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Capitolo 2

Circuiti in corrente alternata

2.1 Generatori di corrente alternata


Un generatore di corrente alternata è un generatore in cui la differenza di potenziale in uscita varia in
modo sinusoidale

Δv = V0 cos ωt (2.1)

V0 è l’ampiezza dell’oscillazione, il valore massimo che la differenza di potenziale può assumere.


Caratteristica fondamentale è anche la pulsazione ω, legata alla
frequenza ( f ) ed al periodo di oscillazione (T ) dalla relazione


ω = 2π f = (2.2)
T
In uno schema di un circuito, un generatore di corrente alternata è
schematizzato con l’elemento di figura.
Quando applichiamo una tensione sinusoidale al nostro circuito, si può vedere che la corrente che
circola è anch’essa oscillante in modo sinusoidale con la stessa frequenza e ha un’ampiezza propor-
zionale all’ampiezza della tensione del generatore. Tuttavia si può osservare che l’oscillazione della
corrente non è necessariamente in fase con l’oscillazione della tensione e si possono avere degli sfa-
samenti. Inoltre, sia la costante di proporzionalità tra corrente e tensione che lo sfasamento φ possono
dipendere dalla pulsazione ω
Per risolvere i circuiti in corrente alternata useremo il metodo simbolico.
Per la tensione del generatore e la corrente che circola nel circuito (inizialmente considerato composto
da una singola maglia) assumiamo

V (t) = V0 cos ωt I(t) = I0 cos(ωt + φ) (2.3)

Queste due funzioni sono la parte reale delle due funzioni complesse:

V (t) = V0 eiωt I(t) = I0 ei(ωt+φ) (2.4)

7
8 CAPITOLO 2. CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA

Applicheremo la legge di Ohm alle funzioni complesse (2.4) e poi per avere la tensione e la corrente
sovremmo prendere la parte reale delle funzioni V (t) e I(t). Vediamo quanto valgono I0 e φ per gli
elementi base di un circuito, una resistenza (R), un condensatore (C) e un’induttanza (L).

2.2 Resistori in un circuito in c.a.


Consideriamo un resistore in un circuito in corrente alternata. Il più semplice circuito in corrente
alternata che contenga un resistore è quello della Figura 2.1
Risolviamo il circuito applicando la legge di Kirchoff delle maglie:

V = IR
e se sostituiamo le espressioni di V e di I dell’equazione (2.4) abbiamo

V0 eiωt = RI0 ei(ωt+φ)


e ricaviamo subito

V0 V0
I0 = φ=0 I(t) = cos ωt (2.5)
R R
La tensione ai capi del resistore vale poi

ΔVR = IR R = I0 R cos ωt,


cioè la tensione e la corrente hanno esattamente lo stesso andamento e variano in fase, cioè assumono
i valori massimi esattamente agli stessi tempi. Per una tensione applicata sinusoidale, la corrente
in un resistore è sempre in fase con la tensione ai capi del resistore.

Vmax

Figura 2.1: Semplice circuito con un resistore ed


un generatore di tensione alternata
Figura 2.2: Tensione e corrente in
funzione del tempo per il circuito di
sinistra.
2.3. CONDENSATORE IN UN CIRCUITO IN C.A. 9

2.3 Condensatore in un circuito in c.a.

Consideriamo ora il caso del condensatore. Il circuito è quello della Figura 2.3. Da notare che un tale
circuito in corrente continua ci darebbe una corrente identicamente nulla sempre. Uguagliamo ora la
tensione ai capi del generatore alla differenza di potenziale ai capi del condensatore.


Q 1
V= = I(t)dt
C C

e se sostituiamo le espressioni di V e di I dell’equazione (2.4) abbiamo

I0 i(ωt+φ) I0 i(ωt+φ−π/2)
V0 eiωt = e = e
iωC ωC

da cui ricaviamo subito

I0 = V0 ωC φ = π/2 I(t) = I0 cos(ωt + π/2) = −I0 sin ωt (2.6)

Vmax

Figura 2.3: Semplice circuito con un generatore


di tensione alternata e un condensatore.
Figura 2.4: Tensione e corrente in funzione del
tempo per il circuito di sinistra.

