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Numero 1 - Marzo 2016 http://www.pro-natura.

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natura e società
Organo della Federazione Nazionale Pro Natura
 Editoriale

150 ANNI DI ECOLOGIA


Giorgio Nebbia

150 anni fa il naturalista tedesco Ernst Haeckel (1834-1919) “inventò” il


nome “ecologia” per indicare lo studio e la conoscenza dei rapporti fra gli
esseri viventi e l’ambiente circostante: ”Unter Oecologie verstehen wir die
gesamte Wissenschaft von den Beziehungen des Organismus zur umgebenden
Außenwelt”, (Generelle Morphologie der Organismen“, 1866, vol. 2, p. 286,
chiarendo successivamente che intendeva con “ecologia” la ”economia della
natura”, un termine peraltro già usato da Linneo nel 1749 per indicare
l’armonia della natura.
Ad ispirare Haeckel era stata l’avventura umana e scientifica dell’inglese
Charles Darwin (1809-1882); appassionato di biologia fin da ragazzo, dopo gli
studi universitari, Darwin ebbe la fortuna di essere assunto, nel 1831, a
ventidue anni, come assistente scientifico del capitano della nave ”Beagle”
che il ministero della marina britannico aveva incaricato di un viaggio lungo le
coste dell’America meridionale e nelle isole del Pacifico, per conoscere risorse
naturali vegetali, animali e minerali, e luoghi importanti per i futuri commerci
del paese. In tale lungo viaggio, terminato nel 1836, Darwin ebbe modo di
osservare i caratteri di specie vegetali e animali, molte fino allora sconosciute,
e come i loro caratteri fossero influenzati dall’ambiente, dal clima e dalle
risorse fisiche e biologiche disponibili.
Il nome ecologia ebbe fortuna fra i biologi ma restò poco diffuso nel grande
pubblico. Nei decenni successivi furono approfonditi gli studi su numerosi Ernst Haeckel (1834-1919)
ecosistemi, ma l’ecologia ebbe una “età dell’oro” (come l’ha chiamata Foto Nicola Perscheid (www.it.wikipedia.org)
l’ecologo italiano Franco Scudo (1935-1998)) negli anni venti e trenta del
Novecento, dall’incontro fra biologi e matematici. Una multinazionale di In altri casi gli organismi di due specie
scienziati, l’americano Alfred Lotka (1880-1949), l’italiano Vito Volterra “collaborano” in “simbiosi” scambiandosi cibo e
(1860-1940), il sovietico Giorgi Gause (1910-1986), il russo-francese Vladimir sostanze utili; oppure convivono facendosi
Kostitzin (1883-1963), descrisse le “leggi” che regolano i rapporti fra diverse concorrenza per nutrirsi dello stesso cibo
specie e popolazioni e il cibo e lo spazio disponibile. limitato; oppure una specie, quella dei parassiti, si
La trattazione matematica dei fenomeni ecologici spiega perché una nutre a spese di un’altra che ne soffre. L’ecologia
popolazione che vive in uno spazio e con cibo limitati, cresce fino a un certo descrive i flussi di materia e di energia con cui i
”limite” e poi decresce perché le scorie degli esseri viventi contaminano e vegetali sono capaci di nutrirsi da soli (autotrofi)
intossicano l’ambiente rallentando o anche fermando la crescita degli usando i gas dell’atmosfera e l’energia solare;
individui che lo abitano. Spiega i rapporti fra prede e predatori: quando le come gli animali (eterotrofi) vivono soltanto
prede sono abbondanti aumentano anche i predatori, ma se i predatori nutrendosi di vegetali o anche di altri animali, e
mangiano troppe prede, il numero delle prede diminuisce e diminuiscono come, infine, le spoglie di vegetali e animali
anche i predatori che trovano meno cibo, con cicli di oscillazioni delle vengono rielaborate da organismi decompositori
rispettive popolazioni. che liberano sostanze utili ad altra vita, tutti

In questo numero:
- Pag. 3 – Un bilancio ambientale dell’azione di governo (Mauro Furlani)
- Pag. 5 – Buon compleanno, Agogna Morta (Gian Battista Mortarino)
- Pag. 11 – La Laguna di Tonnarella di Mazara del Vallo (Antonino Barbera, Luigi Gentile, Enzo Sciabica)
- Pag. 18 – C’era una volta... (Giuliana Del Signore)
- Pag. 19 – Il solare termodinamico (CSP): una tecnologia da contrastare o da incentivare (Donato Cancellara)
- Pag. 24 – Accordo di Parigi sul clima del 2015 (Amedeo Postiglione)
- Pag. 36 – Opere ingegneristiche ed architettoniche concepite nel rispetto del territorio (Donato Cancellara)
- Pag. 38 – Alberi ed arbusti: i migliori alleati nella lotta all’inquinamento delle città (Pierlisa Di Felice, Alberto Colazilli)
Le opinioni espresse negli articoli firmati non riflettono necessariamente la posizione ufficiale della Federazione Nazionale Pro Natura

Trimestrale di informazione ambientalista fondato nel 1970 da Valerio Giacomini e Dario Paccino
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Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778) (www.terzobinario.it)


protagonisti dell’affascinante e terribile dramma della vita.
Abbastanza interessante il fatto che questi studiosi
riconobbero le analogie fra fenomeni ecologici e fenomeni
economici. In quello stesso periodo, nel 1924, fu creata anche
la prima (rimasta unica fino al 1970) cattedra italiana di
ecologia nell’Università di Perugia, affidata al prof. Azzi.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’ecologia aiutò a
interpretare nuovi fenomeni: ci si chiese se la popolazione
umana avrebbe potuto continuare a crescere rapidamente in
un pianeta di dimensioni limitate; i rifiuti dei crescenti
consumi umani stavano intossicando la natura; nuove
sostanze, come i pesticidi e le scorie radioattive delle
esplosioni nucleari nell’atmosfera, mettevano in pericolo la
vita sull’intera Terra.
La generazione del “Sessantotto” scoprì nell’ecologia la
bandiera di una contestazione della società dei consumi e del
relativo inquinamento, della congestione delle megalopoli, E la povera ecologia che fine ha fatto, in questi anni in cui
dei nuovi veleni. L’apice dell’attenzione per l’ecologia si ebbe proprio le conoscenze ecologiche sarebbero in grado di
nel 1970. Il 22 aprile di quell’anno fu proclamato “Giornata suggerire azioni per contrastare l’erosione del suolo e i danni
della Terra”; L’ecologia ebbe l’onore delle prime pagine dei degli inquinamenti, per il corretto smaltimento dei rifiuti,
settimanali; le strade americane furono tappezzate con la nell’interesse del principale animale della Terra, l’”uomo” ? Si ha
vignetta di Pogo, un opussum antropizzato, che raccoglie i l’impressione che si sia rinchiusa nelle cattedre e nelle ricerche
rifiuti lasciati dai partecipanti ad una manifestazione universitarie, apprezzabili senza dubbio, ma con scarso effetto
ecologica con lo sconsolato commento: “Ho scoperto il su un rinnovamento della maniera di essere sulla Terra.
nemico e siamo noi”. Nel 1972 si tenne a Stoccolma la Ci voleva Papa Francesco per ricordare l’importanza
Conferenza delle Nazioni Unite su “L’uomo e l’ambiente”. dell’ecologia, come “ecologia umana”, nella sua enciclica
Quasi contemporaneamente apparvero il libro di Barry “Laudato si’”. Io spero che gli ecologi, quelli veri, ritrovino la
Commoner, “Il cerchio da chiudere”, quello di Barbara Ward, passione di far conoscere ad alta voce il contenuto e gli
“Una sola terra”, che era poi il tema della stessa conferenza di avvertimenti della loro disciplina perché solo tale conoscenza
Stoccolma, il graffiante libro di Dario Paccino, “L’imbroglio offre le ricette per rallentare i guasti ambientali. Dalla cultura
ecologico”, e il controverso libro del Club di Roma, ”I limiti alla ecologica trarrebbero stimolo e beneficio i legislatori, i
crescita” (il cui titolo fu tradotto impropriamente come “I governanti e anche gli economisti dal momento che i soldi si
limiti dello sviluppo”). In quest’ultimo, sulla base di una muovono soltanto accompagnando il flusso, ecologico, appunto,
estensione delle equazioni di Lotka, Volterra, Kostitzin, furono di materie prime, di merci e di rifiuti, attraverso l’ambente
elaborate delle previsioni dell’aumento della popolazione naturale abitato dall’uomo.
umana mondiale, dell’aumento della produzione industriale e
del relativo inquinamento, della diminuzione delle risorse
naturali: il libro avvertiva che, se fossero continuate le
tendenze in atto in quegli anni settanta del Novecento, si
sarebbe andati incontro ad una crisi planetaria.
In seguito a questa “popolarizzazione” del nome “ecologia”, si
moltiplicarono le cattedre di ecologia e l’aggettivo
“ecologico” fu appiccicato a discipline e discorsi che spesso
con l’ecologia avevano poco a che fare; di ecologia si sentì
autorizzato a parlare chiunque. L’ecologia entrò in
Parlamento e ci fu perfino un breve “Ministero dell’ecologia”,
ben presto soppresso; solo dopo vari anni sarebbe stato
istituito un ministero ma questa volta “dell’ambiente”. Una
rivista critica “Ecologia”, diretta da Virginio Bettini,
sopravvisse solo due anni. Non solo: la nuova parola fu
interpretata come aspirazione a “cose buone”, pulite e i
venditori non persero tempo ad appiccicare il nome
“ecologia”, ai detersivi, alla benzina, ai tessuti.
Ben presto però il potere economico riconobbe che questa
gran passione per l’ecologia li costringeva a cambiare i cicli
produttivi, a depurare gli scarichi, a trattare i rifiuti, e a
guadagnare di meno e la nuova parola fu bollata come
”sovversiva”. L’attenzione per l’ecologia declinò presto e
nuovi aggettivi più accattivanti comparvero come “verde”,
“sostenibile” e, più recentemente “biologico”, da associare al
nome di prodotti commerciali che un venditore vuole
dimostrare “buoni”. Caricatura di Charles Darwin (1809-1882)(www.visualphotos.com)

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UN BILANCIO AMBIENTALE DELL’AZIONE DEL GOVERNO


Mauro Furlani (Presidente Federazione Nazionale Pro Natura)

Sono ormai due anni, precisamente da febbraio 2014, che il A parte questo tentativo di rimettere in discussione quanto
Governo presieduto da Renzi è in attività e credo sia un milioni di cittadini avevano votato, la responsabilità del Governo
tempo più che sufficiente per trarre, seppure in modo attuale e di quelli che lo hanno preceduto è l’assenza di una
parziale e non definitivo, un certo resoconto di quanto è legge che Governo e Parlamento avrebbero dovuto approvare
stato fatto dal punto di vista ambientale. recependo l’esito del referendum.
Questa analisi vuole basarsi esclusivamente sui fatti e sugli Poco più di un anno fa le principali Associazioni ambientaliste
atti emanati, non vuole spingersi sul terreno delle valutazioni italiane, tra cui la nostra Federazione, dopo una lunga fase di
politiche generali, che attengono ciascuno di noi più che una elaborazione sono giunte alla condivisione di un documento
Associazione naturalistica. unitario in tema di ambiente e questioni ad esso strettamente
Data questa premessa, dobbiamo rilevare che le questioni legate da sottoporre all’attenzione del Governo.
ambientali aperte da parte del Governo sono numerose e Il documento evidenziava numerosi punti che, a parere delle
spesso assai lontane dalla nostra visione. Associazioni firmatarie, erano di primaria importanza, nella
All’esordio del Governo, a solo pochi mesi dal suo speranza che un governo il quale si presentava rimarcando
insediamento, le premesse verificabili con i primi atti non spesso la discontinuità con i precedenti avrebbe potuto almeno
furono certo rassicuranti, facendo insinuare il sospetto che le in parte acquisire e porre nella sua agenda di governo.
questioni ambientali non fossero una priorità nell’azione del L’occasione della presentazione di quella che abbiamo chiamato
Governo e forse neppure in agenda. l’Agenda ambientalista è stato l’incontro con il Ministro Del Rio,
La decisione da parte del Consiglio dei Ministri, ad appena all’epoca sottosegretario. Con il Ministro le Associazioni hanno
pochi mesi dal suo insediamento, di impugnare innanzi alla discusso il lungo documento nel quale venivano evidenziate le
Corte Costituzionale la Legge Regionale del Lazio sull’acqua principali emergenze ambientali che a nostro parere ci
pubblica da poco tempo varata, fornisce un pessimo segnale sembravano prioritarie.
sia in relazione al valore pubblico di un bene come l’acqua Ricordiamo, tra le tante questioni poste, la centralità energetica,
ma soprattutto perché sembrava ignorare quanto i cittadini il drammatico consumo di suolo,il declino delle aree protette e
a stragrande maggioranza votarono con il referendum. la conservazione della biodiversità, la tutela degli ecosistemi
L’esito del referendum del 2011 esprimeva ed indirizzava in marini, la preziosa risorsa legata ai beni paesaggistici e numerosi
modo inequivocabile il legislatore verso una visione altri. Sembrava un buon avvio. Dopo questo primo incontro,
dell’acqua che non poteva essere gestita come una qualsiasi purtroppo, il nostro tentativo di proseguire il dialogo si è via via
merce, bensì come bene di tutta la collettività e come tale la affievolito e forse anche naufragato a seguito di atti legislativi e
sua gestione non poteva essere ricondotta e gestita con amministrativi del tutto in contrasto con la nostra visione e con
finalità speculative. quanto prospettato.
La legge regionale del Lazio acquisiva tale principio, tuttavia Dialogo che purtroppo non si è potuto riallacciare neppure con il
su di essa si incentrò l’opposizione del Governo. Ministero dell’Ambiente su temi che dovrebbero caratterizzare
Successivamente, la stessa Regione, al fine di evitare un l’azione del Ministero, come quello delle aree protette. Anzi, la
pronunciamento da parte della Suprema Corte, modificò la politica sulle aree protette appare sempre più come una icona
parte della norma oggetto di ricorso del Governo. negativa dell’azione del Ministero.

www.ecodibergamo.it

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con l’ambiente, a una sorta di nuove pro loco, in cui prevale la


Parco Nazionale (?) dello Stelvio: www.prolocopontedilegno.it promozione del territorio lasciando ai margini delle scelte la
tutela ambientale. Quanto accaduto due estati fa al Parco di
Migliarino San Rossore, all’interno del quale si è tenuto un
incontro di decine di migliaia di Scouts, con la partecipazione
del Primo Ministro, è un esempio di una visione distorta di
un’area protetta.
A questo proposito si veda l’imminente pubblicazione da parte
di Mountain Wilderness della Carta di Fontecchio, alla cui
elaborazione anche la Federazione ha fornito il suo contributo,
oppure gli Atti (in stampa nella rivista “Natura e Montagna”)
del Convegno di Bologna organizzato dall’Unione Naturalisti
Bolognesi insieme alla Federazione.
Per rimanere alle aree protette, in questo clima ci preoccupa
molto la riforma della Legge 394/91. Si ipotizza infatti
l’introduzione di alcuni elementi assolutamente inaccettabili,
come quello delle royalties a compensazione delle attività
impattanti al loro interno. Si potrà dunque impiantare trivelle
per la ricerca di idrocarburi, aprire una cava in grado di
modificare il profilo di una montagna, un impianto sciistico,
purché vi sia un seppur modesto ritorno economico che
consenta ad un parco di continuare la sua sopravvivenza.
Appena pochi giorni fa il Parco dell’Appennino Lucano ha
rilasciato una autorizzazione ad istallare tre nuovi pozzi per
l’estrazione di idrocarburi al suo interno.
Il Ministero dell’ambiente è del tutto assente dal rivendicare un
ruolo attivo anche nel dibattito in corso sulla questione del lupo
www.visitvaldipejo.it e sull’isteria collettiva che sta montando per richiedere di fatto
un suo abbattimento. Leggendo alcuni giornali, ascoltando
Essa appare assolutamente marginale ed estranea rispetto a talune dichiarazioni o alcuni servizi televisivi, sembra di essere
qualsiasi decisione, anzi sembra più un ulteriore impedimento ritornati indietro di molti decenni, quando la specie era
amministrativo limitante la piena libertà di agire sul territorio. considerata “nociva” e dunque il suo abbattimento era del
Tra tutti vorrei ricordare lo smembramento del Parco Nazionale tutto legittimo, oppure ai racconti tratti dalle cronache
dello Stelvio; uno tra i più antichi parchi nazionali, portatore di fantasiose della Domenica del Corriere.
un grande valore simbolico, destinato ad una frammentazione Se oggi la legge nazionale e le norme sottoscritte anche
senza che il Governo, e per esso il Ministero dell’Ambiente, dall’Italia non consentono l’ abbattimento di questa specie,
abbiano fatto nulla per evitare questo mesto declino. l’assenza di una presenza istituzionale forte contribuisce ad
Il Ministro dell’Ambiente in questa circostanza è stato alimentare allarmismo e a legittimare la pratica barbara del
completamente assente, privo di qualsiasi autorevolezza, bracconaggio, mai eliminata definitivamente. Una enorme
appiattendosi in modo notarile alle volontà localistiche della responsabilità al clima che si è istaurato nei confronti di questa
Provincia autonoma di Trento, di quella di Bolzano e della specie ricade anche sui mezzi di informazione, quasi sempre
Regione Lombardia. alla ricerca del sensazionalismo, quasi mai delle informazioni
Purtroppo questo è solo uno dei numerosi casi in cui si deve scientificamente corrette.
registrare un declino delle aree protette, aggredite da numerosi
fronti: carenze economiche, limitazione delle capacità di
operative, sorveglianza efficace per tentare di tenere sotto
controllo il bracconaggio, emersione di vecchi e nuove spinte
speculative, ecc. Spinte che molto spesso non trovano un argine
in una governance non nel pieno delle sue funzioni.
Nonostante le principali Associazioni ambientaliste abbiano
fornito da oltre un anno al Ministero dell’Ambiente i nominativi
dei propri rappresentanti in seno al Consiglio direttivo, così
come richiesto dalla Legge 394/91, sono ancora numerosi i
parchi che non hanno rinnovato gli organi di gestione, lasciandoli
in una situazione di inammissibile immobilismo gestionale con
riflessi negativi sull’ambiente ma anche sulle popolazioni
residenti.
Ma l’attacco alle aree protette ha radici ancora più profonde e
subdole, che rischiano di minare l’impianto stesso e la loro
missione. Si assiste ad una trasformazione delle finalità Lupo (foto Mauro Canziani)
prevalenti dei parchi, da strumenti di tutela degli ecosistemi,
della biodiversità e di sperimentazione di economie compatibili prosegue a pag. 40

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BUON COMPLEANNO, AGOGNA MORTA


1991-2016: i primi 25 anni di un bosco strappato alle coltivazioni
Gian Battista Mortarino – Associazione Burchvif alla cara memoria di mio papà Donato

Eravamo alla fine degli anni ’80 e a Borgolavezzaro (NO) Nasce “il Laboratorio di ecologia all’aperto Agogna Morta”
avevamo fondato da pochi anni, l’Associazione Culturale
Burchvif. La persona che poi sarebbe diventata il nostro primo Appresa, dal Ministero, la notizia della positiva valutazione del
ispiratore, il nostro “druido”, il prof. Francesco Corbetta, progetto, le due organizzazioni si attivarono per dargli pratica
ricopriva la Cattedra di Botanica all’Università dell’Aquila ed attuazione e fu così realizzato dalla Federazione Nazionale Pro
era Presidente della Federazione Nazionale Pro Natura, che Natura il primo e più significativo acquisto: l’area compresa
allora aveva sede a Bologna. Dalle sue confidenze sappiamo all’interno della lanca: un terreno della superficie di circa quattro
che la carica non lo gratificava molto. Troppe parole, troppe ettari.
polemiche, troppa ideologia e pochi fatti….. In seguito altri terreni si aggiunsero al nucleo iniziale: una
Nel 1989 il Ministero dell’Ambiente aveva bandito la prima di importante fascia di terreni a nord, esterni al meandro, per una
una serie triennale di finanziamenti ai quali potevano superficie di circa due ettari fino all’ultima acquisizione, il
accedere le Associazioni di carattere nazionale riconosciute, Canneto Boverio acquistato grazie ad una esemplare raccolta
appunto, dal Ministero. I finanziamenti prevedevano anche la fondi e la bella lanca che lo abbraccia, ottenuta in concessione
possibilità di rimboschire terreni precedentemente utilizzati dal Demanio dello Stato, avvenuta nel 2015.
come seminativi. Il prof. Corbetta, che, occorre precisarlo, è Nel 1991 prese l’avvio il progetto a cui fu dato il nome di
lomellino di nascita e di cuore, aveva saputo della costituzione “Laboratorio di ecologia all’aperto Agogna Morta” e, con le
della nostra Associazione e aveva preso contatto con noi, prime piantumazioni, iniziò a prender forma quel bosco
offrendoci il suo aiuto e la sua competenza. planiziale che ora caratterizza l’intera area, un querco-carpineto
Al limite del territorio comunale di Borgolavezzaro, proprio sul planiziario padano.
confine con la Lomellina, esisteva una lanca derivata dalla L’area era stata suddivisa in 40 parcelle della superficie di circa
canalizzazione, negli anni ’50, di un lungo tratto del torrente 600 metri quadrati ciascuna. Circa un quarto delle stesse era
Agogna e nota come “Agogna Morta”, ai confini della quale stato lasciato alla libera evoluzione; qui non era stato praticato
sorgeva un pioppeto artificiale che era stato posto in vendita. alcun tipo di lavorazione tesa a contenere le infestanti ma erano
Considerato che il luogo rappresentava un habitat, un’area state verificate, attraverso rilevamenti a cadenze fisse, le
umida, di notevole importanza naturalistica e che possedeva modalità di affermazione della vegetazione erbacea.
grandi potenzialità che, con interventi mirati, si sarebbero In ognuna delle altre trenta parcelle erano state messe a dimora
potute sviluppare, si decise, tra la Federazione Nazionale Pro le seguenti specie di alberi: 4 giovani farnie (Quercus robur), un
Natura e Burchvif, di presentare un progetto comune che giovane acero campestre (Acer campestre), un giovane pioppo
prevedeva l’acquisto dei terreni ricompresi all’interno della bianco (Populus alba) e un giovane carpino bianco (Carpinus
lanca per avviarne il rimboschimento naturalistico. betulus). Ognuna di queste presenze arboree era stata
Il prof. Corbetta ci disse di aver visitato, qualche tempo prima, circondata da una corona di tre arbusti secondo il seguente
il “Bosco di Cusago” (MI), sopravvissuto agli scempi che criterio:
devastavano, all’epoca, i terreni intorno a Milano. Quella visita
lo aveva affascinato spingendolo a
studiarlo accuratamente.
Con quella esperienza alle spalle ci L’Agogna Morta vista dall’alto
suggerì di riferirci ed ispirarci, per il
nuovo bosco dell’Agogna Morta, al
Bosco di Cusago. Certo l’appellativo
di “Agogna Morta” non piaceva a
qualcuna delle persone che avevano
avuto modo di visitarlo e non piaceva
nemmeno a Salvatore Giannella,
allora direttore della prestigiosa rivi-
sta “Airone”, che avevamo invitato
come ospite d’onore all’annuale
edizione della manifestazione de “Il
Bambino e la Quercia”. Egli, con il
suo acuto fiuto di comunicatore,
percepiva quanto fosse poco appro-
priato l’uso di quell’aggettivo e sug-
gerì di attribuire all’area un nome di-
verso, ma noi avevamo deciso di con-
servare, per le nostre oasi, i nomi dei
locali toponimi e così il nome rimase.

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3 alberi erano stati circondati da biancospino (Crathaegus … il boschetto dei frugivori...


monogyna), per un totale di 9 piantine; 2 alberi erano stati
circondati da prugnolo (Prunus spinosa), per un totale di 6 Per favorire la fauna frugivora sono stati messi a dimora, in
piantine: un albero è stato circondato da sanguinello (Cornus un punto “staccato”, alberi da frutto come il melo (Malus
sanguinea), per un totale di 3 piantine e un albero è stato sylvestris), il pero (Pyrus communis), alcuni ciliegi (Prunus
circondato da nocciolo (Corylus avellana), per un totale di 3 avium, P. mahaleb, P. padus, P. cerasus), sorbi (Sorbus
piantine. L’esatta collocazione di ogni pianta era stata riportata domestica, S. aucuparia), il castagno (Castanea sativa), il
su fogli di carta millimetrata. moce (Juglans regia), alcuni diospiri (Dyospiros lotus, D.
Sia dopo il primo anno di vegetazione (1992), sia dopo il virginiana, D. kaki), il nespolo (Mespilus germanica), il gelso
secondo (1993) erano state rimpiazzate le fallanze verificatesi. (Morus alba), il melo cotogno (Cydonia oblonga),
In una piccola porzione dell’area erano presenti le ceppaie di l’azzeruolo (Crataegus azarolus)…
annosi pioppi abbattuti dal precedente proprietario. Esse,
espressamente lasciate al loro posto, avevano ricacciato ...e poi l’introduzione delle “nemorali”
vigorosamente, dando origine ad una decina di individui che
ora sono di notevoli dimensioni e che erano stati lasciati per Tra la vegetazione del sottobosco è ora possibili osservare,
ombreggiare il giovane bosco sottostante e per contribuire a dopo ripetuti e talora difficili tentativi di introduzione,
costituire lo strato umico. l’anemone dei boschi (Anemone nemorosa), la pervinca
Sia la sponda che si affaccia sull’Agogna Morta sia quella che si (Vinca minor), il dente di cane (Erytronium dens canis), la
affaccia sul drizzagno del torrente erano ricoperte da un ceduo scilla (Scilla bifolia), il sigillo di Salomone (Polygonatum
di robinia; in misura molto minore vi erano poi salici bianchi, multiflorum), la pulmonaria (Pulmonaria officinalis), il
qualche ontano, qualche farnia. Nella ricostruzione della bucaneve (Galanthus nivalis), mentre la carice brizzolina
vegetazione ripariale si è privilegiato quanto di pregevole già (Carex brizoides) è penetrata spontaneamente dalle vicine
esisteva: le robinie sono state sfoltite e sono state rimpiazzate ripe del corpo idrico dove cresce abbondantemente.
da farnie, ontano nero (Alnus glutinosa) e salice bianco (Salix I risultati migliori sembrano quelli offerti dal mughetto
alba). Tra gli arbusti, oltre a biancospini, prugnoli, sanguinelli e (Convallaria majalis) e dall’aglio orsino (Allium ursinum).
noccioli, sono stati messi a dimora alcuni esemplari di berretta Molto promettenti anche i risultati ottenuti dalle felci più
da prete (Euonimus europaeus), rosa canina (Rosa canina), rare come la felce florida (Osmunda regalis), la felce penna
frangola (Frangula alnus) e pallon di maggio (Viburnum opulus); di struzzo (Matteuccia struthiopteris) e la felce palustre
il sambuco nero è cresciuto spontaneamente. (Telipteris palustris).

