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Assorbimento

Riferimenti:

 Dal Richardson’s volume 6 studiare il design dell’assorbimento.


 Dal McCabe studiare la teoria
 Dal Ragaini, Piroli “Processi di separazione dell’industria chimica” studiare la teoria non il design.
Questo libro presenta molti esercizi.

Il processo di assorbimento ha notevoli impieghi industriali:

 Purificazione di gas. La desolforizzazione sfrutta la solubilità della SO2 in acqua.


 Separazione massiva. Nella produzione di ammoniaca ho bisogno di produrre H2 per cui utilizzo il
processo di reforming. Devo rimuovere la CO2 per ottenere H2 puro. Si utilizza un metodo di
assorbimento fisico/chimico.

Lo strippaggio è utilizzato per:

 Trattamento di liquidi. Se ho uno versamento di materiale inquinante, esso penetra nel terreno e
raggiunge la falda. Sebbene i composti siano volatili, essendo la falda sotterranea, restano
intrappolati nelle acque. Il processo diventa pericoloso quando estraiamo la falda acquifera e la
utilizziamo per irrigare i campi oppure quando si verifica lo sversamento della falda nel mare o nei
laghi. Occorre depurare le acque e uno dei metodi più diffusi è lo strippaggio che permette di
rimuovere i composti volatili organici.
 Purificazione di materie prime. Il petrolio contiene numerosi composti ingestibili caratterizzati
dalla presenza di gas per cui sono necessarie delle operazioni di DEGASAGIO per eliminare la parte
volatile dal greggio.

Il processo di assorbimento sfrutta la solubilità. Se ho una sostanza gassosa che difficilmente condensa
non posso pensare di raffreddarla per separarla dal liquido per cui sfrutto la selettività delle reazioni e
della capacità dell’acqua di sciogliere i composti. Nello strippaggio invece, non sfrutto l’affinità chimica
ma la volatilità del composto: la solubilità è limitante nello strippaggio. Se considero un gas e un liquido
a un certo punto raggiungo un equilibrio dipendente dall’affinità chimica. Nel processo di strippaggio
considero un liquido contaminato e lo metto a contatto con un gas; il soluto è strappato dal liquido per
volatilità fino a raggiungere una condizione di equilibrio.

Consideriamo un sistema cilindro pistone all’interno del quale poniamo


dell’acqua, un composto organico volatile e aria. Parte del composto
organico si sposta dal gas al liquido fino a raggiungere una condizione di
equilibrio tra la pressione parziale del gas e la concentrazione del
composto nel liquido. Ho raggiunto una condizione limite. In fase liquida la
concentrazione di soluto disciolta è data dalla solubilità. Essa può essere
espressa in gk/m solvente, gk/gsolvente, molik/molisolvente, m3k/m3solvente. In fase vapore considero una pressione
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parziale. Posso dunque determinare una relazione tra la pressione parziale in fase gas e una seconda
grandezza che tiene conto delle quantità di materia disciolta nel liquido. Dopo un certo tempo raggiungo
una condizione di equilibrio. Il sistema cilindro pistone presenta un volume più piccolo: il volume del liquido
non è cambiato, mentre il volume del gas si è ridotto. La differenza di volume riscontrata nella fase gas
rappresenta la quantità di materia che si è trasferita nella fase liquida.

V°G - VG α moliktrasferite = solubilità * VL

La differenza di volume è proporzionale alle moli di k trasferite. Volendo utilizzare un parametro intensivo
considero la solubilità* VL = [m3k gas/m3solvente]. Sperimentalmente questa misura è data dalla variazione del
volume nel cilindro/pistone.

Sistema olio benzene

Alcune moli di benzene si spostano nel liquido. Esse non subiscono


alcuna reazione chimica in acqua. Per valutare la quantità di moli di
benzene trasferite nel liquido considero il seguente rapporto:

moli di benzene
moli di benzene + acqua

Ovvero ho considerato una frazione molare. Posso usare


correttamente la frazione molare dal momento che ho lo stesso composto sia nel gas che nel liquido.
Per cui mi riferisco alla differenza di volume con il termine x, mentre mi riferisco alla pressione parziale
con y.

