Sei sulla pagina 1di 137

L’ ALCHIMIA DELLA MORTE

DALLO SPIRITISMO AL BIOCENTRISMO

Una selezione di Articoli sull’Altro Mondo


a cura di Ugo Pennacino Torino-Italy, 2019.

[…] Il doppio eterico ha avuto molti nomi. Nella primitiva letteratura teosofica era
spesso chiamato con il nome di corpo astrale, uomo astrale, o il Linga Sharira.
Negli scritti più recenti però, non si é mai dato al doppio eterico alcuno di questi nomi,
perché questi si riferiscono più propriamente al corpo costituito di materia astrale, il
corpo del Kama degli Indù. Perciò nel leggere la Dottrina Segreta od altri libri della
più antica letteratura, lo studioso deve fare attenzione a non confondere i due corpi, i
quali sono completamente distinti, conosciuti oggi come il Doppio Eterico ed il Corpo
Astrale. Il vero esatto termine Indù per il Doppio Eterico é Pranamayakosha, ossia
veicolo di Prana; in tedesco é conosciuto con il nome di Doppengalger.
Dopo la morte, quando é separato dal corpo fisico denso, é conosciuto come
l’Apparizione, ed é chiamato anche il Fantasma o Apparizione o Spettro dei Cimiteri.
Ogni particella solida, liquida o gassosa del corpo fisico è circondata da un
rivestimento eterico per ciò il doppio eterico, come il nome stesso indica, è un perfetto
duplicato della forma densa e si estende mezzo centimetro oltre la superficie della
pelle[…] Arthur E. Powel
IL CORPO ETERICO.
di Francesco e Gabriella Varetto.

I parametri psicologici dell’occidentale sono molto diversi da quelli dell’orientale. Ciò che per
questi sono premesse filosofiche e teosofiche fondamentali, per il primo sono soltanto delle ipotesi
su cui indagare. La cultura orientale, per esempio, ha sempre posto in evidenza la natura spirituale
dell’uomo (l’uomo è Spirito), mentre ha considerato la natura fisica come un effetto dell’attività e
del conseguimento spirituale. Il corpo fisico e la manifestazione fenomenica esteriore sono solo il
risultato delle energie interiori che li muovono e li indirizzano.
La cultura orientale può essere sintetizzata in cinque postulati fondamentali:
1. Non esiste che energia.
2. Ogni forma ha un corpo eterico.
3. Ogni corpo eterico ha dei centri positivi o emissivi (eterici) che agiscono su una sostanza
materiale negativa o ricettiva (corpo fisico).
4. Esistono sette centri principali di forza, attraverso i quali fluiscono le varie energie che
producono l’attività psichica dell’individuo.
5. Attualmente, nell’uomo, solo alcuni di questi centri sono attivi.
La differenza fra la cultura orientale e quella occidentale è che la prima dà molta importanza
all’energia spirituale, mentre la seconda mette prevalentemente l’accento sulla struttura materiale e
sul meccanismo fisico dell’uomo.

L’Energia.

L’Universo è formato da una sostanza che può essere così sottile e sublime da far apparire
grossolani e materiali il profumo più delicato e la radiosità di un tramonto.
Questa energia può assumere densità e vibrazioni molto diverse, a seconda del piano o del sotto
piano su cui si manifesta.
Si è parlato molto della dualità fra Spirito e materia, pensando che essi siano aspetti diversi ed in
contraddizione. In realtà ambedue sono manifestazioni della stessa energia, però con vibrazioni
enormemente diverse fra di loro: lo Spirito è l’energia nella sua forma più alta e sottile, mentre la
materia è l’energia nella sua forma più densa.
In altri termini lo Spirito è materia ascendente, sublimata; la materia è Spirito discendente,
addensato.
In queste poche parole è spiegato l’eterno mistero della dualità della vita.
Questa energia è chiamata Spazio, Etere o Akasha. La parola Etere deriva dal greco aither, da
aithein, che significa «ardere, infiammare, illuminare».
Il Dio Etere era infatti la personificazione della regione più alta del cielo, dove la luce è più pura.
Era, quindi, un principio divino e luminoso, una sostanza che tutto permea e tutto contiene.
La sostanza di questo piano è detta «mare di fuoco», ed è la radice dell’Akasha.
Secondo la Scienza dello Spirito le energie presenti nell’Akasha o Etere sono tre:
1) Fohat (Aspetto Spirito - Volontà di esistere - Proposito Divino).
2) Prana (Aspetto Anima - Unione fra Spirito e Materia - Energia della forma che produce
coesione, vitalità, sensibilità e che attua il Proposito Divino).
3 )Kundalini (Aspetto Forma - Forza latente nella Materia - Vita integrale dell’Atomo).
Tralasciamo Fohat e Kundalini, perché la prima energia è incomprensibile per noi e la seconda
molto pericolosa, e osserviamo più da vicino quell’energia che ci interessa maggiormente in questa
fase evolutiva: il Prana.
Ci interessa perché è quella forma di energia che l’Anima usa nella sua manifestazione materiale,
per mantenere uniti e coesi tutti gli «atomi» che costituiscono il suo organismo. Questa energia è
l’insieme di tutte le forze «animiche» dell’Universo fisico, emotivo e mentale nel loro stato originale.
Il moto si realizza grazie al prana, la forza di gravità si esercita grazie al prana, l’energia
magnetica o l’azione del corpo fisico sono possibili grazie al prana, ogni corrente nervosa si traduce
in pensiero grazie al prana... Tutto è portato all’unità grazie al prana.
Prana deriva dal sanscrito pra o avanti, fuori e an, che significa respirare, muoversi, vivere.
È quindi la manifestazione, il respiro della vita. Il prana è ciò che ci dà la sensazione, mettendo in
comunicazione - attraverso il corpo eterico - il fisico e l’emotivo.
Che cosa distingue la vista dall’occhio e l’udito dall’orecchio? Il prana. Gli occhi e le orecchie, come
pure il cervello, sono solo gli organi di trasmissione che permettono l’attività sensoria. Il corpo che
distribuisce il prana è il corpo eterico, il quale, di conseguenza, viene assunto a simbolo dell’Anima.

Il Simbolo dell’Anima.

Per l’aspirante spirituale lo stato del corpo eterico è molto importante, anzi fondamentale, perché è
per suo tramite che l’energia dell’Anima giunge al cervello fisico. È per questo che l’Insegnamento
insiste sulla purificazione mediante una corretta alimentazione, una giusta respirazione e la
qualità della vita. Senza le opportune modificazioni non sarà mai possibile giungere al contatto e al
rapporto con il proprio Sé Superiore, materialmente impedito nella sua espressione da un corpo
eterico denso e grossolano.
Molti pensano che il corpo fisico sia il modello di quello eterico. È esattamente il contrario: il
corpo eterico è il modello o archetipo sul quale viene poi costruita la forma fisica densa.
Possiamo quindi dire che il corpo eterico è il nostro vero corpo, quello che dobbiamo realmente
nutrire dandogli tutta la nostra attenzione e il nostro interesse. Esso permea l’intero organismo
dando vita a un doppio esatto della forma fisica dalla quale fuoriesce per circa 2 o 3 cm
circondandola come un aura (il famoso alone che circonda ogni oggetto fotografato dalla camera
Kirlian). Il suo colore varia a seconda dell’evoluzione dell’individuo, da grigio-azzurro a giallo-oro,
e si distingue per qualità luminosa, forza coesiva e frequenza vibratoria che viene data dal livello di
contatto con l’Anima.
Il doppio eterico ha tre scopi fondamentali:
1. Portare il principio vitale, per mezzo del sangue, attraverso tutto il corpo, utilizzando il cuore
come punto di distribuzione della vitalità fisica.
2. Mettere l’individuo, per mezzo del sistema nervoso, in rapporto con l’ambiente, utilizzando il
cervello come centro di attività.
3. Produrre nell’uomo un’attività di luce irradiante sempre maggiore.
Il corpo eterico è un tessuto o meglio una rete di sottilissimi canali intrecciati, formati dalla
sostanza di uno dei quattro eteri del Piano Fisico. Questa rete permea ogni singola parte interna del
corpo fisico tramite i nadi (da nad, cioè cavo, suono, vibrazione e risonanza), che rappresentano la
controparte eterica dei nervi e del sistema nervoso.
Questi condotti di energia, formati da milioni di minuscole correnti e linee di forza, portano in
tutto l’organismo la qualità dell’energia che scaturisce dalla sfera di coscienza su cui ognuno è
focalizzato.
All’origine della stupenda e meravigliosa macchina, qual’è il corpo fisico, vi è sempre la coscienza o
input psico spirituale che l’uomo dà alla sua macchina. Questo è bene ricordarlo sempre.

L’Aura.

L’uomo è luce. Se noi fossimo dei chiaroveggenti vedremmo che attorno al nostro corpo fisico si
espande un alone di luci colorate e in movimento, che costituiscono la nostra aura.
Il primo alone, quello più vicino al corpo fisico e che da esso sporge per circa 2-3 cm è - come
abbiamo già visto - il corpo eterico, che ci racconta il nostro modo di essere per quanto riguarda la
salute, la vitalità e l’esistenza o meno del rapporto con la nostra parte spirituale. Se è grigio ci dice
che la nostra energia fisica è scarsa; se ha macchie scure vuol dire che ci sono degli organi
sofferenti; se la luce è più brillante e tende all’azzurro le cose vanno meglio; se la luce è intensa, e il
colore oro comincia ad apparire, siamo sulla buona strada e stiamo assecondando il nostro cammino
evolutivo senza opporre troppe resistenze, e il rapporto con la nostra Anima si sta costruendo.
Un alone molto più consistente (30 cm circa oltre il fisico) costituisce il nostro corpo emotivo o
astrale che, sempre tramite luci e colori, ci dice con estrema esattezza quali sentimenti, emozioni,
paure o desideri alberghino dentro di noi. Alcuni esempi. Il rosso dominante, come succede nella
maggior parte degli uomini, evidenzia la prevalenza di desideri, emozioni e sentimenti egoistici.
Quando, nel corso della vita, si imparerà a trasformarli lasciando andare gradualmente l’egoismo,
anche il rosso della nostra aura sfumerà in un tenero rosa. Il grigio è legato alla paura; il verde
grigio all’inganno; il marrone all’avidità; il verde all’adattabilità; il celeste alla devozione.
Scurendosi, fino ad arrivare al blu, indica che la spiritualità si sta rafforzando. Attorno al corpo
emotivo troviamo un terzo alone, di forma ovoidale come il secondo, di circa 50 cm; è il corpo
mentale. Nel suo stato ottimale è costituito da una brillante luce gialla che segnala lo sviluppo
dell’intelletto. Da ultimo troviamo, solo in chi ha lavorato e lavora su se stesso per costruire qualità
spirituali, il corpo causale, che è formato solo da luci intense e colori brillanti. Ognuna di queste
luci sta ad indicare quelle qualità che l’individuo ha acquisito e fissato in sé come modo spontaneo
di essere. Si dice che alcuni sensitivi percepissero il corpo causale del Cristo a 20 km di distanza!
Tutti coloro ai quali fu possibile stare nell’aura del Maestro dei Maestri vissero un’esperienza
capace di trasformare la loro coscienza.
Il fatto che gli esseri umani comunichino fra di loro attraverso le loro aure e non solo a parole,
gesti o sguardi, è facilmente accettabile. A noi tutti, infatti, sarà sicuramente capitato di entrare in
un ambiente o sederci semplicemente vicino a persone e notare che qualcosa in noi stava cambiando:
in meglio (più calmi, tranquilli e rilassati) o in peggio (agitati, ansiosi, insofferenti e irritati)
senza motivazioni logiche e apparenti. Semplicemente stavamo ricevendo messaggi che provenivano
direttamente dal corpo emotivo degli astanti.
L’aura, possiamo dire, è il vero vestito del corpo fisico, ed è quello che lo protegge. Nelle favole si
trova spesso il simbolismo del cavaliere (il ricercatore spirituale) che affronta le prove del Sentiero
armato di scudo e spada. Lo scudo rappresenta l’aura, mentre la spada è il pensiero discriminante
che taglia tutto ciò che ostacola il cammino verso la meta: il Graal o Coppa dell’Anima.
Possiamo considerare la nostra aura un’antenna che emette messaggi nello spazio - la qualità dei
quali dipende dalla purezza dei nostri corpi - e ne riceve dall’ambiente circostante, i quali vengono
selezionati, facendo passare solo tutto ciò che è assonante alle qualità presenti ed espresse in essa.
La coscienza di un essere umano viene dunque espressa dalla sua aura. In un futuro non molto
lontano gli uomini acquisiranno di nuovo la capacità di vedere l’aura, ed allora non sarà più
possibile mentire. Questo determinerà non solo un cambiamento ed una rivoluzione nei rapporti
interpersonali e sociali, ma una vera e propria mutazione culturale che trasformerà totalmente la
nostra vita.

IL PIANO ASTRALE ED IL SUO SCENARIO.


DI C.V. Leadbeater.

[...]Il piano astrale ha sette livelli, ognuno dei quali ha il suo corrispondente piano di materialità e
i suoi corrispondenti tipi di materia. Enumerandoli dall'alto verso il basso dal più alto grado di
materia al più basso, troviamo che essi ricadono naturalmente in tre classi, i livelli 1,2 e 3
appartengono ad una stessa classe, i 4, 5, e 6 un'altra, mentre il settimo, che è il più basso di tutti,
sta da solo. Le differenze tra la materia di una di queste classi e quella vicina potrebbe essere
paragonata alla differenza tra un solido e un liquido, mentre la differenza tra la materia delle
suddivisioni di una stessa classe potrebbe piuttosto essere paragonata a quella tra due tipi di solidi,
come, ad esempio, l'acciaio e la sabbia. Mettendo da parte, per il momento, il settimo, possiamo dire
che i livelli 4,5 e 6 del piano astrale hanno per loro sfondo il mondo fisico dove viviamo ed i suoi,
per noi familiari, complementi. La vita sul sesto livello è semplicemente la nostra vita comune su
questa terra, eccettuato il corpo fisico ed i suoi complementi; mentre come si sale attraverso il
quinto ed il quarto livello essa diventa sempre meno materiale, ed è sempre più lontana dal nostro
mondo inferiore e dai suoi interessi. Lo scenario di questi livelli inferiori, poi, è quello della Terra
come noi la conosciamo: ma è anche molto più di questo; poiché quando viene guardato da questa
differente posizione, con l'aiuto dei sensi astrali, anche gli oggetti puramente fisici presentano un
aspetto molto diverso. Come è già stato detto, essi vengono visti da persone i cui occhi sono
completamente aperti, e quindi osservati non da un solo punto di vista, ma da tutti i lati
contemporaneamente, un'idea già di per sé sufficientemente sconcertante; e quando poi
aggiungiamo a questo che tutti i particolari, all'interno di un corpo solido, sono altrettanto
chiaramente e pienamente visibili, come quelli esterni, è comprensibile che in queste condizioni
anche l'oggetto più familiare inizialmente possa apparire totalmente irriconoscibile. Anche una
rapida valutazione evidenzierà che una tale visione si avvicina molto più alla vera percezione di
quanto possa fare la vista fisica. Guardando sul piano astrale, per esempio, i lati di un cubo di vetro
apparirebbero tutti uguali, come realmente sono, mentre sul piano fisico noi vediamo il lato più
lontano in prospettiva, così ci appare più piccolo rispetto al lato più vicino, il che è, ovviamente,
una mera illusione. E' questa caratteristica della visione astrale che l'ha portata talvolta ad essere
definita come la vista della quarta dimensione, una frase molto espressiva e suggestiva. Ma, in
aggiunta a queste possibili fonti di errore, le cose sono ulteriormente complicate dal fatto che le
forme della materia conosciute nella visione astrale, per quanto puramente fisiche, sono tuttavia
invisibili nelle situazioni comuni. Tali, per esempio, sono le particelle che compongono l'atmosfera,
tutte le varie emanazioni che vengono sempre esalate da tutto ciò che ha vita, e anche i quattro
gradi di un ordine ancora più sottile della materia fisica che, per quanto si vogliano utilizzare
nomi più distintivi, deve essere tutta descritta come eterica. Queste ultime costituiscono già di per se
stesse un tipo di sistema, penetrando liberamente tutta l'altra materia fisica; e l'investigazione delle
loro vibrazioni e del modo nel quale le varie forze più elevate le interessano, costituisce di per se
stesso un vasto campo di interessanti e approfondite ricerche per alcuni uomini di scienza che
possiedono la vista necessaria per studiarla.
Anche quando la nostra immaginazione ha pienamente afferrato tutto quello che è compreso in ciò
che è appena stato detto, noi non abbiamo ancora afferrato nemmeno la metà della complessità del
problema; per di più dobbiamo ancora occuparci di tutte quelle nuove forme di materia fisica con le
loro numerose suddivisioni di materia astrale che ci lasciano perplessi. Dobbiamo per prima cosa
renderci conto che ogni oggetto materiale, anche la singola particella, ha la propria controparte
astrale; e questa controparte è essa stessa non un corpo semplice, ma una struttura estremamente
complessa, essendo composta da vari tipi di materia astrale. Inoltre, ogni creatura vivente è
circondata da un'atmosfera sua propria, chiamata aura, e nel caso degli esseri umani quest'aura
forma già di per se stessa una branca di studio molto affascinante. Essa è visibile come una massa
ovale luminescente di struttura altamente complessa, e a causa della sua forma è stata talvolta
chiamata l'uovo aurico. I lettori di Teosofia udranno con piacere che fin dai primi stadi del suo
sviluppo l'allievo comincia ad acquisire questa vista astrale, ed egli è in grado di confermare a se
stesso, attraverso l'osservazione diretta, la precisione dell'insegnamento datoci dalla nostra grande
fondatrice, Madame Blavatsky, riguardo ad alcuni dei sette corpi dell'uomo. Per quanto riguarda
gli esseri umani suoi simili, non vede più solo il loro aspetto esteriore ma ne distingue il doppio
eterico come una estensione esatta del corpo fisico, in letteratura Teosofica viene chiamato la Linga
Sharira mentre la Jiva, che è sia assorbita che contenuta nel Prana, sia circolante in forma di luce
rosa all'interno del corpo, sia irradiata dalle persone sane nella sua forma trasformata, è anch'essa
perfettamente evidente. La più brillante e la più facilmente visibile di tutte, forse, per quanto
appartenga completamente ad una differente classe di materia, l'astrale, è l'aura karmica, che
manifesta attraverso i suoi vividi lampi di colore in continuo cambiamento le differenti passioni
che attraversano la mente dell'uomo momento per momento. Questo è il vero corpo astrale.
Al di là di questo, è composto da una materia di grado più fine, quella dei livelli Rupa del
Devachanico dove si trova il corpo devachanico o aura del Manas inferiore, i colori del quale,
cambiando solo molto gradualmente mentre l'uomo vive la sua vita, rispecchiano la disposizione e
il carattere della personalità; mentre ancora più elevata e infinitamente più bella, dove si rivela in
tutta la sua chiarezza, è la luce vivente del Karana Sharira, l'aura o il veicolo del Manas superiore,
che mostra il grado di sviluppo del vero Sé nei suoi passaggi di nascita in nascita. Ma per vedere
queste l'allievo deve aver sviluppato qualche cosa di più della semplice visione astrale. Lo studente
si risparmierà molte difficoltà se imparerà da subito a considerare queste aure non come mere
emanazioni, ma come la vera manifestazione del Sé nei suoi rispettivi piani, comprendendo che il
vero essere umano è l'ovoide aurico, e non il suo corpo fisico, che è solo una sua cristallizzazione in
mezzo a questo piano. Considerando che il Sé che sta reincarnandosi rimane sul piano che è la sua
vera casa nei livelli Arupa del Devachanico, il corpo che abita è il Karana Sharira, ma quando egli
discende nei livelli Rupa deve, per poter essere in grado di funzionare, vestire se stesso con la loro
materia; e la materia che attrae a sé fornisce un corpo devachanico o mentale.
Similmente, scendendo nel piano astrale, forma il suo corpo astrale o kamico traendolo dalla sua
materia, e così via ovviamente ancora costituisce tutti gli altri suoi corpi, nella sua lunga discesa
fino a questo piano, che è il più basso di tutti, il corpo fisico, costituito nel centro dell’ovoide
aurico, il quale perciò contiene l'uomo nella sua interezza. Spiegazioni più dettagliate dei corpi
aurici potranno essere trovate in Transaction No. 18 del London Lodge, e in uno dei miei recenti
articoli su The Theosophist, ma qui è già stato detto abbastanza per dimostrare che tutti occupano
lo stesso spazio (che incidentalmente condividono con l’aura fisica), il più sottile compenetrando il
più grossolano, e questo obbliga il neofita ad attenti studi ed a molta pratica, per arrivare ad essere
in grado di distinguerli chiaramente l'uno dall'altro. Tuttavia l'aura umana, o più comunemente
una parte sola di essa, rappresenta non di rado uno dei primi oggetti astrali visti dalle persone non
addestrate, sebbene in questi casi sia naturale che la sua visione venga verosimilmente fraintesa.
Nonostante l'aura Kamica, a causa della brillantezza dei suoi lampi colorati, possa essere spesso più
cospicua, l'etere nervoso e il doppio eterico sono di un tipo di materia molto più densa, parlando
strettamente entro i limiti del piano fisico, anche se invisibili alla vista ordinaria. E' stata
abitudine nella letteratura Teosofica descrivere il Linga Sharira come la controparte astrale del
corpo umano, dato che la parola “astrale” è stata comunemente adoperata per indicare tutto quello
che c'è oltre i nostri sensi fisici. Poiché ricerche più approfondite ci consentono di essere più precisi
nella nostra terminologia, ci troviamo obbligati ad ammettere che molta di questa materia
invisibile è puramente fisica, e quindi a definire il Linga Sharira non più come il doppio astrale,
ma come il doppio eterico. Questo sembra un nome appropriato per esso, poiché è costituito da vari
tipi di materia che gli scienziati chiamano “etere”, nonostante questo venga provato non essere una
sostanza separata, come è stato generalmente supposto, ma uno stato di suddivisione ancora più
sottile del gassoso, al quale qualsiasi tipo di materia fisica può essere ridotto, applicando le forze
opportune. Il nome “doppio eterico”sarà perciò usato in futuro negli scritti teosofici al posto di
“Linga Sharira”: e questo cambiamento non ci darà solo il vantaggio di avere un nome nella nostra
lingua, che è chiaramente esplicativo delle caratteristiche del corpo che definisce, ma ci libera dai
frequenti fraintendimenti che sorgono dal fatto che in tutti i libri Orientali viene dato un
significato completamente differente al nome che abbiamo usato finora. Ciò non deve comunque far
supporre che nel realizzare questo cambiamento stiamo proponendo un nuovo significato; stiamo
semplicemente correggendo, per amore di una maggiore precisione, l'etichetta precedentemente
attaccata a certe realtà naturali. Se noi esaminiamo con le facoltà psichiche il corpo di un bimbo
appena nato, lo troveremo permeato non solo dalla materia astrale di ogni grado di densità, ma
anche dai diversi gradi di materia eterica; e se ci prendiamo la briga di risalire alle origini di
questi corpi segreti, troviamo che è di quest'ultimo alla fine che il doppio eterico, il modello sul
quale il corpo fisico è costruito, è formato dagli agenti del Signore del Karma; mentre la materia
astrale è aggregata insieme dal Sé discendente, ovviamente non consapevolmente ma
automaticamente, quando egli attraversa il piano astrale. Nella composizione del doppio eterico
deve entrare una parte di tutti i gradi differenti di materia eterica; ma le proporzioni possono
variare grandemente, e sono determinate da parecchi fattori, come la razza, la sotto-razza, il tipo di
uomo, come pure il suo karma individuale. Ricordandoci che queste quattro suddivisioni della
materia sono fatte di numerose combinazioni, che a loro volta, formano aggregazioni che entrano
nella composizione dell'atomo dei cosiddetti elementi della chimica, sarà evidente che questo
secondo corpo dell'uomo è molto complesso, e che il numero delle sue possibili combinazioni è
praticamente infinito, cosicché, per quanto complicato e inusuale il Karma di un uomo possa
essere, i LIPIKA sono in grado di dare un modello in conformità del quale può essere formato un
corpo esattamente appropriato. Un altro punto merita di essere menzionato riguardo all'aspetto
della materia fisica quando viene vista dal piano astrale, e cioè che la visone astrale possiede il
potere di ingrandire a volontà le più minute particelle fisiche fino alla dimensione desiderata,
come attraverso un microscopio, anche se il suo potere di ingrandimento è enormemente più grande
di quello di qualsiasi microscopio mai fatto o che si possa fare. L'ipotetica molecola o l'atomo
postulati dalla scienza sono quindi realtà visibili allo studente di occultismo, anche se quest'ultimo
le riconosce come molto più complesse nella loro natura di quanto l'uomo di scienza abbia ancora
scoperto che esse siano. Questo pure è un vasto campo di studio interessantissimo al quale potrebbe
essere facilmente dedicato un intero volume; e un ricercatore scientifico che acquisisse
perfettamente la vista astrale, non scoprirebbe soltanto che i suoi esperimenti sui fenomeni
conosciuti sarebbero da ciò estremamente facilitati, ma vedrebbe anche aprirsi davanti a sé
panorami di conoscenza completamente nuovi che richiederebbero più di una vita intera per essere
pienamente investigati. Per esempio, una novità curiosa e molto bella portata alla sua attenzione
dallo sviluppo di questa visione, sarebbe l'esistenza di altri colori, completamente differenti, oltre i
limiti dello spettro comunemente visibile, essendo i raggi infrarossi e ultravioletti, che la scienza
ha scoperto con altri mezzi, chiaramente visibili con la vista astrale. Non dobbiamo, tuttavia,
permetterci di seguire queste affascinanti deviazioni, ma dobbiamo recuperare il nostro obiettivo di
dare una idea generale dell'aspetto del piano astrale. Sarà a questo punto ovvio che. sebbene, come
sopra stabilito, gli oggetti ordinari del mondo fisico formino lo sfondo per la vita di certi livelli del
piano astrale, il poter vedere molto di più del loro aspetto reale e delle loro caratteristiche farà si
che l'effetto generale differisca profondamente da quello che ci è familiare.
Per esempio, prendiamo una pietra come modello della classe più semplice di oggetti. Quando la
osserviamo con la vista allenata essa non è più una semplice inerte massa di roccia. Prima di tutto,
viene vista l'interezza della materia fisica della pietra invece che solo una piccola parte di essa;
secondariamente le vibrazioni delle sue particelle fisiche divengono visibili; in terzo luogo diviene
visibile la sua controparte astrale formata da vari tipi di materia astrale, le cui particelle sono in
continuo movimento; in quarto luogo, si vede la Jiva o vita universale che circola attraverso essa e si
irradia da essa; in quinto luogo, si vedrà un'aura che la circonda, sebbene questa, ovviamente, sia
meno estesa e variegata rispetto a quella degli appartenenti ai regni superiori; in sesto luogo, la si
vede permeata dalla sua appropriata essenza elementale, sempre attiva e sempre fluttuante. I regni
vegetale, animale e umano sono naturalmente più complicati. Alcuni lettori potrebbero obiettare
che le descrizioni fornite dalla maggior parte delle persone psichiche che occasionalmente
percepiscono sprazzi del mondo astrale non sono così complesse, e neppure sono riportate in tal
modo dalle entità che si manifestano nelle sedute spiritiche; ma questo è prontamente spiegato.
Poche persone non preparate a muoversi su quel piano, durante la vita o la morte, vedono le cose
come esse sono realmente se non dopo una pratica molto lunga; anche quelle che vedono pienamente
sono spesso troppo stupite e confuse per comprendere o ricordare: e anche in quella piccola
minoranza di coloro che riescono sia a vedere che a ricordare, vi è difficilmente qualcuno che possa
tradurre i ricordi in un linguaggio sul nostro piano inferiore. Molte persone psichiche non allenate
non esaminano affatto in modo scientifico le loro visioni: semplicemente ottengono una visione che
può essere completamente corretta, ma può anche essere per metà falsa, o anche completamente
errata. Quest'ultima ipotesi diventa la più probabile quando prendiamo in considerazione i
frequenti scherzi giocati dai gioviali abitanti dell'altro mondo, contro i quali le persone non
allenate, abitualmente, sono assolutamente prive di difese. Deve anche essere ricordato che gli
abitanti del piano astrale, siano essi umani o elementali, sono in circostanze ordinarie consapevoli
solo degli oggetti di quel piano, essendo la materia fisica completamente invisibile a loro, così come
la materia astrale lo è per la maggioranza degli esseri umani incarnati. Poiché, come prima
sottolineato, ogni oggetto fisico ha la sua controparte astrale, che sarebbe visibile a loro; si potrebbe
pensare che la distinzione sia insignificante, eppure è una parte essenziale della concezione
simmetrica del soggetto. Se, tuttavia, una entità astrale lavora costantemente attraverso un medium,
i suoi più fini sensi astrali possono essere gradualmente persi fino a diventare insensibile ai più alti
gradi della materia di quel suo stesso piano, ed includere nella sua vista il mondo fisico come invece
noi lo vediamo; ma solo il visitatore preparato proveniente da questa vita, che sia pienamente
cosciente di entrambi i piani, può contare sulla chiara visone di entrambi simultaneamente. Si
capirà, quindi, che la complessità esiste, e che solo quando essa è pienamente percepita e
scientificamente chiarita vi è totale sicurezza contro gli inganni e gli errori. Per la settima o la più
bassa suddivisione del piano astrale anche questo nostro mondo fisico potrebbe essere definito uno
sfondo, sebbene ciò che si vede sia solo una visione distorta o parziale dello stesso, poiché tutto
quello che è luce, buono e bello sembra invisibile. Venne così descritto quattromila anni fa nei
papiri egizi dello Scriba Ani: “che tipo di posto è questo dove io sono arrivato? Non vi è acqua, non
vi è aria; esso è profondo, insondabile; è nero come la notte più scura, e gli uomini vagano
all'interno senza aiuto; in esso un uomo non può vivere nella pace del cuore. ” Per le sfortunate
entità di quel livello è di fatti vero che “tutta la terra è piena di oscurità e di crudeli dimore,” ma è
un'oscurità che irradia da dentro loro stessi e fa sì che la loro esistenza trascorra in una notte
perpetua di male e orrore, un inferno molto reale, anche se, come tutti gli altri inferni, interamente
creato dall'uomo. La maggior parte degli studenti trova che l'investigazione di questa materia sia
un compito sgradevole, per la sensazione di densità e di materialità grossolana che la riguarda che è
di una sgradevolezza indescrivibile per il libero corpo astrale, determinando su di sé la sensazione
di essere spinto attraverso un fluido nero e viscoso, mentre gli abitanti e gli influssi che vi si
incontrano sono assolutamente indesiderabili. La prima, la seconda e la terza suddivisione
appaiono molto lontane da questo mondo fisico, e corrispondentemente meno materiali.
Le entità che abitano questi livelli hanno perso la capacità di vedere la Terra e le cose che le
appartengono; sono abitualmente molto assorte in se stesse, ed in larga misura impegnate a creare la
realtà che le circonda, anche se questa non è unicamente soggettiva, come nel piano Devachanico,
ma al contrario abbastanza oggettiva da essere percepita da altre entità e anche da persone
chiaroveggenti. Questa regione è senza dubbio la “ terra promessa” della quale sentiamo molto
parlare nelle sedute spiritiche, e le entità che discendono da questi livelli e li descrivono stanno
dicendo la verità limitatamente a quanto sanno. Su questi piani si trova quello che gli “spiriti”
chiamano ad esistere temporaneamente: le loro case, le scuole e le città, giacché questi oggetti sono
spesso transitoriamente abbastanza reali, anche se ad una visione più chiara sono talvolta
pietosamente diverse da quello che i loro incantati creatori pensa che siano. Ciononostante, molte
delle cose immaginarie che qui prendono forma sono realmente, anche se transitoriamente, belle, e
un visitatore che non conosca niente di più elevato potrebbe vagare con sufficiente soddisfazione
tra foreste e montagne, amabili laghi e piacevoli giardini fioriti, o potrebbe anche costruire taluni
ambienti per soddisfare le proprie fantasie.
Può essere detto incidentalmente che la comunicazione sul piano astrale è limitata dal sapere delle
entità, proprio come qui sulla Terra. Una persona in grado di muoversi liberamente su quel piano,
può comunicare con qualsiasi entità umana più prontamente e più rapidamente che sulla Terra, per
mezzo della comunicazione mentale, mentre gli abitanti stessi non sembrano abitualmente in grado
di esercitare questa capacità, ma appaiono condizionati dagli stessi limiti che regnano sulla Terra,
anche se forse meno rigidi. Il risultato di questo è che essi si trovano associati, come qui, in gruppi
riuniti da fattori comuni, quali simpatie, credenze e linguaggio.
Un resoconto dello scenario del piano astrale sarebbe incompleto senza menzionare quelli che sono
chiamati i Record della Luce Astrale, la rappresentazione fotografica di tutto quello che è
accaduto. Questi record sono realmente e permanentemente impressi sopra quel mezzo più elevato
chiamato l'Akashico, e vengono riflessi in modo più o meno spasmodico nella luce astrale, cosicché
una persona la cui capacità di vedere non salga oltre questo piano, sarà in grado verosimilmente di
ottenere solo immagini occasionali e discontinue del passato, invece di una narrazione coerente.
Ma, ciò nonostante, immagini di tutti i tipi di eventi del passato vengono costantemente riprodotti
sul piano astrale e formano una parte importante delle condizioni ambientali in cui si muove
l'investigatore dell’occulto. [...]

PARLANO GLI SPIRITI.


Con un linguaggio criptico dai vari Cerchi medianici.

[...]L'umanità in cui siamo inseriti è chiamata dai Maestri "scaglione di anime". In questa stessa
Manifestazione, prima della nostra, altre due umanità o scaglioni di anime hanno completato la
propria evoluzione identificandosi nello stato di coscienza chiamato Dio. Queste due umanità a noi
precedenti sono "Lemuria" e "Atlantide". Prima che l'attuale Manifestazione si esaurisca, alla
nostra seguiranno altre quattro "umanità" per un totale di sette. Questa premessa è stata necessaria
per precisare che ogni umanità ha una propria caratteristica evolutiva; la nostra ha la caratteristica
di seguire uno sviluppo eminentemente tecnologico, ossia noi siamo ricchi di scoperte scientifiche,
mentre quella chiamata "Atlantide", ad esempio, viveva più misticamente. Ciò non implica la
possibilità di una graduatoria evolutiva tra le "razze" ma solo che ognuna di esse segue una sua via
evolutiva; il punto di arrivo però è lo stesso: la costituzione della coscienza individuale e collettiva.
Abbiamo detto che l'umanità chiamata "Atlantide" ha compiuto prima di noi la sua evoluzione
identificandosi in Dio. Quindi si può dire che Atlantide rappresenta il massimo evolutivo per una
umanità. Ebbene, i Maestri spiegano che gli Atlantidei, nell'ultimo stadio della loro evoluzione,
decisero essi stessi di darsi in olocausto per amore alla " razza" successiva, a cui noi attualmente
apparteniamo. Essi svelarono alla nostra "razza" dei segreti che le avrebbero permesso, come poi
avvenne, di distruggere quella Atlantidea. Ma fu un suicidio per amore, perché Atlantide già sapeva
che la nostra razza avrebbe fatto un pessimo uso di quei segreti; tuttavia, per amore, essa si sacrificò
completando così la sua evoluzione. Poi i Maestri hanno precisato che il lavoro è qualunque
occupazione in cui l'individuo si renda utile agli altri. Quindi non è importante fare
l'amministratore delegato o l'atleta o l'operaio ma è importante che, attraverso queste attività, ci si
renda utili agli altri. Questo significa "costituire la propria coscienza".[...]
Roberto Setti del cerchio Firenze 77.
Domanda: Qual è la causa della morte negli esseri organici?
Risposta: Lo sfinimento degli organi.
Domanda: Che ne è della materia e del principio vitale degli esseri organici alla loro
morte?
Risposta: La materia inerte si decompone, e ne forma dei nuovi; il principio vitale ritorna alla
massa.
Domanda: Alcuni non sfuggono ad un mortale pericolo che per cadere in un altro; sembra che non
possano evitare la morte: non è questa una fatalità?
Risposta: Di fatale, nel vero senso della parola, non c'è che l'istante della morte: quando esso è
venuto, sia in un modo, sia in un altro, non ve ne potete esimere.
Domanda: Ciò posto, qualunque sia il pericolo che ne minaccia, non moriamo, se l'ora nostra non è
suonata?
Risposta: Proprio così. Dio sa già prima di quale genere morrete, e spesso lo sa anche il vostro
Spirito, giacché lo conobbe, quando fece la scelta della sua esistenza.
I Maestri hanno poi fatto l'esempio del trapianto. Se un cardiopatico, della cui morte la scienza è
certa, riceve un trapianto di cuore che lo fa continuare a vivere, ciò non significa che quella
creatura non ha abbandonato il piano fisico grazie al trapianto ma che, comunque, non doveva
morire. Ciò che si decompone è l'aspetto macrocosmico del corpo fisico; gli "elementi" che
costituiscono il cadavere si liberano infatti nell'ambiente. L'aspetto microcosmico, invece, il quid
che sopravvive alla morte fisica, trasferisce la sua consapevolezza nella vita del piano astrale.
I Maestri spiegano quindi che la vita della materia, che è la vita macrocosmica, è uno stato di
coscienza di quella microcosmica. Un pianeta, ad esempio, che esprime una vita macrocosmica,
esiste perché o è stato abitato o sarà abitato; molti pianeti esistono perché saranno abitati, perché
stanno preparandosi ad essere abitati, e comunque manifestano l'esistenza nel piano spirituale di
individualità che debbono manifestarsi come individui fisici. I Maestri hanno poi spiegato che
l'istante della morte non è fisso dal punto di vista cronologico ma dal punto di vista " archetipale",
cioè dal punto di vista vibratorio. Infatti è l'individualità e non l'individuo che scandisce il
momento della morte.
I Maestri hanno poi spiegato che se l'individuo, prima dell'incarnazione, avesse l'evoluzione
sufficiente per scegliere la prossima esistenza, non avrebbe bisogno d'incarnarsi. L'illusione della
scelta deriva dal fatto che il Sentire Assoluto -dando tutto insieme nella creazione-percezione la
sensazione di diverse possibilità -proietta nel sentire relativo, in ciò che noi siamo, l'impressione
della scelta. I Maestri hanno poi spiegato che il non avere paura della morte è una convinzione che
nasce da un'esperienza spirituale intima, cioè dall'evoluzione dell'individuo; tutto è regolato da
questa legge. Se un individuo ha un grande attaccamento al corpo fisico, ad esempio, alla morte il
suo corpo astrale ci metterà più di 36 ore per distaccarsi dal corpo fisico. Il corpo fisico non potrà
mai attestare l'esistenza di una vita senza corpo; una simile attestazione può provenire solamente
dallo sviluppo del corpo akasico, che è la coscienza dell'individuo.
I Maestri hanno poi spiegato che anche l'indifferenza del trapassato per il suo veicolo fisico
dipende dal suo grado d'evoluzione. Il grado di evoluzione è il filtro di ogni comprensione.
L'aldilà, ad esempio, è una serie di stati di coscienza inimmaginabili per l'individuo di media
evoluzione; spiegare a questi il mondo astrale è come spiegare la neve e il ghiaccio ad un nativo dei
tropici che non li ha mai visti.
Domanda: Che cosa è il desiderio di vedere perpetuata la propria memoria con monumenti funebri?
Risposta: Un ultimo atto di orgoglio.
La grande medianità successiva ha poi escluso che si possano "evocare" le entità, ed ha invece
spiegato che un'entità non si può manifestare tramite un Medium, se questo non è previsto dal suo
karma. Inoltre, evocare i trapassati è un atto di magia nera.
I Maestri hanno poi confermato che pensare al proprio caro trapassato con dolore privo di
rassegnazione, danneggia fortemente il trapassato, perché quel dolore lo lega al piano fisico e gli
impedisce di spostare la sua esistenza nei piani e sotto piani successivi.
Domanda: Quando terminerà la Sesta Età del quinto Periodo che noi stiamo attualmente vivendo?
Guida psichica: Nel 2060.
Tuttavia non si può essere mai precisi, perché dipende dall'evoluzione delle entità: se voi ristagnate,
il problema esiste. Dipende da quanto è ricettiva la "razza".
Domanda: Cosa accadrà nel 2060?
Guida psichica: La fine reale di questa Età, che approssimativamente si collega al 2060, avrà come
effetto una grande collaborazione tra gli uomini, una grande unione tra i popoli. Anche le famiglie
saranno molto diverse, l'istituzione "famiglia" esisterà solo sulla carta e, anzi, neppure sulla carta:
sarà una cosa molto formale a cui pochi crederanno. E le reminiscenze saranno molto più usuali.
Si parlerà di chi si è stati nelle vite precedenti così come voi parlate di quello che pensate; sarà una
cosa normale, perfettamente normale. Anzi, ci si stupirà del fatto che qualcuno non lo faccia, e si
dirà: "Perché non lo fai?". Si sentirà come una limitazione, e non ci si stupirà del fatto che certi
legami si possono rompere e certi altri accendere, quando si ritrova un karma.
Infatti adesso questo tipo di reminiscenze suscita ancora molto scalpore.
Gli uomini sentiranno in se stessi le incarnazioni passate. A livello politico vi saranno molte
alleanze, molte unioni, non esisteranno più dei continenti separati, ma comincerà ad esistere "un"
pianeta. Esisterà la "commissione mondiale per la salvaguardia dell'equilibrio planetario" -proprio
così sarà chiamata -, in cui vi saranno dei "massimi", ma per servire i "minimi".
Saranno uomini saggi, che daranno con saggezza inizio all'Età del Redentore.
Nel mondo della spiritualità vi sarà l'inizio della fine delle organizzazioni, una volta per sempre.
L'uomo organizzerà la propria coscienza non più con delle leggi prestabilite, ma ritroverà in se
stesso le risposte. Ritrovando le reminiscenze, non avrà più bisogno di leggi: le "ricorderà" quelle
leggi. Dunque, che bisogno avranno di esistere le organizzazioni? Esse hanno lo scopo di ricordare
le leggi, ma quando l'individuo le ritrova in se stesso, che bisogno hanno di esistere le
organizzazioni? Esse ora sopperiscono al fatto che l'individuo ignora le proprie passate esistenze;
quando l'individuo ritroverà tutto questo, le organizzazioni non avranno più senso. Ma le chiese, le
organizzazioni in genere, non vorranno riconoscere questi miracoli, non vorranno l'inizio
dell'incarnazione del Profeta nella Settima Età, ed alla fine di essa, quindi, moriranno, lasciando
il posto al Cristo, che scenderà nell'intimo di ogni uomo. Non temete, figli, non vi saranno né
catastrofi né stermini. Questi sono gli ultimi, siatene pur certi.
La Guida psichica affonda la sua veggenza ben oltre il 2060, nella Settima ed ultima Età di
quest'Era che vedrà la sua fine nel 2410.
Domanda: Che cosa si deve pensare di coloro che, vedendo un pericolo qualunque nello spiritismo,
credono, che il mezzo di prevenirlo sarebbe d'interdire le comunicazioni spiritiche?
Risposta: Se è possibile interdire a certe persone di comunicare con gli spiriti, non è possibile
impedire le manifestazioni spontanee fatte a queste stesse persone, poiché non si possono
sopprimere gli spiriti, né impedire la loro occulta influenza. Ciò assomiglia a quei fanciulli che
coprono gli occhi e credono con ciò di non essere visti. Sarebbe follia il voler sopprimere una cosa
che offre grandi vantaggi, solo perché gli imprudenti possono abusarne.
Il mezzo per prevenire questi inconvenienti è invece di far conoscere a fondo ogni cosa.
Domanda: Dalla irrevocabilità dell'ora della morte ne segue, che le precauzioni che si prendono per
evitarla siano inutili?
Risposta: No; quelle precauzioni vi si suggeriscono, affinché la evitiate, e sono uno dei mezzi a
conseguire che non si compia, se il vostro tempo non è ancora venuto.
Domanda: Da dove viene che coloro i quali presentono la morte, la temono, in generale, meno degli
altri?
Risposta: E' l'uomo che teme la morte, non lo Spirito; ora chi ha questo presentimento
pensa più come Spirito che come uomo: comprende la sua liberazione ed aspetta.
Domanda: Uno Spirito, che assistesse ad un combattimento come semplice spettatore, sarebbe
testimonio della separazione dell'anima dal corpo dei caduti? E come si svolgerebbe questo
fenomeno?
Risposta: Poche morti sono del tutto istantanee. Nel maggior numero dei casi lo Spirito,
il cui corpo fu colpito mortalmente, non ne ha subito coscienza.
Quando egli poi comincia a riconoscersi, lo si vede accanto alla sua salma, che non desta alcun
ribrezzo, perché allora, essendo la vita tutta nello Spirito, questo solo attira l'attenzione, e quindi a
lui solo si parla, a lui solo si comanda.
I Maestri hanno poi spiegato che il non avere paura della morte è una convinzione che nasce da
un'esperienza spirituale intima, cioè dall'evoluzione dell'individuo; tutto è regolato da questa legge.
Se un individuo ha un grande attaccamento al corpo fisico, ad esempio, alla morte il suo corpo
astrale ci metterà più di 36 ore per distaccarsi dal corpo fisico. Il corpo fisico non potrà mai
attestare l'esistenza di una vita senza corpo; una simile attestazione può provenire solamente dallo
sviluppo del corpo akasico, che è la coscienza dell'individuo.
I Maestri hanno poi spiegato che anche l'indifferenza del trapassato per il suo veicolo fisico
dipende dal suo grado d'evoluzione. Il grado di evoluzione è il filtro di ogni comprensione. […]
PER LO SPIRITISMO.
Di Angelo Brofferio del 1893.

Io credo di obbedire alla logica più rigorosa, dicendo che il nostro problema dà luogo a quattro
questioni, e quindi a quattro sole obbiezioni possibili contro la verità dello spiritismo:
1° Si può dubitare a priori se l'immortalità dell'anima sia possibile, e quindi se sia possibile
il comunicare coi defunti.
2° Dato pure che l'anima sia immortale, o almeno possa esserlo, o almeno che non si possa
dire a priori che è impossibile, resta da vedere se i fatti, dai quali si vuole argomentare che i morti
comunicano con noi, sono veri, ossia se sono fatti, e non imposture o allucinazioni.
3° Dato pure che i fenomeni medianici siano reali, prima di indurne che i morti comunicano
con noi, bisogna vedere almeno se con quest'ipotesi si possono spiegare questi fatti.
4° Dato pure che coll'ipotesi di una comunicazione coi defunti si possano spiegare abbastanza
bene i fatti medianici, resta a vedere ancora se non ci sia un'altra ipotesi che li possa spiegare
egualmente bene (nel qual caso la spiritica, non sarebbe che probabile), o che li spieghi anche
meglio, cioè che sia:
1° più soddisfacente, spiegandone un maggior numero;
2º più semplice, supponendo un minor numero di condizioni;
3° più naturale, supponendo condizioni più conformi a ciò che già sappiamo della natura, (nel qual
caso la spiritica diventerebbe sommamente improbabile).
Ora, quanto alla prima questione, credo che, interrogati sull'immortalità dell'anima, gli uomini
incolti voterebbero in maggioranza per il sì; gli uomini colti si dividerebbero fra il sì ed il no;
quanto ai filosofi ed agli scienziati, fra gli estremi di Ausonio Franchi, il quale assicura di si, e del
Sergi che è certissimo del no, voterebbero a maggioranza, coi positivisti, che non si può saperne
niente, perché è un problema metafisico. Dunque, si possa o no saperne qualche cosa, tutto ciò prova
che, per ora, sebbene a priori vi possano essere molte ragioni per opinare per il sì o per il no, quanto
è a sapere, nessuno ne sa niente; perché la prova del sapere è il potere, col tempo, convincere gli
altri. Ora se l'immortalità dell'anima non si può dire impossibile, non si può dire impossibile
nemmeno la comunicazione coi morti. Quanto al secondo punto: i fatti sono provati dalla
testimonianza di migliaia di persone; e fra queste ve n'è forse un centinaio di autorevoli che
ammette di averli veduti, una decina di uomini insigni che ne ha sostenuto a spada tratta la realtà.
C'è poi un personaggio autorevolissimo per me, che sono io, il quale, sebbene non abbia ancora
potuto verificar tutti i fenomeni spiritici, ha però verificato i più incredibili, e quindi non vuol
avere la testardaggine di negare ancora gli altri, quando sono accettati da Crookes, Zöllner e
Wallace. Quanto al terzo punto, voglio sperare che gli avversari leali concederanno almeno questo:
che, se esaminiamo l'ipotesi spiritica secondo i tre criteri di cui dicemmo doversi tener conto nella
scelta d'una buona ipotesi, possiamo concludere così:
1° l'ipotesi spiritica è molto semplice;
2° spiega benissimo la testimonianza unanime ed ostinata delle intelligenze occulte; spiega bene la
maggior parte degli altri fatti; può bastar a spiegare anche la rarità delle buone comunicazioni, se
teniamo conto della difficoltà di comunicare; e solo pare che non s'accordi colla troppa frequenza
delle mistificazioni, che ci farebbe supporre troppo grande il numero degli spiriti sciocchi in
confronto degli uomini sciocchi;
3º il difetto di questa teoria è di non esser naturale. Ma in primo luogo con questo non voglio
concedere che, se fosse vera, sarebbe una cosa sopranaturale, una cosa contro e nemmeno fuori della
natura. Voglio concedere soltanto che sarebbe una cosa diversa da ciò che già sappiamo della
natura, una cosa nuova, una cosa strana; una cosa che, se fosse vera, sarebbe per ciò stesso naturale,
ma che non potremmo ammettere per vera senza allargare il concetto che abbiamo della natura.
Ed anzi, non voglio nemmeno ammettere che non è punto naturale, ma soltanto che è poco naturale;
infatti non sarebbe una cosa completamente nuova e strana, una cosa senza analogia nell'esperienza
umana; giacché vi sono dei fenomeni naturali, dei fenomeni spontanei, dei fenomeni non provocati
cogli esperimenti medianici, i quali suggerirebbero di per sé l'ipotesi spiritica, e sono le apparizioni
spontanee dei morti; apparizioni di cui la tradizione ne racconta moltissime; apparizioni delle
quali alcune, secondo gli studi recenti della Società londinese per le ricerche psichiche, furono reali
ed autentiche. Egli è vero che queste apparizioni sono ancora o ignorate o negate dalla scienza (per
la quale intendo qui la maggioranza degli scienziati), come tutti i fatti lo furono per qualche tempo
(e molto giustamente); ma se queste apparizioni fossero ammesse anche dalla scienza, direi
addirittura che l'ipotesi spiritica è naturalissima. Dunque l'ipotesi spiritica non è completamente
nuova, ma solo nuova per la scienza; non fuori del naturale, ma solo poco naturale.
La sua stranezza non è dunque tale che si debba respingere ad ogni costo, ma solo tale che si deve
respingere se ne troviamo un'altra la quale, spiegando un numero eguale, o quasi eguale, di fatti
medianici, e con una chiarezza eguale o quasi eguale, sia più naturale, cioè li spieghi con quelle
cause che la scienza ammette di già; altrimenti la teoria spiritica si dovrà ammettere almeno come
ipotesi direttrice degli esperimenti, fin che se ne trovi una migliore.
Veniamo al punto se un'ipotesi migliore della spiritica ci sia. Le ipotesi da passar in rassegna non
sono molte. La prima che si presenta quasi di per sé, è che, siccome il medium è necessario, così egli
sia anche sufficiente; che, siccome è la sua mano che scrive, sia il suo cervello che pensa.
E siccome da una parte egli dice di non aver coscienza di pensare ciò che scrive, e dall'altra, per le
molte ragioni già vedute, bisogna escludere l'impostura, così, se non vogliamo supporre alcun
fattore fuori del medium, non possiamo fare che questa ipotesi: che l'intelligenza occulta sia
l'intelligenza incosciente del medium. Ora, se esaminiamo quest'ipotesi secondo i tre criteri che ci
siamo proposti, osserviamo che: Quanto a semplicità, bisogna convenire che quest'ipotesi è
semplicissima, tanto semplice quanto la spiritica; la prova è che in una riga l'abbiamo scritta tutta.
Quanto a naturalezza, concederemo che questa la vince sulla spiritica. Ma intendiamoci bene:
in primo luogo non convengo che essa sola sia naturale, bensì soltanto che è più naturale; perché
quella non ha altra analogia nell'esperienza dei fenomeni naturali, fuorché le apparizioni
spontanee dei morti, che la scienza non ammette ancora, mentre questa postula soltanto il pensiero
incosciente, che, scoperto da Leibnitz, ora è accettato dalla fisiologia e dalla psicologia positivista.
E in secondo luogo non convengo neppure che essa sia abbastanza naturale; perché, se quest'ipotesi
è vera, e se lo spiritismo è falso, ne viene di conseguenza che la testimonianza di tutte le
intelligenze occulte in favore dello spiritismo, è falsa; e siccome sono incoscienti, non si può dire
che mentono, ma che si ingannano; egli è vero che degli errori universali ce ne sono, (per es. quello
dell'immobilità della terra), e che questo errore delle intelligenze occulte si potrebbe spiegare colla
tradizione; ma questa concordanza nell'errore sarebbe sempre meno naturale che la concordanza
nella verità. Si aggiunge poi che questo porta per conseguenza che bisogna considerare come un
tessuto di falsità tutta la voluminosa tradizione da cui deriva questo errore; e poi che bisogna
considerare come allucinazioni puramente soggettive tutte le osservazioni odierne sulle apparizioni
spontanee dei morti, raccolte da scrittori onesti e dalla Società londinese per le ricerche psichiche, e
che confermerebbero la tradizione. E tutto questo è così poco verosimile, che a quest'ora non so più
perché io abbia voluto concedere che l'ipotesi dell'incosciente del medium è più naturale della
spiritica. Ma l'ipotesi dell'incosciente del medium, se è semplice come la spiritica, e un po più
naturale della spiritica, ha però questo piccolo difetto: che mentre l'ipotesi spiritica spiega bene
quasi tutti i fatti, quella dell'incosciente del medium, (se noi attribuiamo all'incosciente soltanto
ciò che per esperienza sappiamo che può fare), non ne spiega quasi nessuno. Dico che non spiega, se
spiegare significa far capire. E, domandando che mi facciano capire, non pretendo già che mi
dicano come la causa assegnata produca l'effetto da spiegarsi; ma solo che assegnino una causa della
quale si sappia non solo che in natura esiste, bensì ancora produce effetti simili a quelli che si
vogliono spiegare; e che questa causa sia quantitativamente adeguata all'effetto che si vuol spiegare.
Per esempio non crederò che una casa sia caduta perché vi è stato commesso un delitto, sebbene io
sappia che anche i delitti sono in natura; crederò, se mi diranno che è stata schiacciata da un peso
(sebbene io non sappia cos'è il peso del corpo che cade, o l'attrazione del corpo verso cui cade); e
bisognerà parlarmi di un peso sufficiente, per es. della frana di un monte, o almeno di un metro di
neve su un tetto marcio; giacché non crederò mai che la casa sia caduta perché un passero si è posato
sul comignolo. Io ammetto benissimo che in natura ci sia anche il pensiero incosciente, sebbene sia
una cosa tanto incomprensibile come l'attrazione dei corpi; ma non vedo che l'incosciente abbia mai
prodotto naturalmente nessuno dei fenomeni che si ottengono cogli esperimenti medianici.
Tutto ciò che si può ammettere è che possa contribuire ad alcuni dei fenomeni più elementari; ma
sarebbe una causa troppo inadeguata per il complesso di questi fenomeni, specialmente per più
meravigliosi. La ipotesi dell'incosciente del medium non spiega naturalmente che una cosa: perché
l'intelligenza occulta indovina il pensiero del medium. Certamente si può allargarla e stiracchiarla
e tormentarla tanto, che finisce per spiegar tutto; ma allora perde i suoi due primi vantaggi.
Infatti bisogna man mano puntellarla con tante ipotesi secondarie, che diventa molto più
complicata dello spiritismo (e questo sarebbe il minor guaio, perché in natura ci sono anche delle
combinazioni molto complicate); e queste ipotesi, tutte prese in prestito all'arsenale dell'occultismo,
sono così meravigliose e nuove per la scienza, che l'ipotesi dell'incosciente diventa molto meno
naturale di quella dello spirito; e attribuendo poi queste meraviglie ad un incosciente che si crede
uno spirito, pur di non ammettere lo spirito, si fa un'ipotesi che è contraria non solo alle abitudini
della scienza, ma alle regole della logica. Infatti:
A) L'incosciente non ci spiega nemmeno il fenomeno più elementare, la scrittura medianica.
Per spiegarla coll'incoscienza del medium bisogna supporre uno sdoppiamento; il medium è
un uomo sveglio che discorre con sé stesso addormentato. Siccome pensano nello stesso tempo, uno
senza sapere dell'altro, bisogna bene che gli presti una metà del suo cervello. E non solo pensano
separatamente, ma il medium è scettico e il suo interlocutore è spiritualista; il medium è un
prosatore, e l’altro gli scrive delle terzine. Pensate un po: non è un veder doppio, come quando con
un dito spostiamo un occhio, in modo che l'immagine non cada sui punti omologhi delle due retine;
è come se voi ci vedeste coll'occhio sinistro, e una X si scrivesse colla vostra mano che cosa vede
(senza averne coscienza) col vostro occhio destro, e vedesse un cammello dove voi vedete una giraffa.
Sono fatti senza analogia nell'esperienza; nel libro di Janet sull'automatismo non vedo esempi che
li giustifichino; e se pure gli psichiatri ne hanno visto qualche esempio nei manicomi, sono certo
più rari che le fotografie dei fantasmi.
B) Per spiegare coll'incoscienza come l'intelligenza occulta dica delle cose ignote al medium,
si ricorre alla suggestione mentale degli astanti sul medium, all'intelligenza collettiva.
Ora la suggestione mentale io l'ammetto, avendola sperimentata per più mesi con suggestioni
mentali (innocue, s'intende), su quasi tutti quelli che mi capitavano davanti, fino a che ho avuto
delle prove luminose. Ma è una cosa che la scienza non ammette ancora.
C) Ma la collaborazione degli astanti non basta. Per spiegare coll'incoscienza i frequenti avvisi
di morte di persone che il medium e gli astanti credono vivi, bisogna ammettere la suggestione
mentale a distanza dei morenti sull'incoscienza del medium o degli astanti cioè la telepatia
incosciente. Ora la stessa telepatia cosciente è un fatto nuovo per la scienza, più nuovo ancora che la
suggestione mentale; e quindi è, se prendiamo la scienza per giudice della natura, poco naturale.
Inoltre la telepatia è sul limitare dello spiritismo; perché, sebbene si possa spiegare fisicamente,
come azione di un cervello su un altro, perché il morente è ancor vivo, è più facile spiegarla
spiritualmente, perché ha luogo appunto quando il cervello perde la forza di vivere.
D) Non basta neppure il ricorrere a tutti gli organismi viventi. Per spiegare coll'incoscienza
del medium in che modo l'intelligenza occulta ci dica talvolta dove si trovi una fede di battesimo,
un testamento, una ricevuta, che nessun vivente sa dove siano, bisogna accordare a questo
incosciente la chiaroveggenza Ora la chiaroveggenza non è ancora una cosa ammessa dalla scienza.
E poi: è vero che la chiaroveggenza non ci obbliga ad ammettere lo spiritismo, perché si verifica nei
sonnambuli, che sono ancora vivi; ed anzi non è nemmeno una prova sufficiente dello
spiritualismo, perché, sebbene sia evidente che la chiaroveggenza dei sonnambuli vede senza gli
occhi, non è evidente come faccia senza il cervello; perché nel sonnambulo il cervello c'è ancora.
Ma è vero che annulla ogni prova del materialismo; perché quando è provato che senza occhi ci si
può vedere allo scuro, a distanza, attraverso la materia, meglio che cogli occhi, diventa impossibile
sostenere la necessità del cervello; sopratutto se la chiaroveggenza è più facile in un cervello
indebolito dalla malattia e prossimo a morire.
E) Quando poi l'intelligenza occulta si manifesta non solo col nome, l'opinione, lo stile, la
lingua di un defunto, ma anche con la scrittura, senza che il medium abbia mai visto questa
scrittura, allora non basta supporre che l'incoscienza del medium può con la chiaroveggenza
ritrovare gli autografi, ma bisogna aggiungere che ha l'arte innata di imitare le scritture; o che
l'incoscienza di alcuno che ha visto quella scrittura, la imita per mezzo dell'incoscienza del
medium. Ora questa sarebbe una cosa nuova non soltanto per la scienza, ma per tutti, anche per la
storia dei miracoli e della magia; sarebbe dunque molto meno naturale che la scrittura del defunto
stesso.
F) Ora passiamo a quei fenomeni medianici nei quali l’aspetto fisico predomina sull'intellettuale.
Scusi il lettore se qui, volendo esser breve, devo pregarlo di far attenzione ad ogni parola.
Anzitutto suppongo, s'intende bene, che i fatti siano ammessi; che il lettore creda alla scrittura
diretta, agli apporti, ai fantasmi. Ora lo prego di considerare che questi fatti non sono mai
puramente fisici, ma sempre accompagnati dalla manifestazione di qualche intelligenza, la quale
dichiara di darli come prove. Dunque l'energia fisica del medium, con la quale sono evidentemente
prodotti, dev'essere o adoperata da un'intelligenza cosciente esterna al medium, (ipotesi spiritica), o
trasformazione di un pensiero incosciente del medium, (ipotesi della forza psichica, ecc.).
Dunque se il lettore si rammenta quali sono questi fatti, che sopra abbiamo passati in rassegna,
ammetterà che, qualunque sia l'intelligenza occulta che li produce, anche se è l’intelligenza
incosciente del medium, sarà pur sempre vero quanto segue:
1º il pensiero dell'intelligenza occulta può agire a distanza dell'organismo come una forza
meccanica (per es, trasportando una sedia), e in generale come qualunque forza fisica (per es.
producendo un'immagine sulla lastra fotografica);
2° il pensiero dell'intelligenza occulta può anzi produrre degli effetti che nessuna delle forze fisiche
produce naturalmente, e che nessun uomo sa produrre artificialmente col suo pensiero cosciente,
anzi razionale, anzi scientifico; può operare (per es. un apporto di un oggetto da una camera chiusa
in un'altra camera chiusa) come se la materia non fosse impenetrabile alla materia, o come se lo
spazio avesse più di tre dimensioni;
3° il pensiero dell'intelligenza occulta può (per es. nella produzione di stoffe, o di fiori, o di una
ciocca di capelli), produrre, senza materia visibile, dei corpi, anzi dei corpi organici.
Queste tre cose deve ammettere chi ammette i fatti, sia spiritista o no. Ora, per spiegarli:
a) Tutti questi fatti sono, non solo poco naturali, cioè non ancora ammessi dalla scienza,
ma sono sempre stati negati dalla scienza e dal senso comune perché sopranaturali; sono miracoli e
stregonerie che non si trovano che nelle leggende dei santi e nelle storie della magia.
Dunque una delle due: o ammettere il sopranaturale, e allora è inutile ricorrere all'incoscienza per
evitare le comunicazioni coi defunti, che sarebbero sopranaturali; o dite che la scienza è soltanto
costretta ad ammettere come naturali delle cose che credeva sopranaturali, e allora dovete capire
che la signora scienza e il signor senso comune possono sbagliarsi anche quando credono
sopranaturali le comunicazioni coi defunti.
B) Più ancora della telepatia e della chiaroveggenza, questa onnipotenza del pensiero sarebbe,
se non una prova sufficiente dello spiritismo e nemmeno dello spiritualismo, almeno una
prova assoluta della mancanza di base del materialismo. Voi volete trarre il pensiero
dell'intelligenza occulta dall'incoscienza del medium, perché il medium ha un cervello; ma questo
pensiero, uscito fuori dal corpo, produce o si trasforma in una mano vivente che vi offre un fiore o
scrive colla matita; ora all'asserzione che il pensiero è proprietà dell'organismo non si può dare
maggior risposta che quando un organismo è fatto dal pensiero.
C) Il supporre che tutti questi fatti (dei quali nessuno, nemmeno fra i partigiani della forza
psichica del medium, nega che siano prodotti dal pensiero), siano prodotti dal pensiero di un essere
che non solo è ignorante (cioè non ha la scienza del come si possano fare queste cose, altrimenti il
medium incarnerebbe un vero mago), ma ancora è incosciente (cioè non sa nemmeno che è lui che li
fa, altrimenti non li attribuirebbe ad un altro), ed anzi non ha nemmeno l'immagine incosciente
della cosa da fare (necessaria a produrre il fantasma fotografabile di un defunto che il medium e
gli astanti non hanno mai conosciuto), ma ha soltanto un vago desiderio che si realizzi una cosa di
una certa specie, il suppor tutto questo, per non ammettere le comunicazioni dei defunti, è un far
questo ragionamento: «Questi fatti sono manifestatamente prodotti da un'intelligenza; ma non
possono essere prodotti dalla nostra intelligenza cosciente, perché la superano, perché sono
incomprensibili per la nostra scienza; d'altra parte un'intelligenza cosciente non nostra non ci può
essere, perché sarebbe una cosa sopranaturale (a priori); dunque non si può attribuirli che alla
nostra intelligenza incosciente». E questo è un preferire l'irragionevole al soprasensibile, ossia
l'anti naturale al sopranaturale.
d) Finalmente bisogna considerare che l'intelligenza occulta, la quale può sapere chi è,
molto meglio che non possiamo saperlo noi, dice d'essere un defunto; e dice di esser lei a far queste
cose, che vi sfida a fare, per provarvi che è uno spirito. Ora il sostenere contro di lei:
1° che essa è ignorante, e fa queste cose senza saper lei come si possano fare;
2° che anzi è incosciente, e le fa senza saper nemmeno che è lei che le fa;
3° che anzi è vittima di un errore incosciente, credendo d'esser morta mentre è viva, mi pare che sia
attribuire un effetto ad una causa che non solo è insufficiente, ma è in contraddizione flagrante
coll'effetto stesso: attribuire il genio alla follia.
Dunque, concludendo, l'ipotesi spiritica è semplice, e spiega bene quasi tutti i fatti; ma è poco
naturale; perché non ha analogia con altri fatti naturali, che le apparizioni spontanee dei morti, le
quali non sono ammesse dalla scienza; ed ha invece contro di sé l'opinione generale che il nostro
spirito non possa sussistere senza un organismo come il nostro. Ma quelli che per evitarla ricorrono
all'ipotesi di un'intelligenza incosciente del medium, fanno un'ipotesi che, sebbene semplice quanto
la spiritica, e più naturale della spiritica, (perché i fenomeni psichici incoscienti sono ammessi
dalla scienza), non serve poi a spiegar nulla, fuorché questo: come l'intelligenza occulta indovini i
pensieri del medium. E’ vero che si può modificarla in modo da spiegar i fatti; ma allora:
1° Bisogna ammettere uno sdoppiamento psichico e cerebrale del medium; e questo individuo
cerebrale, che pensa separatamente dal resto del cervello, è tanto ipotetico quanto lo spirito; infatti,
sia l'uno che l'altro non li conosciamo che da ciò che dicono e fanno; l'incosciente non è più visibile
dello spirito;
2°Bisogna concedere che questo individuo ci vede senza occhi, allo scuro, a distanza, attraverso la
materia, nel pensiero degli altri; e che il suo pensiero può agire fisicamente a distanza, e
momentaneamente organizzare la materia a distanza; tutti fatti che tolgono ogni ragione d'essere al
materialismo, e quindi ogni motivo di ripugnanza alla teoria spiritica;
3º Bisogna ad ogni modo ammettere la scrittura diretta, gli apporti, e i fantasmi, ossia tutto ciò che
la gente chiama sopranaturale; quindi non c'è più ragione di evitar lo spiritismo per evitar il
soprannaturale; e infatti il Crookes, il Cox, ora il Lombroso, e gli altri, che hanno ammesso la forza
psichica del medium, sono passati o passano per matti quanto gli spiritisti;
4º Questi effetti sopranaturali bisogna attribuirli ad un essere che agirebbe non solo senza scienza
né coscienza, ma anche senza l'immagine degli effetti da produrre; ossia ad una intelligenza troppo
inferiore alla nostra per produrre effetti così superiori alla nostra;
5° Bisogna sostenere che noi conosciamo queste intelligenze occulte meglio di quello che si
conoscano loro; che esse sono anzi in un errore continuo e universale; e che sono tratte in errore
dalle storielle antiche e odierne di apparizioni di defunti, le quali sono tutte bugie od
allucinazioni; ossia mettersi in contraddizione con la causa stessa dei fatti, non che con la
tradizione più antica e con le osservazioni contemporanee più autentiche.
Dunque avevo torto di dire che l'ipotesi dell'incoscienza non serve a spiegare i fatti che cessando di
essere semplice e naturale; si può renderla complicata, meravigliosa e contraddittoria, e non spiega
ancora nulla. Il fatto è questo: che si fanno degli sforzi eroici per negare i fatti; e quando si è
costretti ad ammetterli, si fanno ancora dei tentativi disperati per negarne le conseguenze. Se i fatti
medianici non sono prodotti dall'incoscienza del medium, nemmeno con l'aiuto degli astanti,
(teoria dell'intelligenza collettiva), o degli assenti, e se non si vuol ricorrere ad altri animali che
non siano gli uomini, bisognerà ammettere che l'intelligenza occulta è quella di uno spirito; se non
si vogliono ammettere spiriti dei defunti, bisognerà ammettere angeli o demoni. Ma gli angeli non
ci ingannerebbero, dicendo di essere quello che non sono. Restano i demoni della Chiesa e gli
elementali degli occultisti.
1º questi esseri sono più ipotetici dei defunti, perché non li abbiamo mai visti vivi;
2º, sono tanto sopranaturali quanto le anime dei defunti;
3°, spiegano bene le bugie e le gherminelle, ma sono in contraddizione coi caratteri, tutti umani,
delle manifestazioni spiritiche e sono poi in contraddizione coi consigli di pazienza e di carità che
danno le intelligenze occulte, e con la loro raccomandazione di ricordarci che vi è giustizia
inaspettata in un altro mondo;
4°, la Chiesa e gli occultisti ammettono anch'essi, sebbene per eccezione, le comunicazioni coi
defunti; e d'altra parte noi non vogliamo negare che vi siano altri spiriti oltre quelli degli uomini.
Dunque fra tutte le ipotesi possibili, quella della comunicazione coi defunti è ancora la meno
improbabile. Insomma, in generale i fatti medianici sono fatti, non imposture né allucinazioni.
E questi fatti parlano così: l'interrogare e il rispondere provano che la causa di questi fatti è
intelligente; il vedere senza occhio, toccar senza mani, rendono probabile che quest'intelligenza sia
spirituale; l'incoscienza e la passività del medium provano che questo spirito può non essere quello
del medium; il dir cose che il medium non può sapere e far cose che il medium non può fare,
provano che non è lo spirito del medium; il dir cose che soltanto un dato defunto poteva sapere, e
assumere l'aspetto vivente che aveva soltanto un dato defunto, provano che è lo spirito di un
defunto. Se aggiungiamo che queste intelligenze dicono tutte di esser le anime dei defunti; che a
priori non si può dir impossibile che abbiano ragione; che hanno per loro la tradizione, e
l'apparizione dei viventi ormai constatata, e osservazioni odierne di apparizioni spontanee di
defunti autentici; che ciò che dicono rende meno assurda la vita e più logica la morale; che non
hanno contro di loro che la nostra abitudine inveterata di creder il contrario, e la nostra paura
d'esser ingannati dalla paura di morire; che non si può smentire le prove che danno che con una
sola ipotesi, quella d'una forza ignota ed incosciente del medium, della quale il minor difetto è
quello di non spiegar nulla; se pensiamo a tutto questo simultaneamente, e se giudichiamo
liberamente, come possiamo negare che le anime dei defunti sopravvivano e che qualche volta si
manifestino a noi? Con ciò non voglio dire che i fenomeni medianici siano tutti e sempre spiritici;
non nego che ve ne siano di quelli che si possono spiegare anche senza spiritismo, e perfino di quelli
che con lo spiritismo sono difficili a spiegare. Lo spiritismo è vero, ma può non esser tutta la verità,
bensì un caso di una legge più generale che non possiamo ancora spiegare. Può darsi, come sostiene
un mio amico, che noi facciamo come Colombo, il quale cercava la via per le Indie e scopriva
l'America. Ma in ogni caso ci accorgeremo un'altra volta che il mondo, e il mondo sperimentale, è
più vasto di quello che credevano e credono i dottori di Salamanca e d'altri siti.
Prima di dare il commiato al lettore, io mi rivolgo indietro, e mi domando se esso non è in
contraddizione con le mie opinioni passate, col mio insegnamento e col mio Manuale di psicologia,
finito di scrivere nell'88, e stampato nell'89. Se dovessi contraddire le mie opinioni passate, ciò mi
farebbe dubitare troppo delle mie opinioni presenti. L'Osservatore Cattolico e l'Uomo di Pietra si
sono degnati di occuparsi del professore di filosofia nel liceo Manzoni per dire che era un
materialista e che negava l'esistenza dell'anima; chi sentirà dire che oggi questo professore ammette
anche le apparizioni dei morti, crederà, non ad una conversione a destra o a sinistra, ma
addirittura a un dietro front. Io invece, più ci penso, più credo di essere andato avanti. Se do uno
sguardo al mio Manuale di psicologia, vedo che sosteneva che la psicologia dev'essere aiutata dalla
fisiologia del sistema nervoso e lo sosteneva perché in questa vita, in questo mondo, il pensiero è
funzione del cervello, ossia il cervello è una condizione del pensiero e tutto questo lo sostengo
ancora. Dicevo pure che se, quanto all'esistenza ed all'immortalità dell'anima, la vecchia fisiologia
non la può negare, la vecchia psicologia non la può affermare e questo lo sostengo ancora.
E lo sostengo in quanto positivista, non ammetto che i ragionamenti fondati sui fatti,
sull'esperienza; e la vecchia psicologia ragionava a priori, e dimostrava l’immortalità col
ragionamento di Platone, cioè partendo dalla definizione dell'anima. E quanto ai fatti, dicevo che
non avevo ancora assistito ad esperimenti spiritici che mi convincessero e che perciò, gli scienziati
non essendo d'accordo mi attenevo al vecchio consiglio: nihil nega, parum crede, nisi videas.
Ma dopo la pubblicazione del mio Manuale ho continuato a studiare, ed ho potuto assistere ad
esperimenti i quali mi hanno convinto che i fatti spiritici più meravigliosi non sono imposture né
allucinazioni, ma proprio fatti; e ragionando sono giunto, non a scoprire lo spiritismo, ma a capire
che l'Aksàkof di Animismo e Spiritismo ha ragione di dire che molti di questi fatti non si possono
spiegare che mediante la comunicazione coi defunti. Dunque ho aggiunto a ciò che sapevo, ma non
ho cambiato. Dunque sono in pace con la logica. Voltaire ha detto che l’ostinazione è l’energia degli
sciocchi. E con la coscienza poi sono in pace più che mai; perché ciò che mi è parso vero, non l'ho
tenuto per me; ma l'ho detto al lettore; e l'ho detto, senza interesse; e se l'ho fatto con piacere, non è
colpa mia; e se l'ho ingannato, mi sono ingannato con lui.
E adesso, lo saluto, e qui vult sapere, sapiat. [...]

L'UOMO ALLA CONQUISTA DELL'ANIMA.


di Gastone De Boni.

[…] Non c’è alcun dubbio sul fatto che il «problema della morte» risulta il più grande che si sia
presentato alla mente umana, da quando l'uomo, uscito dalla notte primordiale, cominciò ad
osservare la natura e a chiedersi il perché delle cose. Questo problema è dunque letteralmente
connaturato con la storia dell'umanità.
L'uomo aveva cominciato con l'osservare che tutto nella natura periva, che tutto aveva un ciclo
limitato nel tempo: i minerali si disfacevano sotto l'azione corrosiva degli elementi, il vegetale
appassiva e inaridiva, l'animale e l'uomo morivano.
Anche l'uomo, il re della terra, dimostrava di non fare eccezione alla grande legge di natura: la
morte. Poteva l'essere ragionante rimanere indifferente di fronte a questa terribile constatazione?
Poteva non chiedersi se ci sarebbe stato un domani della vita, e quale esso sarebbe stato?
L'uomo aveva cominciato col vivere nelle caverne, con l'imparare a difendersi dalle belve, a
maneggiare la selce, lavorare il ferro, disegnare scene primitive sulle pareti delle prime
abitazioni, con il costruirsi delle palafitte, e così via, fino a giungere a stabilire nel mondo che si
era venuto lentamente e faticosamente creando per sé un'arte, una religione, una filosofia, una
scienza. Dopo avere date tante prove di impronta così sovrumana, poteva egli, davanti alla muta e
tragicamente immobile maschera del cadavere, non porsi il fatale quesito: dove andiamo?
Tale quesito l'uomo ragionante se lo è posto, ed ha tentato tutte le vie in suo potere per risolverlo.
Queste vie, ridotte alla loro più semplice espressione, sono tre: quella della religione, della
filosofia, della scienza.

La Religione.

Fin dall'inizio l'uomo primitivo si era creata una religione, che per quanto rudimentale, offriva già
segni manifesti della sua innata aspirazione alle cose dello spirito. Il suo istinto lo portava a
credere che un Dio terribile che si era costruito a sua immagine, gli facesse uccidere il nemico in
combattimento o non gli concedesse la pioggia nelle sue terre. Ma per quanto si trattasse di un Dio
feroce, era pur sempre un Essere Invisibile di cui intuiva la presenza. Era questo il primo passo
alla ricerca della divinità. Tale innata aspirazione alle cose dello spirito aveva sempre più assunto
una consistenza degna di alta civiltà in continuo progresso.
Da ciò ne era derivata quella che si può chiamare la quintessenza della religione, la sua scienza e
la sua filosofia ad un tempo: la teologia. Questa, partendo dal presupposto metafisico della esistenza
di Dio, costruiva un edificio nel quale l'anima umana veniva riconosciuta e inquadrata nel sistema
delle sue aspirazioni e dei suoi diritti ultraterreni.
Una prima soluzione, dunque, del problema della morte, veniva già offerta dalla teologia, dalla
religione. Ma una tale soluzione dell'angoscioso e urgente problema poteva innanzitutto appagare
solo una parte degli uomini, in quanto partiva da un presupposto, necessario sia per la costruzione
dell'intero sistema, ma ammesso per dimostrato e non dimostrabile dalla teologia stessa, come non
lo poteva dimostrare la metafisica: l'esistenza di Dio; asserto che costituiva il punto di partenza e
non già quello di arrivo. In secondo luogo non offriva possibilità di prove sicure in favore
dell'esistenza dell'anima umana, centro dell'intera costruzione filosofica.
E se vogliamo arrivare a quella che si presenta, almeno dal punto di vista della civiltà
d'occidente, come la più evoluta in quanto religione, cioè al Cristianesimo, vediamo che a un certo
punto della evoluzione religiosa dell'umanità, si sente necessaria per l'uomo la prova, che si
materializza e cristallizza in Cristo: vi sarà per i cristiani resurrezione dalla morte (e lasciamo da
parte, per ora, la forma di tale risurrezione), per il fatto che anche Cristo risorse.
E' questo, invero, il primo segno della prova tangibile che il mutare progressivo della Civiltà
d'Occidente ormai reclamava. Ma un importante quesito religioso sorgeva di fronte alla coscienza:
bisognava accertare a sua volta l'atto di fede della risurrezione di Cristo: il quale era sì figlio di Dio
e dell'Uomo, ma in quanto figlio di Dio si poteva pensare che ci potesse essere per lui una
particolare condizione personale di immortalità.
Il beneficio dunque che la religione ci concedeva, a questo punto si limitava; ogni ulteriore
indagine analitica diveniva impossibile oltre la barriera dell'atto cieco di fede.

La Filosofia.

