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Gillian McKeith, la nutrizionista di maggior prestigio in Gran Bre-

tagna, dirige la McKeith Clinic di Londra e si dedica alla ricerca nel


campo della nutrizione olistica. È consulente medico di note tra-
smissioni televisive e tra i suoi pazienti si annoverano atleti, famiglie
reali, celebrità del mondo dello spettacolo. La missione della sua
vita è mettere le sue conoscenze scientifiche a disposizione
del maggior numero di persone e combattere le cattive abitudini
alimentari, causa riconosciuta di malattie e di sovrappeso.
La nutrizionista di fama mondiale Gillian McKeith illustra in questo
libro le proprietà degli alimenti bioattivi, il cui contenuto in enzimi e
nutrienti ne fa dei veri e propri “supercibi”. Si tratta di germogli, semi,
cereali, alghe e altri prodotti integri e non sottoposti a processi di
lavorazione industriale e di cottura. I vantaggi di una dieta a base di
supercibi risultano evidenti e migliorano radicalmente la qualità della
vita. L’ autrice ha individuato dodici supercibi che ha sperimentato
su se stessa e che le hanno permesso di ritrovare la salute e le
energie:

 Miglio: la dinamo della digestione

 Quinoa: la proteina più potente

 Alfalfa: un tonico formidabile

 Aloe vera: antinfiammatorio ed energetico

 Erba d’orzo: fuori le tossine

 Semi di lino: il lubrificante per eccellenza

 Prezzemolo: un concentrato di vitamine

 Alga Dulse: una miniera di oligoelementi

 Alga Nori: per una migliore immunità

 Stevia: bando alla voglia di dolce

 Girasole: un’iniezione di energia

 Alghe verdi-blu selvatiche: la salute della mente.

Sarete invogliati ad adottare un nuovo regime alimentare per guarire


un particolare disturbo, per rinforzare il sistema immunitario, per un
migliore controllo del peso e infine per sentirvi e apparire più giovani
e vitali.
Capitolo 1
Gli alimenti vivi
possono cambiarvi la vita

Quindici anni fa stavo molto male. Soffrivo di stanchezza cronica, dolori facciali e ga-
strici, meteorismo, gonfiore, digestione difficile, nausea, allergie, sindrome premestruale
e una continua e fortissima emicrania che mi costringeva a letto gran parte delle giornate.
Eppure conducevo un programma radiofonico (da New York), che si occupava di medi-
cina naturale, Healthline Across America; quindi mi capitava spesso di intervistare ospiti
esperti del settore. Amavo il lavoro alla radio: era l’unico motivo per alzarmi dal letto,
prendere l’auto e andare agli studi, anche se poi rincasavo in tutta fretta e tornavo a dor-
mire. Un ridicolo paradosso: la giovane presentatrice di un programma nazionale sulla
salute che si sente stanca, debole e passa le giornate a letto!

1.1 Muffe e miracoli


Il mio stato di salute peggiorava, quindi decisi di rivolgermi a varie strutture ospedaliere.
Mi visitarono decine di specialisti i quali non facevano che prescrivermi medicinali che
mi debilitavano ulteriormente. Infine, andai da un neurochirurgo che ipotizzò la presenza
di un tumore cerebrale maligno e mi consigliò di ricoverarmi al più presto per sottopormi
a una TAC. Ironia della sorte, in quel periodo mio fratello frequentava una ragazza affetta
da questo tipo di tumore e i sintomi che manifestava coincidevano con i miei!
Mi preparai al peggio: cominciai ad apprezzare anche le gioie più semplici, ogni
istante di vita, ogni filo d’erba, il profumo delle rose, i diversi sapori. Cercavo di accettare
l’idea che sarei morta giovane, che non avrei mai avuto figli, né un marito.
Per mia fortuna, il giorno seguente, l’ospite del programma era una pranoterapeuta
alla quale chiesi di visitarmi dopo l’intervista. Per la prima volta dopo mesi, con un
semplice tocco riuscı̀ a togliermi il dolore dell’emicrania. Mi disse con assoluta certezza

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Supercibi naturali per la salute 3
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che non avevo alcun tumore cerebrale, né bisogno di sottopormi alla TAC. Al contrario, mi
raccomandò alcuni esami per verificare l’esistenza di allergie a lieviti e muffe. Con
riluttanza, decisi di seguire il suo consiglio e gli esami biochimici le diedero ragione,
rivelando il passaggio nel flusso sanguigno di un fungo, la Candida albicans, nonché
forti reazioni allergiche alle muffe.
Da allora mi dedicai per anni alla mia formazione personale e a rimettermi in sesto,
conseguii il dottorato di ricerca in nutrizione clinica e decisi di intraprendere una nuova
avventura per trovare la strada della salute. Mi impegnai per più di un decennio in ricerche
sui “supercibi” quelli che adesso definisco “alimenti vivi” e infine, circa sette anni fa, feci
ritorno a Londra, nella mia terra natale, l’Inghilterra, per fondare la McKeith Clinic.

1.2 Il cammino della salute

1.2.1 Categoria 1: quasi tutti

Ogni mese i dolori mestruali sono insopportabili Il mio compito, in qualità di nutrizio-
nista clinico, consiste nell’aiutare gli altri a sentirsi meglio, dentro e fuori. Mi riferisco
soprattutto a coloro che, secondo la mia classificazione, rientrano nella Categoria 1, cioè,
a quasi tutti noi. I pazienti di questa categoria vogliono sempliceOgni mese i dolori me-
struali sono insopportabilimente sentirsi meglio, ringiovaniti e rigenerati: non presentano
alcun disturbo in particolare, vogliono solo raggiungere il massimo della forma. Tutta-
via, a volte lamentano quei fastidiosi problemi che tutti, bene o male, conosciamo. “Sono
stanco”, “Sono esausto”, “Ho sempre il raffreddore”, “Sento la pancia gonfia”, “Soffro
di meteorismo e flatulenza”, “Devo perdere peso”, “Ho l’intestino pigro”, “Ogni mese i
dolori mestruali sono insopportabili”, solo per citarne alcuni. Si tratta di fastidi che af-
fliggono tutti, prima o poi – alcuni più di altri – e che sono tutt’altro che insormontabili
o irreparabili. È questa la categoria che spesso beneficia maggiormente del mio regime
alimentare.
Per esempio, in questo periodo sto curando una trentaduenne che alcuni mesi fa si
è rivolta a me “per perdere qualche chilo”, per usare le sue stesse parole. Oggi non
solo è dimagrita (finora ha perso circa sei chili), ma la pressione sanguigna, prima alta,
si è normalizzata, il tasso di colesterolo ematico è diminuito, ha smesso di abbuffarsi di
cioccolato, i dolori mestruali e altri sintomi annessi sono scomparsi e gli esami biochimici
rivelano che la carenza di minerali è andata colmandosi. Ora dice di sentirsi “piena di
energia”. Mi permetto di aggiungere che ha anche un aspetto più giovanile: pelle più
tonica, unghie forti, capelli più folti, sguardo luminoso, niente più occhiaie. Inoltre,
risultato forse ancora più importante, dopo molti tentativi andati a vuoto, ora aspetta un
figlio.
Lo stesso risultato lo potrete ottenere anche voi: potrete sentirvi meglio, in forze e,
perché no, migliorare il vostro aspetto esteriore. È questo il mio obiettivo e vedo i risultati
ogni giorno alla clinica. Con questo libro desidero dare una mano a tutti coloro che non
hanno uno specifico problema di salute, ma vogliono migliorare la propria forma. E . . .
successo garantito con gli alimenti vivi!

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1.2.2 Categoria 2: tutti gli altri

Il mio ruolo di medico nutrizionista e direttore della McKeith Clinic mi ha permesso di


ottenere risultati molto soddisfacenti con i tipi più disparati di patologie, disturbi o malat-
tie, tra cui stipsi, sindrome premestruale, cefalea, depressione, ipertensione arteriosa,
ipercolesterolemia, malattie cardiache, insonnia, stanchezza cronica, problemi di-
gestivi, disfunzioni del sistema immunitario, sclerosi multipla, diabete, ipoglicemia,
sterilità, sindrome dell’intestino irritabile, parassitosi. Purtroppo non posso dire di
centrare sempre l’obiettivo, ma la percentuale delle possibilità di successo si avvicina
molto al cento per cento quando i pazienti seguono alla lettera le mie istruzioni. Solo
cosı̀ posso assicurare la risoluzione della maggior parte dei problemi di salute. Qualcu-
no potrebbe avanzare obiezioni, ma non mi sto vantando: mi limito a riportare i risultati
generali conseguiti con i miei pazienti.
Mi viene in mente l’esempio di una paziente, presidente di un’Associazione per la
Lotta alla Sclerosi Multipla. Quando si rivolse alla clinica era afflitta da numerosi disturbi
connessi alla sclerosi multipla: gravi disfunzioni intestinali, stipsi, vertigini, tremori, epi-
sodi di cecità transitoria, intorpidimento e difficoltà di movimento, per cui era costretta
ad aiutarsi con un bastone. Dopo circa dieci mesi, seguendo il mio regime a base di
alimenti vivi, non accusava più quei disturbi e non si serviva più del bastone per cam-
minare. Questa paziente rientra in quella che io definisco Categoria 2, che comprende
le persone cui sono state diagnosticate particolari patologie e che si rivolgono alla mia
clinica per ritrovare, almeno in parte, la salute.

1.2.3 Cateqoria 3: chi vuole il massimo

Infine, la Categoria 3 comprende i pazienti che desiderano raggiungere prestazioni di al-


to livello. È il caso di una donna che si rivolse a me all’età di quarantanove anni con
la pretesa di partecipare alla maratona di Londra! Trent’anni prima era stata una brava
podista, ma in pratica non correva da allora. Dovevo prescriverle un regime alimentare
che l’aiutasse a realizzare il suo sogno. E cosı̀ avvenne: diversi mesi dopo correva la ma-
ratona, all’età di cinquant’anni! Certo, non arrivò prima, anche se mi piacerebbe poterlo
dire: sarebbe la prova inconfutabile della validità della mia dieta. Comunque, tagliò il tra-
guardo con la prima metà dei partecipanti: mi sembra un risultato già molto sorprendente.
Nella Categoria 3 rientrano, tra gli altri, un pugile di fama internazionale, un atleta
olimpionico, molti calciatori famosi e due celebri tennisti: tutti si sono rivolti a me
per migliorare le proprie prestazioni. Potete facilmente immaginare l’espressione dei loro
volti, in particolare quella dei calciatori, grandi amanti di birra, patatine fritte e notti folli,
quando dicevo loro che da quel momento in poi il divertimento sarebbe derivato da uno
stile di vita totalmente nuovo. Devo dire che molti atleti professionisti si dimostrano
piuttosto motivati, mentre i più restii sono, appunto, i calciatori. In generale, ancora una
volta, coloro che seguono il mio regime dietetico riescono a raggiungere risultati strepitosi
e prestazioni ai massimi livelli. L’atleta olimpionico che ho citato ha confessato che forse
non sarebbe riuscito a partecipare alle Olimpiadi se non fosse stato per la dieta a base di
alimenti vivi. Certo, non posso garantire che chiunque segua la mia dieta parteciperà alle
Olimpiadi, ma non si sa mai!

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1.2.4 La strada da seguire

I miei pazienti sono molti e svolgono attività diverse. Cantano le mie lodi, ma solo dopo
aver toccato con mano i risultati ottenuti. Mi spiego meglio: non sono io che faccio qual-
cosa per loro, bensı̀ essi stessi. Come amo ripetere, “Io mi limito a indicare la strada. Il
resto dovete farlo voi”. Tuttavia, con le mie istruzioni, tutto diventa più semplice. Posso
assicurarvi che, seguendole, otterrete risultati ottimi, per non dire incredibili! I pazienti in
cura da me ne sono la prova vivente e sono numerosi proprio per questo. Tra di loro vi so-
no star del mondo del cinema, della televisione e della radio, leader di grande influenza,
membri di famiglie reali, un artista di fama internazionale, alcuni presidenti di impor-
tanti multinazionali, per non parlare di tassisti, ragionieri, avvocati, insegnanti, studenti,
casalinghe, idraulici, elettricisti, infermiere, medici e anche scienziati. Tutti ottengono
risultati che spesso vanno al di là delle aspettative. Giungono quasi da ogni angolo del
mondo e, poiché la lista d’attesa ufficiale, già dal 2000, comprende più di novecento per-
sone che vorrebbero una mia visita, recentemente ho dovuto bloccare l’inserimento di
nuovi nominativi e devo limitarmi a seguire i pazienti già in cura.
Per questo motivo, vi chiedo di non offendervi se, contattando il mio studio, vi verrà
detto che non si accettano nuovi pazienti per i prossimi due anni! Per prima cosa, come
ho spiegato, sarebbe impossibile farlo. In secondo luogo, avrete la possibilità di cono-
scere le mie teorie leggendo questo libro. Infine, mi sento in dovere di condividere
queste informazioni fondamentali con il maggiore numero possibile di persone, per
il bene di tutti1 . Nel tempo che impiegherei a visitare un paziente, infatti, attraverso i
vari mezzi di comunicazione – questo libro, la televisione, la radio e Internet – riesco a
“parlare” con milioni di persone. Essendo convinta che lo scopo superiore della nostra
vita sia non semplicemente l’acquisizione individuale, bensı̀ la condivisione, ho assunto
un impegno preciso con me stessa, i miei pazienti e i miei lettori: farò tutto il possibile
per condividere il mio sapere con tutti coloro che vorranno ascoltarmi. Per mantenere
fede a questo patto, partecipo regolarmente a programmi televisivi, sia negli Stati Uniti
(per esempio, la trasmissione The Joan Rivers Show), sia nel Regno Unito, ho prodotto
e presentato uno dei programmi radiofonici americani più provocatori e informativi che
si occupano di salute, Healthline Across America, e ogni giorno svolgo ricerche, test e
continuo a scrivere perché tutti possano beneficiarne.
Se volete:

• semplicemente sentirvi meglio e avere un aspetto più giovane e vitale,

• risolvere un particolare problema di salute,

• raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi,

questo libro sarà sempre un alleato prezioso per voi. Migliaia di persone in tutto il
mondo, uomini e donne di tutte le età e di diversi stili di vita godono dei benefici della
dieta a base di alimenti vivi e ora potrete farlo anche voi ottenendo risultati straordinari.
A volte basta una modifica quasi impercettibile alle proprie abitudini per cambiare
1
Il prezzo di copertina del libro è ¤16,90 (non poco, direi!)

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radicalmente la propria vita con effetti duraturi. Lo vedo ogni giorno con i miei occhi
e posso assicurarvi che anche per voi è possibile.

1.3 Le Proprietà benefiche degli alimenti vivi


Il regime alimentare che propongo presenta numerose proprietà benefiche. Nelle pagine
seguenti troverete tutte le informazioni necessarie; in particolare, scoprirete quali sono gli
alimenti che forniscono energia, che arricchiscono il sangue, nutrono gli organi o rivitaliz-
zano le cellule. Sono i cibi che mi hanno portato alla guarigione e ora mi mantengono
in forze; sono, per citarne alcuni, i germogli, i cereali come il miglio e la quinoa, i semi,
le alghe, gli acidi grassi essenziali, l’erba d’orzo, numerose piante ed erbe, senza dimen-
ticare l’alga verde-azzurra selvatica. È grazie a essi che ho ritrovato la salute ed è grazie
a essi che mantengo energia, benessere e vigore.
Gli alimenti vivi aumentano la vitalità, rafforzano il sistema immunitario, re-
golano il peso e rallentano il processo di invecchiamento. Sono ricchi di vitamine e
minerali, contengono la giusta dose di proteine, una bassa percentuale di grassi e grandi
quantità di carboidrati complessi – quelli che l’organismo brucia più lentamente e che
danno più energia. Inoltre, contengono molti liquidi (qualità che li rende ideali per disin-
tossicare l’organismo), sono ricchi di fibre, in particolare di quelle solubili che concorrono
ad abbassare il tasso di colesterolo nel sangue, e disintossicano l’organismo dai metalli
pesanti, quali il piombo e il cadmio.
Esiste, però, una componente davvero importante degli alimenti vivi, in parti-
colare se crudi: gli enzimi che si attivano quando ha inizio la masticazione e sono
il presupposto indispensabile per il corretto assorbimento del cibo. Tutti i processi
fisiologici dell’organismo dipendono dagli enzimi, i catalizzatori di tutte le reazioni chi-
miche che avvengono nel corpo umano, senza i quali cesseremmo di “funzionare” e di
esistere: mettono in moto la digestione, la disintossicazione, le difese immunitarie e tutti
i processi metabolici e rigenerativi. La qualità degli enzimi presenti nell’organismo si
riflette nell’energia e nella forza vitale presente in ognuno di noi.

1.3.1 Che cosa sono gli enzimi?

Presenti in tutti gli organismi viventi, gli enzimi sono le molecole proteiche responsabili
della digestione, grazie alla quale il cibo assume dimensioni tali da passare attraverso i
minuscoli pori intestinali per poi entrare in circolo nei vasi sanguigni. Sono la forza lavo-
ro del nostro corpo, ma non fanno solo questo: distruggono le tossine, scindono i grassi
e la cellulosa e metabolizzano gli amidi e le proteine. A oggi, ne sono stati identificati
più di duemilacinquecento nel corpo umano. Gli enzimi prendono parte a ogni pro-
cesso biochimico e fisiologico: tutto ciò che facciamo in quanto esseri viventi richiede la
presenza di queste sostanze. Tutti i processi vitali sono il risultato di una complessa rete
di reazioni chimiche, il metabolismo, possibile proprio grazie alla funzione catalizzatri-
ce degli enzimi, preziosi elementi biochimici che innescano le reazioni chimiche senza i
quali non ci sarebbe vita.

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Senza gli enzimi non potremmo esistere, quindi. Per questo, se l’attività enzimatica
è insufficiente, le condizioni dell’organismo ne risentono. Il dottor Anthony Cichoke,
nel suo libro Enzyme & Enzyme Therapy, sottolinea senza mezzi termini l’importanza
degli enzimi per la specie umana. Sostiene, infatti, che il nostro corpo per pensare,
respirare, camminare, parlare, digerire e funzionare al massimo ne ha bisogno in
gran quantità e di primissima qualità perché solo cosı̀ riesce a garantirsi il perfetto
benessere, a reagire a eventuali stati patologici e a rigenerare le cellule danneggiate. Gli
enzimi rigenerano, difendono e sostengono l’organismo? Quando lavoravo alla radio,
mi è capitato più volte di intervistare Nicholas Gonzales, un medico di New York che
descrisse vari casi in cui aveva ottenuto risultati significativi nella cura del cancro e di
altre malattie degenerative, ricorrendo soprattutto a dosi consistenti di enzimi e cibi
ad alto contenuto enzimatico.
A questo punto, è facile dedurre che il contenuto enzimatico del cibo che assumia-
mo è un fattore essenziale per la nostra salute e il nostro benessere. Presso la McKeith
Clinic è possibile sottoporsi a esami biochimici per valutare l’attività enzimatica che, se
insufficiente, si associa spesso a disturbi gastrointestinali: difficoltà digestive, ma-
lassorbimento, bruciore di stomaco, eruttazioni, flatulenza, gonfiore, crampi, stipsi,
sindrome dell’intestino irritabile e stanchezza cronica. Una volta ristabilita l’attività
enzimatica, tali disordini scompaiono nella quasi totalità dei casi.
Ecco la classificazione base degli enzimi:

1. Enzimi metabolici: regolano le attività del nostro organismo. Agiscono da catalizza-


tori nella formazione del tessuto osseo, nella riparazione dei tessuti; sono indispen-
sabili per regolarizzare il metabolismo, parlare, respirare, riprodursi, ascoltare, per
ogni singolo movimento muscolare. Sono presenti naturalmente nel corpo umano;
tuttavia, con l’età, la loro attività rallenta.

2. Enzimi digestivi: necessari durante la digestione. Provvedono alla scissione delle


proteine, dei carboidrati e dei lipidi. Sono anche responsabili dell’estrazione, as-
similazione, metabolizzazione e assorbimento dei micronutrienti, delle vitamine e
dei minerali.

3. Enzimi del cibo: favoriscono il processo digestivo. Devono essere presenti nel cibo
che assumiamo. Li troviamo in tutti gli alimenti vivi, e cioè la frutta e la verdura cru-
de, semi non raffinati, frutta secca in guscio, in alcuni superalimenti fondamentali
e, soprattutto, nei germogli.

Anche la carne e il pesce crudi contengono enzimi, ma ne sconsiglio vivamente il


consumo, a causa dell’elevata presenza di agenti patogeni e parassiti ai quali non ho
tempo né spazio da dedicare in questo libro. La carne e il pesce devono essere cotti bene.
Quando parlo di alimenti vivi crudi, mi riferisco a prodotti di origine vegetale: ne esistono
tanti e cosı̀ ricchi di enzimi da poter ignorare tranquillamente quelli di origine animale.
Grazie all’esperienza clinica che ho maturato, posso affermare che oggi il problema
più frequente tra gli occidentali è la scarsa attività enzimatica. Ritmi di vita frenetici,
scanditi dall’ambizione e accompagnati dal fast food, hanno contribuito alla sparizione

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quasi totale degli enzimi digestivi. Le conseguenze sono molto serie, ma la situazione
non è affatto irrimediabile. Il mio compito in questa sede è ribaltare e riaggiustare questa
cattiva tendenza, per poi condurvi sul giusto cammino, che vi porterà dritti al ringiovani-
mento, alla rivitalizzazione, al benessere totale, alla salute perfetta. È tutto lı̀, a portata di
mano.

1.3.2 TEST DEGLI ENZIMI

Vi riconoscete?
Se accusate uno o più dei seguenti sintomi, forse avete bisogno di una dieta PIÙ RICCA
DI ENZIMI.

 Consumate alimenti trattati, pasti veloci, prodotti cotti al microonde, cibi in scatola tre
o più volte alla settimana?

 Fate spesso uso di zucchero raffinato?

 Mangiate cibi cotti più di tre volte alla settimana?

 La vostra dieta è carente di frutta e verdura crude?

 Consumate regolarmente bevande alcoliche?

 Bevete quotidianamente caffè o tè?

 Mangiate in fretta? (il cibo dev’essere masticato bene: ricordate che lo stomaco non
ha i denti.)

 Consumate bevante gassate più di tre volte alla settimana?

 Vi sentite stanchi dopo i pasti?

 Soffrite di stitichezza?

 a) vi scaricate una volta al giorno sebbene consumiate tre pasti


 b) vi scaricate meno di una volta al giorno
 c) l’evacuazione è faticosa e difficile
 d) le feci si presentano in forma di palline dure

 Soffrite spesso di diarrea? Di prurito anale?

Per le prossime domande dovrete analizzare le vostre feci.

 Contengono molto muco?

 Tendono a rimanere a galla? Contengono cibo non digerito?

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Ora date un’occhiata alle unghie.

 Presentano delle nervature?

 Oppure dei puntini bianchi?

Infine, uno sguardo alla lingua.

 È attraversata al centro da una linea?

 Ci sono i segni dei denti ai lati?

 Vi compaiono dei tagli?

Soffrite di qualcuno dei seguenti disturbi?

 Psoriasi

 Eczema

 Orticaria

 Siete affetti da allergie?

 Soffrite di malattie debilitanti?

 Fumate? Vergogna!

 Siete genitori da poco?

 Siete sottoposti a stress?

 Soffrite di caduta di capelli?

Se avete risposto affermativamente a una qualsiasi delle prime 7 domande, dovreste


aggiungere alimenti vivi alla vostra dieta.
Se accusate da 1 a 8 dei sintomi sopra indicati, dovreste inserire più cibi ricchi di
enzimi nel vostro regime alimentare.
Se presentate da 9 a 16 dei sintomi indicati, dovete aumentare l’apporto di cibi ad alto
contenuto enzimatico. Potreste, inoltre, aver bisogno di assumere un enzima digestivo
con tutti i pasti cotti. Aggiungete più alimenti e germogli crudi alla dieta che dovrebbe
includere anche cibi ricchi di minerali.
Invece, se i sintomi che riconoscete sono da 17 a 25, dovete aumentare in modo con-
sistente l’apporto di cibi ricchi di enzimi, consumare più germogli, frutta e verdura e altri
alimenti vivi che abbiano un alto contenuto di minerali e assumere due enzimi digestivi a
pasto.

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1.4 Studi clinici


In qualità di direttrice della McKeith Clinic di Londra, ho la possibilità di dimostrare
l’efficacia degli alimenti vivi citando i risultati delle principali ricerche e descrivendo
alcuni casi clinici. Prima, però, vorrei fare qualche osservazione preliminare.
Innanzitutto, quasi tutti i pazienti che chiedono una mia prima consulenza hanno l’a-
bitudine di consumare cibi “morti”: attraverso i processi di cottura (sul fuoco, nel forno o
a vapore) e/o congelamento, gli alimenti perdono, infatti, le sostanze nutritive attive e gli
enzimi vivi che sono essenziali per:

• la digestione,
• il processo di estrazione delle sostanze nutritive dagli alimenti,
• lo scioglimento dei grassi,
• la riproduzione,
• l’eliminazione dei radicali liberi.

In secondo luogo, come dimostrano gli esami del sangue e del sudore, il 98% dei
pazienti nuovi presenta carenze di uno o più minerali. Purtroppo, l’apporto insufficiente
anche di un solo oligoelemento può generare squilibri a catena a discapito di altri minerali,
vitamine e amminoacidi, cui si accompagna in genere l’affaticamento o il malfunziona-
mento degli organi principali.
In terzo luogo, la maggior parte di essi non riesce o si rifiuta di seguire una dieta a ba-
se di alimenti vivi. Quando consiglio di far germogliare semi o di mangiare alghe, semi,
piante o erbe, mi guardano straniti. Per questo motivo molti anni fa ho iniziato a sommi-
nistrare alimenti vivi in polvere, ottenuti con il processo di liofilizzazione. In questo
modo ho semplificato la vita ai miei pazienti che dovevano semplicemente sciogliere la
polvere in un po’ di succo di frutta, acqua o minestra. Il mio obiettivo era far ingerire loro
in qualche modo alimenti vivi e questo si è rivelato il metodo più pratico.
Tuttavia, l’ideale sarebbe utilizzare gli alimenti vivi veri e propri: coltivare da sé i
germogli, mangiare alghe, quando possibile, frutta e verdura fresca da agricoltura biolo-
gica, semi, legumi, frutta secca in guscio ed erbe. L’esperienza, però, mi ha insegnato
che la natura umana spesso ci impedisce di assumere il comportamento corretto; molti di
noi non hanno il tempo, l’energia, la volontà o le conoscenze necessarie per mangiare in
modo sano. L’assunzione di alimenti vivi in polvere, comunque, ha dato risultati clinici
stupefacenti. Infatti, nei pazienti che mangiavano regolarmente i superalimenti o che ne
assumevano alcune dosi in polvere, si sono riscontrati, esaminando sangue, sudore, feci e
urine, importanti cambiamenti biochimici.

Caso clinico 1: donna, 28 anni, avvocato

Una donna del Surrey soffriva, come risultava dagli esami del sangue e del sudore, di una
grave carenza di zinco, che può indurre sterilità e disfunzioni del sistema immunitario.

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La carenza non scompariva neppure con l’assunzione di zinco in forma liquida, in pa-
sticche e capsule. Soltanto due mesi di alimenti vivi e alghe ne hanno riportato alla
normalità i livelli di zinco.
La paziente ha inoltre registrato una libido più intensa e un netto miglioramento nel
livello di energia fisica. Il ciclo ininterrotto di raffreddori e influenze si è arresta-
to, il sistema immunitario si è rafforzato e i sintomi della sindrome premestruale sono
scomparsi. Se nel periodo di carenza di zinco, ogni tentativo di concepimento falliva, in
seguito alla normalizzazione, la paziente è rimasta incinta e, di recente, ha dato alla luce
un neonato in perfetta salute.

Caso clinico 2: uomo, 46 anni, bancario

Un altro paziente, che lavorava nella city di Londra, presentava gravi sintomi di gon-
fiore, meteorismo, cattiva digestione, malassorbimento, stitichezza e frequenti sbalzi
di umore. Dagli esami biochimici risultavano una grave carenza di magnesio, uno
squilibrio degli amminoacidi e un’insufficienza epatica. Dopo solo cinque settimane
di dieta a base di alimenti vivi, associata a una serie di trattamenti mirati per il colon, i
livelli dei minerali e degli amminoacidi si sono normalizzati e i sintomi sopra descritti
sono scomparsi. Il paziente ha constatato: “un miglioramento dei livelli di energia, più
resistenza e vigore, memoria più lucida e morale alto, più attenzione sul lavoro, maggiore
concentrazione e una sensazione di soddisfazione mai provata prima”.

1.4.1 Casi clinicamente significativi

Gli eccellenti risultati conseguiti con i pazienti citati sopra sono solo singoli casi è vero
tuttavia troppo numerosi e significativi dal punto di vista clinico per poter essere ignorati.
In quasi tutti, si è riusciti a colmare le carenze nutrizionali e a riequilibrare perfettamente
i livelli dei minerali, delle vitamine e degli amminoacidi. Indubbi sono i benefici riscon-
trati dai pazienti: aumento della resistenza e dell’energia fisica, maggiore efficienza
del sistema immunitario, miglioramento della lucidità mentale, della memoria e del-
la risposta degli organi. Gli alimenti vivi, in sostanza, alimentano le cellule, nutrono
gli organi, tonificano il sangue, regolano l’intestino, rafforzano il tessuto muscolare
e, infine, aiutano il sistema immunitario.

1.4.2 La fisiologia

Gli alimenti vivi sono supercibi attivi. Tra di essi troviamo in primo luogo i germogli di
cereali che presentano il più alto livello di energia nutritiva e biodisponibile. Essendo
lo stadio più elevato della crescita, forniscono le sostanze nutritive più utilizzabili e dige-
ribili e una serie di enzimi attivi. Poiché il corpo riconosce le sostanze nutritive contenute
negli alimenti vivi, il metabolismo e i processi di assorbimento e assimilazione subiscono
notevoli miglioramenti.

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Al contrario, i cibi cotti (specialmente ad alte temperature), congelati o in scatola,


perdono, come già sapete, molte sostanze nutritive, mentre gli alimenti vivi possono
contenere circa l’85% in più dei principi nutritivi biodisponibili.

1.4.3 La nostra batteria: la milza

È necessario inoltre aggiungere che gli alimenti vivi nutrono tutti gli organi, in modo
particolare il sistema endocrino, il pancreas, il fegato, i reni e, soprattutto, la milza. La mia
esperienza clinica mi ha insegnato che i fattori in assoluto più importanti per raggiungere
un perfetto stato di salute sono la forza e la vitalità degli organi interni. Quando gli organi
sono in ottima forma e funzionano al meglio, anche tutto il resto funziona perfettamente.
L’affaticamento o il malfunzionamento degli organi interni può comportare numero-
si dcerealiisturbi, tra cui stanchezza, sindrome di affaticamento cronico, irritabilità, stiti-
chezza, disorientamento, rabbia, stress, depressione, violenza, malessere o peggio. L’affa-
ticamento degli organi si traduce in un senso di stanchezza generale, in particolare perché
la vita è il risultato dell’interdipendenza tra gli organi. Quindi, rafforzandoli, acquisire-
mo maggior tranquillità, concentrazione, energia, nutrimento, felicità e salute, mentre il
nostro sistema immunitario si rafforzerà. La milza, ad esempio, è essenziale nei pro-
cessi di digestione, assimilazione e trasporto delle sostanze nutritive al sangue. Se
non è in buone condizioni, diventa difficile, e a volte impossibile, riuscire ad assorbire in
modo corretto vitamine, minerali e amminoacidi, e il circolo sanguigno potrebbe risen-
tirne. Per questo motivo, se la milza è pigra, poco conta il numero di integratori che si
assumono, perché l’assorbimento delle sostanze nutritive risulterà comunque inibito: pur
ingurgitando interi flaconcini di vitamine in compresse, sarà impossibile trarne beneficio.
Mangiando molti cibi industriali, ricchi di conservanti e troppo cotti, indebolia-
mo la milza. Dagli esami biochimici risulta che il 70% dei nuovi pazienti ricoverati
presso la mia clinica è affetto da insufficienza della milza. I sintomi più comuni di tale
malessere includono cattiva digestione, eruttazioni, malassorbimento, bruciori di stomaco,
gonfiore, flatulenza, spossatezza, depressione o indebolimento del sistema immunitario.
L’indebolimento della milza può essere causato dall’assunzione di cibi poveri di enzimi
o che inducono una sovrapproduzione di muco (dovuta in genere al consumo eccessivo
di prodotti caseari o a un’alimentazione carente), dall’errata combinazione dei cibi, dal-
lo stress e persino dal parto. La milza è l’organo che regola il numero di globuli rossi
nel sangue distruggendo quelli invecchiati, che contiene riserve di ferro e che rilascia nel
sangue molti composti necessari a rafforzare il sistema immunitario.
Il medico ricercatore Stephen Gascoigne, nel suo Manual for Conventional Medici-
ne, sottolinea l’importanza di mantenere sempre elevato il livello di tale energia nella
milza: l’esaurimento di energia, dovuto a diverse cause, può compromettere le funzio-
ni gastrointestinali, provocando una sovrapproduzione di muco. Quest’ultimo finisce col
raccogliersi negli organi causando diversi problemi che possono andare dai disturbi inte-
stinali al morbo di Crohn, alle coliti ulcerose e persino alle bronchiti croniche, se il muco
arriva fino ai polmoni. Secondo il dottor Gascoigne il muco in eccesso può arrivare
a depositarsi anche nella pelle, provocando eczemi. Per chi vive in un paese umido
come il Regno Unito, è ancora più importante irrobustire la milza con un’alimentazione

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Supercibi naturali per la salute 13
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bioattiva e biogenica che favorisca la produzione di sangue e rafforzi il sistema immu-


nitario. La milza, infatti, è un organo che soffre molto dell’umidità, le cui gocce e
molecole possono facilmente penetrare nel nostro organismo, provocando uno stato
di “umidità” interna con una possibile sovrapproduzione di muco. L’umidità soffo-
ca la milza, bloccandone le funzioni, diffondendosi poi nella testa, nel torace, nello
stomaco, nelle articolazioni e negli altri organi.
Nel mio studio situato nella grande, umida, città di Londra, mi sono imbatSe si è
abbastanza fortunati da vivere in un ambiente asciutto, ma si consumano cibi morti che
inducono una sovrapproduzione di muco, si può comunque essere soggetti ad affatica-
mento della milza e formazione di muco internotuta in molti più casi di milza affaticata
che nelle altre parti del mondo. A Londra sono molti i casi di catarro (infiammazione
delle membrane mucose) e congestione nasale. Non sorprende, quindi, che quella britan-
nica sia la popolazione che viaggia maggiormente al mondo, soprattutto per raggiungere
mete soleggiate. La prolungata permanenza in ambienti umidi (caratterizzati da pioggia,
piovischio, intensa nuvolosità e nebbia) può favorire il gonfiore, l’appesantimento e il ral-
lentamento delle funzioni corporee, causando indigestioni, eruzioni cutanee, pesantezza
di stomaco, degli arti e della testa, letargia, gonfiore, dissenteria o diarrea. Tuttavia, la
presenza eccessiva di catarro nel corpo può essere dovuta non solo alle condizioni cli-
matiche, ma anche ad altri fattori quali alimentazione carente, stress e sovraccarico
di tossine. Se, però, la milza e gli altri organi sono sufficientemente resistenti, l’umidità
non può intaccarli e indebolirli. Infatti, se il nostro organismo gode di ottima salute, nem-
meno una settimana di pioggia basta a metterlo in crisi. Quando i miei pazienti iniziano
diete a base di cibi che aiutano a rafforzare la milza o a combattere l’umidità, quali prez-
zemolo, aglio, daikon (un tipo di rapa originaria del Giappone), ravanello, rapa, erba
d’orzo, azuki e alghe, registrano notevoli miglioramenti. Dico sempre loro che l’umidità
può realmente costituire una minaccia per il nostro organismo quando ci sentiamo deboli
o malaticci. Se si è abbastanza fortunati da vivere in un ambiente asciutto, ma si con-
sumano cibi morti che inducono una sovrapproduzione di muco, si può comunque
essere soggetti ad affaticamento della milza e formazione di muco interno. Infine,
la salute del sangue dipende dal buon funzionamento dell’apparato digerente e la milza,
affiancando lo stomaco nei processi digestivi, trasporta le sostanze nutritive e le trasforma
in energia biodisponibile contribuendo all’attività emopoietica.

1.4.4 Siamo quello che assorbiamo

Se la milza non funziona al meglio, le capacità di assorbimento delle sostanze nutritive


dagli alimenti o dagli integratori alimentari subiscono dei rallentamenti. Durante i trat-
tamenti di idrocolonterapia eseguiti in clinica, ho visto espellere insieme alle feci intere
pasticche di vitamine da pazienti che, a causa della milza indebolita, soffrivano di diffi-
coltà digestive. Dopo aver prescritto loro una dieta a base di alimenti vivi, ho riscontrato
notevoli miglioramenti nelle attività di assorbimento, assimilazione e metabolizzazione
delle vitamine e dei minerali, e questo anche grazie:

• all’elevata quantità di enzimi contenuta negli alimenti vivi,

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Supercibi naturali per la salute 14
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• all’efficacia delle vitamine, dei minerali e degli amminoacidi contenuti nelle polveri
somministrate,

• agli effetti positivi degli alimenti vivi su tutti gli organi, e in modo particolare sulla
milza che, se ben nutrita, aiuta i processi di digestione, assimilazione e assorbimen-
to delle sostanze nutritive.

Come dico ai miei pazienti, per essere in buona salute non conta quello che viene
ingerito, bensı̀ quello che viene assorbito. Come potete immaginare, quindi, non sono
una nutrizionista interessata all’apporto calorico e alla quantità delle vitamine. In-
fatti, alcuni soggetti non arrivano ad assorbire più del 5-10% degli integratori alimentari
assunti. Tuttavia, quando le sostanze nutritive vengono ricavate dai cibi vivi, contenenti
enzimi, l’assorbimento di vitamine e minerali raggiunge il livello massimo.

1.4.5 Equilibrio perfetto, salute perfetta

Nei test clinici condotti sui miei pazienti, ho somministrato alimenti vivi in polvere, scel-
ti in modo da ottenere una perfetta e sinergica armonia perché solo cosı̀ ogni organo
e meridiano del corpo ne può trarre beneficio. Mio marito dice che sono ossessiona-
ta dall’“equilibrio” perché sono nata sotto il segno della Bilancia, il segno del giudizio
equilibrato. Io ribatto che il mio scopo è far sentir meglio gli altri.
Ho scelto gli alimenti vivi liofilizzati (sebbene raccomandi sempre l’uso degli alimen-
ti veri e propri) secondo una formulazione che mi consentisse di realizzare un composto
perfettamente equilibrato non solo dal punto di vista biochimico. Se, infatti, la cultura
nutrizionale occidentale si esprime sempre in termini di proteine, vitamine, minerali ed
enzimi presenti negli alimenti, quella orientale prende in considerazione la qualità dell’e-
nergia che un alimento fornisce al corpo e le conseguenze da esso prodotte sull’intero
sistema fisico e psichico dopo la digestione. Perciò, ho cercato di equilibrare le due fi-
losofie per creare armonia, sia nella mia attività alla McKeith Clinic, sia quando cucino
per me stessa. Non considero solo il valore nutritivo dell’alimento, ma anche le sue
diverse energie che agiscono ognuna in modo diverso sul nostro organismo. Alcuni
cibi ci riscaldano, altri ci rinfrescano. Se, ad esempio, utilizziamo in prevalenza cibi
speziati, dobbiamo ripristinare l’equilibrio mangiando cibi rinfrescanti come il cetriolo.
Se cosı̀ non facessimo, distruggeremmo il delicato equilibrio dei fluidi interni.
Non si parla, tuttavia, di caldo e freddo in termini di temperatura. Ad esempio,
in un’insalata per riscaldarci possiamo includere erbe a effetto riscaldante come il
basilico, lo zenzero e la cannella . Tutte le cellule e le molecole, e di conseguenza tutti
gli alimenti, hanno qualità energetiche, ovvero sprigionano un’energia detta anche “cam-
po vibrazionale”. Una volta conosciuti questi campi energetici, è possibile manipolare ed
equilibrare la nostra alimentazione a scopo terapeutico ottenendo ottimi risultati.
Il mio estratto in polvere di alimenti vivi si basa, quindi, su una formula specifica che
privilegia l’equilibrio tra i vari campi energetici: contiene, infatti, cibi che “scaldano”
e altri che “rinfrescano”, cibi che idratano e altri che asciugano. Solo tenendo presenti
questi principi ci si può nutrire in perfetto equilibrio. L’alga selvatica verde-azzurra

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contenuta nella miscela, ad esempio, aiuta ad “asciugare” muco e catarro; i germogli


di miglio servono a “rinfrescare” il corpo, quelli di quinoa lo “riscaldano”.
Inoltre, il germoglio di miglio è un ottimo nutrimento per la milza, agisce da
fungicida, è ricco di ferro, magnesio e silicio ed è utile alla costruzione del tessuto
cellulare e alla salute delle ossa, dei capelli, della pelle, delle unghie e dei denti. I
germogli di quinoa, un supercereale originario del continente americano, rafforza-
no invece i reni. Non c’è da stupirsi perché la quinoa, con il suo elevato contenuto di
ferro, vitamina E e vitamine del complesso B, è il cereale più ricco di sostanze nutritive
e in forma di germoglio contiene più calcio del latte e più proteine biodisponibili della
carne!
Il lino, anch’esso presente nella mia formulazione, lubrifica il nostro organismo grazie
al suo alto contenuto di acidi grassi essenziali che regolano le funzioni organiche, ghian-
dolari e cellulari. Gli acidi grassi essenziali, derivati dalla migliore qualità di lino (il seme
di lino), dal girasole e dall’alga nori, sono necessari per:

• stimolare l’attività emopoietica,

• nutrire le ghiandole surrenali, allo scopo di mantenere sotto controllo lo stress,

• nutrire la tiroide, allo scopo di mantenere il controllo del peso,

• mantenere la fertilità,

• prevenire le malattie cardiache.

L’erba d’orzo contiene moltissime unità di SOD (superossidodismutasi), il prin-


cipale enzima antiossidante che aiuta a ripulire le cellule dalla radioattività, dall’in-
quinamento chimico e dalle varie tossine. Ho inserito anche il prezzemolo perché
contiene molta più vitamina C del limone e ha effetti benefici sulla milza e sul fegato.
La mia formulazione, inoltre, contiene aloe vera, alfalfa, dulse e stevia, una pianta ven-
ticinque volte più dolce dello zucchero, ma priva dei suoi effetti nocivi. Questa pianta
è stata aggiunta alla miscela perché aiuta a regolare il livello degli zuccheri (glicemia)
nel sangue placando la fame e soddisfacendo la voglia di dolce.
Grazie alle proprietà della mia formulazione, molti pazienti in soprappeso sono riu-
sciti a perdere chili e a mantenere stabile il peso durante il periodo di assunzione della
polvere. Sebbene io sconsigli di utilizzare la miscela come sostitutivo dei pasti, un mio
paziente obeso dello Yorkshire lo sta facendo e negli ultimi quattro mesi ha perso circa 14
chili con una media di 3,5 chili al mese. Anche molti altri pazienti hanno registrato una
considerevole perdita di peso o hanno riscontrato una certa facilità nel mantenerlo stabile.

1.4.6 Le basi nutrizionali più all’avanquardia

Mi ci è voluta una vita di ricerche, casi clinici, resoconti medici e tanta passione per creare
la combinazione perfetta di alimenti vivi, la base nutrizionale ideale, con il giusto, armo-
nico equilibrio per tutti i tessuti, gli organi, le cellule e le membrane del corpo umano. La

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Supercibi naturali per la salute 16
Gillian McKeith

considero, sul piano scientifico, la formula più all’avanguardia per il benessere dell’intera
popolazione e ritengo un privilegio poter condividere con tutti le mie conoscenze sugli
alimenti vivi.
È importante specificare che i 12 supercibi descritti in questo libro non esauriscono
l’elenco degli alimenti vivi che hanno effetti benefici sulla salute2 , ma sono quelli che
hanno contribuito in modo specifico alla mia guarigione e a quella dei miei pazienti. Se
assunti tutti insieme, con l’obiettivo di affrontare i problemi connessi a fattori culturali
e climatici, oltre che alla vita moderna, nutrono i nostri organi, alimentano le cellule e
rivitalizzano l’organismo. Tra questi alimenti esiste una particolare interazione sinergica.
Ho parlato finora di miscela di alimenti vivi in polvere proprio perché è stata l’oggetto
degli studi clinici effettuati. Avrei certamente preferito che i test venissero condotti su
soggetti nutriti direttamente con gli alimenti veri e propri, ma i pazienti hanno mostrato
difficoltà ad attenersi in modo rigido alla dieta prescritta. Al contrario, quando ho proposto
loro la miscela in polvere da prendere a casa con un po’ d’acqua o di succo di frutta, si
sono dimostrati ricettivi e disposti a collaborare, permettendomi di studiare con maggiore
attenzione i risultati clinici.
Tuttavia, consiglio vivamente di fare il maggior uso possibile degli alimenti veri e
propri, poiché i benefici che si traggono dall’assunzione diretta dei cibi sono di gran lun-
ga superiori a quelli ottenuti dai pazienti curati con la miscela in polvere. La formula,
concepita allo scopo di curare e rinvigorire l’uomo occidentale contemporaneo, si basa
sull’accostamento di 12 ingredienti: germogli di miglio, germogli di quinoa, alfalfa, aloe
vera, erba d’orzo, alga selvatica verde-azzurra, lino, foglie di prezzemolo, alghe nori e
dulse, stevia e girasole.
Sono questi i supercibi ed è questa la formula specifica che mi ha guarita, rafforzan-
domi organi, sangue e organismo nel suo complesso. Ora, utilizzo questi stessi alimenti
per curare, ringiovanire e rivitalizzare i pazienti della mia clinica. Nelle prossime pagine
descriverò in dettaglio ciascun alimento vivo, sottolineandone le proprietà energetiche,
cosı̀ da consentire una totale comprensione delle sue funzioni e del suo influsso sulla no-
stra salute e il nostro benessere. L’ultima parte sarà dedicata a una panoramica di altre
tipologie di alimenti vivi.

1.5 I magnifici 12
Qui di seguito è riportato l’elenco dei 12 alimenti che mi hanno guarita rigenerando
cellule, sangue e organi. Sono gli stessi ingredienti che, miscelati in armonioso equili-
brio, hanno fatto miracoli sui pazienti ricoverati presso la mia clinica. Ora potrete metterli
alla prova anche voi.

1. Germogli di miglio

2. Germogli di quinoa
2
Vedi anche Noni, Aloe Arborescens, polline . . .

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Supercibi naturali per la salute 17
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3. Alfalfa

4. Aloe vera

5. Erba d’orzo

6. Semi di lino

7. Prezzemolo

8. Dulse

9. Nori

10. Stevia

11. Girasole

12. Alga selvatica verde-azzurra (Klamath)

Oltre ai “magnifici 12”, ovvero i principali supercibi da cui iniziare, verranno presi in
esame anche molti altri alimenti vivi.

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Capitolo 2
Germogli per una salute di ferro

Proprietà nutrizionali Ricchi di enzimi, anche antiossidanti, vi-


tamine, oligoelementi, amminoacidi, clorofilla, proteine
complete, fibra e pigmenti; proprietà anti-invecchiamento.
Organi interessati Effetti benefici su tutti gli organi.
Proprietà benefiche Facilitano la digestione, danno vitalità, ener-
gia, offrono una decisa e prolungata protezione dai radicali
liberi.

Nel corso di uno dei maggiori studi sperimentali nel campo della medicina naturale,
durato ben trentatre anni, il dottor Edmond Bordeaux Szekely osservò gli effetti degli
alimenti vivi su un campione di oltre centoventimila persone. Analizzando i risultati
ottenuti, notò in queste ultime effetti benefici, in gran parte assenti nei gruppi di controllo,
sulla base dei quali effettuò una classificazione dei cibi in quattro categorie. La più danno-
sa è rappresentata dagli alimenti bioacidici, prodotti distruttivi, modificati geneticamente,
trattati con sostanze chimiche, conservanti e irradiazioni, che degradano le funzioni vitali.
La categoria successiva comprende i cibi biostatici che, pur non facendo nulla per mi-
gliorare le condizioni dell’organismo, non sono nocivi come i primi. Rientrano in questo
gruppo i cibi cotti, oppure gli alimenti non freschi in generale, che, secondo Szekely,
rallenterebbero le funzioni biochimiche accelerando il processo di invecchiamento.
Vi sono poi gli alimenti bioattivi, categoria in cui rientrano frutta e verdura fresche,
semi, fagioli, legumi e frutta secca in guscio, che garantiscono salute e forza vitale.
Infine, troviamo la categoria più importante, in cui Szekely inserisce quelli che egli
definisce cibi biogenici. Sono gli alimenti, come i germogli, che presentano le proprietà
più benefiche per l’organismo perché contengono in grande misura proteine complete
a base alcalina, ovvero non acida, sali minerali chelati, acidi nucleici, RNA e DNA,
vitamine ed enzimi attivi, e sono in grado di potenziare, rivitalizzare, rafforzare,
rigenerare e migliorare le condizioni di salute.