L’ampiezza della corrente è direttamente proporzionale alla pulsazione del generatore. Questo è
in accordo con il fatto che nel limite di corrente continua (ω → 0) la corrente va a zero. Tensione del
generatore e corrente sono rappresentati (in unità arbitrarie) nella Figura 2.4. La fase della corrente è
π/2 e dunque possiamo dire che la corrente è in anticipo sulla tensione del generatore di un quarto
di periodo (il massimo della corrente si ha T /4 prima del massimo della tensione del generatore).
10 CAPITOLO 2. CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA

2.4 Induttore in un circuito in c.a.


Consideriamo infine il caso di un induttore. Il circuito è quello della Figura 2.5. Da notare che un tale
circuito in corrente continua ci darebbe una corrente identicamente nulla sempre. Uguagliamo ora la
tensione ai capi del generatore alla differenza di potenziale ai capi del condensatore.

dI
V =L
dt
e se sostituiamo le espressioni di V e di I dell’equazione (2.4) abbiamo

dI
V =L = L(iω)I0 eiωt+φ = LωI0 eiωt+φ+π/2 (2.7)
dt
da cui ricaviamo subito

V0
I0 = φ = −π/2 I(t) = I0 cos(ωt − π/2) = I0 sin ωt (2.8)

L’ampiezza della corrente ora è inversamente proporzionale alla pulsazione. Questo fatto è in
accordo con il concetto di induttanza che rappresenta un’inerzia del circuito a cambiare nel tempo.
Maggiore è la pulsazione (più velocemente si vuole cambiare la situazione) più resiste il circuito
al cambiamento e la corrente è piccola e viceversa. Nel limite di bassissime frequenze l’induttore
non offre resistenza alcuna e la corrente diventa altissima. Questa volta la corrente è in ritardo di
fase rispetto alla tensione del generatore e i picchi della corrente accadono T /4 dopo i picchi della
tensione.

Vmax

L
Figura 2.5: Semplice circuito con un generatore
di tensione alternata e un induttore.

Figura 2.6: Tensione e corrente in funzione del


tempo per il circuito di sinistra.
2.5. IMPEDENZA E REATTANZA 11

2.5 Impedenza e reattanza


Le equazioni 2.5, 2.6 e 2.7 ci suggeriscono di generalizzare la legge di Ohm (V = iR) anche al caso
di un condensatore e dell’induttore e scriveremo

V = Z ·I (2.9)
dove la costante di proporzionalità Z prende il nome di impedenza. A differenza della legge di Ohm
ora corrente, tensione e la stessa impedenza sono grandezze complesse e dalle equazioni 2.5, 2.6 e
2.7 possiamo ricavare le impedenze dei vari elementi.

1
ZR = R, ZC = , ZL = iωL (2.10)
iωC
Per risolvere un circuito in corrente alternata dovremmo usare la legge di Ohm generalizzata 2.9 e
una volta trovata la grandezza a cui siamo interessati dovremmo considerarne la parte reale. D’altra
parte sappiamo che questa deve essere una funzione sinusoidale con la pulsazione ω cioè del tipo

Gei(ωt+φ) , (2.11)
con G e φ funzioni, in generale, di ω. Come visto per gli elementi base, tutto si riduce a trovare
il modulo della grandezza cercata (ad esempio la corrente in un certo ramo del circuito) e il suo
sfasamento rispetto all’oscillazione del generatore.
Come detto, l’impedenza Z rappresenta una generalizzazione della resistenza e può essere scritta
come

Z = R + iX (2.12)
dove R è l’usuale resistenza e X è la reattanza. Per un circuito puramente capacitivo e induttivo
l’impedenza è puramente immaginaria e la resistenza si riduce alla sola reattanza. Come per la
resistenza, la reattanza di due elementi in serie è la somma delle reattanze dei due elementi e cosı̀
dunque per l’impedenza.
Possiamo definire anche l’inverso dell’impedenza come Y = Z −1 = I/V che prende il nome di am-
mettenza e si misura in Siemens (Ω−1 ). Anche questa è un numero complesso e lo possiamo scrivere
come

Y = G + iB, (2.13)
dove la parte reale G è chiamata conduttanza (che è l’inverso della resistenza) e la parte immaginaria
B è la suscettanza.
Come già anticipato, nel caso di N elementi in serie, vale:
� �−1
1 1 1
Zeq = (Z1 + Z2 + ... + ZN ) , Yeq = + + ... + . (2.14)
Y1 Y2 YN
Se si hanno N elementi in parallelo, l’impedenza e l’ammettenza equivalenti sono:
� �−1
1 1 1
Zeq = + + ... + Yeq = Y1 +Y2 + ... +YN . (2.15)
Z1 Z2 ZN
12 CAPITOLO 2. CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA

