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IL POST-IMPRESSSIONISMO

Negli anni 1880-1900 molti artisti europei sperimentano nuovi linguaggi accomunati dalle origini impressioniste e
perciò riassunti nel termine Postimpressionismo.
Comune a tutte queste ricerche è però la volontà di superare i limiti dell’impressionismo, andando oltre la semplice
trasposizione sulla tela dell’impressione visiva; questi artisti danno così nuovi significati all’arte, ciascuno secondo la
propria visione ed esperienza.
Paul Cézanne, Georges Seurat, Paul Gauguin e Vincent Van Gogh tendono a cercare la solidità dell’immagine, la
sicurezza del contorno e la libertà del colore.

GEORGES SEURAT
Georges-Pierre Seurat è uno dei padri della pittura moderna. Dopo i regolari studi presso l’Ecole des Beaux-Arts a
Parigi e le frequenti visite ai musei della capitale, dove copiò con passione soprattutto le tele di Ingres e di Delacroix,
il giovane si interessò alla pittura degli impressionisti, iniziando a frequentarne assiduamente le esposizioni
collettive.
Alla ricerca di un linguaggio pittorico nuovo, Seurat mise a punto una tecnica estremamente moderna e interessante
detta Puntinismo (Pointillisme).

La tecnica del puntinismo messa a punto da Seurat prese le mosse delle ricerche sulle leggi ottiche della visione e dei
colori complementari pubblicate dal chimico Michel-Eugene Chevreul, fatte sullo studio di fili clorati accostati
lavorava in una azienda di tessuti). Chevreul aveva esposto con grande chiarezza il principio del contrasto
simultaneo, secondo cui se si affiancano due colori complementari le qualità cromatiche, per contrasto, si
accentuano. Al contrario, se questi colori vengono mescolati tra loro, tendono a smorzarsi a vicenda riducendosi a un
tono ‘’acromatico’’, come il grigio. Un colore quindi non esiste di per sé, ma solo in rapporto agli altri che gli sono
vicino.
Il puntinismo consiste nel suddividere i toni nei loro elementi costitutivi, cioè in tanti piccoli punti di colore puro,
accostati sulla tela. Anche gli impressionisti giustapponevano tante macchie di colore puro, ma Seurat, invece di
affidarsi all’istinto e di abbandonarsi alla percezione immediata, fondò la sua tecnica su una rigorosa giustificazione
scientifica. Infatti, il suo fu definito Impressionismo ‘’scientifico’’.

Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte è il quadro-manifesto del Pointillime. La pittura di Seurat si
compone di tanti minuscoli punti di colori primari, accostati sulla tela ma mai mischiati. Più i puntini accostati sono di
colore puro, più la tonalità risultante è brillante e luminosa.
Uomini e donne passeggiano sul prato verde che costeggia la Senna sull’isola della Grande Jatte, luogo di ritrovo
preferito per le tranquille domeniche dei parigini. Il pittore ricorse a un tema molto amato dagli impressionisti, ma
che per lui era solo un pretesto per criticare la società borghese, che poneva attenzione solo sulle cose futili.
Seurat non lascia nulla al caso. L’impianto compositivo è costruito secondo una griglia di verticali e orizzontali. La tela
risulta infatti divisa perfettamente a metà dalla donna col il parasole rosso, e si possono riconoscere due fasce
orizzontali (in basso una più scura e in alto una più luminosa). Le stesse figure in scena, immobili, fissate nei loro
diversi atteggiamenti, vengono ridotte a forme ‘’geometriche’’ modulate sul cilindro e sul cono.
La Grande Jatte da a Seurat anche l’opportunità di sbizzarrirsi in dettagli come la scelta degli abiti, fedelmente ripresi
dalla moda francese degli anni Novanta, o i cappelli, gli ombrellini, i cani, e quella scimmietta tenuta al guinzaglio
dalla donna a destra, nella quale non pochi critici hanno ravvisato una nota ironica del pittore nei confronti dei
tradizionali codici iconografici.