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PRINCIPI GENERALI 1.1 INTRODUZIONE Luso dei pali é il pit antico metodo dell'uomo per superare le difficolta nel fondare su terreni cedevoli Sebbene risalga ai villaggi lacustri preistorici, fino al tar- do XIX secolo, la progettazione di fondazioni su pali fu basata esclusivamente sull’esperienza o, addirittura, af- fidata alla Divina Provvidenza. Si pud dire che la mo- derna letteratura sui pali risalga alla pubblicazione di Pali ed infissione di pali edito da Wellington dell Engi- neering News (pit tardi diventato "Engineering News- record), nel 1893, in cui fu proposta la ben nota formu- la sui pali battuti dell’Engineering News. Dopo questo primo tentativo di valutazione teorica della portanza del palo, sono state pubblicate numerose esperienze dirette ed altrettanti dati empirici concernenti la prestazione di fondazioni su pali. Negli anni recenti, la crescente ne- cessita, da parte dell’ingegnere geotecnico, di prevedere, in maniera attendibile, il comportamento del palo in se- de di progetto, ha stimolato la pit raffinata ricerca teo- rica sull'interazione tra un palo o pii pali ed il terreno in cui essi sono infissi, sicché una gran quantita di cono- scenze empiriche ¢ ora affiancata da una adeguata co- gnizione teorica. Questo equilibrio tra empirismo e teoria é il risultato comune a molti campi dellingegneria in cui la ricerca sia progredita. Si pud verificare che un qualunque progetto di ingegneria, 0 soluzione data ad un problema pratico, ud non essere perfetto per due motivi. Infatti, pud non ‘essere perfetto se risulta sottodimensionato, con la con- seguenza di un indebolimento o (successiva) deforma- zione di alcune parti della struttura; in tal caso, il pro- etto prevede pali in quantita insufficiente 0 troppo sot- tili, 0, ancora, troppo corti. Ma, pud non essere perfet- to, inoltre, se risulta sovradimensionato (troppi pali, ‘troppo lunghi o troppo grossi) ¢, quindi, eccessivamente costoso. Un progetto basato soltanto sulla pratica tende a focalizzare l'attenzione sul primo caso, poiché lespe- rienza acquisita generalmente fa distinzione soltanto tra una prestazione insufficiente ed una scevra di pericoli ¢, raramente, tra una progettazione economica ed una an- tieconomica. Soltanto dalla comprensione del comportamento della struttura sia in senso teorico che pratico, gli inge- ‘gneri possono contare di realizzare progetti che non sia- no né sottodimensionati né sovradimensionati. In altre parole, per ottenere il massimo vantaggio dallesperien- za delleffettivo comportamento meccanico, ¢ importan- te avere una completa conoscenza teorica del problema. ‘Naturalmente, in misura analoga, ¢ importante che la teoria meccanica sia basata, inizialmente, sulla prati- cae sia, inoltre, integrata 0 modificata alla luce di ulte- riori esperienze. 2 PRINCIPI GENERALL 1.2, METODOLOGIA STRUTTURALE er la maggior parte degli edifici é molto utile suddi- videre il progetto in due componenti: il progetto della struttura € quello delle fondazioni. Si suppone che la struttura, per sua stessa natura, induca certi carichi, ed alle fondazioni si richiede semplicemente di sopportare questi carichi predeterminati. In realta, in strutture complesse, i carichi sulle fondazioni provocano lo spo- stamento di queste ultime, ma, questo spostamento in- fluisce sui carichi trasmessi dalla struttura: esiste, dun- que, un‘inevitabile interazione tra struttura € fondazio- ne. Infatti, Pintero complesso strutturale, le componenti delle fondazioni (plinti, pali, platee, piastre, ecc.) ed il terreno o roccia costituenti il materiale di posa, co- stituiscono, insieme, un sistema strutturale interagente Linterazione tra un palo ed il terreno in cui & infisso, e quella tra un palo ed un altro, fornisce sortoinsiemi del pitt vasto insieme di tutte le component strutturali inte- ragenti. Perché un metodo strutturale completo possa rite- nersi ben riuscito, occorre conoscere molto di pit relati- vamente ad un particolare palo piuttosto che classificar- lo, ad esempio, come un palo da 50 tonnellate. Ci inte- ressa conoscere il suo cedimento sotto carico, il compor- tamento fino al collasso, eventualmente il suo compor- tamento sotto carico laterale e