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A N T A R È S

TRA I LABIRINTI DELLA MODERNITA'

Rivista indipendente di antimodernismo


Numero 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011
Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

INDICE

“Aver sentito il respiro della farfalla


è come gettare un ponte fra mondi”

(Ezra Pound)

Editoriale a cura della redazione.........................................................................................................p. 3

Saggistica..............................................................................................................................................p. 4

Il camminare come gesto e disobbedienza civile di Andrea Marini.................................................p. 4


Ascesa e ascesi – la vetta come conquista interiore di Andrea Scarabelli........................................p. 8
Strada a senso unico, molte destinazioni di Igor Comunale...........................................................p. 11
La spiritualità della strada di Emanuele Guarnieri.........................................................................p. 15
E il silenzio si fece pietra di Marco Molino......................................................................................p. 18

Recensioni e segnalazioni..................................................................................................................p. 21

Il sentiero di legno e sangue a cura di Daniele Palmieri..................................................................p. 21


La Montagna Sacra a cura di Mitsuharu Hirose...............................................................................p. 21
I luoghi e la polvere a cura di Eleonora J. Annembi.........................................................................p. 23

Poesia e narrativa..............................................................................................................................p. 25

Il peccatore e gli occhi liquidi di Natale Pezzimenti.........................................................................p. 25


Eraclito di Gian Piero Bona...............................................................................................................p. 32
Sentieri di luce di Andrea Marini......................................................................................................p. 32

Comunicazioni a cura della redazione..............................................................................................p. 33

Presentazione del 1 . XII . 2010.........................................................................................................p. 33


Una lettera di Gian Piero Bona.........................................................................................................p. 33
Il manifesto di Antarès.......................................................................................................................p. 33
Nel prossimo numero.........................................................................................................................p. 35
Ringraziamenti...................................................................................................................................p. 35
Contatti...............................................................................................................................................p. 35

Opuscolo dato alle stampe nel gennaio 2010, a spese della redazione,
in cento copie numerate, di cui venti, con particolare dicitura, ad uso interno.

COPIA N.

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E D I T O R I A L E l'agio necessario, la libertà e l'indipendenza che sono il


a cura della Redazione capitale di quest'arte”.
Camminatori si nasce, non si diventa. É bene tenerlo
Perché e come camminiamo? Cos'è il camminare? sempre a mente: l'esercizio del sentiero è connaturato
Dove procede l'incedere dei nostri passi? È il alla nostra stessa nascita. Nasciamo in cammino.
camminare allegoria o mera parola? Che significato ha Il cammino è sempre un viaggio a tre dimensioni
per noi il prendere passo di continuo? Camminare è che si intrecciano: la realtà, il sé e l'altro da sé. In
ancora possibile nell'epoca moderna? Ha ancora questa lega metafisica e allegorica l'uomo riscopre la
valenze rituali? A queste domande proviamo a propria collocazione originaria. Ogni volta che
rispondere in questo numero. compiamo un'azione, secondo
Nella nostra epoca il camminare sembra venir un'ottica del genere, facciamo
progressivamente meno. Nel dominio della tecnica, un passo ulteriore verso il
sono numerosi i dispositivi che interdicono all'uomo il quid delle cose, una esseità
cammino, spesso simulandone le figure. La nostra che si dona solo durante il
dimensione e definizione di libertà ne viene minata tragitto percorso. Quando
perché, sempre più necessitanti di un aiuto esterno, compiamo un cammino,
invochiamo con insistenza la tecnica e il suo ausilio, ne qualunque esso sia, mettiamo
abusiamo, la sovra-sfruttiamo senza renderci conto che in discussione noi stessi e il
così perdiamo noi stessi, la dimensione del nostro io, mondo, nella sua totalità –
della nostro unio di corpo e mente nonché, mai identici ma sempre in
inevitabilmente, la nostra libertà. Come disse Thoreau, continuo mutamento come le
“se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in foreste e i boschi, sempre diversi nel loro essere uguali.
cammino”. L'estraniazione dal nostro corpo può solo Questo è forse il senso dell'eterno ritorno che Nietzsche
cancellare il nostro ricordo di essere stati viandanti tra i comprese tra i laghi e le foreste svizzere, ovviamente in
sentieri dell'essere. cammino.
Filosofi, scrittori, pensatori, poeti, artisti: tutte Anche il nostro io, il cosiddetto sé, è sempre in
personalità che nel percorso del divenire dell'umanità viaggio verso una profondità e una dimensione
hanno cercato di riflettere sul movimento e sul concetto ulteriore. Mai appagato dalla stasi che tutto livella e
di appropriazione dello spazio in quanto elemento accomuna, è la dimensione dell'ultra, dell'oltre, che ne
umano – ognuno con i propri strumenti e, perché no, caratterizza appieno lo slancio intimo dell'uomo – in
percorrendo i propri sentieri. particolare, se vogliamo, proprio di quello moderno.
Il cammino è un tracciato che si va facendo di Non ci si dimentichi che è la fedeltà al proprio Streben
continuo, senza arresto. Anche se ci fermiamo a fare che porterà il goethiano Faust a salvarsi, vincendo la
una sosta, non possiamo paralizzare tempo e spazio, il scommessa con Mefistofele.
loro mutamento; semplicemente, stiamo a guardare Insieme al nostro corpo vivente, tutto cammina –
perdendo il senso umano dell'azione. Spodestati del cambia, muta. I sentieri mai sono identici, il vento li
nostro ruolo di protagonisti della storia – intesa come frusta, nuovi alberi vi germogliano, tutto cambia. Tutto
disvelamento di quel fondo originario che è, al tempo ciò va letto nei suoi molteplici rimandi metafisici e
stesso, promessa dei tempi a venire – ci accomodiamo analogici, in un ambito superiore nel quale la
tra le quinte di uno spettacolo che, in fondo, non ci morfogenesi dell'uomo, il sentiero che questi percorre e,
appartiene più. Il camminare forse può aiutarci anche in genere, il cosmo che lo ospita entrano in una
superare questa stasi – il prendersi cura dell'uomo e singolare congiunzione.
della sua essenza metamorfica e diveniente e Con il presente numero vogliamo cercare di
riconoscere che egli è semplicemente un microcosmo risvegliare la dimensione mutante che è in ognuno di
speculare di qualcosa più vasto, che siamo soliti noi, affinché si usi la tecnica e non se ne abusi,
chiamare Natura. svincolandosi da quelle nuove catene che legano un
La tecnica deve fornirci i mezzi ma non snaturare il uomo che, credendosi libero, mai è stato più schiavo.
nostro essere uomini: non deve dunque impedirci di Camminare, dunque, per risollevare l'uomo, per far sì
prendere il passo, nel suo significato sia allegorico sia che si inizi, secondo l'invito benjaminiano, a vivere la
reale. modernità come una volta si viveva nella natura e nei
Il camminare richiede un tributo, dei valori boschi. Porsi in ascolto del mondo e della sua storia,
peculiari, come ci ricorda Duccio Demetrio, dicendo dell'uomo e della sua arte.
che il camminatore è colui il quale si apre agli altri, Il camminare come essenza più profonda, vera e
all'apparire e al venire incontro immediato delle cose, autentica dell'uomo. Questo il lascito che gli
della alterità, in un continuo gioco di rifrazioni tra intellettuali dei quali ripercorriamo i sentieri ideali
forme e rappresentazioni. Il camminare come rapporto possono lasciarci.
con l'altro da sé, dunque. Forse, come ci dice ancora Un retaggio la cui ricezione auguriamo ai lettori,
una volta Thoreau, “non vi è ricchezza che possa pagare insieme ad una buona lettura.

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S A G G I S T I C A limite fisico che lo costituiva, ma cercò di superarsi, di


andare oltre il suo orizzonte, ampliò il suo campo
Il camminare come gesto e disobbedienza civile visivo, si alzò in piedi – così si rese conto che là dove lo
di Andrea Marini sguardo si fa incerto e impreciso, c'é altro, l'oltre-limite
– uno spazio più ampio e controllabile.
I. Introduzione o del movimento Un'alterità, una distanza costitutiva da riempire. Un
passo alla volta prima a quattro zampe, poi su due,
Nel movimento si rende evidente l'eternità e quindi l'uomo si mosse per raggiungere quel sole, quelle stelle,
la metamorfosi delle cose, del tutto. In gesti puri e liberi quell'oggetto voluto, desiderato; quel qualcosa che gli
– azzardiamo democratici – si evidenzia la libertà del fece compiere quello sforzo immenso: cambiare la sua
divenire e del cambiare della totalità delle cose. Questo forma e il suo stato, diventare bipede. Il limite in sè
procedere altro non è che un continuo andare e ritornare determinava la libertà umana, e quindi andava di volta
sui propri passi, interrompendo i propri sentieri di modo in volta ri-stabilito, ri-posizionato. Da allora la storia
che ogni istante ed ogni luogo siano ri-plasmati. E' dell'umanità è stata un continuo spostamento con vari
eterno ritorno, in quanto tutto ciò che è stato ritorna sistemi, ma mai l'uomo si fece fermare ad un alt!;
eternamente in se stesso, modificandosi. La materia e il quest'essere pensante e pulsante sempre cercò di
suo movimento sono costituiti da scambi di energia; espandersi, di andare oltre. Spostare sempre di un
questa ultima – così come la materia, come ci ricorda centimetro il confine del suo regno, del suo possesso –
Lavoisier – non si crea e non si distrugge, ma si supremo esercizio di volontà.
modifica solamente. La meta-morfosi dell'energia è Questa condizione fu tale sempre e per sempre –
dunque uno spostamento esistenziale, ma non almeno fino ad oggi – e in tutto, basta, infatti, pensare
essenziale o sostanziale, un cambiamento formale, che alle nostre società attuali che fagocitano ogni istante di
nel suo essere tale chiede un'ulteriore procedura di spazio e tempo, ogni conoscenza affinché si possa
acquisizione e indagine del suo interno essere puro. ristabilire di continuo la sfera di possibilità umana –
Qualsiasi tipo di movimento e cambiamento quindi è un l'uomo, come un animale in carica, aumenta il proprio
procedere nel rimanere, un divenire, come appunto si incedere in continuazione, costantemente.
può osservare a occhio nudo sulla corteccia di un albero Questa corsa continua, però, porta a dimenticarsi, a
per anni: il suo cambiamento è un movimento statico volgere lo sguardo troppo altrove rispetto al nostro
all'apparenza e dinamico nella forma, ma non nella sua essere, ai nostri piedi e al nostro sentiero, al nostro
sostanzialità di corteccia e albero. Così l'uomo, nel suo corpo, facendo sì che il movimento naturale – il
movimento essenziale – la vita – cambia sempre, ma camminare – venga abbandonato e depotenziato a
non nel suo essere uomo – essere in movimento ed favore di movimenti tecnici e meccanici che alterano il
essere cosciente di ciò. nostro esserci, trasformandoci in disumani schiavi della
L'umanità ha sempre incarnato e sentito questa sua tecnica. L'uomo è così un prodotto tecnico dimentico
caratteristica essenziale che è l'essere-in-movimento, del suo corpo; così ci dicono in primis Le Breton –
l'essere parte di un fiume cosmico universale eterno, “Sicuramente mai come nelle società contemporanee si
essere una goccia d'acqua in movimento nell'eternità. è fatto così scarso uso della mobilità e della resistenza
L'essere umano ha da sempre intrapreso il suo fisica individuale. L'energia umana in senso stretto,
movimento che è il cammino, accettando il suo destino derivante dalla volontà e dalle risorse più elementari del
di nomade tra i nomadi, di aggregato di energia in corpo (camminare, correre, nuotare e così via), viene
movimento, immerso in un aggregato più ampio. Il stimolata di rado nel corso della vita quotidiana in
cammino energetico dell'essere e del divenire si rapporto al lavoro, agli spostamenti e così via. Il bagno
congiungono, imbrigliati e incatenati l'uno all'altro. nei fiumi, come ancora si usava negli anni Sessanta,
non si fa quasi più se non in pochi luoghi autorizzati,
II. Prendere il passo o del camminare come gesto non si usa la bicicletta (se non in forma quasi militante
e non priva di rischi), né tanto meno le gambe, per
Il camminare è il gesto più naturale, spontaneo e andare al lavoro o svolgere incombenze quotidiane”1 –
puro, perché ci porta a tendere, a essere parte di questo e successivamente Thoreau – portando un esempio
movimento. Esso coincide a ogni istante della nostra calzante che sarebbe stato sicuramente caro anche a
esistenza come di qualsiasi cosa ci sia, sia stata o sarà – Rebecca Solnit: “Come possono le donne sopportare di
esse hanno in sé il movimento. L'uomo è tale in quanto essere confinate in casa ancor più degli uomini, io non
appartenente al genere homo e si forma come essere lo capisco; ma ho motivo di ritenere che la maggior
evoluto e moderno per il fatto che fu homo erectus parte di esse non lo sopporti affatto”2.
prima ancora di essere sapiens sapiens. Erectus, questa Come ci dicono e ricordano questi autori con le loro
è la parte che ci interessa della nostra nomina –
definizione scientifica – in quanto ci racconta, nella sua 1 D. Le Breton, Il mondo a piedi – elogio della marcia,
sintesi, che l'homo un giorno, nella storia della sua trad. it. E. Dornetti, Feltrinelli, Milano 2007, pag. 10.
evoluzione, non si sa come e dove non si accontentò del 2 H. D. Thoreau, Camminare, a cura di M. Jevolella,
Mondadori, Milano 2010, pag. 21.

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parole, l'immobilità e l'immobilismo tecnico entusiastico ed elogiativo della sosta perenne, della stasi
avviliscono e avvizziscono il nostro corpo e la nostra ignara e ignorante. Il nostro tempo è un movimento
mente, perché se il movimento è traslato dall'io alla continuo nello stesso punto, un aderire alla stasi, un
dipendenza dell'altro, non può avvenire uno camminare sul posto, uno spreco di umanità in un
spostamento naturale del limite, un tendere oltre, verso ritornare non pro-duttivo – l'epoca della tecnica come
l'altrove; viene meno il concetto di volontà e amore, il una corsa continua sopra un tapis roulant.
desiderio per mancanza e distanza, perché cancellando Il movimento è bandito, non si cammina più, non è
il corpo si annullano anche le dimensioni costitutive del più lecita la riappropriazione del nostro corpo, non ne
nostro essere umani. abbiamo più reale coscienza e non sappiamo più quali
In questa sede però vogliamo riportare la nostra siano i suoi limiti. Le nostre vie conoscitive sensibili si
coscienza alla brama e al camminare, al movimento sono ritirate, atrofizzate, viviamo come piccole rondini
umano, quindi possiamo ricollegarci con quanto detto in attesa della migrazione d'identità, in attesa di cibo già
prima della volontà e il desiderio come movimento per masticato, pronto a essere digerito – non si da in noi il
radicarci e definire l'uomo come essere-in-movimento, minimo sforzo, siamo esseri passivi.
quindi come essere-volontà. Non usiamo più le gambe – sia quelle fisiche che
Nella storia della filosofia e dell'umanità si è cercato quelle del pensiero – per arrivare da nessuna parte, la
di definire la volontà, ma a nostro giudizio solo con vediamo come fatica non utile, uno spreco di
Nietzsche siamo arrivati a percorrere il sentiero che presupposte energie vitali, che non sappiamo nemmeno
porta al centro del labirinto di acqua che compone da dove arrivino, a cosa servano, ma non vogliamo
questo concetto – solo con il pensiero della volontà di sprecarle. Nascondiamo a noi
potenza siamo riusciti a capire senza analizzare, a stessi il nostro quantum
sentire la volontà. Sentirla come qualcosa che è in noi e potenziale, come un bimbo cela
ovunque, che muove noi e il tutto, la spinta del divenire il suo più bel segreto. Ci siamo
e quindi dell'essere. Infatti nella volontà di potenza il seduti sul masso erratico della
filosofo di Röcken ci ricorda che la volontà è tutto e tecnica e qui ci crogioliamo,
ovunque – tutto è un continuare a tendere oltre, un come lucertole cerchiamo di
muoversi, un procedere – desiderio di cambiamento, goderci il sole di mezza altura, ci
tutto è volontà di potenza contro l'abitudine, che invece accontentiamo del parziale
sembra abitare l'uomo nella nostra epoca. panorama che riusciamo a
Ogni passo nella storia, è ricerca di brama e scorgere, fermi immobili
dominio, di conseguenza di definizione di qualcosa, del respiriamo solamente, in vana
tracciare continuamente limiti. Ci basti pensare, come ci attesa di domanda e risposta. Il H. D. Thoreau
ricorda Peter Sloterdijk1, che gli esploratori e i muschio che ricopre queste pietre, come in natura,
colonizzatori si sono sempre mossi, spinti dal desiderio diffonde le sue spore in noi, incatenandoci come
di conoscenza e di dominio, verso nuove strade, Prometeo alla montagna. Così facendo decretiamo la
sentieri, percorsi, rotte e tracciati. Ogni uomo ha sempre sconfitta del semidio e la vittoria degli dei.
cercato di esplorare l'oltre-limite, ciò che è altro. Ascensori, scale mobili, aerei, treni sono tutti mezzi
Similmente, la filosofia è un cammino, un continuo necessari, negarlo sarebbe da sciocchi, ma noi ci
trascendimento del non plus ultra. Questo ci è immergiamo completamente nella loro palude negando
confermato anche dalla definizione aristotelica di a noi stessi la minima possibilità di andare a piedi. La
filosofia come meta-fisica, cioè tentativo di andare oltre tecnica ci costringe sul suo trono di velluto, così da non
la fisica e il sensibile. Si cercò e si cerca di capire e sprecare energie, annichilendo le nostre forze creatrici e
conoscere ciò che sta oltre la sensibilità e in questa, poietiche. In questo maniera abbandoniamo il cammino
cosa lega il tutto: vedere l'oltre e scoprire i sentieri che della vita, come lo chiama anche il Sommo Dante nella
portano alle vette dell'essere. Commedia, per lasciarci andare trasportati dalle onde
Questo infinito tendere, scoprire e riscoprire nuove del mare, in un lento naufragare.
vie da sempre equivale a vivere la volontà di potenza Questo naufragio deve essere però riplasmato, in
che ci costituisce come esseri-in-movimento, esso va colta una allegoria dialettica, in quanto questo
camminatori di sentieri. In quanto viandanti, da sempre deve divenire attivo, come Leopardi suggerì. Dove si fa
abbiamo fatto soste su questi percorsi, perché nelle necessario un senso forte e attivo, vivo – creativo – noi
pause possiamo guardare oltre – avanti e indietro – con annichiliamo la nostra volontà per una non volontà
attenzione, scrutare al di là della cortina di alberi e negativa, senza scopi morali o gnoseologici. Il puro
nebbia che è l'accadere della storia dell'essere. camminare tra sentieri di montagna, valli, in riva a
La sosta è quindi naturale, ma l'epoca fiumi e mari, sulla sabbia fatta di granelli di numero
contemporanea appare come un canto retorico 2 infinito come le stelle in cielo, è ora bandito, come un
atto violento. La bellezza del camminare, la sua forza
1 Cfr. P. Sloterdijk, L'ultima sfera, trad. it. B. Agnese,
Carocci, Roma 2005. cura di S. Campailla, Adelphi, Milano 1987, in particolare
2 Cfr. C. Michelstaedter, La persuasione e la rettorica, a la parte del volume riguardante la “rettorica”.

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estetica e conoscitiva viene meno, si perde tra le spire perfezione della natura il motivo principale dei suoi
del serpente moderno. componimenti. Egli infatti ricorda sempre con delicate
Abbiamo detto forza estetica e conoscitiva, vale la parole, capaci di emozionare il lettore, il sottile canto
pena di sostare su questo sentiero – o più propriamente con cui la natura ci parla e sussurra le fragili verità, i
bivio – e cercare di capire dove conduce, sentirne il sentieri nascosti in lei, le allegorie di cristallo. La sua
canto e scrutarne i colori. biblioteca fu la natura incontaminata – il poeta solea
Il pensiero filosofico è nato in cammino, tanto che portare a spasso amici, conoscenti e parenti tra le
una nota scuola filosofica dell'antichità era detta bellissime distese di prati del nord Inghilterra per far si
peripatetica, in quanto svolgeva la sua attività riflessiva che fossero gli steli d'erba, i ruscelli e le piante a parlare
e le sue lezioni all'aperto, cambiando il loco in maniera e non la polvere degli studi e dei gabinetti. Componeva
continuativa – solo con l'apertura di accademie e licei la poesie mentre camminava per non perdere nulla delle
filosofia ha iniziato a diventare sedentaria. La infinite emozioni che lo accompagnavano nelle sue
riflessione filosofica si è spostata così dalla natura e dai passeggiate: immortali sono gli splendidi versi che il
sentieri dell'essere alla pura attività mentale, diventando poeta donò alla storia, riguardanti l'abbazia di Tintern o
mera speculazione. Il limite labile è divenuto stabile e altre meraviglie sublimi che gli si manifestavano
ha iniziato a muoversi come una d'innanzi durante il suo vagare.
bolla, chiudendosi in circoli e Tolkien, come il poeta romantico, abitò in
cerchi, perdendo così la propria campagna, lontano dall'opprimente e caotica città che lo
apertura. Dobbiamo però, a onor faceva sentire chiuso e schiacciato, che non gli
del vero, dire che non tutti i permetteva di scrivere i suoi canti d'amore per la vita e
filosofi si sono fermati in scuole, la natura e la sua poesia poetica2. Lontano dalle
anzi. Le figure più vive e influenti diavolerie tecniche, tra lavoro universitario e le tristi
sono sempre stati dei grandi guerre, solcò sui fogli della storia della letteratura
camminatori, fisici e metafisici. mondiale capolavori di bellezza incredibile, di
J. R. R. Tolkien Questo ce lo ricorda anche Claudio grandissimo respiro e apertura alla vita. Tra questi
Bonvecchio1 in un suo libro che si muove come un ricordiamo Albero e foglia e Il signore degli Anelli, in
cammino tra i sentieri e i pellegrinaggi che si sono visti cui si narra del viaggio pedestre di un piccolo essere
nella storia della filosofia, passando da filosofo in attraverso le impervie vie della natura, un percorso
filosofo, da tracciato in tracciato. Ci basti pensare ad iniziatico verso sé stessi, verso l'uomo e la sua fragilità,
alcuni pensatori tra cui Rousseau, Nietzsche e verso la verità della natura. La bellezza della parola
Heidegger. Essi hanno sempre fatto del passo la propria allegorica si disgrega di fronte al lettore e lascia così
scuola, il loro libro aperto su cui studiare e pensare. cantare la verità dell'esperienza naturale e della madre
Non a caso, Nietzsche teorizzò l'eterno ritorno a terra. Il cammino verso l'eternità – immergersi nel
quattromila piedi di altezza, nelle terre dell'Engadina, divenire (camminare) per rendere immortale se stessi e
passando e ripassando per i sentieri. ciò che ci circonda; per dirlo in maniera nietzschiana,
Sentieri, questi, che si rinnovano nel loro essere ri- imprimendo al divenire il carattere dell'essere.
battuti, che si snodano tra boschi e laghi – percorsi che Ci hanno così raggiunto i due pensatori che
sempre si ricongiungono con il loro inizio in maniera attendevamo prima con impazienza, Heidegger e
mutata, sempre nuovi nella loro identità. Thoreau. I sentieri che avevamo lasciato interrotti sono
Il terreno ha così insegnato all'autore della Gaya ora da percorrere, perché ora abbiamo la disposizione
scienza lo svolgersi degli eventi e dei mutamenti nello all'ascolto, siamo aperti alla natura e alla sua parola.
spazio e nel tempo. Anche altri, camminando, hanno Questi due filosofi, di culture e epoche, per quanto
ascoltato il canto del mondo: tra questi dobbiamo vicine, estremamente lontane, ci insegnano ad
ricordare, specialmente, Martin Heidegger e Henry avventurarci per i sentieri alla medesima maniera.
David Thoreau. Entrambi avevano cara la vita campestre, il camminare
Prima di continuare il nostro cammino accompagnati e il perdersi tra i sentieri dei boschi lasciando che la
da questi due pensatori, è bene raccontare in breve di strada venisse a loro – e non viceversa.
due uomini di lettere inglesi che del camminare e dello Heidegger, infatti, pose notevolmente l'accento sul
scrivere hanno fecero la loro ragion d'essere. Stiamo camminare come via filosofica e avvio alla filosofia.
parlando di William Wordsworth e John Ronald Reul Diciamo ciò perché egli riteneva che l'andare a piedi
Tolkien. Entrambi celebri per essere stati dei grandi ed fosse metafora del procedere filosofico e viceversa.
instancabili camminatori, essi ricavarono dalla natura Il nostro filosofo era noto per le sue passeggiate
un profondo sentimento e sapere che cercarono di nella Foresta Nera, dove possedeva pure una baita. Egli
trasmettere attraverso testi, idee e ricordi: una grande amava camminare e pensare lasciando che i piedi lo
fede nella natura, nella sua bellezza e fragilità. guidassero verso la radura. Così faceva anche in campo
Wordsworth fu un grande poeta che fece della
2 Cfr. J.R.R. Tolkien, Albero e foglia, Bompiani, Milano
1 Cfr. C. Bonvecchio, I viaggi dei filosofi, Mimesis 2006, in particolare la poesia “Mitopoeia” e il racconto
Edizioni, Milano 2008 “La foglia di Niggle”.

