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della bibbia N.

3 - GIUGNO-AGOSTO 2011
Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1. comma 1, D.C.B. TO
n. 3/2011 - Tassa Pagata/Taxe Perçue Tassa Pagata/Taxe Perçue/Economy/C
108
L
o spazio fisico del deserto è di estrema importanza nella teologia biblica.

il mondo Esso rappresenta il luogo della solitudine in cui il pio israelita può
incontrare il suo Dio. È il luogo dell'essenzialità, dove l'assenza di ogni

della bibbia sovrastruttura porta alla sobrietà estrema e pone l'ineluttabile alternativa
tra la scelta di Dio o il suo rifiuto. Ne è prova l'esperienza della traversata
esodica tra fedeltà e ribellioni.
Il deserto è anche il luogo dell'intimità, della purificazione e del rinnovo della fedeltà
nella forma dell'innamoramento. È l'esperienza del profeta Osea che vi conduce
la sposa infedele per farla di nuovo innamorare (Os 2,16).
Nel deserto abita il dio Azazel, il divoratore della vita, alle cui fauci è inviato il capro
per l'espiazione dei peccati (Lv 16,10). Il deserto è tuttavia anche luogo di fioritura
e di rigoglio della vita che indicano la potenza salvatrice di JHWH (Is 35,1.7).
La ricerca di Dio e la segregazione dal mondo trovano realizzazione nel deserto.
In esso il Battista alza la sua voce per incitare alla conversione (Me 1,3) e Gesù
di Nazaret si ritira cercando la solitudine con suo Padre, mentre paradossalmente
incontra il tentatore (Mt 4,1).
Il presente numero di MdB offre interessanti studi sull'argomento che spaziano
dal significato del deserto nell'Antico Vicino Oriente, alla sua esperienza fondante
per l'antico Israele, fino alla sua considerazione da parte del Battista, di Gesù
e di Paolo.
La sezione degli «studi biblici» contiene preziosi contributi circa le origini
«teologiche» dell'uomo, il vangelo di Matteo e un approfondimento che inizia
da questo numero sui vangeli apocrifi, mentre continua la rubrica sul Gesù storico.
La sezione «Bibbia e cultura» si arricchisce iniziando a trattare la relazione tra Bibbia
e musica. _
I tabio terrario

G I U G N O - A G O S T O 2011 / N. 3 S O M M A R I O
A N N O 22°

Il mondo della Bibbia DOSSIER


Rivista bimestrale internazionale
I S S N 1120-7353

Titolo originale:
Le monde de la Bible
L'esperienza del deserto
© by Bayard Presse, Paris

Direttore della pubblicazione:


nella Bibbia
Georges Sanerot
Direttore delegato: A C IL DESERTO, OVVERO LA OS ARCHEOLOGIA E RICERCA
Pierre Langlois
Caporedattore:
i ~J RICERCA DELLE ORIGINI L O ' J L (E. Villeneuve)
Benoît de Sagazan (B. de Sagazan)
1 1 1 0 GENESI1-11: DIO E L'UOMO
Edizione italiana
0 PER GLI ABITANTI DELLA J J " J 0 ALLE ORIGINI DELLA SUA
Direttore: Fabio Ferrarlo
Redazione: Maurilio Bellini
Collaboratori: Mario Cimosa, Giorgio Zevini,
6"0 MESOPOTAMIA UNO SPAZIO
POPOLATO DA CREATURE INQUIETANTI
STORIA / 2 (M. Cimosa)

Cesare Bissoli, Rafael Vicent 1 A /|1 IL DISCORSO PARABOLICO


Email: mondobibbia@elledici.org (A. Perraud) J " " T J NEL VANGELO DI MATTEO
E-mail: donfabio@elledlci.org
(G. Zevini)
Traduttore: Raffaella Bertazzoli
LA RELIGIONE DEI BEDUINI
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9 (Intervista a J.-M. Durand) A A r A GLI SCRITTI APOCRIFI/1
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• per l'Estero € 43,00 | A 1 1 NELL'ANTICO TESTAMENTO IL C I C I GESÙ STORICO/8
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FONDANTE (M. Berder) ed il suo ambiente. La testimonianza
Amministrazione:
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dei papiri (F. Ferrano)
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di qualsiasi fotografia e testo. L L - L J DELL'ISLAM (J.-M.Mouton) ALL'INCONTRO (R. Bertazzoli)
Associato all'USPI
(Unione Stampa Periodica Italiana)
In copertina: Il wadi Run, in Giordania. © J o n Arnold/hemis.fr.
L'esperienza del deserto Presentazione

deserto
a ricerca
origini
Di B e n o î t Centinaia di nostri contemporanei, credenti e non, provano ogni anno
de S a g a z a n
Caporedattore l'esperienza del deserto. Che cosa vi cercano? Come se questo ambiente,
de «Le Monde
de la Bible» ostile all'uomo, potesse agire come una cartina di tornasole. Qualche cosa
che rivela l'uomo a se stesso, alle sue origini, a un Dio? Ma non è nel
deserto che si sono forgiati i grandi monoteismi?

Q
uando Pierre Loti inizia la sua bianche: a m m a s s o di materiale vergine, collo-
traversata del Sinai nel 1894, cato là sulla base del caso delle formazioni geo-
ha l'intenzione di arrivare sino logiche, mai cambiate dagli uomini, e lentamen-
alla Terra santa, con la sua te scavate dalle piogge, l e n t a m e n t e sgretolate
Bibbia in tasca. In particolare dal sole, sin dall'inizio del m o n d o » .
questa è per lui l ' o c c a s i o n e di Una meditazione che fa eco all'origine come
leggere o rileggere il libro del- quella descritta nel libro della Genesi (2,4b-5):
l ' E s o d o , ma egli c o m p i e questo lungo giro non «Nel giorno in cui il Signore D i o fece la terra e
da pellegrino, né da credente. Anzi, non gli inte- il cielo nessun cespuglio campestre era sulla ter-
ressa nulla. Così, giunto al monte Sinai, scrive ra, nessuna erba campestre era spuntata, perché
nel suo racconto di viaggio, intitolato II deserto: il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla ter-
« A h i m è , c o m e è silenziosa, sinistra e f r e d d a ra e non c ' e r a u o m o che lavorasse il suolo».
questa apparizione del santissimo monte, il cui Q u e s t o a m b i e n t e r i m a n e ostile allo scrittore
nome, in distanza, per noi ancora fiammeggiava. viaggiatore e terribilmente angosciante. Questo
I tempi sono troppo lontani, perduti per sempre, territorio è per lui quello della morte. «Qui vi
in cui l ' E t e r n o vi discese nelle nubi di f u o c o , al sono la sterilità e la morte». Ma, egli aggiunge,
suono terribile dei corni; finito tutto questo, es- si è c o m e affascinati dal silenzio e dalla non vi-
so è oggi vuoto, c o m e il cielo e c o m e le nostre ta, mentre spira u n ' a r i a salubre, mai respirata,
anime moderne; esso non racchiude più che va- vergine c o m e prima della creazione».
ni simulacri ghiacciati, ai quali i figli degli uo- C o m p l e t a m e n t e diversa la relazione con il de-
mini avranno ben presto smesso di credere [...]». serto intrattenuta durante una intera vita dal na-
M a l g r a d o tutto, la traversata del deserto lo tra- turalista T h é o d o r e M o n o d ( 1 9 0 2 - 2 0 0 0 ) . Dal
scina ad una meditazione sulle sue origini: «Le 1923, egli non ha mai s m e s s o di rastrellare il
m o n t a g n e sono di sabbia, di argilla e di pietre Sahara. In Pèlerin du Désert (1999), egli confi-

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Mar Nero

TURCHIA

'Aritiochia
Teheran'
SIRIA

Mar Mediterraneo LIBAI Damasco Baghdad

Kuwait

Deserto Deserto Persico


Libico del Nafud
MarSk^l
EGITTO
Rosso

Carta dei deserti da: « H o avuto la fortuna di incontrare il deserto, na: il c o n f r o n t o con la solitudine, con il gruppo
del Medio e Vicino questo filtro, questa cartina di tornasole. Esso senza il quale non si è più nulla, con se stessi....
Oriente. mi ha f o r m a t o , mi ha insegnato la vita, esso è Il deserto sembra agire c o m e una cartina di tor-
© Jean-Pierre Crivellari
bello, non mente mai, è pulito. Per questo moti- nasole, dice M o n o d .
vo bisogna affrontarlo con rispetto. Esso è il sa- P r o b a b i l m e n t e non è privo di significato che i
le della terra e la d i m o s t r a z i o n e di quello che tre grandi monoteismi, il giudaismo, il cristia-
h a n n o potuto essere la nascita e la purezza del- n e s i m o e l ' i s l a m , siano stati a n c h ' e s s i f o r m a t i
l ' u o m o q u a n d o egli f e c e i suoi primi passi da d a l l ' e s p e r i e n z a del deserto. Q u e s t o a b b i a m o
Homo erectus [...]». A n c h e lo scienziato vi è v o l u t o e s p l o r a r e nel p r e s e n t e d o s s i e r interro-
condotto ad una quiete spirituale. g a n d o in p r i m o luogo la civiltà assira circa la
Il deserto continua ad affascinare l ' u o m o occi- sua relazione con il deserto, e i beduini preisla-
dentale. Decine di operatori di viaggio propon- mici che vi vivevano. Interrogando poi la Bib-
g o n o itinerari nel deserto agli avventurosi, agli bia, e più in particolare il libro d e l l ' E s o d o per
amanti di destinazioni insolite e ai pellegrini il conoscere questa esperienza f o n d a n t e del giu-
cui desiderio non si indebolisce mai, nonostante d a i s m o sul Sinai. E interrogando in seguito nel
un contesto politico internazionale che ha reso N u o v o T e s t a m e n t o le e s p e r i e n z e di G i o v a n n i
difficili, se non impossibili, alcune di queste Battista, di Gesù e d e l l ' a p o s t o l o Paolo, p r i m a
spedizioni di cogliere la motivazione dei primi monaci cri-
C h e si nutrano di Antoine de Saint-Exupéry, di stiani nel loro «desiderio del d e s e r t o » . E poi,
C h a r l e s de Foucauld, della Bibbia o dei Padri cercando di discernere nel C o r a n o e nella storia
del deserto, questi viaggiatori sembrano condi- dei p r i m i m u s u l m a n i in che m o d o l ' i s l a m sia
videre per lo meno una c o m u n e esperienza uma- nato «dal» deserto. •

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DIVINITÀ MESOPOTAMIA. Si tratta forse di Lilith, personalità demoniaca che opera in un mondo desertico.
© The British Museum, Londres, distr. RMN/The Trustees of the British Museum

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L'esperienza del deserto Oriente antico

Per gli abitanti della Mesopotamia


r ^ i

spazio
d
creature W l .d
Di A n t o i n e Le fonti assire di cui disponiamo presentano due realtà diverse, ma spesso
Perraud
Giornalista confuse sotto il termine di madbaru («il luogo da cui si è cacciati [dall'ostilità
della natura]»): il deserto propriamente detto e la steppa. In realtà, sino
all'inizio del I millennio avanti la nostra era, quando il cammello non era
ancora stato addomesticato, esisteva un autentico deserto, senza alcuna
presenza umana, che bisogna dunque distinguere dalla steppa siriana,
ai margini della Mezzaluna fertile, dove dei piccoli gruppi di nomadi
Mezzaluna fertile
Espressione, allevavano i loro greggi grazie ai punti d'acqua di cui erano a conoscenza.
soprattutto storica,
per designare
le regioni della
Mesopotamia e e popolazioni sedentarie delle valla- dal m o m e n t o in cui si stabilì l'agricoltura, c o m e
del Levante nel Medio te fertili del Vicino Oriente temeva- un sopravanzo della società rurale che andò ad
Oriente. Regione no le incursioni, queste razzie con- occupare delle nicchie ecologiche spostandosi
del Vicino Oriente, dotte dai nomadi che si impadroni- continuamente, di pascolo in pascolo e da punto
in forma di settore vano del grano, degli animali e ridu- d ' a c q u a a punto d ' a c q u a .
circolare, di luna cevano in schiavitù gli abitanti. I L ' a n t a g o n i s m o tra sedentari e nomadi nutrì tut-
crescente, che copre mmmm^m viaggiatori avevano, da parte loro, tavia la descrizione delle c a m p a g n e militari del
una stretta fascia l'ossessione di essere intercettati dai nomadi; un I millennio avanti la nostra era, secondo le infor-
ad est del tale a n t a g o n i s m o non impediva però, nella re- mazioni forniteci dalle iscrizioni reali, ritenute
Mediterraneo (Israele, gione a nord-est della Siria, una simbiosi eco- un rendiconto agli dei delle imprese del regno,
Libano), che si allarga n o m i c a molto importante rivelata dalla docu- c o m e dalle lettere c o m p o s t e dagli scribi della
verso nord (Siria), mentazione. Dei capi nomadi, ad esempio, af- corte neo-assira, destinate ad essere lette davan-
e che poi si orienta fermavano senza mezzi termini agli abitanti del- ti al dio nazionale e al popolo. Tali fonti riferi-
verso sud-est (pianure le città della regione: noi siamo i vostri pastori e scono le guerre condotte da Asarhaddon (680-
del Tigri e dell'Eufrate, voi siete i nostri agricoltori. I nomadi non di- 669) o Assurbanipal (669-630) contro gli Ara-
in Iraq) per scendevano dunque da cacciatori della preisto- bi - così erano denominati i beduini degli spazi
raggiungere il Golfo ria, contrariamente a quanto sostenuto nel passa- desertici, descritti anche con la perifrasi «coloro
Persico. to. Essi non hanno, in realtà, potuto esistere che che abitano sotto la tenda».

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L'esperienza del deserto Oriente antico

i t i Gli scribi non erano privi dell'ambizione di creare


letterariamente una forma di ansia usando o riutilizzando
dei topoi a proposito del deserto ^
Gli scribi, che avessero o no ac- sola descrizione completa di un imeneo che ci
compagnato gli eserciti di cui sia pervenuta, certamente in un ambiente magi-
TURCHI*
riferiscono i successi, non era- co. A partire dalle maledizioni (più numerose
no privi dell'ambizione di crea- delle benedizioni), è possibile, al contrario, ri-
re una forma di ansia letteraria costruire l'ideale babilonese di benessere. Per
usando o riutilizzando dei topoi, lo più si tratta dell'ambizione di una vita urba-
a proposito del deserto, descrit- na e sedentaria. In una lettera di Mari (attuale
to come una periferia tenuta Siria dell'est), un capo nomade rimprovera, nei
fuori dalla civiltà e che non obbe- seguenti termini, ad un altro, di avere abbando-
diva ad alcuna legge familiare: «luo- nato il suo stile di vita tradizionale: «Quanto a
go di estrema sete, in cui gli uccelli del te, tu miri a mangiare, a bere e a dormire, ma
cielo non volano, e non passano né ona- non di venire con me. Rimanere inattivo e
ì i SIOROM*1* gri né gazzelle». O anche: «Luogo in cui i sdraiato a letto non ti fa arrossire. Per quanto
200 km
serpenti e gli scorpioni coprono il suolo come mi riguarda, io ti giuro che non sono mai rima-
formiche». Compare il fantastico, con «serpenti sto un'intera giornata senza muovermi da casa.
bicefali» il cui soffio si rivela mortale, ma anche Sino a quando non esco fuori per prendere aria,
altri rettili «verdi che volano con delle ali» (P. ho un senso di soffocamento» (in J.-M. Durand,
Villard, «La rappresentazione del deserto nelle I documenti epistolari del palazzo di Mari,
descrizioni dei re neo-assiri», in Sources travaux p. 146-147, ed. du Cerf).
historiques n. 38-39, 1995). Il deserto era anche
ritenuto nascondere esseri compositi, di cui esi-
ste qualche rappresentazione sui bassorilievi as- La paura del nomade
siri: ad esempio una creatura fornita di una testa
umana e di una coda di scorpione. I nomadi inoltre, all'inizio del II millennio avan-
Oltre a questo bestiario che ci informa sulle an- ti la nostra era, appaiono, nei testi letterari in su-
gosce che il deserto faceva nascere, alcune de- merico, affabulati di stereotipi abbastanza clas-
scrizioni di campagne militari comportano del- sici che li presentano come consumatori di car-
le formule vicine alle maledizioni tipiche di al- ne cruda, dal momento che non dispongono del-
tri testi dell'epoca, con personalità demoniache le cucine installate invece presso i sedentari. So-
all'opera in un mondo polveroso, se non deser- no anche descritti come selvaggi privi di luoghi
tico, che rinviano all'infertilità, una delle più di culto e incapaci di sotterrare i loro morti, dal
grandi ossessioni del tempo. Tra queste forze momento che vivono sotto una tenda e non nel-
perturbatrici figura Ardat-lilit (che doveva sfo- le case (dotate nelle città mesopotamiche di can-
ciare nella Lilith della Bibbia), un demone sen- tine, in cui gli antenati sono dunque sepolti nel
I nostri più vivi za figli, forse a seguito di un matrimonio infe- sottosuolo delle abitazioni). In realtà, dei testi
ringraziamenti condo, che si vendica prendendo come preda le
a Dominique Charpin,
di Mari, sostenuti da scavi archeologici a nord-
donne incinte. Essa era ritenuta la responsabile ovest della strada per Palmira, hanno dimostrato
assistente presso
di tutti gli aborti, numerosi date le condizioni che i nomadi usavano tombe segnate da tumuli
la Scuola pratica di alti
studi (sezione delle
sanitarie. La maggior parte delle maledizioni (mucchi di pietre impilate) che servivano da
scienze storiche
consistevano dunque nel privare qualcuno della punto di riferimento nel paesaggio.
e filologiche), direttore sua posterità, seccando di volta in volta i ger- Come spesso nella storia - ne troviamo qui una
del progetto ARCHIBAB, mogli e le radici, essendo queste considerate delle prime occorrenze - la paura del nomade,
Archivi babilonesi come la discendenza, a partire da un punto d ' o - nel Vicino Oriente della fine del III millennio,
(XX-XVIII secolo), rigine costituito dalle sementi. La siccità era portò alla costruzione di un muro per fermare la
www. archibab. fr che dunque la peggiore delle maledizioni, l'ango- loro avanzata. Il deserto era dunque un'esperien-
ha voluto illuminarci scia per eccellenza di questa civiltà, per le po- za così traumatica che l'originalità del capovol-
con la sua scienza, che polazioni della Mesopotamia. E un tale trauma
traspare in particolare
gimento biblico affascinava, perché trasforma-
non poteva venire che dal deserto. Per control- va questa terra di perdizione in una terra di ri-
in Hammu-rabi
lare gli esseri pericolosi che circolavano in que- nascita. Una tale valorizzazione era ben lungi
di Babilonia (PUF, 2003),
o Leggere e scrivere
ste aree marginali, dei riti magici permettevano dal rispondere ad una logica mesopotamica... •
a Babilonia (PUF, 2008).
in particolare di placarle sposandole - da qui la

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La religione dei beduini
Intervista con Jean-Marie Durand
Assiriologo, professore presso ¡1 Collegio di Francia e assistente presso la Scuola pratica di alti studi

Come conoscere i beduini del deserto attorno al XVIII (,masallum). Mi piacerebbe sapere se tali culti erano resi
secolo avanti la nostra era? unicamente nell'occasione del passaggio dei nomadi, o se
Non perdendo di vista il fatto che non c'è deserto in sé. le pietre davano luogo a pellegrinaggi oppure ad atti
Basta, ad esempio, un poco di pioggia perché la steppa divinatori.
desertica diventi un luogo di attività, specialmente
pastorali. Al contrario, una città distrutta sarà resa alla vita La divinazione può essere considerata una
selvaggia e deserta per gli uomini. D'altra parte, non si sfaldatura?
possono contrapporre meccanicamente i beduini ai In realtà, mentre all'ovest dio parla per mezzo dei suoi
sedentari, come accadeva ancora qualche decennio fa, profeti, all'est domina la divinazione: istituzione di giorni
quando li si presentava come nemici da sempre, con modi fasti e nefasti, osservazione del cielo, dei fenomeni
di vita antagonisti: i nomadi che vivevano, senza riserve, naturali, senza dimenticare le interiora, e in particolare
allo stato naturale, al contrario dei sedentari, assillati l'epatoscopia, cioè l'esame del fegato. L'atto divinatorio
dall'irrigazione e che fondavano insediamenti. Un esame, epatoscopico si svolge nel momento del sacrificio, che
generazione dopo generazione, vi fa scoprire che il consiste nel far mangiare la divinità. Lo stesso termine
sedentario alla fin fine è un nomade che si è fermato, per designa il «pasto» e il «sacrificio». Questo rientra dunque
un periodo di tempo che può estendersi a una o due vite in un atto di ospitalità, che consiste nel nutrire ed anche
umane... ubriacare gli dei... Si stringe un rapporto personale. Si
Quando il re Zim-Lim si insedia nel palazzo di Mari, questo tratta di costringere gli dei, ma essi possono evitare la
ex beduino - che tornerà ad esserlo - apprezza senza trappola e, piuttosto che mostrarsi passivi, prendere
dubbio di avere un tetto, ma non si sente le mani libere. l'iniziativa al punto di fornire il loro parere (in particolare al
Così manipola quello che i sedentari gli hanno lasciato: re, secondo la documentazione), o praticare una forma di
apre delle porte, impone nuove vie di traffico, rimodella lo elusione in occasione del sacrificio affrontando un altro
spazio così adattato, per sentirsi meno prigioniero di soggetto rispetto a quello per cui erano stati convocati.
un'etichetta, della promiscuità, delle cappelle e delle loro A Mari, il munùtum (calcolo) tenuto dal re comportava una
divinità. sorta di calendario cultuale, tuttavia non più attestato dopo
l'inizio del regno dei Bensim'alites, come se si trattasse di
Considerando dunque il concetto che il sedentario è un'eredità della dinastia rovesciata, che traeva le sue origini
un beduino al contrario, è possibile notare delle dal paese di Accad, di cui Babilonia faceva parte.
differenze di immaginario e di religiosità tra gli uni e Intervista raccolta da Antoine Perraud
gli altri?
Certo, esiste una frattura tra le pratiche occidentali e
orientali, reperibili a Mari, che ha conosciuto due dinastie.
Una, venuta dalle grandi città di tradizione sumerica e
accadica tipica dei grandi Stati, intratteneva con la divinità
un rapporto che passava attraverso la statuaria, interprete
del culto reso agli dei. L'altra dinastia, beduina, ristabilisce
il culto dei betili - pietre di forma spesso conica o ovoidale,
raccolte nei campi o cadute dalle falesie che, una volta
innalzate, diventavano oggetto di un culto. Si è
contrapposto al culto delle statue, che sarebbe largamente
urbano, questa litolatria, considerata come un fatto
essenzialmente nomade. Essa rientrerebbe, allo stesso
titolo del culto degli alberi, nella delimitazione
dell'universo dell'individuo nomade, e delimiterebbe così il
mondo all'interno del quale egli viveva. Queste pietre
Betilo scoperto nel complesso religioso di Al-Rawda,
venerate beneficiavano di installazioni cultuali città siro-mesopotamica fondata verso il 2400 a. C.
modestissime, ad esempio «una capanna da pastore» © Missione archeologica franco-siriana di Al-Rawda

9 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


MONTE SINAI
«JHWH parlo a Mose,
cpel deserto del Sinai,
nella tenda del convegno»
(Nm 1,1).
r
'J Léonnard Leroux

il mondo della liihhia n. 108


L'esperienza del deserto Antico Testamento

Nell'Antico Testamento

luogo d
esperienza
Di M i c h e l Nell'Antico Testamento il deserto può evocare il male. La punizione,
Berder
Esegeta, la paura, il luogo in cui la vita è impossibile o, al contrario, un luogo di vita
professore presso
il Theologicum, ideale che sottolinea la potenza creatrice di Dio. È, certamente, il luogo
Facoltà
di teologia della lunga traversata del popolo ebraico che esce dall'Egitto per
e scienze religiose
dell'Istituto raggiungere la terra promessa. Gli anni del deserto, una esperienza
cattolico di Parigi
fondante, spesso ripresi dalla letteratura biblica e dalla tradizione
ebraica...

