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Il Diritto Canonico della Santa Chiesa Aristotelica e Romana

Noi, i cardinali della Santissima Chiesa Aristotelica, Universale e Romana, riuniti in curia per la
grazia del Creatore e della Sua Santità il Papa Eugenio V,

Abbiamo promulgato il contenuto del corpo delle norme del diritto canonico,

Libro Preliminare
0.1 Il Dogma Aristotelico
0.2 Il Calendario Aristotelico
0.3 Le Condizioni

Libro I: I Sacramenti
1.1 La confessione
1.2 Il battesimo
1.3 Il matrimonio
1.4 Ordinazione ed elevazione al sacerdozio
1.5 I funerali

Libro II: La Chiesa Secolare


2.1 Preambolo
2.2 Le province et diocesi (vescovi ed assistenti)
2.3 Le parrocchie (curati e assistenti, cappellani e cappellani militari)

Libro III: La Chiesa Regolare


La Chiesa Regolare e gli Ordini Romani

Libro IV: La Giustizia della Chiesa


Sulla giustizia della Chiesa

Libro V: Le istituzioni romane: Curia e Congregazioni


5.0 La Curia e la suddivisione territoriale della Chiesa
5.1 Il Santo Ufficio romano
5.2 La Santa Inquisizione
5.3 Le Sante Armate

Libro VI: Le altre Chiese Aristoteliche


6.1 Le Chiese Aristoteliche Autonome

0.1 Il Dogma Aristotelico

Articolo 1: La Chiesa Aristotelica è l'istituzione spirituale ed universale che mira ad aiutare tutti
i figli di Dio a sfuggire all'Inferno lunare e raggiungere il Paradiso solare.

Articolo 2: La Chiesa Aristotelica è solo sostegno della verità divina e ogni persona che non
crede nell’Aristotelismo è eterodossa e si condanna da sola alla dannazione eterna.
Articolo 3: Le eterodossie sono le credenze false che contraddicono il dogma Aristotelico ed
inducono in errore i figli di Dio.

Articolo 4: Le eterodossie sono di quattro tipi: scisma, eresia, paganesimo ed ateismo.

Articolo 5: Una eterodossia potrà essere tollerata soltanto con il benestare della Curia, nel
quadro di un concordato che fisserà le libertà accordate da questa tolleranza.

Articolo 6: La chiesa Aristotelica prende il suo nome del profeta Aristotele, che fu il primo a
rivelare la verità divina.

Articolo 7: La Chiesa Aristotelica fu fondata dal Messia Christos, il secondo ed ultimo profeta,
che ha completato la prima rivelazione Aristotelica.

Articolo 8: Non esistono altri profeti che Aristotele e Christos e le loro rivelazioni accumulate
danno il messaggio divino, perfetto ed immutabile.

Articolo 9: Benché superino gli altri figli di Dio in gloria ed in virtù, Aristotele e Cristo non
sono di natura divina, ma umana.

Articolo 10: L'integrità del dogma Aristotelico è raccolta nel Libro delle Virtù. (1)

Articolo 11: I testi che contiene il Libro delle Virtù sono sacri e la verità del minore dei suoi
elementi non può essere rimessa in discussione, sotto pena di essere eterodosso.

Articolo 12: Essendo i santi i defunti Aristotelici la cui vita fu esemplare, tutti gli Aristotelici
devono onorarli ed ispirarsi a loro nella loro vita spirituale.

Articolo 13: Affinché una persona sia dichiarata santa, occorre che sia morta, che abbia vissuto
come modello di virtù, che la sua agiografia sia stata redatta, e convalidata dalla Curia quindi dai
fedeli.

Articolo 14: Essendo una agiografia un testo sacro, qualunque critica o rimessa in discussione di
questi è un atto di eterodossia.

Articolo 15: Tutti gli umani essendo figli di Dio, nessuna segregazione basata su altri criteri che
la fede, la virtù ed il merito deve avere luogo nell'ambito della chiesa Aristotelica.

Articolo 16: La Chiesa Aristotelica distingue due nature differenti per le cariche, gli statuti e le
azioni dei suoi membri. Queste nature si identificano come In Gratebus (Nella Grazia) o Res
Parendo (Cose che Sembrano).
La natura In Gratebus identifica quelle cose che esistono per la Grazia del Creatore.
L'abbreviazione corretta impiegata nel Diritto Canonico è IG.
La natura Res Parendo identifica quelle cose che sembrano da se stesse conseguenti alla
Creazione. L'abbreviazione corretta impiegata nel Diritto Canonico è RP.

0.2 Il Calendario Aristotelico

La storia universale è determinata in rapporto a un’era e a uno stile di riferimento.


La curia si è resa conto che mancava di uniformità e ha deciso di prendere il Calendario
Aristotelico come riferimento definitivo per tutti i testi aristotelici.
Tutti gli archivi ufficiali della Chiesa Aristotelica e Romana dovranno dunque basarsi su questo
calendario.
La data di riferimento per il cambio dell’anno viene ereditata dal calendario giuliano ed è quindi
il 1. Gennaio.

Il prossimo 1. Gennaio saremo dunque al 1. Gennaio dell’anno 1455 dell’era aristotelica, o più
precisamente de “L’era Aristotelica del Rinnovamento della Fede”.

Il calendario aristotelico è diviso in dodici mesi, raggruppati in quattro trimestri:

1° trimestre (90 o 91 giorni)


Gennaio, 31 giorni
Febbraio, 28 o 29 giorni
Marzo, 31 giorni

La curia decide ogni anno se Febbraio consta di 28 o 29 giorni.


I nostri astrologi non vogliono divulgare le formule che permetterebbero agli eretici di
approfittare del nostro sapere ispirato direttamente dal Creatore.

2° trimestre (91 giorni)


Aprile, 30 giorni
Maggio, 31 giorni
Giugno, 30 giorni

3° trimestre (92 giorni)


Luglio, 31 giorni
Agosto, 31 giorni
Settembre, 30 giorni

4° trimestre (92 giorni)


Ottobre, 31 giorni
Novembre, 30 giorni
Dicembre, 31 giorni

Un periodo di sette giorni forma una settimana. I giorni di una settimana hanno ciascuno un
nome: in italiano, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica.

L’era utilizzata dal calendario aristotelico è l’era aristotelica, ovvero “anno di Dio dalla nascita
del suo secondo profeta Jeshua Christos” (in latino: Anno Dei ab secundi fatidici Sui orto Jeshua
Christos, locuzione ancora utilizzata in inglese e spesso annotata dopo l’anno nella forma
abbreviata AD (anno di Dio), e altrimenti indicata in italiano come “anno di Grazia” o “anno del
Creatore”). Lo zero allora non era ancora conosciuto, quindi non vi è un anno 0: i secoli e i
millenni cominciano con l’anno 1, con numeri di tipo ordinale. Dunque, il XI secolo e il secondo
millennio cominciano con il 1° Gennaio 1001.

Ripartizione della storia dell’umanità

1. Preistoria (cfr. Creazione e Preistoria): dalla creazione dell’universo alla caduta di Oanilonia.

2. L’antichità (cfr. Preistoria, vita di Aristotele e di Christos): dalla caduta di Oanilonia alla
fondazione della Chiesa Aristotelica da parte di Christos.

3. L’era Aristotelica della fondazione: dalla fondazione della Chiesa Aristotelica da parte di
Christos fino all’anno 1452.

4. L’era Aristotelica del Rinnovamento della Fede a partire dall’anno 1452.

Per i periodi Preistoria e Antichità la datazione si conta in senso inverso, a partire dall’anno 1
avanti Christos, designazione spesso abbreviata in italiano con a.C.: l’anno 1 a.C.

Questa suddivisione e la scelta della datazione sono ormai imposte per tutti gli atti legati alla
Chiesa Aristotelica a partire dal 1° Gennaio 1455. A partire da quel giorno, quindi, noi saremo
legati cronologicamente al calendario aristotelico.

Fatto a Roma il 12 Dicembre dell’anno 1454 dell’era aristotelica del Rinnovamento della Fede.

0.3 Le condizioni

Art 1: Tutti gli esseri umani, chiunque essi siano, giacciono in una di queste condizioni:
eterodosso, credente, fedele o prete.

Art 2: Ogni persona può ricevere solo i sacramenti consentiti alla sua condizione.

Art 3: È eterodosso colui che si trova al di fuori della comunità dei credenti, perché scomunicato
o perché non abbraccia la fede aristotelica o il diritto canonico della Chiesa aristotelica.

Art 4: L’eterodosso può ricevere unicamente il sacramento della confessione.

Art 5: È credente l’essere umano che non è scomunicato, che partecipa alla fede aristotelica e
rispetta il diritto canonico della Chiesa Aristotelica.

Art 6: Un credente può ricevere i sacramenti della confessione e del battesimo.

Art 7: È fedele il credente che ha ricevuto il sacramento del battesimo.

Art 8: Il fedele può ricevere i sacramenti della confessione, del matrimonio, l’ordinazione e del
funerale.

Art 9: Bisogna essere un fedele per ambire alla condizione di sposato o di prete.

Art 10: La scomunica è la pena canonica che annulla il sacramento del battesimo per il fedele e
lo rigetta nella condizione di eterodosso.

Art 11: Un fedele scomunicato perde non solo la condizione di fedele, ma anche quella di prete.
Perde inoltre l’effetto del sacramento del matrimonio e qualunque titolo onorifico concessogli
dalla Chiesa.

Art 12: È sposato il fedele che ha ricevuto il sacramento del matrimonio.

Art 13: Chi è sposato può ricevere i sacramenti della confessione e del funerale.
Art 14: È prete il fedele che ha ricevuto il sacramento dell’ordinazione.

Art 15: Il prete può ricevere i sacramenti della confessione e del funerale.

1.1 La Confessione

(In attesa della codifica IG)

1.2 Il battesimo

La Causa Materiale: un catecumeno credente.


La Causa Efficiente: i preti con una carica da chierico, così come diaconi e affini.
La Causa Formale: la comunità ed il giuramento di fedeltà e la purificazione con l’acqua.
La Causa Finale: l’accesso al mondo delle Idee ed alla comunità dei credenti permette la
comunione con i Santi.

La Causa Materiale

Solo un credente può ricevere il battesimo, è importante perciò mettere alla prova il catecumeno
per sapere se è pronto ad unirsi alla comunità dei credenti.

Battesimo dei bambini:

Per un bambino o un semplice di spirito è obbligatoria la presenza di un padrino e/o una


madrina durante la cerimonia.
Il loro compito sarà quello di prendersi cura dell’educazione religiosa del bambino. I genitori
possono fungere da padrini aristotelici. Se il bambino non è in età per comprendere il motivo di
questa cerimonia non dovrà essere registrato nei registri e sarà aggiunto sono il giorno in cui
chiederà conferma del battesimo.

Battesimo degli adulti:


(o conferma per un adulto che è stato battezzato da bambino)

A) Devono richiedere esplicitamente il battesimo.


B) Devono essere riconosciuti sani di mente ed capaci di comprendere il significato della
cerimonia
C) Non devono già essere battezzati

Per coloro già battezzati, ci sono 2 casi che richiedono nuovamente il battesimo:

C1) Se il candidato è parte della Chiesa Aristotelica si può celebrare una confermazione del
battesimo. (L'ideale se il battesimo è già stato segnalato come celebrato per ragioni RP). La
confermazione è in generale praticata dagli adulti che sono stati battezzati da bambini, o quelli
per i quali le registrazioni del battesimo sono state perdute o accusate di irregolarità.

C2) Se il candidato ha ricevuto il battesimo da una Chiesa Eretica o da una religione pagana, egli
deve prima di tutto abiurare pubblicamente la sua vecchia fede, ammettendo il suo errore .
Sconterà poi una penitenza in ragione del livello d'eresia della sua vecchia religione. Poco prima
di ricevere il sacramento dovrà dichiarare chiaramente e sinceramente che egli rinuncia alla sua
vecchia fede per essere pienamente e totalmente parte dell'amicizia aristotelica. In caso di una
riconversione la presenza di un padrino battezzato è obbligatoria.

D) Devono essere registrati nei registri vaticani.

E) La presenza di un padrino è altamente consigliata ma non è obbligatoria, ad eccezione delle


riconversioni. Tuttavia il padrino o la madrina devono essere battezzati e non soggetti a divieti.

La Causa Efficiente

Solo i chierici hanno il potere di celebrare un battesimo, nonché i diaconi e affini. Se le loro
funzioni non gli permettono di registrare di propria mano il battesimo, dovranno comunque fare
in modo che venga registrato sul registro.
In questo caso il Chierico che registra il battesimo è considerato il responsabile del sacramento.

Nel caso del battesimo di un nobile o di un importante personaggio, il Chierico responsabile può
chiedere al Vescovo o a un cardinale di officiare la cerimonia.

Causa Formale

La cerimonia deve essere coerente con quanto afferma il dogma riguardo al battesimo (vedere
“Battesimo” nel “Doma”) e si svolgerà almeno alle seguenti condizioni:

-Rispetto della Causa Materiale.


-Rispetto della Causa Efficiente.
-Il credente deve dare un voto di rispettare il dogma e le leggi della Chiesa, e deve riconoscere
come proprio il Credo Aristotelico.
-Deve chiedere esplicitamente di essere battezzato durante la cerimonia.
-Deve toccare l’acqua benedetta accompagnato dalle parole rituali.

Può essere accompagnato da un padrino o da una madrina battezzati che siano i garanti del
rispetto della causa formale

La Causa Finale

Il battesimo corrisponde ad un’adesione al mondo delle idee ed alla comunità dei fedeli e
consente la comunione con i santi. Permette di ricevere i sacramenti del matrimonio e
dell’ordinazione sacerdotale, permette inoltre di ricevere la remissione delle colpe dopo la
confessione e un funerale Aristotelico e di essere sepolto in un cimitero consacrato.

1.3 Il matrimonio

La Causa Materiale: due fedeli di sesso opposto.


La Causa Efficiente: tutti i chierici possono celebrare il sacramento del Matrimonio.
La Causa Formale: la celebrazione e lo scambio dei voti e delle fedi nuziali.
La Causa Finale: unione davanti a Dio allo scopo di fondare una famiglia.
La causa materiale

- La coppia deve essere formata da due fedeli non sottoposti a interdizione, che devono
presentare la loro domanda di fidanzamento facendo le pubblicazioni almeno quindici giorni
prima della data del matrimonio.

Le pubblicazioni devono essere fatte da entrambe le parti, nella chiesa della parrocchia di
residenza dei futuri sposi. Tale pubblicazione deve essere effettuata presso la parrocchia delle
due parti, oppure di ciascuna delle due se non hanno lo stesso domicilio. Le pubblicazioni
annunciano i nomi e cognomi, le professioni, il domicilio dei futuri coniugi e il luogo in cui si
svolgerà il matrimonio. Il chierico che celebrerà il matrimonio deve essere avvertito e benedirà
la coppia in occasione dell’annuncio, dichiarando ufficiale il periodo di fidanzamento.

Si segnala che in caso di secondo matrimonio, è necessario verificare che l’annullamento del
precedente matrimonio sia valido e permetta di risposarsi.
È altresì necessario che trascorra un lasso di tempo ragionevole (da uno a tre mesi) tra l’effettiva
separazione e il secondo matrimonio.

- Il chierico che prepara il sacramento deve controllare che i seguenti punti siano rispettati:

1) che i due richiedenti abbiano soddisfatto le condizioni delle pubblicazioni e siano quindi
ufficialmente fidanzati. Se la coppia è già feconda, il matrimonio può essere anticipato perché
avvenga prima della nascita.

2) che i futuri sposi siano fedeli aristotelici e che i loro nomi, così come i loro certificati di
battesimo siano presenti nei registri di Roma prima della cerimonia.

3) che i futuri sposi non siano soggetti a interdizione di matrimonio, quindi, tra le altre cose, che
non siano legati a un ordine o a un precedente matrimonio.

4) che i futuri sposi non abbiano legami di parentela inferiori o uguali al quarto grado.

In caso di impedimento segnalato, il responsabile della cerimonia dovrà inoltrare una pratica per
una richiesta di deroga al suo diretto superiore gerarchico o direttamente alla curia.

La causa efficiente

I preti con incarico di chierici, così come i diaconi e assimilati, sono i soli abilitati a celebrare un
matrimonio.

Ogni matrimonio dovrà svolgersi con l’autorizzazione del parroco della parrocchia dei fedeli;
questi dovranno dunque risiedere nella medesima parrocchia. Se non vi è un parroco, spetterà
all’autorità religiosa locale dare l’autorizzazione alla cerimonia. Il matrimonio potrà essere
organizzato dovunque, ma sempre con l’autorizzazione del responsabile religioso della
parrocchia di residenza, o, in mancanza di esso, della curia. Solo i matrimoni celebrati a Roma
da un Cardinale o dal Santo Padre sono esenti da tale obbligo.

La presenza di un minimo due testimoni, scelti tra i fedeli, è obbligatoria. Ci sarà dunque
bisogno almeno di un testimone che rappresenta la sposa e di un testimone che rappresenta lo
sposo. Essi sono i garanti che il matrimonio rispetti il diritto al libero arbitrio dei futuri sposi.
La causa formale

Consultare il dogma sul matrimonio per maggiori dettagli.

Per essere valido, un matrimonio deve soddisfare le seguenti condizioni:

La causa materiale sia corretta.


La causa efficiente sia rispettata.
Gli sposi siano liberamente consenzienti e non costretti.
Gli sposi si siano scambiati i voti di matrimonio e le fedi nuziali.

Caso particolare: Il diritto consuetudinario.

Il diritto canonico inquadra il Matrimonio per mantenere una certa uniformità derivante
dall’unicità della Chiesa. Tuttavia, per ragioni culturali, le diocesi o le province possono
aggiungere restrizioni in merito all’organizzazione dei matrimoni e dovranno rendere note in
maniera chiara e non ambigua tali aggiunte. Queste dovranno essere convalidate dal Santo
Uffizio, il quale dovrà soltanto verificare che le aggiunte non vadano contro il dogma.

La causa finale

Dato che il matrimonio si fonda sulla creazione di una comunione di vita e di un’unione
profonda degli sposi, non può essere considerato come una semplice formalità che può essere
revocata a piacimento. L’unione spirituale degli sposi non è mai cosa scontata e definitiva, è
necessario lottare per costruirla e mantenerla. Quindi, un semplice disaccordo degli sposi non
potrebbe in alcun caso giustificare una separazione. La via che conduce al paradiso è stretta e
richiede molti sacrifici. Tuttavia, un matrimonio può essere annullato in alcune circostanze,
quando l’amicizia degli sposi è resa impossibile da atti gravi e definitivi. Se i due scopi del
matrimonio sono stati raggiunti per un certo periodo di tempo, l’annullamento di questo
matrimonio non dà tuttavia licenza di risposarsi, tranne in caso di giudizio contrario per ragioni
eccezionali.
Il secondo matrimonio è quindi autorizzato solo nel caso in cui la separazione si basa su
un’ammissione reciproca del fallimento e se non ci sono state nascite in seguito a tale
sacramento. In caso di separazione conflittuale, se uno dei coniugi è stato visibilmente tradito ed
è quindi una vittima, potrà essere autorizzato a risposarsi dopo essere stato ascoltato in
confessione e aver ottenuto l’assoluzione dei suoi peccati, poiché, anche se è vittima, deve
purificarsi l’anima prima di pensare a risposarsi.