Sistema acqua e ammoniaca

Misuro la riduzione del volume e vedo quante moli di ammoniaca si sono trasferite nel liquido. In
questo caso l’ammoniaca si è dissociata per cui nel liquido ritrovo una frazione di ammoniaca e una
frazione di ioni ammonio. La misura sperimentale che effettuo rappresenta la quantità di ammoniaca
che ho rimosso dal gas ma non mi dà alcuna informazione sulla quantità di molecole dissociate. La
solubilità è data dalla somma di tutte le forme del composto di partenza presenti nel liquido.

Sistema SO2 + acqua

𝑆𝑂2 + 𝐻2 𝑂 = 𝑆𝑂2 𝐻2 𝑂

𝑆𝑂2 𝐻2 𝑂 = 𝐻𝑆𝑂3− + 𝐻3 𝑂+

𝐻𝑆𝑂3− + 𝐻2 𝑂 = 𝑆𝑂3− + 𝐻3 𝑂+

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𝑆𝑂3− + 2 𝑂2 = 𝑆𝑂4−2

In questo caso non potrei considerare la x di SO2. Se non ci sono reazioni chimiche la solubilità è uguale
alla x (nella pratica scrivo sempre solubilità=x). La x cui ci riferiamo è una solubilità di tutte le forme di
cui è costituito il composto k disciolto nel liquido. La dissoluzione di SO2 in acqua porta alla formazione
di solfati e acido solforico. Le moli di zolfo che considero sono quelle presenti sotto forma di acido
solforico. La reazione di formazione dell’acido solforico non è una reazione di equilibrio ma è una
reazione spostata verso destra.

SO2 ha grado di ossidazione 4

SO4-2 ha grado di ossidazione 6

In generale ci riferiamo alle moli dell’elemento chiave (s), ma se nella dissociazione del liquido si
formano dei composti con gradi di ossidazioni differente il nostro riferimento per gli equilibri è solo
quello che ha stato di ossidazione pari a quello lato gas.

In sintesi:

La solubilità lega le moli di k nel gas e la pressione parziale nel gas alla somma della concentrazione di
tutte le specie k nel liquido. Questa funzione può essere espressa in funzione del gas (m^3 sciolti o moli
sciolti o grammi sciolti). Nel caso in cui non ci siano reazioni chimiche la quantità disciolta nel liquido è
riconducibile direttamente alla frazione molare della molecola k nel liquido. Se ci sono reazioni
chimiche la solubilità è legata a tutte le forme in cui k è presente nel liquido. Se ci sono reazioni
irreversibili, per cui il composto k si dissocia e poi cambia lo stato di ossidazione, la concentrazione
delle specie che hanno stato di ossidazione diverso non si ritrova nel dato di solubilità; dobbiamo usare
un altro approccio.

Tutti i dati di solubilità sono espressi in funzione della pressione parziale e in funzione (per
convenzione) di xk. Con xk si pensa alla frazione molare della specie k nel liquido. In realtà xk è:

𝑆𝑂3−2 +𝑆𝑂2 +𝐻𝑆𝑂3−


xk =
𝑆𝑂3−2 +𝑆𝑂2 +𝑆𝑂2 𝐻2 𝑂+𝐻𝑆𝑂3−

All’aumentare della temperatura, a parità della pressione


parziale, diminuisce la quantità che posso disciogliere nel
liquido. L’assorbimento aumenta se la temperatura si riduce,
mentre lo strippaggio aumenta se la temperatura cresce.

Ricordando che Pk = P * yk il diagramma xk-yk, a parità di


frazione molare e temperatura, all’aumentare della pressione
(aumento la pressione parziale) aumenta xk. L’assorbimento
aumenta all’aumentare della pressione. Lo strippaggio, invece,
cresce se la pressione diminuisce.
Per un processo di assorbimento devo:

 Scegliere un solvente con alta solubilità;


 Diminuire la temperatura (aumentando la temperatura favorisco la fugacità);
 Aumentare la pressione totale;

(fugacità della SO2 in acqua = fugacità SO2 nel vapore)

Gli equilibri di fase riguardano sempre gli equilibri tra


le specie molecolari uguali nel liquido e nel gas. Se
ho una dissociazione nel liquido la solubilità è
sicuramente una x complessiva maggiore di quella
che viene dall’equilibrio di fase (ho sciolto meglio).

