltiuar dc'loro campi,come fanno.Ma lafciando quefti talijui
prego che mi diciate anco la forte de'buoi, che io debba comperare.
Gio.Bat. Vi configlioche non fpendiate i cinquanta,^ feflanta Come fi deb.
feudi il paro,come coftano i Bolognefi per effer grandi; ttA che piglia ,. f'S1'1^-
tc buoi mczani,giouani,ben quadrati, robufti,& in luoghi fterili,& f'„ uZ-tv
aprichijpercioche il mantengono in ogni luogo,bcnchelìa morbido, Uttm.
ò molto caldo . Mafelipotete haucrnelle contrade uidne , ò nella
propria terra, lodo che li pigliare più torto per qualche pretini più,
che de'ioreftien 5 attefoche non patiranno i come faranno qiit Ili.
Et 'le pur faranno d'altri paeiì , & giouani,per lo primo anrto gli ha-
ùcfe'te rifpetto à non faticarli molto , & fpecihlmehte nei gran cal
do : Tenendoli più torto à buon fièno >che farli pafcer'hMba j per-
ciochc non lòlofi manteneranno ad ogni fatica , & temeranno man-
co il caldo ; ma dureranno anco lungo tempo fani , & fpcnderan-
3--J B no
18 GIORNATA PRIMA '
nopocopiù,conciofiache, per non pafcolar'i prati, ricoghere più
fornata di fieno , & migliore, che non farefie fefulfcro pafcolati.
Auuertendo parimente à non predarli ad altri , & manco à mandarli
in careggio di lontano,perche li goderefte pocotempo.
Vinc. Poiché io ho intefoqueftifivtiliprecetti,defiderochemi
diciate la natura de' terreni di uerfi,che fi trouano ne i colli,& nel pia
no noftro.accioche fappia quanta differenza vi voi nel coltiuarli,per
farli produr quei frutti,che meglio appetifeono.
Ci i o. B a t. Mi piace, che non mi dimandiate la grandifsima varie-
Ve terreni . tà , che ditono gli autori antichi ;& però viragionarò folamentede*
dinerficono- noftri petroli, gerroiì,fabbiofi,ladini ,& cafalini;& poi de' forti,cru-
fauutrAim. jj^ durijtaceado quegli altroché fono paludofi-, ledofi , geiTofi , Se
cretoii;|>ciochc qucfti fono (come ho detto) da fchifarc come pelle.
Veterrenìui Cominciando adunque à narrare di quei , che fono contigui à i
cimai mon- monti noftri , i quali ordinariamente fono più tolto forti , che altra-
*mJ "• mente ; dico che abondano di vini, di frumenti,& d'altri frutti .E' ben
vero,chc quei di Franciacurta,& delle terre uicine non fono in tutto
co(ì,come quei di Piedemon tc,ina fanno i miglior vini di tutti gli al
tri; riferuando però molte ville della Riuiera di Salò, che auanzano
tutte le altre delpaefe. •
Ve' terreni Poi parlando de' terreni fortifico che producono frumenti affai
fmi. quando vi va il tempo fecco, & particolarmente di Maggio, & poche
altre rendite; ma fé va piouofo, fanno molta paglia, & poco grano.
De' terreni , Ma di quei,che fono crudi,afpri, crolli, ò troppo torti; dico che fono
che fino di di poco valorc,-percioche,fe non hanno le ftagioni temperate di fcc
pie» udwe. chezzj,& dipioggia,malamente producono rrumenti,& altri frutti .
Etoltrache quali fono difficili da coltiuare, ancora non bifognaadac
guarii mai, per l'acqua.ché ui farebbe tanto veleno. : .
V inc, Non vi farebbe qualche rimedio, per giouai* àfimiliter-
reni? ' -,
emie fi fa', Gio.Bat.Sì potrebbono arare ,& erpicare più volte benifsimo;
gioudrafmà pcrcioche quanto più fi riuoltatfcro con l'aratro, & fi tritaflero con
terra». j'crpicc,tanto più farebbono dimetti cati dal Solc,dal gelo,& da i ven
ti ;& anco dalletame quanto più fomma vene fùlfe dato. ■■ . i, >
V.I NC. Che rimedio farebbe à quelli altri tcrreni,che fono talmcn
te maligni,che come fono affatiti dalle t>ioggie,refta l'acqua nella fu-
Mtdiferri- perfìcie,finche none confumata dal Sole,- ouero come fono percofsi
dm'i terre- dalla fecchezza,fi feffano di talforte,che vi fi nafeonderebbono delle
t» '»<^u' lepri,& forfè maggiori animali ? ;1
trJL \m- Gio.Bat. Si aiutarebbono quelli terreni , quando fi conduceffe
«,. lot fopra gran quantità difabbia, & mefcolarla confcconelTarare,
come
DELL'AGRICOLTVRA. io.
come fc fuffc tanto letame: Et Ce la prima uolta non rudero migliora.
ti almeno in buona parte,far'il medefimo un'altra uolta , & un'altra ,fè
tanto Hifognaffe. Che facendo ben quefto.non pur fi mollificarcbbo-
no,& fi coltiuarebbono con qualche commoditàjmaancora digerircb
bono maggiormente le acque pluuiali,& quelle fi danno Ioro.quado
fi adacquano.Vero è, che quando Tene trouaffero, che haueffero del
la fabbia,ò ghiara minuta fotto un braccio , ò due ( come uc ne fono )
in quel cafo farebbe forfè meglio à far de'fosfi non molto lontani l'un
dall'altro^ tanto alti,quanto bifognaffero percauare,& trarre tai ter
reni in cima da un lato , & gittar poi in fondo altro tanto del cattino;
perche cofi fi mefcolarcbbonoinfieme benisfimo.
ViNC.Dubito,cheà far quella fpcfi»,ella non fuffe maggiore della
ytilità,chefipptellehauere» ,; ; 'r:;»-i't u;w '*
G io.Bat. Ancora io farei del uoftro parere,quando fi faceffe que
fio in molti pacfijdoue ilor terreni uagliono pocopretio:Ma ueden-
do che i no/tri peggiori uagliono otto,& dieci feudi il iugerojcorae
fulTerO conci al modo dcttojnoa u jlerebbono meno di cinquanta,&
cento.Ma quando non fi facefferosquefte fpe(è,Iodarei almeno che ui
fi pianta/fero de gii arbori più tó.fto*che f.minarui biade , ò prati ; &
/penalmente delle uitifpeffc-jquando fuffero della medefima trilla for
te di alcuni terreni di Gottojengo, i quali quanto più fono difperati
da cohiuare,producono però le uìti talmente bclle,& buone,che fan
no i migliori uini di tutto il piano. Et quella è la maggior u irtù,& più
importante d'ogni Agricoltore (comenon mi fàtio mai di replicare)
à.faper cauar quelle rendite più utili,che fi può raccogliere datuttii
terrcnijlècondo la lor natura. . ,' >
Vi hc. Pofcia che à uoi mi riporto di quanto hauete detto,
afpctto anco che fèguitiate nel chiarirmi de gli altri terreni pro
messi. .." . ,<[ J-.'y
Gio.BAT.Fra i leggieri di quello paefe,ui fono i fàbbiofi , che fo- rv terreni
no i più deboli,& i più magri di tutti gli altri terreni;perciochc,quan - fM>ioJt.
tunque fé li diano graffe alfai,non fono però cofi torto fpar!c,chc fo
no arfe dal Sole, ò cacciate al baffo dalle pioggie , &piùfc(i adac
quano . Ma uenendo ài terreni ladini,& cafalinijdico che benché fia Lt ™& dc'
no la manco parte del paefenoilro ; fonoperòil fiore di tutti gli al- w- ^!C4r'jf
tri : De'quali è anco il più perfetto il ladino per efferc più molle, & m.
più dolce d'ogni altrodalauorarc.fl quale, per effer quello , chetr- '
ricchi fee la noftra patria di tanti lini, & che rende tanta copia di fru
menti , migli , fieni , & altre rendite ; però rione maraviglia fé in
più uille fi uende cento cinquanta feudi il iugero , Onde, fi co
me non errano coloro j che comprano tali terreni ; cofi s'ingan-
B a nano
»o GIO.RjNIàTA PRIMA
nano grandemente quegli altri,chel5 piglianocattiui, aiWdrcfee- Cofti
no poco pretio;attc foche quanto più fpendono , tanto piiifi difpera-
no per non uederui mai un bel ricolto . Lodo ben'acompefar'i campi
rouinati,ma buoni di fondo,& ben fituati; percioche in poco tempo
fi poifono ridurre al pafide'migliori, "'. •'•:
V : N c.Hora che mi haucte inoltrato benisiìmo la natura de'terreni
principali del noftro piano; mi farà grato, fé mi diuifarete non meno
le qualità de'colli & come fi debbono coltiuare.
VtlU nata- G i o.BAT.Bifogna primamccejchc io ui diftingua le quattro parti
™ ^ ìù ^e'noftri colli,& dare à ciafcunaquel t5to che leconuiene.Percioche,
ui'ìfi dtut ah1"3 cofauole il fitorche è uerfo Tramontanà,& altra quello dell'Ali
metter feiun ftro.Altro uole quelIo,cheè uerfo Oriente, & altra uole quello dell'
i» itonfiti. Occidente.Onde parlando prima del fito,che è uerfo Tramontanajdi
co che'l propria fuo è piantarlo di caftagne,3ccioche fi habbiano i lo
ro frutti, & fi polla fcruire di quegli arbori, fecondo che fono atti per
fabricare,ò per far'altre cofe necelfarieipercioche da quelli fi hauerà
altra vtilità,che non fi hauerebbe da altri arbori, ò da i pafcoli al tem
po loro.Nc ui fono da poncrui altri arbori fruttiferi, & manco da fc-
minarui grani;conciofiache fi hauerebbe poco frutto .Et quanto alle
tré altre partitico che ui fi piantino delle oliue,& più torto al Mezo-
dì,che all'Occidente; ma meglio all'Orientc;percioche limili arbori
amano il primo SoleiEt il medefimo dico delle màdole, de'pomi gra
nati,&de'fichi.
Vinc. Confiderando che i colli uicini alla città fono habitati dai
nobili,credo anco ui ftarebbono benisiìmo da Oriente, & Mezodi i
cipres(ì,pini,lauri,mirti,& altri arbori gentili.
G io. lÌAT.Lodo ancora io quelli per bellczza;ma per vtilità èmé-
gliopiantarui de'pomi, peri, moniache, & brogne.ouero ( come ho
detto ) delle mandole,pomigranati,& fichijpcrche quelli arbori ri
cercano limili fiti.
Non manco lodo à piantami delle uiti buone, Si fpetialmente delle
uernaccie gétili,& delle mo(catelle;fe però qi fiti producono uue dc-
licate;|>cioche quato più farano buone, tato migliorbeuade faranno.
V I n c.<^ual modo lodate uoi ci rea il coltiuare ben'il fondo d'ogni
co51c,l'arare,ò zappare,ouer uargare ?
Comtfideb. Gì o.Bat . Si coltiua perfettamente con la uanga, ma perche mol
ta» coltiitar ti colli fono duri di terra compagnata di pietre affai; però bifognala-
itoili{ uorarli con zappponi lunghi,ma non larghi,& da huomini gagliardi;
percioche > lauorandouatentemente , uifaran produrre dc'grani in
quantità ; fenzache quegli arbori renderanno de'frutti in Copia . E
ucro che quando ui fi potette arare, «he fi farebbe con minor Ipefla;
! > ma
BELL'AGRICOLTVRjA. ai
,ma quel fondo non reftarebbe cofi ben concio, come farebbe da izap ^
poni à braccio.Et pur chi uoleffe arare,nonari mai su e giù,ma folamc
te à trauerfo,& co tal modo,che le acque pluuiah nel difcendere,effen
do ritenute da quei folcili, non pollano condur le graffe altroue.
ViNC.Ntonui farebbe qualche rimedio, che quefte pioggie non
menaffero tali graffe in altre parti? % cbt ì tm
G i o.Bat.Si potrebbono farei foftegni alti,& larghi à bache in fila, 0CemA^ t
fecondo che i colli fuffero più,& meno erti,& masfimamente à quelli olii a. bm.
che han Cotto i fasfi piani;percioche,fpczzandoli,& cauandoli,fi fareb the.
bono tai foftegni di muro fecco,cioèfenza calcina; facendoli dentro
delle fineftre penetranti in quantità.ma non più larghe d'un palmo di
.mano in quadro,& lontane una dall'altra per fila non meno d'un brac
cio , per piantarui poi de'cappari , quando il terreno di fopra fiafatto ^ MM.^g
uguale fin'alla cima d'ogni muro. { Che facendo quelli muri dima ?;<ftftf J;U
noinmanoconbeU'ordine,&conledettefineftre , non fólamentefi fio* pera
raccoglierà ogni anno gran copia dicappari,quàdo habbiano uigore "'JWf*
dalla terra di dietro,& dal Sole dinanzi,& fenza nocumento di Tramò "c,e^re ^
tana^ma anco fi potrà empir fopra d'artichiocchi tutto quel fito piano, tane almeno
Mi potrefte dire,che fimili muri farebbono di qualche lpefa; ma ftan- due , » «re
do la grande utilità,che renderebbon i cappari,& gliartichiocchi, fifa %™£j%?
rebbono anco con gran uantaggio. ^ a*.
Vi NC.Non è dubio alcuno,che quando fi faceffero quefte cofecó Qnntautì-
diligentia;renderebbono altra forte di utilità,chenon farebbonole ui i'"'J*r'f*'
ti,oliue,mandole,& altri arbori fruttiferi,ehe ui fuffero.Ma,& all'uno ^-^f"
& altro modo fi caueiebbe da quelli colli non men'entrata di quello, „//■ cmj^,
che fi potrebbe fare d'ogni altro buon fito del piano. uM&mu,
Gì o.BAT.Molto mi marauiglio,che non fiano pregiati i colli ben
fituati,affai più di quel che fono.Percioche non pure ogni fpiritogen
tile ui può goder lafoauità deH'aere,l'amenità de'fiti.la uaghezza del
le profpettiue,3ci tanti piaceri che ui ripigliano j ma etiandio quelli - :s
luochi piantati di arbori fruttiferi,ne capifeono quattro uolte piu,che
non fanno i luoghi pianij perochefì come quefli , piantandoli fpèsfi
fi ombrano l'un l"altro ; coti quegli altri fi trouano ( fecondo che quei
fiti afeendono) di arbore in arbore fuperiori à gli altri, non occupan
dofi in modo alcuno. •_
Che diremo poi quando fi poneffero quefti colli ad argini , cioè à
banche come ho detto ; che non effendo troppo erti crcfccrebbono
quei medefimi fondi almen'un quinto di più ? Che in nero appreffo _-..,.
allagrand'utilità,chefi cauarebbc,quefto aumento pagarebbe quanta .„ -,
fpefaui fuffe fatta.
ViNC.Non mi marauiglio dell'accrcfcimcnto che fan gli arboriin
B 3 tali
»* Giornata prima
tali fjti nel numero j ma ben mi ftupìfco di quel che dite, che gli argi
nati,cioè fatti à banche, crefcano in mifura vn quinto di più .
Gio.Bat. Nonèdubbio,chequeftacofaècerta,-percioche,mi-
furando lo fpatio de' muri in piede,& de' terreni fpianati, fa che crc-
fce quel che ho detto . Et quefto cel moftrano benifsimo gli fcalini
d'ogni fcala , i quali mifurandoli in altezza , & in larghezza , fono di
picche non è à mifarar quella per dritturain lunghezza.
V tNC. Vi farebbe da ragionare ancora della diuerfità de' tanti m&
ti nóftrijma perche vi vorrebbe tempo affai, farà meglio che miragio
nate de' modi,che fi ricercano à coltiuare ben'i campi .
*frctfi cì* O io.Bat. A lauorare ben la terra,vi bifognano tre cofe.L'huomo
pvFrìtiutr à* g'udicioji buoi à propofito,& l'aratro ben'ordinato.Ma fopra il tue
ben U terra, to confifte,che'l bifolco conofea bene la natura de' terreni , & fondi
l'aratro quanto può in quei che fono di buon fondo,& ne gli altri tan
to quato fé ne troua di buono. Percioche, fi come fondando l'aratro
ne i buoni , riuolge fempre quella miglior parte , che fi troua graffa
pernonhauer fruttato,come ha fatto quell'altra che era di fopra;cefi
quando fi fondaffe troppo nei cattiui , potrebbe volgerne di quella*
Wxì uero c^e ma* non fruttarebbe.Vero è,che non fi può errare à pigliare fèm
. arare fi fico pre poca terra con l'aratro ; percioche non foto quanto più entrari
minore ffe- nella buona,& la taglierà fottilmente, tanto maggior copia di frutti
fcetconpm renderà: ma anco in molti campi doue vogliono quattro buoi, &
tallita, che, . , , r r . 9 n . , , .
ad arar cm "uc perlone per ararne malamente fer,ouer otto pertiche al giorno,
maggiorfce- vene batteranno due,& il bifolco foto per ararne perfettamente tre,
/*• le quali renderanno anco più frumento con quattro quarte di femen
aa,che non faranno le otto dette,con quarte dodici .
Zaejperien- V i nc. A quefto modo,voi mi fate veder'il gran vantaggto,che fi
ùa dell'arar fa nell'arar bene ; percioche non tanto fi rifparmia la metà delle per-
' & c°? fone,de' buoi,& della femenza; ma fi raccoglieancora tanto con vm
" ti iugeridi terra ben'arati che codino due mila ducati, quanto fi fatò
quaranta,che fiano arati mal«,& che coftino quattro mila.
Gio.BAT.Hora,fi come vi ho detto,che Tarar bene importa apre
derfempre poca terracon l'aratro, & fondarlo quanto più fi puote;
cofi perche ordinariamente non fi fonda laprirnavolta,comebifognc
rebbe pertrouar la terra dura, fiano fondatele altre quef più che fi
può :non fondando però tanto l'vltima,fopra della quale fi femrnano
igrani,ouero che fi riuolgonofotco con l'aratro. Percioche,fi come
gftttonatm moltiAgricoltori, mentre cheltcmpo èdol'ce, arano prima il carn
eo delf"?r po,& poifùbito feminano fopra il frumento ; erpicandolo talmente*
^"TJlLhZ
mpano lieta
finche è coperto
e ì t r ■
con due,■ ótre dita■ di terra
...
; cofi venendo ilpri-
„ r
^ mo neddo geminano primamente i grani, &dapoi n ritolgono
addoilo
DELL'AGRICOLI* VRA> tS
addoflo non me d'un palmo di terra:Et però non è maraviglia, fé per
queito, non poflono ufeir fuori coli facilmente > come fanno quando
fono coperti con poca terra,& fé nafeono cofi rari ; percioche quanto
più tardano à nafcere;tanto più ui fi guadano gli occhi,& fono rodu-
tida gli animaletti fotterranei.
Vi nc.Io non fo chi potefle mai biafimare quelli auucrtimenti,poi
che qucfti tali coprono ( per ch'empio) per tutto Settembre i grani
con due ditta di terra nel feminarii fopra ; & il primo giorno d'Otto
bre ui riuolgono tanta Comma nel ridurli fotto con l'aratro.
G to. Bat.Poì il buon'Agricoltore,oltra il fondar l'aratro, & pi- j dem*.'»
gliar fempre poco terreno,lo rompe prima per lungo > & nel ritaglia Ji*raptrfet-
re,loaraper trauerfo.Dapoi fi come la terza uolta lo fende anco per '*"*"*•
lungo, & laquartaiìmilmentepertrauerfo;cofiPultirna,cheèlaquin
ta,uolcndo (eminare ritorna ad ararlo per lungo.Et non ottante che
egli erpica di aratura in aratura fempre per lungo>& per trauerfo,tri-
tando le dure con erpice grande benfornito di denti lunghi di ferro;
caua parimente le cattiue herbe coiraftelli di ferro, &lebrufciain
montici Ili come fono ben feccate dalSole.La onde,arando,& erpica
do,& raftdlandojnon pur netta benisfimo ogni campo fporco in tre»
ò quattro arature,& erpicature,-ma il frumento che ui nafee , produ
ce anco più lunghe radici , che non farebbe quando nafcelfe in altro
terreno lauorato baffo;fenza chele acque pluuiali non le poflono of-
fendere;attefo che trappaflano più facilmente di fotto , le quali per
contrario ui rimanerebbono addo(fo,quando le radici hau effero fot
to,& attorno quel terreno duro. (• ,
Vi NC.Quefto modo d'arare, &d'erpicaremi pare perfetto nei
campi fcoperti,ma non fo come fi poteffe arare , & erpicare à trauer-
foinquelli,che fonouignati. .,,.
Gio.BAT.Cheha gliarbori,&'uJticherifpondano'perdritturabé Come fi fu»
giufli in ogni parte,può imitare gli Agricoltori di Rouado , & di al- arare * rra-
tee terre uicine,i quali arano,& erpicano tanto, per trauerfo ne i uigna -^ctmi°~'
li,quato per lùgojleuando le uiti cóle mani,ò con due forcelle talmc- &mù.
te,che gli animali uipaffanobenisfimofbtto,fenza danneggiarle.
Vinc. Postiamo adunque adornigli are quefte cinque arature, &
erpicaturealuangareà braccio, per efler'il miglior coltiuare, chef!
poffa fare.
Gio.Bat. Nonèdubio , che'luangar la terra è cofà di'maggior eh* fi come
colti uatione, che l'arar a qual fi uoglia modo ; ma fappiate , che egli è ji w&f \*
4'ahraperfettione il criuellarlacoicriuellidi fil di rame, ò più tofto teTa j /*?"
di ferro ; percioche non tanto ella fi trita , & fi netta quanto fi può rare; nfiil
defiderare ; ma anco reflà talmente fofpefafuttaper un palmo , & criuelUU
;.;'.... , ' B 4 qutl *»^"*"U
i'4 G IO RN AT A ~ P R i ti A 7-
quel più in; altezza che fi uole ; che non ui è Temenza buona , che non
r*enda più del doppio ,che non farebbe in altro campo. Perche confidi
rando,che quella terra fi troua come cenere, fi può creddere che douer
ne nafcerebbono cento nelle altre, inquartane nafcerebbono più dì
cinque cento.Vero e che non farebbono buone quelle terre, che han
no delle pietre affai,ò che fono dure,ò crude ò molto forti ; ma fi ben
qaellaltre,chefanoàpropofito,&.cheairhorafi trouaffero afeiutte.
V t NC.Credo che quello fi farebbe commodamenteairAgofto^al
Se.ttembre,& alla primaUera;& masfimamente per piantarui afparagi,
«- artichiocchi,zafrani,& altre cofe gentili>che fono di utile affai.
Quelchtofi. Gio.BAT.S.egiiitando pur quello che fa il buon'Agricoltore;dicoì
fenkilbm. che non ara mai terreno alcuno nel tempo che è talmente bagnato,
« "mlp c^e "ellararlo rtfti in pezzi grosfi;& fpetialmente quei che fono mol
U éaerfità. to fortino duri, ò crolli , percioche diuengono tanto ferrati , che pòi
tU'terrem* non fi poffono ridur'inpolucre,& manco riceuer'in fé la femenza pef
darle uigor di nafeere^ò da produr'al tempo ficuro frutto . Et oltra
che mai non arai terreni fangofiyperchelènonfono afciutti,reftano
difficili da maneggiare,& manco habili da feminare per più tempo;
irla ogni diligenza anco ntll'arar fèmpre tutti gli altri in quel miglio
re ftato,chefiaposfibile.,
' Poi quando ara à canto delle uiti,& d'altri arbori,, non trapaffa gli
impedimenti delle lorradici,con leuare l'aratro, & poffare (òpra ogni
uoIta:chele(ènte,come fanno molti ; ma fèmpre fi ferma , & le tagli*
con racceta»(ènza {tracciarle à pericolo di fpezzar l'aratro ,& danneg;
giar'i bupi.Cofa in uero uituperofa di coloro , che non- le troncano;.'
conciofia che ingroffandòfij,& allungandoli ogn'hora più. , fanno no-
tabil danno alle feminatejfi perche diuorano le loro graffe, come per1
che impedirono l'aratro,che non può mai mouer quella tanta parte
"del tcrreno,ch*elle occupano»
Vinc. Percheuifonoalcuni,che dicono effer molti terreni, che
». i t- , quanto più fi arano,tanto più diuengono magri,& fanno manco frut
• "itojperò uorrei faper da uoi quello,che ne fentite..
Gio.BAT.S'ingannano nel dire,che uene fiano molti . Eben uerc*
c$e fé ne trouano alcuni pochi,che fono talmente leggieri,che quan
to più fonoarati nel gran caldo,tanto più fono traffici dal Sole ; onde
reftano poi deboli nel produr'i grani.Ma però la efperientia ci fa ue^
*-'* '"" dere,che fuori diquefti póchisfimi,quanto più fi arano gli altri aite*
pi debitijtanto maggior ricolto producono» *
V me. Parimente defidero,chemi diciate de gRalteri riti,che fer-
fi* TJtó* "ano inoftribuohi Agricoltori nelcolriuardiuerfamenteicampu
'■ u - Glo.BAT.Parlandouiprimamentcdellenoftre conrade, le quali
partici»
t>ELL,ÀGRICOLTVftA. »f
participano della natura di tutte le altre del paefe; dico che quando bom ejfer-
un campo ha fatto unfol frumento , ò altra biada graffa y6c che fia "* net colti
per farne un'altro il feguente anno ; leuata che fia tal biada in paglia, *"\ . ""
ira fegato lo ftipulo più tofto che fi può , & poi arato quelle uoltc,&
erpicato al modo che ho detto ; non mancando di femrnarlo per tcm
po,&per Luna nuoua,effendoposfibile,purche quel terreno non te-
mai uermi, ò chenon ha molto forte ; percìoche più ricolto ren- • J. *■■
Peranno cinque ftaradi Temenza , che non faranno fette à feminar-
li tardi ; come per prouerbio.fi dice. Si come il feminar per Tnutrbh.
tempo inganna alcune uolte , cofi feminar tardamente: inganna
quafifempre. ' -+• '• *
l Poi non ritrouando il campo ben netto,ahcorche fufTe ben'arato,&
graffojdico che non fi femini,perche produrrà affai manco d'ogni al
tro che fuffe magro, ma ben coltiuato , & netto . Et d'un'altro , che
h abbia fatto frumento per dui anni continoui , & che nel feguente
rcfti uoto ; leuate fuor le coue , fia fegato fubitolo ftipulo , cV féi-
minato di miglio , inanzi che. finifca Giugno ; percioche fin'à quel
tempo èilfior difeminarlo , Se dapoifia ben zappato' perdue uol
te . Et appreflb San marìinojfia ben carrettaio » & poi ben'arato . Et Velfemlmtr
scotto dal gran gelo, fia alla fin di Gennaro ritagliato >& erpicato. Et Iauecc'*>&
letamatolo bene jtialemmato di neccia, &uena permeta nella terza
aratura fatta al principio di Marzo;dandoli la iftclfa mifura , che fi fa
del frumento.
• ViNcNólàrebbemeglioàponeruipiùuecciajper effer'ancomì , .
<glior paftura della uena? ■ -*i*p •
. Gì o.Bat.Ho detto di feminar quelle due eofe per metàjaccioche
roaggiormente fia fuftentata la ueccia dalla uenanel crefeer ben'alta;
iberiche la uena è poco inen buona intal cafo,che la ueccia . Et paffati i
quindici di Maggio,cffendo quafi compiuto il grano di quella paftu-
*.ra,fia tagliata^ come farà fecca,farà anco perfetta per li buoi, & per
licaualli,i qualiftarannograsfifenzadarlìaltramentebiada . Etoltra
-che ella non dannegia quel terreno, renderà ancoraaffai piùherba d'
ogni triroglip.Onde,leuata dal campo,aU'hora ui Ci potrà feminar fu,
■bito de'fafoli.oucr del miglio intorno à gli otto di Giugno. Euero,
che feminandoui fafoli,quel terrenoprodurà l'ànnofeguente più fra
mento,che non farà à feminaruimiglio.Percioche,ficome quello lo>
magrifee fempre,cofi quello l'ingraffa.
V i n e. Adeffò io cono lèo la gran dapocaggine di tanti , che fanno.
•'colture per feminarui à quei tempi fafoli,ò migli;nottauifandofi à fé
minare prima qùeftapaftura, la quale fi raccoglie da untempo., che
qu el terreno dorme,ò pofà..
Gio»
%6 GIORNATA PRIMA
Gio.Bat. Sappiate che ne raccoglio tan ta da tredici, ò quattordi
ci iugeri,che ella mi mantiene tutto l'anno fei animali , che io tengo
per la coltiuatione,fenza darli fieno, ò biada.
V I n e. Poiché fiamo (opra il pafeere gli armemi,defidero che mi
diciate,come fi femina il trifoglio.,perhauer del fien'aflai.
Delfemmar do. Bat . «Quantunque generalmente fi femini di Marzo nelle
il trifoglio. biade;tuttauia mi piace più a fcminarlo da San Bartolomeo (Vài dieci
di Settembre nel terreno feminato di fegala erpicata. Percioche gie-
tandoall'hora quella Temenza nella polucre , & erpicandola almeno
due uolte dentro,oltra le erpicature fatte alla fegala, s'incorpora tal
mente in quella tcrra,che uè ne refi a poca che non s'appigli. Ma femi-
nandola di Marzo,non tanto non può nafeere cofi bene, come fa ne i
detti giórni ( per efTer gittata (opra la terra dura) ma muore ancotut
ta quclla,che rimane fopra le fogl ie della biada . Et oltra che quella di
Ago(lo,& de'detti giorni di Settembre,èpiualtaalSan Martino fe-
guente,che non è quella della primaucra, quando fi tagliano le biade,
non teme ne anche le pioggie,i freddi,& la fecchezza per effer benif-
fimo radicata . La onde , fegandola dapoi fubito che faranno tagliate
quelle biade,non pur fi farà una bunaftoppia trifogliata, ma produr
rà etiandio due fegate di fieno,fe però il tempo non le farà molto con
trario.Et quefto pofib dir per la lunga pratica, benché fin'hora pochi
mi habbiano imitato*
ViNC.Qualfeméza uipar migliore per feminar quello trifoglio,
qlla che ha attorno la gufeia^ò quell'altra che n'èfenza,& ben netta ?
*JdZZ~ Gio-Bat« Non édubio, che quella della gufeia è affai miglior^
g/,0/^»y:^ per hauer'i grani più uiuaci,8f perche uiprefla aiuto nel farli nafeere
è migliore di Et coloro che la fanno fuori della bulla,non per altro la nettano , che
quella efot- per conferuarla in poco luogo,& per commodar'i compratori, che la
tajuori. portano di lontano.
Vino Quatafomma dell' una,ò dell'altra femenzauiparejchefc
Quanta. £. ' ne ^'a a ciafcu«i iugero di terra.
memy nino Gio.Bat. A'far cheunterreno ben netto di talmifura, produ-
/* per far chi del fieno afiai,non bifogna feminarui manco di cinque pefi di buo
TemlffJ nabulla,ouermczo di bella femenza netta ; & fpetialmentc al Marzo
per le cofe dette.Percioche,quanto più fenefpargeràdi manco,tan-
to più ella nafeerà rara,&lecattiue herbe maggiormente uiueniran-
no in luogo del buon trifoglio. Et però,fi come fono da biafmar qfti,
che feminano tai femenze fcarfamcnte,benche i terreni fiarioben net-
tijcofi non fono da lodar coloro,che la fpargono abondanttmente in
quei che fono fporchi,perche tutti raccoglieranno poco fieno.
Vino Pofcia che mi hauete moftrato chiaramente quanto impor
ta
DE LL'AGRICOLTVRA. *7
ta quefto fecnlnar di trifoglio ; vi prego che mi diciate anco del mo-
do,che fi tiene àpratar'un campo per fempre. -,
Gio. Bat. Bifogna primamente nel verno vgualarlo bene, &da un campop*
poi ararlo tutto (bttilmente fenza folchi maeftrali almeno due volte f"»pr* , &
per lungho,& per trauerfo , & erpicarlo anco ogni fiata benifsimo . <j?"'ì»sr''f-
Ondejeflendobennetto^ben'ordinatOj&benletamatOjbifognapa £4 *
rimente arar!o,& feminarlo di rena, pur fenza folchi maeftrali;& erpi
catolavna uolta,feminarfopra la Temenza di trifoglio abondantemen
te,per le cagioni che hauete intefe ; erpicandola almeno due volte de
tro. Et come farà tagliata la venna alla fine di Giugno, ancor'amezo
Luglio fia fegata la ftoppia per gli animali^ dapoi il fieno che veni-
rà . Non mancando mai à letamare quel prato ogn'anno, & mafsima-
mente quando non vi è acqua per adacquarlo; ma hauendola, pattato
il primo anno,fia cacciata addotto tutto il verno per ogni Iuogo;per-
cioche à quefto modo fi farà fempre più graflo,più (pcffo,& più abon
dante di herba.
V 1 n e. Hauerefte altri modi per giouar maggiormente à fimi-
li prati. • "
MG10.BAT. Perfarcheabondino d1ierbe,non vi è cofa pari alieta %£??%
mémefcolatocólapoluere; percioche,oltra che cofta manco del pu polum che
ro di ftalla,fà produr'anco affai più paftura d'ogni altra graffa . Et pe- fi raccogli*
rò fi raccoglie prima la poluere per le vie frequentate al tempo del frrUflrad*.
gran caldo,ben fecca,& ficonduce nel cortile, òpiù toftonel prato
che fihàdaletamare,laqualehàtuttauiaconfecodello ftercodegli
animali, della paglia,& delle altre graffe.Et feminate che fiano le bia-
de^tutto quel letame che fi caua dalle ftalle/i conduce di volta in voi
ta doue ha tal poluere bene ammucchiata, & nello fcaricarlo fi mefeo
la benifsimo con lei di mano in mano per met affinchè vi è da crefeere
cotal materia.La quale fi lafcia coli finche è dalle acque, & dal gelo bc
trafiua,& ben matura . Onde fpargendolaal Gennaro j ò al Febraro
per lo prato,rendc (come ho detto) affa: più herba, che non farebbe
altrotanto letame puro di ftallajperciochc quefta raiftura effendofi
fatta cofi minuta,penctra più alle radici d'ogni herba,the non fa quel
letame,il quale reftando groffo,gioua manco à i prati , che à gli ara-
tori,per non poterfi incorporar in quelli coccoine fa in qucfti .
V I nc. Chi non haueffe letame da componer con quefta poluere,
non farebb'ella anco buona per far produrdell'herbain copia, quan
do fi fpargefle cofi purainanzi il verno ì
Glo.BAT.Non folamente farebbe perfetta ài prati, & alle biade,
quando fé gliene deffe almeno diecicarra,per iugero,fpargendola eo
me li fi lo Aereo de* colombi j ma alle viti ancora, dandone vna pa
lata
»f: .GIORNATA PRIMA r
lata per gamba , quando fi colmano all'Ottobre .
Vino Mi piace che ella fiacofi buona per le uiti,poi chefifpara-
gna il letamepuro, il quale è perfetto perhterreni aratorij ,• ma non
so come fia hene à darla alle biade,per efler sì potente nel far produr
l'herba.
G'o.BAT.Voihauerefte ragione quando fufle arata fotto, come
fi fa il letame; ma à fpargerla fopra al S, Martino,!! mortifica talmente
dal freddo,che ellanon può fare, che non le fia di giouamento grade.
Vi n c.Vi prego che mi diciate ancora quante grafie fapete, oltr*
,<]uefte dette, accioche io fappia con quàte uiepoflà far produrre ài
prati del i'herba in quantità.
Aì*"m 'T/l. G 'o.BAT.Primamenteui fono buone le curature degli adacquato
££S. ",&fofsiloro,le quali fiano però pofateà mucchi per qualchemefi.
• Olya che lodoà curar le ftrade nel uerno,&lafciar quel fango à muc
chio,fincheficóduceal fin di Marzo per li prati.Ma fono migliori le
curature dell'ara,dellecorti,lefpazzaturc delle cafe,lofterco de' pol-
li,& quello de' colombi,le quali cofegiouano tanto più, quanto fono
ben marcite. Veroè,ch'egliègranbeneficio,&con poca ipefa,il folle
citar le acque il uerno nel farle correr fopra, giorno,& notte (poten
dolo fare ) & particolarmente quando le foglie cadono ; fregando,&
redabolado più uolte à quel tempo i uafi maeftrali co i raftelli di fer-
ro,redaboli,raftri,zappe,erpici, & altri flromenti.atti à commouer le
grafie che furouano fui fondo di quelli,accioche maggiormente cor
rano infieme con le acque per ogni luogo. Facendo quefto di Nouem
bre,di Decerobre,di Gennaro,& di Febraro; ma non mai a' prati tnfo
gliati,che fi arano il fecondo anno per feminarui i lini,& frumenti;per
cioche morirebbe ogni forte di trifoglio . Auuertcndo ancora à non
far correre l'acqua fopraàiprati vecchi, quando fono gli eccesfiui
freddi , fé ella non ha da continouare jpercioche , quando man calle ,
quella cotica patirebbe molto per il gelo.
Vi amto* Io commendo non poco gl'inuentori delle lupe di grafie, che fi
nlZaf'Z'- , ° à i "ntonÌ de' uafi>«nto profonde, & lunghe , che nel voltarfi
renù di oc. leacque,che continouamente corrono fopra , ne adunano dentro tan
qm. ta quantità, che nel curarle all'Autunno, & carrellarle alla Primauera
per h prati,ò per li campi,quando fi arano.ne reftano con poca fpefa
molto bencficiati.Facendoetiandio di quelle lupe nei fosfi mae/tra-
h,che corrono diaequatutto l'anno, le quali fiano lunghe almeno.vn
Viquantuuti cautZ2o,& lontane vna dall'altra, tre,ò quattro.
rJSÌ VlNC-N°nm^o fonodalodarcoloro, che hanno drizzati tanti
graffa- le Poue"ni,che perla città noftraraccogliono tutto'J giorno ne i gerlcc
ftrade. « lo Uerco/ecoudo che panano i caualli,& buoi, di contrada in con
trada
DEEL'AGRICOLTVRA. H
rada,ilquale apporta grande utilità à i campi fuburbani , & beneficio
aquei fanciulli^che lo uendono dui quattrini il gcrletto,cofa che anco
uà credendo ogn'horapiuperle uille.
G i o. Bat . Da qui fi uede quanta è grande la induftria , che fi ufa 9^T.^".
tra noi ncll'accumular diuerfe gràfle,per le quali non è marauigha fé i 'Srj£'i',Jì
Boftricampifbcnche generalmente fiano per natura fterili)produco- faccmiular
■o più ricolto d'anno in anno,di quel che rann'i buoni di molti paefi. l*g/*fì?»
VlNC.Dapoiche habbiamo detto affai di quefte tante graflfe,defi-
dero che mi diciate anco qualche uiaper ugualar'i prati, che hanno i
dosfi,& ualli.Percioche,fi come ogni campo,ancorche non fi adacqui
ftàben'ugualeJ& pianojmaggiormente quello conuien ad ogni pra-
to,& fpecialmente quando li adacqua.
Gì o. Bat. Per abbaffar'un doffo non molto largOj&lungordico M^frru.
che fi taglia la cotica del prato in taci quadretti,che iianolughi,& lar f~^ "*
ghi non più d'un braccio,& non men grosfi di quattro dita , i qualinó
iblamente lì leuano con tal modo, che non fi rompono nel ponerli dal
lato,'tna etiamdio , cauato uia quel terreno fuperfluo , fi ritornano da-
poidimanoinmanoaIfuoIuogoconfibeirordine,the quella cotica
nonrefta di produrre l'herba,come di prima . Ma fe'l doffo tiene fpa-
tio affai,per manco fpefa,fi leua uia la cotica à pezzo à pezzo col terre
s)o,ò più torto fi ara,& fi riduce l'uno,& l'altro in più macchi, accio-
che fi cuocano dal gran gelo, & dal gran caldo; Si che dopo un'anno fi
fpargano al Decembre,ò al Gennaro,doue è più magro il fondo;per-
cioche ui produrranno,per più anni,deli'herba in copia . Et fé per ca-
foquel doffo fuflealtoaffai,aH'hora fi conduce quel terreno con la co
tica ne i più basfi luoghi,& fi raftella poi al Febraro co i raftelli di fer
ro benisfimo d'onde è Ieuato,& anco ui fi femina il trifoglio; fpargen
doui dapoi delletameminuto,& non mancando à raftellare,& femina
re almododetto,tanto quanto faràcondutto quel terreno nelle uallij
attefo che l'una,& l'altra parte fi praterà più facilmente."
Quanto fia poi dell'empire le ualette , & fpecialmente douc giace
J'acqua;bifogna prima empirle con quella,& dopo ficcami all'horata
ti baftoncelli lunghi,& curti,quato fi troua la la rghezza.,& altezza fila;
ponendoli lontani l'un dall'altro non più di due braccia con le cime
di fopra dell'acquatomi groffo un dito,& non di più; accioche leua
dola uia,ò lafciandola fmarrire,fi uegga da quei baftoncelli la quanti
ti di terreno che ui bifogna , il quale fia condutto di luogo in luogo,
finche à pena lì ucd ano.
V I NC. Perche poco mi uarebbono quelli fecreti, fc poi non fapef-
fi proueder'alle topine , che tanto rouinano i prati , i lini, & i giardini
nel gittar la terra fuori delle loro tampe ; però mi farebbe caro , fé mi
moftra-
jo .. ÇIORNATA PRIMA
moftrafte qualche modo di poterie efterminare. . ■ . л.
T*e мер» G lo. Ваг. Tre uie ui fono per pigliarle . La prima è , che bífa-
Utotim** Sna ^аг'е 'a guardia,quádo comincia à comparir'il Sole neiluogi do
ue han gittata ultímamete la terra ; percioche in quell'hora medefima
fogliono regittaxlafuori.Cbe hauendo chi le attende,ó badilejo uan>
gain quel gittar,chc fanno, fácilmente le leuará fuor di quelle buche.
La féconda è, che doue han cauato di frefeo fimandi l'acqua; per
che tantofto che la fenciranno , uíciranno fuori perriduríii fopra
qualche dofl'oj ondcaü'horaliamazzaranno, & fi pigüaranno anco
uiue. ! '
La terzac,che pigliatone una uiua nel mefe di Marzo, al qual tem
po uanno in amore,li deue porr'in un bacile, ô paroletto la fera dopo
... J'Aue maria.il quale fia pri mámente fottèrato in tal modo, che l'orlo
fia uguale alla terra,che ui fi troua attorno ; accioche poíTano faltarui
dentroquandolaprigioneragriderà la nottejonde quelle che la fenti
ranno (per hauer l'u dito perfettisfimo) caminando al modoloro,en
traranno nel uafoad una aduna peraiutarlo : Etquantepiuuen'en-
traranno, tanto magg'ormentegridaranno;nc pur'una potra ufeire,
per с líer quel uafo di xlentro lifcio.
Vinc. Pofciache iorifto íatisfatto di quefta bella inuentione,
ron podo fare,che non ui preghi anco d'un'al tra, benche fia difficile.
Etqucftaèlafpietata crudeltà,che fann'i ucrmi alle biade, dopo che
fono nate fin che fi taglianofilche è d'altro dolore , che non è la tcm-
pefta ; percioche quefta rouina inunfubito , & quelli per molti
mefmon ceflano di roder le biade , &quafiilcuore , allí fuenturati
Agricoltori. : >
Gio.Bat. Ionon mi marauigliojfe gli Agricoltori hebbero fem
pre quefta maledittione per cofa difperata ; ina ben mi ftupifcodelle
città,caft.elli,& uillcchc non pongano taglia addofl'o à quefti peftife
rianimalctti,úquali fono la rouina di molti maíTari,& patroni , & alie
uolte acertfeono le careftie : Che fe fi facclíe quefto,fe ne raccoglie-
rebbono le migliara di facchi,come piu uolte fi è (mo délie fanfogne,
cherodono talmente i pampini,che leuiti,& uue paiono abbrufciate;
Ma perche ui è poca fperanzadi tal prouifionc,diro almeno quel po-
co,che poíTon far'i diligenti Agricoltori per diftruggerli.
Modi fir di Primamente fi sa che fra i uenni,che rodono le noftre biade, i piu
jhuQert t dannofi fono quelli ,che noi chiamiamo zaccarole, grosfi, & lunghi
IbmltbyL p°£o rnen d'un mediocre dito : I quâli , per cffer di natura frigidisfi
d,. mi,non efeon mai fuor di t en a;ma,qiunto piu crefee il caldo % tanto
piu fi approfsimano alia fuperficie . Etperofidiíbuggono con piu
facilita nel gran caldo » che d'altro tempo . Bifogna adunque , che
DELL'AGRICOLTVkA. ft
l'Agricoltore fondi all'hora I'aratro, & ari fottilmentc : perciociie,fi
come nella prima aratura fi icoprirano la maggior parte;co(î nella fe
conda,& piu nella terza,pochi faranno,che non fiano veduti.Mapcr
che egli non potrà tuct'â un tempo arare,& amazzarli; perô farà bene
hauere vna perfona,che lo feguiti con un caneftro,& metterli dentro
viui,ô morti,fecondo,che l'aratro li fcoprirà, per darli poi aile galli-
ne,le quali diuerranno graflc,& faranno de gli oui aííai. Bafta chc,chi
farà benqucfto,vedrà,chcin duc,ôtrcaraturc, nonuene rcfteranno
fenonpochifsimi.
Ancora fi poflono amazzare à vn'altro modo ne i campi jche fi adac
quano che farano rotti con l'aratro di Giugno,ô di Luglio ; & è , che
efièndo ben'arfo quel terren dal Sole , vi (i ponga dopo nonaadoífo
l'acqua,micon fi fatto modo, che ella vada lenta m ente di mano in ma
до per tutto il campo , & fi lafcia fufo fin tanto (& non più^ che que¡
vermi fian Venu ti fuor dt terra per fuggir la morte. Oside non pur ef
fi ui annegaranno,& faranno beccati da gli vcelli , o fi potranno rac-
cogherecon lemani,o paltjôcon altriftromemi;mafidiftruggeran
no i lucertoni)mufoni,rorzi>topine> & quanti animaletti danneuoü fo
no ira due terre.
j ;-V i N c.Mai non intefi quefti fccreti.So ben che molti feminano de*
lupini per ingraflar'i campi A anco (come alcuni credono^ per far
morir quefti animaletti|ô almen per tarli ritirare al baflo .
Gio.Bat. Lodo ancora io il feminarlidi Lu "Lio nella féconda ara
rc - ti- г с il- contra itier-
tura per ingraffa'i terrent magrijma non gia in quelh'che fono rreddij per-m
perche reftano piccioli,& manco fan morir'i vermi. E ben vero,che gralfaricam
per quell'anno non molcftano le biade feminate ; percibehé, andan- t'~
do per roderle,& trouando prima i lupini eifere amarifsimi»fi riti ra
no al baffo.Ma fappiate,che per ingraflare i campi,é d'altra vtilità il fe
minare i fafoli,fubito,chelfrumento,&ftipula fon leuati fuori ; per
ciochenon vivàfe non due quarteil iugero, & de' lupini cinque ô
fei: Ei doue quefti non danno ftuttoaleuno , quelli andando boon
tempo, rendono due,8¿ tre fome per iugero ; ol.ua che perzapparli ,
fi netta aneo quel tcrreno.Poi voltandoli,fenza fegarli altramente,fot
to terra con l'aratro,& feminandoui il frumento, non manco benefi
cio li renderanno,che farebbono i lupini.Et benchei vermi finodri-
ráno in quelli(per non cfier'amari)perô non molefteráno il fruméco.
V« NC Mi piace quefta inuentione de' fafoli ; percioche, appreflo.
quello che voi dite,fifà anco fe non vn'aratura per feminarli.
Gio.Bat. Vi è ancora vn altiorimedio, che fi come doue è ftato
ilmiglio , feminandoui il frumento, ôaltràbiada, quefti animaletti:
n on vi danneggiano cola alcuna j condolía che fi palcono , defeftu
chij
3% .GIORNATA P.*RIMA?
chi,& peduzziche uircftano fottcrrati dall'aratro, dapoi che'l mi
glio è leuattt dal campo,& fégato il migliarizzo ; coi! fi conduca que
ilo nel campo coltu rato,& fi Tparga talmente fopra, che rcftiben co^
perto : Che voltandolo poi fotto terra con lo arato, vi fi può ficur*-
mente feminare ógni biada, attcfo che fi nodriranno in quel me*
defimo.
V i nc. Se hauere etiandio de gli altri modi per ingranare i campi
mi farete cofa grata fé me li direte tutti. -;-n
Vini modi G io. Bat. 11 primo modo per beneficiare ogni terreno magro>&
fé,- wgraf. pj^ gcnerale,è à lafciarlo pofare almeno vn*anno,ò due,ma ararlo più
>c«rift. rojre ^j vemo,& di fìat e, fin che fWemina di biada.
Il fecondo è à cauare le ripe da ogni lato del campo per due cauez-
■à innanzi del verno (abboffandole verfo i fosfi almendue Vangate)
& nelbuttar quel terreno à mododi vn'argine, mefcolarlo di mano il*
mano con la calcinanuoua, poi che fi cuocerà talmente, che condu
cendolo per tutto il campo al fin diFcbraro, farà produr più ricolto,
che non farà qual fi voglia letame. ■■■ ■ '. ■»
<■ Jl terzo modo è romperlo al San Martino feguente al frumento
tolto fuori, & poi ararlo vn'altra volta alla fine di Gennaro/di Mar2
2o,& di Maggio anco dopo San Bernardino , per feminafui aH'hora i
fafoli,& daP°i vn'altra volta quando fi feminaràil frumento, ò altra
biada . <. • •}•■, •■ -
Il quarto è letamarlo bene con leMme,che fia piti tofto fatto di fre
fco,che vecchio,& darlo per Luna ertfecnte poco innanzi del femina
re ; & fotterrarlo con l'aratro quanto più prcfto fi può, acciochenon
fiaarfodalSole,&dai venti ;perCÌochc quanto più è fparfo, & ricól-
tato fotto frefeo, tanto maggiormente morbidifee, & giouaà tutti i
grani, & alle altre femenze. Vero è,che'l produce più copia di herbe,
che non fa il letame uecchio,laqual cofa è biafimatà da gli antichi.ben
che da noi Brefciani la lunga prattica fa offerirne il modo detto .
Il quinto è, che effendo il tcrren leggiero , fi faccia andar di coriti-
nouoal Febraro, dell'acqua buòna foprà la biada, almeno per dieci
giorni,- perciocheuigiòuarà, come ft ella fuffe letame* ;
Il feflo è,brofciarui le ftoppie,& altre hcrbe,dapoi che è mietuto,
Si per maggior beneficiò brufeiarui delle legne,chi ne haabondaza,
empiendo i folchi macfirali dall'vn capo all'altro,& poi dargli il fìrò-
co,perche ella brufeiarà tutta in poco tempo, & beneficiarà quanto fa
rà giunto quel fuòco,& anco doue quella cenere farà fparfa.
Il fettimo èflo^rgcrui "della calcinala quale ingraffa grandeHie:."
He/& netta benijfimo ogni terreno disile cattine herbe. '■'«
t'tìftau© modo è lo fpargtftìiàttcora la terrà latrata per farelHitts
nitro t
DELL'AGRICOLTVRA. si
ni t ro,quando è finita di cuocere,& che egli с finito di fare.
Il nono è (come ho detto) il dare foprale biadedopoSan Martino,
la poluercraccoltanel gran caldo per le fi rade frequenti.
Il decimo,& ultimo modo (benche nc potrei dir de gli ihri) è il iè-
minarui nonfolamcntcde' lupini,& faibli (come ho anco drtto)ma eli
dió délia ueccia,faua minuta,& fenauro; & fotterrarc quai fi uogliacofa
con l'aratro,quádo fi feminano le biadc.Et qui faccio finc,pcr euer l'ho-
ratarda,& perche mi pare che habbiamo ragionato allai .
V i NC.Tutte quefte cofe fono di gran beneficio, eccetto che fárcbbe
più lafpefadelbrufciarlelegne,&del fpargerla calcirafpcrcfîlr'à noi
di tanto codo) che non fartbbc la vtilità dcll'ingraflar la terra, ¿V bru-
/ciar le cattiue herbe con le loro radici : Etnon meno farebbe il brufeiar
leftoppie quandoc mictutojpcrciochcèd'alrro beneficio al noftro рае
fe (ílquale per natura è cofi fterile) à confumarle fotto à gli animalijcó-
partendolc poi btne ftcrcorateà i campeche brufciarlejComelifaccua-
no già più an ni ; attefochc all'horanon vi era la buena intelligentiadel
ben colt iuare,chc hora fi vedc,& tuttauiavà crefcendodi bene in me.
glio.Nc quefto ho detto per contradinii,anzi vi ringratio di quante со»
le mi hauetc detto fi cortefetuenteinqueíta honorata profcfsione . Ec
che q titilo fia vcro,vi promette di ritornar dimane; fperando che non
manco mi fíate liberale nel chiarirmi delle altre cofc,chc io fon per do-
mandarui .
Gio.Bat. Et io ancora mi obligo di ragionaruidi quantofarà il de
íiderio uoílro,& tutti queglialtrigiorni che voi deíignaretev

IL FINE DELLA PRIMA GIORNATA.

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LA SECONDA GIORNATA
DELL' AGRICOLTVRA,
DI M. AGOSTINO GALLO,
Nella quale fi tratta dell'berha Medica , &
dell'altre cofé utili ali'Agricoltura .
E s ideroso gran deméte M . Vincenzo Maggio di
W offeruar la promena fatta all'Auogadro, non hebbeàpe
^ffe^A |\ na definato, che andò al fuo bel luogo ; doue fmontato,
|C||fyk lo ritrouò nella molto bella capelletta fabricataincapo
-/j^\ del giardino,la quale riguarda à Tramótana,& à rimpec
to del gran pergolato,chelodiuide:Ondc,faIutatofi pri
ma l'un l'altro ,& poftiìi à federcjdopoche hebbero ragionato alquanto
della uaghezza di quel fito,& delle figure dipinte,che ui fon'attorno ; il
Maggio,per non perder tempo,cominciò a dire. Hora che ci ritrouia-
moinqueftofrefcoluogo.caro mi farà, che noi M. Gio. Batdfta mi di
ciate le qualità della uolt ra fiori dulicrba Medica, poiché non ho nìai in-
tefo la natura fua,ne il modo di allenarla.
Trattato del Gio.Bat. Voi non poteujte chiedermi co{àpiugrata,cheilragio'
l burba medi nar jj qUcfta pretiofa pafìurajpercioche non folamentc e Tempre fana à
gli armenti ; ma , efTendo polla in terreno conueniente à lei, rende frue
totalmente per uintij&trent'anni, che ( come dice anco Collumela }
un iugero Romano,per l'ordinario, debbe far le fpefe un'anno à tre ca-
ualli;& masfimamente quando èaccommodato d'acqua per adacquarlo,
ò effendone priuo,che'l (iaaImenode'migliori,& ben graffo. Percioche
quato più farà morbido,nó meno quefta lingolar paftura,fi fegarà (fuor
del primo anno) cinque,& fei,& anco fin fette uolte ne gli altri feguéti.
V(nc. Elfendo quefta cofi utile herbacofa antica, per qual cagio
ne non è in più luoghi della Italia? & particolarmente in queftopaefe,
il quale
DELL' AGRICOL TV RA'. 35
il quale è dotato delle migliori cofir , cheli potfono raccogliere per con
to del ben coltiuar la terra.
Gio.BAT.QueftadelicatapafturafiidiftruttadaiGotticon lctan-
te belle cofe della infelicisfima Italia; onde, per eflferfi confcruata in pò
chi luoghi delIaSpagna,& poi tardi ritornata à Napoli , à Volterra,!
Scandiano,finaImcn te è giunta in grembo d'alcuni noftri cittadini , che
la eiTaltanoj&fpecialmcnte il nobile M.HercuIanoCuccho, Arigoltor
molto raro. . .>
VmC. Quai terreni ui paiono migliori per fcminarla,& per farla na
■fcerebenisfimo?. . »
; G l o.B at. Ella uien (blamente bella ne i leggieri,cafalini , & ladini;
ma non fi può fallare à feminarla in tutti quei campi , che producono bel
lino, arandoli, ò più tofto uangandoli per Luna uccchia , & in tempo a-
£Ìuto,acciochc l'herbe muoiano.Ma poi perche fi debbe lar'ogni posfi-
bile per farla nafeerefenza altre herbe,bifogna prima che quel campo
fia bc pianOinettOjgrarTojben arato,&ben'crpicato per lungo,& pertra-
Uerfo à preféfcnza folcili rnaeftrali.CominciandoalGiugno,& dapoi al
1' Agofto,airOrtobre,al Decébre,&alFebraro,accÌoche quel terreno,&
herbe lìano bémortificate da!caldo,& dal gelo:Etpaflato San Giorgio,
è almeno mezo Aprile fia caricato di letame uecchio , & fotterato fubito
con l'àratro:Et come è ben'arato,&:erpicatotutto piano fenza folchi ql
eampo,fi fparga la femenza melcolata col panico,& dapoi fi raftelli be -
nistìmocoi rafttlli di legno non troppo rari di denti per efier nemica
del ferro.Ne perlo panico patiràjpercioche nella prima fegatJ,fi taglia
re tenero , il quale morirà talmente,che le altre fegate riuniranno lèn
za cattiue herbejconciofia che ritrouandofi ella bene fpefla, & fatta potè
te,non potrann'hauer luogo di nalcere,come haurebbon fatto , quando
non ui fufle flato il panico.Auertendo però che quel terreno fia in amo-
te:perche altramente tal femenza non nafeerebbe fenon con difficultà;
& anco quando non fuffe preparato quel terreno al modo deuo,farebbe
cofa perfetta à criue!larlo,& far poi le altre dette.
Vinc. Quanta femenza uiuuole à feminarquefta fi buenapaftura?.
G i o.B A r. Vi bifognano almeno treoncieper tauola,che fanno uin-
ticinque libre al iugero;machinedafleancodipiù,farebbemcglio.Per
oioche quanto più nafee ipcfla,tamo maggior quantità produce d nerba;
©ltra chefcome ho detto)non ui nafeono altre herbe , fé non con diftì-
<ulta:Non mancando però à feminarla per Luna nuoua, & nell'hora tar-
da;pcrcioche, cflendoinliumidita dalla rugiada , nafccràconfacilità,&
Sminandola nel caldo creparebbe quali fempre., : l.:
, Poi cllcndoui acqua, bifogna laprima uolta adacquarla pian piano ;
C a perche
4* GIORNATA SECONDA
perche quando fi adacquante co impeto,facilmente fi fterparebbé in par
te : Et manco bi fogna adacquarla dopò Settembre infino che è pattato
Aprile.Vero è,che potrebbe effer tanta fecchezzaall'Ottobrc,& al pria
cipio d'Aprile,che farebbe bene à bagnarla, ma leggiermente : Auenga
che ui fon'alcuni noftri cittadini,che reftano di adacquarla,perche le da
no tanta copia di letame perfetto,ch'ella è fempre morbida.
. V i n e . Vorrei faper'ancora quando è da fegare,& come fi debbe
ordinare.
: Gio.Bat. Si taglia la prima uolta ogn'ano,intorno a gli otto della Iu
iia;percioche,per l'ordinario,fì fega anco ogni trenta giorni . Ma non fi
laici mai tal'herba à mucchio più d'un giorno,& medefunamente quella
del tnfog!io;percioche,comc ftà di più in un luogo, fi fcalda di tal for
te,che fa morire tutta quell'alt ra,chc fi troua fotto,la quale più non ri-
nalce. Et però non fol amente ita ben'à farla feccarc più torto che fi può;
ma quando non fi potefle,non fi manchi ogni dì à poner quei mucchi in
altri luoghi. * Aduertcndoà non lafciarla pafcere,pcrche patifee tan
to dal dente,& dal fiato delle beftic,che ella non produce,ò crefee fé nò
malamente, ò che del tutto muore. *
(guanto poi al raccoglier la femenza di quefta Medica, di co che no fi
può tenerli primo anno (per effer debile ) ma gli altri Ottenendo la fe
conda tagliata,perche matura nel caldo di Maggio,di Giugno,& di Lu-
glio;comenon ui uuole manco tempo:Benche quella parte fianco fa
cilmente dapoi due fegate.Ma bifogna che i cornicelli doue ella fi tro
ua dentrojfiano talmente fecchi,chc nello fpezzarli ui fi ueggano bé ma
tari,cioè quando fono diuenuti gialli.Et perche le herbe medefime,ne
producono alle uolte delle altre nuoue ( per tardartanto à fegar le pri
me) le quali facilmente fi piegano,& qualche uolta uann'à terra,però bi
fogna ufàr buona diligentia nel tagliare con un fiocchello ben tagliente»
tutte quelle cime che hann'i cornicelli, & ponerlc di mano in mano ne i
facchi,& uottarli nell'ara ben netta; facendole feccare,& battere; & da
poi, leuato uia quel pagliuzzo,fi criuellerà con criuel minuto tal femen-
za,& i non ben rotti cornicelli fi tornaranno à battere tante uolte,fin che
refiino ben disfatti . Sedacciando poi quanto farà pattato dal criuello;
percioche quella poluere anderà in terra, & la femenza rintanerà den
tro con la bulla,la quale nel uenir'à cimala leuata di uoltain uolta con
la mano.,finche la femenza retti ben monda.Ma perche non fi può cauar
tutta la femenza dai cornicelli ritorti,ne rimane nella bulla, però è bene
àferuarla , & darla fopra alla femenza , che farà primamente fparfa, Se
poi raftellare benisfimo ogni colà infieme : Che facendo ben quelle
cofe , non fi raccoglierà manco di cento libre di femenza periugero,
&
D EL L'AGRICOLTVRA. &
&due carra di paftura tagliata con la falce,laqualc non farà inferiore al
fieno, fuori che farà più matura. *
ViNC.Credete voi,che quefta hcrba fia cofibuona verde à gli arme»
tijcome quando è fatta in fieno ?
Gio.BA.Anzicheordinariaméte lamagianopiù voléticri verde,m.a
bifogna dargliela vn dì dapoich'è tagliata jpciochepotrebbono patire
per la troppa morbtdczza,ch'è in Iei,quàdo la magiaffcro frefca, & non
pa(Ta.Ma dandola al modo dctto,non fcalda, ne offende gli animali.co-
me fa il trifoglio,& altre herbe frefche,anzi limatienefani,& gagliardi.
VlNC.Horachereftofatisfatto di quefta paftura, vorrei fapcr non
meno,come fi debbono tagliare,& ordinare, & anco conferuarc i fieni .
Gio.Bat. Effendo posfibile,dico che fi taglino per Luna nuoua; per £*?*• *'
cioche quei prati produrrano più facilmente Inerba , che non farebbo- J"m'
no quando e vecchia ,• tagliandoli anco più tofto teneri,che troppo ma
turi ; conciolìa che reftano più faporiti,& ingraffano più gli animali: Et
oltra che fanno produr gran copia di latte, & quei prati ritornano più
pretto àcrefcere. Quando ima!ghefi,&pecorari vengono al principiò . .
d'Ottobre alle casfine,ritrouano le herbe alte da pafcere,& i fieni fui fé
Hileben'ordtnati.Etfimilihuomini pigliano mal volentieri fieno molto
maturo ; perciochenon folo non fa abondar di latte i lor beftiami ,&
lo mangiano malamente; ma fi della rufia affai, la quale non è buona da
altroché di farne letto .
Poi nel fegar'i praticano fparfe quelle antane folamcntc,che fi poffa
no raftellar la fera, & ridurle in mucchi . Percioche quell'herba che farà
diftefa,& percoffa dal fole,& poi non ammucchiata auanti la notte , farà ,
danneggiata molto dalla feguente rugiada,la quale rode talmente il fior
fuo,che le vacche & altre beftie la mangiano malamente quando è fcc-
ca ; oltra che fempre nel pefo refta non poco leggiera .
Ancora fi facciabenfeccar quel fieno, chehanda mangiar'icaualli,
& buoi che lauorano ; attefo che darà loro più forza, & li farà manco lu
bricare;& quell'altro che han da mangiar le vacche, & le pecore , fia al
quanto mal fcceo,&masfìmamcnte le due prime fegate; percioche lo
mangiano meglio,& fa produr loro del late affai.
Quanto fia poi à quel che dite di conferuar* i fieni.che né fi marcifea M«*
no ; dico che come fono polli fui fenile,vi fia pofto anco fopra della pa £jjjj£
gliaben'afciutta,& alta per ogni luogo non men d'unbraccio;percioche
non tanto li conferuarà dal calore,& fetore della Italia, quanto che ella
tirerà queftecofe talmente àfe,cheniuna particella di quei fieni peri
rà. Et quefta è la vera via del troncarci gridare co i malghefi, & pecora <
ri,i quali non celiano mai di gittar da parte quel fieno , che fi troua vn
s:.-jì-J C ì PoC°
Iti GIORNATA :s:£CO.N;l5'A
poco muffolcnte,òalquant<>humido per loruotto,òper!o caloreidel
la ftalla.il qual fieno , con la importunità del gridare , & lamentarli YOri
gliono finalmente perniente. • 3z:V ;
Vinc. Tanto piùmiècaro quefto rimedio della paglia , quanto che
i pallori j & [bergamini mihan più volte poftoin clifperatione di non
trifogliar campo a!cuno,& quei pochi vecchi di farli arare*
i G i o.BAT.Non facefte mài arare fimili prati ; che fé pur non vi pia-
eeffero cofi,meglio farebbe farli brufciarc.. Inuentionc per certo vtilif-
fima à quei luoghi,che fono à propofuo,& che non producono fieno .
Pcrcioche fi raccoglie più anni tanto ricolto di fegala,di frumen to,& di
miglio,chequafi è cofa da non credere. ■«• i ~
'-""."• Vi NC.Quali ordini fi offeruanonelbrufciare quefti pratij&come
fi caua tanto frutto i "- -.. : . • ; i:.,- . ' ■•: n:.->
T ut dei ; Gì o.BAT.Non ogni prato (benché triftó) è buono da brufciare,co
brufàart i nie i ghiarofi,ò geffofi, ò cretofì , & quelli che non hann'in cima almeno
fraii,chef0- tre dita di buon terreno ; ma fi ben s'han d'abbrufciare gli aridi , & che
no a propofi. producono poca herba,ò che fono ben coticati, & ben radicati di herbe
». più tolto cattiue,che di buone. Percioche tagliando le lotte, ftann'infie
me come fé fuffero tante pelli di pecore.Et quefto fi fa nel gran caldo,
cominciando all'Aprile fin per tutto Agofto . Ma meglio è all'Aprile
per feminarui ilmiglio,& dapoila fegcla,ò frumentata,& non frumen
to per li due primi anni ; perche an darebbe à terra perja troppa morbi
dezza, la quale vi fi caua col miglio per pi ù anni , fecondo la poiTanza di
quel terrenojconciofia che fé ne trouano alcune volte di tanta graflezza,
& potentia, che fupportano per otto,& dieci anni continoui, miglio &
fegala,ò frumentata,ò frumento . .n :: '»
Poi à brufciarli , bifogna far come fan gli huomini eccellenti à que
fto. I qualieflendo fomiti di zapponi ben taglientii& beri futi per fimil
erFettOjtagliano la cotica del prato in lotte lunghe vn braccio & mezo ,
& larghe non più di vnOj& poi in altezza non meno di due dita.Onde ,
pigliandone come farebbono dodici braccia per quadrotta tagliano per
•dritto dall'vn capo all'altro ; & dapoi vn'altra fimile tagliata lontana da
quella rn braccio ; tagliandone vna per ogni braccio è mezo,& drizzan
dòle in piedi di mano in mano,fin che fori finiti tutti quei dieci,ò dodici
tagli per quella via.Facendone poi anco per traticrfo,& lontani l'un dal
l'altro non meno d'un braccio e mezo . Le quali lotte, oltra che refi ano
'lunghe vn braccio è mezo,& larghe vno,le tagliano,& lcuano,& concia
•no (dandole col piede,& riuolgendole à dietro)di vna in vna à fila vei>
fo il fole in piedi,& aperte; dico contanta agili tà,& preftezza,ch'egliè
■ vna marauiglia da mirare.Qnde,fecche in otto,ò dieci di ben dal folcale
° i £ - brufeia
^Ortt'AGRlCOLTVRAP <*
brufciano commodandole però prima di mano in mano à guifa d'un for
nello tondo con vn buco da vn lato,in fondo,per poterui dar'il fuoco,iI
quale fia largo di dentro non men di due braccia.Ponendo il primo cer-
'• chio di lotte doppiate à modo d'un foglio di carta,& poi dell'altre fcem
- pifc con l'herba di fotto ; facendoquefto di cerchio in cerchio , fin che
ogni fornello fia alto rnbraccio e mezo. Mettendo dapoi dentro vn po
co di paglia , & fopra à quelle lotte due fafeine à trauerfo , per inuoltar
meglio con le altre che vi vanno; reftringendo però di cerchio in cer
chio ogn'hora più , fin che han finito d'inuoltare con quelle lotte , che
baftano.Et finiti quei forriclli,ciie esli diuifano.li danno il fuoco,il qua
lebrufciando lapaglia,fafcinc,& lotte,dura vinti, & vintiquattro hore
' innanzi fia finito •' I quali fornelli non fono mai abbandonati da quei la-
uoratori con forche di tre denti di ferro nel conciar'il fuoco, ò lotte ca
dute; leuandolemalbrufciate,& quelle che fono doppie in fondo, flc
rimettendole tutte diftefe fòpra à i detti fornelli,per lo hiocojche afeen
de in fu'. Et brufeiati che fono,li lafciano raffreddare per fei,ò fette gior
ni,& poi fpargono tutta la cenere di mano in mano per tutto il campo ;
non lafciandone alcuna parte in quello (patio doue Iorio (iati quei for
nelli; percioche perefler ben cotto quel fondo,fruttarà afiài più,che nò
farà ogni altro luogo coperto di cofi perfetta poluerc . Ne altro vi fan-
no,a(pettando folamente che pioua vn acqua per tutto Maggio , accio-
che ella tempri ,ót incorpori quella cenere nella terra ; arandola bafla, &
non pigliandone con l'aratro più di quattro dita , quando fi è per femi-
nar'il miglio intorno àgli otto di Giugno ;& non accaderà à zapparlo
per quattro,& più anni ; attefoche non vi veniranno herbe cattiue; ma
folamente vibifognerà cauare con la zappa quel raiglio,chetaU'hor fuf
(e nato troppo fpelfo,& feminar'aU'Ottobre,& nò più prefto della fega
la,ò trumctata, com'ho detto;percioche vi venirebbe troppo morbida,
ViNCi'iiiantafpefavi può entrare à conciare vn iugero di prato?
' Gio.BAT.Ordinariamente fi fpendono dodici lire, ò poco più; ma
è fpefa fatta per vna fola volta .
• VlNC.BencheiIgrand'utilepo{faportarequeftafpelà,nonfipotreb
be-però ritrouar'un altra via,che non fi rpendefle tanto?
Gio.Bat. Vifon'alcuni , chenuouamente fanno con diligentia le
lotte con l"aratro,& poi le partono,& conciano pur'in fornelli al modo
detto. A. i quali, auenga che paia,chc non auanzino molto, per andarui
più legna nel brufcìarle ; nondimeno, oltra che fi efpedifcono all'ai più
tofto,quefto modo èanco più vtiledeiprimo,percioche fi cornei zap
poni non tagliano la cotica più di tre dita; l'aratro trouando terren buo
' nodi polpa, fonda almeno il doppio; onde, efiendo ben brukiato,
C 4 refta,
40 GIORNATA SECONDA
retta tal méte morbido, che non men di dieci anni frutta tantoché è cofà
molto marauigliofa. . .!. :u..tJ ?,oj«j. i'.Ik«»
V 1 n e. Nò credete uoi,che in tali capi ui ueni.rebbe benissimo la Me
dica, per eflere graTsisfimi, & perche non produrrebbonoherbaajcuna,?
Gio.Bat. Non tanto ui uenirebbe floridamente quella fi ngular pa-
ttura,ma chidefletal terra à gli afparagi,à gli arttchiocchi>allicedrij&
alle altre piante gemili,non è.dubbio ch'ella auanzarebbe ogni altra graf
fapur'afiai. ( : • -i-.u.) r- ,.:>i. ì-:!i:«-j :■'-.■'- il
Vi n'c. Pèrche fi uede anco l'utilità grande,che riefee à feminar'i rifi
né i campi magri, & fporchi , poi che fi riducono in buono fiato ; mi farà
càro,che mi diciate i modi che fi ofliruano.» 1.1 .«.-.•■ v-
Trattatodet Gio.BAT.Seminandojiei campi detti,tanto più ne prodqcono,quan
rifi,
to fon più potenti quei terreni,i quali uoglion'etiandio manco acqua de'
deboli,& lcggeri,laquale non può giouar loro,fe non fono ben'uguali ,
calmai non iìafoftentatacongli argini. Si ara adunque il campo auan
ti il gelo,&poi fi ritaglia al fin di Genaro,& s'interza,& fi feminaal prin
cipio d'Aprile con quatro quarte di bella femenza per iugero , la quale
fia fiata nell'acqua vngiorno,acciochenafca più pretto; anzi vi fonò al
cuniche la pongono dentro,eu*endo neifacchi,& lalafciano coli, fin
che quei grani germogliano,& dapoi lifeminano . Hauendo però fatto
prima gli arginetti per lungo, & per trauerfo,fpefsi,& lontanil'un dal-
raltro,quanto più,& meno quel campo è piano . Cofa che ogni efperto
Agricoltore vede con l'acqua, che di luogo in luogo li mottraàqual
modo vi vanno fatti tutti quelli,che vi bifognano.Et oltra ch'egli è dili
gente nel lafciarla di quadro in quadro non più alta di due dita , con. lo
inondare vgualmente tutti ; fa anco che ella non cella di correre (eccet
to in alcuni cafi che vi dirò) fin che fon maturi i rifi. Et ancor non
manca à follecitarla fpcfl'o, vedendo come ftan gli arginetti, & boc-
chettidiluogo in luogo, &proucdcndo Tempre à quanto fa bifogno..
Ma quando s'immorbida troppo il rifo,egli la leua,& non la ritorna fin
che non vede , ch'el Sole l'habbia mortificato; &come vede checgUè
perfarlafpicaffàpendoanco che all'horafiorifccck produce tutto ad
vn tempo il grano) fubito raddopial'acqua per afsicurarlo , che non fia
nebbiato , come più volte auiene , fé non è difefo da lei . Batta , chi
fàbenqueftecofe,puòftar ficurodi raccogliere le dieci, le quindi
ci , & le vinti fome di rifo per iugero . Et oltra , che fé ne può femi-
nare il fecondo, & terzo anno (ftando che non produce minor ricolto
del primo) è anco gran giouamento à quel campo per trouarfi ben
grado, & ben netto di quante herbe cattiue,& animaletti danneuoli,
che vi erano. La. onde ficuramente per due, & tre anni continoui,ui
fi può
DELL'AGRieOLTVRAì 41
fi può feminar del frumento,ò frumentata^che Tempre vi vcniranotelli.
Veramente fé qutflo frutto non cagionafle coli cattiuo aere,com e fa
perl'acqua,che vivoledi continuo per cinque mefi,lodarci che fé ne fé
minafle quattro volte tanto,come fi fa;percioche fi vede quanta fouen-
tione rende à quello paefe nel mangiarlo in mineflra , & più nel maci
narlo con la fegala, & miglio in fieme, ò con quella folamente per far'il
pane con maggior vtilità •
1 Vi NC.Qtial vfanza vi par migliore circa il feminar le biade,fopra ter
ra,ò volgerle fotto con l'aratro ?
G 1 o.Bat. Non tanto fon'alcuni che prudentemente feminano fot- Dd/fAu*
to,& fopra come conuienei i fiti , & à i tempi tardi , ò tempo riti ; ma i ifaj[°*r*
più feminano fecondo le loro vfanze,le quali poflbno efier cofi catti uè,
come buone . Vero è , che quanto più fi femina per tempo , tanto più fi
debbe feminar fopra ; fi perche i grani nafeono più facilmente, per effer
coperti con poca terra,che non fan quegli altri che fono feminati fotto,
che ne hanno fopra maggior fornata ;& fi anco per che oprano più cin
que quarte nel figliuolare,che non fanno fèi,& (ètte à feminarle tarda
mente .Ma fè'l feminar fi tarda fin che fopragiunga il freddo , all'hora fi
debbe generalmente in tutte le forti de' terreni feminar fotto,& coprire
il frumento con l'aratro cofi leggiermente, che non fu coperto più di
?uattro,ò cinque dita dal terreno, ilquale fi debbe anco erpicar come di
opra. Et pero fallano grandemente coloro , che hauendo feminato fo-
pra,mentre che'l tempo è flato dolce (com'è cofa ragioneuole)copren
do di terra i grani con l'erpice non più di due dita, come poi compar'il
freddo feminando (otto (come allhoraflà bene) ve ncolgono adotto
più d'un palmo ; onde non è marauiglia fé quelli poueri grani quali fem
premuoiono in grandifsima quantità per non poter fpuntar fuori di ter
rafcrtonmalamente,pertrouarlì fotto di ella troppo fepulti : Et tanto
più occorre quello, quanto più fi tarda à feminarli .
Vin'c. Quante quarte di bel frumento credete .voi che nafeono di
quarte fei feminate in vn iugero di terra ben'ordinata ?
Gio.Bat. A punto io afpettaua, che voi mi domandafte quella cofa Q^m'ifochi
tanto neceflaria ; poiché tutto il mondo non fi auuedeffe d'un fi gran ^*£y/fa.
danno, ch'egli paàfcc tuttauia per non feminar le biade , come dourcb- ^y^mw*,.
be fare,le quali nafeerebbono fparfe come fa il lino, & n on à linee dric-
te,& lontane l'ima dall'altra quali un palmo,& più ancora , fecondo che
è arato groflo quel terreno: Il qual errore non pur cagiona,chc fra quel
le non fi veggono fé non pochi , ò niuni grani j ma fa che quei prima
mente feminati fparfi , corrono infieme; onde per ritrouarfi fuffocati
l' un dall'aUro,non è poi marauiglia fé ne nafee cofi poca parte,come fa.
VlhC.
41 GIORNATA SECONDA
■' Vinc.A che modo mi moftrarete,che non nafcono tutti,ò almeno
la maggior parte?
Gio.Bat. Hauete prima da fapere , che à feminar quarte fé: di fru
mento in vn terreno di mediocre bontà , egli non rende (per l'ordina
rio) più di trenta quarte per iugero; cioè fome due è mcza ; che viene
àdar per ogni quarta,cinque quarte; che fé nafeefle tutto,bifognarebbe
anco che ogni (pica non producefle più di cinque grani . Poi , fi come
\ dando le fpiche dieci grani per (pica,nafcendo tutto dourebbe dar feflan
taquarte,chc fono cinque fòme;& non facendone più di due è meza,
è chiaro che non nafee più della metà ; coli producendo vinti grani, &
non facendo le cento vinti quarte (come dourebbe fare quando nafeef
fé tutto)cbe fono dieci fome,ma folamcnte le due e meza , è certo che
non ne nafee più della quarta parte.Ma quando le (piche rendono qua-
ràntagrani l'una feome generalmente poflbno fare in quei campi^ fi co
» me quando nafeefle tutto quel frumento renderebbe ducento quaranta
-quarte,che fono vinti fome; & non facendone fé non le due e meza det
te,fi vede che non nafee fé non l'ottaua parte:Che e poi quando la mag
gior parte de' grani che nafcono,figliuolano anco più fpiche ? Che prò
ducendone almen due per grano,&non pattando le due fome e meza,
è cofa certa,che non nafee fé non di fedeci l'uno . Pcnfate poi quando
• molti grani producono le quattrojle fei,le dieci,& piùfpiche,& che per
quello quei iugeri non padano le trenta quarte.quanta parte di frumé-
to debbe nafeere i
VlNC. Pofcia che mi hauete fatto capace d'un tanto danno, vorrei
etiandio che mi dicefte,donde procede quell'errore .
G io.BAT.Certamente che non prouiene da gli vccclli,che alle vol
te beccano qualche particella di quei grani che reftano feoperti , ò da i
vermi, òd'altri animaletti che rodono gli altri fotto terra; percioche
que(lomoltefiatefalla,comefivede,che quando il grano è riuoltato
fotto dall'aratro,gli vccelli noi poflbno beccare,& manco roder'i ver
mi quando è feminato co i lupini,ò co i fafoli,ò migliarizzi,ouer che nò
ù cttgìmti uè nefono.Et però la maggior colpa di quefto,è fempre di quel bifolco
fercht~'n- -'- - " r " ..... ,. . -

