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Sul fiume e sugli scalda poltrone.

Il movimento 5 stelle Oristano e il fiume. ......................................................................................................... 3

Siamo oltre ........................................................................................................................................................ 9

Intorno e lungo il fiume. .................................................................................................................................. 11

Un significato nuovo ........................................................................................................................................ 20

Alcune indicazione immediate ........................................................................................................................ 21

La sua collocazione geografica ........................................................................................................................ 23

Proviamo a stilare alcune linee di indirizzo ..................................................................................................... 28

La trasversalità del fiume ................................................................................................................................ 29

Il fiume e la sua concreta fisicità ..................................................................................................................... 30

The river ovvero l’anima cittadina................................................................................................................... 31

Superare l’idea novecentesca ......................................................................................................................... 32

Finalmente: un parco lineare .......................................................................................................................... 35


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Abstract

È un testo che ha avuto una elaborazione personale, e che risale a poco prima del voto delle amministrative,
ora a seguito anche di alcune discussioni in seno al gruppo Oristano Movimento 5 stelle, ha cumulato
successive revisioni, inconcluso ve lo propongo per approfondire come abbiamo discusso in più occasioni una
proposta seminariale. Base di elaborazione per il parco fluviale, la lancio come tentativo di raccogliere spunti
ed idee circa un utilizzo Smart di una vasta area di 10 km circa che va dal confine amministrativo della frazione
di Sili fino alla foce, larga in alcuni tratti ristretta in altri, giunge e si associa alle pinete realizzate per contenere
l’erosione marina presso Torre Grande.

Il testo incentra le sue prerogative sull’attrattività che potrebbe rappresentare per giovani millennials
digitalizzati, uno spazio ecologico straordinario che la città potrebbe riqualificare, per assicurare bisogni
sportivi culturali artistici e paesaggistici, non solo a loro. Ma a tutto i cittadini.

Tante le idee e non tutte riassumibili, diciamo che intende a partire dalla presenza abbandonata del fiume il
più lungo e forse a rappresentare il cuore centrale della sardegna occidentale. La cui geografia fa della città
di Oristano la responsabile a valle di numerose altre condivisioni necessarie a monte.

E’ un tentativo di focalizzare su una realtà storica geografica e culturale, una azione che porterebbero al
risanamento igienico ambientale di una preziosissima area l’oristanese alimentata notevolmente dalle acque
de fiume principale fornitore di quella che viene definita una area umida ed un habitat straordinario di
endemismi faunistici e vegetali.

La revisione in programma invece prevede un nuova stesura con elementi più precisi in recepimento della
normativa U.E. e dei progetti e interventi non andati a buon fine. (seb)
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Il movimento 5 stelle Oristano e il fiume.


Il Movimento 5 STELLE, nelle amministrazioni civiche, pian piano mentre va riaffidando paesi e città
alla gestione partecipata dei cittadini. C’è la ripresa di un dibattito molto attivo e per altro pressante.
Coinvolge molte professionalità: chiamate alla ricerca e alla rivisitazione, alla revisione di molti
aspetti dell’intera progettualità urbana, della riorganizzazione gestionale, alla ridefinizione della
mobilità, fino alla stessa ridefinizione identitaria di diversi centri urbani.

Oristano citta della sardegna occidentale ha 32 mila abitanti, si colloca all’interno di un bacino
popolato da circa 170 mila residenti nel territorio provinciale. In confronto a molte realtà urbane
isolane, oltre che rispetto ad altre città del continente e di numerose altre vitalissime in Europa, è
rimasta ferma però da troppo tempo.

Mentre veniva travolta da profondi cambiamenti strutturali, negli ultimi 50 anni, si pensi solo che
ha visto letteralmente raddoppiata la popolazione. Si è acconciata a duplicare i suoi spazi
immobiliari, il suo impianto della mobilità, di strade, stazioni, vie, linee elettriche e internet, centri
commerciali e luoghi di incontro culturale continuano in spazi ristretti privi di coordinamento. Che
non hanno avuto se non minimi adeguamenti. Se non marginali, e letteralmente allargamenti
obbligati. In fatto di tante localizzazioni di servizi son tante le novità, che hanno alterato abitudini
quotidiane, tempi di vita e di relazione, di molti cittadini. Spesso i sistemi urbani costringono ancora
folle di persone verso spazi angusti, servizi minimi, logistiche arcaiche.

Tutelare l’ambiente e ridare senso ai suoi spazi vitalissimi, in un contesto del genere, ridiventa un
dovere collettivo e prioritario. Ritenere fondamentale iniziare a concepire e mettere in atto una
nuova tipologia di società, attraverso la costruzione di infrastrutture innovative, di insediamenti
urbani più verdi, di edifici e di industrie meno inquinanti, può ridare vitalità ad un corpo estraneo.

Qui viene proposto, quale idea progettuale che si basa sul ripensamento del nostro territorio, quale
aspetto imprescindibile per uno sviluppo futuro più equilibrato e sostenibile.

Ciò che questa città, incapace di programmazione e soprattutto la mancanza di indirizzi verso, il
territorio limitrofo, verso i suoi beni culturali e ambientali, verso le sue occasioni strategiche, si pensi
solo ai grandi eventi. Non è stata capace di rilanciare i limiti di tante presenze ingombranti e silenti,
in tanti spazi abbandonati ce n’è una trascurata, se non totalmente rimossa.

La città per questa presenza affatto ingombrante non ha fatto nulla. Le tante amministrazioni
cittadine che si sono succedute, non hanno saputo accompagnare alcuna previsione. Tantomeno
azioni significative di orientamento, di rinnovamento urbano, per evitare le ripercussioni igieniche
e di tutela ambientale, dei mancati sviluppi e delle mancate ubicazioni di molti attività e servizi. Per
la sua stessa sicurezza di fronte a esondazioni o allagamenti. Si sono creati dei vuoti di fatto, vuoti
programmatori, vuoti progettuali, oltre ad una debolezza politica e culturale, che sta rendendo
chiaro ogni decadimento economico e sociale, non solo della città ma di tutto L’hinterland. In cui
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invece noi crediamo invece che questa possibilità possa giocare un ruolo ed una funzione mai
considerata.

A fronte di una espansione orizzontale, oltre che scarsamente gestita, è mancata la stessa
progettualità fisico-spaziale, non dico per i volumi edilizi, ma di volumi attrattivi, culturali e
soprattutto infrastrutturali e strategici che attorno alla presenza del suo fiume: il Tirso avrebbero
potuto ricrearsi e individuarsi.

Oggi Oristano ha nelle sue frazioni, interi quartieri degradati, e nelle periferie urbane tanti problemi,
Luoghi resisi nel frattempo obsoleti, zone industriali ripudiate, persino siti contaminati o
profondamente alterati da fallimenti di esercizio e di gestione di imprese e produzioni industriali.
Strutture produttive derelitte, aree artigianali prive di coordinamento e accompagnamento
direttivo. Molte piccole e medio imprese, oltre che massacrate da una imposizione fiscale insensata.
Non sono neanche mai decollate, proprio nella loro integrazione di distretto. Tanto meno sono state
introdotte politiche di sistema, né politiche di filiera. In una confusa urbanità, in cui alla sua
centralità regionale, via via scomparsa, si assommano tante realtà, che fanno discendere situazioni
socio-economico, generali e difficili, con fenomeni di decadenza, disoccupazione, emarginazione,
disagio sociale.

In Sardegna, in Europa e soprattutto nel nord Europa, invece riqualificazioni urbane, ridisegni
identitari cittadini, tempestivi e diremo previdenti riconversioni si sono incentrate sul risanamento
e recupero della presenza dei corsi d’acqua. Riordini amministrativi, e soprattutto rivitalizzate
gestioni, hanno permesso di riannodare e riqualificare in molte realtà urbane, e in molti quartieri
metropolitani, l’innesto di funzioni trascurate a realtà nuove su questi soggetti estranei come sono
ritenuti i fiumi

In esse i corsi d’acqua, hanno costituito linee orizzontali creative e coinvolgenti. Se qualcuna di
queste città ha pensato alla riqualificazione delle aree portuali, qualcuna ha creduto nelle nuove
tecnologie, altre nel sistema infrastrutturale dinamico e integrato, altre ancora nella riconversione
di aree industriali fallite, altre ancora nella specializzazione produttiva. Etc. Tutte sono riuscite
nell’incuriosire gli investitori, a portare le loro produzioni e accrescere le residenze, restituendo agli
investimenti opportunità occupazionali, sviluppando funzioni nuove e soprattutto servizi innovativi.

Nel dare vitalità e dinamismo alla qualità urbana ed ambientale, si sono resi intensi i flussi turistici,
gli stimoli di una ulteriore diffusione della cultura. Addirittura approvvigionandosi di investimenti e
sviluppo, hanno disseminato di infrastrutturazione digitale le aree produttive per le piccole e medio
imprese.

Con crescite ed espansioni, mobilità più rapide, gestioni sussidiarie hanno rinvigorito la propria
storia culturale e identitaria. Servizi e soluzioni tecnologiche corrette per imprese delle ICT. Smart
city innovative, nuove economie rinnovabili, hanno letteralmente trasformato, settori economici,
come quello energetico, digitale, culturale, creativo, sportivo sanitario, socio integrativo, turistico in
veri e propri trampolini per recuperare i caratteri di uno sviluppo urbano vitale e vivibile.
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Sono numerosi i processi apparentemente secondari, che sono stati portati a gestioni adulte, con
innovazioni e progettualità adeguata, presso spazi abbandonati di cui i fiumi sono protagonisti.

Noi crediamo invece qui nella nostra piccola città, manchino, proprio queste risposte. Tali che le
responsabilità, portino finalmente ad un adeguamento dei servizi, alla consecutività sui mutamenti
generatisi, e non più in reazione alle emergenze, che ormai i drammi sociali che imprese e famiglie
evidenziano sempre più tra noi.

Una di queste sta nella relazione che la città ha con il fiume. Al pari di queste urgenze, che richiedono
interventi immediati, sul piano sociale, sul piano infrastrutturale, sul piano economico turistico, sulla
gestione dei monumenti, sulla praticabilità produttiva dell’artigianato e del piccolo commercio, si
allungano con richieste ed ormai scelte coraggiose e soprattutto capaci di pensare il cambiamento.

Noi MOVIMENTO 5 STELLE ORISTANO non solo in reazione a tutto questo, in cui Oristano presenta
ritardi e gravi responsabilità progettuali, ci candidiamo a tradurre nuovi scenari previsi, a cui una
classe politica locale non è riuscita a dare risposta, sia in termini organizzativi sia in termini di
prospettiva.

Nella mobilità per esempio servono costantemente, programmazioni anticipatorie di sviluppi


possibili. Infrastrutture molteplici che facilitino la residenza. La connettono ai processi di
incremento e diversificazione delle attività economiche, sociali e culturali, orientino soprattutto ai
servizi alla persona, all’ambiente ed alla innovazione tecnologica, alla gestione dei tempi urbani e di
vita personali, con cui ogni singolo cittadino decide da sé.

Ciò che intendiamo dire e che se queste politiche vengono supportate da una progettualità di livello
europeo, ecco che investimenti macro e opere pubbliche innovative. Soluzioni assolutamente
direzionate alla sostenibilità crediamo potrebbero, essere cruciali per un progetto di cambiamento
e soprattutto per la nuova disposizione di un ambiente urbano, che incentrata su una scelta
fondamentale per la geografia storica e culturale della città, come può essere il riscatto del fiume.

Collocare tutto il tessuto urbano, in funzione dell’accoglienza e della stessa residenza, determinando
non banali processi di inurbamento, in cui la fanno da padrone le lottizzazioni, quando in citta si
vanno letteralmente imponendo opere infrastrutturali non di nuove politiche e progettualità
inedite, bensì di clientele e favori.

Crediamo sia proprio questa, per la città, una scelta che possa favorirla non solo affacciandola agli
altri settori produttivi. Ripristinando quella che oggi è una esperienza sfavorevole, dati i tassi di
permanenza della direzione politica di persone da ormai troppi lustri che scaldano le sedie, ….
Mancano le intelligenze, non mancano i creativi, non riuscendo a promuovere in favore delle piccole
e medio imprese, servizi e soprattutto identità, non esiste una mobilità rapida e servizi Smart.
Mancano le professionalità nei servizi di una comunicazione istantanea, mancano le infrastrutture
materiali e culturali per l’export, manca quella dimensione innovativa complessiva che dovrebbe
dare sbocco e visibilità a molte realtà produttive e culturali.
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Quel che è mancato maggiormente però in questi anni, noi lo proponiamo, perché è stato un limite
marcato sta nel non essere riusciti a ripristinare l’attrattività di investimenti e la produttività dei
servizi. Facendo convergere un quadro di condizioni generali, su cui una amministrazione comunale
può applicarsi ricercando l’abitabilità e le condizioni della qualità della vita, che avrebbe potuto
influenzare se non far decidere la scelta della residenza urbana per scelta precisa. Non c’è mai stata
una progettualità strategica, noi oggi abbiamo una necessità. Assorbire i progetti positivi delle
misure di investimento europeo e regionale. Con cui noi su Oristano citta e Oristano territorio, ferma
com’è da 20 anni, non possiamo affatto continuare ad ignorare il fiume e il suo attuale destino.

Il progetto di rigenerazione urbana e il fiume

Queste combinazioni di nuove variabili, incastri inediti, delle complessive condizioni che dettano la
scelta della residenza cioè le ragioni di una percezione dell’ambiente favorevole ai cluster di nuove
attività. Ispirata alla gran parte a maturazioni culturali diffuse, a servizi integrati necessari, a scelte
lavorative sicure e soprattutto sostenibili.

Possono dettarsi se esistono motivi per eleggere in contesti ambientali e di vivibilità, qualità diffuse
di un tessuto urbano capaci di attrarre le risorse umane creative? Quelli che hanno inteso quanto e
cosa influenzi coloro che vivono con una base di qualificazione tecnologica intensiva, si sono rivelati
i migliori agenti, il miglior lievito per il cambiamento e per la riqualificazione urbana, in molte parti
del mondo e anche in Italia, soprattutto in Europa.

