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SPIRITUALITÀ

8 pensieri sul Natale di San Giovanni Paolo II

Silvia Lucchetti/Aleteia Italia | Dic 25, 2017

"Con la nascita di Gesù, nella semplicità e nella povertà di Betlemme, Dio ha ridato dignità all’esistenza
d’ogni essere umano; ha offerto a tutti la possibilità di partecipare alla sua stessa vita divina".

Abbiamo pensato di arricchire il vostro Santo Natale con le parole di San Giovanni Paolo II.
Dall’immenso mare profondo e fecondo delle sue omelie abbiamo “pescato” 8 pensieri per
aiutarvi a entrare nel mistero della nascita di Gesù, per gioire dell’Incarnazione del nostro
Salvatore.

Perché se comprendiamo questo, come disse Papa Paolo VI il 25 dicembre 1971 nella parrocchia
romana Santa Maria Regina Mundi, abbiamo capito tutto il Cristianesimo:

“Dio avrebbe potuto venire vestito di gloria, di splendore, di luce, di potenza, a farci paura, a farci
sbarrare gli occhi dalla meraviglia. No, no! È venuto come il più piccolo degli esseri, il più fragile,
il più debole. Perché questo? Ma perché nessuno avesse vergogna ad avvicinarlo, perché nessuno
avesse timore, perché tutti lo potessero proprio avere vicino, andargli vicino, non avere più
nessuna distanza fra noi e lui. C’è stato da parte di Dio uno sforzo di inabissarsi, di sprofondarsi
dentro di noi, perché ciascuno, dico ciascuno di voi, possa dargli del tu, possa avere confidenza,
possa avvicinarlo, possa sentirsi da lui pensato, da lui amato… da lui amato: guardate che questa è
una grande parola! Se voi capite questo, se voi ricordate questo che vi sto dicendo, voi avete
capito tutto il Cristianesimo”.

Ecco gli 8 pensieri che abbiamo raccolto per voi! Magari passando davanti al presepe vi
fermerete con i vostri figli a contemplare la grottacome i pastori ed una di queste riflessioni
risuonerà nel vostro cuore:

1) Gesù Cristo è la rivelazione più piena e definitiva dell’avvento di Dio nella storia dell’umanità e
nella storia di ogni uomo. Di ciascuno di noi. E in lui, nella sua venuta, nella sua nascita nella stalla
di Betlemme, poi in tutta la sua vita ed insegnamento, infine nella sua croce e nella sua
risurrezione, siamo chiamati, tutti e ciascuno di noi, in modo definitivo alla “vigna”. Egli, che è
pienezza dell’avvento di Dio, è anche pienezza della chiamata divina rivolta all’uomo. In lui Dio
sembra dire a ciascuno di noi: “non tardare”! (18 dicembre 1979)

2) Quale potere si è posato sulle spalle di Cristo in quella notte? Un potere unico. Il potere, che
soltanto lui possiede. Infatti soltanto lui ha il potere di penetrare l’anima di ogni uomo con la pace
del Divino Compiacimento. Soltanto lui ha il potere di far sì che gli uomini diventino figli di Dio.
Soltanto lui è in grado di elevare la storia dell’uomo all’altezza della gloria di Dio. “Soltanto lui”.
(24 dicembre 1982)

3)Perché Dio si è fatto uomo? Come è possibile che Dio sia diventato uomo? Così si chiedono i
secoli e le generazioni. E molti si allontanano con questa domanda sulle labbra, si allontanano
increduli. A volte con una comprensibile indignazione, con una obiezione riguardo a un evento
che trascende la loro mente. È inconcepibile che Dio sia Padre e Figlio . . . È inconcepibile che Egli
diventi uomo . . . È un mistero difficile e inscrutabile come quello dell’unità e trinità di Dio. Noi
tuttavia, credendo alla onnipotenza di Dio, sappiamo che niente gli è impossibile. Dio è
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onnipotenza. Ma soprattutto è Amore. Nulla è impossibile all’onnipotenza, che è Amore. E proprio


questo crediamo: “per noi e per la nostra salvezza . . . si è fatto uomo”. Per noi vuol dire: per
amore verso di noi. Quando ci inginocchiamo durante la liturgia del Natale pronunciando le
suddette parole del Credo, diventiamo simili ai pastori di Betlemme. Loro per primi si sono trovati
nel raggio di questo mistero, che illumina le tenebre della storia dell’uomo sulla terra. (24
dicembre 1985)