 Scegliere un solvente capace di generare una


dissociazione della molecola da assorbire. Le reazioni
favoriscono la solubilità.

Poiché vale la regola per cui il simile scioglie il suo


simile, se voglio assorbire molecole polari utilizzo l’acqua per generare delle dissociazioni ioniche. Se
voglio assorbire delle molecole organiche utilizzo un solvente organico.

 Scegliere un solvente più affine dal punto di vista strutturale al composto che voglio assorbire.

Nel processo di strippaggio voglio rimuovere un gas da un liquido. Voglio che il gas non condensi e non
voglio estrarre il resto del liquido. Lo strippaggio si basa sulle differenze di volatilità tra il solvente e il soluto
da rimuovere.

 Aumento la temperatura;
 Lavoro a pressioni basse;

Queste condizioni costituiscono un limite nel processo di depurazione delle acque di falde perché
dovremmo rimuovere delle grosse quantità di acque e riscaldarle oppure metterle sotto vuoto.
Nell’assorbimento, poiché necessito di pressioni alte e temperature basse, andrò ad abbassare le
temperature ma per far reagire i gas ottenuti necessito nuovamente di temperature alte.

Per quanto riguarda la pressione nelle linee degli impianti ho molto spesso una pressione unica. Per variare
la pressione si può utilizzare un compressore e poi una turbina ma il processo risulta essere molto costoso.
Per fare un assorbimento ideale o uno strippaggio ideale, teoricamente lavoro con pressioni atmosferiche.
Poiché i fattori di costo aumentano con l’aumentare della pressione preferisco lavorare a pressioni
atmosferiche. Se proprio l’operazione non è percorribile a pressioni atmosferiche penso di aumentare o
ridurre la pressione a seconda che si tratti di un assorbimento o di uno strippaggio. Oppure posso pensare
di cambiare solvente in modo da lavorare con la pressione atmosferica. Per cui uno dei criteri di scelta del
solvente non è solo l’affinità e il valore di solubilità assoluto ma in particolare il valore di solubilità ad una
atmosfera. In certi casi l’equilibrio condiziona tutto per cui aumentare la solubilità mi permette di fare degli
impianti più piccoli. Prima di rimuovere una pressione o una temperatura è dunque necessario assicurarsi
che non si abbiano delle alternative di altri solventi anche caratterizzati da solubilità peggiori. E’ necessario
inoltre sempre tener conto dei parametri di sicurezza e sostenibilità.
Sistema cilindro pistone:

Ho un volume di gas che viene messo a contatto con un volume di liquido. Indico con k tutti i componenti
presenti nel gas e nel liquido. In condizioni di equilibrio ottengo un volume diverso (supponiamo che i
volumi non siamo cambiati di molto). Voglio individuare i valori di xk e yk all’equilibrio. Fisso pressione e
temperatura e ottengo una curva di equilibrio.

Per descrivere il sistema considero le condizioni iniziali. Lo


stato iniziale è xk° e yk°. Individuo il punto corrispondente
@t=0. Per individuare il punto di equilibrio devo utilizzare i
bilanci di materia, i bilanci di quantità di moto, i bilanci di
energia e le relazioni di equilibrio. Nel nostro caso
consideriamo il bilancio di materia. Non stiamo
considerando le reazioni chimiche.

VG° = VG, VL° = VL ipotizzo che non ci siano variazioni di volume lato liquido e lato gas.

Conosco le y e x iniziali.

Voglio individuare le x e y in condizioni di equilibrio, ovvero a tempo infinito.

Bilancio di materia

VG° * yk° + VL * xk° = VG * ykeq + VL * xkeq

Bilanci parziali di materia

ykeq = (VG° * yk° + VL * xk°)/ VG° - (VL * xkeq)/ VG°

L’espressione ottenuta è vera in condizioni di equilibrio ovvero a tempo infinito. E’ una legge di
conservazione per cui sarà vera in tutti gli istanti di tempo.

α = (VG° * yk° + VL * xk°)/ VG°

ykeq = α - (VL * xkeq)/ VG°

Ho ottenuto una retta nel piano xk yk. Di questa retta conosco il punto @t=0 ovvero x°k e y°k
La pendenza della retta è VL/VG. L’intersezione tra la retta
ottenuta e la curva di equilibrio rappresenta il punto di
equilibrio. In qualunque istante di tempo il mio sistema si sta
muovendo lungo questa retta fino a raggiungere a tempo
infinito l’equilibrio; oltre non può andare. Sto operando un
assorbimento.