Bucaneve (Galanthus nivalis)

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I risultati degli studi


sull’evoluzione della flora

La sperimentazione,
intrapresa a decorrere dal
1991 nelle parcelle rando-
mizzate, mirava soprattutto
a due obiettivi: la valutazio-
ne, nel tempo, della naturale
evoluzione della vegetazione
nelle parcelle intenzional-
mente lasciate incolte e
specificatamente adibite a
questa verifica; la valuta-
zione dell’efficacia delle
varie tecniche di conteni-
mento del presumibile,
rigogliosissimo sviluppo
delle erbe infestanti, che
normalmente avviene nei
terreni di post-coltura e che
Aglio ursino (Allium ursinum) avrebbero sicuramente
“assalito” le parcelle
rimboschite artificialmente.
La vegetazione acquatica della lanca
I rilevamenti fitosociologici sono stati effettuati secondo la
metodologia della scuola geobotanica di Montpellier, ideata dal
La vegetazione che caratterizza la lanca vera e propria è
prof. Josias Braun-Blanquet, il “padre” della fitosociologia, ed
costituita da foltissimo lamineto di nannufaro (Nuphar
utilizzando la scala di valutazione da lui originariamente proposta
luteum), ma non mancano bei tratti a cannuccia di palude
con le modifiche introdotte dal prof. Pignatti.
(Phragmites australis), così preziosi per l’ospitalità che sa
Al termine della sperimentazione si è potuto concludere che, salvo
offrire al tarabuso (Botaurus stellaris), al tarabusino
poche o poco significative variazioni annuali o “ingressi” occasionali,
(Ixobrychus minutus) ed al cannareccione (Acrocephalus
la tendenza evolutiva è stata quella del progressivo passaggio da
arundinaceus).
comunità dove prevalevano le erbacee annuali a comunità di
erbacee perenni (cespitose o rizomatose), ben più stabili nel tempo,
I funghi
mentre, nel periodo temporale preso in considerazione, non si è
verificata la comparsa, prevista come ipotesi di lavoro, del cespuglio
I funghi assumono anche qui all’Agogna Morta, come
pioniere Cornus sanguinea.
nell’ecologia di ogni area boscata, un ruolo di grande
Per quanto concerne il secondo punto la risposta agli interrogativi
importanza. Con condizioni climatiche favorevoli è possibile
che ci eravamo posti è stata ben presto assai più chiara. Da
osservarvi esemplari appartenenti a tutte e tre le grandi
escludere, per la sua “antiecologicità”, la tecnica che prevedeva le
categorie in cui si possono ordinare i funghi superiori, in
ripetute fresature del terreno con macchina operatrice. Infatti, così
relazione al substrato di cui si nutrono: dai parassiti che
agendo, si ha un continuo ringiovanimento dello strato più
crescono a spese di organismi viventi, ai saprofiti che si
superficiale del terreno e la sua evoluzione pedologica è, di fatto,
nutrono di detriti organici, ai micorizzici che vivono in
impedita.
simbiosi con le piante, procurando, con questa convivenza,
reciproci benefici.
Dopo una fase iniziale in cui i protagonisti del ricostruito Russula parazulea
bosco dell’Agogna Morta sono stati soprattutto funghi
parassiti e saprofiti, la cui presenza ha contribuito,
attraverso la degradazione della lettiera e dei resti legnosi
marcescenti, alla formazione di prezioso humus, hanno
cominciato a fare la loro comparsa e si vanno sempre più
affermando le specie simbionti.
Gli esemplari che possono essere osservati appartengono
prevalentemente ai generi Amanita (A. phalloides,
rubescens, pantherina) e Xerocomus, ma non mancano il
genere Russula con le specie R. parazurea, R. pectinatoides,
R. delica, R. rosea e, da quattro o cinque anni anche Boletus,
segnatamente B. chrysentheron, B. rubellus, B. pulverulentus
e B. duriusculum. Le specie appartenenti ai citati generi
legano la loro presenza sia ad alcune grandi querce
preesistenti all’avvio del progetto, sia alla vegetazione
arborea ed arbustiva del giovane impianto.

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La. tecnica di pacciamatura con cascami


vegetali vari reperiti in loco, come la lolla e la
paglia di riso, oltre agli stessi sfalci dell’erba,
aveva dato, con un efficace contenimento
della compagine infestante, un ottimo
risultato con la lenta, ma graduale, umifica-
zione di questa lettiera artificiale, sempre più
integrata nella lettiera naturale prodotta dagli
alberi e dagli arbusti messi a dimora.
Unico inconveniente, ma determinante, la
vitalità delle erbacee che si volevano contene-
re, che si è dimostrata così prepotente da
riuscire a superare, intorno ai mesi di luglio ed
agosto, lo strato pacciamante, dello spessore
medio di 25, 30 cm., rendendo vano ogni
sforzo di contenimento.
La terza ed ultima forma di sperimentazione
preventivata, è cioè la tecnica di inerbimento Tarabuso
con una semina di graminacee prative e di
trifoglio ladino da sottoporre a due, tre sfalci
annuali ha dato invece i risultati più convincenti.
Allo sfalcio si è preferito, in seguito, sostituire l’uso di una sfibratrice che produce un lavoro di migliore qualità ed in tempi più brevi.
Questa tecnica si è dimostrata anche in seguito, con lo sviluppo delle piante, la soluzione migliore. L’avanzata delle fronde ombreggia
ora ed in modo sempre maggiore le superfici prative, che divenute polifite, si stanno sempre più evolvendo verso forme vicine al
sottobosco di tipo nemorale.
Il Sito di Importanza Comunitaria
L’Agogna Morta ha ottenuto, per la parte piemontese, l’ambito riconoscimento di S.I.C., per la presenza di specie zoologiche di
interesse comunitario o di particolare valore conservazionistico. Basti ricordare, tra i mammiferi, il tasso (Meles meles), il ghiro (Glis
glis), il moscardino (Muscardinus avellanarius) o quella di alcune specie di ardeidi come il tarabuso (Botaurus stellaris), l’airone rosso
(Ardea purpurea) e il tarabusino (Ixobrychus minutus), oppure citare il porciglione (Rallus aquaticus) e le tre specie di picchio presenti:
picchio rosso minore (Dendrocopos minor), picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) e picchio verde (Picus viridis); basti ricordare,
tra i lepidotteri, la licena delle risaie (Lycaena dispar), tra i coleotteri il fascinoso cervo volante (Lucanus cervus) e lo scarabeo
rinoceronte (Oryctes nasicornis).
Non mancano i riconoscimenti
Il progetto de “Il Laboratorio di ecologia all’aperto Agogna Morta” ha ottenuto, per la sua valenza ambientale, alcuni riconoscimenti
che qui ci piace ricordare:
il Premio Carnia Alpe Verde 1995 (promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia). Il nostro progetto è stato selezionato per essere
inserito nel “Rapporto Carnia Alpe Verde: i 100 progetti più verdi d’Italia”;
il Premio Rolex Award 1996 (promosso da Rolex). È consistito nella pubblicazione del progetto su un prestigioso volume in lingua
inglese, distribuito in tutto il mondo, insieme a soli altri 49 progetti provenienti da ogni angolo del pianeta.
Il merito dei volontari
A conclusione non posso non dedicare una specifica menzione ai volontari dell’Associazione che, in tutti questi anni, ad iniziare dalle
prime piantumazioni, hanno assistito il bosco, ne hanno curato ogni aspetto legato alla manutenzione, hanno piantato, pacciamato,
irrigato, sfalciato, diradato, concimato…facendo proprio l’interrogativo che è divenuto un po’ il leitmotiv del comune impegno: “chi
dovrebbe pensare alla nostra terra, se non noi?”
Se vi capitasse di fare un giro all’Agogna Morta, percorrendone i sentieri ombrosi e nascosti, potreste trovarvi qualcuno dei sogni di
quei primi volontari ancora appeso a qualche tronco o sospeso tra i rami….

Licena delle risaie Scarabeo rinoceronte

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Non è mai stato potato, a meno che non si voglia chiamare potatu-
Bestiario ra quei colpi di cesoia che ho dato a destra e a manca per contene-
re l'invadenza delle piante. E così, lasciato crescere liberamente, il
(a cura di Virgilio Dionisi) mio bosso è potuto diventare un vero alberello, alto tre metri.
Rubrica di racconti brevi sul rapporto uomo-animali Sul finire dell'estate avevo notato che una parte del suo fogliame
verde scuro sembrava “improvvisamente” bruciata: aveva
acquistato una colorazione marrone. Eppure quell'alberello rustico
non si era mai ammalato prima!
Torniamo alla falena. Scopro nel sito di Internet che il bruco di
questa falena è detto “bruco defogliatore del bosso”, in quanto il
bosso rappresenta in Europa l'ospite preferenziale.
Io - che vado in cerca di lepidotteri per prati e boschi - sono
passato ogni giorno accanto a questa pianta senza accorgermi di
bruchi nascosti tra le sue foglie.
La piralide del bosso arriva dall'Asia; nonostante le capacità di
Elefante, dal bestiario duecentesco di Rochester volo dell'adulto, per colonizzare nuovi areali questo insetto usa
l'autostop: la diffusione in luoghi molto distanti da quelli d’origine
Il bosso e la falena si ha con il commercio di piante di bosso provenienti da altri paesi
e infestate da uova, larve e pupe. È giunta per la prima volta in
Europa - in Gerrmania - con piante di bosso infette nel 2007. La
10 ottobre 2014 sua espansione ha progressivamente interessato gli altri paesi
Fotografo una bella falena posata sul muro del mio giardino, di europei. Il suo primo rinvenimento in Italia risale al 2010 – in
fronte al bosso. Ha le ali bianche con un'ampia fascia marrone, Veneto -, poi, a partire dal 2011, ha invaso la Lombardia e il Friuli
debolmente iridescente, decorrente lungo i bordi. Nella fascia Venezia Giulia, dopo di che ha fatto un crescendo di disastri.
scura delle ali anteriori risalta una macchia bianca. Cerco di
identificarla, ma non c'è traccia di questa falena nei miei
manuali.
Provo allora con Internet; inserisco nel motore di ricerca le
parole “falena ali bianche contornate di scuro”: mi appare
subito la sua immagine. Si tratta della piralide del bosso
Cydalima perspectalis.
Il bosso, pianta sempreverde dalla chioma folta, è diffuso in
chiostri e giardini, in particolare negli storici giardini
all’italiana. E' la pianta più amata dai giardinieri perché si
presta ad essere “modellata” (le sue foglie crescono
lentamente); con essa non solo si creano siepi dalle forme
geometriche e bordure ornamentali che cingono aiuole, ma
anche delle vere e proprie sculture da giardino. E' stata anche
la pianta più utilizzata per costruire, a partire dal Cinquecento,
i labirinti da giardino per il diletto di dame e cicisbei.
Il mio esemplare, solitario, che ho nel giardino da trent'anni,
non ha conosciuto lo sbizzarrirsi di un giardiniere-artista In primo piano, foglie di bosso (malato)
intento ad ottenere le fogge fantasiose dell'arte topiaria, ma
nemmeno le lame dei tanti più modesti giardinieri, ossessionati Ormai dobbiamo rassegnarci che con i viaggi e gli scambi
dal sagomare il verde seguendo linee rette. commerciali importiamo ed esportiamo insetti e malattie, come
nel caso della piralide del bosso che minaccia la pianta
simbolo dell’antica tradizione del giardino all’italiana.
Pianta robusta, finora era considerata praticamente eterna;
infatti, in alcuni casi le siepi di bosso che abbelliscono i
giardini storici sono secolari, come nel caso del labirinto del
giardino di Valsanzibio, in cui la maggior parte degli arbusti di
bosso sono stati piantati tra il 1664 e il 1669.
In diverse località italiane il bruco di questo “nuovo” insetto
esotico ha fatto una vera e propria strage proprio di siepi di
bosso storiche. Già da tempo questi bossi secolari non
accompagnano più nobili ed alti prelati a passeggio nei
giardini all'italiana e le siepi di questo arbusto nel tracciato
complicato di labirinti non fanno più perdere l'orientamento a
dolci fanciulle che attendono di essere “salvate” da cavalieri
innamorati.
Ora per questi bossi è finito anche il tempo di una tranquilla
vecchiaia in giardini pubblici frequentati dalla “plebe”. Con la
Piralide del bosso (Cydalima perspectalis) globalizzazione, dovranno rassegnarsi ad un mondo sempre
più ostile, ad essere attaccati da nuovi invasori.

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http://www.investireoggi.it/economia/la-depressione-del-brasile-
Tra le maglie della rete si-riflette-nel-pil-e-la-crisi-politica-scava-il-fondo/?refresh_ce
(notizie dal mondo Internet) Ma il Brasile è anche il paese delle grosse diseguaglianze, dove
a cura di Fabio Balocco nella stessa città, come appunto Rio, convivono il lusso sfrenato e
la povertà più agghiacciante delle favelas, sotto gli occhi distratti
del Cristo Redentore. Esemplare è la rassegna fotografica
realizzata dalla fotografa Silvia Izquierdo, dove emerge appunto la
miseria laddove verranno realizzati gli impianti olimpici, nonché
l’inquinamento diffuso.
http://www.repubblica.it/esteri/2015/09/11/foto/aspettando_le_
olimpiadi_rio_de_janeiro_tra_poverta_e_degrado-
122599581/1/#1
Già, l’inquinamento, l’ambiente degradato. Come non ricordare le
L’ennesima grande manifestazione: le Olimpiadi di Rio campagne del WWF sulla distruzione delle foreste pluviali
Oramai, non passa anno senza una grande manifestazione, (“quest’anno ci siamo giocati…”), e buona parte di tale distruzione
sportiva o meno. Questo è l’anno delle Olimpiadi di Rio. era appunto nella Amazzonia brasiliana. E come non ricordare, di
Le grandi manifestazioni sono figlie del gigantismo che poco tempo fa, il peggior disastro ambientale del Sudamerica,
continua a dominare la nostra epoca, a dispetto della logica e l’inquinamento del Rio Doce, il Rio Dolce, diventato un canale di
della sostenibilità. Ed a dispetto del “piccolo è bello” con cui veleni per il quale ha pianto anche Sebastiao Salgado.
noi ambientalisti siamo cresciuti. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/23/brasile-il-piu-grande-
https://it.wikipedia.org/wiki/Piccolo_%C3%A8_bello disastro-ambientale-della-storia-del-paese/2244199/
L’economia è questa, è e continuerà ad essere il business for E vogliamo parlare poi del genocidio dei popoli indigeni? Degli eroi
business. Abbiamo un bel predicare che sarebbe meglio farne a morti per difendere le loro terre, da Chico Mendes in poi?
meno, oppure, ad esempio quelle sportive, tenerle sempre http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/25/deforestazione-il-
nella stessa località. Ma sarebbe un omaggio allo sport, questo, nostro-sviluppo-uccide-i-popoli-indigeni/2064793/
non ai soldi, quindi non ci daranno mai ascolto. Insomma, il Brasile rappresenta quanto di peggio lo sviluppo, che
Ma torniamo al Brasile, che dopo avere ospitato i campionati ci si ostina a definire “compatibile”, ha creato nel mondo.
mondiali di calcio nel 2014 adesso ospita le Olimpiadi: una vera Ma certo adesso arrivano le olimpiadi ed esse sono una panacea.
scorpacciata di gigantismo. Eppure la nazione non se la passa Perfettamente inutile ricordare quanto le grandi manifestazioni
molto bene, dal punto di vista economico. Anche se il Brasile fa sportive precedenti abbiano invece consumato territorio e lasciato
parte del BRIC, poi BRICS, ed adesso BRICST, Brasile, Russia, voragini di debiti, Atene in primis.
India, Cina, Sudafrica, Turchia, ovverosia il gotha delle nuove http://www.linkiesta.it/olimpiadi-dramma-economia
economie trainanti lo sviluppo mondiale. Gli economisti infatti Parafrasando Dante, potremmo dire: “Vuolsi così colà dove si
parlano oggi di “depressione economica brasiliana”. puote ciò che si vuole, e più non dimandare.”

www.sportmediaset.mediaset.it

Il Monte Baldo e il lago di Garda

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LA LAGUNA DI TONNARELLA DI MAZARA DEL VALLO


ZONA UMIDA MARINA DI INTERESSE ECOLOGICO
Antonino Barbera, Luigi Gentile, Enzo Sciabica

Nella località Tonnarella di Mazara del Vallo, lungo il litorale compreso tra L’area in esame sotto il profilo
la foce (adibita a porto-canale) del fiume Mazaro e la palude di Capo Feto, geografico è compresa nella parte
negli anni Ottanta del secolo scorso, è stato chiuso, con l’erezione di una occidentale della Carta d’Italia, Fg.
diga foranea, un tratto di mare, coordinate geografiche 37°39’N 12°34’E, 265 IV N.O e si colloca nel
esteso circa 12 ha, che avrebbe dovuto essere colmato per consentire contesto geologico in cui è
l’atterraggio della “Soprelevata” (bretella stradale ANAS per il inquadrata tutta la fascia costiera
congiungimento della S.S. 115 al porto). Ritardi nel completamento dell’opera della Sicilia sud-occidentale.
viaria hanno favorito l’utilizzo del tratto di mare, reso laguna (habitat Dell’originario assetto, rimane una
prioritario, cod. 1150 della Rete Ecologica Natura 2000), come porticciolo distesa di terreno pianeggiante,
per lo stazionamento delle imbarcazioni da diporto che, però, sono state intervallato da lievi depressioni,
allontanate, intorno al 2002, per attuare i lavori di colmata. L’apporto del separato dal mare da una striscia
materiale non è stato sufficiente a coprire la laguna, ma ne ha solo ridotto il bassa ed omogenea di sabbia
livello idrico, lasciandone invariata l’estensione, e lasciando che la fanghiglia (spiaggia di Tonnarella) e
rimanesse in affioramento lungo le sponde nord ed est. Cosa che nel breve dall’asfalto immesso proprio sul
volgere di tempo ha attirato un’elevata quantità di specie di uccelli litorale “Fata Morgana” di
migratori e ha permesso l’attecchimento di piante alofite ed elofite. La Tonnarella. Gli originari terrazzi
straordinaria presenza di uccelli acquatici, dal 2005, ha indotto i naturalisti marini formatisi per effetto di
mazaresi a tenere l’area sotto costante osservazione, mentre l’INFS di fenomeni tettonici ed eustatici
Bologna (attuale ISPRA) ha provveduto, ai fini del censimento invernale riconducibili al Pleistocene medio,
degli uccelli acquatici, a disgiungerla dal porto di Mazara del Vallo, ancora rilevabili in affioramento
identificandola con un nuovo numero di codice, TP 1109. L’ANAS, dal canto nelle parti adiacenti al Mazaro, nella
suo, nel riprendere i lavori per il completamento della “Soprelevata”, ha limitrofa località di Miragliano,
modificato l’originario progetto viario, evitando di sotterrare la laguna e scendendo verso il mare, cedono il
salvando di fatto l’ “ecosistema naturale” che si è venuto a creare. posto alle spianate del Quaternario.

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Il tratto di mare, con la relativa scarpa, ad occidente Tra i Carabidi sono stati rilevati Carabus morbillosus
della foce del fiume Mazaro, si è rivelato sempre una alternas (endemismo siculo-calabro), e nel 2005 il raro
zona umida di rilevante interesse ecologico, visto che la Carabus famini (endemismo siculo), presenza
profondità, fino a dove è stata eretta la diga foranea, confermata da Vito Davide Castelli (com. pers. a E.
non ha mai superato i 6 m. dal livello minimo di marea e Sciabica), noto entomologo locale. Nell’estrema parte
proprio da lì prende corpo uno dei più importanti ovest, già colmata, al limite con la spiaggia di
“posidonieti” del Mediterraneo, altro habitat prioritario Tonnarella, tra gli Ortotteri sono stati rinvenuti:
(Praterie di Posidonie, codice n. 1120 D. 92/43 CEE)”. Più Calliptamus barbarus, Pyrgomorpha conica, Tropidopola
in prossimità della riva, tra la scogliera orientale della cilindrica, Pterolepis elymica, Acrotylus longipes,
laguna e il braccio di ponente del vicino porto, Oedipoda miniata, Sphingonotus caerulens.
permangono gli “scogli”, habitat codice n. 1170 (anche se Nelle crepe apertesi lungo la diga, tra i crostacei
di recente sono stati intaccati dal materiale di colmata) e dell’ordine Decapodi sono comuni Carcinus moenas e
la “vegetazione annua delle linee di deposito marine, Eriphia verrucosa, mentre tra la fanghiglia affiorante
codice n. 1210”. A seguire il fogliame spiaggiato di abbondano i Lamellibranchi, Venus gallina, Cardium
Posidonia oceanica e di Cymodocea nodosa, prima che glaucum, Donax trunculus.
venisse asfaltato il lungomare, predominava il Cakiletum. In riferimento ai vertebrati, la ricchezza trofica di
Oggi, invece, in seguito all’apporto di materiale da scavo, questo tratto di mare ha fatto sempre registrare,
sparso tra la strada e la riva nord, senza che abbia specialmente in primavera, la presenza di specie
compromesso l’umidità del suolo, si è sviluppata una fitta ittiche, come Coris yulis, Serranus cabrilla, Scorpaena
cintura di canneti di Arundo donax e di Phragmites scrofa, Mullus surmuletus, Mullus barbatus, Mugil
australis, in associazione, essenzialmente, a Juncus cephalus, Dicentrarchus labrax, Sparus auratus, e tra
acutus, nelle parti più prossime all’acqua salata, ma anche gli scogli Pomatoschitus tortonesei. Tra le praterie di
a Typha latifolia, laddove c’è l’influenza dell’acqua dolce Posidonia, confinate ormai ad oriente e al limite sud
dovuta, probabilmente, anche agli scarichi dei vicini della diga foranea, è presente Hippocampus guttulatus.
magazzini che commerciano pesce. Sparsa tra gli stessi Con l’erezione della diga e lo scarico di fanghi alcune
canneti una composita, comune in questi ambienti, l’Inula specie sono andate disperse, ma gli avannotti di:
crithmoides. A sud, sul terrapieno ai piedi della diga Dicentrarchus labrax, Mugil auratus, Mugil capito,
foranea, laddove l’acqua marina non ristagna, si è formata Mugil cephalus e Anguilla vulgaris, superando le feritoie
una fitta fascia di Halimione portulacoides in associazione apertesi lungo lo sbarramento, preferiscono
a Crithmum maritimum. Le stesse specie hanno preso trascorrere il periodo di accrescimento nelle acque
corpo lungo la scogliera artificiale d’oriente. Sulla riva riparate e trofiche della laguna. Si nutrono dubbi sulla
d’occidente si sono insediate le Salicornie e la Suaeda reale deposizione di Caretta caretta avvenuta, per la
maritima, seguite nelle parti più rialzate da Cakile prima volta il 2/8/2012, nella limitrofa spiaggia di
maritima e Matthiola tricuspidata. Tonnarella, visto che la prova prodotta nel corso
L’asfalto e l’antropizzazione hanno influito sulle presenze dell’incontro tenutosi presso la locale Capitaneria di
faunistiche, ma in condizioni di bassa marea, tra gli Porto non è sembrata convincente.
Artropodi è ancora possibile rilevare la presenza di Tra i vertebrati terrestri sono stati notati: Vulpes
Anfipodi, come Taliturs saltator o l’Isopode Tylos vulpes, Erinaceus europaeus, Hypsugo savii, Pipistrellus
latreillei. Comune tra i Cicindelidi è Calomera littoralis kuhlii (trovano ricovero nel vicino Ipogeo di S.
nemoralis e Cassolaia maura cupreothoracica, mentre tra i Bartolomeo), Bufo bufo, Coluber viridiflavus, Lacerta
Coleotteri, nonostante risulti essere specie dunicola, è wagleriana, Podarcis sicula sicula, Lacerta viridis,
presente, probabilmente per la presenza dell’Elicide Chalcides ocellatus tiligugu, Tarentola mauritanica
Theba pisana, anche Scarites buparius. mauritanica.

