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Lezione n.

1
Richiami del metodo della congruenza
Trascurabilità della deformabilità per taglio

Nella pratica corrente, molte degli schemi strutturali utilizzati sono rappresentati da travature
iperstatiche, ossia da travi o sistemi di travi che possono essere definiti come staticamente
indeterminati (da un punto di vista statico) o geometricamente iperdeterminati (da un punto di vista
cinematico).
La prima definizione risponde del fatto che la trave, facendo ricorso alle sole equazioni che ne
governano la statica, non può essere risolta in maniera univoca, in quanto esistono (in generale)
infinite configurazioni equilibrate rese possibili dalla presenza dei vincoli: il problema è quindi, da

A
un punto di vista statico, indeterminato.
Dal punto di vista cinematico, invece, la definizione di struttura geometricamente iperdeterminata
significa che non esistono atti di moto consentiti dalla particolare disposizione dei vincoli e
l’iperdeterminazione si manifesta nel fatto che, anche togliendo qualcuno dei vincoli presenti, si
avrebbe comunque l’impossibilità di atti di moto rigidi per la struttura.
In altre parole, si può pensare di avere a che fare con una struttura nella quale si hanno “troppi”
ZZ
vincoli rispetto a quelli strettamente necessari a garantire l’equilibrio.
La soluzione dei sistemi iperstatici richiede quindi non solo l’utilizzazione delle equazioni della
statica (che contemplano il solo equilibrio del corpo) ma anche la definizione dello stato di
deformazione e di spostamento, in modo da ricercare una soluzione che, al tempo stesso, sia
equilibrata e congruente (rispetti, cioè, le condizioni di congruenza offerte dalla necessaria
continuità materiale dei corpi e dal rispetto delle condizioni cinematiche dettate dalla presenza dei
vincoli).
Può quindi essere utile approfondire alcuni aspetti connessi con la soluzione dei sistemi iperstatici,
al fine di evidenziare le situazioni in cui particolari caratteristiche strutturali ci permettano di poter
semplificare il problema, riducendo il numero delle incognite o trascurando alcuni termini rispetto
ad altri.
O
Richiamando il modo di procedere tipico del metodo della congruenza, si possono ad esempio
sviluppare alcune considerazioni circa l’influenza della deformabilità per taglio nelle strutture.
Anziché affrontare il problema da un punto di vista generale, si farà riferimento alla trave riportata
in figura.
q
B

A B
L

Il sistema riportato è una volta iperstatico (i=1): la trave, che possiede nel piano tre gradi di libertà
se pensata come corpo rigido, è vincolata attraverso l’azione di due vincoli che complessivamnte
forniscono un grado di vincolo pari a 4 (3 per l’incastro in A e 1 per l’appoggio semplice in B).
Nell’ottica del metodo della congruenza, si può procedere sopprimendo un vincolo sovrabbondante,
in modo da pervenire ad una struttura isostatica che definiremo come “struttura principale”.
Tale struttura (che non è univocamente definita a partire dalla struttura assegnata) può ad esempio
essere ottenuta eliminando il vincolo alla rotazione in A, ottenendo così la struttura riportata in
figura.

Gianni Bartoli – Appunti di Tecnica delle Costruzioni Revisione – 22/10/01


Lezione n. 1 – pag. I.2

X1 q
A
ϕA B
L

Il vincolo soppresso in A è rappresentato, da un punto di vista statico, dall’azione (coppia) che


esercitava nella struttura di partenza, indicata con X1. Tale azione corrisponde al fatto che, da un
punto di vista cinematico, la sezione in A è impedita di ruotare, ossia ϕA=0.
Qualunque sia il valore che venga assegnato a X1, è evidente che la trave ammetterà sempre una
soluzione equilibrata (e questo corrisponde al fatto che il sistema è staticamente indeterminato). Tra
questi valori, però, ne esisterà uno (ed uno solo, dato il teorema di unicità di Kirchhoff) che
comporterà un valore nullo della rotazione in A, come il vincolo originariamente presente in tale

