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MANAVA-DHARMA-SASTRA

LE LEGGI DI MANU

ISTITUZIONI RELIGIOSE E CIVILI DEGLI INDIANI;

Traduzione dal Sanscrito al francese con note esplicative

di

A. LOISELEUR DESLONGHCHAMPS

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LIBRO SECONDO

SACRAMENTI; NOVIZIATO

Basato sulla traduzione dal sanscrito al francese di Auguste Loiseleur Deslongchamps

1” Apprenderete quali sono i doveri osservati dagli uomini virtuosi, saggi nei
Veda, sempre inaccessibili all'odio come all'amore appassionato; doveri che
sono scolpiti nel cuore, quale mezzo per raggiungere la beatitudine.

2” L'amore per se stesso [L'amore per se stesso é l'abitudine di operare per interesse]
non è degno di essere elogiato nonostante nulla in questo mondo sia esente da
esso; in effetti lo studio delle Sacre Scritture ha per tema l'amore per se stesso,
ugualmente alla pratica degli atti prescritti nei Testi Sacri.

3” Dalla speranza di un profitto nasce la diligenza; i sacrifici hanno come


movente la speranza; è noto che le pratiche della devozione austera, e
l'osservanza pietosa derivano dalla speranza di una ricompensa.

4” Non si è mai visto qui sotto, nessun atto compiuto da un uomo che non
provi desiderio; in effetti pur facendo quel che vuole, il desiderio è il suo solo
movente.

5” Compiendo perfettamente i doveri prescritti, senza aver per movente la


speranza di una ricompensa, l'uomo raggiunge l'immortalità [Ottiene la liberazione
finale], in questo modo gode della realizzazione di tutti i desideri che il suo
spirito abbia potuto concepire.

6” La legge ha come fondamento: il Veda intero, le prescrizioni e le pratiche


morali di coloro che lo posseggono, i costumi immemorabili della gente
perbene, e nei casi soggetti a dubbio, la soddisfazione interiore.

7” Qualunque sia il dovere imposto da Manu a questo o quell'individuo, questo


dovere è completamente dichiarato nelle Sacre Scritture dato che Manu

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possiede tutta la Scienza Divina.

8” Il saggio dopo aver esaminato interamente questo sistema completo di


leggi con lo sguardo del sapere pietoso, deve, riconoscendo l'autorità della
Rivelazione, racchiuderlo nel suo dovere.

9” In verità, l'uomo che si conforma alle regole prescritte dalla Rivelazione


(Sruti) e dalla Tradizione (Smirti ), acquista gloria in questo mondo e perfetta
felicità nell'altra.

10” Bisogna sapere che la Rivelazione( Sruti) è il libro Sacro (Veda) e la


Tradizione , il Codice della Legge (Dharma-Sastra), l'una e l'altra non devono
essere messe in discussione in nessun punto infatti il sistema dei doveri
dipendono interamente da loro.

11” Tutti gli uomini delle prime tre classi, che abbracciano con scetticismo le
opinioni dei Libri Sacri, disprezzandoli, devono essere esclusi dalla compagnia
della gente per bene, come si fa con gli atei e i denigratori dei Testi Sacri.

12” I Veda, la Tradizione, i buoni costumi, il proprio contento, sono a detta dei
saggi le fonti del sistema dei doveri.

13” La conoscenza dei doveri è sufficiente a coloro che non hanno


attaccamenti né alla ricchezza ne ai piaceri; e per coloro che cercano di
comprendere il dovere volgendo uno sguardo interessato, l'autorità suprema è
la rivelazione divina.

14” Ma allorché la Rivelazione offre due precetti apparentemente


contraddittori, ambedue sono riconosciti come leggi, queste due leggi sono
dichiarate dai saggi entrambe valide.

15” Per esempio, è stato detto nei Libri Sacri che i sacrifici devono essere fatti
prima del sorgere del sole, prima del suo levarsi, quando non si vedono né il
sole né le stelle; di conseguenza il sacrificio può avere luogo nell'uno o
nell'altro di questi momenti.

16” Colui il quale, dopo la cerimonia della concezione fino alla traslazione al
cimitero, accompagna tutte le cerimonie con le preghiere d'uso, deve essergli
riconosciuto il privilegio di leggere questo codice, privilegio che qualcun altro
non può avere [Infatti la lettura di questo codice era permesso solo agli uomini delle prime
tre classi; era proibito invece ai Sudra].

17” Tra i due fiumi divini di Saraswati [Il Saraswati é il fiume che discende le montagne
del Nord_Est della provincia di Delhi, da qui si dirige verso il Sud_est disperdendosi nel Gran
Deserto di Bhatti. Secondo gli Indù continua il suo corso sotto terra da dove va a riunirsi con il
Gange e lo Yamunà] e di Drichadwati [Il Drishakwati é il fiume che corre a Nord_Ovest di
Dehli], si trova racchiuso un grande spazio; questa contrada, degna degli Dei,
risponde al nome di Brahamavarta.

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18” La tradizione che si perpetua in questo paese dai tempi immemorabili, tra
le classi primitive e le classi miste, è stato dichiarato buon costume.

19” Couroukchetra [Couroukchetra, contrada vicino a Dehli fu teatro della sanguinosa


battaglia tra i Pandas e i Koravas. Questi principi erano i figli di due fratelli, Dritarashtra e
Pandu, discendenti del re Kuru. Il racconto di questa epica battaglia è il tema del grande
poema epico Mahabarata], Matsya, Pantchala o Canyacoubia [Era l'antico nome
indiano, cambiato poi in Canoudjje. La parola in sanscrito canya significa giovane figlia, coubja,
gobba, etimologia tratta dalla storia delle cento figlie di Kusanabha, re di Canoudje, che furono
deturpate nel fisico dal Dio Visnù, come punizione per non aver soddisfatto i suoi desideri; il re
loro padre le diede in spose ad un santo personaggio chiamato Brahmadatta. Al momento della
cerimonia, riacquistarono la loro bellezza.(Ramayana, L.I. c.XXXIV)], Sourasenaca o
Mathoura [Città vicino Agra], formano le contrade chiamate Brahamarchi, vicino a
quella di Brahmavarta.

20” E' dalla bocca di un Brahmano, nato in questo paese, che tutti gli uomini
devono apprendere le regole della condotta speciale.

21” La regione situata tra i monti Himavat [Catena dell'Himalaya] e Vindhya, ad


est di Vinasana e ad ovest di Prayaga [Luogo di pellegrinaggio alla confluenza del
Gange e del Djemna, chiamato poi Allahabad], è chiamata Madhyadesa (paese di
mezzo).

22” Dal mare orientale fino al mare occidentale, lo spazio compreso tra queste
due montagne sono designate dai saggi con il nome di Aryavarta (rifugio degli
uomini onorabili).

23” Tutti i luoghi dove si incontra naturalmente la gazzella nera sono


riconosciuti convenienti per il compimento del sacrificio; diversamente dal
paese dei Mletchhas [Luogo non propizio ai sacrifici, infatti gli indiani chiavavano
Mletchahas gli stranieri e i barbari];

24” Coloro che appartengono alle prime tre classi devono scegliere con molta
cura i luoghi che verranno designati; ma un Sudra, se è così povero per
procurarsi il suo sostentamento, può dimorare in qualunque posto;

24” L'origine della legge e la produzione di questo universo vi è stato esposto


sommariamente; apprenderete ora le leggi concernenti le classi.

25” Con i riti propiziatori comandati dai Veda, devono essere compiuti i
sacramenti (Sanscaras) [Sono delle cerimonie di purificazione delle prime tre classi; i
principali sono enumerati nelle stanze seguenti; il matrimonio é l'ultimo di questi sacramenti]
che purificano i corpi dei Dwidjas [Significa nato due volte, generato di nuovo. I Dwidja
sono tutti gli uomini appartenenti alle prime tre classi, Brahmani, Kchatrya e Vaisya, che sono
coloro che hanno ricevuto l'investitura del cordone sacro. Questa investitura o cerimonia di
iniziazione costituisce la seconda nascita ], quelli della concezione e gli altri, che
lavano via tutte le impurità da questo mondo e dall'altro.

