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KA-TZETNIK 135633

~ I I •

'--' l..
VISIONE

UN SOPRAVVISSUTODI AUSCHWITZ
CHEHA AVUTOIL CORAGGIODI AFFRONTARE
LO STESSOINCUBODUEVOLTE
Dopo due anni di detenzione ad
u ·rh tz ed essere stato più volte sul
punto dì ,·enire ucciso, l'uomo conosciuto
come Ka-Tzetnik 135633 sopravvisse
all'Olocaustoper scoprire che le sue sof.
terenze non avevano termine. Per
trent'anni, attraverso incubi notturni di
inaudita potenza, continuò a nmanere
prigionierodegli orrori di AuschwiLLSolo
nel 1976 cerco aiuto presso il prof.
Bastiaans,lo psichiatra olandese che per
primo riconobbela sindrome da campodi
concentramentoe che curò con successo
dei sopravvissuticon una tt'repia t:he pre-
\'l'deva anche l'impiegodell' I.SO. Questo
libro t>il racconto di quella maordinaria
cspene1l1.a .

. . Sottol'effettodel LSD,ba potuto rivi·


t 'efl.' le e~perienzedi k(~iri ' e le ba rac-
contatein un 'operaaffascinante.Sbiviti,
cbe raccomandovivamentea coloroche
non bannopaura di guardare nell'abis-
so~ ElieWtesel

Ka-Tzetnik n. . . è il modo in cw i prigio-


nieri \'enivano chiamati ad Auschwitz.
YehielDe-Nurha usato questa sigla,segui-
ta dal numero con cui è stato marchiato,
per firmarei suoi libri:
La casa delle bambole. Mondadori,
Milano1959.
La Fenicevenuta dal lager , Mondadori,
Milano1969.
CoLLANA OSPITI
3
E.D'M.A.

KA-TZETNIK135633

UNA VISIONE

Traduzione dall'inglese di L~ura Bisogniero


A cura di Roberto Mander


Tuttele traduzionioriginalidall'ebraicodei branibibliciche compaiononel testo
sonodell'autore.
Unringraziamento particolarea EnzoCampelliper l'attentaletturadellaversione
italianae i preziosisuggerimentisul significatodei terminie delle espressioni
ebraiche.

Ringraziamol'Istitutodi StoriaEbraicadi Varsavia(Zydowski InscyrutHistoryczny


-
InstytutNaukowo-Badawezy) per avercifornitola copiadellafotoche comparea
pag.14autorizzandoci a pubblicarlasenzanessunaltroimpegno.

AVision.
Titolooriginale:Shivitti:
Harperand Row,Publishers, Inc.NewYork1989

ar.l.,Tivoli1997 O Q e 1l1
Sensibiliolle FoglieCooperativa
© Edizioni
Km2,300· Te!.e Fax:0774/411232-311618-411514
ViaEmpolitana
PREFAZIONEALL'EDIZIONEITALIANA

Nulla è più verodi quanto emergedall'animodi uno scrittoreche


porta testimonianza.(Proffan Bastiaans)

Questo libro è la testimonianzaautenticadi un uomo che ha bus-


sato alle pone dell'infernoper scoprire il significatodi ciò che aveva
vissutomoltianni prima,nel campodi sterminiodi Auschwitz.Appe-
na finita la seconda guerra mondiale, ricoverato in un ospedale da
campo, avevascritto il resoconto di quegli anni, ancora "avvoltonel
sudariodi Auschwitz".Non pensavadi sopravvivere.In una corsa con-
tro il tempo avevascritto il libro Salamandra,quasi in uno stato di
transe, finendoloesattamentein due settimanee mezzo. Manon era
riuscito a firmareil manoscrittocol suo nome. Scelse,come autore
del libro,il nome comune a tutti i detenuti, Ka-Tzetnikn.... , seguito
dal numero che i nazistigli avevanotatuato sul braccio:135633.Per
lui il libro era stato scrittoda tutti coloro che erano morti tra I~ fiam-
me dei forni crematori.Unavolta rientrato in Israeleavrebbecambia-
to il suo nome in De Nur.De Nursignifica'del fuoco'.
Salamandrafu uno dei primi libri pubblicatiin Israele sull'Olo-
causto. La terrificantecronacagiornalieradella vita e della morte nei
campi di concentramento, unita alle sue pubblicazionisuccessive,
contribuìa formarele coscienzedi un'interngenerazionedi israeliani.
Eppure l'autore continuavaa mantenere l'anonimato, rifiutando le
intervistee ogni tipo di corrispondenza.Vivevain uno scantinatodi
Te!Aviv,trascorrendogran parte del giorno e dellanotte sullepanchi-
ne di un parco.Di notte era assalitodal tormento dei ricordi.Unagio-
vane scrittricedi poesie, NinaAsherman(Nike)lesse i suoi libri e ne
rimaseaffascinata.L'editorerifiutòdi rivelarel'identitàdell'autoree le
ci volleun anno intero per rintracciarlo."E perfino allorati rifiutasti

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SH!VITI

di dirmiil tuo nome",avrebbedetto un giorno.Luinon volevache lei


patissele sue sofferenze,ma lei avevadecisodi dividerecon lui la sua
missionee di ':infondere'in quest'uomo che poi avrebbesposato "la
gioiadi vivere".
Natonel 1917col nome di YehielFiner, era cresciutonellafattoria
del nonno in_Polonia,vicinoal confinetedesco. Primadell'invasione
nazista, gli ebrei dell'Europa orientale rappresentavano una vasta
realtàculturale,una nazionenella nazione,con una linguapropria:lo
yiddishe l'ebraico.Per più di un secolo, in queste regioni,la cultura
ebraicamoderna si era svìluppataparallelamentealle tradizionireli-
giose contemplativeancora in vita. Il giovaneYehielrappresentav;i
questo incontro del nuovo mondo e dell'antico. Studiava.i classici
della cultura ebraica in una tradizionaleyeshivàa Lublino,scriveva
raccontie poesie,suonavail violino.
Il processo ad Adolph Eichman,capo del progetto di sterminio
nazista,fu una catarsinazionaleper Israele.Gliisraeliani,come popo-
lo, non avevanomai affrontatoprimal'Olocausto.De Nur era uno dei
cento testimonichiamatia deporre. Maquando i giudicigli chiesero
se lui, De Nur,fosseKa-Tzetnik,autore di Salamandra,fu colpitoda
un collassoe perse i sensi.Nonera in grado, tanto fisicamentequanto
psicologicamente,di ammetterein pubblìcoil collegamentotra la sua
identità personalee la sua esperienzadi testimone ad Auschwitz.Il
suono sconcertantedi quellavoce che pariavadi Auschwitzcome di
"un altro pianeta"e l'improvvisocrolloa terra che seguì restano uno
dei momenti più memorabilidel processo. E quasi ogni anno, nel
giornodellacommemorazionedell'Olocausto,la televisioneritrasmet-
te quel dolorosoepisodio.
Era un grande dolore per quest'uomo non poter ammettere di
essere Ka-Tzetnikneppure per aiutaregli amiciche avesserovolutoa
loro voltaportare testimonianza.Era incapacedi esprimersiusandola
prima persona, di far coincidereKa-Tzetnikcon De·Nur, identifican-
dosi con un io completo. Era c9stretto a scriverein terza persona,
anche se apparivadistaccato:"Trasformavo l'io in lui. .. Diomi perdo-

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PREFAZIONE

ni, mi sentivoil grande scrittore".Inoltre c'era qualcosamai espresso


prima su Auschwitzche andavadetto, ma per il quale non trovavale
parole: "Sono muto. Privatodella parola".C'era qualcosache andava
al di là delle sue conoscenzedel campo di sterminio.L'Olocaustonon
è Auschwitz.MaalloraAuschwitzcos'è?Che cos'era la "luce nascosta"
che avevavisto negli occhi di certi deportati?Solo ad Auschwitzaveva
visto quella luce. E'che cosa lo aspettavaancora nel buio?Non aveva
scelta. Dovevaessere testimone. Ma i cancellidell'Auschwitzsepolta
in lui erano chiusi.
In Olandail prof.Jan Bastiaans,specializzatonel trattamento delle
vittime dei campi nazisti, aveva scoperto la sindrome da campo di
concentramento,da lui così definita,che consistevanella formaestre-
ma di una sintomatologiapost-traumaticanota fin dalla prima guerra
mondiale.Chi ne soffre, pur apparendo normale, subisce un profon-
do senso di isolamentoe tende a patire in silenzio.Sfruttandorisorse
interne che con gli anni si esauriscono,viveuna condizioneche porta
allamalattiao al suicidio.Neglianni '60, in Europae in America,l'LSD
avevaraggiuntoun alto grado di apprezzamentoda parte di psicologi
e psichiatridi spicco, che lo utilizzavanocome strumento per "aprire
le porte della percezione". Il prof. Bastiaansaveva subito intuito il
valoreterapeutico di questa droga che acuivala coscienzapermetten-
do al paziente, in presenza del terapeuta, di riviveregli eventi che
erano alla fonte del trauma. Il considerevole successo conseguito
nella cura delle vittimedei campidi concentramentoportò il governo
olandesea sancirel'operato del professoree le sue ricerchesull'LSD.
Quando Nike venne a sapere del trattamento scoperto dal prof.
Bastiaans,si animò di nuove speranze: "Letue sofferenzesono finite,
amore mio". Ma De Nur per due anni fu inamovibile:"Cosa può
saperne il professoredi Auschwitz?". Allafine, tuttavia,decise di sotto-
porsi allacura, ma non era una 'guarigione'quelloche cercava,piutto-
sto una testimonianzapiù profonda,una visionepiù chiarache illumi-
nasse il buio che lo tormentava.Diràal professore:"Nonsono venuto
qui da paziente,ma perché ho saputo che lei possiede la chiavedi un

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SHIVITI

cancelloche da tempo sto cercando di varcare.Per cui la prego di


aprirmiquel cancello,ma una volta entrato, di volermiper cortesia
lasciarelì, da solo".
L'essenzadi questo libro di testimonianzaè la profondapresa di
coscienzadi Ka-Tzetnik;DeNur. Ci sono volute le esperienze e le
visioniemerseall'istitutodi cura olandese,più diecianni di riflessioni
e di elaborazionepersonale,per riuscirea scrivereShiviti;ed è stato
scrittocon la stessatotale dedizionee concentrazionecon cui De Nur
avevascrittoil suo primolibrodi testimonianza.
Il titolo originaledi questo libroè Shiviti:si tratta del nome ebrai-
co di una pittura simbolica,un mandalache è appeso al muro di pre-
ghiera di quasi tutte le sinagoghetradizionalie nelle abitazionidei
fedelipiù osservanti.~on ha un disegnofisso,ma l'unico elemento
ricorrenteè la parola'shiviti',che è anche la parolachiavedi un ver-
setto del sedicesimosalmo:"Io pongo sempre innanzia me il Signo-
re". In alcunevisionidi De Nur,Auschwitze il suo cielosi trasformano
in uno shivitiin continuocambiamentoe deformazione:a voltele let-
tere YHVH,l'ineffabilee impronunciabilenome di Dio, lascianoil
posto all'immaginedel dio cabalisticodel male,Ashmadai,e del suo
sinistro seguito, i demoni Shamhazaie Azael.A volte sullo sfondo
dello shivitisi alterna il volto di un ufficialedelle SS che sbadiglia
indifferentee quellodello stesso De Nur.E a volteè il visodella.She-
chinà,amantee amata,la presenzafemminiledi Dio.
E tutto questo libro è uno shiviti.Al di là di ogni indifferenza
umana,in quel mandalacomincìamoa vederenoi stessi:"Auschwitz è
un fenomenoprimario... Auschwitzsiamonoi".Scopriamoil deside-
rio di vita nella straordinaria volontà di soprawivenza di De Nur
espressa dalle quattro lettere ebraiche: E.D'M.A ... una parola che
non ha significato,impronunciabile,forseun richiamoallavita,che gli
appare quando si awicina il momento della morte. I suoi assassini
sono disarmatidi fronte alla passione che si legge nei suoi occhi,
all'insistenzadelle sue parole ispirate:"Sonoun essere umano".E un
giorno,dopo una delle visioniavute durante una seduta, si mette a

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PREFAZIONE

marciareper le strade della città piangendo.Piangeper i compagni


che sono morti pur di non tradire la propria umanità;piangeper l'u-
manitàriflessanegliocchidellagente che nuda si incamminavaal cre-
matorio.Occhiche incontraronoi suoi occhi e non li lasciaronomai
più. Marciae piange.E dice che è "Dioche piangeda un luogo nasco-
sto". Luiquesto luogo nascostolo ha trovato.Quel luogo è lui stesso,
è tutti noi. È in ogni essere umano che conosce la sofferenzae che
porta testimonianza.

RabbiDon Singer
LosAngeles,giugno1997

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INTRODUZIONE

Registrazionedelprof Bastiaans:
Trattamentodel sig. De-Nurcon LSD,reparto di psichiatria,
Universitàstataledi Leida.
8 luglio1976.

Ero sdraiatonudo sul lettino. Riuscivoancora a vedere la schiena


massicciadel prof. Bastiaansche preparavail registratorevicinoalla
finestra.Sentivoancorale parole che precedevanoogni nostra seduta
all'LSD.
La stanzaera piuttosto ampia.Il crepuscoloindugiavaattraversola
finestrache mi stavadi fronte, mentre la stanza era già immersanel-
l'oscurità.
A fiancoal mio letto c'erano un tavolinoe una sedia.L'infermiera
avevalasciatouna bottigliae un bicchiereper il professore,e poi con
passo silenziosoera scomparsa.Ero solo nel buio della stanza, solo
con il prof. Bastiaans.
Non sapevo perché mi tremasserole ginocchia.Era come se nel
profondo.dell'animasi fosse improvvisamentespalancatoun varco
per lungo tempo chiuso, e un'immensaonda di orrore mi stesse tra-
volgendo,come già era avvenutouna volta.Forsequest'ondaera stata
scatenatada un susseguirsidi eventi:essere chiamatocol mio proprio
nome, attendere nudo di confrontarmifacciaa facciacon la più terrifi-
cante delle mie paure, il segreto rivelato,il mistero degli incubi che
notte dopo notte mi avevanovisitatonegliultimitrent'anni.
Quando Nike,la mia compagna,era venuta a sapere che uno psi-
chiatra olandese, il prof. Bastiaans, scopritore della sindrome da
campo di concentramento, avevaguarito dei sopravvissuticon un
nuovo metodo di cura che includeval'uso dell'LSD,era corsa subito

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SHIVITI

da me con la buonanotizia.
Non potrò mai dimenticare quanto aveva sofferto in silenzio
durante i mieiincubinotturni,tenendo nascostoquel che provava.Le
mie stesse urla strozzate mi svegliavano,febbricitantee bagnato di
sudore, e Nikeera al mio fiancointenta ad asciugarevia le goccedel
sudoree del terrore,con gli occhicolmidi pietàe paurainesprimibili.
Ancoraoggic'è una cosache non riescoa spiegarmi:il motivoper
cui gli incubinon mi assalivanomai quando dormivodi giorno.Ed è
per questoche avevopraticamentescambiatoil giornocon la notte.
"Letue sofferenzesono finite,amoremio".
Capivoperfettamenteil suo entusiasmo.Ladolorosaimmedesima-
zione con la mia sofferenza,l'agoniarepressache avevatenuto soffo-
cata ìn sé per così tantianni,si trasformavanoimprovvisamente in una
gioia irrefrenabile,all'idea della mia salvezza.La tenni stretta tra le
braccia,senzasapere come spiegarleche il prof. Bastiaansnon avreb-
be mai potuto aiutarmi. Il prof. Bastiaans non era mai stato ad
Auschwitz.E perfino quelliche ci sono stati non sanno che cosa sia
Auschwitz. Neppure chi, come me, c'è stato per due lunghi anni.
Auschwitzè un altro pianeta,di cui noi, l'umanità,gli abitantidel pia-
neta Terra,non possediamola chiaveper decifrarneil codice.Come
oserei mai commettereil sacrilegiodi parlaredi queglisguardiin fila
verso il forno crematorio?Loro sapevanodove andavano.Io sapevo
dove andavano.Gli occhi di chi procedevain avantiscavavanoattra-
versogli occhidi chi restava.Sopradi noi il cieloin silenzio,ai nostri
piedi la terra in silenzio.Solol'incontrodegliocchie un ultimosilen-
zio, l'impercettibilesuono dei passi.Perchéè nudi e a piediscalziche
andavanoal crematorio.
Per due lunghianni sono passatiattraversodi me, con quei loro
occhiche penetravanoi miei.E il tempo lì sul pianetaAuschwitznon
era come il tempo qui. Ogniistanteruotavaintorno all'ingranaggio di
una sferatemporalecompletamentediversa.
Glianni infernoduranopiù a lungodeglianni luce.
Mihanno lasciatoindietro,con quel loro sguardosprofondatonel

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INTRODUZIONE

mio.Nonsarebbedunque una dissacrazionedi queglisguardimuti, se


io li consegnassial prof. Bastiaansnel reparto di psichiatriadi Leida?
Nikelottò senzasosta, nei due anni che seguirono,per convincer-
mi. Benchéfosse ad Esalen(1), in California,per i suoi studi di teolo-
gia, non aveva mai smesso di farmi telefonate intercontinentali in
Israele supplicandomi di andare dal prof. Bastiaansin Olanda. Mi
riempivadi libri,tutti su un unico argomento:l'LSD!Rimanevolì a fis-
sare le pile di libri,il cui solo messaggioper me era il dolore di Nike.
Il dolore della persona amata, a volte più duro da sopportare che il
proprio.
C'era una foto che anni addietro avevoritagliatoda una rivistae
appeso in cornice sopra la mia scrivania:ora improvvisamentenon
riuscivoa distogliernelo sguardo,a staccaregli occhi dal volto dell'e-
breo col suo tallede i tefillin(2), che era stato messo in posa per una
foto ricordodavantia un gruppo di soldatitedeschiche ridevano.Per
la primavoltanotai che la scatolettadellatefillàdel capo, normalmen-
te di formaquadrata,era stata aperta a formaretre punte, èome i tre
braccidellalettera ebraicashin (t), ed era stata appesa sul capo del-
1'ebreo come una corona. Aveva più o meno la mia età. Da un
momentoall'altrouna pallottolal'avrebbespedito a unirsiallafiladei
cadaveriallineatiai piedi di quel gruppo di guerrieri tedeschi, tanto
divertiti.Manon era solo il momentodellafucilazionead essere signi-
ficativo.Chiunquel'avrebbepotuto capire una volta percepitala luce
nascostache irradiavadal volto dell'ebreo.E solo ad Auschwitzmi è
stato concessodi trovarmifacciaa facciacon questa luce: nelle nostre
baracche di isolamento sprangate, stracolme di scheletri umani in
attesa che il forno crematoriovenissesvuotatoper poi accoglierenoi.
E io stavo lì, allora,stretto contro il rabbino di Shilev.Nel ghetto il
rabbino si era opposto, in nome della Torà, a una ribellionearmata

( 1) Esalen: centro di studi sulle arti di guarigione spirituale, sia orientali che occidentali.
(2) Il talled è lo scialle di preghiera ebraico. I tefillin (sing. tefillà), o filatteri, sono
due scatolette di cuoio che contengono brani delle sacre scritture su pergamena;
vengono assicurati con lacci di pelle al braccio sinistro e alla testa.

13
...

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INTRODUZIONE

contro i tedeschi, sostenendo che una tale ribellioneavrebbe causato


morte: un suicidioche la Torà proibisce,dicevail rabbino.
Ed era negli occhi del rabbino di Shilev,mentre aspettavamo il
nostro turno per il crematorio, che avevo visto questa stessa luce
nascosta.
Non riuscivoa staccare gli occhi dall'ebreo sulla parete della mia
stanza. Mi ero trovato tante volte in una situazione come la sua, ma
non avevo mai raggiunto un tale stato di trascendenza. Perché in
momenti come quelli mi assalivail panico, e il panico non consente di
emanare una tale luce divina.Guardatela serenità del suo volto!Guar-
date quegli occhi, e in che modo abbassalo sguardo sul punto esatto
dove tra un istante cadrà. Le mani, posate una sull'altra,sfidano ogni
descrizione,così come la luce che viene dai suoi piedi nudi.
Rimasia fissare le pile di libri che Nike mi aveva mandato dalla
California.Li avevoletti tutti, ma niente avevacolpito nel segno quan-
to quell'unico pensiero che, attraversataogni pagina, ora finalmente
mi avevainvaso la mente. La finestra che mi stava innanzi e 1a parete
che la incorniciavaformavanouna barriera fisicama, nonostante que-
sta, io riuscivoa vedere oltre la finestrae a osservarequello che avve-
nivaall'esterno.
L'LSDpoteva rappresentare quella finestra. Avrebbe allargato il
raggio visivooltre i limiti posti dalla coscienza, a condizione che la
droga venisse trattata con la stessa reverenza che i sommi sacerdoti
negli antichi templi usavano per gli urim e tummim (3). Ogni abuso
avrebbeattirato l'ira divina.
E così, in piedi davanti alla finestra, avevo raggiunto finalmente
una decisione:forse era possibileusare la finestradell'LSDper vedere
oltre la cortina calatasugli occhi della mente. Forse la chiavedei miei
incubi notturni si trovavanel codice dell'LSD,e quindi nelle mani del
prof. Bastiaans?

(3) Urim e tummim: gemme oracolari che ornavano le vesti del sommo
sacerdote.

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SHIVITI

Il professoreera alto, dallacorporaturapossente,e avevaun viso


rotondo incorniciatoda una lucidacapigliaturacastana.Il suo studio
era solidoe accoglientequanto la sua persona.Le pareti tutt'intorno
erano rivestite di libri e, tra i volumi tradotti in olandese, c'erano
anchei mieilibri,che mi fissavanodall'altodelloscaffale.
Ci siamoseduti,Nikeed io, ad un tavolorotondo nel centro della
stanza.E ho fatto la primamossa:"ProfessorBastiaans,primadi pro-
cedere le sarei molto grato se lei volessecapireche sono venuto qui
non da paziente,ma perchého saputoche lei possiedela chiavedi un
cancelloche da tempo sto cercando di varcare.Per cui la prego di
aprirmiquel cancello,ma una volta entrato, di volermiper cortesia
lasciarelì, da solo".
Non ho detto altro. Ho scrutatogli occhi espertidel professoree
ho vistoche avevacapito.

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"CHE COSA VEDI?"
E IO RISPOSI:
"VEDOUN ROTOLO SCRITTO CHE STA VOLANDO"
Zaccaria 5, 2

IL PRIMO CANCELLO

Registrazionedelprof Bastiaans:
Trattamentodel sig.De-Nurcon L5D,repartodi psichiatria,Uni~
versitàstataledi Leida.
Primaseduta,8 luglio1976.

Il prof. Bastiaansavevaacceso il registratorementre svolgevale


soliteoperazioniiniziali.La luce del giorno che morivaavevalasciato
spazioalleombre.Giacevonudo sul lettinoe mi tremavanole gambe.
Sapevocosa mi avevaportato a Leida.Sapevocon cosa avreidovuto
confrontarmiuna voltaper tutte. Maproprio lì, sullasogliadi questo
confronto,mi assalivaun terrore che era infinitamentepiù grande di
quanto avessiprovatoallora,là dove l'incuboera stato realtà.Improv-
visamenteavreivoluto gridare: "Non ancora,professore,non anco-
ra!",tanto ero spaventatoda ciò che stavaper essermirivelato.
Maal posto di quel "non ancora",era emersoHgridoimpercettibi-
le dellequattrolettere ebraicheE.D'M.A.Quell'espressionea cui non
avevo mai dato voce stava cercando ancora una volta di liberarsi,
come tutte le volteche ad Auschwitzavevovistola morte. Quell'urlo
muto,ancorauna volta,non era andatooltre le mie labbraserrate.Ed
era proprio questo il segreto della sua forza:una potenza che non
venivamaidissipata,mai espostaall'aria.Erauna fiammainestinguibi-
le chiusadentro di me. Il dott. Mengelel'avevavistanei mieiocchied

17
SHIVITI

è questo che gli avevaimpedito di alzarel'indiceverso di me per indi-


care agli inservienti di inserirmi con gli altri: "Crematorio!". Era
apparso sconcertato che le orbite ossute di un musulman(1) potes-
sero bruciare di un simile sguardo. Scheletrinudi, a centinaia,erano
stati messi in fila dietro di me e, nell'attimo in cui Mengele si era
ripreso dallo stupore, io ero già stato spinto fuori dal gruppo dai suoi
uomini. Tic-tac, tic-tac, il tempo è breve. Altre centinaia in fila, ad
aspettare.
Due lunghissimianni in un pianeta in fiammedi nome Auschwitz.
InfiniteSelektions.Infinitemorti. E sono sopravvissutoa tutto, trovan-
do rifugionella quiete di quelle quattro lettere ebraiche.Sono ancora
convintoche è stata la loro forzasilenziosaa tirarmifuorida Auschwitz.
Quando nel 1945,ancora avvoltonel sudario a strisce da deportato,
ho per la prima volta affidatoalla carta la descrizionedi Auschwitz,in
Salamandra, la mia mano aveva scritto spontaneamente E.D'M.A.
accanto al titolo del libro. Da allora, queste quattro lettere ebraiche
sono sempre apparse sul frontespiziodi ogni mio libro e di ogni sua
traduzione,vicinoal titolo. Miviene chiesto regolarmenteil significa-
to, e io non ho una risposta.Chi mi crederebbe se dicessiche queste
quattro lettere mi hanno tenuto in vita per due anni ad Auschwitz,
pianeta di morte?
Guardavo il prof. Bastiaans che si avvicinavacon la ~a in
mano. L'ineluttabilesensazionedi pericolo riaffiorava.Avevola forza
di affrontaredi nuovo l'incubo?

Improvvisamente

si accendono tutte le luci. Lucidiverse da ogni altra luce mai vista.


Lucidentro di me, dietro le orbite degli occhi,che mi accecanodal-
l'interno,come se mi scagliasseroaddossol'eco di una voceche arri-
va dall'alto.
(1) Musulman: ossia musulmano, espressione ricorrente nei lagerper indica-
re i prigionieri giunti all'estremo limite della degradazione umana. Distrutti
fisicamente, erano crollati anche psichicamente.

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IL PRIMOCANCELLO

"SignorDe-Nur,non c'è bisogno di tremare così. La prego, si giri


versoil muro, signorDe-Nur".

