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IL CRISTO VOLUME II TESTI TEOLOGICI E SPIRITUALI IN LINGUA LATINA DA AGOSTINO AD ANSELMO DI CANTERBURY A CURA DI CLAUDIO LEONARDI FONDAZIONE LORENZO VALLA / ARNOLDO MONDADORI EDITORE Nella collana «Sctittori greci ¢ latini», la Fondazione Val- la ha pubblicato il primo volume del Cristo (a cura di Antonio Orbe e Manlio Simonetti), che raccoglie i testi dal Tal IV secolo, quando |a figura simbolica del Cristo si formd nei gruppi giudeo-cristiani, nella gnosi e nella grande Chiesa; e il secondo volume (a cura di Manlio Simonetti), che raccoglie le discussioni teologiche bizantine dal IV al VII secolo. Questo terzo volume del Cristo, a cura di Claudio Leonardi, disegna, con i testi latini dal IV al XI secolo, un panorama forse filosoficamente pitt incerto ma anche pid sconvolto, tragico e commovente ‘Tramontati l'impero e la filosofia greca, Cristo diventa la figura centrale della mente occidentale, attorno alla quale precipitano tutti i pensieri e le immagini. La civilta crolla, i barbari travolgono gli impeti, e i filosofi (e i barbari) non pensano che al Dio-uomo e al suo significato per noi. Se la filosofia greca aveva sottolineato Ja natura divina del Cri- sto € proposto all'tuomo la divinizzazione, la cultura latina mette in rilievo la natura umana del Cristo, che soffre sulla croce, e propone all'uomo la redenzione. Da Agostino ad Anselmo di Canterbury, un interrogativo drammatico percorre questi testi: Dio non aveva altro modo per liberare gli uomini dalla loro condizione mor- tale? Era necessario che il suo Figlio, Dio eterno come Lui, divenisse uomo e morisse? Terribile interrogativo, che mette in dubbio la necessita dell'incarnazione. Ago- stino risponde: «[Cristo] si é fatto mortale senza abbassare Ja dignita del Verbo, ma avendo assunto la debolezza della carne; non @ perd rimasto neppure mortale nella carne, ma anzi |’ha risuscitata dalla morte». Fulgenzio commen- ta: «La divinita di Cristo [...] sta dappertutto compiuta- mente, ma senza volume, in modo che nessun luogo sia senza diviniti, e insieme nessun luogo possa tuttavia con- tenerla come in un luogo». Gregorio Magno legge il Can- tico, Giobbe, Ezechiele, ¢ dovunque scorge il Cristo, con un ardore interpretativo € visionario che rende folgoranti le sue immagini. Giovanni Scoto esprime la doppiezza del Verbo: incomprensibile ad ogni creatura visibile e invisi- bile; e figura infinitamente molteplice, che corre attraver- so le cose e spinge 'uomo e la natura verso Ia divinizza- zione totale. Guitmondo d’Aversa esalta la presenza fisica di Cristo nell’ostia, di cui il fedele si nute in una specie di cannibalismo sacro. Infine Anselmo di Canterbury inneg- gia all'ordine dell’universo, di cui anche il peccato fa par- te, € conclude la sua opera con una preghiera: «O Signore, fa’ che io possa assaporare con l'amore quello che assapo- ro con la conoscenza; che io possa sentire con Paffetto cids che sento con l'intelletto»: preghiera che racchiude il sen- so ultimo di questo libro e di qualsiasi libro umano. Claudio Leonardi, allievo di Ezio Franceschini e diGian- franco Contini, é stato «scriptor» latino alla Biblioteca Vaticana, ed @ ora professore di letteratura medievale all’Universita di Firenze. Dirige «Studi medievali», e ha progettato e fondato «Medioevo latino». Oltre a un ca- talogo di codici vaticani latini, ha pubblicato studi sulla tradizione di Marziano Capella, sui concili ecumenici medievali, sul monachesimo e P’agiografia dell’ Alto Me- dioevo, la profezia, la cultura letteraria di epoca caro- lingia, Pinnografia d’ambiente romano tra i secoli IX e X. Perla collana «Scrittori greci e latini» ha curato anche il quarto e il quinto volume del Cristo (1991 e 1992). In sopracoperta: Gristo in trono particolare di.una miniatura ell’