26” Per le offerte fatte al fuoco per la purificazione del feto, per la cerimonia
che accompagna la nascita, per quella della tonsura, e per quella

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dell'investitura con il cordone blu, tutte le macchie che il contatto con il seme o
con la matrice impresse sui Dwdjas sono lavate interamente.

28” Lo studio dei Veda, l'osservanza pietosa, le oblazioni al fuoco, gli atti di
devozione dei Traividya, le offerte fatte agli Dei e ai Mani durante il noviziato, la
procreazione dei figli, le cinque grandi oblazioni e i sacrifici solenni, preparano
il corpo ad assorbire l'Essere divino.

29” Prima di recidere il cordone ombelicale, è prescritta una cerimonia per la


nascita di un figlio maschio; bisogna dargli del miele e del burro chiarificato con
un cucchiaio d'oro, recitando i versi sacri.

30” Che sia il padre a compiere, o in caso di sua assenza, farà compiere la
cerimonia della donazione del nome al neonato, tra il decimo o il dodicesimo
giorno dopo la nascita, o dopo un giorno lunare propizio, in un momento
favorevole sotto una stella dai buoni influssi.

31” Che il nome di un Brahmano, per la prima delle due parole che lo
compongono, esprima il favore propizio; quello di un Ksatrya, la potenza; quella
d'un Vaisya, la ricchezza; quello di un Sudra l'abiezione.

32” Il nome di un Brahmano, attraverso la seconda parola, deve indicare la


felicità; quella di un guerriero, la protezione; quella di un mercante, la liberalità;
quella di un Sudra, la dipendenza.

33” Che quello di una femmina sia facile da pronunciare, dolce, chiaro,
gradevole, propizio; che termini con vocali lunghe, e rassomigli a parole di
benedizione.

34” Dopo il quattro mese, si fa uscire di casa il bambino per fargli vedere il
sole; dopo il settimo mese, gli si darà da mangiare il riso, oppure si segue
l'usanza adottata dalla famiglia come quella più propizia

35” La cerimonia della tonsura [Questa cerimonia consiste nel radere tutta la testa, con
l'eccezione della sommità del capo, sul quale si lascia crescere una lunga ciocca di capelli.]
per tutti i Dwijas devono essere fatte in conformità della legge; durante il primo
o il terzo anno secondo i comandamenti delle Sacre scritture

36” Che l'iniziazione di un Brahmano sia fatta nell'ottavo mese dalla


concezione; quello di un Ksatriya nell'undicesimo, quella di un Vaisya nel
dodicesimo.

37” Per un Brahmano che aspira all'illuminazione che da la Scienza Divina,


questa cerimonia si può realizzare nel V° anno; per un Ksatrya, ambizioso, nel
VI°; per un Vaisya desideroso di dedicarsi alle attività commerciali nell'VII°.

38” Fino all'età di 16 anni per un Brahamano; fino al 22° anno di età per un
Chatrya; fino al 24° per un Vaisya non è ancora giunto il tempo di ricevere
l'investitura santificata per la Savitri [Questa iniziazione chiamata Upanayama, é un

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cerimoniale delle prime tre classi, e si distingue per l'investitura del cordone sacro e della
cintura. Durante questa cerimonia, viene recitata la Savitri, la più sacra di tutte le preghiere,
come parte essenziale della cerimonia].

39” Ma trascorso questo tempo, i giovani uomini di queste tre classi che non
hanno ricevuto i sacramenti nel tempo conveniente, indegni dell'iniziazione,
scomunicati (Vratyas), sono sottoposti al disprezzo della gente per bene.

40” Gli uomini che non sono stai purificati secondo le regole prescritte, anche
se si tratta di un Brahmano che si trova in miseria, non contrae nessuna
relazione per lo studio delle Sacre Scritture, ne per alleanze familiari.

41” Gli studenti di teologia (Brahmacharis) [Sono i giovani Dwidja, dal momento
dell'investitura fino al momento in cui diventano padroni di casa( Grihastha)], devono
portare un mantello [Le due parole umartha e adhovasana tradotte come mantello e
tunica significano letteralmente vestito superiore e vestito inferiore] fatto di pelle di
gazzella nera, di cervo e di capro; e per la tunica i tessuti di canapa, di lino e di
lana, seguendo l'ordine diretto delle classi.

42” La cintura di un Brahmano, deve essere composta da tre corde, e morbida


da toccare; quella di un Ksatrya deve essere una corda d'arco fatta di morva;
quella di un Vaisya di tre fili di canapa.

43” In mancanza di mundja e delle altre piante, che le cinture siano fatte
rispettivamente di cousa, d'asmantaca e di valwadja.

44” E' necessario che il cordone sacro che si porta sopra la parte superiore del
corpo, sia di cotone e con tre fili per un Brahamano; quello di un Ksatrya sia di
filo di canapa; e quello di un Vaisya di lana filata.

45” Un Brahmano deve, secondo la legge, portare un bastone di vilva o di


palasa; quella di un guerriero deve essere di vata o di khadira; quella di un
mercante, di pilu o di d'oudoumbara.

46” Che il bastone di un Brahmano sia abbastanza alto da raggiungere i suoi


capelli; quello di un Chatrya si elevi fino alla sua fronte; quello di un Vasya
all'altezza del suo naso.

47” Questi bastoni devono essere dritti, intatti, gradevoli alla vista, senza aver
nulla di spaventoso, rivestiti della loro corteccia, e non attaccati dal fuoco.

48” Essendosi provvisto del bastone desiderato, dopo essersi messo di fronte al
sole e aver fatto un giro attorno al fuoco camminando da sinistra a destra
[Questa cerimonia é chiamata Pradakshina], che il novizio vada a mendicare il suo
sostentamento, secondo la regola.

49” L'iniziato che appartiene alla prima delle tre classi, deve quando chiede
l'elemosina ad una donna, cominciare la sua domanda con la parola
“signora“; il discepolo che appartiene alla classe militare deve collocare questa

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parola a metà della frase e il Vaisya alla fine.

50” Deve chiedere il suo sostentamento prima a sua madre, a sua sorella,
o alla sorella della madre o a tutte le altre donne che non possono rifiutarglielo.

51” Dopo aver raccolto così il suo cibo in quantità sufficiente e averla mostrata
al suo maestro (Guru) senza astuzia, essendosi purificato lavandosi la bocca,
prenda il suo cibo con lo sguardo rivolto ad Oriente.

52” Colui che mangia guardando l'Oriente prolunga la sua vita; guardando a
Mezzogiorno, acquisisce la gloria; rivolgendosi ad Occidente raggiunge la
felicità; dirigendo lo sguardo fino al Nord, ottiene la ricompensa della verità.

53” Il Dwidja, dopo aver fatto le sue abluzioni deve cibarsi sempre in perfetto
raccoglimento; finito il suo cibo, deve lavarsi la bocca in modo conveniente e
irrorare con acqua le sei parti cave della sua testa: i suoi occhi, le sue orecchie
e le sue narici.

54” Che onori sempre il suo cibo e lo mangi senza disgusto; che vedendolo
gioisca e si consoli quando soffre per la mancanza e faccia il voto di poterne
avere sempre.

55” In effetti, un alimento onorato costantemente, da forza muscolare e


energia virile; quando si mangia senza onorarlo, distrugge entrambi i vantaggi.

56” Che eviti di dare i suoi avanzi ad alcuno, di mangiare nell'intervallo tra i
due pasti della giornata, della sera, di prendere abbondante quantità di
alimento, di andare in qualsiasi luogo dopo i pasti, senza essersi lavato prima la
bocca.

