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Canto 11

Il canto undicesimo dell'Inferno di Dante Alighieri si svolge sull'orlo


del sesto cerchio, ove sono puniti gli eretici; siamo all'alba del 9
aprile1300 (Sabato Santo), o secondo altri commentatori del 26
marzo 1300.
Questo canto è il più breve di tutta la Divina Commedia ed è un canto
dottrinale dove si spiega la gerarchia dei peccati e la loro dislocazione
nell'Inferno, ma, nonostante l'argomento privo di azione, anche qui la
costruzione poetica di Dante si manifesta in tutta la sua ricchezza.

Incipit
« Canto undecimo, nel quale tratta de’ tre cerchi disotto d’inferno,
e distingue de le genti che dentro vi sono punite, e che quivi più che
altrove; e solve una questione. »
(Anonimo commentatore dantesco del XIV secolo)

La tomba di Papa Anastasio - versi 1-12


Dante e Virgilio si sono incamminati dal cerchio degli eretici verso quello
successivo. E già al termine del canto X si anticipava la percezione di
un lezzo. Al principio del nuovo canto i due poeti arrivano a affacciarsi al
baratro infernale e l'odore pesante e nauseabondo è così forte che si
ritraggono subito inorriditi. Questo odore può essere inteso come quello del
cerchio successivo, dove il fiume Flegetonte ribolle di sangue, oppure, in
senso più generale, il puzzo del basso inferno, dove sono puniti i peggiori
peccati. In genere, anche perché Dante parla di profondo abisso, si ritiene
la seconda ipotesi come quella valida.
I due poeti si accostano allora a un sepolcro, dove Dante vede la lapide che
recita:
« Anastasio papa guardo,
lo qual trasse Fotin de la via dritta. »
(vv. 8-9)
Cioè "custodisco Papa Anastasio, traviato da Fotino di Sirmio". Tutto qui, la
presenza del papa eretico è affidata a una semplice inquadratura.
Nella sua condanna Dante segue il "Liber pontificalis", il quale riporta una
sua scarna biografia del papa sottolineando il suo aver voluto accordarsi con
gli eretici monofisiti (in particolare con il diacono Fotino) senza il consiglio
dei vescovi e degli altri religiosi della curia, restando isolato. Dio lo avrebbe
allora "percosso", facendogli evacuare gli intestini. Poco importa nel
commento al passo dantesco che la figura di questo papa sia in seguito stata
rivalutata e il passo del Liber Pontificalis dichiarato spurio: è interessante
qui rilevare solo che nel medioevo la tradizione del liber era forte, ben
conosciuta e non veniva messa in discussione, per cui Dante vi si affida.
Virgilio dice allora a Dante che è meglio aspettare un po' affinché il naso si
abitui all'odore, così che poi essi non ci facciano più caso.

