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LE CLAUSOLE DI LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ E
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Ordinario Diritto Commerciale
Università di Bologna
AVV. MICHELE MASSIRONI
Professore a contratto
1. PREMESSA
Diritto Commerciale Internazionale
Università di Bologna Le clausole di limitazione della responsabilità e dell’obbligo di
ASSOCIATES

VIRNA ANDERLINI
DOTT. garanzia rivestono nell’ambito del commercio internazionale un ruolo
DOTT. ELISABETTA BARATTA
AVV. MARIA GAIA CAVALLARI
DOTT. MARIA LUCE CAPPELLERI
quasi fondamentale.
DOTT. CARLO CICOGNANI
AVV. SARA COLLINA Infatti, negli scambi internazionali gli operatori hanno una
AVV. ELISA FABBRI
AVV. ANDREA FEDERICI
DOTT. ARTEMIO GNERRE maggiore necessità di circoscrivere e limitare il rischio derivante
AVV. SILVIA MANZONI
DOTT. CLAUDIA MONZONI
DOTT. GIORGIA PANFILI dall’inadempimento, sia perché in tale ambito gli inadempimenti sono
AVV. GUIA SANTOLI
AVV. RITA SATANASSI
AVV. MARIO VIALI più frequenti, sia perché vi è una maggiore difficoltà ad avere
AVV. MARTINA ZAGNI
AVV. ORSOLA ZANE
conoscenza piena delle regole dettate da una normativa straniera, in
ipotesi applicabile, con riguardo all’eventuale quantificazione del
OF COUNSEL
PROF. AVV. PIETRO MANZINI
Ordinario di Diritto Internazionale risarcimento dovuto in caso di inadempimento.
Università di Bologna

Inoltre, non va sottovalutata la necessità di circoscrivere il


rischio al fine di poterlo assicurare più facilmente e a costi minori.
Sembra comunque opportuno, prima di dedicarsi all’analisi delle
clausole in questione, soffermarsi sulla definizione d’inadempimento, in
modo da evidenziare quando una parte debba ritenersi obbligata ad un
eventuale risarcimento del danno per inadempimento contrattuale. Al
fine di ottenere maggiore chiarezza e una visione più ampia saranno
anche analizzate le clausole di esonero generalmente riconosciute dagli
ordinamenti nazionali e in ambito internazionale, con particolare
riguardo a quanto previsto dalla Convenzione di Vienna del 1980 in
materia di vendita internazionale di beni mobili e dalle codificazioni
internazionali private (Principi UNIDROIT e Principi Europei dei
Contratti).
Infine, dopo l’analisi delle tipologie di clausole di esonero o
limitazione della responsabilità o dell’obbligo di garanzia, delle tecniche
redazionali, e delle limitazioni alla loro validità, saranno esaminate
alcune clausole affini e alternative che potrebbero permettere al debitore
di ottenere lo stesso risultato che ci si può aspettare da una clausola di
limitazione della responsabilità.

