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Nuovi Paradisi

Erano altri tempi quando ascoltavo la voce della Sfinge che voleva darmi la chiave
della Vita.

Quando tracciavo nuove rotte saturniali lungo i corridoi fluorescenti della materia,
in cerca di nuovi paradisi.

Ricercando scrigni pieni di tesori e promesse mai mantenute, ai piedi degli


arcobaleni custoditi da satiri spietati.

Non c’era nessun paradiso alla fine dell’arcobaleno, solo nuovi ricominciamenti,
nuove strade.

Allora ero un bambino nei secoli, eterno immaturo, uomo incompleto da sempre;
finchè non udì la voce di mio Padre parlare al condannato al tormento.

Alzati dalla tua esistenza –mi disse- come s’alza l’Aurora che sale sul suo alato carro;
ascolta il suono simile a lieve fruscìo di una dolce brezza, come se fosse il tuo Dio a
parlare dentro di essa.

La voce disse: “Ti ho insegnato come trasformare l’ombra del sogno in luce viva, ma
tu hai dimenticato tutto, non sei completamente sveglio.

Smetti di vivere nell’Universo del reale, altrimenti i tuoi occhi si chiuderanno per
sempre.

Mi svegliai, mi alzai e vidi. Vidi le Ore avvolgere il mio tempo e le Grazie spargere
profumi sul mio cammino.

Ascoltai le Muse deliziare le mie orecchie con la loro melodia, mentre Pan, l’eterno
campagnolo, cantava e ballava accompagnato da satiri suonando la zampogna.

Mi spuntarono le ali ai piedi e come Ermes salì in cielo e bevvi l’Ambrosia dalla Coppa
degli Dei e divenni immortale.