57” Mangiare in abbondanza è dannoso per la salute, la durata dell'esistenza,


la futura felicità nel cielo [Perché questo é di ostacolo ai compimenti dei doveri pietosi
che fanno meritare il cielo], causa impurezza, merita censura in questo mondo;
bisogna infatti astenersi da questo attentamente

58” Che il Brahmano faccia sempre le abluzioni con la parte pura della sua
mano consacrata al Veda, o con quella che deriva il suo nome dal Signore delle
Creature o con quella che è consacrata agli Dei, però mai con la parte il cui
nome deriva dai Manes (Pitris).

59” Si chiama parte consacrata ai Veda, quella che è situata nella radice del
pollice, la parte del Creatore è nella radice del dito mignolo; quella degli Dei è
alle estremità delle dita; quella di Manes tra il pollice e l'indice.

60” Prenda acqua tre volte consecutiva in tanta quantità quanta ne può
contenere la cavità della sua mano; si inumidisca due volte la bocca con il suo
pollice; e infine bagni con acqua le cavità sopra menzionate, il suo petto e la
sua testa.

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61” Colui che conosce la legge e colui che cerca la purezza deve sempre fare le
sue abluzioni con la parte pura della sua mano, servendosi di acqua che non
sia ne calda ne spumosa, rimanendo in un luogo appartato, con il viso rivolto
ad Oriente o al Nord.

62” Un Brahmano si purifica con l'acqua che scorre fino al suo petto; un
Chatrya con quella che passa per la sua gola; un Vasya con quella che
introduce nella bocca; un Sudra con quella che tocca l'estremità della lingua e
delle labbra.

63” Un Dwidja ha per nome Upaviti quando ha la mano destra alzata, il cordone
sacro o il suo vestito è legato sopra l'omero sinistro e passa sotto l'omero
destro; si dice che è Prachinaviti quando è alzata la mano sinistra e il cordone è
fissato sopra l'omero destro e passa sotto l'omero sinistro; è chiamato Niviti
quando il cordone è legato al suo collo.

64” Quando il suo cinturone, la pelle che gli serve da manto, il suo bastone, il
suo cordone, la sua brocca, sono in cattivo stato, deve lanciarli in acqua e
procurarsene altri che siano stati benedetti con le preghiere.

65” La cerimonia del Kesanta [Dal Commentario, il Kesanta é un sacramento(Sanskara),


mentre per Jones é una cerimonia durante la quale avviene il taglio dei capelli, mentre per
Wilson il Kesanta é il dovere di elargire elemosine, ossequiare le persone degne e così via.],
è
fissata per il 17° anno, a partire dalla nascita se si tratta di un Brahamano, per
il 22° nella classe militare; in quanto alla classe dei commercianti, quella ha
luogo due anni più tardi.

66” Le stesse cerimonie, però senza le preghiere (Mantras) devono essere


celebrate dalle donne nel tempo e nell'ordine stabilito al fine di purificare il loro
corpo.

67” E' riconosciuto dal legislatore che la cerimonia del matrimonio, rimpiazzerà
nelle donne, il sacramento dell'iniziazione prescritto dai Veda; lo zelo di esse
nel servire il loro sposo è equivalente alla permanenza presso una guida
spirituale e la cura della loro dimora al mantenimento del Sacro Fuoco.

68” Tale è , come ho dichiarato, la legge dell'iniziazione dei Dwidjas, iniziazione


che è il segno della loro rinascita e che li santifica; apprenderete ora a quali
doveri dovete assoggettarvi.

69.” Che il Maestro Spirituale (Guru), dopo aver iniziato il suo discepolo con
l'investitura del cordone Sacro, gli insegni prima le regole della purezza, i buoni
costumi, il mantenimento del fuoco sacro e i doveri pietosi della mattina, del
mezzogiorno e della sera.

70.” Nel momento di studiare, il giovane novizio, avendo fatto un'abluzione


conforme alla legge con la testa rivolta al Nord, deve rivolgere il suo rispettoso
omaggio al Libro Sacro e ricevere la sua lezione coperto di un vestito puro dopo
aver dominato i suoi sensi.

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71” Che iniziando e terminando la lettura dei Veda tocchi in segno di rispetto i
piedi del suo Maestro (Guru ); che legga con le mani giunte, poiché questo è
l'omaggio dovuto alle Sacre Scritture.

72” Deve toccare i piedi del suo padre spirituale, incrociando le mani in
maniera da porre la sua mano sinistra sopra il piede sinistro e la mano destra
sopra il piede destro.

73” Che al momento di mettersi a leggere, il maestro gli dica: Forza! Studia!; e
che al momento del congedo gli dica: Riposati!

74” Che pronunci sempre il monosillabo Sacro all'inizio e alla fine della Sacra
Scrittura; tutta la lettura che non è preceduta da OUM (OHM) [E' il monosillabo
sacro, il nome mistico della divinità, che precede tutte le preghiere e tutte le invocazioni. Per
gli indù adoratori della Trimurti o Triade divina, OHM é l'espressione dell'idea delle tre divinità
O é il nome di Vishnù, H é quello di Shiva e M é quello di Brahma] si cancella poco a poco;
e quello che non è seguito da questa voce non lascia traccia nello spirito.

75.” Seduto sopra un mucchio di Kusa [La Kusa (Poa cynosuroides) é un'erba sacra], la
cui cima è rivolta all'oriente e purificato da questa erba santa che conserva
nelle sue mani, trattenendo il respiro per tre volte, ciascuna della durata di tre
vocali brevi, che pronunci allora il monosillabo AUM ( OHM ).

76” La lettera A, la lettera U e la lettera M che insieme formano il monosillabo


sacro sono stati tratti dai tre libri sacri da Brahma, il Signore delle creature, così
come le tre grandi parole BHUR, BHUVAH; SAWAR [Queste tre parole (Vyahritis)
significano terra, atmosfera, cielo. Sono i nomi dei tre mondi].

77” Dei tre Veda, l'Altissimo (Parameshthi) il Signore delle creature ha tratto
anche, stanza per stanza (Padas) questa invocazione chiamata Savitri che inizia
con la parola EAD.

78” Recitando a bassa voce, mattino e sera, il monosillabo e la preghiera della


Savitri preceduta dalle tre parole (Vyahvitis) Bhur, Bhuvah, Sawar, tutti i
Brahmani che conoscono perfettamente i Libri Sacri ottengono la santità che
procura il Veda.

79” Ripetendo mille volte in un luogo appartato, questa triplice invocazione


composta dal monosillabo mistico, dalle tre parole e dalla preghiera, un Dwidjia
si scrolla di dosso in un mese anche la mancanza più grave,come fa un
serpente con la sua pelle.

80” Tutti i membri della classe sacerdotale, militare e commerciale che


omettono questa preghiera e non adempiono nel tempo conveniente ai loro
doveri sono esposti al disprezzo della gente per bene.

81” Le tre grandi parole inalterabili precedute dal monosillabo AUM seguito
dalla Savitri [Ho ritenuto appropriato, citare per intero l'inno di Viswamitra al Sole, di cui fa

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parte la Savitri. L'ho tradotto dal testo sanscrito pubblicato da Rosen su “ Specimen du Rig-
Veda”, aiutandomi con il testo latino allegato. Colebrooke l'aveva già tradotto in inglese nelle
sue “Memorie sopra i Veda”.

Inno al Sole

A te o radiante e sfolgorante Sole ti indirizziamo questo elogio.


Degnati di accettare la nostra invocazione; visita la nostra anima avida, come un uomo
innamorato cerca la sua donna.
Che il Sole che vede e contempla tutte le cose, sia il nostro protettore.

II

Meditiamo nella luce ammirabile del Sole (Savitri) risplendente sentiero che guida la nostra
intelligenza.