momento, € come venga modificato il suo comportamento dai pali adiacenti. Cid, @ come dire che ci occorrono non soltanto le capa- cith di carico ma anche le caratteristiche complete cari- co-deformazione di travi e pilastri, prima di poter ana- lizzare Vintero insieme strutturale. La maggior parte di questo libro si propone di forni- re la trattazione analitica della deformazione sotto cari- co € del comportamento al collasso di sistemi di fonda- zioni su pal, allo stesso livello di raffinatezza di analo- ghe trattazioni analitiche, valide per sistemi strutturali intelaiati. Cid ottenuto, risulta relativamente semplice, con il moderno calcolo elettronico, riunire, in uno, i si- stemi strutturali ¢le fondazioni, ma, cid, va al di la degli scopi di questo libro. 1.3. FONDAMENTI TEORICI I pali infissi nel terreno producono un consolida- ‘mento di esso, aumentandone la portanza e modifican- do il suo comportamento alla deformazione pressappo- co alla stessa maniera dell'acciaio che rinforza il calce- struzzo negli elementi di cemento armato o di cemento armato precompresso. Sfortunatamente, sebbene si pos- sa ottenere un'analisi sufficientemente accurata degli ef- fetti di rinforzo, relativamente agli elementi di calce- struzzo, adottando la semplice teoria della flessione, la natura di esteso € continuo del terreno, attorno ai pali, rende molto pitt difficoltosa la corrispondente analisi delPeffetto di consolidamento dei pali. 1.3.1 Teoria del collasso In relazione alle attuali conoscenze, é generalmente possibile considerare il collasso soltanto come qualcosa che si verifica soprattutto sulla superficie di contatto tra il palo ed il terreno, non tenendo conto dei particolari di collasso allinterno del terreno, sebbene, per la base del palo, si possano applicare le ordinarie teorie della por- tanza. Cosi, per collasso verticale, lo sforzo di taglio, nellinterfaccia fusto-terreno, attinge un valore limite (variabile eventualmente con la profondita ed il tipo di terreno), €, per collasso orizzontale, risultante da carico Iaterale 0 momento, la componente normale della solle- citazione nell'interfaccia attinge un valore limite (di nuovo variabile, eventualmente, con la profondita). In un siffatto metodo semplificato, non pud essere presa in considerazione alcuna riduzione nel carico di collasso relativo ad un particolare palo a causa della presenza di un palo vicino, tranne nel caso in cui il carico di collas- so, relativo ad un gruppo di pali ravvicinati, non sia cal- colabile, cavolta, tramite 1a teoria della portanza per plinti interrati nelPipotesi che i pali ed il terreno si com- portino come un blocco compatto. Questo carico pud essere preso come risposta se e880 @ minore della somma dei carichi di collasso dei pali, calcolati singolarmente, 1.3.2 Teoria dell'elasticita i terreno ¢ la roccia non sono materiali elastici ideali dal momento che gli sforzi e le deformazioni non sono correlati linearmente, in quanto le deformazioni non rientrano completamente al ridursi degli sforzi, ed anco- ra, non sono indipendenti dal tempo. Tuttavia, si pud dire, per lo meno, che le deformazioni nel terreno au- mentano all'aumentare degli sforzi. Inoltre, Fassumere per il terreno, nel continuo palo-terreno, qualcosa di pitt complesso che non sia un materiale lineamente elastico, condurrebbe ad una teoria eccessivamente complessa, mancante di un’utile generalita. L'uso di una teoria elastica lineare @, quindi, un espediente e potrebbe considerarsi_sufficientemente esatta per gli scopi di ingegneria qualora le «costanti» elastiche utlizzate siano adatte al particolare problema, cio, siano state gia desunte da prove in situ su pa- Ii di situazioni simili, o determinate tramite prove di la- boratorio, usando variazioni di sforzo simili alle varia- zioni medie nella massa di terreno per quel caso partico- lare La risposta elastica di base del terreno, dalla quale possono essere desunte le soluzioni per pal elastici in suolo elastico, ¢ data dal gruppo di equazioni di Min- dlin per le tensioni ed i cedimenti di ogni punto di un se- mispazio elastico, risultanti dall'applicazione di un cari co concentrato in un punto al di sotto della superficie. Come sara chiarito nei capitoli successivi, questa rispo- sta