A seconda dei casi, può essere più utile usare l’impedenza Z o la ammettenza Y .
Dalla 2.9 si può facilmente ricavare il modulo della corrente come
� �
�V � V0
|I| = �� �� ⇒ I0 = √ . (2.16)
Z R + X2
2

Lo sfasamento tra corrente e tensione sarà invece legato all’argomento dell’impedenza e, essendo Z
a denominatore della 2.9

Im(Z)
tan φ = − ⇒ φ = − tan−1 (X/R) (2.17)
Re(Z)
Vediamo, per fissare meglio le idee qualche applicazione del mettodo simbolico.

2.6 Circuito RLC serie


Il circuito RLC serie e schematicamente rappresentato nella Figura 2.7, in cui una resistenza, un
condensatore ed un’induttanza sono disposti in serie ad un generatore di tensione alternata e(t) =
V (t) = V0 cos ωt.
Passiamo alle grandezze complesse V = V0 eiωt e I = I0 ei(ωt+φ)
L’impedenza totale è la somma delle impedenze dei singoli elementi,

Z = R + i(ωL − 1/ωC) (2.18)


e possiamo subito scrivere la corrente (complessa)
V
I= (2.19)
R + i(ωL − 1/ωC)
Prendendo il modulo di quest’ultima ricaviamo I0 ,
V0
I0 = � . (2.20)
R + (ωL − 1/ωC)2
2

Lo sfasamento della corrente rispetto alla tensione è invece dato da


� � � �
−1 ωL − 1/ωC −1 1/ωC − ωL
φ = − tan = tan . (2.21)
R R
Prima di analizzare la tensione sui singoli elementi, è necessario commentare le due espressioni
ottenute.
In particolare l’andamento con la frequenza dell’ampiezza della corrente è particolarmente interes-
sante. Per ω → 0 (frequenze molto basse), I0 → 0, infatti la reattanza capacitiva diventa sempre più
grande e fa tendere a zero la corrente. Questo è comprensibile per quanto detto sempre sul condensa-
tore che, rispetto alle correnti continue, si comporta come un circuito aperto e non fa passare corrente.
Per lo sfasamento vale φ → π/2.
Se invece facciamo il limite ω → ∞ (alte frequenze), otteniamo ugualmente I0 → 0 e lo sfasamento
φ → −π/2. Fisicamente, ad alte frequenze domina la reattanza induttiva e il circuito diventa sempre
più “pigro” e la corrente sempre più piccola.
2.6. CIRCUITO RLC SERIE 13

Figura 2.7: Schema del circuito RLC serie.


Figura 2.8: Andamento della tensione
ai capi della resistenza in funzione della
frequenza.

In Figura 2.8 l’andamento dell’ampiezza della corrente (equivalente alla tensione ai capi della resi-
stenza) è rappresentato in funzione della pulsazione ω del generatore. Quando la pulsazione è quella
per cui si ha il massimo, si dice che il circuito è in risonanza e tale pulsazione vale:

ω∗ = 1/ LC (2.22)
Per tale valore si ha:

I0 = V0 /R φ=0 (2.23)
Alla frequenza di risonanza il circuito è puramente resistivo e tutto va come se condensatore e indut-
tanza non fossero presenti. Al valore della risonanza
√ l’ampiezza è massima perche stiamo stimolando
il circuito alla frequenza propria del circuito (1/ LC è in realtà la frequenza propria del circuito LC
equivalente). Tale fenomeno è esattamente identico all’oscillatore forzato in meccanica.
Se volessimo ora calcolare le differenze di potenziale ai capi dei vari elementi, dovremmo semplece-
mente parire dalla 2.19 e applicare la legge di Ohm generalizzata 2.9.
Per la resistenza abbiamo
RV
VR = RI = (2.24)
Z
da cui ricaviamo
� �
V0 R −1 1/ωC − ωL
VR = I0 R = � . φR = tan (2.25)
R2 + (ωL − 1/ωC)2 R
La tensione sulla resistenza è in fase con la corrente.
Per quanto riguarda la caduta di potenziale ai capi del condensatore, possiamo scrivere

ZCV (−i/ωC)V V
VC = ZC I = = = (2.26)
Z R + i(ωL − 1/ωC)) (1 − ω LC) + iωRC
2
14 CAPITOLO 2. CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA

da cui possiamo calcolare il modulo e lo sfasamento (sempre rispetto a V).


