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Onde 1

Campi e onde
Tipologia
Equazione d’onda e sua proprietà di sovrapposizione
Soluzioni dell’equazione delle onde
Onde sferiche
Onde stazionarie
Fronti d’onda, raggi
(Energia di un’onda meccanica)
Campi
• Matematicamente sono funzioni reali (o
complesse) che rappresentano grandezze
fisiche
• Sono definiti nello spazio tridimensionale (o in
opportuni sottoinsiemi 3-D, 2-D, 1-D) e nel
tempo F ( x, y , z , t )
• Se non dipendono dal tempo sono detti statici
G ( x, y , z )
• Se hanno ovunque (nell’insieme spaziale di
definizione) lo stesso valore sono detti uniformi

2
Campi
• Se basta una sola funzione a definirli
completamente, il campo è detto scalare
(campo della temperatura)
Φ = f ( x, y , z , t )
• Se occorre una funzione per ogni dimensione
spaziale, il campo è detto vettoriale (campo
della velocità di un fluido)
Ax = f ( x, y, z , t ) Ay = g ( x, y, z , t ) Az = h( x, y, z , t )

( )
A( x, y, z , t ) = Ax ( x, y, z , t ), Ay ( x, y, z , t ), Az ( x, y, z , t ) =
= Ax ( x, y, z , t )iˆ + Ay ( x, y, z , t ) ˆj + Az ( x, y, z , t )kˆ 3
Onde
• Sono perturbazioni delle condizioni di equilibrio
statico di un campo, generate da una sorgente e
che si propagano nello spazio e nel tempo
• Possono essere periodiche o impulsive

• Possono richiedere un mezzo materiale (onda


meccanica) oppure possono propagarsi nel vuoto
(onda elettromagnetica)
• Si propagano con una velocità che dipende dalla
natura del campo e del mezzo
4
Tipologia
• Onde meccaniche: hanno bisogno di un mezzo
materiale per essere prodotte e per propagarsi
• Onde elettromagnetiche: si propagano anche
nel vuoto

5
Tipologia
• Onde longitudinali: l’oscillazione microscopica
del mezzo è parallela alla direzione del moto
macroscopico di propagazione dell’onda
• Onde trasversali: l’oscillazione microscopica
del mezzo è perpendicolare alla direzione del
moto macroscopico di propagazione dell’onda;
sono dunque possibili due direzioni
indipendenti dell’oscillazione (ovvero due
polarizzazioni)

6
Tipologia
Onde sismiche di volume
• Onde:
– Trasversali
• sulla superficie di un
liquido o su una
membrana
• su una corda
• nel vuoto: onde e.m.
– Longitudinali
• sonore in un fluido
– Miste
• sonore in un solido
• onde sismiche: le onde p, o primarie, sono longitudinali e
le onde s, o secondarie, sono trasversali; le onde p sono
piu` veloci delle onde s 7
Funzione d’onda
• Un’onda viene rappresentata
matematicamente con una funzione dello
spazio e del tempo detta funzione d’onda
f ( x, y , z , t )

8
Equazione d’onda
• L’equazione che descrive il moto di un’onda
∂ 2 f ( x, t ) 1 ∂ 2 f ( x, t )
− 2 =0
∂x 2
v ∂t 2

• prende il nome di equazione d’onda o di


d’Alembert e descrive in generale tutte le onde
che dipendono da una sola variabile spaziale e
dal tempo f=f(x,t)
• Può essere generalizzata al caso di due o tre
variabili spaziali cioè f=f(x,y,z,t)
∂2 f ∂2 f ∂2 f 1 ∂2 f  2 1 ∂2 f
+ 2 + 2 − 2 2 = ∇ f− 2 2 = 0
∂x 2
∂y ∂z v ∂t v ∂t
9
Proprietà dell’eq. d’onda
• Nell’eq. le derivate della funzione incognita f
compaiono con esponente 1, inoltre esse sono
operazioni lineari
• Questo ha l’importante conseguenza che se f e g
sono due soluzioni, allora è soluzione anche
qualunque loro combinazione lineare h=αf+βg
• Dimostrazione: moltiplichiamo per α l’equazione
2 1 ∂2 f
∇ f− 2 2 = 0
v ∂t
2 1 ∂2 g
• e per β l’equazione ∇ g − 2 2 = 0
v ∂t
10
Proprietà dell’eq. d’onda
• Sommiamo membro a membro le equazioni
2 1 ∂2 f  2 1 ∂2 g 
α ∇ f − 2 2  + β ∇ g − 2 2  = 0
 v ∂t   v ∂t 
2 2 1  ∂2 f ∂2 g 
• Riordiniamo α∇ f + β∇ g  − 2 α 2 + β 2  =0
v  ∂t ∂t 

• E per le proprietà di linearità delle derivate


2 1 ∂ (α f + β g )
2

∇ (α f + β g ) − 2 =
0
v ∂t 2

• L’espressione tra parentesi è proprio h


11
Proprietà dell’eq. d’onda
2 1 ∂2h
• Cioè anche h è soluzione: ∇ h− 2 2 = 0
v ∂t
• Questa proprietà permette trattare il problema di
sorgenti multiple:
– Si considera un problema distinto per ogni sorgente e
se ne trovano le soluzioni odulatorie
– Si sommano poi queste soluzioni, cioè le onde delle
singole sorgenti
– Tale somma è soluzione del problema in cui le
sorgenti agiscono contemporaneamente
• Questo è il principio di sovrapposizione delle
onde
12
Soluzioni dell’eq. delle onde
• Abbiamo visto che le soluzioni dell’eq.
∂2 1 ∂2
f ( x, t ) − 2 2 f ( x, t ) = 0
∂x 2
v ∂t
• sono dette onde piane e che una qualunque funzione di
argomento x-vt o di argomento x+vt è soluzione di questa
equazione
g ( x − vt ) h( x + vt )

13
Soluzioni dell’eq. delle onde

• Vogliamo ora dimostrare questo risultato


• Eseguiamo il cambiamento di variabili
ζ = x − vt η = x + vt
• La cui trasformazione inversa è
x = (η + ζ) 2 t = (η − ζ) 2v

14
Soluzioni dell’eq. delle onde

• Diciamo F la funzione f espressa in termini delle nuove


variabili
F (ζ,η) = f (x (ζ,η), y (ζ,η))

• Esprimiamo le derivate rispetto alle nuove variabili


∂ ∂ζ ∂ ∂η ∂ ∂ ∂ ∂ ∂
= + = 1⋅ +1⋅ = +
∂x ∂x ∂ζ ∂x ∂η ∂ζ ∂η ∂ζ ∂η
∂ ∂ζ ∂ ∂η ∂ ∂ ∂  ∂ ∂
= + = −v⋅ + v⋅ = v⋅  − + 
∂t ∂t ∂ζ ∂t ∂η ∂ζ ∂η  ∂ζ ∂η 

15
Soluzioni dell’eq. delle onde

• Le derivate seconde divengono


∂ 2  ∂ ∂  ∂ ∂  ∂ 2 ∂2 ∂2
2 = +  +  = 2 + 2 + 2
∂x  ∂ζ ∂η  ∂ζ ∂η  ∂ζ ∂ζ∂η ∂η
∂2  ∂ ∂  ∂ ∂   ∂ 2
∂ 2
∂ 2 
= v 2
 − +  − +  = v 2
 2 −2 + 2
∂t 2
 ∂ζ ∂η  ∂ζ ∂η   ∂ζ ∂ζ∂η ∂η 
• Sostituendo nell’eq. delle onde otteniamo
 ∂ 2F ∂ 2F ∂ 2F   ∂ 2F ∂ 2F ∂ 2F 
 2 +2 + 2  − 2 − 2 + 2=0
 ∂ζ ∂ζ∂η ∂η   ∂ζ ∂ζ∂η ∂η 

16
Soluzioni dell’eq. delle onde
• E semplificando ∂ 2
F (ζ,η)
=0
∂ζ∂η
• L’integrazione di questa eq. è molto semplice: se la
derivata rispetto alla variabile ζ è nulla
∂  ∂F (ζ,η)
 =0
∂ζ  ∂η 
• allora la funzione tra parentesi può dipendere solo
dall’altra variabile, η : ∂F (ζ,η)
= g(η)
∂η
• ove g è una funzione arbitraria di η

17
Soluzioni dell’eq. delle onde

• Per trovare F(ζ, η) basta infine integrare rispetto a η,


operazione che dà una funzione di η (la primitiva di g)
più un’arbitraria funzione di ζ
∂F (ζ ,η )
F (ζ ,η ) = ∫ dη + H (ζ ) = ∫ g (η )dη + H (ζ ) = G (η ) + H (ζ )
∂η
• Ritornando alle variabili iniziali, ne segue la tesi
f (x,t ) = g(x + vt ) + h (x − vt )

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Soluzioni dell’equazione delle onde
• Studiamo un’eq. un po’ piu` complicata di quella piana
2 1 ∂2
∇ f (r , t ) − 2 2 f (r , t ) = 0
c ∂t
• In cui f sia funzione del tempo e del modulo del vettore
posizione, cioe` f abbia simmetria sferica
• Dobbiamo esprimere il laplaciano in coordinate sferiche
2 1 ∂  2 ∂f (r , t ) 
∇ f (r , t ) = 2  r  + Oθ f (r , t ) + Oφ f (r , t )
r ∂r  ∂r 
• Poiche’ f non dipende dalle variabili angolari θ e φ, gli
operatori corrispondenti danno risultato nullo, rimane
quindi da calcolare solo il primo addendo
19
Onde sferiche
F (r , t )
• A tal fine esprimiamo f come f (r , t ) =
r
• Il laplaciano diventa
1 ∂  2 ∂f (r , t )  1 ∂ 2 F (r , t )
r =
r ∂r 
2
∂r  r ∂r 2

