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La quarta crociata fu indetta da papa Innocenzo III nel 1198.

Doveva essere diretta contro i


musulmani in Terra santa, ma in realtà si risolse nel saccheggio di Costantinopoli da parte
dell'esercito crociato.

L'obiettivo era di invadere l'Egitto, seguendo il progetto che Riccardo Cuor di Leone aveva
prospettato al termine della sua spedizione in Terrasanta, durante la terza crociata. I crociati,
decisero di prendere la via del mare per raggiungere la loro meta. Non rimaneva che Venezia
quale potenza marittima che potesse provvedere tempestivamente ai necessari navigli.
Vennero iniziate le trattative con la Serenissima e ai primi di febbraio del 1201 la delegazione
crociata raggiunse Venezia e venne accolta dal doge Enrico Dandolo. Finalmente, nell'aprile,
venne stipulato il contratto di trasporto e rifornimento. I Veneziani, da buoni mercanti, per i
loro servizi fecero accettare ai crociati il pagamento dell'esorbitante cifra di 85.000 marche
imperiali d'argento. Per quella somma i veneziani avrebbero approntato per la fine di giugno
del 1202 navigli bastanti per il trasporto di 4.500 cavalieri con i loro cavalli, 9.000 scudieri e
20.000 fanti. La Serenissima aveva rispettato il contratto, le navi erano pronte e i rifornimenti
erano disponibili. Rispetto alle previsioni, il numero dei crociati che avevano risposto
all'appello del Papa era molto ridotto e il denaro raccolto non bastava a coprire le spese:
mancavano ancora 34.000 marche d'argento.

Il proposito di riconquistare Zara prese concreta forma durante il viaggio. Mentre una parte
dei pellegrini abbandonava l'impresa, oppure decideva di tentare la via di terra, il capo dei
crociati, Bonifacio I del Monferrato negoziò un compromesso con il doge, Enrico Dandolo: i
veneziani avrebbero partecipato all'impresa e il doge stesso avrebbe assunto il comando della
spedizione. Dopo un assedio di cinque giorni avvenne l'assalto alla città che venne presa e
saccheggiata. Quando venne a conoscenza della presa di Zara e del sanguinoso saccheggio il
papa inorridì: contro il suo ordine i crociati avevano osato aggredire una città cristiana. Per
tale ragione decise di scomunicare la crociata.

Difatti, nel frattempo, i crociati avevano ricevuto a Zara un'ambasciata del principe bizantino
Alessio IV angelo, figlio dell'imperatore Isacco II, detronizzato, accecato e tenuto in prigione
da suo fratello Alessio III angelo. La proposta del principe bizantino era quella di ottenere la
collaborazione dei crociati per riappropriarsi del trono in cambio di aiuti militari (10.000
soldati), denaro e generi di consumo ai crociati, riunione delle due Chiese e favorevoli accordi
mercantili con Venezia.[6] A Venezia promise anche di pagare la somma che i crociati non
avevano pagato, e di sostenere le spese di 500 cavalieri che dovevano rimanere in Terra Santa.
Il papa, allettato dalla prospettiva della riunione con la chiesa ortodossa si fece convincere,
tolse la scomunica e diede il suo permesso per la continuazione dell'impresa e la
detronizzazione dell'usurpatore Alessio III. Il doge Dandolo fu felicissimo di accontentare il
papa e di assicurare a Venezia enormi vantaggi.

I crociati sbarcarono a Galata ed entrarono nel porto di Costantinopoli. Alessio III, messo alle
strette, aveva arraffato quanto poteva del tesoro imperiale e si era dato alla fuga portando con
sé la figlia. Isacco II venne liberato dal carcere e si dichiarò pronto a confermare le promesse
fatte ai crociati dal figlio. Ma non fu facile rispettare gli impegni presi: le casse del regno
erano vuote, l'unione delle due chiese era fortemente osteggiata sia dal clero sia dal popolo. I
crociati rimanevano accampati fuori delle mura e attendevano una decisione; La scontentezza
degli abitanti cresceva nel vedere quei superbi cavalieri che scorrazzavano in città. La
soldataglia latina aveva bisogno di viveri e faceva per conto suo scorribande. Cominciarono
atti di aperta ostilità contro i crociati che venivano anche aggrediti per le strade. Alcuni di
essi, che avevano saccheggiato una moschea, vennero aggrediti dai “greci” e per difendersi
appiccarono il fuoco ad alcune case.

Si venne ad una rivolta, capeggiata da Alessio V detto "Murzuflo", cugino di Alessio IV, che
aveva precedentemente appoggiato l'usurpazione di Alessio III. Alessio IV venne catturato e
strangolato, Isacco II morì misteriosamente poco dopo. I crociati non avevano però la minima
intenzione di ritornare in patria senza alcun bottino. Ora avevano addirittura un buon motivo
di assalire la città e di sostituire quel governo corrotto e voltagabbana con quello di un
imperatore latino. ebbe inizio il grande saccheggio nel quale, come tramandano i cronisti, i
cavalieri crociati diedero prova della più raggelante ed efferata barbarie mai provata fino ad
allora. Gli scatenati crociati entravano nelle case e asportavano qualsiasi cosa di valore che
avessero trovato. Tutte le chiese vennero spogliate dei vasi sacri, delle icone, delle vite dei
rifugiati, dei candelabri e quanto non si poteva asportare veniva semplicemente distrutto.
Anche la basilica di S. Sofia venne completamente saccheggiata, l'altare venne spezzato, gli
arazzi fatti a pezzi. La Quarta Crociata conquistò Costantinopoli, stabilendovi un Impero
Latino. Così ebbe fine la Quarta Crociata che istituita con l'intenzione di combattere i
saraceni, aggredì e saccheggiò unicamente paesi cristiani. Il solco tra Cattolici e Ortodossi era
destinato ad allargarsi e approfondirsi nei secoli, fino ai nostri giorni.