Impedimenti e cause di annullamento retroattivo, per difetto di procedura

Se, malgrado esistano impedimenti, il matrimonio ha comunque luogo, esso sarà annullato e il o
i colpevoli saranno perseguiti da un tribunale dell’Inquisizione per blasfemia. Se uno dei due è
riconosciuto innocente e ignorante dei fatti, sarà autorizzato a risposarsi dopo essere stato
ascoltato in confessione e aver ricevuto l’assoluzione.

Impedimenti per il matrimonio:


- Se almeno uno dei due coniugi non ha ricevuto il battesimo Aristotelico o è stato soggetto a
scomunica.
- Se uno dei due è già sposato o non può più risposarsi.
- Se i due hanno legami di parentela inferiori o uguali al quarto grado.
- Tranne in caso di dispensa speciale concessa dal Santo Padre, i preti non possono sposarsi;
nascondere la propria ordinazione per sposarsi è dunque causa diretta di scomunica.

Scioglimento semplificato del sacramento del matrimonio

Lo scioglimento non è un annullamento; il matrimonio resta considerato valido, ma vengono


revocati gli obblighi tra gli sposi. Per i nobili, se la regola dell’Araldica nazionale lo permette:
mantenimento congiunto del titolo e mantenimento del diritto di eredità da parte dei figli.

Se un coniuge muore, l’altro può risposarsi dopo un periodo di lutto.


Se uno dei due coniugi decide di prendere gli ordini con il consenso dell’altro e se non vi è stata
progenie in seguito a questo matrimonio, il matrimonio è annullato e il coniuge che resta laico
potrà risposarsi.
Se entrambi gli sposi decidono di prendere gli ordini, il matrimonio è semplicemente sciolto.

Nota: si consiglia di far constatare il decesso dal coniuge il prima possibile e di richiedere un
certificato al chierico che celebrerà i funerali, oppure all’autorità religiosa locale.

Semplice annullamento del sacramento del matrimonio

L’annullamento rende il matrimonio inesistente in modo retroattivo. Quindi, i titoli nobiliari non
sono più comuni e i figli sono considerati bastardi.

Questo avviene:
- Se il coniuge è scomunicato o apostatato, è considerato come morto dalla Chiesa. Il matrimonio
è dunque sciolto ed è possibile risposarsi dopo un periodo di penitenza.
- Se uno dei coniugi è condannato a essere eradicato per eresia o stregoneria, il suo matrimonio
con l’altro coniuge rimasto aristotelico è annullato se quest’ultimo ne fa domanda.
- Se la coppia non ha avuto figli, e non è riuscita far sviluppare il suo amore in una vera
amicizia, gli sposi dovranno richiedere l’annullamento del loro matrimonio inoltrando una
richiesta comune in tutta amicizia. Potranno risposarsi dopo essersi confessati, aver ricevuto
l’assoluzione e fatto penitenza.

Annullamento procedurale del sacramento

- Tutti i casi di annullamento o di scioglimento divengono casi d’annullamento procedurale dal


momento in cui vi è contestazione da parte di uno degli sposi o di un terzo. Tale contestazione
dovrà essere eseguita entro i quindici giorni seguenti l’annuncio della decisione di annullamento
o dissoluzione.
- Se uno dei coniugi commette un adulterio, il matrimonio può essere annullato. Ma non potrà
risposarsi colui che è stato riconosciuto colpevole di adulterio.
- In caso di scomparsa, allontanamento, ritiro spirituale del coniuge per un tempo superiore ai
due mesi, durante il quale questo rifiuta ogni contatto, il matrimonio può essere annullato, ma
non potrà risposarsi colui che è stato riconosciuto colpevole di abbandono coniugale.

Procedura d'annullamento e di scioglimento

Qualsiasi domanda di scioglimento o d'annullamento (semplice o procedurale) di matrimonio


dovrà essere depositata dinanzi al Tribunale Episcopale da cui dipende il coniuge richiedente.

Spetta al Tribunale Episcopale stabilire e deliberare un parere sulla suddetta domanda. Questo
parere dovrà in seguito essere depositato presso il Concistorio pontificale corrispondente allo
scopo d'essere convalidato.

Il parere prodotto dal Tribunale Episcopale dovrà rispettare la seguente forma:

Citazione:
PARERE DI RACCOMANDAZIONE RIGUARDO UNA DOMANDA D'ANNULLAMENTO
(SCIOGLIMENTO) DI MATRIMONIO

Tribunale episcopale di

Nome IG dei coniugi:

Data del matrimonio:

Domanda:

Richiedente
Motivazioni

Bambini: sì - no

Allegati:

Certificati di battesimo
Certificato di matrimonio
Prove e Testimonianze

Risposta del Tribunale episcopale:

Parere
Testo del DC
Tipo d'annullamento
Conseguenze (nuovo matrimonio o no)
Raccomandazioni (penitenze)

Tutte le domande incomplete verranno respinte

L'annullamento (o lo scioglimento) diverrà effettivo alla promulgazione di un decreto sigillato


dal Concistorio Pontificale presso il quale è stato depositato il parere.

Aggiunta: Riguardo al matrimonio chiamato Laico


La sacra unione di un uomo e una donna è celebrata esclusivamente dalla Santa Chiesa
Aristotelica e Romana. Celebrare un'unione laica - o di un altro genere che voglia legare un
uomo a una donna e una donna a un uomo - quando si è fedeli della Nostra Santa Madre Chiesa,
è strettamente vietato. Allo stesso modo, i fedeli della Santa Chiesa Aristotelica non possono
chiedere che questa unione non consacrata venga benedetta.

Chiunque contravverrà a questa regola andrà contro il diritto canonico e verrà considerato
blasfemo. In tal caso il fedele che contravvenisse verrà esposto al giudizio della Chiesa e alle
punizioni che seguiranno il suo giudizio, definite nel Diritto Canonico

1.4 Ordinazione

La causa materiale: ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio più di ogni altra cosa.
La causa efficiente: colui che ordina al sacerdozio deve esser prete lui stesso e avere ricevuto
un mandato dalla curia.
La causa formale: cerimonia di ordinazione e voti di preparazione sacerdotale.
La causa finale: essere designato successore degli apostoli e potere così accedere all’alto clero.

La causa materiale

- I vagabondi non possono essere ordinati, a meno che possano viaggiare e divenire missionari
vagabondi.

- I contadini e gli artigiani possono farsi ordinare, ma dovranno essere incoraggiati a scegliere la
via della Chiesa o della Scienza. Se scelgono la via Militare, dovranno definitivamente
rinunciare alle armi o farsi spretare, mentre se scelgono la via dello Stato, dovranno farlo per la
difesa della Chiesa in seno alle istituzioni.

- I teologi (via della Chiesa aristotelica) possono e saranno incoraggiati a farsi ordinare.

- I medici (via della Scienza) saranno autorizzati a farsi ordinare se scelgono di esercitare presso
un ordine religioso o come medici parrocchiali.

- I pubblici funzionari (via dello Stato) dovranno giustificare la loro volontà di prendere gli
ordini.

- I militari (via Militare) non potranno farsi ordinare a causa dell’incompatibilità tra la funzione
di soldato e lo statuto di prete.

- Un fedele con famiglia a carico potrà farsi ordinare solo nel caso in cui la famiglia di cui si
deve occupare, e particolarmente i figli piccoli, non venga danneggiata dalla sua ordinazione al
sacerdozio. Dovrà essere analizzata attentamente ogni singola situazione prima della cerimonia.
Nel caso di un fedele sposato ma senza figli sarà sufficiente l’autorizzazione del coniuge, e in tal
caso l’ordinazione annulla il sacramento del matrimonio.

La vita spirituale dei preti è incentrata sulla loro responsabilità pastorale. È in seno al loro
ministero apostolico che i preti vivono il loro cammino spirituale.
L’educazione aristotelica e civica, la celebrazione della messa e la carità del pastore sono le fonti
della sua via spirituale. Il prete deve poter essere mostrato come esempio, così come Christos e
Aristotele sono i suoi esempi.
Alcuni preti vorranno completare la loro vita spirituale impegnandosi nella “società laica”. In tal
caso, il prete che sceglie questa via deve farlo soltanto se può in quanto prete, quindi
promuovendo il messaggio divino.
Se a un certo punto la sua carica entra in conflitto con i suoi doveri di prete, egli dovrà farsi
sostituire piuttosto di prendere decisioni contrarie al messaggio aristotelico.
Solo il battezzato che soddisfa le condizioni citate sopra, formato secondo le regole della Chiesa
e cosciente di prendere l’impegno di servire Dio attraverso la Chiesa aristotelica per tutta la vita,
potrà essere ordinato dopo aver fatto i suoi voti.

La causa efficiente

Solo un prelato potrà ordinare al sacerdozio un battezzato. In casi eccezionali, un prete


particolarmente rinomato per la sua partecipazione al servizio della Chiesa e della vera fede
potrà essere autorizzato dalla curia a ordinare al sacerdozio senza che faccia parte dell’alto clero.

I prelati sono i Cardinali, i Vescovi, gli Abati e i Rettori riconosciuti da Roma. I preti che
possiedono una carica specifica in seno al clero regolare e accreditata dalla congregazione della
diffusione della fede possono anch’essi ordinare al sacerdozio i membri del loro ordine religioso.

La causa formale

La causa formale si divide in due parti.

1) I voti

Il candidato deve impegnarsi davanti a Dio, a un prelato e a un altro prete su quattro punti.

A non portare armi da combattimento all’eccezione di armi di rappresentanza legate alla nobiltà
o al costume.

A non formare una famiglia; fa perciò voto di castità e non potrà adottare.

A essere esemplare: dovrà privilegiare lo studio alla ricerca dei beni temporali. Farà il
necessario, secondo il suo rango e il suo statuto nella società, per ricevere il suo accreditamento
di “Teologo della Chiesa aristotelica, universale e romana” e per mettere le sue capacità al
servizio della vera fede e dei fedeli in generale.

Alla tripla obbedienza: obbedienza alla gerarchia istituita da Christos, obbedienza ai dogmi,
obbedienza al diritto canonico.

2) L'ordinazione

Una volta pronunciati i voti, potrà essere ordinato al sacerdozio per servire Dio, la Chiesa e
l’Umanità.

Un prete, prelato della Chiesa o incaricato alle ordinazioni, soprintenderà alle benedizioni e ai
voti basati sui quattro elementi della creazione.
L’officiante procederà in seguito all’imposizione delle mani, simbolo della quintessenza divina
(l’etere). Il candidato riaffermerà inoltre la sua fede nel nostro Credo prima di ricevere le insegne
della sua nuova vita.
Sarà allora ordinato al sacerdozio per servire Dio, la Chiesa e l’Umanità.

La causa finale

Una volta ordinato sacerdote, il figlio di Dio e fratello degli uomini diventa prete e padre
spirituale; egli potrà diventare una guida tra le guide e assolvere la carica di responsabile di una
parrocchia, diocesi, provincia o di un ordine religioso.

1.5 I Funerali

Il sacramento dei funerali, chiamati anche ultimi sacramenti

La causa materiale: il corpo di un fedele o di un credente che seguiva un insegnamento


religioso (pastorale...)
La causa efficiente: ogni chierico può celebrare i funerali
La causa formale: la celebrazione e la tumulazione
La causa finale: offrire l'ultimo omaggio alle spoglie mortali e l'addio al mondo terrestre

La causa materiale
I funerali costituiscono l'ultimo sacramento, è essenziale assicurarsi che l'eradicazione del
legame tra il corpo terrestre e l'anima abbia avuto luogo in modo definitivo.

Il ministro che non rispettasse questa regola essenziale potrà essere perseguito dalla Santa
Inquisizione.

La causa efficiente
Ogni chierico della Chiesa Aristotelica, qualunque sia la sua carica, può officiare, ma solo il
vescovo della diocesi in cui la cerimonia avrà luogo può concedere il permesso alla tumulazione.

In caso di decesso di un Vescovo o di un Arcivescovo, solo una assemblea episcopale alla quale
appartiene, o solo la Curia in caso di un Cardinale, è autorizzata a ordinare la tumulazione.
In caso di decesso del Papa, il cardinale Camerlengo è colui che constaterà il decesso per poi
trasmettere l'informazione alla Curia prima di promulgare un comunicato ufficiale destinato ai
fedeli.

La causa formale

La celebrazione
Ogni fedele aristotelico deceduto ha diritto a una cerimonia funebre.
Una cerimonia funebre può essere celebrata anche per i personaggi che non hanno ancora
ricevuto il sacramento del battesimo ma che hanno seguito, a loro modo, il cammino della Virtù,
dietro richiesta specifica di un membro aristotelico della famiglia.
Tuttavia solo il corpo di un fedele potrà essere esposto in Chiesa o seppellito in terra consacrata.
Sono dunque specificatamente vietate le cerimonie in chiesa per gli eterodossi, i suicidi o gli
scomunicati.

La sepoltura
Solo i fedeli aristotelici che sono morti senza rinunciare alla loro fede e non soggetti a
interdizione, possono essere seppelliti in terra consacrata e beneficiare di una sepoltura singola.
Tutti gli altri dovranno essere sotterrati o bruciati a più di cento passi da un luogo consacrato.

La causa finale
Dopo che la cerimonia di sepoltura è terminata, è evidente che se il defunto riappare vi è stato un
imbroglio o un inganno.
In questo caso l'Inquisizione dovrà essere avvertita, ed essa dovrà condurre una inchiesta per
determinare se ci sono stati inganni nei confronti della Chiesa. Il tribunale episcopale
competente pronuncerà un giudizio e un cardinale potrà emettere una condanna di scomunica, a
seconda della gravità dei fatti rimproverati.

Se si verificasse che la persona seppellita non era quella giusta, una comunicazione di scomunica
immediata sarà emessa nei confronti della persona che ha commesso la frode.

Se si verificasse che si tratta di un tentativo di usurpazione d'identità, il caso verrà deferito alla
giustizia temporale e inquisitoria in attesa di una scomunica nei confronti dell'usurpatore.

In ogni caso se i funerali hanno avuto luogo e se la persona non è stata riconosciuta morta dopo
l'inchiesta dell'Inquisizione, sarà necessaria una riconferma dei sacramenti ricevuti prima del
funerale.

Note
- I funerali di un fedele sposato sciolgono l'unione matrimoniale e danno l'opportunità di
risposarsi al coniuge sopravvissuto in accordo con il diritto caonico riguardo al matrimonio.

-La trasmissione dei titoli nobiliari avviene secondo le regole nazionali dei regni e dei territori
interessati.

2.1 Preambolo

La Santa Chiesa di Dio fu istituita per comune accordo tra gli eredi di Aristotele e i discepoli di
Christos. Questi saggi, consapevoli della debolezza umana, vollero che gli insegnamenti dei
prescelti di Dio fossero trasmessi tramite degli uomini in grado di conservare intatto il
patrimonio della saggezza e della rivelazione.

Per raggiungere questo obiettivo, la Chiesa, allo scopo di compiere al meglio la sua missione
divina, ha deciso di istituire delle regole chiare e precise, che permettano così un efficace
sviluppo della sua attività salvifica. Perciò una distorsione di questa carta potrà mettere in
pericolo la Chiesa stessa, nel suo funzionamento e nella sua santità. È per questo che noi
malediciamo coloro che, nel loro folle orgoglio, avranno l’audacia di contravvenirvi e di
disprezzare le leggi divine della Santa Chiesa Aristotelica.

Per proteggere i nostri valori, Titus e i primi vescovi decisero che ci sarebbe stato un clero
compartecipe della vita della città e legato tanto alla sfera temporale che a quella spirituale e
stabilì che questo sarebbe stato il clero « In secula seculorum ».
Esso porterà il nome di clero secolare e sarà diretto dai prelati della Chiesa.
All’inizio non vi era che il Santo-Padre, i suoi consiglieri a Roma e i vescovi a dirigere le regioni
episcopali in Occidente e in Oriente. Con il passare del tempo e dell’evoluzione della Chiesa nei
regni, i consiglieri pontifici divennero i ministri di Roma e per differenziarsi si vestirono in
porpora in onore del sangue versato dai fondatori della Chiesa.
I vescovi conservarono il colore verde per rappresentare il colore dello smeraldo, essendo lo
smeraldo il segno dell’adesione dei primi sacerdoti aristotelici.
Il nero fu scelto per il basso clero, poiché questa tinta o contro–colore, che si vuole funebre, è
visto come l’iniziazione alla spiritualità attraverso la morte simbolica.

Il Clero secolare
Il clero secolare è incaricato di istruire i fedeli, di diffondere il culto e di compiere i riti.
Deve far parte della vita della città e può anche, se lo giudica necessario, imporsi per colmare le
mancanze ai valori aristotelici.

Le cariche

3.Le cariche.

Articolo 1: Una carica è una funzione religiosa riconosciuta sia nel presente diritto canonico, sia
nei regolamenti interni delle congregazioni romane, sia nella Regola di un Ordine religioso
riconosciuto dalla Curia.

Articolo 2: È considerato come ricoprente una carica colui la cui nomina o elezione ha rispettato
le procedure descritte.

Articolo 3.1: È chierico colui che ricopre una carica religiosa secolare, ed è militare colui che
detiene una carica nelle « Sante Armate » e che non è sacerdote, in contrapposizione al fedele
che non ricopre alcuna carica.
È bene precisare che la carica di chierico predomina su quella militare, e la mescolanza delle due
sarà da evitare ecco che per la carica di “cappellano militare”.

Articolo 3.2 : Saranno considerati come militari della Chiesa, i laici membri di ordini militari
facenti parte degli effettivi delle Sante Armate aristoteliche, così come i laici che si pongono
individualmente o collettivamente sotto gli ordini dello Stato Maggiore delle Sante Armate.
Salvo deroga da parte del loro primate, solo i chierici militari della Chiesa possono portare delle
armi oltre a quelle di rappresentanza legate al rango sociale.

Articolo 4: Un fedele non può amministrare i sacramenti e un chierico può amministrare solo
quelli autorizzati dalla sua carica.

Articolo 5: Solo un fedele, sposato o meno, o un sacerdote può occupare una carica, ma non un
eterodosso o un semplice credente.

Articolo 6: Lo status sociale di teologo (non GdR: livello 3 della via della Chiesa) non
determina lo status religioso, ma è necessario per occupare certe cariche.

Articolo 7: I sacramenti non possono essere amministrati dietro compenso, di nessun tipo e in
nessun modo, né per il chierico né per il fedele né per una terza persona.

Articolo 8: Le cariche all’interno della Chiesa Aristotelica sono raggruppate in tre categorie:
principale, secondaria e terziaria.

Articolo 9: Le cariche principali costituiscono il basamento gerarchico della Chiesa Aristotelica.

