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protagonisti

preistoria in italia

Tutti gli uomini


della preistoria
d’italia

I centocinquant’anni dell’archeologia preistorica italiana sono il


tema centrale del convegno organizzato dall’Istituto Italiano di
Preistoria e Protostoria nel prossimo mese di novembre a Roma

testi di Anna Maria Bietti Sestieri, In tale occasione oltre 250 studiosi In alto: Bologna, 1871. I partecipanti
Michele Cupitò, Raffaele Carlo de provenienti da Università, Soprin- al V Congresso Internazionale
Marinis, Andrea De Pascale, Anna De tendenze e Musei, ripercorreranno di Antropologia e Archeologia
Santis, Patrizia Fortini, Alessandro le diverse tappe degli studi, dai Preistoriche.
Guidi, Giovanni Leonardi, Marco pionieri ai fondatori della palet- Nella pagina accanto: Balzi Rossi di
Ventimiglia (Liguria), Barma Grande.
Pacciarelli, Fabio Parenti, Massimo nologia italiana negli anni Sessanta La triplice sepoltura del Paleolitico
Tarantini; con un’intervista di Stefano e Settanta del XIX secolo, dagli Superiore, con un soggetto maschile
Mammini a Luigi La Rocca sviluppi nell’età del Positivismo e due adolescenti. Ventimiglia, Museo
all’accentramento e organizzazio-

I
Preistorico dei Balzi Rossi.
n occasione dei 150 anni ne degli studi e delle ricerche da
dell’Unità d’Italia, la 46ª Riu- parte di Luigi Pigorini, dalla rea-
nione Scientifica dell’Istituto zione idealistica alla crisi degli stu- flussi esercitati dalle grandi scuole
Italiano di Preistoria e Protostoria di nella prima metà del XX secolo di pensiero europee e nordameri-
(IIPP), convegno internazionale che alla ripresa degli studi nel secondo cane sugli studiosi italiani, l’evol-
si svolgerà dal 23 al 26 novembre a dopoguerra e all’inserimento della versi della tutela dei beni arche-
Roma presso il Museo Nazionale ricerca italiana nel contesto euro- ologici preistorici alla luce delle
Preistorico Etnografico «Luigi Pi- peo e internazionale. diverse leggi sui Beni Culturali e
gorini», sarà dedicata a 150 anni di Al centro dell’attenzione saranno delle vicende delle Soprintenden-
Preistoria e Protostoria in Italia. anche singole personalità, gli in- ze Archeologiche.

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preistoria in italia

Gli scavi della terramara (abitato casione per rivisitare criticamente strati antropici di terreno, si ap-
dell’età del Bronzo) di Castellazzo di il percorso degli studi di questa di- prese a distinguere sulla base dei
Fontanellato (Parma) condotti da Luigi sciplina. Dall’alto dell’osservatorio manufatti le tecniche e le cultu-
Pigorini tra il 1888 e il 1896. Secondo della storia sarà possibile cogliere re antiche, e molto altro ancora.
lo studioso emiliano, la fondazione aspetti positivi e aspetti negativi Nacque cosí una nuova disciplina
di Roma sarebbe stata l’esito della
destinati a condizionare anche la scientifica, l’archeologia preistori-
migrazione verso sud di genti che
occupavano simili insediamenti.
situazione attuale. ca e protostorica.
In queste pagine desideriamo con- Ricostruire la storia di questa di-
dividere, in estrema sintesi, con i sciplina dalla metà dell’Ottocento
Oggi, tra continui tagli ai finanzia- lettori di «Archeo», la lunga storia fino a oggi non è un’operazione
menti e pseudo-riforme universi- degli studi di preistoria e protosto- di carattere meramente erudito
tarie sembra aperta la strada di un ria in Italia. o di semplice curiosità. L’attuale
declino inesorabile. A maggior ra- R. C. de M. configurazione di qualsiasi disci-
gione nei momenti di crisi è neces- plina è, infatti, il prodotto della sua
sario rinforzare la coscienza storica. La nascita di una disciplina stessa storia e la sua conoscenza
In Italia manca una politica della La «scoperta» della preistoria è permette di sviluppare un senso
ricerca scientifica, il confronto con una delle grandi imprese intel- critico rispetto agli strumenti e ai
i Paesi economicamente sviluppati lettuali dell’Ottocento, quando concetti oggi adoperati nella pra-
è avvilente, gli ultimi anni segnano si comprese che la storia dell’uo- tica scientifica.
poi una drammatica accelerazione mo era infinitamente piú lunga M.T.
della crisi. Il numero dei ricercatori di quanto testimoniato dalle fonti
italiani in rapporto alla popolazione storiche. Per studiare quel tempo L’età dei pionieri
è inferiore a quello di tutti i prin- senza fonti scritte fu necessario Nonostante alcune significative ri-
cipali Paesi, compresa la Spagna. La mettere a punto nuovi strumen- cerche svoltesi in varie parti dell’Ita-
ricorrenza del 150° dell’Unità na- ti di indagine storica. Si imparò lia centrale, l’impulso decisivo alla
zionale può quindi costituire l’oc- allora a leggere la sequenza degli nascita della ricerca preistorica ven-