L'umanità, non contenta di avere creato un edificio sotto tanti aspetti così maestoso come
quello della religione, spaziava con affannoso desiderio nuove ricerche nel campo della
speculazione del pensiero. Veniva ad assumere una posizione indipendente e rivoluzionaria: si
poneva, di fronte ai problemi sollevati dall’esistenza della persona umana, nella attitudine di chi
vuole risolvere i quesiti con i propri mezzi. L'individuo umano si ergeva in tal guisa come un
gigante nella natura. E in tal guisa nasceva la filosofia. Costruzione immensa e di portata storica
per la nostra civiltà; nasce infatti nell'antica Grecia, passa attraverso la Romanità che la feconda e
le conferisce nuovo vigore vitale, attraversa il Cristianesimo che la pervade di un'alta spirituale
atmosfera, e rapidamente e vittoriosamente si estende in tutta l'Europa.
In ogni dominio dell'umano sapere il pensiero filosofico fa sentire il suo potente influsso vitale
rinnovatore. Tale influsso innovatore è stato così potente, tanto grande è stata la rivoluzione
del pensiero, che si può affermare, che con il trinomio Platone-Socrate-Aristotele finisce il vecchio
mondo e al contempo inizia la fase caratterizzante l'attuale periodo storico.
Due sono i sistemi intesi a risolvere il grandioso problema della vita e della morte:
il Materialismo e lo Spiritualismo.
Ecco in breve il pensiero essenziale del primo:
<<L'elemento unico esistente nel mondo è la materia, la quale esiste in sé e per sé quale noi la
vediamo e percepiamo; tutto ciò che non sembra materia è esclusivamente un derivato di essa, alla
quale si riducono in ultima analisi tutti i fenomeni della vita. Anche il pensiero va considerato
come un semplice epifenomeno della materia, senza cui -nel caso particolare il cervello -non esiste
né può esistere il pensiero! Solo la legge del parallelismo psico-fisico governa le leggi del rapporto
cervello-pensiero. Il pensiero, in altre parole, è solo ed esclusivamente una secrezione della
sostanza grigia cerebrale, non diversa dalla bile per il fegato o dall'orina per il rene. Ne consegue
che distrutta la materia, ogni attività pensante resta eliminata, annullata. Il mistero della vita è
dunque legato alla materia, alla cellula, e la vita è di conseguenza un semplice fenomeno del caso,
visto che non esiste uno scopo o finalità precisa dell'evoluzione, la quale risulta solo un processo
fatale inerente alle cose, alla stessa guisa di un sasso che rotolando dalla montagna va fatalmente
alla valle. Dietro di noi il nulla, dunque; di fronte a noi il nulla. Il mistero della morte, d'altra
parte, ha una soluzione negativa, nel senso che la nostra personalità rientra nell'inesistente da cui è
scaturita: la disgregazione del corpo ne sancisce la fine.>>
Conclusione, questa, terribilmente sconfortante; ma l'uomo non ha colpa se non trova in natura ciò
che corrisponde alle sue segrete aspirazioni. Essi affermano che se così è il mondo, dobbiamo avere
la forza di guardare in faccia la tremenda realtà. Essi sostengono ancora che un conforto nasce
anche dal materialismo, nel senso che quando la nostra persona sarà distrutta, e tutto sarà
piombato in un sonno senza fine, noi non avremo più ragione di dolercene.
Lo Spiritualismo così invece si esprime:
«E' vero che la vita è legata alla materia, alla cellula; è vero che ogni attività pensante è
condizionata alla esistenza di qualcosa di materiale; ma la sola materia non crea il pensiero: è
questo invece che si serve della materia per esplicare la sua attività. Il principio dunque che
informa la vita non è la materia, ma lo spirito; esso è l'elemento causa fondamentale dell'attività
dell'essere pensante. Niente pensiero senza anima. Il mistero della vita è in tal guisa legato allo
spirito che la informa, la permea, la pervade; il mistero della morte assume aspetto particolare, in
quanto, non esistendo più un "pensiero secrezione del cervello", ne deriva che l'attività pensante
sussiste anche oltre la barriera della distruzione del corpo materiale».
Lo Spiritualismo deriva tali sue condizioni da considerazioni differenti. La prima di queste è di
carattere pressoché sentimentale: si postula la necessità di un mondo spirituale basandosi sulla
innata necessità di compensazioni e di sanzioni. Tutti gli uomini del mondo, dalle origini ad oggi,
sono sempre stati d'accordo su un fatto: che sulla terra non esiste la giustizia, che spesso i buoni
sono resi infelici dalle avversità, mentre i cattivi godono spesso i piaceri della vita. Da ciò la
necessità di volere un mondo in cui i buoni saranno compensati e i reprobi puniti. E la esistenza di
un mondo spirituale risolveva anche un altro eterno problema: quello della esistenza del male.
Se un mondo spirituale effettivamente esisteva, allora il «male» non era più un «male» ma, come
disse con poderosa espressione Socrate, un «bene che noi non conosciamo».
Ma oltre a queste ragioni di carattere quasi sentimentale, lo Spiritualismo ne schiera altre derivate
dall’introspezione nel meccanismo del pensiero e dalle conseguenti risultanze gnoseologiche.
La gnoseologia spiritualista asserisce che vi sono funzioni di carattere non materiale, le quali, per
il fatto di essere tali, denotano la presenza di un'anima.
Tali funzioni dello spirito sono tre: l'Autocoscienza, l'Intelligenza, la Volontà.
Eccole brevemente e sinteticamente espresse.
L'Autocoscienza è il fatto per cui noi perveniamo a dire: «Io sono». La filosofia però riconosce
che l'Io non è tutta la persona umana: il soggetto umano, nella sua costituzione reale, è sempre
anche per la filosofia molto più complicato e complesso di quello che emerge alla coscienza.
Alla coscienza ordinaria, infatti, emergono solo i seguenti fatti elementari:
1) le modificazioni somatiche che si presentano come sensazioni;
2) la normalità o la anormalità delle funzioni che si presentano come stati sentimentali (benessere,
malessere, e derivati);
3) i bisogni che si manifestano sotto forma di tendenza psichica;
4) le operazioni muscolari che si presentano come sentimenti di tensione e distensione;
5) le funzioni secondarie del cervello che si presentano come immagini della fantasia;
6) l'attenzione, memoria, istinti, ecc.
L'Intelligenza ha per atto fondamentale l'astrazione fatto per cui si distinguono in qualunque dato
l'essenza dall’esistenza individuale. L'astrazione è la formazione dei concetti universali e dei
principi necessari e universali, fondamento di ogni logica. Alcuni di questi concetti e principi
universali si possono ricavare dai dati dell'esperienza sensibile, come per esempio i concetti di
qualità e i concetti matematici; altri invece, non si ricavano dall'esperienza sensibile, e sono i
concetti di «sostanza» (nel senso di ente individuale reale), di «intelligenza», di «volontà», e quindi
di «persona», poi i concetti di ente contingente e necessario, e, derivato da questi, il concetto di
<<causa>> e <<principio di causalità>>. Tutti questi concetti, non derivati, secondo la scuola
spiritualista, dall'esperienza sensibile, derivano dall'esperienza soprasensibile dell'io, cioè
dall'autocoscienza. La Volontà è la radice della vita pratica superiore corrispondente alla
conoscenza intellettiva. L'atto di volontà fondamentale è l'adesione del soggetto con il consenso,
alla realizzazione di una essenza pensata o alla conservazione di una essenza reale: tutto ciò
secondo la graduatoria del loro valore oggettivo. Da siffatta graduatoria deriva l'Etica con i
concetti di dovere morale, di responsabilità, di vizi, di virtù, di carattere; in cui è compreso il
concetto di autogoverno e di libertà morale. Le tre funzioni da me esposte e brevemente e
sinteticamente riassunte -cioè le funzioni di «autocoscienza», «intelligenza», «volontà» -indicano,
secondo le linee della filosofia spiritualista, l'esistenza e la coscienza di un soggetto sostanziale,
vale a dire, esistente in se stesso. Esse dimostrano, inoltre, che la psiche umana è in grado di
pensare l'indefinito, l'immateriale, l'astratto, cioè tutti concetti spirituali; e se così è, allora ciò
significa che l'anima è immateriale e spirituale, indipendente dalla materia, libera effettivamente
nella sua essenza da legami corporali.
Tale è la tesi della filosofia spiritualista, come la si può ricavare e sintetizzare sulla base della
introspezione analitica (gnoseologia).
A coloro che mi obiettassero che il materialismo in fondo è una scienza, mentre la filosofia
spiritualista è solo una filosofia, rispondo che anche i materialisti, quando affermano che la vita è
data solo dalla cellula, fanno solo della metafisica, in quanto partono da un presupposto dato per
dimostrato, ma non dimostrabile: e cioè che loro conoscono tutte le forze agenti in natura.
Quando uno scienziato materialista afferma che è il cervello che crea il pensiero, fa della
metafisica, in quanto parte dal presupposto della sua plenaria conoscenza della materia, ed estesa
fino a tal punto da fargli dire che solo la materia è la fonte del pensiero.
Il contrasto fra le due opposte correnti del materialismo e dello spiritualismo ha assunto
caratteri di particolare violenza, specie nello scorso secolo. Induzioni e deduzioni nuove, sulla base
di fatti e pensieri nuovi, la alimentavano. Approvo quello che dice il Barthélemy-Saint Hilaire,
cioè che la filosofia deve essere per forza spiritualista in quanto nasce dallo spirito, ma il difficile
consiste nel persuadere chi pensa in proposito proprio l'opposto mentre le grandi lotte del pensiero
travagliavano quella parte dell'umano genere assetata di conoscenza, e mentre gli opposti partiti a
volta a volta sembravano avere conquistata la meta agognata, quel corpo di osservazioni e
cognizioni che attraverso i secoli aveva silenziosamente lavorato, si affacciò alla ribalta del mondo
con un nome affascinante: la Scienza.

La Scienza.

Se una speranza rimaneva dunque per la soluzione dell'arduo quesito del mistero della vita e
della morte, non poteva essere riposta che nella scienza: si riteneva che trattandosi di osservazioni
di fatti, la filosofia sarebbe stata messa alla porta.
Si può affermare, invece, che la scienza nacque col materialismo e perciò materialista.
Il suo primo sguardo fu naturalmente rivolto alla osservazione dei grandi fenomeni naturali: dal
lontano macrocosmo, costituito da miriadi di stelle, di mondi, di nebulose, al microcosmo; ma tutto
parlava solo della materia e per la materia. La fisiologia, la scienza dell'uomo sanciva, il concetto
che l'attività pensante era funzione unica ed esclusiva del cervello.
Niente pensiero senza cervello: dimostrazione matematica che un al di là della vita è una stolta
chimera. Ma pur tenendo fermo questo concetto, la scienza evolveva.
L'atomo diveniva il Deus-ex-machina del mondo materiale.
La scoperta dell'atomo sembrava risolvere l'intero problema del mondo fisico.
Dal vibrare in un certo modo dipendeva il pensiero dell'uomo. La fisica però non si accontentava
di averlo scoperto, una nuova domanda si presentava agli scienziati: qual'è la costituzione
dell'atomo? Nuove scoperte, nel campo dell'elettricità e della radioattività, conducevano
a studiare la fisica dell'atomo su basi nuove e rivoluzionarie. L'atomo veniva detronizzato dal
concetto di particella materiale per entrare trionfalmente in quello di carica elettrica. Due cariche
elettriche, dunque, una positiva e una negativa, venivano a formare l'essenza dell'atomo; ma due
cariche elettriche sono solo un fluido, una forza, non più la materia classicamente concepita.
La materia svaniva dallo sguardo dell'uomo. Più le ricerche proseguivano per circoscriverne il
significato e per fissarne i caratteri, e più questa si dissolveva come un fantasma.
«La materia è solo una forza, un'apparenza derivata dall'incontro con i nostri sensi di un qualcosa
di esteriore e vibrante in una particolare frequenza».
Il vecchio concetto era ormai tramontato: la nuova fisica sorgeva, se non proprio come fisica
spiritualista, per lo meno come fisica trascendentale. Solo il pensiero è in grado di seguire le
speculazioni del fisico moderno. La scienza, che aveva cacciato dalla porta la filosofia, aveva fatto
qualcosa di più che vederla entrare dalla finestra: era diventata essa stessa filosofia.
La fisica, in seguito alle sue iniziali scoperte della seconda metà dell'ottocento, si era illusa di
avere sondato l'intero universo materiale concepito come realtà assoluta. Ma la successiva
evoluzione, grazie allo sviluppo dei processi fotografici, ha orientato la fisica moderna in una
opposta direzione: l'universo materiale non era più una realtà assoluta, ma una nostra percezione:
in altre parole, una realtà del tutto relativa.
Quella che era stata una speculazione del pensiero di arditi filosofi, sostenitori della inconoscibilità
e irrealtà del mondo fisico, gli idealisti, diveniva una realtà per la fisica. La nostra conoscenza del
mondo esteriore è relativa ai nostri sensi.
Così si esprimeva uno dei massimi fisici: Sir Oliver Lodge nel suo libro: “Barriere illusorie fra
materia e spirito”: «La fisica moderna insiste sul fatto che la massima parte di ciò che percepiamo
durante la nostra esistenza terrena, è qualcosa di illusorio; che persino lo spazio e il tempo, quando
siano considerati separatamente, non sono che concetti astratti derivanti dalla ristrettezza dei
nostri poteri, e che siamo circondati da parvenze irreali che i nostri sensi non riescono a superare.
Ciò che in primo luogo noi percepiamo attraverso i sensi è la materia, ma la natura di essa è avvolta
nel mistero...» E lo stesso Sir Oliver Lodge, la cui fama di fisico è universalmente nota, ci mostra
con quale prudenza il fisico deve considerare le conclusioni a cui perviene, e come in fondo, pur
essendosi fatti straordinari progressi di osservazione, si sia ancora molto lontani dal conoscere la
realtà. «Né Sir Arthur Keith, né alcun altro, ha mai potuto esaminare l'interno di un atomo; la
costituzione di questo è conosciuta soltanto fin dove si può giungere mediante l'induzione...
Nella scienza fisica, abbiamo continuamente da fare con elementi che non osiamo nemmeno
sperare di poter mai vedere o toccare. Noi trattiamo dello spazio e della materia, e troviamo nel
primo delle proprietà misteriose che pensiamo possano alla fine spiegare talune proprietà della
seconda. Quali fisici, abbiamo imparato a non negare l'esistenza di realtà che superano di gran
lunga i nostri sensi; dirò anzi che il nostro lavoro più interessante si svolge appunto in un mondo
soprasensibile».
Dall'astronomia alla biologia passava il fremito del rinnovamento.
La nebulosa a spirale, che vediamo lontana nell'universo, e la cellula che esaminiamo sotto il
microscopio, sono soltanto un aspetto infinitamente piccolo della realtà esteriore.
Quanta distanza, ormai, dal materialismo di Büchner e di Comte!
La scienza, che era partita dal materialismo, sostenitore della materia come unica realtà
esistente, rientrava dalla parte del trascendentalismo con concetti nuovi.
Fisiologi moderni -come il Luciani -lasciavano così da parte il parallelismo psico-fisico, mentre le
teorie vitaliste, con a capo il Driesch, si imponevano.
Lo studio sempre più minuzioso ed accurato delle funzioni cerebrali, e della chirurgia del cervello
in particolare, facevano dimenticare e superare i vecchi concetti cari ai Moleschott e ai Büchner.
Il fisiologo Claude Bernard sentiva il bisogno di introdurre in fisiologia il concetto di «Idea
direttrice», dimostrando così che anche quando si fa della scienza, non si può fare a meno di fare
della filosofia; il filosofo Henri Bergson esponeva la teoria filosofica dell'« Impulso vitale»; il
dottore Gustavo Geley proclamava e dimostrava l'esistenza di uno « Psicodinamismo superiore» che
condiziona il corpo fisico.
Gli albori della Parapsicologia.

Ma accanto alle grandi realizzazioni della scienza del mondo materiale, si sviluppavano indagini
quanto mai curiose e affascinanti nel dominio dei fenomeni dell'anima. Già la psicologia ufficiale
dello scorso secolo aveva osservato strane manifestazioni, dense di significati: il magnetismo e
l'ipnotismo ne offrivano di sbalorditive. Il mondo dell'anima e delle sue manifestazioni attrasse
l'attenzione di una vasta categoria di scienziati e di pensatori. Nasce la «Nuova Psicologia» che
prometteva al mondo una visione nuova della persona umana, quella studiata dalla filosofia e dalla
gnoseologia ma un essere umano, insospettabile, dotato di poteri nuovi, strani, affascinanti, quasi
divini...Se la religione, la filosofia e la scienza ortodossa non appagavano dunque l'intima esistenza
dello spirito come soluzione del problema della vita e della morte, si poteva fare maggior luce grazie
alla «Nuova Psicologia» che sondava con metodi nuovi l’insondabilità dell'anima?

La medianità.

Poiché gli elementi umani sui quali sono fondati i fenomeni esposti in questo libro, si chiamano
«medium», è opportuno parlare delle loro facoltà. Molte definizioni sono state proposte in merito,
ognuna delle quali risente, necessariamente, dei presupposti teorici intesi a spiegarne la
fenomenologia. La più obiettiva è forse quella del Dott. Geley, secondo il quale il medium è un
individuo, i cui elementi costitutivi -mentali, dinamici e materiali -sono in grado di essere
momentaneamente dissociati. Per quanto il termine «medium» sia stato soggetto a critiche, non vedo
il motivo per cercare altra espressione. E' bensì vero che originariamente si sottintendeva che il
medium fosse il mezzo attraverso il quale fluivano forze psichiche provenienti dal mondo invisibile
dei disincarnati; ma già si intende che chi non fosse di questo parere, e volesse interpretare tutta la
fenomenologia medianica senza fare ricorso ad agenti spirituali, il termine sussisterebbe
egualmente in tutto il suo valore: in quest'ultimo caso, infatti, il medium sarebbe un tramite per il
passaggio di forze subcoscienti o telepatiche.
E' proprietà caratteristica e costante del medium, quella di cadere in uno stato di sonno che per
tradizione viene definito col termine inglese di trance. Molto vi sarebbe da dire su questo strano
fenomeno del semplice dormire, poiché, in realtà, anche soggetti che soffrono d'insonnia, si
addormentano immediatamente non appena iniziano la loro funzione di medium. Viene fatto di
pensare che si tratti qui di una specie di autoipnosi, nella quale sono in azione forze subcoscienti
non ben definite, od anche, eventualmente, influssi telepatici derivanti da agenti spirituali.
Ma non si può dire che la medianità sia un fenomeno d'ordine patologico.
E' questo un punto sul quale l'accordo fra gli studiosi è pressoché generale.
Infatti i medium non presentano caratteristiche o stigmate morbose di sorta.
Il fatto che la «grande medianità» sia rara, non depone per la morbosità della sua natura; se è rara,
poi, ciò è dovuto presumibilmente alla circostanza, che anche tale facoltà sorge e si sviluppa con
l'uso che se ne fa, e nel nostro caso particolare ad una ristretta attività umana.
Viene molto spesso osservato che la medianità è ereditaria, e che sono pure ereditari anche
alcuni speciali orientamenti nello svolgimento di essa: discendenze per fenomeni fisici, o per
quelli chiaroveggenti, o per fenomeni telepatici.
Il termine «medianità» sottintende la capacità di portare attraverso la nostra coscienza cerebrale,
automaticamente, stimoli e dati della nostra esperienza psichica subcosciente. La medianità è
trasmissibile, come avvenne nel caso del marchese Centurione e dello scrittore inglese Dennis
Bradley dopo la partecipazione a sedute con il Valiantine. Home fu uno dei più potenti
trasmettitori di medianità. Il sesso e l'età non hanno invece grande importanza: si conoscono
medium assai vecchi ed assai potenti, e medium può essere tanto un uomo quanto una donna.
Forse vi è una maggior frequenza fra queste ultime, probabilmente in causa di una più accentuata
capacità dissociativa. Vi sono però anche medium che non cadono in trance ma tale fenomeno, si
realizza piuttosto raramente. Così avveniva per Florence Cook, per la D'Espérance e per la contessa
di Castelwitch, le quali assistevano da sveglie alla formazione di fantasmi materializzati; così
accadeva a Kate Fox quando si materializzava per intero «Estella Livermore», e ad altra medium
privata con la quale sperimentò Harry Price, che assisteva all’apparizione materializzata della
propria figlia Rosalia in condizioni di perfetta integrità di spirito (Fifty Years of Psychical
Research, by Harry Price; London, 1939). Tale stato di cose non è tuttavia desiderabile, poiché i
medium svegli si affaticano, si spaventano e soffrono. Talvolta accade che soffrano fisicamente
anche coloro che assistono alle sedute. E' noto il caso del prof. Hyslop, il quale rimase a letto due
giorni dopo la sua prima seduta con la Piper. L'ammiraglio Moore, che aveva partecipato a una
lunga serie di esperienze con una medium a voce diretta Mrs. Wriedt, aveva riscontrato una perdita
notevolissima di vitalità. La stessa cosa era accaduta anche ad altri sperimentatori che si erano
sentiti esausti dopo le sedute. In queste circostanze abbiamo evidentemente a che fare con un
«vampirismo medianico» di grado elevato: il medium fungerebbe, in tal caso, da aspiratore di
energie vitali sottratte ai presenti. La specializzazione nella produzione dei fenomeni medianici è
un elemento caratteristico della medianità. Vi sono medium che rimasero celebri per le loro
manifestazioni telecinetiche, come Home. Altri ebbero rinomanza, come la Cook, la D'Espérance,
la Castelwitch e la Gazzera, per la produzione di fantasmi materializzati.
Eva C. fu nota per le sue ectoplasmie. La Piper divenne celeberrima, insieme con la Osborne
Leonard, e con Eileen J. Garrett, per i suoi fenomeni esclusivamente psichici.
Il rev. Stainton Moses, Kluski e Margery Crandon, per le loro potenti medianità universali.
Le condizioni nelle quali un medium può agire, sono le più varie, e sono sempre in rapporto col
tipo di fenomeni che produce. Se si tratterà di un medium scrivente, è chiaro che può anche essere
solo e alla piena luce del giorno, avendo bisogno soltanto di carta e matita. Se si tratterà di un
medium chiaroveggente di quelli che agiscono avendo in mano un oggetto che racconta la propria
storia, o la storia di chi lo portò, allora sarà sufficiente la presenza di una persona che prenda nota
stenografica delle dichiarazioni. Ma se il medium è ad effetti fisici, allora le cose mutano, in
quanto si rendono necessarie condizioni del tutto speciali. Innanzitutto è indispensabile la presenza
di un gruppo di persone le quali si dispongano a sedere in circolo in una camera. In secondo luogo è
quasi sempre indispensabile la presenza del buio. Questa circostanza è stato uno degli elementi
basilari su cui si è appoggiata la campagna denigratrice degli oppositori. Non v'è in realtà alcun
motivo razionale alla base di tale condotta: tanto varrebbe mettere in dubbio la nascita fisiologica
degli esseri umani, che si realizza, appunto, al buio. E' piuttosto legittimo prendere in tal caso
misure contro la frode, e di queste l'inventiva umana ne ha escogitate diverse: basti ricordare i
procedimenti fotografici ed i dispositivi di controllo elettrico applicati tanto sul medium quanto
sugli sperimentatori, nonché sulle porte e sulle finestre. Con tali mezzi si è pervenuti alla
dimostrazione dell’assoluta genuinità dei fenomeni fisici.
Un fenomeno costante ed universale è quello della presenza di «spiriti-guida». Non v'è medium
che quando è in trance non parli per bocca di una supposta entità disincarnata, la quale è sempre
quella, e si assume l'onere di dirigere e coordinare i fenomeni. A tale regola fanno eccezione quei
soggetti che si definiscono più comunemente «sensitivi» e che sono chiaroveggenti.
Non può dirsi ancora ben chiarito il ruolo che la volontà del medium assume nello svolgimento dei
fenomeni fisici. Apparentemente sembra che l'azione da lui esercitata sia scarsa, e che molti
fenomeni avvengano contro la sua stessa volontà; senonché la psicoanalisi, come pose già in
rilievo il prof. Emilio Servadio in alcuni suoi scritti sul tema, sembra avere dimostrato con dati
psicologicamente accettabili, che la volontà subcosciente si comporta in guisa diametralmente
opposta di quella cosciente. Ciò spiegherebbe anche l'aspetto persecutorio che alcune manifestazioni
fisiche assumono contro lo stesso medium che le genera. Le spiegazioni esposte, naturalmente,
sottintendono sempre che l'unica volontà possibile in azione, risulti solo quella del medium, ma se i
fenomeni fisici traessero la loro origine, da agenti spirituali, la spiegazione psicoanalitica
continuerebbe a sussistere, ma ne risulterebbe staticamente limitata.
Comunque, in via di principio deve ammettersi che il medium eserciti un'azione telecinetica sulla
materia. Gli esperimenti condotti dal prof. Rhine e dalla sua scuola (Duke University, Durham,
North Carolina, U.S.A.), stanno appunto a dimostrare che il soggetto umano, medium e non,
esercita un'azione fisica potente, sopra gli oggetti, a distanza che chiama «effetto psicocinetico», o,
più brevemente, PK. Se il medium esercita dunque un'azione di carattere fisico sulla materia, è
certo anche che la sua subcoscienza interviene anche durante l’invio dei cosiddetti «messaggi».
Tale fenomeno è ben noto con il termine di “interferenze subcoscienti”.
Viene spesso richiesto se la medianità sia suscettibile di sviluppo. Certamente. La regolarità delle
sedute, in causa dell'affiatamento che viene a stabilirsi fra i componenti il gruppo, favorisce
il progresso dei fenomeni. In tali circostanze è chiaro che la medianità è trasmissibile; contagiosa,
si potrebbe quasi dire. E' frequente il caso di persone, le quali, dopo essere state a contatto con un
medium, in sedute sperimentali, possono agire, a loro volta, come medium anche quando sono sole.
La medianità non è però una facoltà costante. Vi sono fasi di maggiore e minore potenza, come
pure assolutamente negative. Lo studio di molti medium ha permesso di accertare che il potere
medianico, specie quello ad effetti fisici, si esaurisce dopo qualche anno di esercizio.
E' un fatto di comune osservazione, che durante le esperienze medianiche, specie in quelle in cui
si realizzano potenti fenomeni d'ordine fisico, si può sentire un vento gelido, o folate di vento
freddo. Si realizza specialmente durante i fenomeni di «apporto».
Il prof. Richet scrisse che il fenomeno dei raps (colpi e rumori medianici) è uno dei più belli della
parapsicologia. Non credo di condividere tale opinione; comunque, trattasi certo di un fenomeno
altamente interessante ed istruttivo, nonché tale da interessare, pure nella sua semplicità, il fisico.
Esso si verifica nelle seguenti tre categorie: nei fenomeni telepatici, nei fenomeni d'infestazione,
nelle esperienze medianiche. Nei riguardi della prima categoria, dirò che si realizza soprattutto nel
momento della morte dell'agente, come nel caso in cui una persona lontana e cara muore, e se ne ha
avviso con colpi vibrati nei più vari modi.
Nei fenomeni d'infestazione i colpi sono di solito molto potenti, e a differenza di quelli accennati
nella precedente categoria, sono udibili da tutti coloro che vi presenziano. Si tratta talvolta di
frastuoni così formidabili, da essere udibili anche a grandi distanze.
Avvengono molto spesso ad ora fissa, il che fa pensare al loro carattere intenzionale.
Nelle esperienze medianiche abbiamo la più grande varietà di raps, e sono anche quelli che
possono essere studiati nelle migliori condizioni di controllo. Generalmente risuonano nella
compagine del tavolo, sui mobili, sui muri, sul soffitto ed anche sulle persone; abitualmente sono
colpetti secchi, analoghi al crepitare della scarica elettrica. Essi variano, come fa osservare il dott.
Maxwell, che li poté studiare nelle migliori condizioni di controllo, a seconda che si realizzino o
sul legno, o sul vetro, o sul metallo il che significa che il colpo è dovuto al vibrare della compagine
materiale dell'oggetto. Se si mette l'orecchio sul tavolo, avviene spesso di udire dei deboli colpi,
come un tambureggiamento.
Nell'indagare i fenomeni del magnetismo animale si era già fatta parola della circostanza per cui
sembrava che un qualcosa uscisse dal corpo umano spinta dalla volontà e proseguendo nella
indagine del super-normale, abbiamo ancora potuto vedere come i colpi vibrati a distanza (raps), i
movimenti di oggetti, le levitazioni di persone ed altri analoghi fenomeni della medianità fisica,
rendessero necessario il concetto di una forza o sostanza proiettantesi fuori del corpo.
E specialmente nella telecinesi indagata con il sussidio fotografico, si è potuto mettere in evidenza,
dei filamenti o una mano fluidica come causa del movimento. Infine, il fenomeno delle
stimmate ci ha condotti a sostenere il concetto di un pensiero e una volontà organizzatrice della
materia. Le ricerche condotte nel campo dell'alto medianismo permettono di dimostrare su una base
sicura, che una sostanza fuoriesce effettivamente dal corpo del medium. Accettando il neologismo
proposto dal Richet, si è convenuto di definire tale sostanza col nome di ectoplasma; è anche usato
il termine di teleplasma. Ci appare come un qualcosa di indifferenziato, come una sostanza amorfa,
ora pastosa, ora filamentosa come un tessuto, ora consistente o elastica, dotata di colore grigio, più
spesso bianchissimo, talvolta luminescente; i suoi movimenti sono rapidissimi, tanto che la materia
ectoplasmica può essere vista apparire e sparire con fulminea rapidità. La fotografia applicata al
fenomeno, dimostra che talvolta pochi secondi separano la presenza della sostanza dalla sua
sparizione. E' anche sensibilissima alla luce, che presenta su essa un forte potere disgregante: per
tale ragione le esperienze vengono condotte al buio, o in luce rossa bassissima. Abitualmente il
lampo di magnesio, con cui si perviene a fotografare la sostanza, è quello che la fa immediatamente
disgregare. Molte volte si può mettere in evidenza il luogo dal quale l'ectoplasma esce; ed è per lo
più dalle cavità naturali, come il naso e la bocca, o dai capezzoli e dall'ombelico.
Si è anche potuto dimostrare che l'ectoplasma rientra spesso nel corpo del medium, e si è riusciti a
determinare il punto di rientro, come la fotografia ne aveva determinato il punto di uscita e ciò si è
ottenuto colorando la sostanza con anilina, che veniva depositata sulla pelle del medium nel punto
esatto d'ingresso. Dell'ectoplasma si è tentata anche l'analisi microscopica; e i tentativi più seri
sono quelli dei fisiologi Richet e Schrenck-Notzing, e di Harry Price.
Come era prevedibile, tali esami non apportarono alcun contributo alla comprensione del
misterioso processo. Infatti si trovarono globuli rossi in disfacimento, cristalli di sostanze varie,
ecc. Ora, evidentemente, non è l'ectoplasma che fu analizzato, ma piuttosto solo quello che
l'ectoplasma portava via dal corpo fisico del medium durante il processo di esteriorizzazione: la
vera sostanza sfuggiva, così, ai mezzi di indagine fisica. E poi, anche avendola in mano e potendola
esaminare, non faremo un passo di più di quello che ha fatto la scuola materialista quando si illuse
di spiegare il mistero della vita osservando delle cellule sezionate e colorate sotto il microscopio!
Ricorderò solo che durante le crisi ectoplasmiche il medium dà segni di una notevole
sofferenza, che si tradisce attraverso contrazioni spasmodiche degli arti e specialmente del volto.
Ma ciò che nel caso esposto è più notevole da osservare, è appunto il contegno intelligente
dell'ectoplasma che modifica la sua forma in rapporto alla realizzazione di un fine preciso: quello
di essere pesato. Che cosa può pretendersi di più sintomatico? Osservo subito però che la prova di
intelligenza or ora offerta è la più modesta che l'ectoplasma ci presenti.
La fotografia ha dimostrato che nel corso di pochi secondi dalla massa amorfa, indifferenziata, e
più precisamente in una sola parte di essa, si delinea un dito, una mano, una testa.
L'organizzazione di tali parti umane, può essere più o meno perfetta, e tale imperfezione risulta
evidente se si pensa che si coglie il processo in movimento ma l'importante è che l'organizzazione è
suscettibile della più assoluta ed inconcepibile precisione. Se la fotografia applicata ai fenomeni, ci
pone in grado di affermare, con prove di fatto positive, analoghe a qualsivoglia altra prova come per
esempio quella ottenuta dalla scienza nei confronti dell'astronomia stellare, che i fatti si sono svolti
in quel momento come sono stati visti e fissati durante la loro estrinsecazione; i «calchi medianici»
ci danno la dimostrazione che un effettivo processo di materializzazione con caratteri fisici si è
svolto,in modo sovra normale, visto che le riproduzioni medianiche dei calchi sono a priori
impossibili da ottenersi con tecnica ordinaria.
Nessun dubbio, quindi, sulla realtà dei fatti; anche a voler prescindere dalla considerazione, che
non ci può essere dubbio di sorta quando si vede una figura umana, la si sente parlare, la si
riconosce magari, e si legge uno scritto come nei casi di Estella e di Nepenthes che poi rimane a
testimoniare il fenomeno avvenuto.
Una volta accertato ciò, non resta che introdurre nel dominio dell'umano sapere questo dato
formidabile: può svilupparsi ed organizzarsi una vita umana, cioè un essere umano completamente
conformato e altrettanto reale che qualsiasi altro essere vivente, all'infuori delle leggi fisiologiche
classiche; le quali leggi vogliono che un essere umano derivi da una cellula-uovo femminile
sviluppantesi dopo il suo incontro con una cellula seminale maschile.
L'essere materializzato deriva dalla presenza di individualità umane, ma non più da una cellula, e
comunque in condizioni tali da doversi ritenere una eresia scientifica dal punto di vista del sapere
fisiologico classico. Chi ha la mente abituata all'osservazione rigida della scienza, dirà che non può
introdurre nel suo patrimonio mentale un fenomeno così strano, così misterioso, così assurdo.
E' vero; ciò fa parte della psicologia delle convinzioni umane; ma d'altra parte, se i fatti di
materializzazione esistono, come abbiamo dimostrato, allora non è più possibile respingerli
sulla base della considerazione che si tratta di fenomeni strani, misteriosi, assurdi.
E poi: perché strani, perché misteriosi, perché assurdi?
Poniamoci una domanda: nei riguardi della procreazione, la fisiologia classica è accettata dalla
mente umana perché è ovvia, chiara, lampante, o invece solo perché il processo avviene
abitualmente? Evidentemente è così; perché noi confondiamo l'abitudine del fenomeno con la sua
chiarezza derivata solo dall'abitudine, cioè dalla costante ripetizione del fatto.
Oso dire che se i fenomeni di materializzazione medianica si producessero tutti i giorni per il fatto
che l'umanità, avendo rinunciato a fare figli, si dedicasse solo a far sedute medianiche, si
troverebbe normale la generazione medianica degli esseri viventi, e per converso, anormale, strana,
misteriosa, assurda, quella realizzantesi attraverso la fecondazione, la gravidanza e il parto.
Infatti, non è misterioso, altrettanto del processo di materializzazione, la nascita fisiologica degli
esseri? Una cellula uovo riceve un impulso da una cellula fecondatrice maschile; ma di che natura
sia quest'impulso noi lo ignoriamo, come ignoriamo perché una sola cellula cresca in modo da
formare un essere vivente e pensante, così infinitamente complesso.
E poi, se analizziamo la cellula femminile, non la troviamo diversa da qualsiasi altra cellula, non
destinata affatto ad un compito evolutivo così eccelso: non vediamo sotto il microscopio
perché la cellula-uovo contenga in sé, in potenza, il prodigio di un genio, mentre un'altra cellula è
solo destinata ad un compito puramente materiale, di sostegno.
Indi tale cellula si moltiplica attraverso un processo di suddivisione che crea tessuti a mano a
mano differenziantisi; ma quale sia la forza che fa crescere le cellule in una determinata
particolare direzione, noi lo ignoriamo. Diciamo che dietro la cellula stanno le forze ereditarie di
un lungo processo evolutivo verificatosi nel mondo dalle origini dell'uomo in poi: verissimo; ma
questa non è una spiegazione, è una semplice, banale constatazione di fatto.
L'essere umano cresce al buio, come del resto cresce al buio la materializzazione; e se è
misterioso il processo ectoplasmico per cui a quella si perviene, è almeno altrettanto misterioso il
processo evolutivo fisiologico per cui cresce l'organismo umano futuro. Anche il fisiologo, pure
abituato a indagare da vicino l'origine della vita, deve ammettere che questo è un formidabile
mistero, un prodigio inesplicabile della natura. Orbene: come è possibile non accettare il fenomeno
della materializzazione sulla sola base del suo mistero? Tutto nella natura è misterioso: l'uomo,
l'universo, il fine della vita. Se così non fosse stato, l'umanità non avrebbe avute né le religioni né
la filosofia. Soltanto, l'uomo di scienza ha una curiosa mentalità nei confronti dei
fenomeni che osserva: per lui tutto l'abituale è normale, il sovra naturale è strano, misterioso,
talvolta assurdo. La scienza va verso un senso più equilibrato della sua funzione e missione: essa
annota, vede, osserva, indaga, riproduce, costruisce anche induzioni e deduzioni logiche sulla base
dei fatti, ma non ha diritto di porre limiti ai misteri dell'universo, agli enigmi della natura, e di
tacitare con l'appellativo di assurdo un fenomeno naturale (anche se super normale).
Se la fisiologia classica ha detto, che ogni essere vivente deriva da una cellula - omne vivum ex ovo -,
tutto ciò va bene, benissimo; perché questo fatto corrisponde realmente a un dato abituale della sua
esperienza sensibile. Ma quando vuol asserire che necessariamente la vita deve svilupparsi in questo
senso, allora essa pone dei limiti che sconfinano dalla sua esperienza sensibile per rientrare nel
campo della speculazione filosofica più o meno legittima.
Di fronte dunque alla realtà del processo medianico-ectoplasmico, non resta che introdurre nella
scienza questo dato assolutamente nuovo, questo dato rivoluzionario nella storia del pensiero
umano, questo dato, direbbe il Richet -formidabile: «la fisiologia classica è un caso limite di una
scienza più vasta che studia il formarsi degli esseri viventi; l'essere vivente nasce da due cellule del
sesso incontrantisi in condizioni determinate; ma oltre a questo tipo di produzione della vita, ne
esiste un altro, il «tipo medianico» secondo il quale tale legge viene superata. E' appunto un caso
limite di una scienza più vasta che studia il formarsi degli esseri organizzati, così come la
geometria euclidea nel dominio della moderna astronomia, è un caso limite di una geometria che
studia lo spazio a n dimensioni, o lo spazio-tempo, o qualunque concezione dello spazio su base
matematico-speculativa».
Di più: il fantasma materializzato si dimostra una perfetta organizzazione fisica, un essere umano
vivente, perfettamente conformato; che poi tale essere abbia, come si dice, una vita effimera, ciò ha
poca importanza, visto che si tratta solo di misura di tempo. Ci sono delle materializzazioni che
durano delle ore, mentre gli esseri umani possono durare anche cento anni; ma ci sono anche
umani che nascono con la loro tessera fisiologica in regola, e la cui vita si limita a brevi
istanti. Possiamo noi su ciò discutere l'essenza della materializzazione? Certo no; possiamo tutt'al
più dire che la materializzazione medianica è più labile, meno durevole di una... -mi sfugge proprio
l'espressione, che taluno potrà anche stimare antiscientifica! -materializzazione fisiologica.
Il fisiologo, che indaga la suddivisione della cellula-uovo, e che segue con meticolosa pazienza il
suddividersi delle cellule via via differenziatisi, assiste sì a uno spettacolo abituale, ma alla fine
delle sue laboriose indagini, deve solo concludere che colorando le cellule in un certo modo, ha visto
il tessuto presentarsi con quella data costituzione, e che, colorandole invece con un altro metodo,
vedeva il tessuto stesso presentarsi con altra determinata struttura. Di più il fisiologo può solo
affermare, al massimo, che lo sviluppo cellulare si determina secondo un andamento teleologico,
vale a dire secondo il fine della realizzazione della vita; ma il fisiologo non può fare a meno di
essere anche filosofo, perché la fisiologia deve necessariamente essere finalistica, al contrario della
fisica e della chimica, le quali possono svilupparsi all'infuori di tale concezione.
Ma se è un mistero per il fisiologo la finalità della vita, della cui ammissione non può fare però a
meno se vuole interpretare i fatti biologici, è anche un mistero la stessa struttura cellulare: neppure
colui che indaga più da vicino la natura, dunque, può apprendere qualcosa di positivo sulla
costituzione fisica dell'uomo e sul suo immediato divenire nel cosmo.
Ora quel fisiologo, che pur avendo accettati i fatti di materializzazione medianica, in quanto
fatti, non sa accettare il fenomeno in quanto non sa inquadrarlo nella propria struttura mentale, è
in fondo un illuso perché ha voluto credere che la sua fisiologia sia chiara, e la medianità invece
oscura, che il suo sapere classico non gli abbia lasciato dubbi o perplessità, mentre la medianità lo
avrebbe condotto nel regno delle tenebre. Quale illusione!
Abbiamo visto infatti che la fisiologia classica, alla quale dobbiamo tante conquiste tecniche e
tante importanti cognizioni, è in fondo un grande mistero, perché non ci dà luce su quel
meccanismo per cui dal nulla, o quasi, nasce il tutto.
Ammettiamo che un essere ipotetico extra-umano, guardasse dal di fuori la nostra terra, e che
per ipotesi questo essere potesse vedere, con un particolare strumento, solo le pietre, ma non gli
uomini. Questo essere vedrebbe allora, a un certo momento, delle pietre uscire dalle cave, assumere
una forma geometrica, muoversi da sole nello spazio, organizzarsi e consolidarsi fra loro secondo
un certo schema, erigersi in baluardo, alzare guglie verso il cielo, creare successivamente un'opera
architettonica in pietre: un tempio! Orbene: il fisiologo che indaga lo svilupparsi delle cellule, si
trova nella stessa posizione di fronte alla natura, di quell'essere ipotetico che studiando con uno
speciale strumento la nostra terra, vedesse sorgere i templi per movimenti creduti spontanei delle
pietre, essendo a lui interdetto di vedere l'uomo. Se quest'essere ipotetico volesse darsi ragione dei
fatti che osserva, dovrebbe concludere che ha potuto descrivere lo svilupparsi di un'opera sorta per
lui dal nulla in vista di un fine; ma non potrebbe mai conoscere quell'intelligenza che ha promosso
quelle azioni. E così il nostro fisiologo: perché le cellule si moltiplicano, si dispongono
ordinatamente e costituiscono un tempio: il corpo umano; ma non ne vede la forza motrice
intelligente. Ne viene così che quei biologi, che si sono accontentati di dire, che l'ordinamento
avviene in tal guisa per forza di eredità, sono simili a quel medico medioevale, che alla domanda
del perché l'oppio facesse dormire, rispose che ciò avveniva perché esso aveva la “ virtus
dormitiva”. Certo, la mente si perde se si pensa al prodigio della creazione ectoplasmica; se si pensa
che ne nasce un essere completamente organizzato, dotato di sentimento, di volontà, di pensiero.
Non abbiamo affatto a che fare con un fantoccio o un simulacro. Che così sia è ampiamente
comprovato e documentato dal fatto, che nei fantasmi materializzati si è udito, per esempio, il cuore
battere, e il Crookes e il Richet ne fanno buona testimonianza; ma se il cuore batte, allora c'è un
muscolo cardiaco che funziona, il quale implica a sua volta un complesso meccanismo nervoso
centrale, periferico, simpatico in azione; e c'è anche del sangue che lo attraversa; delle valvole
cardiache che funzionano; dei vasi arteriosi e venosi in cui il sangue stesso circoli; dell'emoglobina
che fissi l'ossigeno; degli organi, come fegato, reni, polmoni, a cui questo sangue arrivi; e a sua
volta, che dei polmoni esistano è dimostrato dal fatto che il fisiologo Richet pervenne ad eseguire
per la prima volta nella storia del sapere umano, una esperienza di fisiologia classica,
dimostrante che dalla bocca di Bien-Boa, fantasma materializzato, usciva realmente dell'anidride
carbonica; il che significa che del sangue ossigenato era effettivamente partito dai polmoni del
fantasma, era arrivato ai tessuti, vi aveva ceduto il suo ossigeno, e ne era ritornato carico del
ricambio dei tessuti: dunque esistevano anche dei tessuti ed organi con tutti i loro complessi scambi
e correlazioni; dunque esisteva un essere autentico, reale, sostanziale, effettivo, materiale e
vivente, analogo in tutto e per tutto a qualsiasi altro essere umano esistente sulla terra.
Certo, la mente del biologo si perde se pensa a tutto questo. Ma non si perde forse di fronte ad
altri dati della scienza ufficiale, ammessa, riconosciuta, come è per esempio l'astronomia?
Non si perde pensando all’esistenza di un universo senza limiti, a miliardi e miliardi di globi
incandescenti roteanti nello spazio, a nebulose lontane milioni di miliardi di anni luce, alla Via
Lattea, a tutti gli universi extra-galattici? Come non sentire un senso di paurosa vertigine, di vero
sgomento, di fronte alla potente grandiosità dell'universo? E se così è, con quale autorità il fisiologo
potrà affermare che non può accettare le materializzazioni perché sconcertanti, assurde?
Si può anche comprendere che un fisiologo, di fronte a simili fatti, si comporti come fece il Richet,
il quale ammise che tutto era assurdo nella creazione ectoplasmica degli esseri viventi, ma
aggiunse quell'espressione che non poteva mancare di riconoscere, e cioè che tutto era vero.
A tal proposito il dottore Geley osserva: «Dal punto di vista della filosofia biologica, che cos'è, in
fondo l'ectoplasmia? Essa non è che la riproduzione, prodigiosamente accelerata, della genesi degli
organi e degli organismi. L'evoluzione metapsichica delle forme viventi tratta i medesimi
insegnamenti che già comportava l'evoluzione normale dell'embrione, in cui vengono riprodotte
rapidissimamente le fasi successive dell'evoluzione della specie, quali si svolsero in un ciclo
innumerevole di secoli. L'evoluzione ectoplasmica ci offre egualmente, in uno scorcio meraviglioso
e sublime, lo spettacolo della creazione in pochi istanti, di un Essere Vivente, la cui formazione
normale avrebbe richiesto molti anni. Quando l'ectoplasmia sarà investigata in ogni particolare,
essa ci fornirà, senza alcun dubbio, la chiave di volta rivelatrice del prodigioso mistero della Vita»
(L'Ectoplasmie et la Clairvoyance).
Tutta la parapsicologia a materializzazioni, insomma, dimostra ad esuberanza che esiste nella
subcoscienza degli individui umani una notevole forza capace di estrinsecarsi in raffigurazione
mentale. Ne deriva allora che non è la materia che ha la facoltà intrinseca di auto-organizzarsi, ma
che essa subisce solo l'influsso di quello che si può chiamare un dinamismo superiore.
Con la dimostrazione sperimentale che il Pensiero e la Volontà sono forze plasticizzanti o
organizzanti, dimostrazione convalidata dall'unanime consenso di tutti gli indagatori, siano essi
fautori od avversari dell'ipotesi spiritica, si pervenne ad ottenere i seguenti obiettivi scientifici, i
quali rivestono un valore teorico immenso:
1. Si pervenne a demolire irreparabilmente il materialismo scientifico, dimostrando come i suoi
propugnatori fossero tratti in inganno dalle apparenze, in base alle quali avevano concluso
erroneamente che il pensiero era una funzione del cervello, laddove l'indagine approfondita dei
fenomeni metapsichici, rivelandoci la realtà che si nasconde sotto le apparenze, dimostrò
precisamente il contrario; e cioè, che il cervello era condizionato dal pensiero.
2. Si pervenne a convalidare ulteriormente l'ipotesi spiritica, alla quale vennero ad aggiungersi
prove complementari mirabili in dimostrazione dell'esistenza e sopravvivenza dell'anima; prove
capaci di conferire all'ipotesi stessa una stabilità scientifica incrollabile.
3. Si pervenne a dimostrare che la concezione panteista dell'universo, la quale, conforme a tutte
le concezioni filosofiche, si fondava esclusivamente sui postulati infidi dell'astrazione pura, era
invece suscettibile di venire discussa e propugnata in base ai processi scientifici dell'analisi
comparata» (Pensiero e Volontà, ecc.).
Appare dunque evidente dai fatti esposti e dalle considerazioni che da essi derivano, che una
concezione della fisiologia e biologia classiche, come erano intese dagli scienziati della scuola
positivista, non è più sostenibile. Il vecchio famoso parallelismo psico-fisico, con il quale ci si era
illusi di avere per sempre sepolto ogni concezione dell'anima, si è dimostrato soltanto una esatta
osservazione di due fenomeni, quello fisico e quello psichico, svolgentesi nel tempo stesso; ma
questa osservazione non dimostrava che fosse proprio il fenomeno fisico che creava, sosteneva,
condizionava il fenomeno psichico: questo ce lo aggiunsero proprio quei biologi che avevano
creduto di vedere nei fenomeni di natura la esatta riproduzione delle loro convinzioni.
Pervenuti a questo punto ci accorgiamo che alla prova indiretta in dimostrazione di un mondo
spirituale, se ne aggiunge una diretta, desunta dall'analisi dei fenomeni spiritici.
La convergenza delle prove è uno dei criteri massimi su cui si fonda la scienza, e pertanto
dovremmo attribuire ad essa il valore che le compete.
Lo spiritismo elenca dunque, a suo sostegno, ordini diversi di fatti generali e speciali. Eccoli:
1. Esistono casi di defunti, i quali, pur non essendo mai stati conosciuti né dal medium né dai
presenti, si sono manifestati nelle più svariate guise, fornendo tutti i ragguagli intesi a riconoscerli.
Sono queste le prove d'identificazione spiritica propriamente dette, e delle quali abbiamo già visti
esempi.
2. Tutte le manifestazioni del genere, verificantisi presso qualsiasi popolo del mondo, sia nella
remota antichità che odiernamente, si estrinsecano tutte come se derivassero la loro origine da
entità disincarnate. Questa universalità delle manifestazioni spiritiche non è un particolare
accessorio, bensì uno degli elementi del problema da risolvere, il cui grave onere pesa tutto
sulle spalle degli animisti.
3. Esistenza di entità che presiedono ai fenomeni di apporto, alla cui base sta un elemento
morale.
4. L'esistenza latente, nella subcoscienza umana, di facoltà super normali meravigliose,
emancipate dai vincoli dello spazio e del tempo, in grado di agire sul corpo somatico e sulla
materia, e indipendenti dalle leggi di evoluzione biologica. Tali facoltà sensorie super normali
subcoscienti postulano l'esistenza di un mondo in cui esercitarsi (Bozzano).
5. L'esistenza dei fenomeni di bilocazione, i quali presentano l'identica caratteristica segnalata per
le fac. sup. sub., e cioè che si presentano tanto più potenti e sviluppati, quanto più l'organismo
somatico sottostà a menomazione vitale. Poiché il corpo eterico si è dimostrato libero dai vincoli di
spazio e di tempo, e sede al tempo stesso di sensibilità e coscienza, ne consegue che esso è
indipendente dal corpo fisico, di cui non segue le leggi. Ne deriva che se il corpo fisico soggiace alla
morte, la stessa sorte non subirà il corpo eterico. In altre parole: la bilocazione è una
disincarnazione parziale e temporanea, la morte una disincarnazione totale e definitiva.
(Bozzano e Hornell Hart).
6. L'esistenza di numerosissimi casi di apparizioni di defunti al letto di morte, la cui grande
efficacia in senso spiritualista risulta indipendente dalle prove consuete di identificazione spiritica
in base ai ragguagli personali forniti dai defunti comunicanti. Sono particolarmente suggestivi i
casi in cui sono protagonisti dei bimbi (Bozzano).
7. L'esistenza di fenomeni di premonizione di morte accidentale in cui viene prospettato alla
vittima l'evento tragico che la attende, ma ciò in modo volutamente oscuro o reticente, ovvero
sapientemente simbolico, in guisa da rendere impenetrabile per tutti, fino ad evento compiuto, il
significato dei simboli trasmessi o delle reticenze intenzionali. Se tali auto premonizioni di morte
traessero origine dalla subcoscienza, perché quest'ultima lascerebbe morire se stessa? Sta invece il
fatto che a tale ordine di fenomeni presiede una volontà superiore estrinseca, la quale agisce
in vista di una finalità ultraterrena. (Bozzano).
8. L'esistenza delle «corrispondenze incrociate», ideate dal Myers defunto onde provare
l'indipendenza spirituale delle entità operanti.
9. L'esistenza di apparizioni di defunti dopo breve o lungo intervallo dalla loro morte, quando
vengono visualizzati indipendentemente e collettivamente da varie persone (Bozzano).
10. L'esistenza di casi in cui il defunto rivela cose occorse dopo la sua morte, ignorate da tutti i
viventi, e non spiegabili né con la telestesia, né con la psicometria.
11. L'esistenza di materializzazioni totali, che conversano, scrivono, agiscono e si comportano
come un essere vivente, dando prova di essere personalità come siamo noi stessi.
Le 11 categorie ora elencate stanno a dimostrare l'esistenza di fenomeni postulanti l'intervento di
personalità defunte. Senonché, come non regna l'accordo assoluto in ogni ramo dell'attività umana,
così non regna neppure nel campo di questa «terra contrastata».
Gli studiosi della metapsichica si possono pertanto allineare in tre diverse correnti:
1. coloro che hanno accettato integralmente l'ipotesi dell'intervento dei defunti (spiritisti);
2. coloro che ritengono probabile, scientifica e sotto ogni aspetto legittima l'ipotesi spiritica, ma non
ancora sufficientemente provata;
3. coloro che fanno parte dell'opposizione e che ritengono inutile l'ipotesi spiritica in quanto il solo
animismo sarebbe sufficiente a dar ragione di ogni fenomeno parapsicologico.
Esaminiamo separatamente queste posizioni. Gli spiritisti hanno assunto di fronte ai fatti una
posizione ben definita. Alludo naturalmente agli scienziati ed ai pensatori che sono pervenuti a tale
conclusione usando metodi scientifici, e non a quelle oneste ma malefiche persone che facendo dello
spiritismo spicciolo, screditano quest'attività, così come i medici ciarlatani possono screditare la
maestà della scienza medica.
I nomi che lo spiritismo può annoverare vanno da Sir William Crookes a Sir W. Barrett, dal Myers
al Flammarion, dal Bozzano al Geley, da Sir O. Lodge all'Hyslop, da Lombroso a Brofferio, da Sir
A. Conan Doyle a Victor Hugo, da Luciani ad Hodgson, da S. C. Ducasse a Ian Stevenson.
La massa dei fenomeni elencati in questo libro, e tutti gli altri innumerevoli che non ho potuto
riportare, ma che si trovano nella letteratura specializzata degli ultimi cento anni, hanno convinto
una larga classe di scienziati, filosofi, letterati, uomini politici o rappresentativi di altre attività
umane. Tale classe di studiosi ritiene che se ci si vuol dar ragione dei fenomeni globalmente
assunti, bisogna fare forzatamente capo all'ipotesi spiritica.
Viene come seconda la classe di quegli studiosi i quali, pur non respingendo l'ipotesi in parola, la
ritengono ancora prematura e non sufficientemente provata. Osservo però che l'inclinazione di tali
studiosi è favorevole all'intervento estrinseco. (Deve essere sempre tenuto presente che motivi di
carattere sociale, scientifico, o religioso, possono svolgere azione inibitoria, presso certi studiosi,
nella enunciazione del loro pensiero).
Il filosofo tedesco, prof. Hans Driesch, l'insigne vitalista, richiesto di esprimere la sua opinione,
scrive: «La teoria spiritica non mi pare essere provata; ma lo spiritismo, se fosse provato, sarebbe
una teoria scientifica» (1925). Però l'A., in un suo libro successivo (Parapsychologie, 1932), parla
in realtà di «monadismo» (cioè «spiritismo») come di un fenomeno fuori discussione.
Il prof. Murphy, della Columbia University, scrive: «L'ipotesi spiritica mi sembra essere un'ipotesi
perfettamente legittima: molti dati concorrono ad avvalorarla. Io non la considero provata, ma la
ritengo la migliore, sia per spiegare alcuni fenomeni, come specialmente le case infestate, le
apparizioni e le corrispondenze incrociate... Non trovo alcuna buona ragione scientifica per
escluderla dal campo delle ipotesi».
L'ing. Warcollier, richiesto di esprimere la sua opinione, scrive: «Fra le diverse ipotesi esplicative
di queste influenze, quella spiritica è la più verosimile; perciò non mi sembra che possa essere
attualmente scartata come antiscientifica».
Il prof. Schrenck-Notzing, fisiologo all'Università di Monaco, scrive: «Quantunque i processi
oggettivi della medianità si possano spiegare senza l'ipotesi spiritica, pure tale teoria, specialmente
nei confronti dei fenomeni psichici, non può passare, dal punto di vista filosofico, come
antiscientifica». Il Premio Nobel prof. Richet scrive: «L'ipotesi spiritica non è affatto
antiscientifica. Essa però non è in alcun modo provata: ecco tutto. Ma provvisoriamente la si può
ammettere come ipotesi di lavoro» (1924). «Comunque è timidamente ch'io combatto l'ipotesi
spiritica, perché non sono in grado di opporle una teoria antagonista pienamente soddisfacente»
(1922). Il pensiero del Richet ha subito però, col passare degli anni, un'ulteriore evoluzione.
Eccone due esempi: ho fra le mani un libro del Richet -Au Secours! -inviato in omaggio al
Bozzano, e da me da lui stesso ereditato, sul quale figura questa dedica: « Au mon savant et vaillant
ami E. Bozzano, en toute sympathie croissante». E' il Richet che ha sottolineata la parola crescente.
E siccome egli ha inviato il suo libro a un maestro della parapsicologia, ne deriva che
quell'aggettivo non può che riferirsi alla tesi difesa; il che significa, in altre parole, che le simpatie
del Richet per l'ipotesi spiritica crescevano sempre più! Ciò avveniva nel 1935. In quello stesso anno
il Richet inviava al Bozzano questa lettera assai significativa: «Et maintenant je m'explique tout à
fait confidentiellement avec vous. Ce que n'ont pu obtenir ni Myers, ni Hodgson, ni Hyslop, ni Sir
Oliver Lodge, vous l'avez obtenu avec vos magistrales monographies que je lis toujours avec une
attention religieuse. Elles font un étrange contraste avec les fumeuses théories qui encombrent
notre science. Croyez, je vous prie, à tous mes sentiments de sympathie et de reconnaissance».
E' ancora il Richet che sottolinea quest'ultima parola.
Non ha perciò il minimo dubbio esprimendo la sua riconoscenza al Bozzano per avergli fatto aprire
gli occhi sulla vera interpretazione da darsi ai fenomeni. Ne consegue che il Richet aveva aderito,
nell'ultimo anno della sua vita, all'interpretazione spiritica.
Il filosofo americano William James (1842-1910) si trova nell'identica posizione. Per quanto egli
abbia creata la teoria del «Serbatoio Cosmico» , tuttavia egli inclinava fortemente verso
l'interpretazione spiritica. Nel vol. XXIII dei Proceedings S.P.R., 1909, cioè un anno avanti la sua
morte, egli scriveva: «Considerando il caso dell'intervento di entità spirituali permanentemente tali,
osservo che non vi può essere a priori nessun motivo per non ammettere che lo spirito umano, od
altre entità spirituali, non abbiano a cooperare nelle manifestazioni medianiche, ovvero, non
abbiano a produrre per conto loro speciali manifestazioni. Prima facie, e dal punto di vista delle
probabilità "drammatiche" in tal senso, osservo che nella storica massa di materiale psichico
raccolto dal Myers sotto la denominazione generica di "Automatismi", si rilevano in numero
enorme e impressionante i casi di interventi spirituali. I moderni "illuminati" i quali si rifiutano
sdegnosamente di ammettere che la "possessione medianica" possa risultare un'ipotesi probabile e
da non trascurarsi, e che vi si rifiutano a dispetto delle tradizioni universali fondate sopra
esperienze concrete in tal senso, mi sono sempre apparsi un curioso esempio dell'onnipotenza della
"moda" nel campo scientifico. Che l'antica ipotesi della "possessione demoniaca" (escluso
naturalmente il demonio) sia destinata ad entrare nell'orbita delle indagini scientifiche, è per me
un fatto assolutamente certo; e bisogna invero essere "scientifici" fino al midollo delle ossa per
dimostrarsi ciechi e ignoranti al punto da non sospettare neanche una possibilità siffatta...» .
Queste espressioni dimostrano che anche il James aveva aderito, nell'ultimo anno della sua vita,
all'ipotesi spiritica. Potrei prolungare a volontà questa elencazione, ma giudico l'opinione di questi
uomini rappresentativi sufficiente al caso nostro.
La terza categoria è quella degli animisti assoluti. Questi studiosi fra i quali primeggiano Frank
Podmore, il dott. Osty e il Sudre, ritengono che la «facies spiritica» dei fenomeni, sia pura illusoria
apparenza e che in realtà ogni fenomeno parapsicologico possa essere intrinsecamente ricondotto
all'attività dell'anima umana. In altre parole: tutto avverrebbe fra vivi.
Ora, le teorie animiche sono numerose, ma già s'intende che possono essere ricondotte a poche.
Ne elencherò le maggiori:
1. La teoria delle creazioni psicofisiche collettive, del prof. Ochorowicz, la quale vuole che
quando più persone si radunano per una seduta medianica, elementi psichici liberi di costoro si
fonderebbero fra loro per creare una personalità nuova ma fittizia.
2. La teoria Polipsichica, di W. Mackenzie, la quale, secondo l'A., differirebbe da quella
dell'Ochorowicz, ma che comunque marcia sulla stessa falsariga. Il Mackenzie, che è un erudito
biologo italiano, defunto nel 1970, ha raffrontato le sedute medianiche con quanto si verifica nelle
diatomee. Però il M. stesso circoscrive la capacità esplicativa della sua ipotesi, riconoscendo che vi
sono manifestazioni di personalità medianiche le quali sono per ora inesplicabili e che vi sono casi
impressionanti di identificazione spiritica. Che la capacità esplicativa di queste ipotesi
dell'Ochorowicz e del Mackenzie sia assai limitata, si comprende subito se si pensa alle seguenti
circostanze:
1) che bisogna dimostrare ancora come più psichismi dissociati, ammesso che esistano, possano
costituire una personalità nuova senziente e cosciente (e dovrebbe essere autocosciente pur non
esistendo in realtà!);
2) che essa spiega solo i casi in cui si tratta di sedute collettive, ma non quelle in cui il medium è
solo (come nel caso del rev. Moses), e neppure tutte le altre categorie parapsicologiche in cui si
tratta di fenomeni spontanei;
3) che anche tutto ammesso, la nuova personalità risulterà la somma degli psichismi dei presenti,
ma mai nulla di più, e pertanto, se le manifestazioni assumono carattere di intelligenze e capacità
di gran lunga superiori a quelle dei presenti, o se emergono dati da tutti ignorati, coscientemente e
sub coscientemente, ne deriverà che la personalità medianica non potrà risultare la somma degli
psichismi dissociati dei presenti;
4) per quanto si mutino i componenti del circolo, spesso non muta affatto la personalità medianica.
Persino il Sudre (Revue Métapsychique, 1923), recensendo l'opera pregevolissima del Mackenzie
(Metapsichica Moderna, 1923), contesta la validità dell'ipotesi poli psichica e scrive:
«Nelle nostre esperienze col medium Gouzyk, più di sessanta persone, di mentalità profondamente
diverse, vennero successivamente a prendere posto intorno al medium polacco, ma ciò nonostante il
preteso essere collettivo si dimostrò sempre eguale» . Ora è invece chiaro che se mutano gli elementi
da addizionare, dovrà mutare il risultato.
3. La teoria del Serbatoio Cosmico delle Memorie Individuali, di William James. Egli aveva
proposto tale teoria per scopi puramente metafisici, e perché non era pervenuto a darsi ragione di
quelle «lacune mnemoniche» cui vanno incontro le personalità medianiche all'atto del comunicare.
I medium, secondo l'ipotesi, si pongono in rapporto sub coscientemente con tale Serbatoio (in
termini banali si potrebbe dire: una specie di «anagrafe dell'aldilà), traendo da esso tutte le notizie
necessarie per rappresentare un certo defunto. Però, a ben considerare, anche tale ipotesi
risulta insufficiente, perché non può rispondere alle seguenti gravi difficoltà:
1) i defunti che così si manifestano dovrebbero risultare puri e semplici simulacri, privi di
personalità in quanto costituiti della reviviscenza di «cadaveri psichici» (i «ricordi» immagazzinati
nel Serbatoio), mentre in realtà i defunti comunicanti si dimostrano delle persone vive e reali al
pari di noi, e soprattutto perché rispondono a domande od obiezioni fatte al momento e
corrispondenti a situazioni del momento. In altre parole: l'ipotesi del James è un'ipotesi
psicometrica, in cui si tratta di far raccontare al Serbatoio Cosmico la storia di quella «memoria
individuale»; e poiché la psicometria riproduce ma non crea (Bozzano), ne deriva che le personalità
in tal guisa manifestantisi, non sarebbero più dei defunti, ma delle personalità fittizie a « percorso
obbligatorio». Insomma: le personalità medianiche dovrebbero in tal caso comportarsi come i
personaggi di un film, che hanno la loro azione già tracciata, e che pertanto non dovrebbero mai,
alla domanda che rivolgesse uno spettatore, uscire dal quadro interferendo in una situazione per
loro extra-temporale! Ora avviene invece proprio così, dimostrandosi che l'ipotesi psicometrica del
S. C. non è adeguata alla spiegazione dei fatti.
2) Non si comprende, nel caso particolare, perché la personalità medianica dovrebbe affermare di
essere un defunto sopravvissuto quando non è in realtà che un «cadavere psichico»
momentaneamente vitalizzato.
4. La teoria dell'Incosciente Universale, di Eduard von Hartmann (1896), che filosoficamente
è un'estensione della teoria del James. Detto «incosciente universale», essendo l'Assoluto, ne deriva
che sarebbe «il Tutto», e pertanto i medium, immergendosi in esso, ricaverebbero tutti i ragguagli
che interesserebbero loro per la ricostruzione d'una personalità di defunto. Però, le seguenti gravi
obiezioni possono essere poste:
1) volendo escludere l'ipotesi logica e semplice della presenza dei defunti, si è arrivati a scomodare
persino l'Assoluto;
2) non si comprende perché l'Assoluto dovrebbe essere lì ad ingannare i poveri medium e quegli
ingenui parapsicologi; e si comprende ancor meno come tutti debbano sempre essere ingannati
dall'Incosciente Universale, eccetto naturalmente von Hartmann che invece, unico, se ne accorse...;
3) non si comprende perché, filosoficamente parlando, debba esistere, alla base del mondo, un
Grande Maligno, il cui solo scopo sarebbe quello di turlupinare un'umanità mortale.
5. La teoria della «telepatia fra viventi» di Frank Podmore. Noi abbiamo già avuto occasione di
rammentarla ripetute volte parlando delle apparizioni dei defunti, ma si ricorderà che fu sempre
per dimostrarne l'erroneità. Essa fu creata per dare una base alla teoria animica, ma è
appunto l'animismo stesso che ci afferma, che quando l'agente pensa al percipiente, quest'ultimo
vede il fantasma del primo, mai quello di una terza persona! D'altra parte, se la teoria di Podmore
fosse vera, allora due conseguenze ne deriverebbero immediate:
1) si dovrebbero vedere non esclusivamente (come avviene) fantasmi di defunti, ma per la maggior
parte fantasmi di viventi, visto che si pensa, e molto, anche a questi;
2) siccome l'agente pensa al percipiente, e siccome l'agente, secondo l'ipotesi, fa vedere al
percipiente il fantasma della persona pensata, ne deriva che il percipiente dovrebbe vedere sempre il
fantasma di se stesso!
Tutte queste riflessioni dimostrano l'assoluta inadeguatezza dell'ipotesi del Podmore.
6. La teoria della «Criptestesia generale». Il termine fu creato dal Richet per indicare la
capacità di percepire cose nascoste, lontane nel tempo e nello spazio. In un primo tempo almeno,
sembra che il Richet abbia aderito a quest'ipotesi, che peraltro egli ha sempre considerata ipotesi di
lavoro. I due più validi sostenitori di questa teoria furono l'Osty e il Sudre. Lo sforzo teorico
massimo di questa coincide con l'enunciazione della «prosopopesi-metagnomica» da parte del Sudre
(Introduction à la métapsychique humaine, 1926). Ecco in che cosa essa consiste: il medium,
per mezzo delle sue capacità inquirenti attive, è in grado di prendere contatto con avvenimenti
passati, può esplorare tutto il presente e può agevolmente spingere la sua penetrazione nel futuro;
per lui, tanto gli avvenimenti materiali inerti, quanto le realtà pensate, sono un unico facile oggetto
d'esplorazione. Questa sua straordinaria capacità animica è dal Sudre chiamata metagnomia, ed è
la prima parte della sua complessiva ipotesi. L'altra metà è la prosopopesi, la quale consiste nella
maschera spiritica che il medium costruirebbe per rappresentare un dato defunto. Passando
dall'astratto al concreto, le cose, secondo la teoria del Sudre, dovrebbero svolgersi così: in una
seduta il consultante A sente che il medium B parla come se fosse presente suo fratello defunto;
orbene: è il medium che ha ricavati tali ragguagli dalla subcoscienza del consultante. Oppure, il
fratello defunto di A rivela cose a lui assolutamente ignote, e riscontrate veridiche solo dopo lunghe
e minuziose indagini; ecco: il medium si immerse dapprima nella subcoscienza del consultante, ma
non avendovi trovato ciò che serviva al suo scopo, lasciò il suo corpo e viaggiò fulmineamente per
il mondo andando alla ricerca dell'ambiente in cui il defunto visse e delle persone che con lui
vennero a contatto. Oppure, un defunto si fa vedere completamente materializzato parlando come
se fosse in vita ed altrettanto reale; ebbene: il medium si è immerso nella subcoscienza di persone
presenti o lontane che conobbero il defunto, e dopo averne carpiti tutti i ragguagli relativi
all'aspetto fisico e alla personalità morale, emette dell'ectoplasma che modella secondo i dati avuti,
facendo parlare l'entità materializzata secondo le informazioni in tal modo carpite. Oppure, una
persona vede un defunto sconosciuto, ma poi identificato, che le appare; ebbene: è stata la sua
subcoscienza che girovagando per il mondo ha carpito in altre sub coscienze i ragguagli relativi
all'aspetto di quel defunto, li ha trasmessi al suo cervello, e questo, a sua volta, al di fuori, in forma
allucinatoria... E così di seguito per tutte le categorie metapsichiche.
Avverto che queste sono le ipotesi scientifiche che i positivisti della parapsicologia come
l'Osty e il Sudre, hanno ideato. Tutto ciò è accaduto perché questa classe di studiosi, respingendo
aprioristicamente il concetto di sopravvivenza, si è trovata costretta a forzare le capacità delle
facoltà super normali subcoscienti fino ad estremi teorici inverosimili. Tale repulsa della
sopravvivenza era derivata unicamente dalla circostanza, che la fisiologia aveva sempre sostenuto
essere cervello ed intelligenza due termini inseparabili. Senonché anche su questo punto i fisiologi
avevano commesso un errore di logica, errore che il Richet così chiarisce: «Certamente la fisiologia
insegna che l'integrità del cervello è necessaria all'intelligenza; ma veramente questa conclusione
oltrepassa i dati dell'esperienza fisiologica. E per inverosimile che la cosa possa sembrare a
primo aspetto, si può, senza assurdità, concepire un'intelligenza che non abbia per substrato un
cervello. La scienza fisiologica dice soltanto che tutte le intelligenze conosciute hanno per substrato
un cervello ma essa non ha tentato mai di provare che l'esistenza di questo substrato sia una
condizione necessaria, e mi sembra che ad essa sia impossibile di provarlo» (Annales des
Sciences Psychiques, 1905). Proseguo osservando che in realtà la nostra conoscenza dell'animismo
non ci autorizzava a porre simili illazioni teoretiche, come appunto risulta il conferimento di
poteri trascendentali alla subcoscienza. Tutt'altro. Nella prima parte di questo libro avevamo visto
come alla base delle manifestazioni parapsicologiche vigesse la legge fondamentale del «rapporto
psichico»; legge che limitava entro confini ben definiti le capacità inquirenti della subcoscienza.
Invece per gli animisti la subcoscienza è diventata una magica bisaccia nella quale costoro i
negatori della sopravvivenza, rinchiudono, costringono e comprimono a viva forza tutti quei
fenomeni spiritici che tanto li imbarazzano.
A quest'ordine di idee aveva aderito anche il grande fisiologo Alexis Carrel, il quale nel suo libro
“L'uomo questo sconosciuto”, aveva espresso l'opinione che l'animismo neutralizzasse lo
spiritismo. Ecco come si esprime: «I chiaroveggenti non percepiscono soltanto gli eventi lontani
nello spazio, ma quelli altresì lontani nel tempo, sia che si tratti del passato o del futuro. Essi,
insomma, appaiono liberi di vagabondare attraverso lo spazio ed il tempo... Tutto ciò sembra
indicare l'esistenza di un principio psichico capace di evolvere all'infuori dei limiti assegnati alle
funzioni psicologiche scientificamente intese... Ora, vi è un gruppo di manifestazioni del genere che
per gli specializzati nelle indagini spiritiche assumono il valore di prove della sopravvivenza dello
spirito umano, e ciò in quanto il medium allorché in apparenza è "controllato" dallo spirito di un
defunto, si dimostra capace di rivelare ragguagli personali noti soltanto a quest'ultimo, la cui
veridicità risulta poi convalidata in base a laboriose indagini... Queste manifestazioni, poste in
rilievo dagli spiritisti, risultano invero molto suggestive ed importanti, ma la loro interpretazione
rimane ancora dubbia, visto che non esistono segreti per le facoltà chiaroveggenti dei medium. Ne
deriva che per il momento non sembra possibile distinguere fra la sopravvivenza di un "principio
psichico", e il fenomeno medianico della "chiaroveggenza"».
Giova far rilevare che il Carrel, nonostante la sua posizione di fisiologo ufficiale, accetta
integralmente il fatto della conoscenza extrasensoriale, alla quale poi concede capacità d'ordine
trascendente; il che è già moltissimo per uno scienziato. Senonché noi abbiamo già visto che le
facoltà super normali subcoscienti hanno invece un campo d'azione ben distinto e circoscrivibile,
per cui è contro i fatti assurgere a illazioni teoretiche di questa portata.
Una posizione quasi eguale è quella del noto e preparatissimo parapsicologo Emilio Servadio.
Egli scrive nel numero di settembre-ottobre 1972 di Pianeta quanto segue:
«Le ricerche psicologiche e psichiatriche sulle alterazioni della struttura psichica, sugli stati
schizoidi, sulle personalità alternanti, ecc., e quelli parapsicologici sulle diverse modalità della
percezione extra-sensoriale, hanno fatto sì che oggi, solo un ignaro possa ritenere inevitabile
l'interpretazione in senso "spiritico" del fatto che un medium parli in modo diverso dal suo solito, o
magari usi frasi, o dimostri conoscenze, che erano tipiche di questo o quel parente defunto
dell'osservatore. E' stato inoltre rilevato che oggi la parapsicologia dà per ammesse due grandi
classi di fenomeni paranormali: la percezione extrasensoriale (ESP) e gli effetti psicocinetici (PK);
e che non si saprebbero a priori assegnare limiti precisi a tali possibilità parapsichiche o para
fisiche della personalità umana. Alla percezione extrasensoriale, infatti, non sarebbe possibile
fissare limiti invalicabili di spazio o di tempo, e parimenti non si ha ragione di pensare che
l'influenzamento diretto della materia da parte della psiche ("effetto PK") si manifesti nei limiti,
supponiamo, di un grammo o di un chilogrammo o di un quintale. Ciò posto, è chiaro che a priori,
nulla vieta di ricondurre a una ESP o a un effetto PK generalizzati (qualcuno ha parlato di una
Super-ESP o di un Super-effetto PK) ogni e qualsiasi fenomeno parapsicologico. Anche se
un'individualità diversa e distinta da tutti i presenti si "materializzasse" in una seduta medianica e
si esprimesse coerentemente in greco antico, rivelando cose a tutti ignote, non si potrebbe escludere
che ciò fosse il risultato, appunto, di una Super-ESP e di un Super-PK combinati e fusi anche se la
cosa, a posteriori, potrebbe sembrare poco plausibile». Le ipotesi della Super-ESP e Super-PK sono
opera di Alan Gauld, il quale, per primo, ne ha parlato in un articolo intitolato appunto «The
Super-ESP hypothesis», pubblicato sui Proceedings S.P.R., ottobre 1961. Evidentemente Alan
Gauld non ha trovato risolutive le ipotesi della ESP e PK applicate alle manifestazioni super
normali dell'alto medianismo, se egli ha sentito il bisogno di ricorrere ad una Super-ESP e Super-
PK. Io non vedo come aggiungendo la parola Super si possa modificare il significato dell'ipotesi.
Anche Servadio parteggia per questa ipotesi e ci spiega come anche un «defunto» che appaia
«materializzato» completamente e che parli con altri in una sua lingua d'origine, come è avvenuto
nel caso di «Confucio», che parla in cinese antico e che ricorda tutto di sé e della sua vita precedente,
si tratta di una pura illusione. Ma allora, a me sorge spontanea la domanda a parte le
considerazioni da me già esposte nel caso precedente, là dove rispondevo ad Alexis Carrel, e relative
alla divinizzazione dell'anima umana, se io, che sono dalla parte di qua, chiedo a chi sta dalla
parte di là, trovandomi perciò in una posizione di parità assoluta, dati intesi a identificare la
persona che mi sta davanti, concludo che chi sta al di là è una pura illusione, mi sembra legittimo
concludere che sono un'illusione anch'io!
E allora, illusione per illusione ho stabilito una assoluta parità.
Ma vi è un altro argomento importante da far valere, ed è quello dell'origine e significato di
queste facoltà psichiche. Che cosa mai starebbero esse a fare? Forse solo per turlupinare il
prossimo? Del resto, nell'ultimo capoverso di questo breve scritto di Servadio si rileva come un
dubbio lo colga, là dove dice che ove anche una Super-ESP e Super-PK, combinate e fuse insieme,
fossero operanti, «la cosa, a posteriori, potrebbe sembrare poco plausibile». Del resto, noi abbiamo
già visto come anche le facoltà super normali subcoscienti sono perfettamente circoscrivibili.
Ma concediamo pure per comodità critica, che esista per noi una impossibilità reale di circoscrivere
il campo d'azione delle facoltà super normali subcoscienti, e che, conseguentemente, la subcoscienza
risulti dotata dei poteri divini dell'onniscienza, dell'onnipresenza e dell'onnipotenza, come vuole,
fra altri, il Carrel. Ciò significherebbe che gli animisti si sono trovati di fronte a questo dilemma: o
la sopravvivenza, o la divinizzazione dell'anima.
Siamo giunti con ciò al punto massimo della parapsicologia teoretica; ed è proprio qui che io
debbo far notare come dal punto di vista razionale la posizione degli animisti sia insostenibile e
disperata. Ed ecco perché:
1) Da un lato, divinizzando la subcoscienza, non hanno fatto altro che dimostrare la spiritualità e
la sopravvivenza dell'anima. Più, infatti, si ampliano i poteri della subcoscienza, e più si perviene a
dimostrare lo spiritismo sulla base dell'animismo. Bozzano ha lottato mezzo secolo per dimostrare
questa verità. Due insigni studiosi, il dottor Geley e il prof. Santoliquido hanno esposto in un
lucidissimo brano tale stato di cose: «E' impossibile dichiarare decisamente: il tal fenomeno è di
origine subcosciente o il tal altro è spiritico. Il ragionamento gira in un circolo vizioso: quanto
più si fa emergere l'importanza delle manifestazioni subcoscienti, tanto più si mostra la possibilità
della sopravvivenza e delle manifestazioni post-mortem. Ma anche, e inversamente, quanto più si
ammette la possibilità dello spiritismo, tanto meno è possibile negare le facoltà subcoscienti. Poco
importa; le due ipotesi si fondono in una sintesi suprema, la quale si può riassumere così: vi sono
nell'essere dei principi dinamici e psichici indipendenti dal funzionamento organico, preesistenti e
sopravviventi al corpo e sottoposti a un'evoluzione palingenetica progressiva».
2) Dall'altro, essi non si sono accorti del gravissimo errore commesso nella tecnica stessa
del pensiero logico; ed è questo: che se attribuiamo facoltà trascendentali all'anima umana,
divinizzandone l'intima essenza e le possibilità, non possiamo, ammettere che quest'anima, che
conosce il presente, il passato e il futuro, non conosca poi l'atto più elementare che la riguarda,
l'atto più immediato e più connaturato con la sua stessa autocoscienza, e cioè: che coloro che
affermano essere dei defunti non sono in realtà che «turlupinature» del suo estro malefico!
Da questa contraddizione nei termini stessi del pensiero gli animisti non potranno mai
liberarsi: la loro partita, dal punto di vista razionale, è irrimediabilmente perduta.
Preciso che io non ho motivi sentimentali per orientarmi verso la nostra sopravvivenza piuttosto
che verso il nostro annientamento; io debbo forzatamente riconoscere che l'ipotesi della
sopravvivenza umana è la più logica, la più coerente, quella che s'inquadra con la spontaneità e
l'immediatezza dei fatti, l'unica che dia ragione del complesso dei fenomeni; al tempo stesso la più
scientifica perché trae motivo da fatti comprovati e da conseguenze desunte sulla base del metodo
induttivo. Gli «animisti» hanno risolto il dilemma accettando una «sopravvivenza statica».
Ma questa mia asserzione significa forse che io sono in contrasto col pensiero dei più accaniti
animisti, quali il D'Assier, il Podmore, l'Osty e il Sudre? Rispondo audacemente di no.
E lo dimostro, avvertendo in pari tempo che abbiamo raggiunto anche qui uno dei punti massimi
della parapsicologia teoretica. Adolfo D'Assier, positivista, arrivato alla conclusione del suo
pensiero, e non potendosi liberare della morsa dei fatti, ha sostenuto l'ipotesi della «sopravvivenza
temporanea dell'individuo». Frank Podmore, il più irriducibile oppositore dell'interpretazione
spiritualista dei fenomeni dell'alto medianismo, afferma quanto segue nel suo Modern
Spiritualism, vol. II:«Sia o non sia vero che le condizioni dell'Aldilà permettano a chi vi soggiorna
di entrare qualche volta in rapporto coi viventi, in ogni modo è chiaro che tale questione diverrebbe
di secondaria importanza qualora si pervenisse a dimostrare, in base a facoltà inerenti al nostro
spirito, che la vita dell'anima non è vincolata alla vita del corpo; o, in altre parole, dobbiamo
concedere che se è vero che nel sonno medianico od estatico lo spirito conosce ciò che avviene a
distanza, scorge le cose nascoste, prevede l'avvenire e scruta nel passato come in un libro aperto,
allora tenuto conto che tali facoltà non furono certamente acquisite nel processo di evoluzione
terrena, il cui ambiente è inadeguato al loro esercizio, e non ne giustifica l'emergenza, allora, dico,
appare legittima inferenza il concluderne che tali facoltà dimostrano l'esistenza di un altro mondo
più elevato, in cui esse dovranno esercitarsi liberamente, in armonia con un altro ciclo evolutivo
non più condizionato dal nostro ambiente terreno...».
Eugenio Osty, l'acutissimo indagatore delle facoltà super normali, pervenuto alla conclusione del
suo pensiero, si lascia sfuggire che noi non saremo annientati dalla morte, in quanto l' Io Criptico,
quello parapsicologico, sopravviverà.
Renato Sudre, il più battagliero fra gli animisti, quando, preso fra le strettoie del pensiero logico,
deve sintetizzare le sue conclusioni sulla parapsicologia, con questa affermazione:
«Tenuto conto del fatto che l'esperienza non ci segnala alcuna differenza nella funzione della
metagnomia quando la persona è vivente o morta, ciò significa che la memoria di questa persona
sopravvive... Noi ammettiamo la sopravvivenza della memoria pura» (Introduction à la
métapsychique humaine. Payot, Paris, 1926, p. 374).
Dopo una lunga elaborazione di trent'anni esatti, questo insigne studioso conferiva al volume
citato i caratteri di una vera e propria trattazione del tema, accettando la denominazione più
corrente, oggi, di parapsicologia: Traité de Parapsychologie, Payot, Paris, 1956. Orbene: egli, a
pagina 424, ribadisce ancora lo stesso concetto, dimostrando così che anche un periodo prolungato
di valutazione ed elaborazione critica non gli avevano fatto mutare pensiero in proposito.
Ora, se anche i più accaniti oppositori della sopravvivenza arrivano a tali estreme concessioni
teoriche, allora io debbo razionalmente inferirne che il concetto di sopravvivenza costituisce lo
sviluppo logico, necessario e ineluttabile del pensiero parapsicologico. [...]

VITA ED ESPERIENZE DI UN MEDIUM.


di Paola Giovetti.

