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9 – Strutture costituite da funi

Le funi

Le funi sono state utilizzate sin dai tempi antichi nel campo dei sistemi strutturali. Il termine
fune, che deriva dal latino funis, indica un elemento flessibile di forma cilindrica estesa in
lunghezza, costituito da un insieme di fili di determinata forma e materiale, variamente avvolti o
intrecciati tra loro in maniera da costituire un tutto unico e compatto.

I fili possono essere o metallici, o costituiti da fibre vegetali.


Tipi di funi

In base alle caratteristiche di costruzione, si distinguono vari tipi di funi. Tra i più noti, le funi
spiroidali, formate da varî strati di fili avvolti a elica intorno a un’anima, e le funi a trefoli,
formate da uno strato di trefoli, in numero variabile da 3 a 8, ma ordinariamente 6, avvolti
intorno a un’anima centrale. Le funi di grosso diametro sono anche denominate cavi.
Un trefolo è un elemento costitutivo delle funi vegetali o metalliche (fune elementare), costituito
da un certo numero di fili tra loro avvolti a spirale.
Organismi strutturali realizzati con funi 1/14
Organismi strutturali realizzati con funi 2/14
Organismi strutturali realizzati con funi 3/14

Perù Pakistan

India Svizzera
Organismi strutturali realizzati con funi 4/14

Disegno di Fausto Veranzio (1595)

Chain bridge in Pennsylvania


James Findley (1801)
Organismi strutturali realizzati con funi 5/14

Ponte sullo Stretto di Menai


in Galles (1818-1826)
Thomas Telford
Organismi strutturali realizzati con funi 6/14

Clifton Bridge a Bristol (1864)


Isambard Kingdom Brunel
Organismi strutturali realizzati con funi 7/14

Ponte di Brooklyn (1869-1883)


John Roebling
Organismi strutturali realizzati con funi 8/14

Ponte di Brooklyn (1869-1883)


John Roebling
Organismi strutturali realizzati con funi 9/14

Golden Gate Bridge (1933-1937)


Joseph Baermann Strauss
Organismi strutturali realizzati con funi 10/14

Akashi Kaikyo Bridge – Kobe (1988-1998)


Satoshi Kashima
Organismi strutturali realizzati con funi 11/14

Tacoma Narrow Bridge (1940)


Organismi strutturali realizzati con funi 12/14

Padiglione dell’esposizione di Nizhny-Novgorod (1896)


Vladimir Shukhov
Organismi strutturali realizzati con funi 13/14

Raleigh Dorton Arena (North Carolina 1952)


Maciej Nowicki
Organismi strutturali realizzati con funi 14/14

Millennium Dome – O2 Arena (Londra 2000)


Richard Rogers
Statica delle funi: esempio 1 1/5

Le funi sono elementi strutturali sollecitati solo a trazione. Una fune può sostenere carichi aventi
direzione diversa da quella del suo asse. In altre parole, una fune non deve essere disposta
necessariamente secondo la linea d’azione dei carichi che la sollecitano.

Esempio 1: la fune è considerata inestensibile e di lunghezza assegnata; il peso è applicato in


mezzeria.
l =2f

N1 N2 N2
B 45° C

f A A Q
Q
A N1

Q = 10 N

V1 V2 H2
C
N1
V1 V2
H1 B H2 N2
B C
N1 H1 N2
Statica delle funi: esempio 1 2/5

Se ℓ = 2 f, l’angolo di inclinazione dei due tratti di fune è pari a 45° e risulta


