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Leonardo Cappuccini Modulo di Storia ISSUGE-2018

MONO-CULTURA

In questo breve elaborato vorrei approfondire la concezione politico-giuridica di Francisco di Vitoria, studioso
domenicano della prima metà del 500’, ovvero di quello snodo storico fondamentale per comprendere la
guerra economica condotta dall’Europa contro il resto del mondo e l’ideologia che è servita a coprirla. Non è
un caso che la statua di Vitoria si trovi davanti al palazzo dell’Onu. In particolare tenterò di articolare una
critica a Vitoria a partire dalla relazione di Marco Genua ”Le relazioni fra gli Stati e il problema della guerra:
alcuni modelli teorici da Vitoria a Hume”. Pertanto inizierò citando un breve estratto nel quale l’autore tocca
le contraddizioni fondamentali del pensiero di Vitoria:

“Si preoccupa non tanto di fondare la legge di natura, ma di chiarire il contenuto normativo di questi principi
costitutivi e di derivare da essi, e dalla legge di natura nel suo insieme, alcuni precisi diritti. Anche le sue poche
oscillazioni sullo statuto dello ius gentium sono interessanti e indirettamente rivelatrici: per un verso, secondo
il dettato della gran parte dei passi, esso deriva dal diritto naturale, per l’altro, secondo l’indicazione di uno o
due luoghi, esso scaturisce dalle consuetudini della maior pars dei popoli del mondo. Quel che è importante,
però, è che per Vitoria lo ius gentium mantiene in pieno, quasi in modo indipendente dalla sua fondazione, la
sua obbligatorietà, la sua forza obbligante erga omnes. La prospettiva nella quale Vitoria sviluppa queste
nozioni elaborate dalla tradizione tomistica è marcatamente nuova: è la prospettiva del totus orbis, della
comunità umana nel suo insieme. È una prospettiva universalistica che considera la terra nel suo insieme e
può pertanto presentare lo ius gentium come la legge di questa res publica. È una prospettiva che muove
dall’assunto della parentela, della cognatio, fra i popoli della terra, fra le varie gentes della terra”

Prima di entrare nelle questioni sollevate dal testo di Genua debbo dire che mi riconosco, generalmente,
nella posizione di Vitoria nella misura in cui è specularmente opposta a quella di Hobbes: credo che esista un
diritto naturale e che la guerra vi debba essere subordinata. Per questo, a differenza di Vitoria, credo che gli
indiani d’America avrebbero avuto tutto il diritto di respingere un popolo invasore che imponeva il proprio
modello di vita. Sono d’accordo con il domenicano spagnolo quando, nel De Iure Belli, sulla scia di Tommaso,
sostiene che «Una sola causa iusti belli est, scilicet iniuria accepta» (Una sola è la causa di una guerra giusta,
cioè aver subito un’ingiustizia). La domanda interessante è: con quale metro si rileva l’ingiustizia? Vitoria dice
espressamente che se gli Indios impedissero il libero commercio agli Spagnoli questi sarebbero legittimati a
muovere guerra. Il presupposto taciuto è che la circolazione di merci su grande scala costituisca un progresso
per tutta l’umanità. Diversamente da Vitoria non credo nella naturalità di quello che si può definire, in termini
moderni, “principio di libera circolazione delle merci” (ius commercii). Questa concezione è tanto più
pericolosa in quanto, attraverso la svalutazione dell’autorità politica del Papa, legalizza la colonizzazione
universalizzando la sua forma di economia. Avanti nei tempi, questo Vitoria! A questo proposito è necessario
riflettere sul motivo per cui nell’Antica Grecia, madre della democrazia europea, i facoltosi commercianti
stranieri non avevano diritto di voto. Infatti se, come sostiene Vitoria, non è giusto impedire lo ius
peregrinandi ac degendi (ovvero la libera circolazione delle persone) altrettanto vero è che la scoperta
dell’America non è stata il viaggio di singoli stranieri ma una migrazione di massa che ha distrutto una cultura
millenaria… Sebbene Vitoria si erga a difensore della dignità degli indios riconoscendogli piena autorità e
pubblica e privata (a dispetto di studiosi come Sepulveda che, al contrario, li giudicavano schiavi per natura)
credo che egli stesso non riconosca la naturale differenza storica delle comunità indiane. Gli indiani d’America
hanno un’altra concezione della proprietà: la terra non appartiene né al privato né alla Res Pubblica ma alla
comunità locale. Questa profonda differenza concettuale, anziché che servire da specchio per analizzare la
struttura auto-distruttiva della propria cultura, viene sorvolata da Vitoria in quanto il dogma della “libera
circolazione di cose e persone” funge da copertura ideologica per la distruzione di biodiversità naturale e
Leonardo Cappuccini Modulo di Storia ISSUGE-2018

culturale. La sua argomentazione è viziata da un circolo fondamentale: subordina la guerra al diritto ma quel
diritto nasce dalla volontà di potenza di una gens sulla maior pars dei popoli. La cognatio di Vitoria sembra
el abrazo del sierpente.