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Numeri Complessi

May 9, 2015

1 Definizione dei numeri complessi

Sappiamo che l’equazione x 2 +1 = 0 non ha soluzione nel campo R dei numeri reali. Infatti se c R fosse una soluzione avremmo 0 = c 2 + 1 1 > 0, perch´e c 2 0, e quindi 0 > 0, assurdo. Quindi se vogliamo risolvere questa equazione dobbiamo estendere il campo dei numeri reali. L’idea `e la stessa che porta all’introduzione dei numeri reali a partire dai numeri razionali (le frazioni m ). In questo caso `e l’equazione x 2 = 2 che non ha soluzioni razionali. Le soluzioni esatte dell’equazione

n

sono i numeri reali ± 2. Dobbiamo usare un simbolo speciale per denotare la radice quadrata di

2 perch´e, non essendo appunto 2 un numero razionale, la sua espansione decimale non `e finita

e neppure periodica e quindi richiede infinite cifre decimali. Possiamo dire che i numeri reali

risolvono il problema della misurazione con precisione infinita. La radice quadrata di 2 misura la diagonale del quadrato unitario. Altro esempio famoso `e il numero π che misura l’area del disco unitario. Anch’esso `e un numero irrazionale (`e pi`u che un numero irrazionale, `e un cosiddetto numero trascendente, ovvero non `e soluzione di alcuna equazione algebrica a coefficienti razionali,

a differenza di 2 che `e soluzione dell’equazione x 2 2 = 0).

L’idea di estendere il campo dei numeri ad un campo pi`u grande per risolvere un problema ci `e dunque familiare. Vedremo che aggiungendo solo la radice quadrata di 1, usualmente chiamata

i (iniziale di “immaginario”), otterremo un nuovo campo di numeri, detto campo C dei numeri

complessi, e saremo in grado di risolvere tutte le equazioni algebriche di secondo grado. Quindi con poca spesa si ottiene molto, a differenza del passaggio dai razionali ai reali dove bisogna

aggiungere infiniti numeri anzi una infinit`a non numerabile di numeri. Con anche un premio perch´e

si pu`o dimostrare (ma noi non lo faremo, `e un risultato difficile, noto come “Teorema fondamentale

dell’algebra”) che tutte le equazioni algebriche a coefficienti complessi sono completamente risolubili con i numeri complessi.

L’ unit`a immaginaria `e un simbolo i che soddisfa

i 2 = 1.

Un numero complesso `e un’espressione della forma

a + ib = a + bi,

dove a e b sono numeri reali

Ad esempio, 2 + 3i, = 0 + , 2 = 2 + i0 sono numeri complessi. In generale scriveremo

a = a + i0, bi = 0 + bi. Quindi ogni numero reale si pu`o considerare un numero complesso. Due numeri complessi a + ib e c + id sono uguali, a + ib = c + id, se e solo se a = c e b = d. Denoteremo con C l’insieme dei numeri complessi

C = {a + ib | a, b R}.

I numeri a e b si dicono rispettivamente la parte reale e la parte immaginaria del numero complesso a + ib e scriveremo

a = Re (a + ib),

b = Im (a + ib)

ad esempio Re (1 2i) = 1, Im (1 2i) = 2, Re (3i) = Re (0 + 3i) = 0, Im (3i) = Im (0 + 3i) = 3, Re (4) = Re (4 + 0i) = 4, Im (4) = Im (4 + 0i) = 0.

Il numero complesso a+ib si pu`o rappresentare con il punto (a, b) nel piano R 2 . Il piano coordinato

Oxy i cui punti sono identificati con i numeri complessi si chiama il piano complesso o di Argand- Gauss. Ad esempio l’unit`a immaginaria si identifica con il punto (0, 1). L’asse delle x di dice l’asse reale, l’asse delle y l’asse immaginario.

