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“BREVE STORIA DELL’ITALIA MERIDIONALE” 

 
CAPITOLO 1 -- IL MEZZOGIORNO PREUNITARIO (1806 → 1861) 
 
1.UNA RIVOLUZIONE PASSIVA 
Governi Bonapartisti nel Regno di Napoli dal 1806 al 1815. 
---Nel 1806 Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone) fa una ​legge antifeudale​ ed elimina tutte le forme feudali 
presenti nel regno. Tale​ mutamento​ era quindi ​imposto (“rivoluzione passiva”)​ da un governo straniero e non prodotto 
da una società che non si era ancora rinnovata.  
→ il ​ceto baronale decade​ (ma in realtà sopravvive a lungo conservando i modelli di comportamento e relazione feudali) 
a causa della ​quotizzazione/divisione in massa​ delle terre (che continua per tutto l’800 e oltre) 
1. spartire terre tra feudatari e contadini 
2. dividere in piccoli appezzamenti i contadini x assegnarli a tutti 
3. i contadini dovevano pagare un canone annuo  
La distribuzione tuttavia fu irregolare xk la terra si accentrava nelle mani di pochi medio/piccoli proprietari (​borghesia 
terriera) ​xk molti contadini nullatenenti nn potevano pagare il canone e vendevano la terra ricevuta. → La nuova 
borghesia, tuttavia, proprio xk la rivoluzione era stata passiva, non ha una identità forte e si evolve lentamente. 
-Limiti della quotizzazione: 
1. i baroni diventavano proprietari effettivi delle terre di cui erano feudatari 
2. i baroni conservavano molti diritti che, qualora violati, i comuni dovevano riscattare 
---​Mutamenti nell’organizzazione dello Stato​: 
1. riforma fiscale 
2. nuove istituzioni (ponti,strade..) 
3. riorganizzazione territoriale del Regno​ in 14 province con relativi capoluoghi. 
Le Province dovevano gestire molte questioni (produzione,commercio,finanze,sicurezza…) 
Ciascun comune ha un sindaco, un consiglio comunale e una giunta 
→ Si indebolisce la tradizionale tendenza all’accentramento di Napoli. 
Qst organizzazione viene perfezionata al ritorno dei Borboni nel 1815 (​monarchia amministrativa) 
---​Cambiamenti sociali: iniziano a venir meno le barriere tra le classi sociali che immobilizzavano la società. 
 
2.TERRITORIO,POPOLAZIONE,BONIFICHE 
-Dall’800 ​la popolazione cresce​ → consegue: 
1. Sviluppo dei centri urbani​ lento ma irreversibile. Prima la popolazione era assorbita soprattutto dalla 
capitale (Napoli), ora tanti altri centri ma non in maniera uniforme → differenze tra regioni: Sicilia + 
urbana; Calabria ,Basilicata e Abruzzo molto meno xk + montuose;la Puglia aveva la zona 
pianeggiante +grande (il Tavoliere) e porti lungo le coste 
2. Necessità di sfamare + persone → Sfruttamento intensivo delle terre​ → disboscamento (il legno 
era considerato un bene inutile xk troppo costoso da trasportare x venderlo) e conseguenti ​dissesti 
idrogeologici (frane + creazione paludi). 

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Il Meridione è in minor parte pianeggiante e per il resto è ​tutto colline e montagne dove si concentra la popolazione​ in 
tanti piccoli centri isolati tra loro e lontani,così dalle zone malariche pianeggianti e dalle zone soggette agli attacchi dei 
pirati. Si disbosca e si mettono a coltura soprattutto queste aree,dunque,xk vicine agli insediamenti. 
→ Sia i governi bonapartisti sia la monarchia borbonica si impegnarono x risolvere qsti dissesti → ​bonifiche + 
realizzazione vie e sentieri. → ​grande sforzo ma ​non sufficiente​. Inoltre nel 1860 e con la creazione dell’unità del Regno 
qsti problemi passarono in secondo piano e affidati alle iniziative private. I progetti di bonifica saranno ripresi dal 
fascismo 
 
3.AGRICOLTURE E MERCATI 
--​-Settore cerealicolo:​ centrale nell’agricoltura meridionale preunitaria. 
-Dominato dal​ latifondo​ trasmesso x via ereditaria (poche famiglie che potevano anche affittarne delle parti) e coltivato 
con ​tecniche antiche​, sperimentate e adatte al territorio arido. → coltivare grano x 1-2 anni e poi lasciare la terra riposare 
come pascolo → ​allevamento transumante 
-​Qst tipo di agricoltura creava grandi ricchezze ma pochi progressi all’economia e all’assetto del territorio. 
-Commercio: ​Bari​ centro commerciale + vivace nel mezzogiorno dell’800. Adesso era calata l’esportazione dei cereali e 
del grano xk si era sviluppata la produzione di quest’ultimo all’estero ma prima era molto florida. Il Mezzogiorno aveva 
perso il monopolio all’estero anche x vino, canna da zucchero e seta. 
---​Alberi:​ Coltura favorita dal clima. Settore + nuovo (dal medioevo) di qll cerealicolo che rendeva il mezzogiorno 
“centrale” nei commerci internazionali anche grazie ai nuovi trasporti navali a basso costo. Erano richiesti soprattutto gli 
agrumi​ e l’​olio d’oliva​ (usato a loro nelle lavorazioni industriali. Quindi sviluppo industriale all’estero = al sud + colture 
di ulivi) → ​si determina così il paesaggio agrario meridionale che sussiste ancora oggi 
 
4.Manifatture domestiche e industrie  
Nel mezzogiorno era presente un​’industria domestica​ che si articolare in due settori:  
1. lavoro casalingo dipendente dalle colture del territorio( lino, seta , canapa e lana cotone)  
2. della protoindustria dipendente dai mercanti.  
--Cotone: ​sottoposto a diverse lavorazioni un po’ in tutti i comuni del regno . Spesso le piccole attività si organizzavano 
in​ “sistemi” di produzione ​(guanti a Napoli). 
--Seta:​ un’antica industria del mezzogiorno che ​aveva primeggiato​ nel tardo medioevo, adesso ormai non godeva più 
della sua posizione di vantaggio di un tempo, infatti gli altri territori avevano sviluppato proprie manifatture.  
-I governi bonapartisti e poi i borboni introdussero misure x favorire qst industrie (​protezionismo​) 
-Fra gli anni trenta e cinquanta dell’ottocento si verificò una​ espansione dell’allevamento del baco​. 
-Si svilupparono grandi filatoi ma anche tante piccole filande a conduzione famigliare.  
-Furono adottati ​nuovi strumenti​ di lavorazione come il “filatoio alla piemontese” e i telai Jacquard.  
-Il settore tessile conobbe un nuovo e inatteso slancio.​ Imprenditori svizzeri e non solo​ trovarono conveniente investire 
nel Regno di Napoli x corsi d’acqua, coltivazione locale del cotone, manodopera a basso costo. 
- Nel 1861 nella provincia di salerno, la filatura meccanica del cotone veniva realizzata in ​sei stabilimenti di grandi 
dimensioni​ ,alla tessitura meccanica provvedeva invece sette fabbriche. 
- Non sempre però il lavoro manuale si integrava con quello meccanizzato xk toglie lavoro.  
-In quegli anni esisteva già una notevole mobilità di imprenditori, tecnici capitali che si sposavano oltre i confini nazionali 
e mettevano in circolazione anche idee, esperienze e ritrovati tecnici. Si manifestava così la rivoluzione industriale allora 
in corso in europa.  
---Industria metalmeccanica.​ Qui il capitale e l’iniziativa francese ed inglese congiunta con quella degli imprenditori 

