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Domande Kierkegaard

17) Kierkegaard afferma l’”istanza del singolo” in antitesi alla filosofia hegeliana. Infatti Kierkegaard si
concentra non sul rapporto con gli altri e con la storia, ma sul se stesso, sull’individualità, sul singolo.
Kierkegaard concepisce infatti l’esistenza individuale come progetto reso possibile dalla libertà dell’uomo

18) I tre stadi fondamentali dell’esistenza si caratterizzano nello stadio estetico, stadio etico e stadio
religioso. Lo stadio estetico è caratteristico della vita di colui che vive e si relaziona al tempo cercando di
cogliere l’attimo e il piacere (e il suo appagamento) dal momento presente. Lo stadio etico è invece
caratteristico di chi “sceglie di scegliere”, ovvero di chi decide di compiere una scelta etica e di orientare la
propria vita verso una direzione coerente alla propria esistenza che segue i principi della morale e
costituisce una retta continua tra passato, presente e futuro. Lo stadio religioso infine è lo stadio dell’uomo
religioso, di colui che, in seguito ad una riflessione, decide di compiere il salto nell’irrazionale, ovvero il
salto nella fede. L’uomo religioso inoltre stabilisce un rapporto diretto con Dio

19) La disperazione si differenzia dall’angoscia in quanto è una condizione in cui il possibile pone l’uomo
rispetto alla sua interiorità; perciò, se l’angoscia nasce dalle possibilità esterne all’uomo, la disperazione
nasce invece all’interno dell’uomo, ed è l’esito della vita estetica, in quanto conseguenza del senso di
insoddisfazione profonda provato dall’esteta. La disperazione è però anche risultato della vita etica, in
quanto la vita etica è soggetta all’errore.

20) La fede è per Kierkegaard l’unica possibilità contro la disperazione in quanto essa restituisce all’uomo
etico la fonte di ogni possibilità. Essa è la condizione nella quale l’uomo non si illude di essere
autosufficiente, ma riconosce la propria dipendenza da Dio.

Schopenhauer

8. Come Leopardi Schopenhauer riconosce l'esistenza di 'illusioni' che gli uomini creano per
mascherare i dati negativi del vivere, ma a differenza di quest'ultimo non le esalta come premure
della natura verso l'uomo, ma tenta anzi programmaticamente di smascherarle: così l'ottimismo
cosmico di Hegel, per cui la realtàà è razionale, viene smentito dalla descrizione di un mondo
dominato da illogicità e sopraffazione; l'ottimismo sociale per cui l'uomo è naturalmente -buono-
viene messo in crisi dall'evidenza per cui a regolare i rapporti umani è il conflitto reciproco, la
guerra; infine l'ottimismo storico secondo cui la storia è da considerarsi scienza viene
compromesso dal limite posto dallo studio dell'indivuale alla libera ricerca di assiomi e principi.
9. L'ascesi è propriamente la soppressione della volontà, e dunque il mezzo grazie a cui l'uomo
disgustato dall'essenza dolorosa del mondo, si libera da quest'ultima. Essa è raggiungibile
attraverso vari passaggi: innanzittutto la castità che libera dall prima manifestazione della volontà
di vivere e perpetuare la specie, in seguito la rinuncia ai piaceri, l'umiltà, il digiuno, la povertà, il
sacrificio e l'automacerazione.
10. Kant e S. condividono l'idea per cui la realtà-oggetto viene filtrata da quelle 'lenti' costituite
dalle forme a priori; mentre tuttavia per Kant la realtà-oggetto è un dato esterno presente nella
realtà, S. ritiene che esso esista soltanto in relazione all'interno della coscienza, è pertanto una
rappresentazione soggettiva. La realtà esterna viene concepita dalla coscienza in modo
immediato, istintivo, attraverso le forme a priori -analogamente a quanto accade con gli assiomi
geometrici di Euclide-. A questo punto sorge un dubbio: esiste una 'cosa in sè', un chimerico
noumeno, diverso dalla rappresentazione soggettiva? Kant, nella critica della ragion pura, risponde
affermative a tale questione, mentre S. la nega; asserendo che la comprensione di un'ipotetica
cosa in sè coincide in modo immediato con la sua definizione tramite le forme a priori e va di
conseguenza a coincidere, identificarsi completamente con la realtà in sè. La rappresentazione
dunque ha due 'facce' coincidenti, inseparabili: quella soggettiva e quella oggettiva incapaci di
sussitere l'una indipendentemente dall'altra. La concezione Schopenhauriana finisce dunque per
integrerare idealismo e materialismo, sintetizzandoli e comprendendoli; annullandone dunque le
specificità.
11. -L'esistenza è sofferenza- questa è solo una delle varie citazioni presenti ne 'il mondo come
volontà e rappresentazione', nonchè il punto d'inizio della riflessione schopenaueriana su voluntas
e noluntas: potremmo in primo luogo supporre che questa affermazione tragica preceda
un'esaltazione filosofica del suicidio, nei modi stoici o esistenzialisti, ma la speculazione si evolve
invece in senso contrario. Sebbene tutto sia vanità e il mondo sia una valle di lacrime, il suicidio
resta un atto deprecabile, capace di sopprimere solo una singola manifestazione della volontà e
non la volontà in sè, che è invece estinguibile attraverso i tre passaggi di arte, morale e ascesi. La
voluntas diviene dunque noluntas quando nega sè stessa, l'uomo è libero quando la estirpa
totalmente dalla propria vita come furono in grado di fare santi come San Francesco, mistici o
eremiti quando la loro volontà prese coscienza di sè medesima e abbandonò ogni forma di
egoismo o tirannia. Dunque è la coscienza della voluntas, la presa di posizione pessimistica, a
porre l'uomo sulla via per la completa libertà.