Q Q
N1 = N 2 = 2 = 7, 07 N H1 = H 2 = V1 = V2 = = 5, 00 N
2 2
l =2f

V1 V2 H2 H2
V1 V2
C C
N1 N1
V1 V1 V2 V2 C
N2 B
H1 H1 H2 H2 N2
B B B B C C
N1 f
N1 N1 H1 H1 N2 N2 V1

H1 A
Q = 10 N

V1 = 5 N V2 = 5 N H2 = 5 N H1 = 5 N
C B

N1
H1 = 5 N B C H2 = 5 N

07

=
V2 = 5 N V1 = 5 N

7,

7,
07
=
2
N

N
N
N1

07

A Q = 10 N Q = 10 N A
=

7,
7,
07

=
2

N
N1
N
N

V1 = 5 N V2 = 5 N

07
A
=

7,
7,

B C
07

=
Q = 10 N

2
N

N
H1 = 5 N H2 = 5 N
Statica delle funi: esempio 1 3/5

Soluzione analitica:
Le quattro componenti delle reazioni vincolari incognite sono calcolate mediante le tre
equazioni cardinali della statica (equazioni di equilibrio alla traslazione verticale, alla
traslazione orizzontale e alla rotazione intorno al punto C) a cui si aggiunge un’equazione
ausiliaria, che esprime l’equilibrio alla rotazione intorno al punto A delle sole forze che agiscono
a sinistra di A. Si ha:
l =2f

⎧ V1 + V2 − Q = 0 V1 V2

⎪ H1 − H 2 = 0 H1 B C H2

⎪ −V1 ⋅ 2 f + Q ⋅ f = 0 f
⎪ −V1 ⋅ f + H1 ⋅ f = 0 (equazione ausiliaria)
⎩ A
Q = 10 N
Risulta:
Q
H1 = H 2 = V1 = V2 = = 5, 00 N
2
N1 = N 2 = V 2 + H 2 = 5 2 = 7, 07 N
Statica delle funi: esempio 1 4/5

Osservazione 1
A parità della luce e del carico, se si riduce l’affondamento della fune (freccia) aumentano le
componenti orizzontali delle reazioni, mentre quelle verticali rimangono uguali. Lo sforzo nei
due tratti di curva cresce di conseguenza.
l
H2
V1 V2
H1 B V2
C H2

f Q

V1
A
Q
H1

Infatti, considerando una fune di luce ℓ e freccia f, risulta


Q
⎧ V1 = V2 =
V1 + V2 − Q = 0 2

⎪ H1 − H 2 = 0 Q⋅ℓ
⎨ H1 = H 2 =
⎪ −V1 ⋅ ℓ + Q ⋅ ℓ / 2 = 0 4f
2
⎪ −V1 ⋅ ℓ / 2 + H1 ⋅ f = 0 Q ⎛ ℓ ⎞
⎩ N1 = N 2 = 1+ ⎜ ⎟
2 ⎝2f ⎠
Statica delle funi: esempio 1 5/5

Osservazione 2:
Se il carico non agisce in mezzeria, le componenti orizzontali delle reazioni diminuiscono,
mentre quelle verticali sono diverse tra di loro. Rispetto al caso simmetrico, quella più vicina al
carico aumenta, mentre quella più lontana si riduce. Lo sforzo nel tratto più corto di fune cresce,
mentre quello nel tratto più lungo diminuisce. Nel caso in esame si ha:
3l /4 l /4
H2 = 3,75 N
l =2f V2
V1
N2 = 8,39 N
H1 B C H2
V2 = 7,50 N

N
N1 f Q = 10 N

,39
=4
,51

=8
N
N1 = 4,51 N
A N2 V1 = 2,50 N
Q = 10 N
H1 = 3,75 N

⎧ V1 + V2 − Q = 0 H1 = H 2 = 3, 75 N
⎪ V1 = 2, 50 N V2 = 7, 50 N
⎪ H1 − H 2 = 0

⎪ −V1 ⋅ 3ℓ / 4 + Q ⋅ ℓ / 4 = 0 N1 = 2, 50 2 + 3, 75 2 = 4, 51 N
⎪ −V1 ⋅ 3ℓ / 4 + H1 ⋅ f = 0
⎩ N 2 = 7, 50 2 + 3, 75 2 = 8, 39 N
Statica delle funi: esempio 2 1/2