A
sezione richiedeva.
Il metodo della congruenza consiste quindi nel ricercare (attraverso un’equazione di congruenza,
appunto) l’unico valore di X1 che permetta alla struttura di rispettare la congruenza dettata dalle
condizioni originariamente imposte, ricercandolo tra gli infiniti valori che consentono l’equilibrio
della struttura.
Sotto l’azione di X1 (che definiremo come incognita iperstatica) e del carico q, la rotazione in A sarà
ZZ
in generale non nulla, e dipenderà da entrambi i valori delle forze applicate. Si avrà quindi una
rotazione che può essere indicata con
φ A = φ A (q, X1 )
E’ possibile valutare separatamente i contributi alla rotazione dovuti ai carichi applicati ed
all’incognita iperstatica, richiamando la validità del Principio di Sovrapposizione degli Effetti (PSE)
in ambito lineare. Si possono quindi studiare i due sistemi:

q X1
A A
O
ϕA(q) B ϕA(X1) B

L L

e quindi ottenere
φ A = φ A (q ) + φ A (X1 )
B

Il calcolo dei due contributi può essere effettuato facendo ricorso al Principio dei Lavori Virtuali
(PLV) nella formulazione delle forze virtuali. La rotazione ϕA, in entrambi i casi, può infatti essere
valutata utilizzando il lavoro virtuale che il sistema riportato in figura compie nei due casi
1*
A B

dove l’asterisco è stato disegnato soltanto per ricordare che di forza “fittizia” (virtuale appunto) si
tratta.
Nel sistema appena disegnato, verranno valutati i valori delle reazioni vincolari e delle
Caratteristiche di Sollecitazione (CdS), attraverso le quali si procederà alla valutazione del lavoro
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Lezione n. 1 – pag. I.3

virtuale. Le CdS in tale sistema verranno denotate con N1, T1 e M1, indicando rispettivamente il
valore dello sforzo normale, del taglio e del momento flettente lungo lo sviluppo della trave.
La valutazione del lavoro rispetto al sistema di spostamenti ed alle Caratteristiche di Deformazione
costituito dalla struttura principale con il solo carico q applicato fornisce, in termini di lavoro
virtuale esterno,
L*e = 1 ⋅ φ A (q )
mentre il lavoro virtuale interno vale
 N χT M 
L*i =
∫ (N1 ⋅ ε 0 + T1 ⋅ γ 0 + M1 ⋅ k 0 ) ds = ∫  N1 ⋅ 0 + T1 ⋅ 0 + M1 ⋅ 0  ds
 EA GA EJ 
str str
in cui si sono indicate con ε0, γ0 e k0 le CdD del sistema costituito dalla struttura principale gravata
dei carichi esterni, mentre con N0, T0 e M0 si sono denotate le CdS di tale sistema. Il legame tra

A
CdD e CdS è quello usuale offerto dall’ipotesi di materiale elastico lineare, omogeneo e isotropo.
Uguagliando i due termini si ottiene quindi il risultato cercato:
 N χT M 
φ A (q ) =
∫  N1 ⋅ EA0 + T1 ⋅ GA0 + M1 ⋅ EJ0  ds
str
ZZ
E’ quindi possibile procedere alla valutazione del valore di ϕA(q), risolvendo le due strutture e
tracciando i diagrammi delle CdS.
Iniziando con la determinazione delle reazioni vincolari, l’applicazione delle equazioni cardinali
della statica fornisce i seguenti risultati:

q 1*
HA HA A B
A B

VA
O
L
L
VB VA VB

Equilibrio alla rotazione (momenti rispetto ad A): Equilibrio alla rotazione (momenti rispetto ad A):
L qL 1*
VB ⋅ L − (qL ) ⋅ = 0 ⇒ VB = VB ⋅ L − 1* = 0 ⇒ VB =
2 2 L
B

Equilibrio alla traslazione verticale: Equilibrio alla traslazione verticale:


qL 1*
VA + VB = qL ⇒ VA = VA + VB = 0 ⇒ VA = −
2 L
Equilibrio alla traslazione orizzontale: Equilibrio alla traslazione orizzontale:
HA = 0 HA = 0

Nelle figure seguenti sono riportati i diagrammi quotati delle CdS: in entrambi i casi, il diagramma
dello sforzo normale N non è stato riportato, in quanto tale CdS è costantemente nulla. La
convenzione adottata per attribuire i segni alle Caratteristiche di sollecitazione è quella classica:
ipotizzando un verso di percorrenza per la trave (nel caso in esame, da sinistra verso destra, ossia da
A verso B) sono positivi i momenti che tendono le fibre di intradosso ed è positivo il taglio che

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Lezione n. 1 – pag. I.4

produce un differenziale positivo di momento flettente. Sulle convenzioni di segno si ritornerà in


dettaglio nella lezione successiva.