do cgli,efce dalla terra fempre in tante righe dritte fra vn folco,& l'aL-
tro,quante fono anco le arature fatte groflc,ò fottili:Et medefimamen-
te auiene quando fi femina il frumento dopo,chc èarata la tcrrajpercio
che,fpargendolr fopra le arature chenon fi trouano piane, ma à cofte-
fe,& vallette fatte per dr«turadaH'aratro;& quella parte che cade ne He
vallette,
■ D FLL' A€ R I COL T V R A . 4J
yallettc,Vi fi ferma,& tutta quell'altra che cade fopra le cotte della terra
più leuata,Cubito fi vnifee col detto,che è à baffo: Di maniera che,erpi-
cando dapoi,non folamente fi coprono quegli iftefsi grani,che fi ritro-
uano vniti in linee,ma trouandone qualch'un fu l'alto^tl medefimo erpi
ce gli vrta gi ù, & li caccia adoffo à tutti gli altri .
V i NC. In qual modo fi debbon'addunque feminar le biade per farle
nafeere, fparfe,come fa il lino & non à righe dritte ?
Gio.BAT.Volendo feminarfopra,bifognaprimaararlaterra,&fpia r'?*?fc
narla con l'erpice :&. dapoi fparfa la temenza ritornare ad erpicarla bc- ^"ZJi uj,
nifsimoperlungo,& per trauerfo,& poi raftellar di colla in colla pure chefiapofsi-
à trauerfojftando vnaperfonada vn lato,& vn'altra all'incontro, accio. Wc .
che fia ben raftellata.E vero che fon migliori i raftelli co i denti di fer
rerie quei di legno; percioche ficcano i grani meglio nella terra, &
maggiormente la tritano ,- & anco cauano benifsimo le cattiue herbe . >
; Vinc. Chiofferuaffe benqucfte cofe nontanto nonfi fuftòcareb-
bon'i graui l'unl'alcro , ma credo che fi auanzarebbe il quarto , & forfè *
più della femenza.Ma però non fo quanto farebbe bene àraftellare nei
terreni molto forti; attefo che nel tirare i raftelli à fé, fi tirarebbe anco
la terra di mano in mano ne i folchi maeftnili : I quali , come fi trouano
fpianati,è dubbio che'l frumento non perifea per le pioggie .
Gio.Bat. Aqueftoé riparojpciochecominciàdoà raftellar nei fol
chi maeftrali,& tirar à fé la terra iinJà mezo delle colle,& nò più; nò Co
laméte no fi fpianarano in modo alcuno; ma fi voterano , & il alzeranno •'
ancor'i colmi di qlle colle; le quali,finite di raftellare da ogni lato al mo
do detto,fi potrà cózar la terra di qlli colmi fecódo che vi farà bifogno.
ViNC.Che rimedio farebbe à quei terreni che fon talmente deboli, .
& maligni,chefeminandoui le biade pur'al modo detto, dal gran fred
do^ dall'eccesfiuocaIdo,farebbon morte quali fempre?
Gì o.BAT.Ilrimedioè,cheeffendoarati,& erpicati quei terreni,fi fé
mininoprimamentelebiade,&s'incorporino di tal forte dentrocon
l'erpice, che l'aratro nel riuolgerle fotto non poffafarle correreà muc
chio in fila , come fempre fa ; erpicando , & raftellando dapoi beniafi-
moal modo detto. Eglièil vero, che queftonon fi potrebbe far nei
terreni medefimi, quando vi fuffero tagliati i migli, òfafoli,ò altre
rendite ; conciofiache non li arano fé non dopo che fono fparfe le
biade . Et però il meglio farebbe à feminarlc in quei pagliuzzi ,
come fi trouano , & poi ararli talmente fattili , che li faceffero al
meno vn terzo di più di arature delfolito;noh fondandolo aratro
fé non quattro dita,òpoco più, & erpicando parimente benifsimo,
percioche npnfi potrebbono raftellare fé non malamente per li tan
ti V
44 GIORNATA SECONDA
ti feftuchi,che ui farebbono.E^bèn vero,che à feminar gli altri terrena
che fono prima arati,& erpicati , non folo fi debbono fpargcr prima le
biade,& incorporarle benifsimo con l'erpiccmariuoltate che fono fot
toconl'aratro,fi erpichino,& fi raftellino anco ben'al modo primo .
VrNC Che rimedio vi farebbe etiandio per far nafce/ le biade pre-
fto,vedcndo che quanto più tardano,tanto maggiormente fon beccate
da gli vccelli,rodute da i vermi,ò diftrutte da gli eccesfiui freddi .
Gio.Bat. Non bifogna feminar grani/e prima non fono flati inac
qua per alcune hore , & diftefi dapoi all'ombra fin che fiano talmente
afciutti,che corrano ben nel feminarli:Perciocheà quefto modo,fipof-
fono leuar tutti quei guafti,che reftano in cima , per non effer buoni da
nafccrcò almeno dafìgIiuolare,& valerfenein altri modi; come fareb-
be,farli macinare per cauarli quella poca farina,& femola che vi fufle ,• ò
ponerli con gli altri grani , ouero darli à polli . Seminando folamente
quei belliche reftano in fondo,i quali nafceranno facilmente in tre,ò
• quattro giorni . * Auuertendo all'errore che, fanno tutti quelli,che fpar
gonoigraniàtrauerfodidue,&di tre colie, doue Coprendo i folchi
magiftrali nel curtarli poi co l'aratro, radoppiano la femenza d'ogni fol
co con quella che coprono fopra l'orlo di ciafcuna colla. Et però per
fchifar quefto danno,fiano fparfi i grani caminando per lungo di colla
in colla,& non gittarli ne i folchi,fe non quei pochi chea cafo vi falla
no ; perciochc , oltra che vi anderà manco femenza , non fi fuffocherà
* n'anche parte alcuna . *
Vinc. Vi pregoancora che mi diciate,qual forte di frumento haue
te per migliore da feminar'in quefto paefe ?
ti fiì» fru. Gio.BAT.Lafciandodaparteil fruméto,chc fi coftuma nella Marca
Zdk» TrJcu/fana> & i[ tofell° «n moki luoghi nella Lombardia,dirò folamen-
•i ' tede marzuolo,&corezzuolo,& rolTo,! quali fi feminano tra noi.ben-
che il martuolo fi femina folamente di Marzo ,& per occafione quan
do i terreni non fono potuti feminare all'Autunno per cagion de' tempi
cotrari;.Il quale pefa bene^a è minuto più de gli altri,& non figliuola
(e no pochifsimo . Et però io lodo à feminare il correzzuolo perche vie
facUméte per ognicampo,& fa più bel pane di tutti gli altri : E* vero ;
che'l fuo ^pprio è di feminarlo più tofto ne i terreni leggieri,che ne i for
o:I"tta"13r,olodo Più U roflo;percioche produce più paglia,più grano,
& ita pjU forte in piedi,& più faldo alle nebbie,& alle brine chenon fi
ti corczzuolo.Etoltra che vien più grande,& più bello nei terreni for-
ti.che ne 1 leggicri,ladmi,& altri fimili ; ha non meno bella vifta per ef-
ier grotto , rotto , & luftro , & anco pefa più d'ogni altro quafi fempre
vn pefo perfoma. Ha vn contrario folamente , che la fua feorza è al
quanto
DELL'AGRICOLTVRA, 45
quanto più gro(feta,& non fa il pane molto bianco .
V l nc. Vorrei (àper le particolarità , che fi debbon'ofleruarc intor
no al vero feminar de' grani.
Gio.Bat. Primamente non fifemini nei terreni magri il frumento» Delvmfc-
& fegala nati nei grasfi. Et però fallano quei malfari, che partendoli "*"*v*"|
dai campi grasfi, & andando àcoltiuare i magri , portano con fecoil ^_
frumento raccolto da quelli,per feminarlo in quelli altri . i
Poi fallano ctiandio che (èroinano il frumento , & altri grani dopoil
primo anno,& più quando padano il fecondo,& il terrò; percioche qua
to più fono vecchi, tanto più malamente rafeono . Et medefimamentc
fallano quanto più fi tarda à cauarli dalla paglia,conciofia che alle volte
fi (caldano talmente,che cuocono gli occhi loro.Oltra che fallano anco
molto quei che non fcminano i grani buoni.belli , & ben netti, feparati
da gli altri faluatichi , percioche non e poi merauiglia (ene nafeono
èe tri(ti,& fé fono fuftocati dalle cattine herbe : Che per verità è di tan
ta importanza à feminarli buoni, & netti,che (e fuflc pofsibiIe,(ì doue-
rebbono à grano à grano feiegliere tutti i migliori.
Parimente non tanto fidourebbon ìeminarc folamente quei grani,
che fuffero nati in va Col terreno,& non mefcolati con altri nati in diuer
fi luoghi ; ma ancora, quando fufle pofsibile, (come anco (irebbe fem
prc facile aH'Agricoltor'eccelIente per lo grande vtile che nc feguireb
be) fi douerebbon feminarli che fuflerovfcicida più fpiche nate da vn
(bl grano.Percioche,fi come ogni prudente Agricoltore ricerca le mi- *
gliori forti dianimali,diarbon,& di herbe per hauerne maggior vtili-
tà ; cofi fi debbe pigliar femprc miglior femenze ,• le quali fiano anco at
te ne i terren i doue fi femi nano ; perche,mancando di quefto,non è ma
raviglia fé non abondano fecondo l'afpettatione .
V I n e. Dapoi che mi hauete detto più di quel che io afpettaua,vi pre ."
go anco che mi diciate qual miglio hauete voi per più vtile da feminare?
GioJBat. Ogni forte è tanto migliore, quanto che è pofta in terre- *?" •"*'*•■■
no proportionato à lei.Vcro c,che lo fpargolonon teme cofi la fecchez "**
za,come fan gli altri.Et però fi femina per l'ordinario ne i campi che nò
fi adacquano,il quale produce mediocre ricolto,fe è ben'ordinato .
Quanto poi di quei che non vengonobelli (enza l'acqua, dico che vi Vt inalimi
fono le due forti del manzaro,le quali fono fimili di gambe alte di man- ^***
ze grandi,di grani bclli,& nel render ne i campibuoni,le feide fette, &
leottofomeiliugero ; ma fono disfimili nelle gtifcie,& nelle foglie:
percioche quella che femprc fi è vfata,produce le foglie , & gufeie gial
le; Se quell'altra nuoua le produce ofeure , & nere : Li quale non vien
beccata cofi dalle pa(fere,come quell'altra , per non effer conofeiuta d»
loro
4* GIORNATA SECONDA
Tramo del loro quando è meturajattefo ch'ella pare Tempre uerdc. Ma effendo ilei
mghtir.atw. p0 ben nettOjbcn graffo, ben'accommodato d'acqua,& atto à produr'il
miglio nanojdico che quello paffa tutti gli altri nella bellezza, &nelpe-
fo.Et oltra ch'egli danneggia manco affai il campo de gli altri,& matu
ra più tofto di quindeci,& uinti giorni ( cofa per certo da {limare , pe*
nò ftar tanto fotto à i mali tempi,come lan gli altri ) non teme ne ancho
i freddile nebbiej& le pioggie;anzi fi gode in quelle , purche'lfentail
caldo.01tra,che per effer coli baffo,non èoffefo dai uéti ,da gli uccella
tori, ne da gli animali ,- conciona che facilmente fonoueduti . E'uero,
ch'egli gradifee di cffer'adacquato più fiate, quando non pione affai, &
di effer rarojpercioche figliuola le trenta,& quaranta gambe bellerEtpe
rò non è marauiglia fé alle uolte ne i campi buoni, produce le dieci , Se
le dodici fonie il iugero:Et anco fe'l feace a il miglio moro ; percioche e
conofeiuto quando fi zappa,per effer affai più tiretto di foglia,che 'Ina-
no;oltra chequando ha fatto il grano,è doppiamétealto,& fi può tagliai
di gamba in gamba,& darlo da beccar'à i polli.
Vikc. Mentre che è comparfo quello miglio nano,non folamente
hofempre intefo da gli efperti Agricoltori, ch'egli porta la corona di
tutti gli altrijma mi flupifeo di molti., che potrèbbono commodamente
feminarIo,& che reftano;dicendo,che per effer cofi baffo , & difatic*
nel tagliarlo,& che rende pocamigliarinamon mette conto à porlo ne*
Ior terreni.Ignoranti che fono , non confederando lagrand'utilità del
grano , ch'egli produce ; & che quella poca migliarina fa affai più fat
tione à i buoi , à iugero per iugero , che non fa ogni altra forte, poiché
la mangiano tutta ,& di quell'altra poco più delle cime. Malandando
coftoro nella lor'ignorantiajui prego che mi inoltriate le uie per femi-
nare quelli migli. . f-.i.ìl- . .J :..i ,; ... .j
hno/èminar ' Gio.Bat. Si feminano,& fi erpicano nelle horefrefche} calcando
ci nodrfr'i lidapoiconl'erpicettadi uimini conmoltopefofopra,acciocheilSo-
**&>' le non gli offenda cofi nel nafcere,come farebbe quando il terreno fuf
fé fofpefo.-ohra che la mattina feguente li ritorna per rugiada à ricalcar,
li;& chi faceffe quello anco le due altre fegucnti,li giouarebbe maggior
mente,perche quanto più fono calcati,tanto più tardan o à nafccrc,per
lo germogliar'utile che fanno prima fotto terra , innanzi che efeano.
Et però chi manca di ciò , non è marauiglia fé dal calorecrepa, & fi fec-
catalfemenza. .
V i n e. Non credete uoi,che fi farebbe ben'à metter quella femen-
za neUacqua,quando è cofi arfa la terra.
Gio.Bat. Non tanto lodo in fimilcafoàponer la detta femenza
nell'acqua, ma anco le altre da ogni tempo;percioche fempre nafeereb-j
booo
DELL'AGRICOLTVRA. >7
boao piùficuramente,cVpiuprefto . * Et però fallano grandemente *
coloniche fenó uogliono farequcfto officio , feminino almeno prima
il miglio la mattina per lo frefco,& poi lo uoltino Cubito fotto terra co
l'aratrojperche non farà percoflò cofi dal fole,come uien fatto à quel-
k>,chc fi fparge foprala terra arata. * *
Vinc. Che uie fi debbonoiTeruare,perzapparbenquefti migli?
Gio.Bat. Perche l'antico prouerbio dice.Chiuuol ben empir la ti "Pmttrbu,
na^zappi il miglio in orecchina. Adunque fi debbe zapparlo quanto più
tofto è fuor dì terrajpercioche non pur ui fi leua da dolio ogni herba fai—
uatica ( la quale mentre che uiuedi diuora la graffa) ma ancora , fenten-
do le radici la colturafatta loro dalla zappa ,cominciano ad allargarli fu-
bito . Le quali , quanto piùfi dilatano,tanto più diuengono potenti per
produrle foglie , ingrandir legambe , & farde'grani in copia . Et
percontrario , quanto più fi tarda à zapparlo , tanto maggiormente
l'humore tende à farlo crefcer'in altezza , & non à giouaralle ra-
dici,che fono deboli per hauer'attorno la terra ferrata. Et quello che di
co delzappar'i migli per tempo,fi douerebbe anco fare à tutti i legumi,
panichi,&meliche,benche patifeono manco, pernon efler cofi delica-
ti,come fono i migli.
Vinc. Adelfo io conofeobenisfimo la cagione, per la quale ttrifti
malfari raccoghono fi pochi mig!i;percioche quando douerebbon'ha-
uerli zappati la feconda uolta ("come fempre fi debbono zappar cofi ) è
ben'affai,ie all'hora cominciano à zapparli la prima.
G i o.B at.Mì piace che uoi conosciate la rouina di fi fatte genti:Che
fi come esfi fon'infeliei nel far le loro cofe al contrario di quel che do-
uerebbonomon meno fon mal'auenturati quei patroni, che li tengono
apprefib di fé.
YincA quanti giorni di Maggio ui pare,che ui fi feminino i migli
di coltura,& quelli deluecciale?
G i o.B at.I ualenti Agricoltori mai no li feminano di Maggiojcócio
fia chepermaturarfi per tépo, fono i primi beccati da gli uccelli, fenza -
che no producono tanto frutto,quàto fan quegli altri feminati da gli ot
to di Giugnojfin'à gli otto di Luglio:Percioche,fi come quei giorni fò
no il fiore per feminar'i miglinoli quarttopiù participano delle rugiade
d'Agofto tato maggiorméte abódano di grani in copia.Ecquefto per c-
fpenentia fi uedc,che mai il miglio nò granifee bene , fc prima non ha la
rugiada lunga , & teperata ; la quale all'hora è perfetta,per efler le notti
pio lunghe >& più frefche, che non fono quelle di Giugno,& di Luglio.
Vero è,che ne i luoghi che patifeono il freddo,come fonolenoftreual-
lijflìbene à fcrainarli di Maggiojperciochc tardano à maturare. ,.-«.'•
.-. . * Vinc.
4* GIORNATA PRIMA
V 1 nc. Lodate voi à feminare tanto il panico, quanto il miglio ^ .
G i o.B AT.Quando il campo è buono,ben netto,ben graffo, ben'or-
VA /»««*. dinato,& accommodato d'acqua per adacquartelo do più tofto à femi.
re ilptnko , narui il miglio,che'l panico ; percioche non magrifee tanto , fa miglior
» wiglh „, panc,& fi vende di più. Ma chi vuol feminar panico,lo ponga ne i terre
ni leggieri,gerriui,pctrofi,& di colli,& anco doue non fi adacqua; per
«L- che offendo per natura caldo, ui vien più facilmeme,che nò fa il miglio.
Vinc. Oltra che in Franciacurta fi feminano panichi in quantità
. (per efferui terreni come dite) vi pongono ancora in copia de' rafoli,&
.della melica.
Gio.Bat. Non lodo già la melica in quei fiti,pcrcheui renda frut
to affai (per efler quefto falfo)ma fi bene per giouare alle viti ipeffe,qua
do è diuenuta grande,per difenderloaàl gran caldo.Maà feminarla per
vtilità,non e meglio che porla ne i campi buoni di polpa,& fpecialmen-
te ne gli numidi; percioche non mancando loro il caldo, renderà più
frutto vna pcrtica,che non farannoquattro in altri luoghi.
, VrNC.Semini pur chi voglia la melica, che dame non farà feminata
ne' miei campi;conciofia che io conofco,ch'ella fempre fa fporco,& ma
grò ogni terreno;& fon certo,fe in luogo di quella feminarò legumi, ò
vena,ò vecciale, che anco raccoglierò dapoi più frumento.
Velfmm*r . G i o.Bat. Non folamente è bene à feminar più tofto le cofeche di-
it melici*. tC;>clle la melica, poi chedanneggiatantoi campi per qualche tempo;
ma ui fi può feminare anco del frumento marzuolo,della (candclla, del
la veccia,& de' lupini ; oltra che fi può feminare del frumento roffo,ef-
fendoui buon terreno,che fia ben'ordinato,& ben letamato.
i. Vi n e. Come fi può feminare di Marzo altra forte di frumento,che
del marzuolo detto ?
Cbt'jfrutne . q , o.BAT.Non dirò che quefto frumento roffo fi poffa feminare in
cefifiminart tutto ' mcfc di Marzo; ma ho ben veduto à (èminarlo dopo S.Antonio,-
n» i imeni fin per tutto Febraro nei terreni morbidi,& particolarmente nella con-
*mmi a te. trada de' Liuelli della fpianata di Brefcia,per nò effer ben'ordinati quei
*>™rjh£. camP' 'nnan2i il verno; onde,conla folita femenza,nafceua, & figliuola-
m, uà talmente , ch'egli rendeua di piu,che non faceuano i vicini feminati>
di Settembre , & di Ottobre . Et benché quefto frumento non venga in
quei tempi fenon nei terreni detti, nondimeno molti poffono fare il
medcfimo,hauendo tempo affai per arare, per erpicare, per nettare, &
per ingraffare quei luoghi , ch'erano malamente ordinati all'Autunno :
Che veramente fono pur troppo pazzi coloro , che à quel tempo femi
nano molti terrcni,ancor che li veggano fporchi,magri,& mal coltiua-
U*;& però non è marauiglia fé alle uoltc raccogliono apcna lafemenza. ;
: .; i Vinc.
DELUAGRICOLTVRA. 49
Vi nc. Vi prego che mi diciate ancor'il tempo più commodo per /è- ,
minarle faue.
G io.Bat.Sì come tutte le cofe vogliono effer feminate fecondo la Velvmft-
natura loro,& il valore de* terreni, & la diuerfità dell'aere ; cofi ciafeu- »••'««• '« ;■<■
nodebbehauergiudicioàfeminar le faue da un tempo proportionato *"'
più che da vn'alcro.Er però io lodo chenel noftro paefe,elìcndo i terre
ni forti,rifemininorinuerniccieal principio d'Ottobre, più tofto, che
le comuni alla primauerajpercioche non tanto quelle veniranno più per
tempo,clie quell'altre che fi raccogliono di Giugno; ma renderanno an
co più frutto,& Tetteranno più groffe de* grani. Ma eflendo i campi leg-,,
gieri,ò debolijèbene a feminarui le comunicò le altre più minute che re
dono maggior fomma; feminando quelle due forti per Luna vecchia,
& fpetialmente in quella di Gcnnaro,percioche producono più frutto,
che non fanno quando è nuoua ; oltra che non vi vengono quegli ani
maletti chiamati polcioni, i quali alle volte le diftruggono deltutto .
Non mancando à zapparle benifsimo,come fono fuor di terra. .
^-.ViNC.Lodate voicoloro,che fcmìnanole faue à quel tépo nella pri.-
•ma aratura,& non nella terza ò quarta,come fan quegli altri all'Aurino?
Gio.Bat. Non e dubbio ch'egli è meglio ad arare quei terreni, le
tre,& quattro fiate che vnafola;rompcndoliperòinanzi il verno,accio-;
che fi cuocano ben dal gelo ; ma perche la più parte de gli Agricoltori
non attendendoalla maggior vtilità,non fole (per men fatica) fpargono
le faue nella fola aratura ; ma dicono,chi ne felle di più, che non verreb
bono belle ; adduccndo che quelli , che hann'arato tre volteranno pari
mente ricoltofempre pochi granijma tacciano, che quefto auiene per
non hauer fatto quellearature fé non dopo i dieci giorni di Gennaro, ò
poco più ; onde per non eflerui flato tempo dapofare quei terreni, tra
ì'una,& l'altra,come vi vorebbe per maturarli bene, non e marauiglia fé
rendono poco ricolto .
ViNC.Pereflerevtile quefto capitolo à l'una,cV l'altra parte,i patro
ni dourebbono porlo àimaflàri,& non quegli altri che hieridicefte ;
Voglio che tu mi dia per regalia quefla,& quell'altra cofi .
Gì o.BAT.Non fedamente farebbono bene fé faceffero le arature ne . .
i tempijche ho detto ; ma più ancora fé piantaflero le faue alla prima ve- \t rAm ,
ra,come fanno alcuni Cremonefi , & Mantouani , i quali ne piantanoà.
vintine di pertiche ; percioche raccoglierebbono il doppio , & auanza*.
rebbono poco men che la metà della femenza. Baila che à feminar que
fte faue ne i luoghi buoni , ben letamati , & bene ordinati , fi raccoglie
del frutto in copia (fe'l tempo non va al contrario) & lo anno le-.
guente del frumento in quantità; percioche elle ingrafiano msggiór-
D mente
50 GIORNATA SECONDA
mente !aterra,che non fa ogni altro legume. . o •■;"/
ViNC.Haucreftc voi per forte fecreto alcuno per conferuar le fatre
da i vermicelli , che non nafeeflero dentro,come fanno per l'ordinario ?
Del cafer- G lo.BAT.Bifogna come fon fattefuori delle tauelle , ò teghe, farle
turi* fme. ben feccare fubito : percioche,quantopiù fonoben fecche,& cauate per
Luna vecchia da la terra, tanto più tardano quegli animaletti à venirui
dentro.Ma à ficurarfi che né vi nafcano,nó è poi meglio,che à feparar'i
grani neri da i bianchi.Et refecatoli tutti benifsimo,mandar'i neri à fran
gere (per efler'i più duri dacuocer'in mìneftra^ò farli macinare per far
del pane mefcolato con altra farina,& i biachi ponerli fopra vna tauola,
& fregarli talmcce di mano in mano co le mani ben'onte d'oglio d'oliua,
finche tutti reftino onti;|)ciocheficonferuaranoconpocafpefa,&refta
rano ottimi |> magiare in mineftra co le gufeie d'ogni tépo.Sono lefaue
verdi,&fecche dilctteuoli damagiare,maper ejjere di naturafredde,gens
rano humorigrofsi,caufano dolor di tesìa,etfono sèpre di cattiua digeflione.
V I N c.Poiche ho intefo ciò che defideraua intorno à quefto legume,
vi prego che mi ragionate ancora de gli altri grani , che van feminati di
Febraro,di Marzo,& di Maggio . :*
^elftmm». q io#3at# parlandoui primamente de' ceci , dicoche fi feminano di
Marzo,& per Luna crefeente, ne i campi ben letamati, &ben'ordinati:
Che eflendo afciutti,ò lcggieri,ò di colle, tanto più reftano perfetti per
mineftra : Ma bifogna nel zapparli lafciarli rari,perche i rami loro (ifpar
gono più , che non fanno quelli de gli altri legumi . Et oltre che la Te
menza vol'efler grofla, per fruttarpiù è àico bene à ponerla nell'acqua
almcn per vna notte ,• fi perche nafeono più facilmente i grani ; & fi an
co perche , eflendo di natura falfi ,lafciano almen'in parte quella falfug-
gine. Et però non è marauiglia fc piouendo , quell'acqua che difeende
da i rami grandi , nuoce talmente à le radici , che affai volte feccano .
Sono i ceci per natura caldi,& humidi,& accrefeono ilfangue,& la colera:
Onde effendo ben cotti,il brodo loro aumenta il latte alle donne , prouoca il
ne$lruo,commoue l'orina,&rifchiara la voce .
„, r ' Quanto fia poi della cicerchia , dico che eflendo feminata , & zappa-
re la iker- wcon lecondttiont medeiime , e buona percuocerin minettra,&rm-
chùi . gliore della fegala per mefcolar col miglio nel far del pane . Et perche
eofFefa dai vermicelli della faua, però fia cauata per Luna vecchia, & fat
ta fubito ben feccare : Ma meglio è frangerla ;percioche è anco buona
da mangiare in pane , & in mineftra , come di prima . QueHograno ,
fuori ch'egli è buono nel mefcolar col miglio,come ho detto, nondimeno è poi
ventofo,& di pocofapore .
Medefimameme àfeminar la lenticchia, dico che bifogna letamar
molto
dell'agricoltvra:>."" <jt
■molto ben'il campo,& poi fetninarla di Febraro , & zapparla con ragìo- Del fimi™
ne ; percioche non tanto ella non vien bella, fé no ne i terreni grafsi, & ulmtìuhi*.
ben'ordinati ; ma cuocédola in mineftra , non è mai buona fé non è accó
pagnata con graffo affai di carne,ò con l'oglio buono . Et oltra ch'ella è
fempre cibo difficile da digerire^nuoce molto allo flomaco,gonfia le budella,
ingrojfa la "PiHajnducefogni fpauenteuoli,et cagiona altri dani all'buomo.
Vi nc. Sempre mi fu effofo quello legume per più caufej&peròlo
lafcioà gli huomini,& alle donne fuoghati.
Gì o.Bat.Seguendo pur'à i graniglie fi feminano ne i detti mefì,di- Del farina
co che fi femina la vena co i medefimi modi dell'arare , del letamare , & veM '
dell'ordinare il terreno . E ben vero che la non fi zappa , come fi fanno
fempre tutti i legumi quanto più torto fono fuor di terra .
A quelli medefimi modi fi feminano i lupini di Marzo,i quali auenga Vei fanti*
che non fi zappino , nondimeno chi li zappaffe farebbe molto meglio, ™m>'
perche la zappa gioua fempre à tutti ì femi,& alle piante .
Vi NC.Lafciando che quelli grani non fi mangino fé non crudi,& per
appetito ,• nondimeno quando ne ho feminati per raccoglierli al fuoté-
po,& fpargcrli per ingraffar'i campi, nonfolamcntemihan giouato in
torno de' frumentijma mi han renduto à tanto per tanto , più Vtile , che
non è flato il valore d'ogni legume . !..
G/o.BAT.Venendoal feminarla veccia per far del pane.ouer'al com Del famnar
pagnarlaconla vena per paftura de gli animali; dico che fi può femi- k-www.
nar di Febraro,ò di Marzo con vna fola aratura ; ma meglio è róper quel
terreno ìnanzi il verno,& al fin di Gennaro ararlo ben'vn'altra volta ; &
caricatolo dapoi di letame, fia feminatà nella terza aratura al fin di Febra
ro,ò al principio di Marzo,come hieri più largamente vi difsi . Vero è
che fuor del noftro paefe , ella fi femina d'Ottobre fola , per mangiarla
mefcolata con altri grani in pane .
Poi chi vuol feminar frumento marzuolo,ò fegala marzuola,ouer fca ^f-f*™™*
della di Marzo,bifogna romper quei terreni auanti il verno,& poi rita- \lt^^tt>
gliarli,& erpicali dopo San t*Antonio,acciocheallhora fiano preparati f,^ lm\rim
& ben letamati per farui la terza aratura,& feminarui quei grani . ?ueU,&fc£
Parimente chi voi feminarci fafoli; dico che vogliono effer polii in **«•
buona coltura. Et però bifogna rompere quel terreno al Marzo ,ò più Velfaàm-
toflo al Febraro,& chi facefie quefto dopò San Martino , farebbe anco niffoli.
meglio ;& ritagliarlo ,ouer'interzarlo all'Aprile ;& allindi Maggio,
eflendo ben letamato,feminarli,& dapoi volgerli fotto ccn l'aratro, ma
che fiano primamente flati ncli'acqua,attefo che nafeono meglio: fi zap
pano due volte,& poi fccon do che fi roaturano,fi raccoglionoi comiccl
li le tre>& quattro volte.
D a QuefU
^o GIORNATA SECONDA
Quelli vogliono fempre poca Temenza, ingraffanoi campi, fanno»
frutto in abondjnza,fi<eonferaano lungo tempo,crefcono nel cuocerli
più de gli altri legumi>& piacciono vniuerfalmente à tutti. E' vero che
-generano affai ventofità nel corpo,& fi digerirono malamente .
VrNc. Stando chemihauete detto à fufficiemia di quelli grani, &
• che fimilmentefi feminanoi lini da tali tempi, però desidero, che mira
gionate de' modi,che:fi debbono tenere per haucrne in copia.
Tratt del G lo.B at. Lafciando da partepiù riti, chegliantichi ofieruauana
femmarei li nel femirar'i lini,& pardcularmente doue erano fiate le rape, con zap-
**;&delFàt parli quando erano grandi , & altre colè al contrario noflro ; dico che
datarli. Gabbiamo grand'obligo à quel nobile Brefciano , che trouo la vera via
di (emularli : Cominciando primamente à fpargere di Marzo la femen-
za del trifoglio nelle biade , & fegar poijla flopia trifogliata intorno à i
Ldieci giorni di Luglio,& il fieno al fin d'Agotlodetamando il detto pra
to auanti Natale,ò poco dapoi.Et fegatolo tre volte dal Maggio feguen
te fin'al Settembre,ararlo dopo inezo Nouembre,accioche fia cotto dal
gelo,con non fondami fé non poco l'aratro ; percioche ilproprlo del li
rro è di venir bello,doue fiano fpeffe le radici del trifoglioje quali fi tro
nano in quella parte riuokata di fopra daU*aratro,che vien'à effer mol
to (pugniofà jonde con facilità vi.fi dilatano le fue tencrifsime radici,,
& vicrefconobenifsimo.Et veramente ch'egli è bel veder l'Agricolto-
• re negli vltimi dì di Febraro,ò nei primi di Marzo àfpargerele dieci
& più quarte di linofa per iugero di tal terreno conciato in larghe col
le di otto,di dieci, & più folchi,ben zappai e,ben'vgualate,ben'erpicate»
& ben raflellate,pcr raccoglierui poi i quindici,! vinti > & più peli di li
no ben fatto^come ordinariamente ne gli anni buondì raccoglie ne i ca
pi,che fono à propofito.Et anco èbel vedere,quando egli adacqua effo
lino altempofuo,di luogo in luogo lentamente ; hauendo prima fatto
nei folchimaeflrali,le chiudette,ò argini delta iflefla terra ,non molto
lontane Tvna dall'altra,accioche quell'acqua fi lieui fbpra le colle piane ,
■-.'. • &cofilarghe.Foioltra,chefollecitaqllino,comenafcercomecrefce,
. • & vi fa ciò che conuiene di tempo in tempo jnon meno come comin
cia à colorire lo netta di tutte lecatiue herbe >aceioche nel peftarlo ,ne
lofpadolarlo,& nel filarlo non vi fiano taleimmonditie . Senza che egli
vfa ogni diligènti» nel cauarlo mentre ch'egli e in pcrfcttione,cvnelcó
durloàcafabenfecco,&dapoicauarlilafemenza: Percioche, quanto
più fi tarda à farla fuori,tanto più i forci la mangiano,& rodono il lino ;
oltra che le acque diuengono maggiormente cr udc,douc poi non fono
eoli buone per ammollirlo,come fono d'Agoflo,& più di Luglio.Onde
cflendo morbido>non lo lafcia dentro più di due giorni interi ; ma quan
do
DELL'AGRICOLTVRAV $1
do e duro,non lo caua fin dopo tre dì,& tre notti; facendo anco quefto . .
in tempo,ch'egli non tocchi di due Lune ; percioche in quel calo, anda
rebbe in niente ne lo fpadolarlo.Et cauato dell'acqua ben lauato,lo po
ne in vna mafia tonda,& larga tre,ò quattro braccia, ponendo le radici
di fuori,per tanto tempo,quanto è ftato dentro ; coprendola con leafsi
caricate di pietre,© d'altro peffo : Et paffato il detto tempo,lo diftende
al Sole in piedi aperto di branca in branca,fin ch'egliè ben fecco ; ft da-
poi, raccolto in mazzi legati di vimini,lo conduce a cafa. Onde, come
eglièben peflato con le mazze, lo fa fpadolare quanto li piace ; ponen
dolo di giorno in giorno in vnapila,& in luogo à propofito,con leafsi
l'opra caricate pur di gran pefo,accioche maggiormente le refche, che
fono di den tro,fi confumino di tempo in tempo , & che'l lino diuenga
ogn'hor più fino da filare; come mafsimamente fa quefto, quanto più
anni ftà cofi ferrato infieme .
V i NC.Qual lino è migliore per filar fbttilmente,poiche ve ne fono
dipiùforti. ... £ :,<f . Quotimi
Gio.Bat. Si come il fottile (benché fiapiùcurtodegli altri) èil migliore per
migliore, per effer molle di feta; cofi quanto è più lungo, tanto più è fiUn,&U
groffo,& più afpro da filare. Et però fono da commendare quei Brefcia y ? *f
»i,chehantrouatonuoua via di fare irefi con maggior facilità bianchif reirtÌf'*
fimi'& fottilifsimi.I quali hauendo prima fcelto il lino,fenzafcmcnza,
più fottile,più bianco,& più bellodo fanno ftar nell'acqua corrente cin
que,ò fei giornial tempo detto ; non ponendolo altramente in mafia , ò
pila;percioche,cfTendodapoibenifsimofpadoIato,&filato,diuicnbian
chifsi mo,con minor'artificio di queU'altro,ch'è flato in pila,laquale,per
lofcaldarfi infiemedofà venir'ofeuro.
Vinc. Perche mihauetedetto più di quello che afpettaua, mifarà
grato,fe mi direte ancor'i modi, che fi conuengono à far'i lini inuernic -
ci,auengache tra noi non fé ne feminino,fe non pochifsimi .
Gio. Bat. Afeminare quefto lino detto Calabrefe,bi fogna farli la Vellimm
coltura l'eftate ; & letamato quel campo,fi feminadal principio di Set- mmktk .
tembre fin'al fine; dandoli quarte fei , ò fétte di femenza per iugero di
terra, fecondo che più, & meno è graffo qael terreno. Etqueftolino
vien'in affai copia,quandonon è danneggiato da gli eccefsiui freddi , ò
d'alcuni venti fpeciali che foffiano di Primanera:Ma è fidamente buono
per far tele groffe , che durano affai manco dell'altre<E' vero ch'egli vie
ne più alto,& più groffo di gamba,& di feméza,che non fa l*altro,la qua
le produce anco più oglio,che non fa la noftrana . Del refto vi fi fanno
tutte quelle cofe,che fi fanno all'altro lino .
VlHC. Per qual cagione dite voi , che fi faccino le colle cofi lar-
D 3 ghe
14 GIORNATA SECONDA,
ghe per feminarui i notòri lini ?
Gio.BAT.Non (blamente mi piacciono vederle di quella grandez
ze colle lari aa»doue fi Geminano i lini ; ma vorrei vederle àncora limili , doue fi femi
ghe , &de' nano i legumi,piaci,migli,& biade fquando però i campi non vi fon'in
malfari eh» contrario)percioche fi raccoglierebbe maggior quantità di robbe ,che
dameggia» cje||e ftrette.Et però fra gli errori notabili de' malfari (parlando folo de'
farleJlrtae . cattiui,& non de' buoni)quefto n'è vno del non far le colle larghe:Iqua
li,benchc i terreni fiano fani,curti,pendenti, & non maligni, & che po-
trebbono farle di otto & dieci folchi con vtilità loro , le fanno di quat-
tro,di tre,& anco fé non di due; danno folamente del patrone, il quale
hauendoobligato il malfarò à feminarli , come farebbe feffanta iugeri
per cento di buone biade ; per hauer fatto le colle picciole,& affai folchi
maeftrali,hauerà quel ricolto che hauercbbe di quaranta fatti con ragio
fle,ò poco più . Ne per quello patifce quel malfarò ; percioche caua di
biadaalla portione,che ha gittata in terra,& ancor'alla rata delle aratu-
re,& altre fatiche fatte per lui.Et di qua fi vede la fua malignità,che per
risparmiare vn terzo di femenza,& yn terzo di arature , non pur'eglinó
ha confcientia à danneggiar tanto l'ignorante patrone, & fenza fua vtili
tà ; maetiandio fi compiace della miferia nel tagliar le biade più faciline
! te (per effer le colle cofi ftrette)& nell'adacquar quei campi ; non facen.
douialtro,chelafciar correre l'acqua fra i folchi maeftralijfinche quelle
fgratiatc fono trappaffate dall'una,& l'altra parte . .
V i n c.Sono tanto manifcfti quelli inganni , che non vi vorrebbe al
tro , che bandire dalla patria quella perfida generationc ; percioche , fé
compraffero eglino i campi buoni à cento feudi, & più il iugero (come
celiano) non farebbono quelle manigoldarie f. > , '
Le cofi eh* "O i o.B at. Sappiate pure,che'l fedel lauoratore (non hauendo i cam
fi il fedd pi in contrario) mai non manca à far le colle di bella larghezzj ; perciò
mafia™ . che sa, chejempre raccoglie maggior ricolto , che dalle ftrette , & che
ara maggiormente la terra per non farui tanti colmi : Ne per quello re-
fladi adacquarle benifsiino; atte foche innanzi che vi ponga l'acqua
adoffo,hà prima concio le chiudette,ò ftoppate di folco in folco,& tan
to dlte,che giungendo l'acqua di vnain vnajè forza che s'inalzi, & inon
di ogni larga colla: Et oltra ch'egli non manca à flringerla,& volgerla
con ogni diligentia per farla andar piarfpiano infino che vede effer giun
ta all'altro capo ; la leilaanco»& la conduce fopraje altre colle, che vi fo
no à canto : Etcon quello bell*ordine,và riniouendo, & rimettendo lac
qua di luogo in luogo»fin ch'è bene adacquato il campo.Per tanto pofsia
reo conchiudcrc ,che non vi è proportione dall'eccellente Agricoltore
almiferomaflaro,perchc quello non fa mai cofa con ragione , & quello
DEII/AGiUCOLTVRA. 55
"on folamente ara,ordina, & femina con prudentia ; ma etiandio fcalu a
gli arbori, pota le viti, fegai prati, letamai campi ,gouernailijii,& fa
tutte le cofe importanti ne i buoni giorni della Luna.
V inc. Come intendete che fi debbano far le cofe dell'Agricoltura
per conto de' benefici) dellaLunà?
Gio. BAT.NonafpettatechciovidicaquelleTegole,chediceil gra cj^nmù-
Poeta Mantouano, che fi debbon'offeruare nell'Agricoltura ne i tempi per lunanu'
di celefti pianeti,ò di ftelle fiffe: Percioche oltra,che fono cofedaeccel ua,&perltt
lente Aftrologo}& non da femplice Agricoltore ; farebbono parimen7 x^vecch>a-
te vn Chaosà volerle recitare. Et però,pailandoui folamente della Lu
nata quale, per efler più profsima à noi di tutti i pianeti , & corpi cele
fti, fa i fuoi errati fopra di noi (quanto al corpo) & fopra delle co fé ter
renc;dico che , effendo nuoua,ferue benifsimo al piantar gli albori, al fé
minar le herbe,al tagliare i bofehi per brufeiare , & al fegare i prati per
gli animali;& ancor'ài letami, che fi danno à fimil cofe ; percioche non
minor uigore ellapreftaàqueitineH'immorbidare,cheàgli arbori ,&
alle femenze nel germogliare,& nel crefeere.
ViNC.Aconfirmationediquefto, nonpur'habbiamo Peffempionel
tagliarli le ungie,i capelli,& la barba; ma anco per contrario nell'ammaz
zar'iporci,& altri animali. Percioche amazzandoli per Luna feemante,
quanto più fi tarda à mangiarli cofi falati, tato pi 11 fuoco ui vuoleàcuo-
ccrli.Etperònonèmarauigliaieunfalciccione,òaltra carne di quelli ri
mangono in lunghezza,aflai uolte,il quarto manco quando fono cotti ,
8cfeancoraionongliainazzo,nèli compro per alleuare, fé non fonona
ti in Lunacrefcéte; percioche malamente crefcerebbono,& uerrebbono
di conueniente pefo .Ma poi che mi hauete narrato di quefte cofe, che
fi debbono fare per Luna nuoua , ui prego che mi diciate anco di quelle
altre che uanno fatte quando è uecchia .
Gio. BAT.Sicomeèben'à potar le viti magre per Luna nuoua, cofi.
fiano potate le morbide quando è vecchia; percioche produrranno affai
più vua , che à potarle quando crefee , per attendere all'hora à farle im-
morbidare fol di foglie & di pampini : Et potandole nello feemare ,
ogn'hora più reftringe il legno, il quale maggiormente attende à pro-
dur del frutto in copia.Et medefimamentefi debbono ordinare, & caftr»
re i cedri,& tutti gli altri arbori fruttiferi;percioche produrranno fem»
pre frutti affai. Et elfendo pofsibile,è ben'à vendemiare per Luna feeman
te;percioche quei vini faranno da lei riftrettiJ& conferuati ; i quali fiano
medefimamente tramutati alfeguente Marzo in fimil tempo. ,
Ancora fiano macinatele biade ,-conciofia che fi conferuaranno le
farine lungo tempo. Vero è , ché'l pane crefee maggiormente, quaa-
. _.nV D 4 do
i$€ .GIORNATA SECONDA
do fono macinate per Luna e refeeme. ■ -, . -,
Appreflb(chi può) è ben'à mieter le biade per Luna vecchia, cauari
lini,fterpare i legumi, raccogliere i pomi,& altri frutti . E1 vcro,che i le
gumi fi cuocon più facilmente»fe fono cauati per Luna nuoua.
Lodo Umilmente che à quel tempo fi taglino tutti i legnami per cafa-
mentare,fare torcoli,pohti,& altre cofe fimili ; & /penalmente intorno
ài vimifetted,& più toltola fera,che la mattina ,-percioche,ficomedi
notte l' humore tende andare in cima dell'arbore , cofì di giornoil Sole
lo tira alle radici.Comeben fi vede,che tagliando dui legni di vna me-
defimaqualità,di natura,di fortczza,& di groffezza;& porti anco in vn
tempo fotto vn medefimo carico,i quali fiano tagliati in vna ifteffaLu-
na; ma l'uno quando crefce,& l'altro appreffo al fine; dico che quello
della crefeente mai non reftarà di vaporare per la morbidezza non dige
rita,che fi troua inlui ; debilitandofi à pocoà poco,finche del tutto fa
rà rotto , & fracaflato : Et l'altro, per hauer gli humori ben digefti dalla
Luna vecchia.reftarà anco più forte , & più gagliardo per foftener ogni
pefo conueneuolc j & quefto Ci vedrà benifsimo s'egli mafsimamente fa
rà tagliato più tofto all'autunno,che alla primauera.
V i nc. Che rimedio vi farebbe à fortificar quegli arbori che Cono de
bolidi quali affai voIte,per necefsità fi tagliano per metter'in opra, ben
ché fi fappia che dureranno poco tempo ?
Ver fortifica Gì o.B a t. Perche tali arbori fono cofi teneri dalla cima fin'allcra-
"b^'dÈL t^"Per'atroPPaacluofit:*>che la natura loro tiraà fé con grande auidi-
£ tà dalla terra,però chi voi feruirfene lungo tempo,li tagli da quel lato,
onde van tagliati,vn poco più della metà apprefs'al fine della Luna , & li
lafci cofi in piede per vn giorno,ò dui,& poi lifinifchi di tagliare. Per-
cioche dando cofi mezi tagliatigli quel tempo veni rà fuor tuttalacqua,
i che non vfcirebbe,fe nel tagliarli fuffero gittati à terra. Et chi non ere-
deffe quefto , pongafi à tagliarina rouere , ò caftagna (per effer de' più
forti,& de' più durabili arbori,che fiano tra noi) & cofi vn'albara, ò po
mo, ouer'onizzo ("che fon de' più deboli) & lafciarlial modo dettojve
drà quanta copia d'acqua vfciràfuordiqueftiteneri,à rifpettodeglial
tri: Ma come fouo purgati, &riduttià terra »bifogna leuarli fubitola
fcorza,& lafciarli dapoi cofi al Sole,aJ. vento,& al freddo almeno per fei
mefi innanzi che fi pongano in opra ; mettendoui però fotto de' le«»ni,
ò pietre,accioche non fiano danneggiati dalla terra.Et fé bifognaffe qua
drarli jfian'ordinati come faranno feorzati; pcrcioche s'induriranno in
quel tempo,come s'haueffero il proprio neruo.Vero è che vogliono ef
fer porti in opra al coperto; perche quando fuffero offefi dall'acqua
(benché fiano fa «i durifsimi) durarebbono pochi anni .
"•' Vinc.
DELL'AGRI COLTVRA. 57
• Vi NC.Perhauerintefo le cofe,che fi debbono far'in Lunanuoua,&
quelle che van fatte quando è vecchia, defidero faper'ancora la cagion
di quegfeffetti,ch'ella fa eflendo nell' vno & l'altro flato .
G io.Bat.Quantunque quefta cofa non appartenga àgliAgricol- Come fi pn»
tori,ne à me,ma folamente à gli Aftrologi,ò a i Filofofi naturalijnondi coHofier'ilu*
meno non reftarò di narrarui breuemente quello , che altre volte io ho f* "'*
fentito difeorrere fopra di ciòjad vn letterato mio amico. Adunque,la
Telando che la Luna faccia in manco d'vn mefe tutto quel camino che fa
in vn'anno,il Sole,& che la fia calda,fecca,humida,& fredda ; dico che
ella non ha lume alcun da fé , ma lo riceue fempre dal Sole , & lo riflette
alla terra tanto maggiore, quanto fi allontana dalui,&pcr contrario» :■ ,. al
quanto più Ci approìsima alla congiuntione, tanto manco lo riflette alla, -
terra.Et di qui è,che diciamo la Luna crefcere,& fcemare,non che vera
mente in lei crefca,ò manchi illume (eccetto quando eccliffa) per elfet;
fempre illufttata ad vn medefimo modo dal Sole,* ma folamente crefee,
& manca quel lume,che da lei fi riflette alla terra : Il quale , fecondo va
crefcendo,& mancandola parimente più, & men forza di mouerl'hu»
more delle cofe naturali àfar'ifuoi effetti: Percioche, quanto più egli »\
crcfce,tanto più il detto humor'abonda, & fi diffonde alle parti elleno
ri; per contrario,(]uanto più manca,tanto più il medefimo humore man
ca. Se fi riftringe alle parti interiori : Alqual'cffetto concorre vn'altra
caufa,che quando quel lume crefce,medelìmamente crefee lo fpatiq del
la notte,nel quale la Luna (là fopra della terra; & quando il detto lume
fi fa veder minore, fifa fimilmcnteminor'il detto (patio di tempo. La
onde pofsiamo conchiudere, che fi come il Sole nella prima flagione
vede glialbori,nella feconda producei frutti, nella terza li matura, &
nella quarta li sfondra;cofi la Luna nel primo quarto è potente amor-
bidare,nel fecondo à fruttare, nel terzo à maturare,& nell' vltimo à con
feruare.
V 1 n c.Pcrche fra i termini della Luna mi hauete fatto veder benissi
mo la differenza ch'è,quando fi moftrameza illuminata dal Sole nel co
piuto primo quarto,efler'vgualmente quado è illuminata nel fecódo,&
che'l primo morbidifee tantó,quàto il terzo riftringe , vi prego chemi
diciate etiandio qualche fecreto daconfèruarei frumenti dalle tarme.
Gro.BAT.Innazi che io vi dica quello, mentr e che mi ricordo, vo- Come fi può
glio dire come fi poffono mieter le biade,ancorche fuffero in parte mal fi< r*É^3
mature,le quali fi tagliarebbono volentieri , per hauer copia di lauora- ^ m^^
tori,i quali non fi potrebbono poi hauere,fe fodero licentiati : Ouero qmm»U m*
ancora quando fi miete vn campo, & che vna parte non è matura, fenza *""•
farli due volte; lì potrebbe tagliare, in quel medefimo tempo . Si tagli
'*:•'■ adun
y8 Giornata seconda
adunque cofi il frumento mal maturo'(quando però ha compiuto il gra
no) quanto il maturo ; perei oche, mentre che i mietitori andranno ta
gliando ,& legando le coue,(iano parimente di mano in mano fubito
■ :. gittate per terra con le /piche verfo Tramontaua,& non manco di dieci
infieme l'una Copra all'altra accioche non fiano trafitte dal fole : Et com'è
\v i fparito,fiano drizzate in piedi,& lafciate cofi tutta la notte, & poi la mat
tina feguente innanzi fia alto, fiano ritornate per terra al modo detto.
Facendo quefto fera,& mattina; finche faranno diuenute mature:Ma fé
non comparile il Sole,non accade à ponerlc per terra.
CsmtuegK*. Poiquatoàcóferuar'ilfrumentojdicoche i granari vogliono efler co
no efere igra \c fìneftre da Sette trione à Mezodi.,0 daOriéte,& Occidéte; percioche
rari per-con- fe j vgtj „£ p0fl"ono correre, & trappaffare dall'un Iato all'altro,è dubbio
dt . che nel gran caldo non parifea molto. Vero è,ehc alcuni noftri eccellen
tiiri quefto, lodano molto quei granari che hanno d'ogni tempo fola-
mente le fineftre verfo tramontana ; perche quel vento tiene fempre fré
fio tutti i frumenti : Scnzache dicono, che fotto à i tetti non fiano po-
ftò le asfi,& manco i tauelloni,acciochc i venti poflano liberamente pe-
RegoU per netfare fra i coppi,& che quei luoghi ftiano frefchi.Maio lodo,che qui
frumenti* * to P'u to^° fi puote, fi faccia fuori il frumento dalle coue ; percioche
quanto più fi tarda , tanto più facilmente fi fcaldano fra fé fteffe ; onde
«òn è poi merauiglia fé quei frumenti abondano di barbelli,& confegué
remente di tarme.Ex vero che fé foflero feccatene i campi le coue in pie
de al Sole almeno per tre giorni , che pochifsime volte accaderebbe fi-
mil cofa : Ma perche non fi fa quefto ,come fi faccua innanzi alle tante
prefenti careftie (per efler'hora rubbate) fia adunque palato il frumen
to^ ben feccato almeno per tre bore nel più ardente fole, &poi cofi
caldo fia criuellato,& portato di mano in mano fui granaro , del quale
fiano prima ben chiufi tutti i buchi con calcina, & dapoi fpazzato,& net
tato da ogni parte , & fotto al tetto da ogni immoti di tia : fpruzzando di
buono aceto con vna feopettain quel luogo,doue fi ha da mettere ti fru
mento in vn mucchio , & non meno attornoà quello , & in cima al mo
do detto.
Vn'altro decreto potente per conferuar'ogni frumento vi voglio di
re : Che per dieci fome di ben fecco,vi fiano mefcolate almeno quattro
di miglio ben ordinato; percioche non (blamente dalla fua frigidità fa-
rsconferuato per più anni dalle tarme,& non fi potrà fcaldare:ma* anco
ra fempre fi cauarà fuori tuttocol criuello . Io vi potrei medefimamen
te dire de gli altri fecreti à quefto propofito; ma perche quelli fono cer
ti, &ficuri, però faro fine, poi che peradeflò >habbiamo ragionato*
fufficicntia, — i ■' '.: .-. '.'t
VlNC*
DELL'AGRICOLTVRA. 5?
V I NC. Innanzi che ci leuiamo,defidero che mi diciate ancora vn'al-
tro fccreto importante (fe pero lo iàpete) cioè,che riparô fi puô fare à
quel frumento,nel qual'è venuto dentro gran quantità dibarbelli.
G i o.B AT.Primamente douete fapere,che mai non vi entraño,fc non a rißa*r*n
dopo pochi giorni , ch'egli è ftato battu to : Etperô , tantofto che quel Uifimum
frumento comincia à fcaldarfi,o produr barbelli, fia portato di mattina ЬлЛ'Ч*0'
fu l'ara à fârlobene fpoluerare col criuello,& poi di mano in manodiftë
derlo benifsimo,& cofi fparfo,lafciarlo allardente Sole infino ch'è paf-
fatol'horadi veipro ; & riportarlo dapoi cofi caldo ben nettato ; ponen
dolo in vnmucchiôpiùalto,chefi puô. Perciochequantopiùfitroua-
rà alto,tan to maggiormcnte quel gran calore aifogarà,& ammazzarà tut
ta quella generatione: Oltra che in t re,o quattro giorni tutta quella maf
fa reftarà talmente frefca,che pi ù non patirà cotai rouina ; an zi fi confer
uarà per lungo tempo.
Vi NC.Si come mi fono piaciuti i primi due rimedij contra quefti ani
maleti ; cofi mi с ftato caro queft'altro, perche non haurô più cjuel tan
to danno,che più volte ho patito . Refta folo che dimane fiamo infierne
per ragionare délie alcre cofe,che dcfidero faperê,fe'tanto vi farà grato.
Gio.Bat. Anzimifarà gratifsimo,& pcró vi afpettarô molto vo-
lentieri. • • ■ ■ . :. >

IL FINE DELLA SECONDA GlORNATA.


LA TERZA GIORNATA
DELLAGRICOLTVRA, '
DI M. AGOSTINO GALLO,
Intorno alpiantare,^ allenare le Viti
in poco tempo.
EnvTo ilterzo giorno, M. Vincenzo andò nellTiora
folitaàcafa deH'Auogadroj&trouatoIoà patteggiare
nella bella Joggia,che guardaà tramontana , & per me-
zo d'un dritto viale accompagnato da due belle fiepi di
fanguini , il quale diuide il giardino delle cafe de' Tuoi
Jauoratofi ; dopo le loro falutationi , fu pigliato da lui
per mano,& condurto,di pafl'o in paffojfin'in capo fotto di vna gran ca
vagna fokifsima,la quale per t rouarfi accommodata di frefehezza, & di
feggi at tomo,fi pofero à federe . Et dopo che riebbero ragionato della
mirabil vaghezza,ch'cfsi godeuano da quelle diuerfe verdure>& dal dol
cifsimo cantar de' tanti vccclli,che tutta via vi erano,il Maggio , ponen
dofi la mano delira al petto,diffe.Po(ciache voiMefferGio.Batifta mi
fletè flato cortefe nel chiarirmi quelli due giorni paffati di quante co-
fe vi ho richiedo , vi prego che mi diciate anco le qualità delle viti , fe
condo la natura loro .
féue" L Gio.Bat. Quantunque laviteli» domandata arbore da gli antichi,
re delhuite & dai giureconfulti;in niuna cofaè però limile à gli altri arbori,eccetto
attutigli al ch'è di legno,& atta à brufciare,comeloro\ Pcrcioche fi vede primame
triarberi. te,ch'ella è difsimile per efler di dentro porofà,& piena di fpiracoli fpef
fifsimi ,& min utifsimi ncH'afla.nelIe bracciale i maderi, & pampini ; &
non meno è difsimile nella feorza , nella d rimira, & nel colore ; di ma
niera che non fo qoal'arbore non fiapiù bello affai di queflo . Senza
che non folamentc è difsimile per non potere ilare in piede , fé non
è ben fomentata fecondo ilfuo bi fogno ; ma ancora,fi come i rami de gli
altri
DELLE VITI. . 81
altri arbori fruttiferi fi drizzano Tempre in alto co i frutti ; coti per
contrario i maderi,palmiti,& pampini di lei coi frutti,ò fenzanon eflen
do appoggiati a*Iegni,ò àcanne,ò tirati per lungo,ò vero che rampichi
nofopra glialbori,ò ad altra cofa ; Tempre come teneri,& languidi, ten«
dono all'andar'al bafib,& per terra» ... . •
Vinc. A quello che voi dite effer quell'arbore cofilanguido,cofi de ?'"",, j~*
bo!c,& cofi difforme ; debbiamo credere,che'l Signore Iddio lo faceffe delL-vite dif
cofi,accioche non fufle buon per altro,che per produrre vn licore tanto fintile à gli
pretiofo,& tanto neceflario,quanto è à noi mortali : Pereioche quando ^u* •
fuflero alt ramente,non è dubbio che ne farebbono confumati tanti, che
poi i vini farebbono fempre in maggior pretiodi quel che fono.
G lo.BAT.Ch'è poi delladiffomiglianza del loro frutto à comparatio
ne di quei de gli altri arbori conofciuti tranoi ? I quali fono fodi,'& tut
ti d'un pezzo, & quello della vite è fempre molle,tenerifsimo,& in più
pezzi : Come fi vede,the 1 grafpi grandi , & piccioli han più numero di
grani diuerfifsimi,& di tal fapore,chenon vi è lingua che efplicaiTe mai
la varietà delle delicatezze , ch'effa vite fa guftare nel mangiarli , & nel
beuere i vini ,le vemaccie,Ie maluafie,& altre infinite beuande , che per
tutto il mondo fono produtte da lei,
Vinc. Benché vi haurei da domandare più cofe circa alla natura di
qfte vite,nódimeno mi cótento che più torto mi moftriate prima i terre
ni,chefono dafchifarenelpiatarla,&poi gli altri che fono buoni p lei. 0 terreni
Gio. Bat. Primamente non fi debbono piantar nelle altezze de i fono Cattìm,
monti noftri ,& manco nelle parti loro Settentrionali,ne de' colli , per- &c;uaifon»
cièche non vi fruttarebbono percagion del freddo. Come anco non fo- *"on*JfrP*
no da piantare nei terreni rrwligni,&fpecialmente nei falfi>amari,palu-
dofi ,& le dofi ; pereioche i vini vi venirebbono cattiui , & facilmente Ci
guaftarebbono ^ ponendo nei campi grafsi le viti magre, & le fertili ne
i magri ; & non meno ne i freddi ,ò humidi quelle che hanno poca mi-
dolla,& i grani fodi:& poi ne i caldi,ò fecchi le altre che ne hann'aflai ,
& i grani molli : Non ponendone forte alcuna ne i terreni, che habbia-
noin cima delle pietre in grandifsima quantità ; pereioche vi nuocono
di ftate per lo troppo caldo,& di verno per lo cccefsiuo freddo,ma ef-
fendonefin'alle radici, non tanto giouarannoloro nel tenerle frefehe
l'eftate,ma farrano etiandio che i vini faran migliori . Non piantando
viti in valli profonde,ancorche produceffero delle vuein copia ; perciò
che,non potendoli maturarejfarebbono vini garbifsimi , & di poco va
lo re: Et pur chi ne voleffein limili fui,ve ne ponga di quelle, che fac
ciano talmente i grani rari,chc'l Sole polla penetrare tra efsi benifsi rati.
Similmente chi voi piantare viti,debbefceglierc delle migliori ; & vo
lendo
6i GIORNATA TERZA
Dellofitglu lendone diuerfe forti,le ponga tutte ^paratamente ; percioche , ftando
"ome^àmm c^c 'e gem'u producono curti pampini,& le groffe lunghi, non fblamé
fiottate . te fa ben'a metter quefte più lontane l'una dallaltra,che non voglion'eG
fcr polle le gentili ; ma ancorila maggior commodità nel vendemiar le
fcelte.che fé fuflcro ne i fili mefcolate; còciofia ch'egli può diuifàre nel
far'i vini fecondo che le forti li trouaranno di vna in vna,& anco accópa
gnarle come gli piace:01tra che nel potarle,può cominciar ad ordinare
quclieche ricercano eflerle prime (cioè le morbide) &fare poi il me
desimo al tempo delle più tarde .Età quefto modo li beneficiano tutte
di tempo in tempo fecondo lanaturaloro ;cofachenon vien fattocofi,
quando fono diuerfe forti mefcolate infieme. Et però non è marauiglia
{èintalcafo,vene fono affai che patifcono per efler potate fu or del té-
poloro. Et quella cofaè di molta importantia, benché pochi vi fiano,
che penfino ad un tanto danno . '
Ketoleperpi Ancora chi voi piantar viti.debbeconfiderare la qualità dell'aere, &
glìxr, &fer del fitoj percioche eflendo da Mezodì,pigli ancor i maderi da quella par
fiantareleui tedella vite,che'l voi piantare.Etfe'l fitoè daOriente,li pigli parimen
te da quella parte; &fe voi piantare in luogo alto,pigli non meno ima
deri in (ito alto ; & fé à baflo,in baflo:Et cofi piantandoli in (ito humido,
© freddo,ò fecco,ò calc'ojfempre (eflendo pofsibile) li pigli dai mede
fimiluoghi,perciocheofleruando quefto bell'ordine, quei maderi pi-
gliaranno più facilmente,^ faranno miglior frutto,& anco più tofto .
Auuertcndo Tempre à non piantarli nei luoghi freddi, fé non allapri-
mauera, ne i caldi fé nò all'Autunno , & ne i téperati tanto all'Ottobre ,
quato al Febraro . Ma perche le viti gradifeono più i luoghi caldi, che i
freddi;& più ifecchi,che gli liumidi; Scarico più l'aere Tèreno, che le
pioggiejperò nò fi piantino ne i terreni che hanno l'acqua profsima alla
fuperficie lorojma n'anche ftan bene ne gli altri che fi adacquano : Per
cioche oltra,che nò producono buoni vini,& facilméte fi guaftano;elie
pariméte vi durano poco tépo. Et però,ftado che fbn'oflèfe tanto dalle
acque,lodo che fi pongano nei luoghi afcimti,& anco più tofto ne i col
li,che ne i piani.Et auenga che quefti ordinariaméte abondino più di ri
no ; tuttauia quelli lo fan migliore , perefler maggiormente beneficiati
dal fole : Come ben fi vede,che fi come ogni campo quando più è graf
fo,& più potente di fondo,tauto più abonda di vino,ma non buono;cofì
, quando più fi trouamagro,tantp manco ne produce,ma migliore .
Axtlbpìrelt Appreffo,perche migliore vini raccogliono coloro,che zappano ben
tùti,cheale- le viti più volte all'anno, che non fanno quegli altri, che in cambio di
damarle. zapparle^'ingrafiano col letame,ò altra cote atta à farle immorbidare ;
feròi fiti producono le vue (quanto alla bontà, & quantità) fecon
do
DELLE VITI. 6}
do la natura,& l'arte vfata loro. •■ '
V i n e. Hora che io ho intefo benifsimo quelli ricordi,defi dero che
cominciate à parlarmi intorno à i modi) che debbo tenere nel piantare ,
& alleuare le viti cofi facilmente al modo voftro .
G io.Bat. Perche principalmente lì debbe piantar viti, che facciano Altri ricordi
delle vue affai, vi ricordo che pigliate di quelle,che fiano di poca midol ™t<mam
la jperciochequefte non tanto ne producono in copia, quanto non te- ter'tv'"'
mono cofi la nebbia,& la brina, & la ferfà,come fanno le altre forti . Ma
per non piantar'uue che vi difpiaccino,voi prima cercarete al principio
di Settembre quelle viti cariche d'uue,fecondo l'intento voftro j & fat
to vn fegno à le gambe con vn podettino , quando vorrete piantar'i lor
maderi,pigliàrete i più grofsi,chefiano tondi, fpefsi d'occhi,& chchab r*
biano facto quell'anno dell'una affai (come facilmente fi conofeono à i
piccanelli de' grafpi tagliati,ehe vi faran rettati) & non mai de gli altri ;
perciochc vi farebbe dubbio,che non faceffero frutto , per effer madcri
fterili .ne pigliarete di quelli che fono alla gamba, ò alle braccia ; per nò
effere fpesfl d'occhi,& manco di quegli altri che fono profsimi alle ci
me ; perche fono troppo fottili,& curti ; tagliandoli femprenel crefeer
della Luna,& dopo Mezo dì al tardi,& piantandoli anco quanto più to
rto fi può ne i primi giorni di effa . Et fé per cafo voi mandafte à torre
taipiantazzi di lontano, li ponerete fubito nell'acqua , & li piantarete
quanto più tofto; facendo il limile (quanto all'acquaia i tagliati difre-
fco,& mafsimamente quando il terreno è molto fccco .
Ancora per effer cofa naturale, che alcun'arbore non può mai crefee Modovtilif-
re,fe non è aiutato,& quanto più fono deboli,tanto più la verga patifee; fimo perfiai
però bifogna far loro tre prouifioni , che quando cominciano à germo- t4re"uiti'
gliare,poffano facilmente trappaffar la terra . Voi adunque farete prima
i foffatelli (& non buche) larghi vn braccio e mezo, & alti altrotanto,al
l'Ottobre volendo piantarci Febraro feguente ; ma piantando inanzi al
verno,li farete all' Agofto : percioche quefti dal calilo , & qnelli dal ge-
lo,diuerranno come cenere ; facendoli trappaffar la ripa,doue maggior
mente pende il campo,accioche racque,ch'entraranno,difcorrano lot
to terra fin nel foffo profsimo; facendoli non meno con l'aratro (per
manco fpefa) fin chafipuò fondare, &poi finendoli con lavangajgit-
tando il terren migliore dall'un lato,& il refto dall'altro; ma quefto loti
tano dalla ripa non meno d'un braccio,accioche nel piantar'i maderì,pof
fiate prima ponerfopra il graffo cauato, & dapoi quello delledue ripe
non moffe tanto quanto farà buono; fpianandoui etiandio tutto il rc-
fìojbenche fuffe magro; perche roltempo fi farà buono.
Fatti adunque i foffatelli à quefto modo > voi coprirete il fondo di
pietre
6+\ GIORNATA TERZA
pietre non più grofTe d'un pane; percioche non folo le radici delle viti"
vi ftarannonelgrancaldofrefche,& le acque piouane,& le adacquanti,
ouer leriforgenti vi fi purgaranno ; ma ancorai vini riufeiranno miglio
ri,&)i occhi dellemedefimeviti tarderanno di anno in annoàgermo-
gliare j cofa in vero vtilifsima,poiche la brina , ò freddo grande nonle
danneggiaranno ; come fanno molte fiate quando efcono fuori per teni
pò: Coprendo quelle pietre di buona terragne non fi veggano,ponen-
do dapoi fopra delle brocche, orami di legne. Vero è che per minore
fpefa#potrete metterui de' ricci di caftagne,ò meligazzi , ò più tofto de
gli fpini di rouere,& di quefti in quantità; percioche tcneranno quel
terreno talmente fofpefb,che le radici delle viti non hauerano impedi-
rnento,chenoncrefcanocommodamcnteinlunghezza,&in groflezza,
trahendole poi.adoflb tanto terreno del più grafio,che non fi vegga co-
fa alcuria.Et fatte ben quefte cofe piantarete per Luna crefeente le viti),
& opij,oucr'altri arbori ,& ponerete i maderi lontani l'un dall'altro qua
fotoTbJu ^ vn Pah«o,accioche fi pofla zappare fra mezo: I quali copriretecon ter
cit per far reno mefcolato col letame vecchio ; ò per manco /pefa coli le vinaccie,
germogliarle ò gufeie d'uua ; oucro col bulaccio chiamato locco da molti,che fi caua
radici alle vi dalle biade quando fi fannofuori della paglia; & è perfettifsimo , fe'I fi
troua ben marcio dun'anno,ò di due,con<:iofia che fa talmente germo
gliar le radici ("per eflerdi natura caldifsimo^the molte fiate in capo di
dueanni,quelle viti fi caricano d'uua.Et però farebbe cofa buona à po-
nerloogn'annoin qualche luogo feparatoallo fcoperto,& non marcir
lo fottoà gli animali (come fi fà)per feruirfene poi nel cafo detto delle
vi ti. Et anco per far nafeer tofto le zucche .
V i nc. Ancora io credo il valor di quefto bullaccio, come più volte
l'ho veduto à mettere col rofmarino,coi cedri, limoni, aranzi, & altri
arbori delicati, quando fi piantano fenza radici , & venir quelli in poco
tempo bellifsimì .
Gio.BAT.Poinonpiantarettepiù di dui, otre maderi appretto al
l'albore; percioche quanto più fono infieme , tanto manco ciafeuno
participa della gramezza di quel terreno . Lodo bene,che ne poniatencl
vafo tra vn 'arbore, & l'altro; ma lontani l'un da l'altro mezo braccio,
ò poco più jattefoche voi gli alleuarete con quel medefimo zappare,
che farete àgli altri principali ; ftando che quando fi zappano quefti,
per l'ordinario fi zappa anco quello fpatio,che è fra l'un'opio, & l'altro.
I quali maderi fuperfluijcome hauranno due, otre anni, li potrete
ripiantare in altri campi ;& quefti faranno più tofto della v uà, clic
Ji sbarbati: Piantandoli però fempre tutti diftefi in piano , & più
lunghi che potrete ; ma che le cime non reftino troppo fottili fopra
terra
DELLE VITI. 6%
terra ; percìochc quanto più faranno diftefi per lungo, tanto più nume
ro di radici produrranno. Et però commendo coloro che piantano difte
famen te le trofe intere co i inaderi intrecciati,lequali per hauer copia di
radici aflai,fpingono à fruttar più torto quelle viti, & fì man tergono pò
tenti lungo tempo.
i Lodo medefimamente gli eccellenti Bergamafchi, che piantano le vi Os*** **»
ti nei terreni potenti,colfarui i fofsialci due braccia,& larghi altrotan- ' tenm?
to,&poi vi pongon'imaderi lunghi in fondo ben diftefi in piano; git- feti.
tandouifopra non più del terzo del terreno migliore cauato, fclafcian-
doil refto delle due ripe à maturare, per trarglieloadoflo di anno in an
no,fin che Meno (pianati quei fofsi in tre,ò quattro anni; cofa molto gio
ueuoleà quelle viti; fi percagion di quel terreno cofi po!ucrofo,& co-
fi grado ; & fi anco per lo Sole,che vi penetra,& le beneficia come fi.Ec
oltra che lafciano il primoanno fc non dui occhi per madero fopra ter-
ra,non mancando etiandio à nettarli,à zapparli,& ordinarli di palctti,ò
frufconcclli di tempo in tempo/econdoil lorbifogno; di maniera che
quando cominciano à tirar quelle viti ; nò folaméte producono ogni an
no più gra quanta di vuajma fi tnatengono anco belle à cétinara d'anni.
< V inc. Benché i Bergamafchi generalmente fiano in quello più da
lodare de B re/ciani ; nondimeno nel refto dell'Agricoltura fono poi in
feriori aflài .
Gì o. B at. Piantati che hauerete i maderi , non lafciarete fé non dui Modiperal.
occhi per madero, & come i germogli faranno lunghi vn dito , leuaretc '""« pre -
via co i diti il men bello , & non mai con ferri ; mondando poi quel che ' ' **" *
refta da ogni altro germogiio,che gittafle fuori; facendo quello al Mag
gio, & più ancora finche quell'occhio, òmadirolo farà inuiatoà farli
lungo ; perche all'hora non più germoglierà.Et al Febraro feguente, ta
gliarete via quel poco legnetto, che auanza fopra al madirolo col po-
dettino,ò tanagliuola ben taglienti jaccioche crefcédo la gamba,& quel
lo di compagnia,diuengano vna medefima verga .
Ancora non mancarete à zappar le dette gambe almeno tre, & quat
tro volte il primOj& altri anni ; ma meglio farebbe à zapparle ogni mc-
fe, cominciando al Febraro fin per tutt'Ottobre;ma ritornarui parte
del lor terreno attornoda Maggio finpertutt'Agofto,acciochenon fia
no traffitte le radici dall'eccefsiuo caldo,& poi colmarle maggiormente
con l'aratro innazi il verno(fe tato fi può fare per minore fpefa)& aprir
le ancor fuori con quello alla primauera zappandole , & nettandole al-
rhoraTjenifsimo;con tagliare via tutte le radici,che faranno fopra terra;
ma lungi vn poco dalla gamba ; percioche patirebbe quando fi tagliarle
ro ben lotto , Si mafsimamente chi facefle quefto al Maggio , ò nel gran
£ caldo:
66 GIORNATA TERZA
caldo : Poncndoui appreíTo al detto Febraro dui paletti со i ramofcellî
troncatijaccioche quei madiroli rampichino di tempo in tempo.Maper
che quelle viti hau ranno dui anni al feguentc Fcbraro,le troncarete nel
nuouo fopra dui occhi,& dapoi ponerete loro quei paletti neceffarii, &
grande tti,per foitentarle fecondo il folito.Ec come quei dui occhi faran
nolupghi vndito,gittarete via il men bello; ma fe la gamba iàrà poten
tCylaíciaretcli tutti dui ; tenendolí ben nctti da ogni alero madirolo.chc
vi germogliaífe :Ec tagliádo anco via quel legneto che auázará di fopra,
accioche (come ho detto) qucllo,& lagába diuétino vnamedeíimaafta.
Appreflo,pcrche le dette viti hauranno compiuti tre anni al Febraro
pur fuífeguente ; cifendo ftate zappate , & ordinate di tempo in tempo
al modo detto,ùcuramenre pot rette tirar'uno, о dui maderi per gamba
fecondo che faran potenti : & poi di anno in anno crefcérete lafomma
quantoabondaranno le forze loro. Et queita è la vera via per alleuar to
llo ogni vigna,ma nongiàqucli'alcra>che generalmente fi oiTeruaper
tutto il Breíciano : percioche coloro fallano in due cofe .
EmriJîmel La prima è,che quando han piantato la vite,non folamente. per dui о
ti tulle alle- tre anni non le fann'altro che lafciarla andar perterra ; ma lelafcianoan
tur U Vm. cora quanti figliuoli,ô rami vi nafcono , i quali quanti più fono > tanta
più tirano à fe l'humore>che dourebbe andar'alle radici *
La féconda è,che pafíati tre anni , ó quattro tagliano tra due terre la
gamba della sfort uñara vite ; & nó contenti di queíto,la tagliano il quia
to,& alle volte il feílo,& fettimo anno ; tenendo fermameute,che quaa
te più volte la tagliano à quel modo , che tanto maggior beneficio rice-
uano le radici . Et quedo èfalfifsimo ; percioche tag liando à quel tem
po cento gambe frà due terre,ne periranno almeno octo,ó dieci. Ma ta
gliandone à migliara nel nuouo legno,io fon certiísimo,che pur'una fo
la non periràrCome di ciô fipuofar giuditio nel cagliar'un piantone di
falice ben fronduto di tre anni,ô quattro»Che tagliandolo in quei rami*
fi fà che non périra ; ma chi lo taglialle di fotto di quelli (cioc ne ll'ha-
fta^gran marauiglia farebbe Ce non (eccalïè . Ma penfate, fe'l zappatore
debbe eifer circonfpetto nel zappare à non ferir le viti nelle parti da bat*
fo (liando che temono allai più che non fi ftima) che dobbiamo poi cre
derc quanto fia il danno,che fi fà nel troncar tutta la verga loro i
Vi NC. Perche fi vcde,che per rordinario,neiralleuar le viti, fono tal
mente dannegiate da' buoi,& vacche,che come fono pafeiute, o morfi»
cate, o folamen te che fen tano il fiato lorojtardano aflai innanzi che ri tor
niño nel primo flato ; pero vorrei faper fe vi è riparo akuno per diftea
derle da quefta maladittione?
G i o. ¿at . Non è dubbio alcuno , che à bagnarc quelle viti nouelle
com
DELLEVIT I. б?
ton l'acqua pura che refta nel vafo,doue fono ftatc à mollíre lepelli fee Storm che
che de'buoi,& vacche,&daltrianimalipicoioli, v'afsicuro che non vi ^^°^ЛГ.
fi approfsimaranno per la gran puzza,che aborriícóno di quell'acqua.Et r^^j, ***
pero hauendone voi in vn vafo,bagnarete di gamba in gamba quelle v¡
ti con vna fcopa,come hauran gittato fuor'i pampini con le foglie; face
do queíto al tardi,accioche per lo frefeo ella s'incorpori meglio in eíTe,
che fe fu (Tero fpruzzate la mattina,& poiarfe dal Sole .
V l кс. Quan te volte fi debbe far quefto ? concioila che crefcendo
tutta via quet pampini fin che ion maturi, vi nafcono, & crefcono pari-
mente de gli altri,i quali, per non eíTcr bagnati, non dourebbono n'an-
che putir in modo alcuno ,
G i o.Bat.Ancorche i primi pampini puzztno talmente in quella par
te doue ion bagnat i,& che non ribagnandoli altramente non perdido fe
non poco quel puzzore; nódimeno per afsicurarfi che nó fiano danneg-
giati fecondo il folitododo che fi bagnino vn'altra volta, come fono ere
fciuti aflái ,e fi faccia mafimaméte qíto quáto più vi foíTe piouuto fopra.
■ Vinc. Vorreifàper*ancoracomefi debbono far lebuche,ôfoflein
quei luoghi, doue non fi poflono far'i foíTatelli .

