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Facoltà di Ingegneria Corsi di Laurea in:


Ingegneria Civile ed in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio
Corso di Geotecnica II - Anno Accademico 2003/04
Prof. Ing. Teresa Crespellani

RISULTATI DELLE PROVE DINAMICHE IN SITO E DI LABORATORIO


CONDOTTE NELL’AMBITO DELLO STUDIO
DI MICROZONAZIONE SISMICA DELL’ALTA VALTIBERINA UMBRA

Appunti della lezione del 18/03/04


Ing. Giacomo Simoni

INDICE
1 RISULTATI DELLE PROVE DINAMICHE IN SITO E DI LABORATORIO CONDOTTE NELL’AMBITO DELLO STUDIO
DI MICROZONAZIONE SISMICA DELL’ALTA VALTIBERINA UMBRA
1.1 Introduzione
1.2 Risultati e analisi della sperimentazione dinamica in sito
1.2.1 Relazioni empiriche locali e di letteratura
1.3 Caratteristiche generali dei campioni esaminati
1.4 Deformazioni di soglia
1.4.1 Soglia elastica lineare
1.4.2 Soglia volumetrica
1.5 Proprietà dinamiche a bassi livelli deformativi
1.5.1 Modulo di taglio iniziale
1.5.2 Rapporto di smorzamento iniziale
1.5.3 Influenza del tempo di consolidazione
1.5.4 Influenza della pressione di confinamento
1.5.5 Influenza della storia tensionale statica
1.5.6 Influenza della storia deformativa dinamica
1.5.7 Confronto con i risultati di prove dinamiche in sito
1.6 Proprietà dinamiche a livelli deformativi medio-elevati
1.6.1 Influenza della deformazione tangenziale
1.6.2 Influenza della velocità di applicazione dei carichi
1.6.3 Influenza del pre-straining dinamico
2 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

1.1 Introduzione

Nella presente memoria si riportano i risultati della sperimentazione in sito e di laboratorio condotta
specificamente nell’ambito della Tesi di Dottorato dell’autore nonché quelli relativi al progetto di MS
dell’alta Valtiberina umbra.
Relativamente alle indagini in sito, dopo avere riportato i risultati e le analisi della sperimentazione, §
1.2, sono presentati i risultati relativi all’adattamento di numerose leggi empiriche di letteratura per la
determinazione della rigidezza iniziale dei terreni olocenici e pleistocenici, a partire dai risultati ottenuti da
altre prove in sito di tipo corrente e a basso costo. Le relazioni empiriche a validità locale saranno poi
confrontate con quelle di letteratura ottenute da altri autori per materiali simili.
Per quanto concerne le finalità che hanno indirizzato le prove dinamiche e cicliche di laboratorio, si
vuole evidenziare che, oltre ad essere di tipo convenzionale (come ad esempio trovare i valori delle soglie
di deformazione elastica e plastica, determinare i valori dei parametri dinamici a bassi livelli deformativi e
le loro leggi di variazione con la deformazione di taglio), sono state condotte con l’obbiettivo di individuare
l’influenza sulle soglie di deformazione, su G0 e D0, nonché sulle leggi G(γ) e D(γ), di alcune grandezze
quali: dell’età geologica dei terreni, la loro plasticità, la pressione efficace di consolidazione, la storia
tensionale statica, del tempo di consolidazione, dei fenomeni di creep e della storia tensionale dinamica.

1.2 Risultati e analisi della sperimentazione in sito

Nei sondaggi effettuati nell’ambito della campagna di indagini effettuata nell’alta Valtiberina umbra
sono state eseguite N. 25 prove down-hole (DH) e N. 2 prove cross-hole (CH) a due fori al fine di
determinare in maniera diretta, a partire dalla misura delle velocità delle onde di taglio, il modulo di taglio
G a bassi livelli di deformazione (γ < 10-4 %). Nelle prove DH in alcuni casi il segnale sismico è stato
generato in superficie attraverso una trave in calcestruzzo mentre per la ricezione del segnale sismico sono
stati sempre utilizzati due geofoni accoppiati. L’interpretazione delle misure sperimentali è stata condotta
con vari metodi (pseudo-intervallo e intervallo). Nella figura 1.1 sono riportati, separatamente per le
diverse formazioni, i valori di VS e VP in funzione della profondità.
Delle 23 prove DH una è stata ripetuta, per confronto con quella effettuata da altri operatori. Le
registrazioni effettuate sono state analizzate con il metodo delle velocità di intervallo; quindi, i tempi di
arrivo delle onde S sono stati determinati sui segnali corrispondenti ad uno stesso treno di onde. Individuati
i tempi di arrivo da segnali come quello riportato in figura 1.2, relativo alle acquisizioni dei trasduttori
orizzontali per due diversi colpi orizzontali, è stato possibile determinare il profilo di velocità. In figura
sono inoltre evidenziati i punti caratteristici che si sarebbero potuti equivalentemente usare per determinare
i valori di VS.
In figura 1.3 sono sintetizzati i risultati delle prove DH condotte in Località S. Giustino nel Comune di
Città di Castello. Sono riportati i profili di velocità delle onde di taglio e la stratigrafica della verticale
investigata. La figura mostra il buon accordo tra le inversioni effettuate nell’ambito di diversi studi. In
particolare, i profili di velocità delle onde di taglio mostrano trend di crescita con la profondità confrontabili
e, la differenza massima tra i valori di VS stimati a partire da essi, alla profondità massima investigata (pari a
circa 28m), è risultata modesta1 (circa pari a 50m/s).

1
Le principali osservazioni che scaturiscono da questa constatazione sono due; in primo luogo, differenze tra i valori di VS
dell’ordine del 15% sono dello stesso ordine di grandezza delle differenze che c’è da aspettarsi utilizzando diversi metodi di
inversione o diversi metodi sismici in sito, come confermato dai risultati ottenuti da altri autori (si vedano ad esempio i lavori di
Crespellani et al., 2001c; Facciorusso, 2000; Mancuso, 1995; Mancuso et al. 1988; Mayne et al., 1999; Mok, 1987; Simonelli e
Mancuso, 1999; Simoni, 2003, Stokoe et al. 1989.). Secondo, nelle caratterizzazione dinamica finalizzata ad analisi di risposta
sismica locale è bene tenere presente che le differenze tra i valori assunti dalla rigidezza iniziale possono essere più che doppie
rispetto a quelle ottenute per i valori di VS utilizzando diversi metodi di analisi o diverse tecniche di indagine (nel caso specifico si
ottiene ∆Gmax ≈ 31%).
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 3

VS, VP [m/s] VS, VP [m/s]


0 500 1000 1500 2000 2500 0 500 1000 1500 2000 2500
0 0

a) b)
5 5

10 10

15 15
z [m ]

z [m ]
20 20

25 25

30 30

35 35

40 40

VS, VP [m/s] VS, VP [m/s]


0 700 1400 2100 2800 3500 0 700 1400 2100 2800 3500
0 0
c) d)
5 5

10 10

15 15

20 20
z [m]

z [m]

25 25

30 30

35 35

40 40

45 45

50 50

Figura 1.1 Profili di velocità delle onde S (tratto continuo) e P (a tratteggio) misurate: nelle alluvioni
Recenti a); nelle Alluvioni Terrazzate b); nel Sintema di Fighille c) e nel Sintema di Selci Lama d).
4 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio
t [ms]
0 10 20 30 40 50 60 70
6.50

A/Amax + distanza ricevitore sorgente [m]


7.00

7.50

8.00

8.50
S

9.00

9.50

DX700 C2-C3 DX700 C2-C3


10.00 DX700 C5-C6 DX700 C5-C6
SX700 C2-C3 SX700 C2-C3
SX700 C5-C6 SX700 C5-C6
10.50

Figura 1.2 Esempio di registrazione DH a due ricevitori


condotta nel sondaggio S4 in Località S. Giustino.
Sondaggio S4 Vs [m/s]
S. Giustino
100 150 200 250 300 350 400
0.00 0
riporto
0.40
DH1
limo con sabbia 1
DH2
1.80
2

3
limo con argilla e
argilla con limo
Profondità [m]

5
5.30

6
ghiaia
eterometrica 7

8
8.60
9

argilla con limo 10

11
11.40
limo sabbioso e 12
argilla con limo
12.80 13
ghiaia medio f ine
13.60
14
argilla con limo
15
15.70
16

17

18

19
limo con argilla e
argilla con limo
20

21

22

23

24

25

26

27

28

29

30.00 30

Figura 1.3 Confronto tra i profili di velocità di prove DH condotte nell’ambito di diversi studi
(Simoni, 2003, DH1; progetto di MS dell’alta Valtiberina umbra DH2).
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 5

1.2.1 Relazioni empiriche locali e di letteratura

Uno degli obiettivi dello studio condotto nell’alta Valtiberina umbra è stato quello di ricercare delle
relazioni empiriche di validità regionale per la stima di VS (o G0) a partire da parametri legati alla profondità
(quota o pressione di confinamento) o da parametri desunti da prove geotecniche di tipo convenzionale
(prove SPT, CPT, ecc.). Sono state perciò considerate diverse correlazioni, di cui si riportano solo le più
significative. Data l'elevata dispersione dei dati sperimentali il coefficiente di correlazione è risultato in
molti casi troppo basso perché la relazione risultasse attendibile. Correlazione VS ⇒ z - La relazione tra VS
e la profondità è stata determinata interpolando i dati sperimentali con la relazione:
V S = az b [1.1]
I parametri a e b caratterizzanti il modello, nonché il coefficiente di correlazione, r, trovati per le diverse
formazioni, sono sintetizzate nella tabella 1.1. I risultati sperimentali sono stati considerati sia insieme sia
disaggregandoli in relazione alla granulometria.

Tabella 1.1 Coefficienti della correlazione tra VS e z ottenuti per le diverse formazioni.

Formazione geologica Coefficienti


a b r
1 ALLUVIONI RECENTI (b2) 179.5 0.270 0.698
1a Materiali a grana fine nelle (b2) 189.9 0.210 0.689
1b Materiali a grana grossa nelle (b2) 124.3 0.441 0.711
2 ALLUVIONI TERRAZZATE (bn) 240.5 0.133 0.409
2a Materiali a grana fine nelle (bn) 238.4 0.109 0.400
2b Materiali a grana grossa nelle (bn) 289.0 0.101 0.141
3 SUBSINTEMA DI SELCI-LAMA (SLA) 467.0 0.042 0.055
3a Materiali a grana fine (SL) 271.4 0.173 0.167
3b Materiali a grana grossa nel SEL 473.4 0.056 0.084
4 SINTEMA DI FIGHILLE 371.6 0.041 0.071

[m/s]
V S = az b r = coefficiente di correlazione
r = coefficiente di correlazione

Per confronto, nella tabella 1.2 sono riportati i valori dei coefficienti trovati per altri terreni da vari
Autori. Come si può notare i valori più elevati del coefficiente di correlazione sono stati ottenuti per i
materiali di origine alluvionale recente. Solo in questo caso la relazione VS ⇒ z appare significativa, con
valori dei coefficienti a e b confrontabili con quelli ottenuti per le argille di Firenze da Crespellani et al.
(1989).
Tabella 1.2 Valori dei coefficienti della correlazione V S = az b [m/s] trovati da altri Autori per argille.

Coefficienti
Argille Autori
a b r
Argilla (olocene)* Crespellani & al, (1989)* 252.4 0.237 0.690
Argilla (pleistocene)* Crespellani & al, (1989)* 223.4 0.284 0.735
Argilla (tutte) Ohta & Goto (1978) 79.0 0.321 0.765
Argilla (olocene) Ohta & Goto (1978) 84.4 0.245 0.822
Argilla (pleistocene) Ohta & Goto (1978) 121.1 0.245 0.822
*
Argille di Firenze

Correlazione NSPT ⇒ VS - Il numero dei colpi corretto N30 della prova DPSH può differire notevolmente da
NSPT; tuttavia, ai fini della ricerca di una correlazione tra VS e il numero dei colpi la prova DPSH offre un
numero di punti considerevolmente più elevato rispetto alla prova standard. Ai fini pertanto della ricerca di
una correlazione con VS tali prove sono state utilizzate adottando un fattore di conversione tra N30 e NSPT
6 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

valido per il sito, e sono stati confrontati tutti i valori disponibili fino alla profondità di 12 m con i valori di
VS. A profondità maggiori, per la presenza di materiali grossolani, si hanno scostamenti tra le due misure
più elevati.
E' stata quindi eseguita la regressione tra i valori di N30 misurati al di sopra dei 12 m con i valori di VS
misurati nel sondaggio più vicino con due modelli, uno lineare e uno esponenziale. E' stata anche studiata
una regressione assumendo direttamente i valori di NSPT disponibili e correlandoli con i valori di VS. Tra le
correlazioni studiate, la correlazione che presenta il coefficiente di determinazione R2 più elevato ( R2 =
0.6367) è quella esponenziale e precisamente:
VS = 112.32 NSPT 0.329 [1.2]
Poiché le misure di NSPT ricadono nelle alluvioni la relazione [1.2] è da ritenersi valida per tali materiali.
A titolo di confronto con altre relazioni riscontrate da altri ricercatori sui materiali alluvionali nella tabella
1.3 sono riportati i coefficienti di alcune correlazioni di letteratura, con i valori trovati per l'area in studio
risultano del tutto confrontabili.

Correlazione qc ⇒ VS
Il criterio seguito per selezionare i dati penetrometrici ed i valori di VS utilizzati è stato il seguente:
(1) tutti i valori della resistenza alla punta normalizzata, Q, e del rapporto di attrito normalizzato, F, definiti
dalle seguenti espressioni:
Q = (qc − σ v ) / σ v ' [1.3a]
F = f s /(qc − σ v ' ) ⋅ 100% [1.3b]
dove qc ed fs rappresentano rispettivamente la resistenza alla punta e resistenza laterale misurata nel corso di
prove CPT, sono stati mediati ad intervalli di profondità pari ad un metro escludendo i valori massimi e
minimi. Il valore della resistenza alla punta e del rapporto di attrito normalizzati sono stati utilizzati per
classificare il terreno ad intervalli di un metro. Sono stati esclusi dalle elaborazioni i dati per i quali la
classificazione effettuata con la carta di Robertson (1990) si discostava dalla stratigrafia del vicino
sondaggio.
(2) Sono stati esclusi dalle elaborazioni i dati relativi ai primi due metri di terreno, spesso costituito da
terreno di riporto o vegetale.
(3) Le registrazioni utilizzate per la determinazione di VS, eseguite nel corso di prove cross hole e down
hole (a due ricevitori), hanno mostrato un arrivo delle onde di taglio facilmente individuabile.
La classificazione dei materiali attraversati nel corso delle prove CPT è stata eseguita mediante una carta
di classificazione basata su valori della resistenza alla punta e del rapporto di attrito normalizzati
(Robertson, 1990). La carta di classificazione di Robertson con i dati relativi alle prove CPT utilizzate è
mostrata in figura 1.4.

Tabella 1.3 Valori dei coefficienti a e b della relazione VS = a⋅NSPTb per i terreni alluvionali.