Esodo 1 deserto e i luoghi aridi sono citati nell'Anti- popolo ebreo, sotto la guida di Mosè, tra l'usci-
In greco ex-odos co Testamento in contesti diversi, con una for- ta dall'Egitto e l'arrivo nella terra promessa. La
significa «strada te connotazione simbolica; talora per evocare letteratura biblica e la tradizione ebraica ritor-
di uscita»: l'esodo le forze del Male c o m e nel rito del capro «per nano a molteplici riprese su questa esperienza
è l'uscita, Azazel» caricato dei peccati del popolo e cac- di fondazione per misurarne la portata e trarne
la liberazione ciato in occasione della celebrazione del Kip- lezioni.
degli Israeliti schiavi pur s e c o n d o il rituale descritto in Lv 16,20-
in Egitto, sotto 22), talora per sottolineare la potenza creatrice e
la guida di Mosè. ricreatrice di Dio, c a p a c e di t r a s f o r m a r e una Una scelta divina che mette
Gli eventi
dell'esodo
contrada desertica in giardino, in luogo abbon- alla prova
d a n t e m e n t e r u g i a d o s o (Is 32,15; 35,6; 41,18)
(il passaggio ovvero, al contrario, una regione abitata in terra In E s o d o 13,17-18, il narratore precisa che il gi-
del Mar Rosso, desolata (Ger 22,6; Ez 15,8). Il deserto costitui- ro intrapreso dal popolo per raggiungere la terra
il cammino sce il quadro geografico di parecchi racconti sin promessa risponde ad un ben definito disegno di
nel deserto, con dal libro della Genesi, in particolare nelle gesta Dio: «Quando il faraone lasciò partire il popolo,
il dono della Legge di A b r a m o (Gn 14,6; 16,7; 21,14...); ma, nell'in- Dio non lo condusse per la strada del territorio
e l'alleanza al Sinai) sieme del Pentateuco, questo termine appare es- dei Filistei, benché fosse più corta, perché Dio
sono riferiti nel libro s e n z i a l m e n t e a partire d a l l ' E s o d o per evocare pensava: " C h e il popolo non si penta alla vista
dell'Esodo. l'esperienza della lunga traversata effettuata dal della guerra e voglia tornare in Egitto!". Dio fe-

11 il mondo¿IellaBibbia n. 108
L'esperienza del deserto Antico Testamento

Ì Ì Vari libri profetici ritornano sull'esperienza del deserto,


per illuminare situazioni nuove ^
• ce deviare il popolo per la strada del deserto ver- gli Israeliti rimanevano accampati e non parti-
so il Mar Rosso». I testi biblici descrivono qua- vano; ma quando si alzava, levavano le tende.
ranta anni di vagabondaggio, caratterizzati dalle [...] e osservavano le prescrizioni del Signore,
molteplici difficoltà di un «deserto grande e ter- secondo l'ordine dato dal Signore per mezzo di
ribile», secondo le parole messe in bocca a Mo- Mosè».
sè in Deuteronomio 1,19. Il popolo affronta la Già dalle prime tappe il popolo si lascia andare
fame, la sete, la guerra, la bruciatura dei serpen- a mormorazioni, mettendo in causa Mosè, Aron-
ti, lo scoraggiamento. Le descrizioni di questo ne e il Signore stesso. In Esodo 15,24, a Mara, la
itinerario citano località diverse che ne costitui- recriminazione concerne il bere e mira alla per-
scono tappe più o meno decisive. In Es 15,22-16,1 sona di Mosè. A più riprese, il popolo arriva a
si rilevano i seguenti nomi: il deserto di Sur, Ma- rimpiangere di rimanere in vita. In Numeri 14,2-
ra, Elìm, il deserto di Sin, il Sinai. Numeri 33,1- 3, esso esclama: «Fossimo morti in terra d'Egit-
49 offre, sotto forma di ricapitolazione, una lun- to o fossimo morti in questo deserto! E perché il
ga lista di luoghi di sosta di cui alcuni non sono Signore ci fa entrare in questa terra per cadere di
citati in questo ambiente che nei libri dell'Esodo spada? Le nostre mogli e i nostri bambini saran-
e dei Numeri. no preda. Non sarebbe meglio per noi tornare in
Egitto?». Attraverso queste parole, è la libera-
zione stessa da parte di Dio che è oggetto di una
Un luogo di rivelazione recriminazione retrospettiva. La reazione del Si-
gnore comporta una duplice dimensione: perdo-
e di incontro con Dio no e punizione. Egli annuncia che la generazio-
ne dei colpevoli non entrerà nella terra promes-
Il libro dei Numeri si apre con queste parole: sa (Nm 14,20-38).
«JHWH parlò a Mosè, nel deserto del Sinai, nel-
La rivolta di Israele prende la forma di una gra-
la tenda del convegno». I commentatori sottoli-
ve impresa idolatria riferita in Esodo 32-34 e
neano il paradosso che consiste nel presentare il
Deuteronomio 9-10 (la costruzione di un vitello
deserto come un luogo di parola. In ebraico, la
d'oro). In questa occasione Mosè fa la parte del
parola qui tradotta come «deserto» è midbar;
mediatore. Il racconto si conclude con il perdo-
ora, la radice che evoca la parola è dabar e il
no di Dio e il dono di una nuova Legge. In Deu-
verbo «parlare» ritorna spessissimo nei primi
teronomio 9,7, come introduzione al discorso in
capitoli di questo libro, il cui titolo usuale in
cui riferisce questo episodio, Mosè domanda al
ebraico è bemidbar, «nel deserto». Questi testi,
popolo di ammettere il suo comportamento ri-
di tradizione sacerdotale, accordano una grande
belle: «Ricordati, non dimenticare, come hai
attenzione alla descrizione sistematica del po-
provocato all'ira il Signore, tuo Dio, nel deserto.
polo. Un censimento dei figli di Israele è fatto
Da quando usciste dalla terra d'Egitto fino al vo-
su ordine di Dio (Nm 1,2-4). I gruppi sono accu-
stro arrivo in questo luogo, siete stati ribelli al
ratamente divisi per accampamento. I sacerdoti
Signore».
e i leviti sono oggetto di una descrizione a parte.
All'interno del Pentateuco, queste pagine metto-
no in valore l'aspetto istituzionale del popolo di
Israele. Questa avventura di quarantanni com- Una educazione alla fede
porta episodi che segneranno in modo durevole
la sua memoria: conclusione dell'Alleanza, do- Il Deuteronomio ci dà una riflessione sul ruolo
no della Torah, interventi divini presentati sotto educativo di questa lunga esperienza, prendendo
forma di doni miracolosi (acqua, manna, qua- come punto di confronto l'atteggiamento del pa-
glie). La presenza di Dio per il suo popolo è rap- dre nei confronti del figlio (Dt 8,5). Questo testo
presentata dalla nube. I testi spesso la mettono riporta un invito a conservare nella memoria
in relazione con un dispositivo lungamente de- questi quarant'anni. Essi sono stati proposti da
scritto, chiamato tenda ('obel) o dimora (mi- Dio a titolo di prova «per farti capire che l'uomo
shkan). Esodo 40,2 e Numeri 9,15 usano i due non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive
termini in modo equivalente. Nm 9,22-23 insiste di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3).
sul legame tra la marcia del popolo e la presen- Vari libri profetici ritornano sull'esperienza del
za di questa nube: «Se la nube rimaneva ferma deserto, per illuminare situazioni nuove.
sulla Dimora due giorni o un mese o un anno, Il profeta Osea ricorre all'immagine delle rela-

12 il mondo¿IellaBibbia n. 108
serto, per darvi in possesso la terra d e l l ' A m o r -
reo» (Am 2,10).
Il s a l m o 78, che si presenta sotto la f o r m a di
u n ' e v o c a z i o n e della storia del popolo, destinata
«a trarre lezioni dal passato» (v. 2), accorda uno
spazio considerevole agli episodi che hanno se-
gnato gli anni del deserto. In particolare il testo
mette in rilievo l ' a t t e g g i a m e n t o del p o p o l o ri-
belle in contrasto con gli interventi del Signore,
f a c e n d o prova di misericordia, ma anche di giu-
stizia e di severità.
Il salmo 95 comporta una vigorosa esortazione
che fa allusione a delle prove precise: «Non in-
durite il cuore c o m e a Merìba, c o m e nel giorno
di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri
padri: mi misero alla prova pur avendo visto le
mie opere» (Sai 95,8-9). I due nomi propri rin-
viano ai racconti della Torah: per Meriba, Nu-
meri 20,2-13; per Massa, Esodo 17,1-7.
Nel salmo 136, invito alla lode del Signore,
espresso con l'aiuto di un ritornello che esalta
la sua fedeltà eterna, la citazione dell'esperien-
za del deserto è discreta, ma presente. Il v. 16 ri-
corda che «ha condotto il suo popolo attraverso
il deserto».

Un'esperienza attualizzata
nella liturgia

Il legame tra il deserto e la liturgia appare già


n e l l ' e n u n c i a t o della d o m a n d a che M o s è deve
presentare al F a r a o n e s e c o n d o l ' o r d i n e della
missione ricevuta da Dio: «Il Signore, Dio de-
gli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia p e r m e s s o
di andare nel deserto, a tre giorni di c a m m i n o ,
per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio» (Es
LA RACCOLTA zioni tra un u o m o e la sua moglie infedele per 3,18). A b b i a m o notato anche che differenti testi
DELLA MANNA evocare l'atteggiamento di Dio verso il suo po- del P e n t a t e u c o accordavano una grande atten-
James Tissot, 1884- polo. Egli dichiara in n o m e del Signore: «Per- zione alla descrizione del dispositivo liturgico
1896. Acquerello legato alla presenza divina al seguito del suo po-
ciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e
e guache.
parlerò al suo cuore» (Os 2,16). In questo testo polo, lungo tutto il suo itinerario.
New York, Jewish
la nozione di deserto appare c o m e luogo di inti- Lo sviluppo della tradizione rituale nel giudai-
Museum. La manna
è il nutrimento
mità e di parola tra Dio e il suo popolo. La stes- smo ricorda di generazione in generazione que-
miracoloso mandato sa raccolta p r o f e t i c a enuncia, più avanti, una sta esperienza ricca di insegnamenti. La festa
agli Ebrei nel deserto promessa divina che si fonda sull'esperienza del che ne riporta la traccia più netta è quella di
(Es 16). deserto per annunciare una ripresa di contatto: Sukkòt («tende» o «capanne») che si svolge in
© Super Stock/Leemage «Io sono il Signore, tuo Dio, fin dal paese d ' E - occasione delle festività del primo mese dell'an-
gitto. Ti farò ancora abitare sotto le tende, c o m e no, tishri, in autunno. Queste capanne sono in-
ai giorni dell'incontro nel deserto. Io parlerò ai terpretate di volta in volta c o m e una evocazione
profeti, moltiplicherò le visioni» (Os 12,10-11). della precarietà delle condizioni di vita del po-
In A m o s 2,6-10 il tono è diverso: il Signore si polo quando vagava nel deserto, e c o m e un se-
rivolge a Israele in m o d o brutale, in un oracolo gno della protezione che Dio gli assicura sem-
di minaccia, motivato dall'atteggiamento del po- pre. Vi si f a r i f e r i m e n t o in Levitico 23,42-43:
polo che si oppone all'attività dei profeti. Per far «Dimorerete in capanne per sette giorni; perché
percepire la gravità di un tale c o m p o r t a m e n t o , le vostre generazioni sappiano che io ho fatto di-
Dio ricorda i suoi passati interventi a favore del morare in capanne gli Israeliti, quando li ho con-
suo popolo: «Io vi ho fatto salire dalla terra d ' E - dotti fuori dalla terra d'Egitto. Io sono il Signo-
gitto e vi ho condotto per q u a r a n t a n n i nel de- re, vostro Dio». •

13 il mondo¿IellaBibbia n. 108
I '4 'il mondo deiUWWul », IOS
L'esperienza del deserto Nuovo Testamento

Giovanni Battista, Gesù e Paolo


o \
. e .

deserto
Di C h r i s t i a n Nel Nuovo Testamento ¡1 deserto è un luogo di incontro con Dio, attraverso
Grappe
Professore la prova e la purificazione. Gesù vi si ritira per pregare; vi vive quaranta
di Nuovo
Testamento giorni di tentazione e vi pone un altro segno fondante: la moltiplicazione
presso la Facoltà
teologica dei pani. Giovanni Battista svolge la sua predicazione nel deserto, luogo
protestante
dell'università della voce di colui che grida. Quanto all'apostolo Paolo, egli collega gli
di Strasburgo
eventi dell'Esodo al deserto come esperienza esemplare e di annuncio...

1 più antico dei vangeli canonici, il Vangelo se- so Marco: il deserto è qui il luogo dove convie-
condo Marco, inizia nel deserto, in compagnia ne aprire la via e non il luogo in cui si esprime
di un personaggio che opera lì: Giovanni Bat- colui che grida. Inoltre, se colui di cui è impor-
tista. Marco rende conto del luogo particolare tante preparare la via è in entrambi i casi il Si-
- e a priori inatteso - in cui Giovanni Battista gnore, si tratta, nel d o c u m e n t o q u m r a n i c o , di
lancia la sua predicazione, attraverso una ci- Dio (verso il quale il grado di riverenza è tale
IL MONASTERO tazione del libro di Isaia 40,3: egli è la «voce che il suo nome, il Tetragramma, non è n e m m e -
ORTODOSSO
di colui che grida nel deserto: preparate le vie no scritto, ma rappresentato da quattro punti), e
DI SAN GIORGIO
del Signore; raddrizzate i suoi sentieri» (Me invece, in Marco, di Cristo.
A KOZIBA,
1,3). Questa stessa citazione si trova nella Rego- Al di là di queste differenze rimane una parente-
situato in Giudea,
a 9 km da Gerico.
la della Comunità (1QS), testo allo stesso tempo la fondamentale: una comune valorizzazione del
Costruito verso la fine costitutivo e p r o g r a m m a t i c o della comunità che deserto e, per giustificarla, il riferimento ad un
del V secolo si è stabilita a Q u m r a n , nel deserto di Giuda, vi- medesimo testo concepito come annunciatore di
da Giovanni di Tebe, cino al M a r Morto. L'insediamento della c o m u - eventi di portata escatologica o preescatologica
sulla parete nord nità in questo ambiente è giustificato da una ne- nella storia di Dio con il suo popolo.
del wadi, il monastero cessaria presa di distanza dalla « d i m o r a degli La valorizzazione così fatta del deserto in una
sarà distrutto uomini perversi» e dall'affermazione secondo la prospettiva e s c a t o l o g i c a si c o m p r e n d e sullo
nel 614 dai Persiani, quale il deserto è proprio il luogo designato per sfondo del motivo del nuovo Esodo, attestato in
poi ricostruito
preparare la via del Signore (1QS 8,12-16). Il vari punti del libro di Isaia, e più precisamente
dai crociati.
testo di Isaia è, secondo l'occorrenza, letto di- nel Deutero Isaia (come in Is 40,1-5; 43,18-19;
© Duby Tall/Albatross/AGE
Fotostok versamente da c o m e si potrebbe osservare pres- 48,20-21) e anche in altri punti d e l l ' A n t i c o Te-

15 il mondo¿IellaBibbia n. 108
L'esperienza del deserto Nuovo Testamento

stamento (come Ezechiele 20,35-38 e in Osea quista è trasparente. È la presa di Gerico (Giosuè
2,16). Tutti questi testi concepiscono i tempi ul- 6) che prende come modello della sua azione il
timi ad immagine del periodo idealizzato dell'E- personaggio e che si propone di riprodurla in
sodo e del tempo del deserto, preludio all'entra- grande per Gerusalemme.
ta nel paese e ai tempi del compimento della Per questi personaggi ed altri ancora (Antichità
promessa. giudaiche XX, 167-168. 188), che collocavano
Anche l'esempio di altri personaggi illustra co- la loro azione nel seguito logico di quella di Mo-
me il deserto sia stato concepito come il luogo sè e di Giosuè, figure emblematiche, rispettiva-
indicato per prepararsi ad un intervento decisivo mente, dell'Esodo e della Conquista, il deserto
del Signore; personaggi contemporanei del Bat- sembra proprio essere stato il luogo di passaggio
tista e di Gesù, che vi hanno condotto i loro se- e di riunione obbligato in vista di una ampia
guaci nella speranza che sia dato loro il segnale azione destinata a rendere al popolo la sua indi-
di una nuova conquista. Li conosciamo attraver- pendenza e la sua libertà.
so lo storico ebraico Giuseppe Flavio - la nostra
fonte principale per una migliore conoscenza
della Palestina del I secolo - e li chiamiamo per Echi dell'Esodo nei Vangeli
abitudine profeti del segno, nella misura in cui
essi si proponevano di ridare vita a certe impre- Ritornando ai Vangeli, ricordiamoci che Gesù vi
se dell'Esodo o della Conquista. Bisogna preci- è sfidato a porre un segno di salvezza, indicato
sare che Giuseppe non ha verso di loro alcuna nel caso come «segno del cielo» (Marco 8,11 e
simpatia particolare, anzi, il contrario, perché li parali.; Matteo 12,38-39). Tuttavia egli rifiuta di
accusa regolarmente di essere degli impostori soddisfare a questa domanda, prendendo così le
senza altro scopo che di ingannare e di fuorvia- distanze da un'attesa che doveva essere viva.
re le folle che si impegnavano a mobilitare al Vi è tuttavia, nella tradizione evangelica, un in-
servizio dei propri progetti. sieme narrativo di relativa ampiezza, la molti-

Il deserto è un luogo di passaggio obbligato in vista di


un'azione destinata a rendere al popolo la sua indipendenza
e la sua libertà j J
Egli cita così un tale Teuda, che, secondo lui, plicazione dei pani e il cammino sulle acque
avrebbe agito quando era procuratore Fado, ov- (Me 6,30-52 e par.), che può evocare i segni di
vero tra il 44 e il 46. Questo personaggio sembra quei profeti, come Teuda o l'Egiziano, che si
aver convinto numerosi seguaci a seguirlo sino proponevano di produrre un'eco ai miracoli del-
al Giordano. Egli pretendeva, ci dice Giuseppe, l'Esodo e della Conquista. Alcuni tratti di questo
di «essere profeta e che, al suo comando, il fiu- insieme narrativo trovano in realtà un chiari-
me si sarebbe separato e avrebbe loro consenti- mento singolare alla luce di ciò che ci ha tra-
to di passare più facilmente» (Antichità giudai- mandato Giuseppe. E così in un luogo deserto
che XX, 97). Egli si proponeva così di reiterare che avviene la moltiplicazione dei pani (Me
l'evento inaugurale della conquista come lo nar- 6,35; Mt 14,15; Le 9,12). Quanto alla disposi-
ra Giosuè: la traversata a piedi asciutti del fiu- zione della folla, per file di cinquanta e di cento,
che suppone il racconto di Marco (6,40), essa
me, ultimo ostacolo che ancora si poneva prima
evoca l'organizzazione del popolo nel deserto
dell'entrata nella Terra promessa. Nessun dub-
(Es 18,21.25...). Inoltre il riconoscimento di Ge-
bio che Teuda si presentasse così come novello
sù come «il Profeta» a cui porta il racconto gio-
Giosuè. La stessa cosa avviene per un altro per-
vanneo, una volta che è stato descritto il segno
sonaggio, di status egiziano, anche se la sua (Gv 6,14) che egli ha operato, invita a compiere
azione si colloca sotto il mandato di Antonio Fe- un passo ulteriore nella direzione di un paralle-
lice che fu procuratore dal 52 al 60. Pretendendo lo con il passo dell'Esodo (Deuteronomio 18,
di essere anche profeta, avrebbe condotto, da 15.18.19) e con i profeti del segno descritti da
parte sua, trentamila persone nel deserto, poi al Giuseppe. Questo tanto più che, nel quarto van-
monte degli Ulivi (Guerra giudaica II, 261), fa- gelo, il contesto della moltiplicazione dei pani
cendosi forte di mostrare loro «come, al suo co- è un contesto pasquale (Gv 6,4) e che l'episodio
mando, sarebbero cadute le mura di Gerusalem- è esplicitamente rapportato a quello della manna
me» (Antichità giudaiche XX, 171). Anche in (Gv 6,31.49). E quando, nel racconto del cam-
questo caso il riferimento agli eventi della con-
i ò il mondo della Bibbia n. 108
Haggadah mino sulle acque, la cui simbolica basta da sola tologico. Essa fa così valere che il privilegio
Una delle due grandi a orientare lo sguardo nella direzione del rac- grande rappresentato dalla partecipazione al bat-
forme di esegesi conto della traversata del mare in E s o d o 14, è tesimo e al pasto comunitario ha il valore di aiu-
ebraica. Mentre indicato che il f e n o m e n o ha luogo durante la pri- tare i credenti, in un presente che è l'anticamera
la halaka ma veglia della notte (Me 6,48; Mt 14,25), un della fine dei tempi (v. 11), ad affrontare la pro-
(comportamento) parallelo più particolare può essere operato con va che, c o m e gli antichi, essi sono chiamati ad
cerca nella Scrittura E s o d o 14,24 che precisa che è durante la veglia affrontare ma che, contrariamente a quelli, hanno
regole pratiche del mattino che il Signore osservò il c a m p o de- la vocazione a superare (vv. 5-11).
di condotta, la gli Egiziani e vi mise il disordine. Nella stessa Il percorso che noi siamo stati così condotti a fa-
haggadah (racconto) prospettiva si può sottolineare che la haggadah re avrà mostrato come pregnante si rivela il mo-
commenta gli eventi pasquale, il racconto liturgico che, nella tradi- dello d e l l ' E s o d o per comprendere i riferimenti
e i personaggi celebri zione ebraica, a c c o m p a g n a la celebrazione del- fatti al deserto nel Nuovo Testamento.
della Bibbia la festa, associa a n c h ' e s s a la traversata del mare
e li sviluppa spesso e il d o n o della manna.
in modo leggendario E verosimile, da tutto questo, che la tradizione Gesù, nuovo Adamo
per fondarvi soggiacente ai racconti della moltiplicazione dei
degli insegnamenti pani e della traversata del mare abbia cercato di Il deserto può anche rimandare ad un altro rac-
utili alla fede ebraica. presentare Gesù sotto i tratti di un nuovo Mosè conto altrettanto fondante di quello dell'Esodo. Il
per mostrare, da una parte, che egli non aveva racconto del battesimo di Gesù è immediatamen-
nulla di meno degli altri profeti del segno e, dal- te seguito da quello della sua mandata nel deser-
l'altra, che la sua azione si distingueva completa- to, da parte dello Spirito, per esservi messo alla
mente dalla loro e che la sorpassava. Il doppio prova da Satana (Marco 1,12-13). Questo rac-
racconto suggerisce, di fatto, l'instaurazione at- conto, straordinariamente sobrio, indica che la
tuale di una nuova era, propriamente escatologi- prova dura quaranta giorni e che «Gesù stava con
ca, ispirata al modello della sollecitudine di Dio le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano» (v.
per il suo popolo in occasione delle sue peregri- 13). Sembrerebbe in realtà che egli faccia valere,
nazioni nel deserto, e non al modello della Con- sulla base di parecchie allusioni al racconto del-
quista. È quanto attesta il parallelo che si può ef- le origini e alle riletture che ne erano fatte, che,
fettuare tra 2 Baruc 29,3-8 che descrive i tempi in Gesù, si trova tolta la maledizione di A d a m o .
ultimi associandoli ad una sovrabbondanza dei Così il verbo greco usato per indicare che Gesù è
frutti della terra e il ritorno del tesoro della man- stato mandato nel deserto dallo Spirito (v. 12) è
na, promessa di nuovo in uno dei giorni che se- quello stesso impiegato, dalla Settanta, in Gene-
gneranno la consumazione dei tempi. si 3,24 e, a diverse riprese nella Vita greca di
Adamo ed Eva per descrivere la cacciata di Ada-
mo dal Paradiso (27,1. 4; 28,2; 29,1.3). Inoltre i
Dal lato di Paolo quaranta giorni nel deserto rappresentano l'in-
tervallo di tempo che, secondo il libro dei Giubi-
Ci rimane da rivolgere lo sguardo in direzione di lei, A d a m o ha trascorso «sulla terra dove era sta-
Paolo. Egli parla del deserto una sola volta, in 1 to creato» prima che Dio non lo facesse «entrare
Corinzi 10,1-11. In questo passo, egli si dà ad nel giardino dell'Eden perché lo coltivasse e cu-
una rilettura degli eventi dell'Esodo. Egli vi di- stodisse» (3,9). Infine, il racconto della prova nel
scerne un'esperienza sia esemplare sia annuncia- deserto si conclude con la sottomissione delle
trice della realtà che vivono nel presente i cre- bestie selvatiche (v. 13). Si può scorgere, anche
denti. Il loro battesimo in Cristo è, per lui, prefi- qui, u n ' e c o a rappresentazioni adamitiche poi-
gurato in quello che è stato per il popolo essere ché, nella Vita greca di Adamo ed Eva, il primo
battezzato in Mosè, nella nube e nel mare, in oc- u o m o si sente intimare da Dio, dopo la caduta,
casione della traversata del mare (v. 2). Quanto al la seguente condanna: «Gli animali che tu domi-
pasto comunitario, trova il suo m o d e l l o nella ni si agiteranno e si solleveranno contro di te,
c o n s u m a z i o n e della m a n n a e d e l l ' a c q u a della perché tu non hai conservato il M i o c o m a n d a -
roccia durante le peregrinazioni nel deserto (vv. mento» (24,4).
3-4). Questi eventi sono riletti come altrettante Di qui, l ' i t i n e r a r i o di Gesù dal b a t t e s i m o alla
esperienze spirituali, la roccia stessa diventando Prova nel deserto può sembrare come il calco ro-
figura di Cristo. La prospettiva è distinta da quel- vesciato di quello di A d a m o in Genesi 1-3. Al
la dei profeti del segno che si proponeva di ripro- termine della prova, tutto suggerisce che, nuo-
durre le imprese della Conquista o anche di quel- vo A d a m o , Gesù ritorni per quanto lo riguarda
la della tradizione che sottolineando che Gesù, nel giardino d e l l ' E d e n dove, n e l l ' a r m o n i a ritro-
rifacendo il miracolo della manna, ha instaurato vata con le bestie selvagge, egli beneficia anche
u n ' e r a nuova, escatologica. Essa ricollega tutta- del servizio degli angeli. È così che l ' i n t e r a
via a sua volta imprese d e l l ' E s o d o e presente, Creazione, dal deserto al Giardino, si trova ri-
concepito sotto il sigillo di un compimento esca- conciliata. •

17 il mondo¿IellaBibbia n. 108
IL MONASTERO DIS. PAOLO, IN EGITTO.
* Situato nel deserto del Wadi Natrun, presso
: w P Bw , il Mar Rosso a circa 755 Km a sud-est del Cairo,
questo monastero, che risale al Vsecolo,
'l yvU-rr » - j 3B è uno dei principali monasteri copti ortodossi
- d'Egitto. dm.ajger/Bureau 233

. il mondo dello Bibbia n. 108


L'esperienza del deserto Monachesimo

Padri deserto
c
O

strategia
ritiro
Di Pierre Siano essi eremiti, anacoreti, cenobiti, tutti questi monaci hanno fatto
Maraval
Professore la scelta del deserto, un concetto ascetico comune a tutte le esperienze
emerito di storia
delle religioni spirituali. Dalla fine del III secolo i monaci si ritirano nel deserto, prima
presso l'università
Parigi IV - Sorbona in Egitto, poi in Palestina, in Siria... Questi primi Padri del deserto,
all'origine della vita monastica, ci sono noti attraverso testi e biografie
che ci illuminano su questo desiderio di ritiro.