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

filosofico, e l'uso abituale che faceva di terminologia natura, come il viandante del famoso quadro di
pedestre nei suoi scritti – polvere, scarpe, suole, Friedrich, che attende aperto la verità allegorica della
sentieri, radure, pastori – ci conferma il fatto che il natura. Attendere con la pazienza del pellegrino, il
filosofo tedesco ritenesse che filosofia e cammino dispiegarsi del Tao, della legge che regola lo svolgersi
fossero legati e uniti da un vincolo, un nodo metafisico. degli e-venti, del divenire – la volontà. Essere immersi
Camminare è andare lasciando che le cose ci si in un fiume cercando di attraversarlo per giungere alla
manifestino, ci vengano incontro, e il nostro modo di riva opposta.
conoscere è questo, un continuo essere aperti alla Camminare è un'azione forte e viva ma al tempo
venuta della verità e dell'essere. Vagare con passo stesso delicata e dolce, che chiede profondo rispetto di
sicuro e libero tra i sentieri di campagna, percorrendo a tutto – sé ed altri -, perciò di ciò che ci si staglia di
volte tracciati non noti e non conosciuti, dei sentieri fronte: “Ora sia il tuo passo\più cauto: a un tiro di sasso\
interrotti – Holzwege – per raggiungere così la radura di qui ti si prepara\una più rara scena”2. E ancora:
dell'essere. “Felicità raggiunta, si cammina\per te sul fil di
lama.\Agli occhi sei barlume che vacilla,\ al piede, teso
III. La marcia o del camminare come disobbedienza ghiaccio che s'incrina”3.
civile Il viandante solitario è un respiro della realtà, è colui
che conosce con il corpo e con la mente, perché il
Qui prendiamo il passo con Thoreau – che ci stava cammino è un viaggio iniziatico verso noi stessi e
aspettando – e altri scrittori e pensatori che hanno fatto l'essere, nella sua intrinseca e ineliminabile
della loro esistenza una vita libera, sciolta dai gioghi molteplicità. Il camminatore è come un bambino che si
della massa, per vivere da individui il rispetto di sé, apre alla molteplicità dell'esperienza, infantilmente
dell'altro e della natura in quanto madre di tutto. gode di ogni battito d'ali di farfalla, del colore dei fiumi,
Camminare è quindi un gesto puro, di apertura libera – del profumo della pioggia - sa perdersi, è in attesa,
aprirsi alla natura, al mondo e alla conoscenza, ai eterna e bella attesa della verità che scaturisce dalla
particolari costituiti da particelle elementari di polvere, fragilità della crisalide della bellezza.
atomi che creano arabeschi di bellezza e arazzi di senso. Camminare è disobbedire alla modernità, è vivere la
Prendere il passo è lasciare che la vita viva, è il gesto fragilità e la caducità delle cose nel loro essere profonde
di sfida verso un appiattimento totale, verso una tecnica e belle, è l'aurora del volere. Ogni passo compiuto è
che ci fa ammuffire. È gesto di puro amore, in quanto un'accusa profonda, una ferita aperta ed inferta, è un
noi tendiamo verso, vogliamo qualcosa, vale a dire canto che va a proseguire e continuare la sinfonia
l'andare oltre, procedere. Amore spinto dalla volontà: la infinita dell'universo.
volontà è la legge che guida l'amore nella vita e nel Il passo è una danza
movimento delle cose, fare ciò che si vuole e ciò che si che proviene dal caos,
è aderendo al motto pindarico e all'ecce homo che produce stelle
nietzschiano. Volontà è libertà e vita, voglia di vivere danzanti, che generano
da uomini e non da schiavi, sudditi o succubi delle ombre, ma che non ne
macchine. subiscono, è pura e gaia
L'uomo è in sé quindi un ribelle, un anarca che attesa di gustare il
M. Heidegger
impara e deve imparare a muoversi tra le vie della profumo della vita.
modernità come tra i sentieri, perdendosi per poi Camminare è rispondere alla richiesta di essere fedeli
ritrovare la strada che è a senso unico, è una strada alla terra e alla sua semplicità, alle leggi e al respiro
verso la profonda radicazione dell'uomo in sé e nel cosmico. Il viandante è colui che sa che non c'è strada,
divenire – nella natura. Jünger e Benjamin ci ricordano che la strada si fa camminando, che si costruisce
questo quando concordi affermano che l'uomo deve continuamente, perché i sentieri interrotti aspettano di
imparare a smarrirsi in una città – simbolo moderno – essere percorsi. Camminare è rispondere all'invito delle
come tra i sentieri di montagna e i boschi – simbolo di speranze che esplodono, a continuare e tentare strade,
libertà e vita -, lasciando – essendo aperto all'ascolto – leggere a fondo le domande e le allegorie4. Camminare
che le strade e le vie ci parlino come i rami spezzati e i è divenire ciò che si è, metamorfizzarsi in stelle che
sentieri, come le foglie e i profumi della natura, con lo danzano, in bambini cosmici. Ecce Homo. “Andiamo
sguardo diritto al sole e alla sua luce allegorica1. (…) per reconditi sentieri sconosciuti a liberare il verde
Camminare è un gesto puro di rispetto e assoluta caimano che tanto ami”5. Camminiamo...
apertura all'altro a venire, all'alterità e alla differenza –
che è costitutiva. È il porsi sulla soglia in attesa, mentre 2 E. Montale, Ossi di seppia, Mondadori, Milano 1965,
pag. 39.
questa soglia si sgretola e si ricostituisce ad ogni nostro 3 Ivi., pag. 69.
passo. Aperti al mondo e al sublime che abita noi e alla 4 Cfr. P. Sloterdijk, Sfere I – Bolle, a cura di G. Bonaiuti
con un'introduzione di B. Accarino, Meltemi, Roma 2009,
1 Cfr. a questo proposito, W. Benjamin, Infanzia berlinese, pag. 73 – 74.
Einaudi, Torino 1988 e E. Junger, Il trattato del ribelle, a 5 E. Guevara, Canto a Fidel, in Breviario, a cura di G.
cura di F. Bovoli, Adelphi, Milano 1990. Mattazzi, Bompiani, Milano 2003, retro copertina.

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

Ascesa e ascesi – la vetta come conquista Ed è proprio del camminare in montagna, alla luce
interiore in Julius Evola, Domenico Rudatis e delle considerazioni di un novero di alpinisti mistici del
René Daumal calibro di Domenico Rudatis, Julius Evola e René
di Andrea Scarabelli Daumal, che parleremo in questa sede.
Montagna e pianura: la loro contrapposizione non è
"Andare per montagne selvagge geografica, economica o culturale ma, anzitutto,
è una via alla liberazione"1 spirituale – esse si contrappongono in quanto diverse
(Milarepa) Weltanschauungen. Si tratta di ordini di realtà
differenti, la cui opposizione è scandita tanto
Il sentiero apre il pensiero alla metamorfosi; la via metafisicamente quanto analogicamente. Metafisica-
fonde e confonde l'esserci dell'uomo e il suo territorio. mente, in quanto assolutamente inconciliabili,
Lo scenario naturale, dopo il transito del viandante, incomunicabili. Analogicamente, in quanto presenti non
diviene luogo, a tutti gli effetti: lo stesso accade al solo nel mondo fisico ma, allo stesso tempo, nell'animo
paesaggio interiore. Il cammino fluidifica e mobilita dell'uomo – esse si coagulano nell'uomo secondo leggi
quelle istanze che il culto moderno della ratio ha che assai malvolentieri si rendono disponibili al
sclerotizzato in forme compiute e concluse. linguaggio. Il che conferisce loro un rango particolare.
Camminando, orizzontandosi, l'uomo tratteggia tanto la L'uomo, infatti, può essere
sua corporeità quanto il nomos del proprio suolo natio2. considerato da un punto di vista
La nuda terra illimitata, caotica e selvaggia, diviene orizzontale, quantitativo e
Heimat. Il viandante si abbandona al cammino: qui analogico ovvero secondo una
viene celebrata una nuova comunione con le divinità prospettiva verticale, assiale,
protettrici della terra, dei boschi e delle vette. qualitativa e anagogica. Mutano
L'orizzonte dischiude i suoi tesori. allora i suoi diritti e le sue
Ciò può accadere anche oggi, dove i sentieri sono facoltà nonché, inevitabilmente,
occlusi ad una modernità che, schiava della tecnica e il rapporto che questi intrattiene
della velocità, sradica gli uomini ponendoli su con il proprio Sé agente. Dove
dispositivi meccanici la cui accelerazione è sempre più l'altitudine si fa elevata,
vertiginosa3. Il cammino riconduce l'uomo al centro del “improvvisamente, non ci sen-
suo cosmo, al suo altare silvestre e stellare, tiamo più il centro dell'azione.
restituendogli la sovranità che la Modernità gli ha Ed allora guardiamo spiri- Julius Evola
strappato. Questo il senso ultimo, terapeutico e catartico tualmente fuori di noi stessi. In
del gesto del camminare. quel particolare momento si scopre l'incantesimo. La
Nella costellazione che illustriamo brevemente in montagna risponde ai nostri valori personali con
questo nostro contributo, il cammino raggiunge una l'immenso coro muto della realtà cosmica”5.
nuova conformazione metafisica: da orizzontale esso si Entrambe le stratificazioni sono compresenti nella
fa assiale. Da analogico, esso diviene anagogico, dimensione antropologica ma la visuale dell'una esclude
secondo la celebre dottrina dantesca (Convivio, II, I, 2- irrimediabilmente i precetti dell'altra. Il loro rapporto,
15). Percorsa la pianura sino in fondo, raggiunte le sue tuttavia, non è dialettico ma gerarchico: “Non si può
estreme propaggini, si staglia la montagna. Al suo restare sempre sulle vette, bisogna ridiscendere... A che
cospetto, la percezione diviene verticale, trascendente, pro, allora? Ecco: l'alto conosce il basso, il basso non
alpi-mistica, secondo l'incisiva formula di Francesco conosce l'alto”6. Se qualità e quantità coesistono, tanto
Tomatis4. nell'uomo quanto nel suo cosmo, resta pur vero che, se
A. Torno, postfazione di R. Messner, Bompiani, Milano,
1 Un mistico delle altezze tibetane, in J. Evola, Meditazioni 2005.
delle vette, a cura di R. del Ponte, saggio introduttivo di 5 D. Rudatis, Liberazione. Avventure e misteri nelle
L. Bonesio, Mediterranee, Roma, 2003, p. 58. montagne incantate, presentazione di G. Rossi, Nuovi
2 In merito a queste osservazioni, cfr. F. Careri, Sentieri, Bologna, 1985, p. 28. Ricordiamo che Evola e
Walkscapes. Camminare come pratica estetica, Rudatis ebbero a lavorare insieme in una duplice
prefazione di G. A. Tiberghien, Einaudi, Torino, 2006; C. occasione, negli anni Trenta. L'alpinista collaborò ai
Schmitt, Il nomos della terra, a cura di F. Volpi, Adelphi, progetti evoliani de La Torre e Diorama Filosofico. Per
Milano, 2006. gli articoli di Rudatis sul primo – vale a dire La grande
3 Tra gli autori che inquadrarono l'accelerazione come solitudine e Il senso della natura nella vita moderna – cfr.
tratto peculiare della modernità, ricordiamo E. Jünger, Lo J. Evola, La Torre, a cura di M. Tarchi, Il Falco, Milano,
stato mondiale. Organismo e organizzazione, a cura di Q. 1977, pp. 143-146, 335-340. Cfr. anche L. Pignatelli,
Principe, Guanda, Parma, 1999; J. Evola, Rivolta contro Sport, cultura, Tradizione. Domenico Rudatis
il mondo moderno, a cura di G. de Turris, introduzione di collaboratore del Diorama Filosofico evoliano, in Futuro
C. Risé, Mediterranee, Roma, 2006; R. Guénon, Il regno Presente, numero 6, primavera 1995.
della quantità e i segni dei tempi, a cura di T. Masera e P. 6 R. Daumal, Il monte analogo. Romanzo di avventure
Nutrizio, Adelphi, Milano, 2006. alpine non euclideee e simbolicamente autentiche, a cura
4 Cfr. F. Tomatis, Filosofia della montagna, prefazione di di C. Rugafiori, Adelphi, Milano, 2005, p. 135.

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la prima conosce – e assume – la seconda, questo qualcosa di trascendente, di divino”4. La purezza delle
rapporto è ben lungi dall'essere reciproco. Se la vette seleziona e scandaglia i suoi visitatori, premiando
montagna conosce la pianura che domina, a coloro che riescono a vincerne la furia e la durezza
quest'ultima l'esperienza della vetta rimane elementare, assegnando loro un Io nuovo ma, allo stesso
inevitabilmente preclusa. Il sentiero, in un'ottica di tempo, primitivo, originario, ancestrale.
questo tipo, diviene innanzitutto avventura – noncurante La direzione assiale e
del non plus ultra che domina nelle metropoli. Laddove polare della montagna,
la Modernità installa i suoi dispositivi urbani nelle legame tra terra e cielo,
pianure, livellanti e quantitative, proprio attraverso la uomini e dei5, offre
montagna l'uomo può incontrare forze che, sebbene all'umanità decadente delle
messe al bando dai Leviatani, ne assediano Abendlandes la possibilità di
ininterrottamente gli alti cancelli. Là, l'uomo può a tutti accedere a regioni spirituali
gli effetti dialogare con gli elementi, esiliati dai domini superiori alla mera
metropolitani: “Allora comincia il gioco divino che razionalità. Questo, forse, è il
disperde angosce ed emozioni, e la coscienza acquista R. Daumal più prezioso contributo che i
una trasparenza ignota in cui si riflette una superiore demoni delle vette possono
volontà”1. Anestetizzata dal culto della tecnica, essa si offrire ai Moderni. Liberandosi dalla pianura, chi
ridesta – ovunque, nell'uomo, si annunciano miracoli. percorre pendii si libera, al contempo, da se stesso.
Simili esperienze, evidentemente, non possono L'assioma fondamentale della Modernità – vale a dire la
ricevere un adeguato riconoscimento laddove collocate risoluzione di tutto l'essere tra le maglie di un Io tanto
nel gruppo di quelle che vengono usualmente definite artefatto quanto falso – sfuma laddove l'orizzontalità
“attività sportive”. Dove l'esame sportivo tende, in della pianura, dominio delle masse e pascolo degli
misura sempre crescente, a quantificare le prestazioni ultimi uomini nietzschiani6 delle metropoli, ceda il
umane con l'ausilio di chirurgici strumenti di posto ai domini verticali di crinali e vette: “Dopo queste
precisione2, l'alpinismo praticato dai maestri che lunghe ore, in cui una volontà tenace si è imposta alla
analizziamo aspira a tutt'altro: “Quando l'attività fatica, all'inerzia, alla oscura paura del corpo, non solo
alpinistica è tutta dominata dal tecnicismo strumentale svanisce come l'eco di un sogno vano il ricordo di ogni
della esecuzione, ed è questo il caso della maggior parte cura e opera delle pianure, ma si realizza anche un
delle acrobazie sportive moderne in montagna, senso mutato di se stessi, si realizza l'impossibilità a
l'artificialità chiude sempre di più l'azione nei percepirsi ancora come quella cosa rigida, chiusa ed
ristrettissimi limiti di un processo meccanico e effimera che, in fondo per i più, è l'«Io»”7. Questo nodo
materialistico”3. Approssimarsi alle ebbrezze alpine è fondamentale. Se l'ego cogito ha ormai dichiarato la
facendo riferimento esclusivamente a strumenti tecnici propria bancarotta filosofica e metafisica, secondo gli
preclude la possibilità di intendere il senso metafisico autori trattati proprio i sentieri di montagna sono atti a
dell'ascesa. Questa richiede, invece, la nudità più totale fornire ai figli della Modernità un nuovo corredo
dell'Io, il suo radicamento immediato. Abbandonato alla spirituale. Attraverso la rottura volontaria della propria
roccia, ai crinali, alla corda e ai chiodi, l'uomo si trova individualità, realizzata durante l'ascesa alpestre, l'uomo
in uno stato metafisico estraneo ma, allo stesso tempo, è in grado di attingere a risorse perlopiù rimaste celate:
singolarmente familiare. Nelle cime, obelischi titanici, da essere razionale diviene nucleo pulsante di una
non intravede che la trasfigurazione di se stesso: volontà che intende trascendersi continuamente. Allora,
“Sentirsi lasciati a se stessi, senza aiuto, senza scampo, come un serpente, cambia la sua pelle: le sue squame
vestiti soltanto della propria forza e della propria d'argento restituiscono l'incendio che il sole dispensa
debolezza, senza altro che sé a cui chiedere (…) e il alle vette, al tramonto.
senso dell'altezza e del pericolo imminente, inebriante, Dove la ratio crea antinomie e limiti, l'ascesa,
e il senso della solitudine solare, e il senso di indicibile superandoli, si tramuta in ascesi, esercizio di un Io
liberazione e di respiro cosmico alla fine, all'attingere superiore e trascendente la sua mera rappresentazione
alle vette, quando la lotta è vinta, l'affanno domato e si logica. Il conato di ascesa pare celare una superiore
schiudono orizzonti voraginosi di centinaia di
chilometri – tutto più in basso di noi – in ciò vi è 4 J. Evola, Dove regna il dèmone delle vette, in Meditazioni
veramente una catarsi, uno svegliarsi, un rinascere in delle vette, cit., p. 43.
5 Cfr., in merito al simbolismo analogico della montagna,
Note sul simbolismo orientale della montagna, ne Il
1 D. Rudatis, Liberazione, cit., p. 94. regno perduto, cit., pp. 66-82; R. Guènon, La montagna e
2 Cfr. E. Jünger, Sul dolore, in Foglie e pietre, Adelphi, la caverna e il capitolo Simbolismo assiale e simbolismo
Milano, 1997, pp. 139-186; J. Evola, Rivolta contro il del paesaggio, in Simboli della Scienza sacra, a cura di F.
mondo moderno, cit., pp. 377-378. Zambon, Adelphi, Milano, 2006; D. Rudatis, Liberazione,
3 D. Rudatis, Il sentimento delle vette, in AA. VV., Il regno cit., pp., VIII, 20, 135, 339, 343, 346.
perduto. Appunti sul simbolismo tradizionale della 6 Cfr. F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, a cura di G.
Montagna, a cura di E. Longo, Il Cavallo Alato, Padova, Pasqualotto, BUR, Milano, 2000, pp. 292-297.
1989, p. 36. 7 J. Evola, Meditazioni delle vette, cit., p. 161.

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geometria: “La montagna è uno specchio della Dalla vetta, tuttavia, si realizza la signoria plenaria
spiritualità umana talmente limpido che nel riflettersi in sull'eterno ritorno del medesimo. Il cerchio cede il posto
esso la nostra intima umanità, nei sensi e nel volere, all'asse verticale. Il distacco con la pianura e con il suo
tutta si risolve e traspare fino al proprio superamento”1. formicolare puntiforme diviene totale: “É l'ora delle
Il linguaggio, ridotto ad un silenzio abissale, rivela la cime e delle altezze, qui dove lo sguardo si fa ciclico e
propria insufficienza. Simile perdita, dovuta alla solare; dove, come larva di febbre, svanisce il ricordo
rarefazione legata alla verticalità del cammino, genera delle piccole preoccupazioni, dei piccoli uomini, delle
una vertigine inaudita, sintomo dell'abbandono di piccole lotte della vita delle pianure (…). «Molti metri
strutture ingombranti ed antiquate: l'Io, esangue, giace sopra il mare, molti più sopra l'umano» – fu già scritto
alle pendici del cammino già percorso. Ma è questione da Federico Nietzsche”3.
di un attimo: il possesso del proprio Sé autentico, L'ebbrezza dei domini elementari trasforma l'uomo
realizzato nel corso dell'ascesa, ha infine la meglio. Ciò moderno, strappandogli gli epiteti della decadenza e
che cammina, ora, trascende ed annienta il volgare donandogli un nuovo corpo di luce cristallina, antico
Individuo e il suo corredo raziocinante – esso è un Io ricordo di ciclicità ormai purificate dal fuoco. L'ascesa
assoluto, sciolto, cioè, da ogni sua determinazione diviene metamorfosi interiore. Mettendosi in cammino
specifica. Spogliato delle proprie categorie, l'Io assiste, per alpeggi e crinali, l'alpinista mistico non si limita a
attonito, al destarsi al suo interno di forze muoversi fisicamente. Il suo ascendere è, allo stesso
apparentemente sopite che ne inondano le percezioni: tempo, collegamento e redenzione: ciò che conosce solo
“Qui, dove non vi è che cielo, e nude, libere forze, il basso, la quantità, la pianura, viene ricondotto alla
l'animo partecipa piuttosto ad una analoga purezza e vetta e reintegrato in essa. La tantrica Kundalinī si
libertà e per tal via si approssima a comprendere quel dispiega, in tutta la sua forza, ascendendo, nel suo
che sia veramente lo spirito. Esso percepisce ciò, fiammeggiante potere serpentino, la colonna
dinnanzi alla cui calma e trionfale grandezza tutto ciò vertebrale4, riproduzione microcosmica di quell'axis
che è sentimentalismo, utilitarismo e retorismo umano mundi che sostiene le montagne. Questo il dono che la
scompare; ciò che nel mondo dell'anima ha gli stessi solitudine siderale delle vette può fornire all'uomo
caratteri di purità, di impersonalità e di potenza propri moderno, intrappolato tra le spire delle metropoli, nelle
appunto a queste altezze gelate, ai deserti, alle steppe, pianure. In esso, ha luogo una liberazione integrale:
agli oceani”2. Vetta esteriore e vetta interiore si tramite la montagna, “la liberazione viene riportata ad
sovrappongono. La diade si risolve nell'Uno. un livello comprensibile e possibile (…). La vetta della
liberazione era lontana, ardua, oltremodo difficile ma è
diventata visibile ed accessibile. Non è più soltanto un
sogno ed una speranza più o meno illusoria. Bensì una
impresa che si deve e si può affrontare colla necessaria
determinazione”5.
Il viandante, rincorrendo il proprio Sé superiore
“cavalcando le vette”, compie, allo stesso tempo, un
cammino a ritroso, ripercorrendo le tappe già percorse
per potersi riscrivere all'interno di esse in maniera più
autentica. Il suo sognare è più vero, come direbbe
Nietzsche. Ascendendo, di quota in quota, l'uomo
Domenico Rudatis (il primo a destra) durante una delle
sue avventure alpine
moderno si volge ai gradi della sua progressiva
materializzazione, partecipando al sempiterno gioco
Se la pianura, nella sua incapacità di comprendere
degli archetipi i quali, esiliati dal Mondo Moderno
ciò che si staglia al di sopra di essa, conosce
progressista e scientista, nelle loro forme più pure,
unicamente il Diktat dell'antinomia e del principio di
abitano le vette celate dalle foschie. Trascendendo la
non-contraddizione, proprio l'esperienza alpi-mistica
pianura, il viandante crocifigge l'Io al Sé. Azione e
può liberare il mondo moderno dal tiranneggiare di
contemplazione entrano in una singolare e originaria
quelle false opposizioni che, lungi dall'esserlo
congiunzione: “Azione – attraverso la responsabilità
effettivamente, non fanno che richiamarsi
reciprocamente – traendo esse scaturigine, d'altra parte 3 J. Evola, La parete nord del Lyskamm Orientale, in Ivi, p.
dai medesimi fraintendimenti. Il mito dell'eterno 124.
ritorno, com'è noto, si ciba del principio aristotelico del 4 Cfr. J. Evola, L'uomo come potenza, Mediterranee, Roma,
tertium non datur est. L'abitante delle pianure non vede 1988, pp. 281-291.
che divisione, opposizione dove vi è, invece, unità ed 5 D. Rudatis, Liberazione, cit., p. 332. "È il linguaggio
organicità. Dove tiranneggiano gli opposti domina il affascinante delle altezze (...). in tutta la storia umana non
circolo, l'orizzonte che attanaglia la visione moderna – si verifica una situazione in cui l'uomo abbia considerato
l'uomo di Leonardo imprigionato nel cerchio perfetto. la via con uno spirito più coraggioso e nello stesso tempo
più ottimista, conservando il suo sguardo fisso alla vetta
1 D. Rudatis, Il sentimento delle vette, cit., p. 26. della liberazione e la sua mente attiva nel superamento
2 J. Evola, Meditazioni delle vette, cit., p. 162. delle difficoltà dell'ascesa". Ibidem.

