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Firenze Architettura (2, 2015), pp.

120-137
ISSN 1826-0772 (print)
ISSN 2035-4444 (online)
CC BY-SA 4.0 Firenze University Press
www.fupress.com/fa/

Francesco Venezia.
Torre d’Ombre o l’architettura delle apparenze reali*

Prefazione Le apparenze reali


L’argomento centrale di questo libro è “un monumento in cui le ombre, da esso
uno studio sulla Torre d’Ombre, singo- e dalle sue parti proiettate, fossero belle,
lare edificio progettato da Le Corbusier formassero disegni mutevoli. Una specie
per il Campidoglio di Chandigarth, nuo- di edificio proiettante una silhouette”.
va capitale del Punjab. (Paul Valéry)
Attorno a questo studio gravitano alcuni
scritti che delineano un punto di vista “In ultimo è intervenuto il raddoppiamento di
di architettura. La Torre d’Ombre è un questa sinfonia, per effetto di uno specchio
esempio notevole di tale punto di vista. d’acqua ben situato… Al crepuscolo,
Frammenti di scritti di Paul Valéry e Le le previsioni si realizzarono in maniera
Corbusier sono montati, in più di un caso, inimmaginabile: nel primo dei tre bacini
in modo da illustrarne la formazione. Que- previsti - l’unico realizzato fino a quel giorno-
sti frammenti rivelano una convergenza di un oggetto architettonico nuovo apparve
idee e di metodi in due uomini che hanno con teoretica chiarezza - la verità assoluta…
costruito in diversi campi artistici. Tale Immagine prodigiosa che scompare con lo
convergenza nasce, a nostro avviso, da zefiro e che appare in balìa dei venti”.
una comune ricerca sulla poesia pura, in (Le Corbusier)
letteratura e in architettura, che tende a
privilegiare il suono sul senso. L’ombra di un corpo sotto la luce del sole
Di questa convergenza esistono tracce si muove modificandosi lungo l’arco di
esplicite nella biblioteca personale di Le una giornata, e, ogni giorno diversamen-
Corbusier: in essa alcuni testi di Valéry te, lungo l’arco dell’anno.
sono in numerosi punti sottolineati con
entusiasmo. L’ombra fa parte della realtà di quel cor-
Non si possono infine tralasciare, nel po ed ha però il fascino dell’apparenza:
campo particolare dell’architettura delle è realtà in quanto effetto teoricamente
ombre, la definizione e le precisazioni di prevedibile, matematicamente calco-
E. L. Boullée1, che sono da ritenersi un ri- labile, è apparenza in quanto legata
ferimento significativo, e più lontano, nella all’imprevedibile verificarsi di altre cir-
costruzione del nostro punto di vista. costanze – la battaglia del sole con le
nuvole – che ne rendono precaria l’esi-
stenza e l’intensità.
../.. Le ombre creano in un edificio se-
quenze, ritmi, melodie, che interessano tra
loro un gioco complesso. Il piacere nasce
dal cogliere la predisposizione di questo
piano di previsioni, dall’attesa che il gioco
accuratamente preparato si avveri; che
la costruzione umana, un fatto di astratta
geometria, diventi natura, più armonica di
qualunque altra realtà naturale. Francesco Venezia
La colonna dorica fu concepita come Acqua alta a San Marco

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Postfazione testo, così le quattro virtù dell’architettura, declinano la spa-
La ricerca di Francesco Venezia sul tema “La torre d’Ombre” zialità di un’opera architettonica, come esplicitato dal già fa-
esplicita le tre virtù del comporre architettonico – firmitas, moso verso del maestro viennese che in poche righe realizzò
utilitas e venustas, aggiungendovi l’ombra quale elemento di la trama del comporre:
percezione dello spazio – raffrontandole al tema dell’archeti- “se in un bosco troviamo un tumulo lungo sei piedi e largo tre,
po e del comporre esaltato da Paul Valéry. disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e
Si sta come qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto un uomo.
d’autunno Questa è architettura”2.
sugli alberi Alessandro Cossu
le foglie1.
1
G. Ungaretti, “Soldati”, Allegria di naufragi, 1919.
In una magistrale, Socratica discussione, poesia e architet- 2
A. Loos, “Ornamento e delitto”, Parole nel vuoto. Milano 2003.
tura vengono declinate, raffrontando le medesime similitudini
Si ringrazia Francesco Venezia che ha gentilmente concesso la pubblicazione
sintattiche che legano la costruzione della perifrasi alle regole delle immagini e di alcuni brani tratti dal libro Torre d’Ombre.
della costruzione dello spazio. * Hanno collaborato allo studio sulla “Torre d’Ombre”: Rosaria Gargiullo e
Gabriele Petrusch
Esattamente come nella costruzione della perifrasi, lessico, Fiorentino Editrice, Napoli, 1978, traduzione francese Maria Francesca Buonaiuto
punteggiatura e pausa realizzano il tono e il carattere di un modello della torre d’ombre: Raffaele. de Filippis