Reindirizzando attività presenti, rivitalizzando attività sopite, reintroducendo e modellando spazi


nuovi e soprattutto rendendoli attrattivi di nuove soggettività ad alta formazione intellettuale, ad
alta riconduzione digitale, potremmo dire che hanno fornito ad altre città il merito di riorientare
il suo appeal verso una processualità, qui ormai dimenticata. Ciò che questa nuova
amministrazione non pare neppure vedere, ma diremo che manca alle corde di una intera classe
cosiddetta “dirigente”. Con tutte le implicanze per i meccanismi di selezione delle candidature e
la costruzione delle alleanze, i processi di formazione delle giunte, i percorsi scelti per
l’approvazione dei procedimenti, la produzione di politiche pubbliche fino alla erogazione dei
servizi.

Sappiamo che non è facile riaccorpare attività produttive già installate, stabilizzare o meglio
riarticolare con ammodernamenti innovativi i dati di progetti pluriennali, le tante presenze
economiche, sociali e dei servizi per attirare giovani e soprattutto giovani innovativi. Tuttavia
vorremo mettere in piedi e qui chiediamo la fiducia alla città. Un processo che chiede alla città tutta
di riprendersi i suoi luoghi storici e culturali.

Dappertutto il recupero degli spazi di interfaccia tra il fiume e i suoi diversi tratti urbani, pone
dunque le città e per noi non dimentichiamolo il più lungo fiume dell’isola, quello forse più ricco di
implicanze storico culturali. Propone una storia incredibile di investimenti straordinari da narrare
ancora.
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E’ una vicenda non già dentro una proposta storica e di un più generale di risanamento e di
articolazione infrastruttura culturale del bacino del Tirso. Sono idee nuove con cui i corsi d’acqua
che assemblano, insieme al rapporto corale quel che essi esprimono in una molteplicità di luoghi e
nella irripetibilità degli spazi. Riprendere in mano uno scenario straordinario, provvisto di una unica
storia comune di un condiviso destino di molte comunità a monte. Alla città a valle, si affida la
custodia della foce del bacino e del golfo o estuario, ma lo sbocco a mare del fiume in rapporto con
la sua densità urbana, a noi pare ormai necessario di investimenti e soprattutto di progettualità.

Per questa assonanza che ogni città porta con sé, il fiume è un pezzo enorme della sua storia, questa
storia non sempre soltanto legata alle esondazioni del passato, bensì alle tante attività connesse ad
una presenza di un agente trasformatore del destino di molte generazioni. Profondamente legata
alle professionalità e alle attività connesse all’uso dell’acqua e alle molte attività in cui essa è
coinvolta, ha inciso nei secoli, norme, divieti, statuti professionali, la ricchezza di interi settori
produttivi.

Nella sua memoria stanno, le opportunità innescate da un intreccio di eventi, vicine al fiume, alle
sue acque e alle sue sponde. Sono state sancite e crediamo da risvolti economici e produttivi,
scelte di vita. Con l’acqua, non si custodiscono soltanto ambienti naturali, che possono ancora
convivere e magari fruttificare, si depongono patti in nome di una relazione che ha avuto ragioni
storiche per accordare alla vita, soprattutto durante secoli di vicende umane, in cui sono cresciute
tante pratiche identitarie.

Il tema principale introdotto dalla nostra proposta come si vede, viene dalla necessità che in buona
parte della città e dei suoi abitanti ci sia il desiderio di riappropriarsi della storia maturata con il
fiume.

Nell’affrontarne lo stato delle cose, si evidenzia con immediatezza tutta la difficoltà di una
pianificazione omogenea ad una identità urbana rinnovata. La difficoltà della variabilità dei
differenti rapporti di scala sull’elemento fiume, e su tutto ciò che sta attorno ad esso, che va dalla
conformazione territoriale, alla scala dei quartieri, alla variabilità dei percorsi di fruizione, ai gradi
ambientali e a quelli navigabili, a quelli artistici e artigiani. Sul piano urbanistico, geografico
escursionistico e sportivo coinvolge una giurisdizione vasta di pratiche, diciamo la stessa identità
urbana di ARISTANIS (LUOGO DI STAGNI) basterebbe questo per assimilarsi alla nozione di paesaggio
e di ambiente umido, il più variegato in sardegna, scelto da civiltà storiche diverse che in termini
tecnici si potrebbe dire che per un piano performativo, custodisce tutta non solo la storia ma anche
una idea dell’urbano radicalmente innovativa. In cui il fiume porta dei valori.

Un interesse decisivo verso le risorse culturali e ambientali presenti, nei suoi racconti diciamolo
deborda. Affinché nasca un contesto dialogico, fortemente caratterizzato da cultura e
dall’innovazione che possa mettersi a progetto, riesce a dare massa critica a realtà dirigenziali fin
troppo bollite da quasi 20 anni di anacronismo politico e progettuale.
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Chiamare tutte le menti, le intelligenze oltre quelle presenti in città, anche quelle adiacenti
distribuite nel cuore suburbano ed extra urbano, delle comunità del circondario. Far pulsare un
cuore territoriale condiviso, che ormai la città capoluogo ha dimenticato e che invece deve mettere
a frutto, nel fiume tanto vituperato da essere stato rimosso dai radar di una piccola classe politica
locale. Dopo tanti inquinamenti, scarichi illegittimi andare oltre questa decadenza visibile.

Noi vorremo che in città non si trattasse semplicemente di ripristinare un habitat per le imprese e
per la creatività. Perché c’è una gestione comune che la città può esaltare nella sua dimensione
metropolitana, non ancora incamerata. Quella gestione di servizi integrati, sul piano amministrativo
è certamente la premessa. Ma noi vogliamo andare nel senso di scoprire una gestione integrata
dell’ambiente, della mobilità, del turismo.

Non sono tempi nei quali si può dormire ancora, anche chi ha vissuto in Sardegna sogni di
redenzione, affidandosi alla contingenza del trasporto aereo, convinti che nella contemporaneità
globale, si potesse far entrare in competitività, facilmente le realtà urbane e i sistemi territoriali
inaspettatamente aggressivi e fortemente motivati, solo da costruzioni e da servizi edificabili. Non
è sufficiente a credere in una trasformazione complessiva, della realtà urbana. Si troverà oggi fuori
testo. Mi riferisco ad per esempio ad Alghero.

A sottrazioni, a debolezze territoriali, a pochezza culturale di una classe politica, noi dobbiamo
reagire. Dobbiamo ridare la parola ai cittadini e riprendere ad ospitare, accogliere quella enorme
schiera di frustrazione che non trova modo invece di esprimersi altrove. Affollare questa massa
critica ed intelligente, fatta di risorse umane e capitali umani distintivi che sono nei cittadini.
Affidando ad imprese e famiglie le nostre migliori condizioni ambientali facilitanti ogni sviluppo. Cioè
quello che può dirsi il ripristino di una agibilità di sistema. Fatta di servizi, di relazioni e di
opportunità, di unicità risanate.

Abbiamo riflettuto e abbiamo creduto che dalla nostra ci sia uno straordinario ambiente naturale,
una realtà territoriale piena di pregi, di tradizioni culturali e di ricerca artistica, che possono
costituire l’attrattiva per molti giovani anche europei, un patrimonio storico e artistico, artigiano,
archeologico, incredibile. Dobbiamo guardare a queste risorse, fornire alla citta una dimensione
nuova, diremo con modestia finalmente EUROPEA. Per ricondurre la città su di un livello di sviluppo
che non solo merita ma che deve essere adeguato alle sue esigenze moderne.

Gestire e non limitarci alla gestione passiva di tante sofferenze sociali, che pure sono presenti.
Anche in loro nome, riattivare, una attrazione culturale e ambientale, capace di ridare sprint.
Risollevare tutta intera la comunità urbana, da traguardi negativi come l’invecchiamento. Da
assurdi primati di improduttività. Impone verso i bisogni di tante urgenze che si abbia la lucidità
per cogliere opportunità culturali e professionali, tecniche e tecnologiche capaci di sviluppare
competenze e concorrenzialità. Attrattive varietà e benessere da incanalare la pressione urbana
in servizi alla persona ma soprattutto alla residenza.
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Inutile continuare ad illudersi, siamo entrati in una competizione globale, dei sistemi territoriali. La
crisi ora a noi va chiarendo la risposta al forte impatto quantitativo di dislocazione di redditi e
investimenti, declassando e rigettando chi non ha prodotto in termini innovativi alcuna reazione.
Lasciando che si generasse anche per insipienza povertà e tanti scompensi strutturali. Essa ha
deformato, la presenza delle imprese presso i territori e le città. Dal basso prezzo e dalla quantità
scadente, finalmente sembra destarsi, la creatività. Noi pensiamo in questo che la risposta della
nostra grande società urbana e rurale stia nella enorme tradizione artigiana e agroalimentare.

Non basta rendersi consapevoli di questo, lo diciamo alle intelligenze urbane. Rivolgendoci a loro,
crediamo che tutte le risorse dell’ente locale possono davvero riprendere ad essere organizzate,
chiamate e coinvolte in modo adeguato. Minimizzando gli sprechi, accelerando i sistemi produttivi,
integrandoli, stabilendo continuità e contagi tra ambiente cultura e turismo. Riprendendo in mano
una straordinaria tradizione artigiana che in sardegna dietro la cultura degli oggetti, ha reso
secolarmente riconoscibile, una città e i suoi artigiani. Le loro arti, con cui hanno modellato le
stoviglie e la mitica brocca oristanese, potranno, sviluppare concertazioni, implementare
l’accrescimento del dinamismo indispensabile per recuperare il tempo perduto, su questa pratica.

Siamo oltre
Non possiamo continuare con amministrazioni che, pensano poco e male il marketing territoriale,
cioè attivare o inventarsi in modo maldestro l’azione di leve di sviluppo sbagliato, come la Ivi
petrolifera o parchi fotovoltaici, o circonvallazioni che servono i soliti amici e la pochezza dei propri
compagni d’avventura. Non si regala il nostro ambiente, a chi lo ha inquinato, semmai si ripulisce e
si qualifica esaltandone tutti i pregi, rendendolo favorevole ad attrarre in città altre imprese ed altri
investimenti, mai compromettendo ciò che è un presente ereditato e preso in prestito ai nostri figli.

Pensare che il cambiamento provenga dall’incremento per altro sbagliatissimo di modelli antiquati,
di creare sviluppo, con concessioni privatistiche, gestioni separate di beni collettivi, attribuzioni
salvifiche a figure discusse. Coprire la competitività infrastrutturale mancata, con dei surrogati
clientelari.

Ci chiediamo ancora come si possa pensare una variante della mobilità ed urbanistica passiva e
inerte. Come possa essere fatta una variante urbanistica per evitare di far spendere dei soldi, ai soliti
noti. Come si può ritenere la sola leva della imposizione fiscale o nella capacità semplificativa, senza
apportare cambiamenti corretti soprattutto ridefinizioni in termini di benessere, alla dimensione
unitaria dell’urbano. Serve una adeguata politica capace di liberare risorse energie economiche e
investimenti.

No. Noi crediamo fortemente, che molta della attrattività cittadina, debba provenire dalle strategie
integrate di valorizzazione e gestione sostenibile dell’ambiente e del capitale culturale, acui il fiume
si lega in ogni suo angolo remoto. Solo esse possono contribuire alla performance complessiva delle
città. Insieme alle intelligenze presenti ad Oristano, nel territorio, favorire come altrove, scelte
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abitative, fortemente coinvolte nel ricostruire nuovi equilibri sistemici, capaci di generare benefici
diretti e indiretti.

Ma soprattutto crediamo agli indocili, agli irregolari, a tutte quelle intelligenze oblique, presso i
privati e presso le istituzioni culturali, crediamo a tutte quelle menti, portatrici di chiavi innovative
e di ricerca innovativa. Esigenti e performanti, con loro noi dobbiamo tornare ad essere questo, lo
diciamo ad Oristano intelligente e produttiva, ad Oristano giovane frustrata da inutili beghe e
concorrenze partitiche.

Non manchiamo di considerare auspicabile, una progettualità europea, qui proprio mai vista. Il
recupero di finanziamenti e il reperimento di fondi regionali, indispensabili. Come ovviamente a
tutto ciò, deve essere accompagnata ad una risoluzione dei problemi sparsi per tutta la realtà
urbana. Noi crediamo che tutti i cittadini debbono, (non solo un quartiere, non solo una categoria
professionale) possano tutti trarre beneficio dalla riqualificazione e godere di una rinnovata qualità
della vita urbana, rivedendo il fiume in una chiave straordinaria.

Il MOVIMENTO 5 STELLE, si presenta alle elezioni ed ora in consiglio comunale per andare oltre
questi schieramenti desueti, ipercalorici, a quella politiche fameliche che si prefigge l'obbiettivo di
aumentare l'apporto di tutti i nutrienti l’avidità energetica, plastica, vitaminica, che ha la politica
locale, esclusivamente finalizzata a favorire un incremento ponderale, incontrollati aumenti di
capitali e soprattutto rendite costanti.

Noi crediamo alla responsabilità, per questo chiamiamo tutte le realtà associative, intellettuali,
personalità cittadini ad una necessaria partecipazione ai processi decisionali, la città deve sentire
e soprattutto vivere il risveglio tanto atteso.

Noi crediamo, che stia nella assoluta centralità che deve assumere la riqualificazione ecologica ed
ambientale di un vero ecosistema che è il fiume TIRSO. Si ci riferiamo all’area territoriale
amministrativa ricadente nelle competenze del comune di Oristano e Cabras, ma siamo certi
interessa tutto il territorio a monte fino alle sue sorgenti.

Rendersi conto che è il fiume, oggi a noi presenta e rende possibile fra noi, una occasione di reale
trasposizione di bisogni ed esigenze, che debbono entrare nella costruzione del piano di
riqualificazione urbana totale che ORISTANO da tempo merita di vivere, a partire da questo spazio
enorme che rappresenta il fiume da Silì fino alla foce.

