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Los cuerpos del tango (versione lingua italiana)

Lidia Ferrari
Lungo la sua storia il tango ha sviluppato due pratiche diverse: il tango
argentino vero e proprio e il tango che si balla sulla scia di altre danze standard.
Tale secondo esito, già evidente agli inizi del XX secolo, ha dato vita ad un
tango che possiamo definire ‘internazionale’.

Il tratto peculiare del tango argentino risiede nel fatto che è una danza di
improvvisazione: due corpi abbracciati improvvisano con i piedi. Questo
richiede la ‘conduzione’ per iniziare i movimenti. Chi conduce decide le figure,
ma la partner risponde a sua volta e tutte due i ballerini devono ‘ascoltarsi’. Ciò
significa che uno degli elementi essenziali sarà ascoltare il corpo dell'altro. Non
si tratta dunque di realizzare coreografie pre-impostate e senza l’abbraccio.

La conseguenza è che la chiave dell’insegnamento del tango argentino è quella


di far apprendere come avviare i movimenti dinamici dei due corpi. Questa
necessità non sarà mai sottolineata abbastanza nei processi di insegnamento-
apprendimento. Il Tai Chi, per esempio, come altre arti marziali, ha movimenti
simili al tango però sono fatti individualmente, non in coppia. La persona è sola
con il suo corpo. Combatte con il suo corpo, ma non con un altro corpo. Nel
tango sono due corpi che si abbracciano e che devono entrare in relazione in un
ballo che non appartiene a ciascuno di essi ma ad entrambi. Danza e musica
sono come una ‘terza parte’ che li unisci e/o li separa.

Ognuno dei due ballerini rispettivamente guida e viene guidato


nell’improvvisazione dall’azione complementare del partner. Il tango è per
entrambi i partner paragonabile ad una scatola piena di sorprese. Tra queste
scopriamo:
1. L’intimità. Il tango propone un’esperienza di intimità, dovuta al fatto
che si balla
abbracciati e improvvisando, il che comporta un’intesa con il partner e
un’interazione tra le reciproche sensibilità.
2. L’improvvisazione che richiede concentrazione e connessione tra i due
partner.
3. La musica che prevede molte varianti orchestrali. Ogni tango è un pezzo
unico - siamo obbligati a ballare interpretando questa differenza.

Il tango non è un ballo standard


Nel ballo standard le coreografie sono prestabilite. Quando si sa quello che si
deve fare l’emozione molte volte proviene dal saper praticare sempre nuove
figure. Il tango fa invece appello a quel tratto personale che è in ciascuno di noi,
diverso da quello del nostro vicino. Anche il semplice camminare nel ballo può
rivelarsi un’esperienza di emozione, perché si cammina vibrando con la musica
e insieme al corpo del partner.

E' questa caratteristica del ballo del tango che voglio sottolineare in questa
presentazione.
I due luoghi classici per ballare il tango sono il palcoscenico – laddove si realizza
uno spettacolo o un’esibizione – e la pista da ballo, la sala, la milonga, dove il
ballo è visto invece come incontro sociale.

Si conosce un’ampia varietà di stili nel ballo del tango. Essi appaiono e
spariscono nel tempo, perché il tango è qualcosa di vivo che cambia e si
perfeziona. Vi è comunque una netta differenza, anche se molti non la
percepiscono, tra il tango per lo spettacolo e il tango dalla sala da ballo, del
salón. Non sono necessariamente stili diversi di tango ma per essere ballato in
luoghi diversi il tango deve però adattarsi.
Sul palcoscenico i ballerini sono protagonisti esclusivi e desiderano essere
ammirati e applauditi per il loro ballo. Sulla pista, invece, tutti i ballerini sono
protagonisti e ciascuno di essi desidera essere apprezzato soprattutto dal
partner. Sul palcoscenico lo spazio è più ampio, perché i ballerini sono soli e
possono muoversi eseguendo passi lunghi e movimenti complessi, senza il
timore di urtare o colpire qualcuno. Inoltre, i movimenti devono essere più
evidenti perché si vedano bene. Nella pista, invece, lo spazio è limitato e deve
essere condiviso con le altre coppie. Ci vuole rispetto reciproco per poter ballare.
Il tango si fa allora più intimo.

L'intimità che si riesce ad acquisire nella comunicazione del ballo è,


innanzitutto, uno atteggiamento culturale. Quella capacità di contatto corporeo
con l'altro è quel che risulta più difficile da raggiungere in alcuni casi. In certe
culture lo sviluppo dei balli standard è frequente. Il divertimento e simile ai
balli delle sale dei palazzi aristocratici dove si ballava il minuetto o danze gravi.
I corpi si incontravano sporadicamente, si allacciavano e si scioglievano. Tutti
sapevano quello che dovevano fare.

Il tango che si balla nelle ‘milongas’, diverso dal ballo standard, è quello che
chiamo il tango del ascolto.
Il tango prevede l’ascolto dell'altro, dell'altro corpo, della sensibilità dell'altro.
Questa caratterizzazione ci permette pensare nel setting psicoanalitico, dove
l’ascolto è il protagonista. La differenza è che non si tratta di parole, ma di corpi.
E in questo senso vi è una certa difficoltà, perché non siamo abituati ad
ascoltare il nostro corpo, per non parlare della difficoltà ulteriore di ascoltare il
corpo di un altro.