Avido dei nostri respiri, chiediamo con questa umile preghiera i doni del Sole adorabile e
risplendente.

I sacerdoti e i Brahmani con i sacrifici e con i cantici sacri, onorano il Sole risplendenti, guidati
dalla sua forza.
Questo inno é, diviso in due strofe, ciascuna di tre stanze. La seconda strofa che in sanscrito
inizia con la parola TAD, é probabilmente la Savitri di cui si parla nel testo di Manu. Gli Indù
recitano in genere solo la prima stanza della Savitri, e questa stanza in particolare é designata
Gayatri. Non c'é dubbio che le parole Savitri e Gayatri sembrano siano state impiegate
indifferentemente dai commentatori delle leggi di Manu. Kulluka e Raghavanda], composti di
tre stanze (Padas ) devono essere riconosciute come la parte principale del
Veda o come il mezzo per ottenere la beatitudine eterna.

82” Quello che, durante tre anni, ripete tutti i giorni senza mai mancare questa
preghiera giungerà a parlare alla Divinità Suprema (Brahma), leggero come il
vento, rivestito di forma immortale.

83” Il monosillabo mistico è il Dio Supremo; il trattenere il respiro mentre si


recita il monosillabo di tre parole e la Savitri intera, sono la più perfetta
austerità pietosa; nulla è al di sopra della Savitri; la dichiarazione della verità è
preferibile al silenzio.

84” Tutti gli atti pietosi prescritti dai Veda, come le oblazioni al fuoco e i
sacrifici, passano senza lasciare traccia; però il monosillabo è inalterabile; è il
simbolo di Brahma il Signore di tutte le creature.

85” L'offerta che consiste nella preghiera fatta a voce bassa [L'atto di recitare una
preghiera a voce bassa si chiama Djapa] e composta dal monosillabo, dalle tre parole
e dalla Savitri, è dieci volte preferibile al sacrificio regolare [Come ad esempio
quello fatto il giorno della Luna piena]; quando si recita la preghiera in modo che non
possa essere udita vale cento volte di più, fatta mentalmente ha mille volte più
valore.

86” Le quattro oblazioni domestiche, unite al sacrificio regolare, non sono


equivalenti neanche alla sesta parte dell'offerta che consiste nella preghiera a

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bassa voce.

87” Pregando a bassa voce, un Brahmano può senza alcun dubbio, raggiungere
la beatitudine, compia o non compia alcun gesto pietoso; essendo amico
(Maitra) delle creature, alle quali non fa alcun male anche quando la legge lo
autorizzi, posto che non offre sacrifici, si dice giustamente che è unito a
Brahma.

88” Quando gli organi di sensi, si trovano in relazione con oggetti attraenti,
l'uomo deve fare ogni sforzo per dominarli allo stesso modo che fa un cavalier
per trattenere il suo cavallo.

89” Questi organi, fissati dagli antichi saggi in numero di undici, vado ora ad
enumerarli nell'ordine opportuno, qui di seguito.

90” Le orecchie, la pelle, gli occhi, la lingua e quinto il naso; l'orifizio inferiore
del tubo intestinale, gli organi della riproduzione, la mano, il piede e l'organo
della parola che è riconosciuto essere il terzo.

91” I primi cinque, le orecchie e quello che seguono, sono chiamati organi
dell'intelligenza, e i cinque che restano,dei quali il primo è l'orifizio del tubo
intestinale, sono chiamati organi dell'azione.

92” Bisogna riconoscere un undicesimo; il sentimento ( Manas ) che per sua


natura è parte dell'intelligenza e dell'azione; quando è dominato, anche le due
classi precedenti composte ognuna di cinque organi, sono ugualmente
sottomesse.

93” Affidandosi alla inclinazione degli organi e della sensualità, non si può non
incorrere in una mancanza; però imponendo un freno si giunge alla suprema
felicità.

94” Sicuramente, il desiderio non si soddisfa con il godimento dell'oggetto


desiderato; similmente al fuoco su cui si asperge burro chiarificato, la fiamma
si accende solo più vivamente.
95” Paragonando colui che gode di tutti questi piaceri dei sensi con colui che
rinuncia completamente a questi, l'ultimi è molto superiore, infatti l'abbandono
completo di tutti i desideri sono preferibili alla sua realizzazione.

96” Non soltanto si possono sottomettere questi organi della sensualità,


evitandone le lusinghe, ma dedicandosi bene e con perseveranza allo studio
della Scienza Sacra.

97” I Veda, la carità, i sacrifici, le pratiche pietose, l'austerità, non possono


condurre alla felicità quello che ha la sua natura completamente corrotta.

98” L'uomo che ode, che tocca, che vede, che mangia, che prova sensazioni
gradevoli o ripugnanti, senza provare godimento o pena, deve essere
considerato come un essere che ha il dominio sugli organi.

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99”Se solo uno di questi organi tende a sfuggire al dominio, anche la Scienza
Divina sfugge allo stesso tempo; similmente all'acqua che sfugge da un buco
alla base di un otre.

100” Dopo essere diventato il padrone dei suoi organi e dopo aver dominato le
passioni interne, l'uomo deve occuparsi dei sui casi senza mortificare il suo
corpo con le devozioni.

101” Durante il crepuscolo della mattina, rimanga in piedi ripetendo a bassa


voce la Savitri fino al tramonto, e alla sera, durante il crepuscolo, reciti le sue
preghiere seduto fino al momento dell'apparizione visibile delle stelle.

102” Recitando le sue preghiere della mattina rimanendo in piedi cancella


tutti i peccati che abbia potuto commettere durante la notte senza saperlo;
e recitandole alla sera stando seduto, distrugge ogni macchia ricevuta suo
malgrado durante il giorno.

103” Però chi non recita le sue preghiere alla mattina e non le ripete
mettendosi seduto durante la sera, deve essere escluso come un Sudra da tutti
gli atti particolari delle tre classi dei nati due volte.

104” Quando un Dwidja non può dedicarsi interamente allo studio dei Libri
sacri, deve ritirarsi in un bosco vicino all'acqua pura, imponendo un freno ai
suoi organi e osservando esattamente la regola quotidiana che consiste nella
preghiera, deve ripetere la Savitri con il monosillabo AUM e le tre parole Bhur,
Bhurah, Swar in perfetto raccoglimento.

105” Per lo studio dei Libri accessori (Vedagas) [Le Angas e Vedangas sono scienze
sacre ritenute parti accessorie dei Veda. Sono sei: la prima tratta dell'interpretazione, la
seconda del cerimoniale religioso, la terza della grammatica, la quarta della prosodia, la quinta
dell'astronomia e, infine la sesta tratta delle spiegazioni delle frasi e parole incomprensibili dei
Veda], e per le orazioni indispensabili tutti i giorni, non deve osservare le regole
della sospensione ne tanto meno le formule sacre che accompagnano l'offerta
del fuoco.

106” La recita dell'oblazione quotidiana non si può sospendere, infatti è


chiamata l'oblazione della Santa Scrittura ( Brahmasatha ), questo sacrificio in
cui il Veda serve come offerta è sempre meritorio. Anche quando lo si fa in un
momento in cui deve essere interrotta la lettura dei Libri Sacri.

107” Le orazioni a bassa voce, ripetute durante un anno intero da un uomo


padrone dei suoi organi, che si mantiene sempre puro, che eleva le sue offerte
di latte, di formaggio, di burro chiarificato e di miele agli Dei e ai Mani alle quali
queste sono dedicate cli sarà concesso la realizzazione dei suoi desideri.

108” Il Dwidja che è stato iniziato con l'investitura del Sacro Cordone deve
alimentare il Fuoco Sacro sera e mattina, mendicare il suo sostentamento,
giacere su un letto molto basso e compiacere il suo maestro fino alla fine del

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suo noviziato.