Una politica specifica che vi proponiamo è quella che in altri luoghi ha funzionato. Non ci
vergogniamo, la vogliamo assecondare per molti degli aspetti significativi, che noi abbiamo
sviluppato. Credendo che esse abbiano un ruolo chiave, che divengano interessanti alle partnership
strategiche presenti e possibili. Confidiamo che possa compiersi una riqualificazione generale
dell’idea urbana, provvista di valori grazie al fiume. Tra cittadini, nelle istituzioni pubbliche, nelle
imprese private, con associazione culturali, con meritorie società sportive, con le organizzazioni di
volontariato, che si ritrovano in un progetto per la comunità, crediamo di poter elevare il livello di
speranza e di fiducia nei cittadini, solo così possono contribuire al cambiamento che si immaginerà.
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Non ricorriamo al rosario dei dati, recentemente è rimbalzato quello dell’invecchiamento dell’età
produttiva è indicativo di un invecchiamento generalizzato e di un decadimento complessivo della
presenza umana che oggi ha la responsabilità di produrre, ad Oristano e nel territorio, giocando o
contando su condizioni migliori e favorevoli alle relazioni.

In sé questi dati non dicono nulla, ma se opportunamente analizzati sono un atto d’accusa più
incisivo di mille discorsi in questi anni, fatti e rifatti, verso le amministrazioni pubbliche. Calo
dell’indice di natalità, aumento del rapporto giovani anziani nella popolazione attiva, età media in
amento parla di una città e soprattutto di territori, che ovviamente chiunque può tirare i dati al
proprio mulino. Le verità che rimangono incontrovertibili, si traducono in una popolazione ed un
centro urbano privo di prospettiva di crescita, si può dire allo sbando e diremo certamente priva
politica, ma ricca di politici.

Intorno e lungo il fiume.


Considerare il fiume e come rivolgersi ad una agenzia, implica ovviamente avere presente un invaso
e non il suo semplice “letto” fluviale. La varietà delle risposte in esso presenti dipende dalle nostre
domande. Il nostro non si può pensare come altri bacini, ne può accomunarsi per il solo scorrere
dell’acqua, ma certo questa appiccicata visione “sonnolenta” del suo ruolo per la città, ha origini
antiche, oggi è la più impressionante. Non solo il suo remoto scorrere, è stato ignorato, ma si è
associato alla cultura politica della città. Diremo che una lettura sommaria ne ha imposto una
versione indicativa di una più complessa condizione di abbandono.

Il fiume Tirso non lo dimentichiamo, ha segnato e segna e tante vicende storiche cittadine, vero che
non è mai stato così annullato e sfibrato, ma le sue piene e le sue esondazioni sono state da stimolo
e da pungolo per la città. I suoi materiali trascinati dalla montagna diremo tratte dal cuore dell’isola.
Dagli ambienti più remoti e geograficamente diversificati, han dato energia e sostanze grazie a
questo moto verso il mare, esso ha tratto terre fertilissime, fanghi argillosi, malte sottilissime. Che
abilità manuali della tradizione artigiana hanno messo a frutto.

Lo diciamo ora non semplicemente perché diviene esperienza interessante assicurare ad esso una
attenzione nuova, in cui il protagonista è raccolto entro una vasta area. In cui sta una enorme
possibilità di apportare ad un ampio territorio, un ulteriore variazione alla mobilità urbana. Alla
cultura del benessere, una reinterpretazione conoscitiva e innovativa. Aggiungendo bellezza a
quella che oggi resta ignorata totalmente da e per le frazioni urbane frontaliere di questo
compendio, la separazione che impone il suo quotidiano superamento, nel frattempo resosi
ristretto e angusto trasformandolo in una via crucis quotidiana.

Non è solo la riconsegna del “lungo fiume”, un lungo tratto di circa 10 km di anse, svolte e tratti
mozzafiato. Laddove è visibile questa sua condizione marginale, indica nel fiume, non già un deficit
di interesse, ma un deficit di ignoranza e di abbandono. Quando invece la città potrebbe considerare
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di per sé che può essere una proposta funzionale, nel prestare al fiume, al territorio un segno
fondamentale di una azione di riscatto in grado di vederlo sotto una chiave differente e differenziata
rispetto a quanto visto fino ad ora. Certamente esso lo è da tempo per quanti vivono e da quanti
credono per la città.

Permettere cioè di considerare per la prima volta forse. Tutte le sue aree dimesse o le attività
presenti dentro e lungo il fiume, con tutte le dinamiche che aderiscono alle aree periferiche, i limiti
di percorrenza che hanno segnato in passato relazioni. Vantaggi e svantaggi dei tratti che
attraversano il territorio della città, per la ricchezza oggi percepibile di endemismi faunistici e
vegetali, per la tradizione storica, antropologica e artistica, urbanistica e culturale. Lascia solo
immaginare la prosperità che esso oggi potrebbe assicurare grazie ai fattori attrattivi di una città,
che sono davvero tanti.

Chi sa di giovani, chi sa di turismo, chi sa di ambiente, si rifugia da tempo, in quelli spazi, con
macchine fotografiche, telecamere, con canoa, cajack etc… semplicemente per una passeggiata, un
trekking con bici e senza , come anche i tratti più prossimi alla foce sono navigabili e frequentatissimi
da appasionati, naturalisti e persino pescatori etc. sa di cosa stiamo parlando. Noi possiamo ritenere
che non siano solo personali né tantomeno riservate quelle risorse, ma che tutta la ricerca
innovativa stia in questa mutata percezione storica culturale del Fiume Tirso, in rapporto alla sua
città, va totalmente riscritta.

Dietro queste esigenze che abbiamo provato a indagare, entro queste categorie, dell’abbandono,
della trascuratezza, del degrado…. dobbiamo dirlo. In questi ultimi 40 anni al fiume è stato assegnato
un ruolo o se volete rimosso tutto la sua potenza, distogliendo da quello che esso possiede da molti
secoli. Da un sessantennio e forse anche più indietro poi, malgrado le tante opere realizzate, viene
ancora ritenuto più che temibile, mai è stato inteso quale alleato comodo per completare i fastidi
della residenza urbana. Considerato non più che un vettore che porta al mare gli scarichi fognari e
categorie diversificate di rifiuti, di molte comunità del centro Sardegna, oggi diremo che mostra un
quadro molto alterato rispetto alla sua identità remota.

Lasciando ad una immagine vetusta, ovvero ad un fantasma storico che ci ricorda ancora di cosa è
capace solo quando si fa minaccioso. Ogni timore per la sua ingombrante presenza, nel frattempo
la sua funzione, in un impietoso lassismo, è divenuta fin troppo ricca di discariche e disfunzioni verso
l’esistenza quotidiana di molte specie animali e vegetali. Verso la sua presenza necessariamente
convertibile. Essa ormai si deve considerare come la prima reazione, alle altre priorità che presto
nasceranno per il suo recupero.

Mentre in altri luoghi, nel frattempo se n’è sostituita un’altra. In molte città europee, hanno legato
a sé, altri valori condivisi con la sua storia e la sua vicenda umana.

Riconquistando fenomeni di ripensamento o di feedback, notando quanto si addensano ad un


sistema naturale, misfatti, quando gli si sottrae per tanti anni, un ruolo. Non consentendogli di
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autoregolarsi, di osservare e riprendere gli effetti scaturiti dalla stagionale modificazione delle
caratteristiche di quel sistema, esso mostra tutto quello di cui è oggi capace l’uomo.

Se qui si è consolidata, una immagine costante e predominante, proveniente dalla paura. Pericolosa
perché si è resa ancor più pervasiva, nel tempo. Soprattutto perché ha coperto numerosi alibi e
incancrenito un disinteresse colpevole. Noi diciamo che al fiume occorre prestare una nuova
attenzione. Leggere in lui la storia dimenticata. Ricomporre il puzzle di pratiche che con esso hanno
convissuto per secoli, senza ecclissarsi, testimoniando evoluzioni e trasformazioni.

Dopo la cura e il preservo della città, questa adozione timorosa, non è più funzionale, neanche per
l’originalissima Torre Mariano. Oggi pur eletta simbolo e derubricato monumento dalla storia
medioevale urbana, quanti ricordano ancora che era dedicata e originata da un indispensabile
funzionamento drammatico in ossequio al fiume. Noi speriamo e crediamo sia definitivamente
tramontata quest’antico sgomento, pensiamo piuttosto che essa oggi ha una realtà storica
straordinaria funzionale al fiume. Per le piene del fiume e delle sue alluvioni, ormai vige un sistema
(si spera sufficientemente sorvegliato) che ne invalida quest’eco ormai remoto, tuttavia andrebbe
anch’esso rivitalizzato, da attori moderni come la protezione civile ante litteram.

Gli interventi (o se preferite gli abbandoni) a monte che ne hanno dettato il profilo attuale, quello
lento sornione che lo ha reso esanime. La personalità del fiume nel 900 è piuttosto cambiata. Esso
ci appare come il fiume lento e snervato con cui Peppeto Pau celebrava le sue placidi sponde,
floreggiato da orti e frutteti, e rilanciato dalla poesia delle polverose strade degli anni 50 e 60. In
cui l’intellettuale, urbano più significativo, assieme ad Antonio Garau ne celebrava l’arcadia ed un
mondo ristretto per storie tragiche vestite di comicità. Per fortuna Peppetto non ha potuto assistere
completamente alla sua trasformazione. Quella palingenetica agognata da una generazione in vena
di dimenticare la guerra, di dimenticare la miserie, di dimenticare la povertà, ma sicuramente mesto
intravedeva all’orizzonte. Nel suo acquietarsi lo spegnersi di ogni cura e salvaguardia, secondo
Peppetto omogenea alle tante pratiche culturali allora integrate e colorate dal fiume. Dipingono una
stagione non tanto remota, con cui le acque giocavano, a entrare nei frutteti, negli orti, nei
laboratori e nei forni dei figoli, prendendo ad accompagnare e incivilire ogni famiglia oristanese e
del centro sardegna tutto.

Comprensibile ciò che egli ci consegna nei suoi racconti, parlandoci di un fiume spento, smorto.
Difficile non considerare ancora con la sua figura, anche quella dimenticata funzione temeraria. Pur
prodigiosa di un’anima antica, con cui dialogava ed in cui si proiettava il poeta.

Ma il fiume riesuma generazioni di mani e di piedi che hanno fatto la storia della ceramica e dei
mattoni crudi, tutte quelle attività d’uso di materiali di intreccio, di cesti e di canne necessari a
costruire molte case degli oristanesi. Denotava una relazione antica con la pesca, ma di quante altre
e scambievoli vitalità rimosse occorre ritrovare la memoria.

Subendo poi per decenni, alcune zone della città, ma diremmo di tutta la realtà urbana, questa
estraneità, Oristano con il fiume l’ha messa da parte quando, ha smesso di dialogare.
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La storia racconta che prima ebbe a costruire un complesso sistema irriguo, prelevando le argille
per costruire case e palazzi, nel contempo segnando una una antichissima tradizione ceramista, poi
rivitalizzando nei secoli ed orgogliosamente elaborata da una tradizione edificatoria oggi invidiata e
non valorizzata, chi ha via via negli ultimi 60 anni allontanato da se quel rapporto?

Intendiamo proprio partire con queste riflessioni da una sua riconsiderazione storica e culturale,
vogliamo provare a discutere della sua funzione attuale, non solo aggiungere che il fiume invece
nelle sue prerogative è uno sconosciuto. Se non per pochi pionieri che intendono praticare sport
sull’acqua, per i pochi che vi si avventurano lungo gli argini, i pescatori sportivi e i fotografi
naturalisti che spesso vi lasciano tutta l’amarezza per i numerosi “passi perduti”.

A noi Movimento 5 stelle, impostosi per la determinazione radicale a spazzare via questa stasi,
opponiamo una lettura radicale davvero innovativa. Chiediamo in fondo a tutti, di precisare e
soprattutto ai cittadini di tentare di dare un senso diverso, pari almeno alla discontinuità che noi
vogliamo stabilire, con questo presente. Come affidare un altro corso al carattere di questi luoghi?

Con questi argini rafforzati, o meglio formalizzati, soprattutto in memorie ormai dimenticate, nel
periodo di maggiore sviluppo delle periferie nel dopoguerra, è stato via via separata una storia
incredibile sottratta ormai alla città.

Mentre occorre riconsiderare ciò che ha portato fino ad oggi, il fiume ad essere quel che è.
Interrogarlo su quanto possa disporre di se e dei suoi spazi per una presenza nuova e diversa nella
città, quanto e in che modo può contribuire a differenziare e riscrivere l’identità non solo
antropologica o letteraria di Oristano.

Intendiamo considerare la sua condizione, lungo uno spazio ed un luogo ampio, estraneo sotto molti
aspetti alla vita e all’attuale immagine urbana. Lo abbiamo fatto e lo proponiamo nel tentativo di
riqualificare la condizione delle periferie.

Tentare con un progetto la ridefinizione identitaria di Oristano con l’avviamento di molte attività di
animazione e di intrattenimento, oltre che di utilizzo ambientale e sportivo. Con lui non possiamo
tralasciarlo ancora, così come è stato inteso nel piano urbanistico, ritenendolo ancora un ostacolo
e una barriera insormontabile di un futuro cittadino diverso.

Non basta questo per dire che serve una migliore consapevolezza della personalità del fiume, dato
che grazie al suo concorso, ovvero alla sua veste poliedrica, potrebbe invece facilitarci la riscrittura
della stessa struttura urbana. L’idea di città, com’è venuta organizzandosi. Riscattandola anche dalle
penalità che ha pagato a quell’antica immagine. Privando tutto il tessuto cittadino di una risorsa
ambientale e faunistica oltre che di spazio fisico, nel quale tanti servizi e tanta occupazione
potrebbero attivarsi.

Ci siamo chiesti dove stiano le possibilità di rovesciare tale situazione, in quali piani e prospettive si
possa affacciare una novità come questa.
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Facendo diventare l’invaso luogo di centralità, per attività e soprattutto per avvicinare le frazioni, in
particolare Massama e Nuraxinieddu, ma in generale potrebbe giovarsene anche Sili. Persino la
frazione di Donigala naturalmente è molto vicina e prossima al bivio del Rimedio, ma tutto il lungo
fiume, che vede Pesaria fino a Torre Grande avvolgere la sua foce, potrebbe divenire luogo
culminante, location, per le tante attività possibili dentro le sue acque, risalendo fino al ponte del
Santuario del Rimedio e più oltre agli usi di fonti sacre a segnare remote pratiche divinatorie.