Esempio 2: Si consideri una fune inestensibile che sostiene due carichi e si assuma noto il suo
massimo affondamento in corrispondenza del primo carico. L’affondamento al di sotto del
secondo carico dipende dalle condizioni di equilibrio dell’intera fune.
a a a
VA VD
HA HD
Dati:
a = 15 m QB = 10 N A D hC
hB C
B
hB = 10 m QC = 5 N
QC
QB
Incognite:
15 15 15
HA HD
VA VD
VA VD HA HD

hC A D hC
10 C
B
5
10
Statica delle funi: esempio 2 2/2
a a a
⎧ VA + VD − QB − QC = 0
⎪ HA VA VD
HD
⎪ −H A + H D = 0
⎨ A D
⎪ −VA ⋅ 3a + QB ⋅ 2a + QC ⋅ a = 0 hB B
C hC
⎪ H A ⋅ hB − VA ⋅ a = 0

QC
H A = H D = 12, 50 N QB
15 15 15
VA = 8, 33 N VD = 6, 67 N
8,33 6,67
V ⋅ a 6, 67 ⋅15 12,50
hC = D = = 8, 00 m A D 12,50
HD 12, 50
10 C 8
15 B 17
HA = 12,50 N ,02 14,
NA 12,61
5
B=
15 10
QB = 10 N ,02 VA = 8,33 N
N
61 N N AB = 12, 50 2 + 8, 332 = 15, 02 N
NBC = 12,
, 1 7N N CD = 12, 50 2 + 6, 67 2 = 14,17 N
QC = 5 N 14 VD = 6,67 N
=
N CD
N BC = 12, 50 2 + 1, 67 2 = 12, 61 N
HD = 12,50 N
Statica delle funi: esempio 3 1/2

Esempio 3: Si consideri una fune inestensibile che sostiene un carico uniformemente distribuito
di ampiezza q e di luce ℓ . Inoltre, si assuma noto il suo affondamento h in corrispondenza della
mezzeria. Le reazioni vincolari si calcolano come nei casi precedenti. Si ha
⎧ VA + VB − qℓ = 0
⎪ q
⎪ −H A + H B = 0 HA VA VB
HB
⎪ ℓ
⎨ −VA ℓ + qℓ ⋅ = 0 A B
⎪ 2 h
⎪ ℓ qℓ ℓ
⎪ AH h − VA + =0
⎩ 2 2 4 l /2 l /2

qℓ
VA = VB = La pendenza agli estremi si ottiene dal rapporto delle
2
componenti delle reazioni vincolari, cioè
qℓ2
HA = HB =
8h
2 R V qℓ 2 4h
qℓ ⎛ ℓ ⎞ V tan θ = = 2 =
RA = RB = V 2 + H 2 = 1+ ⎜ ⎟ H qℓ 8h ℓ
2 ⎝ 4h ⎠
H
𝜃
2
qℓ ⎛ ℓ ⎞ qℓ2
N max = R = 1+ ⎜ ⎟ N min =H=
2 ⎝ 4h ⎠ 8h
Statica delle funi: esempio 3 2/2

La forma del cavo si determina imponendo che nel generico punto il momento calcolato con le
forze da destra o da sinistra sia nullo. Risulta:
x
H A y − VA x + qx =0 qℓ2 VA =
qℓ
2 x/2 HA =
8h 2
2
VA qx qx
y= x−
HA 2H A
q
2
qℓ 2 qx
y= x − HA VA VB
HB
q ℓ2 ( 8h ) 2q ℓ2 ( 8h )
A B
y
y=
4h