2. L’INADEMPIMENTO
Al fine di sviluppare un’esposizione il più chiara possibile, prima di
analizzare quali siano i caratteri e i limiti delle previsioni contrattuali
volte a limitare la responsabilità del contraente inadempiente, sembra
opportuno soffermarsi sulla nozione di inadempimento nell’ambito dei
rapporti commerciali internazionali.
Circa la definizione d’inadempimento si sono sviluppate in ambito
internazionale due diverse correnti la cui applicazione pratica porta a
conseguenze diametralmente opposte.
La prima corrente cd. perfect tender rule impone al debitore in
ogni caso l’adempimento pieno delle obbligazioni assunte; la seconda,
conosciuta come substantial performance, prevede un giudizio di
essenziale corrispondenza tra obbligazione e prestazione effettuata.
Le conseguenze dell’accoglimento di una o dell’altra definizione
sono assolutamente lampanti; infatti, qualora si facesse utilizzo della
prima, ogni minima inesattezza del debitore nell’adempiere le proprie
obbligazioni comporterebbe la possibilità per il creditore di risolvere il
contratto e di far valere la responsabilità per inadempimento del
debitore, con tutte le conseguenze del caso.
Laddove invece si preferisse dare accoglimento alla teoria della
substantial performance, il debitore si considererebbe pienamente
liberato dalle proprie obbligazioni ogniqualvolta “has faild to render full
performance but any defects in performance are considered minor”1.
Esclusi alcuni casi particolari in cui la conformità della
prestazione rispetto all’obbligazione assunta deve essere assoluta (ad
esempio, per ragioni tecniche, come accade nei contratti di fornitura di
prodotti cosiddetti “must macth” o “must fit” oppure ove le parti abbiano
previsto una clausola specifica), in genere gli ordinamenti, in
accoglimento della dottrina della substantial performance, ancorano
l’adempimento a limiti di tolleranza stabiliti dagli usi.
Interessante a questo proposito appare l’evoluzione registrata
negli ordinamenti di common law in materia di risoluzione del contratto
quale rimedio all’inadempimento; infatti, se tradizionalmente la
risoluzione e addirittura la anticipatory repudiation erano concesse al
creditore per la violazione di una qualsiasi delle conditions del contratto,
le corti inglesi e americane hanno progressivamente adottato un criterio
meno rigido, di substantial performance, il quale prevede di valutare se
il creditore abbia comunque, nonostante l’inesattezza dell’esecuzione,
ricevuto i benefici promessi con il contratto.
Come già detto in riferimento agli ordinamenti di civil law,
anche negli ordinamenti di common law la regola tradizionale di perfect
tender resiste per diversi contratti commerciali ed, in particolare, per il