La reinvestitura della sua presenza, nel territorio e nella città, rappresenta per noi l’esigenza stessa
di una trasformazione identitaria, riporre nelle mani urbane, un tessuto di artigiani e tradizioni
edilizie, che il fiume può ricondurre all’assunto di una visione diversa della città ambientale, liberare
investimenti, per molte interessanti attività economiche naturalistiche, sociali e culturali.
Rappresentare il volto nuovo e accattivante di una realtà urbana in penosa sofferenza.

Questo ragionamento se proviamo ad articolarlo su di un doppio livello dimensionale, ossia tra una
scala territoriale ambientale e una scala infrastrutturale urbana, immediatamente ci conduce a
quanto e ci porta a cosa manchi per la realizzazione di tutto ciò.

Facendone discendere una progettualità inclusiva. La scelta o meglio il proposito di incentrare su di


una base nuova il rapporto tra il fiume e la città, potrebbe offrire per diversi tratti del suo stesso
percorso verso il mare, delle numerose chance imprenditoriali rinvigorendo molte possibilità oggi
solo apparentemente nascoste.

Nei sondaggi progettuali che andiamo compiendo, sul piano logico analitico, come su quello
infrastrutturale il fiume come oltre-città assume e libera l’obiettivo generale di rovesciamento di
senso della dualità persistente tra le frazioni e la città, integrando la loro presenza, quella che noi
definiamo, ne migliorerebbe immediatamente l’idea di città.

Vorremmo superare un modo e una sua esistenza, oggi autoreferenziale. Fino a poco tempo fa
considerato il più incombente pericolo urbano.

Noi MOVIMENTO 5 STELLE proponiamo il fiume, anzi lo vogliamo assumere, quale elemento
centrale di una revisione del progetto urbano. Non intendiamo proporlo per i tanti elementi di
decadimento e di rimozione. Vogliamo domandare a tanti quanto può permetterci di impostare sul
piano degli investimenti economici, opere di salvaguardia e di tutela del territorio? Quanto potrebbe
rivitalizzare l’identità e la cura di spazi storico culturali e laboratoriali? Noi vorremmo farne davvero
un protagonista in cui assume un ruolo dentro e rispetto alla città.

La sua rimozione, fin qui non dà conto delle interazioni possibili e delle auspicabili relazioni con il
contesto complessivo, a cui darebbe certamente lustro.

Ma se avremmo la fiducia noi crediamo che esso faciliti tutto ciò di quello che certamente ne involge
il giacimento in cui è racchiuso, oltre alle numerose figure e altrettante presenze, ci affiderebbe
nuovamente delle chances magari ancora in fieri.
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Assecondare un taglio che esso attualmente opera sulla città dal lato Nord ovest in cui corrono
parallele soluzioni finora incomprensibili. Una è quella della mobilità ma diremo della bellezza e
della creatività. Sul fiume può restituire ai cittadini una presenza davvero innovativa su di una vasta
area. Ci siamo detti proviamo a chiederlo, proponiamolo alla città. Si deve provare a riconsiderare,
la vita che esso nasconde ed ha assicurato nel corso dei secoli.

A noi è parso che possa rappresentare un possibile obbiettivo, con cui si può realizzare in modo
diverso le attività che ruotano attorno al suo alveo.

Per questo abbiamo riflettuto su quanto sia necessaria una progettualità di livello europeo, non
semplicemente per attrezzare le sponde di tutte le strutture necessarie, di protezione e di fruizione
alle diverse attività possibili nei tratti in cui esso scorre. Nei tratti in cui pur segnati dal confine
amministrativo della città, fare in modo che permettano l’attivazione di servizi di ristoro e ospitalità,
oltre che tutte quelle strutture sportive, e di ricerca e di godimento ambientale. Quelle aree
dedicate alle argille e alle malte, prelevate in passato. Ai fanghi calibrati per particolari pratiche
tradizionali, nel DNA degli abitanti di sili e di molte famiglie oristanesi.

Dalla foce, alle sorgenti, si può guardare per il suo risanamento disinquinandolo, fino a promuovere
soprattutto nella parte conclusiva, tutti i servizi possibili e immaginabili, che lo relazionano con la
frazione di torre grande e con i servizi sortivi e marini presenti.

Serve assolutamente anche un ragionamento di bacino e qui il fiume e la città presso la quale sbocca,
troverebbe molte ragioni per risalire fino alle sue sorgenti per un progetto di ripristino della qualità
delle acque. Davvero che metta in piedi quanto non è stato mai nemmeno pensato, il progetto di
riorganizzazione degli scarichi e dei sistemi depurativi di molti centri che rilasciano carichi sul fiume.
Ma numerose sono le azioni riguardanti la condizione delle sue acque, che vengono ignorate per i
suoi emissari, fin dalle sorgenti sul Gennargentu, Marghine, Goceano e Mandrolisai, fino a Buddusò.

Il suo risanamento, dunque già ora potrebbe richiedere per il fiume più lungo della sardegna, un
impegno che potrebbe essere assicurato da un grosso apporto regionale, nel ridisegno urbano di
Oristano.

C’è un dato comunale che potrebbe provenire dalla diversità dei livelli navigabili, soprattutto alla
sua pulizia e dal suo ristabilimento. Ad un sovra luogo, si evidenziano molte peculiarità da
recuperare. Il coinvolgimento dell’autorità di bacino, con tutti i protagonisti possibili, fino alle
attività oggi in corso lungo le sponde e giù nella foce presso Torre Grande. I cittadini non attendono
altro che un adeguato progetto di partecipazione, capace di una programmazione condivisa e
soprattutto di un qualificato coinvolgimento di maestranze pianificatorie, scientifiche, ecologiche e
ambientali, artigianali.

Dunque con le numerose attività, che potrebbero aver luogo sul suo alveo, si potrebbero attivare
anche progetti che rispondono alle innovative accezioni della sostenibilità ambientale. Fornendo
l’impronta e la direzione programmatoria, ad un evento di pianificazione di livello europeo.
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Guardare oltre che l’assetto attuale del lungo fiume, la sua eventuale relazione funzionale e
paesaggistica su tutto l’invaso del territorio limitrofo, saranno poi le maestranze a fare il resto.

La necessità di allestire un piano di gestione del lungo fiume, ci pare da subito per noi un'altra non
successiva priorità. Rappresenta oltre che la base per la tutela di una enorme area ambientale. Lo
strumento per conseguire un altro approccio alla sua sostenibilità ecologica e culturale di una
fetta enorme dell’intero territorio cittadino.

Quale primato della gestione naturalistica che si lega e fa da completamento alla offerta
paesaggistica, turistica e culturale. Esso potrà se veramente si manifesta una nuova volontà politica,
divenire sempre più attrattivo di residenze, giovanili e culturalmente preparate.

Nei suoi principali obiettivi, però noi crediamo possa guardare alla custodia dei valori naturali, della
identità, dell’eredità storica e artigiana, fino ad una nuova figurazione economica espositiva e
fruitiva, delle risorse naturalistiche e storico culturali e sportive possibili.

Come si vede implementare una varietà di utilizzi e soprattutto, considerate attività a basso tasso
di investimento, per l’occupazione giovanile, per l’animazione sportiva e culturale… Si fa prodigo
anche di una occupazione qualificatissima, per pratiche agonistiche oristanesi già oggi
straordinariamente medagliate in Italia e nel Mondo.

Non limitandoci ad apprezzamenti generali e politici, ci siamo addentrati a ripercorrere secondo il


manuale predisposto dal The River Restoration Center1 e dal suo omonimo sito web
(http://www.therrc.co.uk/manual-river-restoration-techniques) uno schema indicativo con cui in
Inghilterra ci si approccia al ripristino e manutenzione dei fiumi (Tamigi) e abbiamo estrapolato
questo schema, presente nel Manuale illustrato. Individuando i seguenti punti necessarie
classificatori degli interventi che vanno dal :

• Ripristino dei meandri per raddrizzare i fiumi


• Valorizzare gli affluenti fluviali maggiori
• Rafforzare i canali fluviali del fiume
• Ripristino e rieducazione e sostegno alle rive del fiume
• Modifiche ai livelli del letto fluviale, dei livelli di acqua e dei flussi
• La gestione di acque che potrebbero inondare i territori circostanti
• Analisi e sostegno delle caratteristiche lavorabili e umide delle piane e argille alluvionali
• Fornire accesso pubblico, privato e del bestiame
• Rafforzare le acque verso i fiumi
• Utilizzare o salvaguardare i luoghi predisposti e scavati dai fiumi
• Accorpamento o derivazione dei fiumi

1
RRC è il centro di consulenza nazionale per il miglior ripristino del fiume, la valorizzazione degli habitat e la gestione
delle acque. Si offre come punto di riferimento per lo scambio e la diffusione di informazioni e competenze. Il Centro
fornisce inoltre consigli su questioni tecniche specifiche per un sito attraverso un team di personale esperto e una rete
più ampia di esperti professionisti del restauro del fiume.
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• Rimuovere o superare barriere artificiali o di relitti depositati dalle piene

Descrizione dello Schema

Al fine di soddisfare le esigenze di una agenzia di gestione politica del corso del fiume e delle sue
piane e sbocchi alluvionali.

Oltre agli interventi si dovrà sottoporre a revisione e verifica, ogni sistema urbano addossato alle
rive degli alloggi. Vedere quanto sia minimo l’impatto delle acque lungo il corso del fiume, che corre
attraverso l’alveo. Considerare quali attività e quali relazioni sono esercitate dall’utenza diversificata
del suo ambiente circostante.

Ma sottoporre a revisione la pianta alluvionale, quanto è utilizzata per campi coltivati ma che
all’uopo si prestano per abbassare i livelli dell’alveo. Quali spazi aperti, ponti, strade e percorsi
pedonali e ciclabili possono attivarsi tra Sili Massama Nuraxinieddu e Donigala Fenughedu e
ovviamente lungo tutte i punti che il fiume permette.

Misurare quanto spazio è stato messo all'interno della pianta alluvionale per benefici ecologici irrigui
compresi i prati, i canali, la schiera di usi artificiali, come salvaguardare le zone umide e come
alimentare formazioni stagnanti esistenti.

I procedimenti di applicazione dei drenaggi del terreno dovrebbero essere utilizzati per assicurare
che tutti i corsi d'acqua minori e associati alle siepi e possano conservarsi a fini ecologici e
paesaggistici, lungo tutto il sito. Verificare se è necessario provvedere ad alcuni canalizzazioni di
corsi d'acqua. Quali accessi possono permettersi ai veicoli. Come compensare le aree umide da
chiatte o pontili di attracco e galleggiamento, nei punti nevralgici delle attività.

Assicurare tutto il letto del fiume dopo le piene e prima degli usi estivi, con tecniche di drenaggio
sostenibili, siano ripuliti e ripristinati nei livelli navigabili. Assicurare una stabile e permanente
attività di manutenzione incorporato nella progettazione dello schema che molto sommariamente
stiamo costruendo.

Controllare che sia corretto lo scarico e soprattutto la pulizia dei canali convergenti sul fiume,
provenienti dalle strade provinciali e comunali comprese quelle in gestione all'ANAS.

Verificare affinché le acque di superficie si propongano dall'alloggiamento da aree e da strade di


proprietà, che si scaricano in uno stagno di raccolta e di sfogo, con quelle delle zone umide.

Potrebbero essere incorporati anche dei controlli innovativi per l'uscita del flusso di piena, per
consentire il livellamento verso i terreni circostanti.

Riguardo la manutenzione ordinaria, verificare se questi deflussi si possano contenere lungo le


strade rimanenti all'interno dello scarico del fiume. Se possono essere tutelati i terreni con l’uso di
materiali locali per tutte le attività caratteristiche di protezione, come le canne etc. Se e quali
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materiali situati lungo gli sfoghi minori, al fine di facilitare l’impatto siano costituiti da essenze
deperibili e rinnovabili presenti nei campi circostanti.

Così come nella parte conclusiva della foce, assicurarsi che ricevano alimentazione sufficiente le
aree umide in cui sono presenti stagni principali e collegati.

Ogni passaggio minore sul lungo fiume deve essere accompagnato da sentieri che dovranno essere
concepiti con pendii di erba dolce, legno e ponti di pietra capaci di riflettere idonei usi dei materiali
trovati all'interno del parco fluviale.

Oltre che un riconoscimento al merito compiuto da una pratica sportiva che va facendo famoso il
nome del campo di gara e di allenamento, anch’essa richiede una progettazione corretta, sulla base
delle esigenze del fiume e dei campi necessari. Oltre che la fama dei tecnici qualificatissimi del
mondo sportivo di Oristano, sul fiume si potrebbero affacciare manifestazioni finalmente
riconoscibili e affiancabili ai preparatori che ad esso si sono affacciati e soprattutto ai giovani atleti
cultori e fruitori di questi spazi stanno dando fama.

Lo stesso approccio dovrebbe mantenersi per tutti gli aspetti di percorrenza fluviale da regolare per
profondità delle acque e presenze faunistiche corrette, per gli usi di trasporto e per quelli di pesca.

Nel recente passato sono state, alquanto numerose le istanze per la sua salvaguardia e la sua
conservazione. Quale area provvista di enormi pregi ambientali, richiede come si vede
apprestamenti corretti e visioni qualificate. In questi decenni, spesso si rivelarono indeterminate
alle prime ricognizione, quanto sfuggenti sono stati i deficit di una progettualità complessivamente
carente. Riguardo le specialissime presenze tradizionali, antropologiche e naturalistiche. Poche
amministrazioni hanno messo in campo, quel potrebbe essere il nostro fiore all’occhiello al pari di
ciò che oggi vanno facendo altri non troppo lontani da noi, come nello stagno di MOLENTARGIUS a
Cagliari e forse anche oltre.

C’è la necessità di un progetto faunistico adeguato, un progetto biologico fluviale, insomma non ci
dilunghiamo in termini specifici sulle tante sono le ragioni che potrebbero affacciarsi ad una
riqualificazione aderente ai bisogni nuovi di un vivere sostenibile.

Soprattutto questa cultura mancante del valore ambientale a fronte della questione principale qui
sollevata, che ci restituisce il rapporto con questa entità viva e vitalissima che si chiama Fiume.

Non è certo la Ivi Petrolifera che al fiume riconsegna le tante razionalità, le numerose razionalità
idro-logiche dimenticate, che invece ancora possono custodire e narrare l’antica storia, delle sue
acque, bensì ciò che talvolta ieratici solitari hanno cominciato a declamare negli anni 70 e successivi.