4hx 2
x− 2

y=
4h
ℓ2
(
ℓx − x 2
) x

Si nota che il cavo si dispone secondo una parabola. La sua pendenza è pari alla derivata prima
dy 4h
y′ = = ( ℓ − 2x )
dx ℓ2
La pendenza agli estremi risulta
⎡ dy ⎤ ⎡ dy ⎤ 4h
tan θ = ⎢ ⎥ = −⎢ ⎥ =
⎣ dx ⎦ x=0 ⎣ dx ⎦ x=ℓ ℓ
Dimensionamento di una struttura funicolare (SLU) 1/2

Nel caso di carichi verticali, il rapporto ℓ h , che prende il nome di snellezza, influenza sia lo
sforzo massimo nella fune, sia la sua lunghezza.
Al crescere della snellezza aumenta lo sforzo massimo nella fune e quindi la sua sezione
trasversale A, mentre diminuisce la sua lunghezza L, e viceversa. Si ha infatti:
2 ⎡ 2 2 ⎤
qℓ ⎛ ℓ ⎞ 1 ⎛ 4h ⎞ ℓ ⎛ 4h ⎞ h
N max = R = 1+ ⎜ ⎟ L = ℓ ⎢ 1+ ⎜ ⎟ − ln 1+ ⎜ ⎟ − 4 ⎥
2 ⎝ 4h ⎠ ⎢2 ⎝ ℓ ⎠ 8h ⎝ ℓ ⎠ ℓ⎥
⎣ ⎦
Si vuol risolvere il problema di determinare l’affondamento (o freccia) relativo al sistema statico
più efficiente, che corrisponde al minimo volume di materiale impiegato
V = A⋅L
l
in cui
N max q
A=
fsd
Nmax Nmax
è l’area della sezione trasversale,
A 𝜃 B
mentre fsd è la resistenza di calcolo h
del materiale.
L
Dimensionamento di una struttura funicolare (SLU) 2/2
2.5 4
N max
qℓ L 3.5

2
ℓ 3

2.5
1.5

1
1.5

1
0.5

0.5

0 0
0 2 4 6 8 10 12 14 16 0 2 4 6 8 10 12 14 16

ℓh ℓh

2
⎛ ℓ ⎞
4
N max 1 V ⋅ fsd
= 1+ ⎜ ⎟
qℓ 2 ⎝ 4h ⎠ qℓ2
3.5

2.5
2 2
L 1 ⎛ 4h ⎞ ℓ ⎛ 4h ⎞ h
= 1+ ⎜ ⎟ − ln 1+ ⎜ ⎟ − 4 2

ℓ 2 ⎝ ℓ ⎠ 8h ⎝ ℓ ⎠ ℓ
1.5

⎡ ⎤ ℓ
V ⋅ fsd
2 2 2 Vmin ⇒ = 2.93
1 ⎛ ℓ ⎞ ⎢1 ⎛ 4h ⎞ ℓ ⎛ 4h ⎞ h⎥ 0.5
= 1+ ⎜ ⎟ 1+ ⎜ ⎟ − ln 1+ ⎜ ⎟ − 4 h
qℓ2 2 ⎝ 4h ⎠ ⎢ 2 ⎝ ℓ ⎠ 8h ⎝ ℓ ⎠ ℓ⎥ 0
⎣ ⎦ 0 2 4 6 8 10 12 14 16

ℓh
Stato limite di esercizio (SLE) 1/6

Per effetto dello sforzo indotto dai carichi, le funi subiscono un allungamento. Tuttavia, gli
spostamenti degli elementi strutturali e non strutturali che ne conseguono devono essere
sufficientemente limitati, in modo da non compromettere la funzionalità dell’intero sistema.
A titolo di esempio si consideri il seguente sistema

l /2 l /2 2 2
2 ⎛ ℓ⎞ ⎛ ℓ ⎞
LAC = LBC = f + ⎜ ⎟ = f 1+ ⎜ ⎟
NA NB ⎝ 2⎠ ⎝2f ⎠
A B f
C
2
Q Q ⎛ ℓ ⎞
NA = NB = 1+ ⎜ ⎟
2 ⎝2f ⎠