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Supercibi naturali per la salute 19
Gillian McKeith

2.1 Che cosa sono i germogli?


Con il termine germogli, ci si riferisce generalmente ai semi di legumi o di cereali che, in
seguito alla germinazione (di solito senza luce solare, né terra, ma solo con l’immersione
in acqua), si trasformano in piccole piante, in un periodo che va da tre a cinque giorni
(nelle pagine successive le istruzioni su come coltivarli in casa).
Tutti sono dotati di proprietà benefiche, ma i germogli di miglio e quinoa si distin-
guono poiché infondono energia alla mente, al corpo, al sangue e agli organi. Di
seguito, elenco tutti i germogli che si possono coltivare:

⋆ Semi: zucca, girasole, sesamo, alfalfa, senape, trigonella, ravanello, grano saraceno,
trifoglio.

⋆ Cereali: quinoa, miglio, frumento, segale, mais, riso, grano, avena, orzo, spelta,
amaranto, grano Kamut.

⋆ Frutta secca in guscio: mandorle, anacardi, nocciole, noci del Brasile, pinoli, noci
pecan, pistacchi, noci ecc.

⋆ Legumi: lenticchie, fagioli azuki, fagioli comuni, fagioli bianchi, ceci, fagioli dall’oc-
chio, soia, fagioli di Lima, fagioli mungo, piselli.

La germinazione, che trasforma il seme in germoglio, è la fase in cui nasce la pianta.


Poiché non esiste energia più forte della nascita di una nuova forza vitale, ogni seme
germogliato contiene tutta l’energia nutritiva e microbiologica della pianta adulta sana,
oltre alla forza vitale necessaria per farla crescere. Durante il necessario periodo di
immersione in acqua del seme, avvengono, infatti, alcuni processi importanti, quale
l’attivazione di enzimi che altrimenti rimarrebbero inattivi. Il seme assorbe acqua
rapidamente e cresce fino a raddoppiare le dimensioni di partenza, mentre aumentano
anche le componenti nutritive. L’involucro del seme a questo punto contiene l’embrione,
dal quale si sviluppano la radice e il germoglio.
Contemporaneamente, l’endosperma e il cotiledone, contenuti nel seme, sono utiliz-
zati come nutrimento dalla pianta che sta crescendo. Tale processo permette la consi-
stente moltiplicazione di enzimi, vitamine, minerali, amminoacidi, proteine, acidi grassi
essenziali e altre sostanze.
Inoltre, durante il processo di germinazione avviene la predigestione del seme. In
questa fase, la crescita esplosiva degli enzimi permette infatti la trasformazione degli
amidi in zuccheri semplici, delle proteine in amminoacidi liberi e dei grassi in acidi
grassi essenziali. Ecco perché alcuni legumi o cereali, che normalmente provocherebbero
intolleranze o reazioni allergiche nei soggetti predisposti, non sortiscono tali effetti se
assunti allo stadio di germoglio. Grazie al processo di predigestione, i micronutrienti sono
biologicamente disponibili e perfettamente assimilabili dal nostro organismo. Il risultato
finale è un alimento ricchissimo di proteine, vitamine, minerali, oligoelementi, pigmenti
di clorofilla ed enzimi – tutti aumentati dal 300 al 1200% e più facilmente digeribili. Con
i germogli, beneficiamo non solo delle proprietà dei cibi crudi, bensı̀ anche di un

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consistente aumento del valore nutritivo di semi e cereali. I germogli nutrono molto
più di tutti gli altri cibi crudi, poiché sono nel pieno del processo di crescita e, quindi,
al massimo della loro forza vitale.

2.1.1 Profilo nutrizionale

In particolare, i germogli contengono un’elevata concentrazione di nutrienti antiossidanti,


quali le vitamine A, C, E e B, che proteggono l’organismo dai radicali liberi (le molecole
instabili che provocano ossidazione, invecchiamento o danni al tessuto cellulare), tutti gli
oligoelementi, tra cui il selenio e lo zinco, fondamentali per l’organismo, i bioflavonoidi,
tutti gli amminoacidi liberi, gli enzimi antiossidanti, soprattutto la superossidodismutasi
(SOD), la clorofilla e le fibre. I germogli inoltre forniscono due costituenti biologici che
contribuiscono a rallentare l’invecchiamento e che si trovano solo nelle cellule viventi:
l’RNA e il DNA, ovvero gli acidi nucleici. È ormai dimostrato che l’organismo assorbe
più efficacemente i nutrienti dai germogli vivi piuttosto che dagli integratori alimentari,
poiché li riconosce come cibo. In particolare, lo studio condotto all’Università di Yale dal
dottor Paul Barkholden rivela che la vitamina B aumenta di oltre il 2000% nei germogli;
la biotina del 50%, l’inositolo del 100%, l’acido pantotenico (o vitamina B5 ) del 200%, la
piridossina (o vitamina B6 ) del 500%, l’acido folico del 600% e, infine, le vitamine B2 e
B12 del 2000%. Anche il laetrile, meglio conosciuto come vitamina B17 , anticancerogena,
aumenta dal 50 al 100%, a seconda dei diversi semi germogliati. Una ricerca svolta dal
dottor Barry Mack presso l’Università della Pennsylvania, la mia alma mater, ha rilevato
una generale crescita del contenuto vitaminico pari a oltre il 500% nei semi germogliati.
Il dottor C. Andrea della McGill University ha scoperto che alcuni germogli contengono
la stessa quantità di vitamina C che troviamo in un bicchiere di succo d’arancia. Il dottor
R. Bogart, della Kansas Agricultural Experimental Station (Centro Sperimentale per l’A-
gricoltura del Kansas), ha rilevato nei germogli quantità di vitamina C superiori a quella
di certi meloni e frutti di bosco.
Gli acidi nucleici, costituenti fondamentali per la crescita e la rigenerazione cellulare,
aumentano di circa trenta volte in seguito alla germogliazione del seme. Oltre all’enorme
apporto vitaminico, i germogli sono la fonte principale di oligoelementi dopo le alghe
dulse e nori, delle quali parlerò nella parte sulle alghe marine. Infatti, nella maggior
parte dei casi, sono estremamente ricchi di calcio, magnesio, germanio, ferro, selenio,
manganese, cromo, zinco ecc., soprattutto nella forma chelata, molto più digeribile e
assimilabile per l’organismo umano.
Nel corso di un importantissimo studio, i ricercatori A.M. Maiser e A. Poljakoff-
Mayber, della Hebrew University, hanno scoperto che la germogliazione riduce o elimina
quegli elementi, sgraditi, ma a volte naturalmente presenti nei cibi, quali i fosfati o una
sostanza detta fitina e aumenta il contenuto di nutrienti quali il fosforo, la lecitina e i fosfo-
lipidi, che facilitano l’assimilazione e il trasporto degli acidi grassi essenziali, favorendo
il metabolismo dei grassi, la regolazione ormonale e del colesterolo, le funzioni cerebrali
e la riproduzione.

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2.1.2 Contenuto proteico

Come sostiene il dottor Elson Haas nel suo libro Staying Healthy with Nutrition, la quan-
tità di proteine presenti in tutti i semi aumenta dal 15 al 30% in quasi tutti i germogli.
Il dottor Jeffrey Bland, docente di Biochimica nutrizionale presso l’Università di Puget
Sound, ha dimostrato che circa un chilo e duecento grammi di germogli potrebbero
coprire il fabbisogno giornaliero di sostanze nutritive raccomandato di un adulto
medio. Per usare le sue parole, i germogli sono “una fonte di proteine più efficiente, più
sana (e senz’altro più economica!) di quelle convenzionali, animali o vegetali”. I ricer-
catori del Dipartimento di Botanica e Patologia Vegetale della Purdue University hanno
scoperto che i germogli di grano sviluppano in percentuali elevate due amminoacidi
chiave, la lisina e il triptofano, entrambi componenti indispensabili per la sintesi del-
le proteine. Perciò, i germogli sono un alimento ricco di proteine di alta qualità, adatto
all’alimentazione umana.
Nel corso di un altro studio condotto nel medesimo istituto universitario, il dottor
C.Y. Tsai ha scoperto che tutti i germogli mantengono percentuali elevate di proteine. In
alcuni casi, si è dimostrato che la concentrazione proteica è superiore del 25% all’apporto
calorico, contengono, cioè, una percentuale maggiore di proteine rispetto a una normale
bistecca di manzo (e molto più digeribile, oltre tutto!).
Infine, rispolverando gli archivi scientifici, ho scoperto che il dottor C. McCay della
Cornell University fu incaricato dal governo americano durante la seconda guerra mon-
diale di individuare proteine alternative adatte a sostituire la carne nell’eventualità di una
carestia. Dopo diversi mesi di ricerche, lo studioso procedette alla stesura di una relazione
in cui affermava che al fabbisogno proteico della popolazione potevano supplire semi
o legumi germogliati. All’epoca, l’ufficio stampa ufficiale del governo statunitense di-
vulgò diversi articoli e ricette del dottor McCay. Tuttavia, negli Stati Uniti non si verificò
mai nessuna carestia, perciò la documentazione e la conseguente campagna educativa a
favore dell’impiego dei germogli per uso alimentare furono interrotte un paio d’anni do-
po. Il contenuto proteico di molti germogli, dunque, è superiore rispetto alla lattuga,
agli spinaci o ad altre verdure a foglia verde.

2.1.3 Contenuto enzimatico

Ma ritorniamo alla questione cruciale degli enzimi. Ho già spiegato l’importanza essen-
ziale di queste sostanze nelle prime pagine. Fu Szekely, nel suo imponente studio sugli
alimenti, a scoprire il legame esistente tra enzimi e germogli: per migliorare lo stato di
salute, è necessario assumere alimenti vivi contenenti enzimi attivi e i germogli sono
alimenti attivi per eccellenza, ricchissimi di enzimi attivi. Infatti, l’attività enzimati-
ca raggiunge il picco massimo durante la fase di germinazione, quando la pianta inizia a
germogliare. Nel suo libro Spiritual Nutrition, il dottor Cabriel Cousens evidenzia il fatto
che la germinazione e la germogliazione moltiplicano il contenuto enzimatico da sei
a venti volte, a seconda del tipo di pianta.
Se il nostro regime alimentare non è sufficientemente ricco di enzimi, il cibo che
assumiamo si sposta molto più lentamente attraverso il tratto digerente e può marci-

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Supercibi naturali per la salute 22
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re, imputridirsi e fermentare nell’intestino. Risultato: le tossine entrano in circolo dal


colon, diffondendosi, attraverso il flusso sanguigno, in tutto l’organismo che le percepisce
come invasori o elementi “estranei”. Interviene allora il sistema immunitario che è co-
stretto a prodigare grandi quantità di energia per rimuoverli – uno spreco energetico che
provoca stati di letargia, spossatezza, stanchezza cronica e debolezza del sistema immuni-
tario. Al contrario, aggiungendo alla dieta cibi ad alto contenuto enzimatico (in particolare
tutti i tipi di germogli), sperimenteremo uno straordinario miglioramento complessivo del
nostro stato di salute e di benessere.
Una delle mie pazienti, madre di cinque figli, in cura da me da tre anni, ha intrapreso
da allora una dieta a base di alimenti vivi e diversi germogli. Prima di rivolgersi a me,
soffriva di ipertensione e ipercolesterolemia; ora entrambi i problemi sono risolti e i valori
sono rientrati nella norma. La forte carenza di minerali è andata colmandosi. Ora dichiara
di sentirsi “benone” e, a ogni visita, rinnova l’invito a portarmi fuori a pranzo, in un
ristorante specializzato in alimenti vivi, ovviamente! È interessante notare come questa
madre, sempre molto impegnata, abbia un aspetto molto più giovanile ora rispetto alla
prima volta che l’ho incontrata. I miglioramenti dei parametri biochimici, infatti, non
si manifestano solo nelle analisi di laboratorio, ma anche nell’immagine esteriore e
nell’evidente sensazione di benessere.
Un altro esempio: mia cognata frequenta ogni quattro o sei mesi circa un centro be-
nessere in California. In questo luogo asciutto e caldo, per un periodo di tre settimane
si nutre solo di alimenti vivi, in particolare di germogli, e si sottopone a idrocolonte-
rapia. Posso testimoniare che ogni volta torna ringiovanita di quindici anni, almeno. E
non è tutto: l’ultima volta, è ritornata con un fidanzato che ha all’incirca quindici anni in
meno di lei!
Ora è meglio che tralasci questi racconti e mi dedichi al prossimo argomento, altrimen-
ti rischio di distrarmi parlando della mia adorata cognata. Comunque, il punto cui voglio
arrivare è che anche voi potrete stare meglio e apparire davvero ringiovaniti. Dimenticavo,
mia cognata è davvero uno schianto.

2.1.4 Effetti sul sistema immunitario

In conclusione, secondo me, l’importante è rafforzare il sistema immunitario, in modo da


essere ben equipaggiati per prevenire e combattere semplici raffreddori, influenze o ma-
lattie più gravi e temute. Per riuscirci, possiamo contare sull’aiuto degli alimenti vivi. Se
il sistema immunitario è forte, diminuiscono drasticamente le possibilità di essere colpiti
o di soccombere a problemi di salute semplici o di carattere degenerativo, cancro incluso.
Chiamerò in causa ancora una volta uno studio, quello svolto da un’équipe di ricercatori
del Centro Oncologico dell’Università del Texas. Alcuni batteri sono stati esposti all’azio-
ne di alcune sostanze chimiche cancerogene in presenza di un assortimento di germogli.
Si è cosı̀ scoperto che le cellule tumorali erano “inibite al 99%” dalla presenza di questi
ultimi. Statisticamente parlando, si potrebbe dedurre che i germogli hanno effetti-
vamente un potere inibitorio sulle cellule tumorali. Ovviamente non sempre, ma di
sicuro giocano un ruolo decisivo.

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Supercibi naturali per la salute 23
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Anche a rischio di irritare i medici – a molti non piacciono gli aneddoti quando si
parla di ricerca medica – vorrei raccontare una storia. Tempo fa mia cognata convinse
mio suocero, cui era stato diagnosticato un tumore della prostata, ad accompagnarla al
centro benessere in California di cui ho parlato nel paragrafo precedente. Voleva, infatti,
che suo padre seguisse un regime dietetico a base di alimenti vivi, a integrazione delle
cure tradizionali che gli erano state prescritte. A pochi giorni dal suo ingresso nel centro,
mio suocero conobbe due robusti signori, uno sulla sessantina e l’altro che si dichiara
ottantaquattrenne, ma che in realtà pare abbia ottantotto anni. Ebbene, i due affermavano
di avere contratto un tumore della prostata rispettivamente sette e dodici anni prima.
Entrambi, oggi, si dichiarano guariti e convinti che la dieta a base di cibi vivi e
germogli li abbia curati dalla malattia e pare che anche molti altri uomini abbiano
sconfitto il tumore della prostata o di altro tipo, dopo aver iniziato a seguire questo
tipo di regime alimentare.
Sono prove evidenti. E non sono gli unici episodi fortunati interessanti. Ho visto
molti casi di persone che si sono liberate da verruche, macchie, brufoli sul viso e al-
tre proliferazioni cellulari benigne nel momento in cui hanno deciso di seguire una
dieta ferrea a base di cibi vivi e germogli. Non sto dicendo che funzioni per tutti, ma è
senz’altro un passo avanti sul cammino della salute. Con ciò non intendo certo suggerire
ai malati di cancro di abbandonare le terapie farmacologiche tradizionali. Al contrario,
insisto sempre affinché i pazienti di questo tipo si sottopongano alle cure prescritte, com-
binandole, tuttavia, con una dieta a base di alimenti vivi – sempre sotto controllo medico,
perché chi si trova a combattere con patologie cosı̀ gravi deve in primo luogo consultare
il proprio medico o uno specialista.
Allo scopo di mantenere credibilità sul piano scientifico e presentare un argomento
persuasivo, vorrei citare un ultimo studio recente. I ricercatori della Facoltà di Medi-
cina della Johns Hopkins University, nota in tutto il mondo, nel 1997 hanno scoperto
che alcune verdure germogliate possiedono proprietà anticancerogene in misura maggio-
re rispetto alle comuni verdure non germogliate. Per esempio, hanno dimostrato che, se
i semi di broccolo vengono utilizzati per ottenere i germogli anziché il comune ortaggio,
si ottiene una concentrazione da trenta a cinquanta volte superiore rispetto a quella delle
sostanze anticancerogene denominate isotiocianati, note per l’azione di potenti stimola-
tori degli enzimi di detossificazione naturali e considerate la ragione principale per cui le
verdure a foglia verde sono agenti antitumorali molto potenti. Nell’edizione del set-
tembre 1997 dei Proceedings of the National Academy of Sciences, i dottori J.W. Fahley,
Yueshing Zhang e Paul Talalay spiegano che gli isotiocianati estratti dai germogli hanno
indotto la riduzione del numero, della dimensione e della frequenza dei tumori negli espe-
rimenti su ratti esposti ai comuni agenti cancerogeni. Valutando tali dati, il dottor John
W. Erdman, direttore del Dipartimento di Scienze Naturali dell’Università dell’Illinois, ha
commentato: “Se si considerano i dati epidemiologici, appare chiaro che il consumo [di
germogli] è collegato alla riduzione del rischio di contrarre un tumore”. Oggi, il dottor
Erdman raccomanda a tutti di consumare una porzione di germogli al giorno.
Infine, è interessante notare che il responsabile di questo studio condotto alla Johns
Hopkins University, il dottor Paul Talalay, afferma di mangiare una manciata di germogli
al giorno come spuntino a metà mattinata. Questo la dice lunga. Consiglio sempre ai
miei pazienti di scoprire, se possibile, come si comporta in ambito domestico il pro-

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Supercibi naturali per la salute 24
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prio medico, o cosa farebbe per la propria madre. Per esempio, se un chirurgo dice:
“Dobbiamo operare”, la domanda chiave è: “Raccomanderebbe la stessa operazione chi-
rurgica o la stessa cura a sua madre, suo figlio, sua moglie o se stesso?”. Anche questo la
direbbe lunga. Ecco perché se il dottor Talalay afferma di aver iniziato a consumare una
porzione di germogli al giorno, tutti dovremmo prenderne nota.
Ricordo bene un episodio accaduto a un amico che all’epoca lavorava come tirocinante
in un ospedale di Chicago. Il medico supervisore prescrisse a una paziente un’isterecto-
mia. Il mio amico, che si occupava del caso in qualità di tirocinante, disse che, nelle
medesime circostanze, non avrebbe mai sottoposto sua madre a una simile operazione.
In ogni caso, il dottor Talalay e i suoi colleghi della Johns Hopkins intendono diffon-
dere la nozione secondo cui, cibandosi di germogli, si mantiene intatta l’energia cor-
porea rafforzando contemporaneamente il sistema immunitario e riducendo, quindi,
il rischio di tumori. Il motivo principale è l’elevata concentrazione naturale nei germogli
di sostanze nutritive antiossidanti che combattono gli effetti dei radicali liberi. Che cosa
sono questi composti dei quali si sente tanto parlare? Si tratta di frammenti di mole-
cole altamente reattivi, prodotti nella membrana cellulare da reazioni indesiderate
con l’ossigeno e dal metabolismo lipidico, quando le cellule si servono delle sostanze
nutritive e dell’ossigeno per produrre energia oppure quando l’organismo effettua
la normale scissione metabolica dei componenti organici. La produzione di tali mole-
cole nocive, quindi, è parte integrante del normale funzionamento del nostro organismo.
Tuttavia, ne vengono prodotte quantità maggiori se l’organismo è esposto all’azione di in-
quinanti chimici, additivi alimentari, radiazioni, stress e altro, oppure se il cibo è digerito
solo parzialmente, in particolare se si tratta di grassi e oli rancidi o cotti che mettono sotto
pressione il sistema immunitario.
In termini biochimici, i radicali sono molecole organiche rese instabili dall’elimina-
zione di uno o più elettroni di idrogeno che lasciano altrettante valenze libere; uno o più
elettroni, cioè, non sono impegnati in legami chimici. Nel tentativo di stabilizzarsi, queste
molecole sono portate a prendere uno o più elettroni da un altro paio di molecole stabili
vicine, le quali poi, a loro volta instabili, cercheranno di prendere un altro elettrone dal-
la molecola vicina e cosi via, scatenando una reazione a catena distruttiva i cui effetti,
sebbene non ancora definiti, portano all’insorgere di patologie e accelerano il processo di
invecchiamento. Quando entrano nella cellula, i radicali liberi alterano il materiale gene-
tico, o DNA: spesso le cellule si induriscono, ostacolando l’assorbimento delle sostanze
nutritive; in alcuni casi, possono addirittura morire, il fluido intracellulare può prosciugar-
si causando l’insorgenza di rughe e di fenomeni di flaccidità della pelle, a volte prematuri.
Il rischio, però, è inferiore se il nostro organismo dispone di grandi quantità di sostanze
nutritive essenziali, acqua, antiossidanti ed enzimi cui attingere. Il fatto stesso di esse-
re vivi presuppone il verificarsi di reazioni dell’ossigeno, che conducono alla distruzione
cellulare, e sono solo gli antiossidanti – come le vitamine A, C e E, presenti in dosi ab-
bondanti negli alimenti vivi come i germogli – a poterne contrastare gli effetti, impedendo
il danno o limitandolo.

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2.1.5 Effetti sull’apparato digerente

I germogli sono ottimi per migliorare e facilitare l’attività digestiva, grazie all’elevato con-
tenuto di vitamine, minerali ed enzimi attivi. Se consumati al giusto stadio di crescita, con-
tengono sostanze nutritive – quelle originariamente presenti nei semi – già parzialmente
digerite, perciò facilmente assimilabili dall’organismo.
La digestione difficile può portare a un’eccessiva produzione di muco, il quale
potrebbe depositarsi nei polmoni e provocare disturbi quali respiro corto, dispnea, asma
e tosse persistente. I germogli contrastano tali effetti, riducendo l’umidità e aiutan-
do l’organismo a eliminarla. Inoltre, giocano un ruolo fondamentale nella scissione di
lipidi, proteine e amidi, facilitando ulteriormente il processo digestivo: perciò, se volete
perdere peso, cibarvi di germogli sarà la vostra panacea.

2.1.6 Effetti a livello epatico

I germogli sono alimenti alcalini che favoriscono la neutralizzazione delle scorie aci-
de, con effetto depurativo e rinfrescante per l’organismo. Stimolando il flusso di
energia a livello del fegato e contribuendo cosı̀ a garantirne il normale funzionamento,
combattono molti disturbi epatici causati dal ristagno, i cui sintomi possono essere tensio-
ne nervosa, depressione, frustrazione, gonfiori addominali, oltre alla presenza di masse e
gonfiori inspiegabili.

2.1.7 Esperienza clinica

Molti pazienti della clinica soffrono di acidosi (tossiemia dei tessuti), una condizione in
cui l’organismo è semplicemente troppo acido. Essa può insorgere se non si assume una
quantità adeguata di alimenti alcalini (ricchi di magnesio, calcio e potassio), quali ger-
mogli, frutta fresca, verdure, insalate e miglio. L’acidosi può anche essere provocata
da disturbi renali, epatici o surrenali, da una dieta carente, da obesità e tossiemia. Anche
stress, zucchero, prodotti di origine animale, come latticini e uova, oppure il consumo
eccessivo di cereali come il frumento, possono avere un effetto acidificante sull’organi-
smo perché, una volta memetabolizzati, questi cibi producono grandi quantità di cloro e
tossine. Tra i sintomi dell’acidosi rientrano anche ulcere gastriche, insonnia, cefalea, me-
teorismo, gonfiore, feci maleodoranti, ritenzione idrica, artrite e altri problemi di salute
più seri, come cancro o cardiopatie.
Un organismo acido contiene ioni idrogeno in eccedenza, i quali si combinano
con l’ossigeno per formare l’acqua, esaurendo l’ossigeno nell’organismo. A sua vol-
ta, la carenza di ossigeno causa la disgregazione e la morte delle cellule, provocando
l’acidosi. Se il sistema è troppo acido, le sostanze tampone non riescono a mantenere
un sano equilibrio tra acidità e alcalinità nel sangue. Una conseguenza ancora più se-
ria dell’iperacidificazione è l’espulsione del calcio attraverso le urine, fenomeno che
provoca l’insorgere di condizioni patologiche quali l’osteoporosi e la degenerazione os-
sea. L’eccesso di acidità potrebbe anche depositarsi nei tessuti cellulari, causando, come

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conseguenza ultima, l’artrite. I germogli, in particolare quelli di miglio, hanno un effetto


alcalinizzante, ecco perché riescono a dare il colpo di grazia all’acidità. Per neutralizzare
l’acidità, prescrivo ai miei pazienti l’assunzione contemporanea di germogli di miglio
e di quinoa: pare che, essi, agendo simultaneamente, mettano in moto un’eccezionale
azione antiacidità.

ACIDOSI: TEST DI AUTOVALUTAZIONE


Se decidete di intraprendere un regime alimentare a base di germogli,
potrete verificare voi stessi il miglioramento del vostro equilibrio acido-
basico. Per farlo, acquistate una cartina al tornasole in farmacia. Met-
tetela sotto il flusso dell’urina prima dei pasti oppure un’ora dopo. La
cartina cambierà colore, indicandovi se il grado di acidità nel vostro or-
ganismo è eccessivo. Una volta regolarmente inseriti i germogli nella
vostra dieta, potrete effettuare l’autovalutazione dell’acidità ogni set-
timana e, auspicabilmente, constatare di persona i progressi a livello
biochimico.

2.2 Come coltivare i germogli


È molto semplice coltivare germogli in casa. Provate ad esempio con semi di trifoglio e
di alfalfa, fagioli mungo, trigonella e chicchi di frumento.
Tutto ciò di cui avete bisogno sono un grande vaso da marmellata (meglio ancora
se disponete di una brocca da mezzo litro), alcuni semi, acqua potabile e un pezzo di
stamigna o di mussola.

1. Sciacquate bene i semi, metteteli nel barattolo e ricopriteli con alcuni centimetri
di acqua bollita raffreddata. Ricoprite il tutto con la stamigna o con una garza
fissata con un elastico. Lasciate riposare durante la notte in un luogo caldo e buio.

2. L’indomani, sciacquate i semi con acqua corrente. Asciugateli bene, altrimenti


potrebbero marcire. Rimetteteli al buio. Ripetete l’operazione due volte al giorno
finché i semi non inizieranno a germogliare. Inclinate il barattolo di 45 gradi per
permettere ai germogli di crescere in altezza.

3. Infine, metteteli alcune ore su un davanzale all’azione diretta dei raggi solari per
infondere loro energia. A questo punto, potete consumarli subito o metterli in un
contenitore ermetico in frigorifero, dove si conservano per due o tre giorni.

Se volete coltivare molti germogli, procuratevi un germogliatore presso un vivaio o


un’erboristeria, o una bottega di alimentazione naturale. Di solito, questi articoli sono
in vendita con semplici istruzioni. Le ampie vaschette del germogliatore offrono molto
spazio per favorire la crescita in numero e altezza dei vostri germogli. In alternativa,
utilizzate un colapasta o un cesto di bambù. I cesti devono essere sterilizzati in acqua
bollente per circa tre minuti. Le aperture o i buchi devono essere piccoli per impedire la
caduta dei semi.

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Proteggete i germogli con una fodera staccabile di plastica. Questa dev’essere abba-
stanza spessa (circa quattro millimetri) da poter stare in piedi da sola. In pratica, dovete
costruire una tenda intorno al cesto che permetta all’aria di circolare e mantenga invariate
l’umidità e la temperatura. Se la fodera di plastica cadesse sui germogli, li danneggereb-
be; pertanto, deve stare circa a venticinque centimetri di altezza. Sollevate leggermente il
cesto con un paio di sassi o utensili da cucina per evitare il contatto con la plastica, che
dovrà essere pulita regolarmente per impedire la comparsa di muffa.

2.2.1 Semplici passagqi


1. Immergete i semi in acqua durante la notte.

2. Versateli nel colapasta o nel cesto.

3. Sciacquateli bene.

4. Mettete il cesto sotto la tenda di plastica.

5. Sciacquate i germogli per trenta secondi, due volte al giorno.

Nota per il risciacquo: i riduttori per i rubinetti dei lavandini (tubi flessibili che si
applicano al rubinetto), molto simili al doccino, sono ideali per sciacquare i germogli.
Procuratevi anche un filtro per purificare l’acqua. Questi arnesi vi permettono di
risciacquare i germogli in modo uniforme e di diminuire la potenza del getto d’acqua. In
alternativa, servitevi di un annaffiatoio.
Molti semi germogliano in ventiquatt’ore. Altri potrebbero richiedere fino a settanta-
due ore o dai tre ai cinque giorni. Se lasciati oltre il tempo necessario, avranno radici
troppo lunghe che conferiranno loro un sapore amaro. In ogni caso, il tempo di
coltivazione non deve superare i cinque o sei giorni.
Alcuni germogli, come quelli delle lenticchie e dei fagioli mungo, saranno più sem-
plici da digerire senza le bucce. Per eliminarle, quando sono pronti, versateli in una
grossa scodella aiutandovi con un colino, fate scorrere acqua sulle lenticchie, spremendo
i germogli per rimuovere le bucce. Quelle dei fagioli mungo sono più resistenti, quin-
di dovrete immergerli in acqua calda un paio di volte per riuscire a toglierle. Altri
germogli, come quelli di trigonella o di alfalfa, richiedono solo il risciacquo.

Voilà! Dopo tutto, non è cosı̀ difficile diventare maghi dei germogli!

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Tempi di Tempi di
Semi ammollo (ore) germogliazione Quantità Rendimento
(giorni)
Alfalfa 4-6 3-5 3 cucch. 3 tazze
Amaranto 4-6 2-3 3 cucch. 3/4 tazza
Anice 4-6 2 3 cucch. 1 tazza
Avena 8-10 3-4 1 tazza 2 tazze
Azuki 4-5 3-5 1 tazza 2-3 tazze
Ceci 10-12 3 1 tazza 3 tazze
Cavolo 4-6 2-3 1 cucch. 1 ½ tazza
Chia 4-6 1-4 1 cucch. 1 ½ tazza
Cipolla 4-6 2-3 1 cucch 1 tazza
Crescione 4-6 2-3 1 cucch. 1 ½ tazza
d’acqua
Fagioli 8-10 3-5 1 tazza 3-4 tazze
Fagioli mungo 8-10 3-5 1 tazza 3-4 tazze
Frumento 10-12 2-4 1 tazza 2 ½ tazze
Frutta secca in 8-12 3-5 1 tazza 1 ½ tazza
guscio
Girasole (semi di) 6-8 1-3 1 tazza 1 ½ tazza
Grano saraceno 4-6 2-3 1 tazza 2-3 tazze
Lenticchie 6-8 3 1 tazza 3-4 tazze
Lino 5-7 4 1 cucch. 1 tazza
Mais 8-10 2-3 1 tazza 2 tazze
Miglio 6-8 3-4 1 tazza 1 ½ tazza
Orzo 8-10 3-4 ½ tazza 1 tazza
Piselli 10-12 3 1 tazza 2 tazze
Quinoa 4-6 2-3 1 tazza 2 ½ tazze
Rapa 4-6 2-3 1 tazza 1 ½ tazza
Ravanello 4-6 2-6 1 cucch. 1 tazza
Riso 8-10 3-4 1 tazza 1 ½ tazza
Segale 8-10 3-4 1 tazza 2 ½ tazze
Senape 4-6 3-4 1 cucch. 1 tazza
Sesamo (semi di) 4-6 3 1 tazza 1 ½ tazza
Soia 10-12 4-6 1 tazza 2 ½ tazze
Trifoglio 4-6 3-5 1 cucch. 2 ½ tazze
Trigonella 4-6 3-5 4 cucch. 1 tazza
(piccante)
Zucca (semi di) 6-8 3 1 tazza 1½ tazza

Facili da far germogliare Difficili da far germogliare


Alfalfa Ceci
Azuki Chia
Fagioli mungo Miglio
Frumento Orzo
Lenticchie Quinoa
Piselli verdi/rossi Riso
Ravanello Semi di girasole
Segale Semi di lino
Trifoglio Soia
Trigonella (piccante)

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Capitolo 3
Miglio
Dinamo della digestione

Proprietà nutrizionali Ricco di ferro, magnesio, potassio, silicio,


vitamine B ed E.
Organi interessati Effetti benefici su tutti gli organi, in particolare
su stomaco e milza (la nostra batteria energetica).
Proprietà benefiche Infonde energia. Facilita la digestione, fa-
vorendo l’assorbimento delle sostanze nutritive.
Elimina le sgradite eccedenze di acidi e inibisce la
proliferazione di funghi e lieviti dannosi.

Negli anni, ho imparato che, in fatto di alimentazione, molti sono schiavi dell’abitu-
dine e finiscono per cibarsi degli stessi prodotti ogni giorno. “A pranzo mangio sempre
patate”, mi dice orgoglioso un paziente. Io sono cresciuta a carne e patate nelle Highlands
scozzesi, quindi capisco perfettamente.
Gli inglesi hanno insegnato al mondo occidentale ad amare a tal punto le patate che
ora in molti paesi le si combina con qualsiasi pietanza. Ormai sono nei nostri geni! Geni
di patata! Ricordo quando, anni fa, iniziai a modificare le mie abitudini alimentari: la cosa
che più mi rattristava era l’esclusione delle patate dai pasti. Il pasto mi risultava del tutto
inappagante. Non ero soddisfatta, mi sentivo vuota, quasi come se non avessi mangiato.
Non c’è nulla di male a mangiare patate con moderazione, ma due volte al giorno, giorno
dopo giorno, anno dopo anno, è decisamente troppo e può avere un edffetto acidificante
tutt’altro che salutare sull’organismo.
Io associo le patate all’idea di alimento “bagnato” perché, se assunte in quantità
eccessiva, creano nell’organismo l’ambiente adatto alla produzione di muco. Una
grossa fetta della popolazione che si ciba di questo tubero presenta, infatti, una so-
vrapproduzione di muco e soffre di micosi. Con ciò non intendo dire che le patate siano

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Supercibi naturali per la salute 30
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l’unica causa di questi disturbi. Tuttavia, consumate in abbondanza e in modo continua-


to, possono realmente causare problemi, cosı̀ come, mangiato ogni giorno, qualsiasi altro
alimento potrebbe risultare tossico per l’organismo. Ecco perché raccomando sempre di
variare la dieta in modo equilibrato e di non mangiare lo stesso cibo tutti i giorni, ma di
concedersi una tregua.
È proprio a questo punto che entra in gioco il miglio. Somigliando per sapore e aspetto
al purè di patate, questo cereale può diventare un’eccellente alternativa (si veda la ricet-
ta “Puré di miglio”) all’amato tubero. Le proprietà fungicide, digestive e antimuco,
inoltre, lo rendono ancora più interessante. Comunemente, il miglio viene consumato
cotto, ma, germogliato, acquisisce un numero ancora maggiore di proprietà nutriterapi-
che. Utilizzato da molti anni come mangime per uccelli in Occidente, da secoli viene
consumato germogliato in Cina, dove viene definito “il re dei cereali”.

3.1 Profilo nutrizionale


I germogli di miglio sono un’eccellente fonte di ferro, vitamina B, fibre e proteine a
basso contenuto calorico, oltre a contenere notevoli quantità di silicio, niacina, tiamina,
riboflavina, magnesio, potassio e una piccola percentuale di vitamina E. Come quasi tutti
i germogli di semi e cereali, anche quelli di miglio sono molto ricchi di enzimi digestivi.
Inoltre, questo cereale non contiene glutine, quindi può essere consumato senza problemi
anche da coloro che soffrono di intolleranza al frumento o ad altri alimenti allergenici.

3.1.1 Proprietà digestive

Inserire il miglio nel regime alimentare, sia sotto forma di cereale che di germoglio,
è un buon metodo per favorire il funzionamento degli organi digestivi, ovvero sto-
maco, milza e pancreas: lo stomaco ha bisogno di forza per ricevere il cibo e digerirlo;
la milza deve estrarne i lipidi e trasformarli in carburante energetico per l’organismo;
il pancreas deve secernere gli enzimi digestivi che permettono la scissione di proteine,
grassi e carboidrati.
Il miglio contiene le sostanze nutritive e apporta l’energia necessarie a stabilizzare
stomaco, milza e pancreas, consentendone il funzionamento ottimale: le sue molecole
biochimiche ristabiliscono, infatti, il flusso di energia e l’equilibrio fra questi tre
organi collegati e fondamentali per una buona digestione.
Riguardando le cartelle cliniche dei miei pazienti, ho scoperto che oltre l’80%, al-
la prima visita, lamentava disturbi gastrointestinali, confermati nella maggior parte dei
casi dagli esami biochimici e delle feci. In questi casi di compromissione e indeboli-
mento di uno o più degli organi essenziali al processo digestivo, prescrivo il miglio in
varie forme: indigestioni croniche, meteorismo, gonfiore, eruttazioni, vomito, ulce-
re gastriche, alitosi (spesso sintomo di cattiva digestione o proliferazione batterica)
e acidosi sono, infatti, tutti disturbi che rispondono bene all’inserimento di questo
alimento straordinario nel regime dietetico.

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Caso clinico: signor Farthington, diabetico

Avido mangiatore di patate – ne consumava fino a tre volte al giorno, senza contare il quo-
tidiano pacchetto di patatine – oggi il signor Farthington tesse le mie lodi (anche se parte
del merito va a lui) perché l’ho convinto a consumare miglio due volte alla settimana. In-
dispensabile ai malati di diabete, perché combatte l’acidosi, sintomo comune di questo
tipo di patologia, e perché raffredda i succhi gastrici troppo attivi, responsabili della cat-
tiva digestione, questo cereale rafforza gli organi digestivi, in particolare il pancreas,
l’organo produttore di enzimi, che è cosı̀ maggiormente in grado di regolare i livelli
di glicemia nel sangue. Oltre a consumarlo come cereale a colazione, questo paziente
utilizza il miglio anche nelle minestre, con le verdure e negli umidi. Anche voi, grazie
alle mie ricette, potrete godere delle proprietà nutriterapiche del miglio!

Lingua e miglio

Permettetemi di raccontarvi la storia di una mia paziente di nome Edna, 51 anni. Avendo
affrontato considerevoli perdite ematiche e trasfusioni a causa di un intervento chirurgico,
soffriva di problemi digestivi e si sentiva debole. Non riuscendo a rimettersi in forze, si
rivolse a me e rimase molto sorpresa quando le chiesi di mostrarmi la lingua. Dopo
un’attenta osservazione, i miei primi sospetti trovarono conferma: Edna soffriva di una
forte insufficienza della milza e di debolezza di stomaco.
L’esame della lingua è solo uno degli strumenti diagnostici di cui mi servo per effet-
tuare una valutazione dello stato di salute del paziente (la lingua è come una finestra che
dà sull’interno del nostro organismo: ogni parte corrisponde a un determinato or-
gano). Mi avvalgo, infatti, anche di una serie di altri esami (urine, feci, sudore e sangue)
che spesso non fanno che confermare le mie ipotesi iniziali.
La lingua di Edna presentava profondi segni sui lati, simili alle impronte dei denti,
sintomo di una milza pigra, ed era attraversata nel mezzo da un taglio, chiaro indicatore
di una digestione lenta. Edna accettò con entusiasmo i miei consigli nutrizionali, diretti a
rafforzare gli organi digestivi. È cosı̀ che il miglio caldo e i germogli di miglio sono entrati
a far parte del suo regime alimentare. Quasi subito dopo aver cominciato a consumare
miglio cotto mi ha riferito di percepire una diversa carica energetica, convinta che i
suoi progressi siano dovuti proprio a questo cereale. Oggi, sono lieta di poter affermare
che, dopo un anno, Edna non soffre più di insufficienza della milza.

3.2 Effetti benefici


L’alcalinità dei germogli di miglio può essere sfruttata per contrastare l’acidità dell’appa-
rato digerente. Se non si consumano in dosi sufficienti alimenti alcalini, come germogli
o frutta e verdura fresche, nello stomaco può crearsi un ambiente acido, situazione che
provoca una carenza di ossigeno, con il conseguente collasso e la morte delle cellule.
Grazie alla caratteristica alcalinità, i germogli di miglio neutralizzano l’acidità, la quale,
in fase avanzata, causa la dissoluzione del calcio presente nelle ossa e la sua elimina-

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Supercibi naturali per la salute 32
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zione tramite le urine. In altre parole, l’iperacidificazione degrada il tessuto cellulare,


provocando l’insorgere di stati patologici quali l’artrite o addirittura la gotta.
L’iperacidificazione, disturbo comune che viene definito anche acidosi, può provoca-
re ulcere gastriche, acidità di stomaco, meteorismo, gonfiore, feci maleodoranti, alitosi
e sudorazione maleodorante, scarse prestazioni mentali e fisiche, dolori diffusi e un’in-
spiegabile irritabilità. L’acidosi è causa frequente di micosi da Candida albicans. Dotato
di proprietà fungicide, il miglio può bloccarne la proliferazione o prevenire l’insor-
gere di altre sgradevoli situazioni patologiche. Riassumendo, i germogli di miglio fa-
voriscono l’eliminazione dell’acido in eccesso presente nell’organismo, aumentandone
l’alcalinità e diminuendo la predisposizione a questo tipo di disturbo.
Allo stadio di germoglio, il miglio aiuta il processo digestivo, grazie all’apporto di en-
zimi preziosi, e combatte problemi di secchezza, quali labbra screpolate, pelle disidratata,
stipsi e tosse secca.
Dal punto di vista nutrizionale, il miglio è particolarmente ricco di potassio e ma-
gnesio. Il primo contrasta l’eccessivo consumo di sale, sia quello volontariamente ag-
giunto agli alimenti, sia quello nascosto in molti cibi trattati, mentre il secondo stimola
l’assimilazione del calcio, favorendo quindi l’aumento della densità ossea contribuendo a
prevenire disturbi quali l’artrite o l’osteoporosi. Il miglio è anche ricco di silicio, utile per
la ricostruzione del tessuto connettivo e fondamentale per il sistema arterioso e l’apparato
scheletrico.
Dal punto di vista fisiologico, il miglio disintossica e rinfresca il fegato, armonizza
e nutre i reni, e ha effetti benefici su milza, pancreas e stomaco. Se uno di questi organi
svolge un’attività insufficiente, i reni devono lavorare di più provocando una reazione a
catena: se i reni sono sottoposti a un eccessivo carico di lavoro, spesso si avvertono
sintomi quali affaticamento, agitazione, irritabilità, nervosismo, insicurezza, paura,
sensazione di dover correre da un problema all’altro e senso di non appartenenza.

3.2.1 Annotazione clinica

Nel corso della mia attività di medico ho prescritto il miglio alle donne incinte per preve-
nire aborti spontanei e nausee mattutine, ma non solo: l’ho consigliato anche per risolvere
problemi gastrici come diarrea o digestione difficile. Vorrei ora raccontarvi il caso di una
paziente, Eleanor, che è un chiaro esempio della duplice azione di questo cereale. Eleanor
aveva un’anamnesi di aborti spontanei, sintomo di un cattivo funzionamento della milza.
Quando finalmente diede alla luce il suo unico figlio, era completamente esausta, soffriva
di gonfiori, acidità di stomaco, flatulenza, nonché dei sintomi tipici delle micosi. Grazie a
una serie di esami biochimici, rilevai l’evidente carenza di minerali quali magnesio, zin-
co, cromo e manganese, oltre alla quasi totale assenza di enzimi e di succhi digestivi
(disturbo comune in chi presenta disturbi alla milza).
Le prescrissi il mio regime alimentare che prevedeva anche di alternare germogli di
miglio o miglio cotto come contorno in almeno un pasto al giorno per trenta giorni. Suc-
cessivamente, le consigliai di prendere miglio in polvere insieme ad alcune erbe con

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Supercibi naturali per la salute 33
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particolari proprietà benefiche per la milza: a rotazione, astragalo, ginseng, lapacho e


alga verde-azzurra selvatica, oltre a vitamina E ed enzimi digestivi supplementari.
Nel giro di sessanta giorni, Eleanor dichiarava di sentirsi “piena di energia, di aver
detto addio a meteorismo, gonfiore e digestione difficile”. Dopo circa novanta giorni
con la mia dieta, la proliferazione della candida si era fermata. E non è tutto: Eleanor
era guarita dalle emorroidi, un problema con cui conviveva da anni (anche questo è un
disturbo legato a debolezza della milza e congestione epatica). L’introduzione del miglio
per questa paziente ha sortito effetti straordinariamente positivi.
Il miglio, germogliato o cotto, è facile da digerire ed è privo di glutine, un comune
allergene. Più precisamente, è dotato di proprietà fungicide, è ricco di ferro, magnesio e
silicio, sostanza che costituisce il tessuto cellulare di ossa, capelli, pelle e unghie sane.

3.3 COME USARE IL MIGLIO


Se ne avete la possibilità, consumate miglio due o tre volte alla settimana: è un comple-
mento straordinario dello stile di vita moderno. Aggiungetelo a minestre, insalate, stufati
o mangiatelo da solo: non ve ne pentirete.
Il miglio è semplice da preparare:

3.3.1 Miglio bollito



0,5 l. d’acqua

1 tazza di miglio

sapori o sale

Portate l’acqua con il miglio a ebollizione.


Lasciate bollire per 25 minuti.
Il miglio dovrebbe assorbire il liquido e ammorbidirsi.
Condite a piacimento.

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3.3.2 Purè di miglio



1 cipolla fresca tritata

1 cavolfiore sminuzzato (circa 400 g)

2 tazze di miglio

1,5 l. d’acqua

50 g di prezzemolo fresco tritato

sale

Mettete la cipolla, il cavolfiore e il miglio a strati in un tegame. Aggiungete acqua,


coprite con un coperchio e portate a ebollizione.
Abbassate la fiamma e lasciate bollire per 25 minuti. Il miglio dovrebbe assorbire
il liquido e ammorbidirsi. Eliminate l’acqua in eccesso prima di passare il tutto nel
passaverdura o nel frullatore (in quest’ultimo caso può essere necessario aggiungere
un po’ d’acqua). Di solito, frullo solo metà di queste verdure che poi aggiungo agli
ingredienti non frullati per ottenere un composto di maggiore consistenza.
Guarnite con il prezzemolo. Salate a piacere.
Vi sembrerà di mangiare patate! Invece il vostro corpo vi sarà grato per questo cam-
biamento positivo.
Servite il purè di patate di miglio con la salsa di cipolla.

3.3.3 Salsa di cipolla



2 grosse cipolle tagliate a fette

1 cucchiaino di olio

0,5 l. di acqua sorgiva

2 cucchiaini di salsa tamari (senza frumento) o salsa di soia

1 cucchiaio e mezzo di kudzu (pianta usata come addensante, aiuta a rinforzare l’ap-
parato digerente; è disponibile in polvere)

sale q.b.

Mettete le cipolle tagliate sottili in un tegame con olio caldo, senza però surriscaldarlo.
Rosolate a fuoco basso fino a far scurire le cipolle. Aggiungete mezzo litro d’acqua;
lasciate bollire per 10 minuti.
Sciogliete il kuzdu e la salsa tamari in acqua fredda.
Aggiungete la miscela alle cipolle. Mescolate fino a ottenere un liquido chiaro e denso.
Salate a piacere.
Versatelo sul pure di patate di miglio.

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Supercibi naturali per la salute 35
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Potete usare un dado vegetale al posto della salsa tamari o di soia. Il kudzu e la salsa
di soia sono in vendita nei negozi di alimentazione naturale. Se preferite, usate la vostra
salsa o il vostro addensante personale.

Chi può trarre beneficio dal miglio?


Tutti!

Il miglio favorisce una buona digestione. I micronutrienti in esso conte-


nuti e la sua energia hanno un effetto stabilizzante sullo stomaco e sulla
digestione e aiutano l’organismo a liberarsi dalle tossine acide.
Inoltre, inserendo il miglio nella vostra dieta, offrirete al vostro
organismo un’alternativa ai cereali più comuni, come il frumento.

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Capitolo 4
Quinoa
Le proteine più potenti

Proprietà nutrizionali Ricca di proteine più assimilabili rispetto a


quelle della carne, contenenti tutti gli amminoacidi essen-
ziali, è un’eccellente fonte di minerali, tra cui calcio più
biodisponibile di quello contenuto nel latte.
Organi interessati Migliora la funzionalità renale.
Proprietà benefiche Effetti benefici sulle ossa e sulla sessualità
(il corretto funzionamento renale è fondamentale per la
sessualità).