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meridionali diedero vita a un’attività di grande portata. Nel 1818 partì da napoli il ​primo battello a vapore​ e la ​prima 
linea ferroviaria d’italia​ la napoli-portici. 
Come si fa a spiegare e a conciliare la presenza di un mezzogiorno industriale,ma mai dominante con l’immagine di un 
mezzogiorno tutto rurale??? ​Al momento dell’unità le distanze tra nord e sud sul piano della struttura industriale 
non erano così rilevanti​ come sarebbe stato in seguito. In alcuni settori anzi il sud non era in posizione di svantaggio 
(Sicilia con monopolio dello ​zolfo​) -​Lo squilibrio grave risiede tra l’italia e i grandi paesi europei ​ormai in piena fase 
di industrializzazione .  
-LIMITI dell’industrializzazione del Mezzogiorno: 
1. Protezionismo, anche se l’italia si è incamminata sulla strada dell’industrializzazione le sue classi 
dirigenti hanno intrapreso una politica protezionistica. 
2. l’arretratezza del ceto imprenditoriale, pochi erano infatti i grandi capitali privati che rischiavano nei 
settori industriali.  
3. ristrettezza del mercato interno: la scarsa articolazione della vita sociale nelle campagne influiva la 
scarsità di centri urbani in grado di creare una larga richiesta di prodotti per le manifatture.  
4. x la collocazione geografica non godeva di quella contiguità fisica con gli stati europei in corso di 
industrializzazione, di cui venivano avvantaggiandosi regioni come lombardia liguria e piemonte. 
 
CAPITOLO 2. NELL’ITALIA UNITA 
1.DA REGNO A REGIONE 
-Con la​ campagna garibaldina del 1860​ le regioni meridionali vennero annesse al resto dell’italia unificata. Il regno di 
napoli perse sempre la sua dimensione di stato autonomo e l’Italia perse il carattere frammentario. 
---Problemi a breve termine dell’unità x il sud: 
1. L’abolizione immediata delle vecchie tariffe protezionistiche espose di colpo una buona parte delle 
industrie dell’ex regno alla concorrenza esterna mettendole in grave difficoltà. 
2. ridimensionamento del peso politico ed economico di Napoli 
3. soppressione di molte funzioni amministrative 
4. Napoli perse la cura ravvicinata dei propri affari → x molti anni i presidenti del Consiglio furono 
piemontesi (​“piemontesizzazione”)  
-Perciò gran parte della popolazione sentiva i nuovi ​dominatori come degli estranei​, se non addirittura come nemici. → 
→ ​guerra civile ​: ​il brigantaggio​. ​Tra il 1861 e il 1866​ all’incirca buona parte dell’italia meridionale e soprattutto la 
puglia molise basilicata e campania vennero percorse dai movimenti di bande armate formate da contadini o ex soldati che 
sottoponevano a saccheggio beni e proprietà dei signori locali. I briganti vennero ben presto a godere dell’omertà o 
dell’appoggio aperto dalle ​masse contadine​, dell’​ex re​ e anche della​ chiesa​.  
Per soffocare le bande si vide impegnato quasi ​metà esercito italiano​ che spesso non si comportò meno ferocemente di 
come si comportavano i briganti. Nel ​1863​ venne emanata la ​“legge Pica”​ che autorizzava lo stato d’assedio nei paesi 
battuti dai briganti.  
-​Commissione d’inchiesta Massari​ sui dati su morti e devastazioni conseguenti al fenomeno del brigantaggio 
 
2.IL MEZZOGIORNO COME PROBLEMA 
A metà degli anni settanta un ​ristrettissimo gruppo di intellettuali​ ebbe il suo centro di aggregazione nella rivista (A) 
“La rassegna settimanale” che si incominciarono a considerare le reali condizioni del sud + Nel 1875 pasquale ​villari 

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pubblicava le (B) “lettere meridionali”, considerato il primo manifesto di denuncia dell’esistenza di una ​questione 
meridionale​: in esse venivano denunciate: 
1. le ​condizioni​ di sfruttamento , sottomissione e posti in luce i reali rapporti tra stato e società 
meridionale→ grande ​sfiducia​ xk lo stato non aveva saputo risolvere le ingiustizie. 
2. politica fiscale​ del nuovo stato alquanto pesante specialmente in sicilia: una pressione fiscale 
giustificata dalla necessità di finanziare la costruzione materiale della nazione attraverso ferrovie 
strade porti e tutto ciò che occorreva per unificare anche territorialmente l’italia. Era vista come 
vessazione. 
(C) ​Sonnino e Franchett​i autori di un’inchiesta sulla sicilia. → fa conoscere realmente al ceto politico italiano quali 
erano le condizioni prima ignote del mezzogiorno. + Inaugurarono le indagini sociologiche e l’inchiesta sul campo. 
--Tutti qsti intellettuali avevano tuttavia una visione ​conservatrice​ che faceva 1.passare in secondo piano i piccoli 
progressi e valorizzare gli aspetti negativi; 2. crea una visione uniforme del mezzogiorno; 3.non si considerano le città; 
4.le classi sociali sono solo 2: contadini e proprietari. 
Tuttavia colgono che la situazione dominante era l’​assoluta dipendenza dalla terra;​ una ​distribuzione diseguale della 
ricchezza​, una mancanza di un diritto uguale per tutti e la presenza di un ​predominio della potenza individuale.  
 
3.MAFIA E CAMORRA 
---La camorra​ era un gruppo criminale che aveva la propria base di insediamento a ​Napoli ​grazie a una ​organizzazione 
capillare e gerarchica​ con un capo e diversi gradi intermedi divisa in ​gruppi sparsi​ essa raggranellava risorse 
estorcendo​ denaro presso quasi tutti gli stati sociali. x qst sua “efficienza” fu usata dallo stato borbonico e poi unitario x 
funzioni di polizia. 
--- Già all’indomani dell’unità​ mafia​ elemento caratteristico della società ​siciliana​ caratterizzandosi come 
un’organizzazione criminale accanto al brigantaggio.  
Questa tale formazione criminale sicuramente nasce nelle campagne palermitane con condizioni di cultura che favorivano 
la ​propensione alla violenza​ individuale e di gruppo un esasperato ​senso dell’onore personale​ e una sedimentata 
sfiducia che lo stato potesse regolare i conflitti tra gli individui e le classi, gestire e governare la giustizia.  
Le sue ​economie illegal​i erano assai varie: dal furto del bestiame al sequestro di persona dall’estorsione dei fondi agricoli 
alla protezione imposta ai proprietari di terre e case.  
In comune con la criminalità napoletana era la​ violenza ​come mezzo per esercitare il controllo su ampie zone di territorio, 
minaccia costante su tutti coloro che non rispettavano le regole. 
-Lo​ stato​ unitario non fece nulla perché ​non possedeva i mezzi repressivi adeguati​ per combattere le cosche, finì così 
con l’inglobarne le varie formazioni → ​legami tra mafia e istituzioni. A ​ napoli ad esempio la camorra venne assumendo 
un aperto controllo della vita amministrativa ed elettorale (“alta camorra”). Meno evidente e più nascosta era la presenza 
della ​mafia​ ma non per questo meno efficace, anzi arrivò diritta dritta ​al cuore del sistema​, Roma e poté accedere agli 
alti funzionari come prefetti e magistrati. Clamoroso fu il caso del magistrato Tajani di palermo.  
 