Tipo
Autori a b r2 Numero di dati
di terreno
Presente studio H e P (tutti) 112.32 0.329 0.6367 14
Ohsaki e Iwasaki (1973) H e P (tutti) 81.4 0.390 - 220
Imai (1975) e Yoshimura (1975) tutti 92.0 0.329 - 192
H (arg) 102 0.29 - -
H (sabbia) 81 0.33 - 151
Imai (1977)
P (arg) 114 0.29 - -
P (sabbia) 97 0.32 - 100
Sykora e Stokoe (1983) Sabbia 100 0.29 97
Lee (1992) H (sabbia) 104.7 0.296 0.50
H = Olocene
P = Pleistocene
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 7

1000

7
8

9
100
Q = (qc-σ v)/σ 'v

10
4

3
1

2 N.C.
1
0.1 1
F = fs /(qc-σ'v) x 100% 10

Figura 1.4 Classificazione dei materiali investigati mediante prove CPT

La carta di classificazione è suddivisa nelle seguenti nove regioni: 1, terreni sensitivi a grana fine; 2,
terreni organici; 3, da argille limose ad argille; 4, da limi argillosi ad argille limose; 5, da sabbie limose a
limi sabbiosi; 6, da sabbie pulite a sabbie limose; 7, da sabbie ghiaiose a sabbie dense; 8 da sabbie molto
rigide a sabbie argillose (fortemente sovraconsolidate o cementate); 9 materiali a grana fine molto rigidi
(fortemente sovraconsolidate o cementati). Inoltre nella carta è riportata un’area relativa ai materiali
normalmente consolidati che suddivide ulteriormente la carta di classificazione. I materiali per i quali i
valori rappresentativi di Q ed F ricadono nella carta di Robertson al di sopra della regione di normal
consolidazione tendono ad essere sovraconsolidati e antichi. Sotto la regione di normal consolidazione, i
materiali generalmente mostrano una maggiore sensitività. È interessante osservare che per i terreni
prevalentemente coesivi e di origine alluvionale (riportati in figura 1a con etichetta vuota), risultano avere
mediamente un valore di OCR maggiore rispetto ai materiali coesivi di origine pleistocenica (riportati in
figura 1a con etichetta piena), in accordo con i risultati ottenuti da prove edometriche condotte su provini di
materiale coesivo prelevato in entrambe le formazioni Questo è presumibilmente legato al fatto che
nell’area in studio i materiali di origine alluvionale sono più superficiali rispetto ai materiali di origine
pleistocenica è quindi hanno rispetto a questi ultimi un valore di OCR maggiore. Si osserva inoltre, in
accordo con quanto hanno mostrato le risultanze di analisi di laboratorio e in sito condotte su tali materiali
(Crespellani, 2001a), che i depositi di origine alluvionale risultano essere più eterogenei rispetto ai materiali
di origine pleistocenica.
In una prima fase della ricerca i dati sono stati analizzati distinguendo i materiali di origine alluvionale
dai materiali di origine pleistocenica e i materiali “incoerenti” (per i quali i punti rappresentativi delle CPT
ricadono nelle regioni 5, 6 e 7 della carta di Robertson) da quelli “coesivi” (per i quali i punti
rappresentativi delle CPT ricadono nelle regioni 2, 3 e 4 della carta di Robertson). Avendo osservato nelle
verticali indagate una sostanziale indipendenza dei parametri geotecnici dalla profondità, per entrambe le
formazioni, si è ritenuto opportuno adottare, tra le correlazioni più frequentemente utilizzate in letteratura in
passato (Jamiolkowski et al., 1985; Baldi et al., 1989; Rix & Stokoe, 1991), una semplice relazione del tipo:
β [1.4]
VS = α ⋅ qc
8 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

nella quale VS è espressa in m/s e qc in MPa. I coefficienti α e β della regressione, per i diversi materiali,
sono riportati nella tabella 1.4, nella quale è possibile osservare che le regressioni determinate a prescindere
dall’origine geologica, mantenendo la sola distinzione tra materiali coesivi e materiali incoerenti, hanno
mostrato il miglior adattamento ai dati sperimentali.

Tabella 1.4 Coefficienti α e β della regressione [1.4], a e b della regressione [1.5].

materiale origine n. dati α β r2 a b r2


alluvionale 25 211.2 0.199 0.830 145.0 0.181 0.861
coesivi

pleistocenica 21 193.0 0.315 0.810 97.2 0.281 0.726


all. e pleist. 46 211.2 0.231 0.871 146.0 0.166 0.682
alluvionale 18 241.0 0.235 0.721 123.9 0.251 0.654
incoere

pleistocenica 12 229.7 0.245 0.631 82.5 0.357 0.909


nti

all. e pleist. 30 229.7 0.253 0.812 112.5 0.274 0.780

Il confronto con alcune regressioni proposte in letteratura, dopo aver ricavato il valore di G0 dalla
relazione Go = ρ VS2, è mostrato in figura 1.5. Si osserva che l’andamento nel piano bilogaritmico delle
funzioni G0 (qc) trovate per i materiali prevalentemente coesivi (linea 1a in figura) e incoerenti (linea 1b in
figura), è all’incirca parallelo a quello delle relazioni proposte da Simonini & Cola (2000) e da Imai &
Tonouchi (1982), nella versione modificata da Bouckovalas et al. (1989). Le regressioni ottenute da
Bouckovalas et al. (1989) e da Mayne et al. (1993), rispettivamente per argille soffici della costa greca e per
differenti tipi di argille di diversi siti del mondo, hanno invece una pendenza maggiore.
1000

3 4
1b
G0 [MPa]

100

1a
Materiali coesivi
2 Materiali incoerenti
2 Imai & Tonuchi (1982)
3 Bouckovalas et al. (1989)
4 Mayne & Rix (1993)
5 Simonini & Cola (2000)
10
0.1 1 10 qc [MPa] 100

Figura 1.4 Regressioni G0-qc ottenute nel presente studio (1a e 1b) e di letteratura.

Successivamente è stata analizzata l’applicabilità di correlazioni che impiegano valori corretti e/o
normalizzati di VS e qc (Baldi et al., 1989; Andrus et al., 2001), utilizzando una relazione del tipo:
VS1 = a ⋅ (qc1N ) [1.5]
b

con VS1 = VS (pa /σ’v) 0.25


qc1N = (qc /pa) (pa /σ’v) (dove pa è il valore della pressione atmosferica di
0.5

riferimento, espressa nelle unità di misura di qc e σ’v).


Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 9

I coefficienti a e b della regressione, per i diversi materiali, sono riportati nella tabella 1.4, nella quale è
possibile osservare che solo nel caso dei materiali incoerenti pleistocenici il coefficiente di correlazione è
maggiore rispetto a quello della relazione [1.4].
Nella figura 1.5 è riportato il confronto tra i valori di VS misurati con prove sismiche in foro e quelli
stimati con le relazioni [1.4] e [1.5] a partire dai valori qc ottenuti lungo le verticali poste in prossimità dei
fori di sondaggio. È stato anche confrontato il profilo di VS determinato mediante una prova CH a due fori
con i profili ottenuti per mezzo delle due relazioni proposte a partire dai risultati di una prova CPT
adiacente.

700

600

500
VS stimato (m/s)

400

300

200

VS da eq. [3.11]
100

VS da eq. [3.12]
0
0 100 200 300 400 500 600 700
VS misurato (m/s)
Figura 1.5 Confronto tra i valori di VS misurati e stimati.

I risultati, illustrati in figura 1.6, mostrano un sostanziale buon accordo lungo tutta la verticale tra i
valori di VS misurati e stimati. Tuttavia, la stessa figura evidenzia anche che, essendo qc un parametro
puntuale, i risultati della stima possono diventare scarsamente attendibili se i valori della resistenza di punta
sono rappresentativi di una condizione strettamente locale.
Il confronto con le analoghe regressioni trovate da Andrus et al. (2001), figura 1.7, evidenzia che
l’esponente di qc1N per il caso in esame dipende dall’età del deposito; i terreni incoerenti investigati, spesso
costituiti da ghiaie, risultano più rigidi delle sabbie analizzate da Andrus. In accordo con i risultati di
letteratura i materiali incoerenti pleistocenici sono risultati essere più rigidi dei materiali incoerenti
alluvionali per buona parte dei valori di qc1N analizzati. Per i materiali coesivi invece, sebbene le regressioni
empiriche siano più prossime a quelle trovate da Andrus, non sono stati misurate rigidezze maggiori per i
materiali più antichi.
Infine, è stata analizzata la relazione empirica proposta da Hegazy e Mayne (1995) che prevede di
correlare VS a entrambe le misure di resistenza ottenute nel corso delle prove CPT, qc e fs, mediante la
relazione:
α β [1.6]
VS = A ⋅ q c ⋅ f s
nella quale VS è espressa in m/s mentre qc ed fs in MPa. I parametri A, α e β della [1.6] sono riportati in
tabella 1.5 dalla quale si osserva un miglioramento dei valori di r2 rispetto a quelli ottenuti con la [1.5]
soltanto per i materiali coesivi. Il valore negativo assunto dell’esponente β nella tabella 1.5, ad eccezione
che per i materiali incoerenti di origine alluvionale, testimonia che la dipendenza di VS da fs risultata
10 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

decrescente. Sebbene il numero di dati esaminato risulta modesto, tale andamento sembra ragionevole in
considerazione del fatto che aumentando la frazione di fine c’è da aspettarsi, oltre ad un aumento di fs, una
riduzione di VS. A tale proposito però, non vi sono conferme sperimentali in letteratura ed anche i valori di
β determinati da Hegazy e Mayne risultano di segno opposto2.

qc (MPa) fs/100 (kPa) VS (m/s)


0 10 20 30 40 200 300 400 500 600
0

9
z (m)

10

11

12

13

14

15

16

17 CH-S24
18 Vs(qc)
qc Vs(qc1N)
19
fs Vs(qc,fs)
20

Figura 1.6 Confronto tra i valori di VS misurati e stimati con le relazioni [1.4], [1.5] e [1.6].

2
Gli autori, collezionando i risultati di prove eseguite in diverse parti del mondo, hanno infatti trovato: per argille A = 203.8, α =
0.549, β = 0.025, n = 229 e r2 = 0.778; mentre per sabbie A = 78.9, α = 0.319, β = -0.0466, n = 92 e r2 = 0.574.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 11

V s1 (m/s) 300

260

220

180

"coesivi" alluvioni
140 "coesivi" pleistocene
argilla olocene (Andrus et al., 2001)
argilla pleistocene (Andrus et al., 2001)
100
0 10 20 30 40 50
qc1N
600
V s1 (m/s)

500

400

300

200
"incoerenti" alluvioni
"incoerenti" pleistocene
100
sabbia olocene (Andrus et al., 2001)
sabbia pleistocene (Andrus et al., 2001)
0
0 50 100 150 200 250 300
qc1N
Figura 1.7 Confronto tra i valori di VS stimati con la relazioni [1.4] e [1.5].

Tabella 1.5 Coefficienti A, α e β della regressione [1.6].

materiale origine n. dati Α α β r2


alluvionale 25 140.3 0.296 -0.131 0.915
coes
ivi

pleistocenica 21 182.1 0.328 -0.017 0.812


all. e pleist. 46 154.5 0.290 -0.099 0.909
alluvionale 18 267.9 0.209 0.021 0.726
inco
erenti

pleistocenica 12 172.3 0.351 -0.051 0.662


all. e pleist. 30 223.8 0.258 -0.006 0.813
12 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

1.3 Caratteristiche generali dei campioni esaminati

Il programma sperimentale delle prove dinamiche di laboratorio di cui si riferisce può scomporsi in due
parti che si differenziano per i criteri e le finalità con cui sono stati pianificati. La prima parte del
programma sperimentale, che si inserisce nell’ambito del progetto di microzonazione sismica dell’alta
Valtiberina umbra, è stato pianificato da un gruppo interdisciplinare di lavoro (Regione Umbria, CNR-
IRRS, DIS-Politecnico di Milano, DIC-Università di Firenze) secondo criteri finalizzati alla definizione dei
parametri rappresentativi del comportamento meccanico dei materiali presenti nell’area in condizioni
sismiche, (vedi: “Microzonazione sismica in alta Valtiberina umbra”, Boscherini et al.,2002;
“Programmazione ed esecuzione delle indagini geologico-tecniche e sismiche”, Checcucci et al., 2002;
“Indagini geotecniche per la valutazione degli effetti di sito in alcuni centri dell’alta Valtiberina”,
Crespellani et al., 2002). La seconda parte del programma sperimentale pianificata, invece, secondo criteri
di ricerca veri e propri, avvalendosi dei risultati e delle esperienze acquisite nella prima, è stata finalizzata
alla determinazione ed all’analisi di alcune peculiarità del comportamento dinamico e ciclico dei materiali
campionati in prospettiva, tra l’altro, di valutarne l’influenza sulla risposta sismica locale a Città di Castello
(Simoni, 2003).
Mediante l’apparecchiatura di colonna risonante, RC, e di taglio torsionale ciclico, TTC, in dotazione al
Laboratorio di Geotecnica dell’Università di Firenze, sono state condotte prove dinamiche su provini
ottenuti, mediante tornitura o fustellazione, da N. 8 campioni indisturbati ritenuti rappresentativi delle varie
formazioni presenti nell’area dell’alta Valtiberina umbra. Poiché nello stesso laboratorio, nell’ambito di
precedenti studi, Crespellani et al., 1989, sono state condotte prove di RC su N. 4 campioni indisturbati
provenienti dalla stessa area, anche i risultati di tali prove sono stati utilizzati per la caratterizzazione
dinamica delle diverse unità geologiche. Gli stessi campioni sono stati utilizzati per l’esecuzione di prove
edometriche e di classificazione per la determinazione di alcune delle proprietà (indice dei vuoti, e0, grado
di sovraconsolidazione, OCR, indice di plasticità, IP, frazione di fine, CF) che maggiormente influenzano i
parametri dinamici e la loro variazione con il livello deformativo (Crespellani et al., 2002). Alcune delle
principali proprietà dei campioni analizzati sono riassunti in tabella 1.6, nella quale, la sigla
contrassegnante i campioni, è costituita dal nome del sondaggio seguito da due cifre che indicano l’anno in
cui il campione è stato prelevato ed il numero del campione.
La misura delle proprietà dinamiche e delle loro variazioni con la deformazione tangenziale, eseguita in
condizioni di prova idonee a riprodurre le condizioni in sito prima, durante e dopo il terremoto di
riferimento, ha interessato materiali a grana fine ascrivibili alle formazioni superficiali più diffuse nell’area.
In particolare le formazioni Alluvionali, Recenti e Terrazzate, hanno origine olocenica, mentre i materiali
appartenenti ai Sintemi di Fighille e di Selci Lama hanno origine pleistocenica.