Roberto Buscaioli è un medium di una qualità speciale: rivelatosi tale in un'età insolita, intorno ai
cinquant'anni, nel giro di pochissimo tempo è arrivato alla trance ad incorporazione, con fenomeni
fisici di alto livello e messaggi spirituali molto elevati.
Una medianità quindi rimasta nascosta in lui per lungo tempo e rivelata quasi di colpo da un
trauma. Per altro, fin da ragazzino, Roberto Buscaioli aveva vissuto fenomeni insoliti: sentiva
accanto a sé delle presenze, giocava con bambini che vedeva soltanto lui. Poi a diciotto anni ebbe un
incidente con una moto, l'amico che guidava morì e lui ebbe un lungo ricovero ospedaliero.
Per tutto quel tempo, ha raccontato ebbe visioni di quell'amico, che andava a trovarlo, si sedeva sul
suo letto e gli parlava. Chi era con lui nella stanza lo vedeva improvvisamente mettersi a conversare
con qualcuno invisibile. Tutto questo tuttavia non lasciò tracce in lui e per molti anni, una
trentina, si occupò soltanto di vivere: il matrimonio d'amore in giovane età (in questo libro Roberto
parla ampiamente anche del suo incontro con Nora sua moglie), ed un ottimo lavoro.
Era dirigente alla Sarom di Ravenna, che si unì successivamente con l’Agip Petroli, con un
incarico nel settore degli acquisti e degli appalti: un lavoro di grande responsabilità, che richiede
doti imprenditoriali non comuni. Dal matrimonio nascono due figli, Alessandra e Andrea: una
famiglia affiatata e felice. Improvvisamente la tragedia: il 14 settembre 1980 Andrea ha un
incidente stradale e muore. Roberto ha raccontato poi di aver avuto, due giorni prima
dell'incidente, nel dormiveglia, la visione dell’accaduto in ogni dettaglio, cosi come poi si realizzò,
ma di non aver dato importanza alla cosa, pensando che si trattasse delle normali apprensioni dei
genitori. La morte di Andrea fece piombare la famiglia Buscaioli nella disperazione.
Roberto dice però che fin da principio, davanti al corpo esanime del figlio, si chiedeva se quella
morte, apparentemente assurda, fosse una fine o un principio. Intuiva confusamente che la grande
tragedia che l'aveva colpito doveva avere un senso e sentiva di nuovo accanto a sé le presenze di
quando era bambino, che ora sembravano essergli vicine proprio per spiegargli come fare per dare
un significato alla vicenda. Questo significato si è rivelato, e ora Roberto può affermare:
“La mia vita si è svolta nell'attesa che mio figlio mi passasse il testimone per sviluppare un percorso
che certamente esisteva già nel futuro.”
Iniziò cosi la ricerca di un contatto con Andrea, una ricerca coronata da un successo impensato e
che rese possibile la manifestazione delle potenzialità interiori di Roberto.
Da principio fu col registratore che Andrea si manifestò: si fece riudire sul nastro di un'amica di
famiglia, esprimendo il desiderio di comunicare coi genitori. Roberto allora si documentò su questo
fenomeno, con l'intenzione di registrare personalmente. Incontrò la signora Gabriella Alvisi, colei
che ha reso nota in Italia la psicofonia, cioè la registrazione delle voci dei defunti, appresa la
tecnica, cominciò subito a registrare. Le doti medianiche che sonnecchiavano in lui evidentemente
lo aiutarono, perché immediatamente sentì chiara e ben riconoscibile la voce di suo figlio che gli
diceva: “Sono Andrea. Croce è gioia”. Il significato è chiaro: la croce, il sacrificio, produce amore,
gioia. Ebbe inizio cosi un periodo fecondo di registrazioni e contatti ed intorno alla famiglia
Buscaioli si riunì un gruppo di persone amiche interessate al fenomeno delle voci e per un anno ci
furono due volte la settimana delle riunioni per sperimentare col registratore. I risultati furono
notevoli: voci chiare e ben riconoscibili. Lo stato d'animo di Roberto, Nora e Alessandra cominciò a
trasformarsi: la famiglia, resa ancora più unita dal dolore, si apriva alla speranza e alla fede.
Oggi Roberto Buscaioli è infinitamente grato alla psicofonia che gli consentì i contatti con il figlio
ma ammette di aver provato anche un senso di limitazione, in quanto le voci dicono poche cose, non
consentono un approfondimento. Danno fiducia, costituiscono prove indubitabili, però non
permettono un dialogo vero e proprio. Ed era questo che Roberto andava cercando. Tentò anche col
tavolino, con risultati notevolissimi, ma ancora una volta con un senso di frustrazione per la
mancanza di un dialogo più profondo. Fu all'inizio del 1983 che ci fu la svolta. Roberto una sera
stava accingendosi a sperimentare col tavolino quando apparentemente « svenne.»
<< Udii suoni melodiosi, un brusio di voci, vidi aprirsi davanti a me un ambiente diverso dal solito,
con colori forti, intensi. Vidi venire verso di me un gruppo di persone vestite di bianco che
sfioravano l'erba del prato di un verde luminosissimo. Da lontano sentivo una persona parlare, ma
era come un rimbombo, non capivo le parole. Io ero seduto su una panchina di marmo sotto un
enorme albero fitto di foglie. Le persone che si avvicinavano erano mio figlio, mia madre, mio
padre, altre che avevo conosciuto, e io li amavo tutti allo stesso modo come me stesso. Mi vennero
vicino, mi abbracciarono, mi parlarono ... poi mi ritrovai nella mia casa, con gli amici, i quali
avevano ascoltato uscire dal mio corpo in trance, una voce dalla timbrica bassa che li rassicurava su
ciò che stava accadendo: era la voce che io sentivo come un brusio, come un rimbombo.
Cari figli, ben trovati, aveva detto e si era presentato per la prima volta il Pope, colui che è divenuto
il mio spirito guida. Nel momento in cui rientravo in me, mi ero trovato davanti un personaggio
imponente, vestito come un sacerdote ortodosso, con una folta barba bianca che gli scendeva fino a
metà del petto, che mi aveva abbracciato, e quell'abbraccio aveva riscaldato fino all'ultima cellula
del mio corpo ... >>. La trance nella quale Roberto era caduto spontaneamente si ripeté da allora ad
ogni seduta. Si tratta, e chiunque abbia qualche dimestichezza con la materia, se ne potrà rendere
conto, di una trance particolare, caratterizzata non dall'oblio, ma dalla conservazione della
coscienza, che opera tuttavia in una dimensione diversa. La coscienza di Roberto viene proiettata
fuori dal corpo, in quella dimensione parallela in cui vive suo figlio, e il suo corpo viene occupato
dal Pope. Una trance tranquilla, che non richiede neppure il buio. Il gruppo si riunisce intorno al
grande tavolo di casa Buscaioli, ma le sedute hanno avuto luogo anche in altre case e in città
diverse da Ravenna, con la luce appena abbassata. Roberto è seduto con gli altri. Si fa silenzio, sua
figlia Alessandra che fra l'altro ha ereditato le doti paterne, gli tiene una mano, un'altra persona
gli tiene l'altra, e non è neppure necessario costituire una catena. A un certo punto Roberto china
tranquillamente la testa, e quando la rialza la sua personalità è un'altra, quella del Pope, e a volte
anche quella di altre entità. « Ho per un attimo la visione di tutti noi, me compreso, dall'alto »,
racconta Roberto. « Mi attardo un attimo qui, sentendo soltanto una eco di quanto viene detto:
sorrido, e mi dico che vado per consentire al gruppo di procedere nel suo cammino. Poi entro in una
dimensione diversa, dove incontro entità familiari e anche sconosciute. Vedo la realtà come se fosse
amplificata, tutto mi appare a 360" e l'universo mi si rivela come un immenso plenilunio azzurro.
Al ritorno ho come dei flash, e sento di aver vissuto più di quanto possa poi raccontare>.
Della seduta vera e propria, Roberto non ricorda nulla, e deve risentire in seguito la registrazione.
In più occasioni il Pope ha detto di avere il compito di portare a conoscenza, attraverso il medium,
il gruppo e tutti quelli che sarebbero venuti in contatto con esso, che la morte non deve far paura
perché in realtà non esiste e la vita continua, che nulla si perde e che questa esistenza terrena è un
episodio del lungo cammino che bisogna compiere prima di tornare a Dio. Troppa importanza è
stata sempre attribuita al quotidiano, al modo in cui bisogna vivere la vita. « Il Pope », dice Roberto
Buscaioli, ci fa capire che esiste una vita sola e che noi viviamo sulla terra in funzione di qualcosa
di molto più grande, il valore della vita e di tutti i suoi eventi, compresi quelli dolorosi.
Questi colloqui ci hanno aiutato a ritrovare il filo rosso interiore, a superare la frattura fra la vita
e la morte e a ritrovare la forza di affrontare il quotidiano, una forza che avevamo perduto.
La ragione profonda di tutto quanto avviene è quella di farci ritrovare l'armonia con noi stessi, con
gli altri, col mondo circostante. La personalità del Pope è molto diversa da quella di Roberto; come
ho avuto occasione di constatare in più di una occasione. Il Pope, un sacerdote greco-ortodosso
vissuto intorno all'anno Mille, si esprime con pacatezza, con voce profonda, dimostrando una
profonda saggezza unita a grande tolleranza e ironia. I contenuti dei suoi interventi vanno al di là
delle conoscenze del medium e dei presenti: ad ogni domanda viene data risposta soddisfacente e
piena, come viene serenamente riconosciuto dai membri del gruppo di Roberto e anche da chi
prende occasionalmente parte a una seduta. Una testimonianza concreta e tangibile del carattere
eccezionale delle sedute di Roberto sono le materializzazioni di oggetti, in genere preziosi, che
avvengono ogni volta e che possono essere perfettamente seguite, in quanto la luce, come ho già
accennato, non viene spenta.
Gli oggetti escono in genere dalla bocca di Roberto: a volte così come sono, altre volte sotto forma di
una massa luminescente e fluida, che poi si solidifica e prende forma nelle mani della persona che
ne è destinataria.
Al risveglio dalla trance, Roberto avverte sempre un pizzicore, un vero e proprio fastidio alla gola,
però non conserva nessun ricordo di quanto è avvenuto e guarda gli oggetti con stupore.
Qualche altra volta gli oggetti cadono dall'alto oppure si materializzano nelle sue mani.
Hanno sempre un significato preciso per chi li riceve: per esempio Andrea il figlio deceduto, ha
inviato due doni alla mamma, una croce e un cuore, entrambi d'oro, l'amore e il dolore.
Sono ormai molto numerose le testimonianze delle persone che attraverso questa fenomenologia e
questa messaggistica hanno ricevuto conforto e ritrovato la serenità: mi auguro che Roberto vorrà
un giorno raccoglierle e farle conoscere, perché potranno essere di grande utilità spirituale a molti e
amplieranno le nostre conoscenze sulla medianità ed il suo mistero.
Personalmente posso dire di aver avuto una materializzazione nella primavera del 1989, la prima
volta che partecipai a una seduta di Buscaioli: il Pope aveva parlato per quasi un'ora e per tutto il
tempo Alessandra ed io avevamo tenuto le mani del medium, quando arrivò il dono per me, che il
Pope definì il volto dell'amore.
Un profilo d'argento di Cristo alto circa 4 centimetri e largo non meno di due, che usci come
sparato, caldo e asciutto, dalla bocca di Roberto e finì sulla mia mano, che seguendo le indicazioni
del Pope avevo avvicinato alla bocca del medium.
In un'altra occasione vidi uscire con le stesse modalità dalla bocca di Roberto una croce piuttosto
grande: al risveglio Roberto lamentò un certo mal di gola.
In occasione della prima seduta di Buscaioli alla quale partecipai, chiesi al Pope come mai fosse
venuto proprio lui a comunicare attraverso il suo corpo, e lui rispose:<< È una conoscenza che avevo
da una eternità con il custode di questo corpo: ci conosciamo da sempre. Un vecchio amico, non
sempre comodo, ma molto caro. E quando l'ho visto deambulare in questo breve tratto terreno, mi
sono detto: e perché no? Perché dovrebbe venire un altro, visto che ci conosciamo e abbiamo
qualcosa in comune? Sono venuto io, non solo perché ci conosciamo, ma perché vibriamo della
stessa nota, come si direbbe in termini musicali, abbiamo gli stessi intendimenti. Sono venuto
anche perché sapevo di incontrare in questo iter tanti altri cari amici. Dev'esserci armonia perché
si produca ciò che si sta verificando qui ... >>.
Da diversi anni Roberto Buscaioli ha lasciato la sua attività di manager e si dedica completamente
alla sua missione, che svolge con grande disponibilità soprattutto nei confronti di chi soffre.
Questo libro contiene i ricordi e le esperienze di Roberto Buscaioli medium.
Tante informazioni e riflessioni preziose per conoscerlo meglio.
Rischiara con una luce quel fenomeno ancora misterioso ed oscuro che è la medianità, grazie
all'esperienza di un uomo che ha vissuto la gioia e il dolore, e che ad entrambi ha saputo dare un
significato profondo.
IL MISTERO DELLE VOCI DALL'ALDILA'.
di Marcello Bacci.

Fino all'invenzione del microscopio, per l'uomo non esisteva un mondo di microbi, virus,
bacilli, molecole. Lo stesso vale per l'invenzione del telescopio, che ci ha dato la possibilità di
osservare stelle, galassie ed altre formazioni del cosmo fino ad allora invisibili.
Con l'avvento del registratore, si è aperta l'epoca della raccolta di suoni, dati, parole su nastro
magnetico, sistema che consente il riascolto in qualsiasi momento dell'informazione registrata.
La diffusione dell'uso del registratore, infine, ha portato con sé un sorprendente fenomeno, che non
era, ovviamente, previsto.
In alcune circostanze il registratore, stimolato da una fonte di energia sconosciuta, si può
trasformare in «audioscopio», ovvero in un apparecchio che consente all'orecchio umano di
percepire, registrare sul nastro, cose che prima non erano normalmente udibili.
In altre parole, l'«audioscopio» funziona come uno strumento di comunicazione radiofonica
(come la radio e il telefono senza fili) rivelando una dimensione nascosta ai nostri sensi.
Il fenomeno delle «voci paranormali» fino a 25 anni fa era completamente sconosciuto.
Oggi in tutto il mondo, in questo campo, vengono effettuate ricerche, organizzate conferenze e
congressi, e i risultati di tali studi vengono diffusi tramite i mass-media.
Per quanto riguarda la ricerca e i risultati ottenuti da Marcello Bacci, vorrei particolarmente
sottolineare e sostenere che sono di un'importanza eccezionale, in quanto le sue registrazioni di
«voci» sono limpide ed estremamente chiare da interpretare. Devo aggiungere che tutto ciò è
realizzato da un uomo di grande purezza d'animo, che, per sentita partecipazione verso la
sofferenza di chi ha perduto una persona amata, mette a disposizione il suo tempo, la sua
esperienza, e tutto il suo impegno gratuitamente ed altruisticamente.
Auguro al caro Bacci un buon lavoro. Friedrich Jürgenson.
Sul tema delle voci psicofoniche ha scritto il libro del 1981 «Sprechfunk mit Verstorbenen»
pubblicato in lingua italiana con il titolo «Dialoghi con l'aldilà», Armenia editore.

Una testimonianza del dott. Ing. Carlo M. Trajna.

Da qualche anno» mi diceva Marcello Bacci nel febbraio '83, commentando una cassetta registrata
affidatami per l'analisi «da qualche anno cerco di scrivere un libro, dove le testimonianze di fatti
incredibili si susseguono una dopo l'altra. Forse questo libro non uscirà mai. Il titolo ideale sarebbe
questo: "Come tutto ciò è potuto accadere?", e il sottotitolo: "Rigorosa documentazione
sull'incredibile mistero delle voci". Nel titolo emerge la consapevolezza che chi l'ha scritto si lava le
mani di quanto è accaduto, lasciando le considerazioni al lettore, per quanto riguarda un presunto
aldilà... ». Inevitabili esigenze di carattere editoriale hanno poi portato a un titolo diverso, ma in
queste parole c'è tutto Bacci, con la sua obiettività scanzonata e schiva, da buon toscano.
Niente fanatismo, niente missione: questi sono fatti, sbrigatevela voi! E sì che le voci incredibili
uscite dall'altoparlante nel laboratorio di Grosseto potevano montargli il capo, eccome! «Avete le
più invidiabili occasioni per dare conforto ed assistenza, ai bisognosi... » (cioè agli intervenuti alle
sedute per riascoltare la voce di un caro scomparso).
«Benedetti i nomi di coloro che da soli hanno portato avanti la ricerca: sono vissuti... ».
Benedizioni che con Bacci e con l'avvocato Luciano Capitani che lo affianca da anni lasciano il
tempo che trovano.
Ecco, il libro ora è compiuto, e a me tocca scriverne l'introduzione, presentare i «fenomeni» al
lettore: perché Bacci, per il settennio che da parapsicologo ho dedicato alle voci paranormali, mi
riconosce competenza di esperto, e per tanti anni che le esperimento in proprio, mi considera un
collega. Gli sono grato, perché i fenomeni psico fonici descritti in questo libro rappresentano
sicuramente, ch'io ne sappia, quel che vi è di più straordinario in Italia e altrove, e per me è un
privilegio poterli studiare. Che cosa sono queste «voci»?
Mi è difficile credere a un lettore completamente disinformato. Dal 1956, anno della scoperta del
fenomeno, ad oggi, i mass-media in quasi un trentennio hanno lasciato a poche persone la
possibilità di non saperne nulla. Ma per una corretta informazione, non saranno inutili un breve
cenno storico, e la collocazione parapsicologica del fenomeno.
Nel 1956 Raymond Bayless, sperimentando col medium Attila Von Szalay, registrava su nastro
magnetico le cosiddette «voci dirette» che si producevano nel corso delle sedute. Ma al riascolto,
comparvero anche suoni e parole che non rammentava di aver udito durante la registrazione.
Il parapsicologo statunitense ne dette notizia nel gennaio 1959 sul Journal of the American Society
for Psychical Research, che viene letto, ovviamente, solo dagli addetti ai lavori.
Al grande pubblico la prima notizia del fenomeno fu data da Friedrich Jürgenson, che nel
giugno del 1959 lo riscoprì personalmente e dopo anni di stupefacenti esperienze, lo annunziò al
mondo in una conferenza stampa tenuta a Nysund il 12 giugno 1964.
Nel 1967 pubblicò un libro che in versione italiana («Dialoghi con l'aldilà») comparve nelle librerie
nel 1976, edito da Armenia. Jürgenson non è un parapsicologo: è un artista dalla complessa
personalità (cantante lirico, pittore, archeologo, regista di documentari televisivi), e nei suoi scritti
emerge soprattutto l'aspetto umano e poetico del suo straordinario incontro con le «voci dall'aldilà»,
come le chiama, perché non ha alcun dubbio, che si tratti dei morti. In questa chiave di scrittura
comparvero successivamente vari libri di sperimentatori, in tutto il mondo.
L'elenco sarebbe lungo: a titolo di esempio ricorderò solo, in Italia, i libri di Gabriella Alvisi.
Il primo studio scientifico fu compiuto da Konstantin Raudive, scrittore, filosofo, matematico e
parapsicologo, che raccolse personalmente circa 80.000 voci.
I suoi due libri sul fenomeno sono stati pubblicati in Italia da Corrado Tedeschi: «Voci dall'aldilà»
(1973) e «Sopravviviamo dopo la morte?» (1976). La bibliografia scientifica sull'argomento è poi
divenuta vastissima, in Germania, in Inghilterra, negli Stati Uniti e in altri paesi.
Due libri sono stati dedicati alle «voci» da parapsicologi italiani: «Voci paranormali al registratore»
(Acitrezza, Galatea, 1973) di Colaciuri e Foresti, e «Ignoto chiama uomo» (Salani, Firenze,
1980) del sottoscritto. In Italia si è costituita l'A.I.S.P. (Associazione Italiana Studiosi
Psicofonia), che pubblica un Bollettino periodico e ha tenuto numerosi congressi.
Nel contesto dei fenomeni supposti paranormali, vanno sotto il nome di fenomeni psico fonici,
nell'accezione corrente, quelle voci che si ritrovano nelle registrazioni su nastri magnetici,
presentandosi come «extra» inspiegabili sul piano tecnico e scientifico, sia se ottenute col microfono
che se derivate da un radioricevitore.
In una classificazione rigorosa, voci del genere prendono il nome di Registrazioni
Elettromagnetiche presunte Paranormali (in sigla, R.E.P.), e rappresentano un caso particolare
delle presunte Paranormalità Elettro-Acustiche in sigla, P.E.A., come le chiama Giulio La Greca,
le quali comprendono anche, oltre alle «registrate», le «dirette» in sigla, P.E.A.D.
Queste ultime provengono direttamente dall'altoparlante della radio o dall'auricolare telefonico
(le cosiddette «telefonate dall'aldilà»). Vanno inoltre considerati fenomeni psico fonici le illusioni
auditive, cioè quegli eventi sonori che appaiono diversi da quello che sono e le allucinazioni
auditive, che sono invece puramente soggettive, in quanto l'evento sonoro è inesistente; e infine gli
Eventi Acustici presunti, Paranormali in sigla E.A.P., come li chiamano Colaciuri e Foresti, il cui
esempio più straordinario è rappresentato dalle cosiddette «voci dirette» medianiche, che cioè
risuonano direttamente nell'aria durante le sedute medianiche.
Nell'accezione corrente, si parla anche di fenomeni «metafonici» (o anche «logo metafonici»), di
«voci» che provengono dai defunti. In questa classificazione, quando per prova certa le voci
provengono da un vivente come sovente accade inconsapevolmente, e come è stato intenzionalmente
ottenuto in sede sperimentale, si parlerà allora di fenomeni «biopsicofonici».
Con ogni probabilità i fenomeni «metafonici» appartengono alla categoria dei fenomeni medianici,
nei quali fino ad oggi le presunte entità comunicanti si sono manifestate tramite la mediazione
psico-fisica di un vivente, chiamato «medium». Ma nei fenomeni descritti in questo libro, da
considerare «metafonici», la mediazione fisica (energetica) può essere ipotizzata tanto nei presenti
alle sedute che nelle apparecchiature, mentre quella psichica è tale che potrebbe anche non essere
attribuita soltanto ai partecipanti. Quali ipotesi sono state proposte a tutt'oggi per spiegare
l'inquietante presenza di queste voci? In primo luogo si è detto che si tratta di frammenti acustici
ambientali sfuggiti alla nostra attenzione, se le voci compaiono in registrazioni effettuate col
microfono; oppure di «spruzzi» e di interferenze radiofoniche, se le voci compaiono in registrazioni
via radio. Fu l'interpretazione sommaria, superficiale e «tranquillizzante» ammannita da Piero
Angela ai telespettatori italiani, anni fa. All'ovvia obiezione, che in tal modo non si spiegano le
«voci» che rispondono coerentemente alle domande dello sperimentatore, si è replicato con la
spiegazione «psicolinguistica», affermando che si tratta di pure illusioni interpretative dovute al
complesso meccanismo della decodificazione linguistica e provocate dal cosiddetta wishful thinking
alla lettera, «pensare desideroso», di chi le ascolta.
Spiegazione che si adatta benissimo ai casi di interpretazione dubbia e variabile secondo
gli ascoltatori, ma inaccettabile nei molti casi di perfetta dizione e di interpretazione univoca.
In sostanza, questa spiegazione riconduce tutto al caso delle illusioni auditive, magari condite con
allucinazioni integrative, pur concedendo è il minimo che un parapsicologo è costretto a riconoscere
che in tal modo si manifestino dei fenomeni ESP come la telepatia, la chiaroveggenza nel passato,
nel presente e nel futuro. E' un'interpretazione «riduttiva», aiutata dal fatto che la maggior parte
delle «voci» registrate (R.E.P.) sono frammentarie, e perciò condividono con le voci normali
l'equivocità interpretativa tipica delle situazioni nelle quali manca il supporto di un contesto
generale. Le spiegazioni precedenti sono state proposte da D. Ellis, autore de «La medianità del
registratore». La seconda ipotesi, indagata dal sottoscritto come aspetto del fenomeno non come
inadeguata spiegazione integrale e seguita poi da una minoranza poco informata di studiosi, è oggi
ridimensionata e superata. Più seria è quella proposta dalla maggior parte dei parapsicologi basterà
citare, fra tanti, Raymond Bayless e Hans Bender, che le voci derivino da psico induzioni prodotte,
caso per caso, dall'inconscio individuale di presenti o di assenti alla registrazione, o dall'inconscio
collettivo: cioè l'ipotesi «psico cinetica», secondo la quale le voci paranormali vengono
effettivamente registrate sul nastro, come fossero voci normali. Anche le mie personali esperienze di
«proiezione» intenzionale di parole «pensate» la confermano, stabilendo la reale possibilità di
fenomeni «biopsicofonici»: la quale per altro non esclude i «metafonici», a rigore.
Assai fantasiosa è l'ipotesi della «memoria del passato», secondo la quale tutti i suoni, una volta
emessi, si conservano a tempo indeterminato e possono essere rivelati da apparecchiature e lo stesso
vale per le immagini. Sostenuta da Padre Ernetti, sedicente inventore della «macchina crono
visiva», a tutt'oggi non appare suffragata che dalle sue personali e non comprovate affermazioni.
Dello stesso genere è la spiegazione «extraterrestre»: le voci sarebbero prodotte dai cosiddetti
«alieni», i quali dopo aver appreso via radio, assai maluccio, le lingue terrestri, ci trasmetterebbero
dei «messaggi». Si fonda sul poliglottismo delle voci, ma non spiegandone tutte le altre
caratteristiche è stata praticamente messa da parte.
Ultima, ma non per importanza, è quella spiritica: le voci, così come dichiarano d'essere, sarebbero
dei defunti, i quali sopravvivono in un mondo invisibile e parallelo al nostro (Raudive).
Molte spiegazioni, insomma, per un fatto inquietante e inspiegabile, che fornisce, caso per caso,
indizi validi per ognuna: ma nessuna copre da sola tutto il vasto campo fenomenico, che
recentemente ha coinvolto i televisori con immagini paranormali comparse sul video e perfino i
computers! Giustamente osserva uno studioso tedesco il dr. Ralph Determeyer, che «tutti i sistemi
elettromagnetici sembrano predestinati agli influssi paranormali: sembrerebbe che in futuro
si debba tener conto dell'elettromagnetismo come componente medianica». E giustamente un altro
studioso tedesco il fisico Hernst Senkowski, ritiene reale il fenomeno, qualificandolo come « trans
comunicazione»: infatti l'oggettività e la realtà dei messaggi psico fonici è risultata confermata
anche da una mia vasta indagine statistica, che ha evidenziato un comportamento pari a quello
degli annunci pubblicitari (indubbiamente prodotti da una volontà di comunicare). Tutto ciò
premesso sui fenomeni psico fonici, è necessario avvertire il lettore che quelli di Grosseto, descritti
in questo libro, rappresentano a tutt'oggi la massima evoluzione del fenomeno, e nel contempo la
sua integrale ricapitolazione.
La frammentarietà tipica delle R.E.P., parole e brevi frasi isolate reperibili solo sul nastro
magnetico, costituisce l'avvio di ogni seduta, inosservato dai presenti ma verificabile al riascolto del
nastro registrato: sono voci che «sovra modulano» rumori vari, come di solito accade, appunto, per le
R.E.P. Ma presto si trasformano in voci continue e direttamente udibili dai presenti, prodotte
dall'altoparlante del radioricevitore, non sussurrate ma a volume normale (P.E.A.D., cioè
Paranormalità Elettro Acustiche Dirette), senza che si possa più distinguere una sovra
modulazione di rumori. Come in una normale audizione radiofonica, si ascoltano delle produzioni
verbali (talora anche cori musicali) che durano da dieci secondi a quasi due minuti, intervallate
sistematicamente da pause dello stesso ordine di durata. Talvolta si ha un dialogo coi partecipanti
alla seduta, come se si impiegasse un ricetrasmettitore. Le sedute durano da un quarto d'ora a più di
mezz'ora, e un terzo circa del tempo è occupato dalle voci dei misteriosi interlocutori.
La «trans comunicazione» può implicare ogni volta sino a un migliaio di parole complessivamente:
alcune indistinte, confuse, che lì per lì vengono fraintese o non intese affatto, e sono comprese dopo,
al riascolto della registrazione; altre chiare, chiarissime, che vengono interpretate immediatamente,
correttamente, univocamente da tutti i partecipanti, senza reciproci suggerimenti. Altro che
illusioni auditive! Chi ha partecipato a una sola di codeste sedute non può che sorridere di una
simile spiegazione... La registrazione su nastro magnetico della seduta, a parte eventuali R.E.P. che
possono comparirvi, non ha nulla di paranormale in se stessa, poiché il fenomeno è localizzato nel
radioricevitore, non nel magnetofono: si tratta della normale registrazione di eventi elettroacustici
che sono senza dubbio, quelli sì, paranormali. Ruotando la manopola della sintonia durante la
manifestazione delle «voci», esse non scompaiono. Ciò significa che i circuiti destinati alla ricezione
e rivelazione delle onde radio funzionano in modo anomalo: sopraffatti, per così dire, da un
«campo» energetico ignoto che sembra utilizzare soltanto i circuiti a bassa frequenza acustica. Sotto
l'aspetto radiotecnico, tutto procede come se presso il radioricevitore un trasmettitore «coprisse» ogni
altra emittente con le proprie radio onde; o come se il radioricevitore risentisse per induzione un
campo elettromagnetico a bassa frequenza, emesso a breve distanza. La facile ipotesi di frode che ne
consegue peraltro ingiustamente offensiva verso persone che sono al di sopra di ogni sospetto, viene
eliminata da molte circostanze, ne cito due: la prima, che il radioricevitore è collegato via cavo solo
con l'antenna e con la linea di alimentazione elettrica; la seconda, che un altro radioricevitore,
posto a un metro circa di distanza e collegato via cavo con la propria antenna e con la stessa linea di
alimentazione elettrica, funziona normalmente rivelando le normali emittenti radio e non le «voci»,
anche se sintonizzato come il radioricevitore che le sta ricevendo. Se può rassicurare il lettore,
aggiungerò che alle sedute presenziano degli esperti radiofonici, e nessuno di loro sa spiegarsi il
fenomeno! Il riascolto dei nastri registrati consente di interpretare quasi integralmente le «voci»: sia
per la possibilità di rallentare a piacere la velocità di scorrimento del nastro, e di filtrarle con
l'equalizzatore, sia soprattutto perché, finalmente, si è aiutati dal contesto generale del discorso si
recupera cioè una situazione interpretativa normale. Viene in tal modo in luce la coerenza
dell'insieme, e si evidenzia una reale «trans comunicazione» fra i presenti e gli ignoti interlocutori.
Si trovano ricapitolate tutte le caratteristiche che già conoscevamo dalle frammentarie R.E.P.: le
alterazioni della velocità di scansione, le storpiature della pronunzia, i neologismi, gli arcaismi, le
deformazioni grammaticali e sintattiche. Tutte quelle caratteristiche, cioè, che la spiegazione
«psicolinguistica» ha invocato come conferme dell'illusione auditiva, e che nella nuova situazione
in cui si manifestano non possono essere più intese in tal senso, bensì debbono essere considerate
come qualificanti uno strano e particolare linguaggio. Questo linguaggio costituisce di per sé un
grosso problema, perché non ricalca affatto quello delle note produzioni inconsce come la scrittura
automatica, ad esempio, o la telescrittura, e neppure quello delle note produzioni verbali dei
medium in trance a incorporazione e delle «voci dirette» medianiche. Con queste ultime si hanno
soltanto delle analogie sotto l'aspetto «energetico»: anche le voci di Grosseto sembrano fruire dei
suoni disponibili nella fattispecie, quelli «rivelati» nel radioricevitore, così come le voci dirette
utilizzano, ad esempio, il suono di uno strumento musicale; anche le voci di Grosseto sembrano
accumulare i suoni in riserva nelle pause, così come osservava Ernesto Bozzano «Musica
trascendentale» a proposito delle voci dirette ottenute nella Nuova Zelanda da Clive Chapman, con
la medianità della nipote Pearl Judd. La presenza degli operatori, probabilmente dotati, Bacci e
Capitani, di facoltà medianiche, è da ritenersi indispensabile? Le voci si sono prodotte anche in
loro assenza, quando nel laboratorio non c'era nessuno. E' condizionante il luogo, sono necessarie le
apparecchiature del «laboratorio»? Bacci ha ottenuto le stesse voci in altre sedi e città, e manifestate
su apparecchi diversi, portati da altre persone. Si tratta dunque di un fenomeno singolare, non
legato a particolari apparecchiature, non condizionato necessariamente dai luoghi come
nell'infestazione, e indipendente dalla presenza di un medium. Volendo comunque supporre
l'esistenza di una mediazione psichica, dobbiamo osservare che la struttura del linguaggio, coi
manifesti segni di disintegrazione che ho menzionato, fa pensare ad una struttura psichica
mediatrice in condizioni particolari, difficilmente inseribili in un'interpretazione psicodinamica,
ma tali, che nel quadro dell'ipotesi spiritica o dissociazione post mortem, autorizzano un'ardita e
nuovissima supposizione: che la psiche mediatrice possa non essere... dalla parte degli incarnati. A
Marcello Bacci e con lui a Venturino Del Francia, a Luciano Capitani, a Sergio Giomi, a Franco
Santi e a Loriano Calchetti, che lo hanno seguito in questa affascinante avventura, la ricerca
parapsicologica deve tantissimo. E molto debbono coloro che nelle sedute di Grosseto, qualunque
interpretazione vogliamo dare ai fenomeni hanno riudito la voce di un loro caro scomparso.
Firenze, 3 gennaio 1985.
RICORDANDO UN PIONIERE DELLA RICERCA SUL PROCESSO DI FORMAZIONE
DELLE "VOCI": Un tributo al Dottor Renato Orso di Torino di Paolo Presi.

L'apporto conoscitivo che egli diede alla ricerca fu rilevante e fondamentale per due motivi.
Il primo poiché fu il primo ad indagare il fenomeno delle "voci" dal punto di vista del processo di
formazione il cui sviluppo successivo portò alla comprensione di alcune importanti peculiarità
fenomeniche, il secondo poiché indicò la via di come sia possibile studiare questi particolari eventi
linguistici non convenzionali utilizzando i mezzi mezzi a disposizione della tecnologia elettronica,
e poter quindi analizzare tali eventi con lo scopo di ricavarne dei dati obbiettivi. Senza alcun
dubbio egli è stato lo studioso italiano che, con una propria originale sperimentazione, iniziò lo
studio delle "voci" con particolare riguardo alla loro natura energetica.
Renato Orso era nato ad Acqui Terme nel 1917 ed ha lasciato questo mondo il 10 febbraio 2008
all'età di 90 anni. Prima di ritirarsi dall'attività lavorativa era stato un dirigente nel settore del
pubblico impiego e nel corso della sua professione non si era mai interessato di fenomeni
paranormali che noi chiamiamo oggi, con termini più moderni e coerenti, "fenomeni biopsico
cibernetici". Non avendo problemi economici poté ritirarsi dall'attività lavorativa per dedicarsi
esclusivamente alla sua vocazione primaria e hobby preferito: la pittura. Circa l'esistenza del
fenomeno delle "voci", ne venne a conoscenza casualmente poiché all'epoca molti rotocalchi e riviste
specializzate riportarono la notizia che un regista svedese, Friedrich Jürgenson, aveva stabilito un
contatto elettronico con l'aldilà. Il fatto lo incuriosì molto per cui decise di tentare personalmente
degli esperimenti. Già in uno dei primi tentativi si sentì chiamare "Renato", voce che egli riconobbe
subito essere quella del suo defunto papà e come lui stesso ebbe a dire « dopo una registrazione di
circa mezzora, stabilì uno sconvolgente dialogo con i propri genitori».
Da allora, era febbraio 1975, si impegnò giornalmente ad effettuare queste registrazioni dove
all'iniziale curiosità fece seguito una "testarda e cocciuta" volontà di ricerca (così fu definita dalle
sue "voci"), cercando di supplire le sue carenti cognizioni tecniche con la logica ed il ragionamento
nell'intento di verificare se queste manifestazioni potevano essere giustificate con le leggi della
Fisica allora conosciute.
Renato Orso era un uomo di carattere mite, modesto e soprattutto timido. Più volte gli era stato
proposto di fare una relazione negli storici congressi dell'AISP di Arezzo ma declinò sempre tali
inviti come ebbe a dirmi in più occasioni «non me la sento di parlare di fronte a tanta gente».
Nel suo unico contributo scritto, apparso sull'organo dell'AISP "Informazioni di Psicofonia" anno
II n° 2 - Aprile 1980 intitolato «Il mio pensiero sulle "voci"», così ebbe ad esprimersi. «E' risaputo
che le "voci"di origine ignota possono essere spontanee o stimolate con supporti diversi. E' da queste
che io ho tratto lo spunto per ipotizzare nostri interventi di carattere psico cinetico, in determinati
casi, che non devono precludere interventi spirituali, ricorrendo ad altre metodologie di
sperimentazione. Rilevato che nel corso delle mie registrazioni le "voci" spontanee captate dal
registratore per via microfonica si alternavano a rumori casuali occorsi nello studio, aventi pure
essi parvenza di "voci", ho prodotto onde sonore artificiali ad hoc (rulli da imbianchino cosparsi di
chiodi, fatti scorrere su pareti sculturale di armadi, paioli colmi d'acqua percossi ritmicamente con
attrezzature di legno, onde create su grandi botti, sul tavolo di lavoro, su polistirolo, su trombe di
cartone a forma di cono, sull'involucro esterno della bobina a mezzo microfono mentre si
registrava, e così via). Ho adottato un centinaio di questi rumori ottenendo a volte risultati
insperati; fatica non inutile essendo servita da trampolino di lancio all'ing. Trajna per la sua
responsabile "psicofonia stimolata". Il timbro delle "voci" che ne derivava ovviamente ricalcava
quello dei proponenti supporti, ora metallici, ora legnosi, e pertanto di sgradevole ascolto. (omissis)
Successivamente, acquisita una certa padronanza nella produzione dei rumori, ho creato un
campionario di onde sonore-tipo ispirandomi all'alfabeto Morse: una uguale ad un tocco breve, una
uguale ad un tocco lungo, uno breve, uno lungo e così via. »
Queste sue metodiche sperimentazioni che durarono mesi e mesi, a tempo pieno, diedero i seguenti
risultati:
1. Ad onde uguali nel ritmo, nella cadenza e nella durata quasi mai corrispondevano "voci" di
contenuto uguale, conformandosi all'argomento trattato durante la registrazione.
2. Le "voci" strutturavano il "messaggio" in funzione della disponibilità di tali onde.
In altre parole il contenuto delle manifestazioni era rapportato alla quantità di onde disponibili.
Queste conclusioni instaurarono in lui un profondo dubbio, cioè se quelli che a lui erano sembrati
eventi linguistici, cioè delle "voci", fossero invece delle sue percezioni soggettive, cioè illusioni psico
acustiche, oppure dei contenuti inconsci, proiettatisi in qualche modo sul nastro.
D'altronde correlazioni così precise di contenuti non erano da trascurarsi. Per questo motivo Orso
decise di passare ad esperienze tramite la radio. Come suo solito iniziò una lunga e meticolosa
sperimentazione effettuando ripetuti e brevissimi spostamenti di sintonia all'interno di una
emittente radiofonica che trasmetteva con continuità. Con questo metodo Orso affermò di essere
riuscito ad incidere frasi di contenuto predeterminato, cioè frasi da lui stesso pensate.
Queste sue scoperte lo portarono a considerare con particolare attenzione l'importanza che in questi
esperimenti assumeva una probabile fase psico cinetica poiché come ebbe lui stesso a dire,
«noi facciamo parte integrante, sostanziale, della dinamica del fenomeno» .
Nel corso delle sue sperimentazioni egli constatò che queste manifestazioni, per così dire «a
comando», non si evidenziavano subito ma si delineavano a poco a poco fino ad assumere un loro
preciso significato nel corso di ripetuti ascolti. Nel corso delle sue sperimentazioni riscontrò inoltre
l'evidente influenza della sua volontà che lo indusse a condurre degli esperimenti mirati per
verificarne l'effettiva azione e ripetibilità. In una lettera del 26 settembre 1985 mi scrisse:
«Nel 1976 ho avuto modo di constatare che nel corso di una registrazione il nastro del mio
apparecchio a bobine Grundig TK 845 si è messo a sobbalzare, ad accelerare, a rallentare, in
maniera vistosa (nb. Paolo, un fenomeno fisico vero e proprio) sino quasi a bloccarsi per poi
riprendere successivamente la sua marcia regolare e poi nuovamente alterarsi. Il giorno successivo,
dopo aver disposto per una verifica presso la succursale della Grundig di Torino con esito
perfettamente positivo circa il funzionamento del mio apparecchio e, dopo ancora aver chiesto
informazioni all'Enel circa eventuali lavori in corso nella zona ed anche avere fatto effettuare una
verifica da tecnici competenti l'impianto elettrico della mia casa di abitazione di Candelo, ho
chiesto a codeste forze intelligenti (nostri fratelli?) se loro fossero stati in grado di ripetere il
fenomeno, ritenendolo da loro causato. Mi si risponde in maniera positiva; ritento l'esperimento e
dopo alcuni minuti di attesa (tutto registrato, tutto documentato minuto per minuto) il nastro
accenna a rallentarsi per poi riprendere la sua marcia regolare; alcuni brevi minuti ancora di
attesa e nuovamente il fenomeno si ripete in maniera veramente vistosa, con sobbalzi,
rallentamenti, bloccaggi, accelerazioni ecc. ecc.». A testimonianza di ciò Renato mi inviò un nastro
con il quale documentò questo strano fenomeno. In esso furono raccolti casi di « variazione
spontanea della velocità di marcia del nastro» e di «variazione concordata della velocità di marcia
del nastro». Per "variazione concordata" egli intese una variazione della velocità di scorrimento del
nastro avvenuta su sua specifica richiesta. Dalle note che accompagnarono il nastro si evinse che il
caso di variazione spontanea «avvenne alle ore 17 del giorno 29 settembre 1976. La durata
dell'alterazione è di circa 13 minuti e l'interruzione avvenne per mio diretto intervento. All'epoca
io praticavo la tecnica delle onde sonore avvalendomi di supporti diversi. Notare in sottofondo la
solita forza propulsiva che accompagna il fenomeno dall'inizio alla fine» . Il caso di variazione
concordata «E' avvenuta il giorno 30 settembre 1976. Inizio della sperimentazione alle ore 17.46 e
termine alle ore 18.10, e così per la durata di 24 minuti. Sin dall'inizio un crepitio accompagna la
sperimentazione; anche nell'occasione emerge la solita forza propulsiva sonora. Durante la
sperimentazione io ho sempre creato le onde sonore che ci sono, in ogni caso utili
indipendentemente dal fatto che esse siano o meno interpretabili, perché evidenziano vistosamente
variazioni della velocità della marcia del nastro». Che negli esperimenti di Renato Orso intervenisse
una componente psico cinetica fu confermata da più episodi, in particolare uno, che ritengo molto
interessante e che vale la pena di essere riferito. Ci trovavamo ad Arezzo, in casa del prof. Paolo
Albanese allora presidente del Cenacolo Aretino di Parapsicologia, dove si era organizzata una
dimostrazione, diciamo così "artistica", di Guido Melle, un signore che affermava di improvvisare,
senza conoscere la musica, delle composizioni inedite al pianoforte, ispirato e guidato dai grandi
compositori, un caso molto simile alla fenomenica che presentava l'inglese Rosemary Brown.
Quella sera il Melle improvvisò una composizione inedita, direttamente ispirata da Claude Debussy.
Sia io che Orso registrammo l'improvvisato concerto con i nostri due registratori portatili.
Il giorno dopo, in albergo, Renato mi disse che inspiegabilmente la sua registrazione era scomparsa
completamente, pur avendola ascoltata la sera stessa subito dopo la registrazione. Al momento
l’inaspettato inconveniente fu attribuito ad un malfunzionamento del registratore. Per risolvere il
problema gli promisi che, al mio rientro a Udine, gli avrei fatto una copia della mia registrazione e
che gliela avrei poi inviata a Torino. Qualche tempo dopo mi disse che la sua registrazione, quella
primitiva fatta quella sera, era prima ricomparsa per poi sparire nuovamente. La cosa si ripeté per
ben sei volte. Al che decise di portare il suo registratore alla filiale della Grundig di Torino per un
accurato controllo. Dopo averlo trattenuto per alcuni giorni il responsabile della Grundig affermò
che il registratore non presentava alcun difetto ed era perfettamente funzionante.
Il fatto che delle registrazioni, effettuate a titolo sperimentale per "ricevere" delle "voci", possano
scomparire è ben noto ai ricercatori essendo di questi eventi molto ricca l'aneddotica psico fonica.
Un'altra osservazione molto interessante rilevata dall'Orso riguarda la possibile influenza dello
sperimentatore nel contenuto delle "voci" Ecco come lui stesso ebbe ad esprimersi al riguardo:
«E andando ad esaminare le mie esperienze del passato ho constatato che spesso, allorquando ero
intento a fornire a queste forze sconosciute idonea alimentazione energetica (onde sonore, rumori)
per manifestarsi, tanto più intenso era il mio impegno fisico per produrla e quello psichico
inconscio per ottenere delle "voci" valide sul nastro (specie se l'argomento emotivamente mi
sollecitava), quanto più il contenuto delle comunicazioni era lo specchio del mio stato d'animo nel
momento in cui operavo (speranze, timori, preoccupazioni, ecc.) che io andavo annotando
scrupolosamente, di giorno in giorno, nel mio diario.» Da queste osservazioni, e da quelle
precedenti, emerge in forma evidente come nel processo di formazione delle "voci" risulti
determinante lo stato psicologico dello sperimentatore che può, oltre a determinare una sua diretta
influenza sull'esperimento, anche una possibile compartecipazione di altri stati di coscienza.
Renato Orso non ha mai escluso tale possibilità, cioè che la psico fonia potesse permettere contatti
con piani di coscienza più sottili, come quelli in cui si troverebbero i trapassati. A questo proposito
nel suo articolo su "Informazioni di Psicofonia" già citato, riferisce un episodio molto significativo.
Un giorno del 1975 chiese a sua madre defunta di esprimersi in una lingua a lui sconosciuta.
In quell'occasione adottò il metodo del "nastro rovesciato", che all'epoca era un metodo nuovo in
quanto e a dirla con le sue parole, «quando questa tecnica mi era ignota e quindi il mio inconscio
non aveva subito condizionamenti di sorta». In una lettera datata 15 ottobre 1984 indirizzata al Dr.
Piero Cassoli e all'ing. Carlo Trajna, l'Orso riferì i dettagli di quell'esperienza. Venne ricevuto un
messaggio dove «..l'originario testo delle mie evocazioni, delle mie dichiarazioni, [registrate sul
diritto del nastro ed ascoltate al rovescio n.d.r.] sento una parlata incomprensibile e nel contesto di
essa alcune frasi sono espresse in italiano "non sanno che pensare, eh sì Orso, come si fa non si sa"
e termina con "in lingua araba qui finire". Incuriosito del fatto mi rivolgo al direttore della Scuola
Interpreti "Berlitz School" di Torino per la risoluzione dell'enigma e per ottenere eventuale
conferma circa l'esistenza di una parlata in lingua araba. Mi viene messo a disposizione un
interprete di nazionalità araba (nb. in accordo con il Direttore, digiuno del paranormale come
tanti, all'arabo non viene resa nota la dinamica del fenomeno psico fonico) il quale dopo ripetuti
ascolti e riascolti dello spezzone mi riferisce quanto segue. "la gran parte delle parlate non sono
comprensibili, altre hanno una certa assonanza con la lingua araba che io però non sono in grado
di tradurre essendo molteplici i dialetti arabi; ma una manifestazione appare chiara: ci troviamo di
fronte ad una preghiera rivolta ad Allah da parte di una propiziatrice a favore del suo protettore
ringraziandolo di averlo creato e nel contempo si augura che di questa creazione il suo intimo sia
riconoscente ad Allah. Segue poi la lettura di alcuni passi del Corano come è uso da quelle parti.»
Voglio sottolineare il fatto che la registrazione primitiva era stata fatta sul lato corretto del nastro
con il metodo microfonico; essa riguardò un dialogo che l'Orso ebbe con un suo amico. Il tutto
accadde ascoltando il nastro rovesciato, quindi facendo passare a contatto con la testina di lettura
del registratore l'altra faccia del nastro. Sebbene io sia stato sempre contrario a suggerire tale
tecnica di sperimentazione poiché essa genera un tipo si sonorità molto ambigua per conseguenza
degli effetti della pre magnetizzazione del nastro, con questo metodo il pericolo di illusioni psico
acustiche è estremamente elevato. Questo caso dimostra invece che il fenomeno può dinamizzarsi
modulando una sonorità qualunque come lo è il tipo appena menzionato. Sullo stesso principio
funziona la tecnica americana dell'"EVP Maker" e la tecnica adottata dalla brasiliana Sonia
Rinaldi. Concludendo questa prima parte delle esperienze di Renato Orso mi piace sottolineare una
mia personale opinione, che è anche una mia certezza, cioè che per "ricevere" delle "voci" la vera
apparecchiatura ricevente da sintonizzare correttamente non sia la radio o altro sistema tecnico
impiegato, ma l'operatore. Con una corretta "sintonizzazione interiore" ogni metodo adottato può
essere valido poiché entrano in gioco quelli che io ho definito "modelli psichici".
Il secondo grande contributo che Renato Orso diede alla ricerca dell'oggettività acustica delle voci
ci è pervenuto dalle analisi sono grafiche fatte su alcune sue voci ritenute anomale, presso l'Istituto
Elettrotecnico Nazionale "Galileo Ferraris" di Torino. Per poter comprendere il valore di dette
analisi e nel contempo poter comprendere il contenuto dei sono grammi, ritengo necessario far
precedere alcune informazioni di carattere generale sulle componenti elettroacustiche della voce
umana. I singoli elementi acustici di una voce, la cui successione temporale costituisce una parola
pronunciata, sono chiamati "fonemi". Ogni fonema è perfettamente separabile dagli altri e presenta
peculiarità sue proprie, rilevabili strumentalmente. Le parole altro non sono che un insieme di
suoni vocalici e consonantici prodotti in successione temporale. I suoni vocalici sono generati dalle
vibrazioni delle corde vocali attivate per effetto della pressione esercitata dall’aria emessa dai
polmoni. Il numero di vibrazioni prodotte nell’unità di tempo costituisce la "frequenza
fondamentale" di una voce ed è determinata dalla vibrazioni delle cosiddette "corde vocali" o
"pliche vocali". Questo parametro caratterizza significativamente una voce dal punto di vista
elettroacustico. Se l'aria che attraversa le corde vocali non riesce a portarle in vibrazione non si ha
produzione di suoni vocalici ma solo di rumore; all'ascolto un tale tipo di voce risulterà del tipo
afono, come lo è una voce sussurrata. Il suono, così come prodotto dalle corde vocali, dà luogo ad
altri fenomeni acustici per effetto del tubo fonatorio. In particolare variando i volumi relativi, ad
esempio spostando la lingua o modificando l'apertura della bocca, è possibile modificare il suono
emesso in quanto vengono variati i volumi delle cosiddette "cavità di risonanza". Le vocali sono dei
suoni armonici complessi, costituiti da una frequenza fondamentale e da una serie di frequenze ad
essa multiple chiamate "armoniche". Le vibrazioni delle corde vocali non sono udibili così come
sono prodotte poiché, prima di giungere all'esterno delle labbra, subiscono una serie di sensibili
modificazioni per un effetto di un fenomeno fisico cosiddetto di "risonanza" dovuto alla particolare
configurazione del tubo fonatorio, che come dimensioni e forma è diverso in ogni persona.
Conseguenza di quanto detto il suono risultante è un suono complesso, costituito cioè da una
frequenza fondamentale e da alcuni gruppi di frequenze armoniche, rinforzate in intensità sonora,
chiamate "formanti". […] In altre parole il suono risultante che fuoriesce dalle labbra ha un timbro
caratteristico, diverso per ogni singola persona, in rapporto alle diverse forme e dimensioni delle
cavità di risonanza. Una ulteriore modificazione avviene per l'attività articolatoria che permette di
distinguere i fonemi tra loro e, in particolare, quelli vocalici. Da quanto fin qui detto si può ora
apprezzare la grande importanza che ha la struttura timbrica. Un sono gramma rappresenta la
sintesi delle informazioni di cui abbiamo fatto ora cenno. In sostanza è un grafico rappresentato
tridimensionalmente dove sull’asse verticale (o delle ordinate) è riportato il valore della frequenza
espressa in Hz e sull’asse orizzontale (o delle ascisse) la durata del reperto acustico in esame,
mentre nel terzo asse, ortogonale ai due precedenti, l’intensità sonora.
Renato Orso presentò all'Istituto "Galileo Ferraris" una serie di voci da lui registrate, ritenute
anomale, al fine di sottoporle ad analisi strumentale mediante il Sonograph mod. 6061B della Kay
Elemetrics Co., analizzatore analogico allora usato dall'Istituto (eravamo nel 1985).
Questo strumento e la relativa procedura operativa erano normalmente impiegati per effettuare
delle perizie di identificazione vocale riconosciute in sede giudiziaria. Delle voci presentate
dall'Orso, l'Istituto ne scelse cinque, quelle che ritenne più chiare e idonee ad essere analizzate.
Successivamente Orso incise con la propria voce un secondo nastro, ripetendo esattamente quanto da
lui decodificato per ciascuna delle 5 voci ritenute anomale: in questo modo sarebbe stato possibile
eseguire un confronto elettroacustico tra sua voce "normale" e la corrispondente voce anomala
pronunciante lo stesso contenuto linguistico. Successivamente, analizzando i sono grammi fu
possibile rilevare che Orso aveva correttamente decodificato ciò che le sue "voci" avevano
effettivamente detto.
Prima dell'esecuzione dei sono grammi i reperti acustici furono processati, per renderli idonei
all'analisi, mediante un equalizzatore parametrico ed un espansore di dinamica.
Queste operazioni, che non alterano assolutamente il reperto originale, furono effettuate dai tecnici
del "Galileo Ferraris", usando apparecchiature e metodiche normalmente impiegate per trattare
preliminarmente i reperti da analizzare.
Queste analisi elettroacustiche consentirono di trarre le seguenti conclusioni :
1. Le voci paranormali hanno una struttura acustica associabile a quella della voce umana. In
particolare si rileva la presenza di formanti che corrispondono, in termini di frequenza, a quella
dei suoni vocalici della lingua italiana. Si ricordi che la presenza di formanti individua e
classifica una vocale con il suo contenuto di informazione. Nel caso delle voci umane le formanti
derivano dall'azione delle cosiddette cavità di risonanza dell'apparato fonatorio, mentre nelle voci
anomale esse sembrano derivare da un misterioso processo di concentrazione localizzata del rumore
di fondo in corrispondenza delle zone formanti applicabili alle vocali della parola decodificata
dall'Orso.
2. La successione temporale delle vocali, la loro durata, la durata delle pause, l'accento su alcune
vocali di una parola, determinano un ritmo di dizione prossimo, ma non uguale, alla nostra
parlata.
3. Che le voci anomale siano una realtà oggettiva e non delle illusioni psico acustiche è comprovato
dalla corrispondenza di posizione delle formanti anomale con le formanti delle parole pronunciate
da Orso. Ciò conferma che la sua decodificazione è stata corretta.
4. Il trasferimento di un'informazione o "messaggio" è basato unicamente sulla posizione in
successione delle zone formanti relative alle vocali ed integrazione, da parte di chi ascolta, delle
consonanti che mancano o delle pause di pari durata delle consonanti occlusive della lingua
italiana. E' necessario evidenziare che le consonanti vengono prodotte per interruzione brusca del
flusso d'aria proveniente dai polmoni, oppure per costrizione a passare attraverso ostacoli più o
meno ostruenti del tubo fonatorio.
5. I sono grammi rivelano la frequente assenza della frequenza fondamentale che per le voci umane
è determinata dalla vibrazione delle corde vocali. La mancanza della frequenza fondamentale,
unitamente alla mancanza delle consonanti, che nell'essere umano sono determinate dall'organo
fonatorio, suggerisce l'idea di un processo di fonazione anomalo come se il produttore di questi
eventi linguistici fosse sprovvisto dell'organo fonatorio. Queste conclusioni furono confermate dai i
risultati ottenuti nella ricerca del nostro "Progetto Sfinge" dove furono adottati programmi
informatici di ultima generazione che ci hanno permesso di documentare in maniera esaustiva
anche altre peculiarità delle "voci" che qui riassumo di seguito:
1. Le analisi elettroacustiche hanno rivelato la presenza di rilevanti anomalie strutturali anche in
quei reperti la cui percezione uditiva presentava caratteristiche timbriche molto vicine al parlato
umano.
2. Le anomalie riscontrate hanno rivelato componenti spettrali e luoghi di articolazione che
deviano sensibilmente dagli standard umani. In molti casi, logicamente laddove il software lo
consentiva, si è rilevata una incoerenza tra rappresentazioni grafiche dei luoghi di articolazione,
interni ed esterni, e tipologia dei suoni emessi.
3. Notevoli sono anche le severe anomalie rilevate a carico della frequenza fondamentale F0, come
la sua frequente assenza, la sua frammentazione ed i valori anomali misurati.
Di notevole rilevanza sono anche i casi di assenza della frequenza fondamentale con la
concomitante presenza di inspiegabili formanti. Le formanti sono bande di frequenza contenenti
gruppi di armoniche della frequenza fondamentale. Esse derivano da fenomeni di risonanza nel
tubo fonatorio generati della frequenza fondamentale. E' inspiegabile la presenza di un effetto, cioè
la presenza di formanti, senza la causa che lo ha generato, cioè la frequenza fondamentale.
4. Si è spesso riscontrata la presenza della frequenza fondamentale senza vibrazione delle pliche
vocali. Essendo la frequenza fondamentale generata dalla vibrazione delle pliche vocali (dette
impropriamente anche corde vocali), è inspiegabile la presenza di un effetto, cioè la frequenza
fondamentale, senza la causa che lo ha generato, cioè la vibrazione delle pliche vocali.
5. Si è poi documentata, tramite la rappresentazione grafica nei sono grammi, la reale funzione che
ha il rumore nell'ambito del processo di formazione delle "voci". Sebbene esso sia sempre stato
considerato un segnale di disturbo che influisce negativamente sul segnale contenente
l'informazione, le analisi sono grafiche eseguite, hanno messo in luce la sua particolare funzione
nei processi di interazione psi strumentale. Abbiamo infatti rilevato che, in assenza della frequenza
fondamentale e in presenza delle formanti, le strutture delle stesse si presentano come un
addensamento localizzato di rumore con andamento impulsivo, cioè non armonico, contrariamente
alla voce umana dove le formanti hanno un andamento sinusoidale, come la frequenza
fondamentale che le genera. E' necessario evidenziare che le formanti strutturate in forma anomala
occupano nel sono gramma i pertinenti campi di frequenza delle vocali contenute nella parola
decodificata. Formanti strutturate con il rumore è un evento che non trova alcun riscontro nella
voce umana. Molti studiosi del fenomeno (Trajna, Senkowski, ed il sottoscritto) concordano circa
l'ipotesi secondo cui le voci potrebbero essere generate da un processo che sfrutti i rumori ed i suoni
ambientali di volta in volta disponibili modulandoli in maniera intelligente.
6. I valori anomali riscontrati di Jitter, che nella voce umana sono indice di patologie esistenti
negli organi di fonazione, a mio parere sono da interpretarsi come un parametro indicante
l'esistenza di eventi acustici derivati da un processo di strutturazione non convenzionale oppure
prodotti da organi di fonazione deformi.
La via di ricerca aperta da Renato Orso nel lontano 1985 ha prodotto i suoi frutti, stimolando
l'interesse della ricerca in questa direzione nel nostro Daniele Gullà il cui impegno e
professionalità ci ha permesso di dimostrare scientificamente che le "voci" non sono da considerarsi
delle semplici illusioni psico acustiche, come vorrebbero i critici del fenomeno (in genere anche
incompetenti di elettroacustica), bensì eventi linguistici reali. Vorrei concludere questo mio
contributo con le stesse parole di Renato Orso riportate nel già citato organo dell'AISP
"Informazioni di Psicofonia", che riassumono perfettamente il suo pensiero:
«Non ho inteso con questa mia chiacchierata, frutto di mie esperienze e quindi da altri non
assimilabili, ognuno ha il suo ponte! Alla buona, da uomo della strada, senza alcuna cognizione
tecnica e con l'esposizione di ipotesi del tutto soggettive, criticabili sin che si vuole, proporre la
panacea per la risoluzione dell'avvincente fenomeno delle voci di origine ignota, ci mancherebbe
altro! Ho voluto soltanto, come tanti altri operatori, portare il mio modestissimo contributo alla
ricerca, nel clima di collaborazione che tutti ci auspichiamo».
Bologna, 14 novembre 2009

DELOG, UN'ESPERIENZA MISTICA.


di Bruno Severi.

Nel variegato e complicatissimo mondo che ruota attorno alla religiosità tibetana esiste un tipo di
mistico poco conosciuto in occidente, ma che appare ancora attivo e abbastanza diffuso tra le genti
himalayane. Si tratta di personaggi, chiamati Delog (indicati anche come delok e das-log),
traducibile con: "persone tornate dalla morte", in massima parte donne, che in seguito a una grave
malattia entrano in uno stato di morte apparente.
All'interno di questo stato vivono un'esperienza che li porta nell'aldilà per poi fare ritorno, anche
dopo una settimana, nel proprio corpo. «Per cinque interi giorni ella è rimasta fredda, senza respiro
e priva di ogni altro segno vitale, mentre la sua coscienza viaggiava liberamente in altri regni» , si
legge nella biografia di uno di questi strani personaggi (Drolma, 2005).
Naturalmente, perché l'intero processo vada a buon fine è necessario che il corpo venga trattato nel
migliore dei modi durante il viaggio dell'anima nell'aldilà. Questo è favorito dal fatto che in Tibet
il corpo dei defunti viene mantenuto intatto per almeno una settimana, al fine di permettere alla
coscienza di viaggiare indisturbata nelle dimensioni spirituali (Langerfeld, 2000).

Il viaggio nell'aldilà e ritorno.

Una volta avvenuto il "decesso", la coscienza (chiamiamola così) appare confusa ed è inconsapevole
della morte appena avvenuta; in particolare non riconosce come suo, il corpo esanime lì accanto.
Cerca inutilmente di richiamare l'attenzione dei parenti che stanno piangendo la dipartita del loro
caro. Poi una voce o una presenza la chiama, la rassicura, le spiega come stanno le cose e la conduce
nel bardo, nel mondo oltre la soglia. Qui si trova in un luogo a lei non familiare e si rende conto
che non può fare altro che procedere, senza alcuna possibilità di fare ritorno.
Un ponte spesso indica la soglia tra questo e l'altro mondo. Diverse di queste anime erranti,
accompagnate di solito da una divinità o spirito che le guida per quelle lande tenebrose e fornisce
loro le dovute spiegazioni come Virgilio con Dante Alighieri nella Divina Commedia, riferiscono di
avere superato irte montagne e passi terrificanti, di avere attraversato vasti deserti, di avere guadato
fiumi pericolosi. Ogni luogo da esse attraversato riflette i costumi mentali che avevano sulla terra.
Le alte montagne corrispondono all'arroganza, i deserti all'avidità, i fiumi turbolenti alla
rabbia, ecc. Ma finalmente, dopo questo difficile viaggio, raggiungono la corte del dio della morte:
Yama Dharmaraja. Il compito di questa temutissima divinità è quello di giudicare le anime appena
arrivate dal mondo dei vivi per poi indirizzarle, in attesa della reincarnazione, o verso il paradiso o
verso un luogo di torture e di pianto. L'iconografia religiosa tibetana è ricchissima di
rappresentazioni del dio Yama che soppesa sui due piatti di una bilancia i meriti e le colpe delle
anime che attendono in trepidante attesa la sentenza sul loro prossimo destino. È interessante
notare la stretta analogia, se non l'assoluta coincidenza, tra queste scene e quelle rappresentate nel
Libro Egiziano dei Morti, l'unica differenza evidente risiede nei nomi delle divinità rappresentate:
Yama e Anubi.
Quest'ultimo conduceva il defunto nella "Sala delle due verità" e ne pesava il cuore assieme al dio
Thot che, come scriba, ne registrava la pesatura. Anche l'iconografia cristiana antica mostra
non poche analogie con questo processo di giudizio delle anime, non escluso l'uso della bilancia,
prima di formulare il giudizio finale. Fa parte della scena del giudizio infernale tibetano anche
l'analisi della vita del defunto, i cui aspetti salienti sono visti scorrere velocemente in uno specchio
o in una sfera di cristallo che un aiutante sostiene davanti al dio Yama.
Due demoni svolgono il compito della pubblica accusa e della difesa. Alle colpe enumerate dall'uno
sono contrapposti i meriti elencati dall'altro. Poi giunge l'inappellabile giudizio del Dio.
Al delog vengono poi mostrati i vari settori dell'inferno dove le anime dei peccatori subiscono
tremende torture. Egli stesso può essere sottoposto a un giudizio divino, ma con rinvio in un
secondo tempo dell'applicazione del premio o della pena, non essendo ancora giunta la sua ora.
Nel libro di delog Dawa Drolma (2005) l'autrice, vissuta all'inizio del secolo scorso, narra auto
biograficamente l'incontro con il dio Yama e il giudizio a cui fu sottoposta.
Il signore dell'inferno, Yama Dharmaraja, un essere terrificante che indossava pelli di elefanti e di
esseri umani ed era adornato di ossa e gioielli, guardò Dawa Drolma e le chiese di esporre in tutta
sincerità il suo karma, sia negli aspetti positivi, sia in quelli negativi. A questo punto la bianca dea
Tara intercedette a favore di Dawa dicendo che, nonostante la sua giovane età (16 anni), era
estremamente virtuosa. Dopo che anche Dawa enumerò i suoi errori e le sue virtù, l'attendente del
dio Yama dalla testa di serpente, di nome Malevolenza, esaminò attentamente la vita della giovane
donna nello Specchio di Cristallo, dove l'immagine è come il sole che esce da dietro le nuvole, e
dopo che l'assistente dalla testa di scimmia ebbe pesato i meriti e i demeriti sulla bilancia, venne
proclamato: «La sua virtù è nettamente predominante: non ci sono più di una o due azioni
riprovevoli». Dopo il giudizio, il dio della morte in genere affida al delog un messaggio
spirituale da trasmettere alla sua gente una volta tornato sulla terra. Anche le anime dei trapassati,
con le quali il delog si intrattiene a parlare, possono affidargli messaggi da portare ai loro parenti
rimasti sulla terra. In genere si tratta di richieste di particolari cerimonie religiose che possono
contribuire ad alleviare le loro pene nell'inferno. Dal libro della Pommaret (1989) traggo la
seguente supplica rivolta a una delog da parte di una giovane donna condannata a terribili pene.
<<Poiché si dice che tu tornerai sulla terra, ecco quello che dovresti dire a mio favore: io sono della
regione di Tashigang, nel Bhutan orientale. Il mio nome è Tsering Kar Chung. Il nome di mia
madre è Tashi Chosom. Per la mia salvezza ella dovrebbe copiare 1000 volte il sutra di diamante e
offrire per diverse volte 100 lampade di burro ai templi. Dovrebbe anche erigere una grande
bandiera di preghiere con sopra scritta la formula Om mani padme hum. Per la purificazione dei
miei peccati dovrebbe anche compiere un rito di riscatto dei peccati con le dovute preghiere. Se tu,
madre mia, veramente ami la tua bambina adempirai a tutto questo in modo che io rinasca nel
mondo umano. In caso contrario, io non uscirò da questo calderone pieno di acqua bollente prima
di 100 anni. Ragazza, ti prego di portare questo messaggio sulla terra>>.
Alcuni tra questi viaggiatori nell'aldilà, almeno quelli più virtuosi, sono in seguito condotti nel
paradiso al cospetto delle divinità compassionevoli, dove si immergono in luoghi e in situazioni
pieni di estrema bellezza, di pace e di delizia. Anche in questo regno possono ricevere messaggi e
insegnamenti da portare sulla terra.
Più di rado vengono condotti nei regni più bassi, quelli dove dimorano le anime trasformate in
animali in attesa di reincarnarsi.
Una volta ripreso possesso del loro corpo, questi sopravvissuti sono messi alla prova da un Lama per
stabilire se siano veri delog o impostori.
Se superano la prova, da quel momento in poi potranno andare in giro per il Tibet a raccontare la
loro esperienza e a predicare gli insegnamenti ricevuti dal dio Yama o da altre entità spirituali.
Anche la descrizione delle truci pene infernali che essi riferiscono con dovizia di particolari
dovrebbe essere di monito al popolo che ascolta rapito la cronaca di questi viaggi straordinari.
In seguito a questa esperienza essi stessi raggiungeranno una trasformazione radicale della loro
personalità, in quanto la loro vita, da quel momento in poi, sarà improntata su nuovi e rafforzati
valori spirituali.
Al contrario di coloro che in occidente affrontano profonde esperienze di NDE e che in genere
vengono etichettati come deliranti o mitomani, in Tibet i delog sono figure mistiche in qualche
modo istituzionalizzate e riconosciute come portatrici di messaggi dall'aldilà, dotate di un profondo
e fondamentale contenuto religioso.
Le avventure dei delog più famosi vengono cantate per tutte le contrade del Tibet da menestrelli
erranti e sono andate a costituire, nel corso dei secoli, un importante genere letterario assai
originale e seguito in Tibet.

Delog antichi e moderni.

La studiosa francese Françoise Pommaret, profonda conoscitrice del mondo himalayano, con il
libro “Les Revenants de l'au-delà dans le monde tibétain” (1989) ha fatto autorevolmente conoscere
in occidente il fenomeno dei delog.
In questo libro, da ritenersi fondamentale per chi desidera conoscere a fondo ed esplorare questa
materia, sono riportate delle importanti puntualizzazioni.
Tra queste, una mi sembra in particolar modo importante: la studiosa afferma che nei casi storici,
quelli che sono descritti nella letteratura tibetana a partire dal quindicesimo secolo, prevale
la tipologia che abbiamo sopra descritto, ossia di persone che ritengono di essere inaspettatamente
decedute e di essere ritornate dal regno della morte con messaggi spirituali da diffondere nelle terre
himalayane nelle vesti di predicatori itineranti.
A questo la Pommaret, grazie ai suoi recenti viaggi himalayani, contrappone il prevalere oggi di
un'ulteriore figura significativamente variata rispetto al passato, qualcosa con molti aspetti tipici
dello sciamano tradizionale.
Infatti questo moderno delog è un professionista dei viaggi nell'oltretomba in quanto è in grado di
affrontare queste esperienze a volontà, per alcune ore e in giorni fissi del calendario tibetano.
Per questa ragione viene indicato con un altro termine, Nyin log, che significa tornato dopo un
giorno.
Oltre alle informazioni che i defunti chiedono di trasmettere ai loro cari ancora sulla terra, questi
delog possono recapitare messaggi in senso inverso, ovvero dai vivi alle anime dei familiari defunti.
Inoltre si assumono il compito di assistere e guidare chi è appena morto, per evitargli le incertezze e
le insidie dell'aldilà come psicopompo, altra funzione dello sciamano.
Infine, il delog dei nostri giorni ha assunto il ruolo di veggente e di indovino grazie alla capacità
che ha acquisito di spaziare in altre dimensioni e di parlare con spiriti e divinità che nell'aldilà
dimorano.
Per questa molteplicità di ruoli, pur sempre vissuti come enigmatici all'interno della religiosità
popolare, la figura del delog oggi prevalente, incute un certo timore.
Ci si rivolge ai delog quando non si è in grado di risolvere i propri problemi sia pratici che
spirituali, ma si rimane da essi distanti quando la loro opera non è al momento richiesta.
Chi ha simili capacità soprannaturali può agire per il bene del consultante ma, se lo volesse,
potrebbe anche rovinarlo ed almeno, questo è il pensiero della gente comune.
Diversi autori citati nel libro della Pommaret (1989), tra cui il nostro Giuseppe Tucci, suggeriscono
un'origine sciamanica del fenomeno dei delog, origine offuscata in parte dal diffondersi in Tibet
della dottrina buddista che ha incorporato il fenomeno adattandolo ai suoi modelli culturali e
religiosi.
La Pommaret poi spiega perché la stragrande maggioranza dei delog appartenga al sesso femminile.
La studiosa sostiene che in ambiente tibetano essere Lama riveste un ruolo di preminenza e lascia
aperte ampie possibilità di "carriera".
Le monache sono abbastanza rare e, a tutti gli effetti, impossibilitate a coltivare ambizioni di
miglioramento del loro stato sociale.
Emarginazione, sottovalutazione del ruolo delle donne e pertanto se desiderano affermarsi in
qualche modo all'interno della loro società, hanno aperta una strada che gli uomini hanno
abbandonato: quella di fare le sciamane che, come sopra affermato, si identifica o si sovrappone
spesso con la figura del delog.
Analogie e differenze.

Una differenza fondamentale tra NDE, viaggio del delog e Libro Tibetano dei Morti, risiede nel
fatto che nella prime due condizioni la persona non è effettivamente morta, mentre nella terza lo è
a tutti gli effetti. Un'altra differenza di rilievo risiede nella diversa durata di NDE occidentale e
viaggio del delog nell'aldilà. Nel primo caso si hanno tempi generalmente ridotti, nel secondo caso
si parla anche di una settimana di assenza. Si ritiene che questa maggiore durata permetta ai delog
di poter avere esperienze molto più ricche e dettagliate del regno dei morti rispetto alle nostre NDE.
Di solito, in occidente le esperienze di premorte avvengono al massimo una sola volta nella vita;
nel Tibet attuale la maggioranza dei delog le affronta tutte le volte che lo desidera.
Inoltre, l'esperienza tibetana appare molto più aderente alla religiosità rispetto a quanto succede
qui da noi. Difficilmente chi esce da un'esperienza di premorte in occidente si propone come
portatore di messaggi spirituali e cerca di trasmetterli ad altri. La nostra NDE viene intesa e
vissuta più come un'esperienza mistica personale, il cui significato profondo trova difficoltà a
essere condiviso con chi ci sta vicino. Un'altra differenza tra delog e nostre NDE risiede nel fatto
che nell'esperienza tibetana prevale nettamente il sesso femminile, mentre qui da noi non sembra
esserci alcuna differenza significativa. Anche il tema del tunnel, tipicamente presente nella
maggioranza delle NDE, non sembra riguardare l'esperienza tibetana.
Nel complesso, direi che il viaggio ultraterreno del delog si svolge quasi sempre in un ambiente
molto più tetro e terrificante di quanto non avviene per chi vive una NDE.
Solo alcune di queste anime erranti nell'aldilà tibetano vengono condotte nel paradiso, là dove
dimorano i Budda compassionevoli e i santi, e dove possono assaporare la spiritualità e il senso di
pace che da essi promana.
Nel libro di Sogyal Rinpoche “The Tibetan book of living and dying” (2011), si sottolineano alcuni
punti in comune tra NDE e Libro Tibetano dei Morti:
- nelle primissime fasi dopo la morte, il Libro Tibetano dei Morti descrive la comparsa all'anima
del defunto di una luce chiarissima che può trovare una precisa corrispondenza con la luce in fondo
al tunnel o con l'Essere di luce descritti nella NDE. Ciò riguarda anche i delog, aggiungo io;
- nel secondo stadio del Libro Tibetano dei Morti, il Chonyid Bardo, compaiono al defunto diverse
divinità rapportabili alle entità spirituali che accolgono e accompagnano per l'altro mondo chi è in
NDE, delog compreso; un ulteriore parallelismo tra le tre situazioni riguarda le esperienze
infernali con incontri con divinità terrifiche e stati d'animo ricolmi di terrore che caratterizzano
sia il Libro Tibetano dei Morti, sia alcune delle esperienze di NDE vissute in modo negativo, sia il
viaggio del delog.
A queste puntualizzazioni di Sogyal Rinpoche vorrei aggiungere queste ulteriori osservazioni:
- la convinzione di non essere morti e i vani tentativi di interloquire con i presenti sono descritti in
modo identico sia dall'occidentale che racconta la propria NDE, sia dal delog tibetano che descrive
le prime fasi della sua esperienza, come riportato all'inizio di questo articolo. Anche nel Libro
Tibetano dei Morti si legge che l'anima del defunto all'inizio non si rende conto della propria
morte e si adira inutilmente con i familiari che, sordi ai suoi richiami, ne stanno invece piangendo
la morte; possiamo riconoscere in queste primissime fasi, almeno per la NDE e per il delog, una
condizione di Obe, o esperienza fuori del corpo; anche il giudizio divino che ci attende nell'aldilà fa
parte sia dei racconti di chi è tornato sulla terra in seguito a una NDE, sia dei ricordi di un delog,
sia di quanto è descritto nel sacro testo tibetano quando tratta del bardo, ossia del mondo
intermedio tra la morte e la rinascita; la visione panoramica, o flash-back, tipica delle esperienze
di premorte, trova nel fenomeno del delog un corrispettivo nello specchio o nella sfera di cristallo
del dio Yama, nei quali si vedono scorrere le vicende salienti di chi è sottoposto a giudizio;
- ad accomunare le tre situazioni contribuiscono anche gli incontri e i dialoghi che si hanno
nell'aldilà con defunti, i quali possono essere o sconosciuti, oppure amici e parenti;
- l'effetto trasformativo sulla personalità è comune sia tra chi riemerge alla vita dopo una NDE, sia
dopo un viaggio nell'aldilà tibetano (delog);
- gli antichi testi religiosi e le rappresentazioni artistiche sia del Tibet che del nostro mondo
cristiano trattavano o illustravano l'aldilà insistendo molto, e con grande dovizia di particolari,
sulle terribili torture inflitte ai peccatori. Se facciamo il confronto con quanto ci proponevano gli
scrittori e i pittori di queste due lontane realtà noteremo che la loro fantasia, o quella dei loro
committenti, in entrambi i casi era del tutto simile. Le pene fisiche sono pressoché sovrapponibili e
le fiamme dei due inferni irradiano identici sinistri bagliori. Attualmente nessun cristiano crede
molto a queste estreme rappresentazioni: l'Inferno si è in qualche modo adeguato ai tempi.
Lo stesso sta avvenendo nel mondo tibetano. Il dio della morte Yama, sempre rappresentato in
passato nel peggiore dei modi, nell'immaginario attuale appare trasformato in un dio più benevolo
e comprensivo e le pene che infligge ai dannati non fanno più accapponare la pelle come era
consuetudine in un tempo non troppo lontano.
Nel libro citato della Pommaret (1989) sono indicate diverse fonti antiche, di origine indiana,
iraniana e cinese, che possono avere influenzato notevolmente il genere letterario dei delog
himalayani. In questi testi si può leggere di viaggi di personaggi ancora vivi che, come i delog, si
sono recati temporaneamente nel mondo dei morti e hanno poi fatto accurate descrizioni di quello
che hanno visto e sperimentato di persona.
Inoltre, se nelle contrade tibetane la letteratura che tratta di questi viaggiatori dell'oltretomba è
piuttosto vasta, dalle nostre parti non si è certamente da meno. Presento qui di seguito una lista,
che non pretende di essere completa, di opere letterarie e religiose prevalentemente occidentali che
parlano dello stesso viaggio, con ritorno, e ne fanno dettagliate descrizioni. Da queste ultime
possiamo individuare notevolissime somiglianze e sovrapposizioni per quanto ci attende dopo l'ora
fatidica e che testimoniano ancor più dell'universalità dei contenuti di questo tipo di esperienze.
Chi desiderasse approfondire l'argomento rimando al libro di Carol Zaleski (1987) come
riferimento più esaustivo.
- L'Epopea di Gilgamesh (poema assiro-babilonese del III millennio a.C.) dove Enkidu ritorna
momentaneamente dall'oltretomba per rivedere l'amico Gilgamesh.
- Il poema La discesa di Inanna agli Inferi è sicuramente uno dei più bei miti mesopotamici
ritrovato alla fine del XIX secolo inciso su tavolette di argilla nel corso di scavi archeologici della
città di Napur. È la stessa dea Inanna che compie questo viaggio impossibile nell'oltretomba, dove
in contra il suo promesso sposo Dumuzi.
- Il libro di Arda Viraf, testo religioso dello zoroastrismo che descrive il viaggio onirico di un
devoto zoroastriano nell'aldilà. È di epoca sassanide.
- Nel Talmud, l'antico testo sacro degli ebrei, ci sono almeno due riferimenti a persone che hanno
vissuto una NDE.
- Omero, Odissea (sec. VIII a.C.), libro XI: Ulisse va alle soglie dell'inferno.
- Platone: il mito di Er nell'ultimo libro della Repubblica (probabile NDE).
- La leggenda di Teseo contiene anch'essa una discesa nell'Ade. Teseo, insieme a Piritoo, raggiunge
il regno dei morti per rapire Persefone.
- Erodoto racconta (IV, 94-6) di avere appreso che Zamolski era stato schiavo di Pitagora. Erodoto
designa Zamolski anche come una specie di demone e ci fa sapere come, resuscitato tre anni dopo la
morte, avrebbe narrato quanto visto nell'altro mondo. (Citato in Vincenzo Capparelli La sapienza
di Pitagora, vol. 1, pag. 297, Ed. Mediterranee, Roma 2003.)
- Apollodoro (Pseudo), Biblioteca, libro II, descrive la dodicesima fatica di Ercole che scese
nell'Ade per catturare Cerbero.
- Virgilio, Eneide, libro VI: Enea e Circe scendono nell'Averno.
- Marco Tullio Cicerone, Il sogno di Scipione (Somnium Scipionis), costituisce l'ultima parte del
VI libro del De Republica.
- Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi, libro X, mito di Orfeo ed Euridice.
- Nel Vangelo apocrifo di Nicodemo, Gesù dopo la crocifissione risiede per tre giorni negli Inferi
dove libera i Patriarchi, i profeti e gli altri personaggi dell'Antico Testamento.
- San Paolo, in una lettera ai Corinzi, rivela di avere fatto un breve viaggio in Paradiso
(2 Cor. 12: 1-4). - La visione di San Paolo, testo apocrifo del quinto secolo.
- Secondo la mitologia nordica i Giganti affermavano che si poteva divenire sapienti, cioè
chiaroveggenti, grazie a una discesa agli Inferi, ovvero attraverso un'iniziazione di tipo estatico.
Anche Odino, secondo il mito, è sceso all'Inferno per recuperare un'anima trasportata dal
suo cavallo a otto zampe Sleipnir.
- Papa Gregorio Magno (VI sec.), nell'ultimo libro dei Dialoghi, narra le storie di tre persone che
dopo morte hanno raggiunto l'aldilà e ne sono tornate con il racconto delle loro avventure.
- Il Venerabile Beda ha scritto nell'VIII secolo The Ecclesiastical History of the English People,
che contiene la storia di un uomo resuscitato durante il funerale che dichiarò di essere stato in
Purgatorio guidato da un essere luminescente.
- Il Libro della Scala, racconto in varie versioni elaborate tra VIII e XIII secolo, narra del profeta
Maometto condotto temporaneamente in Cielo.
- La navigazione di San Brandano, scritto nel IX-X secolo da un monaco irlandese.
- Il Purgatorio di San Patrizio, XII e XIII secolo, del monaco cistercense Enrico di Saltrey.
- Anonimo, La visione di Tundalo, del XII secolo.
- Bonvesin da la Riva, La scrittura nera (XIII sec.).
- Giacomino da Verona, La Gerusalemme celeste (XIII sec.).
- Naturalmente, la Divina Commedia di Dante (tra XIII e XIV secolo).- Un anonimo poeta del
XIV secolo ha scritto il racconto Pearl che presenta un caso di NDE con 11 delle 15 caratteristiche
tipiche descritte da Moody.
- De Benneville G., The remarkable account of the life and trance of Doctor George de Benneville,
Philadelphia, PA, Thomas T. Stiles, 1804.
Il mondo tibetano non cessa mai di sorprendere e rivelare aspetti sempre nuovi tra le pieghe della
sua millenaria cultura. Il fenomeno dei delog ha iniziato solo da pochi anni a essere conosciuto in
occidente e gli stretti parallelismi con la NDE hanno senz'altro favorito il suo emergere.
Infatti alcuni studiosi degli stati di pre-morte hanno scritto di questa pratica tibetana nelle riviste
specializzate, stimolando altri ad approfondire la materia. Di conseguenza i pochi testi che
trattavano dei delog sono stati riscoperti e giustamente valorizzati.
Nella letteratura antica, nei miti, nelle leggende, nei testi di varie religioni, il tema della morte,
del viaggio nell'aldilà, dell'acquisizione di nuove conoscenze e del ritorno alla terra trasformati
spiritualmente e spesso con insegnamenti da trasmettere, è assai comune.
Il viaggio di Dante Alighieri narrato nella Divina Commedia, il viaggio che compie lo sciamano
nel mondo degli spiriti e degli dei, i processi iniziatici nelle civiltà primitive ed evolute, compresa
la nostra attuale, tanto per fare alcuni esempi, sembra che raccontino o che comprendano gli stessi
elementi di base. Una sorta di archetipo da sempre presente e diffuso su tutta la Terra, che in
superficie può apparire diverso nei vari contesti che esaminiamo, ma che racchiude, non tanto
nascosto, un nucleo universale e unitario.
Certe persone vivono fortissime esperienze che le pongono a un passo dalla morte, oppure credono di
essere veramente morte e di vagare nel regno dell'oltretomba. Si può trattare di visioni, di sogni
particolari, di esperienze mistiche, oppure che avvengono quando si è moribondi per ferite o per
una grave malattia, come nel caso delle NDE. È possibile indurre questi vissuti con rituali appositi,
come avviene nei processi di iniziazione già accennati o in contesti rituali nei quali si fa uso di
sostanze psichedeliche. Anche ciò che segue a questa tappa nella quale si varca la soglia risulta
pressoché identico nei diversi casi che ho elencato: ci si crede morti, l'anima entra in un regno
sconosciuto spesso pauroso, qualcuno fa da guida, si incontrano anime di defunti o entità spirituali
con le quali si dialoga, spesso si ricevono insegnamenti spirituali o messaggi da riportare sulla
terra, e infine ci si trova, increduli e confusi, nel corpo che si era "momentaneamente
abbandonato". Dopo una simile esperienza, che definire radicale può essere molto limitativo, non si
è più quelli di prima. Nuovi valori e comportamenti caratterizzeranno, da allora in poi, la vita.
A maggior conferma di quanto asserito, cito Joan Halifax (1987), autorità nello studio dello
sciamanesimo, che ritiene che «l'iniziazione sciamanica comprende l'esperienza della morte, della
resurrezione e della realizzazione o illuminazione. Variazioni sui temi fondamentali di morte
e rinascita si trovano in tutte le tradizioni e mitologie; l'incontro con la morte e successivo ritorno
in vita sono dimensioni immutabili della maggioranza delle esperienze religiose. Lo studio di
queste esperienze ci fa meglio comprendere non solo la psicologia, la psicopatologia e la
parapsicologia, ma anche le NDE e le esperienze mistiche».
Con le autorevoli considerazioni della Halifax concludo questa lunga chiacchierata, ricordando che
lo scopo che mi sono prefisso nel trattare il tema dei delog è stato principalmente quello di parlare
di una realtà ancora poco nota in occidente, e quasi ignota in Italia. Questo con la speranza che la
sua conoscenza possa contribuire a portare un po' di luce sui tanti problemi e misteri che aleggiano
ancora attorno alle esperienze di premorte e di morte e rinascita che da sempre accompagnano
l'uomo su tutte le latitudini e con le quali non è azzardato presumere che il fenomeno dei delog
abbia origini molto simili, se non identiche.
LA PARAPSICOLOGIA: PORTA APERTA
ALL’IRRAZIONALE O RICERCA NEL CAMPO
DELL’IRRAZIONALE?
di Emilio Servadio.

