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Riccardo II

Riccardo II si chiama originariamente “La tragedia di re Riccardo II”; quest’ opera fu scritta durante
il periodo giovanile di Shakespeare (insieme a Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza
estate, ecc…). Tuttavia S. non ha scritto tragedie, se non quella di Tito Andronico. La tragedia è, per
S., la storia esemplare della caduta di un grande uomo: solo un personaggio eccezionale può
esserne protagonista.
E’ un dramma, questo, molto curato e scritto in versi. Il sovrano ci appare indeciso, ambiguo, ma è
un poeta: tutti i personaggi dell’opera parlano poeticamente, infatti il blank verse è sempre molto
alto. Pur essendo una storia complessa, non assistiamo mai ad un’azione precisa.
Quest’ opera fu molto famosa e rappresentata: è infatti considerata uno dei capisaldi di
Shakespeare. Esistono ben 5 edizioni di Riccardo II, ma in tutte non c’è la scena della deposizione
del re: ciò accadde a causa della censura (per quanto riguarda la stampa). Tuttavia, anche nelle
rappresentazioni teatrali a Shakespeare non fu permessa la messa in scena della deposizione del
sovrano: a tutti sarebbe apparsa strana e quanto meno bizzarra. Curiosamente, la sera prima del
colpo di stato di Essex, Riccardo II viene rappresentato integralmente, quindi anche con la scena
della deposizione del sovrano, dalla compagnia di Shakespeare.

Trama – L’ opera si apre con un evento già compiuto che si presuppone come antefatto, cioè la
misteriosa morte di Thomas Woodstock duca di Gloucester, dietro la quale, secondo alcune
illazioni malcelate, ci sarebbe la mano del re Riccardo II stesso. Questo episodio è propedeutico al
contrasto tra Bolingbroke e Mowbray, due Pari del regno che si imputano a vicenda la morte di
Gloucester. Ne sorge una contesa il cui giudice è proprio Riccardo. La contesa viene interrotta dal
re, il quale decreta l'esilio a vita per Mowbray e un esilio di 10 anni (poi ridotti a 6) per
Bolingbroke.
Le scene successive mostrano in che modo Bolingbroke, assetato di rivalsa, sfruttando come scusa
la confisca non prevista dei suoi beni, ritorna in patria dalla Francia (luogo dell'esilio), pianificando
una sommossa con l'appoggio del popolo per rovesciare il trono di Riccardo. Questi, tradito da
molti suoi nobili fidati, inizia a vivere il suo cammino tragico e sofferto che lo porterà (non prima di
avergli dato più volte la vana illusione di riuscire a conservare il potere) ad abdicare in favore di
Bolingbroke, a dover leggere le sue accuse pubblicamente dinnanzi alla Camera dei Comuni
(costrizione da cui fu poi sgravato per grazia dello stesso Bolingbroke), all'arresto con conseguente
carcerazione nella Torre di Londra e, infine, alla morte.

ATTO I, scena 1
Dove -> Londra, Palazzo Reale Chi -> Riccardo, John of Gaunt, Bolingbroke, Mowbray.
La scena si apre con un dialogo tra Riccardo e John of Gaunt. Riccardo chiede a Gaunt se è vero
che c’è in atto una disputa tra Mowbray e Bolingbroke per una questione delicata; Gaunt risponde
che la questione riguarda proprio l’incolumità di sua Maestà Riccardo. A questo punto il re fa
entrare i due contendenti.
Entrano Bolingbroke e Mowbray e Riccardo chiede prima al cugino Bolingbroke di spiegare il
motivo della disputa. B. saluta il sovrano con parole di elogio e subito attacca Mowbray,
definendolo un traditore e miscredente. M. risponde con parole altrettanto forti, definendo B. un
calunniatore furfante e bugiardo. Non si capisce ancora il motivo della disputa.
B. risponde gettando a terra uno dei suo guanti (=buttare il guanto a terra significava sfidare
qualcuno a duello), offendendo ancora M.; M. raccoglie il guanto da terra ed accetta la sfida.
A questo punto interviene Riccardo e chiede: cosa avrà mai fatto M. per meritare l’ira del cugino
B.?
B. allora racconta di come M. abbia ricevuto dal re la somma di 8.000 monete d’ oro e se ne sia
impossessato invece di pagare i soldati della guardia reale; lo accusa, inoltre, di aver organizzato e
compiuto l’assassinio del duca di Gloucester (=zio di Riccardo, morto a Calais in circostanze
misteriose. Si dice che l’ordine dell’uccisione sia arrivata da Riccardo stesso).
M. risponde che tutto ciò è falso: ¾ della somma sono stati usati regolarmente per pagare i soldati,
mentre la restante parte dei soldi è stata usata da M. per mediare il matrimonio tra il re Riccardo
ed una giovane principessa francese. Quanto alla morte del duca di Gloucester, M. non ne sa nulla.
Egli non vede l’ora di battersi per difendere il suo onore e chiede a re Riccardo una data per la
sfida a duello contro B.
Il re dice di non dover necessariamente far scorrere del sangue e desidererebbe che i due
contendenti risolvessero la cosa senza combattere. Nessuno dei due vuole cedere ed umiliarsi nell’
arrendersi di fronte all’altro. Il re quindi decide: i due dovranno presentarsi a Coventry nel giorno
di san Lamberto per lo scontro finale che deciderà chi avrà ragione.