1

 

y

  y
 

3

   

1 +

2

i

 

i

1 + i

3 + i

0

 

 

 
•   •   •  

2

   

1

x

2 i

 

i

 

2i

2 2i

2 Operazioni su C

Definiamo ora le quattro operazioni su C. La somma e la differenza di due numeri complessi sono definite sommando o sottraendo le loro parti reali e immaginarie

(a + ib) + (c + id) = (a + c) + i(b + d)

(a + ib) (c + id) = (a c) + i(b d)

ad esempio

(3 i) + (1 + 2i) = (3 1) + i(1 + 2) = 2 + i.

Sul piano complesso la somma e la differenza di numeri complessi si ottengono dalla somma e la differenza dei corrispondenti vettori.

y w + z z w 0 x w − z −z
y
w + z
z
w
0
x
w − z
−z

Il prodotto di due numeri complessi `e definito in modo che formalmente valgano le propriet`a consuete delle operazioni

(a + ib)(c + id) = a(c + id) + (ib)(c + id) = ac + a(id) + (ib)c + (ib)(id) = ac + i(ad) + i(bc) + i 2 (bd)

Essendo i 2 = 1, definiamo

(a + ib)(c + id) = (ac bd) + i(ad + bc)

ad esempio

(1 + 2i)(3 i) = 3 i + 6i 2i 2 = 5 + 5i,

2

i(3 2i) = 2 + 3i.

Osserviamo che (a + ib)(a ib) = a 2 (ib) 2 = a 2 + b 2 `e un numero reale; poich´e a 2 + b 2 = 0 se e

= 0, il numero a 2 + b 2 `e positivo. Ora abbiamo

solo se a = b = 0, se a + ib

= 0, ovvero se a

= 0 o b

c = (c + id)(a ib)

+ id

a (a + ib)(a

+ ib

ib) = (ac + bd) + i(ad bc)

a 2 + b 2

= ac + bd + i ad bc

a 2 + b 2

a 2 + b 2 .

Quindi la divisione per un numero complesso a + ib

Ad esempio

= 0 `e definita.

`

1 + i

1 + i

3 + i

= (1 + i)( 3 + i)

= 3 1

3 i

3 i 3 + i

4

4

=

+ i 3 + 1

4

.

E facile verificare (ma non lo far`o) che le quattro operazioni soddisfano le usuali propriet`a e quindi

i numeri complessi formano un campo. Il campo complesso `e uno spazio vettoriale di dimensione due sul campo reale. Una base di C su R `e {1, i}. La trasformazione a+ib (a, b) `e un isomorfismo di C su R 2 .

3 Coniugato. Modulo

Dato il numero complesso z = a + ib, il numero complesso z = a ib si dice il coniugato di z. Nel piano complesso il coniugato di z = a + ib `e rappresentato dal simmetrico (a, b) di (a, b) rispetto all’asse x.

y

y
   

z = a + ib

i

=

i • =

0

   

x

i

=

z = a ib

Il modulo o valore assoluto di z = a + ib `e il numero

|z| = a 2 + b 2 .

Ad esempio:

Nel piano complesso il modulo di z = a + ib `e la distanza del punto (a, b) dall’origine.

| ± 2| = 2, |1 + i| = 2, |i| = 1, | − 3i| = 3, | 3 i| = 2. Inoltre |z| = |z|.

y ib |z| = √ a 2 + b 2 a x 0
y
ib
|z| = √ a 2 + b 2
a
x
0

z = a + ib

Utilizzando un conto fatto qui sopra, troviamo

Valgono anche

zz = |z| 2
zz = |z| 2
un conto fatto qui sopra, troviamo Valgono anche zz = |z| 2 z = z, z

z = z,

z + w = z + w,

zw = z w,

z n = z n

3

|wz| = |w||z|,

|w + z| ≤ |w| + |z|

Un numero complesso z `e reale se e solo se z = z. Un numero complesso z si dice immaginario

puro se `e della forma z = ib, b R. Un numero complesso `e immaginario puro se e solo se z = z. Coniugato e modulo permettono di dare una forma compatta per la divisione di due numeri com- plessi

w

= wz

= wz

per la divisione di due numeri com- plessi w = wz = wz z zz |

z

zz

|z| 2 .