Oggi ritenuta comunque salvifica, quest’opera di spazi e tempi, con cui gli abitanti, nel passato si
relazionarono con il Tirso. Oggi crediamo rientrerebbero decisivamente in un piano strategico con
cui potremmo tentare di restituire alla nuova dimensione urbana, reincludere questa progettualità
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dentro scelte innovative, che potrebbero avere una abbreviazione, una visione moderna, nel
rendere disponibile ai cittadini un’area straordinaria.

Un significato nuovo
Il significato che noi vogliamo perseguire, quale opportunità che ci permette di considerare il
sistema fiume Tirso, calato nella strategia delle modificazioni urbane. Intende farne perno del
mutamento del nome e della stessa identità urbana di Oristano. Compierlo superando il divario
attuale della sua configurazione cittadina, quello che finora ha visto le frazioni allontanarsi dalla
città, quello che ha dimenticato la sua navigabilità, quello che ha dimenticato la sua “assaporabilità”.

Oristano deve mettere via, i limiti non continuare a vedersi matrigna, prima con le proprie frazione
ed anche con il territorio. In generale superare questo consolidarsi di una dimenticanza, di una
trascuratezza per la dimensione attuale della mobilità cittadina e per il rigetto proiettato, verso una
risorsa ambientale preziosissima che in questi luoghi si interfaccia con le sue parti abitate oltre
fiume.

Pensare ad una trasversalità che corre sul fiume che promuove un nuovo rilievo lungo le sue sponde,
noi crediamo sia uno dei modi per dedicare, ciò che oggi debba riappartenere alla città.

Affidare la sua dimensione ciclabile, affidare la città tutta ad una dimensione turistica e ambientale
coniugabile in tanti modi. Potrebbe capovolgere la sordina e il silenzio con cui è stato finora ritenuto
estraneo e lontano dagli adeguati assunti urbanistici cementificatori della città. Il fiume invece nel
ridare senso a molte vicende urbane, darebbe senso certamente alla vita ed al destino dei suoi
cittadini.

Come MOVIMENTO 5 STELLE, prima ancora che una considerazione sulla riqualificazione urbana
annessa, siamo convinti possa ripensarsi proprio in funzione della definizione di alcune strategie
rivolte al fiume e tra loro integrate.

Per questo diciamo che esse potranno divenire progetto non senza aver ascoltato cittadini,
agricoltori, pescatori, autorità di bacino, naturalisti. Non senza essere stato prima ancora che
proposta un progetto partecipato, dei cittadini e dei portatori di interesse di questa realtà.

Solo in questo modo, possiamo dare coerenza a questo nuovo disegno. Se riusciamo
prioritariamente a risanarne le acque, già questo pone a monte la ridefinizione delle condizioni di
scarico, che tante comunità sul fiume, che da troppo tempo dimenticano di regolarizzare. Così come
per reindirizzare alcune disordinate pratiche, di prelievo e di servizio all’agricoltura, all’allevamento
ittico, alle attività sportive.

Potremmo consolidare una riattualizzata presenza umana, rimossa di numerose figure straordinarie
che potrebbero rianimare quest’area. Quei personaggi in grado di proporci una accettazione
interiore del paesaggio quotidiano, facendoci riflettere per tutto ciò che meno sembrerebbe
stimolare l'immaginazione.
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Non illudiamo alcuno nel tentare un viaggio di ritorno alle fonti di una cultura, alla narrazione del
sentito dire che circola in un luogo ed in un paesaggio. Un fiume non è soltanto la bontà delle sue
acque, ma la bontà delle sue sponde, sta la bontà dei suoi visitatori, degli sportivi, persino dei pittori
e degli artisti che affidano le impressioni alla sua presenza vitale etc.

Scoprire o far scoprire alla città, la linearità dell’invaso fluviale e verificare la possibilità di ampliarne
una enorme spazio ambientale da destinare agli usi ed alle attività di vario genere, da quello
sportivo, turistico, e persino del trasporto pubblico, potrà avvicinare le due sponde. Tanto quanto
renderle, latrici di usi, godimenti culturali con i laboratori di cotti, mattoni e utensili, iniziative
lavorative per le nuove generazioni.

Considerare e comprendere il valore delle attività esercitabili, come pure, valorizzare l’integrazione
urbana del fiume con le molteplici trasversalità esistenti e convocabili, è nei nostri intenti.

Per lo sviluppo urbano, ossia per un coerente adeguamento progettuale della dotazione cittadina di
spazi verdi, sportivi, innovativi renderebbero giustizia rapidamente. Esso costituisce la nostra
frontiera di possibilità con cui stabilire lunghe e correlate continuità assieme alla pineta di Torre
Grande.

Crediamo sia la più grande variante urbanistica e pianificatoria rivoluzionaria che la città oggi ha a
disposizione. Necessaria perché, incentrata su di un unico sistema fiume. Crediamo divenga,
motivo, e l’idea potrebbe completarsi con una pavimentazione sterrata ciclabile e pedonale, di
terrazzamento in battuto, per runners e bikers estenderebbe ed amplierebbe la fruizione della zona,
stabilendo un nuovo rapporto diffuso, personale e collettivo di un tratto “urbano” straordinario.

Tra l’andamento naturale dei versanti della sua percorrenza. Fino ai segni molteplici della sua
frequentazione si colloca tanto fondamentale la presenza degli artigiani e degli artisti. I figoli
avevano dimestichezza delle anse e dei luoghi presso i quali prelevare le argille. Quanto esso
mantenga un nuovo approccio di tutela e di salvaguardia, oltre che una complessiva e maggiore
consapevolezza, della presenza di endemismi faunistici e vegetali.

Alcune indicazione immediate


Anzitutto riteniamo l’intervento sia finalizzato al recupero e all’integrazione visiva e funzionale delle
componenti strutturali legate a questa creatura vivente, quindi ad esso si lega una immediata azione
di risanamento dal deposito illegale di rifiuti di ogni genere.

Ma il fiume a noi o rappresenta tutti i giorni, un destino, definendo urgenze non solo in relazione ai
bisogni. Richiedendo la riqualificazione delle sue sponde fluviali novecentesche, in tutto e per tutto
rispetto ai cambiamenti intervenuti, già oggi potrebbe assicurare una occupazione bracciantile,
fortemente dismessa in città.
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La cura anche degli accessi assicurerebbe oltre che dignità a chi opera con il fiume, così come anche
gli ormeggi lungo i tratti navigabili.

Prioritaria crediamo poi possa essere ottenuta una primaria ricognizione, attraverso due interventi
precauzionali:

il primo sottoponendolo a verifica e a garanzia di ogni pericolo, una messa in sicurezza complessiva
che deve rispondere ad un protocollo, allestito e gestito dalle autorità di bacino e dal Corpo di
vigilanza ambientale, delle sue sponde, con rettifica di tutti gli argini e del sistema di sfogo. Mentre
una pianificazione specifica opererà riguardo la protezione ed il rispetto di eventuali restauri di
pratiche e riscoperta degli usi tradizionali. Con allestimento di aree espositive e di locali laboratorio.

Secondo organizzando delle calate per le attività su barca e l’attrezzatura necessaria per l’attracco
fluviale di tutti i diportisti che le stesse acque consentono, quale indirizzi di frequentazione che non
sia solo quello degli abusivi, dei tanti oggi pronti a creare delle discariche. Assicurare presso lo spazio
a ridosso del lungo fiume, dei punti ove si definisce un affaccio panoramico dell’alveo fluviale, luoghi
di sosta e di presenza qualificata da sedi interessate di attività diverse e dalle attività produttive.
Siano esse oggi fruibili da servizi con annesse aree di soste per tipologie di ristoro, sportivi e museali,
di impatto compatibile con i luoghi.

Se nel recente passato sono state nuove le ragioni economiche di alcune nuove le opere pubbliche,
con annesse tecnologie che hanno indebolito quell’apparente, indissolubile legame, che la città
aveva con il suo fiume. Trasformando, fino all’abbandono, luoghi che un tempo erano fertili di
attività. Oggi ad una ricognizione precisa, potrebbe ricomporre la presenza di ruderi ancora
restaurabili, di sedi geografiche e didattiche, utilizzabili. Si potrebbero compiere grazie
ristrutturazioni di aree di sosta, numerose altre. Permettere ancora di illustrare le attività di raccolta,
e di trasformazione di erbe palustri, argille, canne o altri materiali.

Si pensi ai laboratori all’aperto, non solo alle malte, alla produzione dei mattoni crudi e ai luoghi ove
le cave e le annesse fornaci ardevano fuochi per le terrecotte, etc. Tutto ciò che la storia ha sempre
sostenuto sulle rive del fiume Tirso, potrebbe già divenire sede di curiosissimi sovralluoghi, stimoli
storici, culturali, artistici e turistici, propedeutici a un piano ben più articolato del reinpossesso di
una vasta area.

Questa nostra proposta, di programma di riconsiderazione del ruolo e del legame della città col il
suo fiume si vuole però calare dentro un progetto unitario di trasformazione della periferia, che sul
lungo il fiume si affaccia.

Per questo chiediamo di intervenire con una idea di città, che sia capace di articolare una nuova
identità formale, che mette in connessione tra loro occasionali e limitati interventi strutturali.
Imponendo di dare vita alla presenza di aree a primaria fruizione sportiva e pedonale, fornendo un
elemento strutturante per l’accostamento delle frazioni al perimetro urbano esaltandone i pregi
naturalistici. Cercando di rendere riconoscibile il potenziale di una nuova rete fruitiva, paesaggistica
e ambientale, della mobilità sostenibile.
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La sua collocazione geografica


La direzione dello scorrimento est ovest, nell’area Nord della città, lungo la strada che costeggiano
il complesso commerciale di Porta Nuova, non dimostra solo la sua concreta fisicità, che
l’accompagna fino al mare. Una presenza familiare che ovviamente resta imprescindibile, ciò che
manca è crediamo sia solo la sua presa di coscienza. Cioè un fatto culturale radicalmente innovativo,
può decidere davvero per un perimetro straordinario.

Si trova invece nella sua conformazione, molto del pregio che la proposta vuole accrescere.
Crediamo che potrà cambiare l’immagine di città, capovolgendo quella che oggi è segnata da una
originaria vincolo per esso confinato e marginale. Alla quale corrisponde, simmetricamente, un
modello ed un sistema lineare urbano in sofferenza, in cui il senso stesso si perde.

Finora esso ha fatto rientrare detto fiume, tra gli ostacoli alla mobilità. C’è invece un complesso
consecutivo di ragioni che facilmente, si rinvengono invece in una enorme area ambientale che
potrebbe davvero trasformare questo destino, la presenza di aree verdi o di Parchi urbani a tutto il
bacino metropolitano che su di esso si affaccia già, darebbe invece mitezza agli spostamenti
obbligati. E di cui Oristano è carente e potrebbe dare continuità alle altre realtà archeologiche e
turistiche del Sinis.

Capace di offrire un suo potenziale elemento germinale, di trasformazioni strutturate. Assicurare un


gioco di linee che non si esaurisce nel più sostanzioso rapporto fiume-città. In quanto emerge,
piuttosto il fiume sorgente, il fiume bacino, il fiume universo ambientale. Non figurati dall’antologia
dei progetti possibili, ma dal permanere delle sue limitazioni alla navigabilità, dagli opposti vantaggi
forniti finora dal suo carattere storico endemico di una linea che separa invece di unire, le due
sponde, invece che ostacolo diviene continuità e differenza nella identità urbana.

Nel ritenere ciò che questo oggi potrebbe finire. Rende immediatamente probabile l’associazione
del corso d’acqua alla nozione di infrastrutture corrette. Nonostante le previsioni urbanistiche che
avrebbero potuto riconoscere questo sistema lineare del fiume, quale ambito originale della
pianificazione urbana. Noi lo vorremmo considerare, per altere ragioni nuove, che sono culturali,
gestionali, paesaggistiche e turistiche.

Oggi il fiume Tirso declina una sua imponente, quanto appartata esistenza. Attualmente l’alveo
comprime, canalizza, disunisce, allontana. Tale condizione in passato è stata vinta solo comparando
alla ‘sacralità’ dell’acqua, il sacrilegio dei ‘ponti’. Quanto oggi fornisce una corretta e migliore
infrastrutturazione di queste opere, tanto anche a noi presto dirà che questa relazione diverrà
sempre più attuale, sempre più strutturale.

Una più concreta assenza di responsabilità politica per fortuna non ne ha magnificato le sorti
all’incontro devastante e cementificatorio. Un'altra ragione, se non la fondamentale e che per la
citta fino ad oggi, invece non si è ancora affacciata la possibilità di rappresentare una cultura del
cambiamento. Si evolve nella contemporaneità verso l’assunzione dell’elemento fiume oggi
impianto, oggi governato. Ma non in grado di interagire con tutto il progetto urbano, in accordo
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alle diverse valenze paesistiche e soprattutto nel facilitare interessanti variabili e le declinazioni del
progetto sostenibile cittadino.

Per questo parlare del fiume, deve tornare ad essere l’intento complessivo, il cimento intellettuale,
NOI DEL MOVIMENTO 5 STELLE ORISTANO crediamo che con esso con cui la Città diviene capace di
riappropriarsi della vitalità organica del linguaggio storico geografico ambientale che le appartiene
in quanto con il fiume ha tessuto una relazione antichissima e profondissima.

Se finora, ha visto rappresentare il lutto e la preoccupazione o la sicurezza irrigua per i campi. Oggi
ridefinite anacronistiche e inadeguate, è questa la preoccupazione che si accampa, data la presenza
di importantissime opere idrauliche a monte. Soprattutto evidenzia ciò che una regimazione delle
acque, ne reca quando proviene dal mutare delle precipitazioni. In ogni caso non intendiamo certo
esporre al pericolo alcun cittadino o attività economica presente. E’ decisamente il contrario quello
che noi intendiamo realizzare, cioè l’apertura verso, nuove e antiche culture di cui storicamente la
città e il fiume è stato garante. Introducendo elementi di modernità infrastrutturale e di attrattiva
verso giovani e turisti. Liberando una compressione matura: fatta di storia e umanità.