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Sterna caspia di passo con


soste più o meno brevi,
Sterna albifrons estivante
e nidificante); Titonidi (1
specie, Tyto alba,
stanziale); Apodidi (1
specie, Apus apus,
estivante, nidificante
presso edifici vicini);
Alcedinidi (1 specie,
svernante); Alaudidi (1
specie, stanziale);
Irundinidi (2 specie,
estivanti); Motacillidi (4
specie, 2 Svernanti, 1 di
passo con soste lunghe, 1
con soste più brevi);
Turdidi (2 specie, 1
svernante, Saxicola
torquata, 1 di passo con
brevi soste, Oenanthe
oenanthe); Silvidi (4 specie,
L’avifauna prima che si formasse la laguna lasciava 2 stanziali, 2 Sylvia atricapilla e Phylloscopus
registrare la presenza di qualche esemplare di collybita di passo con soste più o meno brevi);
Tachibaptus ruficollis, Podiceps cristatus, Podiceps Muscicapidi (1 specie, di passo con soste più o meno
nigricollis, Phalacrocorax carbo, Actitis hypoleucos, brevi); Paridi (1 specie, Parus major, di passo con
Larus ridibundus, Larus cachinnans, Alcedo atthis. soste più o meno brevi); Corvidi (2 specie, Pica pica e
Successivamente, grazie anche all’allontanamento delle Corvus corone cornix, stazionarie nelle aree vicine
imbarcazioni da diporto e alla riduzione del livello idrico, collegate, si portano in laguna per predare le uova di
si è registrata una straordinaria impennata, qualitativa e Fratino e Fraticello); Ploceidi (2 specie, 1 stanziale, 1
quantitativa, di specie ornitiche. Per brevità facciamo estivante); Fringillidi (3 specie stanziali); Emberizidi
riferimento alle famiglie degli uccelli presenti: (1 specie erratica).
Podicipedi (2 specie stazionarie + 1 svernante);
Falacrocoracidi (2 specie, 1 svernante e 1 di passo con Conclusioni
brevi soste); Ardeidi (7 specie, 1 stazionaria, 2 Un ecosistema lagunare urbano, interposto tra la
svernanti, 3 di passo con brevi soste, 1, Egretta gularis, palude di Capo Feto e la R.N.I. Lago Preola e Gorghi
occasionale); Ciconidi (1 specie di passo con brevi soste); Tondi, è quanto mancava nel territorio mazarese a
Treschiornitidi (1 specie svernante irregolare); completamento della straordinaria rete di zone
Fenicotteridi (1 specie, svernante); Anatidi (11 specie, 8 umide che hanno subito un grosso restringimento,
svernanti, 3 di passo con brevi periodi di una grossa frammentazione, ma che conservano quasi
stazionamento); Accipitridi (5 specie, 2 di passo, 3 con intatta la valenza biotica. Nella laguna, l’avifauna in
soste più o meno brevi durante gli spostamenti tra particolare, oltre a trovare condizioni ideali per lo
riserva naturale Preola e Capo Feto, Hieraetus pennatus stazionamento, trova rifugio sicuro che ancora la
presente a decorrere dall’inverno 2010); Falconidi (2 palude di Capo Feto, i laghetti Preola e altre zone
specie, 1 stanziale, 1 Falco peregrinus, con soste più o fuori dalla cinta urbana non garantiscono.
meno brevi); Rallidi (3 specie, 1 stazionaria, nidificante, A Livello internazionale, la laguna di Tonnarella e la
2 svernanti); Gruidi (1 specie di passo); Ematopodidi (1 palude di Capo Feto dovrebbero rappresentare i siti
specie di passo con soste più o meno brevi); d’elezione per l’attuazione dell’Accordo sugli Uccelli
Recurvirostridi (2 specie con soste anche di medio Acquatici Migratori “Agreement on the Conservation
termine, Himantopus himantopus anche estivante, of African-Eurasian Migratory Waterbirds”
nidificante nel 2015); Caradridi (5 specie, 1, Charadrius (AEWA), recepito dallo Stato italiano, con legge
alexandrinus, stanziale e nidificante, 2, Charadrius 6/2/2006, n. 66, Gazzetta Ufficiale n. 8
dubius e Pluvialis squatarola, svernanti, 2, Charadrius dell’8/2006. Si auspica, anche per questo motivo,
hiaticula e Pluvialis apricaria, con soste di medio che la regione Sicilia non indugi ancora ad istituire la
termine); Scolopacidi (10 specie di cui 5 svernanti + 2, riserva naturale che veda accorpati laguna di
Numenius arquata e Numenius phaeopus, probabili Tonnarella e palude di Capo Feto.
svernanti in condizioni di non disturbo, 3 specie di passo
con soste più o meno brevi, Limosa lapponica, nelle zone
umide del mazarese è stata presente, fino a 17 individui,
anche per 30 giorni consecutivi, esclusivamente in laguna In memoria di Girolamo Pietro Palermo, vero
e a Capo Feto); Laridi (6 specie, 2 stanziali, 1 svernante, ambientalista, primo scopritore dell’importanza
3 di passo con soste brevi); Sternidi (3 specie, Sterna ecologica della laguna, suo tenace protettore,
sandvicensis, svermante, contati fino a 42 individui, colto da morte naturale il 25/5/2013.

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_____________ UNIONE BOLOGNESE NATURALISTI:


Il Passante Nord di Bologna
è inutile e dannoso!

Così il responso dei Tecnici all’ultimo Convegno sul Passante


Nord presso la Scuola di Ingegneria e Architettura
dell’Università di Bologna del novembre scorso, valutazione
impietosa che ha stroncato le ormai residue “sicurezze” dei suoi
sostenitori.
Il confronto tra Passante Nord e proposta Alternativa di
Arcipelago Pro Natura Potenziamento in sede di Autostrada e Tangenziale (3+3 corsie),
è stato meticoloso e dettagliato, fino alla simulazione della
cantierizzazione dell’Alternativa, e per il Passante non c’è stata
storia. L’accordo del 29 luglio 2014 sul Passante Nord aveva
autorizzato Autostrade alla preparazione di un progetto
preliminare, consegnato nell’ottobre 2015 che aveva messo in
allarme i Sindaci del territorio per l’inadeguata e pericolosa
soluzione della banalizzazione dell’asse Tangenziale e la
devastazione di molti territori agricoli a nord, e la prossimità ai
GRUPPO SOCIETÀ E AMBIENTE: centri abitati.
rinnovato il Consiglio Direttivo Il responso del Convegno, autorevole e super partes ha dato il
vigore e l’energia necessaria agli Amministratori per chiedere
L’assemblea generale del Gruppo Società e Ambiente, che si è
l’abbandono del Passante Nord per una Soluzione Alternativa,
tenuta alla fine dello scorso anno, ha provveduto a rinnovare
più veloce, più economica e a consumo di territorio irrilevante.
le cariche sociali. Laura Lavatori è stata eletta Presidente
Allo stato attuale la volontà di abbandonare il Passante si scontra
all’unanimità; nuovo vicepresidente è Paolo Belogi, mentre
contro la resistenza di frange del Sindacato e di Confindustria,
l’incarico di tesoriere viene ricoperto da Marta Torbidoni. Un
che sostengono i costruttori, ancora convinti che qualche
nuovo direttivo, che si propone di dare nuovo slancio alle
capannone e la speculazione urbanistica risolvano la loro
tante iniziative già messe in campo dal GSA di Senigallia, ed
incapacità di affrontare le nuove sfide del futuro, non più basate
intende fare dell’Associazione sempre più un luogo per
sul consumo di suolo agricolo.
discutere le tante problematiche legate alla nostra realtà, fino
I prossimi mesi saranno molto importanti per la verifica di
ad affrontare i grandi temi ambientali che toccano la vita di
fattibilità sul nuovo progetto e l’avvio della fase operativa.
tutti.
Bologna può tornare a essere di esempio per gli altri con
E insieme alle escursioni, intrise di cultura, il cui obiettivo
soluzioni all’avanguardia; le possibilità reali ci sono tutte.
principale è quello di conoscere il territorio che si attraversa in
(Gianni Galli e Severino Ghini)
tutti i suoi aspetti, non mancheranno nemmeno occasioni
conviviali che rafforzeranno l’esperienza associativa.

PRO NATURA TOSCANA


NATURA SICULA
Contro la nuova legge
Inceneritori in Sicilia?
regionale sulla caccia
No Grazie

In seguito alla decisione presa dalla conferenza Stato-Regioni di Alla fine dello scorso mese di gennaio, nonostante le proteste di
costruire "almeno" due termovalorizzatori in Sicilia nei prossimi ambientalisti, animalisti, uomini e donne di sport e di cultura, il
cinque anni (che alla fine saranno sei, come preannunciato dalla Consiglio Regionale toscano ha approvato la cosiddeta Legge
Giunta Regionale), gli ambientalisti si mobilitano. Infatti, in una Remaschi (dal suo primo firmatario), che prevede, in deroga
Regione dove la percentuale di raccolta differenziata diminuisce alla legge nazionale sulla caccia, l'abbattimento continuato di
anziché aumentare (si è passati da 13.3% nel 2014 a 12.5% nel circa 250.000 ungulati, un numero enorme, per tre anni, anche
2015), in una Regione dove si produce una quantità pro-capite di nei Parchi nazionali e regionali.
rifiuti elevata, in una Regione dove gli amministratori comunali Un provvedimento insensato, improvvido, antiscientifico,
sono lasciati da soli a gestire i rifiuti, non è possibile, con accordi devastante, limitativo della libertà dei cittadini di passeggiare
di questo tipo, rallentare il processo verso la Strategia Rifiuti nei boschi e nelle campagne senza temere schioppettate, che
Zero, che considera il rifiuto come una risorsa e come un volano alienerà per lunghi anni ogni simpatia del turismo
che può mettere in moto l'economia. I termovalorizzatori, internazionale per la Toscana. Un provvedimento che specula
laddove sono stati costruiti, sono in via di smantellamento, per sulla carne degli animali uccisi, per la quale è già pronta una
l'impatto negativo sull'ambiente e sulla salute dei cittadini. In filiera di macellazione e rivendita e i cui proventi non si sa
Sicilia, invece, dopo anni di immobilismo e di non politica dei ancora a chi andranno. Una sporca faccenda che chiama in
rifiuti si pensa di risolvere tutto costruendoli, di cancellare anni causa la coscienza di noi tutti.
di immobilismo nella gestione dei rifiuti con una brutta toppa. E' probabile che venga presentato un ricorso alla Magistratura
contro questo scempio.

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IL GOVERNO RENZI TENTA DI SVUOTARE


LA NORMATIVA DI TUTELA DEGLI HABITAT
Gruppo di Intervento Giuridico e Federazione Nazionale Pro Natura segnalano alla
Commissione Europea una norma legislativa in contrasto con le Direttive comunitarie
Stefano Deliperi (Gruppo di Intervento Giuridico onlus)
Il Governo Renzi sfida l’ Unione Europea in materia di salvaguardia degli Habitat naturali e dell’avifauna selvatica.
Come noto, infatti, la direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, e la flora ha avviato e
comportato la realizzazione della Rete Natura 2000, mediante l’individuazione dei siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e delle zone di
protezione speciale (Z.P.S.) ai sensi della direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica. Stabilisce poi, all’art. 6, comma 3,
che “qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative
su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha
sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e
fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la
certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione pubblica”.L’Italia ha
provveduto a darvi attuazione con il D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i. Nello specifico, l'art. 5, comma 8, disponeva testualmente: “l'autorità
competente al rilascio dell'approvazione definitiva del piano o dell'intervento acquisisce preventivamente la valutazione di incidenza,
eventualmente individuando modalità di consultazione del pubblico interessato dalla realizzazione degli stessi".Ora l’art. 57, comma 2°,
della legge 28 dicembre 2015, n. 221 testualmente stabilisce: “le disposizioni dell'articolo 5, comma 8, del regolamento di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni, si applicano esclusivamente ai piani”. E’ una bella
furbata, visto che è del tutto evidente la sottrazione dello svolgimento della necessaria, preventiva e vincolante riguardo tutti gli
interventi ricadenti in aree S.I.C. e Z.P.S. in palese violazione della disciplina comunitaria.
Ed è una furbata che può costare molto cara. Infatti, già nel 2014 la Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha aperto
la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell'articolo 6
della direttiva Habitat” a causa di attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di valutazione di incidenza ambientale
in aree S.I.C. e Z.P.S. In seguito la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche europee – Struttura di missione
per le Procedure di infrazione ha coinvolto (nota n. 3253 del 27 marzo 2015) i Ministeri competenti e la Conferenza permanente Stato
– Regioni – Province autonome riguardo le ulteriori contestazioni e richieste delle Istituzioni europee.
La Commissione europea – DG Ambiente ha già evidenziato, in particolare, carenze qualitative nelle relazioni di incidenza ambientale,
carenze nelle procedure di V.INC.A., elusioni, mancanza di trasparenza, scarso coinvolgimento degli enti di gestione di S.I.C./Z.P.S.,
carenze nei riscontri dell’effettivo rispetto delle conclusioni della procedura di V.INC.A. e di professionalità nella predisposizione delle
relazioni di incidenza ambientale, assenza di sanzioni per il mancato rispetto delle norme e delle conclusioni della procedura di V.INC.A.
Ora la furbata peggiora le cose.
Le associazioni ambientaliste Federazione nazionale Pro Natura e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno chiesto (20 febbraio
2016) alla Commissione europea e alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo di esaminare le nuove disposizioni di cui alla
legge n. 221/2015 per verificarne la rispondenza alla normativa comunitaria in materia di salvaguardia degli Habitat e dell’avifauna
selvatica. Il rischio ora è quello dell’apertura di una procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria sulla
salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora (direttiva n. 92/43/CEE) e, in conseguenza di eventuale sentenza di
condanna da parte della Corte di Giustizia europea, di una pesante sanzione pecuniaria a carico dell’Italia (e per essa alle
amministrazioni pubbliche che hanno causato le violazioni), grazie soprattutto a omissioni o pressapochismo in materia di tutela
ambientale, nonostante le tante istanze ecologiste.
Che cosa accade in questi casi?
Se non viene rispettata la normativa comunitaria, la Commissione europea – su ricorso o d’ufficio – avvia una procedura di infrazione
(art. 258 Trattato U.E. versione unificata): se lo Stato membro non si adegua ai “pareri motivati” comunitari, la Commissione può
inoltrare ricorso alla Corte di Giustizia europea, che, in caso di violazioni del diritto comunitario, dispone sentenza di condanna con una
sanzione pecuniaria (oltre alle spese del procedimento) commisurata alla gravità della violazione e al periodo di durata.
Si ricorda che le sanzioni pecuniarie conseguenti a una condanna al termine di una procedura di infrazione sono state fissate
recentemente dalla Commissione europea con la Comunicazione Commissione SEC 2005 (1658): la sanzione minima per l’Italia è stata
determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel
pagamento, in base alla gravità dell’infrazione.
Fino a qualche anno fa le sentenze della Corte di Giustizia europea avevano solo valore dichiarativo, cioè contenevano l’affermazione
dell’avvenuta violazione della normativa comunitaria da parte dello Stato membro, senza ulteriori conseguenze. Ora non più.
Attualmente sono ben 91 le procedure di infrazione aperte contro l’Italia dalla Commissione europea. Di queste addirittura 20 (quasi
un quinto) riguardano materie ambientali. L’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia per gli aspetti pecuniari avviene molto
rapidamente: la Commissione europea decurta direttamente i trasferimenti finanziari dovuti allo Stato membro condannato: in Italia gli
effetti della sanzione pecuniaria vengono scaricati sull’Ente pubblico territoriale o altra amministrazione pubblica responsabile
dell’illecito comunitario (art. 16 bis della legge n. 11/2005 e s.m.i.).
Ovviamente gli amministratori e/o funzionari pubblici che hanno compiuto gli atti che hanno sostanziato l’illecito comunitario ne
risponderanno in sede di danno erariale. Bruxelles è molto più vicina di quanto possiamo pensare.
Il Governo Renzi, le Giunte regionali, gli Enti locali riusciranno a capirlo in tempo?

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Natura e Società – numero 1 – Marzo 2016 http://www.pro-natura.it

DENUNCIATO IL BRACCONIERE
CHE SI È VANTATO DELL’UCCISIONE DI 15 LUPI
Lo scorso 22 febbraio Mauro Furlani e Steano
Deliperi, Presidenti rispettivamente della
Federazione Nazionale Pro Natura e del
Gruppo di Intervento Giuridico, hanno
presentato alle Procure di Parma e Monza un
esposto contro ignoti, in relazione al servizio
mandato in onda il 16 febbraio nell’ambito
della trasmissione “Le iene”. Durante tale
servizio, dal fuorviante titolo “Quando il lupo
diventa una minaccia” (e che si può rivedere
in rete: http://www.iene.mediaset.it/puntate
/2016/02/16/ruggeri-quando-il-lupo-diventa-
una-minaccia_9986.shtml, http://www.video.
mediaset.it/video/iene/puntata/ruggeri-
quando-il-lupo-diventa-una-minaccia_
595224.html), un individuo non identificato si
è vantato di aver ucciso almeno 15 esemplari
di lupo (Canis lupus) nella zona dell’Appenni-
no parmense, per di più con modalità
particolarmente crudeli (trappola ad amo).
I firmatari dell’esposto hanno fatto rilevare
come il lupo in Italia sia specie particolar-
mente protetta, ai sensi dell’art. 2 della legge
n. 157/1992 e s.m.i. e come l’uccisione di un
esemplare sia sanzionata penalmente con
l'arresto da due a otto mesi o l'ammenda da
euro 774,00 a euro 2.065,00, mentre
“chiunque, per crudeltà o senza necessità,
cagiona la morte di un animale è punito con
la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”, ai
sensi dell’art. 544 bis del Codice penale. www.lifegate.it
Vedremo ora cosa succederà.

LA CONSULTA BOCCIA IL DECRETO “SBLOCCA ITALIA”


Alla fine dello scorso mese di gennaio, la Corte Costituzionale ha bocciato alcune parti della legge nota come “Sblocca Italia”
Italia”,
che il mondo ambientalista ha più
più propriamente ribattezzato "Rottama Italia”
Italia”. Seguono alcune considerazioni sulla vicenda,
tratte da un articolo di Luca Martinelli comparso sul numero del 22 gennaio 2016 di “Altraeconomia”
Altraeconomia” (www.altreconomia.it/ )
La Consulta, con una sentenza depositata il 21 gennaio 2016, ha bocciato 4 commi dell'articolo 1 della legge del novembre 2014,
che limitavano il potere di opposizione degli enti locali di fronte alle grandi opere, nonché il ruolo delle Regioni nei processi
autorizzativi. In particolare, l'articolo 1 della legge, quello relativo ai poteri commissariali affidati all'amministratore delegato delle
Ferrovie dello Stato in merito alla tratta Alta velocità Napoli-Bari stabiliva che “in caso di motivato dissenso [rispetto al progetto]
espresso da un’Amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico territoriale, del patrimonio storico e artistico o alla
tutela della salute e della pubblica utilità, la questione [...] è rimessa alla decisione del Commissario, che si pronuncia entro
quindici giorni”. La sentenza della Corte Costituzionale definisce l’illegittimità costituzionale proprio laddove "non prevede che
l’approvazione dei relativi progetti avvenga d’intesa con la Regione interessata". Il ricorso che ha portato la Consulta ad analizzare
lo Sblocca-Italia era stato presentato il 9 gennaio 2015 dalla Regione Puglia. La Corte Costituzionale ha bocciato anche gli articoli
10bis e 11: per entrambi si fa riferimento all'esproprio del ruolo delle amministrazioni regionali in materia di "approvazione del
Piano di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria" e di assenza di "parere [...] sui contratti di programma tra l’Ente
Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) e i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale".
Quello della Corte Costituzionale è il secondo "sgambetto istituzionale" allo Sblocca-Italia. L'inchiesta Sistema della Procura di
Firenze, del marzo 2015, aveva contribuito a "bloccare" l'efficacia del comma 4 dell'articolo 2, quello cucito su misura per
l'autostrada Orte-Mestre, per facilitare l'accesso ai benefici della defiscalizzazione, e garantire al promotore - una società dell'ex
eurodeputato Vito Bonsignore, oggi esponente del NCD - un contributo pubblico di circa 2 miliardi di euro.

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STELVIO DI FATTO FUORI DALLA LEGGE QUADRO


DEI PARCHI NAZIONALI ITALIANI

Con la firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la norma d’attuazione varata dal Governo per la
nuova governance dello Stelvio di fatto sancisce l’uscita del parco dai parametri normativi della legge quadro
nazionale 394 del 1991 che fino ad oggi ha regolamentato i parchi italiani.

Nella lettera appello e di richiesta d’incontro al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i Presidenti
delle associazioni ambientaliste avevano già evidenziato la principale criticità intrinseca all’Intesa dell’11
febbraio 2015:

Aver privato il Parco dello Stelvio (formalmente ancora parco nazionale) della possibilità di operare con proprie
funzioni soggettive di tutela dell’ambiente, condizione che non potrebbe più, da ora in avanti “produrre effetti
giuridici direttamente all’esterno nei confronti di terzi”. Infatti, con la richiamata Intesa, si sceglie di creare
solo un comitato di coordinamento e di indirizzo, privo di personalità giuridica, di risorse finanziarie e di
personale, delegando i reali poteri di tutela e gestione alla Regione Lombardia e alle due Province autonome di
Trento e Bolzano.

TUTTO QUESTO E’ FUORI DAI PARAMETRI STABILITI PER UN’AREA PROTETTA


NAZIONALE DALLA LEGGE QUADRO SUI PARCHI ITALIANI

Le associazioni CTS, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Federazione Nazionale Pro
Natura, Touring Club Italiano e WWF non si riconoscono nelle dichiarazioni all’ANSA dell’assessore trentino
all’ambiente, Mauro Gilmozzi, che attribuisce loro un “decisionismo dall’alto”. Gli ambientalisti ricordano che è
loro merito aver attivato il confronto con i comitati di cittadini e i rappresentanti delle associazioni
ambientaliste anche di lingua tedesca. L’ambizioso progetto transfrontaliero Stelvio-Adamello Brenta-Engadina
nasce proprio in seno a questa realtà socio-culturale e le associazione sono soddisfatte di apprendere dalla
stampa che tale possibile percorso sia stato recepito anche dalle rappresentanze istituzionali locali.

RESTANO COMUNQUE NUMEROSE LE PERPLESSITÀ SULLA “SPERIMENTAZIONE”


STELVIO

Le associazioni ambientaliste nazionali si riservano di valutare le possibili illegittimità normativo-costituzionali


dell’Intesa e, come già annunciato dal WWF, costituiranno “un Osservatorio sugli atti che verranno assunti dal
Comitato di Coordinamento e dagli altri soggetti pubblici coinvolti, per verificare che siano rispettate le norme
sulle aree protette e la classificazione IUCN (Unione Internazionale per la conservazione della natura) che
fanno dello Stelvio un Parco Nazionale”.

UN VOTO DEL PARLAMENTO EUROPEO A FAVORE DELLA NATURA


592 a favore, 52 contro. A Strasburgo vince la biodiversità
biodiversità: i parlamentari votano la difesa delle direttive Habitat e Uccelli.
Uccelli.

Difendere le direttive europee, rafforzarle e applicarle con rigore in tutti i Paesi dell’Unione europea. E’ quanto ha deciso all’inizio
di febbraio il Parlamento Europeo, approvando il report Mid term review della Strategia sulla biodiversità al 2020.
L’importanza di questo passaggio parlamentare va vista soprattutto nell’ottica della conclusione della Fitness Check (ossia il
percorso di valutazione del loro stato di salute) delle direttive Habitat e Uccelli, che consentono di tutelare le specie e gli habitat più
preziosi d’Europa, il cui voto finale è previsto al Parlamento Europeo per il prossimo mese di aprile, a chiusura di un lungo percorso
iniziato nella primavera del 2015. Un voto benaugurante, quello di Strasburgo, indispensabile per permettere alla Strategia sulla
biodiversità di raggiungere gli obiettivi prefissati, anche e soprattutto grazie al rafforzamento delle due direttive sulla tutela della
natura. Sebbene la partita delle direttive Habitat e Uccelli non sia ancora del tutto chiusa, è lecito affermare che la strada è segnata in
senso positivo: ora anche il Parlamento Europeo, dopo gli oltre 500.000 cittadini europei che hanno sottoscritto l’anno scorso la
petizione internazionale, è convinto che le direttive Uccelli e Habitat siano essenziali per il progetto europeo, non vadano toccate e
anzi debbano essere applicate con pienezza e convinzione.

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Natura e Società – numero 1 – Marzo 2016 http://www.pro-natura.it

Appare evidente come le recenti politiche scolastiche abbiano


dimezzato finanziamenti e progettualità destinate alle
C’era una volta… tematiche ambientali. L’ipotesi delineata nella Bozza su La
Buona Scuola non ha preso corpo e l’inserimento
dell’educazione ambientale nei curricula degli Istituti di
Giuliana Del Signore istruzione primaria e secondaria non ha avuto seguito.
Come mai si è arrivati a questo “stallo”?
C’era una volta l’educazione ambientale…e ora non se ne vede Il percorso educativo- formativo e informativo, che andava (e
più traccia, almeno nelle istituzioni scolastiche; se ne trova poca ancora va) tecnicamente sotto il nome di educazione
anche nei luoghi logistici e metaforici preposti a tale tipologia di ambientale, comprendeva (e ancora comprende) una pletora di
formazione. sfaccettature: l’alfabetizzazione, consistente nell’offrire i primi
Per capire quale difficile percorso accidentato abbia incontrato approcci alla conoscenza del luogo fisico in cui si conduce la
l’educazione nota come “ambientale”, che sembra così propria esistenza e nel sollecitare attenzione e sensibilità
sporadica e sfilacciata, sono stati predisposti, da parte della particolari verso quei piccoli segnali di vita da leggere,
Commissione individuata dal Consiglio Direttivo della interpretare, ricercare e custodire; l’educazione all’ambiente,
Federazione Nazionale Pro Natura, e quindi somministrati alle così definita poiché si basa sulla presentazione di “individui”
federate, un paio di semplici questionari; tale indagine ha avuto appartenenti al patrimonio faunistico e vegetale del territorio
risposta positiva per il numero delle adesioni, per la precisione di riferimento; l’educazione ambientale, specifica per la
delle risposte date e per la riflessione che tale iniziativa può conoscenza delle peculiarità dei sistemi di vita appartenenti alle
sollecitare sullo stato dell’educazione ambientale in Italia. Una diverse zone del Pianeta, alla loro difesa, salvaguardia e tutela.
lettura incrociata delle risposte ipotizza il seguente panorama: E accanto alle diverse connotazioni di educazione ambientale
-in alcune zone, sia al Sud sia al Nord, si tengono regolari corsi campeggia l’etica, la capacità, cioè, di individuare e scegliere i
di educazione ambientale nelle scuole primarie, nelle scuole comportamenti corretti da assumere nei confronti della nostra
medie e, in percentuale minore, nelle scuole superiori; casa terrestre.
-gli stessi corsi hanno una continuità regolare nel corso dei Dal Principio di Responsabilità di Hans Jonas alla recente
diversi anni scolastici, sempre in percentuale minore nelle dimensione ecologica dipinta da Papa Francesco e così
scuole superiori; sapientemente argomentata, negli aspetti di salvaguardia e di
-in alcune zone del nord, ai corsi di educazione ambientale, sostenibilità, nelle pagine di codesta Rivista, da Mario Cavargna,
poco richiesti dalle scuole, sono stati sostituiti corsi di l’etica ambientale si è andata arricchendo di molti contributi, di
formazione sulla tutela del territorio; tante opportunità di riflessione e di nuovi stimoli all’azione
-risulta scarsa l’attenzione dei politici locali sulle problematiche concreta e costruttiva. L’agire, tuttavia, qualche volta (spesso)
ambientali; inciampa su qualcuno o qualcosa di reale, di virtuale, di
-risulta scarsa la richiesta da parte di scuole, Enti, Associazioni, economico; urta contro qualche iceberg di potere rischiando di
ecc. di interventi formativi sull’educazione e/o sensibilizzazione far emergere l’occultato. E allora, è meglio tenerle a distanza
verso i problemi dell’ambiente; sono, cioè, sempre le federate a queste “fastidiose” ecologie ambientali e morali!
proporre interventi formativi su tali temi, spessissimo, come Pertanto, c’è da chiedersi: i luoghi preposti alla formazione e
volontariato, senza alcun riconoscimento (neanche economico all’educazione sono ancora portatori di valori esistenziali basati
per le minute spese) per gli esperti; sulla democraticità sostanziale o vanno evolvendo verso forme
-negli ultimi tre anni, da quanto si evince dalle risposte ai ibride di competizione, efficacia, efficienza, arrivismo,
questionari, l’attenzione sui problemi o anche semplicemente carrierismo?
sulla conoscenza dell’ambiente, risulta diminuita notevolmente. Se è valida la prima ipotesi, e cioè se sono ancora
“ambienti educativi e di apprendimento”,
bisognerebbe riflettere e riutilizzare le categorie del
pensiero per analizzare le situazioni e trovare il
coraggio di resettare aspetti non ecologici, anche se
tutto ciò non si coniuga con introiti economicamen-
te soddisfacenti. Bisognerebbe ritrovare il coraggio
“dell’onestà” di pirandelliana memoria; bisognereb-
be riscoprirsi capaci di “…ascoltare i messaggi che
ogni essere enuncia e celebrare la diversità degli
esseri e della vita”, come ci ricorda lo scrittore e
teologo brasiliano Leonardo Boff. E tutto ciò con la
consapevolezza che l’etica della società dominante
nel mondo è utilitaristica e antropocentrica, e come
tale destinata alla distruzione delle materie prime e
dei sistemi viventi, come annunciato dal biologo
Wilson “…l’essere umano, questo essere a due
gambe, questo sventato, ha già alterato l’atmosfera
e il clima del pianeta, portandone i valori molto fuori
norma; ha già sparso sostanze chimiche tossiche per
il mondo intero e siamo vicini a consumare del tutto
altrimondinews.it l’acqua potabile.” (E. Wilson, La creazione: come
salvare la vita sulla terra, 2008, 38).