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ne da alcuni geologi, naturalisti e
ingegneri del Nord, membri della
nascente borghesia imprenditoriale,
come Giuseppe Scarabelli, il quale,
nel 1850, pubblicava la prima me-
moria sugli «strumenti in pietra»
dell’Imolese o il bolognese Giovan-
ni Gozzadini che negli stessi anni
identificava e scavava le tombe della
prima età del Ferro.
Nel 1860 Bartolomeo Gastaldi
scopriva, a Mercurago, un abitato
sommerso con resti di strutture su
pali e ceramiche preistoriche; poco
tempo dopo il naturalista emiliano
Pellegrino Strobel e il suo giovane
assistente, Luigi Pigorini (a cui negli
anni successivi si sarebbe aggiun-
to il sacerdote reggiano Gaetano
Qui sopra: tavola con i bronzi, dalle
Chierici), che avevano identificato La ricerca preistorica fu caratteriz-
palafitte del Garda, dell’Atlante
nella Pianura Padana le cosiddette zata, fin dagli inizi, dalla contrappo- Inedito redatto da Stefano De Stefani,
«terramare», abitati arginati dell’età sizione tra la tradizione di studi na- nel 1881.
del Bronzo, visitavano lo scavo di turalistici e quelli archeologici. Fu In alto: prospetto stratigrafico
Gastaldi e riscontravano le somi- proprio durante il primo convegno degli scavi condotti da Alessandro
glianze tra le ceramiche trovate nel- dei naturalisti, tenutosi a La Spezia Prosdocimi nelle necropoli di Este,
le palafitte e nelle terramare. (segue a p. 54) dal 1876 al 1882.

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preistoria in italia
a colloquio con Luigi La Rocca,

Punto e a capo specifiche competenze sulla conservazione del


materiale etnografico, in particolare dei reperti
organici. E possono offrire strutture come le camere
A ospitare la XLVI Riunione climatizzate, all’interno delle quali i materiali possono
Scientifica dell’Istituto Italiano di essere trattati e conservati in assoluta sicurezza.
Preistoria e Protostoria, dal 23 al 26 Diversa è la situazione del Museo, del quale si devono
novembre, è il Museo Nazionale tenere presente gli aspetti «storici», tali da far sí che,
Preistorico Etnografico «L. Pigorini» per quanto riguarda la sezione preistorica, oggi il
di Roma. Per l’occasione, abbiamo «Pigorini» non può accreditarsi come Museo
incontrato Luigi La Rocca, che ne è «nazionale» della preistoria e della protostoria italiana.
responsabile da poco piú di un Oggi il museo non può esserlo, poiché la strutturazione
anno e al quale abbiamo rivolto delle Soprintendenze territoriali, il fatto che l’Italia
alcune domande sullo stato attuale dell’istituzione. abbia promosso una politica di diffusione dei musei
• Il Museo «Pigorini» ha ormai piú di un secolo e la molto ampia sul territorio – il cosiddetto «museo
Soprintendenza Speciale quasi cinquant’anni: non le diffuso» –, ha fatto sí che ogni comparto territoriale,
chiedo di tracciare un bilancio, ma di illustrare, ogni Soprintendenza abbia sviluppato all’interno dei
invece, le prospettive dell’istituzione. Possiamo dire propri musei archeologici sezioni di preistoria, che
che essa è ancora oggi un punto di riferimento risultano piú aggiornate e maggiormente
centrale per gli studi di preistoria in Italia? contestualizzate. Il «Pigorini», con collezioni ancora
Quando si parla del ruolo del «Pigorini» e della ispirate al modello di acquisizione definito dal suo
possibilità che la Soprintendenza sia ancora oggi un fondatore, e che sono ferme agli anni Cinquanta, non
punto di riferimento per la preistoria italiana, occorre può piú rappresentare l’intera preistoria a livello
scindere ruoli e funzioni insiti nella definizione stessa di nazionale, per via delle lacune e della mancanza di
Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico aggiornamento, che si sono inevitabilmente
Etnografico. Da una parte c’è la Soprintendenza con le determinate. Anche se, a mio avviso, non perde di
sue attività istituzionali – di conservazione, tutela, attualità l’assunto di partenza del fondatore, se cosí
restauro del patrimonio preistorico, protostorico ed vogliamo definirlo, nel senso di immaginare di creare a
etnografico; dall’altra c’è il Museo, a sua volta Roma un Museo Nazionale della preistoria che sia
articolato nelle sezioni di preistoria ed etnografia. anche un laboratorio in cui gli studiosi possano trovare
L’attività della Soprintendenza prosegue e, per molti i confronti. In questo senso, con uno sforzo di volontà
aspetti, il «Pigorini» continua a essere un punto di politica, di investimento finanziario, con il
riferimento. Lo è sicuramente per quanto riguarda coinvolgimento di tutte le strutture territoriali del
l’attività dei laboratori di ricerca, in particolare di MiBAC, credo si potrebbe ripensare completamente il
antropologia fisica e di archeozoologia, ai quali, grazie Museo, rifarne davvero il Museo Nazionale della
ai meccanismi messi in atto anche a livello di preistoria e della protostoria italiana, proponendo un
tecnologia e alla presenza di funzionari con percorso che tenga conto delle diverse realtà regionali,
competenze professionali molto elevate, l’intero mondo grazie agli apporti che possono venire dall’esterno per
scientifico si rivolge per lo studio dei reperti, e anche un allestimento di questo tipo. Oggi siamo ancora a
L’INTERVISTA

per avvalersi della nostra collaborazione in ricerche di livello di sogni, ma credo che potrebbe essere uno dei
piú ampio raggio sul terreno. Un discorso analogo si modi in cui si potrebbe rilanciare la struttura. Sarebbe
può fare per i laboratori di conservazione, che, uno sforzo importante, che io cercherò di produrre, o
nonostante la carenza di fondi e di personale, di cui quanto meno di proporre. Vediamo come verrà accolto.
tutte le strutture e gli istituti del Ministero per i Beni e Di contro, per l’esposizione delle sezioni etnografiche,
le Attività Culturali ormai soffrono, conservano già dagli anni Novanta, i miei predecessori hanno
intrapreso una politica di allestimento sul lungo
periodo. Da allora, compatibilmente con le disponibilità
di fondi, è stata avviata un’opera di ammodernamento,
secondo concezioni museografiche piú avanzate, che è
tuttora in corso. Peraltro le raccolte etnografiche
beneficiano di un aspetto piú «accattivante» rispetto a
quello della sezione archeologica e stanno portando al
«Pigorini» riconoscimenti di carattere internazionale
molto importanti. Un apprezzamento dal quale nascono
situazioni come quella che, per esempio, vede il Museo
«Pigorini» capofila del progetto READ-ME, Réseau

In alto: Luigi La Rocca. A sinistra: Roma, EUR. Il Palazzo


delle Scienze, sede del Museo «Pigorini».