Se Xk° fosse stato un altro punto avrei effettuato uno strippaggio.


Le due operazioni sono identiche; nell’assorbimento la x si sta
muovendo verso un valore maggiore, nello strippaggio sto
ottenendo una x minore della precedente. Sto facendo una
operazione di assorbimento. Nell’assorbimento sto partendo da
un gas con una certa concentrazione, ad esempio del 5%, e
progetto un impianto per ottenere una concentrazione nel gas di
200 ppm. Nei processi di assorbimento è di solito specificata una
concentrazione finale yk limite. Immaginiamo per comodità che il
processo avvenga in un batch. Ho un metro cubo di gas che contiene una concentrazione iniziale yk° del
mio soluto. Quanti litri di liquido devo utilizzare, a pressione e temperatura fissati, per avere una
concentrazione in uscita pari al valore limite? Considero il bilancio di materia, considero l’equazione della
retta e faccio in modo che la sua pendenza mi porti ad avere il valore limite.

Il valore di liquido ottenuto è quello che ci permette di


raggiungere la y desiderata in condizioni di equilibrio. Ho
ottenuto la PORTATA MINIMA DI LIQUIDO. In questo caso si
tratta di un volume. Il parametro limitante è VL/VG. Nelle
condizioni di equilibrio assume un valore minimo. Se
utilizzassi esattamente questa portata di liquido il tempo
necessario per raggiungere la concentrazione desiderata è
infinito. Per garantire un tempo infinito dovrei utilizzare un
impianto di grandezza infinita. Dobbiamo dunque trovare
una portata di liquido che ci permette di arrivare a quella
concentrazione in un tempo ragionevole. Naturalmente questa portata deve essere maggiore di quella
minima. Se aumento la portata impiego meno tempo per raggiungere l’equilibrio. Il tempo necessario per
raggiungere l’equilibrio è dato dalla forza spingente. Normalmente ci riferiamo a una forza spingente in
forma lineare. Per quantificare la forza spingente confronto la y con il punto di equilibrio. Se aumento
questa distanza il processo è più veloce impianto più piccolo a parità di portata.
Se riduco la portata di liquido progressivamente, la forza
spingente si va ad annullare verso il punto di equilibrio. Il
punto di equilibrio dal punto di vista dei fenomeni di trasporto
rappresenta un azzeramento della forza spingente. La forza
spingente è data dalla differenza tra le condizioni operative e
le rispettive condizioni di equilibrio.

 La portata di liquido deve essere tale da essere al di sopra del valore minimo
VL/VG > VL/VG minimo
 Il tempo di trattamento è inversamente proporzionale a 1/ (VL/VG) . Aumentando questo rapporto
si riduce il tempo di trattamento.

In questa operazione sto valutando la forza spingente in relazione alla condizione operativa e alla
condizione di equilibrio. Come faccio a sapere che avrò una condizione di equilibrio e quindi avrò una forza
spingente? Il sistema a un generico tempo t non sa dove starà l’equilibrio. Se non ne ha idea nel fare la
proiezione sulla nostra condizione di equilibrio potremmo dire che a un certo istante di tempo t vedo una
certa quantità di molecole nel liquido. Ma tutto è riferito al presente, al generico istante di tempo t. Tutti i
fenomeni di trasporto hanno delle forze spingenti che intuitivamente possiamo legare all’equilibrio,
situazione matematicamente comoda, e in alcuni casi è anche fisicamente corretto.