109” Il figlio di un istitutore, un discepolo assiduo e docile, quello che può


trasmettere altri insegnamenti, quello che è giusto, quello che è puro, quello
che mostra abnegazione, quello potente, quello che è liberale, quello che è
virtuoso, quello che è alleato per vincoli di sangue, questi sono i dieci giovani
che possono essere ammessi dalla Legge a studiare i Veda.

110” L'uomo di senno non deve parlare senza essere interrogato, né rispondere
ad una domanda inopportuna; deve comportarsi anche quando sa quello che
gli viene chiesto, come se fosse muto.

111” Di due persone delle quali una risponde inopportunamente ad una


domanda fatta inopportunamente dall'altro, una morirà o meriterà l'odio.

112” Laddove non si incontrano la virtù, né la ricchezza né il cielo, né la


sottomissione necessaria per lo studio dei Veda, non deve essere gettato il
seme della Santa Dottrina, allo stesso modo della buona semente in un terreno
sterile.
113” Vale di più per un'interprete della Santa Scrittura morire con la sua
scienza anche quando si trova in una spaventosa miseria, che seminarla in un
suolo ingrato.
114” La Scienza Divina, avvicinando un Brahmano gli disse: Sono io il tuo
tesoro, vigila su di me, non lasciare che io venga insegnata ai detrattori; solo
così sarò sempre piena di forza.

115” Però quando incontri un alunno ( Brahmachari ) perfettamente puro e


padrone dei suoi sensi,fammi conoscere a questo Dwidja come ad un vigile
guardiano di tale tesoro.

116” Chi acquisisce per mezzo dello studio, senza averne avuto il permesso, la
conoscenza delle Sacre Scritture è colpevole del furto dei Testi Sacri e scenderà
nella dimora infernale ( Naraka ).

117” Chiunque sia colui, che con il suo aiuto , porta uno studente
all'acquisizione del sapere riguardo i casi del mondo, il senso dei Testi Sacri
o la conoscenza dell'essere supremo, lo studente deve inchinarsi davanti
a tale maestro.

118” Un Brahmano, cui tutta la sua conoscenza consiste nella Savitri, però che
reprime perfettamente le sue passioni, è preferibile a chi non esercita su se
stesso alcun potere, che mangia di tutto, vende di tutto, nonostante la sua
conoscenza dei tre Libri Sacri.

119” Non deve coricarsi sopra un letto o sopra una sedia contemporaneamente
ad un suo superiore; e quando si trova sdraiato o seduto, è necessario che si
alzi per porgergli il suo saluto.

120” Lo spirito vitale di un giovane sembra essere al punto di esalare quando si

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avvicina un anziano, lo trattiene alzandosi per salutarlo.

121” Chi ha l'abitudine di salutare la gente anziana tenendoli in grande


considerazione, vede accrescere queste quattro cose: la durata della sua
esistenza, la sua sapienza, la sua fama e la sua forza.

122” Dopo la formula di saluto, il Brahmano che avvicina un uomo di età


maggiore deve pronunciare il suo nome dicendo: “ sono costui “

123” Alle persone che per ignoranza del linguaggio sanscrito non conoscono il
significato del saluto accompagnato dalla dichiarazione del nome, l'uomo
istruito deve dirgli : “ Sono io “ e lo stesso dovrà fare con tutte le donne.

124” Salutando deve pronunciare, dopo il suo nome, l'interiezione “ Oh “[In


sanscrito Bhoh]; infatti i santi pensano che “ Oh “ abbia la proprietà di
rappresentare il nome delle persone alle quali ci si rivolge.

125“ Se Dio vuole, che tu possa vivere a lungo! “ E' questo il modo di
rispondere al saluto di un Brahmano, la vocale finale del suo nome con la
consonante che la precede deve essere prolungata in modo che occupi tre
tempi.

126” Il Brahmano che non conosce il modo di rispondere ad un saluto, non


merita di essere salutato da un uomo colto, è paragonabile ad un Sudra.

127” Bisogna chiedere ad un Brahmano, avvicinandolo se la sua devozione


prospera; ad un Chatrya se sta bene di salute; ad un Vaisya se va bene il
commercio; ad un Sudra se non è malato.

128” Chi termina di fare un sacrificio solenne, per giovane che sia, non deve
essere chiamato con il suo nome; colui che conosce le leggi si serva per
rivolgergli la parola dell'interiezione “ Oh “ o del vocabolo “ signore “.

129” Parlando con la sposa di un altro uomo o con una donna con la quale non
si hanno vincoli di sangue, si deve dire “ Signora “ o “ buona sorella “.

130” Agli zii materni e paterni, al padre della sua sposa, al sacerdote officiante
(Ritwidjs), al maestro spirituale (Guru) quando sono più giovani di lui deve dire
alzandosi “Sono io“.

131” La sorella della madre, la sposa dello zio materno, la madre della sua
sposa e la sorella del padre hanno diritto allo stesso rispetto della moglie del
suo maestro spirituale, sono uguali.

132” Deve prostrarsi tutti i giorni ai piedi della sposa di suo fratello, se lui è
della stessa classe e maggiore d'età; però solo al rientro da un viaggio deve
andare a salutare i suoi parenti materni e paterni.

133” Con la sorella del padre o della madre o con la sorella maggiore, deve

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osservare la stessa condotta che osserva con sua madre, nonostante sua
madre sia la più venerabile tra loro.

134” L'uguaglianza non scompare tra i cittadini di una città per un periodo di
tempo equivalente a dieci anni di differenza di età; tra artisti per cinque anni di
differenza di età; tra i Brahmani versati nello studio dei Veda per una differenza
di tre anni; l'uguaglianza esiste solo per poco tempo tra i membri della stessa
famiglia.

135” Un Brahmano di dieci anni di età e uno Chatrya giunto alla soglia dei
cento anni, devono essere considerati come padre e figlio; dei due il Brahmano
è il padre e deve essere rispettato come tale.

136” La ricchezza, la parentela,l'età, gli atti religiosi e quinta, la conoscenza,


sono titoli di rispetto; gli ultimi per ordine sono i titoli più raccomandabili di
quelli che lo precedono.

137” Tutti gli uomini delle prime tre classi, in cui si nota in numero maggiore le
più importanti delle cinque qualità onorabili, ha maggiore diritto al rispetto
perfino in un Sudra che ha iniziato il decimo anno di vita.

138” Si deve cedere il passo ad un uomo che sta su un carro, ad un anziano


ultranovantenne, a un malato, a un uomo che trasporta un carico, a una donna,
a un Brahmano che ha terminato i suoi studi, ad uno Chatrya e ad un uomo che
va a sposarsi.

139” Però queste persone, nel caso si trovassero riunite insieme


contemporaneamente, il Brahmano che ha terminato il suo noviziato e il
Chatrya devono essere onorati di preferenza; tra questi due il Brahmano deve
essere trattato con più rispetto del Chatrya.

140” Il Brahmano che dopo aver iniziato il suo discepolo, gli fa conoscere i Veda
con la regola del sacrificio e la parte misteriosa chiamata Upanishad [La parte
teologica e mistica dei Veda, sono comprese nel trattato Chiamato Upanishad. Questi trattati
furono tradotti dal persiano sotto il nome di Upnekha per volere di Dara-Shekuh, fratello
dell'imperatore mongolo Orang-Zeybi e questa versione é stata persiana é stata tradotta in
latino da Anquetil-Duperron], è designato dai Saggi con il nome di istitutore
(Acharya)[Il nome di Guru e di Acharya sono frequentemente impiegate indifferentemente].

141” Colui che per procurarsi i mezzi necessari al suo sostentamento, insegna
una sola parte dei Veda o delle scienze accessorie (Vedagas) è chiamato
subprecettore (Upadhayaya).

142” Il Brahmano o lo stesso padre che officia seconda la regola della


cerimonia della concezione e le altre e che per primo nutre il bambino con il
riso è chiamato direttore (Guru).