4.NUOVI SVILUPPI PER L’AGRICOLTURA 
I governi dell’italia unificata avviarono una ​politica liberistica​ che ​influenzò positivamente l’agricoltura meridionale. 
1. Il nuovo trattato commerciale con la francia che favoriva le produzioni pregiate dell’agricoltura 
meridionale ( agrumi, mandorle olio ecc)  
2. costante aumento dei prezzi agricoli,  
3. buona congiuntura economica generale  

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--Colture che crebbero: 
1. vite 
2. gli agrumi di sicilia e calabria. 
3. l’olivo  
4. il mandorlo, che avrebbe dato all’italia il primato di maggiore paese produttore di mandorle al mondo. 
Meno sensibili furono invece i progressi dell’ambito delle colture seminative dove le scarse innovazioni tecniche non 
diedero luogo a incrementi significativi. 
--​Crescita e sviluppo della borghesia agraria ​x L’obbligo della divisione paritaria dei beni fra eredi e le alte pressioni 
fiscali gravanti sulla proprietà insieme alle tasse della successioni, crearono un certo ​mercato della terra​, favorito anche 
dalla ​vendita delle terre demaniali ed ecclesiastiche.​ A comprare furono specialmente i proprietari terrieri, mercanti 
professionisti e imprenditori. Scarsa invece fu la presenza delle famiglie contadine che compravano solo in piccole 
compravendite e tramite lunghi contratti (enfiteusi). → ciò creò ​mobilità sociale​ MA l’articolazione interna delle classi 
sociali non mostrava particolare dinamismo. 
-Elevato era il numero dei contadini puri e soprattutto dei braccianti a giornata MA tanto erano le ​“figure miste” ​ (anche 
piccoli proprietari). 
Quando​ a partire dagli anni 80​ dell’ottocento si abbatté sull’agricoltura italiana la​ crisi agraria,​ furono a tutti evidenti i 
limiti dello sviluppo economico nelle nostre campagne​, mentre i prezzi crollavano di anno in anno, i prodotti 
rimanevano invenduti e gli agricoltori si ricoprivano di debiti, apparvero chiare le ristrettezze dello sviluppo fondato quasi 
esclusivamente sulle produzioni agricole. 
 
5.L’ARRESTO DELLA CRESCITA INDUSTRIALE 
-La tariffa libero-scambista​ se ebbe effetti positivi sugli sbocchi commerciali dei prodotti agricoli,​ danneggiò le 
industrie​. Tutte le imprese meridionali furono di colpo esposte alla concorrenza esterna. Non poche attività furono 
costretta a chiudere. Le fabbriche più solide e attive, passata una fase di crisi, si ripresero. Non mancarono fusioni e 
ristrutturazioni. Nacque l’impresa industriale italiana di ​costruzioni metalliche​.  
-Industrie che riuscirono a resistere e crescere cmq: 
1. l’industria cantieristic 
2. industria tessile. 
3. l’alimentare che dopo i primi anni di crisi ebbero innovazioni e sviluppi rilevanti 
4. l’industria della carta  
L’industria meridionale dunque venne ridimensionata ma non cancellata MA i ​danni​ che la politica liberista governativa 
aveva inferto a quella economia erano stati gravissimi e irreversibili → nei primi 30 anni di unità i governi nazionali non 
riuscirono a elaborare ​nessuna strategia industriale.​ Mancarono gli incoraggiamenti i premi le facilitazioni e soprattutto 
gli sforzi organizzativi. Indubbiamente, ​i risultati più gravi si ebbero nel mezzogiorno. 
-​Settori che decaddero:  
1. imprese minerarie e metallurgiche (+ sviluppate all’estero, non ressero la concorrenza) 
2. lana 
3. l’industria serica, anche x malattia del baco da seta 
--A differenza di regioni come la lombardia e piemonte che rimasero attaccate al carro delle aree industriali europee, 
l​’italia meridionale venne tagliata​ fuori trovando più conveniente conservare i legami internazionali di mercato garantiti 
dalle più note tradizionali produzioni agricole. 

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- Quando nel​ 1887 il governo italiano mise fine alla politica liberista ​e avviò la moderna politica industriale, il mondo 
imprenditoriale meridionale si presentava ormai fortemente indebolito e non più in grado di porsi obiettivi di 
industrializzazione del mezzogiorno. 
 
6.NUOVE ARTICOLAZIONI TERRITORIALI 
l’aumento demografico ​aumentò dopo l’unità → ​Urbanizzazione: 
1. Incremento popolazione urbana a scapito di qll delle campagne 
2. dimensione a metà tra villaggio rurale e centro urbano che gli inglesi chiamano ​agrotown​, assai 
diffusa in puglia e sicilia. 
3. ​Nuovi servizi e infrastrutture:​ scuole, igiene, assistenza, porti,trasporti… 
→ La costruzione della linea ferroviaria lungo le coste costituirono gli assi che collegavano le regioni 
meridionali al resto del paese, i centri del sud tra loro, rendevano i paesini interni meno isolati e più 
rapido lo spostamento di uomini e merci. 
4. Bonifica.​ Si spese + al sud che al nord x bonificare la metà di ettari. Cio è dovuto a una politica errata, 
astratta del ceto politico liberale e dei governi postunitari. I governi della destra storica si affrettarono a 
liquidare la legislazione borbonica sulla bonifica → tutte le attività erano da considerarsi affari ​privati 
dei singoli proprietari su cui lo stato non interveniva (liberismo). → Il mezzogiorno prese un buon 
settantennio prima di vedere una politica bonificatoria all’altezza dei suoi problemi (legge baccarini 
del 1882 e altre misure nei primi del ‘900 furono infatti inefficaci) → questa politica di liberismo portò 
lo stato a non aiutare nemmeno le popolazioni colpite da terremoto 
 
CAPITOLO 3: DALLA CRISI AGRARIA (anni ‘80) AL FASCISMO 
 
1.L’ESODO TRANSOCEANICO  
1. Negli ​anni 80​ si apriva una fase grave di ​depressione dei prezzi agricoli​ x arrivo dei grani russi e americani. → 
iniziano a risaltare i limiti dello sviluppo agricolo italiano (​inchiesta Jacini​). 
2. Nell’italia meridionale gravi malattie parassitarie danneggiavano l’ulivo  
3. La vite vide improvvisamente chiudersi il mercato a causa della guerra commerciale con la francia.  
4.Gli agrumi persero ampie quote di mercato grazie alla concorrenza estera, soprattutto spagnola. 
+ grandi e veloci navi transatlantiche e lo sviluppo della navigazione a vapore e delle ferrovie ​= l’emigrazione 
transoceanica​. → Furono dapprima i contadini del nord ad emigrare. I contadini meridionali invece iniziarono durante gli 
anni 80 dell’800, verso l’argentina e il brasile e poi solo s​tati uniti​. 
-Questo era visto come una grande​ conquista di libertà​ (potevano dire no e cercare altro lavoro, altrove). → ​rarefazione 
manodopera → aumento salari + aumento macchinari 
-​chi tornava dagli USA importava nuovi modelli di società 
-In assenza di mariti e padri, le ​donne ​subentrarono nei lavori maschili acquistando così un nuovo ruolo all’interno della 
famiglia e delle comunità rurali.  
-Sorsero asili scuole per i tanti contadini che volevano​ imparare a leggere e scrivere (​riduzione analfabetismo) per poter 
andare negli USA. 
- L’emigrazione portò in quelle terre lasciate alle spalle, un enorme afflusso di denaro (​rimesse)​. Cambiarono le 
condizioni di tante famiglie, si creò un potere d’acquisto prima sconosciuto in paesi e villaggi. In quel periodo la lira 
aveva un valore superiore a quella dell’oro. 
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-Effetti negativi dell’emigrazione: 1.sofferenze x sradicamento; 2.fuga di risorse umane (contadini e artigiani) 
2.LA FORMAZIONE DEL DUALISMO ECONOMICO  
Gli effetti della ​crisi agraria rafforza​rono in italia i gruppi dirigenti più favorevoli al​lo sviluppo industriale​. → 1887, 
Fu istituita una ​efficace tariffa doganale​ destinata a proteggere la debole industria nazionale del settore siderurgico. Si 
forma cosi’ il “triangolo industriale”. → ​ effetto di agglomerazione​ (le nuove iniziative industriali tendono a collocarsi la 
dove esiste una realtà produttiva organizzata di cui poter beneficiare) . Al contrario la dove non c’è tale ambiente 
produttivo con nel mezzogiorno, l’effetto di agglomerazione produce un effetto contrario:​ la dissuasione invisibile.  
-Un altro elemento che crea divario dipende dall’esistenza nell’italia settentrionale di nuclei industriali che faceva sì che il 
ceto politico​ proveniente da quelle regioni portasse in parlamento interessi che provenivano da quel settore. Al contrario 
essendo sempre più isolati e minoritari i gruppi imprenditoriali meridionali non trovavano negli uomini politici locali e 
regionali i canali per rappresentare e far valere i propri interessi MA la rappresentanza meridionale si soffermava su 
problemi sociali e proponeva + assistenza. 
- Il divario si aggravò con la 1 guerra mondiale (xk favorì le industrie del nord) e con il fascismo (“deindustrializzazione”) 
→ ​il Mezzogiorno rimane una realtà rurale 
 