Sono partito dal punto iniziale, mi sono prefissata una certa


concentrazione desiderata e ho utilizzato un certo volume
di liquido. Queste sono le condizioni operative. Prendo un
generico t nel tempo. Una forza spingente potrebbe essere
una differenza di concentrazione tra me e l’equilibrio.
Posso quantificare questa differenza come un segmento
che può essere visto o dalla parte del liquido e dalla parte
del gas. Ma il sistema non ha idea di dove andrà a finire
all’equilibrio. Al tempo t, le molecole di gas, preso atto di
quante sono quelle nel liquido, vedono come valori di
equilibrio y*. La molecola del soluto nel gas deve capire in
ogni istante di tempo se andare o meno nel liquido. La scelta va fatta in relazione alla quantità di molecole
nel liquido in quell’istante. Guardo il liquido come mi appare in quell’istante di tempo. La sua forza
spingente dal punto di vista della molecola di gas è data da y – y*. Y* è la concentrazione del soluto nel gas
che fa equilibrio alla corrispondente concentrazione del composto k nel liquido ad ogni tempo t. Se la
guardo dal punto di vista del liquido faccio il discorso inverso. La sua forza spingente diventa la proiezione
di quello che lui vede all’equilibrio al tempo t. La sua forza spingente è la differenza tra la concentrazione
effettiva e una concentrazione che stima al tempo t e corrisponde a una x*. Per quantificare la forza
spingente (teoricamente potrei seguire la retta di lavoro fino all’equilibrio- correttissimo) ma non ho
percezione di quello che succede al tempo infinito, ma so quello che succede in quell’istante di tempo.
Immaginiamo che l’acqua evapori, al variare del tempo il volume di liquido si riduce ma le molecole di SO2
non sanno che si liquido si sta riducendo per cui se guardassi questa curva non otterrei più una retta ma
una curva.
Nel tempo t la molecola non sa che sta cambiando la portata. Concettualmente posso guardare le forze
spingenti tra il mio stato al tempo t e lo stato teorico all’equilibrio. È più realistico che il sistema stia
guardando una differenza tra il suo stato e l’equilibrio al tempo t. Quantificare le forze spingenti ci aiuta a
capire come variano.

Teoria del doppio film

Consideriamo l’interfaccia fisica tra liquido e gas. Voglio descrivere il


profilo di concentrazione tra le interfacce. Utilizzo la teoria del film: finché
la molecola è presente nel bulk del liquido, ovvero a una certa distanza
(spessore di strato limite dall’interfaccia fisica) posso immaginare che la
mia concentrazione sia costante, e nel nostro caso è proprio yk. Entrata
nello strato limite c’è un profilo di concentrazione che mi fa passare da yk
a una concentrazione di interfaccia yk’. A seconda delle teorie posso
modellare con un profilo lineare o con le f(c). So che passo da una
concentrazione yk a una concentrazione yk’ d’interfaccia. Nel lato liquido ho una concentrazione costante
xk, c’è uno spessore a una certa distanza detto spessore strato di materia lato liquido, ho un profilo di
concentrazione. La xk di interfaccia diventa una corrispondente xk’. Il trasporto di materia e la forza
spingente mi fanno spostare la molecola dall’interfaccia al bulk del liquido.

Flussi di materia

Nk = Ky δy (yk- yk’)

Nk = Kx δx (xk- xk’)

Nk= flusso di materia del componente k

Posso uguagliare le due equazioni trattandosi di un processo in serie.

Ky δy (yk- yk’) = Kx δx (xk- xk’)

Nel piano xk - yk è una retta. È la definizione del coefficiente angolare della retta che lega il unto (xk; yk) al
valore del corrispondente punto d (xk’; yk’). Se considero un generico punto questo punto per sapere i
punti dell’interfaccia e quantificare la forza spingente lato gas e lato liquido;devo utilizzare questa retta.
Noti i due coefficienti di trasporto ottengo una retta di pendenza kx/ky= (yk- yk’)/ (xk- xk’)
Ottengo il punto (xk’; yk’). Per quantificare la velocità del
processo valuto le forze spingenti. Esse nascono dallo
studio dei fenomeni di trasporto. Posso studiare il sistema
con due equazioni: un trasporto lato gas e un trasporto
lato liquido. Poiché il processo è in serie, so che le due
equazioni mi danno lo stesso flusso. Dall’uguaglianza tra i
flussi ottengo una relazione che lega i valori istantanei di x
e di y ai corrispondenti valori di interfaccia. Supponiamo
che la pendenza della retta non cambi mai, ovvero che i
coefficienti restano uguali. Sto facendo una operazione in
cui dico che in un qualunque istante di tempo esploro una serie di condizioni di forza spingente dati dalla
differenza tra il mio valore e il valore all’interfaccia.