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soprintendente al Museo Nazionale Preistorico Etnografico «L. Pigorini», a cura di Stefano Mammini

Européen des Associations de Diasporas & Musées gestisce i musei comunali – Zetema – e la Direzione
Ethnographiques, che prevede il coinvolgimento delle Generale per la Valorizzazione creata all’interno del
comunità diasporiche nell’analisi e nell’interpretazione MiBAC, stiamo cercando di innestare un circuito
del materiale etnografico, e che si concluderà nel 2013 virtuoso per verificare quali siano le possibilità di far
con una grande mostra da tenersi qui; un’esposizione decollare proprio all’EUR un secondo polo culturale.
che condivideremo con il Musée Royal de l’Afrique Parallelamente, ci stiamo attivando anche per ciò che
Centrale di Tervuren (Bruxelles), l’Etnografiska Museet riguarda la comunicazione. Fino a oggi è stata fatta con
di Stoccolma, e il Musée du quai Branly di Parigi. mezzi piuttosto artigianali, vale a dire grazie al know
• Scorrendo i dati degli ultimi 5 anni, gli ingressi al how interno, basato sulle capacità personali e la buona
Museo non raggiungono le 5000 unità (escludendo volontà di operatori che, per esempio, hanno realizzato
quelli gratuiti). La cifra, non certo lusinghiera, viene il sito web. Ma, probabilmente, questo non basta: il
da sempre addebitata, almeno in parte, livello artigianale dev’essere superato, perché,
all’ubicazione del Museo, penalizzato dallo soprattutto al giorno d’oggi, la comunicazione è un
spostamento all’EUR (il primo nucleo del «Pigorini», mestiere vero e proprio.
nel 1875, fu allestito nel palazzo del Collegio
Romano; le collezioni furono trasferite all’EUR, nel L’allestimento di una delle sale della sezione etnografica
Palazzo delle Scienze, tra il 1975 e il 1977, per del Museo «Pigorini».
lasciare i locali del Collegio Romano al neonato
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali). Non
crede che però possa influire l’assenza di elementi
di richiamo forte o che una maggiore attività di
comunicazione potrebbe giovare? Insomma, ci
vorrebbe un Uomo del Similaun o una migliore
visibilità delle collezioni?
Lei fa riferimento ai visitatori paganti, che in effetti si
attestano poco al di sopra delle 5000 unità all’anno da
un po’ di anni, ma il dato va letto nel suo complesso.
Infatti, non si può scindere il forte impatto che sul
numero totale dei visitatori hanno le scolaresche, né
ignorare i molti ingressi gratuiti, elementi che si
traducono in una fidelizzazione di pubblico stimabile
intorno alle 50 000 unità all’anno. Che non sono numeri
alti, ma non sono nemmeno bassissimi per quello che è
il panorama generale, soprattutto dei musei non
centrali dal punto di vista dell’ubicazione. Inoltre, le
scolaresche hanno un impatto importante anche in
termini di ritorno economico. Con la sezione didattica
interna, e con quella del concessionario dei servizi
aggiuntivi, portiamo avanti una campagna di
sensibilizzazione e di avvicinamento alle scuole molto
intensa. È un lavoro che facciamo con molto piacere,
che ogni anno porta al Museo circa 30 000 bambini: ed
è vero che i soldi pagati per le guide non entrano • Oltre a progetti come il READ-ME, quali sono le
direttamente nelle casse del Pigorini, ma tramite il iniziative piú importanti in programma?
concessionario tornano al MiBAC, secondo i processi Seppur con molte difficoltà, oltre ai progetti
della legge Ronchey. Senza contare che si tratta di un internazionali, cerchiamo di promuovere anche altri
ritorno di immagine molto forte. Certo, sono numeri che eventi culturali. Stiamo preparando, fra 2012 e 2013,
andrebbero incrementati. una grande mostra imperniata sulle nostre collezioni. Si
Per quanto riguarda l’ubicazione, la collocazione pensava a una mostra su Enrico Hillyer Giglioli, sul
all’EUR non aiuta perché periferica rispetto ai circuiti viaggio della pirocorvetta Magenta, che dia conto della
tradizionali del turismo romano, ma anche su quello si collezione e della figura di questo esploratore, perché
può lavorare. L’EUR ha in sé potenzialità notevoli, nel 2013 ricorre il 100° anniversario della donazione al
perché è un quartiere particolare, con una struttura Pigorini della sua raccolta. E vorremmo anche
architettonica che di per sé potrebbe essere organizzare, probabilmente d’intesa con il Museo di
un’attrattiva. È un quartiere che ha altri contenitori Modena, un’esposizione dedicata a Lamberto Loria.
museali importantissimi, come il Museo delle Arti e • In occasione di una mia precedente visita al Museo,
Tradizioni Popolari, dell’Alto Medioevo, della Civiltà il suo predecessore mi aveva descritto una
Romana. D’intesa con il Comune, la società che situazione pesantemente condizionata dalle

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protagonisti
preistoria in italia

La ricostruzione di un paleosuolo, all’inizio


del percorso di visita della sezione
preistorica del Museo «Pigorini».