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Gallerie d’ombre.
Il convento di Pisa
Il convento de La Tourette (Le Corbusier)

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elemento astratto, forma che materializ- contempo precarie: o perché transito- dispone le regole, traccia un piano di
za un equilibrio pensato. rio è lo specchio d’acqua – creato per previsione degli esiti. Si disegna la metà
Non imitazione dell’albero, che erge a esempio dall’acqua alta, dalle piogge dell’edificio totale, quella immutabile,
vivere nello sforzo di sopravvivere, ma monsoniche – o perché il riflesso viene astrattamente determinata; si calcola il
sfida all’albero. infranto da un sia pur leggero soffio bacino d’acqua, le sue dimensioni, la sua
Fu disegnata per essere destinata a di vento sulla superficie del bacino profondità, la sua posizione.
una “patetica” esistenza nella luce del naturale o costruito: l’architettura ci si Tutto è pronto, accuratamente preordi-
tempo, dei giorni, delle stagioni. Le sca- mostra in balìa dei venti. la riflessione nato. L’insieme delle immagini riflesse,
nalature accettano l’erosione della luce, ci permette immagini di un edificio che ancora virtuali, appartiene già all’ogget-
raccolgono nei propri incavi l’ombra in non potremmo vedere o ce ne propone to, teoreticamente, così come quello
quantità crescente, finché un sol filo di altre che saremmo portati a non vedere, delle sue ombre: lo svolgersi dello “spet-
luce arrota il bordo tagliente, prima che perché esterne al nostro ambito visivo. tacolo di una giornata”2 creerà o meno
essa sia preda completa dell’ombra. In O anche ci permette di vedere contem- le condizioni, imprevedibili, perché le
questa discontinuità che si realizza in una poraneamente immagini che altrimenti previsioni si realizzino.
continua prossimità di piena luce e pro- non si possono fruire insieme, o ci dona L’architettura vive nella natura, ne mette
fonda ombra, in una situazione di soglia le immagini di un edificio intersecate ad prodigiosamente in opera le leggi.
che diviene la condizione di esistenza altre, arricchendo così la molteplicità Queste apparenze reali, effetto di leggi
da quella di perdita, è la drammaticità degli effetti. Nasce qui il fascino della precise e ineluttabili, ma legate nel loro
dell’architettura. città sull’acqua, dei ponti sui fiumi. esistere alle fasi dell’aerea battaglia che
L’insieme di un corpo e delle sue im- Gli edifici pensati insieme alle loro labili Le Corbusier ci descrive nel Poema di
magini riflesse possibili. immagini riflesse, continuamente mute- una giornata3, battaglia incerta e ric-
Queste immagini, che già appartengono voli, spesso più vere e più ricche degli ca di fermenti, esaltano la vita stessa
a quel corpo, sono costitutive della sua edifici stessi, acquistano valore di cose dell’opera architettonica, portando
realtà, matematicamente prevedibili e naturali, legate come sono all’imprevedi- l’edificio dalla sua massima espressività
determinabili. bile vicenda degli elementi. alla propria perdita.
Anch’esse, come le ombre, sono al Come per le ombre, il progetto pre-