viti con l'arbore feparatamente Tuna dall-altra almen'un palmo . Senza 2¡Jffi
che quanto più harann'int orno del terreno moflo,tanto maggiormente
verrano belle. Ma non mancarete à metter dentro di quelle cofe, che hó"
detto de' foíTatelli permaggior beneficio delleviti,&arbori,chefi pian
teranno*facendole lontane Tuna daU'altraJpiii.& meno fecondo la forte
délie vue, & de' terreni ; percioche piantando vua gentile in terreno ma
gro,che fiafabbiofo,ghiarofojó d'altra natura fimile,non paífarete fei, à
le t te braccia; ma piantando quefta ifteíTa forte in terreno graífoda pone
rete non meno di noue,ó di dieci . Ec eífendo vua groffa, & plantándola
in potente terreno (perche produrrà più lunghi maderi) tanto maggior
mente la piantarete lontana Tuna dall'altra.
Vi NC.Per qualcagione hauete voi fatto tant i pen doli, 6 ftropelleti
di falice attorno i u oftri campi arati>col far'andare fopra i loro cerchi tá
te belle viti,che реп dono con fi bell'ordine alio in giù cari che di vua?
Gio.Bat. Vedendoio il gran danno,chedauano ai miei campi gli vti pUm*'
onizzi con l'ombra lorodi cauai con tutti gli arbori grofsi , & piantai in i pendoli m-
luogo fuo delle viti,& piantoni di falice per incalmarü poi come ho fat tma *' cm?
to : da i quali non tanto ho cauato que (Van no ducati trenta, & più caua» fícm ' vm'
to per l'auenir di ftroppc , & ítropelli che ho venduti à queíto Febra-
rojmafpero chele viti, che vi rampicano fopra daranno il vino, che
£ a mi
6i GIORNATA TERZA
ini bifogna per la famiglia.
ViNC.Nonfolamente non èmarauiglia.che voi cauiate molti dana
ri ogni anno daquefte ftropellere, poiché tuttauia crefconoi vignali
per tutto il paefe ; ma è da lodare quefta inuentionejVedendo i tanti pai
miti carichi di vue à pender'in corno à quei cerchi coli ben'ordinati Tea
za danno delle biade,ò d'altri frutti .
jfarevnvi Gio.Bat. Dapoi che dite d'inuentioni, voglio moftraruene vn'altra
hmo dì ■vwi'perfar'un viuaiodi viti,che in capo di cinque anni vi darà ogn'annota
fsr piantar- te gambe con le radici,quante defiderarete di piantare, & vendere. Voi
anminamt dunque diuifarete primamente vn luogo accommodato à quello , & li
tità . farete i foflatelli lontani l'un dall'altro non più di otto braccia,& di quel
Taltezza,& larghezza che vihodetto; & porte anco dentro le medefìme
cofe,vi piantarete quelle miglior viti fenza arbori,che vi piaceràjponen
dole lontane l'una dall'altra non meno d'un piede,& alleuandole di tem
pò in tempo al modo pur dellcaltre dette ,• & vi ponerete i fuoi frafconi
fecondo il bifogno,accioche portano rampicar'i lor maderi fopra à i ran
fioni non più lunghi d'un palmo: Et come hauranno compiuti tre anni,
fi come fi dourebbono tirare al Febraro i maderi per far deU'uua,voi
volgerete all'hora fotto terra dui ,& tre di quelli'per gamba ; crefccndo
li poi di anno in anno fecondo che verrano potenti Sotterrandoli non
più d'un piede,& per lunghezza non più di braccia tre .
Poieflendole viti per drittura da Tramontana àMezodl,li volgerete
la prima volta con le cime da Occidente, & li troncarete talmente , che
nonauanzino fopra terra fé non dui occhi per madero,- accommodando
li con tal mi fura,chefi portano zappare,& infrafconare,& che l'una cima
non impedifca l'altra : Cioè fotterrando il primo madero lontano dalla
gamba vn braccioli fecondo due,il terzo tre ; & poi il quarto follmen
te vno,il quinto due,& il fefto tre ,■'& fcmpre per drittura . Et à quefto
modo, alcun madero non occuparà l'altro; né cima di due occhi fopra
terra non impedirà l'altra; anzi fi vedranno diftintel'una dall'altra infra
feonate fecondo le qualità di quei maderi . Et quando crefeeranno ia
maggior numero,glifotterrarete anco più fpefsifin'al doppio ; lafcian
doui però femprede gli fperoni, che producano maderi per l'anno fe-
guente : che fé ben faranno lontane le cime vn piede, ò mezzo braccio ,
lì zapperanno facilmentc.Ma come haurete infrafeonato le gambe gran
di t accioche vi portano rampicar'i maderi , che fi volgeranno al Febraro
feguente da Oriente al modo de gli altri , zipparete le cime prouanate
con le gambe a' fuoi tempi ; & poi all'altro Febraro cominciarete à caua
re tutti i maderi da Occidente,! quali (per hauer compiuti dui anni)fa-
ranno talmente grandi;& barbariche piantandoli altroue , & non man
candoli
: T> E L L E V I T I. 69
càndoli delle cofe necéffarie,vi daranno, dejluua in capo di duiannijper
cioche quando li leuarete per piantarli , fàfànncnpiù belli chei piantati •
sbarbati di quattro anni . Et come gli hauretecauati tutti da quel lato',
prouanarete anco quei quattro.ó fei,ò più maderi per gamba. Ofieruan
do poi à quefti , & à gli altri che volgerete j & cauarcte d'anno in anno
Cjtiei medefimi modi,che haurete fatto ài primi. Percioche,piantahdo
uoiducentovitiinvna pertica di terra al modo detto^come faranno in
profperità,Ti renderanno ogni anno almeno mille cinquecento piante,
che faranno perfette da piantare in ogni luogo : Senza che le potrete
ve«der'alroenoduirnarchettii'una,che faranno d'entrata ducati viriti-
cinque»Che fé fuflero vn iugero,ne cauarete ducati cento all'anno .
V 1 sc.Che cofa fi debbe far'alle viti per hauer delle vue in copia .
G io. Bat. Fra le cofe che vi potrei dir'intorno à quefto , fidamente
ne diròcinque,perefler'ancolepiù importante ,
La prima è.cne zappiate le viti più volte all'anno,cominciando quan- incordi rt-
do fi aprono fuori al Febraro infino che fi colmanoall'Ottobrc;facendo "^""fjf
quefto nello feemar la Luna,pcioche fi feccano più facilméte le herbe. ™f" ■vm.
ta feconda,che tagliate all'hora via tutte le radici che fi feoprono nel
zapparle quafi in cima terra, al modo detto ; & le nettiate d'ogni grami
gna,& d'altre herbe che fuflero appreso alle gambe,ò che fuflero nel va ■
lo,ò fpatio tra run'arbore,& l'altro «, ,
■. La terza,che teniatc ben nette le gambe d'ogni madirolo che fia di fot
.
to delle bracciale legame ,- & anco d'ogni vermeò caruolo , ò 4'altre co •'
fc,che le noiaflero ; pcrcioche fono alle volte ridotte da tali animaletti
in niente.
La quartale Jeuiate via al Maggio tutti i maderi fuperflui,che fi tro
uano fra le braccia delle viti,& lafciaruiquei foli che fon più belli^ ne
cefiarji per tirare l'anno feguente,& per fare de gli fpcroni, come ve ne
vogliono per tener bafle le viti ; percioche à quefto modo vengono af
fai piùbelli,& nel potarli non occorre à farli altro: Leuando uianon me
no tutti quegli altri maderi,& pampini,che non han prod utto vua; per-
che,effcndo fterili,non ftà bene che tirino à fé quell'humore,che debbe
andar'à gli altri che han fruttato.
La quinta,che alla fin di Maggio cimiate tutti quei maderi r(he han
no l'uua,accioche queirhumore,che tuttauia tende ad allungarle vol
ga adrjr^roffur, maggiormente l'uua : oltrache la ferfa .non potrà offen
derla come fpefie volte fa, la quale per la fouerchia morbidezza, corre
fcmpre alla cima di quei maderi non caftrati,& non àbeneficiar l'uua .
YuNC.Qual tempo giudicate voiefler migliore per potar levitala
Primauera,ò l'Autunno? Bffir.ojj(,
< 019» . E 3* dio.
yò GIORNATA' TERZA
Trattato del 1 1 Q l o.B À^Votfccgliierewy & polirete le viti magre (eflèndopofsU
futxrUvm. bile) nell'apparir la Luna di Gennaro fm'tàiauindki di'; nùrquantóJpiù
fuflcrb morbidevtarft&pifrrardarete Vérfe ilfine 5 perrioflhe,lper éfpé*
«enfio C'vedc, che quella fi produrpjù vii a d'ogni altra: Oilcruando
però quefto medefimo modo in tutte le altre Lune:Potaréte poi innan
zi il verno quelle, e ne fi trouano ne i colli , ò vicine à quelli talmente,
chenon fiano offefe dalla Tramontana* perciocfce non patifcono,nè
*'indebohfcono per cohtodellàgriniarticome fanno alla primavera, 8j
producono etiandiomaggior^uaritità di vua,& migliore : Non potan
dole mai,<5Òme comincia à gelare, ma' lì ben (ubito che (òncrlpoglkté
delle fòglie (per erter àll'horamàturo il tegolo) nèanco alla primauera,
ò d'altro tempo quando tirano venti molto freddi, òche piouc : ma fola
mente quando l'aere è t?mpcr3to,& afciùtto;fiapoiSok,ònuuoIojche
fempre è boti tempo , Potandole però Tempre innanzi checomincino I
-, •■<'.-' farfej
110 tanto più y quanto che eli <tcchìfiiUeropiùalluneati. Auucrtendo
poi a lalciarc alle viunj©leomèfbidetan«madèn,quantJlianO atti per
difpenfare quella fupcrfliiita,ché ih lor fi tròua , perche qtlcfta è la vera
ria di mortificar la ferfà,laquale per la tròppa morbidezza, diflruggele
vue.Et perÒ,fi come falla colai, che impouerifcefomili viti di maderi ,
poiché quelli che rimangono, reftanótalménte carichi di morbidezza*
chenon poflbno produr frutto , ina Polo tendOnOàd abondar'dgn'hora
più quelle di pampini,& foglie ;cofi quell'altro fàb^rte, che non folarnc
te vi lafcia tanti maderi, quanti fa di meftiero, ini vedendo che fono dì
all'ai nu mcro,Ii tira coi pali da i Iati delle gambe tutti quelli} che fono di
più delI*ordinario,& in quella lunghezza , ch'egli conofee il bifbgno Io
ro.Oltrachepereflerben prattico,licua dalie viti magre tutti quei ma-
deri,che iafciandoli , farebbòno cagione di rpuinatk ; & mas fusamente
guanto più fi facefiequefto de gli altri ahtti. ■•« u>*M" >"Oiioi •■'
Ancora (àrete difereto verfo le viti,che hàn fatto dell'uua più dell'or
dinario a* non caricarle di madori l'anno feguentcyma vi lafciarete folamé
te quei foli,che bifognano fecondo le loro forze. Et (àrete circonfpetto
nel conciar le viti giouani differentemente da quel che iì fan !c altri for
tijpercioche,fi come à quelle che hafrfrfttt&ó più anm^per l'ordinario)
poflbno portar più numero di maderi per frtìttàrel'aflnofé^ùeMe; coli
alle giouani nelafciarete pochi ilp'rimo'arifièìiS; pój4f crefecrete di tem;
poin tempo, fecondo the diuerràhno pòténtkJ nlo* ottoni >fronI:- .
Parimente quando trouerete alcuna vite talmente Tècchia , & firaci-
da , la quale fia dubbiofa di ridurli in niente t all'hora (eflendo di buona
forte) noamancaréte,perrinouaila,àprouanarc fotto terra qualche ma
■u<-> S - dero,
D E L L E- V I T;li> 7*
dero , che fia à proposto ; & non efiendonc , le darete nel più bel luogo
dellafta,vno,ò dui tagli,accioche nafca da quelli qualche farmento, il-
qualefarapoiattop«rprouanare,&rinouarlaio poco tempo ,& lenza
fpefaàlcuna. .....
Similmente imitatele gli Agricoltori cfperti,i quali nel potarle viti, Mu«™
leuano via quei madiroli miferi,che fi trouano;iotto,ò appretto a 1 belli, J^, JJ
che fono per produrdell'uua in copia; ma non feguuaftemai qucglial- reltukL -
tri innumerabili,che rouinano le.mefchinelle viti con lafciarui aflailsimi
rnaderi,che non foni propofito j & leuano via quelli che dourebbono
rcftare.ò almeno farli in fperonhSenza che più volte lafciaranno vn brac
ciò di vite trafcorfo,perhauer dui, ótre bei maden,- onde poi e torza
priuarfi del frutto almen per vnanno,ò che la poucra vite vadi di mal in
peggio.Et però lodo à fare de gli fperoni al baflb,accioche ella non trai
cprra,& non lafciarepiù di dui occhi per fperone.
. Veramente',felepouere vitipotefleroefprimere parte de torti, che
loro vengono fatti,& che trouaffero giudici, che lor facelTero giuftma,
io fon certi(simo,che di villani ignoranti,»" fornirebono le centinara di
galere : Caftigo in vero conuenienre à fimil generatione, poiché no fa-
pcndo,non vogliono n'anche imparare, & manco cófeflare i lor'erron .
ViNC.Certamentc,fe inoftrillluftrifsimi Signori imi tallero gli an Di<ju**obe
tichi Romani nel fare i Cenfori fopra alle mal colmiate poffefsioni, non ntfchfir*.
Mi èlingua.che potelfe mai efplicare l'abondantia.che haurebbono i lor bfffil
fudditi,& con beneficio grandifsimo del loro Dominio . Ma perche du ^ f^/.
bitodinon veder mai quella fantifsima,prouifione,defidero che leguir fipùtiaipi
tiatepureneldirmideiraltrccofeinbeneficiodelleviti. »_ mintemi.
Gio.BAT.<^uantopoiàpotarleviti,letiraretegiùdagli avboriqua Vei fottcr u
do piouc,ò che fono humide ; percioche non fi rompono,ma li ben qua vitidt' colli.
doil tempo è afeiutto, ò molto arido.Dilettandoui fempre di hauer ter
ri ben taglicnti,&fottili,perche tagliarete benifsimo ogni cela, & con
poca fatica ; noniafeiandoui mai ranfioni, come fanno infiniti ìgnoran-
ti,ma tagliando,& radendo a canto all'afta ogni madero, che vadi leua-
to ; onde non è poi marauiglia , fé quelle viti fono rouinate dai vermi ,
che vi entrano,* fc efsiacquilìano nome d'effer valenti per far ranhoni
incopia,perattacaruibotazzì,&fiafconi. ' -
Vi n cAlpetto parimente che mi diciate,come fi poflono ìncalmar le
viti fterili.ò vecohic,ò che facciano cattino frutto .
Gio. BAT.Diquanti modi , che fi leggono ne gli. Autori antichi, i
più lodati fono la triueUa gallica,* il feflolo .
V i n c.Ho più volte veduto ad incalmare a feffolo,troncando la gam
badoue è più netta, & più rotonda, &fcndindolaal modo medehmp
E 4 chc
7* GIORNATA TTEJUA
Come s'mcd the fi fendono gli arbori fruttiferi, ponéhdoui dai màderlproportitì*
YRxU uitcà natiàiei.Ma benché io habbia letto Cominella, che parla difqueftatrij
ffl "• HCna gallica } pcrònon ho mai intefo la forma fila.- i
Carne s'mcd Gio. Bat. C^icflaè limile àqutlla,chc fai buchi ircima alle botte,
male vice co per ponef ui dentro il vino,la quale taglia fenza far niente de iegatu,ra,&
U fritteli* è groffa quanto bifogna far'il buco,pcr metteruiilmaderò. Voiadun-
gxllkg. qUe fen2a troncar la gamba della vite, la forarete prima con vn triuelli-
no folito in luogo tondo,Iifcio, netto, & groflo infinoalla midolla fnX
cendo dapoi maggior quelbuco con la gallica , il quale anco reftarà ben
netto.Et tolto il madero tondo,bello, & alquanto più groflo del buco »
■to tagliarete douLè più gro (fello facendolo ben tondo in lunghezza tan
to quanto polla entrar guittamente in ciuci buco ;•& troncandolo poi
tàVmente,che non habbia à reftar fuori, fé non con dui occhinel batter
lo con qualche legno,© martello,fihche fiaben fic£àto,& benierrato,&
che anco non fi vegga del taglio : Facendo quello dal Marzo fin m-ezo
i Aprile>hauendo riguardo ferhpre à i fiti,& ài tempi.Véro è,che quefto
non mi è riufeito nelle mie viti qui , benché fi ano crefeiùti ì pampini vn
braccio; conciofia,che l'humore dell'acqaa è talmente abondato in quei
bu chi, che finalmente fono feccati ; nondimeno ho per fermo, che riu-
feirebbene i colli, per effer'afciutti,& non humidi , come fonoi noftri
campi; ouero chi tagliarle di fotto della gàba per due ditajperche quel
Come tmed l'humore vfeirebbe da quello tagliole»: npndalbuco della Calma. Ma vi
maUvittfot soglio dire vn'infallibile fecrcto,ilqUale,oltra chènon è in Auttor'alcu
murra . nQ^ ànco.}fin'hora da pochi conofciuto.Voi pigliarete adunque vn ma
dero de' più bclli,de' più lunghi, & de' più baisi che fiano nella verga
della vite,il quale,fenza fpiccarlo da lei , lo troncarete ih cima doue è
tondo, &groflcttoj & lo kfeiarete talmente lungo, che arriui fotto te»
ra almen'un pa!mo;& feflatolo per mezonon più d'un dito lungo , con
fottigliardidentroalquantolecime,pigliarete poi quell'altro che vor
rete incalmar'in quella fieffura , che (la lungo vn braccio , & conforme à
quello in grofiezzj,& in tondezza.: Et lippatolodadui lati à modo d'un
conio lungo,quamo è la detta fcflùra,!o commetterete dentro talmen-
te,chcnon fi vegga taglio alcuno, ma folamente la ftorza dell'uno, &
dell'altro madcro.Et fatto ben quefto,pigliarete vno ftroppello feflb ,
come fé vedette legar'unafcopetta,& con quello legarete, Scoprirete
tutta la parte fefla,&.lippata congiunte infame; mettendo poi tal lega
tu ra in fondo della iofla larga vn braccio,& altro tanto lunga , & alta, à
canto della vite,fecondoch e commodo per drìttura al filo delle altre vi
ti,& che vi fi poffa zappar'attorno. Et fpianata che hauerere la detta fofla
col terre .10 graffo, tagliar et e la calma fopra dui occhi . Vero è che foric
. - f j! farebbe
DELIE VITI.!:\ 7J
farebbe meglio/in cambio del feffar,& lippar quefti maderi, che fi fedi
fero tutti dui permczo,comepur farebbe vn dito Iungo,& tagliarli poi
per trauerfogi urti da vna parte fin'alla midolla: Ec leuata via quella me : ■
tà tagliata àciafeuno li commetterete, &lcgarete come ho anco detto 4
percioche reftaranno più vguali in quella legatura,c he nell'altra prima.
Ma innanzi che fterpiate la vite vecchia , lafciarete pattare almeno quat
tro anni , accioche la calma ( in quel tempo) diuenga potente , la quale
potrete tirare dopo dui anni , & la vite vecchia di continuo fin che la ca
uarete.Et quello è il vero modo d'incalmare ogni vite ; li perche non fii
perde niente del frutto ;6c fi anco perche la calma diuien potente pre-
fro,per l'humore ch'ella riceue dalla gamba di quella vite : Colà che no
auienecofi alle calme del feffolo,& della gallica , le quali durano pochi
anni, per effer porti nel troncone vecchio , che tuttauia fi uà ^ruggen
do per l'humore che corre fetnpre nelle tenere calme,le quali crefeono
talmente,che vengono affai più grotte del troncone loro; fenza che mol
te fiate cadono,ò ii fcauezzano il primo anno,per cagion de gli animali,
de i venti,ò per altre difgratie : & quell'altre rarifsime volte, ò non mai
pericolano,per eifer'incalmate fbttotetra,
V i N e. Hora che retto fàtisfatto di quello bel fecreto, defidero non
meno,chemimoftriatecóquatimodifipoffonoingraffarlevitimagre. •>«■ \
G io.BAT.Primamente s'ingraffanocol letame vecchio, mabifogna ?*» &*J!«
ponerlo lontano dalla ucrga,& dalle radici poco men di un palmo:per- ^P £»*■
«oche quanto più le tulle monogamo ptu le nocerebbe col iuo calore. (ì
Poi,per manco fpefa^ono buone le gufeie deh'uua,delle noci, la bui
la del lino,ra(ìcatura de gli arbori, & la cenere delle fornaci.
Ancora è buona la poluere raccolta pe/Ie ftrade(comedifsi) la ter
ra auanzata del falnitro,la graffa delle cloache, & il letame de* cauteri
feruato,per darlo all'autunno, come all'hora fi debbe dar loro tutte le
graffe auami, che fi colmino.
Non meno è buona la pbluere de' prati prufeiati , & quella delle lane
uergheggiate,&il calcinaccio minuto accomodato col letame vecchio» *
Appretto è buono il bulaccio ben marcio, che tanto vi ho lodato, &
lo fterco(pur ben marcio)de' polli3de' colombi,& d'altri animali limili.
Parimente fono buone le tagliature de' farti,de* ptllicciari,de' calzo
lari^ la fegatura,ò limatura de' corni. Ma fappiate che quelle graffe fi
dourebbono più torto dare alle viti nouelle, accioche maggiormente fa
ceffero pretto dell!uuay & non alle grandi jperciocheà quefte è d'altro
beneficio la buona diligentia del ben zapparle , poiché producono mi
glior vino,& fi mantengono belle più lungo tempo .
V inc. Quali arbori fono più à propofito >.per piantare appretto alle
91 Ulti
74 GIORNATA TERZA
viti accioche fiano foftentate fecondo il lor bifogno?
Qua arbori i. Gio.BAT.Secondol'ufanzanofira, fi hi per/nigliorigliopij,ditut
M*"dUvi ". 8li*ltri arbori *» percioche durano più lungo tempo , & producono
rf_ più minuta foglia,& più picciole radici.E1 ben vero,chenei luoghimó,
tuofi,faffofi,ghierofi,aridi,ò magrifsimi, flà ben piantarli de'frafsim ;
percioche prendono,& crefeono più facilmente d e gliopij. Iquali,ben
che durino manco affai, & fiano fottopoftià gelare quando gelano le
loro viti ; nondimeno fonod'apprezzare ; conciofiacheiferpentinon.fi
profsimano mai tanto quanto giuge la ombra loro;Ondè,nqn lòlohan,
no quello dono dalla natura,ma producono i fiori- auati che quegli'efca
no fuor di ferrarle mai lafciano le frondi , fé prima non ritornano nelle
cauerne loro.Et taccia le ciregie faluatiche , attefo chenon fi coftuma.
no,come fi foleua fare , & manco lodo gli olmi ; conciofia che vengono
troppo grandi,& fanno grandifsima copiaci radici che rouinanoi ter
reni ; & medefimamentéfi può dire delle noci, & delle pioppe; né an
cor mi piacciono le fauci; percioche le viti producono poca vua,la
quale fa parimente il vino debole ;& pur chi ne voi piantare , le faccia
in pendoli, per le cofe dette. i
Vi NcQuali viti fono migliori tra noi,per far dell'une affai?
ummidì Gio.Bat. Lodo primamente che fi piantino quelle che producono
fi-Z 3 a VUC c,roPeIIc> nerc» morbide, per renderne più delle gentili , le quali
w* tri noi. Itanno ben'accompagnate con tutte l'altre vue nerc,& bianchcVero è,
. che le cropelle gentili fono più delicate da mangiare, & fanno miglior
vino,benche fia poco,ma patifeono facilmentei mali temph &lafexfa
Poi fono mediocremente buone le vernacele nere,- percioche non
fallano à produrirutto affai : Mail proprio loro è di accompagnarle con
k "ebianebianche.ò con le cropelle dette ; perche altrimenti non fa-
rebbono vin faporitcnè potente,& farebbe anco carico di colore. _•; '!
Ancora fono buone per piatarle fchiauencre graffe di grano : per-
coche abondano di vuc,chc fanno vino affai,benche fia debo!e,& fumo
* io ; ma migliora accompagnandola co'l cropello. » Lequali fi confer
mano molti mcfi,fpiccandoleper Luna vecchia,di mezo giorno arden
do ben'il Solc,& piccandole non molto mature.Ec quello occorre anco
* ad alcune altre, facendoui cofi . * , . \_,
Appreffolodole vue marzamine,che fann'i grafpi lunghi, &Ì grani
grofsi,pcrabondardi vino-gentile; chetien dell'amabile, ma carico di
<olore,«l qualefi aecomodacon ogni altro,pur chenon fia infipido.
Parimente è cofa vtile à piantardelle voltoline ; percioche oltra che
producono in copia vino lodato damiti per la bontà , & bel colore ; fi
può bciier ancofemplice,3c accompagnato. Et quelle viti fono chiama
DELLE VITI. 7J
te voltolinejpcìoche il vino loro fi volta più fiate all'anno; paredo gua--
flo,auénga che in Vii dfjò dui ritorni,* duri più lùgo tépo d'ogn'altro.
Tra qitefleforti > non vi è vija mig&óre-delle cropelle Veroncfi , le
quali non tanto producono Tempre deH'uuain-qiiantità,, ma fanno an
corai vino faporito,& di poco colore . Poi,perche i fuoi maderi fonodi
poda midolla,nòn patifeono il gelosa brina,la ferfa,nè il gran caldo.Et
oltrache per cadérle fue foglie innanzi che maturinole vue per più
giorni,il Sole le fa più facilmente maturare ; di maniera ch'è poi bel ve
der quei grafpi grandi, neri, & in gran copia à pender dai maderi coli
fpoìiati . Io vi potrei disancora delle altre forti , che non fon buone
da mangiare,ma perche ho detto le più vtili>dirouui delle bianche , che
producono del frutto aitai, & il vino buono .
Vi n c.Et quello mi farà grato .
G i o.B at.Io lodo piantar le viti trebbiane,che fann'i grafpi grandi t
Se i grani grofsi : percioche abondano di vino, ma potente,S£ con fumo,
&fpetialmétedoue fi adacqua: nondimeno è perfetto per mefcolarlo
co i deboli,& che fono carichi di colore . Egliè ben vero , che fé que
lle viti fono delle migliori, & polle ne icolli,che non fiano morbidi di
terreno,producono tanto più vino delicato, quanto più fono ben per-
cofledàl Solercome la prattica cel mollra in più paefi. Et oltra che fono
buone le fchiaue bianche da piantare,le quali maturano innanzile altre,
& fanno frutto affài,& il vino gentile.Sono buone parimente le bnonim
perghc,per produr quantità di grafpi lunghi co i grani grofsi , & il vin
gentile, e le albamate, attefoche fanno vin più genti le d'ogni altro biau ;
co : ma perche tardano à maturare , non è perfetto fin'al gran calciò ,• oc
pi ù q uando ha paflato vn'anno.Ma taccio le altre vue bianche,per hauer
ui ragionato delle migliori.
V i NC.Hauendo voi detto dell'uueche fi piantano ne i campi , afpet-
to che mi parliateancor di quellc,che conùengono nei giardini per ma
giare,per feccare,& per farne bironebeuande. i'n
Gio. Bat. Lodo primamente le vernacele ; percioche fòn'ottime
verdi,& fecche,& per far beuande delicate, le quali poffono ftar'al pari
dellemalnafie,& d'altre beuande conofeiute tra noi.Vero è*,che in que
llo paefe il proprio loro è à piantarle nelle colline, come d vede mafsi-
mamenteinCcllaticai&inLimone. ■ ; ' '
Poi fi piantino delle moscatelle bianche , per effère perfette da man-
giàfej&far vino tanto migliore, quanto che qucU'uue fono trafitte dal
SoIe,ò polle nei colli dabuona'parte .E ben vefochelenerefòno più
delicate da mangiare,ma dubito che! vino non fiacofi buono. Et fi pian
tino anco delle aliane,per effer le prime che maturano, & che fono deli
cate

'
•fi GIORNATA TERZA
cate alla fine di Luglio,& anco più torto fecondo i tempi. ;., '
. Parimente fono dolcifsime le maluafie bianche , ma '1 lo* vinoc di£»
ferente in bontà da quel di Candia;&per quefto non fenevfano tra
noi,eccetto nei giardini. i ') . - «;.-. ;« .jiiti.'i nr ■. .Icnn
. Medefimameme fono da piantar le brumefte nere , benché tardino a,
maturare,finno però bel vedere,per haueri grafpi lunghi,& i grani grof
fì,i quali fono duri,& buoni da mangiare per più mefi:Mapiù lodo le
brumefte bianche fé fono net colli, ó altri luoghi aprici; conciofia che
fono più delicate delle nere,& fi conferuano più lungo tempo :
Lefingultrì. Fra le tante vue,che fin'hora vi ho narrate, non vi è poi che ineriti ti
ti dellum teiodi,quantelamarina nera; poiché èpiù delicata nel mangiare, &fi
putriti*.
matura faci lmente . Et quella vii a,ol tra eh e Angolare per non hauerc i
vinaccioli , ouer'accini , ne i grani , & che non orrende gli huomini nel
mangiarla verde,anzi che più volte è conceda à gli ammalati, non hàpa
ri in bontà quando è lecca. Laquale non folamentc è perfetta per lubri
carti corpo,per acconciar lo ftomaco,& per rihauer il guftojtna è mol
to delicata per metter'in ogni forte di torte, di sfogliateci oftelle, & al
tre cofefimili j&non meno nei pcfci,ne gli vccclii,& in altre carni.
Appretto è fingolare nellordinare , & gouernar la vite ; percioche fi
come l'altre fi tengono balfe quando fi potano,altramente andarebbono;
in niente ; quella non farebbe vua in copia , Ce ogni anno non trafeorref
fé . Et però commendo più coloro che tirano fimili viti intorno alle ca
le, òalle corti, ouer chele fan rampicare fopragli altiarbori , che que
gli altri che le tengono nei pergolati. - ,.; --.," '_,,, .}\ ' ■■ • w
V I N c.Mi marauiglio di molti,che hauendo in copia di quefta bene
detta vua, nò ne tengono conto nel feccarlaàbei peli ,per feruirfene in
cafa fecondo le vfanze noftrc ; onde per difsiparla verde,fpendono poi
le decine de' marcelli nel comprare la leuantina , la quale non è coli fa-
porjta com'è quefta nelle cofe che fi cuocono ; benché fia.più delica
ta nel mangiarla femplice,dellanoftra. ".,... „>....
Gio.Bat. Mi piace , che voi conofeiate la dapocaggine di molti , &
mafsimamente di quei che habitano in Villa, i quali potrebbonopreua
lerfi di molte cofe che lafciano più to$o confumare,che honorarfene
cpngliamicj. . v,- - ;!:.;-■-:, "■ j "' -<.;i
V i NC.Mentre che io mi ricordo,vi prego che mi diciate s'ècqfabuo,
naàpiantare,& incalmare le viti,8< altri albori fruttiferU'aflnp delhji/é
fto; ftando che molti credonoi che non fruttnrebbono fé non vnanno,
& l'altrqnò : Tenendo-ancò, che molte donne & altri animali difperda-
pOj£f che gli ouiepuati dalle galline, & d'altri rechili radino la piùpar
te à male, Sen^ cjievi fono alcuni huomini,chchan quell'anno per tato
_;,ì * sfor
DELLE VITI. 77
sfortunato,che non (blamente non pigliarebbono qual fi voglia moglie
per ricca,& bella^ ben creata che fulfe (mentre che dura) ma n'anche
non comprarebbonopoflefsionejnè altre cofeper pofiedere;& manco
fi porrebbono à far lùghi viaggi,folcar' il mare,cominciar fabriche,òal
tra honorata imprefa; tenédo fempre,di nò hauer mai allegrezza alcuna.
Gì o.Bat. Quefto anno non è detto bifeiìo,perche proceda da gl'in MPmm
flufsi celefti ma lolamente dall'ordine humano ; come li legge, che non ™l°vfi**
piacendo à Giulio Cefare quel che haueua (tarano Numa Pompilio(an
corche fuiTe miglior di quel di Romulo fondator di Roma} li piacque
col mezo di molti fàpien ti,di ftabilire l'anno à giorni trecento feflanta-
cinque,come Tempre fi è offeruato : Ma perche egli conobbe , che ogni
anno correuano fci hore,di più, ordinò che ad ogni quattro anni fi ag
giungere vn giomo,il quale è detto bifefto ; percioche in tal'anno due
volte fi dice ,fextò calcadas Martij ; per effer tanto nominato fello il vi
gefimo quinto di Febraro,quanto il vigefimo quarto. Come per efem-
pto fi è ofleruato femprein Roma. Che («quell'anno morifie Pietro à i
Vintiquattro,& Giouanni à i vinticinque>ciafcun di loro farebbe morto
fexto calendas 'Marti] . Et veramente fé quell'ordine non fufle,ogni cen
t'anni (tralcorrerebbono vinticinque di: Onde fi come il Natale di no-
ftro Signore viene nel fine del verno,ln fettecent'anni venirebbe al tem
pò d». 1 gran caldo . Et per certo quell'ordine auanza ogn'altro de gli an
tichiGreci,Egittij,Caldci,& d'altre nationi che diueriàmente regola
rono gli anni, fecondo le loropenionijcomediciò narrano Herodoto,
Seruio,Plutarco,Macrobio,Suetonio,& altri Autori. La ónde fi può co
eludei e,chc in quell'anno non può efler cofa che odi al piantare, all'in»
calmarcene à fare qual fi voglia cofa neceflaria .
V I N C.Pofcia che fon chiaro di quello bifefto; mi farà caro fé mi ra
gionare te delle ofleruationi , che conuengono à vendemiare le vue ; &
mafsimamentc qual'è meglio,ò fpiccarle ben maturerò acerbe,ò matu
re mediocremente.
Gio.B AT.Peradeflb io non polfo parlarui di quelle colè ; percioche
mi conuien'andar'in luogo importante : Ma ritornando qui dimane al
l'ho™ folita,vi ragionerò di quelle, & d'altre cofe fecondo che mi ri
chiederete •
V x n do mi rimetto à voi di quanto vi pare,& piace . .

IL FINE DELLA TERZA GIORNATA.


LA QVARTA GIORNATA
DELUAGRICOLTVRA,
DI M. AGOSTINO GALLO,
Intorno alfvendemiare,&fare i vinifécon-
feruarl'ucon altre cofé à ciòpertinenti ; ,
Avendo l'Auogadro accompagnato M . Vincenro
forfè per vn miglio , & Militato à definar feco per lo fé
gu ente gi orno,non pure non manco à ritrouarfi ; ma ha
uendo finito di roangiare,fi ritirarono in vn luogo opa
co,& frefeo per vdir'il dolce mormorio dell'acquarne
correa Tramontana nel giardino jdoue fattofi portar
da federe,il Maggio cominciò à dire . Perche hieri difsi à voi M. Gio*
Battifla, che mi farebbe flato caro , quando mi hauefte ragionato delle
ofTeruationijche conuengono à vendemiar le vue, però afpetto che ho-
ra diftintamen te mi diciate almen quelle,chc fono più neceflarie .
TrMOo del G I o.B at. Per fatisfarui di queftoche mi domandate, dico che il ve
■utrdeniUrt
ro Agricoltorei vfàfempre ogni diligentia per far*i vini migliori che
t VH*.
può ; Et perciò non manca à fpiccar le vuc mediocremente mature ; per
cÌQche>fi come vendemiandole molto acerbejfann'i vini garbifsimi;coit
effondo troppo mature,reftano men faporiti , & men'atti à conferuarfi.
Oltrache effondo pofsibile,non folamente le vendemia non bagna tejma
anco dopò che la rugiada è ri (biuta, & che l'aere fìa più tolto caldo , che
freddojpercioche quel vino refta migliorc,& più atto à durare : Come
fu veduto nel felice anno del 1 5 40. Il quale per non effer piouuto fin'al
San Martino,abondò tanti frumenti buoni , & di fi dilicati vini, che mai
non fu fi gran ricolto à tempi noftri. : . . ..:..-. 1 . . i.
Ancora effondo pofsibile, vendemia dopò i diciotto, ò vinti dì del.
la Lunaj perciochei vini diuengono più potenti,& più fi conferuano,
che
t> E L L fi- V I T I. 79
che non fanno nella crefctìite.
Parimente ufa ogni diligentianelfepararruuaagrefte,larìebbiata,la
tempcftata,& la fecca,ò marcia dalla buona ; & non men'à non lafciarùi
non pure delle foglie,ò paglie,ò altre fporchezze; ma ancora che leti-
ne,ò altri vafelli, doiie hann'à bollire, fiano ben nette di tutte l'immoti
ditie; percioche mancando di qneftcprouifioni,facilmentc fi potreb-
bono guadar! vini»
Appretto , per farli perfett i, egli non manca à fciegliere tHtte le vue
gentili dalle grotte, le bianche dalle nere; non mefcolando più di due
forti delle gentili infieme ; come farebbe vna faporitacon vna dolce,
& la bianca,potente con l'altra debile,& carica di colore,* ponendo poi
tutte le grolle infieme,per far de' vini per lafamiglia,ò per gente balla •
Similmente nel vendemiare, egli di mano in mano làfcia le vue muc
chiate in terra almeno per tre dì feoperte all'aere; percioche migliora
no aliai fé non vi pioue fopra,per cagion del Sole,& della rugiada che le
affinano,& anco della terra che le caua ogni cattiuo humorejlafciando-
le poi nelle tine non men di due giorni,ò tre innanzi che le faccia pelta-
xe.acciochc quei vinicrefeano in potentia,& in bontà .
Vi NC.Hora che io ho intefò quefti precetti,afp<*tto che mi diciate la
voftra opinione intorno al bollir de" vini.
Gio.Bat.Quella è la maggior quefìionechefìatra gli Agricoltori; _ ^ ^,
pertioche vedendo le tante diuerfuà delle vue,de*paefi, de* terreni che t„ &,/£.. j
fono dirFerentifsimi di aere.di freddo, di caldo, & d'altre qualità; è im- vini.
pofsibileàdar'unfol'ordine che fiavniuerfale.Et però non èmarauiglia
delle tante vfanze,che tuttauia lì coftumano dall'una Prouincia all'altra,
dall'unpaefe all'altro, dall'una terra all'altra, & dall'una cafa all'altra.
Come fi vede in quefta Villa,che molti li fan bollir vinti • & trenta gior
ni,& io con altri pochi non passiamo quattro,ò fei .
V i nc. Qual cagione vi moue à farli bollire coli poco .
G i o.Bat. V oi douete fàpere , che quanto più bollono i vini , tanto
più diuengono duri,gro(si,infìpidi,&alle volte profsimi all'aceto, & fi
mili nel colore all'inchioftro: I quali fono d'abhorrire d'ogni tempo; li
perche nel bere fono come medicine ;& fi anco perche ofrufeano L'in—
telIetto,empionole vene,Iegano i membri, affogano il fegato,e fidano
talmente ogn'uno ; & mafsimamente eflendo di fpirito gentile, che no
può mangiare.ne digerire fé non malamente . Et perciò fono dalodar'i
vini chiari , rofsi , che affomigliano à i rubini orientali ; percioche non
tanto fi dige.rifcono facilmente,quanto che nel metterui dentro dell'ac
qua, reflano medefìmamente faporiti; cofa che non auuiene alla mag
gior parte de gli altri detti .
Vinc.
8o GIORNATA QVARVA
VlNC. Quantunque i vini pieni piaccino al volgo nondimeno i tra-
fparenti furono Tempre lodati da gli huominl giudiciofi,& mafsimaroé
te da gli eccellenti filici .
G i o. 5 AT.Per vn'altra ragione è cofa dannoTa il far bollir tanto i vi-
nijCome per efempio fi può conoTcere.Che ponendo in due tine trenta
brente di vnamedefima vuaben qualificata, per ciascuna tina,&che
vna bolla quattro,ò cinque giorni,dourebbono dar'almeno brente vin
ti di vino ; & bollendo quell'altra i vinticinque, ò trenta ; è certo che nò
paflarebbe diciotto,& forfè manco quando fia bollita con gran calore:
Et quefto fi vede ne i paefi doue fi fan bollir'i vini col fuoco per faluar-
lijpercioche Tcflanta brente non reftaranno più di quarantacinque.
Qualch'un potrebbe dire,che quefto non è à propofito, ftando che il vi
no,che bolle co i grafpi nelle tine , bolle lentamente^ quell'altro con
gran forza di fuoco.Etiodico,che egli è più verifimile che inoltri vi»
ribollendo i vinticinque, & trenta giorni habbiano à feemar la decima
parte, che quelli che bollono al fuoco la quinta,ò quarta ; poiché bollo
no à q uarti d'horc,& non i tanti gi orni ,
V i Nc.Qual modo vi pare meglio per conferuar'i vini ,il farli bollir
poco,òil bollir'aflai ?
G i o. Bat. L'optni onc mia fu Tempre che i vini fi contentino , non
per bollir' j vinti,ò trenta dì,ma più tofto quanto mancobollono. Si co
me per efperientia io ho veduto,cheà bollir'i vini finche ctflano,che
per quefto non fi mantengonopiù de gli altri . E'ben vero , che quanto
più lon la/ciati nelle tine dapoi che fon venuti freddi.tanto più fono per
durare.Ne quefto auiene,perchchabbino bollito aliai, ma folaméte per
efierfi fatti Forti alla cimai grafpi, i quali hanno poi riduttiquei vini
quali conformi all'aceto.Che fé fufle vero,che fi conferuafiero per boi
lire fin che cefl"ano,& non più ; non pure gli Antichi l'haurebbono det
to, ma non haurebbono lafciati anco i tanti rimedij; come hanno fatto
per Tatuarli,
fyelchefe- Parimente,fe quefto fufte vero,lo flato de Milano che fi diletta di bé
ibol
»co
> dapoi che Lodouico Redi Francia fi fece Signore di quel
florido paefe . Che per efler vlànza de' Francefi di non bere fé non vini
clareti (i quali chiamano cofi,perhauerpoco colore quanto manco boi
lono^J & ritrouando alla venuta loro quefti altri tanto grofsi,& afpri, &
tanto carichi di colore; non poteuano patir' à beuerli cofi fatti. La on
de cominciando à farli bollir'al modo loro diFrancia,i Milanefi,& altri
iuoi popoli, conofeendo che quella ria era aitai migliore della vfata
prima
/.rrDt' vtn'1. ai
prima da cfsi , hanno poi perfcucrato à farli bollire quel poco tempo ,
che riho detto:Senza che medefimamente ha fatto il Ducato di Sauoia,
piemonte,Saluzzo,Monferrato>& quali tuttala Lombardia: Percioche
veggono,che i vini reftano con più bel colore , conimiglior fapore , & ■
con maggior bontà,& che anco il couferuano maggiormente , che non
faccuano .
Che diremo poi di tanti vini pretiofi che raccoglie tutta la voltolini,
fènra farli bollir niente,ò poco,i quali fi mantengono nella lorbontaà
vintine d'anni ? Et non fanno forfè il medefimo tutti i paefi della Germi
aia,dcir Vngheria,& d'altre Prouincie affai , che potrei nominare ? Ma,
che bifogna cercare teltimoni cofi lontani , poiché tanti de' noftri Bre.
feiani (mafsi mamente quei che adacquano i fuoi campi) già più anni nò •
fan bollir niente quei vinijche vogliono conferuare facendo torchiar le
vuc fubito,che fono condutte ; percioche veggono , che durano lungo
tcmpo,& che reftano migliori, che à bollir nelle tine .
VlMC.Ditemi,vi prcgo,che via fi tiennclfare quelli vini ?
G i o. B a t. A far perfetti quefti che noi chiamiamo vini cifioli , ò "£ btimchi'di
sforratijper effer di vue nere , bifogna primamente come fono condut- VMncri.
te,peftarìe co i piedi nelle benaccie finche fono ben peftatej& poi inua-
fdlarli rìùnftti>che.fi può; benchefi poflonoanco torchiarquelle vue^>
ma meglio è peftarle ; conciofia che vien fuor'il vin migliore ; facendo
dapoi bollir con l'acqua nella una quel vino,che refta nella benaccia , il',
quale reftarà buono per la famiglia: Ma chi vuole,riempiep»u uolte at
giorno quei vafelli del medefimovino,riferuato per quello in altro uà-
lo,finchecciTadigittarfuorrimmonditiedalbucodi cima. * Veroè
che à tramutarli vna , ò due volte mentre che bollono , & leuar la fece
che fi troua fui fondo,rcftano più amabili,che à ftar fìn'l San Martino, &
peggio (come la maggior parte fanno) fin'al Marzo . * Et quefti vini
reftano piccanti per più me(i,& alquanto dolci quando le vuc non fiano
mal mature ; oltra che durano lungo tempo (come vi ho detto) & refta
no ben bianchi,effendo pofti in vafelli netti. * Ma à farli ben dolci l'an *
no ftguente,& che reftino cofi dolci, & piccami tutto l'anno , fi mette
nel vafello il terzo di mollo dolce , fatto al modo detto di vue nere ben
mature , il quale non può bollire , per effer maggior fomma il vecchio
che'l nuouo. * _,
Poi molti tengono che crefeano vna brenta per carro , per non effa-
lar nel bollire, come fan gli altri nelle tine ; & anco per non effer roduta
da i legni,& gufeie dì quelle grafpe . E' vero che alcuni dicono non di
gerirli bcncjtìn che non e pallàio Giugno(ancor che io li prouo il con
tràrio) percioche quanto più {cotono il caldo, tanto più diuengono
i .. : F gemili:
8* GIORNATA QVARTA
gentili :& più crefcono in bontà quando spallato l'anno. Ma bifogna
trafmurarli in vafelli ben netti dopo mezo Nouembre,ò almeno Del me.
fedi Marzo,accioche fiano leuati delia feccia, che haueranno in fondo
& che lì conferuino lungo tempo . ■ : .■
V i nc. Che rimedio hauete voi per conferirne anco gli altri vini?
Gio. Bat. Iononhofecreti per conferuarli tutti, poicheve ne 10-
no alcuni di tanta mala natura, che ben chefi faceffe loro ogni gran rime
dio, mai nò fi conferuerebbono . Vi dirò ben'alcuni ordini per giouar'à
gl'altri, che alle volte fi guaftano per diucrfe cofe fatte in lor malefìcio»
Meme reto Voi adunque douetenon folo fpiccar le vue con quelle offeruationi y
le per benefi che vi ho detto,ma ritorno à dire,che facciate lauar talméte le tine, che
ciò de' vini , non virefti brutezza alcuna; percioche,come il uino bolle fporco,non
è marsuiglia fé non fi conferua . Poi fecondo che giungeranno le vue à
cafa,le farete ben peftar co i piedi nella bonaccia ,& dapoi di mano in ma
no le farete gittarenelle tine commodate al coperto, acciochenó vi pio
.uà dentro , ne vi aggiunga il Sole , il quale le danneggiarebbe nel farle
bollir con impetojpercioche il vino diuien migliore quando bolle len-
tamente.Et circa del bollir'i vini tanti giorni,& non manco,que(lo no»
fo determinare pet le cagioni , che hauete vdite ; nondimeno > per mia
openione.non fi dourebbe paffar più di otto giorni. > , : .. .'■«•
- Vi NC.Chi facefTe quello in molce terre noftre, certo è, che non pur
fi cauarebbono poco chiari,ma torbidifsimi ; cofa che fu Tempre biasi
mata da noi Breìciani. i-<v-
• i Gì o.BAT.Et io dico,che fé quefta vfanza fulTe degna di biafimo, s'ir*
gannarebbono ancor'i tanti paelì, & molti de' noftri cittadini, che li ca-
uano talmente torbidi,che affai volte fono chiari folamente al Natale :I
quali reftano fi piccanti, che quafi fempre fan lagrimar chi li beue; oltra
che fono di cofi rubicondo colore,che brillano nei bicchieri. Effetti ,
>' j- t. . per'ccrto.d'inuitareàbeuerli,
inedia che! *«.,.«- /-iti-
(come fi dice) infin aie morti. j
Et

però fé
■vini re/lino quelli vini nelcono coli diletteuoh, quantomeno fono da vituperare
ficcanti nel quegli altroché li cauano vn poco men che chiari? E' ben véro,che à le>»
tranafarfi. uarqUefl;i vini fuor de'vafelli , perdono la virtù del piccare; ma chi lì
vuol condurr'altroue,bifogna prima romperli benifsimo con vn bafto-
ne fin in fondo,& poi condurli ,& inuafcllarli cofi torbidi; percioche in
quattro giorni faranno chiari, per la feccia che ritornerà al baffojla qua
le e quella che li dà il fapor medefimo del mordere .
V I N c. Afpetto che mi diciate anco quegli ordini,che voi tenete nel
far'i vini diuerfi di fapore, di colore,di potentia, & l'arte di farli garbi.
piccanti,faporiti,&dolci,ò almeno che nc habbianovnavena.
Gio. Bat. Douendoui parlar di quelle cofe , dico primamente che
• ■: ì molti
D E VI Ni; ~) Zi
molti pedano dopo la prima fé ra le vue nelle t ine co i piedi, ò con le Ri
ghe almeno due otre volte alternatamente ,& poi ceffano'perdùi altri
giorni innanzi chegl'inuafellinorOltrache vifon'alcuni altri,checaua
no dalla tina,come farebbe la metà del vino,& lo pongono in vnabenac
eia fin che han ben peda tutta quella vua,& poi lo ritornano dentro; fa
cendo quefto non meno di d ue,ò tre ferejpur'alternatamétejpercioche,
per efperiétiafi vede,chenó tanto egli diuien mig!iore,& di più bel co
lore,ma vi fi caua etiàdio il cagnone(come noi diciamo) di morbidezza»
V i ne. Tanto più mi è cara quella cofa , quanto che le mie viti di P»
peiano producono vini molto morbidi ; fi per l'adacquare cofì fpeflbi
campi, come fi fanno;& fi anco per lo terreno ch'è troppo graffo .
Gio.Bat. Quanto fia poi circa al far diuerfamente buoni vini ,dico *£««' f*r
per elfempio,che fi pone tanta (bruma di vua buona in vna fina, che ren- ^J^#
de quattro carra;& come farà bollita dui ,ò tre giorni bifognerà cauar
tutto il vino,& ponerlo in vn'alcra di grandezza li mile,& dapoi empir-
ladi altra buona vua,maben pedata co i pied-i:Et come farà venuto chia
ro, fia fubito ìnuafellato,conciofiache farà anco perfetto, & ben piccan
te. Et fi come.cauato che farà il vino dalia prima dna , fi potrà metterui
dentro due carra d'acqua ; & poi empierla d'ai tra vua ben pedata ; non
meno Ci potrà far nella feconda alla rata dell'una, che primamente vi fa-
ti,Si Iafciarle tutte due bollire fin che'l vino farà purgatoci quale fi chia
rirà todo,& reitera racente.Et quello che dico d'una tina che renda quat
irò carra di vino (effendo di più,ò di meno) vi fi ponga fempre alla rata
l'acqua,& la feconda vua.
Poi volendo voi fare vini mefcolati con acqua (per effer più fani , &
più facili per digerire che gli altri) dico podo che haurete le vue nelle
tine,gittarcte dentro l'acqua fecondo la natura loro; cheeffendo buone
non vi vorrebbe men del quarto, ò quinto d'acqua, benché non fa cre
der tanto il vino,quanta è data porta dentro ; conciofia che vna parte fi
perde nel bollire,& nell'effalare . Et paffati tre,ò'quattro giorni, loinua '
fellarcte,che farà chiarò,& gentil da bere . Et quando vi piaceffe di far
ne di più picciolo, farete follar coi piedi beni fsimo tutte quelle grafpe
che vi redano,& vi ponerete tanta acqua,quanta era la quarta parte del
l'una che fu pofta in quella tina. Et paffati tre,ò quattro giorni, inuafel-
larete quel vino che farà fanoda bere cofi , & per mefcolare coi gran-
di,che farà migliore affai dell'acqua cruda .Ma à farlo molto dtlicato,fi
ponga in vna tina di vua ben maturala quale fia data in terra almeno cin
que , ò fei giorni,& falciatolo dentro vn giorno, fi cauarà perfetto & fa
tafano .
• Vn'altro bel modo vi voglio dire per fare vino, chefaiàdi vtilità,
• •' -* F % come
84 GIORNATA QVARTA
tome fé fùffe quattro volte tanto ,& diletteuole; ma bifogni cauame
ogni dì finche farà finito.Sgranarete adunque quella quantità d'uua,che
vi piacérajofferuando fempre,che per ogni diece brente d'uua ben ma
tura pofta in tina, vi ponerete fopra non men di due brente d'acqua ben.
bollente , & coprirete fubito con vn copertorio d'afsi fatto à pofta,ac«
cioche cofi calda,faccia meglio il fuo eftetto.Ma facendo quefto vafel-i
lo di dui fondi, non occorre porui fopra cofa alcuna , ma foto coprire il
buco di cima col cocone : Che fé cauarete quel vino dopo vn giorno, ò.
dui lo trouarete molto diletteuole . Ma farete,che ogni volta coloro ,
che ne cauaranno,empiano il fìafco,ò altro uafo d'acqua neta, & la git
ano fopra à quei grani, &che poi cauino il vino. Il quale fi domàdabeui
da de'poucretti ; poiché con poca fpefa,rende affai, & non fene beue fé
non poco,per morder la lingua come fa. Oltra che vi potrete giunger
qualche volca del vino , per conferuar più il fapore , & il colore ; & fari
buonancor'il vino fatto con acqua.
• Ancora uoglioui moftrare vn'altro modo vtile. Che effendo cauato
il vino dalla tina,voi leuaretc via fubito i grafpi afciuti,che faranno in
cima de glialtri ; & farete peftar dapòi benifsimo i reftanti. Onde
effendo ftata l'ima brente feffanta,gliene metterete fopra dieci, ò dode-
ci d'acqua.Et coperta ben quella tinajpotrete bere quel vino dopò quat
tro giorni,che farà gentil di fapore,& fano;& anco fi cóferuarà per più
meli la fuabontà in quelle grafpe,fe reftaranno ben coperte .
Appreffo voglioujmoftrar'un'altro vino diletteuole con acqua. Che
ponendo voi in una tina brente feffanta d'uua ben matura, lafciaretela de,
tro cinqucjò fei giorni fenza farle cofaalcuna ; Si dapoi cauarete il vin
che venirà fuori,& poneretelo in vnabenaccia,o altro vafo; peftando fu
bito quell'uua co i piedi, &gittandoui fopra vinti brente d'acqua, & più
& meno,fecondo la fua qualità. Et fatto quefto,ritornarette dentro tut
to quel vin cauato,&follarete poi vn'altra volta co i piedi ogni cofa be-
' ntfsimo; & dapoi tre, ò quattro giorni, inuafellareeelo tutto, che fari
molto delicato. : . , n
• V i nc. Hora che quelli fette modi fono per fare vini vtili, vorrei f**
per'ancor le vie,che tenete nel farli diuerfamente dolci « ...»
G i o. B at. Innanzi che ui dica que(to,uoglioui moftrar come pò tre
te far'i vini fenza fumofità alcuna, benché iiano di vua trebbiana,ò altra
de' campi grafsi,ò che fi adacquaffero più volte. Dico che giunta l'uua
àcafa,effcndo bianca, la farete torchiare fubito; ponendo quel vino in
Vnatina,ò più torto in vna benaccia,accioche poffa maggiormente
cffalare : Ma perche farà della fchiuma affai per otto,ò dieci gic>rni,non
mancarete àleuarlacolmefcolo forato più voJte,fin checellaràjc^poi
•j....i..j i i cauarc
DE' V I NI. ts
eauaretelo con tal m odo,che non pigliate niente della fcccia,che farà fuJ
fondo ; & cofì l'inuafellarete , percioche reftarà talmente fenzafumo,.
conce Te fuffe accompagnato per metà con acqua. Et medefìmaméte pò
trete far quello con tutte le uue nere,che haueflero del morbido,ancor
che haueffero bollito fecondo il /olito .
Quanto fia poi al far uini dolci primamente con acqua , uoi penerete
cento peli d'uua buona,& ben matura nella tina,& peltatabene, le met
terete fepra trenta pefi d'acqua,compartendolain cinque,ò lèi mattine
con la cazza intorno à i grafpi leuati ; cauan do dapoi il lèguente giorno
tutt'il vino,ilqual farà chiaro,dolce,& piccante .
Vn'altromodo voglioui dire ; ponercte trenta brente d'uua ben ma
rara nella tùia ;& Iafciaretelacofi per tre, ò quattro giorni innanzi, che
la peftiate;& peftatabenifsimo,inetterete fopra cinque,ò fei brente d'ac
quabollente,coprendo poi fubito la tina,accioche quell'acqua fia più pò
tente nel far gli effetti fuoi.Et dopo vinti quattro hore.cauarete quel vi
no che farà chiaro,& molto dolce .
Ancora vn'altro fecteto voglioui dire , benché fia d'un poco pi ù fati
ca de gli altri dolci con acqua. Et quello è, che fé ponerete (per effera-
pio)il lunedì nella rina trenta brente d'uua buona, ben cernita, ben ma
tura, & non rotta; il martedì ferale metterete fopra almeno dodici bré
ted'acqua,&lacauaretelaferadel mercordìfeguente; ponendola cofì
vinata in vnabenacciajò altro uafo,accioche poffa effalare. Poi ilgioue
dì fera,la ritornarete fopra la detta uua, & vn'altra volta la cauarete la fc
rafeguente del venerdì {ritornandola fimilmente lafcra lèguente del
fabbato,&cauandolaancoladominicadi fera, la ponerete per quella
volta nel medefimo vafo : Et poi vltimamente(peftata bcnqutll'uuajla
mattina del lunedì fequente, trarrete fubito fopra la medefima acquavi
nata ,• lafciandola dentro fino al mercordì,laquale cauàdola tutta, haure
te vn vin chiaro,& molto delicato .
Vinc. Dapoi cheio ho intefo , come fi fanno quelli vini, defidcro
che mi ragioniate ancora de gli altri dolci fenz'acqua.
> G i o. Bat. Il primo modo è , che voi pigliate ("per cfTempio) dieci
brente d'uua buona,tenuta per quindeei, ò vinti giorni fopra la paglia',
ò fopra le afsi ; & peftatala ben co i piedi nella tina,gi ttarete fopra dode
ci brente di bon vino nuouo,& ben chiaro ; & paliate dieci, ò dodici ho
rc,inuafc Ilarete tutto quello che venirà fuori,ilquale reftarà dolce tut
to l'anno* oeyvur'
Il fecondo modo è, che pigliate quella quantità d'uua che ui parerà ,
la quale fia buona , ben matura , & afeiutta; & portala non rotta nel
la tin a , non le farete altro per otto , ò dieci giorni , accioche , cal-
■,' F 3 candolì
U GIORNATA QVARTA
candofi ben'infieme,renda del vin'aiTai, ilqual inuafellarete tanto quan
to vcnirà abilmente ,& reitera dolce lungo tempo; rompendo dapoi
tutta quella part e,che iì trouerà nella tina,& dopo t re,ò quatro gi orni,
cauarete quel vino,che farà anco diletteuole.
Il terzo modo per far vin dolce,pigliarete come farebbe dieci bren
te d'uuacropella ben matura, che fiaftata almeno per dieci dì fopra la
paglia,ò afsi al Sole;& pollala nella tina fenza romperla, dopo dui gior
ni,ponerete fopra cinque,ò fei brente di vin nuouo, chiaro , buono , &
non carico di colore ;& paffate vintiquattro hore , cauarete tutto quel-
lo,che potrà venire,& 1'inuafellarete.Et fatto queilo,romperete alquan
to la detta vua>& poigittarete fopra altrotanto uino fimil'al primo, il
quale inuafellarete dopo vintiquattro hore. Rompendo ancor'Un poco
piùladettavua, &poimetteretefopra altrotanto del medeiimo vino ,
Jafciandolo,& cauandolo al modo detto . Poi la quarta,& vltima volta ,
peftaretc ber ifsimo la mcdefima vua, & ponerete fopra altrotanto del—
l'iftcffo vino,ilqualelafciaretc dentro,& cauarete fecondo ho anco det
to.Per tanto,fc farete ben quelle cofe,uoi haurete in quattro volte vin
ticinque, ò trenta brente di vino molto gentile con vna vena di dolce,
& che farà fano,ilquale potrete inuafe Ilario tutto infìeme , & feparata-
mente,per hauerne di più forti.
Il quarto modo,pigliarete otto,ò dieci brente fecondo che vi piace-
rà,d'uuabuona,ben maturarla peftarete bene ;&poi empierete una
botticella di quel vino che venirà fuori, laquale eflendo ben cerchiata,
& ben chiufa (polla coli piena nell'acqua talmente, ch'ella iì bagni tutta
appreffo à quattro dita della cima) la lafciarete dentro per quindeci, &
più giorni ancora fecondo che quel vino farà potente ; & poi códurrete
quel vallilo co fi pieno nella caneua,ilquale vi darà vn vino bianco (ben
che fia d'uue nerejche reitera dolce tutto l'anno,pcr non hauer potuto
bollire.
Il quinto modo pigliarne dell'uuabuonajben matura,& bene feeka,
& tagliarete via ad ogni grafpo tutto il picolo di legno, & tutti i grani
guaitijò non maturi,c on le forfette ; & coi! mondi, li ponerete di mano
in mano fenza romperli in unabenaccia, che iìa fopra d'un carro all'ora
bra fotto à vn portico, & la mandarete di fera allo feoperto per riceuer
la rugiada almeno per otto giorni : Et dapoi cauarete tutto quel vino,
che venira abilmente,il quale reftarà tutto l'anno dolcifsimo . Facendo
torchiare poi tutta queu"uua,che vi darà ancor'un vino alquanto dolce ,
& piccante affai .
Il fefto modo per far vin doIce,& buono ; voi ponerete dell'uuabuo
iia fopra le grati, ouer'afsi nel forno tanto caldo,che la fi gonfij, & gon
fiata
; DEVI NI. > 87
fiatala caueretejmettendoucne poi dell'altra fecondo che uorretefar
del vino affai . Et pettata alquanto, la gittarete Copra il vino inuafella
tOjilquale effendo lubito ben chiufo,in capo di quindeci giorni farà più
& men doke,fecondo la qualità dell'uua , che vi haurete pofta . Ma il
fuo proprio è da poner per ogni cinque brente di vino » vna di detta vua
ben qualificata.
• Ilfettimo modo è poi il migliore per far uin dolce,che duri tutto Tati
no in quella perfettione.Et però.voi pigli arete dieci, ò più facchetti di
tela,ò più tofto di lana,che habbiano il pelo di dentro , & non più lun
ghi d'un braccio l'uno,fatto à modo d'uno fcartoccio ; cioè acuti in fon
do,con vn cerchio di legno in cima cucito attorno,accioche fliano aper
ti quafi vn braccio . Et accomodata vna fcala fopra dui caualletti , alta da
terra quattro braccia, ponerete i facchetti per gl'interualli talmente,
chei cerchi fi appoggino fopra quelli fcalinidi legno; ponédoui poi
fotto vna cannale tta di due afsi larghe un palmo .ben commeffe, la quale
fia lunga quanto è lo fpatio di quei facchetti,& ftia in cortello alquan
to di fotto,accioche,riceuendo il vino,cadain vn maftellojò altro vafo
di legno pollo in terra.Et accomodata ben'ogni cofà, ponerete ne i fac
chetti tanto uino torchiato di frcfco,che non habbia bollito, quanto ui
potrà ftare : Il quale,mcntre ucnirà torbido,ritornarete dentro fin che
ufeirà ben chiaro; &aIl*hora non li farete altro , fin che quei Tacchetti
non ceffaranno di gittarne fuorvi quali (lauati benifsimo) ritornaretcli
anco pieni al fuo luogo ; hauendo però inuafellato primamente tutto
il uino,che farà ufeito chiaro . Ofleruando queft'ordine,fin che haurete
fatta quella quantità,che haurete difegnata.il qual uino non faràcofi
opilatiuo,nè mal (ano , come fono gli altri dolci,che s'inuafellano torbi
di,& che fibeuono,benche fiano mal purgati.
L'ottauo modo,uoglioui moftrare.,& nò più.col quale potrete d'un
fol uino fatisfare à ciafcuno,& fpecialmente quando farete qualche con
uito,come fé fuffe di uarie forti.Et oltrache farà piccante,farà parimen
te affai,& poco dolce,fecondo che uoi uorrcte, & cauato fempre da una
iftefia botte; facendo però talmente che ninno di quei conuitati nonfi
accorgano di tale artificio. Voi pigliare te adunque tanta quantità di
grani di uuabuona , ben matura, & non pedi, come ftarebbono in una
botte fecondo il difegno uoftro; la quale fia benifsimo cerchiata ; &
empiutaladiqueigrani fin'aun palmo alla cima, la chiuderete molto
bene, puntellando poi il cocone con una ftangauerfo illolaro, òuolto
di quel luogo,acciochei detti grani non bollano Ce non difficilmente .
Et come fentirete che non bollano, pigliarete un uafellodi dolcifsima
uernaccia,&tenereteloapprefio della' botre: Ordinando poi à colo-
F 4 ro,
88 GIORNATA QVARTA
fo,che hauran da cauarc quefto uin piccante , che per la prima uoltalo
diano cofi puro . Poi quando li direte che diano di quel che è alquanto
dolce,che pongano nel fiafeo un poco di utrnaccia , & dapoi l'empiano
di quel uino. Et quando li direte che portino di quell'altro pia dolce.,
che crefeano la uernaccia.Similmente fé li direte che diano del più dol
ce d'ogni altro portato,che ancora ai mettano più uernaccia.
- Vinc. (Quantunque mi fiano piaciuti queftifecreti,nonhopcròuo
luto interromperui,eccetto per quefto ultimo ; percioche mi pare lìmi
le all'ufanza de' perfidi hofti,i quali falsificando una brenta di uino, che
hauran folamente in cafajfìngeranno di far bere a' foreftieri più diuerfi-
tàdiuini.
Glo.BAT.Quefto modo è molto diuerfo da quel de gli hofti : per
cioche noi non mefcoliamo fé non duebeuande ottime , & esfi pongo
no folamente uin cotto (eh'? fpeffo come inchioftro) ò mele per addol
ciré il uinoi& aceto per farlo piccante •• Cofe,per uerità che rompereb
bono ogni gagliardo ftomaco .
VlNC.Vorrei faper ancora qualche fecreto,per dar buon'odore,ò fa-
pore al uino,come più uolte ne ho beuuto in Roma , & in altri luoghi .
Adafbmn Gio.BAT.Piùcofeui potrei dire, nondimeno dirò quelle fole, che
j*f>«r di ni- pjù uolte mi fono riufeite con fatìsfattione di molti.Che per dar l'odore
"' * di mofcatello al uin nuouo inuafellato chiaro, ui pongo de' fiori di /im
buco fecchi quell'anno aU'ombra,in un facchetto,ò pezza di lino,come
farebbe piena la mano perbrenta,ben chiulì, acciochei fiori nonefeano
fuori ,& che il uino poffa riceuer quel fapore di mofcatello ,• ma li lego
talmente con lo fpago al cocone , che non partano la metà di quel uino;
& poi ti leuo come fono paffati otto giorni t facendo il limile quando ui
pongo le femenze di coriandoli .
i Poi per darli gentil faporc,fi pone prima nel uafello , come farebbe
la quarta parte di bofie (come noi diciamo) fatte col pionino fottili di
legno fecco di nociuola,&metteuefi dapoi il vinnuouojche benché
non fuffe chiaro,diucrrà in dui giorni lucido,& molto faponto .
Vi NcPer non occorrermi di domandarui altro intorno ài vini, vi
prego che mi moftriatc,come fi debbono formare , & fituare le canoue
per coferuarli bene.
Cmejidé- Gio.BAT.Effendopofsibile,lodoàfabricarle con lefineftre verfo
bonfarieca ■• i n . ... i
«Ne,* cmi- tramontana; percioche queito uento non mai nuoce,anzi gioua loro nel
a* grancaldo. Et fi come ogni canouaftà ben fotto terra col volto fopra,
non meno vuole effere ofcura,frcdda,afeiurta, & con le muraglie grof-
fe.Poi non pur'e bene ch'ella fia lontana dal Sole,dalle fornaci,dalle fjto
fe,dalle ftalle,da i porcili,pollari,8c altre cofe di fctorc,ò di calore ; ma
ancora
AV -s .-. BE' VJ.-NM.Ì -:■ %$
ancóra da tutti ftrépiti>che poteflero far tremar'i vini. Et per tanto fono .
dalo dare gli Alemanijcóciolìa che tengono l'eftate ben chiufe le cano- Q^cl^fàt
uc,accioche non ui cntrijil caldo -ne forte alcuna di aere; il quale non "JTl*f<-bi
manco lo {limano per nemico del uino , di quel che fann'ogni gran cai- &.v*felli.'
do . Et più dico,che fanno le cantine fenza luce alcuna , eccetto vn lo-
lo fpieacolo picciolo per sborro folamente,fiano poi folto terra , òdi Co
prandi maniera, che cauano il vino fempre con lalucerna: Vfanzaper
certo,non tanto ficura per conferuare ogni vino, ma per beuerlo frefeo
nel gran caldo , & nel verno non freddo : Senza che (mentre il caldo
durajlauano con lifcia da ogni lato tntti i vafelli , che hanno vino , ogni
giorno vna volta, & più fe'l caldo monta > che paiono tanti fpecchi . Et
quello fanno,percioche quella humidità rifrefea il vino,& fa che non fia
of&fo dalla poluere,ò d'altra cofa fporca.E però non è marauiglia fé i no
flri vini patifeono molte Mate de' cattiui odori,& (è anco fi guaflano per
tenerli coli poluerofi,&fporchii vafelli ;conciofia che alle volte ne
ho veduti talmente coperti di lordezza di polli , di colombi, & di
altri' animali , che mai non haurei beuuto di quel vino, benché fuf-
fe delicato . Là onde , fi come eglino fono da commendare , per
tenere ben nette le loro canoue, ouer cantine, come Ce fufTero tante
camere ;cofifiamo da biasimare noi, per tenerle alle volte più lorde,
che nonfono le ftalle .
V i n e.Veramente voi fate veder la gran negligentia, che noi vfiamo
in quella coli pretiofa gioia ; conciona ch'ella èpiù ftimata d'ogni altra
da noi mortali.
"ì Gio.Bat. Per più ragioni è d'apprezzar grandemente quello bene- u\mmfn
detto licore .* Percioche (come dicon'i (àpienti) egli ha gran conue- fritti, adii
nientiacon lanaturahumana;atteloche,e/7enrfo beuuto conmifura,confor ""•
ta il calar naturale , chiarifica il fangue torbido , apre tutti 4 meati del
corpo, leua ogni opilatione del fegato ,& le tenebrofe fumofità del cuo
regeneratiue da ognitriHeT^a; dimostrando lafuagran virtù,non pure nel
le membra dei corpi noJìri,ma etiandio neWanima ; facendola tiare al
legra ,acciocbe fìa maggiormente capace da inuefìigar le cofe fattili, &
difficili. "Ma quando per contrario è beuuto fen\a modo, oltra che ab-
brufeia il fangue , accende l'ira , fminuifee le for\e , indebolifcei ner-
ui ,genera la gotta , & altre infamità ;non meno leua la memoria , offu-
fia l'intelletto ftmpedifce la lingua, &finalmente fa perder la uita con
l'honoreinfieme. ...u;
ViNC.Stando che quelle cofe fono troppo vere,vi prego parimente ,
che mi diciate ciò che debbo far'à i vini inuafellati,per conferuarli nel-
lalor bontà. ,..: . .. .„;..'., ',. ...„.•.•..;.■='
Gio.
9t GIORNATA QUARTA
JhmlYÌear Gio.BAT.Lodoprimamente,cheneirinuafelIarciuininuoui,Iafcia-
dì per benefi te tutti quei vafelli coi buchi aperti in cima, & li riempiate d'altro vino
àodtlvino . 0gnj giorno.fin che hauran celiato di bollire ; chiudendoli dapoi co i co
coni,& nonmouendolifinchetrafmutarete esfi vini à fuoi tempi j fia al
San Martino,come alcuni pochi fanno, ò al Marzo feguente, quando
fiorifconoi perfichi (ben che gli Antichi lodano quando fiorifce l'uua)
& fubito ch'é fatta la Luna; perciuche, ftando fin ch'è fccmante(parlan-
do de' vini potenti) fi mutarebbono più torto in ogni altra cola impofsi
bile,chc guaftarfi mai ; ma ne gli altri e meglio tramutarli per Luna vec
chia ; conciofia che,effendo potente per mutar'i grandi inaceto,non me
no farà potente per conferuare quefti altri. V j
ViNC.Credeteche fiacofaneceffariaà tramutar tutti i vininuoui?
Gto. Bat. Parlando folo della natura de' noftri, non è dubbio ch'è
ben à tramutarli , & fpecialmente quei che fono cauati da vigne graffe
per natura , ò per efTere ftate adacquate , ò letamate ; percioche fempre
fanno ne i vafelli più feccia de gli altri .
V i n e. Non credete anco che d'ogni vino buono non fia migliore
quella parte che fi troua nel mezo del vafello,che quell'altra che fia in ci
ma^ò fui fondo? '.
SiwaoeS- Gio. Bat. Non folamente è fempre miglior quel vino ch'è nel me-
uerfi U-vmo ZQ (j'0„nj vafelJo pienojma ancora fé fi pigtiaffe quefta parte, & non l'ai
wvafello. tre,larebDepiu atta a conleruarfubt pero dicono bene gli Antichi , che
dell'oglio il meglio e quello da alto , del mele quello eh e più di fotto ,
Si del vino quello ch'è di mezo .
Poi feguendo il primo parlarvi ricordo quando vengono igrandif
fimi tuoni , che fubito sborriate tutti i vini , col cauare da ogni botte il
borrone,ch'è più in fondo,& anco in quel fubito,rificcarlo dentro. Per
ciochccommouendoli à quello modo,non patiranno per quei terrori ,
né per calore,che vi fuffe entrato.Tenendo parimente vna fpina,ò fpinel
lo preffo al fondo d'ogni vafelloàquel tempo, & cauarete quafi ogni
giorno vn bicchier di vino>p erche fé li gioua affai .
Vi NC.Vorreiehemi dicefte ancora quei fecreti , che potete fàpere ,
per conferuar'i vini d'ogni tempo .
Dieci fecrtti G io.B AT.I1 primo modoè,che voi pigliarete tante oncie di allume
fer cmferua. jj rocca ben pcftata,& fedaciata in tlti fcartoccini, quante brente di vi
no fiete per conciare ; & par ciafeuna che inuafellarete , gittaretele die
tro la poluere d'uno fcartoccino; facendo cofi di mano in mano,fin che
haucrete finito.Ma fe'l vino fuffe debole; ò fatto con acqua,ponereteui
Vn'oncia,e me za per brenta.
11 fecondo modo èj che uolendone conciar brente dodici , piglia
mene
• D E' V I N I. 9»
rctene vna delmedefimo,&poftoui dentro oncic dodici di allume, lo
farete bollireal fuoco ;& lo fchiumarete di continuo fino che hauerà
fatto quattro,ò cinque bolli ; & come farà raffreddatolo gittaretc fopra
le vndici brente,che haurete prima tramutate. Ma meglio farebbe fé fa-
cefte quefto innanzi che vi mettefte vino; eflendo quel vafello ben'a-
fciutto,facendolo poi andar'un pezzo attorno,& per ogni lato . Et co
me farà fredda ogni cofa, empirete il vafello di quel vino , che fi mante
uiràbenifsimo perlacompofuione,che farà entratanella feccia fecca,8c
nel lcguo del vafello.Cofa che non può far male à quei che beueran quel.
vino,come fi tiene che,fà,quando l'allume è pollo crudo.
Il terzo modo è, che nel conciare vn vafello di brente dodici bene
afciutto,pigliarete vnadell'ifteflo vino con dodici oncie di fale comu
ne ;offeruando poi i medefimi modi,come ho.detto. Ma meglio farc-
te,fe vi ponerete oncie fei di fale,& fei d'allume .
Il quarto modo è , che volendo voi acconciar dodici brente di vino ,
quando l'haurete tramutato , pigliarete oncie otto di fale , & quattro di
folfo peftati feparatamente,& gittatolifopra,chiuderetefubitoil vafel
lo,accioche non eflali da niun luogo .Et dopo quattro giorni, ne potreT
te bere ad ogni piacer voftro.
Il quinto modo è,che eflendo il vafello di dodici brente pieno di vi
no tramutato, pigliarete otto, ò dieci pugni di pietrine di torrente ben
lauate;& pofteleui dentro,ponerete vna fcodella di terra vota col fon
do in fufo foprail cocone ; chiudendola benifsimo attorno con la cret3,
perche volendo eflàlar'il fumo di quel vino,& nò potendo vfcire,ritor
nera per lo vafello,& conferuarà il detto vino, come fé fufle acquauita .
-Il fedo modo (poiché ho detto acquauita) è,che volendo voi concia
re dodici brente di vino tramutatoci ponerete dentro tre oncie per
brenta d'acquauira di quattro cotte,la quale non tanto lo conferuarà,ma
ancora gli accrefeerà il fapore.
llfettìmo modo è,che eflendo il vino deboIe,pigHaretene vna di quel
medefimo,& lo ponerete al fuoco con dod.ci oncie di fale ; & bollito ,
& bene fchiumato che l'haurete, Io ponerete cofi bollente nel vafello
afciutto,ben chiufo,& ben coconato,& poi lo farete per vn pezzo andar,
per ogni luogo . Et come farà raffreddato , & empiuto quel vafello , vi
metterete tre oncie di acquauita di quattro cotte. Et quefta ricetta , ol-
tra ch'è potente per conferuar'ogni vino,è anco fana,& di buon fapore.
L'ottauo modo è,che fé vorrete acconciar fei brente di vino tramu-
tato,pigliarete due libre d'argento viuo in vn'ampolletta di vetro, che
fia ben chiufa con cera rofla , ò verde ; & metteretene ancor' intorno al
collo, come farebbe vn dko,& poi fameui vn capello di carta pecorina,
la qua
9i GIORNATA QUARTA
la quale fi attacchi à quella cerà,con legarla ben attorno con lofpago, ae
eiochc non vi entri il vino ; & dapoi la mandareté à mezo del vafello , &
la legarcteal buco del cocone,accioche non cadefle al fondo. Auuertcn
do, che fecondo che il vafello fi anderà votando calarete anco di mano
in mano Tampoletta, facendob'ftarequafifémpreà mezo del vino, che
ui fi troua.Ec fé uorrete conferuarne maggior quantità, uè ne ponerete
ancor fempre quattr'oncie perbrenta.Nè bifogna reftare per dire che'l
colli vn mocenicola libra,percioche è fempre buono, &di quell'iftefib
pefo.Bafta che non offende il vino, & lo conferua benifsimo per la fua
gran frigidità. . •. e.
11 nono modo è,che quando tramutarne i vini , vi metterete fopra al
menojquattr'oncie di oglio commune perbrenta,il quale ftarà in cima,
come fé fuffe un panno che lo eopruTe,& non làfciera entrarui l'aere,nc
altra cofa nociua : & non lo cauarcte fin eh'el vino non farà ridutto in
poco; ponendo l'uno] & l'altro in vafo,&poi cimarete fuori l'oglio
con vna caccia, ò altra cofa fottile,& lo ponerete nelle boccale di uetro;
percioche rintanerà in quei colli lunghi,& il vin in fondo . Onde votart
dolo di mano in nuno,lp raccoglierete tutto, te farà buono per gli al
tri anni . Et fe'l vino fulfe debole, non vi ponerete meno di fei oncie per
brenta . Auuertendo però che fé i vaflelli fuifero più larghi , ò più basii
dell'ordinario, tanto più fomma d'oglio vi vorrebbe, attefo che'l vino"
farebbe anco più largo in cimma, che non farebbe quando i vafelli fuffe
ro ahi,& ftretti.Chel'oglio ila potente per conferuare ogni vino, fi ve
de che non folamente gli Spedali conferuano ogni forte di fugo co que
fio licore.maetiandioil vin granato,ch'è tanto debole.
Il decimo,& vltimo modo è , che pigliarete il folfo ben diftru tto co
fuoco fento,oncie trenta,garofani oncie vna , incenfo un'altra, & mele -
ghetta due; poi vn quarto d'oncia di cinamomo,vn'alcro di pepe lungo,
& vn'altro di gengero bianco,con cinque noci mofeate. Et peliate ben
quefte cofe inlieme le mefcolarete con quel folfo, & le ponerete in una
pignatta al fuofo lento,lìn che faràno dileguate,& incorporate infieme;
pigliando poi delle bugie di legno fatte col pionino fottili,& larghe due
dita, le farete in anelli in tondezza à modo d'un marcello d'argento ; i
quali inupltarete,con moia di ferro ad uno ad uno nella cópofitione ,
& tinti benifsimojli ponerete da parte di mano in mano, (in che l'hauran
no riceuuta tutta. Ondeeffcndoiluafello di dodici brente , pigliarete
fei di quelli anelli,& gl'infilzarete con vna catena da cani,ò filo di rame,
Se poi mandareté ogni cofa in quel vafello ben netto,& ben'afeiutto; ma
che non tocchi il fondo; tenendo l'altro capoin mano, acciochenon
(aderte dentro tutta j& dapoi li darete il fuoco con un candelino,ò
i■ . f con
rx ;t ;. de vri m is o . ;) n
«on altra cofaj chiudendo fubitoil buco di cima con vno (traccio talmé'
tc,che'l fumo non eflali per modo alcuno ; & dopo vn miferere,leuare-
te la catena,- chiudendo parimente (ubito quel buco al modo detto, fin
che ponerete la cana della lora den tro,in torniata però di tela,ò di ftop - .
pa con tal modo, ch'entri ben ferrata;gittandoui poi il vino co i fedel-
li,ò fechiel'un dietro all'altro,takhe la lora ftia Tempre più di meza; ac
cioche non eflali niente quel vafello . Et Iettata la detta lora , chiuderete
fubitoilcocone . Onde paflati tre giorni,potretebeuer di quel vino,
benché Pentite per otto, ò dieci giorni alquanto di quella compofitio-
ne. Ma chi'l conciane quando s'inuafella chiaro da mo(to,reftarebbe fen
za odor'alcuno.Et quella ricetta è potente per conferuar'ogni uino, an
corché fuflemezoacqua.Nèbifogna temere, che'lfolfo orrenda nelbe
uerlo,poiche per natura è fanojma (blamente fcarica il colore. Etuifi
aggiungono quell'altre cofe , per fminuir'al foto quel tufo, che ha del
proprio fuo odore, * Ma credo che fìa meglio l'opinione del noftro
M. Gio.Batr.Nazario,'l quale pigliali folto non dileguato , ma peftato
co i detti aromatici,& dapoi meicolati con l'acqua vita à modo di falla,
imbratta le dette bugie,& procede nel redo al modo detto.Et de qui gli
aromatici rendono perfetto odore,& non preuale il folfo col fuo. * *
- V i NcCome ricuperate vou vini guadi ?
G i o.Bat. Voi fapete, che da ogni tempo dell'anno ui fono diuerfe
qualità di vini difettaci ; cioè alcuni che fono marci, altri guadi , & altri
Solamente (tremiti, che hanno dell'amaro , ò che mordono alquanto la
lingua . Onde quanto à i marci dico,che fé fono molto deboli , non vi fi V. . -,■ .,
faccia altroché trarli via,accioche non marcifeano i uafelli ; ma fé fono
potenti di fumo,ò che habbiano corpo, fi vendino à quei dell'acquaui-
ta,ò più tolto fi faccino in aceto; perche fc ne cauarà maggior predo.
Et però quando hauerete fatto torchiare quantità di grafpe, che n5 hab j. ridurrei
bianohauutoacqua.letornareteper metà in due tin e; &neltrarleden -wmgfufhi
tro»le fepararetedi modo,ch'elle rcftinobenfofpcfe . Et fcaldate infie- mtp> MK9'
me per quattro giorni,ponerete in vna di quelle line tanto vino guado,
quanto ni (tara fenza paflar di fopra le grafpe . Et come vi farà flato vin-
tiquat tro hore,Io cauarete tutto, & lo riponerete fopra le altre dell'altra
tina;Iafciandolo medefimamentescofi per vintiquattrohore,&ritornan
dolo ancor'un'altra volta nella prima tina per lo detto tempo . Facendo
fimilmcnte ogni vintiquattro hore,fin ch'egli farà diuenuto ben bian
co,©^ acetito.Et benché non fu ile molto forte , non reftarete d'inuafel-
larIo;percioche in poco tempo lì farà perfetto. Ma fé vorrete del-,
l'altro aceto di fimili vini , continouarete à metterne (òpraà quelle
grafpe nere, ò bianche ogni giorno al modo detto , che fempre vi
riulcir»
j>4 GIORNATA Q^VARTA
riufcirà bianco, & forte . Et volendo pur feguitar'à farne dell'altro con
le medefime grafpe,vi gittarete ogni pochi giorni dell'aceto ben forte
in cambio del vino,& lo lafciarete dentro Hfteflb tempo,accioche fi rin
forzino,per aceti r maggiormente quel vino, che fi ponerà dapoi détro •
Vero è , che per la prima volta egli feemarà la terza , ò quarta parte ; ma
come fàrann'imbeuerate le dette grafpe , ogni altro vino che metterete
fopra,non feemarà niente. Et quando vi piacelTedi torchiarle , ne ri-
fcattarete anco vna buona parte .
jltn modo Si può far'ancora aceto di vin guaito d'ogni tempo, ma cala poco me
t^d'omitem nt> ^e^a roetà.Ponercte adunque quel vin'al fuoco , & lo farete bollire:
fo di vhm fin che farà fchiuma,la quale leuarete dimano in mano, & dapoi mette-
guajìa . rete per ogni brenta vn'oncia di pepe pefto, & vna libra di fale ; & trat
to ancor'u n'altro bollo, poneretelo in vafèllo che ftia al Sole > Si venir»
forte in poco tempo. %
Vi NC.Ancora,comefi può far'ogni aceto ben forte?
Jfarvmr* , Gio. Bat. Eflendo brente dodici, ne farete bollire vna al fuoco, Se
uto. *~ c°fi ben bolléte,la gittarete fopra le altre vndici ; crefcédo, & minuédo
alla rata, fecódo che faràno le brente di quell'aceto non forte, &venirl
perfetto. Et lo farete anco ben forte co vna lama lùga diacciale affoga-,
tabenifsimo,& la cacciarete dentro più volte,ma fempre rifocata,fecó-
do che faranno le brenre di quell'aceto non forte,& venirà perfetto.
V i n e. Hauete voi fècreto alcuno per ridur'i vini guafti , che fi posfi-
rto bere,fcr,za gittarli vìa,ò darli per poco pretio,ò per niente?
4 ridare il i Gto.BAT.Parlando di limili vini,&non de'mafci,diròcoraefi pof-
vk km».' ^lno ril*"r'a tale ftato,che fi potran bere, finche faran finiti , raanon gi*
còfcruarli fugo tépo.Etperò,cauato che haurerequel vinonuouobuo-
no.che venirà dalla tina con impeto, gittaretele dentro il guaito , ma di
minor quantità del cauato.accioche quelle grafpe fiano più potenti à
.'il i farlobollir'inlìemc co quell'aItro,che vi farà reftato;Le quali fiano fubi-
tobé peftate;nófacédole altro fin che fi abbafferano , & all'hora faràda
inuafellarejpercioche credo ch'egli farà chiaro , & purgato d'ogni ama
rezza. Et fc pure r.ihaucffe ancor'in parte,lo ritornarcte per dui, ótre
giorni fopra d'un'alcra tina fimile,chenon hauelTe più vino della prima:
Et quefto Io cauarete poi , perche reftarà ben purgato d'ogni malitia. .
' Vn'altro modo voglioui moftrar'ancora per vn iimil vino . Cioè pi-
gliareredui peli della prima vuaben matura per brenta, àponeretela
bencfgranata in vna caldaia al fuoco con tanto vin buono , che fi polla
bagnare tutta ; & faretela bollir fin che i grani lìan ben crcpati,& cofi bé
bollenti gli trarrete fopraàquel vino, tramutato però in altro vafello
buono,& tato grahdc,che quelli col vino bollito vi ftiano. Mafe lo vor
rete
D E' V I N I. pj
réte ancor migliore.gittaretelo in vn'altra tina, che fìa poco più di mcza
d'uua ben maturala quale fia fiata dentro non rotta almeno per tre gior
ni innanzi che vi fi ponga il detto viuo; & come vi farà flato dentro dui,
lo cauarete delicato,& lo beuerete mentre che'ltempo farà freddo, ac-
cioche non faceffe qualche mutatione. ....
V ; nc.VÌ piace di dirmi ancora qualche rimedio , per aiutar quel ri-
nocche ha folamcnte deH'Agofto,accioche non vadi di mal in peggio.
Gio. Bat. Tramutato che hauerete prima fimil vino in vn vafèllo j, fan $
buono, pigliarne tanti buoni aranci non dolci,quante faran le brente;& vino quando
fattoli in quattro quarti runo,gl'infil*arete con lo fpago,& gli attacarc <?""'*'«£*■
te al capo di fotto vna pietrella tanto graue,ch'ella faccia ftare gli aran-
cijdallacima fin'appreffoil fondo; legando talmente quello fpagOjche
quella filza non tocchi il fondo . Et dopo cinque,ò fei giorni , potrete
bere ficuramente quel vino,che farà buono comedi prima . Ma non vi
lalciarcte dentro tai aranci più di dieci giorni , accioche non lo danneg
giando ; ma lo venderete,ò beuerete fin che farà finito .
Vi nc. Vi prego parimente che mi moftriate qualche rimedio perca
uar la muffa,& ogh'alrro mal'odore à tutti i vafelli .
G i o.B ax. Volendo voi purgare vna botte di dodici brente,pigliare Scìntoti ter
tene vna di lifcia molto forte,con libre dodici di feccia di vino ben fcc «**»* ( (*
ca;Ecfèfuffedipiùtenma,pigliaretenepiùfommaallarata.Etpoftoo- "!"na*iv*
gnicofain vnacaldaiaaLfuoco,comefaràbollente,lagittaretenel vafel
lo ben'afciutto,chiudendolo talmente fubito , che'lnonpoffaeffalare;
& poi facendolo andare per vn pezzo in ogni luogo:Ma fé per calo non
fu (fé ben liberato,faretc vn'altra volta il fimilej& ne reftarà netto . Ca-
uando però tal compofitione innanzi chefinifeadi raffreddarci perche
dando dentro cofi fredda , & il vafello non tutto pieno , fubito ìitorna-
rebbe la muffa nella parte uacua. , ..,'.;..•
Il fecondo modo,chc cauato il fondo al vafello,che vorrete fànare,&
empiutolo più di me zo di paglia afciutta,lo farette ftar'in piede;& dato
ui il fu oco,pon crete fubito il fondo fopra,ma non lo coprirete t utto,ac
ciochc non s'eftingueffe tal fuoco . Girando però quel fondo à poco à
poco, per arder ben'ogni parte infetta ; & poi nettando tutto il uafello , ■
d'ogni eofàbrufeiara con vna rafparoladi ferro ;& lauandolo benisfi-
mo , & fregandolo con vna feopa : Et dapoi merlo il fondo ben'al Aio
luogo , pigliarete come farebbe vn fecchio di vino , ò più tofto d'aceto
forte,& più & meno,fecondo ch'c grandejò picciolo quel vafello;& co
fi ben bollcnte,lo gittarete dentro; & chiufibenifsimoi buchilo farete
andar più volte per ogni lato. Et fé per cafo non fnffe ben purgato di
quehnal'odore,ò del brufciato,farete quel medefimo vn'altra volta , &
.' . . più
96 GIORNATA qVARTA
piuancora,per fino che refti ben netto .
II terzo modo è, ch'empiuto d'acqua cruda quel vafello che vorrete
conciare,lafciaretela dentro per dui giorni ; & lcuatolt il fondo,rafpa-
rete per ogni luogo talmente quella feccia,che'l legno fi vegga ben net
to.Facendolipoi vna incenerata bollentifsima,& fregandolo molto con.
vna feopa tutto.Et lauatolo bene , voltaretelo fenza fondo con la bocca
al Sole, che per tre , ò quattro giorni vi batta dentro ; & poi l'empirete
di grafpe torchiate di frefco,& coprirete con l'ifteflb fondo.E: votato
lo dapoi quattro giorni, &acconciatoui il fondo,mettercteui dentro de
l'aceto ben bollente,& faretelo andar per ogni lato; & poi cauatolo do
pò vn dì,l'empirete di vino,chcal ficuroreftarà lènza difetto alcuno.
Il quarto modo è facile da fare.Pigliarete tante libre d'allume di roc
ca , quante fon lebrente che tien'il vafello , & faretele bollir'in vna cal
daia piena d'acqua ; Et cofi bollente , la trarrete dentro ; & chiufala bc-
ne,farctela andar per ogni lato fin che farà raffreddatala cauaretela fu
bito, acciochcnon riceuefie il vafello non ben pieno , vn'altra voRa la
iftcflamuffa.Mafè non fuffe ben purgato con quella bollentata,farete-
ne vn'altra,& vn'altra fin che refti ben netto d'ogni mal'odorc: La quale
aequa faràanco buona pérfar'ilfimile ad ogni altro vafello. Vero è,che
pcrminorefpefa,potrcte torre dell'acqua de' tentoii,quando hann'allu
minato i pani (poiché lagittano via^& farà quelmedefimo effetto, che
fa la detta,che cofta quattro,ò cinque marchetti la libra .
,itmiitrt la Nonpofibmancare,chenó vi dicaancora vnmodo percauarlamuf-
,,jfaatv;- faalvino,& non al vafello . Adunque pigliarete tanti aranci buoni non
tw,&run al , . . , , r ... * „f ° t, , •,. ..
vkelk, oolci,quate brente (oro del u: no muffato: Et datili quattro tagh per pò
mo,poeo più deilafcorza,grinfiIzaretecólofpago,rVponerete vna pie
trella in capo della fìlza,accioche vada preflb al fondo ,- attaccandola tal
mente al cocone , che non tocchi il fondo; & lafciando quegli aranci
nel vino,non piatii dieci giorni,& poi lobeuerete fenza difetto .
Vi Kc.Dapoiche di tante cofe mi fiete flato cortefe,vi prego,chemi
diciate ancora,come fi può rifehiarare vn vino che fia torbido .
j fffcUgf.^ • Gio.Bat. Qutfta cofa è facile , poiché con tanti oui , quante fon le
re vn vino brente di quel vino,rifchiarcrete in vn giorno ,òdui ;mi bifogna che
torbido. fiano coigufei ben battuti col Cucchiaro,ò altra colà innanzi che li
gittiate nel vafello; hauendo però leuato primamente quella pellici-
na , ch'è di d entro del gufeio ; perche marcendoti , danneggiarebbe fa
cilmente il vino. Ma fé egli è molto torbido, non tanto lo leuarc-
te fuori del vafello ,& lo ponerete in yn'altro ben netto, ma ui ag
giungerete vn quarto, ò terzo d'oui di più, & vna oncia di fale per
brenta , & anco v.i limone , ouero arancio , fesfi con vna , ò due
mani
Л Г . : D Е/ V I N I.
maní di ghîara benlauata pure per brema di vino ; & poi mefcolarete сб
vnbaftone benifsimo tuttequefte cafe; che paífati quattro giorni lo
trouarete ben cbiaro . : . • ■
Vine. Vi ringratio parimentedi quefla cofa , & leuiamoci à voftro
piacere ; con pacto pcrô,che dimane non máchiate à ragionarmi di quel
le altrecofc,chedehdero contendere. .. ... , .
G io» Bat. Non máncate pur voi à venirall'hora íblita , che ancora
io non mancará à manifeftarui ció ebe fapió,fecondoilfolito,.