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assoluta, l'assoluto sentirsi soli, lasciati alla sola propria epoche nelle quali esso non appare che un greve
forza, al solo proprio ardire, cui il più lucido, il più ricordo, come quella che ospita queste nostre parole.
chirurgico controllo deve unirsi. Contemplazione –
come il fiore stesso di questa vicenda eroica, quando lo Strada a senso unico, molte destinazioni
sguardo diviene ciclico e solare, là dove non esiste che di Igor Comunale
il cielo, e nude libere forze che rispecchiano e fissano
l'immensità nel coro titanico delle vette” 1. L'occasione Negli anni ’20 del XX secolo, in Germania si sta
che la montagna può offrire al mondo moderno è quella preparando l’ascesa del nazionalsocialismo. L’Europa
di una genealogia tramite la sta per piombare verso l’incubo di una nuova Guerra
quale questo ultimo può Mondiale. Ancora non si è spento l’eco della Grande
giungere ad identificare Guerra, sebbene le ostilità siano cessate da qualche
quei caratteri episodici che anno. Benjamin si trova non solo in una Germania
ne determinarono l'emer- avvilita e in piena crisi economica, ma anche ad un
genza2. importante bivio nella sua vita. Questi sono gli anni
É la montagna in quanto decisivi in cui Benjamin, avvicinatosi al comunismo,
simbolo incarnato a destare sceglie di intraprendere quello che egli stesso definisce
siffatte prospettive. La sua un serio impegno politico.
semplice esistenza è atta a Sebbene l’autore non potesse sicuramente
testimoniare la possibilità di annoverarsi tra i più fanatici sostenitori del comunismo
considerare l'uomo, il suo e ponesse spesso sotto esame critico le sue idee, è in
mondo e la sua storia, da un Strada a senso unico che diviene palese il percorso
punto di vista qualitativo e non quantitativo, spirituale3 delle simpatie politiche di Benjamin. Relegare però
e non materiale, verticale e non orizzontale, quest’opera a una mera dichiarazione di intenti politici
antimoderno e non moderno. Allora, la rivelazione vorrebbe dire sminuirne l’importante significato
prende il posto della storia: “Nell'ascesa noi ci filosofico e biografico. La trattazione che segue si
avviciniamo al mistero che la polvere della pianura ci propone di analizzare le componenti di pensiero che
nasconde: fra i monti, ad ogni nuovo passo il sembiante paiono più salienti nell’opera.
ingannevole dell'orizzonte si tramuta e svanisce, ma
quando infine siasi giunti abbastanza in alto, dovunque I. La città di pensiero e inchiostro
si sia, il puro anello, che è promessa dell'eterno, ci
attornia”4. Una promessa epifanica e teofanica che, Strada a senso unico non si presenta dotata di una
laddove accolta in tutta la sua gravità, potrebbe struttura rigidamente stabilita, ma assomiglia
restituire all'uomo il suo rango specifico, persino in maggiormente ad un dedalo che
si dipana in direzioni sempre
1 J. Evola, Verso il deserto bianco, in Meditazioni delle nuove e impreviste. La scelta di
vette, cit., p. 50. Secondo analoghe considerazioni, il già presentare questa raccolta di
citato Daumal ebbe a scrivere: "L'alpinismo è l'arte di idee, sogni e ricordi in un modo
percorrere le montagne affrontando i massimi pericoli con così anticonvenzionale, sembra
la massima prudenza. Viene qui chiamata arte la essere dovuta principalmente
realizzazione di un sapere in un'azione". Il monte dall’intento di Benjamin di
analogo, cit., p. 135.
sfruttare un’architettura liquida,
2 Solo in un'ottica del genere, acquisisce senso la
storiografia – a siffatte altezze, la storia della filosofia ad imitazione dei processi
diviene filosofia della storia. Cfr., in proposito F. associativi del pensiero.
Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, Strada a senso unico delinea
traduzione di S. Giametta, a cura di G. Colli, Adelphi, i contorni di una città costituita
Milano, 2006. di parole, con i suoi titoli a caratteri cubitali risonanti di
3 É evidente che simili considerazioni nulla hanno da influenze urbane. I testi presentati attirano per prima
spartire con certe forme di devozionalismo selvaggio che cosa lo sguardo proprio grazie ai loro titoli, di volta in
imperversano nel nostro tempo. Chi ascende in montagna, volta somiglianti alle indicazioni stradali, agli annunci
compiendo una autorealizzazione attiva ed eroica, non rumorosi degli strilloni di strada e agli slogan ad effetto
abbisogna di divinità estrinseche, realizzando la della pubblicità.
trascendenza in sé e per sé. Adora un dio fuori di sé solo
chi non ne ha uno interiore. Questa la sapienza pagana
La lettura di questo libro assomiglia al processo
dell'alpinismo. In merito a questi nodi metafisici, tra gli evocato da Rousseau insito nell’atto del camminare. Tra
autori più incisivi ricordiamo, ovviamente, Meister descrizioni di luoghi e persone, rappresentazioni
Eckhart, Sermoni tedeschi, a cura di M. Vannini, Adelphi, oniriche e reminiscenze del passato, si mette in moto
Milano, 2007. quel processo riflessivo privo di un unico filo
4 E. Jünger, Sulle scogliere di marmo, introduzione di Q. conduttore, tipico del pensare libero e non costretto
Principe, traduzione di A. Pellegrini, Guanda, Parma, lungo binari prestabiliti.
2007, pp. 20-21.

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

definisce i lineamenti del flâneur descrivendolo come


Questo tipo di struttura riporta alla mente l’Ulisse di un gentiluomo che vaga per le strade della città.
Joyce, con quel flusso di coscienza riversato sulla carta Dinnanzi ai cambiamenti sociali ed economici dovuti
direttamente dalla penna dello scrittore. Benjamin all'industrializzazione, si richiede all'artista di
sembra aver voluto utilizzare una tecnica simile, ma immergessi nella metropoli per divenire “un botanico
dove lo scrittore di narrativa tende a rappresentare le del marciapiede”, un conoscitore analitico del tessuto
proprie idee tramite personaggi creati a questo scopo, urbano. Tipico del flâneur è il comportamento pigro e
egli non si serve di alcun intermediario. Benjamin senza urgenza, il suo vagare privo di meta non
stesso è il protagonista di questo flusso, immerso in presuppone alcun luogo da raggiungere: il tempo si
esso perché parte di esso. L'autore fa di se stesso il dilata infinitamente in questo camminare indolente.
proprio personaggio, la scrittura diviene veicolo di Questo modo di passeggiare viene definito flânerie.
riflessione. Il testo muta in specchio e rivela l'intimità Apparirà evidente sin da ora come la flânerie si
dell'autore senza ricorrere al facile filtro di un opponga in maniera quasi violenta alla frenesia delle
personaggio “altro” da sé. Benjamin si confessa senza metropoli. Baudelaire, flâneur per eccellenza, potrebbe
temere di comparire nudo e indifeso innanzi al giudizio essere un valido compagno di viaggio nel vagare di
altrui. Benjamin nei labirinti della propria mente, in una città
La natura stessa della composizione lascia alla fine immaginaria composta soltanto di pensiero e inchiostro.
della lettura un senso di non finito, come se successive Persino nelle rievocazioni di luoghi reali è
integrazioni ed aggiunte fossero sempre possibili. ravvisabile sempre una componente surreale, spesso
Questa forma è stata espressamente voluta da persino onirica. Queste località hanno lo stesso rapporto
Benjamin, non si tratta di una casuale circostanza. La con il reale dei quadri di paesaggi: il luogo
conferma di ciò è ravvisabile nelle successive riflessioni rappresentato è lo stesso, ma il potere euristico è
che l’autore avrebbe voluto aggiungere all’opera. In differente. Così è diversa la città ideale dalla città reale.
questo Strada a senso unico somiglia molto sia all’atto Quella che Benjamin costruisce e descrive in Strada a
del pensare che ad un’opera di urbanistica. Nel primo senso unico potrebbe assomigliare ad una città
caso, prende in prestito la struttura aperta delle realmente esistente, ma essa viene cristallizzata in
associazioni, nel secondo la tendenza della città a momenti e immagini simili a dipinti o fotografie.
fagocitare lo spazio libero per ampliarsi. Questo congelamento delle scene in istantanee
Strada a senso unico si presta a numerose allontana inevitabilmente dal reale la città per
interpretazioni, ma il paragone più calzante rimane a consegnarla al mondo del sogno. I paesaggi e le città
mio avviso quello con la città. Il leggere diventa un reali sono in movimento, il tempo atmosferico muta, il
vagare della mente. Non solo, Strada a senso unico è un sole si muove nel cielo, persone e animali entrano ed
libro che non fa rimanere fermi, come se il movimento escono continuamente dalla scena.
del pensiero dovesse riflettersi anche nella realtà tramite Non possiamo così parlare dell’evocazione di una
un medium fisico. Affrontare questo testo significa città materiale, cosa che comunque non fu mai nelle
leggerlo in qualunque luogo della città, stabilendo con intenzioni di Benjamin, ma della cristallizzazione di
esso uno stretto legame di intimità. La staticità della momenti e riflessioni consegnati ad un'eterna staticità
lettura sedentaria mal si adatta a quest'opera. Chi scrive che rimandano ad una realtà ultramondana.
si è ritrovato a reprimere a stento l'istinto del
movimento e del camminare ispirato dalle parole di II. Di alcuni motivi di Benjamin
Benjamin persino a casa propria. La staticità del
movimento e del pensiero sono escluse da Strada a Chiamare in causa la figura del flâneur non può che
senso unico. rimandare ad alcuni saggi scritti da Benjamin e raccolti
La causa non può che essere lo stile utilizzato in Angelus Novus. In questi scritti si trovano molte
dall'autore, a volte altamente evocativo, altre formale, importanti riflessioni sui rapporti dell'uomo con la
altre ancora simile ad un accorato appello ad intervenire strada, su Parigi e sulla folla delle città. Tali momenti
per modificare la realtà. La valenza filosofica dell’opera possono apparire non immediatamente collegati a
è indubbia, evidenziata dalle sue potenzialità di far Strada a senso unico, ma una più attenta lettura di
perdere il lettore in una spirale di pensieri e alcuni passaggi riesce ad evocare numerose
collegamenti che vengono a crearsi come tante vie associazioni.
secondarie che si dipartono lateralmente. Le riflessioni Parigi era ed ancora è, come molte città europee, un
di Benjamin seguono un percorso definito di sua luogo in cui camminare. La struttura delle capitali
esclusiva proprietà ma all’interno di questa città d'Europa, con il centro storico e le ampie aree pedonali,
immaginaria il lettore può inventare la propria strada. Il le rende decisamente più adatte ai vagabondaggi dei
rischio di smarrirsi è elevato, ma soltanto per trovare moderni flâneur delle grandi città degli Stati Uniti.
infine una via personale da seguire. Benjamin afferma come Baudelaire identifichi
Benjamin ha sempre provato interesse per la figura e l'uomo della folla con il flâneur, ma si sente subito in
la visione del mondo di Baudelaire. Il poeta francese dovere di dissentire da tale affermazione: “Baudelaire

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ha voluto equiparare l'uomo della folla […] al tipo del III. Bambini in camicia da notte
flâneur. Qui non possiamo seguirlo. L'uomo della folla
non è un flâneur. In lui l'abito tranquillo ha lasciato il Alcune delle colonne portanti di Strada a senso
posto a un terrore maniaco; e da lui si può inferire, unico sono le riflessioni e i ricordi di Benjamin attorno
piuttosto, che cosa sarebbe accaduto al flâneur quando alla figura di Asja Lacis, a cui l’opera è dedicata.
gli fosse stato tolto il suo ambiente naturale” 1. Emerge Questa donna ha avuto una forte influenza sull’autore,
una concezione di flâneur come colui che non si muove tanto che numerosi frammenti di loro conversazioni
con la folla, ma che la rifugge. Lontano dalla fanno spesso breccia nelle pagine del libro. La
concezione del navigatore della folla, egli necessita di vicinanza e la relazione con la donna hanno contribuito
spazio e non desidera mescolarsi alla massa senza sicuramente all’avvicinamento di Benjamin alle idee
volto: “[...] c'era ancora il flâneur che ha bisogno di del comunismo, sebbene questi non abbia mai
spazio e non vuole rinunciare al suo tenore privato”2. abbandonato il suo approccio critico e riflessivo intorno
Non per niente Benjamin descrive il disgusto e la a siffatto movimento.
ripugnanza provata da personaggi assai noti del calibro Nel brano dal titolo Cineserie, Benjamin rievoca un
di Poe di fronte all'affollamento cittadino delle grandi luogo ora disabitato dove abitava l’amata. Il trasloco
metropoli: “Angoscia, ripugnanza e spavento suscitò la della donna rende il vano del portone veicolo del vuoto
folla metropolitana in quelli che prima la fissarono in che sente l’autore nel ritrovarcisi davanti: “Dopo che lei
volto. In Poe essa ha qualcosa di barbarico”3. Lo ebbe traslocato, il vano del portone ora stava davanti a
spostamento di massa si oppone con tutta la sua forza, me come un orecchio che abbia perso l’udito”. Il
quella del numero e dell'impersonalità, al libero traslocare di Asja pare rappresentare per Benjamin la
movimento senza meta del flâneur. perdita di un orecchio amico che potesse ascoltarlo e
Suo unico rifugio divengono gli spazi artificiali delle comprenderlo. La donna si rivela non solo un punto di
gallerie, dove ci si può muovere al passo della riferimento importante per la vita sentimentale
proverbiale tartaruga al guinzaglio, evitando lo scontro dell’autore, ma anche contestualmente alla riflessione
con la folla informe. Anche l'aumento del numero delle politica e filosofica.
automobili trasforma le strade in un luogo ostile al suo Da questa affermazione si
vagabondare, rendendo inevitabile la fuga alla ricerca di passa con un salto improvviso
spazi più adatti e sicuri. al ricordo del bambino in
Non sembra quindi un caso che in Strada a senso camicia da notte, con ogni
unico compaiano decine di cornici popolate probabilità un ritratto della
fugacemente da rare figure in attività, ma deserte e figlia di Asja. Questa parte si
svuotate di quella folla che cominciava ad impadronirsi rivela piuttosto interessante non
in maniera caotica delle strade. soltanto per motivi biografici.
Il movimento evocato nella città immaginaria di La riluttanza del bambino a
Benjamin assomiglia in modo impressionante al suo salutare la figura dell’adulto,
concetto di flânerie; del resto, in Angelus Novus il investita da Benjamin di
filosofo sfrutta un'immagine di Poe descrivendo i autorità morale, è stemperata
singoli componenti della folla come automi che Walter Benjamin solo in un secondo momento, al
agiscono e reagiscono in modo meccanico in base agli presentarsi del piccolo nudo e
eventuali stimoli esterni. Si tratta soltanto di mere lavato, quasi fosse un rituale di purificazione che possa
reazioni a chocs: “Se qualcuno li urtava, in preda alla rendere degni della presenza dell’adulto. Ravvisare in
confusione si inchinavano profondamente a chi li aveva questo passaggio soltanto un ricordo sarebbe riduttivo:
urtati”4. anche la reminiscenza è investita a veicolo di pensiero.
Questo si distacca di molto dalla riflessione pensosa, La natura surreale dello stile di Benjamin rende
libera e vagante evocata da Strada a senso unico, dove spesso difficile associare un significato certo alle molte
il movimento del corpo e della mente si fondono e tutto immagini presentate, ma nonostante questo passo
è soggettivo, imprevedibile e non assoggettato ad rimanga piuttosto criptico, vi è ravvisabile un senso
alcuna regola ferrea. nascosto, percettibile sotto forma di vaga sensazione
La città immaginaria di Benjamin non è però una che non si tramuta mai in certezza.
città fantasma, ma un luogo ideale dove le strade sono In questo ed in molti altri brani presenti in Strada a
sempre libere e le possibilità di vagabondare alla ricerca senso unico si entra nel reame dell’onirico. La realtà
di stimoli nuovi sono infinite. assume la stessa consistenza indefinita e plasmabile del
sogno. Non è sicuramente casuale il fatto che questo
avvenga spesso quando Benjamin scrive a proposito
1 Walter Benjamin, Angelus Novus, Torino, Einaudi, 1995,
p. 107. della Lacis.
2 Ivi, p. 107. Reale e irreale si uniscono e si separano
3 Ivi, p. 109. continuamente e senza preavviso: persino i luoghi
4 Edgar Allan Poe, Racconti, Milano, Feltrinelli, 1998, p. vengono investiti da Benjamin di un potere evocativo
20.

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peculiare. Come il vano del portone poteva una insoddisfazione verso una determinata letteratura
rappresentare un orecchio ormai sordo, così in Pronto considerata debole e inefficace. Al contempo, emerge
soccorso: “Un quartiere quanto mai caotico, un intrico l'amore per la lettura e un rapporto di forte dipendenza
di strade da me evitato per anni, mi apparve di colpo dai libri. In N. 13 essi sono accomunati alle prostitute,
dotato di un suo ordine quando un giorno vi si trasferì svelando un rapporto quasi carnale che garantisce
una persona amata. Fu come se alla sua finestra questa somiglianza. Questo però rivela come l'amore
avessero installato un riflettore e questo fendesse la dell'uomo per il libro non sia mai ricambiato, proprio
zona con fasci di luce”1. La finestra si tramuta in un come può esserlo quello verso la prostituta. I libri sono
faro, in grado di dare ordine anche al caos più totale. fonte di delizia, di disperazione, di sconforto, ma anche
Rimane da domandarsi se Benjamin non alludesse con motivo di biasimo, di discordia e di bugie. Questo
l’immagine dell’intrico di strade evitato per anni ad un rapporto conflittuale rappresenta il difficile momento
intrico molto più personale: quello della mente. La culturale della Germania evidenziato da Benjamin.
Lacis potrebbe essere vista come il faro che ha Leggendo il titolo ad un secondo livello, questa
illuminato i pensieri di Benjamin donando ordine al strada di cui parla Benjamin potrebbe essere
magma dei suoi pensieri. tranquillamente la vita. La sua vita, ma anche quella di
Ancora una volta le frasi si dimostrano ambigue, tutti gli altri. Ogni vita singolarmente presa è una
prestandosi ad interpretazioni poste su differenti livelli. strada a senso unico, le sole certezze sono che si nasce
Vagare per un quartiere prima evitato può e che si muore, quali che siano le scelte e le decisioni
semplicemente essere interpretato nella maniera più nel mezzo cambia poco. Ogni volta che si segue un
ovvia, oppure condurre a digressioni che sottendono corso di eventi, la decisione è presa e non si può tornare
verso un differente tipo di vagare. Il movimento quindi indietro a cambiarla.
si rivela in una duplice natura: fisica e psicologica. Le Un livello successivo potrebbe essere rivelato dalla
strade esistenti e le strade della mente divengono collocazione di questa strada all’interno dell’urbanistica
percorribili allo stesso modo, singolarmente o persino della città di pensieri costruita sapientemente da
contemporaneamente. Corpo in movimento e pensiero Benjamin. Tra le diverse strade di questa città una
in movimento si intersecano. soltanto appartiene all’autore, le altre sono i vicoli e le
E’ indubbio che Strada a senso unico debba molto svolte che ogni lettore segue nel suo vagabondare nei
alla relazione di Benjamin con Asja Lacis e al tumulto meandri delle riflessioni di Benjamin. Ci si potrebbe
interiore generato nell’autore sia dall’amore intenso che così facilmente inserire nel tessuto variegato e
provava per lei che dal travaglio di una crisi incompiuto di Strada a senso unico divenendo flâneur
esistenziale. della mente, lasciar vagare i pensieri come si potrebbe
fare con il corpo e trovare la propria direzione.
IV. Una strada, molte destinazioni Forse è possibile ravvisare, in Benjamin, l'invito a
trovare una strada personale che si tramuti in un
Il titolo dell’opera è già di per sé emblematico in impegno reale per migliorare la sorte della società. Una
merito alla profondità dei livelli di lettura presenti nel via di fuga dalla crisi culturale come all'autore doveva
testo. Strada a senso unico evoca l’immagine del tipico apparire la scelta politica che si accingeva ad
cartello stradale con la freccia e la scelta di certo non intraprendere.
stupisce, vista la vastità di termini attinti dalla La strada percorsa dal lettore fra le pagine è del tutto
segnaletica. personale, differente e irripetibile. L’esperienza di
Un primo livello di lettura di questo titolo richiama Benjamin fu unica, e questo non perché egli fosse
sicuramente l’impegno politico che Benjamin aveva migliore o superiore rispetto agli altri. E’ proprio la
intrapreso, per il quale ringrazia Asja Lacis (definita vicinanza tra le riflessioni dell’autore e quelle che
“ingegnere”) dedicandole l’opera. L’autore vede il potrebbe compiere l’uomo comune ad avvicinare
nuovo percorso apertosi davanti a lui come l’unica via Strada a senso unico all’esperienza di vita di chiunque.
possibile, una via che una volta imboccata non permette La lettura politica è solo la punta di un iceberg che può
di tirarsi indietro. trovare il lettore d’accordo o in disaccordo, ma è ciò
Questa forte affermazione politica nasceva in un che si trova al di sotto della superficie che diventa
periodo oscuro di una Germania prostrata dopo la esperienza condivisa.
Grande Guerra e sofferente sia dal punto di vista Nel profondo dell’opera, Benjamin sembra essere
economico che culturale. La sterilità intellettuale della riuscito a lasciare un fondo di universalità che travalica
Germania di quel periodo emerge più volte nel testo, di molto la decisione irrevocabile della presa di
dovuta secondo l'autore sia alle persone che ad una posizione o le memorie di Asja Lacis. Il biografico
letteratura povera. Le indicazioni di Benjamin su cosa scompare e si confonde nelle tinte surreali di una città
dovrebbero contenere i libri e su cosa essi siano sono immaginaria e rimane solo l’ambito di tutti gli esseri
molto chiare. Pare emergere da esse un senso critico ed umani: la vita.
Si parla di una vita come di tutte le vite.
1 Walter Benjamin, Strada a senso unico, Torino, Einaudi,
2006, p. 8.