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La Torre d’Ombre: nell’alternarsi delle stagioni. Abbiamo
Linee generali dello studio scelto di realizzare tre serie di cinque
Questo studio sulla Torre d’Ombre, immagini tenendo fisse le posizioni del
edificio progettato da Le Corbusier per modello e della macchina fotografica e
il Campidoglio di Chandigarh, è stato ela- riproducendo con una sorgente di luce
borato sulla base della documentazione artificiale gli effetti della luce solare alle
proveniente dall’archivio dell’atélier di rue ore 9, 11, 12, 13, 15 nei giorni di solsti-
de Sevres e conservata presso la Fonda- zio di estate e di inverno e nei giorni di
tion Le Corbusier. La documentazione è equinozio di primavera e di autunno – a
costituita da appunti e grafici redatti nella questi ultimi due corrisponde un’unica
quasi totalità in due periodi: gennaio- serie di immagini in quanto le condizioni
febbraio ’56 – gennaio-febbraio ’57. astronomiche sono le medesime.
Del progetto erano state inizialmente
portate avanti due ipotesi: nella prima, la
torre era ruotata di 45° rispetto ai palazzi
del Campidoglio, per ottenere il perfetto
orientamento dei quattro lati secondo i
punti cardinali. Nella seconda, l’orienta-
mento della torre coincideva con quello
dei palazzi del Campidoglio; la torre
s’inseriva così nella griglia urbanistica.
La scelta si orientò verso la prima
ipotesi. Paul Valéry
../.. Abbiamo realizzato il plastico del- Città immaginaria
la Torre d’Ombre per osservare su Le Corbusier
di esso le variazioni della luce solare Veduta di Parigi

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Il controllo della luce solare
Modelli e disegni tratti da “Torre d’Ombre”

Piante del 1°, 2°, 3°, 4° livello

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Le Corbusier
Primi appunti di studio nell’ipotesi
dell’orientamento della Torre d’Ombre secondo i
punti cardinali

Le Corbusier
Primi appunti di studio nell’ipotesi di orientamento
della Torre d’Ombre secondo la griglia urbanistica
del Campidoglio

Le Corbusier
Primi studi sull’incidenza della luce solare
nell’ipotesi della Torre d’Ombre orientata secondo
i punti cardinali

Le Corbusier
Primi studi sull’incidenza della luce solare
nell’ipotesi della Torre d’Ombre orientata secondo
la griglia urbanistica del Campidoglio

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Le Corbusier
Studi di architetture d’Ombre

La Torre d’Ombre e il Palazzo di Giustizia


(fotomontaggio)