1
Distirct of Columbia, 31 luglio 2009, Sununu v. Philippines Airlines.
contratto di compravendita, come stabilito dall’art. 2-601 dell’ Uniform
Commercial Code statunitense.
Tuttavia, è evidente che ai fini della presente trattazione,
concernete la regolazione dei rapporti contrattuali in ambito
internazionale, sarà opportuno prendere in considerazione la definizione
d’inadempimento adottata dalla Convenzione di Vienna del 1980
riguardante la vendita internazionale di cose mobili (CISG) e dalle
codificazioni private, Principi UNIDROIT e Principi Europei dei
Contratti (PECL).
La CISG, recepisce la dicotomia tra perfect tender rule e
substantial performance, introducendo “una distinzione nel sistema dei
rimedi tra sistemi rimediali a disposizione del creditore nell’ipotesi di
inadempimento (per così dire) semplice e strumenti rimediali fruibili
soltanto nell’ipotesi di fundamental breach of contract”2.
In particolare la CISG stabilisce all’art. 25 che “un
inadempimento del contratto commesso da una delle parti è essenziale
se causa all’altra parte un pregiudizio tale da privarla sostanzialmente
di ciò che essa aveva diritto di aspettarsi dal contratto, a meno che la
parte inadempiente non abbia previsto siffatto risultato e che una
persona ragionevole della stessa qualità posta nelle stesse circostanze
avrebbe potuto prevederlo”, e all’art. 35, II paragrafo, lett. a), si
intendono conformi le merci “adatte agli usi ai quali servirebbero
abitualmente merci dello stesso tipo”.
Dunque, ai sensi degli articoli appena citati, l’inadempimento per
essere essenziale deve ledere le aspettative contrattuali del creditore e
allo stesso tempo non doveva essere da quest’ultimo prevedibile (cd.
“foreseeability rule”).
2
A. Frignani e M. Torsello, Il Contratto Internazionale Diritto Comparato e Prassi Commerciale, in
Trattato di Diritto Commerciale e di Diritto Pubblico dell’Economia diretto da F. Galgano, V. XII, pag.
367.
Stabilito cosa si debba intendere per fundamental breach of
contract, rimane da analizzare quali siano i rimendi riconosciuti al
creditore, e quindi, di contro, le responsabilità ascritte al debitore, in
caso vi sia un inadempimento nell’esecuzione delle obbligazioni assunte
a seconda che questo sia di natura essenziale o meno.
Secondo quanto stabilito dalla CISG, articoli da 46 a 52,
l’acquirente, in caso riceva delle merci non conformi, senza che si sia
verificato un inadempimento essenziale, può sempre chiedere la
riparazione o l’esatta prestazione concedendo un termine suppletivo per
la fornitura, salvo che la doglianza non sia assolutamente irragionevole.
I rimedi più penetranti, quali il risarcimento del danno o la
risoluzione del contratto, sono invece riconosciuti al creditore solo in
caso d’inadempimento essenziale in pieno accoglimento del principio
della substantial performance.
Tuttavia, occorre evidenziare che anche all’interno della stessa
CISG sono previste delle eccezioni, come già detto in relazione agli
ordinamenti nazionali, per le quali si applica invece la perfect tender
rule , come ad esempio, quando è stato pattuito, esplicitamente o
tacitamente, un uso speciale o specifico della merce oggetto del
contratto oppure si è effettuata una vendita mediante campione o
modello.
Per quanto riguarda la disciplina dettata dai Principi UNIDROIT,
dalla lettura degli artt. 7.3.1. e 7.4.1. (Principi UNIDROIT 2010), in
tema rispettivamente di risoluzione del contratto e risarcimento del
danno, sarà facile intuire che vi è stato un pieno accoglimento del
principio della substantial performance.
Anche i principi PECL, in tema d’inadempimento, stabiliscono
regole simili a quelle previste nei Principi UNIDROIT.
3. LE CAUSE DI ESONERO
Prima di passare all’analisi dei contenuti e dei limiti di efficacia
delle clausole di limitazione della responsabilità utilizzabili in un
contratto, pare opportuno svolgere un breve esame delle cause di
esonero della responsabilità della parte inadempiente generalmente
riconosciute a livello internazionale.
È necessario premettere che, evidentemente, la questione in
oggetto sarà fortemente influenzata dalla legge applicabile al contratto.
Infatti, ad esempio, se il nostro ordinamento prevede già quali cause di
esonero da responsabilità la forza maggiore e l’eccessiva onerosità
sopravvenuta, negli ordinamenti di common law, e in particolare in
quello inglese, gli analoghi istituti rappresentati dalla force majeure e
dall’hardship si applicano solo se e nelle modalità in cui siano stati
previsti esplicitamente dall’accordo tra le parti.
In ambito convenzionale, la CISG prevede quale esplicita causa
di esonero da responsabilità la forza maggiore, stabilendo all’art. 79 che
“una parte non è responsabile dell’inadempienza di uno dei suoi
obblighi se prova che tale inadempienza è dovuta a un impedimento
indipendente dalla sua volontà e che non si poteva ragionevolmente
attendere che la prendesse in considerazione al momento del contratto,
che essa la prevenisse o la superasse o che ne prevenisse o superasse le
conseguenze”. È importante specificare che tale causa di esonero ha solo
un efficacia sospensiva dell’adempimento; infatti la liberazione prevista
produce effetti solo per la durata dell’impedimento.
Un’altra causa di esonero è prevista dall’art. 80, laddove si
stabilisce che una parte non può far valere l’inadempimento dell’altra
nella misura in cui tale inadempimento sia dovuto ad un suo concorso
causale.
Hanno sicuramente un fine di esonero da responsabilità della
parte inadempiente anche i limiti temporali previsti dall’art. 39 per la
denuncia dei vizi.
È bene sottolineare che ai sensi dell’art. 77 della CISG il
risarcimento del danno in caso di inadempimento è sempre
quantitativamente limitato ai danni che la parte che invoca
l’inadempimento non è riuscita ad evitare prendendo le misure adeguate.
È assai discussa in dottrina la possibilità di far valere la clausola
di esonero della responsabilità prevista dall’art. 79 CISG nel caso di
inadempimento determinato dall’eccessiva onerosità sopravvenuta della
prestazione dovuta, principio, invece, pacificamente riconosciuto dal
nostro ordinamento e dalle codificazioni internazionali private come
Principi UNIDROIT3 e PECL4.
Alcuni commentatori5 e la giurisprudenza6 hanno invocato
l’eccessiva onerosità sopravvenuta quale causa di esonero da
responsabilità facendo applicazione del predetto art. 79.
Secondo altra parte della dottrina7 e della giurisprudenza8, l’art.
79 non sarebbe idoneo a coprire i casi di eccessiva onerosità
sopravvenuta non intervenendo sull’esistenza del vincolo obbligatorio
ma limitandosi a sollevare il debitore inadempiente dalle conseguenze
risarcitorie del suo inadempimento9.