3.LA SPECIALIZZAZIONE DELL’AGRICOLTURA 
-Superata la lunga crisi agricola anche le ​campagne​ del mezzogiorno si avviarono​ a partire del 900 ​verso una ​nuova 
fase di sviluppo​.  
-Si svilupparono i ​mezzi di comunicazione e trasporto​ accorciando così gli spazi tra un paese e l’altro determinando una 
concorrenza e un confronto crescente tra le diverse economie 
-si intensificarono gli​ investimenti​ nei settori che offrivano maggiori garanzie di successo ,minori minacce di concorrenza 
e + esportazioni, come alberi da frutta ulivo vite mandorlo e il vino tipico di marsala. Anche gli agrumi conobbero una 
crescita considerevole in sicilia che costituirono una vera economia ricca dando luogo anche all’industria delle essenze e 
dell’acido citrico. MA L’aumento demografico ​muta le abitudini alimentari​ e così un numero crescente di famiglie 
introduce la ​frutta fresca ​nella propria dieta: albicocche pesche pere ciliegie costituirono i nuovi prodotti nelle quali si 
esprimeva la perizia agronomica degli imprenditori. → Trasformare i nudi terreni in frutteto significava dover aspettare un 
buon numero di anni prima di poter raccogliere i frutti dei propri sacrifici. (​arboricoltura​) 
-Innovazioni e sperimentazioni anche nelle colture tradizionali ​(grano e cereali) ​(Anche x impulso della “​battaglia del 
grano”​ lanciata da Mussolini nel’25): Grazie all’aratura dei moderni aratri in ferro e dei concimi chimici la produttività 
del grano conobbe un innalzamento indiscutibile.  
→ Tutto ciò + rimesse degli emigrati in america, stava creando una ​trasformazione sociale​ xk circolavano + soldi: I 
profitti accumulati nelle coltivazioni e nel commercio degli agrumi servivano ai proprietari oltre che per l’esercizio 
dell’impresa anche per acquistare nuove proprietà e per costruire belle dimore e finanziare gli studi per i propri figli. 
Essere benestante​ e rispettato era il massimo a cui un imprenditore agricolo potesse aspirare. Era comprensibile allora 
che buona parte dei profitti andava nelle banche o in altri impieghi finanziari per lucrare buoni e tranquilli ​interessi​.  
Al Sud, nonostante i mutamenti sociali, si mantenevano anche i rapporti tradizionali. 
-​società​ ​differente tra nord e sud:​ a nord i proprietari, i contadini ecc lavoravano insieme x utilizzare al meglio le risorse 
del paesaggio. invece al sud i beni dell’agricoltura erano la terra e il clima mite e questi potevano essere usati benissimo 
indipendentemente da soli. Solo l’industria portava un luogo di lavoro comune, una condivisione dello stesso spazio che 
magari avrebbe favorito il sorgere di nuove forme di solidarietà sociali di classe.  
 
4.ELITES INTELLETTUALI, CULTURA, IDEOLOGIE 

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-Gli effetti socialmente allarmanti della crisi agraria fecero parlare di una “​questione sociale”​. Ingigantendosi al Sud 
l’esodo verso le americhe l’attenzione si spostò esclusivamente sul mezzogiorno per cui la questione agraria o sociale 
coincisero con la ​questione meridionale. 
→ ​Si sviluppò il ​meridionalismo​ + moti di solidarietà nazionale.  
1. Giustino Fortunato (testi di storia e indagini sul Sud) 
2. Antonio De Viti De Marco (liberismo) 
3. Napoleone Colajanni (protezionismo 
4. Francesco Nitti (studi sulla realtà meridionale + intuisce le potenzialità dell’energia elettrica) 
5. Gaetano Salvemini ​→ analisi di ispirazione marxista. I contadini sono poveri x una alleanza tra i 
grandi proprietari terrieri, la borghesia e gli industriali del nord → i contadini del nord e del sud 
devono unirsi x lottare contro il capitalismo che li opprime 
6. Antonio Gramsci​ (si ispira a Salvemini) → meridione come “disgregazione sociale” dominata dalle 
grande proprietà terriera dalla massa di contadini poveri e dalla piccola borghesia intellettuale. 
Quest’ultima svolgeva il compito di creare presso i ceti popolari le basi culturali del dominio delle 
classi agrarie. → i contadini del Nord dovevano dirigere un partito rivoluzionario x riscattarsi 
7. Guido Dorso (il sud può riscattarsi solo creando una nuova rappresentanza politica) 
8. Sacerdote ​luigi sturzo​, assertore di un sostegno economico e creditizio più mirato alla piccola 
proprietà coltivatrice e di una più estesa autonomia delle amministrazioni locali. Egli criticava infatti 
l’invadenza dello stato nella vita locale. 
→ dimostrazione di ​attitudine culturale verso l’indagine sociale​ (già dall’illuminismo in cui soprattutto Napoli si 
distinse a livello europeo). A Napoli c’era una Università di prestigio e cmq anche nelle altre istituzioni scolastiche si 
coltivavano moltissimi ambiti del sapere (non solo umanistici come si pensa). 
-Intellettuale di rilievo fu ​Benedetto Croce​ che, insieme a ​Giovanni Laterza​, diede nuovo prestigio culturale al Sud 
MA 
-Dominava l’​analfabetismo​, a 20 anni dall’unità in Puglia gli analfabeti erano 80/100, il doppio rispetto al nord → la 
scuola​ non diede apprezzabili contributi. Gli insegnamenti erano prevalentemente ​umanistici​ (dominava il liceo classico) 
che poi avviavano all’università e a professioni come avvocati notai medici e professori. Quindi quella cultura serviva a 
governare più che a trasformare la realtà.  
-Tuttavia l’analfabetismo conobbe una netta riduzione.  
 
5.I CETI POPOLARI SULLA SCENA POLITICA 
-tra XIX e XX secolo​ mutavano anche nel mezzogiorno i tradizionali assetti​ del mondo politico, gerarchie di potere, 
gruppi e figure sociali. → Nasce la figura del ​politico di professione​, infatti la politica iniziò a rappresentare un vero e 
proprio mestiere, sempre più specializzato nel corso degli anni.  
-Dal ​1876 la sinistra​ si insediò stabilmente nei ​governi del regno​, fu qst evento, in parte, a determinare qsti cambiamenti 
→ la nuova compagine politica era formata soprattutto da meridionali (presidente del consiglio siciliano ​Francesco 
Crispi​) → novità e riforme: 
1. Con la ​riforma elettorale dell’82​ notevole ampliamento della base elettorale. Bastava saper leggere e 
scrivere o aver fatto il servizio militare x almeno 2 ani(elettori: meno del 2% al momento dell’unità) 
2. eleggibilità del sindaco 
3. Nelle elezioni del ​1913​ con l’applicazione del ​suffragio universale maschile​ il diritto all’elezione 
attiva e passiva, divenne generale senza più limitazioni di censo o grado di istruzione.   