dove e quando
Museo Nazionale Preistorico
Etnografico «Luigi Pigorini»
piazza Guglielmo Marconi, 14
Roma EUR
Orario tutti i giorni, 10,00-18,00;
chiuso i festivi
Info tel. 06 549521;
www.pigorini.beniculturali.it

ristrettezze di bilancio (tali da pregiudicare il soprattutto perché io sono qui da un anno, quindi
regolare pagamento delle spese ordinarie di ancora poco, ma non troppo, per essermi fatto un’idea
manutenzione): qual è la situazione attuale? abbastanza precisa di ciò che mi circonda e di quel
La situazione è identica, se non peggiore, rispetto a che ho a disposizione. E mi conforta l’entusiasmo che
quella che le era stata descritta. Da una parte c’è il ancora c’è da parte di persone che lavorano qui da
problema dei continui tagli di bilancio, che ormai non tanti anni, che operano sulle collezioni, che fanno il
consente neanche di garantire il funzionamento loro lavoro di ricerca: siamo fortunati in questo,
ordinario dell’Amministrazione, dall’altra, forse anche perché, dovendo fronteggiare problemi burocratici,
piú grave, quello delle risorse umane. Per quanto amministrativi, di tutela reale del territorio, non tutti
molto qualificato e fortunatamente ancora motivato, il gli operatori delle Soprintendenze riescono a portare
nostro personale è anziano, sta per andare in avanti ricerche scientifiche importanti con risultati
pensione e non si vede all’orizzonte alcuna possibilità importanti. Per esempio, è stata recentemente
di sostituirlo. Noi continuiamo a svolgere le attività pubblicata una ricerca sull’uso delle piume degli
istituzionali di cui abbiamo parlato all’inizio, ma, per uccelli da parte dei Neandertaliani: uno studio svolto
esempio, è già molto complicato continuare gli scavi in collaborazione con l’Università di Ferrara, ma
archeologici. Per quest’anno abbiamo sospeso le condotto perlopiú nel nostro Laboratorio di
indagini sul campo – avevamo ancora attività nella Archeozoologia. Sono fonte di ampia soddisfazione
Grotta della Madonna a Praia a Mare, alla Marmotta per chi dirige questo museo le attività richieste agli
di Bracciano, e si voleva riprendere lo scavo di Poggio antropologi anche all’estero: abbiamo partecipato a
Olivastro, un sito neo-eneolitico in provincia di Viterbo una campagna, insieme al CNR, in Tunisia, ad
L’INTERVISTA

–, «trasformandole» in attività di studio e di ricerca Althiburos e siamo coinvolti nello studio delle
del pregresso, cosí da produrre anche pubblicazioni, problematiche legate al tophet, con il nostro
che comunque sono un rendiconto della nostra laboratorio che studia le ossa rinvenute all’interno
attività, edito non soltanto sulla nostra rivista – il delle urne cinerarie in Tunisia; il Laboratorio di
Bullettino di Paletnologia Italiana –, ma anche da altre Antropologia Fisica parteciperà ancora piú
pubblicazioni scientifiche. Oggi non abbiamo risorse attivamente alle ricerche sull’Homo Sapiens nella
umane sufficienti per organizzare permanenze di un valle di Buya, in Eritrea grazie a un finanziamento del
mese o un mese e mezzo sui cantieri di scavo: piú MAE, a sottolineare il prestigio anche a livello
delle ristrettezze di bilancio, mi preoccupa realmente internazionale, dell’Istituto. Al tempo stesso abbiamo
la ristrettezza delle risorse umane. stipulato un accordo con la Soprintendenza Speciale
• Anche perché si perde anche un patrimonio di di Napoli e Pompei per lo studio degli scheletri
conoscenze… provenienti dagli scavi di Ercolano, nell’ambito del
È cosí, non solo non c’è ricambio, ma non c’è progetto Packard. Insomma, tutto ciò – oltre che
nemmeno un ricambio qualificato e qualificante. Un soddisfatto – mi lascia intravedere una serie di attività
ricambio lungimirante prevederebbe che, accanto a che andranno avanti. È chiaro che come direttore del
queste professionalità cosí specializzate, si Museo sento forte la sfida del rinnovamento, che non
affiancassero figure piú giovani, che possano avere necessariamente deve passare per un accresciuto
mesi, se non anni, per imparare o comunque per numero di visitatori – se sarà cosí, ben venga –, ma
innestarsi nei filoni di ricerca dell’istituto. È un che deve senz’altro garantire maggiore visibilità a un
problema notevole. Ma non perdo la fiducia, istituto che davvero la merita.