.'.'¿Ú. FINE DELLA QVARTA GIORNATA»

LA QVINTA CIORNATA
DELL'AGRICOLTVRA,

DIM. AGOSTINO GALLO,

Гг'Л'и Come fi pub fare *vn bel Ciardiño, ' j

5 s E N D o ritornato M. Vincenzo il quinto giorno nel


l'hora folita dall' Auogadro , & ritrouatolo nella falettá
della pefehiera íotto alia colombara di mezo,doue noa
Tolo П compiaceua nel mirare per le fineíl re che vi era.
no da ognilatojil gran pergolato, il giar diño, l'horto,
6 i campi fuoi che fono da Oriente ; ma ançor'una infi
nità di pefci,che yagano,& guizzano tuttauia per l'acqua ; onde faluta-
tolo,& poi marauigliatofi grandemente di cofi bella profpettiua , entro
à i parlamcnti íolitijdicendo .
Confidcrandoio, chefra lecofe , che nell'Agricoltura dilettanoal-
cheomojvna delle maggiori che vi fia,fonoglialborifruttiferi,percio
l'hunon fulamente le Frondi loro rendono dalle amené ombro foaue
,i ; G frefebezza
p8 GIORNATA Q.V I N T A
frefchczza,i fiori di uerfi molta allegria,&i frutti mirabili non poca de
licatezza ; ma etiandio quelli fono i propri albergi d'infiniti vccelletti,i
quali col lor dolcifsirao gorg!ieggi.ire,ci fanno tante marauigliofe mu
fiche,che più non fi può dcfiderarc . La onde effendo cofa honoratifsi-
ma,& degna d'ogni fpiritò gentile,& d'ogni Principe, dilettarli di bei
giardini, defidero che uoi M. Giouan Battiftarr.i moftriate con quai
modi fé ne poffa far'uno de' più accomtnodati, che trouar fi pofla fécon
do i noftri riti . ~n.- : • '-■ - ■)-■ .• ■■;t • «. .ì-jHìirs ■.■'■■'<
G i o. B a t. Non vi prometto già di dire tutte le conditioni,chc vi
fi* IR uorrebbono; ma vi ihoftrarò almeno quelle cheioftimo più neceflarie,
* imbardino & che per l'ordinario fi vfano tra noi.Etperò,chi vuol far giardino,dcb
be primamente confiderare,che'l (ito non fia paludofo^eìlofojledofo,
uè cretofo,ò non fia ben foliuo j percioche gli arbori non riufeirebbo-
no fé non malamente. v ;
Poi,cflendo pofsibiìe,lo ponga appreflb al cafamento ; fi per la com
modità di goderlo maggiormence, come anco perche non farà cofi dan
neggiato,quanto fé fufle lontano : Ponendolo etiandio più tofto à Tra-
montana,cheà Mezodi,acciochefi poffa goder benislìmo dalle fineftre
la fua vaghezza • come fimilmente giace quel cofi bello del noftro Gal
lo . Egliè ben vero,che quando fufle ancor'à Mezodì , farebbe più foli-
uo,ma non di cofi bella profpet tiun,men tre che fi giace in cafa; non otta
teche /àrebbe danneggiato. dalla poluere,& bulla ch'efeono dall'ara
("quando è vicina,) nel batter le biade,cofa per certo,nociua à gli arbori»
che affai volte s'inrognano talmentc,cheperifcono. (;
Del /errori Appreffo,lodo à farli vna foffa di tal larghezza,& altezza,che non ta-
givdmi. ^ to yj p0flfa ftar fempre dell'acqua aitai ; ma anco che non vi poifano en
trare i ladri,nè gli animali, la quale fi potrà rare ancora in ima pefchiera.
Allaquale fia alleuata una folta fiepe di (pini bianchi di tre, ò di quattro
fila : Che vfandoci diligentia,diuerrà di maggior vaghezza , che fé fuf-,
fé muro. - ',
V INC, Benché le ficpiftianobene,nondimeno lodo più i muri,- per
cioche fono più forti, & fi fabricano in poco tempo poltra che eflendo
politi,ò dipinti fan medefimamente bel vedere .
Shteldxdeb Gio.BAT.Dapoi ordinatoli fito,fi debbecófiderare quello,chepiù *
te produre U cóuiene à quel terreno,^ cauarne maggior'entrata : Perciochc,ieflendo
f°Mm? "" più atto à Produr dell'herba> che delle biade , lodo à pratarlo ; fi perche
renderà più vtilità,& maggior vaghezza ; & fi anco perche non farà cofi
dàneggiato,com e l'altre cofe da i Frutti che cadono,e che fi raccolgono.
VlKC.Et io direi,ché arandolo ogni anno, gli arbori fruttarebbone
meglio per la coltura,che vi fi farebbe .
Ciò.
DE 6 I A UDINI. S9
Gio.Bat. Ancora che vi fiaprato,non ofta però, che non fi poffano
zappar quegli arbori due,& tre volte l'anno,eome conuiene .
Yi n c.V n'alerà oppofitione rni nafce,che adacquando il prato/i nuo
ce à fimili arbori j & no n adacquandolo , G può fperare (blamente poco
fieno,&fpecia!mente nelle fecchezze. ... ... M*i rie*
Gì o. Bat. Ne per qucfto mi rimouo : percioche adacquando il pra Mftrbtliefi
to,fe non quando patifee gran fecchezza, & non lafciandoui adono lac c\0 de jpr
qua fé non quanto è bifogno, fon certo che quelli non patiranno, anzi M.
ne fentiranno giouamento,& particolarmente nell'ingraffare, & ""tura
're i frutti.Veroè,che quando ui fi facetfe.correr l'acqua,come fi fi a gli
altri prati perÌDgraffarli,fimili arbori patirebbono affai . Ma in luogo di
quefto,fia letamato ogni anno quel prato con letame ben minuto, ò có-
pofto con la poluere ; perche (come vi disfi) produrrà più herba , che
4jon farà ogni altra forte : Senza che,quanto più gli arbori faranno gra
di,tanto più ui giouaranno per lo cader delle foglie,& frutti marci . Et
ancora i frutti,che vengono doue non fi adacqua , fono più faporiti , &
durano più tempo de gli altri,chefi adacquano. Egliè benivero che al
cune volte.per la gran fecchezzajrimangono manco grosd.
V I NC. Che via vi vuole nel piantar tali arbori, & che mifura fi dcobe
tener nel poner'i fili lótani l'un da l'altro,& vn'arbore appreffo all'altro?
G i o.B at. A piantare vn giardino,fi debbe primamente confiderare Modiftrfiu
la natura di quel terreno ; percioche,effendo dolcc,graffo , & acquato- J* '#"*
rè,bifogna metter'ogni filo lontano dall'altro, non meno di braccia tre
taG,-i ;& ne imedefimi.fili piantami vn'arbore appreffo all'altro non più
di braccia diciottoj&mafsimamente quando fono la maggior parte pò
mi,perche producono più quantità di rami.Sc più grandi.che non fan-
no i peri,le ciregie,& altri frutti fimili.Et chi li pianterà più fpef$i,quan
do faranno grandi,non folamente occuparanno fé medefimi,ma adom
breranno talmente il fondo, che fé ne cauarà poco , ò niente . Percioche
non unto fàbelueder'un'arhore carico di frutti,quantoà mirarlo gran
de,&conbella,&largacapigliata. . .
Vinc. Per qual cagione adunque haueteuoi piantato cofi fpeffo
quefto giardino, effendo il fondo cofi morbido , come cel moftra que
lla belhfsima herba?
Gio. Bat. L'eifer cofi florido quefto prato, non prouiene perche il
fondo fiagraffo,anzich'èmagro,& molto ghiarofojma procede dalla
quantità del letame, che vi dò ogni anno mefcolato con la poluere ,1»
quale lo fpinge à produre affai più di quel che può per natura.Ondc,co
nofeendoio quefto, pofi i fili lontani l'un dall'altro vintiquattro brac
cia^ gli arbori non più di noue.
G i Vinc»
,oo GIORNATA QVIMTA
Tcrcht/ìpix ViNC-Perche hauete voi piantato tami peri,& cofi pochi pom??
mb pm to- Glo.BATiSapendoio,cheiperifonopiùfragili,piudolci,&dima{r
filtrar 'per' §'or licore de i pomi, & che gradifcóno il terren fabbiòfo , ghiarofo , ò
cjmak* 'chefiaafciutto,ò arido jpcrò piantai piùperi,che pomi; aueriga chea»
co quefli fìano la più parte roftaiuoli , che vengono non più gradi de*pe
ri.Et medefimamcntc il Magnifico M. Giuliano Callino fece ben'èpian-
i. tar'il fuo gran giardinofcome hauete veduto) di tanta copia dì pomi,&
pochi peri ; ptreioche ,come buon'Agricoltore , eh cgliera, conobbe
che i pomi fono- per natura fodi,& che vengon belli,& grandi nel terre
no graflb,mollV,& humidocom'èilfuo. Però non tanto fu prudente
• nel poner'i fili lontani braccia trentafei, & gli arbori fedici; connonpo
nerui tra mezo marene,ciregie,perfichi,& altri fimiii,come ho fatto io;
mali piantò nel giardinetto appartato fenza metterai alcun pero, ò
pomo. • *
Vi wc.Hauete uoi p-più delicato vnbuon pero,che vn buon pomo?
efxipeAfcJ Gì o.B AT.Non fi può negare,che i peri comunemente non fiano mi
twfm delie* gliori al gufto,& che i buoni non fi vendano più pretio de' pomi. E ve-
tydè'pow,& ro,chenon fonocofi fimi, ma fono più commodi nel mangiarli à ifuoi
pu-frepo.. tempjcrB(jjj8Ccottj.,& per far buone compofte,& buone torte. ' '
V i n c.Eflendo vero qucfto,per qual cagione non fi piantano più pe
ri che pomi,& non più pomi che pert,come lì fa ?
G i o.B AT.Non folamente fono da biafimar coloracene hauendo ffto
proportionato à peri, piantano più tofto de' pomi, ma più quelli altri an
' eora$che piantano peri,& pomitrifti, potendone piantarde' buoni1. '
Vi n e Forfè che non fi piantano , nès'ineftanopiùperi, che pomi";
perche ronfi conteruano tanto tempo,eomefannoi pomi.
Gì o.BAT.Non manco tépo duranoi pcri,per comparirla rriczó Mag
*' gioì piccioli mofcareMi,& poi i delicati caualicri,ghiacciuoli> cicogni
ni^ altrepiù forti di mefe inmefefm'alS.Martrno.Nè péTateche cjuei
cicogntni tianoi lunghi di collo, & rofsi, & gialli, i quali fono di poco
■ Tatare ;ma dico quegli altri che hannoil colore,& licore limili à i ghiac
cinoli,& l'odore de' mofeatetti . Et ultra che la maggior parte di quei ,
«he fi raccogliono all'autunno con le circon (lamie debite, che durano
fin'aliaPafqua,& più ancora; per efiere coli pretiolì, fi vendono à pefo
con maggiot'utilitàde' pomi,che fi rendono à mifura.
''■■ Ancora>qual'è quell'arbore frutifero , che iìa coir bello, cofi dritto Se
cofi alto com'è quefto del pero? Il quale non pure non occupa tanto co
l'ombra,quanto fanno i pomi^ma fa ancora quali ogni anno i fuo i fruc-
ti,& quelli folamente un'anno,& l'altro nò.
Vi hc. Benché i pomi fruttino come dite, tuttauia ne producono un
: ti
DE1 GIARDINI. u>i
queir annodile fon'il doppio de' peri : I quali,oltra che fono piùidifficC
li nel crefcere, & più duri nel tener le calme de i pomi ; fono anco più
rofi da i vermi, di tutti gli altri arbori fruttiferi. «.
Gio.BAT.Lafciandodacantoleoppofitioni,che fi potrebbono de 'r*ttuta fi1-'
dt, .... ». i r .• • i • t- L ■ puntarti iàr
urperluna,&laltraparte,ebeneche parliamo del piantargli arbori , %„ifri«*fcn
comemi hauete domandato. Onde,cotninciando dico, che fi faccino
le folle almeno dui,ò tremefi innanzi del piantare; percioche quel terre
no fi difponerà talmente, che giouera affai alle radici; facendole più,
& meno alte,& larghe,quanto importa la qualità del terreno,& grande*
za de gli arbori . Vero è,che non vogliono effer meno di due braccia in
Ogni lato à i piccioli, & à i grandi tre, infin'à quattro ponédo il miglior
terreno da Un lato , & quello non cofi buonodall'altro , per gittare pri
ma nel piantateci buono attorno alle radici,& il refto di mano in mano
dietro . Piantando poi ogni arbore fotto terra più, & meno fecondo 1*
fua bontà ; & accomodando le radici talmente con le mani , che niuna ri
mangafopra all'altra; coprendo però prima il fondo di pietre non più
grolle d'un pan comune,accioche (come difsi l'altr'hieri) faccino quei
Biedefimi effetti alle radici,chc fanno àquelle delle viti.Non piantando
mai quando fa gran freddo,ò gran caldo, ò gran vento,ò che pioue; ma
{blamente quando è dolce il tempo.ò che fia piùtoftonuuolo,che arde
te Sole,& anco per Luna crefeente. Et quando fi fpiantano per ripianta-
re,fi faccia vn fegno nella verga.,come giaceuano,accioche fi póga quel
la parte ch'era in Oriente ancor'in Oriente; perche le altre parti ììaran v^
no come di prima.Cauandoli non meno dopo vefpro,& per Luna nuo-
ua,& con più radici che fi può; & effendone di fpczzate,ò guafte,fi tàgli
no via.Et quando fi portano di lontano, fubito che fono cauati, fi porga ...
vn panno attorno alle radici con la terra , per conferuarle dal vento , Gc
dal Sole; perche prenderanno più facilmente. Calcando nel piantare drt
ti arbori di mano in manolaterra,fecondo che fi gittaadoftoalle radi-
"ci,convn palo di legno ben vgual'in fondo ,accioche quegli arbori ftia
no più faldi contra de' venti .
ViNC.Qual tempo lodate voi nel piantar gli arbori, innanzi il ver-
no,òallaprimauerar
Gio.BAT.Effendo fatto le buche di Luglio, ò d'Agofto, mi piace
più il piantarli d'Ottobre,ò di Nouembre, che di Gennaro, ò di Febra-
ro; percioche, piantando in quei mefi , la terra fi commoda talmente
attorno alle radici, degli Arbori , che all'hora fono come morti, che
poi nel primo germogliare, li giouano affai più ,che fé fuffero flati
piantati nella prima vera . E vero che fé i rami fono troncatilo che le ra
dici fono molto rotte,ò molto tagliate, lodo à piantarli di Febraro , ma
G 3 che
'«* .GIORNATA QUINTA
jhe te /bucherano fiatte innanzi Natale . *■_.': / - *:'j :.*••>.
; V' i n e. Che è meglio à piantar'! peri , ò pomi faluatichi , ò quei d'ar-
méllaperincalmariipoi£ . ; . . .>i
thegliiutò- • Gì O.Bat. Quantunque tra noi fi piantino gli arbori falùatichij non
» darmeiu dimeno lodo più quei d'armella ; percioche , incalmando vn faluatico ,
peri™a!ma- & V1* domeftico , qucfto produrrà frutti più grofsi , più faporiti , & di
re cheifalitA maggior licore,che non farà quell'altro. Come per efperientia fi vede
***»• duando' è fiatò incalmato vn faluaticoj& che comincia à far'i frutticene
Jncalmandovn'altra volta quegli iftesfi rami con cajme del medefimo
i arbore,li produrrà migliori,& piùgrosfi di prima . Et però non è mara
•:iiiglia fé la G;ermania,la Fiandra,& altre Prouincie,non piantano mai al
. triarborijche qucfiid'armella. •■
VinC. Evda credete ciò che dite,pciocheqfti arbori fono più pieni
d'humor dolce de gli altri,e crefeono co più facilità in groffezza,cV in al
,tezza:Ma è pericolo che nò durino sì lugo tépo,come fanno i feluatichi.
GlOiBAT.Sicomeigiardinieri douerebbono (alparermio) atten*
der più all'utilità,& alla honoreuolezza,che alla perpetuità; cofi, mi
rando alle buone qualità de gli arbori d'armella* non dourebbono re-
ftare à piantarli per dire , che dureranno i ducento , & più anni , come
fanno ifaluatichi» Baftà che viueranno non pur l'età del piantatore , Se
de' figliuoli ; maancorade i nepoti,& di più affai. .
Vi nc.Vì prego ehe mi diate qualche regola pergiouareàfimiliar-
bori,& fpecialmente per tenerli morbidi,& ben'ordinati.
1 benefica Gio.BAT.Primamente fiano zappati almen due uolce l'anno, & par
J?Jb~-faL ticolarmenteiperi,&pomi,pereflei'ancoi più pretiofidegli altri; Et
tiferL offendo in terreno magro,fi dia loroall'autunno del letame minuto fo-
pra le radici,ma mefcolato col mede limo terreno, Se lontano dalla ver
ga almeno vn palmo.Veroè,che per minore fpefa, è meglio à darli vna
palata dipoluereperarbore,raccoltaper le vie nel gran caldo.
• Poi fé li taglino al Febraroi rami fuperflui per Luna fcemante,& maf
{imamente quelli,che fi riuolgono all'in giù,& che fi incrociano nel me
zo dell'arbore ; leuandóne quel più , & meno fecondo che fono morbi-
di.Bafia che quanto più farann'ordinati con ragione,tanto più abonde»
ranno di frutti migliori,& viuerannò più lungo tempo. Acconciandoli
però quando non fa freddo,nè gran vento,ò pioggia, & fempre con fer
ri ben taglienti; tagliando i rami grofsi in pendente,& vicini al tronco
ne,accioche l'acqua piouana non ui fi fermi,& la feorza poffa nel crefee
re coprire il taglio. Auuertendo però fempre à non farli alcune di que-
fte cofe quando fiorifcqno, percioche facilmente fi potrebbono fcc-
care,come più volte ho veduto. . , ,
•;. «..■ SimiU
"DI' Gì A R DÌ N I. iòj
•>'■ Similmente à quel tempo fi leuino le foglie fecche, che hanno den- '';
irò gli oui delle gattolc,ò d'altri animaletti che confimi, .no le buone fo
glie coi frutti inIiemc:Senza che alle volte fan feccar gliarbori,& parti-
colarméte i pcri,cV pomi, per efferfottopoftià queitamàladittione più ...
de gli altri ; purgando ancora i tronchi d'ogni piaga fatta da ivermi,&
dalle formiche,che più volte li fanno feccare . Non mancando quando
l'arborenoncrefceinprofTezza , à tagliar per lungo la feorza di tuttala
Terga in quattro ò cinque luoghi,fecondo che più,& meno è groflàjpcr ;
che egli crefeerà in poco tempo con marauiglia. * Ricordandouian- ' • •
co per cofa importante, chequando li arbori fon carichi di frutti più del
L'ordinario (come alle volte fono più delle foglie) li fcaricate della ter
sa parte ò della metà,percioche non folo quelli che reftaranno venira-
oo belli , ma ancora quegli arbori ne produrranno più l'anno feguente,
chenonfarebbonolafciandolicofi caricati.
- V I nc.Sì come mi fono cari quefti ricordi,vorrei anco,che mi ragio
nafte dell'incalmare limili arbori, & quai modi fono migliori.
■. Gio.Bat. Benché s'incalmi perpiù vie,nondimeno quella del (eC- VeU'mcalm*
folo e più comniune tra noi,&piùficura di tutte l'altre, quando mafsi- re gli arbori
inamente è fatta alla primauera, come gli arbori cominciano àfedare frMttifm-
ne i tronchi,nei rami,& finto terra : incalmando ne i fiti freddi di Mar-
zo}ò d'Aprile,& nei caldi folamente di Febraro,&fempre innanzi che
le calme gettino fuori.Et quefto e il uero modo che fi debbe tenere,-per - ... ; ■•
cioche,fi come il caldo apre,fiteglia, & fpinge ogni arbore à produre le •""
foglie,& i fiori ; cofi il freddo ferra,addormenta,& ritiene ogni fuo vi
gore . Et s'incalmi più torto dopo velpro , che la mattina; & li auuicini
più alle radici,che à i rami ; perche quanto più le calme fono porte à baf
fo.tanto maggior vigore riceuono dalla terra.Et quanto all'incalmar per
Luna nuoua,ò vecchia,i più incalmano quando crefee , per le calme che
prendono,& crefeono più facilmente. E ben vero,che incalmando quan
do fcema,& masfimaméte dopo il tondo fin à i vintiquattro di , le calme
producono più frutto : Nondimeno commendo coloroche fempre in
calmano p Luna nuoua ne i terreni magri,& ne i grasfi quado è vecchia1.
. Vinc. Quanto più fonodalodarqueicheincalmanonei mefi chedi
te,tanto più fono da biafimar gli altri , che cacciando figure , incalmano
gli arbori di Natale al fuoco,per piantarli in quello cofi gran freddo:
Onde non è marauiglia fé rimangono tanto tempo cofi mefchini,ò fé in
pochi giorni mancano.Solo vorrei faper quali calme, & da qual lato del
l'arbore fi debbono pigliare.
Gio.Bat. Lodo clic fi piglino di quelle che fono daOrientenell'ar
bore,& che fiano proportionate di belle2za,& di groflezzaicc'habbiano
i ■ . G 4 gli
104 ' - GIORNATA QVINTA
Cme ft deb. gli occhi vigorofi,& fpesfi,& s'incalmino più frefche che fi può .Et ve
bonfigliarU nendo di lontano,fiano portate con poco di terra, & inuolce nei panij
Cm>iadyt>vr- òaltracofà, acciochenell'incalmarefì trouino in amore ,& non meze
tarlrdtlorttt fecche dal vento,ò dal Sole . Vero è,che fi portano bcnifsimo nei cano
*w< ni pieni di mele ben chi ufi . Ma fiano gli arbori nel luogo doue fi vol'in.
calmarefani,nouclli,verdi,tondi,netti,nontorti,fenzanodi,&dibelco
iore,aceioche maggiormente piglino quelle calme . I
Deirincalma Incannando à fcllolo , fi Tega nel più bel luogo dell'arbore , ma che t
reàfejfilo. ferrj (]ano ben taglienti,per meglio tagliare, & polire il taglio ; fenden
do quanto è bifognoj hauendobenligatoil tronco, accioche il legno
non fi fpaccafle troppo jaccommodando talmente le calme nel fello,
che nonfi vegga niente del loro taglio,.& che'l primo occhio refti à pe-i
nadi fopra del taglio,& di fuori foprala fcorzadel ramo,ò tronco,ilqua
le fia ben legato , & ben coperto con la cera comporta col largato , per
effer migliore dell'altra nel coprire,& nell'empire ogni feflura , & per
che ancor'è di manco fpefa.LegandouÌ dapoi attorno della paglia di fé-'
•/ galaj&.mettendoui dentro vn poco di terra, accioche più facilmente le
calme poffano germogliare;lequali non fiano più lunghe d'un palmo.
V i n e. Vi prego che mi moftriate ancorai! modo per incakaar'à co-
ronctta,ouer*infogliarc come altri dicono .
Vettmcdm* ^ ' oJBat. Non fu mai molto in vfo tra noi quefto modo d'incalma-
te à cormet- re, benché fi può fare d'ogni tempo che gli arbori fudano; nondimeno
**• s'incalmapiùdiFi.-braro,&diMarzo>chediLuglio,& di Agofto; per
cioche gli arbori fono più in amore,& l'acre più temperato. S'incalma
meglio ne i tronchi grofsi,chc ne i fonili , & in quelli che han la feorza
groffa,& dura,che ne gli altri che l'hanno fottile, & molle ; & vi fi pone
le calme alquanto groflette,&fptfled'occhìJ& pigliate da Onentedel
l'arbore.Ec tagliato dapoi il tronco con fega fottile., fi rade con coltello-
fin che refta ben netto,ben lifeio ; & vguale talmente che la feorza non
fia offefà in parte alcuna; & poi fi lega prefTo al taglio con vna cintola,ac
cioche nel ficare il conio fra la fcorza.,& il legnojella non fi rompa . Ma
meglio è vn chiodo di cauallo che riabbia limato via da vn lato i dai can
<oni,& agguzzatolo bene, fi ficca queliojò il detto conio,fra la fcorza,&
il legno condeftrczza; non men di due dita, & con la parte tonda verfot
la fcorza,& la piana verfo il legno.Et accommodatele calme alla forma
di quel conio,ò chiodo per due dita,& fenza la feorza prima, lafciando
ui la feconda fottile verde,fi pongano talmente d'una in vna , ne i buchi
fatti coi detti ftromenti.che le feorze loro,& del tronco fi bacino,& nò .
ii vegga niente del taglio,ò del nudo,ma folo le dette feorze . Et fi può
lafciare la feorza prima allecalme da quellato, che non fi lippa, ma fpic
. •/ ' t> l. caria
D r CI AB DI NI.' -loj
caria però per due dita; percioche,pofte ne i fuoi luoghi, ogni feorza dì
fenda quella del tronco à guifa d'un capello . Et acconciate attorno al '
tronco quelle calme lontane vna dall'altra non mendi quattro dita , fi
copra Cubito tutt'il taglio del tronco t & le feflure della feorza , & delle
calme con cera nel modo detto . Poi leuata la cintola,!! rileghila fedrza
del tronco,ò uerga nel medefimo luogo con vn rimine, ò ftropello fcf- . . "
Co tanto lungo,ch« circondi il tronco almeno quattro volte,accioche le
calme ftiano falde contra il ven to,& altra cofa . Et oltra che vi fi ponga
vn paletto al tronco , per fortificarle,!! leuino ancora i germogli,che ve
niflero dall'arbore ; lafciando alle calme vno , ò dui de' più begli occhi
per ciafeuna percioche,quanto più faranno pochi, l'hurnore li farà vev
nir più tofto grandi .
Vmc.Vorreichemi dice fte ancora deH'incalmarcàcanello,òfpoIet
ta(come noi diciamo)pcrefler più facile del detto modo.
Grò. Bat. Benché fi pofla incalmare à canello d'Aprile , & di Mag- Tìtlt'malm»
giojtuttauia parche fia meglio alla fin di Giugno, òal principio di Lu- rt* «•*#••
elio ,'hauendò però riguardo à farlo più tofto, & più tardi fecondo il
freddo,& caldo de' paeTì j & anco à /piccar le calme in tempo,che gli ar:
bori fono in perfettione,& ch'elle fianonette,lifcie,& tolte pur da Orié
te . V/àndo ogni diligentia poi nel torcere , & cauare ogni canello dalle
calme fenza*romperlo , & nel farlo della mifura medefimadel ramo nu
do di fcorza,accioche nel ponerlo fopra,fi confronti talmente ben ferra.
to,ch'egli paia vna iftefla colà col ramo, il quale canello non habbia più
di dui occhi ponendo quel numero più, &meno fecondo che l'arbore
fi troua affai rami ò pochi .
Vi nc Parimente derìderò che mi diciate dell'incalmare à feudetto, -
per efler cofa che ha dell'ingtniofo,& del polito.
Gio.B a t. A incalmar àquefto modo bifogna primaleuare ogni oc VeVJmcdm*.
chio dell'arbore con coltello ben tagliente in punta à modo d'uno feu- Tc*fc,4<ietu'.
detto,& porui vn'altro fimile con l'occhio.ma alquanto più grandetto , -
accioche empia il luogo vacuo,& fi pofiàficcar'un poco fono alla feor- > ,'l
zajlegando poi di occhio in occhio pofto con legame di feorze lunghet: "'•■' *
te intorno al ramo,ò tronco incalmatOjle quali non occupino niente gli
occhi pofti,pefche non potrebbono germogliare . Ma meglio è coprir; . :
quell'occhio con la medefima linguetta di feorza non tagliata via nella
parte inferiore,& legarla con altra feorza fotti le quanto è il taglio,& do
pocinquc,ò feigiorni,slegar'ogni cofa ;attefoche l'occhio farà attaca-'
toatt'humpr dèi tronco,ò più tofto (per più breuità) legar la detta lin '. -.' "■
guetta folamente di fopra dell'occhio con vno ftropello , che per que-i :: -
ito egli non reftarà di mandar fuori i germogli* Non mancando, à
i .'I troncare
.*q<* 0 BO R N AT A ! qjV INT A
troncare ogni fuperfluità degli occhi non incalmati , & leuar tutti quéi
* ^henafeono di tempo in ten»po,fin che i buoni fianodiuenuti potéri. *
ftquefto;modòd'incalmarefi fa ncH'hafta mentre ch'iègiouane: Ma dò
me è fatta-dura & groffa,s'incalraaBOÌrarni ; perche oltrajche apprcndo-
,, pobénisfimop efler teneri, vififanri'anco maggior numero di calme. ♦
Lode dell m. - Vi NC.Veramente che l'arte dell'incalmar'è vna delle più belle cofe>
che fianoncir Agricoltura: poiché fi tramiitano gli arbori feluatichi ne
idomeftichi,gli iterili nei fruttiferi, gl'infipidi nei delicati, i tardi nei
temporitij&i temporiti ne i tardi.Oltra che non tanto fi tramuta vna fpe
eie nell'altra ,& s'accomodano più frutti diuerfi fopra d'un'arbore;mà
etiadio fi t rafportano le forti forefticre à noi,c le noftre ne i paefi alieni.
Gì o.BAT.Chi potrebbe mai efplicarle vtilità,le comodità, &igrai»
còlenti,che fi prendono nell'incalmare, & nel raccogliere i primi frutti
con le medefime maniche gli hann'incalmati,nutriti,& allenati ? Che fé
t. ' ', douefsi dire quitto fu sépre celebrataqfta cofi gloriofa arte da' Principi,
.;....;. da' Duchi,^ dà' primi Signori del mòdo, nò fo quand'io potefsi finire.
V i wc.Efiendo detto affai di quefto, defidero che mi diciate de' frut
ti migliori, chefi raccoglionoin quefto paefe .
Ve'feri mo- G io.Bat. Cominciai ò à ragionami primamente de' perimofcatel-
fcttelli. li,che vengono buoni al fin di Maggio : I quali benché fiano delicati al
gufto,- nondimeno molti li rifiutano perii medici che li biafimano , &
perche à pena fono fpiccati,che fi corrompono .
i Poi al principio di Giugno comparenoi peri caualieri,t quali meri»
iutieri' '*~ Wuolmerite fono degni di quel nome,per effer dilettcuoli al guft o,& nò
hauernicntedelmalig.no.
VeferighìM Dietro à quefti immediatamente vengono i peri ghiacciuoli ,i quali
cmoli . fono delicatissimi nel mangiarli crudi.
De' feritk» Similmente nel finire quefti,compareno i peri cicognini belli , & no
jw«». buoni ;dapoifubitoi non cofi belli, ma delicatifsimi cheaffomigliano
ài detti ghiaccinoli, ma hanno di più l'odore, & fapore de' mofcatelli.
De i feri da Dopo quefti fono buonii peri da Grumello,i quali fono grosli,& pie
GnmulU. ni di licore delicato. • -
Ve' ferinu- Poco dapoi de' detti fono maturi i peri mofcatelli,che fono non men
[tattili grof. grofsi de' caualieri detti,& anco faporiti,& delicati per l'odore del mo
fi'^ fratello. • :. . . . -..--., ;.
• Io vi potrei disancora delle altre forti affai,ma perche quefte bafta-
rto,dirouui de gli migliori dell'autunno. ' ■> , [
JVferi Ber- i Fra quefte forte di peri,vi è il bergamoto , il quale è fotfe il più fàpo
gfiim . rito,& più delicato d'ogni altro;ma non fi conferua molto tempo, fé no
è fpiccato alquanto immaturo &pofto nel bullaccio.
S/...~,ì.OIJ Poi
A t D ìB J£ LA RDIN; IV Cra7
r Ppiyi^ilpecQgaraueHojilqttalcè pretina cWo,&cótrp> ceto 'è D/firiSara
paffuto Natalej ma è talmente offefo l'arbore ^ai vermi, che alle volte «*«».
•yà in fracaffp,Et però è ben' amazzarli con.vo ferro fottile,che arffui in
capo de' buchi,douenafcono;& fare il medcfimo à tutti gli altri arbo
ri quando fon'offefi. ,/
Ancoravi è ilperobazauarefco,iI quale oltrach'ègeoflb, &dclica- Dt'fmht^
,. conleruaetiandio lungo tempo. . '
Parimente vi è il pero buon chrifliano,cheperefFercofi buonocru- De'ptrihm
do,come cotto,c]uafìogn'uno ne ha ne ifuoi giardini. . cfmftiani.
Similmente piace à tutti il pero garzignuolo ; percioche oItra,che Ve'(erigati
delicato crudo,dura anco per tutto Marzo, ^jgnuoli.
Vino. Quelli peri fumo Tempre apprezzati più de gli altri in Viric
tia,5i nelle altre Cittadelle fono vicine.
e. Gio.Bat. Poi quanto pollo lodo i peri di fpina, percioche vengo- Tratto <U
no in copia ogni anno,& fono delicati cotti, & in cópofta,8: piùeffendo **" #""*•
conditi col mele,ò col jZucchero;Et gli arbori capano le centinara di an
ni,& vengono più alti di tutti gli altriaflai. Oltra chejpigliado efsi perì
ben maturi ,fe ben fufle i caduti daU'arbore,&cagàdo tutto il Jor fucco ;
& facendolo bollire fin che ha alquanto di corpo,aH'hora farà di tal deli ...
catezza.,chc auanzerà di gran lungailfapore che facciamo di vuc miglio
fi con /picierie per mangiare àtauola tutto L'anno. Et quelli badino»
Vi N c.Vorrei faper qualche rcgòla^per conferuar quelli buoni peri.
r Gio.lÌAT.Bifogna primamente auuertireà non fpiccarli, fenonviè McuritmH
Raduto adofio almeno tre,ò quattro volte la bnna,percioche quella gli percorferu*'
crefee inbontà,& li fortifica nel conferuare . Ec fi vfiogni diligentia nel ltf">&'W
raccoglierli in tépo,che non piou a, & che fiano ben'alciutti dal Sole ;St
nel raccoglierli che fi non maechinó.Et però fi fpicchino ad vno ad vna . ••' \
conlapommaruolajògabbiuola taglienteincimad'unapcrticajòper ••• i
men fatica pi glinfi ne i lenzuoli,- leuando tutti i marci, guafti, òche fia
no offefi per qualche mòdo ; & i peri belli & fodi ponerli,foprala paglia
ne i luoghi,doue non polfano effer'offefi ne dal vento,nè dall'aere . Et il
medefimofidebbeofferuarenel raccogliere, & nel conferuar'i pomi:
Ma à conferuar l*u'na> & l'altra forte fina Quarefima , & à Pafquacome
fé fufleroall'hora fpiccati daU'arbore,dicó , raccolti che fiano de' più fi>
di al modo detto,& non molto maturi , fi.caua il fondo di iopra ad vna
botte in piedi di quella grandezza^che bifogna(alla quantità di quei frut
ti ; ponendo prima vn fuolo di paglia»& poi vn fuolo di peri , ò pomi f
facendo quello fin che tal vafcllo lìa pieno ,- ritornandoui dapoi il detto
fondo talmente, che'lreftibenchiufocol cocone* &0g.>iuiuubujcc»;
ebevifufie •.: :. ^;ìu--'.«i ■ A.M\:uiii.s~y.\;i\A..i\'ii la '.>:' . [•. >
io« GIORNATA EVINTA
'-■' V1NC.V1 pregò che medefitnamente mi ragionate dei pomi miglio
rijche fonoconofeiutidanoi.
?'Ji*& di' Gro.BAT.La prima forte che cópar tra noi,èquelladei pomi dolcii
San Thtr». nìnani,& mezani,i quali fono inpfettione al tempo de' peri mofcatelli.
Poi fuori che'l pomo Sampietro,non ui so altra forte buona infin'al-
V' l'Ottobre ; nel qual tempo fono anco maturi, & buoni tutti j&masfiraa
mentc,come fono indurati dalle brine. -'•
ptlpmonf Ancora è delicato il pomo rofiogroflb; percioche per efler frangen
joffoffo . te>e- moi£0 buono crudo, & cotto nella pignatella col zucchero per li Cu
^.. ■•'.;■ ni,&pergliamalati,-manonduramoltotempo.
rldifiT' Appreflbè buonoil pomoparadifoperconferuarfi affair & cottimo
dopo Natale:Et ve ne fono due forti ; vno lungo più dell'altro .
vSperni r«g Vi fono fimilmtnte due forti di pomi rugginenti , ma fono in magi
Vftm* gtorreputationeigarbi,cheidolci;percioche,ficomeidolcifonobuo
' *• ri da mangiare poco più del Natale, per efleredapoi pasfi,& diuenuti
picciolijcoli i garbi cominciano all'hora eflèr perfetti,^ durano più me
fi. Et oltra che fono più grofti,più fodi,& più faporiti de' dolci,fono an
cora molto buoni perrarnecompofta d'ognitempo.
Veronica- Sono buoni i pomi calamani,poiche non folamcnte piacciono àtut-
Itmani. ti,per efTeredclicatisfimi,ma durano anco non meno de gli altri.
tì ■ .._• „.. Medefimaméte
Ve t fona pu /• 1
fono• prezzati
i
i pomi pupini>fi per labótà, comeanco
ftni. per lo mantenerli buoni lungo tempo .
he' b " 0 Non manco,anzi più fono grati i pomi roiraioli; percioche di bellez
pWli, za & di licore paflano tutti gli altri.Et però non è marauiglia fé al Carno
uale fi vendono tanto alla giouentù,& fpecialmentc quando fi mafeara-
no,& ballano.
Veipamap- Poi vi fonoi pomi appioli,i quali furono g ademéte (limati da glian
fieli. tichi,& fono in pgioappflbi moderni p li più delicati di tutti gli altri.
Io potrei narrarui ancora d'altre forti , che fi trouano nel paefe ; ma
perche ho detto i migliorie1 bene che parliamo de gli altri frutti.
V inc. Innanzi che pasfiate oltra, defidcro chemi diciate ancorale
qualità del cotogno.
vtUertaiio G Io.Bat. Quello pomo è difsimileà tutti gli altri nella forma^el-
ticUlpomoco lafcorza,ncllafodczza,neH'odore>& nelfapore;& perche non ha pari
'°jw». per compoflare,per fare cotognata,diuerfi gcli,& diuerfepafte . Et ol
tra cheè fingulare il frutto,nonmen'èfingulare l'arbore,- percioche ta
gliando i rami d'un'anno,ò di dui,& pianta doli di Nouembrc,ò Febraro
per Luna crefcente,producono i frutti in poco tempo. Ser za che incal
mandoli di pomi,peri,brogne,aimoniachey3c d'altri frutti, li pioduco-
nopiù delicati de gli altri incalmati in altri arbori della loro (pecie, per
/ hauer'in
' D F G I A R'DÌ N I. < Yb$>
haner'infe vn certo humore fpeciale pieno di dolcezza.I quali fipcfTó
- nopoileuare,tagliandoquei rami dopo il primo,ò fecondo anno,& pia
tarli al Febraro perLunanuoua,& faranno frutti delicati a'fuoi tempi .
* ' • Vi Nc.Credete voi che i peri riabbiano verfo l'huomo quelleproprie
" tàmedefimejche hanno i porrti? -J'- • I ■' '
Gì o.B a t.Nó ui è molta diffei étia tra la natu ra loro r ocioche ., quàfi
tutti i peri ftringono tanto più la bocca dello ftomaco,quanto più fono .
faluatichi,acerbij& aufteri ; ma fono buoni à fermare i vórrìiti-,inuf(ì, &
refrigerar la fete.Et il medefmo fanno i pomi,quato più fono immaturi.
V ìwc.Defidero che feguitiate nel dirmi anco delle altre qualità, fé -
condo che vi piace. • bi e-.-.^-.Iij.i
Gì o.Bat. Dirouui aduriq; delle éiregrc,poiche fono i primi fratti , ^fejnft
che comparcno al fin d'Aprile,ouer'al principio di Maggio, le quali,bc
che fiano pregiate quato più fono belle , però fono fempre mal fané , p
generar cattiui humori nello fromaco,& de' vermi nel corpo*& fono di
poco nodriméto ; coflie fono ancoi calemi, che vengono fubito dietro» * l.
Poi dopo qu.efti, fi ueggono le marene delicate, per participare col , m*r'L
dolce,& con l'acetefojò garbo, le quali cuocendole in pigriattella col ^jre\ '
zucchero, fono delicate per li fani , & per gli ammalati; feruendofi di ? '■"
quel licore; che all'hora producono cofifoauet Et non meno fono deli "
cate condite pur col 2ucchcro;&ancof'accommodate in marinata. Ma ' n
fono da lodare più gii arbori bafsi,chegli alti , perche producono lem- v *•'"'-*'
pre delle marene in copia , & anco per germogliare dat piede1 affai ; ma
chiincalmaffe di quefti foprà quelli, ne produrrebbono ancora ogni an
no maggior quantità , & più grolle per hauer più fomma di rami grani
di , che non hanno qucfti bafsi.Et più dico,chi poneflc le medefimecat
me ne Hi detti arbori alti con gli occhi voltati in giù, quelli rami pen-
derebbono etiandio à quel modo,& farebbono bel vedere. Et quéfti ar
bori bafsi {tanno ben piantatine gli horti,per ombreggiar poco, ma no
già nelle <orti,ò altri luoghi,onde i polli poteffero beccar' Moro frutti!
In queftomedefìmo tempo fono mature le marinelie,!é quali benché Velie mari-
fiano piùpicciole delle marene , fono però buone crude, ma più fecche *'''*> <* m*
ne i pólli,ne gli vccelli,ne i pafteHi,& in altre eofe fimilir * r<*' ' '
Parimente non fono da tacer le vifciole,le quali fono comparfe nuo- DelUviftio-
uamente,& perche participanò eoi fnceo delle ciregie,& marene, fonò *<v
molto delicate.S'incaLnano fopra le ciregie, ma roeglioè à ponerte foi
pra le marinelle faluaticlie,ò più tolto nelle domeftiche .
Reftami di dire delle marafche , le quali , ancor che non fiano buone
da mangiare crude, per efler troppo garbe però fono ottime per confet
tar>,&per mangiarle fecche . < • > i- 1
.-»'- * VlNC.
ilo GIORNATA QVINTA
Vinc. Horache hauete detto di quelli frutti, che fono quafi d'una
medeiima qualità,afpetto che xni parliate ancora delle migliori brogne
òfufinc,che fiano tra noi. . t. .• . i.:ì
Velie brogne G l o.B a-t.Vì fono primamente le damafchine , le quali auenga che
dtmafcliiHe . fiano pi ù picciole di tutte l'altre , fono però belle, fapori te, & fané per
cangiarle crjide , ma più cotte , ò fecche ; & fpetialmente ne i polli Se
altri vccelli : Senza che fono buone per far lubrico il corpo,hauendo in
prima tratto vn bollo con poca acqua, & cofi molli mangiarle , effendo
. bene inzuccherate.Vcro è che le groffe dolci, & ben mature , lubricano
. affai più,: ma tutte crude & cotte, ò yerdi ò fecche, polle nell'acqua te
pida, eflingono lafete. . ,
VelU frfgm ; p0, fono buone le brogne agoftane,le quali non pur fono belle,& a!-
***** cjuanto lunghe,&groffe;mafonoetiandiofanenómencrude.,checoc
to,ò fecche.
»« Imponi Ancora fono buoni i brognoni grofsi , tondi , & ben maturi ; ma più
*^*^s'• .anco effendo cotti fotto la cenere calda ; inuol tati però nelle foglie , Se
poi pelati, & caricati di zucchero;© più tofto è bene pelarli crudi*&
v- • cuocerli lentamente col zucchero nella pignatella.
"Dille brogne Per mangiare fanamente brogne , che non fiano cotte , fono perfette
mirabolani, quelle tre forti,che chiamiamo mirabolani bianchi,morelli,& gialli* ->
Delle brogne ■. Sommamente fono poi da lodare le brogne catelane ben mature , Se
(taelane . crude 5 per effer anco le più pregiate di tutte le altre ; fiano poi le bian
che^ verdi,ò morelle,ouer le cremefine. ■/. ■-
Vinc. Certamente io non conofeo frutto , che fi poffa aguagliarc à
queilo di dolcezza,& di tanto licor delicatifsimo , né che fia di cofi gra
conforto airhuomo,quando fi troua pieno di calore , & di molta &te.
Che diremo poi del refrigerio,che fente l'huomo afflìtto dalla febre,&
dall'ardente fete; quando gli e conceffo dal Medico vna catelana bea
matura,ponendofelain bocca fenza pelle, & guflando la cofi frefeacoa
tanta foauità dell'abondante licore , per lo quale refta temperata quella
.« -' grande arfura,con ricuperare alquanto del gufto perduto?
v : . Gio.Bat.Vì farebbe da dir delle Agoftanebianche,Settembrinefle
felle ~*rm- re>Mafsimiane,Pernicone,Gierufaleme,& altre forti buone,ma perche
mUtcbt. vifonomoltialtri frutti da ragionare(taccndo quelle) dirò delle armo
iliache, le quali fonodi foaue odore , belle da vedere (per effer fimili al
color d'oro)& delicate,fe fono delle incalmate ; ma non cofi fàne,comc
generalmente fono le brogne : ne fi conferii ano molto tempo i fuoi ar
bori ; & mafsimamente quando fono polli fopra i pertichi ,• ma ben fi co
feruano lungamente fé fono incalmate fop*a le brognc,& più ancora fé
fono fopra le mandole,ò fopra i pomi cotogni .
..-.ii'/ Vinc.
D r Gì ARDINI. lii
VlNC.Hoferaprcamatoqftogecil frutto,perefler (ingoiare nel prò
dur dui frutti buoni; l'uno è l'armoniaca, & l'altro che fi caua dall'otto .
- Gio.Bat.Vì fono poi gli albercoccolid quali (quanto al frutto) Co- eJc^*
no quafi limili alle armoniachc,& parte à i pertichi , ma non alle foglie
i quali s'incalmano fopra le brogne,& meglio fopra l'armoniache. Ma
pche pigliano co difficultà à feflolo,lodo che le calme habbiano del vec
chio,ò più tofto incalmarli à canello perche prendono più facilmente .
Ancora vi fono i molti delicati albergefi , i quali benché fi pollano De gli db,t
incalmare ài modi detti fopra iperfichi,&brogne; nondimeno fono &'■>*•
più ficuri à piantat'i loro ofsi più-torto all'autunno , che alla primauera . i
Voi fapete poi di quante forti di perfichi fono tra noi , & quanto fo- De perfichi,
no facili nel nafcere,& nel crefcere,ma nel iiiatenerfi molto deboli: per &comefic3
cioche in quelli paclis'inuecchiano torto per li freddi, perle brine, & 'er^ *'
per le nebbie, che fpeffe volte vengono dopo che han gittato i fiori .
Vi NC.Non faprefte qualche rimedio per conferuarli piùlungo tem
po,& che non temelferole dette maledittioni,come fanno?
Gio.Bat. Aconferuarequefti arbori, s'incalmano fopra i pomi co
to<*ni,ò più torto fopra le mandole. Maquando fono naturali,!! taglia
no non puri rami più alti (ftando che quanto più fi tengono basfi, tan
to più tempo durano) & nel mezo quelli che fi trauerfano ; ma anco fi
troncala verga appretto terra, quando è come il dito grotto ;accioche
ella faccia prima le radici ^ auanti che uenga alta ; lafciando venir'un fol
ramo,dal quale defeendano gli altri. Ma à ricuperare ogni arbore di per
fìco.quando moftra fegni di fecare ; fi tagliano via tutti i rami, lafcian-
doui folamentei tronchi , come fi fa alle falici quando fi fcaluano : & ri
tornano ben fronduti al modo di prima . Oltrache fi fende la rtorza di
tuttala verga (come ho anco detto)laquale,per ftringerli troppo, mol
te fiate li fa fcccare.Lodo poià ripiantar'ogni perfico quando nò è più
d'un dito grotto ; Se ponerlo nella fotta per lungo,come fi fa la vite,aaa
zando vn fol ramo fopra tena,chediuenga in verga. Età quefto modo
egli durerà lungo tempo per le radici affai,chc farà . Tagliandouiperò
primamente quella più lunga di tutte l'altre,cheefce per drittura : Co-
fa chefidourebbefar'ancora tutti gli altri arbori fruttiferi quando fi ri
piantano,-perche è quella ch'impedì fee il fruttar copiofo.
VlNC.Qualco(afidebbefare,acciochei perfichi vengano miglio^
ri,& più grofsi dell'ordinano $
Gio.Bat. Quantunque ui fi gioui fempreàletamare,& zappare o- <pm.emm^L
gni arbore fruttifero, nondimeno maggior beneficio fente queftodi gnfsìiperfi-
tutti gli altri. Adunque chi li vuole grofsi,& buoni ,li zappi almeno tre ehi.
Yolte l'anno,* li dia innanzi il verno del letame minu,to,& masfimamé-
tc
n* GIORNATA EVINTA
tedi'quel di porco; perche quello li "farà uenir piùgroisi-& più d'ogni
aìtro.Tuttii perficbifono nocini, alla Rameico> per corromperftfacilmente ,
& però fi debbono mangiar innanzi pafto.Et mangiando ifuoifiorià digiu-
no,lubricano il corpo,ftringono il vomito,confortano il cuore , & amar
mi vermi. <•. . t <■■
r, Vi n.c.Vi piaccia di ragionarmi anco delle buone qualità de' fichi*
Trmmodtfi • Gio.Bat. Tutto il mondo sa , chc'l fico e un de' più pretiofi frutti*.
chi, che fiano tra noi, &.che fono più, & meno dolci ,& faporiti fecondo la
lor natura,&fitidoue fi trouano: Et quello èpercagionc-dell'acrefred
do,ò caldo,ò temperato; ouer per li .terreni afciutti,ò humidi,grafsi , ò
raagri,afpriòmolli,fortiò leggieri, fufloii ò cafalengbi : De' quali, per
efleruene di grofsi,& piccioli«tondi & acuti, bianchi & feuri , verdi , &
* berctini , ogni vno fé ne compia.ee fecondo che ha il gufto. * 1 quali ,
ancorché.(iano degli virimi frutti che noi mangiamo,nan fallano però
àprodurneferaprein copia; conciofia che i frutti loro non.pqflbnoef
fer danneggiati dalle nebbie,d»Ue brine, ò dai freddi, come occorre à
* tanti altri.. * ;,
ViNC.Sempreho vdito dire>& vedo per prattica chc'l fico,il perfico,
& l'uua fono la corona di tutti i frutti,chc efeono da gli arbori.
)C f o.Bat. Certamente il perfico in perfettione fu fempre grato à tut
ti,m a però fu anco Tempre in maggiore ftima il fico ,& l'uua/ Percio-
che,fi come quefli dui frutti fono fingulari di pianta, di midollari rami,
di foglie,& di frutti ; cofifono fingolari nella lor bontà ,
Non è (ìngulare l'arbore del fico,poiche egli fa ogn'anno due volte
frutto^ Come fi vede che non pur'i fuoi fioriìono buoni da mangiare ,
m a limili ancora à i fecondi frutti di feorza di colore, di grani, & di for-
ma,benchefia più groffà,& però ciafcunodourchbe hauerlo in grande
ftima,& mafsimameate perche produce frutto di fnftantia,& lubrica il
vèntre; £en\ct che efiendofecca è buone alle durezze, & allcfearanticgar-
gari\ato:& anco impiastrato alle tùtfi^catarri,& afmi.
Vinc.A quel che dite chei fiori fono buoni,dico che più medici gli
han per talmente mal fani (cflendo tutta la mali tia dell'arbore) che mai
non li concederebbono à gli ammalati , come alle volte fanno i fichi , i
quali efeono dai rami teneri,&i fiori da quei.che fon d'un'anno . Onde
à conófcer che quelli fiano cattiui , vediamo che i porci non ne mangia
no mai (come per cfperientia più volte ho veduto,) ma fi ben de' fichi.
C io*,BAT,Credendo ciò che dttc,dico che uoglion'efler polli que-
. •^ Hi arbori in terreno aft:i,utto,ò cafalengo,ò pietrofo,ò calci nofo, ouero
nelle rouine delle cafe,& nelle muraglie medefime quanto più fono fef
fé òme«ecadute;percioche vi producono migliori frutti,-&fi confér
uano
E> E G I A R D I N li iij,
nano maggiormente ne i fui calciche ne i freddi : Ma per afsicurarli che
non gelino,bifogna innanzi San Martino coprirli ben di paglia , ò di ga
is di lino>& legare con tal modo quelle cofe attorno à i rami, 8i alla ver
ga,chenon fi vegga niente della pianta.Si piantano poi cofiifuoi pian
tonici duianni tagliati belli,tondi,& ben fotto terra, quanto fi fanno le
verghe con radici. Ma per fargli meglio prendere, vifilieualafcorza
d'intornp per lungo nel fondo dell'hafta , come farebbe v n palmo ,& fi
lafcia attaccata per conuertirfi maggiormente in radici.
Vinc. Hauendointefo ciò che dcfideraua di quelli fichi, vi prego
che mi ragionate parimente de' pomi granati.
Gjo.Bat. Benché i granati fiano di tre forti,cioè dolci, garbi, & di Vc ' .t*
mezofapore; nondimeno tutti uoglionoaere caldo, ò almeno tempe- Zr*nx''
rato : percioche ne i luoghi freddi,non fi poflono alleuare,& manco co ,
feruare,ò hauer frutto alcuno . Si piantano per Luna nuoua nel mefe di ,.
Eebraro,ò di Marzo innanzi che producano le foglie; &prédonofacil .
mente con radicii& fenza,fe i rami fono lifei ,& giouani.
ViNC.Hauete voifecreto alcuno per far che quelli arbori facciano;
i frutti,che nonfi apriao ?
Gio.Iìat. Auenga che gli antichi dicano più rimedi; nondimeno,
per non hauerli prouati,ofler uo à piantare , & incalmare quei folamen-
tejche non crepano,& fempre de' più belli , & de' mi gliori che fi troua
no.I quali à farli venire grqfsi,non folamente è perfetto il letame di por.
co,ma anco quanto più tempo fi da Ioro,tanto più di garbi che fono,vé
gono dolci. Vero è che i non dolcigiouano alloflomaco,cflingHono lafctc,,
fermano ivomitij&medejìtnamenteiflufsi.
Vixe.Sempreamaii buoni grànati-ma non potei mai eonferuarli fi
no all' Agofto,come all'hora fono tantp defiderati, da gli amalati . Oltre
che'l fucco loroè perfetto fbprairofti>i pefei ,& fopra altre cofe affai, .
per effer piùdelicato di quello de gli aranci,& de i limoni.
G t o. Bat. L'eccellente Matthioli dice , che non pur fi confermano
tutto l'anno à torcerli il picelo, ò ramufcelloiull'arbore quando fono.
maturi;ma altri dicono che attuffandoli nella creta diftempcrata con ac
qua,&facendouela poi feccar fufo dal Soleranno il medefimo-.Oltra
che fi conferuanoà fpiccarli per Luna vecchia quando fono mezana-
mente maturi,ben'afciutti,& fi pongono al Sole per tre,ò quattro gior
i ni fopra vn'afle col picolo di fopra,&col fior di fotto>& fi girano alme
no vna volta al dì,accioche fiano percofsi da ogni lato dal Sole, ma non
mai il fiore,perche creparebbono ; & dapoi fi attaccano fotto à i volti ,
. ò (òlari.Et alcuni altri licóferuano>facédpli ftar prima al fumo per quid
■dcc'hò vinti giorni fin che è ben fccca la fcoiza loro, & poi gli appicano
i ■ H al L
ii4 GIORNATA QVINTÀ
al modo detto . Et io,come fono fpiccati ne i medefimi modii & flatial-.
Sole co! fiore di Coito per vn giorno , ò dui , li -netto in vna olla di terra -i
ben'afciutta,&col coperto talmente chiufo con pegola,ò con cera, che .
non vi poffa entrar' acre,fin che fi cauano fuori. ■ ,. .. .::•
V i n C.Poiche ho hauuto da noi più fccreti,che non afpettaaa, vi pre
go che aii diciate le qualità del inoro nero,& del bianco ancora. ;/
Deimtri n* G lo.BAT.Quamùque il moro nero, & biaco fiano limili nel produr
ritetbuchi . le foglie p.ù tardi de gli altri arbori, tuttauia fono difsimih di frutto,di
foglie ,& d'altre qualità ,percioche non folamente è d'altra bontà nel
mangiare il nero che il bianco ; ma ancora è di più groiTezza, di più lieo
re,& di più fapore ; oltrache la foglia è più dura , & più grande, & anco
l'arboree più di fàcile àprendere,&à farli grande. Et però non è mar»
uiglìa fé ne fono pochi, per non eflere coli atti ad cller piantati in pianto
ni,& ad efler prouanati fotto terra in chioccialo madre,come fono i bia
chi,i quali crefeono grandemente nel paefe, parte per quello, ma più
perle migltara,cheogn'horapiù fi fcminano per la inuentione chenuo
uarhentee comparfa. "/ . ■
tome fife- ViNc.Dunquelì poflono feminar quelli mori in tanta quantità?
mina ugni*» Gì o. B at. Certo è che lì feminano con facilità,& nafeono anco benif
nudi mori fimo nella terra buona,& ben'ordinata.E' ben vero,che pothi morihan.
ritktkU m no *a fcrnen2aj'a°,uale vi li conofee quando il frutto è maturo(il che nel
principio di Giugno) onde hauendo dentro più granellane hauerarino
anco gli altri di quell'arbore; i quali lì piantano fubito coli verdi,coli in
ticri in terreno ben graflo,ben netto,& poluerofo in belle fila , lontane
vna daU'altra,non meno di quattro dita,accioche lì pollano zappare, &
nettare tra l'una linea,& l altrà.Chc per metter quel terreno in perfettio
ne, non è meglio chea criuellarlo alto non men d'un palmo convn cri
nello di fil di ferro non troppo minuto . Ma per farli nafcere,rt coprono
di lloppia,accioche non fiano trafitti dal Salej& che nell'adacquarle leg
giermeme fopra,non fi ammacchi quel terreno ; facendo quello più le
rc,fìn che quelle femenze ne han bilogno : Non mancando à cauarli alla
primauera,& ripiantarli per drittura in altri luoghi graffi, ben' ordina
tila tanto lontani per quadro vna gamba daU'altra,quanto fi poflono zap
par più volte all'anno . Vero è,che fi poflono anco lalciare in quel mede
fimo li to; ma fé fono fpesfi leuar'i fuperflui folamente , Si ripiantarli in
altri luoghi al modo detto; intornandoli con le pertiche! te di fuori via
a guifadi fteccato,acciochc non vadino per terra , né e he hano danneg
giati dagli animalirma volendoli feminare alla primauera,bifognachc
fubito raccolti i frutti,fi gettino in vn fecchio, ò altro vafo pieno di ac
qua ; fregandoli,& rompendoli talmente con le maniache le femenze mi
gliori
DE GIARDINI. n?
gliori vadino al fondo, & le cattiuc reftino in cima con le fpoglie rotte
de i mori minuzzati ; facendo dapoi andar fuori l'acqua pian piano , fina
apprefib alle femenze, che faranno in fondo ; le quali fiano cauate,& fec
cate all'ombra (opra le afsi , & poi conferuatc fin che fi femineranno per
I*una crefcente al Marzo,ò in quella d'Aprile,& di fers,che tanto bafta,.
poi che non nafcono fin che non fono fpinte dal caldo ; ofieruando rae
detimamcntei modi detti della ftoppia,& dell'adacquare fé farà bifo-
gno ,&. del zappare : Che à fcminarle in quefti dui tempi ,• dico che fé ^
per cafo Eallafl'ero quelle de' frutti piantati al principio di Giugno,for-
fe non fallaranno quelle della primauera j oltra che l'una,& l'altra forte,
produrrà fempre le femenze .
V i NC.Qual foglia hauete voi per migliore per far più fina feta, quel
la del moro bianco,ò quella del nero?
G i o.BAT.Ancorche quella del nero faccia miglior feta,nondimeno
non è cofi buona per li caualieri piccioli, per efler dura, * Maèperfet *
ta la foglia della Badia nel Polefine ; laquale,oltra che ne abonda di più,
& fa miglior fetajproduce anco i frutti alquanto rofsi,ma non maggior
de" bianchi. »
ViNC.Nonfarebbebene à incalmare i bianchi di quefti, poiché pi-
gliarebbono,&abondarebbono più facilmente de' neri grofsi?
Gio.Bat. Ancora io lodarei quefto,quado (ì trócaifero le verghe de* •
biàchi, purché fuflero grofle nò men d'un'hafta d'uno fpótone,& poi lo
anno feguete s'incalmalfcro al fin di Giugno quelle ampole à canello :
Modo in vero che farebbe abódare in pochi anni gran quantità di quefti
perfetti mori j & mafsimamente quando le calme fuflero pigliate da que
gli arbori, clic producono i frutti pieni di femenza; percioche raccoglie
dole poi di anno in anno,fi farebbe abondate in poco tépo tutto il paefe.
V i nc. Dapoi che fi poflon'inealmare quelli al detto modo,non cre
dete, che inerì grofsi fi potrebbon'incalmare medefimamente foprai
bianchi,benchc fia cofa difficile l'hauerne in copia?
Gì o.BAT.Perche quefti grofsi nafcono,e crefeono con gran difficul thllo incoi-
tà, lodo ancor'io I'incalmarli à canello foprai bianchi al tempo detto, mare i man
ma che non fiano più grofsi d'un buon duo : Et pigliato che habbiano 'mclH de '
ntn.
ben le calme , fi ripianti alla primauera fequente tutta la verga , & parte
della calma per lungOjCome fi piantano le viti; percioche à quello ino
dorila refta fopra terra,& poi crefee in bell'arbore di tempo in tempo ,
& chi non facefie quello, la verga del moro bianco farebbe furl'ocatain
groflezza dalla calma,ner troppa morbidezza.Si piantino però quelli ar
bori tanto lontani dalle habitationi , che i milioni di mofche che vi ven
gono quando fono maturi i frutti,non diano noiaàgli habitanti ; ma pe
Ha rò
ile tìlÓUtfAtÀ -QUINTA
ro in tal luogo,che i polli non li pollano beccaré,quando tàdono mattiti.
rl,pcreffcr loro cibo perfetti fsimò .
:. ViNfc. Afpettoche mi ragionate della natiira,& qualità delle noci*
Trattato det • Gio* BAT.Quefto arbore è tramato noce danocettdo > come fi ve*
Utitxi. dc,chedormé"ndoui ibttoqual fi voglia perfona, fi leu* con dolor ditte
■fta, & di tutta la vita , come fé fuffe battu ta ; fenza che non vi vien fotr*
frutto bello, per l'ombra pef*imay& per le radici quand» fono tanto grS
dièheimpedifcond tutto quei terrcnó,che prendono. La onde fono d&
biafmàremdltocolOrOjcbetengónófimili arbori neilorocampi,&rB«f
-fimàrrtentenéibtfotìi; conciona che dourebbohó piantarli folamcmc
à Settentrione in quelli , & nelle ripe delle ftradé j ò negli altri luoghi
'ìtoùeflonuengonòaltri fratti ; & piantate di qù elle noci, the rttefahno
in quantità , lequalifiano fottilidi gufeio, bianche, ptene&gfoffei
Sono ottime■Hifìimàcbi deboli ,&buoneper p<mtrlefv8eìrr&rtcrfi€ibìt
* & meo per con(Urlccolnielei<& coi ■ytccberó quandofoW i»M(* noti eoi<gk
fcio&fc&rtp.&kra ehifonoperfette per far deU'oglh pèrà^ngbte,perÌH
minare+emangiarèycomè «inumano piùpaefi. e l'arbore è tobltoAfropàfito
per fare vna infinità di belle cofe,pereJfercoft lifiio,e polito. Et più fi uede
perpraiffccà/ehè quefli arbori tantópiù producofflócopiad'i noci^ quan
to più ogni anno fono batturi,& rótti ifuoirami-Et perà none nvafaut»
' -glia 'Ce moki Agricoltori fono diiigenti^ion pur'à caftigatéj&caiirrare
limili arbori,- irta ancor'-à cacciare nella vergagranqnantkà/difcrrA.
Vi nc. Per hauer'intefo le buone,& cattine qualità di qUefto arbore,
defidero che mi parliate anco della mandorla quale generalmente èco
fi grata per lo fuo frutto.
Vtlhmn- Gio.BAf.Qtjefto arbore non produce fruttoin copiafe non nei
cóHiàMezódì,& da Oriente,ò nei luoghi profsimi ài monti nelle nfre
defime parti,dòue fiano terreni faffofi,ò ghiarolì . Che fé quèfti arbori
produeeffero frutti in ogni luogo, come fanno de gli altri fruttiferi ,:8c
che non fioriffe col» per tempo(onde il-più delle volce>quei fiori reftafio
■"■ danneggiati daifreddi) certòèche abondarebbono talmente , che non
valereboono la quinta parte del pretio,che vagliono.Voi'fapete'lapér-
fettioné di cjucfto frutto,il quale non tanto fi mangia Crudo d'ogni tem
pò pei le cafe,ma cotto ancor nel far le mandolate,faporiytorte, marza
pani,& altre cofe affai . Et però vi^efforto,che ne piantate affli ,-& delle
- migliori/fi perche hautte fito foburbano molto à propofito , & fi anco
1 perche è frutto di poca fpefa,di buona vtilità, & di miridr dannò d'ogni
■altro^anzi chea quegli arbori vengon fotto delle biade , & altri frutti ;
attefo cheproducono poca loglta>& minuta.Ma non mancate di zappar
li,& letamarli ogni annone cauailii rami fcechi , Sii verdi fuperflai >£c
-DE GIARDINI. ' 117
poi aiutcrli anco quando fono offefi da i Termi .
V i n e. Che frutto vi pare l'anellana , & la nocciuola ? lodate voi che'
fé ne piantino nei giardini in quantità? >
i Gio.BAT.Non Gaiamente mi piacciono quelli arbori, poiché produ vdhuiuìU
cono frutti (àni,& faporiti,c che ogn'anno fé neaccommoda ; ma etian- ■ »-■, & »*«'
dio ftà ben'hauerne in copia ne i luoghi conueneuoli , come farebbono w^ •
nelle corti.doue habitano i polli,accioche Ci accòmodafTero fotto all'oin
bra,& fi fai iutiero anco fra quelli da gli vccclli grandi,che gl'infidiano :
Oltrachc danno fimilmentc ben'intorno à i giardini per modo di fiepe;
conciofia.che rendono buona vtilità, & fanno anco bel vedere, quando
fonoben'ordinati; '-ne:
• ■ Vi hc, Come intendete, che fi debbiano ordinare .
Gio. Bat. Volendoui acconciare quelli arbori , accioche facciano,
frutto aflai^bifogna tapparli ogni anno alla primauera,& cauarli talmen
teigermogli,che non vi reftino fenon tre,ò quattro verghe per luogo,;
le quali lìano ben nette di rami (in altezza)per tre,ò quattro braccia. Et
quelli arbori , oh ra che ricercano ftar'apprctio alle acque , ò ne i luoghi'
che s'irrigano ; pcrcioche vi' producono frutto in copia, & durano più
lungo tempo jgittano anco tante ampole,ò germogli dai piedi, che fé
ne può ripiantar quanti fi defidera,fenza feminarli .
Per frutto vtile,.ion vi è poi tra noi pari alla caftagna di forma , di na frmm del
tura,& che prefli tanto nodrimento all'huomo ; come fi uede nelle mon U cafia^c _
tagne nofirc, che infiniti popoli non viuono d'altro che di quello frut
to ; mangiando!o,hora arrollito,hora alleffato ; hora fecco , hora fatto
in panCi& hora in farina cotta,ouer nel latte . Et certamente che la natu
ra non pur'hà fatto fingular queftoarbore nel produrc egli folo frutto
buono ne i colli rerfo Tramontana ; ma ancor'hà fauorito il medefimo
frutto per beneficio di noi mortali,facendoui vna fi forte armatura,che
ne animale,nè vccello lo può mangiare mentre fi troua in quella fpino-'
fa vefte.Etoltrachenon fi è contentata di conferuarlo con quello ripa
ro per qualche tempo, halli fatto anco vna feorza bella, & vn'altra più.
lbttile,per compiacerli di quella mirabile arte. Et benché quelli arbori
naturalmente fanno ca(tagne,che fono femprcutili,nond;menoineitan
doli di buoni'marroni à feudetto, ò coronetta,ò à carici lo, producono
anco affai più grotib,più bcllo,più faporito,& più delicato frutto .
VlNC.Cheviafi debbe tenere phàuere in quantitàdi quelli arbori?
• Gio.BAT.Pcrhauernecopiaaflai,è meglio feminarli,che piantarli ;
& poncrli in fito che più tolto habbia dcirhumido,& Tramontana , che
in altro che fia afciutto,ò verfo Me2odì : percioche ricercano più ombra
che Sole, valle che monte, & terra molle che dura : , Facendo quello di
uà H 3 Matto
n& G IXXR NATA QV DNCT A
Marzo in terreno ben zap.pato»ben netto, e ben letamato; & ponendone
due, ò tre, fin quattro ca/lagne , ma feparate con la ponta di fopra , per
ogni luogo lontano dall'altro almen'un braccio ;& mettendoui appref-:
fo vna bacchetta,ò canna,accioche fi vegga,douc fi debbe zapparc,& ca
■ \7 uare l'hcrbe. Poi paffatitre,ò quattro anni fi ripiantino in ogni buon luo
go : perche crefcono di tempo in tempo di ben'in meglio . Voi làpete
di quanta commaditàci fono quelli arbori per fare quanti vafclli bifo-
gnano incorno ài vini, & all'altre beuande, & non meno per fare ponti,
canali,colonne,& altre infinite cofepcf conto degli cdihcii,delle fabri
che,de'vignali,& per chiudere cortili, giardini,etakri tìti:Dimodo,che
non fò coìa,in confano eccetto che nel brufciarli fanno talmente catti
uà la loro cenere,chc nel far bucato folam ente con quella, fempre quei
panni reftano macchiati .
Vi NC.Hauete voi fecreto alcuno per confcruar le caftagne,cV marro
ni verdi tutto l'anno/ '.,,; ..-, >- .' . : • i-. t; •. .i...i.;:v .:• <::t
Gì o.B AT.Chi vuol conferuare quefti frutti, bifogna fpicarli medio
cremente maturi per Luna vecchia ben'afeiutti, & ponerli io luogo fre-
feo nella fabbia,ò in qualche vafo pur'al frefcojil qual Ila talmente chiu-
fo, che per modo alcuno non vi poffa entrar niente di aere ,• percioche.
in poco tempo,da quello farebbono corrotti. j.-if . ■■■ -.
- ; Vi n e. Perche habbiamo hoggi ragionato affai,defidero che mi dici*
_ ,, te fidamente delle oliue,& poi facciamo fine .
le oline. - Gio.Bat. Voi fapete il (ingoiar licore, che produce quello diuino
arbore,ilquale è tanto neceffano à noi mortali per lo viuere,per lo medi
care,pcr lo conferuar più cofe,& per predarci il gratifsimo lume nel té
pò delle tcncbre.Vuol quello arbore,non folatriente tempo aliai innanzi
che faccia frutto,. & viue molti anni ; ma non produce oliue fé non è pò
ilo in fito caldo di monti, ò colli, ouer'al piede loro ,&fempre verfo
Oriente,òMezo giorno. . -., ■' .>.'.-....'
Vi n e. Non credete voi , che fia meglio piantarci piantoni di quefti.
arbori,che i germogli ò feminar le offa?
Grò. B AT. Quelto none dubbio , quando però quei piantoni fiano
grofsi non men d'un manico di vanga,& ben tondi , ben Hfci , ben politi
di fcorza,& fanza rami,& anco tagliati di frefeo per Luna nuoua, & le-
uatoui circa vn braccio la feorza groffa,& linciarli la verde fottile , pian
tandoli di Nouembre ne i luoghi caldi,& nei temperati di Febraro, ò di
Marzo; elfendoperò fattelefoffealmcnoperduimefiauanti,le quali
Cario grandi , & pofloui di fpini di roueta , ò del letame ben marcio , 8c
mefcolato nel iiuv'efimo terreno,chefi ri rouerà dentro, & calcandolo
ben'attorno d'ogni piantone,fecondo che li trarrà adoffo di mano in ma
*■'•■ i ; ii do
: JD E* Gì AH D rN li 449
no,con vn battone grofTo,come ho anco detto.Nonmancando à zappa
re tutti quefti,<k i grandi almen'una volta Iaprimauera,& anco ingiallar
li col letame minuto mefcolatonel terreno, che fi trouaà torno quei
tronconi ; & potarli non meno ne i luoghi caldi,al Febraro,ò Marzo; Se
nei freddi all'Apritelo Maggio,& Tempre con ferri ben taglienti;taglia
doli anco ben fotto al tronco grande,ò picciolo,& per Luna vecchia in
tempo afciutto,& fereno;lcuando con diligentia folamente i rami varia
ti,fupcrflui>rotti,& lecchi; & non menoi gcrmog!i,che vinafeono; ri-
fertunda però fé la pianta non fulfe talmente vecchia,ò fracida,che el
la haueffe bifogno di rinouarla; perche all'hora farebbe da lafciarui
vno,ò dui de i più belli. Non mancando àcauar'ognimarcio,òfecco, ò
tarlato che fi veda nella verga,ò ne i rami grofsi alla primauera, con fer
ri cóuenienti a tal'eftetto,intino che fi feopra il buono ;percio:he quel
la infirmiti non paflara più oltra;& in poco tempo fi feopriràcon nuo
uà Icorza eflendo di fuori,ma non dentro quando è fellata la verga:Vn-
gendo però in limili luoghi nettati,con morchia d'oglio commune;ac-
cioche quei hgni non patifcano ; come facilmente farebbono quando
non luflero medicati al modo detto .
ViNC.Qual fòrte di quelli arbori fi debbono piantare , per hauerne
maggiore vulirà ?
Gio.BAT.Non fi può fallar'à piantare, & incalmare delle più grofle
forti,& che ne facciano aliai ; conciofia che abondano più d'oglio , che
non fanno le minute; Et olerà che eflendo belle, fi vendono piùprctio
percompoftare,& mangiarleconfettate, hanno etiandio maggior pol
pa di tutte l'aicre del nollro paefe. * Auuertendo che quelli arbori
('incalmano folamente di Maggio, & à quei modi del feudetto come vi
hodetto.Et incalmati non vi h tagliano via i rami che fono di (opra del
ì,c calme fin'al Marzo,ò all'Aprile fufleguente,& fempre netti , & à can
to della medefìma calma.Et à quello modo, elle non vengono à patire,
cóme farebbono quandoi rami detti fulferoleuati più tolto. *
ViNC.Delideroche mi inoltriate, come fi debbono raccogliere, &
da che tempo quelte oliue .
Gì o.Bat. Ordinariamente fi raccogliono, come fono la maggior
parte nere,& più tolto con le mani, che batterle con le pertiche ; perciò
che con quelte lì fraccano,& fi rompono di rami aflai,con danno del fé
quenteanno.Ec veramente ch'è bella cofa il veder quegli huomini fo-
pra li fcalipertighi lunghi trenta,& trentacinque braccia, ralinentc dili
genti nel tirar con le mani ne i fuoi grembiali di corame , di rumo in ra
mo le oliue,che paiono tanti fchiracti,che continuamente ruotino . E>
bea vero^che quei rami che non fipofibn'hauercongli vncini,è iorza
.. . , , H 4 batterli
no GIORNATA QVrNTA
■batterli con le pertiche ; onde fono poi colte quelle dalle genti , feconi
do che cadono in terra. Ma à confettarle verdi fi pigliano quando fono
. profsime al farfinere,& con tal diligentia che non h ammacchino in ino
do alcuno. ,j j .iw;. ■■■■■: - ,
a ViNC.Che via fi tien nel condirle in perfettione.
G io»B a t. A confettarle in poco tempo,& che reftìno belle ben ver
idi,&buonefi pigliano raccolte non più di tre giorni afciutte ; perciò^
che altramente patifcononel conciarle.Et però effendo vna quarta col
ma (come fi vendono cofi tranoi^fi pigliano tre coppi di buona cenere
bé criuellata,& mezo di calcina netta (bagnata,& nò) & lì pone ogni co
Ù in vn vafo di acquarla quale fia tata,che vi portano inondar le oliue.Et
jnefcolata ben la detta cenere,& calcinaci fi ponghino, & fi mefcolino
fi ben'infieme.che non Ci ammacchino. Et lafciatele cofi per ottonò dicci
hore,fene pigliano alcune, & lauarelebene, fi tagliono per veder fc la
polpa fi diftacca dali'oflo;percioche diftaccandofi,è fegno che fono có^
«^altramente fi lafciano quel poco più,fin che fi diftaccano . Poi fatta
quefto,fi lauano fuor di quella cópofnione fin che reftano ben mode, &
fi pongonodapoi in vafo netto,& vi fifa la falmora; mettendoui del pili
fiolo,òferpillo,òfemen.i di anefi,ouerfufti di fenocchio.Ma chi defide
ra di conferuar fìmili oliue , vi fi cabia la detta falmora almeno ogni tré
mefi,percioche altramente perderebbono la bellezza,* il buon fapore.
: V i nc Mi piace più quello modo che'l mio della calcina nuoua ; on
de dubitando che mi noiaffero nel mangiarle/on ritornato à tagliarle,*
purgarle folamente con l'acqua corrente .
Gio. Bat. A confettar le oliue,come vi ho detto.non pure non fo
no mal tane; ma ancor fi conciano più facilmente;* affai più tofto fenza
che reftano più verdi,& più belle. „ .. '
. V i nc .Lodate voi il conciar le oliue ben mature, come in alcune cafe
neno mangiate di grofle delicate?
' G ro.BAT.Non folamente commendo quefte oliue ben nere,poiche
tono più lane, & migliori delle altre , & mafsimaraente fé fono ordinate
con ragione: ma etiandio perche fi conferuano molto tempo fenza pò*
aerleneU acqua,o nella falmoradequah à confettarne vna quartato
leccate ali ombr3,doue foffi il vento,* vi fi pone vnalibra di mele, vna
di oglio,vna di ule,vn*oncia di pepe, vna di garofani , vna di anefi, vna
di lemeiiza diesandoli ben peftate con le dette cofe , & il fucco di ot-
to,o di dieci hmoni,ò di buoni aranci di mezo fapore. Et come fonobe
ne ordinate,* ben mefcolate quefte cofe infieme , fi mettono in vna ol
«al irelco,* durano perfette tutto l'anno .
V i NcHauete per meglio* loglio fatto co ipiedijchcl torchiato? - J
«* >i Gio.
D F G I A R D I NI. Ut
, ' Gì o.BAT.Non è dubbio,che'l fatto co i piedi, ftfta Tempre miglio-
rcpiùdolcejpiù chiaro,& più dilettevole per mangiarlo nelle infalatei
Ma farebbe impofsibile à farlo tutto co i piedi;fi perche non fi potrebbe
fupplire à tanta copia che fi raccoglie Cper efler più difficile , che'l tor
chiato^) & fi anco perche farebbe non poco danno, dando che'l torchio
rende fempre più ogliojche non fann'i piedi. Bafta che vi haurei da dire
ancora cofe afiai intorno à quello arbore,& fpecialmente quando è bel
io dalauorare,ottimo dabrufciare,& che gli olsi fuoi fanno perfetta ce
nerejma perche riabbiamo ragionato à baftanza.èbenchecileuiamodi
qaa,& che vi ritorniamo dimani per parlarc,di quanto vi farà grato i
: Vi n domi riporto à quanto vi piace.
\
IL FINE DELLA QVINTA GIORNATA.
j