1 ∂ 2 F (r , t ) 1 ∂ 2 F (r , t )
• e l’eq. d’onda − 2 2 =0
r ∂r 2
c ∂t r
• Moltiplicando per r otteniamo l’eq. delle onde piane per F

20
Onde sferiche
• Poiche’ tale eq. ha per soluzioni F (r , t ) = F (r ± vt )

• L’eq. di partenza ha per soluzioni


F (r ± vt )
f (r , t ) =
r
• Tali soluzioni sono dette onde sferiche

• Ad es. per onde sinusoidali


a sin[k (r ± vt )] a sin (kr ± ωt )
f (r , t ) = =
r r
21
Onde stazionarie
• La sovrapposizione di un’onda
progressiva e di una regressiva di ugual
ampiezza costituisce un’onda
stazionaria

22
Onde stazionarie sinusoidali
• Sono del tipo
f ( x, t ) = A sin (kx − ωt ) ± A sin (kx + ωt )
• Sviluppando i seni (nel caso “+”), otteniamo
f ( x, t ) = 2 A ⋅ sin kx ⋅ cos ωt
• Nel caso “-”: f (x, t ) = −2 A ⋅ cos kx ⋅ sin ωt
• Cioè la dipendenza dallo spazio e dal tempo è
fattorizzata
• I massimi e i minimi della funzione spaziale si dicono
ventri, mentre gli zeri si dicono nodi
23
Onde stazionarie. Due estremi vincolati
• Relazione tra lunghezza d’onda λ, frequenza f e lunghezza L
della corda λ v v
L=n f = =n +
n∈ N
2 λ 2L

• n=1, frequenza fondamentale


v
1 ventre, 2 nodi f0 = λ = 2L
2L
• n=2, prima armonica
2 ventri, 3 nodi v
f1 = λ=L
L
• n=3, seconda armonica
3v 2
f2 = λ= L
2L 3
3 ventri, 4 nodi 24
Onde stazionarie. Un estremo vincolato
• Relazione tra lunghezza d’onda λ λ
e lunghezza L della corda L = (2n − 1) n∈ N +
4

• 1 ventre, 1 nodo
λ = 4L
• 2 ventri, 2 nodi
4
λ= L
3
• 3 ventri, 3 nodi
4
λ= L
5
25
Onde stazionarie. Estremi liberi
• Relazione tra lunghezza d’onda λ
e lunghezza L della corda
λ
L=n n∈ N +
2

• 2 ventri, 1 nodo
λ = 2L
• 3 ventri, 2 nodi
λ=L
• 4 ventri, 3 nodi
2
λ= L
3
26
Onde piane
• Le onde piane sinusoidali (p.e. progressive) sono del
tipo A sin[kx − ωt ]
• Studiamo la varietà geometrica definita quando la
fase è costante kx − ωt = const.
• Ad un determinato istante di tempo questa eq.
rappresenta una superficie piana
• Per un’onda piana le superfici di ugual fase sono
piani

x
27
Onde sferiche
• Le onde sferiche sinusoidali (p. e. progressive) sono
del tipo A(r )sin[kr − ωt ]
• Studiamo la varietà geometrica definita quando la
fase è costante kr − ωt = const.
• Ad un determinato istante di tempo questa eq.
rappresenta una superficie sferica di raggio r
• Per un’onda sferica le superfici di ugual fase sono
superfici sferiche
r

28
Superfici di egual fase
• A seconda del valore della fase le superfici possono essere
superfici di massimo, di minimo o di altra fase
• Vengono anche dette fronti d’onda
• La direzione localmente perpendicolare alla superficie di
egual fase è la direzione di propagazione dell’onda in quel
punto
• Se scegliamo un punto sulla superficie d’onda e lo
seguiamo nel tempo, esso traccia una linea localmente
perpendicolare, istante per istante, alla superficie d’onda
• Tali linee vengono dette raggi

29
Raggi
• Per le onde piane i raggi sono rette parallele,

• per le onde sferiche sono semirette con origine


comune
r

30
Energia delle onde
• Vogliamo calcolare l’energia associata ad un’onda
• Per semplicità ci limiteremo ad onde piane di tipo
sinusoidale
• In tutta generalità considereremo un’espressione
valida sia per onde trasversali (T) che longitudinali (L)
• Faremo il calcolo per i due casi
– Onda progressiva
– Onda stazionaria

31
Energia di un’onda progressiva
• Consideriamo una piccola quantità di materia di volume δV e
massa δm di dimensione δx nella direzione x di propagazione
• Il volume considerato oscilli attorno alla posizione di equilibrio
x* con legge f (x * , t ) = A sin (kx * − ωt )
• Per onde T, f rappresenta l’oscillazione trasversale rispetto a x
• Per onde L, f rappresenta l’oscillazione lungo x
• L’energia potenziale dell’elemento materiale è
f*  f *
f
∂2 f
*

 δU = − ∫ δF ⋅ df = − ∫ δFdf = −δm ∫ 2 df =
δ F a=
= *δ m 0 0 0 ∂t

f* f*
∂2 f = δmω 2 ∫ A sin (kx * − ωt )df = δmω 2 ∫ fdf =
= 2 δm
∂t
0 0

= δmω 2 f 2 (x * , t ) = δmω 2 A2 sin 2 (kx * − ωt )


1 1
32
2 2
Energia di un’onda progressiva
• L’energia cinetica
1  ∂f  1
2

δK = δm  = δmω 2 A2 cos 2 (kx * − ωt )


2  ∂t  2
• L’energia meccanica totale è dunque
1
δE = δK + δU = δmω 2 A2
2
• Per trovare le energie corrispondenti ad una lunghezza L
dell’onda, integriamo rispetto alla massa, supposta distribuita
con densità uniforme µ lungo x
dm = µdx

33
Energia di un’onda progressiva
• Otteniamo
1 2 2L 2 1 2 2L
U = ω A ∫ sin (kx − ωt )µdx K = ω A ∫ cos 2 (kx − ωt )µdx
2 0 2 0
1 2 2 L

E = ω A ∫ µdx
2 0

• Per semplicità scegliamo L = nλ cioè una regione spaziale di


estensione multipla di lunghezza d’onda. Posto che
kL = (2π λ )nλ = 2πn l’integrale in U (e in K, scambiando sin
con cos) diventa
kL −ωt 2 πn −ωt

( ) ( ) ( )
L

∫ sin 2
kx − ωt µdx = µ k ∫ sin udu =
2
µ k ∫ sin 2
udu =
0 −ωt −ωt

µ λ 1
= πn = µ πn = µnλ
k 2π 2
34
Energia di un’onda progressiva
1 2 21 1
• Infine U = K = ω A µnλ = (µL ) A2ω 2
2 2 4
1
E = (µL ) A2ω 2
2
• Quindi l’energia dell’onda è proporzionale
– al quadrato dell’ampiezza dell’onda
– al quadrato della frequenza dell’onda
– alla massa della materia coinvolta µL

35
Energia di un’onda stazionaria
• Il volume considerato oscilli attorno alla posizione di equilibrio
x* con legge f (x * , t ) = A sin kx * cos ωt
• L’energia potenziale dell’elemento materiale δm è
δU = δmω f (x , t ) = δmω 2 A2 sin 2 kx * cos 2 ωt
1 2 2 * 1
2 2
• L’energia cinetica
1  ∂f  1
2

δK = δm  = δmω 2 A2 sin 2 kx * sin 2 ωt


2  ∂t  2
• L’energia totale δE = 1 δmω 2 A2 sin 2 kx *
2

36
Energia di un’onda stazionaria
• L’energia dell’onda, su una lunghezza L = n λ 2 multipla, p.e.,
di mezza lunghezza d’onda, si trova integrando su x
1 2 2 1 2 2 1 1
U = ω A cos ωt ∫ sin kxµdx = ω A cos ωt µL = (µL )ω 2 A2 cos 2 ωt
L
2 2 2

2 0 2 2 4
1 2 2 2 L 2 1 2 2 2 1 1
K = ω A sin ωt ∫ sin kxµdx = ω A sin ωt µL = (µL )ω 2 A2 sin 2 ωt
2 0 2 2 4
1 2 2L 2 1
E = ω A ∫ sin kxµdx = (µL ) A2ω 2
2 0 4
• Poiche’ l’onda è una sovrapposizione di due onde di ugual
ampiezza A’, abbiamo A=2A’, ne segue che la sua energia è
uguale alla somma delle energie delle onde componenti
1 1
E = (µL )ω A = (µL )ω 2 4 A'2 = 2 E '
2 2