143” Colui che è al servizio di qualcuno con il compito di alimentare il fuoco


sacro, fare le oblazioni domestiche, la Anishtoma e gli altri sacrifici è in questo

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codice chiamato il cappellano (Rtwidj) di chi lo impiega.

144” Colui che con parole di verità, fa penetrare nell'udito la Sacra Scrittura,
deve essere visto come un padre, come una madre; un suo alunno non deve
mai causargli alcuna afflizione.

145” Un istitutore [Deve intendersi per istitutore colui che al momento dell'iniziazione,
insegna al giovane la Savitri e null'altro] è più venerabile che dieci subprecettori; un
padre più di cento istitutori, una madre più venerabile di mille padri.

146” Tra chi da la vita e chi insegna i Libri Sacri, il padre più rispettabile è colui
che da la Santa Dottrina; infatti la nascita spirituale che consiste nel
sacramento dell'iniziazione e che introduce allo studio dei Veda, è per il Dwidja
eterno in questo mondo e nell'altro.

147” Quando un padre e una madre, congiungendosi in un atto d'amore danno


la vita a un bambino, questo concepimento non deve essere considerato un
atto puramente umano, perché il bambino si forma nella matrice.

148” Però la nascita che gli viene donata dal suo istitutore che conosce tutti i
Libri Sacri, seguendo la legge, per la Savitri, è quella vera e non è soggetta né
all'invecchiamento né alla morte.

149” Quando un istitutore procura qualche vantaggio ad un suo discepolo, per


piccolo o grande che sia, attraverso la comunicazione di un testo rivelato,
sappiate che è considerato in questo codice come il suo padre spirituale (Guru)
a causa del beneficio della Santa Dottrina.

150” Il Brahmano autore della nascita spirituale o che insegna il dovere, è


guardato secondo la legge come il padre di un uomo anziano, anche se è
ancora bambino.

151” Kavi, figlio di Angiras, ancora giovane, fece studiare la Santa Scrittura ai
suoi zii paterni e ai suoi cugini; “ ragazzi! “ diceva loro, infatti la sua sapienza
gli conferiva su di loro l'autorità di un maestro.

152” Pieni di risentimento chiesero agli Dei il motivo di questa parola e gli Dei,
dopo essersi riuniti risposero loro: Il bambino ha parlato correttamente.

153” In effetti, l'ignorante è un bambino; colui che insegna la Sacra Scrittura


è un padre; infatti i Saggi hanno dato il nome di bambino all'uomo illetterato e
quello di padre al precettore.

154” Non sono gli anni, né i capelli bianchi, né la ricchezza, né la parentela,


quello che costituisce la grandezza, i Santi hanno stabilito questa legge; colui
che conosce i Veda e gli Angas è grande tra noi.

155” La preminenza è regolata dal sapere dei Brahmani per il valore tra gli
Chatryas per la ricchezza in grano e altre mercanzie tra i Vaisya, per la priorità

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della nascita tra i Sudra.
156” Un uomo non è vecchio perché incanutisce la sua testa; però quello che
ancora giovane, ha già letto la Sacra Scrittura, è guardato dagli Dei come un
uomo d'età.

157” Un Brahmano che non ha studiato i Libri Sacri è paragonabile ad


un'elefante di legno e ad un cervo di cuoio; i tre ne portano solo il nome.

158” Così come l'unione di un eunuco con una donna è sterile, come una vacca
è sterile con un'altra vacca, come il dono fatto ad un'ignorante non produce
frutto così anche un Brahmano che non ha letto i Veda non raccoglie i frutti
che conducono al compimento dei doveri prescritti dalla Sruti e dalla Smriti;

159” Tutta l'istruzione che ha per oggetto il bene deve essere trasmessa senza
maltrattare il discepolo e il maestro che desidera essere giusto deve impiegare
parole dolci e gradevoli.

160” Colui il cui linguaggio e lo spirito sono puri e perfettamente misurati in


tutte le circostanze, raccoglie tutti i vantaggi uniti alla conoscenza dei Veda.

161” Non deve mai mostrarsi di cattivo umore nonostante sia afflitto, ne
danneggia chiunque, non ne concepisce nemmeno l'idea; non deve proferire
parole che possano ferire qualcuno e sbarrare l'entrata del cielo a chi le avesse
pronunciate.

162” Che il Brahmano tema costantemente tutti gli onori mondani come un
veleno e che sempre desideri il disprezzo così come desidera l'ambrosia
[L'Ambrosia o Amrita é l'alimento e la bevanda degli Dei e degli esseri immortali. Secondo il
Vayu-Purana, é la Luna il deposito dell'Ambrosia. Il Sole la riempie durante la quindicina della
Luna crescente; nel plenilunio, gli Dei, i Manes e i Santi, bevono tutti i giorni un Kala (unità di
misura) questa bevanda fino al suo esaurimento. Secondo un'altra leggenda mitologica,
l'Ambrosia comparve dopo la zangolatura del mare. Gli Dei e gli Asura si riunirono per
compiere questa operazione. Il monte Mandara servì come frullatore e il serpente Vasuki fu
usato per far girare la montagna. Il mare, agitato dal movimento di rotazione della montagna
produsse così delle cose meravigliose; l'Ambrosia (la bevanda dell'immortalità)era contenuta in
un vaso che aveva in mano Dhanwantari, il Dio della medicina. Gli Dei e i Titani (Asuras) si
disputarono l'Ambrosia, che finì per l'appartenere agli Dei. L'origine dell'Ambrosia é raccontata
in un episodio del Mahabarata; si trova anche narrato nel Ramayana (Lib.I cap. XLV)].

163” In effetti, anche se disprezzato, egli si addormenta placidamente e si


risveglia placidamente; vive felice in questo mondo, mentre l'uomo sdegnoso
non tarda a perire.

164” Il Dwidja, la cui anima è stata purificata attraverso la successione regolare


delle cerimonie menzionate, deve, mentre dimora con i suo maestro spirituale,
consegnarsi gradualmente alle pratiche pietose che preparano agli studi dei
Libri Sacri.

165” Dopo essersi assoggettato alle diverse pratiche di devozione, così come l'
osservanza pietosa prescritta dalla legge, il Dwidja deve dedicarsi alla lettura
del Veda intero e dei Libri Misteriosi (Upanishad).

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166” Che il Brahmano che vuole consegnarsi all'austerità si applichi
incessantemente allo studio dei Veda, infatti lo studio delle Sacre Scritture sono
riconosciute in questo mondo come l'atto di devozione più importante per un
Brahmano.
167” Certamente, sottomette il suo corpo all'austerità più meritoria, anche
quando porta una ghirlanda, il Dwidja che si dedica alla lettura dei Veda interi e
dei trattati misteriosi.

168” Il Dwidja che, senza aver studiato i Veda si dedica ad altra occupazione,
verrà subito retrocesso durante la sua vita, alla condizione di Sudra, così come
tutti i suoi discendenti.

169” La prima nascita dell'uomo rigenerato tre volte (Dwidja) è quella che
avviene nel ventre materno; la seconda con l'investitura della cintura e del
cordone, la terza avviene con la celebrazione del sacrificio; questo è quanto
dichiarato nel Testo Rivelato.

170” Delle tre nascite, quello che lo introduce alla conoscenza della Sacra
Scrittura e che si distingue per la cintura e il cordone legati, la Savitri è sua
madre e l'istitutore suo padre.

171” L'istitutore (Acharya) è chiamato padre suo dai legislatori, perché insegna
il Veda, infatti non è permesso nessun atto pietoso ad un giovane prima che
abbia ricevuto la cintura è il cordone sacro.

172” Fino ad allora si astenga dal pronunciare alcuna formula sacra, ad


eccezione della esclamazione Swandia , rivolta ai Manes durante l'officio del
servizio funebre, infatti non differisce da un Sudra fino al momento in cui è
rigenerato dai Veda.