Tabella 1.6 Principali proprietà dei campioni esaminati

Campione Formazione z [m] zw [m] γ [kN/m3] WL [%] IP [%] W [%] cc cs OCR


S100C1 2.8 7.0 20.2 35 13 25 0.193 0.037 3.7
Alluvioni
S400C1 3.8 4.5 19.5 43 25 23.1 0.243 0.054 1.2
Recenti e
S1100C1 3.3 4.5 19.8 41 16 28 0.236 0.057 1.8
Terrazzate
S2700C1 3.3 7.0 19.6 31 9 13 0.239 0.023 3.1
S195C2 14.3 5.6 21.1 37 16 19.3 0.136 0.036 1.4
S195C3 20.3 5.6 21.7 33 12 20 - - -
S100C2 Sintema di 24.1 7.0 18.8 70 40 36 0.345 0.096 1.0
S200C1 Fighille 4.7 4.5 20.9 32 12 18.3 0.169 0.030 5.7
S200C2 9.1 4.5 21.17 29 10 18.9 0.112 0.026 2.0
S2400C3 14.8 4.5 20.5 32 13 23 0.582 0.037 2.1
S295C2 Sistema di 15.3 9.0 20.1 49 23 28 0.266 0.070 1.5
S295C3 Selci Lama 32.1 9.0 20.6 45 24 22.9 0.236 0.052 1.1

L’apparecchio di colonna risonante utilizzato è l’apparecchio di Stokoe, con provini cilindrici del
diametro di 3.81cm ed altezza di 7.62cm, vincolati alla base ed in sommità, condizioni fixed-free. Con tale
apparecchio sono stati raggiunti livelli deformativi del 5% circa. I valori del rapporto di smorzamento sono
stati determinati con il metodo dell’incremento logaritmico (Amplitude Decay Method). Al dispositivo di
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 13

colonna risonante è stato adattato un apparecchio di taglio torsionale ciclico che permette di variare la
coppia torcente applicata in modo da assegnare la frequenza dei carichi ciclici. Nel caso specifico è stata
adottata una frequenza costante pari a 0.5Hz e per ogni livello di carico sono stati applicati 30 cicli. Nelle
prove di TTC i valori del modulo di taglio e del rapporto di smorzamento sono stati determinati, per ogni
valore della coppia torcente applicata, misurando la pendenza della congiungente gli estremi dei cicli
d’isteresi e l’area da essi racchiusa.
In tabella 1.7 sono riportate le condizioni di prova previste dal programma sperimentale su ciascuno dei
18 provini analizzati. Il significato della sigla attribuita a ciascun provino ricorda quella del campione, come
sopra descritto, e del numero del provino da esso ricavato. In particolare, le prove condotte sui 18 provini,
sono consistite in: N. 5 prove di RC ed altrettante di TTC nell’ambito del progetto di microzonazione
sismica della Valtiberina (provini: S100C1P1, S1100C1P1, S2700C1P1, S100C2P1, S2400C3P1): N. 4
prove di RC nell’ambito di un precedente studio (provini: S195C2P1, S195C3P1, S295C2P1, S295C3P1) e
N. 9 prove di RC e N. 1 prova di TTC nell’ambito della ricerca condotta dall’autore della presente memoria
(provini: S400C1P1, S400C1P2, S200C1P1, S200C1P2, S200C2P1, S200C2P2, S200C2P3, S200C2P4,
S200C2P5).

Tabella 1.7 Pressioni efficaci di consolidazione e condizioni di prova sui materiali analizzati

Prove TTC
u0 Prove RC (γ < γl) Prove RC (γ > γl)
Provino (γ < γP)
[kPa]
σ’c [kPa] σ’c [kPa] σ’c [kPa]
S100C1P1 200 25 110 110
S400C1P1 200 18 100 100 100
S400C1P2 200 22 100 200 200 200
S1100C1P1 200 17 120 120
S2700C1P1 200 56 120 120
S195C2P1 300 55 150 300
S195C3P1 300 37 150 300
S100C2P1 200 45 150 300 300
S200C1P1 300 37 100 100 100 200
S200C1P2 300 50 100 200 400
Scarico “ 100 200 ←
Ricarico “ → 200 400
S200C2P1 300 30 100 100 100
S200C2P2 200 30 100 200 200 200
S200C2P3 200 30 130 260 400 400
S200C2P4 300 30 200 400 400 400
S200C2P5 300 25 50 100 200 400
Scarico “ 50 100 200 ←
Ricarico “ → 100 200 400
S2400C3P1 300 25 100 200 200
S295C2P1 300 50 150 300
S295C3P1 400 70 200 400

In tabella 1.7, oltre ai valori di u0 previsti per saturare i provini, sono riportati i valori della pressione
efficace σ’c a cui sono state effettuate le misure dinamiche e cicliche d’interesse mediante l’apparecchiatura
di RC e TTC. In tabella con γl e γP si è inteso indicare la deformazione di soglia elastica e la deformazione di
soglia volumetrica rispettivamente.
Il programma sperimentale ha previsto la misura delle proprietà dinamiche su terreni completamente
saturi e per valori delle pressioni efficaci di consolidazione, σ’c, compresi fra 100 e 400kPa. La
contropressione applicata al fluido interstiziale in fase di saturazione invece, ha assunto valori compresi fra
200 e 400kPa.
14 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

1.4 Deformazioni di soglia

Le evidenze sperimentali a cui hanno portato numerose ricerche condotte in laboratorio e in sito negli
ultimi anni, oltre ad evidenziare che il parametro fondamentale per definire il comportamento di un terreno
in presenza di carichi dinamici e ciclici è l’ampiezza della deformazione di taglio, mostrano l’esistenza di
soglie di deformazione che segnano il passaggio dei terreni a diversi domini di comportamento.
Analizzando i risultati di numerose prove sperimentali mirate a valutare la variazione della rigidezza dei
terreni con l’ampiezza della deformazione di taglio è stata osservata da molti ricercatori in passato3
l’esistenza di una deformazione di soglia elastica, γl, oltre la quale si manifestano deformazioni elastiche
non più lineari. Analizzando il comportamento dei terreni a deformazioni di taglio maggiori a γl è stata poi
osservata4 l’esistenza di una deformazione di soglia volumetrica, γp, che segna il passaggio dal campo delle
deformazioni elastiche non lineari a quello delle deformazioni elasto-plastiche. In relazione alla
deformazione di taglio raggiunta in prove dinamiche e cicliche è stato quindi possibile individuare i
seguenti tre domini di comportamento del terreno:

- dominio elastico lineare (γ < γl), caratterizzato da deformazioni permanenti trascurabili e andamento
dei cicli lineare; in cui il comportamento del terreno è totalmente reversibile e caratterizzabile dal valore del
modulo di taglio tangente iniziale, G0 o Gmax, che rimane pressoché costante5 al variare della deformazione
di taglio e del numero di cicli di carico. La soglia elastica per terreni recenti non cementati secondo
Jamiolkowski et al. (1995) assume generalmente valori compresi tra 0.0007% e 0.002%; valori maggiori
possono verificarsi con la cementazione, l’invecchiamento e aumentando la velocità di deformazione6.

- dominio isteretico stabile (γl < γ < γp), in cui il legame sforzi deformazioni è elastico non lineare e
l’energia dissipata per ogni ciclo di carico non più trascurabile. Con il progredire del numero di cicli la
deformazione di taglio tende a stabilizzarsi attorno ad un unico valore mentre le sovrappressioni del fluido
interstiziale rimangono mediamente nulle, ∆u ≅ 0kPa. Il comportamento del terreno non è più descrivibile
dal solo valore assunto da G ma deve essere introdotto il parametro D, detto rapporto di smorzamento e
definito dalla [4.1], per descrivere la variazione delle proprietà dissipative del mezzo. I valori della
deformazione corrispondente alla soglia volumetrica, generalmente di un ordine di grandezza superiori
rispetto a quelli relativi alla soglia elastica7, aumentano per effetto: della velocità di deformazione; della
natura sabbiosa dei materiali, a causa dell’applicazione di cicli di carico di modesta ampiezza; del grado di
consolidazione nelle sabbie (Lo Presti, 1989; Vucetic, 1994).

- dominio isteretico instabile (γ > γp), caratterizzato da un comportamento elasto-plastico conseguente a


deformazioni irreversibili che interessano la microstruttura del terreno e che diventano più pronunciate con
il progredire del numero dei cicli di carico, N. Per tali livelli deformativi i due parametri G e D variano oltre
che con la deformazione γ con il valore N; nei terreni asciutti si accumulano deformazioni mentre nei terreni
saturi si accumulano deformazioni e sovrappressioni interstiziali e per valori di N crescenti si può
raggiungere la rottura. Per definire il comportamento del terreno per deformazioni maggiori della soglia
volumetrica è necessario definire, oltre alle due funzioni G(γ,N) e D(γ,N), le variazioni della
sovrappressione neutra e della resistenza ciclica ultima con il numero dei cicli di carico, ∆u(N) e τcyc(N)
rispettivamente. In questo dominio il comportamento meccanico del terreno risulta essere fortemente
influenzato dalla storia tensio-deformativa, dalla velocità di deformazione e, come detto, dal numero di cicli
di carico (Crespellani et al., 1999; Jamiolkowski et al. 1995; Tatsuoka et al., 1995).

3
Si vedano ad esempio i lavori di: Anderson e Richart, 1976; Hardin e Drnevich 1972a, e 1972b; Hardin e Richart, 1963.
4
Si vedano ad esempio i lavori di: Lo Presti, 1987; Jamiolkowsi et al. 1986, Vucetic, 1994.
5
A fini ingegneristici è considerato tale. Misure locali delle deformazioni mostrano in realtà un comportamento elastico non lineare
anche a bassi livelli deformativi (si veda ad esempio Clayton e Heymann, 1999.
6
Si vedano ad esempio i lavori di: Lo Presti et al., 1996, 1997; Lo Presti, 1999; Tatsuoka e Kohata, 1995; Tatsuoka e Shibuya.
1992.
7
Chung et al., 1984; Dobry et al., 1982; Lo Presti, 1989; Stokoe et al., 1995; Vucetic, 1994.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 15

1.4.1 Soglia elastica lineare

La soglia elastica lineare è definita convenzionalmente come il valore dell’ampiezza della deformazione
di taglio corrispondente al valore del rapporto del modulo di taglio normalizzato, G/G0, uguale a 0.95
(Jamiolkowski et al., 1995). Per i materiali analizzati la soglia elastica è stata determinata a partire dalle
curve dei modelli lineari equivalenti di Ramberg e Osgood (1943) e di Yokota et al. (1981).
Utilizzando le espressioni dei due modelli, e la definizione di γl segue che il valore della deformazione
corrispondente alla soglia elastica può essere determinato mediante le relazioni:
1
 0.05  R −1 [1.7]
γl = R

 C ⋅ 0.95 
β
 0.05 
γl =  [1.8]
 α ⋅ 0.95 
Al fine di associare legittimamente i valori di γl trovati mediante la [1.7] e la [1.8] alla plasticità dei
materiali analizzati è stato inizialmente verificato che dall’osservazione dell’andamento delle curve
espresso dalle relazioni esprimenti i due modelli risultasse una riduzione di G/G0 per i materiali con IP
minore8.
Inoltre, le curve normalizzate del modello di Ramberg e Osgood adattato ai dati sperimentali, sono state
confrontate con curve analoghe ottenute su materiali provenienti dalla stessa area e da siti diversi dell’Italia
centrale, analizzati in passato dallo stesso laboratorio, distinguendo i campioni di origine pleistocenica da
quelli provenienti da depositi alluvionali ed eluvio-colluviali. Le curve relative ai due gruppi di terreno sono
rappresentate nella figura 1.8, insieme ad altre informazioni (indice di plasticità, Ip, grado di
sovraconsolidazione, OCR, pressione di confinamento media, σ’C) con lo scopo di evidenziare l’influenza
della plasticità. Nel caso dei materiali pleistocenici (figura 1.8a) si rileva un buon accordo tra l’andamento
delle diverse curve e una conferma di quanto già evidenziato in letteratura da altri Autori, ovvero che il
rapporto G/Go in corrispondenza di una stessa deformazione di taglio è generalmente maggiore per i
campioni con indice di plasticità maggiore e che il valore della soglia elastica cresce all’aumentare della
plasticità. Al contrario, nei materiali alluvionali ed eluvio-colluviali (figura 1.8b) non si riscontra la stessa
tendenza: in questo caso l’andamento delle curve appare fortemente dipendente da altri fattori (pressione di
confinamento, indice dei vuoti, grado di sovraconsolidazione, eterogeneità del materiale, ecc..) oltre che
dall’indice di plasticità.
Poiché dal confrontando tra i valori di γl determinati mediante la [1.7] con quelli determinati con la [1.8]
si sono trovate differenze trascurabili9 la deformazione di soglia è stata determinata mediante la relazione
che si riferisce al modello di Ramberg e Osgood. In figura 1.9 i valori della soglia elastica, determinati per i
materiali di origine pleistocenica e per i materiali di origine alluvionale10 dell’alta Valtiberina umbra, sono
confrontati con quelli ottenuti da altri Autori (Gori11, 1998; Lo Presti, 1989; Silvestri, 1991).
I dati sperimentali, sebbene in numero modesto, riescono a cogliere l’andamento della relazione γl (IP);
ovvero, si assiste ad un aumento dei valori di soglia per i materiali a maggiore plasticità. Le relazioni γl -vs-
IP, ottenute dagli AA., prevalentemente a partire dai risultati di prove RC, mostrano la loro indipendenza dal
grado di consolidazione (1 ≤ OCR ≤ 40). Per i terreni non plastici si assiste poi ad un incremento dei valori
γl da 10-4% a 10-3% circa passando dai materiali più grossolani ai materiali più fini.
Per i terreni esaminati, il valore di γl è compreso tra 2⋅10-3% e 10-2% circa, passando dai terreni poco
plastici ai terreni plastici; i valori di γl, ricadono nella correlazione individuata a partire dai risultati degli
Autori citati. L’ulteriore confronto, dei valori di γl ottenuti nel presente studio con quelli riportati da Tika et
al. (1998) e da Vucetic (1994), per tutti i campioni esaminati, è risultato ancora soddisfacente. Gli Autori
definendo “arbitrariamente” come valore di γl il valore per il quale G/G0 = 98% trovano una relazione tra γl
e IP alla quale ben si adattano i dati sperimentali. I valori numerici delle soglie di deformazione elastica
sono poi riportate in tabella 1.8.

8
Dobry e Vucetic, 1987; Lo Presti, 1989; Silvestri, 1991.
9
Dal confronto è risultato che il valore della deformazione di soglia elastica risulta sottostimata mediamente di ∆γl,AV = 0.0003% se
valutata con il modello di Yokota et al. piuttosto che con il modello di Ramberg e Osgood.
10
Per ulteriori informazioni sui materiali analizzati si veda il § 2.
11
I valori di γl riportati in figura sono stati determinati mediante la relazione [6.2] a partire dai parametri α e β determinati
dall’Autore.
16 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

1
1 - I p = 16%
G/G0

0.9 2 - I p = 25%

3 - I p = 25%
0.8
4 - I p = 13%

0.7 1 - OCR = 1.8 5 - I p = 9%


σ 'c= 120kPa
2 - OCR = 1.2 σ 'c= 200kPa
0.6 3 - OCR = 1.2 σ 'c= 100kPa
4 - OCR = 3.7 σ 'c= 110kPa
5 - OCR = 3.1 σ 'c= 120kPa
0.5

0.4

0.3

0.2

0.1
a)
0
0.0001 0.001 0.01 0.1 1
γ [% ]
1
1 - I p = 40%
G/G0

0.9 1 - OCR = 1.0 σ 'c= 300kPa 2 - I p = 24%


2 - OCR = 1.1 σ 'c= 400kPa
3 - I p = 10%
3 - OCR = 2.0 σ 'c= 400kPa
0.8
4 - OCR = 2.0 σ 'c= 400kPa 4 - I p = 10%
5 - OCR = 2.1 σ 'c= 200kPa
0.7 5 - I p = 13%
6 - OCR = 2.0 σ 'c= 400kPa
7 - OCR = 2.0 σ 'c= 200kPa 6 - I p = 10%
0.6 8 - OCR = 5.7 σ 'c= 400kPa
9 - OCR = 1.4 σ 'c= 300kPa
10 - OCR = ND σ 'c= 300kPa
0.5
11 - OCR = 5.7 σ 'c= 100kPa
12 - OCR = 2.0 σ c' = 100kPa
0.4
7 - I p = 10%

0.3 8 - I p = 12%

9 - I p = 16%
0.2
10 - I p = 12%

11 - I p = 12%
0.1
b) 12 - I p = 10%
0
0.0001 0.001 0.01 0.1 γ [% ] 1

Figura 1.8 Curve G(γ) del modello di Ramberg & Osgood (1943),
per i materiali di origine Pleistocenica a) e alluvionale b).
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 17

0.1
[%] l
Deformazione di soglia,

0.01

0.001

Gori (1998) Lo Presti (1989) Silvestri (1991)


Materiali Alluvionali Materiali Pleistocenici
0.0001
0 10 20 30 40 50 60 70
Indice di plasticità, IP [%]
Figura 1.9 Confronto fra i valori di soglia elastica in funzione dell’indice di plasticità trovati per i materiali
esaminati a partire da prove di RC con quelli determinati da altri Autori.