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Nel caso della seconda ipotesi, e cioè se le agenzie educative e vuol dire antropizzare il territorio in modo consapevole e
formative sono diventate competitive e carrieristiche, non responsabile. Ambiente è ciò che permette l’esistenza sulla terra,
dovremmo più lamentarci delle menti imbavagliate, delle dalla biosfera alle faglie sotterranee. Ecco perché educare
sensibilità ingessate, della vita non rispettata, poiché siamo all’ambiente e , quindi, a ciò che siamo e a ciò che abbiamo il
corresponsabili della cancellazione dell’umanità e degli insulti diritto-dovere di essere, di fare e di “custodire”, assume carattere
alla dignità dei viventi; non dovremmo neanche stupirci e di indispensabilità e di necessità, oltre ogni logica personalistica e
fingere di fronte alle catastrofi della natura e dell’uomo: la utilitaristica. E ciò può risultare scomodo, può spaventare; tutto
natura si riappropria di ciò che le appartiene; l’uomo manifesta ciò porterebbe a dover affrontare il problema delle ecomafie,
la capacità di regressione di cui sembra essere capace, dell’energia atomica, del rapporto fra green economy e sistemi
soprattutto negli ultimi tempi. bancari globali (e non solo). Porterebbe a utilizzare e potenziare le
E come c’entra tutto ciò con l’assopimento dell’educazione menti, il dialogo. Menti pensanti. Condivisione di idee. Diffusione
ambientale? di democrazia cognitiva.
Educare all’ambiente non ha mai significato, in una pura Più comodo e meno rischioso far crocettare fogli pieni di quiz, in
accezione riduttiva, formare soltanto alla conoscenza delle silenzio!
diverse specie in natura; ha anche significato e significa, ma Sembra che nelle pieghe dell’attuale processo socio-politico ed
soltanto per chi ci credeva e ci crede veramente, saper leggere economico, sia sempre più difficile rintracciare la cultura del
in tutto ciò che ci circonda l’alfabeto della vita. E vivere vuol volontariato, il piacere di cooperare per la gratuità del Bene
dire mangiare, respirare, progettare, costruire, emozionarsi; comune.

Il solare termodinamico (CSP)


una tecnologia da contrastare o da incentivare?
Donato Cancellara*
Il 26 gennaio scorso è comparso in rete un articolo intitolato pa un migliaio di produttori di energie verdi. Facciamo notare,
"Perché il Governo fa la guerra alle energie rinnovabili?" ed giusto per evitare che possano passare "mezze verità", che è la
esordisce con un altro interrogativo "Che senso ha far crescere stessa assoRinnovabili a chiedere al Ministero della Sviluppo
una filiera e poi affossarla?" (cfr. http://www.galileonet.it/ Economico lo STOP agli incentivi ai grandi impianti solari
2016/01/perche-il-governo-fa-la-guerra-alle-energie- termodinamici al fine di destinare le risorse a impianti di taglia
rinnovabili/). minore o, meglio ancora, a tecnologie maggiormente
Nell'articolo si evidenzia la posizione dell'Associazione competitive nel ridotto arco temporale del decreto (cfr.
assoRinnovabili che giustamente critica il Governo nazionale http://www.casaeclima.com/ar_23630__decreto-fer-assorinno-
per non fare abbastanza nel settore delle energie cosiddette vabili-no-incentivi-grandi-impianti-solari-termodinamici.html).
pulite. Tuttavia, lo stesso articolo riporta, nella parte Sarebbe utile anche la lettura dell'articolo intitolato "In arrivo il
conclusiva, la seguente frase: "Così, mentre anche gli arabi nuovo Decreto ministeriale per l'incentivazione agli impianti
ricchissimi di petrolio realizzano mega-impianti fotovoltaici e FER diversi dal fotovoltaico" (cfr. http://www.olambientalista
termodinamici, noi rischiamo di devastare ampie aree marine .it/?p=39527).
e terrestri per ricavare una fonte energetica che darà un La posizione di assoRinnovabili è sicuramente dettata dal buon
contributo al fabbisogni nazionali di pochi percento per un senso e dall'evitare di favorire impianti, aggiungiamo noi, ad
orizzonte temporale che non supererà pochi decenni!". alto impatto ambientale con enorme consumo di suolo agricolo
Pienamente condivisibili gli interrogativi riportati nel citato e con l'aggravante di non essere interamente rinnovabili. Una
articolo ai quali aggiungiamo: perché non azzerare tutti i precisazione che ci sembra doverosa al fine di evitare che
sussidi alle fonti fossili ed incentivare al meglio le rinnovabili? vengano inserite ogni volta, quando si parla di rinnovabili da
Perché i "grandi del mondo" promettono di eliminare promuove in Italia, anche le parole "solari termodinamici".
gradualmente gli aiuti pubblici al fossile, ma si spendono Impianti, quest'ultimi, che riteniamo non rispettosi del
ancora ogni anno 452 miliardi di dollari in sussidi alla Territorio, dell'Ambiente e della Salute dei cittadini (cfr.
produzione di petrolio, carbone e gas (cfr. report “Empty http://www.tecnologia-ambiente.it/solare-termodinamico-
promises G20 subsidies to oil, gas and coal production”)? pulito-caso-basilicata).
Perché in Italia gli aiuti alle fonti sporche, sempre Non dovrebbe essere tollerato alcun abuso in termini di rilascio
considerando solo la produzione, arrivano a 2,7 miliardi di dei titoli autorizzativi sia che trattasi di fonti fossili (permessi di
euro? (http://www.qualenergia.it/articoli/20151113-fossili- ricerca e concessioni di estrazione idrocarburi liquidi e gassosi)
ecco-i-sussidi-pubblici-dell-italia-e-dei-g20-alle-fonti- sia che trattasi di rinnovabili "selvagge". Dove con il termine
climalteranti). "selvaggio" si intende la devastazione di un territorio: enorme
L'articolo riporta la posizione di assoRinnovabili che raggrup- consumo di suolo, enorme consumo d'acqua, forte impatto
ambientale su tutte le matrici ambientali, sconvolgimento
dell'identità di un territorio. Tutti aspetti riscontrabili, a nostro
*Associazione V.A.S. per il Vulture Alto Bradano avviso, sia nei progetti petroliferi sia nei mega progetti
Associazione Intercomunale Lucania - Fed. Pro Natura speculativi legati a mega impianti, solo in parte rinnovabili.
Forum Salviamo il Paesaggio - Vulture Alto Bradano
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Natura e Società – numero 1 – Marzo 2016 http://www.pro-natura.it

In Basilicata, purtroppo, tra le


tante assurdità, viene presentato
un impianto solare termodinamico
di prima generazione che prevede
2.100 tonnellate di oli diatermici
nei ricevitori e nei collettori. È
importante precisare che il
problema dei termodinamici
(CSP) non risiede solo nell'utilizzo
dell'olio diatermico, ma anche in
tante altre problematiche che
accomunano, inevitabilmente,
anche gli impianti di ultima
generazione che utilizzano, come
fluido termovettore e come
accumulatore, i sali fusi. Quali i
problemi? Tali impianti, pur non
prevedendo l'utilizzo di oli
diatermici, continuano ad essere
considerati attività industriali da
sottoporre alla Direttiva Seveso in
Impianto termodinamico della California "Ivanpah" collocato nel deserto del Mojave
quanto a rischio di incidente
rilevante poiché i sali fusi, in
Infatti, devastanti progetti andrebbero concepiti nelle aree quanto comburenti, vengono utilizzati in quantità superiori al
desertiche e non in aree agricole ad alto pregio e particolarmente limite delle 50 tonnellate quale limite soglia previsto dalle
antropizzate. Andrebbero concepiti nel deserto attività petrolifere normative vigenti oltre il quale scatta l'inquietante Direttiva.
così impattanti come quelle presenti nella Val D'Agri (Basilicata) Qual è la quantità di sali fusi utilizzati nell'impianto
e andrebbero concepiti nel deserto, o comunque in aree termodinamico in Basilicata? 38.000 tonnellate oltre 2.100
degradate, i mega impianti termodinamici previsti su centinaia di tonnellate di olio diatermico (limite soglia 500 tonnellate). In
ettari di superficie. Infatti, gli impianti termodinamici cui si fa Sardegna vi sono altrettanti impianti solari termodinamici (CSP)
riferimento, siano quelli statunitensi o marocchini, sono collocati che non utilizzano oli diatemici e sali fusi, ma unicamente sali
in aree desertiche: mega impianto termodinamico della California fusi nell'ordine delle decina di migliaia di tonnellate tali da
"Ivanpah" collocato nel deserto del Mojave ed impianto "Noor" renderli comunque attività da sottoporre alla Direttiva Seveso.
nel Marocco nel deserto a sud della città marocchina di Ouarzazat Si conoscono altri impianti alimentati da fonte rinnovabile,
(cfr. http://www.vasonlus.it/?p=23241). Con riferimento annoverabili nel settore delle "energie pulite", che si trascinano
all'impianto solare termodinamico californiano si legge, in un il loro essere attività a rischio di incidente rilevante? Non vene
recente articolo, che "l'inconveniente è che le centrali termiche sono. Solo i solari termodinamici (CSP) di grandi dimensioni,
solari generano grandi quantità di calore di scarto che viene anche se utilizzano unicamente sali fusi, sono soggetti alla citata
dissipato facendo evaporare molta acqua. Le centrali termiche Direttiva. È importante precisare che non si sta parlando
solari possono consumare due volte la quantità di acqua dell'impiantino dimostrativo di Priolo in Sicilia di appena 5
impiegata dalle centrali a combustibili fossili, e un progetto MWe che per funzionare utilizza la stessa turbina della centrale
proposto recentemente per una centrale termica solare avrebbe termoelettrica alimentata a gas metano, ma di impianti con
consumato intorno a 500 milioni di galloni d'acqua l'anno" (cfr. potenza elettrica di 50-55 MW. Non stiamo parlando di impianti
http://www.technologyreview.it/la-siccita-della-california-mette- nel deserto, come quelli del Nord Africa a cui spesso ci si
a-dura-prova-il-solare-termico).
Collocare tali impianti nelle aree desertiche non Impianto termodinamico "Noor" nel Marocco nel deserto sabbioso del Sahara
è solo un problema di forte impatto sul territorio,
ma anche legato ai rischi di incendi ed esplosioni
in quanto sottoposti alla Direttiva Seveso perché
attività a rischio di incidente rilevante come,
purtroppo, il cento Olio di Viggiano in Basilicata
per la preraffinazione petrolifera. La differenza
risiede nel fatto che il Centro Olio di Viggiano è
un'attività sottoposta alla Direttiva Seveso ed
occupa una superficie di 18 ettari, mentre ogni
singolo impianto termodinamico previsto in
Italia (compreso quello in Basilicata di 226
ettari) è sottoposto alla Direttiva Seveso ed
occupa centinai di ettari (cfr. http://basilicata.
basilicata24.it/salute/ambiente/basilicata-
svariati-impianti-rischio-dincidente-rilevante-
18281.php).

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http://www.pro-natura.it Natura e Società - numero 5 – Marzo 2016

riferisce nei vari articoli che sembrano


fare propaganda al termodinamico più che
alle rinnovabili in generale, ma di impianti
in aree agricole ad alto valore ambientale,
paesaggistico, agricolo ed a poche
centinaia di metri da luoghi fortemente
antropizzati. Se ci dovessimo chiedere
come mai i vari impianti termodinamici,
presentati in Italia, non sono stati
autorizzati, la ragione andrebbe ricercata
in una sola costatazione: carenze
progettuali, carenze negli studi di impatto
ambientali presentati dalle società
proponenti e mancanza di informazione.
Propria quella mancanza di informazione
che porterebbe a configurare una
violazione della Convenzione di Aarhus
del 25 giugno 1998, ratificata in Italia con
legge n. 108/01, che all’art. 6 stabilisce,
con disposizione immediatamente
precettiva, che ogni decisione relativa ad
una serie di attività suscettibili di produrre
effetti pregiudizievoli sull’ambiente sia
preceduta nella fase iniziale del processo
decisionale da un’informazione adeguata, sodificazione riducendone sostanzialmente la fertilità e quindi la produttività. Entrambi i
tempestiva ed efficace del pubblico sali utilizzati, nitrati di sodio e nitrati di potassio, possiedono un'elevata solubilità in
interessato. Per "pubblico interessato", acqua che consentirebbe loro una rapida diffusione nella matrice suolo ed eventualmente
secondo le definizioni della convenzione, nelle falde acquifere sottostanti. Quindi, un accidentale sversamento di sali fusi,
si intende il pubblico che subisce o può concomitante al verificarsi di precipitazioni meteoriche di una certa intensità, rappresenta
subire gli effetti dei processi decisionali in un impatto ambientale significativo sia nel caso di sali fusi che solidi. È chiaro che anche
materia ambientale o che ha un interesse i concimi contengono i nitrati, ma è facilmente comprensibile che le quantità di cui
da far valere al riguardo. stiamo parlando per un solare termodinamico (CSP) sono elevatissime se volessimo
Propria quella mancanza di informazione ingenuamente, o forse in malafede, paragonarle alle ridotte quantità usate nella
che porterebbe a configurare una concimazione. Sono talmente elevate da rendere tali impianti sottoposti alla direttiva
violazione del D.Lgs. n. 4/2008, Seveso proprio per l'enorme quantitativo in gioco. Il rischio della contaminazione dei
correttivo del D.Lgs. n. 152/2006, che ha nitrati, in seguito a sversamenti da parte degli impianti termodinamici, è tutt'altro che
introdotto l’obbligo di fornire al pubblico remota se si considera che la falda acquifera, nel caso dell'impianto presentato in
non più il semplice annuncio della Basilicata, è presente a pochi metri dal piano campagna e, evidentemente, ci troviamo in
comunicazione inviata alle autorità, ma la aree per nulla desertiche.
notizia del progetto, con una breve
descrizione dello stesso e dei suoi possibili
principali impatti ambientali, ed ha
prolungato a 60 giorni il termine per la
presentazione di osservazioni e di elementi
conoscitivi e valutativi, in modo da
contemperare le contrapposte esigenze di
celerità dell’istruttoria e di fattiva
partecipazione degli interessati.
Ci sarebbe da scrivere pagine e pagine di
mancata informazione da parte di chi
vorrebbe far apparire come luccicante ciò
che non luccica affatto, almeno in Italia.
Ci limitiamo a fare un po' di informazione
sui i sali fusi di cui spesso si parla facendo
credere che rappresentino una importante
innovazione rispetto all'utilizzo degli oli
diatermici, purtroppo utilizzati
nell'impianto presentato in Basilicata. Si
tratta di sali al 60% di nitrato di sodio
(NaNO3) e al 40% di nitrato di potassio
(KNO3). È noto che le acque ricche di sali
e di sodio degradano i suoli, in quanto ne
determinano la salinizzazione e la

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Natura e Società – numero 1 – Marzo 2016 http://www.pro-natura.it

In aggiunta la stessa ENEA nel "Quaderno del solare Lo scorso 6 maggio si è tenuto a Milano un convegno scientifico
termodinamico" del Luglio 2011, nel paragrafo titolato "Il nazionale sul consumo del suolo intitolato “Recuperiamo terreno
solare termodinamico in Italia - Prospettive di sviluppo" valuta – Politiche, azioni e misure per un uso sostenibile del suolo”.
che "Le prospettive di applicazione in Italia [...] appaiono Temi chiave del convegno sono il consumo ed il degrado del
modeste, [...]. Rimangono disponibili le aree industriali suolo dovuti all’impermeabilizzazione per edificazione o
dismesse o le discariche esaurite, dove questi impianti costruzione di opere e infrastrutture, nonché all’erosione, alla
potrebbero rappresentare un utile modo per riqualificare contaminazione, al dissesto idrogeologico, al perdita di
l'ambiente" e nel paragrafo titolato "Conclusioni" si afferma biodiversità e alla perdita della capacità del suolo di accumulare
che la tecnologia del solare termodinamico "consente di carbonio. Problematiche che comportano impatti rilevanti sul
valorizzare terreni non altrimenti utilizzabili, come le aree paesaggio, sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e su tanti
desertiche, le aree industriali dismesse o le discariche aspetti della nostra vita, come ad esempio la produttività agricola,
esaurite". la dipendenza alimentare, la qualità delle acque potabili, eventi
Le Rinnovabili sulle quali puntare, a nostro avviso, ci sono, ma franosi e alluvionali, servizi turistici, eredità culturale, valori
non andrebbero certo concepite tramite megalomani impianti identitari riposti in quel preciso ambiente e in quel preciso
che fanno comunque ricorso alle fonti fossili, come il gas paesaggio.
metano, per insufficiente irraggiamento solare. La politica delle È proprio in questo quadro tematico risulta essere estremamente
rinnovabili deve passare dal rispetto del territorio altrimenti si importante che la ricerca scientifica ed il lavoro di difesa delle
rischia di commettere gli stessi errori avvenuti con il petrolio territorio, messo in campo dalle associazioni nazionali e locali,
avvantaggiando spropositatamente le lobbies dell'energia senza lavorino insieme anche per diffondere un’informazione completa
ricadute tangibili e con l'aggravante di causare un reale che accenda i riflettori sulla gravità del problema, presente e
impoverimento ambientale, sociale ed economico (cfr. futuro, sulla necessità di norme meno ambigue e sulla necessità
http://forumambiente.altervista.org/fotovoltaico-si-sui-tetti-no- che quelle esistenti non vengano eluse nell’indifferenza, o peggio
per-le-campagne/). con la complicità, di coloro i quali sono preposti al governo e
Non è un caso se le scriventi Associazioni, insieme a tante altre quindi alla difesa del territorio.
realtà, assumono una posizione di contrasto verso le attività L’Associazione Intercomunale Lucania, federata a Pro Natura,
petrolifere, verso le rinnovabili "selvagge", verso mega affiancata dal Coordinamento “Salviamo il Paesaggio” del
immondezzai, verso mega impianti di trattamento rifiuti non Vulture Alto Bradano e dall’Associazione A.Mi.C.A., erano
calibrati alle reali esigenze del territorio. In definitiva, presenti con un lavoro di Donato Cancellara e Mario Pasquino
riteniamo importante opporci a tutto ciò che viene concepito dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, intitolato
senza il rispetto del Territorio e di chi lo abita. Azione di “Esigenza energetica della collettività Vs. salvaguardia del suolo
contrasto che non si limita all'informazione e non fa sconti a agricolo e tutela paesaggistica: il caso del solare termodinamico
nessuno (cfr. http://www.intercomunalelucania.it/2015/06/stop- in Basilicata” (Atti 2015 del Convegno nazionale "Recuperiamo
all-incentivazione-delle-rinnovabili-speculative.html). terreno", Vol. 2, pp. 367 -381, ISBN: 978-88-448-0710-8).

Esempi di rinnovabili selvagge: effetto selva e devastazione del paesaggio e dell’ambiente

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“Rights of Nature” - Perché la natura dovrebbe avere dei diritti?


Flavia Caronna*

Attualmente viviamo in un mondo dove la distruzione Paesi membri dell’UE di implementarla nella loro legislazione
dell’ambiente e della natura viaggia ad un’elevata velocità. nazionale. Questo farebbe evolvere notevolmente il paradigma
Una ragione importante di questa degradazione risiede nel legale ambientale in Europa e sarebbe un esempio positivo per il
fatto che le nostre leggi ed i vari trattati ambientali lo resto del mondo. Approvare queste leggi creerebbe una struttura
permettono. Nel nostro sistema giuridico le leggi regolano legale che si focalizzerebbe nella sostenibilità ambientale cercata da
l’atteggiamento umano tra coloro che possiedono tutti i cittadini per il beneficio delle generazioni presenti e future di
effettivamente dei “diritti”. Il sistema riconosce due gruppi di tutte le specie.
possessori di questi “diritti”: gli esseri umani e le strutture È importante notare che quest'iniziativa non ha lo scopo di garantire
organizzative da loro create. Tutto il resto viene considerato la difesa della natura da parte dell'uomo: la natura ha già le sue
come “proprietà”; le tematiche ambientali, facendone parte, leggi che la governano, e che governano pure noi. Vuole
vengono trattate e gestite unicamente dalle corti semplicemente riconoscere questa realtà nelle leggi che gestiscono
amministrative, ignorando tutte le conseguenze che si creano il nostro modo di vivere. Ciò evidenzia quindi la nostra
quando si interferisce con l’ecosistema in un mondo responsabilità di vivere in un modo che migliori l’equilibrio,
interconnesso. Inoltre, queste tematiche vengono spesso l’armonia e la flessibilità del tutto. Inoltre, non stiamo cercando una
trattate attraverso questioni di pianificazione e il massimo che competizione fra i diritti secondo un paradigma antagonistico, ma
si possa ottenere da ciò è la revisione di un piano; dunque, piuttosto un comune senso di equilibrio tra i diversi interessi.
arrivare solamente ad un’applicazione riformulata ma sempre Fortunatamente, il mondo del diritto ambientale sta cambiando
focalizzata sullo sviluppo. velocemente, riconoscendo un approccio più olistico, dando
Le varie leggi ambientali moderne funzionano, nella maggior maggior importanza alla sacralità e l'interconnessione di tutte le
parte dei Paesi, secondo i seguenti paradigmi; meccanico (il vite. Prove di ciò si ritrovano nell'adozione di leggi che riconoscono
mondo è visto come lineare e composto da oggetti separati e i diritti della natura in Ecuador (legge costituzionale), Bolivia (leggi
sconnessi), antropocentrico (il mondo è considerato solo per nazionali e la creazione di un ministero per la Madre Terra e un
l’uso ed il piacere degli esseri umani- da ciò derivano le idee difensore civile per la Madre Terra), Stati Uniti (più di 3 dozzine di
sulle “risorse naturali” e il “capitale naturale”, che permettono comuni e una provincia hanno adottato i diritti della natura, inclusi
di sostituire il valore della natura in base alla sua utilità per Pittsburgh e Santa Monica) ed in altri Paesi, come la Nuova
l’umanità”) e antagonistico (modello competitivo/retributivo Zelanda. È dunque il momento giusto per portare questa iniziativa
dove si vince con la perdita dell’altro). Sfortunatamente, in Europa perché, inoltre, i recenti studi commissionati dalla
nessuno di questi paradigmi riflette la completa realtà Direzione Generale per l'Ambiente dell’UE dimostrano che il 95%
scientifica dei sistemi naturali; anzi, essi hanno fatto emergere degli europei considera le questioni ambientali importanti e che
l’illusione di una relazione di “potere” a discapito della natura. l'81% ritiene che delle legislazioni ambientali europee siano
Perciò, se la legge governa le relazioni umane, essa dovrebbe necessarie per proteggere l'ambiente nei diversi paesi.
riconoscere tutte le relazioni che possiamo avere, inclusa La popolarità dell'UE è diminuita negli ultimi anni, con un
quella con la natura; da dove deriva la nostra esistenza. Fino a constante calo dei voti dal 2007. Se inquadrata in un modo
poco tempo fa le nostre leggi non riconoscevano neanche le adeguato, questa iniziativa potrebbe essere un'opportunità per la
relazioni con le donne o i bambini e, come la natura, anche Commissione Europea di far rivivere la sua popolarità, guidando il
loro erano classificati come proprietà, fino a quando il mondo verso la creazione necessaria di una legislazione ambientale
movimento dei diritti civili allargò l’ambito delle tutele per che fornisca strutture legali e garantisca una sostenibilità vera.
permettere che la legge riflettesse la realtà. L’iniziativa dei cittadini europei per i diritti della natura può avere
Ed ecco che arriviamo alla nostra organizzazione. Qual è la successo se noi, i cittadini dell’Europa, uniamo le nostre forze. Se
nostra visione? Quali gli obiettivi e la missione? Cosa volete saperne di più, se volete aiutarci e sostenerci oppure se vi
vogliamo portare al livello europeo? L’organizzazione “Rights piacerebbe essere coinvolti nella nostra iniziativa, vi invitiamo a
of Nature Europe” ha una visione di un mondo dove le leggi dare un’occhiata al nostro sito web http://rightsofnature.eu, o
umane possano facilitare una cultura che: rispetti la profonda contattarci a info@rightsofnature.eu.
interconnessione di tutte le vite, che supporti relazioni sane
La ciclocarovana per i diritti della natura davanti alla sede
con tutte le vite e che si trovi in armonia con i principi di vita
di Pro Natura Torino
universali che governano tutte le vite. Di conseguenza la
nostra missione è proporre un’iniziativa dei cittadini europei
(che ha come obiettivo far firmare una petizione in almeno 7
Paesi membri dell’UE) per riconoscere e rispettare i diritti
della natura ed introdurre un quadro legislativo che possa
rispettare l’ambiente e non usarlo come uno strumento. Questa
iniziativa serve a far crescere la coscienza del pubblico
riguardo le nostre strutture legali ed economiche e ai cambi
che sono necessari per rispondere adeguatamente alle sfide dei
nostri tempi. L’iniziativa chiederà al Parlamento Europeo
(mediante la Commissione Europea) di introdurre una proposta
legislativa e, se la Direttiva verrà adotta, sarà richiesto a tutti i