2
N Q ⎛ ℓ ⎞
σ= = 1+ ⎜ ⎟
A 2A ⎝2f ⎠
Stato limite di esercizio (SLE) 2/6
l /2 l /2
Nel caso di comportamento elastico, si ha
NA NB
2
σ N Q ⎛ ℓ ⎞ A B
ε= = = 1+ ⎜ ⎟ f
E EA 2EA ⎝2f ⎠
Δ LAC
w
Q⋅ f ⎡ ⎛ ℓ ⎞
2 2 2⎤
Q ⎛ ℓ ⎞ ⎛ ℓ ⎞ C
ΔLAC = ΔLBC = ε ⋅ LAC = 1+ ⎜ ⎟ ⋅ f 1+ ⎜ ⎟ = ⎢1+ ⎥
2EA ⎝2f ⎠ ⎝2f ⎠ 2EA ⎢ ⎜⎝ 2 f ⎟⎠ ⎥ Q
⎣ ⎦

Per la similitudine dei triangoli, si può scrivere


w : ΔLAC = LAC : f
10

w 2EA 9

ℓ Q
da cui si ottiene 8
3 7

ΔLAC ⋅ LAC Q ⋅ f ⎡ ⎛ ℓ ⎞
2 ⎤2
w= = ⎢1+ ⎜ ⎟ ⎥
6

f 2EA ⎢ ⎝ 2 f ⎠ ⎥ 5
⎣ ⎦ 4

e in forma adimensionale 3

3 2

w 2EA f ⎡ ⎛ ℓ ⎞
2 ⎤2 1

⋅ = ⎢1+ ⎜ ⎟ ⎥
ℓ Q ℓ ⎢ ⎝2f ⎠ ⎥
0

⎣ ⎦
0 2 4 6 8 10
ℓ f
Stato limite di esercizio (SLE) - esempio 1 3/6
Si consideri una fune bilatera costituita da acciaio armonico,
avente le seguenti caratteristiche meccaniche: l /2 l /2
ft = 1570 N/mm 2 NA NB
ft max = 0.45 ⋅1570 = 706, 5 N/mm 2 A ΔB
f
2
E = 160000 N/mm
LAC
La geometria del sistema è definita dalle quantità w

ℓ = 80.00 m f = 8.00 m ℓ f = 10 C
Q
Poiché lo sforzo massimo è dato dalla relazione
2
Q ⎛ ℓ ⎞ Q
N max = 1+ ⎜ ⎟ = 26 Risulta quindi:
2 ⎝2f ⎠ 2
si ha 3
Q f ⎡ ⎛ ℓ ⎞
2 ⎤2
N Q 26 w= ⎢1+ ⎥
A = max =
ft max 2 ft max 2A E ⎢ ⎜⎝ 2 f ⎟⎠ ⎥
⎣ ⎦
da cui si ottiene 3
800 ⎡ 2 ⎤2
w = 138.56 1+ 5 ⎦ = 91.85 cm
Q 706.5
= = 138.56 N/mm 2 160000 ⎣
2A 26
Stato limite di esercizio SLE 4/6

Osservazioni
-  Il calcolo delle sollecitazioni nella fune presuppone che la geometria del sistema sia costante,
cioè che il sistema sia indeformabile.
-  In un’approssimazione del primo ordine, le deformazioni elastiche possono essere calcolate
considerando le sollecitazioni del sistema indeformato.
-  Nel caso di una fune bilatera, la configurazione deformata si ottiene dal movimento rigido dei
due tratti allungati.
-  Nel caso di una fune parabolica, l’andamento di w/h in funzione di ℓ /h è simile a quello della
fune bilatera, con un minimo per ℓ h " 3 .
-  Con riferimento all’allungamento elastico, l’effetto dei carichi permanenti può essere
bilanciato impiegando una fune leggermente più corta. Pertanto, sono i carichi variabili a
determinare la deformazione effettiva del sistema.
-  In definitiva, per limitare l’entità degli spostamenti elastici si può: (i) limitare l’ampiezza dei
carichi variabili, (ii) aumentare l’area della sezione trasversale della fune, (iii) scegliere il
rapporto di snellezza ottimale.
Stato limite di esercizio (SLE) 5/6
l /2 l /2
Nel caso di una variazione di temperatura Δt, si ha
2 NA NB
⎛ ℓ ⎞
ΔLAC = ΔLBC = α ⋅ Δt ⋅ LAC = α ⋅ Δt ⋅ f 1+ ⎜ ⎟ A B
⎝2f ⎠ f

