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MANAVA-DHARMA-SASTRA

LE LEGGI DI MANU

ISTITUZIONI RELIGIOSE E CIVILI DEGLI INDIANI;

Traduzione dal Sanscrito al francese con note esplicative

di

A. LOISELEUR DESLONGHCHAMPS

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1

LIBRO QUARTO

MEZZI DI SOSTENTAMENTO;PRECETTI

Basato sulla traduzione dal sanscrito al francese di Auguste Loiseleur Deslongchamps

1” Il Brahmano, dopo aver dimorato per il primo quarto [La vita di un Brahmano è divisa
in quattro periodi; che si susseguono all'interno degli ordini religiosi, essi sono: quello del
Brahmachatry o noviziato, quello del padrone di casa o Griasta, quello del Vanaprasta o
anacoreta, quello del Sannyasi o devoto ascetico] della sua vita con il suo maestro (Guru),

soggiorni durante il secondo periodo della sua esistenza nella sua casa dopo aver
preso moglie.

2” Tutti i mezzi di sostentamento che non arrechino danno agli altri esseri viventi, o
che lo fanno nel minor modo possibile, è quello che un Brahmano deve adottare per
vivere, eccetto in caso di necessità.

3” Al solo fine di procurarsi il suo sostentamento; cerchi di accumulare beni con un


occupazione irreprensibile e adatta specialmente a lui, senza mortificare il suo
corpo.

4” Può vivere con l'ausilio del rita, dell'amrita, o del mrita o del pranrita o anche del
saatyanrita, ma mai della swaritti.

5” Per rita (sostentamento vero), deve intendersi l'azione di ammassare grani di


riso o di segale; per amrita (sostentamento immortale), quello che si dona senza
chiedere; per mrita (sostentamento mortale) l'elemosina mendicata; per pranrita
(sostentamento molto mortale), l'aratura.

6” Per la satyanrita (verità e falsità) si può anche fare ricorso al commercio per
sostenere la propria esistenza; la servitù è quella chiamata swavritti (vita da cani);
deve essere accuratamente evitata.

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7” Uno può accumulare grano in un granaio per tre anni o più, custodire in recipienti
provvisori provviste per un anno, o non avere che per tre giorni o non raccogliere
che per l'indomani.

8” Dei quattro Brahmani padroni di casa che praticano queste quattro diverse
maniere, l'ultimo nell'ordine deve essere riconosciuto come il migliore, come colui
che per la sua virtuosa condotta, merita di più il diritto di conquistare il mondo.

9” Uno di questi che deve nutrire molte persone ha sei mezzi di sussistenza che
sono: spigolare, ricevere elemosina, chiedere elemosina, lavorare la terra, prestare
ad interessi, un altro la cui casa è meno numerosa ha tre risorse: sacrificare,
insegnare le Sacre Scritture e ricevere l'elemosina. Il terzo ha due occupazioni: il
sacrificio e l'insegnamento, l'ultimo vive diffondendo la conoscenza dei Libri Sacri.

10” il Brahmano che sostiene la propria vita raccogliendo grano e spigolando e che
si dedica ad alimentare il fuoco sacro, celebri i sacrifici della luna nuova e della luna
piena, nei due solstizi, senza aggiungere offerte.

11”Che non frequenti il mondo per guadagnarsi il suo sostentamento, mantenga una
condotta retta, franca e pura come conviene ad un Brahmano.

12” Se cerca la felicità si mantenga in stato di perfetta contentezza, sia moderato


nei suoi desideri; infatti la contentezza é la fonte della felicità; la disgrazia ha per
origine lo stato contrario.

13” Il Brahmano che ha una casa e che sostiene la sua vita con uno dei mezzi
ricordati, deve conformarsi alle regole seguenti, la cui osservanza conduce al
Paradiso (Swarga), ad una lunga esistenza e una grande rinomanza.

14” Compia sempre con perseveranza i suoi doveri particolari prescritti dai Veda;
infatti, l'adempimento dei suoi doveri conduce alla condizione suprema, che è la
liberazione finale.

15” Che non cerchi di acquisire ricchezze per mezzo delle arti che seducono, come il
canto e la musica, né per mezzo di occupazioni proibite; e che, sia nell'opulenza o
nella povertà, non riceva dal primo venuto.

16” Che non si consegni con passione ad alcuni dei piaceri dei sensi; impieghi tutta la
sua energia mentale per sopraffare un'eccessiva inclinazione verso questi piaceri.

17” Deve abbandonare tutti i beni che l'ostacolano nella lettura delle Sacre Scritture,

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e cerchi un mezzo di sostentamento che non lo distolga dallo studio dei Libri Sacri;
infatti, questo è quello che può procurare la felicità.

18” Che si comporti nel mondo sempre in questa maniera, che i suoi vestiti, i suoi
discorsi, i suoi pensieri, siano in accordo con la sua età, le sue azioni, la sua sua
fortuna, la sua conoscenza della teologia e la sua famiglia.

19” Bisogna che egli studi sempre i Sastra (collezione reverenziale) [La parola Sastra
significa libro, scienza. Intesa in senso generale designa le opere sopra la religione, leggi e
scienze che sono ritenute di origine sacra] che sviluppano l'intelligenza e insegnano il

modo di acquisire ricchezza o di conservare la vita e i trattati esplicativi dei Veda.

20” In effetti, nella misura in cui un uomo fa dei progressi nello studio dei Sastra, egli
diventa eminentemente istruito e il suo sapere brilla di un vivo splendore.

21” Che faccia tutto il possibile per non omettere le cinque oblazioni ai Santi, agli Dei,
agli Spiriti, agli uomini e ai Manes.

22” L'uomo che conosce bene le ordinanze concernenti queste cinque oblazioni, al
posto di offrire esteriormente questi cinque grandi sacrifici, faccia continuamente
le offerte ai cinque organi dei sensi.

23” Gli uni sacrificano costantemente la loro respirazione con le parole, recitando la
Sacra Scrittura invece di respirare; e le loro parole nella respirazione, osservando il
silenzio, trovano così nelle loro parole e nella loro respirazione la ricompensa
eterna delle oblazioni.

24” Gli altri Brahmani facciano sempre queste oblazioni con la scienza divina,
guardando con l'occhio del sapere divino che la scienza è la base del suo
compimento.

25” Il padrone di casa deve fare tutti i giorni le offerte al fuoco, all'inizio e alla fine del
giorno e della notte, e celebrare, alla fine di qualche quindicina lunare, i sacrifici
particolari della luna nuova e della luna piena.

26” Quando la raccolta precedente é terminata, o ancora non lo é, faccia egli un


offerta del grano novello, prima che la raccolta sia terminata; alla fine di qualche
stagione di quattro mesi, celebri le oblazioni prescritte; nel solstizio, sacrifichi un
animale; a fine anno, faccia le oblazioni con il succo dell'Asclepiade (Soma).

27” Il Brahmano che alimenta un fuoco sacro, e che desidera vivere a lungo, non

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deve mangiare il riso novello e la carne prima di aver offerto le primizie del raccolto,
e sacrificato un animale.

28” Infatti il fuoco sacro é avido di grano novello e carne, quando non è stato onorato
con le primizie del raccolto e con il sacrificio di un animale, cercherà di divorare
l'anima del Brahmano negligente.

29” Che faccia tutto il possibile affinché nessun ospite soggiorni a casa sua senza
che lui abbia offerto, con tutti i riguardi che sono dovuti, una sedia, del cibo,
dell'acqua, delle radici o della frutta.

30” Gli eretici, gli uomini che si dedicano ad occupazioni proibite, gli ipocriti, la gente
che non presta fede alle Sacre Scritture, quelli che le attaccano con i sofismi, quelli
che hanno i modi di una gazza, non devono essere onorati da lui, neanche con una
sola parola.