Poich´e i 2 = 1, i `e una radice quadrata di 1, l’altra `e i. Siamo quindi autorizzati a chiamare i

la radice quadrata principale di 1 e possiamo scrivere i = 1. In generale, se c `e un numero reale positivo, scriviamo

c = i c.

Possiamo ora risolvere una qualunque equazione di secondo grado ax 2 + bx + c = 0 anche quando il discriminante b 2 4ac < 0

x 1,2 = b ± b 2 4ac

2a

.

Ad esempio le soluzioni dell’equazione x 2 + x + 1 = 0 sono

x 1,2 = 1 ± 1 4 = 1 ± i 3

2

2

.

Le due soluzioni sono complesse coniugate. Questo risultato `e vero per qualunque equazione

p(x) = 0 ove p(x) = a n x n + a n1 x n1 +

una soluzione dell’equazione, p(z) = 0, allora anche z `e soluzione, p(z) = 0. Infatti, da p(z) =

+ a 0 `e un polinomio a coefficienti reali. Se z C `e

a n z n + a n1 z n1 +

+ a 1 z + a 0 = 0 segue che

0 = 0 = p(z) = a n z n + a n1 z n1 +

+ a 1 z + a 0 = a n z n + a n1 z n1 +

+ a 1 z + a 0 =

a n z n + a n1 z n1 +

+ a 1 z + a 0 = a n z n + a n1 z n1 +

+ a 1 z + a 0 = p(z).

4 Forma polare

Sappiamo che un numero complesso z = a + ib si identifica con il punto (a, b) del piano complesso. Se (r, θ) sono le coordinate polari del punto (a, b), allora a = r cos θ, b = r sin θ e quindi

z = r(cos θ + i sin θ),

r = |z| = a 2 + b 2 ,

tan θ =

b

a

`

L’angolo θ si dice l’argomento di z e lo si denota con arg z.

interi di 2π. L’angolo `e misurato in senso antiorario. Se z = r(cos θ+i sin θ), z si dice rappresentato in forma polare, se z = x + iy, z si dice rappresentato in forma cartesiana.

E determinato a meno di multipli

y • z |z| θ = arg z x 0
y
• z
|z|
θ = arg z
x
0

Ad esempio:

z = 1 + i, r = |z| = 1 2 + 1 2 = 2, tan θ = 1, θ = π/4

z = 2 cos π + sin π ,

4

4

4

y

y • 1 + i √ 2 π 4 0 x − π 6 2 •

1 + i

√ 2 π 4
2
π
4

0

x

− π 6 2
− π
6
2
y • 1 + i √ 2 π 4 0 x − π 6 2 •

3 i

z = 3 i, r = |z| = 3 + 1 = 2, tan θ = 1/ 3; poich´e z sta nel quarto quadrante, possiamo scegliere θ = π/6

z

= 2 cos π + sin π

6

6

.

Particolarmente utile `e la forma polare nella moltiplicazione e nella divisione di due numeri com-

plessi: sia w = r(cos θ + i sin θ), z = s(cos φ + i sin φ), dove r = |w|, allora

θ = arg w, s = |z|, φ = arg z,

wz = rs(cos θ + i sin θ)(cos φ + i sin φ) = rs (cos θ cos φ sin θ sin φ) + i(cos θ sin φ + sin θ cos φ) .