*Rappresentante Rights of Nature Europe in Bruxelles

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ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA DEL 2015


Amedeo Postiglione*

Come è noto si è svolta a Parigi dal 30 novembre al 12 Quando a partire dalla seconda metà del secolo scorso gli effetti
dicembre 2015 la 21esima sessione della Conferenza delle non solo positivi della rivoluzione industriale si fanno sentire ed
Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle N.U. sui appaiono le prime evidenze di un mutamento del clima terrestre,
cambiamenti climatici. Questa Conferenza ha approvato un cominciano a moltiplicarsi le iniziative del mondo scientifico, della
Accordo (Paris Agreement) con la quasi unanimità dei Paesi società civile e degli organismi internazionali: il clima terrestre
coinvolti (195, compresa l’Unione Europea quale autonomo forma oggetto di particolare attenzione da parte del Club di Roma
soggetto di diritto internazionale). diretto da Aurelio Peccei negli anni 70; del Worldwatch Institute
Il presente contributo ha per oggetto l’esame ed il significato diretto da Lester Brown a partire dal 1974;
di questo importante documento internazionale nel contesto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC),
del processo di risposta della Comunità internazionale alla organismo specifico delle N.U. che pubblica report a partire dal
sfida globale del mutamento climatico in atto. 1990 (4); di numerosi organismi internazionali come IMO, WMO,
Il cambiamento climatico quale preoccupazione comune UNEP, UNDP, UNESCO, FAO. In particolare l’Organizzazione
dell’umanità (common concern of humankind) ha ricevuto una meteorologica mondiale aveva già organizzato una Conferenza a
prima risposta politica e giuridica in sede internazionale con la Ginevra nel 1979.
Convenzione apposita adottata alla Conferenza ONU di Rio de La questione climatica comincia in tal modo ad essere affrontata
Janeiro del 1992 (2). in modo sistematico ed interdisciplinare in ogni parte del mondo
In precedenza era stato il mondo scientifico a sollevare il con riferimento al comportamento sia della atmosfera, sia della
problema, insieme con quello della necessità di proteggere la biosfera, sia della geosfera, sia della idrosfera (tutte componenti
fascia di ozono nell’atmosfera: problemi globali allora ancora dell’unico concetto di “sistema climatico” ex art.1 della
lontani dalla percezione della pubblica opinione (3). Convenzione che sarà poi adottata a Rio nel 1992) ed i dati sono
Occorre premettere che l’effetto serra naturale che ha resi pubblici: il dato dell’aumento della temperatura terrestre non
accompagnato l’evoluzione terrestre da lunghissimo tempo solo viene confermato ma mostra una preoccupante
costituisce un fenomeno importante per la vita, cioè ha accelerazione.
benefici effetti rispetto ai flussi energetici della vicina stella, il L’influenza dell’attività umana sul clima viene descritta nel tempo
sole, nel senso di operare come uno schermo di protezione, con aggettivazioni sempre più gravi e preoccupanti a mano a
intrappolando una parte della radiazione irradiata dalla mano che le osservazioni sistematiche forniscono dati precisi sul
superficie terrestre verso l’esterno, sicché la temperatura del territorio, sugli oceani e nell’atmosfera e sugli effetti in relazione
Pianeta invece di essere di meno 18°C si eleva in media fino a alla biodiversità (5). Pur tenendo conto delle componenti naturali
più di 15° C. del mutamento climatico (macchie solari, variazioni dell’asse
E’ la dannosa accentuazione dell’effetto serra naturale terrestre, eruzioni vulcaniche…), la componente umana appare
operata dall’uomo a seguito della rivoluzione industriale con evidente a causa di una serie di cause (aumento della
le sue note caratteristiche di inquinamento, che sconvolge popolazione, occupazione di sempre nuovi spazi sottratti alla
l’equilibrio climatico e la temperatura. L’incremento degli natura, espansione delle città, modi di produzione e consumo
apporti termici supplementari (rispetto a quelli naturali) è fondati sulle energie di origine fossile come carbone, gas naturale
dovuto alle concentrazioni di gas ad effetto serra prodotti e petrolio con conseguenti emissioni climalteranti, espansione
dalla attività umana. della crescita economica anche nel Sud del mondo non dotato di
Come raccontano, ad esempio, Piero Pozzati e Felice Palmieri tecnologie adeguate…).
(nel volume Verso la cultura della responsabilità. Ambiente,
tecnica, etica, Edizioni Ambiente, Milano, 2007, cap. 2 e 3) i
primi studi scientifici sulla correlazione tra emissioni
inquinanti ed effetto serra risalgono ai contributi di Jean
Baptiste Fourier fisico e matematico (“Note generali sulla
temperatura del globo terrestre e degli spazi planetari”, 1824;
di Johon Tindall, fisico e glaciologo irlandese
(“Sull’assorbimento e l’irraggiamento del calore da parte di
gas e vapori”, 1861); di Svante Arrhenius, chimico svedese e
premio Nobel (“Sull’influenza dell’acido carbonico sulla
temperatura de suolo”, 1896); di Guy Stewart Callendar,
ingegnere minerario inglese (“La produzione artificiale di
anidride carbonica e la sua influenza sulla temperatura”,
1938); di Gilbert Norman Plass, climatologo (“La teoria dei
cambiamenti climatici causati dall’anidride carbonica”, 1956)
e di numerosi altri scienziati di diverse discipline.

* Presidente onorario aggiunto della Corte Suprema di Cassazione


Cofondatore del Forum EU Giudici per l’Ambiente
Fondatore e Direttore della Fondazione ICEF (1) www.morasta.it

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La destabilizzazione del clima viene ora osservata con


www.eticamente.net
riferimento a fenomeni che la pubblica opinione può constatare:
scioglimento dei ghiacci nell’Artico, nell’Antartide, in Siberia, in
Alaska, nel nord del Canada, nella Groenlandia, nell’arcipelago
delle isole Svalbard a nord della Norvegia, nelle grandi catene
montuose di tutti i Continenti, dalle Montagne Rocciose alla
Ande, dalle Alpi alle montagne del Caucaso, dalla catena
dell’Himalaya fino alle grandi montagne dell’Africa; gravi
ripercussioni sul regime delle acque dolci di laghi e fiumi e
relativi usi; espansione dell’acqua marina per effetto del
riscaldamento e crescita del livello con effetti su varie isole (6) e
sulle coste basse; desertificazione di vastissime aree del Sud
Sahara; intensificazione di eventi estremi con gravissimi danni
ambientali, sociali ed economici…
In questo quadro appare necessario ed urgente il contributo
delle Nazioni Unite che si manifesta attraverso la voce
dell’Assemblea Generale con la Risoluzione 43/53 del 1988 e poi
con quella del 1990 n.45/212, diretta alla creazione di un
Comitato negoziale per preparare il testo di una Convenzione
internazionale specifica.
Nella Conferenza di Rio de Janeiro del giugno 1992 fu finalmente
adottato il testo, che dopo un ampio preambolo, contiene
alcune definizioni, come quelle di “cambiamento climatico”,
“sistema climatico”, “emissioni”, “ gas ad effetto serra” ed
enuncia l’obiettivo della necessità di stabilizzare le internazionale sulla problematica ed era già nota per
concentrazioni di gas serra in atmosfera ad un livello non precedenti eventi tenuti a Roma, Firenze e Venezia, aventi
pericoloso e consentire agli ecosistemi di adattarsi naturalmente respiro internazionale, dedicati alla necessità della creazione
ai cambiamenti climatici (art 2). di una Corte internazionale per l’Ambiente, accessibile anche
La Convenzione enuncia anche in modo chiaro alcuni principi: alle Organizzazioni internazionali ed alle persone ed ONG in
protezione delle generazioni future; equità; responsabilità nome di un diritto umano) (7). Dopo la seconda Conferenza
comuni; prevenzione; precauzione; doveri prioritari ed iniziativa delle Parti di Ginevra nel 1996, a Tokyo (COP3) nel 1997, fu
dei Paesi sviluppati; particolare considerazione delle esigenze di possibile arrivare alla firma di un Protocollo con impegni
sviluppo socio-economico dei Paesi in via di sviluppo e necessità giuridici più specifici, sia pure solo per i Paesi sviluppati:
di sostegno da parte dei Paesi industrializzati. Si tratta di uno rimaneva fuori per ragioni politiche ed economiche la
strumento internazionale quadro molto importante, aperto ad maggioranza dei Paesi, compresi alcuni in fase di sviluppo
integrazioni nella forma di Protocolli od altri accordi analoghi come Cina, India e Brasile.
aventi comunque effetti legali. È l’inizio di un processo politico Seguono ogni anno, per circa 20 anni, Riunioni delle Parti
difficile ma assolutamente necessario. senza decisivi progressi in attesa di nuovi strumenti giuridici
internazionali con efficacia vincolante sempre invocati (v.
Ritardo della risposta dei Governi Plateform de Durban pour une action renforcèe, decision
Occorre però riconoscere che la risposta dei Governi è arrivata 1/CP.17).
tardi ed in modo non deciso, considerando la gravità ed Finalmente si arriva alla Conferenza di Parigi del 2015, ossia
accelerazione del fenomeno. La sfida climatica presenta una alla 21esima Riunione dei Governi sullo stesso tema. Il
straordinaria complessità non solo a livello scientifico, ma anche ritardo nella risposta dei Governi è scandito da alcune date:
culturale, perché la pubblica opinione non è preparata a - la Convenzione del 1992 arriva a distanza di 20 anni dalla
rinunciare ai benefici dello sviluppo, sia quello già conquistato Conferenza di Stoccolma, quando segni evidenti del
dai Paesi industrializzati, sia quello sperato dai Paesi in via di mutamento climatico erano stati segnalati già dal mondo
sviluppo: l’ostacolo reale è quello di una economia troppo scientifico e dal WMO;
fondata su un paradigma energetico non sicuro e non duraturo. - la Convenzione, frutto di un inevitabile compromesso, non
La politica dei Governi nazionali, condizionata da interessi ha un carattere universale (la potenza economica più forte
divergenti, senza un quadro forte di governance sovranazionale, nel mondo, gli USA, non si è mai impegnata
è continuamente tentata di rinviare le scelte, pur ritenute adeguatamente). Essa è entrata in vigore nel 1994;
necessarie, per soddisfare gli interessi economici e sociali dello - il Protocollo con maggiore forza giuridica (Kyoto 1997),
sviluppo. entrò in vigore addirittura dopo otto anni, nel 2005, a
Le conferenze o riunioni delle Parti risentono fortemente di dimostrazione delle gravi difficoltà frapposte dal tipo di
questi condizionamenti a cominciare da quella di Berlino del economia vigente;
1995, anno successivo alla effettiva entrata in vigore della - le ulteriori riunioni periodiche dei Governi sono state un
Convenzione. In quella circostanza fu particolarmente forte la fallimento, sempre per le medesime difficoltà incrociate:
presenza della società civile sia tedesca che austriaca, con un riluttanza ad impegni dei Paesi poveri o in via di sviluppo;
gran numero di ONG che invocavano l’utilizzo delle energie scarsa solidarietà dei Paesi sviluppati e soprattutto
alternative ed a livello istituzionale globale un Internationales incapacità a modificare il modello di produzione e consumo
Klima Tribunal (aspirazione sostenuta anche dalla Fondazione per sua natura climalterante, perché fondato su produzione
ICEF presente all’evento, che si era mossa per prima a livello e consumo di carbone, gas naturale e petrolio.

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Natura e Società – numero 1 – Marzo 2016 http://www.pro-natura.it

Si deve aggiungere la responsabilità morale e politica (anche Non si possono curare gli effetti senza aggredire le cause. Le
dell’Occidente) di avere favorito di fatto in Africa e Medio energie fossili climalteranti non sono frutto di un
Oriente movimenti violenti fondamentalisti islamici lasciando il investimento con rischio economico significativo dei Paesi sul
mondo privo di una accettabile governance, con spazi vuoti e con cui territorio si trovano. La scoperta del petrolio in Arabia
Governi deboli, per non contrastare i Paesi del Golfo ricchi di Saudita avvenne nel 1930, facendo di questo Paese l’arbitro
risorse petrolifere (soprattutto l’Arabia Saudita): la crisi degli equilibri economici non solo nel Medio Oriente ma nel
economica globale si è innescata con conflitti geopolitici mondo intero, con il consenso delle 7 Sorelle multinazionali
complessi, che trovano una base - sia pure non esclusiva - nel americane.
possesso di energie che danneggiano il bene comune universale Le energie fossili sono servite nella prima fase dello sviluppo
del clima terrestre necessario alla conservazione della vita (8). economico, ma ora danneggiano in prospettiva la stessa
Secondo il nostro punto di vista, occorreva muoversi molto economia globale e non solo l’ambiente. La Comunità
prima, prevenendo il mutamento del clima in atto o almeno internazionale deve porsi con urgenza il problema di stabilire
mitigandolo: buona parte della percentuale del limite del 2 per regole economiche-ecologiche serie e certe per i Paesi
cento da non superare è stata già compromessa per precise produttori, perché anche essi devono concorrere alla difesa
responsabilità dei Governi, che hanno messo in pericolo del clima terrestre. Questo manca del tutto nell’Accordo di
l’equilibrio del sistema climatico in tutte le sue componenti come Parigi, compromettendone l’efficacia.
atmosfera, idrosfera, biosfera e geosfera con le loro reciproche Mancando una data certa sulla cessazione della produzione di
relazioni. energie fossili, lo stesso mondo economico più innovativo non
L’aspetto più grave è che i Governi sembrano nutrirsi di retorica può programmare per tempo adeguatamente l’impiego
autoreferenziale e non rispondono al mondo scientifico ed alla massiccio di energie alternative (come auspica per il 2050
società civile per i loro inadempimenti e soprattutto non Greenpeace International “Energy Revolution 2015. A
accettano l’autorità della Comunità internazionale sovraordinata, sustainable world energy outlook. 100 % renewable energy
custode della vita delle generazioni future (9). for all”, Amburgo, 2015).

Azzeramento totale della produzione e delle emissioni di gas Meccanismo solo “interno”di controllo dei contributi
serra: un’utopia? nazionali
Venendo all’esame del contenuto del c.d. Accordo di Parigi (Paris La filosofia ispiratrice dell’Accordo di Parigi è quella di puntare
Agreement) sorprende che sia stato eluso il vero problema che è sui contributi nazionali nel taglio graduale delle emissioni di
alla base e causa del mutamento climatico: la produzione delle gas serra, contributi da verificare periodicamente all’interno
energie di origine fossile (10). delle Riunioni delle Parti (12) (Intended Nationally Determined
L’Accordo non prevede il divieto di produzione e neppure una Contributions, INDC).
data di scadenza certa: l’estrazione, la commercializzazione, il Non sono stabiliti neppure standards uniformi a livello
trasporto anche a grande distanza via terra e via mare internazionale ma solo un obiettivo generale comune di non
continuano ad essere leciti, ubbidendo alla logica economica e superare: la percentuale del 2 per cento di un aumento di
politica dei Governi ancora ricchi di gas ad effetto serra, temperatura, dando un contributo nazionale in questa
ovviamente contrari a privarsene, lasciandoli nel sottosuolo ove direzione. Si raccomanda di tenersi al di sotto del 2 per cento.
si trovano da milioni di anni. Se questa è la realtà e se è I contributi nazionali, come già si è detto, riguardano non la
contradditorio vietare o limitare i consumi, cioè le emissioni produzione delle energie fossili ma il loro utilizzo. Ma anche
senza toccare la produzione, che cosa si deve dire per essere per la cessazione dell’utilizzo era necessario indicare una
realisti? scadenza certa e questo non è avvenuto.
Certo che è utopistico vietare oggi l’utilizzo di tutte le energie di La de-carbonizzazione della economia è rinviata sine die o più
origine fossile con effetto immediato, anche se sarebbe logico, esattamente non è affidata a meccanismi obbligatori imposti
perché il consumo presuppone la produzione e va considerato dalla Comunità internazionale, ma al decorso della economia
unitariamente con essa. stessa: è l’economia a dover curare un problema ambientale e
La verità è che il fenomeno globale del mutamento climatico non viceversa, anche se il problema ambientale è diverso da
interessando un bene assoluto e prioritario comune a tutta quelli precedenti per la sua unitarietà e pericolosità anche
l’umanità esige scelte nel segno di una nuova solidarietà, sicchè economica. Se viene meno la sostenibilità della vita
anche l’energia non può sottrarsi a questo principio (11). dell’ecosistema terrestre non vi sarà spazio per nessuna
economia. L’aggravamento della temperatura terrestre nei
suoi equilibri fondamentali assorbirà enormi risorse
economiche e finanziare per inseguire i danni ove si
producono, per ripararli o mitigarli e non vi saranno risorse
sufficienti per la prevenzione e lo sviluppo.
Il compromesso di Parigi on sembra riuscito, al di là delle
buone intenzioni e degli sforzi del Governo francese. La
preparazione della Conferenza di Parigi è stata molto
accurata, perché preceduta dalla richiesta di relazioni sulla
situazione da parte dei Paesi, relazioni effettivamente
pervenute da buona parte di essi (esattamente 149 Paesi).
Anche il Papa, in occasione del Messaggio del 1 gennaio 2016,
ha ricordato “lo sforzo fatto per favorire l’incontro dei leader
www.archivio.panorama.it mondiali nell’ambito della Cop 21, al fine di cercare nuove vie
per affrontare i cambiamenti climatici e salvaguardare il

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benessere della Terra, la nostra casa comune”. Uno sforzo impostare la politica su un doppio binario: non solo operare su
necessario anche per realizzare gli obiettivi dello Sviluppo produzione e consumo di energie di origine fossile, ma
Sostenibile (Addis Abeba e Agenda 2030 delle N.U.). contemporaneamente estendere, anche con incoraggiamenti
Sul piano etico e religioso questo è pienamente condivisibile, ma economici e finanziari, le aree libere della natura.
purtroppo occorre calarsi nella realtà giuridica e politica dei L’Accordo di Parigi ha ignorato questo aspetto fondamentale,
Governi. Si può parlare di alcuni successi parziali, ma il cammino leggendo il clima in un’ottica parziale che ignora di fatto la
appare molto difficile. Fra i successi - ma dipende dal punto di biosfera e la geosfera. Si legge nel preambolo che è
vista che si assume - si possono annoverare: la fissazione di uno importante “assicurare la integrità di tutti gli ecosistemi,
standard unico finale inderogabile del 2% di aumento della compresi gli oceani e la protezione della biodiversità”, ma
temperatura; la sostanziale universalità politica dei Governi senza alcun legame con gli altri strumenti internazionali nelle
presenti, compresi Cina, India, Brasile, USA e UE ; la eliminazione materie suddette.
di Paesi esclusi dall’obbligo generale; la previsione di controlli E’ noto che la Convenzione sulla biodiversità del 1992 non ha
periodici quinquennali per tutti sia pure interni e senza sanzioni. una base giuridica forte (perché i Paesi del Sud del mondo si
Chi parla di successi, sia pure parziali, in realtà guarda ai sono opposti ad ogni forma di internazionalizzazione) e che si
fallimenti delle Riunioni delle Parti precedenti (soprattutto moltiplicano fenomeni di desertificazione e di abusi delle
Copenaghen 2009). Chi parla di insuccesso, considera la mancata multinazionali nei polmoni verdi del Pianeta,con la connivenza
proibizione della produzione delle energie fossili, che era dei Governi locali (il Brasile è un caso emblematico).
urgente almeno per il carbone; la non adeguata valutazione del Nessun accenno concreto a tutto ciò nell’Accordo di Parigi. Il
settore agricolo che influenza il clima egualmente; la esclusione clima poteva costituire una occasione propizia per una
di settori economici come quelli relativi al trasporto aereo e considerazione non settoriale del diritto internazionale
marittimo; i tempi troppo lunghi di entrata in vigore delle nuove dell’ambiente e veramente un po’ rattrista che perfino grandi
norme e relativi controlli; la mancata previsione di controlli movimenti ambientalisti mondiali non si siano battuti con più
esterni agli Stati a carattere sovranazionale perché ritenuti non forza per questi obiettivi ed in questa logica. Trovare risorse
una necessità… economiche e finanziarie per aiutare i Paesi sottosviluppati a
Il maggior consenso è stato reso possibile per la rinuncia ad conservare ed estendere i loro immensi patrimoni naturali
incidere sulle cause che impediscono la de-carbonizzazione sembra una via prioritaria e più facile per proteggere il clima
della attuale economia: da una parte sono stati accontentati i terrestre! Comunque appare una scelta complementare da
Paesi produttori di carbone, petrolio e gas naturale con relative percorrere.
multinazionali, dall’altra i Paesi in via di sviluppo non pronti ad
una rivoluzione tecnica ed economica per carenza di risorse
finanziarie. www.nationalgeographic.it
Nel caso della fascia di ozono, la Comunità internazionale adottò
strumenti efficaci con esito positivo, tenendo presenti non solo
le emissioni dei clorofluorocarburi ma i loro impieghi nella
produzione e nel consumo in tutti i settori interessati. Così era
avvenuto anche per l’inquinamento atmosferico (Ginevra 1979 e
soprattutto numerosi Protocolli successivi con relativi divieti di
sostanze pericolose). Questa logica - anche se è più difficile - si
imponeva anche per il clima, essendo noti:
- i Paesi produttori di energie di origine fossile;
- i gas ad effetto serra (biossido di azoto; metano; ossidi di azoto;
idrofluorocarburi; perfluorocarburi; esafluorocarburi);
- i settori economici interessati: settore energetico,settore dei
trasporti,settore industriale, settore agricolo, settore chimico,
settore dei rifiuti.
Per i Paesi produttori di petrolio non sono stati previsti almeno
obblighi di limitazione della produzione e poi divieto di Assenza di una governance globale “esterna” della Comunità
estrazione (come se questo fosse improponibile in via di internazionale
principio): in realtà le grandi lobby del potente settore hanno Per un problema globale, la governance, per essere efficace,
ancora una volta vinto. Per i singoli gas ad effetto serra non sono deve essere a vari livelli, nel senso di coinvolgere tutti i
stati previsti neppure standards obbligatori internazionali possibili soggetti. L’Accordo di Parigi abbraccia solo il livello
quantitativi e temporali. orizzontale dei Governi ed ignora il soggetto giuridico e
Per i settori produttivi potevano essere stabiliti almeno criteri di politico sovraordinato costituito dalla Comunità
priorità, senza lasciare tutto alla discrezione dei Governi internazionale (13). Ancor più ignora il ruolo reale della
nazionali. Questo non è stato neppure tentato, anzi, di autorità, società civile,al di là delle parole.
come si è detto, l’Accordo di Parigi ha escluso dal calcolo delle Si sconta l’errore di non avere trasformato l’UNEP in ONUE,
emissioni il grande settore dei trasporti aerei e navali per ossia in un soggetto internazionale capace di razionalizzare a
pretese difficoltà di individuare i Paesi obbligati. livello esecutivo le questioni globali internazionali comuni,
Questo approccio parziale è aggravato da un’altra dando risposte in termini di controlli, programmazione,
considerazione: se la natura, le foreste, la biodiversità diffusa, i risorse e razionalizzazione delle regole, come aveva chiesto a
grandi polmoni verdi del mondo, le montagne sono per natura Rio+20 nel 2012 sia la società civile, sia la stessa Unione
un formidabile e non costoso aiuto naturale allo assorbimento Europea: non basta inserire nell’attuale UNEP tutti i Governi
della anidride carbonica in eccesso nell’atmosfera, era saggio se mancano poteri autonomi di indirizzo decisi a maggioranza.