31” I Brahmani padroni di casa, che non hanno abbandonato la casa del loro padre
spirituale se non dopo aver terminato lo studio dei Veda e aver compiuto tutti i
doveri pietosi, sapienti in teologia, devono essere accolti con onore e prendere
parte alle offerte destinate agli Dei e ai Manes; però si eviti coloro che sono tutto il
loro contrario.

32” Colui che ha una casa deve, per quanto in suo potere, donare il cibo a coloro che
non possono prepararlo da se stessi, agli alunni di teologia, e anche ai mendicanti
eretici, e tutti gli esseri, comprese le piante, devono avere la loro parte senza
arrecare danno alla propria famiglia.

33” Un capofamiglia che muore di fame può implorare la generosità di un re della


classe militare, di un sacrificatore o di un suo allievo, ma non di altri; tali sono le
regole stabilite.

34” Un Brahmano padrone di casa, che ha i mezzi per procurarsi il suo


sostentamento, non deve lasciarsi morire di fame, ne indossare abiti vecchi e
sudici, fintanto che gli resta qualche risorsa.

35” Che porti i suoi capelli, le sue unghie e la sua barba corta, che sia fermo nella sua
austerità, che porti dei vestiti bianchi, che sia puro, si applichi allo studio dei Veda, e
a tutto ciò che può essergli benefico..

36” Porti un bastone di bamboo e una caraffa piena d'acqua, il cordone del sacrificio,

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una manciata di erba Kusa, e degli orecchini d'oro molto brillanti.

37” Che non guardi il sole durante la levata, né dopo il tramonto, né durante un
eclissi, né mentre si riflette nell'acqua, né quando si trova a metà della sua corsa.

38” Che non scavalchi una corda alla quale é legata una vacca, e non guardi la sua
immagine riflessa nell'acqua; queste sono le regole stabilite.

39” Che si mantenga sempre alla destra di una montagnola di terra, di una vacca, di
un idolo, di un vaso di burro chiarificato, o di miele, di un luogo dove si incrociano
quattro grandi strade, e dai grandi alberi ben conosciuti, quando si trova a passare
nelle vicinanze.

40” Per forte che sia il desiderio che prova, non deve avvicinarsi a sua moglie
quando il flusso mestruale comincia ad apparire, né riposare con lei nello stesso
letto.

41” In effetti, la scienza, la virilità, la vista e l'esistenza di un uomo che si avvicina a


sua moglie mentre è macchiata dal flusso di sangue, si deteriorano rapidamente.

42” Ma colui che s'allontana da lei durante il tempo della sua macchia, la scienza, la
virilità, il vigore, la vista e l'esistenza saranno accresciute.

43” Che non mangi con sua moglie nel medesimo piatto, e non la guardi mentre
mangia, quando starnutisce, o quando balla, né quando lei è seduta con
noncuranza.

44” Né quando ella si applica il collirio [Il collirio é una polvere nera estremamente fine,
composta in larga parte da ossido di zinco,che le donne indiane applicano sulle ciglia (Kajal)]
sui suoi occhi, o si profuma con le essenze, né quando scopre la gola, né quando
mette al mondo un figlio, se ha grande attaccamento alla sua virilità.

45” Non prenda cibo quando é coperto con un solo vestito, né si bagni
completamente nudo; non depositi le sue urine e i suoi escrementi né in strada, né
sulla cenere, né in un prato dove pascolano le mucche;

46” Né in una terra arata con l'aratro, né nell'acqua, né sopra una pira funebre, né
sopra una montagna, né sulle rovine di un tempio, né su un nido di formiche
bianche, mai.

47” Né nelle tane abitate dagli esseri viventi, né camminando, né in piedi, né sulla
riva di un fiume, né sulla sommità di una montagna.

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48” Lo stesso, non deve evacuare le sue urine guardando gli oggetti agitati dal
vento, né guardando un fuoco, o un Brahmano o il sole, o l'acqua o le vacche.

49” Che li deponga dopo avere ricoperto la terra con legno, zolle di terra, foglie di
erbe secche, e altre cose simili, senza nulla che li contamini, osservando il silenzio,
avvolto nei vestiti e con la testa coperta.

50” Il giorno faccia le sue necessità con il viso diretto verso il Nord; la notte, con il
viso rivolto verso il Sud; all'aurora e al crepuscolo della sera, allo stesso modo che
durante il giorno.

51” Nell'ombra o nell'oscurità, sia di notte, sia di giorno, fintanto che non si riesce a
distinguere la volta celeste, un Brahmano, soddisfacendo i suoi bisogni naturali,
può avere il viso rivolto come più gli piace, così come in un luogo dove può temere
per la sua vita da parte di briganti e di bestie feroci.

52” Colui che urina di fronte al fuoco, al sole, alla luna, ad un corso d'acqua, ad un
Dwidja, ad una vacca o al vento, perde tutta la scienza sacra.

53” Il padrone di casa non soffi sul fuoco con la propria bocca, e non guardi una
donna nuda; che non getti mai della sporcizia nel fuoco, e non ci si scaldi i suoi piedi.

54” Che non ponga uno scaldino sotto il suo letto, che non ci salti su, ne lo ponga ai
suoi piedi durante il sonno; non faccia nulla che possa dannare la sua esistenza.

55” Al crepuscolo della mattina o della sera, non deve mangiare, né mettersi in
cammino, né addormentarsi; che non tracci delle linee sulla terra, e non tolga da
solo la sua ghirlanda di fiori.

56” Non getti nell'acqua né l'urina, né lordura, né saliva, né altre cose macchiate da
una sostanza impura, né dal sangue, né dal veleno.

57” Non dorma da solo in una casa deserta, che non risvegli un uomo addormentato
che gli è superiore per ricchezza e scienza; non si intrattenga con una donna che ha
le sue regole; che non faccia un sacrificio senza essere accompagnato dal
celebrante.

58” Davanti ,ad una cappella consacrata al fuoco, in un recinto che custodisce le
vacche, davanti ai Brahmani, leggendo le Sacre Scritture e mangiando, egli deve
avere il braccio destro scoperto.

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59” Che non disturbi una vacca che sta allattando, e non vada a rimproverare il
vitello che sta bevendo il latte di lei; e quando vede nel cielo l'arco di Indra
[letteralmente è l'arma di Indra; l'arcobaleno], non lo mostri a nessuno, se non è a
conoscenza di quello che è permesso e di quello che non lo è.

60” Non deve dimorare in una città abitato da uomini che non compiono i loro
doveri, né soggiornare a lungo in quelle dove ci sono numerose malattie; che non si
metta in viaggio da solo, né resti per un lungo tempo su una montagna.

61” Che non risieda in una città che ha un Sudra per re, né in quella circondata da
gente perversa, o che è frequentata da bande di eretici che portano le insegne della
loro setta, o dagli uomini appartenenti alla classe mista.

62” Non deve mangiare una sostanza dalla quale è stato estratto l'olio, né
soddisfare abbondantemente il suo appetito, né prendere del cibo troppo presto al
mattino o troppo tardi alla sera, né fare un pasto la sera, dopo aver mangiato
abbondantemente alla mattina.

63” Che non si dedichi ad alcuna attività inutile; non beva nella cavità delle sue
mani; che non mangi nulla dopo averla riposta nella sua bisaccia, e che la sua
curiosità non sia impropria.

64” Egli non deve danzare, né cantare, né suonare alcun strumento musicale,
eccetto nei casi indicati dai Sastra, né colpire le sue braccia con le mani, né
digrignare i denti emettendo suoni inarticolati, né fare scandalo quando é irritato.

65” Che non lavi mai i suoi piedi in un catino di latta; che non mangi in un piatto rotto,
o in quello sospetto.

66” Che non porti le scarpe, i vestiti, un cordone sacro, un ornamento, una ghirlanda,
una brocca, che sono serviti ad altri.

67” Che non viaggi con bestie da soma indocili, o estenuate dalla fame e dalle
malattie, o le cui corna, gli occhi e gli zoccoli hanno qualche difetto, o che la coda è
mutilata.