Dalle formule di addizione per seno e coseno si ricava

wz = rs cos(θ + φ) + i sin(θ + φ)

Segue che per moltiplicare due numeri complessi si moltiplicano i moduli e si sommano gli argo- menti.

wz

y z • • w φ θ + φ θ x 0 •
y
z
• w
φ
θ + φ
θ
x
0

Ad esempio, se z = r(cos θ + i sin θ),

iz = r cos π + i sin π (cos θ + i sin θ) = r cos π + θ + i sin π + θ

2

2

2

2

quindi la moltiplicazione per i d`a la rotazione in senso antiorario di angolo π/2. Similmente, utilizzando le formule di sottrazione per seno e coseno, per dividere due numeri com- plessi si dividono i moduli e si sottraggono gli argomenti

w

z

= r cos(θ φ) + sin(θ φ)

s

In particolare, il reciproco di z = r(cos θ + i sin θ) `e dato da

1

z

= 1 r (cos θ i sin θ)

5

y • z θ x 0 −θ • 1/z
y
• z
θ
x
0 −θ
• 1/z

Ad esempio, calcoliamo il prodotto dei numeri complessi w = 1 + i e z = 3 i in forma polare. Abbiamo visto prima che

Segue che

w = 1 + i = 2 cos π + i sin π ,

4

4

z = 2 cos π + i sin π

6

6

.

wz = (1 + i)( 3 i) = 2 2 cos π

4 π

6

+ i sin π

4

π = 2 2 cos 12 + i sin

6

π

12

π

y • w = 1 + i √ 2 •wz 2 √ 2 π 12
y
• w = 1 + i
2
•wz
2 √ 2
π
12
x
0
2
• z = √ 3 − i

Se z = r(cos θ + i sin θ), allora z 2 = r 2 (cos 2θ + i sin 2θ), z 3 = zz 2 = r 3 (cos 3θ Induttivamente, si ottiene la formula di De Moivre

+ i sin 3θ),

z n = r n (cos + i sin )

Ad esempio, calcoliamo 1 2

+ 2 i 10 . Abbiamo

1

1

2 +

1

2 i =

2 cos π + i π 2 + i

1

4

4

1

2 10 =

1

1

2 10 cos 10 π + i sin 10 π + i sin 10 π

4

4

4

32 cos 5

1

2 π + i sin

5

2

π =

1

32 i

=

5 Esponenziale complesso

Abbiamo discusso le quattro operazioni aritmetiche con i numeri complessi. Vediamo ora come si definisce l’esponenziale. Questo richiede qualche nozione di Analisi Complessa che richiamer`o

brevemente. Utilizzando il modulo z |z| alcune delle nozioni di Analisi Reale si possono trasferire sui complessi. Ad esempio la teoria della convergenza delle successioni e delle serie di numeri reali si possono trasferire ai numeri complessi. Una successione (s n ) di numeri complessi converge al numero complesso s se |s n s| `e piccolo

a n di numeri complessi converge

quanto si vuole purch´e n sia abbastanza grande. Una serie

al numero complesso s se la successione delle ridotte s n =

n=0

n

a j converge ad s. Il criterio di

j=0

convergenza di Cauchy vale anche in ambito complesso.

Teorema. Una successione (z n ) di numeri complessi converge se e solo se per ogni reale ε > 0 esiste un intero N > 0 tale che |z n z m | < ε per ogni n m > N.

6

dim.

Se (z n ) converge a z, allora per ogni ε > 0 esiste un intero N > 0 tale che |z n z| < ε/2

se n > N . Segue

n m > N

|z n z m | = |z n z + z z m | ≤ |z n z| + |z m z| < ε.

Viceversa, supponiamo che la condizione sia soddisfatta. Ci si riduce al criterio di Cauchy reale. Osserviamo che

|Re z| ≤ |z|,

|Im z| ≤ |z|.

Si scrive z n = x n + iy n con x n , y n

|y n y m | = |Im (z n z m )| ≤ |z n z m |. Segue che le due successioni reali (x n ) ed (y n ) soddisfano

il test di Cauchy reale e quindi convergono a numeri reali x ed y. successione (z n ) converge a z = x + iy.

Il test di Cauchy si trasferisce senza difficolt`a alle serie.

Si verifica facilmente che la

Segue che |x n x m | = |Re (z n z m )| ≤ |z n z m | e

R.