1.2.2 Soglia volumetrica

La deformazione che segna il passaggio dal dominio isteretico stabile al dominio isteretico instabile,
definita inizialmente come deformazione di soglia da Dobry et al. (1982) e successivamente come
deformazione di soglia volumetrica (Matasovic e Vucetic, 1992), è quel valore della deformazione ciclica
ad ampiezza crescente, γp, in corrispondenza della quale si manifestano deformazioni plastiche in condizioni
drenate e aumenti della pressione interstiziale in prove non drenate. Tale soglia di deformazione, sensibile
tra l’altro ai valori di OCR ed ai percorsi di sollecitazione è individuabile, secondo Jamiolkowsky et al.
(1986), in tre modi: dall’insorgenza di sovrappressioni interstiziali in prove non drenate; dall’insorgenza di
deformazioni irreversibili in prove drenate; come soglia di sensibilità ai cicli di prestraining.
Poiché la soglia di deformazione volumetrica nelle prove dinamiche e cicliche condotte sui terreni della
Valtiberina è stata individuata a partire dagli incrementi di pressione interstiziale si ritengono opportuni due
brevi precisazioni inerenti la catena di pressione e le letture di pressione a deformazioni elevate. La misura
sperimentale delle pressioni neutre nella fase non drenata delle prove di RC TTC è stata effettuata mediante
una catena di pressione, la cui accuratezza complessiva è di ±1kPa, avente trasduttore a membrana esterno
alla cella e collegato alla base del provino. Le letture di pressione sono state effettuate dopo la
stabilizzazione degli incrementi di pressione interstiziale, il time-lag12 a grandi deformazioni è risultato di
circa 10 minuti.
Non trovando in letteratura un metodo convenzionale riconosciuto per la determinazione della soglia di
deformazione che comporta cambiamenti nella microstruttura sono stati messi a confronto diversi criteri per
la sua determinazione. Nella consapevolezza che l’individuazione di tale soglia ha maggiore interresse dal
punto di vista fisico che operativo e, considerato l’esiguo numero di prove dinamiche di laboratorio
effettuate, il confronto di seguito riportato non ha avuto la pretesa di determinare un criterio a validità

12
Quando il rapporto tra la rigidezza del sistema di misura e quella del provino non è elevata si ha un lento processo di
stabilizzazione della pressione neutra detto time-lag (Olivares, 1996).
18 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

generale. La ricerca è stata esclusivamente finalizzata alla determinazione accurata dei valori di γp dai quali
dipende, fra l’altro, l’impiego di alcuni modelli piuttosto che altri nelle analisi di risposta sismica locale.
Come valore di γp si è assunto il valore della deformazione tangenziale in corrispondenza della quale si
ha un prefissato valore dell’incremento della pressione interstiziale normalizzata rispetto alla pressione
efficace media, ∆u/σ’0. In particolare sono stati confrontati tre diversi valori di tale rapporto ∆u/σ’0 = 0.05,
∆u/σ’0 = 0.01 e, infine, l’ultimo valore di γc in corrispondenza del quale il rapporto ∆u/σ’0 rimane nullo. Il
primo di tali valori, 0.05, è quello suggerito da Georgiannou et al., 1991 e da Silvestri, 1991; mentre gli altri
due valori, 0.01 e 0.00, sono stati ritenuti ragionevoli dall’autore per un confronto.
Per determinare e successivamente confrontare i valori di γp ottenuti adottando i tre valori di ∆u/σ’0 è
stata utilizzata una regressione lineare sulle coppie di valori sperimentali (∆u/σ’0 - γc) determinate nel corso
di ciascuna prova dinamica. Il numero di punti utilizzato per la determinazione delle due costanti A e B di
ciascuna regressione (∆u/σ’0 = Aγc + B) è stato determinato in modo che: contenesse un solo valore nullo di
∆u/σ’0 e fosse sufficiente a raggiungere il 5% del rapporto ∆u/σ’0. Seguendo tale procedimento il numero di
punti su cui sono state condotte le regressioni, utilizzate poi per determinare la soglia volumetrica, è
risultato variabile da 4 a 14. In figura 1.10 sono riportati gli andamenti delle regressioni effettuate
unitamente alle misure sperimentali.
Il confronto effettuato tra i valori di γp determinati considerando ∆u/σ’0 = 1%, ∆u/σ’0 = 5% e ∆u/σ’0 =
0% ha mostrato che i valori di G/G0 in corrispondenza della soglia volumetrica, per i dati esaminati, sono
sensibilmente minori dei valori riportati in letteratura se la γp viene stimata per ∆u/σ’0 = 5%. Infatti,
determinando la soglia volumetrica per tale valore di ∆u/σ’0, si è trovato che in corrispondenza di essa il
valore medio di G/G0 risulta pari 0.33; quando il valore di γp è determinato per ∆u/σ’0 = 1%, il rapporto
G/G0 ha un valore medio di 0.62 e, infine, individuando γp come il valore della deformazione di taglio
rappresentato dall’intercetta della regressione, il valore medio di G/G0 vale 0.71. A tale proposito, si ricorda
che Georgiannou et al. (1991), dall’analisi dei risultati ottenuti da prove dinamiche di laboratorio, hanno
osservato che la variazione di G/G0 in corrispondenza di γp è compresa tra 0.60 e 0.85. In accordo con tali
risultati, Tika et al. (1999) hanno ottenuto valori del rapporto G/G0 compresi tra 0.60 e 0.90; infine, secondo
Vucetic (1994) il valore medio di G/G0 per γc = γp è risultato pari a 0.65. In figura 1.11 sono riportati i
rapporti G/G0 valutati in corrispondenza della soglia volumetrica determinata applicando i tre valori su detti
di ∆u/σ’0. La figura mostra che la maggior parte dei valori di G/G0 ricade all’interno dei valori ottenuti da
altri Autori qualora la soglia volumetrica sia stimata in corrispondenza di ∆u/σ’0 = 1%. Si osserva inoltre
che i valori di γp, qualora determinati come intersezione della regressione
∆u
(γ c ) = A ⋅ γ c + B
σ '0
con l’asse delle ascisse, risultano essere bassi e, conseguentemente, i valori di G/G0 eccessivi (figura 1.11).
Nel riquadro in alto a sinistra ingrandimento della parte centrale del grafico per ∆u/σ’0 ≤ 5%. Inoltre, i
valori di γp valutati in corrispondenza di ∆u/σ’0 = 5% risultano generalmente superiori a quelli riportati in
letteratura da Gori, 1998; Lo Presti, 1989; Tika et al., 1999; Vucetic, 1994/. In particolare i valori trovati di
γp sono risultati anche maggiori del limite superiore determinato da Vucetic (1994) per materiali
parzialmente saturi che, come com’è ovvio, mostrano valori della soglia volumetrica sensibilmente
maggiori rispetto a quelli relativi a un grado di saturazione del 100%. Per quanto esposto, l’assunzione del
valore della deformazione di soglia volumetrica come valore di γc in corrispondenza di ∆u/σ’0 = 1%, è
risulta preferibile rispetto al valore assunto da γc per ∆u/σ’0 = 5% e, in seguito, con γp si intenderà il valore
della deformazione di taglio ciclica corrispondente ad una variazione della pressione neutra normalizzata
rispetto alla pressione efficace di consolidazione pari a 0.01.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 19

0.1
0.05
0.09
0.04
0.08
0.03
∆ u/σ 'ο

0.07 0.02
0.06 0.01
0.05 0
0.01 0.1
0.04

0.03 γp γp
0.02

0.01

0
0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale, γ (% )
Figura 1.10 ∆u/σ’0 in funzione di γ misurato nel corso di alcune prove di RC.

1.000
G/G0 (per γ c = γ P)

0.900

0.800
Tika et al. (1999)
Georgiannou et al. (1991)
0.700

0.600
Vucetic (1994)
0.500
.
0.400 1
γ = ( 0.05 - B)
P A
0.300
1
γ = ( 0.01 - B)
0.200 P A

0.100 B
γ =
P A

0.000
0.0010 0.0100 0.1000 1.0000
γ P [%]
Figura 1.11 Confronto tra i valori di G/G0 determinati in corrispondenza della soglia di deformazione
volumetrica γP valutata per tre diversi valori del rapporto ∆u/σ’0.
20 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

In figura 1.12 i valori della soglia volumetrica, determinati per i materiali di origine pleistocenica e per i
materiali di origine alluvionale dell’alta Valtiberina umbra, in funzione di IP, sono confrontati con quelli
ottenuti da altri autori (Gori, 1998; Lo Presti, 1989; Tika et al., 1999; Vucetic, 1994). Come anticipato i
valori di γp rientrano nei range riportati in letteratura. Il limite superiore è rappresentato dai valori desunti da
Vucetic a partire dall’analisi di dati di letteratura ottenuti con diverse prove dinamiche di laboratorio e per
materiali parzialmente saturi; il limite inferiore corrispondente a quello determinato in prove di RC da Tika
et al. su provini sia ricostituiti che ricavati da campioni indisturbati, di natura prevalentemente sabbiosa e
argillosa, e per diversi gradi di saturazione (86% ≤ Sr ≤ 100%).
In tabella 1.8 sono riportati i valori dei parametri α, β, C ed R, dei modelli di Yokota et al. (1981) e di
Ramberg e Osgood (1943), vedi § 3.4.5, mentre, i valori di Dmax e λ del modello di Yokota et al. (1981),
sono riportati in tabella 1.9 unitamente ai valori numerici delle soglie di deformazione volumetrica. In
definitiva, per i materiali esaminati, caratterizzati da 9 ≤ IP ≤ 40 e 1.0 ≤ OCR ≤ 5.7, il valore medio della
soglia volumetrica per i materiali esaminati, è risultato pari a 0.043%, mentre il valore medio della soglia
elastica è risultato pari a 0.006%.

1
soglie di deformazione volumetrica γ P (%)

Lo Presti (1989)

Lo Presti (1989)

Vucetic (1994)
0.1

0.01

Tika et Al.
Tika (1999)
et al. (1999) Gori (1998)
Lo Presti (1989) Materiali Alluvionali Materiali Pleistocenici
0.001
0 10 20 30 40 50 60 70
Indice di plasticità, IP (% )

Figura 1.12 Confronto fra i valori di soglia volumetrica in funzione dell’indice di plasticità
trovati per i materiali esaminati a partire da prove di RC con quelli determinati da altri autori.

1.5 Proprietà dinamiche a bassi livelli deformativi

Il comportamento dinamico e ciclico dei terreni a bassi livelli deformativi , γ < 10-3%, ha particolare
interesse ingegneristico per una vasta categoria di problemi quali: i problemi di dinamica delle fondazioni di
macchine vibranti; i problemi di dinamica dei terreni legati al transito dei veicoli o alle vibrazioni prodotte
da macchinari di cantiere. I parametri caratterizzanti il comportamento del terreno nel dominio elastico
lineare, ovvero il modulo di taglio iniziale G0 ed il rapporto di smorzamento minimo D0, sono stati
determinati mediante prove di RC e di TTC condotte a deformazioni tangenziali minori della soglia elastica,
γl. Le proprietà dinamiche e cicliche a bassi livelli deformativi saranno esaminate in relazione ai valori
assunti dalla pressione efficace di consolidazione nella fase di primo carico, al tempo di consolidazione e
alla storia tensionale statica e deformativa. Infine, i parametri ottenuti dalle prove dinamiche e cicliche di
laboratorio a bassi livelli deformativi saranno confrontati con i risultati delle prove dinamiche in sito.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 21

Tabella 1.8 Parametri α, β, C e R dei modelli di Yokota et al. (1981) edi Ramberg e Osgood (1943) per i
materiali analizzati.

2 2
α β r n. p.ti C R r n. p.ti
S100C1P1 27.765 1.148 0.994 11 4621 3.165 0.985 12
S400C1P1 24.911 1.234 0.972 8 808 2.872 0.996 8
S400C1P2 25.357 1.251 0.987 18 471 2.775 0.999 18
S1100C1P1 44.957 1.398 0.990 13 2341 3.145 0.992 12
S2700C1P1 37.653 1.132 0.987 11 2039 2.841 0.993 11
S195C2P1 61.560 1.264 0.976 12 6636 3.081 0.997 12
S195C3P1 44.259 1.174 0.972 14 2864 2.902 0.999 15
S100C2P1 21.782 1.498 0.987 12 198 2.910 0.971 13
S200C1P1 43.471 1.138 0.954 12 10498 3.087 0.998 12
S200C1P2 3052 2.150 0.910 7 38949 3.541 0.959 7
S200C2P1 35.975 1.022 0.991 10 1746 2.699 0.999 14
S200C2P2 50.038 1.305 0.986 18 1281 2.829 0.996 17
S200C2P3 90.511 1.448 0.977 18 1853 2.948 0.999 18
S200C2P4 43.551 1.203 0.990 9 4333 3.120 0.984 13
S200C2P5 45.123 1.331 0.980 14 432 2.658 0.990 14
S2400C3P1 31.268 1.159 0.988 11 2702 3.034 0.993 12
S295C2P1 27.880 1.223 0.979 12 772 2.858 0.998 12
S295C3P1 46.623 1.384 0.971 12 2764 3.153 0.999 12

1.5.1 Modulo di taglio iniziale

Utilizzando prove geofisiche in sito, che inducono bassi livelli deformativi, γ < 10-4%, si possono
determinare i valori Gmax a partire dalla misura delle onde di taglio mediante la relazione:
Gmax = ρVS 2 [1.9]
dove VS rappresenta il valore delle velocità delle onde di taglio e ρ la densità del mezzo.
Poiché le misure in sito delle velocità di propagazione delle onde di taglio tengono intrinsecamente
conto delle condizioni al contorno ed il terreno non è affetto da disturbi di campionamento, la
determinazione di Gmax a partire da misure in sito di VS rappresentano il metodo più realistico per la stima
della rigidezza iniziale dei depositi naturali.
Quando non sono disponibili misure dirette di VS il valore di Gmax può essere stimato utilizzando i
risultati di prove di laboratorio o mediante correlazioni empiriche tra Gmax ed alcuni parametri determinati
da prove in sito (quali le resistenze misurate nel corso di prove penetrometriche sia statiche che dinamiche).
Numerose prove di laboratorio effettuate in passato hanno mostrato la dipendenza dei due parametri G0 e
D0 da: pressione media efficace di consolidazione, σ0’; indice dei vuoti, e; grado di consolidazione, OCR;
indice di plasticità, IP; tempo di consolidazione, t, età geologica dei depositi, tg; grado di saturazione, Sr;
velocità di deformazione, γ& ; numero di cicli, N; cementazione, c, e dalla frazione di fine, CF.
Per quanto concerne il modulo di taglio, stimato a partire dai risultati di prove di laboratorio in
condizioni di pressione isotropa, il valore di G0 può essere approssimato con la relazione empirica di Hardin
e Blandford (1989):
n
G = S ⋅ F (e) ⋅ F (OCR) ⋅ (σ ' ) n i ⋅ (σ ' ) j ⋅ p
(1− n i − n i ) [1.10]
ij ij i j a

dove:
- Gij è il modulo di taglio iniziale, mentre gli indici i e j definiscono rispettivamente il piano in cui si
propaga la perturbazione e il piano di polarizzazione;
- Sij è una costante adimensionale che riflette l’anisotropia intrinseca del materiale e le caratteristiche fisiche
del terreno;
- F(e) è una funzione dell’indice dei vuoti;
- F (OCR ) è una funzione del grado di consolidazione;
- σ’i e σ’j sono le tensioni efficaci normali agenti nelle direzioni i e j;
22 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

- ni e nj sono gli esponenti del modulo;


- pa è la pressione atmosferica di riferimento espressa nella stessa unità di misura di Gij e delle tensioni.
Per le funzioni dell’indice dei vuoti F(e) e del grado di sovraconsolidazione F (OCR ) è stato mostrato
che: la funzione F che meglio approssima i dati sperimentali per un ampio intervallo dell’indice dei vuoti è
F (e) = e m (Lo Presti, 1989) mentre, per quanto concerne la funzione F , vi è stata un’evoluzione nel
pensiero scientifico nel corso dell’ultimo trentennio che ricordiamo brevemente. Inizialmente sulla base di
prove di colonna risonante è stato mostrato13 che F (OCR) = OCR k con k che cresce da 0 a 0.5 per valori
dell’indice di plasticità che vanno da 0 a 100. Successivamente è stata proposta14 la relazione
k=0.0025(IP)0.66 e, infine, sulla base di numerose sperimentazioni è stato verificato15 che l’influenza di OCR
sul modulo di taglio iniziale è modesta e che nella pratica corrente può assumersi F = 1 . Per quanto
concerne gli esponenti che compaiono nella [1.10] è stato poi mostrato16, che assumono lo stesso valore per
la maggior parte dei terreni.
In definitiva, il modulo di taglio iniziale espresso dalla [1.10], nel caso in cui sia determinato mediante
prove di RC o TTC condotte con pressioni isotrope di cella, si semplifica nella seguente espressione:
G = S ⋅ e m ⋅ (σ ' ) n ⋅ p
( 1− n ) [1.11]
VH 0 a
Il modulo di taglio relativo ad un piano verticale misurato mediante l’applicazione di sollecitazioni di
taglio orizzontali GVH , misurato nel corso di prove di RC e TTC, sarà in seguito indicato con G0.
In particolare, la sperimentazione condotta sui materiali coesivi normalmente e leggermente
sovraconsolidati dell’alta Valtiberina umbra, ha portato ad individuare i valori dei parametri n, m ed S che
compaiono nella [1.11] riportati in tabella 1.10.