dove α è il coefficiente di dilatazione termica del materiale. Δ LAC


w
Per la similitudine dei triangoli, si può scrivere C

w : ΔLAC = LAC : f Q

da cui si ottiene

ΔLAC ⋅ LAC ⎡ ⎛ ℓ ⎞2⎤ 5

w= = α ⋅ Δt ⋅ f ⎢1+ ⎜ ⎟ ⎥ w 1 4.5
f ⎢⎣ ⎝ 2 f ⎠ ⎥⎦ ⋅
ℓ α ⋅ Δt 4

3.5

e in forma adimensionale 3

2.5

f⎡ ⎛ ℓ ⎞
2⎤
w 1
⋅ = ⎢1+ ⎜ ⎟ ⎥
2

ℓ α ⋅ Δt ℓ ⎢ ⎝ 2 f ⎠ ⎥ 1.5
⎣ ⎦ 1

Si nota che le deformazioni non 0.5

0
dipendono dall’area della fune. 0 2 4 6 8 10 12 14 16

ℓ f
Stato limite di esercizio (SLE) - esempio 2 6/6
Si consideri una fune bilatera di acciaio armonico,
la cui geometria è definita dalle quantità:
ℓ = 80.00 m f = 8.00 m ℓ f = 10
l /2 l /2
Δ
La fune è soggetta a una variazione termica NA NB
Δt = 20 °C A B f

Il coefficiente di variazione termica dell’acciaio è LAC


w
α = 1⋅10 −5 °C−1 C
Q

Lo spostamento massimo in mezzeria risulta


⎡ ⎛ ℓ ⎞2⎤
w = α ⋅ Δt ⋅ f ⎢1+ ⎜ ⎟ ⎥ = 1⋅10 −5 ⋅ 20 ⋅ 800 ⋅ 26 = 4.16 cm
⎢⎣ ⎝ 2 f ⎠ ⎥⎦
Funzionamento di sistemi di funi
Instabilità geometrica di un sistema funicolare 1/4
La geometria di un sistema funicolare è sensibile agli spostamenti del carico. In questo caso, gli
spostamenti indotti sono molto maggiori di quelli prodotti dalle deformazioni elastiche della
fune. La loro ampiezza è determinata dalla lunghezza della fune e dalla posizione dei vincoli,
ma non dipende dai parametri E, A e ℓ f. I sistemi funicolari sono instabili rispetto a variazioni
della disposizione dei carichi.
l

A B LAC + LBC = LAC1 + LBC1


f1 f
C1 C

Q1 Q

Allo scopo di limitare gli spostamenti delle strutture funicolari è di fondamentale importanza
contrastare l’instabilità geometrica dovuta alla variazione della disposizione dei carichi.
Instabilità geometrica di un sistema funicolare 2/4
Lo stesso fenomeno si manifesta principalmente quando sulla fune agiscono sia carichi perma-
nenti, sia carichi variabili. Questi ultimi, a causa della loro aleatorietà, possono presentare una
distribuzione diversa da quella dei carichi permanenti, conducendo a una variazione del poligo-
no funicolare. Tuttavia, se il carico permanente è, almeno in parte, disposto come il carico
variabile, la variazione del poligono funicolare è minima. In questo caso, al posto di una netta
variazione del sistema statico si ha un adattamento della geometria del sistema.
l /3 l /3 l /3 l /3 l /3 l /3