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il «dominio» della preistoria italiana
Nel dicembre 1860, ministro della Pubblica di Strobel e quello
Bartolomeo Gastaldi Istruzione Cesare Correnti storico di
visitò il Regio Museo di – di legare a doppio filo Chierici, riuscí a
Antichità di Parma per nuova scienza e unità raggiungere in
analizzarne i materiali nazionale, forse con brevissimo
preistorici. Questo l’intenzione di utilizzare la tempo questo
episodio rappresenta non prima per identificare, ambizioso
soltanto il vero incipit nella storia piú remota obiettivo
degli studi scientifici di dell’Italia, quei momenti furono tre. Nel
preistoria e protostoria unificanti che potessero 1875, assieme a
nel nostro Paese, ma giustificare anche Strobel e a
anche l’avvio della storicamente la seconda. Chierici, fondò il
carriera di Luigi Pigorini Pigorini fu tra i principali Bullettino di
(1842-1925). organizzatori della Paletnologia Italiana,
Il riconoscimento ufficiale riunione, che rappresentò prima rivista
del suo ruolo-guida in anche l’avallo, soprattutto specializzata a carattere In alto: ritratto di Luigi
seno ai pre-protostorici politico, di quello che da nazionale; tra il 1875 e il Pigorini (1842-1925).
italiani si ebbe nel 1871, sempre era il suo 1876, grazie all’appoggio In basso: tavola ad
con il V Congresso progetto, cioè dare di Ruggero Bonghi, acquarello con i materiali
Internazionale di struttura alla scienza ministro della Pubblica della necropoli di
Antropologia e paletnologica italiana, Istruzione, diede vita, a Povegliano, realizzata a
Archeologia Preistoriche coordinando, sostenendo Roma, al Museo Nazionale Roma nel 1880.
di Bologna, ma anche controllando le Preistorico ed
contraddistinto sia da un attività dei singoli. In una Etnografico, formidabile dei dati ed estremizzata
elevatissimo profilo parola: «costruire» la strumento scientifico e negli anni Ottanta e
scientifico – vi preistoria nazionale. didattico, ma, nel Novanta dell’Ottocento
parteciparono i principali Gli strumenti attraverso i contempo, anche con lo scavo della
preistorici europei – sia quali lo studioso, rappresentazione fisica terramara di Castellazzo
da una forte valenza numismatico in origine e della piú antica storia di Fontanellato –, fu il
politica, che si esprimeva formatosi dal punto di d’Italia; nel 1877, infine, primo a elaborare una
nella precisa volontà – vista archeologico tra riuscí a far istituire, visione globale della
incarnata dall’allora l’approccio naturalistico all’Università di Roma, la preistoria e della
cattedra di Paletnologia. protostoria d’Italia.
Tuttavia, la prospettiva Nel 1923 Pigorini, despota
nazionale caratteristica rispettato ma isolato della
del grande disegno di paletnologia italiana,
organizzazione della lasciò Roma e si trasferí a
disciplina elaborato da Padova presso il figlio.
Pigorini influí in modo Qualche anno dopo la
decisivo sullo studioso morte, la famiglia donò
anche per quanto l’immenso archivio
concerne le privato dello studioso
interpretazioni di tipo all’Università e oggi tale
storico. Egli, infatti, con archivio, «riscoperto» nel
quella grande costruzione 1996 dopo anni di oblio e
che va sotto il nome di ora custodito presso il
«teoria pigoriniana», la Dipartimento di
quale vede nella Archeologia, con i suoi
fondazione di Roma l’esito oltre 13 000 documenti,
di un processo di rappresenta
plurisecolare migrazione probabilmente la piú
verso il sud della Penisola importante fonte per la
dei terramaricoli – ricostruzione degli studi
costruzione non scevra da paletnologici in Italia.
anche pesanti distorsioni G. L., M. C.

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protagonisti
preistoria in italia

nel 1865, che si decise di utilizzare campo. Il «modello Chierici» – che


il termine «paletnologia» (= etnolo- annoverò tra i piú grandi conti-
gia dei popoli antichi), ancora oggi nuatori Paolo Orsi (vedi box nella
utilizzato negli atenei italiani per pagina accanto) – fu da allora un
identificare l’insegnamento della elemento qualificante degli studi
preistoria e della protostoria. preistorici e contribuí allo sviluppo
La figura che emerge con prepo- di tutta l’archeologia, aiutandola a
tenza è quella di Luigi Pigorini, emanciparsi – almeno in parte –
che, a differenza dei suoi colle- dalle fonti letterarie e della storia
ghi, scelse di prendere la laurea in dell’arte classica.
scienze amministrative e di col- Pigorini, il piú giovane dei tre, teso
tivare le sue amicizie politiche, a dare un’interpretazione di tipo
entrando giovanissimo nella ne- storico ai dati archeologici, con-
onata Direzione Generale delle tribuí soprattutto con le sue ec-
Antichità e delle Belle Arti. Nello cezionali doti organizzative e con
stesso periodo, a Firenze, nasceva una visione globale della piú antica
su impulso di Paolo Mantegazza la storia d’Italia, finendo per diventare
rivista Archivio per l’Antropologia e la personalità dominante della nuo-
l’Etnologia, destinata a divenire la va scienza paletnologica per oltre
In alto: foto ritratto di Pellegrino sede di tutte le ricerche di prei- cinquant’anni (vedi box a p. 53).
Strobel (1821-1895), professore di storia a carattere piú strettamente Tra la folla di studiosi allora ope-
Scienze Naturali all’Università di «naturalistico». ranti, molto spesso cultori di al-
Parma. Il coronamento di questa prima tissimo livello, si possono ricor-
In basso: foto ritratto di Gaetano fase degli studi italiani di preisto- dare Antonio Zannoni a Bologna,
Chierici (1819-1886), fondatore del ria è senza dubbio il V Congresso Giuseppe Scarabelli in Romagna,
Museo di Reggio Emilia. Paolo Lioy e Alessandro Prosdoci-
Internazionale di Antropologia
e Archeologia Preistoriche del mi in Veneto, Carlo Marchesetti a
1871 a Bologna, una straordinaria Trieste – al tempo parte dell’im-
«vetrina» delle prime ricerche pero austro-ungarico –, Pompeo
paletnologiche effettuate in Castelfranco in Lombardia, Arturo
tutto il Paese. Issel in Liguria, Antonio Taramelli
A. G. in Sardegna.
Dalla fine degli anni Ottanta
Gli studi dell’Ottocento l’iniziativa passò in-
di preistoria vece gradualmente nelle mani di
tra il 1861 e il 1925 una nuova generazione di studiosi
Tra il 1861 e il 1885 operanti nelle strutture dello Stato
l’archeologia preisto- e iniziò la stagione dei grandi scavi,
rica italiana ebbe co- soprattutto di necropoli protosto-
me forza trainante il riche. Esemplari furono quelli di
formidabile terzetto Novilara e Terni, diretti rispettiva-
di studiosi for mato mente da Edoardo Brizio e Enrico
da Strobel, Chierici e Stefani, ma, soprattutto, va ricorda-
Pigorini. ta la straordinaria attività di Paolo
Il pr imo, professo- Orsi, che portò alla scoperta delle
re di Scienze Naturali antichità preelleniche della Calabria
all’Università di Parma, e della Sicilia.
diede l’apporto di una In questo periodo molti raggiun-
impostazione attenta ai sero uno standard tecnico e profes-
dati scientifici e ambien- sionale molto elevato, talvolta ver-
tali. Chierici, fondatore del tiginoso, come nel caso di Giacomo
Museo di Reggio Emilia, Boni, che scavò e documentò con
ebbe una quasi irripetibile incredibile dettaglio la stratigrafia
capacità di sintesi tra l’anima del Foro Romano (vedi box a p. 56).
positivistico-scientifica e quel- Questa fase vide anche vaste sintesi
la storico-umanistica, unendovi e raccolte di dati, tra cui quelle di
un’enorme attività di ricerca sul Giuseppe Angelo Colini, dello sve-

