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STORIA DEL CINEMA RUSSO

La storia del cinema prende sin da subito due direzioni diverse con George Melies (strada del fantastico, ad
esempio Il viaggio sulla luna) e i fratelli Lumière (strada del realistico). Nell’Impero Russo, la storia del cinema
comincia all’insegna del filone realistico con L’incoronazione dello zar Nicola II, il primo film girato su suolo
russo. La prima proiezione (di un film straniero) era però già stata effettuata al teatro … di San Pietroburgo.
Nei primi decenni, quasi la totalità dei film russi erano realizzati da stranieri. Un’eccezione è costituita da
Širjaev, ballerino presso il teatro Marinskij, che aveva realizzato film in stop motion per studiare i movimenti
dei ballerini, ma non erano stati proiettati pubblicamente.

Il film diventa subito un’arte popolare e aumentarono a dismisura i teatri in cui si proiettavano film e gli studi
di produzione. La prima produzione cinematografica completamente russa è Sten’ka Razin (1908), che è una
sorta di esibizione folklorica esibita davanti alla macchina da presa. Il primo lungometraggio russo è Oborona
Sevastopolja, che apre la strada alla storia del cinema russo.

Essendo diventato subito un’arte di massa, il cinema si guadagnò il biasimo del teatro e delle arti tradizionali.
Il cinema ebbe anche valore documentaristico, ad esempio nel diffondere a livello nazionale figure di rilievo,
come Tolstoj (di cui molti rimasero delusi). Per molto tempo si è dibattuto su quale finalità dovesse avere il
cinema russo, che inizialmente era formato da trasposizioni letterarie e melodrammi.

Mest’ kinematografičeskovo operatora (Starevič): è uno dei primi film in stop motion in Russia, che ha fatto
scuola al cinema d’animazione. L’obiettivo di Starevič era quello di fare un documentario sugli insetti, ma
davanti a luci troppo potenti gli insetti scappavano. Così, sostituì con dei fili di ferro le gambe a insetti morti
e decise di non fare un documentario, ma un film. A differenza dell’animazione americana, che aveva le sue
radici su strisce e fumetti, l’animazione sovietica vede le sue radici grafiche nel disegno satirico (come le
finestre della ROSTA). Spesso era indirizzato a un pubblico infantile.

Si acutizza il dibattito sul cinema russo. Ci si chiedeva quale rapporto dovesse avere il cinema russo rispetto
a quello americano (che era molto popolare, soprattutto Charlie Chaplin) e quello tedesco. Il complesso di
inferiorità rispetto al cinema americano diventa più forte dopo la Rivoluzione d’Ottobre, a seguito della quale
si tende a valorizzare la produzione interna. Dietro a questa scelta stavano diverse motivazioni: economiche,
propagandistiche (il cinema era un’arte di massa). Anche Majakovskij si interessò al cinema, che era ancora
un’arte vergine, e fece lo sceneggiatore e l’attore.

Buttafava divide il cinema russo a seguito della Rivoluzione in tre periodi:

- 1918-1923: cinema sperimentale, in cui intervengono anche autori degli anni precedenti alla
Rivoluzione;
- 1924-1929: cominciano le sperimentazioni più interessanti, con possibilità estetiche illimitate;
- 1929-1934: a causa degli interventi della censura e delle imposizioni dall’alto la libertà espressiva è
molto limitata.

Kulešòv è un regista molto importante degli anni venti, che farà scuola ad Ėjzenštejn. È importante
soprattutto per quello che viene chiamato “effetto Kulešov”: ha mostrato un bambino, poi Manzžuchin in
una bara e infine nuovamente lo stesso bambino. La seconda volta il pubblico ha pensato che il bambino
fosse triste.

Nell’ambito del cinema di propaganda, vennero istituiti i cine-treni, ovvero dei vagoni che portavano in giro
per l’Unione Sovietica e che durante il tragitto mostravano dei film.

Dziga Vèrtov: fu importante per l’idea del kinoglaz: il cinema doveva mostrare la realtà da tante sfaccettature
diverse, contribuendo alla conoscenza della realtà, superando l’occhio umano. Il suo capolavoro è čeloves s
kinoapparatom, una sperimentazione visiva che mostra la città che lavora e allo stesso tempo colui che la
riprende. È un tentativo di mostrare una realtà da tante angolazioni contemporaneamente, non ha una trama.
Vertov non utilizzò solo il live action, ma anche l’animazione.

Ėjzenštejn: nei suoi primi film non c’è un protagonista, ma l’oggetto è la massa. In stačka esprime l’animalità
dell’uomo sovrapponendo figure di tipi umani a figure di animali.

Dovžènko: riesce a inserire messaggi ideologici nei suoi film in maniera leggera. La natura ha sempre un ruolo
di primo piano e il messaggio ideologico si riversa in immagini naturali.

Col Primo Congresso degli Scrittori Sovietici vengono abolite le sperimentazioni e il cinema viene realizzato
secondo i dettami del realismo socialista. Il prototipo di questo filone è Čapaev, film molto retorico. Stalin
adorava il cinema e appariva nei film, sia in prima persona sia interpretato da Gelovani.

L’altra faccia del cinema di questi anni è il musical, che esprime l’euforia e la contentezza dell’Unione
Sovietica. Il prototipo di questo filone è cirk.

A seguito dell’abolizione delle sperimentazioni, alcuni registi smisero di lavorare, altri si suicidarono, altri si
adeguarono. Vertov dirige così ninnananna, una sorta di documentario che inneggia a Stalin. Ėjzenštejn riuscì
a fare film validi celandosi dietro al film di propaganda. Ma c’è ancora spazio per qualche rarissima
sperimentazione, come sčast’e, una specie di racconto picaresco di un contadino che cerca la felicità, ispirato
alle stampe popolari.

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