Articolo 10: Uno stesso chierico non può occupare che una sola carica principale allo stesso
tempo e, in caso di sovrapposizione di più di una, deve scegliere nel più breve tempo quale
conservare.

Articolo 11: Le cariche secondarie sono le cariche complementari della Chiesa Aristotelica, e
sono in genere delle cariche di assistenza.

Articolo 12: Uno stesso chierico può ricoprire solo due cariche secondarie nello stesso tempo e
deve scegliere nel più breve tempo quali conservare se eccede a questo limite.

Articolo 13: Le cariche terziarie sono le cariche legate alle congregazioni o agli ordini religiosi o
che non rientrano nelle due prime categorie.

Articolo 14: Il cumulo di cariche terziarie è definito nella regola di ogni ordine e congregazione
così come le sanzioni nel caso di violazione del limite di cumulo.

Articolo 15: I chierici ricoprenti una carica di vescovo o di cardinali portano il titolo di prelato,
poiché essi sono le guide della Chiesa e hanno diritto ad un trattamento particolare, per i meriti
derivanti dal loro incarico.

Articolo 16: All’interno del clero secolare, un chierico può essere sottoposto all’autorità diretta
solo di un altro chierico. Non può dunque cumulare cariche che contravvengono a questo
imperativo.

Articolo 17 : le cariche onorifiche non vengono considerate per il calcolo del cumulo.

Articolo 18: Tipi di cariche che definiscono la possibilità di cumulo del clero secolare:

Carica onorifica (titolo): tutti i titoli legati al governo di Roma

- lista non esaustiva: Papa, cardinale (tutti i tipi), camerlengo, arcidiacono di Roma, connestabile
delle Sante Armate, vescovo In Partibus e emerito, vescovo primate e vice primate...

Cariche primarie del clero secolare: vescovo (salvo In Partibus ed Emerito), parroco, canonico.

Cariche secondarie del clero secolare: arcidiacono (tutti i tipi salvo quello di Roma), vicario
(tutti i tipi), diacono, cappellano nobiliare, cappellano.

Cariche terziarie del clero secolare: le cariche legate alle congregazioni.

nota: Considerato come militare della chiesa, il vidame (colui che è incaricato da un vescovo o
da un abate di controllare le terre e che comanda le sue truppe) benché non facente parte del
clero secolare è considerato come avente una carica primaria a livello di cumulo.

Tipo di carica che definisce il livello onorifico

- L’alto clero
Questi sono i prelati.

a) Il papa

Alla testa dei prelati, il papa, il Santo Padre, il sovrano pontefice. Pontefice massimo, è il capo
della religione a Roma. Questo papa discende spiritualmente dal primo papa, l’apostolo Titus.
Il non riconoscerlo come sovrano spirituale non è compatibile con lo status di fedele.
b) I cardinali

Hanno come segno distintivo il cappello rotondo e rosso con l’abito rosso: “vestire la porpora
cardinalizia”.
I cardinali, principi della Chiesa, hanno la funzione di ministri della Chiesa aristotelica, devono
rendere conto delle loro azioni solamente ai loro pari e al Papa.

c) I vescovi e gli arcivescovi

Hanno come segno distintivo la mitra e l’abito verde: “vestire lo smeraldo”.


Dopo il Sovrano Pontefice e i cardinali, il terzo grado della Chiesa è quello dei vescovi.

- Il basso clero

Il termine basso clero non è peggiorativo, designa infatti la maggioranza del clero della Chiesa
aristotelica poiché raggruppa tutti coloro che non sono prelati e dunque formano “la base” della
Chiesa aristotelica.

2.2 Le Province e le Diocesi - Il clero diocesano

Diocesi
Dal greco diokésis
La diocesi è « la porzione del popolo della Creazione affidata ad un vescovo affinché ne sia la
guida religiosa con la cooperazione dei suoi chierici ».

Per definizione una diocesi raggruppa un certo numero di parrocchie.

Provincia ecclesiastica: gruppo di diocesi dipendenti da uno stesso arcivescovo metropolitano.

Provincia religiosa: Anche chiamata primazia, è l’insieme delle diocesi di una zona
geodogmatica sottoposta sotto l’autorità di un Primate. In genere le province religiose seguono le
frontiere amministrative.

Nel 1455 vi sono le province seguenti:

Provincia religiosa del regno di Francia.

Provincia religiosa del SRING (Sacrum Romanorum Imperium Nationis Germanicæ, ndt)
Inghilterra non compresa

Provincia religiosa d’Inghilterra.

Provincia religiosa del Gran Ducato di Bretagna.

Provincia religiosa della Corona di Aragona.

I Vescovi
Quando si utilizza il termine vescovo da solo, esso raggruppa senza distinzioni tutti i tipi di
vescovi o di arcivescovi.

A) definizione generale

§A.1: Dopo il Sovrano Pontefice e i cardinali, il terzo grado nella Chiesa è quello dei vescovi.

§A.2: Il vescovo è un chierico scelto dal Papa o dai suoi pari, con il consenso del Papa, per
dirigere una diocesi.
Non può che esserci un solo vescovo per dirigere una provincia e/o una diocesi.

§A.3:

Si distinguono 2 categorie di vescovo, quelli “in funzione” e quelli a titolo distintivo.

Un vescovo "in funzione" può essere sia un arcivescovo metropolitano, sia un arcivescovo
suffragante, sia un vescovo suffragante, sia un vescovo "in partibus" secondo lo statuto della
diocesi alla quale è legato. Queste distinzioni non sono distinzioni di natura ma di dignità e
d’onore.

Il vescovo "a titolo" sia onorifico sia distintivo, deve essere chierico nel momento in cui riceve il
suo titolo distintivo.

§A.4: Ogni vescovo è libero di governare la sua diocesi come crede, purchè rispetti le
prescrizioni della Chiesa. Questa autonomia di governo non lo dispensa dal lavorare in comune
con gli altri vescovi e il suo arcivescovo metropolitano nell’ambito della sua Provincia
ecclesiastica.

§A.5 Ogni vescovo è legato alle assemblee episcopali dei regni in cui esercita una autorità in
quanto vescovo.
I Vescovi in partibus potranno far parte dell’assemblea del regno della loro residenza principale.
I Vescovi Emeriti sono dei vescovi che hanno svolto il loro incarico in modo corretto e regolare
per più di 3 mesi, essi portano questo titolo di diritto per 2 mesi, ma le assemblee episcopali
possono regolamentare i loro diritti nell'assemblea stessa.

B) Diritti e doveri

§B.1 La prima missione di un Vescovo è di vegliare sul modo in cui ogni parrocchia presta il
proprio servizio, sia Res Parendo (RP) che In Gratebus (IG).
Dovrà assicurare l'adesione all'aristotelismo delle parrocchie e dei feudi sotto la propria
giurisdizione e stare attento a comporre il proprio consiglio diocesano con dei teologi attivi e
competenti.
Ha l’incarico di nominare e revocare i membri del suo consiglio e di assicurarsi che essi
assolvano bene la loro missione.
Ha l’incarico di nominare e revocare i parroci delle sue parrocchie, e di assicurarsi che essi
assolvano bene la loro missione.
Ha l’incarico di far nominare i cappellani nobiliari nelle cappelle dei feudi sotto la sua
giurisdizione su domanda della nobiltà, e di nominare i cappellani per le organizzazioni laiche e
militari (al di fuori degli Ordini religiosi militari e civili riconosciuti per Roma).
Ha il dovere di riferire alla propria assemblea i casi di disordini o tutti gli altri avvenimenti
anormali che accadono nella sua zona di influenza.

§B.2 Sacramenti

Egli può celebrare tutti i sacramenti della Chiesa aristotelica nel rispetto del diritto canonico
romano.
Può aggiungere delle regole restrittive al diritto che regola i sacramenti, ma deve farlo in modo
chiaro e domandare il parere della congregazione del Sant’Uffizio.
I vescovi possono richiedere la scomunica, la secolarizzazione o l’ annullamento di un
sacramento a Roma ma non possono convalidarla essi stessi.

§B.3 Revoca

Solo la primazia da cui dipende un vescovo può revocarlo o trasferirlo, tuttavia, in casi
eccezionali e per errori gravi contro il dogma o il diritto canonico, la curia potrà esigere la sua
revoca alla sua primazia.

§B.4 cumulo

Vescovo “in funzione” è un incarico principale, e non può dunque accumularsi con degli altri
incarichi principali.
Vescovo "a titolo" sia onorifico sia distintivo non è sottoposto al cumulo.

I vescovi “in funzione”

Arcivescovo metropolitano

La causa materiale : deve essere ordinato e teologo della Chiesa.


La causa efficiente : è eletto dall’assemblea episcopale da cui la diocesi dipende.
La causa formale : è incaricato da due dei suoi pari con l’accordo del Papa .
La causa finale : è membro delle assemblee episcopali dalle quali dipende almeno una
parrocchia sotto la sua giurisdizione.
Dirige una Provincia ecclesiastica e generalmente una diocesi.

Vescovo e arcivescovo suffragante

La causa materiale : deve essere ordinato e teologo della Chiesa.


La causa efficiente : è eletto dall’assemblea episcopale da cui la diocesi dipende.
La cause formale : è incaricato da due suoi pari con l’accordo del Papa.
La causa finale : è membro delle assemblee episcopali dalle quali dipende almeno una
parrocchia sotto la sua giurisdizione. Dirige una diocesi.
Vescovo Primate

La causa materiale : deve essere stato vescovo in modo corretto e regolare per più di 3 mesi.
La causa efficiente : è designato dalla sua assemblea secondo le regole stabilite dalla stessa
assemblea.
La causa formale : incaricato dal camerlengo o dall’arcidiacono di Roma.
La causa finale : Il vescovo Primate è a nome della sua assemblea il superiore gerarchico
diretto di tutti i vescovi dipendenti dalla sua primazia.
Nell’ipotesi in cui il primate prende le sue decisioni da solo, il concilio episcopale ha la facoltà
di denunciarlo a posteriori, e di sostituire al decretale del primate il suo proprio, su domanda di
uno dei suoi membri.

Il primate conserva le proprie responsabilità a livello della sua provincia o della sua diocesi.

Vescovo vice Primate

La causa materiale : deve essere vescovo al momento della sua nomina


La causa efficiente : è designato dal vescovo primate secondo le regole stabilite dalla sua
assemblea.
La causa formale : incaricato dal primate.
La causa finale : Sostituire il Primate

Il vescovo vice Primate in caso di assenza o d’inabilità del Primate, lo sostituisce con tutti i
poteri giuridici di rappresentanza, sede o voto fino alla risoluzione dell’inabilità del Primate.

Il vice primate conserva le proprie responsabilità a livello della sua provincia o della sua diocesi.

Vescovo emerito

La causa materiale : deve essere stato vescovo (non emerito) in modo corretto e regolare per
più di 3 mesi.
La causa efficiente : lo diventa automaticamente per un periodo di 2 mesi.
La causa formale : confermato dall’assemblea di cui faceva parte.
La causa finale : è membro di diritto dell’assemblea episcopale di cui fa parte la sua residenza
principale.

Il titolo di emerito è un titolo transitorio e onorifico, ha per obiettivo il permettere la transizione


al momento di un trasferimento o di uno spostamento.

Vescovo In Partibus

La causa materiale : deve essere stato vescovo (non emerito) in modo corretto e regolare per
più di 6 mesi..
La causa efficiente : è designato dalla curia o dal Papa.
La causa formale : incaricato dal Camerlengo o dall’Arcidiacono di Roma.
La causa finale : è membro di diritto dell’assemblea episcopale di cui fa parte la sua residenza
principale.

Il titolo In partibus è onorifico, generalmente dato ad un vescovo particolarmente meritevole che


decide di mettersi in disparte. Egli perde il suo titolo se riprende la direzione di una diocesi o di
un' arcidiocesi.
Al di fuori di questa perdita automatica del titolo, solo la morte o la curia può ritirare o cambiare
il titolo di In Partibus.

Gli assistenti

1° arcidiacono o vicario generale

1° arcidiacono

vicario generale

La causa materiale: deve essere un fedele della Chiesa, se è sacerdote diventa vicario generale.
Non può che esserci che un solo vicario generale o 1° arcidiacono per provincia.
La causa efficiente: è nominato dall’arcivescovo metropolitano.
La causa formale: è incaricato dall’arcivescovo metropolitano.
La causa finale: ha l’incarico di aiutare l’arcivescovo in modo rappresentativo nella gestione
della provincia.

A parte l’ordinazione il vicario generale e il 1° arcidiacono possono celebrare tutti i sacramenti


aristotelici nel rispetto del diritto canonico nella loro provincia.

Arcidiacono o vicario diocesano

Arcidiacono

Vicario diocesano
La causa materiale: deve essere un fedele della Chiesa, se è sacerdote diventa vicario
diocesano. Non può esservi che un vicario diocesano o un arcidiacono per diocesi/arcidiocesi.
La causa efficiente : è nominato da un vescovo.
La causa formale : è incaricato dal vescovo che lo nomina.
La causa finale : ha l’incarico di aiutare il suo vescovo (o arcivescovo) in modo
rappresentativo nella gestione della diocesi.

Tranne l’ordinazione il vicario diocesano e l’arcidiacono possono celebrare tutti i sacramenti


aristotelici nel rispetto del diritto canonico nella loro diocesi.

I capitolari

La causa materiale : deve essere fedele della Chiesa.


La causa efficiente : è nominato dal vescovo della diocesi o della provincia.
La causa formale : è incaricato dal vescovo della diocesi o della provincia.
La causa finale : ha l’incarico di aiutare la sua diocesi in modo rappresentativo in una
missione precisa.

I vescovi possono nominare tanti capitolari quanti a loro sembrano necessari, questi saranno
direttamente legati alla loro autorità e riceveranno da loro il mandato per una missione precisa.
Sono l’equivalente dei canonici, ma non possono beneficiare di un ufficio (IG) personale nella
cattedrale.

Nei casi eccezionali o non c’è un vescovo o il loro vescovo muore o diventa incapace, si
vedranno attribuire un vescovo di tutela dall’assemblea episcopale.
Un capitolare deve sempre riferire ad un primate prima di agire a nome della chiesa.
A livello di cumulo il capitolare è considerato come una carica terziaria.

I Canonici

Canonico (membro del Consiglio diocesano)

La causa materiale : deve essere un fedele della Chiesa e teologo della Chiesa aristotelica (3°
liv)
La causa efficiente : è nominato dal vescovo della diocesi
La causa formale : è incaricato dal vescovo della diocesi
La causa finale: ha l’incarico di aiutare il suo vescovo in modo rappresentativo e davanti a Dio
(IG) nella gestione della Diocesi o della Provincia.

Consulente in religione (Provincia)


Responsabile delle diocesi (Arcidiocesi)
Responsabile del tesoro (Diocesi)
Responsabile della dottrina (Diocesi)
Responsabile dei parroci (Diocesi)
Teckel a pelo Raso (Diocesi)

Citazione:

........
Eccezioni al diritto Canonico sul Clero Secolare -
Regimini Secularis Ecclesiae

Viste le numerose differenze territoriali che regolano la penisola italica e le terre


d'Irlanda, Noi, Cardinali, riuniti nel Sacro Collegio, abbiamo deliberato e ordinato, e con
il nostro presente editto perpetuo e definitivo, deliberiamo ed ordiniamo la pubblicazione
delle eccezioni relative al libro 2 del Diritto Canonico della Santa Chiesa Aristotelica e
Romana che porta il titolo di Regimini Secularis Ecclesiae , definite e citate più avanti.
Gli articoli modificati, emendati o aggiunti prendono il posto di quelli stabiliti dal diritto
Canonico universale che non si applica relativamente a questi articoli nelle zone
territoriali definite dal presente editto.

L'essenza delle modifiche è relativa alla trasmissione di potere al livello superiore, che
passa dalla diocesi all'arcidiocesi metropolitana. I cambiamenti principali, d'ordine
terminologico, sono la sostituzione del termine generale di « vescovo » con quello più
preciso di « arcivescovo metropolitano».

Parte I

– è modificato come segue :

Articolo 4.1 : Una primazia è diretta da un'assemblea episcopale che accoglie almeno gli
arcivescovi metropolitani che dipendono da questa, ed ha come potere la nomina e la
revoca degli arcivescovi metropolitani del suo territorio.

Parte II
– è modificato come segue :

Articolo 2 : L'arcivescovo metropolitano è un chierico scelto dal Papa, o dai suoi pari
con il consenso del papa, per dirigere una arcidiocesi metropolitana, e può essere
destituito a discrezione di queste stesse persone.

Articolo 6.3 : L'arcivescovo metropolitano nomina e revoca i cappellani delle cappelle


nobiliari sotto la sua giurisdizione su richiesta della nobiltà o a sua discrezione.

Articolo 6.4 : L'arcivescovo metropolitano nomina e revoca i cappellani delle


organizzazioni laiche e militari, eccetto gli ordini militari e religiosi riconosciuti da
Roma, registrate presso la sua diocesi.

Article 6.5 :L'arcivescovo metropolitano ha il diritto di proporre pareri di scomunica, di


abbandono del sacerdozio, o di annullamento di un sacramento presso il Concistoro
Pontificio competente.

Articolo 6.6 : L'arcivescovo metropolitano ha il diritto di aggiungere regole restrittive


all'amministrazione dei sacramenti sotto autorizzazione della congregazione del Santo
Uffizio.

Parte II

– viene aggiunto :

Articolo 6.2 bis : l'arcivescovo metropolitano supplisce alla vacanza di seggi apostolici
Res Parendo ed In Gratebus, nomina e revoca i vescovi delle diocesi della provincia
ecclesiastica sotto la sua giurisdizione.

Parte III

– è modificato come segue :

Articolo 1 : Arcivescovo metropolitano - quadrittico delle cause:

La causa finale = è membro a pieno titolo delle assemblee episcopali di cui almeno una
delle parrocchie è sotto la sua giurisdizione. Dirige una provincia ecclesiastica e
generalmente una diocesi. Nomina e revoca i vescovi delle diocesi della sua provincia
ecclesiastica.

Articolo 2 : Vescovo ed Arcivescovo suffragante - quadrittico delle cause


La causa efficiente = è nominato dall'arcivescovo metropolitano da cui la diocesi
dipende.

Testo canonico eccezionale sul Clero Secolare,


Licenziato a Roma dal Sacro Collegio sotto il pontificato del Santissimo Padre Eugene V
il ventisei del mese di luglio, mercoledì, dell'anno di grazia MCDLVII

Pubblicato da Sua Eminenza Rehael, Cardinale-Camerlengo, il ventottesimo giorno del


mese di settembre, lunedì, dell'anno di grazia MCDLVII

2.3 Le Parrocchie - Il clero parrocchiale

La parrocchia religiosa è, in primo luogo, una suddivisione geografica all’interno di una Diocesi.

Nella chiesa aristotelica la parrocchia designa nello stesso tempo un’area geografica precisa, il
“territorio della parrocchia”, e il gruppo di persone che abita su questo territorio e che costituisce
la comunità parrocchiale.

La parola proviene dal latino parrocchia, utilizzata nelle prime comunità aristoteliche per
designare il territorio di una città episcopale. Nel V° secolo, essa è già vicina al suo senso attuale
poiché si applica ai territori e alle comunità esistenti al di fuori delle sede episcopale.