− z m ) | ≤ | z n − z m | e ∈ R

Teorema. Una serie

n=0

a n converge se e solo se per ogni ε > 0 esiste N > 0 tale che

n m > N

n

a

j

j=m+1

< ε

Una serie

converge.

Teorema. Una serie n a n assolutamente convergente `e convergente e

n=0

a n converge assolutamente se la serie (a termini reali non negativi)

a

n

|a n |,

(disuguaglianza triangolare generalizzata).

n

n

n=0

|a n |

dim. Supponiamo che n |a n | sia convergente. Fissato ε > 0, esiste N > 0 tale che

n

j=m+1

|a j | <

ε. Se n m > N , allora dalla disuguaglianza triangolare segue

n

j=m+1

a j

n

j=m+1

|a j | < ε.

Basta ora applicare il test di Cauchy.

Dal corso di Analisi sappiamo che l’esponenziale reale e x coincide, per ogni x (reale), con la somma della sua serie di Taylor

per ogni x (reale), con la somma della sua serie di Taylor e x = ∞

e x =

n=0

x

n

n! .

Possiamo ispirarci a questa formula per definire e z per ogni numero complesso z

∞ n z e z = n! n
n
z
e z =
n!
n

La serie converge assolutamente per ogni numero complesso z. Infatti

n

z n

n!

=

n

|z|

n

n!

= e |z| .

Segue che la serie converge per ogni z e quindi si ottiene una funzione (continua) z

in s´e stesso. La propriet`a importante dell’esponenziale reale e x+y = e x e y vale anche per i numeri

complessi

e w+z = e w e z

di C

e z

7

Per dimostrarla, definiamo il prodotto (alla Cauchy) di due serie

n=0

a n e

n=0

c n ,

c n = a 0 b n + a 1 b n1 +

+

a n b 0 =

n

j=0

a j b nj .

n=0

b n : `e la serie

La definizione pu`o essere motivata come segue. Partiamo da due serie di potenze a n z n e b n z n , moltiplichiamole termine a termine e raccogliamo i termini che hanno la stessa potenza di z. Otteniamo

a n z n b n z n =

(a 0 + a 1 z + a 2 z 2 +

.)(b 0 + b 1 z + b 2 z 2 +

.)

= a 0 b 0 + (a 0 b 1 + a 1 b 0 )z + (a 0 b 2 + a 1 b 1 + a 2 b 0 )z 2 +

= c 0 + c 1 z + c 2 z 2 +

Ponendo z = 1 si ottiene la definizione data del prodotto. Poniamo

A n =

n

j=0

a j ,

B n =

n

j=0

b j ,

C n =

n

j=0

c j ,

Se A n A e B n B (le serie a n e b n convergono ad A e B risp.), non `e detto che il prodotto converga ad AB, ovvero che C n AB, perch´e C n non `e uguale ad A n B n . Anzi, il prodotto pu`o non convergere anche se i fattori convergono. Ma se almeno uno dei fattori converge assolutamente, allora il prodotto converge e converge al valore giusto, c n = AB.

Teorema. Nelle ipotesi che a)

allora

dim. Poniamo

a n converge assolutamente, b)

n=0

n=0

c n =

n

n=0 j=0

a j b nj = AB.

n n

A n =

j=0

a j ,

B n =

j=0

b j ,

C n =

n

j=0

c j ,

n=0

a n

=

A,

β n = B n B.

c)

b n

n=0

= B,

Segue

 

C n =

a 0 b 0 + (a 0 b 1 + a 1 b 0 ) +

+ (a 0 b n + a 1 b n1

+

+ a n b 0 )

= a 0 B n + a 1 B n1 +

+ a n B 0

 

a 0 (B

= +

β n ) + a 1 (B

+ β n1 ) +

+ a n (B + β 0 )

 

A n B

= + a 0 β n + a 1 β n1 +

+ a n β 0 .

 

Poniamo

C n = A n B + γ n .