ATTO I, scena 2
Dove -> palazzo del duca di Lancaster Chi -> John of Gaunt, duchessa di Lancaster.
John of Gaunt racconta alla duchessa di Lancaster (che è anche la vedova del duca di Lancaster,
uccisa per ordine di Riccardo) ciò che è accaduto a corte e del duello imminente tra B. e M. In
questa scena rintracciamo il tema di tutta la commedia: il sovrano è il sostituto di Dio, non ci si
può opporre ad una sua decisione. Quindi la vedova Lancaster non può far altro che assistere
all’ingiustizia che si posa sulla morte del marito e sul fatto che chi debba pagare non lo farà: che
almeno muoia il traditore M., dice. Ha un momento di debolezza, parla del suo dolore perché non
può avere giustizia; insicura, dice delle cose a John of Gaunt per poi cambiare subito idea -> ciò è
dettato dal dolore della perdita del marito. Shakespeare fa diventare i personaggi delle persone.

ATTO I, scena 3
Dove -> Coventry Chi -> Lord Maresciallo, Duca di Aumerle, re Riccardo, nobili, Bolingbroke,
Mowbray, John of Gaunt, araldi.
Scena del duello, entra Riccardo che chiede a B. e M. di annunciarsi e di elencare i motivi per cui
l’uno sfida l’altro. Ci sono poi i saluti tra il re, i contendenti ed i loro cari. Gli araldi consegnano le
lance a B. e M. Il duello sta per avere inizio quando il re blocca tutto e si ritira per una decisione.
Riccardo torna sulla scena e spiazza tutti: sia B. che M. non combatteranno più, ma saranno esiliati
dal regno. M. viene esiliato per sempre, pena la sua stessa vita; B. viene inizialmente esiliato per
10 anni, che poi diventano 6. Entrambi sono costretti a partire subito, e infatti se ne vanno dalla
scena.