Sebbene questa consolidata immagine e significato, in cui si custodisce il retaggio di una evidente
necessità che in passato si aveva, affidando esclusivamente una soluzione definitiva il problema
delle alluvioni. Gli strumenti che oggi vengono imputati alla città e a tutte le autorità di bacino, le
competenze e decisioni in grado di assicurare piani di evacuazione e soprattutto sistemi di
protezione per temperare tracimazioni, esondazione etc,, noi crediamo permettano di riconsiderare
tutti gli effetti della sua insistenza irrigua, paesaggistica e turistica oltre che naturalistica e
ambientale.

Inoltre sappiamo che l’arma più potente contro la paura è la conoscenza. Solo dietro questa
assimilazione riteniamo il fiume pronto a ridefinire la sua relazione urbana. Un rapporto che, nelle
millenarie mutazioni ha segnato un vincolo per la città fiume. Esso trova espresso nelle
configurazioni spaziali elementi ancora capaci di fornire azioni di trasformazione urbana. Trascurati
e un po' abbandonati a se stessi, sono tanti invece i retaggi che individuiamo.

Dotati di quei caratteri identitari, che vedevano nel prelievo delle malte, in quelle relazionali con
l’arte della ceramica, delle tegole, di quelle storiche della irrigazione, nella piccola pesca e prelievo
di essenze vegetali, da identificare persino con l’architettura urbana e più in generale il profondo
rapporto culturale cresciuto dalla sua presenza.

Non dimentichiamo come al fiume è stato da sempre riconosciuto un indiscusso ruolo di


straordinaria risorsa: agente indispensabile e utile protagonista nell’approvvigionamento di
necessità primarie e di un sostentamento più generale.

Un rapporto affatto causale ma omeostatico, pur cauto che ha finito per eleggere il fiume come
strumento e una tecnologia idonea a costruire le grandi manifatture durante il corso della
rivoluzione industriale, qui non c’è stato. Assicurare nella nostra storia, però un serbatoio di
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occasioni legate ad attività produttive e commerciali, alle tante produzioni artigianali che
richiedevano la presenza costante dell’acqua, ci pare invece sia coerente.

Per la agricoltura, così come per l’edilizia rurale e l’artigianato artistico e tipico, esso rivela mille e
più usi. Noi crediamo che nella modernità possono essere resi più attuali se mettiamo insieme ad
esso questa sua ricchezza paesaggistica ed ambientale.

Consapevoli di questo grande patrimonio, messo in evidenza da un elemento lineare di grande scala,
che impegna il territorio, noi crediamo, possano nascere delle occasioni che dal sistema
infrastrutturale può accompagnare il fiume. Possa comprendere strade urbane e le tante piste a
margine all’invaso, passerelle, percorsi dislocati a ridosso di queste connessioni per le aree
periferiche. Fino a quelle correnti e alla maggiore distanza dei tratti esterni, che la città potrebbe
ridare vita.

Possiamo riaprire il tema della navigabilità, così come c’è anche il problema dei sistemi
infrastrutturali trasversali e della loro intersezione o interruzione della continuità longitudinale di
un parco ricco di endemismi. Fronte di molti territori comunali che dalle originarie frazioni furono
portati in dote al comune di Oristano, e che oggi attendono solo una corretta progettualità.

Un altro elemento ad una altra scala, ma di grande rilevanza, è costituito dal sistema delle sponde
o margini. E qui, in un certo senso, evidenziato il luogo deputato alla relazione più diretta tra fiume
e città. Esse possono tornare ad essere luogo di elezione di scelte, capaci di fornire strumentazione,
oltre che ricevere quelle sistemazioni che vengono dall’esigenza di opere infrastrutturali sicure e
per lo svolgimento di numerose attività, siano esse sportive, d’accoglienza, di ristoro, di studio o
semplicemente di svago.

La progettazione di nuovi ponti dovrebbe infatti misurarsi con il problema della riqualificazione delle
frazioni, data l’usura e soprattutto, posto un miglioramento delle tempistiche di percorrenza per le
vie di transito, che oggi si rende necessario alleggerire come la provinciale n. 292 dalla 131 a
Nuraxinieddu.

Ovviamente segnala anche ad una scala corretta che si articola per nodi, linee, spazi. Potrebbe
divenire sede di costruzione di un ponte capace di collegare Sili con Nuraxinieddu- Massama.

Come in alcuni tratti esso può assumere il carattere di vero e proprio prospetto sul fiume (water
front), in altri quello di sistema spaziale di unificazione (water flow), in altre la ripresa del filo per
una ricucitura della relazione tra il tessuto della città e il fiume, mai definita concretamente.

In questo ambito differenziato la nostra proposta mette, in risalto il progetto dello spazio pubblico
e la ricomposizione urbana del paesaggio, a lungo perorato da tanti oristanesi e mai veramente
considerato dalle amministrazioni civiche.

Sono gli aspetti percettivi che noi invece finalmente consideriamo rilevanti, almeno quanto quelli
infrastrutturali, essi possono ribaltare ciò che accadeva in precedenza, con progetti (ponti, attività,
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approdi etc.) In questo scenario il fiume è sempre più visto come elemento minimale o come
ostacolo alla continuità e scorrevolezza del tessuto urbano.

Capovolgendo la sua funzione. Noi partiamo da questa premessa, non da un altro apporto alla
vicenda urbana, per questo abbiamo provato a dire cos’è oggi il fiume?

Le sue sponde si percorrono in senso tangenziale, disegnando una traiettoria, che accompagna un
percorso. Nel dotarsi di un ordinamento naturale e artificiale di argini, esso costituisce la possibilità
di osservare il fianco già rivelatore e insinuante di una forma, che compie delle curve lasciando delle
anse. Mentre il suo ricongiungimento è inevitabilmente subordinato a una necessità d’uso, che
potrà essere oggetto di opportuni esercizi e dell’artificio di tecniche progettuali consentite, per le
tante attività possibili.

La sua presenza oggi deve riprendersi, nella tensione dialettica e di sperimentazione progettuale,
dato che in questa area enorme, ci sono contenuti, i numeri e gli ingredienti che accompagnano la
costruzione di manufatti ed i tanti specialistici attraversamenti. Quanto alla immaginazione di
strutture ardite, risolte spesso nell’imprevedibilità di un gesto plastico, lanciate e proiettate per
riallacciare le sponde, non per assecondare i vincoli e le ragioni della scienza. Ci basterebbe già
questo per dire cosa si voglia dalla modernità di questa città. Sopra tutto quanto è possibile
realizzare se noi guardiamo con coerenza a quel che in questi anni è accaduto alla sua entità naturale
finora più influente nel passato ed ritenuta solo ingombrante

Nella proposta vogliamo mettere a fuoco la necessità di conoscere l’ecosistema del fiume,
intersecato da una rete di corridoi ecologici, ricchi di flora, botanica e fauna, per il quale viene qui
proposta come sottolineato da molti elementi di un parco lineare, lungo il corso d’acqua, continuo
rispetto fino alla foce, sotto le sue acque vivono tanti di quegli organismi da ammirare. Convinti
corrano universi ancora inesplorati di possibilità fruitiva e di godimento.

Presentiamo questo testo come un progetto che vuole rivolgere il suo interesse alla valorizzazione
di molti elementi di continuità di questo sistema. Anche dove, ad esempio nel tratto di
attraversamento, si sono compressi nel numero e nella costanza gli scivolamenti da prevedere. Una
varietà di scelte. Soprattutto nella realizzazione di banchine pedonabili, quali quelle non interrotte
dai manufatti e dai ponti, ci dimostrerà che serve prestare attenzione ai tanti usi.

Restituire questa vasta area alla città implica però, che il sistema trovi la sua massima espansione in
un parco ambientale territoriale da nord a sud dell’area, che separi la citta ma che
contemporaneamente la unisce mediante altri spazi verdi.

Attualmente, visivamente non si palesa alcuna relazione strutturante, se non quella arrischiata
agricoltura praticata dai coltivatori lungo le sponde, negli spazi che talvolta occasionalmente il fiume
libera.

Ma se questo propone routine remote, può essere letto quale chiave a cui si aggiunge il valore di
propulsore di un’azione di progetto. Riveste entro una garanzia nuova, oltre che esplorare l’intento.
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Facilita e asseconda questioni come la permeabilità degli argini, semplifica le comunicative in


relazione ai quartieri circostanti. Accresce e diversifica la funzione sociale di attività di carattere
fruitivo ed artistico. Dissemina lungo le sue sponde occasioni relazionali e di ristoro. Può prestarsi
pure all’esaltazione del valore estetico e culturale riconoscibile, che un fiume fornisce all’idea stessa
di città. Si presta per eventi che, in risposta a bisogni complessi, siano essi festivi, religiosi, sportivi,
etc. potrebbero convivere in sinergia con gli elementi della natura e del paesaggio urbano.

In questo senso mai nessuno, neanche per ragioni letterarie e Peppetto Pau docet in merito,
purtroppo neanche lui, così come altri nel territorio che lo percorse in lungo e in largo, con una
schiera di allievi e poi nei suoi racconti ancora evocativi. Non va oltre ciò che Il Tirso lento e
snervato…. Perseguita. Forse è proprio questa la sua velata critica, ma nel lasciarci questa immagine,
segna anche i tratti di un lungo fiume assolato di siepi, di fichi d’india. Diventati via via estranei come
fu negli ultimi anni di vita il loro cantore.

Neanche noi altri, per ragioni progettuali tra architettura, natura, città e paesaggio. Abbiamo visto
testimoniata attraverso simili narrazioni, esemplari nuove narrazioni. Queste attenzioni oltre che
legittime e necessarie. Rievocano tutte quelle indirizzate alla riprogettazione dei paesaggi fluviali
come espressione di possibili nuove narrazioni e riscatto decisivo del tessuto urbano cittadino, noi
vorremo andare ad evocarle oltre che riceverle.

L’ispirazione della nostra proposta, proviene non da una considerazione speculativa, che forse si
potrà citare, oltre questa sua presenza ritenuto ostacolo. Non vuole esprimere neppure un semplice
carattere discontinuo rispetto alle tipologie di questi interventi, ma allontanarsi da questa idea
urbana cementificatoria e distruttiva di storia cultura, natura e poesia.

Investe quindi non solo la morfologia degli argini e la struttura dell’edificato urbano direttamente
adiacente. Ma intende rispondere alla richiesta di un’analisi urbana a più largo raggio. L’obbligo ed
una necessità, di compiere una riflessione sul senso che una strategia di riqualificazione e
rifunzionalizzazione di un rapporto tra le frazioni e la città, tra il fiume e la città, tra la città, e il suo
più antico testimone culturale. Fino a porgere una nuova veste attrattiva che la citta dovrebbe
individuare.

Ci è lecito quindi porre a tutta la città, una domanda, cioè se possa divenire il maggiore vettore di
ammodernamento che oggi possiede, se possa ricorrere ad esso per intero il nostro agglomerato
urbano ?

Se come molte riqualificazioni urbane, si fondano, solo sugli interventi, di recupero e si consolidano
come contributo alla costruzione di una nuova immagine della città. Cosa potrebbe compiersi se lo
divengono i fiumi, essi stessi il motore che determina, in alcuni casi, una risalita in termini di
gerarchia urbana e concorrenza di territori.

Addirittura noi siamo convinti come avvenuto in molti casi in Europa, possa divenire un successo
anche qui. Il protagonismo dei corsi d’acqua, affidando una funzione che essi possiedono nella scala
internazionale. Figlia crediamo di una lettura dirompente del rapporto che il fiume può darci, ciò
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che gestioni pallide e pressapochiste non hanno finora consegnato ad Oristano. Coprendo un
bisogno infrastrutturale disancorato e inutile. Disegnando una parvenza urbanistica e per nulla
complessa del suo territorio e delle sue risorse ambientali e culturali. Non ci lasciano in eredità per
questa citta che abbandono e decadimento.

Proviamo a stilare alcune linee di indirizzo


Dalla considerazione dei programmi e dei piani già maturati per la città emerge come non vi sia
alcuna delle strategie proposte, per recuperare il Tirso nella città, noi crediamo che siano da
riconsiderare fondamentalmente quattro punti:

• L’analisi delle condizioni del lungo fiume


• Il ridisegno per gli usi necessari degli affacci sul fiume;
• L’architettura lineare, ma anche quella paesaggistico ambientale dell’invaso fluviale da
riqualificare;
• Le trasversali attuali e quelle progettabili, per avvicinare la città alle sue frazioni, hanno nel
fiume opportunità e non ostacoli, nella distanza da colmare oltre alle tante occasioni, per
sentirsi dentro un circuito urbano di valorizzazioni e conoscenze.
• Un grande progetto culturale su argille, malte, fanghi prelevati dal fiume, per laboratori
all’aperto.

Il progetto delle trasversali lungo le sponde, ovviamente ha per oggetto il proposito di più
approfondite ricerche, crediamo anche per svolgervi con una serie di interventi che vanno dagli usi
navigabili e dalla fruizione più generale. Dai camminamenti e piste lungo le rive, pensate in
collaborazione con l’Autorità di bacino, tra la foce e il Ponte, tra il santuario del Rimedio e Torre
Grande.

Fino alla progettazione di nuovi attracchi, alla praticabilità lineare delle sponde, ai percorsi che
potrebbe regalare alla città, inedite immagini e innovative trasformazioni. Tracciati pedonali e
ciclabili, il ripristino e alla realizzazione di nuove discese a riva, alla connessione dei tratti di banchina
discontinui anche con passerelle mobili.

Porteranno alla ridefinizione di una scenografia urbana, attraverso un puntuale ma corretta


valutazione, quanto lucida programmazione, affinché si possa restituire un patrimonio alla città.
Rimodellando gli affacci, contemporaneamente definire le superfici verticali di protezione,
razionalizzare o meglio valorizzazione di un sistema di barconi e delle piattaforme galleggianti, per
ogni servizio di ristorazione e intrattenimento socio culturale, perfino museale sulla ceramica
cittadina, e dei nuovi ponti pedonali, crediamo offrirà alla città la ridefinizione di una sua
collocazione storico culturale in linea con gli antichi usi, e con la sua antichissima storia.
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La trasversalità del fiume


Uno degli obiettivi principali su cui la nostra proposta intende insistere è questa riconquista della
trasversalità, attraverso il ridisegno dei percorsi e degli spazi aperti di connessione tra le sponde.
Una nuova mobilità potrebbe disancorare ritardi e lontananze fortemente avvertite nelle frazioni. Il
recupero ed il risanamento o la riconfigurazione di alcuni degli luoghi insediativi, che attività sportive
e di fruizione vanno richiedendo, con l’inserimento di nuove funzioni. Proverranno da specifici
caratteri di microcentralità urbana, capaci di aprire ad un fronte nuovo del suo risanamento. Il
controllo della qualità delle acque e della condizione delle sponde a respingere le tante discariche
che vandali sempre attivi contribuiscono a creare.