Ordinamento e distribuzione dei dannati nell'inferno - vv. 16-90


È Dante a proporre a Virgilio di dire qualcosa di interessante nell'attesa e
il maestro, che già ci stava pensando, gli inizia a parlare degli ultimi tre
cerchi, affinché, quando scenderanno, a Dante sia sufficiente un'occhiata
per capire pena e dannati, senza doversi dilungare in spiegazioni. In seguito
il discorso si allargherà a tutto l'Inferno, compresi i cerchi già visitati.
“Figliolo mio, dentro queste rocce,”
«Figliuol mio, dentro da cotesti sassi», cominciò poi a dire, ”ci sono tre cerchi,
cominciò poi a dir, «son tre cerchietti più piccoli a mano a mano che si digrada,
di grado in grado, come que' che lassi. come quelli che ti lasci alle spalle.
Tutti son pien di spirti maladetti; Sono tutti colmi di spiriti maledetti;
ma perché poi ti basti pur la vista, ma perché ti sia sufficiente vederli,
intendi come e perché son costretti.” cerca di intendere in che modo
e in base a quale criterio sono ammassati.
Virgilio inizia a parlare dei peccati di malizia, quelli puniti entro le mura
di Dite, e dice che essi hanno tutti come risultati l'"ingiuria" altrui. Per
ottenere questa ingiuria si può ricorrere alla frode o alla forza, la prima più
grave della seconda, quindi punita più in basso. Il prossimo cerchio è invece
occupato dai violenti: in ordine di gravità
Violenti contro gli altri e le sostanze degli altri (tiranni, omicidi, rapinatori,
predoni...)
Violenti contro sé stessi e contro le proprie sostanze (suicidi e
scialacquatori)
Violenti contro Dio e contro la natura (bestemmiatori, sodomiti e usurai)
Per ciascuno dei tre peccati esiste un sottogirone, nel quale sono puniti con
diverso grado o diversa pena le varie categorie. I sodomitisono indicati
come abitanti di Sodoma, mentre gli usurai di Cahors ("Caorsa"), all'epoca
sinonimo di città degli strozzini.
Dal verso 52 inizia la trattazione dei peccati legati alla frode. Una prima
distinzione è legata alle frodi verso il prossimo, che per natura non sarebbe
tenuto a fidarsi (e qui Dante elenca sparsamente otto dei dieci peccati
puniti nel girone dei fraudolenti, diviso in Malebolge), e le frodi contro chi
di noi si fida, cioè i tradimenti veri e propri, che rompono non solo il vincolo
naturale di reciproco aiuto tra esseri umani, come i fraudolenti, ma anche
quello della fiducia speciale (tra parenti, amici, compatrioti...) per questo è
il peccato più grave che viene punito nel cerchio più piccolo dove siede Dite,
cioè Lucifero.
A questo punto Dante chiede perché i peccatori dei gironi precedenti
(elencati secondo la loro pena) non sono puniti entro la città, forse perché
non rientrano nell'ambito dell'ira divina? La risposta di Virgilio è piuttosto
brusca: "perché esci dalla via maestra ("delira lo 'ngegno tuo")? O forse
segui altre dottrine [eretiche]? Non ti ricordi come
nella tua Etica di Aristotele i peccati siano divisi in tre disposizioni che il
cielo non vuole cioè incontinenza, malizia e matta bestialità? e non ricordi
come l'incontinenza sia giudicata meno grave delle altre? Se tieni a mente
questo, si capisce perché la vendetta divina li martelli di meno" (parafrasi
vv. 76-90).
Se su malizia e incontinenza non ci sono dubbi, più vago e oggetto di dispute
è il significato della matta bestialitade. Per alcuni essa indica la violenza
(mentre malizia allora indicherebbe solo la frode), altri la indicano come
l'eresia, non indicata altrove, che però non esisteva come peccato nell'etica.
Resterebbero comunque esclusi i peccati degli ignavi, delle anime
del Limbo e, secondo alcune interpretazioni, degli eretici appunto: i relativi
peccatori fanno parte dell'antinferno o dei gironi che stanno sulla soglia di
una parte dell'Inferno (Alto e Basso Inferno), e forse Dante li ha
volutamente esclusi dall'elencazione, in quanto peccati non attivi, la cui
negatività starebbe nel "non aver fatto".

Considerazioni sull'usura - vv. 91-115


Dante ringrazia calorosamente il maestro, ma chiede altre spiegazioni sul
peccato dell'usura. Virgilio continua a citare la filosofia di Aristotele dove
è indicato, per chi lo sa capire, come la natura prenda il suo corso
dall'intelletto divino e dal suo operato (l'"idea" e l'"azione"). Analogamente
nella Fisica, sempre di Aristotele, è spiegato verso l'inizio come anche il
lavoro umano si adegui al modello divino: l'arricchimento personale quindi
deve procedere dal lavoro umano o dalla creatività dell'intelligenza, come è
scritto anche all'inizio della Genesi, ogni altro modo, compreso quello
appunto di trarre soldi dai soldi stessi, è contro natura e offende Dio.
È chiaro quindi come nel medioevo "usura" fosse considerata qualsiasi
attività bancaria, non già il prestito a tassi esorbitanti come lo intendiamo
noi oggi.
Giunge quindi il momento di proseguire e Virgilio lascia una notazione oraria:
i Pesci guizzano fuori dall'orizzonte e il Carro si trova nella zona del Coro
(il maestrale), cioè a nord-ovest. I Pesci sono l'ultima costellazione a
sorgere prima del sole, il quale sorge con l'Ariete, quindi sono due ore prima
dell'alba, le quattro del mattino. Il passaggio per scendere è un po' più
avanti ("il balzo vi là oltra dismonta") quindi Virgilio sottintende che sarà
bene affrettarsi.