3
Artt. 6.2.2. e 6.2.3. dei Principi UNIDROIT 2010.
4
Art. 6:111 dei PECL intitolato Change of Circumstances.
5
CISG-AC Opinion NO. 7, Exmpition of Liability for Damages under Article 79 of the CISG.
6
Corte di Cassazione belga, 19 giugno 2009.
7
Slater, Overcome by Hardship: The Inapplicability of the UNIDROIT Principles’ Hardship Provision
to CISG, in Florida J. Int’l L., 1998, pp. 253 e ss.
8
BGH, 27 novembre 2007.
9
Per maggiori approfondimenti si veda A. Frignani e M. Torsello, Op. cit., pp. 488 e ss..
4. LE CLAUSOLE CONTRATTUALI DI ESONERO O LIMITATIVE

DELLA RESPONSABILITÀ E DELLA GARANZIA

La funzione principale delle clausole di limitazione e esclusione


della responsabilità è quella di poter circoscrive i rischi, derivanti dal
contratto, in modo da renderli prevedibili e sostenibili; spesso tali
clausole risultano indispensabili al fine di poter assicurare il rischio.
Nei contratti internazionali, le suesposte esigenze diventano
ancora più pressanti visto il maggiore rischio di eventuali
inadempimenti e anche in ragione della minore conoscenza delle
previsioni degli ordimenti stranieri, in ipotesi applicabili, in materia di
risarcimento del danno.
Per cominciare, sembra opportuno distinguere, per maggiore
chiarezza espositiva, cosa si intenda per responsabilità e cosa invece si
intenda per garanzia.
La responsabilità (liabilty, responasabilité, haftung) è
generalmente definita come l’obbligo di risarcire il danno causato ad
altri. Tale obbligo, nel nostro caso, trova la sua origine
nell’inadempimento delle obbligazioni contrattualmente assunte da parte
di uno dei contraenti (cd. responsabilità contrattuale).
La garanzia (warranties, garantie), nell’ambito del contratto di
compravendita, si riferisce a particolari obblighi contrattuali del
venditore in merito ai difetti del prodotto venduto.
In particolare, l’intensità di tale garanzia è molto elevata, poiché
il venditore risponde dei vizi dei prodotti in maniere oggettiva,
indipendentemente dall’esistenza o meno di una sua colpa.
Quindi, nonostante la diversa natura delle due fattispecie - la
prima riguarda le conseguenze di un inadempimento, mentre la seconda
si riferisce all’intensità di un’obbligazione assunta - esse, dal punto di
vista della limitazione contrattuale degli effetti, vengono poi riportate
sullo stesso piano, poiché la garanzia comporta inevitabilmente il
sorgere della responsabilità, nell’eventualità in cui essa si trovi ad
operare.10
Una seconda importante distinzione è quella tra clausole di
esonero della responsabilità e clausole semplicemente limitative della
stessa. Le prime hanno per oggetto la soppressione totale di ogni
responsabilità o obbligo di garanzia facente capo al debitore, mentre le
seconde comportano una semplice restrizione delle condizioni o degli
effetti della responsabilità o dell’obbligo di garanzia.