4 4 37
RAPPPRESENTAZIONI GRAFICHE DI
UN’ONDA
Cosa può rappresentare un grafico del tipo ?
Può rappresentare almeno:
a) foto di onda trasversa su corda
b) legge oraria di particella di corda di cui sopra
c) Legge oraria di massa sospesa a molla
d) Campo E(t) di onda e.m.
e) Campo B(t) di onda e.m.
f) P(t) in onda sonora da diapason
g) I(t) nel caso di corrente alternata
h) θ(t) per piccole oscillazioni pendolari
i) ……
Dalla “foto” della corda alla
legge oraria del generico punto

al tempo t’

y
V impulso

al tempo t’
spostamento
trasverso

x
Ascissa lungo la
corda
V impulso Costante tempo
y t0
spostamento trasversale

t1

t1 + ∆t

t1 + 2∆t

x*
V impulso Costante tempo
y
x*
spostamento trasversale

t0 t1 t1 + ∆t t
t1 + 2∆t
Dalla “foto” della corda alla
legge oraria del generico punto
al tempo t’

y V impulso

al tempo t’
spostamento
trasverso

x
Ascissa lungo la
SICSI DF2 02-03 corda
V impulso Costante tempo
y tf
spostamento trasversale

t0 + 2∆t

t0 + ∆t

t0

x*
V impulso Costante tempo
y
x*
spostamento trasversale

t0 t0 + ∆t t0 + 2∆t tf t
Dalla “foto” della corda alla
y V impulso
legge oraria del generico punto

al tempo t’
al tempo t’

spostamento
trasversale
Ascissa lungo la corda
x
y y
spostamento

per il punto x*
trasversale

spostamento
trasversale

x* x tm t

SICSI DF2 02-03 tempo


Dalla “foto” della corda alla legge oraria del generico punto

al tempo t’
tempo

V impulso

y
y

spostamento trasversale
x*
spostamento trasversale

x* Ascissa lungo la corda x


Dalla “foto” della corda alla legge oraria del generico
punto

al tempo t’

y V impulso
tempo

y
spostamento trasversale

spostamento trasversale
x*

t
Ascissa lungo la corda x
x*
Dalla “foto” della corda alla legge oraria del generico punto

y y per il punto x*
spostamento trasversale

spostamento trasversale
V impulso

x
x* x** x*** Ascissa lungo la corda
t
Dalla “foto” della corda alla legge oraria del generico punto

tempo

V impulso
y per il punto x*
y
spostamento trasversale

spostamento trasversale
x
x* x** x*** t
Ascissa lungo la corda
Dalla “foto” della corda alla legge oraria del generico punto
y
al tempo t’

spostamento trasversale
x

tempo
V impulso
y

spostamento trasversale

t
C1) Indica l’ordine di grandezza (in metri) della lunghezza d’onda dei seguenti tipi
di onde

1. Onde d’acqua ≈ 100 m

2. Onde radio FM ≈ (100 − 101 ) m

3. Microonde ≈ 10−1 m

• Luce visibile ≈ 5∗10−7 m

• Segnale cellulari GSM ≈ 2∗10−1 m

Raggi Infrarossi ≈ (10 − 10 ) m


−6 −4

Raggi X ≈ 10 m
−9

SICSI DF2 02-03


Dalla legge oraria del generico punto
y ∆t ∆t alla “foto” della corda
per il punto x*

3
spostamento trasversale

tm t
per il punto y
2 x**=x*-∆x V impulso

spostamento trasversale
al tempo tm-
t 2∆t
tm-∆t
1
1
per il punto 2
x***=x*-2∆x
3

x***
∆x x** x
Ascissa lungo la corda
x*
∆x
tm-2∆t t
|∆t| |∆t|
y Dalla legge oraria del generico punto
per il punto
alla “foto” della corda
x***=x*-2∆x
1

V impulso
tm +2|∆t| t
spostamento trasversale

per il punto
2 x**=x*-∆x y
al tempo tm

spostamento trasversale
tm+|∆t| t
3
3
2
per il
punto x* 1
Ascissa lungo la
x*** x** x*corda
x
∆x ∆x
tm t
Dalla legge oraria del generico punto alla “foto” della corda
y ∆t

per il punto x*

V impulso
spostamento trasversale

tm +2 ∆t t
2
per il punto y
x**=x*-∆x

spostamento trasversale
al tempo tm

tm+∆t t 2

per il punto 1
3
1 x***=x*-2∆x
x*** x** x*
x
Ascissa lungo la corda
∆x ∆x

tm t
Dalla legge oraria del generico punto alla “foto” della corda
y |∆t|

per il punto
x***=x*-2∆x
1

V impulso
spostamento trasversale

tm+2|∆t| t
2
y
per il punto
x**=x*-∆x

spostamento trasversale
al tempo tm

tm+|∆t| t 2

per il punto x* 3
3 1

x*** x** x
x* Ascissa lungo la corda

tm t ∆x ∆x
Dalla legge oraria del generico punto alla “foto” della corda
y ∆t

3 per il punto x*

V impulso
spostamento trasversale

tm t
2
y
per il punto
x**=x*-∆x

spostamento trasversale
al tempo tm
2

tm-∆t t
3

per il punto 1
1 x***=x**-2∆ x
x*** x** x*
Ascissa lungo la corda x
∆x ∆x
tm-2∆t t
Dalla legge oraria del generico punto alla “foto” della corda
y |∆t|

per il punto
x***=x*-2∆x
1

V impulso
spostamento trasversale

tm+2|∆t| t
2
y
per il punto

spostamento trasversale
x**=x*-∆x al tempo tm

tm+|∆t| t
3

1
per il punto x*
3
x*** x** x*
x
Ascissa lungo la corda
∆x ∆x

tm t
Dalla legge oraria del generico punto alla “foto” della corda
y ∆t

3 per il punto x*

t
V impulso
spostamento trasversale

tm
per il punto
y
x**=x*-∆x

spostamento trasversale
t al tempo tm
2 3
tm-∆t
1
per il punto
x***=x**-2∆ x 2
Ascissa lungo la corda
x
1
x*** x** x*
t ∆x ∆x

tm-2∆t
Dalla legge oraria del generico punto alla “foto” della corda
y |∆t|

per il punto
x***=x*-2∆x

1
t
V impulso
spostamento trasversale

tm+2|∆t|

per il punto y
2 x**=x*-∆x
t al tempo tm

spostamento trasversale
tm+|∆t|
3
2
per il punto x*
1
Ascissa lungo la corda
3 x*
x
x***
x**
t ∆x ∆x

tm
Velocità di propagazione di un’onda elastica (o di un impulso)
e
Velocità della particella del mezzo

Onda trasversale: Vonda e Vpart hanno direzioni ortogonali

Onda longitudinale: Vonda e Vpart hanno stessa direzione

Vpart varia nel tempo in verso e modulo

Vonda ha valore costante nel tempo (nello stesso mezzo)


Vonda

Vonda

t t
Velocità della particella del mezzo

V impulso V impulso

y y

spostamento trasversale
spostamento trasversale

per il punto x* per il punto x*

t t
per il punto x* per il punto x*
vy vy

velocità trasversale
velocità trasversale

t t
Velocità della particella del mezzo

V impulso V impulso

y y

spostamento trasversale
spostamento trasversale

per il punto x* per il punto x*

t
t
per il punto x* per il punto x*
vy vy

velocità trasversale
velocità trasversale

t t
Velocità della particella del mezzo

V impulso V impulso

y per il punto x* y per il punto x*

spostamento trasversale
spostamento trasversale

t t

per il punto x* per il punto x*


vy vy
velocità trasversale

velocità trasversale

t t
velocità trasversale spostamento

vy
trasversale

V impulso

x*
x**

x
x
Velocità della particella lungo la corda

tempo
y

vy
velocità trasversale spostamento trasversale
x*
V impulso

x**

x
x
Velocità della particella lungo la corda

y V impulso tempo V impulso

spostamento
y
trasversale

spostamento
trasversale
x* x** x x* x** x
vy vy
velocità trasversale

velocità trasversale

x x
Velocità della particella lungo la corda

V impulso
y tempo V impulso

spostamento trasversale
y

spostamento
trasversale
x* x** x x* x** x
vy vy

velocità trasversale
velocità trasversale

x x
Velocità della particella lungo la corda
V impulso
y
al tempo t’

spostamento
trasversale
x

tempo
vy

velocità trasversale

x* x**
Onde 2
Principio di Huygens
Riflessione e rifrazione, dispersione
Propagazione delle onde
• La descrizione del moto delle onde deve render conto
dei fenomeni di propagazione sperimentalmente noti
– Riflessione
– Rifrazione
– Interferenza
– Diffrazione
• Il principio di Hyugens-Fresnel permette di spiegare tali
fenomeni
• Li dimostreremo nel caso della luce, ma le
considerazioni si possono estendere agli altri fenomeni
ondulatori

2
Principio di Huygens (PdH)
• I punti che stanno su un fronte d’onda ad un istante t sono
sorgenti di onde sferiche elementari il cui inviluppo definisce il
fronte d’onda all’istante t+dt

• NOTA: Le onde elementari hanno ampiezza


massima nella direzione di propagazione t+dt
dell'onda primaria e decrescente
all’aumentare dell’angolo a tra tale direzione t
e quella generica dell’onda elementare
Nelle trattazioni piu` accurate si introduce

1 + cos α
quindi il fattore di obliquità f per l’ampiezza A(α ) = Af (α ) = A
2
3
Riflessione di un’onda piana su una superficie di
separazione tra due mezzi

• Definiamo come piano d’incidenza il piano individuato dalla


direzione dell’onda (cioe` dei raggi) e dalla normale n alla
superficie di separazione tra i due mezzi
• L’onda incidente che si propaga nel mezzo 1 (trasparente)
genera un’onda riflessa che si propaga sempre nel mezzo 1
1 n
• La legge della riflessione stabilisce
che anche il raggio riflesso giace i r
sul piano d’incidenza e che l’angolo
di incidenza i e quello di riflessione
2
r sono uguali
r =i
4
Riflessione di un’onda piana su una superficie di
separazione tra due mezzi