Tabella 1.9 Dmax e λ del modello di Yokota et al. (1981), soglie di deformazione
elastica γl e volumetrica γP dei materiali analizzati
Dmax [%] λ r
2
n. p.ti γl [%] γP [%]
S100C1P1 24.216 -2.343 0.991 14 0.0055 0.0278
S400C1P1 24.971 -2.058 0.996 9 0.0061 0.0174
S400C1P2 23.178 -1.955 0.988 19 0.0063 0.0224
S1100C1P1 23.404 -2.201 0.989 11 0.0072 0.0389
S2700C1P1 21.510 -1.710 0.996 10 0.0034 0.0259
S195C2P1 17.470 -2.370 0.944 13 0.0037 0.0168
S195C3P1 41.540 -3.190 0.993 16 0.0034 0.0217
S100C2P1 25.391 -2.383 0.973 9 0.0141 0.2536
S200C1P1 31.782 -2.978 0.991 12 0.0030 0.0417
S200C1P2 - - - - 0.0052 0.0507
S200C2P1 32.440 -3.224 0.971 15 0.0023 0.0117
S200C2P2 28.566 -2.729 0.980 21 0.0042 0.0212
S200C2P3 39.472 -3.133 0.987 19 0.0049 0.0140
S200C2P4 45.879 -3.137 0.971 9 0.0051 0.0186
S200C2P5 40.419 -3.162 0.978 11 0.0046 0.0182
S2400C3P1 19.395 -2.457 0.983 13 0.0051 0.0225
S295C2P1 30.453 -2.567 0.990 14 0.0060 0.0269
S295C3P1 27.840 -2.595 0.972 15 0.0068 0.0341

13
Hardin e Drnevich, 1972b.
14
Hardin 1978.
15
Si vedano ad esempio i lavori di: Alarcon-Guzman et al, 1989; Jamiolkowski et al., 1994; Lo Presti et al. 1993, 1995; Shibuya e
Tanaka, 1995; Tatsuoka e Shibuya, 1991.
16
In proposito si vedano ad esempio gli studi condotti da: Hardin e Blandford 1989; Jamiolkowski et al., 1994.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 23

Tabella 1.10 Parametri n, m e S della relazione [1.11] ottenuti per i materiali alluvionali e pleistocenici
dell’alta Valtiberina umbra.

n m S R2 n. di punti Materiale
0.514 -1.388 382.202 0.963 53 Alluvionale e Pleistocenico
0.441 -1.066 399.592 0.951 11 Alluvionale
0.517 -1.403 387.785 0.974 42 Pleistocenico

I parametri del modello adattato ai dati sperimentali sono stati poi confrontati con gli analoghi parametri
ottenuti su materiali provenienti dalla stessa area e da siti diversi dell’Italia centrale, analizzati in passato
dallo stesso laboratorio, distinguendo i campioni di origine pleistocenica da quelli provenienti da depositi
alluvionali ed eluvio-colluviali. Per i campioni appartenenti alle argille pleistoceniche, è stata trovata una
buona correlazione tra le grandezze esaminate (r2 = 0.91), con valori dei coefficienti rispettivamente uguali
a S = 314.629, n = 0.46, m = -1.62. Al contrario, per i materiali alluvionali ed eluvio-colluviali la
correlazione tra i parametri considerati non è risultata soddisfacente. Un’ulteriore confronto è stato
effettuato con gli analoghi parametri ottenuti da altri ricercatori. Kallioglou et al. (1999) a partire dai
risultati di prove di RC condotte su materiali argillosi campionati in Grecia e, caratterizzati da valori di
OCR compresi tra 1 e 2 e da valori di IP compresi tra il 5 ed il 66%. Il confronto è risultato soddisfacente,
infatti, gli autori hanno trovato valori dei parametri caratterizzanti la relazione [1.5] confrontabili con quelli
ottenuti nello studio qui riportato (S = 250.378, n = 0.623, m = -1.505). Infine, i dati di letteratura esaminati
da Cavallaro (1997) mostrano che i valori della costante adimensionale S sono prevalentemente compresi
tra 440 e 880; i valori di ni e nj della [1.10] sono mediamente pari a 0.5 e che il valori assunti da m sono in
genere compresi tra 1.1 e 1.5.
In figura 1.13 è rappresentata la variazione sperimentale di G0 (normalizzato) per i campioni provenienti
dai depositi alluvionale e pleistocenici della Valtiberina e la rispettiva funzione di regressione. Osservando
tale figura è possibile riconoscere la dipendenza dei dati sperimentali esaminati dall’indice di plasticità.
Tale constatazione si allinea a quanto osservato sperimentalmente da altri autori che hanno mostrato la
dipendenza dei parametri caratterizzanti l’espressione analitica di G0, anche dal valore assunto dall’indice di
plasticità (Olivares, 1996; Rampello et al., 1994; Weiller, 1988).

1.5.2 Rapporto di smorzamento iniziale

Il valore del rapporto di smorzamento è stato determinato mediante l’amplitude decay method nel corso
delle prove di colonna risonante ed utilizzandone la definizione nel corso di prove di taglio torsionale
ciclico.
La determinazione del valore del rapporto di smorzamento relativo deformazioni di taglio di taglio
minori della soglia elastica D0 è risultata piuttosto incerta. I valori di D0 si sono rilevati il più delle volte
instabili non permettendo di trarre alcuna particolare considerazione quantitativa sull’influenza di altre
grandezze e parametri. La dispersione dei dati va presumibilmente ricercata sia nei disturbi elettrici presenti
a basse deformazioni che all’eterogeneità dei materiali esaminati.
In figura 1.14 sono riportate le misure sperimentali di D0 per i materiali di origine alluvionale e per i
materiali di origine pleistocenica. La differenza che si riscontra tra gli andamenti dei due gruppi di valori è
imputabile alla diversa età geologica dei materiali. Infatti, l’analisi sistematica dei valori assunti dall’indice
di plasticità, dalla pressione efficace di confinamento e dal grado di consolidazione non ha permesso di
giustificare i diversi valori assunti da D0 per le due classi di materiali. Quindi, i materiali più antichi hanno
mostrato un valore minore del rapporto di smorzamento iniziale rispetto a quelli più recenti17.

17
In proposito si veda ad esempio il lavoro di Dobry e Vucetic (1987).
24 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

1000
Ip = 13

900 Ip = 25
Ip = 16
G0/( pa e )
m

800 Ip = 9
Ip = 12%
700 Ip = 40%
Ip = 10%
600
Ip = 23%
500 Ip = 24%
382.202(σ'o/pa)
400

300

200

100

0
0.0 1.0 2.0 3.0 4.0 5.0
σ'0/pa
1620
Ip = 13
Ip = 25
1420 Ip = 16
Ip = 9
1220 Ip = 12%
Ip = 40%
G0/( σ'0npa (1-n) )

1020 Ip = 10%
Ip = 23%
820 Ip = 24%
382.202(e-1.388)
620

420

220

20
0.400 0.500 0.600 0.700 0.800 0.900 1.000 e0 1.100

Figura 1.13 Relazioni G 0 / ( p a ⋅ e m ) − σ ' 0 / p a e G 0 / [σ ' 0 n ⋅ p a ( 1− n ) ]− e0 .


Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 25

5
D [%]

Materiali alluvionali
Materiali pleistocenici
0
0.0001 0.001 γ [% ] 0.01
Figura 1.14 Rapporto di smorzamento iniziale misurato in prove di RC
per i materiali di origine alluvionale e pleistocenica.

1.5.3 Influenza del tempo di consolidazione

L’influenza del tempo di consolidazione sulle proprietà dinamiche e cicliche dei terreni a bassi livelli
deformativi è stata ampiamente studiata mediante prove dinamiche di laboratorio da numerosi ricercatori18.
La variazione di G0 con il tempo è dovuta alla variazione delle pressioni effettive, durante la fase di
consolidazione primaria ed, ai cosiddetti effetti di lungo termine durante la consolidazione secondaria.
La dipendenza di G0 dal tempo t è esprimibile mediante il coefficiente di incremento assoluto IG, definito
come l’incremento del modulo di taglio ∆G per campo logaritmico del tempo:
∆G
IG = [1.12]
∆ log t
Al fine di ridurre la dipendenza della variazione del modulo di taglio dalla pressione di confinamento, è
stato definito l’indice di incremento relativo come rapporto tra IG e il valore assunto dal modulo di taglio
per t = 1000min (G1000):
IG
NG = [1.13]
G1000
Anderson e Stokoe (1978) indicano come valori tipici dell’indice di incremento relativo valori
dell’1÷3% per le sabbie, dell’3÷10% per le argille normalmente consolidate e compresi tra il 5 ed il 20%
per le argille sovraconsolidate.
In figura 1.15 è riportato l’andamento del modulo di taglio nel tempo misurato nel corso della prova di
RC condotta sul provino S200C1P2. Nel corso di tale prova è stato misurato il modulo di taglio a bassi
livelli deformativi, per diversi valori della pressione efficace di consolidazione ed a intervalli di tempo
regolare.

18
Si vedano ad esempio i lavori di Afifi, 1970; Anderson, 1974; Anderson e Woods, 1976; Anderson e Stokoe, 1978; Canales
Fernandez, (1980); Isenhower, 1970; Kokusho et al., 1982; Lo Presti, 1989; Silvestri, 1991.
26 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

In particolare l’andamento di G0(t) è stato misurato, in fase di carico per tre diversi valori della pressione
efficace di cella (100, 200 e 400kPa) e, in fase di scarico e ricarico, per due diversi valori della pressione
isotropa efficace (200 e 100kPa in fase di scarico e 200 e 400kPa nel corso del successivo ricarico).
Osservando le fasi di primo carico risulta evidente che, alle pressioni più basse, gli incrementi di G0 nel
corso della consolidazione primaria e secondaria sono modesti, mentre per pressioni efficaci maggiori, i
fenomeni di creep risultano sempre più accentuati.
Per quanto detto, i valori di IG aumentano con σ’0 mentre i valori assunti da NG risultano molto sensibili
alle variazioni della pressione di consolidazione. È interessante osservare gli effetti opposti del
rigonfiamento e del creep sull’andamento di G0 in fase di scarico. Infatti, al termine della consolidazione
primaria, tC ≅ 100’, prevalgono i fenomeni viscosi su quelli di rigonfiamento e l’andamento di G0 si inverte.
L’andamento dell’indice dei vuoti in funzione del tempo misurato nel corso della prova di colonna
risonante descritta sopra è riportato nella stessa figura 1.15. Dall’osservazione di tale figura è possibile
constatare l’analogia delle curve e(t) con quelle relative a processi di consolidazione edometrica. Come era
da attendersi, alle pressioni più basse la consolidazione secondaria è caratterizzata da valori del coefficiente
di consolidazione secondaria cα trascurabili e, viceversa, per valori superiori di σ’0, si assiste a variazioni
dell’indice dei vuoti per ciclo logaritmico più importanti.
I valori del coefficiente di incremento assoluto IG e dell’indice di incremento relativo NG, ottenuti nel per
i materiali di origine alluvionale e di origine pleistocenica dell’alta Valtiberina umbra, sono riportati in
tabella 1.11 con altre informazioni (IP e OCR). I valori di NG riportati in tabella prescindendo dalla fase di
carico, e quindi dal grado di sovraconsolidazione isotropo, sono messi a confronto con dati di letteratura19 in
figura 1.16.
Le analisi dinamiche finalizzate alla valutazione degli effetti indotti su G0 dai processi di consolidazione,
per la totalità dei campioni analizzati provenienti dalla Valtiberina, mostrano che i valori di IG e NG, per uno
stesso materiale, aumentano con il valore della pressione efficace di consolidazione σ’0. In particolare, il
valore del coefficiente di incremento assoluto è risultato più sensibile, rispetto all’indice di incremento
relativo, agli incrementi di σ’0.
I valori di NG riportati in tabella 1.11, e confrontati con valori di letteratura in figura 1.16, sembrano
essere in buona relazione con i valori assunti da IP; inoltre, sebbene in maniera meno evidente, si assiste ad
una loro riduzione per i materiali fortemente sovraconsolidati. Il valore assunto da IG hanno mostrato,
invece, una meno chiara dipendenza sia da IP che da OCR.

Tabella 1.11. Valori del coefficiente di incremento assoluto IG e dell’indice di incremento relativo NG della
rigidezza iniziale, ottenuti per i materiali alluvionali e pleistocenici dell’alta Valtiberina umbra.