ATTO II, scena 1


Dove -> Ely House Chi -> John of Gaunt, duca di York, conte di Northumberland, altre
persone del seguito; successivamente entrano re Riccardo e la regina, Aumerle, Bushy, Bagot e
altri nobili.
John of Gaunt è gravemente ammalato e vorrebbe vedere re Riccardo prima di morire. Riccardo
accetta e va a trovarlo: ben presto nasce tra i due una dura discussione, durante la quale John of
Gaunt accusa il re di essere totalmente accecato dalle adulazioni dei suoi fedelissimi, di essere un
corrotto e un maligno, il “proprietario dell’Inghilterra” piuttosto che il suo re. A questi attacchi
Riccardo risponde a Gaunt che l’unica sua fortuna è quella di far parte della famiglia reale e di
esserne un importante membro, altrimenti sarebbe già stato ucciso a causa della sua insolenza. A
questo punto della discussione, John of Gaunt chiede di essere accompagnato sul suo letto di
morte dove poter spendere i suoi ultimi momenti. Dopo pochi minuti, arriva la notizia che Gaunt
ha esalato l’ultimo respiro, e il duca di York (zio di Riccardo) lo prega di considerare le parole dello
zio appena morto come il delirio di un vecchio accecato dalla febbre ed in punto di morte, e di
ricordare il suo amore e la sua fedeltà al re. Riccardo concorda con York e riconosce tutto ciò,
perdonando la condotta di John of Gaunt. Poi R. sposta le sue attenzioni e preoccupazioni verso
l’Irlanda e sottolinea la necessità di partire il giorno successivo per soffocare le rivolte dei
facinorosi. Dato che avrà bisogno di denaro per sostenere le tante spese della guerra, ha deciso di
impossessarsi di tutte le proprietà di John of Gaunt, ossia beni monetari e terrieri, vasellame e
tutto ciò che può portargli moneta. A questo punto interviene di nuovo York, che consiglia a R. di
guardarsi bene dall’impossessarsi di tutto ciò che apparteneva a John of Gaunt: perché se è vero
che lui è morto, suo figlio Bolingbroke è ancora vivo, e tutto ciò che era del padre ora appartiene
di diritto a lui, in quanto suo figlio. Inoltre York afferma di non riconoscere più il suo sovrano,
poiché le sue azioni sono scellerate e poco giuste, gli tireranno addosso solo sciagure. R. risponde
che a lui non interessa, e farà ciò che ha deciso, ossia impossessarsi dei beni dello zio appena
defunto; a questa affermazione, il duca di York afferma che, a seguito di queste intenzioni del re,
non potrà succedere nulla di buono da quel momento in avanti. Esce di scena. Escono anche il re e
la regina.
Rimangono Northumberland, Willoughby e Ross. Questi discutono di quanto appena ascoltato e
non possono fare a meno di prendere le parti del duca Bolingbroke, esiliato e derubato dei suoi
beni, e di considerare il re come uno scellerato, che chiede soldi per le guerre ma è talmente
codardo da non partecipare ad esse. A questo punto, Northumberland confida agli altri due nobili
che Enrico Bolingbroke, assieme ad altri nobili, è stato fornito di navi ed uomini dal duca di
Bretagna e sta tornando dalla Francia (luogo dell’esilio) in Inghilterra per farsi giustizia; i tre
decidono di unirsi alla causa di B. e partono a cavallo per raggiungerlo.

ATTO II, scena 2


Dove -> il castello di Windsor Chi -> regina, Bushy, Bagot, Green, York.
La regina è triste per l’imminente partenza di re Riccardo, addolorata per la sua lontananza e la
pericolosità della guerra in Irlanda, e ne parla con Bushy. Improvvisamente Green irrompe sulla
scena, cercando urgentemente il re per comunicargli che Enrico Bolingbroke è rientrato in
Inghilterra per farsi giustizia, ed a lui e alla sua causa si sono uniti tanti nobili. Mentre la regina si
dispera, entra lo zio duca di York. A lui è stata affidata la reggenza del regno d’Inghilterra in
assenza di Riccardo. Anche York si lamenta per la difficile situazione in cui versa il regno, con
Bolingbroke che si prepara a scagliarsi contro tutti loro, i nobili in fuga, il popolo che sta per far
scoppiare una rivolta: è la confusione a regnare su tutto. York prega quindi i nobili che sono in sua
compagnia di radunare quanti più uomini possibili per risolvere i tanti problemi che stanno per
piombare su di loro: è dubbioso, non sa se restare fedele a Riccardo o dare ragione a Bolingbroke
per l’affronto fatto a lui ed al suo defunto padre. Certo è che deve intervenire. Lui e la regina
escono di scena.
Rimangono Green, Bushy e Bagot, che riflettono sul fatto che loro non vogliono abbandonare
Riccardo perché lo amano, ma allo stesso tempo sono consapevoli che così facendo attirano l’odio
di tutti i nemici del re, e anche quello del popolo. Ma mentre Bushy e Green hanno deciso di
rifugiarsi nel castello di Bristol, Bagot decide di raggiungere re Riccardo in Irlanda e rimanere al suo
fianco. I tre nobili si salutano, consapevoli del fatto che probabilmente non si rivedranno mai più.