• Consideriamo un fronte d’onda O’’S’’ al tempo t0. Dopo un periodo


T, esso si sarà spostato in O’S’ e così via
• I fronti dell’onda incidente distano λ1=v1T ove v1 è la velocità di
propagazione dell’onda luminosa nel mezzo 1
• Ciascun punto sulla superficie di separazione (in particolare O, O’,
O’’) emette onde sferiche elementari
S’’
S’
1

2 O’’ O’ O
• L’onda che viene emessa da O al tempo t0+2T è in fase con l’onda
emessa da O’ al tempo t0+T e con quella emessa da O’’ al tempo t0

5
Riflessione di un’onda piana su una superficie di
separazione tra due mezzi

• L’inviluppo di queste onde sferiche è un fronte dell’onda piana


riflessa

R’’ S’’
R’ S’
1 i
r
2 O’’ O’ O
• I fronti dell’onda riflessa distano anch’essi λ=v1T
• Quindi O’R’=OS’=λ da cui segue l’uguaglianza degli angoli
r =i

6
Rifrazione di un’onda piana su una superficie di
separazione tra due mezzi

• Se anche il mezzo 2 e` trasparente viene generata anche un’onda


rifratta (o trasmessa) nel mezzo 2
• La legge della rifrazione (o di Snell, anche se scoperta da Ibn Sahl)
stabilisce che anche il raggio trasmesso giace sul piano d’incidenza e
che tra l’angolo di incidenza i e quello di trasmissione t vale la
relazione n2 sin t = n1 sin i 1 n
• ove, per ciascun mezzo, n e` una
costante caratteristica di valore i
maggiore di 1, detta indice di
Caso
rifrazione n2 > n1
2
• L’angolo t e` minore di i se n2 > n1
n1
sin t = sin i < sin i t
n2
7
Riflessione totale
n1
• t e` invece maggiore di i se n1 > n2 : sin t = sin i > sin i
n2
• In tal caso, affinche’ il primo membro sia minore di 1, deve
accadere che n1 n2
sin i < 1 sin i <
n2 n1
• Ovvero i < arcsin(n 2 n1 ) = Θ 2 n
• Cio` significa che si puo` avere un’onda
trasmessa nel mezzo con indice di
Caso
rifrazione minore solo se l’angolo i e` n1 > n2
minore di un angolo limite Θ (o uguale, in
tal caso t = π/2) 1

• Se i supera tale valore non c’e` onda Θ


trasmessa e si ha riflessione totale
8
Rifrazione di un’onda piana su una superficie di
separazione tra due mezzi

• Applichiamo il PdH al mezzo 2


• I fronti dell’onda trasmessa distano λ2=v2T ove v2 è la velocità
di propagazione dell’onda nel mezzo 2
• Valgono le relazioni O' R' = O'Osin t OS' = O'Osini
• Dividendo membro a membro e ricordando la distanza tra i
fronti d’onda λ2 sin t
=
λ1 sin i S’’
S’
1 O’’ i
O’
t
2 O
R’
R’’

9
Rifrazione di un’onda piana su una superficie di
separazione tra due mezzi

• Esprimendo la lunghezza d’onda in termini di velocità


v 2 sin t
=
v1 sini
• Il rapporto a primo membro non dipende dagli angoli, ma
solo dalla natura dei due mezzi, quindi
v 2 sin t n1
= = = const.
v1 sini n 2
• Cioè la teoria ondulatoria della luce prevede che la
velocità sia minore nel mezzo relativo al minore dei due
angoli i, t cioè nel mezzo con indice di rifrazione
maggiore

10
Rifrazione
• Nel caso in cui il mezzo 1 sia il vuoto, l’indice di
rifrazione vale 1 e la velocità vale c
c n c
• quindi = da cui v = < c
v 1 n

• Anche nel caso in cui il mezzo sia aria (o un gas)


l’indice di rifrazione vale circa 1
• Introducendo l’indice di rifrazione relativo tra due
mezzi, la legge di Snell si può anche scrivere
n2
sin t = n sin t = sini
n1
11
Dispersione
• Sperimentalmente si constata che, a parità di angolo i,
l’angolo t dipende dalla frequenza (o equivalentemente dalla
lunghezza d’onda) della luce
• Ciò equivale ad affermare che l’indice di rifrazione dipende
dalla frequenza dell’onda
1
sin t (ν ) = sin i
n(ν )
• Questo è il ben noto esperimento della scomposizione della
luce bianca con un prisma: le diverse componenti colorate
della luce bianca vengono deviate ad angoli diversi, cioè
vengono ‘disperse’
• Questo fenomeno non è limitato alla luce, ma è comune a
tutte le onde

12
Dipendenza di n da λ
• Normalmente per la luce visibile, n
e` una funzione decrescente di λ
• Ne segue che l’angolo di
trasmissione t aumenta con λ e
quindi per il rosso e` maggiore che
per il viola t R > tV
• Ovvero il raggio rosso e` deviato
meno di quello viola rispetto al
raggio incidente

13
1. La dispersione
n ≡ n(ω) = n (ω) + iκ (ω)

nel visibile in genere è:


B
n (ω) = 1 + A + + ..... formula di Sellmeier
1
λ 2MAX
− λ2
1

REFRACTIVE INDEX OF PLEXIGLASS


1.54
Sellmeier Equation Fit
n = 1+A+B/[(1/ λ Max-1/λ )]
2 2 1/2
1.53

Refractive Index
1.52 A=0.6958
-5
B=2.202 10
1.51 λMAX=150 nm

1.50

1.49

1.48
300 350 400 450 500 550 600 650 700
Wavelenght (nm)
la dispersione
n ≡ n(ω) = n (ω) + iκ (ω)

la dispersione in altri materiali ottici

visibile

lunghezza d’onda (µm)


Effetti della dispersione
la formazione dell’arcobaleno

gocce d’acqua
40°

42°
Onde 3

Interferenza
Diffrazione
(Battimenti)
Fenomeni ondulatori
• Interferenza e diffrazione sono fenomeni
esclusivamente ondulatori e sono dovuti alla
sovrapposizione di due o più onde
• La sovrapposizione può essere costruttiva o
distruttiva, in dipendenza della fase relativa tra
le onde che si sovrappongono
• Noi studieremo i seguenti fenomeni
– Interferenza tra due fenditure (Young)
– Diffrazione da una fenditura

2
Coerenza
• Un concetto importante è quello di coerenza:
due o più onde sono coerenti se mantengono
costante la loro differenza di fase relativa

3
Interferenza
• L’interferenza riguarda la distribuzione spaziale
della sovrapposizione di onde di ugual
frequenza e coerenti
• Il risultato è diverso da punto a punto dello
spazio, a seconda dello sfasamento relativo
delle singole onde

4
Interferenza di onde sulla superficie
di un liquido
• Consideriamo un’onda piana
monocromatica sulla superficie di
un liquido, incidente su uno
schermo in cui sono praticate due
fenditure (distanti d l’una dall’altra)
• Per il PdH le due fenditure si
comportano da sorgenti S1, S2 di
onde circolari coerenti (e in fase),
la cui sovrapposizione al di là dello
schermo, dà luogo al fenomeno
dell’interferenza

5
Interferenza di onde sulla superficie
di un liquido
• Determiniamo il cammino tra ciascuna delle due
fenditure e il generico punto P del semipiano a destra
dello schermo 2 2
 d   d 
r1 = x 2 +  y −  r2 = x 2 +  y + 
y  2  2

P(x,y)
r1
r r2

S1
d/2
x
d/2
S2

6
Interferenza di onde sulla superficie
di un liquido
• Dato che le onde sono in fase sullo schermo, per avere un
massimo di interferenza, occorre che la differenza di
cammino sia un multiplo di lunghezza d’onda: r2 − r1 = nλ
• E’ noto dalla geometria che questa relazione rappresenta
una famiglia di iperboli (una per ogni n)
• Sviluppando i calcoli si trova che l’equazione di queste
iperboli è
( ) ( )
4n 2 λ2 x 2 − 4 d 2 − n 2 λ2 y 2 + n 2 λ2 d 2 − n 2 λ2 = 0
• Com’è noto dalla geometria la differenza di due lati di un
triangolo è minore del terzo lato, quindi r2 − r1 ≤ d
• da cui segue che d 2
− n λ ≥ 0 e l’equazione rappresenta
2 2

proprio iperboli
7
Interferenza di onde sulla superficie
di un liquido

• Posizione dei massimi


di interferenza nel
semipiano di destra
• I massimi si trovano su
rami di iperbole d
• I calcoli sono stati fatti
per i seguenti valori
dei parametri: d=10,
λ=3
• Si vede che per ogni ramo d’iperbole nel 1° quadrante (n>0) ce
n’è uno simmetrico nel 4° (n<0)
8
Interferenza di onde in un fluido
• Se ora abbiamo una parete assorbente immersa in un
fluido (ad es. aria), con due fori attraverso cui l’onda
incidente (sonora) può propagarsi, possiamo estendere
immediatamente le considerazioni svolte per il caso a
due dimensioni
• Nel semispazio a destra della parete introduciamo un
sistema cilindrico, ove l’asse verticale funge da
coordinata z e l’asse orizzontale da coordinata radiale ρ
• Il luogo dei punti di interferenza costruttiva è ora la
superficie di (metà) iperboloide, una per ogni possibile n,
che ha z come asse di simmetria

9
Interferenza di onde in un fluido
• Volendo calcolare l’ampiezza dell’onda risultante
dovremmo sommare le due onde sferiche uscenti dai
due fori
• Dette ρ e z le coordinate del punto arbitrario P, i cammini
dalle sorgenti a P sono
2 2
 d  d
r1 = ρ +  z − 
2
r2 = ρ +  z + 
2