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→ + vaste fasce della popolazione entravano sulla scena della lotta politica. I contadini rivendicavano soprattutto le terre 
demaniali. 
1. Nuove forme organizzative e ideali​ cn qsti cambiamenti MA già intorno al 1​ 892​ si incominciarono a 
formare in ​sicilia ​delle leghe dette​ “fasci” ​che avevano per fine prevalente ​l’organizzazione sindacale 
dei contadini.  
Nel 93 lo stato represse con violenza una occupazione di terre demaniali → i fasci reagirono in modo 
sproporzionato e l’organizzazione si fece conoscere ed ebbe successo. MA ​Crispi​ dichiara stato di 
assedio in Sicilia e ​sciolse i fasci.​ → + sfiducia nei confronti dello stato che impedisce ai meridionali 
di aspirare a obiettivi + ampi. 
2. nel ​1891​ il papa leone XIII aveva pubblicato l’​enciclica rerum novarum​ che aveva dato impulso alla 
questione sociale 
3. Impulso anche da ​post 1 guerra mondiale​ x: reduci senza lavoro, caroviveri, promesse di terre 
--A tale fenomeno organizzativo si collegò​ l’estensione delle Casse rurali e delle Casse agrarie​ (cooperative di aiuto 
reciproco che fornivano le basi x una minima autonomia economica)​.  
-Associazionismo anche nelle ​città​ (operai+artigiani+ceti medi+piccola borghesia di impiegati) 
-TUTTAVIA nel ​1922​ con il ​fascismo​ che condusse una r​ epressione ​violenta soprattutto in puglia, le organizzazioni, le 
leghe e le camere del lavoro vennero chiuse e soppresse.​ L’esercizio di libere attività politiche e sindacali veniva così 
bandito per ben 20 anni.​ I lavoratori vennero controllati nei sindacati fascisti e nelle strutture del dopolavoro. Le donne 
vennero chiamate a organizzarsi in celebrazioni e parate così conobbero nuove forme di presenza pubblica.  
-Prima del fascismo,con governi riformatori (​Giolitti​), si badò di + alla specificità delle regioni→ ​“Legislazione 
speciale” 
1. 1904, “provvedimenti speciali x Napoli” (sgravi fiscali, esenzione dai dazi doganali, commesse statali) 
2. 1904, x la Basilicata 
3. 1906 Calabria e il resto del Sud 
→ benefici alle economie locali ma non sempre qst agevolazioni furono applicate x mancanza di fondi→ ​rivendicazioni 
 
6.LA CONQUISTA DELLE PIANURE E L’INVOLUZIONE DEMOGRAFICA 
-(Primi decenni del 900) La ​scoperta dell’elettricità e della sua trasmissibilità​ apriva straordinarie prospettive di 
sfruttamento della nuova energia a scopi aziendali per un paese privo di carbone come l’italia. → progettati​ grandi laghi 
artificiali.  
-Fu acquisita dai governi giolittiani la nozione di ​bonifica integrale​. → piano organico e coordinato x trasformare 
radicalmente un intero ambiente e avviare nuove colture. X il regime, che compì le opere di bonifica + grandi, fu anche un 
mezzo di propaganda. Anche i governi repubblicani contribuirono.( sarebbe sparita anche la malaria, minaccia costante 
per chi dimorare al piano in estate e autunno).  
-L’emigrazione in america cessò​ perché gli usa avevano imposto delle restrizioni di ingresso per i nuovi immigrati a 
partire dagli anni ‘20. → ​grande aumento demografico nel Mezzogiorno (1921/1951)​ → svolta: aumento della 
ricchezza, soprattutto agricola, prodotta dalle regioni meridionali e dagli introiti dell’emigrazione. Le industrie,invece, non 
si diffusero e non incisero in maniera significativa nell’italia meridionale. 
-​Roma​ diventa la nuova meta di emigrazione x i ceti medi che sfruttano l’​espansione della burocrazia​ x trovare lavoro 
 
 

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CAPITOLO 4: GLI ULTIMI 50 ANNI 
 
1.IL MOVIMENTO CONTADINO E LA RIFORMA AGRARIA 
---Post 2^ Guerra Mondiale​ rientro dei reduci contadini →​ Azione rivendicativa e conflitti sociali​ senza precedenti 
nelle campagne del mezzogiorno, soprattutto nelle maggiori aree latifondistiche. 
Obiettivo: lavoro e del possesso delle campagne. 
-Il significato più importante di qst rivendicazioni è di​ carattere politico e culturale.​ Il mondo contadino che durante il 
periodo fascista aveva sperimentato una diffusa irreggimentazione di massa veniva a contatto con ​espressioni libere della 
vita politica:​con associazioni, con le ideologie dei partiti,dei loro linguaggi e cultura. → x la prima volta rapporto di 
comunicazione più diretto con le esigenze del mondo contadino e + fiducia nelle istituzioni.  
-La lotta dei contadini inoltre riuscì a piegare resistenze conservatrici influenti, ancora vive e diffuse nella società 
meridionale ed italiana di allora. → ​democrazia viva e pluralista 
---​L’equilibrio politico che aveva sino ad ora sorretto i governi di coalizione tripartita ​(PCI PSI DC) ​si ruppe nel Maggio 
del ​1947,​ quando i comunisti ed i socialisti vennero estromessi dal Governo De Gasperi. Il conflitto fra i partiti di sinistra 
e Democrazia Cristiana tocca il suo culmine nelle elezioni del 1948 xk la DC ottenne una netta maggioranza rispetto a PCI 
e PSI (non vi presero parte direttamente ma cmq vi collaborarono). → La​ tensione ed i conflitti sociali nelle campagne, 
ripresi violentemente nel 1949​, imposero nuovamente l’attenzione delle forze politiche e del governo il problema delle 
campagne.  
1. “legge SILA” del 1950​: processo di riforma fondiaria in Calabria  
2. “legge straccio”​ = anche x altre aree del Meridione. Le proprietà + grandi venivano scorporate e 
vennero a costituire poi la massa di terre o lotti da assegnare ai contadini.  
3. Al tempo stesso nelle aree di riforma, venivano istituiti o rafforzati se esistenti, gli ​enti di riforma(*)​, 
destinati A. a gestire la distribuzione delle quote di terra; B. fornire assistenza tecnica e finanziaria ai 
contadini assegnatari, tenuti a pagare canoni per il fondo ottenuto.  
--Conseguenze della riforma agraria e delle iniziative politiche:  
1. la ​fine del latifondo​ e delle aristocrazie terriere 
2. si apriva la strada a ​nuovi gruppi sociali​ e nuove èlites dirigenti.  
3. un numero considerevole di ​famiglie contadine​ coronò il sogno di ​possedere un fondo​ da cui ricavare 
redditi autosufficienti.  
4. Nelle nuove proprietà un po’ + ampie ​sorsero nuove piccole aziende​ capaci di contribuire alla 
trasformazione e all’ammodernamento delle strutture agricole meridionali. 
→ La riforma ebbe dunque un importante ruolo sociale ed un limitato effetto economico e di 
riduzione del dualismo nord-sud​ : anche se almeno nelle zone in cui si realizzarono importanti 
trasformazioni tramite la bonifica, la sua efficacia anche in termini economici fu meno debole che 
altrove. 
5. Sul piano politico: ​Attraverso gli enti di riforma(*) la Dc venne tessendo una fitta rete 
assistenziale-clientelare,​ discriminando i contadini appartenenti agli altri partiti e fedi politiche, e 
chiedendo agli assegnatari una piena appartenenza, elettorale ed ideologica, allo schieramento 
cattolico. → la DC si insediava profondamente nelle campagne, soprattutto tramite organizzazioni 
come la ​Federconsorzi​ e la ​Coldiretti 