4.1 LE CLAUSOLE DI ESONERO


Le clausole di esonero sono sicuramente le meno utilizzate, in
quanto difficili da imporre in sede di trattativa, e decisamente più
esposte, rispetto a quelle limitative, a possibili contestazioni circa la loro
validità in sede di contenzioso, per lo meno quando riguardano
l’inadempimento di obblighi essenziali.
Può essere, ad esempio, il caso, nell’ambito di un contratto di
licenza di brevetto, in cui un licenziante escluda ogni proprio obbligo di
garanzia in caso di azione di un terzo nei confronti del licenziatario, con
riguardo all’uso del brevetto che il licenziatario ha fatto in virtù del
contratto.

4.2 LE CLAUSOLE LIMITATIVE


All’interno di questa tipologia di clausole è sicuramente possibile
rinvenire l’esistenza di due sottocategorie. La prima ricomprende quelle
clausole che tendono a limitare le condizioni al ricorrere delle quali la
responsabilità o l’obbligo di garanzia sono subordinati, mentre fanno

10
M. Fontaine e F. De Ly, La Redazione dei Contratti Internazionali, in Contratti & Commercio
Internazionale, Giuffrè, 2008, pp. 455 e ss..
parte della seconda sottocategoria le clausole che operano sugli effetti
della responsabilità o dell’obbligo di garanzia.
Al fine di ottenere la limitazione delle condizioni cui è subordinata la
responsabilità o la garanzia sono disponibili varie tecniche di redazione;
di seguito, si provvederà a fornire una veloce descrizione delle più
utilizzate.
Tra di esse spicca sicuramente quella di attenuazione della portata delle
obbligazioni assunte; la modalità è molto simile a quanto già visto con
riguardo alle clausole di esonero, ossia si agisce sull’origine stessa
dell’obbligazione, per restringerne l’estensione o l’intensità rispetto a
quanto normalmente previsto dalla prassi o dall’ordinamento.
Generalmente, questo tipo di clausole opera mediante un richiamo agli
usi, ad esempio stabilendo che A dovrà fornire la consulenza tecnica e
utilizzare la diligenza normalmente richiesta per il tipo di servizi forniti.
In questo ambito, possono collocarsi anche le clausole best efforts o
reasonable care, largamente utilizzate in quelle ipotesi nelle quali risulta
difficile definire in termini assoluti l’impegno contrattualmente assunto
dal debitore di una prestazione.
Un secondo sistema molto utilizzato prevede la limitazione delle
ipotesi in cui sorge la responsabilità, ossia limitando quest’ultima ai soli
casi di dolo o colpa grave. Questa clausola risulta senz’altro più
facilmente utilizzabile nella pratica rispetto ad una clausola di esonero
poiché la maggior parte degli ordinamenti nazionali considera nulle le
clausole che limitano la responsabilità del debitore anche in caso di dolo
o colpa grave; in questo modo, ci si assicura l’esonero da responsabilità
in caso di colpa lieve.
Un’altra tecnica idonea a raggiungere il predetto scopo è quella di
fissare dei limiti temporali entro i quali il creditore deve esercitare
l’azione di responsabilità. Di regola, è lo stesso diritto applicabile che
prevede già detti limiti temporali, salvo la possibilità per le parti di
prevederne di più ristretti.
Infine, un altro mezzo utilizzabile dal debitore al fine di limitare la
propria responsabilità è quello di subordinare i rimedi a disposizione del
creditore a determinate condizioni, quali adempimenti formali (diffide
scritte, atti di messa in mora), o attribuendo al creditore stesso dei costi,
ponendo così degli ostacoli al creditore insoddisfatto.
La seconda sottocategoria, ossia quella concernente le clausole che
mirano a limitare le conseguenze della responsabilità o dell’obbligo di
garanzia, tende a disciplinare l’estensione dell’obbligo di risarcimento
una volta che sia pacifico che il debitore debba risarcire il creditore.
Il modo più utilizzato per ottenere il fine appena citato è quello di
prevedere un importo massimo oltre il quale il debitore non è più
obbligato a risarcire il danno, utilizzando, ad esempio, come criterio
base, per la definizione del tetto, il corrispettivo previsto nello stesso
contratto. Lo stesso risultato può essere raggiunto prevedendo una
franchigia.
Un’altra limitazione utilizzata nella prassi, è quella di prevedere dei
rimedi specifici a favore del creditore, eliminando così gli altri
generalmente riconosciuti dagli ordinamenti giuridici. Ad esempio, si
può limitare la responsabilità o l’obbligo di garanzia alla semplice
sostituzione o riparazione del prodotto difettoso (cd. rimedio esclusivo),
escludendo quindi la risarcibilità del danno.
Diversamente, la clausola potrà escludere la risarcibilità dei danni
indiretti ovvero dei danni imprevedibili, danni che potrebbero essere
risarcibili analogamente a quelli diretti e prevedibili, in virtù del diritto
applicabile.
In alcuni ordinamenti nazionali è già la legge 11 ad escludere il
risarcimento dei danni imprevedibili. Altri ordinamenti (quello tedesco
e, in particolare, quelli di common law) ammettono una risarcibilità più
ampia del danno da inadempimento, sino a ricomprendere i danni
indiretti e imprevedibili; tuttavia, le relative disposizioni generalmente
non hanno carattere imperativo e quindi sono derogabili dalle parti
anche se entro certi limiti. Lo Uniform Commercial Code statunitense,
ad esempio, vieta tutte quelle esclusioni “unconscionable” quindi
irragionevoli12, e più in generale sono considerate nulle tutte quelle
esclusioni o limitazioni del risarcimento dei danni causati a persone
fisiche.
Per quanto riguarda le codificazioni private, sia i Principi
UNIDROIT13 sia i PECL14 riconoscono la risarcibilità dei danni indiretti
ma non quella dei danno imprevedibili.