q 1*

A A
ϕA(q) B B

VA=qL/2 VA=1*/L
L L
VB=qL/2 VB=1*/L
qL/2

A
T1

-1*/L
-
-qL/2

T0 -
z
z
2
Mmax=qL /8
ZZ + M0
1*
+ M1

Equazione del diagramma del taglio: Equazione del diagramma del taglio:
qL 1*
T0 (z ) = − (qz ) T1 (z ) = −
2 L
Equazione del diagramma del momento: Equazione del diagramma del momento:
qL z 1*
M 0 (z ) = z − (qz ) M1 (z ) = 1 * − z
O
2 2 L

La successiva valutazione dell’integrale fornisce il risultato:


 N χT M 
φ A (q ) =
∫  N1 ⋅ EA0 + T1 ⋅ GA0 + M1 ⋅ EJ0  ds =
str
B

L L
 qL  1 *  χ  qL z 2  1*  1 qL3
= 

 2
− qz  − 
 L  GA
dz +
∫
 2
z − q 1 * − z  dz = ... =
2  L  EJ 24 ⋅ EJ
0 0

In maniera analoga è possibile procedere per la valutazione del termine ϕA(X1). Questa volta i due
sistemi attraverso i quali valutare il PLV sono rappresentati dai due riportati in figura:

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Lezione n. 1 – pag. I.5

X1 1*
A B A B

L L

Sistema reale di spostamenti e deformazioni Sistema virtuale di forze e sollecitazioni


(S.S.D.) (S.F.S.*)

E’ facile, tuttavia, rendersi conto che il primo dei due sistemi, grazie alla linearità complessiva e
quindi utilizzando ancora una volta il PSE, altro non fornisce se non le stesse sollecitazioni e

A
deformazioni del secondo, a meno di un fattore di scala offerto dall’intensità della coppia applicata
(pari ad X1).
In altre parole, è possibile scrivere (indicando ancora con N1, T1 e M1 le CdS del secondo sistema)
che:
L*e = 1 ⋅ φ A (X1 )
ZZ
L*i =
∫ (
str

str


N
N1 ⋅ [X1 ε1 ] + T1 ⋅ [X1 γ1 ] + M1 ⋅ [X1 k1 ]) ds = X1  N1 ⋅ 1
EA
+ T1 ⋅
χT1
GA
M 
+ M1 ⋅ 1  ds
EJ 

da cui
 (N )2 χ (T )2 (M )2 
φ A (X1 ) = X1  1 +
 ∫
EA GA
1 + 1  ds
EJ 
str 
Sfruttando le equazioni per i diagrammi T1 e M1 scritte in precedenza, si ottiene
L 2 L 2
O
 1*  χ  1*  1 χ L

φ A (X1 ) =  − 
 L  GA
dz + 1 * − z 
 L  EJ ∫
dz = ... = +
L ⋅ GA 3 ⋅ EJ
0 0
La rotazione complessiva della sezione in A nella struttura principale vale quindi
qL3  χ L 
φ A = φ A (q ) + φ A (X1 ) = + X1 ⋅  + 
24 ⋅ EJ  L ⋅ GA 3 ⋅ EJ 
B

A questo punto, l’imposizione della congruenza degli spostamenti con la struttura di partenza
permette di ricavare il valore dell’incognita iperstatica X1
qL3  χ L 
φA = 0 ⇒ + X1 ⋅  + =0
24 ⋅ EJ  L ⋅ GA 3 ⋅ EJ 

qL3 qL3
24 ⋅ EJ 24 ⋅ EJ qL2 1
X1 = − =− =−=
χ L L  χ ⋅ EJ  8 χ ⋅ EJ
+ 1 + 3  1+ 3
L ⋅ GA 3 ⋅ EJ 3 ⋅ EJ  L2 ⋅ GA  L2 ⋅ GA
Prima di procedere, è utile osservare che il termine 3⋅χ⋅EJ/(L2⋅GA) che compare al denominatore
rappresenta una quantità generalmente molto piccola rispetto all’unità. Infatti si ha

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Lezione n. 1 – pag. I.6

χ ⋅ EJ  E  χ ⋅ J 1
3 = 3⋅   ⋅  ⋅
2
L ⋅ GA  G   A  L2
dove si sono raggruppati i termini che dipendono dalla geometria della sezione (χ⋅J/A), dal
materiale dal quale è costituita la trave (E/G) e dalle caratteristiche della trave (1/L2).
In campo elastico lineare vale la relazione
E E
G= ⇒ = 2 ⋅ (1 + ν )
2 ⋅ (1 + ν ) G
In cui ν, coefficiente di Poisson, assume usualmente valori compresi nell’intervallo
ν ∈ [0 ÷ 0.5]
Al fine di valutare l’ordine di grandezza del termine 3⋅χ⋅EJ/(L2⋅GA), si può ad esempio supporre
che ν =0.25, ottenendo