Ogni (xk; yk) ha un suo duale (xk’ yk’). All’equilibrio la forza


spingente si è annullata. Se aumento la portata di liquido
arriverò nella condizione limite con una certa velocità. Se
aumento i volumi di liquido cambia la pendenza delle rette?
Dipende. Se guardo il trasporto di materia, uguagliando i
flussi, la superficie di interfaccia sparisce. Se utilizzo più
liquido la velocità complessiva del sistema è sicuramente
cambiata, ma avendo uguagliato i flussi la pendenza della
retta di trasporto non è cambiata. Varia se cambiando la
portata di liquido o la portata di gas vario i coefficienti. Nel volume chiuso può esserci di tutto, un agitatore
o goccioline di liquido. Se il gas si muove più velocemente il coefficiente lato gas aumenta. Le condizioni di
trasporto sono influenzate o meno dalle quantità di liquido o di gas utilizzati a seconda della variazione o
meno dei coefficienti. Se non vi è alcuna variazione dei coefficienti non cambia la pendenza. A quantificare
il comportamento del mio sistema da sistema che assorbe a sistema che strippa è una quantificazione della
forza spingente. Per il sistema la differenza è una differenza istantanea ed è definita dalle condizioni di
trasporto.

Sistema aperto

Colonna di assorbimento. Il liquido entra da sopra.

Supponiamo che i flussi siano distribuiti uniformemente lungo tutta


la sezione (non c’è alcuna differenza radiale di concentrazione
ecc..). Il gas entra con una yA° ed esce con una y finale ottenuta ad
una certa distanza z. La velocità con cui il gas si muove è data da:

v G = QG / S

Il profilo di concentrazione nel pfr è uguale al profilo di


concentrazione nel str in cui t=z/vG. Il profilo nello spazio della y è
uguale al profilo nel str. Tutto quello che ho detto nel tempo è
valido per z.
Il profilo è esattamente lo stesso. Il sistema in equicorrente è
uguale a quello che abbiamo detto fino ad ora. Per una questione
di forza spingente preferisco il controcorrente. Se guardiamo
l’evoluzione delle forze spingenti lungo la retta di lavoro vedo
delle forze spingenti molto variabili, all’inizio ho un processo
velocissimo successivamente la forza spingente si va riducendo
quindi il processo rallenta. Non voglio fare le cose in maniera
brusca perché in molti processi ho lo sviluppo di calore. Se
considero un assorbimento devo lavorare a temperature basse.
Se ci metto un calore di solubilizzazione (acidi in acqua creano un
forte calore di miscelamento) se faccio avvenire delle reazioni troppo rapidamente non si riesce a
controllare il processo, per cui non mi interessa tanto la sforza spingente finale lenta ma non mi piace la
alta forza spingente iniziale. Per poter controllare il mio sistema preferisco lavorare con forze spingenti più
o meno costanti. Questo è il motivo per cui preferisco lavorare con un controcorrente. Nel sistema
controcorrente ho il seguente schema

Nel piano x-y

Conosco il punto di uscita del gas. Non so la concentrazione di


liquido all’uscita. Faccio i bilanci di materia:

G*yk + LA*XkA = GA*ykA + Lxk

Yk= (G*yk + LA*XkA)/G + (L/G) * xA

Divido la colonna in due sezioni. Operando un taglio per poter mantenere


l’equilibrio del sistema devo sostituire alla colonna delle correnti in uscita.
Se le portate sono costanti allora ho una retta di cui conosciamo il punto.
Dobbiamo fissare una portata di liquido. Il minimo è dato (colonna di
lunghezza infinita) il valore all’equilibrio. Se considero questa portata di
liquido ottengo in uscita un liquido che ha preso il massimo che può
prendere. In questo modo individuo la mia portata minima. La retta di
trasporto ottenuta non è cambiata rispetto a quella ottenuta nei casi
precedenti. In un istante i flussi sono uguali, ovvero sono uguali in un certo
istante di tempo.
L’equazione di trasporto non se ne frega del sistema di contatto a meno che non vengono alterati i
coefficienti di trasporto. Sia che operi in equicorrente o in controcorrente i coefficienti sono uguali. La retta
di trasporto sono una serie di rette di trasporto parallele. La forza spingente rispetto al caso
dell’equicorrente è molto più uniforme. Ci conviene guardare la forza spingente e non l’equilibrio perché ad
esempio immaginiamo di operare uno strippaggio: prendo un liquido che entra in testa con un certo tenore
di soluto ovvero xka. Lo voglio trattare con un gas che contiene una certa concentrazione di soluto. ykB è
noto. Voglio togliere il soluto dal liquido. (operiamo uno strippaggio)

Voglio che xkB <xkA.