ATTO II, scena 3


Dove -> luogo selvaggio nel Gloucestershire Chi -> Bolingbroke, Northumberland, soldati.
Bolingbroke e Northumberland sono in una foresta e si chiedono quanto siano distanti da
Berkeley. Mentre discutono, cominciano ad arrivare vari nobili che hanno voltato le spalle a re
Riccardo, sposando la causa di B. Il primo ad arrivare è Henry Percy, figlio di N., che giura di servire
B. nonostante la sua giovane età ed inesperienza sul campo di battaglia. Sopraggiungono poi Ross
e Willoughby, che gli promettono fedeltà. Irrompe poi sulla scena lo zio di York, che comincia a
discutere col nipote Bolingbroke e lo rimprovera per la scelleratezza del suo gesto: lui è un esiliato
e non può tornare in patria con un esercito per far scoppiare una guerra, è solo un ribelle ed un
traditore. B. cerca di far riflettere lo zio, dicendo di non aver fatto nulla di sbagliato, ma di essere
tornato solo per rivendicare i suoi diritti, poiché re Riccardo, prendendo i suoi beni
impropriamente, ha violato la legge. York ammette di aver cercato di difendere B. quando ne
aveva la possibilità, ma ora tutti loro si stavano comportando da guerrafondai e non meritavano
né perdono né comprensione da parte sua. I nobili controbattono che B. non ha intenzione di
spargere sangue, e per questo gli staranno vicino e lo aiuteranno. Il duca di York, rassegnato, non
sa da che parte stare; nel mentre, però, invita i nobili a riposarsi nel castello. Questi rifiutano, e
chiedono allo zio di York piuttosto di seguirli al castello di Bristol dove si trovano, invece, i
fedelissimi di Riccardo, per sterminarli tutti. York si riserva il diritto di decidere e se ne va.

ATTO II, scena 4


Dove -> un campo nel Galles. Chi -> conte di Salisbury, un Capitano gallese.
Il capitano gallese afferma che sono più di dieci giorni che sta aspettando l’arrivo di re Riccardo,
ma di lui non c’è traccia: lui e le sue truppe sono convinte che sia morto. Il conte di Salisbury lo
prega di attendere un giorno ancora e riflette sul fatto che Riccardo oramai è solo contro tutti: i
suoi amici si sono alleati con i suoi nemici e la fortuna gli ha definitivamente voltato le spalle.

ATTO III, scena 1


Dove -> Bristol, Davanti al castello Chi -> Bolingbroke duca di Hereford, York,
Northumberland, Ross, Percy, Willoughby con Bushy e Green prigionieri.

La scena si apre con un dialogo tra Bolingbroke e i due prigionieri (Bushy e Green) nel quale
espone ai due le cause per le quali moriranno, in modo che si scrollerà di dosso questa colpa di
averli fatti uccidere. Li accusa di aver offeso la figura del re e quella della sua regina, ma anche la
sua (quella di B.): mentre era in esilio hanno approfittato delle sue proprietà e hanno strappato lo
stemma della famiglia dalle sue finestre. Per tali ragioni meritano di morire.
Poi chiede allo zio (York) di portare alla regina i suoi saluti e la scena si chiude con B. che incita i
suoi uomini a terminare quanto prima il combattimento con Glendower (capo di una tribù gallese)
in modo che potranno quanto prima prendersi le meritate vacanze.

ATTO III, scena 2


Dove -> La costa del Galles, un castello in lontananza Chi -> Re Riccardo, il vescovo di Carlisle e
Aumerle con seguito di soldati.

Re Riccardo, rivolgendosi a Aumerle (cugino di B.), si dichiara commosso e contento di trovarsi


ancora una volta sul suo regno (si china a carezzare il suolo con la mano) e rivolgendosi alla sua
terra le chiede di non riservare ai suoi nemici quei piacere che dovrebbe riservare invece a lui.
Aumerle gli svela che B. si sta facendo strada rafforzando il suo potere accumulando denaro e
soldataglia. Entra Salisbury, porta cattive notizie: i gallesi avendo sentito proclamare in giro che il
Re era morto, l’avevano abbandonato e avevano raggiunto B.
Entra Scroop, anche lui porta cattive notizie: uomini, donne e ragazzi si stanno scagliando contro il
trono del Re; il conte di Wiltshire, Bushy e green sono morti a Bristol e lo zio York si è unito
anch’egli a B. Preso dallo sconforto, R. decide di andare al castello di Flint vivendo nel dolore; la
scena si chiude con il Re che libera tutti i suoi seguaci dai loro impegni.

ATTO III, scena 3


Dove -> Galles. Davanti al castello di Flint. Chi -> Bolingbroke, York, Northumberland
e altri al seguito.