 2  2
• Nell’ipotesi semplificativa che A non dipenda dalla
coordinata azimutale, l’onda risultante in P sarà
sin (kr1 − ωt ) sin (kr2 − ωt )
f =a +a
r1 r2
10
Interferenza
• L’esempio classico è l’esperienza di
Young, in cui un’onda piana
monocromatica incide su uno
schermo su cui sono praticate due
fenditure (distanti d l’una dall’altra)
• Per il PdH le due fenditure si
comportano da sorgenti di onde
sferiche coerenti (e in fase)
• Calcoleremo sia le posizioni dei
massimi che la corrispondente
ampiezza dell’onda risultante

11
Interferenza
• Per semplicità geometrica studiamo l’interferenza su uno
schermo a grande distanza (potenzialmente infinita) dalle
fenditure,
• In tal caso i cammini ottici sono semirette parallele

12
Interferenza
ζ
• Analizziamo l’interferenza per ogni
possibile direzione θ e diciamo ζ la
coordinata relativa a θ
θ
• Per la simmetria delle fenditure, le due
onde hanno ugual ampiezza A per lo
stesso θ (A e` funzione di θ)
• Hanno inoltre una differenza di fase fissa
1
φ dovuta alla differenza di cammino
ottico ∆l = d sin θ
• La differenza di fase è data dalla d
proporzione ∆l : λ = φ : 2π θ
• E quindi ∆l d
φ = 2π = 2π sin θ 2
λ λ ∆l 13
Interferenza
• Le due onde hanno dunque forma
f1 = A(θ ) cos(kζ − ωt )
f 2 = A(θ ) cos(kζ − ωt + φ )
• La funzione che ne rappresenta la sovrapposizione è la
loro somma f = f1 + f 2
• Applicando le formule di Werner, otteniamo
 φ  φ
f = 2 A(θ ) cos  cos kζ − ωt + 
 2  2
• L’espressione in parentesi quadre è l’ampiezza dell’onda
risultante

14
Interferenza
• L’ampiezza dipende dallo sfasamento e può assumere
il valore minimo, zero, per φ=π o φ=(2n+1)π e il valore
massimo, 2A, per φ=0 o φ=2nπ
• Il valore minimo corrisponde ad una differenza di
cammino di un numero dispari di mezze lunghezze
d’onda: interferenza distruttiva λ  1
∆l = φ =  n + λ
2π  2
• Il valore massimo corrisponde ad una differenza di
cammino di un numero intero di lunghezze d’onda:
interferenza costruttiva
∆l = nλ
15
Interferenza
• Poiché l’intensità di un’onda è proporzionale al quadrato
dell’ampiezza, l’intensità dell’onda di interferenza sullo
schermo varia tra zero e quattro volte l’intensità delle
singole onde sulle fenditure
φ  d 
I interf ∝ 4 A (θ ) cos ∝ 4 I (θ ) cos  π sin θ 
2 2 2

2  λ 
Iinterf

Grafico dell’intensita`
nel caso particolare
in cui A sia costante
rispetto ad θ

φ/2
16
Immagini di
interferenza

17
Interferenza
• Commento sul fattore 4: questo non comporta una
violazione della conservazione dell’energia, ma solo
una redistribuzione spaziale dell’energia
• Nel caso le onde abbiano ampiezza diversa, un’analisi
piu’ approfondita porta al risultato che l’intensità
dell’onda risultante varia tra i due estremi

I max ∝ ( A1 + A2 ) I min ∝ ( A1 − A2 )
2 2

• Nella trasparenza successiva è dato un esempio

18
Interferenza con ampiezze diverse
• Ricordiamo l’interferenza di due onde in un fluido
sin (kr1 − ωt ) sin (kr2 − ωt )
f =a +a = A(φ )sin[kr1 − ωt + α ]
r1 r2
• Con ampiezza A(φ ) = a 1 + 1 + 2 1 1 cos φ
2 2
r1 r2 r1 r2
• sfasamento relativo φ = k (r2 − r1 ) (e α una fase inessenziale)
• L’ampiezza varia tra i seguenti estremi:
1 1 1 1 1 1 1 1
Amax = a 2
+ 2
+ 2 cos 2 n π = a 2
+ 2
+ 2 = A1 + A2
r1 r2 r1 r2 r1 r2 r1 r2

cos(2n + 1)π = a 2 + 2 − 2
1 1 1 1 1 1 1 1
Amin =a 2 + 2 +2 = A1 − A2
r1 r2 r1 r2 r1 r2 r1 r2
19
Diffrazione
• Consideriamo un’onda piana
monocromatica di ampiezza A0
incidente su uno schermo con una
fenditura di larghezza a
• Per il PdH tutti i punti della fenditura
si comportano da sorgenti di onde
sferiche coerenti (e in fase), la cui
sovrapposizione al di là dello
schermo, dà luogo al fenomeno della
diffrazione

20
Diffrazione
• Per semplicità geometrica studiamo la diffrazione su
uno schermo a grande distanza (potenzialmente
infinita) dalla fenditura, in tal caso i cammini ottici
sono semirette parallele

21
Diffrazione
ζ
• Analizziamo la diffrazione per ciascuna P
direzione θ e diciamo ζ la coordinata
θ
relativa ad θ Q
• Le onde elementari hanno ugual
ampiezza dA per lo stesso θ
• Un punto Q della fenditura a distanza y
dal punto più alto P, ha una differenza
P
di fase φ dovuta alla differenza di
cammino ottico
∆l = y sin θ
y θ
• La differenza di fase è data da
∆l
φ ( y ) = 2π
y
= 2π sin θ = βy Q
λ λ
∆l 22
Diffrazione
• Detta dA l’ampiezza infinitesima di ciascuna onda
elementare, queste hanno forma
df = dA cos(kζ − ωt + βy ) = Ady cos(kζ − ωt + βy )
• Ove A =dA/dy=A0/a
• NB: A dipende θ da ma non da y
• Detto u = kζ − ωt l’onda risultante sarà data
dall’integrale delle onde elementari su tutta la
fenditura
a
A
f = ∫ A cos(u + βy )dy = [sin (u + βa ) − sin u ]
0
β
23
Diffrazione
• Applicando le formule di Werner
A  βa   βa 
f = 2 sin   cos u + 
β  2   2 
• e sostituendo i valori di β e u
sin (π (a λ )sin θ )  a 
f = Aa cos kζ − ωt + π sin θ 
π (a λ )sin θ  λ 
• L’ampiezza dell’onda diffratta sin (π (a λ )sin θ )
A = Aa =
risultante è quindi π (a λ )sin θ
sin χ
• Con A a=A0 ampiezza = A0
dell’onda incidente
χ
24
Diffrazione
• Se per semplicità assumiamo che A sia costante
rispetto a θ, l’intensità dell’onda diffratta sullo
schermo è
sin (π (a λ )sin θ )
2 2
   sin χ 
∝ A0   ∝ I  
2
I diff
 π (a λ )sin θ   χ 
• Notare che l’intensità è diversa da zero anche per θ (e χ) diverso da zero
Idiff

χ 25
Immagini di
diffrazione

26
Battimenti
• Il fenomeno dei battimenti è in un certo senso
complementare a quello dell’interferenza:
riguarda l’evoluzione temporale della
sovrapposizione di onde di frequenza diversa in
un punto determinato dello spazio
• Consideriamo due onde che per semplicità
supponiamo armoniche e di ugual ampiezza
f1 = Acos(k1 x − ω1t + φ 2 )
f 2 = Acos(k 2 x − ω 2 t + φ1 )

27
Battimenti
• Nel punto arbitrario x* assumono la forma
( )
f1 = Acos(k1 x * − ω1t + φ1 )= Acos ω1t − (k1 x * + φ1 ) = Acos(ω1t + ψ1 )

f 2 = Acos(k 2 x * − ω t + φ )= Acos(ω t − (k x
2 2 2 2
*
)
+ φ 2 ) = Acos(ω 2 t + ψ 2 )
• La loro sovrapposizione in questo punto si calcola
ricordando la formula del coseno di una somma

f = f1 + f 2 = Acos(ω1t + ψ1 ) + Acos(ω 2 t + ψ 2 ) =
= 2Acos(ωt + ψ + )cos(Ωt + ψ− )
• con
ω 2 + ω1 ω 2 − ω1
ω= Ω=
2 2
28
Battimenti
• A parte due fasi inessenziali, la funzione è del tipo
f = 2Acosωt cosΩt
• Il fenomeno vero e proprio dei battimenti si riferisce alla
sovrapposizione di due onde sonore le cui frequenze
sono circa uguali, allora
ω ≈ ω1 ≈ ω 2 Ω≈0
• Cioè si ottiene un’onda sinusoidale di frequenza molto
vicina a quella delle onde che si sovrappongono: cosωt
con un’ampiezza che non è costante, ma modulata
secondo una funzione sinusoidale di frequenza molto
minore, che è poi quella che dà la sensazione acustica
di battimento: 2AcosΩt

29
Battimenti
• Quel che l’orecchio percepisce è l’intensità dell’onda
risultante, che è proporzionale al quadrato dell’ampiezza
( ) [ ]
I = k 4 A2 cos 2 Ωt cos 2 ωt = 2kA2 (1 + cos 2Ωt ) cos 2 ωt =
= [2 I 0 (1 + cos 2Ωt )]cos 2 ωt
• La modulazione dell’intensità ha frequenza doppia
rispetto all’ampiezza
• L’intensità varia da un minimo di 0 ad un massimo di 4I0