di base puo essere integrata per fornire le tensioni nelPinterfaccia palo-terreno in modo tale che i cedimenti del palo € del terreno siano compatibili. Sono, inoltre, relativamente semplici da fare quelle modifiche che ten- gano conto del collasso in alcune zone dell'interfaccia. Di contro, si pud ritenere che la risposta elastica sia quella di una serie di molle sconnesse, ciot, un mezzo al- la Winkler o ipotesi della reazione di sottofondo. No- nostante cid, si é affermato, da parte di alcuni fautori di tale metodo, che esso deve essere, essenzialmente, su- bordinato al continuo elastico delle equazioni di Min- dlin, poiché non tiene conto della reale interconnessione tra gli elementi, in ogni punto della massa. Tuttavia, un tale metodo da i vantaggi di una semplicita di calcolo e, forse, di un pit veloce adattamento alle complicazioni, ‘come, ad esempio, il cambiamento nel tipo di terreno. Dialtro canto, non pud mai prendere in considerazio- ne limportante problema dell'interazione tra pali adia- centi. 1.3.3 Variazioni nel tipo di terreno Una conveniente idealizzazione delle effettive condi- ioni del sottosuolo implica, frequentemente, la consi- derazione di uno o pi strati distinti di materiale di dif- ferenti proprieta. Pali in argilla cedevole vengono, spes- 50, infissi fino ad uno strato di sabbia pit consistente, che pud giacere su un‘argilla diversa prima di incontrare la roccia. Sia la teoria del collasso che quella della defor- mazione potrebbero, quindi, essere in grado di rappre- sentare tali variazioni di caratteristiche da strato a stra- to. La modifica della teoria del collasso per tale scopo presenta poche difficolt’, ma quella della teoria della deformazione pud richiedere numerose ipotesi semplifi- cative, 1.3.4 La funzione della schematizzazione La teoria meccanica pud fornire soltanto il compor- tamento di una condizione ideale. Essa pud prendere le PRINCIPI GENERAL! 3 mosse da ipotesi che fanno riferimento alle caratteristi- che dei materiali ed alla loro disposizione. Nei problemi complessi, come quelli che riguardano il comportamen- to del palo, la stessa teoria meccanica non é assoluta- mente rigorosa, poiché occorre fare delle approssima- zioni per ottenere risultati numerici, perfino per una si- tuazione ideale. Cosi, c’é da operare una scelta riguardo alle proporzioni per le quali un particolare gruppo di ri- sultati numerici rappresenta una risposta sufficiente- mente accurata al problema ideale. Tale scelta rappre- senta, in larga misura, il compito della ricerca ingegneri- stica. Dal punto di vista pratico c’, inoltre, da stabilire un criterio di accuratezza per la quale la situazione idea- le si adatta a quella reale. Questa scelta rappresenta, in gran parte, il compizo della pratica ingegneristica. E importante che si possa ravvisare la differenza tra queste scelte e che non siano mai riguardate come uni- che. Per esempio, il fatto che un dato comportamento previsto non risulti verificato da un conseguente con- trollo, potrebbe voler significare che la previsione sia stata basata su una teoria poco corretta, 0 su una sche- matizzazione poco conforme alla realta, 0, addirittura, su entrambe. 1.4 ESEMPI DI CALCOLI TEORICI SUI PALI Come anticipo dei tipi di previsione possibili tramite la teoria che sara sviluppata nei capitoli seguenti, si for- niscono i risultati dei calcoli di vari esempi di fondazioni su pali e, per confronto, di un plinto superficiale a pia- 1.4.1, Fondazioni su argilla profonda caricate vertical- mente Le fondazioni considerate sono illustrate in Fig. 1.1. Esse sono tutte sottoposte allo stesso carico ed hanno il medesimo coefficiente di sicurezza rispetto al collasso ultimo, Il comportamento, come da calcolo, viene dato in Tab. 1.1 dalla quale si pud notare che il plinto superfi- ciale a piastea (una scelta improbabile per un carico re- lativamente gravoso su argilla molle) cede in modo tale da raggiungere, verosimilmente, livelli eccessivi. Inoltre, tuna notevole aliquota del cedimento éirreversibile, cost che variazioni di carico indurrebbero ulteriore cedimen- to. Il palo singolo di grande diametro ed il gruppo di quattro pali hanno comportamenti simili e possono im- plicare, addirittura, cedimenti assolutamente piti che