A
E 5
= 2.5 =
G 2
Il termine χ⋅J/A dipende, come detto, dalle caratteristiche della sezione trasversale della trave.
Sempre al fine di valutarne l’ordine di grandezza, si può ad esempio far riferimento al caso di una
sezione rettangolare di dimensioni b×h. In questo caso si ha infatti

J=
ZZb h3
12
da cui
A=bh χ=
6
5

χ ⋅ J 6 b h3 1 h2
= =
A 5 12 b h 10
Si ottiene quindi
2
5 h  1
2
χ ⋅ EJ 3 h 
3 = 3⋅   ⋅   ⋅ =  
L2 ⋅ GA  2   10  L2 4  L 
O
Le strutture oggetto di studio sono, normalmente, strutture snelle, ossia caratterizzate dal fatto di
avere la lunghezza dei vari tratti sensibilmente maggiori delle dimensioni trasversali della sezione.
L’utilizzazione dei risultati validi nel caso del solido del De’ Saint Venant richiede, infatti che il
rapporto h/L assuma valori molto inferiori ad 1 (di solito, si assume che L sia almeno un ordine di
grandezza maggiore rispetto alle dimensioni trasversali della sezione, e, quindi, ad h).
Anche assumendo h/L≈1/10, si avrebbero valori del rapporto (h/L)2 nell’ordine di 1/100, e quindi,
B

come ordine di grandezza, si può affermare che


2
χ ⋅ EJ 3 1  1
3 <   = << 1
2
L ⋅ GA 4  10  75
In altre parole, il termine 3⋅χ⋅EJ/(L2⋅GA) risulta, se la struttura è sufficientemente snella,
trascurabile rispetto all’unità.
L’osservazione, a rigore valida soltanto nel caso che stiamo considerando, può essere estesa a tutte
le strutture la cui snellezza sia sufficientemente alta, concludendo quindi che
Per strutture snelle il contributo deformativo dovuto allo sforzo di taglio è, in
generale, trascurabile rispetto a quello dovuto al momento flettente
Il risultato assume quindi una validità di carattere generale, e costituisce un’ipotesi che può essere
assunta “a priori”. Nel caso quindi di contemporanea presenza di taglio e momento flettente, si
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trascurerà l’effetto deformativo di quest’ultimo, tralasciando di valutare i termini che,


nell’espressione del lavoro interno, derivano da tale grandezza.
Tornando al caso della struttura in esame, si può quindi assumere che
qL2
X1 ≈ −
8
La soluzione della trave è quindi completa. Tutti gli effetti nella struttura di partenza possono essere
quindi valutati ricorrendo ancora al PSE, affermando che qualunque effetto ξ(z) in ogni sezione
della struttura iperstatica può essere valutato come somma di tale effetto valutato nella struttura
principale gravata dai soli carichi e dello stesso effetto nella struttura in cui agisca la sola incognita
iperstatica.
Si hanno quindi le reazioni vincolari ed i diagrammi finali riportati nella figura seguente
qL  1  qL qL 5

A
MA=1/8 qL2 q VA = + X1 ⋅  −  = + = qL
2  L 2 8 8
qL  1  qL qL 3
A B VB = + X1 ⋅   = − = qL
2 L 2 8 8
qL2
M A = X1 = −
ZZ VB=5/8 qL VB=3/8 qL
8

Equazione del diagramma del taglio:


5/8 qL

+ 5
T(z ) = qL − (qz )
T
3/8 qL

- 8
z
Equazione del diagramma del momento:
- qL2 5 qz 2
M (z ) = −
O
+ qL ⋅ z −
+ 8 8 2
2
M
Mmax= 9/128 qL

Il valore massimo del momento si ottiene nella sezione di taglio nullo, cioè
B

5 5
T(z 0 ) = qL − (qz 0 ) = 0 ⇒ z 0 = L
8 8
2
qL2 5 5  q 5  − 16 + 50 − 25 9
M (z 0 ) = − + qL ⋅  L  − ⋅  L  = qL2 = qL2
8 8 8  2 8  128 128

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