30
LE EQUAZIONI DI MAXWELL NEL VUOTO

∂E nel S.I.
∇ × B = μ 0 J + ε 0μ 0 Ampere
∂t

∇×E = −
∂B
Faraday-Neumann
B = μ 0H
∂t Lenz D = ε 0E
ρ
∇⋅E = ε0 Gauss
C2
ε 0 = 8.85 ⋅10 −12

Nm
∇⋅B = 0 B solenoidale
μ 0 = 4π ⋅10 −7
N
A2

inoltre:
∂ρ
∇⋅J + = 0 F = q (E + v × B )
∂t
Eq. di continuità Forza di Lorentz
Equazione di continuita`
• E` un’altro modo di esprimere la conservazione della
carica elettrica
• Consideriamo una superficie chiusa S attraverso cui puo`
transitare carica elettrica
• Al tempo t la carica contenuta entro
S sia Q(t) e al tempo successivo t+dt
sia Q(t+dt)
• Per la conservazione della carica elettrica
la variazione della carica entro S dev’essere dovuta a
corrente che attraversa S
Q(t + dt ) = Q(t ) − idt
2
Equazione di continuita`
• Il segno negativo davanti a i e` dovuto alla relazione tra
carica e corrente: corrente entrante porta ad un aumento di
carica, corrente uscente ad una sua diminuzione
• Ma d’altronde, essendo n
  J
i = ∫∫ J ⋅ nˆ da J ⋅ nˆ < 0 Jn
S
• per correnti entranti 
che quindi risultano negative J ⋅ nˆ > 0
• per correnti uscenti
che quindi risultano positive
3
• Da qui la necessita` del segno negativo
Equazione di continuita`
• Possiamo quindi scrivere l’equazione di continuita` in
forma integrale dQ
= −i
dt
• Riscriviamo carica e corrente in termini delle loro
definizioni integrali d  
∫ ρdV = − ∫∫ J ⋅ da
dt ( )
V S S
• Possiamo invertire la derivata a primo membro con
l’integrale di volume e usare il teorema della divergenza a
secondo membro per passare ad un integrale di volume
∂ρ  
∫ dV = − ∫ ∇ ⋅ JdV
V ( S ) ∂t
4
V (S )
Equazione di continuita`
• Siccome la superficie S e` arbitraria, l’uguaglianza degli
integrali implica quella degli integrandi
• Si ottiene cosi’ l’eq. di continuita` in forma differenziale

  ∂ρ
∇⋅J = −
∂t

5
Lemma
  di un campo vettoriale e`
( )
• La divergenza della rotazione
identicamente nulla ∇ ⋅ ∇ × A ≡ 0
• Per dimostrarlo poniamoci in un sistema cartesiano e
calcoliamo la divergenza
   ∂   ∂   ∂  
(
∇⋅ ∇× A =
∂x
) (
∇× A x +
∂y
) (
∇× A y +
∂z
)
∇× A z ( )
• Il primo termine e`

  ∂ ∂

( )
∂  ∂Az y  ∂ Az
2
A 2
Ay
∇ × A x =  −  = −
∂x ∂x  ∂y ∂z  ∂x∂y ∂x∂z
6
Lemma
• Gli altri due termini si ottengono per permutazione ciclica
degli indici, avremo quindi

   ∂ 2 Az ∂ 2 Ay ∂ 2 Ax ∂ 2 Az ∂ 2 Ay ∂ 2 Ax
(
∇⋅ ∇× A = ) − + − +
∂x∂y ∂x∂z ∂y∂z ∂y∂x ∂z∂x ∂z∂y
− =

 ∂ Az ∂ Az  
2 2
∂ 2
A ∂ 2
A   ∂ 2
A ∂ 2
Ax 
=  −  +  y
− y
 +  x
− 
 ∂x∂y ∂y∂x   ∂z∂x ∂x∂z   ∂y∂z ∂z∂y 
• Siccome l’ordine di derivazione e` irrilevante, i termini si
elidono a due a due e il lemma rimane dimostrato
7
Limiti della legge di Ampère
• Non è applicabile a correnti non  
stazionarie (ad es. un condensatore)
• Data una curva C, che contorna il ∫ B ⋅ dl = µ0i
C
filo, la circuitazione del campo B è
µ 0i
• La corrente concatenata aC S2
risulterebbe
– attraverso S1 : i S1
– attraverso S2 : zero
• Per cui la legge di Ampère dà due
risultati diversi a seconda che sia
applicata a S1 o a S2 C

8
Maxwell
• Si può vedere anche in forma differenziale:
  
∇ × B = µ0 J
• Se facciamo la divergenza di entrambi i membri otteniamo che
il primo membro si annulla, mentre il secondo, per l’eq. di
 generale
continuita`, in   è diverso da zero:   ∂ρ
(
∇⋅ ∇× B ≡ 0 ) µ 0∇ ⋅ J = − µ 0
∂t
• Maxwell propose di aggiungere un termine alla legge di
Ampere, in modo da renderla sempre verificata
• L’obiettivo e` arrivare all’eq.

    
(
∇ ⋅ ∇ × B − µ0)∂ρ
∂t
= µ 0∇ ⋅ J
9
Maxwell
• Usando la legge di Gauss, esprimiamo la densità di carica in
termini della divergenza del campo E:
   ∂    
( )
∇ ⋅ ∇ × B − µ 0ε 0
∂t
( )
∇ ⋅ E = µ 0∇ ⋅ J

• Invertendo le operazioni di derivata temporale e di


divergenza, e poi raccogliendo questo operatore:

   ∂E   
∇ ⋅  ∇ × B − µ 0ε 0  = µ 0∇ ⋅ J

 ∂t 
• L’equazione riformulata che Maxwell propose è dunque

   ∂E
∇ × B = µ 0 J + µ 0ε 0
∂t
10
Maxwell
  dΦ ( E )
• In forma integrale: ∫C B ⋅ d l = µ 0 i + µ ε
0 0
dt
• Il nuovo termine è proporzionale alla derivata del
flusso del campo E rispetto al tempo
• Per il condensatore il nuovo termine dà:
– attraverso S1 : zero
dΦ ( E ) dQint
– attraverso S2 : µ 0ε 0 = µ0 = µ 0i
dt dt
Esattamente quel che serve per S2
rendere uguali i conti su S1 e S2
S1

C
11
Corrente di spostamento
• Il termine dΦ ( E )
ε0 = is
dt
• vien detto corrente di spostamento
• L’equazione di Ampère-Maxwell
  dΦ ( E )
∫C B ⋅ dl = µ0i + µ0ε 0 dt = µ0 (i + is )
• è la 4a equazione dell’e.m. nella sua forma completa

12
Equazioni di Maxwell
 Qtotint
• Legge di Gauss per il campo E Φ( E ) =
ε0
• Assenza di monopoli 
magnetici Φ( B) = 0
• Legge di Faraday-Neumann 
  dΦ ( B )
∫C E ⋅ dl = − dt
• Legge di Ampère-Maxwell 
  dΦ ( E )
∫C B ⋅ d l = µ 0 i + µ ε
0 0
dt

13
LE EQUAZIONI DI MAXWELL NELLA MATERIA

∂E
Materiali omogenei, ∇ × B = μJ cond + εμ
∂t
isotropi e lineari ∂B
D = εE ∇×E = −
∂t
B = μH
∇ ⋅ E = ρ lib ε

∇⋅B = 0

Come nel vuoto con:


ε0 ⇒ ε = εrε0
μ0 ⇒ μ = μ rμ0
nel caso di discontinuità del materiale valgono le seguenti:

condizioni di raccordo alle superfici

 Et1 = Et 2
 n
ε1En1 = ε 2 En 2
Ε1 Ε2
 Bt1 μ1 = Bt 2 μ 2 t

 Bn1 = Bn 2 ε1, μ1 ε2,μ2
es. vetro es. aria
LE ONDE ELETTROMAGNETICHE
∂E
I) ∇×B = εμ
∂t
Prendiamo il rotore della II eq.:
∂Β ∂ ∇×E = −
∂B
∇ × (∇ × E) = − ∇ × = − (∇ × B)
II)
∂t
∂t ∂t
III) ∇⋅E = 0
da un’identità di operatori e utilizzando la III):
IV) ∇⋅B
∇ × (∇ × E) = − ∇ 2 E + ∇(∇ ⋅ E) = − ∇ 2 E

quindi, dalla I):


∂ ∂  ∂E 
− ∇ E = − (∇ × B) = −  εμ
2

∂t ∂t  ∂t 

ovvero:
∂ 2
E
− ∇ 2 E = − εμ 2 equazioni delle onde
∂t
LE ONDE ELETTROMAGNETICHE

Eq. onde di campo Eq. onde elastiche


elettrico (acustica, ecc)

∂ 2
E ∂2 f  1 ∂ f
2
− ∇ E = − εμ 2
2
=  2 2
∂t ∂x 2
 v  ∂t

 ∂ 2
∂ 2
∂ 2   ∂2Ey ∂2Ey ∂2Ey 
∇ 2E ≡  2x +
E E x
+
E x ˆ
i +  + + ˆj +
 ∂x 2   ∂x 2 2 
 ∂ y 2
∂ z   ∂y 2
∂z 
 ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez 
+  2 + + kˆ
 ∂x ∂y 2
∂z 
2

In sostanza, una variazione locale di E:
∂E
I) ∇×B = εμ
∂t

∂B
II) ∇×E = −
per via delle: ∂t

III) ∇⋅E = 0

IV) ∇⋅B

si propaga nello spazio circostante secondo la:

∂ 2E
∇ E − εμ 2 = 0
2

- ∂t

+
∂E
Si opera analogamente con il vettore B I) ∇×B = εμ
∂t
e si ottiene: ∂B
II) ∇×E = −
∂t

III) ∇⋅E = 0

IV) ∇⋅B
∂ 2E
a) ∇ E − εμ 2 = 0
2

∂t
(2)
∂ B
2
b) ∇ 2 B − εμ = 0
∂t 2

equazioni delle onde tridimensionali


per E e B (onde elettromagnetiche)
rappresentazione intuiva

∂E
∇ × B = εμ
∂t

E(t)

∂B
∇×E = −
∂t

onda elettromagnetica
∂ 2
E
Prendiamo un campo alla volta: ∇ E − εμ 2 = 0
2

∂t
equazione vettoriale
tridimensionale

 ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex
 + + − εμ 2 = 0

∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t

∂ 2
E  ∂2Ey ∂2Ey ∂2Ey ∂2Ey
∇ 2 E − εμ 2 ≡  + + − εμ = 0
∂t  ∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t 2


 ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez
 + + − εμ 2 = 0
 ∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t

3 equazioni differenziali scalari tridimensionali!

soluzioni: onde tridimensionali vettoriali


Alcune considerazioni generali:


 ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex

+ + − εμ 2 = 0

∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t

 ∂2Ey ∂2Ey ∂2Ey ∂2Ey
 + + − εμ = 0
 ∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t 2


 ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez
 + + − εμ 2 = 0


∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t

sono equazioni alle derivate parziali lineari

la combinazione lineare di due


soluzioni è anch’essa soluzione
(vale il principio di sovrapposizione)
Per una sola componente:

∂ 2
E
∇ E − εμ 2 = 0
2

∂t
Per esempio x

∂ 2
E ∂ 2
E ∂ 2
E ∂ 2
E ∂ 2
Ex
∇ E x − εμ 2 ≡
2 x x
+ x
+ x
− εμ 2 = 0 (3)
∂t ∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t

soluzioni: onde tridimensionali scalari


per ognuna delle componenti
(es. di onde scalari: le onde acustiche)
CARATTERISTICHE DELLE ONDE E.M.

• CARATTERISTICHE SPAZIALI: forma del fronte d’onda,


polarizzazione

• CARATTERISTICHE TEMPORALI: onde


monocromatiche, spettro di frequenza
CARATTERISTICHE SPAZIALI DELLE ONDE

Richiamiamo cosa succede in una dimensione:


∂2E ∂2E
− εμ 2 = 0
∂x 2
∂t
dalla matematica:

∂2 f  1 ∂ f
2
=  2 2 f(x, t) = F(x − vt ) + G ( x + vt ) (4)
∂x 2
 v  ∂t
1 soluzione generale monodimensionale
v =
εµ
F(x-vt), G(x-vt) qualsiasi!
f(x, t) = sin (x − vt ) + cos( x + vt )

ESEMPI: f(x, t) = (x − vt ) 2 + ( x + vt ) 3

f(x, t) = e(x − vt ) + ( x + vt )
PROPAGAZIONE DELLE ONDE 1
v =
εµ
f(x, t) = F(x − vt ) + G ( x + vt )
(4)

si noti la simmetria x ↔ vt

v
f
propagazione!
F(x, t) F(x, t + ∆t)

x
onde scalari unidimensionali

una funzione di x che si propaga con velocità v

v F(x - vt) onda progressiva


f Ep(x - vt)

F(x, t) F(x, t + ∆t)

x
insieme a una che si propaga con velocità -v
f
-v G(x + vt) onda regressiva
Er(x + vt)
G(x, t+∆t) G(x,t)
x
onde scalari unidimensionali

le ampiezze relative dipendono dalle condizioni iniziali

f v f(x, t) = F(x − vt ) + G ( x + vt )
-v

F(x) G(x)
x

1
per il campo E: v = dipende dal materiale
εμ

1
nel vuoto: v = ≡ c = (299792456.2 ± 1.1) m/s
ε 0μ 0
approfondimento - dimostrazione Dimostriamo che:

∂2 f  1 ∂ f
2
=  2 2 f(x, t) = F(x − vt ) + G ( x + vt ) = F (u ) + G ( w)
∂x  v  ∂t
2

infatti:
∂f dF  du  dG  dw  dF dG
=  +   = +
∂x du  dx  dw  dx  du dw

∂2 f d 2 F  du  d 2G  dw  d 2 F d 2G
=  +   = +
∂x 2
du  dx  dw  dx 
2 2
du 2
dw2

∂f dF  du  dG  dw  dF dG
=   +   = -v + v
∂t du  dt  dw  dt  du dw

∂2 f d 2 F  du  d 2G  dw   2
2 d F d 2G  2 ∂ f
2
= -v 2   + v 2   = v  2 + 2 
= v
∂t 2 du  dt  dw  dt   du dw  ∂x 2
∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex
− εμ = 0 + + − εμ = 0
∂x 2
∂t 2
∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t 2

idem per le altre componenti

E x ≡ E x ( x, y, z , t ) = E x (r, t ) più varietà di soluzioni

onde con fronte d’onda: a) piano


b) sferico
c) cilindrico
d) irregolare
onde scalari 3D
esaminiamo i primi due casi:

a) onda piana E (r, t ) ≡ E ( z , t ) = E p(z − vt ) + Er ( z + vt )

E(t2) E(t3)
E(t4)
E(t1) = cost

F(z − vt )
x

v
z
y

fronti d’onda
onde scalari 3D

a) onda piana E (r, t ) ≡ E ( z , t ) = E p(z − vt ) + Er ( z + vt )

F(z − vt )
x
v

z
y

fronte d’onda
onde scalari 3D

b) onda sferica E (r, t ) =


1
r
[E (r − vt ) + E (r + vt ) ]
p r

fronti d’onda x E(r,t3)


E(r,t4)
E(r,t2)

r E(r,t1)

y ≈ onda piana
Onde vettoriali: la polarizzazione
Comunque il campo E è un vettore a tre componenti

 ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex E(t)
 + + − εμ 2 = 0

∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t Ex

 ∂2Ey ∂2Ey ∂2Ey ∂2Ey
 + + − εμ = 0 Ez
 ∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t 2

 Ey
 ∂ Ez ∂ Ez ∂ Ez
2 2
∂ Ez
2 2

 + + − εμ 2 = 0
 ∂x 2
∂y 2
∂z 2
∂t

Ex ≡ Ex (r, t )
soluzioni 
vettoriali E y ≡ E y (r, t )
Ez ≡ Ez (r, t )

onde vettoriali

Come variano le componenti e quindi la direzione di E?


prendiamo, per esempio:
E ≡ E(z, t) onda piana propagantesi lungo z
E(z, t) E(z, t+∆t1) E(z, t+∆t2)

x
v v v

y
onde vettoriali

la scelta E ≡ E(z, t) implica:


∂ 2E ∂ 2E ∂ 2E
∇ 2E − εμ = 0 − εμ 2 = 0
∂t 2 ∂z 2
∂t

∂E x ∂E y ∂Ex ∂E y ∂Ez ∂Ez


poiché: = = = = = = 0
∂x ∂x ∂y ∂x ∂x ∂y
e, dalla III eq. di Maxwell:
∂E z
∇⋅E = = 0 Ez = cost. Ez non appartiene a
∂z un’onda propagante

quindi: Ep,r(z, t) = Ex(z, t) i + Ey(z, t) j


vettore d’onda
E⊥v onde trasversali
E⊥k (per qualsiasi fronte d’onda)
onde vettoriali

analogamente, per B ≡ B(z, t):


∂Bz
∇⋅B =
∂z
= 0 B ⊥ v, k

scegliendo E = Ex i (polarizzazione lineare lungo x) dalla II eq. di Maxwell si ha:


∂Ex ∂B
∇×E = j = −
∂z ∂t
ovvero: la tripletta dei vettori

B ≡ By j E⊥B x

E
k
B z
vettore d’onda y
polarizzazione lineare

Come varia la direzione del campo?

1) Polarizzazione lineare
+E
E(t)
il campo varia lungo una direzione costante Ex
(varia solo il modulo)
Ez
Ey

v
x -E

direzione di
polarizzazione

y onda polarizzata linearmente (es: lungo x)


polarizzazione lineare

considerando anche B:

v
x
osservatore
E fisso

y
polarizzazione lineare

considerando il fronte d’onda:


E ≡ Ex(z, t)i onda piana polarizzata lungo x e propagantesi lungo z

E(z, t) E(z+∆z, t)

x
v v v

y
polarizzazione ellittica

2) Polarizzazione ellittica destra


Ex
il campo ruota lungo un’ellisse (cerchio)
E(t)
Ez
Ey

onda polarizzata ellitticamente


(nel piano x,y) sinistra
x v

y
polarizzazione ellittica
polarizzazione ellittica di un’onda piana

il campo ruota lungo un’ellisse (cerchio)

E(z, t) E(z+∆z, t)

x
v

z
y
onde non polarizzate

3) onde non polarizzate


Ex E(t)
la direzione varia casualmente
(ma rimane sul piano trasversale) Ez
Ey

onda non polarizzata

x
v

y
polarizzazione

inoltre dalla I e dalla II eq. di Maxwell:


∂E x ∂By ∂By ∂Ex
= − e = − με
∂z ∂t ∂z ∂t
ponendo:
Ex = Ex ( z ± vt ) = Ex (ξ) e By = By ( z ± vt ) = By (ξ)