Materiali alluvionali
I G [MPa] 8.990 10.208 8.733 8.449 12.689 9.425
NG [%] 11.730 17.091 12.874 12.142 16.097 8.810
I P [%] 13 25 25 25 16 9

OCR 3.7 1.2 1.2 1.2 1.8 3.1

Materiali pleistocenici
I G [MPa] 14.035 23.761 10.389 16.020 12.914 10.552 12.377 10.277 13.998 26.778 13.257 9.247 12.673 16.851 11.047 20.662 14.496 17.448
NG [%] 9.803 11.151 22.927 24.901 7.039 8.691 7.058 9.861 8.676 11.036 7.035 7.975 7.424 6.919 13.467 16.018 9.729 8.107
I P [%] 12 12 40 40 12 12 12 10 10 10 10 10 10 10 13 13 24 24

OCR - - 1 1 5.7 5.7 5.7 2 2 2 2 2 2 2 2.1 2.1 1.1 1.1

19
In particolare i valori di NG ottenuti da prove di RC nel corso del presente studio sono stati confrontati con i valori assunto da tale
parametro per le argille (Kokusho et al., 1982), per i limi (Silvestri, 1991) e per le sabbie (Lo Presti, 1987 e 1989).
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 27

0,500
Primo Carico
indice dei vuoti, e

0,495 σ'c = 100kPa

σ'c = 200kPa
0,490
σ'c = 400kPa
0,485 Scarico

0,480 σ'c = 200kPa

σ'c = 100kPa
0,475
Ricarico

0,470 σ'c = 200kPa

σ'c = 400kPa
0,465

0,460
1 10 100 1000 10000
t [min]
250
Primo Carico
Go [MPa]

230
σ'c = 100kPa

210 σ'c = 200kPa

190 σ'c = 400kPa

Scarico
170

σ'c = 200kPa
150

σ'c = 100kPa
130
Ricarico
110
σ'c = 200kPa
90
σ'c = 400kPa
70

50
1 10 100 1000 10000
t [min]

Figura 1.15 Variazione del modulo di taglio iniziale a) e dell’indice dei vuoti b) nel tempo durante le fasi
di primo carico (etichetta quadrata), di scarico (etichetta circolare) e di ricarico (etichetta triangolare).
Misure di RC condotte sul provino S200C1P2.
28 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

0.30
Indice di incremento relativo, NG

0.20

0.10
Presente studio Dati di letteratura
Materiali alluvionali Sabbie
Materiali pleistocenici Argille
Limi

0.00
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100

Indice di plasticità, IP [% ]
Figura 1.16 Relazione tra indice di incremento nel tempo della rigidezza iniziale e indice di plasticità
(adattato da Kokusho et al., 1982; Lo Presti, 1987 e 1989; Silvestri, 1991).

Gli effetti dovuti al tempo di consolidazione sul modulo di taglio iniziale non sono risultati, invece,
altrettanto evidenti sulle proprietà smorzanti dei materiali analizzati. Gli andamenti di D0(t), mediamente
decrescenti, si sono rilevati generalmente instabili, non permettendo di quantificarne adeguatamente le
variazioni.
La dispersione dei dati va principalmente attribuita ai disturbi elettrici a bassi livelli deformativi, che
rendono difficoltosa la misura dello smorzamento con l’amplitude decay method. In figura 1.17, a
conferma di quanto detto, sono riportati gli andamenti del rapporto di smorzamento iniziale nelle fasi di
prima consolidazione e di ricarico relativamente alla prova condotta sul provino S200C1P2.

1.5.4 Influenza della pressione di confinamento

I risultati sperimentali di letteratura mostrano come i valori del modulo di taglio iniziale, G0, ed i valori
del rapporto di smorzamento iniziale, D0, variano in maniera opposta con il valore delle pressioni efficaci di
consolidazione, σ0’. In particolare è stato ampiamente dimostrato che si ha un aumento di G0 e una
riduzione di D0 all’aumentare di σ0’. È stato inoltre mostrato20 che a parità di pressione efficace di
consolidazione: il valore di G0 decresce con l’aumentare del grado di saturazione e, viceversa, il valore di
D0 aumenta con il grado di saturazione. Inoltre, l’osservazione dei risultati sperimentali riportati in
letteratura, mostrano che a parità di condizioni al contorno e di materiale i gradienti del modulo di taglio e
del rapporto di smorzamento iniziali rispetto alla pressione efficace di consolidazione risultano maggiori per
provini saturi.
In figura 1.18 sono riportati, in funzione di σ0’, i valori di G0 misurati nel corso di prove di RC per i
materiali di origine alluvionale e pleistocenica. La figura mostra l’incremento della rigidezza iniziale con la
pressione efficace di consolidazione. In particolare, la rigidezza iniziale dei materiali pleistocenici, si è

20
Si veda no i lavori di Hardin e Drnevich, 1972a; Silvestri, 1991.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 29

rilevata generalmente superiore a quella relativa ai materiali alluvionali, sebbene, con trend di crescita con
le pressioni efficaci di consolidazione molto simili.

4 Primo Carico
D 0 [%]

σ'c = 100kPa

3 σ'c = 200kPa

σ'c = 400kPa

2
Ricarico

σ'c = 200kPa

1
σ'c = 400kPa

0
1.00E+00 1.00E+01 1.00E+02 1.00E+03 1.00E+04
t (min)
Figura 1.17 Variazione del rapporto di smorzamento iniziale nel tempo durante le fasi di primo carico
(etichetta quadrata) e di ricarico (etichetta triangolare). Misure di RC condotte sul provino S200C1P2.

Nel § 1.5.1 è stata trattata la dipendenza del modulo di taglio iniziale, oltre che da σ0’, dai valori assunti
dall’indice dei vuoti e, dal grado di consolidazione OCR e dall’indice di plasticità IP. Constatando che, il
modulo di taglio iniziale è scarsamente influenzato da OCR, sia per le sabbie (Alarcon-Guzman et al, 1989;
Lo Presti et al. 1993) che per i materiali coesivi (Jamiolkowski et al., 1994) è lecito considerare la relazione
intercorrente tra i soli parametri G0 e σ0’. La relazione che meglio si adatta alle misure sperimentali ha la
semplice espressione monomia del tipo:
G = a ⋅ (σ ' ) n ⋅ p
(1− n ) [1.14]
0 0 a
Le regressioni effettuate sulle misure sperimentali, figura 1.18, mostrano, come anticipato, che la
rigidezza iniziale dei materiali di origine pleistocenica è mediamente maggiore di quella relativa ai materiali
di origine alluvionale. I parametri caratterizzanti le funzioni di potenza per i materiali esaminati sono
riportati in tabella 1.12; dalla quale si può osservare dei valori assunti dall’esponente n rientrano nel campo
tipico di variabilità individuato da altri autori. Infatti, per terreni di media plasticità, Weiler (1988) mostra
che i valori assunti da n risultano compresi tra 0.25 e 0.55, mentre Kim e Novak (1981) analizzando
materiali argillosi riportano valori di n variabili tra 0.67 e 0.73.
Sebbene sia ampiamente riconosciuto che il rapporto di smorzamento decresce al crescere delle pressioni
efficaci di confinamento, (si vedano ad esempio i lavori di: Dobry e Vucetic, 1987; Hardin, 1965; Hardin e
Drnevich, 1972a; Lo Presti, 1987; Silver e Seed, 1971a; Silvestri, 1991), nello studio condotto sui materiali
dell’alta Valtiberina umbra, invece, non è stato possibile apprezzare univocamente tale tendenza.
Analogamente a quanto osservato nel § 1.5.3, in merito all’andamento di D0 nel tempo, l’eterogeneità dei
materiali e i disturbi elettrici a bassi livelli deformativi non hanno consentito di caratterizzare
adeguatamente gli andamenti delle funzioni D0(σ’0). Anche analizzando le misure di D0 per diversi valori di
σ’0 condotte su provini realizzati da uno stesso campione, quindi indipendenti dall’eterogeneità, non sono
stati osservati chiari decrementi di D0 all’aumentare di σ’0.
In figura 1.12 sono riportati i valori del rapporto di smorzamento iniziale, stimati con la relazione di
Yokota et al. (1981) assumendo G/G0=1, in funzione della pressione efficace di consolidazione a cui sono
condotte le misure sperimentali. In accordo a quanto mostrato da Dobry e Vucetic (1987), la figura 1.12
mostra che il rapporto di smorzamento iniziale dei materiali di origine alluvionale è generalmente superiore
30 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

a quella relativa ai materiali di origine pleistocenica. Infatti, analizzando l’influenza di diversi fattori sul
rapporto di smorzamento, gli autori rilevano riduzioni del rapporto di smorzamento al crescere dell’età
geologica del deposito.

Tabella 1.12 Parametri n e a della relazione [1.14] ottenuti per i materiali alluvionali e pleistocenici
dell’alta Valtiberina umbra.

a n R2 n. di punti Materiale
894.19 0.578 0.797 53 Alluvionale e Pleistocenico
750.67 0.520 0.886 11 Alluvionale
931.81 0.560 0.763 42 Pleistocenico

1000
Modulo di taglio iniziale, G 0 [MPa]

100

10

Materiali alluvionali
Materiali pleistocenici
1
0.01 0.1 1
Pressione efficace di consolidazione, σ'0 [MPa]

Figura 1.18 Modulo di taglio iniziale in funzione della pressione efficace di consolidazione da prove di RC
condotte su materiali di origine alluvionale e pleistocenica dell’alta Valtiberina umbra.

5
Rapporto di smorzamento iniziale, D 0 [%]

4.5

3.5

2.5

1.5

1
Materiali alluvionali
0.5
Materiali pleistocenici
0
0.01 0.1 1
Pressione efficace di consolidazione, σ'0 [MPa]
Figura 1.19 Rapporto di smorzamento iniziale in funzione della pressione efficace di consolidazione da
prove di RC condotte su materiali di origine alluvionale e pleistocenica dell’alta Valtiberina umbra.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 31

1.5.5 Influenza della storia tensionale statica

L’effetto della storia tensionale statica è stato analizzato su due provini, realizzati da altrettanti campioni
prelevati in uno stesso sondaggio, di materiale di origine pleistocenica (S200C1P2 e S200C2P5). I due
campioni, sebbene abbiano valori dell’indice di plasticità confrontabili (12 e 10% rispettivamente), si
differenziano sostanzialmente per il grado di consolidazione in cui si trovano. Infatti, la prova edometrica
condotta sul campione S200C1, prelevato 4.7m di profondità, ha fatto registrare un valore di OCR pari a
5.7; mentre, il valore di OCR ottenuto per il campione S200C2 prelevato a 9.1m di profondità è risultato
pari a 2.0.
L’analisi dei risultati delle prove edometriche condotte sui due campioni mostrano, utilizzando il valore
medio di φ ’ ottenuto sulla totalità dei materiali appartenenti al Sistema di Fighille, che la pressione efficace
media risulta dell’ordine dei 130kPa per entrambi21. Nell’ipotesi che la storia tensionale dei due materiali
abbia previsto valori di σ’0,max dell’ordine dei 130kPa, si può asserire che entrambe le prove sono state
spinte al ramo di normale consolidazione, prevedendo un ciclo di scarico-ricarico oltre tale valore. Durante i
cicli di carico-scarico-ricarico sono stati misurati i valori di e, G0 e D0 al variare del tempo e della pressione
di cella. Come noto, i valori assunti dai tre parametri misurati al termine delle fasi di consolidazione,
risultano particolarmente indicativi della sensibilità del materiale alla storia tensionale statica.
Nell’impossibilità di misurare localmente le variazioni volumetriche, la curva di compressione isotropa
e-log(σ’0) può essere costruita dalla registrazione delle variazioni di altezza del provino e degli scambi
d’acqua con l’esterno. In particolare, in fase di saturazione è stata ipotizzata valida la relazione εa = εv/3
mentre, in fase di consolidazione, le variazioni di volume sono state determinate mediante la misura del
volume d’acqua espulso dal provino.
Nelle figure 1.20 e 1.21 sono riportate le storie tensionali statiche in termini di rigidezza iniziale e indice
dei vuoti per i provini S200C1P2 e S200C2P5 rispettivamente. Dall’esame delle curve e-log(σ’0) riportate
nelle due l’ipotesi fatta sul valore assunto dal carico di preconsolidazione non sembra particolarmente
evidente.
In particolare, i valori assunti dai parametri di deformabilità che caratterizzano la pendenza della linea di
consolidazione isotropa NCL e dei rami di scarico-ricarico nel piano volume specifico-pressione efficace
media, λ e k rispettivamente, sono risultati soddisfacenti solo in parte. Infatti, per i rami di scarico-ricarico i
valori di k stimati a partire dai risultati di prove di RC sono risultati in buon accordo con quelli valutati con
prove edometriche (per il campione S200C1 da prova edometrica è risultato k = 0.0130 contro un valore di
0.0123 stimato a partire dai risultati della prova di RC; per il campione S200C2, invece, da prova
edometrica si è valutato k = 0.0113 mentre da prova di RC è risultato k = 0.0135). I valori stimati di λ a
partire dai risultati di prove di RC sono risultati in sostanziale disaccordo con i valori valutati mediante le
prove edometriche. Quest’ultima osservazione mostra che, a causa dei modesti valori di σ’0 a cui si è
arrivati nel corso delle prove di RC (400kPa), la linea di consolidazione normale raggiunta.
Gli effetti della storia tensionale statica sul rapporto di smorzamento iniziale si sono rilevati molto
instabili. Questo, come illustrato in precedenza, è soprattutto legato a difficoltà nelle misure di D0 a bassi
livelli deformativi a causa dei disturbi elettrici. A giudizio dello scrivente, per la stima del rapporto di
smorzamento a bassi livelli deformativi con il metodo dell’amplitude decay, è auspicabile l’impiego di
tecniche che prevedano il processamento di grandi quantità di dati.

21
Infatti, essendo φ’AV =21,22°, risulta K0,S200C1 = 1.523 e K0,S200C2 = 0.902 e quindi, poiché σ’v,S200C1 = 96kPa e σ’v,S200C2 =
141kPa, si trovano valori di σ’0 = σ’v(1+2K0)/3 per i due campioni rispettivamente pari a 129.5kPa e 131.8kPa.
32 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

250 0.505
e
230 0.500
Modulo di taglio iniziale, G0 [MPa]

210 G0
0.495

indice dei vuoti, e


190
0.490
170
0.485
150
0.480
130
0.475
110
0.470
90

70 0.465

50 0.460
0.010 0.100 1.000

Pressione efficace media, σ'0 [MPa]

Figura 1.20 Modulo di taglio iniziale e indice dei vuoti in funzione della pressione efficace di
consolidazione da prove di RC condotte su materiali di origine pleistocenica dell’alta Valtiberina umbra.
Provino S200C1P2.