LA SESTA GIORNATA
DELL'AGRICOLTVRA,
DI M. AGOSTINO GALLO,
Come fifoflbno far'borrì Per vaghete*
&a,téper utilità.
Oibndo M.Vicenzo Maggio ritornar'il fèfto gior
no à cafa dell'Auogadro,pur nell'hora folita ; & uedei»
do cominciare vna rugiadefla , dubitando di maggiore
acqua,afcefe fopra il cocchio coperto di corame; onde
giuntoui, entrarono per la pioggia che tuttavia crelèe-
ua,per ragionare in vn bel camerino à canto la fala gri
de, che guardauaàLeuante,& per tutto l'horto ornato di molte cade di
ce dri,di limoni,d'aranci,& d'altri bei uafi pieni di diuerfe herbe fiorite,
che rendeuano vaghezza mirabile/Onde.hauendo il Maggio prima beh
confiderato il bell'ordine di tutte quelle eofe^cominciò dicendo. «*
i. .-i . Pofcia
1*1 giornata: SESTA
. Pofcia che hieri parlafsimo delle cófé che conuengono ài giardini,
io defidero che hoggi ragioniamo de gli horti , che fi fanno per ricreai
tione,& de gli altri ancoraché fono di commodità,& d'utilità .
le lodi de Gto.BAT.NQnèdubbioalcunojchefùfempredìgrancótentorhi
gUM. uerc vn bcU'horticello,& più ancora fecondo il potere,& volere d'ogni
animo gentile , come chiaramente fi veggono per tutto il mondo nelle
infinite fabriche antiche,& moderne; & non tanto nelle Città,& Caftei
lajcjuanto nelle Ville ; fecondo c'hebbero già principio dalfamofo Epi
curo nella gJan Città d'Atene.il quale dopo ifudori de gli ftudi,vianda
uà ogni dìperricreare,& fortificarci lafst fpiriti dell'animo fuo.
Che diremo poi d'ÀlcinooRe de' Feaci ? Il quale hauendo più horti
vaghifsimi,& copiofi di frutti,di herbe,& di fiori,dopo i graui negotij
cotidiani del fuo gran Regno, vi entraua perilgombrar da {è le fanta-
fie,che lo premeuano molte fiate fin'alle vifeerc del cuore.Et medefima
mente pensiamo dire di Mcccnate,il quale haueua in Roma horti di tan
tavaghezza,chefpefie volte vi andaua Ottauiano Imperatore folamcn
tcjpcrche fi ricreaua,& fi compiaceua più di quclli,che d'ogni altra bel
la,!) maggior cofa .
Quanto maggiormente habbiamo da penfare di Diodetiano Impe-
rator Romano,&diCiro R e de' Perfi, i quali con le propiie mani colti
uai\ano,& ordinauano i lor'horti ? dico con tanta diligentia , che faceua
no ftupire tutto il mondo . Ho detto quefti pochi folamente (lafciando
'altri infiniti)per moftrarui,rh"e fempre fu cofà molto honoreuole,&pia
ccuoleil di Iettar fi -de' begli horti-. • J~ ^' *' » -» • l »-- • l
,.V ' U e. Quanto più mi hauete allegato quefti huomini co fi grandi ,
-che fi dilettarono mirabilmente de' begli horti,tanto più mi crefeet'ani
mo di domandarui,comc fi poffono farc,& quai (iti fono buoni, & com
modi per-fàrU belli. .V.V. , 'V
Gio. Bat.Sì come hieri vi difsi in che modo fi debba porre vn giar
farevlihor- ^'no » non mcno fi debbe far d'ogni horto ; & mafsimamente (eflendo
ti belli . „pofsibilc)che'l fia da Tramontana verfo l'habitatione del patrone,accto
che dalle fincftt e fi porta commodamente goder per modo di profpctti
uà; & fpccialmente quando è fatto più tofto per allegria, che per v.tili-
■ tà ; come per aderto intendo che ne ragionatilo , & dapoi parleremo de
gli altri, che fi fanno per qualche beneficio. Trouato adunque il fitoà
propofito fi porga parimente l'horto giufto per quadro, & fi cinga di
bel muro,ò di folta fiepe,la quale fia potente di belli {pini bianchi, ò di
verdi fanguini,ò di altri (ìmili forti, che fiano cimate, & polite a' fuoi té
pi:ll quale fia bcn'uguale,& non molto pendente, accioche l'acque pio-
uanenon portino via lcgralfe,& che la terra fia buona,ben trita, & bea
::,.,. netu
DEGLI HQRTT GENTILI. 113
fletta di pietre, & di male herbe, con darli poi à Tuoi tempi del letame
vecchio, & all'ai . Ma lodo che quello horto Ila partito in quattro parte
coi viali per mczo,&attorno,i quali fiano larghi nò meno di trebrac
cia,& falcgati di quadrelli ben cotti,con vna colla atrorno,che fiaàcan«>
to de' muri,& larga circa due braccia & mezo: col viale però tra quella*
ci quadri.Che à fare ben polito quefl'horto , ftàben chela detta colla,
& quadri fiano fatti co i mure-Ili non più ahi d'un braccio ,& coperti di
belle laft rette di pietra,come ve ne fon molti nella noftra Città.
V 1 KC. Certamente ch'egliè bel vedere vn'horto,come haucte diuila
tp ; turtauia mi pare più vago yn'altro , che fiaordinato in uarie forme,
di armc.di ruote,di quadri, di'triangoli,& d'altre cofe vaghe da vede
re : Il quale (ia anco copiofo di più herbicine faporite,di gigli,di rofet
te, &dtviple di diuerfi colori & non meno ch'egli fia adornato fopra,
& attorno di murelli,dibei vafi,ne i quali fiano cedri,garofani,maggio , ...
rana,balìlicò,& altre più forte d'herbebellifsime,8c odorifere.
G io.Bat. Mi piace non poco la forma, la bellezza, & il bell'ordine .- »
chedice;& mafsimamente quando vifonoimuri dipinticon ragione» ' ';'';"'
& che tal'hortohabbia vna ben fatta porticela con la fua capclletta bea
dipinta all'incontro, che con ifponda in capo per profpettiua,nella qua
le fi polla lìar'à leggcre,à cantarla fonare,à ragionare,& à mangiare co
gli amici . Ho poi veduti alcuni horti circondatici lìepi foliifsime , &
concie ta!mentc,che cime alcune,& ramufcellinon fpontauanoin alfez
2~x,ò nel corpo fuor deU'ordine;Lequali tanto più faceuano bel vedere, -«.v.<>VWi
quanto ch'erano, ò tutte di fanguini , ò di lauri , ò di mirti ; & oltra che ' " '_ 4. *"
haueuano i viali intorno,& per inezo a modo di croce ben falegati , ha-
ucuano parimente in luogo,de i murelli,lc fiepi di lauanda.ò di rofmari
no,ò di buflo.ò d'altre forti fimili,mabellifsime per non ell'er più alte di
vn braccio e mezo, le quali erano concie con tanto magiftero , che non t ■ .,.._ -r
vi era pur'una foglia,non che ramo,che fi vedette fuori del fuo ordine, . •,_-' . A
il quale le faceua parer quadre,& grofle.come fé fuffero tanti murelli bé ■■•' '
quadrati. Et canto più erano quelle cofe vaghe da mi rare , & da godere
con allegria mirabi!e,quanto che vi fi vedeua efler l'arbergo d'infiniti ve
cellinijchc continuamente giorno,& notte à gara «ntauano , & gamia--
nano gorgheggiando più che poteuano con diueriìfsime foaui voci. Et
apprell'o di quelle cofe,v'crano tre pergolette in forma di capellette,ma
folte di belli gclfomini,ò di role,ò di mirti,ò di lauri.Cioè vna all'incoi*
tro della porticella,douc s'entraua, & le altre vna per lato ,& tutte tre in
capo dei viali che andauano per inezo, & congiunte con le dette liepi
che chiudeuano tutto l'horto. Che ftandoui dentro,pareuapropriamen
te che fifufle in tante vaghe grotticelle , fatte folo per filofofarui ame
namente
M3J .'"•'* GIORNATA SESTA -*'
reamente con fatisfattione d'ogni bel l'intelletto.OI tra che non pofla ma
care che non vi dica etiandio d'alcuni altri horticelli,i quali non folame
te erano circondati di belle iìepi>ma hauendoi quadri lènza murello, ha
ueuano però lepergolettc di rofe,ò di gclfomini,ò di laureò di mirti)
che copriuano con gran vaghezza tutu viali mattonati,ch'erano in ero
ce,& attorno ; le quali paffeggiandoui fotto,rendeuàno mirabil vaghcz
za,& commodità : Et benché non fuifero molto alte , né molto larghe ,
nondimeno per la lot bella forma,& beila verdura,dauano gran fatisfat
tione à coloro che le mirauano,& godeuano.
« Vi NC.Se ofafti.io direi efler più belli gli hortf fatti con fiepi ,& per-
golette verdi ben'ordinate, che quegli altri co i muri,& murelli; ftando
che rendono maggior'allegria,& amena profpettiua,& che (come dite)
vi fi gode la dolce armonia de gli vccelletci,che ui dimorano .
Vell'hom ' Ql°' Bat. Io vi potrei disancora de gli altri diuerfi horti belli,poi-
& fefchìt- che ve ne fono d'altre forme pur'afl'ai ; fra i quali non poflb tacer quello
r*,&fonta cofi fingolare de* Magnifici ContiMartinenghidiBarcoperli pergola
nsdtiCom tj de* Hmon^per Je vie falegatc,& per li murelli forniti di pitari,& d'al
tri bei vafi pieni di varie gentilezze, che rédono gran fatisfattione àtut
ti |> glic>dori,che gettano ; lenza che è actópagnato da più riuoli corre
ti,dalla limpida pefchieraJ& dalla bellifsima fontana: La quale per eifer
fabricata co mirabirarte,forfc che non ne ha vn'altra fimile tutta Italia .
• VlNC.Confeflbancor'iochequeH'hortoèbellifsimoperpiù caufe,-
VtlLfonta- ma parlando della bellczza,& grandezza di quella fontana, per verità mi
™c*nackì. Parc non men marau"g''o^ quell'altra de i nobili Cazzaghi in Botccino;
& mafsimamcntc per eflìcr'accompagnata d'alcuni vaghi Torricelli, pie
ni di cedri,dilimoni,&diarancibellifsimi;&:ancopereflerfitofubur-
bano,& circondato d'alcuni coilli molto ameni. •
Trattato del Gio.Bat. Venendo poiallc herbe,che abbellirono ogni horto, &
L herbegen che fono commode per conto de i fapori,& dell'infiliate ; cominciarò ì
IbAJUil Par,arui^lIaIattuca>laqual'è pregiata per la migliore di tutte l'altre
mm. herbe dainfalatajfi perche è grata al gufto,come anco perche rinfrefea,
mollificali corpo,fà abondar /àngue buono,genera afl'ai latte > & prefta
foaucfonno;& mafsimamenteeflendo mangiata per quello nelfindella
cenacruda,dai fani,& co^ da gl'infermi; oltre ch'è migliore per li co
krici,che per liflemmatici,& malinconici. Et benché ve ne fiano di più
forti,però tutte vogliono terreno graflo,poluerofo,nctto,& leggiero,
òcafalino. • j
V i Ne. Sempre mi piacquero le latt uche pertrouarfene in copia , &
d'ognitempo.1
- Gio. Bàt. Quello auicnej perciochc Ci ferrjinano d'ogni mefc,fuo~
»,£.....! ' ri
DE Gli «ORTI CINTILI. te)
«Ì però hfcUV«tf«ittaif€d«k>)& ftripiantàno, come fotì crofciùt'c foco»
doch'èbifogno.
- Quanto tiano poi deirindiuia, dico che per mangiarla crii ila, ò cotti p^ &£.
titll'infalatà.è quali difsimile alla latuea per conto di bontà, & di rinfrei tu**.».-. ,.
fcafcè ; & maftimamentc quando è fiata legata,& diuenuta bhnra. Et ol-
tréch'èoftimapeT lambicca-rla,& beuerracqua^ofi pur3,&nei tiròpp»,
è anco buona,& fana in mineftra .
« Parimente per'mangiarenèU'infahita, non (blamente è buona l'her- Drf sfol
ta deità dragone,ma è faporita talmente ,che morde la lingua , & con "•
Cbaùe òd§rc>& fàpore,l à quale è biella per efl'er ben verde , & di minuta
-foglia , è anco delicata per condire nell'aceto t Ma per non far Temenza»
ttripiàtitto le radici ,& fanno fiàcilméte de i germogli aliai. Vero iè ch'el
la non viene fé non nei terreni buoni, & ai foliuo>&ftà fempre verde
ftìori cheta foglia muorenel gran fadAo.Havinàtàdifminuir Umilia, \,e .- \.a
aprir le opìLitwm delfegatoconfortar loftomàcOf & ilcuore, &inducebel ■ »•- •
M&lore nella faccia,& per putto il corpo.
'■■ <Parlandèusi poi tteli'hcrbacitrona detta ba(ìcchia,& meiifla ih altri Ven4 tur*-
-pàefi,dico ch'ella è il fiore d'ogn'altra, per effer'odoriferà>y faporita , & n*.
ottim/neH'infalatJ)8i condit* nell'aceto r; &ahcò per ponérlà nei firop-
; pi lambicara.E*ben vero che fi mantiene^ npft nel buon'aere, & nel ter
Tchi qualificati à la'; La quòte , fiorifoto è òttima corttra la pefte vfaMolàà
'iTttaì'fì 'uòglia'módò y'màanco quando fi dubi'tajfedi qualche venenofa cofa
1 lUahgiata^omealle volte occórre nelmangiare ì fUngbi,ò altre cofe fitnilu ...
' ;' V ì NC.Effcndo quella gentirherba difficile à maritenerfine' gra fred
1 dUodaréi à tenerla nelle caffette, & poi à quei tempi nei 1 uoghichiufi. p
Gio. Ba¥. Vièancoralacitròirdlà,Ìaqtral,ègehtile,bellà>&biuQna J^ ckh».
verde nell'infalata : Et benché fempre fa femenza,fi può anco ripianta*-
tefacilmente . Beuituto ilfuoco quattro,ò cinque onciéhe icorpigrandiy& •£
tre nei piccioli,è rimediomirabileàimorftde iferpenti,de ifeorpioni^de i ra '■ **
gii><&• al mangiar de i funghi.
•*''Nò:metìovièlafegrezuòladettadaDiofcoridefatureia,&da Pli T>dUfeg*~
' nfOturtitailaquaW di odore è fimile al thimo, ma minore, & più tenera. ^"*
Et oltra ch'ellaè di fapùre dilicato , & molto odorifera per mangiare
• Verdi-, & fecca in di'uerfi cibi , è anco bella da vedere ne i pitari , di altri
bei vafi.Si feminaal principio dì Febraro, ò dapoi fecondo che i fui fo
•ho caldi,ò fréddi; * " .>...*
Ancona e buónaiieU'infakta,l'herba ftella, la quale oltra, che fiorifee vdthcA*
due,& tre volte l'-annòjdura ancoiungo tempo in terra. ftellt;
Non manco è buona la rucola gentile,laquale fimilmete fiorifee due, -q^^òU
"fietlrc volte i'anno> & fi mantiene per -molto tempo i fenza che è perfetta
per
1*6 -.••.•'GIORNATA SESTA { i
per lambiccare,8t ponerla ne i firoppi;.. Bcuuta la decottione, è buona alle
oppilationi delfegatoj& alle rene.- ' .,
DelU Imi» Si pup medcfimamentc lodare l'herbaacetofa per efler buona nell'in-
acaof*. fa!ata,& bella da vcdcre.Et oltra che fiorifce,& fi mantiene à i modi det
tij& è buona non meno per lambiccare, & per li firoppi ; Mangiandola à
qualfi vogliamodOf è anco ottima allefebri di Siate , & mafsimamente alle
pejìilentiali .
vdUJmt* Per mangiate poi in mineitra,nclle torte,tortelli,& altri modi,è buo
<**• »a,& fanarherbaborragine,&anconcH'infalata mentre è tenera:£<t qua
le è[ingoiare nel mangiare lefoglie crude>& cotte,ina pia ifiori,poiche alle
grano il cuore,purificano ilJangue,confortano ifpiriti uitali,& corrobora
no ilpolmone : u£ tate eh'ella può dire quello cbefitrouafcritto.Egofunbo
ràgo,qua gaudio femper ago* . ,. ' > ■» . :., . . - M [
D»/ fttr^ì- Appretto dico che l'herba petrofemolo ha molte proprietà ; perciò?
mU. cheellafabel federe per efler minuta,bafla,& verde d'ognitempo; & e
perfetta ncll'infalata, nel far la falfa,& cotta in più. mineftre, negli vccel
. li,nc i pefci,& nell'altre cofe.Onde tenendolacimata,dura lungo tempo
mail primo anno nenhà buona femcnzai& gli alt ri fi. Et altra che è per
fettaper lambiccare à beneficio dell'huomo,genera ancofangne acuto; di ma
mera ch'ella è migliore per li flemmatici,cbeper Ucolcriciy&fanguìgnùSen
\a che mangiando lefue radici cotte con buona carne,fono perfette alle opi-
lationi delfegato,delle reni,&à coloro chepatifeono lefabbie,&pietrelle.
VelU portu Palando pur di quefte herbe per mangiar ncll'infalata al tempo del
Ucs. <aldo , è buona la. portulaca ; la quale nonfolamenterifrefca ilfegato ,&
l'ardore delle reni : ma rettringe il fluffo delfangue , &fpetialmente quello
xheprouien dalpetto.V'ero è ch'ella fi digerifee con difficultà4& dà po
co nockimento. , '■-, ■
zW rtdk- Sapete poi quanto e (ano il radicchio , del qualfi mangiano le foglie
"*• coficrude,come<cotteneH'infalata;cuocendo parimente lefueradici :
Onde mangiandolo beuendo lafua acqua d qualfi voglia modo , apre le oppi
- lationi delfegato,& della mil7{a.& conforta loflomaco . Et quefta herba è
. meglio ripiantarla«che feminarla; percioche vien più bella,& fa le radi
aci più grottesche fi acconciano pur nell'insalata» • ,
Vi NC.Hauete voi il radicchio,& la cicoreaper una medefima herba,
«ome generalmente tengono inoftri Spctiali ?
VtlU cko- G io.Bat. Quanto que la cicorea fia dissimile ne i fiori al radicchio;
è però di natura vna medefima cofa ; eccetto ch'ella e* hauuta per faluati-
ca,& egli per domeftico ;&hàlciftefle virtù,chc ha il radicchio.
f)ttpm-m. . jSotìoaacprabuoneherbicineiporrini con le altre herbe nell'inTàla-
M> i quali fon o belli da rederc , per efler fottili di foglia , & verdi tutto
:yi l'anno »
DE GLI HORTI GENTILI. 1*7,
l'anno,& anco dikttcuoli quafi à tutti . Si feminano al tempo della pri-
mauera,quandofi feminano anco le altre buone herbe. , ^,
Mi reftaà parlami etiandio della betonica, la quale non pur* è buona (jy*^^
per mangiar ne]l'infalata,& nella m 1 neftra , & ancora in altre cofe ; ma è
«ttimafìmilmente per fanar le ferite della teHa,le offa, rottegli occbi,lo Ho
macolifegato,il polmone,la mil\aì& altre affai infirmità .
■ VlNe.Elìendo quella nerba la corona di tutte l'altre,!! può anco di
re quel uulgatoprouerbio. Tu hai più virtù chenon ha la betonica. Tramrik.
Gio.Kat. Horache ioho detto la maggior parte dell'herbe gentili,
che fi mangiano per in (alata , voglio non meno parlare dell'altre Umili ,
che fono buone per mineftra ,& che abbelliscono ancora ogni horticeL
lo.Onde cominciando prima dalla menta odorifcra,&faporif à;dico ch'è **"* mm-
bnona la gelile pponer nell'altre erbe chefimagiano inmineftra,neile M"
giani,!' e i cibi fntti,& in altre cofe,la quale fi pianta , & non fi (emina.
Similmente fi può dirdell'herba detta puleggiuolo,la qualeper elfer VelfuU^.
medelìmamente odorìfera,&faporna,èbuona quafi in tutte le mineftre ***';
& in altre cofe.Et oltra cheprouoca imefìrui)&[calda lo fiomaco, foglio è
perfetto à i dolori colici,,&dellamatrice.
Rpgionandoui poi dell'herbe bianche, dico che fono fme, & buone Velfherbt
in mincftra,neirinfalata , & nell'altrecofe ; fenza che fanno bel vedere bianche.
pei lo ftare verdi fempre,& per fiorire d'ogni tempo.
Ancora fono molto buone le fpìnacie per mangiar Ielle , & fritte , & Ptlkftin*.
anco nelle tortc,tortclli, & in altri modi, & tnafsimamenre al tempo del «* •
verno,dcl Carnouale,& della Quarefima infin'al Maggio. Si feminano
d'Agofto,& ftannobelle fin che fanno la femenza, quando fono femina
te al principio, ma ritardando àfeminarlefin'à gli vltimi giorni,nonla
producono. Z,e quali mangiate innanzi àgli altri cibiRubricano il corpoyma
nuocotw allo Homaco.Qnàt à farle nafcerbtne à quel tempo,bifogna tè-
minarle dopo \tfpro,& coprirle con la ftoppia, & non con la pagliaper
non ftar coli fofrefa nel l'adacquarle di fera coi fecchi pian piano, alme
no per tre feguenti giorni . tu hi fac effe qucftomcdciìmof opra l'ai tre
fèmenze feminate ne i tempi caldi , nafeerebbono anco fempre benifsi-
mo.Ma àconferuar le fpinacie dai geli, conuien coprirle ben di foglie ,;ll„ ,
di noci, innanzi che cadano alcune brine.
Non meno fono buone le biete in mineftra, in torte, in tortelli, & in VelUbiae.
altre cofe d'ogni tempo, ma bifogna feminarle di Quarefima, & fra l'an
no per hauerne fempre di vecchie,cV di nouelle: Tenendo più tolto del
le bianche ,che delle verdaccie ; percioefae fono più belle da vedere , &
più renere.Poi lubricano il vccre,prouocano loflernuto,purg«no la tefla da
€atarri,& lattandola co la li[aua,loro la liberano dalle[quante della cotica.
Poi
Ut* .1 JGllORNATA SÈSTA T :f
■DeUafchìc- - -Pfcfh'erba odorifera, & faporifa , e buona lafchieria ih rmne(rra#»ji {
**«• . ,, T altre herbe,la quale fi femina dì Quarefima, & draltri tempi per hauer-»^
, ne tutto l'anno : Onde fiaccandola aH'ombra,& mettendola poi nei vini
quando bollono nelle tinc,li dà perfetto odore di mofcatelIo,§c Urne* .
defimo fann'i fiori bollendo dentro,& lo liberano dalla muffa , - ,
Appreflb per herba buona vi è il cerbolo mefcolato co altre .herbc-ifl,?
Velccrboh. mj neftra?n qual fifemina di Quartffima, & fra l'anno p hauerne (epjpre.
DrHi%S.'' Medefimamente per herba fana,& buona, vi è la bugolofa , la qualq.
t*f*. fi mangia in mincftra con altre herbc,&nell'infa^a: Et come fiorifeo è
tempo di lambiccarla j coneiofiaehe l'acqua è perfetta in più eofe medi,
cinaH.Si feminadi.Quare(ima;& fra l'anno à chi piace. ■ .-;»
-«■.* :-.'. .(t ■ YjMc.Dapoi che voi hauete detto quafi di tutte le noftre herbe gc f
tilì,che fi magiano diuerfaméce,de(ìdero che mi ragionate anco di quel .
l'altre che fi mettono ne'bei vafi p ornar maggiorméte fim'li horticellù.
VelL mot- "^ ' °'^ AT'^ ^ar P°b" tali horticelli, cpme ditedodo primamente la
gnr«M. ' maggiorana , poiché e Tempre odorifera, & ben verde 5 onde per efièr<u
fpefla di ramufcelli ,& di minute foglie non tanto fi può conciar'àpiù^
modi nei vafi belli,maancor'è buona da lambiccare: & ejfendo bollito^
" ' nella lifciuadijj'ecaai catarri, & le faglinole, èfquamme della tefla ,lfeif\a'
cbe'lfùccotiratoper lonafQ,fàHarnHtare,&lopurgabenifsimo. ■ j
Non meno è gentile il ba(ìlico,perefier odorifero, & ftar fempre
Vtlbefmi, ver(je Qjtra chc j ramicellicon foglie fpcfle,& minute,fi acconciano con
■••• facilità in diuerfi vafi belliche fanno bel vedere.Et medefimamente fi fàj
del morbido detto citronato,quando è concio ne ipitari,ò altri vafi , ,.
.. . . Parimente per poner'infimili vafi , è buona la mortella ; perciochcè
£,, "" odorifera, & ftà lungamente verde, & anco è facile da accommodarla
con più bei modi ; Onde eflendo lambiccata, i Perfumicri apprezzano
molto quell'acqua, •■*_"■ \
Vi NC.Veramente che ciafeuno fi allegra molto,quando fi vede in bel
l'horticcllo più fortini vafi porti con ragione fopra i quadri,con fimili
herbettc ben formate à figure di fantane,,di torrecte,di piramidi,di naui
celle,d» palle,dihuominiJdivccelli,& d'altri animali. . *;
VM **/,. ■>. 1 G 1 o,Ba.*. Per bellezza naturale vi fono Je viole commodate per te*
ner nei pittari,& altri bei valide quali fiatino lungo tempo verdi , & fiori
.*-. :. '. ' feono per più mefi;allegria in vero molto vaga, &mafsimc,quan doli
veggono più fiori diuerfi di colore,come ve ne fono di tante forti.,
t>i ìfitrefa. Appreso fanno bel veder'i garofanine i medefimi vafi; fi perche ft*»
?«• no fempre verdi, come anco perche più volte l'anno producono fiori
vermigli, incarnati , bianchi ,&mefcolati,i quali non fedamente fo
no i più vaghi che tra noi fi. trouinpj ma ancora fono i più odori-
io'; ferii
DE 4SX43*Oft TI C O M M V N I. li*
feti, & pio gentili per tener'in mano. ' "-■>"■ .; . t
. V « nc. Pofcia che hauete parlato affai di quelle gentilezze , afpetto
che mi ragioniate ancora dcll'hei be, & frutti che fi feminano & lì pian
tanoneglihortiper valica,i quali fi tengono,ò affittanojouer ii danno ■ . " -
•alla meta,come molti fanno.
'.•.[;."'.; Ti Ji» i ''I ()"■. ni! ' >. . ' •' .
, DE GLI HORTI COMMVNI. «. i
i • ■ .- . ■ ; ' .-• ? - !•" : ; •. I.:.'. .
Io. B a t. Lafciandoui da parte le regole che fi offerua
no nclfarbencrcfcere,& diuenir ben tutte le herbe,
& frutti per efler nòte à tutti, che fanno qutfìaprofef-
fione,cominciarò à ragionami de' cauoli,ò verze(cov- &«' ««-5»*
me noi diciamo) pcrciochenefono in gran copia tra *^ eém&-
noi: I quali vengono in ogni luogo netto,graffo,& Icg
gicroj&piùnei paefitépcrati,che nei caldi; come fi vede, che nel già
caldo non tanto non fono diletteuoli damangiare,quanto che all' hora
fono mal fantina folamentc fono buoni la primauera,ouero l'autunno,
& mafsimamentc quando fono mortificati dalle brine.Et benché quel
li che fi adacquano nel gran caldo, fiano ben verdi > & belli ; tuttauia fi
vede,che d'ogni alttatépo fono più làporiti gl'altri , che non fono mai
adacquati. E: ol tra che ve ne fono di crefpi,di capucciati,di ucrzi fiori t
&di verzi rape(de quali (è ne piantanoall'Aprilep lo verno,& all'Ago --.'.■■.. T. "
fi o p 1 a Quarefima) ui fi tagliano ancor'all'hora le cime delle lor radici.
V 1 NC.Scmpre mi piacquero i verzi a i fuoi tempi,& fpecialmemc,
quando fono capucciati,ò fiati legati all'autunno in cima delle foglie;
perche vengono di dentro in pochi giorni bianchii frolli : Ma è me
glio à piegarli di gamba in gamba,& coprirli di terra,poiche fi fan mag
giormentebianchi,& delicati, uvroi J
G 1 o.B AT.Non fi fcmininojò piantino mai verzi appreffo le viti; at-
tefoche le fono tanto cffofi,che fi ritirano da loro come fa l'un nemi
co con l'altro; Senza che l'eiperientia ci fa vedere, che feminandole
fuc femtfnze vecchie di tre anni;producono fempre tante rape, & non
Terzi .To i il brodo de i ver\i cotti beuendet innanzi paflo con foglio mollifi
ca il Hentre&gittato uia qucflo,&fattoli bollir'in un'altro quefio rifìagna
ifiufii.Et oltra che'lfucco loro con laccherò gioua alla toJfe,à gli affilatici?.,
&• di tifici;lefemen\e ancorafonóferfette per dar' àifanciulli nel brodo,
quandofono molefiati da i rermi. Et chifi lauajfe la tetla nella lifeiuafatti
fon la cenere de i lor cationi>netta la tigna3&ls uolaticbe.
Venédopoi i capucci ferrati come palle rotóde ; dico che ancorché
fianoinparte firnili.alle Yerzi, fono però difsimilinell'eucr buoni per * *
1 noi,
■ijo .1 .GIORNATA , SESTA " :
noi,fuor che di M iggio,& di Giugno ; benché in V,enetia fono pregia*
ti nel verno : Ma vengono belli folamcnte in certi terreni particolari^
letamati più dell'ordinario.
Delle rape . Ancora fono di gran commodità le rape,che fi feminano di Giugno
fi di Luglio, per eifer buone le Tue foglie per molti mefi: Ma quanto
più fono fpogliatc,tanto più rimangono picciole quelle rape: Le quali
non vengono belle in gfp{fezza,& in abondanza, fé quel terreno non è
qualificato alla lor natura,& anco letamato pur'aflai. Et quefto frutto fa
Tempre grato à tutti ih mincftra,in torte,tortelli, & altre cofe limili • Et
oltra ch'è perfetto arroftitonell'infalata,& lclfatoin compofta,pro«oca
l'orinagwua alle renellej&r da buon nodrhnento)magrofio;& benché nuo
cc-allo ttomaco , per effer ventofo, pur'è conceffo alle noli e àgli ammalati ;
.& le fue feotze effer do fecche,fono buone trittenella Quarefima. Ha
folamcnte vna maledittione , che non falla in quello paefe , che doti e fi,
femina quefio frutto,mai non ui vien bel frumento, ò altro grano, an>
(or che ui fia dato quanto letame fé gli pofla dare.Nc* bifognadirc,che
non in fia co fa pari alla melica per immagrirc ogni terreno ;perciochc
la rapa danneggia all'ai più di lei . E ben uero,che lodo coloniche fe
minano ne gli nord delle minute,etardamente,acciochelafciandole in
terra, pollano mangiarne al tempo del Carnouale , & della Quarefima;
rcrcheallhora fono delicate» .■?.' .;,:-)->,;.'•
VelreHéóM- < Poi lafciando i nauoni,che fono limili alle rape; ecce t; o elu fono al-
*•• quanto gialli,& più fodi ; dirò le qualità del rouaiotto,detto in Vinetia
bifi,ilqual'è delicato nel man giare à più modi: Si pianta à nuzoFtbra-
ro,e poi ogni qiiindeci giorni,per hauerne di mefe in mele di verde, fé
«ondo che più fé ne uà piantando,& anco fé ne fa feccare al Sole per ma
giarlo alla (^uaicfima,& à gli altri tempi. Vero è,c' efempre è ventofo,
& muoue i uermi à ifanciulli, per efier dolce . .. .
ViNC.Sommamentemi piace quello frutto verde in mineftra,c cor.
to nell'acqua femplice , & poi concio con le tati elle ne i piatti , con l'o*
glio,aceto,iàlej& fpcciarie.
l®£*l'Mé Gio.BAT.Nonmancoèda commendare laf faua brouentana, cheli
ma. piantanc gij hortib^n'ordinati.di Ottobre,diNouembre,& di Decé-
brefpurche la terranon fia gelata,) per mangiarla alla Primauera ver
de, & cotta maggiormente in diuerfi modi . > .
Vtifmi . Poi per cofa vtile.è bene à feminare in copia de' porri al principio dì
Febraro,& ripiantarli all' Agofto , tagliandoui le cime delle fogliejper
cioche , sì come quelle fi mangiano tutto i'anno in mineftra , & in altre
cofe; non meno fi mangia il frutto verde, & cotto per più tempo.
" £ uero che tutti iporri nuoconoaUoJlomaco per effer ucntofi,ma cottwelL
feconda
D E Gli tì 0 RY t <£Ò U U P NI. tjt
feconda acqui fonofuni •• 5"e«^ cfce froÀift neWoglio , e 'iettano la doglia delle
orecchie,&lefemen\efono àpiàmodi ottime ài veleni.
V I mc. Ancorché per moki anni in ne habbia mangiati decotti, & di
crudi ; nondimi no,è anco qualche tempo che io gli holafeiati, per non *
eflerciboperlomioftomaco,ina più tòrto de' contadini.
Gio. BAT.Hora chetiamo entrati nei cibi rufticani, voglio chera- Ptltqjm ;
gioniamo deH'agIio,il quale per l'ordinario fi pianta di Fcbraro,mame
gito è di Nouembre per venir più groflb (fé però il terreno è à propo
lìto) e Tempre per Luna nuoua,mabi fogna zapparlo quando è vecchia,
& ch'egliè in tre fogÌie;perciochenon ritorneranno tofi toftol'hcrbe, '.;
come farebbouo quando è nuoua.Etàconferuarlo li caua quando è vec •:
chiabenmaturo,&fifàftareaìSolefinch'è feccoj & poifitìene in luo*
go,che non fia humido,8tchehon viigiunga il Sole; perche durarebbé
poco tempc.Er quellofrutto ha molte proprietà, &fpecialmente contrai
uermuÈtperò fìa bene ch'egli fia chiamato Triaca de' contadini.Si inangia
cotto per le tofsi vecchie,&firetture di petto , & crudo per li vermi: Et tir
brodo douefono cotti ifuoi coHonicon lefoglie , fattone cliSleri& taldelltr
fopra il ventreJiberai dolori colicij&fcaccia te vento/ttà. ■ '"
Vinc. Sempre mi piacque quefto frutto, pcrcioche fi mangia crudo»' <<«.«»
tutto,mentre fono tenermelo morbide le foglie col (àle,& nell'infalàta
& anco in mineftra,& altre cofe: OlfracheerTehdò maturo, è buono*
cotto pefto,Sdntero,Tecondo il coftume de* paefi,& delle cale.
Gio.Bat. Vi fon'ancora le Tcalognedc quali,benchc fiano limili al-' DelUfcalt-
l'aglio nell'odore, & nel fapore, & nel piantarne : tuttauia fono inoltre &*•
cofe difsimili;pcrcioche producendo vna fpica d'aglio più fpiche,fà na
Tcere fopra terra folo vn feftucò conlc foglie lunghe , & alquanto làr- ;
ghe,& per contrario fi vede, che quantunque vna fpica di fcalogna prò'
duca più fpiche, non produce però fopra terra feftuco alcuno , ma" fa
nafeere per ogni fpica vna fola fogliettamìnuta,&tódctta, le quali poi*
per eflerfette,& otto, ò più nate infieme,fann'unbofchettobello,che '
dura per più mefi:Et qfte medefime foglie fono buone crude nell'infà-
lata,& cotte anco in mtneftracó l'altre coCc.Bafta che'l frutto ha te mede ;
finte virtù che ha l'aglio,ma èpiù noiofo allofiomaco p efìer'anco più acuto^
V; NC.Sempre le fcalògne fumo grate ài contaJinijond ■ per mante
nerfi fotto terra tutto l'anno,le mangiano crude,& cotte d'ogni tempo.
G i o.B AT.Per frutto che fia fot tc,& alle volte dolce,vi fono le ci pel "D*IU àftt.
le,le quali vogliono terreno fimile,& ben'ordinato à quel dell'aglio . '"•
Ettuttelebianche,& rofle,roronde,flcpiane>(ì feminano d'Abito, Se
fi ripiantano fin'alla Pafqua, & fempre rare, acciochc pollano diuenir
piùgroflc. ..:.•.:.■•
I » VjNC.
?1« ,: >i GIORNATA SEfSTA) i
• \\ n e. Ancora che quelle cipolle ftaflo cibo di contadini , da che lg\
mangiano coli faporitamente verdi in pia modi, cominciando quandi
mietono le biade lino alla Pafqua; nondimeno fono buone anco. per li
nobili dopp Settembre cotte nell'infalata,nelle frittate,& ne i guazzet-
ti,come fi coftuma : Ma perche durano poco tempo in quello paefe , fi
fanno brouare nell'acqua, & poi fi confermano nell'aceto tutto l'anno ,
per effere anco perfette nei medefi mi guazzetti. VeHandor la cipolla
crudas& ponendola cofi/opra ogni luogo del corpofeottato à qualfi voglia
modoìleual'ardore)& ogni dolore.
\ Gió.Bat. Per frutto frigidisfimo ui fono poi icocumeri, i quah fi..
jV cocfant-
ride^nTo mangiano al tempo del gran caldo crudi nella infalata,& nella mineftra
fcam curi- tagliati fottili.Si piantano le femenze di Marzo,c0me fi tanno le zucche.
"■** & mcl!oni,& fi mangiano di Giugno, di Luglia, & d'Agofto ; ma. uo-
gliono terreno, molle, & groflo. • „^. ... .\ ,.,.', p .,-■;.-,.;. .• - ,..-;
i V ij»c. Mangi pur chi vuole di quello fra tipiche per me.uoglio ere ,
dcre all'Eccellente Mai ihiolo,che contigl ia à ritìutarlo,conciolia che'l
nutrimento fuo fi accumula pian piano nelle vene nofire ; onde putre
facendoli poi,con ogni leggieretta orcafionc , genera tebri crudelislt-
qic,& marauigliofamentc pertinaci. ... jt.; ...jq ir= ytc.c. ,'. -3r. ,:
Vtlmllm , G io* Bat. Stando ch'io fon del uoftro parere* voglió-che parliamo,
del più grato frutto che fiaà noi nel gran caldo,cioè del mcllonc,ilqua.
le non folamcnte ricerca luoghi caldi, ma terreni ladini,ò leggien,ehc
.-.'.', ?.fi3"© nctti, & ben letamati: Si piantano le femenze di Marzo ieparatc
. v. .con la terra alta fopra, & non in luoghi ombrofi ; & lì letamano più to.
ilo con letame uecchio, the con freko ; & di pecora,ò di capra, che di
beltie grofle.Le quali femenze liano tenute bennette d'ogni htrba fu-
bito che fon nate,mfino che hanno prodotti i frutti, .;■»■ '■ .-. :
, V l KC.Quan tunque i melloni liano in bontà fallaci in quello paefe ;
nondimeno chi haterreno à propofito, ne femini.per la milita grande,
che fé ne caua ; & maslìmamente piantando delle Zatte; attefo che non .
fallano in dolcezza . Ben'è vero.che i melloni furono fempre mal fani &
mai medici biasimano maggiormente leZatte. Vcroé',thele fcoiz». diì
quelli frutti fono buone per rinrrcfcare,& ingiallare i eaualli. Et oltra
che fono ottime per confettare coloule,ò colzucthero,&percompo
ftare,& anco per mangiarle fritte di Quareiìma(eliendo tagliate vtr-a
1 rdtfottiltnentc.&poiben feccate) Le femcn\e confettate pur col^ccbe-
.i ro,fono delicate per lifont ,& pergii ammalati ; perciocbe non pur r.w/Ve
fcano ,& acconciano lojtomaco,ma prouocano l'orma, &mond;fiiaitolcre
Veli* vk- ne dalla rena ,& dalla pietra. < ,[ .
<hc. G i o.B at. Pet frutto di hortaglia non ve ne alcuno , che lia miglio-
x. w : ! re
DE GLI HORTI COMMVNI. i})
re delle zucche bianche,le quali fono fané in minefrra nell eccesfiuocal
do,& nelle rorte,& anco fritte nell'oglio ; oltre che i colli fono perfetti
in compofta,per condirli col mele, & col zucchero . Si piantano le fe-
tnenze dì Marzo fcparate al modo de' melloni, & ne i luoghi ben grasfi,
Se ben netti ponendole però nell'acqua,accioche non fi piantino quel^
le che reftano in cima, & le buone che andaranno al ballo , nafecranno
benis (imo . Ma meglio farebbe à metterle nel latte per vna notte; per-
ciochc lì vederebbe il medefimo effetto ,& farebbono i frutti dolci. Si
trafpiantano,come hanno tre,jò quattro foglie , & fi pongono douc fa
cilmente pollano afeendere in alto ; perche diuengono migliorij, che
non fanno ouando vanno per terra. Vero è,che quanto più fonolughe,
& fonili,fono edandio più tenere,piu fàporitc ; per© fi piantino le fe-
menze cauate da i colli lunghi, con le punte uerfo il Cielo ; percioche
diueniranno anco tutte lunghe.Ma bifogna fpuntarc tutti ifuoi cefpu-
glijcome fon'alquanto crefciuti,accioche gittino più ràpolli,& qlli più
quàtità di frutti.Et oltre le fue buone qualità che fono note à tutti, fon'
anco migliori per li colerici,& afciutti>che|> li flématici, & maléconici.
laccio le zucche marine,per eflcr di uariefpecie, & le turche anco- -
ra,le quali fono buone per mangiare in mineftra,in torte, fritte nell'oc
glio al tempo del uerno,& della Quarefima ; & uanno piantate al mo
do dell'altre dette .
V i NC-Non tanto mi piacquero fempre le zucche perle cofe, che ha
uete dette; ma etiandio perche quando fono ben mature, & fecche,fi.
fanno in fiafi. hi per ponerui del vino, & dcll'oglio, come fanno i pere
grini, &ilauoratori della terra. J '
Gio.BAr.Per frutto ancora d'ortaglia fono buoni i gniferi, òcaro* De ignìferi
te (come altri dicono^) percioche fi mangiano tutto il uerno cotti nella °c*rote.
in(alata,& in compofta al tempo della Quarefima : I quali Ci feminano
di Maggio in terreno ben netto,& ben letamato,& poi lì zappano,& lì
tengono ben netti d'ogni herba che viene,mentre fono tenerini; & fo
no buoni all'Ottobre lino à Pafqua : Ma bifogna cauarli di Nouembre,
& lcuarli le foglie,& dapoi conferuarli fotto la fabbiajperciochc altra
mente gelarebbono.
Parlandoui poi delle paftinache; dico che quantunque voglianole Delle fdfH.
medefime qualità dei terreni, & altre cofe che ricercano i gniferi,òca "acbe'
rote in radici,& che paiano alquanto fimili dì forma,tut rama fono difsi
mili di colore,difapore,& di lunghczza.Si feminano di Maggio , & di
Giugno fole & in compagnia de igniferi,& delle rape;& li mantengo
no vn'anno , & dui in terra ; onde per lo cader de i fiori , fé ne trouano
di vecchie,** di nouelle che fono buonenel verno , & nella Q^iarefima
I 3 in
i}4 GIORNATA SÈSTA
in fritelle,& fritte in altri modi. Le quali, mangiandoleprottocano la ori.
na,e i niesìmi : & le foglie trite , &pcfiefopra le piaghe, che vengono nelle
gambe à i contadini ,fono perfettifiime à quel male .
V i n e. Per effer qucfto frutto più torto cibo per comad ini, che per
r abili, mai non netenni conto.
Delr«mo!ac Gio.Bat. Ancora fono buoni i ramolacci, i quali fi feminano d'A-
d. prile,& fi mangiano à meZoGiugno ; Se masfime da coloro,che taglia.
♦ no le biade : Ma perche fanno tofto femerza, fi feminano vn'altra volta
al fin di LugIio,per mangiargli al Settembre fin dopo Pafqua . Cauan*
doli però innanzi il gelo, & fotterrandoli nel fabbione fenza foglie.
Et quellofrutto Mangiato innanzi pafìo,prouoca l'orina,, lubrica il corpot
& eccita l'appetito .
TV rauanel Medcfimamcnte (eminando i rau anelli all'Aprile,(ono buoni à mezo
''• Giugno ; ma perche fanno altresì tofto temenza , però Geminandoli di
Luglio,& conciandoli poi nella rabbia , fi mantengono buoni fin dopo
Paiqua . E/fendo cotti quefti d modo delle rape , liberano l'huomo dall'ori*
tiare con brufciore}&fanno ufcirelepietrelle dalle reni,& uejjica.
V inc. Parimente quefte due forti, fono buone per li mietitori al
tempo loro,ma non già per lo mio ftomaco.
G i o. Bat. Perche habbiamo detto affai di quefti cibi rufticani,èbe
Delferuc- ne ,?che parliamo etiandio d'alcuniàltri gentili ; fra iquali cominciato
c "' dal fenochio, frutto in vero d'ogni horto, il quale fi femina di Fcbraro
nel terren leggicro,ò cafalino,& con Temenze non piùd'vn'anno:Che
ponendolo per vna notte nel latte,ò nell'acqua melata , riefee tanto più
dolce ; ma bifogna tenerlo ben netto fin che farà fatto grande : altri
menti reftarebbe affocato da quelle cattiue herbe . Mangiato ilfrutto
à quatfiuoglia modo,fcaccia la uentofità,&fa abondare il latte , & il me-
Aefìmo effetto fa lafua polu ere. ; ."
Vinc. Fufemprequeftogencilisfimo frutto ottimo per mangiarlo
TCrde al principio d'Agofto, & per condire anco i feftuci tenerùiimi ,
flciramufcelli carichi di grani con l'aceto, & faleneiuafi di terra per
mangiarli d'ogni tempo,& masfime nel gran caldo .
DM'hala Gio.Bat. Per herba (ana,& commoda non ui è,cheauanzilaherba
iuotM. buona,dettadaaltrihcrbafanta:Etperònonc marauiglia fetuttine uo
gliamoneglihortinoftri. Et benché il frutto fi può feminar e, nondi
meno perprodurognigambapiùfigliuoIi,fenepigliano,&fi pianta
no in ogn'altro luogo,e fanno facilmente frutto,ilqua!e oltra,ch'èbuo
nocrudoindiuerfieffetti,fimangiaancofecco intero, & pefto incofe
aliai : fenza che fono buono le foglie,mentre che fono tenerine nell'in
falata,ncHa mincftra, & nelle tortele tortelli . Si pianta di Fcbraro , ò di
Mììzo
DE GLI HORTI COMMVNI. Ì55
Marzo,ma rara ; percioche ftà lungo tempo in tetra, & produce d'anno
in anno più figliuoli ; onde come è troppo fpeffa , fi riuolgono le radici
l'vna contra l'altra,& fi guaftano. Et però è bene a muoucre le gambe,e
fu e radici ogni tre,ò quattro anni,& ripiantarle in altri luoghi . Toifec-
cata in ma\\i all'ombra,e(fendo ben peflata,è perfetta àpiu infermità : Ol-
tra che beuendo il fucco à digiuno con vnpoco d'aceto , impedifee il fangue
che vien dalla bocca,&fen\a aceto ammala i vermitgittandolo nelle orec
chic mitiga il dolor fuo.
V 1 nc. Per più caufe ho Tempre amato quefta benedetta herba;dclla
quale me nc feruo in poluere,ponendola d'Aprile ne i miei drappi ; at-
tefo che li dà buon'odore , & li conferita per quell'anno dalle tarme .
Glo.BAT.Medefimamentcinquefti horti grandinìi fi debbono fe-
minare,& piantare lattuche,fpinazze,biete,& altre herbe gentili, c'hab
biamo detto ; & quefte altre ancora,cominciando dalla ruta, la quale fi DelUrmt .
fèmina la Primauera,& fi mantiene verde vn'anno,& dui. Et benché el
lafta amaranondimeno molti la mangiano di Telaggio per medicina, piglian
do folamente i cuori teneri colpane,& fole : Oltra che èperfetta nelfar del
l'oglto,cbegioita à i dolori de fianchi, & delle orecchie.
Vinc. Non folamente queftaherba è ottima anco contra i uclcni;
onde la mangiano ledonnole,quando fono per combattere con le fer-
pi,ma fé neTemono gli Elforcifti contra i mali fpiriti .
Gio. Bat. Non manco fi debbe tenere deIl'aflemio,ilquale fi femi- Dell'affin-
nadiFcbraro,& di Marzo nei terreni commodi à lumina fi poflbno pia
tare ancor'i Tuoi germogli barbati , &i ramicelli primamente ritorti.
Et ancor che qneJVherbaftapiu amara di tutte le altre;tuttauia,beuendola
fua decottionejibera gl'hidropici, & loglio, &fuccofuo amma\\a inermi,
che vengono nelle orecchie .
V 1 n c.Lodo ancor'io queJl'affentio,poi che 1 ramufcelli , &foglie uerdi,
fono perfetti ad ogni pcrcojfa del corpo humano. Et oltre eh 'è ottimofecco,et
verde al mal diflomaco.fe nefa anche oglto,efucco, p medicar più ìfermità. •
Gio.HAT.Tarimente lodo l'apio, perciochefeminandolo nellaTrimaue Dtll'apì».
ra,è perfetto alle intaccaturei&liuideTfie delle pcrco[fe,fen\a che Voglio fuo
è otitmo àpiùinfermità,&faccialmente allefcarentic,che vengono nella go
la,vngendoleperòJpejfe volte.
Appreflo per nerba fanaèbuon l'aneto, il quale fi femi na la prima T>tir<met*.
Ycra.Et olerà che l'oglio fuo è perfetto avarie infermità, molti mangiano le
foglie in mine/Ira con altre herbe infteme.
Vi n C. Diofcvride dice, che bautta la decottione dellefrondi [ceche, &
delfemefno,alladonna ritorna il latte, rifobie la ucntofìtà, leua i dolori del
corpo.frmia i nomiti,prQUOcal'orina,& alleggierifce ilfnighio^o.
I 4. Gio.
\l6 GIORNATA SESTA- T
• Gio.Bat. Io ui potrei disancora dtll'herbà detta marroblo , & Cae
qualità,& fimilmente dell'herba turca,hiflopo, & altre fimili , che fono
più tofto medicinali,che buone da mangiare ; ma perche quelle di che
habbiamo ragionato baftano,è bene che parliamo d'alcune altre poche*
& poi faremo fine.
VelU/àluk Duerno adunque della faluia,laquale per efler di cótnodità,&di Hu
nitàjfi uede anco che uè a è in copia in tutti gli horti.Quefta benedetta
herba uien più facilmente bella ne i luoghi aprichi , & caldi , che ne *>li
orhbrofi & humidi : Et pur ch'ella non ha pofta ne i terreni afpri , creto
fi,geflofi,ò paludofi fbenché fuflero poi magri, ò fzffob) vien florida ,
& fempre vi fi mantiene.Etoltra ch'ellaricerca efler ben zappata,& te
nuta netta di tutte le foglie,ò ramictlli guafti,& che fi può feminare di
Marzo,& d'A prile,nondimeno è meglio à pianrar'i germogli co radici,
& anco i ramucelli>& cime (efiendo prima ritorti) al tempo detto, ò ai
l'Ottobre.Poi à rinouarla fi ritaglia al Febraro vgualmente alla terra,&
yic-n più bella,più tenera,& più folta in poco tempo . Et quella gentile
herba è perfetta con le carni, vccelli , & pefei che fi arroftifeono in più
modi,& nelle cofe che fi mangiano in mineftra; Cerni ch'è ottima fritta,
neH'oglio(eflcndo tenera) & cóciacol zucchero,& nelle diuerfe cópo
Re;&ancop effer coJafana>molti la pongono abondantemete nelpane che
magiano>& nel vino che beuono,p rimediar'd icatari,etad altre humidità.
Etfatta in coferua difiori,& foglieyt molto buona allofiomacbo, & alla te
fia: Il che offendo cotta nel nino {lauadofi la bocca)moda i deti,& legegiuè,
&fd buon fiato,& lauadogli ocebi con l'acqua labiccata,cbiarificala uifla.
V i n e. Fra le buonefue proprietà dice il Matthiolo , chebeuendo la don
na vn bicchier dclfiiofucco con vnpoco difale,dopo ch'ella farà fiata quat
tro dì feparatadalrhuomo,congiu/}gendofi poi con lui fubito s'ingraviderà:
Etper effempio dice che gli Egittii dopo vna gran pcflilentia , ordinarono
chele donne beueffero di quefìofucco}acciochegenetafferò affaifiglioli.
T>dràfmtrì Gio.Bat. Parlandoui fimilmente del rofmarino, dico che oltre il
bel veder,ch'egli fa negli ho ni (per efler Tempre verdejè faporito per
mangiarlo ne i medefimi modi che lì fa la faluia,& anco fano per molte
infirmità.Si pianta ne i luoghi caldi, & almcn foliui che non fiano percof
fi dalla Tramontana ; percioche non può patir gran freddo, Et però lì
debbe piantar di Marzo à Mezodi,& à canto à qualche muro , & nel ter
reno graflb ; & fia con radici,ò con rametti nouelli ritorti, perche facil
mente prenderà .
ViHC.Fra le moltefuebuone qualità^'acquafua conforta tutti imèbri
dell'huomo,& coccndo lefoglie in uino bianco, & lauaudofene la tetta , in
durile la coticajconforta il cerueUo,& ritiene i capelli che fu/feroper cade
re :
DE GLI HORTI .COMVNt. Ij7
rt.Oltratbei fiorifatti in conferua,confortano il cuore , &fouo buoni Àgli
buomini melanconici. .. .".;.i. -.' li
G i o.B a t,.Per frutto fano,& delicato,lodo gli afparagi belli,& tene Pe « j-pm
ri,i quali vengono grofsi nel terren foluto, ò ladino, ò cafalino, ouero M<gi.
fpongofo,quando liano tenuti ben grafsi, & ben netti . Si feminano di
Febraro,ò di Marzo per Luna ntioua ; ma meglio è piantar le radici,per
ciochc fi fruifeono più tofto,che le femenzejftando che bifogna ripiani'
tarle il fecondo,ò terzo anno.Ma perche quanto più fono porte le radi
ci albaflo, producono tanto maggior copia d'occhi, & vengono più
grò fsi gli afparagi ; però fi caua in altezza vn braccio tutta la terra di col
la in colla, & fi pone tra l'una,& l'altra in manco fpatio,& in altezza più
che fi puote. Coprendo prima il fondo di corni d'animalùl quali,coper
ti di terra perfetta per tre,ò quattro dita,& porti poi fopra gli afparagi ,
giouaranno molto àie radici nel tenerle morbide,& nello fcaricarle da
l'acqua piouana,le quali fiano porte in piano,& in tal modo,chc'l corpo
d'una gamba fia lontano dall'altro almen'un piede di noue oncie;pertio
che quanto più fono le gambe grandi , tanto maggiore fpatio ui uuole
tra l'una,cW'akra;altramente,efl'cndofpefle, in poco tempo fuftocareb
bono fé medefime,& produrrebbono il frutto picciolo. Le quali fiano
poi coperte con la terza parte della medefima terra cauata,ma criuella-
ta nel gittarla fopra,& non più; accioche'ISole pofla maggiormente tra
figgere,& tirar gli afparagi à fé : Non facendoui dapoi altro che tener»
li ben Betti d'ogni herba,& all'Ottobre caricarli di letame ben marcio,
ò più torto di fegatura di corni,& fopra delle gufeie d'uue in quantità.
Trahcndoui adoflb al feguente Febraro vn'altra terza pane della mede
ma terra,& criuellata,la quale fia netta di pietre , & caricata fimilmente
all'Ottobre benifsimoal modo detto ;& poi all'altro Febraro gittarli
adoifo tutta queU'altra,che vi fi t rouerà cauata , la quale non fedamente
fia criuellata (come ho detto) con criuellodi filodi rame, ò di ferro >
percioche reftarà ben netta,& ben fofpefa; ma ancora , che gli afparagi
fpuntino di fopra con più facilità . Non tagliandoli più torto del terzo
annoine anco com'è paflato Maggio; conciofiache quanto più fi taglia-
no,tan tu maggiormentes'indebolifcono . Auuertendo à tagliarli ben
fotto terra;perche tagliandoli di fopra; quei codoni nel crefcere,rrufta
no le radici-fenza vtilità alcuna.. Tenendoli poi caricati fempi e di buo
ne grafie aH'Ottobre,& nettati al Febraro d'ogni letame grolfo , di pie
tre^ d'altre cofeche vi fufTero ; zappandoli non meno.ma non più baf
fo di quattro dità,accioche fponiino più facilmente fuor di terra.
Vinc.Sì come mi fon piaciute quefteregole,uorrei anco faper leti
può dar'à gli afparagi altre forte di buone gcatfe.
ij8 GIORNATA SESTA
Gio.BAT.Oltraàquellechcho detto,èbuon'ancoloftereo paro
di cauallo,di pecora,di colombi, 3i di polli, ma marci de più mcfi ; ma
meglio e la graffa che fi caua dalle cloache , & la polucrc che cade dal
le grati quando fi battono le lane.
V i nc. Credete voi che fia ben'à cauar , & ripiantar le radici de gli
afparagi ogni otto,ò dieci anni>come fann'alcuni , penfando che proda
cano pi i groffo,& miglior frutto ? " '
Gio. Bat. Mai non fi dourebbono mouer daijfuo luogo ,- ma quan.
do fono troppo fpcsfi,fi feoprano le radici al principio di Ottobre, & fi
leuino tutte le fuperflue,&fi ripiantino altroue. Che facendo ben que
llo ogni tre,ò quattro anni,non tanto fi cauaranno tutte le ingarboglia-
fe,& fracide,ma fi netteranno quelle che refteranno , le quali fi potran
coprir di gamba in gamba con vn capelletto di letame ben marcio me-
fcolato con altro tanta terra criuellata;criuellando fimilmentc la reftan
tc,& ritornarla di mano in mano,fopra,com'era di prima. Et quella è la
yera via per far che le ràdici produchino gli afparagi grofsi,fenza fter-
parle & ripiantarle vn'altra volta,come fanno molti fuori di propofito;
errore in vero notabile , & mafimamen te quando alcuni le partono; per
ciochenon fi dourebbe mai fpezzar limili gambe , ma fi dourebbe ufar
Tempre ogni diligentia per piantarne delle più fpeffe d'occhi,& che ne
haueffe in cpumiù.Ejfendogli afparagi delicati, &farti à tutti :&mafsi
piamente quandofonogrofsi, teneri,dolcij& non troppo cottijtnangiandoli
innanzi pafio,rendono ilgufto à gli ammalati,giouano al mal di pietra, al do
lore delloflomaco,àl mal delfianco,&fanno bel colore,& buon'odore à tilt
to il corpo. . i
Vi NC.Dapoi fon piaciuti quefti ricordici prego parimente che mi
diciate con quai modi fi può far venir gli art ic hi occhi grofsi?
De gli mi- G i o.Bat. Chi uuol'hauerli belli,bi fogna anco hauer la femenza de'
chLcchi, pju grofsi che fia pofsibile,& piantarle di Marzo per Luna nuoua in ter
wkt carctof renobuonoben graflb,& ben netto . Ponendo quei grani in cinque, ò
fei buchi in un circulo d'un pan commane,accioche facciano vn bel ce
fpuglio;& poi metterne fimilmentc altrctanti lontani da quelli almeno
vn braccio e mezo^per far che quei cefpugli non s'impedifeano. E1 ben
vero ch'è meglio à piantar'i germogliò pane delle gambe,che le femé
zc; pcrcioche fan più tolto frutto: Senza che piantandone dimefein
mefe, cominciando al Marzo fin'al Nouembre , fé ne raccoglie anco da
più ftagioni il primo anno , & poi gli altri fecondo il folito , & più , de
meno fecondo che fono più morbidi, ò magri, & in fito aprico, ouero
humido,ò terreno duro,ò d'altra forte che non fia à propofito.Auuer-
tendo à piantarne femprc de' più bellij& che facciano affai frutti; come
vene
DE GLI HORTI COMMVNI. i$$
ve ne fono di diuerfe forme in grotTezza,in lunghezza , in tondezza, di
più colori,& di più faporiti,& che ban le fpine,&nò.
. Vi NC.Quantunquegliartichiocchi fianoinferioridi bontà,&di fa.
nità à gli afparagit&che non durino lì lungo tempo in t eri a,& mafsime
perche facilmente fono rofi da i topi ; nondimeno, oltra che ordinaria
mente fono grati à tutti,lì rimettono etiandio con più facilità,& produ
cono più torto i loro frutei, . _.
G ( o. P at. Non folo generalmente piacciono à tutti, quando fono
frefe Lij& tencrijma fi fon'àlcuni che li magiano crudi,& fpiccati tene-
rifsimi la mattina col pancjSc fate; & per cibo molto delicato. Et però
fallano coloro che li mangiano troppo maturi, perefferTempre inhpi-
di.raa più quegli altri che han lìti qualificati ,& che non ne tengono;
poichefono di tanta vtilità, come ogn'anno fi vede con l'cfler venduti
cofi bene in quello paefe .
Vinc Hauetcvoifecreti alcuni per conferuarli da quei topiche li
rodono in diuerlì lìti ? ■-*'.■•• 1 .'.'»'-■>/> vitnii; i . i
£/. Gì o.B at. Secreto certo non vi faprei dire ; tuttauia ho veduto alcu
ni che intorniano i cefpugli di baftonceli verdi di Tambuco , ficcandoli
in terra non men d'un palmo,& facendoli auazare altrotanto di fopra ,
lontani l'uno dal'altro non più di quattro dita ; dicendo che quefti ani
Dialetti non entrano fotto terra , ne fopraà quei cefpugli, per l'odore
che abhorrifcono di quel legno,mentre è verde ; ma bifogna cambiar
li come fi leccano . Altri fanno vno fteccato fpefsifsimo intorno ad
ogni ccfpugliojdc i più acuti fpinì lecchi che fi trouino,tagliandoli nò
più lunghi d'un dito, & ponendoli fotto terra non men d'un palmo , &
poi di mano in mano fi che arriuano in cima; perciochc, come quefti
topi fi prefentano,& Ci pungonojfubito fi ritirano. * Etmedefimamé '
te per pur>gerli,fono perfetti i rizzi di caftagna ponendoli però al mo-
dodetto,& vi durano non meno di.dui anni. * Ancoraalcuni altri per '
cacciai li,gittano per ogni cefpuglio due,ò tre fecchie d'acqua l'una die
tro all'altra quando fi accorgono che ui fono; perche faltano fuori fubi
to,cV gli amazzano. Parimente vi fono de gli altri che pongono delle
noci,ò ca&igne tosficate, doue pratticano tali animaletti ; coprendole
però con alquanto di tcrra,acciochc qualche perfona non fi auelenatTe ;
ficcandole nei buchi doii'entrano,& efcono ; percioche rodendola, fu
bitos'attofsicano.Ma meglio è à pigliar della faua cotta nell'acqua ben
tof$icata,& por quei grani ne i medefimi buchi ; perche fentendo facil
mente quell'odorejla mangiano benifsimo.
ViNC.Ioafpettaua che mi diecfteanco d'alcuni c'han' ammanierato i
fuoi gatti à ftarui di notte,& cota'efcono i topi,fubito gli ammazzano.
j . ! Gio.
r4o .**; TORNATA SESTX
Gio. Bat.Sì com'è difficile il ricordarti ogni cofa, confeflo anco
che mi feordaua à diruicome fi poflono faluar gli artuhiocchi,che non
gelino,& che appretto facciano i frutti più pe'r tenjpo.' I quàltprim'a fi
letamano benifsim© all'Ottobre- con lerameàpropófito , & mefcolato
col terreno che vi è attorno , fi ricalzano di;cefpuglioin ccfpugliocotf
quel medefimo non men'alto d'un palmo , & lì riuolgono dapoi tutte
le cime aH'ingiù,& legatele infieme con vnoftropelhnojfi coprono co
gaia di lino;di maniera che non folamentenon poflono gelare,ma anco
ra per quelli rimèdi fi ueggono i 'frutti produtti in molti cefpugli quan
• dofiflegano alla primauera . * Auuerterido però à tagliare prima i
tronchi due dita fotto terra^ome più torto fono leuati i frutti ; percio-
*• icheributtaranuoi germogli molto belli,perfar'i frutti l'anno feguen-
te,ol t ra che alcuni ne produranno al Scttembre,& innanzi che fi rical
cino all'OttobrCjfiano leuate tutte le gambe nuoue , & lafciarui, fé noo
» il proprio tronco poiché venirà più bello,&meglio frutterà. .*
V i nc. Derìderò che mi diciate dell'altre cofe,fecondo che ui pare>
& piace. ;'■' •" ■; . ■
Vellemaia- Gio.Bat. E'bene che ragioniamo delle maiolc, ò fraghe , per eflèr
U,òfragole, .frutto gentilc,& delicato, il quale vien nc i colli,& à i piedi de i monti>
& più ne gli opachi luoghi,che nc gli aprichi. Quella herba non fi femi
na,mafi trafpiantaalFebrarOjòal Marzo per ripiantarla all'hora,la qua
le produce certi filetti fottili,cheferpono per terra; & come fono lun
ghi ci rea vn palmo, ficcano talmente la cima dentro, che producono
tutt'à vn tempo altre radici , & foglie che fan bel vedere per ftar lungo
tempo verdi,& vguatmente baife. Non è poi bella cofa da mirare quan
do nel medefimo anno all'Aprile, & Maggio fi veggono i fuoi frutti
fotto allefoglie,che paionotanti fini coralli attaccati ? Et però ogni fpi
rito gentile ne dourebbehauer in copia nei giardini ,&horti à canto
leTiepido fopra le ripe,come ho io in quella fi lunga della pefchiera.
V i NC.Non è dnbbio,chc quelle maiole fumo femprc grate; fi per
che vengono innanzi gli altri frutti, come anco nel mangiarle fono de
licate tra le compagnie di donne, & d'altre genti; & mafsimamente
quando fi mangiano nc i conuiti ben'jnzuccheratc coi cucchiari, come
fé fufliero tanti bilì.ò crefpini cotti. .: ili
Gio.Bat. Innanzi che parliamo de i crefpini, che mi battete ricordato ;
dico che bcuendo il brodo delle radici^foglie di qttefle maiolc, dotte fonocot
te,riftagna\ilfar>gue chefiutano coloro chefono caduti da alto. i
Vi crefpini. Ma parlandoui de' crefpini; dico che quantunque iìano aJquatogar
bi,(bno però grati per venir coli pertempo ; attefochc fi mangiano cru
di,& anco cotti in mineftra,come.hauete detto. . .
VlNC.
DEGLI HORTI COMMVNI. !##
i V itj è.Attenga che fi dica che ì cril'pini fiano cibo di dònne grauide,
Nondimeno cernendo coloro che ne hanno di belle fiepi,che comparta *
no i viali degli horti.
Gio.Bat. Perche il Sole ci moirra eflendo giunto all'hora dì ve- ^U Imi
fpro,c'habbiamo affai ragionato, voglio che parliamo folamentede i gi
gli,& delle rofe,& della lauanda, la quale nò tanto è buona per fare fie
pibaife,&vaghc,& che ftanno tempre verdi,quanto, che è molto odo
rifera , & ottima per metter fecca fra i drappi; conciofia che li da buon'
odore,& li conferua dalle tarme.Ef vngendo la cima della tetta con l'ogliof
fuo,difecca i catarri,& conforta il ceruello:Et non meno ungendo la nuca ,
è perfetto à iparditici,&Jpafmatici.tLt oltra the quella rierba fi pianta al
la pnmaucra.f ù feinpre pregiata da molti, & fpecialmente da ì poueri
frati G eruati,i quali per haucrne in copia, vendono le acque lambicca
te(per efler'odorifcrc) à gli eccellenti profumieri per qualche fomma
di danari. • ■t
. Qnanto poi alle rofeiVoilàpete che ve fono dipiù forti fra noiycioè p,//,*^,
di rolTe faluatiche,Zi bedee,damafchine,& fcarlaftine ; & che delle bia
che,oltra le fai uatic he, ni fono le communi , le mofehette , & quelle di
cinque foglie , le quali bianche non fono atte per far buon zucchero
ro ra(0,nè acqua buona,& manco per ponére in cofediletteuolijnè me
dicinali : Maiblaméte fono buone per metterle fecche fra i pani d'ogni
forte,& fpecialmente in quei di lino perla foauità di quel buon'odore.
Parlando adunque di quelle bianche , ma non delle faluaikhe , dico
che la prima forte è quella delle communi , che uégono fpefle di foglie
bade di gamba , & che fono di buon'odore, le quali fanno buone lìepi,
& compareno alla fin d'Aprile .
La feconda è quell'altra,che folamente produce cinque foglie,lequa
lifonodigcntirodore,& fé ne troua Tempre, cominciando al princi
pio di Maggio fin tutto Ottobre,^ che fono prodotte da vn fol tronco
nc,ilqual li Fa in poco tepo groffo,*c lungo co rami affinchè fi cóciano
à diuerfi modi.pcr ftarui fotto all'ombra,quando fono diuenuti gradi.
Poi la terza forte è quella che produce le mofehette, le quali fono
belle davedere,pcrelTer piccole,& fpefl'edi foglie,& di gentil'odore,
& che vergono anco d'ogni tempo nei detti meli; oltra che fanno l'i-
fidilo troncone.che fi può commodaicon bell'arte al modo detto.
Venendo poi alle rofle,dico the le zebedec non fi ulano nel far zuc
chero rofato; perciochenon venirebbe viuace di colore; ma fono per
fette per far fi oppi folutìui,deHJatqua rofa,dell'oglioro(àto,deirace-
to rofato,& per molte altre cofe buon e.Ec le damakhine fono per fare
le decrc cofe, & anco del zucchero rofato.
Ma
ï4» ,'GIORNATA SE S T A '
Ma parlando délie fcarlatcine di cincue foglie, dico per efler vîua
ci di colore,fono etiádio le migliori per far tutte quelle cofe , che Ci pofi
fono far con tutte l'altre,& che'l fuo zuechero rofato auanza ogni altro;
in bontà,& in bel colore. • ■
V i NC. Ancore he mi fi ano piaciute le rofette d'ogni tempo,perô ho'
tenuto in copia folamcnte délie damafchine,& icarlactine,per efieran-
coqut ftetra tutte hlcre le più belle, & le più vtili.
' G i o.Bat.Poí ftanno bene i gigli ne gli horti,conciofia che fono bel
Ii da vedere , & buoni per far dell'oglio , & dcll'acqua lambiccata , per
valcrfenein piùcofc fecondo le lor virtu,che fono pur' afl'ai. Si ptanta-
nolefuecipollete (cioelefpichefeparate)nel mefedi Febraro inbuon
terreno,acciochc nafcano,& producano al tempoifuoi fiori. "Plinto di
et ebe le cipoÜe col tíinofanano i morfi de iferpenti,& il ueleno de'funghh.
qveSlobqfla per adeffoM.¿ fentornaretc dimane, vi ragionero di tut;
tocjtidl'.>'"hemichiederete. ••!. .J
V i N c. £t io fpero che non manchem di uenirc, & peró leuiamoci «
&andiamo doue voi voleté che tanto mi iârà grato. '»
i . ' ■ . "• ■ • i ' ■ a
: • : . .j . . ' • . ■.. vi -..- -.a
- ...IL FINE DELLA SESTA GIORN ATÁi» -«o*,Л л
i • . . . i■ >■ ' , • • с •>.. .!•. rí' : i ' л v.h
LA SETTIMA GIORNATA
AGGIVNTA DELL'AGRICOLTVRA,