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Si sconta l’errore di non aver creato una Corte Internazionale tra Stati dopo la seconda guerra mondiale, allorché il tema
per l’Ambiente a carattere obbligatorio e sovranazionale ambientale non si era neppure posto, mentre ora domina un
accessibile non solo agli Stati ma anche alle numerose concetto di sicurezza ben più ampio in un mondo globalizzato
organizzazioni internazionali e - a certe condizioni - anche alla e addirittura minacciato nei suoi equilibri fondamentali: un
società civile (persone, ONG, comunità ecc.), che risente spesso numero enorme di conflitti locali determinati anche dal
direttamente del danno ambientale di rilevanza internazionale, possesso delle risorse naturali, per l’acqua, le terre fertili ed
come proposto da varie ONG e anche dal Parlamento europeo: una agricoltura in grado di assicurare il cibo, si consumano in
la giustizia serve ad applicare le regole, comprese quelle interi continenti, alimentati anche dal fondamentalismo
internazionali, se sono regole giuridiche distinte da quelle islamico.
nazionali affidate alla competenza dei giudici statuali (14). I casi Questa realtà sarà aggravata dal mutamento climatico a causa
di danno ambientali di rilevanza internazionali sono un numero della desertificazione che avanza. In questo contesto, a nostro
enorme e non trovano alcuna reale tutela giuridica nella sede parere, il tema energetico dovrebbe formare oggetto di una
propria. specifica urgente conferenza mondiale delle Nazioni Unite,
Il tabù della intangibilità della sovranità degli Stati è già di fatto per rimediare al fallimento dei Vertici di Johannesburg del
superato dalla economia globalizzata e dalla finanza 2002 e di Rio+20 del 2012, come autorevolmente denunciato
internazionale attraverso una serie di meccanismi del anche dal Papa nella recente Enciclica Laudato Si dedicata
commercio internazionale e dell’operare di multinazionali. all’ambiente (16).
Senza considerare che ormai il diritto internazionale non è più
soltanto un diritto per gli Stati, come negli anni passati, ma è Cambiamento climatico in atto: pericoli reali per la
divenuto anche un diritto per gli individui, le persone ed i popoli: sostenibilità della vita dell’ecosistema terrestre
i diritti umani, compreso quello all’ambiente, sono di spettanza Non occorre essere allarmisti, ma solo realisti. Oggi il clima
delle persone attenendo alla loro dignità e vita ed hanno una cambia in modo preoccupante, accelerato e riscontrabile
dimensione universale: non ha senso affermare che già esiste anche da parte dell’uomo comune. A livello scientifico vi sono
una Corte di Giustizia a L’Aia, che secondo l’attuale Statuto le prove della incidenza sicura della attività umana in varie
opera soltanto tra Stati che hanno l’accesso esclusivo (15). forme, in primo luogo per le emissioni eccessive di gas ad
Una governance orizzontale dei soli Governi nazionali per il clima effetto serra (ma non solo). La questione che rimane sottesa è
non è sufficiente perché “zoppa” ed “incompleta”. Con l’Accordo che il mutamento climatico incide unitariamente sulla biosfera
di Parigi si crea l’illusione di un modello di governance del in tutte le sue componenti, compresa quella umana.
mutamento climatico, sapendo che questo non corrisponde alla L’accumulo di sostanze alteranti per ragioni fisiche persiste
verità. Al di là della retorica e delle esibizioni di ottimismo, è per lungo tempo anche se già da ora riduciamo drasticamente
questa la cruda realtà, che serve a mascherare la “responsabilità le emissioni: a maggior ragione il pericolo diviene grave per la
di proteggere” gravante sui Governi. vita se il mutamento di rotta non è serio o viene
L’interesse ambientale è stato sacrificato da quello economico, eccessivamente rinviato nel tempo. Oggi produciamo 35,7
ancora una volta ritenuto prioritario e prevalente. E’ questo che miliardi di tonnellate di gas serra, soprattutto anidride
ha indotto i Governi a privilegiare un meccanismo di controllo carbonica. Se continua questo ritmo, nel 2030 arriveremo a 55
solo interno ed orizzontale della Convenzione sul clima ed ora miliardi di tonnellate: secondo gli esperti occorre non
anche dell’Accordo di Parigi, affidato a Report nazionali verificati superare nel 2030 i 40 miliardi di tonnellate e non superare i
nelle Riunioni periodiche degli stessi Governi. due gradi di aumento della temperatura terrestre,anzi
Come già si è accennato, appare curiosa e comprensibile la fermarsi all’1 e mezzo per cento.
coincidenza di interessi tra Stati industrializzati e Stati in via di La coscienza sociale è divenuta più informata e sensibile ed
sviluppo: questi ultimi difendono la loro” sovranità sulle proprie avverte con vera preoccupazione che incombe un pericolo
risorse naturali” ai fini del proprio autonomo sviluppo socio- sconosciuto finora, di nuovo tipo, imprevedibile, bizzarro,
economico, mentre i Paesi ricchi ed industrializzati (vecchi e potenzialmente minaccioso e pericoloso per i propri beni, le
nuovi) non hanno interesse a contrastare formalmente il proprie abitudini, la propria salute, la propria vita: alluvioni
concetto di sovranità nazionale orizzontale per tutti, potendo devastanti, precipitazioni anomale di pioggia e neve, lunghe
contare sulla propria forza economica, finanziaria e tecnica e sul stagioni secche ad alta temperatura, scioglimento di ghiacciai
ruolo di” servizio” delle multinazionali che operano in America e della neve, alterazione delle stagioni con riflessi sulle
Latina, Africa e parte dell’Asia. pratiche agricole…
La Conferenza di Parigi poteva costituire l’occasione per Il mutamento climatico in atto fa crescere il livello di mari ed
introdurre poche regole che in modo non tanto indiretto oceani per effetto del surriscaldamento, ne favorisce
interessano anche il clima: divieto assoluto dei paradisi fiscali; l’acidificazione, influisce sulla vita di pesci ed altre forme
divieto assoluto di impiego di titoli finanziari derivati tossici; viventi; minaccia moltissime isole del Pacifico e più in generale
divieto assoluto di commercio di prodotti e beni non compatibili molte città costiere; incide su boschi e foreste; favorisce la
con l’ambiente; obbligo di introduzione di una carbon tax (OECD, desertificazione di vastissime aree e gli spostamenti obbligati
2015,Taxing Energy Use); divieto di sostegni pubblici ai settori di uomini ed animali; incide sulla struttura superficiale
delle energie fossili come ancora accade, ecc. E’ vero che la produttiva dei suoli e di conseguenza sulla loro fertilità…
Conferenza di Parigi riguardava solo il clima ma si dà il caso che il La mitigazione e l’adattamento richiedono tempo e risorse,
clima è tutto l’ambiente nella sua unità, come insegna la scienza allo stesso modo degli investimenti in nuove energie e nuove
e come accertato in modo inequivocabile dai Rapporti dell’IPCC, tecnologie. Cambia insomma la vita dell’intero ecosistema
compreso quello ultimo davvero allarmante del 2014. Si apre ora vivente in tutte le sue componenti con riflessi sociali e sanitari
la prospettiva nuova della sicurezza. imprevedibili. Nonostante le rassicurazioni più o meno
Bisognerà pur cominciare a rafforzare il modello delle Nazioni interessate di varie lobby legate alla politica, la percezione
Unite rimasto sostanzialmente fermo al concetto di “sicurezza” sociale diffusa cambia.

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- dettagli sul rafforzamento delle capacità dei Paesi in via di


sviluppo;
- dettagli sul dovere di trasparenza;
- dettagli sul concetto di bilancio globale climatico;
-dettagli sul concetto della società civile e suo coinvolgimento.
L’Accordo vero e proprio si compone di un preambolo e di 29
articoli. Come si è già detto, è stato sottoscritto dalla totalità
dei Paesi membri delle NU, cioè 194 Paesi più l’Unione
Europea: questo certamente ha un peso politico e giuridico,
perché sottolinea il suo carattere universale quale voce della
Comunità internazionale nel suo insieme.
L’entrata in vigore è prevista per il 2020 ma, come si è
accennato, il documento preliminare, pure approvato,
consente una libera attuazione anticipata da parte dei Governi
www.ferraraintransizione.wordpress.com che lo desiderano. La ratifica finale richiede il numero di
almeno 55 Paesi, che rappresentino complessivamente il 55
Le stesse leggi sul mutamento climatico saranno considerate per cento delle emissioni di gas serra.
inadeguate, come in realtà sono, a proteggere i diritti delle L’Accordo di Parigi non è di immediata e generale applicazione
persone e dei popoli, se il fenomeno non è compreso anche ma già da ora prevede meccanismi utili di implementazione. In
culturalmente dalla gente: solo in tal caso sembra che il base al principio giuridico generale del diritto internazionale
concetto di giustizia climatica anche internazionale verrà (che ha valore anche consuetudinario) si tratta di uno
considerato necessario, perché imposto dalla pubblica strumento legale che obbliga le Parti al suo adempimento
opinione a tutela del bene primario della vita. (pacta sunt servanda).
Sorprende ma non molto che il Preambolo dello Accordo di L’obbligazione giuridica principale prevista è contenuta nello
Parigi faccia riferimento ai diritti umani tra cui la salute e non art. 2 punto a: “contenere l’aumento della temperatura media
richiami quello alla vita, come era doveroso fare. Allo stesso del pianeta nettamente al di sotto di 2°C rispetto al livello
modo il documento nel richiamare l’importanza dei diritti preindustriale e proseguire gli sforzi per limitare l’aumento
umani procedimentali di informazione e partecipazione, della temperatura a 1,5° C.”
dimentica quello all’accesso alla giustizia, che richiama Si tratta di un obbligo generale comune a tutte le Parti: un
l’esigenza sostanziale di effettività. Si dirà che sono dettagli, ma obbligo di risultato. Nello stesso art. 2 sono contenuti altri due
sono significativi di un approccio diplomatico non ambizioso. obblighi giuridici:
- rinforzare le capacità di adattamento agli effetti nefasti del
Natura giuridica dell’Accordo di Parigi e problema delle mutamento climatico e promuovere la resilienza ad esso,
responsabilità nonché uno sviluppo a bassa emissione di gas ad effetto serra
L’Accordo di Parigi sul clima (non “Trattato” termine non tale da non minacciare la produzione alimentare;
gradito agli USA) è preceduto da un lungo documento - assicurare flussi finanziari compatibili con uno sviluppo a
introduttivo, sottoposto dal Presidente ai delegati delle Parti, bassa emissione di gas ad effetto serra e resiliente ai
che si muove nella logica della continuità con la Conferenza cambiamenti climatici. Queste obbligazioni vanno adempiute
quadro del 1992 e le Conferenze successive. secondo principi di equità e di rispetto della responsabilità
La lettura è utile a fini interpretativi e consente di conoscere in comune ma differenziata, tenendo conto delle capacità e
dettaglio il lavoro preparatorio, non facile, svolto per contesti nazionali.
l’approvazione del testo contenuto nell’allegato. Esso Il contenuto dell’Accordo, con le relative responsabilità
riproduce lo schema dell’Accordo: giuridiche, ruota intorno ai seguenti concetti:
- un preambolo indicante le finalità generali; - sostenibilità;
- alcuni dettagli formali (il termine utilizzato, cioè accordo e - resilienza;
non trattato o protocollo alla luce delle possibilità indicate - adattamento.
dalle Parti nella decisione della 17 riunione di Durban; il ruolo Il principio dello sviluppo sostenibile enunciato negli artt. 1, 3 e
del Segretario Generale delle NU quale depositario e 4 della Dichiarazione della Conferenza di Rio de Janeiro del
organizzatore della firma; la previsione di una libera attuazione 1992 non è sconfessato ma inquadrato in un contesto più
ancor prima della ratifica ed entrata in vigore; la creazione di generale della sostenibilità, riferita agli equilibri globali del
un Gruppo di Lavoro speciale; la sostanziale coincidenza delle Pianeta: le due vie da seguire sono da una parte la prevenzione
riunioni delle Parti sia per la convenzione quadro che per (adottare misure di contenimento dei gas ad effetto serra, per
l’Accordo di Parigi); favorire in prospettiva l’equilibrio del sistema, cioè la sua
- dettagli su come compilare le contribuzioni scritte nazionali resilienza), dall’altra la riparazione e l’adattamento alle mutate
onde favorire la comparazione secondo criteri comuni condizioni del clima terrestre, attenuando cioè gli effetti.
condivisi; La prima via relativa al taglio delle emissioni costituisce un
- dettagli sul concetto di attenuazione ed obblighi relativi; obbligo giuridico comune di tutti i Paesi, anche se più rigido per
- dettagli sul concetto di adattamento ed obblighi relativi; i Paesi sviluppati.
- dettagli sul concetto di perdite e pregiudizi da considerare La seconda via relativa allo adattamento è considerata dallo
dovuti al mutamento climatico; art. 7 come una “necessità” per tutti i Paesi, soprattutto per
- dettagli sul concetto di finanziamenti e soggetti obbligati o quelli meno sviluppati; un “obiettivo mondiale”, un “elemento
beneficiari; chiave della risposta mondiale a lungo termine nei confronti
- dettagli sul trasferimento di tecnologie e soggetti obbligati o del mutamento climatico”.
beneficiari;
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Il concetto di sostenibilità riferito troppo alla dimensione l’abito della autoreferenzialità burocratica per affrontare con
economica (rivelatasi causa degli squilibri climatici gravi in atto) è umiltà ed effettività una sfida lunga e molto difficile insieme
silenziosamente messo in discussione, dovendosi riconoscere che con le persone dove queste vivono, spiegando le priorità nelle
la natura è più forte e può minacciare “le popolazioni, i mezzi di scelte e la loro logica di rispetto del bene comune. Le
sussistenza, gli ecosistemi” ed aggiungiamo noi l’ecosistema responsabilità giuridiche si definiscono se questo movimento
vivente terrestre complessivo. Di conseguenza l’adattamento a dal basso viene sperimentato con trasparenza come esige
lungo termine diventa realisticamente una necessità strutturale l’Accordo di Parigi.
in attesa di radicali mutamenti dell’economia.
La necessità di una politica di adattamento ai cambiamenti Finanza e clima: un approccio parziale e non risolutivo
climatici (anche per non configgere con i poteri forti dominanti 100 miliardi ogni anno è l’onere giuridico a favore dei Paesi in
nell’economia, finanza e commercio internazionale) era già stata via di sviluppo assunto dai Paesi sviluppati. Questa cifra
avvertita nella Riunione delle Parti di Cancun nel Messico (Cadre ritenuta insufficiente già da ora sarà verificata dalla prassi
de l’adaptation de Cancun). attuativa.
La novità dell’Accordo di Parigi è che l’adattamento costituisce Il Protocollo di Kyoto non ha permesso di evitare che
un obbligo giuridico primario di tutte le istituzioni, anche per emissioni mondiali di gas ad effetto serra continuassero ad
evitare o ridurre perdite e pregiudizi legati soprattutto a aumentare: integrare tutti i Paesi nello sforzo di riduzione è
fenomeni estremi. Ogni Paese deve elaborare e tenere una assoluta necessità anche giuridica, perché l’obbligazione
aggiornato un Piano nazionale di adattamento ai mutamenti relativa al clima è per sua natura erga omnes, indivisibile e
climatici, renderlo pubblico ed inviarlo al Segretariato della tutti i soggetti coinvolti devono adempiere e possono agire
Convenzione. Si tratta di un processo non solo burocratico che “uti universi” per l’eventuale inadempimento degli altri nei
coinvolge tutti i soggetti istituzionali anche locali, le città, il confronti della Comunità internazionale e degli organi
mondo economico, il mondo scientifico, la società civile. giurisdizionali esistenti o da istituire.
Tutti i Paesi dovranno fornire rapporti periodici dettagliati agli Secondo il nostro punto di vista, le dazioni di risorse
organi della Convenzione (che sono sostanzialmente gli stessi economiche se davvero finalizzate a contrastare o mitigare i
dell’Accordo di Parigi) sia per le riduzioni dei gas ad effetto serra, mutamenti climatici a favore dei Paesi in via di sviluppo non
sia per le misure di adattamento adottate, sia per i trasferimenti sono atti di liberalità ma vere obbligazioni giuridiche ispirate
e la ricezione di nuove tecnologie e finanziamenti. ad un criterio nuovo di solidarietà e perfino di reciproco
L’Accordo di Parigi si preoccupa giustamente di introdurre alcuni interesse globale: non è dunque in campo un problema
criteri: trasparenza; esattezza dei dati; esaustività delle ideologico di risarcimento per ragioni storiche a carico dei
informazioni; comparabilità dei dati; coerenza…allo scopo di Paesi sviluppati, ma una esigenza vitale della comunità umana
ottenere un quadro realistico della evoluzione del fenomeno e nel suo insieme già perturbata e scossa da problemi epocali
della risposta. dovuti al clima terrestre: migrazioni di massa di rifugiati
L’UE si è già mossa con anticipo a partire dal 2000: Programma climatici nelle aree interessate da fenomeni come l’aumento
ECCP (European Climate Change Programme) della Commissione. del livello dei mari (isole del Pacifico e dell‘Oceano Indiano;
Successivamente è stato pubblicato il Libro Verde del 2007 Bangladesh ed aree del Sud-Est asiatico), oppure da siccità a
sempre a cura della Commissione europea dal titolo ripetizione (area vastissima sub sahariana come denunciato
“L’adattamento ai cambiamenti climatici in Europa - quali ripetutamente dalla FAO e da esperti indipendenti, come Ugo
possibilità di intervento per l’UE”. Più concreto politicamente è il Fraddosio, coordinatore del Forum di supporto all’ICEF).
successivo Libro Bianco: “L’adattamento ai cambiamenti Il mutamento climatico interessa per problemi sanitari nuovi,
climatici: verso un quadro di azione europeo” del 2009. Seguono per la scarsità crescente di riserve idriche, per le minacce alla
a livello europeo le “Guidelines on developing adaptation sicurezza alimentare (17) per la distruzione inesorabile di
strategies” e la cosiddetta piattaforma europea sul tema moltissime specie di piante ed animali, per la diffusa
denominata Climate-ADAPT. insicurezza derivante da eventi estremi che colpiscono città,
Sono già previsti specifici strumenti finanziari a favore dei Paesi comunità locali nelle persone e nei loro beni,oltre che per le
membri proprio per fronteggiare la vulnerabilità climatica con minacce al patrimonio culturale mondiale esposto all’esterno.
misure di adattamento. Sono 15 i Paesi che hanno elaborato La scelta delle priorità economiche, finanziarie e di aiuto
Piani nazionali per l’Adattamento climatico. In Italia il tema è tecnologico implicherà difficili valutazioni politiche soprattutto
stato affrontato da ENEA ed ISPRA, oltre che dal Ministero a carico dei Paesi del Golfo Persico e di Cina e USA (questi due
dell’Ambiente, del Territorio e del Mare (v. documento 12 Paesi da soli producono il 40 per cento delle emissioni totali) e
settembre 2013 “Elementi per una Strategia Nazionale di di conseguenza a carico della Comunità internazionale da
Adattamento ai Mutamenti Climatici”). rafforzare nel suo ruolo. Naturalmente, in modo contestuale, i
Preme sottolineare che l’orientamento comunitario è nel senso Paesi sviluppati devono cambiare il modello di produzione e
di andare oltre i “consigli” per introdurre “obblighi” giuridici consumo vigente, perché non più adeguato alla sfida climatica
precisi agli Stati membri e ciò anche alla luce degli esiti della globale (v.T.Hale (2015),”Ratchet Up: Five tools to lift climate
Conferenza di Parigi sul clima. La difficoltà sta nel rendere action after Paris”, Policy Memo, Blavatnik Shool of
partecipi i cittadini, la società civile con le sue associazioni, il Government University of Oxford).
mondo economico, le università, il mondo istituzionale ai vari
livelli per far crescere dal basso sul territorio un programma di
difesa comune che esige nuove scelte anche dolorose.
Informazione, partecipazione ed accesso quali diritti umani non
solo procedimentali devono essere riconosciuti sul territorio
dove vivono le persone. Le istituzioni hanno il dovere di smettere
www.rinnovabili.it