Le parole mi raggiungonocome se provenisseroda una vita pre-


cedente.
E ho quattro anni, seduto con gli altri bambinial heder (2), gli
occhi fissisul rabbinoall'altrocapo del tavolo.Il rabbinosi illumina
quando si china sulla Torà aperta davantia lui per spiegarcila luce
dei sette giornidellacreazione.E il suo voltocontinuaa mutare:per
un attimoè il rabbinoche ho fissonellamemoria,ma l'attimosucces-
sivoè l'ebreo avvoltonello scialledi preghieranel ritagliodi giornale
appeso sopra la mia scrivania.Non appena scattatala foto, gli spare-
ranno allatesta.Maprimache cadatra i mortiallineatisul terreno, gli
orizzontiimprovvisamentesi infiammerannodi straordinarieincan-
descenzeazzurremaivisteprima.
I ricciolilateralidel rabbinosono di un'abbagliantefosforescenza,
mentre noi piccoli siamo trasparenti, eterei, sospesi. Se volessi,
potrei ora volarviatrasportatoda quelleluci e fluttuarein un vortice
fino all'orizzonte.Ma mi piace stare dove sono, seduto di fronte al
rabbino.Cna gioia straordinariami invadee non ho più bisognodi
volaresu quelleluci all'orizzonte:quellaluminositàè dentro di me, e
io sono dentro di essa. Tantole luci quanto l'orizzontealeggianosu
di noi, mentre il nostro rabbinocontinuaa cantarei versidellaGene-
si: "Cosìfuronoportatia compimentoil cieloe la terra e tutte le loro
schiere... ".
E io vedo, rapito, le parole che escono dalla bocca del rabbino.
Non avreimai creduto di poter vedere parolefatte di suono: le lette-
re sono nere come carbonesullosfondodi un fuocobianco.
Ed ecco un mago venuto a far spettacoloin piazzaKosciuszko,
nella mia città. Marisha,la mia bambinaia,mi tiene in braccio così
posso vedere meglio. La folla guarda il mago che cominciail suo
numero versandosiin gola enormiquantitàd'acquae ingoiandouna
(2) Heder: scuola religiosa per bambini.

19
SHIVITI

cascata di rane, per poi estrarleuna a una nel gran finale.Le parole
del rabbino, invece, fluisconodalle labbra senza forzature,e senza
che lui abbiarichiamatola nostra attenzione.E quellelettere brucia-
no lentamente,nere come carbonesullosfondodi un fuocobianco.
"... e il settimogiornoil Signoreportò a compimento... ".
Improwisamentele lucisi spengono,e io ho più paura deglialtri
bambiniperché io riesco a toccare l'oscurità.Il buio mi è entrato in
bocca, lo assaporo, lo sento sul palato come se fosse una cosa che
sto mangiando.Nonvedo il rabbino,ma so che è lì al suo posto e che
sta dentro di me. E io grido:"Rabbi!Rabbi!Perché?Perchéil buio?".
"Sh!Sh!"la vocedel rabbinodentro di me rimbombanell'oscurità,
"È andataviala luce!".
"Perchéè andatavia la luce, rabbi?".
"Perchéc'è una guerra tra l'Uomoe il Serpente".
"Perchéc'è una guerra, rabbi?".
"Perchécosì è stato stabilito".
"Perché è stato stabilito così? Chi l'ha stabilito, rabbi?Chi l'ha
stabilito?".
"Chiedia Dio".
"Dio!Dio!Dio!".

"Chi vede, signor De-Nur?Che cosa vede? Parli, mi dica ... ".

la voce provieneda lontanoe mi raggiunge.


Non fa buio fuori,ad Auschwitz:c'è un'intensaluce verde. I can-
cellidelle baracchevengonoaperti e noi ci spingiamofuori,uno sul-
l'altro, così come avevamofatto il giorno in cui le porte del carro
bestiame si erano aperte sulla banchina di Auschwitz.Le baracche
sono stipatedi scheletriumani,ben oltre la loro capacità.
Guardoil cielo di Auschwitze vedo la notte di Auschwitzche si
ritira,e lasciadietro sé la scia dei colori di Auschwitz,perché venga
sostituitadal giorno di Auschwitz.Vedoi passidel giornoche si awi-
cina,e il suo volto;vedo i passidellanotte che recede,e le sue spalle.

20
IL PRIMOCANCELLO

E in questogiornoche non è giorno,e notte che non è notte, i camion


aspettano.Aspettanonoi, davantialle baracche,ai due lati dei can-
celliche per noi sono stati spalancati.
"Raus!Raus! Fuori!".
Le urla dei kapo, dei capobaraccae dei sorveglianti,"Schneller!
Schneller!Piùin fretta!Piùin fretta!"non ci scuotonopiù. Citrascinia-
mo avanti.Vedo un fiume di scheletri,un unico silenziosofiume di
scheletri,perfettamenteacquiescente,che rifluiscenelle faucidell'au-
tocarro,e io fra loro. Se solo potessisollevareun po' la testa.Aria...
una boccatad'aria.Soffoco,annego.Aria,aria,aria!

"Cosaprova,signor De-Nur?Milascientrare, signor De-Nur.Parli... ".

Il portelloneposteriore dell'autocarroè aperto e noi ci arrampi-


chiamoa bordo. È qui per portarcial crematorio.Losappiamo,certo
che lo sappiamo.I camion.Li avevamovistie sapevamodove andava-
no, in quell'incessanteandare e venire,molto primadi essere ridotti
a creaturela cui volontàera stata completamentedrenata dallevene:
musulmani.Solo che questa volta è il nostro turno. È l'ordine delle
cose su questo pianeta.Il retro della notte, la facciadel giorno. E gli
autocarri. E noi. E Auschwitz.E dentro di noi il forno crematorio.
Fino a quando non arrivail proprio turno. Sono le regoledella natu-
ra, qui.
Il portellonedel camionè abbassato,e noi facciamodel nostro
meglioper issarcia bordo. Non è facile,ma tentiamo.Chiunquecapi-
rebbe con quanto impegnoci proviamo.Perchéi kapo e i capobarac-
ca urlano e agitano i manganelli?Non so se gli altri capiscono,-ma
questa volta io sì. Urlae manganellinon sono intesi a spronarci:le
minacceormai non riesconopiù a farciaccelerare.Quelleurla sono
per l'ufficialedelle SS che, in base alla legge e all'ordineperfetto di
questo pianeta,deve stare esattamentedove si trova per supervisio-
nare la partenzadell'autocarroe del suo carico.
Perchétutto quell'urlaree agitaredi manganellisullenostre teste?

21
SHfVITI

Nonsarebbepiù logicodare una manoa questischeletriche cercano


con tantadifficoltàdi saliresul camion?
Questavoltavedo già cosa mi riservala sorte, che cosa sta per
accaderedentro al camion.Giàmi vedomentremi rannicchiodentro
al bidone del carbone, nel fondo di questo camion gigantesco,e
rimango lì nascosto. Questa volta so tutto, ma non so il perché.
"Rabbi,perché?".Miaggrappoal rabbinodi Shilevcon entrambele
mani."Doveteammettereallafine,rabbi,che il DiodellaDiasporain
personasta salendosu questocamion:un musulmano".
Vedoil volto di Dio nascostoin una nuvola.E il suo viso,come
quellodel rabbino,è chiazzatodallascrofola,ricopertodi stranemac-
chie rosse. La pelle si sfalda,come la cortecciainariditae squamosa
di un alberoche sta essiccando.E vedochiaramentei coloridi quelle
scaglie che cadono: verde brillante, rosa, giallo. "Cosahai detto,
Il rabbinodi Shilevalzalo sguardo."Hodetto che nessuno
figliolo?".
riusciràmai a soffiarenuovamentela vita dentro queste ossa.Abbia-
mo peccato,rabbi.Nelghetto vi siete opposto alla nostraribellione.
Oraconfessatelo:abbiamopeccato!".
"Noncapisci,figliolo,che anche in questo momento Giacobbe
combattecon l'angeloper la nostra redenzione?Siamoil nerbo del
suo fiancoin questalotta!Siiforte,figliomio,questoè il momentodi
esserefortì".
''Perchi combatteGiacobbecon l'angelo,rabbi,se i suoi figliven-
gono trasportatial crematorioin questo camion?Per chi, rabbi,per
chi?".
"Raus!Raus!".
l/na volta fuori, il campo di Auschwitzappare completamente
diversoda quelloche io conoscocosìbene, cosìa fondocome le mie
ossa di scheletro.Il filo spinato elettrìficatoè ingigantitocome se
visto attraversola lente di un microscopio,diecimilavolte la sua
dimensionenormale.La luce di questa alba di Auschwitzè fatta di
materiae io potrei allungarela mano e toccarla.l/na luce metallica
blu cobalto.E il camionstesso sul quale ero salitoallorasembraora

22
IL PRIMO CANCELLO

diverso.Vedo adesso quello che allora non vedevo.Aiutoil rabbino


di Shileva salire, come avevo fatto quella volta, proteggendoglila
testa dal manganellodel kapo, ma il rabbino adesso è leggerocome
una piuma.Ho l'impressioneche potrei sollevarel'intero camioncon
tutti gli scheletriche contiene, me incluso.Improvvisamenteso quel-
lo che nessun altro intorno sa e grido:"Rabbi,perché?".
"Perchécosì era stabilito".
"Rabbi,chi l'ha stabilito?Chil'ha stabilito,rabbi?".
"Chiedia Dio".
Alzogli occhi al cielo di Auschwitz.Sospesaall'orizzonteappare
la visionedello shiviti(3) come quello che normalmenteè appeso in
cornice davanti agli occhi dell'officiantealla sinagoga.Ma lo shiviti
della nostra sinagoga appare diverso qui, sullo sfondo del cielo di
Auschwitz.Qui è in fiamme,come una torcia,e ha i colorisplendenti
di un arcobaleno.La cosa più straordinariaè che la luce risplende
solo verso l'interno e verso l'alto. È come se Auschwitze i suoi cieli
non fossero mai esistiti,mentre lo shivitiriempie l'intero·orizzonte,
dallaterra al firmamento.
Il suo solenne misterogravasu di me. Sono in piedi nell'autocar-
ro, uno scheletro in mezzoa scheletri,e ho lo sguardofissosulle let-
tere YHWH(4) che brillano nel cuore dello shiviti,una luminosità
che non appartiene a questa terra. Poi fisso con lo sguardola coppia
di leoni, uno a destra e uno a sinistra, che fanno la guardia alla
segreta combinazione:"Io pongo sempre innanzia me il Signore".I
volti dei leoni appaiono umani, le ali sono spiegate, e le lettere
YHWHfremono e si intrecciano l'una con l'altra, mentre io grido:
"Dio!Dio!Chi l'ha stabilito?Chi l'ha stabilito?Dio!Dio!Auschwitza
chi appartiene?".
Tremo alzandogli occhi per vedere il volto del Signorenelle let-
tere YHWH,ma vedo invece la facciadell'SSai piedi del portellone

(3) Shiviti: inizia così il versetto 8 del salmo 16. Io pongo sempre innanzi a
me il Signore.
(4) YHWH:il nome di Dio.

23
SHIV/TI

del camion.Ha l'ariadi chi ha dovutointerrompereil sonno. L'albaè


freddae lui tiene le mani infilatenelletaschedel cappottogrigio.È lì
in piedia guardarelo scorreresilenziosodi un fiumeciischeletriche
dai cancelliaperti delle baraccheconfluiscenelle faucispalancatedel
camion.La boccadell'uomosi apre in un lungosbadiglio.
Lo stessoufficialedelle SS,lo stessosbadiglio,la stessaalba,ades-
so come allora, quando sono salito a bordo del camion,lo stesso
camion.Maora vedo anche lo shiviti,che quellavoltanon vedevo,e
grido:"Signore,chi ha creatoAuschwitz?".
E mi trovo nel camion che ondeggia, uno scheletro nudo in
mezzo ad altri scheletri nudi, per essere trasportatoal crematorio,
sotto l'occhiovigiledi un tedesco che sbadiglia.Osservolui e il suo
sbadiglioe improvvisamentemi chiedo: mi odia?Non mi conosce
nemmeno,non sa neppure come mi chiamo.Osservandoloancora,
mi chiedo: lo odio?Non conosco neppure il suo nome, così come
non so i nomi di quellidi noi che stanno per andare al crematorio.
Tutto quel che so di questo tedesco è che in una gelida mattina
come questa avrebbe preferito sicuramente riavvolgersisotto le
coperte del suo letto caldo,piuttostoche alzarsicosì presto per con-
trollareun caricoin partenzaper il crematorio.
Improvvisamentemi assale un'altra terrificantepaura, uria che
ancoranon ho mai provato.Se le cose stanno così,lui avrebbepotu-
to trovarsial mio posto, uno scheletronudo sul camion,mentre io,
io avrei potuto essere lì al posto suo, in una mattinatanto fredda,a
svolgereìl mio lavoroe spedirelui e milionicome lui alcrematorio;e
allostesso modo anch'iosbadiglierei,perchécome lui preferireisicu-
ramenteavvolgermisotto le coperte del mio letto caldo,in una geli-
da mattinacomequesta.
E lui mi guarderebbedall'autocarroche si allontana,cosìcome io
lo sto guardandoora?E lui, il musulmano,penserebbedi me, ufficia-
le delleSS,quelloche io sto pensandodì lui?
O Signore,clemente e misericordioso,sono io che ho creato
Auschwitz? Nonè soloil fattoche lui,il tedescoche mi sta davanti,con

24
IL PRIMOCANCELLO

il teschiosul berretto e le mani infilatenel cappotto da SS,avrebbe


potuto essereal mio posto.C'èqualcosadi infinitamentepeggiore,ed
è questal'atrocitàche paralizza:io avreipotutoessereal suo posto.
O Signore, Signore dei cieli di Auschwitz,fai luce su ciò che
ignoro dellatua creazione,così da farmicapirechi è l'essere dentro
di me che vieneportatoal crematorio,e perché.E chi è l'essereden-
tro di lui che mi sta inviandoal crematorio,e perché?Perchétu sai
che in questo momento tutti e due, quelloche mandae quelloche
vienemandato,sono ugualmentefiglidell'uomo,entrambicreatida
te, a tua immaginee somiglianza.
Il camionpassaattraversoil cancellodi Auschwitz,sotto la scritta
in tedesco: "Arbeit M.acbtFrei" (5) e io la vedo trasformatanelle
paroleebraiche:"Locreò a immaginedi Dio".
Vedo ancora: l'uomo delle SS che sbadiglia,il camion in movi-
mento, il coloredelloshìvìtiche splende,i cielidi Auschwitzin fiam-
me, e il viso del tedesco contro un fondale formato dalle lettere
YHWH.La testa del tedescoè sovrappostaall'immaginedello shiviti,
che fronteggiai cieli infiammatidi Auschwitz.E man mano che il
camion procede, questa visione spaventosa mi accompagna,una
visioneche non è fuorima dentro di me, situatadietro al bulbodel-
1'occhio,interiorizzata.
E mi chiedo come sia possibileche, sotto questo cielo invaso
dallefiamme,i leonialatipossanoincorniciarela facciae lo sbadiglio
di quel tedesco.Osservoil processodi questa straordinariavisione
che dal mio scheletrosale finoagliocchi,in modo tale che io la vedo
dall'esterno mentre mi accompagna,piangendo al mio fianco,per
tutta la stradadel crematorio.
Il camionsi ferma. L'immagineè bloccata.Sporgela ciminiera
del crematorio,comeil fumaiolodi una locomotiva.E da lì sgorgano
grosseonde di fumo,scintillee frammentidel verso "a immaginedi
Dio... ", uno scrosciodi stelle,e la voce della locomotiva:Fff! Fff! E
le urladei tedeschi:
(5) Arbeit Macht Freì: 'il lavororende liberi'.

25
SHIV1TI

"Raus!".
E il portellone che viene abbassato.E le ossa che si riversano
fuori. E le mie dita di scheletro,come allora,che si aggrappanoalla
parete del camion per non essere trascinatofuori come gli altri. Il
camioncontinuaa svuotarsie io cercoil bidonedel carbone...
"Raus!"
"E.D'M.A.!E.D'M.A.!"
gridoversolo shiviti.
"Raus!"gridanoversogli scheletri.
"Raus!".
"E.D'M.A.!E.D'M.A.!".
In quel momento,dentro al bidone,nel camionormaivuoto,non
sapevodove mi trovassi.Non capivonulla,allora,né vedevolo shiviti
in fiamme,sfavillantenel nome del Signore.Forsequalcosadentro al
mio scheletro vedeva tutto, ma io non vedevo nulla, non sapevo
nulla.Quellavoltaio avevovistola facciadell'SSe il suo sbadiglio,ma
forse non avevoavuto il tempo di pensare a lui e al suo sbadiglio.
Così come allora non avevoavuto il tempo di vedere Io shivitinel
cielodi Auschwitz,benché sicuramentec'era anche allora.Altrimenti
a chi avrei gridato ''E.D'M.A."?
A chi? Non avevotempo per questo
tipo di pensieri:ero in un camione mi stavanoportandoal cremato-
rio, mentre ora sono sia qui che lì. Il mio corpo in questo momento
ha dentro di sé l'ossutoscheletrodi allora,e anchequell'ultimafievo-
le scintilladi pensiero, non ancora soffocata,è esattamenteal suo
posto. È ciò che mi illuminasull'allorae sull'adesso,permettendomi
di vedere la mia coscienzasul fondo degli occhi: i suoi milionidi
archivi,e i milionidi paginecontenutein ognunodi essi.Comeavrei
potuto vedere tutto questo allora,quandosolo un'ultimascintillatra
quei milionicontinuavaa tremolaretenace?
Comeallora,quest'ultimascintillaora illuminain me l'oscuritàdi
quell'autorimessasprangata,dove il camionè stato lasciatoin mezzo
ai carichi.Miarrampicofuoridal bidone del carbone;esco all'aperto,
in una cavitàbuia, un nudo scheletronero di carbone.Esistoe non
esisto al tempo stesso.E tremo. E per il conducentedel camionche

26
IL PRIMOCANCELLO

l'indomaniarrivaad aprirel'autorimessa,sono un'apparizione.Que-


sti, preso dallapaura,corre dai suoi superiori:"C'è uno spiritomali-
gno, un diavolonell'autorimessa!". E subito dopo appare il coman-
dante delleSSsullaporta che grida:"Chisei?Vienifuorio sparo!".
"Sono un essere umano!... Un essere umano ... un essere
umano che vuole vivere... un essere umano! Sono un essere
umano!".

Una scossa elettrica mi aveva restituito al mio corpo. Avevolo


sguardofissosul prof.Bastiaansseduto vicinoal mioletto.
Giacevoin un lagodi sudore.Vedevoil professoree sentivoancora
il toccodellesue dita sullemie, il toccoche nel momentodel pericolo
avevacatapultatoil miocorpo restituendoloallarealtàterrena.
Piùtardiil professore mi avrebbespiegatoquestasua vicinanzafisi-
ca durantele sedute:era un modo per controllarmie riportarmisubito
indietroin momenticome questo. "Se io non l'avessitoccataesatta-
mente in quel momento,"mi avevadetto, "avreirischiatodi rion ripor-
tarla più indietro. Avrebbepotuto rimanere lì, perso in un limbo.
Debboseguireil suo volomantenendoun legameattraversoil più sot-
tile dei fili,e q~andolei raggiungeil punto estremodel filoche tengo
in mano, devo tirarlaindietro,altrimentisi perderebbe per sempre".
Maquestavolta,in modo ancorpiù chiaroche allora,sentivoil coman-
dante che diceva:"Se questo è riuscitoa sfuggireal capestro,non lo
faròimpiccareun'altravolta!".
Il professore si era alzato dalla sedia: "Leiha bisogno di molto
riposo ora, deve dormire a lungo. Più tardi, quando si sentirà più
riposato, riascolteremo insieme la registrazione. Qui a portata di
mano c'è il pulsante per chiamare.L'infermierale porterà qualsiasi
cosadi cui avràbisogno.Ora le cambierannole lenzuola.Buonanotte,
signorDe-Nur".
Tutto quelloche avevopatito durante la seduta mi rivivevadavanti
agliocchie la mia mente era colpitada una luce potente, ma non ne
era accecata.Sentivoancorail comandantetedescoche diceva:

27
SHIVITI

"EinbraverKerl(6) KapoZeppe!,portalo al lavoro!".


Questo significavache riuscivoad essere simultaneamentelì, nel
garagedi Auschwitz,e qui, sul letto di Leida.
"KapoZeppe!,portalo al lavoro!".Nelleorecchie mi risuonavanole
sue parole,mentre le risentivoora.
Quello che mi era accaduto quando lavoravoper Kapo Zeppe! è
stato descritto in Salamandra,il mio primo libro di testimonianza.Ma
davveroero stato io a scriverlo?E sono sempre io quellosteso sul letti-
no nello studio del Prof.Bastiaans?E sono io lo stesso individuoche mi
è apparsonellaseduta di questa notte?Quel corpo era il mio?
Eppure queste sono le mani che hanno scritto Salamandra, che
l'hanno scritta in due settimane e mezzo, in Italia, il corpo ancora
avvoltonel sudario di Auschwitz.Era ovvioche non ce l'avreimai fatta
a raggiungerela terra di Israele.Non lo dicevanosolo i dottori, ma io
stesso sentivodi avere i giorni contati.Miero rivoltoal soldatoisraelia-
no che si occupava di me: "Presto, procurami carta e penna. Ad
Auschwitzho promessoloro, mentre fissavole ceneri dietro il cremato-
rio, che sarei stato la loro voce, che non avrei smesso di raccontarela
loro storia fino al mio ultimo respiro. È questo che devo fare ora, fin-
ché sono ancorain grado di farlo".
Per quasi due settimane e mezzo non mi ero mai allontanatodalla
scrivania.Poi avevodato il manoscrittoal soldatoche era pronto a por-
tarlo in Israele.Stavain piedi alle mie spalle e avevaintravistoil titolo
Salamandra, poi chinandosi aveva detto piano: "Il nome dell'auto-
re ... non l'ha scritto". Gli avevorispostogridando:"Ilnome dell'auto-
re? Quelli che sono andati al crematorio hanno scritto questo libro!
Forza,scrivitu i loro nomi: Ka-Tzetnik(7)". E il soldato della terra di
Israele,EliahuGoldenberg,avevascritto di suo pugno: Ka-Tzetnik.Da
allora,su ogni mio libro, compare questo nome che non ha nome.
(6) Ein braver Kerl: un ragazzo duro.
(7) K.Z. (Ka-Tzet nella pronuncia tedesca): sono le iniziali di Konzentration
Zenter, cioé campo di concentramento. Ogni prigioniero del campo veniva
chiamato: "Ka-Tz'etnik numero ..." e il numero stesso veniva marchiato nella
carne del braccio sinistro.

28
IL PRIMO CANCELLO

Ero sdraiato sul lettino del prof. Bastiaanse vedevo le immagini


scorrermidavanticome diapositivesu uno schermo.
"KapoZeppe!,portaloal lavoro!".
"Sonoun essere umano!... Un essere umanoche vuolevivere!".
"Hadimenticatodi scrivereil suo nome sul manoscritto... ".
"Sono stati loro, quelli che non hanno nome. Tutti coloro che
sono rimastianonimi.Scriviil loro nome: Ka-Tzetnik".
Una giovane ragazzadi Te! Aviv,dopo aver letto il libro, aveva
dedicato un intero anno della sua vita alla ricerca dell'autore.Aveva
decisoche era suo compitoinfonderein quell'uomola gioiadi vivere.
A quell'epocala mia dimoranotturna era una panchinasul Rothschild
Boulevard,e di giorno un'altra panchinain rivaal mare. Quellaragaz-
za era Nike.
Cosa stava facendo Nike in questo momento? Probabilmente
avevatelefonatoal professoree lui le avevarisposto che dovevodor-
mire. "Moltoriposo",avevadetto. E vedo IlyaEhrenburgin uniforme
da giornalistadell'ArmataRossa,in piedi accanto al mio letto nell'o-
spedale militare di Gleiwitz,col viso bagnato dalle lacrime. Prii:na
della guerra non mi ero mai interessato al suo libro L'ebreoLazik
Roitshvanz. Stavalì in piedi e mi guardava,e vedeva per la prima
volta un ebreo del dopo-Auschwitz,uno scheletro reso ormai muto.
E anch'io allo stesso modo vedevo il mio primo ebreo del dopo-
Auschwitz.Due ebrei si incontravano.Luimi guardavae le lacrimegli
rigavanoil viso.Anch'iopiangevo,ma i miei occhi non avevanopiù
lacrime.
"Se l'autore del libro avessevoluto far conoscereil suo nome alla
gente, non lo avrebbe pubblicato anonimo", dissero a Nike quelli
dellacasaeditrice.Comepotevo far capireche non ero stato io a scri-
vere il libro?Eranostati tutti coloro che, senza un nome, erano andati
al crematorio.Numeri.Per due anni erano passatiattraversodi me nel
percorrerela strada che li avrebbeportati al crematorio,lasciandome
alle spalle.Due lunghi anni. Ho scritto quel libro in due settimanee
mezzoe poi ho aggiuntonella prefazione:"Lamorte, mentre scrivo,

29
SHIVITI

"EinbraverKerl(6) KapoZeppe!,portaloal lavoro!".


Questo significavache riuscivoad essere simultaneamentelì, nel
garagedi Auschwitz,e qui, sul letto di Leida.
"KapoZeppe!,portaloal lavoro!".Nelleorecchiemi risuonavanole
sue parole,mentre le risentivoora.
Quello che mi era accaduto quando lavoravoper KapoZeppe! è
stato descrittoin Salamandra,il mio primo libro di testimonianza.Ma
dawero ero stato io a scriverlo?E sono sempre io quellosteso sul letti-
no nellostudiodel Prof.Bastiaans?E sono io lo stessoindividuoche mi
è apparsonellaseduta di questanotte?Quelcorpo era il mio?
Eppure queste sono le mani che hanno scritto Salamandra, che
l'hanno scritta in due settimane e mezzo, in Italia, il corpo ancora
awolto nel sudariodi Auschwitz.Era owio che non ce l'avreimai fatta
a raggiungerela terra di Israele.Non lo dicevanosolo i dottori, ma io
stesso sentivodi averei giornicontati.Miero rivoltoal soldatoisraelia-
no che si occupava di me: "Presto, procurami carta e penna. Ad
Auschwitzho promessoloro, mentre fissavole ceneridietroil cremato-
rio, che sarei stato la loro voce, che non avreismessodi raccontarela
loro storia fino al mio ultimo respiro.È questo che devo fare ora, fin-
ché sono ancorain gradodi farlo".
Per quasidue settimanee mezzonon mi ero mai allontanatodalla
scrivania.Poiavevodato il manoscrittoal soldatoche era pronto a por-
tarlo in Israele.Stavain piedi alle mie spallee avevaintravistoil titolo
Salamandra, poi chinandosi avevadetto piano: "Il nome dell'auto-
re ... non l'ha scritto". Gliavevorispostogridando:"Ilnome dell'auto-
re? Quelliche sono andati al crematorio hanno scritto questo libro!
Forza,scrivitu i loro nomi: Ka-Tzetnik(7)". E il soldato della terra di
Israele,EliahuGoldenberg,avevascritto di suo pugno: Ka-Tzetnik.Da
allora,su ogni mio libro,comparequesto nome che non ha nome.
(6) Ein braver Kerl: un ragazzo duro.
(7) K.Z. (Ka-Tzet nella pronuncia tedesca): sono le iniziali di Konzentration
Zenter, cioé campo di concentramento. Ogni prigioniero del campo veniva
chiamato: "Ka-Tzetnik numero ... " e il numero stesso veniva marchiato nella
carne del braccio sinistro.