DI M. AGOSTINO GALLO'
Intorno algovernare i Cedrij Limoni0
gli Aranci .
I ;r o rn a T o ilfettimo giorno M.Vincenzo Maggio
nell'hora folita da M.Giouan Battifta Auogadro, & "■
trouatolojchehaueuadefinatoinmezodel fuo bellils1
mo pergolato per goderui maggiormente vn venticel
lo foaue, che tuttauia faceua tremolare i rami de gli ar
bori del giardino,i diuerfi fiori dell'ameno prato, i pai
miti dell'ampio pergolato,& i cedrici limoni , & gli aranci con l'herbe
del vago horto ; dopo che fi hebbero fallitati l'un l'altro fecondo il foli
to,& fi furono poi afsifi à quel dolce frcfco,il Maggiomirandofiflameii
te la bellezza di quelle tante piante nelle caffè cariche di frutti, fi rifol-
fe d'entrare al ragionamento,cofi dicendo.
Pofcia che quelli due giorni habbiamo detto affai de i giardini,^ de
gli noni,mi pare che confequentemente parliamo de i cedri, dei limo
ni,& de gli arancijpoiche hauendone voi buona copia di gran bellezza
ho da credere anco,che me ne ragionarete à fuftìcientia.
Gio.BAT.Non afpettate già da me, che io vi dica.de gli infiniti ar^
bori , che vergono nelle riuiere di Genoua , di Napoli ,,& d'altri paefi
profsimi al Mar leone.l quali dalla natura fono di continuo fauoriti.co
me quelli che producono abondantifsimi frutti diuerfi fenza alcuna co
trarietà di nebbie,di tempefte,di freddi,& d'altri mali tempi.Maben ui
narrerò de gli arbori>& de i frutti che vengono folaméte in quefto pae
fe.Et quantunque noi 13 refeiani fumo priui di cofi felici aeri,chc hanno
quelle prouincie.nientedimeno ci debbiamo contentar* dellalibcrali-
tà della natura, la quale ciha donato nella noftraRiuieraSalodianafiti
mafa
Uh GIORNATA SETTIMA ACGIVNTA
Lodi Ma marauigliofi:Iquali,perche fono à canto à quel gran Lago Benaco (che
BluleraSd» contende di terribilità col Mare)fanno vedti'al mondo,che ui è (fé tal»
dima tofi può dirt)il ritratto del Paradifo delle delitie .
Vi NC.Quantefptcie detali frutti fi ritrouano in quello paefe.
Gio.BATiCredo checonofeiate Bobino daMaderno>cheèilpiùfa
mofo d'ogni altro giardinero di quella cofi honorata profefsione. Il
quale* venendo ogni anno di Marzo adacconciare i miei arbori in quel
La eccellenza che vedete ; dice che vi fono cinque forti di quelli frutti ;
cioè cedri,hmoni aranci,pomi d'Adamoj& limonee.Et che effendo co
nofeiuti i cedrici Iimoni,gli aranci, & in parte gli Adami; non però fo-
cno cortofcijJti cofi bene leliraonee ,che fono vna (pecie d^raezerfra il
detto pomo,& il limone. *
Del fi<mt*r yi N.c,Nafcono tutti ad vn modo fòlo,ò pure vi è fra loro diflerentia
' *"ccettogÌ> nc^ na^ccre>° ne* piantarli.ouero nel feminarli ?"
'noKi'cht Gio.Bat.Noh vi è dubbicene tutti fi poflono feminare,& che an-
vamofoni- conafeonoal tempo loro; m3 però non vengono tutti cgualmente;per
noti eioche,fcminaiido i cedri,i limonagli Adami, & le limoriee tardano af
fai inarzi che facciano frutto alcuno; ma piantandoli in baftoncellibc
lifei di fcorza,&. tagliati di frefco,nó più lunghi d'un palmo, & rafehia
toni vna parte della feorza per tre , ò quattro dita, che prima va ficcata
in terra, vengono prefto belli: Mache non patifeano gran ealdo, ne
gran freddo, attefb che & l'uno, & l'altro fono fempreiiemici mortali .
Ne fi deueparimente mancare di piantarli lontani l'ùn dall'altro vn pai
mo lènza più,accioche commodaméte fi pofiano zappare , come fpéflè
volte vanno zappati;& di fare che non auanzino fopra terra più di due ?
òdi tre cime di dita. Vero è che vengono anco più facilmente belli prò
paginando,ò (come diciamo noi) propinando ì rami,per l'humore abó
dante che riceuono dal tronco fin che hanno ben fatto le radici. M»pe
fò gli aranci non vengono mai belli per quefle vic,poi che fono d uri di
legno,& difficili à far radici ; onde quelli foli vanno feminati in buon
terreno, ancorché ftanno più anni innanzi che facciano frutto; & chi
vuole che ne facciano in poco tempo, non ui è altra via, che incalmarli
fopra i pomi Adami. Percioche quefli arbori fono talmente frequen
tati già cinque anni, ò poco più nelf'incalmarli de' cedri, de' limoni i
A: de gli aranci,che non fi può narrare la utilità grade che rendono quel
le calme intorno alla quantità,allabontà,alla bellezza, alla groffezza, H
nelprodur'i frutti più tofloa{fai,che non fanno i cedri, & i limoni qua
do fono indiati fopra gli aranci; come già lungo tempo è flato vfitato,
& anco in parte fi fa ; ma però fi frequenta molto più l'incalmarc fbpra
gli Adami poiché riceuono maggiormente i cedrici limoni, gli aranci ,
&anco
DE'CEDRI,ET ALTRI FRVTTI SIMILI. 14J
& anco le limonee»che non fanno quando fono incalmati in fé medefi-
tni i detti arbori. Et però nonèniarauigliafe ogn'horapiù gli eccellen
ti giardineri vfano ogni loro diligentia nel piantare quSti ramicelli pof
fano cauare da i detti Adami.Et veramente foleuano efferc in poca ripa
tatione qfti arbori , poiché fanno fempre frutti che non fono buoni da
mangiare crudi,ne da confettare, ma follmente da lauare le mani, oda
tenerli in vifta per la bellezza, & groflezzaehefitrouainefsi. Ma per
cffer'i loro arbori di tanto aiuto àgli eccellenti giardineri, non vi cnef
fono che voglia far'un giardino in Riuiera, che primamente non ne pia
ti gra copia,pche in pochi anni leua tutti i boni frutti colmezo di qui .
ViNC.Vot rei faper à che modo s'incalmano i cedri.i limonile limo
Hee,gli aranci,& quello che fi oflerua nel mutar'una fpecie nell'altra^c
eguali riefeono di maggior vtilità; p,//7„/!<r
Gio.Bat. Robinomiomaeftrcpiu volte mi ha detto, che volea- jj^^
do io piantarlo feminare qiicfti arboi i,ftmpre fcieglicfsi delle miglio
ri forti che potefsi hanere più tofto, che pigliarne delle poco buone,
per indiarle poi delle perfette.Et però io lodo l'ineftare vn miglior ce
dro fopra vn'altro arbore di quella fpecie ; percioche ve ne ha di quel
li che fono per l'ordinario,più belli di cofle,ri uclat e,& più grofsi , più
lunghi,& anco più delicati al fapore,& all'odore.Et olerà che vi foao al
cuni che ineftano i cedri fopra gli arbori de' limonì,penfando che ven
erano più grandi,& di più groffa fcorza,ò polpa ; nondimeno gli eccel-
fenti Giardineri inferifeono più toflo i limoni fopra i cedri ; percioche
vengono più belli aflai,hauendo l'arbore del ecdro^più humore,che no
quello del limone.Chiamanfi poi quelli frutti limoni cedronati.i qua
li fono anco ftimati per più ftomacali , che non fono gli altri naturali ,
che fempre fono di qualità frigida.Senzache,per maggior*vtilita, ine
ftano ancor'i ccdri,& i limoni (come ho detto)fopra gli aranci* fi per
che fruttano in maggior copia,che non fanno ne' loro naturali tronchi;
&. fi ancora perche non temono molto il freddo,per participar della na
tura dell'aràcio,il quale p effer di legno duro,& di poca midollajuà fai
do al gielo nella Riuiera noftra,benche egli da ogni tempo Aia allo feo
perto.Et però meritamele è da lodare molto il Reuerendo Arciprete
Setti di Maderno:ilquale fra i fuoi giardini cofibelli,ne hi vno di araci
gradi,fineulari,che mai nò copre,douc v'ha incalmato vn fui ramo di li
mone fono à i più bafsi d'ogn'aracio,che flà faldp al freddo,* no falla
ocn'annoà fare i fuoi limoni belli, che diuifano molto bene co i pomi
aràci.Et béche ve ne T.ano di doki,di garbi,& di mezo fapore in gradii
f.macopiajnó fono però di qllabótà che fonoi Genouefi, & qll» de gli
altri luoghi maritimi d'Italia. Et qfto è per li fui dotati d. felice acre,*
K. per
t4« ClOKNATA SETTIMA AGGIVNTA
per hifliar li ben maturare auanti che fiano fpiccati, nondimeno ci ione
grati molto,* fi perche producono(come ho detto^grandislimo nume
To di frutti lempVe; Al -ti anelo peri, h: fanno molto belli arbori, &cho
non temono col» i fredd',come fanno femprei cedri,& t limoni. Et an
cor tht poche volte •.'incitino gli --ranci ,nondimenoftaben'il mutare
▼na forte pocobiionain un'altra iTiiglior,ouero aliai più bella. Ma per
che l'arancio di mezo fapore è più vii taro nel mangiar tra noi,3c nel fer
«irti del fuo fucco in molti cibi ,& altre cofe affai, però fono anco mol
to più vlìtati nel piantar quefti,i he non fono i dolci,& manco i garbi. ,
■ Appreffo,perche l'arancio,& il pomo d'Adamo fanno femprei fiori
ben pieni,il cedro ne produce molti che fono vani,& il limone affai che
fono di valore ; però è cofa buona,i he quelle due forti s'incalminofo-;
pra i detti aranci ,& fopra a gli Adami ; perciochc (come ho detto)fi ve
de che le calme fruttano fempt e in copia con l'aiuto, che vicn dato lo
ro dal un.'di-lìmo tronco incitato.
ViNC.VoIendofi ineftare coli gentili arbori,come fono quefti,che
habbamo detr.o,qualefpecie d'meiti debbe offeruarli ?
Vtltìnejltt q, 0.Bat.C^ erti frutti propriamente s'incalmano à feudettoal mar
«/r«MM. dochchienvi difii delle oliue. Ma non bifogna mancare di troncare
ogni fuperfluità de gli occhi non incalmati , & leuare medefimamente
tutti quegli germogli chenafeono di tempo in tempo . Et fé pure fi la-
fcia tutto il ramo che ti trolia di fopra della calmamon fi manchi alme
no à ponerui una caffetta piena di terra,& acconciata talmente , che fa
cendoli dentro le rad ìci ,1'an n o (èg u ente fi porta leuare, & piantare coli
benc,che fi poffa medefimamente incitare quefto ramo al modo detto .'
Il quale fi può coli fare nell'hafta mentre ch'è giouane, quanto ne gli ra
mi atti di potei'apprendere le calme. Inc&lmandoperò fempre per La
na nuoua nel mefe di Marzo , d'Aprile , ò di Santo Giouanni , & d'altrf
giorni,purchc*Hegnofudi,ófia in amore.
ViNc.Cheviaiihà da tenere per moltiplicare facilmente quefta bel
la forte d'arbori. ■ L •
Gì o Ba t, La più ordinaria. & la più facile è quella che fanno i Giar
Come fintai dineii detti , quando potando acconciano tutti gli arbori al fin di Mar-
tiftkanoict 20,0 al principio d'ApriIe,& più tardi ancora,ft condo che l'aere fi tro-
àriyitimm, UZpur„3to fa\ freddo. Pcrcioche.fcieyliendo i rami à propolìto pianta
limviiee .& *. , °, ... . ,. '.. i i .1 r *-. .1.
Mmi. no * Da«oncelli della milura,& modo che vi ho detto . Facendone alle
volte tanti, & tanti, che oltra li piantare quelli che ui fàbifogno, nepia
tanoà milionì,pcr venderli poi,comcne vendono pertutto il mondo.
Et qucfti vengono facilmente belli,poichenonvifi manca di zapparli
fpeffe vohe,& anco di b; g-;arli.quar.do fàbifogno. E' ben vero>che ve
lendo
DECXDRI^T ALTfcl FRVTTI SIMILI. «47
tendo ampliare ancora tali piante, fi può farcponendoui non folamen-
te (come ho dettole caffette intorno à 1 rami,piene di buona terra fter
corata;ma ancora delle zucche, ò boccali di terra cotta , ouero altri vari
che habbiano il buco in fondo ; ma che fiano accommodati di tal forte »
che non cadano ; intaccando però alquanto prima col coltello quella
parte di ramo grande,ò mezano che ha da ftare nella terra, accioche le
radici efeano fuori più toltoci quello che farebbono quando non tuf
ferò feri ti quei rami. Et quello modo è molto àpropofito per leuare
ogni ramo,non tanto per ampliare i giardini (come ho detto)ma anco
ra,cflendo di qualche rara forte,per donarli à gli amici, ò per piantar
li nelle cafle,come noi vfiamo,ouero p ponerli ne i pitari beli i,di terra,
poiché lì caricano facilmente di frutti,che fanno fempre vn bel vedere.
V 1 Ne. Quanto tempo Hanno quelli bafloncclli, & gli aranci femi-
nati innanzi ; che producono i fruti.
Gì o. B at . Benché fi vfi ogni diligentia à gli aranci feminati in tut*
te le cofe , che vi conuengono per benefìcio loro ; nondimeno non ui
vuole manco di dodici anni innanzi che facciano fruto alcuno ; penfaie
poi quanto debbono tardare à coloniche mancano di zapparli , di net
tai li,& di letamarli. Ma i cedri che lì piantano al modo detto (non eflcn
do impediti da i freddi, ò d'altre auuerfìtà)non è dubbio che fanno i ce
dri in trc,ò quattro anni, quando però habbiano hauuto i benefìci , che
conuengono à coli tenere piante. Vero è che i limoni non cflendo incal
matì,ftanno fin cinque anni (ancor che fiano ben coltiuati) innanzi che
facciano frutto alcuno.
V inc.Come fi coltiuano quelli gentiliarbori ?
Gio. BAT.Per le regole che offerua il mio Robino,bi fogna ch'efsi r>tlc4ùuet
habbiam prima terreno ben qualificatoci quale fiadolce,leggiero,fpon » giardini
gofo,béji graflo,& ben netto di pietre ; & ancoche'l fito fia foliuo,emi &lU$pie.
ncntcj&nalcofto dalla tramontana, laqual fu fempre a; quelle piante
ncmicifsima.
Dapoibifc gna ben letamarci cerreni de' giardini, co letame marcio
di flerco caua'lino,ò bouino,ouero pecorino; dandoglielo innanzi che
lì tappino le piante,& innanzi, che fi coprano di afsi,pcr lo freddo . Et
oltra che quelle piante gradifeono fempre il Sole,& fpetialmente quel
le de* cedri, liando che le altre fopportano meglio l'ombra , nondime
no nei grandi caldi , non bi fogna lafciarle patire alcun difagio d'acqua
(parlando mafsimcntc di quelle che fono folite elfere adacquate) ben
che vi fiano alcuni giardincri che tengono talmente i loro arbori bene
all'ordine di terra molto gralfa,che lalciàdone v na parte intorno à i pie
di,non mancando à zapparlo almeno ogni mefe dal Marzo fin per tutto
K 2 Sette m
i48 GIORNATA SETTIMA AGGIVNTA ;
Settembre ; & poi innanzi che coprano quelle piantele colmano col ré
fio della terra che hanno tenuta da parte nel tempo di detti mefi. Ma ra
gionandoùi d'alcuni giardineri, che fono (oliti ad adacquar*! loroarbo
ri,& che non hanno fonte,pozzo,ò cifterna; per non lafciarui patir mol
ta feté,portano con fatica affai l'acqua, poiché non ve ne vole per pianta
rnen di due brente . Et però fono ben fortunati coloro, che ò preflb, ò
dentro di giardini hanno buona commodità di acqua; conciofia che in
to Tempre raccolgono più frutti,piùbelli,& più temperiti. Et perve
rto pofsiamo dire quel prouerbio che dice. Si come ilperfettoterreno
e tempre vero padre delle piante ; cofi l'acqua data loro, con mifura , &
•à temporaneo la fecondifsima madre. ■■» ■.' •.
• Si zappano intorno alle piante(come ho detto) quafi ogni mefe,co-
niinciado quàdo li aprono,& feoprono i giardini, lin'all'Ottobre ; vfan
dogra fatai ranci zapparle. Et però pmouerle co arte, coordinarle co
diligStià.fi pagano fempre vn terzo di più al dì gl'induftriofi lauoratori
cheintédono benissimo qfto modo di zappare,& dicoltiuare.chenóii
fanno gli altri,ancorche fiano più gagliardi, & più faticofi ; oltra che fi
accarezzano q(t i buoni nel dar loro meglio da magiar' alle hore debite*
Quanto poi a cuftodire i rami delle piante,fi potano ogni anno" , ta
gliandoli più & meno,fecondo il buon giudicio de' potatori ; percio-
che, effendo delicati gli arbori,& i frutti precioiì,non minor diligentia
yi uuole nel potarli , & nel zapparli di quel che vien fatto da gli eccel
lenti patroni. I quali non folamente non mancano di leuar da efsi le cofe
fuperfhiecoi loro ferri ben taglienti , di drizzare, & di piegare i rami
con le mani propriejma ancora gli alzano,& abbaffano, fecondo che bi
fognano, Pei oltra che tolgono via gli fpini con le tanaglie ben taglien
ti,& lcuano molti germogli che vengono in cima a i rami ; cimano an
cora quegli altri che afeendono troppo alti , accioche ftiano alla mifufa
conueniente.Ma perche appreffo al taglio delle cime di quei rami, na-
feono più ramicelli,non ve ne lafciano più di tre , & leuano tutti gli al-
tri , poiché vi farebbono vn bofehetto molto folto per ciafciino ramo*
Sivfa poi ogni diligentia nell'imperticare quei rami con pertiche
, legg»f?",i quah lì accommodano in tal maniera,che poffano fruttare.fe
condola loro natura tenendo fempre copia di ftroppe,& di ftroppelli
in cafeall'humido , per lo bifogno continuo che fi ricerca à cotal cura .
Hauendo anco l'occhio alleradia,à i tronchi,& à i rami grofsi,chenon
s'immarcifcanojpercioche mancando di curarli, quanto più tofto fi
può,non è d ubbio che perirebbono.
V i n c.Da quaUempo fi coprono quelli giardini, accioche non geli
■ iio per cagione de' futuri freddi ?
• * Gio
DE CEDRI, ET ALTRrTKVTTI SIMIir; 14*- i
e "Gio. Bat. Sempre fi coprono nel mefe di Nouembre , hora per te puthetem-
po,& hora per tardo,fecondo che i giardincri veggono l'aere,ò dolce, fouanc^,---
è minarciofo di freddo. Nientedimeno il mio Robino loda Tempre il "L'jfTlJJ
Coprirli più tofto,vn poco più per tempo,che (rare tardi,& edere affali ck/» o/Ìctim
ti da qualche improoifofreddo,che leni poi alle piante tutti i frutti ma m.
turi,come alcuni anni occorre àdiuerfi Giardineriperla loro negligé
tia.Et però non folamenteflà bene il coprirli per tempo; ma ancora bi
fogna auuertirc,quando fi coprono,che fiano afciutti,perche ritrouan-
doli il freddo bagnati,fact'mente fi agghiacciano ifrutti,& gli arbori*
Onde che eflendo bagnati,& sforzati à ftare fotto à i tetti intorno à tre
mcfi,quell3 humiditàdiuenterebbe talmente muffida, che farebbe una
propria pefte à ifiori,& à i ramicelli teneri; & qucfti cadendo (oprai ra
mi (ancorché fiano grofsi)gli attofstcano di tal forte, che li danno la
morte.Ma gli cfpcrti Giardineri,per fchifare quefto danno,innazi che
comincino à coprir'i loro frutti,leuano da i cedri (come da quelli, che
temono i freddi più de gl'altri) tutti i fiori,tutte le bottole,& tutti i ra
mietili tenerijpreualédofene poi nelcóferuarli col (àie nell'aceto , p ma
giarli cofi delicati al tépo del verno,deIla Quarefima,& di tutto l'anno;
r Poi,pcrche «immunemente i giardini hanno i muri intorno, &ipi-
laftri di mattonilo di legnami grofsi,fi coprono di foprauia con traui di
caftagna, ò d'altra forte buona,! quali fiano proportionati alla grandez
2a del fito . Mabifogna auuertire che non vi pioua dentro,& mafsima-
mentc neldisfarfi le neui;percioche quell'acqua è più contraria d'ogni ' ;". *.
altra à quefte pian te. Sì chiudono ancora fempre le filfure d'ogni quali- - *
tà con la ftoppa,ò col fieno minuto. Et quando non ui regnano poi i ve •
ti freddi, & che il Sole fi fa vedere, fi aprono quelle vfeiere , accioche i
raggi fblari rifplendano nelle piante,lequali fi ricreano molto, mandali
do via da fé l'aere cattiuo,& afciugandole humidità; & dapoicome il
Sole declinaci ferrano per lo freddo che non ui entri. Et più,in qucfti
tempi pericolofi,i diligenti Giardineri,non pure fono vigilanti nel ve
der fe'l freddo monta tanto,che vi bifogni accender il fuoco.ma ancora
per chiarirfi di meglio,pógono dell'acqua ne ivafifopra le fineftrc chiù
fe,ò in altri luoghi della ftaza : & come veggono gcnerarfi il ghiaccio;
fubito vi accedono il fuoco di buone legne fecche ; come vi fono à prò
polito i ceppi d'oliuo,& ancora i carboni;perche quefti fanno buon cai
do che dura affai, fenzafar'altramente fiamma che danneggi gli arbori.
Vero è che vedédo anco le foglie de' cedri, che diuengano come vnte
(cono fcédo da qui e he hano del freddo a(Tai)gl'auicinano alle volte tue
to il fuoco chc(per nò edere ftate foccorfe à tépo)muoiono da qfto cai
do i frutti,& cadono in terra . I quali tanto più patifeono ogni forte di
K i fred
ij© GIORNATA SETTIMA AGGIVNTA.
freddo , quanto che efsi hanno maggior Copia di fuco ; mantenendo
(èmprc faldi quelli che in fé ne fono priui .
Poi i predenti Giardineri non fono frettolofi à (coprir i loro gi*r«»
dini del tatto,-percioche,fe ben molte uoltc il freddo finge dieffer pae
tico,ritornaau"impr©uifo talmente rabbiofb, che con pencolodi raor
te agghiaccia tutti quelli arbori,& frutti che fi trouano feoperti.
Nondimeno come vedono che'l Sole ha da (lare dopo terza , apro»
no ogni volta yn afte fi,& l'altra nò del tetto, accioche quelli arbori, &
frutti fi sborrino,& godano per due, & tre, & anco (in quattro hore il
calor di quel Sole. Auuertendo,quando fi leua tutto il tetto dafle,fe ui
fono rami che habbiano patito dal freddo ;percioche non fono da ta
gliare fin chcgli altri buoni non gittano fuor'i ramicelli alquanto lun-
ghi;altramente farebbe vn dar delle ferite à chi fufle amalato .
- Vi n e.Veramente che ui uanno molte fatiche,& fpefe à mantenerci
l'ordine quefte forti de" cedri ,& d'altri arbori limili; di modo che dubi
tarei che pochifsimi Giardineri ne faceflcro bene, fé non fufle, che no
conofeo natione alcuna , coli giudiciofa intorno gli auantaggi, quanto
fono quefte g< mi . .-,,-•
G < o.B AT.Non è dubbio alcuno,che fono molte le fatiche, & anco
più le fpefe che nò fi diconojma però vi ficuro,che fono talmente mag
giori le vtilità" del danaro che fi cauano da tali arbori,chc pochi Gùrdt
neri vi fono,che nò cauino di netto almen cèto feudi a rag io di iugero.
9ilh finì- '■ Che diremo poi di quei Giardineri auenturati, che fi trouanohaucr
(he.&fpefì falUati i loi o giardini da i cattiui tempùquando gli altri fono pericola-
&dellegrof .-, ,x fi r ... . r J L r • -v j>
fevtiliu tirCottoro douc erano ioliu cattare cento (e udì,ne hanno canati più di
quattro cento.La onde non e marauigtia fé molti in quelle contrade fi
trouano ben'accommodati di faculta . Pofsiamo adunque concludere»
che fi come le fpefe nò fi dicono tutte, che vanno intorno à fimi li arbo
sijcofi le vtilità che fi cauano da quel!i,non fi poffono efpliearc à pieno»
Si s à che fi cattano danari nò pochi da tutte le forti delle pia te,p pian
tar'altroue j dai fiori dei cedri p mangiarli nelle infilate, & pcóleruar
li nell'alt co,ò per condirli col mele,ò col zucchero;&anco da quelli de
gli aranci,& de gli altri fimili,per fare delle acque nanfe prcciofifsime •
Poi non tanto fi cauano danari da i frutti non maturi, quanto dai mi
tu ri;ma ancora coli da i piccioli, (almen'in buona parte) come da i belli»
Percioche de gl'immaturi fi fanno molti conditi delicati.come anco de
gli arancetti fi fannodelle corone belle da vedere , & molto grate da
-ódorare.Et i maturi, & belli fi sa quanto fono in prezzo ne i conuiti,nei
confettarli, nel darli à gli amalati,& nel ponerli nelle medicine,come di
ciò gli /pedali prattichi ne poflbno par lar'à pieno. Et oitra che fi caua-
'•"**• It A no
DE CEDRI, ET ALTRI FRVTTr SIMILI, ift
no danari dalle fcorzc de gli aranci per fare la buona maliarda, l'arancia
ta,i paradelli»gli arancictti, & il pane fpeciato , fi uendono anco i cedri
per fare del confetto cedronato à diuerfi modi; fenza che fi cauano da
nari fin da i frutti alquanto marci,& fpecialmcntc da i cedei per cauarne
il Cucco ; & anco da i marci del tutto per cauarne la Temenza, laquale cf-
fendodegliarancijfifeminaj&eflendo de'cednfiucnde à ifpcciali.
Eafta che Tempre fi caua vtilità,hora da vna colà, & bora da vn'altra. Di
maniera, che si come le fpefe fono fempre continue (come ho dettoci
cofile vtilità fono anco frequentissime .
Vvno Vorrei fapere ancora fé ui fono altre forti di cedri , di limo....
ni,& d'aranci di quelle che hauete dctto,accioche (eflendone) io porta
fapere quali fono migliori per gli ammalati ,& quali per li fani.
- Gto.BAT.DalmioRobinohointefocheuifbnotrefoaidiccdri. ,. .
La prima eia noftra bella.Li feconda è della grolla Genoutie. te la ter ^ ifnutu,
za è de i cedri con la ghianda. I pi imi che noi ufiamo di continuo per c(- nofàm da
fere più delicati, ex pm cordiali di quanti conofetamo in tutta la Europi noi-
pa ; fono in maggior riputatione quanto più fono grosfi, più Iunghi,&
che hanno le colte benrileuate davn capo all'altro: Et di quelli coli bel
li,quell'arborc ne produce hora aiTai,& bora pochi ; ma ne fi anco, che,
fono di forma tonda,uitri lenza corte , & altri che reftano diuerfamete,
come ui fono alcuni che paiono fcauezzinel mezocoi capi grosfi, &
d'altre figure moftruofe,come fé ne compiace la Natura. Ifecondi,che
fono molto grosfi, della fpecie Gcnouele , fono al gufto di fapore più
dolci de i noltri, ma non hanno quella fragrantia, rè fonocofi faporiti,
quanto i detti noli ri.I terzi delle ghiandi fono in ucro i migliori di t ut
n glia! tri, ma fono però più piccioli ;& per quefto non fono molto ini
vfo. Io mi feordaua che Rubinomene ha fatto uedere vn'altra forte db
«jedri nw>ftruofi,che fi chiamano ftrafoggiati, i quali |> efler di varie £or
me,fono marauigliofi da vcdere,& anco buoni come gli altri ; ma per.:
che quelle piante ne producono pochi, d quefto nò ionomolto in vfo*
Quanto poi alle forti dei limoni, dico che ve ne fono dei commu-,
ni, che fono però diuerfi d' vna più bella, & miglior forte dell'altra ;8t
uè ne fono de i cedronati,i quali fono detti coli, perche hanno la forivia:
quali fimile dibcllezz3 àicedri,manon già in grofiezza; benché fianc*
incalmaii (come ho dettochc fi fa) fopra quelle piante ,acciochc ere-,
frano in bontà,& nelle altri parti dette . Et più dicoui,che al prefenre il
Conte Francefco Auogadro noftro ,nc- ha hauuto vna nuouà; fòrte farà
da Gcnoua,laquale non folamente l'ha polta con le altre sìbelle piante, . v.v,
the egli tiene nel fuo molto uago luogo fottoal Cartello della Città; . ...
ma. ancora produce delicatisiimi limoni per conto di dolcezza > &
K 4 al pari
vft GIORNATA SETTIMA AGGIVNTA '
sipari degli aranci molto dolci. '.-•%■
Vi NC.Mai non intcfi che de' limoni,che fono per natura garbatene*
haucfle da trouare che fuffero fi dolci ,come dite.
Gio.BAT.L'arborc del limone produce fpine affai quanto più è gio
uane,nondimeno in Maderno ve ne fono di quelli,che non ne produco
no alcuna forte ,laqualcofa è molto commoda per maneggiare quelle
piamc,poiche quelli fpini fono pungentifsimi,& velenofi affai più d'o
gni altro arbore . Ma la bontà de' limoni è tanto maggiore , quanto che
elsi fono ben maturi,piu teneri^ honeftamente qualificati di fucco.
La onde i limoni di Genoua communemente fono migliori de i n oftri;
& qucfto auuiene,perche fono lafciati fopra gli arbori,per nò nuocer
ai il freddo,come fa à i noftri.Che fé nella noftra Riuiera li lafciaffcro ■
(opra gli arbori da vn'anno,aH'altro , & non fuffero moleftati dal fred-
do,non è dubbio alcuno che ftarebbono al paragone di quanti fi troua
>..■■■ no in quelle contrade.
■•■ Parlandoui poi delle Iimonce ; dico che quantunque fiano della me :
defima bontà, che fono i limoni,non (ì vfitano però molto ; percioche
non fanno cofi bel vedcre.per efferc lunghe,& non di coli bella forma,
come fono generalmente i limoni.
Similmente venendo alla natura de gli aranci , ciafeuno fa che vene
fono(come ho detto,) di dolci,di garbi,& di mezo fapore ; ma quelli /a
pori non fi conofeono fé non nel mangiarli ; eccetto che da i prauichi-
Giardineri , fono conofeiuti benifsimo alle foglie dell'albore > &. alle
feorze de i frutti. E ben vero che gli aranci di Genoua fono fempre mi-
gliori,chc non fono i noftri ; ma quando fi lafciaffcro anco quelli mata
rare, & che non patiffero freddo alcuno ; facilmente ftarebbono al pari
di quellijcomc ho ancora detto de' limoni.
Ragionandoui per vltimo frutto de' pomi d'Adamo, dico che nò fo
do niente buoni da mangiarcene da confettare;ma folamente fono cotn>
modi per tenerli belle le mani,nel lauaifele con quelli ; & anco per elle-
re molto grofsi,& ben tondi,& anco di affai bel colore,ein vero orna
no grandemente ogni camera.ò altro bel luogo quando più numero uè
ne fono.Bafta che in conclusione fono perfettifsimi gli arbori di que
lli Adami per riceuere (come ho detto) non folamente tutte le calme
de' cedri , de' limoni , & Iimonce & non meno degli aranci ; ma ancora
per produrre tolto i loro frutti , & in maggior bellezza, che polla fare
qua! fi voglia altro arbore.
Pelle quxli Volendoui poi ragionare de' fiori de' cedri (bltra che vi difsi che
fidt» fiorì, tutti non efeono pieni) dico che quando in cima d'un rametto fi troaail
primo fiore che fi apre elTcrYano,ficuramcnte fi può leuar tutto quel
rame»
OffÒEDRl/ETÀfTRt PR VTtl SIMItì. *#
riimetto,poiche tutti gli altri faranno voti. La onde à coglier'i fiori,bi- '
fogna hauer buona pratica in conofccr'i vani che fi hanno da fpiccare,&
i buoni che fi hanno da lafciare.Et però molte perfone inefperte ncll'an
dare in vn giardino , pigliano il primo fiore che viene loro allamanoj
non confiderando che affai volte daranno all'amico danno notabile, nel
leuarli tanti frutti,quanti fiori buoni hauerannoleuati. Per tanto,fi co
me i fiori del cedro(come ho anco detto)fono vani molti, Se qoelli del
limone fono pieni la maggior parte ; cofi gli altri dell'arancio^ del
l' Adamo fono fempre perfetti tutti. Et è da fapere che i fiori dell'a ran- '
ciò tengono il primo luogo neH'odore,quelli dell'Adamo il fecondo, ;
del limone il terso, & gli altri del cedro fempre l'ultimo. Cola certa*
mente marauigliofa,che «(fendo egli ilpiùpretiofo di tutti i detti frutT
ti ^produca poi i fiori molto inferiori.
Vi NC.Mentre cheiomi ricordo,uorrei faper dauoi, fé queiìaforte
di arbore,dura lungo,ò curtotempo.
Gto.BAT.Aqueftochevoimi domandatCjdicoch'cgliè cofadiffi- Brf durm»
elle il f
ga efpc
lamentel
&i cento anni, che non Ci ricordano di molte piante, che fuffero mai
piantate ; ma più alcuni frati di fan Domenico mi hanno certificato che '•
in Romanelconucnto loro di fama Sabina, vi èvn'arancioil quale fu
piantato dalle benedette mani dì San Domenico, & che tuttauia florida
mente produce frutti delicatifsimi;di maniera che forfè potrebbe effer
da quattro cento anni che fu piantato . Et quello è da credere , perche
l'arbore dell'arancio non puree molto duro di legno,ma ancora ritroua
dofi in terra libera,& graffa,fà le radici più profonde de gli altri di que
fta fpecie.Etper le medefime ragioni, vengono dietro i limoni,& con-
feguentemente i cedri, & gli altri di mano in mano .
- Parlandoui ancoraintorno à i fruttifico che fono perfetti quelli che
durano vn'anno i quali non fono fiati danneggiati dal freddo, ò d'altro
cafo,-& che paflato poi quello tempo,ò che cadono in terra, oucro per
h vecchiezza perdono la loro bontà .
Che diremo poi delle altre buone qualità di quelìi cofi gentili arbo
ri?I quali non folo fi rendono fempre grati à gli occhi di noi mortali ,
per ritrouarfi tanto vaghi di frutti,& veftiti fempre di verdi foglie : ma
ancora imoltifsimi arbori fpogliati d'ogni verdura, paiono à paragone
di quella bellezz3,&amenità,tantifgratiatifsimimefchinellì.
Medefimamente ragionandoui della natura delle foglie di quelli ar
bori ) dico che quelle dell'arancio fono talmente durabili, che quali
il. ) mai
154 GIORNATA SBTTtMAlAGGIVNTAr
mai non cadono (fé però l'arbore non ha qualche infermità mortale)"
cpfa che in contrario facilmente occorre à gli altri, & fpecialmente at
cedrcspereifcr'anco il più delicato de gli altri. Vero è,c he alla Prima-*
ueraèmolto capace àriueftirfi di quanto halafciato,& anco di pro
durre dopoi fiori al pari di tutti gli altri arbori della fua forte . Onde,
non è poi marauiglia , f*à qucltcmpola maggior patte delle contrade
delia Riuiera (cominciando da Salo (k»'a41'vltima.terraverfo Trento,)
fonouaghisfimedauedere,& delitiofisfiuae da odorare ySc masfimar
mente per la gran fragranza, che rendono di lontano le infinite quan
tità di quei fiori beUisiimi.&foauisfimi. „s.i ■ . ., . j
, ViNC.Hauetevoipcreofi buoni i cedri che fifpiceaao liuidiffe-,
gno di non eifer maturi^ & poi col tempo à poco à poco diuengono
ben gialIi,quanto quelli che fi colgono di tal fòrte maturi , che paiono ;
inzafranati ?
Velloftkar Gio.BAT.Nonèdubbioalcuno,chequanto più fi trottano i cedri,!,
ifrummatu. limoni,& gli araci maturi in pfettionc, tato più fono di maggior bota .
ngidtiga* £j jjft0 fi può fare (ciegliédoli,& fiaccandoli d'imo in mo , manongi»
quado i patroni vedono fottofopra tutti i frutti de' lor giardini ài mcr
cati nel mefe di Sett é'bre,ò d'Octobre,i quali feparano all'ho ra i matu
rila gl'immaturi ;códucendoqueftinell'Alemagna,neirOngheria,ò
nella Folonia,oucro nella Mofcouia:poi che come ui fono giuti,fi tro-
uano quafi tutti in pfetti one p cófectar li, ò per m agiarli crudi,come la
maggior parte limagiano,f<econdo cheli coprano.Vendédo poi i ma
turi quanto più torto poflono , & masfimamete i cedri per confettare in
Venetia , & per tutto Io Stato, & anco in più. luoghi di Lombardia . Si
che posfiamo concluderete da noi è migliore vn buon frutto frefeo,
che vn'altro mal maturo, p m5giatlo poi quado è diuenuto colorito : e
ma&fimamétfi quefli , ebenó fono cefi ben'accóraodati ne i celioni > co»
me fi acconciano i detti,che fon condotti nelle parti Settentrionali . ,
ViNC. Cheuiafi debbetencre, per non lafciar'afcendere quelli ar
boreo piante più alti diquello^heconuieneallalcir natura,& che an
co maggiormente facciano de' frutti ?
BfWVew- Gio.Bat.Voì michiedete vna «od dimoila importamt%& da pò-.
£*1 ' " <;hi oflt'tuata ; percioche non fok» quanto più quelli arbori trafeorrono
in altezzajtanto manco fruttano ; ma ancora fanno il medefiooo^quada
non e da esfìleuata la moItitudinede'ramifupeir!ui,J quali tirano, afe.
qu«irh«more,che dourebbe andare ài fiori* acctochepcoduccflèro> 8t
riteneffero meglio i frutti .Et però non èmacauigliafelc tante piante ,
che non fon ordinate con ragione, non producono anca fé non fiori uà
Mi,chc non danno alcun frutto .
Cih
DETGED1LT,ET ALTRI FRVTTI Sf Miti. i*f
Chi dcfulcra adunque hauer de' frutti in copia , non lafc i andar mai
le piante più alte del douere,& lieui anco tutti i rami fu perdutene va.*
uopcrltmg3,&pertrauerfo: Auuertendoche quando fi cimano quei
Fami , per abbai! irli quanto bifognano , con la tanaglinola , ò con altri
ferri ben tagltenti,che produrranno de' rami celli addi p ù in cima, che
non vi vog!iono,fiano leuati fohtmente con le dita, & non fé ne lafci ai
troebe du«,ò tre per ramo cima to;al tramente ve ne reitarano tantoché
le cime diverranno foltif&ime più affai di prima. La onde non bifogna
mancare di fare il limile à tutti i rami che fono per tutto il corpo de gli
arbori ., percioche quando vi reftaflèro i ramicclli nouelh , ò vecchi fu.
perflui,non è dubbio che farebbono talmente folti,che'lSole non pure
vi potrebbe cofi giouareco ifuoi raggi,come fa àgli arbori che fi tro
vano ben 'aperti di ramo in ramo , che non habbia lupetti aiti ; ma anco,
ra q nei rami cofi fpefsi non produrrebbono frutti akuni,ò pochifsimi.
ViwcSipoffonofarequefti offici d'altro tempo che di primauera ,
cotneper l'ordinario ciateuno fi?
Gio. Bat. Nonfolamente fi potano,& fi ordinano alla primauera »
6c non d'altri tempi, tutti que (li arbori gentili con grandissima dilige
tia; ma ancora non fi tagliano fenonper Luna uecchia ; percioche ella
non li fa morbidare cofi,come fa quando è nuoua : Senza chi fcome ui
ho anco detto de gli altri fruttiferi) li fa produrre maggior quantità di
frntti. E ben vero che non bifogna mancare di leuar di tempo in tem
po con le dita i ramicclli fuperflui.mentre che nafcono;pcrche àquefto
modo gliarbon non temono cofi,come tanno quando fono fatti gran
di,& cfcepoi bifognatagliarli.Oltra che non bifogna mancare di coprir
le cime dei rami tagliati,^ mafsimamen te quanto più tono grofsijat*
tefoche maggiormente farebbono danneggiati quei tagli dall'acqua
che vi entrarcbbe,& dal Sole che li feccarebbe,quando reftaffero ignu
di del t utto,& che non fuffero coperti con la cera bianca,ò nuoua com
porta col largato.
V 1 NC.Da qual tempo è meglio fterpare quefte pian te,ò per mutar
ti luogo.ò per potarle di lontano? -.'.t
Gio.Bat. 1 prattichiGiardinerinonlemouonomaiper farlebene Mo£ ài
<ìcio,pok he fruttano meglio nel proprio luogo loro,che rimetterle in f^****
altro, eccetto che fé efsinó lo faceffero per qualche lor di(ègno;onde ■';.:•*
in qfto cafojò per madarle altrouc,per l'ordinario , le (piantano alla pri :, ; •
mauera più totóo,che aU'autunnojpercioche, fi come à quefto tépo il le '<.
gno fi ferma per elfer maturo,& per l'humorc che ceffa per rifpetto de*
giorni che fi raffreddano ; cofi alla prinuucra , cominciando à germo-
gliarc,come fono piantate mandano fuori le foglie,& ancor'! fiori ,s'cjl
t%6 GIORNATA SETTIMA AGGIVNTA *
le fono potenti . Ma bifogna auuertire , che quanto più tali piante fono
grofie,tanto maggiormente fi hanno da piantare (come anco vi diCsi)'
quelleparti che giaceuano uerfol'auftro al mòdo medefimo ch'erano;
pcrcioche patirebbono pur'affai,quado le parti ch'erano pofte à tramo
tana, fufiero piantate verfo l'Oriente, ò l'Occidente ,& peggio vcrla
fAuftro.Etquefto ricordo è di grandifsimaimportantia;conciofia che
non èmarauigliafeàcolorojchccadonoin queftierrori,fenefcccano,
è almeno tardano tanto » profpcra re intorno al morbidare, & al crefce
fé, come haurebbono fatto,quando fufiero ftate pofte al medeiimo fi-
lo,comc giaceuano.Et qoefto danno accade fpefie volte mafsimamen-
tea coloro che tengono fimili arbori grandi nel le cafle.perchenel por
tarli dentro,& fuori ogn'anno , non auuertifcono mai d'accommodarit
in quello fiato medefimo,chc erano l'anno innanzi.Vero è,che quando
vi rude qualche cafla ,o altro vafo che hauefie i rami verfo tramontana
più magri aflai di quel che fufiero gli altri che giaceno all'auftro,aII'ho
ra lodarei à riuoltare quella pianta ; perche à quefto modo,i detti rami
magri,con l'aiuto del 5ole,diuerrebbono vguali à gl'altri belli.Ma vo
lendoli portare di lontano limili piante fopra a i caualli,ò alle carette,bi
fognaaccommodarcintal maniera le radici nella terra coi pannilo con
la paglia legata attomo^h'clle non reftinoorTefe dal Sole,ò daiuenti
per modo alcuno;piantandole la fera dopo che fono giun tc,non tato in
terreno perfetto; maancora bagnandole fpefie volte fui tardi , fecondo
the fi vede la loro necefsità.
• Vi NX.Pofciache à fufficicmia voi mi hauete ragionato, come fi col
tiuano,& figouernanogli arbori de i cedri,& de gli altri frutti di que-
•ftafpecie nella noAra Riuiera Salodiana ; ui prego che mi parliateanco
ra ciò che fi debbe ofieruare intornoaJle forti,chc fi tengono nellano
ftraCittà,& in più luoghi del paefè. ■■■''■ .■.<'■■■'..■ * , :. :
Gì o. Bat. Quella forte d'arbori fi tengono à tre modi cofi in Br&*
fcia,come per li caftelli,& perle Ville. Alcuni li piantano à mezod«,non
mouendolimai fuor di terra. Altrili piantano nelle cafle grandi di le-
llcotmmfi gno.Et altri li pongono nei vafiditerra.dettidanoipitari. I primi fi
tmUfruttiin coltiuano finalmente come quelli della Riuiera;ferradoli,&coprédoli,
** fi fano M a"tunno,accioche no.gehno, & Icoprendoh poi alla pnmauera, per
mtiUsjuie- che verdeggino,&fk>rifcano,& accioche ifrutti già produtti, tendano
r*,&ftr l» alla perfettione.I quali, benché non riabbiano fi felice aere, quanto hi
r"*' nodelli dellabella R.iuiera;nondimeno,eflèndoiben cuftoditi(come
fono quafi tutti,pereflere nelle mani di peHònc nobiU,ohe li tengono
j> traftullo,& per ricreatione)riefcono finalmétc tanto belli, & buoni,
«he alcune volte auaiano, i coltiuatida coloro, che nafconoin quei (iti
(rifer
DECEDRI,ET ALTRI FRVTTI SIMILI. 157
(riferuando pero fempre í più ccccl!cnti,chc per generofità fe ne diîet
tano)per viuere folamente dell'entrate,che cauano dalla loroinduftria.
Ifecondi fi pôgono nelle caffe di lárice (per eíTer legno forte , che ftà ^»'"'f'
faldoall'acqua)inchïodatc à quattrotrauetti dicaftagno, perciafeúna 1'"*и°с*~
cafla,che auanzano di fotto,per piede,vn palmo. Le quali fi fanno tanto
lunghe,&largheqtjaDtogliarbor¡ fono grandi ; ma pero quafi tutte
nó fono men lunghe di corpo d'un braccio & mezo, Sc poco meno d'al
tro tanto larghe.In quefte íi tiene délia terra bé minuta, & ièmpre graf
fabenifsimo,la quale ogni anno fi accompagna di fterco ben marcio di
colôbi,di polli,ô di caualli>oucrodi doache;&poi al fan Martino fi por
tano al copecto fotto aile loggie,ô portici,accioche gl'arbori,ô i frutfi
non fiano percofsi dalle prime brine che cadono (non eflendo perô pri
ui dal goder'il Sole che all'hora vi aggiunge) & à fanta Cacerina fi met
tono nelle fale , ô altri luoghi ben chiufi per lo freddo ; non mancando
poi di portar loro délie bragie ne gli cftremi fredd i , & anco (come hö
detto)di bagnar loro la térra,quádo moftranohauer fete.Ritornandofi
poiall'aerefottoalcopertoámezo Marzo ,accioche poifano goderei
raggi folari,& fi mettono innanzi fan Giorgio fuori all'aprico,ne fi má
cadi dar loro dell'acqua tante volte,quanteficonofceche habbiano fe-
te. Vero с che non fi mancadipotarlij&diordinarli quandofi porta-
no fuori , di Marzo , & anco per quattro dita nel difealzare la fuperficie
della terra, & di tagliare tutte le radici che fi trouano intorno all'arbo-
re,accioche le altre ftiano fempre à baflo ; percioche , quanto più. fian*
nolontane tali radici della fuperficie, tanto più gli arbotifi fanno po-
tentiperfruttare.
I terzi arbori piccioli che fi pongono ne i vafi , ó pitari fatti di bella c#táw
terra colorata,fi coltiuano con maggior'arte di tutti gli altri,i quali ren Umifi^ri.
dono molta vaghezza,comc quelli che non pure fono cofi belli da vede
re fopra alcune fineftre,o fopra più muratelli;ma ancora rendono gran
marauighanclfruttarejcomefi vcggono alcuni arbufcelliin quefti va
fi,che hanno produtto maggior copia di frutti belli , che non hanno in
fe numero di foglie verdi.
Non è forfe cofa da ftupire, veden do vn vafo fimile,il quale fia non
più alto d'un braccio, & non più largo in fondo d'un palmo, & che vi
fia piantato vn'arburfcello anco поя più alto d'un'altro braccio,il qua
le fi troua talmente carico di cedri grofsi,che ciafeuno che li confidera,
fi marauiglia grandemente, che quei ramicelli,che li fu ftemano , non fi '
fcauezzino del tutto ?
V I N C.Qui veramente là Natura,có quefto e(Tempio,ci fa conofeere
benifsimo quanta forza ha nelle cofe vnite , moftrandoci , che mentre
vno
158 GIORNATA SETTIMA AGGIVNTA
▼no di quefti cedri (benché fia groflo) è foftenuto dal ramicello donde
riceue rhumore,egli col fuo pefo non lo tira al baffo j Ma eflendo fpic-
cato,& dapoi rittaccato con lo fpago,fubito lo piega di tal forte all'in-
giù, che quel ramicello ci moftra chiaramente nò hauer poffanza per
ftiftentarlo,comefaceua.
Ve',fiuti. Gio.BAT.Non è* dubbio alcuno,che l'arte è cofifimile alla Natura,
quantoèlafcimia all'huomo.Et però non vi è lingua humana che potei
le mai narrare la fua poffanza , per effer'imprenfibile à noi , mentre che
damo nel calcere delle miferie noftre . La onde, fiacno obligati infinita
mente à Dio,poiche egli ci fi capaci , d'imitarla almeno in parte, eoa
gl'ingegni noftri,che tuttauiaci dona fenzaalauni meriti . ,j
V inC. Vorrei faper'ancoradauoi , fé in quefti belli vafi fi piantano
cofi i limoni ,& gli aranci ,comc fi fanno i cedri .
G i o. B a t. Volendoli piantare arbori piccioli di cedri,limoni,aran
ci , & limonee , bifogna anco ponerli in pitari piccioli con poca terra ,
che fia ben grafl'a,doue non fianopercofsi dalla tramontana, & che riab
biano buon'aere,perche faranno i frutti in tre anni, eccetto però gli ari
ci per effer molto duri di legno. Ma chi vole che in pochi anni quefti
fruttino, gl'incalmi fopra i cedri, ò più tolto fopra gli Adami ; & faran
no anco i frutti più grofsi dell'ordinario.
• A mantener poi i detti arbori nei pitari tempo lungo, bifogna ogni
tre,ò quattro anni leuarli fuori,& tagliarui la terra con le radici talmen
te attorno & in fondo,che non vene refti più di tre dita. La quale fia ci
■biata molto minu ta,& ben graffa; non mancando poi à cimare i rami,ac
cioche ftianobafsi,& leuare ifupcrflui che fono per lungo, Se per tra-
uerfo. Non lafciandoli patir fetc nel gran caldo, & nel verno bagnarli
leggiermente; perche quando ci bagnafferoaffai facilmente gelarebbo
no nel gran freddo. . :•; ■
Vi NC.Fatteuoidifferétia di poner'inqfti validi terra tato vn ramo
e'habbia fatto le radici fottoterra,quato vn'altro che le habbia produt-
te in vn tronco dell 'arboreto la caifetta di legno,ò col vafetto di terra?
Gio.BAT.Ciafcuno di quefti è buoni per piantami ; Ma però quel
ramo che farà fpiccato dal tronco,farà all'hora bel vedere,poiche haue
rài frutti fufo; benché ancor l'altro che faràcauato dalla terra, produr
rà l'anno feguenteifuoi frutti.
Vi nc. Si come mi hauete detto la via che vi vole nel mantenerpiù
anni quefti arbori nei pitari,rorrei faper'ancora come fi poffono man
tener nelle caffè fempre in buona forma.
G i o.B a t. Come fi veggono le radici abondare troppo alla fuperfi-
eie,& appreffo alle quattro parti delle aisi , dico che fi cauino di Marzo
le
DE' CEDRI.ET ALTRI FRVTTI SIMILI, tjf
le piante dalle caffè con le corde in altojtenendole cofi leuate fin che fi
habbia tagliato via vna parte della terra attorno co le radici almeno per
niuo paUnOjfaccndo il med< (imo alla parte di fotto,accioche ritorna—
do ogni pianta nella caffa,che habbia in fondo alquanto alquanto d'al
tra terra ben graffi, lì abbafsi anco con le radici;riempiendo parimente
turtah (.affa di perfetta terrajpoicheà quello modo fi ringiouenifconc*
tali piante , le quali fruttificano benifs mo , quando 'appreffo fono ben
potate,& tenute baffe in bella forma.
V i NC.Quedomodo di rinouar le pianteymi piace tanto più,quanto>
ne ho veduto più volte alcune, che rimangono lungo tépo vane di frue
ti,& tutto è da credere auenghi per la troppo copra delle radici,chedi-
uoranotuttorhumore,chedourebbe andar'altepiante.
Gio.BAT.Fralifpiriiigétili,che fi dilettano di tener'aH'ordineqtie-"
fti fi b. Hi arbon.non pollo tacere M.Giouan'Angelo Rota, il quale tie
ne i fuoi arbufctlli ne i pitari con tante politezza , che non fi vedrebbe
rn ramo fuor dMl'al<.ro,vn frutto men bello dellaltro, ne più foglie da
Vn lato,chc dagl'altro ; di maniera, che quanti li veggono,!! fìupifcono,
marauighandofiche l'Arre, cklaNatura fi fìano tonuenute àmoftrar
quanto vaglion leforzc loro. Olerà ch'egli nò ha pari per ridùr'à belle*
za in fi mili vafi,diuerfì animali farti di baìilico,di maggiorana,di mirtei:
la,é d'altre herbe che sforzano ognuno à mirarli per cufe molto rare.
V t NC.Che modi offeruanocoftoro nel fare,che quelli arbufcelli fti*
no cofi ben'ordi nati come dite? '« ■■' ■> »■' n
Gio.Bat. Non (blamente fralevie che tengono quelli ingegnoll
intellett',cau ino con le mani,ò con le forbicette le foglie,! rami,i riori,-
e i frutti che fono fuor dell'ordine , ò che fono doppi) , ò troppo fotto
l'tm l'altro;ma ancora, ritrouadolì che l'arbufcello habbia da vn lato i ra
micelli più fornii , ò più baisi dall'altro , volgono il vafo fin che quefti
diano vcrfoal Sole,poiche da quello vengono ingroffati,& inalzati . Et
oltra che fono fMicchi «ell'adacquarli quando là bifogno ,& Tempre
con acqua ripofata affai,& ftercorata; non mancano parimente di chiù- -
derli bc mi ve no dal freddo,edar loro£ v.i'hora, ò due il Sole fu'l ine-
zo dì percioi he quello li corrobora molrc,& caua ogni loro humidità.
Vin C.Dapoi che mi hauete fatisfatto di quanto lin'hora vi ho richie
flo,re(ta folauiente che mi diciate quelle doti maggiori che hanno i ce
dii,ilimoni,& gli aranci.
G i o. B AT.Douendotii ragionare di qucfti arbori, & de' loro frutti ,
comincicrò à dire che effendo ben coltiuato quello del cedro,non tato
mai non fi ritroua fenza trutto,come quello che ne ha fempre di matu
rici quelli cheli maturano,& anco de' piccioli,& de' picciolifsimi che
tutiama
ióo GIORNATA SETTIMA AGGIVNTA
tu ttau i a di mano in mano s'ingroflano ; ma ancora è Tempre ben forni
to di foglie verdi . Laonde non è marauiglia fé canti nobili /piriti di
quello pae(è,ne tengono appretto di fé diuer£imente(come ho detto)
per ricreai fi ,ncl mirarli,^ nel nodrirli con le proprie mani.
Lafciandoui poi la bellezza, & labontàdi quelli fi pretiofi frutti,pcr
haucrne detto àbaftanza; frale prerogati uè che hanno per natura, mi
pare rari fsima quella,che hanno contrai veleni, mangiando non folamé
te tutto il frutto,ma più ancorai loro femi: comedi ciò narra Atheneo
ctfer'occorfo in Egitto al tempo fuo. Et oltra che tenendo in boca la lo
ro decottione,fà buon flato all'huomo ; & mangiandoli conditi, fcalda
no lo ftomacojil loro acctofo humore li fpegne la colera , & lo prefer-
ua dalla pefle:Senza che i medici moderni, nelle febri peflHentiaJi,vfa
no i loro firoppi per eftinguerlafete .
Vencdo nò meno à ragionarui intorno all'albore del limone natura.
le,& nò dell'incalmato fopra il cedro,dico ch'egli nò teme tanto il fred
do,quato fa il detto del cedro ; & il medefimo fanno i fuoi frutti natu
rali.] qli,oltra che fono più acetofi,& più mordéti al guflo di tutte le al
tre fptcic,fono anco di fucco più freddi, & più fecchi affai . Dalqualé
fucco fi fanno firoppi vtili,come fi fanno de i cedri,p fpegn?r la caldez
za della colera,& j? eflingucr le febri peftUétiali.Ei l'acqua fatta con la
bico di vetro,nó tato è perfetta p fare il uifoluftro,& polito alle don-
BC,quato perche fcaccia le volatiche in ogni luogo della perfona, fenza
che dadoio à bere à i fanciulli ammazza i vermi c'hano nel loro corpo *
Reda (blamente che vi narri de ll'arbore dell'arancio, & che faccia
mo fwc.llquale fcome ho detto) è talmente duro di legno , che ftà fal-
doquafifempreà tutti i freddi che vengono nella Città noftra,& nel
pat ft,pur che fi troui in luogo coperto,& nò mai fotto pofto alla tramò
t anajma nella R iuiera Salodiana nò accade coprirne alcuno,poiche fo
no foccorfi da ql fi felice aere,béche vi neuichi fopra,chenò temono di
rouina alcuna.Ét qfti arbori producono diflintamcte tre forti di frutti;
cioè(come ho anco detto)dolci,garbi,& di mezo fapore.Ma tutti hano
le feorze più amare di tutti gl'altri frutti dettile quali fon pfettc nel fa
re la cóferua,che fi adopra à fare buona moftarda, & altre colè afl"ai,co-
me fi vfa.I dolci fono caldi in tutte leparti,& gl'altri fono di fucco frigi
do,fecondo che più & meno fono anco acetofi. Et però i medici moder
jiijCÒ ragione danno quefti,& non i dolci à gli amalati di febri calde.
Parlaremo dimane di quanto vi piacerà.
ViNC.Etiononmancaròdieffercon voi all'horafolita.Et però le
niamoci daqui.
IL FINE DELLA SETTIMA GIORNATA.
LA
.-\ >t;o >ì*i

LA OTTAVA GIORNATA
*, DELL'AGRICOLTVRA,
DI M. AGOSTINO GALLO,
Intorno adalcune cofitcheJìcauano dalla terra ;
le anali non fono per cibo dezìi huominitnè
per pastura degli ammali . ,,,,.-
Enito l'otttuo giorno Meflcr Vincczo Maggio nel
l'hora folita da M.Gio. Battifta Auogadro,&: rnrouato
Io che haueua delìnato in mezo del Tuo bellifsimo per
golato per goderui maggiormente vn venticello foa-
ue «cnccutt'hora faceua tremolar! rami de gli arbori
del bel giardino,i diuerfi fiori dell'ameno prato, i pai-
aaiti dell'ampio pergolatoj& i cedri,! limonagli aranci con le herbe del
vagohorto:dopol'hauerfi fatatati l'un l'altro fecondo il (olito, & poi
feduti à quel dolce frefco,l'Auogadro mirando prima il Maggio,chc al:
tro non parlaua,difle.Di qual cofa piace à uoi Mefler Vincenzo che ra-
gioniamo hoggi,poi che queiti giorni partati habbiamo detto delle co
le più importanti,che fi raccogliono nel Brefciano?
Vin c. A punto difeorrendo io quello medelìmo nel venir da uoi,ho
penfato di domandami d'alcune cofe, che fi cauano dalla terra, le quali
auenga che non Mano per cibo de gli huominiJnc per paftjra de gli ar
menti, fono però di qualche vtilità; come primamente defidero che mi
diciate del canape; cominciando che terren vi uuole per farlo venir bel
lo,lungo,& di buona feta. ■ , ■>.
i Gio.Bat. Quantunque nel Brefciano non fc ne raccogliafc non po Vtlfmùna-
ca fomma à rifpetto del Bolognefe,& d'altri paefi di Lombardia,nóndi rticmafi.
meno io lodarci quando fé ne feminafic maggior quantità, & mafsima-
mcte da coloro che nò han terreni per feminarui i 1 1 ni,n e a. qua p adac-
L quarli;
tfix GIORNATA OTTAVA
quarlijma che hanno i campi ben grafsi,& di buona polpa ; perciochefi
tede quanto fono oeceiflrh diuerfamentenel paefc,& che vengono bel
li fenza adacquarli.Trouato adunque il terreno à propofito per Teminar
ui, il canape, cialcuno può dTtrficuro, che quanto più continouarà di
annoinannoàTeminatloncl medefimo luogo (però Tempre ben leta-
{! mato di letame buono,& minuto) tanto più quel terreno diuenirà mi.
gliore per produrne maggior quantità. Et per tanto fi cominciai rem,
pere quel campo innanzi il Berne, aceioehe fia ben maturato dalgelo,
&pafBto Gennaro, fitàglia,& fierpicabenifsimo;poi rultimafèttima
na diMarzu(trpi»ari3o(i ben letamatoci ara la terza vo!ta,& fi {emina ,
& fi erpica quella Temenza fin che refta ben coperta. Ma meglio è à Cu
rffcovaè fanno alcuni; i qu'ali haujendo letamato quel campo molto be«*
ne nel detto tempo, lo vangano tutto,&poi chel'hanofeminataxlora-
ftellàno talmente,che quella femenaa fi vede tutta incorporata . Et più
ancora $come veggono che vuol piouere , fijbito vi fpafgono fippra lo
fterco di còlombijcome fé fufle tanta femenia, il quale per incorporar
fi nel terreno con quell'acqua che vien dapoi,fà venirti canape in tutta
quella bellezza,^ quantità che fia pofsibile : Ma coloro che non hanno
fterco colòmbino,come hanno tagliato tutto il canape eoa quello , chi?
ha la (emenza.al fin di Luglio rompono quel terreno,accioche fia cot
to dal Sole,& poi hauendolo ben letamato^ fi feminano la fjua all'Orto
bre , la quale per ritrouarfi alta al fin di Marzo ,, la riuolgono fotto con
raratro,ò più toftoper maggior berteficio.con la vanga.
V t-NcQuama femenza vi vuole pertugerò?
Gio.Bat. Chi hi ileampo ben morbido, & alto di buona polpa,hó;
bilogna paflar quattro quartejpercioche produrrà il canape raro, & tan
to Iungo,& groflb di tutta la gamba, che pallerà più di vimicinque peli
di canape benfatto; ma perche reftara morbido, non farà da far'altro
che tele grafi"e,òcord« fine,& fpago fottilc. Vero è,che chi hauerà il ci
pò mezzamente graflb,& piùtofto alquanto Coluto, che forte, potrà
dami quarte fci di bella Temenza; percioche, nafeendo fpeifo il canape ,
confeguentemente reftarà più minuto di gamba, & manco alto dell'al
tro; Delquale#onfolameme fi pctràfardcllc tele grofle per farfac-
chi, tende, vele, & reti d'ogni forte per pefeare (per durar'affai manco
nell'acqua quelle di lino)ma feieghendo ilpiù Tortile , fi farà tele buo
ne per far lenzuoli,camifcie,& altre coTe per vfo delle famiglie.
V i n c.Non lodate voi à zapparti canape , benché nò fi zappi il lino?
G t o.B at. Qnando ei nafee raro , fi zappa con le zappe Tolitc à zap-
part legumi,i frumenti,&i miglinoti eflendo Tpc fio nei terreni (co
medo detto)Teminati,coli acciot bergli verga fot:i!e/i zappa co izap
* ' paroli
D'ALCVNE COSE SPECIALI, ^j
paroli ftretti non manco di tre dita, & che hano dall'altro capo dui con
ni acuti,& lunghi vn dito ; pcrcioche trouandofi molto fpeflo,ui fi pof->
fino cauare le herbe con quelli , & con le mani lenza danneggiarlo . >
Vin e. Che cofa ui fi fa, dapoi ch'è fiato ben zappato ?
• Gio.Bat. Altro non ui fifà,finche non è diuenuto bianco; perche
quàto più vi fono poche gabe,che nò fiano biache, tato più fi debbono *"
all'horafterpare,ò più tofto tagliare preffo tcrra(come fanno quei paefi
che ne raccogliono gra quatirà)tutte quelle,che nò haurano la feméza,
laqual'c prodotta folaméte dalla femina,&nò dal mafchio:Le quali ga-
be fi lafciano p quindeci,ò veti giorni, finche fon mature lefemcze , &
«6 tato fi tagliano à modo dell'altre gabejma fi trócano via anco da ql- '
le tutte le mazette piene di feméza, le quali ponédoleal Sole fbpra len-
zuola,comc fono ben fcccate,fi fanno fuor le fetncze,tritadole bcnisli-
mo co le mani :Ondc criuelladole co criuello minuto;ò pili tofto netta-
dole dalla bulla , & da qllc feméze che non fono buone col vallo, fi go_ .■
ucrnano poi in luogo nò humido,fìn che li femiiiaràno al tépo detto*
V i n e. Che fi fa poi di quefte gambe che fono troppo mature ?
Gio. Bat. Benché in quefto paefè alcuni cauano qualche poco di ;
ftoppamolto grofia per fare delle corde di poca.valuta,nondimeno ne *
i paefi doue colgono gran copia di canapi , quafi tutti , per abbruciarli J
benisfimo tali gambe.fi: ne feruono nel cuocer'ogni forte dipanc*
V J Kc. Seguitate anco à dirmi le cofe.chc vano fatte alle gambe, che >
non hàno fcmcnza,dapoi che fono tagliatc,& legate in mazzi piccoli.
Gì o.Bat.Sì mettono quefti mazzinell'acqua poco corréte,doue fi
fann'inondare benislimo per fei,& fette,& fin'otto giorni che bifogna i
no à monticarli in perfettione,perciocheui è differentia grfidisfimad3<
un'acqua cruda,òdolce,ò dal canape racolto duro,ò molle,ò dal tempo>
tardo,òtemponto,ò che fia gran caldo,òtepido,ouer piouofo:,& peri
queflononfi può determinareun medefimo numero di giorni, ma la-
feiarui quei mazzi fin chele gambe lafciano alquanto le corteccie loro?!
Et all'hora fono dacauar fuori dell'acqua,& farle feccaral Sole,& poi;
quado fi uole.fifcauczzano di mano in inanoró un legno fopra d'un'af-i
fonegroffo,òdefco,& dopo fi tritano bene co la fròtoglia prùminuto.)
Et fatto bé quefto,s*inuolge il canape attorno più uolte d'una cauicchia
di legno forte,& fi tira,& li ftracciatalmétc.chclafcorza fi partc,& non1
ui refta à far'altro.ch* farlo panar per lo fpinaccio raro.ò fpcflo,fccódo<
chef! uolepcrponerlo poi alla rocca,ò conocchia come altri dicono.
Vin c.Qual canape fi adopera per far le cordc,& masfime le grolle?.
G ip.B AT.Non fulamcnte fi piglia la ftoppa mezana, & la grolfa che.
fa il canape pur'afTai,ma ancora quella ftoppaccia che efee dalle cortec-
L a eie.
i<?4 - GIORNATA OTTAWA '"
cie,& fpccialmente nello fcauezzarlo ,.& nelfo/ {tracciarlo dilfaiaiiic-"
diia.Dando lafemett^a del canape all'hnomoMrifolue laatentofità;ì& dan
dola allegalline tutta iliternofanno degli oui affaldando le altre non ne
fanno nell'ecceomofreddo. i
„. , V i NC.Non hauete uoi ancora per grande utilità il feminar'i garzi?
nriem^T Gio.BAT.Nonèdubbio alcuno,ehe feminandoli nei terreni à prò--
pofuo,& ordinandoli con ragi'one,fe ne eauain dui anni, affai più , che
non fi fa à feminarui frumento,ò altri grani.
V r kc. Qual terreno ui uuole,pcr raccoglierli buoni,& in quantità? :
'- G i o. B at.E perfetto quello,che più rotto fi troua foluto che duro,
ladino che forte,graffo che magro,netto che fporco,& che nonhabbia
pietre,ò ghiara,ouer che non fia lamiuo,ò pai udofo.
Vi n c.Che uia fi tien'à feminar'i garzi ,& à gouernarli bene fin'al fine?
. Gio.Bat. Si rompe prima il terreno innazi il uerno con l'aratro,ac
«iochc fi cuoca ben dal gelo,& poi fi ri:aglia,& fi erpica benisfimoal Fc
braro . Et quando fi uogliono feminare al fin di Marzo,ò al principio di'
Aprile (letamato però prima quel terreno,) fi ara,& fi erpica, & dapoi fi
feminano i garzi più tofto rari,chc fpesfi, & fi raftellano benisfimo den
trocoi raftelli di ferro.Ma meglio farebbe in vece di arar tre uolte quel
terreno,à letamar!o,& fubito uangarlo innanzi il verno,ouero quado fi
uogliono feminare i garzi ,• & poi raftellarli al modo detto: Non man
cando à módarli cóle mani al principio di Maggio, & zapparli artcor'al
Giugno,ò al Luglio,fecódo è bifogno.Poi innàzi S. Michele,fi cauano
co la vaga,& cimati tutti,(i ripiantano nel terreno ben'ordiuato,co i ca-
uicchi di legno,lótaail vn dall'altro mezo braccio,& fi carda ne i buchi
di gàbain gaba tuttala radice (laqual e di forma fimile à i rauanellO& vi
fi calca attorno bene la terra. Oltra che fi zappano afeiutri , quado fono
mosfi(cioe come cominciano à germogliare^ anco al Marzo^Il'Apri
le, & al Maggio (Te cofi è bifogno) |>cioche ui fi gioua fempre , pur che
non buttino i garzi : Ne altro ui fi fa, eccetto che come fono produtti,fi
leuano, & fi tagliano quei foli,che fono quadri, accioche maggioriate
1 hurnor della terra,vada ne gli altri buon.E pchenel lor fiorire,comin
«a a fiorire la maza dogni gaba in cima , e poi di mano in mano fin ch'c
borita tutta,- come fon caduti i fiori appreflò vn dito al picolo,fi taglia
no la fera,o la mattina co i picoli lunghi vn palmo , & fi accomodano à
dicci,© dodeti p mazzo,& «'appiccano feparati aH'ombra,al u«o,& nò
aIbole,neairhumidojofferuado queftodi giorno in giorno , finche fo
no raccolti tutti i buoni.|Ma raccogliendone gran quantità, fi poneono
nei crftì grandi,* fi riducono à cala; difendendoli al coperto , & non
pm alti d'vn palmo . Et dopo che fono pofiuicofi per alcuni giorni, a
fcielgono
D'A&CVNE CÒSE SPECIALI. ,<j5
fcielgono (per huomini periti; i buoni da garzar berette,& gtj altri da
garzar panni; perche uagliono fempre quelli quattro , & cinque uolre
picche non fanno quefii.Ma alcuni Agricoltori ben prattichi di fimile
arte,feminanoi garzi della miglior temenza, che poffono hauere fper
efier cofaimportantislimaà farcofi di tutte le temenze) pur nei terre-'
ni,che fono a propolito,& ne danno meza oncia per tauola. A i quali,bé
che nafeano fpesli,non tanno altro che tenerli netti ;fic poi hauendo rac
colto quei che tìorifcono il primo; anno.lateiano uenire gli altri per rac
coglierli l'anno Tegnente quando faranno fioriti.Et come gli hanorac
colu,li pongono al Sole per mezo giomo,& li uolgonodue, ò tre uol-
te, & dapoi hmettono ogni dui mazzi attaccati ,òfopraàtrauerfovna
pemca.come fé fuflero due ftarre di fella , & in luoghi afeiutti, & che i
venti pollano penetrarejlafciandoli cofi fin che li fcielgonoal modo det
to per vendere . Vero è\che ui fono alcuni altri ancora , che pongono i
medefimi garzi fopra le grati fatte apofta(pure in fimil luoghi) concia
doli in picdi;cioe,con le tette difopra ; percioche ì quello modo non fi
raaccano le fpine per uia alcu na.Et quando li uogliono portare à uéde-
re in qualche citta,ò altro luogo,Ii cóciano in bei mazzi gradi in lughez
zi dui,o tre braccia,e larghi in tódezza vno, ò poco più intorno ad vn
battone co 1 piccioli di détro,& co le fpine di fuori; per portarne dui di
quei mazzi jn fpallacómodaméte.come fé folTero due fecchie d'acqua.
V 1 n e. Vi prego che mi ragionate anco del feminare il guado, &
quaherreno egli grad.fce,& poi come fi temina,& da qual tempo.
Gì o.Bat. Ogni forte di guado, gradifee più il terreno forte, & di r
buona polpa che'l mediocre, & manco il leggiero ; & poi fi femina in %%* **
quelto paefe 1 vltima fettimanadi Febraro,ò la primadi Marzo : Ma nò
vien bellone i terreni colturati,come fa ne gli altri paefi.doue lo temi-
nano in quclli,che fono pofati,& fiati uoti tre,ò quattro anni;& p que
llo bifognafermnarlo nelle cotiche di trifoglio, che fiano pratatep dui
anni auanti.come medefimamente ui fi femma il lino,le quali non fi ró-
pano con l'aratro,eccetto quando fi vuole feminare il guado.
. Vi n e. Lodate uoi à letamare alfhora quel terreno innanzi che'l fi
rompa con l'aratro, perriuolgerlofotto?
Gio.BAT.Seal Febraroauanti è fiato molto ben letamato quel pra
to, i può ararc,& leminar quella cotica di guado;nódimeno chi li delle
dell altro letame buono,& rrefco,tanto maggiormente venirebbe bel
lo,** di più bonta.Percioche com'egli per natura magrifee fempre i ter
rcnijcoii fono pazzi coloro che non folamente Io feminano,nei m.gri,
poiché, fempre vi vien poco,& cattiuojma ancora Tpargono lafcmtEza
in qud!;,chcnonfono àpropofito.
L 3 Vi ne.
\66 , IGIOUNEATA GTTAVX
V 1 nc. Qiianta.fcmenaavj pàne,che vi fi dia à ragion di iugero? ■ ■
Gì o.BAT.Elfendo ben'ordinatoquel campo,fe li può dare (ino quar
te fei colmc,coifìe fi coftuma , dihuona femcza ; percioche ,quato più
nafceri fpcfla, tanto più vi fi potrà lafciar delle gambe affai , fé faranno
naorbide,o eflendo magre,fi potranno cauar le fuperflue, con la zappa.
Vi NC.Quante volte vi pare che fi debba zappare quello guado?
Gio.Bat. Eflendo erpicata la femenaafmch'è ben coperta , & ben'
incorporata nel terreno,comele fiie gambe haueranno produtte le fo
glie alte due,ò tre dita,bifognarà zapparle la prima uolta,& far'il mede
rno nella prima fettimanad'Aprile,& anco più prefto,& più tardi,fecó
do che'l tempo hauerà feruito intorno al piouerejò alla fecchezza . Poi
Come faranno raccolte dopo i quindeci giorni di Maggio,fi zapperan
no laterzavoltalemedefimegambe^ò radici fpogliate dalle dette fo
glie; facendo queu"ifttffo,come faranno raccolte nel mefe di Giugno^
& poidiLuglio,di Agoflo,&di Settembrc;di maniera che, fi come lì
raccogliono tutte le foglie di gamba in gamba cinque volte, coli fi zap
pano, ancor di uolta in uolta fubito che fono raccolte : Il qual zappare
fi fa fèmprefètte uolte ; cioè quelle cinque, & le due primeinnanzi che
fi raccogliono le dette foglie per far'il guado .
V I NC.Che cofa.fi ferua di mano in mano, fin che fi raccogliono que
fie herbe per ridurle in guado perfetto?
Gì o. Bat. L'Agricoltore ben prattico di quefto,non tanto come ve
de che di tofeo in tofeo le foglie cominciano à colorire fidamente attor
no,& non in mezo,le piglia tutte di gamba in gamba con le mani, & le
(traccia con tal modo appreflb alle radici che paiono tagliate con la fai
ce,& le pone di volta in volta ne i cafuoli ; ma le porta all'ombra, accio
che non fiano danneggiate dal Sole , & poi le mette cofi fréfche fotto al
la pietra grande,!a quale egli fa girar'in piede con un cauallo nel uafo fa
legato poco più largo del giro ch'ella fa nell'andar attorno : Onde ma
cinata tutta quella parte,che può capir quel uafo;ferma il cauallo,& ri
duce le foglie macinate nel vafo medefimo talmente da parte, che tut
to il Giccorfcito da quelle foglie,!! ritira nel luogo più baffo di mezo,
il qualeleuatolo ben fuori con lacaccia,& afeiugato tutto il fondo , ui
ritorna le medefime foglie fotto alla pietra,per rimacinarle afciutte,&
dapoi le riduce in palle grotte d'oncie vinti,ò uintiquattro l'ima ; & fat
tolefeccar'al SoIe,oueronel forno quando fonocattiui tempi,le tien in
folaro fin che innanzi al San Martino le macina l'ultima uolta ; & poi ri
duce quella poluere in mucchio tanto alto,quanto è la quantità del gua
do,il quale come cominciala fcaldarfi,effo fpiana tutto il mucchio,** vi
ponefopradeiracquadimanoinmano fecondo che di luogo in luogo
. i ■' Io
D' A L OVN E COSE S* E CIA L I. t&j
lo uà uo!gendo,& che'l vede cffertemperatamente,imbeuerato,-perche
fi come la troppo acqua l 'annega , cofi per la poca «s'abbrucia , & poi lo
ritorna à mucchio nò molto alto , ma lungo ; & coli nò manca à gittar-
lo da un luogo all'altro ogni giorno,ouer'un giorno fi,& l'altro nò, fin
che comincia àdiuénirfreddo,&dapOi lomoue ancor'ogniquattro,{ò
fei giorni finche totalmente è ben fatto freddó.Et quello fa co gran di
ligentia;perciochc quando mancafle,il guado fi cuocerebbe infieme, &
nò uarrebbe niente. Il quale,per ritrouarfi affinato con le regole che ui
vole , lo lafcia ne' luoghi frefehi, che fiano bé mattonati,fin che io ven
de |onde quanto più tempo vi ftaammnehiato tanto più s'affina , &di-
uicn migliore.
ViNC.Chemodo fi tien'à raccogliere tutta la lemehza che vi vole,
per andaruene tanta fomma per iugero,comedite£
Gì o. Bat. Poniamo che'l guado fia dui iugeri ; il quale finito di rac
cogliere al Settembre (per l'ordinario) fi feminano di frumento;ma vo
lendonelafcjar per femenza,non paffa la quarta,ò quinta parte per rac
cogliere poi al Maggto>ò al Giugno feguente, la quale com'è tagliata fi
porta ncll'aradi ftefa al Sole;ma battuta , & palata fi gouerna nel grana-
ro,per feminarla al tem pò (uo . Tot nonfilo il ualor delguado è molto ne-
ce/far10 p tingere ipani neri, et d'altri colori}ma ancora lefog li e impiafira
te rifoluono tutte le poternesfaldano leferitefrefebe, rijìagnano ifiufsi del
sague,guarifcono ti'fuocofiero,et le viceré che raferpèdop tutto il corpo.
Vinc. Dapoichemihaucte moftratociòchefidebbeolfcruate in
torno al guado buon da tingere, defideropariméte che mi diciate quel
lo che fi debbe fire , per feminare , & raccoglierà la roza, & pergolino ,
per hauer'intefo che fono di maggior utilità del guado,di minor fatica,
& di manco fpefa.
Gio.BAT.Nófolamétcè vero ql che dite,maqfli vengono in ogni Tmwo de
terreno fano.E bé vero,che quato più fi troua eflèr buono,& nò forteyò j.r^,).*'
nò molto leggiero,tato più abondano di anno, in anno, fin che le radici '
fono cauatc.Si feminail terreno co tatafemézap iugero,quato fi fa col
canape al principio di Marzo nelle colle bé letamate,e ben arate di quat
tro,ò fei folchi,le quali lodo che più tofto fiano vagate,che arate;oucro
f>maggiorbenefìcio,criuellate;pcioche,fe ben'il criuellare portapiù
fpefa, & più tépo ad ordinarle,-nódimeno (ftado che qftaè la ofettione
del coltiuare)nó Ci dourebbe reftar'àcriuellar'un iugero, ò dui p lo gra
d'utile,chc ne feguc.Et però feminata la feméza,& poi incorporata be
nisfimo nel terreno co l'erpice,& co i raftelli,nó ui fi fa altro che tener
la ben netta dalle cattiue hcrbe,fin che nò fi taglino al Settébrc tutti i ra
mi produtti,per raccoglier la femenza,& chepoifi coprano tutte lera-
L 4 dici
1 6% T T CÌT0RÌN H T A OVMMA T
dici di gamba in gamba con due dita di tcrn,tolta ne i folchi maeflrali,
accioche non fiano offefi i cuori dal geiq,& che maggiormente le rodi
ci s'mgrofsin©;onde vfeendo l'anno feguente de gli altri rami tagliati
che fi ano al Settembre,& raccolta la lorfemenza, li coprano le medefi-
me gambe al San Martino al modo detto ; Ec qucfto iftefib fi fa di an
no in anno,fin che fi càuano tutte le radici , & fi riducono in roza , & in
pergolino. •>■■•■: ..'„•< . l" ' ■ .
VIncj. Quanti armi fi coprono quelli tofehi ,ò gambe , per cauarle
poi in tante buone radici. ■ ii i> .■••Jj'/rl:
" G i o.B at.Vì fon'alcuni poehi,che hauédp il primo anno tagliati i ra
mi,& raccolta la temenza ,& anco copertele gambe al San Marcino, &
poi l'anno feguente fatto il medefìmo intorno al tagliar' i rami,& racco
glier la femcnza,cauanole radicale quali , cftendo prima fatte feccar'al
Sole,& poi quando fi vogliono macinare,feccate anco ne i forni grandi
fatti per quello , le macinano fotto alla pietra medefima , che macina il
guado; & qfla fi domada roza buona,& nò pergolino fino : Mala mag
gior parte de gli huomini,che defiderano di cauar'aflai più vtile del lor
terrcno,nò tanto nò fi cótentano panni quattro,& fcià raccogliere la fc
meza di anno in annodo: coprir fempre al detto tépo i cuori delle gabe
co la terra; ma fanno qfto medefìmo ordine p anni otto, & dieci, &. fin
dodici;conofcédop buona prattica,chequico più tardano à cauare tali
radici,tato maggior fomma di pergolino raccogliono ad anno p anno,
&anco fempre più fino,che nò rarebbono quado le cauafiero più rollo.
1 > Vi NC.Dacjual tempo fi cauanoqucfte radici?
Gì o.B at. Raccolte che fono l'ultimo anno le femenze al Settem
bre^ cauano con le ranghe tutte le forti di radici che fono fiate fotter-
rate,& coperte ogni anno con due dita di terra fi'à quel tempo , le qua
li feccate al Sole.Kc ben nettate dalla terra,fi portano poi (quando ti vo
le)neiforni prima fcaldati,&nettacì,*& come fon ben feccatc,8cbenma
cinate , fi cri uella minutamente la poluerc buona , & più fina delle gu-
fcie,le quali macinate vn'altra volta,fi mefcola quella poluere con quel
la macinata groffamente dalle radici di diciotto mefi,cW quefta fi chiama
rozaterzaninaJ& tutta l'alerà pergolino,la qua l'è tanto più bella, & tan
to più fina,quanto più fono fiate le radici fotterrate .
ViNC.Qiiatopuò ualer larozail migliaro,& parimcteil pergolino?
Gio.Bat. La roza fi vendc(perrordinario)fcudi quaranta,^ quarà
tarinque il migliaroj& feflanta il bel pergolino .
V i NC.Quanti feudi credete voi,che fi pollano cauare ogni anno fot
to foprada vniugero di buona terra?
- G t o. Bat. lo non faprci determinare prezzo certo ; perei oche no»
•••' f l pur'un
DALCVNE COSE SPECIALL 169
pur'un tcrrcno(bcnche fia buono) farà più atto à render maggioratile
d'un'altro;ma ancora il cattarle ràdici,ò più tofto,ò più tardi, fa che fé
ne ha più,ò manco beneficio: Nondimeno confiderando che folamen
te la femenza,che fi caua di anno in anno, rende nò minor'utilità di quel
.«he farebbe opni frumento,credo che lì dourebbe cauar'in fei anni,non
meno di feudi nonanta,di femenz.!,di roza,& di pcrgolino .
Vinc Effendoqueftacokiuationedipocafatica,di poca fpcfa.,& di
grand'utilitàjper qual cagione non fé ne femina in più paefi,che fareb-
bono atti a raccoglierne affai ò perche rifpetto quei che ne raccoglio-
no poca fomma,non ne feminano in quantità i
Gio.BAT.Per duecofenonfifàquefto.L'unajchefivedejche ogni
paefe ha certe inclinationi à far produr'ifuoi terreni alcune rendite uti
lische gli ahri non fc ne dilettano} come ben fi vede delle infinite fete
che fi cauano da i morari nel Friuli, Triuifano , Padouano , Vicentino ,
Veronefe,& Polcfene; Si nondimeno nel Brefciano,Bcrgamafco,Cre
mafco,& altri paefi vicini che medefimaméte potrebbono dilettacene,
ogliono pochifsimea
ne raccogliono pochi fsimeà paragone di loro. L'altra cofa è,che nò fé
ne femina maggior qualità; pcioche è molto dmicue maten
tépo qli huomini che frano prefenti à macinar la roza,& pgc
fia che qlla polucre è ratofottile,& di natura penetrabile, d
eia esimete nel nafo di ciafeuno in vn fubito,che l'auu clena,&lo atterra
finalméte in pochi anni:Et pciò noè marauiglia fé ne vien feminato in
pochi luoghi,come fi fa, poi che fi ha d'hauer più cara la fanità del cor
po co poco guadagno,che guadagnar*affai,cò perder la falute,&la vita.
V inc. Lodate voi à femmar'vn'altra volta tal femenzain quel terre
no medefimo,doue fono fiate le radici cauater
G 1 o. Bat. Perche egli fi troua più graffo all'hora de gli altri terre-
ni,gli Agricoltori prattici,vi feminano il frumcto p doi,ò tre anni p ve
niruene affai ,& poi feminano alla primauera la femtz 1 detta in altro fito,
accioche ql terreno diuéga graifo,il quale fi può dire che ripofa p ql te-
po,chele radici nò fann'altro che i rami della feméza che fi raccoglie di
annoinanno(comehodetto)& ancoplefoglie,che vi cadano da qlli,
V l NC.Come fi femina,ò li pianta il rufo che comprano i tentori per
tingere i panni,& i conciatori de' corami ì
Gio.Bat. Quefta nerba non fi femina per non farfemenzadi valore p,/ pianta*
alcuno^na fi piantano i rami che hanno le radici,! quali per far che ne & ord!--
•rtlirw*
habbiano in copia,fi prouauano,& (ìriuolgono fotto terra di gabain ga ,l "€•>
ba à modo di chioccia, come vi d'fsi che fi prouananoi mori ; onde'alla,
primauera fcg<iente,fi cauano, & fi piantano di ramo in ramo con le ra-
dici,l'un' apprettò all'altro circa vn braccio per lungo, & per trautrfo,
accio»
i7o GIORNATA OTTAVA
acciochc nel crefccre di gamba,in gamba fi poflano ben zappare , & co!
mare attorno di terra con le zappe , ò uangheauanti il freddo, & poi
aprirle fuori alla primauera. :
VlNC.Checofaùififàdapoichcqtìeftegambefonofcoperte? .
G io. Bat. Non ri fi fa altro,fin che al principio d' Agofto fi tronca
no tutti i rami ben bafsi (eccetto quei che li prouanano j> piatarli come
ho detto,) & fecódo che fi tagliano/i legano in tati mazzi , come fi pof-
fonotener'inuiano;& poi fi conducono nell'ara, & fi tagliano minuti
talmencc,che niun ramoso ramicello,& foglie non fiano più lunghi,co-
me è groflo vn dit o,ò lunga una oliua . Et fatto ben quefto,fi fpargono
cofi ben tagliati al Sole,& fi mouono più uolte co i raftelli ogni giorno,
finche fono ben féccati;& all'ho ra fi porta ogni colà co i lacchi ne i gra
nari,ò altri luoghij& uotatiui di mano in mano , lafciando cofi quello
rufo,fin che lo vendono. "
ViNC.Quato può valetegli à ragion del pefo,come Tempre fi vede?
Gì o.BAT.Efiendoben'ordinato,imercanti(per l'ordinario) lo paga
no per marchetta dieci il pefo;che effendo piantato il luogo à propoli*
to,& ben colti uato,non pur dura in terra gran numero di anni bcllo,ma
fé ne caua à ragion di iugero,nó meno di lire vinticinque delle noftre ,
le quali fi cauano fenza fpefa di femenza,ò d'altra cofa importante,fuori
del zapparlo all'autunno,& alla primauera,& poi nel tagIiarlo,& batter
lo bene quando è fecco fin che le foglie fono ben trite.
V I N e. Quando quello rufo ricercante terreni, doue fi feminano i li-
ni,dubito che'l renderebbe manco utile,di quel che fi ha da loro.
-. Gio.BAT.Voihaurefteragtoncfeqftofufieneceflario. Mapche di
fua natura è tale,che tato vienene' terreni molto leggieri,quato ne' me
diocri,ò ne' buoni;però in qfto paefe fi femina folaméte in quei più de-
boli,che forfè nò réderebono vn ducato il iugero;onde còfiderado che
nò vi va altrimenti fpefa d'acqua jp adacquarlo , fempre lodàrò coloro
che hanno Cimili terreni deboli,à piantarne quanto poftono. Percioche
oltrache fé ne caua affai più di quelli, che nò farebbeà ponerui ogni (or
te di legumejò di biadalo di paftu ra,& che fi ha fubito il danaro,com'c
ordinato^ vi fi può pia tar,& alleuar'anco della vici,ne' fili,j> cónenirfi in
ficme,co(à ch'egli nò còuiene cofi co gl'altri arbori per le ombre loro .
- V i Nc.Non hauete detto cofa alcuna circa del letamare quefio rufo.
Gì o.BAT.Lodarò fempre àlctamareil terreno innanzi che fi pian
tino i rami, & poi ancoogni dui anni à dargliene di bc minuto innanzi
che fi colmino le gambe.Vero è,che per minore fpefa, vi fi potrebbe da
re all'hora della poluere raccolta per le ftrade,comc più volte vi ho det
to,che fi raccoglie nei tempi del caldo ; percioche, come fune pattato
il
D'ALCVNE COSE SPEECIALI. 171
il verno iromorbidarebbe non poco tutte quelle gambe •
Vi NC.Haueteuoicognition della maggiorana, che fifcminanelMi
lanefe,laquale(perquàtoio ho intefoj rende groffa vtilitàp la feméza,; ^^J^^
cheli vende à i mercanti, che la mandano in Fiandra, & in Germania? *Mm
G lo.BAT.Ionehoueduta dimoltobella vicinai Milano; nondime
no fe'l terreno non è à propofito,rende poco frutto; oltra ch'è talmente1
delicata, che ogni poco di nebbia che ui foprauenga , ò d'altro mal tepò
quando fiorifcejiìcauapoca temenza, ò niente: Ma fé quella herba è
poflainfitobuono,& che'l tempo le profperi, lappiate che non fi rac
coglie cofain quello /tato che dia tanto vtile , quantofa quella; attefo'
che fé ne può feminareà numero di pertiche, come coli chiamano la
lor mifura;mapcheui végonofacilméte delle nebbie quando fiorifee,
però non è marauiglia fé fpefle uolte ui falla,come fa. Et però ho p fer
mo elvella riunirebbe meglio in quello paefe, perno elTer coli fottopo
fio alle brine,& alle nebbiejCome facilmente occorre à qllo di Milano .
Vinc. Che forte di terreno ui pare ch'ella graditea?
Gio.BAT.Non è dubbio,che'l ladino debbeeffer più àpropofito di
ogn'altró, per effer molle , & fenza pietre ; & però non fi potrebbe fal
lare à feminarla doue vengono i lini belli.
Vi nc. Come ù debbono ordinare limili terreni , & quanta femenzà
ui uaaliugero,&daqualtempofì femina.
G 1 o.B AT.Efsédo il terreno à propofito,bi fogna róperlo co l'aratro
innanzi il verno,accioche fia ben cotto dal gelo,& paffato S. Antonio ri
tagliarlo; & elfendo poi letamato benisfimo con letame uecchio mimi-
to,&riuoltatofottoconl'aratro,gittarli fopra almeno vna libra di qfla
feméza la pertica al principio di Marzo ; cioè,quattro, ò cinque libre al
iugero;laquale fia fparfà con altrotanta fabbia, accioche fi cóparta me- ,w .„ •
glio.Nó mancando però àraftellarla dentro benisfimo, acciocheui re- .«...
ili bene incorporata.Vero è,che meglio farebbe à uagare tai terreni do
pò S. Martino (elfendo però primabenletamati come ho detto,) & non
farli altro fin che fi feminafl*ero,& ordinaffero à i modi detti. Et più di
cotili criuellalfe quelli terreni «angari alti vn palmo innanzi che fi fpar
* gefle lalemenza,lo farebbe con maggior utilità, per effer quefla herba .^
cofigentilej&cherendetantopiufcmenzajquantoch'cben'ordinata. ..ai);ili.
Vinc. Quali cofeui fi fanno fin ch'èricolta?
Gio.BAT.Non folamétebifognazapparIa,& ricalzarla digabainga :-t\
ba,com*è fuor di terra,ma ancora elfendo troppo fpcffa,fi leuano le ga-
be (upfluc,&fi ripiantano fin dueinfieme,doue fono troppo rare,lequa
li ricercano di ftar lótane l'vna dall'altra gaba poco men dl' vn palmo; p-
Cloche elfendo fatte loro le cofe come hu detto, renderono maggior co
pia
17» .' - GIORNATA OTTAVA '
pia di femenza^he non farcbbono quai; do fuflero più fpefle . Poi fi ta-
g!¡a,& ft raccoglie di tempo in tempo la fcmcnza cominciando al Giu-
gno,al LugIio,&aH'Agofto fccondo che fi matura & fi vede ch'è fee-
cajcome fi chiarifcc, nel pigliar le cime de i fiori,& romperle tra le ma
ni,< h; efll-ndo ben matura la femenza,falcarà fácilmente fuori.Auuerté
do à non tagliar di volca in voltafe non la matura,& batterla fopra i len
2uol¡A feccatabenifsimocriucllarlanó folo,iru vcderlaanco, Scdapoi
fldacciarLa,accioche la poluere cada in terra , & tutta la fcmenza riman
ga ben netta nel fcdacciojribattédo pero quclla bulla grofiache rcftarà
nelcriucllo^&riducédola in buonafcmtza netta corne farà tutta l'altra.
: V i N c.Quante libre di quefta femenzadebbe render'un iugero?
, G io.Bat. Ordinariamente, ne dourebbe dare cento, cento vimi.fin
cento quaranta, & cento ft flan ta,laquale fi vende in Milano fei , & fette
reâlila libra.Oltra che fi vende la bulla afciutta,pereflcr peifcttadamá
giarpolucrizatantHemineftre,& altre cofepereflerdi buon'odore. I
V i KC.Sapete voi in che cofafe ne feiuono quei popoli che la paga
no cofi bene i ■' ï
Gio.Bat. Peradeflbnon velfodîrc; nondimeno non credo che la
comprino per cofa medic inalc,ma più tollo per mangiarla poluerizata
nei loro cibi,comc facciamo anco noiilpepe,la canclla,& altre fpecíe-
rie;& mafsimamente perche efsi,non raccogliendo vino forfe fe ne fer—;
uononelle loro artificíate beuande, per eílerquefiafemenza odorife-
ra,& di fapore molto delicato . . i
... V i Nc .Vi prego parimente che mi dictate per quanti modi fi puô far
dcll'ogliooltraqueljche ii raccoglie dalle oliue. .. ^ ■
Vil cenare Gio.Bat. Voi primamente fapete la gran quanti ti che ne cauiamo
ifiio <Uila dallafemenza del lino, del quale non folamencenel farci lume.durano
JcmttnM del . .* . .. . л* • i п ч
lino. tanto noue oncic, quanto ramio dodici d'ol i ua,ma ancora allai volte its
íeco al pari di pretio.£t queíto lo poflono íápere i Milanefi,& i Berga-
mafchi,i quali ne comprano da noi in gran copia per bruciare,& per má
giare quando l'hanno purgato dal cattiuo odore ch'egli hi . Onde fr» le
buone dotti che qutflo oglto hd.cßendofaltofen\a acqua quanto più è vec
chiojanto piùbeuendchteppido,fcaccia óttimamente il mal dipunta.come
cglioMUft Per infinite "oltefi ¿ ueduto.Ei oltra che voi fapete la fomma d'oglio che.
тацл del- «uiamo da i vinacciuoli raftellati fuor de' graípi torchiati,il quale fa lu
/Ччм. ce chiara;Sapetc anco chealcunibuoni Agricoltori di qfto paefefemi-
nano dclle dradellc nclle fau e,& altt i legumi , le quali etfendo zappatc
^'l 'Tu'r ^' 'omPagn'aj& lafciate rare,crefcendo alte rendono à gamba pergam
me^a'delíe ^а tanta coP'a ^* kmcnza al fuo tempo , che ciafcuno fe ne marauiglia ;
Jrtdelle. Ь quale fi dell'oglio aflai perfcuo,& chiaro da brufciare .
VlNC.
DALCVNE COSE SPECIALI. i7j
V tNC.Non credete voi che la Temenza delle rape non dia dell'oglio i)tl cimare
aliai, come alcuni dicono ? tgliodJUfi
G (o.Bat. Se uoi parlate delle rape^che noi magiamo p piumefi,& ,"e"WULt
che cauiamo alla fin di Nouébrc , qfte nò dano Temenza, eccetto Te non
fono porte dapoi con le loro foglie nella Tabbiap il meTe di Deccbre,di
Génaro,&diFebraro,ripiantadolepoidiMarzocó leirte{Tefoglie,ac«. ' ,
cioche facciano la femeza di Maggio,laqual produce però poca fomma .-.<■.,
d'oglio , à riTpetto d'vn'altra che li Temina Tolaméte per qflo ; & che nò
occorre à fterpar quelle rape, e ponerle co le foglie nella làbbia co tata
Tattura,accioche non gelino nella terra,comc farebbono le dette quado
vi r?ftaflcro.Et però chi vuol cauar dell'oglio in copia, femini di q (l'al
tra Torte di rape medelìmaméte di Luglio, nò facédo lor'altro,che zap
parle al tepocome fi fannole altre,le quali r.ò Tolaméce uenirano fiori- .
de alla Primauera>ma Tarano gran quantità di lèméze al Maggio ; onde
raccogliédole mature>e macinatole prima alla pietra giade, doue fi ma
cinano qlle del lino, & d'altre Torti , fi cauarà dal torcolo le Tedici , & le
diciotto libre p quarta,ilquale oltra che Tara belia luce, & Tara buon da
magiare p gére popolare,reftarà ancor bello, e granirà come ql d'oliua.
Vi NC.Che quantità di Temenza fi può raccoglier per iugero ?
Gio.B AT.Eflcndo Tcminata in buon terreno ben'ordinato,& bc zap
pato al Tuo tépo , ordinariaméte può dare Tome cinque di quarte dodeci '■••* ' "5
l'vnadi Temenza netta, che farebbe circa libre ducento per Toma. ir. a ,'.'■
Appretto voglio ragionami di quell'herba che fa medefimamente la Del crnvt
gamba alta, & groffa della Torma loro , ma le foglie più ftrette , le quali foglio dalUÌ
producono tata fcmcza,che ogn*vn Te ne marauiglia , dalla quale fi caua J^nem^ <*'*
gra quantità d'oglio buon da magiare,dabruTciare,da farTapone,& da
vngere le lane per far panni , come ampiaméte ne parla il Dottor Fiora»
uan ti.ilquale in Venetia dà tal Temenza à chi ne vuole Tcnza danari.
V i n c.Da qual tempo fi Temina quella lemenza,& quanta ve ne vuo
le per iugero.
Gio.BAT.Eflendobcn*arato,benIctamato,&ben'ordinato ilterre-
no, Te ne Tparge vnalbra per iugero nel meTe di Fcbraro, òdi Marzo,
meTcolata però co la Tabbia,accioche fia meglio còpartita , alla quale da
poi ch'èben'incorporatacò rerpice.òcoiraftelli.nonui fifa altro che
zapparla quando è nata.c poi quado è matura,rjccoglierla di rotte, oue
ro di mattina co la rugiada, & nò d'altra hora del giorno, perche tutta! fi
perderebbe nel cader'in terra; Laquale,portata nell'ara,)! batte,& fi net
ta col crivello minuto,& col fcdaccio,& dapoi fi fal'oglio,ilquale qua-
to più fi tarda à torchiarlo,tanto minor quantità Te ne raccoglie. Et pe
rò fia quanto più torto macinata benisfimo con quell'acqua^che le con.
A1 «iene,
174 . G IOR N A T A O T T A VA T
uiene,cV poi torchiata ftrcttamente,come fi oflerua. Et oltra che qut-
Jìo oglto rendegrande vtilità, comefi vedere perfetto ancora perfanar co*;
loro cbepàtifcono il mài di renelle,& che orinano con difficultà.
V i n t. Benché tra noi non fi fa oglio di noci , però mi farà caro che -,
Del
mene parliate,
«gflo *ddu G x °«Bat. Gran pazzia farebbe la noftra , fé uolesfimo ufare l'ogliò »
mei. in copia di cjuefti arbori sì grandi , come ucrrebbonomasfimamentein
pochi anni ne i capi,chc tuttauiacoluuiamocó grande induftria, & che .
copriamo à céto,e ducento feudi il ingerojpercioche fé cófideriamo il •
gran dano che fi haurebbe dalla loro catti uà ombra, dalla gra copia del- •
le radici,& qllo che fi patirebbe nell'entrate che fono in terra dalle gen
ti quado cominciano à magiar'i loro frutti fin che gli hanno ricolti ,nói
è dubbioche farebbe aflai maggiorai danno, che non farebbe l'utile,
che fi cauafie . £ ben vero che io lodo piantar le buone noci nelle ripe-
delie uic larghe, nelle campagne Aerili , ne i colli magri , & ne gli altri i
luoghi deferti ,ma nonmai ne i campi che rendono buoni fruniéti,flori
di pratijdclicate vue,& altre fertili rendite;perche in vero non fi può ne
gare ,che fi caua gran quantità di oglio da cjuefti arbori , quado fono di
buone forti,& che i tépi no vi fono còtrari , Il quale.per efler lucido, è
pretto da màgiare,da far chiara hi ce,e da feruirfene in altre comodità.
Del tonare I© vi potrei dire ancora l'oglio che fi potrebbe cauare dalla femen--
«rfori * & 2a ^ mira2°le,del ficomoro,deiregheno,delle ghiande , di rouere, oc
jpecialmeme d'altri aibori,ma perche vi farci forfe troppo lungo, dirou ut folamen-
*df*iìn • te in poche parole qllo che fi caua della femenzadel faggio,il quale »ó
folaméte è perfetto da mangiare,da far bella luce,& altre cofe buone;
ma ancora ella réde tanta fbmma ch'è cofa quafi da nò credere.Et però
i noftri mótanari,che fono vicinià i Grifonì,&à gl'Illuft.Cóti di Lodro
nej& di Arco,dourebbono raccoglier di qfta feméza, che cade in terra
i»quei gradifsimibofchi di faggi»à cétinara di facchi,per cauare poi il
tanto ogliojcome ella rende, co loro grande vtile, & beneficio anco di!
HDÌ>per efler tato alti di pretio,qfti altroché homai no vi fi può uiucre .
ViNC.Micpiacciutochchabbiatefìnito,poichemiconuien ritro-
uarmi in firelcia all'hora di ragionerà inftaniia d'un mio caro amico; &
però con voftra buona lice ntia andarò à montar'à cauailo; non mancan
do dimane di ritornar dauoi,accioche mi ragionate anco delle altre
buone cofe,come fi n'horahauete fatta» ■'■ < !. ' :
Gio. Bat. Venirctepur'al piacer voftro,chc farò fetnprc apparec-
cF.iatoàfbdisfarui. ....