È dunque possibile far parte di diverse parrocchie, ma, a livello amministrativo, si dipende
direttamente dalla parrocchia cittadina della propria residenza principale (hrp: quella visibile sul
profilo).

Esistono 3 tipi di parrocchie tutte dipendenti da un vescovo che è dunque il superiore religioso
diretto del responsabile della parrocchia.

Un chierico potrà occuparsi di più parrocchie, ma dovrà esservi incaricato dallo stesso vescovo,
infatti un chierico responsabile di parrocchia non può dipendere da più vescovi. Ciò vale anche
per i diaconi e i vicari responsabili di parrocchia e, inoltre, per gli aiutanti, poiché essi sono
indirettamente sotto l’autorità dello stesso vescovo del loro diretto superiore .

Un Parroco, un diacono, un vicario, un cappellano o un cappellano nobiliare non può celebrare i


sacramenti al di fuori della parrocchia di cui è stato incaricato senza l’autorizzazione del suo
Vescovo e del responsabile della parrocchia in questione.

1) La parrocchia comunale o cittadina.

La parrocchia comunale si trova obbligatoriamente in una città o in un villaggio aperto,


identificato come parrocchia, e che disponga di una chiesa, un municipio, dei residenti e un
mercato.

La chiesa parrocchiale è il luogo di raccolta della comunità davanti alla quale il Parroco e i suoi
assistenti celebrano le differenti cerimonie, come le due messe settimanali.
La parrocchia comunale non può avere più di 3 responsabili riconosciuti come tali.
La parrocchia comunale può avere alla sua testa un Parroco, un vicario o un diacono.
Il responsabile della parrocchia può avere 2 aiutanti, che possono essere diacono o vicario.
Gli aiutanti supplementari come accolito, amministratore laico della finanze, sacrestano, non
sono considerati chierici, anche se è necessario l’accordo del Vescovo per nominarli essi sono
sotto la responsabilità diretta del responsabile parrocchiale che li ha nominati.

Il parroco, e solo lui, può confessare nella chiesa parrocchiale (obbligo limitazione IG).
Potrà nominare 3 confessori In Gratebus (IG) che potranno ascoltare la confessione dei fedeli
ma non potranno dare l’assoluzione rispettando il diritto canonico.

Parroco

La causa materiale: deve essere sacerdote e teologo della Chiesa aristotelica (3° liv).
La causa efficiente: è nominato dall’Arcivescovo o dal Vescovo di cui la parrocchia comunale o
cittadina è dichiarata dipendente.
La causa formale: è incaricato dall’Arcivescovo o dal Vescovo da cui dipende la parrocchia
dove è stato nominato .

La causa finale

Il Parroco può celebrare tutti i sacramenti aristotelici tranne l’ordinazione.


Ha l’incarico Res Parendo (RP) e In Gratebus (IG) della gestione religiosa, economica e
amministrativa della sua parrocchia.
Può nominare due chierici per aiutarlo che siano vicario o diacono, e tanti accoliti quanti ne
desidera purché abbia il benestare del suo vescovo.
Potrà nominare 3 Confessori parrocchiali In Gratebus (non ancora codificato).

Cumulo : il Curato è una carica principale, egli non può dunque accumularla con un’altra carica
principale.
Diacono e vicario

Vicario

Diacono

La causa materiale : deve essere un fedele della Chiesa, se è ordinato il diacono porta il nome
di vicario.
La causa efficiente: è nominato dal Parroco della sua parrocchia con l’accordo del suo Vscovo
(o Arcivescovo).
La causa formale : è incaricato dal Parroco della sua parrocchia o dal suo Vescovo (o
Arcivescovo).
La cause finale : egli ha l’incarico rappresentativo della gestione religiosa della parrocchia dove
è stato nominato.

I diaconi e i vicari possono celebrare tutti i sacramenti aristotelici tranne l’ordinazione.


Non possono nominare dei confessori ne alcun membro del clero parrocchiale, essi dipendono
direttamente dal Parroco, o, nel caso manchi, dal Vescovo.

Cumulo : diacono e vicario sono cariche secondarie legate dunque alle regole del cumulo.
Essi possono accumularlo con altre cariche secondarie o primarie nel clero secolare ma
unicamente se questa carica dipende dallo stesso vescovo.
Un Cardinale o un Vescovo in partibus potrà tuttavia essere vicario.

Sacrestano (facente Funzione di Parroco).

La causa materiale : deve essere battezzato e teologo della Chiesa aristotelica (3° liv).
La causa efficiente: è nominato dall’Arcivescovo o dal Vescovo di cui la parrocchia comunale o
cittadina è dichiarata dipendente.
La causa formale : è incaricato dall’Arcivescovo o dal Vescovo da cui la parrocchia dove è
stato nominato dipende.

La causa finale :

(Si fa il possibile per evitare i sacrestani come carica fissa, e utilizzarli solo per compensare a
una mancanza reale del curato.)
Il sacrestano si occupa della sacrestia e prepara dunque l’uffizio In Dio per l’officiante.

Esistono due tipi di Sacrestano: i semplici fedeli e i diaconi.

a) I semplici fedeli.

Se è un semplice fedele, non è considerato come un chierico e non può rivendicarsi come tale.
Tuttavia in pubblico dovrà agire da buon aristotelico e non disonorare la carica in nessun modo,
sotto pena della scomunica.
Dovrà redigere le domande di sacramento per un chierico che se ne può incaricare.

b) I diaconi o vicari

Se è diacono oltre alla funzione di Sacrestano, conserva il titolo di Diacono e tutto ciò che questo
comporta.

Se è un vicario che prende l’incarico, egli diventa curato per il tempo della nomina.

cumulo: mentre è sacrestano, il chierico è sottomesso alle stesse interdizioni al cumulo del
Parroco, è dunque una carica principale.

Nota : Il sacrestano dovrà rendere noto il suo status con un avviso ben visibile all’entrata della
chiesa.

Gli accoliti

La causa materiale : deve essere un fedele della Chiesa.


La causa efficiente : è nominato dal Parroco della sua parrocchia con l’accordo del suo
Vescovo (o Arcivescovo).
La causa formale : è assunto dal Parroco della sua parrocchia o dal suo Vescovo (o
Arcivescovo).

La causa finale:

Riceve una missione precisa dal suo superiore, è generalmente un fedele desideroso di istruirsi
religiosamente per divenire diacono o vicario in seguito.
A seconda della sua missione porta un nome differente come sacrestano, fabbriciere (incaricato
delle finanze), messaggero, intendente, ecc.
Essi non sono considerati chierici e sono sotto la responsabilità diretta di colui che li nomina.

Cumulo : non essendo chierici per la loro funzione di accolito non sono legati ad alcuna
interdizione di cumulo.

Confessore parrocchiale In Gratebus

La causa materiale : deve essere teologo della Chiesa


La causa efficiente: è nominato dal curato della sua parrocchia.
La causa formale : è incaricato dal curato della sua parrocchia.
La causa finale: è incaricato delle confessioni in Dio della parrocchia dove è stato nominato.
Non potrà dare l’assoluzione res parendo se non è sacerdote.
Cumulo : non essendo chierici nella loro funzione di confessori In Gratebus (IG), essi non sono
vincolati ad alcuna interdizione di cumulo.

2) Parrocchia nobiliare (feudo)

La parrocchia nobiliare è obbligatoriamente un dominio, riconosciuto come feudo e comportante


una cappella e almeno una residenza.
La parrocchia nobiliare deve essere legata ad una diocesi, preferibilmente vicina dal punto di
vista geografico, ma il nobile proprietario della parrocchia nobiliare potrà scegliere il suo
Vescovo, in accordo con questo, tra i vescovi nazionali, cardinali inclusi. Tuttavia uno stesso
prelato non dovrà avere a suo carico più feudi di quelli che ne può
degnamente gestire.

La cappella è il luogo di raccolta dei proprietari e dei loro invitati davanti ai quali il cappellano
nobiliare e i suoi assistenti celebrano differenti cerimonie.
La Parrocchia nobiliare non può avere che 1 responsabile riconosciuto come tale.
La Parrocchia nobiliare può avere alla sua testa un cappellano nobiliare, ordinato o meno.
Gli aiutanti supplementari come l’accolito, il fabbriciere (incaricato delle finanze), il sacrestano
non sono considerati chierici. Essi sono sotto la responsabilità del cappellano nobiliare e non
possono esercitare al di fuori del territorio della Parrocchia nobiliare.

Cappellano nobiliare

La causa materiale : deve essere fedele alla Chiesa e essere accreditato dalla congregazione
della diffusione della fede.
La causa efficiente : è assunto da un fedele della nobiltà
La causa formale : è incaricato e sotto l’autorità del Vescovo della diocesi da cui dipende il
feudo.
A seconda del sesso se è laico si dirà Fratello o Sorella cappellano; se è sacerdote, Padre o Madre
cappellano.
La causa finale

Ha l’incarico rappresentativo della gestione religiosa del, o dei feudi per i quali è nominato (i
feudi devono dipendere dallo stesso Vescovo).
Può celebrare tutti i sacramenti aristotelici tranne l’ordinazione.
Non può nominare dei confessori né alcun membro del clero parrocchiale, dipende direttamente
dal Vescovo che l’ha nominato.

Cumulo : il Cappellano nobiliare è una carica secondaria legata dunque alle regole del cumulo.
Può accumularla con una delle altre cariche secondarie o primarie nel clero secolare ma
unicamente se questa carica dipende dallo stesso Vescovo.
Un Cardinale o un Vescovo in partibus potrà tuttavia essere cappellano nobiliare.

3) Parrocchia comunitaria

In certi casi delle comunità, delle associazioni, delle confraternite, delle gilde o dei gruppi
militari possono aver bisogno tra le loro fila di una guida religiosa.
Queste corporazioni devono presentarsi al vescovo della loro regione che potrà attribuire a loro
un responsabile religioso che porti quindi il titolo di cappellano.

Cappellano (fuori OMR )

La causa materiale: deve essere un fedele della Chiesa e essere accreditato dalla
congregazione della diffusione della fede.
La causa efficiente : è assunto da un gruppo laico, militare o civile.
La causa formale : dipende dal gruppo di cui il cappellano è incaricato e è definita della
congregazione della diffusione della fede.
A seconda del sesso se è laico si dirà Fratello o Sorella cappellano; se è sacerdote, Padre o Madre
cappellano.

La causa finale

Ha incarico rappresentativo della gestione religiosa del gruppo presso il quale è stato nominato.
Può celebrare tutti i sacramenti tranne l’ordinazione.
Non può nominare dei confessori né alcun membro del clero parrocchiale. Dipende
amministrativamente dalla congregazione della diffusione della fede.

Cumulo : Cappellano è una carica secondaria vincolata dunque alle regole del cumulo.
Può accumulare una delle altre cariche secondarie o primarie nel clero secolare ma unicamente
se questa carica dipende dallo stesso Vescovo.
Un Cardinale o un Vescovo in partibus potrà tuttavia essere cappellano.

Parrocchia comunitaria a vocazione nazionale

Se la comunità ha vocazione di essere nazionale essa dipenderà direttamente dal primate o ,se ce
ne è uno, dal chierico responsabile dei cappellani.

Regimini regularis ecclesiae


Bulla pontifiicia « Per il governo della Chiesa Regolare ».

3 La Chiesa Regolare e gli Ordini Romani[IG]

3.1: Preambolo

Se il messaggio aristotelico è sia unico perché nato da Dio e doppio perché trasmesso da
Aristotele e Christos, ugualmente la Chiesa ha un carattere unico, perché è la detentrice della
Vera Fede, e doppio perché è composto da chierici regolari o secolari. Queste due parti non sono
che aspetti una unica realtà: la Chiesa.

La chiesa regolare, ricordandosi di S. Benedetto da Pisa Iaolo, Patrono spirituale del


Monachesimo e Guardiano della Tavola di Oane, è composta da fedeli che hanno scelto di vivere
in comunità allo scopo di mettere in pratica meglio il messaggio dei profeti e di operare
variamente per la sua conservazione, la sua diffusione e il bene comune.

L’organizzazione della chiesa regolare prevede due tipi di Ordini Romani (OR):

- Gli ordini religiosi romani (ORR), che non hanno vocazione a raccogliere i militari della
chiesa.
Il loro rapporto con Roma, e in particolare la convalida della loro esistenza e della loro regola,
dipende dalla Congregazione per la diffusione della Fede.

- Gli ordini militari religiosi (OMR), che hanno la vocazione di accogliere i militari della
Chiesa, spesso possiedono un'ala religiosa destinatale al loro interno.
Il loro rapporto con Roma, e in particolare la convalida della loro esistenza e della loro regola,
dipende dalla Congregazione delle Sante Armate.

La consuetudine permette a un membro regolare di un tipo di ordine di far parte anche dell’altro
tipo di ordine.

Nel testo presente, utilizzeremo per felicità il termine abbazia per tutti gli edifici dedicati ad un
uso monastico regolare (monasteri, priorati e conventi...).

3.2 Monasteri, abbazie e conventi

Le comunità sono riunite in Ordini. Ciascun Ordine è caratterizzato da una regola alla quale i
propri membri hanno fatto voto d’obbedienza, spesso ispirata alla Regola di san Benedetto. Essa,
antenata di tutte le altre carte interne aristoteliche, pone l’accento sull’importanza dei voti di
obbedienza, di carità, di umiltà e di castità.

Le abbazie, i monasteri, i priorati e i conventi sono luoghi di lavoro, si spiritualità, di


raccoglimento, di studi teologici e di preghiera dove i chierici regolari vivono in comunità e
accolgono i fedeli in ritiro. Vi è una gerarchia per quanto riguarda abbazie monasteri e conventi.
Alcuni saranno sede di tutto il loro ordine, o di una branca (in questo caso sono detti “madre”).
Questi luoghi di fede non differiscono in niente rispetto alle abbazie, monasteri e conventi
normali (dette in questo caso “figlie”), eccetto la presenza di un capitolo che ha autorità sulle
altre abbazie, monasteri o conventi dell’ordine o della branca. La costruzione di questi luoghi
necessita sempre dell’autorizzazione dell’arcivescovo metropolitano dell’arcidiocesi relativa.

3.3 Organizzazione del clero regolare

Rettore (ORR)

La causa materiale: deve essere prete (rettore) al momento della sua nomina. Questa clausola
non entra in vigore per gli OR che non l’hanno ancora applicata fino al rinnovo del prossimo
rettore.
La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’Ordine
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine dopo la convalida formale della
Congregazione per la Diffusione della Fede
La causa finale: il Rettore è la massima autorità della Chiesa in un ordine religioso. Il rettore è
canonicamente considerato al pari di un vescovo per i membri del suo ordine,
convenzionalmente sua diocesi, in relazione a tutto ciò che riguarda la pratica sacramentale.
Siede dunque di diritto in seno all’Assemblea Episcopale di residenza. Può continuare ad avere
una attività extra-moenia purché venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Gran Priore

La causa materiale: deve essere prete al momento della sua nomina


La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’ordine
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine (dopo la convalida formale da
parte della Congregazione per la Diffusione della Fede per gli OMR)
La causa finale: è il braccio destro del Rettore negli ORR in tutte le materie ed è il solo
responsabile di tutte le questioni religiose, sacramentali e relative al culto negli OMR. Divide,
per delega canonica del potere, l’autorità e le funzioni che derivano dal ruolo episcopale del
Rettore nei confronti dei membri del suo ordine. Può continuare ad avere una attività extra-
moenia purché venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Dignitario dell’Ordine

La causa materiale: deve essere un fedele, un chierico o un prete per la nomina, in funzione alle
esigenze specifiche di ciascun ordine.
La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’ordine
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine
La causa finale: il suo campo d’azione e di autorità dipende dalle regole di ciascun ordine ma
siede nel Capitolo generale dell’ordine, egli dirige sotto l’autorità e in coordinazione con il
Rettore o il gran Maestro. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purché venga
mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Abate Superiore (abate Res Parendo)

La causa materiale: deve essere un prete al momento della sua nomina.


La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’ORR da cui dipende l’abbazia Res
Parendo
La causa formale: dipende dalle regole interne in vigore
La causa finale: è la massima autorità di una abbazia Res Parendo. Può continuare ad avere una
attività extra-moenia purchè venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Padre Priore

La causa materiale: deve essere un prete al momento della sua nomina.


La causa efficiente: è nominato secondo le regole dell’Ordine per assistere nelle decisioni il
Padre superiore o il Gran Priore
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine
La causa finale: ha l’incarico dell’animazione religiosa, sacramentale e relativa al culto in
coordinazione con il suo superiore, sia il Padre Superiore o il Gran Priore, del quale è il secondo
ufficiale. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purchè venga mantenuto un forte
legame con la vita intra-moenia.

Padre

La causa materiale: un conventuale ordinato.


La causa efficiente: il prelato che ordina il conventuale
La causa formale: l’ordinazione da parte di un prelato autorizzato
La causa finale: l’esercizio extra-moenia di una carica secolare religiosa che necessita
l’ordinazione è possibile solo continuando a partecipare al massimo alla vita e agli obblighi della
vita comunitaria intra-moenia come un conventuale regolare.

Conventuale

La causa materiale: Ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio all’interno di un ordine
religioso o religioso militare.
La causa efficiente: è accettato secondo le regole dell’ordine
La causa formale: la cerimonia di intronizzazione come conventuale per vivere nel rigore
monastico. Pronuncia i voti di ubbidienza, carità umiltà, mansuetudine (divieto di portare armi) e
di castità
La causa finale: ammissione allo status di chierico regolare. Si impegna a fare prova di
spiritualità e a consacrarsi soprattutto a Dio e a vivere in comunione con una comunità Res
Parendo nata da un ordine religioso riconosciuto. Può continuare ad avere una attività extra-
moenia purché venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Oblato

La causa materiale: un fedele della Chiesa che vuole impegnarsi all’interno di un ordine
rimanendo attivo nel secolo e con voti minori.
La causa efficiente: è accettato secondo le regole dell’Ordine
La causa formale: la cerimonia d’intronizzazione e pronuncia dei voti minori
La causa finale: lo status di oblato è uno status laico e non richiede che voti minori di ubbidienza
e carità. L’oblato può portare armi, sposarsi e fondare una famiglia. Ogni diverso ordine può a
discrezione integrare o no questo status.

3.4 Funzioni specifiche nell’abbazia In Gratebus

Padre Abate (abbazia In Gratebus)

La causa materiale: un chierico sottoposto al diritto canonico e alla gerarchia della Santa Chiesa.
La sua candidatura dovrà essere convalidata dall’(arci)vescovo della diocesi nella quale si trova
l’abbazia In Gratebus
La causa efficiente: è eletto dai monaci dell’abbazia In Gratebus
La causa formale: è intronizzato dall’(arci)vescovo della diocesi
La causa finale: è la massima autorità dell’abbazia In Gratebus, purché rispetti il dogma, il diritto
canonico e la gerarchia romana. Ha l’obbligo di risiedere in modo permanente nell’abbazia e, a
livello diocesano, è totalmente assimilabile a un chierico, compresa la sottomissione al potere
episcopale, quale il responsabile di una parrocchia In Gratebus.