Il termine “Parapsicologia”, già introdotto nel secolo scorso dallo studioso tedesco Max Dessoir, è
stato generalmente adottato con poche eccezioni dopo un Congresso internazionale, svoltosi ad
Utrecht, in Olanda, nel 1953. Fu allora convenuto di chiamare “ parapsicologia” lo studio scientifico
di fenomeni psicologici, psicofisiologici o psicofisici, che stanno per dir così “ai margini” del
sapere accettato ed accademico. In questo modo, la parapsicologia intendeva differenziarsi
nettamente da qualsiasi altra impostazione, già adottata o da adottarsi, di avvicinamento e di
interpretazione dei predetti fenomeni. Intendeva altresì lasciare completamente“fuori campo” molte
manifestazioni, vere o presunte, che potevano bensì ricollegarsi ad antiche tradizioni, leggende,
credenze popolari, ecc, ma che erano risolutamente da considerare prive di base, ovvero inaccessibili
ad una vera indagine scientifica. Sui predetti punti si sono trovati d’accordo non pochi uomini di
scienza, aperti dinanzi a possibili nuove conquiste del pensiero. Tuttavia, e malgrado i loro
sforzi, sono sorte e continuano a sorgere, molte confusioni e molti malintesi intorno al termine
“parapsicologia”: e ciò, duole dirlo, non soltanto al livello degli incolti, o per sistematica
strumentalizzazione di facili emozioni da parte di speculatori e di azzeccagarbugli, ma
anche a quello di uomini di scienza, cultori di altre discipline, generalmente poco informati e, per
contro, spesso frettolosi e recisi nei loro giudizi.
È accaduto che per molte persone, anche al giorno d’oggi, interessarsi alla parapsicologia sia
sinonimo di praticare lo spiritismo, credere negli oroscopi dei giornali, ed abbandonarsi in genere
ad una quantità pressoché innumerevole di superstizioni e fantasie.
Come ho già indicato, questa estrema faciloneria di moltissimi, fondata sull’ignoranza e sulla
credulità, è sistematicamente sfruttata sia da individui che si dicono detentori di poteri occulti e
magici, e che diventano in tal modo veri centri di attrazione per gli ignari, formando gruppi e
conventicole, sia da veri “mercanti dell’occulto”, i quali mettono in commercio, ed elencano in
appositi cataloghi, prodotti atti ad alimentare e perpetuare le anzidette malsane curiosità, sia
infine da certi editori con pochi scrupoli che non si pentono di mettere continuamente sul mercato
libri e periodici che, invece di chiarire il senso e la portata degli studi di parapsicologia, non fanno
che perpetuare le confusioni e le aberrazioni concettuali dei loro innumerevoli e sprovveduti lettori.
Purtroppo, tuttavia, e come ho altresì accennato, anche uomini di sapere mostrano spesso di avere
confuso ciò che è consapevolezza e ricerca scientifica con molte cose che sicuramente non sono tali.
Si è potuto così leggere su un diffuso settimanale italiano l’articoletto di un cattedratico
dell’Università di Roma, nel quale venivano considerati e giudicati alla stessa stregua
“parapsicologi, oroscopari, veggenti e maghi”. E un noto giornale dell’Alta Italia ha potuto
riassumere l’anzidetto atteggiamento con il seguente titolo su sette colonne:
“Un gruppo di scienziati vuole smascherare la parapsicologia”!
Sembra abbastanza chiaro che in un caso come nell’altro, e lasciando pure da parte gli individui di
mala fede e gli sfruttatori, troviamo nelle anzidette persone due atteggiamenti diversi ed opposti
nei confronti dell’irrazionale. Adesione acritica da parte di incolti, ripulsa altrettanto acritica da
parte di chi si direbbe tema un ritorno in forze, nel mondo moderno, di quel cumulo di credenze e
superstizioni aberranti, sulle cui rovine sono state edificate alcune fra le maggiori conquiste
dell’umano pensiero. Sembra altresì chiaro che, sia l’adesione, sia la ripulsa anzidetta, hanno una
loro profonda ragion d’essere. Da un lato, troviamo il desiderio di sottrarsi in qualche modo a realtà
sociali diventate, in quasi tutto il pianeta, sempre più criticabili e meno tollerabili, di cercare
strade per superare la “condizione umana”, sentita come passiva, meschina, tormentata e
tormentosa; di trovare in manifestazioni misteriose, in pratiche e riti più o meno emozionanti e
strambi, un po’ di quel lievito che le religioni e le filosofie non sembrano, a molti, ormai più capaci
di dare. Dall’altro, un timore eccessivo sia dinanzi alla possibilità come accennato di una rottura
profonda dei cardini del razionale a danno della salute mentale di centinaia di milioni di esseri
umani, sia di fronte all’obbligo di dover operare troppo essenziali mutamenti nel seno stesso delle
leggi scientifiche più accettate, quelle, in particolare, della psicologia, della fisiologia, della fisica,
e della logica stessa su cui tali scienze si fondano. Sarà comunque opportuno a questo punto, prima
di procedere oltre, esaminare un po’ più da vicino lo sconfortante “ panorama dell’irrazionale”, su
cui può volgere l’occhio dello studioso che ponga mente a certe iniziative, a certi annunci, a certe
pubblicazioni.
In primo luogo, qualche parola su alcuni incontri, che vengono sistematicamente denominati
congressi o convegni “di parapsicologia”, e che già dai temi annunziati mostrano di essere ben altra
cosa. Titoli come “I morti insegnano ai vivi”, “La reincarnazione”, “Le voci dell’aldilà”, ecc, sono
indicativi di presupposti spiritici o di altre credenze irrazionali: per cui i relativi congressi
avrebbero dovuto essere correttamente definiti come raduni di spiritisti, o di credenti nella
reincarnazione, e non già come congressi “di parapsicologia”.
È quasi superfluo aggiungere che a tali convegni partecipa e prende la parola praticamente chi
vuole: cosicché qualche parapsicologo serio, che per curiosità o per errore vi abbia assistito, si è
trovato magari dinnanzi a strani personaggi che volevano fargli ascoltare la voce del bisnonno
registrata su nastro, o che dichiaravano di essere stati liberati di un cancro all’intestino, mai prima
diagnosticato, ad opera di uno spirito in camice di chirurgo, manifestatosi nel corso di una seduta,
o raduno, di spiritisti o di medium. Sono, queste, alcune delle manifestazioni che possono indurre
un uomo di scienza non troppo informato a ritenere che in simili aberrazioni consista
“la parapsicologia” e di conseguenza, a sdegnosamente rifuggirne.
Nel campo dei libri e delle pubblicazioni troviamo, come si è accennato, un marasma analogo.
Accanto a pochissimi libri seri e raccomandabili si possono vedere, nei cataloghi di case editrici e
nelle vetrine di molti librai, vecchie opere di spiritismo frettolosamente ristampate, manuali di
occultismo popolare, raccolte di antiche e nuove profezie, “rivelazioni” di “presunti disincarnati”,
ecc. È stato posto in vendita due o tre anni fa un grosso volume di presunti messaggi d’oltre tomba,
con accluso un disco in vinile che reca incise, come è indicato nella fascetta editoriale, “le voci degli
spiriti”. Appaiono certi periodici che danno prevalentemente spazio agli extraterrestri, alle sedute
medianiche, ai prodigi di maghi e stregoni, all’attività dei guaritori, e via discorrendo.
Di parapsicologia autentica, poco o nulla. Una di queste riviste (scomparsa, per fortuna, dopo tre
numeri) annunziò sin dal primo fascicolo che si sarebbe occupata di “magia, grafologia, oroscopi,
guaritori, filtri d’amore, malocchio, demonologia, streghe, maghi, fantasmi, sciamani, ufologia,
spiritismo, cabala, parapsicologia, erboristeria”. Colpisce particolarmente, in tale incredibile
elenco, il termine “parapsicologia”: la quale è tranquillamente confusa, come si vede, alla
demonologia ed ai filtri d’amore…. Un periodico molto importante, che si pubblica in più edizioni
nelle principali lingue del mondo, ha pubblicato alcuni mesi fa un articolo sulla parapsicologia,
affidandone la trattazione a persone del tutto sconosciute del settore.
Ne è risultato uno scritto molto approssimativo, disseminato di imprecisioni, e nel quale, ancora
una volta, la parapsicologia è stata presentata sotto un’angolazione niente affatto scientifica,
neanche ad un livello di buona divulgazione. L’Autore non vi menziona neppure i nomi, o l’opera,
dei più prestigiosi parapsicologi del nostro tempo. Se si pensa che il periodico in questione vanta
una diffusione globale, nel mondo, di venti milioni di copie, si può facilmente immaginare quale
concetto abbiano potuto farsi della parapsicologia moltissimi lettori dei più svariati Paesi, tanto
impreparati quanto desiderosi di avere un’idea precisa, ancorché sommaria, dell’argomento.
Mi sono chiesto più volte, a proposito dell’anzidetta e di consimili iniziative, come mai un periodico
molto diffuso, e che tiene in generale ad informare con una certa cura i lettori su quanto accade
nei rami più diversi dello scibile, abbia potuto trattare o far trattare l’argomento “ parapsicologia”
con tanta superficialità e disinvoltura. La risposta mi è parsa abbastanza chiara. Per i responsabili
dell’iniziativa, la parapsicologia è largamente dominata dall’irrazionale, dal poco scientifico,
dall’accostamento di cose eterogenee, da quelle che gli Inglesi chiamano “idee cotte a metà”.
Ergo, la relativa presa in considerazione può essere affidata ad un qualsiasi giornalista o saggista
volenteroso, con al suo attivo qualche lettura di libri scelti un po’ a casaccio nell’immensa, e
tutt’altro che omogenea, letteratura esistente sull’argomento. Abbiamo già menzionato il fatto che,
sotto il nome di “parapsicologia”, si sono pubblicate e si pubblicano moltissime opere del tutto prive
di seria documentazione e di scientifico rigore. Si può dunque ben immaginare quali informazioni
possa trarre da un certo numero di letture non ben coordinate una persona non del ramo, anche se
animata, in sostanza, dalle migliori intenzioni.
Simili angolazioni e premesse possono stare “a monte” di iniziative più o meno dello stesso genere,
prese dai responsabili di altri mezzi, altrettanto e forse più importanti, d’informazione. Io non so
esattamente in qual modo la parapsicologia sia trattata nelle trasmissioni radio, o televisive che
toccano anch’esse, quanto e più del periodico al quale ho alluso, milioni di ascoltatori, o di
telespettatori, nelle principali Nazioni del mondo. Ma come Italiano, conosco assai bene quello che
accade, a tale proposito, nel mio Paese. Anche a questo livello, si ha l’impressione che la
parapsicologia possa essere considerata con benevolenza ad una condizione: quella che non la si
prenda troppo sul serio! E perciò, è possibile ogni tanto assistere, nelle trasmissioni radio o
televisive ufficiali italiane, a programmi i cui contenuti hanno, di “parapsicologico”, sì e no il
nome, e nei quali entrano, in modi sia giallo-polizieschi, sia aneddotico-superstiziosi, sia
aggressivo-ridanciani, elementi tratti di seconda o terza mano dalla più varia letteratura
occultistica, spiritica, magica o stregonesca. In una di queste trasmissioni si alternano alla radio
due noti attori, i quali servono al pubblico una sorta di bizzarro cocktail magico, spiritico
astrologico, inframmezzato da battute che vorrebbero essere di spirito, e da risatine di
autocompiacimento. Ogni tanto si fa ascoltare in tali trasmissioni, per qualche minuto, anche un
serio studioso di parapsicologia: ma ciò che dice si perde inevitabilmente nel generale guazzabuglio.
Per contro, dinnanzi all’esigenza, da molti avanzata, che la parapsicologia non venisse considerata
alla stregua di dicerie, illusioni o infondate pretese, la televisione italiana ha messo in onda,
qualche anno fa, cinque trasmissioni, la cui conclusione generale è stata quella della inesistenza,
nei campi investigati dalla parapsicologia, di un qualsiasi accettabile contenuto!
La parola d’ordine della RAI-TV italiana sembra dunque essere pressappoco questa: la
parapsicologia non può essere presa sul serio; se qualcuno ritiene di poterla prendere sul serio,
bisogna dimostrargli che….non esiste!
La parapsicologia appare dunque a molti, ed anche a persone di ottimo livello culturale e
scientifico, una “porta aperta all’irrazionale”, come è detto nel titolo della presente relazione.
Essa viene pertanto, da studiosi in buona fede, combattuta anche in nome di una, di per sé
accettabile ed apprezzabile, esigenza di chiarezza mentale, lotta alla superstizione, difesa
combattiva contro possibili ritorni a posizioni di pensiero immature ed infantili. Ma a questo
punto, è doveroso chiedersi se nell’approccio dei parapsicologi, anche i più motivati e seri, al loro
“materiale”, e se nell’oggetto stesso della loro ricerca, non ci sia qualche cosa che possa in certo qual
modo chiarire, se non giustificare, i predetti timori ed atteggiamenti.
Ebbene, bisogna pur ammettere (e debbo ammetterlo io stesso, che mi occupo di parapsicologia da
oltre mezzo secolo) che, entro certi limiti, l’anzidetta posizione, e le azioni che ne conseguono, sono
abbastanza spiegabili. Rispetto alle altre discipline scientifiche, la parapsicologia sembra
differenziarsi per il significato particolare che essa implicitamente attribuisce all’oscurità,
all’irrazionalità dei fenomeni che studia. Essa presuppone dunque, in primo luogo, che esistano
fenomeni oscuri od aberranti e, in secondo luogo, che essi siano di un particolare tipo, ossia tali da
non rientrare (o almeno, non direttamente e non in toto) nelle sfere di competenza di altre scienze.
A ben guardare, allo stato attuale dell’evoluzione e della coscienza dell’uomo, i fenomeni studiati
dalla parapsicologia presentano, fuse insieme le seguenti caratteristiche:
a) l’irrazionalità;
b) l’antiteticità;
c) l’implausibilità;
d) un qualche rapporto con atteggiamenti tradizionali, mistici o magici, del pensiero.
Queste affermazioni potranno forse sembrare sorprendenti, magari anche a qualche parapsicologo!
Ma se consideriamo un qualsiasi fenomeno, anche il più pacificamente ammesso, tra quelli che
formano comunemente oggetto della parapsicologia, si vedrà che le suddette quattro caratteristiche
lo contraddistinguono in pieno ed in modo indiscutibile.
Prendiamo, ad esempio, la telepatia. Che due persone possano comunicare direttamente a distanza,
senza segni, suoni o segnali, e senza alcun intermediario fisico noto, è irrazionale, in quanto la
ragione ci dice che per comunicare occorrono mezzi di espressione, segni, simboli e trasmettitori.
La telepatia ha pertanto, ed inoltre, carattere di antiteticità rispetto ai sistemi di comunicazione
noti ed accettati. Essa è per di più implausibile, perché contraddice a quanto logicamente ci
attendiamo che avvenga, o non avvenga, tra due persone distanti. Ed è, infine, collegabile con
taluni atteggiamenti magici e mistici del pensiero, poiché sin dall’antichità si è creduto che un
simile modo immediato di comunicare potesse di fatto qualche volta aver luogo, ad opera di qualche
misterioso fattore, mistico o extra naturale, umano o extra umano.
Analoghe considerazioni si possono fare a proposito di altri fenomeni che formano, al pari delle
cosiddette “percezioni extrasensoriali” (ESP), oggetto di tante esperienze e ricerche in
parapsicologia. Si prendano, per fare un altro esempio, i cosiddetti “effetti psico cinetici”, o “effetti
PK”. La fisica più elementare ci insegna che per far muovere un oggetto, o esercitare su di esso
un’azione che modifichi la sua struttura molecolare, occorre applicare all’oggetto stesso una certa
forza nota, e che le variazioni nel movimento o nella struttura dell’oggetto dipendono dal tipo e
dalla quantità delle forze che all’oggetto o agli oggetti vengono applicate.
Ma l’ipotesi che sta alla base degli effetti psico cinetici è che il pensiero, l’intenzione, la volontà
possano (in guisa sia immediata sia diffusa attraverso il tempo) esercitare un’azione meccanica su
oggetti solidi ed inanimati, senza alcun tramite o conduttore conosciuto, e senza che si possa
definire quale tipo di forza o di energia venga in simili casi applicato. Non appare forse altamente
irrazionale tutto ciò? E non si può dunque, almeno sino ad un certo punto, capire la riluttanza di
molti, di fronte ad indirizzi di ricerca che partono, come nel caso delle percezioni extrasensoriali,
da ipotesi così contrarie a tutto ciò che la scienza ci ha sinora indicato e seguita ad indicarci?
Sennonché, ed è cosa ormai largamente nota, gli anzidetti criteri e presupposti sono stati
profondamente riveduti (ed in parte addirittura sovvertiti) in base a vari movimenti moderni di
pensiero, e persino nell’ambito di certe discipline scientifiche perfettamente riconosciute e
rispettate! Parlare oggi ad un fisico teorico, di causa ed effetto, di osservatore e di cosa osservata, di
prima e di poi, nei termini in cui questi discorsi ancora si facevano mezzo secolo fa, è cosa tale da
farlo sorridere: come sorriderebbe il moderno psicologo a cui si parlasse di un “Io” nei modi in cui
poteva concepirlo un pre freudiano, o il biologo dei nostri giorni a chi gli citasse Haeckel o
Büchner. Questa revisione di taluni fra i cardini stessi del nostro conoscere (per cui è ormai
pacifico, ad esempio, che quella che chiamiamo “realtà” non può che ricondursi ad una coscienza
che la valuta, e che tale coscienza è ben lungi dal potersi qualificare come uno stato fisso e
invariabile) ha suscitato un nuovo interesse per certi modi di pensare e di vedere le cose, che per
molto tempo (ossia, da quando si era instaurato, in modi apparentemente definitivi, il metodo
scientifico) erano stati relegati fra le superstizioni o le pseudo-scienze.
Oggi, per esempio, una persona seria può occuparsi di pratiche Yoga, o di tecniche Zen, senza
attirare su di sé troppe critiche. Talune pazienti e sistematiche ricerche su condizionamenti cosmici
di certi fenomeni biologici (nascite, migrazioni di uccelli ecc.) hanno indotto scienziati accademici
a riconsiderare in parte la loro posizione (sino a qualche tempo fa del tutto negativa) nei riguardi
dell’astrologia. E al di fuori della stretta cerchia delle università, troviamo uomini di eccezionale
levatura (basti citare i nomi di Aldous Huxley, di Abraham Maslow, di Alan Watts), i quali
ripropongono “visioni del mondo” assai più vicine a quelle del Buddismo Zen o dell’Advaita
Vedanta, che non ai principi che esplicitamente o implicitamente stanno tutt’ora alla base di gran
parte del “sapere” contemporaneo. In questa per tanti versi movimentata ed appassionante
situazione della nostra cultura filosofica e scientifica, si inserisce la parapsicologia, che nel modo
in cui ci viene presentata da taluni suoi esponenti appare (bisogna pur dirlo) alquanto
contraddittoria e paradossale. La parapsicologia è sorta, indiscutibilmente, su un terreno
prescientifico, e poco o tanto attinente alla magia, alla negromanzia ed alla stregoneria.
Se si risale nel tempo allo “spiritismo” del secolo scorso (da cui ebbe propriamente inizio, come da
una matrice spuria, la ricerca parapsicologica), troviamo l’evocazione dei defunti e i fantasmi; gli
antesignani dei moderni “sensitivi” sono i profeti, le sibille e gli sciamani; la possibilità di
sollevarsi in aria o di far muovere oggetti a distanza era attribuita ai maghi ed alle streghe….
La parapsicologia (o “ricerca psichica”, come fu chiamata nel secolo scorso), intese esplorare “ con
metodo scientifico” il territorio in cui dominavano un tempo veggenti, profeti e stregoni. E adottò
risolutamente (anche se non mancano gli sbandamenti, le confusioni ed i dilettantismi) quel
“piglio” che, lo abbiamo ricordato sopra, ha contraddistinto tutto quanto il procedere della scienza
moderna e contemporanea. Osservazioni ripetute, controlli, testimonianze, esperimenti…, tutto in
nome e sotto il segno, di una “obiettività” che, come si è visto e neanche a farlo apposta, è stata poi
messa così seriamente in dubbio ed in crisi proprio ai nostri giorni!
Ma di questa crisi, strano a dirsi, la parapsicologia, anziché giovarsi, sembra aver risentito poco o
punto. Da un lato, ci sono naturalmente i pressappochisti ed i pasticcioni, che prendono fischi
per fiaschi, non distinguono conoscenza da fantasia, e procedono senza un minimo di
consapevolezza e di metodo; dall’altro, ci sono coloro i quali sperano che un bel giorno, attenendosi
al metodo scientifico, ed adoperando magari i calcolatori elettronici, si troverà la “chiave” della
telepatia, o si scoprirà ciò che lega il pensiero agli effetti psico cinetici! “Eppur si muove!”, sembra
aver esclamato Galileo (o almeno tale era certamente il senso della sua protesta contro i negatori
delle scoperte da lui compiute). Anche prima dell’avvento degli studi statistico-quantitativi in
parapsicologia, che contraddistinguono oggi uno dei suoi aspetti principali, alcuni fenomeni, come
le già menzionate percezioni extrasensoriali nelle loro varie estrinsecazioni, erano già stati
largamente appurati da indagini ed esperienze compiute praticamente in tutto il mondo civile, ed il
cui più serio inizio si può datare al 1882, data di fondazione della Society for Psychical Research
(Società per la Ricerca Psichica) inglese.
Certo, l’attuale fase della ricerca parapsicologica praticamente ha inizio attorno al 1830, con il
lavoro della “Scuola Americana” guidata dal prof. J. B. Rhine.
Come è noto, i problemi che gli indagatori americani si posero furono:
1) se era possibile che una persona percepisse o reagisse ad oggetti o eventi o pensieri,
indipendentemente dai sensi conosciuti, ossia mediante una presunta “percezione extrasensoriale”;
2) se si poteva, sperimentando su più soggetti (in condizioni tali da escludere l’uso dei sensi)
ulteriori risultati che avessero un significato statistico. Per la verifica di tali problemi, il Rhine
ed i suoi collaboratori adoperarono tecniche basate:
a) sul numero limitato e fisso degli oggetti, delle immagini, e di altro materiale su cui doveva
esercitarsi la presunta percezione extrasensoriale;
b) sul numero larghissimo di prove effettuate con gli stesso soggetti o con gruppi omogenei di
soggetti;
c) sull’introduzione progressiva di modifiche ed espedienti specifici volti ad isolare fasi e fattori
della ricerca.
Ciò, per quanto riguarda le ricerche statistico-quantitative sui fenomeni ESP.
L’idea elementare che portò ai primi studi sull’effetto psico cinetico fu la curiosità di vedere se,
cercando di influire mentalmente sulla caduta di comuni dadi da gioco, fosse possibile, alla lunga,
ottenere risultati statisticamente significativi. Come per la percezione extrasensoriale, le ricerche
sull’effetto psico cinetico, prolungate per moltissimi anni in innumerevoli esperimenti in tutto il
mondo e nelle più svariate condizioni, hanno dati risultati tutto sommato positivi.
La letteratura sull’ESP e sulla psicocinesi è semplicemente sterminata e non rientra nei limiti di
questa relazione riferire di più al riguardo.
Se l’anzidetta via quantitativo-statistica ha fortemente contribuito a togliere gli studi
parapsicologici dal limbo non propriamente scientifico in cui si trovavano ancora agli inizi o nel
primo ventennio di questo secolo, l’approccio in questione non è certamente il solo che la
parapsicologia attualmente persegua. Gli esperimenti di massa non escludono affatto le esperienze
su soggetti singoli; come non è affatto detto che la tecnica delle esperienze debba essere sempre e
comunque basata sull’uso delle celebri carte Zener o di dadi in movimento.
Molti cosiddetti “fenomeni parapsicologici spontanei” sono, oggi, più profondamente investigati che
non in passato, e con risultati assai soddisfacenti. Un’importante serie di contributi moderni alla
parapsicologia è venuta dalla psicoanalisi. Questa, come si sa, ha potuto precisare certe leggi
generali del divenire psichico, della vita psichica inconscia, ed i suoi strumenti hanno potuto
trovare applicazioni in vari campi anche non terapeutici. Tra questi, c’è senza dubbio la
parapsicologia. Per esempio, si comincia a conoscere le attitudini psicologiche interpersonali, a
livelli inconsci, che sembrano favorire o condizionare i fenomeni telepatici. Anche a questo
riguardo, esiste ormai una serie piuttosto cospicua di contributi, a cominciare da alcuni saggi
pionieristici di Freud, sui quali non sarebbe possibile qui soffermarsi.
Ma come si può riproporre, allora, il dilemma indicato nel titolo stesso di questa relazione?
Ebbene, io credo che sia necessario non perdere di vista le fluttuazioni che i concetti stessi di
razionale e di irrazionale, e le discriminazioni ad essi relative,che hanno subito nel corso dei secoli.
L’aver considerato in termini di una razionalità ne varietur , un determinato sistema di
riferimento ha impedito più volte, nel corso della storia, l’acquisizione di nuovi reperti che poi sono
rientrati regolarmente a far parte del conosciuto. Tale impostazione troppo assolutistica della
“razionalità” ha fatto, in un primo tempo, rifiutare come irrazionale (non dimentichiamolo) la
anestesia chirurgica, il fonografo, le meteoriti, la velocità della corrente nervosa, la circolazione del
sangue, l’origine infettiva della febbre puerperale… e si potrebbero citare varie altre scoperte ed
invenzioni. In una sua prefazione al libro “La ricerca psichica”, il prof. Charles Richet, premio
Nobel per la fisiologia, ammoniva, già nel 1930, come segue: “Ricordiamoci di quando si scoprirono
delle selci lavorate, allorché Boucher de Perthes affermava che si trattava di industria umana e di
preistoria, vi fu dappertutto una grande ondata di incredulità. E tuttavia oggi, dopo trent’anni di
lotta, tutti gli studiosi ammettono che quelle selci lavorate non erano dovute al caso, ma alla mano
dell’uomo”. Il Richet, come molti dovrebbero sapere, è stato l’Autore, tra l’altro, di quel “ Traité de
Métapsychique”, apparso nel 1922, che costituì indubbiamente una pietra miliare nelle
pubblicazioni relative al cosiddetto paranormale.
La parapsicologia è dunque, senz’altro, una “ricerca nel campo dell’irrazionale”.
Ma se da un lato essa è già riuscita nel passato, riuscirà ancora, nel futuro ad introdurre criteri di
razionalità, ordine e disciplina, acquisizione di nuovi elementi sotto il segno di leggi scientifiche e
potrà contribuire, in modi altrettanto giustificati e precisi, a farci ulteriormente rivalutare i
concetti di razionale e di irrazionale, contribuendo in tal modo, come è già avvenuto tante volte
nella storia delle ricerche e delle scoperte scientifiche, ad un concreto, coraggioso, inarrestabile
ampliamento degli stessi strumenti con i quali l’uomo procede alla conquista di sempre nuove
verità.

ALCUNE STRAORDINARIE VICISSITUDINI DELL’INCONSCIO.


ESPERIENZA E TEORIA DEI FENOMENI “SOVRANORMALI”
IN JUNG E FREUD.
di Giuseppe Zanda.

Il tema che negli ultimi anni ha maggiormente focalizzato l’interesse del nostro gruppo di studio,
l’inconscio non rimosso, e il mio personale interesse per la comprensione storica della teoria e della
pratica psicoanalitiche hanno suggerito il tema di questa relazione, nella quale presenterò
un’analisi sintetica della posizione di Jung e di Freud nei confronti dello spiritismo,
dell’occultismo e della parapsicologia, e nel contempo farò riferimento al contesto storico in cui
questi movimenti si svilupparono, corrispondente sostanzialmente ai cinquanta anni che
precedettero la nascita della psicoanalisi.
Scopo di questa relazione è, dunque, prendere in esame:
1) l’esperienza e l’interpretazione di Freud e di Jung dei fenomeni cosiddetti paranormali, allora
denominati “spiritismo” e “occultismo”.
2) la rilevanza di tale esperienza e di tale interpretazione rispetto alla questione, oggi molto attuale,
dell’estensione del concetto di inconscio, questione nella quale, a mio parere, devono essere
riconsiderati con attenzione i concetti di inconscio personale, inconscio collettivo e inconscio
non rimosso.

Introduzione.

Io credo che dentro di me esista un potere.


Da questa credenza deriva la mia volontà di esercitarlo.
Tutta la dottrina del magnetismo animale è contenuta in due parole:
credere e volere.
Credo di avere il potere di attivare il principio vitale delle persone.
Voglio farne uso; in esso stanno tutta la mia scienza e tutte le mie risorse.
Credete e volete, signori, e farete le stesse cose che faccio io. MARCHESE DE PUYSÉGUR, 1785.

Per una gran parte della mia vita ho considerato i fenomeni paranormali o soprannaturali
(apparizione di fantasmi, comunicazione con i morti, chiaroveggenza, percezioni extrasensoriali,
eccetera) chiamati sovra normali da chi in passato cercò di studiarli scientificamente, come
prodotti della fantasia e dell’immaginazione di scrittori e cineasti e, pertanto, il mio interesse per
tale argomento non andò mai oltre la mera esperienza “estetica”.
D’altra parte fin dall’infanzia l’educazione alla religione cattolica mi aveva permesso di
essere in contatto e di dialogare quotidianamente con l’aldilà (angelo custode, santi, Dio) e non
c’era, quindi, motivo che provassi interesse per altre forme di interlocuzione ultraterrena né,
tanto meno, per altre forme terrene di miracoli (come la telecinesi, la levitazione, la lettura del
pensiero,la telepatia ecc.)
Anzi, tutto ciò che mi sembrava frutto di intermediazioni medianiche lo consideravo
peccaminosamente abusivo. Neppure mi chiedevo che cosa ci sarebbe stato dopo la morte.
Per me la credenza nella vita eterna era un dato che “funzionava” veramente bene come deterrente
nei confronti dei pensieri “cattivi” e come compensazione delle esperienze frustranti e negative.
Forse perché nel mio mondo interno di bambino il soprannaturale era, per così dire, “di casa”.
Uno dei libri che più mi colpì nel periodo delle elementari fu la raccolta, nell’edizione ridotta, di
alcuni “Racconti straordinari” di Edgar Allan Poe nelle edizioni La scala d’oro della UTET.
Così “Il delitto della Via Morgue”, “Manoscritto trovato in una bottiglia”, “Non bisogna scommettere
la testa col diavolo”, rimasero indelebilmente impressi nella mia memoria assieme ad altri racconti
di Poe, dai quali emanava un’atmosfera strana, inusuale e, in qualche modo, inquietante, che mi
attraeva. La stessa attrazione per quella atmosfera la provai in seguito, da studente liceale e
all’università, leggendo i racconti di E.T.A. Hoffmann e le composizioni del Conte di Lautréamont,
due scrittori che ho sempre sentito naturalmente, anche se inspiegabilmente, “simpatici”.
Il mio incontro scientifico con il mondo dell’occulto e con la parapsicologia avvenne diverso tempo
dopo, quando lessi l’autobiografia di Jung.
Avevo già trentasei anni e ricordo che leggere degli eventi paranormali occorsi alla famiglia della
madre di Jung e, in seguito, anche a Jung stesso mi sorprese, forse anche mi divertì: non me lo sarei
mai aspettato che nel ventesimo secolo un personaggio simile trattasse seriamente argomenti quali
la presenza di “spiriti”, la modificazione dello stato fisico di oggetti materiali, l’“infestazione” di
case da parte di entità spirituali. Anni di studi medici, di lavoro in ospedale psichiatrico e di
utilizzo di terapie somatiche (terapie farmacologiche e terapie di shock) anche se accompagnate dal
tentativo di capire dal punto di vista fenomenologico e psicodinamico i malati che avevo in cura, a
cui si aggiungeva il fatto che da tempo non frequentavo più angeli e santi, mi avevano reso scettico
nei confronti dell’importanza del mondo dell’aldilà.
Con convinzione avevo sostituito al mondo dello spirito, il mondo dei valori materiali, che nel
campo della professione psichiatrica significavano per me una profonda critica del modo di gestire
la condizione dei malati mentali nel nostro paese e una moderata simpatia per la psicoanalisi, che
negli anni Settanta era stata adottata dalla sinistra materialista italiana come scienza psicosociale
di riferimento. Per quanto riguarda, invece, la comprensione storica dell’argomento oggetto di
questa relazione, “La scoperta dell’inconscio” (Ellenberger, 1970) ha rappresentato per me un testo
guida molto prezioso, un libro che, a distanza di quarant’anni da quando lo ebbi tra le mani per la
prima volta, continuo a rileggere e studiare perché in esso più che altrove ritrovo scrupolosamente
documentate le radici della psicologia del profondo, in particolare della psicoanalisi di Freud e
della psicologia analitica di Jung.
Nel libro di Ellenberger il mesmerismo e l’ipnotismo, con la loro ambizione di capire e curare le
malattie fisiche e psichiche dell’individuo, appaiono chiaramente come i veri precursori della
psicologia e della psichiatria dinamiche.
Franz Anton Mesmer (17341815), divenuto medico a Vienna, tra il 1773 e il 1774 cominciò
a sperimentare un trattamento che sfruttava i magneti e presto giunse alla conclusione che ogni
beneficio risultato dalla sua cura, era da attribuire a un “fluido” sottile, che si sprigionava dal suo
stesso corpo. Mesmer chiamò questo fluido “magnetismo animale” (l’aggettivo “animale” si riferiva
al latino anima, spirito). Basandosi sulla sua teoria del fluido magnetico Mesmer sosteneva che le
malattie erano causate da una cattiva distribuzione del fluido nei diversi organi. Applicando
uno o più magneti sull’organo malato si poteva scatenare una crisi che determinava la scomparsa
dei sintomi. La crisi ristabiliva la distribuzione armoniosa del fluido ridando in questo modo la
salute. A causa dell’ostilità dell’ambiente medico viennese nel 1778, Mesmer emigrò a Parigi, il cui
ambiente illuminista lo accolse con grande entusiasmo. A Parigi organizzò sedute collettive:
riuniva i pazienti attorno a una vasca piena di acqua, pezzi di vetro, pietre, limature e aste di ferro
che spuntavano dall’acqua in modo da toccare i malati, tra i quali una corda faceva circolare il
fluido. Munito di una bacchetta magnetica, Mesmer passeggiava tra i malati e suscitava crisi
convulsive, che proseguivano in particolari stanze imbottite nelle quali venivano condotti i
pazienti, mentre in un angolo della stanza una piccola orchestra manteneva un’atmosfera propizia
allo scatenamento delle crisi (Tallis, 2002).
Per analizzare quei fenomeni Luigi XVI nominò due commissioni, che giunsero alla conclusione
che i successi terapeutici del magnetismo animale di Mesmer non erano dovuti al fluido magnetico,
bensì a un fattore psicologico che fu definito “ immaginazione”.
In seguito a problemi e vicende personali nel 1785 Mesmer dovette lasciare Parigi e per molto
tempo non si seppe più nulla di lui. Morì nel 1815 a Meersburg in Germania.
Un allievo di Mesmer, Armand Marie Jacques de Chastenet marchese di Puységur (1751-1825)
modificò la tecnica del maestro basata sulla provocazione delle crisi e iniziò a praticare una nuova
tecnica. Questa consisteva nell’induzione del “sonno magnetico”, successivamente denominato
“sonnambulismo artificiale”, nel corso del quale non veniva provocata una crisi, ma il malato
veniva portato ad uno stato di docilità in cui dialogava con il medico in stato di incoscienza.
Al risveglio il malato non ricordava nulla. Secondo Puységur e un altro discepolo di Mesmer,
Joseph Deleuze (17531835), gli effetti terapeutici di quella tecnica erano dovuti alla manifestazione
di affetto da parte del medico verso il malato e, soprattutto, alla volontà del medico di guarirlo.
Il sonnambulismo si dimostrò uno strumento utilissimo per sondare la mente umana.
Gli esperimenti di Puységur evidenziarono una serie di fenomeni che non potevano essere spiegati
con il modello razionale dell’Illuminismo. I pazienti, una volta risvegliati, non riuscivano a
ricordare quello che era loro accaduto mentre erano in stato di trance sonnambolica, sia che si
trattasse di comandi impartiti o di informazioni sia che si trattasse di sensazioni intense.
Persino il dolore provocato con spilli o oggetti incandescenti non veniva avvertito dal sistema
sensoriale dei pazienti. È anche interessante notare che Puységur, basandosi sull’amnesia post
ipnotica, ipotizzò la “teoria delle due memorie”, riconoscendo implicitamente l’esistenza
dell’inconscio. Il fatto, poi, che alcuni dei pazienti di Puységur, da addormentati, sembravano più
vigili che in stato di veglia e sembravano anche in grado di diagnosticare i propri disturbi e
suggerirne i rimedi fece sì che i primi pensatori romantici furono propensi a credere che quei
pazienti ricevessero informazioni direttamente dall’anima del mondo, l’inconscio universale.
Il sonnambulismo artificiale fu, perciò, subito visto come una possibile scorciatoia per l’arcano
(Tallis, 2002, p. 43). Sino alla metà del diciannovesimo secolo il mesmerismo esercitò un profondo
influsso in Francia e in Germania, “ma tale influsso tramontò rapidamente dopo il 1850 sotto le
spinte del positivismo e del razionalismo scientifico ” (Ellenberger, 1970).
«Dalla sua comparsa fino agli anni Quaranta dell’Ottocento, la comunità medica ufficiale
non riconobbe mai il mesmerismo come un trattamento valido. Persino i metodi più affidabili di
Puységur continuavano a essere guardati con notevole sospetto; ma, a partire dal 1840 il
mesmerismo cominciò ad attirare l’attenzione di diversi medici inglesi, le cui credenziali
scientifiche gli conferirono un certo grado di rispettabilità » (Tallis, 2002, p. 43).
Il mesmerismo fece ingresso nell’ambiente medico inglese soprattutto per opera di Elliotson
e di Esdaile, che sperimentarono con notevole successo la tecnica mesmerica, più o meno
modificata, per indurre l’anestesia in chirurgia.
Un altro chirurgo scozzese, James Braid (17951860), sviluppò e modificò profondamente il
mesmerismo, mettendo da parte le idee di Mesmer basate sulle emanazioni e sui fluidi magnetici.
Secondo Braid lo stato di trance, cioè il sonno provocato artificialmente, era dovuto a fattori
fisiologici e psicologici. Era il prodotto dell’«esaurimento neuromuscolare, generatosi per effetto
della protratta fissità dello sguardo» (Tallis, 2002, p. 47), e dell’attenzione focalizzata su un
determinato punto (oggetto) come veniva ordinato dal medico.
«Concetti come quello di magnetismo animale di Mesmer o di “imposizione della volontà”
di Puységur vennero abbandonati completamente in favore di elementi più essenziali. [...] Braid
dedicò molti anni allo studio del “sonno nervoso” e nel 1843 gli cambiò il nome in
“neuro ipnologia”. Poi scelse un altro termine, “ipnosi”, che si dimostrò così orecchiabile da
rimpiazzare presto quello di mesmerismo, di sonnambulismo artificiale e di sonno nervoso, fino a
diffondersi a livello internazionale» (Tallis, 2002, p. 47).
Braid viene considerato il padre dell’ipnotismo moderno, che vedrà nei francesi Charcot, Liébeault,
Bernheim e Janet i suoi principali rappresentanti.
La psicoanalisi, erede “scientifico” del mesmerismo e dell’ipnotismo, iniziò a svilupparsi
“in odore di scomunica” da parte della comunità scientifica dell’epoca, all’inizio del ventesimo
secolo. Nelle intenzioni di Freud la psicoanalisi doveva nettamente distinguersi sia dal mesmerismo
che dall’ipnotismo, dottrine e tecniche che lo stesso Freud riteneva basate sulla superstizione e
sulla suggestione, e doveva dimostrare di avere le caratteristiche di una disciplina scientifica alla
pari delle discipline che venivano insegnate nelle facoltà universitarie di medicina.
Cinquant’anni prima della comparsa della psicoanalisi, però, dal mesmerismo e dall’ipnotismo era
nato un altro erede “eretico” completamente diverso, lo spiritismo, che non aveva ambizioni
terapeutiche, né intendeva dimostrare di avere solide basi scientifiche, ma che, come avevano fatto
il mesmerismo e l’ipnotismo sino ad allora e come avrebbe fatto la psicoanalisi molto tempo dopo,
metteva gli individui in rapporto psicosensoriale con realtà diverse e distanti dalla coscienza e dalla
ragione, proprio quelle facoltà mentali su cui la cultura psicologica e medica di quel tempo basava i
suoi studi.

Dallo Spiritismo alla Società per la Ricerca Psichica.

Nascere, morire, rinascere ancora e andare avanti senza


fermarsi, questa è la legge.
EPITAFFIO sulla tomba di Allan Kardec a Parigi.

Nella conferenza tenuta al “Bernoullianum” di Basilea il 5 febbraio 1905 Jung, che già da cinque
anni lavorava come psichiatra nell’Ospedale Burghölzli di Zurigo, definì lo spiritismo nel modo
seguente: <<Lo spiritismo (da spiritus) è al tempo stesso una teoria […] e una credenza religiosa, la
quale come ogni fede religiosa costituisce il nucleo spirituale di un movimento religioso o di una
setta. Tale movimento crede nell’effettivo e tangibile “intervento di un mondo di spiriti nel nostro
mondo” e di conseguenza esercita come sua prassi religiosa la comunicazione con gli spiriti […]
Lo spiritismo come setta nacque in America nel 1848, e la storia delle sue origini è piuttosto
curiosa. Due ragazze della famiglia metodista Fox di Hydesville presso Rochester (New York)
venivano spaventate ogni notte dal rumore di colpi battuti nella loro camere. Dapprima ne nacque
un grosso scandalo, poiché i vicini vi sospettarono l’opera del diavolo, ma in seguito si riuscì
gradualmente ad entrare in comunicazione con quei colpi e si giunse a scoprire che essi
rispondevano alle domande con un preciso numero di battiti. Grazie a un alfabeto di colpi [in
seguito, chiamato “tiptologia”] si riuscì infine a scoprire che in casa Fox era stato assassinato un
uomo e il suo cadavere era stato nascosto in cantina. Pare che ricerche successive confermassero la
notizia» (Jung, 1905, pp. 34). Pochi anni prima l’inglese Podmore aveva definito lo spiritismo come
«un sistema che da una parte è una fede religiosa, dall’altra intende rappresentare una nuova
branca della scienza della natura e si basa sull’interpretazione di certi fatti oscuri, che indicano
l’opera di spiriti di uomini e di donne morti» (Podmore, 1902).
Nella classica Encyclopaedia of Psychic Science di Fodor alla voce Spiritualism (Spiritismo) viene
riportata una definizione più articolata: «Secondo la National Spiritualistic Association of
America, con il termine spiritismo si intende “la scienza, la filosofia e la religione della vita
continua, basata sul fatto dimostrato della comunicazione, mediante un medium, con coloro che
vivono nel mondo dello spirito. Lo spiritismo è una scienza perché ricerca, analizza e classifica
fatti e manifestazioni, rivelati dal lato spirituale della vita; è una filosofia perché studia le leggi
della natura per quanto riguarda sia i lati visti che i lati non visti della vita e basa le sue
conclusioni su fatti direttamente osservati. Accetta le affermazioni di fatti osservati del passato e le
conclusioni tratte da questi, quando supportate dalla ragione e dai risultati di fatti attuali
osservati; è una religione perché si sforza di capire e di seguire le leggi fisiche, mentali e spirituali
della natura, che sono le leggi di Dio» (Fodor, 1934, p. 360).
Lo sviluppo dello spiritismo negli Stati Uniti fu preparato dal mesmerismo, che venne per la
prima volta introdotto nella società americana dal Marchese de La Fayette intorno al 1784.
Fu più di sessant’anni dopo, però, che un altro francese, Charles Poyen, sbarcato in America nel
1836, diffuse la dottrina di Mesmer tenendo lezioni e fornendo dimostrazioni pubbliche di
magnetismo animale. Dopo solo tre anni Poyen ritornò in Europa, ma nel frattempo era giunto
negli Stati Uniti l’inglese Robert H. Collyer, considerato il vero artefice della popolarizzazione del
mesmerismo nel nuovo continente. Negli Stati Uniti il mesmerismo “da palcoscenico” si diffuse
rapidamente e divenne parte di un movimento culturale americano molto più ampio, che si
allontanava dalla religione consolidata mentre andava verso una sorta di religiosità, nella quale
veniva dato particolare rilievo al raggiungimento dell’armonia interiore attraverso la crescita
personale, l’esplorazione dei poteri della mente umana fino ad allora nascosti, e il contatto
trascendentale con livelli e poteri spirituali superiori (Dio, l’etere, il fluido magnetico, le
vibrazioni cosmiche). Numerosi movimenti e sette di impronta religiosa, tra i quali lo
Swedenborgianesimo, l’Universalismo e lo spiritismo, che avevano trovato nel mesmerismo uno
strumento mentale adatto per entrare in sintonia con le sfere superiori, conquistarono rapidamente
gli Stati Uniti e negli anni Settanta del diciannovesimo secolo raggiunsero un numero di aderenti
superiore agli undici milioni. Così, i fenomeni psichici, le sedute spiritiche, gli stati di trance
ipnotica e la “cura mentale” divennero familiari tra gli americani più istruiti.
Negli anni 1852-1854 lo spiritismo si diffuse in Europa, prima in Inghilterra, poi in Germania e,
infine, in Francia, dove Allan Kardec diede inizio a un vero e proprio movimento religioso, basato
sul principio che il progresso dello spirito si realizza attraverso una serie di reincarnazioni forzate.
Kardec, considerato il padre dello spiritismo francese fece studi scientifici, medici e filosofici e
completò la sua formazione a Yverdon in Svizzera presso il pedagogo svizzero Pestalozzi.
Nel 1854 venne iniziato ai “tavolini giranti” da un amico e da allora dedicò tutta la sua vita allo
studio dello spiritismo.
Nel 1856 Kardec scrisse “Il libro degli Spiriti”, considerato il manuale della filosofia spiritistica
francese, che aggiornò più volte in successive edizioni.
In esso Kardec espose una nuova teoria della vita e del destino dell’uomo.
E’ stato detto che Kardec scrisse Il libro degli Spiriti sulla base di comunicazioni ricevute in stato
di trance tramite la medium M.Celina Bequet.
Nei suoi scritti automatici la dottrina della reincarnazione venne comunicata dagli spiriti.
Il libro ebbe un’enorme diffusione e raggiunse più di venti edizioni.
Per molto tempo lo spiritismo, nonostante l’interesse dimostrato da alcuni ricercatori per i
fenomeni paranormali, fu aspramente dileggiato e osteggiato dalla comunità scientifica
internazionale. «Ci voleva coraggio a fare indagini senza pregiudizi sullo spiritismo; per molti anni
per gli scienziati fu pericoloso farle perché rischiavano la reputazione» (Shepard, 1966, p.VII).
Tuttavia, dopo che nel 1870 il fisico inglese Crookes comunicò l’intenzione di effettuare
un’indagine imparziale sui fenomeni spiritistici, per essi si sviluppò un notevole interesse
scientifico, che culminò nel 1882 con la fondazione in Gran Bretagna della Society for Psychical
Research (Società per la Ricerca Psichica, d’ora in avanti indicata come S.P.R.) e nel 1885 negli
Stati Uniti della American Society for Psychical Research (A.S.P.R.), che venne assorbita nella
S.P.R. quattro anni dopo. La A.S.P.R., superate le difficoltà economiche, recuperò la propria
indipendenza nel 1906. La fondazione della S.P.R. avvenne per iniziativa di un gruppo di
scienziati, tra i quali Gurney, Myers, Barrett, Rogers e Sidgwick.
Come è riportato nella Encyclopaedia di Fodor, le finalità della S.P.R. erano le seguenti
(Fodor, 1934):
1. Esaminare la natura e l’entità di ogni influenza che può essere esercitata da una mente su
un’altra, a prescindere dalle modalità di percezione generalmente riconosciute.
2. Studiare l’ipnotismo e le forme della cosiddetta trance mesmerica, con la correlata insensibilità
al dolore; la chiaroveggenza e gli altri fenomeni affini.
3. Rivedere criticamente le ricerche di Reichenbach che hanno individuato strutture “sensitive”, e
ricercare se tali strutture possiedono la proprietà di percezione al di là di un’esaltata sensibilità
degli organi di senso riconosciuti.
4. Indagare con cura tutti i rapporti, basati su testimonianze attendibili relative ad apparizioni
nel momento della morte o in altro modo, o relative ad attività di disturbo in case ritenute
visitate da spettri.
5. Indagare i diversi fenomeni fisici chiamati comunemente spiritistici; cercare di scoprire le
loro cause e le loro leggi generali.
6. Conservare e collazionare i materiali esistenti che hanno rapporto con questi fatti.
«Dalla fine del diciannovesimo all’inizio del ventesimo secolo si ebbero gli anni d’oro dei grandi
medium e dei grandi ricercatori psichici ad esempio, i medium Daniel Dunglas Home, Florence
Cook, Eusapia Palladino, Mrs. Piper, il reverendo Stainton Moses, e i ricercatori Crookes, Myers,
Hyslop, William James, Lombroso, Richet.
Per un certo tempo tra spiritisti e ricercatori psichici vi fu una buona collaborazione.
Eminenti scienziati confermarono molti fenomeni mentali di telepatia e di chiaroveggenza e
approvarono alcuni fenomeni fisici di telecinesi, materializzazione e levitazione.
Ma presto sorsero differenze inconciliabili.
Il clima della mentalità generale del XX secolo, con la sua enfasi per la tecnologia e la filosofia
materialistica, si opponeva alla visione religiosa dello spiritualismo»
(Shepard, 1966, p. VII).
Jung e lo Spiritismo.

In questo ambito così vasto e nebuloso, dove tutto


appare possibile e perciò non credibile, occorre aver compiuto
osservazioni personali, aver letto e ascoltato molti eventi strani
e, se possibile, averli ulteriormente verificati interrogando i
testimoni, per approdare a un giudizio anche solo
moderatamente sicuro. C.G. JUNG, 1950.

Per Carl Gustav Jung (18751961) i fenomeni spiritistici e paranormali non furono solo oggetto di
ricerca scientifica, teorizzazione e sperimentazione. Durante tutta la vita Jung andò incontro ad
esperienze drammatiche nel campo dei fenomeni a causali spontanei. Secondo Aniela Jaffé
l’ipotesi che Jung fosse particolarmente sensibile a eventi psichici di tal genere non sarebbe
sufficiente a spiegare l’ampiezza delle sue esperienze, perché la sensibilità alle manifestazioni
dell’inconscio deve essere accompagnata da uno studio costante e obiettivo.
Una persona meno attenta di Jung non avrebbe riconosciuto che vi sono mondi in entrambe le parti
della barriera della psiche (Jaffé, 1960). Jung aveva ereditato l’interesse per il soprannaturale dalla
madre, Emilie Jung, nata Preiswerk (1849-1923), della quale è rimasto un diario in cui registrò i
fenomeni spettrali, i presentimenti e gli altri “fatti insoliti”, che le erano accaduti.
Per esempio, da bambina aveva aiutato il padre, Samuel Preiswerk (17991871), amministratore
della Congregazione Riformata di Basilea, a proteggersi dagli spettri; quando il padre scriveva i
sermoni, lei doveva sedersi dietro di lui, di modo che i “fantasmi” non lo disturbassero!
Si diceva che anche la nonna materna di Jung, Augusta Preiswerk Faber (1805-1862), vedesse i
“fantasmi”, una dote che la famiglia attribuiva al fatto che, da bambina, era stata in condizione di
morte apparente per trentasei ore. L’interesse scientifico di Jung per i fenomeni spiritistici iniziò
nei primi anni degli studi di Medicina. Nel maggio 1897 Jung, allora ventiduenne, tenne
all’Associazione goliardica “Zofingia” di Basilea una conferenza intitolata “ Alcuni pensieri sulla
Psicologia”, nella quale, partendo da citazioni di David F. Strauss, Schopenhauer e Kant, nelle
quali venivano sottolineati con enfasi sia «l’esistenza di “spiriti” o “nature immateriali” al di là del
modo corporeo e dell’esistenza di un “altro mondo”, con cui la nostra anima è collegata fin da
quando iniziamo a vivere» (von Franz, 1983/1997, p. 21), sostenne l’idea dell’esistenza di una “forza
vitale”, l’anima, che supera di molto la nostra coscienza. Nella conferenza Jung affermò che l’anima
è intelligente e indipendente da spazio e tempo e, per sostenere la sua tesi, presentò «una grande
abbondanza di documenti spiritistici: sul fenomeno della materializzazione, la telecinesi, il
“doppio”, la telepatia, la chiaroveggenza, i sogni profetici, ecc.».
Albert Oeri, un suo compagno di scuola, descrisse gli interessi di Jung per i temi spiritistici nel
modo seguente: «Jung mostrava un notevole coraggio nei suoi studi. Fece un’ampia ricerca nella
letteratura spiritistica e dedicò molto tempo alla sperimentazione in questo campo.
Di conseguenza sviluppò delle convinzioni, che si modificarono solo quando fece studi psicologici
più accurati. Si ribellava quando, a quel tempo, la scienza ufficiale semplicemente negava
l’esistenza dei fenomeni occulti piuttosto che tentare di studiarli o spiegarli. Considerava spiritisti
come Zöllner e Crookes, le cui vite lo affascinavano, martiri della scienza. Faceva partecipare alle
sedute spiritiche amici e parenti […] Quando lo si andava a trovare era molto piacevole ascoltare le
sue lezioncine su tale argomento. Il suo cane bassotto guardava come se capisse tutto; Jung era
solito dire che quell’animale sensibile mugolava penosamente ogni volta che forze occulte erano
attive nella casa» (Jaffé, 1960, pp. 188-189).
Secondo Oeri, Jung, non soddisfatto dalla lettura dei libri sull’occulto, tra il 1899 e il 1900,
organizzò esperimenti spiritistici personali, nei quali utilizzò come medium una sua cugina, una
studentessa di 15 anni. Jung analizzò questa ricerca nella tesi di specializzazione “ Psicologia e
patologia dei cosiddetti fenomeni occulti” (Jung, 1902).
Mentre preparava questo lavoro, nella casa dove viveva con la madre vedova e la sorella, avvennero
due “fenomeni occulti” del genere che stava studiando: un vecchio tavolo di castagno, da tempo
appartenuto alla sua famiglia, si spaccò facendo un gran fracasso e un coltello per il pane,
conservato dentro un cassetto, si spezzò in quattro pezzi in modo inspiegabile e con un forte rumore.
In entrambi i casi, erano presenti sia Jung che sua madre. La tesi di specializzazione di Jung sui
fenomeni occulti è di particolare interesse perché contiene i germi di alcuni suoi concetti di base.
In essa veniva affermato, per esempio, che un medium in trance faceva da tramite per le
comunicazioni di “personalità”, che potevano essere definite come personificazioni di elementi
personali inconsci. Ciò indicava non solo l’esistenza di una psiche sfaccettata, ma anche anticipava
il concetto di “complessi autonomi” dell’inconscio.
All’inizio del Novecento Jung tramite il suo esperimento associativo definì questa idea in modo più
netto e la considerò un fattore importante dell’interazione degli eventi inconsci. Nella tesi fu
adombrata anche un’altra delle sue idee più tarde: il principio della compensazione dei contenuti
della coscienza da parte dell’inconscio. Jung affermò che i complessi inconsci personificati, che
emergevano durante la trance, integravano il conscio verso una maggiore completezza (Jaffé, 1960).
Jung considerò i fenomeni occulti nello stesso modo in cui, in seguito, considerò le nevrosi.
Ritenendo che le nevrosi, al pari dei fenomeni occulti, non dovessero essere spiegate adottando un
punto di vista causalistico, ne ricercò il meccanismo di base entro la cornice di un più ampio
sviluppo dell’uomo. Negli anni successivi alla specializzazione Jung non smise di interessarsi dei
fenomeni paranormali, ma le sue indagini nel campo spiritistico, se si esclude la conferenza al
“Bernoullianum” del 1905, precedentemente ricordata, non furono oggetto di scritti scientifici fino
alla lezione “I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti” tenuta alla S.P.R. a Londra nel
1919. In essa Jung sostenne che dal punto di vista psicologico gli “spiriti” e gli altri fenomeni
psichici dovevano essere considerati come “complessi autonomi inconsci che vengono proiettati ”,
oppure, in altri termini, come “forme esteriorizzate dei complessi autonomi”.
Jung si espresse nel modo seguente: «Essi sono, almeno stando alla mia esperienza, effetti
esteriorizzati di complessi inconsci. Di queste esteriorizzazioni io sono comunque convinto.
Ho visto svariati effetti telepatici di complessi inconsci e ho anche osservato una serie di fenomeni
parapsicologici. Ma non posso scorgere in tutto questo alcuna prova dell’esistenza di spiriti reali,
anzi devo considerare questa categoria di fenomeni, almeno per il momento, come un capitolo della
psicologia» (Jung, 1920/1948, p. 340). Riguardo quest’ultima affermazione, in base alla quale faceva
rientrare i fenomeni paranormali nella sfera di indagine della psicologia, nell’edizione del 1948
della lezione londinese, Jung aggiunse la nota che segue: «Dopo aver raccolto, nel corso di mezzo
secolo, esperienze psicologiche di molti uomini e in molti paesi, non mi sento più così sicuro come
nel 1919, all’epoca in cui scrissi questa frase. Io dubito e lo confesso apertamente, che una
metodologia e una riflessione esclusivamente psicologiche possano venire a capo dei fenomeni in
questione. Non soltanto le costatazioni della parapsicologia, ma anche le mie stesse riflessioni
teoriche [Riflessioni teoriche sulla natura della psiche, 1946] mi hanno condotto a certi postulati
che toccano la sfera delle rappresentazioni della fisica atomica, ossia del continuum spazio tempo.
Con ciò si solleva il problema della realtà trans psichica, che è il fondamento diretto della psiche» .
Con queste affermazioni Jung non intendeva dichiarare di credere nell’esistenza degli spiriti né
trarre una conclusione metafisica. Tuttavia, in seguito alle sue ricerche era giunto a comprendere
che al di là del mondo della psiche esiste una realtà irriconoscibile, che sembra esistere al di là
delle manifestazioni causali del tempo e dello spazio, dove la legge di causalità cessa e dove il tempo
e lo spazio sono essi stessi relativi (Jaffé, 1960).
Parallelamente a queste idee Jung sviluppò il concetto di archetipo: al di là delle immagini
archetipiche dell’anima che creano il mondo dei sogni, delle fiabe e delle fantasie, vi è l’archetipo,
in senso stretto, come elemento formativo irriconoscibile. Al contrario delle immagini archetipiche,
l’archetipo in sé non può essere considerato come un’entità puramente psichica; Jung lo chiamò
archetipo “psicoide”. La concezione dell’archetipo come entità al limite tra psichico e fisico
rappresentò un’estensione della psicologia del profondo e portò Jung a ritenere che tra la psicologia
e la fisica, in particolare la fisica atomica, ci fosse un rapporto più stretto di quanto non si
pensasse. Con l’idea della realtà trans psicologica delle manifestazioni psichiche Jung si avvicinò
alla parte dell’area di confine dell’assenza di tempo e di spazio, con la quale si confrontavano i
fisici nel loro lavoro. Secondo Jung le due aree di confine dell’ignoto della psicologia e della fisica
appartengono allo stesso continuum di spazio e di tempo, cioè allo stesso inconscio, per cui certi
fenomeni del mondo della fisica e del mondo della psicologia costituiscono due diversi aspetti dello
stesso “mondo” (background). Secondo Jung le manifestazioni paranormali erano correlate a
costellazioni archetipiche e ciò era evidenziato dal fatto che le stesse non potevano essere spiegate
nei termini delle leggi di spazio, tempo, causalità. Pertanto le questioni di base che emergevano da
queste manifestazioni erano, in ultima analisi, di competenza tanto della psicologia quanto della
fisica. Nei primi anni Venti del secolo scorso Jung partecipò a molti esperimenti medianici, assieme
al fisico e ricercatore psichico SchrenckNotzing e allo psichiatra Eugen Bleuler.
Jung ripeté questi esperimenti negli anni Trenta; ad essi, oltre a SchrenckNotzing e a Bleuler,
parteciparono anche altri scienziati. A questo riguardo vale la pena leggere quanto Jung scrisse nel
1948 nella prefazione del libro di S.E. White sull’occultismo “The Unobstructed Universe” (1940):
«È interessante notare come gli inizi dello spiritismo americano (presto trapiantato in Europa)
coincidano con il fiorire del materialismo scientifico che si ebbe intorno alla metà del
diciannovesimo secolo. Lo spiritismo acquista perciò, in tutte le sue forme, un significato
compensatorio. È importante sapere che una serie di scienziati, medici e filosofi di indiscussa
competenza, hanno preso posizione sostenendo la verità dei fenomeni opinabili, i quali dimostrano
un’azione assai singolare esercitata dalla psiche sulla materia. Tra loro ricorderò Friedrich
Zöllner, William Crookes, Alfred Richet, Camille Flammarion, Giovanni Schiaparelli, sir Oliver
Lodge e il nostro psichiatra zurighese Eugen Bleuler […] Sebbene non mi sia particolarmente
segnalato per ricerche originali in questo campo, io stesso non esito a dichiarare di aver osservato a
sufficienza simili fenomeni, da essere totalmente convinto della loro realtà. Essi rimangono
inesplicabili ai miei occhi e non posso perciò decidermi a favore dell’una o dell’altra
interpretazione che si è soliti darne» (Jung, 1948, p. 24).
L’idea di un mondo inconoscibile, senza spazio e senza tempo, costituisce per coloro che sono
interessati, la tentazione ad addentrarsi in una quantità di speculazioni e ipotesi non solo su cose
quali gli spiriti, ma anche sull’aldilà e sulla vita dopo la morte. La Jaffé scrisse, a questo riguardo,
che Jung era dell’opinione che l’uomo avrebbe perso molto, la sua vita sarebbe stata più povera e la
sua vecchiaia più ansiosa se non avesse fantasticato e speculato a questo riguardo (Jaffé, 1960).
Riferendosi proprio ai suoi pensieri riguardanti la relatività del concetto di vita in rapporto al
parametro “tempo” Jung rispose nel modo seguente a una signora lussemburghese, che gli aveva
chiesto chiarimenti sui fenomeni post mortem (lettera di Jung del 30 maggio 1960): «La relativa
rarità di tali fenomeni suggerisce comunque che le forme di esistenza dell’intra e dell’extra
temporalità siano così nettamente separate da rendere estremamente difficile il superamento di
questo confine. Ciò tuttavia non impedisce che, oltre a un’esistenza intratemporale, ve ne sia
un’altra parallela di tipo extratemporale, e che noi stessi abitiamo contemporaneamente
entrambi i mondi, come ogni tanto ci capita di intuire. Ciò che invece è fuori dal tempo non è più
modificabile secondo il nostro modo di vedere. Esso è dotato di un’eternità relativa» (Jung, 1956
1961, p. 264). Già quattro anni prima, nella lettera di risposta allo statunitense H.J. Barrett del 12
ottobre 1956, Jung aveva esposto le sue idee sui fenomeni post mortem e sugli eventi spiritistici:
«nonostante il tempo a mia disposizione sia limitato e l’età avanzata costituisca una realtà
innegabile, desidero rispondere alle sue domande. Non sono facili, per esempio la prima, se io creda
o meno nella continuazione di una vita individuale dopo la morte. Non posso dire di credervi
perché non possiedo il dono della fede. Posso solo dire se conosco una cosa o meno. In effetti so che
la psiche ha una capacità di superare i confini dello spazio e del tempo.
In altre parole: la psiche è in grado di trasformare queste categorie in dimensioni elastiche, cioè
cento chilometri potrebbero ridursi a un metro e un anno a un paio di secondi.
Si tratta di un dato di fatto per cui esistono tutte le prove necessarie.
Inoltre vi sono alcuni fenomeni post mortem che non mi sentirei di ricondurre a illusioni
soggettive. So quindi che la psiche è in grado di funzionare al di fuori delle categorie spazio
temporali.
Punto 1:Ergo rappresenta essa stessa una realtà trascendentale e dunque relativamente non spaziale
ed “eterna”. Ciò però non significa che io nutra una qualche certezza sulla natura trascendentale
della psiche. Essa può essere qualsiasi cosa.
Punto 2: non vi è assolutamente alcun motivo per supporre che tutti cosiddetti fenomeni spiritistici
siano illusioni che vanno ricondotte ai nostri processi psichici.
Punto 3: non credo che tutti i racconti sui cosiddetti fenomeni miracolosi (precognizione, telepatia,
conoscenza soprannaturale, ecc.) siano da mettere in dubbio. Conosco molti casi in cui non sussiste
la minima ombra di dubbio sulla loro attendibilità.
Punto 4: non sono del parere che tutti i cosiddetti messaggi personali dei defunti debbano essere
liquidati in blocco come autoinganni. Una volta Immanuel Kant disse che dubitava di qualunque
singola storia di spettri ecc., ma che nel complesso in esse c’era qualcosa di vero ...
Ho sempre cercato di tenere a mente il saggio detto di Multatuli: niente è del tutto vero, e neppure
questa affermazione lo è [...] » (Jung, 1956-1961, p. 5657).
L’esperienza personale di fenomeni paranormali e gli studi sui sogni telepatici, la precognizione e
il metodo mantico (comprendente l’astrologia, la geometria e i tarocchi) cui, successivamente, si
aggiunsero i risultati del lavoro di Rhine sulla percezione extrasensoriale costituirono per Jung le
basi empiriche e teoriche per l’elaborazione del concetto di sincronicità.
Già nel 1930, nel necrologio per il suo amico Richard Wilhelm, pubblicato ne “ Il segreto del fiore
d’oro”, Jung aveva affermato che «il principio di causalità pareva insufficiente a spiegare certi
bizzarri fenomeni della psicologia inconscia » (Jung, 1930, p. 69) e aveva proposto il termine
“sincronico” per indicare il nesso tra «fenomeni psicologici paralleli che non si possono in alcun
modo riferire l’uno all’altro dal punto di vista causale, ma devono trovarsi in un altro tipo di
relazione tra eventi» (Jung, 1930, pp. 6970).
Una chiara definizione del termine “sincronicità” si trova nel “glossario” allegato all’autobiografia
di Jung: «Concetto coniato da Jung per indicare la significativa coincidenza o corrispondenza di un
accadimento psichico e di uno fisico, senza che vi sia una relazione causale tra l’uno e l’altro.
Tali fenomeni sincronistici avvengono, per esempio, quando vicende interne (sogni, visioni,
presentimenti) trovano corrispondenza nella realtà esterna: l’immagine interiore o il presentimento
si sono dimostrati “veri”; di sogni, pensieri, ecc., simili o uguali che hanno luogo
contemporaneamente in luoghi diversi. Né l’una né l’altra manifestazione può essere spiegata con la
causalità. Sembrano piuttosto essere legate a processi archetipici dell’inconscio» (Jung, 1961, p.
478). Questa definizione viene ulteriormente chiarita dal seguente brano, tratto da La sincronicità
come principio di nessi acausali: «Ho scelto il termine “sincronicità” perché la simultaneità di due
accadimenti legati da un significato ma non da causalità mi è sembrato un criterio essenziale.
Uso dunque il concetto generale di sincronicità nel senso specifico di una coincidenza di due o più
accadimenti che non stanno tra loro in relazione causale e hanno un significato uguale o simile.
Questo in opposizione a sincronismo, che rappresenta la semplice simultaneità di due accadimenti»
(Jung, 1952, pp. 447538).

Freud e l’Occultismo.

Se fossi, invece che alla fine, agli inizi della mia carriera scientifica non sceglierei, nonostante le
difficoltà, un altro campo di lavoro. S. FREUD, 1921.

Nel corso della sua vita Sigmund Freud (1856 1939) ebbe nei confronti dei fenomeni paranormali
atteggiamenti diversi e contradditori. Questo dato, non immediatamente comprensibile, si può forse
spiegare sulla base delle seguenti considerazioni.
Se da principio gli studi di biologia e di medicina confermarono in Freud la visione di un mondo
materialista e positivista, la direzione successivamente presa dalla carriera professionale e
scientifica lo portò suo malgrado, a confrontarsi con ipotesi eziologiche e opzioni terapeutiche dei
disturbi psichici che sconfinavano nel campo della filosofia. A questo proposito non si deve
dimenticare che, negli anni in cui Freud decise di lavorare in quella particolare branca medica che
era la psicologia, quest’ultima aveva grandi difficoltà ad affrancarsi dalle sue radici filosofiche per
raggiungere lo status di una disciplina scientifica, basata sulla riproducibilità sperimentale dei
risultati. L’aver intrapreso la professione di neurologo, poi, comportò per Freud di doversi
interessare dei disturbi nevrotici, che, all’epoca, erano curati oltre che con mezzi somatici
(idroterapia, elettroterapia, farmaci sedativi) anche con mezzi psichici, tra i quali il più
importante era l’ipnosi.
Freud si dedicò all’ipnosi, ne fece esperienza a Parigi nella Clinica di Charcot, approfondì le sue
conoscenze a Nancy presso Bernheim, e, successivamente, nella pratica clinica quotidiana iniziò a
farne grande uso salvo prenderne le distanze dopo poco tempo in seguito all’osservazione che l’ipnosi
stessa funzionava, quando funzionava, in virtù di meccanismi molto poco scientifici come, ad
esempio, la suggestione.
Suggestione, immaginazione, superstizione rappresentavano i “pericoli” da cui guardarsi se si voleva
avere credibilità scientifica e Freud per tutta la vita ebbe come obiettivo primario far sì che la
disciplina da lui creata, la psicoanalisi, acquistasse una solida credibilità scientifica.
Nel terzo volume di “Vita e opere” di Freud, Jones ha dedicato un intero capitolo (intitolato
“Occultismo”) all’analisi dell’atteggiamento di Freud nei confronti dei fenomeni paranormali.
«In questo campo Freud rivela un’impercettibile e continua oscillazione tra scetticismo e credulità,
che ci permette di portare tante prove in funzione di un suo atteggiamento di dubbio quante in
favore di una sua adesione alle credenze occulte» (Jones, 1953, III, p. 443).
E’ probabile che uno dei primi saggi in cui Freud fece riferimento alla credenza negli spiriti fu nel
capitolo Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen, pubblicato nel 1907, in un passo del
quale sostenne che l’esistenza degli spiriti è un’assurdità alla quale, però, anche un uomo
intelligente può credere «quando moti fortemente intrisi d’affetto trovano in essa il loro
soddisfacimento» (Freud, 1907, p. 315). « Si aggiunga poi che la credenza negli spiriti, nei fantasmi
e nel ritorno delle anime, che trova tanti appoggi nelle religioni alle quali tutti, perlomeno da
bambini, ci siamo sentiti attaccati, non è affatto scomparsa in tutte le persone colte, e che molti
individui, per il resto ragionevoli, ritengono di poter conciliare la pratica dello spiritismo con la
ragione. E anche chi è divenuto incredulo e miscredente deve con vergogna riconoscere come gli sia
facile tornare per un attimo alla credenza negli spiriti, quando si combinano in lui la commozione
e l’incertezza» (Freud, 1907, p. 316). «Freud cadde sotto l’influenza di due uomini che oltre ad essere
i suoi migliori amici propendevano all’occultismo assai più di quanto lui non abbia mai fatto,
neppure in seguito. (Si trattava di Jung e Ferenczi) […] » (Jones, 1953, III, p. 451).
Alla fine di marzo del 1909 Freud incontrò nella sua casa viennese Jung che era diventato in poco
più di due anni il discepolo preferito e il successore designato.
L’ultima sera viennese, mentre Freud e Jung parlavano di precognizione e parapsicologia, e Freud
rifiutava tutto il complesso della questione come insensato, nella libreria si udì un colpo forte.
Jung disse che sarebbe seguito presto un secondo colpo, il che effettivamente accadde.
Freud fu molto impressionato da quel fatto ma, dopo la partenza di Jung, scoprì che i rumori
“misteriosi” provenienti dalla sua libreria erano dovuti a banali ragioni fisiche.
Un paio di settimane circa dopo l’episodio della libreria, Freud, recuperato l’atteggiamento di
scetticismo nei confronti dei fenomeni paranormali, scrisse a Jung nella lettera del 16 aprile
1909: «Ora temo di dover ricadere nei Suoi riguardi nella parte del padre, parlando della mia
reazione alla storia degli spiriti che si fanno sentire battendo dei colpi; ma debbo farlo, perché le
cose stanno diversamente da quanto Lei, altrimenti, potrebbe credere. Io non nego dunque che le
Sue storie e il Suo esperimento mi abbiano fortemente impressionato. Dopo che Lei fu andato via
mi proposi di fare delle osservazioni ed ecco i risultati. Nella mia prima stanza vi è uno
scricchiolio continuo, là dove le due pesanti stele egiziane sono posate sui ripiani di quercia della
libreria; la cosa dunque è troppo evidente. Nell’altra stanza, là dove l’abbiamo udito, lo scricchiolio
è molto raro. Dapprima volevo considerare con una prova se il rumore, così frequente durante la
Sua visita, fosse completamente cessato in Sua assenza; invece da allora si è ripetuto alcune volte,
ma mai in connessione con i miei pensieri e mai quando pensavo a Lei o a questo Suo problema
specifico [...] L’osservazione fu poi ben presto svuotata di significato da altri fattori. La mia
credulità, o perlomeno disposizione a credere, sparì completamente non appena cessò il fascino
della Sua presenza personale qui; per certi motivi interiori, è per me inverosimile che qualcosa del
genere possa avvenire; i mobili se ne stanno davanti a me esanimi, come la natura sdivinizzata
davanti al poeta dopo che gli dei della Grecia se ne andarono. E allora mi rimetto i dignitosi
occhiali di padre e ammonisco il caro figlio a mantenere la testa fredda e a preferire di non
intendere certe cose piuttosto che sacrificare troppo al desiderio di intendere [...] Dunque
apprenderò con interesse altre notizie sulle Sue ricerche a proposito del complesso degli spiriti e le
considererò un grazioso delirio dal quale siamo esclusi» (McGuire, 1974, pp. 235 e 237).
I primi di settembre dello stesso anno Freud e Jung si recarono insieme negli Stati Uniti, dove
erano stati invitati da G. Stanley Hall a tenere una serie di conferenze alla Clark University di
Worcester, Boston. Freud chiese a Ferenczi di accompagnarlo. Durante la permanenza negli Stati
Uniti Freud partecipò con Jung a riunioni nelle quali William James, professore di Psicologia
all’Università di Harvard e cultore della ricerca psichica, espose i suoi esperimenti di
parapsicologia. Rispetto al tema dell’occultismo, tuttavia, il fatto di certo più interessante per Freud
accadde durante il viaggio di ritorno dagli Stati Uniti. Dopo lo sbarco a Brema il 29 settembre,
mentre Jung proseguì direttamente per Zurigo, Freud e Ferenczi si recarono a Berlino a trovare la
medium Frau Seidler, che Ferenczi conosceva. Freud fu colpito dalle facoltà mostrate dalla
medium e, tornato a Vienna, dopo aver riflettuto su quella esperienza scrisse a Ferenczi una lettera
nella quale riconosceva alla donna un “dono fisiologico” grazie al quale riusciva ad intercettare i
pensieri altrui, anche se in maniera distorta. Freud ammise, quindi, che Frau Seidler possedeva
poteri telepatici, anche se ciò non voleva dire convertirsi all’occultismo: «Certamente no! Si tratta
semplicemente di trasmissione del pensiero. Se si riuscirà a dimostrarlo, si dovrà credervi. In tal
caso non sarebbe un fenomeno puramente somatico e, comunque, una novità di prim’ordine. Nel
frattempo manteniamo il più assoluto silenzio al riguardo […] Ho quasi timore che Lei abbia
cominciato a individuare qualcosa di molto importante, che, però, sarà estremamente difficile
utilizzare» (lettera dell’11 ottobre 1909, in Brabant, Falzeder e Giampieri Deutsch, 1993, pp. 8586).
Freud, in realtà, temeva che, se gli psicoanalisti avessero considerato le esperienze paranormali
degne di attenzione, da una parte, avrebbero giustificato le accuse di a scientificità e di misticismo
nei confronti della psicoanalisi da parte della comunità scientifica ufficiale e, dall’altra, avrebbero
agevolato il ricorso a metodi di indagine della psiche profonda molto più veloci e molto meno
dolorosi, ma, a suo parere, meno attendibili del metodo psicoanalitico.
Così, durante la breve visita di Jung del 19 aprile 1910, Freud non perse l’occasione di ammonire il
giovane amico zurighese in modo suadente e allo stesso tempo minaccioso: «Mio caro Jung,
promettetemi di non abbandonare mai la teoria della sessualità. Questa è la cosa più importante.
Vedete, dobbiamo farne un dogma, un incrollabile baluardo» . Nei Ricordi Jung racconta di aver
domandato con una certa sorpresa: «Un baluardo contro che cosa?» e di aver ricevuto da Freud la
seguente risposta: «Contro la marea di fango ... dell’occultismo» (Jung, 1961, p. 191).
Indubbiamente Freud forzò la mano, ma non bisogna dimenticare che Jung ricopriva la carica di
presidente dell’Associazione internazionale di psicoanalisi da poco più di due settimane ed era,
perciò, estremamente importante che il suo “principe ereditario” non si discostasse troppo dalle idee
e dalla strategia che egli riteneva opportuna per lo sviluppo del movimento psicoanalitico.
Jung, invece, non avrebbe mai voluto sentir pronunciare la parola “ dogma” e, in cuor suo, sapeva
che non avrebbe mai partecipato ad alcuna crociata.
L’anno seguente Freud venne eletto socio corrispondente dalla S.P.R., fatto che interpretò come il
«primo segno di interesse in questa dear old England» (lettera a Jung del 17 febbraio 1911, in
McGuire, 1974, p. 426); nel 1915 divenne membro onorario della A.S.P.R. e nel 1923 della S.P.R.
greca. A distanza di anni Jones sottolineò che quegli onori « erano presumibilmente espressioni
della speranza che la psicoanalisi sarebbe stata utile a gettare luce sui problemi oscuri
dell’occultismo» (Jones, 1953). Da parte sua Jones sperava, invece, che la psicoanalisi avrebbe
demolito piuttosto che sostenuto i risultati della ricerca parapsicologica.
Nel 1911, forse anche in seguito al riconoscimento avuto della S.P.R., società scientifica, che vedeva
tra i suoi membri personalità eminenti come A.J. Balfour, la signora Curie, Henri Bergson,
Nicholas Murray Butler, G. Stanley Hall e Pierre Janet, Freud modificò il suo atteggiamento nei
confronti dei fenomeni paranormali e prese seriamente il suggerimento di Jung contenuto nella
lettera dell’otto maggio di quell’anno: «Dovremo conquistare anche l’occultismo. Partendo dalla
teoria della libido, penso» (lettera dell’otto maggio 1911, in McGuire, 1974, pp. 452-453).
Pochi giorni dopo, infatti, il fondatore della psicoanalisi scrisse a Ferenczi: «Jung mi scrive che
dobbiamo conquistare il campo dell’occultismo e chiede il mio consenso per mettersi a capo di una
crociata nel campo del misticismo. Vedo che non è possibile trattenervi. Almeno andate avanti
collaborando insieme: è una spedizione pericolosa e io non posso accompagnarvi» (lettera dell’11
maggio 1911, in Brabant, Falzeder e Giampieri Deutsch, 1993, pp. 284-285).
Neanche in questa occasione, però, Freud perse la sua consueta cautela e il giorno dopo scrisse
un’altra lettera a Jung: «Mi rendo conto che un’intima inclinazione La induce a darsi allo studio
dell’occulto, e non dubito che saprà tornare in patria con un ricco bottino. Non c’è nulla da
obiettarle, ed è sempre giusto che un uomo segua i suoi impulsi. La fama che si è guadagnata con
la Dementia contrasterà per un pezzo l’accusa di “misticismo”: però non si trattenga a lungo nelle
colonie tropicali, è a casa che c’è da fare» (lettera del 12 maggio 1911, in McGuire, 1974, p. 454).
Freud si venne a trovare tra due “fuochi amici”: da una parte Jung, la cui fedeltà gli sembrava
vacillasse, ma che dopo tutto era sempre presidente dell’Associazione Internazionale di
Psicoanalisi, e dall’altra Ferenczi, che era diventato il suo interlocutore privilegiato oltre che un
amico sincero. Allora, cercando di padroneggiare gli eventi e, allo stesso tempo, di limitare
l’esuberanza dello svizzero, dopo pochi giorni scrisse a Jung: «In fatto di occultismo sono diventato
umile, dopo la grande lezione delle esperienze di Ferenczi. Prometto di accettare tutto ciò che possa
sembrare almeno un po’ ragionevole: e come Lei sa, non lo faccio con piacere. Ma da allora la
mia ύβρις è andata in frantumi. Mi piacerebbe sapere che Lei e Ferenczi agiscono all’unisono,
quando uno di Loro due sarà pronto ad affrontare il pericoloso passo della pubblicazione, e penso
che ciò potrebbe essere del tutto compatibile con una piena indipendenza di entrambi nel corso del
lavoro» (lettera del 15 giugno 1911, in McGuire, 1974, p. 461).
L’apertura di Freud a nuove idee che spingevano la dottrina psicoanalista oltre i confini della
psiche individuale e della psicologia positivista e, di fatto, ampliavano la sua concezione
dell’inconscio è testimoniata dal seguente brano della lettera scritta a Jung il 10 gennaio 1912:
«Del resto io penso che due saggi di quest’ultimo periodo, i due più importanti cioè la Sua
dimostrazione dell’ereditarietà inconscia del simbolismo, dunque propriamente la dimostrazione
delle “idee innate” [Freud si riferiva a Simboli della trasformazione], nonché le prove di Ferenczi a
proposito della trasmissione del pensiero, ci conducano molto al di là della primitiva delimitazione
della .. e che dobbiamo continuare. Io non voglio neppure tenere a freno Ferenczi più a lungo,
all’inizio del 1913 dovrà pubblicare e prima ancora discutere con Lei [...] » (McGuire, 1974, p. 517).
Sempre all’inizio del 1912, a conferma della più o meno convinta riconciliazione con la ricerca
parapsicologica, Freud scrisse per la S.P.R. un breve articolo sull’inconscio. Fu, questa, forse
l’ultima occasione in cui Freud ritornò con Jung sull’argomento, poi, come è noto, nel corso di
quell’anno si consumò il contrasto tra i due vecchi amici, che culminò con l’uscita di Jung dal
movimento psicoanalitico nel 1913. È interessante notare che, nello stesso periodo, lo scambio di
idee sui fenomeni paranormali si interruppe anche con Ferenczi. Forse Ferenczi (che nell’estate del
1912 con Jones aveva promosso la costituzione del “Comitato” in difesa dell’ortodossia freudiana)
lasciò cadere la faccenda per non rischiare, dopo il distacco di Wittels, Adler, Stekel e, per ultimo,
di Jung, ulteriori lacerazioni nel gruppo dei seguaci di Freud.
Molti anni dopo Freud riprese ad interessarsi dell’occultismo, senza doverne più rendere conto né a
Jung né a Ferenczi, ma lo fece ancora tra molte contraddizioni limitandosi a riportare solo alcuni
dei tanti possibili fenomeni paranormali entro l’alveo della teoria psicoanalitica.
Tutto apparentemente ricominciò nell’estate del 1921, quando Hereward Carrington, fondatore
dell’American Psychical Institute, chiese a Freud se era disposto a far parte del comitato dei
consulenti del suo istituto. Freud gli rispose il 24 luglio da Gastein, dove stava trascorrendo un
lungo periodo di villeggiatura: «io non sono uno di quelli che respingono in anticipo lo studio dei
cosiddetti fenomeni psichici occulti come non scientifico, indegno o addirittura pericoloso. Se fossi,
invece che alla fine, agli inizi della mia carriera scientifica non sceglierei, nonostante le difficoltà,
un altro campo di lavoro. Tuttavia La prego di rinunciare al mio nome per la Sua impresa, e ciò
per più ragioni. In primo luogo, perché nel campo dell’occulto sono un perfetto dilettante e un
novizio, e non ho il diritto di pretendere a un qualunque barlume di autorità. In secondo luogo,
perché mi deve premere di separare nettamente la psicoanalisi, nella quale non vi è niente di
occulto, da questo campo del sapere non ancora conquistato, e di non dare occasioni a equivoci sotto
questo riguardo. Infine, perché non riesco a liberarmi di certi pregiudizi scettico materialistici e li
porterei con me nell’indagine dell’occulto. Così, sono assolutamente incapace di prendere in
considerazione, anche solo come possibilità scientifica, la “sopravvivenza della personalità” dopo la
morte, né ho sorte migliore con l’“idroplasma”. Dunque, penso sia meglio che continui a limitarmi
alla psicoanalisi […]»(Freud, 1990, p. 277).
Sempre nell’estate 1921, molto probabilmente pochi giorni dopo aver scritto a Carrington, Freud si
incontrò con i membri del Comitato (Abraham, Eitingon, Ferenczi, Rank, Sachs e Jones) e, durante
un’escursione sui monti dello Harz, presentò loro vari lavori, preparati nei mesi precedenti a
Gastein, il primo dei quali fu Psicoanalisi e telepatia. A proposito di questo lavoro Musatti ha
scritto: «Freud era scettico verso tutto ciò che si comprende sotto l’ambiguo termine di “occultismo”.
Non escludeva invece la possibilità, in condizioni eccezionali, di una trasmissione extrasensoriale
di qualche contenuto mentale, e portò alcuni esempi alla considerazione dei colleghi. A quanto dice
Jones, i presenti accolsero in modo vario la comunicazione letta da Freud. Forse anche per questo,
ma soprattutto perché le polemiche riguardanti questi oscuri fenomeni non interferissero sul
destino della psicoanalisi, Freud non pubblicò la comunicazione allora, ed essa apparve postuma»
(Musatti, 1977, pp. XVXVI).
Nel saggio “Psicoanalisi e telepatia” Freud, pur contestando agli occultisti la tendenza a credere
ciecamente a certi fenomeni, ammise chiaramente l’importanza di questo campo di studio e
l’opportunità di un contributo psicoanalitico alla loro interpretazione: «Non è più possibile, a
quanto sembra, rifiutare lo studio dei cosiddetti fenomeni occulti, di quei fatti, cioè, che parrebbero
avallare la reale esistenza di forze psichiche diverse dalla mente umana e animale che conosciamo;
o che potrebbero svelare capacità di questa mente che finora non sono state riconosciute» (Freud,
1921, p. 345). Come già detto, Psicoanalisi e telepatia non fu pubblicato, però Freud, non volendo
trascurare l’argomento, alla fine di quell’anno preparò una conferenza su “ Sogno e telepatia”,
destinata alla Società psicoanalitica di Vienna. Questa conferenza non venne letta in quella sede e
il testo fu pubblicato nel primo numero di Imago del 1922.
Se nei confronti dei fenomeni paranormali, in particolare della telepatia, Freud mostrò un
crescente interesse, nei confronti dello spiritismo fu sempre scettico anzi, come è stato giustamente
sottolineato, perfino sarcastico (Iannuzzo, 1985). Freud, infatti, nel saggio “ L’avvenire di
un’illusione” affermò che tra i tentativi di rendere più credibili le pretese dell’esistenza dell’aldilà
erano da annoverarsi le pratiche degli spiritisti, «che sono convinti della sopravvivenza dell’anima
individuale e vogliono dimostrarci in modo incontrovertibile quest’unica proposizione della
dottrina religiosa. Purtroppo non riescono a confutare l’idea che le apparizioni e le manifestazioni
dei loro spiriti altro non siano che produzioni della loro stessa attività psichica. Hanno evocato gli
spiriti degli uomini più grandi, dei pensatori più eminenti, ma tutte le manifestazioni e le
informazioni che hanno ottenuto da costoro sono state così stupide, così desolatamente
insignificanti, che nulla vi si può trovare di credibile, salvo la capacità, degli spiriti di adeguarsi
alla cerchia degli uomini che li evocano» (Freud, 1927, pp. 457-458).
Diversi anni dopo Freud intitolò “Sogno e occultismo” la trentesima lezione della “Introduzione
alla psicoanalisi” (Nuova serie di lezioni). In questo saggio Freud fece un’eccellente introduzione ai
motivi per cui le persone erano pro o contro l’occulto (Fodor, 1971) e definì la telepatia come «il
fenomeno per cui si presume che un evento occorso in un determinato istante giunga pressappoco
simultaneamente alla coscienza di una persona che è lontana nello spazio, senza che si possa
parlare di vie di comunicazione a noi note. Si presume tacitamente che questo evento riguardi una
persona per la quale l’altra, quella che riceve la notizia, ha un forte interesse emotivo»
(Freud, 1932, p. 150). A sostegno del valore delle sue esperienze sul fenomeno della telepatia Freud
presentò quattro casi clinici. Si trattava del caso pubblicato nel 1922 in “ Sogno e telepatia” e dei tre
casi, che sarebbero stati pubblicati postumi in Psicoanalisi e telepatia.
Due brani di “Sogno e occultismo” rappresentano forse il più compiuto tentativo di interpretare
in chiave psicoanalitica i fenomeni della trasmissione del pensiero e della telepatia.
Nel primo leggiamo: «Quando, più di dieci anni fa, [alcuni fenomeni “occulti”] si presentarono per
la prima volta al mio orizzonte, anch’io temetti che fosse minacciata la nostra visione scientifica
del mondo; ebbi timore che, nel caso in cui alcuni aspetti dell’occultismo si mostrassero validi, essa
dovrebbe cedere il posto allo spiritismo o al misticismo [...] E per quanto concerne in particolare la
trasmissione del pensiero, essa sembra anzi favorire l’estendersi della mentalità scientifica, gli
avversari dicono: meccanicistica al campo spirituale, così difficile da imprigionare. Il processo
telepatico consisterebbe nel fatto che un atto mentale di una persona suscita il medesimo atto
mentale in un’altra persona. Ciò che sta tra i due atti mentali può benissimo essere un processo
fisico, ove lo psichico a un’estremità si trasforma appunto in questo processo fisico, e quest’ultimo,
all’altra estremità, si trasforma nel medesimo psichico [...] Si può dire che, con l’inserimento
dell’inconscio tra ciò che è fisico e ciò che finora veniva chiamato “psichico”, la psicoanalisi ha reso
accettabili processi come la telepatia» (Freud, 1932, p. 167).
Il secondo brano sembra anticipare una prospettiva teorica diversamente sviluppata a grande
distanza di spazio e di tempo da Jung: «Nulla vieta di supporre che questo [la telepatia] sia il mezzo
originario, arcaico, di comunicazione tra gli individui e che nel corso dell’evoluzione filogenetica
esso sia stato sopraffatto dal metodo migliore di comunicare che si avvale di quei segni che gli
organi di senso sono in grado di captare. Ma chissà che il metodo più antico non sia rimasto nello
sfondo e si affermi ancora in certe condizioni, per esempio nel caso di una folla eccitata dalle
passioni» (Freud, 1932, p. 168).