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Spiritualità della strada spiritualità propria del camminatore che è detta


di Emanuele Guarnieri "spiritualità della strada"; infine, cercheremo di tirare le
somme e faremo riferimento al pensiero di Fernando
"I navigatori antichi usavano una frase gloriosa: Navigare Savater per tematizzare l'Eschaton dell'esperienza del
è necessario, vivere non è necessario. Voglio per mecammino.
lo spirito [di] questa frase, trasformata in una forma per
raggiungere ciò che sono io: Vivere non è necessario; creare II. Spiritualità
è ciò che è necessario. Non mi aspetto di godere la mia vita,
neanche a goderla ci penso. Voglio soltanto farla diventare Spiritualità è parola di antiche radici: è semplice
grande, anche se per questo dovranno essere il mio
infatti far risalire la parola al latino spiritus, soffio,
corpo e la (mia anima) il legno di questo fuoco."
Fernando Pessoa, Navigare è necessario
respiro, alito, direttamente connesso a spirare
(respirare) e analogo al greco pneuma. Spirito è ciò che,
I. Introduzione evangelicamente, "soffia dove vuole, e tu ne odi il
rumore, ma non sai né da dove viene né dove va." 1 Lo
Sembra di buon auspicio avviare una conversazione spirito pervade tutte le cose, per chi si mette
circa una presunta spiritualità della strada sotto il segno nell'atteggiamento proprio della spiritualità: essa, più
della poesia del portoghese Fernando Pessoa Navigare che di parole, è fatta di esperienza e di azione –
è necessario (Navegar è preciso). La lingua poetica differentemente da quanto avviene piuttosto con la
pare infatti più capace di avvicinarci alla sfuggente contemplazione, trova il suo posto nel Mondo e nella
nozione di "spiritualità" di Storia, con il deciso proposito di conoscere il primo e
quanto la ragione metafisica, trasformare la seconda: "Il punto di partenza di
col suo atteggiamento qualsiasi spiritualità non sono le cose astratte o
definitorio, sia in grado di spirituali, ma il concreto della vita, il fatto, la realtà
fare. Lungi da noi, però, stessa. [...] L'anima [...] ha bisogno del corpo per
tentare qui l'ennesima critica conoscere e afferrare la realtà, darle un significato,
della metafisica, disciplina sprigionando pian piano una spiritualità. [...] Senza
estremamente fruttuosa in spiritualità il "fatto" rimane chiuso in sè stesso,
altre sedi, e così ingiu- impossibilitato a trasmettere un messaggio."2
stamente maltrattata da chi La spiritualità dunque abita il cuore stesso delle cose,
non ne comprende la genesi e allo scopo di investirle di senso, facendone esplodere i
l'atteggiamento: ma se lo significati. Non vogliamo qui entrare impreparati nel
scopo del presente articolo è merito della tradizione dell'estremo oriente, tuttavia
Fernando Pessoa l'essenza della spiritualità pare affine a quel peculiare
avvicinare il lettore al
concetto di "spiritualità della strada", imposteremo atteggiamento del mondo orientale, consistente nel
allora un percorso alternativo che, attraverso allusioni e prestare massima attenzione a ciò che si sta facendo,
metafore, permetta comunque alla parola "spiritualità" illuminando l'azione e facendola risplendere. Tale
di esprimere il suo senso. atteggiamento è visibile, per esempio, in uno dei nomi
Si troverà, anzitutto, che la spiritualità è tutto, che viene dato all'agglomerato delle discipline marziali
fuorchè un oggetto che il pensiero possa afferrare in cinesi nel suo complesso: Gongfu o Gong Fu, il cui
maniera definitiva: essa sta propriamente in tutte le significato è qualcosa di simile a "esercizio ben
cose, riveste tutto ciò che tocca di sé e da tutte le cose è eseguito". In ogni azione, che sia radicata nel
rivestita, senza individuarsi mai, e proprio per questo la quotidiano e nel concreto, e che voglia essere "ben
sua definizione risulta impossibile. Spiritualità è infatti, eseguita", dunque, si annida spiritualità.
più che un oggetto, un'attività; e, propriamente, Eppure, pare inevitabile che lo spirituale segni
un'attività di "costruzione del mondo", una pratica che un'inequivocabile frattura con il mondo: se così non
tende a divenire una sfera di senso che inglobi le altre. fosse, ad essa ci riferiremmo con il semplice nome di
E' quindi intrinseco alla nozione preliminare presentata "mondano". Come si compone dunque il paradosso?
che quanto chiameremo "spiritualità" non attiene in Come spiegheremo il contrasto tra la natura terrena e
modo specifico ad alcuna tradizione religiosa – semmai, radicata della spiritualità e il suo distacco dal mondo?
essa attiene a tutte, dal momento che esse si La spiritualità non è necessariamente contemplazione,
configurano appunto come "vie d'accesso" alla lo ribadiamo. E' semmai il contrario, la contemplazione
spiritualità. Tuttavia, a causa della formazione e essendo una forma di pratica spirituale – al limite un
dell'esplicita scelta di fede dell'autore del presente momento di essa. La contemplazione pone sé stessa in
contributo, si farà esplicito riferimento soprattutto alla
tradizione giudaico-cristiana. 1 Gv, 3, 8.
L'articolo è di conseguenza diviso in tre parti: nella 2 Stefano Roze, Spiritualità dei Raid Goum nel deserto,
prima si cercherà di accostarsi all'indefinibile Arca di Sant'Antimo, Castelnuovo dell'Abate (Siena)
spiritualità; nella seconda tratteremo invece di quella 2006, pp. 32-33. Padre Stefano Roze è monaco presso
l'Abbazia di Sant'Antimo, nei dintorni di Siena.

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distacco dal mondo, gli occhi fissi al cielo; la indicazioni preziose per la nostra riflessione.
spiritualità, invece, vive ed agisce nel mondo, senza In cosa consiste, in sintesi, un Raid Goum? Negli
rifiutarlo: piuttosto, essa intende scoprire, al fondo del anni 1969-1970, dietro la guida di Michel Menu (un ex
mondo, la terra. Spiritualità è gettare un ponte tra la soldato della resistenza Francese durante la Seconda
terra e il cielo, è pensarli uniti. La sua fuga dal mondo, Guerra Mondiale, e molto altro), alcuni gruppi di
allora, avrà carattere affine a quella descritta da Elèmire persone cominciarono ad organizzarsi per vivere delle
Zolla nella sua Introduzione a Il Signore degli Anelli: esperienze di cammino nel deserto. La scelta del nome
"Avvenne a Tolkien in un saggio sulla fiaba di replicare con cui designare quanto da loro vissuto ricadde sulla
che, certo, una fiaba è un'evasione dal carcere e parola Goum. Dapprincipio, questo era il nome di quel
aggiunse: chi getta come un'accusa questa che dovrebbe che rimaneva delle antiche tribù berbere del Nordafrica,
essere una lode commette un errore forse insincero, sfuggite alle influenze cristiane prima e musulmane poi,
accomunando la santa fuga del prigioniero con la rifugiatesi sui monti dell'Alto Atlante durante il VII
diserzione del guerriero, dando per scontato che tutti secolo d.C.. I colonizzatori turchi e francesi compresero
dovrebbero militare a favore della propria degradazione la forza racchiusa in queste bande di predoni liberi, fieri
a fenomeni sociali."1 e selvaggi; invece che sottometterli ad ogni costo, li
Non vogliamo discutere oltre quel che sembra ora fecero loro alleati. Fu istituito il corpo dei Goumier
chiaro: spirituale è ciò che parte dal concreto Marocains, che sempre rimase una forza a statuto
dell'esistenza, si stacca dalla caoticità mondana speciale all'interno dell'esercito francese: la Gouma,
considerandola carcere dello spirito ed infine torna in nome della rete di bande pronta ad armarsi
essa, con l'intenzione di trovare l'autentico dietro il caos istantaneamente, restò infatti sempre sotto il diretto
apparente e di trasformare il carcere dello spirito nel comando del capo tribale.
regno dello spirito. Ispirati dallo spirito di indipendenza di queste
Pare inoltre opportuno rilevare che non è in nessun popolazioni, i seguaci di Michel Menu decisero di
modo fondamentale alcun tipo di prospettiva mettersi alla loro scuola e presero a camminare nei
oltremondana o dietromondista per vivere un quid di deserti altipiani francesi, affiancando al cammino un
spirituale: la semplice consapevolezza che questa terra e certo tipo di spiritualità cristiana: quella dell'Esodo. Il
questa vita siano le uniche a nostra disposizione può – e Goumier è infatti colui che "abbandona la schiavitù
forse deve – ispirare il desiderio di ritrovare l'autentico della terra d'Egitto [...] per entrare nella terra Promessa
nell'inautentico, il cielo ben stretto alla terra, la foresta dove scorrono latte e miele".2 Il risultato finale del
nella città. cammino consiste, per questi moderni pellegrini, nel
In ultima analisi, è opinione dell'autore di questo cogliere i fiori dell'armonia personale e dell'autenticità e
articolo che si debba prestare attenzione alla tendenza il frutto della grazia, ovvero la realizzazione del
contemporanea (e in generale, umana) alla cristiano. Ricordiamoci di questa allusione all'Esodo,
semplificazione di chi propone facili forme di perchè sarà importante allorchè tratteremo dell'eschaton
spiritualità homemade, promettendo un Nirvana facile del camminatore sulle tracce del pensiero di Savater.
come uno schiocco di dita. Sono da rifiutare allo stesso Grande fu la gioia dei Goumiers, quando scopersero,
modo le superficiale visioni New Age e il bigottismo dopo qualche tempo dall'inizio della loro esperienza,
fariseo di chi vive di sola chiesa, perchè spiritualità non che la parola Goum non era un'esclusiva della lingua
significa rigetto, o paura, del mondo reale: al contrario, berbera: la radice qâma è infatti presente in tutto
essa consiste nel vivere nel mondo presente la l'Antico Testamento, con numerosi significati: levarsi
"Promessa del Regno dei Cieli" o "Promessa della (del sole), alzarsi in piedi, risorgere, salire, camminare,
Rivoluzione", nelle parole di Fernando Savater. ed anche insorgere, ribellarsi. Nel Vangelo di Marco
La spiritualità è fatta di cose semplici e quotidiane troviamo l'espressione Talita Kûm: "bambina, io ti dico,
ma non è affatto semplice divenire semplice. E' bene alzati!"3. Alla parola attiene un insopprimibile
ricordare che la strada è lunga e in salita. dinamismo, la stessa forza che affiora dal greco physis
o dal latino natura, contrazione di nascitura: ciò che è e
III. Spiritualità della strada sempre sarà in procinto di nascere, di fiorire. In fondo,
per chi la pratica, l'esperienza dei Raid Goum è questa:
In questa terza parte ci chiederemo il come e il insorgere, per salvare un'indipendenza minacciata dal
perché al camminare – alla strada – si possa assegnare caos del mondano, mettendosi in cammino per risorgere
un valore spirituale. Esercizio teoretico certo non vano, all'esistenza autentica. Occorre rilevare che lo stile col
ma al quale è opportuno affiancare la consapevolezza quale tutto ciò viene fatto è l'essenzialità. La povertà
che forme di spiritualità della strada esistono e sono liberamente scelta è un punto di partenza fondamentale
esistite in modo attuale: è per questo che, in primo per il partecipante al Raid Goum: le comunità Goumier
luogo, descriveremo l'esperienza concreta di strada accettano che, per il periodo di viaggio attraverso il
detta Goum, dalla quale cercheremo di trarre deserto, dormiranno sulla nuda terra, senza tenda; tutto

1 Elemire Zolla, Introduzione a "Il Signore degli Anelli, 2 Stefano Roze, Op. Cit, pp. 40-41.
Bompiani, Milano 2000, p.6. 3 Mc, 5, 41.

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ciò che mangeranno sarà un po' di riso a colazione, musicista brasiliano Caetano Veloso, ispirato a
pranzo e cena e niente altro, bevendo solo acqua della Navegar è preciso, il porto, ovvero il punto in cui la
borraccia; e non si laveranno, perchè l'acqua nel deserto navigazione si spegne, è paragonato prima al nulla
è troppo poca, così come l'intimità necessaria all'igiene. (Nada) e poi al silenzio (Silencio): nient'altro che morte.
Sono scelte che indubbiamente appaiono estreme, ma
sono giustificate per i Goumier dall'idea che questo IV. Strada, senso, Eschaton
tipo di esperienze sono tanto formative per il carattere,
da essere insostituibili1. La parte finale di questo contributo si propone di
Il riferimento appena fatto all'essenzialità è stabilire quali siano senso e direzione della spiritualità
strutturale, perchè in una sola costellazione ricadono della strada. Lo faremo accostandoci al pensiero del
l'essenziale, lo spirituale e il necessario. In cosa filosofo spagnolo Fernando Savater espresso nel libro
consiste essere essenziali? La riflessione di Francesco La missione dell'eroe. Elementi per un'etica tragica
Tomatis nell'opera Filosofia della montagna allude (Nuove Pratiche editrice, Milano 1998). Lo scritto, in
esplicitamente allo stile di salita elaborato da Reinhold breve, è il tentativo di dare un volto ad un'etica che
Messner, definito "filosofia della rinuncia", per abbia la capacità di superare l'eterno dissidio tra libero
comprendere il concetto di essenzialità. Specie dopo la arbitrio e destino, proponendo
morte del fratello Günther, questi "è stato forse il primo la centrale figura dell'eroe:
alpinista in assoluto a divenir lucidamente cosciente, questi sa che il suo destino è
sino alla praticata teorizzazione, della rinuncia come conseguenza necessaria del
conditio sine qua non – non meramente strumentale, ma suo carattere il quale, a sua
essenziale e spirituale – dell'alpinismo"2. Essere volta, è frutto del volere.
essenziali, abitare una forma di rinuncia strutturale è Ognuno di noi è dunque una
necessario perchè alla nostra pratica si apra l'orizzonte volontà che non può non
spirituale, dice Tomatis. Occorre fare a meno di tutto essere tale e che
ciò che "ecceda la mera vita in soffio essenzializzata"3, inevitabilmente conduce ad un
ogni apparato tecnologico che sia possibile escludere, destino; ognuno di noi vuole la
tanto più se si considera che il pericolo – mai del tutto sua condanna, o la sua
assente nell'ambiente di montagna – potrà anche essere redenzione, che è in quest'ottica il medesimo. Compito
temporaneamente esorcizzato dalla tecnica, ma esso etico dell'eroe sulla Terra è "esemplificare attraverso la
non farà che ritornare ancora più terrorizzante qualora sua azione la virtù come forza ed eccellenza"4, perchè
non ci si sia spiritualmente preparati ad esso. un giorno la Rivoluzione appaia sulla Terra. Cosa dovrà
L'essenzialità, allora, è la porta d'accesso alla fare allora l'eroe, accortosi che la Rivoluzione è in
spiritualità della strada. realtà impossibile? Savater lo spiega nel capitolo 9 del
Da ultimo, tentiamo di comprendere in che rapporto libro, intitolato Lo scetticismo davanti al mondo nuovo,
stiano tra loro lo spirituale e il necessario, prendendo in introducendo l'emblematica figura di Mosè. E' nota la
considerazione la poesia pessoana riportata al principio storia raccontata dal libro dell'Esodo: dopo quarant'anni
dell'articolo, nella quale lo stesso navigare è presentato di viaggio attraverso il deserto, mentre il popolo ebraico
come necessario, e ben più della vita. Possiamo stabilire è prossimo all'arrivo nella Terra Promessa, Mosè viene
una semplice analogia tra quel che la navigazione informato da Dio che non avrebbe mai visto la "terra
rappresenta per il portoghese e quel che il camminare dove scorrono latte e miele"; ricevette cioè la funesta
significa per noi. Navigare, camminare, significa attuare notizia che lui e il suo paradiso erano incompatibili.
in noi un certo tipo di dinamismo equivalente alla Perchè Mosè continuò a camminare, a guidare il Popolo
creazione, scopo stesso dell'esistenza e ad essa Eletto, come se nulla fosse? Sarebbe facile trovare la
ontologicamente superiore. Non si dovrà allora godere ragione delle sue azioni in un altruismo disinteressato,
semplicemente della propria vita: essa va ingigantita, a ma il racconto è ben più ricco di insegnamento, se
prezzo della vita stessa. Una pratica dunque assidua e proviamo ad immaginare che Mosè fosse tanto lucido
costante, volta a far conflagrare il fuoco del quotidiano, ed egoista quanto tutti gli esseri umani. Scrive Savater
è allora ciò che è necessario; dal che si deduce come lo che "In pratica, Mosè alla fine è stato informato su cosa
spirituale sia lo stesso del necessario – almeno significasse questa 'Terra Promessa' e ha capito che il
ascoltando le voci che qui vengono fatte dialogare. Non segreto, affinchè questa continuasse a essere promessa,
è certo un caso, infatti, che nel brano Os Argonautas del consisteva nel fatto che lui non sarebbe arrivato a
calpestarla, perchè quando si entra nella Terra
1 Non ci attardiamo a descrivere oltre una pratica tanto Promessa, questa cessa di essere tale e si trasforma in
affascinante: chi volesse approfondire il tema si procuri
una terra comune e corrente, in un paese come
l'interessante libro Spiritualità dei Raid Goum nel deserto,
oppure consulti il Web agli URL www.antimo.it o qualunque altro, intercambiabile con quello, detestato,
www.goum.it . da cui era partito."5
2 Francesco Tomatis, Filosofia della Montagna, Bompiani,
Milano 2005, p.53. 4 Fernando Savater, La missione dell'eroe, cit., p. 121.
3 Ibidem, p.54. 5 Ivi, p. 161.

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

E' la promessa a dar valore alla terra, e, anzi, "la Rivoluzione deve dunque mantenere quindi il suo
promessa svanisce nel momento in cui si compie, carattere onirico, ma pesante sul presente, sul tempo
svanisce al punto che si arriva a dimenticare che una della promessa, perchè è nel presente che si pone la
volta è esistita.", tanto che il Popolo Eletto avrebbe necessità di lottare per la propria libertà contro ciò che
dovuto scegliere tra la terra e la promessa - e ingabbia e reifica, e allo stesso tempo si deve lottare per
ovviamente avrebbe scelto la terra. Mosè, allora, la libertà degli altri, necessaria hegelianamente al
continuò a camminare, con più forza che mai, conscio riconoscimento della propria. E' oggi che si deve
che nulla al mondo gli evadere dal tolkieniano carcere del mondo, dalla
avrebbe strappato ciò caverna platonica, insieme con tutti i prigionieri.
che davvero ha Ma allora è questo il senso di camminare verso la
valore, ovvero la Terra Promessa: essere scettici nella possibilità del suo
promessa. raggiungimento non significa arrestare il cammino;
Certo, all'inizio il significa, semmai, "che la virtù continuerà ad essere
Profeta dovette possibile perchè continuerà ad essere indispensabile,
senz'altro iniziare la perchè nessuna istituzione immaginabile la renderà
sua missione pieno di superflua una volta per tutte."3. Conclude Savater: "I
speranza per la cristiani sostengono che è necessario agire come se la
Fernando Savater ricompensa che alla grazia fosse conquistabile, benchè non ignorino che si
fine sarebbe giunta, spinto dall'indubitabile fascino del tratta di un dono gratuito e che viene da una volontà
futuro: ma, poco alla volta, maturò in lui la convinzione tanto libera da essere equivalente al caso. Nello stesso
che il futuro altro non è se non un miraggio. Cosa modo, anche noi pagani compromettiamo il nostro
distingue infatti il futuro dal presente, se non che il giudizio e la nostra dignità nell'agire come se tutto
futuro è il giorno in cui il presente, con la sua promessa, dipendesse da noi, benchè alla fine sia ugualmente un
muore? "Quando ha saputo finalmente di non dover regalo e un'alea ciò che viene a chiuderci gli occhi per
arrivare nella Terra Promessa e che quel castigo lo la notte."4
avrebbe liberato dal futuro confinandolo per sempre Camminare, allora, perchè sia possibile ancora
nell'oggi e nella promessa, a Mosè si sono rinnovate le camminare, consci del fatto che è il cammino, e non la
forze e il suo passo ha recuperato una nuova allegria."1 meta, che trasformano: e che solo al viandante è aperta
Ora, il pellegrino e il Goumier vanno alla ricerca la visione della Città di Dio. A chi non cammina,
della Terra Promessa, il Mondo Nuovo portato dalla neppure gli occhi rimangono, perchè navigare è
Rivoluzione per l'eroe savateriano. Di cosa parliamo, necessario, è più di esistere.
dicendo "Rivoluzione"? Ciò che si intende qui è la
Rivoluzione, maiuscola, una qualsiasi rivoluzione. E la verità si fece pietra
Delle rivoluzioni, Savater afferma che, pur essendo Grido di pietra di Werner Herzog
queste non irrilevanti e nemmeno superflue, rivolgono di Marco Molino
restando all'interno di un'orbita inamovibile. La frittata,
per usare un'espressione castigliana, viene fatta girare Al termine di una gara di arrampicata sportiva il
ma la resta. La Rivoluzione è invece ciò grazie a cui vincente Martin Zedenmaier (Stefan Glowacz),
sono avvenute tutte le rivoluzioni e che la farà finita per intervistato e incalzato dalle domande provocatorie del
sempre con la frittata, portando a compimento il Mondo giornalista sornione Ivan Radanovic (Donald
Nuovo che millenarismi sacri e profani di ogni tempo Sutherland), arriva a sfidare il
hanno sognato. La Rivoluzione "annullerebbe la famoso alpinista Roccia
distinzione fra governanti e governati, abolirebbe la Hinerkofler che si sta
separatezza del potere e riconoscerebbe ad ognuno la preparando a scalare il Cerro
libera specificità della sua stessa forza"2. Tutto ciò può Torre, una delle vette più
senza dubbio sembrare, ad un primo sguardo, un'utopia. inaccessibili del mondo, che
Se è così, quale senso ha allora, nell'ottica di Savater, si trova sul Campo de Hielo
camminare verso il Regno dei Cieli? Patagónico Sur. Alla base del
Questi risponde che non si tratta di una semplice diverbio risiede il non
alternativa, di una semplice scelta tra un piano riconoscere da parte di
realizzabile e un fantasma impossibile: le cose sono Roccia l'arrampicata sportiva
assai più complesse. In primo luogo, la Rivoluzione si all’altezza dell'alpinismo. I
presenta come l'orizzonte fondamentale dell'etica: due partiranno subito per il
abbandonare l'etica significherebbe consegnarsi allora l'America meridionale con un piccolo seguito per
all'inevitabile reificazione di se stessi, perchè chi non è dimostrare reciprocamente la validità delle loro ragioni.
soggetto dell'azione, diviene soggetto all'azione. La

