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TRASMISSIONE DEL CALORE

Il calore è quella forma di energia che è trasferita come risultato di una differenza di temperatura.
I meccanismi del trasporto del calore sono: conduzione, convezione, radiazione.
Nei solidi la conduzione ha luogo attraverso il trasporto di energia vibrazionale da una molecola
ad un’altra. Può anche derivare dal trasporto di elettroni liberi.
Nei fluidi le molecole sono libere di muoversi rispetto alle altre. Il fluido fluisce da una
temperatura più alta a quella più bassa, il moto è causato da una differenza di densità: convezione
naturale. Quando il moto è imposto al fluido si ha la convezione forzata.
Tutti i materiali irradiano alle alte temperature energia termica sotto forma di onde
elettromagnetiche. La radiazione che colpisce un secondo corpo può essere parzialmente riflessa,
trasmessa, assorbita. Solamente in quest’ultimo caso appare come calore nel secondo corpo.
Il trasporto del calore ha frequentemente luogo simultaneamente per conduzione e convezione e in
casi particolari (temperature sopra i 300-400 °C) anche per radiazione.
In stato stazionario, che è la normalità dei processi chimici industriali, l’equazione generale della
velocità di trasporto del calore può essere scritta come:
q = Q/S = K ∆T scritta anche Q= KS∆T
q = flusso di calore per unità di superficie (Cal/h,m2 o J/s,m2);
Q = flusso di calore o potenza termica (Cal/h o J/s) (a rigore è una portata termica);
S = superficie di trasmissione del calore (m2);
K = coefficiente globale di scambio termico (Cal/h,m2,°C o J/s,m2,K);
∆T = differenza di temperatura (°C o K).
Industrialmente i processi di trasmissione del calore tra fluidi possono avvenire senza cambiamento
o con variazione di fase.

SCAMBIO TERMICO SENZA CAMBIAMENTO DI FASE


SCAMBIATORI DI CALORE
Il calore è trasferito da un fluido ad un altro attraverso una parete solida che li separa. Le più
usuali apparecchiature sono gli scambiatori di calore a tubi concentrici o a fascio tubiero. Nel primo
caso i due fluidi fluiscono per mezzo di una pompa (convezione forzata), uno nel tubo più interno
l’altro nella corona circolare delimitata dai due tubi. Nell’altro caso un fluido fluisce all’interno dei
tubi del fascio tubiero, l’altro all’esterno ed è contenuto dal fasciame.
Per i dettagli sul ∆T e il coeff. di scambio e sui concetti di equicorrente e controcorrente fate
riferimento alle diapositive dalla lezione.

SCAMBIO TERMICO CON CAMBIAMENTO DI FASE


CONDENSAZIONE
Gli scambiatori di calore con condensazione sono anche essi scambiatori a fascio tubiero con uno
dei due fluidi che passa da vapore a liquido. Esempi sono: la condensazione di un vapore che
proviene da una colonna di distillazione, l’altro fluido è un fluido refrigerante, e la condensazione di
vapor d’acqua impiegato come mezzo riscaldante di un altro fluido.
Nella determinazione della superficie di scambio si deve tener conto per Q del calore di
condensazione e dell’eventuale calore di raffreddamento del condensato e inoltre per K anche della
resistenza al passaggio del calore offerta dal liquido condensato sulla parete di separazione.
Più complicato diventa il calcolo quando il vapore è a più componenti, si hanno temperature di
condensazione variabili lungo lo scambiatore, e/o se vi è la presenza di incondensabili, questi
offrono una resistenza al passaggio del calore addensandosi sulla parete dei tubi.
Esiste un particolare condensatore, detto a miscela, in questo i due fluidi, vapore e fluido di
raffreddamento vengono tra loro mescolati. Esempio la condensazione di vapor d’acqua con acqua.

VAPORIZZAZIONE
Gli apparecchi per la vaporizzazione si dividono in:
1) Boiler (caldaia, generatore di vapore). Apparecchiatura tubolare a riscaldamento diretto.
2) Vaporizing exchanger (scambiatore per vaporizzazione). Apparecchiatura, scambiatori di calore
particolari, nella quale si converte il calore sensibile o latente di un fluido nel calore latente di
vaporizzazione di un altro. Si dividono in: reboiler (ribollitore) impiegato a fornire il calore
richiesto al fondo di una colonna di distillazione; evaporatore, il liquido da vaporizzare è acqua da
una soluzione acquosa; vaporizzatore negli altri casi.
Le apparecchiature maggiormente impiegate sono i ribollitori e, in particolare, gli evaporatori.
I tipi più comuni di ribollitori sono quelli a termosifone a circolazione naturale, a circolazione
forzata, tipo Kettle.
Quelli degli evaporatori a circolazione naturale o forzata, a fascio tubero corto o lungo, a fascio
tubero esterno. I criteri di scelta sono la natura del fluido di processo, in particolare viscosità e
propensione alle incrostazioni, la pressione di esercizio, la disposizione dell’impianto.
Nel caso della circolazione naturale il coefficiente globale di scambio termico è grandemente
influenzato dal coefficiente di convezione lato soluzione. Questo dipende in misura drastica dal ∆T.
Per piccole differenze di temperatura la circolazione è lenta dovuta solo alla variazione di densità
del fluido. Aumentando il valore si ha la formazione di bolle, ebollizione nucleata, e la velocità di
circolazione aumenta e così aumenta il coefficiente di convezione fino a che la formazione di bolle
forma un film di vapore sulla superficie di scambio che fa diminuire il coefficiente K. Il flusso
termico presenta pertanto un massimo ad un dato ∆T (∆T critico) variabile da soluzione a soluzione.
Le correlazioni per il calcolo di h sono per lo più empiriche ed è meglio impiegare dati sperimentali.
Nel caso della convezione forzata il coefficiente di trasmissione del calore deriva dalla somma di
due valori che tengono conto dell’ebollizione nucleata e della convezione forzata.
Gli evaporatori servono per concentrare soluzioni portandole al valore desiderato di impiego o per
cristallizzare, dopo raffreddamento, il solido, contenuto nella soluzione, per il suo utilizzo.

Bibliografia
A. Guadagni “Prontuario dell’Ingegnere” , Hoepli editore, Milano, 2003.
G.G. Brown “Le operazioni fondamentali Dell’Industria Chimica” Hoepli editore, Milano, 1966.
Bortolini, Menin “Gli scambiatori di calore” Cleup editore, Padova, 1989.