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La Torre d’Ombre: iniziale, da cui ogni edificio deve partire quello dell’Assemblea. Si ingenera così
Segno e architettura per sopravvivere alle istituzioni cui è de- una dissonanza geometrica nella torre
La Torre d’Ombre è nel contempo se- stinato come testimonianza dell’uomo, – con inversione dei valori delle traspa-
gno e architettura. come ciò solo che di lui resta. renze e delle ombre – attraverso cui si
Come segno fissa la condizione iniziale Tra lo schizzo dei ruderi del Foro di stabilisce una risonanza con l’insieme dei
degli edifici circostanti; come architet- Pompei, con il colonnato del Tempio principali edifici del Campidoglio.
tura entra nel complesso gioco delle di Giove che si affaccia sul profilo dei I brise-soleil poi, disposti in sequenze e
parti messo in opera sull’Esplanade del monti Lattari, e lo schizzo di emplace- ritmi, in ordini sovrapposti, sono orientati
Campidoglio. ment del Palazzo di Giustizia disteso nelle facce est e ovest in maniera tale
La sua mancata realizzazione costitui- contro la catena dell’Himalaya non c’è che nello spostamento lungo l’asse di
sce pertanto una doppia perdita: soluzione di continuità. Sono due mo- percorrenza, in entrambi i versi, un lato si
sul piano referenziale, la Torre d’Ombre ci menti di un’unica ricerca, tesa ad inda- presenta come barriera e l’altro come fil-
mostra gli altri edifici come erano: come gare le ragioni iniziali del costruire, al di tro alle immagini dei Palazzi. La torre cioè
furono pensati in rapporto alla natura del là dei bisogni pratici ed utilitari. si inspessisce e si smaterializza alterna-
suolo, alle condizioni astronomiche, ai Sul piano urbanistico, come architettura, tivamente e continuamente, offrendo alla
venti, alle piogge. Costruzioni destinate a la Torre d’Ombre svolge nel progetto vista la complessa e sorprendente inter-
cantare sotto i cicli naturali, a divenire na- del Campidoglio di Chandigarh un ruolo sezione delle sue immagini con quelle
tura, elementi della geografia del luogo. rilevante: posta sull’asse principale del degli altri edifici. Il controllo è affidato alla
La torre è uno scheletro, un edificio spo- Campidoglio, tra l’Alta Corte e il Palazzo modulazione, che regola sia la griglia ur-
gliato da ruoli istituzionali: tutto è ridotto dell’Assemblea, ruota di circa 45° rispet- banistica che la partitura degli edifici.
a sequenze, ritmi, melodie. to a questi edifici e alla griglia urbanistica Questa intersezione avviene tra immagini
Un edificio predisposto esclusivamente (i suoi lati sono orientati secondo i punti che hanno ritmi, armonie basate su di una
per vivere ed essere vissuto nella luce cardinali), essa interrompe otticamente stessa scala di misura, su di una “legge
del tempo, delle stagioni. l’immenso spazio vuoto, ritmandolo e semplice infinitamente modulabile”4. Un
La torre, abbiamo detto, ci mostra gli rendendone perciò leggibile la profon- esempio: l’altezza della Torre d’Ombre è
edifici come erano; ci sia consentito dità: un ruolo simile a quello svolto dagli pari all’intradosso del portico del Palazzo
aggiungere, come saranno: atto iniziale obelischi o dalle fontane in molte piazze dell’Assemblea. La Torre, che è tutta
della progettazione – idea formativa – e italiane, o dalle due colonne che chiudo- tessitura, è idealmente inseribile sotto il
rudere – condizione finale – sembrano no la Piazzetta S. Marco nel lato aperto più basso elemento “tumultuoso” dell’ur-
coincidere. sul Canal Grande. banistica di Chandigarh.
Al riguardo è significativo comparare gli Un ulteriore grado di complessità è cre- Il gioco dell’acustica visuale è predisposto.
appunti di viaggio di Le Corbusier ad ato dal piano attico, il quale, orientato La torre è una cassa di risonanza: am-
Atene e Pompei nel giovanile “ Voyage secondo la grigli urbanistica, entra nel plifica e moltiplica la modulazione degli
d’orient.” e i primi schizzi progettuali di grande gioco dell’”acustica visuale”, altri edifici.
Chandigarh. Letti insieme, essi espri- proponendo le stesse condizioni di luce L’ordine degli effetti a tendenza infinita
mono l’esistenza di una condizione ed ombra del Palazzo di Giustizia e di è all’opera.

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Le Corbusier
Studi di architetture d’Ombre

La Torre d’Ombre, la Rampa dei Martiri e il


Palazzo di Giustizia visti dal portico del Palazzo
dell’Assemblea (fotomontaggio)

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Particolare del lato Nord del Partenone

Arcaia Corinto: Tempio di Apollo. (Sul fondo


Acrocorinto)

Lo stato di poesia i nostri sensi, provocando emozioni Perché costruire?