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un «pilastro» della ricerca preistorica
Paolo Orsi (1859-1935) è universalmente riconosciuto tra le maggiori
personalità nella storia dell’archeologia mondiale. La parte saliente
della sua carriera iniziò nel 1888, quando fu assegnato al Regio Museo
Archeologico di Siracusa. Frequenti incarichi aggiuntivi lo portarono a
dirigere per un breve, ma intenso periodo, il Museo di Napoli e a
condurre molti scavi in altre aree della Sicilia e soprattutto in
Calabria.
Egli è noto per l’enorme vastità e qualità del suo operato e per
l’impostazione sistematica e multidimensionale. Si dedicò infatti con
uguale impegno a indagare tutte le testimonianze dalla preistoria
all’età classica fino al Medioevo, e a studiare ogni genere di fonti
archeologiche, attraverso scavi, ricognizioni, indagini presso cultori
locali, vaglio sistematico della bibliografia. L’obiettivo era la storia
complessiva del territorio e delle comunità, con un approccio non
limitato alla «grande storia» e alle arti maggiori, ma volto a studiare
l’insieme delle società, dei paesaggi, delle produzioni.
Non va tuttavia dimenticato che, dall’inizio alla fine, egli fu e si
ritenne paletnologo, ovvero archeologo preistorico, in quanto allievo
di Pigorini. Per la prima volta Orsi integrò organicamente le civiltà
indigene delle età del Bronzo e del Ferro del Sud nella ricostruzione
storica. Fondamentali, allora come ora, furono la sua dettagliata
cronologia della protostoria siciliana e la scoperta sia degli stretti rapporti Qui sopra: un ritratto
con la civiltà micenea – molto evidenti a Thapsos – sia dell’elevata di Paolo Orsi in età matura.
complessità delle società indigene, dimostrata dalla vastissima necropoli e In basso: Paolo Orsi durante gli
dal grande edificio monumentale di Pantalica. scavi di Cirò, in Calabria, nel 1921.
Impeccabile fu anche la sua condotta sul piano della documentazione, della
gestione amministrativa, dell’allestimento museale, e, soprattutto, della
divulgazione delle scoperte. Con oltre 300 pubblicazioni, spesso molto
corpose, egli infatti rese note quasi tutte le principali acquisizioni della
sua lunga carriera. In estrema sintesi, Paolo Orsi continua a essere un
vero e proprio pilastro non solo per la mole di conoscenze che ci ha
consegnato, ma anche per il suo ruolo di paradigma scientifico,
professionale e finanche etico. Il suo operato è inoltre la piú chiara
testimonianza del contributo dato dagli studiosi di formazione
preistorica alla crescita delle scienze archeologiche.
M. P.

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protagonisti
preistoria in italia

A destra: il
muro megalitico
dell’edificio
monumentale
dell’età del
Bronzo Finale,
scavato da Paolo
Orsi a Pantalica.
In basso:
l’archeologo
Giacomo Boni
(1859-1925)
durante gli scavi
al Foro Romano.

dese Oscar Montelius e del tedesco


un architetto «prestato» all’archeologia Friedrich von Duhn.
Tali avanzamenti, tuttavia,
Giacomo Boni (1859-1925) occupa un posto si accompagnarono a pro-
isolato nel campo dell’archeologia cessi involutivi, che infine
italiana dell’inizio del XX secolo. Per i presero il sopravvento. La
suoi studi di architettura, era in possesso progressiva affer mazione
di una formazione tecnica piuttosto che di tendenze idealistiche e
umanistica come quella che caratterizzava spiritualistiche andò a de-
allora la figura dell’archeologo, e per molti trimento di valori come
aspetti era forse troppo moderno per l’esattezza del dato scienti-
essere compreso e accettato dal mondo fico, della documentazione,
accademico contemporaneo. La sua
della classificazione, della
modernità si rivela nei molteplici interessi
alla base delle sue ricerche: geologia,
cronologia. Ciò si accom-
etnologia, antropologia, studio delle faune
pagnò a una egemonia
e della flora, lavorazione dei materiali, sempre piú marcata degli
sperimentazione, fotografia, restauro, studi classici e preparò il
conservazione dei monumenti. terreno al declino, durante
Il metodo di intervento sul terreno da lui il Ventennio, non solo degli
adottato e descritto in un articolo sulla studi di preistoria, ma di
Nuova Antologia nel 1901, subito tradotto tutta l’impostazione scien-
in inglese, segna una tappa fondamentale tifica dell’archeologia.
e ha rappresentato per l’archeologia M. P., M. C.
italiana un punto di riferimento costante e insuperato per oltre mezzo
secolo. Negli scavi del Foro Romano applicò, per la prima volta in una Dal fascismo
ricerca di questo tipo, il metodo stratigrafico che era stato perfezionato al Congresso di Roma
nell’ambito degli studi paletnologici. L’attenzione particolare dedicata alla Lo studio della preistoria non fu
raccolta di tutti i materiali strato per strato e alla documentazione, le immune nei primi decenni del No-
regole che enuncia per l’asportazione del terreno a strati, per la vecento dal sorgere del fascismo. Ri-
conservazione in sito di testimoni, cosí da permettere il controllo delle cerche, idee e ipotesi si orientarono
proprie osservazioni, erano all’inizio del secolo scorso un’assoluta novità verso la volontà e le aspirazioni im-
che non mancò di attirargli critiche e incomprensioni. perialistiche del regime, che mirava
Esemplari sono anche i criteri che adotta e teorizza nell’allestimento a una giustificazione storica e spiri-
dell’Antiquarium del Foro, istituito nel 1908 all’interno del chiostro di tuale del fondamento della razza. In
S. Maria Nova. Nella presentazione al pubblico dello scavo del sepolcreto tale clima Ugo Rellini, docente di
presso il tempio di Antonino e Faustina non espose i singoli corredi, ma
paletnologia all’Università «La Sa-
per ogni tomba ricostruí l’intero contesto, considerando allo stesso livello
di importanza tutti i tipi di reperti: manufatti, resti antropologici, botanici,
pienza» di Roma, realizzò il Museo
faunistici.
delle «Origini e della Tradizione». La
A. De S., P. F. preistoria di stampo nazionalista an-
dò di pari passo con il colonialismo.