68” Ma si metta sempre in viaggio con animali ben addestrati, agili, provvisti di
segni vantaggiosi, di bella forma, e che li pungoli con moderazione.

69” Il sole quando è sotto il segno della Vergine (Kanya) [Lo Zodiaco, chiamato in
sanscrito Rasi-Chakra ,ruota o cerchio dei segni, é diviso in 360° gradi o parti (ansas), 30 per

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ciascuno dei dodici segni dello Zodiaco, essi sono: Mesha, il Capricorno; Vrisha, il Toro;
Mithuna, i Gemelli;Karkataka, il Cancro; Sinha, il Leone; Kanya, la Vergine; Tula, la Bilancia;
Vrischika, lo Scorpione; Dhanus, il Sagittario; Kunbha, l'Acquario; Nimas, i Pesci. ], il fumo di

una pira funeraria e una sedia rotta, devono essere evitate; il padrone di casa, non
tagli mai le sue unghie e i suoi capelli da solo, né accorci le unghie con i suoi denti.

70” Non calpesti senza ragione una zolla di terra; né tagli l'erba con le sue unghie;
che non faccia assolutamente alcun atto che non sia di vantaggio, o che potrebbe
avere conseguenze sgradevoli.

71” L'uomo che calpesta così una zolla di terra, che taglia l'erba con le sue unghie,
che rode le sue unghie, è condotto rapidamente verso la perdizione, allo stesso
modo del detrattore e dell'uomo impuro.

72” Che egli non si esprima in modo reprensibile; che non porti ghirlande, eccetto
sulla testa; montare il dorso di una vacca o di un toro è una cosa da biasimare in ogni
circostanza.

73” Non si introduca altrimenti, in una casa o in una città circondata da mura se non
dalla porta; di notte si tenga lontano dalle radici degli alberi.

74” Che non giochi mai ai dadi, che non porti lui stesso i suoi sandali con le mani, né
mangi stando sdraiato a letto, o tenendo il cibo in mano o dopo averlo poggiato su
uno sgabello.

75.” Che non mangi nulla mischiato a sesamo dopo che il sole é tramontato; che non
dorma mai completamente nudo, e che non vada da nessuna parte, dopo aver
mangiato, senza essersi lavato la bocca.

76” Che egli non prenda il cibo prima di aver immerso i suoi piedi nell'acqua, ma non
si addormenti mai con i piedi umidi; colui che mangia, avendo i piedi bagnati, godrà
di una lunga esistenza.

77” Che non si addentri mai in un posto impraticabile, dove non può distinguere la
sua strada, e che è intricata dagli alberi, dalle liane, dalla macchia dove potrebbero
nascondersi i serpenti e i ladroni; che non guardi urine o escrementi, e che non
attraversi un fiume nuotando con l'ausilio delle braccia.

78” Colui che desidera una lunga vita non cammini sopra i suoi capelli, la cenere, le
ossa, né sui semi di cotone, né sulle minuscole pagliuzze di grano.

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79” Che non soggiorni, nemmeno all'ombra di un albero, in compagnia di gente
degradata, nè con un Chandala [Chandala, uomo vile figlio di un Sudra e di unaBrahmana]
nè con i Pokasa [Pokasa, uomo impuro,figlio di un Nischada e di una donna della classe
servile], né con un folle, nè con gli uomini fieri della loro ricchezza, né con gente della

specie più vile, né con gli Antyavasay. [Antyavasayi, uomo abbietto e riprovevole, nato da
un Chandala e da una donna Nachada].
80” Che non doni ad un Sudra né un consiglio, né gli avanzi del suo pasto, a meno che
non sia il suo domestico, né una porzione del burro presentato come offerta agli
Dei; egli non deve insegnargli la legge né alcuna pratica di devozione espiatoria,
eccetto che per l'intermediazione di altre persone.

81” In effetti, colui che spiega la legge ad un uomo della classe servile, o gli fa
conoscere una pratica espiatoria, è precipitato con lui nella regione tenebrosa
chiamata Asamvrita.

82” Che non si gratti la testa con le due mani, nè la tocchi prima di aver fatto
un'abluzione prima dei pasti, e che non si bagni prima di averla lavata.

83” Che stia attento a prendere qualcuno per i capelli per collera o per colpirlo alla
testa, o di colpirsela egli stesso; e dopo di essersi sfregato la testa con olio, non
tocchi con l'olio nessuna delle sue membra.

84” Non deve accettare nulla da un re che non sia di stirpe reale, né da gente che
vive del prodotto di una macelleria, di un mulino ad olio, di una distilleria o di una
casa di prostitute.

85” Un mulino ad olio é tanto odioso quanto dieci macellerie; una distilleria, quanto
dieci mulini ad olio; una casa di prostituzione quanto dieci negozi di distillatori; un
re, come dieci persone tenutarie di case di tolleranza.

86” Un re che non appartiene alla classe militare é dichiarato essere simile ad un
macellaio che attinge da diecimila macellerie; ricevere da lui é una cosa orribile.

87” Colui che accetta da un re avido e trasgressore di leggi, va successivamente nei


venti e un inferni (Nacaras) seguenti:

88” Il Tamisra, l'Andhatamisra, il Maharorava, il Rorava, il Naraka, il Kalasutra e il


Mahanaraka;

89.” Il Sandjivana, il Mahaviki, il Tapana, il Sampratapana, il Samhata, il Sakakola, il

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Kumala, il Putimrittika;

90” Il Lohasanku, il Ridjcha, il Panthana, il fiume Salmalì, l'Asipatravana e la


Lohadarka. [Il significato di molte di queste parole mi sono sconosciute; altre sono
suscettibili di spiegazioni: Tamsira e Andhatamsira potrebbero significare luogo delle tenebre;
Rorava e Maharorava, il posto delle lacrime; Mahavichi, fiume dalla grande onda; Tapana e
Sampratapana, il posto del dolore; Poutimrittka, luogo infetto; Lohasanku, posto dei dardi di
ferro; Ridjcha luogo dove i peccatori sono esposti al fuoco, dentro una padella per friggere;
Asipatravana, foresta dove le foglie sono lame di spade.]
91” Istruiti da queste regole, i saggi Brahmani, interpreti delle Sacre Scritture e
desiderosi della beatitudine dopo la morte,non ricevono mai nulla da un re.

92” Che il padrone di casa si risvegli nel momento consacrato a Brahmi [Dea del
linguaggio e dell'eloquenza], ossia l'ultima veglia della notte; che rifletta su la virtù e
sui vantaggi onesti, sulle pene corporali che esigono, sull'essenza e sul significato
dei Veda.

93” Una volta alzato, dopo aver soddisfatto i bisogni corporali ed essersi purificato,
in perfetta concentrazione, rimanga a lungo in piedi recitando la Savitri durante il
crepuscolo della mattina, e rinviando al suo tempo l'altro dovere pietoso, quello
della sera.

94” Ripetendo per un lungo tempo la preghiera del crepuscolo, i Santi (Richis)
ottengono una lunga esistenza, una perfetta conoscenza, la fama durante la vita,
una gloria eterna dopo la morte, e lo splendore che dona la conoscenza sacra.

95” Il giorno di luna piena del mese di Sravana [Luglio-Agosto] o nel mese di Bhadra
[Agosto-Settembre] dopo aver celebrato secondo la regola, la cerimonia chiamata Upakarma
[il Commentario non da alcun dettaglio su questa cerimonia, secondo W. Jones, questa si fa
con il fuoco sacro], il Brahmano studi con assiduità le Sacre Scritture per la durata di

quattro mesi e mezzo.

96” Sotto l'asterismo lunare di Puchya [L'asterismo di Puchya é l'ottavo], compia fuori
dalla città la cerimonia chiamata donazione (Usarga) dei Libri Sacri, oppure la
faccia il primo giorno della quindicina del mese chiamato Magha [Gennaio-Febbraio] e
nella prima metà di questo giorno.