� �
V0 ωRC
VC = � φC = tan−1 . (2.27)
(1 − ω2 LC)2 + ω2 R2C2 1 − ω2 LC
E si hanno i seguenti comportamenti per i vari limiti che si possono fare per la frequenza:

ω→0: VC → V0 , φC → 0
ω→∞: VC → 0, φC → 0
V0 �
ω → ω∗+ : VC → L/C, φC → π/2
R
V0 �
ω → ω∗− : VC → L/C, φC → −π/2
R
Consideriamo infine la differenza di potenziale ai capi dell’induttanza. Possiamo in questo caso
scrivere

ZLV (iωL)V
VL = ZL I = = = (2.28)
Z R + i(ωL − 1/ωC))
da cui possiamo calcolare il modulo e lo sfasamento (sempre rispetto a V).
� �
V0 ω2 LC ωRC
VL = � φL = tan −1
. (2.29)
(1 − ω2 LC)2 + ω2 R2C2 ω2 LC − 1
E si hanno i seguenti comportamenti per i vari limiti che si possono fare per la frequenza:

ω → 0, VC → 0 φC → 0
ω → ∞, VC → V0 φC → 0

ω → ω , VC → (V0 /R) L/C φC → −π/2
∗+

ω → ω∗− , VC → (V0 /R) L/C φC → π/2

In Figura 2.9 sono rappresentati gli andamenti delle differenze di potenziale ai capi dei vari elementi
in funzione della frequenza.
È interessante notare come, alla frequenza di risonanza le differenze di potenziale ai capi del conden-
satore e dell’induttanza sono esattamente uguali ma la fase è opposta (una vale π/2 mentre l’altra vale
−π/2). Questo conferma che alla risonanza il circuito si comporta come se ci fosse la sola resistenza.
Le differenze di potenziale ai capi del condensatore e dell’induttanza possono essere anche molto
maggiori dell’ampiezza massima della tensione del generatore. D’altra parte queste hanno una fase
molto diversa (soprattutto intorno alla frequenza di risonanza) e dunque vale che VR +VC +VL = Vgen
Data la risposta in frequenza della corrente o della VR ,il circuito risonante appena trattato può essere
utilizzato per operare un filtro che faccia passare solo un ben determinato intervallo di frequenze. In
questo senso, un fattore importante del circuito risonante RLC è il cosiddetto fattore di merito Q che
ci dice quanto è stretto il picco della risonanza. Questo è definito come
2.7. POTENZA NEI CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA 15

Figura 2.9: Andamento delle differenze potenziale VR , VC e VL al variare della pulsazione ω.

ω∗
Q= ,
Δω

dove Δω è l’intervallo di pulsazioni in cui VR > V0 / 2. Svolgendo i conti si può trovare facilmente:

∗L 1 L
Q=ω =
R R C

2.7 Potenza nei circuiti in corrente alternata


Vediamo cosa succede alla potenza dissipata in un circuito in corrente alternata. In generale la potenza
è il prodotto della tensione ai capi di un’elemento per la corrente che lo sta attraversando. Possiamo
scrivere:

P = iΔV = I0 cos(ωt + φ)V0 cos(ωt)


Questa è la potenza istantanea. Quello che è più interessante è la potenza media su un periodo
T = 2π/ω.

� �
1 T I0V0 T
Pmed = I0 cos(ωt + φ)V0 cos(ωt)dt = (cos ωt cos φ − sin ωt sin φ) cos ωtdt
T 0 T 0
� T
I0V0 1
= cos φ cos2 ωtdt = I0V0 cos φ = Ie f f Ve f f cos φ, (2.30)
T 0 2
avendo introdotto le grandezze efficaci

I0 V0
Ie f f = √ Ve f f = √ .
2 2
16 CAPITOLO 2. CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA

Il termine cos φ è chiamato fattore di potenza. La potenza in regime alternato data dalla 2.30 è
sempre positiva dato che −π/2 < φ < π/2. Nel caso del resistore questa coincide con l’usuale potenza
P = iΔV a patto di usare le grandezze efficaci. Infine questa può essere nulla se φ = ±π/2 cioè nel
caso di impedenze puramente immaginarie, ad esempio il caso di un condensatore o di un induttanza
o di una loro combinazione.
È interessante osservare che nella potenza istantanea, data dalla funzione integranda della 2.30,
compare un termine (a media nulla su un periodo) che vale:

1
− I0V0 sin φ sin(2ωt)
2
Tale termine può essere positivo o negativo e corrisponde ad un’energia che viene immagazzinata dal
condensatore o dall’induttore (se > 0) o restituita da questi al generatore (se < 0) nell’unità di tempo.
Il valore massimo di questa potenza (1/2 I0V0 sin φ) prende il nome di potenza reattiva.