Attraverso il ridisegno dei percorsi e degli spazi aperti di connessione tra le rive, allestire il recupero
o la riconfigurazione di alcuni degli punti insediativi, segnalare finalmente l’inserimento sul fiume di
nuove esigenze, già oggi presenti per birwatching, etc.

Come si vede la nostra proposta prelude a ipotesi progettuali maggiori. Capaci di riallacciare le
trascrizioni ordinate di numerosi fili, in cui il fiume nutre una nuova spazialità relazionale e
identitaria. Chiediamo intanto che questo percorso ora si intende semplicemente aprire, ma solo
dietro il coinvolgimento di storici, biologi e progettisti dello spazio urbano, esso possa costituirsi in
luogo di relazioni.

Ovvero il margine fluviale, non semplicemente visto quale interruzione, alla sua estrema ed
accattivante accezione di limite, confine, finis terre. Tra ciò che è dell’uomo e ciò che è della natura,
ci porta al contrario di fronte al difficile equilibrio che nasce nel confronto tra luoghi naturali e luoghi
artificiali. Cioè alla dialettica tra rispetto e relazione noi crediamo in entrambi.

Su questa soglia ci siamo portati a meditare sul senso delle azioni necessarie al pianificatore ed
all’amministratore che ha l’obiettivo di operare con procedimenti e materiali sulla natura. Non per
sottometterli alle ragioni di un linguaggio e alle occorrenze della tecnica, ma per disporli verso i
bisogni e gli interessi dei cittadini. Noi siamo convinti che qui ci sono soprattutto i bisogni plurimi
dei cittadini. Orientati decisamente al rispetto di storia, identità, cultura.

Se ci richiedono progetti per un territorio, pianificazioni osservate in volo, a questo possono offrire
opportuni stimoli strade e cemento. Noi invece crediamo che siano spazi, naturalistici e ambientali
se adeguatamente considerati divengono spazi inediti e trasversali.

Siamo convinti inolte che essi restituiscono con perentoria eloquenza, la traccia dei disegni possibili
sul corso d’acqua. La grafia di un paesaggio essenzialmente lineare, discontinuo, a volte
imprigionato e appiattito nelle funzioni del tessuto urbano. Nascondono molte delle bellezze
presenti. Altre volte intrattengono in disgregate conformazioni periferiche, sofferenze incredibili
che vanno ponendo di fronte a noi una mobilità sempre più sostenuta e difficile. Sempre più
complicata, da tempi di percorrenza e rischi annessi.
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Mentre noi pensiamo ad aree pienamente integrato in paesaggi agricoli. Ben altro che il rilancio
della testimonianza di una progressiva estraneità, che le amministrazioni civiche, hanno nel tempo
prodotto per questo sistema fluviale.

Dovuto all’annullamento di primordiali requisiti utilitaristici, il fiume ha finito per essere, nel tempo,
poco qualificante come elemento naturalistico e mal disciplinato o per nulla disciplinato come
risorsa economica e turistica culturale.

I recenti successi dei nostri canoisti in ambito nazionale, europeo e mondiale pongono però altri
numerosi atleti, se mai non ci fossimo accorti, con sagacia, passione e semplicità, ci ricordano che
sul fiume ci stanno e si depongono soluzioni nuove per un futuro campo di regate, per una adeguata
valorizzazione culturale e sportiva, che attende solo una nuovo approccio progettuale.

Il fiume e la sua concreta fisicità


La sua concreta fisicità, imprescindibile nella formazione dell’impianto e dell’immagine di città, è
segnata da una non originale condizione di segnalazione. Alla quale corrisponde, simmetricamente,
il modello o sistema lineare, che si consolida nella nozione di area ambientale dimenticata. Non
vorremmo perdesse ciò che in lui noi intravediamo cioè il progressivo suo potenziale di elemento
germinale, quello di una chiave potenziale di trasformazioni urbane più strutturate, ovviamente non
apripista di speculazioni.

Come MOVIMENTO 5 STELLE ORISTANO pensiamo che in gioco ci sia un più sostanzioso rapporto
FIUME CITTA. Non crediamo ci sia spazio per gruppi partitici ristretti, separati dagli interessi
collettivi.

Non c’è più secondo noi nessuna antologia di una nuova progettualità, che possa prescindere dal
permanere delle pesanti limitazioni alla viabilità, ed a questo carattere quasi endemico con cui oggi
esso è una linea che separa invece di unire. La città alle frazioni tra Silì, Nuraxinieddu, Massama e
Donigala, così come Torre Grande hanno enormi limitazioni per come oggi è impostato presso il
tessuto urbano, l’uso del fiume.

Ciò che si è reso improbabile negli anni con l’associazione del corso d’acqua alla nozione di
infrastruttura. È stata la mancanza di un piano gestionale per il fiume, cioè per un complesso
ambientale e urbanistico è stata lasciata nella condizione reiterata di abbandono. Differenti
amministrazioni di colore politico diverso, hanno tenuto lontane queste caratteristiche che in più
svariati contesti europei, sarebbero stati espressione, fino a poco tempo fa, della mancanza di un
disegno comune. Noi invece lo riteniamo idoneo a promuovere azioni di recupero e gestione dei
corsi d’acqua e della progettualità urbana. Subire come tanti cittadini, la mancanza di una
dimensione fruitiva e ricreativa strettamente connessa alla natura dei luoghi che questi
attraversano, la consideriamo la più una fatale delle distrazioni.
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The river: ovvero l’anima cittadina


Quando non sappiamo se il fiume Tirso, sia un fiume in cui la città, ne rispecchia o no, le sue stesse
ragioni identitarie. Certo i prelievi di argille, la grande tradizione ceramista, le tegole, le stoviglie, la
straordinaria BROCCA di ORISTANO, i mattoni crudi, SU LADRI…. La stessa presenza sempre
incombente tanto da segnalarne ogni suo eccesso con Il campanone della TORRE MARIOANO IV. Se
pure lo governi e ne subisce insieme il carattere lento. Lo studio delle modalità di trasformazione
del sistema lineare fiume-città, segnala con evidenza inequivocabile, quanto siano palesi, i limiti di
un approccio affatto analitico e sistematico per un ampio spazio che dovrebbe legare parti disunite
di residenze e attività urbane. Potremmo dire sia specchio della identità urbana!!!!

Noi crediamo ancore che per il fiume si renda necessario un lavoro il più possibile interno alle
condizioni di esistenza nella città, alle sue sfuggenti polarità entro le quali continuamente si
scompongono e si ricompongono i giochi eterogenei delle relazioni, noi vogliamo associare invece a
tutto ciò dei legami, rapporti, continuità.

Al Tirso e alla città invece si possono associare le nozioni di rete, non solo un di sistema lineare, di
infrastrutture. Cosa vogliamo fare ? Sappiamo che la fruizione e valorizzazione del sistema fiume,
nelle pieghe di questa oggettiva specificità, può divenire un business. Solo se si inserisce con un
duplice questione quella della nuova valorizzazione del sistema, ovviamente sta nelle attività
possibili nei margini fluviali. Ci rendiamo conto in che misura potrebbe ritrovarsi con molte attività
l’acqua?

Sono tanti i temi che si accompagnano ad un riconosciuto valore paesaggistico e naturale, alla
questione della percorrenza e della continuità delle rispettive sponde, alla ricerca di un principio
rivelatore dell’intimo rapporto con le variabili dimensionali degli agglomerati urbani. Alla rilettura
delle tante presenze antropologiche antichissime.

Le ricognizioni conoscitive imposte agli oggetti e le richieste che noi potremmo fare al pensiero
storico culturale, per far parlare una storia sconosciuta, andrebbero intese allora non come forze
mobilitate dall’esterno, ma come intelligenza locale che, piuttosto che essere imposta ai fenomeni,
finisca per illuminarli implicandosi in essi.

La declinazione della linearità che si dispiega nella scomposizione dei casi esemplari, che tentiamo
di rendere ragionevole in un insieme discontinuo, non sistematico, ma allentato. Può divenire
sostitutivo di ciò che finora la città offre, sul piano turistico, come su quello della socialità.

Il carattere della linearità, se correlato alla nozione di infrastruttura di rete, porta a riconoscere
alcuni fatti identificativi e distintivi. Nell’ipotesi che possa essere riconoscibile con una specificità
del tracciato, ricompone ed affidi ad una vera architettura, questa linearità. Crediamo in essa siano
individuabili gli elementi che le danno identità, come ancora le invarianze che fondano i rapporti tra
fatto urbano e assetto reticolare di una consapevolezza nuova, del progetto urbano, ci siano tutti.

Il Tirso, traguardato attraverso le categorie del sistema e della linearità che abbiamo visto, quindi
mette in gioco la SEQUENZA, come somma delle numerose temporalità che lo incalzano lungo il suo
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percorso VERSO IL MARE. Mentre un fatto spaziale, percettivo e fisico, di fronte alla rete dei suoi
usi rilancia ed insieme costruisce una procedura dinamica che richiama il tempo come fattore
dell’esperienza, restituendo alla politica finalmente una visione. Capace di far emergere le virtù della
rete degli usi.

Se si finisce a misurare le sue parti, fino ai segmenti. Le procedure della sequenza, dobbiamo dire
rimandano a dimensioni discrete, ed a punti misuratori della scansione. Mentre se esso viene
associato ai nodi e alle reti culturali che alla città lo legano, ecco che il fiume ha di nuovo un ruolo e
la città un volto. Non più autoreferenziale, bensì omogenea, vivace ed attrattiva oltre che originale.

Nel sistema lineare dove si confrontavano e insieme convivevano due differenti scale: quella
territoriale sottratta allo sguardo, ma riferita ad un insieme presupposto omogeneo di virtù che
nella categoria astratta della linearità che si dissolve. Quella locale invece si identifica e rimanda alla
descrizione della parte, alla concatenazione, finora non manifesta. Che non abbiamo visto.

Non ricorre all’esplorazione delle intersezioni, né ai nodi, o alle cesure e alle interruzioni dell’
impianto, non ancora neanche ai più puntuali rapporti e consecutività col fatto urbano. E’ una linea
che viaggia in solitudine.

Nel caso specifico la linea, associata alla nozione di infrastruttura di rete, sembra vivere una evidente
contraddizione.

L’associazione dei nodi invece presuppone innanzi tutto capacità di connettere, collegare, tenere
insieme. Riannodare attraverso percorsi inediti. Questo intendiamo fare. Tra storia cultura, arte,
biologia, si possono scrivere store nuove ed originali.

Mentre l’assenza di ponti lungo il fiume, sta a segnare questi episodi unici, che interrompono questo
mancato confronto. Che non assumono proprio perché mancano di una dimensione e di una
immagine associata. Sono i segni che configurano questi vuoti, costituiscono altrettante cesure
spaziali capaci di radunare dentro ll’urbano questa ormai ritenuta latitante presenza del fiume.

Superare l’idea novecentesca


Superare l’idea novecentesca con cui il Tirso, pur frenato, continuava a vivere con la città. Snaturato
delle sue funzioni, mai ritenuto navigabile, percepibile dall’alto delle spallette dei ponti e dei limitati
lungo fiume accessibili.

Di nuovo, dimenticato di metterlo di fronte a quel che potrebbe divenire asse viario di primaria
importanza, la chiave di un nuovo tessuto urbanistico. Diciamo che a quello della natura intoccabile
si è affiancata quella scriteriata risulta di diserzioni e di cedimenti. Tante volte documentati dai
nostri attivisti, eletti margini dagli imbecilli, che continuano a vedere il fiume come una vera
discarica, oltre che trascurarne bellezza e fenomeni naturali.

Sullo sfondo compatto della città storica, la metropoli contemporanea si presenta nel segno delle
innumerevoli aggettivazioni che tentano di ricollocarne il senso e i dati delle differenze: terreni
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vuoti, di spazi accumulazione, interstizi residuali e spazi del possibile, in questi anni spesso cresciute
soltanto come comode discariche, le sponde del fiume non hanno associato alcuna variabile urbana.

A fronte della sovrabbondanza lessicale che tenta di coglierne gli attributi, per aree vuote, la città
sembra perdere la sua sostanza, per questa grande area complessa, completamente rimossa, ha
dimenticato le parole.

Diluendo ogni reazione nell’elenco affatto sterminato delle sue tante e occasionali e pertinenze
spendibili. Mentre essa non è mai stata considerata come lo è, senza il fiume. Né questa sostanza
storica sociale e culturale, sembra più alla portata degli strumenti consolidati dell’analisi urbana.

Quale ambito di rottura, o se si vuole di una nuova e radicale programmazione strategica la presenza
del fiume proviene dalla reazione al vigente Piano Regolatore. Nella calzante indicazione unitaria,
priva di verifiche in questo scenario di insieme, noi MOVIMENTO 5 STELLE intendiamo sottolineare
che queste linee possono scaturire soltanto dalle visioni anticipatrici di un progetto che costruiremo
assieme ai cittadini.

Alla compattezza tematica di una considerazione maggiore del fiume. Senza ulteriori mediazioni,
diciamo che corrisponde ad un disegno di trasformazioni e di tutele, dove la bontà degli obiettivi si
scontra non con la genericità dei mezzi. Ma che non demorda con la volontà di far partecipare la
città ad un progetto mai immaginato dalla coltre partitica. Oggi famelica come non mai,
schieratissima con un esercito, ma fondamentalmente povera nel suo intimo, incapace di assicurare
progettualità adeguata.

In ogni caso le strategie urbane adombrate, quelle non ascoltate e rigettate anche per ciò che dicono
numerosi comitati di cittadini, non si misurano con il problema conoscitivo di fondo: cioè con
l’esplicitazione della dialettica possibile tra fiume e città. Non lo ha fatto il comitato, No Ivi
petrolifera, Né i comitati per la difesa della salute pubblica Tiria San Quirico, né gli altri contro la
variante urbanistica.