Eremita

S
in dalle origini del m o v i m e n t o ne ad Antiochia, nel deserto di Calcide (in Siria),
(dal greco eremos, monastico, i monaci hanno cerca- nelle montagne del Ponto... questo ideale di soli-
«deserto»). to il deserto. L'Egitto, culla del tudine prenderà poco a poco forme diverse: la vi-
Dapprima il monaco movimento, ne o f f r e molteplici ta solitaria rimarrà l'ideale più alto, quello dell'e-
solitario del deserto, esempi: presa la decisione di adot- remita o anacoreta; sarà in seguito mitigata in
poi più tare questo m o d o di vita, i futuri gruppi di solitari che si riuniscono una volta la
genericamente colui monaci non si accontentano di an- settimana, poi in coloro che adottano la vita co-
che pone la sua dare in un deserto vicino, ma cercano il deserto mune, il cenobitismo. Ma la scelta del deserto,
dimora lontano, il deserto più profondo. La vita di Anto- durante i primi secoli del monachesimo, sarà co-
(l'eremitaggio) nio è presentata dal suo discepolo Atanasio come mune a tutti questi modi di vita.
in un luogo una successione di tappe in questa ricerca: dopo
disabitato (foresta, aver vissuto per qualche t e m p o al limite del suo
montagna...). villaggio natale, se ne allontana per vivere in una Perché questo ritiro nel deserto?
tomba lontano da questo villaggio, dove rimane
Cenobita dieci anni, poi in un fortino abbandonato, dove si Perché questa attrazione del deserto? Esiste, in
(dal greco koinos ammala, per venti anni, infine nel «deserto inter- certi testi dell'epoca, una sorta di visione ideali-
bios, «vita no», situato nelle montagne vicino al Mar Rosso, stica, ovvero romantica del deserto, il luogo del-
comune»). Monaco dove egli trascorre i suoi ultimi q u a r a n t a n n i . la vita calma, «lontana dal tumulto delle città,
che vive in una Non è il solo a fare una simile scelta: nella Tebai- in cui l'aria è più pura, il cielo più aperto e Dio
comunità, in latino de, nelle montagne di Nitria, nel deserto di Sce- più familiare», c o m e dice Origene. Si gioca su
coenobium. te, i suoi emuli f u r o n o così numerosi che «il de- d u e nomi greci p r e s s o c h é o m o f o n i , erèmia, il
serto divenne una città», al punto che l ' a b a t e deserto, ed erémia, la calma. Gerolamo descrive
Poemen, verso la metà del IV secolo, deplora che così in termini idilliaci il suo soggiorno nel de-
non ci sia più deserto! Avviene lo stesso per le serto di Calcide. «Mi sembra di contemplare qui
montagne del Sinai, nel deserto di Giuda, tra Ge- un giorno più l u m i n o s o » , scrive; a n c h e la sua
rusalemme e il Mar Morto, nelle montagne vici- descrizione della dimora di Paolo il Vecchio, nel

19 il mondo¿IellaBibbia n. 108
L'esperienza del deserto Monachesimo

• più profondo del deserto, è para- Quale fu la loro vita?


disiaco. Questa visione da lette-
(j\af Med/fe/ra^ rato non è quella della maggior Se il monaco ha abbandonato tutto quello che
parte dei monaci, per i quali il de- può tentarlo o distrarlo, gliene rimane tuttavia il
serto è una terra inabitabile, una ricordo, quello che Evagrio, che visse nel deser-
terra pericolosa. Perché preferire to dei Kellia negli ultimi decenni del IV secolo,
«la sconfortante nudità di questa chiama «i pensieri». La guerra del cuore rimane,
solitudine, la tristezza desolata di quella che dovrà sostenere contro i suoi pensie-
queste sabbie?», si domanda abba ri, che sono altrettanti demoni. La Vita di Anto-
Abraham. Dal momento che il nio racconta in modo immaginoso, in pagine
deserto è anche il luogo di resi- molto colorite, i furiosi combattimenti notturni
denza del demonio, dove il mona- che il suo eroe dovette condurre contro le truppe
co sa che lo deve affrontare, ad dei demoni che l'assillavano sotto sembianza di
imitazione di Cristo, che lo Spi- bestie selvagge: «Il leone ruggiva con l'inten-
rito ha condotto nel deserto «per- zione di attaccare, il toro sembrava dare di cor-
ché fosse tentato dal diavolo» na, il serpente si arrampicava, il lupo prendeva
(Matteo 4,1). Questo combatti- 10 slancio [...]». Evagrio, in modo più sobrio,
mento che deve avvenire è spesso evoca questi combattimenti contro i pensieri
evocato nei testi monastici, ma è identificando questi con diversi vizi, pur descri-
per prevenire il monaco e inco- vendo con una grande finezza psicologica le ten-
raggiarlo a intraprenderlo; non è tazioni che assillavano i monaci, immagini, ra-
tuttavia il motivo principale della gionamenti, fantasmi diurni e notturni. Il pen-
sua partenza per il deserto. Se egli siero, il demonio peggiore è l'accidia, che ispira
sceglie questo modo di vita, nel suo al monaco «una tristezza piena di mancanza di
desiderio di essere perfetto, di essere ragioni», il disgusto per il proprio stato, il desi-
ilvato, è perché esso gli permetterà di derio di essere altrove, di lasciare la propria cel-
arsi completamente all'impresa del letta, il deserto. «L'accidia combatte ogni opera
mondo per essere tutto di Dio. Il deserto è al- buona e conduce gli uomini alla negligenza».
l'inizio un modo radicale per assicurare questa Per lottare contro i suoi pensieri, il monaco do-
solitudine: esso separa non soltanto dal «mon- vrà dunque condurre una vita di ascesi. Adotta-
do», cioè da tutto quello che il monaco ha deci- re la vita del deserto è scegliere una vita scomo-
so di abbandonare, ma anche dalla società degli da. Abba Isidoro lo dice con chiarezza: «Non è
uomini. Una voce diceva ad abba Arsenio: «Fug- per soffrire che siamo venuti in questo luogo?».
gi gli uomini e sarai salvato». Questa fuga lonta- Soffrire per separarsi da se stessi, dal proprio
no dagli uomini è anche una fuga lontano dalle corpo; di qui le austerità che il monaco si impo-
donne: quando abba Sisoe domandò al suo di- ne, o che il deserto stesso gli impone.
scepolo di condurlo là dove non c'erano donne e 11 suo habitat, necessariamente, era sommario.
questo gli rispose che solo il deserto non ne con- Antonio visse in una tomba, in un fortino abban-
teneva, gli disse: «Conducimi dunque nel deser- donato, infine in una grotta; alcuni - pochi - vi-
to!». Così il monaco sarebbe autenticamente vevano all'aperto, la maggior parte in capanne
monaco, come indica il suo nome, un uomo so- che avevano costruito loro stessi, «buone appena
lo (in greco monos), la cui solitudine ha un sen- a riparare dal bruciare del sole e dalla rugiada
so: essa esprime la sua volontà di unificare il suo della notte», dice Pallade. Esse erano spesso
cuore e la sua vita, di rinunciare a tutto ciò che è lontane da un punto d'acqua, cosa che era una
fonte di divisione, di condivisione, i beni terreni scelta volontaria: «Avremmo potuto collocare le
come il matrimonio. Il deserto gli assicura il si- nostre cellette sulle rive del Nilo e avere l'acqua
lenzio e il raccoglimento, che sono «le radici di a nostra portata. Ci saremmo evitati la pena di
una vita senza peccato», perché il deserto è un andarla a cercare a quattro miglia. Avremmo
luogo puro, dove si può sfuggire all'impurità. avuto la facilità, il piacere e la fertilità dei giar-
«Colui che si tiene in ritiro nel deserto, diceva dini... Ma noi abbiamo disprezzato e contato un
abba Antonio, è liberato da tre combattimenti, nulla queste comodità, non abbiamo gusto che
dall'udito, dalle chiacchiere e dalla vista. Non per questo arido deserto», dice abba Abraham.
ne ha più che uno, quello del cuore». Così, eli- Questo testo ci dice anche che piccoli giardini
minate tutte le curiosità inutili, il monaco, che erano talora accanto alle cellette monastiche, co-
si è anche liberato di tutti i beni e le cure terrene, me quelli che vide la pellegrina Egeria presso i
può, conservando lo spirito fisso su un unico monaci del Sinai. Alcuni monaci, conservando
obiettivo, raggiungere V hesychia, un termine l'abitudine antica del vagabondaggio, non si af-
che designa la pace dell'anima, uno stato di vita fezionavano alla loro cella e l'abbandonavano
nel quale può conservare senza distrazioni il ri- regolarmente per costruirne un'altra in un altro
cordo di Dio. luogo. Abba Zenone diceva: «Non far mai fon-

20 il mondo¿IellaBibbia n. 108
Gli eremitaggi del deserto di Scete
Di d o m L u c i e n R e g n a u l t monaco di Solesmes (1924-2003)
erso il 330 Macario l'Egiziano parte a vivere da anacoreta nel deserto di Scete, oltre 40 km a sud dei Kellia, in un luogo
V che oggi è chiamato wadi Natrum, situato sotto il livello del mare, da qui la possibilità di trovarvi dell'acqua. Come
Antonio e Ammone, Macario attira a sé molti discepoli. Pian piano vi sono costruite delle chiese in cui gli eremiti si riuniscono
il sabato e la domenica per celebrare l'Eucaristia e condividere un pasto. Durante la prima metà del V secolo, ripetute
incursioni di saccheggiatori provocano la dispersione dei monaci, ma il sito non sarà mai abbandonato. Oggi vi rimangono
quattro monasteri, ma nel Medioevo ce ne erano una trentina, e il monastero di San Macario fu per molti secoli la residenza
del patriarca copto di Alessandria. Da parecchi decenni il monachesimo copto conosce un rinnovamento e un gran numero di
questi monasteri è stato ricostruito e ripopolato. Anche nell'Alto Egitto si assiste ad un ristabilimento del cenobitismo
pacomiano che era scomparso. Tuttavia la forma predominante rimane il semi-anacoretismo, ed ogni monastero conta
sempre tra i suoi membri qualche eremita che vive nelle grotte.

Anacoreta d a m e n t a q u a n d o costruisci una cella». M a l ' e - nieri, per i quali poteva utilizzare rami di palma
(dal greco voluzione generale andava piuttosto verso la sta- o le canne che spuntavano sulle rive del Nilo o
anachoreo). Il bilità, con delle costruzioni più solide e un p o ' nelle paludi.
ritirato, colui che si più comode. A c c o m p a g n a v a questa ascesi un'attività essen-
ritira dal mondo e Si conoscono alcuni esempi di monaci che vive- ziale, la preghiera. Il monaco, c o m e si è detto,
dalle sue vano c o m p l e t a m e n t e nudi, vestiti dei loro soli viene nel deserto per essere unito a Dio, e la pre-
sollecitazioni per capelli - bisogna ancora una volta dubitare dei ghiera accompagna la sua giornata. I solitari non
consacrare tutta la racconti che li citano, perché essi hanno soprat- avevano evidentemente delle regole in questo
sua attenzione a Dio tutto uno scopo di edificazione, quello di dimo- campo, conducendo giorno dopo giorno una vita
soltanto. strare attraverso un esempio la totale spogliazio- di preghiera che non teneva conto né delle dome-
Rispondendo alla ne del monaco, «la perfetta nudità di Cristo» che niche né dell'anno liturgico. «Quando tu stai nel-
chiamata del egli ha abbracciato. Certamente i primi monaci la cella, dice Abba Isaia, abbi una cura continua
silenzio, egli va nel non h a n n o alcuna u n i f o r m e : A n t o n i o porta un di tre cose: il lavoro manuale, la meditazione e la
deserto; dapprima in vecchio m a n t e l l o di pelle, Ilarione un sacco, preghiera [...] c o m p i e n d o la tua liturgia verso
sé è un solitario, ma Paolo una veste di foglie di palma, altri dei vec- Dio nel silenzio». Con la moltiplicazione dei so-
la sua umiltà e la sua chi stracci. A b b a P a m b o diceva che: «Il m o n a c o litari, si vedranno apparire dei fine settimana co-
carità lo obbligano a deve portare una veste tale che egli possa la- munitari che li riuniscono per l'Eucaristia. Pro-
rimanere in relazione sciarla fuori per tre giorni senza che nessuno la prio nelle comunità cenobitiche si metterà in uso
con altri monaci da raccolga». Con il tempo farà la sua apparizione progressivamente l'ufficio monastico, che divide
cui riceve i consigli, o un abito monastico, costituito da una tunica sen- nel corso della giornata e della notte le preghie-
di cui diventa lui za maniche, da un cappuccio, da un mantello sul- re recitate in comune. M a anche in queste comu-
stesso la guida le spalle, da una cintura. nità, l ' i d e a l e doveva essere quello definito da
spirituale. Il regime alimentare era ridotto. Le pratiche dei Sant'Epifanio: «Il vero monaco deve avere sem-
solitari erano molto diverse, ma molti osservava- pre la salmodia e la preghiera nel suo cuore».
Apoftegmi no lunghi periodi di digiuno. L'alimento essen-
Brevi frasi, racconti ziale era il pane, talora bagnato d ' a c q u a , accom-
corti di pagnato da un p o ' di sale, da qualche legume o Che cosa hanno prodotto?
da qualche frutto, prodotto dai giardini monasti-
insegnamento
ci: Antonio stesso, q u a n d o è nel suo eremitag-
vario e spesso Le eco dei Padri del deserto ci sono pervenute
gio del deserto interno, semina e coltiva il suo
paradossale, gli attraverso biografie diverse, c o m e quelle di An-
grano. G e r o l a m o , s e m p r e ghiotto del meravi-
apoftegmi dei grandi tonio o di Pacomo, dei racconti c o m e quelli di
glioso, ci racconta c h e Paolo riceveva tutti i
asceti egiziani del IV Giovanni Cassiano nelle sue Conferenze, di Pal-
giorni il suo nutrimento, un mezzo pane, porta-
secolo sono stati lade di Helenopolis nella sua Storia Lausiaca,
to da un corvo... che portò un pane intero quan-
raccolti e in seguito, opere di spiritualità c o m e quelle di Evagrio. M a
do Antonio venne a fargli visita. L ' u s o dell'olio
a partire dal V secolo, le più interessanti testimonianze sono quelle che
e del vino erano più rari.
riuniti in raccolte per ci trasmettono gli Apoftegmi dei Padri. Attraver-
Altro elemento dell'ascesi del monaco: il suo la-
farne l'eco della so alcune parole e brevi racconti, si rivela l ' i m -
voro manuale, prescritto a ciascuno, necessario
spiritualità dei Padri magine dei Padri del deserto, talora degli origi-
per assicurare la sua sussistenza e permettergli
del deserto. nali, eccessivi e inimitabili, il più spesso dei sag-
di fare la carità. Il monaco del deserto d'Egitto si gi che testimoniano con semplicità e familiarità
dedicava il più delle volte alla lavorazione di pa- la loro storia spirituale. •

21 il mondo¿IellaBibbia n. 108
L'esperienza del deserto Intervista

deserto
alle fonti
islam
Con Jean- Ultima per data delle tre religioni monoteiste, l'islam, che oggi conta
Michel
Mouton un miliardo di fedeli nel mondo, nasce e cresce nel deserto. Jean-Michel
Assistente presso
la Scuola pratica Mouton, assistente presso la Scuola pratica di alti studi, specialista
di alti studi
(Scienze storiche della civiltà musulmana e archeologo, ha risposto alle nostre domande.
e filologiche)

Il M o n d o della Bibbia: Si dice che l'islam è la Dopo essersi riposati nel caravanserraglio, i ne-
religione del deserto. Perché? gozianti chiacchierano e si divertono con trastul-
Jean-Michel M o u t o n : L'Arabia è la terra nata- li poetici. I più bei poemi sono scritti a lettere
le di Maometto, l ' u l t i m o dei profeti. Nel VII se- d ' o r o sul lino e appesi alla Kaaba, dai moltepli-
colo, alla vigilia della nascita di Maometto, que- ci idoli, primo luogo di pellegrinaggio d e l l ' A r a -
sto immenso territorio tra il Mar Rosso e il Golfo bia. È in questa città che M a o m e t t o nasce nel
Persico è abitato da tribù arabe. Dei beduini (il 570. Egli appartiene alla tribù dei Coreisciti, una
loro nome badiya in arabo è all'origine della pa- popolazione dei deserti del sud che si è sedenta-
rola deserto) p e r c o r r o n o il deserto con le loro rizzata. Suo n o n n o vi controlla l ' a c q u a sacra
greggi di capre, di montoni e di dromedari, in- della sorgente Z e m z e m . O r f a n o , è allevato da
c r o c i a n d o m e r c a n t i . S o l t a n t o il N a f u d e il uno zio carovaniere. Lo a c c o m p a g n a in viaggio
R u b ' a l Khali, dalle atmosfere irrespirabili, so- al passo lento delle «navi del deserto». Più tardi
no disabitati. Non lontano dal Mar Rosso, nella egli si occupa della carovana di una vedova, Ca-
regione di Hedjaz, delle tribù arabe sedentariz- digia, che diventerà sua moglie. Al ritorno dai
zate abitano dei villaggi intorno ad oasi che pro- suoi viaggi, M a o m e t t o prende l ' a b i t u d i n e di
d u c o n o palme. D a l l ' A n t i c h i t à , una città più d o r m i r e in una grotta del deserto non lontano
BEDUINO A DORSO grande, La Mecca, all'incrocio delle grandi vie dalla Mecca, sul monte Hira. Verso l'età di qua-
DI DROMEDARIO. commerciali, accoglie delle carovane di mercan- r a n t a n n i , in occasione di questi ritiri, M a o m e t -
Nel wadl Rum, ti di diverse lingue e religioni provenienti dal- to riceve le sue prime rivelazioni. La voce gli di-
in Giordania, i beduini
l ' A r a b i a Felix (lo Yemen), dai paesi del Medi- ce: «Tu sei l'inviato di Dio». Egli comincia allo-
si servivano delle vie
terraneo, d e l l ' A f r i c a e dell'Asia. Tutto si acqui- ra a proclamare la parola divina, m a essa susci-
carovaniere di cui
sta e si vende in occasione delle sue fiere: arti- ta derisione. Nel 622, minacciato di morte, espa-
avevano una perfetta
conoscenza.
gianato, spezie, oro, incenso, datteri che metto- tria verso una città oasi, Yatrib, che prende il no-
© Cubolmages/Leemage
no in movimento migliaia di cammelli da soma. me di Medina, «la città della religione». Questa

23 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


L'esperienza del deserto Intervista

• data segna anche l'inizio del calendario musul- (Damasco diventa la prima capitale musulmana),
mano, Vegira. Nel corso dei sei anni di esilio, risalgono verso la Palestina attraverso il deserto
Maometto fa delle battaglie, converte qualche del Negev (conquista di Gerusalemme nel 638).
tribù e orienta la preghiera non più verso Geru- Poi trionfano sulle armate persiane e conquista-
salemme, ma verso La Mecca. Nel 629 rientra no le terre aride e poco fertili della Mesopotamia
nella sua città da vincitore. Gli idoli pagani del- (Baghdad, fondata nel 762, diventa un grande
la Kaaba sono distrutti. Nel 632, con migliaia di centro della civiltà araba). Di conquista in con-
fedeli, egli compie il suo primo e ultimo pelle- quista, essi finiscono per raggiungere l'India.
grinaggio alla Kaaba dedicata ad Allah, primo Durante questo tempo altre tribù penetrano nel
luogo santo dell'islam. Sinai, a nord-ovest dell'Arabia. Questa terra di
sabbia e di rocce tra l'Egitto e la Siria è ben co-
MdB: Il deserto non è più che un miraggio al- nosciuta dagli arabi. Nella Bibbia, essa è il de-
la morte del Profeta? serto di Tih, quello del vagabondare dei figli di
J.-M. M : Alla morte del Profeta nel 632, i suoi Israele dove Mosè ricevette le tavole della Legge.
compagni che prendono il titolo di califfi, sono in Il sud di questa terra triangolare è anche un luo-
preda a rivalità. Essi decidono di conquistare go santo dei primi secoli del cristianesimo. Ai
nuove terre e di diffondere la parola di Allah. piedi del monte Sinai, il monastero di Santa Ca-
Molto rapidamente, tutta l'Arabia è convertita. terina accoglie pellegrini in viaggio verso Geru-
Poi l'islam esce da questo deserto. I beduini so- salemme. Nel giro di qualche anno, il Sinai di-
no le braccia armate di questa conquista. Orga- venta una terra musulmana, poi ci sono l'Egitto,
nizzati in reggimenti, essi percorrono le vie caro- la Libia, l'Africa del nord (Keruan è fondata nel
vaniere di cui hanno una perfetta conoscenza. 670) e una parte dell'Africa nera. Al ritmo dei
Tolgono all'Impero bizantino territori della Siria loro spostamenti, i beduini avanzano tra le dune
di sabbia, le piste carovaniere e le strade romane
del più grande deserto del mondo, il Sahara. Nel
IX secolo, le conquiste militari si completano.
Una volta passato il fragore degli attacchi i popo-
Ibn Khaldun li di queste zone desertiche accettano il dominio
dei nuovi signori. Delle tribù di beduini si seden-
tarizzano nelle città mercantili, innalzano mo-
e le genti del deserto schee talora nel deserto. Altre conservano il loro
millenario costume di vita, il nomadismo. Sino
recursore della storia in quanto scienza, Abd al-Rhaman Ibn
P Khaldun è un autore non definibile della cultura araba. Nato
a Tunisi nel 1322, in una nobile e colta famiglia originaria
alle crociate, la lingua araba assicura l'unità del-
l'Impero musulmano che si estende dalla Spagna
alla Cina. Quanto agli ebrei e ai cristiani, «i pos-
dell'Arabia, egli studia le scienze arabe tra cui il Corano,
sessori del Libro», essi rimangono liberi di prati-
la filosofia, la storia, la poesia. Viaggiatore infaticabile,
care la loro religione, purché paghino un tributo.
protagonista della vita politica della sua epoca, questo studioso
si mette al servizio dei sovrani dell'Occidente e dell'Oriente
musulmano e condivide anche la vita delle genti del deserto. MdB: Uno dei pilastri dell'islam è legato al
Morirà al Cairo all'inizio del XV secolo. deserto?
Nel 1377, l'introduzione della sua Storia universale, J.-M. M : Tra i cinque pilastri dell'islam, l'ulti-
la Muqaddima, è in gran parte conclusa. Oggi essa è considerata mo è di andare almeno una volta nella vita in
come un capolavoro letterario. In uno dei capitoli, l'autore pellegrinaggio, o hadj, alla Mecca. Nel Medioe-
presenta due gruppi naturali: i beduini e i sedentari. Piccoli vo, per raggiungere questo luogo santo, i pelle-
agricoltori ed allevatori di ovini e bovini, essi costituiscono con grini seguono la via marittima e soprattutto le
i nomadi, cammellieri del deserto, il gruppo dei beduini. Gli uni piste carovaniere. Ogni anno, i musulmani af-
e gli altri vivono in tribù, condividono una vita rude, fluiscono da tutto l'impero. Tra gli itinerari me-
soddisfacendo i bisogni essenziali. I sedentari che abitano in città dioevali percorsi dai pellegrini, la strada del Si-
sono in maggioranza artigiani o commercianti. Il loro modo di vita nai è la più conosciuta. Quelli che vengono dal-
urbano si caratterizza per la ricerca del lusso e delle comodità. l'Andalusia musulmana hanno traversato il Me-
Lungi dai contrapporre questi due gruppi, Ibn Khaldun prova che diterraneo e percorso i deserti del Sahara. In
i bisogni essenziali precedono i bisogni superflui. Appoggiandosi Egitto, la carovana dei pellegrini è alle porte del
ai fatti, egli vuole dimostrare che la vita beduina è anteriore Sinai. La sua traversata per via di terra, chiama-
alla vita sedentaria. Questo «padre» della sociologia, cinque secoli ta strada del Jifar, richiede da 30 a 40 giorni di
prima della nascita di questa disciplina, conclude: i beduini cammino. I pellegrini sono da prima presi dalle
sono alla base della fondazione delle prime città. Così, i cittadini montagne sterili dai toni di fuoco attraverso le
sono gli antichi beduini che si sono sedentarizzati. quali camminano in gole labirintiche. I loro cor-
pi lottano contro il calore soffocante, la sabbia e
le sue tempeste che asfissiano i polmoni, e so-
prattutto la mancanza d'acqua. All'inizio, quan-