2.8 Esempi di circuiti in corrente alternata


Di seguito verranno illustrati alcuni esempi notevoli di circuiti in corrente alternata

2.8.1 Circuito RLC parallelo


Nella Figura 2.10 è illustrato lo schema di un circuito RLC
parallelo. Come prima, vogliamo studiare l’andamento
della corrente totale. Possiamo procedere in vari modi.
Consideriamo l’impedenza totale come il parallelo delle tre
impedenze
� �−1
1 1
Z= + iωC +
R iωL
Usando sempre la legge di Ohm generalizzata 2.9 possiamo
allora scrivere
� � Figura 2.10: Circuito RLC parallelo.
��
V 1 1
I = =V + i ωC − ,
Z R ωL
da cui si può subito ricavare il modulo della corrente e il suo sfasamento rispetto alla tensione del
generatore. In particolare si ha
� � �
1 1 2 � �
I0 = V0 + ωC − , φ = tan−1
R(ωC − 1/ωL) .
R2 ωL

La corrente ora ha un minimo proprio per il valore ω = 1/ LC e aumenta in modo lineare con la
pulsazione per ω → 0 o per ω → ∞. Tale comportamento, detto di antirisonanza, si spiega con il
fatto che ad alte frequenza, l’impedenza (reattanza) del condensatore è molto piccola mentre a basse
frequenze l’induttanza ha un’impedenza molto piccola e, nel parallelo, queste dominano sulle altre.
2.8. ESEMPI DI CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA 17

2.8.2 Filtri RC e CR
Consideriamo ora i due curcuiti della Figura 2.11 in cui
Vin = V0 cos ωt, cioè alimentati con un generatore di tensio-
ne alternata. Vogliamo scrivere l’ampiezza della tensione in
uscita al variare della frequenza.
La corrente che corre nella maglia di destra, chiusa sul
generatore è la stessa per entrambi e vale:
V V
I= = (2.31)
Z R − i/ωC
Per ottenere la tensione ai capi del resistore (circuito in alto)
e del condensatore (circuito in basso) devo semplicemente
applicare 2.9 e moltiplicare per l’impedenza dell’elemento
corrispondente.
Per il resistore abbiamo
VR Figura 2.11: Circuiti RC.
VR =
R − i/ωC
da cui, se prendiamo il modulo, otteniamo
V0
ΔVR = � , ω0 = 1/RC,
1 + (ω0 /ω)2
La frequenza ω0 è detta frequenza di taglio. Un tale circuito è detto filtro passa-alto per il fatto che
fa passare le alte frequenze e attenua le basse. Scegliendo opportunamente i valori di C e C possiamo
decidere la frequenza di taglio desiderata.
La tensione ai capi del condensatore (circuito in basso) invece sarà

V (−i/ωC)
VC =
R − i/ωC
da cui, se prendiamo il modulo, otteniamo
V0
ΔVC = � .
1 + (ω/ω0 )2
Questo ha un comportamento esattamente opposto al precedente, fa passare le basse frequenze √ e
attenua le alte. La frequenza di taglio corrisponde a quella frequenza per cui la Vout = Vin / 2.
In generale vale che la frequenza di risonanza (o anti-risonanza) di un generico circuito in corrente
alternata, se esiste, è la frequenza che rende la reattanza nulla, cioè l’impedenza reale e dunque
puramente resistiva.
18 CAPITOLO 2. CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA

2.9 Trasformatore e la trasmissione di potenza


Il trasformatore è un dispositivo che consente di tra-
sformare la tensione e la corrente alternata senza
un’apprezzabile perdita di potenza. Il suo utilizzo, tra
le altre cose, costituisce uno dei motivi principale per
l’utilizzo di correnti alternate, piuttosto che continue,
nell’uso comune.
Il trasformatore consiste in due bobine avvolte in-
torno ad un nucleo di ferro, come mostrato in Fi-
gura 2.12. C’è un circuito primaria, con N1 avvol-
gimenti, ed un circuito, secondario con N2 avvolgi-
menti. Il nucleo di ferro serve a convogliare il campo
magnetico che creano le correnti, in modo tale che il
flusso del campo su una qualsiasi sezione del toroide
quadrato è costante.
Scriviamo le equazioni per la corrente sul circui-
to primario (I1 ) e su quello secondario (I2 ) tenen- Figura 2.12: Disegno schematico di un
do conto che c’è sia l’auto indizione che la mutua trasformatore e suo circuito equivalente.
induzione.