Decano (abbazia In Gratebus)

La causa materiale: ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio, e decide di allontanarsi dal
secolo in una abbazia In Gratebus.
La causa efficiente: è designato dall’(arci)vescovo della diocesi nella quale si trova l’abbazia In
Gratebus
La causa formale: è intronizzato dall’(arci)vescovo della diocesi
La causa finale: egli assiste l’abate in autorità e in tutte le materie religiose, sacramentali e che
riguardano il culto Res Parendo. Rappresenta il potere episcopale in seno all’abbazia ed è il
numero due dell’abbazia, siede di diritto nel capitolo e nel consiglio ristretto interno

Monaco (abbazia In Gratebus)

La causa materiale: ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio, e decide di allontanarsi dal
secolo in una abbazia In Gratebus.
La causa efficiente: è accettato secondo le regole In Gratebus
La causa formale: la cerimonia di intronizzazione sotto l’autorità dell’Abate. Pronuncia i voti di
obbedienza, carità, umiltà e mansuetudine (non porta armi) e di castità
La causa finale: Accesso allo status di chierico regolare. Si impegna a fare prova di spiritualità, a
consacrarsi unicamente a Dio e a lavorare in comunione con i membri dell’abbazia In Gratebus.
E’ sotto messo al rispetto del dogma, del diritto canonico e della gerarchia romana.
3.5 Condizioni per Accreditamento presso la CDF

L’accreditamento presso la Congregazione per la Diffusione della Fede è richiesta per far
riconoscere un ordine, fondare un’abbazia o ogni altra struttura similare o essere intronizzati per
certe funzioni specifiche. Questo è compito del capitolo regolare romano, che dipende dalla detta
congregazione.

3.5.1 Sigillo Aristotelico

Il sigillo aristotelico può essere concesso a una organizzazione (persona morale), un fedele
(persona fisica) o una struttura riservata all’uso monastico regolare.

3.5.1.1 Concessione del sigillo a un fedele

Questo accreditamento riguarda tutte le convalide che si devono effettuare davanti alla CDF in
virtù del diritto canonico o del presente testo, per accedere a una funzione specifica. Il fedele
deve depositare presso la CDF un dossier completo:

- prova del suo battesimo aristotelico


- un Curriculum Vitae completo e una lettera dettagliata sulle motivazioni e i progetti riguardo la
funzione a cui è interessato.
- il patrocinio di due chierici della chiesa, di cui almeno un (arci)vescovo. In ogni caso il
patrocinio del parroco della sua parrocchia o del vescovo della sua diocesi di origine è
raccomandata.
- è richiesto un giuramento alla Chiesa Aristotelica e al Papa. Il presente giuramento deve essere
pronunciato davanti a un capitolo regolare romano al moneto della procedura di concessione del
sigillo. La richiesta di tale convalida da parte della CDF implica di accettare di essere legati da
questo giuramento alla Chiesa Aristotelica..

Giuramento Aristotelico:

Citazione:
Io, [NOME], giuro davanti a Aristotele e sulle Sacre Scritture di agire sempre nell’interesse
primario della Chiesa Aristotelica, Apostolica & Romana.
Io, [NOME], mi impegno a pronunciare i voti e/o accettare gli obblighi canonici della funzione
per la quale è necessario l’accreditamento.
Io, [MOME], mi riconosco sottomesso alla tripla obbedienza aristotelica: obbedienza alla
gerarchia stabilita da Christos, l’obbedienza ai dogmi, l’obbedienza al diritto canonico.
Io, [NOME], giuro davanti a Christos & alle Sacre Scritture di servire sempre primariamente il
papa e i suoi rappresentanti. Perciò riconosco come subordinate a questo giuramento ogni mio
altro vassallaggio, omaggio & obbligazione.
Io, [NOME], giuro davanti Arnvald e sulle Sacre Scritture di rispettare il presente giuramento
fino alla morte o fino al giorno in cui io sarà sollevato canonicamente.

Un membro del capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tute le condizioni
siano rispettate. Potrà fare una indagine e raccogliere le testimonianze che gli sembrano
necessarie. Redigerà allora un rapporto che invierà alla CDF, la decisione finale spetterà al
cancelliere sono il voto consultivo del capitolo regolare romano…

La Concessione del sigillo termina con una cerimonia religiosa Res Parendo sul modello
canonico dell’intronizzazione in una carica clericale romana.

3.5.1.2 Concessione del sigillo a una comunità

Questo accreditamento riguarda le comunità che hanno attività religiose o profane che vogliono
avere i diritti e gli obblighi che derivano dal sigillo aristotelico. Si tratta di una tappa definitiva
per i gruppi profani ma per la postulazione di uno statuts di ORR si tratta di un riconoscimento
preliminare. Questa fase sarà un periodo in cui l’ordine postulante sarà testato e provato per
assicurarsi della sua buona fede, della profondità del suo impegno e dei suoi membri. Questa
procedura di concessione del sigillo può riguardare anche l’ala religiosa della postulazione di
uno status di OMR.

La comunità deve depositare presso il capitolo religioso romano un dossier completo che provi:

- la presenza di dieci membri attivi


- tutti i membri devono essere fedeli aristotelici
- i membri che precedentemente hanno commesso dei crimini o dei delitti devono aver espiato la
loro condanna e aver confessato i loro misfatti
- il membri dirigenti e gli altri quadri non piccono avere alcun problema con la giustizia e
devono essere battezzati
- la comunità è dotata di uno statuto che impone la religione Aristotelica come unica Fede in
seno all’Ordine
- questo statuto deve essere conforme al Diritto Canonico e al Dogma
- l’inserimento nello Statuto del presente giuramento obbligatorio per ciascun membro della
comunità.

Giuramento Aristotelico:

Citazione:

Io, [NOME], giuro davanti a Aristotele e sulle Sacre Scritture di agire sempre nell’interesse
primario della Chiesa Aristotelica, Apostolica & Romana.
Io, [MOME], mi riconosco sottomesso alla tripla obbedienza aristotelica: obbedienza alla
gerarchia stabilita da Christos, l’obbedienza ai dogmi, l’obbedienza al diritto canonico.
Io, [NOME], giuro davanti a Christos & alle Sacre Scritture di servire sempre primariamente il
papa e i suoi rappresentanti. Perciò riconosco come subordinate a questo giuramento ogni mio
altro vassallaggio, omaggio & obbligazione.
Io, [NOME], giuro davanti Arnvald e sulle Sacre Scritture di rispettare il presente giuramento
fino alla morte o fino al giorno in cui io sarà sollevato canonicamente.

- processo finalizzato alla concessione del sigillo di due dirigenti della comunità
- il patrocinio di due (arci)vescovi aristotelici
- fondazione all’interno di una parrocchia comunitaria con un chierico accreditato in virtù delle
regole della CDF.

Un membro del capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tutte le condizioni
siano rispettate. Per questo dovrà avere accesso completo al dominio della comunità postulante.
Ugualmente, tutti i membri della comunità dovranno rispondergli sinceramente e senza inganni.
A quel punto egli redigerà un rapporto che farà pervenire alla CDF, la decisione finale spetta al
cancelliere dopo il voto consultivo del capitolo regolare romano.

3.5.1.3 Concessione del sigillo ad una struttura

Noi trattiamo qui tutte le strutture dedicate ad un uso monastico regolare come le abbazie, i
monasteri, i priorati e i conventi che non sono direttamente collegati a un ordine religioso, i quali
sono esenti da questa procedura. Poiché la costruzione di una tale struttura, al fuori di un OR,
non può essere fatta che da una comunità religiosa che abbia già ottenuto il sigillo, il ruolo della
DFD è quello di verificare:
- l’accreditamento preliminare della comunità religiosa esaminata
- l’autorizzazione dell’arcivescovo metropolitano dell’arcidiocesi di riferimento
- in modalità Res Parendo, l’autorizzazione di stabilirsi o una donazione della terra di un
membro nobile o del potere temporale locale
- processo finalizzato alla concessione del sigillo di due futuri dirigenti di questa struttura

Un membro del capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tutte le condizioni
siano rispettate. A quel punto egli redigerà un rapporto che farà pervenire alla CDF, la decisione
finale spetta al cancelliere dopo il voto consultivo del capitolo regolare romano.

3.5.1.4 Ordini Religiosi Riconosciuti

La procedura di riconoscimento propriamente detto per gli ORR postulanti è solo all’inizio. La
concessione del sigillo non è che il riconoscimento preliminare. Questa fase sarà un periodo in
cui l’ordine postulante sarà testato e provato per assicurarsi della sua buona fede, della
profondità del suo impegno e dei suoi membri. Questo periodo preliminare può essere molto
lungo e non vi è un limite massimo. Il limite minimo, al contrario è di quattro mesi di indagini
ripetute e giustificabili, durata, dopo tutto, breve di fronte alla lunga vita di un Ordine. Esso
dovrà impegnarsi al massimo nella vita della Chiesa nelle congregazioni a Roma e nel clero
secolare nelle diocesi. Dovrà inoltre collaborare e coordinarsi con gli ORR omologhi in tutte le
atticimità religiose comuni, culturali e sacramentali.

Le comunità aristoteliche a cui è stato concesso il sigillo, postulanti per lo status di ORR, devono
depositare al capitolo regolare romano un dossier completo che comprova:

- comunità a cui è stato concesso il sigillo da almeno 4 mesi


- presenza di venti membri battezzati
- presenza di cinque membri attivi in senso al creso secolare (diaconi, parroci…) e delle
congregazioni romane
- patrocinio di quattro (arci)vescovi aristotelici e/o rettori di ORR
- lo statuto interno deve specificare: i procedimenti elettivi e i procedimenti di controllo di tutti i
membri a minima
- l’Ordine deve chiaramente distinguere le tre vie al suo interno: clero secolare, clero regolare e
oblatura
- l’Ordine deve assicurare una formazione religiosa ai suoi membri durante il noviziato, prima
che vengano accolti in seno all’Ordine.

Il capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tutte le condizioni siano rispettate.
Per questo dovrà avere accesso completo al dominio della comunità postulante. Ugualmente tutti
i membri della comunità dovranno rispondergli francamente e senza mentire. Il capitolo regolare
romano redigerà allora un rapporto che presenterà alla Curia per la decisione finale.

3.6 Il Capitolo Regolare Romano

Il Capitolo Regolare Romano è l’istituzione apostolico, legato alla Congregazione per la


Diffusione della Fede, incaricata di supervisionare l’azione del clero regolare tenendo insieme le
briglie che legano i diversi ordini aristotelici in modo che permettano l’organizzazione e la
coordinazione di tutte le comuni attività religiose, culturali e sacramentali. E’ anche incaricata di
deliberare riguardo alcuni accreditamenti, come specificato in questo testo.

Il detto Capitolo è presieduto dal cancelliere della Congregazione per la Diffusione della Fede o
da un chierico da lui designato. I Rettori degli ORR oltre ai Gran Priori degli OMR e un
rappresentate debitamente abilitato secondo le regole in vigore all’interno dell’ordine relativo,
sono ugualmente membri a pieno diritto del Capitolo Regolare Romano. Altri ingressi sono
ammessi su proposta di unodei membri, con nomina definitiva da parte del cancelliere che ha
diritto di veto.

(Tasto canonico sul clero regolare.


Stabilito a Roma sotto il pontificato del Santissimo Padre Eugenio V in diciassettesimo giorno
del mese di maggio dell’anno di grazia MCDLVI.)

4 Sulla giustizia della Chiesa

Articolo 1 Delle colpe

1. La giustizia della Chiesa è competente nei casi: d’eresia, di scisma, d'apostasia, d'insulto o di
diffamazione verso la Chiesa, le sue istituzioni, i suoi membri o i suoi insegnamenti.

2. La giustizia della Chiesa si occupa di tutte le violazioni delle disposizioni diritto canonico, in
particolare degli atti d'insubordinazione dei chierici nei confronti della loro gerarchia.

3. L’eresia consiste nel rifiuto di tutto o parte del dogma aristotelico.

4. Lo scisma consiste in un danno all'unità della Chiesa aristotelica da parte di molti membri del
clero.

5. L'apostasia consiste in uno o più atti d'abiura, da parte di un battezzato, della sua fede
aristotelica.

Articolo 2 Delle pene

1. In qualsiasi caso, lo scopo del processo davanti la giustizia della Chiesa è di ottenere il
pentimento o l'abiura del condannato.

2. Le pene devono essere proporzionate all'offesa commessa, ed alla sincerità dell'eventuale


pentimento.
3. Le pene sono emesse soltanto nei confronti di chi si pente ed abiura. Si distingue: le scuse
pubbliche, il pellegrinaggio, il mantenimento di un povero, portare la croce, la fustigazione
pubblica, il bando temporaneo o definitivo della diocesi dove è stata commessa l'offesa, la
decadenza da incarichi e privilegi ecclesiastici, la scomunica o l'anatema, la parete ampia, la
parete stretta, e carcer strictissimus.

Le pene incorse:

-> Scuse private


-> Scuse pubbliche
-> Portare la croce semplice, in firma: Ho offeso l’Altissimo e sono empio
-> Portare la croce doppia, in firma: Vergogna ed obbrobrio sul peccatore che sono
-> La predica: Andare nel mercato di un altro villaggio e fare le scuse pubbliche alla Chiesa
Aristotelica. La scelta del villaggio spetta al giudice.
-> I lavori fastidiosi nella cattedrale: Fare splendere le campane con uno straccio, lavare con la
lingua il rosone della Cattedrale, ecc.
-> La manutenzione del cimitero
-> La dieta, pena IG: mangiate soltanto pane o granoturco per 5 giorni
-> La processione pubblica: camminare nelle vie gridando la propria colpa ed il suo giudizio.
-> Digiuno, Pena IG: mangiare soltanto per 1 punto fame in 5 giorni
-> Predicazione: Andare in un villaggio per fare le scuse pubbliche alla Chiesa Aristotelica.
-> Donazione alla Chiesa (screen necessario) (IG)
-> Piccolo Pellegrinaggio (IG)
-> Pellegrinaggio nell’Impero che comprende 5 città scelte dall'Inquisizione (Screen necessario
per provarlo). (IG)
-> Obbligo di cambiare città (IG)
-> Obbligo di cambiare Stato (IG)
-> Diminuzione di carica (IG)
-> Clausura in un monastero (il tempo può essere definito secondo la gravità della colpa) (IG)
-> Perdite di incarichi religiosi o esclusioni (IG)
-> Scomunica (Ban dal forum)
-> La prigione (IG). Ci sono modalità, la "parete ampia", e la "parete stretta", molto più rigoroso
(reclusione isolata).
-> La croce (morte RP)
-> Il rogo(morte RP)

4. Ostinati e recidivi sono consegnati al braccio secolare, con o senza preghiera.

5. Ogni autorità temporale che rifiuta di assolvere il santo dovere di prestare assistenza alla
giustizia della Chiesa nella sua battaglia per il trionfo della fede si renderebbe complice del
condannato, e sarebbe oggetto di un’accusa davanti al tribunale pontificale, come persona
pubblica.

6. Un condannato che non effettui affatto la giusta pena che gli è stata inflitta è considerato de
iure ostinato.

7. Il Vidame (capo dell’armata del Vescovo) della provincia ecclesiastica sul territorio della
quale è stato pronunciata la sentenza ha l'incarico di controllare la giusta esecuzione della pena.
Della giustizia ordinaria

Articolo 3 Dei tribunali episcopali.

1. Sono tribunali episcopali incaricati di fare rispettare, nell'ambito delle diocesi, l'osservanza dei
principi di vera fede e della disciplina ecclesiastica. Ogni diocesi, che sia suffraganea o
metropolitana, può possedere il suo tribunale episcopale. Se una diocesi suffraganea non ne
possiede, allora dipende dal tribunale episcopale della sua diocesi metropolitana.

2. I tribunali episcopali sono competenti soltanto per le offese commesse nella loro diocesi, o da
chi risiede della loro diocesi.

3. La pena pronunciata conserva tutta la sua forza anche nel caso in cui il condannato lasci la
diocesi nella quale è stato condannato. Il vescovo della diocesi dove eventualmente si rifugia il
condannato è obbligato a far applicare la pena in sostituzione del tribunale episcopale che ha
pronunciato la sentenza.

4. Il deferimento al tribunale episcopale è garantito da un procuratore ecclesiastico, che una


denuncia sia stata depositato o meno.

5. Il procuratore ecclesiastico è necessariamente un membro del clero aristotelico che ha seguito


una formazione specifica nel seminario della Congregazione della Santa Inquisizione, o nel
seminario di un ordine religioso che ha ricevuto l'approvazione della Congregazione della Santa
Inquisizione per dirigere l'insegnamento del diritto canonico. Il procuratore ecclesiastico è
nominato a titolo vitalizio dal vescovo della diocesi da cui dipende il tribunale episcopale. Può
essere revocato soltanto su decisione speciale di un cardinale inquisitore.

6. Il procuratore ecclesiastico ha in carico l'istruzione del processo, che conduce in segreto.


Raccoglie le prove, interroga le parti ed i testimoni, e raccoglie le confessioni. Giudica
l'opportunità di incriminare, redige e fa lettura dell'atto d’accusa. Non è autorizzato ad fare
interrogatori.

7. L'imputato ha la facoltà di farsi rappresentare da un avvocato di confessione Aristotelica,


sacerdote o meno, fin dalla fase dell'istruttoria e nel corso del procedimento.

8. L'integralità dei documenti istruttori deve essere comunicata alla difesa dal momento in cui ne
faccia richiesta.

9. Il processo è presieduto dal Vescovo, assistito da un Ufficiale, e dal Vidame della provincia
ecclesiastica da cui dipende. L’Ufficiale è nominato a titolo vitalizio dal Vescovo, fra i membri
del clero della diocesi di cui è responsabile. In mancanza di Vidame, provvederà alla nomina del
secondo Ufficiale, alle stesse condizioni del primo.

10. Il tribunale ascolta, in seduta pubblica, le dichiarazioni del procuratore ecclesiastico, e della
difesa.

11. La sentenza è emessa e la pena pronunciata dopo delibera dal vescovo, che si impegnerà ad
ascoltare precedentemente l'opinione dei suoi assistenti.

12. Se è giudicato colpevole, l'imputato può ricorrere in appello presso il tribunale pontificale
dell'inquisizione. In questo caso, il procuratore ecclesiastico trasmette l'integrità delle parti e dei
documenti al tribunale Pontificio.

13. Il procuratore ecclesiastico può, a sua discrezione, ricorrere in appello rispetto alla decisione
della tribunale episcopale davanti al tribunale pontificio.

Articolo 4 Del tribunale pontificio.

1. Il tribunale pontificio è presieduto dal Sommo Pontefice, o in sua assenza dal cardinale
Camerlengo, assistito da quattro cardinali, di cui almeno un cardinale inquisitore. Un cardinale,
vescovo o arcivescovo che ha presieduto, in prima istanza, al processo che è oggetto della
procedura d'appello non può appartenere al tribunale pontificale per questa stessa causa.