Chi cresce in Scozia sa che non c’è madre “degna di questo nome” che manderebbe
il “figlioletto” a scuola in inverno senza una scodella di porridge d’avena caldo. “Ti si
attacca alle costole”, diceva sempre mia madre, mossa dalle migliori intenzioni, sebbene
in effetti la frase suonasse un po’ agghiacciante. Ed effettivamente, in termini biochimici,
la farina d’avena “scalda”, aiutando l’organismo a resistere agli attacchi delle fredde e
umide mattine invernali (a patto che non sia caricata di zucchero o non nuoti nel latte
vaccino!). Inevitabilmente, però, vi stancherete di consumare lo stesso prodotto ogni
giorno, come è successo a me: dopo migliaia di scodelle di pappa appiccicosa, per anni
non l’ho più mangiata! Una volta ho calcolato che dall’età di 3 anni fino ai 17, quando me
ne sono andata di casa per frequentare l’Università di Edimburgo, ne ho consumate più di
17.600.
Ma allora che alternativa c’è? Provate a cucinare ai vostri cari la quinoa: i porridge-
dipendenti ve ne saranno grati. Parlando seriamente, la quinoa fa per i reni quello che
dovrebbe fare il porridge scozzese per le costole: li riscalda, donandovi una sensazione
di sazietà e il calore di cui avete bisogno, in particolare nelle mattinate d’inverno.
Non vi sto suggerendo di consumarne 17.600 scodelle, ma sentitevi liberi di mangiarla
in alternativa ad altri alimenti, di tanto in tanto. Quando la consiglio ai genitori, la
risposta che ricevo più di frequente è: “Ai miei figli non piacerebbe”. E qui vi sbagliate:

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Supercibi naturali per la salute 37
Gillian McKeith

lasciate che i bambini l’assaggino e provatela voi stessi, magari mischiandola con un altro
cereale che consumate abitualmente, se preferite.
Mia figlia, che ha 5 anni, l’adora! E lei stessa a chiedermela, soprattutto durante
la stagione fredda, per la gradevole sensazione che prova dopo averla mangiata. La
quinoa aiuta a rafforzare i reni, una proprietà importante per la crescita, lo sviluppo e la
capacità di apprendimento di vostro figlio. Sebbene l’energia renale sia in gran parte un
fattore ereditario, si può fare molto per potenziare questi organi cibandosi degli alimenti
giusti, come la quinoa: è semplicissimo.
Secondo la filosofia medica orientale, i reni sono le fondamenta e la radice di tutte
le funzioni dell’organismo. Per esempio, le prestazioni sessuali e la fertilità dipendono
dal regolare funzionamento di questi organi, cosı̀ come un buon udito, una buona respi-
razione, la salute dei capelli, l’assenza di disturbi all’apparato urinario, la produzione di
midollo osseo, le funzioni cerebrali, la volontà di riuscire nella vita, la salute dei denti e la
robustezza delle ossa. Sono loro a offrirvi il passaporto per la vitalità e, per questo, dovete
considerarli un po’ come il vostro “destino nella vita”, il punto di partenza, la vostra costi-
tuzione. È come avere un conto in banca: se i reni sono forti, gli interessi salgono, mentre
se si continua a mettere sotto pressione l’organismo consumando gli alimenti sbagliati,
si va in rosso e si attenta al proprio diritto fondamentale alla salute. Se patite molto il
freddo e/o avete le occhiaie, soffrite di ansia, di affaticamento mentale, di mal di schiena,
di iperemotività, di problemi alle ossa, oppure vi abbuffate di cibi salati, avete problemi di
capelli e le feci contengono cibo non digerito, dovreste proprio introdurre la quinoa nella
vostra alimentazione per infondere energia ai reni, la vostra solida ancora di salvezza e
fonte di “calore” interna.
Generalmente, la quinoa viene considerata un cereale, ma, in realtà, è il frutto di
un’erba aromatica. Era il nutrimento principale delle antiche popolazioni Inca, che la
definivano “grano madre” e ancora oggi è un alimento fondamentale in America centrale
e meridionale. I semi sono piccoli, di colore giallo, tondi e piatti, con un diametro di
circa 1,5/2 millimetri. Le modalità di cottura somigliano a quelle del riso, ma è necessaria
la metà del tempo; inoltre, il volume iniziale aumenta di quattro volte e il germe a for-
ma di seme, attorcigliandosi, forma una piccola “coda” che gli conferisce una gradevole
consistenza croccante.
Spesso paragonata al cuscus, ha un sapore delicato, quasi impercettibile. A volte, può
succedere che rimangano sui semi residui di una sostanza amara, la saponina, sebbene la
maggior parte venga eliminata prima della commercializzazione: ecco perché dovreste
lavarli bene finché l’acqua non è chiara e limpida. È un alimento molto versatile,
che può essere cucinato in vari modi: se ne possono fare porridge caldi, budini dolci o
insalate fredde con verdure, oppure lo si può aggiungere a minestre o a stufati, o ancora
se ne possono consumare i germogli, che non soltanto sono squisiti, ma hanno anche un
elevato valore nutrizionale.

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Supercibi naturali per la salute 38
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4.1 Profilo nutrizionale


Ricchissimi di proteine, poveri di grassi e quasi totalmente privi di colesterolo, i germogli
di quinoa hanno un valore nutritivo straordinario. Contengono, infatti, le vitamine A, B6 ,
B12 , C, D, E e K, la biotina, l’acido folico, la niacina, l’acido pantotenico, la riboflavina
e la tiamina. Dispongono inoltre di una ricca dotazione di oligoelementi: abbondano
ferro e calcio; sono presenti, invece, solo tracce di cromo, rame, fluoro, iodio, magnesio,
molibdeno, fosforo, potassio, selenio e zinco. Inoltre, non mancano i nove amminoacidi
essenziali, che fanno dei germogli di quinoa una fonte di proteine molto più efficace e
digeribile della carne. Sebbene il contenuto proteico della quinoa sia equiparabile, se non
addirittura superiore, a quello di molte carni, non provoca l’insorgere di patologie quali
l’ipercolesterolemia o l’arteriosclerosi. È vero, invece, il contrario: i germogli di quinoa
purificano l’apparato cardiovascolare, diminuiscono l’accumulo di grassi nel sangue e
aiutano a prevenire la formazione di placche nelle arterie, riducendo, quindi, il pericolo di
ictus o infarto, o, più in generale, scongiurando i rischi di patologie cardiache. Viceversa,
il consumo di carni rosse aggrava drasticamente il medesimo rischio.

4.1.1 Essenziale per i vegetariani

Poiché spesso le piante sono piuttosto carenti di amminoacidi, la quinoa può diventare
una componente molto importante di un regime alimentare vegetariano. Il frumento, il
grano e il riso sono privi di lisina, per esempio; i fagioli, le lenticchie e altri legumi non
contengono la cisteina. Con il termine amminoacidi, s’intendono i composti organici
che formano le proteine: ne esistono nove essenziali che, però, non vengono prodotti
dall’organismo in quantità sufficiente per il suo normale funzionamento e in mancanza
dei quali non può avvenire il processo di costruzione della proteina completa. Se non
li assumiamo con il cibo, si viene a creare una carenza che può provocare problemi di
crescita, stati di anemia, di degenerazione muscolare, di deperimento, se non peggio.
Ecco il motivo per cui molti vegetariani o vegani, che si rivolgono alla mia clinica,
risultano dai primi esami deboli e carenti di alcuni micronutrienti. Con il tempo,
con il regolare consumo di quinoa, il loro profilo nutrizionale inizia a cambiare: per
la prima volta, assumono la giusta dose di proteine e di altre sostanze nutritive, che
danno loro più energia, ne risveglia la libido, oltre a migliorare notevolmente lo stato di
capelli, pelle e unghie in un lasso di tempo relativamente breve.
La quinoa, inoltre, contiene quantità di calcio maggiori rispetto al latte e, per questo,
contribuisce a rinforzare l’apparato scheletrico e le cartilagini inibendo l’insorgere di di-
sturbi come l’artrite, la degenerazione ossea, il malassorbimento di calcio e altri disordini
correlati.

4.1.2 Proprietà epatoprotettive

Dal punto di vista fisiologico, i germogli di quinoa possono rivelarsi particolarmente


utili per rafforzare e rivitalizzare un altro organo cruciale: il fegato. Impegnato nello

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Supercibi naturali per la salute 39
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svolgimento di circa seicento funzioni diverse, l’organo più grande e forse più importante
del corpo è fondamentale nel processo di disintossicazione dell’organismo, poiché elimina
le sostanze inquinanti e chimiche, oltre a difenderlo dai vari agenti esterni. Inoltre, non
dimentichiamo che il flusso di energia che attraversa l’organismo è frutto del corretto
funzionamento epatico, senza il quale saremmo pervasi da un’insostenibile sensazione di
spossatezza. Essendo un alimento che “riscalda”, la quinoa può favorire la riduzione
di umidità o di muco nel fegato: vi assicuro che sentirete la differenza.
Ecco alcuni segnali fisici di un ristagno a livello epatico: disturbi neurologici, aller-
gie, gonfiori, cattiva digestione cronica, problemi mestruali, stress, tensione al collo e
alla schiena, impurità del sangue, disturbi della pelle, spossatezza, soprattutto nelle ore
mattutine, problemi ai tendini, polso accelerato.
A livello emotivo segnali meno evidenti di insufficienza epatica possono essere
rabbia, frustrazione, risentimento, insofferenza, tensione, depressione, malumore,
impulsività, rigidità mentale, attaccamenti emotivi, scarsa capacità di giudizio, in-
decisione e negatività. Se presentate qualcuno di questi disturbi, forse soffrite di insuf-
ficienza epatica e, perciò, potreste trarre beneficio in modo particolare dal consumo di
quinoa: eviterete, cosı̀, il ristagno del fegato e dei reni, e ne stimolerete la rigenerazione.

4.2 COME USARE LA QUINOA


Consumate quinoa due o tre volte alla settimana, specie in inverno, se soffrite molto il
freddo.

4.2.1 Porridge di quinoa



0,5 l. d’acqua

1 tazza di quinoa

sale

Fate bollire l’acqua.


Aggiungete la quinoa e il sale, coprite con un coperchio e lasciate bollire per circa 20
minuti. La quinoa dovrà assorbire l’acqua e, quindi, avere una consistenza soffice. Vi
sentirete straordinariamente sazi e protetti dal freddo. Spesso si dice che è bene iniziare
la giornata con un uovo.
Io credo che sia molto meglio iniziarla con il porridge di quinoa.

Per cambiare:
Qualche volta, per aggiungere un tocco di fantasia e un’ulteriore dose di minerali,
combino con il mio porridge di quinoa un po’ di alga marina, di solito l’alga wakame, dal
sapore delicato, pronta dopo solo dieci minuti di ammollo.

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4.2.2 Insalata di quinoa



1 tazza di quinoa

1 dado vegetale

1 pizzico di sale

insalata verde

alcuni pomodorini

2 gambi di sedano a cubetti

1 cipolla rossa a fette sottili

2 peperoni rossi a cubetti

1 carota a cubetti

erbe fresche a vostro piacere per guarnire

succo di limone

Sciacquate la quinoa e asciugatela bene.


Preparate il porridge di quinoa, aggiungendo il dado vegetale al mezzo litro d’acqua indi-
cato nella ricetta.
Portate l’acqua a ebollizione e lasciate bollire per 20 minuti.
Mescolate gli ingredienti dell’insalata, condendo il tutto con le erbe aromatiche. Le mie
preferite sono il prezzemolo e il finocchio.
Spremete il limone sull’insalata.
Servite la quinoa calda in mezzo all’insalata croccante, aggiungendo, come faccio io
qualche volta, alcune fette di avocado.
In alternativa
Accompagnate l’insalata con un po’ di sugo per darle più sapore.

Chi può trarre beneficio dalla quinoa?


Tutti! (in particolare, coloro che vivono in climi freddi e
umidi)

Vera radice di tutte le funzioni organiche, i reni corrono il rischio di in-


debolirsi e impoverirsi se viviamo in ambienti freddi e umidi: la quinoa
vi aiuterà a rafforzarli.
Elementi come stress eccessivo, mancanza di sonno, dispendio di ener-
gie e scarsa varietà alimentare compromettono la funzionalità renale.
Inserendo la quinoa nel vostro regime alimentare due volte alla
settimana, aiuterete questi organi a mantenersi forti e vitali.

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Capitolo 5
Alfalfa
Un tonico formidabile

Proprietà nutrizionali Ricca di enzimi digestivi naturali e bioflavo-


noidi, oltre che di vitamine, minerali e amminoacidi, con-
tiene una quantità di vitamina C pari a quattro volte quella
degli agrumi.
Organi interessati Arricchisce il sangue e tonifica l’intestino;
ridona energia all’apparato digerente.
Proprietà benefiche Combatte disturbi digestivi, acidità di stoma-
co, meteorismo, gonfiore, malassorbimento; favorisce la
scissione dei grassi, della cellulosa e degli amidi.

Il nome senz’altro azzeccato di questa pianta straordinaria deriva dall’arabo al-fal-fa,


“padre di tutti i cibi”. L’alfalfa, nota anche come erba medica o erba spagna, contiene
infatti tutte le vitamine conosciute e i minerali necessari per vivere; inoltre, la cloro-
filla che ne viene estratta contiene in dosi bilanciate componenti organiche, molecolari e
minerali molto simili all’emoglobina umana.
Con foglie simili a quelle del trifoglio e fiori violacei, questa pianta erbacea, originaria
dell’Asia occidentale e dell’area orientale del Mediterraneo, fu esportata in Sudamerica
dagli spagnoli all’inizio della seconda metà del XVI° secolo, introdotta negli Stati Uniti
dagli immigranti europei nel 1736 e oggi è ampiamente utilizzata come integratore ali-
mentare naturale e come tonico energetico. Appartenente alla stessa famiglia dei piselli
e dei fagioli, l’alfalfa ha un apparato radicale talmente esteso da raggiungere profon-
dità superiori ai tre metri: circolano aneddoti che lo vorrebbero tanto lungo da arrivare
a toccare gli elmetti dei minatori al lavoro! Una pianta con un apparato radicale cosı̀ po-
tente, in grado di accedere come nessun’altra alle riserve di minerali e ad altre sostanze
nutritive presenti nelle profondità del sottosuolo, non può che recare beneficio alle radici
e alle fondamenta del corpo umano, spesso identificate nei reni e nell’intestino che, se
sostenuti in modo adeguato, assicurano benessere e forza.

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Supercibi naturali per la salute 42
Gillian McKeith

5.1 Sostanze supernutritive


L’alfalfa rientra, a mio parere, nella categoria dei supercibi in virtù della vasta gamma di
sostanze nutritive che contiene, tra cui otto enzimi digestivi, fitoestrogeni (ormoni vegeta-
li), quaranta diversi bioflavonoidi (sostanze dotate di proprietà antiossidanti e antinfiam-
matorie che rafforzano i vasi sanguigni), saponina (glucoside ricco di proprietà benefiche),
flavoni (rafforzano i capillari fragili), glucosidi (agenti antitumorali), alcaloidi (sostanze
di origine vegetale con proprietà antibiotiche e antinfiammatorie che favoriscono la for-
mazione delle proteine), amminoacidi, acidi organici, minerali, alcuni oligoelementi (tra
cui calcio, magnesio, fosforo, ferro e potassio), clorofilla, acido folico, niacina e le vita-
mine A, B (in particolare la B12 ), C, D, E e K! Si tratta di un alimento che può essere
utilizzato nella cura delle infiammazioni polmonari, con enorme sollievo per coloro che
soffrono di asma, polmonite e bronchite; inoltre, contiene una quantità di vitamina C
pari a quattro volte quella degli agrumi e una notevole percentuale di calcio facilmente
assimilabile dall’organismo.

5.1.1 Le numerose proprietà

L’alfalfa svolge un’azione deodorante e antibiotica, grazie all’alto contenuto di clorofilla


e di vitamina A. Le foglie contengono un’elevata percentuale di betacarotene, sostanza
che favorisce il corretto funzionamento del sistema immunitario. Utile per combattere
una vasta gamma di disturbi, nella maggior parte dei casi l’alfalfa è impiegata per disin-
tossicare e rafforzare il fegato, ricostituire e purificare il sangue, facilitare la digestione,
oltre che come ricostituente.
In qualità di agente disintossicante, neutralizza acidi e tossine; le fibre, presenti in
grandi quantità, sono in grado di assorbire e rimuovere le scorie alimentari dall’organi-
smo, ammorbidendo le feci e favorendo la peristalsi intestinale. È efficace per combattere
la ritenzione idrica e aiuta, quindi, il corpo a liberarsi da ulteriori tossine e liquidi in ec-
cesso. Ricchissima di vitamina K, l’alfalfa agevola il salutare flusso sanguigno e rafforza
il sistema vascolare, grazie alle sue proprietà antiemorragiche; inoltre, come indicano nu-
merosi studi, previene l’insorgere di condizioni patologiche come l’ipercolesterolemia,
riducendo l’accumulo di grassi sulle pareti arteriose. Infine, grazie al fattore denominato
“vitamina U” da Jack Ritchason che l’ha individuato, ostacolerebbe, come dimostrano
diversi esperimenti condotti su animali, la formazione di ulcere.

5.1.2 In clinica

In clinica prescrivo le foglie di alfalfa per arricchire il sangue e facilitare il processo dige-
stivo. Con i suoi otto enzimi, infatti, questa pianta favorisce l’assimilazione delle proteine,
dei grassi e dei carboidrati, garantendo l’assorbimento da parte dell’organismo di tutte le
sostanze nutritive contenute nel cibo che consumiamo. Nel suo libro, The Energetics of
Western Herbs, Peter Holmes sostiene che l’assunzione di alfalfa prima dei pasti favorisce,
l’attività gastrointestinale, poiché stimola la secrezione di succhi gastrici che facilitano la

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Supercibi naturali per la salute 43
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digestione. Se assunta al termine dei pasti, invece, è un valido aiuto per l’assimilazione
delle sostanze nutritive. Il risultato finale è la riduzione, o addirittura l’eliminazione, di
problemi quali acidità di stomaco, meteorismo, gonfiore, digestione difficile, malassorbi-
mento e altri disturbi di natura gastrointestinale. Nella mia esperienza professionale e per-
sonale, ho scoperto che l’alfalfa è particolarmente utile durante l’allattamento, perché
migliora quantità e qualità del latte; non dimentichiamo, poi, che regola la produzione
estrogenica grazie ad alcune sostanze dette isoflavoni e può, perciò, essere assunta in tutta
tranquillità durante la gravidanza. È, inoltre, impiegata a scopo preventivo e forse cu-
rativo contro i tumori; ostacola l’insorgere di disturbi come la carie dentaria (contiene,
infatti, fluoruro naturale) e l’osteoporosi. Personalmente, ho fatto ricorso con succes-
so all’alfalfa per curare condizioni patologiche quali artrite, asma, alitosi e bromidrosi
(sudorazione maleodorante), infezioni da funghi e lieviti, diabete, febbre ed edemi.

Caso clinico: signor Sahid, 28 anni, ingegnere

L’alfalfa, sotto forma di compresse o in infuso, ha ricoperto un ruolo centrale nel regime
alimentare del signor Sahid in seguito a un serio intervento chirurgico alla colonna. Se-
condo i suoi racconti, la convalescenza è stata molto più breve rispetto a quella seguita
all’operazione precedente che aveva lasciato strascichi di debolezza per mesi. Questa vol-
ta, invece, ha recuperato le forze in un breve arco di tempo e ha lasciato l’ospedale prima
del previsto.

Caso clinico: signora Liebner, 38 anni, madre

Molte delle mie pazienti, che, quando si erano rivolte a me, erano ancora nella fase del
puerperio, giurano che l’afalfa le ha aiutate molto a riprendersi dalle fatiche del parto.
La signora Liebner, in particolare, sostiene che, dopo sole 6 settimane dalla nascita del
terzo figlio, era già tornata piena di vitalità come prima. “È stata la mia salvezza”, ha
confessato, riferendosi all’alfalfa. Prima di rivolgersi a me, aveva affrontato due puerperi
difficili e non riusciva a liberarsi dei chili in eccesso. Questa volta è stato diverso. “La
terza è stata fortunata — ha esclamato ridendo — ma solo grazie al sostegno nutrizionale
e alle proprietà ricostituenti dell’alfalfa”.
Mi sono congratulata con lei per il nuovo arrivato e l’ho esortata a continuare con
la dieta, prima di chiederle se aveva bisogno di qualcos’altro. “Ne voglio quattro”, ha
bisbigliato. “Quattro cosa?”, ho chiesto. “Quattro figli. Se posso stare cosı̀ bene, non c’è
ragione per cui non ne possa avere un altro: adoro fare la mamma!” Mi ha lasciato senza
parole e vi assicuro che non mi succede molto spesso!

Nel 1915, il dottor Ben A. Bradley, medico americano specializzato nell’impiego di


erbe, scrisse: “Dopo anni di test clinici sia in veste di medico, sia di paziente, considero
l’alfalfa un tonico ricostituente ineguagliabile, poiché ringiovanisce l’intero organismo
donando forza, vigore e vitalità a chi ne fa uso”. A novant’anni di distanza, non potrei
esprimere lo stesso concetto in modo migliore.

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Supercibi naturali per la salute 44
Gillian McKeith

Le foglie di alfalfa nutrono i livelli più profondi del nostro organismo, ovvero i reni e
l’intestino, aiutandolo a liberarsi dalle tossine: tonificando l’intestino, nutrono il sangue
e sono ottime, perciò, per combattere stanchezza, anemia, malassorbimento e acidità di
stomaco. Grazie ai suoi otto enzimi attivi, questa pianta favorisce, inoltre, la scissione dei
grassi, della cellulosa e degli amidi.

5.2 COME USARE L’ALFALFA


Potete acquistare l’alfalfa in compresse, polvere, tintura o infuso presso la vostra erbo-
risteria di fiducia. Per il dosaggio, è consigliabile seguire le istruzioni sulla confezione;
tuttavia, ecco alcune indicazioni generali:

• bevete due tazze di infuso di alfalfa a giorni alterni,

• assumete due capsule da 2 o 4 g tre volte al giorno,

• potete coltivare i germogli di alfalfa a casa vostra,

• i germogli di alfalfa sono ricchi di vitamine, minerali e amminoacidi.

5.3 TEST DELL’ALFALFA


Se rispondete affermativamente a una o più delle domande seguenti, potete trarre benefi-
cio dall’assunzione di alfalfa.

 Consumate alimenti trattati, fast food, prodotti cotti nel microonde, cibi in scatola tre
o più volte alla settimana?

 Soffrite di malassorbimento?

 Date un’occhiata alla lingua: ci sono linee, tagli o segni dei denti?

 Soffrite di acidità di stomaco?

 Vi capita di soffrire di meteorismo o flatulenza?

 Vi sentite gonfi dopo i pasti?

 Soffrite di eruttazioni? (ovviamente, escludendo i casi di consumo di birra o vino!)

 Soffrite di couperose?

 Avete una facile tendenza alle ecchimosi?

 Avete mai sofferto di anemia?

 Siete pallidi?

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Supercibi naturali per la salute 45
Gillian McKeith

 Vi sentite deboli o vulnerabili?

 State attraversando un periodo di convalescenza a seguito di un intervento chirurgico


o avete appena partorito?

 Avete problemi di capelli (secchezza, fragilità)?

 Vi sentite giù di corda?

 Vi sentite spossati?

 Avete problemi di peso?

 Le vostre difese immunitarie sono basse?

 Gli esami hanno rivelato un’eventuale carenza di vitamina K, calcio e proteine?

 Vi è capitato più volte di abortire spontaneamente?

 Avete problemi di vista?

 Avete una storia clinica di cardiopatie?

 Soffrite di emorragie nasali frequenti?

Se accusate da 1 a 3 dei sintomi sopra indicati, provate a consumare alfalfa a giorni


alterni per un periodo da tre a sei mesi.
Se presentate da 6 a 9 dei sintomi indicati, provate ad assumere alfalfa quotidianamen-
te per un periodo da 3 a 6 mesi.
Se i sintomi che riconoscete sono 10 o più, dovreste aumentare il dosaggio di alfalfa
come indicato sulla confezione.
Assumetene quotidianamente per un periodo da 6 a 9 mesi circa. Inoltre, integrate
l’assunzione di alfalfa con gli alimenti vivi.

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Capitolo 6
Aloe vera
Salute e forza

Proprietà nutrizionali Ricchissima di steroli vegetali, amminoaci-


di e polisaccaridi.
Organi interessati Rafforza tutti gli organi e il tessuto cellulare; in
particolare, ha effetti benefici sul fegato.
Proprietà benefiche Ripara i tessuti danneggiati, riduce gli stati
infiammatori, favorisce la digestione e permette il libero
flusso di energia lungo tutti i meridiani.

Eravamo in spiaggia, un giorno d’estate di circa dieci anni fa, quando il mio futuro
marito, che all’epoca attraversava un periodo di grande stress sul lavoro, si accasciò a
terra, in preda al dolore. Doveva succedere, era solo questione di tempo: da molto or-
mai soffriva di terribili crampi allo stomaco, blocchi intestinali e stipsi – probabilmente
stava per venirgli un’ulcera –, finché il malessere ebbe la meglio su di lui in un attacco
massiccio. Provate a immaginare: un uomo di un metro e novanta, giovane e pieno di
vita, disteso al suolo, immobile, che fatica anche a respirare a causa del dolore. Il medico
che lo soccorse, guarda caso, era anche un chirurgo e suggerı̀ di “aprirlo per vedere cosa
stava succedendo”. “Che cosa intende dire con ‘aprirlo’?” gli domandai, tesa. “Ma sı̀, un
intervento, di quelli esplorativi”, rispose. “Sta parlando di chirurgia?”, sussurrai basita.
“Sı̀. Potremmo fare martedı̀ prossimo”, confermò.
A quel punto, come se non bastasse, il mio futuro marito, che giaceva a terra incredulo,
andò in iperventilazione; tuttavia, era tale il terrore che gli suscitano i camici bianchi che
quel “prossimo martedı̀” all’ospedale non arrivò mai. L’indomani, invece, spinto dalla
disperazione, iniziò a bere 5 centilitri di succo di aloe vera in 200 centilitri di succo di
mela tre volte al giorno e, di lı̀ a poco, mosso dal medesimo istinto, decise di sottoporsi
a un ciclo di idrocolonterapia. E il resto è storia, come si suol dire. Nel giro di tre
settimane era un uomo nuovo e quegli episodi spiacevoli non si sono mai più ripetuti . . .
Tocchiamo ferro.

46
Supercibi naturali per la salute 47
Gillian McKeith

6.1 Profilo nutrizionale


L’aloe vera è una potente pianta medicinale appartenente alla famiglia delle Liliacee. Per
aspetto, è simile ai cactus, con foglie spesse, dotate di margini spinosi, e una colorazione
che varia dal grigio al verde brillante. Cresce nelle regioni calde e secche dell’Africa,
dell’Asia, dell’America centrale e meridionale, dell’Europa meridionale, dei Caraibi e in
altre aree tropicali e semitropicali.
In sanscrito, è chiamata kumari, che significa “dea”. La medicina ayurvedica le attri-
buisce proprietà estrogeniche che sarebbero all’origine degli effetti rivitalizzanti e toni-
ficanti, e dell’impiego a fini cosmetici presso le donne dell’India orientale. I costituenti
principali dell’aloe vera sono due:

• il gel che si trova all’interno delle foglie,

• l’essudato, concentrato del succo, ottenuto dalle cellule sottostanti lo strato esterno
più spesso.

L’essudato viene quasi totalmente eliminato nel processo di estrazione poiché con-
tiene principi attivi con spiccate proprietà lassative; tuttavia, si pensa che le tracce che
ne rimangono contribuiscano all’effetto generale dell’aloe vera, concorrendo a favorire la
digestione e la corretta funzionalità gastrointestinale ed epatica.
Tra i numerosi principi attivi contenuti nel gel, invece, troviamo diciotto amminoacidi,
acidi organici, vitamine, minerali, sali minerali, ormoni vegetali, steroli (steroidi vegeta-
li), bradichininasi, acido salicilico e polisaccaridi (zuccheri complessi). Sebbene alcuni
nutrienti non siano abbastanza forti da garantire da soli un effetto terapeutico, l’azione
sinergica e simultanea di tutte le componenti conferisce grande efficacia a questa pianta.
L’aloe vera ha un quadruplice effetto sull’organismo. Svolge infatti un’azione:

1. antinfiammatoria

2. antibatterica

3. immunostimolante

4. riparatrice dei tessuti in generale

Spesso la inserisco nelle diete che prescrivo per combattere i disturbi causati dal-
la presenza di miceti, sfruttando l’azione antibatterica e fungicida di questa pianta.
Numerosi studi, infatti, hanno dimostrato che, se assunta in ingenti quantità, l’aloe ve-
ra si rivela molto efficace nella lotta contro i germi patogeni che s’insinuano nell’area
intestinale, quali Candida albicans, citrobacter, klebsiella pseudomonas e altri.
Tale effetto è reso possibile anche grazie alla presenza naturale di acido capri-
lico, un potente fungicida. Approfondendo l’esame dei pazienti affetti da micosi, ho
potuto osservare che spesso l’azione di uno o più agenti patogeni può provocare enor-
mi sconvolgimenti all’apparato gastrointestinale causando gravi alterazioni della naturale

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Supercibi naturali per la salute 48
Gillian McKeith

flora batterica e determinando, quindi, l’insorgere di svariati tipi di disturbi intestinali o


gastrici.
L’aloe vera, grazie alla sua azione catalizzatrice, può aiutarci a eliminare tutti questi
ospiti indesiderati.

6.2 Risultati clinici


Alla McKeith Clinic tutti i pazienti che accusano i sintomi di natura gastroenterica vengo-
no sottoposti all’esame delle feci, le quali spesso rivelano problemi dovuti al malassorbi-
mento del cibo, unito a forti squilibri della flora batterica provocati da agenti patogeni che
mettono in crisi il delicato ambiente intestinale. In altre parole, i batteri nocivi riescono
ad avere la meglio su quelli benefici. Purtroppo, non sempre i pazienti si rendono conto
del potenziale danno arrecato alla salute quando si convive con un ambiente intestinale
contaminato: con gli anni, infatti, le tossine si moltiplicano e possono trasformarsi in
fonte di molti disturbi. A questo proposito, ho scoperto che l’aloe vera si rivela molto
efficace nella fase di rimozione e regolamentazione delle tossine microbiche e delle
intossicazioni intestinali.
Sembrano confermare le mie osservazioni in ambito clinico gli esperimenti condotti
dal dottor Jeffrey Bland, il quale ha verificato l’azione incisiva di questa pianta sulle fun-
zioni gastrointestinali, sulle feci e sul livello di indicano presente nelle urine (il livello di
indicano, un sale di potassio, è indicatore del malassorbimento delle proteine alimentari
o dell’azione putrefattiva della flora batterica intestinale). Dopo l’assunzione per un’in-
tera settimana di 170 g di succo di aloe vera per tre volte al giorno, si è assistito a una
diminuzione dei livelli di indicano. Anche le feci si presentavano più voluminose, quindi
più sane; la flora batterica si normalizzava e la presenza di miceti diminuiva, il tutto
senza mai fare ricorso alla somministrazione di fermenti lattici vivi.
Un simile risultato sembrerebbe dimostrare che l’aloe vera può favorire il processo
digestivo e l’assimilazione delle sostanze nutritive, oltre a limitare l’azione dei batteri pu-
trefattivi, creando condizioni favorevoli in cui i batteri benefici prosperano senza l’ausilio
di integratori alimentari. Si tratta, quindi, di un supercibo che permette all’organismo di
sviluppare la propria flora batterica sana, processo che dovrebbe già avvenire naturalmen-
te. Ancora una volta, uno studio prova che gli alimenti vivi sono le medicine più
efficaci.
Lo studio del dottor Bland ha dimostrato, inoltre, che l’aloe contribuisce ad aumen-
tare il ritmo della peristalsi intestinale, ovvero il complesso delle contrazioni che
spostano ed espellono le scorie, favorendo un movimento più rapido del cibo attra-
verso il tratto intestinale e il potenziamento del tono muscolare delle pareti inte-
stinali. A questo punto, non devono sorprendere i risultati positivi che ottengo quando
prescrivo l’aloe per guarire disturbi gastrointestinali di natura infiammatoria, quali colite,
diverticolite e sindrome dell’intestino irritabile. E non è tutto: anche coloro che soffrono
di iperacidificazione gastrica possono trarre benefici dall’assunzione di questo alimento.
L’aloe, infatti, come dimostrato dallo studio sopra citato, porta a una sostanziale diminu-

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Supercibi naturali per la salute 49
Gillian McKeith

zione del pH gastrico; in altre parole, l’aloe favorisce la riduzione dell’acidità di stomaco,
una proprietà di cui tutti noi possiamo beneficiare.

6.2.1 Azione antinfiammatoria

L’efficace azione antinfiammatoria dell’aloe vera viene attribuita a svariati fattori: innan-
zitutto, all’enzima bradichininasi, che lenisce gli stati infiammatori a livello epidermico,
diminuendo, di conseguenza, la sensazione di dolore; poi, ai quattro steroidi vegetali e,
infine, all’acido salicilico, componente principale dell’aspirina, cui vengono riconosciute
particolari proprietà antinfiammatorie e antibatteriche.
È proprio quest’azione antinfiammatoria la principale responsabile dei risulta-
ti eccellenti che si ottengono a livello gastrointestinale. Il gel forma un rivestimento
nell’apparato digerente che, come risulta dagli studi, permane fino a quarantott’ore, fa-
vorendo il mantenimento del giusto equilibrio acido-alcalino del pH e svolgendo un’a-
zione lenitiva sui tessuti interni. L’aloe vera, perciò, può aiutare a risolvere condizioni
patologiche quali coliti, ulcere, candidiasi e morbo di Crohn.

6.2.2 Azione immunostimolante

Presente in grandi quantità nell’aloe vera, il glucomannano è il maggiore responsabile


delle proprietà immunostimolanti della pianta poiché aumenta l’attività di alcuni parti-
colari globuli bianchi, detti macrofagi, che fagocitano i batteri e le scorie, aiutando l’or-
ganismo a proteggersi e a disintossicarsi. Queste cellule secernono messaggeri chimici
che provvedono all’attivazione di altre componenti del sistema immunitario. Un famo-
so studio pubblicato sul Journal of Immuno Pharmacology, condotto per verificare gli
effetti del glucomannano sui globuli bianchi nell’uomo, ha concluso che l’efficace azio-
ne immunostimolante dell’aloe è resa possibile proprio grazie alla presenza in quantità
elevate di questa sostanza, mentre nell’articolo intitolato “Immune Enhancing Effects of
Aloe”, scritto dal dottor J.C. Pittman nel 1992, si afferma che il glucomannano presen-
te nella pianta svolge un’azione diretta sul sistema immunitario, stimolando l’attività di
macrofagi, monociti, anticorpi e linfociti T.

6.2.3 Azione riparatrice

L’aloe vera è molto utile per riparare i tessuti cellulari danneggiati, grazie soprattutto alla
presenza del glucomannano, sostanza che le conferisce proprietà idratanti e riparatrici e
che, agendo in sinergia con altre componenti, accelera il processo di guarigione delle feri-
te. È stata una sorpresa l’individuazione nella pianta di altre sostanze immunostimolanti,
le prostaglandine, e di alcuni acidi grassi essenziali, composti biochimici fondamentali
per l’azione curativa dell’aloe vera: per nostra immensa fortuna, infatti, si è scoperto che
l’aloe è dotata della capacità naturale – rara nei vegetali – di trasformare tali acidi gras-
si in prostaglandine. L’acido grasso essenziale presente in quantità maggiori è l’acido

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Supercibi naturali per la salute 50
Gillian McKeith

γ-linolenico, che contribuisce, insieme agli altri, a curare le ferite e a stimolare l’azione
antinfiammatoria della pianta.
Inoltre, l’aloe vera accelera la rigenerazione tissutale stimolando i fibroblasti, cellule
ampiamente distribuite nel tessuto connettivo e responsabili della produzione di collagene,
il principale costituente dei tessuti nuovi. Anche gli ormoni vegetali presenti nell’aloe, per
esempio la gibberellina, guariscono le ferite, favorendo la sintesi proteica.

6.2.4 Menopausa

In India e in America Latina le proprietà rinfrescanti, lenitive e tonificanti dell’aloe ve-


ra sono sfruttate tradizionalmente per contrastare i disturbi legati alla menopausa, poiché,
grazie alla sua azione idratante e tonificante, la pianta nutre le cellule disidratate e combat-
te la carenza di liquidi. In questa delicata fase nella vita di una donna, spesso, insorgono
problematiche derivanti dallo scarso nutrimento del fegato, un organo che, se adeguata-
mente sostenuto e non surriscaldato, aiuta l’organismo a mantenersi in perfetta salute. Un
fegato sano dovrebbe provvedere a:

• distribuire energia e vitalità al resto del corpo rafforzando gli altri organi, in particolare
la milza, i reni e lo stomaco;

• regolare l’attività digestiva;

• rinnovare e purificare il sangue;

• intervenire nel processo di eliminazione di tossine e scorie;

• migliorare il metabolismo dei grassi;

• regolare gli ormoni;

• nutrire capelli, pelle, unghie, legamenti, occhi e cellule.

Le donne che tendono a soffrire di affaticamento epatico sperimenteranno, se non


adeguatamente aiutate, un ulteriore inasprimento dei sintomi della menopausa, fase che,
già di per sé, mette a dura prova la salute di quest’organo delicato. Ma qui entrano in
gioco le doti terapeutiche del succo dell’aloe che diventa una componente importante del
regime alimentare che prescrivo alle donne in menopausa: aiuterà l’organismo a evitare
che gli effetti negativi dell’insufficienza epatica si ripercuotano sullo svolgimento di quasi
tutte le sue funzioni.

6.3 Una moititudine di proprietà benefiche


L’aloe vera possiede proprietà antibatteriche, fungicide, antivirali e antiparassitarie,
grazie alle quali garantisce risultati positivi, ampiamente dimostrati, in presenza delle
seguenti condizioni patologiche: artrite, diabete, tumori, problemi digestivi, stipsi,

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Supercibi naturali per la salute 51
Gillian McKeith

emorroidi, epatite, ulcera, dermatiti, disturbi mestruali, dolori ai denti e alle gengive
e problemi associati a orecchie, naso e gola. Applicata localmente, cura ferite, afte,
scottature e ustioni; agisce, inoltre, come tonico amaro per il fegato e l’intero apparato
digerente, favorisce la secrezione di enzimi digestivi nonché il mantenimento dell’equili-
brio acido-alcalino nello stomaco, facilita la digestione e regola i livelli di glicemia e il
metabolismo dei grassi.
Inoltre, l’aloe ha un generale effetto “rinfrescante” e “idratante” sugli organi, e perciò
può essere sfruttata per curare problemi dovuti a eccesso di calore o a stati infiammatori,
quali febbre, gastrite, epatite, ipertrofia ghiandolare e herpes. In particolare, ha un effetto
rinfrescante sui fegati “caldi” e affaticati, perciò dovrebbe attenuare sintomi quali cefa-
lea, irritabilità e depressione, quasi sempre collegati a un cattivo funzionamento epatico.
Inoltre, è efficace nella cura di disturbi quali ipertensione arteriosa, squilibri tiroidei,
calcoli renali, fuoco di sant’Antonio (herpes zoster), herpes, verruche e micosi co-
me il piede dell’atleta. Grazie alle proprietà immunostimolanti e depurative, può essere
assunta per lunghi periodi di tempo per mantenersi in perfetta salute.
Detto questo, non è necessario che crediate alle mie parole quando si parla di aloe
vera. Esistono, infatti, centinaia di studi attendibili, condotti in famosi centri medici da ri-
cercatori di fama internazionale e pubblicati su riviste scientifiche rinomate. Vi propongo,
perciò, solo alcuni esempi di questi studi scrupolosi che dimostrano le proprietà benefiche
della pianta.

Ulcera peptica. L’efficacia dell’aloe nella cura di questa patologia è stata oggetto di uno
studio, poi pubblicato su The Journal of The American Osteopathological Socie-
ty. Dopo dodici mesi di sperimentazione, i pazienti erano completamente guariti
grazie all’assunzione quotidiana di un cucchiaio di gel di aloe vera, cui sono sta-
te attribuite notevoli proprietà lenitive che si manifestano direttamente nelle aree
colpite, impedendo agli agenti patogeni irritanti di penetrarvi. Inoltre, è stata avan-
zata l’ipotesi secondo cui il gel dell’aloe vera inibisce la secrezione gastrica acida,
probabilmente grazie alla presenza di magnesio lattato.

Diabete. Sono state svolte molte ricerche sull’efficacia dell’azione antidiabetica dell’aloe
vera. Alla Mahidol Medical University and Hospital di Bangkok, in Tailandia, so-
no stati reclutati quarantanove diabetici cui veniva somministrato un cucchiaio di
succo di aloe vera due volte al giorno, al mattino e alla sera, prima di coricarsi.
Dopo sole due settimane, il livello di zuccheri nel sangue si è normalizzato e
quello di trigliceridi è diminuito.

Ulcera varicosa. Alcuni pazienti affetti da ulcera varicosa sono stati sottoposti a una
sperimentazione, con risultati finali soddisfacenti, degli effetti del gel dell’aloe vera
nella cura di questa patologia. Applicato localmente, il gel ha provocato una rapida
riduzione delle dimensioni dell’ulcera e la completa guarigione in due terzi dei
pazienti.

Cancro a livello veterinario. È stata dimostrata l’efficacia del glucomannano, la potente


sostanza immunostimolante presente nell’aloe, somministrata per via endovenosa
nel corso di una sperimentazione su alcuni casi di fibrosarcoma e leucemia felina

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Supercibi naturali per la salute 52
Gillian McKeith

(comunemente, il 70% dei gatti muore entro otto settimane dalla diagnosi della pa-
tologia). Per tutta la durata dello studio, sono stati iniettati 2 g di glucomannano
alla settimana per sei settimane a quarantaquattro gatti malati che venivano riesa-
minati sei settimane dopo la fine della cura. Non esisteva alcun gruppo di controllo,
poiché i proprietari degli animali non avevano tempo da perdere: volevano salvar-
li a tutti i costi. Il 77% dei gatti (ovvero ventinove animali) è sopravvissuto ed
è giunto al termine delle dodici settimane in buona salute. Al glucomannano so-
no state riconosciute, inoltre, significative proprietà antivirali e immunostimolanti,
oltre a un’efficace azione stimolante della formazione di midollo osseo. Il ricer-
catore, dottor Plaskett, segnala che i benefici dell’aloe vera potrebbero potenziare
anche la risposta immunitaria nell’uomo: a giovarne sarebbero i pazienti con una
storia clinica di abuso di antibiotici o di insufficienza degli organi, oppure coloro
che sono stati sottoposti all’asportazione chirurgica delle tonsille, delle adenoidi o
dell’appendice, e quindi ora più esposti al rischio di contrarre infezioni. Di solito,
prescrivo l’aloe insieme ad altre sostanze nutritive ed erbe, come unghia di gatto o
Uncaria tomentosa, astragalo, propoli e vitamina C, al fine di stimolare una reazio-
ne del sistema immunitario.

Ma attenzione: come medico, non curerei mai un paziente malato di cancro esclu-
dendo le terapie tradizionali. Ho deciso di riportare queste informazioni solo allo
scopo di dare consigli preventivi, più che terapeutici. Infatti, a differenza di al-
tri colleghi che hanno passato una vita a cercare una cura alternativa per il
cancro, io, non essendo esperta in materia, mi sono imposta la regola di non
occuparmene mai. Se un paziente malato di cancro si rivolge alla clinica, ci li-
mitiamo semplicemente a stimolare una risposta immunitaria: se il sistema immu-
nitario è forte, il rischio di contrarre tumori o altre malattie degenerative si riduce
drasticamente.

AIDS. Numerosi studi sono stati condotti sulle proprietà antivirali delle componenti im-
munostimolanti (marinano o glucomannano) dell’aloe. È stato dimostrato che il
glucomannano è capace di una forte azione antivirale contro il virus dell’influen-
za, del morbillo e dell’HIV-1. I ricercatori ritengono che la principale funzione di
tale sostanza, in quest’ultimo caso, sia il potenziamento dell’azione dell’AZT (un
farmaco anti AIDS), che permetterebbe, quindi, di ridurne la somministrazione ne-
cessaria fino al 90%. Nel corso dello studio, i pazienti assumevano per via orale una
dose di 800 mg di glucomannano al giorno, che, secondo quanto dimostrato, recava
beneficio ai globuli bianchi attaccati dal virus. Chiaramente, non è stata trovata una
cura per l’AIDS, ma di sicuro questi risultati regalano un po’ di speranza, oltre a
confermare l’efficacia delle proprietà antivirali dell’aloe che possono tornare utili a
chiunque nella vita di tutti i giorni.

In conclusione, l’intera foglia dell’aloe offre vantaggi terapeutici per tutti gli organi
e i tessuti cellulari: favorisce il processo digestivo, risolve i problemi legati al ristagno
intestinale e riduce parassitosi e infezioni batteriche. Le proprietà straordinarie di questa
pianta contribuiscono, inoltre, alla riduzione degli stati infiammatori e alla riparazione dei
tessuti danneggiati. Ricca di eccezionali sostanze dotate di proprietà immunostimolanti

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Supercibi naturali per la salute 53
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e antivirali, nutre il fegato favorendo il libero flusso di energia lungo tutti i meridiani,
rafforzando e curando l’organismo in maniera incomparabile.

6.4 COME USARE L’ALOE


L’aloe ha un sapore piuttosto gradevole se miscelato con succo di frutta: riempite un
bicchiere con un quarto di succo di aloe e tre quarti di succo di mela per ottenere una
miscela gustosa e lenitiva. Per coloro che soffrono di disturbi intestinali, si raccoman-
da l’assunzione di un quarto di bicchiere di succo di aloe (con succo di mela) due
volte al giorno, mattino e sera.
È più facile trovare l’aloe sotto forma di succo, gel o compresse. Il succo, per esempio,
si trova spesso in vendita nei negozi di alimenti naturali, nelle erboristerie o nelle farmacie.
Seguite le istruzioni sulla confezione, poiché la concentrazione di aloe varia a seconda
delle marche.
Tuttavia, il mio consiglio è di tenere una pianta di aloe in cucina, pronta per l’uso
in casi di emergenza per piccoli tagli, ustioni e scottature. Incidete una foglia spessa e
spremete il gel sulla ferita; si formerà rapidamente uno strato protettivo fresco e facilmente
lavabile. Le sostanze terapeutiche verranno assorbite dai pori. È facile crescere l’aloe
in casa: munitevi di un vaso ben drenato e ricordate che la pianta non sopporta
temperature inferiori ai 5°C. Trae giovamento dall’esposizione ai raggi solari, non
se troppo caldi e diretti. Un bel davanzale illuminato è perfetto.

6.5 TEST DELL’ALOE


Vi riconoscete?
Se accusate uno o più dei seguenti sintomi, l’aloe vera fa al caso vostro.
Stati infiammatori

 Ustioni

 Scottature

 Afte

 Febbre

 Linfonodi ingrossati

 Ipertensione arteriosa

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Supercibi naturali per la salute 54
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Disturbi intestinali

 Stipsi (scaricate meno di una o due volte al giorno, oppure le feci si presentano in
forma di palline dure)

 Sindrome dell’intestino irritabile

 Diverticolite

 Colite

Disturbi digestivi Rendimento

 Ulcera gastrica

 Eruttazioni

 Gonfiore

 Meteorismo

Altro

 Disturbi legati alla presenza di funghi o lieviti (per esempio, piede d’atleta, mughetto,
candidiasi)

 Diabete

 Squilibri tiroidei

 Disfunzioni immunitarie

A seconda della gravità dei disturbi, avete bisogno di assumere aloe vera per un pe-
riodo di tempo più o meno lungo: le dosi necessarie, infatti, possono variare. Seguite le
istruzioni sulla confezione e avvaletevi del consiglio di un esperto.

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Capitolo 7
Erba d’orzo
Fuori le tossine

Proprietà nutrizionali Elevato contenuto di superossidodismuta-


si (SOD) e di proteine utili (presenti in percentuali pari a
quelle della carne)
Organi interessati Favorisce l’attività circolatoria e respiratoria, è
ricco di sostanze nutritive utili per il fegato, le articolazio-
ni e le ossa; aiuta a combattere i radicali liberi (molecole
instabili e nocive).
Proprietà benefiche Migliora l’energia e la resistenza fisica; grazie
all’elevato contenuto di SOD, protegge il tessuto cellulare
ed elimina sostanze inquinanti e residui chimici, radiazioni,
metalli e altre sostanze tossiche.