I cittadini è vero che esprimono la dichiarata necessità di una visione strategica, di dettare le
necessarie trasformazioni in atto che vanno oltre la riproduzione dei meccanismi di esclusione già
noti.

In questi anni sono cresciute le diverse spinte che non relegano il fiume nel territorio indeterminato
di un backstage urbano. Noi crediamo di intravedere, una visione del Tirso come agente di
qualificazione del Parco urbano del litorale. Crediamo pure non sia necessario non si consumi ma si
esalti, il suo definitivo ritorno allo stato naturale, prima di quanto una volta la città gli si è negata.

Oggi invece può nuovamente rapportarsi con essa, in termini vuoti è evidente.

E’ nella dialettica città-fiume, che occorre correre ciò che sul piano puramente teoretico esso nega
quello che nella prassi, che invece va cercata. Mancano progetti di trasformazione commisurati alla
scala del fiume Tirso, che lo coinvolgano in quanto agente conforme alla cultura dei luoghi.
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Mancano opere ed esperienze concrete di trasformazione, una progettualità assente, come invece
è avvenuto in molti casi europei, sul fiume che ci metta di fronte ad episodi parziali (fuori misura e
fuori scala rispetto al nostro problema). Ma non vissuti nella dimensione necessitante di una
ingegneria che pure, in precedenti ed esemplari occasioni, non è stata in grado di indicare, oltre le
necessità della tecnica, un nuovo immaginario territoriale. Mancando a tutta la progettualità
urbana, il fiume rappresenta ancora oggi un ingombro.

Ragioni oggettive hanno indirizzato la selezione di esperienze concretamente maturate in questo


campo, percorrendo due logiche principali: da una parte, predomina il criterio dell’assonanza tra le
tematiche di applicazione affrontate dalla ricerca ecologica e ambientale, come altri contesti fluviali,
cioè le analogie della conformazione del territorio fluviali ed equipollenti polarità urbane che vi si
attestano; dall’altra si è focalizzata la questione dei lungofiume nei tratti pensati come serbatoi
concettuali di possibili insediamenti caratterizzati dalla destinazione d’uso di ampie aree dimesse o
degradate, e dove la relazione con il fiume permane evidente contradditoria. Noi sappiamo tuttavia
che per ripensare il progetto urbano, deve finalmente affacciarsi alla sostenibilità.

La domanda insita nelle pieghe di questo approfondimento qui cercato, è, quanti risvolti si
affacciano nel dare risposta non solo in termini di conoscenza e di documentazione di questa
relazione? Quanto agisca nel verificare, in contesti in cui la trasformazione è già avvenuta, per la
ricerca di soluzioni mancanti, quelle che scaturiscono all’apparente insanabile frattura che il corso
ha finora conservato? Quale infrastruttura naturale e il suo contorno, fatto di interesse naturalistico,
sia oggi fondante nuovi sviluppi urbani ?

Noi crediamo che siano strategici i processi di trasformazione che portano alla sostenibilità.
Mediante movimenti metamorfici, legittimati dalla disciplina del progetto urbano. Oggi la citta può
modellare, insediare, disegnare, consegnare, attraverso una sinergia di interventi, trasformazioni,
rispettose del carattere proprio della sua geografia e idrologia, sia della configurazione urbana verso
l’elemento naturale per la sua ricercata identità urbana.

La molteplicità di interventi realizzati o pianificati ma mai realizzati è la dimostrazione che una


cultura ed una sensibilità verso il tema della riqualificazione e la salvaguardia del patrimonio fluviale
è ormai cambiata. Il cittadino oristanese se riscopre il fiume come agenzia di rigenerazione di un
paesaggio in continua evoluzione. Può porlo come chiave fondante della nuova veste urbana.

l legame con i quartieri abitati

Il legame tra i quartieri abitati e la successione ininterrotta dei percorsi d’alveo, appare per quel che
si sa, oggi ridotto in frantumi. Gli accessi alle sponde sono poco numerosi, chiusi al contesto e privi
di gerarchie. I percorsi pedonali e ciclabili lungo il fiume, per la loro costitutiva fragilità, non sono in
grado di articolare un sostanziale e fondativo rapporto con lo spazio e il tempo dei cittadini.
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Pulsa, viceversa, al ritmo sordo dei bisogni. E’ il MOVIMENTO 5 STELLE ORISTANO che scompagina
la quiete. Quanto più la illusoria, pacatezza del fiume potrà continuare. Una rapida ricognizione degli
assetti spaziali e funzionali di questa area visibile, nel caso oristanese, mostra l’incontrollabile
proliferazione delle negazioni e dei silenziosi abbandoni. Che ora segnano una cultura di 30 anni di
realtà politica presa dalla lotte di potere più che rivolti dalla funzione di governo..

Per questo abbiamo inteso occuparci del fiume, per quel che la ricerca mostra. Intendiamo sporgerci
in cerca di soluzioni progettuali pertinenti. Ma che si indirizza verso la comprensione, nel senso di
afferrare, possedere, un significato al margine fluviale in quanto agente, ancora e se possibile, di un
rapporto organico con la città.

Il fiume come officina d’arte e luogo d’eventi artigiani potrebbe condurre tutte le numerose
situazioni molteplici. Le riflessioni sul rapporto tra fiume e città, del passato si innesta ora in una
strategia che vede il fiume come luogo flessibile in cui promuovere una sperimentazione, alla luce
di un interesse che apre la permeabilità dei confini dell’alveo. Ora si offre ad un dialogo con
installazioni e modernizzazioni necessari.

Il rapporto con la dimensione materiale del paesaggio si fonda sulla possibilità di istituire una
interpretazione dialettica del fluire del fiume come soggetto di esperienze estetiche ed eventi
culturali. Condizione per cui nè il fiume, nè il paesaggio vengono ora letti come sfondo.

L’opera non è un qualcosa da documentare e mettere singolarmente in mostra. Piuttosto dovrebbe


essere capace di evocare, l’insieme di questi attrattori che creano le circostanze per immergere il
cittadino in una esperienza di continuità tra natura e arte.

Ovviamente ne risulta, una strategia espressiva e spaziale che si compone di gesti artistici e di una
fruizione ambientale in cui il fiume diventa l’elemento fisico di un percorso itinerante. Connaturato
da episodi che dialogano con il paesaggio e si scoprono soprattutto nel rapporto visivo fiume-
sponde. Creaano occasioni che dall’acqua e nell’acqua si colgono in una cornice ambientale che
rende più evidente il funzionamento del processo visivo. Una concezione operativa del luogo; in cui
il fiume, non diventa solo sede della visione ma il palcoscenico di più passioni. Mentre l’espressione
artistica diviene motore linguistico di un tentativo di recuperare uno spazio di interazione con le
molteplici forme e dimensioni del corso d’acqua.

Nascono da qui le condizioni cognitive che innescano una riflessione sul carattere polimorfico e
mutevole che il fiume invece può assumere nel rendere accessibili luoghi programmati, nei quali
visitare se stessi, le proprie emozioni.

Finalmente: un parco lineare


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L’idea di un parco lineare è stata dunque assunta non da un sondaggio progettuale, ma quale idea,
diremo visuale. Con cui una rete di itinerari lungo il fiume, diviene la trama per ridare anima e
identità a questa realtà urbana.

Si è supposto come per lo sviluppo sostenibile di mote aree urbane europee che si possa immaginare
una rete di itinerari costituenti parchi lineari, serviti come da sistemi di trasporto non inquinanti,
che possano avviare ad un uso alternativo della città. Prevalentemente orientato al benessere
psicofisico degli abitanti. Oltre luoghi protetti dall’inquinamento acustico e visivo, con caratteri
visuali progettati a diverse scale, potrebbero essere destinati ad un uso prevalentemente pedonale
e formare alternative disinquinate al sistema turistico di una più ricca offerta diversificata.

Tutte le indicazioni di un Piano nell’ambito della programmazione strategica, soprattutto


nell’introdurre la tratta, del fiume (circa tot km) quasi di possibile applicazione sono numerose
opere che permettano:

- la praticabilità lineare dell’invaso per una fruizione continua di tipo idroviario e ciclopedonale, di
sport d’acqua;

- la valorizzazione delle identità spaziali connesse ai diversi interessi qualificati del fiume, contigui e
distanti aperti verso la città e i suoi diversi riferimenti architettonici e ambientali.

L’ipotesi di lavoro, che proponiamo è dunque:

- la costituzione di una fascia verde continua lungo il fiume;

- il percorso turistico ricreativo anulare (ciclopedonale) con penetrazione verso il fiume in prossimità
dei contesti ambientali più interessanti;

- le attrezzature, culturali, produttive ricreative, sportive, di servizio, ecc..;

- gli attraversamenti esclusivamente pedonali in corrispondenza dei punti di smistamento;

- le attrezzature turistico-ricettive sulle rive con punti emergenti che suggeriscano la percezione di
un ambito spaziale più ampio di quello offerto dalla conformazione piatta del terreno;

- rivalutazione ed il recupero del paesaggio agricolo, del sistema dei canali e delle marrane.

Proponiamo anche di vedere:

la ristrutturazione della zona pensata in funzione del tempo libero, una fascia-parco dove il Tirso
diviene elemento di ricucitura geografica, morfologica e fruitiva.

L’ordinamento geografico proposto in un inquadramento generale. Sappiamo che suddivide il fiume


in relazione ai suoi caratteri morfologici, ambientali ed urbani in sottosistemi, costituisce un utile
quadro di riferimento faunistico e ambientale. Ripartito poi in settori potrebbe rivelare ulteriori
elementi che completano la ricchezza e la sua vivacità ecologica, culturale, archeologica e turistica.
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Con un sondaggio progettuale come questo, un progetto allora deve essere immaginato per il riuso
dell’alveo come attrezzatura culturale polivalente. A questa si può associare un altrettanto percorso
urbano articolato in più spazi di discesa a valle, fino al fiume che viene attraversato con un ponte
pedonale, ma oltre il quale un itinerario prosegue.

Facendo ricondurre tutto l’insieme delle opere ad un intervento di riqualificazione degli spazi
esistenti, sulle coorti e gli edifici, i capanni di pesca, gli appostamenti lungo il fiume, l’aggiunta di
strutture leggere che configurano in modo nuovo e reversibile degli scenari. Se riqualificati
potrebbero trasformare uno dei terrapieni del sistema degli argini in una struttura paesaggistica
nuova. Conservando il suo originario scorrere, se varia la materia di intrattenimento, di cultura,
fauna, colori capaci di accogliere al loro interno figurazioni ambientali.

Qui tirando un po' di conclusioni il progetto individua, un contesto da riqualificazione


prevalentemente dell’area della foce o golena, occupata oggi, da insediamenti e da pratiche
condotte da pescatori.

Riconosciuti nel progetto da alcuni elementi lineari: primo tra tutti l’alveo del fiume con una fascia
prossima alla riva del mare, profonda alcuni metri, destinata a zona di espansione naturale della
massa d’acqua. Quest’area oggi è lasciata allo sviluppo della vegetazione spontanea, anche di alto
fusto. Permette ad una fascia parallela, più interna, di trattare gli spazi come parco vero e proprio,
anche se, in casi eccezionali, è destinata ad invaso delle piene.

Secondo un itinerario anche una pista ciclabile e un camminamento, connette le presenze storiche
e archeologiche esistenti. Questo percorso parte della passeggiata centrale del parco ambientale.
Ma l’elemento di maggiore interesse fare emergere dal progetto dei margini, che risolvono la
relazione tra il parco e le frazioni. Andrebbero ridisegnate tutte le architetture capaci di includere
la doppia valenza di relazione con la città su un lato, e il parco ambientale dall’altra. Si tratta
anzitutto di una struttura dell’alveo a doppia faccia, non alternativamente chiuso e aperto sul lato
opposto, ma articolato con i percorsi lungo il fiume.

Al parco previsto sul terreno naturale, degradante sulle rive, si deve sovrapporre un sistema di
affacci sospeso alla quota dell’argine, formato da passerelle e padiglioni, da utilizzare in caso di
piena. Sul margine dell’invaso se sono presenti degli edifici(?) che insistono su una doppia piazza: o
ad un livello più alto ed affacciati sul fiume, potrebbero raccogliere i flussi di visitatori per le strade
adiacenti e circostanti. In laboratori e museo per dimostrazioni e progettualità nuove.

Disegnato un nuovo ponte viario e pedonale gettato tra le due rive: immaginato come ponte di
congiungimento, dovrebbe assumere la veste di un’attrezzatura posta al centro del parco
ambientale che include l’attraversamento del corso d’acqua.

In questo senso la proposta non si limiti a elencare una serie di obiettivi non fornisce cioè solo
prescrizioni di carattere normativo, ma suggerisce anche istanze qualitative per il progetto.
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Necessari sovra luoghi e occorrenti ulteriori sondaggi condurranno a mettere in atto queste
indicazioni e valutarne l’efficacia.

Si tratta di procedure volte a sollecitare una sfida della qualità che porta a considerare la proposta
quasi come componente del progetto amministrativo per la città. Noi invece pensiamo che sia un
ulteriore approccio alla discontinuità relazionale che finora è stata condotto su questo tessuto
urbano. Ignorando cittadini, luoghi e temi che di fatto vogliono rimettere in discussione il modo di
intendere l’urbanistica.

La proposta tende infatti a riconoscere con l’analisi documentata l’ingente patrimonio di materiali
urbani presenti lungo la storia dell’alveo del fiume fatto di approdi, banchine, impianti idraulici, aree
verdi, resti archeologici, edifici di pesca e di ogni altra struttura del genere dismessi.

Nel letto della linearità del fiume, protetto finora dalla caoticità della città ai suoi bordi crediamo
stiano molte delle scelte decisive, per porsi con discontinuità rispetto a questo sistema dei partiti,
che si è spesso acconciato a ragioni favorevoli e spesso a camarille e poteri forti, rispetto ai cittadini
costituitisi in MOVIMENTO 5 STELLE ORISTANO che invece ormai da troppo tempo, assistono
increduli a scelte decisamente contrarie alla città. (By seb)