2. Il tribunale pontificio si occupa:


- in ultima istanza degli appelli alle decisioni delle tribunali episcopali
- in prima istanza delle cause che coinvolgono persone pubbliche, esclusivamente su deferimento
di un cardinale
- in prima istanza delle cause che coinvolgono, in qualità di imputati, uno o più cardinali, su
deferimento del Sommo Pontefice o di uno dei loro pari esclusivamente

3. In caso di incuria di un tribunale episcopale, il tribunale può giudicare una persona privata in
prima ed ultima istanza, su deferimento di un cardinale.

4. Una persona pubblica è un Consiglio, un Ducato, un ordine religioso di diritto pontificio,


un'istituzione pubblica, o qualsiasi altra associazione organizzata.

5. L'istruzione del processo è garantita, nel segreto, da uno dei membri del tribunale pontificio
designato a tal fine dal Sommo Pontefice, o in sua assenza, dal cardinale camerlengo. Questo
cardinale istruttore riunisce le prove, interroga le parti ed i testimoni, raccoglie confessioni.
Giudica l'opportunità delle prosecuzioni ed ha l'incarico di elaborare, quindi di leggere al
tribunale l'atto d’accusa. Non è autorizzato ad usare l’interrogatorio.

6. L’accusa è condotta in modo collegiale dal tribunale pontificio. Ascolta, a porte chiuse,
l’arringa della difesa, che ha la facoltà di farsi rappresentare da un avvocato nelle stesse
condizioni descritte all'articolo 3 comma 7.

7. L'integralità dei documenti istruttori deve essere comunicata alla difesa dal momento in cui ne
faccia richiesta.

8. Le sentenze sono pronunciate, dopo delibera, dal Sommo Pontefice, o in sua assenza dal
cardinale camerlengo. Le delibere sono sottoposte al principio della maggioranza.

9. Il giudizio del tribunale pontificio non è suscettibile d'appello, eccetto decisione speciale del
Sommo Pontefice, o, in sua mancanza, del cardinale Camerlengo.

10. La sentenza, deve essere pronunciata al massimo una settimana dopo lettura dell'atto
d’accusa.

11. Una condanna che tocca una persona pubblica tocca in solidum tutti i suoi membri
componenti, e le persone che si dichiarano come tali.
Articolo 5 Dell’Alta Corte di giustizia ecclesiastica

1. L’Alta Corte ha in carico l'esame del buon svolgimento delle procedure davanti ai tribunali
ordinari. E’ garante della buona applicazione delle disposizioni del diritto canonico.

2. L’Alta Corte si compone dell'insieme del collegio dei cardinali.

3. L’Alta Corte è convocata da un cardinale quando, in una determinata causa , tutti i mezzi di
ricorso sono esauriti. Un deferimento all’Alta Corte non ha un effetto sospensivo
dell'amministrazione della pena, eccetto il caso in cui il braccio secolare abbia pronunciato la
condanna al rogo, nel qual caso deve soprassedere dall'effettuarlo, in attesa della decisione
dell’Alta Corte.

4. L’Alta Corte giudica in diritto. Non gli spetta rivedere la qualificazione giuridica dei fatti
rimproverati ad uno condannato. Controlla soltanto gli atti processuali, e la proporzione della
pena inflitta.

5. L’Alta Corte convoca davanti a se il presidente del tribunale che ha pronunciato la condanna
definitiva. Esso deve presentare, a porte chiuse, una relazione che giustifica la sua decisione in
relazione al Diritto.

6. L’Alta Corte di giustizia prende le sue decisioni a maggioranza semplice, al massimo una
settimana dopo la presentazione della relazione. Non è suscettibile d'appello. I suoi giudizi si
presentano sotto forma di prescrizioni riguardo alla buona applicazione del diritto canonico.

7. Se L’Alta Corte denuncia una decisione di un tribunale ordinario, questo ha l'obbligo di


riaprire il caso, e deliberare conformemente alle raccomandazioni dell’Alta Corte.

Della giustizia straordinaria

Articolo 6 Del tribunale d'inquisizione

1. Gli inquisitori sono giudici itineranti che agiscono nel quadro di un incarico ufficiale le cui
disposizioni sono rese pubbliche, ai sensi dell'articolo 6 comma 3.

2. I cardinali inquisitori nominano e revocano gli inquisitori.

3. I cardinali inquisitori incaricano gli inquisitori esponendo pubblicamente le motivazioni che li


conducono a ricorrere alla giurisdizione straordinaria

4. L’inquisitore si investe autonomamente e conduce l'inchiesta in segreto. Riunisce le prove,


interroga le parti ed i testimoni, raccoglie le confessioni. Giudica l'opportunità di proseguire e
redige l'atto d’accusa. Un tribunale episcopale che è già a conoscenza della causa per la quale cui
si è investito l’inquisitore è, de iure, spogliato del processo che ha in esame a favore della
giurisdizione straordinaria.

5. L’inquisitore può ricorrere all'interrogatorio preliminare o al grande interrogatorio, solo nei


casi in cui le confessioni dell'imputato permettano di stabilire la sua colpevolezza o la sua
innocenza. Lo svolgimento dell'interrogatorio non dovrà comportare né la morte, né alcuna
infermità definitiva.

6. L’inquisitore presiede da solo il processo e conduce l’accusa. Ascolta, in seduta pubblica,


l’arringa della difesa, che ha la facoltà di farsi rappresentare da un avvocato nelle stesse
condizioni descritte all'articolo 3 comma 7.

7. L'integralità dei documenti istruttori deve essere comunicata alla difesa dal momento in cui ne
faccia richiesta.

8. La sentenza è pronunciata dall’inquisitore, e non è suscettibile d'appello. Tuttavia non spetta


all’inquisitore decidere la natura e il quantum della pena, ma al collegio degli assessori, in
conformità all'articolo 6 comma 10.

9. Se dispone di poteri discrezionali ed esclusivi di ogni ingerenza, l’inquisitore deve, per quanto
sia possibile, associare alla conduzione del processo i vescovi di o delle diocesi che riguardano
la competenza territoriale definita dall'atto di incarico ufficiale.

10. Dal momento in cui il giudizio inquisitorio è reso pubblico, sarà riunito un collegio di
assessori composto: del cardinale inquisitore che ha apposto il suo sigillo sull'atto di
commissione, di un inquisitore che non ha istruito né giudicato la causa, e del vescovo della
diocesi nella quale si tiene il processo. Questo collegio ha l'incarico di deliberare, secondo il
principio della maggioranza, sulla natura ed il quantum della pena che occorre infliggere al
condannato.

Articolo 7. I verbali dei processi tenuti davanti i tribunali della giustizia ecclesiastica devono
essere compilati e conservati negli archivi della congregazione dell'inquisizione.

Articolo 8 I cardinali inquisitori garantiscono, per quanto loro compete, l'organizzazione dei
servizi speciali della chiesa, in collaborazione con gli eserciti santi e la congregazione per gli
affari del secolo.

Aggiunta L'Arcidiacono di Roma sostituisce il Camerlengo, in caso di sua assenza o incapacità,


con tutti i poteri giuridici di rappresentanza, seggio e voto, fino al ritorno operativo del
Camerlengo.

5.0 La Curia e la suddivisione territoriale della Chiesa

Articolo 1: Roma è la sede del governo della Chiesa Universale. È composta da diverse
istituzioni: le congregazioni romane. Vi risiedono il Papa e la Curia.

Articolo 2: Nell’esercizio del suo potere supremo, plenario e immediato sulla Chiesa universale,
il Pontefice Romano si serve dei Dicasteri della Curia romana; è dunque in suo nome e grazie
alla sua autorità che questi assolvono il loro incarico per il bene della Chiesa e il servizio dei
fedeli.

Articolo 2.1: I dicasteri sono composti dalle 5 Congregazioni, dalle Assemblee episcopali, e dai
Concistori pontifici. Esse dovranno risiedere a Roma, che dovrà dar loro i mezzi per le loro
missioni.
Articolo 2.2: Le 5 Congregazioni sono:

La Congregazione del Sant’Uffizio


La Congregazione per la Diffusione della Fede
La Congregazione degli Affari Secolari
La Congregazione della Santa Inquisizione
La Congregazione delle Sante Armate

Articolo 2.3: Ciascuna congregazione è diretta da uno o due cardinali romani elettori

Della suddivisione territoriale della Chiesa

Articolo 1 La Chiesa Aristotelica Romana è una e indivisibile. Tuttavia questa unità si esprime
nella diversità dei paesi e dei popoli che la compongono. Le Primazie e le Zone Geodogmati che
sono l'espressione di questa diversità

Articolo 2: Una Provincia religiosa è formata da diocesi che sono sotto un unico potere
temporale sovrano (Regno, Impero o altro). Le province religiose sono stabilite dalla Curia.

Articolo 2.1 : Ogni provincia religiosa che conta più di 4 diocesi di cui almeno 2 metropolitane è
innalzata dalla Curia al rango di Primazia. Tuttavia la Curia può anticipare e concedere questo
rango a partire da tre diocesi.

Articolo 2.1.1: Una primazia è governata da un' assemblea episcopale che raccoglie tutti i prelati
della provincia religiosa interessata.

Articolo 2.1.2: Una primazia è rappresentata da un Primate

Articolo 2.1.3: Ciascuna primazia è dotata di propri statuti la cui conformità al Dogma e al
Diritto Canonico è verificata dalla Curia

Articolo 2.1.4: Una primazia è sovrana nella gestione amministrativa della Provincia Religiosa
anche per quello che riguarda la nomina e lo revoca dei vescovi.

Articolo 2.1.5:Le Primazie non possono legiferare o prendere decisioni se non all'interno dei
loro territori di competenza e in conformità con il Diritto Canonico.

Articolo 2.2: Le province religiose troppo piccole per divenire Primazie sono dirette dal prelato
più alto nella scala gerarchica. In caso di uguaglianze la Curia sceglie uno dei prelati interessati.

Articolo 3: Una zona linguistica è composta da diocesi nelle quali il popolo parla una stessa
lingua. Le zone linguistiche sono definite dalla Curia

Articolo 3.1: Ogni zona linguistica che conta più di 4 diocesi di cui almeno 2 metropolitane
sono elevate dalla Curia al rango di Zona Geodogmatica. Tuttavia la Curia può anticipare e
concedere questo rango a partire da 4 diocesi di cui almeno una sia metropolitana.

Articolo 3.1.1: Una zona geodogmatica è diretta da un Concistoro Pontificio


Articolo 3.1.2: La composizione generale di tali Concistori Pontifici è definita nel Diritto
Canonico nella parte riguardante la Curia. La ripartizione dei ruoli in seno al Concistoro
Pontificio è specificata nello statuto dello stesso.

Articolo 3.1.3: Ciascun Concistoro Pontificio possiede degli statuti convalidati dalla Curia

Articolo 3.1.4: La missione dei concistori è di preservare l'unità dogmatica dei fedeli e di gestire
le specificità linguistiche e culturali dei fedeli sotto la loro giurisdizione.

Articolo 3.1.5: I concistori pontifici possono legiferare e prendere decisioni unicamente riguardo
alle zone sotto la loro giurisdizione e in conformità con il Diritto Canonico

Articolo 3.2: Le zone linguistiche troppo piccole per divenire Zone Geodogmatiche sono dirette
direttamente dalla Curia che può, all'occorrenza, nominare un Legato Pontificio sul posto.

Articolo 3.3: La Curia può anche collegare provvisoriamente una zona linguistica a una Zona
Geodogmatica vicina, o riunire provvisoriamente più zone linguistiche in una sola Zona
Geodogmatica.

I ruoli del clero secolare costituente il governo della Chiesa Universale

Papa

La causa materiale: deve essere cardinale romano elettore di ruolo al momento della sua
nomina. Non può esservi un altro papa in carica.
La causa efficiente : è designato dal collegio dei cardinali romani.
La causa formale : intronizzazione da parte del camerlengo o dell’arcidiacono di Roma.
La causa finale : è l’autorità massima della Chiesa e presiede la Curia.

Il papa, in quanto rappresentante diretto della Chiesa Universale, possiede tutti i poteri cumulati
dagli altri chierici.
Può promulgare le bolle papali che sono al di sopra di tutte le altre leggi della Chiesa.

Il governo di Roma: i cardinali

Articolo 1: I cardinali compongono la Curia, che è il governo di Roma

Articolo 1.1: I cardinali agiscono in collegio e devono far convalidare, anche a posteriori, le loro
decisioni dal collegio dei cardinali.
Articolo 1.2: I cardinali possono celebrare tutti i sacramenti della Chiesa aristotelica.

Articolo 1.3: I cardinali sono i soli abilitati ad emettere una scomunica.

Articolo 1.4: I cardinali sono i soli a poter convalidare una separazione o un annullamento di
matrimonio.

Articolo 1.5: I cardinali sono i soli a poter convalidare l'abbandono delle vesti talari, volontario
o meno.

Articolo 1.6: I cardinali hanno un diritto di veto su qualsiasi decisione presa da un membro del
clero al di fuori del papa.

Articolo 1.7: I cardinali possiedono le chiavi e il diritto di guardare in tutti i locali di Roma.

Articolo 1.8: Il titolo di cardinale non vieta nessun cumulo con un’altra carica del clero secolare
o regolare.

Articolo 1.9: Non può essere considerato come un militare benché possa dirigere o comandare
gli eserciti chi abbia il ruolo di Cardinale - Connestabile di Roma.

Articolo 2: I cardinali si distinguono in diversi tipi secondo la loro natura e il loro compito.
Possono essere elettori e suffraganti, romani o nazionali

Articolo 2.1: I cardinali elettori hanno il diritto di voto nella Curia mentre i cardinali suffraganti
hanno solo il diritto di parola.

Cardinale Elettore

La causa materiale: deve essere vescovo di ruolo o occupare un'altra carica con il rango di
vescovo al momento della sua nomina. .
La causa efficiente: è designato dal collegio dei cardinali o direttamente dal Papa.
La causa formale: intronizzato dal Camerlengo o dall'arcidiacono di Roma.
La causa finale : E' membro della Curia con diritto di voto.

Cardinale Suffragante
La causa materiale: deve essere vescovo di ruolo o occupare un'altra carica con il rango di
vescovo al momento della sua nomina. .
La causa efficiente: è designato dal collegio dei cardinali o direttamente dal Papa.
La causa formale: intronizzato dal Camerlengo o dall'arcidiacono di Roma.
La causa finale : E' membro consultivo della Curia.

Articolo 2.2: I cardinali romani hanno un incarico universale mentre i cardinali nazionali, per
vocazione, hanno come compito di vegliare sulla gestione della propria Zona Geodogmatica

Articolo 2.3: Ogni Concistoro Pontificio è composta da 3 cardinali nazionali

Articolo 2.3.1: Uno dei cardinali è elettore, gli altri sono suffraganti

Articolo 2.3.2: I cardinali nazionali, elettori e suffraganti, sono nominati dalla Curia su proposta
dei membri del Concistoro Pontificio del posto

Articolo 2.4: I cardinali romani sono distinti in cardinali congregazionali (elettori) e cardinali
emeriti (suffraganti)

Articolo 2.4.1: Il numero dei cardinali congregazionali è limitato al numero delle congregazioni
più due

Articolo 2.4.2: Ciascun cardinale congregazionale ha una funzione ben precisa ed è scelto dalla
Curia sulla base delle sue capacità ad espletare tale funzione

Articolo 2.4.3: Le funzioni dei cardinali romani sono le seguenti:

Camerlengo

La causa materiale : deve essere cardinale congregazionale in carica da 6 mesi nel momento
della sua nomina.
La causa efficiente: è designato dal collegio dei cardinali elettori e suffraganti.
La causa formale : è intronizzato dal camerlengo uscente o dall’arcidiacono di Roma.
La causa finale : Sostituisce il Papa, in caso di sua assenza e inabilità, come rappresentante
della Chiesa.

1 Il Camerlengo è il rappresentante diretto della Curia, può parlare in suo nome e non ha che da
rendere conto che al Santo Padre e al collegio dei cardinali elettori.

2 È eletto dai cardinali elettori e suffraganti tra i cardinali romani elettori per sei mesi al
massimo secondo le regole definite dalla curia stessa.

3 Il camerlengo cumula i diritti riservati ai cardinali romani oltre ai suoi propri.

4 Il Camerlengo in assenza del papa e del connestabile designa il capo supremo delle Sante
Armate.

5 Il Camerlengo nomina l’arcidiacono di Roma e determina le sue missioni.

6 Non può esservi più di un camerlengo in carica, colui che è in ruolo perde dunque il suo titolo
dopo la nomina del nuovo.

Arcidiacono di Roma

La causa materiale: deve essere cardinale romano di ruolo al momento della sua nomina. Non
può esservi più di un arcidiacono in carica, colui che è in ruolo perde dunque il suo titolo dopo
nomina del nuovo.
La causa efficiente: è designato dal Camerlengo.
La causa formale: intronizzato dal Camerlengo.
La causa finale : in caso di assenza o di inabilità del camerlengo, lo sostituisce con tutti i poteri
giuridici di rappresentanza, seggio e voto fino alla risoluzione dell’inabilità del camerlengo.

1 L’Arcidiacono di Roma cumula i diritti riservati ai cardinali romani oltre ai suoi propri.

2 In caso di scomparsa o di dimissioni del Camerlengo, l’Arcidiacono vigilerà con il collegio in


modo da avviare il prima possibile l’elezione di un nuovo Camerlengo.

3 Non può esservi più di un arcidiacono in carica, colui che è in ruolo perde dunque il suo titolo
dopo nomina del nuovo.

Cardinale Connestabile
La causa materiale: deve essere cardinale romano di ruolo al momento della sua nomina. Non
può esservi un altro connestabile in carica.
La causa efficiente: è designato dal collegio dei cardinali elettori e suffraganti.
La causa formale: intronizzato dal camerlengo o dall’arcidiacono di Roma.
La causa finale : è responsabile della difesa di Roma e della sicurezza dei chierici e dei prelati
della Chiesa Aristotelica. Assicura il comando di tutte le forze legate alla Chiesa.

1 È eletto dai cardinali elettori e suffraganti tra i cardinali.

2 Il Connestabile cumula i diritti riservati ai cardinali romani oltre ai suoi propri.

3 Il Connestabile dirige e supervisiona l’insieme della Congregazione delle Sante Armate.

4 Le funzioni complete del Connestabile sono definite dalla congregazione delle armate e con
l’avvallo della curia.

5 Non può esservi più di un Connestabile in carica, colui che è in ruolo perde dunque il suo titolo
dopo la nomina del nuovo.

Cardinale emerito

La causa materiale : deve essere stato cardinale elettore o suffragante in modo corretto e
regolare per più di 6 mesi
La causa efficiente : è confermato dalla Curia per un periodo di 6 mesi.
La causa formale : confermato emerito dal collegio dei cardinali.
La causa finale: è membro consultivo della Curia.

Non possiede altri diritti che quelli relativi ad un’altra carica eventuale, ma mantiene un seggio
consultivo presso la curia e può celebrare tutti i sacramenti della Chiesa aristotelica.