Considerazioni conclusive.

Vi sono, Orazio, nel Cielo e nella Terra più cose che non ne immagini o sogni, la vostra filosofia.
W. SHAKESPEARE, Amleto, Atto 1, Scena V (traduzione di Carlo Rusconi, 1838).

Dans des cas pareils, ce n’est que le premier pas qui coûte.
MARIEANNE DU DEFFAND a Orazio Walpole, 1767.
Il termine “inconscio”, sia come sostantivo che come aggettivo, è associato nell’uso comune alla
psicoanalisi, anche se come concetto nacque molto tempo prima della comparsa della disciplina
fondata da Sigmund Freud nel 1896 (Ellenberger, 1970; Tallis, 2002). Di fatto oggi nessuno mette
in dubbio che nella storia dell’umanità, a partire dagli albori della civiltà in poi, dall’era classica
dei Greci e dei Romani al Medioevo, dal Rinascimento fino all’Illuminismo, dal Romanticismo al
Positivismo, tutto ciò che in seguito avrebbe preso il nome di “ inconscio” ebbe un ruolo centrale
nello sviluppo della religione, della filosofia e della medicina oltre che in aspetti non secondari
della vita quotidiana. In questa relazione sono stati presi in esame alcuni fatti relativamente
recenti della storia dell’inconscio in base all’assunto che l’applicazione di mezzi fisici o psichici per
modificare lo stato mentale delle persone, come avvenne nel mesmerismo e nell’ipnotismo, e
l’entrare in contatto spontaneamente o intenzionalmente con entità spirituali per dimostrare
l’esistenza di un aldilà collegato alla vita umana, come avvenne nello spiritismo, rappresentarono
importanti tappe dell’indagine sui fenomeni mentali e sui comportamenti degli individui non
spiegabili dalla psicologia della coscienza, indagine che ricevette dalla psicoanalisi di Freud una
fondamentale spinta e una sistematizzazione mai raggiunta in precedenza (Ellenberger, 1970;
Tallis, 2002). In questa relazione si è data la precedenza all’esposizione sintetica della posizione di
Jung nei confronti dei fenomeni paranormali, riconducibili in generale a dinamiche inconsce, per
due motivi principali. Primo, per una ragione di priorità cronologica, perché Jung, anche se più
giovane di Freud di diciannove anni, sperimentò quei fenomeni e tentò di spiegarli molti anni
prima del maestro viennese. Secondo, perché l’atteggiamento mentale di fondo di Jung nei confronti
di quei fenomeni fu sostanzialmente in linea con il modo in cui venivano considerati nel passato,
cioè più come manifestazioni dell’inconscio sovra personale che come espressioni di dinamiche
dell’inconscio della psiche individuale. Il diverso modo di considerare i fenomeni paranormali
rappresentò uno dei più importanti motivi di disaccordo tra Freud e Jung proprio perché fu
strettamente collegato a una diversa e apparentemente inconciliabile visione dell’inconscio.
All’origine della diversa concezione dell’inconscio, dalla quale si svilupparono le diverse idee di
Freud e di Jung sul funzionamento dei processi psichici e sulla causa e la terapia dei disturbi
mentali, si possono individuare due distinte radici intellettuali.
La prima e più importante radice intellettuale di Freud fu una solida formazione biologica, basata
soprattutto sullo studio della struttura e delle funzioni del sistema nervoso. Su questa radice
“biologica” si innestò in seguito una seconda radice, costituita dall’esperienza del trattamento dei
disturbi “nervosi” mediante l’ipnosi, da cui prese le mosse la sua ricerca sui meccanismi psicologici
alla base delle alterazioni degli stati mentali.
La prima radice intellettuale di Jung fu, invece, una personale e pervasiva esperienza dei fenomeni
occulti associata all’interesse per la loro comprensione psicologica, mentre la seconda radice, pure
molto importante ma in un certo senso meno fondante, fu la piena immersione nella professione di
medico nel campo della psichiatria biologica del suo tempo.
Potremmo, quindi, avanzare l’ipotesi che Freud e Jung giunsero a concezioni dell’inconscio molto
diverse in gran parte a causa della diversa costituzione delle loro radici intellettuali, personali e
professionali.
Freud definì attraverso tappe successive e trials and errors un assetto della struttura della psiche,
che non trascendeva la realtà biologica dell’individuo, e nella sua meta psicologia ci fu posto solo
per un inconscio personale, anche se in qualche modo aperto all’esterno, come si può vedere nello
schema grafico, che lo stesso Freud, in una fase molto avanzata della sua teorizzazione, disegnò in
“Introduzione alla psicoanalisi” (Nuova serie di lezioni) (Freud, 1932).
Tuttavia Freud, anche se non pienamente convinto, restò sempre fermo sulla decisione di non
avventurarsi nel mondo psichico esterno alla psiche individuale ritenendo di non essere ancora
in possesso degli strumenti necessari per farlo e, coerentemente a questa posizione, più volte lasciò
cadere nel vuoto gli inviti di Jung e di Ferenczi ad includere nell’indagine psicoanalitica i
fenomeni spiritistici e le esperienze paranormali.
Siamo, pertanto, portati a pensare che l’atteggiamento generale di Freud nei confronti
dell’occultismo, termine che utilizzò sempre forse con un intento dispregiativo per indicare
l’insieme dei fenomeni già da molti anni oggetto della ricerca parapsicologica, fu dovuto a due
ordini di ragioni: da una parte, a ragioni teoriche di coerenza alla sua originale teoria generale del
funzionamento della psiche e di rifiuto della possibile estensione sovra personale del concetto di
inconscio, e, dall’altra, a ragioni politiche di difesa dall’accusa di misticismo da parte della
comunità scientifica del suo tempo della psicoanalisi, la disciplina scientifica da lui fondata.
Le diverse concezioni dell’inconscio di Freud e di Jung si svilupparono seguendo direzioni, per così
dire, diametralmente opposte.
La teorizzazione freudiana procedette in una direzione che potremmo definire “ centripeta” nel
senso che Freud cercò di costruire un corpus dottrinale scientificamente coerente individuando
la finalità ultima della psicoanalisi, in quanto tecnica di indagine, nello studio dei rapporti tra l’Io
e l’Es e, in quanto strumento di cura, nella massima occupazione del territorio dell’Es da parte
dell’Io. Così l’aver ricondotto la telepatia, unico fenomeno paranormale, di cui Freud difese
apertamente l’esistenza, alle dinamiche trans ferali inconsce nel contesto del rapporto analitico
paziente terapeuta, rappresentò uno degli esempi più chiari e interessanti del ricorso esclusivo,
nella sua elaborazione teorica, al concetto biologico di energia libidica di natura sessuale.
E va sottolineato che fu proprio questa lettura delle dinamiche psicologiche il motivo principale
dell’accusa di unilateralità da parte di Jung.
La teorizzazione di Jung si sviluppò, invece, in una direzione “ centrifuga” verso quella psiche sovra
personale con la quale aveva avuto a che fare fin dagli anni dell’infanzia nell’atmosfera carica di
mistero del suo mondo familiare. E non è una fantasia priva di fondamento pensare che il travaglio
spirituale ed il confronto duro, in molte occasioni impari, con l’inconscio, che lo accompagnarono
per tutta la vita, furono per Jung lo scotto da pagare in termini psicologici per arrivare a
comprendere in profondità il significato delle presenze spirituali, che erano state così importanti
per il nonno materno e per la sua stessa madre.
Così per Jung fu una necessità “vitale” intraprendere quel lungo cammino che lo portò, come
psichiatra e come psicologo, a non arretrare di fronte all’apparente incomprensibilità dei deliri
dei pazienti del Burghölzli, ad addentrarsi nello studio della mitologia, dello gnosticismo,
dell’alchimia, delle religioni orientali e a cercare di dare un significato perfino alla credenza negli
spiriti o negli oggetti volanti non identificati.
Per Jung tutto questo e, assieme a questo, anche i fenomeni paranormali non trovavano una
spiegazione utilizzando come chiave interpretativa solo l’ipotesi dell’inconscio psichico personale,
individuale. Jung giunse, perciò, ad ipotizzare l’esistenza di un inconscio collettivo, sovra personale,
«una forma dell’essere relativamente indipendente dalle limitazioni di spazio e di tempo» (Jung,
1948, p. 26), che si manifestava attraverso la spinta e l’urgenza dei suoi contenuti, cioè gli archetipi.
«Gli spiriti sono complessi dell’inconscio collettivo [...] sono o pensieri morbosi o idee nuove
ancora sconosciute [...]» (Jung, 1920/1948, pp. 337-338).
A questo punto è chiaro che rimane ancora molto spazio per ulteriori considerazioni critiche sulla
questione molto attuale del significato e dei limiti del concetto di inconscio.
Concludo questa relazione sottolineando l’interesse speculativo e pratico connesso a una ripresa
della riflessione critica sulla natura dei fenomeni psichici “sovra normali”.
Questa riflessione potrebbe anche essere di aiuto se si vuole provare a dare una risposta
equilibrata e soddisfacente alla domanda se ebbe ragione Freud ad opporsi difensivamente alla
“marea di fango dell’occultismo”, limitandosi ad annettere alla terraferma dell’Io solo un piccolo
braccio di mare, cioè la telepatia, o se ebbe ragione Jung a cercare di affrontare con coraggio e
senza l’ambizione del “conquistatore” dello Zuiderzee, quella stessa “ marea”.

GLI SPIRITI IL MEDIUM E LO PSICHIATRA.


Di Giovanni Iannuzzo.

I fenomeni medianici attrassero, fra la seconda metà dell’’800 e i primi del ‘ 900, l’ attenzione di
molti scienziati, fra i quali illustri esponenti della giovane psichiatria italiana. Molti psichiatri si
dedicarono con entusiasmo a questi studi, ma i risultati delle loro ricerche furono deludenti.
Rimasero dubbi, perplessità, incertezze. E rimase soprattutto la certezza che esistevano altri campi
d’ indagine, ben più importanti, ai quali dedicare energie e passione.
Nell'ottobre del 1873 si tenne a Roma l'undicesimo congresso degli scienziati italiani. Si trattò di
una data importante per due motivi: il primo è che fu l'ultimo congresso di quel tipo; il secondo è
che, all'interno dei lavori, fu fondata la Società Freniatrica Italiana, la prima associazione
professionale di psichiatri in Italia. Certo, la psichiatria era ancora una pia illusione ben più di
quanto fosse una scienza. Le visioni prevalenti nel campo dello studio della patologia mentale
erano fortemente ancorate ai presupposti neurologici meccanicistici della medicina ottocentesca,
imbevuta di intransigente razionalismo. Due convinzioni erano fortemente diffuse: la prima era
che la malattia mentale, in tutte le sue espressioni, fosse il prodotto necessario di una alterazione
cerebrale. I 'pazzi', cioè, dovevano avere qualcosa che fisicamente non funzionava all'interno del
sistema nervoso, e già nel 1883, quando la Società celebrava il suo quarto congresso, vantando 109
membri effettivi, le relazioni cliniche neuroanatomiche (come quelle che descrivevano le
alterazioni della temperatura negli alienati, o le caratteristiche della ' trabecola cinerea' nei malati
mentali), si fondevano con quella di Camillo Golgi, sulla ' cellula nervosa motrice'.
Grandi entusiasmi, insomma, ma anche grandi incertezze, specialmente per quanto atteneva ai
metodi clinici e alla stessa classificazione del disturbo mentale. La seconda convinzione era quella
derivata dalle opere di John Brown, un medico di Filadelfia che per più di vent'anni insegnò
fisiologia all'Università di Edimburgo. Brown aveva asserito nel 1780 che i disturbi mentali erano
il prodotto di un’eccessiva stimolazione del cervello che, essendo un tessuto particolarmente
sensibile, poteva andare incontro ad irritazioni o ad 'esaurimento '. La nozione di esaurimento
nervoso è probabilmente una pietra miliare nella storia della psichiatria, a dimostrazione del fatto
che una teoria può spesso condizionare in maniera determinante le prospettive anche operative di
una scienza. Non a caso la definizione è tuttora impropriamente in uso dopo duecento anni.
A fronte di queste incertezze, la freniatria italiana, tra gli ultimi decenni del XIX secolo e gli inizi
del ventesimo era pervasa da tutt'altro spirito. Vi era, cioè, presente un anelito alla conoscenza e
all'intervento operativo che travalicava ampiamente i limiti della prassi o della teorizzazione
strettamente medica. In un'epoca che non aveva ancora scoperto la psicoanalisi, l'etologia, la
sociologia della medicina o l'igiene mentale, gli intenti dei freniatri erano a dir poco eroici.
I loro intendimenti spaziavano dalla sociologia all'etnografia, alla politica sanitaria, quasi che
fossero pervasi da un sacro fuoco di conoscenza "Ormai non vi è disciplina sulla quale la psicologia
non stenda le sue grandi ali. La nostra scienza si confonde con quella dell'umanità" .
Lo sostenne proprio in quel congresso del 1883 Andrea Verga, nella sua relazione introduttiva.
E non era certo l'espressione di uno studioso eccentrico. A ben guardare cosa facevano o scrivevano
tutti i più noti nomi della freniatria di quel periodo storico, si nota con chiarezza l'ambizione a
travalicare i limiti della pratica clinica, per spostare l'attenzione verso due ordini di problemi
sostanziali: un 'progetto sociale', da un lato, e una ‘ricerca ad ampio raggio sulle potenzialità
umane’ dall'altro. Ambedue, d'altra parte, erano i progetti essenziali del positivismo, che in quello
scorcio di fine secolo aveva contagiato la scienza freniatrica italiana. Nel contempo l'ambizione ad
un itinerario di perfezione, anche conoscitiva, la fede in una accesa ideologia del progresso e
storicamente, la necessità di fondare una cultura laica contrapposta all'oscurantismo e
all'ignoranza, motivava ampiamente questi indirizzi programmatici. Queste considerazioni
appaiono importanti per spiegare un fenomeno apparentemente controverso, e cioè l'interesse dei
freniatri italiani della belle èpoque e dell'epoca immediatamente successiva per i misteriosi
fenomeni spiritici. Si trattò quasi di una epidemia, e non si è lontani dal vero affermando che non
vi fu psichiatra di una certa fama che, almeno per qualche tempo, tra la fine dell'ottocento e gli
inizi del '900 non si interessò di medium, tavoli ballerini e tutto quel corteo di fenomeni tanto cari
allo spiritismo. Importato dagli Stati Uniti d'America, dove nel 1848 due ragazzine convinsero gran
parte dell'opinione pubblica di essere riusciti a stabilire un contatto con l'aldilà mediante un codice
tiptologico (più o meno il famoso 'se ci sei batti un colpo', anche se successivamente esso venne
perfezionato), lo spiritismo aveva contagiato l'Europa verso la metà dell'ottocento, specialmente
grazie alle imprese di celebri medium, gli individui che fungevano da tramite con l'aldilà,
'incorporando' gli spiriti dei trapassati che, mediante loro, comunicavano col mondo dei viventi.
Lo spiritismo divenne un fenomeno di portata sociale non indifferente: in Francia specialmente,
costituì una sorta di rivoluzione sociale, fu codificato da un maestro elementare, Hippolyte Rivail,
meglio noto come Allan Kardec, e assunse spesso toni politici, fornendo agli adepti persino
assistenza materiale e morale e propagandando idee abbastanza vicine a quelle del socialismo
umanitario, fondate su principi egalitari e interclassisti (Vartier, 1972). Kardec fu personaggio
eclettico e proteiforme, persino originariamente scettico (un’ottima ricostruzione è presentata da
Biondi, 1988), e forse per questa sua poliedricità riuscì a costruire un movimento che, a fronte di
una grande rilevanza sociale manifestava anche una sua dimensione scientifica. Le sue prime
sedute furono in casa Baudin e: “Fu in questa occasione che conobbe i componenti più illustri del
‘circolo’, il letterato Victorien Sardou, l’accademico di Francia René Taillandieu, l’editore Didier e,
poco più tardi, il giovane Camille Flammarion, il futuro astronomo di fama mondiale, che si
esercitava con gli altri, a turno, nella produzione di scritti medianici” (Biondi, 1988).
Ma qual’era questa dimensione ‘scientifica’ dello spiritismo? I fenomeni e i medium che durante le
sedute medianiche pretendevano di far levitare tavolini, suonare strumenti musicali senza che
alcuno li sfiorasse, o presentare fantasmi di trapassati, sostenendo che tali fenomeni
rappresentassero la riprova empirica delle loro asserzioni teoriche. A quest’aspetto s’interessarono
molto gli psichiatri italiani. Tra la fine dell'ottocento e i primi anni del novecento, attraverso le
'forche caudine' delle ricerche sullo spiritismo passarono i più bei 'nomi' della psichiatria italiana:
Lombroso, Morselli, Bianchi e un numero non precisato di altri psichiatri. E' bene precisare che
non si trattò di un fenomeno solo italiano quello per cui uomini di scienza della più varia
estrazione decisero di occuparsi dei fenomeni spiritici. Anche in altri paesi avveniva più o meno la
stessa cosa. E dappertutto si trattò di un’esplosione endemica, che si esaurì con la stessa velocità
con la quale era iniziata. D'altra parte, l'interesse di un certo numero di psichiatri per i fenomeni
medianici era giustificato dall'esistenza di uno straordinario interesse pubblico per questi
misteriosi eventi. Le performance dei medium, gli spettacoli pubblici dei magnetizzatori, che
riempivano le sale dei teatri, riscuotevano successo in tutti gli strati sociali, e gli studi sui fenomeni
occulti trovavano entusiastici sostenitori anche negli ambienti scientifici e culturali di tutto il
mondo occidentale. Nel Regno Unito era stata fondata, nel 1882, una Società per la Ricerca
Psichica (Society for Psychical Research), che annoverava tra i suoi fondatori personaggi molto
noti del mondo della scienza e della cultura: chimici come William Crookes, l'inventore del tubo a
raggi catodici, fisici come William Barrett, docente di fisica all'Università di Dublino, o
Thompson, o gli stessi coniugi Curie, davano avallo a queste ricerche sostenendone a spada tratta la
validità e l'importanza. Ma l'elenco degli intellettuali infatuati dello spiritismo potrebbe essere ben
più lungo: scrittori come Conan Doyle (il creatore di Sherlock Holmes), come Alexandre Dumas, o,
in Italia, Antonio Fogazzaro e Luigi Capuana davano credito a questi fenomeni, e rappresentavo il
nocciolo duro di un movimento d'opinione dalle dimensioni davvero imponenti, che orbitava
inevitabilmente intorno ad alcune figure di medium in grado di produrre fenomeni che erano
ritenuti prova indiscutibile dell'esistenza di altre forme di realtà. Di fronte al divampare di un
simile movimento d'opinione, era quasi impossibile che gli psichiatri si eclissassero.
Specialmente in Italia, visto che uno dei medium ritenuti più straordinari era proprio una
contadina pugliese: Eusapia Palladino.
Eusapia Palladino fu una delle più note medium del periodo compreso tra gli ultimi decenni del
diciannovesimo secolo e i primi del ventesimo e, comunque in assoluto una delle medium più
celebri della storia. Nata, per quanto se ne sappia, a Minervino Murge nel 1854, sembra che sia
stata definita 'la figlia dello spavento', sia per certe oscure vicende biografiche (si diceva che la
madre era morta nel partorirla, e il padre era stato ucciso dai briganti. Ma Biondi suscita diversi
attendibili dubbi al riguardo: “...pare che si debba ritenere che i suoi genitori sopravvissero a lungo
alla sua nascita, contrariamente a quanto diceva lei, che li voleva uno ucciso dai briganti, l’altra
morta nel darla alla luce”(Biondi, 1988, p. 97)) sia perché avrebbe incarnato per decenni l'essenza
stessa dello spiritismo. Si sa abbastanza poco delle sue vicende biografiche, ma sta di fatto che, ad
un certo momento, grazie ad una serie di complesse circostanze, Eusapia Palladino divenne una
delle medium più celebri del mondo. Gli spiritisti sostenevano che era in grado di provocare
fenomeni allucinanti in seduta medianica. I critici la accusavano di frodare talvolta anche in
maniera rozza. Durante la sua attività, comunque, fu studiata e osservata da un gran numero di
ricercatori. Ancorché molti di essi fossero dei dilettanti, un certo numero di coloro che compirono
ricerche sulla sua medianità furono scienziati di grande esperienza e prestigio, alcuni addirittura
dei premi Nobel (come Richet, i coniugi Curie, Thompson). Si discute ancora oggi della genuinità o
della fraudolenza dei suoi fenomeni, e questo perché, anche se la Palladino fu scoperta a frodare
nel corso delle sedute un gran numero di volte, continuano ad esservi indefessi sostenitori della
autenticità delle sue mirabilie. Di certo, i fenomeni che questa donna pretendeva di manifestare
furono studiati in maniera apparentemente approfondita e molti degli investigatori che se ne
occuparono talvolta addirittura si convertirono, sino a ritenere indubitabili gli eventi che si
producevano nel corso delle sedute medianiche alle quali assistettero. Alcuni, dopo avere effettuato
sedute con la Palladino, abbracciarono la fede spiritistica; altri continuarono invece a credere che i
fenomeni della Palladino potevano essere prodotti da una qualche forma di energia psichica, o
frutto di frodi deliberate. In ogni caso, la medianità della Palladino è probabilmente una delle
meglio investigate nella storia della ricerca psichica. Esiste un’ampia letteratura sui fenomeni
prodotti dalla Palladino. Si tratta di relazioni e di rapporti realizzati da un numero
impressionante di studiosi che parteciparono a sedute con la Palladino nel periodo in cui la
medium produceva fenomeni fisici spesso spettacolari. Infatti, una delle fondamentali
caratteristiche psicologiche della Palladino fu la sua disponibilità ad essere studiata, e questo
permise, abbastanza spesso, rispetto agli standard della storia della ricerca in questo campo, una
applicazione frequente (anche se non si sa quanto esatta di metodi di controllo e comunque la
registrazione dei fenomeni fisici che si producevano in sua presenza. Questa attitudine psicologica
della Palladino stimolò molti studiosi a sperimentare con lei e, infatti, su questa notissima medium
oggi è disponibile un numero enorme di scritti, pubblicati in numerose lingue. La sua medianità fu
investigata, tra I'altro, da Aksakof (1912; vedi anche Rapport, 1893), Bozzano (1903, 1901, 1927,
1930), Carrington (1954), Feilding, Baggally e Carrington (1909), Flammarion (1897, 1907),
Flournoy (1911), Hodgson (H. Sidwick, 1895), Lodge (1894, 1895, Lombroso (1909), Myers (1894,
1895), Ochorowicz (1896), Krauz (1894), Richet (1893, 1895), Rochas (1897, 1898, 1906), Schrenk-
Notzing (1920), E.M. Sidgwick (1895), Vassallo (1902), Venzano (1907), Vecchio (1918), Warcollier
(1958). Altri articoli furono pubblicati da Blech (1897), Darieux (1896), Fiocca-Novi (1910), Lucci
(1915, 1916), Sabatier, Rochas, Gramont, Maxwell, Darieux e Wateville (1836), Senigaglia (1910) e
altri ancora. Alcuni di questi studi furono condotti con l'uso di strumenti per obiettivare i
fenomeni fisici della medium e per studiare le variabili fisiche e psicologiche delle sue
manifestazioni medianiche (Aggazzotti, Foà, Foà e Herlitza, 1907; Bottazzi, 1907; Courtier, 1908;
Favre, 1910; Imoda, 1908; Krauz, 1894; Lombroso, 1892, 1909; Marzorati, 1909 e Morselli, 1908, tra
gli altri). L'estensione numerica e, talvolta, la qualità dei resoconti (per delle rassegne, cfr. Alippi,
1962; Carrington, 1909; De Boni, 1960; Dingwall, 1950; Fodor, 1933; Inglis, 1977; Morselli, 1908;
Nicol, 1956; Piccioli, 1965; Rochas, 1906;) e la controversia sulla genuinità dei suoi fenomeni
( o almeno una piccola parte di essi), come anche l'evidenza di di sue indubitabili attività
fraudolente (per la prospettiva critica vedere Finch, 1903; Hansel, 1980; Podmore, 1911; Rawcliff,
1959; Sidgwick, 1909) rendono oltretutto l'attività medianica della Palladino e, comunque, la sua
vicenda biografica, più interessante di tante altre nella storia delle indagini in questo campo.
Anche se recenti studi storici hanno chiarito numerosi aspetti della vita e dell'attività medianica
della Palladino (vedi, per esempio, Cassirer, 1978, 1983, 1983b; Alvarado 1982, 1983), tra i quali
persino una riflessione sulla corretta dizione del cognome della medium (se con una o due l:
Alvarado, 1984) o, in senso più lato, l'importanza delle sedute con la Palladino nell'attività
scientifica e del pensiero di alcuni dei suoi studiosi (vedi per esempio, un interessante articolo di
Guarnieri sulle esperienze di Morselli con la medium: 1985), esiste attualmente una notevole
mancanza di informazioni su certi particolari biografici o genericamente storici relativamente
all'attività della Palladino come medium. E’ certo che fosse un personaggio furbo, strano,
problematico, probabilmente con tratti psicopatologici, sicuramente di scarsissima affidabilità.
Come scrive con umorismo Biondi (1988): “Dal tipo di fenomeni presentati, era evidente che la
donna era in frequentazione con spiriti non troppo elevati. Per di più i suoi modi popolari e la
scarsa educazione nei confronti degli uomini presenti alle sedute (ai quali talora indirizzava
commenti e proposte di dubbio gusto, che però inevitabilmente accesero desideri e turbarono la
mente di molti) non lasciavano certo immaginare che in lei si evidenziassero le parti migliori della
spiritualità, terrena o ultraterrena che fosse” (p.97). Alcuni eventi della carriera medianica della
Palladino sono comunque non molto noti, come la serie di sedute che la Palladino tenne a Palermo
nel 1902. Queste sedute compresero ben 14 sessioni, durante le quali furono osservati molti
fenomeni fisici. Inoltre, queste esperienze furono investigate in modo apparentemente approfondito
da un gruppo di noti psichiatri e medici e il resoconto completo delle osservazioni realizzate fu poi
pubblicato su una rivista allora di rispettabile livello scientifico: si tratta de II Pisani. Giornale di
Patologia Nervosa e Mentale. Su questa stessa serie di sedute, altri resoconti apparvero sul
quotidiano palermitano L'Ora, sulla rivista Annales des Sciences Psychiques (Samonà, 1903), su
Luce e Ombra (Lanza, Samonà et al., 1903) sulla quale venne ripubblicato l'articolo
originariamente apparso su II Pisani) e sulla Rivista di Studi Psichici (Bozzano, 1903).
Dal 21 luglio al 14 agosto 1902, Eusapia Palladino tenne a Palermo una serie di sedute, organizzate
da un gruppo di studiosi, tra i quali Carmelo Samonà, medico e noto studioso di fenomeni spiritici,
Gerolamo Mirto, professore associato di neuropsichiatria all'università di Palermo, Giuseppe
Pagano (professore di fisiologia nella stessa università) e altri, numerosi dei quali medici o,
comunque, uomini di scienza o di cultura. Sembra che gli sperimentatori sottoposero la Palladino a
controlli severi. Ecco quanto scrissero in merito gli stessi studiosi:
"Non occorre dire che i locali dove ebbero luogo le sedute ed i vari oggetti serviti alle medesime
furono da noi stessi scelti e disposti, sicché resta interamente escluso qualunque più lontano
sospetto di preparazioni fraudolente. E similmente che prima di ogni seduta, locale ed oggetti
venivano accuratamente riesaminati e spesso anche gli abiti e la persona della medium" (Lanza,
Samonà et al., 1903), p. 165) .
Abitualmente 5-7 investigatori sedevano attorno al tavolo e qualche altro studioso stava nella
stanza come semplice spettatore. Durante le sedute, la Palladino era controllata in maniera
piuttosto rigorosa:
"Il controllo della persona della Palladino era affidato ordinariamente ai due che le sedevano
vicino, ciascuno dei quali le teneva una mano e poneva un piede sotto quello di lei. Più volte a
questi due controlli se ne aggiunse un terzo, non facente parte della catena, il quale, disteso per
terra sotto il tavolo, teneva le gambe della Paladino; ovvero seduto a fianco di lei, ne sorvegliava
tutta la persona, tenendole le braccia, le ginocchia o altre parti del corpo. Anche i due controlli
ordinari, senza mai lasciare la mano o il piede loro affidati, frequentemente coll'altra mano
andavano tastando qua e là la persona della medium".
Questi metodi permisero agli investigatori di scoprire la medium in "frode" flagrante, ma nel
contempo di guardare con maggiore attendibilità ai fenomeni che durante quelle sedute si
produssero, sia al buio che in piena luce.
Tali fenomeni (che "per lo più si presentavano inaspettati") furono spesso eclatanti. Ecco come
alcuni di essi sono descritti dagli stessi ricercatori:
"Più volte abbiamo potuto assistere al sollevamento completo del tavolo (levitazione) col semplice
contatto di una sola mano della Paladino sul piano di esso, mentre l'altra mano e le mani dei
componenti la catena restavano fuori, e questo fenomeno avvenne anche con luce abbastanza chiara
da permettere il più sicuro controllo oculare. Una volta il sollevamento del tavolo si verificò,
particolarità interessante, stando la Paladino seduta nel mezzo del lato lungo del tavolo stesso,
senza che noi stessimo in catena e con una penombra che permetteva di leggere nettamente i minuti
sul quadrante di un orologio da tasca. Cessando la levitazione, il tavolo ricadeva di peso sul
pavimento, ma una volta che sopra il tavolo stava una bottiglia piena d'acqua, trasportatavi poco
prima della forza medianica, il tavolo levitò e poi non cadde, ma si abbassò lentamente in modo che
la bottiglia non subì alcuna scossa. Una levitazione interessante fu pure quella senza contatto, di
un piccolo e leggero tavolino rotondo, collocato dietro la tenda, il quale ne usci fuori e si sollevò di
circa due metri dal pavimento, raggiungendo la mano di uno di noi, che stava in ginocchio sul
tavolo centrale col braccio interamente proteso in alto. Questo fatto avvenne al buio, ma il controllo
della persona della Paladino era esercitato da tre persone nel modo più rigoroso".
In un'altra occasione, un tavolo pesante Kg. 15,400, che distava circa un metro e mezzo dalla
Palladino si mosse, in piena luce, verso la medium. Uno dei fenomeni probabilmente più suggestivi
dell'intera serie di sedute è comunque quello descritto qui di seguito:
"Un mandolino situato dentro una cesta cilindrica, stretta ed alta, posta sul pavimento a circa m.
1.50 dalla Paladino, venne fuori dopo lunghi tentativi, durante i quali lo sentivano agitarsi,
restando la cesta immobile: uscitone, venne sollevato e si pose a girare, suonando al di sopra delle
teste dei componenti la catena". Uno dei fenomeni più insoliti della serie di sedute è così descritto
nel rapporto degli studiosi palermitani: "Ad uno di noi, una volta al buio, venne tolta la sedia, sulla
quale stava seduto, malgrado resistesse con tutta la sua forza. Fatta la luce, la sedia fu trovata sul
tavolo centrale; rifatto buio, la sedia ritornò precisamente al suo posto e il proprietario di essa, che
era rimasto tuttora in piedi, fu tirato energicamente per il lembo della giacchetta, dalla parte di
dietro, e forzato a piegare le ginocchia e rimettersi a sedere. Durante il lungo svolgersi di questo
fatto il controllo della persona della Paladino fu, come per tutti i fenomeni qui narrati,
completamente sicuro".
Furono anche registrati fenomeni meno impressionanti: mani invisibili che toccavano gli
sperimentatori (specialmente quelli che stavano vicini alla medium o quelli che la controllavano);
alcuni degli investigatori vennero anche toccati e accarezzati da due mani contemporaneamente, e
questo accadeva nello stesso momento a due persone. Si osservarono anche soffi di vento tanto forti
da muovere le tende della stanza, raps, luci misteriose. Non fu invece osservato alcun fenomeno
psichico. È interessante notare che fenomeni simili furono anche riportati altrove (in un articolo
di Ponte, citato in Alvarado, 1983). I ricercatori palermitani, comunque, trassero da queste
osservazioni delle conclusioni ragionevolmente prudenti: "Ciascuno di noi da questa serie di sedute
naturalmente ha riportato le proprie impressioni, che, com'è facile supporre, sono assai disparate;
però tutti siamo d'accordo nel serbare in pectore e limitarci alla nuda constatazione dei fatti,
ritenendo non essere possibile in atto mettere avanti qualsiasi tentativo di spiegazione scientifica
circa la causa che produce i fenomeni in parola".
Le loro conclusioni sono in qualche modo simili a quelle esposte dagli studiosi che si occuparono
dei fenomeni di un'altra famosa medium americana, Margery:
"Quando, in una seduta medianica, gli oggetti si muovono e le usuali normali cause di tali
movimenti, quali il tirare con le mani, i piedi o la testa, lacci, funi e leve, magnetismo, vento,
gravità o radioattività sono escluse, tale movimento è, nondimeno, un miracolo. Siamo di fronte
soltanto a qualcosa di super normale, ripetuto e ancora ripetuto: super normale perché non
possiamo spiegarlo normalmente" (American Society for Psychical Research, 1933, p. 493).
Entrambi i giudizi, quello dei ricercatori palermitani e quello degli studiosi dell'American Society
for Psychical Research, possono essere, o meno, condivisi. Anzi si tratta di due giudizi connessi: è
giusto sospendere in pectore qualunque valutazione, proprio perché non si sa se per spiegare i
fenomeni prodotti dalla Palladino a Palermo ed è possibile ipotizzare qualcuna delle ipotesi che
vengano esposte dagli studiosi di Margery. Infatti il resoconto dei ricercatori palermitani può essere
criticato, in quanto ad attendibilità scientifica in base alla palese mancanza in esso di una
descrizione più accurata delle condizioni nelle quali furono condotte quelle esperienze.
Nel rapporto si notano consistenti mancanze relative, per esempio, alle dimensioni e alle
caratteristiche fisiche degli oggetti spostati e descrizioni opportunamente dettagliate sui controlli
del medium prima, durante e dopo le sedute. Si nota anche l'assenza di più completi dati
strumentali: i fenomeni, cioè, furono semplicemente osservati, il che può essere sufficiente ma non
in una prospettiva sperimentale. Comunque, e in ogni caso, questo rapporto ha un buon valore
storico, perché fornisce una serie di indicazioni di sicuro interesse su un aspetto della attività
"medianica" della Palladino. Ci rivela non solo alcuni aspetti delle performance della medium, ma
anche alcuni dati relativi all'importanza che, nel 1902, alcuni uomini di scienza e di cultura
italiani attribuivano ai suoi fenomeni. Tra gli psichiatri spiccano i nomi di Augusto Tamburini,
Tullio Seppilli, Angelo Mosso, Francesco Vizioli, Eugenio Tanzi. Tutti loro si interessarono, in
vario modo e con diversa intensità, di fenomeni medianici.
Il caso forse più clamoroso fu però quello di Cesare Lombroso, uno dei personaggi più in vista della
cultura italiana della belle époque, e uno dei pionieri storici della psichiatria italiana.
Forse furono proprio queste sue caratteristiche, a suscitare il vespaio di commenti, polemiche,
critiche ed assensi che accompagnarono il suo interesse per i fenomeni spiritici. Di origine ebrea,
Lombroso aveva cominciato ad occuparsi di problemi psichiatrici nel 1870, insieme ad altri temi di
rilevanza medico-sociale (celebre il suo attivismo nella lotta contro la pellagra), con grande
lungimiranza ed impegno. Di fede materialista, positivista convintissimo, Lombroso incontrò i
fenomeni spiritici come conseguenza dei suoi studi sull'ipnotismo, tappa allora quasi obbligata per
chi si occupasse delle malattie mentali. Proprio studiando i fenomeni ipnotici, Lombroso si era
spesso dovuto confrontare con fenomeni misteriosi:
"in rarissimi casi ho potuto verificare la possibilità della trasmissione a distanza di un ordine o di
una visione ed audizione e la trasposizione della vista e dell'odorato".
Ma questo non significava affatto che i fenomeni che gli spiritisti pretendevano accadere durante le
sedute, accadessero realmente. Anzi proprio i meravigliosi fenomeni ipnotici consentivano di
trovare delle spiegazioni razionali per gli eventi delle sedute medianiche. Si trattava di fatti per i
quali doveva necessariamente esistere una spiegazione psichiatrica. Lombroso si trovò a dovere
confrontare la sua intransigenza con i fenomeni di Eusapia Palladino, donna rozza, ignorante ma,
nel suo genere, unica. Fu grazie a lei che nelle sedute si manifestò lo ' spirito' della madre di
Lombroso. E fu questo fenomeno che lo avviò verso la totale conversione allo spiritismo.
Nel 1891 avrebbe pubblicato una ritrattazione completa delle sue critiche allo spiritismo:
"Io sono molto vergognato e dolente di avere combattuto con tanta tenacia la possibilità dei fatti
così detti spiritici; dico dei fatti perché alla teoria sono molto contrario ". Ben presto avrebbe
abbracciato anche la teoria, e l'ultima sua opera, pubblicata postuma col titolo “ Ricerche sui
fenomeni spiritici e ipnotici” (1914) avrebbe mostrato quanto profonda era stata la sua conversione'.
Chi invece non riuscì mai a convertirsi fu Enrico Morselli. Anch'egli aveva avuto il suo 'battesimo
del fuoco' con la Palladino. E non si trattò di esperienze da poco. In una seduta tenutasi in casa
sua, a Genova nel dicembre 1902, si era sentito accarezzare i capelli, e aveva sentito una voce
sussurragli qualcosa all'orecchio. Avrebbe riconosciuto anch'egli lo spirito della propria madre,
morta 27 anni prima. Ebbe un momento di commozione intensa, sconvolgente. Ma si riprese subito:
non era possibile che la propria madre si fosse realmente manifestata "in mezzo a tante volgarità e a
tante sfacciate e inconsce astuzie d'una isterica". Di spiriti, neanche a parlarne. Questo non
significava che Morselli non riconoscesse la possibilità che molti fenomeni insoliti fossero
autentici. E li studiò con molta attenzione, anche utilizzando strumenti che allora erano
all'avanguardia: diapason elettrici, anemometri che potevano misurare il vento che si produceva in
seduta, macchine fotografiche. Il problema era filosofico: i fenomeni potevano anche essere reali,
ma non avevano nulla a che vedere con la dottrina spiritista. Per spiegare i fatti si potevano
utilizzare tre tipi di ipotesi: le ipotesi extra scientifiche, come per esempio l'occultismo, le ipotesi
ultra scientifiche, appunto lo spiritismo, e le ipotesi prescientifiche, come le varie teorie
metapsichiche. E sebbene delle spiegazioni di tipo fisiopatologico potessero dare ragione dei
fenomeni di tipo 'intellettuale' che avvenivano nel corso delle sedute medianiche, non esisteva
alcuna spiegazione attendibile per i fenomeni 'fisici' come gli spostamenti di oggetti, per esempio,
che avvenivano in quel contesto. L'unica spiegazione poteva risiedere in una forza 'psichica'
sconosciuta. Gli sembrava una ipotesi legittima:
"Noi psicologi non sappiamo intorno alla intima natura della forza o attività psichica meno di
quello che il meccanico sappia del movimento; il fisico della gravitazione o dell'elettricità, il
chimico della affinità, il biologo della vita".
Ma si trattava di astrazioni, in fondo, di principi eccedenti ogni possibilità di dimostrazione e
Morselli lo sapeva benissimo. Insomma, dopo tanto cercare, si tornava al punto di partenza.
Restavano incertezze sull'autenticità dei fenomeni, sulla loro natura, e sul modo in cui essi fossero
prodotti. Per quanto riguardava le manifestazioni intellettuali degli spiriti che si incarnavano,
Morselli non aveva alcun dubbio: era perfettamente d'accordo con le tesi del neurologo di Boston
Morton Prince, attribuendoli a processi dissociativi della personalità. E i fenomeni fisici?
Necessitavano di essere studiati con molta attenzione, molto rigore, per "sfrondare con mano
vigorosa e con tagli recisi l'albero miracoloso dello spiritismo da tutte le escrescenze ed
efflorescenze che vi hanno appiccicato o fatto artificiosamente spuntare l'ingenuità e l'inganno, la
buonafede e la finzione". In ogni caso la cosa non gli interessava più, e infatti abbandonò del tutto
i suoi studi sullo spiritismo, qualche tempo dopo la pubblicazione, nel 1906, del 'diario' delle sue
esperienze medianiche, due ponderosi volumi dal titolo “ Psicologia e spiritismo”.
Morselli rappresenta il trait-d'union, in fondo tra le posizioni di coloro che credevano ai fenomeni
spiritici, e quelle degli scettici più intransigenti, come il napoletano Bianchi, per esempio, convinto
assertore delle frodi della Palladino. Dopo aver partecipato a una seduta con la medium, ne scrisse
in termini tutt'altro che entusiastici:
"Io porto opinione che se applicassero due miografi sulle masse muscolari degli avambracci della
medium; e si mettessero in comunicazione con un poligrafo, troveremmo rilevata sulla carta
affumicata la vera identità dello spirito invocato".
Bianchi è irriducibile: nota che le voci che ha udito provengono sempre dalla bocca della medium,
e non dal centro del tavolo, ironizza sulla 'fotofobia di cui soffriva lo spirito quella sera ', e rileva
come una volta, dopo che aveva legato la medium, lo spirito non era riuscito a scioglierla.
Non si trattava di opinioni nuove, d'altra parte.
Una certa parte di psichiatri, o psicologi, non concedevano allo spiritismo nemmeno il beneficio del
dubbio. Wundt, che aveva peraltro studiato il medium Henry Slade, era stato, al riguardo, più che
categorico:
"Gli scienziati, fisici, fisiologi, psicologi, che non siano occultisti credenti, hanno buone ragioni
per non avventurarsi su simile terreno. Queste ragioni si trovano, secondo me, nei risultati
dell'investigazione occultistica".
Wundt è severissimo: posto che questi fenomeni siano reali, questo implicherebbe l'ammissione
dell'esistenza di due distinti mondi.
“ Da una parte quello di Copernico, di Galileo e di Newton, di Leibnitz e di Kant: quell'universo
retto da leggi eternamente immutabili, e in cui le minime cose come le più vaste, si uniscono in un
tutto armonico. D'altra parte, a lato di questo grandioso universo che provoca sempre più la nostra
meraviglia e la nostra ammirazione ad ogni nuovo passo che in esso facciamo, vi sarebbe ancora un
altro piccolo mondo, un mondo di spiriti folletti, di maghe e di medium, il quale sarebbe il
completo rovescio del primo, del grandioso e sublime universo, le cui leggi immutabili si
troverebbero qui sospese a profitto di persone fra le più volgari e spesso isteriche".
Dovendo scegliere, lo scienziato non poteva non scegliere il primo, rifiutando in ogni caso il
secondo. E non risparmia critiche a Charles Richet, al contrario di lui un convinto sostenitore del
paranormale: cosa è possibile vedere in tale interesse se non:
"una prova del turbamento che il fatto d'occuparsi di problemi occulti può produrre nel criterio
d'un uomo pieno di perspicacia?" (Wundt, citato in Flournoy, 1911).
Si tratta, insomma, di un continuum ai cui estremi si collocano posizioni inconciliabili: dalla
credenza di Lombroso, allo scetticismo a oltranza di Bianchi, o di Wundt. Ed è questo che appare
strano, il fatto che in uno stesso periodo storico si incontrino specialisti in discipline affini che la
pensino in maniera tanto diversa su un fenomeno che, in qualche modo, afferisce alle loro aree
professionali. Ma è una contraddizione solo apparente. In realtà essa si risolve all'interno stesso di
quel grande movimento che fu il positivismo italiano di fine ottocento, con le sue contraddizioni, le
sue esigenze anche metafisiche, le sue forze dinamiche, il bisogno di “ sentire i propri tempi, il
partecipare agli eventi sociali che accalorano le masse" , come scriveva Lombroso nel 1903.
A questa esigenza di fondo ognuno diede il proprio personale contributo, secondo i propri bisogni e
il proprio temperamento. Il risultato non fu la comprensione di fenomeni misteriosi, ma la
dimostrazione della grande vivacità della giovanissima scienza psichiatrica italiana.
In una lettera a G. W. Groddeck, datata 29 maggio 1921, Freud, rispondendo ad un invito
dell'amico a trascorrere da lui un periodo di riposo: “È chiaro che non potrei stare da Lei solo per
godermi il fascino della sua compagnia. Dovrei anche occuparmi degli strani influssi che Lei
studia. Inoltre c'è la telepatia che bussa forte alle nostre porte pretendendo di entrare; e molte altre
cose che vengono chiamate occulte”. In realtà, la telepatia e i fenomeni “occulti” attraevano
fortemente Freud già da tempo, e i suoi interessi in questo campo non erano certamente nuovi.
Nulla di strano: come numerosi altri scienziati che vissero e operarono nel periodo storico che sta a
cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, anche Freud fu affascinato da quel campo di
ricerche che allora aveva diverse denominazioni (Okkultismus in Germania, ricerca psichica nei
paesi di lingua anglosassone, metapsichica in Francia) e che attualmente viene definito
“parapsicologia”. Sin dal 1911, per esempio, egli era divenuto membro della Society for Psychical
Research inglese, una prestigiosa fondazione privata il cui fine statutario era lo studio dei
misteriosi fenomeni che venivano considerati allora (ed oggi la situazione non è cambiata molto)
con scetticismo dalla comunità scientifica: trasmissione del pensiero e telepatia, visione a distanza,
previsione del futuro e altri ancora. Occuparsi di simili argomenti era un rischio per chiunque
fosse nella condizione di Freud, quella cioè di uno studioso che aveva già affrontato diverse
battaglie per l'affermazione scientifica della psicoanalisi. Occuparsi di telepatia e di occultismo
non avrebbe giovato sicuramente all'immagine della psicoanalisi come scienza. Infatti, a fronte di
ricerche scientifiche di tutto rispetto, come quelle di Morselli sulla medium Eusapia Palladino o
quelle di Jung stesso, compendiate già nella sua tesi di laurea, esisteva un vasto e potente
“movimento spiritico” fondato sulla credenza che si potesse comunicare con il mondo dei defunti e
che i fenomeni “paranormali” fossero al tempo stesso una sorta di mezzo di comunicazione con
questa realtà trascendente e una sua manifestazione. Esso sosteneva inoltre credenze e ipotesi
tutt'altro che scientifiche. Tale movimento ruotava infatti intorno a figure spesso molto discutibili
sul piano morale, i cosiddetti medium, che non raramente frodavano per accrescere o mantenere il
loro prestigio. La scoperta di queste frodi non aveva certamente favorito la nascita di un serio
movimento di ricerca, anzi aveva allontanato ancora di più gli studiosi seri da questo campo. Vi
erano a questa regola ben poche eccezioni, rappresentate da personaggi che ritenevano di avere
sufficiente prestigio e autorità accademica per potersi dedicare disinvoltamente a questi studi, senza
correre per questo il rischio di essere considerati di scarsa serietà. Anche l'interesse più sincero non
poteva che cedere di fronte a questa obiettiva situazione. Il che spiega come mai all'interesse
espresso da Freud in via privata non corrispose un uguale impegno pubblico. Nel 1912 Freud
pubblicò un breve articolo sul concetto di inconscio in psicoanalisi, che apparve sui Proceedings
della Society for Psychical Research, confermando così un suo, generico interesse verso la ricerca
psichica, ma senza con questo ammettere o negare premesse e conclusioni relative ai fenomeni
paranormali. Già prima di allora, comunque, egli aveva incontrato fenomeni misteriosi nel corso
della sua pratica di analista. Il confronto con questa realtà misteriosa e aliena alle conoscenze
scientifiche del suo tempo fu, per un certo periodo, sicuramente critico. Nel 1899 egli aveva già
scritto una breve nota su un caso occorso ad una sua paziente, che aveva sognato di incontrare una
persona, cosa che poi realmente avvenne il giorno dopo nelle stesse circostanze del sogno:
“La signora B., una signora intelligente e dotata anche di spirito critico, racconta parlando d'altro,
in modo niente affatto tendenzioso, di aver sognato anni fa d'incontrare davanti al negozio di Hies,
nella Karrnerstrasse il dottor K., suo medico di famiglia e amico d'un tempo. L'indomani mattina
passa per quella strada e incontra effettivamente la persona indicata proprio nel luogo sognato.
Fin qui la storia. Aggiungo che questo portentoso incontro non rivelò il suo significato attraverso
alcun avvenimento successivo, non è dunque giustificabile ricorrendo al futuro”.
L'interpretazione che egli diede di questo fenomeno non fece alcun riferimento alla sua
presumibile obiettività: la paziente, cioè, non avrebbe incontrato realmente l'amico sognato bensì
un'altra persona, alla quale per esigenze psicodinamiche specifiche, avrebbe attribuito l'identità
dell'altro. Egli considera un'impressione il fatto d'avere ricordato un sogno presunto profetico, e lo
ritiene un falso ricordo, interpretando il caso come successivamente, nella “ Psicopatologia della
vita quotidiana”, interpreterà i fenomeni di deja vu. [Questa nota fu pubblicata solo nel 1941].
Un altro riferimento ai sogni profetici si trova nella prima edizione della “ Interpretazione dei
sogni”, ed ha lo stesso carattere critico: “E il valore del sogno per la conoscenza del futuro?
Naturalmente non è il caso di pensarci”. Anche nella “Psicopatologia della vita quotidiana” vi è un
accenno ai fenomeni “occulti”, in particolar modo ai sogni precognitivi e ai presagi: “Non credo che
un evento verificatosi senza la partecipazione della mia vita psichica possa apprendermi alcunché
di nascosto sulla forma che assumerà la realtà futura; credo invece che una manifestazione non
intenzionale della mia propria attività psichica mi sveli veramente qualcosa di riposta, che a sua
volta appartiene soltanto alla mia vita psichica; io credo dunque alla casualità esterna (reale), non
a quella interna (psichica)”. Quest'opera è una testimonianza comunque del lavorio interiore di
Freud riguardo a questi argomenti. Se infatti nella prima edizione non figurava molto sul
paranormale, nelle successive edizioni il capitolo dodicesimo (“ Determinismo, credenza nel caso e
superstizione”) fu ampiamente rimaneggiato, sino ad assumere nella sua forma definitiva, delle
connotazioni teoriche del tutto assenti nell'edizione originaria. A questo capitolo, nel 1907, fu
aggiunto un nuovo, lungo paragrafo, nel quale Freud espose praticamente le sue credenze in fatto di
telepatia e fenomeni paranormali. Dopo aver dato la sua interpretazione della superstizione, egli
pone un problema fondamentale: “Ammettendo di non aver affatto esaurita con queste osservazioni
la psicologia della superstizione, dovremo d'altra parte almeno sfiorare il problema se sia da negare
assolutamente che la superstizione abbia radici nella realtà, se sia vero che non esistano presagi,
sogni profetici, esperienze telepatiche, manifestazioni di forze sovrannaturali e simili. Sono lungi
dal voler rigettare in blocco questi fenomeni, sui quali si hanno molte osservazioni accurate anche
da parte di intellettuali eminenti e che molto opportunamente dovrebbero formare oggetto di
ricerche ulteriori. È anzi da sperare che una parte di queste osservazioni trovi chiarimento in base
alla nostra incipiente conoscenza dei processi psichici inconsci, senza imporci radicali alterazioni
delle nostre concezioni odierne”. Per sostenere ancora meglio questa affermazione, nel 1924 Freud
aggiunse al testo una nota che si riferiva a due lavori su questo stesso argomento di E. Hitschmann.
Non riuscì però a dissimulare la sua vivace antipatia per le pretese degli spiritisti, che d'altra parte
ribadirà spesso. Per cui, dopo avere ammesso candidamente che nemmeno la realtà delle pretese
degli spiritisti potrebbe cambiare il modello scientifico della psicoanalisi, né creare alcuna
“perplessità sulla connessione delle cose nell'universo” , esprime ironicamente il suo convincimento
personale al riguardo: “Debbo purtroppo confessare di appartenere a quella categoria di individui
indegni al cui cospetto gli spiriti rinunciano alla loro attività e il paranormale si disperde, cosicché
non fui mai in condizione di provare cose che m'incitassero a credere nei miracoli. Come tutti gli
uomini, ho avuto presagi e ho subito disgrazie, ma le due cose si sono sempre evitate tra di loro,
cosicché i presagi rimasero senza seguito e le disgrazie mi colpirono senza essere presagite” .
E continua: “Neanche uno dei presagi narratimi dai pazienti ha potuto acquistarsi il mio
riconoscimento di fenomeno reale”. Nell'edizione del 1924 aggiunse la frase: “Debbo tuttavia
ammettere di avere fatto negli ultimi anni alcune singolari esperienze che avrebbero trovato facile
spiegazione ammettendo la trasmissione telepatica del pensiero” . Si trattò, comunque, solo di un
ampliamento delle sue vedute sull'argomento, reso necessario dalle sue esperienze cliniche e
culturali dall'epoca in cui aveva scritto la prima edizione della “ Psicopatologia della vita
quotidiana”. Poco più oltre, infatti, nella stessa opera, afferma: “La credenza ai sogni profetici
conta molti seguaci, perché può poggiare sul fatto che nel futuro si compiono effettivamente alcune
cose così come il desiderio, nel sogno, le aveva costruite. Ma c'è poco da meravigliarsene, e tra il
sogno e il suo adempimento, di regola, risultano forti divari che la credulità dei sognatori ama
trascurare”. Freud, insomma, fu inizialmente scettico nei confronti delle tematiche
“parapsicologiche”, ma successivamente subentrò qualche cambiamento. Il più importante risale
probabilmente al 1907, e coincide con l'inizio dei suoi rapporti personali e professionali con Carl
Gustav Jung. Freud e Jung si erano conosciuti personalmente nel marzo del 1907. Se le loro
opinioni, allora, coincidevano su molti argomenti, sicuramente erano abbastanza dissimili per
quanto si riferiva ai fenomeni “paranormali”.
Jung era non solo un entusiasta sostenitore della realtà di tali fenomeni, ma egli stesso ne era un
attivo studioso, probabilmente anche un protagonista. D'altra parte sembra che egli avesse delle
solide tradizioni di famiglia in questo campo; aveva inoltre studiato una medium quindicenne,
dimostrando, alla fine, che i fenomeni spiritici in realtà non esistevano e che, invece, le diverse
personalità che si presentavano nel corso delle sedute medianiche non erano entità di defunti, bensì
un prodotto della dissociazione della personalità della medium, che dava vita a personalità
alternanti. Su questo argomento elaborò la sua tesi di laurea in medicina.
L'incontro tra l'entusiasta studioso svizzero e il razionale, prudente Freud, ebbe come conseguenza
un rinnovato interesse di quest'ultimo verso i fenomeni “paranormali”, come è dimostrato dalla
corrispondenza tra Freud e Jung fra il 1907 e il 1912. Nonostante che ne fosse sicuramente
incuriosito, Freud non era del tutto convinto della validità degli interessi del suo “allievo” preferito.
Spesso espresse anzi il suo disappunto per questo aspetto degli … ingombranti interessi di Jung.
Non è improbabile che alla base di certi atteggiamenti di Freud vi fossero anche delle motivazioni
personali, come sembra dimostrare un divertente episodio. Nel corso di una visita di Jung a Freud,
mentre questi contestava all'allievo ancora una volta certi aspetti non condivisibili delle sue
credenze, avvenne un fenomeno singolare: nella libreria si udì un fortissimo schianto, che non
poteva essere spiegato in alcun modo normale. Jung sostenne allora che ce ne sarebbe stato molto
probabilmente un altro, il che puntualmente avvenne, a testimonianza, quasi, che lo stesso Jung
aveva capacità insolite come si potrebbe peraltro evincere da quanto egli stesso descrive nella sua
autobiografia. Freud rimase molto impressionato dall'episodio. Il suo turbamento però non durò
molto a lungo. Quando Jung, in una lettera datata 2 aprile 1909 gli ricordò' l'episodio, Freud tentò
di fornire una spiegazione meccanicistica e razionale, un po' secondo i criteri che lui stesso aveva
enunciato nella “Psicopatologia della vita quotidiana”: “Dapprima volevo considerare come una
prova se il rumore, così frequente durante la sua visita, fosse completamente cessato in sua assenza;
invece da allora si è ripetuto alcune volte, ma mai in connessione con i miei pensieri e mai quando
pensavo a lei o a questo suo problema specifico (anche in questo momento no, aggiungo come
sfida)”. Si tratta di un episodio celebre che anche Jones racconta nella biografia di Freud, mettendo
l'accento sulla credulità di Jung e sulla razionalità del fondatore della psicoanalisi: “In occasione di
una delle sue prime visite a Vienna, il 25 marzo 1909, deliziò per una sera Freud con lo
straordinario racconto dei suoi esperimenti e fece mostra delle sue capacità di folletto eseguendo
vari numeri basati sui rumori della mobilia. Freud ammise di essere rimasto impressionatissimo da
questa impresa e cercò di ripeterla dopo che Jung se ne fu andato; scoprì allora le banali ragioni
fisiche dei lievi rumori uditi e osservò che la sua credulità era svanita insieme all’incantesimo della
personalità di Jung. Scrisse immediatamente all’amico ammonendolo di non scaldarsi troppo con
storie del genere”. Forse, però, Jones non narrò l'episodio con molta obiettività. Probabilmente ciò
fu dovuto alla sua personale ostilità verso questi argomenti che lo portò persino a vedere in tali
interessi di Freud una sua debolezza. Di certo Jung se ne ebbe a male per quel commento, e se ne
risentì in un'intervista a Bennett: “Ad ogni modo perché Ernst Jones non mi ha interrogato su
questo ed altri episodi avvenuti precedentemente' Aveva il mio indirizzo e dato che ero l"unica
persona ancora vivente fra quelle state presenti, avrei potuto raccontargli l"accaduto”.
Se Jung aveva contribuito a mitigare la durezza di alcune sue posizioni precedenti, su Freud ebbero
comunque una influenza ben più determinante sia i rapporti con Ferenczi sia il suo celebre “viaggio
americano”. Nel 1909, infatti, Freud si recò insieme a Jung e a Ferenczi negli Stati Uniti. Stanley
Hall, il noto psicologo americano, lo aveva invitato a tenere alcune conferenze sulla psicoanalisi
nella Clark University a Worcester, nel Massachussets. Alle conferenze di Freud assistette anche
William James, noto filosofo e psicologo e nel contempo uno dei più illustri sostenitori della
validità scientifica delle ricerche “parapsicologiche”. Sino ad allora, nonostante alcune caute
“aperture”, la posizione di Freud era ancora sostanzialmente scettica. Nella terza delle sue cinque
conferenze americane, parlando dei sogni egli ancora una volta ripropose le sue tesi sul loro
presunto contenuto profetico: “Confesso che non sento alcun bisogno di congetture mistiche per
colmare le lacune delle nostre attuali conoscenze, ed è per questo che non ho mai potuto trovare
nulla che confermasse la natura profetica dei sogni” . Durante il suo soggiorno negli Stati Uniti,
partecipò ad una riunione, tenutasi una sera in casa di Stanley Hall, alla quale partecipò anche
James. Questi parlò dei suoi esperimenti con una celebre medium del momento, Eleonore Piper e
dei risultati importanti che aveva ottenuto. Probabilmente fu quella conversazione a risvegliare
ulteriormente l'interesse di Freud per questi fenomeni misteriosi e questo suo risveglio dovette
essere incoraggiato sia da Jung che da Ferenczi. Quest'ultimo, infatti, era un brillante cultore degli
studi sul «paranormale» e un convinto assertore della genuinità di tali misteriosi fenomeni. Su
questo argomento compì anche delle ricerche personali. Influenzò certamente Freud tanto che,
circa un mese dopo il suo ritorno in Europa, in data 17 ottobre 1909, il fondatore della psicoanalisi
scrisse a Jung di stare seguendo con Ferenczi il caso di una medium indovina di Berlino, con la
quale condussero esperimenti i cui risultati convinsero Freud che la donna possedesse in realtà la
capacità di “leggere il pensiero”. Tracce di questo cambiamento si trovano già in un paragrafo
aggiunto alla Psicopatologia nel 1910. In ogni caso, proprio in quel periodo, Freud cominciò ad
occuparsi con un certo interesse di “occultismo” (ne è prova il fatto che nel 1911 divenne membro
della Society for Psychical Research). Mantenne però questo interesse rigorosamente nella sfera del
“privato”, perché occuparsene in pubblico avrebbe potuto avere conseguenze non irrilevanti. Avrebbe
gradito, comunque, che Jung e Ferenczi, entrambi accomunati dallo stesso entusiasmo per tali
misteriosi fenomeni, se ne occupassero assieme. Per questo, in una lettera a Jung, in data 11 maggio
1911, espresse il desiderio di ricerche concordate e condotte assieme dai suoi due allievi: “In fatto di
occultismo sono diventato umile, dopo la grande lezione delle esperienze di Ferenczi. Prometto di
accertare tutto ciò che possa sembrare almeno un po' ragionevole: e come Lei sa, non lo faccio con
piacere. Ma da allora la mia ubris è andata in frantumi. Mi piacerebbe sapere che Lei e Ferenczi
agiscono all'unisono, quando uno di loro sarà pronto ad affrontare il pericoloso passo della
pubblicazione, e penso che ciò potrebbe essere del tutto compatibile con una piena indipendenza di
entrambi nel corso del lavoro”. In quel periodo, comunque, né Jung né Ferenczi pubblicarono
alcunché sull'argomento, da soli o insieme. Freud poté quindi continuare a dedicare tutte le sue
attenzioni ai problemi del movimento psicoanalitico. Non erano anni facili. Anche se la scienza
aveva cominciato ad accettare la dottrina psicoanalitica, all'interno stesso del movimento erano
cominciate le “scissioni”. Fra il 1910 e il 1913 si susseguirono le “secessioni” di Adler, Stekel e dello
stesso Jung. Freud si era quindi convinto, e a ragione, che gli sforzi fondamentali, suoi e dei suoi
allievi, dovevano essere rivolti alla difesa del movimento psicoanalitico e del suo posto all'interno
della comunità scientifica, anche se per ottenere questo risultato era costretto a rinunciare per il
momento allo studio di un argomento che, comunque, suscitava il suo interesse. Bisognò quindi
attendere il 1921 perché Freud si decidesse ad esporre in un articolo le sue idee sulla telepatia in
maniera meno sfuggente di quanto avesse fatto sino ad allora. Ma nel 1921 il movimento
psicoanalitico era sufficientemente strutturato e stabile da consentire qualche volo pindarico del
suo fondatore. Nessuno avrebbe più messo in discussione la scientificità della psicoanalisi per il
semplice fatto che Freud si occupava di telepatia. È presumibile che le obiettive condizioni storiche
abbiano influito non poco su questa decisione. Da poco, nel 1919, Freud era stato nominato
professore dell'Università di Vienna, un titolo accademico di grande prestigio. La psicoanalisi come
movimento aveva anche avuto il suo momento di gloria: dopo la rivoluzione ungherese, a Budapest,
su richiesta degli studenti, era stata istituita la prima cattedra universitaria di psicoanalisi che era
stata affidata a Ferenczi. Nello stesso tempo il movimento aveva ricevuto una sostanziosa donazione
da un paziente, il dottor Von Freund: questo contributo economico, nelle speranze di Freud,
avrebbe potuto generosamente sovvenzionare tutte le attività della società di psicoanalisi. Inoltre, la
psicoanalisi si era ormai pienamente affermata in Inghilterra e nei paesi anglosassoni in genere,
dove non aveva incontrato le stesse resistenze che aveva invece dovuto superare in Europa
continentale ai suoi esordi. Gli eventi storici successivi non confermarono, in buona misura, le
aspettative di Freud, di Ferenczi e di altri (fallita la rivoluzione ungherese, fallì anche la cattedra
e ben presto la donazione di Von Freund si rivelò non sufficiente al finanziamento di tutto il
movimento; tutto ciò senza contare che Freud stesso aveva perso diversi pazienti a causa
dell'impoverimento generale succeduto alla guerra). Eppure la psicoanalisi era ormai stata
riconosciuta come scienza clinica e sociale. Oltretutto, i pochi pazienti consentivano a Freud di
impegnarsi maggiormente nella sua attività teoretica e speculativa. Una parte delle riflessioni di
Freud fu dedicata anche alla telepatia, in un periodo che vide, tra l'altro, la formulazione degli
importanti concetti teorici esposti in “Al di là del principio del piacere”. Ancora una volta furono
riflessioni comunque molto caute. Nel 1921 non si tenne il congresso della Società psicoanalitica,
ma una serie di colloqui, in novembre, tra i membri del “Comitato”. In quella occasione Freud
espose un lavoro che aveva preparato quell'estate, durante una vacanza a Gastein. Il lavoro, dal
titolo “Psicoanalisi e telepatia”, non fu pubblicato, se non postumo nel 1941. Lo scritto è di grande
interesse perché mostra dal un lato il cambiamento nelle idee di Freud relativamente all’argomento
e dall’altro le sue costanti perplessità nei confronti del movimento “occultista”. “Non è più possibile,
a quanto sembra, rifiutare lo studio dei cosiddetti fenomeni occulti, di quei fatti, cioè, che
parrebbero avallare la reale esistenza di forze psichiche diverse dalla mente umana e animale che
conosciamo, o che parrebbero svelare capacità di questa mente che finora non sono state
riconosciute” . Freud interpretava la forte affermazione dell'occultismo come risposta ad una
perdita di valori dovuta alla guerra e alla necessità di “un tentativo di compensazione volto a
trasporre in una sfera diversa, ultraterrena, le gioie della vita che su questa terra hanno perduto il
loro fascino”. D'altra parte, egli non nega che fra psicoanalisti e seri studiosi di occultismo possa
esserci un rapporto di reciproca simpatia: “Dovremmo essere preparati a che sorga, tra queste due
discipline, una reciproca simpatia. A entrambe è stato riservato lo stesso trattamento sprezzante e
altezzoso da parte della scienza ufficiale (...) L'alleanza e la cooperazione tra analisti e occultisti
sembrerebbe tanto naturale quanto ricca di prospettive”. Freud non sottovaluta comunque i rischi di
questa alleanza. Il fondamentale di essi è il fatto che la stragrande maggioranza degli occultisti non
vogliono fare scienza, né trovare conferme o smentite alle loro idee perché essi sono
aprioristicamente convinti della assoluta verità delle loro convinzioni o vogliono soltanto, e in ogni
modo, confermarle. Un tale atteggiamento fideistico ricorda le antiche fedi religiose e la
psicoanalisi, che tutto sommato deriva “dall'ambito delle scienze esatte” non può che guardare con
diffidenza a queste pretese. Inoltre l'analista ha per oggetto del suo lavoro “l'inconscio della vita
psichica” che non può per nessun motivo abbandonare. Allora in cosa consisterebbe la disponibilità
dello psicoanalista nei confronti dell'occultismo? La risposta di Freud è molto esplicita: “Ammesso
che fenomeni occulti si impongano alla sua attenzione alla stessa stregua di altri fenomeni, certo
egli non li eviterà, così come non evita gli altri fenomeni. Questo sembra essere l'unico proposito
effettivamente compatibile con l'attività dell'analista” . Freud appare molto preoccupato non tanto
dalle pretese dell'occultismo, quanto dalla possibilità che esse incontrino un favore sempre
maggiore: “È praticamente certo che l'occuparsi di fenomeni occulti porterà ben presto alla
conferma che un certo numero di essi si verifica effettivamente; c'è tuttavia da presumere che ci
vorrà molto tempo prima che si giunga a una teoria accettabile riguardo a questi fatti nuovi.
Cionondimeno coloro che stanno lì a spiare con avida attenzione non attenderanno tanto a lungo.
Ottenuto un primo consenso, gli occultisti dichiareranno che la loro causa ha vinto, estenderanno il
convincimento relativo a una singola affermazione a tutte le altre, lo faranno passare dai fenomeni
alle spiegazioni dei fenomeni che sono da essi predilette e che sono loro più congeniali. I metodi
della ricerca scientifica devono servire infatti agli occultisti esclusivamente da trampolino per
portarsi al di sopra della scienza. Ma guai se salgono così in alto!” “E non sarà - continua Freud
allarmato - lo scetticismo degli astanti e degli ascoltatori a farli esitare, né una protesta collettiva a
farli desistere.Verranno salutati come chi è venuto a liberarci dalla pesante costrizione
intellettuale, e tutta la credulità che ancora sopravvive dai giorni infantili della storia umana e
dagli anni infantili dei singoli individui si farà loro incontro con esultanza. Potrà allora essere
imminente uno spaventoso collasso del pensiero critico, del postulato deterministico, della scienza
meccanicistica: riuscirà il metodo scientifico ad evitarlo non abbandonando per nessun motivo i
concetti quantitativi della forza e della massa e le qualità della materia?>> Le perplessità di Freud
erano fondamentalmente relative a quello che potremmo definire l'impatto sociale e filosofico di
queste scoperte sulla nostra cultura e sulla visione scientifica del mondo. L'occultismo gli sembrava
una bomba il cui scoppio avrebbe potuto incoraggiare un ritorno al pensiero magico infantile,
all'irrazionalismo in tutti i suoi molteplici aspetti. L'interesse di Freud per alcuni fenomeni
misteriosi, come la telepatia, era insomma abbondantemente controbilanciato dalla paura che
questi studi sfuggissero dalle mani degli scienziati per costituire quasi una nuova religione
dell’irrazionale. Egli stesso è perfettamente cosciente di questi due aspetti del suo pensiero in
proposito: “Il mio atteggiamento personale rispetto a questa materia continua ad essere riluttante e
ambivalente”. Nel suo scritto, comunque, Freud espresse la fondamentale convinzione che per la
psicoanalisi potesse essere plausibile l'accettazione dell'ipotesi della telepatia. Gli sembrava anzi
che si trattasse di un problema fondamentale, sicuramente quello più importante in quel
controverso campo di ricerche: “Come si vede tutto il mio materiale ha a che fare con un unico
punto: l'induzione del pensiero; su tutte le altre cose prodigiose di cui parla l'occultismo non ho
proprio niente da dire. La mia vita, come ho già affermato pubblicamente, ha dei trascorsi
particolarmente miseri in fatto di occultismo. Forse il problema della trasmissione del pensiero vi
appare decisamente insignificante se confrontato con il grande e magico mondo dell'occulto.
Eppure pensate che passo enorme sarebbe rispetto alle concezioni di cui finora ci siamo fatti
sostenitori se accogliessimo anche soltanto quest'unica ipotesi”. La severità mostrata da Freud,
comunque, è rivolta soprattutto all’ambiente occultistico. Per quanto riguarda la telepatia la reputa
una ipotesi degna di considerazione. Forse proprio per questo non si ritenne opportuno pubblicare
la sua relazione. In realtà, Freud aveva, in privato, un atteggiamento molto diverso nei confronti
dell'occultismo, di quanto appaia dai suoi scritti di quello stesso periodo. Lou-Andreas Salomè, per
esempio, afferma che già nel 1913 Freud le aveva parlato di alcuni casi di telepatia che lo avevano
particolarmente colpito. E, nella sua lettera a Groddeck che risale a pochi mesi prima della sua
relazione al “Comitato”, apparve molto più disponibile di quanto volesse far credere di essere.
Evidentemente, Freud temeva di incoraggiare troppo i cultori dell'occultismo, occupandosi tra
l'altro di argomenti che erano marginali rispetto alle esigenze “politiche” del movimento
psicoanalitico nei suoi rapporti col mondo scientifico formale. Questa interpretazione è avvalorata
da un misterioso episodio avvenuto proprio in quel periodo. Nella sua relazione su Psicoanalisi e
telepatia, ad un certo punto Freud disse: “...durante queste brevi vacanze per ben tre volte ho avuto
occasione di rifiutare la collaborazione a riviste di recente fondazione dedicate a questi studi”.
L'episodio fu confermato da Jones nella sua biografia. Uno di questi inviti gli fu rivolto da un noto
studioso americano di parapsicologia di quell'epoca, Hereward Carrington, membro autorevole
della American Society for Psychical Research. Carrington disse in seguito che nel rispondergli
Freud aveva scritto testualmente: “Se dovessi vivere una seconda volta mi dedicherei alla ricerca
psichica più che alla psicoanalisi”. George Lawden, venuto a conoscenza del fatto, scrisse a Freud
chiedendogli di smentire una simile affermazione alla quale, con tutto il rispetto dovuto al campo
della ricerca psichica come campo applicativo della psicoanalisi, non riusciva a credere. La risposta
di Freud, in effetti, fu consolante: “Mi dispiace che non abbia letto personalmente la lettera che ho
scritto a Carrington: si sarebbe facilmente convinto che non ho detto nulla che giustificasse tale
affermazione. Sono contento di poterle confermare che il suo giudizio sui miei rapporti con la
ricerca psichica è esatto”. I fatti in realtà andarono diversamente, come fu costretto ad ammettere lo
stesso Jones: “Freud però smentiva a torto. Gli otto anni trascorsi avevano evidentemente cancellato
il ricordo di questo passo sorprendente e inatteso: il Dr. Nandor Fodor infatti mi ha cortesemente
fatto avere dal signor Carrington una fotocopia della lettera di Freud ed è indubbio che la frase in
questione vi ricorra”. D'altra parte, proprio nel 1921, il 4 febbraio, rispondendo a Eitingon, Freud
aveva espresso chiaramente le sue opinioni al riguardo: “Il solo pensiero di quella mela acerba mi
fa rabbrividire, eppure non si può fare a meno di morderla ”. E il primo consistente morso Freud lo
diede nel 1922 con la pubblicazione del contributo Sogno e telepatia. Mentre nel primo caso si trattò
di una relazione non pubblicata, nel secondo avvenne l'inverso: anche se Freud asserisce di avere
letto la comunicazione al congresso della Società, ciò non avvenne, anche stavolta per
considerazioni “politiche” inerenti alla stabilità del movimento psicoanalitico. L'articolo ha un
contenuto insolito: se da un lato viene in esso ribadito l'invito alla prudenza, forse in maniera più
decisa che nel primo, dall'altro viene data maggiore credibilità a tutta la problematica. “ Un
argomento come questo, scrive Freud all'inizio dell'articolo, in tempi di così grande interesse per i
cosiddetti fenomeni occulti, susciterà certamente aspettative ben precise. Mi affretto a dichiarare
che tali aspettative saranno disattese e che da questo saggio nulla apprenderete sui misteri della
telepatia e neppure potrete arguire se io credo o no all'esistenza di una telepatia ”. Freud tenta di
chiarire quali possano essere le relazioni tra il sogno e i fenomeni telepatici, e stabilisce alcuni fatti
fondamentali: anzitutto che le percezioni telepatiche seguono, nel sogno, le stesse leggi
psicodinamiche e gli stessi meccanismi (spostamento, condensazione, simbolizzazione) inconsci che
regolano l'attività onirica in genere. In effetti Freud non dice nulla relativamente alla realtà
obiettiva della telepatia. Se si fosse proposto di dimostrarne la realtà, avrebbe sicuramente cozzato
contro le critiche inevitabili non solo all'interno, ma anche all'esterno del movimento
psicoanalitico. Si sforza invece di evidenziare quale interpretazione psicoanalitica possa essere data
di questo fenomeno, posto che sia reale. Lascia, cioè, l'onere della dimostrazione, correttamente, a
chi si occupa in altri termini di questi stessi problemi. Nel suo lavoro Freud stabilisce dei punti di
vista psicoanalitici per la comprensione dei fenomeni telepatici. Anzitutto “il fatto incontestabile
che la telepatia è favorita dallo stato di sonno” , che comunque non è una condizione insostituibile
per il verificarsi del fenomeno telepatico. Poi il fatto che un messaggio telepatico possa essere
inconsciamente percepito anche con una notevole dissonanza temporale rispetto a quando il
sognatore ne diventa cosciente. “Si può benissimo pensare che un messaggio telepatico giunga nello
stesso momento in cui si svolge l'evento ma venga percepito dalla coscienza solo durante il sonno,
nella notte successiva, o anche durante la veglia, ma dopo un po' di tempo, in una pausa
dell'attività intellettuale”. Nello stesso tempo, la telepatia non può modificare in alcun modo le
nozioni acquisite sul sogno.“La psicoanalisi, invece, può fare qualcosa per lo studio della telepatia
giacché, grazie alle sue interpretazioni, rende un po' più comprensibili certi aspetti oscuri dei
fenomeni telepatici, oppure riesce a classificare come telepatici certi altri fenomeni di natura
ancora dubbia” . Alla fine dell'articolo, tenta ancora di scusarsi: “Vi ho forse dato l'impressione di
essere segretamente incline a sostenere la realtà della telepatia in senso occulto? Se sì, sono molto
spiacente che sia così difficile evitare una simile impressione. Perché io desideravo davvero
mantenere un'assoluta imparzialità. E ho tutte le ragioni di voler essere imparziale, dato che non
mi sono fatta un'opinione precisa e di queste cose non so nulla” . Ancora una volta si tratta di
un'affermazione “diplomatica”, clamorosamente smentita persino dallo stesso lavoro nel quale
Freud la espresse. Nell'introdurre l'argomento, infatti, egli si scusa dell'esiguo materiale casistico
sul quale aveva fondato le sue argomentazioni: due soli casi narratigli per lettera da due suoi
corrispondenti. “Né riuscirebbe a mettermi in imbarazzo chi da me volesse sapere perché non ho
attinto alla grande quantità di sogni telepatici di cui abbonda la letteratura sull'argomento: non
avrei dovuto andare lontano a cercarli, perché, in quanto membro della “Society for Psychical
Research”, sia di quella inglese sia di quella americana, avevo a disposizione tutte le pubblicazioni
del caso”. Risulta abbastanza difficile da credere che uno studioso della statura di Freud, dopo
essere stato membro per undici anni della Society for Psychical Research inglese e per sei anni di
quella americana (era stato nominato membro onorario nel 1915) non si fosse fatto alcuna idea in
proposito di telepatia o non ne sapesse nulla. Freud non aveva rifiutato la membership delle due
società, e quindi (come ha fatto notare Servadio) Freud aveva dimostrato di ammettere la
possibilità dei suddetti fenomeni poiché nessuna persona di buon senso potrebbe favorire o
partecipare a una ricerca su problemi, o su fatti, di cui negasse assolutamente o irrevocabilmente
l'esistenza. Nel 1925, infatti, apparve un suo nuovo scritto sullo stesso tema: Alcune aggiunte
d'insieme all'interpretazione dei sogni. Un intero paragrafo; il paragrafo C, è dedicato al
“significato occulto dei sogni”. Si trattò dell'ultimo suo contributo alla questione della telepatia e
dei sogni telepatici per diversi anni, ed è quindi in qualche modo dimostrativo delle posizioni
raggiunte da Freud in quel periodo di piena maturità. “Sembra che vi siano due categorie di sogni
ascrivibili ai fenomeni occulti: i sogni profetici e quelli telepatici. In favore di entrambi si esprime
una massa innumerevole di testimonianze: contro di essi si erge l'ostinata ripugnanza o, se volete, il
pregiudizio negativo della scienza”. Secondo Freud i sogni profetici non hanno significato
scientifico e sono spiegabili con tutta una serie di interpretazioni alternative (inattendibilità del
racconto, credulità del sognatore, para amnesie); la telepatia invece appare decisamente più
credibile, possibile: “Ci si forma l'opinione provvisoria che la telepatia potrebbe anche esistere, e
fornire un nucleo di verità a molte altre ipotesi che altrimenti sarebbero destituite di ogni credibile
fondamento”. Pur mantenendo un atteggiamento di prudenza, Freud apre la via ad un discorso più
esplicito: “Nonostante tutte le cautele richieste dall'importanza, dalla novità e dall'oscurità
dell'argomento, io penso che avremmo torto se continuassimo a non rendere esplicite queste
considerazioni sul problema della telepatia”. Anzi, aggiunge: “Sarebbe bellissimo che, con l'aiuto
della psicoanalisi, riuscissimo a ottenere informazioni più ampie e precise sulla telepatia” . Per
quanto riguarda l’interpretazione dinamica dei fenomeni telepatici, egli si ricollega ai suoi scritti
precedenti aggiungendo che probabilmente esistono fattori emotivi inconsci che sono comuni alle
persone coinvolte nella presunta comunicazione telepatica. Da allora in poi Freud, per diversi anni,
si astenne dal fare commenti su questo argomento. Dopo avere sostenuto la legittimità scientifica di
questa problematica per la psicoanalisi e aver suggerito l'opportunità di discuterne apertamente,
egli sembra avere escluso la telepatia dalle sue speculazioni. Il motivo di questo lungo silenzio va
ricercato, ancora una volta, nell'opposizione che questo suo interesse trovava all'interno dello stesso
movimento psicoanalitico e che si fece più intensa dopo la pubblicazione delle sue aggiunte alla
“Interpretazione dei sogni”. Di tali fatti ha dato un ampio resoconto Jones nella sua biografia. In
una lettera circolare da Vienna datata 15 febbraio 1925, di poco precedente quindi la pubblicazione
delle Aggiunte, Freud si era espresso sulla telepatia in maniera molto diversa da come appare dal
suo scritto pubblico: “Il lavoro letterario che mi ha più impressionato, questo mese, è stata una
Relazione su esperimenti telepatici con il Prof. Murray, (“Atti della società di ricerche psichiche”,
dicembre 1924). Confesso che l'impressione che mi ha fatto questo rapporto è così forte che sono
pronto a rinunciare alla mia opposizione circa l'esistenza di una trasmissione del pensiero, sebbene
naturalmente non possa minimamente contribuire a spiegarlo. Sono quasi disposto a sostenere con
la psicoanalisi la questione della telepatia”. E, in un'altra lettera circolare datata 15 marzo: “Una
di queste domeniche è stato qui Ferenczi. Noi tre (Freud, la figlia Anna e Ferenczi, n.d.a.) abbiamo
fatto degli esperimenti di trasmissione del pensiero, abbastanza riusciti, soprattutto quelli in cui io
fungevo da medium e analizzavo le mie associazioni. La faccenda sta acquistando per noi grande
importanza”. A trattenerlo dai suoi propositi di una “alleanza” con la ricerca psichica fu la severità
di Jones sull'argomento. Jones temeva che l'aperto sostegno della psicoanalisi alla causa
dell'occultismo avrebbe danneggiato la reputazione scientifica della psicoanalisi stessa. Freud si
convinse che Jones era nel giusto, e non intendeva mettere a repentaglio la rispettabilità scientifica
della psicoanalisi per nessuna causa al mondo. Anzi, sconsigliò a sua volta Ferenczi dal presentare
al congresso di Homburg una sua relazione su esperimenti telepatici. “Con questo lei getterebbe una
bomba nell'edificio psicoanalitico, che sicuramente esploderebbe. Certamente è d'accordo con me
nel non voler affrettare questo inconveniente, forse inevitabile nel corso del nostro sviluppo” . Jones
non aveva probabilmente tutti i torri, ergendosi a guardiano della ortodossia scientifica della
psicoanalisi, visto che la pubblicazione di Sogno e telepatia in lingua inglese aveva scatenato un
vero putiferio. Il rischio di vedere considerata la psicoanalisi una “ branca dell'occultismo” era
reale. Per questo motivo, anche se presumibilmente a malincuore, Freud non si occupò più
dell’argomento per diversi anni. La lotta contro il “pregiudizio” scientifico era impari e i rischi per
la psicoanalisi insostenibili. A fronte di pochi studiosi motivati da ragioni scientifiche,
l'occultismo era sostanzialmente un calderone nel quale trovavano posto tutti gli aspetti
dell'irrazionalismo moderno: spiritisti, Christian Science, cultori del pensiero magico che
costituivano la stragrande maggioranza di coloro che si occupavano di questi argomenti.
Gli studiosi seri, decisi a comprendere la natura di alcuni peculiari e misteriosi fenomeni (come,
appunto, la telepatia) erano in netta minoranza. Medium, società spiritualistiche, circoli spiritici e
ciarlatani rappresentavano un formidabile ostacolo all'affermazione di una ricerca peraltro
legittima. Le resistenze di Jones e la prudenza di Freud, erano quindi pienamente giustificate.
Nonostante questo, Freud nel 1925 era convinto della rilevanza scientifica della telepatia.
Rispondendo a Jones che lo rimproverava di mettere a repentaglio l'esistenza stessa della
psicoanalisi con la pubblicazione delle sue riflessioni sulla telepatia, Freud fu di una chiarezza
straordinaria per quanto riguardava il suo personale atteggiamento al riguardo: “Mi dispiace
moltissimo che le mie dichiarazioni sulla telepatia l'abbiano precipitata in nuove difficoltà (...).
Non vedo come poter calmare l'opinione pubblica inglese, ma vorrei almeno spiegare a lei la mia
apparente incongruenza nella questione della telepatia. Lei ricorderà come già durante il viaggio
della Harz io avessi anticipato un giudizio favorevole nei confronti della telepatia. Allora non
ritenni necessario renderlo pubblico, io stesso non ero pienamente convinto e la considerazione
diplomatica di evitare qualsiasi accostamento della psicoanalisi con l'occultismo prese facilmente il
sopravvento. Ora le revisioni dell'Interpretazione dei sogni per l'edizione integrale mi hanno spinto
a riprendere in considerazione il problema della telepatia. Inoltre i miei esperimenti e le prove
eseguite con Ferenczi e mia figlia mi hanno talmente convinto che le considerazioni diplomatiche
hanno ceduto il campo. Mi sono trovato ancora una volta di fronte a un caso nel quale, in scala
ridotta, ho dovuto ripetere l'esperimento cruciale della mia vita, e cioè esprimere una convinzione
senza tener conto dell'eco suscitata nel mondo. Se qualcuno dice che ho ceduto al peccato gli
rispondo calmo, che la mia conversione alla telepatia è un affare privato, come il fatto che sono
ebreo, come la mia passione per il fumo e come mole altre cose, e che il tema della telepatia è in
sostanza alieno dalla psicoanalisi” . Con queste affermazioni il discorso sulle convinzioni di Freud
sulla telepatia si chiude. Naturalmente, ciò non implicava affatto l'adesione a certe assurde pretese
occultistiche, il che è dimostrato da una durissima critica alle pretese degli spiritisti, inserita nello
scritto “L'avvenire di un’illusione”, del 1927, nel quale considera lo spiritismo come una sorta di
religione che pretende di dimostrare empiricamente la sopravvivenza dell'anima, portando come
prova di questa credenza presunti fenomeni obiettivi. “Purtroppo non riescono a confutare l'idea
che le apparizioni e le manifestazioni dei loro spiriti altro non siano che produzioni della loro
stessa attività psichica. Hanno evocato gli spiriti degli uomini più grandi, dei pensatori più
eminenti, ma tutte le manifestazioni e le informazioni che hanno ottenuto da costoro sono state
così stupide, così desolatamente insignificanti, che nulla vi si può trovare di credibile salvo la
capacità degli spiriti di adeguarsi alla cerchia degli uomini che li evocano” . Freud pubblicò il suo
ultimo lavoro sull'occultismo nel 1932. Si tratta del contributo più completo e maturo, nel quale
egli riassume le sue opinioni derivate da riflessioni che duravano, ormai, dal 1899. Si tratta della
trentesima lezione della “Introduzione alla psicoanalisi”, dedicata al rapporto tra sogno e
occultismo. Possiamo ritenere che lo scritto in questione rappresenti l'elaborazione definitiva, per
quanto ci è dato di sapere, delle idee di Freud sull'argomento. E sono idee stavolta espresse senza
ricorrere eccessivamente alla diplomazia che aveva caratterizzato tutti i suoi lavori precedenti sullo
stesso tema. Freud, anzi, non si astiene dal dare una lezione di corretto spirito scientifico, non
risparmiando eleganti critiche al dogmatismo talora presente nella scienza, “Forse dite dentro di
voi: «Ecco un altro uomo che nella sua vita ha lavorato onestamente a indagare scientificamente la
natura e che, invecchiando, è diventato debole di mente, devoto, credulone». So che alcuni grandi
nomi rientrano in questa categoria, ma non crediate di potermi annoverare tra costoro. Devoto,
perlomeno, non lo sono diventato e, spero, neanche credulone. È però vero che chi si è tenuto chino
tutta la vita per schivare uno scontro doloroso con I fatti, è disposto anche nella vecchiaia a curvare
la schiena di fronte a nuove: realtà”. Freud ammette la possibilità dell'esistenza della telepatia, e
sembra anche avere superato la paura che lo studio di questi fenomeni, anche da parte della
psicoanalisi possa favorire il misticismo. “Quando, più di dieci anni fa, si presentarono per la
prima volta al mio orizzonte, anch'io temetti che fosse minacciata la nostra visione scientifica del
mondo; ebbi timore che, nel caso in cui aspetti dell'occultismo si mostrassero validi, essa dovrebbe
cedere il posto allo spiritismo o al misticismo. Oggi penso diversamente: credo che non sia segno di
grande fiducia nella scienza il non stimarla capace di accogliere e rielaborare anche ciò che
risultasse esserci di vero nelle affermazioni occultistiche”. Freud ipotizza, anche, che specialmente
la trasmissione del pensiero possa fornire una migliore base scientifica per interpretare in modo
meccanicistico il mondo spirituale: se l'atto mentale di una persona suscita il medesimo atto
mentale in un'altra persona, può essere ipotizzabile che qualcosa di mentale si trasformi, per potere
essere “trasmesso”, in qualcosa di fisico che poi venga ritrasformato al suo “ingresso” in un'altra
mente in un contenuto psichico. La telepatia inoltre offrirebbe la possibilità, per Freud, di
comprendere comportamenti naturali altresì incomprensibili, come la comunicazione e la volontà
collettiva in grandi insiemi di insetti. Ancora, la telepatia potrebbe aver avuto una specifica
funzione di comunicazione nell'uomo primitivo.“Nulla vieta di supporre che questo sia il mezzo
originario, arcaico, di comunicazione tra gli individui, e che nel corso dell'evoluzione filogenetica,
esso sia stato sopraffatto dal metodo migliore di comunicazione che si avvale di quei segni che gli
organi di senso sono in grado di captare. Ma chissà che il metodo più antico non sia rimasto sullo
sfondo e si affermi ancora in certe condizioni, per esempio nel caso di una folla eccitata dalle
passioni. Tutto ciò è ancora incerto e denso di insoluti enigmi, ma non vi è ragione di spaventarsi”.
Nello scritto in questione Freud, tra l'altro, fornisce una definizione molto circostanziata di
“telepatia”. Ecco quanto scrive: “Come sapete “telepatia” è il fenomeno per cui si presume che un
evento occorso in un determinato istante giunga pressappoco simultaneamente alla coscienza di una
persona che è lontana nello spazio senza che si possa parlare di vie di comunicazione a noi note. Si
presuppone tacitamente che questo evento riguardi una persona per la quale l'altra, quella che
riceve la notizia ha un forte interesse emotivo. Così, per esempio, la persona A subisce un incidente,
oppure muore, e la persona B, a lei strettamente legata - la madre, la sorella o l'amata - lo apprende
su per giù nello stesso momento mediante una percezione visiva o auditiva” . Abitualmente telepatia
è ritenuto sinonimo di “trasmissione del pensiero”, ma Freud fa una distinzione, abbastanza sottile,
tra i due fenomeni. Infatti scrive più oltre: “Per esempio il fenomeno dell'induzione o della
trasmissione del pensiero è molto vicino alla telepatia e può in effetti senza eccessiva forzatura,
essere fatto coincidere con quella. Esso dà per certo che processi psichici in una persona
(rappresentazioni, stati di eccitamento, impulsi di volontà) possano trasmettersi attraverso il libero
spazio a un'altra persona, senza valersi delle vie conosciute di comunicazione o fondate su parole e
su segni”. Freud era piuttosto preciso nelle definizioni, e già il fatto che dica che telepatia e
trasmissione del pensiero possono coincidere “senza eccessiva forzatura” indica che, chiaramente,
non si tratta esattamente della stessa cosa. Jones, che aveva notato questa sottigliezza, le attribuisce
un valore indicativo della mentalità scientifica con la quale Freud si accostava allo studio dei
fenomeni “occulti”: “Freud non volle mai ammettere che il credere nella telepatia sia così
incompatibile con i dettami scientifici come sembra, e lo spiegava, in modo un po approssimativo,
facendo un'interessante distinzione (sebbene non fondamentale) fra trasmissione del pensiero e
telepatia. La prima rappresenta probabilmente il processo più semplice: un messaggio verbale si
trasforma in un'onda o raggio di natura sconosciuta, come in parte avviene di un messaggio
telefonico; una volta ricevuto esso viene ritrasformato in termini mentali. La telepatia crea di per
sé una particolare sensibilità, fondata su uno stretto legame emotivo tra due persone di natura
siffatta che se a una delle due accade una contrarietà (nota bene: qualcosa di avverso), l'altra lo
percepisce immediatamente”. Un'altra suggestiva ipotesi di Freud è che la telepatia possa essere un
ideale mezzo di comunicazione tra madre e figli. Ormai Freud si sentiva libero di poter discutere di
temi tanto controversi: la raggiunta stabilità del suo movimento, la sua enorme fama, la mancanza
di ulteriori ambizioni accademiche gli consentivano una libertà di pensiero prima di allora
impossibile. Un ultimo episodio conferma ulteriormente la “svolta” che le sue idee avevano subito.
Nel 1938 egli espresse un giudizio estremamente favorevole su un lavoro di Nandor Fodor,
decisamente insolito, molto più audace di quelli ai quali le sue stesse riflessioni lo avevano
abituato. Fodor aveva preso in considerazione le vecchie credenze sui “folletti” che nelle case
spostano i mobili o provocano altri disturbi ambientali, e comunque i fenomeni di questo tipo
(detti, poltergeist, cioè “spirito burlone”, con una espressione tedesca) che sembravano avvenire in
certi edifici. Dell'argomento si erano ampiamente interessati gli studiosi di ricerca psichica, ma
Fodor aveva fornito una nuova interpretazione di questi eventi, ipotizzando che a provocare i
fenomeni fossero soggetti dotati di abilità paranormali, con un certo tipo di personalità. Bisognava
chiarire in base a quali meccanismi psicologici questi soggetti potessero produrre fenomeni di
questo tipo, veri o falsi che fossero dal punto di vista obiettivo. Freud rimase entusiasta dell'ipotesi
di Fodor: “Il modo in cui lei svia il suo interesse dalla questione se questi fenomeni siano reali o
falsificati, e lo volge allo studio psicologico del medium di cui indaga pure gli antefatti, mi sembra
la via giusta per intraprendere quel piano di ricerche che condurrà a una spiegazione dei fatti in
questione”. La lettera è datata 22 novembre 1938, e dimostra che ormai la disponibilità di Freud
all'indagine sul paranormale in generale era completa. Quando Fodor lo andò a trovare giorni
dopo, Freud gli confermò il suo parere e lo incoraggiò a proseguire le sue ricerche. Freud, insomma,
dopo anni di tormentose riflessioni, era giunto ad accettare la realtà della telepatia e a ritenere
legittimamente scientifico lo studio dei fenomeni “occulti”. Altri psicoanalisti lo avevano preceduto.
Stekel aveva pubblicato, nel 1920, un intero volume sui sogni telepatici, applicando ad essi
l'interpretazione psicoanalitica. (Quest'opera influenzò in qualche modo Freud, che si riferì ad essa
nel suo saggio su Sogno e telepatia). Hollos e Servadio furono tra i primi ad indagare su alcune idee
timidamente espresse dallo stesso Freud, e cioè sull'importanza dei fattori emotivi nel «rapporto
telepatico», in particolar modo in quello che può avvenire nella situazione terapeutica. Freud aveva
rimarcato, nel 1932, nel trentesimo capitolo della “ Introduzione alla psicoanalisi “che a lui non era
mai occorso un episodio di telepatia durante l'analisi, senza peraltro escludere che ciò potesse
avvenire. Le emozioni che potevano avere una qualche rilevanza nella strutturazione del rapporto
telepatico si ritenne che fossero provocate non solo da fatti inconsci o preconsci, ma anche dalla
loro stretta correlazione con impulsi e conflitti più arcaici e profondi, come il voyerismo,
l'esibizionismo, i complessi di castrazione, i desideri incestuosi. Sempre agli anni '30 risale anche
un altro lavoro, che per la sua originalità aveva colpito lo stesso Freud: quello della Burlingham
sugli strani episodi “incrociati” di telepatia tra bambini e madri durante il trattamento analitico
dei bambini stessi. Freud si era espresso in merito con molta convinzione: “Di recente, scriveva nel
1932, una studiosa meritevole di ogni fiducia, Dorothy Burlingham, ha scritto un saggio su
osservazioni da lei fatte, che, se confermate, porrebbero fine ai restanti dubbi sulla realtà della
trasmissione del pensiero”. Helen Deutsch aveva pubblicato, nel 1926, un suggestivo saggio sui
fattori “occulti” nella relazione analitica e Zulliger aveva compiuto uno studio sui “sogni profetici”.
Si trattava comunque ancora di contributi isolati, e fu solo dopo il 1940 che l'argomento della
relazione tra psicoanalisi e parapsicologia cominciò ad essere considerato con interesse, senza
eccessivi pregiudizi e da un numero consistente di psicoanalisti. Freud nel 1939 aveva dovuto
raggiungere Londra. Aveva lasciato Vienna dopo l'Anschluss, ed era fortunosamente sfuggito alla
Gestapo. Non sarebbe ritornato più sull'argomento; oltre tutto ormai il problema della telepatia e
dell'occultismo era ampiamente sopravanzato da altri e ben più gravi problemi. Con il suo ultimo
contributo, nel 1932, Freud aveva sancito la legittimità di certe ricerche e la loro importanza per la
comprensione della natura dell'uomo. Su questo particolare aspetto della vita e del pensiero di
Freud, Jones dà un giudizio abbastanza insolito: “In questo campo Freud rivela un'impercettibile e
continua oscillazione tra scetticismo e credulità, che ci permette di portare tante prove in funzione
di un suo atteggiamento di dubbio quante in favore di una sua adesione alle credenze occulte” . In
realtà, il percorso di Freud in questo campo estremamente razionale, discendendo direttamente
dalla sua formazione positivista. La sua fede nella potenza del pensiero scientifico gli faceva
ritenere che qualunque argomento potesse razionalmente essere indagato dalla scienza.
La prudenza che utilizzò nei suoi scritti dipese da precise necessità imposte dalla politica del
movimento psicoanalitico. Per il resto, e indipendentemente da fattori “diplomatici”, Freud
continuò privatamente ad essere fortemente affascinato dall'occultismo, e in particolar modo dalla
telepatia. D'altra parte, la mistica, quella “oscura auto percezione del mondo che è al di fuori
dell'Io, dell'Es”, come la definì in una sua nota, esercitò sempre un fascino sottile ed arcano sul
fondatore della psicoanalisi, anche quando sapeva che alcuni fra i suoi più diretti collaboratori,
come Jones, Edington e altri ancora, non condividevano questi suoi interessi. Forse aveva fatto sue
le parole di Mefistofele nel Faust di Goethe, peraltro una delle sue citazioni preferite:
“Tanto quel che sai di meglio non puoi dirlo ai tuoi allievi”.