L’erba d’orzo è l’unico vegetale sulla terra che da solo può nutrire in modo com-
pleto un animale dalla nascita fino alla morte. Come tutti i vegetali, le piante erbacee
hanno la straordinaria capacità di trasformare in cellule viventi gli elementi inorganici
provenienti dalla terra e dall’acqua e l’energia dei raggi solari. I nostri antenati si nu-
trivano di molte erbe e cibi crudi che il loro apparato digerente era in grado di scindere
e trasformare in tessuti viventi. Col trascorrere del tempo gli esseri umani impararono a
cuocere le parti più dure delle piante per renderle più facilmente commestibili, ma bisogna
attendere il ventesimo secolo per incontrare i primi alimenti trattati con prodotti chimici e
il ventunesimo per trovare sulle nostre tavole i primi cibi geneticamente modificati. Tutti
questi processi di lavorazione, tuttavia, distruggono le sostanze nutritive contenute negli
alimenti, provocando l’insorgere di tutta una serie di nuove malattie degenerative, quali le
patologie cardiache, l’ipertensione, l’indurimento delle arterie, l’intossicazione da metalli
pesanti e diversi tipi di tumore.
Se molti di questi cibi lavorati sono privi di micronutrienti, l’erba d’orzo contiene, in-
vece, tutti quelli necessari al nostro organismo, eccezion fatta per la vitamina D che viene
sintetizzata dalla pelle. Il dottor Yoshihide Hagiwara, ricercatore ed ex direttore della

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Supercibi naturali per la salute 56
Gillian McKeith

più importante casa farmaceutica giapponese, sostiene che le piante sono gli organismi
maggiormente in grado di catturare, conservare e utilizzare l’energia solare per crescere,
e l’erba d’orzo costituisce uno degli esempi migliori.
L’erba d’orzo contiene la stessa percentuale di proteine della carne – in una forma,
però, più digeribile. E ricchissima di vitamine, minerali, amminoacidi, enzimi e clorofilla,
tra cui anche sostanze biologicamente attive come gli antiossidanti e gli anticancerogeni,
e spicca per l’elevatissimo contenuto di superossidodismutasi (SOD), il principale enzima
antiossidante che elimina dalle cellule tossine, radiazioni, sostanze chimiche e inquinanti.
Ha, perciò, effetti benefici su tutti i tessuti e gli organi, in particolar modo su cuore,
polmoni, arterie, articolazioni e ossa. Al contrario della maggior parte dei cereali,
inoltre, l’orzo può essere coltivato senza l’utilizzo di erbicidi, insetticidi e fungicidi,
sostanze che favoriscono l’insorgere di tumori e malattie.

7.1 Le origini
Gli studi antropologici hanno dimostrato che l’uomo primitivo viveva della ricca varietà
di piante erbacee che crescevano nella rigogliosa savana africana. Col passare dei secoli
sviluppò tecniche agricole che permisero le prime coltivazioni di orzo, grano, segale e
miglio. Come tutti i cereali, anche l’orzo nasce sotto forma di erbetta e, nelle prime fasi di
vita, si presenta come una pianta ricca di foglie color verde scuro con sostanze nutritive e
struttura molecolare più simili a quelle degli ortaggi a foglia verde che a quelle dei cereali,
ma con un contenuto di vitamine, minerali e proteine di gran lunga superiore. Inoltre, i
giovani germogli pullulano di enzimi e in essi ferve un’intensa attività vitale. La foto-
sintesi che avviene nelle foglie produce zuccheri semplici che vengono poi trasformati in
proteine, carboidrati e grassi. I ricercatori che negli anni Trenta individuarono le vitamine
e i micronutrienti necessari al benessere e alla sopravvivenza dell’essere umano, scopri-
rono che gli animali da laboratorio alimentati con ortaggi a foglia verde crescevano
rapidamente e in ottimo stato di salute. Vennero quindi condotti studi sulle erbe dei
cereali, che svelarono la presenza di carotene, vitamina K, vitamina C e vitamine del
gruppo B.

7.2 “Mangia la verdura!”


Questa frase non vi è nuova? Per quelli che hanno poco tempo o non vanno pazzi per
le verdure, l’erba d’orzo disidratata risulta comoda ed è una delle sostanze naturali
più nutrienti: 5 g equivalgono a cento di verdure fresche come spinaci, fagioli verdi
e lattuga. Quest’erba di cereale contiene, infatti, tutti i minerali e gli oligoelementi co-
nosciuti, un’equilibrata percentuale di vitamine e centinaia di enzimi digestivi. Contiene
undici volte il calcio del latte vaccino, cinque volte il ferro presente negli spinaci e sette
volte la vitamina C e i bioflavonoidi del succo d’arancia! Le piccole molecole proteiche di
questo cereale, inoltre, vengono assorbite direttamente dal sangue. L’erba d’orzo, infat-
ti, è ricca di un tipo di clorofilla con una struttura molecolare quasi identica a quella

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Supercibi naturali per la salute 57
Gillian McKeith

delle molecole del sangue umano e ha sul nostro organismo un effetto rivitalizzante
ed energizzante.

7.2.1 La clorofilla

La clorofilla è il pigmento responsabile del colore verde dell’erba d’orzo e di tutte le altre
piante verdi. I suoi effetti terapeutici sono stati oggetto di studio per anni. Il primo fra
tutti è la capacità di ridurre l’attività dei radicali liberi. La clorofilla aiuta anche nella
formazione dell’emoglobina nel sangue, ha proprietà disintossicanti, deodorizzanti e ci-
catrizzanti, protegge dalle sostanze tossiche e dalle radiazioni. La dottoressa Chiu Nan
Lai del Centro Medico dell’Università del Texas ha scoperto che gli estratti di erba d’orzo
inibiscono l’effetto oncogeno di due agenti cancerogeni. Test di laboratorio hanno dimo-
strato, inoltre, che la clorofilla limita lo sviluppo di diverse tipologie di virus e microbi,
stimola la riparazione dei tessuti danneggiati, inibisce la crescita di batteri, favorisce la
regolarità intestinale, riduce i problemi di alitosi.

7.3 Numerosi effetti benefici


“Che il cibo sia la tua medicina”, diceva Ippocrate circa 2400 anni fa. E quale mi-
glior medicina dell’erba d’orzo, una delle più ricche fonti di micronutrienti di cui l’uomo
disponga? Molti sono i benefici che l’erba d’orzo arreca alla nostra salute:

❂ Aiuta a difendere l’organismo dalle sostanze inquinanti e dalle radiazioni, prevenendo


tumori, ulcere e problemi digestivi.

❂ Fornisce all’organismo affaticato energia pronta all’uso, stimolando il fegato a rila-


sciare nel sangue lo zucchero immagazzinato, utilizzato poi per produrre l’energia
necessaria ai muscoli e alle ghiandole.

❂ Il nutrimento organico tratto dalle foglie rafforza il sistema immunitario, maggiormen-


te in grado di difendere l’organismo da eventuali malattie.

❂ L’erba d’orzo contiene enzimi digestivi unici che scindono le sostanze tossiche e in-
digeribili. Studi condotti presso l’Università di Tokyo sui componenti del succo d’er-
ba d’orzo hanno rivelato che molte frazioni di proteine e di composti svolgono una
significativa azione antiulcerosa sulle mucose gastriche.

7.3.1 Il fattore SOD

La caratteristica forse più importante dell’erba d’orzo è l’elevato contenuto di SOD (su-
perossidodismutasi), un enzima antiossidante, e della speciale proteina P4-D1, entrambi
utili per contrastare i processi di deterioramento e mutazione delle cellule, per curare le
malattie degenerative e per ritardare i processi d’invecchiamento. In particolare, la SOD

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Supercibi naturali per la salute 58
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protegge dai radicali liberi, molecole nocive che si formano in gran quantità nell’organi-
smo a seguito dei danni causati da radiazioni, inquinamento, tossine e assunzione di cibi
trattati chimicamente. Per capirne il ruolo, basta ricordare che la superossidodismutasi
è quasi totalmente assente nelle cellule cancerose. Alcuni esperimenti hanno dimostrato
che la P4-D1 può stimolare il rinnovamento del DNA in cellule gravemente danneggiate
dai raggi X o dai raggi solari. Per questo motivo consiglio sempre ai miei pazienti di
mangiare erba d’orzo prima e dopo una radiografia e prima, durante e dopo un viag-
gio aereo (quando voliamo, infatti, siamo esposti a una concentrazione più elevata di
radiazioni per la maggiore vicinanza al sole).
È ormai risaputo, inoltre, che la superossidodismutasi ha efficaci proprietà antinfiam-
matorie, addirittura più di alcuni steroidi quali il cortisone. Nel corso di uno studio con-
dotto alla Science University di Tokyo sul succo verde estratto dalle foglie d’erba d’orzo,
si è scoperto che la sua attività antinfiammatoria non è dovuta solo alla SOD, ma anche
alle frazioni proteiche P4-D1 e D1-G1 che, somministrate per via endovenosa, hanno
rivelato proprietà antinfiammatorie di gran lunga superiori a quelle della comune aspirina.

ERBA D’ORZO
L’erba d’orzo in polvere può essere acquistata in qualsiasi erboristeria,
farmacia o negozio di alimentazione naturale. Ne basta poca per fare la
differenza. Seguite la posologia indicata sulla confezione e sciogliete
il prodotto in polvere in mezza tazza di acqua o succo (evitate il succo
d’arancia perché è troppo acido). L’erba d’orzo è disponibile anche in
compresse. Anche in questo caso è necessario seguire le istruzioni indi-
cate sulla confezione. La polvere è preferibile alle compresse perché
meglio assimilabile dall’organismo. Inoltre, per ottenere lo stesso ef-
fetto di un cucchiaino di polvere sono necessarie diverse compresse.
È possibile alternare l’erba d’orzo con le alghe verdi-azzurre, la
spirulina o la clorella.

Infine, l’erba d’orzo contiene una gran quantità di mucopolisaccaridi che, grazie alla
loro azione di riduzione del livello di grassi nel sangue, sono utili al rafforzamento dei
tessuti, compresi quello cardiaco e arterioso. Nell’era dei fast food, pretendiamo cure
lampo per le nostre malattie, spesso causate da un’alimentazione scorretta: credo che l’er-
ba d’orzo, con la sua potente combinazione di proteine, vitamine, minerali, amminoacidi
e clorofilla, sia l’arguta e rapida risposta al nostro declino nutrizionale.
Utilizzo l’erba d’orzo per la spiccata digeribilità delle sue proteine e per l’elevatissimo
contenuto dell’enzima SOD in forma naturale (il principale enzima antiossidante che aiuta
a ripulire le cellule dalle radiazioni, dai residui chimici, dalle sostanze inquinanti e dalle
tossine). Per concludere, l’erba d’orzo ha effetti benefici su tutti i tessuti e gli organi, in
modo particolare sul cuore, i polmoni, le arterie, le articolazioni e le ossa. Anche per
chi soffre di intolleranze alimentari, è un alimento ideale, perché non contiene glutine,
il gelatinoso complesso di proteine presente in alcuni cereali. La struttura biochimica
dell’erba d’orzo e di altre erbe di cereali è infatti simile a quella degli ortaggi a foglia
verde e totalmente diversa da quella dei cereali.

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Succo disintossicante d’erba d’orzo



4 mele

2 pere

mezzo cucchiaino di polvere d’erba d’orzo

Tagliate le mele e le pere in quattro. Passate la frutta in un frullatore o un mixer e


filtrate la purea con un colino a maglia fine o un pezzo di tela. Aggiungete la polvere
d’erba d’orzo e mescolate.
Semplice da preparare per un efficace effetto benefico.

7.4 TEST DELL ERBA D’ORZO


Vi riconoscete?
Se risponderete “sı̀” ad almeno una delle seguenti domande, dovrete modificare la vostra
dieta includendo foglie d’erba d’orzo.

Si No
Fate uso del telefono cellulare?  
Fate uso del forno a microonde?  
Guardate la televisione per più di due ore al giorno?  
Fate uso del computer quotidianamente?  
Mostrate segni di invecchiamento precoce (rughe, pieghe della pelle, pelle  
secca, perdita di capelli, ingrigimento precoce)?
Soffrite di malattie degenerative (di cuore, polmoni, arterie, articolazioni e  
ossa)?
Mangiate cibi trattati con sostanze chimiche?  
Soffrite di artrite?  
Soffrite di altre tipologie di infiammazione, come, ad esempio, ulcere  
gastrointestinali o emorroidi?
Assumete farmaci antinfiammatori?  
Abitate in una casa situata in prossimità di una strada particolarmente  
trafficata?
Abitate in una grande città?  
Respirate quotidianamente aria malsana?  
Viaggiate molto in aereo?  
Trascorrete più di due ore al giorno nel traffico?  
Abitate a meno di 95 Km di distanza da una centrale nucleare?  
Abitate a meno di 300 Km di distanza da una base militare per test nucleari?  
Abitate vicino a un elettrodotto?  
Avete otturazioni dentarie in amalgama?  
Vi sentite spesso indisposti?  
Bevete spesso acqua del rubinetto?  

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Se avete risposto “sı̀” a meno di 3 domande, dovete integrare la vostra dieta con piccole
dosi di erba d’orzo.
Se avete risposto “sı̀” a un numero variabile tra 4 e 10 domande, dovete iniziare a fare
uso quotidiano di erba d’orzo per un periodo di almeno tre mesi.
Se avete risposto “si” a un numero variabile tra 11 e 20 domande, dovete iniziare a
fare uso quotidiano di erba d’orzo per un periodo che va da sei a nove mesi. Verificate
sempre la posologia indicata sull’etichetta della confezione.

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Capitolo 8
Semi di lino
Il lubrificante per eccellenza

Proprietà nutrizionali Elevatissimo contenuto di acidi grassi


essenziali omega-3 e omega-6.
Organi interessati Agiscono come lubrificante sull’intestino, in
modo particolare sul colon, e sono ricchi di sostan-
ze nutritive utili per la milza, il pancreas e il sistema
immunitario.
Proprietà benefiche Dotati di proprietà ipocolesterolemizzanti e
afrodisiache, aiutano a regolare il peso corporeo e le fun-
zioni intestinali, migliorano l’aspetto cutaneo, rafforzano il
sistema immunitario.

Vorrei introdurre questa parte raccontandovi un aneddoto di cui, ironia della sorte,
sono stata protagonista proprio questa mattina. Sebbene per il mio esercizio fisico quo-
tidiano sia abituata a camminare nei paraggi di casa mia, può capitare che ricorra a un
servizio locale di taxi per raggiungere anche zone più lontane di Londra. Questa mattina
mi sono imbattuta in un tassista che, con grande probabilità, credeva di conoscere me mol-
to meglio di quanto io conosca lui: un breve tragitto in macchina con lui equivale a dieci
partite del gioco “Twenty Questions”. Per motivi di discrezione lo chiamerò “Harry”.
Non appena sono salita in auto, con l’intenzione di godermi la corsa e rilassarmi, Har-
ry ha rotto il prezioso silenzio mormorando qualcosa di impercettibile. Io l’ho ignorato
per immergermi nel paesaggio circostante, ma lui ha parlato di nuovo e questa volta le
parole erano troppo ben scandite e impertinenti perché io potessi rimanere indifferente.
“Sa, il pesce ha molti più omega dei semi di lino”. “Scusi?”, ho chiesto io. “Ho detto che
il pesce ha molti più omega dei semi di lino.” L’unica cosa che sono riuscita a pensare
è: “Perché quest’uomo invadente, ma tutto sommato gioviale e molto gentile, mi parla di
semi di lino l’esatto giorno in cui ho iniziato a scrivere alcune pagine proprio su questo
tema?”. Come se la mia figlioletta mi avesse scritto “lino” in fronte prima di andare a

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Supercibi naturali per la salute 62
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scuola. Dovevo porre fine a questa situazione paradossale. “Con tutto il rispetto, Harry,
si sta sbagliando. I semi di lino contengono quantità molto maggiori di omega (omega-3
e omega-6), in perfetto equilibrio fra loro e in una forma facilmente assimilabile”. “Non
sono d’accordo”, ha replicato lui. “Ma come non è d’accordo? Ha per caso trascorso an-
ni e anni a condurre ricerche cliniche, a curare pazienti, a tenere lezioni, a studiare gli oli
omega dei semi di lino, a raccogliere dati da tutto il mondo, creando una delle più impor-
tanti biblioteche private sul tema della salute e scrivendo intensamente sull’argomento?”,
ho chiesto io. Per non parlare poi di queste pagine. “No”, mi ha risposto Harry con voce
flebile. “È uno scienziato, un biochimico, un botanico o ha passato la vita a studiare
alimentazione e biochimica come me?” E di nuovo la sua risposta è stata: “No”. “Allora
dove ha presto queste informazioni? Su che cosa fonda la sua presunta autorità scientifi-
ca?” Harry con orgoglio mi ha risposto: “Mia moglie è ginecologo”. “È anche un’esperta
nutrizionista?”. “Uhm, ah, no, ma è un medico”, ha ribattuto lui. Fortunatamente siamo
arrivati a destinazione e l’auto e la conversazione si sono arrestate bruscamente. Quando
ho aperto la portiera dell’auto di questo fumatore in soprappeso, aspirante guru del
benessere con calvizie incipiente, tuttavia gentile e gioviale, avrei voluto dirgli che se
il fatto che sua moglie sia ginecologo è sufficiente per fare di lui un esperto di acidi grassi
omega, allora il fatto che il vicino di casa del mio secondo cugino acquisito lavori alla
Casa Bianca è sufficiente per fare di me un Primo Ministro. Tuttavia Harry era troppo
impegnato a mormorare qualcosa sui semi di lino per ascoltare i miei pensieri finali. E,
per la cronaca, quanto a oli omega, il lino è sicuramente meglio del pesce. Non dico che
non dovete mangiare pesce, ma se vi capita di incontrare Harry ricordategli che il lino è
migliore — e ditegli che chiedo sempre di lui.
Rimanendo sempre in tema di tassisti e automobili, vorrei aggiungere una breve con-
siderazione. Quando vivevo in America avevo l’impressione che tutti quelli che cono-
scevo portassero la macchina a cambiare l’olio ogni due per tre. Dopo il cambio le auto
funzionavano meglio e resistevano più a lungo. Quello che voglio dire è che la lubrifica-
zione è importante, non solo per le automobili, ma anche per i nostri tessuti, l’apparato
riproduttivo, gli ormoni, le ghiandole, i muscoli, gli occhi, la pelle, i capelli, le unghie, le
articolazioni e le ossa. Il lino ha per il nostro organismo la stessa funzione lubrificante
dell’olio per le automobili.

8.1 Prima dell’olio lubrificante


Molto prima dell’era delle scatole di metallo su ruote, furono gli antichi abitanti dell’A-
bissinia i primi a utilizzare il lino come alimento, arrostendo i rossastri semi ovali prima
di mangiarli. Queste popolazioni non conoscevano certamente l’espressione “acidi grassi
essenziali” e non erano al corrente dei benefici apportati dalla vitamina E, dal betacaro-
tene e dalle fibre, sostanze di cui sono ricchi i semi di lino. Avevano, tuttavia, una grande
saggezza in fatto di nutrizione e sapevano distinguere un alimento buono da uno cattivo.
Il lino è una pianta annuale dai fiori azzurri, rosa o bianchi, che cresce nelle regioni del
Mediterraneo fin dall’era preistorica. Pregiati indumenti in fibra di lino sono stati ritrovati
in antiche tombe egizie, mentre gli inglesi hanno scoperto in tempi recenti le virtù del suo

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Supercibi naturali per la salute 63
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olio per lucidare le mazze da cricket. Oggi, in Occidente, i semi di lino sono osannati
come ineguagliabile cibo della bellezza e della salute.
Il suo valore deriva dal contenuto di acidi grassi. Studi scientifici hanno rivela-
to che i semi di lino hanno proprietà ipocolesterolemizzanti e ipotensive, aiutano a
regolare il peso corporeo e a prevenire i tumori del seno e del colon, tengono alto il
morale, inibiscono le allergie, contribuiscono a rendere la pelle più sana e rafforzano
il sistema immunitario.

8.1.1 I grassi che fanno dimagrire

I grassi hanno davvero una pessima reputazione. Nell’era dei cibi a basso contenuto calo-
rico e delle diete prive di grassi, la crociata contro queste sostanze si sta facendo sempre
più accanita. I sostenitori più zelanti condannano addirittura cibi molto ricchi di micro-
nutrienti e di oli, come la frutta secca in guscio, i semi e l’avocado. Tuttavia, nessuno
potrebbe mai puntare il dito contro l’avocado e accusare questo frutto di provocare pato-
logie cardiache. Io, invece, consiglio vivamente ai miei pazienti di fare uso di alimenti
come frutta secca in guscio, semi e avocado, perché contengono grassi utili e salutari,
che favoriscono la riduzione del peso corporeo, sono ipocolesterolemizzanti, rafforzano il
sistema immunitario, alimentano gli organi riproduttivi, la pelle, i capelli e il tessuto osseo
e lubrificano tutto l’organismo. Si tratta di grassi buoni, di importanza vitale, che aiutano
addirittura – ci si creda o no – a metabolizzare i grassi stessi, facendo perdere peso. Sono
cosı̀ importanti da essere stati denominati acidi grassi essenziali (AGE).
Io preferisco chiamarli acidi magri essenziali e questa denominazione sembra avere
un impatto psicologico positivo sui miei pazienti, inducendoli a operare le scelte corrette
in fatto di alimentazione.
I semi di lino, oltre a contenere oli benefici, il 55% dei quali è costituito dall’acido
omega-3, sono particolarmente ricchi di proteine e fibre di ottima qualità: 50 g di semi
di lino contengono circa 20 g di fibre; 50 g di prugne secche, invece, ne contengono solo
7,4 g; 50 g di fagioli neri 7,2 g e la stessa quantità di riso integrale 4,8 g. La maggior parte
di noi non riesce ad assumere nemmeno la metà dell’apporto giornaliero consigliato di
30 g di fibre, sostanze fondamentali per combattere stipsi, diverticolite, disturbi al colon,
coliti, emorroidi, ipercolesterolemia, ipertensione, problemi di peso e patologie cardiache,
tutti disturbi della nostra epoca esacerbati dalla propensione a consumare cibi carenti di
fibre.
I semi di lino sono unici perché contengono entrambi gli acidi grassi essenziali,
ovvero l’omega-3 e l’omega-6, e soprattutto perché costituiscono la più ricca fonte
al mondo di acidi omega-3. La tipica dieta moderna fornisce due volte la quantità
necessaria di omega-6, ma un apporto insufficiente di acidi grassi omega-3. Men-
tre gli uomini primitivi ne assumevano approssimativamente in eguale quantità, noi oggi
mangiamo omega-6 in una quantità che supera da dieci a venti volte quella degli omega-3,
provocando un enorme squilibrio.

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8.1.2 L’importanza acidi grassi essenziali (AGE)

Gli AGE non possono essere sintetizzati dal nostro organismo e devono essere introdotti
con l’alimentazione. Importanti per la produzione di energia e il trasporto di ossigeno,
nutrono le membrane cellulari, trasportano le molecole lipidiche e sono necessari per
la sintesi delle prostaglandine, gli acidi organici liposolubili responsabili del vigore e
della resistenza, dell’attività riproduttiva e circolatoria e dei processi metabolici. Gli acidi
grassi sono le sostanze delle quali sono costituite le nostre membrane cellulari, le pareti
che consentono il controllo del materiale in entrata e in uscita dal citoplasma, permettendo
contemporaneamente la comunicazione tra le varie cellule.
Gli acidi grassi conferiscono alla membrana fluidità e flessibilità, consentendo cosi
un’accelerazione dei processi di rigenerazione e formazione di nuovi tessuti. Nel caso di
una carenza di acidi grassi essenziali, per eseguire tali funzioni la cellula ricorre ad altri
tipi di grassi che rendono, tuttavia, la membrana più rigida e meno efficiente. Gli esperti
sostengono che può proprio essere il cattivo stato di salute delle cellule e delle membrane
cellulari la causa di numerosi problemi di salute, come allergie, tumori e disfunzioni del
sistema immunitario.
Per questo motivo sono tanto importanti le sostanze come gli acidi grassi essenziali
che rafforzano le membrane cellulari, ma non solo. Gli AGE, infatti, sono coinvolti in
quasi tutte le funzioni del nostro organismo: nei processi antinfiammatori e di guarigione
e riparazione, nelle attività del sistema immunitario e dei circuiti neuronali, nel sistema
cardiovascolare, nei processi digestivi e riproduttivi, nell’attività termoregolatrice e nel
meccanismo che consente la perdita delle calorie in eccesso.

8.1.3 Omega-3 (acido alfa-linolenico)

Gli omega-3 si trovano nelle piante, negli ortaggi a foglia verde, nei pesci d’acqua fredda,
come lo sgombro, il salmone, il tonno e il merluzzo, nelle noci, nella canola, nel germe
di grano, nell’olio di enotera e, ovviamente, nei semi di lino che sono la maggiore
fonte naturale del più salutare di tutti i grassi poiché ne contengono una quantità
pari a due volte quella presente nel pesce. L’aumento del consumo di cibi confezionati
e sottoposti a lavorazione industriale coincide con la diminuzione del consumo di acidi
grassi omega-3 che, essendo una delle principali cause dell’irrancidimento precoce degli
alimenti, viene eliminato durante la lavorazione per garantire una migliore conservazione.
Numerosi sono gli effetti benefici degli omega-3, tra cui si possono includere la pre-
venzione e talvolta la cura delle malattie cardiache, del diabete e di stati infiammatori,
come allergie e artriti reumatoidi. Nel 1982, il dottor J.E. Vane, insieme a un collega, ha
vinto il Premio Nobel per la Medicina per aver dimostrato come gli omega-3 aiutino a
prevenire i disturbi cardiaci. Il dottor J. Dyergberg, una delle voci più autorevoli in te-
ma di omega-3, ha analizzato la dieta degli eschimesi Inuit (Groenlandia) e ha scoperto
che questo acido grasso è dotato di proprietà ipocolesterolemizzanti e ipotensive e con-
tribuisce alla riduzione della densità del sangue. Si è scoperto, inoltre, che gli omega-3
bloccano la crescita delle cellule tumorali, migliorano l’attività del sistema immuni-

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tario, curano le dermopatie, agiscono da antinfiammatori e attenuano i sintomi della


sindrome premestruale.
Durante la mia attività ambulatoriale ne ho riscontrato gli effetti benefici nei miei
pazienti, tra cui: pelle più liscia e miglioramento dell’attività muscolare, cardiovascola-
re e digestiva. Nelle diete dimagranti, gli omega-3 possono essere utili per eliminare la
dipendenza dal cibo e il desiderio di abbuffarsi, per bruciare i grassi, per aumentare la
resistenza fisica e forse per combattere le allergie alimentari. È importante sottolineare
che gli acidi grassi omega-3 non provocano aumenti di peso, ma, al contrario, come
ha dimostrato uno studio condotto presso l’Università della Pennsylvania, aiutano a per-
derlo o, per lo meno, a mantenerlo. Per chi soffre di carenza di omega-3 risulta, invece,
praticamente impossibile riuscire a perdere i chili in eccesso. Per questo motivo ogni dieta
dimagrante dovrebbe includere questi “acidi magri”.

Caso clinico: signor Krauten, problemi intestinali


Questo paziente aveva convissuto per molti anni della sua vita con vari proble-
mi intestinali. Le evacuazioni risultavano difficoltose, irregolari e disagevoli,
mentre la pelle, avvizzita, tempestata da grosse e sgradevoli pustole, e il suo
aspetto lasciavano trasparire una grave tossiemia, poi confermata, insieme a
una disfunzione del metabolismo dei grassi, dagli esami delle feci.

All’origine della comparsa di tutte quelle eruzioni cutanee vi era senza dubbio
l’insufficiente attività depurativa da parte di reni e fegato. Quando, infatti,
questi due organi non riescono a smaltire le tossine in soprannumero, esse
vengono secrete attraverso la pelle.
Il programma mirato che avevo elaborato per il signor Krauten prevedeva l’as-
sunzione di cibi con proprietà depurative e di semi di lino per lubrificare l’in-
testino e stimolare un corretto metabolismo dei grassi. L’organismo del pa-
ziente richiedeva un’enorme quantità di omega-3, poiché le diete cui si
era sottoposto in precedenza gli avevano imposto una totale astinenza dai
grassi, compresi quelli utili. Gli ordinai di mangiare a giorni alterni un’insa-
lata cosparsa di tre cucchiai di semi di lino macinati e, sempre a giorni alterni,
di seguire la mia ricetta “Apri gli occhi con il lino”, ovvero lasciare a bagno
per tutta la notte tre cucchiai di semi di lino in una tazza di acqua calda, e
berne il giorno dopo la parte liquida (liquido e gelatina). Per quanto riluttante,
il paziente accettò. Ho rivisto il signor Krauten solo qualche giorno fa, dopo
sei mesi di semi di lino in polvere e in succo. Già a prima vista, si consta-
ta una notevole differenza. “L’intestino funziona a meraviglia — mi ha detto
— e la pelle è liscia come quella di un bambino.” Non riusciva a credere al
cambiamento e io devo ammettere di averlo trovato ringiovanito.

La rivista medica The Lancet ha pubblicato di recente i risultati di una dieta ricca di
omega-3 prescritta al fine di prevenire le coronaropatie negli infartuati. Uno studio clinico
ha confrontato, invece, gli effetti della dieta mediterranea, ricca di acido alfa-linolenico
(omega-3) e antiossidanti, con quelli di una dieta povera di acidi grassi essenziali e ricca
di grassi saturi e colesterolo. Dopo un primo infarto, i pazienti sono stati assegnati a
caso a un gruppo di controllo (303 pazienti) e a un gruppo sperimentale (302 pazienti)
e osservati per cinque anni. Dopo un periodo di follow-up medio di ventisette mesi,

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si sono registrati 16 decessi per arresto cardiaco nel gruppo di controllo e 3 in quello
sperimentale, 17 infarti non mortali nel gruppo di controllo e 5 in quello sperimentale.
Nel gruppo di controllo si sono verificati complessivamente 20 decessi, mentre in quello
sperimentale solo 8, ovvero una differenza significativa tra i due gruppi, di due volte e
mezza. Nel gruppo sperimentale non si sono verificate morti improvvise. Si è giunti alla
conclusione che gli alimenti ricchi di acido alfa-linolenico (omega-3) aiutano a prevenire
le coronaropatie. Sulla rivista The Lancet si legge inoltre che una dieta ricca di omega-3
favorisce la reattività delle piastrine in caso di malattie cardiache. L’elevata aggregazione
piastrinica è, infatti, associata ad attacchi cardiaci. Se in famiglia esistono casi di infarto
è opportuno introdurre nella propria dieta i semi di lino.

8.1.4 Omega-6 (acido linoleico)

Gli acidi grassi essenziali omega-6 sono particolarmente diffusi nella nostra alimentazio-
ne. Si trovano, infatti, nella frutta secca in guscio, nei semi, nei cereali, nella maggior
parte degli oli vegetali, nel frumento, nelle arachidi, nel cartamo o zafferano americano,
nel girasole e nell’olio di semi di lino. Tuttavia, gli oli in commercio sono in genere trop-
po raffinati e contengono troppe sostanze nocive per poterli considerare una buona fonte
di AGE. Solo gli oli spremuti a freddo ne presentano un elevato contenuto.

8.1.5 Carenza di AGE

Il medico e ricercatore americano Donald Rudin ha scoperto che la carenza di omega-3 è


spesso una delle cause delle malattie mentali, poiché porterebbe alla riduzione del numero
e della dimensione delle cellule cerebrali, nonché della loro comunicazione, provocando
problemi di apprendimento, crescita e sviluppo del pensiero. Essendo il cervello costituito
in gran parte da acidi grassi essenziali, una grave carenza può sfociare in comportamenti
violenti, perdita di memoria, ansia, depressione e ritardo mentale. Per questo motivo il
dottor Rudin sostiene che molte malattie cerebrali sono causate da una prolungata carenza
di acidi grassi essenziali e in modo particolare di omega-3.

8.2 Studi scientifici


Numerosi studi hanno dimostrato che i semi di lino possono proteggerci dalle malattie più
diffuse.

• I semi di lino sono un concentrato di lignani e isoflavonoidi che, essendo dotati


di proprietà anticancerogene, sono associati alla riduzione del rischio di cancro. Il
consumo di semi di lino, ad esempio, produce mutamenti biochimici positivi nelle
donne in premenopausa, riducendo il rischio di carcinoma mammario.

• Alcune ricerche hanno mostrato che le donne affette da carcinoma mammario eli-
minano quantità inferiori di lignani rispetto alle donne sane.

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Supercibi naturali per la salute 67
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• In uno studio condotto in Polonia, gli omega-3 estratti dall’olio di semi di lino hanno
distrutto le cellule tumorali presenti nei conigli.

• Una ricerca condotta in Germania ha rivelato che l’assunzione giornaliera per quat-
tro settimane di 30 ml di olio di semi di lino riduce gli agenti coagulanti presenti
nel sangue.

• Uno studio americano ha dimostrato che una carenza di acidi grassi può influire
negativamente sul sistema immunitario.

• Oltre sessanta studi in doppio cieco hanno rivelato che l’olio di semi di lino ha
ottime proprietà ipotensive.

• Test clinici hanno rivelato l’utilità degli AGE contro ventisei malattie.

• Studi canadesi hanno dimostrato come l’assunzione di semi di lino aumenti del 30%
l’attività intestinale.

8.3 I grassi cattivi


Sono molti i grassi nocivi, contenuti in oli di cattiva qualità, cibi fritti, cibi trattati, pata-
tine, prodotti da forno, pane e carni grasse, che intaccano l’orecchio interno, il pancreas
e la cistifellea (il pancreas produce enzimi essenziali per la digestione e la cistifellea in-
terviene nella lipolisi). Persino chi è solito evitare cibi ricchi di grassi si toglie ogni tanto
qualche sfizio, intriso di grassi nocivi. Un sovraccarico di grassi nocivi e uno squilibrio
nell’apporto di acidi grassi essenziali possono provocare dolore sotto la parte destra
della cassa toracica in corrispondenza della cistifellea. Altri sintomi sono il dolore alle
spalle, la perdita delle unghie dei piedi, l’ostruzione della circolazione linfatica con una
conseguente carenza di ossigeno e di sostanze nutritive.
L’illustre farmacologo giapponese, il professor Okuyama, ha affermato, intervenendo
alla International Conference Society for the Study of Fatty Acids, che l’assunzione ec-
cessiva di omega-6 rispetto a quella di omega-3 contribuisce all’insorgere di alcune
malattie tipicamente occidentali, quali il cancro, le cardiopatie e le allergie. Secon-
do il professore, gli omega-6 provenienti da cibi di scarsa qualità provocano nelle cellule
una saturazione di acidi, causando infiammazioni e alimentando gli agenti cancerogeni.
Infatti, molte malattie degenerative traggono origine da stati infiammatori, dovuti a una
sproporzionata quantità di grassi presente nell’alimentazione. Uno studio pubblicato sulla
rivista The American Journal of Clinical Nutrition spiega che il nostro organismo, per un
giusto benessere, necessita di entrambi gli acidi grassi, l’omega-3 e l’omega-6.
La tendenza attuale è quella di consumare troppi omega-6 e non abbastanza omega-3.
Se si riuscissero a consumare nella giusta proporzione entrambi gli acidi grassi, diminui-
rebbe notevolmente la percentuale di obesi e sarebbero meno diffusi i problemi di peso.
I semi di lino sono un alimento ideale proprio perché forniscono l’equilibrato apporto di
omega-3 e omega-6.

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8.3.1 Problemi di metabolismo

Nel corso degli anni ho riscontrato un aumento del numero di pazienti con difficoltà di
metabolismo dei grassi. In crescita sono anche disturbi come stipsi, insufficienza epatica,
secchezza cutanea, caduta di capelli, sterilità e infezioni, e tutti sembrano essere colle-
gati a disfunzioni nella capacità di metabolizzare in modo adeguato i grassi. In questi
casi, può rivelarsi utile l’analisi delle abitudini alimentari del paziente. L’alimentazione
diffusa nei paesi industrializzati, a base di cibi trattati, è ricca di acidi grassi trans, ov-
vero pericolose forme alterate degli acidi grassi essenziali. Numerosi oli commerciali,
infatti, vengono sottoposti, durante la raffinazione, a temperature molto elevate, con la
conseguente formazione dell’acido translinolenico, un grasso dalla struttura alterata diffi-
cilmente utilizzabile dall’organismo. Inoltre, questi grassi nocivi bloccano il processo di
trasformazione dell’acido linoleico omega-6 in prostaglandine (PGE 1), l’acido organico
che regola molte funzioni all’interno del nostro organismo. In questo modo viene inter-
rotta anche la formazione di grassi buoni per lasciare il posto a quella di acidi nocivi e
di composti che minacciano la salute provocando una serie di disturbi, tra cui spiccano
l’obesità e il soprappeso, nonché le patologie degenerative.
Prescrivo spesso semi od olio di lino insieme all’olio di enotera e a quello di borragine
proprio per il loro elevato contenuto di acido gamma-linolenico. I migliori risultati li ho
ottenuti su pazienti di sesso femminile che hanno registrato una regressione dei sintomi
della sindrome premestruale (SPM) e della mastalgia, disturbo molto comune che colpisce
circa il 40% delle donne in età riproduttiva proprio a causa di una carenza di acidi grassi
salutari. Il completo ristabilirsi degli equilibri tra gli acidi grassi porta alla scomparsa sia
della SPM sia della mastalgia.
Per tutte queste ragioni raccomando sempre l’uso di semi di lino, non solo per il loro
contenuto di acidi grassi essenziali, ma anche per il loro apporto di proteine e fibre e per
la loro attività di protezione a livello fitochimico. Sono sufficienti uno o due cucchiai al
giorno di semi macinati, anche mescolati a insalata, cereali, zuppe, pasta o stufati, per
garantire un effetto benefico.
Il lino contiene in quantità abbondante e bilanciata la forma più efficace degli acidi
grassi (magri) essenziali (omega-3 e omega-6), utili al rafforzamento del sistema immu-
nitario e alla purificazione delle arterie, nutre la milza e il pancreas, lubrifica il colon,
tonificando e regolando l’attività intestinale.

8.4 COME USARE I SEMI DI LINO


Fate uso di semi di lino almeno quattro volte alla settimana. È possibile acquistare i
semi in flaconcini o in confezioni sottovuoto. I semi possono essere mangiati interi o
triturati, da soli o in insalata. Dai due ai quattro cucchiaini al giorno assicurano il
raggiungimento del giusto equilibrio di acidi “magri”. I semi di lino sono in vendita
nei negozi di alimentazione naturale, nelle erboristerie e in alcuni supermercati. Devono
essere conservati in frigorifero.

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8.4.1 Apri gli occhi con i semi di lino



1 cucchiaio di semi di lino

1 tazza d’acqua calda.

Lasciate a bagno per una notte i semi nell’acqua. Il mattino seguente bevete la sostanza
liquida e gelatinosa che si è formata, fungerà da lenitivo per stomaco e intestino.

8.4.2 L’insalata cruda della vitalità alla Gilllan



abbondante quantità di rucola, detta anche ruchetta

1 cicoria (indivia)

8 pomodorini ciliegla

2 carote biologiche tagliuzzate

1 daikon bianco (rapanello)

1 zucchina

1 gambo di sedano

1 cucchiaio di semi di lino, se preferite macinati

2 cucchiai di semi crudi di girasole o di germogli di girasole, semi di sesamo o semi di
zucca

1 confezione di semi di aneto

succo di limone o salsa di alghe e avocado

Lavate accuratamente tutte le foglie e gli ortaggi. Tagliuzzate la rucola e la cicoria.


Pelate il daikon e tagliatelo a pezzi insieme alla zucchina. Sminuzzate il sedano. Sistemate
le foglie di rucola e cicoria in un’insalatiera e decoratele con i pomodorini e i pezzetti di
carote, di daikon bianco, di zucchina e di sedano.
Spargetevi sopra i semi da voi scelti e spruzzate del succo di limone. In alternativa potete
servirla con della salsa di alghe e avocado.
Importante. I cibi crudi sono ricchi di enzimi vivi, di rilievo nei processi di digestio-
ne, assimilazione e assorbimento di vitamine, minerali, proteine e altre sostanze nutritive,
ed essenziali nella scomposizione dei grassi nocivi, della cellulosa e dell’amido.

La rucola è energetica.

I pomodori sono dotati di proprietà digestive e ipotensive.

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Il sedano è ricco di niacinamide (vitamina B) che ha proprietà rilassanti e ipnogene.

La zucchina contribuisce alla depurazione dei principali organi.

Il daikon è un decongestionante e un vasodilatatore.

I semi aiutano l’attività di secrezione ormonale delle ghiandole riproduttive.

8.5 TEST DEI SEMI DI LINO


Vi riconoscete?
Se soffrite di almeno uno di questi sintomi, necessitate di una maggiore quantità di acidi
grassi essenziali derivanti da cibi di buona qualità, come i semi di lino.

 Pelle secca

 Fissurazione delle orecchie

 Problemi di peso

 Alimentazione carente di grassi

 Sindrome premestruale

 Aborti spontanei

 Labbra screpolate

 Pelle ruvida

 Psoriasi

 Eczema

 Perdita di memoria

 Sete

 Calo di concentrazione

 Permanente stato influenzale

 Capelli secchi e fragili

 Stipsi

 Sterilità

 Disfunzioni epatiche

 Vertigini

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 Stato confusionale

 Problemi alla tiroide

 Smemoratezza

Se accusate un numero variabile da 1 a 5 di questi sintomi, soffrite di una leggera


carenza di acidi grassi (“magri”) essenziali.
Se accusate un numero variabile da 6 a 15 di questi sintomi, soffrite di una moderata
carenza di acidi grassi (“magri”) essenziali.
Se accusate un numero variabile da 16 a 22 di questi sintomi, soffrite di una grave
carenza di acidi grassi (“magri”) essenziali.

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Capitolo 9
Prezzemolo
Un concentrato di vitamine

Proprietà nutrizionali Multivitaminico e molto nutriente. Ha un


elevato contenuto di betacarotene, vitamina B12 , cloro-
filla, calcio, vitamina C (più degli agrumi) e quasi tutti i
micronutrienti conosciuti.
Organi interessati Dotato di proprietà eupeptiche, aiuta il fegato,
i reni e le ghiandole surrenali, purifica il sangue e i fluidi
organici.
Proprietà benefiche Aiuta e rafforza il sistema immunitario e funge
da antibatterico.

Il prezzemolo è la principale fonte naturale di vitamine e minerali, utili a rafforza-


re il sistema immunitario del nostro organismo. Questa pianta è composta da proteine
(20%), flavonoidi (antiossidanti e nutrienti per la membrana delle cellule sanguigne), oli
essenziali, ferro, calcio, fosforo, manganese, inositolo, zolfo, vitamina K, betacarotene e
soprattutto vitamina C.
Alimento che “riscalda”, dal gusto leggermente amarognolo e salato, quest’erba aro-
matica idrata, nutre e tonifica, riequilibra e attiva l’energia degli organi, migliorandone la
capacità di assimilare e utilizzare le sostante nutritive.

• Il prezzemolo nutre milza e stomaco e perciò aiuta i processi digestivi.

• È nutriente per il fegato e di conseguenza per il sangue e i fluidi organici.

• Ha effetti benefici su reni, utero e ghiandole surrenali.

L’elevato contenuto di vitamina C, betacarotene, vitamina B12 e acidi grassi essenziali


lo rende ottimo per rafforzare il sistema immunitario.

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Supercibi naturali per la salute 73
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9.1 Sostanze nutritive


Il prezzemolo è particolarmente ricco delle seguenti sostanze nutritive:

1. Betacarotene
Ottima riserva di betacarotene, necessario all’organismo per un corretto uso delle
proteine e per il benessere del fegato, dei polmoni e del colon.

2. Clorofilla
Alcuni test di laboratorio hanno dimostrato che la clorofilla contenuta in abbon-
danza nel prezzemolo ha proprietà depurative, antibatteriche e antifungine. Per
questo motivo quest’erba aromatica è utile a rafforzare il sistema immunitario, è un
buon decongestionante e allevia stati infiammatori come la sinusite o altri disturbi
da eccesso di “umidità”. Grazie alla sua attività antibatterica, il prezzemolo aiuta
la digestione, proteggendo le funzioni gastrointestinali da eventuali attacchi di or-
ganismi nocivi, ed è efficace nella cura delle cistiti. Essendo ricca di ossigeno, la
clorofilla combatte i virus e aiuta i polmoni a liberarsi dai residui dell’inquinamento
atmosferico.

3. Vitamina B12
Il prezzemolo contiene tracce di composti precursori della vitamina B12 , necessaria
per la formazione di globuli rossi e per la crescita delle cellule e utile per la fertilità,
la gravidanza, il sistema immunitario e la prevenzione delle malattie degenerative.
Tuttavia, le proprietà della vitamina B12 vengono inibite da pillole anticoncezionali,
antibiotici, sostanze intossicanti, stress, insufficienze epatiche e dall’eccessiva pre-
senza di batteri e parassiti nel colon e nell’apparato digerente. Il prezzemolo aiuta
a contrastare l’azione inibitoria di tutte queste sostanze.

4. Fluoro
Il prezzemolo è ricco di fluoro, un micronutriente particolarmente prezioso da non
confondere col fluoruro, prodotto artificialmente, la cui struttura molecolare è
del tutto differente. La giusta combinazione di calcio e fluoro crea una solida
barriera di protezione per denti e ossa. Infatti, è proprio la carenza di fluoro, e
non di fluoruro, che può provocare la carie dentaria. Il fluoro, inoltre, protegge il
nostro organismo da eventuali infezioni e attacchi di germi e virus.

5. Acidi grassi essenziali


Il prezzemolo contiene anche l’acido alfalinolenico, un importante acido grasso
essenziale che, come già indicato nelle pagine dedicate al lino, è poco presente
nella nostra alimentazione.

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Gillian McKeith

9.2 Prorieta terapeutiche

9.2.1 Digestione

Il prezzemolo è un ottimo rimedio eupeptico, aiuta l’assorbimento intestinale, l’assimila-


zione epatica e l’immagazzinamento delle sostanze nutritive. Oggigiorno molti soffrono
di disfunzioni della digestione e dell’eliminazione delle tossine, processi che traggono
beneficio dall’attività enzimatica del prezzemolo. Anch’essa utile nella digestione di pro-
teine e grassi, la radice del prezzemolo serve soprattutto a rafforzare la milza e, di conse-
guenza, a curare problemi di malassorbimento, alitosi, perdita di peso, diarrea, anoressia
e affaticamento.

9.2.2 Fegato

Nel Manual of Pharmacology gli autori sostengono che il prezzemolo è un rimedio mol-
to efficace contro le epatopatie poiché nutre fegato e sangue, contribuisce alla riduzione
delle congestioni epatiche e all’eliminazione delle tossine, favorendo la rigenerazione.
L’insufficienza epatica è causata anche da affaticamento e ridotta resistenza alle infezioni
e si manifesta in carenze ematiche, stato di affaticamento, pallore, unghie fragili, capogiri,
anemia e deplezione di minerali. Nelle donne il prezzemolo aiuta la produzione di estro-
geni e nutre e rigenera il sangue uterino; è efficace in situazioni quali il ritardo del ciclo
mestruale, la SPM e la menopausa (secchezza cutanea, irritabilità, depressione e perdita
di capelli).

9.2.3 Reni

Il prezzemolo è un efficace rimedio contro quasi tutte le affezioni renali e urinarie.


Non è sufficiente a combattere le infiammazioni gravi, ma favorisce l’eliminazione delle
tossine dal sangue e dai tessuti renali. Previene il riassorbimento del sale nei tessuti e
costringe la fuoriuscita delle scorie prodotte dall’organismo attraverso reni, fegato e ve-
scica. Migliora gli stati edematosi e combatte più in generale la ritenzione idrica, allevia
la fatica e aiuta a risolvere problemi di minzione insufficiente o dolorosa. Ho spesso in-
serito il prezzemolo nei programmi nutrizionali destinati a pazienti che hanno necessità
di eliminare calcoli biliari o gottosi.
Se le proprietà tradizionalmente attribuite al prezzemolo si fondano solo sull’aneddo-
tica, recentemente il suo valore nutritivo è stato riconosciuto anche in termini biochimici.
Le sue proprietà eupeptiche sono conosciute sin dai tempi dei Greci e dei Romani e, a
partire dal 1548, vennero sfruttate anche dalle popolazioni britanniche. Il dottor James
Duke, ricercatore capo presso il Germplasma Resources Laboratory del Ministero del-
l’Agricoltura americano, ha dimostrato le proprietà astringenti e ipotensive dell’infuso di
prezzemolo. Per questo motivo, l’esercito statunitense lo ha in seguito utilizzato nelle
trincee per una serie di esperimenti condotti per conto del governo.
Per concludere, il prezzemolo è ricco di vitamina A, clorofilla, calcio, magnesio, ferro,

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betacarotene e soprattutto vitamina C in una forma facilmente assimilabile. È paragona-


bile, perciò, a un integratore multivitaminico. Raccomando sempre di utilizzarlo in cucina
per preparare minestre, stufati e pasticci. È sufficiente spargerne una manciata prima di
servire il piatto in tavola. In questo modo è caldo come la pietanza, ma rimane crudo. È
anche un ottimo condimento per ogni insalata.