4) Il Natale costituisce l’occasione privilegiata per sottolineare uno dei valori cristiani più sentiti.
Con la nascita di Gesù, nella semplicità e nella povertà di Betlemme, Dio ha ridato dignità
all’esistenza d’ogni essere umano; ha offerto a tutti la possibilità di partecipare alla sua stessa vita
divina. Possa questo dono incommensurabile trovare sempre cuori pronti a riceverlo! (11
dicembre 2003)

5) Nell’angusta povertà del presepe contempliamo “un bambino avvolto in fasce, che giace in una
mangiatoia” (Lc 2,12). Nell’inerme e fragile neonato, che vagisce fra le braccia di Maria, “è apparsa
la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2,11). Sostiamo in silenzio e
adoriamo! O Bambino, che hai voluto avere per culla una mangiatoia; o Creatore dell’universo,
che Ti sei spogliato della gloria divina; o nostro Redentore, che hai offerto il tuo corpo inerme
come sacrificio per la salvezza dell’umanità! Il fulgore della tua nascita illumini la notte del
mondo. La potenza del tuo messaggio d’amore distrugga le orgogliose insidie del maligno. Il dono
della tua vita ci faccia comprendere sempre più quanto vale la vita di ogni essere umano. Troppo
sangue scorre ancora sulla terra! Troppa violenza e troppi conflitti turbano la serena convivenza
delle nazioni! Tu vieni a portarci la pace. Tu sei la nostra pace! Tu solo puoi fare di noi “un popolo
puro” che ti appartenga per sempre, un popolo “zelante nelle opere buone” (Tt 2,14). (24
dicembre 2003)

"Con la nascita di Gesù, nella semplicità e nella povertà di Betlemme, Dio ha ridato dignità all’esistenza
d’ogni essere umano; ha offerto a tutti la possibilità di partecipare alla sua stessa vita divina".

6) Maria “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una
mangiatoia” (Lc 2,7). Ecco l’icona del Natale: un fragile neonato, che le mani di una donna
proteggono con poveri panni e depongono nella mangiatoia. Chi può pensare che quel piccolo
essere umano è il “Figlio dell’Altissimo” (Lc 1,32)? Lei sola, la Madre, conosce la verità e ne
custodisce il mistero. In questa notte anche noi possiamo ‘passare’ attraverso il suo sguardo, per
riconoscere in questo Bambino il volto umano di Dio. Anche per noi, uomini del terzo millennio, è
possibile incontrare Cristo e contemplarlo con gli occhi di Maria. (24 dicembre 2002)

Leggi anche: «Quando il cielo baciò la terra nacque Maria»: il canto mistico di Alda Merini
alla Madonna

7) Al popolo oppresso e sofferente, che camminava nelle tenebre, apparve “una grande luce”. Sì,
una luce davvero “grande”, perché quella che s’irradia dall’umiltà del presepe è la luce della
nuova creazione. Se la prima creazione cominciò con la luce (cfr Gn 1,3), tanto più fulgida e
“grande” è la luce che dà inizio alla nuova creazione: è Dio stesso fatto uomo! Il Natale è evento di
luce, è la festa della luce: nel Bambino di Betlemme la luce originaria torna a risplendere nel cielo
dell’umanità e squarcia le nubi del peccato. Il fulgore del trionfo definitivo di Dio appare
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all’orizzonte della storia per proporre agli uomini in cammino un nuovo futuro di speranza. (24
dicembre 2001)

8) Ecco l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che viene a riempire di grazia la terra. Viene al mondo per
trasformare il creato. Si fa uomo tra gli uomini, perché in lui e per mezzo di lui ogni essere umano
possa profondamente rinnovarsi. Con la sua nascita, egli ci introduce tutti nella dimensione della
divinità, elargendo a chi nella fede si apre ad accogliere il suo dono la possibilità di partecipare
alla sua stessa vita divina. Questo è il significato della salvezza di cui odono parlare i pastori nella
notte di Betlemme: “Vi è nato un Salvatore” (Lc 2,11). La venuta di Cristo fra noi è il centro della
storia, che da allora acquista una nuova dimensione. In un certo senso, è Dio stesso che scrive la
storia inserendosi al suo interno. L’evento dell’Incarnazione si dilata così ad abbracciare tutta
l’ampiezza della storia umana, dalla creazione alla parusia. Ecco perché nella Liturgia tutta la
creazione canta, esprimendo la propria gioia: plaudono i fiumi, esultano gli alberi della foresta, si
allietano le isole tutte (cfr Sal 98,8; 96,12; 97,1). Ogni essere creato sulla faccia della terra accoglie
l’annuncio. Nel silenzio attonito dell’universo, rimbalza con eco cosmica ciò che la Liturgia pone
sulle labbra della Chiesa: Christus natus est nobis. Venite, adoremus! (24 Dicembre 1998)