24 il mondo¿IellaBibbia n. 108
o c c a s i o n e della ricon-
intiochia
quista dei territori cri-
SIRIA stiani da parte del Sala-
dino ( 1 1 7 1 - 1 1 9 3 ) , la
Mar Mediterraneo fortezza di Sadr (di cui
o Damasco
sono in corso gli scavi),
ISRAEL^™* costruita nel 1170, of-
Gerusalemmi { ® A m m a i u „ - * f r e sicurezza, cisterne
deserto / Deserto Deserto d ' a c q u a e hammam ai
INeghev —Jdi Giudea di Sina
pellegrini m u s u l m a n i
Nakh|\Q|ORDANJA
5cete sempre più numerosi. E
così che, sino all'inizio
ARABIA del X X secolo, i pelle-
SAUDITA grini affrontano, con la
Deser
Arabii
LIBIA paura nel ventre, ma
Deserto animati dalla f e d e , la
del Nafud
traversata del Sinai
Mar^v, ostile.
Deserto
di sabbia Rosso
di Rebiana MdB: Il Corano accor-
da un posto al deserto?
J . - M . M: La parola Co-
rano, che significa reci-
Gidda
tazione, è a l l ' i n i z i o la
SUDAN parola di Dio trasmessa
d a l l ' a n g e l o Gabriele al
Profeta. P r i m a di di-
ventare il libro santo
Localizzazione do l'otre di pelle si fora, il pellegrino può conta- unico dei m u s u l m a n i , il C o r a n o è trascritto su
dei deserti a nord-est re sulla solidarietà dei suoi fratelli musulmani. tessere di terracotta, su fine pelle di gazzella,
dell'Africa e nel Vicino Ma, se il pozzo di una stazione è pressoché vuo- sulla scapola di un c a m m e l l o o una semplice fo-
Oriente. glia di p a l m a , c o m e su materiali del deserto.
to o a secco, il pericolo di morte non è lontano.
Bisogna allora riprendere il c a m m i n o per due o U n a sola sura, la 46, designa una regione deser-
tre giorni nella speranza di trovare al prossimo tica d ' A r a b i a «al-Ahqaf» che vuole dire «le du-
pozzo qualche goccia d ' a c q u a salvatrice, anche ne». La seconda parte del C o r a n o è consacrata
se salmastra. Talora i pellegrini sono anche tra- alle pratiche dei fedeli. Questi i n s e g n a m e n t i
volti d a l l ' a c q u a di un t e m p o r a l e violento che hanno c o m e modello la vita del profeta, u o m o
inonda il f o n d o di un avvallamento... del deserto. Le abluzioni che precedono la pre-
A metà strada, i viandanti (40.000 contati da un ghiera consigliano di lavarsi con la sabbia quan-
pellegrino cristiano nel 1349) sostano a Nakhl, do m a n c a l ' a c q u a , una r a c c o m a n d a z i o n e che
la principale stazione d ' a c q u a e talora seppelli- non sarebbe stata prevista se l ' a c q u a scorresse
scono i loro morti nel suo cimitero. Essa f u , nel in a b b o n d a n z a nel deserto. Il sacrificio di un
corso dei secoli, una posta importante per i so- montone o di una capra e il c o n s u m o di datteri
vrani che cercavano di controllare i suoi prezio- nutrienti alla rottura del ramadan, in occasione
si pozzi. Ai flagelli naturali, si aggiunge una mi- della festa di Aid-el-Fitr, richiamano le tradizio-
naccia umana, i beduini. Guide preziose in que- ni alimentari dei popoli del deserto. Solo il para-
ste solitudini, non esitano ad attaccare e razziare diso, o janna in arabo, presenta u n ' i m m a g i n e di
pellegrini cristiani e musulmani. Edificando mo- abbondanza: in mezzo a un recinto protetto dal
schee e minareti nel cuore del loro monastero, vento, delle aiuole di fiori e degli alberi carichi
solo i monaci di Santa Caterina riusciranno a tro- di frutti o f f r o n o agli uomini, per l'eternità, un
vare un accordo con loro per tutto il Medioevo. m o n d o di delizie, lungi dalla povertà della vita
All'arrivo ad Ayalt, in Arabia, i pellegrini musul- nel deserto.
mani si riposano. Si purificano dei miasmi del de- Alle fonti dell'islam, i deserti hanno veicolato
serto. Talora i più fortunati si imbarcano ad Aqa- l'islam lontano dalla sua terra natale. Sino al X X
ba per raggiungere La Mecca. Gli altri f o r m a n o , secolo i pellegrini h a n n o percorso le sue piste
con i pellegrini di Siria, un immenso corteo ver- carovaniere. Oggi il deserto è abbandonato dai
so il luogo santo. Al tempo delle crociate, il prin- pellegrini che sorvolano in aereo le sue i m m e n -
cipe Baldovino I (1100-1118) c o n d u c e diverse sità per raggiungere la città del Profeta. •
spedizioni militari nel Sinai. I pellegrini musul-
mani a b b a n d o n a n o allora la loro traversata. In Intervista raccolta da Catherine Loizeau

25 il mondo¿IellaBibbia n. 108
L'esperienza del deserto Per andare più lontano

CHE COSA MI RESTA DEL DOSSIER ATTUALITÀ


A conclusione del nostro n u m e r o su «L'esperienza del

deserto nella Bibbia e nel Corano», vi proponiamo una


Sinai nel 201
lettura trasversale di ciò che bisogna ricordare di

questo dossier.

I deserto sarebbe la matrice del mondo da prima


dell'uomo, da prima della pioggia che ci dona la vita? In
ogni caso, per i Mesopotamici, questo «luogo di sete
estrema» è per cominciare quello della maledizione, suscita
l'angoscia. Nulla di buono potrebbe venire da terre aride,
popolate di mostri e di nomadi, avidi di razzie.
Antica via di passaggio tra l'Africa e l'Asia, il Sinai
L'Esodo del popolo ebraico, per 40 anni nel Sinai, sembra non è più in guerra dal trattato di pace israelo-
anch'esso un po' traumatizzante: la fame, la sete, la puntura egiziano del 1979. Confinante con Israele, questa
dei serpenti, la guerra. C'è lo scoraggiamento, anche la terra smilitarizzata è governata dall'Egitto. Per secoli,
rivolta. Contro Mosè, contro Dio. Quanto alle prove e ai la penisola è rimasta senza una visibilità. Qualche
dolori, il piano di Dio appare dapprima incomprensibile. anno fa essa ha preso veramente forma sotto i nostri
E tuttavia il ribaltamento avviene quando gli Ebrei occhi grazie alle immagini trasmesse via satellite. Dal
comprendono che la lunga prova agisce su di loro come 1985, all'estremità di questa penisola, turisti del
un'educazione. Il dono della Torah, quello della manna e di mondo intero affluiscono verso le stazioni balneari
altri interventi divini segneranno per sempre la loro memoria. del Mar Rosso, tra cui Sharm el-Sheik, talora a
La grande lezione è lì: «L'uomo non vive di solo pane ma di detrimento del suo fragile ambiente terrestre e
tutto ciò che esce dalla bocca di Dio». Questa esperienza marino. A sud del Sinai, il monastero di Santa
fondante è ricordata a numerose riprese nei testi della Caterina, classificato patrimonio mondiale
Bibbia, perfino nella liturgia ebraica quando, ogni autunno, dall'Unesco, presso il monte di Mosè, attira
la festa delle capanne commemora la traversata del Sinai. anch'esso turisti e pellegrini. Questo luogo e i suoi
paesaggi, tra cui imponenti massicci granitici,
Nel N u o v o Testamento, Giovanni Battista e Gesù fanno permettono di comprendere le solitudini del deserto.
anch'essi l'esperienza del deserto che appare come il luogo Infine, è sempre nel sud che si trovano gli ultimi
dell'incontro con Dio. Moltiplicando nel deserto i pani, o beduini nomadi, che vivono secondo uno stile di vita
camminando sull'acqua, Gesù non è visto come un nuovo vicino a quello dei loro antenati.
Mosè che supera il Mar Rosso e fa cadere la manna? Nel Il Sinai del nord conta oggi decine di migliaia di
cristianesimo nascente, la valorizzazione del deserto è beduini; molti sono diventati sedentari, coltivando
proseguita attraverso l'esperienza dei primi monaci egiziani; piccoli appezzamenti di terra nei palmeti. A lungo i
per unirsi a Dio, essi trovano, in questi luoghi di solitudine, beduini sono stati gli unici abitanti del deserto. Da
una terra propizia all'ascesi, alla preghiera, al combattimento poco, dei contadini provenienti dalla valle del Nilo
contro i «pensieri». Insomma alla purificazione. sono venuti a raggiungerli. Essi colonizzano le terre
del nord conquistate al deserto grazie a importanti
Q u a n t o all'islam, esso ha trovato la sua rivelazione nel lavori di irrigazione e di derivazione delle acque del
deserto stesso. Ed è attraverso la conquista del Neghev del Nilo: iniziativa del governo egiziano. Guide
Sinai e del Sahara che estenderà il suo impero dalla Cina alla insostituibili, alcuni beduini si sono oggi lanciati nel
Spagna. Del deserto originale, i musulmani conservano dei turismo nomade, che prospera. Altri vivono del
riti. A lungo il pellegrinaggio alla Mecca ha fatto loro traffico di stupefacenti e di armi, ovvero del
conoscere la prova della traversata. Il sacrificio del montone, commercio di persone dell'Africa dell'Est che
il consumo di datteri in occasione della rottura del Ramadan cercano di penetrare in Israele...
sono anch'essi altrettanti ricordi... Attualmente le popolazioni del Sinai vivono
Per quanto sia ostile all'uomo, il deserto affascina nella sua l'incertezza, ma anche l'esaltazione della
capacità di offrire una «esperienza fondante» a degli uomini, «primavera» dei mondi arabi. •
a dei popoli, a forgiare delle culture e delle spiritualità. •

26 il mondo della Bibbia n. 108


-
28 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108
archeologia e ricerca w GIORDANIA PETRA

Petra pagani
resistenza
Petra, l'antica capitale dei Nabatei, annidata nel cuore dei
o
ai ft massicci di arenaria rosa del sud della Giordania, non ha smesso
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di donare agli archeologi gli splendori della sua storia.
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Amman All'équipe francese che scava davanti al tempio principale della

ISRAÈLE; IRAK città (il Qasr el-Bint), essa svela gli ultimi fuochi di un culto
/GIORDANIA..
: pagano... e i fulmini di un cristianesimo che non fa concessioni.

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Petra

X
Una cappella privata

E
una curiosa installazione quella
200 km che la Missione archeologica
francese di Petra e del Qasr el- Accanto all'altare, si trovavano anche i
Bint (MFPQB) ha portato alla frammenti di un grande lampadario ad
luce, nel pieno centro della ca- olio, dotato di una moltitudine di becchi
pitale del regno dei Nabatei, che fu assor- distribuiti a ripiani. Una forma molto ra-
bito da Roma nel 116 d.C. ra che si associa, generalmente, a contesti
Dal 2007, sotto la responsabilità dell'ar- liturgici. In breve, per François Renel,
cheologo François Renel, essi sgombera- che ha esposto questi reperti in occasione
no i resti di una dimora aristocratica co- di un recente colloquio sull'archeologia
struita alla fine del IV secolo. Questa ca- giordana, tutto questo somiglia proprio
sa, addossata alle rovine del santuario ad una cappella privata, dedicata a un
principale della città, possedeva una can- culto betilico tradizionale. Ma, ci si po-
In alto: Veduta generale tina, conservata per più di un metro di trebbe domandare, non è strano relegare
del santuario del Qasr el-Bint, elevazione e la cui disposizione finale è un tale spazio sacro nell'angolo di una
dalla collina di El-Habis ad est. stata salvata grazie al crollo del piano in cantina? «Questa collocazione è in realtà
Il monumento imperiale absidato, occasione dell'incendio che pose fine al- così discreta che la credo proprio inten-
contro il quale è stata trovata l'insediamento. Proprio lì, in un angolo zionale, riconosce l'archeologo. Questo
la cappella con i betili, è segnato sotto la scala che conduce al piano, essi dà l'impressione che gli abitanti della ca-
da un riquadro bianco. hanno liberato un altare di pietra su cui sa si nascondessero per praticare il loro
© L. Borel/MFPQB
giacevano tre pietre accuratamente squa- culto. E evidente se si mette in relazione
drate, dette anche «betili», questi famosi questo con la proibizione del paganesi-
idoli aniconici che da sempre i Nabatei mo, promulgata da Teodosio I nel 392,
Accanto, a sinistra: Ricostruzione
veneravano. In sé, la sola presenza di perché la cappella è stata evidentemente
della casa bizantina, costruita
queste pietre innalzate non sarebbero suf- usata oltre questa data. Sulla base delle
sulle rovine del monumento
ficienti a designare un luogo di culto. Ma, monete, la casa risalirebbe in realtà al pri-
imperiale, con la sua cantina
davanti all'altare, gli archeologi hanno mo quarto del V secolo d.C. In più abbia-
e la cappella dei betili sotto
trovato anche, tagliata nel fusto di una mo buoni motivi di pensare che questa di-
la scala.
colonna di reimpiego, una cupola per li- struzione sia il risultato di un'aggressione
© R. Renel/MFPQB
bagioni come quelle che servivano a ver- armata: i betili erano stati rovesciati, il
sare le offerte liquide agli dei, in diversi lampadario fracassato e i suoi frammenti
Accanto, a destra: I betili come
luoghi di culto a Petra, santuari delle altu- sparpagliati; abbiamo trovato un pugnale
sono stati ritrovati.
re, cappelle all'aperto o tombe rupestri. e una punta di freccia ad uncini, nelle ma-
© R. Renel/MFPQB

29 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


Archeologia e ricerca


cerie. Con un tale quadro, s u p p o n g o che
abbiamo qui l'illustrazione della resisten-
za pagana, in un contesto di repressione
cristiana».
Rituali betilici arabi
Di fatto, la fedeltà degli abitanti di Petra «Essi vegliano tutta la notte cantando inni all'idolo, accompagnandosi
al p a g a n e s i m o è cosa nota. Se il Q a s r el- con i flauti. Quando hanno finito questa veglia notturna, al canto del gallo,
Bint era stato abbandonato nel IV secolo, dei portatori di torce scendono in un luogo sacro sotterraneo e ne riportano
c o m e altri templi della città, non f u a un xoanon [immagine di culto] [...]. E fanno circolare questo xoanon
c a u s a della d i s e r z i o n e dei f e d e l i ma di sette volte girando intorno al naos interno, con flauti e tamburelli e canti.
una serie di incidenti sfortunati che ave- Fanno un banchetto, poi riportano questo xoanon nel sotterraneo [...].
v a n o c a u s a t o danni irreparabili: un in-
Questo avviene anche nella città di Petra, la metropoli dell'Arabia
cendio, seguito, qualche anno più tardi,
che è l'Edom delle Scritture, neW'eidolion [santuario degli idoli] che vi si
da un terremoto nel 3 6 3 d.C. Inoltre, al-
la fine di questo stesso IV secolo, il ve- trova [...].»
scovo E p i f a n i o di S a l a m i n a d e n u n c i a v a , Epifanio di Salamina, estratto da Contro le eresie redatto tra il 375 e il 380.
d e s c r i v e n d o l i per f i l o e per segno, i ri-
tuali betilici arabi che si s v o l g e v a n o an-
cora a Petra (vedi il riquadro qui accan-
to). Egli, nella sua notizia, precisa a n c h e suo arrivo a Petra, posta dagli storici tra il
che le i m m a g i n i di culto e r a n o d e p o s t e 419 e il 421, coincide proprio con la di-
... in una cripta! L a cantina di una casa struzione della nostra casa. È sempre pe-
privata, vicinissima al santuario sconsa- ricoloso c o n f r o n t a r e i dati provenienti da
crato, p o t e v a d u n q u e a p p a r i r e c o m e un uno scavo con gli eventi storici, ma non
sostituto accettabile. si può scartare l'ipotesi che la nostra ca-
sa, con il suo materiale liturgico profana-
to, sia l'illustrazione di questo memorabi-
L'assedio di un vescovato le episodio».
In ogni caso, non si troverà più a Petra la
In ogni caso, il cristianesimo non si aprì m i n i m a traccia di v e n e r a z i o n e p a g a n a
spontaneamente un c a m m i n o verso Petra. d o p o questa data. L a s c i a n d o in abbando-
Se la città divenne la sede di un vescova- no l ' a n t i c o quartiere di Q a s r el-Bint, la
to in o c c a s i o n e delle ridivisione della città cristiana si spiegherà più a nord, do-
provincia di Palestina nel 358, il cristia- ve s a r a n n o costruite importanti chiese
nesimo non s ' i m p o s e , sembra, che con la dalla metà del V secolo.
f o r z a . A l m e n o lo si p u ò d e d u r r e da un N e l l e f a l e s i e a s t r a p i o m b o sulla città,
racconto di miracoli, redatto in lingua si- una g r a n d e t o m b a r u p e s t r e t r a s f o r m a t a
riaca nel V secolo, che racconta c o m e il in cattedrale sarà consacrata dal vescovo
m o n a c o siriaco B a r s a u m a finì col c o n - G i a s o n e nel 4 4 6 . M a il c r i s t i a n e s i m o
vertire la città, o almeno a neutralizzare i non c o n s e r v e r à a l u n g o il s u o t r i o n f o .
suoi sacerdoti, a colpi di ricatti e di mira- T r a s c i n a t a da un i n e s o r a b i l e d e c l i n o
coli (vedi il r i q u a d r o sotto). «La storia e c o n o m i c o , la città perse la sua sede epi-
non dice se il santo mise in pratica le sue scopale nel corso del VII secolo, e, dal-
m i n a c c e , sottolinea François Renel, ma l ' V I I I , ormai non era più c h e l ' o m b r a di
era noto nella regione per i suoi attacchi se stessa. •
muscolari c o n t r o s i n a g o g h e e b r a i c h e e
templi politeisti. C o n s t a t o che la data del Estelle Villeneuve

Un monaco che fa miracoli


«Davanti a lui si chiudevano le porte delle città; qualche volta passava; altre
volte, insisteva, forzava la città e vi entrava. Arrivò ad una grande città di questo
paese, chiamato Reqem di Gaia [Petra] che chiuse le sue porte. Si stupì per
il terrore degli abitanti, poiché non aveva con sé che quaranta uomini;
minacciò di fare la guerra e di bruciare la città se non lo si faceva entrare.
Entrò. Non era piovuto da quattro anni. Annunciò loro la pioggia.
Cadde tanta acqua che il muro della città ne fu spezzato. I sacerdoti degli idoli Sopra: Oli archeologi fanno il rilievo
si convertirono». della casa bizantina. François Renel,
in secondo piano, prende le misure
Estratto da Vita di Barsauma il Siro.
col teodolite.
© A. Pelle/CNRS

30 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


grandi scoperte
TURCHIA

Mossul
Jehu, ¡1 re
Nimrud
• g
IRAN

Israele nella storia


Baghdad

Nassiriya
Bassora'

° V e n u t o a cercare ie tracce della civiltà scomparsa degli Assiri,


l'esploratore britannico Austen Henry Layard scava l'immenso
J-P Crivellar;
tumulo di Nimrud in Mesopotamia. Nel 1846 egli porta
alla luce un obelisco in marmo nero ornato di piccoli quadri in rilievo. Su uno di essi un re assiro
riceve l'omaggio di un vassallo prosternato ai suoi piedi. È J e h u di Israele, il primo re della Bibbia
resuscitato dall'archeologia.

n quel giorno della primavera del 1846, il grande obelisco dalla pun-
giovane esploratore britannico Austen ta tagliata a gradini, posato
Henry Layard contempla con soddisfa- su un fianco, ma intatto.
zione le rovine di Nimrud. Egli è tuttavia «Fui immediatamente col-
sicuro che quell'immenso tumulo, innal- pito dall'aspetto singolare
zato sulla riva occidentale del Tigri, una e dall'evidente antichità del
trentina di chilometri a sud di Mossul in monumento che avevo di
Mesopotamia, nasconda una città regale fronte», ricorderà Layard
assira, di questo grande e temibile impero nell'appassionante raccon-
di cui non resta altra traccia che nella Bib- to che egli fece delle sue
bia. Senza dubbio, pensa, giacciono qui avventure. Dopo averlo
anche le rovine di Ninive, la capitale pec- fatto risalire in superficie,
catrice di cui il profeta Giona aveva pre- l'archeologo lo esamina
detto la rovina. con ammirazione: «Su
Dopo l'inizio dello scavo nel novembre ognuna delle quattro facce
1845, Layard ha già localizzato tre palazzi sono scolpiti cinque picco-
dai muri coperti di lastre scolpite, e custo- li quadri, disposti l'uno so-
diti da immense effigi di tori, leoni ed altri pra l'altro con al centro
geni alati. Dopo qualche giorno i suoi ope- un'iscrizione di 210 linee.
rai scavano una lunga trincea al centro del Il tutto nel migliore stato
sito per determinare l'estensione di un nuo- di conservazione possibi-
vo edificio. I risultati sono magri e Layard, le! Il re con il suo seguito
appollaiato sopra il sondaggio, si domanda vi è rappresentato due vol-
se deve o no perseverare in questa direzio- te, un prigioniero proster-
ne. La decisione la prenderà l'indomani al
suo ritorno da Mossul dove deve regolare
alcuni affari. Nell'attesa «che gli operai HENRY AUSTEN LA YARD
proseguano!» ordina al sottomastro infor- (1817-1894)
cando il suo cavallo. Ha appena voltato le Archeologo e uomo politico
spalle quando un angolo di marmo nero co- britannico, «scopritore»
perto di caratteri cuneiformi appare in fon- di Ninive, intraprende,
do alla trincea... Si rincorre Layard che ri- nel 1845, degli scavi
torna al galoppo, salta in fondo alla trincea a Nimrud, in Mesopotamia.
e scopre, una volta interamente liberato, un ©D. R.

31 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


Grandi scoperte

nato ai suoi piedi, mentre i suoi visir ed eu- Quando i cuneiformi parlano... delle lingue semitiche non è abbastanza ap-
nuchi gli presentano dei tributari che porta- profondita ed è a Hincks che va il merito di
no ogni sorta di oggetti preziosi o che con- Chi è il re coperto di gloria? Quali sono decifrare il nome del secondo vassallo pro-
ducono degli animali, elefanti, rinoceron- questi popoli sottomessi? La risposta è sternato ai piedi del re. E «Jehu, della casa
ti, cammelli della Battriana con due gobbe, scritta là, sotto i suoi occhi, ma a quel tem- di Omri», un sovrano ben conosciuto del
parecchie specie di scimmie...». po, la lettura di questa scrittura e della lin- regno di Israele nel IX secolo a.C.! Grande
emozione a Londra quando la notizia si
diffonde. Così i racconti biblici, che alcuni
sospettano non essere altro che un tessuto
di menzogne, trovano un'eco magnifica
sotto il suolo mesopotamico! Non senza
qualche malizia, d'altra parte, se si pensa
che Jehu è presentato da Salmanassar co-
me un membro della dinastia degli Omri-
di. Il Libro dei Re non racconta come Jehu
usurpò il trono di Samaria dopo aver assas-
sinato Joram, il suo legittimo detentore?
Come egli defenestrò l'odiosa regina ma-
dre Gezabele, dando le sue spoglie ai cani?
Come, a prezzo di tradimenti, egli sterminò
sino all'ultimo i discendenti della famiglia
reale di Israele e tutti i loro fidi? Senza
dubbio Salmanassar guardava da molto
lontano questi regolamenti di conti locali.
Purché l'omaggio gli fosse reso e il tributo
versato...! Su questo punto, la legenda inci-
sa sull'obelisco attesta che Jehu ha pagato
il suo debito sino all'ultimo centesimo! Da
parte sua, l'autore del Libro dei Re si è ben
guardato dal ricordare l'assoggettamento di
UNO DEI RILIEVI SCOLPITI DELL 'OBELISCO DI NIMRUD
Jehu al conquistatore assiro. Egli preferi-
Jehu di Israele si prosterna ai piedi del re assiro Salmanassar III.
sce sottolineare l'ardore di costui nello sra-
dicare il culto del dio cananeo Baal, che la
gua accadica che essa trascri- fenicia Gezabele aveva introdotto con un
ve sta ancora balbettando. inquietante successo a Samaria. Per l'auto-
Così Layard non dubita nem- re biblico che predica l'assoluto primato di
meno che egli ha appena tro- JHWH. il dio nazionale di Israele e Giuda,
vato la stele delle vittorie del l'opera di Jehu è eminentemente onorevo-
grande re Salmanassar di As- le, a dispetto delle sue maniere crudeli!
siria... e la primissima men-
zione di un re d'Israele al di
fuori della Bibbia! Un evento discreto
Non ci sarà tuttavia bisogno
di attendere troppo. L'obeli- Perché Jehu ha prestato giuramento al si-
sco e la sua lunga iscrizione gnore dell'Assiria? Questo non lo spiega-
attirano l'attenzione del mag- no né la stele né la Bibbia. Curiosamente,
giore Henry Rawlinson. Resi- Salmanassar, che si vanta delle sue nume-
dente a Baghdad come agen- rose spedizioni tra il Mediterraneo e l'Asia
te della Compagnia britanni- centrale, non dice una parola di una qua-
ca delle Indie orientali, costui lunque vittoria sul piccolo regno di Israele.
si è recentemente distinto Egli cita in compenso una spedizione con-
nella decifrazione del vec- tro il suo vicino più prossimo, il re Cazael
chio persiano, aprendo la di Damasco. Un epigrafista del British
strada a quella del cuneifor- Museum, Georges Smith, scoprirà ben pre-
me accadico. E poi i più emi- sto su una tavoletta esumata da Layard a
nenti orientalisti faranno a Ninive, che i due eventi ebbero luogo lo
gara a chi scoprirà il mistero. stesso anno, il diciottesimo del regno di
Con questo monumento rega- Salmanassar (858-824). In altri termini,
le, così ammirevolmente in- Jehu si è piegato senza lottare contro la po-
ciso, Rawlinson spera di vin- tenza assira! Probabilmente, pensano oggi
cere la partita. Egli pubblica gli storici, ha semplicemente rispettato
la sua traduzione nel 1850, un'alleanza stipulata in precedenza dai
quasi contemporaneamente suoi predecessori omridi. Non senza sag-
DISEGNO DELL'OBELISCO. Incisione del 1849 (Ninive di H. A.
al severo pastore irlandese gezza, senza dubbio, ma visibilmente sen-
Layard). L'obelisco aveva quattro facce scolpite con cinque
Edward Hincks. Purtroppo za gloria agli occhi dei redattori biblici! •
quadri disposti l'uno sull'altro, al centro un 'iscrizione di 210
linee.
per lui, la sua conoscenza Estelle Villeneuve

32 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


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GENESI 1 - 1 1 ( S E C O N D A PARTE)

Dio uomo
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alle origini d
cO
storia
Di Mario Una risposta al problema bella c o m p a r e il serpente, s i m b o l o del male.
Cimosa Perché?
Docente emerito del male: il peccato delle origini L'autore iahvista lo ha preso dalla letteratura cir-
di Sacra Scrittura (3,1-24) costante e gli ha impresso il sigillo della sua
presso concezione dandogli il ruolo di una divinità osti-
l'Università Al racconto della creazione segue la descrizione le a Dio che tenta l ' u o m o e che viene solenne-
Pontificia della prima colpa c o m m e s s a dai progenitori, la mente maledetto. L'intervento del serpente ser-
Salesiana p u n i z i o n e e le c o n s e g u e n z e per la sua discen- ve all'autore iahvista per scagionare Dio da ogni
di Roma denza. responsabilità. Dio non poteva tentare l ' u o m o ,
creato in un ordine buono.