∂E x ∂E x ∂ξ ∂E x ∂B y ∂B y ∂ξ ∂B y
si ha: = = = − = − = − ⋅ (  v)
∂z ∂ξ ∂z ∂ξ ∂t ∂ξ ∂t dξ
ovvero:

∂E x ∂B y
= ± v⋅ Ex = ± v ⋅ By + cost.
∂ξ ∂ξ
onde piane vettoriali

Ex
in conclusione: = ±v
By

E = v = 1
E = B× v B εμ

E
= μ
impedenza caratteristica ε = Z mat
H

E0 μ0
nel vuoto: = Z0 = = 377 Ω
H0 ε0
Riepilogo
∂ 2E
∇ E − εμ 2 = 0
2

∂t
∂ 2B onde vettoriali
Eq. di Maxwell ∇ B − εμ 2 = 0
2

∂t tridimensionali
equazioni delle onde

onde con diversi


polarizzazione dei campi fronti d’onda
1) piano
2) sferico

E⊥B⊥k onde trasversali

1 E = v = 1 E μ
v≡c= = ε = Z mat
ε 0μ 0 B εμ H
nel vuoto
Ampiezza delle onde riflesse e rifratte
• Usando le eqq. di Maxwell si possono trovare le relazioni tra le ampiezze delle
onde incidente, riflessa e trasmessa
• Tali relazioni sono diverse nel caso in cui l’onda sia polarizzata nel piano di
incidenza π o in direzione perpendicolare σ

 
Ei Er E ∈π Ei Er E || σ
i r i r

Et Et
t t

47
Ampiezza delle onde riflesse
• Il rapporto tra l’ampiezza del campo elettrico riflesso e quello incidente è, nei
due casi

 Er  tg (i − t )  Er  sin(i − t )
  =   =−
sin(i + t )
 Ei π tg (i + t )  E i σ

 
Ei Er E ∈π Ei Er E || σ
i r i r

Et Et
t t

48
Intensità delle onde riflesse e rifratte
• Il rapporto delle intensità è dato dai coefficienti di riflessione di Fresnel

 Ir   E r  2 tg 2 (i − t )  Ir   E r  2 sin 2 (i − t )
Rπ =   =   = 2 Rσ =   =   = 2
 Ii π  E i π tg (i + t )  Ii σ  E i σ sin (i + t )

• Nel caso in cui il mezzo non sia assorbente, l’energia si distribuisce tra l’onda
riflessa e quella trasmessa, per cui i coefficienti di trasmissione sono

Tπ = 1 − Rπ Tσ = 1 − Rσ

49
Angolo di Brewster
polarizzazione per riflessione

• È un caso limite che si presenta quando il campo è polarizzato nel piano di


incidenza e gli angoli soddisfano la condizione i+t=π/2 che comporta la
divergenza del denominatore di Rπ e l’annullamento dell’onda riflessa
• L’angolo i=θB corrispondente è detto angolo di Brewster

sini sin θ B sin θ B


n= = = = tgθ B
sin t sin t sin(π /2 − θ B )

• Se l’onda incidente non è polarizzata, essa può comunque essere pensata


come sovrapposizione di due onde, una con polarizzazione nel piano
d’incidenza e l’altra in direzione perpendicolare
• All’angolo di Brewster la prima componente è solo trasmessa e l’altra è sia
riflessa che trasmessa, ciò significa che l’onda riflessa è polarizzata
perpendicolarmente al piano d’incidenza

50
Riflessione di luce non
polarizzata
• Per luce non polarizzata a ciascuna polarizzazione e`
associata meta` della potenza dell’onda

• Per il fascio riflesso abbiamo

1 1 R + Rσ
Pr = Prπ + Prσ = PRπ + PRσ = P π = PR
2 2 2
• Ove R e` il coefficiente di riflessione per luce non polarizzata

51
Incidenza normale
• Cioè i=0, in tal caso r=t=0 e i rapporti delle ampiezze di riflessione
diventano (*)
i − t i −1 n i n −1 i −t n −1
rπ = = = rσ = − =−
i + t i +1 ni n +1 i+t n +1
• e i coefficienti di riflessione
 n −1 2
Rπ = Rσ =  
 n +1
• (*) per dimostrarlo
tg (i − t ) tg (i − t ) i − t i + t i −t
rπ = lim = lim = lim =
i →0
tg (i + t ) i →0
i − t i + t tg (i + t ) i →0
i+t
 i t   i t 
= lim  sin i − sin t   sin i + sin t =
i →0
 sin i sin t   sin i sin t 
sin i − sin t sin i − (1 n )sin i n − 1
= = =
sin i + sin t sin i + (1 n )sin i n + 1
52
Coefficienti di Fresnel
• In figura sono riportati i coefficienti in funzione dell’angolo di incidenza per i
due casi n1<n2 e n1>n2

• Figura tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_di_Fresnel


Birifrangenza
• Esistono sostanze, come la calcite e il quarzo, che sono otticamente
anisotrope, cioè si comportano in modo diverso a seconda della
direzione in cui si propaga la luce
• Se un raggio di luce incide su una sostanza birifrangente, esso può
separarsi in due raggi, il raggio ordinario e quello straordinario
• I due raggi, polarizzati linearmente in direzioni mutuamente
perpendicolari, si propagano a velocità diverse e possono anche
propagarsi in direzioni diverse, a seconda dell’orientamento relativo
tra il materiale e l’onda incidente

54

54
Birifrangenza
• Si possono introdurre due indici di rifrazione, uno per
ciascun raggio: no e ns, tenendo conto che l’indice di
rifrazione del raggio straordinario dipende dall’angolo
tra un asse caratteristico del cristallo e il campo E

• Nota:
• Per l’onda straordinaria bisogna estendere il principio di Huygens,
ammettendo che le onde elementari non siano più sferiche ma
ellissoidali
• L’inviluppo di queste onde fornisce ancora il fronte d’onda e la
direzione di propagazione, che però non è più perpendicolare al
fronte d’onda
• La legge di Snell, in entrambe le sue parti, non è applicabile al
raggio straordinario
55

55
Birifrangenza
• In un cristallo birifrangente esiste una direzione particolare in cui i
due raggi si propagano alla stessa velocità; questa direzione è
detta asse ottico della sostanza
• Se la luce incide parallelamente all’asse ottico, non accade nulla
di insolito
• Se la luce incide con un certo angolo rispetto all’asse ottico, ma
perpendicolarmente alla faccia del cristallo, i raggi si propagano in
direzioni diverse
• Se si ruota il cristallo attorno alla direzione dell’onda, il raggio
straordinario ruota nello spazio

raggio ordinario

raggio straordinario

56
asse ottico

56
Birifrangenza
• Se la luce incide perpendicolarmente alla faccia del cristallo e
all’asse ottico, i due raggi si propagano nella stessa direzione ma
a velocità diversa
• Per conseguenza escono dal cristallo con una differenza di fase
che dipende dallo spessore della lamina e dalla lunghezza d’onda
λ della luce incidente
• In una lamina a quarto d’onda, lo spessore è tale che, all’uscita dal
cristallo, lo sfasamento tra le onde (della particolare λ) è π/2
• Una lamina a quarto d’onda permette di creare un fascio
polarizzato circolarmente partendo da uno polarizzato linearmente

raggio ordinario

raggio straordinario

asse ottico 57

57
Assorbimento selettivo asse ottico

• E` il fenomeno per cui in alcune sostanze


(tormalina, erapatite) l’assorbimento della
luce dipende dalla sua polarizzazione E||
asse di
• Le molecole che formano tali sostanze trasmissione E⊥
sono allungate e permettono agli elettroni
di muoversi preferenzialmente in tale
direzione, assorbendo l’onda incidente
polarizzata parallelamente
onda incidente

• La componente perpendicolare non e` invece assorbita (gli elettroni


non possono muoversi in questa direzione)
• Ne segue che se il materiale e` abbastanza spesso la componente
parallela all’asse ottico viene eliminata e rimane solo quella
perpendicolare
• Rimane cosi’ definito un asse preferenziale del materiale,
ortogonale all’asse ottico, detto asse di trasmissione

58
Polarizzazione
• Un polarizzatore a birifrangenza separa le due
componenti di polarizzazione, mentre uno ad
assorbimento ne elimina una delle due
• In entrambi i casi è possibile selezionare una delle
due polarizzazioni e poi studiarla con un secondo
polarizzatore, detto analizzatore

59
Legge di Malus
• Consideriamo un’onda di intensità I0,
incidente su un polarizzatore θ
E
• Supponiamo che sia polarizzata E cosθ
linearmente col campo E in un piano
parallelo al polarizzatore, ma
inclinato di un’angolo θ rispetto al analizzatore
suo asse

• Possiamo immaginare l’onda incidente come composta da


un’onda polarizzata lungo l’asse con ampiezza Ecosθ e un’onda
polarizzata in direzione perpendicolare con ampiezza Esinθ
• La componente parallela passa indisturbata, mentre quella
perpendicolare viene assorbita
• L’intensità dell’onda che passa il polarizzatore è quindi
I ∝ E 2 cos2 θ ovvero
60
I (θ ) = I0 cos θ
2

60
Legge di Malus
• Se l’onda incidente non è polarizzata, oltre il polarizzatore avremo
– un’onda polarizzata parallelamente all’asse del polarizzatore
1
– con intensità uguale a metà di quella incidente I = I0
2

polarizzatore

• Infatti per un’onda non polarizzata le due componenti sono


presenti con lo stesso peso e il polarizzatore ne elimina una

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