In un’intervista a J. Petit, alla domanda “in plastiche: con i rapporti che crea, risveglia “La Natura è formata e gli elementi
quel senso è diretta la vostra ricerca?”, Le innoi risonanze profonde, ci dà la misura sono separati. Ma qualcosa ingiunge (al
Corbusier rispose: di un ordine che sentiamo in accordo con costruttore) di considerare quest’opera
“La mia ricerca è sempre stata diretta quello del mondo, determina vari moti del incompiuta, tale da dover essere
verso questo valore essenziale della nostro spirito e del nostro cuore: è allora che modificata e rimessa in movimento, per
vita: la poesia. La poesia è nel cuore sentiamo la bellezza”6. Le Corbusier. soddisfare più particolarmente l’uomo”7.
dell’uomo”. La ricerca dell’armonia implica la siste- “…c’erano pontefici che desideravano
Così Paul Valéry definisce lo stato di matica considerazione delle relazioni una casa per il loro dio; e re così potenti
poesia: virtualmente presenti nell’insieme in via da non aver più nulla da desiderare se
“…lo stato di poesia o emozione poetica mi di trasformazione. Di questo insieme fa non una tomba senza pari; e repubbliche
sembra consista in una percezione nascente, sempre parte l’uomo, e le sue leggi vi che sognavano mura inespugnabili; e
in una tendenza a percepire un mondo, interagiscono con le leggi della natura. arconti sensibili, pieni di delicatezza per
o sistema completo di rapporti, in cui gli Quando queste corrispondenze com- gli attori e i musicisti, che bruciavano dal
esseri, le cose, gli avvenimenti e gli atti, se plesse diventano armoniche, quando la desiderio di far loro costruire, a spese
somigliano, uno a uno, a quelli che popolano legge dell’insieme è consonante con le delle casse del fisco, i teatri più sonori”8.
e compongono il mondo sensibile, il mondo leggi dello spirito umano, si crea uno sta- Fin qui le necessità degli uomini.
immediato da cui provengono, sono, d’altra to di attesa: attesa che ciò che si prevede “ora bisogna evitare che gli dei restino
parte, in una relazione indefinibile, ma si avveri, che ad una certa configurazione senza tetto e le anime senza spettacoli”9.
meravigliosamente giusta, con i modi e le ne segua un’altra, virtualmente implicata Ma bisogna anche evitare che
leggi della nostra sensibilità generale. Allora e determinata dalla precedente. La mol- “le masse del marmo restino mortalmente
questi oggetti e questi esseri conosciuti teplicità delle relazioni, allo stato bruto nella terra, come una notte solida, e che
cambiano in un qualche valore. Si chiamano nel concreto naturale, diventa oggetto di i cedri e i cipressi si contentino di finire
gli uni gli altri, si associano diversamente sintesi creativa nell’opera dell’uomo. in fiamme o in putrefazione, quando
che nelle condizioni ordinarie. Si trovano, L’uomo riduce a “numero” le corrispon- possono trasformarsi in putrelle odorose e
-permettetemi questa espressione- denze, armonizza le funzioni, crea le mobili stupefacenti”10.
musicalizzati, divenuti commensurabili, sequenze, prevede le mutazioni, predi- Costruire, azione utile e nobile, trasferisce
risonanti l’uno attraverso l’altro”5. spone l’insieme delle condizioni perché le relazioni della materia dall’ordine delle
“L’architetto con l’ordine delle forme realizza l’unica perfettibilità sia nel verificarsi cose naturali a quello dell’arte, caricando-