IL FINE DELLA OTTAVA GIORNATA.


r -i-» LA
LA NONA GIORNATA
AGGIVNTA PÉÌL'AGRICOLTVRA,

DI M. AGOSTINO GALLO,
Ne/lacualefitratta dipiù cofe diuerfi,
.• . ò più Pofio ftrauaganri .
I v n T o M. Vincenzo Maggio il nono giorno da Mi
Gio.Battifta Àuogadro , & ritrouatolo ch'egli pafleg-
giaua nella fala grande ; falutatofi prima amoreuolmen
te l'un l'altro fecondo il coftumc loro ; & numerato le '
quindeci hore,che all'hora fonarono > fi pofero à fede-
re:Ondcdopoalquanto,l'AuogadrogUJrdadoilMag
gio,difl'e . Pi quali cofe,hauete voi penfato M. Vincenzo1, che parlia
mo hoggi? • .. '
- V l nc. Perche habbiamo quefti otto di ragionato di molte cofe con
qualche ordine (quado vi piaceffe) mi farebbe caro,che dicefsimo d'ai
cune ancoratile ci pareflero daeflcr prcpolte diuerfaméte,fe ben'hauef
fero,del lo ftrauagatc;com'anco venédo da voi,ho pefato di chiederui «
Gio. Bat. Drizzate pur'il parlar voftroà quella via, che vi piace,
che vi rifponderò,per quanto farà in me, à quel che mi domandare te .
V IN e. Io cotnincicrò dunque à pregarui , che mi diciate s*è meglio
arare coi buoi,che coi caualli , ò co i muli ouer con gli ali ni follmente ,
come fanno infiniti Agricoltori fuori d'Italia .
G i o.Bat. Non e dubbio alcuno , che à noi Italiani fono migliori i f*ffc* ■mi m
buoi di tutti gli altri animali.-percioche la prattica ci fa vedere che fono £f ,*? v M
più torti,più deitn,& più commodi per coltiuar le tante diuerlitadc 1 xrare de gl-t
terreni nofì ricche fi trouapo nei monti,ne*colli,nelle valltjcofticre^a dmtmimdi
pagne,& piani . I quali,perche fono fterili,8i fertili , leggieri & forti ,
flfpri & ladini,duri & foliKÌ,crolli & fegatofi,huiuidi& cretofi, ghiaro
fi & lcdofi;gieflofi & fabbionofi, neri & bianchi, rofsi& bigi, 8c d'altre
^ - foni
i76 GIORNATA NONA AGGIVNTA
forti che farcbbono impofsibili à raccontare ;non è dubbio che noi non
pofsiamo adoperare animali più à propofìto di quefti,per arargli ben e.
La onde,per non effere generalmente fimili terreni nella Germania , &
in altre Prouincie di qu< i climi profsimi , non è marauiglia fé vi arano
quafi tutti co i caualli,come quelli che ne hanno vna infinità, i quali fo
no talmente agili,che arano il doppio di quel che facciamo noi: E t que
ilo auuiene,pcrche cfsi hanno ancora gran copia di campagne fpatiofé>
lequali fono per natura più tofto di terreni leggieri,che d'altre forti. Et
però non è gran cofa fé raccolgono quei paefi tanta quantità di biade,
come fanno;poiche fono coli ricchi di terreni, che li lafciano ripofàre ,
non coltiuandoli ogni annojCome per l'ordinario facciamo noi. Vero
è che habbiamo quefto vantaggio, che quando babbuino adoperato!
buoi nel colti uar'inoft ri campi per qualche tempo ; li pofsiamo ingraf
fare,& vendere à i beccari,ouer mangiarli in cafa; cofa che nonpoifo-
no fare quei Settentrionali de' lor causili , ne de gli altri animali detti .
V i Nc.Pofcia che io refto chiaro di quella prima domanda,dcfidero
che mi ragionate intorno à i precetti del ben'arare, de' quali (ancorché
né parlafte il primo giornoX°n certo però,che non diecfte tanto quan
to fé ne può dire. ,
'Alcun* r*.- - G io.IÌAT.Lafciandola maggior parte delle co(è,che all'hora vi dif-
^JTfJ*1"* fi.dico chenon fidamente laterravuol'effer minutamente aperta,& fon
' data ber.ifsimo con l'aratrojmabifogna ancora che fia bene fpianata,bc-
ne nctata,& bene i n graffata . Percioche , effondo fatta bcn'ug uale , oltra
chele pioggie,& l'adacquare non la danneggiano nel condur'i graflu-
rni altrouc ; il Sole parimente.il caldo.il freddo,& i uenti maggiormen
te la bonificano . Et piùdico,che,fi come ritrouandofi ben'arata, fi me-
{cola la rorte,con la foluta,la graffa con la magra , & ciafeuna di effe col
letame; cofi le femenze s'incorporano benifsimo feco ; & qoefto mafsi-
rnainente occorre, quando fono fiate ben rotte tutte le zollegroffe , &
che la terra è diuenuta ben trita,minuzzata,& ridutta in poluere . E ve-,
ro,chc alcuni Antichi vogliono che non fi arino i terreni molto fecchi,
conciofia che fi corrompono,& non riceuono i femi (cofa che facilmé-
te poteuaefferecofine i loro Climi)ma noi in quello noflro,ritrouia-
t' ■ mo effer fempre in contrario , & fpecialmente quando non fi trouano
humidati innanzi dalle pioggiejpercioche, venendo dapoi elle fopraà
i grani fparfi ,non è dubbio che giouano perfettamente al nafeimento lo
ro,perche fpolucrandofi quei terreni fubitofeome fanno) nafeono an
co in un fubito tutti i grani che fono per nafecre . Lodo bene che non fi
arino quegli altri,chc fono troppo molli, pciche vengono talrccntedu
ri,che per più anni non riceuono fcraenzc.Et quello non falla mai; ce- .
cctto
\
D'ALCVNE COSE STRAVAGANTI. 177
cetto però , che fé fi aiutano col darli tanta fbmma di letame , innanzi
cheli rópanocól'aratro,perlapotentiadi queJlo,produconoalle volte
il foltto ricolto.La onde non pure fono da lodare moltoquelli Agricol
tori che arano i loiocampi,per non lafciarli indurire in tal modo che di
uengono poi afpri grandeméte; ma ancora che gli aprono in tal tempo ,
&confi buona induflria,ehe le lor fatiche partorifeono femprc buoni
frutti.Et certamente è di tanta importanza quello; che, fi coinè arando
l'Agricoltore i terreni quando fa bifogno li bonifica pur'affai; coli ara
doli ne i giorni quando fonomolto bagnati;ò che non fonopofati alme
no vn'mefedopol'una,& l'altra aratura; penlando di far loro giouamé
to,fà il contrario;percioche,ò nuoce loro molto > ò almeno gitta al ven
to quelle fatiche.
Deuono arare poi gli A gricoltori le terre deboli, & leggieri più to
lto nel verno,che nella fiate ; pcrcioche quella per l'eccefsiuo caldo,ri-
fòlue quella poca fuftantiachejefle hanno ;& quello incorpora l'humo
; re delle acque che vi giouano con la loro humidità. Male altre terre,
& mafsimamcnte le forti, quanto più fi arano di verno,& diflate, tanto . , ,
maggiormente maturano,& s'ingraflano.Oltra che fondandole benisfi •<
rno(come ho detto)& con l'aratro,& tagliandole minutamente; nonio •*"■• . '
Io fi diftruggono le herbe cattiue,& fi nuolgono alla fuperficie quell'ai
tre,che poi fon percofTe dal Sole,dai gelo,eda i vemi,talmcte che muo
iono (& mafsimamente elTendo cauate con gli erpici , ò co i raftelli , &
abbrufeiate^ma ancora percontrario,quanto più terra piglia il bifolco
con l'aratro,e meno l'affonda,tanto più ella refla mal coltiuata.
Vi NC.Vorrei faper'ancora,qual letame lodate voi , che fia migliore
per dare à campi,che vanno feminati,il vecchio,ò il nuouo .
Gio.Bat. Quantunque gli Antichi dicano, chea quelli terreni fi
fpargano più tolto 1 letami vecchi ben marci, che i giouani ben frefehi , c"": ~**-
poichcqlti producono affiti più herbe cattiue,che nò fanno qllijnondi rrco ir^
meno pcheinuoui hanno maggior poffanza d'ingraffare, io nò iftimo gliordeltttc
tato ql produr di herba,quàto faccio cóto dell'utile che rendono à i fru <**• .
tnent »,& à gli altri grani . Come bé col fondamelo della lunga prattica
Tediamo, che più benefìcio rendono due carra di letame giouane , che
non fanno tre & quattro di qllo,chc più è vecchio. Perciochc,fi come
qflo,quato più tarda à fpargerlo nella terra che va arata, tanfo più di té
pò in tépo vàperdédoil fuo vigore;Cofi qlloquatopiùcfparfofreico,
& riuoltato fotto fubito co l'aràtro,tato più ha forza d'ingraffai la . Che
■fé vi tulfequiil noflro nobile M.Alouifio Rodengo Agricoltore eccel
lente, voi lo fentirellc dire à quello propofito , che quando fune pofsi-
4>ile, fi douerebbe dar'alla terra ogni flcrco fubito, ch'egli è caduto
■.-•-.. M dall'a
i78 GIORNATA NONA AGGIVNTA
dall'animale , poiché in fua fpeciehà qllapfettione di beneficiarla , che
bà di gioiiareall'huomo l'ouo della gallina quato più è nato di fretco.
V i N.Chi facefle qfto,fi fpargerebbe inutilméte la paglia porta fotto
àgli animali, poiché ella reftarebbe cruda, & non ben marcia , comefi
troua quando e ftata ammucchiata con lo Aereo almen'un mefe .
Gxo.B AT.Perche egli è altra cofaà parlar della paglia come paglia,
& altra e à ragionar della bontà dello fterco,come ho fatto . Pcrcioche
volendoti l'Aricoltore beneficiare della paglia, ò dell'altro ftrame firai-
le,nó è dubbio che bifogna lanciarli in mafla,ò pila,nù meno d'un mefe,
accioche fi marcifeano bene.Ma fi ha dafapere che quàto fi tarda à fpar
gerii & à fotterrar li ,t ato più lo Aereo j>de il Tuo vigore,& la Tua virtù.
ViNC.Hopur'udito alcuni, che fanno professione dell'Agricoltura,
i quali dicono che quanto più il letame e frefeo , ch'egli maggiormente
col fuo gran calore affoga le femenze. >
Umìlìùdi G l o. BAT.Se quello fu Ile vero, farebbono malamente trattati! cani
l'tngraffwrtì pjchevengono ingranati malamente con la calcina uiua in molte Vii-»
'tdtìnapu. ^ del Comafco.Laquale rende tanta vtilità almeno per tre anni , ebe io
ras& ieri- mi marauiglio che nò fia vfata tra noi,& ne gli altri paeG c'habbiaao dei
t«g*t*. lofterile,comehàil noftro . ::.:• .-.>-. *i
V I NC. Voi adunque lodarefte che s'ingraflaflcro i noftri terreni eoa
quella , benché ordinariamente ci co Ila du i & tre marchett i il pefo , Se
che uè ne debbia andare buona fomma per iugero. <■>,-.-■
Gio.BAT.Confiderando che à ingranarne vno per tre anni almeno «
te ne ballerebbe ottanta, (in cento peli al piùjio ho per certo che faref-
fimo molto bene à darla à quei terreni che l'aggraddirebbono; cóciofia
ch'ella farebbe di minore fpela del letame,)'! quale in più ville colla al
meno cinque roarcelli il carro;ma inalcune altre corta non manco di ot
to;& vene vole per iugero almeno cinque carra,& vi dura poco più
d'un'anno. Perche non folamente hauete da faper che la calcina rende
più frutto del letame,^: che il fecondo & terzo anno gioua più ài cara»
• pi del primojma cuoce anco talmente i terreni ,cVdirtruge le catiiueher
be,che le biade rcfhno nette quando l'i mietono. Senza che non è poco
vtiie,chcin tre^nni bada à dui iugeri ,vn fol carreggio di cento ottan
ta peli,ò poco più di calcinazione à letamarli di Ite reo in quel tempo al
meno due uolie.ror vcncvolmenodi venti careggi.
Vi NC.Qiiai fono quei terreni,chc non fàrebbono à propofito per t$
ceuere quefta calcina?
Gio.BAT.Dadolaà icrctofijà i pietrofi,à i ghùrofi,f bbionofidedo
fijcroIliJ& à i troppo duri,non folonon. ve nevorrebbe per iugero me
no di uucentopelijdi vinti. inque libre alla lottile, ma finalmente farci»
be
D'ALCVNE COSE STRAVAGANTI. 17?
be ancora un gittartale fpefa al vento.
Vi nc.Mì piacerebbe faper'anco,fe fi può dar q (la calcina à i terreni
Co minor fpefa,da qual tòpo fi debba fpargere,ei modi che s'ofleruano.
Gio.Bat, Quanto fiaà colui che l'ha da cauare pura dalla certa per
compartirla fopra la terra , non foto bifogna che fia veftito di tclabian-
ca,& habbia coperto talmente la faccia, che per modo alcuno non li pof
fa entrar la poIuere,nc gli occhiane gli orecchi,nel nafo,& nella bocca;
ma ancora bifogna ch'egli fia feguitato dal bifolco, che di mano in ma-
aala rinolga (otto terra con l'aratro;& dapoi ui fermili fopra il frumcn
to,ò altri grani fecondo che ha diffegnato .
Poi perche vi fono altri che non vogliono fpender tanto nella calci
ua,ne pigliano,comc farebbe la quarta parte manco per iugeroj& l'ac
compagnano al Maggio con la terra cauata da i fofsi ,ò dalle ripe , eflen
do afeiutta ; facendo vn fuolo di quella , & vn altro di calcina [ fin che
l'hanno fìnita,lafciandola coli tre,ò quatromefi; compartendo poi que
ita racfcolanzaal medefimo campo innanzi che l'arino l'ultima volta;&
feminandolo fubito che l'hanno araro,ouero innanzi volendo che l'ara
tro riuolgai grani fotto.Ma meglio farebbe à mefcolarla con la polite-*
re raccolta nel gran caldo per le flrade, perche fi fpargerebbe meglio,
& fi compartirebbe minutamente per lo campo, & farebbe anco mag-
gior'utilità della detta terra per efler migliore.
Altri pfpéderancorameno,pigIiano folamctedui terzi dicalcina p
iugcro,& lo mefcolano al modo detto , quindici giorni innazi al femi-
narc,col letame che fi fa p le ftradc frequente dagli animali.Et qfta me
fcolazafìnifce di fumare,c di cuocerli in maco di dieci dì:Laqualfifpar
gè prima per lo capo,& poi arato innazi,ò dapoi che l'hanno feminato.
Vi fono ancora alcuni altroché trouandofi hauer buoni letami di ftal
la, non pigliano più che la metà della calcina per iuge ro,& poi mefeo-
ladola pur co efsi à fuolo fopra fuolo dieci,ò dodici di innazi al ferri ina
re,finifce di fumare cofi mefcolatain poco più di fei giorni;onde fparfa
che l'hanop lo capo l'arano,& poi lo feminano di qllo che piace loro. .• '•',». 7., x
Vi fono molti altri ancorail quel paefe,che per manco fpefa còpra- l'ìngrtjfm
a o da i conciatori di corame,iI calcinaccio che loro auanza,& ne danno ' cm$i **
il doppio per iugero,di quel che fanno la calcina fola, & fé ne trouano c^ctna^m>^
fatisfatti almeno per dui anni. Et oltra che quelli Agricoltori coprano i,cvrxmtvt
quanta cenere ri trouano nella città,& nelle fornaci,per dare a i capi do- nen,& «ne
uè feminanoi lini > pagano nò meno tutte le cenerate che auanzano alle rm* &<»*i*
donne nel fare le loro bucate. La onde io fonosforzato a dire che quelle *"*
géti auanzano tutte le altre dello fiato di Milano in coltiuar'il lor paefe,
che per natura ha dello iterile afiai,come quello, che è pieno di vnain
M a finita
180 GrORNATA.NONA AGGIVNTA
finità di colli:i quali nódimcno co lo sforzo della lor grande induftria,
fanno riufcire fertili,& abondanti di tutti i beni; fi come apertamente fi
può vedere dalla bella e dotta opera della nobiltà della città di Como,
deferittain dui libri elegantifsimamente dal mio M.Thomafo Porcac-
chi:il quale,lì come e giudiciofo,& intendente; coli per la bontà,& faci
lità de i fuoi nobili,& honorati coftumi e da me fingularmen te amato
& hauuto per caro;& dal mondo per le molte fue opere,homai è cono-
fciuto,& honorato grandemente. .::" '.■>.■ -:.. -
Vi nc. M.Thomafo è veramente come dite, & per tale l'ho io cono
feiu to,quando per voftra bontà ne hauete fatto contrahere amici tia in-
ficme,di che vi tengo obligo.Ma dapoi che hauete parlatodi quella co
fi rara coltiuatione,vorrei faper'anco, perche quegli Agricoltori femi
nano nei lini più torto il trifoglio,che il miglio?
■ptlfemtur' Gì o.BAT.Quefto non ho veduto fare fui Comafco,ma fi ben'appref
trÌì% fo alla Gonzaga fotto Milano, & fenza offefa alcuna del lino;percioche,
com'è diuenutò alto intorno à tre dita, vi feminano fopra il trifoglio ,
il quale vién tinto bello, che, cauato il lino maturo , Io trouano fi alto ,
che lo fegano poi innanzi fan Iacopo; di manieratile quando fono per
feminarui il frumento di Settembre,*) d'Ottobre (ancor che fia diuemi
to tanto alto,fpeflo,& netto d'ogni altra herba, che fi potrebbe taglia
re per pafiura) lo riuolgono prima fotto per graffume con l'aratro, &
poi vi fi feminano fopra : Cofa che vien lodata da molti intendenti , per
efiere più vtile ilfar'à qucfto modo,cbenon è dopo il lir.o,fcmiriaruiil
migliori quale,benche renda più utilità del trifoglio fegato, rondiate
no immagrifee di tal forte quel tcrreno,che non tanto vi uiene poi l'an
nofcguenteà penalamctàdel frumento di quello che vi fa venir'il tri
foglio,ma ancora fente di quella magrezza almeno per dui anni.
Vi nc. Ancoraché uoimidiccfteilprimo giorno dell'abbruciarle
ftoppie jnondimeno mi farà caro che mi ragionate di quali fi debbono
abbruciare,& il modo che intorno à ciò fi debbe tenere, ^->ji-..u . .1
Bell' dime . Gio.Bat. Sono da lodare quegli Agricoltori, che non hanno care-
dart i pa~ ftjadi paglie per far letto à g1ianimah>chete abbrufciano,& fpeciaJmé
wiétów mn te Suc^e c'ie ^ trouano fporche di più herbe faluatichejpercioche, ol
irà cheirgraffano quei terreni,che fon rettati deboli per il lor fruttare,
abbrufeiano anco talmentcle dette herbe cattiuiejche co effe diftruggo-
nole radici, & infiniti animaletti, che danneggiano alcune volte le bia
'■* * l de.Veroè,chebìfognafar c]iiefio officio quando l'aere è quieto; accio»
che la cenere nò fulle portata àltroùe da if vèti gradi, ò che quel fuoco
non danneggiafi'e i vidni,ouerofemedefimi; accendendolo anco fera
pre da quella parte doue fpira qualche poco di aura , & mafsim a mai te
•■• • e M quando
D'ALCVNE COSE STRAVAGANTI. ?ff
quando è nuuolo,& che fi può fperare qualche pioggia;pcrcioche/o.i
prauenendo dopo che futfero abbruciate,racqua ui giouerebbenell'in
corporar quelle cenericon laterra, poiché fono cofi buona graffa, per
giouar'à i grani nel nafcere,& nel produrli al perfetto fine .
Vi n c.Pofcia che uoi mi hauete detto del far nafeer ben'i grani,D ri
cordarmi anco che mi defte il feròdo giorno alcuni modi ptinéti al far
nafeer ben'i migli,vorrei faper fé li fate feminare prima,e dapoi volger
li fotto con l'aratro;pche douerebbono nafeer più facilméte,£ no effer
cofi pcofsi dal calor del Sole,come fono effendo feminati fopra -terra,
Gio.Bat. Midifpiacechcnon vidicefsi,chemai non li faccio femi- jj£\
nare fopra le arature; attefoche la prattica mi fa veder che efsi nafeono mgli.
ficuraméte à fcminarli dopo ch'è fpartito il Sole , & uolgerli il dì fegué
te con l'aratro più per tempo che fi può : I quali, per efler'humidandal •
là rugiada,& coperti con poca terra,& dapoi calcati con l'erpichetta bc
pefante,per due,ò tre mattine fegucntijnon è dubbio che nonfaccian»
primamente le radici,& che nò fpuntino poi con facilitàjpercioche (ò
no di tal natura,che paffarebbono ogni groffa colla di terreno,chefuffe
fopra,nó che la terra cofi ben calcata , la quale (come disfi quanto più è -
fopprcffata,tato maco fon'offefi quef grani dall'eccefsiuo calor del fole.
Vino Horche mi hauete moftratocon quanta facilità fi poffono
far nafecre quefti migli ne i caldi grandi,mi pare che ci dourebbe effer*
anco qualche via per far nafcer'aH'bora delle altre femenze.
Gì o.Bat.FÙ fempre l'arte talmente amata da glihuomini ingegno-' JJJ/JJJ?'
fi,ehe efsi molte volte fupplifcono à quello in che Li natura ha màcato , ^ £{
ò manca.Ho voluto dir quefte poche parole; perche non è dubbio che pmeddo ,'
l'huomo giudiciofo,può far con l'artificio nafeer'ogni femenzaahépo t .
de' gradi caldi ,nè vafi piccioli,& gradi al modo che vi dirò;nódimeno
io lodo che fi facciano folaméte nafeer qlle che vanno trapiàtate,& maf
fimamente ftà ben'à feminare le femenze di mori, poiché qfte nafeono
co maggior difìkultà.di ql che fanno le altre.Onde à narrarui il modo
che fi debbe fare.dico che bifogna primamente feminare tutte le femé
ze nel terreno buono, ben netto,& ben minnto , il quale fia porto (per
più comodità del feminare qualche fomma) in vn vafo d'affe, che hab-
bia le fponde intorno alte non più d'un palmo,& che fia largo & lungo
quato fono lecarriuole,chefi tégonofottoallelettiere,p dormimi de
tro ; accioche hauendo quel vafo le rotelle al modo che hanno -le dette
carriuole,(i poffa cacciarlo fuori alla rugiada,& come la mattina il So
le comincia à putaremolto,tirarlo all'ombra ; & come la fera comincia
à fparire,ritornarlo alla rugiada.Et qfto li può fare di Maggio, & d'al
tri meli caldi,& anco ne eh altri vafi mezani,e piccioli^ portarli détro*
M ? & fuo
i9» .' <5 1 0 R NA TA NO N A A G G IV N XfC
& fuori ab; accio. Auuertcdo però femprednnazi che fi fpargono tali fir
nézedi ponerlc nell'acqua d alcune hore,-&come fono alquaroafeiu
te all'ombra incorporarle nella terra bcnifsimo col raflro,ò raflclio,ba
gnadolc co la fcopetta,cjuado haticflcro fete,& tenédole anco bé mode
dalle herbc,che fopraueniflero.Non mancando poi di ripiantar'alla pri
maucra,j> Luna nuoua,tuttele piante d'herbe,ò d'arbori, che vi fono à
propoli to,e fpecialméce qlle de'mon occuparano,nel compartirle pi ù
di uinri notte iìto; & ritrouandoli in buona terra,crefceràno eó facilità.
ViNC.Come fi potrebbonofar in poluere tutte le zolle groffede qua>
_• li fono alcune volte fatte tanto dure dalla gran fccthezza,chc il tempo
pafladtlfeminarc? >; • . "t
La UcilhA Gio.Bat.Io non configgerò mai aIcon'huoroo,che ponà adacquare
ùroht pj~ l camP' copiofi di qfte zolle dure,the gli adacqui; p disfarle ; pcioche
fé . vi farebbe affai maggior dàno, che beneficio ; ma li dirò bene,c he pigli
delle mazze lunghe vn braccio, & non più groffe d'una gaba d huomo
comune ap prefio al piede ,co lequali (eflendo prima ben cerchiate di fer
ro attorno a icapi,& inaliate nel mezo,com*è grolla vn'afta di zagagtia,
lunga di tre braccia)batta di una in Una le zolle con quei capi cerchiati;
perctoche à q fio modo egli le manderà tutte in poluere,& co facilità*
Vi Nc.Pofcia che mi haucte facilitato quella cofa.che mi pareuadif-
fkile,ardifco di pregami d'un'altra,ch'c tenuta imp ofi>ibilc;cioè che mi
diciate qualche via perfar dileguarle neui,quandomafsimamente fon»
fiate fopra le biade più di trenta giorni, & che finalmente le distruggo
no come vidi pochi anni fono.
VelfcfccUr Gio.Bat. Quantunque fi dica perprouerbio,che la neuc per qoin
*""' , dici,ò uintidt è madre alle biade,& come giunge à i trenta diuiene m»
biuU. trigna;& poi come palla le daat he uro la mala tigna:Nond>meno dico,
che non folamente li può fcacciare col farle andar'adoflo racqua(quai»
do però quei terreni non fiano mali» ni,ò troppo forti) & romperla d
mano in mano coi retaboli,coi raflelli,& con altri fli omenti »aiili,fin\
the fuffe dileguatala che chi non haueflc acqua, può erpicarla benifst
ino digiot no in giorno innanzi che'l Sole fia alto ; perciochc , cflend»
reti a 1'jgghiacciata crollargli col Tuo calore,più facilmente la fcaccic-
sà:Oucro quando ha nuuolo,ella li dileguerà per lo tempo dolce.ò per
là pioggia,ouero finalmente per li ucmi »
ViNC. Se io dicesti quelle cofeà* miei manari,mi rifponderebbono*
che nello fcacciarla con racqua,li danne ggerebbono le biade,& i terre
»i;& che nell'erpicarla tante volte, vi farebbe di molta fati ca,cV fpefa.
Gio-Bat. (guanto atdiinnodeH'acqua,quefto farebbe doco a rifpel
lo del gran betiefuio cheli farebbe à quelle biade;& quanto alla fatica
-- & fpclà
D-AIXVNE COSE STRAVAGANTÍ. Щ,
ti fpefa deirwpicarla,Bon с dubbio che fempre fu buono quel carlino, '.
çhcgiiadagnôilducato. ....
, Vi NC.Certamentequeft o ricordoe talmente buono,che non faprci
penfarne vn'altromigliore,eccettofe voi non mi dicefte qualch'una,
che fuífe potente contra alle temperte.
_ Gto.BAT.C^antunquemidomaB<Jiatecora,chenonèinpoteftàdel ^ j,c!wí*
rbuomoyiiétedmwnQ mi par di dirui ql che fà ogni anno i. noftro buói ¿"dío*^*
Curato. Il quale,già quindici anni.nó maca di benedire i cápi cófináti al (*Ял.
le altre Vtlle,il giorno di San Marco; per laquai benedittione , & perle»
Tetanie cantate da tut to il populo,mai luogo noftro non hà patito dáno
alcuno dalla tempt fta,doue per irmanzi,ella ci daua di gram percoflè. , л
Vi NC. Perche io non ho mai vedutooffcruarequeltadiuotione,mi..
Ç»rà caro che mi diciate,d'onde quefto. Rcuerendo l'ha-cauata . . i< Г
Gl o.Bat. Fra molti libri pertinemi alla cura délie amme,Gh'egIiftar
diadi continuo,hàpermolto caro il Sacerdotale^l quale hà vna rubri
c'a circa ciô,che dice cofi.In fefto fanfti Marci,facerdotes benediéturusi;
fegete$,exiens с ú da icis in agrum cum Cruce , & cereis, paratus cum
fuperpelliceo,& ftola i incipit Litaniam,qua finita,dici r. Kyrie cleifon и
Chri fte elci fon.Kyrie cleifon. Pater nofter.& Aue maria. Domine txau ■
di orationem meam.Et clamor meus ad te vcniat.Dominus uobifeum. >
Et cum fpiritutuo . Oremos. .i •
i Pietaté tuá quefumus omnipotés Deus , vt has primicias creaturat r ,
quas aeris & pluuix teperaméto nutriré dignatus es.benefdictionis tue I
imbre pfundas,& tribuas populotuo de tuismuneribustibi gratias ages.
reavt à fterilitate terra? efuriétiú anima bonis affluécibus repicas, vt ege
nus,& pauper laude"t nomé gloria: tua:. Per Chnftíi dñm nofírú .Amén.
fcl Omnipotcns ferapiterne Deus arbiter throni , qui molem terra: ex
aihilo ptndcntem gubernas,& ad viâum humani generis,corporisque
fuftentationem agros operibus excolere iuslííb>mifericordiam tuá fu p «
plices ex oramus^v t quicquid in hos aegros falubris feminis fatum atque
plantatum eft , refpeäu tux dementia: profpicias , & aeris temperiem
moderare digneris,vtrefecateatqueobforto omnium tribulorum fpi-
narumque fquallore cfficias,frugesfzcundas,&ad maturitatem perfe-
c^am tnbuas peruenire, vt nos famuli tui uberem tuorum donorum fru
сЯит cum gratiarû aöione pcrcipiencesjdebitas atque acceptas nomini
two laudes, referre mereamur.Per Chriftú Dominû noftrum. Oremus .
j Te Domine petimus ас rogamus, vt hosfru&us feminum frugum ,

tuisoculishilariq; vultu refpicere digneris/tcutbeftatuiesMoififamu I


I9 tuoin terraAegypti dicés. Die fihis Iftael, oúingrefsi fucrút terram i
M 4 promif
i$4 GIORNATA NOMA AGGIVNTA
Promi$fionis,qiiam eis daturus fum,vt primitias fruguir. offerant Sacer
doribus,& eruntbenediébe frugesjita nos oramus te Domine, ve auxi-
lium gratis tuae fuper nos ,& hos fru&us ad bene f dicendum proferen
da: concedasjVt non grando furripiat,non tarbo fubuertat,nec vis tem-
pdtatis detrùcet,nec aeris ferenitas exurat; no inudatio pluuialis extet-
minct,fcd incolumes fupabudantes pp vfus hominu ad plenisfima ma.
turitatem perducere dignens.Per Xpm diim noftrum,Amé . Oremus;
Domine fanéte pater omnipotens «terne Deus , mitte Spiritimi fan-
fiuni tuum cum Angc!is,& Archnngtlis tuis ; & cum eis omnes fan&os
& <. Ic&ostuos , vt defendam fegetcs noltras à vermibus malis , fi uè ab
au ibus, vt magnificetur nomen tuum Deus in omni loco.Per Chrillum
dominumnoltrum, Amen»
Tunc facerdos circumeat agrum, vel partes eius, afpergendo aquam
benediftam. Et poftea dicat.
Etbcnediftio Dei oranipotentis,Paf tris ,& Fi f lìj , 3e Spiritus f
fanéfr defcendar,& maneat fuper has fruges, Amen.
. Vinc. Retto molto fodtsfatto di quella fama vfanza,laquale fi doue
rebbe fare in qualunque Villa, & lafciare homai le molte fuperftitioni ,
che iì fanno,quando compaiono alcuni nuuoìi neri,che minacciano té.
pefla,òchela mandano; per le quali non èmarauiglia fé molte volte
prouocano l'ira di Dio, vedendo che molti danno più torto fede alle fai
fé diuotioni infegnate da diuerfi vagabondi, che alle buone che orìerua
la catolicaChicfaRomana,laquaie nonpuòerrare,per eilergouernata
Tempre dalla fanrisfima Trinità.
Gio.Bat. Sappiate ancoraché non pure quello noftro Parocchia-
no ha talmente difpofto il popolo di quella Villa,ch'cgli ha lafciato o-
g ni forte di fupei ftuione , & d'incantefimi ; ma fpecialmentc ancora la
fella commandata non balla,non giuocaàcofa alcuna di peccato, ne ma
co lauora,ò carreggia per qual fi uoglia cofa utile,ò per feruire ad altri :
Facendoli confiate, che le auuerihà (per l'ordinario^ vengono per IL
peccati noflri; come debbiamo credere,per li protefti,chcfaceua il Sig.
Iddio al popolo d'lfrael,che s'egli ofleruaua i fuoi commandamenti,gli
haucrebbe datoabondanza dì frumentoni vino,& d'oglio con altre co-
fé neceflarie ; & facendo altramente , l'haurebbe flagellato con diuerfe
maniere di caftighi, come faceua.
Vinc. Ritornando ancora à domandami delle cofe, che fono in pò
teflà deli'huomo,dico che si come mi dicerie il primo giorno del piglia
re le topine, & il modo di far mori rei uermi innanzi che lì fcminanolc
biade,colì(efsédo posfibile) delìdero che mi inoltriate come lì potreb
bono ammazzarli quando le mangiano nel tempo che non fa gra freddo.
- ■ "i -, '• Gio.
D ÀLCVNE COSE STRAVAGANTI. i8j
Gr o.Bat.Sì uedc chiaramente , che none molto difficile all'huomo Conufipf.
ìdgegnofo il prouederc à cofe aliai, the paiano ad altri impossìbili nel- fi"0 f**x?
l'Agncoltura,pur ch'egli uoglia confiderai e il principio, il mezo, & il ^' ' ~ver~
fine della materia,che ui fi rapprefenta. Et però,qual'è colui coli rozo, cherod<m»lg
che vedendo mangiar da i vermi le radici delle fue biade nel comparire, bi*d».
ò nel tramontare il Sole,non debbia conofeere, che ogni verme è vici»
no alla fuperficiePcomc molte uolce in quel mede-fimo tempo muoue
anco le foghe. Onde non è cofa difficile, che allhora non lo pofla feo-
prire col badiI<r,&amazzirlo.Che veramente è gran pazzia d'ogn'vno,
chemiri ogni giorno il danno chegli vien fatto,& lì rammarichi,comc
fé glirodefla o i! cuore, & non ci prouegga mai al modo detto.
ViNC.Pcrche mi hauetemoftratoqutito rimedio, defidero che mi
inoftriate anco qualche via per afeiugare i paludi,che non fono circon
dati da' momi,ò da' colh,ò da' liti più alti della fuperficie loro ; percio-
che à quefti non bifogna penfare,non che difegnare .
1 G ro.BAT."Sìcome uoidite.farebbeimposfibile à far'vfcire le acque- ■oelplfcm.
the giacciono fra i monti,eicolli,eccettofenófulTerofcarpellati, ò uì- gare demi
fuflero fatti gli sboccatoi fotto i piedi(cofac'haurebbe molto del diffici t*1^ <&-
le) cofi farebbe anco nei piani , quando non lì troualle qualche poca, ò'Tf"0 *»*
j i r r j .l r • ii ■ tu /ir e- c"'> "*"**»
gran cadutajcome al prelente fi uede e hanno ratto i noltri Illultrns.ai- ^(htrad.
gnori nella palude grande di Moncellcfejlaqual'è forfè (lata fempre ino
data,dal tempo del Diluuiofin c'hanno forato l'vfcita alla 8attaglia,foc
to al fiume della Brenta,& della irrada maeftra,che vanno di compagnia
▼erfo Padoua.Onde pattando quefle acque con gran caduta ver fo Oric
te,ficauadaquei ritratti gran copia di frumcnti>& d'altri ricolti. Map'
che ui fono pu t'aliai paludi pros timi alla Marina de' noftri J lluitrisluni
Signori, & del Duca di Ferrara, che inódano vna infinità di capi, pche
non ui fono uie alcune da dar loro estuo; non ui farebbe altro foccorfo,
fuor che doue andalTero leacque baifamente,far loro de' fosfi alfaiji qua
li fodero talméte larghi & alti,che fi potefle co quella fomma di terra ca
uata,inalzar quei pezzi quadrati di lunghezza,come farebbe a 5 .cauez-
zi fin'à trenta,& di larghezza poco di più ; perche quanto più fi trouafl
fero quefti campi di poco quadro,e co i fosfi Iarghi,& ben fondaci, non
folamente li alzarebbono maggiormente con quella terra canata ; ma an
Cora le acque piouane,ò maritime,ò d'alti e forti, lì goucrnerebbono fa
cilmente tutte in quei fosfi,fenza inondare altramente i campi.
Poi ui uor ebbe à pezzo per pezzo vn ponte,acciothe potettero pat
fare dall' vno all'altro gli huomini con gli animali, co i carri, & con altri
ft romeni i che ui bifognaflero per colciuarli ; Gltra che vorrebbono eL
Ter ben fornite tutte quelle ripe di falici, di onizziy 8c d'altri arbori, e he
* Tengono
lU GIORNATA NONA AGGJVNTA
vengono belli in fi mili fi ti, &mafsi inamente quando fu fleto di terreno
leggiero, ò di fabbia,come ordinariamente fono:£t quefto dico,perche
quando fi mane ali e di piantarui limili a rbori,non è dubbio che le ripe ca
derebbono,& fpranarebbono quei fofsi.
ViNC.Veramcnteihe ioconfento à quefto che dite; conciotia che
ho per fermojche di tempo in tempo ti leuerebbono ogni hora più que
iti fui : percioche quanto più (ì curaflero , & fi fondaflero i fofsi , & lì
conducetlero quelle curaturt fopra;tanto più è cofacerta,chenon pur
l'acque ò maritimc,ò d'altre forti che veniflero in quei fofsi, vi ridurreb
bono continuamente delle fabbie,& altre terre (come femprc tendono
a con d u ruene , & fpianare) ma anco gli arbori farebbono tante foglie ,.
che ingraffercbbono,& alzarcbbono quelli campi,& masti mamécc quan
do di anno in anno li curaflero benifiimo,doucfuficro cadute. n
G i o. B a r. Oltra che fono buoni quelli uoft ri difeo rfi,ui vorrebbe
ancor'un follo attorno tutto quefto lìto , il quale fufle molto più larga
, de' detti, che fono fatti per mezo in lungo, &: à trauerfo; percioche fi cu
rarebbe tanta terraglie farebbe vn'argine di fuori via coti grandc,che le
acque grolle non entrarebbono da tempo alcuno, & fpecialmente che;
quello foflo patfatfc mito per vna fola bocca , La quale li poterle ferrare
con vna chiauica accorri paguatada dui ftiuadclli di pietraio di legno di
roucre,ò di caftagna,& dalle catene (come in più luoghi limili li collii
manoj) quando masfimamentc le dette acque grofle li gonfiano ne' té-»
pi de' Sii rocchi , ò d'altri uenti potenti . Onde à quefto modo non ui en-
tterebbono altre acque,cccetto che le piouaneJe quali capite da i fofsi»
e come fufle aperta la chiauica, pafiarebbono per lo va/o macftro verfo
la marina, ò verfo i laghi, ò ad altri liti bafsi.
Vi Ne,Quando quelli fiu,fi ritrouanoaccommodati a quefto mo»
do,come giudicate voi,che fi debbiano coltiuart•?
, Gio.Bat. Perche ordinariamente quelli luoghi non fono molto le
i^ati da}le acque che *» reftano fotto,ne dalle altre che vi portano i ven
ti*0 pioggie, fiappratanoper fca>pre,ò almeno fin che fono talmente
afciutti che fi portano ferri inarc di frumenti, ò d'altri grani fecondo che
più aggradifcono,Et quando fono pratati, vi fi fa tanto numero di feni.
Ir con le ftalle fottQ,tk ce» i pprùchi dinanzi, quanta è la quantità de i fie
qi,che fi raccolgono,per.ponerli àcopcrto,& albergar Jc vaccbe,ò altri
animali che vi bifognano per mangiarli. Oltra che vi fiaccommodano
le habitationi per gli huomini, che attendono à quelli beftiarni, & che
eouernano i fieni. Vero e>che fé quelli fiti fi riducono in tal'cflerc che
fi poflàno arare tutti,ò almeno la maggior parte, & piantarui delle uiti,
fi compartono in belle pofleslìoni,& vifi fabricano di vnain vnacafec^
fenili
&ALCVNE COSE STRAVAGANTI, ttf
fcr ili talmente accommodati,chei lauoratori,ò i malfari portano habi-1
tarui volentieri. ■ •• .' :n;r
.^i*t. Come fi porrebbe accommodare ancora in modo che derte
qualche entrata quella parte di terra, che vien'anheggata fedamente dal*
le acque piouane che nò polfono vfeir fuori de gli a gini fatti,accioche
kaltre ò di mare , ò d'altri luoghi non entrino, come faceuano innanzi
che fufle circondata tutta la fonnr.a,che fu pigliata da fanare ? '1
. GicBat. lo non dirci mai che fi feminallero quefti (iti di grani al-
cuoirpoichi farebbe d:thcileil raccoglierli,ma lodarci per licura velli-
la, the i'tmpillcro di onizzi , & fi piantartelo lontani l'un dall'altro va
braccio p quadro ; pcioche nò folamcce ve n'entrarebbono quattordici
milaqu.tcrotcntopiugerOjmaanCoraquàtopiìiuiftcflerojtàtopiùal - •' 1
zarebbono il fondo p le foglie che ogni anno cadere bbono,& più per le
radici che accrefeerebbono fèmpre in grandezze fo.totena coitron- . .,
ibi loro.Etoltra che q (te cofeafeiugherebbono di anno in anno mag* ,, ^
gtormcnteifuperfluihumoridiqueifitijverrebbono ancora gli onizzi
talmente potc nti,Pc fpefsi,the renderebbonoogni tre anni le tredici,&
le qu Jtor di ci mila fafeine lunghe di due braccia l'una,& anco tutta quel
la quantità d'arbori grandinanti fi vorrtbbonoper palificare ogni for
te di rabrica,che andarle polta foprapali . Ma quando non piacerti di oc"
cu pare tali fiti à quefto modo, vi fi potrebbe farde'fosfi larghi almeno
quattro òcin jue braccia l'uno,checomincia(fero dal più alto luogo/
& andaifero drittamente al più baffo ò fondarli quanto più li poteflero,
i quali fi faceffero lontani l'un dall'altro non più di vinti braccia,& fi ed
d ucclfero le terre cauat e egualmente per tutti i fiti vacui, ò vallaci , pian
cando poi le ripedi onizzi,ò di falici , accioche non fi fpianaffero quel
fofsi,& ponendo tra efsi de gli altri onizzi fpefii.comc ho detto di fo-
pra.ò leminandouidellequcrcie, onero facendoui de' prati , fecondo
che fi giudicarle cfferni maggior vtilità . Non mancando però di cura
re poi i detti fofsi almeno ogni dui anni;percioche olcra,che fi farebbo
no maggiormente capaci perriceucr le acque che vi venitfero adotto ;-
fialzercbbono , & swgorghercbbono fempre più quelli camp: faccia
prati, ouer'à bofei.
V i n cSapcrefte mai qualche rimedio buono per eftinguer'un acqua
non troppo grande, che riforgefle in vna parte d'un campo , fa quale n5
tanto lo danneggia, ma attritiaancoùl pacronc,che per non baiar cadtl
ta alcuna.non la può Iettare?
Gio. Bat. Nò ettl-ndoui via alcuna j>dar'erT\:ttoà Umili acque,altrd Ai tftt»g*
nò fo,cceettoche alcuni noftri Agricohorimi accertano hauerleeftin « Wac^m
le del tutto ^nófacédoui alcro,che luadarle fopra delle altre acquecor-i ''"S8"*»*
> remi
tte GIORNATA NONA AGGIVNTÀ
remi, per tanti giorni,che finalmente quelle fono fiate sforzate à piglia
re altro camino,fenza alcuno detrimento di effe. , ...>!■..■ ,-.:.,
Vi NC.Mcntre,che iomi ricordo.vorrei faperciò che fentite nelfe-
tninar'i campi alH'autunnó;percioche molti paefi d'Italia, & forfè tut-
ti,non crefeono la mifura delle biade nel feminarle quanto più ritroua-
no i terreni grafsi ,anzi la ritirano dell'ordinario più tolto, & nò à i ma-
gri.Et noi Brefciani,fi come diamo à i mediocri ben coltiuati fei quar
te pe r iugero; cofi ne diamo fttt e,& otto, & più ancora à i grafsi ; & à i
magri non pafsiamo quattro jpercioche vediamo che quelli per lalor
debolezza , non hanno forza di portarne più , & quelli per la loro
fertilità fono potenti per portare la detta fomma .
Vtlixr più G i o. BAT.Per lùga efperiétia fi vede,chc i terreni grafsi ben coltiua
ftmenxa. à i ti,figliuola fempre maggior copia di fpiche più lunghe,e più piene,chc
empi grafi» nofanno j magri,ancorchc fiano ben'ordinati; però è da lodare nò folo
_,if quato voi dite che fa i'Italia,ma ciò che dice ancora il famofo Columel
la,il quale fimilmente ordina,che fi dia maco feméza di biade à i campi
grafsi dell'ordinario che fi fa à i mediocri, &à i magri di più;dicédo,p-
che qfti nò hano tata portanza di far nafcer'i grani, e di farli figliuolare,
come hano i grafsi,che vi cóuien'anco maggior fomma : Et qlli p cétra
nocche fé fuffe data loro qlla femenza,che fi fa à qfti altri deboli, non è
dubbio che nò potrebbono figliuolare,come fanno fempre, e nò fiaua
zarebbon qlledue quarte,ò più di feméza, che nò fi fpargono p iugero.
Vinc. Poiché voi lodate quefto feminare foreftiero,per qualcagio
ne gli Agricoltori noft ri fanno (èm pre al contrario ?
G i o.B AT.Quantunquc quella colà paia à molti di tanta marauiglia ,
nòdimeno à gli. Agricoltori detti pare che nò vi fia molta differéria(qua
to alla vtilità) nel feminar'in un medefimo tépo dui iugeri vicini, & di
vn'ifteflo terreno fertili;dado al primo fette quarte di frumento, & del
medefimo darne al fecòdo folaméte cinque ; pcioche , fi come il primo
nò può figliuolare fenó pochegàbe,p rifpetto che vi è nata molta femé
za di grani, alliquali bifognaanco tutta la fuagraffezzap nodrirli fin'al fi
ne;cofi qfto fecòdo iugero,pche ve ne fono nati maco, fìgliuolarà tal-
méte cóla potétia della fuafertilità,cheaggiugneràà ql numero diga
be;che nò ha potuto far nel nafccre,le quali farano più groffe,più lùghe
di fpiche,& di più bei grani, poiché egli fgorga folaméte tato quàto è la
/fua forzale ql l'altro pnmo,pche vi fono nati fpesfi i grani,nò pure prò
/ durra minori fpiche; ma ancora farà talméce lottili le gàbe, che p ogni
poco di vérojòdi pioggia anderano à terra. Laondepofsiamo còclude
re,che ogni Agricohore,nò può mai errare nel fare fempre tutte quel
lecofe, chela lunga prattica glihàmoftratopiù utili jperciochc non
■■• èdub
DAtCVNE COSE STRAVAGANTI» itf
è d ubbio alcuno,chc quefta fola èia vera macftra,che /copre i fecrcti dì
Ueriìfsimi della terra/econdo che fi trouanoi climi fuoi. '
. yjNC.Pofciache lìamo intorno al femirfare,defideroancora che mi
diciate la via di far nafcer tolto imelloni,lepepone,& le zucche. ' sd fan*-
- Gio.Bat.Sì pigliaal principio di Maggio delbullaccio(detto d'ai- jcer w^„ -,
tri loppa,ò loccho)di frumento ben marcio di due anni.ckfi pone in vn meMdept
caneftro,altro tre dita, & poi fi mette fopra quella quantità delle dette /"*»<►*■
fèmenze,chefidifegnadifar nafcere; ponendoui altro tanto bullaccio, ^
& dapoi altrctante fcmenze; facendo cofi di fuolo in fuolo fin ch'è pie-
noJl quale, pofto nel forno dopo ch'è fiato cauato il pane,& che'l calo
re reità alquanto tepido jlubitofiachiufa la bocca benifsimo,& vi fila
fcì coli dentro per dui giorni,& dapoi toltolo fuori , & fi trouano nate
le femenze,le quali fi piantano Belle buche col detto bullaccio pofto pri
mairi fondo mefcolato però con alquanto di terra ben graffa; fenzapor
ui più di quattro,ò cinque piante perbuca.
i Vt NC.;Mai non ho vdito lodar tanto qucfto bullaccio, quanto fate
Toiin quefto,& nel far'ufcire in poco tempo le viti al far dell'uua.
G i o.B AT.Certaméte fé noi Brefciani non facefsimo immarcire qfto ig^jd^
bullaccio all'autunno per darlo fopraiprati(comefacciamo,)& lo tenef lacci».
fimo feparato in qualche luogo allo fcoperto fin che fuffe ben'immarci
to,di dui anni, non folaméte ce ne feruirefsittìo nelle dette feméze , ma
ancora nel piantare vna vite à tutti gli arbori, che fono attorno à i pezzi
di terre(quando haueffero mafsimaméte le radici di dui anni) & nel far
la afcender tanto fopra à i grandi.quanto à i mezani , ò piccioli, poiché
fi cauarebbono tante ùue fenza impedimento di quei campi,che rende- ,A v
rebbono vn notabiliisimoauméto di vino;oltrache fi terrebbonotalmé
te le ripe nette co la zappa nel coltiuar le viti,chc vi fi pottebbe feminar 7 .,
bene fin'à caio à i fosfi ogni forte di grano; & nò lafciarle occupar dalle
fpine,&da altre radici nafcéti,ò dalle herbe faluatichejcome fanno mol
ti Agricoltori ignorati, che nò fi curano di coltiuarle, ne j> la vtilità che
ne cauerebbono,ne per la bellezza che renderebbe non poco honore.
. VlNC.Perchefieteentratoàparlardiuiti,mifarebbecaro,che mi
dicefteilbeneficio,cheellericeuono da gli Agricoltori, che le fottera
no per tutto Ottobre,ouerfin'al San Martino.
. G lo.BAT.Quefto modo di fotterrare,nò fi fa fcnò à qlle viti,che fi vd fotur-
trouano ne i fui baf&i, & molto fcopertialla tramòtana,laqual le pcuote wr /<? y<» ,
talméte di cótinuo,che foprauenédo il grà freddojfacirméte gelano da ^ ££%*'
la cima (inaile radici ; di manieratile gelando, bifogna che fiano tron
cate tanto quanto fi veggono fopra terra, & raccolte per abbruciarle;
affettando poi che ributtino al piede de gli altri magliuoli, per produr
ptsni del
t$ó GIORNATA MONA AGGIVNTA
dell'vua l'armo feguente. Làondc.nò folamente nò fallano quegli Agri
coltoli che le fotterranoben cernite, &-ben potate inanzial verno; ma
ancora, quantunque nò gelatiera Te nò parche rare uolte (eflendo {oli
te ad efler fotterratc) pazziafarebbe è nò coprirle di terra ; pcioche,nó
eflendo ftate rotte nel diftaccarlcda gliarbori,chele foftétano,'& pie
gate fopra tèrra co deftrezza,& dapoi copte com'ho dettojnò è dubbio
che le asficurano che nò ge!ano,come fanno le altre,che fònopeofle da
le acque,da!le neui,e da i freddi ; map e fiere fiate ben'ordmate nel po
tarle, iì accomodano pariméte in poco tempo à gli arbori,& fi legano fa
cilmcnte,& con uataggio, fecondo levrànzedi quegli Agricoltori» ''
Vi nc. Stando quefti benefieij che voi dite, io mi marauiglio, che la
maggior parte de gli Agricoltori non le (btterrino ogni anno;pcioche
fé ben nò ui fofie altro, che'l còmodo del potarle in fimiltépo, pcref-
ferui pocodafarc, ciafeunonó dourebbe tardare fin'alla Primauera.
Gio.BAT.Veramentenoncidobbiamomarauigliaredi querto, poi
che quafi tutto'l mondo fa folamente fecondo le fue vfanze vecchie.nó
volendo accettarne moke altre affai mig!iori,che fanno infiniti paefi,8e
ameoi proprii loro vicini.
V i n e. Mi hauete ricordato della buona vfanza de' refi cofi belli , che
fi biancheggiano (blamente in quefia Patria à decene di migliara di feu
di,che vanno ptr tutto'l Mondo ; arte certamente degna d'ogni gra ma
trona,pereffercofa molto rara,& molto polita. Et perche io so chele
gentildonne di quefta Cittane biancheggiano pur'aflai ; mi farà gratif-
fimo che mi diciate i modi, che fi efferuano .
€meltbì«n Gio.BAT.Lamiacòforte còledòzelle,&cò le feruitrici, ne ordi-
tbtgoi<m i nano buonafomma co piacere; facendo primamente la lifeia più forte,
r»fi. che poflono , p metterui dentro le accie , & poi leuate fuori il fecondo
giomo,!ejfcuotono benifsimo,& le pongono in vn'altra netta , Et qfto
fanno alternatamétepquindeci giorni,cioè vn dì sì,& l'altro nò. Et co
me fono diuenuteben molle, ui fanno vn'altra bucata; e nel metterle nel
vnfo di legno,detto da noi il folio,e da altri mail cllo,ò bi gezo, vi taglia
no.del fapone di manoin mano, fecódo che le pògono détro di fuolo in
fuolo;e poi il dì figliente, le fcuotono di accia in accia, & le difiedono
fopra le asfi ben nette al Sole, & la fera le ritornano nell'ifteflà lifeia bea
chiara,& con l'iireflb fapone, facédo quell'ordine di giorno in giorno,
fin che le accie (ìano diuenuteà qllapfettione di biachczza,che cóuicne
a fimil refi biachisfimi.Nò fi debbeperòmacar dilafciareleaccie fopra
letauole(fuor chequato fi fcuotono co le braccia) e di far loro ognidì
la bucata pfetta fin'al fine.Et oltra che fapetc,che fendo i refi ben lultri,e
molto fotuli, fi uédono ài mercanti, che li portano in di uerfi paeiì,i
trenta»
DALCVNE COSE STRAVAGANTI. I*
crentai&quarata foldi di noftri l'oncia (come nel ueroTenc fono alcu
ni di tàtabellezza,e di tata fottigliezza,che trapalano le fctc,poi che fta
no al pari de' capelli di dona fottilisfimi) fapeteancora che fé ne fpende
inqftacittàgiaquantitànelfacetatadiuerfitàdiopre à cartelle, che io
laméi e i mercati di Spagna ne leuano à migliara di feudi ; il che ègroifa
yt|lità;j>che vi lauorano detro le fa»ciulle,corjoe paffano fei anni,nó che j
quelle di maggior'età,lequali guadagnano i tre,i quatro,c i cinque fol- ;
dide' noftri il giorno,&ancopiùIebenpratticne.Et però noè maraui-
glia,fc qfti refi fono in tatariputatione, che homai no ui fono.fc no po-
chisfimi,che facciano lauprare co fete camifde, & altri p|ni fottili di te
la,ò di réfo.pcioche vedono.che le opre fatte di refe,fon più durabili.c
più vaghe,che quelledi feta,laquale per ifpcrienza fa ucdere,chenó puf
perde il colore com'è pofta in lifcia,ò bucata;ma ancora in poco tempo
ra in niente;cofa che non occorre al refe biancheggiato,ancor che fia K
fciato,& fatto luftxo al paro della feta. E ben uero, ch'io ui ricordo il
modo che ui disfi il fecondo giorno nel trattato de' Uniche fé l'oiTerua-
rete, farete anco più facilmente bianchi i refi .
ViNC.Dapoicheuireftoobligato diquefto bel prefente, mentre
che non ui chiedo fé non cofe fenza ordine , ui prego che mi diciate an*
corailmododelcoltiuareil zaffarano. . 'J
Gio.Bat.A piatare le fuccipollette,fiuaga il terreno poftoairàpri^. *™|jjr
co,e nò troppo magro,nè troppo graiìb,c fi piatano al principio di Set- vftrtmé
tébrc,lótane l'vna dall'altra quattro dita, & firaccoglionoi fiori aperti
nell'Ottobre ogni mattina,e fera fin che fiqrifconQji quali,fcielri prima
dalle foglie/» leccano al Soleteciqche il zaffarano fi cóferui. Et lafcia-
te qlle cipollette cofi fi coprono dopo S.Martino co quatità di grafpi di
tue torchiate , & fi cauano al Marzo, dapoi che hauràno prodotti i fiori
ptrcannùlcquali.fattefeccar'alSoIejecóferuateinluogoafciutto/iri
pi sitino in altro terreno ben'ordinato nel tépo,& al modo detto.Et qfto
fi fa,perche quefte cipollette figliuolano tanto di anno in anno, che qua
«lo non fi cauafltro ogni tre anni,non folo non fruttarebbono,ma fi fuf-
focarebbono di tal forte , che fi diftru ggerebbono del tutto.
Vi NC.Q113.ntavti.lita di zaffarano fi può cauare à ragion di iugero?
G i o. Bat. Cófiderado chc'l Brefciano vai piùd'ogn'altro foreftic.
ro,fcndo in terreno à propofito,e bé coltiuato, non fi dourebbe cauai e
meno di quindeci,e vèti ducati il iugero.Et qftobafta.poi c'rubbiamra
gionato aiTai.Dimane v'afpettarò, e trattaremo di quanto ui rie grato . '., >•',,';
V i nc Et io non fallarò a venire, j> ritrouarui ogn'hora più cortefe .

IL FIN DELLA NONA GIORNATA.