Poich´e A n B AB, per dimostrare che C n AB basta dimostrare che γ n 0. Utilizzando l’ipotesi (a), poniamo

γ n = a 0 β n + a 1 β n1 +

+

a n β 0

α =

|a n |.

n=0

Fissiamo ε > 0. Dall’ipotesi (c) segue che β n 0 e quindi esiste un intero N > 0 tale che |β n | < ε per n > N . Per tali n abbiamo

|γ n | ≤ |β 0 a n +

+ β N a nN | + |β N +1 a nN1 +

+

β n a 0 | < |β 0 a n +

+ β N a nN | + εα.

Poich´e a k 0 per k → ∞, tenendo N fisso e facendo n → ∞, abbiamo

lim sup |γ n | ≤ εα.

n→∞

Essendo ε > 0 arbitrario, otteniamo quanto voluto, γ n 0.

8

lim sup | γ n | ≤ εα. n →∞ Essendo ε > 0 arbitrario, otteniamo

Ricordo che se (s n ) `e una successione di numeri reali ed E `e l’insieme dei limiti delle sottosuccessioni

di (s n ) convergenti o divergenti a ±∞, allora

lim sup s n = sup E,

n→∞

Torniamo al nostro esponenziale. Le serie

n=0

w n

n! ,

lim inf s n = inf E.

n→∞

n=0

z n

n!

sono assolutamente convergenti e quindi, usando il Teorema precedente e la formula del binomio

di Newton, si ricava

k=0

w

k

k!

m=0

z

m

m!

=

n=0 k=0

n

(n k)! =

w

k

z

nk

k!

n=0

1

n!

n

k=0

n! k!(n k)! w k z nk =

n=0

(w + z) n

n!

.

Segue che e w e z = e w+z , come voluto.

In particolare, se z = x + iy, x, y R, e z = e x e iy . Ora calcoliamo e iθ con θ reale (la scelta della

lettera θ si capir`a tra un momento). Separando gli esponenti pari da quelli dispari, si ricava

Osserviamo che

e iθ =

n=0

() n

n!

=

m=0

()

2m

(2m)! +

m=0

() 2m+1 (2m + 1)! .

Segue che

() 2m = (i) 2m θ 2m = (i 2 ) m θ 2m = (1) m θ 2m ,

e iθ =

m=0

(1) m θ 2m

(2m)! + i

m=0

() 2m+1 = i(1) m θ 2m+1 .

(1) m θ 2m+1

(2m + 1)! .

Ricordando gli sviluppi in serie di McLaurin delle funzioni seno e coseno, si ottiene la formula di Eulero

e iθ = cos θ + i sin θ

Possiamo quindi rappresentare i numeri complessi in forma polare come

z = re iθ ,

r = |z|,

θ = arg z.

I numeri e iθ rappresentano tutti e soli i numeri complessi di modulo 1, quindi i numeri e iθ , al variare di θ in R, parametrizzano i punti del cerchio unitario

U = {z C ||z| = 1} = {e iθ | θ R}.

Chiaramente abbiamo

e 2πi = 1,

e iπ = 1

e e iθ = e iφ se e solo se θ φ 2πZ `e un multiplo intero di 2π.

θ = π

θ =

13π

12

θ = π 2 θ = i 2π 3 i = e i π 2
θ
= π
2
θ
= i 2π
3
i = e i π
2
θ
= π
4
e i 2π
3
• e i π
4
−1 = e iπ
1 = e 0
e i 13π
12
• e i 7π
4
i = e
2
θ =
4
θ =
2

9

θ = 0

`

e iθ trasforma l’intervallo [0, 2π] nel cerchio

E

interessante osservare che la funzione R U, θ

unitario U. Poich´e e 2πi = e 0 = 1, la funzione e iθ identifica gli estremi dell’intervallo. Quindi la

funzione e iθ realizza matematicamente quello che si pu`o ottenere fisicamente piegando e saldando

gli estremi di un pezzo di filo di ferro.