1 Ivi, p. 162. 3 Ivi, p.170.


2 Ivi, p.164. 4 Ibidem.

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Grido di pietra è in primo luogo la cronaca di una accettare ogni sfida alla quale viene sottoposto. Non è
sfida sulle suggestive altezze delle Ande meridionali. del tutto un personaggio negativo: proprio in questo
La sceneggiatura è redatta dal noto alpinista Reinhold orgoglio forse c'è uno spiraglio di redenzione. C'è un
Messner mentre la regia è di Werner Herzog. Il regista altro personaggio nel quale questo moto di orgoglio non
in questione raramente congegna un film che non abbia esiste più e la possibilità di redimersi è completamente
alla base una sua sceneggiatura e infatti ha dichiarato sparita: il produttore di New York, incaricato di
che non sente il film propriamente suo. Ciononostante documentare e registrare l'impresa, per gettarla in pasto
l'unione è fruttuosa: l'esperienza di Messner, coadiuvata a milioni di spettatori annoiati. In questo personaggio
dall'attenzione di Herzog per la "verità estatica" ci abbiamo proprio la concretizzazione stratificata di quel
garantisce un film estremamente interessante sotto modo di vita che da anni guida il personaggio. E' la sua
molteplici aspetti e simboli nascosti. Il film riprende in stessa visione che gli impedisce di far fronte alle
alcune sue parti le polemiche circa la prima scalata del difficoltà oggettive anche nei momenti di crisi,
Cerro Torre nel 1959 che si scatenarono nel 1968 e pensando ancora di essere nella sua amata metropoli
videro storicamente protagonisti Cesare Maestri, pure se è sul Campo de Hielo Sur. Vuole telefonare al
Cesarino Fava e Toni Egger. Tuttavia, la nostra analisi suo avvocato, vuole denunciare chi di dovere. E' un
non può e non deve interrompersi a questo livello. Lo mondo che nella Wildnis non ha modo di sopravvivere.
studio puntigliosamente analitico del record non è Ciò che nella metropoli, con i suoi ritmi, lo designa
nostra materia né di nostro interesse. La sfida profonda come un cittadino ben integrato, in alta montagna lo fa
che suscita il moto di indignazione in Roccia sembrare un pazzo.
Hinerkofler, prima ancora dello stile di arrampicata di Roccia, invece, dà modo di notare la differenza con
Martin, è il suo approccio arrogante e supponente alla il suo rivale nel suo approccio incentrato sulla vita e
scalata; che in un ambiente non protetto e sotto secondariamente focalizzato al cammino della scalata.
controllo – come quello di un palasport – esige un In lui la preparazione all'ascesa è fisica e spirituale. E',
criterio metodologico radicalmente diverso. Un pur nella sua specializzazione, un asceta. In lui si
approccio di cui certo non si può biasimare lo sportivo notano le doti e la sensibilità acuta del contemplatore
in quanto non è che solo l'ultimo sottoprodotto di un solitario. La montagna ha uno strano effetto su di lui, lo
sistema molto più ampio che avvolge l'intera rende più distante e suscettibile a strani sogni profetici
Weltanschauung occidentale. affini agli antichi stiliti. Corpo e spirito si integrano
Abbiamo quindi contrapposti nel film due modi di olisticamente e questo è difficilmente interpretabile dai
vedere, due diverse Weltbild a confronto: quella del suoi compagni di viaggio, abituati a scadenze e tempi
giovane arrampicatore e del vecchio scalatore. Il prestabiliti dai ritmi lavorativi meccanici. In lui
giovane è ben integrato nel suo tempo e pertanto si l'esigenza di preparazione non ha dei limiti ben definiti
comporta esattamente secondo i pregiudizi del suo nel tempo. Prima di sfidare la potenza della montagna
tempo. L'attenzione per la deve respirare, mangiare, soppesare e in breve vivere a
spettacolarizzazione della sua contatto e in stretta simbiosi con la sua terra. E' un
impresa, l'importanza degli percorso lungo che però alla fine dà i suoi frutti. Con
sponsor e della fama e il questo atteggiamento, l’alpinista aliena da sé ogni tipo
voler prima di tutto produrre di agio del vivere moderno, lascia i suoi affetti a casa e
un qualcosa prima ancora di in questo modo si rende folle ed egoista ai loro occhi.
pensarla sono tutte Questo comportamento non è compreso da chi gli sta
sembianze di questo. La intorno certamente per colpa di una mancanza di
produttività performante, comunicazione. Se avesse spiegato meglio le sue
scandita da ritmi meccanici, è intenzioni ben motivate forse i giudizi sulla sua persona
l'obbiettivo che si prefigge il non sarebbero stati così duri. Ciononostante la
campione di questa responsabilità più ampia del fraintendimento delle sue
determinata visione del intenzioni è da ritrovare nel suo modo di sentire così
Werner Herzog mondo. Il produrre sempre affine alla selvaggia montagna e così estraneo al Mondo
qualcosa a prescindere quasi dalla qualità del prodotto è Moderno. Così facendo, viene lasciato dalla donna che
notevolmente manifesto in molti personaggi della ama e proprio questo forse accende in lui alla fine la
vicenda. E' del resto uno dei nostri più gravi e insidiosi miccia per completare l'impresa. Si faccia attenzione
pregiudizi che a volte intaccano anche i modi di vivere alla parola completare, non casuale: l'impresa era già
di persone estranee a questo modo di pensiero tanto è iniziata nel momento della sua preparazione. Lo scalare
potente, affascinante e carismatico. Il capitalismo nella la montagna non è altro che il coronamento e parte
sua forma più spinta è solo un aspetto di questa realtà finale della stessa. Nel momento in cui il percorso di
delle cose. In questo atteggiamento possiamo preparazione è concluso rimane solo alla decisione
distintamente riconoscere un ossequio alla macchina. personale il "quando" dell'avvenimento.
In realtà, poi, in Martin si può notare ancora un vago Dunque si può affermare che in realtà la dialettica
moto di orgoglio che lo induce sempre e comunque ad nel film si manifesta tra due visioni del tempo: una di

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tipo ascetico e l'altra tipica del Mondo Moderno e affine ottengono niente. Nonostante sia stato il primo ad aver
ai suoi ritmi lavorativi. Incarnate scalato il Cerro Torre non lo sa nessuno nel mondo
dai due attori sulla scena, credo civilizzato: la montagna si presume ancora essere
siano esse le vere protagoniste inviolata. Il personaggio ha compiuto l'impresa per
del lungometraggio. E' chiaro che ottenere una überwindung personale, nulla importa a lui
loro non comprendono chi degli onori della cronaca o della fama imperitura di
aderisce all'una o all'altra. Hanno alpinista. Si potrebbe dire che il pazzo abbia sacrificato
il loro perché solo se svolte sullo assieme alle dita della sua mano anche la sua sanità
stesso suolo del quale fanno mentale. Ma non è così: infatti dimostra di avere
parte. Un atteggiamento ascetico un'ottima capacità di giudizio, osservazione e di dare
a New York sarebbe fuori luogo alle cose il giusto valore. Solo che non si riconosce
quanto uno di tipo moderno in perché in realtà opera ad un livello altro rispetto a
Patagonia. Non si può pensare Reinhold Messner quello degli abitanti delle pianure. Quegli stessi abitanti
come giusta un tipo di sensibilità che si pongono il problema del perché un uomo, quando
del tempo a prescindere da dove viene svolta. L'uomo è ha al suo servizio mezzi di tipo tecnico che
un essere geografico e questo incide sul suo modo di incrementano la sua potenza come elicotteri e
comportarsi e pensare. Sono due modi presenti nel videocamere, debba spossarsi a scalare una montagna
mondo in modo asimmetrico poiché quello di stampo quando con il minimo della fatica potrebbe farlo in
moderno oramai risulta sempre più vincitore per metà del tempo, non comprendono né il pazzo né
diffusione e auspicabilità. Persino gli ultimi eredi del l'asceta che aspira alla vetta. Il loro sistema di valori è
pensiero ascetico talvolta capitolano in favore del loro discordante e non si può assimilare; non si può sperare
avversario ideale. La via di una produzione di arrivare ad una sintesi.
sconsiderata, senza un vero tèlos, risulta infine dannosa In questa nostra analisi recensiva, si è cercato di dare
sia per chi la persegue sia per chi l'ammira. Il prodotto spazio alle metafore portate alla nostra attenzione dal
che ne consegue non è che un aborto, in qualità ed film. Le abbiamo analizzate e
essenza, rispetto a quello generato in modo tradizionale; abbiamo cercato di
perciò non ha una vera efficacia sebbene sia un interpretarle in modo coerente
processo molto efficiente nel suo complesso. Sono con la nostra sensibilità e
questi i due sistemi di metodo con i quali ognuno di noi valutazione. Non bisogna
si confronta e, forse troppo spesso inconsapevolmente, però essere dimentichi del
compie una scelta. Nondimeno il riconoscimento di tale fatto che sono metafore e
scelta è già il primo passo verso la consapevolezza e come tali devono restare.
non è del tutto fuori luogo pensare che uno dei fini del Grazie alla metafora, abbiamo
regista fosse il porre l'accento e sottolineare il occasione di ragionare per
riconoscimento verso questa direzione. analogia, il che garantisce
Un'ultima figura del film sul quale mi vorrei un'amplificazione della
brevemente soffermare è il pazzo senza dita interpretato percezione in vista di un fine
da un ottimo Brad Dourif, ben noto per le sue di tipo critico. Ciononostante,
performance in Qualcuno volò sul nido del cuculo, è bene non confondere il
Ragtime, Il signore degli anelli, Dune e Velluto blu. E' Il Cerro Torre significante con il suo
un chiaro riferimento alla maschera del pazzo che, quasi significato. Sebbene nel regno della vetta questo
come un moderno satiro delle vette ghiacciate, guida e confine sia labile, per sua stessa natura, è bene saper
consiglia occasionalmente i protagonisti della vicenda. discernere comunque le due parti. Sebbene in passato ci
Il percorso d'ascesi è lungo e pericoloso. Per chi trova il siano state figure storiche eccezionali che sono riuscite
coraggio e la forza di arrivare in alto, la ricompensa è a racchiudere tutto nella loro persona, oggigiorno non è
enorme – allo stesso tempo, grande è il pericolo detto che un ottimo scalatore sia anche un esemplare
dell'abisso. Chi conosce le vette deve conoscere anche asceta.
gli abissi, diceva il filosofo: il pazzo senza dita Forse questa avvertenza peregrina può sembrare
probabilmente conosce bene entrambi. E' una figura esagerata o superflua, ma in un mondo appianante e
liminale che inquieta e affascina allo stesso tempo: in democratico in cui si è abituati a non discernere la
lui forse il demone della montagna si manifesta per paglia dal grano, è un pericolo ben presente in ognuno
diffondere il suo verbo silenzioso. Sul suo cammino di di noi; esso fa parte di un sistema più vasto ben al di là
hybris ha sacrificato le dita della mano pur di riuscire delle comuni possibilità di raziocinio. Del resto, se
nella sua impresa e quindi il sacrificio è evidente sulla Grido di pietra vuole essere un impulso per la
sua persona. Perché di sacrificio qui si tratta, essendo il riflessione personale, allora è bene tenere presente
cammino, in questo caso ascendente, un qualcosa di l'avvertimento che comporta. Dopotutto, chi di noi non
affine al rito di passaggio. Coloro i quali non si vive nel proprio tempo?
sacrificano, per paura o per egocentrismo, non

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R E C E N S I O N I – S E G N A L A Z I O N I con l’intenzione di riconquistare l’identità rubata. Il


mondo che attraverserà è composto da paesaggi
Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi improbabili e onirici, in cui sogno e realtà sono
a cura di Daniele Palmieri indistintamente intersecati, abitato da popolazioni
oppresse e soggiogate da nuove divinità capricciose,
Il sentiero di legno e sangue: un libro imperdibile abbandonate alla noia e incapaci di controllare la
per chi ama l’evasione e il bizzarro, per chi è stufo e propria volontà. Il cammino intrapreso è una sorta di
annoiato dalla quotidianità, per chi cerca emozioni, per percorso iniziatico, lungo il quale dovrà affrontare e
chi vuole sognare, abbandonarsi all’immaginazione e accettare se stesso e infine, inevitabilmente, giungere al
divertirsi, ma anche riflettere. Pubblicato da una piccola fato per cui è stato creato: diventare umano. Da questo è
e coraggiosa casa editrice vicentina, la Asengard semplice cogliere il significato del titolo.
Edizioni, quest’opera inaugura la loro nuova collana L’ispirazione di base è
denominata Wyrd, dedicata al genere new weird e più in estremamente evidente. Lo
generale al bizzarro, in cui viene dato spazio a opere si potrebbe banalmente
originali e fuori dagli schemi, con componenti considerare una rilettura in
fortemente sperimentali1. chiave oscura e gotica di
Ma non fatevi troppo condizionare dalle etichette Pinocchio, da cui infatti è
perché l’autore, come specifica nella postfazione, ha facile riconoscere molti dei
semplicemente scritto la storia che voleva scrivere, personaggi. Sia chiaro però:
senza porsi limiti di genere, senza il problema di essere ci si ferma qui. La
per forza innovativo e originale o di sottostare a cliché somiglianza è solo la
di alcun genere. Il fantastico è letteratura d’evasione e, Maschera che ricopre la
anche se non porta nulla di nuovo, sicuramente è un Bestia che sta dietro. Questa
piacere da leggere. creatura che si annida nel
Abbiamo a che fare con un autore poco noto, profondo genera incubi e dà
probabilmente perché giovane ed italiano, non certo vita al peggio, all’abisso che c’è in noi, dando forma
però alle prime armi, avendo infatti già pubblicato altri concreta alle nostre paure.
romanzi e alcuni racconti. Una cosa è indubbia: Luca Notevoli e numerose sono le citazioni contenute, più
Tarenzi è uno scrittore dalla fervida immaginazione, o meno evidenti: si va dalla più classica letteratura, a
dalle notevoli capacità ed estremamente evocativo. film e a cartoni animati giapponesi. Per chi ne ha le
Questo romanzo risulta scorrevole e ben scritto, competenze e/o le conoscenze sarà divertente notare
profondo ma ironico al punto giusto, da risultare queste “coincidenze”. Lo stesso vale anche per le
talmente digeribile che il lettore non potrà far altro che similitudini tra i personaggi e le vicende del Pinocchio
divorarlo parola per parola. Certo è breve, ma per chi originale di Collodi, che, va sottolineato, è ben diverso
desideri una zuppa allungata e riscaldata ne sono zeppe dalla versione disneyana, ben più nota oggigiorno3. Da
le librerie, c’è solo l’imbarazzo della scelta. D'altra non trascurare infine, per chi lo può riconoscere, il ricco
parte, da quando la qualità di un romanzo si giudica simbolismo. Una lettura di cui non vi pentirete.
dalla quantità di carta su cui è stampato? Garantito.
Un libro che colpisce fin dalla copertina2, che già
preannuncia e rende vivide le sensazioni che permeano Alejandro Jodorowsky: La Montagna Sacra
il mondo raccontato: cupo, incontrollabile, opprimente, a cura di Mitsuharu Hirose
pericoloso, selvaggio e triste. Uno sposalizio fantastico
tra titolo, illustrazione e contenuto spesso difficile da Un cammino iniziatico, che porta un reietto dal
ritrovare. fango fino alla vetta della Montagna Sacra, attraverso
A proposito di contenuto, la narrazione inizia da un percorso di ri-creazione interiore, allo scopo non
questo evento: il protagonista si risveglia all’interno disolo di dominare la morte e diventare uno dei Nove
una immensa conchiglia, senza nome e senza memoria. Saggi, ma anche di venire a conoscenza del segreto
Si accorge di avere un corpo costruito interamente in della vita. Un itinerario attraverso simbologie
legno, ingranaggi e articolazioni. Vicino a lui giace il esoteriche, religioni occidentali ed orientali, unico
cadavere del suo costruttore, mentre due creature poco mezzo di creazione ed elevazione dell'Anima in un
rassicuranti stanno armeggiando col contenuto della sua mondo distopico e grottesco, dove regnano fanatismo,
scatola cranica. Subentra subito l’istinto di edonismo, povertà materiale e spirituale. E non solo: La
sopravvivenza, che lo porterà a lottare e viaggiare. Si Montagna Sacra è inoltre un percorso cinematografico,
darà così alla fuga, ribellandosi a un destino già deciso,dove ogni fotogramma è una metafora, una citazione,
uno spunto di riflessione su politica, morale, sulla
1 Per maggiori informazioni, si visiti il sito della casa distinzione tra sogno e realtà.
editrice: http:// www.asengard.it.
2 Sicuramente merita di essere visitato il blog 3 Cfr. L. Tarenzi, postfazione a Il sentiero di legno e
dell’illustratrice: darknessetfolly.blogspot.com. sangue.

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

Il regista, Alejandro Jodorowsky Prullansky, nato in carnefici con un urlo e, impietosito dal nano mutilato,
Cile nel 1929 da una famiglia ebrea di origini ucraine, stringe amicizia con lui fumando marijuana, in una
dagli anni '50 vive a Parigi, dove ha fondato assieme a scena che pare un piccolo tributo a Freaks di Tod
Roland Topor e a Fernando Arrabal il movimento di Browning. Qui comincia il suo cammino disperato che,
teatro panico, corrente di ispirazione post-surrealista, senza la presenza illuminante di una guida, lo trascina
che suggerisce una nuova ma indefinita idea di uomo: senza meta per le strade di una Città del Messico
nel saggio Panico e Pollo Arrosto del 1964 (incluso in grottesca, degradata e militarizzata, come in una sorta
Panico!, di Arrabal, Jodorowsky e Topor, Giunti di caotica distopia. Il ladro si ritrova tra parate di soldati
Editore, 2007, p. 173), il regista stesso afferma: che portano in processione pecore scuoiate e crocifisse,
“L’uomo panico, dato che pensa strutturalmente, che come a simboleggiare una percezione fanatica e tribale
sostiene una logica di eliminazione di possibilità e dato di Cristianesimo, fucilazioni di massa riprese con le
che è capace di vivere molte idee contraddittorie allo telecamere da ricchi e perversi turisti nordamericani, e
stesso tempo, ripartisce il calore secondo la molteplicità spettacoli surreali, tra cui quello memorabile della
dei suoi principi, in modo tale che ogni sua idea-azione conquista del Messico, dove un plastico pieno di iguane
venga portata a una normalità sopportabile e benefica. adornate con ornamenti aztechi viene preso d'assalto da
[…] L’uomo panico non fa né economia né progetti, un esercito di rospi armati di lance e corazze, mentre
produrrà un’architettura instabile (luoghi di una marcetta nazista suona in sottofondo.
aggregazione metropolitana come il celebre fiume di Il cammino del reietto prosegue confusamente,
Eraclito; l’uomo non abiterà due volte nella stessa portandolo ad imbattersi in un'altissima torre, dove
città), opere d’arte non conservabili e teorie in continua l'Alchimista (interpretato da Jodorowsky in persona), si
trasformazione, dato che tutto il suo sistema ideale si offre di tramutarlo in oro. Il processo consiste in un
fonda su una metamorfosi di se stesso e degli oggetti rituale di “ricreazione dell'anima”, nel quale
che lo circondano”. l'Alchimista dona al ladro quattro oggetti,
La stessa idea di contraddittorietà, indefinitezza, corrispondenti ai semi dei tarocchi tradizionali, e gli
molteplicità dei principi, costituisce la base della presenta sette personaggi, ognuno associato ad un
fondazione della casa cinematografica Producciones pianeta del Sistema Solare, che si uniranno a lui nella
Panicas, con la quale Jodorowsky trasferisce al cinema i scalata. Il primo di essi è Fon (Venere), edonista
suoi ideali di teatro surrealista, culminanti proprio nel impresario di protesi anatomiche, cultore dell'apparenza
film La Montaña Sagrada, presentato al Festival di a scapito dell'essenza. Marte è simboleggiato da Isla,
Cannes del 1973 e realizzato grazie ai finanziamenti di produttrice di armi. Klein, creatore di opere d'arte
John Lennon e Yoko Ono. costituite da corpi umani, rappresenta Giove. Tramite
lui, il corpo e il sesso sono ridotti ad oggettistica,
produzione di massa di una sorta di pop art vivente.
Saturno è identificato da Sel, incaricata dal governo di
plasmare le menti dei bambini in accordo alle previsioni
politiche di un misterioso computer. Urano è Berg,
consigliere di un presidente-dittatore di stampo
sudamericano, mentre Nettuno è Axon, tirannico
comandante di polizia, i cui seguaci sono paramilitari
castrati. Plutone, infine, è Lut, un architetto che
concepisce la casa ideale come una bara, spazio di
soggiorno puramente temporaneo, da utilizzare durante
le pause del lavoro.
La scalata, con l'aiuto dell'Alchimista, può
finalmente iniziare. Il ladro, simbolo dell'Io primitivo
ed egoista, si unisce spiritualmente ai compagni,
oltrepassa i limiti imposti dalla corporalità individuale,
rinnega (con dolore) le convinzioni errate che gli erano
state imposte e che si erano impossessate della sua
mente. Il gruppo, nel suo percorso, supera delle prove e
viene iniziato all'utilizzo di erbe e funghi allucinogeni
Il film è suddiviso in tre momenti, identificabili sulla scia delle pratiche sciamaniche sudamericane,
come "Smarrimento", "Iniziazione" e "Scalata". Un grazie alle quali impara ad ascoltare la voce della
ladro senza nome, dall'aspetto fisico riconducibile Natura. Sbarcati sull'Isola del Loto, il Maestro e i
all'iconografia occidentale del Cristo, svenuto, senza Discepoli raggiungono il “Bar del Pantheon”, luogo di
una ragione apparente viene crocifisso e lapidato da perdizione che riunisce coloro che, a differenza degli
un'orda di bambini macilenti, incitati da un nano senza altri uomini, partirono alla ricerca dell'Isola stessa ma,
braccia. Il ladro/Cristo si libera, allontana i piccoli credendo essere arrivati a destinazione, rinunciarono a

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

procedere fino alla Montagna. Uno di essi, forse di Hitler, e un milionario disonesto che era stato espulso
parodia di Timothy Leary, sostiene che la Verità si trovi dalla Borsa, e un omosessuale che era convinto di
nelle droghe (“La Croce è un fungo!”), un altro crede parlare in sanscrito con gli uccelli, e una ballerina
nella possibilità di attraversare la materia in senso lesbica, e un comico da cabaret e un'afroamericana che,
orizzontale. Il gruppo non bada ad essi, li disprezza e vergognandosi dei suoi antenati schiavi, diceva di
non si lascia intimorire, ormai è pronto per avviarsi con essere pellerossa. L'idea di scritturare quell'accozzaglia
decisione verso l'ultima parte del tragitto. di persone mi era stata ispirata dall'alchimia: il primo
Il raggiungimento della vetta, con tanto di stadio della materia è il fango, il magma, la “nigredo”.
sconvolgente colpo di scena metacinematografico, non Da esso, per successive purificazioni, nasce la pietra
è la meta di questo viaggio, ma l'inizio di un nuovo filosofale, che trasforma il vile metallo in oro. Queste
ambizioso percorso, che il regista ci invita a seguire persone prese nel mucchio, in nessun caso artisti
anche dopo aver lasciato la sala cinematografica: “Noi teatrali, alla fine del film avrebbero dovuto diventare
non siamo che immagini, sogni, fotografie. Non monaci illuminati.”
dobbiamo restare qui, prigionieri. Romperemo Queste sorprendenti parole ci dimostrano
l'illusione. Questa è Maya. La vita reale ci attende.” l'intenzione di Jodorowsky di compiere sugli attori un
Maya nient'altro è che che il velo illusorio della processo alchemico di purificazione interiore,
filosofia Vedanta, metafora delle limitazioni imposte scegliendo deliberatamente degli scarti della società e
dalla nostra condizione di uomini, che ci avvolge facendo emergere il “panico” annidato dentro di loro,
impedendoci di percepire il mondo nella sua interezza, cioè il pensiero imprevedibile, multiforme, illuminato,
o facendoci pervenire una visione distorta, e di cui che si adatta ad ogni situazione e che si libera dalle
dobbiamo liberarci se vogliamo comprendere la realtà. convenzioni. La materia grezza, cioè il cast del film,
Liberamente ispirato alla Salita del Monte Carmelo attraverso questo cammino intriso di arte e spiritualità,
di San Giovanni della Croce ed a Il monte analogo di sarebbe stata trasformata in oro. Sempre ne La Danza
René Daumal, La Montagna Sacra offre una della Realtà, Jodorowsky descrive come effettivamente
moltitudine di riferimenti a diverse credenze. Uno di ogni attore (incluso egli stesso) abbia subito una
essi è proprio il cammino spirituale, o pellegrinaggio, trasformazione, si sia identificato nel personaggio
elemento comune ad innumerevoli religioni. Il film interpretato anche durante la vita reale, lontano dai
stesso può essere considerato il punto di arrivo di un “ciak”. Il film è di conseguenza una dimostrazione di
altro cammino, questa volta reale, che Jodorowsky come ogni uomo, anche il più abietto, sia in potenza
organizzò e compì assieme a quello che sarebbe stato il “panico”, e che possa effettivamente diventarlo, perchè
cast del suo film. Il anche il mondo, in sé, è “panico”1.
parallelismo di questa
esperienza con l'esito I luoghi e la polvere di Roberto Peregalli
cinematografico finale è a cura di Eleonora J. Annembi
evidente: nella sua
autobiografia, intitolata «La polvere di cui era composto il primo uomo,
La danza della realtà Adamo, è quella che si deposita sulle cose, una coltre
(Feltrinelli, 2006, p. 179), che le ricopre e le protegge. Tutto deperisce, tutto si
Jodorowsky ebbe a consuma e va in rovina. Ma la rovina ha un fascino
dichiarare: “Dopo due abbagliante»2. L’inizio di questo libro di Roberto
mesi di preparazione Peregalli, che è in realtà un percorso tra dettagli,
chiusi in casa senza mai intenzioni, luoghi dell’architettura, si volge, prima che
uscire, dormendo soltanto alle costruzioni, verso l’uomo che le erige e che le
quattro ore al giorno e Alejandro Jodorowsky abiterà. E non verso un uomo qualunque, un normale,
facendo esercizi iniziatici borghese abitante del mondo, ma verso l’Uomo,
per il resto del tempo, più altri quattro mesi di lavoro Adamo, colui che per primo ha abitato e che, per primo,
intenso viaggiando per tutto il Messico, avevamo ha perduto la propria casa. Dopo aver mangiato il frutto
perduto ogni rapporto con la realtà. Il suo posto era dell’albero della conoscenza del bene e del male,
stato preso dal mondo cinematografico. Io, posseduto Adamo si scopre nudo: i suoi occhi si aprono ed egli
dal personaggio del Maestro, ero diventato un tiranno. prova vergogna per la propria condizione. L’attimo
Volevo ad ogni costo che gli attori raggiungessero della rivelazione getta l’uomo nel fluire del tempo:
l'Illuminazione. Non stavamo facendo un film, stavamo perdendo l’eternità, Adamo scopre il divenire delle cose
filmando un'esperienza sacra. Ma chi erano quei e, rivelazione ancora più sconvolgente, si scopre egli
commedianti che, vittime anch'essi dell'illusione,
avevano accettato di essere miei discepoli? Uno, un 1 Per ulteriori approfondimenti, dello stesso autore, cfr.
transessuale, l'avevo scovato in un bar di New York, un Psicomagia – Una terapia panica, Feltrinelli, 2005; Le
altro era un attore di telenovela, e poi mia moglie, con Pietre del Cammino, Giunti, 2009.
le sue nevrosi da fallimento, e un ammiratore americano 2 R. Peregalli, I luoghi e la polvere. Sulla bellezza
dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010, p. 12.