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Ruolo della cultura, della scienza, dell’etica, delle religioni, Invocare per il clima una giustizia anche internazionale (come
della società civile avvenne a Berlino nel 1995 alla Prima Conferenza delle Parti) non
Quando la politica ai vari livelli non riesce a governare alcuni è improprio anche alla luce delle considerazioni che si sono svolte
fenomeni, ci si domanda se a monte può venire un aiuto in precedenza.
risolutivo. Nel caso del mutamento climatico questo aiuto Per rispondere alla sfida climatica globale la prima risposta è
può essere davvero risolutivo perché la coscienza sociale quella economica (21). Occorre naturalmente in parallelo una
diffusa non può fare affidamento sulla crescita economica diversa risposta anche giuridica a tutti i livelli, che parta dalla
promessa dai politici nel momento in cui sperimenta su di sé esperienza maturata, comparando aspetti positivi e negativi.
di essere stata ingannata: se non si può più respirare(v. R. A. La domanda di base è: perchè gli strumenti legali finora elaborati
Rohde e R. A. Muller (2015) Air Pollution in China: Mapping non riescono ad arrestare o almeno contenere le grandi crisi
of Concentrations and Sources, Berkeley Earth) o bere, se si è globali ambientali, come clima, acqua, biodiversità? Se si scorre
costretti ad emigrare in massa, le persone domandano di con attenzione il Codice dell’Ambiente di un Paese (ad esempio in
essere difese e protette dalle istituzioni e rivendicano il Italia quello ottimo di Stefano Maglia, Casa Editrice La Tribuna,
diritto alla “verità ecologica” con il conforto della scienza giunto alla 25esima edizione) si scopre che sono coperti quasi
indipendente, dell’etica della responsabilità, delle stesse tutti i settori (acqua, difesa del suolo, atmosfera, clima, beni
religioni che tendono a valorizzare il dono della creazione ed culturali e paesaggio, boschi e foreste, animali, flora e
il valore di custodia e protezione della casa comune nei vegetazione, parchi e riserve naturali, edilizia, urbanistica,
comportamenti concreti. La società civile domanda di infrastrutture, energia, danno ambientale, crimini ambientali,
partecipare, essere informata e la conseguente necessità sostanze pericolose, rifiuti, rumore, certificazioni ambientali,
dell’accesso alla giustizia che si impone anche per i diritti di autorizzazioni ambientali, informazione, partecipazione ed
terza generazione con una valenza personale e collettiva: accesso, VIA, VAS, rischi di incidenti rilevanti, vigilanza e controllo,
ambiente, sviluppo, pace. Le istituzioni finora non hanno agricoltura, OGM e biodiversità, caccia e pesca, ecc.)
onorato questi principi ma dovranno farlo ora: le persone Sembra ora necessario riconsiderare tutta la normativa
chiedono di essere protette e di poter collaborare perché le condizionata dal primo tipo di sviluppo economico alla luce del
sorti del clima sono legate alla loro vita. Muta lo scenario tema non settoriale del clima per verificare quali adattamenti
anche culturale: la sostenibilità della vita sulla Terra è siano necessari.
minacciata dall’uomo e la natura stessa si sta vendicando. Un Se si allarga l’orizzonte anche al quadro comunitario ed
nuovo patto appare necessario che coinvolga tutti. internazionale, ci si domanda quanto le norme esistenti giovino
veramente alla protezione del bene comune del clima terrestre e
La giustizia internazionale per il clima e l’ambiente: come il sistema debba essere orientato a tale scopo.
attualità politica della problematica In conclusione anche per il diritto, il mutamento climatico in atto
Il preambolo dell’Accordo di Parigi contiene un accenno al opera in un certo senso da spartiacque fra il prima ed il dopo.
concetto di “giustizia climatica”, sottolineandone
l’importanza nell’azione da svolgere in relazione ai Preghiera per la Terra
cambiamenti climatici in atto. Il punto - di per sé significativo Durante i lavori della Conferenza di Parigi sul clima (30 novembre-
- andava sviluppato nel testo dell’Accordo e ciò non è 12 dicembre 2015) è stato possibile leggere occasionalmente, in
avvenuto. Gli Stati hanno grandi difficoltà a parlare una antica Chiesa del centro della città, la Preghiera che segue,
concretamente di giustizia che inevitabilmente metterebbe accompagnata da una bella immagine della sfera terrestre
in discussione la effettività degli impegni da loro assunti e la sostenuta da due mani. Si tratta di un segnale significativo di una
relativa responsabilità giuridica. Tuttavia alcuni Capi di Stato accresciuta sensibilità per le sorti del Pianeta, che invoca
si sono pubblicamente esposti a favore della giustizia protezione (le cri de la Terre). Sono racchiusi in modo semplice in
internazionale per l’ambiente (es. Cuba, Perù, Venezuela, poche righe alcuni valori che tutti possono condividere: la cura
Equador, prima della Conferenza di Parigi sul clima). della casa comune come dovere di tutti; la speciale responsabilità
La dottrina internazionalista, facendo riferimento ai principi dei Capi di Governo; l’urgenza dell’impegno per rispondere ad un
ed alle prassi ormai maturate in tema di ambiente nella duplice appello: il grido della Terra ed il grido dei poveri; l’unità
evoluzione complessiva del diritto internazionale, ritiene della risposta comune alla sfida climatica; il coraggio della risposta
ormai matura anche politicamente la problematica di una alla stessa sfida; l’ambiente come bene comune universale;
giustizia ad hoc per l’ambiente anche nella dimensione l’ambiente come dono di Dio, inteso come “Dio di amore”; la
sovranazionale (18). destinazione universale dei beni comuni della Terra nello spazio e
Si chiede ai Governi di inserire nella loro agenda politica il nel tempo, comprese le generazioni future.
tema in tutti suoi aspetti:
- aspetto penale riferito alle persone colpevoli di gravi Ecco il testo:
crimini internazionali contro l’ambiente assimilabili ai crimini Prière pour la Terre
contro l’umanità di competenza della Corte penale Dieu d’amour, enseigne-nous à prendre soin de notre maison
internazionale (19); commune.
aspetto civile della responsabilità per danno ambientale di Inspire nos chefs de gouvernement au moment où ils vont se
rilevanza sovranazionale nelle aree fuori della giurisdizione réunir à Paris pour:
degli Stati ed anche nel loro territorio per omesso controllo e qu’ils entendent le cri de la Terre et le cri des pauvres;
violazione di norme internazionale: una responsabilità a qu’ils soient unis de cœur et d’esprit en répondant de façon
carico anche dei Governi oltre che delle multinazionali da far courageuse,
valere davanti ad una Corte internazionale per l’Ambiente en cherchant le bien commun et la protection de ce jardin
(20) con accesso alla giustizia esteso anche alle magnifique que Tu as
organizzazioni internazionali, alla società civile (ONG créé pour nous, pour nos frères et sœurs,
meritevoli e singole persone in nome di un diritto umano). et pour les générations à venir. Amen
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NOTE AL TESTO
1. ICEF - International Court of the Environment Foundation (www.icefcourtpress.org).
2. La bibliografia sul punto è vastissima. Si segnala per l’Italia il libro di Giulio G. Garaguso e Sergio Marchisio “Rio 1992: vertice per la Terra”, Franco Angeli,
Milano, 1993, ossia di due Autori che facevano parte della Delegazione italiana alla Conferenza ONU. Alla stessa Conferenza partecipò anche per l’Italia una
delegazione della società civile presentando il Progetto di una governance globale amministrativa e giurisdizionale con il volume: Amedeo Postiglione, The Global
Village Without Regulations, Giunti, Firenze ed. 1992 e 1994, contenente argomenti a favore della creazione di una Corte Internazionale dell’Ambiente già
avanzati nel 1989 a Roma e nel 1991 a Firenze da una apposita Fondazione (ICEF) in due importanti eventi internazionali. Questo Progetto riscontrò un notevole
interesse a livello internazionale (es. Japan Bar Association), anche per l’impegno diretto dei membri della numerosa delegazione, tra cui Deidre Exell Pirro, che
aveva curato la traduzione in inglese del volume. A livello internazionaleso si segnalano i riferimenti bibliografici di prima e dopo Rio, in David Hunter, James
Salzman e Durwood Zaelke, International Environmental Law and Policy, University Casebook Series, New York, 1998.
3. Per la fascia di ozono la Comunità internazionale interviene prima: Convenzione di Vienna sulla Protezione della Fascia di Ozono, del 1985 e soprattutto il
Protocollo di Montreal del 1987 con i successivi sviluppi. Per la protezione dell’atmosfera era già intervenuta la Convenzione di Ginevra del 1979 con relativi
Protocolli.
4. Questo importante e specifico organismo fu creato nel 1988 su iniziativa dell’UNEP e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO). E’ organizzato in tre
gruppi principali dedicati a: scienza del sistema climatico; impatti del cambiamento climatico e risposta della politica; dimensioni economico-sociali del
mutamento climatico. Il V Rapporto prodotto è del 2014 (IPCC –Climate Change 2014). La sintesi per gli operatori è particolarmente importante (Synthesis Report-
Summary for Policymakers).
5. “Extremely unlikely”, estremamente improbabile; “Very unlikely”, molto improbabile; “Unlikely”, improbabile”; “More likely than not”, più probabile che non;
“Likely”, probabile; “Very likely”, molto probabile; “Extremely likely”, estremamente probabile; “Virtually Certain”, virtualmente certo. L’ultimo aggettivo è
utilizzato dal V Rapporto IPCC del 2014 con riferimento al 99 per cento di probabilità della incidenza umana sull’evento del mutamento climatico in atto.
6. Tanto da costringere 43 Paesi a creare una Alliance of Small Island States-AOIS preoccupati del livello crescente del mare. Questa grave preoccupazione è anche
documentata dalla pronta adesione al Progetto di una Corte Internazionale per l’Ambiente promosso dalla Fondazione ICEF, come risulta da alcune risposte di
governi pubblicate nel volume; Amedeo Postiglione, Giustizia e Ambiente Globale, GiuffrèMilano, 2001.
Vedi sul punto anche G. Gardner, “La sfida di Johannesbourg: creare un mondo più sicuro”, in Worldwatch Institute, 2002. Si tratta di un gran numero di isole del
Pacifico e dell’Oceano Indiano che rappresentano circa il 5 per cento della popolazione mondiale da non abbandonare e costringere a migrazioni, come pur
riconosce l’Accordo di Parigi, di cui si dirà in prosieguo, che domanda la solidarietà finanziaria e tecnica della Comunità internazionale.
7. Una sintesi dell’importante evento è contenuta nel volume “Giustizia ecologica nel mondo”, Rapporto ICEF 1996, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria dello
Stato, Roma, 1996, pag. 105-107. Nello stesso anno fu inviato a tutti i Governi e Parlamenti del mondo l’International Report 1996 ICEF “The Global Environmental
Crisis: the Need for an International Court of the Environment”, Giunti editore, Firenze 1996. Il volume illustra le linee essenziali del Progetto: la sua possibile base
legale; le iniziative di studio realizzate dalla UE; le iniziative promozionali già svolte nell’ambito della Campagna di promozione; le prese di posizione a livello
politico del Parlamento europeo e di singole personalità di vari Paesi.
8. Nel 2014 è stato presentato dall’UNEP e dalla UE in Bruxelles uno strumento online relativo a più di mille conflitti ambientali in tutto il mondo soprattutto in
Africa e Asia: Ejolt Environmental Justice Organisation Liabilities and Trade (www.ejatlas.org). Ai conflitti ambientali in senso stretto vanno aggiunti quelli etnici,
economici, politici, religiosi in una mappatura per continenti e nazioni come si è tentato di realizzare con il contributo recente: Amedeo Postiglione, Ambiente
Giustizia e Pace, Aracne Editrice, 2015. E’ interessante che UNEP ed UE leghino giustamente i conflitti alla necessità di una loro soluzione secondo “giustizia” intesa
ovviamente non solo come valore morale ma anche politico e giuridico: i conflitti devono trovare uno sbocco secondo le regole del diritto sia a livello nazionale
che internazionale a seconda della loro natura e rilevanza.
9. Nella Rivista OUEST-FRANCE del 15 ottobre 2015, in coincidenza con la Conferenza sul clima, sono pubblicate le voci di molti esperti tra cui Gilles Boeuf,
Università Pierre e Marie Curie, applicato allo Osservatorio oceanografico di Banyuls-sur-Mer, il quale dichiara: “La mer c’est l’avenir de l’humanité. L’Océan,
jusqu’à présent, a toujours été extraordinairement stable. Son acidité, sa température, sa lumière.
En un siècle la température moyenne de l’eau a augmenté d’un degré. La vitesse de fonte des glaciers en l’espace de 10 ans, est impressionnant. Il faut savoir que
si on arrêtait d’émettre du CO2 aujourd’hui, il faudrait 1000 ans pour l’éliminer. La crise économique et financière a des bases qui sont écologiques avant tout”.
10. Questo aspetto è stato giustamente sottolineato da George Monbiot del The Guardian, Regno Unito, 13 dicembre 2015 “Mentre a Parigi i delegati si sono
solennemente impegnati a ridurre la domanda, a casa loro i governi continuano ad aumentare la produzione. Quello britannicio si è perfino imposto l’obbligo, in
base alla legge sulle infrastrutture del 2015, di sfruttare al massimo il petrolio e il gas del Regno Unito. L’estrazione dei combustibili è un fatto concreto. Ma
l’Accordo di Parigi è pieno di fatti molto meno concreti, di promesse che possono non essere mantenute o fatte slittare. Finchè i Governi non si impegneranno a
lasciare i combustibili dove sono, continueranno a vanificare l’Accordo che hanno appena stretto”. Uno studio accurato della problematica può essere consultato
in Osservatorio di politica internazionale, Camera dei Deputati, Servizio Studi, Dipartimento Affari Esteri, 2015.
11. Una speciale attenzione al tema è dedicato dal volume “Energia, giustizia e pace”, Libreria Vaticana 2013, a cura del Consiglio Pontificio Giustizia e Pace
presieduto dal Card.Turkson.
12. I meccanismi interni di controllo delle Convenzioni ambientali vengono qui criticati perché ritenuti insufficienti, parcellizzati, senza una governance
autoritativa anche esterna agli Stati parti. L’utilità dei controlli interni certo serve a migliorare il contenuto prescrittivo delle Convenzioni ed a favorirne
l’attuazione; non funziona però nei casi in cui l’inadempimento persiste ed è grave rispetto agli obiettivi generali comuni da raggiungere. Si veda: Claude Imperiali,
L’effectivité du droit International de l’environnement, Université d’Aix-Marseille III, Economica, 1998 CERIC, con una prefazione di Alexander Kiss che prospetta
come necessaria in prospettiva la governance globale con veri organi sovranazionali amministrativi e giurisdizionali per l’ambiente. Critiche sul meccanismo
arrivano anche da CoalitionClimate, un insieme di 300 ONG nel mondo.
13. Vedi per una panoramica più generale: Amedeo Postiglione, Global Environmental Governance, Bruylant, Bruxelles, 2010.
14. Il ruolo dei giudici nazionali è di grande importanza in tema di ambiente per la novità e complessità della materia e l’esigenza di risolvere casi in un quadro
equilibrato di sviluppo della giurisprudenza. Tenere conto dell’esperienza di altri Paesi è ugualmente opportuno perché i casi ambientali presentano spesso
caratteristiche simili. L’UNEP, sin dal 2002, ha favorito incontri delle Corti Supreme dei Paesi di tutti i continenti a Johannesburg e poi a Nairobi nel 2003 per
sensibilizzare queste istituzioni e profittare delle esperienze maturate nei vari settori ambientali.
Si sono creati Forum di Giudici per l’Ambiente su base continentale come in Europa. Per informazioni sulla prima fase di attività del Forum europeo si veda:
Amedeo Postiglione, The Role of the Judiciary in the Implementation and Enforcement of Environmental Law, Bruylant, Bruxelles, 2008. Il Forum europeo dei
giudici ha ricevuto l’appoggio delle istituzioni della UE per alcune iniziative di studio, come avvenuto ad Ostia Antica, Roma, il 27 e 28 maggio 2005, ove fu
affrontato l’argomento del danno ambientale alla luce della Direttiva 2004/35/UE. Si veda: Amedeo Postiglione, Prevention and Remedying of Environmental
Damage, Bruylant, Bruxelles, 2005. Sono seguite iniziative analoghe in vari Paesi come Finlandia, Lussemburgo, Belgio, Francia, Polonia ed ancora Italia (Bolzano
nel 2015) sempre su argomenti di interesse comunitario (biodiversità, impatto ambientale, crimini ambientali, ai sensi della nuova Direttiva 2008/99/CE sulla
difesa del suolo). V. Anche: Amedeo Postiglione, “Il ruolo della giurisprudenza in materia ambientale”, in Nuovo manuale di diritto e gestione dell’ambiente, a cura
di Alberto Pierobon, Maggioli, 2012.
15. Si veda il significativo titolo del volume ed il contributo scientifico di: Umberto Leanza, Il diritto internazionale: diritto per gli Stati e diritto per gli individui,
Giappichelli editore, Torino, 2010.
16. L’Enciclica Laudato Si è stata pubblicata da Libreria Editrice Vaticana nel 2015. Nello stesso anno il Consiglio Pontificio della Giustizia e della Pace ha curato il
volume “Terra e cibo”, a cura della stessa Casa editrice, con la prefazione del Card.Turkson e di Mons.Toso.
17. Si veda per un esame comparato: Giovanni Cordini (ed.) Domestic protection of food safety and qualiy rigths,Giappichelli,Torino, 2013 e Coldiretti sui dati
dell’Institute of Atmospheric Science and Climate, ISAC del CNR, 2015).
18. Così ad esempio Francesco Francioni, Access to Justice in International Environmental Law, European University Institute of Florence. V. Anche Francesco
Francioni, Marco Gestri, Natalino Ronzitti e Tullio Scovazzi (eds), Accesso alla giustizia dell’individuo nel diritto internazionale e dell’Unione Europea, Università di
Siena, Collana di Studi, Giuffrè, 2008.

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19. La questione della punibilità di gravi crimini commessi da individui contro l’ambiente fu sollevata già dal Presidente onorario dell’ICEF Giovanni Conso in occasione
della Conferenza internazionale presso la FAO - organizzata dal Ministero degli Affari Esteri nel 1998 - che approvò lo Statuto della Corte Penale Internazionale. Il
tentativo fu accompagnato da uno specifico evento parallelo dell’ICEF, nella stessa data, in Roma, con la richiesta di inserire i crimini internazionali contro l’ambiente
tra i crimini contro l’umanità. Il tentativo non ebbe successo, ma si aprì uno spiraglio formale: un articolo dello Statuto ( 121,terzo comma) consente alle Riunioni delle
Parti - con la maggioranza dei due terzi, senza necessità di cambiare lo Statuto - di inserire nella competenza della nuova istituzione internazionale nuove fattispecie
come i crimini gravi internazionali individuali contro l’ambiente. Questa è una delle possibilità che l’ICEF sostiene con i suoi esperti, se la volontà politica si orienta in tal
senso nella prossima Riunione delle Parti,offrendo la sua collaborazione.. Si veda: “La Corte Penale Internazionale” a cura di Ezechia Paolo Reale, con prefazione di
Emma Bonino e presentazione di Cherif Bassiouni, Nuovazagarastampa Editrice, Siracusa, 2002.
Altri organismi scientifici e della società civile si muovono nella stessa direzione indicata da anni dall’ICEF: Stephen Hockman, “The case for an International Court for
the Environment ICE”, in Global Environmental Governance, a cura di Amedeo Postiglione, ICEF ed ISPRA, Ministero Affari Esteri, Roma 20-21 maggio 2010, pag 341 e
seg., tema riproposto alla Conferenza sul clima di Parigi insieme con l’ICEF.
20. La problematica relativa alla creazione di una Corte Internazionale per l’Ambiente è stata affrontata dalla Fondazione ICEF per la prima volta a livello mondiale, a
Roma, nel lontano 1989, come documentato dal volume Per un Tribunale internazionale dell’Ambiente, Giuffrè, Milano 1990, a cura di Amedeo Postiglione. Si veda
anche l’elenco delle pubblicazioni inserito in Global Environmental Governance, a cura di Amedeo Postiglione, ISPRA, Roma, 2010. Il volume raccoglie importanti
contributi di esperti ed istituzioni internazionali in occasione della conferenza ICEF presso il MAE, il 20-21 maggio 2010. Una sintesi delle ragioni giuridiche a favore del
Progetto è contenuta anche in due recenti pubblicazioni: A. Postiglione, Diritto Internazionale dell’Ambiente, Aracne Editrice, 2014 e A. Postiglione, Ambiente, Giustizia
e Pace, Aracne Editrice, 2015. Si veda anche il sito ICEF: www.icefcourtpress.org. Si tratta di una reale esperienza a livello internazionale, molto apprezzata.
Non è possibile in questa sede riassumere le ragioni giuridiche che consigliano di orientarsi verso la creazione di una nuova istituzione di giustizia specifica per
l’ambiente in sede internazionale:
- in vari Paesi la creazione di Corti specializzate ad hoc per l’ambiente non ha creato problemi sul funzionamento complessivo della giurisdizione (es. in Svezia, in alcuni
Stati degli USA e dell’Australia);
- la creazione di un Tribunale internazionale del diritto del mare non ha comportato una incompatibilità con la già esistente Corte internazionale di giustizia;
- l’accesso alla giustizia anche in sede internazionale per le persone e le organizzazioni internazionali costituisce una necessità logica perché l’ambiente non è solo un
interesse pubblico, ma un diritto umano universale nello spazio e nel tempo ed è anche una convenienza politica per i Governi sui quali incombe la responsabilità di
proteggere (responsability to protect);
- nel diritto internazionale è ormai riconosciuto il principio della responsabilità per danno ambientale anche a carico degli Stati;
- la effettività negli adempimenti giuridici assunti dagli Stati in molte Convenzioni non può essere assicurata dagli attuali meccanismi interni e parcellizzati, in quanto il
corpo dei principi e delle norme anche consuetudinarie internazionali impongono il ruolo esterno ed indipendente tipico della funzione giurisdizionale;
- in particolare le obbligazioni relative al clima sono erga omnes, indivisibili, unitarie e devono tutte essere adempiute nei tempi stabiliti per assicurare la finalità
comune sicchè una vera Corte appare necessaria per l’ambiente, essendo il clima un concetto integrato di atmosfera, geosfera, idrosfera e biosfera;
-la Corte internazionale per l’Ambiente non rompe la unitarietà del diritto internazionale ma consente al valore ambiente di avere il peso giuridico che merita nella
concreta attuazione della giurisprudenza sui singoli casi: la Corte opererebbe a nome e per conto della Comunità internazionale quale soggetto giuridico internazionale
autonomo e sovraordinato rispetto ai Governi che conservano il proprio importante ruolo secondo il principio di sussidiarietà.
21. E’ significativa la ricerca francese pubblicata nel volume di Jacques Attali, Pour une économie positive, Fayard, 2013. La ricerca, commissionata dal Presidente
Hollande, mira ad individuare le linee possibili di uno sviluppo economico davvero sostenibile rispettoso dell’ambiente. Si tratta di 45 raccomandazioni economiche e
giuridiche insieme, ispirate ad una visione di lungo termine, che tengono conto della giustizia ed equità tra generazioni. Si segnalano, tra le altre, quelle relative a:
- definizione più ampia del concetto di impresa nel codice civile in senso sociale ed ambientale;
- definizione di nuovi indicatori extra finanziari specificamente sociali ed ambientali;
- definizione delle norme contabili internazionali delle imprese in senso sociale ed ambientale;
- creare un Fondo mondiale per favorire investimenti a lungo termine a favore dell’ambiente;
- favorire la micro finanza ambientale e modificare le leggi bancarie per favorire i valori sociali ed ambientali
- perseguire la lotta contro i paradisi fiscali e creare una tassa sulle transazioni finanziarie per colpire le frodi;
- imporre l’obbligo generale della etichettatura ecologica dei prodotti;
- incoraggiare le energie rinnovabili;
-rendere obbligatorio il servizio civile ambientale;
- adottare misure concrete per identificare e proteggere oggi le generazioni future;
- preparare un nuova Carta mondiale delle N.U. per proteggere l’umanità;
- creare un Tribunale internazionale per l’ambiente presso le N.U.;
- imporre il rispetto prioritario dell’ambiente e dei diritti umani nelle procedure arbitrali presso il WTO
- introdurre l’idea di una nuova “governance mondiale” che inglobi anche le istituzioni economiche, finanziarie e del commercio esistenti in senso più trasparente e
rispettoso dell’ambiente;
- promuovere lo sviluppo di città vivibili.
Si tratta di obiettivi condivisibili, ulteriormente precisabili, nell’ottica di una sfida indifferibile: passare da una filosofia di “mitigazione” a quella di una “cura radicale”.
Sembra perciò opportuno considerare le seguenti opzioni idealistiche ma non troppo:
- fissare il limite di aumento accettabile della temperatura terrestre a non oltre il 1,5% a scopo precauzionale, tenendo conto del trend non favorevole e della
permanenza nell’atmosfera per lungo tempo di CO2 prima dello assorbimento naturale;
- proteggere la capacità di rigenerazione degli ecosistemi marini e terrestri anche per ragioni alimentari;
- estendere le aree di Parchi e Riserve naturali nel mare e sulla terraferma e lavorare per Riserve naturali mondiali, sia ai Poli che nei vari continenti, con forme di
internazionalizzazione concordate e necessarie, onde creare una linea parallela di contrasto al mutamento climatico in atto;
- introdurre limiti temporali certi alla produzione ed estrazione di energie fossili e vietare da subito ogni sussidio ad esse;
- accelerare la transizione a tutte le energie rinnovabili anche con strumenti economici e fiscali;
- accelerare e favorire la ricerca, compresa quelle spaziale e della fusione nucleare;
- adottare la strategia zero per rifiuti incidendo sulla prevenzione a carico totale delle imprese;
- favorire l’agricoltura locale, biologica, compatibile con la protezione dei suoli;
- favorire gli spazi per vivere nelle città con misure radicali di pianificazione, parchi urbani, cinture verdi, fasce e corridoi liberi, standard rigidi obbligatori per verde
pubblico e servizi per ogni abitante, trasporto pubblico ecc. con una inversione di rotta ambientale ed urbanistica del territorio esterno da non occupare
-proteggere tutti i beni culturali, comprese misure di utilizzo di una apposita Polizia internazionale dell’ONU contro le distruzioni intenzionali, costituenti crimini contro
l’umanità;
- favorire la riforma delle N.U. sulla base di un concetto di sicurezza molto più ampio includente i rischi globali ambientali da prevenire;
- inglobare gli enti economici, finanziari e commerciali mondiali nell’unico modello delle N.U. riformato
- considerare come una necessità ed opportunità politica la creazione per l’ambiente in sede internazionale di due poli equilibrati di governance: uno amministrativo
ed uno giurisdizionale;
- considerare l’ambiente come un interesse pubblico ed ancor più come un primario diritto-dovere di ogni persona, obbligando le istituzioni ad adempiere ai doveri di
protezione: considerare i diritti umani di informazione,partecipazione ed accesso non solo come procedimentali ma anche sostanziali, compresa la dimensione
giuridica internazionale con le relative garanzie anche giurisdizionali;
-introdurre una filosofia dei doveri ambientali e non solo dei diritti a tutti i livelli per reggere insieme il peso imposto dai gravi mutamenti climatici in atto;
-incidere sulle cause della crisi ambientale complessiva con una cultura della responsabilità, nel segno di una nuova solidarietà necessaria per attuare i diritti di terza
generazione: ambiente, sviluppo e pace.

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Maria Clara Zuin, Maria Teresa Vigolo,


Giuseppe Zanin
In libreria PIANTE SPONTANEE
ALIMENTARI
Fitoalimurgia del Basso Veneto tra
storia, cucina e tradizioni
Ilaria Innocenti e Macri Puricelli Edagricole di New Business Media , 2015
Pagine 320, prezzo 37 €
LA FABBRICA DEI CUCCIOLI
Fermiamo il traffico internazionale: ISBN 978 88 506 5492 5
l’amore non si compra Un libro per i cultori della botanica e per gli appassionati della
cucina naturale e delle tradizioni contadine. Gli autori prendono
Edizioni Sonda, 2015 in considerazione una cinquantina di specie spontanee, per la
maggior parte presenti in tutto il territorio italiano, ne descrivono
Pagine 96, prezzo 12 € le principali caratteristiche botaniche ed ecologiche, il loro uso in
cucina e alcuni aspetti legati ai costumi e alle tradizioni.
ISBN 978 88 7106 791 9 Il testo è arricchito da una serie di interviste a testimoni,
raccoglitori abituali, che raccontano ricordi del tempo passato ed
Il traffico dei cuccioli è un vero e proprio business. I trafficanti li
esperienze attuali.
acquistano per 30-50 euro e li rivendono nei Paesi dell’Europa Elenco delle specie trattate: Aglio ursino – Agretti, Barba di frate,
occidentale a partire da 600 euro. Solo in Italia ne arrivano Roscani – Alkekengi – Alliaria – Amaranto – Asparago – Asparago
illegalmente circa 8mila ogni mese. Possono avere poche selvatico – Aspraggine – Barba di becco, Salsefica – Bardana – Borsa
settimane di vita, essere privi di documenti e di vaccinazioni di del pastore – Cardamine – Carota selvatica – Cicoria, Radicchio
legge. Magari malati o con tare genetiche. Nel business illegale, selvatico – Clematide, Vitalba – Edera terrestre – Erba stella,
che si stima generi un affare da 300 milioni all’anno in tutta Coronopo, Barba di cappuccino – Farinello – Finocchio marino, Erba
Europa, sono coinvolti gruppi di trafficanti organizzati. di S. Pietro, Cretamo, Spaccasassi – Fragola Selvatica – Gelso –
Il libro offre non solo gli ultimi dati di questo traffico legato alla Grespigno, Cicerbita – Luppolo – Malva – Margheritina, Pratolina –
Miagro – Ortica – Piantaggine – Piantaggine, Tirafili – Piattello –
zoomafia, ma illustra le attuali leggi, anticipa i futuri regolamenti
Pimpinella – Porro selvatico – Portulaca – Pungitopo – Radicchiella –
che la Commissione europea varerà, dà conto dell’impegno delle Raperonzolo, Raponzolo – Robinia, Gaggia, Acacia – Rosolaccio,
associazioni animaliste, delle forze dell’ordine e della Papavero – Rovo – Rucola – Sambuco – Silene bianca, Strigoli –
magistratura. E affronta, attraverso testimonianze, racconti, Strigoli – Tarassaco, Dente di leone – Topinambur – Viola mammola,
interviste, le problematiche che a livello europeo questo traffico Violetta.
illegale sta provocando in termini di benessere animale e
potrebbe provocare a livello di salute pubblica. Roberto Allegri, Diego Manca
Introdotto dal contributo di Licia Colò, il libro si conclude con la
post-fazione di Ciro Troiano sulla zoomafia, tra i cui nuovi ALTRO CHE ANIMALI!
business si registra quello legato allo sfruttamento dei cuccioli
Dagli elefanti di Annibale
importati clandestinamente.
ai cani eroi dell’11 settembre,
storie di un’insostituibile amicizia
Stefano Panzarasa (a cura di)
Ultra - Lit Ediziomi , 2015
DALLA PARTE DELLA NATURA
Pagine 142, prezzo 12,50 €
Il Consiglio delle Ragazze e dei Ragazzi
del parco dei Monti Lucretili
ISBN 978 88 6776 336 8
Proposte, idee, sogni e speranze...
Questo volume vuole rendere giustizia e onore ad alcune specie
Questo piccolo libro racconta l’esperienza del laboratorio didattico animali che, grazie al loro contributo, hanno permesso all’uomo
“Consiglio delle Ragazze e dei Ragazzi del Parco”, realizzata di migliorare e progredire in molte attività nonché di
durante l’anno scolastico 2013/14 a cura del Servizio Educazione sopravvivere a situazioni estremamente pericolose. Uomini e
Ambientale del Parco dei Monti Lucretili. Oltre 800 bambine e animali vivono gli uni accanto agli altri fin dalla notte dei tempi
bambini delle scuole locali (infanzia, primaria e secondaria di e il loro è un rapporto profondo, anche se non sempre paritario.
primo grado) hanno espresso le loro proposte, idee, sogni e Con la loro presenza, gli animali hanno partecipato alla storia
speranze riguardo la gestione dell’area protetta. L’Ente Parco si è delle varie civiltà umane, a partire dagli elefanti al fianco di
impegnato a dare loro delle risposte. condottieri valorosi come Annibale, Pirro e Alessandro Magno;
Per informazioni: Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, passando poi ai piccioni viaggiatori che hanno recapitato
viale A. Petrocchi 11, 00018 Palombara Sanima (RM), tel. 0774- messaggi di enorme importanza come Paddy, il piccione che
637027, fax 0774-637060. www.parcolucretili.it, venne decorato per aver consegnato notizie sullo sbarco in
info@parcolucretili.it. Normandia, fino ai cani, non solo amici fedeli ma staffette nelle
guerre e insostituibili nei salvataggi durante le catastrofi
naturali.