5. LE CLAUSOLE AFFINI
Il risultato che generalmente si cerca di ottenere mediante
l’utilizzo delle clausole di esonero o limitazione della responsabilità,
ossia quello di circoscrivere le conseguenze di un inadempimento
contrattuale, si può raggiungere anche attraverso l’utilizzo di altre
tipologie di clausole che si possono considerare affini.
Infatti, le clausole penali e liquidated damages (istituto simile
applicabile negli ordinamenti di common law dove la penalty clause è
considerata nulla), il cui scopo è quello di fissare una predeterminazione
dell’importo del risarcimento del danno liquidabile in caso di
inadempimento del debitore, qualora ispirate dal debitore medesimo
11
Si veda, ad esempio, l’art. 1225 del c.c. italiano.
12
UCC Art. 2-719 (3).
13
Art. 7.4.4. dei Principi UNIDROIT 2010.
14
Art. 9:503 dei PECL.
conseguirebbero lo stesso effetto di una clausola di limitazione della
responsabilità.
Ovviamente, per ottenere un risultato simile a quello delle
clausole di limitazione della responsabilità, l’importo stabilito non dovrà
essere eccessivo. A questo proposito, appare opportuno segnalare che se
nell’ordinamento italiano al giudice è concessa solo la possibilità di
diminuire l’importo pattuito a titolo di penale, ai sensi dell’art. 1384 c.c.,
salvo la possibilità per le parti di prevedere che sia liquidato in sede
giudiziale il maggior danno subito, nell’ordinamento francese il giudice,
ai sensi dell’art. 1152 del code civil, può anche aumentare l’importo del
risarcimento se questo è considerato eccessivamente basso.