B. è venuto a conoscenza che R. è sbarcato di recente assieme a pochi amici personali sulla sponda
del Galles. Entra Percy e dice a B. che R. ha presidiato il castello di Flint e con lui ci sono lord
Aumerle, lord Salisbury, Sir Stephen Scroop e il vescovo di Carlisle.
B. chiede a N. di andare da R. e di fargli una richiesta specifica: egli deporrà le sue armi a
condizione che il suo esilio venga revocato e che gli vengano completamente restituiti i suoi
possedimenti terrieri. N. va dal Re che gli concede tutto ciò senza batter ciglio, ma poi rivolgendosi
ad Aumerle si domanda se ha sbagliato ad accettare con tanta fretta ed indirizzare al traditore un
cartello di sfida. N. torna dal colloquio con B. e riferisce al Re che il cugino desidera parlargli.
Re Riccardo e B. hanno un dialogo nel quale quest’ultimo chiede al suo Re di riavere tutto ciò che
gli appartiene e la scena si conclude con R. che concede al cugino tutto ciò che ha chiesto.

ATTO III, scena 4


Dove -> Langley. Il giardino della casa del duca di York Chi -> Regina con due Dame.

La Regina si trova nel giardino della casa del duca di York e chiede alle sue dame cosa possono
escogitare per scacciare l’oppressione dei suoi affannosi pensieri. Le dame le propongono di
giocare a bocce, di cantare, di danzare, di raccontarsi novelle, ma tutto questo non gioverebbe alla
Regina anzi le procurerebbe altro dolore.
Arrivano i giardinieri e la Regina si nasconde; gli uomini cominciano a parlare del Re che ormai è
prigioniero di B. e molto probabilmente sarà deposto, al ché la regina presa dal dolore esce e
chiede al giardiniere come fa a sapere tutte queste cose e decide di recarsi a Londra per incontrare
il Re.

ATTO IV, scena 1


Dove -> Westminster Hall Chi -> Bolingbroke, Aumerle, Northumberland, Percy
Fitzwater, Surrey, un altro lord, Carlisle e l’abate di Westminster. Un araldo, alcuni ufficiali e Bagot

Bolingbroke fa chiamare Bagot e gli chiede cosa sa lui sulla morte del nobile Gloucester: chi ha
progettato la sua morte insieme al Re e chi ha compiuto materialmente il sanguinoso mandato.
Bagot chiede di parlare faccia a faccia con lord Aumerle e lo accusa di aver detto che non avrebbe
mai sopportato il ritorno di Bolingbroke in Inghilterra e che il pese ne avrebbe tratto vantaggio se
fosse morto. A questo punto Aumerle getta a terra il pegno di sfida perché accusa Bagot di dire
calunnie nei suoi confronti ma B. incita Bagot a non accettarlo. Anche Fitzwater lancia il pegno di
sfida ad A. accusandolo anch’egli d’esser stato la causa della morte del nobile G. Seguono Percy e
un altro lord con lo stesso gesto perché ritengono che stia mentendo.
A favore di A. si schiera Surrey che lancia il pegno di sfida a F. accusandolo di mentire ma
quest’ultimo aggiunge che dall’esule Norfolk aveva sentito dire che A. aveva dato a due uomini
l’incarico di uccidere il nobile duca a Calais.
B. decide di sospendere la questione e di sentire Norfolk una volta tornato dall’esilio ma il vescovo
C. gli dice che è morto.
Entra York e riferisce a B. che R. lo adotta come erede e gli cede la corona, il vescovo si oppone a
questo e viene arrestato per alto tradimento ( qui ha inizio la scena della deposizione che non
compare nelle prime stampe ); a questo punto entra anche R. che cede, con grande dolore, la
corona al cugino e chiede d’aver licenza di andarsene in qualsiasi posto lontano dalla sua vista e
così B. lo fa condurre alla Torre.
La scena si chiude con l’abate di Westminster che rivela ad Aumerle le sue intenzioni affinchè il
regno possa essere liberato da questa condanna e di eseguire tutto ciò che gli verrà chiesto per
ridare a tutti dei giorni felici.

ATTO V, scena 1
Dove -> Londra; una strada che conduce alla Torre. Chi -> La Regina con le sue Dame.

La scena inizia con la Regina che si trova sulla strada che porta alla Torre dove il suo re sarà
condannato a vivere prigioniero del superbo B.
Entrano Re Riccardo e una guardia e inizia il dialogo tra i due: il Re incita la regina a recarsi in
Francia per non unirsi al suo dolore.
Entrano Northumberland con il suo seguito e riferisce al Re che B. ha cambiato idea e invece di
andare nella Torre deve andare a Pomfret, mentre la regina deve recarsi in Francia. I due si
salutano baciandosi e il Re accusa N. di compiere un doppio divorzio: prima quello tra il Re e la
corona e poi quello tra il Re e la Regina.