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Ad esempio, la distribuzione del riccio riguarda quasi tutti i quadranti


considerati ,mentre, al contrario, della martora, del gatto selvatico, del topo
quercino oppure di numerose specie di Chirotteri la presenza è accertata in
pochissimi quadranti. Ciò è dovuto non solo alla difficoltà di avvistamento,
ma soprattutto alle loro esigenze ambientali, che non consentono una ampia
distribuzione.
Riferendosi al gatto selvatico e alla martora, se i dati negli anni successivi
confermeranno queste presenze e forse anche una loro espansione, essa
potrebbe essere ricondotta all’ampliamento degli ecosistemi forestali e alla
minore pressione antropica che in questi decenni hanno subito, soprattutto nel
piano alto collinare e montano. Solo ulteriori e continuative ricerche potranno
eventualmente verificare questa ipotesi.
La presenza del lupo ci meraviglia favorevolmente per la capacità di
espansione che ha avuto in pochi decenni. Dagli anni ’70 e ’80, in cui si
riteneva sull’orlo dell’estinzione, con appena un centinaio di individui in
tutt’Italia, ad oggi che vede una ricolonizzazione del suo areale con delle
incursioni addirittura verso la pianura.
Al contrario, non può passare inosservato un grande assente dal nostro
territorio: la lontra. Purtroppo questa specie è completamente scomparsa dagli
ambienti fluviali sia della nostra Provincia che della Regione.
Eppure, in passato, documenti scritti e testimonianze orali ci ricordano che
questa specie era presente e per nulla sporadica.
Attualmente un apporto fondamentale per la ricerca viene fornito dall’utilizzo
di foto-trappole e più recentemente da video, in grado di documentarci non
solo la presenza di specie altrimenti di difficile accertamento,
Poche aree in Italia possono vantare una mole di conoscenze ma anche interessanti comportamenti.
naturalistiche così cospicuo e approfondito come il bacino Analogamente, anche lo studio dei Chirotteri, di cui non tutti
del Fiume Metauro. Tutto ciò non nasce da strutture sono a conoscenza che costituiscono l’ordine con il maggior
istituzionali come musei di Storia Naturale, Università, ecc., numero di specie, ha trovato nell’uso del bat-detector uno
ma dall’attività di una Associazione naturalistica, strumento fondamentale e in assenza del quale quasi tutte le
l’Argonauta, che da oltre quarant’anni studia, indaga, specie risulterebbero del tutto silenziose al nostro ascolto.
propone, educa, in modo del tutto volontario. Gli strumenti tecnici indubbiamente sono di grande ausilio,
Studi e ricerche rivolte non esclusivamente agli specialisti, tuttavia l’analisi sul campo, la capacità di osservare anche
che pure trovano in essi ottimi strumenti di lavoro, ma, ed è piccoli indizi, come un leggero fruscio, l’osservazione di una
forse questo il pregio principale, si rivolgono a tutti coloro tana, di una traccia o di un seme rosicchiato continua ad essere
che abbiano spirito di osservazione e desiderio di conoscere la base, in assenza della quale nessuna ricerca naturalistica
l’immenso patrimonio naturale che ci circonda. sarebbe possibile.
La diffusione dell’uomo sul nostro territorio, con le sue Oggi, purtroppo, la ricerca naturalistica sul campo sembra quasi
attività spesso molto invasive, sembra che lasci poco spazio del tutto abbandonata, nell’errata convinzione che essa sia di
alla natura, poi inaspettatamente, scopriamo che essa in scarso interesse o che al massimo possa riguardare anacronistici
qualche modo trova qualche spiraglio per sfuggire alla nostra appassionati di natura.
invadente e distratta presenza. Gli stessi enti che dovrebbero essere i primi ad incentivare
Gli stessi Mammiferi, che molti identificano con animali di questo tipo di ricerca, a partire dai parchi, in parte soffocati da
grandi dimensioni, sono un mondo, come possiamo scoprire carenze economiche, sembrano rinunciare alla ricerca sul
da questo libro, estremamente complesso, sia in relazione alla campo, con il rischio concreto che si interrompa
distribuzione delle diverse specie nel territorio, sia per una definitivamente quella trasmissione delle conoscenze tra
loro determinazione. Quasi sempre, tra l’altro, sono anche naturalisti, che in questo settore è del tutto imprescindibile.
molto elusivi, criptici, silenziosi, il più delle volte In una situazione naturale in continuo dinamismo, anche a
principalmente notturni. Tutto ciò, pur se strettamente causa delle trasformazioni antropiche e climatiche, non
imparentati a noi, ce li rende poco noti e talvolta trascurati. investire risorse per creare passioni e professionalità nella
Studiare i mammiferi, in un’area peraltro carente di una ricerca di base rischia di vanificare ogni tentativo di conoscere
tradizione di ricerca faunistica di supporto come può essere e salvaguardare questo bene prezioso che è la biodiversità. Da
un museo, è un’ impresa ardua, una sfida che solo la tenacia questo punto di vista un plauso va alla Fondazione Cassa di
degli Autori e dei Coordinatori, Luciano Poggiani e Virginio Risparmio di Fano che, oltre ad aver consentito la
Dionisi, ha consentito di superare. pubblicazione di questo volume e molti altri in precedenza, ha
Proprio a causa della elusività de Mammiferi, Il libro investito risorse economiche in altre pregevoli iniziative di
raccoglie anche dati provenienti da avvistamenti casuali, dal carattere naturalistico.
ritrovamenti di animali morti sulle strade, reperti ossei Il mio augurio, che so condiviso anche dagli Autori, è che
provenienti dalle borre di rapaci notturni, in un arco di tempo questo bel volume rappresenti semplicemente una tappa, un
di alcuni decenni, con una intensificazione dell’attività di punto fermo da cui ripartire per l’acquisizione di nuovi dati e
ricerca negli ultimi anni. nuove conoscenze, ma anche per diffondere e contagiare,
Il libro riporta alcune specie ben distribuite nel territorio e soprattutto i giovani, nella passione di conoscere l’ambiente
altre che, al contrario, risultano estremamente localizzate. naturale che ci circonda. (Mauro Furlani)

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OPERE INGEGNERISTICHE ED ARCHITETTONICHE


CONCEPITE NEL RISPETTO DEL TERRITORIO
quando l'ambiente non viene considerato un ostacolo, ma parte integrante
integrante del progetto
Donato Cancellara*
Chi si occupa di difesa del territorio si è necessariamente principi e criteri direttivi per il Governo nazionale nell'esercizio
imbattuto nell'acronimo V.I.A. (Valutazione d'Impatto Ambien- della delega per l'attuazione della nuova direttiva in materia di
tale). Una procedura ricorrente tra coloro, spesso ingegneri ed V.I.A.
architetti, che vorrebbero porre in essere azioni che incidono Tanto ci sarebbe da precisare sulla V.I.A., ma è opportuno
significativamente sull'ambiente. Si tratta di una valutazione sulla ricordare un aspetto che, per quanto possa ritenersi banale, è
compatibilità ambientale di un determinato progetto, svolta dalla spesso sottovalutato e dimenticato: la partecipazione dei
pubblica amministrazione in base ad informazioni fornite dal cittadini nei processi decisionali sull'approvazione dei progetti.
proponente del progetto, alle analisi svolte dagli uffici Infatti, la Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998, ratificata in
competenti in materia ambientale e paesaggistica nonché alle Italia con legge n. 108/01, stabilisce all’art. 6 che ogni decisione
osservazioni pervenute da parte di tutti i portatori di interessi, dal relativa ad una serie di attività suscettibili di produrre effetti
semplice cittadino alle Associazioni e Comitati costituitisi in difesa pregiudizievoli sull’ambiente deve essere preceduta nella fase
del territorio. Per impatto ambientale si intende un effetto iniziale del processo decisionale da un’informazione adeguata,
rilevante dell'opera, presentata dal proponente, sulla qualità tempestiva ed efficace del pubblico interessato.
delle componenti ambientali, con riferimento sia all'ambiente Quell'informazione che sempre più spesso porta a configurare
antropizzato sia all'ambiente naturale. Secondo la normativa una violazione rispetto a quanto previsto dalla D.Lgs. n. 4/2008,
comunitaria e nazionale i progetti che possono avere un effetto correttivo del D.Lgs. n. 152/2006, che ha introdotto l’obbligo di
rilevante sull'ambiente devono essere sottoposti a V.I.A., fornire al pubblico la notizia del progetto tramite una breve
stimando gli impatti, anche cumulativi, quindi le modifiche, descrizione degli impatti con il termine di 60 giorni per la
positive o negative, delle componenti ambientali in seguito alla presentazione di osservazioni.
realizzazione di una specifica opera. In tale ottica la V.I.A. diviene Spesso tante opere ingegneristiche si presentano come degli
lo strumento fondamentale per l'integrazione ambientale, obbrobri concepiti senza alcun rispetto dell'ambiente nel quale
indirizzata ad una vasta gamma di progetti, con l'obiettivo di dovrebbero essere realizzate, configurando delle azioni di sfregio
renderli sostenibili dal punto di vista ambientale. e di sciacallaggio per l'intero contesto territoriale nel quale si
Argomento di particolare attualità anche alla luce della nuova andrebbero ad inserire. Tante sono le opere che andrebbero
Direttiva Europea 2014/52/UE sulla valutazione dell'impatto prese come punto di riferimento per la loro concezione
ambientale che modifica la precedente Direttiva 2011/92/UE. Le eccellente di integrazione nel paesaggio, quindi nell'ambiente.
principali novità riguardano: la separazione funzionale tra Un'opera eccellente, di cui si è parlato animatamente durante il
autorità competente e committente per evitare i conflitti recente seminario "La ricerca della forma - Le ispirazioni
d'interesse; le sanzioni che devono essere effettive, proporzio- dell'ingegneria e dell'architettura di Sergio Musmeci" e a valle
nate e dissuasive; le informazioni ambientali che devono essere della proiezione di un significativo video documentario realizzato
tempestive e disponibili anche in formato elettronico, dalla "effenove" presso il Teatro Stabile di Potenza, è il Ponte sul
rafforzando il ruolo del pubblico interessato in tutte le fasi della Basento. Si tratta di un'opera che deve essere motivo di orgoglio
procedura in ottemperanza alla Convenzione di Aarhus. per tutti noi lucani conosciuta come il Ponte Musmeci, che si
Una Direttiva da recepire entro il 16 maggio 2017 e rispetto alla trova a Potenza e realizzata grazie all'ingegno dell'Ing. Sergio
quale l'Italia ha approvato nell'estate scorsa la legge 9 luglio Musmeci. Costruito tra il 1971-1976 per attraversare il fiume
2015, n. 114 "Delega al Governo per il recepimento delle Direttive Basento, lo scalo ferroviario di Potenza inferiore e due strade, è
Europee e l'attuazione di atti dell'Unione Europea - Legge di un'opera monumentale, riconosciuta come tra le più celebri
delegazione europea 2014" prevedendo all'art. 14 specifici opere di architettura strutturale in Italia ed anche all'estero.

Ponte Musmeci, tratto dalla Shopuri dell'Architectural Thesis Research


*Associazione V.A.S. per il Vulture Alto Bradano, Associazione Intercomunale Lucania - Fed. Pro Natura, Forum Salviamo il Paesaggio - Vulture Alto Bradano

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Ponte Musmeci di Daniele 88 (Concorso fotografico)


Tratto della SS 163 Amalfitana

Un ponte costituito da una membrana di cemento


armato avente uno spessore di soli 30 cm, nello
spirito del minimo strutturale di cui l'Ing. Sergio
Musumeci era cultore, modellata in modo tale da
lavorare a compressione uniforme, formando quattro
arcate contigue, ognuna delle quali caratterizzata da
un interasse di 69,20 metri e una luce libera di 58,80
metri tra gli appoggi (v. Servizio La Nuova Tg "Docu-
mentario Musmeci" - https://youtu.be/liz732btKfQ).
Nel 2003 il ponte è stato dichiarato opera
monumentale di interesse culturale dal Ministero per
i Beni e le Attività culturali.
Altro esempio eccellente di opera ingegneristica che
si integra con il territorio, diventandone un tutt'uno, Molto più vicino a noi è il tratto di strada della SS 163, che collega la
è sicuramente l'Atlantic Ocean Road: la Strada costiera amalfitana snodandosi tra Meta e Vietri sul Mare. Una strada che
dell'Atlantico. Questa infrastruttura, localizzata in diventa un tutt'uno con il circostante panorama fatto di baie, insenature e
Norvegia, corre tra fiordi, isolotti ed è considerata la strapiombi.
strada più emozionante del mondo. È lunga 8.72 km Tante altre sono le opere concepite nel rispetto del territorio, dalle più
e collega Kristiansund e Moldel, le due principali città audaci e quelle più ordinarie, accomunate dall'intento progettuale di offrire
di una delle contee norvegesi. Inaugurata nel 1989, è un servizio alla collettività contribuendo ad arricchire quel senso di identità
stata premiata come “costruzione norvegese del che gli abitanti del posto ripongono nel luogo in cui vivono, senza alcuna
secolo” nel 2005. L'Atlantic Ocean Road è intervallata concezione speculativa che spesso porta con sé, inevitabilmente,
da 8 ponti, alcuni dei quali veri e propri capolavori superficialità negli studi di impatto ambientale, mancanza di rispetto nei
dell’architettura moderna, come, ad esempio, il riguardi delle Comunità locali ed elusione delle normative vigenti.
Storseisundet Bridge, un ponte famoso per creare Guardando queste opere si dovrebbe riscoprire il desidero, da parte di tutti
una specie di illusione ottica per la quale la strada, ad i cittadini, di pretendere che vengano concepite opere rispettose del
un certo punto, sembra terminare direttamente territorio. Oltretutto, la parola sostenibilità, spesso usata a sproposito,
nell’oceano, tanto che la strada viene porta con sé anche il prevedere un'opera a basso impatto ambientale
soprannominata dal Daily Mail “the road to inteso, quest'ultimo, come ridotto consumo di risorse naturali non
nowhere” (la strada che non porta da nessuna parte). rinnovabili nella fase di costruzione e quindi nella fase di modificazione
https://youtu.be/4RQzfJG-jWM antropica dell'ecosistema.

Atlantic Ocean Road con il ponte Storseisundet, tratta da Everplaces

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ALBERI ED ARBUSTI: I MIGLIORI ALLEATI


NELLA LOTTA ALL’INQUINAMENTO DELLE CITTÀ
Pierlisa Di Felice, Alberto Colazilli

Le piante, il verde, i giardini rappresentano i polmoni Infatti gli alberi possono essere paragonati a dei filtri
delle città ed il mezzo migliore per contrastare le polvere d'aria: attraverso la fotosintesi clorofilliana
sottili ed i gas inquinanti. assorbono anidride carbonica e producono ossigeno.
Un problema oggi più che mai attuale che mina la salute Inoltre, tramite le foglie, il tronco e le ramificazioni,
dei cittadini i quali, in seguito a prolungata esposizione ad trattengono una grande quantità di particolato
aria inquinata, corrono un elevato rischio di incorrere in atmosferico e gas inquinanti. Gli stomi presenti sulla
malattie cardiovascolari, respiratorie, tumori, pagina inferiore della foglia consentono lo scambio
infiammazioni ed irritazioni agli occhi: cosa questa che, gassoso fra l'interno e l'esterno della pianta ed
tra l'altro, comporta altissimi costi per la sanità. immagazzinano i gas inquinanti.
Pm2.5, insieme a Pm10, biossido e monossido di azoto, Anche i peli, presenti sulla superficie fogliare,
carbonio, ozono anidride solforosa risultano esseri dei svolgono un'azione coadiuvante nell'azione di
silenziosi killer che, giorno dopo giorno, minano la salute intercettazione del particolato che, una volta
dei cittadini. trattenuto, viene poi dilavato dalle piogge. Il processo
Nello specifico il più dannoso per l'apparato respiratorio di neutra-lizzazione degli inquinanti avviene poi
risulta essere il Pm2.5, contenente particelle di attraverso una serie di processi chimici interni alla
formazione prevalentemente antropogenica, tra cui pianta.
nitrati e solfati: è ampiamente prodotto dal traffico Una classifica degli alberi più utili per combattere
stradale in ambiente urbano. l'inquinamento è stata redatta dall’IBIMET, ovvero
I rimedi previsti dalle Amministrazioni Comunali per l’Istituto di Biometeorologia del Cnr di Bologna. Tra
arginare questo problema risultano nella maggior parte questi citiamo: bagolaro (Celtis australis), biancospino
dei casi essere del tutto insufficienti: targhe alterne, (Crataegus spp.), tiglio (Tilia cordata e T.
diminuzione della temperatura delle caldaie sono dei plathyphyllos), platano (Platanus spp.), acero
palliativi, ma non il rimedio. campestre (Acer campestris), acero riccio (Acer
Un'adeguata pianificazione del verde cittadino è il primo platanoides), acero di monte (Acer pseudoplatanus),
passo per condurre un'adeguata lotta all'inquinamento in albero di giuda (Cercis siliquastrum), ontano nero
ambito urbano. (Alnus glutinosa), gelso nero (Morus nigra),

Bacche di olivello spinoso (Hippophae rhamnoides )

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Ciliegio selvatico (Prunus avium) in fiore

Gingko biloba, orniello (Fraxinus ornus), frassino “Enviromental Pollution” ha messo in evidenza il fatto
maggiore (Fraxinus excelsior), leccio (Quercus ilex), che gli alberi e le foreste degli Stati Uniti hanno
melo da fiore (Malus "evereste"), mirabolano (Prunus rimosso 17,4 milioni di tonnellate di inquinamento
cerasifera), ciliegio selvatico (Prunus avium), sambuco atmosferico, con effetti positivi sulla salute umana
(Sambucus nigra), olmo comune (Ulmus minor), cerro valutati in 6,8 miliardi di dollari.
(Quercus cerris), Liriodendron (Liriodendron tulipifera), Alla luce di quanto sopra esposto è chiaro che è di
carpino bianco (Carpinus betulus), tasso (Taxus fondamentale importanza progettare nelle città spazi
baccata), tamerice (Tamarix gallica). verdi, scegliendo specie arboree ed arbustive di pregio
Oltre alle specie arboree sopra citate esistono vari altri che svolgano un'adeguata azione di purificazione
arbusti che si possono utilizzare per barriere anti-smog, dell'aria. Piantare alberi nei centri urbani è senza alcun
ognuna con una propria capacità di resistenza dubbio una delle principali azioni per tutelare la salute
all'inquinamento e di assorbimento del particolato dei cittadini.
atmosferico. Tra queste ricordiamo eleagno (Eleagnus
spp.), corniolo (Cornus spp), sanguinella (Cornus Bibliografia
sanguinea), crespino (Berberis spp), ibisco (Hibiscus
siriacus), bosso (Buxus sempervirens), lauroceraso Ranney T.G., Powell M.A.K., 1993. Alberi consigliati per l'arredo
urbano: Specie e varietà che si sono dimostrate idonee per le aree più
(Prunus laurocerasus), lagerstroemia (Lagerstroemia difficili. Ce.Spe.Vi., Pistoia.
indica), alloro (Laurus nobilis), cotoneaster (Cotonaster Beckett K.P. et al., 1999. Urban woodlands: their role in reducing the
spp.), agazzino (Pyracantha spp.), fusaggine (Evonimus effect of particulate pollution. Enviroment pollution: 347-360 .
europaeus), spirea (Spirea spp.), fiore d’Angelo Gratini L., Varone L., 2006. Carbon sequestration by Quercus ilex L.
and 41 Quercus pubescens Willd. and their contribution to decreasing
(Philadelphius spp.), Synphoricarpus spp, olivello spinoso air temperature in Rome. Urban Ecosystems 9: 27-37.
(Hippophae rhamnoides), olivello di Boemia (Eleagnus Tallis M., Taylor G., Sinnett D., Freer-Smith P., 2011. Estimating the
angustifolia), iperico (Hypericum spp), maggiociondolo removal of atmospheric particulate pollution by the urban tree canopy
(Laburnum spp.), oleandro (Nerium oleander), Rhamnus of London, under current and future environments. Landscape and
Urban Planning 103: 129-138.
alaternus e Cotynus spp. Nowak D.J., S. Hirabayashi, Al. Bodine, E. Greenfield, 2014. Tree and
Sulla rivista “Landscape and Urban Planning” è stato forest effects on air quality and human health in the United States.
pubblicato uno studio dei ricercatori dell’Università di Environmental Pollution 193: 119-129.
Southampton, i quali hanno dimostrato che, a Londra, gli https://www.americanforests.org/
http://www.ibimet.cnr.it
alberi in un anno rimuovono tra le 850 e le 2.100 http://www.iia.cnr.it/
tonnellate di Pm10. Un ulteriore studio condotto da http://www.forestry.gov.uk/forestresearch
ricercatori americani e pubblicato sulla rivista

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segue da pag. 4
La recrudescenza del bracconaggio è agevolata dalla difficoltà a perseguire i responsabili,
destinata ad accentuarsi in futuro per l’incertezza in cui verranno a trovarsi due corpi oggi
attivi sul territorio: il Corpo Forestale e la Polizia Provinciale. Pur con tanti limiti e forse con
l’esigenza di una loro riforma, costituiscono in ogni caso un presidio fondamentale in aree Federazione Nazionale
che altrimenti non potrebbero contare su altre presenze dello Stato. Con la riforma della PRO NATURA
Pubblica Amministrazione il Corpo Forestale verrebbe accorpato all’Arma dei carabinieri, con Fondata nel 1948
la possibilità che venga perduta e dispersa la peculiarità acquisita in oltre 150 anni di attività
e con il rischio reale che possa anche andare disperso il grande patrimonio di conoscenze Presidente onorario: Sandro Pignatti
accumulato in anni di presenza sul territorio. Presidente: Mauro Furlani
A tale proposito vogliamo ricordare il ruolo fondamentale svolto dalla Forestale nel fare Vicepresidenti: Marco La Viola,
emergere la tragedia della cosiddetta Terra dei Fuochi, tra Napoli e Caserta, vasta area che Vincenzo Rizzi
Segretario generale: Piero Belletti
attende ancora un piano serio e credibile in grado di porre le basi di una sua bonifica.
Coord. Segreteria: Emilio Delmastro
Bonifica che richiederà ingentissime risorse economiche e professionali e molti decenni per Tesoriere: Lorenzo Marangon
arrivare a conclusione, sempre ammesso che si parta.
La soppressione delle province porta con sé l’indebolimento e l’incertezza del servizio di Consiglio Direttivo:
vigilanza provinciale, soprattutto per quanto riguarda la questione ittico/venatoria. Anche in Piero Belletti,
questo caso la preoccupazione ambientale è rimasta ai margini delle scelte intraprese. Gabriele Benassi, Pierlisa Di Felice,
Vorrei concludere con una grande questione che sta mobilitando intere popolazioni vicine al Mauro Furlani, Valter Giuliano,
mare e non solo, quella delle trivellazione per la ricerca, la prospezione e la coltivazione di Marco La Viola, Emanuela Mariani,
idrocarburi. La Legge di stabilità del 2014, seppure emendata in parte con la Legge di Maria Verena Monaldi, Vincenzo Rizzi
Stabilità 2016, concede la possibilità di una ricerca quasi selvaggia, limitando l’autonomia
Comitato Scientifico:
degli enti pubblici territoriali. Questa rincorsa allo sfruttamento selvaggio delle poche risorse Sandro Pignatti (Presidente),
presenti sta destando una grande preoccupazione nelle popolazioni residenti, che non Marcello Buiatti, Ferdinando Boero,
intravedono alcun beneficio, ma che al contrario scorgono con chiarezza i possibili danni a Gianluigi Ceruti, Vezio De Lucia,
risorse fondamentali come la pesca o il turismo. Vittorio Emiliani, Anna Rita Frattaroli,
Appare quanto mai contraddittoria la politica di un governo che si è proposto all’opinione Cesare Lasen, Luca Mercalli,
pubblica come il nuovo in grado di svecchiare le macchine amministrative, di affidarsi a Renzo Moschini, Giorgio Nebbia,
nuove tecnologie, ma che nei fatti sta riproponendo gli stessi modelli negativi del passato, Franco Pedrotti, Amedeo Postiglione,
Salvatore Settis
addirittura rivolgendosi a quelle esigue risorse naturali di cui dispone il nostro Paese.
In conclusione, una nota forse positiva. Rileviamo con soddisfazione l’abbandono di alcune
grandi opere pubbliche sostenute dal predecessore del Ministro ai Lavori Pubblici Del Rio; Sede
tra quelle più impattanti l’autostrada Orte-Mestre. Non sappiamo se l’abbandono di questo Via Pastrengo 13 – 10128 Torino
progetto sia definitivo, ma certo registriamo il suo accantonamento come un fatto positivo. Tel. 011 5096618 – Fax 011 503155
La soddisfazione è molto controllata a causa del sospetto che lo stralcio dell’opera sia Email: info@pro-natura.it
imposto più da motivazioni economiche che da una reale scelta. Internet: http://www.pro-natura.it
Ad alimentare il sospetto che la sospensione sia solo temporanea sono le dichiarazioni del
Primo Ministro in merito a una delle tante follie ereditate da precedenti governi, come
NATURA E SOCIETÀ
quello della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Progetto che il buon senso ci
Direttore: Mauro Furlani
induceva a pensare naufragato nello stretto stesso e che invece riemerge con una pubblica Direttore Responsabile: Valter Giuliano
dichiarazione del Presidente del Consiglio di alcuni mesi fa. Redazione: Piero Belletti, Emilio Delmastro
Lo abbiamo scritto altre volte e lo ripetiamo ancora: l’Italia ha indubbiamente necessità di Gestione indirizzario: Lorenzo Marangon
grandi opere pubbliche, ma queste si dovrebbero concretizzare su ben altre opere: il
risanamento della cosiddetta terra dei fuochi, la ridefinizione di una vivibilità per le orribili Redazione:
periferie urbane, un piano serio di aiuti non solo economici per la ricostruzione dell’Aquila, la Via Pastrengo 13 – 10128 Torino
messa in sicurezza e la rinaturalizzazione di ampi settori di territorio dissestati, in altre Tel. 011 5096618 – Fax 011 503155
Email: naturaesocieta@pro-natura.it
parole, ridisegnare uno sviluppo più attento alle persone e all’ambiente.
Fino ad oggi tutto questo non è rientrato nelle priorità del governo e purtroppo non ci Offerte:
sembra neppure di ravvisare nulla del genere negli obiettivi futuri. da versare sul ccp n. 36470102,
intestato a
Federazione Nazionale Pro Natura,
via Pastrengo 13 – 10128 Torino,
indicando nella causale
“donazione a Natura e Società”

Anno 46, n. 1 - marzo 2016

Registrazione al Tribunale di Torino


n. 3085 del 28 settembre 1981

© Federazione Nazionale Pro Natura


www.pianetanews.it
ISSN: 0393-8875

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