97” Dopo aver concluso fuori dalla città questa cerimonia secondo la legge,
sospenda egli la sua lettura durante il giorno, la notte seguente e la giornata di
lendemain [Letteralmente durante una notte alata, cioè la notte compresa tra due giorni] o
durante il giorno e la notte che segue.

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98” Ma senza indugio, che legga attentamente i Veda durante la quindicina
brillante, e studi tutti i Vedanga durante la quindicina oscura

99” Che legga pronunciando attentamente e con il giusto accento, ma mai in


presenza di un Sudra; nell'ultima veglia della notte [Una veglia (Yama) é l'ottava parte di
un giorno e di una notte, è della durata di tre ore], dopo aver letto le sacre Scritture, per

affaticato che sia, non torni a dormire.

100” Che il Dwidja legga sempre le preghiere (Mantra ) [Letteralmente, la parte


composta in misura regolare (Chandascrita); i Mantra sono dei versi] alla maniera
prescritta, e che legga con la stessa assiduità i precetti ( Brahmanes ) e le
preghiere, quando non ci sono impedimenti.

101” Colui che studia la Santa Scrittura, e colui che l'insegna agli allievi
conformemente alle regole menzionate, si astenga sempre dal leggere nelle
circostanze seguenti, tutte le letture proibite.

102” La notte, quando il vento si fa udire; il giorno, quando il polverone é sollevato dal
vento, durante la stagione delle piogge, nel caso in cui lo studio dei Veda è stato
interdetto a coloro che sanno quando è opportuno leggere.

103” Quando lampeggia, quando tuona, quando piove, o cade dal cielo, da ogni lato,
delle grandi meteore, la lettura deve essere sospesa fino al giorno seguente; così ha
deciso Manu.

104” Però quando il Brahmano vede questi avvenimenti manifestarsi nello stesso
tempo in cui sono accesi i fuochi per l'offerta della sera o della mattina, sappia che
non deve leggere i Veda, lo stesso quando le nubi si mostrano al di fuori della
stagione delle piogge.

105” Nel caso di un rumore soprannaturale (nirghata), di un terremoto, di un


oscuramento dei corpi luminosi, anche se nel tempo opportuno, sappia che la
lettura deve essere rinviata fino allo stesso momento del giorno seguente.

106” Mentre arde il fuoco sacro, se appaiano i lampi, se si odono i tuoni, però senza
pioggia, la lettura deve essere interrotta durante il resto del giorno e della notte
[Letteralmente, finché dura la luce del sole (se questi fenomeni avvengono di mattina), o delle
stelle (se i fenomeni avvengono di sera)]; e se comincia a piovere, il Brahmano deve

smettere di leggere un giorno e una notte.

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107” Coloro che desiderano osservare i loro doveri con la più grande perfezione,
devono sempre sospendere la loro lettura, nei villaggi o nelle città, o in tutti i luoghi
dove regna un odore fetido.

108” In un villaggio attraversato da un corteo funebre, in presenza di un uomo


perverso, quando una persona piange, in mezzo ad una moltitudine di gente, lo
studio dei Veda deve cessare.

109” Nell'acqua, nel mezzo della notte, soddisfacendo le esigenze corporali, quando
restano nella sua bocca i resti del cibo, o quando ha preso parte ad una Sraddha,
non deve meditare spiritualmente sui Veda.

110” Un Brahmano istruito che riceve un invito per una cerimonia funebre in onore di
una sola persona deve stare tre giorni senza studiare le Sacre Scritture,
ugualmente quando nasce un figlio di un re o che Rahu [Rahù é l'ascendente
personificato, o la testa di un Dragone. Rahù era un Titano o un Asura, che quando ci fu
l'emergere del mare, e la produzione dell'Amrita, si mescolò tra gli Dei, al fine di ricevere la
sua parte del liquore che regala l'immortalità. Nel momento in cui lo stava portando alle sue
labbra, il Sole e la Luna lo scoprirono, e riferirono a Visnù, che con un colpo del suo disco, gli
tranciò la testa. La bevanda divina lo aveva reso immortale; e la sua testa, per vendetta, di
tanto in tanto si lancia contro il Sole e la Luna per oscurarla. E' questa secondo la mitologia
indiana l'origine dell'eclissi. Questa favola é riportata in un curioso episodio del Mahabarata
riguardo la genesi della Amrita. Il tronco dell'Asura, il cui nome Ketù é il nudo discendente
personificato, o la coda di un Dragone. In astronomia, Rahù e Ketù sono due pianeti] appare.

111” Fintanto che l'odore e l'untuosità dei profumi restano sul corpo di un saggio
Brahmano, che ha preso parte ad una Sraddha per una persona, egli non deve
leggere la Santa Scrittura.

112” Che egli non studi accostato sopra un letto, né con i piedi sopra una sedia, né
con le gambe incrociate e coperto da un vestimento che avvolge le sue ginocchia e
le sue reni, né dopo aver mangiato della carne, o riso o altri alimenti donati in
occasione di una nascita o di una morte;

113” Né quando c'è la nebbia, né quando si sente il sibilo delle frecce o il suono del
liuto, né durante il crepuscolo della mattina e della sera, né il giorno della luna
nuova, né il quattordicesimo giorno lunare, né il giorno lunare, né il giorno del
plenilunio, né l'ottavo giorno lunare.

114” Il giorno della luna nuova distrugge la guida spirituale, il quattordicesimo giorno
lunare distrugge il discepolo; l'ottavo é quello della luna piena e cancella il ricordo
della santa Scrittura; si deve di conseguenza astenersi da tutte le letture durante

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questi giorni.

115” Quando cade una pioggia di polvere, quando le quattro regioni del cielo sono in
fiamme, quando le grida dello sciacallo, del cane, dell'asino o del cammello si fanno
sentire, il Brahmano non deve leggere i Veda, neanche quando si trova in
compagnia.

116” Che non legga nei pressi di un cimitero, né presso un villaggio, né in un pascolo
di vacche, nè rivestito di un abito che egli ha portato durante un incontro amoroso
con sua moglie, né quando ha ricevuto qualcosa in una Sraddha.

117” La cosa donata in una Sraddha sia essa una creatura o un oggetto inanimato, fa
si che colui che la riceve non possa leggere i Veda; in questo caso si dice che la sua
bocca è nelle sue mani.

118”Quando un villaggio é attaccato dai ladri, o é risvegliato da un allarme per un


incendio, il Brahmano sappia che la lettura deve essere rinviata fino all'indomani, lo
stesso in tutti i casi di fenomeni straordinari.

119” Dopo l'Upacarma e l'Utsarga, la lettura deve essere sospesa tre notti, da colui
che desidera compiere i suoi doveri in una maniera perfetta.; e lo stesso, dopo il
giorno di luna piena del mese d'Agrahyana [Agrahayana o Margarsira, Novembre-
Dicembre], nell'ottavo giorno lunare della successiva quindicina oscura, o deve

cessare la lettura di giorno e di notte, così come durante il giorno e la notte al


termine di ogni stagione.

120” Che un Brahmano non legga né a cavallo, né su un elefante, né su un battello né


su un asino,né su un cammello, né su un terreno sterile, né in vettura.

121” Né durante un alterco verbale, né durante una disputa violenta, né in mezzo ad


un esercito, né durante una battaglia, né immediatamente dopo il pasto quando le
sue mani sono ancora umide, né durante la digestione, né dopo aver vomitato, nè
quando soffre di acidità gastrica.

122” Né con pregiudizio dei riguardi dovuti ad un ospite, né quando il vento soffia
violentemente, né quando il sangue esce dal suo corpo o se è ferito da un'arma.

123” Se i canti dei Sama [Le preghiere dei Sama-Veda sono in versi, destinati ad essere
cantati; quelli dei Rig-Veda sono in versi, ma devono essere recitati; quelli dello Jajur-Veda
sono generalmente in prosa] feriscono le sue orecchie, egli non legga durante questo

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periodo né i Rig-Veda, nè lo Jajur-Veda; dopo aver terminato la parte dei Veda nella
parte denominata Aranyaka, non inizi immediatamente un'altra lettura.