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2.MERCATO E STATO 
---L’industria meridionale uscì gravemente danneggiata dal secondo conflitto mondiale​, + di qll del Nord 
- La ​politica di ricostruzione​ degli stabilimenti distrutti fu avviata ​tardi ed assai lentamente​. Essa era ancora in via di 
completamento quando l’apparato del Nord era ormai tornato in piena efficienza. Non trovava la spinta x rialzarsi. 
-A livello di politica statale la strategia economica che venne intrapresa fu quella del ​liberismo​. → ​Si rinunciò a ​un 
progetto di organizzazione di un ​sistema fiscale efficiente​ → 1.lo stato veniva così privato della possibilità di gestire 
un’ingente massa di risorse da destinare a fini sociali generali, ai servizi, ai beni di utilità pubblica; 2.si impediva la 
crescita dell’asse economico portante della democrazia moderna, e al tempo stesso il terreno reale del suo esercizio.  
--Il ministro del Bilancio​ Luigi Einaudi​ procedette ad una ​manovra per ridurre la grave inflazione del dopoguerra ​e 
venne promossa un’apertura dell’economia internazionale →​ slancio all’industria all’italiana​. Soprattutto alcuni settori 
come quello metalmeccanico, elettrotecnico, tessile, spesso ristrutturati tecnologicamente dopo la guerra, funzionarono da 
avanguardia di uno sviluppo che fece allora parlare di ​“miracolo economico”​. 
-Nel Mezzogiorno gli effetti di trascinamento del mercato europeo ebbero scarsi esiti. Anzi, man mano che le fabbriche 
del Nord invadevano il mercato meridionale, molte piccole industrie tradizionali erano costrette a chiudere cosi pure le 
superstiti attività artigianali e di manifattura domestica.  
→ ​1950​ venne istituita la ​Cassa per il Mezzogiorno​: credito agevolato erogato alle imprese attraverso alcuni istituti 
speciali. Nella sua prima fase concentrò i propri sforzi nell’​agricoltura​ e nel settore delle​ infrastrutture.​ Per avviare un 
decollo industriale nell’Italia meridionale occorreva creare i cosiddetti “prerequisiti”, ovvero le condizioni materiali ed 
ambientali, i servizi su cui avrebbe dovuto sorgere una nuova economia moderna. La politica di creazione delle 
infrastrutture, di cui il Mezzogiorno aveva indubbiamente bisogno,avveniva in quegli anni a scapito di un intervento 
diretto a favore dell’industrializzazione, obiettivo della Cassa solo dal ‘57. 
 
3.UNA NUOVA STAGIONE INDUSTRIALE ​(v. libro “l’italia del boom economico”) 
-​Nel 1957 Cassa per il Mezzogiorno fa intervento diretto alla creazione di economie industrial​i.  
-Le industrie del Nord si erano rimesse in moto da tempo → divario → venne stabilito che le amministrazioni dello stato 
dovessero riservare alle imprese meridionali il 30% delle forniture e lavorazioni loro occorrenti. Alle regioni meridionali 
doveva inoltre essere assegnato il 40% degli investimenti; infine le imprese industriali a partecipazione statale dovevano 
ubicare nell’area meridionale una frazione fissa di nuovi impianti: il 60% del totale. → sorsero allora ​giganteschi 
complessi localizzati in aree delimitate​. (Centro siderurgico di Taranto, in Sicilia nell’area di Gela una grande raffineria, 
ecc). 
--- A partire dal 1957 il processo di industrializzazione in ​Campania​ assunse un ritmo di crescita assai significativo. 
-Imponente fu a partire da 1957 la presenza dell’​industria pubblica,​ soprattutto​ IRI,​ nelle cui imprese operava il 90% 
degli occupati nell’industria pubblica.  
-Tra i vari​ gruppi privati​ che investirono in Campania vanno ricordati certamente la Fiat, la Montedison, la Olivetti ed il 
gruppo Pirelli. 
- Non mancò la presenza di ​capitale industriale straniero​. Un consistente numero di imprese facenti capo a grandi 
gruppi francesi, inglesi e svizzeri ma soprattutto americani intrapresero nuove attività e svilupparono quelle esistenti.  
--Sulla carta geografica dell’industrializzazione venivano creandosi nuovi poli di crescita economica e quindi una nuova 
gerarchia di regioni industrializzate. La strategia dell’​industrializzazione per poli​ ha prodotto​ risultati inferiori​ alle 
aspettative. Si era infatti immaginato di trascinare tramite un meccanismo più o meno spontaneo di ​“contagio”​, altre 
economie e territori in un processo di generale sviluppo.  

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-Nella maggioranza dei casi le grandi imprese insediatesi nel meridione costituivano emanazioni di grandi ​gruppi 
nazionali ​che conservavano i propri centri operativi nelle aree del Centro-Nord → ciò ​metteva in crisi le realtà 
industriali locali​, soprattutto a causa dell’assorbimento della manodopera specializzata. 
--​In altre aree del Sud, invece, è avvenuto il “contagio” industriale:​ ceti e figure nuove di operai, tecnici e dirigenti e 
sono sorte o si sono ampliate aree moderne di servizi, di tecnologie e culture avanzate.  
-se è vero che alcune piccole e piccolissime industrie tradizionali sono uscite di scena, è anche vero che nel Mezzogiorno 
vennero anche espandendosi ​settori industriali nuovi:​ dall’aereonautica, alle telecomunicazioni. 
- un riflesso evidente di quella nuova stagione di crescita fu ​l’espansione del sistema bancario​ e del rafforzamento della 
struttura creditizia . 
 
4.LA NUOVA AGRICOLTURA 
-A,B,C,D,E = cause delle rivoluzione in agricoltura 
(A) La ripresa dell’attività di bonifica, in connessione con (B) l’intervento della Cassa, segnò una svolta decisiva per gli 
assetti del territorio meridionale e per gli sviluppi della sua agricoltura→ ​agricoltura moderna​, tanto nelle tecniche di 
lavoro che nel tipo delle produzioni.  
-(C)impiego dei concimi chimici  
-(D)tecniche di agricoltura non più empirici, ma secondo cognizioni scientifiche continuamente aggiornate 
-(E)In seguito all’​espansione dell’irrigazione​ è stato possibile superare il limite del clima, con le sue prolungate siccità 
primaverili-estive, accompagnate da una piovosità quasi esclusivamente invernale e disordinata. 
-Conseguenze di qst mutamento: 
1. Riduzione delle tradizionali agricolture asciutte​, in primo luogo del grano che fu, x impulso del 
nuovo Mercato europeo (Mec), coltivato x produrre pasta. 
2. Rese migliori 
---Ma la vera profonda rivoluzione, resa possibile dalla diffusione dell’acqua si venuta realizzando nei settori 
dell’​orticoltura e della frutticoltura​. A metà degli anni ottanta, il Mezzogiorno produceva ormai il 57% di tutta la 
produzione ortofrutticola italiana.  
--Conseguenze: i mutamenti sulle strutture economiche delle campagne hanno investito in modo rilevante anche le classi 
sociali e la loro dislocazione sul territorio → 1.​riduzione occupati in agricoltura​ x industria e x l’introduzione di 
macchine sempre più perfezionate e complesse. ​+ ​2.​disagio​ crescente di migliaia e migliaia di contadini poveri → = → 
svuotamento di proporzioni grandiose delle campagne.​ → Nelle aree di maggior esodo si è venuta cosi concentrando 
-​l’agricoltura più marginale e di sussistenza​, costituita in genere da piccole aziende coltivatrici condotte per lo più da 
anziani. Grazie all’uso delle macchine e del lavoro part-time, nonché delle integrazioni statali, regionali e del Mec queste 
aziende riescono a sopravvivere → La politica agricola comunitaria che sino alla metà degli anni sessanta aveva 
penalizzato i ​settori tradizionali​ dell’agricoltura meridionale, ha poi sostenuto i prezzi dei prodotti mediterranei 
contribuendo alla stabilizzazione e all’espansione delle relative colture.  
--​-L’agricoltura ​più prospera e tecnicamente ​meglio attrezzata​ si è concentrata sulle​ colline litoranee e soprattutto in 
pianura. ​E’ qui che eliminato il latifondo e le agricolture estensive, sono sorte grandi e medie aziende capitalistiche. → 
Attorno a queste aziende è venuto sorgendo il cosiddetto​ “caporalato”​: organizzazione illegale, che dietro pagamento di 
una tangente da parte dei lavoratori, trasporta i braccianti dai vari paesi nei luoghi di lavoro, violando ogni norma di 
controllo contrattuale e sindacale. 
--Ad affermarsi è stata la​ “proprietà diretta coltivatrice”​, vale a dire, prevalentemente, la conduzione della terra da parte 
della famiglia, divenuta proprietaria. Un fenomeno che riguarda tanto l’azienda contadina, che quella capitalistica.  
--Uno dei limiti dell’agricoltura italiana rispetto al resto d’Europa e più accentuata al Sud, era costituito dalla perdurante 