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stesso caduco e mortale. Cacciandolo dall’Eden, Dio preservare e violentare, tra conservare e render asettico:
prospetta all’uomo il suo inevitabile destino: «Polvere questo è l’insegnamento che l’uomo di oggi dovrebbe
sei e polvere ritornerai». L’essere umano, dopo la apprendere. Che sia una facciata dall’intonaco
vergogna della propria nudità, scopre la paura per la screpolato, una cancellata arrugginita, una rovina
propria condizione, per l’inesorabile passare dei giorni, avviluppata dall’edera, l’uomo deve imparare a
per la danza eterna tra luce e buio, tra giorno e notte ritrovare il bello anche nel vecchio, nel decaduto.
che, improvvisamente, riguarda anche lui. «Il pegno da Usando gli oggetti, amando i corpi è inevitabile e
pagare alla conoscenza è la morte, nel suo scorrere necessario che gli angoli si smussino, che si formino
attraverso la vita. […] Se si vuol conoscere, si deve delle pieghe, che sorgano dei graffi. Edificare è
diventare mortali»1. condannare alla rovina, così come metter al mondo una
Il tempo si insinua nella vita è consegnarla alla morte. Le rughe su un viso
nostra carne e ci ritroviamo, dicono della sua vita, così come i calli sulle dita di un
così, poi non molto suonatore evocano musiche passate: chi vuole, in nome
dissimili da quegli oggetti di un’estetica morta e standardizzata, livellare i difetti
su cui vediamo posarsi la su qualunque superficie, sia essa la pelle, il marmo o il
polvere. Governato dalla vetro, fa violenza al passato privato o comune che vi si
paura, l’uomo cerca con racconta.
ogni mezzo di svecchiarsi, Gli architetti, o i nuovi designer, che hanno la
di ingannare il tempo e pretesa di restaurare il vecchio senza lasciar traccia
distrarre la morte, di degli anni a cui è sopravvissuto dovrebbero fare un
sfidarla per darle scacco passo indietro e guardare il mondo che stanno creando:
matto, ma la verità è che, luoghi identici tra loro, nonostante si trovino in
guardando ai grani che continenti diversi, siti tolti ai loro abitanti che diventano
cadono dalla clessidra, lavagne bianche su cui esercitare il proprio estro, il
l’unico sentimento che potere feticistico del proprio nome. «Credo che in
avvertiamo è l’impotenza della nostra sete di eternità. E quest’epoca falsamente luccicante e rassicurante, che
insieme cresce in noi la nostalgia. Dall’uomo fatto di vuole esorcizzare la morte e la fragilità della vita a ogni
carne, il desiderio di portare l’eternità in questo mondo passo, e dove colori sgargianti, superfici nitide e sorde,
si trasferisce agli oggetti, ai luoghi, agli edifici. luci accecanti circondano il nostro vivere, un sentiero
Peregalli si muove, in questo suo libro, tra svariati possibile sia quello di cercare negli interstizi delle cose
aspetti che segnano un edificio: dalle sue finestre e dalle prodotte dall’uomo una crepa, una rovina che ne
facciate alle grandezze, dai musei alle rovine; ci parla certifichi la fondatezza. In un mondo che teorizza le
della luce e del non-colore, ponendo a confronto un guerre “intelligenti” e gli obiettivi “mirati” la barbarie
contemporaneo assetato di perfezione eterna con un più non è costituita dalle distruzioni, ma dalle costruzioni»2.
romantico e malinconico passato amante delle crepe e Passando dai versi di Rainer Maria Rilke in cui
delle screpolature. Sicuramente uno sguardo emerge l’angoscia per la caducità di cui il mondo è
marcatamente nostalgico, forse idealista verso un’idea intriso, attraverso i ricordi proustiani, arrivando ai
di passato, di Eden perduto dove tutto era maneggiato grandi nomi del Movimento Moderno – Walter
con la giusta cura, ma che, sicuramente, apre importanti Gropius, Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe tra
spiragli sul nostro tempo. Come a dire, rifacendoci ad gli altri, fino all’incompiuta opera di Antoni Gaudí – si
un’ottica ermeneutica, che guardando a ciò che aprono varchi nel nostro modo di vivere e abitare che ci
abbiamo perduto, mostriamo molto più ciò che siamo. permettono di guardare ad aspetti altrimenti dati per
Da ciò di cui noi sentiamo la mancanza emerge quel scontati con una differente e maggiore consapevolezza.
che siamo stati. Sembrano qui appropriate la parole di Dopo aver letto questo libro guarderemo in modo
Novalis che, in polemica con l’attenzione devota di diverso una comune lampada che si trova in una
Goethe ai classici, afferma la non esistenza storica di qualunque delle nostre case, toglieremo con un
quel che noi chiamiamo Antichità, ma che questa si dà atteggiamento differente la polvere dalle nostre pile di
per chi la costituisce, cioè noi stessi. libri, daremo un peso maggiore alle superfici di un
In Inghilterra, ci racconta Peregalli, nelle scuole che candido, abbagliante, ma ormai asettico bianco laccato.
formavano maggiordomi uno degli insegnamenti più Il pregio di questo libro è sicuramente quello di
difficili era la pulitura degli argenti. La difficoltà stava saper evocare, mediante immagini – fatte di parole, ma
nell’individuare il limite oltre cui non andare con la anche con fotografie, in cui la scelta del bianco e nero
svecciatura, poiché la polvere che si depositava nelle aggiunge sicuramente un ulteriore sapore nostalgico –
pieghe di questi soprammobili non doveva essere emozioni e sensazioni pari a quelle che ci potrebbero
interamente rimossa. Andandosi a sedimentare nelle suscitare le visite ai luoghi descritti. Le parole
cavità sottolineava le ombre che facevano risaltare la dell’autore riescono infatti a evocare quell’indicibile
lucentezza dell’argento. Conoscere il limite tra senso di scoperta, quell’illusione che ci fa tutti un po’

1 Ibidem. 2 Ivi, p.78.

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avventurieri quando cerchiamo di spingere il nostro sul lato sinistro della sedia, con entrambi i gomiti
sguardo nel profondo dell’abbandono di una casa appoggiati sulle cosce; e solo allora, con il tono di colui
fatiscente; riescono a ferire i nostri occhi come che si svegli in un deserto dopo essere andato
l’accecante bianco dei muri di Tangeri sotto il sole, ci comodamente a dormire nel proprio letto in città, chiese
sporcano le dita della patina che l’uso ha gettato sui «Chi sei tu?».
nostri averi. Peregalli ci indica, con questo libro, una Ci fu silenzio. Gli occhi grandi e neri del bimbo
via, un cammino da seguire sicuramente in sconosciuto si inchiodarono in quelli sottili e castani di
controtendenza, certamente difficoltoso perché in un lui e li ingoiarono fino a indurgli un fremito nelle
mondo che osanna il bello e perfetto a tutti i costi, viscere.
compreso quello di aver poi « Sono Raffaele. E tu?» il tono con cui aveva
un mondo sconosciuto e un risposto e poi rispedito la domanda al mittente era così
amante di plastica, infantile che all’uomo scappò un mezzo sorriso. Subito
ammettere la possibilità soffocato quando il bambino si aggrottò, quasi a
della rovina è una scelta chiedere cosa ci fosse di così divertente nel suo nome.
quanto meno coraggiosa. « Io sono Andrea. È un…piacere.» continuando a
«Questo libro parla della fissare i suoi occhi; gli balenò in mente l’idea che era
nostalgia che si appropria di oggetti e luoghi, parla stato proprio il suo sguardo a rapirlo e a costringerlo a
dell’incuria che l’uomo ha per il suo destino, parla della rispondere « Ma cosa ci fai qui da solo?».
violenza che la tecnologia moderna opera sui nostri « Cerco mio padre» affermò per la terza volta il
luoghi e sul nostro mondo, del silenzioso camminare in piccolo, con la medesima eccitazione delle prime due
un viottolo di campagna, di cortili abbandonati, della volte, come se stesse ripetendo da un nastro incantato.
pioggia che cola sui vetri. Sono le povere cose che Andrea si grattò la testa dalla folta capigliatura castano
testimoniano un mondo perduto, le cui tracce appena chiara
visibili costituiscono il tessuto della nostra vita»1. « E perché lo cerchi qui? Lo hai perso qua dentro?»
si chiedeva come potesse un padre perdere il proprio
P O E S I A E N A R R A T I V A figlio in un buco di bar come quello: quattro tavoli e un
bancone. E la porta a destra per il cesso.
Il peccatore e gli occhi liquidi « No » disse semplicemente il bambino. Andrea
di Natale Pezzimenti allargò le braccia e inarcò un sopracciglio scuotendo
leggermente la testa come a dire “e dove?”. Ma
« Cerco mio padre ». Raffaele non rispose, si limitò a incastonare
La voce squillante e immatura del bambino nuovamente i suoi grandi occhi neri in quelli di lui.
interruppe il flusso di pensieri, incessante e illogico, « Dov’è tuo padre?» chiese allora Andrea, un pò
dell’uomo. Abbassò lo sguardo sul ragazzino che non spazientito. La pazienza non era mai stato il suo forte.
poteva avere più di otto, nove anni. Al massimo dieci, si Su quello, sua madre e le donne che aveva avuto non si
disse. Posò il bicchiere a base circolare riempito per un erano sbagliate.
quarto del whisky giallo scuro, e continuando a tenerlo, « Non lo so, o non lo cercherei » sentenziò allora
con il braccio appoggiato al tavolo, fissò il bambino Raffaele con una freddezza logica che lo spiazzò
negli occhi. Erano due enormi occhi circolari e neri completamente. Di sicuro, il bambino non era un
come la notte, profondi quanto un pozzo antico, liquidi mocciosetto istupidito come tanti.
e ingenui. Alle spalle del bevitore, la porta d’ingresso « Hai un’idea di dove possa essere?» indagò, ormai
del bar si aprì facendo tintinnare i campanelli appesi privato di ogni residuo di tenerezza nei confronti di quel
sulla sua sommità, e i passi di un tizio silenzioso ragazzino. Le sue risposte lapidarie lo innervosivano.
risuonarono sul pavimento piastrellato. Non si voltò a « No. Per questo te lo chiedo ». Andrea divenne
guardarlo, tanto era rapito da quello sguardo innocente rosso. Ne aveva abbastanza di quella conversazione,
che gli sembrava contenesse una verità inspiegabile e decise di darci un taglio netto, si rivoltò verso il tavolo,
totalizzante. Il bambino rimase lì immobile, con le mani afferrò il bicchiere e disse
legate dietro la schiena e le punte dei piedi rivolte « E allora non so come aiutarti, ragazzo. Fatti venire
leggermente verso l’interno, come due cani che si in mente qualcosa, magari trovi qualcuno che abbia la
sfidino. Osservava l’uomo a cui aveva parlato con gli pazienza di ascoltarti.» si portò il bicchiere alle labbra e
stessi occhi con cui avrebbe osservato un aquilone o un sentì il liquido arroventarle, poi la lingua e poi la gola.
programma in televisione. Poi si alzò leggermente sulle Il bambino non si era mosso di un centimetro,
punte dei piedi e ripeté nemmeno una distrazione del capo, nulla. Andrea
«Cerco mio padre». La voce aveva squillato ancora faceva finta di non avvertirne la presenza, ma percepiva
una volta assestandosi su tonalità alte, tipiche della gola il peso del suo sguardo sulle spalle. Si stava
infantile. Fu a quel punto che l’uomo abbandonò la innervosendo sempre di più, ma non riusciva a decidersi
presa sul bicchiere e con un gesto lento si voltò a sedere a cacciare in malo modo il ragazzino. La verità, si
sarebbe detto in seguito, era che temeva di portare
1 Ivi, p. 13.

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nuovamente il proprio sguardo nel suo. quel breve lasso di tempo tra il sedersi al tavolo e il
Era una giornata negativa, di quelle che iniziano portare alla bocca un sorso di whisky che Raffaele lo
male e non possono avere nessun destino se non quello aveva come destato da un limbo intellettuale. E adesso,
di finire ancora peggio; un destino annunciato e dopo aver ripercorso la sua giornata con la mente e
confermato a ogni ora passata. Ventidue giugno essersi un po' concentrato su quella bionda sgualdrina
duemilasette: quel mattino era stato licenziato, senza autrice certa – così era ormai indissolubilmente
preavviso e senza alcuna spiegazione, liquidato di punto convinto – della sua disgrazia, aveva ripreso a
in bianco e impossibilitato a opporsi in alcun modo. ragionare; e ragionava di quel ragazzino.
Trentasette anni, sei di lavoro nell'azienda, e lo avevano Un bambino di dieci anni sperduto in un bar di
cacciato così, da un giorno all'altro. Semplicemente, periferia quando ancora nemmeno erano le undici.
avevano preso il suo posto nell’agenzia informatica e lo Perché non era a scuola, perché era da solo? Sentiva
avevano dato ad un altro, anzi un’altra, che pareva da ancora quel suo sguardo, quei suoi occhi di pece
tempo attendesse risposte. “Chissà cosa deve aver fatto inchiodati sulle sue spalle. Era come se gli scavasse con
la signorina per riuscire a guadagnarsi un così buon una pala nelle viscere rigirandogliele nel ventre. In
posto nell’azienda, eh!” aveva esclamato uscendovi, trentasette anni di vita, non aveva mai provato nulla di
gettando con rabbia lo scatolone ripieno dei “suoi simile. Appoggiò con stizza il bicchiere sul tavolo
effetti” sul sedile posteriore della sua Ford grigia del legnoso, e il liquido al suo interno si infranse contro le
novantaquattro, una carretta a cui era morbosamente sue pareti come un mare in tempesta contro la scogliera.
affezionato, e non capiva il perché. O forse sì, ma era Andrea si voltò e incontrò ancora lo sguardo del
un perché che non voleva ricordare. Uscendo, aveva bambino. Questi lo fissava sconsolato, e pareva che
intravisto una ragazza in giacca e gonna nere entrare tutta l’innocenza del mondo si fosse concentrata in quel
nell’ufficio del Direttore, e aveva capito che era lei la metro e ventotto di creatura. I suoi capelli arruffati, neri
nuova arrivata. Aveva capelli biondi raccolti a crocchia come le piume di un corvo, cadevano a folti ciuffi lungo
sulla nuca e occhiali rettangolari che le davano un’aria tutto il perimetro della fronte e delle tempie, ricoprendo
da ragazzina ingenua. Pensò che gli ricordava qualcuno per metà anche le orecchie. Aveva addosso una camicia
ma era troppo impegnato a inviarle sciagure con lo di stoffa bianca a quadri con bordo rosso,
sguardo per concentrarsi su chi le ricordasse. accuratamente abbottonata fino al colletto, ordinata e
Aveva acceso la macchina e proprio sotto casa, pulita. I suoi pantaloni di tessuto verde spesso
mentre si accingeva a parcheggiarla, il cofano aveva ricadevano sulle scarpe coprendole quasi del tutto,
emesso un fumo nero come la disgrazia e la Ford grigia tant’è che l’orlo era tutto scucito a causa del suo
si era arrestata con un colpo di tosse molto simile a continuo calpestamento. Erano almeno di una taglia in
un’esalazione. Maledette un paio di figure divine, aveva più. Andrea ricordò che anche sua madre usava
aperto lo sportello con tale rabbia che gli era tornato comprarglieli spesso di una taglia più grande, quand’era
contro il ginocchio come un calcio ferrato. Aveva piccolo, perché durassero più a lungo. Ma il bimbo
urlato, era stato lì lì per assestargli un secondo colpo ma sembrava una macchietta, così conciato. Quel pensiero
poi si si era detto che era meglio non aggravare il e quella sua contrizione gli mossero il cuore, e lo
danno, e si era calmato. Alberto, un vecchio signore del convinsero a impegnarsi; almeno un poco.
primo piano del condominio, che amava le passeggiate « Senti » prese a dire, con tono addolcito « Saresti in
in cortile al mattino, era corso curioso e petulante e grado di indicarmi la strada per casa tua, da qui?». Il
aveva iniziato a scommettere denaro e genitali bambino esitò qualche istante; poi, torcendosi le mani
sull’entità dei danni. Raffaele lo aveva ignorato e aperto timidamente, annuì. Andrea esultò dentro di sé,
il cofano, si era messo le mani nei capelli e aveva soddisfatto. “Forse me la sbrigo anche in fretta” si
inveito una volta di più contro il cielo, causando disse.
l’indignazione del vecchio e di qualche signora che « Bene » proseguì senza esitazione « E allora
passava di là. Incurante, si era adoperato per portare facciamo così: ti ci porto. C’è qualcuno? Che ne so, la
l’automobile dal meccanico, e quando vi era riuscito, tua mamma, o che so io.». Il bambino questa volta non
questi gli aveva fatto il segno della croce e comunicato esitò: sorrise, e annuì nuovamente, tre volte, con vigore.
che era bella e pronta per lo sfascio. «Perfetto!» concluse allora Andrea «Vieni, ti
« Oh bé, proprio nel momento in cui me ne posso accompagno. È lontano?»
permettere dieci di automobili nuove!» ricordava di «No» disse Raffaele, ritrovando la parola e una certa
aver esclamato, più atterrito che furioso. Il meccanico allegria. Ad Andrea piacque quel tono rinnovato.
aveva dichiarato il suo dispiacere e poi era tornato alle «Bene, perché dovremo fare una passeggiata». Lo
proprie faccende. Si era messo in marcia verso casa, prese per mano e uscì dal bar.
con la testa ripiena di un caos informe di emozioni, che Fuori faceva caldo: ormai il sole di giugno arroventava
altro non aveva come risultato che lo sconforto. Era le teste dei passanti e le strade su cui passavano,
passato di fronte al bar al quale si fermava spesso dopo offrendo fenomeni ottici all’orizzonte. I raggi si
il lavoro e aveva ordinato il solito bicchiere di Jack riflettevano sulle superfici metalliche ovunque, e
Daniel’s e si era seduto al solito posto. Ed era stato in inizialmente Andrea fu infastidito da quella mareggiata