173.” Quando ha ricevuto l'iniziazione si esige da lui che si sottometta alle


regole stabilite e che studi per ordine la Sacra Scrittura, osservando prima di
tutto gli usi istituiti.

174” Il manto di pelle, il cordone, il cinturone, il bastone, l'abito, determinati


per ogni studente secondo la classe devono rinnovarsi in certe pratiche
religiose.

175” Che il novizio che dimora in casa del suo maestro, si conformi alle
osservazioni pietose, sottomettendo tutti gli organi, al fine di aumentare la sua
devozione.

176” Che tutti i giorni dopo aver fatto il bagno, quando si è purificato
abbastanza, offra una libagione di acqua fresca agli Dei, ai Santi e ai Manes;
che onori le Divinità e alimenti il Fuoco Sacro.

177” Che si astenga dal miele, dalla carne, dai profumi, dalle ghirlande, dai
saporiti succhi estratti dai vegetali, dalle donne, da tutte le sostanze dolci

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diventate acide, dai maltrattamenti verso gli esseri animati.

178” Dalle sostanze per ungere il suo corpo, dal collirio per i suoi occhi, dal
portare scarpe e parasole; che si astenga dal desiderio sensuale, dalla collera,
dall'avarizia, dalla danza, dal canto e dalla musica.

179” Dal gioco, dalla delazione, dalla maldicenza, dall'impostura, dal guardare
e baciare le donne con amore, dal danneggiare il prossimo.

180” Che giaccia sempre appartato e che non sparga il suo seme; in effetti se
cede al desiderio, se sparge il suo seme, contravviene alla regola del suo
ordine e deve fare penitenza.

181” Il Dwidja novizio che, durante il sonno, ha emesso involontariamente il


suo liquido seminale, deve bagnarsi, adorare il sole, dopo ripetere tre volte la
formula “ Che torni a me il mio seme “.

182” Che porti per il suo istitutore acqua in un bicchiere, fiori, .sterco di vacca,
e che vada tutti i giorni a mendicare il suo cibo.

183” Che il novizio stia attento ad andare a chiedere ogni giorno il suo cibo
nelle case di persone che non tralasciano il compimento dei sacrifici prescritti
dai Veda e che abbiano la fama di compiere i loro doveri.

184” Non deve mendicare nella famiglia del suo direttore, né in casa dei suoi
parenti paterni e materni; e se gli sono sbarrate le porte delle altre case, deve,
sopra tutto, evitare le prime persone in quest'ordine.

185” Che percorra come un mendicante tutta la città (se non si trovano li
nessuna delle persone sopra menzionate) in stato di purezza e osservando il
silenzio; però che eviti le persone malfamate e colpevoli di gravi mancanze.

186” Che avendo raccolto legna in un luogo appartato, la depositi all'aperto, e


che sera e mattina, si serva di essa per fare un'oblazione al fuoco. Senza mai
tralasciare di farla.

187” Quando, pur non essendo malato, ha trascurato per sette giorni di
seguito, di raccogliere l'elemosina e alimentare con legna il fuoco sacro, deve
subire la penitenza prescritta per coloro che hanno violato i voti di castità.

188” Che il novizio non tralasci mai di mendicare e che non riceva il suo cibo
dalla stessa persona. Vivere di elemosina è considerato meritorio per il
discepolo al pari del digiuno.

189” Tuttavia, se è invitato ad una cerimonia in onore degli Dei o dei Manes,
può mangiare il cibo donato da una persona sola, comportandosi come un
devoto ascetico, allora non è infranta alcuna regola.

190” A detta dei Saggi, questo caso è applicabile ad un Brahmano, in nessun

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caso può essere adatto per un Chatrya o un Vaisya.

191” Riceva o no l'ordine dal suo istitutore, il novizio deve applicarsi con zelo
allo studio e cercare di soddisfare il suo venerabile maestro.
192.” Padroneggiando la sua voce e i suoi organi di senso, deve tenere le mani
giunte e gli occhi fissi in quelli del direttore.

193” Che tenga sempre scoperta la mano destra, che le sue attitudini siano
decenti, sia vestito correttamente e che quando riceve l'invito a sedersi si sieda
di fronte al suo padre spirituale.
194” Che il suo cibo, i suoi vestiti, i suoi ornamenti siano sempre più modesti di
quelli del suo direttore, deve alzarsi prima di lui e raccogliersi dopo di lui.

195” Non deve rispondere agli ordini del suo padre spirituale o conversare con
lui stando sdraiato, seduto,mangiando, da lontano o guardando da un'altra
parte.

196” Che lo faccia in piedi, quando il suo direttore è seduto, dirigendosi a lui
quando è fermo, andandogli incontro se cammina, correndogli dietro quando
corre.

197” Collocandosi di fronte a lui,quando è lontano; inchinandosi se è coricato


o si è fermato vicino a lui.

199” Che non pronunci mai il nome del suo padre spirituale semplicemente,
anche in sua assenza, e che non imiti il suo modo di camminare, il suo
linguaggio e i suoi gesti.

200” In qualunque posto si pronunciano discorsi,maldicenze e calunnie sopra


il suo direttore, deve tapparsi le orecchie e andarsene da un'altra parte.

201” Se parla male del suo direttore, ritornerà dopo la sua morte sotto forma
di asino; se lo calunnia, ritornerà cane, se gode dei suoi beni senza il suo
permesso, ritornerà insetto; se lo guarda con occhi invidiosi, in verme.

202” Non deve rendergli omaggio per interposta persona quando è lontano da
lui e potrebbe andarci egli stesso, né quando è in collera, né in presenza di
una donna; se è su un carro o su una portantina, scende a salutare il suo padre
spirituale.

203” Non sieda con il suo direttore controvento o sottovento, e non dica niente
quando non si trovi ad una distanza tale da poter essere udito da lui.

204” Può sedersi con il suo venerabile maestro in un carro trainato da buoi,
cavalli o cammelli; sopra una terrazza, sopra un luogo pavimentato, sopra una
stuoia di erba intrecciata, sopra una roccia, sopra un tavolo di legno, in barca.

205” Quando è presente il direttore del suo direttore, che si comporti con lui
come se fosse il proprio direttore e non può salutare quelli dei suoi parenti che

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hanno diritto al suo rispetto, senza che lo abbia chiesto al suo maestro
spirituale.

206” Questa è la stessa condotta che deve osservare costantemente con i


precettori che gli insegnano la Santa Dottrina con i suoi parenti dal lato
paterno, come sua zia; con le persone che lo allontanano dall'errore e gli danno
i buoni consigli.

207” Che si comporti sempre con gli uomini virtuosi come con il suo direttore,
se sono rispettabili per la loro età, così come con i parenti del suo venerabile
maestro.

208” Il figlio del suo maestro spirituale anche più giovane, anche se della
stessa sua età, o studente, se è nelle condizioni di insegnare la Santa Dottrina,
ha diritto allo stesso omaggio del direttore, quando è presente durante il
sacrificio, sia come celebrante, sia come assistente.

209” Però non deve ungere di profumi il corpo del figlio del suo direttore,
servirlo durante il bagno, mangiare i suoi avanzi e lavargli i piedi.

210” Le mogli del suo maestro, quando sono della stessa classe, devono essere
onorate come lui, però se appartengono ad una classe diversa, il novizio non
deve altro omaggio che alzarsi e salutarle.

211” Che il discepolo non si faccia carico delle cure che consistono
nell'aspergere sopra la moglie del suo maestro olio profumato, nel servirla
durante il bagno, nello sfregare le sue membra, nell'acconciare ad arte la sua
pettinatura.

212” Tanto meno non deve prostrarsi davanti ad una giovane sposa del suo
venerabile maestro toccando i suoi piedi con rispetto, se ha compiuto i venti
anni e sa distinguere il bene dal male.