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IL PRIMO CANCELLO

Ero sdraiato sul lettino del prof. Bastiaanse vedevo le immagini


scorrermidavanticome diapositivesu uno schermo.
"KapoZeppe!,portaloal lavoro!".
"Sonoun essere umano!... Un essere umanoche vuolevivere!".
"Hadimenticatodi scrivereil suo nome sul manoscritto... ".
"Sono stati loro, quelli che non hanno nome. Tutti coloro che
sono rimastianonimi.Scriviil loro nome: Ka-Tzetnik".
Una giovane ragazzadi Te! Aviv,dopo aver letto il libro, aveva
dedicato un intero anno della sua vita alla ricercadell'autore.Aveva
decisoche era suo compitoinfonderein quell'uomola gioiadi vivere.
A quell'epocala mia dimoranotturna era una panchinasul Rothschild
Boulevard,e di giorno un'altra panchinain rivaal mare. Quellaragaz-
za era Nike.
Cosa stava facendo Nike in questo momento? Probabilmente
avevatelefonatoal professoree lui le avevarisposto che dovevodor-
mire. "Moltoriposo",avevadetto. E vedo IlyaEhrenburgin uniforme
da giornalistadell'ArmataRossa,in piedi accanto al mio letm nell'o-
spedale militare di Gleiwitz,col viso bagnato dalle lacrime. Prima
della guerra non mi ero mai interessato al suo libro L'ebreoLazik
Roitshvan:z.Stavalì in piedi e mi guardava,e vedeva per la prima
volta un ebreo del dopo-Auschwitz,uno scheletro reso ormai muto.
E anch'io allo stesso modo vedevo il mio primo ebreo del dopo-
Auschwitz.Due ebrei si incontravano.Luimi guardavae le lacrimegli
rigavanoil viso.Anch'iopiangevo,ma i miei occhi non avevanopiù
lacrime.
"Se l'autore del libro avessevoluto far conoscereil suo nome alla
gente, non lo avrebbe pubblicato anonimo", dissero a Nike quelli
dellacasaeditrice.Comepotevo far capireche non ero stato io a scri-
vere il libro?Eranostati tutti coloro che, senzaun nome, erano andati
al crematorio.Numeri.Per due anni erano passatiattraversodi me nel
percorrerela strada che li avrebbeportati al crematorio,lasciandome
alle spalle.Due lunghi anni. Ho scritto quel libro in due settimanee
mezzoe poi ho aggiuntonella prefazione:"La morte, mentre scrivo,

29
-----············--·

SHIVIT!

attende al mio fianco.Main questa corsacontro il tempo sono ancora


in vantaggio.Finiròquel che potrò".
Dovreiprendere una pillolaper dormire?"Quia portata di mano
c'è il pulsante per chiamare.L'infermierale porterà qualsiasicosa di
cui avrà bisogno",avevadetto il professore.Sullavia del ritorno da
Auschwitz,ero tornato al ghetto dove avevonascostoil diariodi mia
sorellaDaniella(8). Il ghetto era ricopertodi neve. Lamorte stavain
silenzio,nel ghetto bianco.Laneve nascondevatutto. Laneve cancel-
lerà ancheAuschwitze nessunosapràche cosavi sia maiaccaduto.
Poi, indossando ancora l'uniforme del campo, sono,tornato ad
Auschwitz.I portonidi ferrodel crematorioerano ghiacciati,spalanca-
ti come una bocca stupita, e l'oscurità mi avevaaccolto. La grande
pala di ferro che avevaspinto nel fuoco tanti esseri umaniera appog-
giatavicinoallefaucidel forno,come la paladi un fornaio.
I blocchierano vuoti, immersinel silenzio,così come la stufa di
mattoniche vi occupavalo spaziocentrale.Un tempo, quando i bloc-
chi del campo erano stalle,le stufe venivanoben alimentate.Quando
questo posto divenneAuschwitz,le stufe in mattonisi trasformarono
in un luogo di esecuzioneal chiuso:su queste, i detenuti, a facciain
giù,venivanoflagellatia morte.
Stavolì in piedi nel luogoche mi avevaalloggiatosolo poco tempo
prima,un detenuto tra quei milledetenuti. Misono avvicinatoal mio
vecchio giaciglio.Era vuoto e al tempo stesso pieno. Qui giaceva
'Baby',al mio fianco;il suo incredibilemodo di morireera stato, perfi-
no per Auschwitz,un evento senza precedenti.Qui giacevaVevkeil
calzolaio,ammazzatoda Franzlcon venticinquefrustate sui mattoni
della stufa. Qui, su queste tavole, giacevail rabbino di Shilev,che
avevoaiutatoa saliresul camiondiretto al crematorio.Loroe tutti gli
altrisono seppellitidentro di me, e ognunocontinuaa viverein me la
sua vita.Sulleloro ceneri avevopromessoche sareistato la loro voce
e, quando avevolasciatoAuschwitz,erano venutivia con me: loro e,
senzaun solo rumore,le baracchedel campo,il crematoriosilenzioso,
(8) Vedi: La casa bambole,Milano 1959.

30
IL PRIMO CANCELLO

gli orizzonti muti. E a mostrare la strada si ergeva dinanzi a me la


montagnadi cenere.
"Infermiera!Infermiera!".Avevoschiacciatoil pulsante."Se telefo-
na mia moglieper avere notizie,le dica per cortesiache non sto dor-
mendo e che se vuolepuò venire".
"Guardatiintorno, guarda in che cosa ti stai cacciando.Tu non
appartienia questi luoghi",avevodetto a Nikequando, dopo avermi
finalmenterintracciatonel mio scantinatodi TelAviv,mi avevachiesto
di sposarla."Tornaalla tua vita di sempre e non ti voltare indietro.
Non voglioche tu ti facciadel male. Qui i polmonirespiranoil fumo
dellecamerea gas, e di notte l'amorelanciale sue gridadallagola dei
caminidei forni crematori.Il vento trasportale ceneri di gambe cre-
mate, belle e lunghe una volta, come le tue; le ceneri di un corpo
come il tuo, leggeroe appena fiorito;le ceneri di un visocome il tuo,
e labbracome le tue labbra.Sololo sguardo di quegliocchi,come la
luce che è nei tuoi, aleggiaancora nell'aria, inconsumabile.Come
potraimai respirarequi?".
"SignorDe-Nur,deve assolutamentedormire!"mi avevarimprove-
rato l'infermiera."Bastacon questo 'mia moglie,mia moglie'. Deve
solo riposare!Prendaquesto con moltaacqua,signorDe-Nur,e cerchi
di dormire.Sonole disposizionidel professore.Buonriposo".E aveva
lasciatola stanza.
"Bastacon questo 'mia moglie, mia moglie'... ". Avevosposato
Nikenel mio piccoloscantinato. Leiavevalasciatol'appartamentodi
dieci stanze dei suoi per una cantina,ed era venuta a dividerela sua
vitacon la mia.

"Sevuoleaiutarsi,e credo che lei lo voglia,dovràcollaborare".


Il prof. Bastiaansmi si era rivoltocon gentilezza.Cisiamoseduti in
una piccola anticamera,dove lui non ricevevai suoi pazienti, né li
curava.Misentivoun piantagrane,e la cosa non mi facevacerto piace-
re, anzimi davaun gran fastidio,ma non avevoscelta:ero incapacedi
fornirerisposte.Ledomandein genere erano per me un anatema,un

31
SHJVIT!

trauma radicatonelle stanze di tortura della Gestapoa Katowice.In


cuor mio rimproveravoil professoreche mi sedevadi fronte: avevo
posto le mie condizionicon chiarezzafin dall'inizio.Forsenon avevo
usato un linguaggioda tutti i giorni, ma all'epoca ero convinto di
essermifatto capire inequivocabilmente.E ne ero tuttora convinto,
benchéavessiusato un codicelinguisticodiverso.In qualealtro modo
potevanoessere interpretatele parole:"Apriraiper me quel cancello,
mi lasceraientrare, ma tu rimarraifuori".Qualealtro significatopuò
avere:"Turimarraifuori"?
"Professore,io vogliosinceramenteessere d'aiutoa me stesso.È il
motivoper cui sono venutoqui.Vorreisolo saperecome".
"Ilcomefa parte del trattamento.Ho letto i suoi librie so quanto
lei sia esperto nell'analizzaregli stati emotivie descriverlicon preci-
sione.Io sicuramentenon ho vistoquelloche ha vistolei. Durantela
nostrasedutanon ha fattoaltroche ripetere'Perché?'Achi era diretta
la domanda?Cosaha visto?Chiha visto?".
Ero turbato.Era ormaiuna settimanache vagavonel bosco intor-
no all'istitutoin preda alla confusione.La seduta con l'LSDmi aveva
lasciatoimpaurito,scosso.Nonavreimai immaginatodi doveraffron-
tare una situazionecosì. Inoltre mi rendevo conto che se fossistato
chiunquealtro,un pazientequalsiasicon un comportamentosimile,il
professoremi avrebbeinvitatoa fare i bagagli.Il tono riverentecon
cui i pazientipronunciavanoil suo nome era un fenomenocomune,
così come il sacro rispettoche mostravanoprimadi ogni seduta con
lui. Mirattristavavedermelodavantia parlarein toni così pacati,quasi
con tenerezza,come farebbeuna madre con un bimboviziato,quan-
do in realtà vorrebbesemplicementedargli una bella sberla.A que-
st'uomosi rivolgevagente che accorrevada tutte le partidel mondoe
si sottoponeva alle sue cure senzaalcunalamentela:ora quest'uomo
stava seduto davantia me e mi chiedevadi essere così cortese da
accettareil suo aiuto e collaborare,riferendoglicos'è che avevovisto
sotto l'effettodell'LSDe a chi avevoripetutamenterivoltola lacerante
domanda "Perché?"e che cosa significavail grido "Sono un essere

32
IL PRIMO CANCELLO

umano!".Ma come avrei potuto riferirea lui tutte queste cose?A una
settimanadallaseduta la mia coscienzastessa non avevaancora assor-
bito la spaventosavisione. Ho chiuso gli occhi e ho fatto uno sforzo
per cooperare.
"Ho visto lo shiviti... e ho visto Dio in una nuvola... e lo spirito
di Dio che aleggiavanelle lettere del suo nome... la sua gloria che
riempival'orizzonte,dalla terra di Auschwitzai cieli di Auschwitz... e
il volto dell'SSe il suo sbadiglio... e il vortice delle lettere YHWH.Al
centro dello shiviti si contorceva un grovigliodi serpenti. E io ero
ansioso di vedere il volto di Satana,creatore di Auschwitz,ma invece
ho visto improvvisamentela mia faccia,sovrappostaal freneticogrovi-
glio di serpenti. .. e sul capo portavo un berretto da SS,con l'emble-
ma del teschio sulla visiera, e nelle orbite vuote di quel teschio di
morte vedevo il camion diretto al crematorio,e io sbadigliavo,sbadi-
gliavoe continuavo a guardare quell'ufficialedelle SS, ora solo uno
scheletro nudo, confuso nella massa di scheletri nudi che venivano
trascinatiai forni... ".
E così ho continuato a parlare, con gli occhi chiusi.Quando final-
mente ho rivoltolo sguardo all'esterno, c'era il volto abbronzatodel
prof. Bastiaans.Sono piombato nel silenzioe lui ha continuato a fis-
sarmicon quei suoi occhi azzurro-verdi.
"Professore,"ho detto, "forsequesto incontro è prematuro, è tra-
scorsotroppo poco tempo dallascorsaseduta?".
"Oh certamente,"si è lasciatoscappare come parlando tra sé e sé,
"Leiha bisognodi molto riposo,signor De-Nur.Moltoriposo".
Siè alzatocon una certa lentezza,senza dire una sola parolaa pro-
posito della successivaseduta. Ha infilatoil registratorenella sua vali-
getta. L'insolitoincontro era evidentementefinito.All'uscitadalla pic-
colaanticameragli ho teso la mano.

Fuoric'era Nikead aspettarmi.Benchéansiosadi sapere che cosafosse


emerso dallamia prima seduta di riascoltodel nastro con il professo-
re, non mi avevachiesto nulla.

33
SHlVlTl

"Miha fatto delledomande",le ho detto.


Quella sola frase era bastata a far preoccupare Nike. Le era fin
troppo noto quello che passavoquando mi ponevanodomande per-
sonali. Se al processo Eichmanna Gerusalemmeil giudice non mi
avesse posto domande personali,forse non avrei dovuto essere tra-
sportato d'urgenzain ospedalecon metà facciadistortada una parali-
si. Ora Nike mi guardavacon occhi impauritimentre mi affrettavoa
calmarla:"Non è successo nulla. Come vedi ne sono uscito intero.
Quellaprimaseduta con l'LSDdeve aver prodotto un miracolose così
miracolosamentesono riuscito a fornire delle risposte alle domande
del prof.Bastiaans".
Il visodi Nikesi era illuminato."In tal caso ho delle buone notizie
per te", avevadetto. "Ho trovato un appartamentoper noi. Ora puoi
startene a casa tua e andare in ospedale per il trattamento.Si trova a
Noordwijk,sul mare. Un appartamentofantastico!È una zona turistica
con tutte le comodità".
Noordwijkera in piena stagione turisticae gran parte dei villeg-
gianti erano tedeschi. Ero felicedi fare i bagni nel mare e star steso
sulla sabbia calda a prendere il sole. "Riposo,signor De-Nur,molto
riposo!".Seguivocon gioia le graditissimeprescrizionidel mio dotto-
re, finoa quando la segretariadel prof. Bastiaansnon avevatelefonato
per informarmiche la seduta successivaera fissatadue giornidopo.
Stavosdraiatosullaspiaggia,preso da follipensierisu come riusci-
re a evitare, una volta sottoposto all'LSD,il confronto diretto con il
vero problema che mi avevacondotto fin qui. Questo problema mi
terrorizzavatalmenteche a volte ero sul punto di alzarmie scappar-
mene a casa mia.Ero come un uomo pronto sullatavolaoperatoriail
cui chirurgonon è tanto convintoche il pazientece la faràa superare
l'operazione.Questi pensierimi consumavano.A volte riuscivoa evi-
tarli o a scrollarmelidi dosso, e cercavodi manteneretra me e loro la
stessa distanzadi sicurezzache un guidatore attento terrebbe tra la
sua automobilee quelle che gli stanno davanti. Mala telefonatadella
segretaria,la data e l'ora dell'appuntamentomi obbligavanoa prepa-

34
IL PRIMOCANCELLO

rare l'incontro tra me stesso e il pericoloche era in me: il nemico


nascosto.
Legiornatedi Nikeerano indaffarate.Il suo arrivoin Olandadalla
Californiaera stato la rispostaspontaneaallanotìziainaspettatache le
era giuntada oltreoceano:"Vadoa Leida!".Nikeera tutta assorbitadai
suoi studi sulladivinitàmentre io mi godevoil mare di Noordwijk,il
suo sole, la massaabbagliantedei corpi di turisti distesiintorno. Mi
sentivocome un condannatoa morte che avesseancora due giorni
primadell'esecuzione.In tutto questo avevonotato un allegrogrup-
petto di giovani turisti tedeschi, che avevano una serie di strani
tatuaggisu bracciae toraci. Guardavanocon divertitaammirazione
quel numerolinearee senzafronzoliche avevanonotatosul mio brac-
cio. Per loro quellasemplicefiladi cifreazzurreera una novitàe sem-
bravanointenti a cercare una qualcheinterpretazione,quando final-
menteuno di loro mi si era avvicinato.
Il sanguemi pulsavaforte nellevene. Erala primavoltache espo-
nevoil numero tatuatosul braccio.Per i trent'anniche eranò trascor-
si da quando mi era stato impressoa fuoco nella carne, avevoavuto
cura di tenerlo nascostoa occhi estranei. Per trent'anni non avevo
· tenuto nell'armadionemmenouna camiciaa manichecorte. Durante
le caldissimee interminabiliestati del mio paese,avevopreferitosop-
portarele mortificazioni del corpo sudandoin manichelunghe.I luo-
ghi più terribilierano le piscinepubbliche,dovecamminavoportando
immancabilmenteun asciugamanoappoggiato al braccio sinistro,
mentrein acquaero sicuroche gli sguardidi tutti fosseroconcentrati
su quel braccio.E tutti questi sotterfugisemplicementeperché non
avevomai imparatoa conviverecon queste sei cifre marchiatenella
carne e nell'anima.Tutt'ogginon sono in grado di tenerle a mente:
per saperledevo guardarmiil braccio.E a causadi questo trauma,la
miamente non riescea memorizzarei numeri.
Soltantoa Noordwijk,su quelle spiagge,avevoper la primavolta
espostoal sole il mio numero,forse perché lì non mi conoscevanes-
suno. Nonera come in Israele,dove anche l'ultimobambinosapevail

35
SHIVITI

significatodi un semplicenumero blu tatuato su un braccioe da dove


venivaquellapersona. So di non aver nascostoquel numero per ver-
gognao senso di colpa.Nientedi tutto questo. Maalloraperché?Solo
il Satana di Auschwitzlo sa. E proprio lì a Noordwijk,dove la mia
mente si stava per liberare dalla maledizioneche opprimevala mia
vita,c'era un tedesco (tra tanti, proprio un tedesco) in piedi davantia
me, che fissavail numero sul mio bracciomormorandoqualcosa.Non
l'ho sentito, non ho realizzatoquel che avevointorno: da un momen-
to all'altro qualcosa di tremendo sarebbe successo, lo sapevo. Una
bestia feroce si stava rizzandodentro di me pronta ad affondarele
zanne nella gola di quell'essere. Sono balzato in piedi, lanciando
imprecazioni,e sono corso via,scavalcandoi corpi distesial sole, fino
al BoulevardAstrid.È così che avevocorso per le strade del ghetto la
primavolta che ero riuscitoa uscire di casa di nascosto,con la stella
ebraicagiallacucita sul cappotto, vicino al cuore. In quel momento
ero certo che tutti, da ogni casa, da ogni finestra,da ogni direzione,
perfinoda ogni ciottolo della strada, mi additasserofischiando:"Mar-
chiato!È stato marchiato!Marchiato!"ed io mi ero messo a correre
come un pazzoper tornare a casa.
Ho ancora negli occhi il viso sorridente del giovanetedesco che
avevatrovato il mio tatuaggiotanto sempliceda essere unico; e mi
chiedo se il nostro passaggionella storia della Germaniacolpirà le
generazionifuture come un tatuaggiotanto sempliceda essere unico.

36
"IN QUEL GIORNO VERRÀ A TE UNO SCAMPATO
'·'•
{ A DARTENE NOTIZIA,
CHE TU LO SENTA CON LE TUE ORECCHIE"
Ezechiele 24, 26

IL SECONDO CANCELLO

Registrazionedelprof Bastiaans:
Trattamentodel sig.De-Nurcon LSD,repartodi psichiatria,Uni-
versitàstataledi Leida.
Secondaseduta.

Stavosdraiatonella stessa stanza,sullo stesso lettino, preso dallo


stesso tremore. Ero stato io a chiedere quella stanza.E in cuor mio
pregavo che una volta sotto l'effetto dell'LSDsarei riuscito ancora
una voltaad evitarela visionedi quelloche ero venuto qui a vedere.
Ero pienamentecoscientedel motivoper cui mi trovavosu quel
lettino, ma un naturale istinto di conservazionemi suggerivaalcune
prove di volo prima di mettermi in viaggioper la mia destinazione.
Ero come uno in bilicosull'orlodi un baratro obbligatoa saltaredal-
l'altraparte.
Il prof. Bastiaanssi era spostato dal registratore e si era seduto
sullasediaaccantoal mio letto.In mano avevala dose. Luiera pronto.
AdAuschwitz,ogni voltache la morte mi si avvicinava,il resocon-
to della mia vita trascorsafino allora mi scorrevadavantiagli occhi.
Quelloche vedevoadesso, mentre il professorepreparavala siringa,
era l'insiemedei miei anni ad Auschwitz.Ero lì, fermo davantial can-
cello del campo di concentramento.Entrare là dentro era lo scopo
della mia venuta. E io stavo lì e supplicavo:se sono condannato a

37
entrarvinuovamente,mi si assicuriche, anche per questaseduta,non
si vadaoltre i corridoiesternidell'inferno,e che a quest'inferno,anco-
ra una volta,io mi possa abituarecon gradualità.L'esperienzaprece-
dente mi avevainsegnato che, prima di subire gli effetti dell'LSD,
avevola possibilitàdi programmarela direzionein cui la seduta mi
avrebbeportato.
"SirilassisignorDe-Nur,si rilassi".
Ero stupito che, da dove era seduto, il professorefosseriuscitoa
percepireil mio tremoreinterno.Ed ero sollevatoche ancoranon mi
avessechiestodi voltarmiversoil muro per trafiggermicon quell'ago.
"Ho sentito che le è capitatoqualcosaa Noordwijk",diceva."Sua
mogliemi sembravamolto preoccupataal telefono.Si sente pronto a
parlarne?".
Il gridomi era quasiesplosodallabocca:"Nonora!Nonora!".Nel-
l'attimoin cui il giovanetedesco si era chinatosorridendosu di me
mentre stavo sdraiato sulla spiaggiadi Noordwijk,la sua facciaera
diventataquelladi Siegfried,l'SSche mi trascinavaper i piedi lungo
l'interminabiletragittodaglialloggidelle SSal mio blocco,dopo che
avevovistomiasorella con quel marchiosul petto. Miavevascagliato
a terra e poi si era fermatoun attimoper guardargiù e controllareche
fossiancorain vita.
"Sepermette,professore,non ora, non primadellosparo".
"È questo il punto, signorDe-Nur,primadellosparo",avevadetto
il professorecome se avessegià sentito altre volte le mie obiezioni.
"Secondome il momento è giusto. Sono passatitrent'anni dall'Olo-
causto,e so come certe cose tendono a scivolarenel passatoe a con-
tinuare tuttaviala loro esistenzain noi sotto formadi traumi e altre
manifestazioni. E la provaè la sua venutaqui, signorDe-Nur,trent'an-
ni dopo gli avvenimenti.Non v'è dubbio che questi eventi abbiano
una vita propria,solo che hanno lasciatola superficiedella memoria
per le profonditàdel subconscio.Il nostro compitoè di farliemergere
dal subconscioin modo tale da vederlie poterlicurare.Temoche lei
non sia di grande aiuto se si sottrae alla collaborazione.La sostanza

38
IL SECONDO CANCELLO

che sto per trasmettere a una certa zona del suo cervelloevocherà
immaginie situazioniparagonabilia geroglifici.Per decifrarli,dobbia-
mo osservarli,studiarli.I geroglificinon verranno inviatia me, ma a
lei; se però lei mi lasciafuori, come posso operarne la decifrazione?
Lacosa più importante,ed è bene che se ne renda conto, è che l'LSD
non funziona per conto suo: ha bisogno di collaborazioneper far
emergere gli eventi dal subconscioalla memoria,dalla memoriaalla
visione,dallavisionealla parola.Dunque, se lei ha subito uno shock
così recentemente,è mia opinioneche questo sia il migliormomento
per trattarlo, mentre lo può ancora vedere, mentre l'esperienza è
tanto frescada poter essere estratta come una spina velenosa,prima
che questa si scavi una via nel tessuto dell'anima. E lei questo lo
vuole.È in fondo ciò che il suo corpo tremantele sta trasmettendo".
"È sicuramentecosì,professore",gli ho risposto."Apprezzopiena-
mente i suoi sforziper mettermia mio agio, per farmiparlare libera-
mente. Mi creda, sarei davverofelicedi poter seguire i suoi consigli.
Sonovenuto a Leidaper questo: salvareme stesso.Macosa posso fare
quando sono colpito dal mutismo?Non ho né le parole né un nome
per tutto questo. LaGenesidice: 'E l'uomo pose allorai nomi... ' (1).
Quando Dio finì la creazionedella terra e di tutte le cose, fu chiesto
ad Adamodi dare un nome a tutto quelloche era stato da Dio creato.
Fino al 1942 non esisteva Auschwitz.Per Auschwitznon c'è altro
nome se non Auschwitz.Il mio cuore può anche spezzarsidicendo
'Ad Auschwitzbruciavanole persone vive' oppure 'Ad Auschwitzla
gente morivadi denutrizione',ma Auschwitznon è questo. Lagente è
morta di fame anche prima,e altri sono morti bruciativiviprima.Ma
Auschwitznon è questo. Che cos'è allora?Non ho una parola per
esprimerlo,non ho il suo nome. Auschwitzè un fenomenoprimario.
E io non ne possiedola chiave.Male lacrimedi chi è muto non parla-
no della sua angoscia?E le sue urla non svelanoil dolore?Le orbite
sporgentidei suoi occhinon mostranol'orrore?Quel muto sono io.
Quando il pubblicoministeromi invitòa parlareal processoEich-
(1) Genesi 2, 20.