SAPETE COME DIVENTAI “PARAPSICOLOGO”?


Di Giovanni Iannuzzo.

Gli anni nel 1970 furono per la parapsicologia italiana davvero anni splendidi.
Lo furono in realtà per tutto il mondo, e non credo di sbagliare dicendo che l’onda lunga di questo
successo internazionale per una disciplina così strana, lambì generosamente anche l’Italia.
Bisogna però anche ammettere che il nostro paese godeva ampiamente e autonomamente di una
propria tradizione che, almeno dalla fine del secolo precedente, aveva fatto della ricerca psichica
un’area di interesse diffusa e spesso prestigiosa. Comunque stiano le cose gli anni ’70 furono anni
ruggenti. Fu allora che io cominciai ad occuparmi di parapsicologia, anche se non è ovviamente per
questo che furono ruggenti, come qualche perversa malalingua può sottintendere. Furono anni
carichi di eventi e prospettive. Di certo fare il “parapsicologo” non era mai stato fra i miei interessi.
Sino a 12 anni la mia unica, grande, assoluta passione era stata l’archeologia. Ero convintissimo
che avrei fatto quella professione, non mi interessava altro (tranne forse la collezione di Tex).
A casa mia non si comperavano molti giornali. Alla fine degli anni ’60, non esisteva sicuramente la
mole di stampa patinata o meno, che esiste oggi e comunque anche se fosse esistita le finanze
domestiche di casa mia non avrebbero potuta permettersela. Però mia madre era appassionata
lettrice di TV Sorrisi e Canzoni, da quando, nel 1963, aveva fatto ingresso a casa mia il televisore.
Inutile presentare la rivista, celeberrima anche oggi. Devo dire però che allora questo rotocalco
aveva uno “spessore” decisamente diverso da quello di ora. Insieme alla TV, ai Sorrisi e alle
Canzoni, a qualche spruzzatina di gossip (sempre e comunque pudico e super censurato), esistevano
articoli di un certo spessore. Beh, signori miei, erano anche i tempi in cui la TV aveva due soli
canali (primo e secondo), era in bianco e nero, ti mandava in diretta le commedie di Edoardo de
Filippo, da lui medesimo recitate, e i serial si chiamavano riduzioni televisive di robetta da niente
come I fratelli Karamazov di Dovstojevski, Il mulino sul Po di Baccelli, I miserabili di Hugo, con
interpreti che erano soprattutto straordinari attori di teatro e con mirabili set da teatro.
Erano i tempi di Carosello e di Tito Stagno che seguiva in diretta lo sbarco sulla luna alle quattro
del mattino, ora locale. Un altro mondo, senza spazzatura, senza veline con tette al vento e peli
pubici in primo piano, e per vedere mezza coscia, dovevi aspettare Canzonissima e goderti le
vertiginose minigonne di Mina e le lunghe gambe delle sorelle Kessler, rigorosamente fasciate da
pesantissime calze nere. Non è quindi difficile accettare l’idea che TV Sorrisi e Canzoni fosse un
rotocalco di tutto rispetto. E su questa rivistona (aveva più o meno lo stesso formato che ha oggi La
Repubblica) cominciarono ad apparire, alla fine degli anni ’60, corposi, suggestivi articoli di Peter
Kolosimo, che già da qualche anno scriveva best seller di un genere allora noto come “ archeologia
spaziale”. Non ho mai capito quanto fossero stupidaggini o meno, ma erano di un fascino
incredibile. A me, appena ragazzino, sembravano comunque cose molto serie, e rafforzarono
ulteriormente il mio interesse per l’archeologia, miscelandolo però, per la prima volta, con un forte
interesse per la fantascienza, i dischi volanti, le civiltà perdute e gli alieni venuti in tempi remoti
da altre galassie. Ragazzi, una pacchia! Conservo ancora tutti quegli articoli! Sapendo di questi
miei nuovi interessi, una mia giovane zia, da poco tornata in Italia dopo un lungo soggiorno negli
Stati Uniti, Rita, mi regalò, per il mio dodicesimo compleanno, il libro forse più famoso, allora ed
ora, di Kolosimo: “Non è terrestre”. Lo trovò all’edicola della stazione, l’unico posto dove allora
potevi trovare a Termini Imerese, testi recenti o best-seller, senza lunghi tempi di prenotazione
nelle altre cartolibrerie locali. Mi fece felice. Fu allora che cominciai le mie scorribande all’edicola
della stazione. Prima andavo lì solo perché l’edicolante disponeva di grande numero di albi
arretrati di Tex; dopo il regalo di mia zia cominciai a guardare le vetrine dei libri, e quando potevo,
con faticosissimi risparmi, li compravo. Comprai tutti i libri sino ad allora pubblicati da Peter
Kolosimo: libri affascinanti, intriganti. Ma poi finirono. Un pomeriggio facendo vagabondare lo
sguardo deluso di ragazzino sulle vetrine dei libri, trovai però un testo che mi sembrò molto simile,
dal titolo accattivante: Universo proibito. C’erano chiare assonanze coi titoli dei libri di Kolosimo
(qualcosa di simile a Terra senza tempo o Ombre sulle stelle). L’autore, un certo Leo Talamonti, mi
era sconosciuto, ma la collana della Sugar era identica, identico lo stile delle copertine. Insomma,
convinto che si trattasse di un volume dello stesso genere che amavo tanto, lo comprai. Arrivato a
casa iniziai bramosamente a leggerlo e… mi accorsi che si trattava di tutt’altra cosa. Rimasi deluso
inizialmente, lo confesso; ma dovevo leggerlo, nell’acquisto avevo investito troppi risparmi. Pagina
dopo pagina mi resi conto che l’argomento si presentava lo stesso intrigante, anche se a me del tutto
nuovo. Senza volerlo, anzi cercando qualcosa di assolutamente diverso, mi ero imbattuto in un
classico della divulgazione parapsicologica italiana, uno dei testi migliori mai pubblicati in Italia,
a cura di un giornalista che poi seppi essere famosissimo e unanimemente ritenuto di grande serietà
(Universo proibito di Leo Talamonti è giustamente considerato un cult book della letteratura
italiana in questo campo del ’900). Piccolo problema: non era sicuramente un libro facile per un
tredicenne; la trattazione era molto erudita, piena di note e rimandi in appendice, ma il tema era di
una suggestione incredibile. Ne rimasi affascinato. Vi si discutevano dottamente temi come lo
spiritismo, le apparizioni di fantasmi, la parapsicologia, ma anche l’inconscio e i sogni, i mondi
psichici profondi che non erano stati ancora indagati dalla scienza, che erano lì pronti da cogliere
come un frutto maturo. E da allora misi da parte l’archeologia spaziale, ed anche quella
convenzionale, e cominciai a coltivare un interesse quasi assoluto (e, lo ammetto, quasi morboso)
per questi temi. Il problema era che trovare dei libri sull’argomento era ancora difficilissimo e
credo in tutta Italia. Non erano peraltro temi trendy in un momento storico pesantemente
caratterizzato da ben altre problematiche come la contestazione giovanile, la passione politica,
l’impegno sociale, o in campo scientifico, la conquista dello spazio e l’astronautica. Eppure, fra le
maglie di questa situazione culturale si inserivano anche nuovi movimenti dei quali giungeva eco
anche in Italia: aperture mistiche ed esoteriche, ma anche scientifiche (basti pensare che nel 1969
la Parapsychological Association era stata ammessa a far parte della A.A.A.S.).
Ma in Italia, fra la gente comune, non se ne sapeva praticamente quasi nulla.
Poi cominciarono ad uscire le prime riviste popolari e divulgative. La prima in assoluto fu
“Il Giornale dei Misteri”, della Corrado Tedeschi Editore, grande “patron” dell’enigmistica italiana,
che aveva intuito come si stavano evolvendo questi interessi. La rivista si occupava un po di tutto,
dalla miracolistica, all’ufologia, alla parapsicologia, in una esplosiva miscela che rischiava in
verità di creare più confusione che altro, ma ebbe il grande merito di dare voce alle migliaia di
giovani interessati comunque a questi argomenti, riuniti e organizzati quasi da subito in “gruppi di
ricerca” che rappresentavano un po’ il centro della politica della rivista.
Ma l’evento che fece esplodere davvero l’interesse verso questi temi in Italia fu Rischiatutto, la
storica trasmissione di quiz condotta da Mike Bongiorno, ed alla quale, come concorrente, si
presentò un certo Massimo Inardi, medico, grande esperto di musica classica, ma soprattutto
studioso di parapsicologia. Indipendentemente da qualsiasi valutazione soggettiva, Inardi riuscì a
dare una forte voce a questa strana disciplina, a darle soprattutto dignità scientifica di fronte al
grande pubblico. Era un medico, e se un medico si interessava di parapsicologia, evidentemente la
cosa doveva essere seria. Dopo Inardi (e solo dopo Inardi) la parapsicologia divenne in Italia
argomento seriamente di tendenza. Le riviste cominciarono a moltiplicarsi, alcune case editrici si
re inventarono o si riciclarono come specializzate in questo campo, altre addirittura vennero
all’uopo fondate. La comparsa di Inardi sul piccolo schermo impose in Italia una svolta culturale
che ebbe le caratteristiche di una esplosione sociale. E, quindi, dai primi anni ’70 in poi la
parapsicologia divenne argomento per tutti fruibile. Lo divenne anche per me. Si scoprirono tante
cose. Scoprimmo per esempio che esistevano da anni associazioni che si occupavano di questo
argomento, riviste “tecniche”, congressi, conferenze, simposi. Inardi fu per la parapsicologia
italiana un messo diplomatico, un grande comunicatore, un propulsore. Qualsiasi cosa se ne possa
pensare, bisogna riconoscerglielo. Non farlo equivarrebbe a fare un torto alla storia ma questo è un
altro discorso. Così, mentre frequentavo già il primo liceo classico, i miei interessi verso la
parapsicologia erano divenuti fortissimi. Ora c’era una grande disponibilità di libri e di riviste, il
problema semmai era quello di avere i soldi per comprarli, e fu lì che scoprii che cosa significasse
risparmiare per un fine… Insomma, mi arrabattavo. Ed invidiavo profondamente i miei coetanei
che vivevano al Nord, dove le informazioni al riguardo erano molto più ricche e dettagliate.
Ma, senza tema di smentita, per me stesso a 16 anni, il Nord era qualcosa di infinitamente lontano,
irraggiungibile. Il posto più lontano dove ero stato, per motivi di lavoro con mio padre, era stato
Catania. Non avevo mai superato la frontiera di Scilla e Cariddi. I miei nuovi interessi mi
orientarono sempre più in direzioni inequivocabili. Ricordo che allora, nella mia mente ma non
solo nella mia, l’associazione fra l’occuparsi di questi temi e il fare il medico di professione era
quasi inevitabile. Inoltre, dopo i primi accenni colti proprio nel libro di Talamonti, scoprii Freud.
Troppo giovane per averlo già studiato in filosofia,una mattina passando dall’atrio del mio liceo,
vidi che era stata messa su una bancarella da dei ragazzi che vendevano libri della Newton
Compton. Uno degli aspetti più meritori di questa casa editrice romana fu quello, negli ’60 e ’70, di
pubblicare, sebbene in maniera disordinata e non sempre molto ben curata, parte delle opere di
Sigmund Freud. Un altro aspetto meritorio era che questi libri formato paperbacks costavano
pochissimo. Ne presi un paio, li lessi e scattò un’altra scintilla. Anche se parlava di cose diverse,
delle quali ammetto di avere inizialmente capito pochissimo, il reame della conoscenza sul quale
insistevano era lo stesso. Bene, la decisione era presa. Mi dovevo occupare di parapsicologia da un
punto di vista scientifico. Ma non esistevano lauree in parapsicologia. E tutti i grandi studiosi di
parapsicologia erano medici, spesso erano psichiatri. Dovevo fare allora lo psichiatra e quindi, per
necessità di cose, dovevo prima fare il medico. Era un passaggio obbligato e la scelta era fatta.
Naturalmente nel tempo intercorso fra i sedici e i diciotto anni, ebbi anche altre cose da fare,
politica, amici, storie d’amore turbinose, strategie per come alzare le gonne di amiche e fidanzate ed
anche, in fondo, ma molto in fondo, studiare in vista dei sempre temibili esami di stato; e tutte
queste cose le feci, forse anche benino. Ma l’idea della parapsicologia e quindi della psichiatria e
quindi della medicina non mi abbandonò più. Aspettavo la maturità classica come un momento di
liberazione. Sentivo che in una nuova condizione, quella di “studente di medicina”, avrei potuto
presentarmi meglio, cercare contatti, fare qualcosa ed essere preso sul serio. Chi poteva prendere sul
serio uno studente di terzo liceo classico che voleva fare ricerca scientifica in parapsicologia? In
effetti le cose andarono più o meno così. Superai gli esami di stato, mi iscrissi a medicina, ed entrai
subito in contatto con un gruppo di ricerca (dilettantistico ovviamente) di Firenze. Ma la prima
cosa importante che feci fu quella di scrivere una lettera a Massimo Inardi, che teneva una rubrica
di corrispondenza sulla rivista Gli Arcani. Gli dissi dei miei interessi, delle mie difficoltà. Mi
rispose molto affettuosamente, invitandomi ad insistere e dandomi consigli ed indirizzi. Fu su sua
indicazione che mi iscrissi al mitico Centro Studi Parapsicologici di Bologna. E continuai ad
insistere. Poco dopo gli esami di stato fondai un mio “gruppo di ricerca” a Termini (tutti studenti
universitari) e organizzammo la prima conferenza mai tentata in questa cittadina su questo tema.
Fu un successo. Molta gente cominciò ad avvicinarsi a questi temi. Bene, allora rilanciammo, folli
e disperati come non mai. L’entusiasmo aveva contagiato anche i miei amici, tanto che nel 1976
(mentre ero iscritto al primo anno di medicina) ci ficcammo nella più folle delle iniziative, quella
di organizzare un congresso a Termini, con la partecipazione di personaggi di rilevanza comunque
nazionale. Il bello fu che ci riuscimmo! Reperimmo i fondi attraverso una maxi colletta cittadina,
fra interesse, considerazione e dileggio. Riuscii a far venire persino diversi personaggi abbastanza
noti, qualcuno arrivò persino da Bolzano. Fu un grande momento, devo dire. Ed ebbe un tale
riscontro che, quasi immediatamente, questa goliardata fu considerata con tale rilevanza da
riscuotere l’attenzione di alcuni dei leader “storici” di questa ricerca in Italia, con i quali entrai in
contatto. Poche settimane prima del congresso avevo scritto a Piero Cassoli, già allora per me un
personaggio “mitico” della parapsicologia italiana, che incarnava lo spirito scientifico della ricerca
psichica, e con l’entusiasmo un po’ arrogante del ventenne, gli chiesi addirittura se volesse
partecipare o inviare un contributo. Pensavo, naturalmente, che non mi avrebbe nemmeno risposto,
ma volevo comunicarglielo, e pazienza se avesse cestinato la mia lettera, ingenua e appassionata.
E invece Piero mi rispose e lo fece, pur non conoscendomi, con affetto, considerazione e stima.
Fu straordinario. Così entrammo in contatto. Piero Cassoli si convinse che io ero una speranza per
il futuro della parapsicologia italiana. Ed infatti pochi mesi dopo il “Primo Congresso Siciliano di
Parapsicologia”, mi invitò a tenere una conferenza presso il Circolo della Stampa di Bologna, sede
storica degli incontri culturali e scientifici del Centro Studi Parapsicologici.
La conferenza descriveva una lunga indagine sperimentale che nel frattempo avevo condotto su una
“sensitiva”; due mesi dopo fui ufficialmente invitato al più importante congresso internazionale di
allora, quello di Campione d’Italia, organizzato dall’Associazione Italiana Scientifica di
Metapsichica (AISM) di Milano e dal Centro Studi Parapsicologici di Bologna, io piccolo studente
di primo anno di medicina, in mezzo a professori universitari e ricercatori notissimi, italiani e
stranieri. Andò bene, andò davvero bene. Cosa aggiungere? Beh da allora…

BIBLIOTECA VIRTUALE SULLA RICERCA PSICHICA.


Di Carlos S.Alvarado.

La notevole crescita delle biblioteche virtuali finisce per sfidare la produzione bibliografica attuale
con molti materiali che riguardano la storia dei fenomeni psichici. In questo breve articolo ci si
propone di informare i lettori di Luce e Ombra di alcune disponibilità di testi antichi in merito a
mesmerismo, spiritismo e indagini psichiche che si trovano nella biblioteca virtuale di Google
Libri e Google Books. Altrove ho già pubblicato alcune segnalazioni bibliografiche reperibili in
quel sito ; qui presento altri esempi dei materiali disponibili che sono facilmente “scaricabili” in
maniera gratuita tramite i programmi correnti. Molte di queste pubblicazioni si riferiscono al
periodo antecedente la fondazione della Società per la Ricerca Psichica di Londra, la Society for
Psychical Research, come nel caso del volume di Catherine Crowe The Night-Side of Nature (1850).
Alcuni di questi libri riguardano le apparizioni: Theory of Pneumatology (Jung-Stilling, 1834),
The Phantom World (Calmet, 1850), Spirit Before Our Eyes (Harrison, 1879).
Harrison affermò in questo volume che quando la forza vitale è debilitata o «il corpo dorme è in
trance, lo spirito viene visto a grandi distanze e manifesta informazioni che possono essere
verificate in seguito» (pp. 218-219). Tra i volumi disponibili ce ne sono diversi di mesmerismo.
Uno certamente rilevante è Mémoire sur la découverte du magnétisme animal, di Franz Anton
Mesmer (1779), nel quale l’autore presentò per la prima volta le sue 27 proposizioni sulla forza
universale, il magnetismo animale e le capacità terapeutiche della metodica. Altri testi sullo stesso
argomento sono Versuch einer Darstellung des animalischen Magnetismus als Heilmittel (Kluge,
1815), in tedesco, Instruction pratique sur le magnétisme animal (Deleuze, 1836), Natural and
Mesmeric Clairvoyance (Esdaile, 1852), Somnolism & Psycheism (Haddock, 1851) e Animal
Magnetism and Magnetic Lucid Somnambulism (Lee, 1866). Sono reperibili anche vari volumi
della rivista inglese Zoist, contenenti una vasta gamma di articoli sul mesmerismo.
Un interessante trattato di magnetismo è il volume di Francesco Guidi, Trattato Teorico-Pratico di
Magnetismo Animale (1854). Vi sono molte opere sullo spiritismo. Cito, tra queste, An Exposition
of Views Respecting the Principal Facts, Causes and Peculiarities Involved in Spirit
Manifestations (Ballou, 1852), Spiritualism (Edmonds & Dexter, 1853), Philosophy of Mysterious
Agents (Rogers, 1853), e From Matter to Spirit (De Morgan, 1863). Dal novero dei volumi in
francese, ecco Des tables tournantes (De Gasparin, 1854), Philosophie spiritualiste: Le livre des
esprits (Kardec, 1860), e L’évolution animique (Delanne, 1897, che i lettori italiani possono però
consultare solo dal sito www.archive.org). Numerosi anche i numeri sciolti di riviste, tra i quali si
segnalano l’American Spiritual Magazine, il Brittan’s Journal of Spiritual Science, e lo Spiritual
Magazine. Anche la ricerca psichica, o parapsicologia in senso stretto, è ben rappresentata tra le
opere incluse in Google Libri. Nella raccolta figurano le Annales des sciences psychiques (di cui si
possono scaricare diversi numeri dal sito http://gallica.bnf.fr), il Journal of the American Society
for Psychical Research e i Proceedings of the Society for Psychical Research (da consultare meglio
in www.archive.org). In quest’ultima rivista sono stati pubblicati gli articoli classici di Frederic
W.H. Myers (1884), i resoconti delle sedute con la signora Piper effettuate da William James
(1890) e Oliver Lodge (1890), e l’importante Census of Hallucinations (Sidgwick, Johnson, Myers,
Podmore, Sidgwick, 1894). L’articolo di Charles Richet (1884) “La Suggestion Mentale et le Calcul
des Probabilités,” che ha dato inizio alla sperimentazione quantitativa in parapsicologia, venne
pubblicato nella Revue Philosophique de la France et de l’Étranger, che se dall’Italia risulta
appena reperibile in Google Libri, è comunque leggibile e scaricabile gratuitamente dal sito della
biblioteca nazionale francese http://gallica.bnf.fr. In quell’articolo Richet affermò che i medium
presentano «una parziale incoscienza, una facoltà mediante la quale intelligenza, memoria e
volontà operano fuori della consapevolezza cosciente» (pp. 650-651).
Non mancano certo anche i libri sullo spiritismo e i fenomeni psichici in lingua italiana, la gran
parte dei quali sono però esclusi dalla visualizzazione completa (mentre si possono trovare quasi
sempre in altri siti).
Tra gli altri si possono citare, in ordine cronologico:
I Misteri della Negromanzia Moderna (Ovidi, 1865), Spiritismo? (Capuana, 1884; consultabile in
www.archive.org), Lo Spiritismo nella Umanità (Bonfiglioli, 1888; dall’Italia non visualizzabile),
Per lo Spiritismo (Brofferio, 1893; da www.archive.org), Idea Vera dello Spiritismo (Athius, 1895,
dall’Italia non visualizzabile),
La Telepatia (Pappalardo, 1904, scaricabile da www.mediafire.com), Nel Dominio delle Percezioni
Oscure (Del Torto, 1905, non visualizzabile dall’Italia), Il Problema dell’Anima (Calderone, 1908,
visualizzabile da www.archive.org), e Spiritismo: Pagine Sparse (Vecchio, 1914, www.archive.org).
Nel suo volume Calderone formulò i seguenti corollari per una psicologia basata sulle concezioni
spiritiste e sull’esistenza dei fenomeni parapsicologici:
1°. Corollario. L’uomo è il risultato progressivo di una innumerevole serie di evoluzioni compiute
dalla monade divina la quale, sin dalla sua emissione, contiene in se il germe della vita, e la
potenzialità di arrivare alla sua assoluta perfezione.
Questa monade incominciò la sua evoluzione negli stati più bassi della materia, elevandosi e
costituendo le nuove forme più adatte, sino a raggiungere l’uomo, in cui è diventata
un’autocoscienza.
2°. Corollario. L’anima umana non è il prodotto delle funzioni dell’organismo corporeo, del suo
sistema nervoso o del suo cervello, come la intendono i materialisti, e molto meno una creazione
come tale, che ha principio colla nascita e diventa immortale dopo la morte del corpo, come la
intendono i biblici...
3°. Corollario. I fenomeni della subcoscienza d’ordine superiore studiati nel sonno, nel sogno lucido
o premonitore, nei fatti telepatici, nelle trasmissioni del pensiero, nelle visioni a distanza,
nell’ipnotismo, nel sonnambulismo naturale o provocato, nella medianità, non comportano in modo
assoluto le stesse spiegazioni fisiologiche, che sono generalmente date ed accettate per la coscienza
normale. Perché non possono essere logicamente dedotte, perché non sono sufficienti a spiegarli, e
perché sono sempre in contraddizione colle leggi che sviluppano la coscienza normale…
4.° Corollario. Se la subcoscienza superiore non può essere una funzione inutile, accessoria e di
nessuna importanza, essendo più elevata di quella ordinaria, in essa bisogna ricercare l’anima
vivente ed immortale.
5°. Corollario. Due facoltà immensamente grandi possiede quest’anima, che sono: il potere di
esteriorizzarsi col veicolo proprio che è il corpo fluidico, e l’altra il potere di organizzare e
disorganizzare la materia (fenomeni di movimenti a distanza, di materializzazione e di apporti).
Ne deriva, che sia più logico far dipendere l’organismo corporeo dell’anima subcosciente, che di fare
di essa un prodotto organico. La scoperta del corpo fluidico è la riprova scientifica di questo
corollario.
6°. Corollario. L’anima si svela in questo mondo un essere evolvente nella sua immortalità, e ne
segue per conseguenza logica la necessità delle sue Reincarnazioni, in questa ed in altre esistenze
superiori, e secondo il grado che essa raggiunge nella scala infinita del suo divenire.
7°. Corollario. La legge che governa la Reincarnazione è la legge assoluta che governa tutte le cose
create, quella di causalità, che abbiamo convenuto di chiamare la legge del Karma.
Da questi concetti fondamentali, che abbiamo ricavato dalla nostra dimostrazione, strettamente
scientifica e analiticamente condotta, ne risulta una nuova religione, che non contraddice ma
compendia tutte le verità, se non letterali, esistenti certamente nello spirito delle altre, che sono
state e che sono tuttavia viventi.
Questa religione, che sorge dalla nuova scienza dell’anima, si differenzia da quelle in ciò, che in
esse la madre della fede è stata la rivelazione ed il dogma, accettato magari se assurdo (credo quia
absurdum) mentre in questa la madre della fede sarà la scienza. [Calderone, 1908, pp. 397-399].
Questa biblioteca virtuale comprende anche volumi molto validi concernenti le indagini
parapsicologiche.
Tra gli esempi possibili, si possono citare: Nature’s Secrets or Psychometric Researches (Denton &
Denton, 1863), Researches in the Phenomena of Spiritualism (Crookes, 1874, scaricabile da
www.archive.org), Des Indes à la Planète Mars (Flournoy, 1900, in http://gallica.bnf.fr), Human
Personality and Its Survival of Bodily Death (Myers, 1903).
Altre opere interessanti sono i volumi di Flammarion (1909), Hyslop (1919), Maxwell (1905).
Un libro che è stato molto importante in Inghilterra, primo studio su larga scala della Società per
la Ricerca Psichica, fu Phantasms of the Living (1886, visibile dall’Italia in www.archive.org), di
Edmund Gurney, Frederic W.H. Myers e Frank Podmore. Uno, invece, molto importante specie in
Italia è Psicologia e Spiritismo di Enrico Morselli 1908.
Il testo comprende delle utilissime bibliografie sulle spiritismo, l’indagine parapsicologica e la
medianità di Eusapia Palladino. Morselli dedica infatti la maggior parte dell’opera a questa
medium, delle sedute della quale presenta numerose informazioni, resoconti dettagliati e
osservazioni critiche.
Indicativi sono alcuni paragrafi dei capitoli del primo volume: “Condizioni fisico-psichiche del
medium,” “Sincronismo di più fenomeni,” “Suggestibilità ed ipnosi del medium,” “Ricerche
dinamometriche e spesa di energia fisica.” Nel corso del volume Morselli illustra la sua posizione
anti-spiritista e afferma, nelle conclusioni:
<<Una ipotesi non può aspirare ad essere guida sicura nella Ricerca quando, infrangendo le buone
regole del ragionamento, essa afferma il conseguente e ne inferisce poi che può affermare
l’antecedente... Senza dubbio, si investiga talvolta col sussidio di un’ipotesi falsa; ed io stesso ho
proceduto in questo mio esame critico dello spiritismo Palladiniano, cercando di eliminare l’errore
o ciò che a me sembrava errore, e di accostarmi per via indiretta al vero. Ma insieme con la
spiritica si devono saggiare tutte le altre spiegazioni che io ho enumerate; oggigiorno esse hanno
eguale diritto ad essere considerate quali ipotesi di lavoro. Or dunque, un procedimento siffatto di
Ricerca, coll’ingombro di concetti essenzialmente così diversi, sarebbe faticosissimo ed anche
insolito nella scienza. Seguendo l’esempio della fisica, della chimica, della biologia, della stessa
psicologia moderna positiva, si dovrà, in ogni caso, preferire nello studio dei fenomeni medianici la
ipotesi più conforme al patrimonio sicuro del sapere, quella che parte dai fenomeni più semplici e
non dai più complessi, quella che può essere provata in via induttiva e non discendere da deduzioni,
infine quella che intuisce le cause e le condizioni determinanti dei fatti in analogia alle altre già
note. Per ciò mi pare che, tutto sommato, la dignità di strumento efficace e sicuro di lavoro
spetterebbe pur sempre alla ipotesi psicodinamica, che scorge nel Cosmo l’esistenza di “forze
psichiche ignote”, e le colloca provvisoriamente nella serie delle altre “forze” naturali ammesse
dalla scienza e dalla filosofia. Posso ingannarmi, ma io credo che fra alcuni anni lo Spiritismo
sarà eliminato dalla Metadinamica e dalla Metapsichica.>> [Vol. 2, pp. 564-565]
Oltre a Psicologia e “Spiritismo” il gruppo di materiali comprende altri volumi riguardanti la
Palladino, come il testo fondamentale di Hereward Carrington (1909, scaricabile solo da
www.archive.org), il lavoro di Courtier (1908, reperibile in forma completa in http://gallica.bnf.fr),
le traduzioni in inglese e francese dell’opera di Lombroso (1909, reperibile in italiano anche su
http://openlibrary.org), il volume di Bottazzi (1907, non consultabile dall’Italia), e vari articoli in
italiano come quello di Paola Lombroso (1907, reperibile dall’Italia attraverso il sito della
Biblioteca Nazionale Braidense) e quelli di Imoda (1908) e di Faifofer (1903, non visibile
dall’Italia). Quest’ultimo autore ha scritto, tra l’altro: <<Volli subito si ponesse fine alla seduta,
scorgendo, dal pallore improvviso, che l’Eusapia soffriva; e non volevo compromettere la seduta
indetta per la sera stessa. Uscita in giardino, l’Eusapia fu presa da vomito. Narro questo perché vale
a provare che i fenomeni medianici hanno una base fisiologica, che cioè in essi il medium, e in
qualche grado anche gli assistenti, ci rimettono alcunché del proprio.>> [Faifofer, 1903, p. 577]
Questi materiali sono appena una circoscritta dimostrazione delle risorse bibliografiche oggi
disponibili in Google Libri (Google Books). La biblioteca comprende in realtà moltissimi materiali
di vari settori della scienza come biologia, medicina, psicologia, antropologia e di temi comunque
rilevanti per lo studio dei fenomeni psichici, come ad esempio quello della dissociazione.
FENOMENI PARANORMALI E SINTOMI PSICHIATRICI.
di Daniela PAPA.
Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica, Università La Sapienza, Roma.

Uno sguardo alla storia della scienza rende consapevoli del pluralismo che la caratterizza: le teorie
scientifiche, come risposta a una ricerca, sono state diverse tanto diacronicamente quanto
sincronicamente. Il passaggio dalla fisica atomistica a quella quantistica o il passaggio dal fissismo
all’evoluzionismo. possono essere esempi di pluralismo diacronico così come la presenza delle
geometrie non euclidee accanto alla geometria euclidea, ovvero la presenza del comportamentismo
accanto alla psicoanalisi, possono esemplificare il senso del pluralismo sincronico.
I concetti di scienza, verità, epistemologia sono dunque plurivoci: nel tempo si sono formulate varie
teorie e contemporaneamente possono essere elaborate soluzioni diverse di uno stesso problema, più
o meno contrastanti tra loro, fino alla coesistenza di “teorie rivali”. Chi ha parlato della “ storia
della scienza come storia degli errori umani”(B.Russell) ha certamente colto la natura di questo
dinamismo. Identificando la “teoria scientifica” con l’“errore”, Russell non vuole certo esprimere
una svalutazione della ricerca scientifica ma solo evidenziare la relatività della scienza i cui
risultati non sono mai definitivi: come “errore”si configura quella teoria scientifica nel momento in
cui è sostituita da un’altra teoria che spiega di più o meglio. “ La ricerca non ha fine”, si potrebbe
ancora dire con un altro pensatore, K.R.Popper,che così ha intitolato la sua autobiografia
intellettuale. Non essendo possibile giungere a un concetto univoco di scienza che possa godere
dell’approvazione di tutta la Comunità Scientifica, sarebbe opportuno avere maggiore cautela
nell’utilizzo di termini quali “scienza”o “pseudoscienza”. La stessa teoria della falsificazione di K.
R. Popper ha relegato per anni la psicoanalisi al campo della pseudoscienza! Benché sia già stato
ampiamente appurato che le leggi fisiche e matematiche classiche non possono essere in grado di
descrivere in modo esaustivo fenomeni complessi come quelli sociali, inter e intra personali, negli
ultimi anni si va rafforzando la tendenza a voler trattare i dati qualitativi con metodi quantitativi,
nella ricerca di una oggettività che finisce per denaturare necessariamente l’oggetto stesso di studio.
L’utilizzo di modelli e teorie come dogmi piuttosto che come strumenti di pensiero conduce forse a
maggiore credibilità intellettuale? Pur nella necessità di doversi difendere da un certo tipo di
ricerca che propone sotto il falso nome di “metodo qualitativo” idee e teorie assolutamente infondate
e arbitrarie, non si deve tuttavia cadere nell’errore di un verificazionalismo acritico.
L’uso di neologismi come quello di “pseudoscienza” falsifica e oscura la nuova ricerca a spese del
pensiero logico e della scienza più in generale. Il metodo qualitativo, con i suoi concetti di
“soggettività” e “interpretazione” è un metodo rigoroso, oggettivo, con un suo specifico campo di
applicazione e non necessita certo di ulteriori giustificazioni per avere patente di scientificità.
Vorrei, invece, sottolineare l’importanza della ricerca qualitativa e dunque dell’intuizione e della
creatività, nell’ambito di quel territorio di confine che si pone tra conoscenza e ignoto e che tanto
pesa nei periodi storici di maggiore fermento intellettuale.
“Clairvoyance,for example, is rational in a four-dimentional environmental field …Within this
conceptual system such behaviours become “normal”rather than “paranormal” . (Rogers,1980)

ESP, OBE e alterazioni patologiche delle funzioni psichiche.

Con l’espressione “percezione extrasensoriale” (ESP) si intendono quei fenomeni che portano
all’acquisizione di informazioni per via anomala o sconosciuta e per questo definiti anche fenomeni
psi-cognitivi (psi). L’ESP viene comunemente suddivisa in tre categorie:
1. telepatia (lettura del pensiero, suggestione mentale, trasmissione del pensiero), ossia quel
processo mediante il quale una persona viene a conoscenza di uno o più contenuti mentali di
un’altra persona,senza l’ausilio dei cinque sensi e di alcun altro mezzo di comunicazione noto;
2. chiaroveggenza (telestesia, paragnosia e metagnomia), processo mediante il quale una persona
viene a conoscenza di una realtà oggettiva al di là della portata dei cinque sensi e delle possibilità
convenzionali di apprendimento e potendo escludere la telepatia;
3. precognizione, ossia è la conoscenza di eventi futuri assolutamente non prevedibili e che non
possono essere favoriti in nessun modo da chi fa la predizione.
Alcuni Autori includono nella definizione di ESP anche la psicocinesi (PK), ossia la capacità
della volontà umana di modificare la “cinetica” dei corpi, e l’ OBE (Out-of-Body Experience, in
italiano letteralmente “esperienza fuori dal corpo”). Da un altro punto di vista, i fenomeni
paranormali possono essere ulteriormente suddivisi in spontanei e sperimentali. I primi avvengono
per lo più spontaneamente, appunto, senza che noi possiamo prevederli, accadono in modo inatteso,
imprevedibile nei modi e nei tempi; i secondi vengono in qualche modo prodotti o favoriti in
condizioni sperimentali. Nell’intento di offrire un migliore inquadramento delle esperienze
extrasensoriali le cui manifestazioni variano dalla sensazione all’idea improvvisa, dal sogno alle
visioni o allucinazioni, il fisiologo russo Leonid Vassiliev ha suddiviso la telepatia in cinque classi:
1. prima classe: sensazioni molto vaghe di qualche messaggio, senza che il percipiente sappia
riconoscere chiaramente il contenuto e l’eventuale fonte;
2. seconda classe: il messaggio percepito è legato a una persona precisa, ma il contenuto di quel
messaggio è ancora assai vago;
3. terza classe: il percipiente conosce anche i dettagli di ciò che è successo alla persona (o alla
situazione) cui è rivolto il suo pensiero, però, molto spesso, i dettagli assumono una forma
simbolica;
4. quarta classe: il percipiente vive allucinatoriamente l’esperienza telepatica, ossia proietta
all’esterno immagini fornitegli dall’inconscio ritenendole del tutto reali;
5. quinta classe: comprende un tipo di fenomeno piuttosto strano, ma non per questo meno
frequente. Si tratta dell’OBE: il sensitivo si sente come uscito dal proprio corpo e con la mente può
visitare altri luoghi, anche distanti, e riferirne al ritorno. Sarebbe, dunque, una forma di
chiaroveggenza viaggiante. Il discorso potrebbe,comunque,essere esteso anche a chiaroveggenza e
precognizione.
È doveroso fare un’ulteriore precisazione per i termini OBE o d-OBE (discrete Out-of-Body
Experience) e NDE (Near-Death Experience) letteralmente “esperienza vicina alla morte”.
Nel primo caso, infatti, il soggetto si percepisce al di fuori del proprio corpo, è un osservatore
esterno della propria fisicità ma mantiene inalterato il proprio stato di coscienza: non solo
l’orientamento spazio-temporale è conservato ma il soggetto riferisce anche di avere una maggiore
lucidità rispetto all’esperienza ordinaria. Nel secondo caso, invece, occorre distinguere due
componenti fondamentali: OBE e ASC (Altered State of Consciousness): oltre a esperire il distacco
dal proprio corpo, il soggetto viene a conoscenza di ciò che non è conoscibile con modalità ordinarie
e la sua coscienza funziona come parte integrante di questo nuovo stato conoscitivo.
Charles T.Tart ha elaborato una sua particolare teoria della coscienza e del mondo oggettuale che
in qualche modo potrebbe spiegare l’esistenza dei fenomeni psico cognitivi. Normalmente, afferma,
facciamo dimorare la nostra coscienza nella “testa” e da questa sede spaziale, attraverso i cinque
sensi, percepiamo il mondo circostante ordinato secondo coordinate spazio temporali. Anni di
ricerche psicologiche e neurofisiologiche hanno mostrato, tuttavia, l’inadeguatezza di questo
modello che sembra prediligere il “necessario” al “vero”. L’ordinario stato di coscienza è, secondo
l’Autore, un processo che crea una continua e dinamica simulazione della realtà, un teatro interiore
della mente, una “realtà virtuale biopsicosociale”, fortemente determinata dal consenso sociale e
soprattutto dalla propria dinamica psichica. L’esempio più lampante di questo processo è il sogno
notturno in cui abbiamo un ambiente, una dimensione spazio-temporale, degli attori, una storia,
insomma un mondo completo. I meccanismi cerebrali che costruiscono il mondo sognato sono
probabilmente gli stessi che costruiscono il mondo fattuale con l’unica ma non trascurabile
differenza dell’esclusione degli stimoli sensoriali. Il sogno è una realtà virtuale del tutto simile a
quella vissuta attraverso un computer: chi vive una realtà virtuale costruita dal computer finisce
per dimenticare la posizione reale del proprio corpo, quello fisico e, dal punto di vista esperienziale,
si muove dentro una nuova realtà. Allo stesso modo potremo affermare che la nostra anima, pur
vivendo altrove, è talmente immersa nella “realtà virtuale biopsicosociale” costruita dal cervello, cui
è connessa telepaticamente e psicocineticamente, che finisce per credersi dentro al nostro corpo.
Noi viviamo ordinariamente all’interno di questa simulazione e crediamo sia la percezione diretta
della realtà quando potrebbe essere soltanto un suo limitato punto di vista.
La psicofisiologia, d’altra parte, propone l’innovativo concetto di “ percezione creativa”.
Le caratteristiche creative delle nostre percezioni sono state valutate nelle loro reali proporzioni
solo negli ultimi anni. Fino a poco tempo fa, i concetti psicofisici correnti erano stati
profondamente influenzati dall’empirismo inglese del XVII e XVIII secolo e, in particolare, dal
pensiero di John Locke e George Berkeley, che consideravano la percezione come un processo di
semplice sintesi additiva attraverso il quale le singole sensazione elementari venivano giustapposte
una a una. La concezione moderna, che viene affermandosi intorno agli inizi del XX secolo, fa
invece della percezione un processo attivo e creativo che va molto al di là delle semplici
informazioni fornite dal recettore. L’atto percettivo non si limita a riprodurre le proprietà
dell’oggetto osservato ma crea una “forma” che è l’espressione del modo con cui le sensazioni
vengono organizzate a livello cerebrale.
Il confine tra percezione sensoriale ed extrasensoriale, così come tra psicologia e psicopatologia
della percezione, appare così più che mai nebuloso. In ambito più specificatamente patologico si
pensi, per esempio, alle analogie tra delirio d’influenzamento, furto inserzione-trasmissione del
pensiero e telepatia, tra allucinazioni extra campali e chiaroveggenza, intuizione delirante e
precognizione, delirio metempsicotico e PK, delirio di trasformazione, autoscopia, derealizzazione
somato psichica e OBE. L’accostamento dei concetti di ESP, OBE, PK ad alcune alterazioni
patologiche delle funzioni psichiche risulta evidente, ma dove collocare il cut-off tra il sano e il
patologico? Come distinguere il sintomo psichiatrico dalla normale esperienza sensoriale? E prima
ancora, cosa s’intende per normale esperienza sensoriale e come interpretare fenomeni quali, per
esempio, quelli telepatici, tutt’altro che eccezionali nella popolazione generale “sana”? Si potrebbe
parlare del sintomo psichiatrico come di un’espressione quantitativamente abnorme di meccanismi
(quelli psi-cognitivi!) altrimenti “fisiologici”? Charles T. Tart afferma: “Io credo che in alcune
OBEs la mente può, almeno in parte, uscire realmente dal corpo.(…) All’estremo opposto,
soprattutto quando le esperienze sono vivide e perfettamente reali, l’OBE appare come un
particolare, alterato stato di coscienza di natura puramente allucinatoria ”

Scienza o Pseudoscienza?

I fenomeni paranormali, ossia gli eventi che non possono essere spiegati in modo scientifico, sono
occasionalmente ma costantemente presenti nella storia della letteratura medica: storie di pazienti
affetti da Lupus Eritematoso Sistemico (LES) miracolosamente guariti attraverso rituali magici;
guarigioni a distanza praticate attraverso l’arte della meditazione; allucinazioni auditive che
informano i pazienti circa il loro stato di salute; casi di xenoglossia durante l’ipnosi; bambini che
riportano dettagli circa la vita di persone sconosciute e decedute per causa violenta; agopuntura;
licantropia, ecc. Si tratta di un campo di ricerca estremamente ampio e impervio, dai confini assai
sfumati, diviso tra sapere scientifico, filosofico, spirituale, credo religioso e tradizione popolare.
Dai tempi più antichi, i maestri spirituali hanno indicato le diverse vie per raggiungere la felicità,
la pace della mente, la salute corporale. Per dare un esempio, in The Sutras di Patanjali, il maestro
Hindu dice che lungo la via della trascendenza possiamo esperire varie forme di visioni
stupefacenti, quali la capacità di vedere a distanza o nel futuro e anche di diagnosticare malattie e
curarle. La recente ricerca ha indicato che molti percorsi meditativi (branche mistiche del
buddhismo, dell’induismo, della cristianità, dell’islamismo, ecc.) sono probabilmente in grado di
migliorare la prognosi di malattie anche gravi e ciò potrebbe avere numerose implicazioni nel
campo della scienza e della salute mentale. I fenomeni paranormali non si realizzano tramite
organi di senso noti, ma sembrano rifarsi a un canale di cui praticamente non si conosce nulla: né
l’energia che li sostiene, né come questa supposta energia venga modulata alla fonte per codificare
l’informazione, né l’organo attraverso il quale tale energia-informazione viene raccolta dal
ricevente. Né, infine, sono noti i processi e le vie che fanno affiorare alla coscienza queste
informazioni una volta che, in qualche modo, siano state decodificate dal ricevente. Si tratta,
inoltre, di realtà assolutamente imprevedibili e con alto grado di ambiguità nel loro modo di
manifestarsi e anche quando compaiono con una certa frequenza il loro riconoscimento non è cosa
semplice: molti eventi vengono fatti rientrare nel comodo campo delle coincidenze e spesso la
complessità della loro presentazione non consente il riconoscimento dell’origine particolare.
Questo stato di cose ha fatto fiorire attorno al paranormale varie interpretazioni. Molti Autori
sottolineano il pericolo rappresentato da dottrine come la parapsicologia, l’astrologia, il movimento
new age, ecc., che attraverso l’enfatizzazione delle proprie teorie, da una parte, e l’estrema
semplificazione dei processi scientifici, dall’altra, operano una vera e propria falsificazione del
sapere: infondate verità scientifiche concatenate nel tempo le une alle altre finiscono per creare una
sorta di pseudo storia della scienza, dunque una pseudo scienza. Una tipica pseudoscienza
comprende ipotesi che non possono essere falsificate, non è basata su studi empirici controllati, non
è supportata da evidenze scientifiche soprattutto a causa della non riproducibilità degli eventi, non
si modifica nel tempo alla luce delle nuove conoscenze, non offre il proprio contributo alla ricerca
in altri settori del sapere e non è compatibile con altre ben supportate teorie dello stesso ambito.
Altri Autori, invece, rimarcando la distinzione tra scienza, metodo scientifico e scientismo,
sostengono l’importanza dell’intuizione e della creatività per lo sviluppo del sapere scientifico.
Il progresso materiale ha comportato una modificazione nei sistemi di pensiero e non sempre nella
migliore direzione. Lo scientismo, ossia la dogmatica adesione alla filosofia materialistica che
elimina l’umana spiritualità piuttosto che tentare di comprenderla, rappresenta una vera e propria
perversione della scienza. Questa, nella più autentica accezione del termine, è invece un processo
continuo, sempre soggetto a interrogativi, spiegazioni, revisioni, e comincia solo nel momento in cui
lo scienziato si pone come osservatore onesto e attento del mondo oggettuale. È a questo punto che la
creatività, la spiritualità dell’osservatore giocano un ruolo fondamentale: la formulazione delle
ipotesi avviene, infatti, sulla base dell’osservazione, delle conoscenze scientifiche già note ma anche
di quel “plus” che fa della conoscenza scientifica una spirale evolutiva e non una circonferenza
perfetta. La storia della scienza è piena di intuizioni. Si pensi, per esempio, all’ipotesi sulla
trasmissione chimica di Otto Lowei che, pur formulata nel 1903, solo nel 1920 poté essere
sperimentata. Così fu anche per la scoperta dell’esistenza dei capillari. Harvey scrisse: “I have here
to cite certain experiments,from which it seems obvious that the blood enters a limb by the
arteries,and returns from it by the veins;that the arteries are the vessels carrying the blood from the
heart, and the veins are the returning channels of the blood to the heart;that in the limbs and
extreme parts of the body the blood passes either immediately by anastomosis from the arteries into
the veins,or immediately by the porosities of the flesh,or in both ways ...” .
Solo successivamente con l’osservazione al microscopio dei tessuti fu possibile dimostrare ciò che
Harvey aveva solo ipotizzato. Recenti studi nei sopravvissuti da arresto cardiaco hanno dimostrato
che, sebbene la maggior parte di questi pazienti non conservi particolari ricordi dell’evento, circa il
10% di essi descrive esperienze che sono riconducibili alla così detta Near-Death Experiences o
NDE: in altre parole alcuni di essi avrebbero la capacità di “vedere”e dunque di ricordare specifici
dettagli delle manovre rianimatorie successivamente confermati dallo stesso staff medico. Sebbene
in altre circostanze mediche, in cui il cervello mantiene ancora un certo grado di funzionamento,
queste esperienze possano essere spiegate come fenomeni allucinatori secondari a modificazioni
biochimiche cerebrali, ciò è assai improbabile nel caso dell’arresto cardiaco in cui la corteccia
cerebrale non mostra segni di vitalità e non potrebbe certamente essere in grado di produrre
processi complessi di pensiero normalmente mediati da diverse aree corticali.
Le conoscenze mediche circa la fisiologia cerebrale durante e dopo l’arresto cardiaco non sono oggi
in grado di offrire una spiegazione scientifica del fenomeno.
Studi neurofisiologici eseguiti su pazienti affetti da epilessia parziale semplice o complessa del lobo
temporale hanno dimostrato, inoltre, la presenza di fenomeni psichici soggettivi, non descritti dalla
letteratura specialistica, che si verificherebbero durante l’aura degli attacchi epilettici: i pazienti si
sentirebbero improvvisamente capaci di predire fenomeni o eventi che stanno per accadere. Questa
forma di precognizione o prescienza sembra essere legata al lobo temporale dx, ma non è ancora
noto come ciò possa verificarsi. Il test di Rorschach, somministrato in ipnosi profonda a soggetti
con anamnesi negativa per disturbi dissociativi, mostra l’esistenza di vite passate.
Il fenomeno del déjà-vu valutato con l’ Inventory of Déjà-vu Experiences Assessment in una
popolazione di soggetti adulti sani ha evidenziato il suo manifestarsi in assenza di disturbi della
memoria, cognitivi in generale o della sfera dissociativa.
Lo scientismo arriva a negare l’esistenza dei fenomeni psi-cognitivi considerandoli forme di
allucinazioni o comunque di psicopatologia. Eppure numerosi studi di parapsicologia condotti
ormai da un centinaio di anni con metodi scientifici riconosciuti, mostrano che la mente umana è
capace di compiere azioni che vanno al di là del mondo oggettuale e che non possono essere spiegate
dalle leggi fisiche naturali.
La realtà di questi fenomeni ci impone, quindi, di ampliare la nostra visione del mondo e di
riflettere sull’idea dell’esistenza di una mente, di una realtà spirituale indipendente in sé stessa,
capace di agire trascendendo i limiti fisici. Così, se un individuo dopo una NDE, riferisce di essersi
sentito fuori dal proprio corpo e di aver avuto informazioni, per esempio, su eventi avvenuti a
distanza, potrebbe trattarsi di un’illusione ma non si può scientificamente dire che deve essere
un’illusione. La scienza vuole che i dati vengano attentamente esaminati, non ignorati o addirittura
eliminati dal pregiudizio.
Cenni Storici.

E’ possibile suddividere la lunga storia della parapsicologia in alcuni periodi schematici, costruiti
su poche linee essenziali: – Periodo Storico, che dai primordi giunge al 1770, data assolutamente
arbitraria, quando il medico Franz Anton Mesmer pubblicò la sua opera più importante: Mémoire
sur la découverte du magnetisme animal. – Periodo Mesmerico, che va dal 1770 al 1848, altra data
arbitraria ma significativa, perché rappresenta l’inizio del movimento spiritico. – Periodo
Spiritico, che, nato a metà dell’Ottocento, continua tuttora con una evoluzione indipendente. –
Primo Periodo Scientifico, che coincide con la fondazione della Society for Psychical Research a
Londra,nel 1882. – Secondo Periodo Scientifico (più propriamente Periodo Parapsicologico), con
inizio nel 1937 quando a Durham (USA) fu pubblicato il primo numero del Journal of
Parapsychology, diretto da Joseph Banks Rhine. Storicamente, Josef B.Rhine è considerato colui
che ha condotto la ricerca parapsicologica all’interno della scienza e ciò grazie al sistematico
utilizzo della metodologia quantitativa. In realtà, vi sono antecedenti storici al lavoro di Rhine.
Già nel 1884 Charles Richet servendosi di semplici mezzi, come le normali carte da gioco, inaugurò
i primi studi quantitativi sulla telepatia, i quali comprendevano una convalida dei risultati
attraverso l’elaborazione del calcolo delle probabilità. Tuttavia, solo con Rhine la ricerca
quantitativa divenne sistematica e continuata. I protocolli di ricerca prevedevano la messa a punto
di sistemi che producessero sequenze casuali di una serie prefissata di bersagli che il soggetto
doveva “indovinare” senza ricorrere alla percezione sensoriale o a inferenze razionali; facendo
riferimento all’attesa statistica si poteva calcolare la significatività degli eventuali risultati
anomali (o non casuali) delle prove. I bersagli erano costituiti da mazzi di carte numerate.
Successivamente Rhine chiese a Karl Zener, uno specialista di psicologia della percezione, di creare
una nuova serie di carte più facilmente distinguibili e memorizzabili: la soluzione fu il noto mazzo
di carte Zener o ESP costituito da cinque simboli (stella, onde, croce, cerchio, quadrato) che, nelle
intenzioni dell’ideatore, dovevano essere anonimi e suscitare scarse reazioni emotive nei soggetti
sperimentali. Essendo 25 le carte Zener ed essendo ogni simbolo rappresentato 5 volte, la
probabilità di indovinare una carta era uguale a un quinto e l’attesa media casuale dei successi, nel
tentativo di indovinare tutte le 25 carte del mazzo, risultava pari a 5. Ogni serie di 25 prove, cioè
quelle fatte su un mazzo intero, costituiva così un vero e proprio esperimento. Rhine si riprometteva
tre scopi: affermare la parapsicologia come scienza, farla entrare nei laboratori universitari e
stabilire la natura non fisica della psi. Egli dimostrò che l’uomo possiede delle capacità che non
dipendono né dai sensi, né dal tempo, né dallo spazio, ma il suo più grande merito fu, senza dubbio,
quello di aver concentrato gli studi non tanto, o non soltanto, sulla dimostrazione dell’esistenza dei
fenomeni psi quanto sulla ricerca di un metodo scientifico che li potesse descrivere. Nel panorama
italiano meritevole di attenzione è, invece, il lavoro dello psicoanalista Emilio Servadio, che dal
1935 pubblica una serie di articoli sulla psicodinamica delle manifestazioni psi. I risultati
principali cui l’Autore perviene possono essere sintetizzati nei seguenti punti: – il substrato
dell’ESP è rappresentato da relazioni interpersonali emotivamente significative; – questi rapporti
si possono far risalire all’infanzia, il che spiega il maggior manifestarsi dell’ESP fra consanguinei
(in particolare madre-figlio); – l’ESP costituirebbe una sorta di comunicazione arcaica e primitiva;
– il movente inconscio dell’ESP è spesso l’angoscia di separazione, vissuta come perdita dell’oggetto;
– condizioni affinché il fenomeno paranormale accada è il verificarsi, da parte della coppia, di una
comune tendenza regressiva che tende a ridurre la loro individuazione-separazione; – il fenomeno
telepatico è strutturalmente inconscio.
Col tempo i parapsicologi constatarono che il metodo rhineiano, basato sull’indovinamento di carte,
escludeva dalla sperimentazione fondamentali variabili psicologiche ritenute essenziali nelle
manifestazioni psi. I bersagli utilizzati furono meno definiti dei simboli Zener, ma maggiormente
ricchi di emozione, significato e stimolo motivazionale: immagini, filmati, scene vissute, ecc.
A tal proposito, un originale filone di ricerche fu quello relativo all’indagine parapsicologica sul
sogno definito da Louisa Rhine, come lo “stato mentale” nel quale più frequentemente si
manifestano facoltà di tipo paranormale o extrasensoriale. Ma i sogni paranormali, da secoli
sospesi fra magia e tradizioni popolari, solamente grazie ai progressi nella comprensione della
fisiologia del sonno e con il relativo sviluppo di tecnologie appropriate, troveranno, a partire dagli
anni ’60, una loro credibilità scientifica. Dal 1962 al 1973, presso il laboratorio del sonno del
Maimonides Hospital Medical Center di New York, furono portate a termine da un’équipe di
psicologi. tredici sessioni sperimentali: dieci di queste fornirono risultati, giudicati statisticamente
significativi, sull’esistenza dei fenomeni psi. Negli anni successivi, uno degli sperimentatori del
Maimonides, Charles Honorton, proseguendo le sue indagini su come gli stati modificati di
coscienza possono promuovere l’ESP, utilizzò la tecnica del ganzfeld fornendo nuovi importanti
risultati. Il ganzfeld, che letteralmente significa “campo uniforme”, è una condizione sperimentale
di deprivazione sensoriale in precedenza molto utilizzata nell’ambito della psicologia della
percezione e in oftalmologia. Le prime meta analisi di Honorton compiute su 28 esperimenti
ganzfeld, realizzati dal 1974 al 1981, hanno portato a una significativa media percentuale di
successi (prove a favore!) del 35%, con variazione 28%-43% (si ricorda che l’attesa casuale era del 25%).
I dati complessivi sino al 1980 mostravano percentuali di successo che oscillavano dal 50% al 58%.
Nonostante gli esiti positivi delle precedenti sperimentazioni, nel 1985 Hyman e Honorton
sostennero la necessità di ulteriori studi condotti con standard di controllo maggiormente severi.
Si eseguì così, tra il 1983 e il 1989, una nuova serie di sessioni sperimentali con un sistema
totalmente computerizzato detto auto ganzfeld: con questa procedura si confermarono i precedenti
esiti. Gli studi eseguiti successivamente da Bem e Honorton nel 1994, poi da Milton e Wiserman
nel 1999, supportarono fortemente la riproducibilità delle tecniche ganzfelde auto ganzfeld per lo
studio dei fenomeni psi in laboratorio. Per quanto riguarda lo studio sperimentale della PK nuovi
risultati si ebbero, a partire dal 1969, con lo studio della cosiddetta micro-psicocinesi su Sistemi
Generatori di Eventi Casuali. In questo campo lo studioso di maggior spicco fu il fisico Helmut
Schmidt. La procedura prevedeva che il soggetto dovesse cercare di influenzare un processo
altamente casuale e imprevedibile, ovvero di accelerare o rallentare il decadimento di particelle
radioattive mostrato da un contatore, senza toccare la macchina o la fonte di radioattività.
Un importante sviluppo delle ricerche di Schmidt sono le recenti sperimentazioni di Robert Jahn
presso il Princeton Engineering Anomalies Research Laboratory (PEAR).
Si tratta di studi di micro-psicocinesi volti a verificare l’azione della volontà umana su complessi
sistemi meccanici, elettronici, ottici. Al PEAR sono state condotte diverse migliaia di questi
esperimenti con centinaia di soggetti e gli effetti rilevati sono generalmente molto piccoli ma
sufficientemente significativi da dimostrare una ripetibilità del fenomeno psi.

Le Neuroscienze.

Il magnetismo ha rivestito per oltre 3000 anni un ruolo determinante tanto nell’immaginazione
popolare quanto nella pratica medica, ma ancora oggi il mondo scientifico è fortemente dubbioso su
molte delle sue presunte proprietà. L’interazione tra campo magnetico (CM) e sistemi viventi è stata
oggetto di grande interesse negli ultimi decenni sia per l’elevata pressione elettromagnetica cui
l’organismo è oggi sottoposto, sia per l’aumentata incidenza di malattie in particolari aree
geografiche. In ambito medico e più specificatamente neurologico e psichiatrico, di particolare
interesse risultano gli studi che evidenziano le possibili influenze tra CM e sistema nervoso centrale
(SNC), con particolare riferimento alle basse frequenze, ritenute tradizionalmente incapaci di
indurre correnti sufficientemente forti da depolarizzare la cellula nervosa. Persinger e i suoi
collaboratori hanno pubblicato un gran numero di lavori sugli effetti psicologici indotti dai campi
magnetici, in particolare da CM deboli (micro-T) e con specifici pattern di onde in grado di indurre
risposte biologiche nella maggior parte degli individui. La stimolazione magnetica trans cranica
(TMS) e circum cerebrale, così come le fluttuazioni dell’attività geomagnetica naturale (il CM
ambientale è generalmente di 3 o più ordini di magnitudo più piccolo rispetto a quello utilizzato
per la TMS), sarebbero in grado di interferire con l’attività elettrica cerebrale e determinare
fenomeni come visioni di UFO, esperienze religiose, presenze, memorie di altre vite, ecc.
Il grado di interazione varia a seconda delle caratteristiche del campo, ma con modalità non
lineari. I risultati di diversi studi sostengono l’ipotesi che il senso di una presenza, che può essere la
base fenomenologica comune da cui possono derivare varie esperienze spirituali (dei, spiriti, angeli
e altre entità), è l’omologo emisferico destro del “senso del sé” dell’emisfero di sinistra, come se
l’emisfero destro fosse proiettato nell’emisfero sinistro lasciando il senso di una presenza non-self,
di una entità. Recenti osservazione di neuro imaging funzionale hanno, inoltre, suggerito una
correlazione tra esperienze spirituali e specifiche attivazioni neurofisiologiche. Presenze percepite
(localizzate soggettivamente a sinistra) sono state evocate da deboli campi magnetici applicati a
livello dei lobi temporoparietali di destra: la SPECT (Single Photon Emission Computed
Tomography) e lo studio elettroencefalografico hanno mostrato contemporaneamente un’aumentata
attività nel lobo parietale e nelle regioni occipitali dell’emisfero destro. Le immagini di RMN
dell’artista Ingo Swann, noto per le sue capacità di descrivere luoghi e oggetti lontani senza l’uso dei
normali sensi, hanno evidenziato una differente organizzazione strutturale e funzionale delle
regioni occipitale e parietale dell’emisfero destro. Sottoposto a CM circumcerebrale, l’artista
mostrava evidenti alterazioni della percezione. Persinger aveva inoltre notato che soggetti con
alterazioni della percezione, quando sottoposti all’azione di un campo magnetico, avevano alti
punteggi al Temporal Lobe Signs Inventory (TLS) (come se le esperienze psichiche fossero correlate
al funzionamento profondo del lobo temporale) e presentavano specifiche caratteristiche di
personalità tra cui marcata creatività, suggestionabilità, ipomania, ansia, depressione, labilità
emotiva. D.A. MacDonald e D. Holland trovarono inoltre correlazioni tra TLS e alti punteggi
all’Expressions of Spirituality Inventory. Non ci sono, invece, evidenze sperimentali di correlazione
tra campo magnetico atmosferico e fenomeni psi-cognitivi, benché siano stati evidenziati altri suoi
effetti biologici in merito alle sindromi dolorose, ai tempi di reazione e all’intensità delle onde alfa
dell’EEG. Questi risultati indicano che i fenomeni attribuiti al paranormale o ai processi
“extrasensoriali”, ordinariamente ritenuti artefatti metodologici o accettati come prova
dell’esistenza dell’anima, sono in realtà correlati quantitativamente con anomalie morfologiche e
funzionali dell’emisfero destro e in particolare della corteccia temporo parietale e parieto occipitale
(o i relativi input talamici). Nonostante la grande quantità di studi sulle interazioni del CM con il
corpo umano, alcuni Autori suggeriscono ancora cautela e, evidenziando la presenza di errori
metodologici, denunciano la necessità di ulteriori studi randomizzati, controllati, con procedure in
doppio-cieco, ai fini di una maggiore credibilità. I dati elettroencefalografici tendono, tuttavia, a
confermare quanto precedentemente affermato: believers e scettici rispetto ai fenomeni paranormali
presentano tracciati molto diversi tra loro e si avanza l’ipotesi, per i primi, di una maggiore
attivazione dell’emisfero destro e di una ridotta asimmetria funzionale interemisferica.
I believers mostrano banda Beta (attività eccitatoria) spostata più a destra; ridotta differenza inter
emisferica per i complessi Omega; alto punteggio alla Magical Ideation Scale; attività neuronale
generalmente più ridotta; allucinazioni simil-ipnagogiche. Studi successivi hanno evidenziato
differenze anche a carico delle bande Delta (p<0.01), Gamma (p<0.02) e Beta1 (p<0.07), confermando
la precedente ipotesi. I believers mostrano: • banda Delta (attività inibitoria) con sede più inferiore;
• banda Gamma (attività eccitatoria) spostata più a destra; • banda Beta con sede più posteriore.
L’iperattività dell’emisfero destro è riscontrabile in realtà in diverse condizioni, che vanno dalla
creatività spiccata al disturbo schizotipico di personalità, alla schizofrenia conclamata soprattutto
con predominanza di sintomi positivi; tuttavia, pur rappresentando un substrato biologico comune
che potrebbe favorire un certo allentamento dei processi associativi, essa non sembra essere
sufficiente per lo sviluppo del disturbo psicotico. Essendo due gli aspetti peculiari del pensiero
schizotipico e dei fenomeni psi-cognitivi, uno negativo (tendenza alla psicosi) e uno positivo
(creatività), in un’ottica evoluzionistica il pensiero magico potrebbe essere interpretato come il
prezzo per un più elevato livello di sviluppo: l’idea creativa rappresenterebbe allora un “plus”,
rispetto al rumore di fondo sensoriale e linguistico, ma potrebbe dare anche “ falsi allarmi”
attribuendo erronei significati. Recentemente, alcuni Autori hanno avanzato l’ipotesi dell’esistenza
di un “biocampo”, ossia di un CM generato dai sistemi viventi e indipendente dall’attività del SNC o
dalla stimolazione muscolare, che sarebbe in grado di agire localmente attraverso forze
elettromagnetiche. Studi eseguiti in Inghilterra e poi confermati da altri ricercatori in Canada,
Germania e Stati Uniti (p<0,0002), hanno evidenziato, per esempio, come la “ sensazione dell’essere
osservati”, studiata attraverso semplici esperimenti di coppie soggetto-osservatore, sia indipendente
dalla percezione sensoriale. Altri studi riconoscono al “ biocampo” l’ulteriore proprietà di agire non
solo localmente ma anche a distanza, attraverso la volontà.
È stato osservato, infatti, che quando soggetto e osservatore sono posti a distanza, la volontà del
secondo induce modificazioni dell’attività elettro dermica del primo. L’IBA (Integrative Biofield
Awareness), particolarmente alta nei believers e nei soggetti professanti ESP, dipenderebbe dal
grado di consapevolezza del sé e dalla propensione verso l’altro. Il concetto di “volontà” ci riporta
inevitabilmente a quello di “coscienza”e dunque all’antica scissione mente-corpo, ma la spirale
evolutiva aggiunge a questo punto nuovi elementi interpretativi: alcuni Autori sottolineano
l’importanza della modificazione delle soglie di percezione, confermando la scissione psiche-soma;
altri, con atteggiamento meno conservativo, tentano di cogliere le basi neurofisiologiche della
coscienza e dunque della soggettività e della volontà, l’anello mancante tra mondo materiale e
spirituale; altri ancora propongono nuovi strumenti di lettura dei fenomeni in grado di ampliare i
confini del mondo conosciuto e superare così l’antica dicotomia: la fisica quantistica.