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di luce. A riportarlo alla realtà fu la grande massa di quella massa viscosa di giacche e magliette di cotone,
persone che su ogni lato di ogni strada su cui il suo di jeans e camicie e scollature. D’un tratto, come sul
occhio si posasse sciamava meccanicamente fondo di un barile ripieno di birra, gli mancò l’aria e gli
inseguendo ignote direzioni. Uomini mezzi calvi con bruciò la gola. Sentiva la
giacche e cravatte roventi e ventiquattrore di pelle nella testa ruotare sull’asse del suo
destra, uomini totalmente calvi in automobili a inveire baricentro come una trottola
confusamente su chiunque, donne dai lunghi capelli con animata di moto perpetuo,
passeggini e gonne provocanti, ragazzi di ogni sorta e eternamente regolare; gli
ancora anziani, cani, gambe di impiegati e parrucchieri, sembrava ruotasse così da
giornalisti e motociclisti, guinzagli e gatti e nel cielo sempre. Sentì l’impulso di
stormi migranti di uccelli senza colore. Tre ragazzi in urlare e fu solo la mancanza
roller blades sfrecciarono tra la folla intraprendendo una di fiato a impedirglielo, la
tacita gara con un ciclista in abito da competizione, paura di ingoiare quel liquido
ripiegato su una due ruote a pedali verde fluorescente, inquinato, quell'ossigeno
accecante sotto il sole. Un mendicante invadeva la malato di tubi di scappamento nel quale galleggiavano i
strada pregando il cuore degli automobilisti e dei corpi della massa. Quando sentiva ormai le ginocchia
pedoni perché lo aiutassero a risollevarsi dalla sua triste sciogliersi e i muscoli cedere, gli occhi chiudersi e la
condizione con qualche moneta. Automobilisti lo mente spegnersi, con un potente strattone tutt’altro che
ignoravano, altri contribuivano, altri inveivano. C’era fanciullesco, Raffaele lo tirò fuori dal lago di uomini.
un brusio assordante che assomigliava di più al ronzio Andrea si vide sfrecciare davanti un numero indefinito
di una mosca nel vuoto che alla musica, interrotto ogni di automobili, al suo fianco un semaforo e le strisce
quattro secondi da un clacson imbufalito. Di lontano, la pedonali e la spia rossa accesa dall’altro capo della
sirena di un’ambulanza o della polizia o entrambe strada. Dietro di lui, il torrente umano continuava a
aiutava il sottofondo a trovare un suo motivo fluire canticchiando la sua nenia fatta di chiacchiere e
conduttore. C’erano i passi rapidi degli uomini d’affari rimproveri, risate e imprecazioni. Avanti, oltre le
e i tacchi martellanti delle donne in carriera, o quelli macchine che transitavano nella strada in coda nel
disordinati delle madri di figli. Vi era il fruscio delle traffico, sul marciapiede opposto, un altro torrente di
buste della spesa contro le gambe e le anche di chi le carne aspettava di invadere l’asfalto, sfruttando le
portava, e il tintinnare metallico dall’altra parte della apposite strisce rettangolari bianche, per confluire e
strada dei campanellini appesi alla porta di un negozio; ripartire le acque da un capo all’altro della via.
o forse era una casa. Il movimento della massa dall’alto « Dobbiamo attraversare » disse il bambino,
pareva ondeggiante, come in preda a un invasamento stringendogli la gelida e sudata mano sinistra.
mistico collettivo, una danza ritmica recante « Stai bene?» gli chiese poi «Sei tutto sudato».
indistinzione. All’interno della massa, il movimento dei Andrea si asciugò la fronte con un braccio. Era
singoli era tutt’altro che fluido e omogeneo, ma anzi madida. Si accorse che anche il collo e la schiena lo
ricordava il rimestare spiralico di un turbine nel mezzo erano. Ma era ghiacciato. E probabilmente, pallido
delle acque. Uomini si scontravano con uomini, uomini come un cencio.
si scontravano con donne, donne con donne, alcuni « Sto bene. Non preoccuparti» lo rassicurò, con una
cambiavano direzione, altri tagliavano in due le file, voce che nelle intenzioni avrebbe dovuto risuonare più
altri ancora uscivano da una porta e si inserivano con sicura.
prepotenza nel flusso. Una fila andava in avanti e una Scattò il verde. Fu come se due dighe contrapposte
nella direzione opposta, poi entrambe mutavano avessero ceduto alla pressione insostenibile di una
direzione e svoltavano, per poi ritornare all’interno e massa d’acqua immane: da entrambe le parti della
proseguire nella direzione iniziale, non più i singoli di strada due ruscelli di persone si riversarono sull’asfalto
prima ma nuovi, eppure un unico incedere. che le univa similmente a due eserciti in carica. Le due
Andrea rimase terribilmente spaesato da quella masse confluirono e si incontrarono a metà strada con
immane confusione. Mai il traffico della città lo aveva grande sincronia e si compenetrarono divenendo per
destabilizzato a tal punto. Era qualcosa a cui era un’istante il contrapposto fluire di un unico scorrere.
abituato, nel quale era vissuto, cresciuto e che aveva Andrea ondeggiò e scivolò, avanzò e inciampò, andò a
contribuito con meticolosità e rigore tecnico a sbattere e schivò, sospinto in avanti dall’onda e dal
realizzare. Ogni singolo di quella folla era stato Andrea, traino di Raffaele. Si immerse praticamente ad occhi
sempre e mai. Eppure, il contatto con la mano del chiusi all’interno della folla e si disperse, isolandosi
bambino che lo trascinava nel mezzo della marmaglia dietro il buio delle palpebre. Sentiva il brusio
lo faceva sentire estraneo, un’anima incorporea gettata chiacchierante e il ticchettare energico, veloce e
tra corpi inanimati, unico individuo in una poltiglia regolare delle scarpe, e anche lo scricchiolare delle
omogeneizzata. Il suono dei clacson e dell’ambulanza ossa, il palpitare dei cuori e il rigonfiarsi dei toraci.
crescevano, e il flusso di uomini si articolava attorno ad Provò ad escludere se stesso e a gettare via il suo corpo,
esso – in funzione di esso. Raffaele lo trascinava in guidato nei passi dalla mano sapiente del bambino,

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finché non sentì nuovamente i clacson e il rombo dei « Come non più? L’hai venduta?»
motori e il puzzo dei gas, e si fermò. Il semaforo era « Si è rotta »
ancora rosso, le due correnti erano confluite nei due « Non si può aggiustare?»
fiumi principali, lungo i marciapiedi, e lui era dall’altra « No »
parte. « Come mai?»
“Che cosa diavolo è successo?” si ritrovò a pensare, “E’ così difficile capire che non mi và di parlarne?”.
come se il pensiero non fosse il suo, ma venisse da Ma in fondo, era solo un bambino. Eppure, quel tono
fuori. “Mi sento vuoto”. Aveva i sensi alterati, sudava canzonatorio…
ancora come una fontana e si sentiva leggero come una « Il motore si è fuso, o qualcosa del genere. Era una
piuma. Da lontano giunse la voce di Raffaele che lo vecchia macchina». Alla loro sinistra si apriva una
chiamava con insistenza, una, due, tre volte. Alla stradina che confluiva in quella principale alla loro
quarta, sbatté le palpebre e uscì dallo stato di semi destra. La piccola via interrompeva il marciapiede
incoscienza. imponendo un semaforo da rispettare, che tagliava così
« Ti senti bene?» il bambino lo osservava il flusso di persone accanto a loro. Attesero che il verde
preoccupato. Questa volta, Andrea non volle giocare il scattasse.
ruolo del coraggioso. « Ne prenderai una nuova?» incalzò allora il
« No, non troppo in effetti. Questa gente. È così… marmocchio, fastidioso come una zanzara. Il verde
inumana, così tanta, così spersonalizzata. Non avevo scattò e loro attraversarono la strada mentre il flusso
mai visto una folla simile, non qui. Alle undici del riprendeva.
mattino, perdipiù. Perché non sono al lavoro?» indicò « Non per ora. Ci ero affezionato.» la cosa gli sfuggì
qualcuno con l’aspetto da impiegato o da operaio. così, la disse senza pensarci. Si chiese se ciò non
Raffaele lo fissò con un’espressione che significava “e manifestasse semplicemente il suo bisogno di sfogarsi
secondo te io che cosa ne so?”. Andrea annuì dando con qualcuno, e ritenne che fosse molto probabile.
ragione alla sua tacita protesta, e si guardò intorno « Non ci si affeziona a una macchina.» sentenziò il
« Da che parte adesso?» chiese quindi; il bambino bambino « Ci si affeziona a un cane. La macchina è un
spostò i suoi occhioni verso sinistra, in un gesto carico oggetto.»
di solennità, una cosa che sorprese non poco Andrea. « Ci si può affezionare anche alle cose. Perlomeno,
C’era qualcosa di strano nel piccolo dito roseo che si per me è così, non devo dare spiegazioni a nessuno».
sollevava a indicare un punto all’orizzonte, qualcosa di “Specie a un bamboccetto”.
meccanico e misterioso che gettò un’ombra di « E perché ci eri affezionato?» aveva esposto tutte le
sgomento sul suo cuore. “Sta guidando lui o è lui stesso domande con la medesima tonalità di voce, quel sincero
guidato?” si ritrovò a domandarsi, senza comprendere tono curioso che può scaturire solo da un bimbo
bene il senso della domanda. incapace di discrezione.
« Di là» impose il ragazzino, la voce ferma e pulita. « Avevo molti ricordi legati ad essa.». “Era il mio
Andrea riuscì a fatica a staccare gli occhi da quel ditino, peccato”.
attratto dall’incredibile fila di passanti che si Quel pensiero lo riportò a molti anni addietro,
ammassava sul marciapiede da una linea all’altra undici, forse addirittura dodici, non ricordava. Aveva
dell’orizzonte. “Sembrano due infinite scale mobili rimosso i dettagli e tenuto soltanto la sostanza. Una
orizzontali”. sostanza che aveva il nome di persecuzione.
Raffaele strattonò la mano e lo invitò “Già. Il mio peccato mortale” si disse, mentre il
silenziosamente a incamminarsi. Scivolarono sul bambino lo trascinava per mano nel mezzo di un altro
cemento come due vagabondi solitari, ignorati dal incrocio.
flusso. C’era ancora il brusio e c’erano ancora i clacson, « Ho capito.» Raffaele sembrò soddisfatto della
c’era la puzza di smog e il sole cocente. Andrea iniziava risposta, e non chiese più. Dopo qualche centinaio di
a detestare quella situazione. La sua scarsa pazienza metri, svoltò bruscamente a sinistra, imboccando una
iniziava ad avere la meglio anche sulla confusione che grande strada in salita. La colonna di persone non si
aveva in testa. arrestava, ma anzi proseguiva disegnando una T
« E’ molto lontano?» non ricordava se glielo aveva rovesciata all’incrocio. “Ci sono centinaia di persone,
già chiesto. Non gliene importava; voleva solo liberarsi forse migliaia. Continuano a scorrere e non finiscono
di quel marmocchio una volta per tutte, al più presto mai. C’è il mondo intero che ci cammina di fianco. Io e
possibile. questo ragazzino sembriamo isolati in mezzo al mondo
« C’è da camminare.» rispose il bambino, senza intero”.
troppo interesse « Non hai una macchina?». Non sapeva Raffaele non faceva una piega, incurante
perché – e del resto era un pensiero assurdo – ma dell’assurda massa di persone che inondava le strade.
Andrea lesse un tono canzonatorio nella voce del Andrea ne era terrorizzato. Erano fantasmi, fantasmi e
ragazzino. “Sei paranoico, questa è la verità”. niente più. Voleva andarsene, voleva tornare a casa.
« Non più.» rispose con sincerità. Avrebbe voluto Rivoleva la sua macchina e il suo lavoro.
mentire, ma non c’era riuscito. Era stato più forte di lui. Salirono lungo la strada. Un'ouverture di clacson e

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motori arroventati li tormentò per tutto il tragitto. svoltarono angoli e si mescolarono a masse
Tormentò più Andrea che il bambino. Il bambino era inconsistenti di persone in moto. Finché non
concentrato nella sua marcia, determinato a non perdere raggiunsero una via dominata da entrambi i lati dal
neppure un istante di tempo. “E lo capisco”. verde, da un parco che abbracciava l’intero quartiere
Alla fine della salita c’era una rotonda, ampia e con come un cappello sulla testa della strada, e al cui fianco
una fontana spartana nel mezzo. La fontana era stava una cancellata nera antica che cingeva una grande
circondata da erba lucente che sembrava finta e forse lo casa bianca in cima a una piccola collinetta. Una strada
era. Intorno alla rotonda si rincorrevano su due file le di mattonato copriva la distanza tra il cancello a U
automobili, scivolando poi nelle cinque uscite. Ognuna rovesciata e l’entrata dell’abitazione, un portone a due
di quelle vie era un’altra strada, un altro delirio di ante di massiccio ferro appeso al quale stava un
automobili e di torrenti di uomini e donne nelle due batacchio dal sapore ottocentesco. Il ferro era lavorato a
direzioni. Decisamente, migliaia di persone. Tutte sbalzo con motivi che Andrea giudicò floreali. Intorno
diverse, tutte dannatamente uguali. Diverse espressioni alla stradina e circondante la casa vi era un giardino non
ma sguardi identici. Sì, ecco, sguardi identici. Solo troppo curato, un prato verde disseminato di erbacce
quello di Raffaele gli sembrava vivo, quando lo qua e là, e due grossi castagni diametralmente opposti,
osservava di sfuggita. Gli altri erano vacui, spenti, come due ulteriori cancelli naturali oltre quello di ferro.
piscei. Andrea rimase basito quando si accorse che il bambino
Attraversarono e imboccarono la seconda uscita più lo aveva condotto proprio di fronte a quella villa
vicina. C’era un viale alberato a destra e una palizzata padronale.
di ferro che rinchiudeva un enorme parco a sinistra. Nel « E’ questa?» chiese esitante, a bocca spalancata. Dal
parco, sembrava, non c’era nessuno. “Sono tutti fuori a secondo piano, al centro della facciata, sporgeva un
‘fluire’ “. grosso balcone semicircolare interamente in marmo,
Si tennero dalla parte del parco. Gli alberi avevano imponente e grandioso.
una lunga chioma diritta simile a quella dei cipressi ma Il bambino annuì, si avvicinò al cancello e si mise in
le foglie erano diverse, più ampie e scintillanti. punta di piedi per arrivare al citofono, premette il tasto
Delimitavano sentieri di terra sabbiosa e ciottoli, e e attese.
offrivano ombra ai prati circostanti. C’erano al centro “Un citofono. Ero quasi certo che questo reperto
alcuni divertimenti per i più piccoli, e anche tavoli e archeologico non avesse nulla di inventato dopo il
panchine di legno, dove sedersi a leggere, o mangiare, o millesettecentotrenta”.
entrambe le cose. Più in fondo, come una striscia Attesero ancora qualche secondo. Poi, il bambino si
colorata d’argento, scorreva un fiumiciattolo. puntò nuovamente sui piedi e premette nuovamente il
Proseguirono per un po' seguendo la cancellata di tasto. Passarono altri due minuti. Nessuna risposta.
ferro che cingeva il parco. Non parlarono. Il bambino Raffaele urlò chiedendo se ci fosse qualcuno, suonò
non perdeva un passo e continuava a trainarlo ripetutamente, Andrea lo supportò. Nulla. Il bambino si
instancabile, senza affanno. I suoi occhi erano fissati in appoggiò al cancello e quasi cadde in avanti: l’ingresso
avanti e la sua testa ritta. Aveva un atteggiamento di ferro alla proprietà privata si aprì con un ronzio
determinato che lasciò incredulo Andrea. Doveva avere fastidioso.
una gran voglia di arrivare a casa, non c’era dubbio. « Era aperto » rilevò Andrea, sottolineando l’ovvio.
Non vedeva l’ora. Entrò a passi felpati sulla stradina di mattonato
Svoltarono questa volta a destra, intraprendendo una grigiastro, come un ladro. Raffaele si raddrizzò e puntò
viuzza intitolata a un tale Poe, scrittore, che non sapeva dritto all’ingresso, con la foga di chi aspettava quel
chi fosse. Ma le dimensioni ridotte della via gli momento da tanto tempo che ormai non ci credeva più.
suggerirono che si trattava di uno di quegli sconosciuti Il bambino, preso da un istinto molto umano, bussò
che ogni tanto si prendeva per trovare un nome a una alla porta servendosi dei batacchi, un gesto
strada; tentò di confortare così la sua propria autostima. evidentemente inutile: se non avevano risposto al
Sbucarono su una nuova strada principale, a due citofono, non c’era motivo perché lo facessero al
carreggiate e due corsie per ognuna. Raggiunsero un portone. Quando Andrea stava per farglielo presente, il
semaforo per attraversare e approfittarono del verde portone si aprì cigolando più rumorosamente e
appena scattato. Non accelerarono il passo, sarebbe sinistramente del cancello. Una goccia di ghiaccio
stato inutile: troppa gente, una marea di gente. tagliò la sua schiena in due seguendo la linea della
Districandosi in quell’ammasso di corpi sentì spina dorsale. Improvvisamente, come illuminato da
nuovamente la sensazione di essere come in una specie un’epifania rivelatrice, capì che qualcosa non andava.
di peschereccio a dimenarsi insieme ai pesci per trovare Se quella era davvero la casa del ragazzino – e non
il mare e la salvezza. Si bloccò, vide un volto, una vedeva perché dovesse dubitarne – che fosse aperta era
sagoma, il suo cuore si arrestò. “Anna…” pensò, un cattivo segno. Forse si erano accorti di averlo perso e
sgomento. Poi si calmò, osservò meglio. “No, non nella furia di uscire a cercarlo avevano lasciato dietro di
Anna. Anna non c’è più, ed è…”. se la casa e il cancello aperti. Ma non gli sembrava una
Imboccarono altre vie, superarono nuovi incroci, diagnosi convincente. Valesse per la porta, era difficile

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potesse valere per il cancello: la sua chiusura era « Papà!» prese a gridare il bambino «Papà ci sei? Zia
automatica. Sembrava piuttosto che le serrature fossero Laura! Papà!». “Mamma?”.
state modificate, in modo da non potersi bloccare. Nessuna risposta. Raffaele non mutò espressione,
Come fossero state scassinate. Andrea strinse la mano continuò a ostentare quel visetto innocente e ingenuo, e
del bambino, preso da un timore crescente. “Ladri?” si scrollando le spalle tornò indietro e passò di nuovo
chiese “Qualcuno che ha violato la casa? E se fosse nell’atrio e attraversò la porta alla destra dell’ingresso.
ancora qui?”. Era un corridoio ampio che portava in una stanza con
Dalle diverse finestre trapelava nell’atrio d’ingresso una porta scorrevole avanti e ai bagni a sinistra. Sui
una discreta illuminazione, che però rendeva muri dei corridoi vi erano altri quadri con altre foto di
l’atmosfera tetra per via degli innumerevoli granellini di bambini: gli stessi due bimbi, il maschietto che era
polvere che danzavano nella luce. Andrea fece guizzare Raffaele e la femminuccia bionda che aveva già visto
gli occhi a destra e a sinistra. I muri erano ricoperti, ai prima. Più andavano avanti più la loro età, nelle varie
due lati, da arazzi porpora e da enormi tende del raffigurazioni, cresceva. “Ma la macchina fotografica
medesimo colore raccolte in eleganti sostegni ai lati gli fa così schifo a 'sti nobili della malora?”.
delle finestre dalle quali filtravano i raggi del sole del La stanza oltre il corridoio era una cucina ampia e
mezzogiorno estivo. Un grosso lampadario a sei braccia invasa da ogni tipo di strumento, culinario e non. Era in
era saldamente affisso al soffitto; era dorato e le perfetto ordine, pulita. E non c’era nessuno. “Se ci
lampadine erano circondate da foglie di cristallo fossero dei ladri qui dentro, sarebbero i più discreti mai
decorative. Una porta sulla destra e una sulla sinistra esistiti. Non una sola cosa fuori posto”.
conducevano alle adiacenti stanze dell’ingresso, mentre « Papà! Zia! Papà!» il bimbo aveva una vocetta
una scala in granito ricoperta da un polveroso tappeto niente male, stridula ma possente. Però, per quanto forte
rosso e situata di fronte all’ingresso, in fondo alla sala, urlasse, nessuno rispondeva. Ad Andrea risultava
accompagnava ai piani superiori. C’erano due mobili in sufficientemente chiaro che in quella casa c’erano solo
legno antichi che fungevano da vetrine e contenevano loro due. “Perché non chiama la mamma?”. Si chiese.
servizi di piatti e bicchieri, posate e stoffe da tavolo Pensò alla propria, di madre, a come lo aveva
pregiati e ricchi, che calmarono parzialmente i timori di guardato l’ultima volta, anni e anni fa, al modo in cui
Andrea. “Un qualsiasi ladro li avrebbe rubati, se fosse gli aveva sbattuto la porta in faccia, per mai più
entrato. O forse, sono ancora dentro e devono finire il rivolgergli la parola. Sua madre aveva tenuto il di lui
lavoro”. segreto per sé, ma perdonarlo e accettarlo, no, questo
Il bambino scattò a sinistra spalancando la porta di non era riuscita a farlo.
legno, che si aprì senza cigolare, e immettendosi nella “Il mio peccato mi perseguita…” rifletté, mentre
stanza in cui si apriva. L’attenzione di Andrea fu osservava il ragazzino che intraprendeva le scale per
catturata invece da un quadro sul muro, che ritraeva una arrivare al secondo piano. Sulle scale, c’erano altri
bambina di forse due anni, con radi capelli color paglia quadri, e anch’essi raffiguravano i ragazzini, maschio e
e due occhietti grandi e vispi. Pensò subito alla madre femmina, che crescevano
del bambino, ma si chiese perché un quadro e non una a ogni gradino che
fotografia. Accantonò la questione e seguì Raffaele. La passava. “Una storia
stanza a fianco era un salotto fastoso con un tavolino narrata a fumetti” pensò
circolare di un metro al centro e due sedie antiche Andrea. Si chiese chi
attorno ad esso, un divanetto decorato con sete orientali fosse la bambina. “E
e quattro poltrone ai lati. Un’immensa tela copriva la perché non nomina la
parete adiacente alla porta, quella di sinistra, e madre?”.
raffigurava magistralmente un campo di battaglia della Le scale terminavano in una piccola area attorno alla
seconda guerra mondiale. C’era un soldato ripreso di quale si chiudevano diverse porte. Due di questi
spalle al centro in piedi in una trincea che osservava i avevano sopra due targhette con dei numeri: diciannove
corpi smembrati di alcuni compagni fatti a pezzi dalle la prima e settanta la seconda. Raffaele si avvicinò alla
esplosioni nel mezzo del quadro. Le altre pareti erano diciannove e la aprì. Era buia e silenziosa. Una camera
ricoperte di quadri più modesti, tutti raffiguranti la da letto, e da come era arredata doveva essere quella del
medesima persona: un bambino di non più di tre anni, ragazzino. La richiuse. Aprì la porta settanta. Era
radi capelli castani, viso tondo e occhi ridenti. Il anch’essa una stanza arredata alla perfezione, ma questa
disegno realistico giocava su una luce solare, e il volta per una bimba. “La biondina dei quadri.
soggetto ricordò ad Andrea qualcuno, un bambino che Dev’essere la sorella di Raffaele”. Concluse Andrea.
conosceva, ma non seppe focalizzare. Poi fissò Poi il bambino si diresse a una porta sulla sinistra, a
Raffaele, e capì che si trattava di lui: la somiglianza era due ante. Sulla prima anta c’era il numero diciannove e
netta. Si chiese come poteva non averlo capito subito, sull’altra il numero novantasei. La aprì e vide che era
ma si rispose, a conforto di sé, che non era proprio una una camera da letto matrimoniale, anch’essa arredata di
giornata come tutte le altre, e che poteva anche tutto punto, pulita e col letto rifatto. Sembrava essere lì
permettersi errori veniali. immodificato da decenni. Sulle mura c’erano dei