39
SHIVITI

mann, lo pregai di tralasciarela mia testimonianza,e lui mi rispose:


'Signor'De-Nur,questo è un processoil cui protocolloprevededelle
testimonianze per dimostrare che è esistito un posto chiamato
Auschwitze una descrizionedi ciò che vi è accaduto'.Il solo sentire
quelleparolemi fece star male,e dissi:'DescrivereAuschwitzva oltre
me stesso'. Sentendoquesto, i suoi collaboratorimi guardaronocon
sospetto.'Macome, lei che ha scrittoquei librivuol farcicredere che
non è in gradodi spiegareai giudiciche cos'eraAuschwitz?'. Rimasiin
silenzio.Come potevo far capire che era come se io stesso bruciassi
ogni volta che cercavole parole per descriverelo sguardodi chi era
passatoattraversodi me andando al crematorio,per dare un nome a
quegliocchiche si erano fusicon i miei?Il pubblicoministeronon si
convinsee io fui invitatoa testimoniareal processo.Arrivòla prima
domandadei giudici,ed ero appena riuscitoa spremerefuoriqualche
miserafrasequando caddia terra semiparalizzato, con la facciadefor-
mata,e fui subitoportato in ospedale.Sonoriuscitofinalmentea spie-
garmi,professore?".
"È esattamentequesto che volevosentire,signorDe-Nur.L'incapa-
cità di dare voce alle sue esperienzeè alla radice del suo .tormento.
Permettasemplicementealle paroledi fluirein modo da poter vedere
entrambiciò che i suoi occhi hanno visto.Se in questo momentolei
sta trattenendola mente da questo compito,allorala sostanzachimica
che ho in mano potrebbe aiutarla.Questo era lo scopo della nostra
conversazione:orientare il suo pensierosu ciò che attualmentele sta
bloccandole stradedell'anima".
"In effetti,"dicevamentre mi si awicinavacon la siringa,"più una
personaè sensibilee acuta,miglioreè la sua mira sull'obiettivo.Maè
altrettanto veloce a deflettere il fascio di luce da quello che vuole
nascondere.Questoè il motivoper cui, quando primaho tirato fuori
l'episodiodi Noordwijk ... "

E improwisamente

40
IL SECONDOCANCELLO

sto marciandoin processione.Mi vedo da lontano. La Gestapo ha


concessoagliebrei un'ora per evacuareil quartiereebraicoe trasfe-
rirsinel ghetto. Uniforminere vannodi casain casae sparanoa chi si
attarda.Io faccioparte dellaprocessioneche sto guardando.Lapro-
cessioneè immobile,pietrificatacome la sequenzadi un filmferma
su un fotogramma.
Mivedo nellaprocessionecome un dettaglio.Avendonon più di
un'ora a disposizione,ciascunoha preso quelloche gli è capitatoa
portatadi mano.Vevke,il calzolaio,marciadavantia me, la panchetta
sullaschienae la testa china,come un cavalloda tiro che trainaun
caricopesante.Io non ero riuscitoa raggiungerel'astucciodel violi-
no quandoerano cominciatigli spari,ed è per questoche lo porto in
braccio,scoperto.Vevke,la testa bassa,gli occhivoltia terra che lan-
cianosguardifurtivia chi gli camminaa fianco,sussurra:"Ebrei,non
piangete!Non date soddisfazioneai boia. Ebrei, abbiate fiduciain
Dio!".
L'orizzonteesplodein millecolorie la processioneli rifletteuno
per uno. Camminodietro a Vevke,gli occhi fissisullasua panchetta
di ciabattinoche passada un giallo-verdeabbaglianteall'ultravioletto,
e che continuaa cambiarforma.Laprocessioneè immobile,perfetta-
mente statica, ma la panchetta del calzolaioVevkeè in continuo
movimento.Pocoa poco,sotto i mieiocchi,scivolagiù dallespalledi
Vevke,allungandosicome quell'orologiodi SalvadorDaliche si river-
sa dal bordo del tavoloal pavimento.E intantoVevkela trattienesal-
damentecon le bracciadistesea destra e a sinistra,e il palmodelle
maniè inchiodatoal legnoche man mano si trasformain una croce,
infiammatada raggiinfrarossiincandescenti.E cosìVevkecon la sua
croce si trascinanella processionedegli ebrei. Versoil ghetto, un
tempola discaricadellacittà.
"Nonpiangete,ebrei. Non date ai boia questa soddisfazione".E
ad ogni movimentodel capo di Vevke,colgo l'immaginefugacedel
suo visoche continuaa trasformarsiincessantemente.Per un attimo
ha il volto di Reb Nahmandi Bratslav,mentre una voce dal cielo

41
SHIVITl

tuona: "Fate largo al Messia,il Figliodi Giuseppe,fate largo!".Un


altro momentoha la facciadel rabbinodi Shilev,cosìcome l'ho visto
chiuso nella baraccadi isolamentopochi istantiprima che il nostro
trasporto fosse inviatoal crematorio.E in concomitanzaalle meta-
morfosidel suo visoavvengonoi cambiamentidi coloredellaproces-
sione che continuaa marciarerimanendoimmobile,statica,sospesa
come una nuvolanel cielo.Il cielofa pioveregiù le lettere del verset-
to contenutonellescritture:"Comeil Figliodell'Uomovenutocon le
nuvoledei cieli... ". Leggole paroleche scendonoin verticale,come
una scrittacinese,sullaprocessionepietrificata,al cui centroè Vevke
inchiodatoalla panchettada ciabattinoche porta sulle spallee che
ora è l'orologiodi Dali,ora la scaladi Giacobbecon gli angeliche sal-
gono e scendono,ora la croce.Miassalelo sgomento.Laprocessione
è fermae io sono il respirosoffocatodi quell'immobilemassain mar-
cia. E stretto in questa morsaallagolache non dà viad'uscita,cerco
di respirarementreprocediamoversoil ghetto, un tempo la discarica
dellacittà."Aria.Aria... " dicocon voceroca.

"Cosavede, signor De-Nur?Me lo dica, signor De-Nur!".La voce mi


raggiungecome un tuono che arrivada cieli infinitamentedistanti.
"Checosavede... vede... ?".

Vedola panchetta da ciabattinodi Vevketrasformarsiin altare.


Vedo il Vecchiodi Shpuleh (2) nelle vesti da sommo sacerdote e
vedola facciadi Vevke,ora diventatoil rabbinodi Bratslav.Staal cen-
tro della discaricadella città, ora ghetto, l'altare che gli gravasulle
spalle,la vocecome un tuono che piombadall'alto:"li Messia,Figlio
di Giuseppe, fate largo!". E il Vecchio di Shpuleh nelle vesti da
sommosacerdotegligridain arabo:"Mahrum!Chetu sia bandito!".
E chiedo alla mia coscienza:tutti noi, la processione,Vevkeche
sorreggela sua panchettadi ciabattino,siamocondannatia rimanere
uniti e immobilizzaticosì per sempre, come una parata pietrificata
(2) Il Vecchiodi Shpuleh: rabbino hassidìcopolaccodel XIXsecolo.

42
IL SECONDOCANCELLO

nel cuore del ghetto, discaricadi immondizie?OravedoVevkelegato


allastufadi mattoninellabaraccadi Franzl,ad Auschwitz.Non riesco
a vederneil visoperchéè curvatosullastufa,con la testa rivoltaverso
il basso,le bracciadisteseai lati, le mani fissatea gancidi ferro:cro-
cefisso.I calzoni,calatia terra, gli copronoi piedi nudi. Il terrore mi
afferra.Il capobaraccaFranzlha portatoVevkeall'Akeda(3). Il sacri-
ficioè pronto.

"SignorDe-Nur,che cosavede... vede... ?"

Lavoceche mi cercasorgeda una cavitàprofonda.


Vedole natichenude di Vevkeemanareuna luce biancadi fuoco
in ogni recesso della baraccabuia. Milleprigionieritrattengono il
fiato.Da un momentoall'altroFranzlusciràdallasua stanzacon una
cannabiancaimmacolatain mano,e conteràle venticinquesferzate,
una dopo l'altra,sullenaticheavvizzitedi Vevke.Il sacrificioè pronto.
È la cannache Franzlavevatolto dallemanidi un ciecosullaban-
china di Auschwitz,mentre questi scendevaincespicandodai carri
bestiamestipati.Franzl,come un taglialegnache solleval'asciaper
spaccareun tronco,alzala canna.E ognivoltache questacolpiscele
natichenude di Vevke,si crea un'esplosionedi scintilledi tutti i colo-
ri dell'arcobaleno,stellelucentiche si infrangonocome fuochid'arti-
ficio e si disperdono nel buio della baracca. Presto gli incaricati
toglierannoil corpo di Vevkeper gettarlosullapiladi cadaveridietro
all'edificio,cadaveriche attendonoil passaggiodell'appositasquadra
che li caricheràsui carrettie li porterà a destinazione,cioè ai forni.
Nonè ancoramaisuccessoche un alitodi vita sia rimastonel corpo
di un musulmanodopo le venticinquesferzatedellabiancacannadel
capobaracca.Una canna che non si spezza. Che se ne fa un cieco
dellasua canna,avevadetto Franzlfacendodellospirito:il camionsu
cuiviaggiasa bene la stradaper il crematorio.
Improvvisamente nellabaraccacade l'oscurità.Vevkeviene libe-
con cui Isacco venne preparato per

43
SH/VITI

rato dagliinservientie trasportatosul mucchiodi cadaveri,e tutte le


luci sì spengono.Vevkediventeràpresto cenere. Vedoil fumo che
esce dal caminodel crematorio,spiralidi fumocosparsedi scintille.
Rimangoa guardare, e mi aspetto di vedere Vevkeil ciabattinoin
mezzoal fumo che sale. Giornoe notte, giorno e notte, il fumo si
alzaincessantementedai caminidel crematorio.
"Rabbi!Rabbi!"grido,"È possibileche questo fumosalgain cielo
e lì svaniscacosìsemplicemente?".

"Cosavede signorDe-Nur?Cidica,cosavede?".

Vedomilionidi scintilleche vengonosparatefuoridalleciminie-


re, come da un tubo inseritodirettamentenel cuore del forno sotto-
stante, una sorta di misteriosolaboratorioin fiamme.Vedoun milio-
ne e mezzodi bambini,vedomilionidi ragazzenel fioredell'innocen-
za, milionidi madriil cui giovaneseno porta ancorail latte,milionidi
ragazzinel pieno dellagiovinezza,milionidi anziani,e rutti loro get-
tati come carbonenellefauciinfernali,per alimentareil fornodell'of-
ficinadei misteriad Auschwitz.
"Rabbi!Rabbi!Cosaviene fabbricatoin questo forno le cui fiam-
me vengonoalimentateda milionidi corpi?Continuamente,conti-
nuamente.Checosaproducequestafabbrica?".
"Rabbi!Rabbi!Di quei corpiio vedola cenere,ma che ne è dell'a-
nima di quei milioniche come acquapesante sono passatinellafor-
nace?Cosa producono?Quale sarà il prodotto finito ottenuto dalle
animedi un milionee mezzodi bambinibruciati?".
Intorno a me è giorno.Intornoa me è notte. Per-settimane.Per
anni.Lamiamanopercepiscela fratturadell'attimo.Nevedoil colore
e la luce.Vedoil Tempo.Possodisegnarlo:il suo aspetto,la forma.E
lo assaporo,lo mastico,lo inghiotto.Il Tempoè dentro di me. Riesco
a vederloanchese so che è senzavolto,e allorascattouna sua foto
per ricordo:è stampatasullepupilledei mieiocchi.Il Tempoè den-
tro di me e io sono il Tempoe, come sua controfigura,mi trovoad

44
IL SECONDO CANCELLO

Auschwitz,tra il blocco14e il piazzaledell'appello,gli occhifissisul-


l'ascesadel fumodal crematorio,in attesa di scorgereVevkeil calzo-
laio, che dovrebbe trovarsitra quelle spire di fumo. Ho assistitoio
stesso all'arrivodegliaddetti ai cadaveriche l'hanno gettato sul loro
carro; con i miei occhi ho visto quel carro trasformarsinella pan-
chetta di un ciabattino,e poi in altare,un altarele cui fattezzeerano
create tanto divinamente quanto prescritto da Dio a Mosè nella
Torà.Mal'altaredi Auschwitz,rispetto all'altaredellaBibbia,splende
di una lucentezzamaggiore.
Dopo che gli inservientiavevanogettato Vevkein cimaallapila
dei cadaveridietro al blocco,ero venuto fuori a toccare quel fuoco
biancoche il suo corpo sprigionava.Volevoche quel fuoco mi mar-
chiassela mano col suo stigma.Questo avrebbepotuto concedermi
la graziadi condividerela sua sorte. Vevkeè più grande di Isacco,
che da quell'altarefu allontanato.Nessunangelo si è materializzato
nelle baracche di Auschwitzper arrestare la canna nelle mani di
Franzl.Era il suo fuoco bianco che volevotoccare. Non sapevo se
anch'io avrei ricevuto la grazia di emanare un tale fuoco quando
fosse venuto il mio turno di essere gettato sul carro dei cadaveri.
Osservocome lo scheletrodi Vevkeviene sospinto,come offertada
bruciare,sull'altare.Nelleorecchieho l'eco dei versicelesti:"Epren-
di un agnellosenza difetti... e sacrificalo"(4). "E io giudicheròtra
agnelloe agnello"(5). E ora mi aspetto di vedereVevkesalireal cielo
con il fumo, e sto fermo in piedi a fissare,e sono il Tempo,e così
come il Tempoè a un punto morto ad Auschwitz,così anch'io sono
a un punto morto ad Auschwitz.E sto fermo in piedi e guardo e
sono testimone.
No, non è Vevkeche sale con il fumo del crematorio.È lui in
persona e nessun altro:Ashmadai(6), re dell'Ade,e alla sua destra
Shamazai,e allasua sinistraAzael(7) così come li conoscodal Libro
(4) Esodo 12, 5-6.
(5) Ezechiele 32, 22.
(6) Ashmadai: il nome di Satana.
(7) Shamazai e Azael: angeli aiutanti di Satana.

45
SHIV!TI

dì Enoch il :'>/egro.
Tremo dal terrore. Grido.Voglionascondere il
volto,non voglioesser visto.È per vìadel caleidoscopiodi fuocoche
mi sta accecandola vista.AdAuschwitznon c'è un posto dove scap-
pare,non esisteluogoper nascondersi.

"Midica, signor De-Nur,che cos'è che la spaventa?".Lavoce mi rag-


giunge amplificatada ogni angolodi Auschwitz."Cos'èche la spaven-
ta ... spaventa... ?".

Auschwitzè una pira in fiamme.So di essere stato chiamatoper


esseretestimonedi questaeruzionedi fuoco.Satana,re di Auschwitz.
Eccolo.Lo vedo con i mieiocchiemergeredallafornaceattraversola
ciminiera,saliredaglianfrattipiù nascostidellasua dimora.Amman-
tato di fumo,si sollevalentamenteversol'alto dei cieli,mentrei suoi
angeliserventispieganouna cappasullasua testa. Lospettro aleggia
nel cieloa formadi fungo,e gli angeliserventistanno per consacrare
Satananuovore dei re, signoredell'universo.Con trombe squillanti
proclamanoai quattroangolidellaterra che il nuovonomedi questo
sovranodell'universonon sarà più Satana,ma Nucleo.Il suo luogo
d'origine: il cuore della fornace nell'officina dei misteri, ad
Auschwitz.Prodotto da una nuova sostanza,assolutamenteunica,
Nucleoè il concentratodelleanimedi un milionee mezzodi bambi-
ni che vivonoe respirano.
Alzogli occhi ai cielidi Auschwitze vedo Nucleosul suo trono,
sotto la maestosacupola a fungo. La cupola si espande e supera i
confinidi Auschwitz,suo luogo d'origine,e si diffondenelle quattro
direzionidella bussola celeste, fino ad oscurare completamenteil
sole e il firmamento.
Il terrore agghiacciantedi questo buio totale mi fatremare.Una
voce dice: "Tu, Figliodell'Uomo,mangiaquesto rotolo di pergame-
na!".E io grido:"Signore,perché?Perché?".
Mivolto per non vedere più lo spettro che incombedall'alto,e
all'orizzontevedolo shivitisospesodi frontea me, e nel centrole !et-

46
IL SECONDO CANCELLO

tere del nome divinoYHWHche si contorconocome un grovigliodi


vipere e, sovrapposta,la mia facciacol berretto da SSin testa. Loshi-
viti si trasformacome un orologiodigitaleche alterna data e orario.
Di fronte al fungo di Nucleo, le lettere del nome di Dio prendono
fuoco, e mentre la parola ebraicasi trasformanell'intrecciodi vipere
con la mia facciain uniformeda SS,lo shivitisi ritira scomparendoe
Nucleo,il re, prende il sopravvento.Io alzo la voce e urlo in direzio-
ne di quella mia faccia che nasconde lo shiviti: "O Dio, Dio! Era
Vevkeil calzolaioche avevochiesto di vedere nel fumo, non Satana.
Signore,nella tua lotta con il maligno non volgermile spalle. Non
abbandonarmiallabiancacanna di Franzl.MioDio, mio Dio, non mi
lasciare".

"Cosavede signor De-Nur?Che cosa le sta facendo male?Che cos'è


che vede?".

O Signore, fa' che io possa sopravvivere. Fammi resistere ...


fammiresistere. Ho fatto un giuramento,ho fatto voto di essere la
loro voce. Risparmiami,o Signore.Nessunousciràvivodi qui. Io sarò
testimonedella tua fulgentepresenza nelle lettere che compongono
il tuo nome. Saròil testimonedel tuo volto ad Auschwitz.

Unascossaelettrica,e mi sono ritrovatonel mio corpo, sul lettino.


Ho aperto gli occhi. Il prof. Bastiaansera seduto sulla sedia vicinoal
letto, mentre al mio fianco c'era la facciaignota di uno sconosciuto,
un intruso. Ero fradiciodi lacrime e sudore. Sentivo ripetere: "Che
cosa ha visto, signor De-Nur?Che cosa sta ancora vedendo? Quali
immaginicontinuanoa emergere?".
Era l'uomo con la faccia accostata alla mia che mi poneva le
domande. La sua voce era familiare,anche se non lo avevomai visto
prima. Le domande affondavanonelle mie orecchie come se le avessi
sentite in una precedente incarnazione.Ero adirato con il professore:
perché avevainvitatoun estraneo a invaderela mia intimitàsenzaaver

47
SHIVITI

primachiestoil mio permesso?Fissavoil voltodell'uomoche mi infa-


stidivatanto.
Non dicevonulla. Ero come uno tornato da un altro mondo. Lo
sconosciutosi era alzatoin piedi e il professorelo avevaaccompagna-
to allaporta.
Dopo un po', quando mi ero ripreso,il prof. Bastiaansavevaanti-
cipato la mia domanda:"Erail prof. Dijkhausdell'Universitàdi Leida,
un teologo,un vero esperto nel suo campo. Gli sono grato per aver
· accettatodi assisterealla seduta. Avevobisognodella sua assistenza
per avere una migliorecomprensionedelle sfere in cui lei si trova a
viaggiaresotto l'influenzadell'LSD.Insiemeabbiamoanche cercatodi
analizzarele registrazioni,ma non siamo riuscitia scoprire nulla di
nuovo.Sololei può fornirel'aiuto di cui ha bisogno.Il prof. Dijkhaus
ha provatodi tutto per incoraggiarlaa rispondere,ma lei non ha colla-
borato.Nemmenosotto l'effettodell'LSD".
Le settimanepassavanoe io mi sentivostranamenteesausto.Per-
cepivoancora nelle ossa l'ultimaseduta. Ero preoccupato.Il tempo
passava,eppure ogni voltache mi venivain mente la seduta successi-
va, prendevoa tremare,cosa che mi preoccupavaancordi più. Se ciò
che avevoprovatol'ultimavoltaavevaavutosu di me un tale effetto,e
se questo era stato solo un corridoioche portavaall'eventocentrale
per cui ero venuto a Leida,cosa sarebbesuccessoquando avessirag-
giunto il cuore della questione?Ero in una morsa di disperazione.Il
professore non avrebbe certo mandato la poliziaper trascinarmial
suo studio,ma ognivoltache la sua segretariatelefonavaper l'appun-
tamento,mi assalivail panicoe le chiedevodi rimandarlo.
A volte andavo all'istituto per cercare un contatto con gli altri
pazienti.Venivanoda tutte le parti del mondo,ognuno.conla sua sto-
ria, ma non avevo ancora incontrato un solo sopravvissuto di
Auschwitz.Avevofatto amiciziaquasi con tutti. E mentre io continua-
vo a perder tempo, molti di loro finivanola cura e tornavanoa casa.
Alcuninuoviarrivatierano ansiosidi passareun po' di tempo con me,
il veterano.Riempivotutti di domande,impazientedi sapere che cosa

48
IL SECONDO CANCELLO

provasseciascunodi loro al termine della seduta. Che effetto aveva


avutol'LSDsu di loro?E quasitutti mi davanola stessaidenticarispo-
sta:se solo non avesserodovutoaspettaretanto tra una sedutae l'altra!
Confuso e imbarazzato,li salutavo uno dopo l'altro. Poi me la
prendevocon me stesso:che cosa avevoche non funzionava?Perché
con me le cose andavano in modo diverso?Perché ero il solo ad
avereavutodal professorel'etichettadi quelloche non collabora?Lui
può aver avuto ragione,ma che legamec'era tra il non collaboraree
le mie paure?Avevoscoperto che potevo programmarel'argomento
centraledellaseduta con l'LSD,non è vero?E qui la mente si era fer-
mata: potevo davverofarlo?Avevodavveropreparato la strada alle
esperienzedi quell'ultimaseduta?E una voltasotto l'effettodell'LSD,
ero ancorail navigatoredellamiaastronave?
A quel punto avevodecisodi non mollare,qualsiasicosa accades-
se. E se così era, dovevodarmida fare e prendere in mano la situazio-
ne, riorganizzarele idee, provare e riprovare,rivedere la mia parte,
prendere la medicinafinoa raggiungerela rispostafinale.
Cosìsono andato dallasegretariadel prof. Bastiaansper fissareun
appuntamento.La segretariaavevasfogliatol'agenda senza alzarelo
sguardo. "Vedoche ha già annullato tre appuntamenti, signor De-
Nur.Il primo posto liberoè tra due settimane".
"Aspetteròcon pazienza",ho risposto,e sono uscitosoddisfatto.
Tornandoa casa mi sentivosollevato,senza chiedermiche cosa
fosse cambiato.Non mi andavadi scavarenell'anima:ero semplice-
mente contento senza saperne il perché. E poi c'era stato il sorriso
della segretariache mi avevainondato della sua comprensione.Ed
ero stato io, proprio io, a chiederel'appuntamento.
Lungola strada sentivodi avere una facciaradiosa,e volevoche
Nikemi vedesse.In quelleultimesettimanenon avevofatto altro che
esternare le mie sventure. In questo periodo, me l'aveva detto la
segretaria,Nikeavevacontattatoil professore.Il fatto che Nikeavesse
tenuto segreto l'incontrospiegavala natura dellaloro conversazione.
Nike doveva essere preoccupata a morte: fino ad allora non aveva

49
SHIVITI

ricevutouna sola parola da me che spiegasseil mio stato, e lei non


avevachiesto nulla.Se avessefatto domande,avreiavutouna risposta
per lei?Avreipotuto dirle che ero ancorafermoall'ultimaseduta?Che
non ne ero ancora uscito?Potevo immaginarebenissimo quanto la
preoccupazione avesse preso il sopravvento in lei, per indurla ad
andare a parlarein privatocon il professore.Ora era chiaroche dietro
alle tre telefonate della segretaria per l'appuntamento c'era Nike.
Avevochiestoai pazientipiù esperti sulle abitudinidellaclinica,come
avvenival'annullamento di un appuntamento qualora ce ne fosse
stato bisogno. La mia domanda li avevasconcertati.Ognuno di loro
pensava che annullare un appuntamento fosse come telefonare al
Messiae chiederglidi ritardarela sua venuta.
Tutti davanola stessa risposta,e io mi allontanavocon l'eco della
frase di Nike, mille volte ripetuta, che mi risuonavanelle orecchie:
"Deviaccettarlo:sei diverso".Non se ne parlavaproprio, non avevo
mai accettatoquelladefinizione.Eppurequel giorno,un giornodiver-
so da tutti gli altri, avevofinalmentericonsideratola questione:e se
Nike avesse avuto ragione?Solo una persona cara può essere così
franca.Un estraneo volterebbele spallea un tipo strano come me. Il
prof. Bastiaans,in fondo, non ripetevala stessa cosa che dicevaNike?
Luiovviamenteusavaun linguaggioprofessionale,ma il messaggioera
quello.E tu che cosa dici?Lavoce interna avevapuntato il mirino su
di me: stai per dire che sei come tutti gli altri pazienti?Nessunosente.
È una questionetra noi due. Seio non sei finalmentepronto a confes-
sare che sei diverso?
Non avevo idea di cosa provassero gli altri una volta spediti in
orbita dall'LSD;non sapevo cosa vedessero o che cosa riportassero
indietrodal viaggio.Per quanto mi riguardava,io rimanevoa galleggia-
re in un limboper intere settimaneprimadi poter rientrarenell'atmo-
sfera e affrontareun atterraggiodolce. È questo che mi rendevastra-
no? O la differenzaera semplicementenel fatto che loro provenivano
tutti da altri campi tedeschi e solo io venivoda Auschwitz?O forse
dipendevadal fattoche gran parte di loro non erano ebrei?

50
IL SECONDO CANCELLO

La porta dellacameradi Nikeera aperta. Laguardavoimmersanel


suo lavoro.Nonosavoavvicinarmie disturbarla.
Mene ero andato allegramentea fare una passeggiatalungo Bou-
levardAstrid.Era così piacevolecamminareper le viuzzestrette di
Noordwijk,anche se il mio itinerariopreferitoera attraversole strade
della vecchiacittà universitariadi Leida.Ho come un debole per gli
olandesi,un affetto nato ad Auschwitz,dove tutti eravamoquel che
eravamo.Ed è inutilesoffermarsisu come eravamoad Auschwitz.Non
posso tuttavia dimenticare il mio incontro con gli ebrei olandesi: i
volti di due di loro, da allora,sono sempre rimasticon me. Uno ad
Auschwitzera stato soprannominato 'Baby'. Il nome dell'altro non
l'ho mai saputo. Manon dimenticheròmai l'espressionedi ribellione
che gli distorcevail viso quando si rifiutòdi obbedireall'ordinedi un
tedesco. Facevamoparte della stessa squadradi lavorospeciale(8) e
ci trovavamodavanti a una fossa. Il crematorio era stracolmo, ben
oltre la sua capacità,quando improvvisamentearrivaronodei camion
dalla banchina del treno con un carico umano di zingare cbi loro
bambini.Poiché il crematorioera completamentesaturo e le barac-
che erano piene oltre ogni limite,i camionsvuotaronoil loro carico
dentro allafossae l'SSsi rivolseal primo dellanostra filaordinandogli
di prendere il contenitore del kerosene e versarlo sulle donne e i
bambini.
"No!No!"dissein olandese.
Nondimenticheròmai quellosguardodi angosciaal momentodel
rifiuto,così come nelle mie orecchie risuonerà sempre quel "No"in
olandese.AdAuschwitz,un "No"di quel genere a un tedesco non era
mai stato rivolto.
Mentrele donne e i bambinicominciavanoa prendere fuoco,l'SS
si era avvicinatoa noi inserendosialle spalledella filae avevasferrato
un violentocalcioall'olandese.Il corpo scheletrico,come un fuscello

(8) Sonderkommando:vi lavoravano gli addetti al funzionamento dei forni


crematori, i suoi componenti erano senza rimedio destinati a morire nel giro
di pochi mesi.