LA
LA DECIMA GIORNATA
DELLAGRICOLTVRA,
DI M. AGOSTINO GALLO,
Sopra alcuni ricordipertinenti all'agricoltura,
;;.i . -■ .■■■..■■,.'. ■ ' ;-.': ' > '■ .
Montato che fu M. Vincenzo Maggio il decimo
giorno per ragionare(fecondo il Polito) con M.Gioua
Battifta Auogadro, vn dV fuoi feruitori lo condurle
nella grotticclla dou'egli leggeua; laquale,cflendo for
mata di bei lauri,& gelfomini ; dopo le loro fàlutationi
folite,(ì pofero à federe fopra alcune antigàglie di pie-
tra,che tì erano per ornamento. Ondf*vedendo l'Auogadro che'l Mag
gio era intento al mirare , & confiderarc la uaghezza , & frefehezza del
luogo.li parie di dire. Perche fin'hora habbiamo parlato delle più im
portanti cofe,checonuengonoaU'Agricoltura,hopenfatoche ragio
niamo ancora d'alcuni ricordi ncceffari j ad ogni padre di famiglia , che
fi diletti di efla.Etpcrò- cominciando dico,che fra gl'inganni de gli ec
cellenti ingannatori, non folamente è-di mala forte qucllo,che non è co
nofeiutoper tale dall'huomo ingannato,ma peggior'è quell'altro, che fi
moftraurile,fc non mai di dano alcuno. Ho detto quefto,percioche *o
glio moftraruene alcuni, che vfano gliaftuti maflari verfo de' lorpatro
ni,i quali pochi fonoche li conofeano peringanni,anzi uc ne fono pur"
affai, che fermamente credono chetano à lor benefìcio .
V Inc. Perche fu femprecofabuona- l'imparare le cofegioucuoli»
mi farà di gran contento fé uoi mi feop ri rete tali inganni .
Vanna del • Gio. B a t. Quantunque io ui dicesti H fecondo giorno, che i buoni
fairone , &
non del maf mafràri(pcr l'ordinario) fogliono feminar nelle buone pofle&fioni feffan
fan. -ra iugeri di frumento, & fegala per cento, col fare le colle di otto > & di
dicci folcili 1' vna,& trarli quarte fei per iugero di bella temenza; nondi
meno replico quello,ihe fa il perfido msuTaRo,il quale non reità di pro
mettere
DE RICORDI,' ipj
mettere il mcdefimo,diuifando però nell'animo Aio di far talméte quel
la feminata, che fé ben farà in mifura i fefanta iugeri, per far le colle fo
fornente di quattro folchi,& non darli più di quattro quarte di femenza
periugero;ilpatrone,penfàndo di raccoglier le nouanra,& cento fome
di biada (come gli daua il malfarò paffàto)à pena ne raccoglie ftffanra.'
Onde,pnóconofccrcheql danoprouicnedai tati folcili maeftrali fat
ti di pi u deIl'ordinario,& molto larghi ,non ofa lamétarfi per hauer ve-
duto,chc le biade erano fofficientemente fpeffe. Ne per quello patifee
quel malfarò, per raccoglier fecódo le fuc fatiche, & la femenza fparlà.
Vinc Nonèd'haucrcompasfioneà limili huomini,perciochcdo-
urebbono aprire gliocchi;ma Ci bene quando occorre quello alle don
ac vedoue , ouero à i poueri pupilli.
Gio.BAT.Che diremo poi di quegli inftabili,& vagabondi maffari, t>amȎtl
che non pofiono Ilare appreffo de' patroni fenon poco tempo ? I quali, patrone w
auéga che nò dicano palefemétedopoS.Martino,di volerli partir l'ano ^'<^waJ
feguente;tuttauia moftrano la loro intétione quando ordinano le vi ti al '
GcnaiOjò al Febraro,-percioche nò le cóciano lècondo il folito; ma fcal
uando gli oppii,ò altri arbori, li tagliano,che alle volte nò ui re frano ra
mi per rapare i nuoui palmiti,che vanno tirati l'anno feguentc . Et que
fto fanno per hauerc vnpocopiu legna; nò hauendo diferetione al tanto
dano, clic pan fee il pouero vignale:Senza the per contrario, non caftra-
no le vitine ui fanno /peroni, che ui vorrebbono per produr nuoui ma»
deri per far dell' vua l'anno feguente; anzi che ui lafcianoil doppio le
gname ; accioche producano per quell'anno frutto affai ; non curandoli
fé ben l'altro anno ucgnente riabbiano da produrne poca fomma .
Vini. Tanto più fono ciechi quei patroni, quanto,che commendan
do limili malfari , per vedere i maderi carichi di vua più del folito ; non
s'aueggono che quelle uiti patiranno grandemente innanzi che lìano
ridutteal loro ftatoconfueto.
G i o. Bat. Vn'altro danno oprano i (àgaci malfari uerfo de' patron i, B*» dd
quando fono p partirfi da loro,chc nò pure nò colmano il pagliaro fccó ^°J, cm.
doil folito.ma cófumano tutta quella paglia innanzi che tìnifeano di fé- j-ar() a
minare le biade ; ponédola abondan temente fotto à gli animali, Se nelle
pozze de' letami.Onde fé quei patroni còfideraffero che ql letame fat-
toin acqua e fempre di poco valore, e che uiconuerràcóprar dell'altra
paglia,ò ftrame p far letto à quelli de'nuoui maftàri,nó cóporterebbo-
no vn tato interellc, anzi che gli obligarebbono ?d ordinare benislìmo i
pagliari,& à nò porre mai paglia,ò altro ftrame nelle dette pozze,ò fof
fe.Nó facédoli mai buono ql che diconojche mefcolado quello letame
catttlto co quel buono de gli animali,che tutto diuien nuono.pereffer <
N quclta
104 GIORNATA DECIMA
quella cofaGmile all'altre lorfofiftarie; comeauieneqnando pongono
Ir lafagne in più piatti , & nò haucdo formagio j? coprirne (blamente la
metàjbcche tritino altrotatopanc,& lo mcfcolinopfuppliméto; vorrei
fapere , fé p haucr coperto quei piatti di quelli miftura , accrefeono la
quatirà,& virtù prima del formagio.il fimil posfìamo- dire , che nò ag
giungevo esfi altro fterco di ql ch'era nel vero letame, che p mefcolar-
ui C]ft'altro fattoin acqua, nò fi guadagna fé nò la'quatità, ma nò già ta
ta v t ilità,quat'c la valuta di tal paglia, ò altro (trame d et i pati uanaméte .
Vi nc. Quanto più è chiaro quello che dite, tanto più fi inoltrano
ignoranti tai patroni, che comportano fimili'inganni .
Vano pad* Glo.BAT.Non è da tacere vn'altrodanogràdc,ilqualc non econo
me/ patnne fciutodamolti patroni daneggiati da quei maffari,chc fon'obligati à co»
""albero ' ^ur quelle paglie, òaltdftrami coprali per li patroni à lire cinque più.
voltc,& anco Tei il carro j> far letto à gli armenti . Onde , vedendo quei
malfari che coftano à loro folamente la condutta,ne mettono (otto femv
pre buona fomma;dicendo fra fé medefimi. Facciamo del letame in qua
ti tà,che ci beneficia affai (ancorché in tutto non dicono il vero)ii ne co
fta vn niente à riipetto di quel , che coda ài patroni. Et tato più poflono
dir qfto,quan to che lo pongono nelle feminate che zap pan o,& che(per
l'ordinario)hann'i du terzi di quei frutti.Che fé tai patroni còlìderailè
ro,che la terza parte del letame che all'hora li tocca ("per haucr Colarne
te di tre fonie yna^ li viene più d'un ducato,& mezo ri carro , io fon cer
tifsimo, che nò lodarebbono quei malfari di qftaaftutia ;ma diuenireb-
bono diligenti, nò lafciando poner fotto à gli animali, fé non quel tan-
to^flrame che fufle neceffario.Pcrcioche,facendo letto fuperfluamente»
quella fuperfluitàréde fempre aitai maco vtile,di quello,che è il colto.
Per tanto ciafeun patrone dourebhe far curar'almcno due uolte le ftallc
ogni fettimana,& (pecialmentc quando gli animali vi (lane tutto il gior
no con la notte ; attefoche ftarebbono più netti,& fi (penderebbe maco
paglia,ò altro ftrame.Et tato più fi dourebbe offeruare quefto buon'or
dine,quandoche quegli (trami non fono necelfani principalmente per
ingrafìar'i campi,ma fono bene ncceffariisfimi per li beftiami ; fi per ri-
pofare fopra,come anco perche ci marci rebbono nel loro fterco,il qua
. le(comc ho dettojèquelfolo che veramente ingraffai campi. Ma fegué
Perone érì ^° S^ i"Sanm ^at" ' ' patronimico che alcuni malfari danneggiano qui
parte deimaf do mietono le biadejpercioche pattili feono co i lauoratori,t he in cam-
fm. bio della lor mercede habbiano vna perfona , & due che raccoghano le
fpichc the cadono in terra,& che à pofta fan cadere;di modo che guada
gnano il doppio,& più ancora.Et benché quefto fia più danno à lor maf
fatiche fc pagaffero quei mietitori à giornata, nondimeno li pare po
co
DE- RICORDI. ioj
co coflo,poi che la metà di quel danno è anco del patrone.
V i NC. Non (blamente tai malfari fanno qucfto,ma peggio è, che an
co i buoni,& cattiui nel raccoglier tutti gli altri granì,&ncl vindemia
relè vue,dannoàfacco ài lauoratori ogni cofa per non pagarli à dana-
ri,per eflere il danno commune col patrone .
Gì o. B a t. Danneggiano i malfari i lor patroni. & fé medefimi, che » -__ f
r • kl • • Il ir r • ■ l- p**™, &
ion obliganacarrettare,etrainarcHelIeponesnoni ogni annogli otto, m yurte Ad
& più giorni con due,ò più carrette,e traine; percioche nò tanto fanno *u$an.
quello nei giorni di Santa Lucia (in'al Natalc(perelTer°ipiùcurti dituc
tol'anno)ma ancora cominciano à lauorar dopo terza, & fi partono iu-
bitoch e parlato vefpro.Et però i patroni dourebbon'obligarli à far que
{lo come han finito di feminar le biadejconciofiache (arando à quel tem
pò maturerebbono anco quei terreni nel gran freddo; co fa che non ma
turano cofi.rompendoli al Gennaro, ò al Ftbraro (come fa per l'ordi-
nario)per feminarui i marzuoli .
Vinc. Sarebbe cofa buona che i patroni obligaflcro i malfari con pe
na à quelli capitoli,che fon'utili all'una,& l'altra parte ; & lafciar quelli, -
che folamente tendono à beneficio ioro,& à danno de' maflari.
Gio. Bat. Vn'altro inganno voglioui parimente dire, che fanno Vamdelta
molti malfari à i lor patroni quando adacquano i terreni per far nafeerc trone, & in-
le catti uè herbe innanzi che vi fi femininoi migli. La qual cofa,fi come ^*"! **
apporta in parte benefìcio à quei maflari (Mando che non fpcndono la ""»"" •
terza partenel farli zappare)cofi non folo patifeono i detti patroni,pcr
profondarli in parte la graffa di quei tem pi, ma reftano etiandio danneg
giati più ne i frumenti,chc dapoi raccogliono.
Vinc. Quella è ben'una gherminella da pochifsimi conofeiuta: Aué
ga che farebbono meglio tai malfari à fpender di più nel zappar quei mi
gli,che rouinar limili terreni con acqua non nece(faria,poiche anco esfi
patifeono cofi ne i miglinomene i frumenti.
Gio.BAT.Medefimamente danneggiano i patroni, & fé medefimi vanno del
quei maflari che letamano le viti,accioche vengano talmente morbide, parone*& 1
che non habbiano cagione di zapparle.Onde,permorbidar troppo ilo Pfrtedetm*f
ro palmiti producono manco vua, & il vino,non coli buono, che con
difficultà può durarc.Che fé le zappalferoalmeno quattro.ò cinque noi
te benifsimo ogni anno , cominciando al principio di Marzo lin'a! Set
tembre,^ poi colmarle all'Ottobre; non folamente raccoglierebbonò
maggior copia d'uua,& buona;ma ancor'il vino farebbe femprc miglio
re,& fi conferuarebbe più facilmente.
Vinc. Qucfla cofa non è mai da comportare , fi perche fi guadrgna
quel letame che conuien maggiormente alle feminate;& fianco perche
N * fi racco
19* GIORNATA DECIMA.
fi raccoglie più quantità di vino,fe le braccia fanno il debito, come ha-
liete detto.
Dìdimi del Q , o.B AT.Parimentc danneggiano 1 negligenti malfari i lor patroni,
ddmdtn ^ ^ meQ,efimi.,quando tardano ad ordinar le viti,à feminar'i grani,à fe«
gar'i prati, à tagliar le biade,à fterpar'i lini,à zappar'i migli,& à far'altre
cofe (ìmili.Ec però quei patroni dourebbono follecitarIi;percioche(co
me ho anco detto^non fi può penfar'il danno , che pia volte fegue, per
tardare da un tempo aH'altro,& da un fol giorno all'altro .
: Vi n e.Ancora quefto ricordo è molto neceflario, poiché in quello
cofifte tuttala vera col tiuatione.
chemù ip* ^i °«BAT' Vn fol ricordo importantifsimo dico ancora , che mai t
troni no ere patroni non fi fidino de' lor maflari (& mafsimamen te quando propon
dm, àimaf gono qualche nouità}percioche quali tutti dicono quel tanto , che pof
tf'Td render'vtilità à loro.Et però tanto più andranno ben le cofe de' patro
le„, \ ni, quando ch'esfi con diligentia intenderanno, & vedranno i cafi loro «
: ViNC.Sicomeqneftoricordoèancomokoneceflario,cofifaranno
, .... auenturati coloro che lo metteranno alla prattica.
cUjhejaJe Gio. Bat. Dapoi che habbiamo detto à baftaza dc'maflari, è bene
l'vtilitàniì, che parliamo anco d'altri ricordi vtili.Et però dico ch'ogni Agricoltore
nuggurrt , et fia prudente à non far mai cofa alcuna,fe primanon vede efler più l'uti
te U fonder "'t*,c^e *a ^Pefay& s'ingegni à far di quelle cofe, che con lo fpender pò
poco, rende co giouino più,che con lo fpender'affai.Come per eflempio m'èoccor
fi», che lo fo al prefente nel far'otto vetriate in quefta mia habitarionc.Cheeffen-
/fender af- ^one fatte tre con ducerò occhi comuni l'una , che coftarono uintiquat
' " tro foldi il cento ; feci poi l'altre cinque della medefima forma con gli
occhi più grandi, che coftarono vintiotto,i quali fupplirono con cen
to vint iotto l'una,quanto fecero i ducento.Di maniera che con cinque
foldi che fpendei di più , guadagnai per vetriata fettantadui occhi,che
mi farebbon cottati (con la fattura, & piombo) fettantadui carantani,
che fanno cinquantaquattro foldi . Cofa in vero molto notad3 1> lo più
▼tile,p la più bellezza,e p la più luce ch'esfi redo no de gli altri mezani.
Vi NC. Quali cofe hauete voi dette nell'Agricoltura che fiano limili
alcoftarpoco,& di maggior'utilità ^
Gio.BAT.Primamentevidi(si,cheadararbene,tanto balta un paio
di buoi,& vn'huomo (arando con ragione)quanto con quattro buoi,&
dui huomini,corne per l'ordinario fi fa .
Poi vidifsi dell'utilità grande che fi haurebbenel feminar le biade co
manco grani,& che Ce ne raccoglierebbono più del folito,quando fifa-
ceffero quelle fatture medefime,che fi fan nel feminar'i lini.
Ancora disfi che fi raccoglierebbono più migli di quel che fi fa, qui
i ' do
de: 1 1 co r d r. iP7
do fi 21ppafle.ro Cubito che fi veggono fuor di terragnoli tardar: à zap
parli fin che fon diuenuti aki,per bifognarui anco maggiore fpefa .
Difsi parimente del letame accompagnato con la poluere raccolte p
le ftrade nel gran caldo , il quale cotta manco del puro, & fàprodurài
prati affai più herba. Scn2achcdandofuIamente quella, come farebbe
yna palata perg3tnbadi vite, legiouapiùchcnon fi il lecame puro ,il
quale è di maggior pretiot& fa che quel vino ritta di minor bontà.
Io vi potrei disancora de gli altri etièmpi<:ircaciò(perchc non mi
ro mai ad altro che ridur le cole della mia Agricoltura à quella minore
fpefa, &à quel maggior'utilechefiapofsibile^maper hauerne dettià
baftanzajdico che ogni Agricoltore non folamente debbe effer'intento
Tempre à conofeer bene la natura de' terreni (come più volte fio replica
to)& darli quel tanto,ch*esfiappetifcono; ma ancor non può effer'ec-
cellentc s'egli non mira di continuo con quai modi può hauer maggior
beneficio col manco fpendere,& con minor fatica . .,.■•"
V inc. Veramente, fé fuffero oflèruate quelle duecofe ("come fate
ììoì) fi arricchirebbono molto gli Agricoltori,& l\ beneficiarebbe anco
affai più il mondo,diquelche vien fatto.
G io.BAT.Hora,ficome disfi del comprare,& trattare i buoi,& ca- Jrttu* *{
ualli, ricordo pariinenteche l'Agricoltore fia liberale nel tener guai- ^"t^j V
chebuc,òcaualIo più tofto,dipiù,che di manco,accioche egli poffare- U fidi*.
ftaurar qglì altri, che alle volte fi amalano,ò fi ftàcano;nó màcando ctia
dio à cambiarli innan2i che s'inuecchino,ò che vengano di poco valore.
Poi fiadiligente nel veder fé vn bue è à propofito per tirar con l'ai-
tro;percìoche effendone uno,ò più picciolo,ò più debole , ò più pigro
dell'altro non punì compagno portarà fempre maggior pefo,ma anda
dotalfaticain lungo,farà stogato àcrepare,ò gittarfià terra. ,
Ancora è bene ch'ei vegga,fe tall'hor vn bue percote l'altro , & masli
maméte quando mangiano inlìemejSi conofcédo quefto,ch'egli proue
da fubito,accioche nò patifea talméte,che in pochi giorni venga al fine.
Appretto lodo che vegga fe'l giogo,ò ruote , ò timone, ò alt re cofe
offendono i buoi, che li proueda quanto più toflo può,accioche quel pa
tir non fia con danno fuo:Non mancando parimente à veder fé qualche
yn paté nell'andare fra le pictre,per hauer'i piedi molliche lo faccia fer
rar'innanzi che l'adoperi ,• perche altramente fi potrebbe inzoppare ,à
ftroppiare per qualche tempo.
Non meno lodo,che'l detto Agricoltore faccia portar'ài buoi (men
tre che lauorano) le coperte di tela; pcrcioche fempre vi gioueranna
nelle pioggie,nei freddi j& ne gli altri mali tempi; oc ancone i caldi,
&hiftidiofemofthe,perlequalili faccia portar non meno i cordarelli
N $ àgli
io8 GIORNATA DECIMA
« gli occhi come fi coftumano ; & il cauagnuolo legato al mufo,qtiando
lauorano doue fia herba, ò altra cofa verde j & fpecialmente quando fi
pafcono {blamente di fieno. '-'* • *'■*■■'■ '■>'>-"■
Vn'altra cofa importante voglio dir'ancoraich'èglifti^ò faccia ftare
il bifolcojouer'il bouaro la notte Tempre appreflb à gli artimali,accio-
chenonfianorubbatijò che slegandoti non s'offendano tra Ioro,òper
altre difgratie,comc più volte occorre. Tenendo non meno chiauata &
flalla^i bene fcopata;nonlafci«ndó^pèhdèr giù dal folaro parte aicuna
di fieno,» d'altro ftrame,accioche non vi fi attacchi ilfuocò ; come più
voltes'àveduto abbrufet'are gran quantità di ftra"mi,di;cafaaienti>di rob
be,&di armenti con le pérfoneinfierhe. . ;' . J
V i NC.Pcr vna volta che se veduto cotal difgratia , io mi maraviglici
che non occorrano più aflaiih quelle ftallc> che fono talmente bàfle de'
folare,che fi toccano con la t'efta. ■•''"■ > ;n ;< . i .:
VeaudU. Gì o.B at. Pofcia che riabbiamo detto quanto importa hauèr buon'i
cura de' bupi,è bene che parliamo anco de' caualli,& caualle : Et però
dico » che nel comprarli fi piglino giouani , & ben qualificati di Matura
£èf l'Agricoltura nell'erpicare,& carettare,per effer più agili,& più vti
li in limili cofe>che forto i buoi ,• & oltra che fono più commodi per ca-
,, ualcare,& portare prefto cofe affai da un luogo all'altro,& che'coftanó
manco danari,&di minore fpefajfi pofiono anco far pafeere d'ogni rem
pò fen2a fofpetto che fi gonfino,come facilmente fann'i buoi /quando
mangiano l'herbe tenere . E ben rero,chc bifogna hauerli nfpetto nel
farli fudare , per lafciarli raffreddare fenza faxlr paffeggiare , ò metterli
de' panni adoflbjperche altramente diuengono bolli. Oltra che bifogna
Vederli fpeffe vpltefe fono mal ferrati , & proùederli fubito ; percioché
mancando di quefto,s'inzopparebbono nel faticarli,& ftarebbono fu la
Italia penqualchè tempo:Non mancandoli medéfimamentéà proueder
quando le felle,òbaftine,ouer collane gli noiano, i;
- ViNC.Percheil primo giorno noi mi dicefte,ch% comprasti buoi
di mezafbrte,& tacefte le qualità che debbono haaerc,vi pfcgo,che ho
ra le narriate.
fumétaglia
aogl'm Grò. B at. Primamente dico, che vfiare ogni diligeìitia pei- hauérne'
no i 'Jjert ' de*buoni,perciochenon mangiano più di quel che fann'i trifti.Etpotre
buai
tecjreder chefianoper voi,quando fono di eonueniente età, grofsi d'ot
fi,ben piantati,con le giogaglie pendenti fin'alle ginocchia, & chehabi
biano il petto largo,le fpalle grandine groppe tonde, i fianchi lunghi ,
le gambe fode,le vnghie dure,le corna àlte,ìe orecchie pelofe , le labra
nqre,& che fono di pelo rotto..ò fofco,il quale non fia troppo lungo , St
molle nel toccarlo,ma con pelle groffa,& paftófa. Auucrterldo che non
fiano
/ D £' RICORD I*' i99
fiano morbidi di cpppajperchc Tempre l'hanno amalata, & mafsimamen- '
te quando nel faticarli li pioue adotto. ; ,h
v ViNC.Defideroancorajchemi diciate la forte de' cani,che io debba
tenereper la cuftodia del cortile,& fpecialméte per lo tépo della notteéi
, Gio.Bat.Vì eflorto che leniate vn cane,ò dui martini , i quali fiaho Del tmert i
grandi,pelofi,grofii di tefta,di gambe,di fchena,& di tutta la vita;e che- CMU •
fiano ancor'anirnofj,feroci,& terribili di voce,& più tofto neri,ò fcuri,
che di pelo biancojò beretino.Percioche,fi come i pecorari , & i berg*
mini li tengono fempre bianchi,accioche fiano conofciuti da i patroni»:;
quando di notte combattono'co i lupi ; perche fé fu Aero di pelo fcuro,
eflendo foccorfi da Ioro,facilmente farebbono feriti in fallo con lebà-^
leftre,ò archi,ò con altre arme,che adoperano per amazzar limili fere ;
coli per contrario vogliono eflere fcuri ne i cortili,accioche, entrando
ri i ladri,ò ncmici,per non poterli ben vedere , habbiano paura d efler
morficati.Ma lodo che fi tengano di giorno incatenati,con (legarli quan
d^ofi fa notte ; fi perche non morficano le genti , che di giorno entrano-
nel cortile, come anco che (dando alla catena,) diuengono ognhora
più feroci. ■■yM&A.'... < . •;<;-. ' ■'.*
Vi nc. Con quali cofefi poflbno mantener quefti cani grandi fenza
darli pan buono per efler più tofto cibo per le creature humane, che
perleirrationali? . >: • ' .- ■ ,
Gio.Bat.Sì ui può dar del panello di linofa mefcolato col brodo di
cucina,ò di quell'altro cauato dal latte,detto da altri fiero; ma meglio è
Yna libra di panello di feuo,ò poco più per cane algiorno,il quale ("an
corché fiadel migliore)cofta poco più del detto di linofa. Vero è,che •
non eflendó careltia,vi fi può dar del pane di femola mefcolato co qual
che poco di farina grofla,detta da noi farinello .
ViNC.Iomimarauigliocheicanicofigrandi de'malghefi,& peco
rari ftiano tanto grafsi, non pafeendofi d'altro che di quel brodo viti- '
mo di latte.come hauetc detto .
Glo. BAT.Sicomevihodettode'cani,chefonocofineceffariià gli >T>e'$wi.
Agricaltortjcofi ci refta che parliamo de' gatti, che fono tanto vtili per
li I orci che abondano nei ficni,& altri ftrami ; te mafsimamente al tem- »
pò del verno ne i feni!i,&eafamentiprosfimi,ò che fono nelle poflcfsio
ni.Percioche,non hauendone,fono rofi i granici drappi,tele,grasfinc ,
& altre cofeneceflarie airAgricoltura;& bifogna mentre che fi mangia^
ò fi dormc,ftar fempre coi baftoni in mano. _•£
ViNcDapoi che fon chiaro de gli animali per conto dell'Agricoltu
ra,afpetto che mi diciate anco le forti de gli ftrométi,che ui uogliono.
Gjo.Bat. Primamente vi bifogna vncarro,& più fecondo la poflef
. . _/ N 4 fione,
io» GIORNATA DECIMA
Ttitatt de ftonc,i quali fino di mediocre grandezza,& agili nell'andare,ben fatti,
gli /tramiti jj legno buon o,& ben cerchiate le ruote; perche vanno piti faciltnen-
Tjiktliu. Ce»crie errate di pezzi , & coi chiodi grandi capelluti ,& fi conferuano
n, più lungo tempo forti,& vnitc,fenza farui altra fpefa.Le quali iìaoo al
te dinanzi non meno di oncie vintiuna , ò vintidue ; & quelle di dietro
vintifeijpcrcioche il carro va con più racilità,che fé fono d'una medefi
ma ahczza,come vfano gli Agricoltori delle montagne,- perche fé fuffe
ro altrimenti, nel monrare,& nel difcendere,(àrebbono di maggior fati
ea,& difcommodo àgli animali che le tirano. ■ B
Poi Ha fatto ogni carro talmcnte,che fi poffa far lungo,& cono Ceco
do il bi fogno delie robbe che fi pongono fopra,& che l'habbia vn paio
difcale lunghe con li fcalini folameme,per meglio condur'i fieni, Imi,
coue,ftoppie,&altrccofcfimili;hauendoneancoi 'un'altro paio più cor
te coperte d'afsi accioche lì ano potenti per condurre biade, vini,legne,
pietre,& altre cofe di molto pefo:Et che tutte habiano la catena dinan
zi per legarle, accioche non carichino leronghedoucfi appoggiano,
come farebbono quando fufero {legate. '■>■
Si habbia ancora vna carretta da caualli , che fia leggiera con le fcalc
ài fcalini fpesfi , & le ruote mt defimamen te cerchiate di ferro , & che
quelle di dietro fiano più alte dell alt re,non meno di oncie quattro, ac
cioche i caualli la tirino più facilmente: Con la quale fi può condurle
robbe intorno fenza moleftar'i buoi,pcr non effer coli agili à carreggia
re di lontano,come fono per arar'i campi .
Appreffofi habbiadue carrette almeno, atte àcarrettar la terra per
conciar'i campi,& che ogn'uno fia più tofto per un cauallo , che per un
paio di buoi,& c'habbiano le ruote alte,leggiere,& ben cerchiate;per-
che fi fa maggior'opra,che non fi fa coi buoi,& con le ruote balle .
Similmente lodo che fi habbia vna traina ben ferrata dinanzi , & con
le fue catene,che van'attaccate à i buoi,-percioche fi conduce in vn gior
ao più terra mofla,chc non fi fa con tre,ò quattro carrette ; & fpecial-
mente quando non uà più di otto,ò dieci cauezzi.
Parimente fi habbia tre , ò quattro carriole da mano, per condur di
quelle cofe che non fi poffono co i carri,ò carrette coli commodamefl-
te,le quali fiano ben fatte,& cerchiate di ferro le lor ruotellc.
Ricordo poi che non fi falli à conferuar quelli carri,carmte, carrio-
le,& traine dal vento,dal Sole,& dalle pioggie ; percioche mancando à
qucito,durarcbbono poco tempo,
V I nc.Sì come i detti ftromcnà fono fempre vtili,cofi ui prego che
mi diciate anco,come voglion'cffcrgh aratri. i uomcri,&gIi erpici, per
effer tutti ftromemiirnpoitaimliin.il all'Agricoltura.
Gio.
DE' RICORDI. *oi
Gio.BAT.L'aratro vuol'efler talmente ben fatto,che nell'arare,il bi
folco non fia ofLfo nel,tenerIo,& nel far le arature giufte.Et però bifo
gna che le manizze fiano fatte,& pofte dentro con ragione, & che fiano
lunghe non meno di trenta onde l'una,& l'aratro vintidue , ò più tcfta
vintitre/in vintiquattro:Cioè" quella parte chiamata dentale,che va fo-
pra terra,& che fi ficca nel vomero;facendo l'affe più lunga di quello al
meno vn'oncia,accioche ella riuolgameglio la terra.Et à quefto modo
non affatica tanto i buoi,come fé fuifecortoj&malsimamentefe'l rome
ro è lungo oncie vndici.fin dodici oltra l'orecchie, & largo appretto di
quelle non più di fette.Et però s'ingannano grandemente quegli Agri
coltori che arano con gli aratri corti,& il vomer largo; fi perche quan
to più è largo,tanto più carica i buoi per la molta terra ch'egli appren
de di continuoj-come ancora perche,effcndo l'aratro corto, e forza che
l'afTe fia anco corta,la quale affai più carica i buoi , per andar maggior
mente àtrauerfo,che non fa quando è lunga al modo detto. Siche,fe
l'aratro e fomito(come ho diuifato)facilmente entra nella terra & fon
da,& taglia quanto vuoili bifolco;& non vi bifogna i dui, & tre paia di
buoi,comc vfa la maggior parte de' contadini con gran danno loro.
Vinc. Adunque,^ quefto è verojs'ingannanoancor'infiniti huoini
ni , che commendano quegli Agricoltori, che pongono quattro , & fei
buoi aH'aratro,credendo che coltiuino meglio,che fé ne metteffero fo
lamcnte duif*
Gio. Bat. Non è dubbio , che ficome non fi debbe arare fenon con
vn paio di buoi à propofito;percioche volendo il bifolco affondar l'ara
tro (come debbe far)è anco sforzato à pigliar di volta in volta tanta pò
ca cerra,che quegli animali non fiano caricati più delle loro forze; coli
pigliandone troppo , non pur fi fa fuperfluamente la fpefa di tanti buoi
(come ho detto^ma anco fi ara ogni campo fempre malifsimo : Parlan
do però folo di quei tai terreni , che fono à proposito di poter far que-
fto;& non d'alcuni airi fpecia!i,i quali, per eiìcr duri, ò crolli, ò troppo
ghiarofi ui uogliono ancor'i quattro buoi, benché fé ne pigli ogni vol
ta poca parte.Ma parlando à coloro che fanno quefta vana fpefa nell'ara
re groflumentc fette,& otto pertiche di terra al giorno;dico che volen
do pur'ararne, tanta fomma , è meglio ch'ogni paio di buoi , & huomo
habbiano vn'altro,perche arando tre,ò quattro pertiche per aratro,fup
plifcono à tutte le dette, & tagliano minuta quella terra.
ViNC.Lafciandouiquel che potrei dire à corroboratone di quefta
marauiglianon conofeiuta fé non da pochifsimi; vorrei fapcre ancora la
cagion che moue alcuni noftri Agricoltori ad vfar'ipertegati,Scnon gli
aratri al modo noftro.
Gio.
io* GIORNATA DECIMA
Gio.BAT.Certo è,che l'aratro è migliore ftromento,che'l pertcga»
to,&ogni altro modello fimile.Nè bifogna dire,che'l pertegato fia bua
nò per arare," perche fia fimile all'aratro di manizze, di dentale» di affé,
& di uomero; anzi,per efler disamile in commodità,in utilità, & in pò.
tentiate inferiore affai; e he per hauer l'aratro leruotelle,il bifolco lo
gpuerna con minor fatica nell'arare,che nò può fare il pertegato,ilqual
bifogna effer gouernato per forza di bracciajoltra che l'aratro è più vtt
le,& più potente per portare più lungo numero, & £ ficcarlo, & affon
darlo maggiormente nella terra.E ben vero,che'l pertegato,& il rouer
fore fono di minor fatica à i buoi ,pche portano minor uomeri , & non
mai ruotelle,che li carichino di più pefo . I quali fon'vfati folamente da.
quegli A gricoltori,c'hanno i buoi piccioli,ò deboli,& i terreni leggie-
ri,ò ladini. Poi il pertegato è anco disfimile all'aratro nella burra,onde-
per non hauer timoncello per attaccarlo al congolo del giogo,bi/ògna-
chela fuaburra fia longa non men di otto braccia, & quella jdell'aratro.
baftaeffer cinque,ò poco più ; attefo che fupplifce il timoncetlcche r»
attaccato ài fefetto delle ruotelle,& al detto congolo. Le qualifiano fafc
te con ragione dell'altezza,* nel ferrarle attorno.^ con fornirle di cate-
na,che leghi la burracol fefetto,doue fono pofte dentro*' ,1 •» » .:»- ; 7
Vinc Lodate voi l'arare co irouerfori, che ordinariamente ufilno i
Cremonefi,Soncinafchi,Cremafchi,& altri paefi ? , < :, . . .vi- .
Gio.BAT.Non è dubbio alcuno,che fi ara con più facilità cól rouer-
fore,che co altro ftromcto fimile ; cóciofia che nò ha ruotelle , & porta
piccioluomefo: maè di maggiorfatica al bifolco |> tener lafua lunga
manizza faldaméte co le mani. Vero è,che voi farete ben'à tenerne vno
come faccio ancor'io,j>ciocheaprirete,& cauaretei filidelle viti alla pri
mauera,& anco le colmarne all'Autuno fenza offenderle, come fa bara
tro quado non ha la coruana , che copra il capo dell'affelletto delle fue
ruotelle ; oltra che róperete la prima volta quei terreni, che fono molto
duri ; attefo che fi ficca dentro co facilità jp lo bifolco, che gouerna qlla
fuà manizza con tal deftrezza,che frange, & fpezzaogni afpro terreno.
Vinc. Confiderando quanto fia di gran contento il fapere le diuerfe
vfaiT2«,intórnoàqucftaprofesfione,mi piacerebbe che ogni Agricolto
re ingeniofo andaffe almeno per tuttaltaliaà veder quelle, che fono mi
gliéri delle noftre,per introdurle poi in quefto sì famofo paefe. *ua
Gio. Bat. Non folamente mi piacerebbe quello , ma vorrei ancora,
checiafeuno Agricoltore s'ingegnaffe àtrou are delle inuentioni utili ,
come lodarei che fc ne offeruaffe vna ; facendo i uomeri del più fino ac
ciaicene fia,- pcrcioehe farebbe d'altra utilità,chc non farebbe quel po
co più di cofto.Et quefto veggo nel mio lauorerio per volerui almeno
dui
t> È" RICORDI. aoj
dui vomeri all'anno (Tacciale non buono, che mi coftano accommodati
nell'aratro non trien di foldi ottante ,& poi à farli aguzzare (masfime
quando i terreni fono duri per l'eccesfiuo caldo) almeno feffanta ; |>che
li vuole ogni volta vnfoldo.Et per tanto ho deliberato di farli far d/ac- v~ '
cìalépiu fino che posfi trouare : percioche fon certo che mi dureranno
il doppio,& che non fpéderò nell'agu zzarli più di dieci foldi.Senza cke
non faticaranno tanto i buoi,'per non attaccaruifi la terra, come fa à gli ""'
altri tri'fti,perreftar quelli lucidi,come l'argento fino. "a
■ V i Ne . Pofcia the mi hauete chiarito de gli aratri , & uomeri , & di
quella sì vtile!in'uentione,,aipetto che mi parliate anco de gli erpici,co-
me vi ho richìefto . --
Gio. Bat. Veramente che quefti ftromenti non fono men necefla-
ri) de gli altri detti per meglio coltiuare i capi. Come dice il Prouerbio,; ejrere ,# „.
Non manco gioua il ben'erpicare la terra,eflendp male arata,di quel che, piti .
fail bene arare quando e mal'erpicata.Et però ogni Agricoltore douc- 'Pronerbia,
rebbe hauer dui erpici di buon legno,ben fatti,ben ferratile ben forniti
di denti:& che vno fufle grande, greue, & co i denti lunghi per meglio
romperete tritare ogni terreno, per tanto quanto giungono fotto:8c
masfi inamente quando è attaccato à due caualle, ò caualli gagliardi, ca
l'hauer fopra de' legnami greui,ò che'l bifolco,ò altro huomo viftà (b-
pra nell'andar sù,& giù,& à trauerfo. Poi circa all'altro erpice; dico che
vuol'eflèr più leggiero,& co i denti corti (pur di ferro) per erpicare in
nanzi al feminare i grani,&dopo ancora,per effer più còmodo delgrade
nell'erpicare su , & giù , & à trauerfo (fé tanto fi può fare) fin che fiano
ben coperti . Oltra ch'egli è migliore per feparar quei grani,& non ri
durli à mucchio,come farebbe il grande.
Vi nc.Bì qual modello, & mifura debbono efler quefti erpici?'
Glo.BÀT.Si fanno lunghi quattro braccia,fin quattro,& mezo i tre
legni quadri co i trauerfi,& fi pongono dentro dieci,ò vndeci denti di
ferrò per legno,lontani l'vn dall'altro per drittura, quattro oncie & me
za ; & che fallandoli anco giuftamentele linee ,i denti buttano interra
folamente vn'oncia,& meza per riga/econdo che va l'erpice : & à que-
fto mòdo égli erpica benisfimo. '
Poi Ci debbe hauere ancora vn'erpichetta fenza denti , e teffuta à tra- che'Jtdebbe
uerfòdi vimini fpesfi,&grosfi com'è vnditOj&chcauanzino di dietro hauere vtut
le cime circa vn braccio; accioche fi poffafpianare la Temenza del lino,& 'pKhet*il
calcare benisfimo quella del miglio. Laquale,comenons'adopra,fiaat- ^
taccata in luogo alto,per feruirfene anco de gli altri anni.
V i Ne. Qual modo ui par migliore à trifogliare i prati , fenza folchi
maestrali (come alcuni fanno) ò allavfànza della maggior parte?
Gio.
104 GIORNATA DECIMA
Gio. Bat. Lodo il feminare il trifoglio nei terreni lenza iblchi,&
maslimc quando fono mosfì fette uelte in quattroi arature,conie fanno
gli Agricoltori di Rouado,&di Coccalio. .
Cuelchefer V » HCt Chiaritemi ui prego j come fi pgò far queftoj?
tumoipieida Gio.ftAT.EUcndo (per eflempio) vignato quel terreno, comincia.
Rsuato nel no fare ji colmo in mezo della piana con ì'aratro,& poi di mano in ma-
farei frati. no arano da ogni lato,finche fono giunti à i detti fili, fenzafaruifolchi
maeftrali j onde quella piana rtfta,come fé foffcvna fola colla: & erpi
cano dapoi sù,& giù,& per trauerfo tante volte,quan te ueggono trito
bcnisfimo quelterreno.Poi paflàti quindicina veti giorni, l'arano dop
piamente ; facendo il primo folco appretta al filo delle viti nell'andare
infufo,li volgono adoflo il terreno; come farebbe verfo Oriente;e poi
venendo in gì ufo con l'aratro fra il detto folco,& filo loriuolgono ver
fo Occidente: Et fatto quefto,prcndono dell'altro terreno feguenteal
medetìmo folco fattole ribattu;o(andando pure in fufo con l'aratrojlo
Tolgono anco da Oriente verfo il detto aratro ; & come fono in capo(ri
tornando in giufo)lo riuolgono medefimaméte verfo Occidente . Et à
qfto modo arano di manoin mano,vo!gendo,e riuolgédo ogni aratura,
fin c'har.no finito tutta quella terra che uogliono pratarc.Et i'ifteflo fan
no ncll'ararc à trauerfo la terza uo!ta,& anco la quarta sù,& giù quado
feminano il frumento,ò fegal a. Erpicando etiandio sù,& giù,& à trauer
fo bcnisfimo fempre c'hanno arato, & feminato . Seminandovi poi alla
Primauerailtrifoglio,ilqual nafee facilmente,& uienebcllisfimo.
V inc. Non folamente none marauiglia fein quei piani mai non fai
jano i frumentijò fegale , &c meno i trifogli ; ma ancora fc quello modo
di arare, & di erpicare trappalìa quello d«lla vanga .
Chefi tenga Q t o.B at. Seguendo pure i ricordi utili, dico che ciafeun' AgricoU
Per faJ'fuor torc naDbiadui ruoli grandi , e di legno grcue , accioche polla far bene
te biade, & fuor le biade co vncaual p ritolojma meglio èli carriolocó 4. ritoli co
<h'è meglio dui caualli, per andar più ueloci,e tritar fuori più facilmente i grani.
cixTbab Ancora dico,chel'habbia vaabenaccia,e}iù,ftcondorvue cherac
bìa -una he. cog!ie,laqualc iiagrande,ed'asfiàpropofito,Dcódur l'rueà cafa, & ì
taccia per le i torcolijh aiendoanco vn benaccietto lungo braccia cinque in circa, p
™t>& vh>i cauare, « tramutare i uini ,,& feruirfene fra l'anno in altre cofe .
Appreflo ch'egli habbia delle tinc,ò tinacci gradi ; e più tofto di piti,
che di manco, le quali fiano forti di legname, cicerchiate più tofto di
. ^erro>cne di legno : Sapendo anco,che quanto più fomma d' vua , & ui-
Cbeitmacn no bollono infieme,tanto più (ì purifica,&diuien più potente. Marne-
quadri ]<ma _, r . . , . ». l, ' . * \ .
migliori de èho 'onoi tinacci quadrasi perche tengono pm quantità d vua,& man-
gti altri, «o luogo de gli altri j & sì anco, perche quando fi vogliono adoperare
non
D E R I C O R D r. ioj
non gli occorre cerchi di ferrro , ò di legno ma (blamente dar (oprai
cogni che (tanno ne i trauerfijper liquali ltringono benifstmo.
ViNC.Dapoi che voi lodate quelli quadrighe coftano à(Tai,&cbe vi
vuol grand'arte à farli bene,non farebbe meglio farli di quadrelli mura
ti con calcinajpoiche coftarebbono manco, & non accadercbbe farui al
tro che ncttarli,& lauarli bene al tempo della vendemia .
Gio.BAT.Sarebbono buoni quefti quando i vini non ri veniflero che iùnteci
più deboli,& di minor colore,che non fann'in quei di legno : Et qucfto \T\2m
ècofa credibile;percioche i vini non bollono coli ne i vali di terra ('per
effer freddi)come fann'in quei di legno,che fono p natura caldi.E ben
vero,che lifodralTe benifsimod'afsi di dentro,bollirebbono poi co fa
cilità ; oltrache farebbono molto commodi ; perche fé ne potrebbono
far più numero infieme co i tauolati d'un quadrello tra l'un,& l'altro.
Dico anco che l'Agricoltore habbia etiandio in copia botte grandi , che jìh«b-
mezane,& picciolc,le quali fiano buone,& ben cerchiate ; vededo ogni fyj£*~*
fera quelle,che han dentro uino,fe gocciando fé patifeouo per altra co d'altrivàfi.,
fa.Manon raccogliendo gran quantità di uini,cben'hauer le botte fola
mente d'un carro;perche oltra che fono commode nel maneggiare , &
che vi fi può tener più forti di vino , non fi patifee ne anche tanto quan
do fi guaftano,quanto fi fi in quelle di quattro,ò di più carri.
Similmente ch'egli fianon pur copiofo di gerle,fogli,barili,bottac- chefitegv»
ci,fiafchi,& fiafehette per feruirfene d'ogni tempo;ma ancora che l'hab F* fif** >
bia una daterà erande per pefar'i fieni , & altre cofe groffe : hauendone 1"art,>c,'f-
anco vna mezana,& vna bilanciacene nano tempre gtuite : Hauendo ^ due cofe
non meno vna mazza per tagliare commodamente i detti fieni. />«• l'Jgri-
Ancora che l'habbia vna quarta,& vn coppo più tolto di ferro,chedi ^"fV^"
legno permifurar'igrani,& altre cofe:Hauendo non meno vn cauezzo 35 *
tondo di braccia fei,il quale fia imbroccato, & con le vere d'ottone , ò
di ferro à i capi,per mifurar terreni,fabrichc,& altre cofe.
V inc. Stanno certamente ben'in ca(à d'ogni Agricoltore tali ftrò-
jncnti,per non andata cercarli da i vicini quando bifognano.
G i o. Bat. Non manco è neceflario , ch'egli habbia vn palo di ferro
grande per far buche alle piante di falice, di albera, & à i legnami che fi
pongono à le viti,& in altri luoghi:Tenendoancotre, òquattro mazze
d'oppio ben cerchiate di ferro,& quattro, ò fei conii pur di ferro lùghi
vn palmo,& mezo per fender'i legni da brufciare.Hauédo ancora buo
ne fccuri,& foni fecurotti per taghar,& fender detti legni,& per tagliar
li dal piede,&pertroncar,&quadrar'ogni forte d'arbori.Oltra che fta
bene ch'egli habbia delle falci per fegare.meflbre per mietere,podetti
per fcal tiare, & ronconi per tagliare fpini,frafchc, & altre cofe . Et non
meno
»o6 GIORNATA DECIMA
meno che l'habbta podettini, coltelli, {carpelli , rafechine per incalma-
re,e tanagli uolc per conciare viti nouellc,cedri, & altre colè gentili .
Parimente ch'egli ftia ne tato fornito di rafiche,di pione,e pionini ;
ma ancora d'vna fecure pfetta per tagliare , di manara per quadrare, di
afeia £ ugnalare,di zappafecure per cauare,& di più triucllc,ti iuellini,
martelli, tenaglie,fefti,cacciole,piombini per maragonare . ElTendo poi
nonpurcopiofodizappe,zapponi,picchi,raitn,badili,fanghe, pale,&
forched ogni forte ;mache l'habbia ancora vii luogoaccòmodato per
tenerui feparatamentetaliftromcnti,ilquale fta femprechiauaio;&ri-
tornatoui ogni ftromento , com'è adoperato al fuo Inogo.
V i nc. Sì come mi piacciono i ricordi di tanti ftromcnti ncceffarii al
l'agricoltura,& alle fabriche ,- non meno io lodo quel luogo,che ditedi
tenerli vniti ; pe rei oche non fono cofi facilmente rubbati , & fi peflono
ancor'haucre fenza cercarli per tutti i luoghi della cafa.
Ch'ebent i Gio.Bat. Hora che habbiamo ragionato di queftecofe tanto necef
*"«• <k#* fariejt' bene che parliamo anco d'alcune altre di comodità , & d'vtilità •
Et però io lodo a tener quel piu,& meno di vacchc,chefipuò. Pcrcio-
che oltra le vitelle^e vitelli,che fi pofibno amazzare,venderer& alleuar
còmodamente,!! caua anco copia di buoni formngi,but iri , fioriti jcaui di
lattc,giuncate,e ricotte: Cofe tutte neceflarie per la famiglia,& per li la
uoratori pertinenti all' Agricoltura. Oltra che fono di beneficio perJo
letame ch'è tanto (limato da noi Brefciani . Ter endo però fidamente di
quelle vaccherelle fono alleuate nel piano ; percioche,tencndone di fo
refti cre,bifognarebbc mandarle in mónte al tempo del gran caldo;cofa
che farebbe di trauaglio al patrone,pcr non poterle ueder di continuo;
fenza che perderebbe anco le loro grafie.
ChefideUbt^ Ancora fi debbe tenere de' porci per amazzarli grasfial tempo del
baurrede » (te^0 perbifogno della famiglia,& de'lauoratori ; tenendoli peròfer
mefi'pofom "ti in luogo commodo per lo verno, & per l'eiratc , ilquale fia folata
jufcttt. d'afsi di larice fopra i traui di rouere,ò più tofto di caftagna, le quali nò
fi tocchino appreflb vn dito,& non vi fia il terreno apprefib vn braccio,
accioche il pifeio loro pofia penetrare, & ftar maggiormente afeiutti .
Efiendoui poi vn'albio talmente accommodato,che vi fi pofla metter 'il
lor mangiare fenza aprir'al tramer. te l'ufcio. A i quali fi poflono dare le li
uature della cucinaci brodo del latte, le ghiande di rouere, i fratti dei
giardini,la diucrfita deH'hcrbe,le rape cotte con la femola , & fenza ; la
melica macina ta,ò cotta,& il farinaccio de' pcllizzari,ma non già quello
de' molinari ,- percioche fa Ja carne fpongiofa, che abonda di ipuma nei
cuocerla. Ma fappiate,chc non ogni porco è buono d'ingraflarc; attefo-
che fecondo la buona;& cattiua natura vengono anco più, & meno gran
di.
D E" RI CORDI. ì6j
di,& grafsi. Et però quandonon fi sa da chi fiano nati, fi piglino lunghi
di fchiena,di mufo,di orecchie,& che mangino aliai . Et chi può hauere
ilporcoraafchio,lafcilafemina;percioche la carne fuafmìnuifce più
nel cuoceda,per non elfér cofi foda , come quella del mafehio : Auuer-
tendo Tempre ad amazzarliin Lunanuoua,piu tofto che nella uecchu.
VlNC.Fra le cofe,c'hauetc dette di quelli animali, mi piace ehefité
gano fenati;pcioche inacando di qfto, nò folaméte nell'andare tutt'ho
raquà, & là (com'è la natura loro) fanno difperarquei della famiglia;
ma fpefle volte ancori vicini,doue occorre poi de' rumori,e tal'hor de*
fatti cattiui. Et fé pur fi uogliono madare à pafeer nel tépo che nò s'in-
graifano;limadino fotto la cuftodia de' porcari foliti.ò d'altra guardia.
G i o.Bat. Parimente fi debbe tenere vna copia di buone galline , le %~ysdt0*
quali nò pasfino quindici fotto ad vn gallo ; pcioche è meglio hauerne- tenerey & £
poche,e buorie,&pafcerlebene,che hauerne aliai di tali,& quali;e qfto che mad».
è occorfo alla mia còforte quando ne teniua 2 5. e trenta, non curandoli
d'altro, che fodero folamcnte di belle piume, benché facelfero pochi
oui: Onde uedendo io quello danno, ne trouai quindeci di bella piu
ma rera,e tut e capellut te col gallo fimile,e molto bcllo,le quali ci fan
no più oui in vna fettimana, che non faceuano quell'altre in vn mefe.
V 1 n c.Pcr qual cagione lehauete nere, & non d'altro colore ?
G10. Bat. Si come le galline bianche furono femprebiafimate da
gl'intendenti,p effer deboli da alleuare, da conferuare, & perche fanno
pochi oui; cofi p cótrario, le nere fono lodate, £ effer più forti di natur
ra,più faporite, più fané, & pche fanno maggior quantità di oui,& mi
gliori de gli altri.Et quello li vede per ifperienza,che gli Eccellenti me
dici lodano à gli amalati,che più tollo mangino delle polaftre nere, che
.
d'altra forteClafciando fempre i mafchi,perche fono manco fani di tut
te le pollaftre) dicendo funilmente degli oui. Aggiungendo che quelli ^
delle pollaftre fono più fani,più delicati,più pieni,& più copiofi di lat-
te,che non fono gli altridelle galline ; & fpecialmente quato più quefte
fono vecchie. Et però ciafeuno douerebbe rinouarlc ogni dui anni,ò al
meno ogni tre; perciochc non Gaiamente haursbbono maggior copi»
d'oui , e migliori (per farne fempre manconumero , & manco bnon: le
galline,quanto pius'inuecchifeono,) ma ancora farebbono migliori da
mangiare,che non fono le vecchie; le quali,alle uolte fono di tanti anni,
che vibifognavnacauallatadilegna à farle cuocere.
V I N c. Che cofa date loro da beccare tutto l'anno ?
. Gì o.Bat. lo le dò più forti d'herbc, delle conciature dibiadc, de
migli,& de' legumi . Poi oltrache le dò della melica,delle ghiande pe^
He , Si del pabulo raccolto col giudetto di tela ne i prati nuoui di Lu-
: - gUo>
toS GIORNATA DECIMA
glio,òd'Agofto (perfarleabondard'oui)le dò parimente delta fèmo
la cotta nclbrodo della cucinarci rifo con la gufcia, del miglio, & mag
giormente del panico,& della vena.Ma per ingraffar quelle,& i cappo
ni per mangiarle poi, non ui è cola pari al panello di feuo •
„ Vinc. Che conditioni commodcuoglionobauereipollari ?
efTerpJioil G io.Bat. Non debbe eflcr polio il pollaro mai appreffo alle habi-
pollaro. tationi del patrone;percioche i polli fono faftidiofi,& fporcano,& mo
lestano di continouo la famigliai però ftà bene che fu lontano dal ca-
famento,& pollo à Mczodì con vn portico dinanzi tant'alto , che'l Sole
nel verno posti penetrare p le fincftre,& ftarui fotto le galline cògli al
tri polli àbeccare,& ripofare.il qual luogo fia più tolto grande.che pie
ciolo,& c'habbia fopra vn folaro buono,ouero vn volto bene intonica-.
to^bene imbiancato in ogni parte,e ben mattonato ilpauimento,accio-
Jltrirìcor- cher.c ferpi, ne forzi,ò altri animali puslìno noiare i polli .Nò man^ado
diptr ifolli £ ioro dc\ beccare.del beuere, & del tenerli netti , & accommodati del
dormi rc,& del far ne i muri i Tuoi nidi,p fare gli oui : mutandoui la pa
glia almen'ogni dui mcfì;& hauédoni poi vna qualità d'arbufcelli fpesiì
nò molto dittati dal pollaro,accioche ui diano all'ombra al tépo del cai
do,& lì poflano còferuare da gli vccelli di rapina:! quali arbori fiano di
più forti. per modo di viuaio: come fono oppii,roorari,pomi,pen,& al
tri frutti,per piantarli di tépo in tempo,fecondo che fon buoni, & mede
fimaméte rimetterli ogni anno. Et come fono nati i pollicini fiano mef
fi piti tolto dietro ad vn cappone , che alla gallina ; percioche fono me
glio alleuati,& difelì da ogni uccel!o,& qlla fa anco più pilo de gli ouL
V iNC.Comefifaperintrodurretal'vccelloàqueflo vfficio?
•£S Gio.BAT.Sipigliaprima vncappone fano,c potente,& pelatolo tnt
dm da vn to fiwto al corposi ortica benisfimo con ortiche forti, e dapoi «'inebria
ctpfont . con fuppe di pane in vino,&colì ebbro fi ponein vn foglio,ò altro ua-
fo coperto d'asfi,accioche non fugga. Et fatto quello per tredìcótinui,
lì pone (otto ad vncaflolo di vimini con vn pollicino c'habbia almeno
uenti giorni ; onde (p l'amore che li piglia) vi lì dà il giorno feguente
quei pollicini che fi vuole . Il quale,coin'è pollo in libertà, lì vede cofe
grandi che fa nel pafcerli,nell'alleuarli,& nel cuftodirli . Percioche,nó
lòlo s'impazzi fcc di loro, quanto fa ogni altro vcccllo de' figliuoli, ma
ancora nò gli abbadona mai ne di,nè nottc,(ìn che le pollaflrt fanno de
gli oui,& i polli fon diuenuti capponi. Ma phauer de' polli per tépo , fi
piglia vna gallina Indiana pattato Natalc,la quale (eflendo fana)fi pone
in luogo alquanto caldo con uinti , ò 2 7. oui fotto di galline nolìrane :
Da i quali (e (fendo coli buoni , & ella ben trattata) in diciotto , ò uinti
giorni,cfcono tutti i pollicini^ quali fi pongono con lei fotto vn cciì'o-
loper
DP RICORDI.' *oj
lo per giorni fei,ò poco più ; non mancando lor mai del beccare,& del Cme ftjnf-
beuere,fìn che vanno fuori lòtto alla fuacuftodia. fi»» nmtre
- Parlando poi delle qualità che debbe hauere il Gallo.dico, die fi pi- d' ' £**'
gli non molto grande,nc molto picciolojpercioche nò fono coti comò- L, cicliti
di pie galline,come fono gli alti i. Ilqualc ha di piuma nera, ò roda, & chedtbòth*
con la creila uermiglia, & ben creipaàguifad'vna corona, & non mai wtUgtik
piana,per efler cofa clie lo dichiara d'animo vile.Et oltra c'habbia la te- i°" ?"*
fta grande,il becco groflb,e cui to.l'orecchie grofl"e,c biachc, gli occhi
nerica barba lunga,il collo alto , il petto largo , i piedi grosfi , le vnghie
forti,le ali grandi,& la coda tant'alta,che le péne fi nuolghino lìn'al ca-
po;fia anco (Copra tutto,) innamorato delle galline,& audace p affrótar
qùal fi uoglia animale che le uolcfle offcndcre.Et veraméte qfto anima
le non pur e necefiario p le galline; ma ancora perche col cantareà cer
te hore di notte,fueglia i religtofi ad orare,i letterati à ftudiare.gli arte
fìci à lauorare,i viandanti à caminare , i mercanti à caualcare , i malfari a
carreggiare,! linaiuoli àfpatolare,& gli Agricoltori à preparare gli ar
menti per arare,per feminare,per adacquare,& per far dell'altre cofe ne
ceflaric.Et però con ragion fi dice, Che'l Gallo è l'horologio de i còta.
dini :.Come anco lo prezzano gli Alemanni quali Io portano in pugno;
&nonfolo neipaefiloro,mane gli altri quando vanno alla guerra.
Qual e poi quella creatura che faccia fuggire il ferocisfimo Leonc(fi
gnor di tutti gii animali quadrupedi) com'egli fa Tempre? Percioche
quello fingular'vccellohanelcorpo, e ne gli occhi certe virtù fpiritali,
e certi fottilisfimi fpiriti(come dicono i Sapiemijche tatoftoche fi rap
prefentano alla uifta di qito fortisfimo animale,ui ferifeono talmente le
pupille de gli occhi,che li danno grandissimo dolore:Senza ch'egli è fin
golare nell'atto generatiuo,ftando chcnonv*èaltrovccello,chefatisfac
eia à tante femine^om'egli fa;nè che coh animofamente le difenda da i
nemici loro ;& manco chefia cofiamoreuole nel participar con loto
ogni cibo,ch'egli troua.Et oltra ch'egli è (ingoiare nelle cofe dctte,è atì
co fingolarisfimo nel portare le penne alte come brauo , la barba com è
huomojli /peroni come Caualiero, & lacorona come Re .
Vi nc. Veramente fi può dire,che si come il Leone merita il princf*
pato de gli animali quadrupedi , coli quello rarisfimo vccello è degno
di maggior lode di tutti i pennati.
Gio.Bat. Douendouiparlar'ancora circa il tener delle galline, & Tratutode*.
galli indiani;dico che ci voi un giardino, ò prato appreflo alla cafajper S^^'f Sf/''
cioche oltra,che fi poflon'alleuarc,& tenere con poca fpefa,fi conferua
no anco più facilmente d'ogni infirmità;conciofia che'l proprio loro è
di pafeerfi di herbe,di animali,& di aere:Ma vibifogna vn gallo audace,
O &ga
*ro GIORNATA DECIMA
& gagliardojil qualc,paflato l'annoerà perfetto per quattro, ò cinque
galline,almeno per dui anni. Et come fono natii polli, fiano tenuti per
vn mefe i n luogo non freddo,& non lafciati andar fuorijfin che fono bé
coperti di piuma, ò che faccia caldo; non mancando à pafcerli di diuer
fé herbe dell'hortocotte,di pane,& di ricotta . Et benché coftino affai
nell'allcuarli; nondimcno'perche fono delicati da mangiare t Ita bene à
tenerne & mafsimamente ad ogni perfona nobile, per honorarfene con
gli amici,quando quelli mafehi alle volte ne ho donati , & morti * che
giungeuano à trenta & trentacinque libre l'uno;onde le femine fonoà
pena la metà,lequali couano i loro oui d'ogni tempo,& ogn'una fedeci,
fin diciotto i Et perche è bene che quei polli nafeano in Luna crefeente
(da che végon tofto grofsi) però fi pógano à gli otto ò dieci giorni del
nafeimento di effa,che medelìmamente nafeeranno nel detto tempo.
Vin C.Mai non ho voluto tener di quefti uccellijparte perche muoio
no facilmente,mentr : fono piccioli;& parte anco,perche fonofporchi,
dishoncfti,& horridi da vedere per conto della loro tefta : Et oltrache
ftroppiano,& amazzano molte fiate i galli noftraniji pollicini loro fpé-
dono anco quattro uolte tanto nel beccare,che non fanno i capponi.
G io. B at. Ancora io lodo à tenere de i pauoni colorati foliti , ouer
deibianchi.-perciochenonpurfonobellifsimi davedere,& molto buo
ni damangiare,ma fi alleuanoanco più facilmente de gl'IndianùSenza
che[i mafehi uiuono i vinti,& vinticinque anni ; & fono parimente guar
dia de i co«ili;perche quando veggono gente che non conoscono nel
l'entrare auifano quei dicafacolcndar loro. E vero che hanno tre di
fetti danno fi à i patroni . L'uno che confumano gli horti quando noi
hanno vicini i giardini,ouer'i prati. L'altro che,per dimorar volentieri
ne i luoghi alti de' cafamenti rompono! tetti coi piedi . il terzo perche
fono molto luffuriofi,furiofamente rompono gli oui alle pauone quan
do couano,accioche le habbiano.in liberta loro.Et però lodo che all'ho
ra fiano polle in luoghi talmente ferrati,che non fiano moleftate : Ma
meglio farebbe a metter quegli oui fotro alle galline noftranc.-percio-
che licauerebbonoficuramcnte,&lc pauone at te nderebbonoà farne de
gli altri in quantità:I quali fiano pofti in couopiù frefehi, che fi può, &
in Luna nuouajperciocheefcono gli vccelli,& più quantità di mafehi.
Nonmacando di dar'alle pauone dabeccare,& bere vicino al nido, ac-
cioche non fi leuino fuori,& raffredifeano gli oui.
V'inc. Quantunque la carne delpauone fi'a delicata ,& duripia tempi
di ogn'altra,tuttauiatho intefo eh'è di poco nodrimento, didura dige^ione^
& genera bumori melanconici,
vd tener de G io.Bat. Parimente ftà bene l'hauer due, ò tre ochc,& vn mafehio
Ireihe. (che
DE' RICORD I. au
(che cofi conuiene)Ie quali fiano più torto bianche che bcrettìne, per
efler la loro carne mighore,& là penna più bella da vedere.Et quefti ve
celli, tanto più s'ali euano facilmente,& vengono belli,quanto che fon
accommodati d'acqua corrente. Per tato lodo metter'àcouare al tempo
loro degli oui affaire più tofto fotto alle galline noftrane,che alle oche;
percioche ne faranno maggior quantità : Non ponendone più di lei , ò
fétte per gallina(per efler grofsi)& alle oche non più di quindeci. Ma
perche vi fono delle oche,che più tofto morirebbono di fame> che par
tirfi mai dal nido;però fi dia loro da beccare, & bere talmente appreflb,
che fenza leuarfi,poflano fatisfarfi del lor bifogno. Poi come fono nati
gli ochini,non fi dia loro,per dieci giorni, fé non ortiche tenere taglia
te minutamente con la farina,laquale fia più tofto di migl io,che di fru-
men tonandoli dapoi delle lattuche,ò maicole,ò altre herbe limili.
Vinc. Fuori che le oche sporcano doue habitano , & dannaggiano
l'herbe col bcccare,& con lo fterco lorojnel refto mi piacciono,perche
fono buone damangiare di prima penna,& quando han più tempo, ef-
fendo grafle;ol tra che fono vtili perla penna, & pere he col lor vegghia
re fono guardie fedelifsime di notte; come moftrarononel Campido
glio di Roma^quando deftarono le guardie;le quali, combattendo vaio
rofamene,ributtarono i nemici,ch'all'hora cntrauano.
Glo.BAT.Appreflbiolodo à tener delle anitre ; le quali (fuori che Pdfr«Bw«
fono più piccioledell'oche)fono però quafi d'Una medefimafpecie.Ve +lhinhn
ro è,che'l proprio loro è di ftare,& pafeerfi nell'acque; & mafsimamen
te nelle correnti,& bafle che fiano fangofe,ò almeno herbofe : Non la
rdandole andar nelle pefchicre;attefbche mangiano i pefei mezzanetti;
& non eflendoui tali acque, bifogna che habbiano vna fofla d'acqua più
tofto larga,che profonda,& femprc come piena. Onde,eflendoui com
modità di quefte cofe , & di cortile grande , ftà ben a tenerne in copia ;
percioche,non tanto fi alleuano facilmente, & fono buone da mangia.
rc;ma ancora fono vtili per la loro penna(la quale è migliore , & più mi
nuta,& più fana per dormirui fopratche non è quella delle oche) & per
che fanno de gli oui affai; iquali,benche non fiano cofi perfetti per gli
amalaci ,nc cofi delicati, come fono quelli delle galline, fono però buo
ni fritti, in torte,in mincftre,& altri modi:01tra che fi poflono cofi met
ter fotto alle galline per couarli, come alle anitre. Tenendole però al-
l'hora in luogo fcrrato,accipclie non fi partano dal nido,& vadano à' ba
gnarfi,perche ritornando cofi fopra gli oui,nonfarebbono più buoni.
Similmente lodo à tener delle anitre Indiane;fi perche fono più grof Dell» tllt-
jfe di corpo,come perche mai non ftridono. E ben vero,che fanno pò- uar'J^.'me'
chi oui,& fono difficili d'aleuar gli anitrii fenza che imafehi non fono "* ndkm-
O a con
*i* GIORNATA DECIMA
coli buono il primo anno,come fono i noftrani per conto del generare»
9c perche fono meno luffurioli. Et però vi uolc gran diligentianell'alle
uarli per quindici giorni,dandoli folamcntedel pane tri to,deIl'acqua af
fai ne i vali doue fi tengono;aggiungendoli dapoi della femola,& lafcia
doli andar'all'acqua di foflfa,& correme,accioche pollano pafcerli d'her
be, & d'altre cofe fecondo la lor natura.
[mt&mL ^°' * vo^rne alleuar'aflai , li pongono due anitre nofhane per ogni
tremili . mafehio indiano ; percioche fanno de gli oui'in quantità, & gli anitrint
grofsiji quali lì alleuano più facilmente,^ non affo migliano à quei fore
iticn.,& manco ài domefttci.Etoltra che fono di buona camc,&grofsi
di pcrfona,non irridono mai,8t fanno de gli oui d'ogni tempo;da i qua
li però non nafeono mai anitrini alcunijper efier nati di due forci,come
anco fanno i muli.con le mule.
Vinc. Mi piace talmente quefta terza forte di anitre, che per lo aue-
nire,vi prometto di non alleuarne,nè di tenerne d'altra.
,™f-1 Gio. Bat. Ancora fommamentc io lodo l'hauer'una buona colomba
ra,& più fecondo la pofsibilità di cialcuno;percioche è cofa di utilità,
& commodità per più meli.Ma,volendole buone, vogliono elfer fcpa-
rate da gli ftrepiti, dalle genti, da gli arbori,& d alle vie correnti ; altra.
mente fono moleftati i colombi, & inlìdiati da gii ve celli di rapina. Et
pero(eilendo pofsibile ftanno bene negli fpatioli iìti,& coltiuati,& vi
cine alleacquecorrenti,acciochei colombi non uadmo lontani àbecca.
re,& bere in luoghi fofpetti d'clfer'amazzati.ò prefi.Fabricandole però'
non troppo alce,acciochc i colombi uolino sù.& giù con men fatica, &
che fiano pofte fopra l'Auftro; percioche li compiacciono molto del
Sole,quando batte ne i tetti, nei corridori,^ penetra per li fineftroni,ò
• luceroni;& fpecialmente al tempo del verno. * Non facendo fincftre
picciole per cntrare,& per vfeire verfo tramontana , ma dalle altre parti
lijoueroeflendoueneperlaitate,pcrche rendano frcfco,fiano chiù le in
• rtanzi del freddo. * Conciando talmente di dentro,che non vi entrino
gatti ,nèforci;intonicando,& imbiancando coli didentro,comedi fuo-
ritói mettendo anco fopra i cantoni le fue laniere ; percioche olerà che i
colombi fi compiacciono della bianchezza,non fonone anche coli inlì
diati,& mangiati dalle ferpi.dallc lucerte,ò da i gatti,e forci;come fpef
fé volte occorre nell'altre colombare . Si entri poi per pigliar i pipion-
ccllijò per farui altra cofa, folamentc per la vfticra fatta à pofta nel fola
ro,con fcala da mano; & come li vicn fuori fferrata prima la detta vfeie-
ra)lia fubito porta per terra,accioche qualche animaletto non vi rampaf
» fe>& cntralle.Non mancando à fornir le colombare di nidi per habitar-
ui,tìc concauii colombi:I quali liano d'asiì,di quadrelli,& di cauagno-
. . Utcf
!>£* RI COK DI. *ij
lìteffutìjacciochei colombi (fecondo l'humor loro) habitinoin quel*.
io,&nonin quell'altro: Accommodando però quei nidi di mano in ma
iiojafcendendo final tetto,fotto il quale fia intauel!atò,& imbiancato j
ponendo i cauagnoli nel mezo fopra le pertiche , & canteri per accom-
modar meglio i colombi ;nettan do tutti i nidi più volte dello fterco,&
d'altre cofe;& mafsimamente nel gran caldo; percioche alle fiate abon
dano talmente di pedocchi,& camele,ò tarme, che li conducano co i pi
pioncelliquafi alla morte. * Oltrachebifognanonfolonettarebcnif '
fimo tutti quei nidi,come ho dctto;ma ancora al Marzo, & al principio ,
di Nouembrc con tuttoilpauimento,& ogni altro luogo. *
A fornire poi vna colombara,fi pigliano ipipioncelli di buona for-
te,&non mai de' bianchi(per effer'i primi veduti, &ama2zati dagli ve
celli di rapina,^ fi pongono dentro in libertà,condarli da beccare & be
re col cornetto due uolte al giorno,fin che beccano per fé medefimi; &
di più. vi fi cauano le penne «naeftre,come fono per volare , accioche vi
ftiano coli almeno per cinquanta giorni : Che vfeendo dapoi,non man
cano à ritornare, & perfeuerare, come fé ui fuffero nodriti da i padri lo
ro:Pigliandoperò folamente di quei che fono nati di Maggio, perche
non fono off'efi dal freddo,& fono di maggior profperità per crefeere,
& per bufcaifi più prefto il lor uiuere. Ma per ampliare ogni colomba-
raper l'anno /cguente, fi lafcian'andare tutti ipipioncelli chenafeono
da Maggio fin'à Settembre:ma gli altri anni folamente quei di Giugno,
per efiere quella flagione buona, per non mancar loril beccare di tem
po in tempo fin'al San Martino.
Io faprei dir'alcunc vie per riempirle colombare de'colombi dì al.
tri,ma perche non ècofa Chriftiana à fpogliar qual fi vog!ia,non fia mài
vero che le palcfi . Ricordo bène che non fi manchi di dar da beccar'à i
fuoi quando non ne trouano in campagna; & mafsimamente d'Aprile,
& di Maggio,per hauer fotto gli oui, ò fcofsi i pipioncelli|; & darli pjù
torto del migliorò panico,ò granacelo cauato dalle biade, ouero del pa
buio che corta manco , il quale è anco perfetto perle quaglie & perii
pollijnon dandoli àquel tempoorzo,ne fpelta,ne vena,ne melica, ò le-
gumi:perciochc ipipioncelli, non li potrebbono inghiottire, fé non
(malamentc.Et per minor fpefa fi dia di Deccmbre, di Gennaro, di Fe-
braro,&di Marzo de' vinaccioli; per liquali, oltre che viueranno quei
colombi, non couaranno ne anche fin paflato Marzo;onde quanto più to
fto couano,tanto più facilmente i pipioncelli muoiono di freddo . Et
per quello lodo che all'Ottobre fi pongano le vinaccie con le gufeie in
quantità mucchiate in qualche parte feparata del cortile, accioche i co-
. lombi pollano intcrter.ei'fi con quelle, quando altroue non trouanoda
O 3 beccare ,
«14 GIORNATA DECIMA
t»eccare;& fliafsime eflendo copertala terra dalleneui; ("coprendole "pe
, ,cò quando fufle neuicaco. * Et però chi darà abondantemente da bec
xare à i loro colobi ne i tépi neceflarii , non tanto ne cauarà Tempre buo
na v tiliià, poiché non mai fi partiranno ; ma ancora venendone deglial
1 tri,à i quali i loro patroni fono fcarfi,gli acquiftarà co buona eófciétia.*
Vi nC. Certamente che vna buona colombaraèdipiùvtilità,& di
minor incommodità , che non fono gli altri pennati che fi alleuano in
«là; percioche fi procacciano la maggior parte del tempo il lor viue»
re,& ordinariamente fanno Tei , & fetee uolte gli oui all'anno ; & più
ne farebbono,fc venirebbono maggiormente grò fsi, quando fi cambiaf
fero le colombine cafalenghe,come fono nate di otto giorni, con quel
le delle colombaie, accioche fi accompagnalfero con quei mafehi ; aia
fare con tal modo,chc i padrini madri non fc ne accorgefl'ero:nó ponen
doui però mafehi cafàlenghi,perche fi accompagnerebbonocon quelle
: della 1 or forte,& ri tornarebbon o di compagnia ad h a bi tarai baffo .
De' colombi''. Gio.Bat. Non folamente mi piace queita mcfcolanza perle caufe
cafaltn&f». cjjC ditcjmaanco lodo che fi tenga di puri cafalenghi qualche numero,
: i quali fiano però appartati dall'habitat ione,accioche non la fporchino,
,& diftu i bino la famigliajoltra che couaranno,& n odriranno con più co
moditi i loro pipioncelli.Onde elfcndo di buona forte , & ben'accom-
, «iodati di ftanza,& del uiuere,fono fempre più vuli, più grofsi , & più
delicati di tutti gli altri.
, ViNC.Hora the mi hauttc detto de gli vccclli,che còmodamente fi
poffono tener ne i cortili , vi prego che mi ragion-te delle pefchiere .
Trattato del- Gì o.Bat. Quando vi iiacommodità di acqua corrente, & di fito à
Uffdùm. propofito,e colà buona à farne vna bella intorno al giardino, ouer'alca
famento((c tato lì può)à modo d'una foflà,-percioche farà fempre vtile,
s'ella farà talmente accommod ata , che non fi polla rubbare ò fuggir'U
..pcfccjò romper il vafo.
Voi ucdete,quanto è bella la mia , la quale non pur'è larga vinti brac
ci a,& lunga feie ento,ma ui entra l'acqua di continuo per la p ortella co
.eia con la fegatella fatta con più buchi piccioli , & poi efee nel capo di
fotto per vn'altra più fpefia di buchi di modo che non vi può vfeir Coi
-teak una di pcfce,& ha tal forte fiepe di fpini nella ripa della poffefsio
; ne,che nefliino può entrare per rubbarlo da qual fi voglia hora .
( VincSì come io veggo che quefta pefchicra è vna delle più belle,
& delle più grandi,& delle più fornite di pefei grofsi,& piccioli, di tan
te altre di qutfto paefe ; coli defidero di faper'il modo che voi tenefte
-nel fornirla.
j.; . Gì o.B at. Tantofto che hebbi fatto il vafo con le ferraglie , mandai
, >. .y . j l 0 " di
}p E RtCORO lì io?
di Maggio al fiume d'Ollio à comprar diuetfi pcfci (perieiTerrit all'ho- • ' •'-'
ra abondantià, per andare in amore) cioc,carpene,dorade,cauecini,bai>
bi,e tcnche : I quali feci portare da dui caualli in quattro barili con cara
biarli l'acqna più uolte ; oltra che gittai dentro gran copia di gambari >
lamprede, bpzzie, ferle,& veroui tolti nell'acque noftrc; itale che ini
•gl'anno l'hebb.i fornita,CQme,v,edete.Manon uipofi lucci; perche,co*
me fono grosfi,viuono folamente degli altri pefeircofa che non fan-i
no quelli che ho detto,per non hauere i denti,come hanno quefti. Et pe
rò chi vUol buona pefchiera, non folo non ui ponga luccio alcuno , ma
vcnendoui,ònafcendoui,non manchi à leuarli fuorij altrimétidiftrUg- - ? . "?
geranno in poco tempo tutti gli altri. * '?
,VinC. Tanto più èda lodare vna pefchiera buona,quanto che nor* -è-
d i fpefa ale una,ma di affai e ommodi tà,di certa vti lit à,& piena d'allegrili
riehmirar l'acqua,& nelueder vagare^ guizzare i pefet »
. G i o. Bat. Io haueua animo di ragionarui intorno al gouerno delle?
api,ma perche ui farebbe da dir'aflai , & che'l Sole ci moftra c'habbiamo
parlato lungamente , metteremo quello trattato ad vn'altro giorno., j
Vinc. Iddio sa quanto vdirò uolentieri quella diuina cola ; perciò*'
che è di poca lpcfa,j& di grande Utilità.Manon parendoui;di ragionar^)
ne adeiTo,ui priego innanzi che cileuiamo,che mi chiariate almenoal*-;
cune cofe che defidero /aperti cominciando àmoftparmiquare meglio-;
àfcaluarc gli arbori all'Autunno, ò alla Primaucra ?
Gio.BAT.L'openione d'alcuni eccellenti Agricoltori noftri è, chc> v,i ftaluar
in queftopaefe non fi fcaluino innanzi al verno :, percioche foprauenenj gli arbori,
do gli eccesfiui freddi,patifcono talmente nelle parti douefon tagliati,
che tardano più anni à venir floridi come di prima.: oltra che fpeifeuoJs
te leccanoycpme s'èueduto nel tagliare i bofchi,& fpecialm ente in,quei)
li della noftra Città. Perche non curandoli coloro,c he li pigliano del u*
to malc,chc ui fanno nel tagliarli auanti il' verno ; li tagliano per la lot
fola,& propria commodità : cofachenon farebbono quando fofferb lo
rp proprii.Et però gl'intendenti chene hanno>non folamente non li ta-i
gliano dal piede in quel tempo, mauendendo quelle legne, obligano.i ,
compratori à non tagliarli,fin che non è paffato S. Antonio, & per Luna
qrpfcente.E'ben vero,cheperbrufciarle, durano più fu'l fuoco fcfono x
agliateper Luna vecchia*. - •*•-
ViNC.Ancoraioho fempre offeruato quello nel tagliare i miei bo-M
fchidiPiedemóte, &masfimamétequellaparteche giace di dietroide'
monti per efTer più fottopolla alla Tramótana , & ài grandisfimi fred*
di. Oltra che ho ancora offeruato ànon fcaluare forte alcuna d'arbori,
quando fi trouano bagnaci : perche so quanto all'hora patifeono .
O 4 Gio.
*v6 GlOtfNTATAl 0ECIMA
D.-lpLmtare . G io. Bat. Similmente voglionoche più torto fi piantino gliàrÉrorf
gU arboritri (foc van troncati,paflato ch'èmczo Gennaro,&per Luna nu0u3,chepia
tarli innanzi al verno : Percioch?,-vencndoi potentissimi freddi,pati-
kono grandemente in quelle parte ch'èappreflb al taglio . Ma lodano
però che Tempre lì facciano le buche,ò foflèalmcno per dui,;ò tre meli
auantichc fi piantino :&ofl"eruano non meno l'altre cole che ri dtfsi
l'altro hieri nel piantar'i giardini. -''..
i ViNC.Sicome mi hauete ragionato del battere le biade, afpettopa
rimente che mi diciate come voglion'efler le are.
Trattato del Gto. Bat. Bifogna che fiano primamente alquanto rileuate, Se pe«'
U are per denti à mezo giorno,& talmente libere dalle muraglie , & da gli arbori
batter le bù* aj^fc folti (& fpecialmente da Oriente, & da Occidente) che i tenti vi
poflanogiouarc nel palar'i grani ; facendole anco lontane da gli horn ,
dai giardini,& dalle vigne; perche altrimenti patirebbono per la polue
rc,& per la bulla che d'indi efeono. Siano poi ferrate d'ogni intorno di
legnammo di fiepi baflc,ò per altri modi , accioche non fiano calpefta»
te da i beftiami.-tenendone non meno ben concie di terreno propomo
nato fenza pietrejò ghiara,ò (abbia , & che non fi fefsi ; ma che egli ftia
ben lifciojàc ben'uguale:Coprendole dapoi con paglia. ò ftoppia,ò con
iBeligazzi quando non s'adoprano , accioche non fiano danneggiate da'
i venci,dalle pioggie,dal gelo,& dal SoIe.Ordinandole poi innanzi che
fi comincino à batter fuor'i grani , con l'acqua mefcolata con lo fterco
« de'boui,accioches'inaftricbinobenifsimo,&ftiano ben falde alleper-
cofle,che vi fi fanno co. i fi elli,co i ritolgo co i carrioli.Hauendo vn por
ticoaperto,& tanto lungo quanto elle fi trouanolarglie:perridurui fot
to i grani netti, ò fatti fuori folamente quando foprauengono le piog-
gie airimprouifo,& non meno al Settembre, & all'Ottobre (quando il
tempo non è fermato) per farui fuor'i migli , &. iui feccarli al Sole che
all'horavi batte fotto quafi tutto il giorno. *:
Vi nc. Pofcia,che fon chiaro di quelli ricordigli prego che mi dicia
te anco imczi,perli quali fi può fpcrar d'haucr copia di frumento, &
altri grani. :i
amtfceJ"il ^*l 0'^ AT'Gofe affai fi potrebbono dire intorno à quefto che mi chic
buono, ecca- detejtuttauia la prima è , che (\, rompano i terreni con l'aratro nel graa
fmrkolta. caldo,accioche fiano(come più volte ho dettò) trafìtti bendai Sole , il
quale li matura,gringrafTaJ& gli netta benifsimo.
Poi bifogna che le biade nafeano bene , & chc'l verno vada afeiutto t
& con gran freddo jpcrcióche andando cofipertutto Gennaro (oltra
chele biademaggiorrnentc figHuolino) i vermi,& altri animaletti non1
le mangiano fouo terra.Ma vi te Ita che la primauera,& altri inefi feguc
••; ■'-■ * <■' * ti
/DE' R I C O R D IP ii7
ti facciano fecondo che defidcrano gli cccelléti Agricoltori^ quali per
prò u e rbio antico dicono.
'- 1 1 gelo di Gennaro,il mal tempo di Fcbraro,i venti di Marzo,lc dol
ci acque d'Aprile, le rugiade di Maggio j il bel mietere di Giugno , il
buon battere di Luglio,& le tre acque d' A gofto per buona Ragione, va
gliono affai più che'l carro,& buoi d'oro del fauio Salamone.
ViNC.Hopiùvoltévditoqueftoprouerbiodagliefpertijrnanedice -<
nano anco vn'altro percónto del mal ricolto. ■> <■'•■ ■■''• ■■■
Maggio hortolano,aflaipaglia,& poco grano. '] ■'■
• Gio.Bat. Sempre le molte pioggie fumo dannofeà tutti i grani, & Dilato di
alle viti quando producono i pampini,& più nel fiorir le vue,& gli ar- nofornicai-
bori fruttiferi. Senza che li nuocono molto ifreddi,& le nebbie che ve "$&"'
gonoà quei tempi,& anco quando fiorifèono all' Agoftoi' <■'■■■■
» Vi NC.Dapoi che parliamo della varietà de' tempi, vorrei (àperc an
cora i fegni che occorrono quando nei gran caldi , il bel tempo è per
mutarli in pioggia.
Glo. Bat. Parlandoui da Agricoltore folamente,& non da Aftrolo settiche fi
go,dicoche tanto più fegni moftra il tempo,quanto più per molti gior veggono mi
ni non è piouùro.Come per vn giorno, ò dui auanti- fi veggono lanot- ^lepuggiex
te più numero di Stellerà Luna circondata di vapori; & che gli armenti 1u«*loedu-
fakanojgli afini ragghiano,i lupi vrlano,& gli vccellinon ceflanodi vo ^'
larc.i galli di cantare , le mofche, vefpe, tafani, & pulici di morficare , i
delfini,& altri pefei di guizzare,le rane,& rofpi di gridare,& le bifce,&
benole di uagare;o!tra che'l fale fi fa humido,le cloache maggiormen
te puzzano;& le creature humane finalmente non ripofano.Ma ancora è
gran fegno quando il Sole la fera innanzi s'infacca ne i nuuoli,& che la
rugiada cade più del folito.
• V i n e. Similmente vorrei fapere, come fi debbe gouernar l'huomo ,
nel venderle biade,per erTercofi mutabili di precio?
Gt o.B AT.Due vie ho vedute ofleruarfi da gli huomini prattichi. L'u $&„& del
nac,che non le vendono quando fono in uil precio ;& poi come afeen veder Ubi*
dono quanto più gtialtri le tengono,efsi fempre le vendono ; L'altra è", <k «
che quando vagliono conueniente prccio,ne vendono vna parte,come
farebbe al Carnoualed'altra alla Pafqua(fe la campagna è bilia) & il re
fto al Maggio.Et à quello modo non fi può fallarcjperciochc fi vien'ad
ofleru are quel prouerbio che dice.
Meglio è vendere,& pentirfene,chetencr,& difperarfene.
Ho poi veduti alcuni efperti,che quando vedeuano le biade morbi
de al Marzo,nafcondeuano le chiaui de i granari ; ma come à quel tem
po era la terra bene fcoperta,fi atetteuano à venderlejperciochejfi co
me
*i4 GiORNÀTA. DECIMA
me queftoida fperanza di gran ricolto,cofi quando с mórbida, fí terrieb
non poco d hauerlocattiuo. ■ j
i VwcTanto più mipiacciono quefti ricordi , qvanto che più Volte
ho vedutoalcuni tanto crudcli, &pertinaci nel tener lebiade quando
crano pregati,chc poi per elîer'abbaiTate di pretio aflai , fono pocome»
che morti di dolore>& altri fi fono ímpicatt per lagola» j
/Ы new . % G i o. 8iAt»Auuertifcaperô ogn'uno à noa mifurar quelle biade,che
di perle Ыа fono íhteammuchiate per alcuni mcfi & anni, fe prima non fono ribüt
dt, &¡im[€ tate con je paje ¿a yn iUOgo jU'altrojperchealtiimenti perderá fei, & fet
y ••" te per cento. Vero è che la linofafà al contrario ;attefoche,elTendofat-
ta fuo* di Luglio,& d'Agofto(non hauendo molta herba)fempre al San
. Martino fi troua di più,iètte & otto per с en to.Et quefto auienejpercia
che quando fx fi fu or i,tal femenza al detto tempo, è talmente riftrert^
dal gran caldo,che l'oglio (ch'è dentro) fen tendо le prime pioggie, ô
fod1do,i^itojRgoiifia,&crefcea>meho detto. -, !.,-... э
* Vi N c.Che dite uoiancoralntorno al tender de' fieni . ,i
KçiéAt M G ï o. BAT.Non fi uendä mai quel fieno à mifura,ch'è tagliatoj tene-
ЫЫег dt, i K>,mafiben apcfo;percioche l'efperientia ci fà vedercjchequantopi»
с fegato men matu ro,tanto più.fi calca infierne ; onde Ii come mifuran-
doû moßra pocojcofi pefandolo fi troua efler'àiTai più.di-quello che ft*
mato: Et per contrario,quaiido è tagliato troppo maturo,non è da com
prarlo à mifura^er moftrarfi più di.quello ch eà pefarlo.Mä fia fempre
itcnduto ogni fieno di anno in anno;percioche tenendolo, quanto più с
: vecchiojtanto maggiormente peggiora in bontà,& nel pefo . ч
V i N с .N on accade dit; que fte cofe à i Bergamini , & manco peca
rari,- perche fono per natura talmente aft uti,che tantoft o chehan vedu-
to il fieno,giudicano con quanto vantaggio lo pofíono pigliare.Et pc>-.
rô cixefta с be fioiamo per efíer cardi . Dimanc,non occorendcrniialtro
in contrario faro da uoi fecondoil foliro. . -,. -.'.л
Gi<^BÁi>.J»tiou¿afpettB№^^ >

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L* VNDECIMA GIORNATA
D E L L' A GR I C 01 T V & A,
M, AGOSTINO GALLO,
Intorno alle vacche , vitelli.p
1'
gmuenchi^buoi. \
S sen d o ritornato M. Vincenzo Maggio l'vndecimo
giorno da M.Gio.Battifta Auogadro nell'hora folita,e
ritrouatolo fotcola fua bella loggia, ch'egli riceucua
danari dal Tuo malghefe per lo fecondo termine (dan
do che limili pigliano i fieni à pagarli al Mario (èguen* '•,'■■■
tc,al Maggio,& al Settembre;per terzo; come anco esfi
vendono i loro formaggi à i mercanti co" medefimi patti) &falutato(i
1 Vvn l'altro, fecondo il (olito, dapoi c'hebbero fattli loro conti , il Mag-
- gio guardando 1'Auogadro,dilTe.
Pofcia che Iddio ci ha mandato il voftro Scaltrito {nome conile- VhnXdx fai
niente à i pan Tuoi ,• poiché generalmente fono i più attuti d'ogn'altra tu à Scaltri
qualuà,&profcsfionedi perfone) mi farà gratisfimo,cheperhoggi al to nudgbeft
intorno gli
meno ci dica della profesfione fua,fecondochedicofain co/a li chie
deremo.
Glo.BAT.Et quefto tanto più mi farà caro,quanto che all'Agricoltu
fà,non è cofa più conueniente,c più vtile de gli armenti.I quali non fo-
lamenre furono tanto (limati da gli antichi,ma fono ancora più che mai
«pregiati da noiBrefciani, percioche non potrefsimo coltiuare la terra
- al modo che facciamo,quando ci mancaffero^nè hauercsfimo,chi man
giale inoltri fieni,nè chi ci'deffc tanta copia di formaggi, &altrebuo-
necofe , checauiamo dai latti, & dalle carni loro; oltrache habbiamo
vn tanto benefìcio dallo fterco loro , ch'egliè cofa incredibile .
Scà L.Mi piace che conofeiate le vtilità, che ui predano quelli bene
detti animali; ma Ce anco Jconofeefte uoi altri nobili la felicità d'alcuni
»"• ' noftri
m GIORNATA VND ECIMA
noftri malghefi,& pecorari,ho quafi per fermo , che mcltiabbandona-
rebbono le lor grandezze,per godere la libertà, & la quiete, che fi troua
in qucftaprofesfione.
V i nc. Quantunque,ScaItrito mio, potrefle direil vero ; nódimeno
(per efler mia interi tionc, che ragioniamo folamente delle quattro età
de ibeftiami detti) mi direte per adcflb dei vitelli, & vitelle, dei gio-
ucnchi,& giouenche,de ibuoi , & vacche che fi trouano in profperità »
& poi quando fono vece lii;rifirbando à ragionarmi della felicità de i Pa
(lori(il che mi farà caro intenderc)ad vn'altrahora.
Se a l. Non folo iofon prontisfimo à parlami (pur che fappia)di qua
. to mi domandatela di moft r