VA VB VA VB
HA A R=2Q HA A R=2Q+QV
B HB B HB
f
Δ fC Δ fD
C D C D
Q
Q Q Q
QV

HB HB

NBD Q Q
VB VB NBD
NCD

NCD
VA Q Q
NAC
VA NAC
HA QV = Q/2

HA
Instabilità geometrica di un sistema funicolare 3/4
Al diminuire del rapporto tra l’intensità dei carichi variabili e quella dei carichi permanenti, i
movimenti della fune si riducono notevolmente.
l /3 l /3 l /3 l /3 l /3 l /3

VA VB VA VB
HA A R=2Q HA A R=2Q+QV
B HB B HB
f
Δ fC Δ fD
C D C D
Q
Q Q Q
QV

Osservazioni
-  La deformazione elastica dovuta all’azione dei carichi permanenti e variabili può essere
ridotta mediante il dimensionamento del sistema, scegliendo convenientemente l’area della
sezione trasversale della fune e il suo rapporto di snellezza.
-  La variazione della geometria della fune dovuta all’azione dei carichi variabili può essere
contenuta mediante l’impiego di carichi permanenti aggiuntivi.
-  Considerazioni analoghe valgono anche nel caso di carichi agenti distribuiti.
Instabilità geometrica di un sistema funicolare 4/4
Le considerazioni precedenti valgono anche nel caso di carichi agenti uniformemente distribuiti.

0.03

w ℓ
l 0.025

q 0.02
2.0

Nmax qV 1.0
Nmax 0.015

A B 0.5
h 0.01

w qv
= 0.2
0.005 q

l /4 l /4 0
0 2 4 6 8 10 12 14 16
ℓh

Il grafico a destra mostra l’andamento dello spostamento a un quarto della luce causato da un
carico variabile agente su metà campata in funzione del rapporto di snellezza e del rapporto
qV/q. Si nota l’effetto stabilizzante del carico permanente, soprattutto per bassi valori di qV/q.
Travi di funi 1/5
L’aggiunta di carichi permanenti per la stabilizzazione di una fune è un provvedimento molto
efficace.
In questo modo, tuttavia, aumentano anche le sollecitazioni della fune e dei vincoli e il
corrispondente impiego di materiale.
Nonostante questo inconveniente, questa soluzione viene spesso impiegata, soprattutto nel caso
di luci non troppo grandi. In questo modo, inoltre, viene anche limitato il rischio di
sollevamento dovuto al vento, per effetto del risucchio esercitato sulla superficie superiore.
L’aumento dei carichi permanenti può essere conseguito o disponendo carichi permanenti di tipo
gravitazionale, o utilizzando le azioni esercitate da un’altra fune. Funi impiegate per questo
scopo vengono dette funi di pretensione.
Sistemi costituiti da funi portanti e funi di pretensione vengono chiamati travi di funi.

Fune portante

Funi di
collegamento

Stabilizzazione con l’aggiunta Fune di pretensione


di carichi permanenti
Travi di funi 2/5
La forza di pretensione è associata alla variazione di pendenza della fune di pretensione. La
forza di pretensione si aggiunge al carico portato dall’intero sistema e partecipa alla deviazione
della geometria della fune portante.

Fune portante

Funi di
collegamento

Fune di pretensione

La sollecitazione di pretensione permette di controllare la forma dell’intero sistema che risulta


quasi del tutto indipendente dalla disposizione del carico, a differenza di quanto accade nel caso
delle semplici funi.
Le travi di funi sono sistemi iperstatici e le loro condizioni di equilibrio non possono essere
risolte per via grafica.
Travi di funi 3/5
La disposizione della fune di pretensione rispetto alla fune portante determina la geometria della
trave di funi.