213” E' questa la natura del sesso femminile, quella di cercare di corrompere
gli uomini qui sotto e per questa ragione che i saggi non si abbandonano mai
alla seduzione femminile.

214” In effetti, una donna può in questo mondo allontanare dalla retta via non
soltanto lo stolto, ma anche l'uomo dotato di esperienza e delle passioni.

215” Non deve permanere in un luogo appartato con sua madre, sua sorella o
sua figlia; i sensi riuniti sono abbastanza potenti, catturano l'uomo più
giudizioso.

216” Però un alunno, se egli stesso è giovane, può seguendo l'uso prescritto,
prostrarsi fino al suolo davanti alla giovane sposa del suo maestro dicendo
“sono costui“.

217” Al ritorno da un viaggio, il giovane novizio deve toccare rispettosamente i

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piedi delle donne del suo padre spirituale e ogni giorno prostrarsi davanti a loro
osservando così gli usi della gente per bene.

218” Così come un uomo che scava con una pala giunge ad una fonte di acqua,
anche l'alunno che è docile giunge ad acquisire la scienza che nasconde lo
spirito del suo padre spirituale.

219” Che porti la testa rasata o i capelli lunghi sciolti o riuniti a crocchia alla
sommità del capo; che non avvenga mai che il sole, quando tramonta o quando
sorge, lo trovi addormentato in città.

220” In effetti se il sole sorge o tramonta senza che egli lo sappia, mentre è
sprofondato nella sensualità del sonno, deve digiunare un giorno intero,
ripetendo a bassa voce la Savitri.

221” Chi si corica o si alza senza attenersi al sole, e non fa questa penitenza, è
colpevole di una grande mancanza.

222” Dopo aver fatto le sue abluzioni, in stato di purezza, in perfetto


raccoglimento e in un luogo senza macchie il discepolo deve compiere,
seguendo la regola, il dovere pietoso, al sorgere e al tramontare del sole,
recitando a bassa voce la Savitri.

223” Se una donna o un Sudra, cerca con qualunque mezzo di ottenere il Bene
Supremo, che si applichi con ordine o che faccia quello che più gli conviene e
che sia autorizzato dalla legge.

224” A detta di alcuni uomini sensati, questo Bene Supremo consiste nella virtù
e nella ricchezza, o secondo altri nel piacere della ricchezza, o anche nella
sola virtù; o secondo altri infine nella ricchezza; però è la riunione delle tre che
costituisce il vero bene; questa è la decisione formale.
225” Un istitutore è l'immagine dell'essere Divino (Brahma), un padre,
l'immagine del Signore della creature (Pradjapati), una madre l'immagine della
terra, un fratello l'immagine dell'anima.
226” Un istitutore, un padre, una madre, e un fratello maggiore, non devono
mai essere trattati con disprezzo soprattutto per un Brahmano, anche se è
stato molestato.
227” Svariate centinaia di anni non potranno mai compensare le pene che
patiscono una madre e un padre per far nascere i loro figli ed educarli.
228” Che il giovane faccia costantemente e in ogni occasione quello che può
compiacere i suoi genitori e il suo istitutore; quando queste tre persone sono
soddisfatte, tutte le pratiche devote si fanno con felicità e ottengono la
ricompensa.
229” Una sottomissione rispettosa alla volontà di queste tre persone è
dichiarata come la più eminente devozione e, senza il loro permesso, il
discepolo non deve compiere nessun altro dovere pietoso.

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230” In effetti, rappresentano i tre mondi, i tre altri ordini, i tre libri sacri, i tre
fuochi.
231” Il padre è il fuoco sacro perpetuamente alimentato dal padrone di casa; la
madre il fuoco delle cerimonie; l'istitutore il fuoco del sacrificio; questa triade
del fuoco meritala più grande venerazione.
232” Chi non omette di curarlo, quando giunge ad essere padrone della casa,
raggiungerà il potere dei tre mondi, il suo corpo brillerà di puro splendore e
godrà in cielo di una pura felicità.
233” Per il rispetto a sua madre questo basso mondo; per il rispetto a suo
padre il mondo intermedio, quello dell'atmosfera; per la sottomissione agli
ordini del suo maestro, giunge fino al mondo celeste di Brahma.
234” Chi rispetta queste tre persone, rispetta tutti i suoi doveri e ottiene la
ricompensa per quello; però per chi omette di onorarli, tutte le opere pie non
danno frutto.
235” Mentre queste persone sono in vita, non deve occuparsi volontariamente
di compiere nessun altro dovere; però che manifesti sempre una sottomissione
rispettosa, dedicandosi a servirli e a dargli piacere.
236” Qualunque sia il dovere che compie in pensieri, parole e atti, senza
mancare alla obbedienza dovuta, con lo sguardo rivolto all'altro mondo, quando
lo ha compiuto, deve andare a dichiararlo.
237” Per l'omaggio reso a queste tre persone, sono perfettamente compiuti
tutti gli atti prescritti all'uomo dalle Sacre Scrittura e della Legge: è il primo
dovere evidentemente, si chiamano secondari tutti gli altri.
238” Chi possiede la fede, può ricevere una scienza utile anche da un Sudra; la
conoscenza della virtù principale da un uomo vile; e una perla di donna da una
famiglia disprezzata.
239” Può separare l'ambrosia (Amrita) da un veleno; può ricevere un buon
consiglio da un bambino, imparare da un nemico a comportarsi bene, e estrarre
oro da una sostanza pura.
240” Le donne, le pietre preziose, la scienza, la virtù, la purezza, un buon
consiglio, e le diverse forme di arti devono riceversi dalla fonte.
241” In caso di necessità [Quando manca un istitutore della classe sacerdotale], è
consentito dalla Legge lo studio della Santa Scrittura sotto un istitutore che
non sia Brahmano, l'alunno deve servirlo con rispetto e sottomissione, durante
il periodo dell'insegnamento.
242” Che il novizio non resti tutta la vita a fianco di un maestro che non
appartenga alla classe sacerdotale o di un Brahmano che non conosce i Libri
Sacri e la scienza accessoria se vuole ottenere la suprema felicità, la
liberazione finale.
243” Nonostante tutto, se desidera restare fino alla fine dei suoi giorni in casa
del suo maestro spirituale, che lo serva gelosamente fino alla separazione della
sua anima e del suo corpo.
244” Chi si sottomette docilmente alla volontà del suo maestro, fino alla fine

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della sua esistenza, si innalza dopo all'eterna dimora dell'Essere Divino [Si
identifica con Brahma]
245” Il novizio che conosce il suo dovere, non deve fare alcun dono al suo
maestro prima della sua partenza, fino al momento in cui, congedato da lui, è
sul punto di realizzare la cerimonia del bagno [Nel momento di lasciare la casa del
suo maestro, il discepolo che ha terminato il suo noviziato (Bramacharya) fa
un'abluzione(Snana) e prende allora il nome di Snataka ( colui che si é bagnato)], deve
offrirgli quanti regali può al suo maestro.
246” Che gli offra in dono un campo, oro, una mucca, un cavallo, un ombrello,
scarpe, sgabello, riso, erbe, vestiti, per guadagnarsi l'affetto del suo maestro.
247” Dopo la morte del suo istitutore, il discepolo che desidera passare la sua
vita nel noviziato, deve farsi guidare dal figlio del suo maestro; se è virtuoso,
o dalla sua sposa o da uno dei suoi parenti dal lato paterno come se si trattasse
del suo venerabile maestro.
248” Se non vive nessuna di queste persone nella dimora, o nel luogo degli
esercizi religiosi del maestro spirituale, che alimenti il fuoco con la maggior
cura possibile e che cerchi di essere degno della liberazione finale.
249” Il Brahmano che continua così il suo noviziato senza mancare ai suoi voti,
raggiunge la condizione suprema e non rinasce sulla terra.

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