La tentazione (3,1-4)
La caduta (3,5-7)
È un vero capolavoro di psicologia. Colui che
tenta è satana, il nemico di Dio. In tutto l'Orien- Il male oggettivo per l'umanità sembra buono da
te antico il serpente era venerato c o m e simbolo mangiare, bello da vedere, desiderabile per cre-
della fertilità e della vita. È rappresentato su re- scere, sembra un bene. L'autore trasporta la lotta
cipienti e sigilli c o m e divinità che dona vita e che c'era al suo tempo tra la fede iahvista e il cul-
salute. L'autore lo presenta c o m e «astuto». to a Baal. Ecco il significato del racconto: crede-
Nel colloquio con il serpente, la donna cade in re bene il male e allontanarsi da Dio rifiutando la
un tranello: poter ottenere la sapienza, poter co- comunione con Lui e l'osservanza di alcune clau-
noscere tutto, avere u n ' a u t o n o m i a etica, farsi re- sole dell'alleanza. Mangiare dell'albero che sta-
gola da sé c o m e lo stesso Dio. L'astuto serpente bilisce quel che è bene e quel che è male. L'albe-
inganna la donna: ro è presentato come il simbolo delle prerogative
divine. Proibire di mangiarne i frutti significa
«Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si proibire di voler essere come Dio. Se si viene me-
aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, co- no a questo dovere non solo non si diventa come
noscendo il bene e il male»... Poi il Signore Dio Dio ma si sperimenta il contrario, la non-divinità
disse: «Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi radicale, cioè la morte. L ' h a detto Dio stesso:
quanto alla conoscenza del bene e del male». «Morirete!». Sarete cioè condannati a sperimen-
tare la morte. Non potrete più disporre dell'albe-
In una creazione che l'autore sacerdotale nel pri- ro della vita (cioè di una vita piena, senza limita-
mo capitolo ha chiamato ripetutamente buona e zioni di dolore e di morte) data da Dio.

33 il mondo¿IellaBibbia n. 108
Studi biblici

• Il confronto con Dio (3,8-13) messo accanto a me». L'uomo e la donna si ac-
cusano a vicenda perché il male divide, non uni-
Il risultato e il primo effetto del peccato è che sce. La colpa è degli altri, è di Dio.
l'uomo invece di diventare come Dio scopre la
sua più profonda miseria. È «nudo», cioè degra-
dato. L'uomo non ha raggiunto quanto pensava. Le conseguenze (3,14-24)
Fugge da Dio e vigliaccamente scarica sugli al-
LA TENTAZIONE tri la propria responsabilità. E comincia il giudizio di condanna.
DEL SERPENTE, Ma Dio non fugge, resta nel giardino e chiama i Il serpente-satana è maledetto e sarà sempre
Michelangelo, responsabili del peccato al rendiconto. L'uomo sconfitto dal bene e condannato a una futura de-
Cappella Sistina, Roma. cerca un capro espiatorio: «la donna che tu hai finitiva sconfitta e l'umanità sarà vincente per-

34 il mondo della Bibbia n. 108


I

ché gli schiaccerà il capo. È il primo annuncio di mo non sarà più 'ishshah «uoma» ma hawwah
salvezza, il cosiddetto Protovangelo (3,15). Cri- «madre dei viventi». Il cambio del nome signifi-
sto ha realizzato questa vittoria. ca cambio del compito e la donna è considerata
La donna è castigata come sposa (attratta dal nelle sue funzioni di sposa-madre. Ma l'amore
marito ma da lui dominata) e come madre (par- di Dio è più grande del peccato dell'uomo e al-
torisce con dolore, con rischio). Dio vuole la l ' u o m o nudo Dio confeziona un vestito di pelli
donna simile all'uomo, mentre l ' u o m o l'ha ri- di animali. Viene però cacciato dal giardino e
dotta in schiavitù. costretto a percorrere le strade polverose LA CACCIATA
L ' u o m o da giardiniere, custode del paradiso, deW'adamah. Il giardino è chiuso e difeso, ma DAL PARADISO,
viene trasformato in contadino che con dura fa- Dio è sempre pronto a riaprirlo e a ricondurre Michelangelo,
tica deve lavorare la terra. La compagna dell'uo- l ' u o m o a casa dove viveva felice. Cappella Sistina, Roma.
Studi biblici

• Peccato e misericordia (Gn 4-11) naturali. Il racconto biblico del diluvio ci ripor-
ta a questi scontri tra l ' u o m o e la forza scatena-
E siamo al terzo quadro di cui dicevamo all'inizio. ta della natura e mostra la fede dell'autore in un
Parecchi testi biblici indicano la violenza come giudizio di Dio sul m o n d o violento e corrotto.
la radice di ogni male. Circa 600 brani della Bib-
bia parlano di qualcuno che si scaglia con vio- Il Signore vide che la malvagità degli uomini era
lenza contro qualche altro. grande sulla terra e che ogni intimo intento del
E chiaro che l'autore biblico sotto l'ispirazione loro cuore non era altro che male, sempre. E il
di Dio cerca di capire da dove viene la violenza Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra
e perché essa regna nel cuore d e l l ' u o m o . E per e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse:
questo che nei primi capitoli della Genesi si cer- «Cancellerò dalla faccia della terra l'uomo che
ca una risposta a questo grande problema. ho creato e, con l'uomo, anche il bestiame e i
Nella linea della tradizione iahvista il q u a d r o rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito
che presenta l'inizio del male e la punizione del- di averli fatti» (6,5-7).
l ' u o m o descrive anche la corruzione progressiva
d e l l ' u m a n i t à , con alcuni episodi tra i più cono- Il racconto del diluvio non va letto dunque come
sciuti: Caino e Abele, il diluvio, la costruzione cronaca di un fatto ma c o m e la descrizione di
della torre di Babele. u n ' e s p e r i e n z a u m a n a universale. Il peccato ha
M a anche la storia d e l l ' a m o r e e della misericor- avuto anche riflessi cosmici.
dia di Dio fin dalle origini d e l l ' u m a n i t à : soprat- Letterariamente si tratta di due racconti fusi assie-
tutto con l ' e p i s o d i o della promessa a Noè. me: uno di tradizione iahvista e uno sacerdotale.
Ripercorriamo alcuni di questi momenti: il ma- Si parte da un fatto storico: una delle tante allu-
le dilaga nel m o n d o ma nello stesso t e m p o fin vioni catastrofiche che in epoca preistorica som-
dal principio è presente l ' a m o r e e la misericor- mersero la Mesopotamia. Forse la più tremenda
dia di Dio. Si evidenzia così l'aspetto paradig- di cui si c o n s e r v ò il ricordo per secoli distin-
matico di questa storia che ne fa la storia del- g u e n d o la storia in due epoche: prima del Dilu-
l ' u o m o di tutti i tempi. vio e dopo il Diluvio.
A b b i a m o nel Diluvio l ' a f f e r m a z i o n e dell'onni-
potenza di Dio: le acque vanno e vengono al co-
Il t r i o n f o della violenza e del male m a n d o di Dio. Il Diluvio è anche segno della
giustizia di Dio verso l ' u m a n i t à tanto depravata.
• C a i n o e Abele (4,1-16) Ma trionfa qui anche la misericordia di Dio: non
I due fratelli rappresentano l ' u m a n i t à . Ogni uo- distruggerà più l ' u m a n i t à . Questo fatto storico
mo è Caino e Abele, violento o vittima della vio- viene idealizzato e universalizzato d a l l ' a u t o r e
lenza. L'autore sacro vuole dirci che solo met- biblico per offrire questi insegnamenti religiosi.
tendo in pratica la parola di Dio e sottoponen- Tutti peccano, ma Dio è giusto e misericordioso
dosi al giudizio di Dio si può diventare capaci e tutti hanno bisogno di redenzione. Prima che
di vincere la violenza che c o m e un d e m o n i o è con A b r a m o e con Mosè Dio ha concluso u n ' a l -
sempre in agguato alla porta del nostro cuore. leanza con tutti gli uomini per preparare l ' a l -
Chi uccide viene maledetto, e tutti gli uomini leanza universale preparata da Cristo.
possono uccidere. La radice è nel cuore d e l l ' u o -
mo. Solo ascoltando quello che Dio dice, solo • La torre di Babele: il peccato originale
ubbidendo a Dio si può trovare la forza di supe- sociale (11,1-9)
rare la violenza. Dio ama l ' u o m o , anche assassi- Il redattore, pur partendo da due tradizioni prece-
no, perché Lui solo è garante della vita. denti, vede come soggetto di questo racconto l'u-
Caino è segnato da Dio, c o m e ogni u o m o porta manità intera. C o m e sempre in questi capitoli il
la sua impronta, è la sua immagine. punto di riferimento è l ' u o m o in quanto tale.
Originariamente questo racconto era probabil- La prima tradizione aveva c o m e centro di inte-
mente una unità narrativa autonoma. Lo scritto- resse la costruzione di una grande città, simbolo
re iahvista l ' h a inserita nel suo racconto per il dell'associarsi degli uomini in una vita politica.
suo significato teologico: il collegamento tra la Una città che si chiama Bab-ilu (porta del dio) il
rottura con Dio, il peccato d'origine, e la rottura cui nome somiglia tanto alla radice ebraica baiai
tra fratelli come violazione della fratellanza. Chi ( « c o n f o n d e r e » ) perché là fu c o n f u s a la lingua
uccide il fratello pecca contro Dio. dell'umanità.
L'altra tradizione si riferisce alla costruzione di
• Il diluvio, o la giustizia di Dio (6,5-8,19) una grande torre, sul tipo delle grandi torri tem-
Nell'antichità esistevano molti racconti mitolo- plari (ziqqurat) della pianura babilonese. La ziq-
gici che narravano l'esperienza di una distruzio- qurat era un santuario, la casa del legame tra
ne universale. L ' a r c h e o l o g i a ha m o s t r a t o che cielo e terra sulla cui cima c ' e r a la statua della
grandi civiltà sono state distrutte da catastrofi divinità.

36 il mondo della Bibbia n. 108


Il redattore intende mostrare un passo avanti nel no la benedizione di Dio che rende f e c o n d a l'u-
progresso del male: il peccato della società. L'u- manità che si moltiplica sulla faccia della terra.
nità del linguaggio, ottima cosa, diventa princi- In una umanità sempre più depravata Dio sce-
pio di forza che rende l ' u o m o superbo; lo svi- glie un uomo, Set, da cui d i s c e n d e r à Noè per
luppo della civiltà (la costruzione di una città) è preparare la salvezza.
messo al servizio dell'orgoglio umano: «faccia- I nomi di questi personaggi sono simbolici an-
moci un nome!», per una autoesaltazione. che se non sempre è facile individuarne il signi-
Ecco il peccato: lo sforzo u m a n o per costruire ficato. E certo che Dio si è interessato della sto-
la famiglia in unica c o m u n i t à politica («la ria degli uomini, li conosce perciò per nome.
città»), in unica religione inventata dagli uomi- A n c h e le età molto lunghe s o n o un m o d o di
ni («la torre»), in unica cultura («la lingua»). Ma esprimersi degli antichi per indicare che l ' u m a -
una unità a partire dal basso, voluta d a l l ' u o m o nità man mano che si allontana da Dio perde la
come sua autoesaltazione e non quell'unità vo- sua forza, la sua vitalità.

luta da Dio che rispetti il pluralismo delle cultu- • L'alleanza con Noè (9,1-17) COSTRUZIONE
re e sia accettata c o m e dono di Dio. È la prima alleanza di cui si parli esplicitamen- DELLA TORRE
te nella Bibbia. L'arcobaleno è il segno e il sim- DI BABELE,
Duomo di Monreale.
bolo di questa alleanza promessa da Dio. Un ar-
La misericordia di Dio e la prospettiva co-ponte che unisce cielo-terra, Dio e gli esseri
della futura salvezza viventi.
E una promessa-impegno di Dio di non distrugge-
• Set e i suoi discendenti (4,25-5,32) re più il mondo e gli uomini. Di questa promessa
Il genere letterario della «genealogia» era comu- l'arcobaleno è un annuncio profetico rivolto a tutti
ne nell'Oriente antico per affermare che la bene- gli uomini, promessa scritta nel cielo e quasi un pro-
dizione di Dio da A d a m o si trasmise fino a Noè memoria che Dio tiene accanto a sé per ricordare.
e poi ad Abramo. Queste genealogie apparten- Cristo sarà poi segno della nuova ed eterna al-
gono tutte alla tradizione sacerdotale, e ricorda- leanza tra Dio e ogni carne che è sulla terra.

37 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


Studi biblici

• • La Tavola delle Genti (10,1-32) antitesi di Babilonia. Sarà Dio stesso a rifonda-
E l'elenco dei popoli conosciuti in quel tempo da re nel f u t u r o l'unità u m a n a : «Io vengo per radu-
Israele. Dio aveva ripetuto a Noè: «Siate fecondi nare tutte le nazioni e le lingue; esse verranno e
e moltiplicatevi e riempite la terra» (9,1). U n ' u - vedranno la mia gloria» (Is 66,18).
manità nuova nata dalla misericordia di Dio. L'inizio della rifondazione avviene nel giorno di
Esistevano già antiche liste di popoli che aveva- Pentecoste visto da Luca negli Atti degli Apo-
no questo significato: il nostro popolo è al centro stoli e dai Padri della Chiesa c o m e l'anti-Babe-
di tutti, è un popolo divino. Israele invece con le (At 2,1-11). E Giovanni ne vede la realizza-
questa lista vuol dire: tutti i popoli appartengono zione piena nel m o n d o f u t u r o q u a n d o dice nel-
a Dio, la sua creazione raggiunge tutti i popoli. l'Apocalisse che attorno all'Agnello si radunerà
Il nome di ogni popolo risuona c o m e un inno a «una folla i m m e n s a di ogni nazione, razza, po-
Dio. polo e lingua» (Ap 7,9-12).
La diversità dei popoli appare c o m e un aspetto
della bellezza della creazione. L'autore iahvista riflettendo sulla storia plurise-
Tutti sono messi sullo stesso piano. Il privilegio colare di Israele conclude che non è Dio all'ori-
di Israele è frutto di una decisione storica di Dio gine del male, ma l ' u o m o che abusa della libertà
in vista del bene di tutti i popoli. c r e a n d o rapporti caotici nei c o n f r o n t i d e l l ' u o -
La diversità è all'interno di una unità sostanziale: mo, della donna, della vita, della natura, di Dio.
tutti provengono da Noè. Anche il destino umano C o m e Dio è all'origine della storia d'Israele, co-
è unico, uguale per tutti i popoli, universale. sì Dio è all'origine della vita di tutti i popoli e di
tutti gli esseri.
• «Questa è la discendenza di Sem...» C o m e Dio salva Israele ogni volta che questi se-
(11,30-32) gue con fedeltà la sua Parola, così salva ogni uo-
Si apre così la storia d'Israele. M a l'unificazio- m o che ubbidisce alla sua legge.
ne di tutti gli uomini avverrà attorno al Dio vi- Nasce così Genesi 1-11, c o m e una postfazione,
NOE LIBERA vente riconosciuto da tutti gli uomini. aggiunta come «Introduzione al Pentateuco» e a
LA COLOMBA, Il profeta Isaia vedrà un pellegrinaggio di tutti i tutta la «Bibbia» che noi troviamo ancora così
Basilica di San Marco. popoli verso G e r u s a l e m m e , centro del mondo, attuale. •

38 il mondo¿IellaBibbia n. 108
J
discorso
parano ico ne
vangelo M atteo
Dì Giorgio
Zevini
Decano della
Facoltà di Teologia -
Università
Pontificia Salesiana
di Roma M 13,1-52

IL SEMINATORE DI ZIZZANIA,
L. Togliatto, Archivio Elledici.

39 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


Studi biblici

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GRANELLI
E ALBERO DI SENAPE,
foto M. Sacchi.

r evangelista Matteo, d o p o avere af-


f f r o n t a t o il «Discorso della monta-
gna» (Mt 5 - 7 ) e il «Discorso
sionario» (Mt 9,35-11,1), si apre al
mis-
1. La struttura
del discorso parabolico

« D i s c o r s o parabolico» {Mt 13,1- Nel raccontare le parabole Matteo intende pre-


52), con il quale vuole rispondere sentare un piccolo trattato sul Regno di Dio sul-
alla d o m a n d a : cosa fare per essere la scia della tradizione dell'evangelista M a r c o
salvati ed entrare in c o m u n i o n e con Dio e nella (cf Me 4,1-34); ma il punto focale della sua ri-
vera vita? La risposta dell'evangelista è sempli- flessione non è tanto che cosa è il Regno di Dio,
ce: imparare a discernere e valutare le vicende bensì c o m e esso agisce nella storia degli uomini
quotidiane, p a r t e n d o dalla c o m p r e n s i o n e dei e, in particolare, c o m e ogni parabola risponde ai
«segni» con i quali si manifesta il Regno di Dio. fatti e ai problemi del tempo di Gesù e a quelli
Matteo, con la narrazione delle sue parabole, della comunità cristiana delle origini.
aiuta il discepolo ad interpretare l ' i n s e g n a m e n - Lo scenario, dove Gesù opera, è «in riva al ma-
to di Gesù. Le diverse parabole sono dei mashal, re»', qui si è radunata tanta gente che vuol vede-
cioè degli enigmi, un po' ardui e difficili, frutto re il profeta di Nazareth. Gesù sale su una barca
della tradizione orale della C h i e s a primitiva, e di là comincia a parlare «loro di molte cose in
successivamente redatti e riscritti c o m e cateche- parabole» (13,3). Egli si rivolge a tutti, folla e
si per la comunità cristiana. discepoli. Il discorso tematico di Mi 13 si svilup-
Viene s p o n t a n e o chiedersi: c o m e discernere e pa in 7 parabole, distinte in due parti: 4 parabo-
valutare queste p a r a b o l e ? C o m e a p p l i c a r e , in le sono indirizzate alla gente: il seminatore, la
un m o n d o pieno di divisioni e di lotte tra buo- zizzania, il granello di senape, il lievito (13,3-
ni e cattivi, il m e s s a g g i o di Gesù alla situazio- 35); 3 parabole sono rivolte ai discepoli: il teso-
ne concreta della c o m u n i t à cristiana? In questo ro, la perla, la rete (13,36-52). Le parabole han-
c a m m i n o l ' e v a n g e l i s t a spiega nel suo insieme no una accentuazione decisamente teologica ed
il testo di Mt 13,1-52, dove Gesù invita sia la a f f e r m a n o con vigore il primato di Dio, senza ri-
folla che i discepoli a c o m p r e n d e r e e valutare il durre la responsabilità umana. Per cui l ' a c c o -
mistero del R e g n o di Dio dalle sue c o n t r a f f a - glienza o meno alla parola di Gesù dipende dal-
zioni, perché «discernere» non è aguzzare l'in- le scelte libere che la gente fa e dalla disposizio-
g e g n o con sottili r a g i o n a m e n t i u m a n i , ma ac- ne del proprio cuore: c ' è , infatti, chi capisce la
cettare con f e d e il piano di D i o e la rivelazione Parola di Dio e chi non la capisce; chi entra nel-
del Padre, tramite l ' o p e r a e la persona di Gesù. la logica e nell'intimità con Gesù e chi ne resta

40 il mondo della Bibbia n. 108


fuori. Va tenuto presente, tuttavia, che l'intero 3. Perché Gesù parla in parabole?
racconto parabolico evidenzia, in modo sintetico,
non solo gli insuccessi e le conquiste del ministe- Tra la parabola del seminatore (cf 13,4-9) e la
ro pubblico di Gesù, ma tiene presente anche le sua spiegazione (cf 13,18-23) si apre il dialogo
problematiche storiche e concrete della comunità tra Gesù e i discepoli (cf 13,10-17). Questo in
primitiva con le sue sconfitte e vittorie. Matteo risulta più ampio di quello che si trova in
Marco (cf Me 4,11 -12). Gesù spiega ai discepo-
li, a differenza della folla, perché loro riescono a
2. Le parabole per la gente: comprendere e a f f e r m a : «così a chi ha sarà da-
Mt 13,3-35 to e sarà nell'abbondanza, e a chi non ha sarà
tolto anche quello che ha» (13,12); c o m e a dire:
Questo, in sintesi, il contenuto delle parabole in chi accoglie la Parola di verità diventa sempre
progressione, che Gesù rivolge alla gente per in- più luminoso ed entra in comunione con Dio, chi
trodurla nel mistero del Regno di Dio: la rifiuta diventa sempre più cieco in se stesso,
• vv. 3-9: la parabola del seminatore insegna allontanandosi dalla fonte della vita. A colui che
che il Regno di Dio si a f f e r m a malgrado le re- è attento alla catechesi, che o f f r e l'evangelista
sistenze, gli insuccessi, e il suo frutto risulta Matteo, viene spontaneo porsi delle d o m a n d e ,
sorprendente ed abbondante; quelle stesse fatte anche dai discepoli al Mae-
• vv. 10-17: la teoria della parabola sottolinea stro: perché egli parla alle folle con le parabole?
che la vita in Dio costituisce il vero senso del- C o m e mai il loro significato è comprensibile so-
l ' u o m o e colui che la trova raggiunge la pie- lo a coloro che sono aperti alla novità del Re-
nezza; al contrario, chi la rifiuta sperimenta il gno? Perché Gesù usa questo m o d o di «parlare»
non senso e l ' i n s o d d i s f a z i o n e di tutto il suo che «pur vedendo non vedono, e pur udendo non
essere; odono e non comprendono»? (13,13).
• vv. 18-23: la spiegazione del seminatore met- Non è facile rispondere a questi interrogativi e la
te in evidenza la sorte riservata a l l ' a n n u n c i o stessa risposta di Gesù è difficile da capire, in
della Parola di Dio: non tutti accolgono la Pa- q u a n t o si distacca anche dal m e s s a g g i o stesso
rola con la stessa attenzione ed obbedienza; del Vangelo, dove Dio, quale Padre buono, vuo-
• vv. 24-30: la parabola della zizzania insegna le che tutti siano salvi. Certo non è questione so-
che il Regno, anche se è assalito dal maligno, lo di genere letterario e culturale del t e m p o di
si affermerà, nonostante che in esso coesistano Gesù, ma piuttosto si usa la parabola per rivela-
buoni e cattivi; re qualcosa che non sarebbe altrimenti dicibile.
• vv. 31-33: le parabole del grano di senape e Forse una valida risposta risiede nella logica
del lievito a f f e r m a n o che il Regno di Dio, an- d e l l ' u m i l t à e della piccolezza del R e g n o e, di
che se si presenta p i c c o l o e povero nei
suoi inizi, crescerà decisamente;
• vv. 34-35: la prima conclusione delle
parabole riporta l'ascolto della gente e la
previsione del profeta con le parole del
salmo: «Aprirò la mia bocca in parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fon-
dazione del mondo» (Sai 78,2).

Il parlare parabolico di Gesù se da un par-


te è affascinante, dall'altra inquieta l'ani-
mo dei suoi uditori per la sua ambivalenza
di richiamo a realtà vive e per la folgoran-
te capacità di illuminare la vita secondo il
progetto di Dio. Le parole di Gesù pongo-
no tutti davanti ad una scelta che impegna
la vita: aderire o m e n o ai misteri del Re-
gno. Questi sono realtà che non trionfano
nel m o n d o , ma sono contrastati dalle po-
tenze del male. La stessa venuta del Signo-
re tra gli uomini non spazza via il male, ma
instaura il t e m p o della giustizia. Infatti,
l'incredulità da parte della folla, che risul-
ta dopo il discorso di Gesù, rimane un fat-
to non un fine, perché il Regno di Dio è una
realtà che alla fine sempre trionfa.