124” I Rig-Veda sono consacrati agli Dei, lo Yajur-Veda agli uomini, i Sama-Veda ai
Manes; è perché il suono dei Sama-Veda + in qualche modo impuro.

125”I Brahmani istruiti, conoscendo questo, dopo aver ripetuto a più riprese,
l'essenza della triade Vedica: i monosillabi sacri, le tre parole, e la Savitri, leggano
senza indugio i Veda in tutti i giorni permessi.

126”Se una vacca o un altro animale, una rana, un gatto, un cane, una mangusta, o
un ratto, passa tra il maestro e il suo allievo, si sappia che la lettura deve essere
sospesa durante un giorno e una notte.

127” Ci sono due casi in cui il Dwidja deve sempre, scrupolosamente, astenersi dalla
lettura: quando il luogo dove deve studiare è sudicio, e quando egli stesso non è
purificato.

128” Durante la notte della luna nuova, l' ottava, quella della luna piena e la
quattordicesima, il Dwidja padrone di casa sia così casto come un novizio, anche
durante la stagione favorevole all'amore coniugale

129” Che non si bagni dopo aver mangiato, né quando è malato, né nel mezzo della
notte, né più volte con i suoi indumenti, né in uno specchio d'acqua che egli non
conosce bene.

130” Che egli non attraversi di proposito l'ombra delle immagini sacre, quella di suo
padre o della sua guida spirituale, quella di un re, quella di un padrone di casa,
quella del suo istitutore, quella di un uomo dai capelli rossi o dalla carnagione
ramata, e nemmeno quella di un uomo che ha fatto un sacrificio.

131” A mezzogiorno o a mezzanotte, o dopo aver mangiato della carne in un


banchetto funebre, o nell'uno o nell'altro crepuscolo, che egli non si fermi a lungo in
un posto dove si incrociano quattro strade.

132” Che eviti ogni contatto volontario con le sostanze untuose che un uomo
impiega per sfregarsi il corpo, con l'acqua che è servita per un bagno, con l'urina,
con gli escrementi, con il sangue, con la materia mucosa, e con le cose espulse o
vomitate.

133” Non lodi né un nemico, né l'amico di un nemico, né un uomo perverso, né un

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ladro, né la donna di un altro.

134” Non c'è nulla al mondo che più si oppone al prolungamento dell'esistenza
quanto quella di corteggiare la moglie di un altro uomo.

135” Il Dwidja che desidera accrescere le sue ricchezze non disprezzi mai un Ksatrya,
un serpente e un Brahmano molto versato nelle Sacre Scritture, per quanto poveri
siano.

136” Infatti questi tre esseri possono causare la morte di colui che li disprezza; di
conseguenza, l'uomo saggio non deve mai guardarli con disprezzo.

137” Che non disprezzi nemmeno sé stesso, per le sue precedenti azioni malvagie;
che aspiri alla fortuna fino alla sua morte e che non la immagini così difficile da
ottenere.

138” Che egli dica la verità, che dica cose piacevoli,che non dica mai verità
sgradevoli, e che non profferisca menzogne ufficiose; questa è l'eterna legge.

139” Che dica : “Bene, bene”, o dica” bene” una volta sola [Il senso di questo
passaggio è rimasto oscuro]; che non mantenga inimicizie senza ragione, e non
cerchi dispute intempestivamente.

140” Che non si metta in viaggio troppo presto la mattina, nè troppo tardi la sera, né
verso mezzogiorno, né in compagnia di uno sconosciuto, né solo, né con gente della
classe servile.

141” Che non insulti chi ha un membro di meno, né chi ha un membro in


soprannumero, né gli ignoranti, né la gente anziana, né gli uomini sprovvisti di
bellezza, né quelli che non posseggono beni, né quelli la cui nascita è vile

142” Il Brahmano che non ha fatto l'abluzione dopo aver mangiato o dopo aver
soddisfatto i bisogni naturali, non tocchi con la sua mano una vacca, un Brahmano o
il fuoco; e quando gode di buona salute, non guardi giammai i corpi luminosi del
firmamento primo di essersi purificato.

143” Se gli capita di toccare in stato di impurità, che faccia un'abluzione, e che
immediatamente bagni, con l'acqua raccolta nel cavo della sua mano, i suoi organi
di senso, tutte le sue membra e il suo ombelico.

144” Se non è malato, non tocchi mai senza ragione i suoi organi vuoti; che eviti

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ugualmente di portare le mani alle parti villose del suo corpo, che devono essere
restare nascosti.

145” Che egli osservi esattamente gli usi propizi, e le regole di condotta stabiliti; che
sia puro nel corpo e nello spirito, padrone dei suoi organi; reciti le preghiere a bassa
voce, e faccia le offerte al fuoco costantemente e senza interruzione.

146” Coloro che osservano le usanze propizie e le regole di condotta stabilite, che
sono sempre perfettamente puri, che recitano le preghiere a bassa voce, e fanno le
oblazioni al fuoco, non devono temere alcuna disgrazia.

147” Il Brahmano reciti nel tempo conveniente, con la più grande esattezza, la parte
dei Veda che egli deve ripetere tutti i giorni, e che si compone del monosillabo Aum,
delle tre parole Bhur, Bhuvah, Swar e la Savitri; questi doveri sono dichiarati dai
Saggi, i principali, tutti gli altri doveri sono detti secondari.

148” Per la sua applicazione a recitare i Testi Santi, per una purezza perfetta, per
l'austerità rigorosa,per la sua attenzione a non fare del male agli esseri animati, un
Brahmano ritrova nella sua memoria la sua nascita precedente:

149” Ricordando la sua nascita precedente, si applichi nuovamente a recitare i Testi


Sacri, e, per questa applicazione costante, arriverà a godere della gioia eterna, che
consiste nella liberazione finale.

150” Che faccia costantemente, il giorno della luna nuova e del plenilunio, le offerte
santificate per la Savitri, e le offerte propiziatorie; e che egli indirizzi sempre i suoi
tributi alla venerazione dei Manes. L'ottavo e l'undicesimo giorno lunare delle tre
quindicine oscure dopo la luna piena del mese d'Agrahayana, celebrando le
cerimonie prescritte.[La cerimonia dell'ottavo giorno lunare si chiama Achtaca e quella del
nono giorno Anwachtaca].
151” Depositi lontano dal luogo dove si conserva il fuoco sacro,la spazzatura, l'acqua
che è servita a lavare i piedi, i resti del cibo, e l'acqua che è servita per il bagno.

152” Sul finire della notte e nella prima parte del giorno, soddisfi i bisogni naturali, si
vesta, si bagni, lavi i suoi denti, applichi il collirio sugli occhi e adori le Divinità.

153” Il giorno di luna piena e gli altri giorni lunari prescritti, si avvicini con rispetto alle
immagini degli Dei, dei Brahmani virtuosi, al Sovrani, per ottenere la loro protezione
e quella dei parenti che intende riverire.

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154” Saluti umilmente gli uomini rispettabili che vengono a visitarlo, e dia loro la
propria sedia; sieda vicino loro con le mani giunte [letteralmente facendo l'anjali] e li
segua da dietro alla loro partenza.

155” Che osservi senza stancarsi i costumi eccellenti dichiarati perfettamente nei
Libri Rivelati e nelle raccolte di leggi, legate a pratiche particolari, e sulle quali sono
riposti tutti i doveri religiosi e civili.

156” Infatti,osservando questi costumi, egli ottiene una lunga esistenza, la posterità
che egli desidera, e una ricchezza inesauribile; l'osservanza di questi costumi
distrugge i segni funesti.

157” L'uomo dedito a pratiche malvagie è, in questo mondo, soggetto al biasimo


generale, afflitto dalle malattie, egli gode solo di una breve esistenza.