9.3 COME USARE IL PREZZEMOLO


Il prezzemolo fresco è disponibile in tutti i supermercati, anche da agri-
coltura biologica. È inoltre possibile trovarlo in forma essiccata per i
condimenti. L’ideale sarebbe consumare una manciata di prezze-
molo fresco dalle due alle tre volte a settimana. Nelle erboristerie è
possibile acquistare l’infuso di prezzemolo; due-tre tazze al giorno sono
ottime per risolvere i problemi di digestione. È sconsigliabile, invece,
bere infuso di prezzemolo durante l’allattamento poiché potrebbe
bloccare la secrezione del latte materno. In questi casi sostituitelo
con infuso di alfalfa che, al contrario, è un ottimo galattagogo.

9.3.1 Zuppa di prezzemolo e piselli alla Gillian



2 tazze di piselli secchi spaccati (verdi o gialli)

1,5 l. di acqua

1 dado vegetale o un cucchiaio di salsa tamari

3 carote grandi

2 cipolle rosse

2 patate medie

1 spicchio d’aglio, se preferite sminuzzato

1-2 abbondanti manciate di prezzemolo tritato finemente

sale marino a piacere

Lasciate, se possibile, i piselli a bagno per un’ora, risulteranno più digeribili.


Mettete i piselli, coperti di acqua, a cuocere in una pentola.
Una volta portati a ebollizione, abbassate il fuoco e copriteli.
Lasciateli bollire per circa un’ora.
Aggiungete il dado.
Nel frattempo tagliate le carote, le cipolle e le patate e aggiungetele ai piseili lasciando
bollire il tutto ancora per 30 minuti. L’uso dell’aglio é facoltativo. Insaporite a piacere.
Quando le verdure sono tenere potete o frullare il tutto fino a farlo diventare una salsa

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Supercibi naturali per la salute 76
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cremosa, o semplicemente schiacciare le carote con una forchetta grande contro la parete
della pentola per rendere la zuppa di colore arancione.
A bollitura completata, aggiungete il prezzemolo appena tritato.
Se optate per la salsa frullata, aggiungete il prezzemolo nel frullatore, vi risulterà più
digeribile, Se scegliete la seconda possibilità, usate i rametti di prezzemolo fresco come
ornamento.
Aggiungete sale marino a piacere.

9.3.2 Salsa verde



1 manciata di prezzemolo, lavato e tritato finemente

1 dl. di acqua o 50 g di olio di lino, di oliva o di girasole (non usate troppa acqua,
altrimenti il condimento diventa troppo liquido)

2 cucchiai di succo di limone

mezzo cucchiaino di sale marino

60 g circa di tofu morbido

Frullate il tutto fino a ottenere una salsa cremosa.

9.4 TEST DEL PREZZEMOLO


Per sapere se dovete inserire il prezzemolo nella vostra dieta, rispondete alle seguenti
domande.

Si No
La vostra digestione avviene in modo perfetto, senza gonfiori o altro?  
Non accusate alcun tipo di sintomo e non avete alcun dolore?  
Vivete una vita completamente priva di stress?  
(Lo stress distrugge rapidamente le riserve di micronutrienti indebolen-
do il nostro sistema immunitario.)
Mangiate verdura a foglia verde ogni giorno?  

Se avete risposto “no” ad almeno una di queste domande dovete inserire più prezzemo-
lo nella vostra alimentazione. Utilizzatelo come ornamento “multivitaminico” e digestivo
almeno due volte alla settimana.

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Capitolo 10
Alghe marine nori e dulse
Una miniera di oligoelementi

Proprietà nutrizionali Sono il concentrato di minerali più digeribile


in assoluto.
Organi interessati Alcalinizzano il sangue rimuovendo acidi e
metalli tossici; stimolano l’attività enzimatica.
Proprietà benefiche Migliorano i processi di digestione e assimi-
lazione delle sostanze nutritive, aiutano a tenere sotto
controllo il peso, potenziano l’energia mentale.

Questa parte è dedicata a quello che sembra l’alimento più terrificante: le alghe ma-
rine. Molti rabbrividiscono solo a sentirne parlare. Mio cognato sostiene che cibi come
questo dovrebbero essere proibiti per legge. Non pronuncerei mai la parola “alghe” di
fronte a mia madre. È il genere di alimento che allontana del tutto chi si avvicina con
scetticismo alla nutriterapia. In realtà, le alghe marine (che io, quando ne parlo con i miei
pazienti, preferisco chiamare “verdure di mare” perché suona molto meglio) non sono,
poi, cosı̀ tremende: il vero problema non sono il sapore, né la consistenza né tanto meno
l’aspetto, bensı̀ i pregiudizi. Una volta un paziente mi ha detto scherzando che si dovrebbe
fondare un’associazione contro i pregiudizi sulle alghe.
La verità è che le alghe marine integrano in modo insuperabile qualsiasi pasto, sia
per il gusto sia per il valore nutritivo. E, credetemi, mi ringrazierete per avervi fatto
conoscere questo incredibile supercibo.

10.1 Magiche sostanze marine


Le alghe marine crescono nel mare, vicino alla superficie, dove la luce del sole riesce
ancora a penetrare: si trovano, infatti, nelle località costiere di tutto il mondo. Sono

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Supercibi naturali per la salute 78
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classificate in tre gruppi principali – rosse, marroni e verdi –, in base, cioè, al colore che
dipende dalla durata dell’esposizione alla luce durante la fotosintesi. In tutte è presente la
clorofilla che, tuttavia, in alcune varietà è mascherata da altri pigmenti.
Allo stato naturale, questi organismi vegetali hanno un contenuto di acqua pari all’80-
90%, che si riduce fino a raggiungere il 10-20% con l’essiccazione. Per il resto, sono
composti per il 50% da carboidrati, per il 35% da proteine e dalle vitamine A, B (inclusa
la B12 poco diffusa nel regno vegetale), C, D, E e K, da fibre e da un 2% massimo di
grassi. Tuttavia, la loro caratteristica più importante è l’elevato contenuto di mine-
rali: le alghe marine sono, infatti, la maggiore fonte alimentare di minerali, quali
calcio, magnesio, fosforo, ferro, potassio e tutti gli oligoelementi essenziali per l’or-
ganismo. Alcune varietà hanno un contenuto di calcio pari a dieci volte quello del
latte e di ferro pari a otto volte quello della carne bovina. Anche lo iodio, essenziale
per la salute della tiroide, è presente in abbondanza. Grazie all’elevato contenuto di
minerali, le alghe spesso svolgono un’azione alcalinizzante sul sangue e risultano, perciò,
utili per combattere l’acidosi che può manifestarsi anche con sintomi quali ulcera gastrica,
insonnia, cefalea, flatulenza, gonfiore, feci maleodoranti, alitosi, ritenzione idrica, artrite
e numerosi altri disturbi più gravi.
Un’altra importante sostanza presente nelle alghe è un carboidrato colloidale, chia-
mato acido alginico. I ricercatori del Gastro Intestinal Research Laboratory della McGill
University di Montreal, Canada, sostengono che, una volta ingerito, l’acido alginico, è
in grado di legarsi ai metalli pesanti, come mercurio e cadmio, e di trasportarli fino
all’espulsione dall’organismo. Inoltre, si è scoperto che l’acido alginico ha la capacità
di eliminare tracce di materiali a bassa radioattività.

10.1.1 L’utilizzo delle alghe presso la clinica

Nel corso della mia esperienza ambulatoriale ho utilizzato con successo le alghe per cura-
re i pazienti affetti da intossicazione da metalli, diffusa soprattutto tra le popolazioni
dei moderni centri urbani. Un’eccessiva presenza di metalli pesanti può provocare af-
faticamento, stati confusionali e perdita della memoria e, per alcuni ricercatori, sarebbe
addirittura concausa del morbo di Alzheimer. Disponibili nei negozi di alimentazione na-
turale e nelle erboristerie, le alghe marine sono in vendita essiccate in confezioni sigillate,
ma, con l’ammollo, ritornano morbide.

10.1.2 L’utilizzo delle alche in cucina

Una o due strisce di alghe sono sufficienti a esaltare il sapore di molti piatti, tra cui
stufati, fagiolate, cereali, pasta, zuppe, pesce, insalate e succhi di verdura. Al contrario di
quanto comunemente si crede, le alghe non sanno di pesce e, solitamente, in esse prevale
il gusto saporito o salato. Sconsiglio sempre, infatti, di usare il sale, o comunque di
usarne troppo, quando si cucina con le alghe marine.

Arame Lasciate in ammollo per 5 minuti.

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Supercibi naturali per la salute 79
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Dulse La cottura non è necessaria. Lavate bene.

Hijiki Lasciate in ammollo per 20 minuti e risciacquate. Utilizzatene quantità minime


poiché, immersa nell’acqua, tende ad aumentare molto di volume. Per ottenerne
200 g ne bastano 50 di alga essiccata.

Kelp Solitamente disponibile in polvere, da utilizzare come condimento o come sostitu-


tivo del sale.

Kombu Lasciandola in ammollo per 15-20 minuti eviterete i 40 minuti di cottura neces-
sari per ammorbidire le foglie. Un paio di strisce aiutano a rendere i cibi più teneri
e digeribili.

Nori Non richiede ammollo.

Wakame Lasciate in ammollo per 5 minuti. Cuoce in soli 2-3 minuti.

Per cucinare le minestre non è necessario lasciare prima in ammollo le alghe; è


sufficiente sciacquarle e metterle a cuocere insieme a tutto il resto nel brodo. In genere,
una volta cotta la minestra, tolgo le alghe, ma può capitare che, spinta da un insolito
coraggio, le tagli a pezzetti e le rimetta in pentola. Se sono fortunata, nessuno della
famiglia se ne accorge. Adorano tutti le mie minestre!
Ecco due delle alghe più importanti per la nostra salute.

10.1.3 Nori

L’alga nori è la mia preferita per il suo alto contenuto di sostanze nutritive. Cresce lungo
le coste nord-occidentali del Giappone, dove viene coltivata da oltre tre secoli. Si può
trovare anche nelle aree costiere dell’Alaska, dello stato di Washington e dello stato della
British Columbia (Canada). Nella forma naturale si presenta in tre varietà: verde oliva,
porpora o marrone. Le sue foglie sono come piccoli tubi cavi, alcune sono larghe e piatte,
mentre altre sono più arricciate. Poiché cresce nei pressi delle rive, dove l’acqua marina
si mescola con l’acqua dolce dei fiumi, l’alga nori acquisisce un sapore più delicato
che la rende più accettabile ai palati occidentali. In vendita in sottili fogli rettangolari,
non richiede ammollo. È ideale per cucinare il sushi. Io la utilizzo spesso tostata come
spuntino: è sufficiente scottarla sul fornello per qualche secondo, facendo attenzione a
non lasciarla troppo a lungo per non farla bruciare. Quando diventa di un verde smeraldo
scuro, tagliatela a striscioline con le forbici oppure sbriciolatela e usatela per guarnire le
minestre.

Profilo nutrizionale

L’alga nori contiene il 48% di proteine, più o meno come la carne e le uova; tanto betaca-
rotene quanto le carote, vitamina C (50% in più delle arance), vitamine B1 , B2 , B3 , B12 e
vitamina D. Ha una ricca dotazione di minerali e in particolare alte percentuali di calcio,

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ferro, fosforo e iodio. È anche ricca di fibre e povera di grassi. Utilizzatela per cucinare
minestre, pietanze a base di riso e sushi, oppure tostatela, tagliatela a pezzetti: è un ottimo
spuntino di metà giornata.

Proprietà terapeutiche

L’alga nori è la più digeribile tra le alghe marine. Per le sue proprietà eupeptiche è
particolarmente consigliata ai soggetti che consumano grandi quantità di cibi fritti. Grazie
al suo alto contenuto di acidi grassi essenziali, se consumata regolarmente, l’alga nori è un
ottimo ipocolesterolemizzante e ipotensivo. La sua energia, concentrandosi su polmoni
e tratto gastrointestinale, aiuta a rimuovere muco e catarro. Inoltre, si è scoperto che
è utile nella cura del gozzo (tumefazione del collo dovuta all’aumento di volume e di peso
della tiroide) e dell’edema (ritenzione idrica).

10.1.4 Dulse

Conosciuta anche come Palmaria palmata, l’alga dulse è di colore rosso porpora e ha
foglie piatte e lisce. Può misurare dai 15 ai 30 cm di lunghezza e ha un singolare gusto
speziato, che ricorda il sapore delle noci. L’alga dulse è originaria dell’Atlantico setten-
trionale e viene raccolta sulle coste del New England, della Nuova Scozia, del Canada,
dell’Alaska e dell’Islanda. La raccolta si effettua manualmente nei mesi tra maggio e otto-
bre, nelle ore di bassa marea. L’essiccazione avviene con l’esposizione al sole e al vento.
L’alga dulse può essere acquistata nei negozi di alimentazione naturale, nelle erboristerie
e in alcuni supermercati. Ha un sapore delicato ed è ottima in ogni insalata.

Profilo nutrizionale

Dopo l’alga nori, la dulse ha il più elevato contenuto di proteine di tutte le comuni al-
ghe marine. Essendo l’alimento più ricco di ferro (150 mg per 100 g di prodotto essic-
cato), aiuta a rinvigorire il sangue. Come la nori, anch’essa è particolarmente ricca di
vitamina B12 . In soli 12,5 g si trova l’intera quantità giornaliera raccomandata (RDA).
Contiene, inoltre, le vitamine A, B2 , B6 ed E, calcio, magnesio, fosforo, potassio e
manganese. È ricchissima di fibra alimentare (33%), di cui il 16% nella forma solubile
ipocolesterolemizzante.
Consiglio sempre ai miei pazienti di utilizzare l’alga dulse anche per il suo elevato
contenuto di manganese, minerale essenziale che stimola l’attività enzimatica miglioran-
do di conseguenza i processi digestivi e la salute della milza. La carenza di manganese
provoca l’inibizione e l’arresto della produzione di molti enzimi, soprattutto di quel-
li coinvolti nei processi di riparazione e rigenerazione delle cartilagini, del tessuto
osseo e connettivo. Prescrivo abbondanti quantità di alga dulse, anche in polvere, a pa-
zienti che soffrono, ad esempio, di artrite, osteoporosi, fragilità delle articolazioni, dolori
articolari e alle caviglie, alle ginocchia e alle anche. È particolarmente indicata, insieme
a integratori a base di manganese, calcio e magnesio, per i bambini che accusano dolori

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di crescita. Nelle pazienti di sesso femminile ho riscontrato un chiaro collegamento


tra la carenza di manganese e i ripetuti aborti spontanei e/o la sterilità. In questi casi
l’alga dulse risulta efficace se accompagnata da un programma nutrizionale completo.
Il Dipartimento di Chimica Alimentare dell’Università di Tokyo ha effettuato una serie
di studi sul valore fisiologico dell’alga dulse, isolandone le sostanze attive per analizzarne
le proprietà ipocolesterolemizzanti. Nei ratti che hanno seguito una dieta costituita per il
5% di alghe commestibili essiccate si è verificata una sensibile diminuzione dei livelli di
colesterolo nel plasma. Il ricercatore nutrizionista Paul Pitchford sostiene che l’alga dulse
abbia proprietà ipocolesterolemizzanti, che sia in grado di indebolire il virus dell’herpes,
di eliminare le tossine e di alleviare la nausea da cinetosi (mal d’auto).

10.1.5 Atre alghe marine utili e nutrienti

Agaragar

Di colore chiaro e consistenza gelatinosa, l’alga agaragar viene venduta essiccata come
gelificante vegetale. Grazie al suo gusto delicato, può essere utilizzata per preparare dolci
e pietanze. Ha un particolare effetto “rinfrescante”, è ottima per il fegato e per alleviare
stati infiammatori di cuore e polmoni. Ha proprietà lassative ed eupeptiche e aiuta l’orga-
nismo nell’eliminazione di tossine e particelle radioattive. È, inoltre, un’ottima riserva di
calcio e ferro. Ideale per preparare budini cremosi e deliziose gelatine, l’agaragar è il mio
ingrediente preferito per preparare un dolce privo di grassi e di calorie chiamato “kanten”,
anche se mio marito predilige la “gelatina alla Gilly”.

Arame

Non lasciatevi scoraggiare dalle sue foglie marroni e dal suo aspetto filamentoso, perché
l’arame è ricca di ferro e calcio e di sostanze utili a rafforzare la tiroide. A me piace
mangiarla cotta con verdure come zucca e rapa. È molto nutriente per milza, pancreas
e stomaco.

Hijiki

Nera, consistente, ricca da un punto di vista nutrizionale e con un elevato contenuto


di ferro, iodio e calcio, la hijiki aiuta la formazione di denti e ossa. In Oriente è
conosciuta come la “portatrice di salute e bellezza” per le sue proprietà rivitalizzanti su
capelli, pelle e unghie. Si espande nello stomaco come le fibre e aiuta a controllare i livelli
glicemici e lipidici del sangue. Grazie al suo elevato contenuto di niacina e vitamina B2 ,
ha un effetto rilassante sul sistema nervoso e stimola la diuresi. L’alga hijiki ha un sapore
forte, ma dona un contributo significativo ai processi di assimilazione e digestione degli
alimenti.

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Supercibi naturali per la salute 82
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Kombu

L’alga kombu, appartenente alla famiglia delle alghe kelp, può raggiungere nell’oceano
i nove metri di altezza. Gli imperatori cinesi l’hanno utilizzata nel corso dei secoli per
insaporire e ammorbidire i cibi. Messa a bagno insieme ai fagioli, aiuta a rimuovere
le sostanze gassose e, di conseguenza, a prevenire i problemi di flatulenza rendendo
i fagioli più digeribili. Grazie al suo elevato contenuto di sostanze nutritive, quest’alga
combatte ipertensione, reumatismi, artriti, gozzo e anemia. Ha effetti benefici sui reni e
sulle funzioni surrenali, ha proprietà anticoagulanti e fungicide e allevia gli squilibri
ormonali.
Ai miei pazienti prescrivo a volte la kelp (la kombu giapponese) in polvere, capsule
o compresse. Queste ultime sono particolarmente indicate per coloro che si rifiutano di
includere nella loro dieta le alghe marine vere e proprie. Quindi, se vi spaventa l’idea di
mangiare alghe marine, potete ricorrere alle compresse di kelp.
Ho scoperto, inoltre, che l’alga kelp è efficace nei casi di obesità correlati a di-
sfunzioni tiroidee. Grazie alla sua azione regolatrice delle funzioni della tiroide e del
sistema endocrino, la kelp induce cambiamenti positivi non solo a livello fisico, ma an-
che mentale ed emotivo. Migliorano cosı̀ il metabolismo, il tasso metabolico e la pro-
duzione di insulina e anticorpi, mentre il soggetto è più resistente alle infezioni croni-
che. Sebbene siano particolarmente utili nella cura delle disfunzioni tiroidee, le com-
presse di kelp sono indicate anche contro artrite, edema, anemia, ipertensione, escrescen-
ze, affezioni prostatiche e ovariche, nonché eruzioni cutanee come psoriasi ed eczema e
micosi (grazie alle proprietà fungicide).

Wakame

È un ottimo diuretico, inumidisce e ammorbidisce i tessuti induriti, è ricca di sostanze


nutrienti per l’apparato riproduttivo femminile e purifica il sangue – pur essendo indicata
tanto per le donne quanto per gli uomini. I suoi composti attivi rafforzano fegato e
sistema nervoso, mentre l’elevato contenuto di calcio aiuta a risolvere gli stati catar-
rali e a contrastare l’insorgere di escrescenze e tumori. L’alga wakame ha un sapore
dolce: provate a sostituirla alla lattuga nei sandwich e vi assicuro che non ve ne pentirete!

10.2 In sintesi
Inserite nella vostra dieta piccole quantità di alghe due volte alla settimana. Se siete
di costituzione “fredda”, ovvero siete molto freddolosi e avete sempre mani e piedi
freddi, cuocete le alghe marine con un po’ di zenzero e/o aggiungete erbe a effetto
riscaldante.
Sebbene le alghe marine siano l’unico supercibo cosı̀ ricco di minerali e sostanze nu-
tritive, sono poche le persone, tra quelle che ho incontrato, che hanno realmente preso in
considerazione l’idea di mangiarle. Quando lo suggerisco ai miei pazienti, mi guardano

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straniti e credono che io stia dando i numeri. Tuttavia, dopo numerosi tentativi di persua-
sione, è inevitabile che, una volta provate le alghe, rimangano piacevolmente sorpresi e si
convincano dell’effetto a lungo termine delle loro proprietà benefiche.
Tutto ciò non mi sorprende, perché conosco l’importanza delle alghe nella cura degli
organismi affaticati e invasi dalle tossine. I loro composti unici innescano mutamenti bio-
chimici nel nostro sangue che sembrano fatti proprio per combattere i disturbi tipici della
società contemporanea. Le alghe alleviano il fegato affaticato, si legano e trattengono i
metalli pesanti cui tutti siamo esposti a causa delle otturazioni dentarie in amalgama
e dell’inquinamento industriale e atmosferico e ammorbidiscono i depositi induriti
di scorie metaboliche e tossiiche. Inserisco spesso le alghe marine nelle mie diete di-
magranti per l’elevato contenuto di sostanze che agiscono sulla ghiandola tiroide. Esse,
infatti, aiutano il metabolismo e regolano i livelli di acqua nell’organismo, alcalinizzano
il sangue e riducono i grassi e il muco in eccesso. Sono, inoltre, un’importante fonte di
nutrimento vitale in un mondo sempre più inquinato, invaso da cibi in scatola, surgela-
ti, alimenti che si possono cuocere al microonde e piatti pronti, privi di micronutrienti
ed enzimi, pesantemente alterati con additivi, coloranti, conservanti, zuccheri aggiunti
e una moltitudine di sostanze chimiche. Nelle alghe marine questi composti nocivi so-
no completamente assenti ed è per questo motivo che saranno presto riconosciute come
un’ineguagliabile fonte di sostentamento, ricca di minerali e vitamine fondamentali.

10.3 COME USARE LE ALGHE MARINE


Provate i diversi tipi di alghe almeno due o tre volte alla settimana. Durante il periodo
invernale, o quando sentite freddo, consumatele con zenzero o erbe a effetto riscaldante.

10.3.1 Involtini di alga nori



400 g di paté vegetale o di salsa di alghe e avocado

fogli di nori cruda

200 g di cubetti di cetriolo

200 g di carote tagliate a fiammifero

200 g di germogli di alfalfa, germogli di trifoglio o foglie di girasole

1 cipolla tagliata finemente (facoltativa)

1 manciata di aneto fresco (pianta)

Spalmate il paté o la salsa di avocado sulle foglie della nori, la cui parte lucida de-
v’essere rivolta verso il basso. Lasciate liberi almeno un paio di centimetri a una delle
estremità della foglia per arratolarla con facilità.

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Distribuite al centro una fila di cubetti di cetriolo, una di carote a fiammifero, una di ger-
mogli, una di cipolla, se la usate, e una di aneto fresco.
Arrotolate la nori dal fondo, ben stretta. Una volta arrotolato, l’involtino deve avere un
bell’aspetto ed essere compatto.

10.3.2 Gelatina invernale alla Gilly



3 mela medie a pezzetti

6 cucchiai di fiocchi di agar-agar

400 g di succo di mela

400 g di acqua

½ cucchiaino di aroma naturale di vaniglia

un pizzico di sale marino

un quarto di cucchiaino di cardamomo in polvere (facoltativo)

Mettette tutti gli ingredienti in un tegame e fateli bollire per due-tre minuti. Mescolate
fino a far sciogliere i fiocchi di agar-agar.
Versate il tutto in un piatto e lasciatelo in un luogo fresco per un’ora, un’ora e mezza in
modo da consentire la gelatinizzazione.

10.3.3 Gelatina estiva alla Gilly



800 g di succo di mela

6 cucchiai di fiocchi di agar-agar

½ cucchiaino di aroma naturale di vaniglia

1 pizzico di sale marino

un quarto di cucchiaino di cardamono in polvere (facoltativo)

200 g di fragole tagliate a cubetti

200 g di mirtilli

Fate bollire per due-tre minuti il succo di mela con i fiocchi di agar-agar e mescolate
fino a farli sciogliere. Aggiungete la vaniglia, il sale e, se vi piace, il cardamomo. Mettete
le fragole e i mirtilli in una ciotola e versatevi sopra il liquido caldo. Lasciate gelatinizzare
per un’ora, un’ora e mezza.
È un delizioso spuntino, facile da preparare e ricco di sostanze nutritive.

Variante: aggiungete 100 g di uvetta per dolcificare la geIatina.

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10.3.4 Cavoli al verde



2 spicchi d’aglio

2 cespi di cavolo cappuccio bianco, foglie esterne comprese

1 cucchiaino di semi di aneto macinati

1 cucchiaio di kelp in polvere

Passate l’aglio e il cavolo, dal quale avrete tolto alcune delle foglie esterne, nel mixer
oppure tagliateli in pezzetti molto piccoli.
Aggiungetevi i semi di aneto e la kelp in polvere.
Mettete il tutto in una grande ciotola.
Coprite il tutto con le foglie esterne del cavolo e con un coperchio.
Lasciate fermentare a temperatura ambiente per tre-quattro giorni. La fermentazione pro-
duce vitamina C e una serie di utili batteri intestinali.
Conservate i cavoli coperti in frigorifero per non più di una settimana e mezza.

10.4 TEST DELLE ALGHE MARINE


Se risponderete “sı̀” ad almeno una delle seguenti domande, dovrete modificare il vostro
regime alimentare consumando alghe marine almeno due volte alla settimana.

Sı̀ No
Vivete in un ambiente inquinato da gas di scarico e rifiuti industriali?  
Fate uso di alcolici una o più volte alla settimana?  
Avete otturazioni dentarie in amalgama?  
Mangiate molti piatti pronti precotti?  
Vi sentite privi di energie?  
Avete bisogno di perdere peso?  

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Capitolo 11
Stevia
Bando alla voglia di dolce

Proprietà nutrizionali Contiene proteine, fibre, carboidrati com-


plessi e vitamine.
Organi interessati Regola ed equilibra i livelli glicemici nel
sangue.
Proprietà benefiche Calma il desiderio di cibi dolci e controlla
l’appetito.

Sebbene sia inevitabile innamorarsi di questa pianta molto più dolce dello zucche-
ro, non è per la sua dolcezza che ho deciso di classificarla come supercibo, bensı̀ per la
sua capacità di regolare la glicemia, di combattere la voglia di dolce e di placare i
morsi della fame, che ne fanno l’alimento ideale per coloro che soffrono di diabete e
ipoglicemia. Autorevoli studi di laboratorio hanno dimostrato che la stevia è un eccellen-
te stimolatore della resistenza fisica e mentale, è in grado di eliminare i batteri che
causano la carie dentaria ed è ipocalorica.

11.1 Le origini
La stevia è un’erbacea arbustiva dalle foglie verdi, appartenente alla famiglia dei cri-
santemi, che cresce principalmente sulla Sierra de Amambay in Paraguay. Conosciuta
anche come “pianta del miele”, viene utilizzata in Sudamerica da più di 1500 anni come
dolcificante e pianta curativa. Gli indios Guarani del Paraguay la usano come digestivo,
come medicamento per le ferite e per le malattie cutanee e come dolcificante per il té.
Sebbene gli spagnoli la conoscessero fin dal sedicesimo secolo, fu necessario attendere
gli anni Ottanta del diciannovesimo secolo perché Mosè Bertoni, direttore della Scuola
Nazionale di Agricoltura del Paraguay, desse credito alle voci secondo cui una fogliolina

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Supercibi naturali per la salute 87
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di stevia può dolcificare una grande quantità di tè amaro. Dopo aver effettuato una
serie di studi sulla pianta, il professor Bertoni pubblicò, nei primi anni del Novecento, una
serie di articoli in cui dichiarava la non tossicità della stevia e ne descriveva i significativi
effetti terapeutici, di gran lunga superiori a quelli dello zucchero. I primi raccolti di stevia
vennero ufficialmente effettuati nel 1908 e furono seguiti da numerosi altri in tutta l’area
sudamericana. Oggi, quest’erba viene coltivata a scopo commerciale in Sud e Centro
America, Israele, Cina, Tailandia, Stati Uniti, dove ne è consentita la vendita come
integratore alimentare, e in Giappone, dove, in seguito a intense indagini tossicologiche
che ne hanno rivelato l’assoluta sicurezza, viene utilizzata come dolcificante naturale.
In Italia la stevia non è ammessa . (N.d.T.) ֋
11.2 Micronutrienti dolci
La stevia contiene sostanze dolcificanti, i glucosidi, che non vengono metabolizzate dal-
l’organismo, bensı̀ eliminate senza assimilazione di calorie, evitando cosı̀ l’eventuale au-
mento di peso. Oltre ai glucosidi, essa contiene proteine, fibre, carboidrati, fosforo, ferro,
zinco, calcio, potassio, sodio, magnesio, vitamina A e C. Questa pianta erbacea ha note
proprietà terapeutiche, è in grado di prevenire e arrestare l’iperglicemia e, al contrario del-
lo zucchero, impedisce la crescita di batteri e funghi nocivi che potrebbero infestare
l’organismo creando seri problemi di salute. La stevia calma il desiderio di cibi dolci
e grassi e controlla l’appetito equilibrando la concentrazione di glucosio nel sangue ed
eliminando l’andamento altalenante tipico dell’ipoglicemia (vedi i paragrafi successivi).
Alcuni soggetti hanno riscontrato una diminuzione dei morsi della fame quando, 15-20
minuti prima di un pasto, assumono qualche goccia di stevia. Secondo il Journal of
Medicinal Plant Research, alcuni ricercatori americani hanno scoperto che la stevia è diu-
retico naturale poiché elimina i fluidi in eccesso, sconfigge la stanchezza fisica e mentale,
aiuta la digestione, regola i tassi glicemici e favorisce la perdita di peso.

11.2.1 Altri dolcificanti naturali

Lo zucchero bianco, il fruttosio e lo sciroppo d’amido (o di glucosio) sono tutti dolcifi-


canti naturali, ma non ipocalorici e, al contrario della stevia, possono provocare aumenti
di peso, carie dentaria e ipoglicemia. Gli zuccheri comuni possono causare indigestione,
disturbi intestinali e nei bambini persino iperattività e il cosiddetto Disturbo da Deficit di
Attenzione (ADD), mentre la stevia non ha effetti collaterali, non favorisce la produ-
zione di muco, inibisce le infezioni da batteri e funghi, che generalmente traggono
il nutrimento necessario dallo zucchero, e, soprattutto, aiuta a calmare il desiderio
di zuccheri grazie alla sua azione di riequilibrio dei tassi glicemici nel sangue. In
poche parole, questa pianta produce l’effetto contrario a quello dello zucchero naturale,
pur essendo di gran lunga più dolce.

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11.3 Ipoglicemia e diabete


Lo zucchero può diventare una droga se assunto in quantità eccessive e, oggigiorno,
la maggior parte di noi ne fa un uso spropositato, senza tener conto del fatto che il nostro
organismo non è in grado di tollerarne grandi quantità. Molti dei pazienti che ho visitato
sono potenziali candidati all’ipoglicemia e al diabete, i due principali disturbi legati ai
livelli glicemici del sangue, che non esiterei a definire piaghe della modernità. In media,
un paziente su due, infatti, ha dichiarato di averne accusato in passato alcuni sintomi o
di soffrire a tutt’oggi di ipoglicemia. La “sovrazuccherazione”, per coniare un nuovo
termine, cui si sottopongono le moderne generazioni, espone il 50% della popolazione
al rischio di ipoglicemia, con conseguenti sbalzi di umore, irritabilità, depressione,
affaticamento, sonnolenza, tremori, cefalee, vertigini, attacchi di panico, digestione
difficile, sudore freddo, svenimenti e persino etilismo. L’attività cerebrale necessita del
giusto equilibrio degli zuccheri nel sangue per funzionare correttamente; se tale equilibrio
si spezza, si può assistere all’insorgere di tutta una serie di sintomi avversi.
Quando studiavo all’Università di Edimburgo, un mio caro amico, iscritto alla facoltà
di legge, che soffriva di diabete, era solito sostituire il pasto con merendine o barrette
di cioccolato, abitudine che gli provocava scompensi nei livelli di zuccheri e che lo co-
stringeva, nei momenti di crisi, a correre nel pub più vicino per bere come un forsennato.
Come vorrei aver conosciuto allora gli effetti della stevia! Ricordo anche che, molti anni
fa, mi capitò di leggere un articolo su un quotidiano in cui si affermava che la maggior
parte dei detenuti soffriva di diabete o ipoglicemia. Sarebbero numerosi i vantaggi
se potessimo introdurre la stevia nelle prigioni o, ancora meglio, nelle scuole. Infat-
ti, ho rilevato che, quando insieme ai livelli biochimici, anche quelli glicemici sono
equilibrati, i pazienti hanno una maggiore energia fisica e mentale.
Una ricerca condotta in Paraguay su un gruppo di 25 adulti sani ha dimostrato gli ef-
fetti benefici della stevia sui pazienti affetti da ipoglicemia. Lo studio è stato condotto in
“doppio cieco”, ovvero ai partecipanti non è stato comunicato a quale tipo di trattamento
sarebbero stati sottoposti, se a quello a base di placebo o a quello costituito da estrat-
ti di stevia essiccati. I risultati hanno rivelato una significativa diminuzione dei sintomi
dell’ipoglicemia nelle sei/otto ore successive alla somministrazione dell’estratto. Risul-
tati positivi sono stati ottenuti anche in seguito a sperimentazioni condotte su pazienti
diabetici.
La rivista The Brazilian Journal of Medical Biological Research riporta i risultati di
una ricerca condotta allo scopo di verificare le proprietà terapeutiche della stevia in rela-
zione all’intolleranza al glucosio. Allo studio, condotto presso l’Università di San Paolo,
in Brasile, hanno partecipato 22 volontari adulti sani, di sesso maschile e femminile, non
sottoposti ad alcun trattamento, in buono stato di salute e di peso normale. Le sommini-
strazioni di estratto liquido di stevia sono state effettuate a intervalli regolari di sei ore
per tre giorni, sempre precedute e seguite dai test sulla tolleranza al glucosio, approvati
dall’American Diabetes Association. Questi test possono comportare l’ingestione a sto-
maco vuoto di una bottiglia di acqua zuccherata, con successivo prelievo di sangue per
misurare il tasso di glucosio. Se a ogni ora si registra un calo della concentrazione di
zuccheri superiore a 20 mg per decilitro, o se la quantità rilevata è sempre inferiore ai 60

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mg per decilitro, si può affermare che il soggetto analizzato soffre di ipoglicemia e che il
suo organismo è incapace di regolare i livelli di zucchero presente nel sangue. In seguito
al trattamento con la stevia, la reazione del sangue al glucosio risultava ridotta in tutti i
campioni raccolti durante la giornata, compresi quelli prelevati dopo il digiuno notturno.
Sono stati condotti numerosi altri studi per verificare come agiscono a livello fisio-
logico gli estratti di stevia. Le reazioni biochimiche da essi prodotte inibiscono l’azione
dei composti negativi, portando l’organismo a utilizzare quantità maggiori di glucosio in
modo equilibrato e, di conseguenza, facendo diminuire le reazioni ipoglicemiche.
Con il termine medico “ipoglicemia” s’intende un calo della concentrazione di
glucosio nel sangue, che, se troppo accentuata, induce un forte desiderio di carboi-
drati raffinati, spesso placato mangiando cibi ricchi di zuccheri. Cosı̀ facendo si en-
tra, però, in quel circolo vizioso in cui all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue,
successivo all’assunzione di dolci, segue il brusco abbassamento che ci fa desiderare di
divorare un’altra tavoletta di cioccolato subito dopo la prima. Lo zucchero, infatti (come
la caffeina o il cacao), ci dà un immediato senso di energia cui, però, segue a ruota il
brusco calo. Il modo migliore per liberarsi da questa sorta di dipendenza dallo zucchero
è “disintossicarsi”: niente dolci o zucchero per un mese, per esempio, proprio come si
farebbe per sconfiggere la dipendenza da uno stupefacente. Con ciò non intendo dire che
non si debbano mai mangiare zucchero o dolci, ma è meglio regolarsi in questo modo:

✿ evitare zucchero e dolci il più possibile,

✿ sostenere l’organismo con supercibi ricchi di nutrienti per equilibrare i meridiani,

✿ utilizzare la stevia per equilibrare i livelli glicemici e liberarsi della voglia di dolce.

Se siete soggetti a voglie continue, probabilmente mangiate in modo sbagliato: evi-


dentemente i livelli glicemici sono troppo bassi. I motivi del costante desiderio di dolci
e zuccheri sono molteplici: il consumo di alimenti troppo raffinati e lavorati, l’eccesso
di sale o di zucchero, la proliferazione di miceti e funghi che prediligono gli ambienti
zuccherini, la carenza di fibre, vitamine e minerali – in particolare la carenza di cromo,
oligoelemento che va perso quasi completamente (all’80%) durante la lavorazione in-
dustriale, e quella di manganese, segnalata spesso dalla voglia di cioccolato. La stevia
soddisfa il desiderio di zucchero e di carboidrati, contribuendo a regolare la concentrazio-
ne di glucosio nel sangue, riducendo, quindi, il rischio di patologie, quali il diabete, o di
stati che possono indurre patologie, come l’ipoglicemia.
A chi ha problemi di ipoglicemia di solito prescrivo amminoacidi, biotina, acido pan-
totenico, cromo, zinco e manganese, nutrienti presenti nei germogli e negli alimenti
vivi.

Caso clinico: signor Farrow, 65 anni, insegnante in pensione

Afflitto da tempo da ipoglicemia e depressione, il signor Farrow non era diabetico, ma il


suo medico di base gli aveva parlato chiaro: avrebbe rischiato di diventarlo entro breve se

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non fosse corso ai ripari. La sua alimentazione sembrava la ricetta migliore per ammalarsi
di diabete nel giro di pochi anni, carica com’era di zuccheri e caffeina ed esacerbata
all’abitudine di saltare i pasti, il fattore che più contribuiva all’altalena degli zuccheri e al
frequente cattivo umore.
“Non c’è nessuno a casa che mi faccia da mangiare”, mi confessò quando mi spiegò
che cosa mangiava. “Ma che razza di scusa è questa?”, risposi io. Non gli lesinai i
commenti e gli dissi come stavano le cose senza mezzi termini. Soffriva di insufficienza
pancreatica, ipoglicemia e forti carenze di minerali, soprattutto di cromo. La sua
colpa principale era la pessima alimentazione che agiva da catalizzatore per i suoi disturbi.
Se voleva guarire, doveva cambiare vita, eliminando in primo luogo zucchero e caffeina e
sostituendoli con alimenti vivi, tisane, attività fisica, succhi di verdura, stevia e una bella
iniezione di ottimismo. Ero sicura che prepararsi da mangiare da solo lo avrebbe aiutato
molto e, quindi, insistei su questo tasto. Per regolare i livelli glicemici gli prescrissi in un
primo tempo 1-2 gocce di stevia al giorno.
Devo dire che oggi il signor Farrow è uno dei miei pazienti più ligi alle regole e più
affezionati alla filosofia degli alimenti vivi e che le sue condizioni sono molto migliorate.

11.3.1 Risultati clinici

Sono molti gli studi e le ricerche dai quali risulta che i glucosidi vegetali contenuti nella
stevia svolgono un’azione terapeutica sull’organismo umano. In alcuni paesi, si utilizza
già questa pianta per normalizzare i livelli glicemici e curare ipoglicemia e diabete. Altri
studi pubblicati dal Medical Review Journal of Paraguay hanno dimostrato l’efficacia del-
la stevia come regolatore dei livelli glicemici in 24 pazienti ipoglicemici. Il dottor Julian
Whitaker, nella sua Health and Healing Newsletter, ha descritto casi in cui la sommini-
strazione di stevia ha aumentato la tolleranza al glucosio, riducendo i livelli glicemici nel
sangue. Io la prescrivo a pazienti che abusano di dolci, a persone, cioè, che hanno
una vera e propria dipendenza dallo zucchero. Quasi sempre, il risultato è la sostan-
ziale riduzione, se non addirittura, la completa scomparsa del desiderio di dolci o
di altri alimenti particolari. Un paziente che aveva una sorta di dipendenza dalla pasta,
con l’aiuto della stevia è riuscito a liberarsene, perché quando i livelli glicemici sono
equilibrati, lo è anche il desiderio di cibo.

11.4 Altre proprietà


La stevia è dotata anche di altre proprietà. Uno studio della Facoltà di Odontoiatria di Hi-
roshima ha dimostrato che la stevia blocca la proliferazione, sulla superficie dei denti,
dei batteri che prosperano in ambiente zuccherino, combattendo quindi la carie den-
taria. Assunta in forma di collutorio, quindi, può prevenire gengiviti e altri disturbi
delle gengive; i dentisti brasiliani la consigliano per ritardare la formazione della
placca. In Brasile viene, inoltre, usata come tonico gastrointestinale da anni, da molto
prima che se ne scoprissero le virtù anticarie. Nel corso di altri studi, poi, si è constatato
che la stevia inibisce la crescita dello Streptococcus mutans, proprietà che è all’origine

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del tradizionale uso per curare ferite, ulcerazioni e affezioni gengivali e del suo successo
nei soggetti affetti da micosi. Da altre ricerche e test di tossicità condotte in Giappone,
risulta che questa pianta non provoca effetti collaterali significativi a livello fisiologico,
né anomalie a livello cellulare, enzimatico o cromosomico, come spiega Rita Elkins nel
suo libro Stevia, Nature’s Sweetener. In Giappone, nel 1987 sono state consumate 170
tonnellate di stevia senza che fosse registrato alcun effetto collaterale indesiderato.
Per concludere, la proprietà più importante della stevia è senza dubbio la sua azio-
ne di regolarizzazione dei livelli glicemici nel sangue, nonché la capacità di eliminare il
desiderio di dolce e di cibo in generale. Perciò, questa pianta è l’ideale per chi rischia l’i-
poglicemia o il diabete. Verificate se anche voi siete a rischio, rispondendo alle domande
del mio “Test della stevia”.

11.5 COME USARE LA STEVIA


Fuori commercio in Europa, la stevia è facilmente reperibile e molto
utilizzata negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone, in Cina e in altri
paesi. Può essere acquistata su Internet.
In commercio se ne trovano soprattutto la polvere o l’estratto liquido;
qualche negozio specializzato potrebbe essere in grado di procurarvi
anche le foglie. Seguite la posologia indicata sull’etichetta. Per prepa-
rare torte e dolci, regolatevi cosı̀: una-tre gocce di estratto liquido sono
sufficienti a dolcificare 200 ml. La cosa migliore, comunque, è provare
e verificare che cosa va meglio caso per caso.

11.6 TEST DELLA STEVIA


Vi riconoscete?
Se accusate uno o più dei sintomi seguenti, o se tenete uno o più dei comportamenti
indicati qui sotto, potreste soffrire di qualche squilibrio glicemico o di ipoglicemia, e
quindi potreste aver bisogno della stevia.

 Dieta molto ricca di zucchero

 Desiderio di barrette dolci

 Pillola anticoncezionale

 Desiderio di dolci

 Due o più drink alcolici al giorno

 Dieta ricca di alimenti preconfezionati e dolci

 Abuso di alcolici (una volta o più alla settimana)

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Supercibi naturali per la salute 92
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 Disfunzioni epatiche
 Confusione o scarsa memoria
 Cefalee frequenti
 Rabbia
 Depressione
 Accessi d’ira
 Sindrome premestruale
 Sbalzi d’umore
 Bruschi cali di energia
 Astenia
 Tremori
 Tremori prima dei pasti
 Desiderio impellente di cibo
 Costante senso di fame
 Stanchezza dopo i pasti
 Tendenza alle grandi abbuffate
 Ansia
 Frequenti problemi di digestione
 Sudore freddo
 Nausea occasionale
 Impressione di avere le gambe deboli
 Visione sfocata
 Irritabilità
 Insonnia

Se accusate da 1 a 10 dei sintomi o comportamenti elencati sopra, potreste soffrire di


un lieve squilibrio glicemico.
Se accusate da 11 a 21 dei sintomi o comportamenti elencati sopra, potreste soffrire di
un modesto squilibrio glicemico.
Se accusate da 22 a 31 dei sintomi o comportamenti elencati sopra, potreste soffrire di
un forte squilibrio glicemico.

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Capitolo 12
Girasole
Un’iniezione di energia

Proprietà nutrizionali Particolarmente ricco di acidi grassi essen-


ziali, vitamine E, A, D e del complesso B, zinco, ferro,
calcio, manganese, potassio e fosforo, sostanze lipotrope
e proteine.
Organi interessati Massaggia e tonifica l’intestino, facendo
giungere sangue ed energia a tutti i meridiani.
Proprietà benefiche È il miglior energizzante.

Il mio primo approccio al girasole lo devo a un novantottenne osteopata e biochimico


di Trenton, New Jersey, che incontrai più di dieci anni fa. Era Samuel Gentlin, uno dei
primi specialisti statunitensi a cimentarsi, circa settantacinque anni fa, con la medicina
complementare. Sebbene fosse alquanto eccentrico – spesso infatti riceveva fino a tarda
notte – ebbe in cura un gran numero di pazienti, tra cui l’attrice Katherine Hepburn. Uno
degli insegnamenti che mi ha lasciato quest’uomo straordinario e che mi è rimasto ben
impresso nella memoria è la raccomandazione di mangiare semi di girasole. “Ogni
volta che avrai fame, ti sentirai stanca o avrai voglia di qualcosa di dolce, assicurati
sempre di avere a portata di mano una manciata di semi di girasole. Ti faranno sentire
subito meglio”, mi rassicurava con tono gentile.
Anche altri medici hanno riconosciuto le proprietà terapeutiche dei semi di girasole.
Il dottor John Douglas, ad esempio, li raccomanda ai pazienti con disturbi cardiovascolari
e problemi di ipertensione e ipercolesterolemia. Nel corso di un esperimento scientifico,
alcuni fiori di girasole lasciati galleggiare sulla superficie di acque altamente contaminate
hanno rimosso alcuni elementi tossici, tra cui uranio, cesio e stronzio. La tintura di semi
di girasole è stata utilizzata per combattere la febbre malarica sia in una clinica russa sia
in Turchia nei casi in cui il chinino e l’arsenico avevano fallito, risultando, in quest’ultima
occasione, più sicura nel lungo periodo.

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Supercibi naturali per la salute 94
Gillian McKeith

Grazie al dottor Getlin, nella mia clinica il girasole è conosciuto come ottimo ener-
gizzante, perché nutre l’apparato digerente, la milza e il pancreas, dove ferve la pro-
duzione di enzimi, e perché lubrifica l’intestino. Le vitamine del gruppo B e gli aci-
di grassi essenziali stimolano l’attività di produzione ormonale delle ghiandole surrenali
contribuendo a rendere l’organismo biochimicamente efficiente e a dare energia.

12.1 Miniera di energia


Originario del Messico e del Perù, il girasole fu importato in Gran Bretagna nel sedicesi-
mo secolo. Era venerato dagli Aztechi che lo utilizzavano per incoronare le sacerdotesse
dei loro templi e raffigurato in statue d’oro zecchino dai conquistatori spagnoli. In Perù è
l’emblema nazionale e in Kansas è il fiore ufficiale dello stato. Ne esistono cento diffe-
renti specie e i semi più oleosi vengono sgusciati e frantumati per ottenerne l’olio e
la farina. Il girasole è particolarmente versatile e ogni sua parte può essere utilizzata. Le
foglie diventano foraggio per il bestiame, gli steli fibrosi vengono lavorati per produrre
carta, i petali contengono un pigmento giallo e i semi sono ricchi di un olio dolciastro e
salutare, molto simile per gusto e composizione all’olio d’oliva.
L’olio di girasole è ricco di acidi grassi polinsaturi, acido linoleico, vitamina E e
colina, una sostanza molto nutriente. Oltre al 25% di proteine, contiene molta vita-
mina A e vitamine del gruppo B (tiamina, piridossina, niacina e acido pantotenico),
poco sodio, significative quantità di potassio, zinco, ferro, calcio, rame, manganese e
fosforo. La vitamina D immagazzinata nei semi favorisce la sintesi del calcio. Il gira-
sole, infine, presenta un’elevata concentrazione di sostanze lipotrope, ovvero “che muo-
vono i grassi”, assistendo il fegato nei processi di metabolizzazione ed eliminazione dei
grassi dal sangue e durante il metabolismo dei micronutrienti e degli ormoni liposolubili.
I semi e la farina di girasole sono un’ottima fonte di proteine e un potenziale
sostituto della carne. A parte il basso contenuto di lisina, presentano una buona per-
centuale di tutti gli altri amminoacidi essenziali. La tipica farina di girasole contiene
tra il 45 e il 50% di proteine ed è superiore per apporto nutritivo alle altre farine: presenta,
ad esempio, una maggiore concentrazione di vitamine del gruppo B rispetto alla soia e
più acido pantotenico (B5 ) del germe di grano, risultando cosı̀ particolarmente nutriente
per le ghiandole surrenali.
La scarsa attività surrenale, spesso dovuta a carenze di vitamine del gruppo B e
in particolare di acido pantotenico, causa generalmente dei cali energetici, dovuti al-
l’incapacità delle ghiandole di produrre il giusto quantitativo quotidiano di ormoni.
Grazie al loro effetto positivo sulle ghiandole surrenali e alla loro capacità di raffor-
zare stomaco e milza, i semi di girasole sono ideali per contrastare questo tipo di disturbi.
Prendete l’abitudine di portarne sempre una manciata con voi: sono un ottimo ener-
gizzante, molto meglio di una tazza di caffè o di qualche snack ricco solo di zucchero
e calorie, e, inoltre, sono deliziosi e nutrienti, ricchi di proteine di buona qualità, di acidi
grassi essenziali, vitamine e minerali.