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dalle Arene Candide a Lipari
Luigi Bernabò Brea (1910-1999) è una delle grandi figure
della preistoria italiana. I suoi lavori comprendono gli
scavi di Poliochni (1936-60) e dei livelli neolitici della
Caverna delle Arene Candide (1940-51). Dal 1941 al 1973
dirige la Soprintendenza di Siracusa, continuando poi le
ricerche nelle isole Eolie con Madeleine Cavalier. Spesso
definito come un instancabile classicista prestato alla
preistoria, questo studioso si distingue invece per
l’approccio non settoriale e per la progettualità
sistematica e coerente nella ricerca.
La ricostruzione del passato si sviluppa in due è uno strumento autonomo, ma deve anche servirsi
direzioni. Una è la dimensione organizzativa e della delle fonti. Questo approccio permette la ricostruzione
comunicazione: l’archeologia si fa nelle istituzioni e sia di processi diacronici, sia di eventi e rapide
l’archeologo deve comunicare i suoi risultati alla trasformazioni.
comunità scientifica, ma anche al pubblico, con musei L’impresa richiede capacità organizzative e la scelta
e parchi archeologici, che sono la parte attiva della di collaboratori e alleati: Bernabò Brea chiama
conservazione. L’altra dimensione è l’idea di una archeologi italiani e stranieri per ampliare le attività sul
ricostruzione storica globale, basata sulla terreno e definire quadri sincronici e diacronici di
documentazione archeologica e sui supporti scientifici ampio respiro. Non tutto, in questa storia globale, ci
disponibili. L’estensione cronologica va dal Neolitico convince ancora; tuttavia le tendenze recenti della
all’età storica. L’arcipelago eoliano è un campione ricerca archeologica internazionale stanno ritornando,
rappresentativo della storia del Mediterraneo in una anche se con strumenti critici piú sofisticati, su molte
dimensione praticabile. I complessi di età preistorica e delle letture da lui proposte.
storica sono trattati con lo stesso metodo: l’archeologia A. M. B. S.

A sinistra: le
capanne del
villaggio dell’età
del Bronzo del
Milazzese di
Panarea scavate
originariamente
da Luigi Bernabò
Brea e oggi al
centro di nuove
indagini.
In alto: un ritratto
di Luigi Bernabò
Brea (1910-1999).

Gli studiosi sostenitori del regime, scienze naturali, rimasero slegati le ricerche alla Caverna delle Are-
tra cui Ugo Antonielli, Giuseppe Pa- dall’isolamento e dal provincialismo ne Candide, a Finale Ligure, che
troni e Pietro Barocelli, occuparono italiano, pur non rimanendo esenti posero basi fondamentali per la
spazi culturali e istituzionali e molti da ingenuità e affermazioni talvolta metodologia della disciplina e per
classicisti – che studiavano il periodo profondamente razziste. l’impostazione crono-tipologica del
di maggiore interesse per il regime Dall’incontro tra Luigi Cardini, Neolitico mediterraneo.
– allargarono il loro campo d’azione dell’Istituto Italiano di Paleonto- Tra anni Trenta e Quaranta si raffor-
alla preistoria. logia Umana (vedi box a p. 58), e zò un approccio storico-culturale
Durante il fascismo, di fatto, solo l’allora soprintendente per la Li- attraverso l’opera di diversi studiosi
gli studiosi interessati al Paleoli- guria Luigi Bernabò Brea (vedi box tra cui Pia Laviosa Zambotti, che
tico, provenienti dal mondo delle qui sopra), nel 1939 presero avvio permise la definizione delle culture

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protagonisti
preistoria in italia