di1 di2
ε − L1 −M − R1 i1 = 0
dt dt
di2 di1
L2 +M + R2 i2 = 0 (2.32)
dt dt
Il sistema 2.32 può essere facilmente risolto nelle due correnti i1 e i2 usando il metodo simbilico.
Tuttavia la soluzione generale porta a delle espressioni abbastanza complicate e poco istruttive. La
situazione si semplifica molto se ci mettiamo nella situazione di mutua induzione totale (assumiamo
che il flusso del campo magnetico si conservi completamente, flusso disperso nullo). I coefficenti di
autoinduzione e di mutua induzione valgono allora:

N12 N2 N1 N2 √
L1 = µ Σ, L2 = µ 2 Σ, M=µ Σ = L1 L2 .
d d d
dove d è la lunghezza del tratto dove si hanno gli avvolgimenti (uguale per i due) e Σ è la sezione della
nucleo di ferro. Mettiamoci inoltre nella situazione di una resistenza piccola nel circuito primario, in
particolare sia R1 � ωL1 .
In tale situazione si trova:
ωL2 − iR2 M N2
i1 = ε, i2 = − ε=− ε.
ωL1 R2 L1 R2 N1 R2
Da queste si possono ricavare i rapporti tra i moduli delle correnti e il rapporto tra le tensioni
i2 Mω N1 N2 ω V2 i2 R2 N2
=� =� , = =−
i1 ω2 L22 + R22 N24 ω2 + (d/Σµ)2 R22 ε ε N1
2.9. TRASFORMATORE E LA TRASMISSIONE DI POTENZA 19

La cosa importante da osservare è che la tensione in uscita è N2 /N1 volte la tensione del generatore
di ingresso e in opposizione di fase. Questo ci permette di variare a nostro piacere l’ampiezza della
tensione alternata, regolando opportunamente il numero degli avvolgimenti del circuito primario e
secondario.
Dalle equazioni si vede anche che se aumento (diminuisco) la tensione, diminuisce (aumenta) la
corrente sul secondario, in modo tale che la potenza non aumenti (nel secondario). Si trava infatti che
il rapporto della potenza in uscita su quella in ingresso vale

P2 i22 R2 N12 N22 ω


= = � .
P1 i1 ε N12 N24 ω2 + (d/Σµ)2 R22
Questo rapporto tende ad 1 se possiamo trascurare R2 , cioè nel limite R2 � ωL2 .
La trattazione seguita descrive un trasformatore ideale, in cui non c’è flusso disperso. Nella realtà
tale flusso disperso, per quanto piccolo, è sempre presente e riduce le prestazioni del trasformatore
diminuendo la potenza in uscita. Nel circuito tale flusso disperso può essere rappresentato ponendo
un secondo induttore nel circuito primario in parallelo a quello che da la mutua induzione.
La capacità offerta dal trasformatore di cambiare a proprio piacimento la tensione e la corrente di un
circuito, senza un’apprezzabile perdita di potenza, ha fatto sićhe le correnti alternate fossero di gran
lunga preferite alle correnti continue. Il trasporto dell’energia elettrica su lunghe distanze avviene
per mezzo degli elettrodotti, lunghissimi cavi di rame. Data una certa potenza P del sistema questa
possiamo esprimerla in termini della tensione e della corrente come

P = ΔV I. (2.33)
Data una certa potenza possiamo decidere di avere o una grande corrente e una bassa tensione oppure
una grande tensione e una piccola corrente.
D’altra parte la potenza che si dissipa sul filo che trasporta la corrente vale

PJoule = I 2 R.
Se vogliamo dunque minimizzare la dissipazione per effetto Joule è bene lavorare con basse correnti
e dunque alte tensioni. Questo è il motivo per cui le line che portano l’energia elettrica hanno alte
tensioni (∼ 300 kV). La tensione viene poi via via ridotta passando alla distribuzione locale e poi
nelle case.