Articolo 3: La Curia può prendere le sua decisioni tramite approvazione palese o tramite
votazione

Articolo 3.1: Le votazioni presso la Curia hanno una durata normale di 5 giorni. Non è richiesto
nessun quorum per convalidare la decisione.
Articolo 3.2: La durata del voto può essere ridotta a 24h in caso di una decisione urgente o
portata a 10 giorni in caso di una decisione importante.

Articolo 3.3: Il carattere urgente o importante di una decisione è a discrezione del Camerlengo o
dell'Arcidiacono di Roma

Articolo 3.4: I cardinali che si assentano oltre un mese senza aver avvertito della loro assenza
possono essere nominati emeriti ed essere sostituiti. Se fanno atto di presenza entro un mese
dalla loro nomina come emeriti, hanno la priorità su tutti i seggi di cardinale che si liberano,
nonostante la prassi relativa alle ammissioni nella Curia.

5.1 La congregazione del Sant’Uffizio

Il Sant’Uffizio è il custode della saggezza incommensurabile contenuta nelle scritture, come pure
il promotore della causa dei Santi della Chiesa Universale. Si dedica allo studio, al commento ed
alla pubblicazione del corpo dei testi dogmatici. È garante della loro integrità, e deve vegliare
sulla loro conservazione eterna.

Il Sant’Uffizio è diretto dal cancelliere della congregazione, cardinale designato dai suoi pari
nell'ambito della Curia.

Dello status di teologo.

È istituito il cenacolo del Sant’Uffizio, costituito dall'assemblea piena dei teologi della
congregazione del Sant’Uffizio. Il cenacolo si riunisce in privato.

Causa materiale: possono accedere al grado di teologo del Sant’Uffizio romano i fedeli o
membri del clero che avranno seguito un seminario di teologia specificamente organizzato a
Roma, e che si saranno distinti per la loro eccellenza intellettuale, o per la loro conoscenza
completa del Santissimo e Verissimo dogma della Santa Chiesa Universale Aristotelica Romana.

Causa efficiente: i teologi sono eletti dal cenacolo del Sant’Uffizio su proposta del cancelliere o
di un teologo della congregazione, con la maggioranza dei voti espressi
Causa formale: i teologi sono ricevuti formalmente dal cenacolo del Sant’Uffizio, che si
impegnerà a rendere pubblica la nomina in piazza Aristotele.
Causa finale: i teologi li rinnovano i voti di fede, o li pronunciano se non sono membri del
clero, fanno voto di conservare a prezzo della loro vita l'integrità dei testi che hanno sotto la
loro protezione, e fanno il giuramento di conservare il segreto sui dibattiti del cenacolo del
Sant’Uffizio che non sono stati resi pubblici.

Del parere consultivo.

Qualsiasi fedele o qualsiasi membro del clero può fare ad un teologo una domanda in merito a
tutto o parte del dogma. L'opinione del teologo che risponde alla domanda, a condizione che sia
formulata per iscritto, ha valore ufficiale, e stabilisce la posizione della Chiesa Aristotelica
riguardo a quell'argomento.

Il parere consultivo espresso da un teologo può essere oggetto di un appello, su domanda del
richiedente, presso il cancelliere della congregazione del Sant’Uffizio. Se quest'ultimo considera
che occorre riconsiderare la decisione resa in prima istanza, è obbligato a riunire il cenacolo del
Sant’Uffizio perché l'appello vi sia discusso.

Della messa all'indice.

Qualsiasi teologo può presentare ai suoi pari, in cenacolo, una domanda di messa all'indice di un
testo considerato eretico, o che costituisce chiaramente un rischio per l'integrità della Chiesa
Universale. Un testo è messo all'indice con la maggioranza dei voti espressi in questo senso dai
teologi del Sant’Uffizio.

Le condanne all'indice non sono suscettibili d'appello, e possono essere sollevate soltanto dal
cenacolo stesso, rispettando la medesima forma.

Della convalida dei testi

Si distinguono i testi minori dei testi maggiori.

I testi minori sono i commenti dogmatici e liturgici che non sono destinati ad essere integrati
come tali al dogma aristotelico.

I testi principali sono le traduzioni degli oggetti delle antiche pergamene romane scoperte
nell’era della rinascita della fede, comprese le agiografie dei Padri della Chiesa.

Qualsiasi fedele o qualsiasi membro del clero può depositare un testo in previsione della sua
convalida presso la congregazione del Sant’Uffizio. Quest'ultimo è oggetto di un esame
approfondito, tanto riguardo alla forma che riguardo al contenuto, da parte del cenacolo dei
teologi del Sant’Uffizio, sotto la guida di un teologo-relatore designato a tal fine dai suoi pari.

Quando il cenacolo considera che il testo presentato in esame è pronto per la convalida, il
cancelliere del Sant’Uffizio è tenuto:
- a trasmetterlo alla Curia per la convalida definitiva se si tratta di un testo maggiore
- a proclamarne la validità se si tratta di un testo minore

Del processo di canonizzazione

Qualsiasi fedele o qualsiasi membro del clero può proporre per la canonizzazione un
personaggio di cui si almeno tre fedeli aristotelici possano testimoniare giurando sulla propria
vita, e che non è riconosciuto dalla congregazione del Sant’Uffizio come un Padre della Chiesa.

Causa materiale: possono divenire Santi della Chiesa Universale: i dottori della Chiesa, i
martiri, i predicatori, ed i fondatori (da definire).
Causa formale: Le richieste d'apertura di processo in canonizzazione devono seguire una forma
rigorosa della quale si esige il rispetto, pena il non luogo a procedere. Le domande vanno
presentate alla congregazione del Sant’Uffizio, e devono necessariamente essere affiancate da
una agiografia, che comprenda quegli elementi che devono giustificare la canonizzazione del
candidato.

Una agiografia è composta:


- della vita religiosa del candidato alla canonizzazione (o vita), scritta in stile narrativo, e che è
incentrata su elementi tali da giustificare lo status di Santo della Chiesa Universale
- da una sintesi del pensiero del candidato alla canonizzazione, illustrata con citazioni dirette
- da una raccolta di commenti espressi da fedeli o membri del clero, e che mettono in evidenza il
carattere eccezionale della personalità del candidato
- da una raccolta di massime edificanti pronunciate dal candidato quando era vivo
- dal catalogo delle reliquie che sono associate al candidato (in particolare la localizzazione delle
sue spoglie mortali).
- da una galleria delle sue firme, blasoni, ed avatar

Causa efficiente: l’agiografia è oggetto di un esame meticoloso del cenacolo dei teologi del
Sant’Uffizio, tanto nella forma che nel contenuto.

Quando il cenacolo giudica che l’agiografia sottoposta al suo esame sia suscettibile di essere
presentata per la convalida, il cancelliere della congregazione è obbligato a trasmetterla alla
Curia per il parere preliminare. Se la Curia esprime un parere favorevole, il cancelliere della
congregazione del Sant’Uffizio è obbligato a dichiarare aperto il processo di canonizzazione del
candidato.

Causa finale: i processi di canonizzazione si tengono pubblicamente in piazza Aristotele.


L’agiografia è presentata alla totalità dei fedeli e del clero aristotelico, che potranno
liberamente commentarla. Sette giorni dopo l'apertura del processo di canonizzazione, il
cancelliere della congregazione del Sant’Uffizio sottopone l’agiografia al voto della totalità dei
fedeli e del clero aristotelici. Il candidato è dichiarato Santo della Chiesa Universale, al termine
di un nuovo termine di sette giorni, se la sua agiografia raccoglie il 70% di opinioni favorevoli
tra quelle espresse.

Beati

La causa materiale: un fedele esemplare nella vita e nella fede


La causa efficiente: è proposto da un qualunque fedele che ne depositi l'agiografia
La causa formale: convalida dell'agiografia da parte del Cenacolo del Santo Uffizio
La causa finale: il beato diviene un modello per tutti gli aristotelici

Lo status di beato è concesso ai personaggi che hanno condotto una vita esemplare e che hanno
compiuto opere di fede.

Questo status è concesso dai teologi del Santo Uffizio. Essi verificano che l'agiografia proposta
sia conforme al Dogma e al Diritto Canonico e che il candidato a diventare beato abbia
effettivamente condotto una vita esemplare in qualità di aristotelico.

Questo status si ottiene dopo un processo di beatificazione, conforme agli statuti e


all'organizzazione del Santo Uffizio.

L'agiografia dei beati è pubblicata nel Dogma. Essa potrà servire da base per una eventuale
canonizzazione. I beati posso essere considerati localmente come santi e dunque essere oggetto
di culto.

Santi

Causa materiale: un beato che ha avuto un impatto maggiore nella diffusione della Chiesa e
della Fede.
Causa efficiente: è proposto, sulla base di una agiografia già convalidata, da un membro
qualunque del clero romano
Causa formale: convalida dell'agiografia da parte della Curia (a seguito di un eventuale
discussione popolare)
Causa finale: il santo è una guida sulla via della virtù

Il santo è un beato che ha avuto un impatto maggiore sullo sviluppo universale della Fede,
durante la sua vita o dopo la sua morte.

Questo status è concesso dai cardinali che verificano che il suo impatto sulla Chiesa sia stato
davvero notevole e positivo. Se questo santo è moderno si consulta l'opinione dei fedeli nella
Piazza Aristotele.

Questo status si ottiene a seguito di un processo di canonizzazione che differisce a seconda se il


santo è antico o moderno.

Se è moderno, si chiede il parere dei fedeli in Piazza Aristotele. Successivamente il


processo di canonizzazione si svolge secondo gli statuti e l'organizzazione della Curia.
Se è antico, la canonizzazione di svolge direttamente secondo gli statuti e
l'organizzazione della Curia.

Il santo è un esempio per i fedeli del mondo intero e per tutti i chierici. Il suo pensiero e la sua
opera sono un riferimento riconosciuto per tutti. E' possibile dedicargli chiese o cappelle,
organizzare pellegrinaggi e celebrare riti in suo onore.

5.2 La santa inquisizione

Statuti interni dell'inquisizione romana.

Preambolo.

L'inquisizione romana ha per oggetto di garantire il trionfo di vera fede con la caccia incessante
a tutte le manifestazioni dell’eresia, essendo il suo obiettivo primo riuscire a garantire la
reintegrazione degli smarriti nella comunità aristotelica.

L'inquisizione romana è diretta da un Grande Inquisitore, cardinale designato a tal fine dai suoi
pari riuniti nella curia. Il Grande Inquisitore tuttavia delega le sue competenze ai cardinali
romani responsabili d'una zona geodogmatica sull’estensione del territorio di cui sono
responsabili.

Dello status di missus inquisitionis

Articolo 1.1. È istituito lo status di missus inquisitionis, funzionario dell'inquisizione che ha


l'incarico di provvedere alle missioni della congregazione, sotto l'autorità suprema del Grande
Inquisitore.

Articolo 1.2. Possono accedere allo status di missus inquisitionis i membri del clero aristotelico
che hanno seguito un seminario specifico organizzato dalla congregazione dell'inquisizione e che
garantisce le qualità oratorie e giuridiche di ogni richiedente.

Articolo 1.3. I missi inquisitionis sono liberamente nominati e revocati dallo Grande Inquisitore.

Articolo 1.4. I missi inquisitionis sono tenuti al segreto nel quadro delle loro funzioni.

Articolo 1.5. Il missus inquisitionis può associarsi nell'esercizio delle sue missioni, purché il
Grande Inquisitore l'autorizzi, ad un laico di confessione aristotelica di sua scelta.

Articolo 1.6. Il missus inquisitionis è autorizzato a sfoggiare le insegne dell'inquisizione.

Delle missioni dell'inquisizione

Articolo 2.1. L’inquisizione romana vigila, in tutti i casi, affinchè si ottenga l'abiura di tutti gli
smarriti che riesce a identificare, indipendentemente di qualsiasi altra considerazione. Ha per
principale arma il verbo.

Articolo 2.2. L'inquisizione romana ha in carico l'amministrazione della giustizia eccezionale,


nel quadro specificamente definito dal corpo delle norme del diritto canonico.

Articolo 2.3. L'inquisizione romana ha l'incarico di garantire la buona amministrazione della


giustizia della Chiesa ordinaria. Dispone di poteri di controllo e di coordinamento dei tribunali
episcopali, e vigila sull'unità giurisprudenziale nell'ambito della giurisdizione spirituale. Prova
ad assistere l'episcopato nei suoi negoziati con il potere temporale per la creazione di tribunali
episcopali. Ha l'incarico di organizzare la formazione dei procuratori ecclesiastici.

Articolo 2.4. L'inquisizione romana occupa una funzione di polizia interna alla chiesa
Aristotelica. Ha l'incarico di indagare sugli errori commessi dai membri del clero nell'esercizio
dei loro ministeri. Può trasmettere il risultato delle sue indagini ai rappresentanti della giustizia
ordinaria in previsione della pronunzia di sanzioni disciplinari.

Articolo 2.5. L'inquisizione romana ha l'incarico di dirigere i servizi di informazioni della


Chiesa Aristotelica. A tale riguardo, dispone di poteri generali d'indagine. È autorizzata ad
indagare su qualsiasi causa o qualsiasi individuo che gli sembri presentare un interesse, facendo
attenzione, tuttavia, a non turbare la buona e ordinaria amministrazione della giustizia spirituale
o temporale.

5.3 Le Sante Armate

Citazione:
I - Prologo

La Congregazione delle Sante Armate

Questa Congregazione, posta sotto la direzione del Cardinale Conestabile di Roma, assicura la
supervisione e la gestione delle forze militari aristoteliche in tempo di Pace e ne assicura il
controllo e il comando in tempi di guerra santa.
I - Presentazione

La Congregazione raggruppa un insieme di fedeli e di chierici legati da uno scopo comune, vale
a dire la difesa dei valori e degli interessi della Chiesa Aristotelica. Dipendono da questa
Congregazione i diversi elementi che costituiscono le Sante Armate: gli Ordini Militaro-religiosi,
la Guardia Episcopale e gli Ordini di Cavalleria Alleati Aristotelici. In ogni momento la
Congregazione deve assicurarsi del buon andamento, dello stato, della disposizione, della
disponibilità, del censimento, del controllo, del seguito e della preparazione dei combattenti che
servono direttamente sotto gli ordini di Roma.

Al fine di arrivare a questo risultato in modo continuo, la Congregazione ha più obbiettivi:

-assicurare la catena di comando dei differenti elementi delle Sante Armate;


-assicurare il controllo e la gestione delle Guardie Episcopale e Papale;
-assicurare il controllo e la gestione degli Ordini Militari riconosciuti dalla Santa Sede;
-organizzare la gestione di truppe che combattono sotto lo Stendardo Pontificio;
-assicurare lo sviluppo e la coerenza delle Sante Armate;
-riconoscere e assicurare il riconoscimento di Ordini nuovi;
-mantenere degli effettivi disponibili in ogni luogo e in ogni momento;
-gestire le crisi e i conflitti che necessitano la presenza di truppe della Santa Sede;
-comandare e dirigere le operazioni decise dalla Santa Curia e dal Santo Padre conformemente ai
suo poteri di delega.

II - Organizzazione della Congregazione delle Sante Armate

A) L'Alto Consiglio

E' posto sotto l'autorità del cardinale in carica delle Sante Armate e del cavaliere senatore
dell'Ordine del Merito di Aristotele.
E' il cuore della Congregazione delle Sante Armate.
L'Alto Consiglio è un collegio composto dai Grandi Maestri e dai più alti Prelati dei militari
della Chiesa Aristotelica. Esso presiede alla Congregazione e alla maggior parte delle sue
decisioni. Esso serve ugualmente da luogo di scambio e di discussione con i Cardinali Romani.

B) Il Consiglio Diplomatico

Il Consiglio Diplomatico è il più vasto dei Consigli della Congregazione ed è incaricato di


definire le linee di condotta e la diplomazia generale delle Sante Armate sotto la guida dell'Alto
Consiglio e della Nunziatura. I suoi membri godono di una solida esperienza militare e
diplomatica. L'obbiettivo di questo Consiglio è di essere l'interfaccia tra i chierici della Chiesa, i
militari della Chiesa e di coordinare le loro azioni riguardo il mondo temporale.

C) Lo Stato maggiore

Lo stato Maggiore è diretto dall'Alto Consiglio è presieduto dal cardinale in carica delle Sante
Armate o, i movimenti delle Sante Armate, decretano la mobilizzazione Generale e discutono
delle strategie che r in sua assenza, dal cavaliere senatore. E' costituito dallo Stato Maggiore
degli ordini militaro-religiosi in senso largo al fine di facilitare la comunicazione. Essi
definiscono iguardano le battaglie.
D) L'Intendenza

Questo Consiglio è costituito dai responsabili dell'Intendenza degli ordini militaro-religiosi. Essi
si occupano dei problemi di logistica e in particolare per il cibo e le armi.
In tempi di pace, essi non esitano a prendere delle iniziative per sviluppare dei progetti e la
cooperazione tra gli ordini.

E) La Sala delle Informazioni

Accessibile alle Sante Armate nel loro insieme, questa sala permette di pubblicare tutte le
informazioni al fine di avere una migliore coordinazione. Essa è il teatro dei resoconti dei diversi
consigli e dei loro rispettivi lavori.

F) La Sala degli Annunci

Questo vasto vestibolo è destinato alla visualizzazione e pubblicazione delle decisioni di ordine
generale, ai decreti, ai comunicati e alle nomine in seno alle Sante Armate. E' qui che ogni fedele
può seguire l'attualità della Congregazione.

G) L'Ufficio dei Segreti

Questo Ufficio è composto dai principali responsabili dei servizi di informazione riguardanti la
Congregazione delle Sante Armate e completa il dispositivo di raccolta delle informazioni
dell'Inquisizione, per aiutare nel prendere decisioni la Curia, l'Alto Consiglio o lo Stato
Maggiore.

H) Il Consiglio Strategico

Questo ristretto Consiglio ha per obbiettivo proporre delle mobilitazioni e delle simulazioni di
operazioni e di manovre per preparare le azioni delle Sante Armate.

I) Il Consiglio delle Ammissioni

Questo Consiglio è composto dai responsabili del reclutamento e delle informazioni di ogni
componente della Congregazione delle Sante Armate, per vegliare le buone regole e la coerenza
degli ingressi negli Ordini riconosciuti da Roma.

J) L'Assemblea Religiosa delle Sante Armate

Questa Assemblea è composta dai diversi Vescovi degli Ordini riconosciuti da Roma e ha per
funzione di assicurarsi della buona trasmissione delle cose della teologia, del dogma e della
salvaguardia delle anime dei Soldati di Dio.

Citazione:
II - I differenti Consigli della Congregazione delle Sante Armate

Capitolo I: l'Alto Consiglio delle Sante Armate

Articolo I: della sua composizione


L'Alto Consiglio è costituito:
- dai Gran Maestri degli ordini militaro-religiosi
- dai secondi degli ordini militaro-religiosi
- dal prefetto dei Vidami
- dal Prefetto Aggiunto

Articolo II: della sua presidenza

L'Alto Consiglio è posto sotto l'autorità del Cardinale Conestabile di Roma e del Cavaliere
Senatore dell'Ufficio militare dell'Ordine della Stella d'Aristotele.