51
SHIVITI

di legnoalladeriva,era caduto tra le fiamme.


"Kanniet !open" (9). Una volta, mentre stavamomarciandoper
raggiungereil cantiere,l'olandesecon passoincertomi si era avvicina-
to zoppicando. "Kanniet !open" avevasussurrato, ed era la prima
voltache sentivoparlareolandese.Miera bastatoguardarloper capire
le parole straniere. Da quando pronunciò il suo "No"all'SSe finì nel
rogo, non sono mai riuscito a liberare la mente da quel "Kan niet
!open",sillabadopo sillaba.
Capite la disarmante umanità, la normalità pura e semplice di
quelletre parole pronunciatead Auschwitz,mentre uno è costretto a
marciare,braccatodai cani delle SS?È come se uno, sdraiatosullapol-
trona a guardarela 1Vnel proprio salotto di casa,si lamentassedicen-
do: sono stanco morto. Ora, per quanto riguardal'espressionecon-
torta del viso, provate a immaginareche una mattina uscite di casa
per andare al lavoro e vi trovate davantiuna enorme buca piena di
donne e bambini,e che vi vengadata una tanicadi kerosene e l'ordi-
ne di svuotarglielain testa per ridurliin cenere. Riuscitea immaginare
con che violenzail vostro viso verrebbe deformatodall'orrore?Ecco,
quellaera l'espressionesul volto dell'ebreoche venivadall'Olanda,in
piedi vicinoal crematoriodi Auschwitz,colui che avevadetto "No"al
tedesco che incredulofissavala sua facciadi scheletro,coluiche mi si
era avvicinatozoppicando,con le SS e i cani ferocial fianco,e aveva
detto: "Kanniet !open".
Il secondo olandeseera 'Baby',col quale dividevole assi di legno
della mia cuccetta:amministratoregenerale di una grossa società di
navigazionea Rotterdam,e ad Auschwitzil preferitodel capobaracca.
Avevaun potere speciale:facendo smorfie col volto e strizzandole
sottili fessure che erano rimaste dei suoi occhi benevoli,accendeva
un irrefrenabileimpulsodi risanel capobaracca,l'onnipotentedispen-
satore di vita e di morte per migliaiadi prigionieri.Era stato lui a
soprannominarel'ebreo olandese'Baby'.Baby,il pagliacciopersonale
del capo, puntellatosu due piedi da Charlot,le spalleinclinategrotte-
(9) Ik kan niet lopen'non riesco a camminare'.

52
IL SECONDO CANCELLO

scarnente,la testa e il collo una massa di incrostazioni,così che la


calottacranicasembravasormontatada una papalina.Senzaun moti-
vo particolaree tanto per divertirsi,il capoqualchevoltapermettevaa
Babydi leccare il fondo della marmittadopo la distribuzionedella
zuppa.Babyalloraci si tuffavacon tutto il tronco, lasciandoin vistai
piedi da Charlot.Milleprigionierilo guardavanocon invidia.Quando
emergeva dalla marmitta in un'unica massa di sporcizia, il cranio
tumescente non si distingueva dalla faccia.Allora lanciavail suo
straordinariosguardoammiccantee facevaridere tutti gli inservienti
perchéil capo rideva.
Una notte, mentre era sdraiatoal mio fiancosulle assi di legno,
vidi un fiume inarrestabiledi lacrimescendere lungo quelle guance
segnatedallasporciziae dentro le orecchieincrostate.
"Chec'è, Baby?".
E lui, immobile,con lo sguardofisso,le mani che gli cullavanoil
viso pieno di vergogna,pronunciòqueste parole: "Tu mi vedi sola-
mente come un clown,non è vero?Masai cosaho nellatesta?·se non
fosse per il pagliaccio,mi avrebberogià da tempo gettato nel forno
crematorio.E forse nel forno starei meglio,ma allorache ne sarebbe
della mia Zizi,del mio amore?Leisi aspetta di rivedereun giorno il
suo bellissimoamante.Io non sono sempre stato così,sai?Ognivolta
che ora mi guardo,si rafforzain me la volontàdi tener duro per Zizi,
Ziziche vigilacostantementenell'attesa.Tornando da lei, le dimo-
streròche sono riuscitoa sopravviveread Auschwitz".
E poi venneil giornodel grandeevento:lo spettacolodei fenome-
ni da baraccone di Auschwitz.Il capobaraccaPranzi,compiaciuto,
mostròBaby,la grandeattrazione,al capoblocco(10),che avevaidea-
to il piano per farsiuna bellarisata.I prigionierierano stati chiamatia
raccoltasul piazzalee fatti disporre in cerchio intorno a Baby,che
stavafermoal centro. Cn inservientetenevain mano la ciotolacon la
(10) In ogni baracca vi era un prigioniero che svolgeva la mansione dì capo-
baracca e che aveva diritto di vita e di morte sugli altri prigionieri. Il capo·
blocco invece apparteneva alle SS ed era addetto alla sorveglianza dei dete-
nuti nei blocchi e nelle baracche.

53
-·-----·--·-- ----- - ------------

SHIVITI

razionesettimanaledi marmellata,una quantitàparia una piccolacuc-


chiaiataper ciascuno- era il giornoatteso!- da spalmaresullapropria
fettadi pane.Il capobloccosi era servitodal recipientee ne avevapoi
versatol'intero contenutosullatesta incrostatadì Baby.Luie il capo-
baraccaerano piegatidallerisate.Ach,Gott,che numero!Poi il capo-
bloccoavevachiestoai milleprigionierise avevanovogliadi una lec-
catinadi marmellata.
Tutti i detenuti erano sopra a Baby.Una massavorace,un grovi-
gliodi membra,e poi bracciae gambeche percuotevano,mordevano
e venivanoaddentatenellafrenesiagenerale.I due spettatoritedeschi
erano in preda a risate convulse.Più tardi, sul piazzaledeserto, era
rimastasolo una carcassa,succhiatae masticatacome da un'orda di
ratti famelici.Gliinservientitrascinaronoquell'informemassasangui-
nante dietro alle baracche.E così,in cimaallapiladei cadaveri,giace-
va il sognodi Zizi:Ziziche a Rotterdamaspettavavigileil suo bellissi-
mo amante.
Passeggiavo per le stradedi Noordwijk,ma in realtàstavomarcian-
do ad Auschwitz,con l'olandeseal mio fiancoche bisbigliava:"Kan
niet !open".Eppure avevoi cieli d'Olandasopra di me e la terra di
Noordwijksotto i piedi.Le faccedegliolandesimi passavanoaccanto,
donne con le borsedellaspesa,uomini,operai,ragazzein costumeda
bagno dirette al mare, e io continuavoa marciaread Auschwitzcon
l'olandesesenza nome che mi zoppicavaaccanto.Guardavola faccia
di ogni passantee sentivol'impulsoimpellentedi dire "Salve!"a cia-
scuno di loro. Non potevo più trattenermi.Alladonna che mi veniva
incontroho detto: "Kanniet !open"e lei si è fermata,mi ha guardato
e mi ha rispostoqualcosain olandeseche non ho capito.Poi ha fer-
mato un altro passante e gli ha detto qualcosa.Ho riconosciutola
parolaambulance.Ho ripetuto: "Kanniet !open"e ho continuatoa
marciare.Lagente si fermavae si voltavaa guardarmi,ma io continua-
vo a marciare,una strada dopo l'altra,e piangevo.Non ne sapevoil
motivo,eppure in realtà lo sapevo. Le mie lacrimeerano quelle di
Babyquando giacevaal mio fiancosulle assi del nostro giaciglio.Ed

54
IL SECONDOCANCELLO

erano le lacrimemie,mentre mi lasciavotrasportarecommossoper le


strade dell'Olanda,sospinto in una squadra di lavorodi Auschwitz,
sussurrandoai passanti"Kan niet lopen".Loronon sapevanoche io li
amavo,che piangevoper lo strariparedel dolore e per la tenerezza
dell'anima.Non sapevanoche era Auschwitzche piangevae che da
qualcheparte, nellasua dimoranascosta,Dio piangevaper Auschwitz
e le sue lacrimescendevanodagliocchidi un uomo,una sua creatura,
che stavamarciandodi stradain strada,desiderosodi abbracciaretutti
i passanti,dicendo "Kan niet lopen", piangendotra le bracciadi uno
sconosciuto,e ripetendo solo "Kan niet lopen", non una sola altra
parola.Perchénon ne avevoun'altra,né l'avròmai.Sonomuto, priva-
to dellaparola.

55
DAL PROFONDO DEGLI INFERI HO GRIDATO
E TU HAI ASCOLTATO LA MIA VOCE
Giona 2, 3

IL TERZO CANCELLO

Registrazionedel prof Bastiaans:


Trattamentodel sig.De-Nurcon LSD,repartodi psichiatria,
Universitàstataledi Leida
Terzaseduta.

L'infermieraavevaportato al professorequalcosada bere in una


bottigliascura e avevalasciatola stanza.Il prof. Bastiaansavevasiste-
mato il registratoree stava preparando la siringa.Luiirradiavagenti-
lezza, io tremavo dalla paura. Stringevoforte i denti per mitigareil
rumore che facevano battendo, e cercavo in tutti i modi di farmi
animo.Questa era una delle cose che avevochiesto aglialtri pazienti:
no, non ricordavanoné tremore né ansiaprimadell'iniezione.Un po'
di sudore sì, ma non molto, e solo dopo la seduta, non prima.Lasca-
rica elettrica?Quellasì, attraversotutto il corpo, quando il professore
li riportavaallarealtà.Manullaa che vedere con la mia.Nulla.
Tentavo tutto quello che mi veniva in mente per rilassarmi.Mi
chiedevoperché ero così fuoridi me dallapaura.Avreivistodi nuovo
il rabbino di Shilev,il mio piccolo raggiodi sole ad Auschwitz.E se
fossi riuscitoad abituarmiall'LSD,avrei potuto fare un passo avanti
verso il segreto dei miei incubinotturni. Alloraperché farsiprendere
dal panico?
Dopo Auschwitzavevovisto fotografiee filmatidi quell'inferno:
pile di cadaveri,fossestracolmedi scheletri,eppure non ne ero com-

57
--------- ------------ -
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SHIVITI

mosso.A volte mi interrogavosu questa mia indifferenza.Quelloche


mi venivamostratonon era forseAuschwitz? I recintidi filospinatoe
poi, laggiù,le torrette di guardia!Non era il set di un film: erano
riprese fatte sul posto. È vero, la cornice temporale era quella del
dopo-liberazione,e i protagonisti,detenuti tranquillie disponibili
che si affacciavanodalle cuccette a tre piani nelle baracche,erano
ovviamentequelli che erano riusciti a sopravvivere.Ad Auschwitz
non c'erano cineoperatori.Eppurei luoghierano quelli,e le fossedi
cadaverierano vere. Ciononostantenessuna di quelle immaginimi
diceva niente. Ma allora perché, improvvisamente,mi assalivaquel
tremore?Era pazzesco,e avreidovutoprimasuperarequellapazziae
solo dopo recarmidal prof. Bastiaans.Non riuscivopiù a frenare il
cervello.Sentivoi pensierisfrecciare.Avreipotuto ancora annullare
la seduta...

"Sirilassi,signorDe-Nur.Suamogliemi ha mostratola sua defini-


zione di alessitemia(1) e devo ammettereche in pochissimeparole
lei ha colto perfettamente nel segno. Lei deve certamente sapere
che... ".

E improvvisamente

le torrette di guardiatrafiggonoil cieloall'albae il blu cobaltodel fir-


mamentogravasu di me. In filasul piazzalecon gli altri prigionieri
del blocco 14, mi chiedo come sia possibileche, stando lì in piedi
vicinoallabaracca,la miatesta tocchiil cielo.Prestoci sarà l'appello
del mattino.Ci hanno sbattutifuorinel cuore dellanotte. Nonriesco
a capirecome maii mieipiedinudi non sentanoil freddo.Misembra
di ricordarevagamenteche a quest'oradel giornoil terrenoghiaccia-
to scotti la pelle nuda dei piedi. Lo confermala vistadi tutti quelli
che intornoa me saltellano,un piede su, un piedegiù, comese stes-
( l) Alessìtemia: incapacità di verbalizzare il trauma, sintomo principale
nella sindrome da campo dì concentramento studiata dal prof. Bastiaans.

58
IL TERZO CANCELLO

sero su carboniardenti, mentre invecei miei piedi scalzi,perfetta-


mente immobili,non percepisconola morsadel gelo.
La luce del cielo mi circondadensa come fango,e io ci sto den-
tro, sono come al centro di una pozzanghera,più pesante della più
pesanteacquadel MarMorto.Non riescoa muovermi.Alzolo sguar-
do verso la torretta di guardia,senzaaver mai capito a chi facciano
poi la guardia.Chi scapperebbemai?Dovese ne andrebbeun ebreo
di Auschwitz? Tedeschidentro, tedeschifuori.Chesenso ha scappare
dai tedeschi all'interno del campo per poi imbattersi nei tedeschi
all'esterno?Cihanno presi e consegnatidall'esterno,un esterno dove
non è rimastoun solo ebreo presso cui trovar rifugio.Là fuori chi
non è ebreo ci riconsegnerebbesubito ai tedeschi,e di tedeschice
ne sono dappertutto.Michiedose non ce ne sianoanche oltre il cre-
matorio,sull'altrasponda,perfinoin cielo.
Osservoi tedeschiche si arrampicanonel cielo cobalto,che sal-
gono le scaledelle torrette, le cui cime perforanola cupoladell'alba.
Figured'ombrache scalanoi gradiniverso il paradisocome gli angeli
sulla scala di Giacobbe.Mi chiedo come riescano quelle ombre a
muoversiin quest'assenzadi luce dal cielo,mentre io vi sono impri-
gionato.Miappare in modo chiarissimoche questo è il loro mondo,
il loro pianeta,la loro leggenaturale,e che quelloè il loro cielo.Io
sono testimone,e intanto recito ad alta voce i versi della Torà così
come mi è stato insegnato dal rabbino della mia infanziaquando
avevoquattroanni:"Feceun sogno:una scalapoggiavasullaterra, la
cui cima arrivavaal cielo e per essa degli angeli di Dio salivanoe
scendevano"(2). Continuoa recitaree vorreicorrere nellabaraccae
urlareal rabbinodi Shilevche sta sdraiatosul suo giaciglio:"I rabbini
mi hanno presoin giro!".
Il rabbinodella mia infanziami avevainsegnatoquesto versetto
i.
all'età di quattro anni e poi mi avevachiesto : "Miobravobambino,
dovesono gli angeli?".

I "In cielo",rispondevo.
Genesi 28, 12.

r
59
l
SHIVITI

"Moltobene, bambinomio,e tu a che pianoabiti?".


"Alsecondo",rispondevo.
"Moltobene. E se da casa tua vuoivenirea scuola,che cosadevi
fare?".
"Devoaprire la porta e scenderele scaleper venirea scuola".
"Moltogiusto.Alloraperché non chiedersicome mai,se gli ange-
li vivonoal piano di sopra, in cielo, la Torà ci dice che Giacobbeli
vede primasaliresu per la scalae solo dopo discendere?Perchémai?
Avrebbedovuto essere esattamenteil contrario,no? Primaavrebbe
dovutovederegli angeliscendere,giusto?".
"Rabbinodi Shilev,maestro!"gligrido."I tedeschistannosalendo
le scaleversoil cielo.Li ho visticon i mieiocchi.Vannosu a conqui-
stare il paradiso".
Il rabbinodi Shilevsta seduto sulle assi del suo giaciglio,con le
gambeunite e distese come se fosseimmersonelle Diciottobenedi-
zioni (3). Improvvisamente il suo voltoprende le fattezzedi Vevkeil
calzolaio,e io esclamo:"MaVevke,ti ho visto fuori in cimaalla pila
dei cadaveridietro allabaracca".
"Unavoltasono Abele,il fratellodi Caino,"Vevkerisponde,"una
voltavengo legatoall'altare,un attimodopo sono crocefissoa Geru-
salemme,e poi sono RebNahmandi Bratslav,il momentodopo sono
Vevkecon la panchettada ciabattino,e ancoradopo il rabbinodi Shi-
lev,dal voltodevastato".
"Rabbi!"grido. "Nonsono angeliche scendonodal firmamento.
Venitea veder.econ i vostriocchi.Sonotedeschi.Sonoloroche salgono
al cielodallaterra di Auschwitz. Maestro,anchein cieloci sono i tede-
schi?Anchedopoil crematorio? LeSSanchelì, perfinoin paradiso?".

"Midica,signorDe-Nur,mi dica... che cosa vede... vede... ?".

Sento le voci come se provenisseroda risonanzedi cielilontani,


(3) Le Diciotto benedizioni: preghiera
tata tre volte al giorno.

60
IL TERZOCAJ,JCELLO

tuoni che piombanogiù e si infrangono,e guardo fissola facciadel


rabbinodi Shilev,la cui pelle si sta sfaldando,come una fragilecor-
teccia.Uno strano fenomeno questa desquamazione,che produce
scintilledi straordinariesfumaturecolor quarzo, bianco-giallastre,
viola.
È buio sulleassidi legnodellacuccetta,e il visodel rabbinoirra-
dia luce attraversoqueste scagliemulticolori.Il mio cuore è a pezzie
ne vedo i brandelli:ogni frammentoha una faccia,degli occhi,una
bocca,e ognunodi questisi rivolgea me dicendomiche nellaprossi·
ma Selektionil rabbinodi Shilevandràal crematorio.Ho l'impressio-
ne che il rabbinopotrebbe salvarsise solo avessepiù zuccheronel
sangue: "Un attimo sono Vevkeil calzolaioe l'attimo dopo sono il
rabbinodi Shilev... ". Vevkefu crocefissosullastufa di mattonidella
baracca14,e poi fu sacrificatocome un'offertada bruciare."Rabbi!"
grido. "Conchi ci lascerete?Perchérimanetein silenzio?Guardate,
maestro,i tedeschisi stanno impossessandoanche del paradiso.Li
ho visticon i mieiocchi... ".

"Checosavede,signorDe-Nur?Checosavede?".

VedoNucleoche emergedalleciminieredel crematorioe sfrec-


cia in alto per prendere il comando del firmamento.Vedo grandi
moltitudiniche lungo le scalesalgonoal cielo."Rabbi,a chi ci state
lasciando?In qualimanici state abbandonando?".
Basterebberosolo un po' di zuccherinel sangue,dicono,per sal-
vare la vita al rabbino."Stocorrendoallecucine,rabbi.C'è un barat-
tolo interodi marmellatadel kapoVatzeksul davanzaledellafinestra
del ripostiglio,e io sto correndoa rubarloper voi,maestro.Dioè in
guerra con il popolo di Amalec(4). Si sollevanoper muoverguerra
contro il Dio di Israele,e voi rimanete in silenzio,rabbi?State qui
seduto su queste assi di legno,come un lebbrosoo un mendicante
(4) Esodo 17, 16: "Il Signore pone la mano suo trono, guerra
di generazione in generazione".

61
--------- ------------- ---------

SHIV!Tl

sotto l'arcodi Tito a Roma,aspettandola Selektione non dite nulla?


Il Signoreè in guerra con Amalec,e voi state qui ad avvizzirecome
un alberosecco?".
"Guardatecon i vostriocchi:la baraccaè stipatadi scheletri.Da
un momentoall'altroci trasporterannocon l'autocarrofinoal crema-
torio.Giacobbeha lottatocon l'angeloper la nostrasalvezza? Svelate-
mi il segreto:che cosa voleval'angelo?Pensate,maestro,tra poco i
nostri corpi sarannoalimentoper la fornaceche consentiràa Satana
di compierela sua ascesaal cielo attraversola ciminiera.Saremoil
combustibile per la sua guerra contro Dio. Chi rimarrà, chi sarà
risparmiato?".
Dentro al gigantescoautocarroscopro, nel fondo, il bidone del
carbonee vedo voi, mio rabbinoe guida,distogliereda me lo sguar-
do e unirvial fiumedi scheletriche si riversagiù dal camiondiretto
ai forni.Sto lì fermoe osservoe vedola miafacciain cielo,con il ber-
retto da SSsul capo,sovrappostoa un grovigliodi vipere.Sonoterro-
rizzatoda quell'uomo·che sono io· e grido:
"Rabbinodi Shilev,con chi ci avetelasciato?Chi lotteràcon l'an-
gelo?Viprego,rivelatemiil segretodell'angeloche non volevasvela-
re il suo nome a Giacobbe.EraGiacobbestesso l'angelo?Lottò dun-
que contro se stesso?E, come me, non conoscevail proprionome?
La paura che lo avvinsementre lottavacontro se stesso è la stessa
paura che mi assalequandovedo la mia facciacon il berretto da SS?
Fatemipartecipedi quel tremendosegreto,rabbi.Labattagliaè sfer-
rata nei cielidi Auschwitz,e io sono sullastradaper salireal fronte.
Dio combatte contro Amalece io sto salendo... sempre più su...
più su ... ".

. . . Fìnoa ricadere,crollando,dentro al mio corpo, per ricongiun-


germia me stesso.
Ho apertogli occhi.Il volto del professoreera pieno di gentilezza.
C'erauna grandecomprensionenel suo sguardomentre mi conforta·
va a bassavoce:"Deveriposareadesso,signorDe-Nur".

62
IL TERZO CANCELLO

Ero senzafiatoe ansimavocome chi fossestato fermatonel mezzo


di una disperatacorsa per la vita.Avevoconsumatoil respiro corren-
do su per una scala sospesa nell'aria,sempre più su ... più su ... il
mio ultimo grammo di energia. Tutto mi duole, i muscoli delle
gambe,l'intero corpo, in un unicocrampo.
In cuor mio ero grato al prof. Bastiaansper avermisvegliatoe fer-
mato proprio in quel momento.Se non l'avessefatto, la mia animami
avrebbe abbandonato durante quella corsa. Mi era accaduto esatta-
mente ciò che tutti i manualisegnalano:l'LSDva usato solo sotto la
guidadi esperti per evitareche la personasubiscadanni.
In tutto questo, non mi ero accortoche Nikeera seduta dietro di
me nel buio della stanza e tremavadi angoscia.Era stata invitatadal
professoreche avevabisognodel suo aiuto per tradurre le mie even-
tualivisioniin ebraico.
Ero rimasto a letto per due giorni, per lo più dormendo, e poi
avevopreso la decisionedi risiedereall'internodell'istitutocome gli
altri pazienti.Fino ad alloraero stato un paziente 'esterno', e anche
questo avevacontribuitoa fare di me un diverso.In quanto non resi-
dente, ed essendomi posto al margine delle abitudini dell'istituto,
avevoperso molto.
Sedevoappoggiatoa un alberosull'erbadel bosco che circondal'i-
stituto, godendomi la bella giornata d'autunno. Da quando ero a
Leidagià un certo numero di pazientierano arrivatie ripartiti.Avevo
visto come si illuminavail 1orovolto quando giungevala notiziache
sarebbero tornati a casa il giorno dopo. "Il professoreha dato l'ok!"
era la magicaparolad'ordine.Volevadire che eri a posto, guarito.Più
di una volta avevo ceduto alla tentazione di seguire queste anime
finalmenteliberee chiedere:"Checosa provi?".
"Chevuoiche provi?Sonola personapiù felicedel mondo".
Avvertivola stupidità della mia domanda. Era impossibile non
capire la felicitàassoluta che brillavasul volto dell'interlocutore.In
genere questi era già indaffaratoa prepararsiper la partenza, ma io
non me ne andavo,rimanevolì accantoanche senza fare più doman-

63
SHIVITI
1
j
\
'i
de, tanto era il bisognodi sentirmipartecipe.Probabilmenteavevolo
stessosorrisoeuforicodi quelloche partiva,totalmenteimmedesima-
to col suo trionfo,mentre nellevisceresentivoil peso delladesolazio-
ne che mi portavodentro ovunquefuggissi.Nonmi abbandonavamai
quell'incubo tormentoso, un incubo tanto familiarequanto i miei
buoni propositi.In fondo all'animacominciavoa rendermiconto che
nessunaltroall'infuoridi me potevaridarmila libertà.
Stavolì sull'erbaimmersonei miei pensieri,quandoera apparsoil
professorBastìaans:avevalasciatoil vialettoche attraversoil bosco
conducevaal suo studioe si stavadirigendoversodi me.
"Comeva,signorDe-Nur?".
"Stoqui seduto, estasiatodal panorama",avevorispostocon l'in-
tenzionedi alzarmi.
"Laprego,non si scomodia causamia".
"Stoqui seduto,estasiatodal bel panorama",avevoproseguito,"e
sfidola provvidenza".Poi gli avevoesposto la massimadei saggital-
mudistia propositodel pellegrinoche studiala Toràmentreva erran-
do: sfiderebbela provvidenzase interrompesselo studio delle sacre
scrittureper dedicarsia considerazioniestatichesullabellezzadi que-
st'alberoo di quellacollinettaverde.
Misi riempivail cuore di gioiaper questo incontrocasualecon il
professore.Passeggiandofiancoa fiancoin mezzoaglialberi,avevamo
raggiuntodue sedie che sembravanoaspettaresolo noi. Siera seduto
sistemandola valigettaai piedi della sua, e avevadetto: "Credoche
anch'io sfideròla provvidenza.La Torà nel mio studio può aspettare
un po' mentremi godo la miaparte di panorama".
Sedutocomodoe a mio agiosull'altrasedia,sentivocrescereuna
nuovaintimitàcon quest'uomoe ho chiesto:"Comesta suo figlio?Le
scriveda Te!Aviv?". Gliho raccontatola storiadi comelo avevocono-
sciuto,anch'eglipsichiatra,convertitoallare~gioneebraica,che si era
stabilitoa Te!Avivcon la moglieisraeliana.Primadi partire per Leida
avevotelefonatoa casa sua per avere informazionisull'istituto;mi
avevarispostola moglie,che si era rifiutatadi passarmiil maritonel
'

64
j
IL TERZO CANCELLO

timore che fossiuno dei solitipazientinevroticio un eccentrico:non


ero riuscito a farmi forza e presentarmi col mio pseudonimo, che
avrebbe riconosciutoimmediatamente.Non era però passato molto
tempo, che il maritosi era precipitatoa casa mia per scusarsi,con un
certo imbarazzo,del comportamento della moglie.Avevasaputo la
mia identità da un collegapsichiatraal quale mi ero poi rivolto per
averele informazioniche cercavo.
Perché non avevo detto chi ero? Perché non mi ero presentato
con il mio ben noto pseudonimo,se non altro per evitaredi essere
confusocon i tanti tipi straniche chiamanoin continuazione?
Il prof. Bastiaansnon avevasmessodi osservarmi.Dopo che avevo
finitodi parlare,avevadetto: "Devoammettereche capiscobenissimo
mia nuora. Perchénon si è presentatocome scrittore?Leiha telefona-
to per avanzareuna richiesta,ed è uso comune qualificarsicon un
nome che l'interlocutore possa riconoscere. Ha mai riflettuto sul
motivoper cui non riescea pronunciaread altavoce quellopseudoni-
mo che l'ha reso così noto? Dopo tutto è rimastomarchiatosul suo
braccioe non è cosadi cui vergognarsi.Siè maichiestoperché firmai
suoi libricon un numero?Sonosicuroche avràriflettutoa lungo sulla
questione".
Guardavoil volto comprensivodell'uomo che sedeva davanti a
me. Ero d'accordocon lui. Lesue domandemi avvolgevanocome ten-
tacolie benché cercassidi ignorarle,non riuscivoa staccarmene.Per-
ché ero incapace di pronunciare il nome che mi avrebbe risolto
immediatamentequalsiasiproblema?Questo comportamentocreava
continuamenteuna barrieratra me e gli altri. Ero io ad averbisogno,
eppure quel modo di fare mi avevaperfino impeditodi avere un nor-
male scambiotelefonico.Per causamia, un uomo che non mi doveva
niente, un uomo indaffaratissimo, avevapiantatoil lavoroper correre
allaporta di casa mia e chiederescusa.Che cosa stavofacendoe per-
ché?Nonera mia intenzione,ma... Nonavevorispostea queste inevi-
tabilidomande.Assalitodallavergogna,perplesso,avevofissatoil viso
del professoree non avevodetto nulla.