158” Nonostante sia sprovvisto di tutti segni che indicano la prosperità, l'uomo dai
buoni costumi, la cui fede sia pura, che non parli male delle persone, deve vivere
cento anni.

159” Eviti attentamente tutti quegli atti che dipendono dall'aiuto di un altro; che si
applichi al contrario, con zelo a tutte le funzioni che dipendono solo da sé stesso.

160” Tutto ciò che dipende da un altro causa pena, tutto ciò che dipende da sé stesso
procura piacere; che sappia insomma la ragione del piacere e delle pene.

161” Non deve tralasciare di compiere tutte quelle azioni che non sono prescritte né
proibite, e che causa intimamente una dolce soddisfazione; ma si deve astenere da
quelle che provocano l'effetto contrario.

162” Che il Dwidja eviti di fare alcun male al suo istitutore, a colui che gli spiega i
Veda, a suo padre, a sua madre, a sua madre spirituale, ai Brahmani, alle vacche, e a
tutti gli esseri che praticano l'austerità.

163” Che si guardi dall'ateismo [L'ateismo (nastikya) è l'azione di negare l'altro mondo], dal
disprezzo, delle Sante Scritture e degli Dei, dall'odio, dall'ipocrisia, dall'orgoglio,
dalla collera e dall'acredine.

164” Che non alzi mai il bastone su un altro per collera, né percuota con esso le
persone, ad eccezione di suo figlio e del suo allievo; può castigarli per la loro
istruzione.

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165” Il Dwidja che si avventa su un Brahmano con l'intenzione di castigarlo, ma
senza percuoterlo, è condannato a girare cento anni nell'inferno chiamato Tamisra.

166” Per averlo colpito con collera, anche solo con un filo d'erba, egli deve rinascere
per venti e una trasmigrazione, nel ventre di un'animale ignobile.

167” L'uomo che, per ignoranza della legge, fa scorrere il sangue dal corpo di un
Brahmano che non lo sta combattendo, proverà dopo la sua morte la pena più dura.

168” Tanti quanti granelli di polvere assorbono il sangue caduto a terra, tanti anni
colui che ha fatto colare il sangue sarà divorato dagli animali carnivori nell'altro
mondo.

169” Perciò colui che conosce la legge non deve attaccare un Brahmano, né
percuoterlo nemmeno con un filo d'erba, né far colare il sangue dal suo corpo.

170” L'uomo ingiusto, colui che acquista la sua fortuna per falsa testimonianza,, colui
che si compiace senza cessare mai di fare del male, non può gioire dalla felicità qui
sotto.

171” Anche nella miseria in cui versa chi pratica la virtù, non deve rivolgere il suo
spirito verso l'iniquità; infatti può vedere prontamente cambiata la sua situazione
da uomo giusto ad uomo ingiusto.

172” L'iniquità commessa in questo mondo, allo stesso modo della terra, non
produce nel campo i suoi frutti, ma estendendosi poco a poco, mina e si riversa su
colui che l'ha commessa.

173” Se non a lui, ai suoi figli; se non ai suoi figli , è ai suoi nipoti che sarà riservata la
pena; ma, di sicuro l'iniquità commessa non è mai senza pena per il suo autore.

174” Per mezzo dell'ingiustizia, egli riesce per qualche tempo; allora ottiene ogni
sorta di prosperità, trionfa sui suoi nemici; ma perisce con tutta la sua famiglia, e
con tutto ciò che gli appartiene.

175” Un Brahmano deve sempre compiacersi della verità, della giustizia, i costumi
onorabili e la purezza, deve castigare i suoi allievi giustamente, regolare i suoi
discorsi, il suo braccio e il suo appetito.

176”Che rinunci a tutte le ricchezze e ai piaceri quando non sono in accordo con le
leggi, a tutti gli atti, anche legali che procurano un avvenire disgraziato e causano

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afflizione nella gente.

177” Che non agisca, non cammini, né guardi sconvenientemente;, che non si
incammini per sentieri tortuosi, né sia leggero nei suoi discorsi, non faccia, né
mediti nulla che possa nuocere agli altri.

178” Che s'incammini per questa strada con i suoi parenti e con gli altri, e che sia
quella della gente per bene; fintanto che la segue, non farà niente di male.

179” Con un cappellano (Ritwidj), un consigliere spirituale (Purohita), un istitutore,


uno zio materno, un ospite, un protetto, un bambino, un uomo anziano,un malato,
un medico, con i suoi parenti dal lato paterno, con i suoi parenti per alleanza, con i
suoi parenti materni,

180”Con suo padre e sua madre, con le donne della sua famiglia, con suo fratello, la
sua sposa, sua figlia e i suoi domestici, che non abbia con loro mai nessuna disputa.

181”Astenendosi dalle dispute con le persone menzionate, un padrone di casa si


libera di tutti i peccati commessi a sua insaputa, e, evitando ogni sorta di disputa,
riesce a conquistare i seguenti mondi:

182” Il suo istitutore é maestro del mondo di Brahma [Vale a dire che evitando tutte le
dispute con il suo istitutore, e cercando al contrario di accontentarlo, egli ottiene il mondo di
Brahma]; suo padre, quello delle Creature (Pradjapatis): il suo ospite quello di Indra; il

suo cappellano, quello degli Dei.

183” I suoi parenti dispongono del mondo delle Ninfe (Apsares ); i suoi cugini materni
in quello dei Viswas-Deva; i suoi parenti per alleanza, in quello dell'Acqua; sua
madre e i suoi zii paterni, della Terra.

184” I bambini, la gente anziana, i poveri protetti, e i malati, devono essere


considerati come i signori dell'Atmosfera; suo fratello maggiore deve essere
considerato come suo padre; la sua sposa e suo figlio sono come parti del suo corpo.

185” L'insieme dei suoi domestici sono come la sua ombra, sua figlia è il degno
oggetto della sua tenerezza, se riceve un offesa da una di queste persone, sopporti
sempre senza collera.

186”Quando anche fosse in diritto, a causa della sua scienza e della sua devozione, a
ricevere regali, reprima tutta la sua propensione ad accettare; infatti, se egli riceve
troppo, l'energia che gli è trasmessa dallo studio delle Sante Scritture non tarda ad

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estinguersi.

187” Che l'uomo sensato, che non conosce le regole per l'accettazione dei regali, non
riceva nulla, nemmeno se sta morendo di fame.

188” L'uomo estraneo allo studio delle Sacre Scritture, che riceve regali in oro o in
argento, della terra, un cavallo, una vacca, del riso, un indumento, dei grani di
sesamo, e del burro chiarificato, è ridotto in cenere come la legna che arde sul
fuoco.

189” L'oro e il riso preparato consumano la sua vita; la terra e una vacca il suo corpo;
un cavallo consuma i suoi occhi; un indumento, la sua pelle; il burro, la sua virilità;
del sesamo la sua posterità.

190” Il Dwidja estraneo alle pratiche di devozione e allo studio dei Veda, e che è
sempre avido di regali, sarà inghiottito allo stesso tempo con colui che ha donato,
come una barca di pietre in mezzo all'oceano.

191" E' perché l'uomo ignorante deve essere restio ad accettare qualsiasi cosa;
infatti, il minimo dono lo mette in una situazione così disperata come quella di una
vacca in mezzo al letame.

192” Colui che conosce le legge non deve offrire l'acqua ad un Dwidja che ha la
maniera ipocrita di un gatto, nè ad un Brahmano che ha le abitudine di una gazza,
nè a colui che non conosce i Veda.

193” Tutte queste cose, anche acquisite legalmente, che uno dona a questi tre
individui, sono ugualmente pregiudizievoli, nell'altro mondo, per colui che dona e
per quello che riceve.

194” Allo stesso modo di colui che volendo attraversare l'acqua su un battello di
pietra, cade in fondo al mare, ugualmente l'ignorante che da e l'ignorante che
riceve sono inghiottiti negli abissi infernali.