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limitatezza delle superfici per azienda ​in quanto la famiglia si dimostra come la più flessibile, economica ed efficiente 
forma di organizzazione per condurre l’azienda agricola.  
 
5.ESODO, RIVOLUZIONE TERRITORIALE, SVILUPPO 
-Il grande processo di crescita dell’economia italiana (anni ‘50/’60) è stato accompagnato da un parallelo, imponente 
fenomeno di emigrazione di massa dal Sud → ​ha inciso profondamente sulle strutture demografiche nonché sulla realtà 
sociale e culturale dell’Italia nel suo complesso.  
-Principali “rotte”: 
1. L’emigrazione aveva riscoperto vecchi itinerari verso le americhe e l’australia  
2. dopo il ​trattato di Roma del 1957​ che favoriva la​ libera circolazione dei lavoratori all’interno dei 
paesi della Comunità economica europea (Cee) ​anche verso altri paesi europei.  
3. dal Sud Italia verso le “regioni del lavoro”​, ossia verso le aree del “triangolo industriale”. 
 
-Il flusso dell’emigrazione non fu controllato dai governi.  
-Le migliori energie di lavoro, gli spiriti più intraprendenti privarono le regioni del Sud delle proprie 
energie vitali.  
 
4. dalle montagne e dalle colline​ ​interne verso le pianure e le colline litoranee, dalle campagne e 
dalle zone rurali verso la città.  
---Le strutture dell’insediamento hanno modificazioni profonde e rapide. → sul territorio meridionale ​un nuovo disegno 
di poli urbani ​concentrati in diverse zone. → Intorno a​ Napoli ​si è costituita un’​area metropolitana​ che nel 1971 
rappresentava la più grande concentrazione urbana d’Italia dopo quella di Milano. Napoli tornava ad essere centro di 
attrazione.  
-Si sono contemporaneamente prodotte ​eccessive concentrazioni sia di uomini che di attività economiche​.  
-Negli ultimi decenni il fenomeno dell’​urbanesimo ​è stato​ intenso ovunque​ con tutti i problemi che ne conseguono. Si 
crearono città affollate e grandi vuoti.  
-Accanto e ai margini delle vaste concentrazioni cittadine si sono venute estendendo le ​periferie​: enormi quartieri 
dormitorio destinati ai gruppi e ai ceti più poveri. Essi rappresentavano spesso il frutto di ​iniziative imprenditoriali 
private​, volte a sfruttare con rapidi ed ingenti profitti il bisogno della casa di strati crescenti della popolazione, altre volte 
costituiscono il risultato di interventi in cui è prevalente l’impegno pubblico. Qui, nessuno né privati né lo stato 
costruiscono servizi: né strade, né piazze, né verde.  
-La gente va progressivamente concentrandosi nelle zone di pianura​ affollando le aree costiere ed abbandonando i 
centri ed i territori interni,​ che sempre più pericolosamente rimangono vuoti di uomini, di economie, di forme di 
presidio e di controllo sul territorio. Il processo di differenziazione interna ha del resto investito intere regioni, 
contribuendo alla creazione di zone spesso profondamente distinte tra loro. 
-- All’interno di tale generale processo, rilevanti​ mutamenti ​si sono realizzat​i nel rapporto fra le classi e nella loro 
composizione​, nel livello dei redditi, nelle condizioni di vita e di lavoro, nei bisogni e nelle aspirazioni collettive. 
-- Intanto sono venuti ​mutando i luoghi e le forme di produzione della ricchezza​. → sempre - reddito dalla terra (Sono 
diminuiti i lavoratori della terra,mentre sono cresciuti gli operai ed i tecnici dell’industria).  
Parallelamente​ i consumi pro-capite hanno conosciuto una crescita significativa​. In 25 anni in media ogni famiglia ha 
goduto di un introito di denaro che si è quasi triplicato → il fenomeno, continuerà pur fra altri e bassi, anche negli anni 
ottanta. Il prodotto interno lordo (PIL) delle regioni meridionali, pur mantenendosi continuamente a distanza di quello del 
Nord, è venuto crescendo stabilmente insieme ad esso.  

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---​Cambiamenti nella qualità della vita: 
1. in campo igienico- sanitario, negli ultimi decenni si è ridotta la mortalità infantile. 
2. aumento vita media 
3. istruzione → l’analfabetismo un fenomeno di massa, viene ridotto a realtà marginali. Diminuiscono le 
persone in possesso della sola licenza elementare e aumentano i titoli di studio superiori. 
Sorgeva in Calabria l’università e si riuscì così ad investire anche nelle regioni più povere dell’Italia. 
--Processo di trasformazioni anche in Veneto, Emilia, Marche, Umbria e Toscana che ha dato vita a​“la terza Italia”.​, 
diversa cioè sia dell’Italia nord occidentale, che da quella meridionale caratterizzata da una debole diffusione 
dell’industria manifatturiera → Dunque, le disparità della distribuzione territoriale della ricchezza in quella fase si sono 
andate attenuando un po’ in tutto il paese e​ diminuiva ​allo stesso tempo​ la distanza dal resto dell’Europa.  
 
6. DI NUOVO LA “QUESTIONE MERIDIONALE”  
-A metà degli anni settanta per effetto soprattutto degli ​alti prezzi del petrolio causati dalla guerra arabo-israeliana​ del 
1973​, si avviò una ​situazione economica sfavorevole per il mondo industrializzato​ fino al ​1984. 
1. inflazione di notevoli proporzioni  
2. Si aprì un periodo di rallentamento dell’economia industriale italiana nel suo complesso destinata ad 
avere effetti profondi sulle strutture produttive dell’Italia meridionale.  
--Se durante la crisi nell’Italia del Nord si è andato realizzando un processo di ristrutturazione, non si sono avuti segni 
apprezzabili dello stesso processo nell’Italia meridionale.  
--TUTTAVIA anche in alcune aree del Mezzogiorno, soprattutto negli anni ’80, si sono venute profilando importanti 
novità nella geografia industriale​. → 
1. Una trasformazione interna al Mezzogiorno era in atto da tempo e comportava tra l’altro il ​declino di 
alcune aree e centri a vantaggio di altre​. Città come Catania o Palermo, perdono terreno sul piano 
della crescita economica.  
2. Lungo la fascia adriatica​ e più debolmente lungo quella ​tirrenica​ è venuta sorgendo una 
promettente ​concentrazione di piccole e medie industrie.​ Si tratta di un modello di penetrazione di 
“industrializzazione della “terza Italia”, che va diffondendosi diffondendosi verso Sud, o queste attività 
produttive non hanno vita autonoma d sono solo proiezioni delle grandi case-madri dell’Italia del 
Nord? Il dibattito è ancora aperto ma è indubbio che nuovi poli economici nacquero al sud. 
--- Nel corso degli anni ottanta l’industria del Nord riprese sostenuti ritmi di crescita e nuovi segni di ​divario​ si 
manifestavano tra le due grandi sezioni del paese riguardo, x es, il PIL.  
-Nel 1987 la quota di ​disoccupati meridionali​ ​il 50% della disoccupazione nazionale.​ → nelle regioni del Centro Nord 
la grave disoccupazione industriale prodotta sia dalla crisi economica sia dai nuovi macchinari è stata riassorbita; nel 
Mezzogiorno no.  
---​Mutamento​ nella quantità e nella qualità dell’​impegno dello Stato a favore del Mezzogiorno​.  
-Nella prima metà del decennio degli anni 80 i contributi a settori produttivi meridionali si son venuti riducendo. 
-Nell’ultimo biennio, in seguito all’introduzione di legislazioni sostitutive,venne liquidata la Cassa per il Mezzogiorno e la 
spesa per gli incentivi ridotta molto.  
-L’intervento pubblico anziché concentrare il proprio sostegno finanziario verso le imprese e gli investimenti produttivi , 
ha finito col ​privilegiare l’assistenza​ alle famiglie, ai privati, ai vari gruppi sociali.  
---Nonostante il divario negli anni 80 ​ci furono cmq dei miglioramenti:​il livello dei consumi familiari, ad esempio si è 
andato senza alcun dubbio accrescendo: anche se questo non costituisce di per sé un segno di vitalità e autorità economica.  