Fisica Quantistica e Teoria della Mente.

La fisica quantistica offre un modello interpretativo completo della realtà che unifica i concetti di
materia ed energia. I principî fondamentali su cui si basa sono:
Principio di Wave-Particle Duality.
A livello atomico energia e materia possono essere descritti indifferentemente in termini di “onda” o
di “particella”: tutto dipende dalle circostanze sperimentali, dal modo in cui ci si pone di fronte al
fenomeno. La lunghezza d’onda di un elettrone è intimamente correlata all’incertezza della
posizione dello stesso elettrone inteso come particella.
Principio della Complementarità di Neils Bohr.
Bohr affermava che non è possibile determinare posizione e momento di una particella elettronica
nello stesso istante perché l’osservazione limita l’accuratezza dell’osservazione. Più noi conosciamo
la posizione della particella meno conosciamo il suo momento e viceversa. Posizione e momento
sono variabili “complementari”, simultanee e non commutabili (per esempio misurare prima la
posizione e poi il momento non è come misurare prima il momento e poi la posizione dell’elettrone).
Principio dell’Incertezza di Heisenberg.
Heisenberg sosteneva che l’incertezza quantica nella determinazione simultanea di due variabili
complementari (posizione e velocità, tempo ed energia, ecc.) non è mai uguale a zero e ciò significa
che non possiamo conoscere il presente in tutti i suoi aspetti con assoluta certezza.
L’incertezza quantica nella determinazione della posizione di un oggetto è inversamente
proporzionale alla sua massa, dunque trascurabile per gli oggetti macroscopici ma importante a
livello atomico e molecolare.
Principio di State Super position.
Una delle proprietà più sorprendenti dei sistemi quantici è la coesistenza di diversi stati della stessa
particella nello stesso momento (coherence). Stati sovrapposti sono ridotti a uno soltanto dall’azione
della misurazione o da altri tipi di interazione con l’ambiente macroscopico (decoherence).
Principio dell’Entanglement.
La Copenhagen Interpretation delle leggi della meccanica quantistica sostiene che l’interazione tra
punti diversi dell’universo è limitata dalla velocità della luce (essi sono local) e la realtà è in parte
creata dall’osservatore. L’Interpretazione Transazionale sostiene, invece, l’esistenza di un mondo
oggettivo indipendente dall’osservatore ma i cui elementi sono “connessi” (entangled) al di là dello
spazio (non-local) e del tempo (istantaneamente, con una velocità maggiore della luce).
L’EPR-Paradox (Einstein, Rosen, Padolsky-Paradox), espressione tratta da un famoso scritto in
cui Einstein, cercava di dimostrare l’incompletezza della meccanica quantistica, si basa sull’assunto
dell’esistenza di una correlazione tra particelle che hanno precedentemente interagito e dalla cui
interazione è derivato un particolare stato chiamato da Schrodinger entangled. In altre parole,
quando due sistemi entrano fisicamente in contatto e dopo un certo periodo di influenza reciproca
vengono nuovamente separati, essi perdono le proprie caratteristiche e acquistano nuove proprietà
comuni che costruiscono una “connessione”.
Principio dell’Inversione Temporale.
È stato suggerito che buona parte, se non tutti, dei paradossi della MQ potrebbe essere annullata
solo ammettendo la possibilità che il tempo possa procedere anche all’indietro, dal futuro al
passato. Infatti, tutte le leggi e le equazioni principali della fisica sono invarianti rispetto al tempo.
Ciò significa che ogni processo fisico può andare nei due sensi, con il tempo che procede dal
presente al futuro, e viceversa, con il tempo che procede dal futuro verso il passato. Il concetto
dell’inversione del Tempo è diretta conseguenza del superamento del principio della Relatività di
Einstein che esclude la super luminalità (velocità maggiore della luce).
Effetto Tunnel.
Una conseguenza del comportamento probabilistico delle particelle sub-atomiche è rappresentato
dall’Effetto Tunnel. Consideriamo una particella che si trova in vicinanza di uno schermo a essa
impenetrabile e ne vogliamo determinare l’esatta posizione a un dato istante. Vedremo, analizzando
la curva che esprime la sua funzione d’onda, che una piccolissima porzione della curva si estende al
di là dello schermo. Ciò significa che la particella ha una piccolissima, ma reale, possibilità di
trovarsi al di là dello schermo anche se ciò è vietato dalle leggi della fisica classica. Se, invece,
abbiamo numerose particelle che si muovono verso lo schermo, come conseguenza dell’effetto tunnel
una piccolissima parte delle particelle riuscirà a superare lo schermo. In questo secondo caso si è
visto in esperimenti, che la fase di attraversamento dello schermo avviene a una velocità superiore a
quella della luce.
L’esistenza dell’entanglement è ormai oggi una certezza e non solo a livello molecolare. Aspect, et
al. nel 1982, dimostrarono che una variazione di polarizzazione indotta su uno di due fotoni che
avevano precedentemente interagito, risultava istantaneamente anche nell’altro fotone senza che ci
fosse alcun trasferimento di energia o di segnale.
Grinberg e Zylberbaum applicarono successivamente i principi della fisica quantistica anche ai
sistemi viventi: potenziali visivi evocati (VEP) indotti nel cervello di un soggetto sottoposto a foto
stimolazione (figure, simboli, pitture, ecc.) inducevano un potenziale evocato con le stesse
caratteristiche morfologiche nel cervello di un soggetto non stimolato, collocato a diversi metri di
distanza. L’iniziale idea di un trasferimento di potenziale tra i due soggetti venne smentita
dall’utilizzo delle gabbie di Faraday, che escludevano ogni possibile influenza neurale ed
elettromagnetica. Benché non ci fosse evidenza di un passaggio di esperienze soggettive coscienti,
l’apparente trasferimento di energia era accompagnato dalla sensazione di una interazione
completata con successo. Altri studi controllati, effettuati sempre con la camera di Faraday, hanno
evidenziato inoltre la presenza di una “connessione” non solo nel gruppo sperimentale ma anche in
quello di controllo, a dimostrazione del fatto che l’entanglement è un fenomeno proprio di tutti i
sistemi viventi. Harald Walach (2005) ha anche ipotizzato un modello di relazione corpo-mente
sfruttando i concetti di “complementarità”ed entanglement, mentre Luiz Pinguelli Rosa e Jean
Faber (2004) hanno proposto un modello della mente basato sul principio quantico della
“sovrapposizione degli stati coerenti” e sul funzionamento intrinseco dei micro tubuli delle cellule
nervose. Risulta evidente come la fisica quantistica, abbattendo completamente le dimensioni
spazio-temporali e costruendo un modello di realtà dipendente dall’osservatore, presenti
sorprendenti correlazioni con i fenomeni paranormali. Si pensi, per esempio, ai rapporti tra:
principio dell’Incertezza ed elusività degli eventi parapsicologici; principio dell’Entanglement ed
ESP (fenomenologia di tipo cognitivo) o PK (fenomenologia di tipo fisico): il superamento dei
concetti di spazio e di tempo consente ad alcuni fenomeni di influenzarne altri posti a distanza e
nel medesimo istante; Copenhagen Interpretation della MQ (l’osservatore modifica l’osservazione) e
la PK; principio dell’Inversione Temporale e i concetti di precognizione, retrocognizione e PK
retroattiva; Effetto Tunnel e smaterializzazione/rimaterializzazione.
Poiché stati modificati di coscienza (stato di trance, di rêverie, sogno, ganzfeld, ipnosi,
rilassamento psichico, meditazione, alterazioni mentali indotte da droghe, stato di coma, epilessia,
ecc.) si associano a una maggiore frequenza e intensità di certi fenomeni psi, il riscontro di
possibili nessi tra coscienza, neuroscienze e meccanica dei quanti potrebbe risultare di
straordinario interesse.

Le Scienze Psichiatriche.

Una possibile conciliazione tra le diverse posizioni circa l’origine dei fenomeni psi-cognitivi è
rappresentata dalla teoria del “campo di coscienza”, ciò che Carl Jung ha definito con il concetto di
“inconscio collettivo”. L’idea di base della teoria del campo di coscienza è che la mente e la materia
siano in realtà strettamente correlate. Le più nobili funzioni della mente, che includono la
coscienza e l’esperienza spirituale, operano, secondo Freud, in base all’antico principio del piacere e
in accordo con le leggi cartesiane e della meccanica newtoniana: pensiero e azione sono vincolati da
rapporti lineari di causa-effetto e, dunque, temporalmente sequenziali; essi procedono immutati
finché non interagiscono con altre forze, siano esse un altro pensiero o un altro comportamento.
Ciò avverrebbe sempre con un certo grado di resistenza. Carl Jung, pur confermando lo stesso
paradigma cartesiano e newtoniano che egli chiama mechanistic causal, aggiunge un secondo
modello: the energetic-final. In altre parole, soggetto e oggetto danno origine a uno stato in cui la
coscienza non è più soltanto un attributo esclusivo della mente che osserva ma un comportamento
diffuso di un campo energetico. Il mondo oggettuale e quello dell’esperienza interiore sono per Jung
realtà complementari l’una all’altra, sebbene mutuamente esclusive. Carl Gustav Carus (1779-1868)
aveva già proposto una sua teoria dell’inconscio che per certi versi ricorda alcuni punti focali del
pensiero junghiano. La dottrina che egli espone è psicologica ma anche sapientemente integrata con
le conoscenze biologiche del suo tempo. L’inconscio è inteso dall’Autore simultaneamente come
biologico, materiale e psicologico in natura così che la storia dello psichismo, la storia dell’anima,
si integrerebbe perfettamente con quella dell’individuo e con la storia biologica della specie.
Da questa prospettiva l’inconscio è riconosciuto come elemento indispensabile del pensiero
razionale. Nel 1921 Freud scrive: “There is little doubt that if attention is directed to occult
phenomena the outcome will very soon be that the occurrence of a number of them will be
confirmed;and it will probably be a very long time before an acceptable theory covering these new
facts can be arrived at”. Nonostante fosse chiaro che Freud credeva nell’esistenza dell’occulto, egli
rimproverava aspramente Jung circa la sua teoria della sessualità che a suo parere sembrava essere
“as a bullwark against the black tide of mud of occultism”.
L’ambivalenza di Freud era evidentemente giustificata dal timore che l’occultismo potesse mettere a
repentaglio la credibilità scientifica della psicoanalisi. In Dreams and Occultism (1935), egli
rafforzò infatti i propri dubbi sostenendo l’idea che i fenomeni paranormali rappresentassero un
pericolo per la ragione e una forma di resistenza al faticoso esame di realtà. Jung, dall’altra parte,
interpretava la conoscenza intuitiva come una “irrazionale funzione della percezione”, intendendo
per “irrazionale”non qualcosa che andasse contro la ragione ma che piuttosto la superasse.
Con Spinoza, egli credeva che la “scienza intuitiva”fosse la più alta forma di conoscenza. L’idea
freudiana dell’occultismo come una” religione”che, per sua stessa definizione, nasce in opposizione
al pensiero scientifico, in realtà differisce significativamente dalla posizione di molti altri uomini
di scienza. Einstein, per primo, pone la fede per Dio al centro del proprio lavoro scientifico e
sostiene l’idea che l’esperienza della religione cosmica rappresenti in realtà la radice di tutte le
verità scientifiche. In sintonia con le idee di Einstein e Jung, piuttosto che con quelle di Freud,
Wilfred Bion sottolinea, con la sua O-theory, l’essenzialità della prospettiva spirituale nell’ambito
scientifico. Egli sostiene che Freud abbia focalizzato la sua attenzione sul fenomeno non sul
noumeno, ossia sulla cosa-in-se-stessa che, a suo avviso, dovrebbe essere l’essenza della dottrina
psicoanalitica. La cosa in sé o archetipo, afferma Bion ispirandosi alla filosofia kantiana, viene
descritto come “spirito” che si manifesta a livello psichico, ma in realtà esso si trova oltre la sfera
psichica. La non rappresentabilità, la trascendentale natura dell’archetipo, porta Bion a parlare di
O, ossia di ciò che non è né conosciuto né conoscibile ma sempre in divenire. I fenomeni psichici,
come la telepatia, la chiaroveggenza, ecc., un tempo quasi di dominio assoluto degli analisti
junghiani, non sono rappresentati solo nelle teorie della sincronicità, degli archetipi o
dell’inconscio collettivo di questo Autore ma anche, in modo meno diretto, nella teoria
dell’identificazione proiettiva di Melanine Klein e nella già citata O-theory di Bion.
Fino agli anni ’50, tuttavia, solo pochi analisti si sono occupati direttamente di occultismo e non
sono stati fatti significativi passi in avanti nella conoscenza dei fenomeni paranormali. Nonostante
le enormi possibilità di conoscenza che il setting psicoanalitico offre in termini di accesso al mondo
dell’inconscio, purtroppo pochi sono i dati oggi riportati a riguardo. Le pubblicazioni su presunte
esperienze telepatiche degli analisti durante le sedute, sono in realtà piuttosto numerose ma
l’anonimato e il timore di scoprirsi improvvisamente “pazienti” non hanno consentito un confronto
tecnico concreto e una valutazione oggettiva del fenomeno. Nel 1973 Robert Stoller, e come lui molti
altri analisti, scrisse un interessante documento su alcuni sogni suoi e dei suoi pazienti, definiti
dall’Autore stesso come “telepatici”, che tuttavia non venne mai pubblicato.
Le evidenze cliniche mostrano, comunque, l’esistenza di una qualche relazione tra eventi
traumatici accaduti nei primi anni di vita e le comunicazioni inconsce ma non si riesce ancora a
capire perché alcuni pazienti acquistino capacità extrasensoriali che superano i confini dello spazio
e del tempo, altri, invece, particolari predisposizioni per le attività creative come la musica, la
poesia o le arti figurative, mentre altri ancora divengano semplicemente psicotici. Fenomeni di
sincronizzazione si verificano soprattutto durante il trattamento di pazienti schizofrenici, nei
borderline e in quelli fortemente traumatizzati, come se l’origine dei fenomeni psichici risultasse
da una perdita della capacità della mente di contenere le emozioni e dunque di tollerare una
qualche forma di attaccamento. Secondo Jung,l’effetto di sincronizzazione è da intendersi come un
fenomeno normale piuttosto che psicotico, ossia come un naturale meccanismo di difesa contro
emozioni inconsce disturbanti. Tuttavia, l’esperienza clinica mostra che l’esercizio delle percezioni
extrasensoriali, come la precognizione, la telepatia, ecc., può in qualche modo compromettere
l’esame di realtà e interferire con lo sviluppo emozionale della personalità se non ben integrato nel
più ampio contesto delle altre funzioni mentali. Se il contatto con la trascendenza è in qualche
modo facilitato da esperienze traumatiche precoci, esse, poi, finiscono paradossalmente per
ostacolarle. La consapevolezza dello stato emozionale inconscio può, invece, eliminare gli ostacoli e
facilitare l’accesso alla trascendenza stessa, può riparare i confini tra mondo spirituale e
conoscenza emozionale, cosicché i doni dell’intuizione trascendente possano essere impiegati al
servizio dell’evoluzione verso un più alto stato di conoscenza e saggezza. Diversi ricercatori hanno
tentato di spiegare le ragioni della crescente attenzione della società moderna verso i fenomeni
paranormali e hanno posto l’attenzione su vari elementi: sesso ed età, fattori nutrizionali,
suggestionabilità, empatia e carisma, ricerca di sensazioni, traumi infantili, abusi sessuali,
disadattamento, nevrosi, paura della morte, senso di instabilità, povertà delle capacità cognitive,
errori di ragionamento, scarsa intelligenza emotiva, inclinazione alla fantasia, creatività spiccata,
tolleranza delle ambiguità, pensiero magico, frode, coincidenze, religiosità. L’antica dicotomia
cuore-ragione, mente-corpo è stata da sempre oggetto di studio e riflessione. Epstain (1994),
attraverso la Cognitive Experiential SelfTheory (CEST), ha tentato un’integrazione delle diverse
linee di ricerca distinguendo il pensiero ordinario in “razionale”ed “esperienziale”.
Il primo, esclusivo della specie umana ed evolutivamente più recente, si caratterizza per
l’astrazione, la freddezza razionale ed è espressione della complessità dell’ambiente, dunque della
capacità umana di rappresentazioni simboliche. Il secondo, presente anche in altre specie animali
ed evolutivamente più antico, è invece un pensiero rapido, olistico, il cui scopo non è tanto la
formulazione di una risposta corretta quanto di una guida di comportamento. Se il pensiero
razionale interviene solo nelle situazioni più impegnative che forniscono un certo quantitativo di
informazioni, quello esperienziale, che deriva dalle primissime esperienze affettive dell’individuo,
interpreta su base emozionale gli eventi della vita quotidiana e appare, nel suo riproporsi, come un
sentimento vago, preconscio, quasi una intuizione. Il pensiero magico e l’euristica cognitiva che su
di esso si basano, organizzano così le informazioni complesse, minacciose o dubbie in una forma
più controllabile e comprensibile. L’uso, tuttavia, di questi meccanismi non è scevro da errori ed è
possibile che proprio su questi errori possano trovare giustificazione certe credenze paranormali.
Esse, contrariamente al pensiero scientifico che offre un modello di realtà astruso, casuale e
difficilmente prevedibile, appagano da una parte bisogni sociali fondamentali come la
comprensione del sé e del mondo, il controllo sugli eventi e, dall’altra, sono facilmente verificate
dal pensiero esperienziale.
La precarietà sia fisica sia psichica dei nostri giorni è sicuramente uno dei fattori più importanti
nella genesi dei fenomeni paranormali. Studi effettuati dopo l’esplosione della navicella spaziale
Challenger nel 1986 su bambini sani, anche dopo anni dall’evento, hanno mostrato quadri cognitivi
del tutto simili a quelli di bambini con disturbo post-traumatico da stress (PTSD), tra cui
negazione, evitamento di pensiero, fantasia, senso di pericolo imminente, idee negative sul futuro
del mondo e fenomeni paranormali. Ciò mostra come le pseudoscienze possano assumere, in alcuni
casi, il ruolo di strumenti per la comprensione, accettazione e attribuzione di significato a eventi
che negano i bisogni umani fondamentali. La nozione spirituale di un’anima o di una mente che
possa operare separatamente dal corpo e sopravvivere dopo la morte riduce significativamente le
emozioni negative derivanti dalla incontrollabilità degli eventi. Andreas Ergovich ha evidenziato
una correlazione positiva significativa tra paranormale, suggestionabilità (accettazione acritica,
non volitiva di azioni certe o proposte) e dipendenza di campo.
In accordo con la teoria sulla dipendenza/indipendenza di campo, gli individui campo-dipendenti
sarebbero maggiormente influenzati, nella loro percezione, dall’ambiente circostante, avrebbero
capacità cognitive meno brillanti, una concezione meno articolata della propria immagine corporea
e una minore differenziazione dal punto di vista neurofisiologico.
È stata, infatti, dimostrata una ridotta specializzazione emisferica nei campo-dipendenti così come
nei believers e questa mancanza di asimmetria funzionale del cervello sembra essere dovuta a
un’iperattività dell’emisfero destro.
Nuove sperimentazioni mostrano, inoltre, che la variabilità ambientale sia in grado non solo di
modificare la percezione, e quindi di contribuire alla strutturazione di eventuali forme
allucinatorie o fenomeni affini come già evidenziato dagli studi di Lange, Houran, Harte, e
Havens, ma anche di determinare autonomamente tali eventi, al pari di un vero e proprio stimolo
grilletto.
Malattia Psichiatrica e fenomeni PSI cognitivi.

Un rapido sguardo ai criteri diagnostici previsti dal DSM-IV-TR per il disturbo schizotipico di
personalità, rende evidente l’analogia tra fenomeni paranormali e disturbi psichiatrici: credenze
strane o pensiero magico che influenzano il comportamento e sono in contrasto con le norme sub
culturali (per esempio, superstizione, credere nella chiaroveggenza, nella telepatia o nel “sesto
senso” e, nei bambini e adolescenti, fantasie e pensieri bizzarri); esperienze percettive insolite,
incluse illusioni corporee; pensiero e linguaggio strani (vago, metaforico, iper elaborato,ecc.);
comportamento o aspetto strani, eccentrici o peculiari. Come sostenuto da Day e Peters (1999), tratti
schizotipici di personalità che rimangono a un livello sub clinico sono ampiamente rappresentati
nella popolazione generale e ciò può essere dimostrato semplicemente tramite la somministrazione
di test psicometrici. Numerose ricerche hanno trovato relazioni significative fra tratti dissociativi
di personalità e soggetti apparentemente sani professanti capacità paranormali.
Nel 1974, Windholz e Diamond osservarono alti punteggi nelle scale Hypomania e Schizofrenia
dell’MMPI negli individui con fenomeni psi-cognitivi. Thalbourne e Delin, nel 1994, sulla scia di
altre ricerche australiane, hanno condotto in Inghilterra uno studio su 114 studenti universitari
sani individuando una correlazione moderatamente significativa tra aspetti della sfera affettiva
(aspetti maniacali, depressivi e maniaco depressivi), pensiero magico e certe esperienze
extrasensoriali e una correlazione altamente significativa tra ESP e aspetti schizotipici della
personalità. Altri Autori ancora, confermando l’importanza degli elementi dissociativi (disturbo
dissociativo di identità, schizofrenia e personalità border) nei soggetti psicognitivi, sottolineano
l’ulteriore pericolosità dell’esercizio dei presunti poteri paranormali per l’integrità dell’Io.
Una componente cruciale del pensiero creativo, comunemente inteso come una delle più complesse
funzioni cognitive sia dal punto di vista della psicologia individuale sia dalla prospettiva
dell’evoluzione biologica, è l’abilità a stabilire nuove connessioni. Tradizionalmente associato ai
fenomeni paranormali, esso si pone lungo un continuum che va dalla creatività al pensiero magico,
dalle esperienze paranormali a vere e proprie alterazioni di pensiero, intese come elaborazioni
illusorie di associazioni spontanee. Connessioni tra eventi oggettivamente non correlati sono,
infatti, molto frequenti nell’apofenia (specifica esperienza di un’abnorme significatività di
fenomeni coincidenti) che è considerata il campanello d’allarme di una schizofrenia agli esordi.
Una giovane donna schizofrenica descrive così, retrospettivamente,il suo primo episodio psicotico:
“Every single thing ‘means’ something.This kind of symbolic thinking is exhaustive… I have a sense
that everything is more vivid and important; the incoming stimuli are almost more than I can bear.
There is a connection to everything that happens – no coincidences. I feel tremendously creative”.
Secondo alcuni Autori, tuttavia, la creatività e l’inclinazione alla fantasia, tradizionalmente
correlate alle esperienze dissociative e anche alle false memorie, non sembrano significativamente
legate al grado di funzionamento cognitivo dell’individuo quanto alle sue esperienze emozionali e,
contrariamente alle aspettative, una fantasia particolarmente spiccata non sembra comportare un
maggiore rischio di confondimento tra realtà e immaginazione. Attraverso la somministrazione del
Narcisistic Personality Inventory e di due scale per la valutazione dei fenomeni paranormali, la
Paranormal Belief Scale e la Australian Sheep-Goat Scale, Roe e Morgan (2002) non hanno trovato
correlazione tra disturbo narcisistico di personalità e Paranormal Belief Scale scores, mentre
significativa è stata la correlazione tra narcisismo e Australian Sheep-Goat Scale scores
relativamente a ESP e PK. Questi rapporti sono stati interpretati in termini di esigenza di
controllo. Individui professanti OBE presenterebbero invece, in modo significativo, un alterato
rapporto con il proprio corpo, testimoniato dalla presenza di un profondo senso d’insoddisfazione
per la propria immagine corporea, ansia sociale, disturbi da dismorfismo corporeo, ecc.. I dati circa
la possibile correlazione tra disturbi dell’identità di genere ed eventi psi-cognitivi, sostenuta
dall’ipotesi di McBeath, non sembrano invece essere confermati. L’OBE è un evento dissociativo
unico. Gli studi hanno osservato che questa esperienza tende a comparire spontaneamente nelle
situazioni stressanti e ipnagogiche, soprattutto nei soggetti altamente suggestionabili e con tratti
dissociativi. Particolarmente interessanti sono gli studi che evidenziano il potere terapeutico
dell’OBE spontaneo in ipnoterapia. Della terapeuticità dell’OBE ci parla anche Bruce Greyson il
quale, studiando il fenomeno in una popolazione di pazienti psichiatrici, ha osservato una minore
sofferenza psichica nei soggetti che, pur incontrando la morte, avevano fatto esperienza di NDE.
L’incontro con la morte, afferma l’Autore, è un evento traumatico che porta a stress psicologici
clinicamente significativi, a un calo delle capacità di funzionamento e quindi alla necessità di una
stretta assistenza psichiatrica. L’esperienza del distacco dal proprio corpo così come l’incontro con
familiari deceduti o con figure religiose, la trascendenza dell’Io e l’assenza di coordinate spazio-
temporali definite, si associano, invece, a un maggiore attaccamento alla vita, a un migliore livello
di auto-stima, quindi, a una riduzione della paura della morte, delle idee di suicidio e dei sintomi
post-traumatici da stress. Greyson fa anche osservare come l’incidenza della NDE nella popolazione
testata sia assolutamente comparabile con quella attesa nella popolazione sana, a sottolineare la
non correlazione tra fenomeni psi-cognitivi e malattia psichiatrica.

Conclusioni.

Le diverse branche della scienza che si sono occupate dello studio dei fenomeni paranormali hanno
riconosciuto, seppur con qualche eccezione, l’esistenza di tali eventi e hanno fornito spiegazioni
differenti ma non incompatibili. Ciò che colpisce, a qualunque livello ci si confronti (psichiatrico,
neurologico, fisico) è la correlazione tra paranormale e “ scarso livello di differenziazione”.
Le caratteristiche di personalità e i disturbi psichiatrici che gli studi di psicologia e psicopatologia
associano ai fenomeni paranormali possono, infatti, essere collocati lungo un continuum che va
dall’Io cosciente (creatività, fantasia, suggestionabilità, religiosità, empatia, carisma) verso una
progressiva fusione dell’Io con l’ambiente (tolleranza delle ambiguità,“campo-dipendenza”,
disadattamento, ansia, depressione, pensiero magico) fino alla sua frammentazione nel mondo
oggettuale (disturbo schizotipico di personalità, schizofrenia e psicosi in genere).
Le neuroscienze evidenziano, al contempo, una perdita della differenziazione interemisferica con
iperfunzionalità dell’emisfero di destra, e la fisica quantistica propone innovativi concetti come
quelli di Entanglement, State Superposition, ecc.
Questa perdita di differenziazione/individualizzazione, che si realizza a più livelli (tra l’Io e
l’ambiente, tra emisfero destro e sinistro, tra soggetto e soggetto, rispettivamente) sembra riportarci
all’immagine bioniana della “Piega”: il contatto della “parte”con il “tutto”, il ritorno a “O”,
all’Origine, darebbe avvio alla spirale evolutiva e consentirebbe la costruzione di livelli di
complessità sempre maggiori. Cosa può significare tutto ciò in un ambito più strettamente
psichiatrico? I lavori forniti dalla letteratura sulla possibile correlazione tra fenomeni psi-
cognitivi e malattia psichiatrica sono numerosi come numerose sono anche le posizioni da essi
sostenute. Partendo, tuttavia, da un’ottica puramente fenomenologica e rinunciando, almeno in
parte, allo studio della genesi dell’ESP e delle sue relazioni con la psicopatologia, è possibile
identificare alcuni importanti elementi di differenziazione tra queste due realtà: i fenomeni ESP
sono realtà verificabili e non semplici convinzioni; sono eventi piuttosto rari e non vanno incontro
a cronicizzazione; la comorbilità non è significativa, nel senso che possono verificarsi
indipendentemente dalla presenza/assenza di disturbi psichiatrici; non si associano a vissuti
angosciosi o terrifici; non causano disagio clinicamente significativo o riduzione del
funzionamento sociale e lavorativo; hanno potenzialità terapeutiche (OBE). ESP e disturbo
mentale non sono concetti sovrapponibili. I fenomeni psi-cognitivi sono realtà verificabili ed
esistono al di là di qualsiasi alterazione delle funzioni psichiche. Tuttavia, se, come ampiamente
dimostrato, la psicopatologia funge da terreno di coltura per fenomeni altrimenti di difficile
osservazione, allora le scienze psichiatriche sono chiamate a offrire il loro fondamentale contributo
nel campo della ricerca, anche ai fini di un utile, vicendevole scambio.

ONDE ANTICIPATE E PARAPSICOLOGIA.


di Ulisse Di Corpo e Antonella Vannini.

La tesi di questo articolo è che l’allargamento della parapsicologia alle onde anticipate, consente di
operare un cambiamento di prospettiva che può portare ad inserire questa disciplina nel mondo
scientifico ed accademico, mitigando il rifiuto e l’ostilità che lo studio dei fenomeni paranormali
registra attualmente. La funzione d’onda relativizzata ha due soluzioni, una positiva che descrive
onde, energia e materia che si propagano dal passato verso il futuro (onde ritardate) e una negativa
che descrive onde, energia e materia che si propagano dal futuro verso il passato (onde anticipate).
Quest’ultima soluzione era stata rifiutata dai fisici degli anni ’30 in quanto ritenuta impossibile,
quasi uno scherzo della matematica; tuttavia, nel 1941 il matematico Luigi Fantappiè scoprì che le
proprietà di questa soluzione coincidevano con le proprietà dei sistemi viventi, giungendo così alla
conclusione che la vita, più che essere spinta da cause collocate nel passato (onde ritardate) è
attratta da cause collocate nel futuro (onde anticipate). Secondo il modello di Fantappiè, i sistemi
viventi si alimentano costantemente di onde anticipate al fine di sostenere i processi vitali. Per
questo motivo, i parametri del sistema nervoso autonomo, che sostiene i processi vitali, dovrebbero
mostrare reazioni anticipate a stimoli futuri. Questo effetto è stato ripetutamente confermato da
ricercatori indipendenti. Nel presente articolo si descrive come l’ampliamento della scienza alla
soluzione delle onde anticipate possa fornire un quadro teorico in grado di spiegare molti dei
fenomeni descritti nell’ambito della parapsicologia.

Causalità o super causalità?

Il mistero centrale della meccanica quantistica (MQ) è la dualità onda/particella.


L’Interpretazione di Copenhagen della MQ, ispirata ai lavori svolti da Niels Bohr e Werner
Heisenberg attorno al 1927, spiega questa dualità affermando che la particella si propaga come
onda e che quando l’onda viene osservata, collassa in una particella.
Questa interpretazione giunge così alla conclusione che l’atto di osservare crea la realtà, in quanto
fa collassare l’onda in una particella.
E’ importante notare che nell’Interpretazione di Copenhagen il collasso della funzione d’onda
(collasso dell’onda in una particella) avviene nello stesso istante in tutti i punti dello spazio.
Ciò richiede una propagazione istantanea dell’informazione, violando in questo modo il limite della
velocità della luce che Einstein aveva individuato come velocità massima di propagazione
dell’informazione. Analizzando questo paradosso, Schrödinger giunse alla conclusione che il
problema era riconducibile al modo in cui il tempo viene utilizzato nella MQ (Schrödinger, 1944).
Infatti, la funzione d’onda (ψ) di Schrödinger, che era al centro di buona parte della discussione,
non è relativistica in quanto tratta il tempo nel modo classico, con un ben definito prima e dopo il
collasso della funzione d’onda. La versione relativistica della funzione d’onda ( ψ) fu prodotta nel
1926 da Klein e Gordon, quando vi inserirono la relazione energia/momento/massa della relatività
ristretta di Einstein: E2 = m2c4 + p2c2, in cui E è l’energia dell’oggetto, m la sua massa e p il suo
momento. La soluzione dell’equazione di Klein e Gordon dipende da una radice quadrata che
produce sempre due tipi di soluzione: una positiva, che descrive onde che si propagano dal passato
verso il futuro (onde ritardate / causalità), e una negativa, che descrive onde che divergono a ritroso
nel tempo, dal futuro verso il passato (onde anticipate / retro causalità).
Se si interpretano i fenomeni della MQ partendo dall’equazione di Klein-Gordon si giunge alla
conclusione che:
- al livello subatomico il tempo è unitario, cioè passato, presente e futuro coesistono;
- la causalità è simmetrica, cioè vi sono tante cause che provengono dal futuro quante dal passato;
- la duplice manifestazione della materia non è altro che la manifestazione della duplice causalità.
Secondo questa interpretazione l’aspetto ondulatorio coincide con le cause che provengono dal
futuro, il cui esito non è ancora determinato e che si presentano perciò sotto forma di onde; le
particelle coinciderebbero invece con le cause provenienti dal passato, il cui esito è determinato e si
presentano perciò sotto forma di particelle. La dualità onda/particelle sarebbe, in definitiva, una
prova dell’esistenza della duplice causalità futuro/passato e della coesistenza di passato, presente e
futuro.

I modelli quantistici della coscienza e la parapsicologia .

Esiste uno stretto legame tra i tentativi di spiegare la parapsicologia per mezzo dei principi della
meccanica quantistica e i tentativi di spiegare la coscienza, sempre per mezzo dei principi della
meccanica quantistica. Questa analogia fornisce un supporto importante al fine di scegliere quale
interpretazione della meccanica quantistica possa essere adatta allo studio e alla spiegazione dei
fenomeni paranormali.
I modelli della coscienza rinvenuti in letteratura possono essere suddivisi in quattro grandi
categorie (Vannini, 2009):
1) La coscienza crea la realtà.
2) Determinismo vs. indeterminismo.
3) L’ordine crea la coscienza.
4) Relatività ristretta + MQ.
1. modelli che collocano la coscienza nella posizione di un principio primo dal quale discende la
realtà;
2. modelli che fanno discendere la coscienza dalle proprietà indeterministiche e probabilistiche del
mondo quantistico;
3. modelli che individuano nella meccanica quantistica un principio d’ordine dal quale discendono
e si organizzano le proprietà della coscienza;
4. modelli che integrano la meccanica quantistica con la relatività ristretta e individuano nelle
proprietà delle onde anticipate le qualità tipiche della coscienza e della vita.
I modelli quantistici rientranti nella prima categoria fanno generalmente riferimento
all’Interpretazione di Copenhagen, e sono caratterizzati tutti da una tendenza alla “ deriva mistica”,
in quanto fanno discendere i loro assunti dal fatto che la coscienza stessa si pone a monte della
realtà osservata, determinandola. In questo senso, i modelli che rientrano in questa prima categoria
potrebbero essere considerati non tanto dei modelli scientifici, quanto piuttosto dei modelli che
cercano di spiegare l’emergere della realtà osservabile da processi panpsichisti. Non a caso, gli stessi
autori di questi modelli fanno spesso esplicito riferimento al concetto di panpsichismo.
Di conseguenza, tali modelli sfuggono, per definizione, alla verifica sperimentale e all’approccio
scientifico. Per quanto riguarda i modelli rientranti nella seconda categoria, anch’essi si pongono
al di là della falsificabilità, in quanto partono dall’assunto che la coscienza risieda in un dominio
non osservabile con le attuali tecnologie della ricerca, come ad esempio i processi che avvengono a
scale di misura al di sotto della costante di Planck.
I modelli che rientrano nella terza categoria e che si basano sulla ricerca, in natura, di un
principio di ordine che possa giustificare le proprietà della coscienza, si richiamano
prevalentemente a principi e fenomeni che hanno già portato alla realizzazione di interessanti
applicazioni in campo fisico (come, ad esempio, i condensati di Bose-Einstein, i superconduttori e
il laser). Questo fa in modo che tali modelli possano essere più facilmente tradotti in ipotesi
operative da verificare in campo sperimentale. Tuttavia, al criterio della falsificabilità scientifica
va aggiunto un secondo criterio relativo alla compatibilità del modello con le caratteristiche tipiche
dei sistemi biologici. Ciò in quanto i principi di ordine rinvenuti nella terza categoria propongono
soluzioni spesso palesemente incompatibili con le caratteristiche dei sistemi biologici, come, ad
esempio, i condensati di Bose-Einstein che richiedono, per manifestarsi, temperature prossime allo
zero assoluto (-273 C°). Applicando questo secondo criterio di selezione vengono progressivamente
esclusi tutti i modelli, ad eccezione di quelli proposti dai matematici Luigi Fantappiè e Chris King.
A tal proposito è necessario sottolineare che il modello proposto da Fantappiè ed il modello
proposto da King possono essere considerati degli “ibridi” tra meccanica quantistica e relatività
ristretta, in quanto partono dall’unione dell’equazione di Schrödinger (meccanica quantistica) con
l’equazione energia, momento, massa (relatività ristretta).
Si giunge così alla conclusione che tutti i modelli proposti nell’ambito della meccanica quantistica
non sono traducibili in proposte sperimentali, perché incompatibili o con il criterio della
falsificabilità e/o con le caratteristiche dei sistemi biologici. Gli unici due modelli che superano il
vaglio di questa rassegna sono quelli che uniscono la meccanica quantistica con la relatività
ristretta.

Falsificabilità dell’Interpretazione di Copenhagen.

Come detto precedentemente, analizzando i paradossi dell’Interpretazione di Copenhagen, Erwin


Schrödinger giunse alla conclusione che il problema era riconducibile al modo in cui il tempo viene
visto da questa interpretazione, con uno specifico “prima” e “dopo” il collasso della funzione d’onda.
In altre parole, questa interpretazione utilizza la visione classica del Tempo, secondo la quale il
tempo fluisce unicamente dal passato verso il futuro (Schrödinger, 1944).
Ciò consente di ideare esperimenti in grado di falsificare l’Interpretazione di Copenhagen; infatti,
un esperimento che dovesse dimostrare che un effetto precede la causa, falsificherebbe
automaticamente l’Interpretazione di Copenhagen e tutte le spiegazioni dei fenomeni
parapsicologici che su di essa si basano. Quindi, al fine di decidere su quale delle due
interpretazioni della MQ (quella di Copenhagen o quella fondata sull’equazione di Klein-Gordon)
costruire la spiegazione dei fenomeni parapsicologici, basta verificare se esistono esperimenti che
dimostrano l’esistenza di effetti che precedono le cause. Fino ad oggi non si è riusciti a realizzare
questi esperimenti nei laboratori di fisica in quanto: “La natura in modo molto sottile, sembra sia
costantemente influenzata da interazioni a ritroso nel tempo. Comunque, l’uso di questo
meccanismo non è disponibile per lo studio sperimentale, anche a livello microscopico.
La transazione tra onde anticipate e onde ritardate, cancella tutti gli effetti delle onde anticipate, e
in questo modo nessun segnale delle onde anticipate risulta essere possibile. Sembra che il futuro
può influenzare il passato solo in modo indiretto, offrendo possibilità di scelta, di transazione”
(Cramer, 1986).
Al contrario, è possibile verificare la presenza di effetti retro causali con esperimenti sui sistemi
viventi. Ad esempio, Luigi Fantappiè scoprì che le proprietà matematiche delle onde anticipate
coincidono con le proprietà dei sistemi viventi e che la vita, di conseguenza, più che essere spinta da
cause collocate nel passato (onde ritardate) è attratta da cause collocate nel futuro (onde
anticipate). Secondo questo modello, i sistemi viventi si alimenterebbero costantemente di onde
anticipate al fine di sostenere i processi vitali; ciò implica che i parametri del sistema nervoso
autonomo, che sostiene appunto i processi vitali basilari, dovrebbero mostrare reazioni anticipate a
stimoli futuri. Una serie di esperimenti effettuati da ricercatori indipendenti mostrano che i
parametri fisiologici del sistema neurovegetativo anticipano gli stimoli e che questa anticipazione
si manifesta anche quando la natura dello stimolo è impredicibile. I risultati di questi esperimenti
sono incompatibili con l’Interpretazione di Copenhagen e, di conseguenza, la falsificano.

Parapsicologia e scienza.

Le proprietà delle onde anticipate consentono di giustificare, da un punto di vista scientifico,


l’esistenza di un ventaglio molto ampio di fenomeni anomali tipici della parapsicologia come, ad
esempio, la precognizione, la telepatia, le concentrazioni di forti quantità di energia, ecc.
A differenza delle spiegazioni che si fondano sull’Interpretazione di Copenhagen, quelle che si
basano sulla duplice soluzione dell’equazione di Klein-Gordon non hanno bisogno di ricorrere a
spiegazioni mistiche o di far discendere i fenomeni osservati da un principio primo, come la
coscienza, collocato al di fuori del campo di indagine della scienza. Utilizzando la soluzione delle
onde anticipate è possibile costruire spiegazioni del tutto condivisibili sul piano scientifico, e
soprattutto falsificabili. Ovviamente la resistenza che si evidenzia nei confronti di queste
spiegazioni è che esse affermano che le cause possono muoversi dal futuro verso il passato e che, a
livello subatomico, il tempo è unitario: passato, presente e futuro coesistono.

Alcune possibili spiegazioni dei fenomeni paranormali attraverso il paradigma delle onde anticipate.
Influenza del futuro sul passato .

Nell’Interpretazione di Copenhagen della MQ e nella visione classica del Tempo, in cui le cause e il
tempo si muovono unicamente dal passato verso il futuro, una volta che un evento è stato
determinato non può più essere modificato, in quanto l’onda è collassata in una particella: una
volta che l’onda collassa, l’evento è irreversibile. Viceversa, la visione del mondo che nasce
dall’allargamento della scienza alla duplice soluzione dell’equazione di Klein-Gordon, suggerisce
che alcuni eventi possono essere reversibili e che l’informazione, in particolare quella a contenuto
emozionale, può fluire a ritroso nel tempo.
Ad esempio, studiando l’affluenza dei pendolari sui treni, W.E. Cox ha scoperto una riduzione
consistente di passeggeri sui treni che hanno incidenti (Cox, 1956). In altre parole, un numero
significativamente inferiore di persone viaggia su treni che avranno incidenti. Confrontando il
numero di passeggeri pendolari sui treni che hanno incidenti, con il numero di passeggeri che
hanno viaggiato sullo stesso treno, allo stesso orario, per lo stesso percorso e nello stesso giorno della
settimana, nelle settimane precedenti l’incidente, Cox ha trovato che, nel giorno in cui il treno avrà
un incidente, il numero di passeggeri presenti sul treno è significativamente inferiore all’affluenza
attesa per quel giorno, e che tale riduzione non può essere spiegata come un effetto imputabile al
caso. I modelli della super causalità di King (1989) e della sintropia di Fantappiè (1942) affermano
che i vissuti collegati al sistema neurovegetativo (le emozioni) si irradiano a ritroso nel tempo; di
conseguenza, è possibile ipotizzare che i vissuti di angoscia e di terrore sperimentati da una persona
coinvolta in un incidente si irradino non solo verso il futuro, ma anche verso il passato,
consentendo alla stessa persona nel passato di percepire, come malessere, disagio, malore o
premonizione il proprio stato futuro. Ciò può portare a modificare le proprie scelte, ad esempio a
non salire sul treno che avrà l’incidente, cambiando in questo modo il corso degli eventi nel futuro.
In sintesi, quando si sperimenta una forte emozione questa retro agisce sollecitando una scelta
diversa nel passato. Di conseguenza, se diamo ascolto alle nostre emozioni, possiamo cambiare il
nostro futuro e, secondo questo approccio, il futuro cambia per il meglio. Questa interpretazione
suggerisce inoltre che è possibile retroagire sul passato, grazie ai vissuti emozionali, cambiando in
questo modo il presente. In base a questa affermazione il presente non è del tutto determinato, non
esiste alcun collasso della funzione d’onda, e sarebbe perciò possibile modificare il presente
inviando nel passato vissuti emozionali. La PNL e la psicoterapia Ericksoniana, soprattutto
attraverso l’uso dell’ipnosi e dello stato di trance, utilizzano continuamente tecniche di invio di
emozioni nel passato della persona al fine di modificare lo stato presente. Ovviamente, chi utilizza
queste tecniche, ha finora pensato che si trattasse unicamente di suggestione e quasi mai ha pensato
che fosse possibile modificare realmente il passato della persona e di conseguenza il presente.
Un altro esempio di retroazione è fornito dagli studi ai quali l’esercito statunitense ha dato avvio in
seguito alle evidenze riscontrare sul campo di battaglia. Nell’articolo “ In Battle, Hunches Prove to
be Valuable”, pubblicato sulla prima pagina del New York Times del 28 luglio 2009, si riporta che
durante l’ultima guerra in Iraq l’esercito americano ha scoperto che i vissuti emozionali consentono
di prevenire atti di terrorismo: “Provai improvvisamente un senso di freddo allo stomaco associato a
pericolo e gridai: no – no!”. Secondo i modelli della super causalità e della sintropia le emozioni
viaggiano a ritroso nel tempo; di conseguenza, quando sperimentiamo vissuti di terrore e di morte
inviamo questi vissuti a noi stessi, indietro nel tempo. In altre parole, costantemente percepiamo i
nostri stati futuri e in base a questa percezione possiamo decidere quale direzione scegliere e
modificare così il nostro futuro per il meglio. L’esercito americano ha scoperto che i soldati possono
percepire vissuti emozionali di morte e di terrore, nella forma di premonizione e sensazioni alla
bocca dello stomaco, e in base a queste percezioni modificare le loro scelte, evitando in questo modo
la morte. Secondo il New York Times, questi segnali emozionali si sono dimostrati, nella
prevenzione degli atti di terrorismo, più efficaci di tutte le costosissime tecnologie di intelligence.
Se le emozioni possono realmente muoversi a ritroso nel tempo, tutta una nuova gamma di tecniche
potrebbe essere messa a punto e sperimentata. Queste tecniche si baserebbero sul fatto di inviare nel
passato dei soggetti, emozioni che possano portare a modificare le scelte che sono state operate.
Modificando le scelte nel passato, cambia istantaneamente il presente, e quindi lo stato della
persona. E’ importante sottolineare che stando a questi modelli è possibile modificare il passato, ma
solo al fine di evitare danni nel futuro. Ad esempio, nel 1993 gli Stati Uniti cancellarono il
finanziamento per la costruzione dell’acceleratore per lo studio del bosone di Higgs, nonostante
fossero già stati spesi svariati miliardi di dollari.
Questa scelta fu motivata in parte dalla considerazione che la scoperta del bosone di Higgs avrebbe
richiesto la creazione di una situazione limite talmente pericolosa e distruttiva da irradiare i suoi
effetti a ritroso nel tempo, distruggendo in questo modo la sua stessa causa, l’acceleratore, e
impedendo in questo modo che l’evento distruttivo potesse aver luogo.

Non località.

Tra le proprietà matematiche delle onde anticipate troviamo i collegamenti istantanei tra punti
distanti del tempo e dello spazio. Infatti le onde anticipate, per muoversi a ritroso nel tempo,
devono necessariamente viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce.
Poiché le onde anticipate sarebbero, secondo il modello di Fantappiè, alla base delle proprietà della
vita, è possibile ritenere che collegamenti istantanei, non locali, caratterizzino molte delle funzioni
della vita. Ad esempio, la memoria potrebbe basarsi su collegamenti non locali con eventi passati.
Il cervello non sarebbe quindi un magazzino di informazioni, ma opererebbe come una antenna che
si può orientare, grazie alle emozioni, verso momenti dello spazio-tempo, che secondo l’equazione di
Klein Gordon sono tuttora presenti. Le informazioni sarebbero raccolte direttamente dalla fonte e
la nebulosità dei ricordi, con il passare del tempo, dipenderebbe dalla difficoltà che abbiamo nel
sintonizzare la nostra antenna, il nostro cervello, con questi eventi lontani nel tempo.
Se questa ipotesi è corretta, una serie di tecniche potrebbero potenziare i ricordi, o portare ad
acquisire informazioni che non erano state acquisite inizialmente.
Ad esempio, in ipnosi è possibile rendere i ricordi più precisi e vividi e recuperare informazioni che
il soggetto non avrebbe avuto modo di acquisire nella sua esperienza passata.
Mentre per la scienza classica la percezione può avvenire unicamente attraverso i 5 sensi, cioè
attraverso la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto ed il gusto, la nuova scienza apre la strada a nuovi tipi
di percezioni basate sulla non località.
Ovviamente, è possibile immaginare non solo tecniche che potenzino i ricordi, la memoria, ma
anche tecniche che consentano di potenziare e utilizzare i vissuti associati al sistema
neurovegetativo come se si trattasse di nuovi canali sensoriali.

Sincronicità.

Una delle caratteristiche principali delle onde anticipate è quella di essere finalizzate, ossia
generate da cause finali.
Riconoscere questa struttura finalistica della vita e della realtà ci porta a non remare contro le
cause finali.
Quando non si accetta la struttura finalistica della realtà ci comportiamo come tante schegge
impazzite che vanno ognuna nella propria direzione; quando invece accettiamo la struttura
finalistica, diventiamo elementi che, nel pieno rispetto della nostra individualità, si muovono nella
stessa direzione, collaborando, spesso in modo inconsapevole e apparentemente misterioso, l’un
l’altro al fine di raggiungere fini comuni per il benessere individuale e collettivo.

Concentrazione di energia.

Una delle proprietà delle onde anticipate è quella di portare alla concentrazione di energia.
E’ quindi possibile spiegare e studiare sperimentalmente tutta una serie di fenomeni caratterizzati
dalla forte concentrazione di energia e dalla concomitanza di eventi.
In questo modo l’allargamento alle onde anticipate, potrebbe consentire di inquadrare, entro il
complesso di tutti gli altri fenomeni naturali, manifestazioni che attualmente sfuggono ad ogni
spiegazione scientifica.

Piani che trascendono quello fisico e biologico.

La struttura finalistica delle onde anticipate consente di ipotizzare che l'Io dell’individuo non sia
altro che il riflesso di un Sé trascendente, nel quale tutte le cose trovano la loro origine.
In questo modo vengono ipotizzati piani che trascendono il piano fisico e biologico:
“Coloro che hanno avuto percezione di questi livelli attestano che si tratta di qualcosa di molto più
reale, duraturo e sostanziale del mondo di tutti i giorni. Si tratta della vera radice ed essenza della
vita stessa, dell’essere” (Assagioli, 1988).
La percezione e la collaborazione con questi piani della realtà dischiuderebbe possibilità e facoltà
finora inimmaginabili.

Conclusioni.

La tesi di questo articolo è che l’allargamento della parapsicologia alle onde anticipate, consente di
operare un cambiamento di prospettiva che può portare ad inserire questa disciplina nel mondo
scientifico ed accademico, mitigando il rifiuto e l’ostilità che lo studio dei fenomeni paranormali
registra attualmente.
Al contrario, continuare a ricondurre i fenomeni parapsicologici all’Interpretazione di Copenhagen
non può che far perdurare l’atteggiamento di chiusura su questi temi da parte del mondo
accademico.
Inoltre, si è osservato che, paradossalmente, il rifiuto di allargare le spiegazioni della
parapsicologia alla soluzione delle onde anticipate, si ha proprio all’interno della parapsicologia
stessa, come se, anche in questo ambito, si volessero ricondurre le spiegazioni alla causalità classica
o lasciarle in un regno di mistero e di magia.
Gli stessi parapsicologi si aggrappano spesso alla causalità classica, secondo la quale il tempo si può
muovere solo in avanti, con una netta distinzione tra passato, presente e futuro.
Lo scopo del presente lavoro era semplicemente quello di sottolineare come l’allargamento della
parapsicologia alla teoria delle onde anticipate possa consentire a questa disciplina di entrare
finalmente a pieno titolo a far parte del mondo della mainstream science.

MARCO TODESCHINI
NUOVA SCIENZA E TEORIA DEL TUTTO.
Di Luciano Saporito.

Non è facile riassumere in poche pagine a carattere divulgativo tutto il lavoro di Marco Todeschini.
Si tratta del lavoro enorme di un’ Uomo dalle capacità intellettuali eccezionali, come avremo modo
di constatare, che ha dedicato tutta la Sua vita alla Scienza, alla conoscenza e alla Spiritualità,
dando un contributo di valore assoluto sia per i Suoi contemporanei che per tutti gli Uomini del
futuro che avranno a cuore la vera conoscenza e il sapere. Certamente accostarsi oggigiorno (come
del resto lo fu anche in passato) al pensiero e alla Scienza di Marco Todeschini, richiede da parte
nostra umiltà, una grande apertura mentale, e anche uno spirito anticonformista e coraggioso.
Anticipo che chi possiede queste qualità, non mancherà di sentirsi gratificato dallo studio della sua
importantissima opera! Infatti Marco Todeschini con le sue importanti e innovative teorie
supportate da analisi matematiche e da esperimenti scientifici, ma controcorrente e invise
all’establishment “scientifico”, sia nel passato che nel presente, ci farà dono di una chiara e nuova
visione del Mondo, inteso come Materia e Spirito, nel quale anche Noi esseri Umani abbiamo il
privilegio di esistere. Marco Todeschini inventa una “Nuova Scienza”, la “ PsicoBioFisica”, che si
configura come una sorta di “Teoria del Tutto”. La Fisica, la Biologia e la Psicologia, in questo
ambito, trovano una correlazione evidente. Alla base di questa Sua nuova Scienza, la
“PsicoBioFisica”, vi è la coscienza che “tutti i moti dell’Universo, dall’infinitamente piccolo
all’infinitamente grande, nascono da un’ etere universale, in perenne moto vorticoso, capace di
influenzare sia la materia che gli esseri viventi e il loro Spirito” . Quindi per Marco Todeschini
“l’Uomo è materia e Spirito, un essere correlato e comunicante, attraverso l’etere, sia con il
microcosmo che con il macrocosmo, sia con le particelle infinitesimali che con le galassie” … Per
Marco Todeschini l’Universo non è un’oggetto meccanico indipendente da Noi osservatori, ma bensì
un’ atto creativo, la cui origine sono i movimenti vorticosi dell’etere che si può considerare Energia
fondamentale che permea tutto l’ Universo, capace attraverso le vibrazioni prodotte, di dare origine
anche alle nostre sensazioni, e queste, a loro volta, sarebbero in grado di influenzare la materia
stessa. A fronte di questa importante premessa sulla “ PsicoBioFisica”, mi preme constatare come il
suo lavoro fu considerato quasi “insignificante”, se non totalmente ignorato, dalla comunità
accademica del suo tempo, e come anche ai giorni nostri non si trovino suoi libri nelle facoltà
Universitarie, né venga menzionato nei libri di testo… Lascio a voi i commenti in merito a questo
stato di cose … Ma malgrado questo ostracismo Marco Todeschini fu proposto nel 1974 per il premio
Nobel per la Fisica! La “PsicoBioFisica” come abbiamo detto, postula che tutti i fenomeni fisici
siano dovuti a movimenti dello spazio fluido (etere); questi movimenti (vortici, vibrazioni),
sollecitando i nostri organi di senso, producono delle correnti elettriche che attraverso i nervi,
arrivano al cervello, e una volta decodificate, producono le diverse sensazioni. Tutti gli organi del
nostro sistema nervoso quindi, funzionerebbero come una raffinata tecnologia elettronica.
Questa visione fece di Marco Todeschini un Uomo anticonformista e coraggioso; affermando
l’ esistenza dell’etere bandito dalla Scienza Accademica; si pose in contrasto con un paradigma
fisico consolidato, e alla fisica Newtoniana e anche alla Relatività di Einstein che faceva il suo
esordio in concomitanza temporale proprio con la sua “PsicoBioFisica”. Senza scoraggiarsi
continuò ad essere attivo promotore in campo scientifico della sua Teoria, pubblicando centinaia di
scritti e partecipando a congressi internazionali. Intrattenne proficue relazioni con importanti
colleghi fisici del tempo, coi quali seppe sempre confrontarsi con spirito aperto e dialogante.
Marco Todeschini si può a ragione considerare uno Scienziato “dissidente”, uno spirito libero!
In America sono nate cattedre di “PsicoBioFisica” a dimostrazione dell’interesse, per la sua
Scienza, che afferma con logica ferrea, con dimostrazioni matematiche e sperimentali, che lo spazio
non è vuoto! Ma bensì costituito da una sostanza fluida denominata “ etere” che renderebbe possibili
i fenomeni che esistono in tutto l’ Universo; la stessa vita dei suoi abitanti, ed anche quelli
spirituali vissuti da noi esseri Umani. Comincia a delinearsi l’importanza unificante, il carattere
rivoluzionario e anche l’ attualità della Scienza di Marco Todeschini. Con le Sue scoperte sulla
natura dell’etere si pone come l’ artefice di una Scienza libera e non dogmatica, in grado di mettere
in risalto e di spiegare anche la natura Fisica e Spirituale dell’esistenza Umana. Questa Scienza
Unificante trova riscontro nella fisica del “campo di punto zero”, nelle ricerche sulla “levitazione
magnetica”, e anche in quelle su nuove fonti energetiche come la “fusione fredda”. Marco
Todeschini raccolse il pensiero di Cartesio che postulò l’ esistenza di un’ etere che riempiva lo
spazio. La stessa teoria della natura ondulatoria della luce del Fisico Fresnel presupponeva la
vibrazione dell’etere. Anche il Fisico Hertz dimostrò che la stessa teoria classica
dell’elettromagnetismo confermava l’ ipotesi che lo spazio fosse pieno di un etere fluido e in
vibrazione, che consente alle onde di propagarsi oscillando attraverso di esso. Gli stessi Platone e
Aristotele immaginavano lo spazio come “pieno” di etere. Nella filosofia Vedica, ancora, lo spazio è
considerato non vuoto, ma pervaso da un’energia fondamentale e vitale chiamata “ Prana” .
Todeschini si contrappone alla teoria della gravitazione universale di Isaac Newton che contempla
l’ esistenza di misteriose forze collegate a corpi dotati di massa, corpi che si muoverebbero in uno
spazio vuoto, privo di attrito. Ma nel vuoto, la forza sarebbe nulla. Nel vuoto assoluto non sarebbe
possibile produrre ne forza, ne accelerazione, ne velocità! Quelle che appaiono come forze per
Marco Marco Todeschini sarebbero possibili solo in presenza di masse soggette ad un moto generato
da un vortice di etere con una densità precisa. Il movimento delle masse sarebbe il risultato
dell’urto di queste con l’etere. Marco Todeschini riteneva che lo spazio fosse ben separato dal tempo
a differenza di quanto assunto dalla Relatività di Einstein. Il peso stesso dei corpi non sarebbe
indipendente dallo spazio fluido che li circonda.
L’ inerzia quindi, sarebbe solo un’ “apparenza di forza” dovuta alla resistenza opposta dall’etere
all’accelerazione dei corpi in esso immersi. I fenomeni naturali sarebbero il risultato di azioni
fluidodinamiche dello spazio eterico sulla materia. Sarebbero i vortici di etere la causa di
formazione sia dei sistemi atomici che di quelli astronomici. Per tanto una sola legge governerebbe
sia l’infinitamente piccolo che l’infinitamente grande! Inoltre la varie forme di energia radiante, le
frequenze e le onde elettromagnetiche, come noi le conosciamo, sarebbero i fenomeni fisici prodotti
dalla vibrazione dell’etere! Quella di Marco Todeschini è una Scienza unitaria che si oppone a
quella della Scienza attuale che ha allontanato l’ Uomo dalla Verità. Marco Todeschini nella sua
critica e confutazione della relatività di Albert Einstein giunse anche a ritenere che la velocità
della luce non sia una quantità assoluta e insuperabile (300.000 Km sec.), ma possa variare a
seconda della velocità del Sistema di riferimento. Gli esperimenti degli anni ’30, sulla collisione di
particelle, convalidano come questo limite assoluto e dogmatico della velocità della luce definito da
Eintein sia stato superato! Marco Todeschini si è spinto anche oltre criticando la stessa meccanica
quantistica, di Heisemberg e di Schrodinger, ritenuta riduttiva in quanto considerava i fenomeni
che si verificano nel microcosmo delle particelle, solo una “ funzione di probabilità”, quindi priva di
finalità e di determinismo. La “PsicoBioFisica”, consente di mettere in relazione il mondo della
materia al mondo dello Spirito, rivelandone la connessione intima e configurandosi quindi come
una Teoria del Tutto. La “Spazio dinamica” è la base della “BioPsicoFisica” di Marco Todeschini.
Ovvero alla base dell’etere vi è un fluido che determinerebbe il movimento di tutti i corpi esistenti.
Non ci sono forze misteriose come ritenevano Newton e i suoi seguaci. Ma la causa primaria di tutti
questi vortici all’interno dell’etere è Dio stesso. All’origine abbiamo l’etere sottoposto ad un moto
vorticoso, e da questa rotazione di fluido si originarono i nuclei atomici e così via fino a tutta la
materia, sia vivente che non vivente, e l’ Universo tutto. Le tre forze fondamentali che per Marco
Todeschini sono alla base della materia la Forza Elettromotrice, la Forza Gravitazionale e la Forza
Magnetica, agiscono all’interno della Forza Fluidodinamica. Tre componenti che si riuniscono
nella Forza Fluidodinamica”. Ecco spiegata la misteriosa Forza di Gravità e la Forza elettrostatica.
Sarebbero dovute alla forza centripeta esercitata dal fluido del vortice sui corpi in esso contenuti.
Le Forze sono solo delle apparenze generate dall’urto della massa contro l’etere. Per dimostrare
questa teoria inventò un motore a “Forza Propulsiva Centrifuga”.
Nel sistema solare il moto dei pianeti viene spiegato come conseguenza del vortice di etere creato
dalla rotazione del Sole attorno al proprio asse, che trascina il fluido circostante determinando un
“campo sferico centrico” che determina la rivoluzione dei pianeti attorno al sole stesso. Con la
costruzione dell’Idroplanetario, pianeti in miniatura immersi e mossi nell’acqua contenuta in una
vasca semisferica, verificò sperimentalmente questa teoria. Da questi esperimenti risultò che la
Terra sarebbe immersa in un campo fluido centrico comprendente la Luna, e che questo campo
ruoterebbe poi attorno al Sole. Dimostrò anche che la forza di gravità coincide con la forza
centripeta dovuta al fluido e che le traiettorie di una sfera immersa in un campo rotante sono delle
spirali. Dimostra che tutta la materia nella Galassia ha origine dal movimento dei vortici sferici di
un’ etere fluido, che equivale allo spazio stesso nel quale l’ Universo esiste.

La Teoria delle Apparenze.

Marco Todeschini si chiese come mai la Scienza, fosse così frammentata? L’Uomo ha inventato
tante Scienze quanti sono gli organi di senso di cui è provvisto il suo corpo. Nella “ Teoria delle
Apparenze” sostiene che l’uomo avrebbe scambiato le sensazioni, di luce, di calore, il suono, il gusto,
l’olfatto, il tatto, provenienti dagli organi di senso, per realtà oggettive.
Per Marco Todeschini le sensazioni invece non esisterebbero come realtà fisiche assolute, ma come
entità psichiche, e queste avrebbero origine dai segnali elettrici causati dall’interazione della
materia con lo spazio fluido (etere) e i nervi collegati al nostro sistema nervoso e al cervello.
La psiche coincide con l’Anima, ed è questa che ci consente di percepire la Vita in tutte le sue
manifestazioni sensoriali. L’anima ha sede nella psiche mentre il cervello è una raffinata centrale
elettronica che decodifica le informazioni provenienti dai cinque sensi in vibrazioni e movimenti
dell’etere. Marco Todeschini è artefice di una nuova medicina la “Psico Somatica” dove l’ anima può
regolare l’azione secretiva delle ghiandole endocrine, concorrendo a ripristinare la salute
(Psicoterapia). Le nostre sensazioni avrebbero origine dalle vibrazioni dell’etere che tramite gli
organi di senso ed il cervello raggiungono la psiche. Questo fenomeno fondamentale è riconducibile
ad una sola legge dinamica descritta dalla legge d’ inerzia:

F=m.a
Si tratta della legge della dinamica di Newton, che però Todeschini non considera realtà oggettiva
ma “apparenza”, dovuta al movimento dell’etere a diverse frequenze e percepito dagli organi di
senso. Nella realtà oggettiva queste vibrazioni se non ci fossero gli organi di senso e la psiche a
decodificarle, sarebbero solo onde silenziose e diverse nella loro frequenza.
La realtà soggettiva che viviamo sarebbe una illusione se rapportata alle sensazioni percepite come
un velo di Maya. Per questa ragione l’ Universo avrebbe senso solo se inteso come dimensione
spirituale e creato per la Vita!

Metapsiche.

Marco Todeschini non ebbe timore ad esplorare quei fenomeni psichici detti “ paranormali “ che la
Scienza Ufficiale sostanzialmente nega e che non riesce a spiegarli. In questo contesto considerava
l’ anima come una sorta di ricetrasmittente che in certi casi può innescare energie radianti
mettendo in moto l’etere. Anche la mente potrebbe interagire con altre menti attraverso la telepatia.
Sarebbero proprio le leggi dell’elettromagnetismo di Maxwell a spiegare questi fenomeni, che
avverrebbero attraverso la generazione, la propagazione e la ricezione di campi elettromagnetici
generati dal corpo umano che in risonanza, metterebbero in movimento lo spazio fluido.
Ancora una volta si individua il meccanismo che pone in relazione la mente e la materia.

Conclusioni.

Mi piace pensare che una nuova medicina olistica anche grazie a Marco Todeschini è quindi
possibile. Una medicina non invasiva e basata principalmente sulla “ vibrazione/risonanza”.
Una Medicina che faccia uso delle onde sonore come la musicoterapia e la magnetoterapia
utilizzando come risorse le onde elettromagnetiche, di frequenza, lunghezza d’onda e ampiezza
variabili, a seconda dei casi e delle necessità terapeutiche come per esempio le onde Delta, Theta,
Alfa, Beta. Una Medicina basata anche sul tocco come la pranoterapia o sulla conoscenza dei centri
energetici come i Chakra. Una Medicina fondata sulla recitazione di una Preghiera o di un Mantra
che producono vibrazioni favorevoli nell’etere. Una Medicina d’ amore che unisce Mente-Psiche-
Anima, per guarire e rivitalizzare i tessuti, gli organi, ed i disturbi mentali delle Persone malate o
per ristabilirne l’equilibrio perduto, la vitalità e la salute e senza controindicazioni.
Tutto questo potrà avvenire soltanto grazie ad una Scienza libera e non dogmatica, dove lo
Scienziato sia libero, coraggioso e anticonformista, come lo è stato Marco Todeschini.

MARCO TODESCHINI.
Estratto dall’Ultimo Intervento al Congresso del 1987.
di Luciano Muti Circolo di Biopicofisica. Revisione editoriale.

La mia è una teoria unitaria, cioè che unisce tutte le scienze in una sola. Era chiaro che questo non
sarebbe mai stato raggiunto dalle accanite discussioni che si facevano in tutti i rami della scienza.
Io, che sono un ragazzo del ’99, e che ho compiuto 88 anni il 25 aprile scorso, che ho visto la prima e
la precedente, apparizione della cometa di Halley, ho sentito, più degli altri, la necessità di trovare,
di raggiungere, questa scienza unitaria che l'uomo ha sempre cercato invano. Era difficile poter
scegliere tra le varie scienze, all'epoca in cui mi sono laureato in ingegneria al Politecnico di
Torino, queste scienze erano circa una sessantina, e poi con la scoperta della scissione dell'atomo,
aumentarono fino a quasi 180. Il problema che mi sono posto è questo: perché tante scienze? Come
erano nate? Come si potevano unificare in una sola? Dopo lunghe notti insonni, sono arrivato a
capire che noi abbiamo fatto tante scienze quanti organi di senso abbiamo. Abbiamo l'occhio che
distingue la luce e i colori e quindi abbiamo fatto l'ottica, abbiamo il senso del peso e quindi
abbiamo fatto una meccanica razionale, abbiamo l'orecchio per sentire i suoni e perciò abbiamo
fatto l'acustica, e così via. Allora se avessimo avuto un organo di senso solo, per esempio quello che
ci dà la sensazione della forza, avremmo fatto una sola meccanica razionale. Così io ho cominciato
a vedere come si poteva raggiungere questa meccanica razionale; è chiaro che dovevo conoscere tutto
il pensiero dell'umanità, allora mi sembrava una cosa semplice, mi sono accorto poi che i libri da
leggere non finivano più! Consultavo due volumi di scienza, trovavo belli tutti e due e convincenti,
però, vedevo che erano in contrasto, e quindi non smettevo mai di rileggerli fin quando ho potuto
determinare in che cosa consisteva il contrasto di quelle due idee. Letti questi due libri ne citavano
altri due e allora li prendevo e facevo lo stesso lavoro, così ho letto tutti i libri di scienza fino a
prima dei greci. E il tempo passava, questi libri poi accennavano anche a delle risoluzioni
filosofiche, e così io ho utilizzato lo stesso sistema: leggere tutti i libri di filosofia fino all'epoca dei
greci. Ma siccome poi, anche questi libri citavano molti libri di religione, ho dovuto assorbirmi
tutti i libri di religione, per vedere quale fosse la sostanza. Alla fine, mi parve di trovare la
soluzione in modo molto chiaro grazie a un filosofo inglese del settecento. In un suo libro, aveva
scritto questa massima: “non posso dire di aver capito un fenomeno, se non ne vedo chiaramente il
meccanismo”, e quella frase mi è rimasta talmente in testa, che per vedere, per capire un fenomeno,
volevo vederne la struttura meccanica. Però, mi sono accorto presto, che questa condizione non era
sufficiente, perché si può conoscere il meccanismo con cui avviene un fenomeno, ma può darsi che
non si riesca a trovare le leggi con le quali si svolge. E allora a quella prima condizione, sono
arrivato al punto di pormi la seconda: va bene conoscere la struttura meccanica di un fenomeno, ma
occorre anche trovare la legge con la quale si esplica. E non solo bisogna fare questo, ma poi, alla
fine, bisogna vedere se queste leggi che si deducono, corrispondono o meno a quelle trovate
realmente nelle singole scienze. Mi parve allora che l'unico sistema, fosse di ammettere quello che
si diceva già dall'antica Grecia: che lo spazio non è vuoto ma è pieno di materia, e anche là dove
non ci appare la materia, c'è una sostanza chiamata etere. Questo etere, di sostanza molto lieve, era
stato ammesso allora dall'ottanta per cento dei più grandi scienziati e a fianco a me stava Marconi,
che proprio con le onde di etere aveva spiegato la sua grande invenzione. Però c'erano quelli che
dicevano che l'etere non esisteva, e che ci fossero solamente i corpi immersi nel vuoto, e bisognava
ammettere, che questi corpi, emanassero delle forze che si propagavano ancora più misteriosamente
nel vuoto, per spiegare tutti i movimenti che questi corpi avevano l'uno presso l'altro. Queste forze,
furono denominate con nomi diversi: la gravità, il magnetismo, l’elettricità ecc. Erano forze
sconosciute e non si poteva spiegare come si potessero trasmettere nel vuoto. Solo il venti per cento
di questi scienziati, ammetteva che ci fosse il vuoto e che i corpi emanassero queste forze di natura
sconosciuta. Non si poteva ammettere che le due ipotesi del pieno e del vuoto, fossero tutte due vere,
per la contraddizione che ne deriverebbe, direbbe Dante Alighieri; non si può ammettere che
l'universo sia vuoto tra un corpo e l'altro e anche che sia pieno. È una contraddizione! Allora sono
cresciuto e ho cominciato a vedere se col pieno, con questo etere invisibile, ma che agiva a distanza,
si poteva spiegare questi fenomeni. C'era un altro grande scienziato: Cartesio, Descartes, il quale
aveva ammesso i vortici di etere per spiegare l’attrazione dei pianeti. Cartesio, era quello che aveva
trovato il sistema per misurare le velocità e il movimento dei corpi e per valutarlo, aveva inventato
il sistema per rappresentare il movimento dei corpi con tre assi ortogonali.
Quindi l'inventore della relatività era Cartesio, e tutte le relatività che sono venute poi, sono in
contrasto con la sua. Vediamo questa di Cartesio in che cosa consisteva: ho detto che ammetteva tre
assi perpendicolari ed a quelli riferiva il movimento. È come se noi ammettessimo i tre spigoli:
altezza, lunghezza, larghezza di questa stanza, facendo riferimento a quei tre assi il nostro stato.
Siccome noi siamo qui seduti, e non ci muoviamo rispetto a nessuno di quei tre assi, la nostra
velocità rispetto a questo sistema, è nulla. Ma se noi pensiamo, che siamo sulla superficie terrestre e
che la terra gira su se stessa, allora riferendo il nostro movimento ai tre assi, a una triade di assi,
riferiti al centro della Terra, abbiamo una velocità ben nota. Se poi vogliamo fissare il nostro stato
di moto rispetto ai tre assi con il Sole come centro, la nostra velocità diventerà quella di rivoluzione
della Terra rispetto al Sole. Quindi cambiando il sistema di riferimento, cambia anche lo stato di
moto e di quiete dell'osservatore, mentre più tardi, si giunse al punto di abolire questa relatività
classica. Io naturalmente ho voluto andare a fondo a questa questione, e con mia sorpresa, m’accorsi
che Cartesio per quanto fosse stato un genio, specialmente in filosofia e anche in scienza, non aveva
potuto determinare le leggi dei fenomeni, perché non era ancora stata inventata la Fluidodinamica.
Cartesio sosteneva i vortici, quindi i movimenti di etere e doveva, per trovar le leggi dell'Universo,
avere una scienza come la fluidodinamica, che allora non c'era ancora, perché Cartesio era nato
subito dopo Galileo Galilei, e non aveva ancora nessuna nozione di fluidodinamica che sarebbe poi
stata inventata in seguito dalla famiglia Bernouilli, francese e poi trasferita in Svizzera.
Questa famiglia aveva creato una formula matematica che definiva tutte le leggi del movimento di
un fluido. Ma se Cartesio non aveva potuto vedere questa equazione, perché è morto prima dei
Bernouilli, io, che sono nato un secolo circa dopo l’ho potuta applicare e a seconda della velocità e
della forma di questo movimento del fluido, capire il meccanismo e tirar fuori la legge che regola i
fenomeni. Questa legge dei fenomeni corrispondeva a tutte le leggi che erano state trovate nel corso
dei secoli nelle varie scienze. Non solo, ma questa legge, derivata dalle equazioni dei Bernouilli, ho
visto che erano confermate dai fatti. Per esempio, risultano dalla formula di Bernouilli, come
vedrete nelle mie opere, tutte le leggi dell'astronomia, tutte le leggi della fisica, della meccanica,
dell'ottica, eccetera, quindi, questa teoria non è un sogno è confermata dalla spiegazione del
meccanismo e dal fatto che essa dà delle leggi che sono confermate dalle diverse scienze. Non solo
ho cercato di spiegare i fenomeni che si verificano all'esterno ma anche il nostro corpo com'è
costituito, e con l’occhio dell'ingegnere, e l’occhio del medico, sono andato a vedere come sono fatti
gli organi del corpo umano e come funzionano. E ho visto che ciascuno di questi organi e ne
abbiamo quasi un milione, ciascuno con una particolare finalità è collegato con tutti gli altri.
Se quindi si riesce a capire come è fatto il corpo umano, come sono fatti gli organi che lo
compongono e come funzionano, si può anche curarli. Prendiamo una stazione radio, o un
telefono, un telegrafo, si guastano e dico a voi: “aggiustatelo!” E Voi mi dite, giustamente: “io non lo
conosco, e non so quindi come fare!” E io dico: “metti dentro la mano e vedi che ci son dei fili, cerca
di muoverne qualcuno, di intrecciare quei fili e potrebbe darsi che indovini come ripararlo”,
mettete la mano dentro a quest'apparecchio di cui non conoscete la struttura, il funzionamento, e
l’apparecchio, con quell'azione casuale, viene aggiustato. Questa non è scienza, questo è empirismo,
empirismo cosa vuol dire: trovare per caso quel guasto e aggiustarlo. E tutte le volte che poi in
seguito si verifica un guasto simile, si ripete l'operazione. Quindi cari miei guaritori, non vi
meravigliate se all'inizio dell'umanità l'uomo seguendo l'esempio degli animali, quando si sentono
male vanno a brucare un'erba piuttosto che un'altra.. non vi meravigliate se, all'inizio, in
medicina.. erano tutti dei guaritori. Quindi non si può dire che all'inizio l'uomo conoscesse a fondo
il corpo umano, in modo tale da poterlo riparare come una radio. Oggi la medicina, come voi sapete,
pur avendo avuto dei grandi geni, non è riuscita a spiegare come sono fatti e come funzionano
questi organi del corpo umano. Non vi stancate perché per sapere tutto, come son fatti gli organi del
corpo umano, bisogna far quello che ho fatto io: leggere… e questa scienza unitaria che ho potuto
riassumere al massimo in qualche migliaio di pagine, l'ho scritta nel modo più chiaro possibile.
La necessità di conoscere il corpo umano, ci ha spinto a ricercare delle diagnosi più precise, e a
delle terapie più sicure. Un gruppo di americani ha trovato il sistema per precisare quali sono le
sostanze chimiche che emettono le ghiandole interne del corpo umano. Voi sapete che nel corpo ne
abbiamo migliaia che secernono ormoni. Le hanno chiamate questi medici: “ormoni”, ma ormone
vuol dire, un complesso… diverse sostanze chimiche che escono da queste ghiandole che abbiamo
internamente in ogni parte del corpo. Abbiamo la necessità di sapere quali sono queste sostanze che
escono e in che quantità, e finora nessuno aveva pensato di studiarlo tranne uno durante la
rivoluzione francese, che cominciò a capire che queste ghiandole erano le farmacie del corpo
umano. Quando una ghiandola non secerne quelle determinate sostanze allora la malattia prende il
sopravvento. Il guaritore, quando impone la mano sul corpo, induce delle correnti elettriche che
consentono alle ghiandole di secernere quelle sostanze chimiche che mancano all’organismo.
Cosa fa poi la medicina? Fa lo stesso ma invece di imporre le mani o utilizzare gli aghi come fanno
nell’agopuntura, prescrive delle medicine, delle sostanze chimiche per via orale o una terapia
iniettiva. Si tratta di vedere, come queste ghiandole endocrine iniettano nel sangue la terapia in
modo automatico. Come trovare la soluzione? Pensavo attraverso la lettura di tutti quei libri che ho
studiato, colloquiando anche con gli scienziati trapassati di cui avevo letto le opere. Cosa direbbe
Cartesio di questo mio pensiero? E allora pensavo Cartesio direbbe così. Cosa direbbe Galileo
Galilei di questo pensiero? E lui risponderebbe in un altro modo. E’ un colloquio continuo che vi
dice che avete in voi un'anima cosciente, cioè un'anima che comprende i fenomeni, e vi sostiene con
delle speciali abilità che voi stessi non supponete di avere ma noi tutti con quest'anima,
ragioniamo, e siamo diversi l'uno dall'altro come si vede già dalla fisionomia, noi abbiamo una
fisionomia diversa, poi siamo nati da genitori diversi, da Adamo ed Eva venire fino ad oggi,
milioni, miliardi di creature diverse, ed ecco che ciascuno di noi ha, come diceva Gesù Cristo nel
Vangelo, speciali talenti, speciali per qualità particolari con delle capacità diverse l'uno dall'altro.
E che questa diversità, i talenti, sono la cosa più preziosa! Io ho tirato fuori delle idee anche dalle
persone che sembravano più lontane di averle. Perché Gesù Cristo ci ha dato, il Dio ci ha dato,
talenti diversi in quantità diverse, evidentemente perché voleva da ciascuno di noi un risultato…
raggiungere un traguardo che nessun altro può raggiungere. Ciascuno di noi è nato per sfruttare al
massimo i talenti che possiede. Noi abbiamo miliardi di neuroni che funzionano come una batteria,
la spina dorsale, la materia grigia è la centrale elettrica del corpo umano, la nostra energia.
Possiamo sollevare dei pesi ma anche creare delle invenzioni, macchine che sollevano più dell’uomo
ma non possiamo, con le nostre forze fisiche e spirituali, muovere i sistemi astronomici. Quindi
bisogna ammettere, che esista l'anima che ha quella potenza infinita, e quella intelligenza, che
irradia in tutto l'universo. E adesso cercherò di farvi comprendere come il guaritore riesce a
guarire il malato. Sappiamo che vi sono tanti organi, come ho detto, che bisogna spiegare dal lato
meccanico: l'ingegneria del corpo umano. Ora qui (indicata un’immagine alle spalle) ho fatto una
sezione del cervello. Qui ci sono i due occhi, qui c'è un corpo, supponiamo che questo corpo è
materiale, quindi è costituito da atomi che oscillano, vedremo poi come, e quindi di qui parte questa
oscillazione, va a colpire i due occhi… gli atomi di questi corpi emettono delle vibrazioni, queste
vibrazioni sono onde di quella materia di cui dicevo prima chiamata Etere. Qui c'è il nervo ottico, e
qui c'è un altro nervo ottico… si incrociano, e questi nervi ottici, sono costituiti da 2000 fibrille, che
formano il nervo ottico, arrivano qui alle due superfici, vedrete nel mio volume c'è precisato i punti
in cui arriva questa vibrazione, e di qui si riflette al centro. In questo punto ha sede l'Anima, la
quale non occupa spazio, ma trasforma questa corrente elettrica, la trasforma in sensazione di luce
e colore, quindi che cosa succede? Questo ci dà l'idea di come comportarsi per guarire questo organo
che sta nel cervello. Qui c'è l'atomo che vibra… questa è l'onda, una serie di onde prodotte
nell’etere, va a colpire la pupilla dell'occhio, passa attraverso l'umore, la lente, e va a colpire qui la
retina retrostante l'occhio, qui ci sono quelle fibrille e queste fibrille tutte assieme, formano il
nervo ottico. Qui si vede un atomo di un corpo qualsiasi, che come vi ho detto oscilla. Forma
quest'onda e va a colpire uno dei bastoncelli della retina, questo atomo, oscillando, emana un
elettrone periferico; voi sapete che l’atomo è fatto da un nucleo attorno al quale ruotano degli
elettroni, se questo atomo lo faccio oscillare, espelle l'elettrone periferico, che va a colpire
quest'altro atomo, e sotto questo urto lancia un elettrone che va a colpire l’altro atomo, eccetera,
quindi si propaga in questa successione di urti, attraverso le fibrille e arriva al centro dove sta
l'Anima. L'Anima trasforma questa serie di oscillazioni, in sensazioni di luce e di colore a secondo
del numero delle oscillazioni. Abbiamo due occhi, questo, vi dico subito, è lo schema di un
telemetro marino che usano i capitani delle navi, per individuare dove sta il nemico. Questo è
l'occhio del capitano, qui c'è l'occhio di sinistra e qui c’è l’occhio di destra, cioè c'è un tubo… che si
chiama telemetro, con due lenti qua, …allora qui passa una nave, fa oscillare l’etere, questo raggio
entra qui… qui c'è un prisma, fa deviare questi due raggi qui e qui c'è un doppio prisma che porta
l'immagine all'occhio del capitano. I nostri due occhi funzionano come telemetri… Due occhi, due
lenti, quindi se se ne rompe una, c'è sempre quell'altra di scorta, ma il capitano vede questa
immagine che gli arriva a lui con questo percorso e qui vedete che c'è un triangolo rettangolo, di cui
si conosce questo lato, e questo angolo, quindi con il teorema di Pitagora immediatamente si
conosce la distanza.
Il capitano ordina ad esempio di sparare a 18.400 metri per colpire la nave nemica. Non solo serve
per trovare la distanza dall’obiettivo, ma se la nave si sposta, il capitano può ruotare questo sistema,
e seguire la nave nemica nel suo tragitto. Percepite i rumori con due orecchie. Sentite un ronzio, e
vi dico: “da che parte viene?” e voi dite: “viene di là”, se quello si spostasse, voi girereste la testa,
come il capitano girerebbe il suo strumento. Allora, vedete immediatamente, che non solo si può
avere la distanza, ma anche la direzione e lo spostamento di questa nave, così come noi abbiamo in
ogni organo di senso, un telemetro. Abbiamo la possibilità di localizzare le sensazioni che ci
vengono da fuori, di seguirle nel loro spostamento, e questo mediante questo telemetro naturale che
è costituito da queste coppie di organi di senso, di cui, non sapevamo l'esistenza. Questa spiegazione
che vi ho dato, sapete quante volte sono andato nelle sale di chirurgia delle varie università per
relazionarla? C'era il medico che insegnava medicina, il medico che insegnava medicina ai fisici, il
professore che insegnava al medico. Io ero uno in netto contrasto con loro e con la mia soluzione li
aiutavo. In conclusione, tre grandi benefici consente la mia soluzione: Facendo vedere come
funzionano i fenomeni, si rende all'uomo possibile l’invenzione di meccanismi, anche industriali
che fruttano danari. Si può robotizzarne la costruzione. Mi sovviene in un eco Gesù Cristo, che
diceva: "lavorerete con gran sudore!” Ora questo gran sudore, è diminuito, perché la robotizzazione
ci consente di fare questi apparecchi. Quindi, primo: possiamo fare, con la parte meccanica, degli
apparecchi che ci fruttano danaro e che ci risparmiano sudore; secondo: conoscendo come sono fatti
gli organi del corpo umano, si possono aggiustare… e la salute, vale più dei danari!
La mia opera, spiega, dà le dimostrazioni fisico-matematiche-sperimentali, che oltre a un corpo
fisico, noi abbiamo anche un'anima, che non occupa spazio, ma ha il potere di cambiare tutte le
energie vibratorie e fa comprendere come sono fatti questi meccanismi che costituiscono i fenomeni,
che formano l’intero Universo. Sono prove fisico-matematiche, che dimostrano che noi abbiamo
un'entità di natura spirituale, cioè, che non occupa spazio, che riceve questi urti di materia
dall'esterno, e li trasforma in sensazioni, e solamente con queste sensazioni l'anima può ragionare.
La prima cosa per cui essa può ragionare, il primo scopo è questo: di capire la sua esistenza!
Di cogliere tutti gli aspetti dell'universo, come nasce lo spirito del Creatore. E allora quando si è
arrivati a questo punto, con certezza si sa! …Non si ascolta un materialista che ti dice: “…è la
natura!” E se tu gli dici: "come fa la natura a ragionare e a farmi un robot? Come fa la natura a
farmi un aeroplano, come fa? La natura, materiale, dovrebbe essere anche intelligente per fare se
stessa, ma questo fatto, i materialisti lo scartano e ti dicono: "è la natura, è la natura…”, …allora voi
ammettete che la natura è Dio! E io, questo non lo faccio, perché sono andato a vedere e ho visto che
in realtà oltre alla parte fisica dei fenomeni, la materia occupa uno spazio… è pesante! Cioè, un
corpo materiale, supponiamo un cubo, ha una lunghezza, una larghezza, un’altezza, ed è fatto di
sostanza che mi produce delle sensazioni. Ma invece l'Anima, non occupa spazio… sono queste le
dimostrazioni che hanno impressionato tutti! Ma io non ho nessun merito di aver fatto questo!
Perché Dio mi ha creato, Lui mi ha dato un'anima, Lui ha fatto l'universo, e io, con quei mezzi e
con tutte le possibilità che ho incontrato per superare le difficoltà nella mia vita, …tutte mi
vengono da Lui! Quindi, nessun merito ho io![…] Il Dolore, il dolore lo sente l'anima, perché se tu
levi l'anima, non senti il dolore. Io ho fatto una triste esperienza col mio povero papà, che a un
certo minuto gli è venuto una occlusione venosa. I medici gli hanno tagliato il mignolo. Poi gli
hanno tagliato la gamba e quando durante l'ultima guerra sono andato a casa e ho visto la gamba
amputata mi ha detto: “Marco mi fa male il dito mignolo…” e gli avevano levato la gamba.
Come faceva a sentire male ancora al mignolo? Il dolore era nella fasciatura stretta al ginocchio,
ma sembrava che il dolore venisse ancora dal mignolo. Allora, il dolore fisico, non è fisico! Perché
la psiche trasforma, questa corrente elettrica prodotta dal dolore, e l’anima la trasforma in
sensazione fisica. Tutti i nostri organi di senso essendo collegati alla psiche, sentono queste
sensazioni come se venissero da lontano. Il dolore fisico è una prova dell’esistenza dell’anima!
Tant'è vero che quando si dice… “vai in coma”.. Vai in coma perché? Perché l’anima non trasforma
più quelle correnti che le arrivano in sensazioni, e quindi il coma è un incidente in cui centra
prima di tutto l’Anima… e poi il corpo. Le malattie psicosomatiche, le chiamano i medici, guasti
alla psiche e anche al corpo. Quindi che cosa succede? Che per andare ad analizzare bene, quanti
malati immaginari delle volte! Che poi non sono tanto immaginari, perché essi combinano quel che
è la sanità dell’Anima, con la sanità del corpo… tutti questi sistemi, devono funzionare bene. Se uno
non ha un’anima, non ha la salute dell’anima e non può avere nemmeno la salute del corpo![...]