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Supercibi naturali per la salute 95
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Caso clinico: signora Norris, 44 anni, dattilografa/receptionist

La signora Norris, di Ealing, Inghilterra, era una vera caffeinomane. Quando la visitai la
prima volta, per problemi di “stanchezza”, si nutriva in un modo che definirei a dir poco
abominevole, dato che dalla sua alimentazione erano completamente assenti i cibi freschi.
“Ho troppo da fare”, sospirava, quando le chiedevo che cosa mangiava. “Mi dia qualcosa
che non mi faccia sentire cosı̀ stanca”. La maggior parte di quello che la signora Norris
mangiava conteneva una gran quantità di zucchero e/o di caffeina. Gli snack pomeridiani
al cioccolato erano all’ordine del giorno. Mi disse con una certa enfasi che “senza la
sua dose di caffeina e cioccolata” non riusciva “ad arrivare fino a sera” senza rischiare
di “addormentarsi sulla scrivania”. Inoltre, in quel periodo stava vivendo un momento di
forte stress emotivo, poiché si era ritrovata a crescere il figlio piccolo da sola, senza molti
aiuti.
Gli esami biochimici confermarono i miei sospetti iniziali, nonché i risultati della visi-
ta medica e dell’esame della lingua. La signora Norris soffriva di scarsa attività surrenale
e di carenze nutrizionali. Il malfunzionamento delle ghiandole surrenali può provocare
numerosi disturbi tra cui cali energetici, gonfiore, immotivata perdita di capelli, insonnia,
SPM, allergie alimentari, fame insaziabile e tutta una serie di problemi legati al meta-
bolismo, alla produzione di energia, alla pressione sanguigna, al sistema immunitario, al
ciclo mestruale e persino alla libido.
Le prescrissi un rigoroso programma a base di semi di girasole, alimenti vivi, erbe
e integratori per ridare vigore a queste piccole, ma importanti ghiandole che si trovano
sopra i reni e per colmare le carenze nutrizionali. Non fu un cambiamento facile per la
signora Norris, il cui organismo poteva essere paragonato a un’automobile con la batte-
ria fuori uso e priva della benzina sufficiente per ripartire. Alla fine, però, era riuscita a
tornare in buone condizioni fisiche, aveva perso la dipendenza dalla caffeina e non accu-
sava più l’insaziabile desiderio di cioccolata. Ora il suo spuntino energetico di metà
mattina è costituito dai semi di girasole. Alcuni giorni fa mi ha detto che sta coltivan-
do i germogli di girasole in casa e sperimentando la mia ricetta per la preparazione del
formaggio di semi. È ovvio che i semi di girasole non possono aver migliorato da soli lo
stato di salute della paziente, ma hanno contribuito in maniera decisiva alla rigenerazione
dell’organismo. I composti di cui sono ricchi aiutano in modo specifico gli organi re-
sponsabili della produzione di energia, ovvero milza, pancreas e ghiandole surrenali.
Vi assicuro che vale la pena sgranocchiarli!

12.2 Energia per gli organi


Il girasole “riscalda” l’organismo facendo giungere sangue ed energia anche in su-
perficie. Rafforza milza e pancreas, organi direttamente coinvolti nella produzione di
energia che, cosı̀, riesce a distribuirsi liberamente in tutto l’organismo. I problemi di salu-
te, infatti, insorgono quando l’energia ristagna. Le infezioni da funghi, i tumori, le cisti
e l’obesità sono tipici segnali di un blocco energetico e di “umidità” corporea. Le
sostanze contenute nel girasole “riscaldano”, stimolano la circolazione sanguigna e favo-

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Supercibi naturali per la salute 96
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riscono il mantenimento delle attività degli organi principali, aiutando a prevenire ostru-
zioni e accumuli di “umidità”. Sia i semi sia l’olio di girasole hanno proprietà diuretiche
ed espettoranti e, pertanto, vengono impiegati nei trattamenti delle infezioni bronchiali,
tracheali e polmonari, come decongestionanti e sedativi della tosse e della pertosse.
È stato effettuato uno studio su pazienti con dermatiti squamose e lesioni cutanee
per verificare l’effetto dell’applicazione dell’olio di semi di girasole. Ai pazienti era stata
precedentemente diagnosticata una carenza di acidi grassi essenziali, in particolare di aci-
do linoleico, dovuta a malassorbimento cronico. Dopo l’applicazione di olio di semi di
girasole per due settimane sull’avambraccio destro, la percentuale di acido linoleico
presente nella pelle si è sensibilmente innalzata e le lesioni sono scomparse. Sul braccio
sinistro, trattato con olio d’oliva, ricco di acido oleico, non si sono invece riscontrati mi-
glioramenti. Si è concluso, pertanto, che l’olio di semi di girasole ha effetti terapeutici
sulle lesioni della pelle.
Grazie al suo elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi, il girasole lubrifica e toni-
fica l’intestino. Le sue proprietà lipotrope non solo aiutano a rafforzare il fegato, ma
rendono anche più morbide le feci, consentendo una migliore evacuazione. Uno stu-
dio condotto in Svezia ha dimostrato che l’olio di semi di girasole è più efficace dell’olio
d’oliva nel ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” nel sangue.
Mi sembrano tutti ottimi motivi per precipitarsi ad acquistare semi crudi di girasole –
che potrete gustare su insalate, con fiocchi di cereali, minestre e zuppe, stufati e dessert –,
per farli germogliare (i germogli sono deliziosi!) o semplicemente per sgranocchiarli cosı̀
come sono, stile dottor Getlin.

12.3 COME USARE IL GIRASOLE


Mangiate semi di girasole ogni volta che lo desiderate, anche come spuntino all’ora di
pranzo (l’ideale sarebbe mangiarne un paio di manciate ogni giorno), oppure ogni due
giorni, e germogli di girasole dalle due alle tre volte alla settimana.

12.3.1 Girasole da sogno alla Gillian



6 carote, se desiderate con le cime

1 mela

1 avocado maturo

½ tazza di semi o di germogli di girasole

1 spicchio di limone

Passate le carote e la mela in una centrifuga in modo da ottenerne il succo.


Frullate làvocado, il basilico e i semi di girasole e mescolate il tutto con il succo di carote

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e mele.
Spruzzate con qualche goccia di limone e servite. Una vera delizia!

Carote Migliorano le funzioni epatiche ed eliminano batteri e scorie nocive.

Cime Ricche di minerali, conferiscono un gusto amarognolo.

Avocado Utile all’attività cerebrale, facilmente digeribile, ricco di proteine e di minerali


necessari all’attività emopoietica.

Basilico Immunostimolante, eupeptico e benefico per stomaco e apparato digerente.

Mela Stabilizza i livelli glicemici, disintossica dai metalli pesanti e nutre il sistema ner-
voso.

Limone Carminativo, allevia la flatulenza e stimola l’attività epatica.

12.3.2 Maionese di girasole



1 tazza di semi di girasole (messi in ammollo)

1 tazza di cavoli al verde

1 avocado

1 manciata di aneto fresco

1 cucchiaino di dulse

Frullate tutti gli ingredienti fino a ottenere una salsa cremosa da usare come condi-
mento.

12.3.3 Formaggio di semi di girasole

Ricca di enzimi, vitamine del gruppo B e acidophilus naturale, questa ricetta richiede
un po’di tempo, ma è ideale soprattutto per coloro che vogliono evitare i prodotti caseari
o desiderano un’alternativa al formaggio di soia o di riso. Avrete bisogno di un buon
frullatore e di un sacchetto di tela.


2 tazze di semi di girasole

1 tazza di semi di sesamo

½ tazza di cipolle tritate

2-4 cucchiai di acqua

1 cucchiaino di miso (facoltativo)

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Lasciate in ammollo i semi per 8-12 ore durante la notte.


Frullate tutti gli ingredienti per circa 4 minuti.
Inserite il tutto in un sacchetto di tela, lasciate colare il liquido e il formaggio è pronto per
essere servito.
Più liquido o siero riuscite a eliminare più consistente risulterà il formaggio.
Per far fermentare o creare più acidophilus naturale: mettete gli ingredienti frullati in una
ciotola e coprite con un panno. Lasciate riposare per 6-8 ore. Versate nel sacchetto di tela
e conservate in frigorifero per una notte.
Sotto il sacchetto lasciate una ciotola per raccogliere il liquido che fuoriesce.
Sono possibili anche le seguenti varianti:

Formaggio speziato

Aggiungete 1 cucchiaino di pepe di Cayenna fresco.


Frullate con zenzero, 2 spicchi d’aglio, 50 g di basilico fresco, dulse e origano per
insaporire.

Formaggio rosso

Aggiungete una barbabietola rossa e un peperone rosso.

Formaggio verde

Aggiungete:


50 g di prezzemolo fresco

1 peperone verde

100 g di foglie di basilico

1 cucchiaio di dulse (facoltativa)

Frullate con zenzero e 100 g di cipolle tritate finemente.


Sostituite i semi di sesamo con i semi di zucca.

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12.4 TEST DEL GIRASOLE


Se accusate almeno uno dei seguenti sintomi, dovete integrare la vostra dieta con i semi
di girasole.

 Allergie

 Calo energetico nelle ore pomeridiane

 Continuo senso di stanchezza

 Pigrizia e difficoltà nello spostare pesi anche quando sufficientemente allenati

 Sbalzi di umore/depressione

 Voglia di pane, sale o dolci

 Difficoltà ad alzarsi la mattina

 Apatia

 Stress prolungato

 Insonnia/difficoltà a dormire

 Vertigini e debolezza

 Fame costante

 Ipotensione

Se accusate da 1 a 3 sintomi, dovete includere semi e germogli di girasole nella vostra


dieta.
Se accusate un numero variabile da 4 a 8 sintomi, dovete consumare quotidianamen-
te semi di girasole insieme ad altri alimenti vivi. Potreste soffrire di scarsa attività
surrenale.
Se accusate più di 8 sintomi, dovete consumare quotidianamente semi e germogli
di girasole ed effettuare dei controlli presso il vostro medico per verificare il corretto
funzionamento delle ghiandole surrenali.

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Capitolo 13
Alghe verdi-azzurre selvatiche o
microalghe Klamath
L’ armonia innanzitutto

Proprietà nutrizionali Contengono quasi tutti i micronutrienti e le


sostanze nutritive conosciute, nella forma più equilibra-
ta e biodisponibile; sono particolarmente ricche di protei-
ne facilmente assimilabili, peptidi, minerali biodisponibili,
enzimi attivi e pigmenti.
Organi interessati Armonizzano le funzioni biologiche e fisiolo-
giche dell’organismo umano; rafforzano quasi tutti gli
apparati; stimolano l’emopoiesi.
Proprietà benefiche Favoriscono la concentrazione, migliorano la
memoria, rafforzano il sistema immunitario, infondendo
una sensazione di benessere, vigore e vitalità; blocca-
no la proliferazione di batteri nocivi, patogeni e miceti;
prevengono raffreddori, influenze e virus.

Nel 1997 scrissi un piccolo libro, intitolato The Miracle Superfood: Wild-Blue-Green
Algae, che riscosse un buon successo in varie parti del mondo, compresi gli Stati Uni-
ti. È proprio in questo paese e, per la precisione, a Minneapolis che lo scorso anno, in
occasione di una conferenza sul tema, più di 5000 persone mi si assieparono attorno per
chiedermi di firmare la loro copia del libro. Per un’ottima ragione: quella piccola, ma
importante pubblicazione racconta la mia storia personale, gli studi scientifici e la ricerca
clinica su queste importantissime alghe. Circa quindici anni fa, quando conducevo la tra-
smissione radiofonica in onda da New York, Healthline Across America, ebbi un ospite
molto speciale: un uomo di circa 55 anni che voleva condividere con il pubblico della tra-
smissione la sua lotta vittoriosa contro la forma più insidiosa di leucemia. Ormai non più
afflitto dalla tremenda malattia da più di dieci anni, aveva dovuto affrontare in precedenza
due ricadute e la terza sarebbe stata fatale (a dire il vero, in molti casi anche la seconda lo

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Supercibi naturali per la salute 101
Gillian McKeith

è). Tuttavia, dopo la seconda ricaduta, aveva lasciato l’ospedale (cosa che non racco-
mando assolutamente a nessuno di fare) per cambiare radicalmente il suo modo di
vivere. Si era, cosı̀, trasferito dalla “frenetica metropoli di Chicago alla tranquillità
della campana incontaminata del Maine”.
Fu cosı̀ che, per grazia di Dio, “la leucemia sparı̀ per non tornare mai più”. Mentre
lui parlava, riuscivo a sentire il pubblico con il fiato sospeso, in attesa di sentire la fine
di quella storia. E poi, gli chiesi: “Le statistiche ci dicono che gran parte delle persone
nella sua situazione non ce l’avrebbero mai fatta. Il 90% dei malati di leucemia mieloide
acuta o mieloblastica acuta (LMA) muore nel giro di tre anni. Lei sta bene da dieci. C’è
qualcosa di particolare che pensa sia riuscito a tenerla in vita finora?”. In onda vi fu solo
silenzio. Alla radio, anche solo pochi secondi di silenzio sembrano una preoccupante eter-
nità, specialmente quando si sa che sono milioni le persone all’ascolto. Sentivo colarmi un
sudore freddo giù per la schiena, mentre aspettavo la sua risposta. Finalmente: “Beh, sı̀”,
sembrò sbottare. “Sı̀, che cosa?”, lo incalzai con trepidazione, sollevata che, dopo tanto
silenzio, avesse risposto. “Sı̀, c’è una cosa che ho fatto tutti i giorni in uesti ultimi dieci
anni, senza mai dimenticarmene una sola volta, da quando sono uscito dall’ospedale”.
“Di che cosa si tratta?”, chiesi cauta. “Qualche giorno dopo aver lasciato l’ospedale per
iniziare la mia nuova vita, incontrai un uomo saggio che mi corsigliò di prendere le alghe
verdi-azzurre. Non ne avevo mai sentito parlare”. Nemmeno io, per inciso. E continuò:
“Cosı̀, incominciai a prenderle tutti i giorni. E non ne ho mai interrotto, nemmeno per un
solo giorno, l’assunzione. In questi ultimi dieci anni, ho preso queste alghe tutti i giorni
e sono guarito dalla leucemia. Non ho mai più avuto ricadute. Anzi, adesso, sto molto
bene Credo che quest’alga mi sia stata inviata da un angelo, che sia un alimento divino”.
Il pubblico aveva avuto quello che voleva e anch’io. La sua storia cambiò anche la mia
vita. Decisi, infatti, che il mio scopo da quel momento in poi sarebbe stato scoprire il
più possibile su quest’alga. Passai, cosı̀, più di dieci anni a raccogliere dati e a effettuare
ricerche su questo superalimento, al quale dedicai la mia tesi di dottorato e poi un libro.

13.1 Progetto di Dio


È strana, la vita. Due anni dopo aver intervistato quell’uomo sopravvissuto a un cancro
che di solito non perdona, il mio bellissimo nipote, Erik, all’età di 12 anni, contrasse
esattamente lo stesso tipo di malattia, la leucemia LMA. L’anno dopo, a 13 anni, morı̀.
Refrattario ai miei suggerimenti, pareva conoscere i progetti che Dio aveva in serbo per
lui. Il destino volle che meno di due anni dopo la sua morte, una coppia di scozzesi
bussasse alla porta della mia clinica con un’altra dodicenne, altrettanto bella. La madre era
in lacrime, il padre aveva gli occhi rossi e la figlia un’espressione di paura dipinta sul volto,
mista a una grande serenità. La ragazza era sopravvissuta a una ricaduta della leucemia,
ma i medici erano tutt’altro che ottimisti, la prognosi era a dir poco preoccupante. I
genitori erano terrorizzati e a ragione. Il mio pensiero fu: “Che cosa potrò mai fare per
loro? È tutto nelle mani di Dio”. Queste persone si aspettavano troppo da me: avevano
letto qualche articolo su un quotidiano scozzese, con un titolo del tipo: “La scalata al
successo della nostra compaesana”, e ora riponevano in me ogni loro speranza.

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Ero spaventata. Non ero stata, capace di salvare Erik. Perché avrei dovuto riuscire
a salvare qualcun altro? Ero ancora divorata dal crudo dolore della morte di mio nipote
e dall’immensa sofferenza di sua madre che aveva perso il suo unico figlio. Adesso,
un’altra coppia di genitori, miei conterranei, si rivolgeva a me chiedendomi di salvare
la loro unica figlia. C’erano troppe coincidenze per i miei gusti. Quando la coppia e
la figlia lasciarono il mio studio, incominciai prima a tremare, poi a piangere, disperata.
Era troppo per me. Ma, poi, lasciai che la luce penetrasse in me o, meglio, “vidi la
luce”. Mi veniva forse offerta la possibilità di rimediare? Di redimermi dalla sconfitta
precedente? Di rinnovarmi? Erik ormai non c’era più, ma il destino di questa bambina
poteva essere diverso. Ci doveva essere una ragione per cui mi erano state inviate queste
persone. Adesso avevo l’occasione di condividere le conoscenze che avevo e le speranze
che nutrivo.
Questa volta, però, non mi sarei fermata davanti alle resistenze, né allo scetticismo o al
cinismo, come avevo fatto con mio nipote. Cosı̀, dissi a questa ragazzina che, se avesse
voluto farsi curare da me, avrebbe dovuto obbedirmi alla lettera e fare esattamente
quello che le dicevo, fino in fondo. Non volevo obiezioni. Qualsiasi esitazione avrebbe
significato l’interruzione delle mie cure. Se da un lato cercavo disperatamente di aiutarla,
dall’altro tentavo di proteggermi dal dolore di un’altra tragedia causata dalla leucemia.
Chiarii, però, che non ero in grado di curare la leucemia, né tanto meno di prevenirla.
Tutto quello che potevo fare era rafforzare gli organi, il sangue, i tessuti cellulari, il siste-
ma immunitario e pregare tutti i giorni (cosa che faccio sempre) che la sua malattia non si
ripresentasse. Le cambiai radicalmente modo di mangiare (anche i genitori lo cam-
biarono), le prescrissi una serie completa di alimenti vivi, di potenti erbe, di vitamine
e minerali, che periodicamente modifico, e l’alga verde-azzurra, tutti i giorni. Negli
scorsi cinque o sei anni (da quando, cioè, questa ragazzina, che adesso è cresciuta, è in
cura da me), tutti gli altri piccoli malati di leucemia ricoverati con lei in ospedale hanno
avuto ricadute e sono morti. La mia piccola paziente, invece – tocchiamo ferro – è ancora
viva e sta molto bene (ha appena finito gli esami delle superiori). La somministrazione
di un’alga, ovviamente, non è l’unica risposta. Ma, francamente, non mi sognerei mai di
interromperne l’assunzione.

13.2 Profilo scientifico


Le alghe verdi-azzurre, la cui denominazione scientifica è Aphanizomenon flos aqua (AFA),
sono organismi vegetali che hanno caratteristiche comuni non solo alle piante e agli
animali, ma anche ai batteri. Come le piante, sono in grado di svolgere la fotosintesi –
di trasformare, cioè, la luce solare in clorofilla – con tale efficienza da connotarsi come
gli esseri viventi più ricchi di clorofilla presenti sulla terra. Come gli animali sono
dotati di pareti cellulari digeribili di cui il nostro organismo si può nutrire, al con-
trario di molte piante ricche di strutture cellulosiche indigeribili. E come i batteri,
sono formati da cellule prive di un nucleo separato dal citoplasma per mezzo di una
membrana, mentre altri tipi di alghe e piante sono dotati di nuclei e pigmenti con-
finati all’interno di membrane ben distinte. Tutte queste caratteristiche le rendono
molto facilmente digeribili.

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Le alghe non sono nuove alla catena alimentare dell’uomo. Tra le prime forme di vita
a comparire sulla terra, furono ricca fonte di nutrimento per i primi 30.000 anni di esisten-
za della nostra specie. Per migliaia di anni, gli erboristi cinesi le prescrissero per colmare
le carenze di vitamine e minerali, mentre sia le popolazioni Azteche in Messico, sia quelle
Incas in Perù le raccoglievano nei loro laghi e le commerciavano. Le tracce fossili indica-
no che quelle verdi-azzurre, risalenti a più di quattro miliardi di anni fa, sono le alghe più
primitive. Mentre piante e animali di quell’epoca si sono estinti, esse sono sopravvissute
fino ai giorni nostri grazie alla grande capacità di adattamento ai cambiamenti. Se la spe-
cie umana ha bisogno di un milione di anni per modificare il proprio patrimonio genetico
in modo da adattarsi a dosi superiori di radiazioni, le alghe verdi-azzurre ci riuscirebbero
in pochi mesi. Queste alghe non devono essere confuse con i cianobatteri, alghe tossiche
che abbondano in laghi, fiumi e stagni di tutt’Europa: come è stato dimostrato, le alghe
verdi-azzurre del Lago Klamath (Oregon) non producono alcun tipo di tossina.

13.2.1 Capacità di assorbimento

La caratteristica che ci rende tanto preziose queste alghe è l’elevatissima digeribilità. “In
realtà, non siamo quello che mangiamo, ma quello che assimiliamo”, dico sempre ai miei
pazienti. Può accadere, infatti, di prendere una pillola di betacarotene, ma di non assimi-
larla: questa sostanza potrebbe attraversare tutto il nostro organismo ed esserne espulsa
senza essere stata assorbita, nemmeno in parte! Potremmo seguire la dieta migliore del
mondo . . . ma se il nostro organismo non riesce ad assorbire, assimilare, metabolizzare o
digerire quei cibi, non è in grado di trarne alcun beneficio. Lo stesso vale per gli integra-
tori di vitamine e minerali: se il sistema di assorbimento biochimico dell’organismo non
funziona adeguatamente, non si assimilerà nulla o quasi di tali costosi nutrienti. Queste
alghe, invece, sono completamente assimilabili.
Ma dove si acquista questo alimento tanto insolito per noi? Lo si può trovare nella
maggior parte dei negozi di alimentazione naturale1 o delle erboristerie nelle forme più
svariate: in polvere, in forma di compresse o capsule o di liquido.
Nella mia attività di medico nutrizionista, con la somministrazione quotidiana delle al-
ghe verdi-azzurre selvatiche ho corretto molte carenze di nutrienti, soprattutto gli squilibri
minerali. Assimilabili al 90% o di più, le alghe sono dal punto di vista biologico cosi
affini all’apparato digerente che il nostro organismo ne assimila quasi tutte le sostan-
ze nutritive in modo rapido ed efficiente, anche nei casi di parziale malassorbimento.
Esse, inoltre, sono in grado di favorire anche l’assorbimento di altri alimenti. I dosaggi
possono variare molto: se sono in polvere, si può passare gradualmente, nell’arco di
sei settimane, da un quarto di cucchiaino a due cucchiaini al giorno; se si scelgono le
capsule, si può arrivare gradualmente fino a sei capsule al giorno; se, invece, si prefe-
risce la forma liquida, s’inizia con un contagocce al giorno per poi arrivare a due-quattro
contagocce. Sono molti i fattori che possono influire sui dosaggi: tipo di attività, gravità
delle carenze e degli squilibri, peso e stato di salute generale. Se il dosaggio è adeguato,
il risultato è più energia e meno cali o sbalzi. Io di solito prescrivo l’alga verde-azzurra
1
Distribuito da www.nutrigea.com

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complementare spirulina insieme alle verdi-azzurre Klamath: il dosaggio ottimale è


pari a 1 cucchiaino ben colmo (6 compresse) al giorno.

13.2.2 Profilo nutrizionale e proprietà

Sebbene sia dotata di tante proprietà benefiche, non è questo il motivo principale per il
quale ho deciso di includere quest’alga nei “Magnifici 12”. È il suo effetto armonizzante
che più mi interessa: armonizza non soltanto i processi fisiologici e biologici dell’orga-
nismo, ma anche gli altri 11 supercibi cui è dedicato questo libro. Le alghe, in generale,
non sono particolarmente ricche di un nutriente in particolare, bensı̀ di tutti i nutrienti
conosciuti in equilibrio perfetto che, grazie alle loro strutture molecolari, dunque,
sono perfettamente assimilabili.
L’alga verde-azzurra contiene vitamine di elevata qualità, amminoacidi ed enzimi vivi;
la sua struttura molecolare è costituita per il 60% di proteine, con una percentuale di am-
minoacidi più completa, di quelli della carne bovina o della soia. Questo microrganismo,
inoltre, è la più potente fonte di betacarotene, vitamina B12 e clorofilla.

13.2.3 Vitamine per una maggiore vitalità

L’apporto vitaminico delle alghe verdi-azzurre è in perfetta armonia con la biochimica


dell’organismo umano che quindi è in grado di assimilarlo quasi al 100%. Le alghe Kla-
math sono ricche di vitamine del gruppo B, in particolare di vitamina B2 , B6 e B12 che,
indispensabili al processo emopoietico, trasformano il glucosio in energia, conferendo
maggior vigore intellettuale e fisico, mentre l’analogo della vitamina C in esse presente
aiuta l’organismo ad assorbire il ferro.

13.2.4 Minerali potenti

Queste alghe sono ricche non soltanto di ferro, ma anche di molti altri oligoelementi, an-
cora una volta in perfetto equilibrio gli uni con gli altri. Principali costituenti del “telaio”
del nostro organismo, queste sostanze sono indispensabili alla nostra salute mentale e fi-
sica poiché consentono l’assimilazione degli altri nutrienti. La carenza anche di un solo
minerale può provocare una serie di squilibri dell’apporto vitaminico e mettere a repenta-
glio la salute degli organi. Le alghe sono un prezioso strumento con il quale correggo le
carenze e gli squilibri dell’apporto di minerali nei miei pazienti.

13.2.5 Proteine efficaci

Le alghe contengono il 60% di proteine che, essendo costituite da tutti e otto gli ammi-
noacidi essenziali, sono di qualità superiore a quelle di altri vegetali, generalmente privi di
alcuni di essi. Poiché basta l’assenza di un solo amminoacido essenziale perché il nostro
organismo non sia in grado di realizzare la sintesi proteica, si comprenderà l’importanza

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Supercibi naturali per la salute 105
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di questo alimento. La carne di solito li contiene tutti e otto, ma solo il 20% ne viene
assorbito dal nostro organismo, a fronte dell’85% di quelli presenti nelle alghe.
Le proteine sono indispensabili a un buono stato di salute e quelle di cui sono ricche
le alghe, in particolare, nutrono il cervello e il sistema nervoso grazie all’elevato apporto
di peptidi (neurotrasmettitori) in grado di attraversare la barriera ematoencefalica. Si è
constatato che i bambini ai quali viene somministrata l’alga Klamath ottengono risultati
migliori in ambito scolastico.
Nel suo libro, Beating Alzheimer’s, il ricercatore Tom Warren sostiene di essersi
curato e di aver curato altri dall’Alzheimer e devo dire che il suo studio e gli esa-
mi biochimici da lui condotti sono molto convincenti. Il presupposto da cui muove è
che i soggetti colpiti da questa grave malattia non dispongono di sufficienti quantità di
proteine nel cervello; perciò, correggendo questo squilibrio, si eliminerebbe la malattia.
A tale scopo, consiglia l’assunzione di quest’alga per un apporto completo di proteine e
amminoacidi.

13.2.6 L’importanza degli enzimi

Le alghe Klamath pullulano letteralmente di enzimi attivi che contribuiscono a migliorare


l’assorbimento nel tratto digerente, favorendo l’assimilazione di maggiori quantità di nu-
trienti che rafforzano il sistema immunitario e contrastano il processo di invecchiamento.
È, infatti, dalla composizione del cibo del quale ci nutriamo che dipende la quantità di
energia necessaria per digerirlo. Richiedendo pochissima energia, le alghe Klamath
vengono assimilate completamente nel giro di novanta secondi. Più trattati e alterati
sono gli alimenti, invece, maggiori sono la fatica e lo stress cui vengono sottoposti l’or-
ganismo e il suo drappello di enzimi. La maggior parte di noi non dispone di sufficienti
quantità di enzimi e, anche se l’organismo ne produce alcuni, il resto dev’essere attinto
dagli alimenti. Frutta e verdura crude sono molto ricche di enzimi attivi che, però, sono
molto sensibili alla lavorazione, alla cottura o al surgelamento. Le alghe, invece, sono la
fonte degli enzimi più attivi.

13.2.7 Pigmenti

Le alghe sono ricche di tutti i tipi di pigmenti vegetali, molecole in grado di assorbire
determinate lunghezze d’onda della luce e di rifletterle in forma di colore riconoscibile.
Personalmente, sono convinta che questi pigmenti siano in grado di trasmetterci frequenze
metafisiche e onde invisibili che agiscono positivamente su di noi sul piano fisico, emotivo
e spirituale. Vorrei analizzare in particolare due pigmenti:

1. Clorofilla. Impiegata per curare dolore, ulcere e alterazioni della pelle all’inizio del
Novecento e rimpiazzata da antisettici chimici dopo la seconda guerra mondiale,
oggi è oggetto di rinnovato interesse. La clorofilla può, infatti, favorire la ri-
generazione delle cellule epatiche, migliorare la circolazione e l’efficienza del
muscolo cardiaco. Nella mia attività di medico nutrizionista, utilizzo la clorofilla

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per accelerare la riparazione dei tessuti, prevenire le infezioni, combattere gli stati
infiammatori, l’alitosi e la bromidrosi – sudorazione maleodorante.
2. Betacarotene. È un potente antiossidante che stimola il sistema immunitario e pro-
tegge dalle infezioni e dalle allergie, combattendo il processo d’invecchiamento.
La clorofilla e gli enzimi contenuti in queste alghe convertono in vitamina A una
quantità di betacarotene due volte superiore a quella degli altri cibi. Uno studio in-
ternazionale condotto nell’arco di venticinque anni ha dimostrato che i soggetti che
si alimentano di cibi ricchi di betacarotene sono meno colpiti da melanomi, tumori
del polmone, dello stomaco, del colon, della vescica, dell’utero e dell’ovaio.

13.3 Risultati clinici


Nel mio libro The Miracle Superfood: Wild Blue-Green Algae presento, tra le altre cose,
studi e ricerche sulle proprietà immunostimolanti, eupeptiche, disintossicanti, cicatriz-
zanti e rigeneranti di questi organismi vegetali che, inoltre, proteggono dagli effetti nocivi
delle radiazioni e dalle patologie degenerative, migliorando lo stato di salute in generale.
Nella mia clinica ho trovato particolarmente utili le alghe Klamath per combattere:

• Candida albicans: asciugano i liquidi in eccesso, contribuendo a eliminare l’“umidità”


in cui prospera la candida.
• Depressione: sono ricche di vitamine del gruppo B, delle quali spesso sono carenti i
soggetti depressi.
• Affaticamento del fegato: contengono un amminoacido in grado di disintossicare il
fegato dalle sostanze nocive e forniscono a quest’organo proteine altamente assimilabili
favorendo la prevenzione delle infezioni.
• Intossicazione da metalli pesanti: favoriscono l’eliminazione di residui tossici, stimo-
lano l’attività emopoietica e rinnovano i tessuti cellulari.
• Obesità e voglia di dolce: combattono le fluttuazioni della glicemia e tengono sotto
controllo l’appetito.
• Invecchiamento: l’antiossidante betacarotene combatte l’invecchiamento precoce, men-
tre la ricca dotazione enzimatica favorisce l’assorbimento dei nutrienti anti-età.
• Anemia: sono ricche di ferro, acido folico, vitamina B12 e vitamina E che arricchiscono
il sangue.
• Disturbi dermatologici: il betacarotene, precursore della vitamina A, è utile nella cura
delle eruzioni cutanee e dei tessuti danneggiati e favorisce la costruzione di nuovi tessuti
dermici.
• Peggioramento della memoria e calo di concentrazione: la ricca dotazione proteica e
di neuropeptidi (neurotrasmettitori del cervello) nutre il cervello, favorendo la lucidità
mentale.

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13.3.1 Un toccasana per le funzioni intestinali

Per rispettare la sua privacy – è una nota attrice televisiva – la chiamerò Miss T. Quan-
do si presentò da me per la prima volta, aveva l’intestino totalmente bloccato. Aveva
sempre sofferto di stitichezza fin da bambina, ma, adesso, arrivava perfino a non sca-
ricarsi per sei giorni consecutivi! Come se non bastasse, soffriva anche di ritenzione
idrica, localizzata in particolare nella zona delle caviglie. Gli esami delle feci rivelarono
uno spiccato squilibrio della flora intestinale, e la presenza di alcuni agenti patogeni. Gli
esami del sangue, invece, misero in luce una carenza di magnesio, acido folico e ferro,
che può accentuare la stitichezza. La lingua spesso era dolorante, di una colorazio-
ne rosso scuro e coperta da una spessa patina. Tutti questi elementi indicavano una
stasi a livello epatico, con uno scarso afflusso di energia nelle aree gastrointestinali. Lo
confermavano le feci che tendevano a essere dure e secche: il fermo, dunque, era “caldo”
o “infiammato”, risultato di una dieta carente di nutrienti, esacerbato dalla stipsi. Questo
tipo di stasi a livello epatico riduce la peristalsi intestinale, l’insieme delle contrazioni
muscolari involontarie dell’intestino, con il conseguente ritardo della progressione e del-
l’espulsione dei residui fecali. Le alghe sono forse l’arma migliore per combattere l’in-
sufficienza o gli squilibri epatici; in particolare, le Klamath sono le uniche verdi-azzurre
a contenere cloro, la cui carenza può indurre stipsi, congestione venosa e degenerazione
grassa (steatosi) del fegato.
Tutti rischiamo di affaticare il fegato o di ritrovarci un fegato ingrossato e pigro. Le
cause? Alimentazione carente di nutrienti, stress, farmaci, alcolici e inquinamento am-
bientale, che possono provocare danni molto gravi a quest’organo. I sintomi più frequenti
di un fegato affaticato sono: stitichezza, digestione difficile, eruzioni cutanee, ipertrofia
ghiandolare, impressione di avere qualcosa che ostruisce la gola, problemi connessi al ci-
clo mestruale, depressione e dolori diffusi. Questo importante organo dev’essere in grado
di metabolizzare e distruggere sostanze dannose, quali farmaci, veleni, sostanze chimiche,
virus e infezioni batteriche, ma anche di immagazzinare sostanze nutritive importanti, di
produrne altre e di secernere la bile, liquido di colore giallo-verde, indispensabile per la
digestione.
Perciò, prescrissi a Miss T l’assunzione molto graduale di alghe verdi-azzurre.

}
Settimana 1: tre quarti di cucchiaino di alga.
Settimana 2: mezzo cucchiaino.
disciolto in succo di aloe
Settimana 3: tre quarti di cucchiaino.
vera e succo di mela
Settimana 4: un cucchiaino.

In primo luogo, le alghe verdi-azzurre sono dotate di proprietà blandamente diuretiche


e, quindi, combattono la ritenzione idrica della quale soffriva Miss T. In secondo luogo,
hanno un effetto “rinfrescante”, sull’organismo, lo inducono, cioè, a contrarsi e a spingere
l’energia verso il basso; sono, perciò, ideali per combattere l’eccesso di “calore” nel fega-
to. In terzo luogo, le sostanze amare presenti nelle alghe verdi-azzurre selvatiche entrano
nell’intestino favorendone la motilità e aumentando, quindi, la peristalsi.
Risultato: combattono la stitichezza. Miss T adesso si scarica ogni giorno, a volte anche
due volte al giorno; la flora intestinale e l’apporto di minerali si sono normalizzati e anche

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l’energia mentale, non solo quella fisica, è aumentata.


Un intestino ben funzionante – due o tre evacuazioni al giorno – libera l’organi-
smo da tossine e batteri, contribuendo in misura decisiva al nostro benessere gene-
rale. Studi recenti confermano che l’eliminazione incompleta o infrequente dei residui
fecali può provocare molte patologie, quali diabete mellito, meningite, miastenia grave,
disfunzioni della tiroide, diverticolite e colite ulcerosa, solo per citarne alcune.

Caso clinico: Dorothy, 35 anni

Fin dall’età di 17 anni, quando aveva sofferto di mononucleosi infettiva (febbre ghiando-
lare), Dorothy aveva sempre avuto problemi di unghie – fragili, coperte di macchioline
bianche e tendenti a spezzarsi –, un disturbo conosciuto con il nome di “leuconichia”,
spesso associato a carenze di zinco e malassorbimento.
A 35 anni, quando si rivolse alla mia clinica, Dorothy aveva constatato un aggravarsi del
problema, cui si accompagnava, inoltre, anche la caduta dei capelli. Gli esami del sangue
e del capello (mineralogramma) rivelarono carenze di vitamina B, di folati e zinco. Nel
corso degli anni, la paziente aveva provato tutti i tipi di integratori multiminerali,
vitamine del gruppo B e quattro diversi tipi di zinco (liquido, in capsule, in com-
presse e in confetti), senza, però, ottenere risultati. Parve, anzi, sorpresa di constatare
che dagli esami del sangue e dei capelli risultasse ancora una carenza di zinco dopo tutti
quegli integratori assunti per anni e anni. In realtà, l’assorbimento dello zinco ingerito
varia dal 20 al 40%.
Il programma prescritto a Dorothy

Settimane 1 e 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . mezzo cucchiaino al giorno (mezzo g)


Settimane 3 e 4 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . un cucchiaino raso al giorno (1 g)
Settimane 5-8 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . due cucchiaini rasi al giorno (2 g)
Settimane 9-12 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . due cucchiaini ben pieni al giorno (4 g)
Settimane 13-16 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . due cucchiaini ben pieni 2 volte al giorno (8 g)
Settimane 17-21 . . . . . . . . . . diminuzione del dosaggio – 2 cucchiaini rasi al giorno (4 g)

In seguito, il programma di mantenimento prevedeva la somministrazione di un cuc-


chiaino al giorno (1 g).
Dopo sei settimane, le macchie bianche sulle unghie di Dorothy avevano incominciato
a diminuire; dopo sedici, erano scomparse del tutto e la caduta dei capelli si era arrestata.
La paziente sentiva più energia e recentemente è rimasta incinta, dopo quattro anni di
tentativi andati a vuoto.
Commenti
Sebbene abbia assunto zinco in varie forme per anni, la paziente non riusciva ad as-
similare questo minerale molto importante che probabilmente è coinvolto in più funzioni
di qualsiasi altro minerale: è certo che intervenga nel mantenimento dei tessuti, nella

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Supercibi naturali per la salute 109
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funzione sessuale, nel sistema riproduttivo, in quello immunitario e nei processi di disin-
tossicazione. Sebbene le alghe verdi-azzurre contengano dosi relativamente basse dei
vari nutrienti, l’eccezionale assimilabilità le rende un’ottima fonte.

13.4 Ricerche e studi in tutto il mondo


Le alghe verdi-azzurre sono attualmente impiegate in tutto il mondo con grande successo.

• Gli scienziati dell’Istituto di Ricerca sul cancro americano hanno scoperto che le so-
stanze chimiche estratte dalle alghe verdi-azzurre inibiscono la crescita del virus del-
l’AIDS.

• Alla NASA sono state testate varie alghe come alimento per gli astronauti e i risultati
sono stati pubblicati su The Journal of the National Cancer Institute.

• In Russia sono state usate per curare i pazienti esposti a radiazioni durante il disastro di
Chernobyl.

• La tribù dei Kanembus si nutre ancora di alghe del Lago Chad, in Africa, e i
loro bambini non soffrono di malnutrizione, a differenza dei loro vicini, la cui
alimentazione non prevede alghe di alcun tipo.

• In Giappone si usano le alghe verdi-azzurre per curare le ferite, in particolare il piede


gangrenoso.

• Nel 1994, uno studio condotto in Nicaragua ha dimostrato che anche solo 1 g di alghe
AFA al giorno per sei mesi ha consentito a bambini malnutriti in età scolare di
tornare in perfetta salute.

13.5 In sintesi
In sintesi, le alghe verdi-azzurre sono un’eccezionale fonte naturale di tutti i nutrienti
necessari al benessere del nostro organismo. Ricche di clorofilla, betacarotene, ferro,
proteine e molti altri nutrienti complementari in forma biodisponibile, svolgono, inoltre,
un’azione armonizzatrice delle varie fonti di energia. Esse, perciò, contribuiscono ad
aumentare l’energia, a correggere gli squilibri, a ossigenare le cellule, consentendoci di
migliorare lo stato di salute fisico e mentale.
In quanto ricche di sostanze “amare”, agiscono sul cuore, contribuendo a eliminare gli
accumuli di “umidità” dalle arterie e stabilizzando la pressione sanguigna, e sulla men-
te, migliorando lucidità e concentrazione. In quanto fonte di sostanze che “asciugano”,
contribuiscono a eliminare l’eccesso di “umidità” dai tessuti, rendendo le cellule meno
attaccabili da virus, batteri, parassiti e miceti. Micosi, tumori o cisti, catarro, ascessi, gon-
fiori, edemi ed eruzioni cutanee di solito rispondono bene alla somministrazione di alghe,
impiegate anche in casi di cancro, AIDS, virus di Epstein-Barr, sclerosi multipla e

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Supercibi naturali per la salute 110
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artrite reumatoide, patologie caratterizzate da “umidità” interna. Dotate di proprietà


“rinfrescanti”, le alghe sono utili, inoltre, per combattere stitichezza, infiammazioni e feb-
bri. Essendo fonte di amminoacidi di facile assimilazione a livello cerebrale, stimolano
la secrezione di neurotrasmettitori migliorando la lucidità e la memoria. Hanno, infine,
proprietà rilassanti: le proteine predigerite e i carboidrati complessi di cui sono ricche
contribuiscono a riequilibrare i livelli glicemici nel sangue, fornendo un’energia che dura.
Le alghe verdi-azzurre fanno bene praticamente a tutti, in particolare a chi è cresciuto
mangiando carne e patate, uova, prodotti caseari, alimenti salati, additivati con conser-
vanti, e dolci o a chi fa pasti frettolosi, deve perdere peso, si sente perennemente stanco,
ha un’alimentazione carente di nutrienti, ma anche a chi ritiene di essere l’esemplare più
sano della specie umana. Sono una fonte completa di tutti i nutrienti in un mondo in cui
ci si ciba di alimenti molto ricchi di calorie, ma poveri di nutrienti. Ringiovaniscono i
polmoni, purificano i reni, nutrono il tratto gastrointestinale e il cervello, armonizzando
ed equilibrando tutti i meridiani. Le alghe verdi-azzurre, insomma, nutrono tutto il corpo
e purificano il sangue poiché contengono sostanze in forma più biodisponibile di qualsia-
si altra fonte naturale e non: grazie al loro delicato equilibrio, possono essere assimilate,
assorbite, digerite e metabolizzate in perfetta armonia con il massimo dei risultati.

13.6 Come somministrare le alghe verdi-azzurre

13.6.1 Dosaggio

È importante procedere per gradi nell’assunzione di queste alghe, poiché il nostro or-
ganismo potrebbe richiedere tempo per adattarsi a questo alimento potente e nuovo. È
meglio iniziare co il dosaggio minimo e aumentarlo poi in base alle proprie esigenze. Po-
trebbe essere necessario fare qualche esperimento o, meglio, consultare un nutrizionista
qualificato o un medico esperto in materia. Tipo di attività, gravità delle carenze e degli
squilibri, peso e stato di salute generale sono i principali fattori dai quali dipende il dosag-
gio che può variare da 2 a 10 g al giorno a seconda dei sintomi e delle specifiche esigenze
biochimiche di ognuno. Il miglioramento dei livelli di energia fisica e mentale, oltre al-
la scomparsa delle “voglie” ingiustificate di cibo, conseguenza di un corretto dosaggio,
potrebbe manifestarsi, in alcuni casi, già dopo un breve periodo.
In generale, per ottenere i risultati migliori, consiglio di procedere per gradi fino a due
cucchiaini pieni al giorno, ma la biochimica di ognuno di noi è cosı̀ differente! Ascolta-
te il vostro corpo: alcuni potrebbero aver bisogno di dosaggi superiori, altri di quantità
inferiori e ricordate che anche piccole quantità possono dare grandi risultati.
Maggiore è lo “squilibrio” biochimico o la presenza di tossine all’interno dell’organi-
smo, minori sono le dosi di microalghe da prendere all’inizio. Per rigenerare o disintossi-
care il fegato o per lenire altri sintomi importanti, è necessario prendere queste alghe per
almeno un anno. Potreste notare un aumento dell’energia mentale e fisica già dopo poco
tempo. Se, invece, non notate alcun risultato potreste non averne assune in quantità suffi-
cienti o potreste già essere in ottima salute. Ricordate che lo stress mette a dura prova
le nostre riserve di nutrienti e che, quindi, potreste aver bisogno di dosaggi superiori

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(4-1Og al giorno). Può servire a darvi la carica di cui avete bisogno prendere le alghe in
ore diverse della giornata.
Alcuni potrebbero constatare in un primo tempo effetti negativi: una leggera cefalea
frontale o qualche attacco di dissenteria, tuttavia, potrebbero indicare che le alghe assunte
hanno innescato una benefica reazione di guarigione o che il dosaggio è eccessivo. Con-
seguenza di un aggiustamento in atto nel metabolismo del glucosio, tali sintomi avversi
si attenuano consumando carboidrati complessi. In entrambi i casi, consiglio di ridurre la
dose per un paio di settimane e poi di aumentarla successivamente. Sebbene sia preferi-
bile assumere le alghe prima dei pasti o a digiuno, prenderle dopo o durante i pasti
può ridurre le reazioni avverse in chi le consuma per la prima volta.

13.6.2 Nutrienti complementari

Nella mia attività di medico nutrizionista, spesso prescrivo le alghe Klamath insieme a
un’altra specie di alga verde-azzurra, la spirulina – in genere un cucchiaino pieno (6 com-
presse). Per favorire l’assorbimento dei nutrienti contenuti nelle alghe e in altri alimenti,
consiglio, inoltre l’assunzione di complessi enzimatici a ogni pasto.
Se soffrite di artrite cronica, prendetene dosi ridotte all’inizio e aumentatele gradual-
mente, perché in una prima fase, quando i depositi di scorie e tossine vengono mobilitati,
il dolore potrebbe peggiorare. Allo stesso modo, se avete problemi intestinali cronici, al-
l’inizio potreste constatare il peggioramento di sintomi quali la flatulenza. Nel processo
di distruzione sistematica dei batteri nocivi, le microalghe, infatti, potrebbero provocare
un incremento della tendenza alla fermentazione, che poi però si stabilizzerà.
Una nota che interessa solo gli uomini: l’assunzione di queste alghe può provocare
un aumento della conta spermatica, migliorare le performance sessuali. Prese per la
prima volta, le alghe possono svolgere una potente azione depurativa e disintossicante:
perciò, consiglio di procedere come segue, nel dosaggio:

AFA in polvere

Miscelare le alghe in polvere in un bicchiere d’acqua o di succo

Settimana 1: . . . . . . . . ½ cucchiainoa al giorno


Settimana 2: . . . . . . . . . ½ cucchiaino al giorno
Settimana 3: . . . . . . . . . ½ cucchiaino al giorno
Settimana 4: . . . . . . . . . 1 cucchiaino al giorno
Settimana 5: . . . . . . . 1 ½ cucchiaino al giorno
Settimana 6: . . . . . . . . . . 2 cucchiaini al giorno

a
1 cucchiaino = 1 g ca.

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In capsule o compresse

Per un miglior assorbimento, si consiglia di masticare le compresse:


Bere un abbondante bicchiere d’acqua dopo aver ingerito le capsule o le compresse.

Settimana 1: . . . . . . . . 1 al giornoa
Settimana 2: . . . . . . . . . 2 al giorno
Settimana 3: . . . . . . . . . 3 al giorno
Settimana 4: . . . . . . . . . 3 al giorno

a
4 capsule = 1 g ca.

In forma liquida

Sciogliere le gocce in un abbondante bicchiere d’acqua o di succo

Settimana 1: . . . . . . . . 1 contagoccea al giorno


Settimana 2: . . . . . . . . . 2 contagocce al giorno
Settimana 3: . . . . . . . . . 3 contagocce al giorno
Settimana 4: . . . . . . . . . 4 contagocce al giorno

a
Dose standard = 2-4 contagocce.