L’Istituto Italiano di Paleontologia Umana


L’IsIPU fu fondato a
Firenze l’1 maggio 1913
col nome di Comitato per
le Ricerche di
Paleontologia Umana in
Italia, per iniziativa di due
importanti studiosi: Gian
Alberto Blanc e
Aldobrandino Mochi.
Nel 1927 il comitato venne
trasformato in Istituto
Italiano di Paleontologia
Umana, con sede a
Firenze. Le attività
dell’Istituto erano
pubblicate, come quelle
del precedente comitato,
nel periodico Archivio per
l’Antropologia e Etnologia,
organo della Società
Italiana di Antropologia,
fondata da Paolo
Mantegazza.
A partire dal 1936 furono
istituite sezioni
distaccate dell’Istituto:
Salerno (1936), Roma
(1937), Pisa (1938), Milano
e Ferrara (1940), Capri e
Sardegna (1941). Dal 1954
la sede venne trasferita a
Roma, nella Facoltà di
Lettere, a casa Blanc e al
Museo Civico di Zoologia,
per stabilirsi poi nella
sede di piazza Mincio,
dove è rimasto fino
all’agosto 2011 quando,
per motivi logistici e
finanziari, la sede
amministrativa è stata
trasferita al Museo Civico
di Zoologia e quella
operativa (laboratori,
biblioteca, depositi)
presso il Convitto
Nazionale Regina Memorie dell’Istituto Balzi Rossi e le Arene Sacco (Fontana Ranuccio,
Margherita di Anagni (FR). Italiano di Paleontologia Candide (Liguria), i siti del Ceprano, Colle Marino,
Nel 1954 iniziò la Umana, tuttora attiva. Pleistocene romano Coste San Giacomo,
pubblicazione della L’Istituto è intervenuto in (Saccopastore, Monte Castro dei Volsci), i siti del
rivista internazionale oltre 900 giacimenti delle Gioie, Sedia del bacino di Venosa e molte
Quaternaria, fino al 1981, quaternari italiani ed Diavolo, Torre in Pietra), le grotte in Puglia, fra cui la
poi divenuta Quaternaria esteri. Molte ricerche grotte del Circeo piú importante è Grotta
nova (1990-2004) e della hanno portato a scoperte (Guattari, Blanc, Breuil), i Romanelli.
serie monografica internazionalmente note: i giacimenti della valle del F. P.

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di Lagozza, Polada e Golasecca per
L’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria l’Italia settentrionale, e di quella di
Rinaldone per l’Eneolitico dell’Ita-
Contrariamente a quanto vuole un errato senso comune, l’archeologia lia centrale.
non è opera di avventurosi cercatori solitari ma un’impresa collettiva. Gli Il dopoguerra, con una vivace ripre-
studiosi si organizzano in équipe interdisciplinari e in piú ampie istituzioni, sa sociale e culturale, è caratterizzato
necessarie per condividere competenze ed esperienze, per confrontarsi e da una apertura internazionale della
costruire progetti comuni. In queste sedi spesso si definiscono gli ricerca italiana, di cui il I Congresso
orientamenti della ricerca. Per capire il funzionamento dell’archeologia internazionale di Preistoria e Proto-
nel presente e nel passato è dunque essenziale tenere conto dell’attività storia mediterranea del 1950 a Fi-
di queste istituzioni scientifiche.
renze rappresenta un punto di svolta.
Per la ricerca preistorica e protostorica in Italia la principale istituzione
Numerose università italiane si do-
di coordinamento è l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, fondato a
Firenze nel 1954 su iniziativa dell’etruscologo Massimo Pallottino e di
tano di cattedre di preistoria e pren-
Paolo Graziosi, antropologo, archeologo e studioso di arte preistorica di dono avvio attività di studiosi che
fama internazionale che resse poi le sorti dell’IIPP per oltre trent’anni. diverranno figure fondamentali di
A Graziosi, la cui attività è ricostruibile grazie al ricco archivio conservato riferimento (Salvatore Maria Puglisi
nel Museo Fiorentino di Preistoria, si deve anche la fondazione, nel 1946, e Renato Peroni per citarne solo un
della Rivista di Scienze Preistoriche, in seguito organo ufficiale del nuovo paio). Nel 1954 Paolo Graziosi, con
Istituto, e l’avvio, nel 1957, di quelle riunioni scientifiche annuali, di volta la determinante collaborazione di
in volta dedicate a temi generali o a singole regioni, che caratterizzano la Massimo Pallottino, fonda l’Istituto
vita dell’IIPP. Italiano di Preistoria e Protostoria
Fin dall’origine, l’Istituto intese superare quella dicotomia tra ricerche (vedi box qui accanto).
sulla preistoria piú antica e ricerche protostoriche che caratterizzava la Con il VI Congresso dell’Unione
ricerca italiana (e non solo italiana). Obiettivo lungimirante fu il Internazionale delle Scienze Prei-
confrontare e armonizzare il metodo naturalistico e quello storico, storiche e Protostoriche (Roma,
creando una comunità scientifica comune agli studiosi del Paleolitico 1962) iniziarono a stemperarsi le
come a quelli dell’età del Bronzo, nella convinzione di un terreno comune accese e dolorose tensioni all’inter-
alle ricerche su tutta la storia dell’uomo non documentata da fonti scritte. no della disciplina tra studiosi anco-
M. T. ra legati alle deviazioni ideologiche
del fascismo e ricercatori lontani da
tali approcci. Negli anni successivi
lo studio della preistoria italiana si
apre sempre di piú ai metodi scien-
tifici d’indagine, ma – caratteristica
tutta italiana – il dibattito tra soste-
nitori dell’approccio naturalistico
e difensori dell’approccio culturale
continua ancora oggi con divisioni
e difficoltà di dialogo. L’artificiale
classificazione disciplinare che op-
pone la sfera umanistica alle «scien-
ze esatte», aggravata dalla generale
crisi della ricerca, prosegue all’alba
del XXI secolo…
A. De P.

dove e quando
«XLVI Riunione Scientifica
dell’Istituto Italiano di Preistoria
e Protostoria. 150 anni di
Preistoria e Protostoria in Italia»
Roma, Museo Nazionale
In alto: Massimo Nella pagina accanto, Nella pagina accanto,
Pallottino e Paolo in alto: Henri Breuil e in basso: le grotte
Preistorico Etnografico
Graziosi, fondatori Alberto Carlo Blanc dei Balzi Rossi di «Luigi Pigorini»
dell’Istituto Italiano di a Saccopastore, Ventimiglia, in una dal 23 al 26 novembre
Preistoria e Protostoria. nell’aprile del 1935. stampa del 1870 circa. Info www.iipp.it

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