BIOCENTRISMO: L’Universo, la Coscienza, la nuova teoria del Tutto.


Di Fiorenzo Giampieri.
Circolo di Biopsicofisica
“Amici di Marco Todeschini”

Una “Nuova Fisica” sta prendendo sempre più piede fra gli studiosi di questa materia che ormai ha
fatto il suo tempo in quanto nuovi studi e nuove filosofie ne stanno modificando, fin dalle
fondamenta, gli assiomi creduti inamovibili.
Fra le tante nuove visioni ve n’è una che sta affascinando le menti più aperte e che sta facendo
proseliti in tutto il mondo in forza di una affermazione che appare assolutamente fuori da quella
che è stata la mentalità scientifica ufficiale sino ad oggi e cioè che grazie a semplici deduzioni
logiche e matematiche “la morte non esiste”!
Questa nuova disciplina si chiama “Biocentrismo” ed è stata fondata dal Dott. Robert Lanza,
professore presso la Wake Forest School of Medicine in North Carolina, dove si occupa di cellule
staminali e clonazione. Autore di innumerevoli brevetti ed autore di più di venti libri, ha ricevuto
il Rawe Award per la medicina e nel 2014 ha avuto la soddisfazione di essere inserito nella
prestigiosa pubblicazione “Time” come persona tra le più influenti al mondo.
I principi del Biocentrismo sono sette:
1) Ciò che noi percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza.
2) Le nostre percezioni interne ed esterne sono intrecciate.
3) Il comportamento delle particelle subatomiche e per estensione di tutte le particelle e di tutti i
corpi, è indissolubilmente connesso alla presenza di un osservatore.
4) Senza la coscienza, la cosiddetta “materia” rimane in uno stato indeterminato di probabilità.
5) La reale strutture dell’universo è spiegabile solamente attraverso il Biocentrismo.
6) Il tempo non possiede una vera e propria esistenza al di fuori della percezione sensoriale animale
7) Lo spazio è una modalità cognitiva animale e non possiede una realtà indipendente.
E’ abbastanza evidente che, per coloro che hanno potuto approfondire la PsicoBioFisica del
Professor Marco Todeschini, nel leggere quanto scrive il Dott. Robert Lanza nelle sue
pubblicazioni, il pensiero, immediatamente, associa i principi del Biocentrismo con quelli
fondamentali della scienza todeschiniana.
Tanto è vero che nel momento in cui il Lanza cita la “coscienza” come agente per conoscere la realtà
fenomenica, e noi ne modificassimo il nome con il concetto di “ anima” ed il termine “vita” con
“dimensione spirituale”, le due discipline risulterebbero fra loro compatibili sotto molti aspetti.
Proviamo perciò a riprendere i principi del Biocentrismo sopra descritti modificati in tal senso:
1) Ciò che noi percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza o anima.
Una realtà “esterna”, se esistesse, sarebbe per definizione esistente nello spazio. Ma ciò non avrebbe
alcun senso, perché lo spazio e il tempo non sono affatto realtà ma solo strumenti mentali per gli
uomini e gli animali. La PsicoBioFisica di Todeschini insegna che gli esseri viventi percepiscono il
mondo in cui vivono attraverso gli organi di senso e che queste percezioni sono interpretate
dall’anima (strumento mentale).
2) Le nostre percezioni interne ed esterne sono intrecciate.
Sono due facce della stessa medaglia e non possono essere separate. Idem come sopra.
3) Il comportamento delle particelle subatomiche e per estensione di tutte le particelle e di tutti i
corpi, è indissolubilmente connesso alla presenza di un osservatore.
Anche in PsicoBioFisica si ritiene che il comportamento della materia è causato da qualcosa di
non materiale (dimensione spirituale) tanto è vero che Todeschini reputa che l’Universo intero sia
determinato e governato da entità spirituali. Se per osservatore intendiamo la “ coscienza/ anima” è
chiaro che essa ha il potere di interagire con la materia.
4) Senza la coscienza anima, la cosiddetta “materia” rimane in uno stato indeterminato di
probabilità. Ogni universo precedente a un atto cosciente è esistito solo in uno stato probabilistico.
Infatti senza la dimensione spirituale necessaria al perdurare dell’Universo la materia non
esisterebbe restando perciò in uno stato indeterminato.
5) La reale strutture dell’universo è spiegabile solamente attraverso il biocentrismo.
L’universo è finemente accordato per la vita e tutto torna perché è la vita che crea l’universo, non il
contrario. L’universo è semplicemente l’estensione della logica spazio-temporale del sé.
Altrettanto possiamo dire della PsicoBioFisica.
6) Il tempo non possiede una vera e propria esistenza al di fuori della percezione sensoriale
animale. E’ il processo attraverso cui percepiamo i cambiamenti dell’universo.
Todeschini definisce il “tempo presente” come la durata della percezione sensoriale degli organi di
senso trasmessa alla psiche o Anima.
7) Lo Spazio, come il Tempo, non è un oggetto o una cosa. Lo spazio è un’altra modalità cognitiva
animale e non possiede una realtà indipendente. Pertanto non esiste alcuna matrice auto esistente
assoluta in cui gli eventi si verificano indipendentemente dalla vita dimensione spirituale.
Se per spazio si intende la percezione cognitiva delle tre dimensioni è evidente che questa proviene
dagli organi di senso e di conseguenza dalla psiche (anima) per cui in realtà lo spazio così inteso
non esiste. Se però lo vogliamo intendere come realtà immanente la PsicoBioFisica lo associa
all’etere cosmico universale di antica memoria sede e mezzo necessario per lo svolgersi dei fenomeni
e della vita.
Il libro di Robert Lanza rappresenta in maniera esauriente, l’originalità dell’autore nel fare
scienza, e lo caratterizza e lo distingue dalla maggior parte degli scienziati contemporanei.
Ci sentiamo anche di invitare il lettore “amico di Todeschini” alla lettura del libro, certi che non
resterà deluso oltre che provare soddisfazione nel constatare quanto il nostro Prof. Marco
Todeschini, fosse precursore nella scienza e nella filosofia..

IL BIOCENTRISMO Di Robert Lanza


di Richard Conn Henry
Professor of Physics and Astronomy The Johns Hopkins University Baltimore, Maryland.

Let me be so very unkind as to start off this review by laughing out loud at Robert Lanza and Bob
Berman: their Appendix 1, entitled “The Lorentz Transformation,” features a single equation
(which is reproduced below, with the correct version for comparision):

ΔT =t 1−v2 /c2 (Biocentrism version) ΔT = Δt 1−v2 /c2 (corrected version)

Like me, you at first (perhaps) think that their problem is merely that of having chosen a bad
typesetter: but, no––they go on to say “ it should be multiplied by the meat-and-potatoes of the
Lorentz transformation, which is the square root of 1, from which we subtract…” No, neither
Robert nor Bob are at home with this simple element of physics. They bollix it! (In their
acknowledgements, they thank Ben Mathiesen for his help with the material in the appendix, so I
must mention poor Ben’s name as well.)
Let’s go on now to Appendix 2, “Einstein’s Relativity and Biocentrism.”
Here the news is much better! I did not go through the details of their exposition, but their theme is
one that is dear to my heart: rejection of Einstein’s “two postulates,” followed by the substitution of
Minkowski space. Score one for Robert and Bob! In fact, score a big one! From the quagmire of
physics, they have, this time, pulled out a brass ring!
Who is to blame for the farce of Appendix 1? Not Robert or Bob (or even Ben for that matter).
I am the person to blame. I teach freshman physics, and I teach it just as badly as the next
professor. Our freshman text (regardless of which one we choose) presents the two postulates.
These are so unintuitive that anyone learning relativity that way could never be expected to
recognize a wrong version of the Lorentz transformation of time intervals.
No, Robert and Bob are to be commended for pursuing their underlying thesis despite having been
taught physics so wretchedly badly by me and my physics friends.
And what is their underlying thesis? They present it as a long list of Principles of Biocentrism
that have no individual value, in my opinion––but the heart of it, collectively, is correct.
On page 15 they say “the animal observer creates reality and not the other way around.”
That is the essence of the entire book, and that is factually correct. It is an elementary conclusion
from quantum mechanics. So what Lanza says in this book is not new.
Then why does Robert have to say it at all? It is because we, the physicists, do NOT say it––or if we
do say it, we only whisper it, and in private– –furiously blushing as we mouth the words.
True, yes; politically correct, hell no!
Bless Robert Lanza for creating this book, and bless Bob Berman for not dissuading friend Robert
from going ahead with it. Not that I think Robert Lanza could be dissuaded––this dude doesn’t
dissuade! Lanza’s remarkable personal story is woven into the book, and is uplifting.
You should enjoy this book, and it should help you on your personal journey to understanding.
Well, that is my review. What shall I do now? Let me continue with comments on items in the
book that seemed to me, as I read, worthy of attention.
Page 4, bottom: “particles seem to respond to a conscious observer. Because that can’t be right, …”
Well, it is right, but, there are no particles. Observations (which we often misinterpret as
“particles”) most certainly do respond to a conscious observer.
Page 8, “ ‘God did it’. Now, this book is not going to discuss spiritual beliefs nor take sides on
whether this line of thinking is wrong or right.” Well, this line of thinking is right, or else you are
stuck with solipsism (which I for one reject).
Page 16, bottom: “photons of light from the overhead bulb bounce off the various objects and then
interact with your brain … This is undeniable––it’s basic seventh grade science.”
But it is in fact dead wrong. There are no photons. Quantum mechanics deals with nothing but
observations; photons are a useful engineering concept and nothing more.
Page 36: (we each have in our brain)“as many neurons as there are stars in the galaxy.”
Your own head contains what is probably the most complex thing in the entire universe.
(However, it does annoy me that with all those neurons I am not better at math.)
Various places: the authors are on their toes in suggesting unreality for space and time.
String theorists (the last I looked) talk of space and time being perhaps emergent properties, rather
than fundamental ingredients. Lanza and Berman’s discussions of special relativity (despite
Appendix 1) are very good, and expanded my own appreciation. And while I am at it: their
presentation of the “mysteries” of quantum mechanics is capable and familiar, but is totally
unnecessary, as quantum mechanics is almost trivial in its origin from the assumption of space and
time plus a few simple symmetries. No mysteries there!
Page 58: “obviously there is no possible rebuttal to a suggestion that an unknown variable is
producing some result.”Oh yes there is! “Hidden variables” has been refuted decisively by
experiment. Page 88, top: mention of Fred Hoyle and carbon (and mention elsewhere of the “fine
tuning”of the universe to allow life.) The Hoyle example is refuted decisively by David Gross, who
points out that quantum chromodynamics is a fixed structure, so the nuclear resonance that is
required to make carbon is there, Fred Hoyle or no Fred Hoyle. Once you understand that the
universe is purely mental, you are hardly surprised at the fine tuning. But, if you don’t understand
that the universe is purely mental, your awe at the fine tuning is foolish: anyone can catch you out,
simply by postulating a multiverse. Don’t waste your time on this silly game!
Page 92, the authors make this interesting remark: “by reminding us of its great successes at
figuring out interim processes and the mechanics of things, and fashioning marvelous new devices
out of raw materials, science gets away with patently ridiculous “explanations” for the nature of the
cosmos as a whole.” So very true! And yet the notion that the universe exists only in our minds also
seems patently ridiculous. I don’t mind the “patent ridiculousness” of explanations, for that reason:
what I care about is truth or falsity, as judged by experiment.
And the answer, by experiment, is, that the universe exists only in our minds.
Page 154, second line from top, the authors draw attention to the much-neglected hula theory.
Page 163 bottom,“A Big Bang means the universe was born, and that therefore it must someday
die…” Not so––current cosmology detects a birth, but clearly indicates endless accelerating
expansion.’ Page 167, the authors appeal to science fiction (and to films––but they don’t mention
“Groundhog Day!”) as laying a groundwork for acceptance of their thesis. With the authors, I hope
for some kind of Malcolm Gladwell “tipping point” for the excellent ideas that they advance.
Their book, I hope, will be a big step in the right direction. Acceptance would be of immense value
to society, through placing humankind once again at the center of the cosmos.
Page 170, the authors kindly knock Daniel Dennett, for which I thank them. It was while reading
a review of a Dennett book “explaining” consciousness that I got so disgusted that I sent my essay,
“The mental Universe,” to Nature (it appeared on 2005 July 7) for publication.
Page 174 bottom, I greatly enjoyed reading “.. must feel like the nature of the sun did to the ancient
Greeks. Every day a ball of fire crosses the sky. How would one begin to ascertain its composition
and nature?” Until I’d read those simple words, that obvious thought had never crossed my mind.
It is both glorious and humbling: we have accomplished so astoundingly much, and yet we still
know nothing of the ultimate reason for our existence.
On page 182, the authors briefly discuss dreams. This is useful: the best I can come up with is that
we are dreams in the mind of God. Page 191-192, the authors end their book, by speculating, feebly,
on life after death, pointing to conservation of energy. Well, energy doesn’t exist––it is simply a
conserved quantity (due to time-translation symmetry). No, your hope for life after death does not
come from physics. Your hope comes from the astounding fact that that you exist.
NOTHING could be more improbable than THAT, and yet … you DO exist!
You are a true miracle that has actually happened, and being granted one more (and much smaller)
miracle is not too much to ask for, in my opinion.

THE (META)PHYSICS OF IMMORTALITY:


Death and eternal life in Frank Tipler and Robert Lanza’s theories.
Di Roberto Paura Università degli studi di Perugia.

Abstract.
In an age when the explanatory and consolatory narratives of religion about death seem to lose
their appeal, referring to scientific backgrounds to develop new theories about life after death
seems an effective alternative. A demonstration of this assumption is given by the success of
theoretical physicist Frank J. Tipler’s books The Physics of Immortality (1994) and The Physics of
Christianity (2007), and of the ones by famous physician Robert Lanza (in collaboration with the
astronomer Bob Berman) Biocentrism (2009) and Beyond Biocentrism (2016). Both Tipler’s
Omega Point theory and Lanza’s Biocentricism are based on particular interpretations of the
concepts underlying the so-called “new physics”, in particular quantum physics, the physics of time,
and the cosmological anthropic principle. These two theories attribute a decisive role to the
consciousness and thus to intelligent life in the construction of reality, proposing the hypothesis
that life is destined to last forever. This implies that the individual consciousness of every human
being, after death, should persist in other forms and contribute to the evolution of the universe.
Keywords: death, physics, immortality, Biocentrism, Omega Point theory
Foreword.
At the very basis of the modern conception of scientific knowledge lies the separation between the
domain of the knowledge acquired through the scientific method and those that pertain to
metaphysical conceptions: the rise of a scientific community capable of developing theories
independently from any metaphysical backgrounds marks the transition from natural philosophy
to science1. The demarcation between science and metaphysics proposed by Karl Popper (1959) is
based on the criterion of the refutability, or falsifiability, of a theoretical system.
A system is considered scientific – according to Popper – if it makes assertions that may conflict
with observations. Since concepts like God, human soul or afterlife are not observable – that is,
they cannot be analyzed empirically – it derives that they belong to metaphysics, not to science.
However, in the last decades the “demarcation problem” assumed new relevance in the debate
within the philosophy of science (Pigliucci & Boudry, 2013). The development of contemporary
theoretical physics, with assertions that often go beyond the empirical investigation regime, forced
theorists to question the role of falsification as a criterion of demarcation (Carroll, 2018; Pigliucci,
2016). This has led to the development of new approaches to rethink the border between science
and pseudoscience, in a debate that seems to have entered today in its critical phase (Kragh, 2017;
Dawid, 2017). This article aims to analyze two proposals based on the assertions of contemporary
theoretical physics that make a real trespassing of science in the field of metaphysics, assuming the
idea of afterlife as their object of investigation.
These are the hypothesis of biocentrism proposed by Robert Lanza, a biotechnologist, together with
Bob Berman, an astronomer, and the Omega Point theory proposed by the theoretical physicist
Frank Tipler. The choice of studying these two proposals instead of others coming from the vast
plethora of conjectures on the reconciliation between science and metaphysical conceptions of
afterlife depends on three factors: 1) these are proposals promoted by personalities belonging to the
scientific community, well rooted in the academic establishment, not outsiders;
2) these proposals are based on a careful evaluation of the concepts of contemporary theoretical
physics and, in one case (Tipler), they propose assertions that can be refuted through empirical
observations;
3) they were disseminated through best sellers translated worldwide, and therefore they received a
wide media coverage.
In the first part I summarize Lanza’s biocentrism and Tipler’s Omega Point theory; in the second
part I try to analyze them taking into account their scientific backgrounds and tracing a genealogy
of the ideas on which they are based; in the last part, I suggest new ways to explain these two
hypotheses in the light of the demarcation problem.

Robert Lanza’s Biocentrism.

Robert Lanza is a scientist specialized in the study of stem cells. He is currently Head of Astellas
Global Regenerative Medicine and Chief Scientific Officer of the Astellas Institute for
Regenerative Medicine, a research facility affiliated to the international pharmaceutical company
Astellas. He is also Adjunct Professor at the Wake Forest University School of Medicine.
His researches, carried out in teams with scientists from American and international universities
and research centers, have been published in leading academic journals.
In 2014 he was included in a list of the “100 Most Influential People in the World” by TIME
Magazine. His popular book Biocentrism: How Life and Consciousness are the Keys to
Understanding the True Nature of the Universe (2009) was written in collaboration with Bob
Berman, an astronomer who collaborates with popular science magazines and who participates as a
guest in television programs. The starting point of Biocentrism is that «the laws of physics exactly
balanced for animal life to exist» (Lanza, 2009, p. 7). This discourse is based on the assumptions of
the so-called “anthropic principle”, according to which the values of fundamental constants and
other physical parameters of our universe are the result of a sort of self-selection, due to the fact
that the universe hosts life (at least on our planet). According to Lanza, the discovery of the
socalled fine-tuning of the fundamental parameters of reality undermines the traditional
conception of a universe that is the result of a casual evolution, in which life plays no role2.
On the contrary, he believes that life must be considered the central feature of the universe, what
explains the very existence of the universe in the form we know. If our universe would host no life
(and intelligent life especially), the universe simply would not exist. This is the essence of the
Biocentrism. In his book, Lanza endorses the interpretation of the anthropic principle proposed by
the eminent theoretical physicist John A. Wheeler, known as participatory anthropic principle ,
according to which the existence of observers is necessary to allow the existence of the universe
itself (Wheeler, 1978). Indeed, where the “weak” interpretation of the anthropic principle suggests a
sort of tautology (the universe has these parameters because we exist, and if it had others we would
not be here to measure them), the “strong” more disputed interpretation suggests that life should be
considered as an indispensable ingredient for the physics of our universe, without which the whole
reality would have no sense at all (Barrow & Tipler, 1986). Lanza belongs to the supporters of the
“strong” interpretation and explains the finetuning problem through Biocentrism.
According to his First Principle of Biocentrism, «what we perceive as reality is a process that
involves our consciousness» (Lanza, 2009, p. 23). Lanza therefore rejects the traditional division
between res cogitans and res extensa dating back to Descartes and to his mechanistic vision of the
universe, totally indifferent to human presence in the cosmos. He claims to be closer to the non-
dualist views of Eastern philosophies, which do not admit this radical division. Lanza borrows the
idea of a determining role of consciousness in the fabric of reality from Von Neumman-Wigner’s
interpretation of quantum mechanics, in which the presence of a conscious observer (able to make
observations of the quantum system and endowed with self-awareness) is determinant for the
functioning of quantum mechanics itself. He writes: «When studying subatomic particles, the
observer appears to alter and determine what is perceived. The presence and methodology of the
experimenter is hopelessly entangled with whatever he is attempting to observe and what results he
gets» (Lanza, 2009, p. 49). Here Lanza uses quantum mechanics’ pivotal concept of entanglement, at
the center of a lot of debates still underway in the philosophy of physics for its paradoxical aspects
(Bricmont, 2016; Rickles, 2016)3. According to Lanza, without the presence of a conscious observer,
subatomic particles «at best exist in an undetermined state of probability waves» (Lanza, 2009, p.
59), as Von Neumann-Wigner’s interpretation says (Von Neumann, 1955).
This does not mean – Lanza says – that a conscious observer is able to manipulate reality or modify
it at will. Here he intends to distance himself from the New Age conceptions of quantum physics,
or from his purely pseudoscientific versions, expressed for example in the popular documentary
What the Bleep Do We Know!? (2004), quoted by Lanza in the text as an example of the distortion
of quantum physics’ concepts. He rather defends a probabilistic view of quantum mechanics,
according to which it is not possible to decide in advance the outcome of an observation of a
quantum system, while admitting that the transition from the probabilistic state to the ontological
state of a quantum system is possible only in the presence of an observer. The biocentric hypothesis,
therefore, provides that reality exists only if there is intelligent life, but rejects the idea that reality
can be manipulated by consciousness (a popular idea among pseudo-scientific theories like those of
the “quantum mind”). Rather, the basic concepts of physics, namely the existence of time and space,
must be rethought in the light of Biocentrism: time and space are constructs of the mind, i.e. ways
in which consciousness gives meaning to reality, but they do not exist in an absolute sense.
From this, Lanza goes so far as to question the concept of “ death”: «If time is an illusion, if reality
is created by our own consciousness, can this consciousness ever truly be extinguished?» (Lanza,
2009, p. 146). The answer is no. This is because the conservation law requires that energy should
never be destroyed, but only subjected to transformation: therefore, the amount of electricity
produced by our body and our mind, and which produces what we call consciousness, cannot fade
after death. Consciousness is conserved in some way, according to Lanza, because without it the
universe cannot exist; therefore, the dissolution of the physical body does not coincide with death ,
because from the point of view of consciousness the universe is timeless and not subject to change.
He further explores this issue in Beyond Biocentrism: Rethinking Time, Space, Consciousness, and
the Illusion of Death (2016), published again in collaboration with Bob Berman after the success
of the first book. Here, Lanza assumes the point of view of the information theory to explain the
phenomenon of consciousness and in general the very nature of reality: «If information is defined
as everything involved in cause-and-effect exchanges, then information interactions are continuous
and omnipresent on all levels», he writes (Lanza, 2016, p. 155). The same energy transformations
should be understood as an exchange of information. Therefore, whereas previously Lanza
considered consciousness as an expression of a certain quantity of energy, now he defines it as a
quantity of information.
However, the conservation law still applies: information can change, but does not disappear into
thin air. Information about the universe we perceive, Lanza argues, constitutes the reality itself: to
be computable, information must be acquired by a conscious mind.
Therefore, putting the concept of information at the center of his theory of Biocentrism, Lanza
concludes: «All we know and can know is contained within our mind/the information processed in
our brains» (Lanza, 2016, p. 164).
We are, ultimately, “machines with awareness”, to use its expression.
In Beyond Biocentrism Lanza argues that it is necessary to get rid of the self/body identification,
in order to get rid of the false conception of death.
It is not true that when we see a dead body the person who owned that body no longer exists.
This is because, above all, since time is a construct of our mind, «they cannot be thought of as
“going away”—which requires the temporal concepts of before and after» (Lanza, 2016, p. 209).
But then how is it possible that we can no longer interact with the consciousness that was inside
that body?
Returning to the idea of conservation of energy and information, Lanza argues that the
consciousness of the “dead” person has entered a state of quantum superposition: it exists, but in an
indeterminate state that is incomprehensible to our senses, exactly as all the possibilities of a
quantum system exist when they are entangled, before the observation is made.
From the standpoint of the one who dies, the consciousness remains unaltered and he experiences
the true timeless structure of the universe, just as an entangled quantum system experiences it.
Frank Tipler’s Omega Point Theory.

Frank Tipler is Full Professor at the Department of Mathematics and Physics at Tulane
University and a former student of John A.Wheeler at the University of Texas, strongly influenced
by his ideas.
With John D. Barrow, Tipler published in 1986 the influential book The Cosmological Anthropic
Principle , where they exposed their thesis on the problem of finetuning and the apparent central
role of life in the universe. Barrow and Tipler proposed a particularly “strong” version of the
anthropic principle, known as the ultimate anthropic principle, according to which, when
intelligent life emerges in the universe, it is destined to fill the entire universe and to survive
forever. In his controversial book The Physics of Immortality (1994), Tipler starts exactly from
this assumption to develop his Omega Point theory, defined as «a testable physical theory for an
omnipresent, omniscient, omnipotent God who will one day in the far future resurrect every single
one of us to live forever in abode which is in all essentials the Judeo-Christian Heaven»
(Tipler, 1995, p. 1). The Omega Point is a singularity at the end of time when it will become
possible to emulate eternally all living beings that existed in the universe in every age.
The existence of the Omega Point represents a sort of postulate for the ultimate anthropic
principle: if a conscious observer is needed so that the universe exists (it is the same assumption of
Lanza’s Biocentrism), how it should be possible that the universe existed well before the emergence
of conscious life? This paradox is solved by assuming a conscious mind at the end of the universe
that acts as an observer and “creator” of the universe in what appears to us as our past.
It would seem an even more paradoxical solution; but Tipler mentions to support it the famous
Wheeler’s delayed choice experiment, a mental experiment that seems to demonstrate the possibility
that an observation made in the present of an event happened in the past (for example the explosion
of a supernova) could influence this same event in the past. In this way, it becomes admissible for
an observer of the remote future, with its own observation, to give meaning to all past reality.
The omnipotent and omniscient mind that Tipler defines Punto Omega is identified by him with
the God of the Judeo-Christian tradition. In particular, in the Omega Point it becomes possible to
resurrect all the beings lived in the past, in a form that is identical to the one Christ had after the
resurrection (not therefore a resurrection in the form of “ghost”, but in the flesh, although in a
“transfigured”form). The assumption that makes Tipler’s resurrection possible is the same as
Lanza’s: the essence of a living being can be traced back to his information: «More generally, it
requires us to regard a “person” as a particular (very complicated) type of computer program: the
human “soul” is nothing but a specific program being run on a computing machine called the brain»
(Tipler, 1995, pp. 1-2). He believes that the Omega Point is a kind of universal Turing machine,
able to emulate every other computable machine, including that represented by the human brain.
For Tipler, «a“living being”is any entity which codes information (in the physics sense of this word)
with the information coded being preserved by natural selection» (Tipler., 1995, p. 124).
Tipler believes that this explicitly reductionist conception of living being is in fact close to the
theological notion of “soul” provided by Thomas Aquinas, which he borrowed from Aristotelianism.
In fact, the soul represents, for the scholastic theology, “the form of activity of the body”, and the
soul informs (that is, it gives shape) the body with which it is united. Therefore, Tipler’s vision
would not be antithetical to Christianism. The resurrection promised by Christ in the Gospels will
occur through a kind of computer simulation, which does not mean creating a false reproduction of
the true living being, perhaps in a “ghostly” holographic form, but a recreation of it in a form that
is totally indistinguishable from the current one. As intelligent life will fill the entire universe,
computers’ processing capabilities will increase. Gradually, life will begin to move through mind-
uploading techniques inside computer hardware. According to Tipler, this transfer of a human
consciousness to a digital medium does not produce a self that is different from the original one,
because by reproducing it to perfection, it guarantees its continuity in terms of consciousness.
Similarly, when we die and our physical body deteriorates, the resurrection that occurs in the
Omega Point within the super-emulation happens without interruption from the point of view of
our subjective time: we will close our eyes to immediately reopen them in the Paradise that God/the
Omega Point created for us. To justify the idea that «there is simply no way for the emulated people
to tell that they are “really” inside the computer, that they are merely simulated, and not real»
(Tipler, 1995, p. 207), Tipler uses the principle of “Identity of Indiscernibles" introduced by
Leibniz, according to which entities that cannot be distinguished by any means whatsoever have to
be considered identical. Therefore, «simulations which are sufficiently complex to contain observers
– thinking, feeling beings – as subsimulations exist physically» (Tipler, 1995, p. 210).
Our life after the resurrection will be very similar to the one we experience in this world, even with
the same loved ones we lost in the past: indeed, based on the quantum principle of non-locality
(that is, the state of entanglement that holds quantum systems that interacted in the past even at
very large distances), it would not be possible to resurrect someone without emulating at the same
time all the people that interacted with them in the past and in the same environment with which
they interacted in their mortal life. Tipler’s theory postulates that the universe is closed.
A closed universe is a universe that does not expand forever from the initial singularity
(Big Bang), but in which gravity overcomes cosmic expansion at some point, causing its collapse.
The universe must be closed because, if it expands eternally, sooner or later it would become
impossible to extract information from the regions of the universe moving away from our horizon
of observation. In these regions, called “event horizons”, information in the form of light cones
centered on the event no longer reach us and would be lost forever from our point of view.
Vice versa, the Omega Point is the point where all the light cones converge into the distant future:
if not, the Omega Point could not resurrect (i.e. emulate) the lives of those whose information lies
beyond the event horizon. More over, an open universe would inexorably end with a thermal death,
a state in which it is no longer possible to extract energy, so that life cannot exists anymore; vice
versa, in a closed universe it is possible to extract useful energy from the gravitational energy that
produces collapse. This point is so important that became the “ First Testable Prediction of the
Omega Point Theory”. Tipler’s closed universe, however, is not a cyclic universe.
Another Tipler’s prediction is that under no circumstances gravity can become repulsive, so as to
provoke, in the moment of the final collapse, a “rebound” that makes the cosmic expansion resume.
The Eternal Return, according to Tipler, is essentially opposed to the idea of progress inherent in
the Judeo-Christian theology and is therefore to be rejected. On the other hand, if in the moment of
the final collapse a rebound occurs, it would be impossible to produce the final singularity that
Tipler defines “Omega Point”, and the whole theory would prove to be wrong.
When the book was published in 1994, the hypothesis of a closed universe was still prevailing in
cosmology. But in 1998 two different research groups revealed that the universe, rather than
slowing its expansion due to gravity, is accelerating its expansion, subjected to an unknown “dark
energy”. Today, therefore, the hypothesis of a closed universe has been ruled out and everything
leads scientists to believe that the universe will expand forever. This represents a blatant
falsification of Tipler’s prediction. Instead of abandoning his theory, however, Tipler has
identified a possible way out in his next book The Physics of Christianity (2007).
He imagines that intelligent life, once filled the whole universe, will intervene on the fabric of
reality so to nullify the positive cosmological constant that produces the acceleration of universe’s
expansion. This could be done by pushing the Higgs field, which is in a state of false vacuum, in
the state of true vacuum, that is, in its state of minimum energy, releasing enough energy to
produce (for the relationship between mass and energy established by Einstein) a significant
increase in gravitational attraction so to trigger the collapse of the universe.
It is not a testable prediction, but just a hypothesis.

From Russian Cosmists to New Age physics: a genealogy of Lanza and Tipler’s ideas.

Theories do not emerge from nothing. This also applies to those that can hardly be defined as fully
scientific theories. Reconstructing the genealogy of the ideas on which Lanza and Tipler’s
proposals are based is therefore essential to understand their success as well. First, both proposals
provide answers to a problem that emerged overwhelmingly in the field of theoretical physics and
the philosophy of physics during the 20th century, that is the role of intelligent life in the universe.
Von Neumann-Wigner’s interpretation of quantum mechanics, on a one hand, and the cosmological
anthropic principle, on another hand, questioned the traditional mechanistic vision of a universe
indifferent to life, which would have appeared entirely randomly as a result of fortuitous
coincidences and the “blind” mechanism of natural selection. Within the scientific community
itself there are some alternatives to this vision, and the proposals by Lanza and Tipler fall within
this debate, which instead intend to restore to intelligent life an absolute centrality, as in a sort of
reversal of the Copernican revolution. Both proposals are also based on a reductionist
interpretation of the concept of “life”, understood as a mere process of information processing.
It is useful to note that this “informational” interpretation of life was first proposed by one of the
fathers of quantum physics, Erwin Schrödinger, in his lecture series entitled What is life?
(Schrödinger, 1944). Since then this paradigm has been affirmed above all in physics circles, as an
attempt to “crack” the mystery of life with a different approach than that of biology, but it has also
been embraced by an evolutionist like Richard Dawkins (1986). By reducing the problem of life
and consciousness to information, it is possible to treat these issues with instruments proper to
physics, as Lanza and Tipler do. The thesis of Biocentrism is also based on other more heterodox
assumptions, in particular the idea of a non-dual reality. Lanza deals with this issue in Beyond
Bicentrism , where he writes: «Today, the world still remains essentially divided into these basic
two views of reality, Western and Eastern, dualistic and non-dualistic, that existed over a
millennium ago» (Lanza, 2016, p. 24). Although in his first book he wanted to distance himself
from New Age theories and also from a classic of quantum mysticism such Fritjof Capra’s
The Tao of Physics (1975), he later writes:
It will surprise no one that our detour involves a turn to the East. It is there, in Hinduism and
Buddhism, that these very issues remain front and center. This actually constitutes a major
difference between Western religions and those with roots in the Indian subcontinent. In the
Judeo-Christian tradition, duality is central to the perception of reality. The basics of life and the
cosmos involve relationships – often encompassing tension or conflict – between the individual
versus nature or the individual self and its relationship to a deity that is separate. They’re almost
always temporally structured, as when one’s present life stands opposed to its spiritual goal, which
supposedly lies in the future. Thus, for Westerners, a bedrock fundamental is the existence of time.
(Lanza, 2016. pp. 131-132). These are exactly the same considerations expressed by Capra in his
1975 best-seller. Capra, for example, spoke of «a trend of thought which led, ultimately, to the
separation of spirit and matter and to a dualism which became characteristic of Western
philosophy» (Capra, 1975, p. 20). And then he summarizes the Eastern point of view as follows:
«The most important characteristic of the Eastern world view – one could almost say the essence of
it – is the awareness of the unity and mutual interrelation of all things and events, the experience
of all phenomena in the world as manifestations of a basic oneness» (Capra, 1975, p. 130). Compare
this statement with Bob Berman’s experience told in Beyond Biocentrism, in which the astronomer
realizes «that birth and death do not exist. That all is perfect eternally, that time is unreal, and
that all is one» and that things «were no longer separate items existing in space; instead, everything
was the same continuum» (Lanza, 2016, p. 135). Even Capra, at the beginning of his book, describes
a similar mystical experience. Robert Lanza is not for nothing a regular guest of the seminars of
the international non-profit organization “Science and Nonduality”, which explores the topics of
physics by hybridizing them with Eastern mysticism. On the organization’s website we read:
Nonduality is the philosophical, spiritual, and scientific understanding of non-separation and
fundamental intrinsic oneness (…). Dualities are usually seen in terms of opposites: Mind/Matter,
Self/Other, Conscious/Unconscious, Illusion/Reality, Quantum/Classical, Wave/Particle,
Spiritual/Material, Beginning/End, Male/Female, Living/Dead and Good/Evil. Nonduality is the
understanding that identification with common dualisms avoids recognition of a deeper reality
(https://www.scienceandnonduality.com/about/nonduality/).
It is therefore undeniable that Lanza’s Biocentrism has its roots in the so-called “quantum
mysticism”, born between the 1960s and 1970s in the United States (Kaiser, 2011) and subsequently
spread worldwide. Among the endorsers of his books, we also find Deepak Chopra, a New Age best-
selling author with his books Quantum Healing (1989) and the most recent You Are The Universe
(2017), where the same thesis of Lanza is resumed. Tipler’s Omega Point Theory is instead
inscribed in Western thought and avoids influences of some sort from quantum mysticism.
The explicit inspiration of Tipler’s theory comes from Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), a
paleontologist, evolutionist and Jesuit theologian, who had some clashes with the Church for his
heterodox views. In his book Le Phénomène Humain (1955), Teilhard proposed the Omega Point as
the peak of complexity and intelligence, a transcendent being endowed with the same qualities
attributed to God and toward which human beings naturally tends. For Teilhard, evolution is not a
random process, but a development aimed at increasing complexity and intelligence until the full
universe will become filled with intelligence( noosphere ), so as to merge with the One, i.e. God.
Evolution would be guided by a particular form of energy, called radial energy, which contrasts the
second law of thermodynamics according to which entropy, that is the degree of “disorder” of the
universe, is inexorably destined to grow over time; radial energy pushes life towards increasing
forms of complexity. This is a strongly “vitalistic” vision, which costed Teilhard the accusation of
pantheism on the part of the ecclesiastical hierarchy, since in his vision this sort of psychic energy
is present in all living things, not just in human beings. Tipler, however, while drawing heavily on
Teilhard’s theory, believes that his ideas are «completely wrong» (Tipler, 1995, p. 112), as they were
formulated as an alternative to Darwinism in a time when, especially in France, Darwinism was
hardly considered by evolutionists (Le Phénomène Humain was written in the 1930s), so that
subsequent developments and the emergence of neo-Darwinism completely discredited Teilhard’s
radial energy hypothesis. However, Tipler believes that «“ radial energy” is actually quite analogous
to another physics concept, information» (Tipler, 1995, pp. 112-113). In this way, by replacing
radial energy with information, it is possible to assert that the quantity and complexity of
information in the universe is destined to grow, to produce in the distant future the advent of the
Omega Point, able to reproduce all the information created in the universe through a principle
similar to the universal Turing machine. But the affinities between Lanza and Tipler’s theories
and those of Nikolai Fedorovich Federov (1829-1903), father of the Russian “cosmism”, are possibly
of a greater interest. Cosmism was a unique doctrine that foresees the future ability of human
civilization, through technology, to resurrect the dead. Tipler does not mention cosmism in his
works, but certainly Teilhard was influenced by it: Young (2012) says that he followed the lessons
of one of them, Vladimir Ivanovich Vernadsky (1863-1945), at the Sorbonne. In his writings,
Vernadsky used the term noosphere, the same of Teilhard. Vernadsky was convinced that life,
similarly to matter and energy, is an eternal constant of the cosmos, which has always existed and
will always exist, similarly to what Lanza and Tipler say. With increasing complexity, intelligent
lifeforms will be able – according to Vernadsky – to take control of their evolution and change the
universe according to their needs. This assumption is the basis of cosmist thought. Fedorov, in his
role of librarian at the National Library of Moscow, was able to inspire a whole generation of
Russian intellectuals; his thought was exposed in several writings later collected in the posthumous
volume Philosophy of the Common Task (also known as Philosophy of Physical Resurrection ).
His idea is that in the world there is neither birth nor death, but only transformation, so that when
the body decomposes it is always possible, theoretically, to bring back to life the dead collecting all
its dispersed atoms and infusing new life into them. According to Fedorov, this will be the aim of
humankind in the distant future: to recover all the atoms of dead people and to bring them back to
life when technology will make it possible. This will require humans to move to the Moon and then
to other planets, to recover the dust dispersed in interplanetary spaces. Like Tipler, Fedorov
conceived space travels not as an end, but as a mean to allow humans to control the whole universe
in order not to leave even a single particle that belonged to those who died in the past.
It is the same idea as Tipler’s Omega Point, in which all the light cones must converge, so that the
information of all those who have lived in the past can be recovered and reproduced.
We could even draw an analogy between quantum entanglement and the concept of rodstvo that, for
Fedorov, represented what holds human beings and the whole universe together.
In particular, when humanity will begin to collect the dust that belonged to the dead, the rodstvo
will produce a kind of resonance when we are in the presence of the atoms belonging to one of our
ancestors. Tipler imagined that entanglement allows people resurrected in the Omega Point to stay
in touch with their loved ones. George M. Young (2012) noted that the legacy of Russian cosmism
has been inherited today by transhumanists, both in Russia and – above all – in the United States.
There is no doubt that Tipler was influenced by transhumanism in his theory.
He mentions minduploading, the hypothetical technology that would make possible to transfer the
information of a human being onto a digital medium. Mind-uploading is one of the key concepts of
transhumanism, being considered as the final solution to the problem of death, which
transhumanists – like cosmists – intend to defeat with the support of technological progress
(Moravec, 1988; Paura, 2016). It is therefore possible to suggest a direct link between cosmism, the
Omega Point theory by Teilhard de Chardin, transhumanism and Tipler and Lanza’s ideas.
All these ideas share the belief that «the currently disregarded and unimagined sciences, that is, the
alternative sciences, the “parascience” or the “pseudoscience”, can contribute to the discovery of what
we need to know» (Young, 2012, p. 235).
Pseudoscience, alterscience, minor science.

Following a traditional sociological interpretation, we should understand these two theories using
the concept of “re-enchantment”. Richard Jenkins defines re-enchantment as a phenomenon
consisting of two tendencies, «one which insists that there are more things in the universe than are
dreamed of by the rationalist epistemologies and ontologies of science, the other which rejects the
notion that calculative, procedural, formal rationality is always the “best way” » (Jenkins, 2000).
However, the use of this concept to interpret this type of theories is problematic, as some recent
studies have shown (Asprem, 2014; Togrimsson, 2017). We can certainly define as re-enchantment
phenomena those pseudoscientific theories that suggest the possibility to contact dead by
channeling, justifying this through the paradoxes of quantum mechanics, or that affirm the reality
of the so-called near-death experiences. Here, however, we face two very different cases. The first,
Lanza’s Biocentrism, does not propose ways to get in touch with the afterlife or to experience
directly the timelessness of the universe, so it is quite different from the typical attitude of New Age
beliefs claiming the possibility to change reality through parascientific powers: Lanza simply
proposes an interpretation of reality in the light of the discoveries of contemporary physics.
Tipler’s Omega Point theory is even more problematic: whereas Lanza, while imitating scientific
language by proposing “postulates”, does not provide empirically testable predictions for his
Biocentrism, Tipler instead tries to develop a real scientific theory, fully equipped with empirically
testable predictions, such as the mass values, of the Higgs boson and the top quark, not yet known
at that age, or the topology of the universe. However, some of these predictions have been later
falsified, as we have seen, although Tipler attempted to take account of the new empirical results to
redefine his theory. Nor can we speak here of true pseudoscience. If we would be guided exclusively
by Popper’s principle of demarcation, we should conclude that Tipler’s theory is in all respects
scientific, especially if we consider that it has also been partly published in accredited scientific
journals4. But if we accept that the difference between “belief”and (scientific)“knowledge”consists
in the fact that scientific knowledge will never be able to respond to questions pertaining to
metaphysical beliefs, in particular on the existence of God, soul or afterlife (Bronner, 2004), then
we must admit that Tipler’s theory is not an instrument of scientific knowledge.
Alexandre Moatti (2013) proposed the concept of alterscience to define those heterodox theories of
scientists who try to remain in the science, but proposing alternative theories to the accredited ones,
for example to general relativity or quantum mechanics; here, however, we have two members of the
scientific community who do not question any of the theoretical axioms and discoveries of
contemporary science, but extend their assumptions. Nevertheless, some features of alterscience,
such as the emphasis on a “holistic” science that overcomes the traditional division in
compartments, or the belief that the explanations proposed by mainstream science are inadequate
and that contemporary science is in an impasse, may be traced in the case of Lanza, whose theory of
Biocentrism is proposed as an alternative to the mainstream explanation of the birth and evolution
of the universe or quantum mechanics’ paradoxes. Wolf-Meyer and Cochran (2015) recently
proposed to use the concept of minor science, borrowed from Gilles Deleuze and Félix Guattari, for
studying the quantum consciousness theories proposed by scientists such as Stuart Hameroff and
Roger Penrose (1996). Minor science emerges within the scientific community as an attempt to
extend traditional scientific research into “fringe” contexts, where the dominant scientific research
by its very nature could not venture, with the aim of suggesting solutions to problems that emerge
during the scientific progress, such as the role of the observer in quantum mechanics or the fine-
tuning problem. Minor science is characterized by three elements:
it is deterritorialized, that is, it employs scientific language but outside its traditional field of
competence, for example employing concepts of physics and cosmology to propose a theory such as
the Omega Point;
it is intensely political, that is, it is opposed to the dominant science and starts from ethical
assumptions, which it intends to defend (e.g., non-duality in the case of Lanza’s Biocentrism,
which is opposed to the alleged dualism of Western science);
third, minor science is “bacheleor”, which means that it does not involve research groups or
laboratories, but a limited number of individuals.
Nonetheless, minor science operates in the context of scientific community, not outside it as in the
case of pseudoscience. According to the authors, «as scientific disciplines continue toward
specialization, some scientists see the opportunity to capitalize upon lacunae in thought to forward
new scientific paradigmas» (Wolf-Meyer & Cochran, 2015). This makes minor science a fertile
ground for the sociology of scientific knowledge, thanks to its peculiar feature to be at the boundary
between normal science, pseudoscience and borderland science (Shermer, 2013).
The study of these theories in the light of new sociological and ethnological paradigms with respect
to the more traditional concept of “re-enchantment” can aid us to better understand the complexity
of the construction of scientific knowledge and the relations between scientific community and
general public, especially considering the success of these theories within the popular science.
1 It is the point of view expressed, among others, by Herbert Butterfield (1959), Arthur Koestler (1959), Edward Grant
(1997), Paolo Rossi (2000) in their histories on the origin of modern science.
2 The anthropic principle in its current formulation was proposed in 1973 by astrophysicist Brandon Carter as a
solution to the fine-tuning problem. He distinguished between two interpretations: according to the weak anthropic
principle, the observed values of physical and cosmological quantities are not all equally probable, but are subject to the
restriction that there are places where a life based on carbon can evolve and that the universe is old enough to make it
possible; according to the strong anthropic principle, the universe must possess those properties that allow the
development of life within it, at some stage of its history (Barrow & Tipler, 1986).
3 The concept of entanglement or non-locality emerged in quantum physics with the so-called “EPR paradox” (from the
names of physicists Einstein, Podolsky and Rosen who proposed it as a mental experiment in 1935): it assumed that by
accepting the postulates of traditional interpretation of quantum physics, there would have been a paradox due to the
violation of the limit of transmission of information placed by the speed of light predicted by the theory of relativity.
Specifically, if you have two sub-particles that share mirror properties because they are produced by the splitting of a
parent particle – e.g., the spin of particle A has a value of +1/2 while that particle B is -1/2, for the law of conservation
of angular momentum – the measurement of a property of particle A has instant effect on the specular property of
particle B, regardless of distance. This violates two principles of classical physics: firstly because the property of
particle A or B is in an indeterminate state until the measurement is made, so the value that will emerge from the
measurement is completely random, and yet the specular particle will assume the opposite property, showing the
existence of a random correlation; and secondly because, suggesting the existence of a correlation that does not take into
account the distance, it violates the principle of locality (according to which distant objects cannot have instantaneous
causal influence in an instantaneous way). With the non-locality theorem by John Stewart Bell, in 1964, non-locality
was proved to be an essential property of quantum physics, and the phenomenon was later demonstrated in many
laboratory experiments, so it is now accepted by the scientific community, raising important problems on the nature of
reality.
4 As Shermer (2013) suggests: «What makes them borderlands science instead of pseudoscience (or nonscience) is that
the practioners in the field are professional scientists who publish in peer-reviewed journals (…) From a pragmatic
perspective, science is what scientists do».

L’INTERAZIONE DELLA COSCIENZA SULLA MATERIA.


di Daniele Gullà.

Da molti anni ormai si sente parlare di “energie” o “bioenergie” non convenzionali. Vengono
utilizzate terminologie alternative per descriverle, spesso in modo improprio, definendole come ad
esempio, Energia Odica, Energia Orgonica, Energia di Punto Zero, Energia Magnetica,
Magnetismo Vitale, Raggi N, Forza biocosmica, Campo Unificato, il QI, ecc.
Forse uno dei termini più appropriati che le racchiude tutte senza darne una definizione specifica,
visto che ancora è di fatto per lo più sconosciuta, è il termine utilizzato dal Dr. Zamperini che le ha
chiamate: “Energie Sottili” o da Ivano Calzoni “ Low-energy”.
Di queste “energie sottili” o “energie di campo” come personalmente le definiamo, ancora si conosce
ben poco, ma si inizia ad intravederne gli effetti pur disconoscendo le cause precise che le creano.
Cercare di misurarne gli effetti sull’uomo e sull’ambiente è indispensabile per comprenderne i
principi di funzionamento. La nostra esperienza pluriennale è basata proprio sullo studio
interattivo degli effetti, dalla quale abbiamo ricavato molte ipotesi per elaborare meglio teorie
scientifiche.
Tutti gli esseri viventi hanno una forma di “biocampo” riconosciuta per la prima volta anche dal
Ministero della Salute nel 2004, con lo l’acronimo di H.E.F. (Human Energy Field).
Anche il mondo vegetale e minerale e tutta la natura inanimata essendo anche essa costituita da
atomi, possiede un proprio campo che noi definiamo semplicemente CEV (Campo Energetico
Vibrazionale).
Pitagora diceva: "Il movimento è caratteristico di qualsiasi oggetto o essere.
Anche ciò che sembra inerte come una pietra possiede una certa frequenza di vibrazioni . Un oggetto
che è sottoposto a vibrazione può sembrare del tutto immobile (per esempio: i raggi di una ruota in
movimento sembrano formare un oggetto compatto, fisso). Perciò non dobbiamo lasciarci ingannare
dalle apparenze, ma dobbiamo approfondire per poterci avvicinare alla realtà, scoprendo se un
oggetto è grezzo, avente un frequenza vibratoria meno elevata, oppure no.”
Ogni oggetto materiale è quindi caratterizzato da una propria vibrazione e l’energia emessa dipende
da essa e dalla propria costituzione atomica. Una barra di ferro diventa luminosa come un tubo
fluorescente ad un occhio infrarosso a circa 11 micron di frequenza. Le vibrazioni possono essere di
varia natura, oltre che meccanica anche elettromagnetica ed indurre risonanze. Possiamo avere una
risonanza meccanica, elettrica, ottica, magnetica, nucleare, delle varie particelle, etc. e l’energia
elettromagnetica sprigionata è dovuta essenzialmente dai moti vibrazionali, rotazionali e alle
transizioni elettroniche all’interno dell’atomo.
I fenomeni Vibrazionali sono dunque il rotore principale e la causa primaria di emissione di
energia elettromagnetica, dovuta essenzialmente ad un fenomeno ben conosciuto in fisica e
denominato come “agitazione termica” degli atomi e delle molecole.
Quando pensiamo alla materia dobbiamo allo stesso modo considerare l’energia, in quanto la
materia è una visualizzazione di campo energetico condensato. Basti pensare alla costituzione
dell’atomo stesso di cui la materia è composta: un nucleo centrale o nocciolo, con elettroni intorno a
traiettorie orbitali che girano intorno. Potremmo paragonare il nucleo al Sole e gli elettroni ai
Pianeti del sistema solare; il campo che separa il nucleo dagli elettroni come il Sole dai Pianeti, è
immenso, e non è certo “il vuoto”, ma un “campo”. Ne consegue che pensando alla natura e all’uomo
come materia solida, dobbiamo comunque tenere conto anche di questo “campo” che non è per nulla
di poco conto. Con la nuova fisica siamo arrivati al concetto dell’Uomo come insieme di campi di
forze. Un campo di forza può essere definito come uno spazio in cui abbiamo movimenti, come le
ramificazioni di un fulmine o gli assoni di un neurone. Gettando un sasso nell’acqua, possiamo
vedere una zona dove le onde d’urto si allargano visibilmente. Accendendo una candela, possiamo
distinguere una zona di luminosità che si irradia dalla candela e via via degrada assumendo vari
colori dal giallo al violetto. Un campo simile esiste attorno all’uomo, in esso ritroviamo un nucleo, o
zona di maggiore addensamento d’onda, il corpo visibile o grossolano, percepibile dalle persone
comuni, e attorno ad esso alcuni possono vedere che si irradiano in modo sempre più sottile, dei
campi di energia. La percezione ordinaria coglie la zona di massima risonanza, cioè il corpo
grossolano, il nucleo visibile. La percezione straordinaria, penetra nella parte crepuscolare, dove gli
effetti di campo sono più sottili e meno palesi e riesce a intravedere molti altri campi di forze.
Considerando l’esempio cromatico della luce, si potrebbe pensare alla banda cromatica
normalmente visibile, intesa come successione di onde di diversa frequenza; la luce danza anche
prima e dopo la parte visibile allo sguardo (infrarossi e ultravioletti), ma l’occhio dell’osservatore
non riesce a percepirla, cioè il movimento delle sue cellule sensorie non entra in risonanza.
E’ come se avessimo molte serrature che aprono molte porte ma poche chiavi. Se le chiavi fossero di
più, cioè se la danza fosse allargata, vedremmo nuovi colori e nuove forme (per es. cosa c’è negli
ultrarossi o ultravioletti). In modo simile potrebbero essere diagnosticate delle malattie; ad es. in
Russia, in ambito rigidamente scientifico, si sono fatti esperimenti con macchine particolarmente
sensibili a un ampio spettro di frequenze, e si è fotografata una nuvola bianca che si stacca dai
morenti. Strumentazioni particolari mostrano luminescenze che contornano ogni essere. L’uomo
sembra essere un insieme di campi elettromagnetici, dove il corpo visibile è la zona centrale o
nucleo di maggior visibilità e attorno ad esso ci sono zone di luminescenza con frequenze differenti
che stanno fuori dal visibile. Essa riflette non solo la parte corporea ma anche quella emotiva,
mentale e spirituale, e i suoi colori risponderebbero alle condizioni di piani energetici; le cellule
comunicano tra loro con una debolissima emissione di luce nella banda dell’ultravioletto, una luce
coerente e lineare. La nostra totalità sarebbe dunque formata da più campi energetici che
influenzerebbero anche gli aspetti più sottili della vita e la malattia dipenderebbe da uno
squilibrio energetico che altera il normale andamento dei nostri livelli funzionali.
Facendo riferimento alla Bioenergetica, si potrebbe affermare che l’energia è vita (Bios) e la sua
propagazione è il movimento, la sua caratteristica è l’intelligenza, intesa come collegamento tra
organo e organismo o tra organismo e ambiente.
Può apparire come un’oscillazione variabile per direzione, intensità e frequenza.
Al variare di queste qualità e di altre che non conosciamo, il Bios si manifesta a noi come colore,
suono, essenza, stato d’animo, onda mentale o organizzazione di cellule, di atomi, movimento,
mutamento.
“ONDE DI FORMA”: il perché delle risonanze empatiche.
“La fotografia di un oggetto è in grado di trasmettere le informazioni dell’oggetto stesso in quanto
le contiene.”
Ogni oggetto, naturale o artificiale possiede una vibrazione propria ed emana energia a frequenza
propria, non solo a causa del materiale di cui è composta, ma anche dalla forma che assume nello
spazio. In natura tutto è duale, a forme positive o armoniche ne esistono altre negative o
disarmoniche che possono generare problemi a livello energetico nell’ambiente e nel corpo stesso.
Il teorema di Bell ha dimostrato che tutte le cose hanno informazioni e che sono identiche alle
parti che la compongono e perfino ad una fotografia dell’oggetto stesso.
La fotografia di un oggetto è in grado di trasmettere le informazioni dell’oggetto stesso in quanto le
contiene.
Questa scoperta non è da poco e ci permette di capire su che basi si fonda la radionica (disciplina
basata sulle “onde di forma”) .
Questo spiega perché sia possibile che i sensitivi trovino a distanza persone scomparse da una
semplice fotografia.
Cosa ha dimostrato il Teorema di Bell?
John Bell ha scoperto che le particelle elementari di energia non possono essere mutate, senza che
risultino alterate nello stesso modo anche le loro “ gemelle”, nate dalla stessa particella madre.
L’esperimento di Bell al CERN di Ginevra ed al CNR italiano.
Tramite un acceleratore atomico una particella d’energia “madre” è stata scissa in due particelle di
energia figlie, perfettamente identiche tra di loro e quindi con le stesse caratteristiche .
Particelle con le medesime caratteristiche hanno informazioni uguali. Bell, agendo su una delle
due particelle ha dimostrata che questa poteva essere mutata. Contemporaneamente mutava anche
la seconda particella gemella, sebbene su di essa non si sia stato attuato nessun intervento.
Non si può modificare una sola parte di un oggetto senza modificarlo tutto.
Questo esperimento dimostra che non possono essere modificate della parti senza che non venga
modificato l’ insieme. Particelle legate tra loro da una stessa energia elementare restano identiche
anche quando solo una di esse varia perché tale variazione costringe al cambiamento anche le altre.
Anche nei trattamenti vale lo stesso principio, trattando una area limitata si finisce comunque nel
modificare tutto l’insieme della struttura costituente.

L’interazione PSY con la materia.

Le possibilità che la coscienza agisca sulla materia, anche a distanza in modo non locale, è stato
ampiamente dimostrato nel tempo da numerosi ricercatori. Gli esperimenti più noti sono quelli
condotti dalla Princenton University nei laboratori del P.E.A.R- con strumenti quali il R.E.G.
(Random Event Generator), di cui si può trovare una ampia letteratura scientifica in rete.
Ad oggi il R.E.G. è forse l’unico strumento riconosciuto parzialmente dalla scienza nell’ambito
delle ricerche oltre confine. I modelli teorici di base su cui si basa tale tecnologia sono ampiamente
noti. Oggi il PEAR dopo decenni di ricerca ha chiuso!
Da fonti scettiche dell’informazione globale in mano alla scienza divulgatrice, nonostante i milioni
di test eseguiti dal PEAR e con una mole di dati di successo invidiabile ed incontrovertibile, si
legge quanto segue:
La Princeton Engineering Anomalies Research (PEAR) è stato un programma di ricerca presso
l'Università di Princeton che ha studiato la parapsicologia. Fondata nel 1979 da l’allora Preside di
Ingegneria Robert G.Jahn, PEAR chiude nel febbraio 2007. Il programma era controverso. Scopo
primario di PEAR è stato quello di impegnarsi in esercizi parapsicologici su temi come
psychokenesis (PK) e la visione a distanza. Il programma ha avuto un rapporto teso con Princeton
ed è stato considerato un imbarazzo per l'università. Le attività di PEAR sono state criticate per la
mancanza di rigore scientifico, la metodologia povera, e l'uso improprio di statistica, definendola
come pseudoscienza. PEAR impiegava il generatore di eventi casuali elettronici (REG) per
esplorare l’attitudine di soggetti in prova nella psicocinesi, per influenzare la distribuzione a uscita
casuale da questo dispositivo, nel produrre numeri più alti, o numeri più bassi in base alle linee di
base nominali. La maggior parte di questi esperimenti utilizzava un REG microelettronico, ma gli
esperimenti sono stati condotti anche con "una macchina di pachinko simile a una parete con una
cascata di palle che rimbalzano". Nel 1986 i soci di PEAR hanno pubblicato i dati raccolti nel
corso di sette anni dalle prove di un gruppo di soggetti che tentavano di influenzare generatori di
numeri casuali attraverso milioni di tentativi. In ogni caso, gli effetti osservati erano molto piccoli
(circa un decimo di un per cento ), e non sono state rilevate statisticamente, significative deviazioni
rispetto a un comportamento casuale. (bind basale). Due ricercatori PEAR hanno attribuito questo
risultato con la motivazione che il generatore di numeri casuali utilizzato non era in realtà
casuale. E 'stato notato che il soggetto di prova (si presume un membro di PEAR che ha
partecipato al 15% dei processi è stato responsabile per la metà del totale dell'effetto osservato.
James Alcock in una recensione ha citato vari problemi con gli esperimenti del PEAR, per gli
scarsi controlli con la possibilità di frodi concludendo che non vi era alcuna ragione per credere
che i risultati fossero di origine paranormale. Lo psicologo CEM Hansel, che ha valutato gli
esperimenti di psicocinesi presso il laboratorio PEAR, ha scritto che una serie di controllo
soddisfacente non era stata impiegata, che non erano stati replicati in modo indipendente, e che le
relazioni mancavano di dettagli, osservando che pochissime informazioni sono state fornite sulla
dinamica dell'esperimento, i soggetti, o la procedura adottata. Il fisico professor Milton Rothman
ha fatto notare che gli esperimenti di Jahn al PEAR ignoravamo le leggi della fisica e non
avevano alcun fondamento nella realtà. I risultati di PEAR sono stati criticati per la difficile
riproducibilità. Due organizzazioni tedesche non sono riuscite a riprodurre i risultati del PEAR, e
lo stesso PEAR non è riuscito a riprodurre i propri risultati.
Da qui nasce la mia personale curiosità di verificare se esistono altri metodi per il monitoraggio
dell’interazione PSY con l’ambiente, utilizzando metodologie differenti.
Lo studio è stato eseguito a Mendrisio (CH) presso il “Centro Intuizia” della signora Slavy con la
compartecipazione di Imma e altre 30 persone.
L’esperienza si è svolta il giorno 10 ottobre 2015.
Lo scopo della ricerca è stato quello di misurare interferenze PSY o della COSCIENZA
sull’ambiente durante una “evocazione” mentale da parte del gruppo, di una figura immaginaria e
di alto profilo spirituale: “l’Arcangelo Michele”. Slavy ed Imma sono le “sensitive” che hanno
guidato gli esperimenti e tutte le esperienze spirituali descritte con il gruppo.
Per questo primo esperimento è stata utilizzata una telecamera multi spettrale ed un sistema
software di origine militare, il complesso del sistema integrato è stato chiamato TRV (telecamera a
risonanza variabile).
Per tentare un approccio sperimentale di rilevamento del CEV, abbiamo utilizzato sistemi
tecnologici molto avanzati per registrate e visualizzare vibrazioni energetiche ed energie fotoniche
ultra deboli in modalità multi spettrale, ovvero oltre la gamma di frequenze della luce visibile.
I dati raccolti sono stati trattati secondo modalità comunemente utilizzate in ambito scientifico
universitario dall’acquisizione all’elaborazione delle informazioni con algoritmi specifici di analisi
utilizzate in molte discipline scientifiche e soprattutto in ambito biochimico e medicale.
La branca della scienza che studia e raccoglie informazioni dalle immagini acquisite è definita
come sezione di “Bioimaging”, tecnologie di Image Processing che hanno portato a costituire veri e
propri laboratori nel mondo dedicati. Una definizione di tali sezioni di analisi è descritta come
esempio all’università di Yale.
I dati che sono stati raccolti ed illustrati rappresentano solo lo stadio preliminare della ricerca nel
settore delle bioimmagini, essendo la prima volta che si registrano dati utili in questo campo.
In questa fase della ricerca ci si è preoccupati di raccogliere soprattutto dati “sicuri”, con
apparecchiature scientifiche certificate, in modo che gli stessi non possano essere alterati in nessun
modo dagli operatori.
La disciplina di bioimmagini sta assumendo nuove dimensioni sviluppando nuovi sensori per
esplorare la struttura e la funzione biologica, visualizzare e analizzare queste informazioni in tre e
quattro dimensioni. Bioimmagini ricerca, sta rapidamente evolvendo come tipo di sensore,
utilizzando ad esempio, NMR, raggi X, UV e IR, dalla microscopia a tomografia a coerenza ottica,
ultrasuoni, ecc. a scala molecolare, cellulare per organo osservato e la sua gamma di applicazioni,
dalla cristallografia molecolare all'imaging dei correlati neuronali della mente.
Il corpo emana energie sottili ed in particolare dalle mani e dal volto, dove è stato osservato un
accumulo di biofotoni. Il principio alla base dell’Analizzatore d’Immagine è che tutto vibra, in
modo visivamente impercettibile, ma strumentalmente misurabile. L’Analizzatore d’Immagine per
il CEV, viene usato per monitorare le vibrazioni emesse, in stati normali o modificati di coscienza,
dal cosiddetto Campo Energetico Umano (Human Energetic Field – HEF).
Nell’esperimento documentato, si vede sullo schermo del PC un riquadro che mostra l’immagine del
soggetto con il suo spettro a falsi colori. Si vede il grafico corrispondente allo stato di partenza.
In seguito il software segnala, attraverso la variazione dei colori dell’immagine, un passaggio ad
uno stato modificato di coscienza, arrivando certe volte fino alla totale scomparsa dell’immagine
stessa o al suo viraggio verso un’unica tonalità di colore. La variazione dall’immagine iniziale
multicolore a quella monocolore indica che le vibrazioni sono passate da un ampio spettro di
frequenze ad uno spettro ristretto, indicando una situazione di coerenza. In un altro riquadro un
grafico mostra che lo spettro, inizialmente ampio, si restringe spostandosi a sinistra, verso le
frequenze più basse. Concludendo, si può dire che lo spettro di frequenza rilevato cambia totalmente
quando si entra in uno stato modificato di coscienza. Tutti i parametri vengono analizzati e
memorizzati istante per istante dal software della telecamera. Alla fine della sperimentazione si
può disporre dei “report” relativi allo spettro delle vibrazioni, per dimostrare il grado di profondità
dello stato meditativo e le fluttuazioni dell'intensità delle vibrazioni emesse.
Nelle immagini si nota una distribuzione orizzontale di righe colorate intorno agli oggetti vibranti
(le righe rappresentano le singole frequenze ottenute applicando la FFT).
Esse rappresentano, orizzontalmente, la distribuzione spettrale delle vibrazioni in una banda
compresa tra 0,1 e 10 Hz secondo una scala in pseudo colori che va dal viola al rosso.
Le vibrazioni generate dal corpo umano normalmente variano in continuazione sia in ampiezza sia
in frequenza, anche in modo rapido. Sullo schermo del PC un ampio riquadro mostra l’immagine
della persona e attorno ad essa appaiono righe orizzontali di vari colori e lunghezze che
rappresentano il risultato della FFT applicata alle vibrazioni rilevate.
La frequenza delle vibrazioni viene visualizzata per mezzo del colore della riga stessa, secondo la
scala di colore mostrata ed utilizzata dal programma.
Un altro riquadro, in basso a sinistra sullo schermo, mostra in tre grafici le caratteristiche
spettrali.
Gli studi dello stato funzionale del corpo umano sono stati diretti verso il riconoscimento dello
stato emotivo. Gli algoritmi di determinazione dello stato emotivo si basano sulla statistica
matematica, sui principi di coordinamento del movimento, sulla logica della psicologia
comportamentale e su prove comparative.
L’ analisi spettrale dei segnali della telecamera ad alta velocità (analisi di differenza – frame,
utilizzando fotogrammi adiacenti), dimostrano anche le caratteristiche mentali e fisiologiche del
paziente. Lo spettro (ampiezza e frequenza) viene misurato utilizzando in tempo reale la Fast
Fourier Transform (FFT). L'ampiezza della componente di bassa frequenza dello spettro di
vibrazione per un paziente in normale stato mentale e fisiologico è diverse volte superiore a quella
di un paziente in stato di aggressività o in uno stato patologico.
Il sistema è stato sviluppato militarmente ed è parte integrante del progetto governativo degli Stati
Uniti d’America che si chiama F.A.S.T. (Future Attribute Screening Technology).
Durante i test la proiezione delle vibrazioni intorno ai corpi è dinamica e subisce variazioni.
Le variazioni di intensità (ampiezza) vengono rappresentate con una estensione delle righe in
orizzontale verso l’esterno. Le variazioni di frequenza delle vibrazioni attraverso la modificazione
dei colori dello spettro. Nei grafici viene rappresentata in verde la curva spettrale nel dominio delle
frequenze ed in rosso l’ampiezza. In una finestra associata alla frequenza si mostra anche la
derivata dello spettro.
Entrambi i grafici scorrono in real-time durante l’esperimento.
Il programma TRV consente di analizzare ragionevolmente lo stress o altri livelli di parametri, che
sono importanti per regolare il controllo della salute mentale, i progressi nella riabilitazione e la
cura degli stati di depressione. L’algoritmo di equazione dello stress comprende diversi filtri,
impostazioni e regolazioni configurabili nel sistema software. Secondo l'equazione suggerita, il
livello di stress dipende da micro-movimenti della parte sinistra e destra e la correlazione delle
vibrazioni e del livello di stress più alto corrisponde con particolari stati di asimmetria delle
vibrazioni.
Tra le ultime scoperte nel campo delle vibrazioni vi è quella di un team di ricercatori della Freie
Universität di Berlino e dell’Università cinese di Shanxi.
Essi ritengono di avere finalmente identificato, almeno sul piano teorico: un nuovo tipo di legame
tra molecole, che viola alcune delle leggi fondamentali della chimica tradizionale.
La loro ricerca, apparsa sulla rivista Angewandte Chemie, ha analizzato le reazioni che si
sviluppano tra atomi di bromo e alcuni particolari isotopi dell’idrogeno, dimostrando che tra queste
molecole può stabilirsi un legame chimico precedentemente sconosciuto, definito vibrational bond,
o legame vibrazionale, uno nuovo tipo di legame chimico basato sulle vibrazioni.
Nello studio, i ricercatori hanno svolto una serie di esperimenti teorici per analizzare le interazioni
tra atomi di bromo e un particolare tipo di isotopi di idrogeno, in cui un elettrone viene sostituito
da un muone, una particella elementare simile, ma di massa maggiore.
Studiando queste interazioni alla ricerca di un legame vibrazionale, i ricercatori hanno calcolato
due specifici parametri: l’energia potenziale del sistema che si viene a formare tra gli atomi, e
l’energia di punto zero (Zpe), un parametro che arriva dalla meccanica quantistica, definito come il
più basso livello energetico possibile in un sistema quantistico. L’aspetto più interessante di tutta la
sperimentazione, a mio parere personale, è la differenza spettrale con un picco isolato in frequenza
a 5 Hz reso manifesto durante l’operazione intenzionale di “evocazione spirituale” con le due
sensitive ed il gruppo sperimentale. Il picco a 5 Hz si è presentato due volte, in presenza del gruppo
e nella stanza vuota con l’operazione di intenzionale trasferimento dell’energia.
Essendo la prima volta che si tenta questo esperimento non possiamo asserire con sicurezza che non
si tratti di qualche altro fenomeno spurio, artefatti o altre vibrazioni a noi non note, certo che il
contesto e la periodicità lascino supporre che possa trattarsi di un fenomeno non casuale ma
intenzionale di interazione psy-materia. Potrebbe anche essere il risultato della concentrazione
organizzata del gruppo, in cui le menti si sono sincronizzate ad una specifica frequenza vibratoria,
o l’azione “casuale” di un fenomeno vibrazionale naturale emergente nell’ambiente.
Allo stato attuale non possiamo attribuire con certezza quanto registrato dalla attività mentale del
gruppo e in ogni caso deve essere senz’altro ripetuto altre volte.
Interessante a mio avviso si presenta anche la distorsione spaziale presente durante gli stati emotivi
e le vibrazioni accentrate nel gruppo in determinate aree spaziali come mostrato dalla
intensificazione dei colori. La propagazione delle vibrazioni variata da inizio esperimento a stanza
vuota a fine esperienza nelle medesime condizioni. Sembra che le attività svolte nel centro abbiano
lasciato una traccia residuale vibratoria. L’ipotesi è che lavorando con frequenze più elevate, quelle
psichiche, alcune possano interagire anche sullo spettro di luce visualizzato dall’analisi FFT, con
conseguente diminuzione dell’entropia. Le immagini CCD analizzate con la FFT mostrano una
maggiore risoluzione in alta frequenza durante l’evocazione, ovvero un miglioramento della
definizione dei piccoli dettagli. In alcune occasioni, due rilevanti, abbiamo registrato dei difetti
nella messa a fuoco automatica riscontrando una periodica manifestazione di sfocatura le cui cause
non sono apparentemente identificabili. Questo è un aspetto da comprendere ma conferma in un
certo qual modo anche le esperienze condotte dal Dr. Gary E. Schwartz, nel suo studio “Photonic
measurement of apparent presence of spirit used a computer automated system” – Explore vol.7, n.2
del 2011. Anche lui riporta uno studio similare con analisi ambiente delle immagini raccolte da un
CCD. La prima esperienza è stata soddisfacente e stimola riflessioni, occorrerà ripeterla più volte
con controlli sempre più fini ed accurati, per esempio costituendo un gruppo di controllo che non
medita, col fine di escludere tutte le possibili cause naturali e confermare la fenomenologia
osservata rendendola ripetibile. (N.D.R. Leggere il saggio tecnico).
DOPO LA MORTE: Chiarimenti.
Tratto dal Video di Salvatore Paladino.
Centro Studi Salvatore Paladino.

"Noi non abbiamo un anima, noi abbiamo energia vitale, viviamo in uno stadio intermedio, tra
l'ottava sfera ed il mondo eterico dove risiede la nostra psiche cioè il corpo eterico che ha un
mediatore (perispirito) che ci connette al corpo, altrimenti la nostra psiche non potrebbe
comunicare con noi. L'abbiamo esclusa perché l'abbiamo abbandonata, l'abbiamo resa inerte come
uno spastico."
“Voi non volete capire, io vi posso solo avvertire, darvi delle informazioni, poi fate come volete,
perché ognuno è libero di decidere: perché Tutti siamo Dio."

Domanda: […] La persona sopravvive dopo la morte? Dove vanno i loro cari dopo la morte?
Lo potrò incontrare di nuovo?
Risposta: La persona non sopravvive dopo la morte perché per persona noi intendiamo una
Maschera. La nostra Maschera è la nostra apparizione in questa Terza Dimensione affinché il
Corpo Psichico chiamato volgarmente Anima possa manifestarsi con i suoi sensi nella dimensione
fisica.
Domanda: Quindi il corpo fisico muore ma anche il carattere...
Risposta : Non sopravvive niente perché quello che noi chiamiamo personalità è una maschera
contenuta nei cinque sensi fisici e nei sette chakra. Quando il soma si stacca dal Campo
strutturatore di forma resta collegato al Corpo Eterico dove ci sono altri 12 sensi psichici.
Domanda: Quindi coloro che pensano alla sopravvivenza del proprio caro per come l’hanno
conosciuto con il rapporto di affetto che li legava non c’è più.
Risposta: Le donne parlano esclusivamente del corpo fisico che loro hanno generato perché non
conoscono né l’Anima né lo Spirito. Sanno soltanto che i loro figli sono quella forma somatica che
loro hanno nutrito come embrione e che poi è diventato loro figlio. E attraverso i cinque sensi fisici
si sono espressi sotto forma di affetto ed amore.
Domanda: Quindi il corpo fisico muore e l’Anima e lo Spirito?
Risposta: L’Anima e lo Spirito non fanno parte della Terza Dimensione.
Per un determinato periodo di tempo il nostro soma come uno scafandro per immergersi nell’acqua
dove non potremmo respirare senza, consente a coloro che sono nella Quarta Dimensione di fare
esperienze della Terza Dimensione. Il corpo fisico come uno scafandro è stato creato dall’incontro
di un uomo e di una donna. La donna gli ha dato una parvenza di Corpo Eterico, di energia vitale
per poter vivere e parte del Pneuma Terra fatto di sostanze minerali del mondo circostante, non
vengono dalla Quarta Dimensione. Il figlio di queste donne che mi scrivono, non esiste più come
soma ma esiste come Corpo Eterico. Mia madre è viva! Ed ha interagito quando io ero morto per
riportarmi alla vita. Mia madre come i figli di tutte le donne a cui mancano i propri cari sono lì
nel Tempo. La morte non esiste! Perché se esistesse non potrebbero manifestarsi.
Mia sorella non poteva vedere mia madre accanto al mio letto di morte che gli disse: “Tuo fratello
Salvatore non morirà!”.
Domanda: Quindi se noi li evochiamo loro vengono?
Risposta: Certo. Loro sono sempre pronti, siamo noi che non ci crediamo!
Domanda: E quanto tempo si rimane nel Corpo Eterico?
Risposta: Il Tempo nella Quarta Dimensione scorre in modo totalmente diverso di quello della
Terza dimensione.
Domanda: E’ più lento?
Risposta: E’ più lento! Il nostro è più veloce. Se il nostro soma ha la durata di circa ottant’anni,
nella dimensione eterica il Tempo è più dilatato.
La Terra gira intorno al Sole in 365 giorni e 6 ore e per noi è un anno di vita.
Plutone per fare un giro completo intorno al Sole impiega centinaia di anni.
Il Tempo scorre molto più lentamente nella Dimensione Eterica.
Prima di venire assorbito dalla Dimensione Astrale che compenetra tutti i mondi fisici e quelli
astrali, impiega moltissimo tempo!

LETTURE CONSIGLIATE.
Alessandro Aksakov Animismo e Spiritismo, Unione Tipografico Editrice Torinese 1912.
Arthur J. Findlay Sulla Soglia del Mondo Eterico, Fratelli Bocca Editori.
Arthur E. Powel Il Doppio Eterico, Edizioni Alaya Milano 1996.
Bacci Marcello Il mistero delle Voci dall’Aldilà, Edizioni Mediterranee.
Bacci Marcello-Pagnotta Silvana Risveglio alla Vita, Edizioni Mediterranee.
Barker Emma La Vita dopo la Morte, Hermes Edizioni 2001.
Barrett Wiliam Visioni in punto di Morte, Digital Book.
Baudi di Vesme Cesare Storia dello Spiritismo, Editori Roux Frassati e C. Torino 1896 Tre Volumi.
Bilotta Vitaliano La struttura matematica della realtà, Edizioni Evolvenza.
Biondi Massimo Misteriose Presenze, Edizioni Mondadori,
Bozzano Ernesto I Morti ritornano, La crisi della Morte, Le Visioni dei Morenti, Pensiero Volontà.
Brofferio Angelo Per lo Spiritismo, Liberliber.it
Brune-Remy Chauvin Francois In diretta dall’Aldilà, Edizioni Mediterranee.
Brune-Remy Chauvin Francois I Morti ci parlano, Edizioni Mediterranee.
Buhalman William Avventure Fuori dal corpo, Macro Edizioni.
Buscaioli Roberto Vita ed Esperienze di un Medium, Edizioni Mediterranee.
Cellina Federico Nuove Istruzioni dall’Aldilà, Edizioni Mediterranee.
Cerchio Esseno Nuove manifestazioni medianiche, Edizioni Mediterranee.
Cerchio Firenze 77 Il fenomeno medianico del Cerchio 77, Edizioni Mediterranee.
Cerchio medianico Kappa Verso la Scintilla, Edizioni Mediterranee.
D’Esperance Elisabetta Il Paese dell’Ombra, Casa Editrice Europa Verona 1948.
Dale Owen Robert Passi sui Confini di un’altro Mondo, Digital Book.
De Boni Gastone L’uomo alla conquista dell’Anima, Armenia Editore 1975.
Demofilo Fidani Il Medium esce dal mistero, Edizioni Mediterranee.
Demofilo fidani Oltre la Soglia, Edizioni Mediterranee.
Di Simone Giorgio Colloqui con A., Edizioni Mediterranee.
Garrett J. Eileen Vita di Medium, Libreria Sephirot
Flammarion Camillo La Morte ed il suo Mistero, Studio Editoriale Insubria 1979.
Flammarion Camillo Le Case Infestate, Armenia Editore 1978.
Flammarion Camillo Le Forze Naturali sconosciute: Spiritismo, Editoriale Insubria.
Flournoy Teodoro Spiritismo e Psicologia. Enrico Voghera Editore Roma 1913.
Giovetti Paola Testimonianze di Esperienze in Punto di Morte, Edizioni Mediterranee.
Prieur Jean I Visitatori dall’Altro Mondo, Giovanni De Vecchi Editore Milano 1979.
Jurgenson Friedrich Dialoghi con l’Aldilà, Armenia Editore 1976.
Kardec Allan Il Libro dei Medium, Edizioni del Web.
Kardec Allan I Fenomeni medianici, Edizioni del Web.
Kubler-Ross Elisabeth La Morte e la Vita dopo la morte, Edizioni Mediteranee.
Lodge Oliver Oltre la Vita, Digital Book.
Mackenzie William Guida ai fenomeni medianici, Fratelli Melita Editori 1988.
Meurois-Givaudan Anne e Daniel Cronaca di una Disincarnazione, Edizioni Amrita.
Monroe A. Robert I miei viaggi fuori dal Corpo, Edizioni del Web.
Morselli Enrico Psicologia e Spiritismo, Fratelli Bocca Editori 1908.
Moody A. Raymond La Luce oltre la Vita, Digital Book.
Pappalardo Armando Spiritismo, Editore Hoepli 1976.
Penkala Maria La Reincarnazione, Edizioni Mediterranee.
Sardos Lino Albertini Esiste l’Aldilà, Luigi Reverdito Editore 1987.
Schopenhauer Arthur Memoria sulle Scienze Occulte, Edizioni Studio Tesi 1992.
Schopenhauer Arthur Saggio sulla Visione degli Spiriti, Tascabili Economici Newton 1993.
Solomon Jane & Grant The Scole Experiment, Armenia Editore 2001.
Tweedale L. Charles La sopravvivenza dell’Uomo dopo la Morte. Tipografia Dante 1932.
Oberto Airaudi Damanhur: Imparare a Morire. Un’Arte. Edizioni Horus.

UGO P. IL REDATTORE