250 0.570

230 e
Modulo di taglio iniziale, G0 [MPa]

0.560
210
G0
indice dei vuoti, e

190
0.550
170

150 0.540

130
0.530
110

90
0.520
70

50 0.510
0.0 0.1 1.0

Pressione efficace media, σ'0 [MPa]


Figura 1.21 Modulo di taglio iniziale e indice dei vuoti in funzione della pressione efficace di
consolidazione da prove di RC condotte su materiali di origine pleistocenica dell’alta Valtiberina umbra.
Provino S200C2P5.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 33

1.5.6 Influenza della storia deformativa dinamica

Gli effetti della storia deformativa dinamica e ciclica su un terreno possono essere distinti in effetti
diretti ed effetti indotti. Si parla di effetti diretti, nel caso in cui si manifestino durante l’applicazione delle
sollecitazioni e, si chiamano effetti indotti, quelli che si rivelano durante l’applicazione di sollecitazioni
successive a quella che gli ha generati. Gli effetti diretti sono essenzialmente: a) la degradazione strutturale
dinamica e ciclica, che si manifesta come variazione dei parametri equivalenti G e D in corrispondenza del
livello deformativo di prova; b) l’instabilità delle curve di risposta dinamica in campo non lineare nel corso
di prove di RC e c) la generazione e l’accumulo di sovrappressioni neutre nel corso di prove dinamiche e
cicliche non drenate ad elevati livelli deformativi, con la conseguente difficoltà ad associare ai parametri
equivalenti il valore corrente di σ’0. Un criterio per valutare in maniera il più possibile oggettiva gli effetti
indotti è quello di ricorrere a prove non distruttive (a bassa deformazione, o LAT)22 tra uno step ed il
successivo, e verificare gli effetti della storia tensio-deformativa pregressa (il cosiddetto pre-straining
ciclico) in termini di eventuali modifiche dei parametri iniziali G0 e D0. Il motivo di tale scelta è
evidentemente legato alla necessità di non sovrapporre altre fonti di distorsione a quelle di cui si vuole
accertare gli effetti.
Ciò premesso, nel presente paragrafo, vengono riportati gli effetti del pre-straining dinamico sul modulo
di taglio iniziale e sul rapporto di smorzamento iniziale, effetti indotti. Le finalità dello studio condotto in
tale direzione sono legate alla constatazione che, nel caso specifico, i codici di calcolo impiegati per
l’analisi degli effetti di sito in alta Valtiberina umbra utilizzano il modello di terreno lineare equivalente, e
quindi, è stata prevalentemente analizzata la degradazione dinamica dei terreni piuttosto che la
degradazione ciclica. In particolare, gli effetti indotti di cui si riferisce nel presente paragrafo, sono stati
prodotti nel corso di prove di RC da escursioni a livelli deformativi elevati (γc > γP) su N. 6 provini
(S400C1P1, S400C1P2, S200C1P1, S200C2P1, S200C2P2, S200C2P4). Nel presente paragrafo si riportano
soltanto gli effetti prodotti in termini di G0 e D0 , nel § 1.6, invece, verranno discussi gli effetti indotti sui
parametri equivalenti a livelli deformativi maggiori.
Le variazioni di G0 e D0 per effetto del pre-straining dinamico sono state studiate da numerosi ricercatori
in passato23. Le differenti tipologie di comportamento dei terreni, per effetto di precedenti sollecitazioni
dinamiche, sono legate al tipo di materiale ed alle condizioni iniziali in cui si trova. In particolare, è stata
osservata la tendenza dei materiali granulari non saturi al riassestamento e/o addensamento in seguito al
pre-straining, che comportano, aumenti di G0 e riduzioni di D0 legate alla massima deformazione
tangenziale pregressa. Per alcuni terreni saturi non particolarmente addensati è stata, invece, osservata la
tendenza alla destrutturazione per effetto dei carichi deviatoci testimoniata da riduzioni di G0 e da aumenti
di D0. Nell’ambito del presente lavoro, gli effetti indotti dal pre-straining sui materiali esaminati, si è
tradotto nel primo tipo di comportamento, ovvero, in aumenti della rigidezza iniziale e in riduzioni del
rapporto di smorzamento iniziale, sebbene in misura meno evidente.
Il programma sperimentale, consistito in prove di RC su materiali di origine alluvionale e pleistocenica
della Valtiberina, ha previsto su N. 4 provini l’esecuzione di tre serie di cicli di sollecitazione dinamica, su
N. 1 provini quattro serie di cicli e su N. 1 provino due serie di cicli di sollecitazione dinamica a diverse
pressioni efficaci. Ciascuna serie di cicli di carico è stata applicata a drenaggi chiusi, ha previsto
deformazioni di taglio superiori alla soglia volumetrica ed è stata intervallata da un recupero a drenaggi
aperti della durata media di circa 15 ore per consentire la dissipazione delle sovrappressioni interstiziali
generatesi. Come risulta dalla figura 1.22, nella quale con G0,1 e con G0,n si è inteso il valore di G0 nel corso
della prima e dell’ennesima serie di cicli di carico, per cinque dei provini esaminati, l’incremento di G0 per
effetto del pre-straining dinamico, è risultato compreso tra il 3 ed il 18% circa durante l’applicazione della
seconda serie di cicli di sollecitazione e, durante l’applicazione della terza serie di cicli, compreso tra il 9 ed
il 22% circa.
In particolare, nel corso della sperimentazione condotta, si sono registrati incrementi di G0 con la
tendenza a ridursi tra ogni serie di cicli di carico e la successiva, eccezion fatta per il provino per il quale
nel corso della prima serie di cicli di carico la deformazione massima ha raggiunto lo 0.2%. Tale attitudine
è stata confermata dalla prova che ha previsto l’applicazione della quarta serie di cicli di carico; infatti,

22
Quando la deformazione di taglio raggiunta non supera la soglia elastica, lo step di carico tangenziale, è considerato “non
distruttivo” (o LAT, Low Amplitude Test) in quanto non altera le proprietà meccaniche del materiale esaminato.
23
Si vedano ad esempio i lavori di Drnevich, 1967; Drnevich e Richart, 1970; Lo Presti, 1987; Miura e Toki, 1984; Ni, 1987; Oda
et al., 1978; Silvestri, 1991.
34 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

durante l’applicazione della quarta serie di cicli di carico non si sono praticamente registrate variazioni di
G0, figura 1.22.
Sebbene le prove effettuate risultino in numero esiguo sembrano confermare quanto sperimentalmente
trovato da altri autori, ovvero, che gli incrementi di G0 conseguenti al pre-straining dinamico sono legati
alla massima deformazione pregressa.

1.25

2a serie di cicli
1.20 3a serie di cicli
4a serie di cicli

1.15
G0,n/G0,1

1.10

1.05

1.00
0.01 0.1 1
Deformazione di taglio massima nella prima serie di cicli γ max [%]
Figura 1.22 Moduli di taglio iniziali misurati nel corso della 2a, 3a e 4a serie di cicli di carico normalizzati
rispetto al modulo di taglio iniziale misurato nel corso della 1a serie di cicli in funzione della deformazione
di taglio massima raggiunta nel corso della 1a serie di cicli.

1,30

2a serie di cicli
1,20
3a serie di cicli
4a serie di cicli
1,10
D0,n/D0,1

1,00

0,90

0,80

0,70
0,01 0,1 1
Deformazione di taglio massima nella prima serie di cicli γ max [%]
Figura 1.23 Rapporti di smorzamento iniziali misurati nel corso della 2a, 3a e 4a serie di cicli di carico
normalizzati rispetto al rapporto di smorzamento iniziale misurato nel corso della 1a serie di cicli in
funzione della deformazione di taglio massima raggiunta nel corso della 1a serie di cicli.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 35

Gli incrementi di G0 registrati dopo l’applicazione delle sollecitazioni dinamiche sono interpretabili
ipotizzando un miglioramento dei contatti intergranulari e una modifica dell’anisotropia dei materiali.
Infatti, è possibile ipotizzare che per effetto del pre-straining si abbia un aumento dei contatti tra le
particelle solide sia per effetto dell’erosione delle asperità sia a causa di un loro riassestamento. Inoltre, a
seguito della dissipazione delle sovrappressioni interstiziali accumulatesi a partire dal superamento della
soglia volumetrica avvenuto nel corso della prima serie di cicli di carico, il materiale si trova in uno stato di
sovraconsolidazione e quindi con una rigidezza maggiore. Un altro importante aspetto che aiuta a
comprendere il comportamento sperimentale osservato riguarda la modifica dell’anisotropia del materiale
per effetto del pre-straining. Infatti, Lo Presti (1987) ricordando che:
- l’anisotropia intrinseca è legata all’allineamento delle particelle avvenuto in fase di deposizione,
- il modulo di taglio ottenuto mediante prove di RC è misurato imponendo carichi torsionali che si
propagano verticalmente nel provino e con polarità orizzontale (GVH);
- è lecito ipotizzare GHH > GVH;
ipotizza che, durante l’applicazione delle sollecitazioni dinamiche le particelle tendono a riassestarsi in
modo random, contribuendo in tal modo alla formazione di una struttura più prossima a quella di un
materiale isotropo e quindi con un modulo di taglio maggiore.
Analogamente a quanto descritto per G0, in figura 1.23 con D0,1 e con D0,n si è inteso il valore di D0 nel
corso della prima e dell’ennesima serie di cicli di carico, per cinque dei provini esaminati. La figura mostra
che l’incremento di D0 per effetto del pre-straining dinamico, è risultato compreso tra l’uno ed il 22% circa
durante l’applicazione della seconda serie di cicli di sollecitazione e, durante l’applicazione della terza serie
di cicli, è risultato modesto e di poche unità percentuali.
Quindi, come evidenziato dalla figura 1.23, anche per D0, l’applicazione di nuove serie di cicli di carico
sembra tradursi, ad eccezione di un caso, in incrementi del valore assunto dallo smorzamento iniziale legati
alla deformazione di tagli massima raggiunta nel corso della prima serie di cicli di carico.

1.5.7 Confronto con i risultati di prove dinamiche in sito

Come noto, nella caratterizzazione del comportamento dinamico e ciclico dei terreni, alcuni fattori
sperimentali che risultano difficilmente controllabili possono inficiare i risultati. Tra gli inconvenienti
principali che possono compromettere i risultati della sperimentazione di laboratorio vi sono il disturbo
indotto dal campionamento e le difficoltà connesse alla giusta conoscenza dello stato tensionale in sito.
Poiché il parametro misurabile con maggiore affidabilità sia con tecniche sperimentali in sito che di
laboratorio è G0, il confronto è stato effettuato con riferimento al modulo di taglio che, tra l’altro ha rispetto
ad altri più diretto interesse nella valutazione degli effetti di sito. I valori assunti dal rapporto tra G0
misurato in sito e G0 misurato in laboratorio generalmente riscontrati sono compresi tra 1.5 e 2.5. Valori
superiori sono in genere da considerare come poco affidabili. Risulta quindi, come osservato da numerosi
ricercatori24, che la rigidezza misurata in laboratorio è generalmente inferiore di quella misurata in sito.
La tabella 1.13 riassume i risultati del confronto tra valori di G0 misurati con le apparecchiature RC e
TTC, e i valori ricavati in sito dalle misure di VS.
Nella figure 1.24 e 1.25 sono riportati i valori di VS misurati in sito nelle verticali dove sono state
effettuate le prove dinamiche di laboratorio, e i corrispondenti valori di VS desunti dalle misure di G0
ricavati in laboratorio con l'apparecchio di colonna risonante e di taglio torsionale ciclico mediante la
relazione G0 = ρ VS 2, dove ρ è la densità.
Come si può chiaramente rilevare, i rapporti sito/laboratorio trovati rientrano nella fascia più bassa dei
valori riscontrati in letteratura, indicando una buona corrispondenza fra le due misure, e assicurando
sull'affidabilità delle curve di decadimento determinate sugli stessi campioni.

24
In proposito si possono ad esempio vedere i lavori di Crespellani et al. (1989); Clayton et al. (1994); Clayton e Heymann, (1999);
Lo Presti et al. (1999b); Tatsuoka e Shibuya (1992) Vannucchi (1981).
36 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

0 100 200 300 400 VS [m/s]


500 600 0 100 200 300 VS [m/s]
400
0 0
S1-00 S4-00
5
5
10

15
10
20

25 15

30
20
35

40
25
Vs-DH Vs-DH1
45 Vs-RC Vs-DH2
Vs-TTC Vs-RC
z [m]

z [m]
50 30

0 100 200 300 400 500 600


VS [m/s] 0 100 200 300 400 500 600 700
VS [m/s]
0 0
S11-00 S27-00
5
5

10
10

15
15
20
20
25

25
30

35 Vs-DH 30
Vs-RC Vs-DH
Vs-TTC Vs-RC
z [m]

z [m]

40 35

Figura 1.24 Confronto tra i profili di VS misurati in sito e in laboratorio.

Tabella 1.13 Valori di G0 misurati in sito e in laboratorio

G0 lab
Sondaggio Profondità G0sito
MPa G0sito/G0 lab
Campione m MPa
RC TTC
S100C1P1 2.8 150.1 79.8 77.1 1.88 ÷ 1.95
S400C1P1 3.8 52.7 ÷ 98.4 60.1 ÷ 73.1 - 0.87 ÷ 1.64
S1100C1P1 3.3 106.8 83.9 80.0 1.27 ÷ 1.34
S2700C1P1 3.3 258.9 112.3 106.2 2.31 ÷ 2.44
S195C2P1 14.3 210.7 249.2 - 0.85
S195C3P1 20.3 497.4 199.7 - 2.49
S100C2P1 24.1 569.2 72.4 68.7 7.86 ÷ 8.29
S200C1P1 4.7 118.5 119.2 106.0 0.99 ÷ 1.12
S200C2P2 9.1 383.9 146.5 ÷169.1 - 2.27 ÷ 2.62
S2400C3P1 14.8 169.7 133.8 131.7 1.27 ÷ 1.29
S295C2P1 15.3 200.7 121.3 - 1.65
S295C3P1 32.1 1146.8 205.2 - 5.59
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 37

0 100 200 300 400 500 600 700


VS [m/s] 0 100 200 300 400 500 600 V S [m/s]
700 800
0 0
S1-95 S2-95
5
5
10
10
15

15 20

25
20
30

25 35

40
30
45
35
Vs-DH 50 Vs-DH
Vs-RC Vs-RC
z [m]

z [m]
40 55
100
VS900
0 100 200 300 400 500 600 700 800 [m/s]
0 0 100 200 300 400 500 VS [m/s]
600 700
0 0
S2-00 S24-00

5
5

10
10

15

15
20

20
25
Vs-DH Vs-DH
Vs-RC Vs-RC
Vs-TTC
z [m]

z [m]

25 30

Figura 1.25 Confronto tra i profili di VS misurati in sito e in laboratorio.

1.6 Proprietà dinamiche a livelli deformativi medio-elevati

Nel presente paragrafo vengono riportati i risultati della sperimentazione condotta relativamente a
deformazioni di taglio superiori alla soglia elastica lineare (vedi § 1.4.1). Come anticipato per γc > γl la non
linearità e la non reversibilità di sollecitazioni dinamiche e cicliche si manifestano in maniera rilevante.
Poiché le prove di RC e TTC non sono distruttive, la rappresentazione analitica dei dati sperimentali
riportata di seguito è stata effettuata mediante i modelli lineari equivalenti e, in particolare, per la
rappresentazione della legge G(γ), del modello di Ramberg e Osgood (1943) in quanto si è rivelato essere
quello che meglio si adatta alle misure sperimentali.
I risultati sperimentali, riportati mantenendo la distinzione tra materiali di origine alluvionale e materiali
di origine pleistocenica, verranno analizzati nell’intento di metterne in luce gli aspetti salienti del
comportamento in relazione al livello deformativo (§ 1.6.1), alla velocità di applicazione dei carichi (§
1.6.2) nonché del pre-straining dinamico (§ 1.6.3).
38 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

1.6.1 Influenza della deformazione tangenziale

Come noto, la variabile che controlla maggiormente il comportamento dinamico e ciclico dei terreni è la
deformazione tangenziale.
Nelle figure 1.26 è riportato l’andamento del modulo di taglio equivalente in relazione al livello
deformativo ottenuto a partire da prove di RC e prove di TTC condotte sui materiali alluvionali (figura
1.26a) e pleistocenici (figura 1.26b) della Valtiberina. Per quanto concerne i parametri caratterizzanti i
modelli lineari equivalenti utilizzati si rimanda alle tabelle 1.8 e 1.9 (§ 1.4). Dalla osservazione della figura
risulta evidente che la non linearità del legame sforzi-deformazioni avviene indipendentemente dal valore
assunto dalla pressione efficace di confinamento σ’0, sia per prove di RC che per prove di TTC. Si osserva
inoltre, in particolar modo per i materiali di origine pleistocenica, che i valori del modulo equivalente che si
dispongono più in alto sono quelli relativi a materiali consolidati con pressioni efficaci maggiori. Inoltre, a
parità di deformazione di taglio e pressione efficace di consolidazione i materiali di origine pleistocenica si
sono rivelati essere mediamente più rigidi.
Il confronto tra i livelli deformativi investigati mediante le due tecniche sperimentali mostra che,
mediante le prove di TTC non è stato possibile esplorare lo stesso campo di deformazioni analizzate
mediante le prove di RC. Infatti, a causa dei disturbi elettrici nei segnali a bassi livelli deformativi, nel corso
delle prove di TTC, non è stato possibile raggiungere deformazioni di taglio particolarmente basse. Inoltre,
a causa delle modeste frequenze applicate nel corso di prove di TTC, non si ha amplificazione dinamica e
non sono quindi raggiungibili i livelli deformativi raggiunti nel corso delle prove di RC.
Nelle figure 1.27 sono riportati i risultati di tutte le prove di RC e TTC in termini di rapporto di
smorzamento equivalente D in relazione al livello deformativo indagato γ. Dall’osservazione della figura
appare chiaro che la sensibilità di D al valore assunto da σ’0 è minore rispetto a quanto osservato per il
modulo di taglio. I valori del rapporto di smorzamento a bassi livelli deformativi, come altrove osservato
nel presente capitolo (§ 1.5.2), risultano minori per i materiali di origine pleistocenica. Inoltre, per tali
materiali, i valori di D(γ) risultano avere una minore dispersione nonostante il campo di valori di pressione
efficace di prova sia più vasto.
Per quanto concerne i modelli lineari equivalenti adattati ai moduli di taglio equivalente misurati
sperimentalmente si è osservato un migliore adattamento del modello di Ramberg e Osgood (1943) rispetto
al modello di Yokota et al. (1981) su tutto il campo di valori assunti dalla deformazione di taglio. I valori
del coefficiente di determinazione r2 trovati con tale modello sono, infatti, risultati mediamente maggiori
(cfr. tabella 1.8).
Il confronto tra i valori del rapporto di smorzamento previsti mediante il modello di Yokota et al. (1981)
con i risultati sperimentali ha mostrato un buon accordo con le misure sperimentali fino a deformazioni
tangenziali pari a circa 0.1%, oltre il quale l’espressione degli Autori tende a sopravvalutarne il valore.
Nelle figure 1.28a e 1.28b sono rispettivamente riportate la totalità delle curve del modello di Ramberg e
Osgood adattate alle misure sperimentali G(γ) e le curve del modello di Yokota et al. adattate ai valori
sperimentali di D(γ).
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 39