un ordine che è una pura creazione del suo dell’evento, nel passaggio dallo stato di le della possibilità di tendere all’infinito.
spirito, con le forme colpisce intensamente virtualità a quello di attualità.

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Costruire di motivi secondo altezza, lunghezza e incomparabile, che la diffondeva,
“Il monumento … è un essere così profondità, infinitamente variati dalle pro- permeata di forme intelleggibili e di
complesso che la nostra conoscenza vi spettive che si mostrano a chi si muove proprietà quasi musicali, nello spazio in
scopre successivamente un’apparenza nel suo ambito. cui si muovono i mortali”13.
che appartiene al cielo ed è mutevole, poi La complessità delle relazioni dilata il È la luce del sole che determina la com-
una ricchissima tessitura di motivi secondo tempo di lettura; il tempo di percorrenza parsa e la perdita dell’architettura, che
altezza, lunghezza e profondità infinitamente non esaurisce lo stato di attenzione. le crea un proprio presente in relazione
variati dalle prospettive, poi una cosa solida, Ogni immagine non è mai solo ciò che è; alla sua solida aspirazione ad una du-
ardita, con carattere d’animale…”11. nel leggerla, anzi, non è nulla in se stessa, rata perenne.
In prima linea dunque un’apparenza che ma è l’insieme dei rapporti, delle relazioni Nel trargli dal buoi che appiattisce e
fa parte del cielo e perciò mutevole. e delle trasformazioni che si innesca- tacita, nel chiamarli a raccolta come
Tra le regole che segnano il passaggio no attraverso la sua posizione, la sua strumenti di una orchestra, la luce svela
dall’arbitrio alla necessità deve essere ripetizione, la sua deformazione, la sua agli elementi dei ritmi e delle tessiture
considerato questo dato di fatto, l’appar- esposizione, il suo appartenere a domini un insieme di risposte a se stessi: la loro
tenenza della costruzione all’aria, domi- più vasti e variamente strutturati, il suo in- metà d’ombra.
nio delle leggi del sole e delle stagioni. serirsi in una successione di cui si avverte Si scopre così un nuovo lunghissimo
Sarebbe difficile tendere allo stato di po- la legge: il suo possedere quindi, un ritmo. “tempo” dell’architettura, il ciclo delle
esia vanificando od opponendosi proprio Col ritmo compare una relazione che sue immagini d’ombre. ../..
alle relazioni messe in atto dalla natura e dipende dall’ordine degli elementi e che
indipendenti da ogni decisione. ne lega i caratteri di simultaneità a quelli di
La prima risonanza possibile nasce successione, alla capacità cioè di indicare
dall’offrire l’edificio a queste leggi come una direzione di lettura. Il ritmo sviluppa in
uno strumento che le esalti. chi lo segue, un’alleanza tra sensibilità ed
“Vi ho appena parlato del sole…Tutto ciò intelletto, premonizione e previsione.
che vediamo è composto da lui, e intendo ../.. Sulla ricchezza delle relazioni create
per composizione un ordine di cose visibili dai ritmi delle tessiture governa la legge
e la trasformazione lenta di quest’ordine della luce del sole, che, nella aerea bat-
che costituisce tutto lo spettacolo di una taglia con le nubi, modifica l’apparenza
giornata: il sole, maestro delle ombre”12. dell’architettura. Ecco che Eupalinos
In secondo luogo la nostra conoscenza l’architetto
scopre nel monumento una tessitura “Preparava la luce uno strumento