65
SHIV!Tl

"Sirende conto, signorDe-Nur,che non si sta comportandoper


niente come un paziente?Non ho dimenticatole primeparoleche mi
ha detto nel mio studio,su come avreidovuto lasciarlaentrare rima-
nendo fuoriad aspettare.Sonod'accordoche ci sono dellecircostan-
ze in cui il dottore deve adattarsial volere del paziente,soprattutto
perché siamoancorain una fase di sondaggiodelle attivitàdella psi-
che umana. Stiamotutti brancolandonel buio, e non possiamofar
altro che tentare,tentare di ascoltaree osservare.Tentare,signorDe-
Nur,questoin una paroladicela Torà".
Guardavoquell'uomonel suo cappotto, seduto davantia me, la
valigettaai suoi piedi sull'erba;l'uomo la cui vocazioneera di scavare
un varconel cuore di una montagnaoscura,di aprire il sentieroper
quelle anime cadute da un altro pianeta, un pianeta chiamato
Auschwitz.Per due anni interi mi ero rifiutatodi venirea prendere
quel che lui offriva,pensando: "Cosadiavolone vuol sapere lui, di
Auschwitz?". Oraero qui che bevevole sue parole.
"Dopo la nostra prima seduta con l'LSD,ho letto uno dei suoi
libri",avevacontinuatocon grande coinvolgimento,"ed è inutiledire
che nullaè più vero, a livelloconscioe inconscio,di quanto emerge
dall'animodi uno scrittoreche porta testimonianzain un librocomeil
suo. Quando sono arrivato al punto in cui racconta di come si è
nascostonel bidonedel carbonee come poi ne è uscito,un'infinitàdi
cose che primanon avevorealizzatohanno cominciatoad aversenso.
Sono pian piano emerse le risposte alle domande che io le avevo
posto senza ottenere risultato.Le risposte,vede, sono ancorachiuse
in formadi embrionedentro a quel bidone del carbone,anche se lei
non se ne rende conto".
"Per quanto mi è dato di capire,"avevacontinuatoil professore,
"questobidonedi carbonedal quale lei è emersonel mondo dei vivi,
per lei non è affattoun bidone di carbone. L'atto di uscire da quel
~goneha impressoin ciascunadelle sue cellulela consapevolezza
che in quel momentoe in quel luogo lei nasceva,come un bambino
alla fine dellagestazioneche lasciail buio per la luce del giorno.In

66
IL TERZO CANCELW

quel preciso istante, l'attimo dell'uscita,la sua anima ha subìto una


divisione.Leisapeva,a livellobiologico,di aver lasciatol'oscuritàdel
bidone per rinascere,e con l'arrivodella liberazionel'ha pienamente
accettato. Il suo impegno irrevocabilea non abbandonare l'uomo
nato dal bidone deriva,come conseguenzanecessariae naturale,da
questa sua consapevolezzabiologica.In altre parole, il nome De-Nur
vienebanditoe non può risultarel'autoredi quei libridi testimonian-
za. Ai suoi occhi,lei apparirebbenon solo un ciarlatano,ma un preda-
tore di tombe, che ruba oggettisacrida un sepolcromaledettodagli
dei. Qui sta la sua opportunitàdi scoprirele risposte a tutte le mie
domande.Se lei entra in quel bidone del carbone,grembodella sua
rinascita,come se entrassenella sua anima,troveràla soluzione ad
attenderla".
Avevoimprovvisamentepensato: "Entraredentro al bidone del
carbone come dentro la mia anima". Dunque io sono anche quel
bidonedi carbone.

Qualcosacovavain me dal giorno di quell'incontrofortuito con il


prof. Bastiaans."Eccoa lei la possibilitàdi scoprirela risposta",aveva
detto il professoree se ne era andato,lasciandomiin mezzoaglialberi
a guardaredentro me stesso.Avevoappena fatto il primopassooltre
la soglia,e già non c'era stato il solitovoltarsiindietro,o rimangiarsila
paroladata a se stesso."In_qu.~1 precisoistante,l'attimodell'uscita,la
sua animaha subìtouna divisione".Il cuore che mi pulsavafortenelle
orecchieera come "il gridodell'inconscioche annunciala sua esisten-
za" di CariGustavJung. Da quando ero uscitoda quel bidone di car-
bone, proprio ai marginidel crematoriodi Auschwitz,la mia vita era
stata un'unica lunga confermadelle teorie di Jung e Bastiaans.Ora
avevoaggiuntoFritzPerlsallamiavitainteriore:"Alloraio sono anche
il bidonedì carbone".
Miappare il volto di Abrasha,muto e accusatoriocome non era
maistato in vita,e il sensodi colpami bruciadentro come fuoco.
Insiemeavevamoattraversatoil fiumeche segnavail confinedella

67
SHIV/Tl

zona occupatavicinoa Graz,in Austria.Durantegli anni dellaguerra,


Abrashasi era nascosto nel pozzo nero della casa di un contadino
polacco,e solo di notte, quandoquestidormiva,uscivastrisciandodal
pozzocome un ratto e setacciavai campiallaricercadi qualcosa,qual·
siasicosa,da mangiare.Da allora,tutta l'ariaesistenteal mondo non
sarebbebastataa soffiareviail fetore dallesue narici.Ognirespiro,da
quel momento in poi, gli facevaarricciarein su il labbro superiore,
comese tutta la terra fosseimpregnatadi quel terribileodore.
L'unicacosa per cui Abrasharimanevacosì precariamenteattacca·
to allavita era la sua storia,la storia deglianni trascorsinellafossadi
letame.Eraun monumentoallamemoriaper il paesinoebraicodove
era nato e vissuto,e per i suoi abitanti,che morironotutti, inclusala
sua famiglia.
"Sonol'unicorimastodel mio paese,"avevadetto, "e dipende da
me dar vitaa questatestimonianza.Poiposso morirein pace".Poiché
non parlavaebraico,l'avevoaccompagnatoio allacasa editricedi cui
avevain tascal'indirizzo.
Quandola donna a cui avevodato in mano il manoscritto,che era
amministratoredelegatoe socio fondatoredella casa editrice,aveva
sentito qualera l'argomentodel testo, non si era neppure degnatadi
dargli uno sguardo.Avevasolo dichiaratoinequivocabilmenteche,
dopo la recente pubblicazionedi Salamandra,non c'era più nullada
dire sull'argomento.
Avevodebolmenteprotestato:"Nessunooltre all'uomoche le sta
davantipuò scriverequelloche è contenutoin questo manoscritto".
"Carosignore,"avevadetto la donna, "non so se lei ha letto o no
Salamandra.Io l'ho letto, e debbo insistereche su questo argomen·
to non si potrebbe aggiungere un solo dettaglio. Noi editori non
siamo altro che intermediaritra l'autore e il pubblicodei lettori e,
come tutti sanno, di questi tempi il mercato è invasoda Salaman·
dra".
Alcunigiornidopo, avevosaputo che Abrashaera morto in solitu-
dine.

68
IL TERZO CANCELLO

E il suo unico manoscritto era stato successivamenteeliminato


con il resto dei rifiutidi cucina.Da allorail volto di Abrashacontinua
ad apparirmi,muto e accusatorio.
MioDio, perché non ho portato il suo manoscrittoalla mia casa
editrice?Perchénon l'ho consegnatoa chi di dovere,presentandomi
come l'autore del best-sellerSalamandra?Questo avrebbeaperto le
porte al testo di Abrasha. Senza alcun dubbio l'avrebbero letto e
avrebbero capito il valore di un documento tanto unico e la sua
straordinariaforza.
Cos'è che non andava in me? Perché avevofallitoanche allora?
Che cosa mi avevatrattenuto dal fare ciò che con tutto il cuore avrei
voluto: essere il padrino di questo manoscritto,compiere qualsiasi
cosa per questa fragilestoria che avevasuperato la sua sepolturanel
letame. Ma un tale successonon dovevarealizzarsiper Abrasha.Un
unico destino, invece,era stato assegnatotanto alla vita quanto alla
sua storia.E allora,in nome del Signore,a chi dare la colpa?Chi deve
portarne il peso sullespalle?
Il voltodi Abrashasta in silenzio,e accusa.
Al processo Eichmann, più di cento testimoni sono andati a
deporre al tribunaledi Gerusalemme,e fra tutti questi io sono stato il
solo a essere colpito da una paralisi.E proprio alla prima domanda
del giudice:
"Ilsuo nome è De-Nur?".
"Sì".
"Alloraperché nei suoi librisi nascondedietro a un altro nome?".
Unadomandadi routine,evidentemente,ma nell'attimoin cui mi
era arrivataal cervello,era esploso l'inferno.Non solo volevanofon-
dere insiemele due identità,ma chiedevanouna confessionepubbli-
ca, la francadichiarazioneche le cose stavanocosì. La sola soluzione
era scappare in una terra di nessuno, diventare un vegetalein una
corsiad'ospedale.Cosaavevadetto il prof. Bastiaans?"In quel preciso
istantela sua animaha subìtouna divisione".

69
.,
II

SHIVITI

Improvvisamente noto il numerodellapaginain cimaal foglioche


sto scrivendo.Non credo ai miei occhi:ho riempitodecine e decine
di paginecon minuscolicaratteri,senzarendermiconto dell'incredibi-
le novità di quel che sto facendo: scrivousando la prima persona.
Fino ad ora, tutti i miei librisono stati scrittiin terza persona,e per
farlo avevo dovuto spesso ricorrere a espressioni contorte. Tutto
quelloche avevoscrittoera essenzialmenteun diario personale,una
testimonianzaresa sullacarta che dovevacominciarecosì: io, io che
ho assistito... io che ho provato... io che ho vissuto... io, io, finché
a metà del brano dovevoimprovvisamente trasformarequell'ioin lui;
avvertivola spaccatura,il travaglio,il senso di alienazione,e più di
ogni altra cosa, Dio mi perdoni, mi sentivocome il grande scrittore.
Del resto sapevoche se non mi fossinascostodietro la terza persona,
non sarei mai rìuscìtoa scrivere.Ed ecco che improvvisamentemi
ritrovonel fitto del manoscritto,totalmenteinconsapevoledellanatu-
ralezzacon cui mi sto permettendo,fin dallaprimariga,questacoinci-
denza con l'io. Comeavevofatto a non accorgermenefino adesso?E
perché proprio ora, dopo essermi soffermatosulla descrizionedei
due giornitrascorsiin quellavagaricercadi sé nei boschiche circon-
dano l'istituto?"Qui sta la sua opportunità di scoprire le risposte".
Non appenavarcatala sogliache conducevaagliavvenimentidi quei
due giorni, la rivelazionesi era manifestatacon chiarezzaai miei
occhi. Senza più ombra di dubbio posso finalmentericonoscerele
mie due identitàe la loro coesistenzadentro il mio corpo.
Ancoradue giorni di pensierifebbrili.Poi mi ero precipitatonel-
l'ufficiodella segretariaesclamando:"Sono pronto per la prossima
seduta".

70
UN UCCELLOCHIAMATO FENICE:
MILLEANNI ESSO VIVE,
E AL TERMINEDEI MILLEANNI,
IL SUO NIDO È INVASO DALLEFIAMME,
ED ESSO DISTRUTTO.
MA IL SEMEDELLASUA ESSENZASOPRAVVIVE
E SI RINNOVA E VIVE.
Midrash Rabbah, Genesi, 19, 5

IL QUARTO CANCELLO

Registrazionedelprof Bastiaans:
Trattamentodel sig.De-Nurcon LSD,repartodi psichiatria,Uni-
versitàstataledi Leida
Quartaseduta.

Improvvisamente

le voci si sprigionanodall'altoparlantecome un intrecciodi catene


bianco-incandescenti .
Dipintedi porporadal sole,mi rifluisconoden-
tro le orecchie,finoa riempireil vuotoche ho nellatesta.Quelloche
finoraera stato il contenutodel mio cranio,adessomi galleggiafuori,
davantiagli occhi. E le voci strepitantimi martellanola cavitàdella
testa:"Tuttii non-ebreiescanodallafila!".
Vedoi guerrieridi Hitlerper la primavolta.E per la primavolta
sento il gridoasprodi un loro ordinein tedesco:
"Nicht]udenaustreten"(1).
Lamiacittà.
austreten:'i non ebrei facciano un passo avanti'.

71
SHlVITI
1
La prima cittadinapolaccasul confinecon la Germania.La mia
città. Non più riconoscibile,due giornidopo lo scoppiodellasecon-
da guerramondiale.
Tutti i cittadiniebrei maschi,riunitiin un unico gruppo,stanno
come un covone solitarioin mezzo a un campo rasato, altrimenti
completamentepiatto da un orizzonteall'altro.Vedola corda che li
tiene stretti, una cintura intessutadi paura, annodatacon i tizzoni
ardentidelleparole:"Nicht]udenaustreten!".
Selektion
Unamano mi raggiungedall'alto,mi afferraper i capellie mi tira
viae, mentrevengosollevatodal mucchio,guardoin bassoe vedo al
centrodel covoneil buco lasciatodallamiaassenza.
Mihanno tiratofuoriper scavare.
Sto scavandouna tomba.Di frontea me sta l'ebreo con lo scialle
di preghierae i tefillin.Il tedesco,col cane dellapistolaalzato,aspet-
ta che i suoi commilitonisi riuniscanoper immortalarela scena,una
foto ricordo.
Stoscavandouna tomba.
Sullalamadel badilerisplendeil discodel sole.A ogni colpo nel
terreno lo seppellisco,e dopo che ho lanciatovia la palatadi terra,
torna a scintillaresul badile,più brillanteche mai.
Sto scavandouna tomba. Lo spalatoreche mi ha precedutonon
era abbastanzaveloce.Il tedescogliavevatolto di manola pala:"Fatti
aiutareda me. Ti facciovederecome si scava.Guarda!".Scintillando
nel sole, la lamadel badilesi schiantain pieno sullaboccadell'indo-
lente.
"È cosìche si scava!"e la palacolpiscea pienaforzala facciadello
spalatorepoco solerte.Ancorauna volta.E ancora.E ancora:"È così
che si scava!''.
La somiglianza dell'uomo.Brandellidi carne e nient'altroappari-
ranno nellafotografia.
Stoscavandouna tomba.
Istintivamentearresto la pala appena sopra un vermetto, che

72
IL QUARTO CAt.JCELLO

cominciaa dimenarsiterrorizzatodalla lama sospesa.Dallaterra il


vermegrida:"Sonola vita.Io sono la vita.Vivil"si rivolgea me urlan-
do: "Scavae rimaniin vita.Finchéle tue manicontinuerannoa sca-
vare,rimarraiin vita".
Dinnanzia me sta l'ebreo avvoltonello scialledi preghiera.La
tefillàsullafrontenon è più una scatola,ma una coronaa tre punte.
I tedeschi,battendole mani,saltellanointornoa lui che sta al centro
come un perno,sospesoe silenzioso,e lo incoronanodi spine.Can-
tano le sue lodi:"Osanna!Osanna!Redei Giudei!".
Vedola tefillàche dallafrontesale oltre la coronadi spine e poi
si apre come le porte dell'Arca.Lapergamenache contienesi srotola
e le lettere una a una si staccano,e volteggiandonell'ariasi dispon-
gono soprala testa dell'ebreocomeun tendaggioluminoso:"Shemà
IsraelAdonaiElohenuAdonaiEchad"(2).
I cieliprendono fuoco,ma la terra è avvoltanell'oscuritànono-
stante l'incendiodel firmamento.Le fiammedardeggianosempre
più alte. Improvvisamente un fulminesfreccianel cieloe colpisceil
covone solitarioal centro del campo coltivato,trasformandoloin
una grande torcia.Unamano scende dall'altoe afferraquesto tizzo-
ne in fiammeper accendereil fuocosotto l'offertadi Abele.L'offerta
bruciandodiffondeun'immensalucentezzanell'oscurità.Al centro
del cielosi apre una ciminieraad accogliereil fumodel sacrificiodi
Abele,man manoche questo sale sempre più in alto verso il vuoto
che tutto consuma.
Lo sguardodi Cainoè fissosull'aperturadellaciminieraceleste,
sul baglioredi fuoco dell'offertadi Abele,sulla torcia ardente di
ebrei al centro del campodeserto dellacittadinadi confine.Il brac-
cio si sollevavelocenel saluto:"HeilHitler!".
Vedo la mano alzataverso la ciminieraspalancataal centro del
cielo, mentre io mi trovo seduto alla luce debole di candelanella
yeshivà(3) dei Saggidi Lublino.Al mio fiancosiede Pinni,uno dei
(2) Deuteronomio 6,4: ascolta,o Israele,il Signore è il nostto Dio, il Signoreè Uno.
(3) Yeshivà:scuola talmudica.

73
1i
1

tre presceltidal rabbinoShapiraper studiarea fondo la Cabbalà(4)


ognigiovedìsera finoall'arrivodell'alba.
Questasera il rabbinoShapiraè qui con noi in persona.Davantia
noi è aperto lo Zohar,il Llbrodello splendore,e noi meditiamosul
brano settimanaledella Genesi: "E ìl signore si pentì di aver fatto
l'uomosullaterra e se ne addoloròin cuor suo... ".
La candelaspogliairradialuce solo sul libro aperto davantia me
sul tavolo.Il resto dellagrande salaè immersonell'oscurità,e il rab-
bino Shapira,una figurabiancadal lungo mantellodi lino, percorre
avantie indietro la stanza per tutta la notte. Noi allievistiamo in
assolutosilenzio.Sul muro d'ombre vedo solo il profilocontroluce
del rabbinonel suo mantelloimmacolato,una biancacolonnache si
sposta piano da oscuritàa oscurità.Per tutta la notte. La sua bianca
immagine,che contienela notte intera, illuminaper me i passidello
Zohar.
"C'eranosullaterra i gigantia quei tempi- e sono ì demoniAzae
Azael".
"Eil signoredisse,stermineròdallaterra l'uomoche ho creato".
VedoCainoinstallareun caminoche sì proiettafuoridagliabissi
per contrapporsia quello che nei cieli si era aperto per accogliere
l'offertadi Abele.Pinniè seduto al mio fiancoe mentre il mio dito lo
guida attraversoì passi del libro, i miei occhi sì chiedonose anche
lui, come me, vede Azae Azaelad Auschwitz,mentre si sollevano
dalla ciminieradel crematorioper annunciarel'avventodi Nucleo,
loro re e padronedell'universo.
Guardoil mìo amicoPinnie lo vedo nel campodi Niederwalden,
mentre si getta ai piedi del capobaracca:"O capo misericordioso,
capo gentile,concedimidi esserefrustatoal posto di mio padre!".E il
padre, condannatoa essere fustigatoa morte, grida al figlio:"Pinni,
toglitidi mezzo!Se vuoi il mio bene, onora tuo padre e va via,vatte-
ne!".Pinnil'allievoche il rabbinoShapirachiamava"orgoglioe vanto
( 4) Cabbalà: la tradizione mistica ebraica il cui testo base è H librodello
splendore,o Zohar.

74
IL QUARTO CANCELLO

dei Saggidi Lublino",Pinniil figliolo,ha cedutol'animaallacannadel


capo. Suo padre,Itche-Meiril Rosso,un uomo pio e timoratodi Dio,
si rifiutadi recitareil kaddish(5) per il lutto di suo figlio,sostenendo
che "Pioninon è morto. Pioniè salitodritto al cielosu un carro di
fuoco,.~vocome Elia.Nonc'è nessunkaddishper Pioni.Nessunkad-
dish per il profetaElia".
Il mio dito scorre sul Librodello splendore,e toccai nomiAzae
Azaelin grandicaratterimarcati.Mi rivolgoalla biancafigurache si
muoveavantie indietronel buio esclamando:"O maestro,miaguida,
non rimanete a guardare! Non state in silenzio!Illuminateper il
vostroallievomigliore,Pioni,l'impenetrabilemisterodi questo passo
del libro!".
Le lacrimedi Pinnicadonosul libroaperto che gli sta davanti.Lo
stringoal cuore e lo sento sussurrare:"Nessunaredenzioneper me
in cielo.Ho peccato,ho rotto le Tavole,ho contravvenutoesplicita-
mente la Toràche prescrivedi onorareil propriopadre".
O mio maestro, mia guida, i vostri allievi,trasformatiin·fumo,
stanno salendo attraversoil caminodi Azae Azael.Pinniè sempre
stato lontanodal peccatoe voi lo sapete. Non rimanetea guardare,
non restate in silenzio.Decretate! Sapete che i religiosipossono
emettere decreti. Sapete che se lo fate il nostro Padre Celeste lo
accetterà.
O mio maestro,miaguida,dovete darcila chiavedel sapere.Per
noi lo Zoharè un librochiuso.Perchéè stato fatto di Pinniun'offerta
da cremare?Con queste stesse mani ho trasportatoil suo scheletro
fino all'autocarroche conduce i corpi asciuttidei morti al forno. O
rabbi,mio maestro!

"Che cosa la spaventa, signor De-Nur?Chi ha visto?A chi sta gri-


dando?".
Gridoal fuocobiancoche si muovecome una colonnadavantia
(5) Kaddìsh: preghiera ebraica che viene recitata in occasione della comme-
morazione dei defunti.

75
SHIVITI

me, al rabbinomio maestro,che va e viene dall'oscurità.Gridoper-


ché presti attenzionea Caino,che sta col braccioalzatoin segno di
rimproveroversoquel cieloche avevaaperto un caminoper ricevere
l'offertadi Abele.
Gridoal mio maestroe rabbinodi restarevicinoa me che sono
l'allievodesiderosodi imparare,il discepoloche si tuffain silenzio
nello studio dello Zohar;di restareal mio fianconell'oscurabaracca
dellelatrinedi Auschwitz,buia tranneche per un angolo,dovedietro
a un tramezzodi legno,una pompaproducel'unicaluminosità,rosse
scintilleche sparanoin altocomese la macchinasi stesseincendiando.
Zygmutil Butterato,aiutantedel capobaracca,mì si presentacon
due ossa, ben spolpate:"Le vedi queste?Eranodi Benyck,il grasso
piepel (6). Il 'Santo Padre' (7) è dentro a tagliarloa fette per farne
delle razioni.È un buon affare,questo. E non ci sono neppure pro-
blemicon il capo Franzl:si è già fatto una bellafettinadi naticacalda
direttamentedallarampadì scarico".
Guardoil fuocoche arde attraversol'aperturadellacellettadella
pompa,le fiammeche gettanoluce nel buio delle latrine.Ma Santo
Padre, seduto a gambe incrociatedavanti al fuoco, ha una faccia
diversada quellache conoscevoad Auschwitz.Ha il volto di Caino
davantiall'offertadi Abele.Ora è seduto a terra con un'offertache è
interamentesua,che il cielonon gli prenderà,e alimentail fuococon
sterpi e fuscelli.Allasua sinistrac'è un recipientepieno fino all'orlo
di pezzi crudi di carne fresca di fanciullo.Tagliala carne col suo
lungo coltello,poi soppesa ogni trancia con la mano, dividendoa
voltein due la porzione,e poi getta i pezzinel fuoco.
Vedo allineateper tutta la lunghezzadel muro ombre umane,
facce rivolteall'aperturadella celletta della pompa, delirantiper la
fame,una fameinsaziabilee feroce.Voltichiazzatidì rosso dai giochi
del fuoco,mentrele ombresi allunganosul murofinoa raggiungere

(6) Piepelprigioniero adolescente di sesso maschile usato come oggetto ses-


suale dai capobaracca.
(7) 'Santo Padre': soprannome dato a un detenuto particolarmente spietato.

76
IL QUARTO CANCELLO

le travidel soffittodelle latrine,e le teste ondeggianosul fondaleal


ritmodi danzadellelinguedi fuoco.
"Puf,puf. .. puf, puf" il cuore della macchinabatte a tempo con
lo strepitiodel fuocodivoratoreche si nutre di carne,sangue,grasso
umano,oltre ai solitisterpi.
Sto fermoin piedi nel bloccodelle latrinedi Auschwitznel silen-
zio della notte, e contro il muro, oltre la cellettadella pompa, vedo
Santo Padre, macellaiodi Auschwitz,una sagomaseduta davantia
fiammeche provengonodagli inferi. Intorno al suo falò, proiettate
sul muro, ombre scarlattedi umanisi trascinanoin una danzamaca-
bra versole linguedi fuocoche leccano,divorano,bruciano.
Fiammeche provengonodagliinferidi Auschwitz.Nelleviscere
del fuococ'è l'offertadi Cainoche brucia:pezzidi carne di fanciullo,
brandellidi un ragazzinodi undici anni soprannominatoPiepel, il
giocattolosessualedi un capobaraccadi Auschwitz.
Ombredi bracciasi allunganoper una porzione,porzionesoppe-
satada SantoPadre.Dall'altosi sente: "Menè,menè, tekel. . .''. (8)
La lama del coltelloche brilla tra le mani di Santo Padre lancia
raggirossi di fulmine,mentre la lama del badile inviaraggidi sole.
Scavola fossae sento il vermeche, infilandosigiù nellaterra dispera-
tamente,dice: "Scavae rimaniin vita!".L'ebreocol suo scialledi pre-
ghierami sta di frontee ognivoltache il mio sguardoosa soffermarsi
su di lui sono assalitoda un rispetto timorosoe reverenziale.Vedola
LuceInfinitache il Signoreha creato il sesto giorno, alla vigiliadel
giornodel riposo,e che Egliha resa inspiegabile:l'Ignoroche crea la
luce ignota,e la tiene celatafino allafine dei giorniper riservarlaai
Suoipochi eletti.Un raggiosolitarioscende dal nascondigliosegreto
della luce e circondala corona di spine che i soldatitedeschihanno
posato sulla testa di un ebreo. Cado prostrato dinnanzialla forzadi

(8) Menè: Dio contato i giorni del tuo regno e posto


sei stato pesato sulla bilancia e fosti trovato mancante. (Daniele 5, 26-27).
Menè e tekel sono due voci verbali che significano rispettivamente compu-
tare e pesare; da qui l'interpretazione del profeta Daniele.