Definisco la portata minima di gas che devo immettere nel


sistema. Sono rette con centro nel punto B e coefficiente
angolare L/G. se voglio utilizzare la retta di equlibrio. Quando il
liquido esce ha una concentrazione che fa equilibrio (a tempo
infinito o ad altezza infinita). Posso pensare di far uscire il gas alla
stessa concentrazione del liquido. Questo rappresenta la
condizione limite. Disegno la retta. Ho ottenuto in realtà una L/G
massimo. Operativamente definire questo parametro mi porta a
dire che qualunque valore di rapporto che sia oltre il limite
termodinamicamente funziona. In questo caso non è vero perché
un certo punto la retta di lavoro passa oltre la curva di
equilibrio. Consideriamo le forze spingenti. C’è un’inversione
delle rette di trasporto nei due punti, questa cosa non è
ammissibile. La retta che al meglio rappresenta la condizione
limite è data dalla tangente. Per assicurarmi sempre della forza
spingente mi devo mettere a destra della curva di equilibrio.
Tutti gli assorbimenti devo avvenire a sinistra della curva di
equilibrio, gli strippaggi a destra. La condizione critica diventa la
condizione di tangenza.

Ci sono varie regole che dipendono molto dal comportamento del sistema e dalle forme dell’equilibrio per
definire le condizioni critiche. Alcune sono molto semplici da applicare. Le approssimazioni posso portare a
degli errori. Ho una serie di condizioni critiche. Nei processi di assorbimento le condizioni critiche sono
rappresentate dall’intersezione dei punti di uscita con la curva di equilibrio. Questa condizione e quei punti
vengono chiamati pinch point. L’altra condizione di azzeramento della forza spingente è rappresentata dalla
condizione di tangenza. Pinch point sta per azzeramento della forza spingente. Nel nostro sistema possiamo
ritrovare più pinch point. Se il sistema è diviso (più alimentazioni, più prelievi) ogni sezione della colonna
individua dei pinch point differenti. È necessario prima individuare tutti i possibili pinch point e poi
troviamo la condizione più restrittiva che diventa quella del funzionamento minimo. Se non avessi guardato
le condizioni di tangenza avrei preso un L/G massimo sbagliato. Se l’avessi maggiorato, e se avessi trovato
una curva al di sotto della curva mi sarebbe andata bene ma se avessi trovato una retta al disopra della
curva avrei sbagliato. Devo fare le verifiche del pinch point e poi scegliere la condizione restrittiva. Su
questo incide moltissimo la definizione della curva. Se avessi linearizzato la curva non saremmo riusciti mai
a beccare una retta di equilibrio. È importante definire un minimo perché esistono delle scorciatoie che ci
permettono di relazionare le altezze delle colonne ai rapporti soluto solvente in funzione delle condizioni
critiche di funzionamento. Definito L/G minimo lo vado a maggiorare. Molto spesso lavoro con oscillazioni
delle portate e ottengo dei malfunzionamenti. Supponiamo di aver individuato un pinch point senza aver
verificato le condizioni di tangenza. Ho maggiorato e ho trovato una condizione in cui il sistema funziona.
Supponiamo che improvvisamente ho una rottura di una pompa e ho una riduzione della portata. Voglio
capire quando quella portata inizia a scendere al di sotto di un valore critico. Se non ho fissato bene il
valore critico e ho maggiorato di 4 volte il valore minimo allora penso sia impossibile raggiungere condizioni
di malfunzionamento anche se la portata è scesa di 3 volte. Invece, magari, la condizione di tangenza era
una condizione intermedia per cui ho una condizione di malfunzionamento. Voglio aumentare le portate
ma sempre nei limiti. Mantenere una portata di liquido più prossima ai limiti comporta tempi di
assorbimento più lunghi. Se riesco ad ottenere una portata piccola con una altezza giusta mi sta bene.