2πi

0

e

di un pezzo di filo di ferro. • 2 πi • 0 e iθ • 1

1

Osservazione Quando abbiamo separato gli esponenti pari dagli esponenti dispari nella serie e iθ

abbiamo riordinato i termini della serie.

Precisiamo. Sia k : N N, n k n una biiezione (quindi (k n ) `e una successione in cui ogni

a n una serie (a termini reali o complessi)

intero positivo compare una ed una sola volta). Sia

`

E lecita questa operazione di riordino?

n=1

e

In

numeri completamente diversi. Quindi possiamo chiederci se un riordino di una serie convergente

`e ancora convergente e, in caso affermativo, se le somme necessariamente coincidono.

Ci accontentiamo di esporre il risultato seguente che mostra come l’operazione di riordino fatta

per dimostrare la formula di Eulero `e lecita.

Teorema. Se la serie a n di numeri complessi converge assolutamente, allora ogni suo riordino converge e tutti convergono alla stessa somma.

generale, le successioni delle ridotte (s n ) ed (s n ) delle due serie a n e a n sono formate da

poniamo a n = a k n . La serie a n si dice un riordino della serie a n .

dim.

Sia s n =

n

j=1

a j l’n-esima ridotta di a n .

Sia a n , a n = a k n , un riordino di a n e sia

s n =

n

a j l’n-esima ridotta di a n . Dato ε > 0, poich´e |a n | converge, dal criterio di Cauchy

j=1

segue che esiste un intero positivo N tale che

n

j=m+1

|a j | ≤ ε,

se n m N .

Scegliamo ora un intero p abbastanza grande in modo che gli interi 1, 2,

nell’insieme k 1 , k 2 ,

,

k p . Segue che, se

n > p, allora i numeri a 1 , a 2 ,

, N siano tutti contenuti , a N si cancellano nella

differenza s n s n . Segue che, per n > p, |s n s n | < ε. Pertanto la successione (s n ) converge alla

stessa somma di (s n ).

( s n ) converge alla stessa somma di ( s n ). 6 Risolvere l’equazione

6

Risolvere l’equazione z n = w

Si

scrivono w = re iθ (r > 0 e θ sono dati) e z = se iφ (s > 0 e φ sono incognite) in forma polare.

Segue

z n = s n e inφ = re iθ = w

e quindi s n = r e e inφ = e iθ . Segue che s = r 1/n , θ mod 2π. L’ultima equazione d`a

φ = θ + 2

n

,

10

k Z.

Sembra che le soluzioni siano infinite perch´e infiniti sono gli interi k. Ma se due delle soluzioni φ differiscono per un multiplo intero di 2π danno la stessa soluzione z. Se

φ 1 = θ + 2k 1 ,

φ 2 = θ + 2k 2

n n

φ 1 φ 2 = 2 k 1 n k 2

π

e quindi φ 1 e φ 2 danno la stessa soluzione se e solo se k 1 k 2 `e un multiplo di n. Quindi le soluzioni

sono tante quante le classi residue modulo n che sono rappresentate dai numeri 0, 1, possibili resti della divisione per n. Segue che le soluzioni sono

, n 1, i

z k = r 1/n e iφ k ,

φ k = θ + 2kπ ,

n

k = 0, 1, 2,

, n 1.

Le soluzioni si dicono le radici n-esime di w. Stanno tutte sul cerchio di raggio r 1/n . Inoltre la differenza tra gli argomenti di due soluzioni successive `e 2π . Quindi sono i vertici di un n-agono regolare.

Esempio Risolvere l’equazione z 5 = 3 + i. Scriviamo w = 3 + i in forma polare. Il modulo

.

`e

r = 2, il numero `e nel secondo quadrante e tan θ = 3 e quindi possiamo prendere θ = 5π 6 Quindi

w = 2e i(5π/6) .

n

1

Segue che le soluzioni hanno modulo 2 1/5 e argomento

φ 0 = π ,

6

φ 3 = π

6

Solo della prima soluzione `e agevole trovare la forma cartesiana

φ 1 = π

6

+ 2π

5

=