77
SHIV!TI

quellaluce, la luce ineffabileche nessunlinguaggioumanosa descri-


vere. Con la facciaschiacciataa terra offrola mia preghiera:"Volesse
Dioche io fossimono al tuo posto!"(9)
Mialzoin piedi.E sono lui. Sonoavvoltonello scialledi preghie-
ra, sul bracciosinistroè legatacon sette giri la tefillàdi cuoio. E su
quel braccio è tatuato il numero di identificazionedi Auschwitz:
135633.Il bracciopoi si staccae voladi una spannasopra i sette giri
dellatefillà.Lepiantenude dei piedi non sentono più il suolo.Abbas-
so lo sguardo sul tratto di terreno al quale il mio corpo, da un
momento all'altro,consegneràil suo respiro morente,e sento l'ani-
ma che dicea bassavoce:"Nelletue maniaffidoil miospirito".
Unaperfettapace scendedall'alto,mentre uno per uno rimettoi
miei debiti, scuotendomidi dosso il giogoche mi gravasulle spalle.
Consegnoil corpo allaterra e il respiroal Creatore,mentremi invade
una luce indefinibile.Non avevopiù vistoquesta luce da quando la
mia anima avevalasciatola sua dimora celeste, sede posta sotto il
trono della Shechinà(10).Vedoil mio spiritovolgersiverso la fonte
di luce.E tutti i mieidebitisono rimessi.
Matremo. Che ne è del debito che ho con Loro,ad Auschwitz? Il
mio voto.Chene è dellamiapromessa?
E poi entra lei, la biondatedesca,comandantedel campo femmi-
niledove miasorellaDaniellaè internata.Provienedai quartieritede-
schi e si avvicinaa me barcollando.Senzauniforme,ubriacae mezza
nuda, si getta ai miei piedi e bacial'orlo del mio paramentoda pre-
ghiera mormorando:"Oh, santo! Il volto del santo Cristol".Alzolo
sguardoin direzionedel cielo,arrotolandoi laccidellatefillàintorno
al dito medio, e sento le quattro lettere ebraiche che lottano per
esplodermifuoridallelabbra.Le trattengoperché il tedescoha finito
di scattare la fotografia.Vedo la sostanza estranea che esce dalla
cannadellapistola,mi penetra nel retro del collofin dentro allatesta
e mi svuota come una campanaprivatadel suo batacchio.Affondo
(9) Samuele I 18, 33.
(10) Shechinà: indica l'immanenza divina.

78
IL QUARTO CANCELLO

nel suolo, e la terra mi tende le braccia,come una madre accoglieal


seno il figlioche ha fatto ritorno.Mivedo mentre abbandonoil corpo
per prepararmial volodella Neshemà(11). Spiegole ali e mi libro in
volosopra la facciadellaterra, sempre più in alto. Osservoammirato
l'animadallesei ali che si fa strada versola Sorgente.La accompagno
con lo sguardoe alzandola voce le dico: "Tifarò mia sposa per sem-
pre. Ti farò mia sposa nella benevolenza,nella giustiziae nell'amo-
re ... Ti faròmiasposa anche nellafedeltà"(12).

"Apragli occhi,signorDe-Nur!".

E sono tornato di nuovo dentro ai confinidel mio corpo.


Per la prima volta in tutti i miei rientri, avrei voluto rimanere
aggrappatoa questa magnificae suggestivavisione,che si era andata
intensificando nell'abbagliante apogeo di luce al quale assistevo.
Avevopaura che aprendo gli occhi non avreimai più rivistol'immagi-
ne della mia anima:avrebbepotuto impallidire,sfumare,e pciiscom-
parire del tutto.
Il martirio,la morte salutatain nome di Dio, era ancora dentro di
me. I giorni passavanoe io continuavoa vivere quell'esperienza.La
visionenon mi abbandonava.Gli elementi e i dati che prima non ero
stato in grado di elaborarestavanocominciandoa collegarsifra loro e
a risultarepiù chiari.
Ho vistoil Tempocontrapporsial tempo.
Avevovisto il mio amico di una volta, Pioni, gettarsi ai piedi del
capobaracca e implorarlo di infliggerea lui le frustate destinate al
padre. Ma ora, nella visione,mi vedo mentre tengo Pioni tra le brac-
cia,e quel che non avevoscorto allorami si sta rivelandoadesso:l'ani-
ma del mio amico. Era la stella dei Saggidi Lublino,e io ho visto il
volto di quell'anima.
Il capo avevaalzatoil bastone e lo avevalasciatocadere sulla car-
(11) Neshemà: l'anima
(12) Osea 2, 19-20.

79
SHIVITI

cassada musulmanodi Pinni.Il corpo, saldamentelegato alla panca,


giacevaimmobile.
Ora,nellavisionedi Leida,vedo consacratoil voltodellaMorte.
Allora,nel campodi sterminiotedesco, mentre portavoil corpo di
Pinni nel deposito delle carogne e guardavoil suo volto, osservavo
quellaboccache non avevamai sentito il saporedi labbradi donna.
Ora, a Leida,vedo la sua bocca consacrata dal bacio della She-
chinà.
Allora,al campo,le lacrimemi cadevanosugliocchiaperti di Pinni,
occhi morti che mi fissavano,mentre lui giaceva,quale rito finale,tra
le mie bracciadi amico,lungo il percorso che ci portavaal deposito
dellecarogne.
Ora,a Leida,lo sguardoimmobiledi Pinnimi ha aperto gli occhie
vedo la facciadellamorte consacratadal martirio.
Li vedo tutti, i martiri:RabbiAkivà,la carne fatta a brandellidalle
striglie di ferro arroventate dei romani; le masse che gli inquisitori
spagnolihanno gettato al rogo; l'ebreo olandeseche non volevaver-
sare il kerosenenellafossapiena di bambinizingarie le loro madri.Li
ho vistitutti nelle pupilledegliocchidi Pinni.
"Capomisericordioso!Capogentile!Concedimidi essere frustato
al posto di mio padre!".

Avevocapito, in pieno accordo con Nike,che era una buona idea


soggiornareall'istituto;ero maturo per la seduta successiva.

80
"FIGLIO D'UOMO,
MANGIA QUESTO ROTOLO DI PERGAMENA ... ".
IO APRII LA BOCCA,
ED EGLI MI FECE MANGIARE QUEL ROTOLO.
Ezechiele3, 1-2

IL QUINTO CANCELLO

Registrazionedelprof Bastiaans:
Trattamentodel sig.De-Nurcon LSD,repartodi psichiatria,Uni-
versitàstataledi Leida.
Quintaseduta.

Osservavola schienamassicciadel professorBastiaansmentre lui,


rivoltoversola finestra,preparavail registratore.Avevoormaiinterio-
rizzato la chiacchierata nel bosco. Ero dovuto passare attraverso
trent'annidi purgatorioprimache un estraneomi rivelassei mieisen-
timenti,un estraneo che avevoostinatamenterifiutatodi incontrare
per due anni, convintoche non potesse sapere nulladi Auschwitz.In
verità,cosane sapeva?Quandopoi si trattavadi capirel'essereumano
che era stato ad Auschwitz? Sapevasicuramentecome quel luogo ci
avevatrasformati:nessunoconosceil sistemaanima-corpomegliodel
suo proprietario,tranne forseil suo esploratore,il medico.Doposolo
due giornitrascorsia rifletterein solitudinesulleosservazionidel pro-
fessore,avevocominciatoa capire alcuni dei miei stati d'animo. Si
trattava di sentimenti che avevano a lungo soggiornato in una
Auschwitzda me creataper panare a compimentoil miovoto.
"Comeandiamooggi,signorDe-Nur?"il professoremi si avvicina-
va con l'ago.

81
SHIVIT!

"Emozionatoe spaventato".
"Normale",aveva detto approvando col capo, "è assolutamente
normale".
"Vorreichiederleuna cortesia,professore.Vorreirivedereil prof.
Dijkhaus.Sarebbetroppo disturbo?".
"Nocerto, nessun problema.Il prof. Dijkhaussarà più che conten-
to di accettare".
Stavaillustrandodettagliatamentele grandiconoscenzeteologiche
del suo collega,quando...

improvvisamente

le fogliedell'alberoscintillanonellabrezza.Giocanonell'ariairradian-
do un verdeprimordialeche non avevomaivistoprima.
Nel mio camicebiancoda infermiere- il comandantedel campo
di NiedeIWalden non ha forse ordinatoche il suo aiutantedì sanità
sia semprein camicebianco?· mi sporgoin bilicosullasedia dell'in-
fermeriaper guardareattraversola piccolafinestraquadratain cima
al muro.Glialtridetenuti,al cantiere,stannotutti svolgendoil lavoro
da schiavo loro assegnato. Io sono l'eccezione, l'infermiere del
comandante, lasciato a gestire un'infermeria vuota, dove nessun
pazienteè autorizzatoa entrare.
Allungandomida sopra la sedia fino al livellodelle sbarre della
finestra, vedo l'unico alberello rimasto all'interno delle mura del
campo,e lo accolgonell'anima.Si infiltrain me una tristezzaincensa
e commossaall'ideadel debolearbustotenuto in solitariasegregazio-
ne. La solitudinedell'alberomi fa soffocare.Eppurequellefoglieche
palpitanodentro le muradel campodi concentramentosono l'unico
segnovisibiledi vita.le foglievibranonellabrezzae i fremitidi que-
sto cuore viventemi invianoimpulsidi colore,dal verde più intenso
al giallo,dalgialloal blu,dal blu alviola.
I colorimi stanno davantiagliocchi,ma io li vivodentro di me.
Unavoltaentrati,diventanotutt'uno con me. È un torrentescreziato

82
IL QUINTO CANCELLO

di coloriche mi scorre nellagola.E io li bevo,così come sono. Una


voltain me, ognifogliaassumeuna facciadiversa,e ognunadi queste
mi osservafissandomi.Eccoil volto del sarto ZanvilLubliner,capo
officinadellasartoriadel ghetto.Zanvil,quelloche mi salvavaquando
non riuscivoa raggiungerela miaquotagiornalieradi centocinquanta
asole,tagliatee cucitesullecamicied'ordinanzadellaLuftwaffe;Zan-
vil,la forzavitaledi noi ebrei,che ci facevasartiin una notte per sot-
trarci ai carri bestiame destinati ad alimentare la fabbrica di
Auschwitz.I suoi occhi,al centro della foglia,sono fissisu di me e
sento la sua vocepotente che comandada un capoall'altrodell'enor-
me officina:"Ebrei,non fermatevi.Cucitei loro sudari di morte".E
ora il volto sullafogliaè quellodi Tedek,il fidanzatodi mia sorella
Daniella,quel giovaneaudace e appassionatoche un giorno aveva
detto: "Starqui a servirei tedeschinon è la mia aspirazione.Io dal
ghetto me ne vado:attraversol'altopianodei Carpazifino a Budape-
st, e da lì in Israele".Ma non appena avevamesso piede fuori dal
ghetto,Tedekera stato catturato.E ora Zanvil,Tedek,e gli altri,stan-
no tutti qui al campo con me. Mi chiedo se stasera non verranno
riportatiindietrodal lavorosullespalledei loro compagni,nellapro-
cessionedeglischiavicaduti.
Faccesullefoglie,e tra loro ondeggia,isolata,una patata:la pata-
ta che avevomessoda parte per Zanvile Tedeksottraendolaallamia
razionequotidiana.La patata dondola circondatadalle foglie,irre-
quieta nel misterodellavita,mentre la sua pelle mi abbagliadi uno
splendore straordinario.Stamattina,mettendola da parte nel mio
nascondigliosegreto, avevo notato una protuberanza simile a un
capezzolo.Ora quellaspecie di capezzolomi tenta. La fame mi sta
divorando,mi stringele viscerecon dita d'acciaio,mi consumail cer-
vello.Laprotuberanzasussurra:"Dai,un solo morsettonon faràmale
a nessuno".Macomesi potrà maichiamarlosolo un morsetto?Ogni
giornoè la stessastoria.Concentroil mio sdegnosullafame,mentre
mi avvicinoper controllarela patata, solo un'occhiata,nulladi più.
Soloper verificareche sia ancoraal sicuro.Le manisi avvicinanoper

83
SHIVITI

toccarla,la porto alle nariciper sentirnela fragranza.Sentoil labbro


superioreche lentamentecominciaa esplorarla,e poi lasciail posto a
quelloinferioreche a sua voltal'accarezza.I denti gemono:"Perfavo-
re, solo un pezzetto".E io glielo concedo, un unico morso. E poi
diventouna furiae divorol'ortaggiointero.
Di nuovo, no! Non può essere successoancora. Avevogiurato
che a partire da oggi non l'avreipiù fatto. Cosìnon è stato. L'intero
arcobalenodi coloriemergedallaluminosaprotuberanzadellapatata
e raggiungedirettamentei mieiocchi.Quell'escrescenza ha una vitaa
sé, inquietadavantial provocanteenigmadellavita,e io so giàche, se
solamentefaccioil primopassoe scendoda questasediaper farscor-
rere le dita su quel capezzolo,divoreròl'interapatata.VedoTedeke
ZanvilLubliner,voltidi fogliatremolantinel vento,i loro occhisu di
me, mentrei mieiaccarezzanola protuberanza.li suo saporee il pro-
fumo non assomiglianoa nullache io abbiamai conosciuto,come il
sapore e il profumodella mela primordialenel giardinodi Eden, la
tentatricesull'alberodellavita."No,no!"gridoallapatata.Laprotube-
ranza, movendosicome in una danza del ventre, mi seduce, nuda,
una Lllitha formadi serpente (1). Mala mia promessami richiama
all'ordine."Nondevitoccarequellapatata!"e io urlo:"No!No!".

"Achi sta urlando,signor De-Nur?Chivede... vede... ?".

Vedosullefogliele faccedelle personea cui ho dato oggila mia


parola, a cui ho fatto una promessa. Sono loro i miei protettori.
Distolgocon forza lo sguardo dalla patata e vedo Yaga,la bionda
tedesca, l'amante del comandante del campo. Sta in piedi fuori,
immobilevicinoal muro.Chissàda quantotempoè lì che mi osserva.
Sentola sediache mi scivolada sotto. Sonoterrorizzato.Moriròper
questa occhiatache ho rubato del mondo all'internodelle mura.Le
regolequi sono invisibili,solo il risultatofinaleè evidente,e non sì
parladi quel che è permessoe quel che è proibito.Lasciole sbarredi
(1) Lilith: l'equivalente femminile di Ashmadai.

84
IL QUINTO CANCELLO

ferro a cui sono aggrappatoe sto per saltaregiù dallasedia,quando


la voce della donna mi ferma: "Nonti nascondere,ebreo. Fammi
vedereancorala tua faccia".
Misono messo in pericolodi vita:lei è il comandantedelle SS
del vicinocampo femminile,e non eseguire un suo ordine è una
condannaa morte. Miarrampiconuovamentesullasedia e infilola
testa in un riquadrodelle sbarre. Leisi è avvicinataalla finestra.Il
coloredell'uniformeda SSmi acceca.Alzalo sguardoversodi me e
dice:"OhDio,è Cristo!Èil sacrovoltodi Cristo!".

Al mio fiancosta Iche-Meirìl Rosso,che si rifiutadi recitare il


kaddish per Pinni,il figliomorto, mentre dalla baraccatenebrosa
arrivala biondatedesca,·chesi avvicinabarcollando,ubriacae mezza
nuda. Provienedaglialloggidelle SSdove gli ufficialistanno violen-
tando la ragazzaebreache lei ha procuratoloro dal campofemmini-
le. In genere, quando vengo raggiuntodalle grida orgiasticheche
esplodono dai quartieri proibitidelle SS,cerco riparo gettandomi
nel buio tra il pavimentoe le assidel giaciglio.Troppotardi.Leimi si
avvicinaondeggiando,si inginocchiaai miei piedi, accarezzal'orlo
dei mieiindumentiimmacolatie mormorapiagnucolando:"MioSal-
vatore... ".
Sonosconvolto.Quandomi è accadutaquestasequenzadì even-
ti?In qualealtravita?Ho sicuramentegià vissutoquesta esperienza,
ma quando?Ricordosoloche qualcosadi tremendosta per accadere,
e sento il terribilepeso di sapere in anticipodi che si tratta.Mapoi
un'altraforzasi impossessadi me, scavalcaogni altracosa,e mi priva
dellaconoscenzadi questo futuroche è il passato,di un futuroche
ho già vissuto.Labiondatedescasi inginocchiadavantia me, si strin-
ge allemiegambee bisbiglia:"Ohmiosanto!".Voltolo sguardoverso
la porta e vedo Siegfried,il più crudeledelle SS,che affannatocerca
Yaga,e ansimanella bramosiadi riportarselaindietro.Con le mani
appoggiatesui fianchi,senza berretto, senza camicia,il peno che
emerge dallacanottierabianca,è ancora più terrificanteche con la

85
giaccanera da SS.
"Portalocon noi,"lo supplica,"faròtutto quel che vuoi!".
Guardandocon più attenzionequesto punto precisodellabarac-
ca, ricordo che proprio qui le mani di Siegfried hanno ammazzato
ZanvilLubliner.E vedo quellemani sul posto di lavoroche uccidono
la quota minimadi un deportatoal giorno.
"Muoviti,infermiere!"comandaSiegfried.
"No!No!"grido dentro di me. "Non voglio andare. Non voglio
vedereil fantasmadei mieiincubinotturni.No!"

"Cos'èche si rifiutadi vedere, signor De-Nur?Cos'è che vede?Me lo


dica,signorDe-Nur,cosavede... vede... ?".

Io vedo la Voce.
LaVocedi Dio mi appare nell'oscuritàdellabaraccadel campodi
concentramento.LaVoceesclama:"Cosavedi,mio testimone?".
Io vedo la Voce.
Vedouna fiammatasplendentedi glorianelletenebre dellabarac-
ca. Sento di gravitare verso la luce mentre Siegfriedmi trascina.
Vengochiamato,e vedo laVoce,"Cosavedi,mio testimone?".
Vedola rivelazione.

"Midica,signorDe-Nur,cosavede... vede... ?".

Vedola PresenzaDivinain fiammenel buio dellabaracca,e la sua


luminositàmi acceca."Qualegrandesuggestione,questo blocco!".
Miprostro a terra, Siegfriedmi sollevacon uno strattone,la bion-
da comandantedelle SSintervienesupplicando:"Siigentile con lui,
Siegfried,sii gentile!".Siegfriedmi aiuta ad alzarmie garbatamente
mi prende per mano.
"Cosavedi,mio testimone?".
Vedo un alone luminosodi gloria,nei quartieridelle SS,la luce
splendenteche circondamiasorellanuda.

86
IL QUINTO CANCELLO

Vedol'azzurrodei suoi occhi, e un orrore apocalitticomi scaglia


a terra.
Vedola sua immaginein un cerchiodi fuocoe splendore,e vedo
le mani dell'infernoche me la strappano via, e sento il suo grido:
"Lasciatemi andare... è mio fratello".
È un gridoammantatodi terrore, rosso di fuoco,che mi sommer-
ge avanzando,e sgorgadai quattro angolidellaterra.
E poi, l'oscurità.
Le tenebre mi avvolgonoman mano che il suono confusodelle
parole del comandantedel campo mi si insinuanelle orecchiefino al
cervello,colandosempre più in profondità,facendosistradaal centro
del cranio e radicandosilì per sempre: "Siegfried,piantala!L'infer-
mieremi serve!È un ordine:Non azzardartia sparargli!".
Sono nella forestaricopertadi neve. Scendodall'alberodove mi
ero nascosto durante la Marcia della Morte, l'evacuazione di
Auschwitz.La voce di mia sorellarotea per le sfere celesti come un
tuono, e giravorticosamente:"È mio fratello!".
Alzolo sguardoallavoce in cielo e vedo mia sorellanel bagliore
dell'alba,la testa incoronata da un'aureola. Un cerchio di angeli le
cantanointorno,fanciulleebree morte di propriamano per non esse-
re consegnateallaGestapo.Cantano:"Benvenuta,sorella"e la canzo-
ne ha i coloridell'arcobaleno.I colorimi inondanoil palato,li bevo,
mi colanoin bocca,li inghiotto.Canzonid'angelo,con un saporecro-
matico.Fiumidi luce si riversanonei mieiocchi,e io sollevolo sguar-
do allavoltaceleste e sento il coro divino:"Benvenuta,sorella!".Lo
splendore della gloria le avvolge,cerchio dopo cerchio, senza fine:
"Benvenuta,sorella!".
Mamiasorellaè una santainfelice.
Io le grido: "Danni! Ti ho dato la mia parolache ti avreiportato
allaterra promessa".
E miasorellaè una santainfelice.
Scorgola scrittaFe/dHure (2) impressatra i seni di mia sorella.E
(2) FeldHure "prostituta del campo".

87
SHIVITI

mi vedo immediatamentediviso in due. Vedo come abbandono il


corpo, e come mi separo in due esseri:sto in piedi a fissareil corpo
che giacea terra come morto.
"Siegfried,basta!".
Alloranon riuscivoa sentire l'ordine del comandantedel campo.
Ero privodi sensi.Maora che ho abbandonatoil corpo, riescoanche
a vedere come Siegfriedmi sta trascinandoper i piedi per riportarmi
alla baracca:sono la scorta di me stesso, e seguo la mia testa che
sbatte e sobbalza. E vedo Siegfriedche mi sputa in faccia perché
costrettoa trasportareun ebreo anzichéammazzarlo.
Guardo fisso il mio corpo mentre viene trascinato per i piedi
verso la baraccae vedo la chiavedei mieiincubi.È nascostadietro il
tatuaggio tra i seni di mia sorella. Questa volta non cado svenuto,
perché il mio essere è divisoin due. Così come passatoe presente
formano in realtà una singolaunità di tempo moltiplicataper due,
l'io di allora e l'io di adesso sono un'unica identità divisa in due.
Osservoquellamiaidentitàsenzavita,e guardol'altromio essere che
la osserva.E vedola chiavedellosdoppiamento.
Si trova dietro al sipariocalatocon quello svenimento:il segreto
delladivisione,ora decifrato.
Vedoun immensosipariodi fuoco e cenere che si alzadi scatto.
E dietro ad esso, tra le tenebre, viene sollevatoun secondo sipario,
rosso fiammante.E subito dopo, si alza il terzo, dove cola sangue
color turchesein mezzoa fiammateazzurre.
Miamadre. La vedo nuda, che marciain fila,una di Loro,il viso
rivoltoversole camerea gas. "Mamma!Mamma!".

"Cosavede, signorDe-Nur?Cosavede?".

Una voce scende tuonando dall'altodei cielidi Auschwitz.L'eco


di ogni parolascanditaè un martelloche mi si abbattesui timpani.
È miamadre,nuda. Staandandoa morirenellecamerea gas.
Le corro dietro. Grido:"Mamma!Mamma!".
i
'
•:

88
j
IL QUINTO CANCELLO

Io,che non sto in quellafila,le corrodietro:"Mamma,ascoltami!".


Miamadre,nuda.Sta per morirenellecamerea gas.
Contemploil teschiodi mia madree al suo interno vedo me. E
parto all'inseguimento di me stessodentro al teschiodi miamadre.
E miamadreè nuda.Staper morire.
Sto soffocando.Sono alle docce di Auschwitz.Daglierogatori,
allora,uscivaacqua.Ora esce gas. Il respiromi mancasempredi più.
Il fantasmadei miei incubiè qui, e mi guarda in faccia.Lo vedo. Il
segreto dei miei terribilisogni notturni. Muoiosoffocatodentro al
craniodi miamadre,in una cameraa gas.
Miamadre, la più bella madre del mondo, muore soffocando
attraversoi miei organirespiratori,e io sono nella cameraa gas di
Auschwitz.
Rannicchiatodentro al teschio di mia madre, vengo sballottato
fin dentro le faucidel forno.Brucio,e vengotrasformatoin cenere e
passo attraversoi condottidel crematorio.Raggiungoil cuore della
micidialefabbricadi Auschwitze, attraversola sua ciminiera;mi alzo
in cielo.
Ancorain piedi pressoil blocco14, guardo il fumo che esce dai
camini,e in mezzo a quel fumo mi aspetto di vedere la mamma,
Danni,mio padre,perchéli avevovistidentro al craniodi mia madre
mentreleisi dirigevaallecamerea gas. E all'improvviso ...
È me che vedo, mentre mi sollevodallaciminieradi Auschwitz,
alla mia destra Shamhazai,alla mia sinistraAzael,che spieganoun
maestosotendaggiosopra la mia resta.Unavoltaaperto, esso forma
un immensofungoche arde sullo sfondo del cielo.I demoni,suo-
nando le trombe, annunciano ai quattro angoli della terra il mio
nuovonome:Nucleo.
Tremoin un vorticedi sgomentoe di panico.Non sono dunque
bruciatodentro al teschiodi miamadre,e con me la miainterafami-
glia,nei fornidi Auschwitz? Nonsto salendoallasettimasfera?Ho già
raggiuntomia madreche sta innanzial trono d'onore di Dio.Lesue
gridasquarcianoil cielo.

89
SHIVITI

"Guardaqua, Dio! Guarda!".SpingeavantiDaniella,diciassette


anni, e strappandola veste mostra il tatuaggiosul petto della figlia.
"Guardaqua, Dio!Guardala tua FeldHure"
Ed Egliguarda.Diovede.
Ora la mammaspinge avantiMoni,undici anni. "Guardaanche
questo, Dio!Guardail tuo Piepel,il giocattolosessualedi Auschwitz".
E le gridadi mia madre laceranol'aria:"Nonscapparevia da me,
Dio! Guardami.Mi hanno consegnataa te nuda, senza capelli,coi
mieifigliche piangendogridavano:'Mamma!'.Haisentitoi singhiozzi
del mio piccolo,il Piepel?Hai ascoltatoil pianto di mia figlia,la Feld
Hure? Io sono la madre di queste creature straziatedalle lacrime.E
tu, Dio,chi sei?".
Ed Eglìguarda.Diovede...
me.
Vedecome sto seduto sul trono sotto il fungo fiammeggiantea
osservareme stesso in piedi presso il blocco 14, lo scheletrodi un
musulmanoad Auschwitz,che aspettadi scorgerela propriafamiglia
nel fumo del caminoe invecevede se stesso: Nucleo.Io sono il Dia-
volo.
Omio Dio!