41ilmondo ¿Iella Bibbia n. 108


Studi biblici

• c o n s e g u e n z a , n e l l ' a s p e t t o di debolezza che ha presenta viva e convincente, chiara, comprensi-


preso la carne del Figlio di Dio di fronte al ma- bile e rivolta a tutti? E dall'altra: come è possibi-
le e al peccato del mondo. Questa verità di Dio le che dentro la vita della c o m u n i t à cristiana
tocca a n c h e l ' e s i s t e n z a d e l l ' u o m o e le stesse possa annidarsi il p e c c a t o e quindi coloro che
quotidiane sconfitte; ma l ' a m o r e di Dio è così ostacolano l ' a n n u n c i o della Parola di Dio?
grande che, anche sotto l'oscurità della metafo- La risposta risiede nel fatto che la Parola di Dio,
ra parabolica, egli continua a rivelare se stesso e proprio perché tale, lascia l ' u o m o libero di
la sconfinata bontà del suo cuore. aprirsi o chiudersi di fronte al dono. Dio rispet-
In realtà, l ' i n t e r o discorso parabolico, che l ' e - ta talmente la libertà d e l l ' u o m o che non costrin-
vangelista Matteo rivolge ai suoi interlocutori, ge nessuno alle esigenze del Vangelo. E qui che
ruota attorno a due p r o b l e m a t i c h e vive nella risiede la grandezza della Parola: essa non co-
Chiesa primitiva e nella Chiesa di ogni tempo. stringe nessuno, anzi più che restringere lo spa-
Un seminatore odierno Da una parte, è lecito chiedersi: c o m e mai si af- zio della libertà umana, in realtà, essa lo dilata,
nei territori aridi ferma l'incredulità di alcuni uditori di Gesù nel- responsabilizzando ogni persona.
del Vicino Oriente. l'accogliere la Parola di Dio, q u a n d o questa si Solo chi sa leggere dietro le immagini delle pa-

5 8 il mondo della Bibbia n. 108


rabole, usate dal M a e s t r o di Nazareth, p u ò far pe e la grandezza dell'albero; tra la pochezza del
credito a l l ' a n n u n c i o del suo R e g n o e riesce a lievito e l ' e f f e t t o prodigioso della pasta; tra l ' u -
c o m p r e n d e r e l ' a g i r e di Dio. Ascoltare le para- mile lavoro faticoso del contadino nel c a m p o e
bole di Gesù è, in definitiva, coinvolgersi con la scoperta preziosa di un tesoro. Il discepolo fe-
l'apertura del cuore per dargli fiducia. Gesù par- dele, che nell'umiltà e nel silenzio lavora per il
la alla gente in parabole perché nel cuore essa Regno e spera ciò che crede, moltiplica i mira-
ha deciso di non vedere ed accogliere la sua Pa- coli tra le sue mani.
rola. Ai discepoli, invece, spiega la Parola di Dio
perché essi sono disposti ad ascoltarla e acco-
glierla in loro. Egli ha scelto il linguaggio para-
bolico, tipico del genere profetico, perché la
5. Lo scriba divenuto discepolo
gente per la sua ottusità non ha voluto «ascolta- del Regno
re» l ' a n n u n c i o del Regno. Questo spiega anche
la ragione del m o d o di parlare di Gesù, che si Il testo di Mt 13 è un invito per la comunità cri-
appella anche al profeta Isaia: «Voi udrete, ma stiana ad ascoltare la Parola di Dio dal di dentro:
non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. vivendola, la si c o m p r e n d e e si riceve luce per
Perché il cuore di questo popolo si è indurito... valutare le proprie scelte di vita. La regola aurea,
per non intendere con il cuore e convertirsi e io dunque, è lasciarsi coinvolgere fino a mettere la
10 risani» (Is 6,9-10). vita a disposizione del Signore, perché chi pos-
siede lo Spirito ha il d o n o di capire che cosa
c o m p o r t a il Regno di Dio. Il m o d o migliore per
4. Le parabole per i discepoli: discernere sui misteri del Regno nasce q u a n d o
Mt 13,36-52 il discepolo sa pagare di persona, «facendo» la
Parola di Dio nella sua vita.
Giunti alla conclusione del discorso parabolico
Dopo aver parlato alla gente, Gesù entra in casa
fatto ai discepoli, Gesù pone loro una d o m a n d a :
e comunica ai discepoli le altre parabole, comin-
«Avete capito tutte queste cose?» (13,51). Alla
ciando a spiegare loro quella della zizzania:
loro risposta affermativa, il Maestro aggiunge:
• vv. 36-43: la spiegazione della zizzania pre-
«Per questo ogni scriba divenuto discepolo del
senta la situazione, lo sviluppo e il comporta-
regno dei cieli è simile ad un padrone di casa
mento della comunità: il male del m o n d o con
che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose an-
le sue attrattive m o n d a n e non vincerà la f e d e
tiche» (13,52). La figura dello scriba è quella del
della comunità;
vero uditore del Signore che pone a f o n d a m e n t o
• vv. 44-46: le parabole del tesoro e della perla della sua vita la Parola di Dio, perché, quale uo-
affermano il valore superiore del Regno, per cui mo in continua ricerca di Dio, la studia, la medi-
vale la spesa di "vendere tutto", e rimproverano ta, la fa sua e la vive, comunicandola a tutti con
chi non sa lasciare il proprio modo di pensare di la sua testimonianza. A lui si addicono le sagge
fronte alla novità della Parola di Gesù; parole del Siracide: «Egli indaga la sapienza di
• vv. 47-50: la parabola della rete ricorda al di- tutti gli antichi, e si dedica allo studio delle pro-
scepolo che al presente il Regno di Dio è il tem- fezie. Conserva i detti degli uomini famosi, pe-
po della pazienza e della tolleranza. Solo alla fi- netra le sottigliezze delle parabole, indaga il
ne del mondo saranno radunate le genti per il senso recondito dei proverbi e s'occupa degli
giudizio e il Figlio separerà le pecore alla sua enigmi delle parabole... Di buon mattino rivolge
destra e i capri alla sua sinistra (cf Mt 25,31 -33); il cuore al Signore, che lo ha creato, prega da-
• vv. 51-52: la conclusione delle parabole de- vanti all'Altissimo, apre la bocca alla preghiera,
scrive che il vero discepolo è c o m e il padrone implora per i suoi peccati. Se questa è la volontà
di casa che c o n o s c e la perla preziosa che è del Signore grande, egli sarà ricolmato di spiri-
Gesù, per cui «estrae dal suo tesoro cose nuo- to di intelligenza, come pioggia effonderà paro-
ve e cose antiche» (v. 52). le di sapienza, nella preghiera renderà lode al
Signore» (39,1-3.5-7).
11 m o d o di esprimersi di Gesù con i discepoli ri-
flette l ' i n s e g n a m e n t o tipico del maestro di sa- Il discernimento, che l'evangelista Matteo invi-
pienza, che sa modellare il parlare del Regno di ta il singolo discepolo e tutta la c o m u n i t à cri-
Dio, prendendo esempi di vita dalla natura stes- stiana di ogni t e m p o a «fare con la Parola», si
sa, c o m e il granello di senape, il lievito, il grano realizza solo q u a n d o al semplice ascolto segue
e la zizzania. Così agisce il Regno nella vita del una vita coerente e di totale adesione al Regno di
discepolo. Basta un gesto semplice e umile per Dio s u l l ' e s e m p i o di Cristo. La legge f o n d a m e n -
mettere in azione opere di bene, nelle quali Dio tale di Matteo è di lasciarsi sorprendere dalla ca-
opera oltre le vedute e i progetti umani. In sinte- pacità rivelativa delle immagini paraboliche di
si, le parabole rivolte ai discepoli tematizzano il Gesù per scoprirvi le tracce d e l l ' i n d e d u c i b i l e
contrasto tra la piccolezza del granello di sena- novità della Parola di Dio. •

43 il mondo¿IellaBibbia n. 108
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44 il mondo della Bibbia n. 108


Scritti
PRIMA PARTE

Di Rafael

D
opo un richiamo ali 'Ascolto della blici, grazie alla comunità (sinagoga o Chiesa), si
Vicent Parola, argomento di base, pre- mantengono «vivi», e fanno risuonare tali voci ed
Docente di Sacra sento una panoramica sulla Lette- esperienze di vita per ogni generazione.
Scrittura presso ratura ebraica antica per com- Gli scritti «apocrifi» sono nati in questo humus
l'Università prendere meglio l'ambiente in cui religioso: molti di loro vogliono «prolungare»
Pontificia sono sorti gli Apocrifi. Infatti, non la Scrittura, particolarmente intorno ai grandi
Salesiana di Roma basta parlare del risultato finale, personaggi del passato; altre volte, sono mossi
quasi un «foto-finish» (libro canonico contro li- dal desiderio popolare di «completare» scene o
bro apocrifo), ma capire l'ambiente e il processo testi troppo sobri, e spesso fanno anche ricorso a
storico e letterario in cui sono sorti tali scritti. speciali «rivelazioni» sui Patriarchi o sui Profe-
ti per dare autorevolezza al loro scritto.

Un breve richiamo
all' Ascolto della Parola Fede, culto e cultura in Israele
Siamo portati a pensare la Bibbia esclusivamente Teniamo presente che la Scrittura non è il pro-
come Scrittura, limitandoci così al suo evidente dotto di un «gruppo di redattori» che a tavolino,
carattere scritto, oggetto di lettura privata, testo riflettendo sui testi antichi (una specie di «Lec-
su cui meditare, pregare, contemplare... (da qui tio divina»), ne hanno prodotti dei nuovi. In
l'espressione lectio divina). Questa tendenza realtà, la Bibbia codifica il lungo cammino del-
spontanea, consolidata con l'invenzione della la fede d'Israele: un'esperienza celebrata, vis-
stampa, non corrisponde alla percezione che ave- suta e costantemente attualizzata lungo i secoli.
va il giudaismo antico, in cui predominava una Un esempio concreto di questo intreccio tra fe-
«cultura orale». Pensiamo solo allo Shema' Yi- de, liturgia e Scrittura è la celebrazione della Ce-
sra 'el, comandamento fondamentale del giudai- na Pasquale, il 14 del mese di Nisan. Abramo
smo (Dt 6,4), che evidenzia il senso dell'ascolto: appare come il grande iniziatore del popolo
davanti a te non hai un testo scritto, ma piuttosto ebraico, «nostro padre nella fede».
qualcuno che ti parla (Mosè, un profeta, Gesù, Giosuè disse a tutto il popolo: «Così dice il Si-
Paolo... e giù giù fino a colui che oggi proclama la gnore, Dio d'Israele: "Nei tempi antichi i vostri
Parola). L'ascolto religioso ha mantenuto «viva» padri, tra cui Terach, padre di Abramo e padre
la Rivelazione biblica, impedendo che diventasse di Nacor, abitavano oltre il Fiume. Essi serviva-
«fossile» venerabile, da tenere in museo, ma sen- no altri dèi. Io presi Àbramo, vostro padre, da
Una pagina del Codex
za conseguenze per la vita quotidiana. La comu-
Argenteus, conservato
nella Biblioteca
nità dei credenti, ebrei o cristiani, ha realizzato, 1
S. B Y R S K O G , Story as History - History as Story. The
dell'Università attraverso i secoli, un dialogo continuo tra le Gospel Tradition in the Context of Ancient Orai History
di Uppsala (Svezia). realtà del passato e quelle del presente. 1 1 testi bi- (WUNT 123; Tübingen 2000) p. IX.

45 il mondo¿IellaBibbia n. 108
HAGOADAH. Racconto dell'uscita dall'Egitto letto
durante il rito della Pasqua ebraica. In questa pagina: la fornace
di Nemrod, la partenza dal paese natale, il cammino in terra
di Canaan. XVI secolo. Ms ebraico 1388, fot. 7v.
Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia.
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oltre il Fiume e gli feci percorrere tutta la terra grandi Profeti, siano venuti secoli di un enorme
di Canaan. Moltiplicai la sua discendenza e gli «vuoto», quasi un periodo buio... In molti libri
diedi Isacco. A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù; di storia e di catechesi, il giudaismo degli ultimi
assegnai a Esaù il possesso della zona montuosa secoli prima di Cristo è presentato c o m e un am-
di Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli scesero in biente degradato, una religiosità sclerotizzata
Egitto"» (Gs 24,2-4). ( p e n s i a m o a l l ' i m m a g i n e c h i a r a m e n t e negativa
Benedetto Colui che mantiene la sua promessa che o f f r o n o i Vangeli sui diversi gruppi religio-
ad Israele. Benedetto Egli sia!, (che) stabilisce il si, specialmente sui farisei). Il pregiudizio è ma-
termine per eseguire quel che disse ad Abramo, nifesto: più nero e vuoto è questo g i u d a i s m o ,
nostro padre, nel patto "degli animali divisi in tanto più splende in bellezza la novità del NT.
due parti" secondo quanto è detto: Allora il Si- In realtà, durante questi secoli, la tradizione d ' I -
gnore disse ad Abram: «Sappi che i tuoi discen- sraele non si è mai fermata: ha vagliato e sele-
denti saranno forestieri in una terra non loro; sa- zionato i diversi libri biblici in ebraico e ne ha
ranno fatti schiavi e saranno oppressi per quat- curato la loro redazione «definitiva». Gli ebrei in
trocento anni. M a la nazione che essi avranno ambiente ellenistico, da parte loro, hanno cura-
servito, la g i u d i c h e r ò io: d o p o , essi usciranno to la traduzione in greco della «Bibbia». In que-
con grandi ricchezze» (Gn 15,13s). sti secoli c ' è stata una fioritura di scritti, «bibli-
La Parola (dabàr) di Dio interviene nella storia ci» e «non biblici»; questi ultimi, che solo più
umana per trasformarla. «L'intera esistenza del- tardi saranno lasciati a parte e chiamati «apocri-
l ' u o m o diviene un dialogo con Dio che parla e fi», m a n i f e s t a n o la vitalità del giudaismo anti-
ascolta, che chiama e mobilita la nostra vita». 2 co, accanto ad autori f a m o s i c o m e Filone di
Attraverso i suoi profeti, Dio si rivela sia in mo- Alessandria o Giuseppe Flavio. s Vediamo velo-
do aperto e comprensibile, come dabàr-parola, cemente una panoramica di questa letteratura.
sia nella storia in m o d o nascosto, come dabàr-
evento, che richiede un'interpretazione. Qui in-
terviene la comunità credente che discerne le vo-
ci e gli eventi, mentre il Signore stesso orienta i 1. La Bibbia ebraica e la Bibbia greca
credenti verso la pienezza della Rivelazione.
La Parola agisce con una gratuità ed efficacia La caduta di G e r u s a l e m m e , nel 587 a.C., e la
paragonate alla pioggia e la neve: successiva deportazione in Babilonia segnarono
«Come infatti la pioggia e la neve scendono dal p r o f o n d a m e n t e la storia d ' I s r a e l e . Per G i u d a
cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la ter- sembrava arrivata «la fine del mondo». Secondo
ra, senza averla fecondata e fatta germogliare,... la logica umana, la distruzione della città e del
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: tempio, dovevano portare a l l ' a n n i e n t a m e n t o di
non ritornerà a me senza effetto...» (Is 55,10s). questo popolo, c o m ' è capitato prima con Sama-
ria, distrutta nel 722 a.C. Al contrario, un nucleo
Il carattere pubblico e universale della Parola di- di credenti, m e d i t a n d o sugli interventi divini
vina non toglie che essa sia rivolta a ognuno per- nella loro storia («praticando la Lectio divina»),
s o n a l m e n t e , c o m e insisteva il card. John H. h a n n o approfondito la f e d e e hanno riscoperto
Newman. 3 le p r o m e s s e di Dio, attualizzate durante l'esilio
Nata dalla voce di Dio, trasmessa e vissuta nel- in Babilonia mediante i profeti Ezechiele e il Se-
la voce dei profeti e dei giusti, la Parola si è len- c o n d o Isaia (Is 40-55). 6
tamente sedimentata in diversi scritti poi raccol-
Con Ciro, re di Persia, i deportati possono rien-
ti in f o r m a di «libri».
trare in patria nel 538 a.C. Questo gruppo si sen-
«... I libri dell'Antico Testamento fanno conosce-
re a tutti Dio e l'uomo, e anche i modi con cui Dio
giusto e misericordioso si comporta con gli uomi-
ni» (Dei Verbum 15). Dio ha voluto liberamente 2
BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica postsinodale
comunicarsi con l ' u o m o . Non è un Presente as- Verbum Domini (Città del Vaticano 2010) n. 24.
3
sente: è voluto uscire dal suo silenzio e ci ha sve- «... to speak to us one by one, to manifest Himself to
lato i segreti della sua vita intima perché noi potes- us one by one, to lead us forward one by one»: Sermons
simo parteciparvi. Questo è l'evento immenso che Preached in Various Occasions, 325.
4
R . L A T O U R E L L E , Comment Dieu se révèle au monde.
domina i due Testamenti e di cui vive la Chiesa. 4
Lecture commentée de la Constitution de Vatican II sur
la Parole de Dieu (Paris 1998) p. 11.
5
Sui diversi settori di questa vasta letteratura: G. Bo-
I. Letteratura ebraica antica SCOLO, La Bibbia nella storia. Introduzione generale al-

(«intertestamentaria»)
la Sacra Scrittura (Padova 2009) 189-203.
6
Anticipando la verità paradossale del Vangelo, anche
qui, «se il chicco di grano caduto in terra, non muore, ri-
Noi cristiani abbiamo spesso l'idea che tra l ' A n - mane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv
tico e il N u o v o Testamento, d o p o le c i m e dei 12,24).

47 il mondo¿IellaBibbia n. 108
Studi biblici

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BIBBIA, antico te «il vero Israele», p u r i f i c a t o d a l l ' e s i l i o , e si ressare i lettori di lingua greca con un attraente
manoscritto ebraico, configura c o m e la «cellula generativa» del nuo- m e s s a g g i o religioso (sono un e s e m p i o i nostri
tato d/'G. Pera. v o popolo, non senza tensioni con quanti erano «apocrifi»).
rimasti in Giudea. Si sta avviando la formazione La Bibbia di Alessandria (LXX). Nel m o n d o
del « g i u d a i s m o » , un a m b i t o in cui s ' i n t r e c c i a aperto della diaspora ebraica, non possiamo di-
storia civile e religiosa, un insieme complesso, menticare l ' e n o r m e impresa (la più grande del-
pieno di vitalità. 7 La nuova comunità raccoglie e l'antichità) che fu quella di tradurre la Scrittura
attualizza le tradizioni orali o scritte, antiche e in greco, diventata dopo le conquiste di Alessan-
nuove. La Scrittura cristallizza così, secolo dopo dro M a g n o una lingua universale. Si pensi alla
secolo: sotto il dominio persiano, la Torah («in- fatica di tradurre e, inevitabilmente, interpretare
segnamento religioso f o n d a m e n t a l e » ) acquista e «inculturare» scritti del m o n d o semitico nella
lentamente la connotazione di Legge civile e re- galassia indoeuropea. Il traduttore greco del Si-
ligiosa (dat) per la Giudea; 8 nei secoli successi- racide, nel prologo, si scusa con i lettori: «Di-
vi si raccoglieranno i Libri profetici e gli altri fatti le cose dette in ebraico non hanno la mede-
Scritti (Salmi, libri sapienziali, ecc.). sima forza q u a n d o vengono tradotte in un'altra
Fuori della Palestina, si è f o r m a t a nei secoli
u n ' i m p o r t a n t e diaspora ebraica, dalla M e s o p o - 7
tamia all'Egitto e a Roma, che è stata «legitti- Per un primo orientamento, specialmente del periodo
intorno al NT: L. MORALDI, «Giudaismo», Nuovo Di-
mata» a suo t e m p o dalla breve lettera di Gere-
zionario di Teologia Biblica (Cinisello Balsamo 1988)
mia, scritta verso il 594 a.C. («Cercate il benes- 681-707.
sere, shalóm, del paese in cui vi ho fatto depor- 8
Th. WILLI, Juda - Jehud - Israel. Studien zum Selbst-
tare...»: Ger 29,7).' Difatti gli ebrei, durante i se- verstandnis des Judentums in persischer Zeit (Tubingen
coli, disseminati negli ambienti persiani, elleni- 1995). Sulla figura di Esdra, «nuovo Mosè»: BOSCOLO,
stici e romani, sono riusciti a vivere in simbiosi La Bibbia nella storia, 103s.
9
con questi popoli senza perdere la propria iden- «Ce texte ne comporte que trois versets, mais d'une
tità; anzi, hanno riscritto molte pagine della Bib- importance colossale; et l'on peut dire qu'ils ont sauvé
le judaïsme»: Ch. TOUATI, Prophètes, talmudistes, phi-
bia o inventato nuovi racconti, in m o d o da inte- losophes (Paris 1990)60.

5 8 il mondo della Bibbia n. 108


lingua...». Le numerose aggiunte e ritocchi del- - gli scritti di Qumran, un gruppo dissidente che
la versione greca mostrano c o m e la Bibbia sia abitava accanto al M a r Morto;
«maturata in Alessandria» (D. Barthélémy). Al- - le grandi «opere di autore»: Filone d'Alessan-
cuni libri, c o m e Sapienza, sono stati scritti di- dria e Flavio Giuseppe-,
rettamente in greco. - possiamo includere anche i targumim, utilizza-
Questa Bibbia greca sarà quella che adotteranno ti nella sinagoga.
i cristiani, chiamati a diffondere un messaggio
di salvezza nella lingua più universale del mo- I diversi settori di questa letteratura ebraica an-
mento. tica stanno ricevendo una grande attenzione ne-
gli ultimi decenni, proprio perché ci aiutano a
c o m p r e n d e r e meglio l ' a m b i e n t e in cui si è for-
mata la Scrittura ebraica stessa e in cui è sorto il
2. Fioritura letteraria nel giudaismo antico
NT.
L'insieme di questa letteratura riceve diversi no-
Gli scritti biblici, in ebraico o greco, costante- mi, talvolta poco precisi:
mente meditati e attualizzati, h a n n o prodotto
una grande varietà di scritti: 10
Non confondere i nostri Apocrifi con gli apocrypha
- gli Apocrifi dell'AT (o Pseudoepigrafi, in ter- dei protestanti, che noi consideriamo deuterocanonici
minologia protestante); 1 0 (Tobia, Giuditta, aggiunte di Ester, 1-2 Mac, Sir, Sap).

Rotolo della Bibbia,


archivio Elledici.

48 il mondo della Bibbia n. 108


Studi biblici

• L e t t e r a t u r a e b r a i c a antica. Q u e s t a etichetta cessaria per conoscere l ' a m b i e n t e del I secolo,


copre un vasto arco di tempo dopo l'esilio in Ba- bisogna avvicinarsi a questa letteratura giudaica
bilonia, in circostanze diverse: sotto il dominio senza pregiudizi, studiarla per se stessa e non so-
persiano (538-332 a.C.), durante l ' e p o c a elleni- lo c o m e s f o n d o utile del NT.
stica (332-63 a.C.) e sotto il potere di R o m a (dal
63 a.C.). 11 Alcuni studi focalizzano la diaspora
ellenistica, in «dialogo» culturale e religioso con
11
un ambiente non ebreo. 12 Un'ottima guida sulla storia e la letteratura di questo
Scritti del periodo del S e c o n d o Tempio (515 periodo: J.C. V A N D E R K A M , An Introduction to Early Ju-
a.C.-70 d.C.); 13 ma alcuni scritti sono posteriori daism (Grand Rapids - Cambridge 2001).
12
J . J . C O L L I N S , Between Athens and Jerusalem. Jewish
alla distruzione del tempio.
Identity in the Hellenistic Diaspora. Second Edition
Letteratura intertestamentaria 1 4 è un'etichet- (Grand Rapids - Cambridge 2000).
ta comoda, ma imprecisa: diversi scritti prece- 13
Vedi J . M A I E R , Il Giudaismo del secondo tempio.
dono la chiusura d e l l ' A T e altri superano quella Storia e religione (Brescia 1991).
14
del NT; tale classifica, poi, privilegia un'ottica Cf. S. CAVALLETTI, Il giudaismo intertestamentario
«cristiana», unica che permette di collocare un (LoB 3.14; Brescia 1991) e M. C I M O S A , La letteratura
/«^/•Testamento tra l ' A T e il proprio NT. intertestamentaria (Bologna 1992).
15
Scritti giudaici n e l l ' e p o c a del NT: 15 dicitura Cf la collana di studi S. SAFRAI et alii (eds.), Com-
pendia Rerum Iudaicarum ad NT I-II (Assen - Phila-
utilizzata spesso in ambito cristiano. Anche se è
delphia 1974ss); H . G . KIPPENBERG - G . A . W E W E R S , Te-
vero che gran parte di questa letteratura è stata sti giudaici per lo studio del Nuovo Testamento (NT,
conservata effettivamente dai cristiani, ed è ne- Supplementi 8; Brescia 1987).

Qumran e Mar Morto,


veduta aerea,
foto di M. Sacchi.