Fune portante

Funi di
collegamento

Fune di pretensione

Fune portante Fune di pretensione Funi di collega-


mento compresse
Funi di collega-
mento compresse
Funi di colle-
gamento tese

Fune di pretensione
Fune portante
Travi di funi 4/5
La deformazione della fune portante dovuta all’azione dei carichi variabili determina una
diminuzione degli sforzi nelle funi di collegamento e, di conseguenza, anche dello sforzo della
fune di pretensione. Se risulta QV > P la fune di pretensione si allenta e diventa inefficace.

Azione del carico permanente Azione del carico permanente


e del carico variabile
N1
N1 QV
N2 N2
Q Q

P P

P P
N3 N3
N4 N4

N2
N2
Q QV
N4
Q
N1 P
N4
N3 N1 P
N3
Travi di funi 5/5
Esempio: Palazzo del ghiaccio a Johanneshov – Stoccolma 1962
Soluzione con funi stabilizzanti 1/2

Un analogo effetto stabilizzante si ottiene collegando la fune portante con un sistema di funi
presollecitate direttamente ancorate ad appoggi inferiori.
Il funzionamento è analogo a quello della fune di pretensione. Per effetto di un carico variabile,
alcune funi stabilizzanti tendono ad accorciarsi e il loro sforzo diminuisce, mentre altre tendono
ad allungarsi, opponendosi al sollevamento della fune portante nella zona meno caricata.
In questo modo le funi stabilizzanti controllano la geometria dell’intero sistema.

qV

Fune portante

Funi stabilizzanti Diminuzione Aumento


di sforzo di sforzo
Soluzione con funi stabilizzanti 2/2

Esempio: Fiera di Hannover (D) 1996 – Padiglione 26


Soluzione con trave di irrigidimento 1/4

Per limitare i cambiamenti di forma di una fune portante per effetto dei carichi variabili, un’altra
soluzione strutturale consiste nel sospendere alla fune portante una trave rigida. Per la sua
rigidezza, infatti, la trave distribuisce i carichi variabili facendo in modo che gli sforzi nelle funi
secondarie trasmettano alla fune portante un carico simile a quello corrispondente alla curva
funicolare. Questa soluzione viene spesso adottata nel caso dei ponti sospesi.

Q
Soluzione con trave di irrigidimento 2/4

Lisbona: Ponte “25 de Abril”sul fiume Tago - 1966


Soluzione con trave di irrigidimento 3/4

Europahalle –
Karlsruhe 1983
Soluzione con trave di irrigidimento 4/4

Cartiere Burgo (Mantova – 1964)


Soluzione con fune rigida

Un’alternativa alla soluzione precedente consiste nell’impiegare una fune già di per sé irrigidita.
Per effetto dei carichi permanenti il sistema si comporta come una fune, mentre i carichi
variabili sono ripartiti come nel caso della trave irrigidente. Una tale fune possiede una rigidezza
flessionale e non deve deformarsi per raggiungere la funicolare dei carichi. Il sistema può essere
costituito da un sistema di funi collegate da elementi rigidi, o più frequentemente da tralicci
assemblati con la forme della catenaria.
Soluzione con funi combinate 1/2

Un’altra soluzione consiste nel combinare più funi in modo da rendere possibile, in dipendenza
della posizione del carico, l’attivazione della fune in grado di sostenere il carico con lo sposta-
mento minore.

qV

Fune inattiva

qV

Fune inattiva
Soluzione con funi combinate 2/2

Esempio: Tower Bridge – Londra 1894


I sistemi strallati 1/2

I cavi possono anche essere impiegati secondo direzioni rettilinee, realizzando i cosiddetti
sistemi strallati. Completati da una trave di irrigidimento, i sistemi stallati possono essere
impiegati sia per ponti di luce non eccessiva (fino a 400 m), sia nel caso di coperture.
I sistemi strallati 2/2