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quadri, alcuni raffiguravano un uomo, altri una donna. lungo agognata, un fumo grigiastro invase la mansarda.
Non li vide bene nella semi oscurità, ma capì che erano “O mio…” riuscì unicamente a pensare Andrea. La
giovani. Il bambino richiuse la porta e si diresse verso sua destra strinse il quadernetto istintivamente, il cuore
le scale. Mentre le saliva, Andrea osservava i quadri si schiantò forsennatamente contro la cassa toracica.
appesi lungo il muro che portava al terzo piano. « Che cos’è?» chiese il bambino, e il tono di allarme
“Ambientazioni tetre, colori oscuri, rappresentazioni nella sua voce lo fece apparire umano per la prima
gotiche. Cambio di registro totale”. volta.
L’ultimo piano era una mansarda, un’unica grande « Un incendio. Un incendio, maledizione!» il fumo
stanza con l’eccezione di un ritaglio sul fondo per la si propagò e Andrea cominciò a sentire distintamente il
toilette. Era molto grande e Andrea ritenne che fosse crepitare delle fiamme che mangiavano la casa al piano
l’angolo dei giochi personale del ragazzino. Non di sotto.
c’erano quadri, e questo un po' lo consolò. C’erano “Questa casa è interamente di dannato marmo e
delle finestre poste obliquamente sul muro che tagliava cemento, non può bruciare granché. Le tende, i letti, i
trasversalmente la stanza. Filtravano la luce attraverso quadri, ma non c’è pericolo! Avanti, fuori di qui!”.
le imposte. Notò un tavolo alto appoggiato a una parete Passò il quaderno nella mano sinistra e la destra
e vi si avvicinò, mentre il bimbo sollevava le tapparelle. afferrò il bambino. Stavolta fu lui a condurre. Corse giù
Trovò diversi libri, più che altro per bambini. Un dalle scale e vide i quadri cadere dalle mura mentre ci
quadernino a righe pasticciato e con scritte diverse cose. finiva contro. Il bambino arrancava, lui lo trascinò
« E’ il mio quaderno dei pensieri » lo informò come un sacco di patate. Le fiamme avevano già
Raffaele, avvicinandoglisi. Andrea si sentì in imbarazzo avvolto la parete est, in fondo al pianerottolo del
e lo posò secondo piano, e stavano mangiando le mura adiacenti
« Scusami, non volevo farmi gli affari tuoi » arrossì. alla stanza della zia Laura e del bambino.
Gli occhi liquidi, grandi e profondi del bambino lo “Cristo santo, nemmeno vi fosse sopra benzina!”. Il
fissarono stupito. fuoco divorò parte del soffitto e caddero pezzi di
« Non mi dà fastidio, leggilo pure se vuoi.». Senza cemento, si spolverò intonaco sulle loro teste e uno
capire il perché, afferrò il quaderno e lo aprì alla prima schiocco pauroso annunciò l’imminente crollo di una
pagina. C’era un disegno stilizzato e colorato con la buona porzione di terzo piano. “Non ha senso, si è
mano tremolante di un fanciullo: un bambino tenuto per propagato in un istante. Non l’ho sentito, come come
mano da un uomo da un lato e una donna bionda come?”.
dall’altro. Piangevano, e davanti c’era una croce. Sulla Corse col bambino che tossiva avviluppato dal fumo
croce c’era scritto “amma”. ormai imperante, scivolando un paio di volte e
“Mamma. Sua mamma è morta. Chissà quanto inciampando sul pavimento invaso dai detriti. Alle loro
tempo fa, ha sbagliato pure a scriverlo”. Nella pagina spalle, la porta della camera da letto matrimoniale
dopo c’erano quattro righe scritte con qualche errore esplose scardinandosi e una lingua di fuoco fuoriuscì
grammaticale: ‘la mia mamma è in cielo dice il papà e urlando come un prigioniero reso libero dopo anni di
la zia Laura’. clausura. Le fiamme sputarono fuori uno dei quadri
« La zia Laura è la sorella di mia madre. Vive qui mandandolo a sbattere contro il muro di fronte.
con noi, sta nella stanza accanto alla mia.». Dunque era Raffigurava il ragazzo che probabilmente era il padre
della zia quella stanza che lui aveva creduto fosse di del bambino, il viso bruciato dal fuoco. Andrea superò
un’altra bambina. le due camere da letto che nella confusione del fumo
« Non hai sorelle?» chiese allora Andrea al sembravano essersi fuse in un’unica porta e ora i due
ragazzino, fissando il disegno dopo, un cane che faceva numeri erano uno: millenovecentosettanta. Le fiamme
a brandelli un osso. Il cane era terrificante, cattivo come aggredirono anche la parete angolare che dava sulle
i sogni neri dei bambini. scale, arrampicandovisi e trascinandovisi sopra. Erano
« No, la mia mamma è morta che ero piccolissimo». avvolti da un manto nerastro e riscaldati da un incendio
L’uomo smise di leggere e per un attimo fu mosso da che non aveva nulla di naturale, che portava in sé la
una sincera compassione. Ma gli occhi ineffabili del furia cieca della natura. Andrea sudava copiosamente e
bambino lo riportarono a quel sentimento di fastidio che tossiva. Il fumo gli bruciava i polmoni e agognava aria,
lo aveva pervaso sin da quando se l’era trovato davanti ma non trovava che fumo e quindi tossiva ancora.
nel bar. C’erano altri disegni, altre scene, altre scritte. Il Raffaele non sembrava stare meglio. Arrivarono alle
bimbo parlava spesso con la sua mamma immaginando scale, che erano lisce e senza più il tappeto, scivolose
dei dialoghi, e disegnava il suo volto che evidentemente come ghiaccio. Si appoggiò alla parete con la mano
non ricordava. Scorse un po' di pagine rapidamente, e sinistra e un dolore lancinante lo trafisse come una
arrivò all’ultima, nella quale si vedeva una casa in spada. Staccò la mano dal muro rovente e brandelli di
fiamme. pelle vi rimasero appiccicati. Si fissò la mano ustionata
Fu allora che si accorse della puzza. Puzza di e mentre la fissò urlò un urlo soffocato e asmatico. Alle
bruciato, ne era certo. Dalle scale, come una nube sue spalle, il fuoco gridò la propria fame e lui si
senziente che allunghi le proprie mani su una preda a costrinse a proseguire, col viso sporco di nero rigato

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dalle lacrime. Sulla parete, i quadri erano cambiati: non donna bionda, sulla trentina, con occhiali da segretaria e
c’erano più quelli del bimbo e della bimba gonnella blu scuro. “La donna che hanno assunto al
progressivamente più grandi, ma quelli del bimbo e posto mio!” pensò Andrea, mentre il fuoco gli divorava
della bimba ancora piccoli. E questa volta, Andrea i piedi. Alla base del quadro c’era scritto “Zia Laura”.
rilevò che il bambino gli assomigliava molto, e che la « Addio, padre…» disse il bambino mostruoso,
bambina bionda riccioluta gli ricordava qualcuno visto chiudendosi la porta alle spalle.
di recente. Man mano che scendevano con attenzione La casa crollò come un castello di carte.
sui gradini scivolosi, i quadri dietro venivano mangiati
dall’incendio e quelli davanti mostravano i due soggetti
sempre più grandi. “Come prima, ma al contrario. Se è Eraclito1
uno scherzo, Dio, non è divertente!”. di Gian Piero Bona
Corse ancora e il nemico bruciante incalzava, deciso
a non concedere un passo. Andrea respirò a fondo e Dove, dove t'arresti Eraclito? La nottola
sentì la gola come disgregarsi. Il trambusto delle tardiva già cede all'allodola precoce.
fiamme e degli schianti della casa in pezzi Ecco il sereno è già la nube ti risciacqua
assomigliavano molto a strazianti lamenti di agonia. il volto. Tu sei la carta che inevitabile
Quando non mancavano che pochi gradini al piano ritorna nel suo gioco, sei la pioggia in fondo
terra, cadde. Le scale lo avevano tradito e le sue scarpe alla cisterna, sei la ventola che nutre
si erano toccate e lui era caduto. Sentì chiaro e poderoso il fuoco e lo rispegne, sei la palla e il cerchio.
il rompersi della tibia e Non come te lungo il fiume, non come te
del perone, e il dolore del io piango l'attimo che non ho mai perduto.
ginocchio che batteva
contro il marmo e Invano eterna fingerò questa mia forma,
dell’anca che si invano amore, se qui, ove s'impiglia il sogno
schiantava contro lo nella molla che scatta o nell'uscio che s'apre,
spigolo del corrimano. l'ago risomma gli anni e frana il terrapieno
Cadde disteso a faccia in e la cara vita sfugge come una cifra
giù, metà sulle scale e metà sul pavimento. Dalla mano oscura, chiusa nel tuo sapiente enigma?
gli sfuggì il quaderno mentre il bambino correva verso
la porta. Le fiamme torreggiarono dietro di lui come un Insieme Eraclito, così, come la corda
gigante che allarghi le braccia per afferrare un tronco che s'addipana al naspo, come l'urto al piatto;
d’albero ed eradicarlo. Il quaderno roteò e le pagine insieme, finché qui si farà giorno e notte,
sfogliarono, una a una, dall’ultima alla prima, e vide la finché nel bosso e la viola e la paziente
croce con davanti i tre omini stilizzati in lacrime. Ma talpa si placherà quest'avventura umana,
ora vedeva che la croce non diceva ‘amma’. Diceva ‘ e in te non scoprirò della puntuale aurora
Anna’. e dell'esatta luna il sortilegio antico.
« Anna!» urlò Andrea, spalancando gli occhi, la voce
sincopata. Il bambino continuò a correre verso la porta,
pattinando sul pavimento di marmo. Anna, Anna, Anna. Sentieri di luce
La sua mente divenne un caos informe di immagini. Lui di Andrea Marini
che baciava Anna lui che le diceva ‘ti amo’ lei che
diceva ‘anch’io’ lei che gli diceva ‘sono incinta’ lui che
I sentieri si tingono di un grigio,
rispondeva ‘io non lo voglio’ lei che fuggiva che se ne
pallido, setoso, uniforme.
andava lui che la cercava che la trovava dopo un anno
Nella stagione nuova,
col passeggino per strada e la investiva con la sua
l'inverno di quest'era,
macchina vecchia e la uccideva e poi se ne andava. Con
le luci diventano e inventano
il suo peccato, se ne andava.
arcobaleni continui,
« Anna» sussurrò ancora, mangiandosi le lacrime. «
in danze multietniche
Aiutami, Raffaele, aiutami!».
di profumi e colori.
Il bambino aprì la porta, e lentamente voltò la testa.
La sua bocca era spalancata in un ghigno terrificante
che si apriva da un orecchio all’altro. Era costellata di
denti piccoli e aguzzi. La sua testa era divenuta tonda 1 Poesia inedita, in esclusiva per Antarès. Al testo del
componimento inviato alla redazione, il poeta ha aggiunto
come una palla da calcio e il colorito era bianco pallido. le seguenti parole: “Spero ti farà piacere ricevere un mio
Aveva capelli neri cortissimi sulla testa che sembravano inedito giovanile (1950), sempre a proposito di Antarès
un ragno disegnato. Un diavolo, un diavolo orrifico. che reclama Eraclito in luogo di Parmenide [Cfr. il
Sopra il portone d’ingresso, troneggiava un quadro di Manifesto]”. Porzioni di una lettera del poeta sono state
enormi dimensioni, che prima non aveva visto. Una riportate, secondo il suggerimento di questo ultimo, nella
sezione dedicata alle comunicazioni.

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Fiumi attraversano e livellano sentieri, seguenti righe, ritenendole glosse utili e preziose alla
come ieri si fingono e intingono in pensieri. attività sino ad ora svolta:
Pensieri interrotti,
trasformano lacrime “[...] Il mio primo commento ad Antarès è
in un fruscio costante entusiastico, sulla pluralità. Feyerhabend, il grande
tra le labbra della madre filosofo del dialogo, che ha teorizzato la molteplicità
che accoglie il silente corpo delle culture, vi abbraccerebbe. E poi con la
del bimbo disperso. bancarotta della razionalità, vado a nozze: se non vi
fosse l'irrazionale i poveri razionalisti sarebbero dei
Il sole calante, disoccupati; che ci starebbero a fare in un mondo che
un pensiero metropolitano. non appartiene alla ragione ma alla meta-ragione?
Le alte conifere producono fiori […] E' giusto il vostro primato sulla Domanda: questa,
dai candidi petali, come le note se è ben fatta, dà la risposta giusta; ma fino ad oggi,
del pesco. come dite, ci ha impedito di farla quella filosofia
analitica (che chiamerò chirurgia filosofica) che ha
Sakura invernale fatto a fette le grandi sintesi creative. E così la nostra
di cieli dispersi in ciliegi cultura non ha più in mano che diagnosi (non risposte
rinati al profumo di un tetro maestrale, o vere guarigioni).
donano il respiro, una speranza, Anch'io, nei miei 84 anni compiuti avant'ieri, vorrei
mentre il golem dei boschi d'acciaio e ferro, essere un sacco delle vostre barricate di accuse e
travolge la vita trasformandola reclami, per respingere sulle nostre strade di civiltà il
in un ghigno sinistro. professor Mefistofele. Il Manfred di Byron chiede agli
spiriti l'oblio e muore. Il vostro Faust invece chiede
Arcobaleni di mode frivole, agli spiriti la memoria e sopravvive. Ecco il punto che
silenziosi canti dispersi. suggerite agli uomini di buona volontà, di Rifare
Lo sguardo mite e destinato un'epoca. Sono andato fuori dalle righe, come
di un anziano canta sosteneva Pound nei suoi Canti, per decontaminarsi?
il requiem della natura. Se è così, ne intendo saltare ancora tante per la
Il sorriso scomparso tra le lacrime liberazione.
di un fiore d'arancio. Chissà se questo stralcio di epistola potrà farsi
commento alla vostra iniziativa […].”

C O M U N I C A Z I O N I Il manifesto di Antarès
a cura della Redazione
Riportiamo, per esteso, il manifesto da noi affisso
Presentazione del 1 . XII . 2010 presso le bacheche dell'Università degli Studi di Milano
al fine di presentare questa iniziativa editoriale, a
Ringraziamo vivamente chi ha partecipato al piccolo seguito della distribuzione del precedente numero,
simposio organizzato presso lo Sfoot Art Café di via dedicato ad Howard Phillips Lovecraft:
Eustachi 21, in occasione della presentazione del
numero 0 di Antarès, dedicato alla figura letteraria di H. «Il progetto che presentiamo è la conclusione di una
P. Lovecraft. Grazie alla proficua collaborazione della serie di riflessioni svolte dalle personalità che vi
rivista e di questo locale, a seguito delle numerose ruotano intorno e, al contempo, periplo intellettuale e
richieste che hanno riempito di soddisfazione il filosofico, atto a favorire lo sviluppo di tematiche la cui
comitato editoriale, verranno organizzati urgenza DEVE impensierire chi ha a cuore la cultura di
prossimamente altri incontri tematici che ospiteranno questo ateneo, di questa città, di questo nostro tempo.
dibattiti legati a tematiche di tipo antimoderno. Per Da siffatte preoccupazioni nasce questa associazione,
informazioni in merito, non esitate a contattarci. la quale si prefigge, come scopo da conseguire, una
riflessione costante e puntuale su quei DOGMI in nome
Una lettera di Gian Piero Bona dei quali il mondo moderno – nonostante la sua
apparente avversione per ciò che è dogmatico – miete le
Pubblichiamo alcuni estratti di una missiva inviataci sue vittime. Riflessioni, queste ultime, il cui contenuto è
dallo scrittore, poeta nonché studioso di esoterismo e stato abbozzato nell'opuscolo diffuso, in cinquanta
filosofia Gian Piero Bona, a seguito della sua ricezione copie – tiratura limitatissima dovuta alla natura stessa
del primo numero di Antarès. Allegata a questa lettera, del progetto, il quale è interamente autofinanziato – tra
l'autore ha anche desiderato farci dono di una sua il 18 e il 19 ottobre, nel nostro Ateneo. Proprio in
poesia, di notevole valore poetico e spirituale, inserita merito a quanto trattato in esso, Antarès, nella forma
in questo numero. Portiamo all'attenzione dei lettori le della sua redazione e dei suoi collaboratori,

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

ACCUSA come condizione normalizzata di una politica che ha


abdicato al suo compito di formare lo Stato e non,
Tutti i SISTEMATISMI, volti a cristallizzare in meramente, di amministrarlo. E, così, certo apparente
forme costituite il divenire multiforme e metamorfico di anticonformismo, che, sovente, oltre a spartire i
una vita che assai malvolentieri accetta la prigionia, che medesimi principi che vorrebbe ardere, si dimostra
sia museale, analitica o da catalogo. E ciò, sulla scia di essere il migliore alleato dei Leviatani, di ieri e di oggi.
un Goethe, che lesse piuttosto svogliatamente la Una precisa COLLOCAZIONE tanto ideologica
kantiana Critica della ragion pura entusiasmandosi quanto religiosa e fideistica, non intravedendo nelle
invece per la Critica del Giudizio. usuali definizioni legate a questi domini – con
Un MODERNISMO che reinterpreta e riscrive gli scarsissime eccezioni – che simulacri e parodie. Dove la
albori e i destini planetari per porsi quale stadio religione si esaurisca in certo moralismo, senza un
definitivo e conclusivo di quelle istanze che altre minimo supporto di ordine spirituale, il presente
culture – lontane da noi tanto spazialmente quanto progetto si dichiara ARELIGIOSO. Dove le categorie
temporalmente – non sarebbero state in grado di politiche consuete, alle soglie della postmodernità,
compiere. Come se gli Antichi, loro malgrado, non abbiano perso la loro forza centripeta e propulsiva,
fossero che Moderni imperfetti! Antarès si dichiara APOLITICA – purtuttavia, in senso
Il mito del PROGRESSO il quale, livellando le stoico e non passivo, vale a dire come rifiuto ideale di
specificità delle culture, le consegna in catene all'altare falsi ideali.
della Modernità totalitaria. E così il materialismo, RECLAMA
ancella del progressismo, del quale prepara l'avvento, in
quanto suo elemento costitutivo e complementare. Solo La MOLTEPLICITÀ in luogo della riduzione, la
attraverso la riduzione della storia intera a dinamiche di PLURALITA' in luogo dei martirii dell'univocità.
ordine materiale, infatti, è possibile costruire ponti Afferma che la storia, la scienza, l'uomo, la politica, la
ideali tra culture NATURALMENTE differenti. cultura e quegli altri principi che fondano il nostro
Materia e progresso sono i figli gemelli della esserci odierno non possano, per nessuna ragione,
Modernità. Ma un'indagine morfologica e destinale non essere ridotti ad UNA delle loro dimensioni, quale che
può che avere in odio ogni qualsivoglia Storia essa sia.
Mondiale. Il MOVIMENTO in luogo della quiete, il sentiero di
Il PASSATISMO, rivelantesi alla stregua di supina montagna in luogo della pianura che tutto livella. Il
denuncia di una umanità incapace di produrre forme e pensiero libero, vivo e pulsante, che ha in odio la
condannata al TRAMONTO, secondo la lezione di clausura dell'uomo entro schemi architettati da certo
certa eretica filosofia della storia. Non al passato pessimo razionalismo che altro non vede se non
occorre guardare, non al divenuto, al cristallizzato, ma ghiaccio, forme morte e immobilità. Antarès reclama
ad un divenire che, come spartito, ritorna, seppure con Eraclito in luogo di Parmenide.
variazione, come inedita – e, al contempo, ancestrale – L'ARTE, il Grande Stile, uniche fonti dalle quali,
configurazione storica e destinale. Non occorre cercare secondo la lezione nietzschiana, può abbeverarsi
in altre epoche le soluzioni alla crisi che attanaglia la quell'uomo che ha vissuto sino in fondo la bancarotta
Modernità – come la fiamma che, accarezzando la della razionalità – o meglio, del culto di essa, secondo
carta, ne rivela i caratteri occultati, così la decadenza le riduzioni anzidette. Giacché disponiamo dell'arte per
produce, al contempo, anticorpi che IN NESSUN liberarci dal dispotismo della razionalità.
ALTRO MODO avrebbero potuto essere generati. Pensatori MESSI AL BANDO dalla cultura ufficiale
Curare la modernità CON la modernità stessa. Questa è – e da ampie sezioni del panorama accademico
la scommessa intellettuale che anima le presenti all'interno del quale ci troviamo ad operare – in quanto
ricerche. contraddicenti i dogmi della modernità, in quanto
La QUANTITA', in tutte le sue configurazioni ingiurianti i suoi altari secolarizzati. Maestri del
epocali. Dall'industria culturale, che seleziona il valore progetto saranno intellettuali del calibro metafisico di
delle cose e degli uomini secondo i dettami della Nietzsche, Spengler, Jünger, Benjamin, Huizinga,
tirannia del danaro, a certo égalitarismo incapace di Baudelaire, Evola, Heidegger, Guénon, Schmitt,
generare uguaglianza se non attraverso la Stirner, de Benoist, Onfray, Trakl, Kafka, Massimo
massificazione selvaggia delle genti, l'inaugurazione di Fini, Thoreau, Yeats, Eliot, Pound, Cioran, Huxley,
una inaudita NOTTE DEI POPOLI. Dalla tecnocrazia Orwell, Pessoa, Céline, Tolkien, Houllebecq, Borges,
imperante, che strangola i domini della cultura, Anders, Eliade, Michelstaedter e altri che hanno
costringendo questa ultima, nella migliore delle ipotesi, combattuto e combattono tuttora sul fronte
a farle da supporto teoretico, ad un individualismo che antimoderno. Voci stonate, fuori dal coro e ampiamente
mutila l'uomo di quelle dimensioni aliene dalla RATIO inascoltate, forse proprio in quanto valide alternative
calcolante – autentico MITO della Modernità. alle aporie di un sistema la cui precarietà è oggi sotto
Certe forme di POPOLARISMO selvaggio le quali, gli occhi di tutti.
nell'Italietta che ci troviamo innanzi, tendono a porsi La RIFLESSIONE in luogo dello studio passivo, la

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Antarès, N. 1, Dicembre 2010 – Gennaio 2011

proiezione in luogo della rifrazione, la filosofia della hanno retto le fedi della contemporaneità.
storia in luogo della storia della filosofia. Le rovine in
luogo delle biblioteche, la ricerca in luogo Ringraziamenti
dell'accumulo, il dialogo in luogo del monologo
libresco. Il pro-getto in luogo dell'ansia di esattezza che La redazione intende ringraziare tutti coloro che
caratterizza una cultura monopolizzata da un seguono ed hanno supportato il lavoro svolto; i
positivismo che va dispiegandosi, in misura sempre collaboratori di oggi, ieri e domani; Mattia Marzolino e
maggiore, strangolando intere sezioni del panorama Giulio Laferla per la gestione del blog di Antarés; Gian
culturale a noi contemporaneo. Piero Bona, per le sue belle parole, omaggio
Innanzi agli scempi perpetrati dalle filosofie impareggiabile al progetto; Marco Iacona, per l'ottima
ANALITICHE – sia d'oltreoceano che nostrane – recensione alla rivista (leggibile al seguente indirizzo:
l'UNITA' METAFISICA DI OGNI ENTE IN scandalizzareeundiritto.blogspot.com); infine, il tenace
QUANTO TALE, secondo il precetto olistico per il Emanuele Guarnieri, per la gestione della pagina su
quale un tutto è alcunché di QUALITATIVAMENTE Facebook di Antarès.
superiore alla somma aritmetica e dunque Un particolare ringraziamento va al prof. Davide
QUANTITATIVA delle sue componenti. Bigalli, per la vicinanza, il supporto e i preziosi
Un ANTIMODERNISMO che non si risolva in una consigli.
sterile critica del presente ma che sia in grado di fornire
a questo ultimo strumenti che, invero, sono GIA' in suo Contatti
possesso. Dotare la modernità di una metafisica alla sua
altezza: questa la celebre scommessa tra Faust e Il comitato editoriale di Antarès – tra i labirinti della
Mefistofele, della quale il presente progetto si sente modernità si riunisce ogni lunedì, dalle 12.30 alle
erede. 14.30, nell'Aula A, vicino alla libreria Cusl, destinata
Il primato della DOMANDA sulla risposta. Ciò, alle associazioni studentesche. Per richiedere i numeri
nella persuasione che la modalità di formulazione della arretrati, conoscere le modalità di partecipazione o per
prima determini attivamente il configurarsi della qualsiasi tipo di commento, è possibile contattare la
seconda e che una adeguata impostazione del redazione al seguente indirizzo di posta elettronica:
domandare, secondo la lezione heideggeriana, possa antares.redazione@gmail.com.
fungere da scandaglio tra le innumerevoli soluzioni, Il progetto dispone parimenti di una pagina
tanto artificiose quanto fallaci, con le quali la modernità Facebook (Antarès rivista – si faccia attenzione
omaggia le coscienze. Giacché è lo stesso domandare la all'accento!) e di un blog, avente funzionalità
via maestra per raggiungere quelle oasi che ancora archivistica e promozionale. Augurandosi una crescente
costellano il deserto che cresce, in misura sempre partecipazione e un numero adeguato di commenti,
maggiore, nel cuore dell'uomo moderno. Antarès augura ai lettori un felice anno nuovo.
Il dibattito, la polemica, la scrittura e l'espressione
artistica, questioni di VITALE importanza all'interno di
un'epoca nella quale le riflessioni sono schiacciate dalla
tirannide degli slogan e della messaggistica istantanea –
“in tempo reale”, quando nulla vi è di più
autenticamente REALE della parola. Il progettarsi,
l'aprire nuovi sentieri alle idee, in un ciclo storico nel
quale ogni originalità si risolve nel rimescolare vecchi
principi, ormai arrugginiti. Un futuro vivo e creativo,
contrapposto alle distopie escatologiche, di cui il
progressismo vive per perpetuarsi.
Un pensiero, per usare il celebre motto spengleriano,
che non si limiti a cadere all'interno di un'epoca ma che
accolga la sfida di determinare, di FARE epoca.»

Nel prossimo numero

Numero miscellaneo: tematiche antimoderne. Una


indagine delle faglie che percorrono la superficie del
mondo moderno. Le fratture della Modernità: la
questione della tecnica, la crisi delle categorie politiche
tradizionali e l'avvento del postmoderno, la
demitizzazione dell'uomo e del suo ambiente, il
materialismo ed il progressismo, il crollo dei miti che

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Dario Wollf, Il Mito della Montagna, 1927, acquaforte, mm 195 X 180