195” Colui che ostenta lo stendardo della sua virtù, che è sempre avido, che impiega
la frode, che inganna la gente con la sua fede malvagia, che è crudele, e calunnia
tutto il mondo, è considerato come chi ha i costumi del gatto.

196” Il Dwidja che ha lo sguardo sempre rivolto in basso, naturalmente perverso, che
pensa unicamente al proprio profitto, perfido ed affettato nell'apparenza della
virtù, è detto avere la maniera di una gazza.

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197” Coloro che agiscono come la gazza, o che hanno i modi di un gatto, sono
precipitati nell'inferno chiamato Andhatamisra, come punizione di certe condotte
malvagie.

198” Un uomo non deve mai,con il pretesto di un'austerità pietosa,fare penitenza di


un atto colpevole, cercando così di coprire i fatti con le pratiche di devozione, e
ingannare le donne e i Sudra.

199” Simili Brahmani sono disprezzati, in certe vie e nelle altre, dagli uomini versati
nelle Sacre Scritture, e tutti gli atti pietosi fatti per ipocrisia vanno ai Rakchasas.

200” Colui che senza avere diritto alle insegne di un ordine, guadagna la sua
sussistenza nel portarle, si carica dei fatti commessi da quelli a cui appartengono
queste insegne, e rinasce nel ventre di una bestia immonda.

201” Che un uomo non si bagni dentro la pozza d'acqua di un altro; infatti se lo fa, si
carica di una parte del male che il padrone della pozza può commettere.

202” Colui che si serve di una vettura, di un letto, di una sedia, di un pozzo, di un
giardino, di una casa, senza che il proprietario l'ha autorizzato, si carica di un quarto
dei fatti di costui.

203” Uno deve bagnarsi sempre nei fiumi, negli stagni scavati in onore degli Dei, nei
laghi, nei ruscelli e nei torrenti.

204” Il Saggio osservi costantemente i doveri morali (Yamas) con più attenzione dei
doveri pietosi (Niyamas) [ La traduzione delle parole Yamas e Niyamas con dovere morale
e dovere pietoso, sembra non esatta. L'enumerazione seguente é da attribuire a Yadjnavalka,
celebre legislatore, citato nei commentari di Kulloca e Raghavananda: Le Yamas, in numero di
dieci sono : la castità (Brahmatcharya), la compassione, la pazienza, la meditazione, la
veracità, la rettitudine, l'astinenza dal male, l'astinenza dal rubare, la dolcezza e la
temperanza. Le Niyamas sono : le abluzioni, il silenzio, il digiuno, il sacrificio, lo studio dei
Veda, la continenza,l'obbedienza al padre spirituale, la purezza, l'impassibilità, la precisione];

colui che disattende i doveri morali decade, anche se ha osservato tutti i doveri
pietosi.

205” Un Brahmano non deve mangiare a un sacrificio fatto da un uomo che non ha
letto i Veda, o offerto dal sacrificatore comune di un villaggio, da una donna o da un
eunuco.

206” L'offerta di burro chiarificato fatto da gente simile porta disgrazie e disgusta gli
Dei; bisogna evitare di fare una simile oblazione.

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207” Che non mangi mai il cibo offerto da un folle, da un uomo in collera, da un
malato, né quello su cui è caduto un pidocchio, o quello che è stato
intenzionalmente toccato con i piedi.

208” Che egli non riceva nemmeno il cibo sul quale ha posto gli occhi un uomo che
ha provocato un aborto [Letteralmente, la morte di un feto; secondo altre versioni la morte
di un Brahmano], quello che è stato toccato da una donna con le regole, quello che è

stato beccato da un uccello, quello che è stato a contatto con un cane.

209” Quello che è stato annusato da una vacca, quello di un Brahmano furbo, quello
delle cortigiane, e quello di coloro che disprezzano la Santa Dottrina.

210” Quello di un ladro, di un pubblico cantore, di un carpentiere, di un usuraio, di un


uomo che ha recentemente compiuto un sacrificio, di un avaro, di un uomo privato
della libertà, di un uomo carico di catene.

211” Quello di una persona di cui tutto il mondo ha orrore, di un eunuco, di un usuraio,
di una donna impudica, di un ipocrita; che non riceva mai cibo che da dolce è
diventato acido, quello conservato una notte, il cibo di un Sudra, gli avanzi di un
altro.

212” Il cibo di un medico, quello di un cacciatore, di un uomo perverso, di chi mangia


gli avanzi, di un uomo feroce, di una donna in attesa di un bimbo, quello di un uomo
che abbandona il banchetto prima degli altri per fare le sue abluzioni, quello di una
donna i cui dieci giorni di purificazione dopo il parto non sono ancora conclusi.

213” Quello che è stato donato senza i riguardi convenienti, la carne che non è stata
offerta in sacrificio, il cibo di una donna che non ha né marito né figli, quello del
signore di una città, quello di un uomo degradato, quello sopra cui si è starnutito.

214” Quello di una spia e di un falso testimone, quello di un uomo che vende la
ricompensa di un sacrificio, quello di un danzatore, di un sarto, di un uomo che
rende il male per il bene.

215” Quello di un fabbro, di un Nichada [Uomo degradato, né Brahmano né Sudra], di un


attore, di un orafo, di un lavoratore di bamboo, di un armiere.

216” Quello di gente che alleva i cani, quello di commercianti di liquori spiritosi,
quello di un lavandaio, di un tintore, di un uomo nella cui casa si è introdotto a sua
insaputa l'amante della moglie.

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217.” Quello degli uomini che soffrono per l'infedeltà delle loro mogli, o che sono
sottomessi alle donne in ogni circostanza, il cibo donato per un morto prima che
siano trascorsi dieci giorni, e infine il cibo che non gli piace.

218” Il cibo donato da un re distrugge la virilità; quello di un Sudra, la luce della


Scienza Divina; quello di un orafo, l'esistenza; quella di un corruttore, la reputazione.

219” Quello che dona un artigiano, un cuciniere per esempio, devasta tutta la
posterità; quella di un lavandaio, la forza muscolare; quella di una banda di birboni e
di una cortigiana esclude dal mondo divino.

220” Mangiare il cibo di un medico, è come mangiare del pus, quello di una donna
impura, del seme; quella di un usuraio degli escrementi; quello di un armiere, delle
cose impure.

221” Quello di tutte le altre persone menzionate nell'ordine, e il cui cibo non si deve
mangiare, è considerato per i Saggi come la pelle, le ossa e i capelli.

222” Per avere suo malgrado, mangiato il cibo di queste persone, bisogna che faccia
tre giorni di digiuno; ma dopo aver mangiato con cognizione di causa, si deve
sottomettere ad una penitenza, quasi come se avesse assaggiato il liquido
seminale, gli escrementi e l'urina.

223” Che tutti i Dwidja istruiti non mangino cibo preparato da un Sudra che non fa la
Sraddha; ma se è necessario, che accetti riso crudo sufficiente per una notte
solamente.

224” Gli Dei, dopo aver comparato con attenzione un teologo avaro e un finanziere
generoso, dichiarano che il cibo donato da questi due uomini è della stessa qualità.

225” Ma Brahma, avvicinandosi a loro, dirà: “non rendete uguale quello che è
differente; il cibo dell'uomo generoso è stato purificato dalla fede, quello dell'avaro
è macchiato dalla mancanza di fede”.

226” Che un uomo ricco faccia sempre, senza sosta e con fede, i sacrifici e le opere
caritatevoli;[Queste opere caritatevoli sono quelle di scavare un pozzo o uno stagno, di
costruire una fontana pubblica, di piantare un giardino] infatti questi due atti, compiuti

con fede, e per mezzo di ricchezza legalmente acquisita, procurano una


ricompensa imperitura.