"Cosavede, signor De-Nur?Midescrivacosa vede di tanto terribile".

È me stesso che vedo. La mia faccia.Stretto dentro al cranio di


mia madre sono stato bruciato e lì, insieme al resto della famiglia,
sono stato foraggioper Auschwitz.
Io, lo stessoche è stato bruciato,sono ancheNucleo?
O mio Dio,chi è questo io che sta laggiùin piedipresso il blocco
14,e chi è l'io lassùin alto che governadentro un fungodi fiamme?
Quand'èche sono l'uno, quand'è che sono l'altro?Quandosei il Dio
creatore,e quandoil Diodistruttore?
Sono là in basso,sotto i cielidi Auschwitz.Gliocchi sono rivolti
in alto all'ioche sta tra Shamazaie Azael.Spingole maniversoquel-

90
IL QUINTO CANCELLO

l'io che sta sopra di me e sento la miavocepiangereamaramente,in


un lamentosenzafine:"Sonostate queste mani,le mie mani,a creare
Nucleo?".
"Sonoun essere umano!"grido all'SSresponsabiledell'autori-
messa."Nonuno spiritomaligno!Non un demonio!Sono un essere
umanoe vogliovivere.Sonoun essereumano".
"Ecomesei entratoin questogarage?"lui chiede.
"Nell'autocarro,quello diretto al crematorio.Ero nascosto nel
contenitoredel carbone.Poi sono uscito fuori e mi sono ritrovato
chiusonell'autorimessa".
"Fermati,Siegfried!" sento il comandantedel campoche gli ordi-
na di non spararmi.
"Ein braver Kerl!" e l'SSrimettela pistolanel fodero.
Trascinoi piedi nudi nella foresta ricoperta di neve. So che le
mie ore sono contate. Sono scappato nel bosco, sfuggendo alla
Marciadella Morte,mentre Lorovenivanoammazzati.Ora, per tor-
nare insiemea Loro,mi avvicinostrisciandoalla montagna'di quei
corpibeffatidallamorte. Per due anni, misuraticoi giornidel piane-
ta Terra, Lorosono passatiattraversodi me, lasciandomiindietro.
Giurando di essere la Loro voce, sono sopravvissuto.Ma ora mi
arrendo e raggiungo la pila dei morti un essere umano, che
muore.
Mariunendole ultimeforze,alzo gli occhi al cieloe resto senza
fiato:
"E.O'M.A.! E.D'M.A.!".
L'interapiladi scheletriabbandonatiallamorte esplodein un'u-
nicafiammache si trasformain un carrodi fuoco.Io, un musulmano,
uno scheletroa cui spuntanole ali, una salamandrafiammante,una
fenicerisortadalleproprieceneri,come un missiledestinatoallepiù
alte sfere,vengo proiettatodallarampa di lanciodi queglischeletri
dentro la tempestadel miogridodi passione...

E rientronel miocorpo.

91
SI COMPRERANNO CAMPI PAGANDONE IL PREZZO
E REDIGENDO L'ATTO DI ACQUISTO,
SIGILLANDOLO E CONVOCANDO I TESTIMONI.
Geremia 32, 44

CONCLUSIONE
quasi una introduzione

Ero come un alberoche, colpitoda un fulmine,vieneconsumato


dallefiamme.
Nike era preoccupatadelle mie condizioni."Abbiamotrascorso
quasiun anno intero a Leida,"obiettava,"e ora improvvisamente, nel
bel mezzodel trattamento,decididi scappare?Il prof. Bastiaaflsoggi
mi ha ripetuto in termini inequivocabili:'Signora,lei era presente
all'ultimaseduta di suo marito,e ha visto lei stessain che stato lui si
trovi.Suomaritoha bisognodi almenoaltredue sedute"'.
Non trovavole paroleper esprimermi.Sapevosolo questo: il pro-
fessoreavevaadempiutoal compitoche gli era stato da me richiesto.
Ora che mi ero finalmenteliberato della motivazioneche mi aveva
spintoa Leida,non sareimaidiscesonuovamenteagliinferi.Daora in
poi solo il doveredi sopravvivenzaavrebbefatto da testimoneal pro-
cesso di Dio contro Satana,quel processoche ha luogo nel cuore di
ogni uomo.

Sonoin Israele.Acasa.
Per la primavolta in trent'anni vado a letto rilassato.Una strana
sensazione,quasiirreale;abnormenellasua normalità.
Mitrovodall'altraparte dei cancellidellapercezionee sono consa-
pevoleche dentro di me tutto sta ribollendo.È il momentodellarìela-

93
SHIVITI

borazione.Vieneriesaminatotutto da ognipunto di vista.Possoaccet-


tare il travagliodelle mie metamorfosicon maggioretemperanzaora
che non sono più preda degliartiglidellospettro notturno.
Mapoi arrivanole ore diurne.Il fantasmadellanotte mi ha abban-
donatosolo per lasciareposto a quellodel giorno?
Primadi Leidaero un uomo sdoppiato,abitatoda un mostrointer-
no che esplodevaassalendomisotto la coltrenotturna.Dopo Leida,lo
spettro che mi si presentaallaluce del giornoè un incubouniversale,
direi perfinocosmico.È stato quando ho decisodi smettere il tratta-
mento che mi sono reso conto di quelloche si esigevada me adesso.
Le coordinateerano chiare,sapevoa cosa miravano,ed è per questo
che ero fuggitoda Leida,per tornare a me stesso, dove tutti i punti
convergono.
E io sono un albero colpito da un fulmine,e mi consumo nelle
fiamme.

La mia linfasi è essiccata.Leintrospezionisull'esperienzadi Leida


sono talmentepotenti e creano una visioneglobalecosì spaventosa,
che la miamanosi paralizzaquandocercodi prenderela penna.Sono
intrappolatodal mostro.Tutto il mondo è chiusoin trappola,e brucia
nellamia bocca.
Cosìaffrontoi giornie le notti, i mesi e gli anni. Comeil profeta
Giona,figliodi Amitai,fuggoda me stesso,e a me stessovengoripor-
tato.
Tanto tempo fa ero un cercatore di solitudine, e prendevo le
distanze da ogni contatto umano e dalle sue interferenze,così da
poter rimaneresolocon Auschwitz.MaoggiAuschwitzsì è fattastrada
pesantementefinoallaporta di casadi ognunodi noi. Ovunqueci sia
umanità,là c'è Auschwitz.Nonè stato Satanaa creareNucleo,ma tu e
io.
Siamostatinoi.
Lo spettro non è più la visitadi una notte: si alza nella luce dei

94
CONCLUSIONE

miei giorni,una visionetanto terrificanteda rendere impossibileogni


descrizionee inabileuna mano che volesseraggiungerela penna. E io
sono paralizzato.Lamano destra ha perso ogni sua capacità.
Lavoroin un giardinodi aranci.Trovomomentidi sollievoquando
i mieiinnestiattecchiscono,come il liquidoseminalefertilizzail grem-
bo. Il vecchioalberotroveràvitain questi suoi nuovigermogli.Inoltre
mi mantengo occupato con tutta una serie di progetti letterariper i
quali non avevoavuto tempo in passato,e trovo piacere nella facilità
con cui la penna scivolasullacarta.Scrivoanche su un argomentoche
chiamano'Olocausto'.Manell'attimoin cui guardo dentro me stesso
e mi concentrosu ciò che scorre nelle mie vene giorno e notte, notte
e giorno, rimangointrappolatoin una matassadi filo che rotola, un
gomitolocolorato in perpetuo movimentoche girandoentra nel mio
campovisivoe mi fissanegliocchiper poi allontanarsidi nuovo,in un
continuoandaree venire,senzamai fermarsi.A volte i coloridel filato
si separanoimprovvisamente e il gomitolosi trasformain globo,come
il mappamondoin una lezione di geografia,e se ne va eter:namente
rotolandonell'Inconoscibile.

Da Esalen(1) Nikemi manda lunghe lettere provocatoriecon l'in-


vito a raggiungerlain California.Crede nel potere speciale di certi
posti e dice di avernescovatialcuniche stanno lì ad aspettarmi,invio-
lati dai giornidellacreazione.
"Haimai sentito parlaredi Yosemite,la forestaverginedei misteri,
creatadal tocco divino?"scriveNike."È li che aspetta di fornirtiispira-
zione,di fartiriposarein una tenda tutta per te, se soltantotu le dessi
una possibilità".
Quando mai Nikecapiràche il suo uomo non è uno scrittore,e
comunquenon uno scrittorein cerca di ispirazione?Assomiglio,piut-
tosto, a quell'animaleottuso bloccatonella tana, che porta in grembo
un feto che scalpitaper uscire dallasua reclusione,ma trova l'uscita
sbarrata.Nonc'è nessun aiuto in vistae la femminasi acquattain soli-
(1) Vedi nota 1 dell'introduzione.

95
SHIVITI

tudine, senza emettere suono. Solo gli occhi ne tradisconola soffe-


renza.
Non posso fare a meno di pensare che forse non avreidovuto pro-
vocare il destino cercando di riscriverela storia della mia vita. Forse
non avrei mai dovuto intraprendere quel viaggioa En-Dor(2), non
avrei mai dovuto far uso dell'LSDper evocarequel segreto che una
Mano, senza svelare i propri disegni, aveva avuto cura di tenermi
nascosto.

O Signore
Dammioggila parolasilenziosa,come
quella
pronunciatadai Loroocchi lungola strada
del crematorio

Dicevosempre:Auschwitzè un pianeta a sé. Non c'è fondamento


logico,non c'è descrizionepossibile.Auschwitzè olocausto,e l'olo-
causto è il cosmo intero. Auschwitznon ha diritto di visitanelle ore
diurne, quando la gente è sveglia,consapevole.Auschwitzè il visitato-
re della notte che viene dall'inferno:è il negativodell'uomocreato a
immaginedi Dio.
Come re Saulsulla strada per En-Dor,mi ero recato in viaggioa
Leida,con la pretesadi essere liberatodall'Auschwitz dellanotte.
O mio Dio, dove dovrò rivolgermiora per essere liberato dalla
!]llVQl~~aJormadi fungo delJ'Auschwitz diurna, la terrificantevisione
che trattienela mia manodal trascrivereanche la più piccolaparola? I
suoi tizzoniardentiserranole mie labbra.
Quando mi assale l'impotenzapiù assoluta,vado al cassetto,tiro
fuoriuno dei nastridi Leidae accendoil registratore.Non mi sorpren-
de più il fatto che né il prof. Bastiaansné il prof. Dijkhausfosseroriu-

(2) Samuele I 28. Il testo fa riferimento al racconto biblico in cui Saul, dopo
aver inutilmente consultato il Signore, si pone alla ricerca di una donna di
En-Dor evocatrice di spiriti.

96
scitia capirequeste registrazioni.Leparolesul nastromi esplodevano
fuoricomecoppiecifratela cui decodificazione richiedevauna chiave:
AuschwitzSdoppiamento?
Dio- Satana?
Altropianeta Uomo?
Interrogativisu interrogativi.E le risposte?Niente.
Se soltantoriuscissia mettere sullacarta qualcheriga riguardola
visionedi Leida,forsepotreiallentarela tensione.
Spengoil registratore,lo ripongonel cassettoe sprofondointonti-
to nellapoltronavicinoallascrivania.E contemploil luogosfuggente,
segreto,incomprensibile,la meta finaledel gomitolodi filo che eter-
namenterotola.Sonole mie viscereche lo osservanoe ne seguonoil
movimento.A tratti un oggetto del mio scrittoio emerge dal luogo
dellavisionee mi riportaallarealtà,a volteuna pipa,a volteun calen-
dario,un portapenne,o la fotografiain cornicedi Nike.
Questavolta è stato il calendarioe, mentre mi riporta alla realtà,
mi cade l'occhiosullecifreche indicanoil giorno:2 luglio,1986.Vedo
la data, vedo il tempo, vedo il passaredeglianni. E improvvisamente
mi rendo conto: luglio1976!Sono passatidiecianni, diecianni interi
da Leida, dal prof.Bastiaans... mi si annebbiala mente al solo pensie-
ro del professore.Oh, se solo potessiscriverequalcherigasullavisio-
ne di Leida...
In genere, per reagire a questi stati di appannamentomentale,
stendo una coperta sul pavimentoed eseguo una serie di esercizi
yoga.Mentresistemoil bordodellacopertae mi predispongoad assu-
mere una posizione eretta, mi cade lo sguardo sulla scrivania,la
penna, il foglio.E così,in piedi in posizioneyoga,senza pensarciun
attimo,per la primavoltala miamanoraggiungela penna,e auromati·
camentescrive:"Trattamentodel sig.De-Nurcon LSD,repartodi psi-
chiatria,Universitàstataledi Leida".
Non mi sono neppure accortodi essermiseduto allascrivania,di
avercontinuatoa scriveresenzasosta,di avervistoil giornodiventare
notte. Non mi sono reso conto di aver accesola lampadasulloscrit-

97
SHIVITI

toio. Il giorno,poi la notte, un unico lungo ininterrottorespiro.Avrò


fatto probabilmente tutta una serie di altre cose, come mangiare,
bere, usareil bagno.Madi questo non ricordonulla.
Avevoscritto Salamandrain due settimanee mezzoesatte. Era
stata la mia prima testimonianza,scrittaquand'eroancorauno schele-
tro avvoltonel sudariorigatodi Auschwitz,in gara con la morte in un
ospedaleitaliano.
Osservol'ultimarigaappariresul foglio.Rimangopietrificato.Con-
templola fotografiadi Nikesulla scrivania.Misento perso. Non vedo
nulladi reale.Mialzodallasedia.
La coperta da yogaè ancora lì sul pavimento,dove l'avevoaperta
esattamente due settimane e mezzo fa. Mi dirigo verso il telefono.
Faccioil numero dell'universitàdi Nikea Berkeley.Non ho la più pal-
lida idea di che ora sia da loro, né di che ora sia qui. La sua voce è
all'altrocapodellalineae io le grido:"Èaccaduto,Nike... Èaccaduto".
Male parolesi strozzano.
Sullelacrimedel dubbio.

98
POSTSCRITTO

Con straordinariotalento,lo scrittoreisraelianoKa-Tzetnik135633


(YehielDe-Nur)ci offre in Shiviti la potente descrizione,a livellosia
conscio che inconscio,della mente di un uomo che ad Auschwitzè
scampatodi un soffioallamorte. Maiprimad'ora una vittimadellasin-
drome da campo di concentramento, sottoposta all'intenso tratta-
mento qui descritto, era riuscitaa ricrearequesta esperienzaper gli
altri.
YehielDe-Nurnon volevaessere sottoposto a questa cura, di cui
avevasempre avuto un gran timore. Come molti altri suoi compagni
di patologia,era convinto che ogni trattamento non potesse essere
altro che un cattivo trattamento. È stato solo grazie alle insistenze
dellacompagnadellasua vita,EliyahNikeDe-Nur,che il sig.De-Nurè
venuto in Olanda,dove io lavorocome specialistanel trattamentodi
vittimedi violenza.
Ai mieipazientichiariscosubito che la cura che propongosignifica
riviverel'inferno dei traumi da loro subiti decenni prima, con una
soladifferenza:questavoltaall'infernonon andrannosoli.Se assecon-
deranno il processo,avrannola possibilitàdi liberarsidalla prigionia
della memoria.Ma questo processo di resa totale nei confronti del
trattamentoe di abbandonodel controllodelleproprie funzioniè par-
ticolarmentedifficile,e si ottiene solo se il paziente ha fiduciatanto
nella terapia quanto nel terapeuta.Tra alti e bassi,YehielDe-Nuralla
fine è riuscito a varcare i cancelli di Auschwitze a trovare la sua
libertà.
Con parole perfettee insostituibili,Ka-Tzetnik135633ha descritto
la sua esistenzaall'inferno,quella micidialevicinanzacon Satana,ma ·
anche con Dio. Nel libro l'autore non riporta sistematicamentetutte
le conversazioniregistratesui nastri,ma con grande abilitàne fa con-
vergerel'essenzain parolee immagini,e il tutto in modo così efficace
ed espressivoche il lettore non può fare a meno di percepireesatta-
mente ciò che questo essere umano ha patito in queglianni di morte.

99
SHIVITI

Primadi alloranon era mai riuscitoa confrontarsicon quell'esperien-


za a tali livelli,ma con l'aiuto del trattamento ce l'ha fatta. E quale
commozionenel momentoin cui, dopo dieci anni, avendocompleta-
to la cura con la stesura di questo libro, ha telefonatoalla mogliea
due oceanidi distanzagridando:"Èaccaduto,Nike... È accaduto".
Finito il trattamento di Leida,non ci siamo sentiti per alcuni
anni. In quel periodo la sua vena creativasi era rinvigoritae nel 1987
avevaterminatol'originaleebraicodi Shiviti;inizialmenteera riluttan-
te a pubblicareil manoscrittoe avevapersinopensatodi bruciarlo.Ma
appenauscito,il libroha subitoattiratol'attenzionegenerale.
Con la grande ammirazioneche provo per i De-Nur,vorreisottoli-
neare la straordinariacapacitàcon cui sono riuscitia coglierel'essen-
za di un procedimento terapeutico tanto complesso. Così facendo
hanno reso possibilea qualsiasilettore - perché noi tutti siamo in
qualchemodo vittimedi una guerra - di essere più consapevoledella
propriaesistenza,in ognisua dimensionee nellasua intimaessenza.
Per questo grande impegno che ha voluto assolvere,ringrazio
YehielDe-Nurcon tutto il cuore.

Prof.Jan C. Bastiaans
Oegstgeest,Olanda
1989

100
INDICE

PREFAZIONE di Rabbi Don Singer ........................ 5

INTRODUZIONE ............................................. 11

IL PRIMO CANCELLO .................................... 17


IL SECONDO CANCELLO ................................. 37
IL TERZO CANCELLO ................................. 57
IL QUARTO CANCELL0 ................................. 71
IL QUINTO CANCELL0 ............................. : .... 81

CONCLUSIONE quasi una introduzione .................. 93

POSTSCRITTO del prof. Bastiaans........................... 99


Sensibilialle Foglie
RISORSE VITALI
O.Francesco De Raho: Tarantolismo
1. Georges Lapassade: Transe e dissociazione
2. Pierre Janet: Disaggregazione, spiritismo, doppie personalità
3. Marco Margnelli: L'estasi
4. Georges Lapassade: Stati modificati e transe
5. J.Moreau (de Tours): L'hachisch
6. Gloria Mattìoni: La tribù dei mangiatori di sogni
7. Astrid Fontaine, Caroline Fontana: Raver

SCRIZIONI IR-RITATE
1. Primo Vanni: Mi viense allora uno sperimento
2. Giovanna Del Giudice: li manoscritto di Augusta F.
3. Lia Traverso: D'ogni dove chiusi si sta male
''
PROGETTO MEMORIA
1. Progetto memoria: La mappa perduta (11ed.)
2. Progetto memoria: Sguardi ritrovati
3. Progetto memoria: Le parole scritte

OSPITI
1. Ivano Fabbrini: I gerani di Trani
2. Luigi Di Liegro: Immigrazione. Un punto di vista

NODI
1. Elena Rancati: La Bosnia dentro
2. Marcella Delle Donne: La strada dell'oblio
3. Maurizio Rota: Fuori posto
4. Luigi Ferrone, Kosta Barjaba, Georges Lapassade: Naufragi albanesi
5. Assunta Signorelli (a cura di): Fatevi regine
6. Cristina Giudici: li profeta della strada
7. "Alessandra": Piccolo progetto. La mia vita raccontata a Francesca

COLLANA VERDE
1. Renato Curcio, Nicola Valentino, Stefano Petrelli: Nel Bosco di Bistorco (V ed.)
2. Renato Curdo: Shish Mahal (esaurito)
3. Hassan Itab: La tana della iena (esaurito)
4. Nunzia Coppedè: Al di là dei girasoli (li ed. esaurita)
5. Pierre Guicheney: La storia di Bila! (esaurìto)
6. AAVV.: Romane Krle. Voci zingare (II ed.)
7. Giorgio Antonucci: Critica al giudizio psichiatrico (III ed. esaurita)
8. Renato çurcio: La soglia (III ed.)
9. Simona Ferraresi: Come il cielo (III ed.)
10. Georges Lapassade: Stati modificati e transe (III ed. in collana Risorse vitali)
1L Fernanda Farias de Albuquerque, Maurizio Jannelli: Princesa (Il ed.)
12. Antonella Chitò: Angeli sulla strada (II ed.)
13. Roberto Cestari: L'inganno psichiatrico (III ed.)
14. Giorgio Di Lecce: La danza della piccola taranta
15. Maria Rosaria Capozzi: La bimba
16. Nicola Valentino: Ergastolo
17. Renato Curdo: Metrò
18. Susanna Polloni:·Strade acide
19. Stefania Paolucct:-{Jno scheletro d'immaginaria bellezza
20. Luigi Piangerelli, Stefano Ventura: Terzo cielo
21. J. Calandrino, L. Dolci, A. Lima, A. Palladino: Evelina e Marcelino
22. Oscar Simonetti: Fra le righe della terra

COLLANA AZZURRA
1. Stefano Grastollo: Fiore nero (II ed.)
2. Nunzia Coppedè: Al di là dei girasoli (II ed.)
3. AA.VV: Stelle filanti (II ed.)
4. Thea Laitef: Lontano da Baghdad (II ed.)
5. Francesco Fiaccabrino: Infected-DNR (li ed.)
6. Giorgio Antonucci: Contrappunti
7. Laurence Deonna: Mio figlio vale più del petrolio
8. Paul Rougeau: Mi uccideranno in maggio (III ed.)
9. Paola Presciuttini: Occhi di grano (II ed.)
10. Edda Scozza (a cura di): Voci indiane del Nord America (III ed.)
11. James Weddell, Gloria Mattioni: Guerriero Dakota (III ed.)
12. Colleen Shirley Perry: Mum Shirl
13. Merima Hamulic Trbojevic: Sarajevo oltre lo specchio (II ed.)
14. Amel Bachiri: Mon Algérie déchirée (Mia Algeria lacerata)

FUORI COLLANA
Maria Antonietta Saracino (a cura di): Altri lati del mondo
Giuseppe C'.,ertomà:Il servizio sociale penitenziario tr-ainvoluzione e progettualità
I• Edizione chiusa in stampa: Settembre 1997
Editing: Cooperativa Sensibili alle Foglie
Impaginazione grafica: Marco Dell'Omo

Stampa: Tipografia Colitti A. S.n.c. Via G. Libetta, 15/a (Rm)


Con questo primo testo ci auguriamodi
dare vita a una pircola serie dì titoli che
uscirannoa cadem.aannualenella collana
Ospiti di Sensibilialle foglie:un luogo di
incontrodi storieed espenenzedi ~ita
sute con angolazionidiversee non neces-
sariamenteomogenee.
Il nostro contributo nasce dal lavoroche
va maturandointorno all'attivitàdell'asso-
ciazionela Retedi Indrae i libriche viavia
pubblicheremosaranno in primo luogo
degli aiuti, dei mezzi utili,all'impegnodi.
chi ha sceltodi portare testimonianzaalla
, ita nella sua intereZ7.a,senza scartare
nulla. Il processo della guarigioneha le
sue radiciproprio nellarapacità di riuscire
a riconosceree at:rnJ<:bere il sentiero dì
sofferenzasu cui d troviamo,guan.ian,to
sempre più a fondo in direzionedel sens<
di unità con tutte le cose.
Il rm imn titolo sarà: Chi è che muore
(titolo provvisorio)di S. Levine, un libro
nato dopo una lunga~~ric.·rv..1 dell'auto-
re al fiancodei malatiterminali.
Con gratitudine per tutte le con]i7foni
che hanno reso pos.,ibilcavviare4ue. ·
iniziativa.
RobertoMander

A-;sodazionela Retedi Indra:


VialeGorizia25/c 00198Roma.
E-mail:indra0,alfanet.it
Questo libro è la testimonianz.aautentica di un uomo che ha bussato alle
porte dell'infernoper scoprireil significatodi ciò che avevavissuto moltianni
prima,nel campo di sterminiodi Auschwitz.Appenafinitala seconda guerra
mondiale,ricoveratoin un ospedale da campo, avevascritto il resoconto di
queglianni, ancora"avvoltonel sudariodi Auschwitz".Non pensavadi soprav-
vivere.In una corsa contro il tempo a~evascritto il libroSàJamandra,quasi
in uno stato di transe,finendoloesattamente in due senimane e mezzo. Ma
non era riuscitoa firmareil manoscrittocol suo nome. Scelse,come autore del
libro,il nome comune a tutti i detenuti, Ka:-Tzetnikn . ... , seguito dal numero
cheì nazistigli avevanotatuato sul braccio:135633 .
In Olandail 1_ir1 ,f. Jan Bastiaans,specializzatonel trattamentodelle vittimedei
campinazisti,avevascoperto la sindromeda campo di concentramento,da lui
così definì~. che consistevanella forma estrema di una sintomatologiapost-
traumaticanota finpallaprimaguerra mondiale.Neglianni '6( ' in Europae ih
America;l'LSDavevaraggiunto un alto gq1dodi apprezzarne.mo da P-artedi
psicologie psichiatridi spiccò. Il prof.Bastiaansav.··.a subito intuito il \;1,1 L'
~erapeutico<liquesta drogache acuivala coscienzapermettendoal p:i111:n{._
in presenza del terapeuta, di rh 1ere gli eventi che erano alla fonte del trau-
ma.
l c"1..1 11;t di questo libro di testimonianzaè la pn ,1111 , presa di cosctènzadi
Ka-Tzetnik/DeNur, Ci sono volute le ~·,11vnL11rt· e le visioniemerse all'istitu-
to di cura olandese più dieci anni di riflessionie di elaborazione111.~~,m.,lt·,
per riuscire a scrivereSbiviti;ed è stato scritta.con.la stessa totale dedizione
e concentrazionecon cui De \ ur a, ..:va S(ritto il suo pnmolibro di testimer
nianza.

dalla prefazi<me:.
di RabbiDon \mger

ISBN 88-86323-97-2

L. 20.000