Sei sulla pagina 1di 2

NON PERSONE DELL’ANNO

Impotenti
I
di MASSIMO CACCIARI
termini che spesso usiamo co- te allo spettacolo del cielo pria sicurezza se non sul
me sinonimi - cretino, stupido, stellato e li fa cadere nel fondamento di qualche Au-
idiota - comprendono in realtà fosso, suscitando il riso del torità, religiosa o politica
tipi e caratteri ben distinti. Il passante, come accadde al che sia. Nella stupidità si
loro tratto comune sembra con- povero Talete. Allo stupi- esalta quel tratto infimo
sistere nell’indicare una specie do sembra sempre stupido della nostra natura che
di inabilità a pensare e ad agire chi si affatica intorno a consiste nel tendere a obbe-
con prontezza ed efficacia, problemi che a lui sembra- dire e servire in cambio del-
un’innata difficoltà a compren- no “astratti”; lo stupido è la tutela del proprio “parti-
dere e affrontare le situazioni irresistibilmente sedotto da riposte culare”. Chi progetta di affermarsi facen-
critiche. Per questo verso, il cre- semplici e rapide, che sembrino garan- do leva su questo aspetto del nostro
tino non ha nulla a che fare col pazzo o tire tornaconto e soddisfazione; egli è carattere non è affatto stupido, ma dovrà
col fool, che può essere invece, Shake- propenso a credere senz’altro a chi assecondare e promuovere la stupidità,
speare insegna, colui che più radical- sbandieri ovunque facili soluzioni. Tut- affermare che essa sola è buona e ragio-
mente vede e denuncia la stupidità che tavia, chi non sia stupido, e cioè rico- nevole. E “educarla”perciò a divenire un
pervade la vita e le azioni dei suoi simi- nosca che problemi come quelli che movimento di massa. Lo stupido, di per
li. Anzi, potremmo dire che fool è chi è angustiavano Talete non possano tro- sé, è un solitario “privato” (la figura di
cosciente anche della propria stessa vare risposte semplici, sa che la stupi- idiota opposta a quella dostoevskiana),
cretinità. Sembra infatti che questa dità svolge un suo ruolo nelle vita co- che ha cura esclusivamente dei propri
voce provenga da cristiano, come l’e- mune e che, in qualche modo, tutti vi affari; l’Autorità che da esso trae legitti-
spressione “un povero Cristo” lascia siamo immersi. Per vivere siamo, infat- mità e di esso si alimenta vuole farne
supporre. Il fool ci ricorda che tutti lo ti, costretti a semplificare, per comuni- invece una massa.
siamo, “poveri Cristi”, e con spietata care o fra-intenderci gli uni con gli altri Qui il pericolosissimo passaggio. Lo
ironia mette a nudo borie, vanaglorie, non possiamo rinunciare a luoghi co- stupido al potere dismette anche la più
superbie, supponenze e insolenze. La muni, banalità, pregiudizi. Almeno lontana parentela con il cretino, diventa
cretinità è segno della nostra finitezza, occasionalmente vestiamo tutti anche arrogante e insolente, il suo atteggia-
e il folle colui che ci impedisce di di- gli abiti dei Bouvard e dei Pécuchet, i mento assume i timbri dell’imposizione
menticarlo. Cretino, almeno etimolo- profeti dell’età dell’informazio- e del comando. Rozzezza e volgarità
gicamente, varrebbe allora come un ne-chiacchiera e della frase fatta inven- vengono da lui esibite come virtù. Il suo
sano segno di modestia, o addirittura tati dal genio di Flaubert. La differenza era il linguaggio della semplice ovvietà
di bontà (ricordiamo l’Idiota di Dosto- forse essenziale tra stupidità e intelli- (verba obvia sono quelli che si incontra-
evskij, in cui la bontà convive dramma- genza sta nel fatto che la seconda è no per la strada, che girano su tutte le
ticamente con l’“inabilità” a vivere nel consapevole di questo suo limite. bocche senza mediazione o riflessione),
mondo); altra cosa è la stupidità che il Lo stupido si fa davvero pericoloso ora egli pretende che proprio questo sia
fool-cretino smaschera. Lo stupido ha solo quando viene manipolato e diretto l’unico dotato di senso. I linguaggi che
lo sguardo ebete del semplice stupore: da chi stupido non è, ma prospera sol- non capisce appartengono a “intellet-
facile a incantarsi e lasciarsi incantare, tanto se immerso nella stupidità, e dun- tuali” estranei all’anima del popolo so-
preda di ogni pifferaio magico, credu- que non ha alcun interesse a fare in vrano, quando non a barbari nemici.
lone superstizioso, vittima predestina- modo che essa si riconosca tale, proprio Prestare loro ascolto può diventare an-
ta di promesse e cieche speranze. Nulla ciò in cui invece consiste la provvida che un crimine. La stupidità al potere
a che fare con quella meraviglia che azione del fool. Lo stupido, per natura, è trasforma in certezza il proprio opinare,
afferra lo scienziato e il filosofo di fron- un superstizioso, non immagina la pro- espone come calcolati obbiettivi le pro-

36 23 dicembre 2018 L’Espresso


prepotenti prie vaghe speranze, nasconde con pre-
potenze verbali la propria reale impo-
tenza.
Quando grandi sono i mutamenti
sotto il cielo il rischio di forme di pote-
re che fondino le proprie fortune sulla
nostra naturale stupidità crescono a
dismisura. Sarebbe da stupidi stupirse-
ne. Ma dà qualche speranza di poterne
uscire la loro intrinseca contradditto-
rietà: più profonda è la crisi che si attra-
versa, e drammatico lo stesso modo in
cui è percepita, più cresce la domanda
di sicurezza, meno questa potrà essere
soddisfatta da politiche corrispondenti
esclusivamente alla sua espressione più
elementare, immediata, semplice, e
cioè stupida. Si sarà allora costretti a
moltiplicare annunci e promesse, a
surrogare con una sorta di permanente
agitazione l’assenza di una coerente li-
nea di condotta, con l’evocazione di
oscure inimicizie e sabotaggi nell’om-
bra. Ma si tratta di pratiche e retoriche
meramente difensive. Quando la stupi-
dità si avveda che il potere esercitato in
suo nome non risponde affatto ad alcu-
na delle sue reali esigenze potrebbe di-
sincantarsi molto rapidamente. Il pas-
saggio tra stupidità e intelligenza può
essere altrettanto breve di quello che ha
portato ad aver fede in chi , non stupido,
stupidamente predicava che superare la
crisi era cosa semplice e apriva porte e
finestre a frustrazioni, risentimenti e Arroganza, rozzezza, assenza
paure. Questo passaggio, ostruito da
di dubbi. Sembrano necessarie
Illustrazione: Maurizio Ceccato

decenni di populismi più o meno ma-


scherati, può essere aperto, il ciclo
dell’incantamento può finire, ma sol-
tanto se una politica davvero responsa- per esercitare il comando. Ma le
bile saprà convincere la nostra intelli-
genza e vincere la nostra stupidità. Q masse possono stancarsi presto
L’Espresso 23 dicembre 2018 37

Interessi correlati