5 8 il mondo della Bibbia n. 108


GESÙ STORICO / 8

dialogo tra ¡1 Gesù


suo
ambiente
La testimonianza dei papiri

Di Fabio lle origini dell'attuale dibattito inerente al l'interno della comunità scientifica, in particolare ri-

A
Ferrario ritrovamento di frammenti neotestamen- guardo al frammento 7Q5 che secondo O'Callaghan è
Docente di Sacra tari tra i rotoli di Qumran, vi è l'ipotesi riportabile ad un passaggio del Vangelo di Marco,
Scrittura presso avanzata dal papirologo spagnolo José esattamente Me 6,52-53: «...perché non avevano ca-
l'Università O'Callaghan nel 1972. A suo parere la pito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.
Pontificia grotta 7 del sito più famoso della ricerca archeologica Compiuta la traversata, approdarono e presero terra a
Salesiana biblica, avrebbe contenuto i papiri cristiani della prima Genèsaret».
e direttore stesura del Nuovo Testamento.1 L'ipotesi dello studioso spagnolo fu presto contrasta-
de «Il Mondo I risultati della sua ricerca vennero pubblicati nello stes- ta sulla base scientifica dell'identificazione papirolo-
della Bibbia» so anno e suscitarono subito un vespaio polemico al- gica con il passo ipotizzato e rimase nell'oblio fino al
1992 quando il filologo e paleografo berlinese Car-
sten Peter Thiede ne riscopre l'importanza e ne rivalu-
ta l'attendibilità scientifica.2 A partire da questo anno,
Thiede si dedicherà allo studio del 7Q5 e alla giustifi-
cazione storico-archeologica della presenza di rotoli
neotestamentari nelle grotte di Qumran.
La constatazione iniziale da cui egli muove riguarda la
datazione dei papiri sulla base storica dell'invasione
romana nella zona di Qumran, avvenuta nel 68 d.C.
ad opera della decima legione romana Fretensis. Si de-
duce pertanto che gli scritti di Qumran sono tutti an-
teriori a questa data, quindi estremamente vicini ai
fatti storici riportati dai vangeli. Ciò provocò la reazio-
ne dei ricercatori che non erano pronti ad accettare la
datazione dei testi evangelici prima dell'anno 68.
La questione di maggiore rilievo sorse tuttavia attorno
alla singolarità della grotta 7 rispetto alle altre. Essa
conteneva infatti frammenti di papiri con materiale sia
veterotestamentario sia neotestamentario e questo
imponeva, a livello almeno ipotetico, di considerare
un eventuale contatto tra la primissima comunità cri-
stiana, forse la stessa comunità post-pasquale, e la co-
munità religiosa degli Esseni. Anche su questa ipotesi

1 Cfr. O'CALLAGHAN J., Papiros neotestamentarios eri la cueva


7 de Qumran?, in Biblica, n. 53, 1972, pp. 91-100.
2 THIEDE C. P., The earliest Gospel manuscript? The Qumran

fragment 7Q5 and its significance for New Testament studies,


The Paternoster Press, Carlisle 1992. Trad.it. Qumran e i Van-
P52 verso (Gv 18,37-38), ritrovato in Egitto e datato intorno geli. I manoscritti della grotta 7 e la nascita del nuovo testa-
al 125-150d.C., J. RylandsLibrary, Manchester. mento, Massimo, Milano 1996.

51 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


Gesù storico / 8

• C.Thiede lavorò fino ad avanzare interessanti opinio- afferma nella sua opera in esame: «Nessun frammen-
ni iniziando ad escludere la considerazione della grot- to di papiro è un fenomeno completamente isolato:
ta 7 come deposito di materiali, ipotesi ad oggi non deve essere esaminato nel contesto di altri papiri che
del tutto debellata. C.Thiede rileva il ritrovamento nel- presentino caratteristiche simili. Diventa perciò essen-
la stessa grotta di documenti come il 7Q2 che riporta- ziale fare confronti impliciti ed espliciti fra questo
no materiale apocrifo non presente in altre grotte, frammento e il P52».6
quindi non poteva essere materiale in eccesso tale da C. Roberts analizzò il P52 e riuscì a stabilire che lo stile
essere collocato in un deposito.3 calligrafico del 7Q5 fu usato fino all'anno 50, pertan-
Se l'identificazione del 7Q5 costituisce la più suggesti- to il frammento di cui parliamo potrebbe essere collo-
va delle recenti scoperte papirologiche neotestamen- cato prima di questo anno, quindi accettabile come
tarie, tuttavia il papiro che rimane più significativo co- un racconto di cronaca contemporanea alla storia di
me testimonianza del Nuovo Testamento è il P52, reso Gesù. È evidente l'estrema importanza attribuibile al
noto nel 1935 dal papirologo britannico Colin H. Ro- 7Q5 sul piano storico e teologico.
berts * Il P52 venne ritrovato in Egitto, datato al 125 e
identificato da questo studioso con Gv 18,31-33.37- 3 Ciibid., p.15.
38.5 Tale identificazione anticipò di oltre mezzo seco- 4 ROBERTS C. H., An Unpublished Fragment of the Fourth
lo la datazione del quarto vangelo, ritenuta fino allo- Gospel in the John Rylands Library, Manchester 1935.
ra risalente alla fine del secondo secolo. Fu grazie alla 5 Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secon-

metodologia usata da C. Roberts ed alla cautela nella do la vostra leggel». Gli risposero i Giudei: «A noi non è con-
sentito mettere a morte nessuno». Così si adempivano le pa-
datazione che anni più tardi J. O'Callaghan elaborò la
role che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva
sua teoria sul 7Q5 arrivando ad identificarlo con Me morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e
6,52-53. gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Allora Pilato gli disse: «Dun-
Dall'importanza del P52 nella sua identificazione e da- que tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per que-
sto io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per
tazione e considerando l'anno 68 come limite di ogni
rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità,
ritrovamento papirologico di Qumran, C. Thiede pas- ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?». E
sò alla riproposizione della teoria di J. O'Callaghan detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «lo non
Qumran, grotta 7, avanzando l'ipotesi del 7Q5 come il più antico fram- trovo in lui nessuna colpa.
foto di F. Ferrano. mento del Nuovo Testamento. Parlando di esso egli 6 THIEDE, Qumran e i Vangeli, p. 46.

52 il mondo della Bibbia n. 108


Rilevata l'importanza fondamentale del contributo di Davide per la linea di Giuseppe, ma è anche figlio di
C. Thiede, rimane ora da chiarire il motivo della pre- Aronne per via di madre, dato che Maria è cugina di
senza a Qumran di materiale neotestamentario. Oltre Elisabetta, che è delle figlie di Aronne».11
al 7Q5 O'Callaghan tratta altri frammenti identificati In merito alla stessa comparazione tra comunità cri-
da lui stesso come elementi del Nuovo Testamento: il stiana e comunità essena, quindi tra Gesù e Qumran,
7Q6, identificato con Me 4,28; il 7Q8 con Gc 1,23- riportiamo le affinità ma anche le differenze segnala-
24; il 7Q4 con 1Tm 3,16; 4,3; il 7Q6 2 con At 27,38; il te da Angelo Amato. Entrambe le comunità vivevano
7Q7 con Me 12,17; il 7Q9 con Rm 5,11-12; il 7Q10 sullo stesso territorio, ciò permette di cogliere una so-
con 2Pt 1,15; il 7Q15 con Me 6,48.7 miglianza di tipo teologico ed una seconda di tipo eti-
A partire da queste identificazioni, Thiede rileva un'ul- co. Sul piano teologico gli elementi comuni sono dati
teriore importante ritrovamento nella grotta 7 di dal riferimento alla Torah, dal tipo di escatologia, dal-
Qumran, consistente in un ostrakon riportante le let- la angelologia e demonologia,
tere ebraiche traslitterate con rmw che corrisponde- dalla salvezza degli ultimi, dal-
rebbe alla dicitura ebraica di Roma. L'ipotesi è che l'attesa messianica e dalla consi-
quei papiri appartenessero alla comunità cristiana di derazione del Tempio. Sul pia-
Roma ed erano stati inviati alla comunità cristiana di no etico troviamo valori come
Gerusalemme che li avrebbe contrassegnati con la lin- l'umiltà, la misericordia divina, il
gua ormai soltanto liturgica che era l'ebraico, in quan- perdono, la preghiera, la simbo-
to destinate ad un utilizzo rituale.8 lica dell'acqua e della luce ed il
Rimane da chiarire la loro presenza nelle grotte esse- riferimento carismatico al leader
ne ed a questo proposito C. Thiede fornisce le prove di della comunità: Gesù per i cri-
vari contatti che la comunità cristiana di Gerusalemme stiani, il Maestro di Giustizia per
ebbe con la comunità essena.® Tra le due comunità gli esseni.
avvenne una sorta di significativo scambio culturale A. Amato rileva tuttavia vistose
«che si potrebbe chiamare una fertilizzazione incro- differenze sia di tipo sociologi-
ciata: gli esseni diventavano cristiani ed i cristiani adot- co sia di tipo teologico. Le pri-
tavano alcune delle regole della vita comunitaria degli me si riferiscono alla comunità
esseni».10 L'ipotesi più suggestiva avanzata dallo stu- aperta formata da Gesù e non
dioso parte dallo spostamento a Pella della comunità esoterica come la comunità es-
cristiana di Gerusalemme avvenuto nell'anno 66 d.C. sena, la predicazione gesuana
in piena rivolta contro la dominazione romana e con la dell'amore ai nemici, la sua ac-
decima legione ormai alle porte. Per motivi di sicurez- coglienza di malati ed emargi-
za tali cristiani avrebbero affidato ai vicini esseni la cu- nati, il forte inserimento sociale
stodia dei loro papiri anche con l'intenzione di costitui- che egli aveva, il suo riferimento al calendario lunare Vasi contenenti rotoli
re un'unica biblioteca tra Antico e Nuovo Testamento. piuttosto che a quello solare degli esseni, infine il tipo di Qumran.
Un'ulteriore suggestione è data dal probabile scam- di sequela radicale e definitiva che egli richiedeva. Le
bio di materiale religioso tra cristiani ed esseni al pun- seconde erano costituite dalla nuova ermeneutica bi-
to che i cristiani avrebbero posseduto una copia della blica portata da Gesù, dal suo annuncio di libertà dal-
Regola della Comunità e gli esseni una del Nuovo Te- la legge, dalla negazione della predestinazione come
stamento. invece sostenevano gli esseni, la resurrezione dei mor-
Circa le somiglianze strette tra la religiosità qumrani- ti che egli annunciava e la sua autocoscienza della sua
ca e quella cristiana si esprime la ricerca archeologica figliolanza divina e della sua missione.12
condotta da Alessandro Nangeroni che sottolinea in L'autore conclude con una considerazione di merito
particolare la stessa attesa messianica dei cristiani già agli scritti del Mar Morto, i quali «aiutano a compren-
vissuta dagli esseni come una duplice figura di un di- dere meglio sia l'ambiente in cui visse Gesù, sia alcu-
scendente davidico ed uno aronitico, per incarnare la ne caratteristiche dei suoi discepoli che sembrano di ti-
figura del Messia re e sacerdote. I vangeli raccolgono po essenico: la rinuncia alla propria professione, alla
la sintesi essena di questa duplice attesa nell'unica famiglia e alle ricchezze, l'accettazione del celibato e
persona di Gesù che porta i tratti davidici-regali con- la comunione dei beni».13
temporaneamente a quelli aronitici-sacerdotali. Affer-
ma l'autore in merito: «Il pensiero dei Vangeli coinci-
de con il pensiero della comunità di Qumran su un
punto fondamentale: il Messia doveva essere di di- 7 Cf O'CALLAGHAN J., Papiros neotestamentarios en la cueva 7
scendenza davidica e aronita. Non solo, ma i vangeli de Qumran?, in Biblica, n. 53, 1972, pp. 91-100.
sposano il punto più alto dell'elaborazione di Qumran 8 Cf THIEDE C. P., Qumran e i Vangeli, p. 98.

sul Messia: mentre in un primo tempo i messia dove- 5 Cf ibid. pp. 100-104.

10 Ibid. p. 104.
vano essere due, successivamente compare la figura
11 NANGERONI A., I manoscritti del Mar Morto, Xenia, Milano
del Messia unico, sul modello di Melchisedek, re-sa-
1999, p. 110.
cerdote. Così per i vangeli il Messia è uno solo ma con 12 Cf AMATO A., Gesù il Signore, pp. 148-150.

entrambi i titoli: nel vangelo di Luca Gesù è figlio di 13 Ibid., p. 151.

53 il mondo ¿Iella Bibbia n. 108


'O.

Riscritture del testo:


\Ariti bibbia di Giuseppe
Gioacchino Belli
Di L u c i a n o

G
iuseppe Gioacchino Belli (1791- spontaneo, la satira antiecclesiastica venata di
Zappella 1863) è, insieme a Trilussa giacobinismo, accompagnata però da una specie
Docente di (1871-1950), il più importante di fatalismo conservatore e reazionario, ben sin-
italiano e latino poeta dialettale r o m a n o . La tetizzato dalla d e f o r m a z i o n e del Gloria Patri:
e presidente del mole di quel « m o n u m e n t o che «sicu t ' e r a tin principio nunche e ppeggio» (so-
Centro Culturale è la plebe di R o m a » , s e c o n d o netto 598).
Protestante la sua stessa definizione, è im- La plebe romana, al t e m p o stesso soggetto e og-
di Bergamo pressionante: ben 2279 sonetti in r o m a n e s c o , getto di rappresentazione, emerge in tutta la sua
scritti prevalentemente tra il 1830 e il 1837. In piccola grandezza, in quella mescolanza di alto
queste pagine ci si occuperà dei circa 70 sonetti e basso (sociologicamente e moralmente) che ne
di argomento biblico. 1 costituisce il tratto distintivo. Lungi però dal-
l ' a s s u m e r e atteggiamenti populistici, il Belli
non fa sconti né si sogna di proporre modelli, di-
1. L'antilingua: la scelta chiarandolo esplicitamente: «Non casta, non pia

del dialetto
talvolta, sebbene devota e superstiziosa, appa-
rirà la materia e la forma: ma il popolo è questo;
e questo io ricopio, non per proporre un model-
P r o p r i o in q u a n t o intende erigere un « m o n u -
lo, ma sì per dare una immagine fedele di cosa
mento» alla plebe romana, Belli sceglie il dia-
già esistente e più abbandonata senza migliora-
letto non perché spinto da un interesse antiqua-
mento» ( I n t r o d u z i o n e ) .
rio ed erudito, ma perché vede in esso un effica-
ce strumento espressivo c a p a c e di far uscire da

2. Tra citazione e deformazione:


una fissità marmorea il « m o n u m e n t o » di cui so-
pra. Dice infatti n e l l ' I n t r o d u z i o n e ai sonetti che
il suo disegno è di «esporre le frasi del r o m a n o l'Ab bibbia e Vanti bibbia
quali dalla b o c c a del r o m a n o e s c o n o tuttora,
senza ornamento, senza alterazione veruna, sen- È evidente che l ' a p p r o c c i o al testo biblico del
za pure inversioni di sintassi o troncamenti di Belli è di tipo tridentino: piegata a esigenze ca-
licenza, eccetto quelli che il parlator r o m a n e - techetiche, la storia biblica diventa una storia
sco usi egli stesso: i n s o m m a cavare una regola sacra che parte da A d a m o per giungere fino a
dal caso e una g r a m m a t i c a d a l l ' u s o , ecco il mio Gesù e alla nascita della Chiesa. Vi è infatti nei
scopo». sonetti biblici del Belli una spia linguistica rive-
A proposito dei sonetti belliani, si potrebbe par- latrice di tale approccio: «La Bibbia c h ' è una
lare, p a r a f r a s a n d o Honoré de Balzac, di una ve-
ra e propria comédie romaine. In essi vi è la vi-
ta quotidiana del popolo romano, i suoi caratte- 1
Sono stati raccolti da P. GIBELLINI, La Bibbia del Bel-
ri e le sue tipologie umane, i mestieri, le creden- li, Adelphi, Milano 19954. I sonetti sono citati da G. G.
ze e le superstizioni, l ' i m m a n c a b i l e coppia vi- B E L L I , Tutti i sonetti romaneschi, a cura di M. Teodo-
no-sesso, in un vitalismo tanto greve q u a n t o nio, 2 voli.. Newton Compton, Roma 1998.

55 il mondo¿IellaBibbia n. 108
Studi biblici

• specie d ' u n ' h i s t o r i a » (757. Er zagrifizzio d'Ab- simir cosa / s ' i o nun zo m m a n c o cosa sia r u -
bramo, v. 1); «Er Vangelio, c h ' è una beli'/sto- scello?"» (330. La Nunziata).
n a » (339. Ee nozze der cane de Gallileo III, v. Nel sonetto 973. La prima cummuggnone, la
7). Ne risulta una conoscenza filtrata e selettiva deformazione del testo biblico raggiunge addirit-
del testo biblico, dalla forte connotazione eccle- tura vertici surrealistici n e l l ' i m m a g i n e di Gesù
siastica e cristianocentrica (e quindi, visto il pe- che, quasi a volersi dimostrare più cristiano dei
riodo, antiebraica). cristiani, arriva ad auto-mangiarsi, ovviamente
M a nel Belli c ' è qualcosa in più. L ' u s o del dia- dopo essersi confessato: «Terminata che ffu ll'ur-
letto infatti, nella sua qualità di antilingua (lin- tima scena [cena], / Cristo diede de piccio [diede
gua del popolo), trasforma YAbbibbia in u n ' a « - di piglio] a una paggnotta, / la conzagrò, la róppe
tibibbia, cioè in un testo riletto secondo caratte- [ruppe], e, appena rotta, / cummunicò un e ll'an-
ri (in senso sia grammaticale sia morale) roma- tro [tutti] a ppanza piena. Il E s s ' h a da di cche
neschi. Ridetti dalla voce popolare, i personag- ppropio stassi [stesse] in vena, / pe ddà la su' fet-
gi biblici diventano delle figurine m o r a l m e n t e tina a cquer marmotta / de Ggiuda (vojjo di Ggiu-
m o n o c r o m a t i c h e o unidimensionali, non molto da Scariotta), / che anno a ffa cquer tantin de can-
diverse dai tipi della c o m m e d i a plautina o della nofiena [andò a fare quel po' di altalena; allusio-
c o m m e d i a dell'arte. Così si spiegano anche gli ne all'impiccagione]. Il Poi lui puro [pure], visci-
anacronismi tipici della cultura popolare, alle no a la passione, / pe m m o r i cco li santi sagra-
prese con una quotidianità liturgicamente immu- menti, / se maggnò da sestesso in c u m m u g g n o -
tabile e metastorica. ne. // S'intenne [si intende] ggià cco ttutti l'ingre-
Lo si vede subito nel sonetto che apre, non a ca- dienti; / ciovè [cioè] ddoppo una bbona confes-
so, la serie dei sonetti biblici, una rilettura popo- sione, / pe rregola dell'antri [altri] pinitenti».
lare di Genesi 1 - 3 : «L'anno che Ggesucristo im- Ci sono però esempi in cui la d e f o r m a z i o n e del
pastò er monno, / ché pe impastallo ggià c c ' e r a sotto-testo biblico è solo apparente, mimetizzan-
la pasta, / verde lo vorze fa [lo volle fare], ggros- dosi in citazione e/o mescolandosi con essa. Lo
so e rritonno / a l l ' u s o d ' u n c o c o m m e r o de tasta si può vedere nel sonetto 276. Er giorno der giu-
[da assaggio]. H Fesce un zole, una luna, e un dizzio, che sta a La creazzione der Monno c o m e
m a p p a m o n n o , / ma de le stelle poi di' una cata- l ' o m e g a sta all'alfa o c o m e l'Apocalisse sta alla
sta: / sù uscelli, bbestie immezzo, e ppessci in Genesi: «Cuattro angioloni co le tromme in boc-
fonno: / piantò le piante, e d d o p p o disse: Abba- ca / se metteranno uno pe cantone [uno per lato]
sta. // M e scordavo de dì che ccreò l l ' o m o , / e / a ssonà: poi co ttanto de voscione / comince-
c c o l l ' o m o la donna, A d a m o e Eva; / e jje proibbì ranno a ddì: ffora a cchi ttocca. // Allora vierà
de nun t o c c a j j e un p o m o . // M a a p p e n a che a ssù una filastrocca {fila] / de schertri da la terra
m m a g g n à l l ' e b b e viduti, / strillò per D i o con a ppecorone [a carponi], / pe rripijjà ffigura de
cuanta vosce aveva: / " O m m i n i da vieni, ssete perzone, / c o m e purcini attorno de la bbiocca
f u t t u t i " » (165. La creazzione der Monno). La [chioccia]. Il E sta bbiocca sarà ddio bbenedetto,
d e f o r m a z i o n e del sotto-testo biblico c u l m i n a / che ne farà d u ' parte, bbianca, e nnera: / una pe
nell'espressione finale (con gesto sottinteso) che annà in cantina, una sur tetto. // A l l ' u r t i m o us-
abbassa Dio a livello di un panettiere o di un scirà ' n a s o n a j j e r a [formicaio] / d ' A n g i o l i , e,
fruttivendolo, secondo un antropomorfismo non c c o m e si ss'annassi a lletto, / smorzeranno li lu-
estraneo al dettato biblico. mi, e b b o n a sera».
A n a l o g o discorso per un'altra delle pagine più I «Cuattro angioloni» dell'incipt, dal sapore mi-
note della Bibbia. L ' a n n u n c i o a M a r i a (Luca chelangiolesco, sono una citazione quasi lette-
1,26-38) avviene in un « r o m a n o » c o n t e s t o di rale di A p o c a l i s s e 7,1, c o m e pure il loro «vo-
estrema povertà, che rende la scena più viva e scione» che rimanda a Matteo 24,31 nella tradu-
parlante. A n c h e la battuta finale (sorta di para- zione della Vulgata («mittet angelos suos c u m
frasi del poco comprensibile «non conosco uo- tuba et voce magna») e ad Apocalisse 7,2. Anche
mo»), lungi dall'essere una volgarità gratuita, ri- Dio trasformato in una chioccia non è reinven-
vela l ' i n g e n u o stupore di una ragazza del popo- zione popolare, bensì citazione esplicita di Mat-
lo di fronte a un fatto inspiegabile: «Ner mentre teo 23,37 («Quante volte ho tentato di raccoglie-
che la Verginemmaria / se magnava un piattino re i tuoi figli, c o m e la gallina raduna i suoi pul-
de minestra, / l ' A n g i o l o Grabbiello via via / vie- cini sotto le ali»), E il finale, però, a ribaltare la
niva c o m ' u n zasso de bbalestra. // Per un vetro prospettiva biblica, perché, c o m e fa notare Gi-
sfasciato de finestra / j ' e n t r ò in casa er curiero bellini, «al di là del p r e m i o e del castigo, "in
[messaggero] der Messia; / e co ' n a rama i m m a - cantina" o "sur tetto", esiste uno spazio escato-
no de gginestra / prima j e rescitò ' n a Vemmaria. logico ulteriore in cui il male [•••] è imparzial-
Il Poi disse a la M a d o n n a : "Sora spòsa, / sete mente riservato a tutti, nel regno delle ombre do-
gravida lei senza sapello / pe p p r e m i s s i o n de ve i lumi sono per sempre "smorzati", e "bbona
ddio da pascua-rosa" [Pentecoste]. H Lei allora sera" è l ' u n i c o perenne augurio» {La Bibbia del
arispose ar Grabbiello: / " C o m e pò esse mai sta Belli, p. 180).