Ricordate, comunque, che quelle riportate qui sopra sono solo indicazioni molto ge-
nerali; la biochimica, le carenze, gli squilibri e lo stile di vita di ognuno di noi sono cosı̀
diversi che potrebbe essere necessario un dosaggio diverso.

13.6.3 Salsa di avocado e alghe alla Gillian



4 cucchiaini di acqua (preferibIlmente acqua minerale naturale)

2 avocado molto maturi

2 gambi freschi di cipolletta finemente tritati

un quarto di cucchiaino di coriandolo in polvere

un quarto di cucchiaino di sale

mezzo cucchiaino di olio d’oliva

mezzo cucchiaino raso di alghe in polvere

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Versate l’acqua (circa quattro cucchiai) in un frullatore. Aggiungete gli avocado, i


gambi di cipolletta finemente tritati, il coriandolo, il saie, l’olio d’oliva e le alghe in pol-
vere e frullate fino ad ottenere un composto liscio e cremoso, della consistenza di una
crema morbida e leggera. Si sposa particolarmente bene con il salmone, ma si può usare
anche come condimento per l’insalata.
Nota: l’avocado contiene ben 14 minerali; è ricco proteine e di lecitina che nu-
tre il cervello e riduce il tessuto adiposo presente nell’organismo. Previene e combatte
l’anemia.
La cipolletta favorisce l’eliminazione dei metalli pesanti, mentre il coriandolo ha un
contenuto di vitamina C due volte superiore a quello delle arance.

13.6.4 Energetico alla Gillian McKeith



4-6 carote da agricoltura biologica

1 gambo di sedano

1 pezzo di radice di zenzero di poco meno di 1 cm

1 ciuffo di prezzemolo fresco

1 contagocce di alghe liquide o mezzo cucchiaino di alghe in polvere

Passate tutti gli ingredienti in una centrifuga e gustate. Ideale per una sferzata d’ener-
gia
Se all’inizio faticate ad abituarvi al gusto dei succhi di verdura, aggiungete il succo di
mezza o di una mela, che conferirà al tutto un sapore più delicato.

13.7 TEST SULLE ALGHE


Vi riconoscete?
Se soffrite di uno o più dei sintomi seguenti, potreste trarre beneficio dall’inserimento
delle alghe nel vostro regime alimentare quotidiano:

 Malassorbimento

 Problemi di fegato

 Carenze di nutrienti

 Macchie bianche sulle unghie

 Digestione difficile

 Infezioni/raffreddori

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 Stitichezza

 Cattiva memoria

 Scarsa concentrazione

 Depressione

 Deperimento

 Congestione con sovrapproduzione di muco

 Mancanza di energia

 Micosi

Se soffrite da 1 a 3 dei sintomi elencati sopra, potreste aver bisogno di integrare la


vostra alimentazione con le alghe 2-3 volte alla settimana.
Se soffrite da 4 a 10 dei sintomi elencati sopra, potreste aver bisogno di integrare la
vostra diete con le alghe a giorni alterni.
Se soffrite da 11 a 14 dei sintomi elencati sopra, potrete aver bisogno di mangiare
alghe tutti i giorni per un certo periodo. (Se avete una costituzione “fredda”, cioè, se
soffrite molto il freddo, inserite anche molte erbe che riscaldano nel vostro regime
alimentare.) Per le dosi, leggete il paragrafo dedicato al dosaggio.

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Capitolo 14
Crudo è meglio

14.1 Perché crudo è meglio?


Come ho più volte sottolineato, il pregio principale degli alimenti vivi è la ricchissima
dotazione enzimatica, il cui maggiore nemico è proprio la cottura (bollitura, frittura,
cottura in forno ecc.). Tutti i cibi cotti, quindi, sono privi di enzimi che vengono distrutti
completamente quando vengono riscaldati a temperature superiori ai 50°C per circa 20
minuti. Lo conferma il tanto celebrato Pottenger Study, condotto personalmente dal dottor
Francis Pottenger e pubblicato sull’American Journal of Orthodontics and Oral Surgery,
nel corso del quale furono tenute sotto osservazione per dieci anni quattro generazioni di
gatti per un totale di 900 individui. Metà degli animali fu alimentata con carne cruda e
latte e metà con carni cotte e latte pastorizzato (sottoposto ad alte temperature).
I gatti del secondo gruppo manifestarono una litania di malattie degenerative, non
molto diverse da quelle che affliggono la società occidentale, con un peggioramentoe
graduale a ogni successiva generazione: problemi congeniti alle ossa, osteoporosi, artri-
te, disfunzioni del sistema immunitario, sterilità e perfino deformazioni e difetti congeniti
alla terza e quarta generazione. I gatti alimentati con carne cruda e latte non pastorizza-
to, invece, ebbero un destino molto migliore. Questo studio conclude, quindi, che è la
completa assenza di enzimi a causare anomalie e malattie degenerative. (Da questi ri-
sultati non si deve tuttavia trarre la conclusione che anche noi esseri umani dovremmo
mangiare carne cruda: non lo consiglierei mai a nessuno; lo studio citato si propone solo
di dimostrare l’importanza degli enzimi.)

14.1.1 Riduzione dell’apporto proteico

La cottura, dunque, distrugge gli enzimi, ma non solo; nemmeno le proteine sono ri-
sparmiate dalle alte temperature: quando si cuociono molto gli alimenti che ne sono

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Supercibi naturali per la salute 116
Gillian McKeith

molto ricchi, anche queste preziose sostanze vanno distrutte, nella migliore delle ipote-
si, vengono rese inservibili, in quella peggiore diventano dannose. Per esempio, da uno
studio pubblicato sul Journal of Nutrition Review risulta che la lisina (un amminoacido
che rientra nella catena proteica), dopo la cottura, è indigeribile e, quindi, non assimi-
labile insieme agli altri amminoacidi per dar vita a catene proteiche. Un altro studio
sulla riduzione dell’apporto proteico nella carne cotta, sponsorizzato dal Ministero del-
l’Agricoltura americano, giunge alla conclusione che la “cottura a 200°C (la temperatura
media di cottura delle carni) provoca una marcata riduzione dell’apporto di proteine so-
lubili (dal 4 al 40%) presente nelle bistecche analizzate”. Se molti pensano di assumere
più proteine mangiando carne, perciò, potrebbero trovarsi a non assimilarne molte
a causa delle elevate temperature della cottura.

14.1.2 Distruzione delle vitamine

Come se non bastasse, la cottura provoca anche la distruzione o, perlomeno, la degrada-


zione di gran parte delle vitamine. Malgrado sia vero che il calore non distrugge tutte le
vitamine, è, però, accertato che ne riduce molto l’attività. Si è calcolato che provoca la
perdita di non meno del 50% delle vitamine del gruppo B e di percentuali superiori di
alcune singole vitamine di questo gruppo: la bollitura prolungata, per esempio, distrugge
fino al 96% del contenuto di tiamina (B1 ), al 72% di quello di biotina, al 97% di acido
folico, al 95% di inositolo e fino all’80% di vitamina C. Anzi, secondo uno dei più impor-
tanti ricercatori nel campo, il dottor Viktoras Kulvinskas, autore del Survival Report into
the 21st Century, la cottura provoca una perdita generale di nutrienti, che può raggiungere
anche l’85%. Ciò significa che spesso dagli alimenti estraiamo solo il 15% dei nutrienti e
micronutrienti, una percentuale inferiore di proteine e, quasi sempre, nessun enzima.

14.1.3 Altri problemi

Infine, mangiando cibi molto caldi non facciamo certo un favore a nessuna delle funzioni
del nostro organismo, né tanto meno alla nostra dotazione enzimatica. Mio suocero, per
esempio, insiste nel bere tè cosı̀ caldo che ustionerebbe la bocca di qualsiasi altro mor-
tale. Non sa in che guai potrebbe incorrere! Da uno studio pubblicato su The Lancet
risulta che, tra i soggetti in osservazione, il 15% di coloro che bevevano tè a temperatu-
re superiori ai 50°C e il 77% di coloro che lo bevevano a temperature superiori ai 58°C
presentavano “anomalie della dotazione enzimatica gastrica”. In altre parole, sorbire be-
vande o mangiare cibi molto caldi ostacola la digestione. Nel corso di un altro studio,
pubblicato sempre su The Lancet, il dottor C. McCluskey ha scoperto che mangiare conti-
nuamente cibi bollenti irrita la struttura molecolare delle cellule della bocca e della lingua,
esponendo i soggetti interessati a rischi maggiori di cancro della gola e della bocca.
Forse, la conclusione più scioccante è che una dieta composta solo di cibi cotti pro-
vocherebbe la riduzione del tessuto cerebrale e il rigonfiamento di tutti gli organi
principali. A formularla è stato l’eminente dottor Edward Howell che ha dedicato una
vita intera allo studio della biochimica degli enzimi e ha scritto molto sui risultati ottenuti
con gli animali di laboratorio. Quando si alimentavano le cavie con cibi privi di enzimi

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Supercibi naturali per la salute 117
Gillian McKeith

(cioè, solo cibi in scatola o cotti), il volume del cervello diminuiva. Ma non era l’unica
conseguenza: il sistema endocrino, l’ipofisi, la tiroide, il pancreas, reni, il fegato, il cuore,
la milza e altri organi si gonfiavano cioè, si indebolivano e funzionavano meno o non fun-
zionavano affatto – una prospettiva molto inquietante. Il dottor Howell cita, inoltre, più di
cinquanta importanti studi condotti in tutto il mondo, a sostegno delle proprie conclusio-
ni, tra cui l’Harvard Medical School Study di N.B. Marshall, S.B. Andrus e J. Mayer, che
hanno rilevato il grottesco rigonfiamento di tutti gli organi delle cavie utilizzate.
Durante la cottura, inoltre, pesticidi e fungicidi potrebbero contaminare tutto l’ali-
mento formando composti ancora più tossici, veleni che, poi, si depositano nelle parti più
deboli dell’organismo, sovraccaricando il fegato, e diventano difficili da espellere. Quan-
do vi è possibile, acquistate prodotti da agricoltura biologica per eliminare o, perlomeno,
contenere tale problema: i prodotti di questo genere dovrebbero essere privi di batteri no-
civi, pesticidi, erbicidi, insetticidi, fungicidi, diossine e altri sottoprodotti delle pratiche in
uso nell’agricoltura convenzionale.

14.1.4 Indebolimento del sistema immunitario

L’assunzione di cibi sottoposti a cottura eccessiva non causa soltanto anomalie a livel-
lo dei tessuti cellulari e degli organi, ma a lungo andare compromette anche il sistema
immunitario: gli alimenti cotti influiscono, infatti, negativamente sulla struttura mo-
lecolare del sangue, indebolendo la risposta immunitaria. Dallo studio, presentato dal
dottor Paul Kauchakoff nel corso del primo Congresso Internazionale di Microbiologia,
intitolato “The Influence of Cooking Food on the Blood Formula of Man”, risulta che gli
alimenti cotti inducono un fenomeno, definito leucocitosi, caratterizzato dall’anoma-
lo aumento del conteggio dei globuli bianchi. Il sistema immunitario, cioè, si comporta
come se fosse continuamente nello stato di allerta provocato dalle infezioni: produce più
globuli bianchi, fatto che induce altri mutamenti biochimici e fisiologici. Se, in qualità
di biochimico nutrizionista, potrei formulare ipotesi e trarre logiche conseguenze, devo,
però, innanzitutto mettere in guardia da un pericolo grave: lo stato di allerta continuo
potrebbe facilmente portare il sistema immunitario al collasso.

14.1.5 Sindrome da affaticamento

In effetti, se il conteggio dei globuli bianchi (conta leucocitaria) è sempre superiore alla
norma a causa di un’alimentazione a base solo di cibi cotti, il sistema immunitario potreb-
be non essere in grado di riconoscere batteri e virus come veri invasori. In altre parole,
essendo sottoposti a uno stress continuo, potrebbero non riuscire a reagire come dovreb-
bero a una vera infezione. Combattere le malattie è una vera e propria guerra. Ma un
bravo generale non terrebbe mai le sue truppe in continuo stato di allerta: predisporrebbe
sostituzioni, rotazioni oppure ordinerebbe la cessazione dello stato di allerta in modo da
disporre, al momento buono, di truppe fresche. In termini militari, cercherebbe di preve-
nire “la sindrome da fatica”. Lo stesso bisogna fare con i nostri leucociti perché tenerli
sempre in allerta significa correre il rischio che soffrano di sindrome da affaticamento:
meglio dare loro tregua – solo cosı̀ potranno essere più reattivi e più forti. Diversamente,

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Supercibi naturali per la salute 118
Gillian McKeith

sarebbe come mandare continuamente su di giri il motore della vostra auto: prima o poi
si ingolferebbe e non funzionerebbe più. Allo stesso modo, una dieta a base solo di cibi
cotti “ingolfa” il sangue, il sistema immunitario e gli organi, con il risultato che ci si
ammala più spesso o ci si sente sempre stanchi.

14.2 Il crudo controbilancia il cotto


Non ci sono solo cattive notizie, però: il dottor Paul Kouchakoff, nel corso del Congresso
Internazionale di Microbiologia citato sopra, ha aggiunto anche che il consumo di alimenti
crudi o di alimenti riscaldati a temperature inferiori 90°C previene qualsiasi aumento del
conteggio dei leucociti – anzi, basta consumare crudo il 50% del proprio fabbisogno
per prevenire la leucocitosi.
Per questo motivo, consiglio sempre di mangiare, nel corso dello stesso pasto, alimenti
cotti e alimenti crudi o scaldati a basse temperature, e di cuocere a fuoco basso o a
vapore, solo il minimo indispensabile. I risultati dello studio del dottor Kouchakoff,
quindi, sono incoraggianti perché ci danno informazioni che ci consentono di trarre il
meglio da entrambi i mondi. Per stare meglio, basterà aggiungere ai cibi cotti quantità
maggiori di alimenti crudi.

14.2.1 Adattamento climatico

Adesso capite perché non sono una sostenitrice del tutto crudo. Forse, se viveste in zone
con un clima caldo e soleggiato tutto l’anno, una dieta a base di frutta, verdura e ger-
mogli crudi sarebbe perfetta, ma la mia esperienza clinica mi dice che un’alimentazione
del genere non andrebbe bene per la maggior parte della popolazione dei paesi occiden-
tali. Anzi, alcuni pazienti, dopo aver iniziato a mangiare in quel modo, si sono rivolti a
me con sintomi di letargia, affaticamento organico e disfunzioni del sistema immunitario:
la dieta del tutto crudo risultava troppo impegnativa per fegato, milza e reni in climi
freddi come il nostro.
Vi farò un esempio tratto dalla mia vita familiare. Tempo fa, mia suocera soggiornò
per tre settimane in un centro benessere che proponeva una dieta disintossicante solo a ba-
se di alimenti crudi. Era la prima a decantarne le lodi e, in effetti, molti disturbi scompar-
vero completamente dopo quelle tre settimane. Ma mia suocera, una settantenne in buona
salute, vive a Philadephia, città situata nel cuore delle regioni temperate nordoccidentali
degli Stati Uniti, dove gli inverni sono molto freddi e le primavere e gli autunni a volte
molto piovosi. Catapultata all’improvviso nella calda e secca California, sottoposta a una
dieta solo a base di alimenti crudi e a idrocolonterapia (lavaggi quaranta volte più potenti
dei normali clisteri), dopo una settimana ebbe un crollo. Era troppa la differenza: troppo
diverso il clima, troppo diversa l’alimentazione, troppo intensa l’attività intestinale. Ma
il problema principale fu la mancanza di nutrimento e sostegno per gli organi che
necessitano di una certa quantità di “calore” e di alimenti che “scaldano” per fun-
zionare bene. In regioni soggette a climi variabili o freddi nessuno specialmente coloro
che provengono dalle regioni settentrionali riesce a sentirsi del tutto bene con una dieta

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Supercibi naturali per la salute 119
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del genere. Quando fa freddo, anche solo un po’ freschino, ci viene spontaneo scegliere
cibi caldi. Ed è proprio questa la parola magica: caldo.

14.2.2 Il mio segreto

Consiglio sempre di scaldare, invece di cuocere completamente, frutta e verdura. Per


esempio, nei mesi freddi, preparo una deliziosa zuppa di piselli secchi, che piace a tutti
in famiglia. Ovviamente, è necessario cuocere molti ingredienti, ma si riesce comunque a
metterci anche qualcosa di crudo. Ecco in che modo: una volta che la zuppa è pronta, ci
aggiungo qualche verdura cruda, pochi minuti prima di servirla: carote tritate o broccoli a
cubetti o altro. La zuppa, quindi, può ben essere cotta, ma le verdure crude aggiunte alla
fine sono state solo scaldate dal brodo. In questo modo metto d’accordo palato e salute: a
tutti piace mangiare una bella zuppa o una minestra calda in inverno e a me piace sapere
che con la zuppa i miei cari si stanno mangiando anche una bella razione di verdura cruda.
Faccio la stessa cosa in autunno e primavera con la mia famosa “Crema di frutta”
(famosa solo nella mia famiglia, a dire il vero). Prendo alcuni frutti di stagione, come
pere o mele, li cuocio a fuoco lento per pochi minuti e poi li frullo fino a ottenere un
composto di consistenza cremosa. Ci aggiungo qualche fragola fresca cruda o altri frutti
di bosco crudi. In questo modo, le pere o le mele sono state sı̀ cotte fino ad ammorbidirsi,
ma i frutti di bosco aggiunti alla fine sono crudi. A mio marito, poi, piace aggiungere al
composto cremoso qualche foglia di menta cruda e a me un po’ dei miei “alimenti crudi in
polvere”. Un’ultima frullata ed ecco pronta una deliziosa crema calda da mangiare nelle
fredde mattine d’inverno insieme a qualche altra cruditá, che ci lascia un senso di sazietà
e soddisfazione. Devo dire che, in questo modo, consumiamo molta frutta, soprattutto
quella di stagione. Per un po’ di tempo mio marito mi ha soprannominata “Mango queen”
(vedi la ricetta “Mangomania”); adesso, invece, mi chiama “Papaya Princess” (vedi la mia
ricetta “Papaya Heaven”).
Per concludere, spero di aver chiarito che non vi sto consigliando di non mangiare
mai più cibi cotti. Al contrario, anzi, vi sto solo suggerendo di privilegiare gli alimenti
crudi a discapito di quelli cotti. Soprattutto nei mesi invernali e piovosi, consiglio
vivamente il consumo di cibi caldi o che “scaldano” l’organismo, come cannella,
aglio, o, germogli di quinoa, zenzero. Mangiati crudi, freddi o caldi (vedi l’elenco
dei cibi che “scaldano” riportato qui sotto), infatti, questi alimenti favoriscono la
circolazione del sangue e sostengono gli organi.
Adesso, conoscete il mio segreto. In inverno, preparo molte zuppe, stufati e sformati,
ai quali, alla fine, aggiungo verdure o erbe aromatiche crude che vengono solo scaldate
dal piatto cotto per un paio di minuti, ma non sottoposte a cottura, mantenendo tutte le
proprietà che hanno da crude. Gli alimenti vivi crudi, infatti, ci offrono una gamma di
nutrienti ed enzimi attivi più ampia di qualsiasi altro cibo.

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Condimenti/erbe aromatiche che scaldano


Aglio Cumino
Alloro, foglie Erba cipollina
Aneto Fieno greco
Basilico Finocchio
Cannella Menta piperita
Cardamomo Noce moscata
Carvi Origano
Chiodi di garofano Pepe
Citronella Senape
Coriandolo Zenzero

Germogli che scaldano


Germogli di fienogreco
Germogli di ravanelli

14.2.3 Crema di broccoli alla Gillian



3 cespi di broccoli

1,5 l. di acqua (q.b. a coprire le verdure)

1 finocchio intero, a cubetti

1 dado vegetale

1 manciata di dragoncello fresco

50 g di foglie di salvia fresca

1 tazza di germogli freschi

Mettete i broccoli nell’acqua calda e lasciate bollire a fuoco basso per 7 minuti. Spe-
gnete il fuoco e aggiungete tutti gli altri ingredienti, tranne i germogli.
Frullate, aggiungendo più o meno acqua a seconda della consistenza desiderata.
Da ultimi, frullate anche i germogli o servite la crema con i germogli interi come guarni-
zione.
Per variare, potete aggiungere erbe aromatiche diverse, come prezzemolo fresco, aneto o
altro.

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14.2.4 Mangomania

2 mango maturi belli morbidi

1 pesca matura morbida

1 banana

succo di limone (facoltativo)

Frullate tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto liscio e cremoso. Aggiungete
qualche goccia di limone, se lo gradite.

14.2.5 Papaya Heaven



1 papaya matura, sbucciata, a cui siano stati tolti i semi

3 pere morbide

6 fragole

Frullate tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto liscio e cremoso.

14.2.6 Composta calda alla Gillian



4 mele

2 pere

1 banana (facoltativa)

6 fragole

Sbucciate le pere e le mele e tagliatele in quattro. Fatele cuocere a fuoco basso per
2-3 minuti ed eliminate il liquido. Passate la frutta, nel frullatore, dopo aver aggiunto la
banana. Guarnite la crema cosı̀ ottenuta con le fragole crude a pezzi.
Squisita!

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Capitolo 15
Il cammino della salute perfetta

15.1 Altri supercibi


Nelle pagine precedenti, ho descritto i 12 più importanti “alimenti vivi energetici” per
un’alimentazione all’insegna dell’equilibrio e dell’armonia, che si sono rivelati molto ef-
ficaci su di me e sui miei pazienti. Essi, tuttavia, non sono la totalità degli alimenti vivi
tanto importanti per la nostra salute: vi sono molti altri tipi di germogli, semi, legumi,
frutta secca in guscio, cereali e alghe dei quali non ho ancora parlato, preferendo cita-
re quelli con i quali ho ottenuto i maggiori risultati clinici, che sono altrettanto in grado
di neutralizzare gli effetti negativi dello stile di vita e dell’alimentazione tipici dei paesi
occidentali.
Dal momento che i cibi raffinati tanto diffusi nei paesi industrializzati indeboliscono
la milza, nell’elenco dei miei “magnifici 12” ho inserito generose quantità di germogli di
miglio, un vero e proprio tonico per la milza. Esistono, tuttavia, molti altri germogli di
cereali che fanno bene alla salute: i germogli di avena, riso, amaranto e farro, solo per
citarne alcuni.
Perciò, ho deciso di dedicare questa parte agli altri supercibi o alimenti vivi che di
solito non prescrivo, ma che sono, comunque, benefici per il nostro organismo.

15.2 Cereali
Composti in prevalenza da carboidrati complessi, che vengono scomposti gradualmente
nell’apparato digerente e trasformati in glucosio, i cereali sono la nostra principale fonte di
energia. Perciò, teoricamente, tutti i cereali non raffinati fanno bene, al contrario di quelli
raffinati (riso, pasta e pane non integrali) che, oltre a essere privi di fibre e di nutrienti (la
maggior parte delle vitamine e dei minerali si trova nella crusca e nel germe che vengono

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Supercibi naturali per la salute 123
Gillian McKeith

eliminati durante la raffinazione), vengono assimilati in modo più simile agli zuccheri, in
modo, cioè, molto rapido. Le conseguenze possono essere: brusche oscillazioni del tasso
glicemico, voglia di zucchero, sbalzi d’umore e aumento di peso. Ecco perché consiglio
di mangiare riso integrale, avena integrale, grano integrale ecc.

Non solo nutrienti

I cereali integrali sono un’eccellente fonte non solo di carboidrati complessi, ma anche di
fibre, di vitamine del complesso B ed E e di un gran numero di minerali, tra i quali calcio,
magnesio, potassio, ferro, zinco, rame e selenio.
Questi alimenti hanno molto da offrire anche dal punto di vista dell’apporto proteico.
Poiché, però, non tutti contengono tutti e otto gli amminoacidi essenziali (necessari per la
sintesi proteica), per un apporto completo devono essere combinati con fonti comple-
mentari di proteine, quali semi, fagioli e altri legumi, anche se non necessariamente
durante il medesimo pasto. Basta consumare cereali, semi, fagioli o altri legumi nel-
l’arco della giornata per coprire il fabbisogno quotidiano di proteine. Fa eccezione
un cereale: la quinoa che contiene proteine complete, più assimilabili di quelle della
carne!
Ma non basta: secondo la tradizione orientale, i cereali hanno molto più da offrirci
che un buon numero di nutrienti: sono, infatti, considerati gli alimenti più armonizzanti,
riequilibranti e stabilizzanti.

Glutine

Alcuni cereali — frumento, segale e avena — contengono una sostanza chiamata glutine,
un complesso di proteine ricco di acido glutammico, dalla caratteristica collosità. Nel
corso dei secoli l’abuso di cereali nel mondo occidentale ha indotto in alcuni individui
un’intolleranza al glutine, denominata celiachia, che si manifesta con sintomi quali: gon-
fiore, dolori addominali, diarrea, anemia, depressione e perdita di peso. Se pensate che il
glutine vi crei qualche problema, optate per i cereali che ne sono privi (miglio, quinoa,
grano saraceno, riso e amaranto) e vedete se i vostri sintomi si attenuano.

Come trarre il meglio dai cereali

• Mangiate solo cereali integrali, non raffinati.

• Lavateli bene prima di cuocerli; cuoceteli finché sono morbidi (di solito fino al
completo assorbimento dell’acqua di cottura – vedi tabella riportata qui di seguito).

• Masticateli bene – li digerirete meglio.

• Consumate il più spesso possibile i germogli del cereale che preferite. Sape-
vate che il glutine presente nel frumento scompare quasi del tutto durante la
germinazione?

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• Conservate i cereali in contenitori con chiusura ermetica e utilizzateli nel giro


di pochi mesi dall’acquisto. Io di solito conservo i cereali in frigorifero, soprattutto
durante i mesi caldi.

Cereale Quantità di cereali Quantità d’acqua Tempi di cottura


Amaranto 200 g 0,5 l. 35 min.
Orzo integrale(*) 200 g 0,6 l. 60 min.
Grano saraceno (tostato) 200 g 0,4 l. 20 min.
Miglio 200 g 0,6 l. 45 min.
Avena integrale(*) 200 g 0,4 l. 60 min.
Quinoa 200 g 0,4 l. 15 min.
Riso integrale 200 g 0,4 l. 35 min.
(*) Lasciare in ammollo una notte.
200 g = 1 tazza.
Tabella 15.1: TABELLA DEI TEMPI DI COTTURA

15.2.1 I miei superotto

Dopo la quinoa e il miglio, ecco altri cereali che sono ottimi alimenti vivi.

Riso integrale

In quanto fonte di vitamine del gruppo B, il riso fa particolarmente bene al sistema ner-
voso e, consumato regolarmente, può aiutare a combattere i sintomi della depressione.
Nutre, inoltre, stomaco e milza ed è consigliato nei casi di diarrea e sete. La varietà
a chicco corto svolge un’azione benefica sul colon, contribuendo all’eliminazione delle
scorie tossiche.
Varietà a chicco corto: si consiglia di mangiarla in autunno e inverno.
Varietà a grano lungo: si consiglia di mangiarla in estate.
Riso basmati: perfetto per chi è soprappeso o ha una sovrapproduzione di muco interno.

Orzo

Forse il più antico dei cereali coltivati dall’uomo, ha un sapore dolce ed è dotato di pro-
prietà eupeptiche in quanto rafforza milza e intestino. Ne consiglio l’uso nei casi di ede-
ma, digestione difficile e disidratazione. Ha un contenuto di glutine inferiore a quello del
frumento. Non lo si deve confondere con l’erba d’orzo che è un alimento completamente
diverso (non contiene la benché minima traccia di glutine). Come sempre, preferite il tipo
integrale a quello perlato (raffinato).

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Avena

Caratterizzata da un maggiore apporto di protnon è stato ibridatoeine e di grassi “buoni”,


ricca di vitamine del gruppo B e di silicio, è ideale per il sistema nervoso, rafforza
ossa e tessuti connettivi. È in commercio in varie forme: pronta per cucinare porridge
istantanei, semiintegrale e integrale. È un alimento che “riscalda”, ma è da evitare se
soffrite di una sovrapproduzione di muco o catarro e sinusite. Oltre a consumarla in
fiocchi a colazione, potete aggiungerla a minestre e dolci.

Grano saraceno

Essendo privo di glutine, è l’ideale per chi soffre di celiachia o è allergico, anche in forme
più lievi, al glutine. Contiene il 15-20% di proteine ed essendo ricco del bioflavonoiide
rutina che rafforza i vasi sanguigni e tonifica il sistema circolatorio, è l’ideale per pre-
venire e curare le varici. Gustoso con verdure di vario genere, è delizioso in insalata o
come ingrediente di stuzzichini. Se soffrite il freddo, cucinatelo con un po’ di zenze-
ro o con erbe “riscaldanti” perché il grano saraceno “rinfresca” l’organismo, oltre a
tonificare sangue, stomaco, milza e colon.

Amaranto

Antico cereale considerato l’alimento base dagli aztechi dell’America Centrale più di
6000 anni fa, nel sedicesimo secolo fu bandito dai Conquistadores; oggi, invece, si torna a
coltivarlo. Come la quinoa, è ricco di proteine complete e grazie all’elevato contenuto
di lisina (amminoacido del quale gran parte dei cereali sono privi), può essere misce-
lato con altri cereali per riequilibrarne le carenze proteiche. È inoltre, una delle più
ricche fonti vegetali di ferro ed è l’ideale per chi ha problemi di micosi poiché aiuta
a eliminare l’eccesso di muco.

Farro

Appartenente allo stesso genere del frumento moderno, ha anche sapore e aspetto simile
a quest’ultimo. Grazie, però alla solubilità del suo glutine, ha effetti meno allergizzanti.
Contiene il 30% in più di proteine rispetto al frumento ed è l’unico cereale ricco di un tipo
di mucopolisaccaridi che, secondo un articolo pubblicato dal Journal of Medicinal Plant
Research, favoriscono la coagulazione del sangue e stimolano il sistema immunitario. È
particolarmente utile nei casi di colite, cattiva digestione e stitichezza.

Teff

Costituita da minuscoli, saporiti semi, questo cereale è cinque volte più ricco di ferro,
calcio e potassio della maggior parte delle altre granaglie.
Contiene anche considerevoli quantità di proteine e fibre.

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Kamut

Antica varietà di grano molto simile al frumento, è, però, tollerato da molti allergici,
forse, perché, a differenza di quest’ultimo, non è stato ibridato. Fornisce un apporto
proteico pari al doppio del frumento e contiene più minerali, in particolare magnesio e
zinco, nonché sedici amminoacidi e acidi grassi essenziali.

C EREALI O RGANI
Amaranto Polmoni
Avena Milza/pancreas
Farro Milza/pancreas
Frumento(*) Cuore/mente/reni
Grano saraceno Intestino
Mais Cuore
Miglio Stomaco, milza, fegato
Orzo Milza/pancreas
Quinoa Reni/organismo in generale
Riso Milza/pancreas
(*) Gran parte di noi consuma già molto frumento che, in grandi
quantità, può esercitare un’azione negativa su sangue e organi.
Tabella 15.2: TABELLA DI CEREALI E ORGANI

15.3 Legumi
Appartenenti alla famiglia dei legumi, i fagioli sono i semi commestibili contenuti nel bac-
cello delle leguminose alimentari (piselli, fave, lenticchie, ceci ecc.) e dovrebbero essere
presenti sulla nostra tavola tutti i giorni. Sono, infatti, ricchi di proteine, anche se, a ec-
cezione della soia che ha tutti e otto gli amminoacidi essenziali, devono essere combinati
con i cereali per garantire un apporto proteico completo. Contengono, inoltre, carboidrati,
vitamine, soprattutto del gruppo B, e minerali, in particolare calcio, magnesio, potassio,
zinco, ferro e fosforo, oltre che fibre solubili e insolubili che aiutano a ridurre il tasso di
colesterolo e a mantenere una regolare attività del colon.

Suggerimenti per la cottura

Per garantire la massima digeribilità dei legumi, seguite questi suggerimenti:

• A parte le lenticchie, lasciateli in ammollo almeno tre ore o tutta la notte in molta acqua;
poi scolateli e sciacquateli.

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• Se volete accorciare i tempi di cottura dei fagioli di dimensioni maggiori, preferite


la cottura in pentola a pressione.

• Quale che sia il metodo di cottura che scegliete, se lo desiderate, potete aggiungere
qualche pezzo di alga (nori, dulse o kombu) alla pentola in cui li cuocete: li renderà
più digeribili, saporiti e nutrienti.

• Potete aggiungere anche: finocchio, aglio, cipolle, semi di cumino o un pezzetto di


zenzero.

• Se volete salarli, aspettate che si siano ammorbiditi: in questo modo la buccia non
si indurirà.

• Prima di mangiarli, verificate che siano teneri e ben cotti.

15.3.1 I favolosi 5

Uno studio pubblicato sul Journal of Lipid Research (giugno 1997) ha dimostrato che
mangiare legumi regolarmente abbassa il tasso di colesterolo e previene le cardiopatie.

Fagioli azuki

Piccoli e di colore rosso, conosciuti in Giappone come “i re dei fagioli” per le proprietà
benefiche, i fagioli azuki hanno un sapore dolce-piccante. L’acqua di cottura può essere
utile per combattere le infezioni della vescica e dei reni e la stitichezza. Sono ricchi
di vitamine del gruppo B, oltre che di ferro, zinco e manganese. Tra tutti i fagioli,
gli azuki forniscono l’apporto calorico minore, ma l’apporto maggiore di nutrienti.
Sono particolarmente efficaci per combattere le micosi e asciugare l’eccesso di muco,
proprietà che li rende particolarmente benefici per la milza.

Fagioli mungo

Simili per aspetto ai fagioli azuki, tranne che per il colore (i fagioli mungo sono verdi),
sono molto usati sotto forma di germoglio. Aiutano a combattere la ritenzione idrica
e l’ipertensione e “tonificano” il sangue: contengono infatti sostanze che favoriscono i
processi di disintossicazione e depurazione degli organi.

Fave

Ricche di vitamine del gruppo B, calcio, ferro e proteine, grazie al loro sapore delicato
e alla consistenza simile a quella delle patate, si possono gustare da sole o in minestre e
insalate. Rafforzano pancreas e milza.

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Supercibi naturali per la salute 128
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Soia

Grazie all’apporto proteico completo che fornisce, la soia è diventata un’alternativa popo-
lare alla carne. Ricca di acidi grassi essenziali e lecitina, un fosfolipide dotato di proprietà
emulsionanti, utilizzato dal cervello per svolgere le principali funzioni, contiene anche i
fitosteroli che bloccano l’assorbimento del colesterolo.
Studi e ricerche hanno rilevato che il consumo di soia è associato a una minore in-
cidenza del carcinoma della mammella, grazie forse al contenuto di isoflavoni, composti
dotati di proprietà simil-estrogeniche e anticancerogene. La soia contiene anche altre so-
stanze anticancerogene, i fitoestrogeni. Nel corso di alcuni studi, sono stati osservati gli
effetti del consumo di soia sugli ormoni in circolo in donne in premenopausa: grazie alla
presenza di fitoestrogeni, si è constatata una riduzione dei livelli di steroidi di origine ova-
rica e di androgeni di provenienza surrenale (ormoni maschili), che comporta una minore
incidenza del cancro al seno.
La soia può essere consumata al naturale o sotto forma di tofu o tempeh, due squisiti
prodotti derivati. Poiché purtroppo sono in commercio molti tipi di soia geneticamente
modificata, consiglio di acquistarla non geneticamente modificata e da agricoltura biolo-
gica nei negozi di alimentazione naturale. Dev’essere, comunque, consumata in piccole
quantità. Sconsiglio, invece, i cibi a base di proteine della soia perché sono molto lavorati
e raffinati.

Lenticchie

Ne esistono oltre cinquanta varietà di colore, forma e dimensione diversa. Seconde solo
alla soia per apporto proteico, hanno un inconfondibile gusto terroso e sono facili da cuci-
nare. Le varietà più comuni sono verdi, rosse e marroni. Sono particolarmente benefiche
per reni, ghiandole surrenali e cuore.

15.4 Altri semi e frutta secca in guscio


Semi e frutta secca in guscio sono vere e proprie riserve di nutrienti, soprattutto proteine,
vitamine del gruppo B ed E, nonché minerali – soprattutto calcio, magnesio, fosforo,
zinco, ferro, potassio, rame, selenio e manganese – e acidi grassi essenziali. Essendo
una fonte cosı̀ concentrata di nutrienti, devono essere consumati con moderazione: basta
aggiungerne alcuni ai dessert, spargerli su cereali e insalate o sgranocchiarli come snack
tra un pasto e l’altro.

Semi di zucca

Riconoscibili per l’intensa tonalità di verde, sono particolarmente ricchi di zinco, calcio,
vitamine del gruppo B e acidi grassi essenziali. Consumati con una certa frequenza,
contribuiscono a liberare l’intestino dai parassiti indesiderati.

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Semi di sesamo

I semi di sesamo contengono fino al 25% di proteine, le vitamine A, B ed E e una gene-


rosa quantità di grassi “buoni”. Sono, inoltre, ricchi di calcio, potassio, ferro, magnesio,
rame e zinco. Ne bastano 25 g per un apporto di calcio pari a 1000 milligrammi.

Mandorle

Chiamate le “regine della frutta secca” per l’elevato contenuto di nutrienti, tra cui il po-
tassio, il fosforo e le proteine, sono ricche di laetrile, una sostanza che nel corso di una
serie di studi su animali di laboratorio, si è rivelata un efficace anticancerogeno. Molti
oncologi, consigliano, perciò, di consumarne dieci al giorno.

Castagne

Deliziose crude, bollite o arrostite sul fuoco, le castagne sono le più carenti di grassi.

Noci

Ricche di potassio, magnesio e vitamina A, le noci sono ottime aggiunte a dolci, biscotti,
insalate e dolci al cucchiaio.

Noci pecan

Ricche di potassio, vitamina A e acidi grassi essenziali, sono eccellenti per preparare dolci
e praline.

15.5 Altre alghe verdi


Spirulina

Microalga coltivata per le sue numerose proprietà, la spirulina è uno degli alimenti natura-
li più proteici. Le proteine (con tutti gli amminoacidi essenziali in percentuali bilanciate)
costituiscono, infatti, il 60% del suo peso a secco (apporto proteico pari a tre volte quello
della carne). A differenza di altri cibi proteici, questa microalga, ricca anche di betacaro-
tene, vitamina B12 , acido gamma-linolenico, enzimi, oligolementi e clorofilla, è facile da
assimilare.
Di solito, prescrivo la spirulina nei casi di carenze di nutrienti, malassorbimento, aste-
nia e scarsa efficienza del sistema immunitario; questa microalga si è rivelata, inoltre, utile
per rafforzare i reni e arricchire il sangue.

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È anche ricca di un pigmento vegetale, noto con il nome di ficocianina, una proteina
in grado di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali.

Clorella

Con la denominazione clorella si indica un gruppo di alghe unicellulari d’acqua dolce


che sono tra le più antiche forme di vita. Ricche di molti nutrienti, tra cui proteine,
vitamina B12 , zinco, ferro, clorofilla e acidi grassi essenziali (del tipo omega-3), sono
particolarmente benefiche per l’intestino, riducono il tasso di colesterolo e prevengono
l’aterosclerosi.

15.6 I prodotti dell’alveare


La pappa reale, il polline delle api e la propoli sono prodotti dotati di eccezionali proprietà
terapeutiche e sono tra gli alimenti più completi e ricchi di nutrienti.

Pappa reale

Il dottor Murray Blum della Louisiana State University e gli scienziati del Ministero del-
l’Agricoltura americano hanno scoperto che la pappa reale contiene un antibiotico in gra-
do di svolgere un’azione paragonabile a un quarto di quella svolta dalla penicillina, ma
senza gli effetti collaterali associati a quest’ultima. È, quindi, efficace contro le infezioni
dermatologiche, come i brufoli, e contro quelle intestinali.
La pappa reale è dotata di queste proprietà grazie alla sua ricca dotazione di vitamina
A, C, D ed E, di enzimi, ormoni e amminoacidi (presenti in numero di ben diciotto).
Spesso prescrivo questo alimento alle puerpere che, dopo la gravidanza e il parto e con
l’inizio dell’allattamento, hanno particolarmente bisogno di energia e nutrienti per reinte-
grare le riserve dell’organismo messe a dura prova. La pappa reale agisce in particolare
sul sistema ghiandolare (in particolare gli organi che producono ormoni e sangue,
cioè, le ghiandole surrenali e la milza). Grazie all’elevato contenuto di vitamine del
complesso B, alla vitamina B6 (pirossidina) e B5 (acido pantotenico) in particolare,
stimola la funzionalità delle ghiandole surrenali, regolando la secrezione ormonale e
combattendo gli stati di affaticamento. Non ci sorprende, quindi, che questo alimento,
dotato anche di proprietà rigeneranti, faccia crescere l’ape regina del 40-60% più delle
api operaie e la faccia vivere quaranta volte più a lungo (quattro-otto anni rispetto ai due-
sei mesi). Grazie all’elevato contenuto di ormoni, la pappa reale è anche un tonico degli
organi della riproduzione.

Polline delle api

Il polline delle api potrebbe essere definito la Rolls-Royce dei prodotti delle api. Ricchis-
simo di nutrienti – 185 in totale, tra cui 22 amminoacidi, 27 minerali, tutte le vitamine,

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enzimi, carboidrati, grassi e ormoni – è costituito dai granelli piccolissimi che, formatisi
sulle antere dei fiori, contengono l’elemento fecondatore maschile della pianta e vengono
raccolti dalle api. Alimento completo, rafforza il sistema endocrino e nervoso, gli organi
e i tessuti.
L’ho prescritto con un certo successo come antidoto alle allergie ambientali. A chi
soffre di raffreddore da fieno, consiglio di prepararsi almeno un mese prima della stagio-
ne dell’allergia, iniziando prima con una minuscola quantità di polline raccolto nella zona
in cui si abita per poi arrivare a un cucchiaino al giorno. Una volta iniziata la stagione
dell’allergia, potrebbe, invece, essere necessario aumentare la dose fino a due cucchiaini
al giorno. Questo programma, cui accompagno la somministrazione di qualche nutriente
complementare, si è rivelato risolutivo per una paziente di 55 anni che soffriva di raffred-
dore da fieno e sinusite da molti anni. La sinusite è l’infiammazione acuta o cronica e la
congestione catarrosa di uno dei due seni nasali, cui si accompagna in genere un’infezione
delle vie respiratorie superiori. La paziente, che si rivolge a me ogni anno per preparar-
si alla stagione dell’allergia, non soffre più delle cefalee e delle otalgie (mal d’orecchie)
tipiche del suo quadro clinico e il polline le ha consentito di trarre un sospiro di sollievo.
Ho prescritto con successo il polline delle api, uno dei migliori rimedi naturali, anche
a pazienti che soffrivano di allergie ambientali, infezioni croniche, ingrossamento della
prostata, tossicosi, arteriosclerosi e carenze di nutrienti.

Propoli

Sostanza scura e resinosa, la propoli viene prodotta dalle gemme e dalle cortecce soprat-
tutto di pioppi e abeti e rielaborata dalle api per rivestire l’interno dell’alveare, sterilizzarlo
e otturarne le fessure. Utilizzata anche per imbalsamare il cadavere di qualsiasi predatore
varchi la soglia dell’alveare al fine di impedirne la decomposizione, è dotata di proprietà
antibatteriche, antivirali e antiparassitarie, probabilmente grazie all’elevata concentra-
zione di bioflavonoidi che svolgono un’azione benefica sulla ghiandola del timo, sulle
ghiandole surrenali e altre ghiandole endocrine, sul pancreas, sul sistema cardiova-
scolare e sul sangue. La propoli stimola le difese immunitarie in due modi: in primo
luogo bloccando la proliferazione delle colonie batteriche e in secondo luogo, stimolan-
do la ghiandola del timo che aiuta il nostro organismo a secernere sostanze che agiscono
da antibiotici naturali. I chirurghi russi spesso somministrano la propoli ai pazienti
prima degli interventi chirurgici per prevenire le infezioni. Secondo il dottor Rémy
Chauvin dell’Università Sorbona di Parigi (considerato un’autorità a livello mondiale in
fatto di propoli), le sostanze dotate di proprietà antibatteriche e antivirali contenute in que-
sto prodotto migliorano la resistenza dell’organismo alle infezioni, rafforzando il sistema
immunitario, al contrario di quanto accade con gli antibiotici di sintesi che, se usati troppo
frequentemente e in quantità eccessive, possono alterare la flora batterica intestinale. La
propoli, invece, mantiene i batteri necessari alla nostra salute e distrugge o blocca
la proliferazione di quelli nocivi. Viene impiegata, perciò, con un certo successo per
combattere l’acne, altre affezioni della pelle, l’herpes simplex e perfino l’artrite, grazie
alle sue proprietà antisettiche, fungicide e antinfiammatorie.

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Capitolo 16
Ottenere il meglio dal mio
regime alimentare

16.1 Suggerimenti veloci per risultati immediati


Se attuerete i cinque semplici suggerimenti riportati qui sotto, vedrete i risultati del mio
regime alimentare molto prima, anzi, quasi immediatamente, come accade ai miei pazien-
ti.

1. Mangiate lentamente: una delle principali cause delle difficoltà di digestione è non
masticare bene il cibo prima di ingerirlo.

2. Mangiate in modo semplice: tutti, chi più, chi meno, abbiamo l’abitudine di man-
giare troppi cibi incompatibili tra loro nel corso del medesimo pasto, rendendo le
cose più difficili al nostro stomaco. In genere è meglio mangiare cibi apparte-
nenti a non più di uno o due tipi diversi. La digestione dei cibi proteici, per
esempio, richiede enzimi acidi, mentre la digestione dei carboidrati necessita di
enzimi alcalini. L’efficacia dei due tipi di enzimi è molto inferiore quando è ne-
cessario digerire alimenti dei due tipi contemporaneamente: ne possono derivare,
cosı̀, gonfiori, flatulenza, bruciori di stomaco, indigestione, crampi, stitichezza e
malassorbimento.
È sempre consigliabile mangiare la frutta da sola perché ha una digestione molto più
rapida di qualsiasi altro alimento. Abbinarla alle proteine della carne o ai carboidrati
della pasta o delle patate potrebbe favorire la fermentazione nell’intestino, portando
alla proliferazione di batteri indesiderati.

3. Non mangiate cibi troppo caldi: possono alterare gli enzimi digestivi e danneggiare
i tessuti che rivestono l’interno dello stomaco; gli alimenti troppo freddi, invece,
potrebbero rallentare l’azione degli enzimi.

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Supercibi naturali per la salute 133
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4. Bevete un bicchiere di acqua tiepida la mattina, prima di far colazione: l’acqua


raggiunge subito l’intestino ripulendolo delle secrezioni mucose del giorno prima.
5. Preparatevi piatti che siano una gioia per gli occhi: non solo per gratificarvi dal
punto di vista psicologico o per stimolare la vostra creatività, ma per mettere in
moto una serie di processi biochimici: alla vista, al pensiero o al profumo del cibo,
il nostro cervello reagisce stimolando le ghiandole salivari a produrre saliva che è
ricca dell’enzima ptialina. I piatti belli a vedersi favoriscono, perciò, una buona
digestione.

16.2 Categorie di alimenti

16.2.1 Gli alimenti “sı̀”


1. Verdure, radici e germogli vivi.
2. Frutta.
3. Cereali: come riso, miglio, quinoa, farro, avena, amaranto e teff.
4. Legumi: come fagioli neri, fagioli comuni, soia, lenticchie, fagioli di lima, piselli.
5. Semi: come semi di girasole, di sesamo e di zucca.
6. Frutta secca in guscio: come castagne, noci del Brasile, noci, nocciole e mandorle.
7. Alghe: come dulse, nori, wakame e kombu; ricchissime di minerali, vitamine ed
enzimi, sono ottime nelle minestre, negli umidi e per la preparazione di tramezzini.
8. Acqua: 6-8 bicchieri al giorno.
9. Pesce: soprattutto salmone e pesce d’acqua profonda.
10. Uova nostrane: da consumarsi con moderazione.
11. Yogurt (di latte di pecora, capra e soia).
12. Succhi di frutta freschi.

Se siete a corto di idee, vi consiglio di consultare l’elenco dei cento e più alimenti
benefici.

16.2.2 Gli alimenti “no” che cosa evitare e perchè

Vi sono cibi che non soltanto non fanno bene, ma che potrebbero fare male e che, quindi,
non occorre dirlo, dovrebbero essere evitati o almeno consumati molto raramente. In
questa categoria rientrano a pieno diritto: caffè, alcool, caffeina, cioccolato, zucchero,
cibi grassi e cibi raffinati e sottoposti a lavorazione industriale (come pane bianco, farina
non integrale, riso non integrale ecc.).