227” Che compia costantemente il suo dovere di liberalità, quello dei sacrifici e della

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consacrazione, sia nell'ambito consacrato alle oblazioni, sia fuori di questo ambito,
in quanto è in suo potere, con lo spirito contento, quando trova gli uomini degni di
ricevere i suoi benefici.

228” L'uomo esente da invidia, a cui si implora la carità deve sempre donare qualche
cosa; i suoi doni diventeranno i degni oggetti che lo libereranno da tutti i mali.

229” Colui che dona dell'acqua ottiene la contentezza; colui che dona il cibo, un
piacere inalterabile; il dono di sesamo, la posterità che egli desidera; colui che dona
una lampada, una vista eccellente.

230” Il donatore di terre ottiene proprietà territoriali; chi dona l'oro, una lunga vita; il
donatore di case, dei magnifici palazzi; colui che dona l'argento (roupya), una
bellezza (roupa) perfetta.

231” Il donatore di abiti giunge alla casa di Chandra; [Ammesso nella casa di Chandra,
godrà dei medesimi poteri soprannaturali] colui che dona un cavallo (aswa ),

soggiornerà nella casa dei due Aswis;[I due Aswis, figli del Sole (Surya) e della ninfa
Aswini, sono i medici degli Dei] colui che dona un toro ottiene una grande fortuna; colui

che dona una mucca si eleva al regno di Surya [Surya, Dio del Sole, é figlio di Kasyapa e
di Aditi, dal quale deriva anche il nome di Aditya, ci sono dodici Aditya, che sono le forme del
sole durante ogni mese dell'anno].

232” Chi dona una carrozza o un letto ottiene una sposa; colui che dona un rifugio, la
sovranità; il donatore di grano, un'eterna soddisfazione; colui che dona la scienza
divina, l'unione con Brahma.

233” Di tutti questi doni consistenti in acqua, riso, vacche, terre, indumenti, sesamo,
o burro chiarificato e altro ancora, il dono della Santa Dottrina è quello più
importante.

234” Qualunque siano le intenzioni per cui un uomo faccia questo o quel dono, egli
riceverà la ricompensa secondo queste intenzioni, con tutti gli onori dovuti.

235” Chi offre un dono con tutto il rispetto, e chi lo riceve rispettosamente,
giungeranno tutti e due al cielo (Swarga); chi agisce altrimenti andrà all'inferno
( Naraca ).

236” Un uomo non si stufi mai della sua austerità; dopo aver fatto un sacrificio, che
non profferisca menzogne, che non insulti un Brahmano, anche se è vessato da

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costui; dopo aver fatto un dono, che non vada a vantarsi dappertutto.

237” Un sacrificio è vanificato dalla menzogna; il merito della pratica austera, dalla
vanità; l'esistenza dall'insulto fatto ad un Brahmano; il frutto della carità dall'azione
di vantarsi.

238” Evitando di affliggere alcun essere animato, allo scopo di non andarsene da
solo all'altro mondo, accresce gradualmente le sue virtù, allo stesso modo che le
formiche bianche accrescono la loro tana.

239” Infatti suo padre, sua madre,suo figlio, la sua sposa e i suoi parenti, non sono
destinati ad accompagnarlo nel passaggio all'altro mondo; gli resterà solo la virtù.

240” L'uomo nasce solo, muore solo, raccoglie solo la ricompensa delle buone azioni
e solo la punizione delle sue malefatte.

241” Dopo aver abbandonato il suo cadavere alla terra, come un pezzo di legno o
una zolla d'argilla, i parenti dell'uomo si allontanano girando la testa, ma la virtù
accompagnerà la sua anima.

242” Incrementi senza mai smettere, poco a poco la sua virtù, al fine di non andare
solo all'altro mondo; infatti se è accompagnato dalla virtù, attraversa le tenebre
impraticabili del regno infernale.

243” L'uomo che ha per scopo principale la virtù, i peccati cancellati da un'austera
devozione, è trasportato su nei campi dei mondi celesti dalla virtù, brillante di luce,
e ricoperta di una forma divina.

244” Colui che desidera portare all'elevazione la sua famiglia, allacci sempre
alleanze uomini primariamente distinti, e abbandoni gli uomini bassi e
disprezzabili.

245” Alleandosi costantemente con gli uomini dei più onorabili, e fuggendo dalla
gente vile e disprezzabile, un Brahmano arriva al primo rango; per una condotta
contraria, si abbassa alla classe servile.

246” Colui che è fermo nella sua impresa, dolce, paziente, estraneo alla società dei
perversi, incapace di nuocere, se persiste nella sua buona condotta, otterrà il cielo
per la sua continenza e la sua carità.

247” Egli può accettare da tutti del legno, dell'acqua, delle radici, della frutta, il cibo

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che gli viene offerto senza averlo chiesto, il miele, e una protezione contro il
pericolo.

248” Un'elemosina in argento portata e offerta, e che non sia stata né sollecitata né
promessa prima, può essere ricevuta anche da un uomo colpevole di un'azione
malvagia; questo è il volere di Brahma.

249” I Manes degli antenati di colui che disprezza questa elemosina non prendono
parte, durante quindici anni, al banchetto funebre; e durante quindici anni, il fuoco
non eleva l'oblazione del burro chiarificato verso gli Dei.

250” Non deve rifiutare per orgoglio un letto, una casa, delle briciole di erba Kusa, i
profumi, i fiori, le pietre preziose, del latte cagliato, dell'orzo tostato, il pesce, il latte,
la carne, le verdure.

251” Se un padrone di casa desidera assistere suo padre e sua madre e tutte le altre
persone che hanno diritto al suo rispetto, la sua sposa e tutti coloro a cui deve la
protezione, se vuole onorare gli Dei o i suoi ospiti, che accetti da chiunque; ma che
non si serva di quello che ha ricevuto per il proprio piacere.

252” Ma se i suoi parenti sono morti, o dimora separato da loro nella casa, egli deve,
quando va in cerca del suo sostentamento, non ricevere da altri che da persone
giuste.

253” Un lavoratore, l'amico di una famiglia, un pastore, un barbiere, un disgraziato


che vengono ad offrirsi per lavorare, sono uomini della classe servile che possono
mangiare il cibo che è stato donato da coloro ai quali sono legati.

254” Il povero che viene ad offrirsi deve dichiarare chi è [Vale a dire chi è, qual'è la sua
origine], cosa desidera fare, e in quale lavoro può essere impiegato.

255.” Colui che da di se stesso dati contrari alla verità, è l'essere più criminale che
esista al mondo; egli si appropria con il furto di un carattere che non è il suo.

256” E' la parola che determina ogni cosa, c'è la parola alla sua base, c'è la parola da
cui tutto procede; il furbo che se ne appropria per farsi servire con falsità, deruba
ogni cosa.

257” Dopo aver, secondo le regole, saldati i propri debiti con i Santi (Maharchis)
attraverso la lettura delle Sacre Scritture, con i Manes attraverso il dono
dell'esistenza a un figlio,[Se un uomo non lascia figli per celebrare dopo di lui la Sraddha

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(servizio funebre), i Manes dei suoi antenati saranno precipitati dalla casa celeste all'inferno]
con gli Dei,attraverso il compimento dei sacrifici, il capo famiglia, lasci a suo figlio il
governo della casa, e resti nella sua casa completamente indifferente agli affari del
mondo, rivolgendo il suo pensiero all'Essere Supremo.

258” Solo, e in un posto appartato, mediti costantemente sulla felicità futura della
sua anima; infatti se medita in questa maniera, perviene alla beatitudine suprema,
che è l'identificazione con Brahma.

259” Tale è il modo di vivere costantemente di un Brahmano padrone di casa; tali


sono le regole prescritte a colui che termina il suo noviziato, regole lodevoli che
incrementano la qualità della sua bontà.

260” In conformità a questi precetti, il Brahmani che conosce i Libri Sacri si libera da
tutti i peccati e ottiene la gioia di essere pervaso per sempre dall'Essenza Divina.

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