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Senso e Suono nel cuore), lavora esclusivamente sui 12
P. Valéry: “Essais quasi politiques”. In: P.V., Oe-
vres, tome I, Ed. Gallimard, 1957, pag. 1094.
Una copia di “Variété V” di Paul Valéry nel- ritmi, sul tempo che governa l’opera; 13
P. Valéry: “Eupalinos ou l’architecte”. In: P.V.
la biblioteca personale di Le Corbusier. è, nel processo globale della progetta- Oevres, tome II, Ed. Gallimard, 1960, pagg. 1300
Senso e suono
../.. Valéry vi afferma, e Le Corbusier zione, una fase coincidente con quella 14
P. Valéry: “Fragments des mémoires d’un poéme”.
sottolinea, che la creazione sta in un che avrebbe presieduto alla concezione In: P.V., Oevres, tome I. Ed. Gallimard, 1957, pag.1470
15
idem
certo qual modo proprio nell’opporre della Torre d’Ombre. 16
P. Valéry: Cahier 1929-30 ah 29, XIV, 353. In: P.V.
una resistenza spirituale a questa gene- In breve: si sostituisce, nel progetto del- Cahiers II, Ed. Gallimard 1974, pag.955
17
Le Corbusier: “Vers une Architecture”. Trad. it. Ed.
razione incontrollata. le vetrate degli ambienti collettivi, ad un Longanesi, 1973, pag.57
tipo di tessitura con ritmo monotòno, un
“Ne risulta questa meravigliosa altro con doppio ritmo variabile orizzon-
conseguenza, che le “creazioni” più tale e verticale, secondo la scala delle
potenti, i monumenti più augusti misure del Modulor (gli ondulatori).
del pensiero, sono stati ottenuti con Si lavora sul suono dell’edificio.
l’impiego consapevole di mezzi volontari Il senso è prodigiosamente accantonato.
di resistenza alla nostra “ creazione” Il risultato: il ritmo monotòno del corpo
immediata e continua di argomenti, superiore delle cellule, quello sì ora
relazioni, impulsi che si sostituiscono tra unico protagonista – un ritmo grande
loro senza alcuna altra condizione”14. d’ombre che si accumulano in profondi
Questi mezzi di resistenza sono alveoli – entra in rapporto con il sotto-
“canoni e proporzioni, regole dell’armonia stante ritmo governato da un tempo
precetti di composizioni”15. affatto diverso, materializzato in una
../.. “Onore agli artisti! che avanzano trama più leggera variabile in larghezza
nell’arbitrario e lasciano dietro di se la e in altezza, e in profondità con le ombre
neccessità”16. proiettate sul pavimento.
Lo sforzo creativo si concretizza nella La Tourette, nella seconda versione,
definizione della forma attraverso l’indi- appartiene al nostro tempo, è un edificio
viduazione delle leggi che la regolano. realmente moderno: non per il senso – la
“Il tracciato regolatore è una storia lavora con sapienza nell’impianto,
soddisfazione di ordine spirituale nulla è perduto della grande lezione mille-
che porta la ricerca di rapporti sottili naria dei complessi conventuali – ma per
e armoniosi. Conferisce all’opera il suono – il pensiero relativistico, lavora
l’euritmia”17. con sapienza sui ritmi, il tempo dell’opera
I../.. Il verso è senso e suono, afferma è inconfondibilmente del nostro tempo…
Paul Valéry.
La forma del verso è una costruzione 1
… “fui preso da una nuova idea; di presentare l’archi-
tettura delle ombre. Tutti conoscono l’effetto dei corpi
sonora che tende alla costituzione di di fronte alla luce; ne risulta, come è noto, che le om-
equilibri fonici, attraverso figure di cui bre offrono l’immagine dei corpi… Le persone volgari
guardano senza interesse gli effetti della natura che si
la rima e l’allitterazione costituiscono la vedono abitualmente e che, privi delle attrazioni della
soglia inferiore. novità, non colpiscono la loro curiosità. Lo stesso non
vale per l’artista che cercando sempre nuove inven-
../.. zioni, passa la vita nell’osservazione della natura.
L’importanza attribuita da Valery alla Trovandomi in campagna, io camminavo ai bordi di
una foresta, al chiaro di luna. La mia immagine, pro-
forma sonora dei suoi versi è confer- dotta dalla luce, suscita la mia attenzione (anche se
mata da una dichiarazione a J. Latour non si trattava certo per me di una novità).
In ragione di una particolare disposizione dello
a proposito dei seguenti otto versi dei spirito, l’effetto di questo simulacro mi parve di una
“Frammenti del Narciso”: tristezza estrema. Gli alberi, disegnati sulla terra dalla
loro stessa ombra, mi fecero la più profonda impres-
sione.che cosa vedevo? La massa degli oggetti che
../.. Il verso è senso e suono. si stagliava nera su una luce di un estremo pallore. La
natuar si offriva in gramaglie ai miei sguardi.
Scosso dai sentimenti che trovai ho cercato, da
Le Corbusier quel momento, di applicarli all’architettura. Io vole-
vo un insieme composto dall’effetto delle ombre”
La Tourette I progetto 2
Etienne Louis Boullée – Architettura Saggio sull’Ar-
La Tourette II progetto te. Introduzione di Aldo Rossi. Marsilio Editori/Pado-
va – Prima edizione: Aprile 1967, pag.123.
Si richiama, oltre il brano succitato, l’introduzione di
Tra il primo e il secondo progetto del Aldo Rossi, nella quale vi sono alcune affinità con
idee sviluppate e documentate in questo libro.
convento de La Tourette c’è una perma- 3
P. Valéry: “Essais quasi politiques”. In: P.V., Oevres,
nenza del senso, una trasformazione del tome I, Ed. Gallimard, 1957, pag. 1094.
Segno e architettura:
suono. Si può aggiungere che, definito 4
Lo stato di poesia
ed accettato il senso, questo sia diventa- 5
P. Valéry: “Variété”, in: P.V., Oeuvres, tome I, Ed.
Gallimard, 1957, pag. 1363
to fondo, abbia perduto transitoriamente 6
J. Petit: “Le Corbusier lui meme”.panoramas for-
il suo ruolo, e sia emersa nella sua totalità ces vives, Rousseau Editeur Genève.
7 8 9 10
P. Valéry: “Eupalinos ou l’architecte”. In:
la ricerca sull’architettura pura, architet- P. V. Oevres, tome II, Ed. Gallimard, 1960, pagg.
tura fonica o acustica visuale. 144-145
Costruire
Il secondo progetto, complice Xenakis 11
P. Valéry: “Variété”, in: P.V., Oeuvres, tome I, Ed. Francesco Venezia
(ingegnere per formazione e musicista Gallimard, 1957, pag. 1188 Xiphos

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