120000

σ'0 [kPa]
100000
100
Modulo di taglio, G [kPa]

110
80000 120
200
110
60000 120

40000

20000
a)
0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale, γ [%]

300000

σ'0 [kPa]
250000 100
Modulo di taglio, G [kPa]

200
300
200000
400
100
150000 200
300

100000

50000
b)
0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale, γ [%]

Figura 1.26 Variazione del modulo di taglio con la deformazione tangenziale misurata nel corso di prove
di RC (simbolo vuoto) e di prove di TTC (simbolo pieno) per i materiali dell’alta Valtiberina umbra di
origine alluvionale a) e di origine pleistocenica b).
40 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

25

σ'0 [kPa]
Rapporto di smorzamento, D [%]

20 100
110
120
200
15
110
120

10

a)
0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale, γ [%]

25

σ'0 [kPa]
Rapporto di smorzamento, D [%]

20 100
200
300
15 400
100
200
300
10

b)
0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale, γ [%]

Figura 1.27 Variazione del rapporto di smorzamento con la deformazione tangenziale misurata nel corso
di prove di RC (simbolo vuoto) e di prove di TTC (simbolo pieno) per i materiali dell’alta Valtiberina
umbra di origine alluvionale a) e di origine pleistocenica b).
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 41

1
a)
Modulo di taglio normalizzato, G/G 0 0.9

0.8

0.7

0.6

0.5

0.4

0.3

0.2
materiali alluvionali
0.1
materiali pleistocenici
0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1

deformazione tangenziale, γ [%]

35
materiali alluvionali b)
30 materiali pleistocenici
Rapporto di smorzamento, D [%]

25

20

15

10

0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale, γ [%]
Figura 1.28 Modelli lineari equivalenti adattati alle misure sperimentali del modulo di taglio
normalizzato a) ed al rapporto di smorzamento b).

1.6.2 Influenza della velocità di applicazione dei carichi

Le velocità a cui vengono applicate le sollecitazioni dinamiche e cicliche nel corso di prove di RC e
TTC, rappresentano il principale elemento caratterizzante le due tecniche di misura. Nel corso delle prime,
infatti, le frequenze di risonanza misurate durante la sperimentazione condotta sui materiali della
Valtiberina, è risultata compresa tra 15 e 75Hz; mentre le frequenze proprie a cui sono stati applicati i
carichi nelle prove di TTC è di 0.5Hz.
42 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

La variabile che meglio rappresenta il cosiddetto effetto strain rate è la velocità delle deformazioni di

taglio γ . Durante le prove dinamiche e cicliche di laboratorio, la frequenza e la velocità di deformazione
sono legate dalle relazione:
⋅ [1.15]
γ = 4 ⋅ γ SA ⋅ f

dove: γ rappresenta la velocità di deformazione di taglio [%/min], γSA la deformazione di taglio in singola
ampiezza [%] ed f la frequenza [Hz].
La sperimentazione condotta da numerosi ricercatori25 mostra una chiara dipendenza della rigidezza dei
materiali dalla velocità di deformazione. Conseguentemente, poiché le prove di TTC prevedono
l’applicazioni di carichi torsionali a frequenze modeste e costanti, l’interpretazione per mezzo di semplici
relazioni sforzi-deformazioni non è perfettamente aderente alla realtà. In particolare, un aumento della
velocità di deformazione comporta un aumento del valore assunto dalla soglia elastica lineare e dalla

rigidezza. E poiché la relazione intercorrente tra G e γ è direttamente legata alla viscosità del materiale, è
da attendersi una maggiore influenza della velocità di deformazione per i materiali più plastici. Inoltre,
anche gli incrementi di pressione interstiziale risultano legati alla velocità di deformazione e
dell’apparecchiatura impiegata.
La sperimentazione condotta da numerosi ricercatori ha mostrato che l’effetto della velocità di
deformazione sulla rigidezza del terreno cresce con l’aumentare del livello deformativo. Questo concetto è
interpretato dal coefficiente di velocità di deformazione definito dalla seguente relazione:
∆G
α (γ ) = ⋅ ⋅ [1.16]
∆(log γ ) ⋅ G (γ REF )
che rappresenta l’incremento per ciclo logaritmico della velocità di deformazione del modulo di taglio
normalizzato rispetto al valore che lo stesso parametro assume per una velocità di deformazione di
⋅ ⋅ ⋅
riferimento. In altre parole α (γ ) rappresenta nel piano G( γ )/G( γ REF )-log( γ ) la variazione del modulo di
taglio rispetto alla velocità di deformazione.
Nel corso della sperimentazione condotta sui terreni dell’alta Valtiberina umbra, la rigidezza misura nel
corso delle prove di TTC è risultata minore a quella individuata nel corso delle prove di RC. Tale fenomeno
è stato osservato in maniera più o meno evidente, in relazione alle caratteristiche dei materiali, del livello
deformativo e delle frequenze applicate. In particolare, nonostante la differenza tra le velocità di
deformazione applicate nelle due tecniche sperimentali, che a parità di livello deformativo risulta
mediamente di due ordini di grandezza, è stato osservata una differenza nel modulo di taglio iniziale
modesta (compresa, ad eccezione di un caso, tra l’1.62% e il 5.74%) con l’apparente tendenza a ridursi.
Poiché la variabilità osservata è risultata modesta e, soprattutto, non sono state condotte prove
sperimentali finalizzate a valutare gli effetti della velocità di deformazione (come ad esempio prove di TTC
a diverse frequenze) si riportano di seguito solo alcune considerazioni di carattere qualitativo sull’influenza
di tale parametro sulla rigidezza e sulle proprietà dissipative di alcuni terreni a grana fine italiani26.

Variazione della rigidezza equivalente con la velocità di deformazione:



- il valore assunto da γ ha scarsa influenza sui parametri di deformabilità a bassi livelli deformativi, mentre
maggiori effetti sono stati registrati a livelli deformativi maggiori;
- le prove eseguite a maggiori velocità di deformazione presentano un intervallo deformativo in cui i valori
del modulo si mantengono pressoché costanti “deformation plateau” più ampio rispetto alle prove condotte
a minori velocità di deformazione nelle il modulo di taglio assume valori sempre decrescenti;
- maggiori valori del coefficiente di velocità di deformazione α (γ ) si ottengono al crescere del livello
deformativo e di IP; conseguentemente, a velocità di deformazione maggiore sono stati registrati valori di γl
e γP superiori.

Variazione delle proprietà dissipative con la velocità di deformazione:


- il valore del rapporto di smorzamento ha diversi andamenti in relazione al capo di frequenze investigate;

25
In proposito, si vedano ad esempio i lavori di: Cavallaro, 1997; Dobry e Vucetic, 1987; Isenhower. 1979; Isenhower e Stokoe,
1981; Lo Presti et al., 1999a, 199b; Ni, 1987; Olivares, 1996; Tatsuoka e Shibuya, 1992.
26
Argille di Pisa ed Augusta analizzate da Cavallaro, 1997; Lo Presti et al., 1998.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 43

- per effetto dei fenomeni di creep dello scheletro solido mostra andamento crescente per frequenze minori
a 0.1Hz;
- assume valore costante per frequenze comprese tra 0.1 e 10Hz in quanto predomina la componente di
attrito;
- risulta essere crescente per frequenze superiori a 10Hz per effetto della viscosità del fluido interstiziale.

1.6.3 Influenza del pre-straining dinamico

Degli incrementi registrati nel valore di G0 per effetto del pre-straining, risultati compresi tra circa il 5 ed
il 20%, si è gia reso conto nel § 1.5.6. Nel presente paragrafo vengono invece evidenziate le differenze
indotte sui parametri dinamici dall’applicazione di serie successivi di carichi dinamici e ciclici.
Il programma sperimentale condotto sui materiali della Valtiberina ha previsto l’esecuzione di prove RC
ripetute. In particolare sono state effettuate più serie di cicli di carico a pressione di confinamento costante.
Su diversi provini ottenuti dallo stesso campione la procedura è stata ripetuta al fine di evidenziare, sebbene
a livello qualitativo, l’influenza di σ’0.
Il comportamento osservato nel corso della sperimentazione condotta ha evidenziato la tendenza
all’addensamento e/o riassestamento in seguito al pre-straining sia per i materiali di orine alluvionale
(S400C1P1) sia per i materiali di origine pleistocenica (S200C1 e S200C2). A titolo d’esempio in figura
1.29 sono sintetizzati i risultati ottenuti in termini di modulo di taglio e rapporto di smorzamento delle
prove di RC condotte su tre provini ottenuti per fustellazione dal campione S200C2.
Ciascuna serie di cicli di carico di cui si riferisce nel presente paragrafo è stata applicata a drenaggi
chiusi ed è stata intervallata da almeno una notte intera a drenaggi aperti per lo smaltimento delle
sovrappressioni interstiziali.
Le prove di RC finalizzate a valutare gli effetti sul modulo di taglio dell’applicazione di serie di cicli di
carico ripetute, hanno fatto registrare i maggiori incrementi di G nella seconda serie di cicli di carico
dinamico e ciclico. Dopo la seconda serie di cicli di carico, infatti, si è assistito ad una stabilizzazione del
modulo di taglio (figura 1.29a). Inoltre, con il progredire della deformazione di taglio, le differenze tra i
valori di G tendono a ridursi e le curve di decadimento relative a diverse serie di cicli di carico a
confondersi.
La figura 1.29a mostra inoltre le differenze tra le leggi di decadimento del modulo di taglio in relazione
alla pressione efficace di consolidazione. Le misure sperimentali di G relative a valori di σ ’0 si dispongono
sistematicamente in posizione superiore.
In termini di rapporto di smorzamento meno evidenti sono risultati gli effetti conseguenti ai diversi
valori delle pressioni efficaci di consolidazione σ ’0 (vedi § 1.5.4).
L’applicazione di più serie di cicli di carico mostra variazioni del rapporto di smorzamento opposti
rispetto a quelle fatte registrare da G. Anche se in maniera meno evidente si assiste, infatti, a riduzioni di D
in conseguenza all’applicazioni di più serie di cicli di carico (figura 1.29b).
Nel corso di alcune prove di RC è sembrato interessante osservare gli effetti dei cosiddetti fenomeni
tixotropici. A tal fine su alcuni provini sono state continuate le misure di G0 e D0 nel tempo dopo
l’applicazione delle diverse serie di cicli di carico. Anche in questo caso i valori misurati di D0 si sono
rilevati instabili e l’attesa tendenza a tornare gradualmente ai valori originari non è risultata evidente.
Le misure sperimentali nel tempo relative al modulo di taglio sono risultate, invece, più soddisfacenti.
Nella figura 1.30 è mostrato in primo luogo il già trattato aumento di G0 nel tempo durante la
consolidazione primaria e secondaria; e risultano altresì evidenti i notevoli decrementi di G nelle tre serie di
cicli di carico indotti dall’escursione di γ fino a valori dell’ordine dello 0.5%. È interessante osservare come
i valori assunti dal modulo di taglio dopo l’escursione a deformazioni di taglio più elevate tendono a
ristabilirsi ai valori iniziali in accordo con con quanto osservato da altri ricercatori27.
Purtroppo nel corso della prova di RC condotta sul provino riportato in figura 1.30 non è stata effettuata
la misura di D se non durante l’applicazione sollecitazioni a deformazioni di taglio maggiori. A titolo
d’esempio in figura 1.31 è riportato l’andamento del rapporto di smorzamento in funzione del tempo
ottenuto sullo stesso materiale analizzato in figura 1.30. Si riconosce la tendenza di D a diminuire nel corso
della consolidazione, ad aumentare in fase di taglio ed a diminuire rapidamente durante la fase di recupero.

27
A tale proposito si vedano ad esempio i lavori di Anderson e Stokoe, 1978; Athanasopoulos e Richart (1983); Silvestri, 1991;
Yasuhara e Andersen (1991).
44 Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio

Come osservato per il modulo di taglio, anche i valori assunti dal rapporto di smorzamento dopo
l’escursione a deformazioni di taglio più elevate tendono a ristabilirsi ai valori iniziali.
In sintesi si può quindi dire che, limitatamente ai materiali di origine alluvionale e pleistocenica dell’alta
Valtiberina umbra analizzati, i valori assunti nel tempo dai parametri dinamici, misurati dopo l’escursione a
deformazioni di taglio medio elevate, tendono a ristabilirsi a valori tipici della curva di consolidazione; in
altri termini l’influenza del fattore tempo è risultata più rilevante rispetto a quella della storia ciclica.

250000
a)

200000
modulo di taglio, G (kPa)

150000

100000

50000

0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1

deformazione tangenziale, γ (%)


20
100kPa prima serie di cicli b)
rapporto di smorzamento D (%)

200kPa seconda serie di cicli


15

400kPa terza serie di cicli

10

0
0.00001 0.0001 0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale, γ (%)

Figura 1.29 Effetto del pre-straining dinamico in termini di modulo di taglio a) e rapporto di smorzamento
b); prove di RC condotte sul campione S200C2 di origine pleistocenica.
Risultati delle Prove Dinamiche in Sito e di Laboratorio 45

80000
modulo di taglio, G [kPa]

Prima consolidazione
Prima serie di cicli di carico
70000
Primo recupero
Seconda serie di cicli di carico
60000 Secondo recupero
Terza serie di cicli di carico
Terzo recupero
50000

40000

30000

20000

10000

0
1 10 100 1000 10000 100000
tempo, t [min]

Figura 1.30 Variazioni del modulo di taglio nel tempo in fase di prima consolidazione, durante
l’applicazioni di diverse serie di cicli di carico e successivo recupero; prove di RC condotte sul provino
S400C1P1 di origine alluvionale.

18
rapporto di smorzamento, D [%]

Prima consolidazione
16 Seconda consolidazione
Prima serie di cicli di carico
Primo recupero
14
Seconda serie di cicli di carico
Secondo recupero
12 Terza serie di cicli di carico

10

0
1 10 100 1000 10000 100000
tempo, t [min]
Figura 1.31 Variazioni del rapporto di smorzamento nel tempo in fase di consolidazione, durante
l’applicazioni di diverse serie di cicli di carico e successivo recupero; prove di RC condotte sul provino
S400C1P2 di origine alluvionale.