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---Quello che oggi la realtà dell’Italia meridionale ripropone e rinnova i termini della ​questione meridionale​.  
-Benché dotati di redditi meno elevati di quelli del resto del Paese, le popolazioni meridionali fanno pure parte di una 
nazione industrializzata , ricca ed evoluta di cui condividono pienamente oneri e vantaggi. ​I poveri di oggi​ infatti, non 
sono come quelli di quarant’anni fa in quanto vivono pur sempre in una società avanzata dotata di molti elementi di 
sostegno ed assistenza.  
-Ad ogni modo l’Italia partecipa pienamente agli ​squilibri che caratterizzano la distribuzione della ricchezza in Italia 
-​Drammatica condizione della vita civile​. Qui tutti i servizi, fatta qualche eccezione, sono i peggiori d’Italia, dalla 
sanità, alle strutture scolastiche per la ricerca scientifica. → Di sicuro, una risposta si trova nel fatto che le spese 
straordinarie dello Stato sono arrivate a coincidere con qll ordinarie. Un’altro risposta è la debole capacità di iniziativa del 
ceto politico e amministrativo meridionale. Ma per tanti aspetti essa costituisce ancora l’esito di una politica ordinaria 
dello stato errata. 
-In realtà, le regioni del Mezzogiorno hanno alcuni vantaggi, in quanto pagano ​meno tasse​,​ ma tutto questo​ non mitiga, 
anzi ​aggrava​ gli effetti negativi prodotti da un finanziamento pubblico limitato e scarsamente orientato al sostegno di 
iniziative di sviluppo economico.  
 
7.SISTEMA POLITICO, SOCIETA’ CIVILE, CRIMINALITA’ 
- A partire dal 1950 lo stato ha svolto un ruolo centrale x la crescita economica in particolare x il meridione → effetti 
positivi sull’economia ma non sul sistema politico meridionale. 
-Lo stato è una entità concreta. Per 30 anni è stato dominato dall’egemonia della​ Democrazia cristiana​. Gli altri partiti 
cooperavano ma avevano cmq ruoli minori. → ​lo Stato perde così il suo carattere di “garante impersonale della 
legalità”​ a vantaggio di interessi particolari e di partito e inoltre, sentendosi inattaccabile e insostituibile, sente di meno la 
responsabilità creando così il terreno favorevole x la nascita di episodi di ​corruzione. 
---Mutamenti nel sistema politico intorno alla metà degli anni ‘70 → il ​Psi accresce la sua influenza​ MA ciò provoca che 
si insedino nel partito e arrivino in politica persone che​ sfruttano la carica x fini personali​ e x arricchirsi. Il Psi potè 
affermarsi così decisamente anche xk il resto dello schieramento di sx (Pci e organizzazioni sindacali) era molto debole. 
→ nel Sud qst si traduce nel fatto che i ​partiti​ non siano garanti di legalità e ​necessitino di controlli esterni​ xk si danno 
delle proprie regole che spesso nn coincidono con qll dello stato. 
→ → lo Stato era sempre meno controllato​. A ciò contribuirono delle trasformazioni istituzionali: con la creazione delle 
regioni nel 1970​ queste assumevano ampi poteri autonomi → (PRO) i governi regionali svolsero un importante ruolo di 
ammodernamento e si accorcia la distanza tra governanti e governati e migliora la ​democrazia​. (CONTRO)Lo Stato 
finanzia le Regioni ma non svolge un adeguato controllo per cui ​l’uso di quel denaro è legato alla​ ​discrezione​ dei 
singoli gruppi di governo regionale e al popolo viene meno la possibilità di sapere dove vanno a finire i soldi dei loro 
contributi.  
-Conseguenze: 
1. lo Stato si adegua,così, alle richieste + o - lecite delle varie regioni 
2. lo Stato, quando è presente nella collettività, perde legittimità 
3. lo Stato, quanto + usa risorse x rafforzare il consenso dell’opinione pubblica tanto + qsta si frammenta 
Esempio di 2+3 → anche se un governo ha una maggioranza elettorale stabile non è in grado di governare la società e di 
risollevarne la fiducia e lo spirito 
-Lo Stato, quindi, ha un grande potere di condizionamento sulla vita sociale del Mezzogiorno. In particolare ​sfrutta la 
disoccupazione per assicurarsi consensi​. (un giovane disoccupato trova lavoro tramite la ​raccomandazione clientelare 
di un politico x a cui poi deve restituire il favore a vita in termine di consenso elettorale). → diventano le èlites a decidere 
chi può avere un lavoro con criteri sempre + lontani da quello della competenza. 
-Questo (↑) conferma che​ i meridionali non hanno senso civico,​ non si sentono legati a una comunità e antepongono a 
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questa interessi individuali o familiari ​(“familismo amorale”, “individuo sciolto”)​. Ciò fu peggiorato dall’inurbamento 
-Prima il senso di comunità era alimentato dall’essere comunista o socialista. Negli anni 80 qst senso di appartenenza 
ideologica crolla e prevale l’​individualismo​ → tutto ciò che è pubblico viene considerato come possibile oggetto di 
arricchimento personale 
-Tutto ciò è testimoniato anche dalla crescita della ​criminalità organizzata​, fenomeno che esiste da oltre un secolo e che 
è strettamente legato alla costruzione dello stato nazionale italiano. 
1. mafia, sicilia 
2. camorra, campania 
3. ‘ngrangheta, calabria 
4. sacra corona unita, puglia 
-Crescono di numero le ​“città pericolose”​ perchè luoghi di regolamenti di conti tra clan malavitosi 
-​Strumenti​ con cui si rafforzano (attraverso intimidazioni e violenze): 
1. appalti sulle opere pubbliche ed edilizia 
2. taglieggiamento su commercianti 
3. sequestri di persona 
4. controllo del mercato 
5. creano delle loro vere e proprie “imprese”, in posizione,così, di vantaggio rispetto a quelle “pulite” che 
spesso soccombono o cmq si trovano in difficoltà economiche 
6. traffico della droga 
→ ​lo stato, e soprattutto il ministero dell’Interno, si rivelò assolutamente incapace di contenere e punire la 
malavita​ che, per altro, opera con intimidazioni e omicidi x ridurre al silenzio testimoni e cancellare prove. → i problemi 
dell’italia sono aggravati dai problemi dell’Italia nel suo insieme. 

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