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Caffè

Il caffè contiene la caffeina, una sostanza stimolante, presente anche nel tè e nelle bibite
tipo cola, che agisce in modo negativo sul sistema nervoso (cervello e midollo spinale),
sul cuore, sui muscoli e sugli enzimi digestivi, contrastando o annullando gli effetti
positivi degli alimenti vivi. Basta a volte una sola tazzina per indurre un innalzamen-
to della pressione sanguigna; quando, poi, se ne assume troppo, provoca sintomi quali
irrequietezza, insonnia, ansia e perfino palpitazioni, a causa degli effetti della caffeina sul
sistema nervoso. Quando se ne interrompe l’assunzione dopo un certo periodo, si potreb-
bero constatare sintomi da astinenza, quali senso di affaticamento, irritabilità, confusione,
cefalee, ansia e perfino nausea, che confermano la dannosità della caffeina.
Il caffè ha effetti paradossali: nonostante sia uno stimolante, alla fine provoca affa-
ticamento. Le ghiandole surrenali, infatti, sotto lo stimolo della caffeina, producono più
ormoni dello stress e, col tempo, rallentano la loro attività proprio a causa dell’eccesso
di stimolo. Le conseguenze, a lungo andare, possono essere aumento di peso, rallen-
tamento delle funzioni intellettuali, calo della memoria e deterioramento generale
degli organi e dei tessuti cellulari.
Si sospetta, inoltre, che il caffè sia responsabile dell’invecchiamento della pelle: an-
che quello decaffeinato, contiene, infatti, l’acido benzoico, una sostanza tossica che il
nostro organismo neutralizza, prima di eliminarla, con un amminoacido, la glicina.
Quest’ultima, però, costruisce e ripara il collagene, responsabile della compattezza e della
liscezza della pelle. Se, perciò, le vostre riserve di glicina sono continuamente impoverite
per neutralizzare l’acido benzoico del caffè, ne avrete a disposizione una quantità inferiore
per contrastare la comparsa delle rughe.
Un altro effetto negativo del caffè e del tè nero è che riduce anche del 50% l’assor-
bimento del ferro e dello zinco. Meglio, perciò, bere infusi di frutta e d’erbe: menta
piperita, camomilla, ortica, trifoglio rosso, trifoglio rosso, dente di leone, solo per citarne
alcuni, o, semplicemente, succo di frutta allungato con acqua calda.

Cibi grassi

L’eccessivo consumo di cibi grassi può provocare l’indurimento delle arterie, stimolare
un’eccessiva produzione di secrezioni mucose e congestionare od ostacolare la funziona-
lità di altri organi vitali. Le conseguenze, a lungo andare, possono essere ipertensione,
allergie alimentari, cardiopatie, diabete, disturbi del comportamento alimentare, conge-
stione del colon, se non addirittura cancro. Nella categoria dei cibi grassi rientrano certe
carni, i latticini, i fritti e il fast food.

Dolci

L’eccessivo consumo di dolci può provocare squilibri glicemici, iperattività, affaticamento


della milza, del pancreas, del fegato e dell’intestino, che si manifestano con sintomi quali
sbalzi d’umore, irritabilità e affaticamento, minore efficienza del sistema immunitario

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e, in ultima istanza, ipoglicemia e perfino diabete. Consiglio soprattutto di evitare gli


zuccheri raffinati, lo sciroppo d’amido (di mais) e i dolcificanti artificiali e di preferire
miele, melassa e succhi di frutta puri – dolcificanti naturali –, da consumare, tuttavia, con
molta moderazione.

Carni rosse

Troppi alimenti grassi e ricchi di proteine di origine animale, come le carni rosse, possono
intossicare e acidificare il sangue, impoverire le riserve di calcio, affaticare i reni e il
fegato e rallentare la digestione, distruggendo la flora intestinale. Numerosi studi con-
fermano che l’esito finale possono essere la formazione di calcoli renali, l’affaticamento
del fegato, disturbi a livello del colon e dell’intestino, stitichezza, artrite, osteoporosi e
patologie cardiache.

Latte vaccino e latticini

Il latte è un alimento adatto ai neonati e ai bambini, non agli adulti. In particolare,


il latte vaccino è per i vitelli ed è quindi difficile da digerire per noi esseri umani. Le
molecole della caseina, la proteina della quale è ricco, infatti, sono di dimensioni troppo
grandi per essere digerite bene, mentre le altre venticinque proteine sono presenti in una
forma e in quantità non adatte a noi. Perciò, il consumo di latte vaccino può essere all’o-
rigine di reazioni allergiche, quali sinusite, asma, otalgie, congestione e gocciolamen-
to del naso, eruzioni cutanee, eczema, affaticamento, letargia e irritabilità. Quando
eliminano il latte dalla propria dieta, molti pazienti constatano immediatamente la
scomparsa di questi sintomi e una maggiore efficienza del sistema immunitario.
Il latte vaccino intero è troppo ricco di grassi saturi e troppo povero di vitamine, men-
tre la dotazione di minerali non è in armonia con la biochimica dell’organismo uma-
no. Perciò, molti dei nutrienti in esso contenuti non vengono assimilati. Inoltre, le
mucche da latte sono esposte direttamente o indirettamente a centinaia di farmaci,
ormoni e pesticidi, che poi finiscono nel latte.
Negli adulti privi dell’enzima lattasi, che scinde e digerisce il lattosio presente nel
latte, l’assunzione di questo alimento può provocare gonfiori, flatulenza, diarrea o sti-
tichezza; in coloro che hanno difficoltà di digestione il consumo di latte e latticini può
essere all’origine di disturbi quali: sindrome premestruale, gonfiore, cefalea, irritabilità,
stati di confusione, crampi, allergie, letargia, affaticamento organico e cancro (soprattutto
carcinoma della mammella).

Alcool

L’alcool sovraccarica l’apparato digerente e soprattutto il fegato che converte l’alcool in


acetaldeide, una sostanza tossica imparentata con la formaldeide, usata per conciare le
pelli e imbalsamare animali. L’eccessivo consumo di alcool può provocare proliferazione

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della Candida albicans, ipoglicemia, diabete, affaticamento, insufficienza di vari organi e


degenerazione dei tessuti cellulari.

16.3 Combinazioni di cibi


La maggiore o minore digeribilità di certe combinazioni di alimenti non è immagina-
ria, ma dipende, ancora una volta, da processi fisiologici e biochimici. Combinare be-
ne i cibi significa digerire molto meglio, assorbirne il massimo dei nutrienti, evitan-
do che enzimi digestivi in concorrenza o incompatibili tra di loro si trovino ad agire
contemporaneamente.

16.3.1 Il problema

Se si consumano cibi di tipo diverso contemporaneamente, si corre il rischio di:

• non digerirli completamente,

• alterare l’equilibrio enzimatico,

• ostacolare l’assorbimento dei nutrienti,

• soffrire di gonfiori, bruciori di stomaco, cattiva digestione, malassorbimento, stitichez-


za, crampi, flatulenza o altro ancora.

Il problema è che alcuni alimenti vengono digeriti più velocemente di altri, alcuni
hanno bisogno di certi enzimi digestivi, mentre altri necessitano di condizioni diverse al-
l’interno dello stomaco. Come ho già accennato in precedenza, le proteine richiedono
enzimi acidi, mentre i carboidrati succhi digestivi alcalini. Quando i miei pazienti ap-
plicano i miei metodi di combinazione dei cibi, notano spesso miglioramenti sostanziali
già dopo qualche giorno: scompaiono, cosı̀, gonfiori, bruciori di stomaco, difficoltà di
digestione, stitichezza, sindrome dell’intestino irritabile, cefalee, malassorbimento e
flatulenza, migliorano l’energia, l’umore e la vitalità complessiva. Gli esami biochi-
mici degli enzimi dimostrano la migliore e più corretta attività digestiva quando i cibi
sono combinati in modo corretto.

16.3.2 La situazione
Gruppo 1: le proteine (carne, pollame, formaggio, pesce, uova, latte, frutta secca) stimo-
lano la secrezione di succhi digestivi acidi e hanno una digestione lenta.

Gruppo 2: i carboidrati (tutti i cereali e i cibi o le pietanze a base di cereali – pane, pasta,
fiocchi di cereali per la colazione, farina, biscotti – e le verdure amidacee – patate,
mais dolce, patate dolci) stimolano, invece, la secrezione di succhi digestivi alcalini
e hanno una digestione rapida.

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Consumare alimenti del gruppo 1 e del gruppo 2 nello stesso pasto significa inne-
scare una battaglia tra enzimi in concorrenza tra loro con il risultato che gli alimenti
non vengono digeriti bene. I sintomi, ancora una volta, possono essere flatulenza,
gonfiore, bruciori di stomaco, malassorbimento, indigestione e calo di energie.

Gruppo 3: insalate, verdure non amidacee, radici, semi, erbe, spezie, olio di frutta secca
e di semi vengono digeriti bene sia con gli alimenti del gruppo 1, sia con quelli del
gruppo 2.

Gruppo 4: la frutta è una categoria a sé stante; è il gruppo di alimenti a digestione più
rapida e richiede enzimi completamente diversi da tutti gli altri.

16.3.3 La soluzione
• Non consumate alimenti del gruppo 1 (proteine) e del gruppo 2 (carboidrati) contem-
poraneamente, nell’arco dello stesso pasto.

• Gli alimenti del gruppo 3 (verdure) possono essere consumati con quelli del gruppo 1
o del gruppo 2 indifferentemente.

• Il gruppo 4 (frutta) dev’essere sempre consumato lontano da tutti gli altri, almeno 30
minuti prima degli altri. La cosa migliore è mangiare la frutta a stomaco vuoto,
preferibilmente di mattina, senza altri alimenti. Consumata dopo un pasto, inve-
ce, tende a fermentare, bloccata dietro una massa di altri cibi che richiedono una
digestione molto più lunga. Le conseguenze possono essere gonfiore, flatulenza, indi-
gestione. Un ultimo consiglio: non combinate mai il melone con altra frutta perché
è il frutto a digestione più rapida; mangiatelo da solo oppure non mangiatelo affatto.

• Prima di mangiare cibi proteici dopo un pasto a base di carboidrati, devono passare
almeno due ore; al contrario, prima di mangiare carboidrati dopo un pasto proteico
devono trascorrere almeno tre ore1 .
Le proteine raggiungono l’intestino dopo quattro ore, i carboidrati dopo due.

Consultate le tabelle seguenti per avere più informazioni sui vari gruppi di cibi.

1
. . . in funzione anche delle quantità.

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G RUPPI DI C IBI
Gruppo 1 Gruppo 2 Gruppo 3
Proteine Carboidrati Prodotti di origine vegetale
non amidacei
Fagioli secchi; Cereali e prodotti a base di
Piselli secchi; cereali, quali pasta, avena, insalate e verdure fresche;
Formaggio; riso, segale, mais, miglio; Semi;
Frutta secca; Cibi a base di cereali: bi- Germogli;
Uova (nostrane); scotti, pane, torte, cracker, Olio d’oliva (spremuto a
Pesce; prodotti da forno; freddo);
Selvaggina/coniglio; Miele; Erbe aromatiche;
Carne; Sciroppo d’acero; Oli di semi e di frutta secca;
Latte; Patate e verdure amidacee Alghe;
Pollame; (patate dolci, castagne,
Crostacei e molluschi; zucca, fagioli di lima, radice
Soia, tofu, miso e altri di pastinaca);
prodotti a base di soia;
Yogurt;

Se seguirete le mie tabelle, constaterete un miglioramento della digestione, dell’ener-


gia, della vitalità e inizierete il cammino della salute.

16.4 Tabelle di combinazioni di cibi


COMBINAZIONI “NO”

Cereali con latticini o carne = flatulenza


Frutta + verdura = flatulenza
Frutta + carne = flatulenza
Frutta + cereali o latticini = flatulenza

COMBINAZIONI “Si”

Frutta da sola = niente flatulenza, buona digestione


Cereali + verdure = niente flatulenza
Pasta + verdure = niente flatulenza
Legumi + verdure = niente flatulenza
Pesce + verdure = niente flatulenza

16.5 I cento e più alimenti benefici della dr.ssa Gillian


Pensavate di dover mangiare solo un ristretto numero di cibi? Niente di più sbagliato;
ecco un elenco dei cento e più alimenti che vi consiglio di inserire nella vostra dieta.

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. . . come una foglia nel vento. . .
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ORTAGGI A FOGLIA VERDE ALGHE MARINE


Acetosella Agar-agar
Bietola (coste) Arame
Cavolo comune Dulse
Cavolo nero Hijiki
Cavolo verza Kelp
Cicoria Kombu
Cima di rapa Nori
Crescione Palma di mare
Germogli di senape Wakame
Indivia
Lattuga
Lattuga iceberg FRUTTA SECCA IN GUSCIO
Lattuga romana Castagna
Prezzemolo Mandorla
Rucola Nocciola
Scarola Noce
Spinacio Noce del Brasile
Tarassaco (foglie) Pecan
Valeriana Pinolo
Pistacchio

ORTAGGI
Asparago FRUTTA
Avocado
Barbabietola
Broccolo Frutta acida
Carciofo Ananas
Carota Arancia
Cavolfiore Clementina
Cavolino di Bruxelles Fragola
Cavolo cinese Frutto della passione
Cavolo rapa Kumqua
Cipolla Limet
Daikon Limone
Finocchi Mandarino
Gombo Melagrano
Melanzana Mirtillo rosso
Pastinaca Mora
Patata Pompelmo
Patata dolce, igname Ribes
Peperone Uva spina
Pisello verde
Pomodoro
Rapa Frutta acidula/subacida
Ravanello Albicocca
Scorzobianca Ciliegia
Scorzonera Fico d’India
Sedano Guava
Sedano rapa Kiwi
Zucca Lampone
Zucchina Litchi
Mango
Mela
Mirtillo nero

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Mora Kamut
Mora di gelso Mais
Nespola Miglio
Papaya Orzo
Pera Quinoa
Pesca Riso basmati
Pesca nettarina Riso integrale
Uva Segale

Frutta dolce FARINE


Anguria Amaranto
Banana Avena
Banana rosa Fecola di patate
Cachi Grano duro
Dattero Integrale di frumento
Fico Semi di girasole
Frutta essiccata Soia
Melone Tapioca
Topinambur

ERBE AROMATICHE FRESCHE


(Per insaporire) LEGUMI
Aneto Azuki
Bacca di ginepro Cece
Basilico Fagiolo bianco di Spagna
Cannella Fagiolo borlotto
Cardamomo Fagiolo cannellino
Cerfoglio Fagiolo nero
Chiodo di garofano Fagiolo rosso
Coriandolo Fava
Cumino Lenticchia
Curcuma Soia
Dragoncello
Fieno greco
Finocchio SEMI
Ginepro
Girasole
Maggiorana
Lino
Menta
Sesamo
Noce moscata
Zucca
Origano
Pepe
Peperoncino
Rosmarino TOFU
Timo
Zafferano
TEMPEH
Zenzero

PESCE
CEREALI
Amaranto
Avena INFUSI/TISANE
Bulgur
Biancospino
Farro
Grano saraceno Camomilla

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Supercibi naturali per la salute 141
Gillian McKeith

Corteccia d’olmo
Finocchio
Ginseng
Iperico
Liquirizia
Melissa
Menta piperita
Menta romana
Ortica
Pau d’arco
Radice di valeriana
Ribes rosso
Rosa canina
Tarassaco
Trifoglio rosso
Verbena
Zenzero

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Capitolo 17
E, per concludere, canto e danza

17.1 Madri e figlie


Per anni e anni, da quando è diventato il mio stile di vita, ho cercato di convincere i
miei genitori a seguire i principi della nutriterapia. Invano, però. La mia era la rea-
zione naturale di una figlia che ama i propri genitori e quello che avevo con i miei genitori
è un problema molto frequente. Mia suocera cerca di convertire suo marito da ventidue
anni e, quando ne parliamo, commenta sempre con un sospiro: “Non è facile”. Ho pa-
zienti che cercano di convincere i figli adolescenti o i genitori; sorelle che vorrebbero far
cambiare stile di vita ai fratelli; fratelli che cercano di convincere le mogli. E cosı̀ via.
Alla fine, una sola cosa conta: ognuno di noi deve assumersi la responsabilità della
propria salute.
Nonostante tutto, continuo a provare, Dio solo sa quanto. Ma dire che mia madre è
la scozzese più tradizionalista e conservatrice dell’emisfero occidentale non rende piena-
mente giustizia alla sua testardaggine. Affezionata alle sue abitudini, è disposta a nutrirsi
solo di un limitato repertorio di cibi e pietanze: patate, carne, porridge, fiocchi d’avena,
tè, zucchero, budino alla crema e l’elenco è già esaurito. Beh, forse sono un po’ ingiusta.
Ma ricordo che una volta preparavo un gustoso sformato a base di tofu e lei si avvicinò al
fornello e con tono di disgusto mi chiese: “Che schifezza è quella che cuoce in pentola?”.
La verità è che tutti più o meno siamo alle prese con uno dei nostri cari che non è pronto
a cambiare o non vuole cambiare il modo di mangiare o di vivere. Se le cose stanno cosı̀,
c’è una sola soluzione: vivi e lascia a vivere. Non sono obbligata, e neppure voi lo siete,
a convincere qualcuno a modificare il suo stile di vita. Certo, tutti abbiamo il dovere di
condividere le nostre conoscenze, ma fatto quello, non abbiamo altri obblighi. Non
dobbiamo spingere, mettere sotto pressione o, peggio, costringere gli altri ad adottare il
nostro modo di mangiare o a far proprie scelte che sono nostre. Basta farlo sapere e poi i
miracoli possono sempre accadere.
Poi, l’anno scorso mia madre mi telefonò dall’ospedale: le erano stati somministrati

142
Supercibi naturali per la salute 143
Gillian McKeith

molti farmaci ed era stata sottoposta a tutti gli esami possibili e immaginabili per trovare
conferma a una diagnosi di sospetta diverticolite, una malattia che, ironia della sorte,
è causata da un’alimentazione sbagliata. Per la prima volta in vita mia, mia madre mi
sembrò spaventata, debole, vulnerabile e dolorante. Era stata ricoverata in ospedale per
vari altri attacchi di diverticolite in precedenza, ma non aveva mai voluto farmelo sapere.
Questa volta, però, era diverso. Con febbre alta, forti dolori allo stomaco e nausea, pensò
che la fine fosse vicina. Mentre le parlavo, sentivo onde di paura attraversare la linea
telefonica. “Gillian, ho bisogno del tuo aiuto, per favore”, mi disse in lacrime.
Piansi anch’io: mamma era finalmente disposta ad ascoltare i miei consigli.
Immaginate la mia frustrazione: aiutavo a guarire decine di persone nella mia
clinica, ma non avevo la possibilità di aiutare mia madre che soffriva di problemi
indotti da un’alimentazione scorretta. L’attacco di cui vi ho parlato pose, però, fine
alle scaramucce tra madre e figlia. Alla fine, ci siamo reciprocamente riconosciute come
persone adulte: l’amore reciproco e la gentilezza ci sono sempre state, ma adesso c’era
anche un nuovo rispetto reciproco.
Qualche giorno dopo, fu dimessa dall’ospedale e mi ritelefonò per confermare la sua
richiesta di aiuto. La mia esperienza di medico mi ha insegnato a non insistere: è il pa-
ziente – in questo caso mia madre – che deve volere curarsi più di quanto lo voglia
io. Comunque, non vedevo l’ora di prescriverle un regime ad hoc per combattere la diver-
ticolite: niente latticini, niente carne, niente fritti, niente zucchero – tutti i cibi che amava
di più, ma che doveva eliminare o almeno ridurre.
Le somministrai succo di aloe vera due volte al giorno, olio di semi di lino, alghe verdi-
azzurre selvatiche, enzimi e i miei alimenti vivi in polvere. Ed è con grande orgoglio che
vi informo che mia madre non ha più avuto attacchi di diverticolite da quando ha iniziato
la cura – da sei mesi, quindi. E sono convinta che, se terrà duro, non ne soffrirà mai
più. Gli alimenti vivi possono aiutare i vostri genitori, vostro figlio, vostro marito, i vostri
amici, vostro fratello o vostra sorella, ma, soprattutto, possono aiutare voi.

17.2 Canto . . .
Perciò, spero che canterete le lodi degli alimenti vivi tutti i giorni. Ed è in questo spirito
che vi dò un ultimo consiglio: cantate prima e dopo i pasti. Quando si canta, infatti, il
diaframma, aprendosi, ossigena meglio la parte del nostro corpo in cui si trovano stomaco
e intestino, rilassandola e rivitalizzandola. In questo modo, si rilassano e diventano molto
più ricettivi anche gli organi dell’apparato digerente. Il risultato è che si assimilano più
nutrienti dai cibi e che si è maggiormente in grado di scindere cellulosa, amidi e grassi.
Cosı̀ facendo, insomma, vi darete la possibilità di essere più sani, più calmi e più felici.

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Supercibi naturali per la salute 144
Gillian McKeith

17.3 . . . e danza
Oltre a cantare, vi consiglio anche di danzare (o di correre sul posto) per qualche minuto,
magari al ritmo della vostra musica preferita, più volte al giorno. Al lavoro, potete ballare
durante la pausa caffè, poco prima di pranzo e nel pomeriggio. Se siete a casa, non avete
scuse per non ballare. Accendete la radio o il lettore CD e lasciatevi andare. Ballare è
una delle attività fisiche migliori perché mette in movimento, senza sforzi eccessivi, quasi
tutti i muscoli e gli organi del corpo, aiuta a distribuire i nutrienti, migliora la circolazione
sanguigna, favorisce l’eliminazione delle tossine con la sudorazione, rafforza il cuore, to-
glie le “ragnatele” dal cervello e fa sentire formicolanti di vita. Le attività che aiutano
a mantenersi o a mettersi in forma non devono certo essere dolorose, noiose o insoppor-
tabili, anzi devono essere facili e divertenti. E cosa c’è di meglio che cantare danzando?
Vedrete com’è divertente! Perciò, bando alle chiacchiere e diamo il via alle danze!

17.4 Lasciate entrare la luce


Infine, il mio consiglio più importante: imparate a godervi il canto e il ballo, i cibi che
mangiate e tutto il resto, nella vita. In altre parole, lasciate entrare la luce nella vostra vita,
dirigete volutamente le sensazioni di gioia, calma, pace, bontà, felicità e positività verso
ogni cellula e ogni organo del vostro corpo. Quando coscientemente e deliberatamente
gli inviamo messaggi chiari e diretti, il nostro organismo li ascolta e reagisce di con-
seguenza. Tutte le cellule e tutti gli organismi sono creature intelligenti, dinamiche
e reattive, dotate di una propria energia vibrazionale. Le nostre indicazioni coscien-
ti, perciò, possono influire molto a livello biochimico, fisiologico, psicologico, emotivo,
metafisico e spirituale.
Un esempio? La tecnica Alexander, un metodo di cura, ormai vecchio di un secolo,
del mal di schiena, delle conseguenze di una cattiva postura e dei maltrattamenti cui sot-
toponiamo la colonna vertebrale. Chi la applica ha constatato che parlare letteralmente
alla colonna, ai dischi che la compongono e alle vertebre, produce significativi muta-
menti fisici nell’allineamento schiena-collo. Chi soffre di mal di schiena ha constata-
to la diminuzione o la scomparsa del dolore e spostamenti dell’assetto della colonna
semplicemente dando istruzioni verbali alla schiena. L’ho constatato di persona. La
schiena ascolta e poi risponde con cambiamenti a volte sorprendenti.
Paragonabile, anche se meno misterioso, è il modo il cui il nostro organismo reagisce a
eventi imprevisti e sgradevoli. Pensate, per esempio, a quando, in viaggio sull’autostrada,
incappate in un immenso ingorgo di traffico. Nella maggior parte dei casi, guardate il mare
di auto incolonnate e immediatamente avete reazioni di disappunto, delusione o perfino di
rabbia. Magari esclamate: “Dannato traffico, ne ho abbastanza!”. Il vostro corpo ascolta
e risponde: subito vi sentirete le mani sudare, il cuore palpitarvi in modo anomalo nel
petto, la testa dolervi. Siete intrappolati in un orrendo ingorgo di traffico e vi sentite male.
Questo sconvolgimento provoca una violenta fluttuazione del tasso glicemico, le riserve
di nutrienti vengono messe a dura prova, intestino e arterie si irrigidiscono, mettendo sotto
pressione le ghiandole surrenali e causando stress agli organi. Avete commentato che la

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Supercibi naturali per la salute 145
Gillian McKeith

situazione vi fa orrore e cosı̀ è successo. Il vostro corpo ascolta quello che gli dite e
reagisce di conseguenza.
Nel frattempo, magari, vi rendete conto che quello che vi sembrava un enorme ingorgo
è solo un piccolo rallentamento causato da qualche ostacolo di poco conto. Il traffico
riprende a fluire e, in realtà, non dovete passare ore in coda. Ma, a questo punto, la cosa
non conta perché vi sentite terribilmente male per lo sconvolgimento emotivo che vi
siete inflitti con la vostra reazione. Avete dato a corpo e a mente un input negativo e
il vostro organismo ha ascoltato e reagito di conseguenza.
Cosı̀, anche se il traffico ha ripreso a scorrere, il vostro corpo continua a essere teso e
stressato perché non avete “lasciato entrare la luce”.
Se il nostro organismo reagisce cosı̀ velocemente agli input negativi, immaginate co-
me reagirebbe a quelli positivi. Tutti abbiamo sentito parlare di come la preghiera abbia
curato l’uno o l’altro da qualche malattia: la preghiera è uno dei modi più positivi – ba-
sati sull’introspezione – di lasciar entrare la luce. Sicuramente avrete visto il film Patch
Adams in cui si racconta del medico che curava i malati con la terapia della risata (clown
terapia). Anni fa, durante la mia trasmissione radiofonica, intervistai il vero Patch Adams.
Il suo incoraggiare i malati a ridere per guarire è solo un altro modo di lasciar entrare la
positività. Tutto ciò che procura felicità, gioia, gentilezza, bontà e positività fa bene a
noi e al nostro universo. Perciò, dico sempre a mio marito che la cosa più importante
per me è solo che lui sia felice. Non ci vuole molto per farmi contenta. Basta che siate
felici!
Lasciar entrare la positività nella nostra vita quotidiana, ecco il segreto. E vedrete
che risultati! Lasciate entrare la luce già fin dal momento della spesa: entrate nel negozio
e scegliete quella frutta e quella verdura che vi sembrano dotati dei campi energetici e
vibrazionali più forti. In altre parole, che cosa desiderate? Quali frutti e quali verdure
vi sembrano i più sani o i più felici? Ecco come scegliere. Lo facciamo già quotidia-
namente, anche se a livello più fisico e superficiale. Basta guardare la gente toccare le
pesche per verificarne la morbidezza o guardare con attenzione le mele per individuare
eventuali ammaccature. E la frutta che non è ritenuta all’altezza viene rimessa a posto.
Cercate di basare la vostra scelta su qualcosa di più profondo. Chiudete gli occhi per un
momento, rilassatevi o meditate prima di entrare nel supermercato, cercando di assorbire
meglio i campi vibrazionali degli alimenti. Quali sono quelli che vi “parlano”?
Quando preparate da mangiare a casa, fatelo con amore e gentilezza. Sono stati
condotti centinaia di studi e ricerche per dimostrare che l’energia del cuoco può pas-
sare a chi mangia le pietanze che ha preparato. Lo stesso succede con la negatività.
I bambini, in particolare, traggono nutrimento a livello emotivo, psicologico, spirituale
(e fisico) dalla presenza di mamma o papà che in cucina preparano il pasto con amore,
tenerezza e gioia, perché l’energia del loro amore fluisce in loro. Ecco perché le pie-
tanze della mamma piacciono tanto! Il marketing conosce questo segreto da molto; è il
motivo per cui sono tanto frequenti denominazioni come “genuino”, “della nonna”, “della
zia” ecc.
Lasciate entrare la luce anche quando portate in tavola il pasto: in casa mia, ciò signifi-
ca di solito rendere grazie per il cibo che abbiamo in tavola. A volte parliamo del percorso

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Supercibi naturali per la salute 146
Gillian McKeith

che fanno gli alimenti prima di arrivare sulla nostra tavola: allora ringraziamo i semi, il
sole, la pioggia, gli agricoltori, i trasportatori, i magazzinieri e i negozianti per tutto quello
che hanno fatto per il nostro cibo. All’inizio e alla fine, però, c’è sempre Dio. È questo
il vero significato di “lasciare entrare la luce” per me: l’amore e una forza superiore sono
l’essenza dell’universo. La positività a tavola viene assorbita dal cibo stesso e poi da voi.
“Lasciare entrare la luce” ha un effetto a catena che continua all’infinito. Ciò che conta,
quindi, è non reagire con la negatività, ma cercare sempre di mantenere un atteggiamento
positivo e costruttivo, tenendo lontana l’oscurità. Credo di avervi detto tutto l’essenziale
e di poter concludere qui il mio libro, augurando a tutti Luce e Amore.

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Indice

COPERTINA 1

1 Gli alimenti vivi


possono cambiarvi la vita 2
1.1 Muffe e miracoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.2 Il cammino della salute . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2.1 Categoria 1: quasi tutti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2.2 Categoria 2: tutti gli altri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.2.3 Cateqoria 3: chi vuole il massimo . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.2.4 La strada da seguire . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.3 Le Proprietà benefiche degli alimenti vivi . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.3.1 Che cosa sono gli enzimi? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.3.2 TEST DEGLI ENZIMI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.4 Studi clinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
1.4.1 Casi clinicamente significativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.4.2 La fisiologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.4.3 La nostra batteria: la milza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.4.4 Siamo quello che assorbiamo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
1.4.5 Equilibrio perfetto, salute perfetta . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
1.4.6 Le basi nutrizionali più all’avanquardia . . . . . . . . . . . . . . 15
1.5 I magnifici 12 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16

2 Germogli per una salute di ferro 18


2.1 Che cosa sono i germogli? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
2.1.1 Profilo nutrizionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
2.1.2 Contenuto proteico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
2.1.3 Contenuto enzimatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
2.1.4 Effetti sul sistema immunitario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
2.1.5 Effetti sull’apparato digerente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
2.1.6 Effetti a livello epatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
2.1.7 Esperienza clinica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
2.2 Come coltivare i germogli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
2.2.1 Semplici passagqi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27

147
3 Miglio
Dinamo della digestione 29
3.1 Profilo nutrizionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
3.1.1 Proprietà digestive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
3.2 Effetti benefici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
3.2.1 Annotazione clinica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
3.3 COME USARE IL MIGLIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.3.1 Miglio bollito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.3.2 Purè di miglio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
3.3.3 Salsa di cipolla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34

4 Quinoa
Le proteine più potenti 36
4.1 Profilo nutrizionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
4.1.1 Essenziale per i vegetariani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
4.1.2 Proprietà epatoprotettive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
4.2 COME USARE LA QUINOA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
4.2.1 Porridge di quinoa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
4.2.2 Insalata di quinoa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40

5 Alfalfa
Un tonico formidabile 41
5.1 Sostanze supernutritive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
5.1.1 Le numerose proprietà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
5.1.2 In clinica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
5.2 COME USARE L’ALFALFA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
5.3 TEST DELL’ALFALFA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44

6 Aloe vera
Salute e forza 46
6.1 Profilo nutrizionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
6.2 Risultati clinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48
6.2.1 Azione antinfiammatoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
6.2.2 Azione immunostimolante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
6.2.3 Azione riparatrice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
6.2.4 Menopausa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
6.3 Una moititudine di proprietà benefiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
6.4 COME USARE L’ALOE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
6.5 TEST DELL’ALOE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53

7 Erba d’orzo
Fuori le tossine 55
7.1 Le origini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
7.2 “Mangia la verdura!” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
7.2.1 La clorofilla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57
7.3 Numerosi effetti benefici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57
7.3.1 Il fattore SOD . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57
7.4 TEST DELL ERBA D’ORZO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59

8 Semi di lino
Il lubrificante per eccellenza 61
8.1 Prima dell’olio lubrificante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62
8.1.1 I grassi che fanno dimagrire . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
8.1.2 L’importanza acidi grassi essenziali (AGE) . . . . . . . . . . . . 64
8.1.3 Omega-3 (acido alfa-linolenico) . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64
8.1.4 Omega-6 (acido linoleico) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66
8.1.5 Carenza di AGE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66
8.2 Studi scientifici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66
8.3 I grassi cattivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
8.3.1 Problemi di metabolismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68
8.4 COME USARE I SEMI DI LINO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68
8.4.1 Apri gli occhi con i semi di lino . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
8.4.2 L’insalata cruda della vitalità alla Gilllan . . . . . . . . . . . . . 69
8.5 TEST DEI SEMI DI LINO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70

9 Prezzemolo
Un concentrato di vitamine 72
9.1 Sostanze nutritive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73
9.2 Prorieta terapeutiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
9.2.1 Digestione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
9.2.2 Fegato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
9.2.3 Reni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
9.3 COME USARE IL PREZZEMOLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75
9.3.1 Zuppa di prezzemolo e piselli alla Gillian . . . . . . . . . . . . . 75
9.3.2 Salsa verde . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76
9.4 TEST DEL PREZZEMOLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76

10 Alghe marine nori e dulse


Una miniera di oligoelementi 77
10.1 Magiche sostanze marine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
10.1.1 L’utilizzo delle alghe presso la clinica . . . . . . . . . . . . . . . 78
10.1.2 L’utilizzo delle alche in cucina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78
10.1.3 Nori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
10.1.4 Dulse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
10.1.5 Atre alghe marine utili e nutrienti . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
10.2 In sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82
10.3 COME USARE LE ALGHE MARINE . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
10.3.1 Involtini di alga nori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
10.3.2 Gelatina invernale alla Gilly . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84
10.3.3 Gelatina estiva alla Gilly . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84
10.3.4 Cavoli al verde . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
10.4 TEST DELLE ALGHE MARINE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
11 Stevia
Bando alla voglia di dolce 86
11.1 Le origini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86
11.2 Micronutrienti dolci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87
11.2.1 Altri dolcificanti naturali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87
11.3 Ipoglicemia e diabete . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 88
11.3.1 Risultati clinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90
11.4 Altre proprietà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90
11.5 COME USARE LA STEVIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91
11.6 TEST DELLA STEVIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91

12 Girasole
Un’iniezione di energia 93
12.1 Miniera di energia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 94
12.2 Energia per gli organi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
12.3 COME USARE IL GIRASOLE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96
12.3.1 Girasole da sogno alla Gillian . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96
12.3.2 Maionese di girasole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
12.3.3 Formaggio di semi di girasole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
12.4 TEST DEL GIRASOLE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99

13 Alghe verdi-azzurre selvatiche o microalghe Klamath


L’ armonia innanzitutto 100
13.1 Progetto di Dio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 101
13.2 Profilo scientifico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 102
13.2.1 Capacità di assorbimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103
13.2.2 Profilo nutrizionale e proprietà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
13.2.3 Vitamine per una maggiore vitalità . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
13.2.4 Minerali potenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
13.2.5 Proteine efficaci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
13.2.6 L’importanza degli enzimi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 105
13.2.7 Pigmenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 105
13.3 Risultati clinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 106
13.3.1 Un toccasana per le funzioni intestinali . . . . . . . . . . . . . . 107
13.4 Ricerche e studi in tutto il mondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
13.5 In sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
13.6 Come somministrare le alghe verdi-azzurre . . . . . . . . . . . . . . . . 110
13.6.1 Dosaggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110
13.6.2 Nutrienti complementari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 111
13.6.3 Salsa di avocado e alghe alla Gillian . . . . . . . . . . . . . . . . 112
13.6.4 Energetico alla Gillian McKeith . . . . . . . . . . . . . . . . . . 113
13.7 TEST SULLE ALGHE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 113

14 Crudo è meglio 115


14.1 Perché crudo è meglio? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115
14.1.1 Riduzione dell’apporto proteico . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115
14.1.2 Distruzione delle vitamine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116
14.1.3 Altri problemi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116
14.1.4 Indebolimento del sistema immunitario . . . . . . . . . . . . . . 117
14.1.5 Sindrome da affaticamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 117
14.2 Il crudo controbilancia il cotto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 118
14.2.1 Adattamento climatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 118
14.2.2 Il mio segreto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 119
14.2.3 Crema di broccoli alla Gillian . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 120
14.2.4 Mangomania . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121
14.2.5 Papaya Heaven . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121
14.2.6 Composta calda alla Gillian . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121

15 Il cammino della salute perfetta 122


15.1 Altri supercibi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 122
15.2 Cereali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 122
15.2.1 I miei superotto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 124
15.3 Legumi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 126
15.3.1 I favolosi 5 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 127
15.4 Altri semi e frutta secca in guscio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 128
15.5 Altre alghe verdi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 129
15.6 I prodotti dell’alveare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 130

16 Ottenere il meglio dal mio


regime alimentare 132
16.1 Suggerimenti veloci per risultati immediati . . . . . . . . . . . . . . . . 132
16.2 Categorie di alimenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 133
16.2.1 Gli alimenti “sı̀” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 133
16.2.2 Gli alimenti “no” che cosa evitare e perchè . . . . . . . . . . . . 133
16.3 Combinazioni di cibi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 136
16.3.1 Il problema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 136
16.3.2 La situazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 136
16.3.3 La soluzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 137
16.4 Tabelle di combinazioni di cibi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 138
16.5 I cento e più alimenti benefici della dr.ssa Gillian . . . . . . . . . . . . . 138

17 E, per concludere, canto e danza 142


17.1 Madri e figlie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 142
17.2 Canto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 143
17.3 . . . e danza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 144
17.4 Lasciate entrare la luce . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 144

A . . . altri libri in PDF 152


Appendice A
. . . altri libri in PDF

Sono stati anche digitalizzati1, tra gli altri, i libri che seguono e scaricabili con eMule
durante i week-end. Tutti eccellenti. Cercali ... Contento? Ti risparmio la fatica di andare
alla Biblioteca Comunale per prenderli a prestito.
Diversi libri sono dedicati al DIGIUNO, un rimedio che non costa nulla ... approfon-
disci! Chissà, potrà esserti utile.
Gli altri titoli:
Digiuno terapeutico dell’Associazione Igiene Naturale Italiana
Digiuno razionale, per il ringiovanimento fisico mentale e spirituale del Prof. Arnold
Ehret
Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco del Prof. Arnold Ehret (Pregevole
per tante intuizioni valide e per quanto è scritto sul digiuno ma ATTENZIONE: la
dieta di Ehret non vale per chiunque, con qualunque costituzione fisica ... e lui inol-
tre non distingue a seconda della costituzione fisica, non parla di canali energetici
nel corpo, non sa nulla di prana/etere, non parla delle qualità energetiche dei diversi
alimenti ... e questa dieta presuppone comunque che si accompagni al digiuno e
lunghi bagni di sole ... meglio leggere anche qualche libro sulla dieta macrobiotica,
prima di cacciarsi nei guai).
Ipertensione e malattia circolatoria Come prevenirle e disfarsene naturalmente senza
ricorrere a medicine ma adottando un sistema di vita corretto, del dr. Herbert
SHELTON
Il digiuno può salvarti la vita del dr. Herbert SHELTON (uno dei migliori libri sull’ar-
gomento). Tante malattie gravi, incurabili per la medicina ufficiale, possono essere
guarite semplicemente digiunando e in breve tempo. Occorre forza di volontà.
1
Chi è malato o gravamente malato cerca e vuole risposte rapidamente. I PDF offrono la possi-
bilità di ricerche rapide nel testo. Questi PDF offrono soluzioni ai problemi di salute. Questi libri in
PDF sono la risposta per coloro che non hanno più fiducia nella medicina allopatica. Occorre studiare
e cercare da sé ciò che fa al caso proprio. Buon lavoro dal team.
Assistenza igienica ai bambini del dr. Herbert SHELTON
Sieri e Vaccini del dr. Herbert SHELTON
La Facile Combinazione degli Alimenti del dr. Herbert SHELTON [molto importante
combinare correttamente i cibi]
Tumori e Cancri e loro sparizione naturale per autolisi del dr. Herbert SHELTON, c’è
anche una critica feroce ma onesta alla cosidetta ricerca scientifica (e relativa fame
di denaro senza mai fine) in campo oncologico (era il 1950) tutt’oggi attualissima.
Si parla anche di errate diagnosi. Non ci fanno una bella figura i medici. Shelton
era un Igienista Naturale, non un medico.
L’antico segreto per ringiovanire
Lo Yoga della Nutrizione di M. Aivanhov
Il Vangelo Esseno della Pace scoperto da Edmond B. Szekely, un classico, poetico. Trat-
ta del digiuno e del corretto modo di alimentarsi.
La scoperta del Vangelo Esseno della Pace descrive come Szekely ha scoperto il Van-
gelo Esseno della Pace.
Di cancro si può guarire . . . con l’aloe arborescens preparata secondo la ricetta di Padre
Romano Zago.
Vegetarismo e Occultismo di Leadbeater. Dopo uno decide di non mangiare più la
carne.
Alcool e Nicotina di Rudolf Steiner
Alimentazione per vivere sani di Rudolf Steiner
FLUORO, pericolo per i denti, veleno per l’organismo di L. Acerra [Un sacco di balle
ci vengono raccontate sui pregi del fluoro nel prevenire la carie e invece è un veleno.
“Save your ass”]
SUGAR BLUES, il mal di zucchero, una dipendenza dal sapore dolcissimo di William
Dufty [un classico che mette in guardia dai gravi pericoli per la salute derivanti dal
consumo di zucchero raffinato]
Consigli pratici per una vita macrobiotica di Ferro Ledvinka
La dieta macrobiotica di Georges Ohsawa [libro davvero importante]
Latte e Formaggio, rischi e allergie per adulti e bambini di Claudio Corvino [contro
la disinformazioni della lobby dei produttori di latte & derivati]. Una volta letto
questo libro, uno di latte e derivati non ne vuole più saper nulla.
Chi consuma questi prodotti, si ritrova, una volta avanti con gli anni con un corpo
intasato da rifiuti metabolici di varia natura ... a chili! Vai in giro, guardati attorno
e osserva! ... le panze ... e l’addome sfatto/espanso delle donne, in particolare, ...
questo hanno ottenuto con la mozzarellina la sera, assieme all’insalata o sulla pizza,
col cacio sui maccheroni, con lo yogurt o il latte a colazione.
Intestino Libero, curarsi e purificarsi con l’igiene intestinale del dott. Bernard Jen-
sen, corredato da foto alquanto crude ed esplicite ... es. foto di corde di muco
nero e colloso ...

Essiac il famoso rimedio contro il cancro di Rene Caisse. Con Informazioni anche su
alghe Klamath, probiotici, enzimi digestivi

Noni, la pianta magica dei guaritori polinesiani di Lübecke e Hannes

Cucinare per il corpo e per lo spirito di Roggero Guglielmo [valido libro di cucina ma-
crobiotica con facili ricette]

Il segreto di Igea. Guida pratica al digiuno autogestito dell’Associazione Igienista Ita-


liana. Una guida semplice, chiara, completa. Utile anche a chi ha problemi di
dipendenza (tabacco, droga, cibo, farmaci . . . )

Le istruzioni per la pulizia del fegato con i Sali di Epson della dr. Hulda Clark. Cor-
redate da documentazione fotografica che mostra i calcoli biliari espulsi applicando
questo metodo facile, veloce, incruento e indolore e soprattutto “tremendamente”
efficace. È molto importante dare la stura al fegato periodicamente altrimenti tra i
65 e i 75 anni il processo si compie e il “fegato va a puttane” e fai una brutta fine ...
ma brutta davvero.
I MEDICI TACCIONO: e si capisce! Se questa pratica fosse diffusamente co-
nosciuta e adottata, centinaia, migliaia di interventi chirurgici non verrebbero più
eseguiti perchè inutili e tonnellate di medicine non sarebbero più vendute. Ergo . . .
centinaia, migliaia di medici a spasso . . . un business minacciato!
Riflessione: un bambino ha il fegato pulito ed efficiente e porzioni modeste di cibo
gli sono sufficienti per crescere. Un adulto ha il fegato intasato e consuma grandi
quantità di alimenti che male assimila. Se pulisce il fegato (anche 10-15 volte andrà
ripetuta la procedura, ad es. ogni 2 mesi), dopo, avrà bisogno di consumare molto
meno cibo.
I Sali di Epsom sono in vendita in alcune erboristerie oppure su
www.ecosalute.it e costano davvero poco.

Ortotrofia, l’arte di nutrirsi per fortificarsi di A. Mosseri, igienista francese

Ortotrofia, la salute con il cibo di A. Mosseri

Mangiate secondo le leggi della natura di A. Mosseri

Il miracolo degli alimenti vivi del dr. Kristine Nolfi sul crudismo (la Nolfi è cosı̀ guarita
da un cancro al seno)

Il digiuno per la salute di Oswald e Shelton. Contiene in particolare il diario di un di-


giuno di 28gg (con cui fu curato l’asma)! e la descrizione di 100 casi di (varie)
malattie, curate col digiuno.

Miracoli, come fare accadere quello che vuoi di S. Wilde. Un’opera che ti spiega come
funziona la realtà. Non è proprio come appare!
L’Acquario e l’Arrivo dell’Età d’Oro di O.M. Ivanhov [fa riferimento all’Era dell’Ac-
quario che avrà inizio a dicembre del 2012]
La Tossiemia, causa primaria di malattia del dott. Tilden
L’immensa balla della ricerca sul cancro di Lorenzo Acerra. In appendice un esercizio
di Chi Kung molto semplice e efficace. [Quanti inganni!]
I pericoli della televisione, argomenti scientifici ed esoterici. della Scuola della Rosa-
croce D’oro. [Lo leggi e non accendi più il televisore]
La medicina e le sue menzogne. del dott. Roger Dalet [Lo leggi e perdi ogni considera-
zione nei confronti dei camici bianchi]
Di sclerosi multipla si può guarire? la cura del dott. Montain frutto di 30 anni di ricer-
che. [anche in questo caso le campagne di raccolta fondi per la ricerca sono raggiri
belli e buoni. Si affianca al libro scritto dalla dr.ssa Kousmine e al lavoro del grande
Max Gerson]
Come curare senza operare ernia, emorroidi, ptosi, spostamento dell’utero. di A. Mos-
seri [in allegato come vincere i calcoli renali con l’alburno di tiglio selvatico]

Esperimenti di controllo del clima . . . con aerei che rilasciano scie di sostanze chimi-
che nel cielo. di un’Anonimo. [L’ho viste con i miei occhi . . . e anche gli effetti.
Tutto vero.]
La cura Breuss. Cancro, leucemia e altre malattie apparentemente incurabili, curate
con metodi naturali di Rudolf Breuss.
Prevenzione e Cura del Cancro con la Dieta della dr.ssa Maud Tresillian Fere [medico
che si è curata da sé un cancro all’intestino con una dieta accorta.]
Gli Otto Pezzi di Broccato sono una serie di 8 esercizi di CHI KUNG, famosi per la loro
efficacia, e servono a colmare di energia i canali energetici del corpo. Aumentano
la forza. Utili anche nei periodi di digiuno ... per avere più energia senza mangiare.
Cosa rivelano i denti. La salute per mezzo della medicina dentaria olistica del dr. Y.
Gauthier, con in appendice un articolo sul leggendario dentisa Wenston Price che
curava la carie dentaria correggendo l’alimentazione e non trapanando. Il capitolo
sulla rimineralizzazione dei denti risponde perfettamente alla domanda “co-
sa devo fare per non avere più carie?” a cui gli ordinari dentisti di solito non
vogliono o non sanno rispondere. È probabile che non vogliano. . . :-)
Cronaca di una disincarnazione, come aiutare chi ci lascia di Meurois-Givaudan. È
la toccante storia di Elisabeth . . . il libro è molto utile a chi ne ha bisogno, biso-
gno di capire e prepararsi, per es. . . . quando sta morendo la mamma. Libro sopra
le righe.
Il Capitano Diamond, come visse fino a 120 anni. È un articolo breve che spiega come
all’inizio del ’900 un uomo visse fino a 120 anni alimentandosi con frutta e acqua
piovana/distillata.
La Terapia Gerson L’incredibile programma nutrizionale contro i tumori e le altre ma-
lattie degenerative. di Charlotte Gerson e Morton Walker. [È tra i libri più impor-
tanti. Per curarsi con i succhi di verdure (abbandonati tra le braccia della Natura)
. . . e non con gli “isetticidi” (abbandonati tra le braccia della petrolchimica).]

La nostra salute di Muller – Nowally [un libro sull’Igiene Naturale del 1957! Ottimo il
cap.7. La prima parte, in alcuni passaggi, lascia a desiderare. Ha un valore storico.]

IL CERCHIO NON SI CHIUDE SE . . .

Se queste informazioni sono state utili a te e le trovi valide e se


provi il desiderio di ringraziare e mostrare la tua riconoscenza
allora sappi che il modo corretto di ringraziare consiste nel prodi-
garsi per diffonderle in altre direzioni – condividere la Verità con
tante altre persone in difficoltà a causa della diffusa opera di di-
sinformazione in atto, ad opera dei media soprattutto – dando
continuazione cosı̀ al lavoro di quanti hanno operato (senza sco-
po di lucro, i più) per portarle a te, attraverso . . . il tempo e lo
spazio.
Se hai capito, tanto meglio.