5 8 il mondo della Bibbia n. 108


ro.
3. Una Bibbia pop: ditta 13), assunta a e s e m p i o di c o m e «se pò £
vs
scannà la ggente pe la fede, / e ffà la vacca pe
il «biblista» da osteria ddà ggrolia [gloria] a D d i o » (213. La bbella
Ggiuditta).
%v \
Le chiese, le piazze e le osterie sono i luoghi ti- Infine, il governo. In una società da ancien régi-
pici e topici del sottoproletariato romano. Sem- me c o m ' e r a quella del tempo, parlare male dei
bra quasi che, uscito dalla m e s s a e ritrovatosi potenti equivaleva, in sostanza, a perpetuarne il
nella bettola, il plebeo belliano si lanci in una ruolo e il potere. Il nostro biblista da osteria non
sorta di esegesi attualizzante del testo biblico, esce da questa logica, ma la rilancia con una ri-
dovuta certo alle abbondanti libagioni, ma non lettura quasi agostiniana di Genesi 2,7 («Dio
estranea alla predica udita la mattina (magari plasmò l ' u o m o con polvere del suolo») e una ap-
nella chiesa del Gesù dove predicavano i «colti» plicazione «sociologica» di Giovanni 19,34 («e
gesuiti). Ecco come viene ridetta la figura di Da- subito ne uscì sangue e a c q u a » ) , nel sonetto
vide (si notino, in particolare, gli anacronismi 1170. Li du'ggener'umani, in cui si arriva a met-
biblici e culturali): «Chi vvò ssapé er re Ddàvi- tere in dubbio il valore universale della morte di
de chi ffu, / fu er Casamia [un astrologo del tem- Cristo: «Noi, se sa, ar M o n n o semo ussciti fori /
po] der tempo de Novè, / che pparlava co Ddio a impastati de mmerda e dde monnezza. / Er meri- Statua di G. G. Belli,
ttu pper tu, / e bbeveva ppiu vvino che ccaffè. // to, er decoro e la grannezza / sò ttutta marcanzia Roma.
Chi ppoi c u a r c ' a n t r a cosa vò ssapé, / vadi a
ssenti la predica ar Gesù [alla chiesa del Gesù],
/ e imparerà che pprima d ' è s s e re / era un car-
ciofolà [suonatore d'arpa] dder re Esaù [57 in-
tenda: Saul]. Il E a cchi nun basta de sapé ssin
qui, / e c q u a r c ' a n t r a cosetta vò imparà, / legghi
la Bbibbia, si la pò ccapi; // e imparerà c h ' e r re
ccarciofolà / dar zàbbito [sabato] inzinent'ar ve-
nardi / je piasceva un tantino de fregà [allusione
sessuale]» (725. Er Zanto re Ddàvide).
Il vino, le d o n n e e il governo sono gli argomen-
ti e i diporti preferiti dai frequentatori di oste-
rie. A n c h e in questo caso, l ' A n t i c o Testamento
può offrire un referente alto di figure e situazio-
ni che, in certo m o d o , r e n d o n o tali vizi m e n o
c o m m e n d e v o l i . Il biblista da osteria g i u n g e
quindi a giustificare il gesto di Caino presentan-
dolo c o m e un inevitabile effetto collaterale del
vino: «Nun d i f e n n o [difendo] C a i n o io, sor dot-
tore, / ché lo so ppiu dde voi chi f f u Ccaino: / di-
co pe ddi che cquarche vvorta er vino / pò ac-
cecà l ' o m o e sbarattajje er core» (184. Caino,
vv. 1-4). Per non parlare di ciò che è successo
all'«inventore» del vino, Noè, sorpreso nudo dai
suoi tre figli (Genesi 9,20-27): «Quer zugo [suc-
co] i n z o m m a f e s c e a llui lo s c h e r z o / che f f a
adesso a noantri imbriaconi / stramazzannoce in
terra de traverzo» (185. Er vino novo, vv. 9-11).
Per quanto concerne le donne, il pop-biblista ri-
prende l ' a n t i c o tema misogino della loro abnor-
me «vivacità» sessuale (valga, per tutti, la lezio-
ne di Giovenale), nobilitandolo però con u n ' a f -
fermazione tanto sconcia quanto apodittica de-
sunta dal r a c c o n t o biblico: « D o p p o c ' A d a m o
cominciò cco Eva / tutte le donne se sò fatte fot-
te» (60. Chi rrisica rosica, vv. 1-2). Allo stesso
modo, si insinuano dubbi sulla virtù di Susanna
(Daniele 13,1-44), rimasta «casta» («Nun j e la
vorze dà») solo perché alle prese con due vecchi
(166. Indovinela grillo). Per non parlare, poi,
delle figlie di Lot (349. Lotte ar rifresco-, cfr.
Genesi 19,30-38) e soprattutto di Giuditta (Giu-

il mondo della Bibbia n. 108 57
Studi biblici

• de li Siggnori. / / A su' Eccellenza, a ssu' Maestà, zaccoccia / er cortello arrotato e la corona» (vv.
a ssu' Artezza / f u m i , patacche [incensi, meda- 12-14).
glie], titoli e sprennori [splendori]; / e a nnoan- Per questo e per gli altri sonetti biblici, ci si può
tri artiggiani e servitori / er bastone, l ' i m b a s t o e chiedere se il sistema di valori del Belli entri in
la capezza [il basto e la cavezza], H Cristo creò rotta di collisione con quello della plebe romana
le case e li palazzi / p ' e r prencipe, er marchese e o p p u r e vi sia s o v r a p p o s i z i o n e e condivisione.
'r cavajjere, / e la terra pe nnoi facce de cazzi. // Prevale, insomma, la denuncia o l ' e m p a t i a ? La
E c q u a n n o morze [morì] in croscè, ebbe er pen- d o m a n d a è tanto pertinente quanto problemati-
ziere / de sparge, bbontà ssua, fra ttanti strazzi ca. Ma soprattutto rimanda a un problema erme-
[strazi], / pe cquelli er zangue e ppe nnoantri er neutico: l ' a p p r o c c i o con il testo biblico (nel ca-
ziere [siero]». so specifico) innesca una dinamica per cui esso
può dire cose diverse a seconda delle d o m a n d e
che gli si p o n g o n o e a seconda dei riferimenti
4. Nel conflitto culturali e religiosi che caratterizzano la pre-
delle interpretazioni comprensione del lettore. Belli condivide la let-
tura del biblista-plebeo oppure la mette alla ber-
Nel sonetto 57. L'aducazzione, l ' i n v i t o evan- lina? E la lettura plebea a essere paradossale op-
gelico a porgere l'altra guancia viene declinato pure sono le pagine bibliche (soprattutto alcu-
in una sorta di p e d a g o g i a della sopravvivenza: ne) ad apparire paradossali?
«Fijjo, nun ribbartà [fare torto] m m a i Tata tua Ritengo che sia proprio tale ambiguità a conferi-
[tuo padre] (...) Si c q u a r c h i d u n o te viè a ddà re spessore alla rilettura del Belli. Dietro lo sber-
un cazzotto, / lì ccallo callo [immediatamente] leffo e la risata grassa c ' è infatti la vita agra di
tu d d à j j e n e d u a » (vv. 1-4). La c o n c l u s i o n e è persone per le quali il testo biblico costituiva co-
c o n s e g u e n t e : « D ' e s s e c r i s t i a n o è p p u r o cosa munque un imprescindibile termine di confronto
b b o n a : / p e ' c q u e s t o hai da portà s s e m p r e in e di scontro (spirituale, sociale e culturale). •

agenaa
È gradito l'invio anticipato di informazioni sulle varie iniziative (mostre, convegni, conferenze e corsi) inerenti lo studio del Mondo della Bib-
bia da parte di professori, associazioni, istituzioni, case editrici e di tutti quelli che operano nel campo, in modo da rendere più completo
ed aggiornato il nostro notiziario (arata@elledici.org).

mostre Il desiderio è quello di poter rifare presente


a tutti il fatto storico di Gesù, la sua conti-
battista Pizzaballa, è stato ufficialmente invi-
tato a presentare la mostra. L'incontro si terrà
nuità e contemporaneità oggi. La sua vita mercoledì 24 agosto 2011 alle ore 17.00. Al-
• In Italia:
pubblica è accaduta quasi tutta sulle rive del l'incontro parteciperà José Miguel Garcia,
FINO AL 2 OTTOBRE 2011: Orvieto, Mu- lago di Tiberiade ed in particolare nella citta- Curatore della mostra e Professore di Esege-
seo «Claudio Faina» e Palazzo Coelli, Il fa- dina di Cafarnao, oggi prezioso Luogo San- si del Nuovo Testamento presso la Facoltà di
scino dell'Egitto. Il ruolo dell'Italia pre to e sito archeologico custodito dai frati Teologia San Dàmaso di Madrid.
e post - unitaria nella riscoperta dell'an- francescani di Terra Santa.
tico Egitto (info e prenotazioni 0 7 6 3 La mostra viene realizzata da un team di
341511 - 0 7 6 3 393835). esperti ed amici, composto da biblisti, sceno- All'estero:
DAL 21 AL 27 AGOSTO: Rimini, Meeting grafi, registi, fotografi, architetti, ingegneri e FINO AL 14 AGOSTO 2011: Berlino, Mu-
dell'amicizia fra ipopoli. Una mostra sulla verrà editata con il patrocinio della Custodia seo di Pergamo, Gli dei salvati dal palaz-
vita di Gesù a Cafarnao. di Terra Santa. Il Custode di Terra Santa, Pier- zo di Teli Halaf

corsi, conferenze, 5-7 SETTEMBRE 2011: Assisi, Casa PP. mo a Gerusalemme e diaspora perenne,

convegni, viaggi
Cappuccini Domus Laetitiae, Ciro chiama- XVII Convegno di studi veterotestamentari
to per nome (Is 45,4); l'epoca persiana (info: tel. 06.69861189 - Fax: 06.69861198,
e la nascita dell'Israele biblico tra richia- abisegret@tin.it)

58 il mondo della Bibbia n. 108


0
^

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>;.

Pesach e Pasqua:
Di P a s q u a l e
Troia
Docente di Bibbia
e Musica -

in-canto a due voci


Pontificia
Università
S. Tommaso
Angelicum -
Roma

«Hinnèh ma-tòv ù m a h - n à ' i m


sheveth ' a c h i m gam-yachad:
Ecco, c o m ' è bello e c o m ' è piacevole
q u a n d o i fratelli vivono tutti insieme».
Il Salmo 133,1 constata la bontà/bellez-
cncdi ano ccrci pale za (tòv) e la dolcezza (na'Tm) del vivere
insieme dei fratelli. M a la d o m a n d a è
antica: in che m o d o poter vivere insie-
me e gustare tale bellezza e dolcezza?
Tante le testimonianze, molteplici i ten-
tativi.

Un evento

« G B • , A Milano, il 5 maggio 2011, corrispon-


t ' dente a 1 ' I y y à r 5 7 7 1 del lunario ebrai-
co, un evento ha provato a testimoniare
questa fratellanza. Grazie a due autore-
augtdici t m voli personaggi: il rav Elia Enrico Ri-
chetti (già rabbino capo di Venezia e at-
t u a l m e n t e Presidente d e l l ' A s s e m b l e a
Rabbinica Italiana) e il prof. G i a c o m o
B a r o f f i o (Ordinario di musica medie-

ba cclounn £xuitrut vale e docente di storia delle liturgie,


Università di Pavia). Insieme a Milano
«hanno dato vita» alla lezione-concerto
È » 1^ «II canto nelle tradizioni liturgiche di
Pesach e di Pasqua». Un canto e un in-
segnamento, un canto e la sua spiega-
zione, un canto e la sua valorizzazione
liturgica, culturale e dialogica. Da par-
te di o g n u n o dei due cantori-maestri.
Un vero evento. Perché in Italia non era
mai avvenuto niente di simile: q u a n d o
mai un autorevole rabbino e un autore- ^

EXULTET, Biblioteca
Apostolica Vaticana,
Archivio del Capitolo
di san Pietro, B 78, c. 3r,
XIII-XIV secolo.

59 il mondo¿IellaBibbia n. 108
Studi biblici

MANOSCRITTO vole testimone e interprete del canto gregoriano le che lo stesso testo del salmo nei secoli ha "ge-
MINIATO EBRAICO hanno cantato insieme quello stesso D-o 1 nell'e- nerato" di qua e di là per la sua diaspora.
delThaggàdàh vento che Lo ha visto Liberatore a Pesach e Sal- E lo stesso testo del salmo 114 il prof. Baroffio
di Barcellona, metà XIV vatore a Pasqua mediante suo figlio Gesù Cri- 10 ha cantato in latino (In exitu Israel). Secondo
secolo, British Library.
sto? Ed hanno concertato questa loro lezione di 11 tono peregrino, su due diverse corde di recita
dialogo in una scuola (Istituto professionale di (il la nel primo emistichio e il sol nel secondo
Stato «Bonaventura Cavalieri»), il luogo dove il emistichio) che, s e c o n d o il m u s i c o l o g o Eric
f u t u r o è già presente in coloro che lo realizze- Werner, ricorre quasi identico in una f o r m u l a
ranno. salmodica impiegata dagli ebrei yemeniti per lo
stesso salmo.
Un salmo, due voci, due tradizioni, due lingue...
Il salmo riscritto da un evento per continuare con gli altri canti (vedi box).

Grazie a q u e s t o evento, il versetto p r e c e d e n t e


del Sai 133 potrebbe essere così riletto e attua- Due voci per uno stesso D-o?
lizzato adeguatamente:
«Ecco, c o m ' è bello e c o m ' è piacevole Ma chi cantava rav Richetti quando in ebraico
q u a n d o i fratelli cantano tutti insieme». pronunciava il Nome, ' Adònày (il Signore)? E Ba-
Il canto ha permesso di interpretare, testimonia- roffio, cantava allo stesso Signore? Ed il rabbino si
re ed esprimere il piacere e la bellezza di ricono- sentiva rispettato nella sua proprietà donata o de-
scersi fratelli. fraudato dal cristiano che cantava un salmo che è
stato scritto, secondo la tradizione, dall'ebreo re
Davide, per ebrei e per celebrare un evento di libe-
Canti liturgici a due voci razione di ebrei e che gli ebrei cantano nella litur-
gia familiare di Pesach e in altre feste nella sina-
Ha c o m i n c i a t o a cantare rav Richetti: il salmo goga? Può una parola donata da 'Adònày - il Si-
1
Riportiamo il Nome 114 (Betze'th Yisrà'el), ricordando la liberazione gnore ad un popolo essere cantata da due popoli?
Divino in questa forma
degli Ebrei dalla schiavitù dell'Egitto da parte Questo è il guado di un antico fiume. Qui si po-
nel rispetto della sensi-
bilità ebraica, circa la di D - o per m a n o di M o s è . Lo ha cantato, in trebbe parlare del mio e del tuo. Qui si potrebbe-
Sua ineffabilità. ebraico, in ben quattro versioni. Alcune di quel- ro rivendicare vecchie e antiche proprietà private.

5 8 il mondo della Bibbia n. 108


Canti proposti e contestualizzati
nella festa di Pesach dal rav E.E. Richetti
Betze'th Yisra'èl Quando Israele uscì Sai 114; 4 versioni
[dall'Egitto] di canto

Ki lo naeh A Lui si addice (la lode) 4 versioni di canto

Addir hü' Potente Egli è secondo il minhàgh


(rito) goriziano
e triestino

Ha 'É-l be 2 -ta'atzumòth 0 D-o nelle potenze secondo la tradizione


della tua forza goriziana

Chad Gadyà' Un capretto 3 versioni di canto


in aramaico
e in italiano
a
/
*
Cf nota 1.

Canti proposti e contestualizzati


nella festa di Pasqua dal prof. G. Baroffio
• In exitu Israel Quando Israele Sai 114; tono peregrino con
H ** uscì [dall'Egitto] due corde di recita

Pueri Hebraeorum 1 ragazzi ebrei antifona

Kyrie qui passurus Signore, tu che hai tropo conclusivo dell'«uffìcio


affrontato la passione delle tenebre». Calco di un tono
di cantillazione di Es 18,1-2
di tradizione babilonese

0 quando in cruce Quando sulla croce antifona narrativa, testo


del patriarca Sofronio
di Gerusalemme (550ca-639)

Cum rex gloriae Quando il Re della gloria antifona narrativa con tropo
Carmen paschale con il tema
del descensus

Exsultet Esulti Midràsh sull'evento pasquale


in ottica cristiana

Haecdies Questo è il giorno Sai 117/118,1


responsorìo graduale

Alleluia. Alleluia. 1 Cor 5,7. Midràsh sull'evento


Pascha nostrum La nostra Pasqua pasquale in ottica cristiana.
3 diverse ipotesi interpretative

Cor mundum Un cuore puro Salmo 51/50,12.14; utilizzazione


pentecostale del salmo 51/50
nel rito ambrosiano

61 il mondo¿IellaBibbia n. 108
Studi biblici

• L'in-canto dei canti Anche in questi canti la parola è così prioritaria


che non può essere frantumata in tante note per
È qui che il canto liturgico fa il miracolo. L'in- cantare una sillaba, perciò il canto nello stile sil-
canto comincia qui, dal riconoscimento che que- labico (una nota su ciascuna sillaba). M a alcune
sto salmo è un dono. 11 donatore è Dio. E il desti- parole e s i g o n o una p e r m a n e n z a del canto nel
natario? L'ebreo. Ma anche il cristiano nella mi- cuore di chi canta... Ed ecco che in alcuni canti
sura in cui riconosce questa priorità di elezione le sillabe di parole bibliche e liturgiche impor-
dell'ebreo. Infatti il prof. Baroffio ha scelto in- tanti (che oggi d i r e m m o parole chiavi) sono fio-
tenzionalmente per questo concerto dei canti in rite, ornate da più note o sono melismate, cioè
parentela con quelli ebraici non solo (alcuni) nel e f f u s e in un melos che ne e s p a n d e il p r o f u m o
testo, ma soprattutto per i loro moduli vocali, della sua portata biblica e salvifica in un conte-
cioè canti «nati ebraici» e «cresciuti ebraici» e sto liturgico.
«adottati cristiani» e «cresciuti cristiani».
Per illustrare la magnificenza e l ' a m p i e z z a del-
le tradizioni cantate da rav Richetti e dal prof. Il canto dall'esilio
Baroffio, l ' e l e n c o dei canti con alcune loro ca-
ratteristiche si v e d a n o nei rispettivi box. Altri Se quella scuola di Milano è stato il luogo in cui
canti (per esempio due versioni dell'ha-tiqwàh, i due cantori hanno cantato, in quale terra di ele-
La speranza), cantati da rav Richetti, sono stati zione abitavano "spiritualmente" i due cantori?
richiesti dai partecipanti, ed altri canti h a n n o Si può cantare in terra straniera? Quando «il mio
cantato i due "cantori"! 3 cuore è in oriente e io sono all'estremo occiden-
te» (Jehudah HaLevi). L'ebreo fuori dalla terra
di Israele (Eretz Yisrà'tl) e il cristiano passegge-
I canti, dalla voce ebraica ro e cittadino di questo m o n d o ?
È il testo biblico la nuova terra donata a due di-
Dicendo voce ebraica qualifichiamo due aspetti: scendenze di fratelli. La nuova c o m u n e patria
sono canti in ebraico e sono canti cantati da in cui la f r a t e l l a n z a , per la c o m u n e paternità,
ebrei. Cioè ebraico è un aggettivo che denota la prevale s u l l ' a p p a r t e n e n z a etnica e culturale in
lingua e connota l'identità etnica e/o di fede. cui si e s p r i m e . Ed il canto liturgico di questo
In molti di questi canti tradizionali non c ' è vera testo biblico rende possibile godere la bellezza
e propria melodia, ma una recitazione cantata, e la piacevolezza di questa c o m p r o p r i e t à dona-
una cantillazione. Il canto sostiene la parola bi- ta agli ebrei ed ai cristiani. Perché nella liturgia
blica e liturgica, le permette di abitare in una vo- queste identità si f a n n o s i n f o n i c h e , si ricono-
ce e in una lingua. Una sillaba è cantata media- scono nell'alterità reciproca. Gli esili si con-fi-
mente con una sola nota. Le sillabe di una paro- nano. Perché il canto t r a s f o r m a l ' e s i l i o in atte-
la non sono disperse dalle tante note che potreb- sa, la realtà in speranza. Il canto anticipa la spe-
bero frantumare il significato e disorientarne il ranza e la semina nel presente. Così c o m e ogni
senso. anno e per 2 0 0 0 anni ed ancora oggi l ' e b r e o al-
la fine del seder di Pe-
sach canta « l e s h à n à h
I canti, dalla voce cristiana h a b à ' à h bYerushàlàim,
l ' a n n o p r o s s i m o a Ge-
r u s a l e m m e » . Ed anche
Qui la voce non ha una connotazione linguistica,
il c r i s t i a n o abita una
ma soltanto di fede. Perché i cristiani ancor og-
terra di c a m m i n o e di
gi cantano in greco, in latino e nelle loro lingue
esilio che percorre per
materne.
andare incontro a Co-
II prof. B a r o f f i o ha cantato in latino perché i
lui che sta ri-venendo.
canti erano stati intenzionalmente scelti da quel
E in c o m p a g n i a del
periodo storico in cui i cristiani cantavano uffi-
Dio-Padre che era, che
cialmente in latino.
è e s e m p r e sarà per an-
dare i n c o n t r o al Dio-
Figlio c h e lo aspetta
3
Questi saranno ascoltabili e leggibili negli Atti la cui nella casa dello stesso
pubblicazione («Il canto nelle tradizioni liturgiche di Padre. D o v e il c a n t o
Pesach e Pasqua», a cura di P. Troia) è prevista per la fi- sarà senza parole: solo
ne dell'anno. È possibile prenotarli visitando il sito giubilo e gloria. Realtà
http://www.anapscuola.it/ dell'a.n.a.p.s. (Associazione c h e oggi il c a n t o f r a -
Nazionale Autonoma Professionisti Scuola) che ha or- ternizzato anticipa e fa
ganizzato e promosso l'evento con lo sponsor Monda-
pregustare. •
dori Education.

5 8 il mondo della Bibbia n. 108


biblia
A S S O C I A Z I O N E L A I C A DI C U L T U R A B I B L I C A
V,O

_a Bibbia nella storia d'Europa:


dalle divisioni all'incontro
È il titolo del convegno internazionale organizzato da Biblia, Associazione laica di cultura bi-
blica, a Trento (29 aprile-1 maggio), in collaborazione con la Fondazione Kessler - Centro per
le scienze religiose Archidiocesi di Trento - Centro per l'ecumenismo e il dialogo, che ha vi-
sto una straordinaria partecipazione.
Il filo rosso del convegno, che ha mescolato geografia e cultura, è stata la riflessione, stori-
ca e teologica, interconfessionale, sull'argomento. Trento è stata infatti lo scenario in cui la
questione della Scrittura si è posta come distanza, o anche possibilità di incontro.
Come prolusione è stata proiettata un'intervista di Marinella Perroni (Pontificio Ateneo S.
Anselmo), moderatrice delle due prime giornate, al prof. Tullio De Mauro. Il linguista, ri-
spondendo al tema Bibbia e Occidente, ha segnalato il bisogno, nel Medioevo, di trovare I partecipanti alla tavola rotonda: da sinistra
una lingua di comunicazione diversa dal latino, e queste furono le lingue volgari, di cui ad D'Ascola, Murgia, Autiero, Ricca, Bianchi
esempio Lutero codificò una koiné alto tedesca per la sua traduzione della Bibbia.
È seguito un excursus storico, con Claude Mimouni, dell'École des Hautes Études di Parigi, sul tema Gerusalemme e Alessandria: la forma-
zione delle Scritture sacre di Israele e Norelli (Università di Ginevra): Una pluralità limitata: la formazione del canone neotestamentario.
Le scritture di Israele diventano Antico Testamento: appropriazione o espropriazione? Il tema trattato da Fischer sj, Università di Innsbruck,
vede, all'inizio, un'appropriazione, ad esempio del libro dei Salmi per la liturgia delle ore, poi fraintendimenti. Motivo di speranza per un su-
peramento di questi furono la dichiarazione «Nostra aetate» del Vaticano II, la visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma (1986), il do-
cumento della Pontificia Commissione Biblica del 2001 : «senza l'Antico Testamento, il Nuovo Testamento sarebbe un libro indecifrabile...».
Ricchissima la relazione di Vogel della Facoltà Valdese di Teologia a Roma. Egli ha ricordato lo straordinario legame tra stampa e Riforma
luterana, ma ha dimostrato come anche già prima della tipografia la Bibbia avesse conosciuto un numero straordinario di riproduzioni con
la Devotio moderna. Importantissima inoltre la filologia umanistica, che è alla base delle molteplici traduzioni che si fecero della Bibbia.
Due storici di diversa provenienza, E. Campi, dell'Università di Zurigo e mons. F. Buzzi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, hanno esposto
rispettivamente il tema della «sola Scriptura» protestante e della Scrittura unita alla «Tradizione» della IV sessione del Concilio di Trento (1545).
Gigliola Fragnito, dell'Università di Parma, ha trattato La Bibbia dopo Trento tra diffusione e interdizione. Le traduzioni della Bibbia dif-
fuse in Italia anche fra gli analfabeti, grazie alla lettura ad alta voce, prima della Riforma, non furono vietate direttamente dal Concilio di
Trento, ma daW Indice di Pio V Ghislieri (1566); l'ignoranza della Bibbia in ambito cattolico non è comunque dovuta ad un allontanamento
dei fedeli, ma alle proibizioni della Chiesa.
L'emergere dell'approccio critico alla Bibbia: dal pulpito all'Università, di Ulrich Berges, dell'Università di Bonn, ha spiegato come accostar-
si scientificamente alla Bibbia non significhi collocarla fuori dall'esperienza religiosa, anzi renda valido anche l'approccio di tipo religioso.
La tavola rotonda a conclusione del convegno dal tema: Non di solo pane... La Bibbia nell'esistenza odierna è stata dibattuta a quattro vo-
ci: E. Bianchi, Priore di Bose, P. Ricca, già decano della Facoltà Valdese di Teologia, M. Murgia, scrittrice; P. D'Ascola, magistrato. Mo-
deratore A. Autiero, direttore della Fondazione Kessler.
Alla prima domanda del moderatore, che chiedeva di dire il contributo della Bibbia nella propria esperienza di vita, i quattro partecipanti
hanno risposto in modo diverso circa le vie che li hanno accostati alla Bibbia, ma hanno avuto in comune l'uso di metafore, tutte molto in-
teressanti, su pane e parola. Entrare nel testo perché la Bibbia è il luogo che crea qualcosa, che crea ethos, carattere, spessore, profilo.
La seconda domanda di Autiero ha riguardato una lettura profetico-politica: come la Bibbia può liberare risorse, essere una carica per la co-
struzione dell'agire e del bene umano. Anche qui, da diverse prospettive e con un vocabolario differenziato, le risposte sono state afferma-
tive: sì, la Bibbia può ispirare la costruzione di una società giusta. Ma perché la Bibbia possa fare questo occorre il passaggio teologico, che
riassume in sé tutto lo sforzo di accostamento umanistico alla Bibbia. La formazione umanistica mette in circolo pensiero critico, e le de-
mocrazie hanno bisogno di teologia, perché essa, con le altre discipline umanistiche, è l'ultima possibilità per dare voce alla democrazia, per
rendere un fatto il bene comune.
La terza domanda chiede se ci sia il rischio di un uso improprio della Bibbia, specie quando vi si fa appello in un discorso pubblico. Anche
in questo caso gli interventi sono stati originali e profondi, riassumo la sintesi che ne ha proposto il moderatore, che ha sottolineato che, se la
parola non è coniugata nel pane vivo dell'esistenza, neppure il pane può diventare parola. Dal dialogo infatti è emerso che per gli intervistati
il frammento comune di saggezza è questo: parole e pane si possono sposare, ma bisogna evitare il dettato, bisogna ricorrere alla poesia. Pao-
lo usa il verbo poiein, «fare» la verità. Siamo poeti della parola nel senso della radice greca del termine, quindi possiamo farla diventare pane,
metodo, lampada ai piedi per camminare. Non si deve sprecare la parola: non si deve tacere quando c'è da parlare e viceversa: parresia è il par-
lare al momento giusto. Occorre più parresia anche nella Chiesa, per evitare il peccato capitale di mancanza di chiarezza.
I poeti parlano con parole difficili, ma parlano chiaro! „ „ „ „
Raffaella Bertazzoli

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