Anche il rapporto con il proprio corpo non è dato per scontato. Anche se
possiamo pensare che ci appartenga, il corpo si comporta spesso come un vero
estraneo. Questo corpo che non sappiamo se lo ‘abbiamo’ o se ‘siamo’ un corpo.
Questo ascolto è un ascolto che si prepara a partire da un linguaggio comune
che si apprende. Come quando se impara una lingua straniera. Ci sono persone
che non parlano bene una lingua, ma desiderando comunicare riescono a farlo.
Altri hanno perfetta gestione di una lingua, ma non hanno nulla da dire.
Come nella pratica psicoanalitica nel tango ogni persona si ascolta nella sua
singolarità. La psicoanalisi non è una pratica terapeutica standard, sulla base di
un modo generale di pensare al soggetto.
Credo che non sia un caso che il tango è stato inventato a Buenos Aires e che
Buenos Aires sia una delle capitali nel mondo della psicoanalisi. Abbiamo la
più alta percentuale al mondo di psicoanalisti per numero di abitanti. Molto
rapidamente, perché questo sarebbe un tema da approfondire, ci sono alcuni
tratti culturali che possono essere riconosciuti in entrambi, il tango e la
psicoanalisi: il coinvolgimento del soggetto nella sua singolarità. Il porteño
(abitanti della città di Buenos Aires) non è molto appassionato di balli standard.
In vece, nel tango mette in scena un forte desiderio soggettivo.
Agli argentini piace la conversazione, l’ascolto. I caffè di Buenos Aires sono la
dimostrazione di questo bisogno di parlare con l’altro, sempre. Di intimità nella
conversazione, parliamo di cose profonde della vita. Come nel tango. Abbiamo
bisogno dell’altro e di un scambio intimo con lui.

Per Borges il tango (lo chiama ‘milonga’) è un modo argentino di conversare e


di completare l’altra passione argentina che è l’amicizia. Nell’amicizia e nel
tango il nucleo è la conversazione.
Non possiamo dire che nel dispositivo psicoanalitico si tratti specificamente di
una conversazione, tuttavia si tratta certamente di ascoltare l' altro.

Possiamo quindi aggiungere la psicoanalisi agli altri due “luoghi” dove si gioca
ciò che Borges chiama la “conversación argentina”: L’amicizia, il tango e la
psicoanalisi.

Vi sono molti corpi nel tango.


1. Uno è il corpo della competenza, della rivalità con altri corpi, altre
persone. E’ un corpo frenetico che deve realizzare coreografie complesse
per dimostrare abilità. Si tratta di essere il migliore.

2. C’è il corpo della difficoltà, per esempio, quello relativo alle difficoltà
generate dal Parkinson, a cui il tango offre la possibilità di incontrare il
piacere anche quando il corpo non risponde come un tempo. L’esperienza
del ballo del tango mette in azione l’immagine del proprio corpo e l’idea
che si ha delle proprie potenzialità nel ballo. Lavorare su questi aspetti
può modificare il modo di stare con il proprio corpo e la raffigurazione
mentale che di esso si ha.

3. C’è il ‘corpo magnifico’, quello della danza, e delle destrezza. Il piacere


che offre l’intrecciarsi senza bloccarsi. Si tratta di corpi a rischio, a rischio
di coincidere, di non intendersi, di non poter ballare

4. C’è il corpo dell’immagine. Per la bellezza dei suoi movimenti e il suo


carattere complesso il tango si offre allo sguardo e all’ammirazione. Il
piacere di esibirsi e la contemplazione dei corpi. Qui può annidarsi
l’eccesso in quanto si sviluppa uno sguardo che seleziona i corpi più belli,
i più seducenti e ciò produce una segregazione dei corpi. Per questa
ragione il tango nella milonga è più ‘democratico’ e generoso con tutti i
corpi. L’unica premessa è il desiderio di ballare.

Per ballare abbiamo bisogno di un corpo che abbia voglia di ballare e che possa
farlo. Attraverso il ballo cerchiamo il piacere e il corpo ne è il mezzo, ma anche il
fine, perché la soddisfazione che otteniamo è per sua natura tanto fisica quanto
psichica.
Nella cultura occidentale, cioè, le attività fisiche hanno sempre avuto un
apprezzamento minore di quelle intellettuali. In questi ultimi tempi si sta
ricominciando a privilegiare il corpo, ma spesso come ‘macchina’. Il corpo è
debole, fragile, vulnerabile. Il simbolico nell’uomo ha consentito di distaccarsi
dai limiti della fisiologia e delle sue necessità. C’è il corpo che limita, soffre e
sogna l’eternità perché non la possiede.
Occorre sviluppare il corpo, ma non solo nelle sue funzioni propriamente
fisiche. Alcune attività fisiche sembrano privilegiare un corpo senza psiche.
Tali attività ambiscono a un corpo-macchina, che non è altro che un corpo
solitario.
C’è un altro corpo che va oltre le proprie funzioni strettamente fisiologiche e
vitali, un corpo che gode al di là della propria corretta alimentazione e che può
soffrire benché le sue necessità vengano soddisfatte.
Il ballo, se non è un esercizio meccanico, è una fonte di godimento. Il tango –
che ci obbliga a connetterci strettamente con il partner in tutta la sua
complessità e – è un’esperienza di piacere legata all’incontro con l’altro,
all’estetica del movimento e alla relazione con la musica.

In un mondo nel quale sempre più la relazione con l’altro sceglie il video quale
intermediario, il contatto diretto con il corpo dell’altro, senza parole, è diventata
un’esperienza se non rara, poco frequente. Il predominio dell’immagine invade
la nostra vita quotidiana – immagini di tutti i tipi, anche del corpo. La
tecnologia che può modificare l’immagine del corpo fa si che anche il tango
formi parte di questo universo: il corpo deve essere (o apparire) giovane, bello,
snello.

Ora vedremo i ballerini ballare come in milonga, in uno spazio condiviso e


ristretto.

Presentazione di Lidia Ferrari: “I corpi del tango”. Evento Psicoanalisi e


Danza. Tango argentino e corpo parlante. Centro Culturale Candiani, Venezia
Mestre. Dicembre 2016.