ATTO V, scena 2
Dove -> Londra, il palazzo del duca di York. Chi -> York e la sua Duchessa

Il duca di York racconta alla sua signora l’ingresso trionfante di B. e di come tutti erano contenti
che fosse diventato Re; mentre al povero Riccardo fu gettata della polvere sul suo capo consacrato
ed egli se la scrollava di dosso con espressione di dolore.
Entra Aumerle ( figlio dei due), chiacchiera con la madre e il padre vedendo il sigillo rosso appeso
alla pergamena che il ragazzo nasconde in seno, gli chiede di fargliela leggere. A. si oppone ma Y.
Gliela strappa dal seno e comincia a leggere: lo accusa di alto tradimento perché in quel foglio ci
sono le firme di tutti coloro che vogliono uccidere il Re ad Oxford. Così York subito fa sellare il
cavallo per andare a denunciare il figlio da Re; la madre incita il figlio a raggiungere il padre per
chiedergli scusa prima che lo accusi.

ATTO V, scena 3
Dove -> Il castello di Windsor Chi -> Bolingbroke, Percy ed altri lord.

Mentre B. chiede notizie del suo scapestrato figliolo, entra Aumerle che chiede di essere ricevuto
da solo. I due, rimasti soli, cominciano a parlare, A. chiede il perdono del cugino e B. gliela
concederà solo se la sua colpa è stata intenzionale e non portata a compimento.
Nel frattempo, visto che la porta era chiusa a chiave, York chiede insistentemente di entrare, e
chiede a B. di non perdonare il figlio perché è un traditore. Arriva anche la duchessa che si
inginocchia ai piedi del re chiedendo il perdono del figlio e non si alzerà fin quando non l’avrà
ottenuto. B. perdona A. ma dice a York che gli altri verranno uccisi.
ATTO V, scena 4
Dove -> Stesso luogo Chi -> Entrano Exton e un servitore

Exton dice al servitore se ricordava le parole del re quando gli disse che non aveva nessun amico e
gliel’aveva detto come se volesse dire: “ vorrei che tu fossi amico mio e che mi potesse aiutare a
liberarmi da questa paura vivente”.
Così la scena termina con Exton che afferma che lui è amico del re e che lo libererà del suo
nemico.

ATTO V, scena 5
Dove -> Il castello di Pomfret Chi -> Entra re Riccardo solo

Questa scena inizia con un monologo del re Riccardo nel quale comincia a parlare di se stesso, del
tempo e della sua situazione. Entra prima uno staffiere, gli dice che era un povero mozzo della sua
stalla e dopo tanti sforzi era riuscito a vedere il suo regale padrone di una volta, inoltre gli dice che
non gli aveva fatto piacere vedere B. a cavallo del berbero roano che Riccardo aveva tante volte
cavalcato.
Entra il carceriere con un piatto e caccia lo staffiere, R. gli chiede di assaggiare il cibo ma lui rifiuta
perché gli è stato ordinato da Exton che entra con dei servi armati di scure. Si battono e Exton
uccide re Riccardo e la scena termina con Exton che vuole portare il re morto al re vivo.

ATTO V, scena 6
Dove -> Il castello di Windsor Chi -> Entrano Bolingbroke, il duca di York e altri lord e
persone del seguito.

C’è un dialogo tra B. e Northumberland, quest’ultimo gli dice che coloro che avevano tramato
contro il re sono stati uccisi. Entra lord Fitzwater e dice la stessa cosa: alcune teste dei traditori
sono state portate da Oxford a Londra.
Il vescovo di Carlisle viene mandato in esilio in qualunque posto lui voglia, poiché anche se è stato
suo nemico (del re) è stato un uomo d’onore.
Entra Exton con una bara portata da due uomini e dice al re che li giace re Riccardo; B. non è
contento e non lo ringrazia, afferma che la sua anima è piena di dolore e invita i presenti a vestirsi
a lutto e di piangere insieme a lui su questa tomba prematura (Riccardo muore a 33 anni, aveva
regnato per 22 poiché incoronato in tenerissima età a soli 11 anni); afferma che farà un viaggio in
Terra Santa per lavare il sangue dalla sua mano colpevole.