Articolo III: delle sue prerogative:


§3.1. L'Alto Consiglio prende in carico l'organizzazione delle Sante Armate, discute del suo
funzionamento e prende le grandi decisioni che lo riguardano.
§3.2. L'Alto Consiglio è il luogo di scambi privilegiati tra la Curia e la Congregazione delle
Sante Armate.
§3.3. I membri dell'Alto Consiglio hanno diritto d'accesso e di parola in tutti gli altri Consigli.
§3.4. L'Alto Consiglio ha numerosi poteri che sono descritti nelle differenti parti del Diritto
Canonico sulle Sante Armate. E' il Consiglio di riferimento e d'arbitrato dei differenti Ordini
militaro-religiosi.
§3.5. Il Consiglio dei Cavalieri d'Isendeuil ha diritto d'osservare. Ciò è rappresentato dalla
presenza del Cavaliere Senatore. Altri Cavalieri membri del Consiglio potranno essere
autorizzati ad accedere all'Alto Consiglio a discrezione del Cardinale Conestabile e potranno
veder ritirati i loro diritti d'accesso in qualunque momento. La loro presenza si ridurrà ad un
ruolo puramente consultivo.

Capitolo II: il Consiglio Diplomatico delle Sante Armate

Articolo I: della sua composizione

Il Consiglio Diplomatico è costituito dai responsabili diplomatici di ogni Ordine fedele e della
Chiesa Aristotelica in senso lato:
- responsabili e quadri diplomatici degli Ordini militaro-religiosi
- Cardinali della Nunziatura Apostolica
- Protonotai Apostolici

I membri dell'Alto Consiglio vi hanno pieno accesso.


Vi hanno egualmente accesso, sotto richiesta e con un ruolo strettamente consultivo:
- i Primati delle Assemblee Episcopali

Articolo II: della sua presidenza

Il Consiglio Diplomatico è posto sotto l'Autorità del Cardinale Conestabile di Roma e del
Cavaliere Senatore dell'Ufficio militare dell'Ordine della Stella d'Aristotele.

Articolo III: delle sue prerogative

§3.1. Il Consiglio Diplomatico definisce il fronte diplomatico comune delle Sante Armate.
§3.2. Esso controlla i Concordati e Trattati firmati con le autorità temporali e le Sante Armate o
gli Ordini membri al fine d'essere conformi con il Diritto Canonico e le direttive dell'Alto
Consiglio o della Curia.
§3.3. Esso coordina le firme dei nuovi trattati, che devono includere clausole riguardanti la
libertà di circolazione per le Sante Armate, diritto di porto d'armi e collaborazione al
mantenimento della Pace e del Bene comune.
§3.4. Esso assiste e supervisiona le procedure degli Ordini in vista della stipula dei Trattati con le
autorità temporali, dopo che gli Ordini abbiano avuto accordo dal Consiglio Diplomatico per
queste procedure.
§3.5. Esso s'assicura della coerenza della politica diplomatica delle Sante Armate, dettata dalla
Congregazione in carica e dalla Santa Curia.
§3.6. Esso veglia sulla buona ripartizione degli Ordini e sulla loro presenza sul territorio dei
Regni in modo efficiente e coerente.
§3.7. Esso assicura la trasmissione delle informazioni con la Nunziatura e lo scambio
permanente delle notizie.

Capitolo III: Lo Stato Maggiore delle sante armate

Lo Stato Maggiore è presieduto dal Cardinale Conestabile di Roma, e successivamente dal


Cavaliere Senatore.
E' ugualmente posto sotto la vigilanza dell'Alto consiglio.

Articolo I: della sua composizione


§1.1. Siedono di diritto allo Stato Maggiore delle sante armate:
- il Cardinale conestabile di Roma
- il Cavaliere Senatore dell'ufficio militare dell'ordine della Stella d'Aristotele
- gli Alti Dignitari degli Ordini Militaro-Religiosi e della Guardia Episcopale

Gran Maestri
Prefetti dei Vidami
Vicari dei gran maestri
Prefetti aggiunti dei Vidami
Comandante della Guardia Pontificia
Responsabili militari
Responsabili diplomatici
Responsabili delle comunicazioni

- i Primati delle Assemblee Episcopali

§1.2 Secondo le circostanze, il Vidame della Provincia Ecclesiastica riguardata dai problemi può
essere condotto a partecipare allo Stato Maggiore a titolo di consigliere

§1.3. A discrezione del Cardinale in carica delle Sante Armate, uno o più Cavalieri d'Isenduil
potranno prender parte allo Stato Maggiore delle Sante armate

§1.4. In caso di conflitto di grande intensità o di mobilizzazione generale dell'Ordine Militaro-


Religioso, il Cardinale in carica delle sante armate può autorizzare uno o più Gran Maestri ad
aggiungere a sé un aiutante di campo proveniente dal Capitolo o dallo Stato maggiore del detto
Ordine.

§1.5 In caso di Crociata, sarà nominato un Comandante delle Crociate Laico dalla Curia, egli è
incaricato di comandare le Crociate Laiche ed è membro dello Stato maggiore solo per il tempo
della detta Crociata.
§1.6 In maniera più generale, l'Alto Consiglio delle Sante Armate o il Conestabile possono dare
degli accessi supplementari a degli esperti o consiglieri particolari, o ritirare gli accessi ai
membri non permanenti, tutto ciò a titolo discrezionale.

Articolo II: del suo comando

Lo stato maggiore delle sante armate è presieduto dal cardinale in Carica delle Sante Armate e,
in caso d'assenza, dal Cavaliere Senatore dell'ufficio militare dell'Ordine della Stella d'Aristotele.

Articolo III: delle sue prerogative


§3.1 Lo stato maggiore delle sante armate dirige le forze militari che combattono in nome della
Santissima Chiesa Aristotelica in tempo di guerra e decide i piani di battaglia.

§3.2 Nel tempo ordinario, esso supervisiona l'attività del Consiglio dei Cavalieri di Isenduil che
assicura il proseguimento e le relazioni tra le differenti branche delle sante armate.

Articolo IV: delle modalità decisionali


§4.1 Le decisioni sono prese dal Cardinale in carica delle Sante Armate dopo udienza dello Stato
Maggiore o in caso d'assenza dal suo vice, il Cavaliere Senatore.

§4.2 In caso d'assenza dei due suddetti, le decisioni sono prese a maggioranza assoluta dei
votanti entro due giorni. Saranno contati tutti i voti espressi durante questo lasso di tempo e
convalidata la decisione che avrà riportato la metà dei voti più uno. In caso di risultato
infruttuoso, la decisione sarà nuovamente rimessa ai voti per la durata di un solo giorno. La
decisione sarà ratificata a maggioranza relativa.

Capitolo IV: l'Intendenza

Articolo I: della sua composizione

L'Intendenza è composta dai responsabili d'Intendenza degli Ordini Militaro-religiosi.

Articolo II: della sua presidenza

L'Intendenza è posta sotto l'autorità del Cardinale Conestabile di Roma e del Cavaliere Senatore
dell'Ufficio militare dell'Ordine della Stella d'Aristotele.

Articolo III: delle sue prerogative

§3.1 L'intendenza si occupa della costituzione delle scorte di armi e del cibo e della sua
conservazione.
§3.2 Essa veglia sul corretto raggiungimento dei propri destinatari da parte dei differenti beni.
§3.3. Essa è incaricata di coordinare la ricerca e il mantenimento dei mandati per assicurare il
trasporto sicuro dei beni della Chiesa e delle Sante Armate.
§3.4 E' incaricata di aggiornare un registro generale dei beni e delle scorte delle Sante Armate
§3.5 In tempo di pace, gestisce ugualmente i progetti di cooperazione tra gli ordini.
§3.6 In tempo di guerra, veglia alla buona ripartizione delle armi e del cibo tra i differenti
componenti delle Sante Armate. Essi organizzano anche il vettovagliamento.

Capitolo V: la Sala delle Comunicazioni


Articolo I : della sua supervisione

La sua supervisione è affidata a un Cavaliere d'Isenduil, nominato Cavaliere Legato.

Articolo III: delle sue prerogative


Accessibile alle Sante Armate nel loro insieme, questa sala permette di affiggere tutte le
decisioni al fine d'avere una migliore coordinazione. E' il teatro dei resoconti dei differenti
consigli e dei loro rispettivi lavori.
Riunisce inoltre le informazioni importanti riguardanti gli Ordini Militaro-religiosi e la Guardia
Episcopale.

Capitolo VI: la Sala degli Annunci

Questo grande vestibolo è destinato all'affissione ed alla pubblicazione delle decisioni di ordine
generale, ai comunicati e alle nomine in seno alle Sante Armate. E' qui che ogni fedele può
seguire l'attualità della Congregazione e delle sue decisioni.

Capitolo VII: il Consiglio delle Ammissioni

Articolo I: della sua composizione


Questo Consiglio è composto dai responsabili del reclutamento e delle comunicazioni di ciascun
componente l'Ordine delle sante armate.

Articolo II: della sua presidenza


Il Consiglio delle Ammissioni è posto sotto l'autorità del Cardinale Conestabile di Roma e del
Cavalier Senatore dell'Ufficio Militare dell'Ordine della Stella d'Aristotele.

Articolo III: delle sue prerogative

§3.1 Il Consiglio delle Ammissioni è incaricato di coordinare e rendere coerenti ed equilibrate le


procedure di reclutamento in seno alle Sante Armate, per assicurare la qualità perenne dei suoi
membri.
§3.2 E' incaricato di riflettere sui miglioramenti da portare al reclutamento o alla formazione dei
novizi degli Ordini.
§3.4. Deve recensire i casi di dimissioni, d'esclusione o di fatti gravi all'interno delle Sante
armate.
§3.5 Deve recensire i casi di rifiuto d'ingresso nelle Sante armate.

Citazione:
III - L'Ordine della Stella di Aristotele, Ufficio militare detto Ufficio di Isenduil

Preambolo

Per mantenere la chiesa che è la casa di Dio, ho creato un ordine nobiliare che ho chiamato
della Stella di Aristotele e, il suo Ufficio che ho chiamato di Isenduil.
La genesi del medesimo ha per nobile causa fondamentale il rispetto dovuto a Dio e, la difesa
della santa fede Aristotelica, così come di onorare gli ex cavalieri di Aristotele, che per le loro
alte e nobili azioni sono degni di essere affidati alla protezione divina.
Isenduil essendo il protettore dell'Ufficio Militare dell'Ordine, è per sua natura "cavaliere a
titolo onorifico" dell'Ordine.

Césars de la Tour Saint-Arnault

Un giorno mi è stato fatto il supremo onore di diventare Cavaliere dell'ordine detto di Isenduil.
Si tratta di un riconoscimento che nessun uomo potrà mai dimenticare.
Da allora, la mia vita ha seguito il suo corso e, ora che sono vicino alla morte, mi riconcilio con
la saggezza e muto il mio approccio ravvicinato con la Fede.
Tuttavia le armi sono state parte integrante della mia vita e, io non posso negarlo, così ho
voluto cambiare questo ordine. In precedenza è stato sopratutto onorifico, adesso si vedrà
incaricato di un vero e proprio lavoro per la gloria delle Sante Armate e della Santa Chiesa.

Kreuz de Castelnou von Rosenberg Valendras

Articolo Primo : La Cancelleria

§ 1. Il Comando supremo dell'ordine della Stella di Aristotele è assicurato dal Papa, tuttavia, il
Cardinale responsabile delle Sante Armate, comunemente conosciuto come il Conestabile di
Roma, può esserne il Cancelliere Militare. Il Cancelliere Militare è responsabile dell'Ufficio
militare. In caso contrario, si richiede al Cardinale responsabile della
Congregazione dell'Inquisizione di sorvegliare e controllare l'attività dell'Ufficio militare.
Quest'ultimo è nominato Revisore Generale dell'Ufficio di Isenduil.

§ 2. Al massimo quindici giorni dopo la sua nomina a Cardinale responsabile delle Sante
Armate, la suddetta persona riceve dai cavalieri dell'ordine un mantello detto "mantello di
Aragoth" e una cintura detta "cintura di Isenduil", che sono lì per ricordare al Cardinale la
memoria di Aragoth e di Isenduil, che sono stati due dei più grandi cavalieri di Aristotele.
Il fatto di ricevere queste armi instaura il Cancelliere Militare nella sua carica.

§ 3. Dopo aver ricevuto le insegne di Aragoth e Isenduil, il nuovo Cancelliere Militare deve
prestare obbedienza al Papa come responsabile dell'Ufficio militare dell'ordine.

§ 4. Se, per disgrazia, il Cardinale responsabile delle Sante Armate non ha ricevuto le insegne di
Aragoth e Isenduil entro quindici giorni dalla sua nomina, sarà eletto un "Cavaliere-Senatore".

§ 5. Il Cancelliere Militare è il responsabile della Congregazione delle Sante Armate. Con


questo, egli ha diritto al seggio, di parola e di voto, in tutte le assemblee dell'ordine e della
Congregazione delle Sante Armate.

§ 6. Il Cancelliere Militare può promuovere, degradare o rimuovere i membri dell'ordine, previo


parere consultivo del Consiglio dei Cavalieri.

§ 7. Il Cancelliere militare concede o revoca l'accesso alla Cripta di Isenduil e al Consiglio dei
Cavalieri, previo parere consultivo del Consiglio dei Cavalieri.

Articolo Secondo : Il Cavaliere-Senatore

§ 1. Il ruolo del Cavaliere-Senatore è quello di assicurare le attività correnti dell'Ufficio e, di


dirigere il Consiglio dei Cavalieri di Isenduil. Non può investire i cavalieri, ma può proporre dei
candidati per il titolo al Consiglio dei Cavalieri e alla Curia. Potrà ugualmente proporre dei
candidati per la Stella di Rubino. Assiste il Cardinale responsabile delle Sante Armate nella
gestione della Congregazione.

§ 2. Il Cavaliere-Senatore non è in alcun caso Cancelliere Militare.

§ 3. Se il Cardinale responsabile delle Sante Armate riceve le insegne di Aragoth e Isenduil, avrà
la possibilità di nominare un Cavaliere-Senatore tra i membri del Consiglio dei Cavalieri.

§ 4. Se il Cardinale responsabile delle Sante Armate non ha potuto ricevere le insegne di Aragoth
e Isenduil entro quindici giorni dalla sua nomina o, se questi non nomina alcun Cavaliere per
aiutarlo, il Cavaliere-Senatore sarà eletto dal Consiglio dei Cavalieri di Isenduil se ha più di tre
membri in vita.

§ 5. Il Cavaliere-Senatore viene nominato in un periodo di tempo che va dai quindici giorni a un


mese dopo la nomina del Cardinale responsabile delle Sante Armate.

§ 6. Il Cavaliere-Senatore deve prestare obbedienza al Papa e al Cardinale responsabile delle


Sante Armate, o in mancanza di questi, al Cardinale responsabile della Congregazione
dell'Inquisizione, al fine di poter garantire la sua carica.

§ 7. In caso di assenza del Cancelliere Militare, il Cavaliere-Senatore presenzia ugualmente ai


differenti Consigli della Congregazione delle Sante Armate sotto la supervisione del Cardinale
Camerlengo.

§ 8. In qualità di secondo del Cancelliere Militare, il Cavaliere-Senatore è parte dello Stato


Maggiore delle Sante Armate e ha accesso a ogni Consiglio della Congregazione delle Sante
Armate.

§ 9. In qualità di secondo del Cancelliere Militare, il Cavaliere-Senatore potrà avere in gestione


degli incartamenti o delle missioni importanti, tramite delega scritta del Cancelliere Militare.

Articolo Terzo : Il Consiglio dei Cavalieri

§ 1. Il Consiglio dei Cavalieri è composto dai migliori Cavalieri dell'ordine. Il numero dei titoli
di cavaliere che si possono concedere non è limitato e, per regolare gli accessi al Consiglio dei
Cavalieri e alla cripta di Isenduil, il titolo di Cavaliere di Isenduil non prevede l'accesso diretto
alla cripta dell'Ufficio.

§ 2. Il Consiglio dei Cavalieri ha il compito di stabilire l'ammissibilità di un nuovo cavaliere


nell'Ordine, l'ingresso di un Cavaliere di Isenduil nel Consiglio e di garantire la conformità con
gli statuti dlla Congregazione delle Sante Armate.

§ 3. Il Consiglio dei Cavalieri può rifiutare un Cardinale responsabile delle Sante Armate, per
questo, la Curia dovrà comunicare al consiglio il nome del futuro Cardinale dai due ai tre giorni
prima della nomina, in modo che il Consiglio possa votare per accettare il Cardinale.
§ 3.1. Se il Consiglio lo accetta, il nuovo Cardinale riceve le insegne e presta obeddienza al Papa
come Cancelliere Militare.
§ 3.2. Se il Consiglio lo rifiuta, il nuovo Cardinale non riceverà le insegne e non sarà Cancelliere
Militare. In questo caso sarà eletto un Cavaliere-Senatore.
Per rifiutare un Cardinale, il voto dovrà avere la maggioranza dei due terzi e, il rifiuto dovrà
essere motivato con una delle ragioni seguenti:
- Non conoscenza degli affari militari
- Posizione chiaramente ed estremamente pacifista
- Manifesto disprezzo per l'ordine

§ 4. In caso di vacanza della Cancelleria militare, il Consiglio ha il compito di nominare un


Cavaliere-Senatore che sbrigherà gli affari correnti.

§ 5. Il Consiglio dei Cavalieri si riunisce in una cripta della Basilica di San Tito: la cripta di
Isenduil dove sono custodite diverse reliquie del leggendario Gran Maestro del Tempio.

§ 6. Se il Cardinale responsabile delle Sante Armate non ha ricevuto le insegne, verrà convocato
il Consiglio dei Cavalieri per decidere il destino del Cardinale, un mese dopo l'elezione del
Cavaliere-Senatore. Il Consiglio, deciderà quindi, se vuole riconoscere il Cardinale come
Cancelliere Militare con un voto a maggioranza di due terzi dei votanti, le votazioni saranno
aperte per un periodo di due giorni. Spetta al Cavaliere-Senatore annunciare l'apertura del voto.
§ 6.1. Se il Consiglio sceglie di scartare il Cardinale dalla Cancelleria Militare, dovrà scrivere
una lettera al Papa e alla Curia, chiedendo loro di riconsiderare la loro scelta del Cardinale
responsabile delle Sante Armate; il Cavaliere-Senatore dovrà inviare questa lettera al Papa e a
tutti i Cardinali. Al contrario, se il consiglio lo riconosce come Cancelliere Militare, il Cardinale
prende possesso delle sue funzioni.

§ 7. Il Consiglio dei Cavalieri è abilitato a modificare la carta dell'ordine su proposta del


Cardinale responsabile delle Sante Armate o del Cavaliere-Senatore con voto a maggioranza dei
due terzi.

§ 8. Il Consiglio dei Cavalieri può assimilirarsi ad un consiglio di saggi delle Sante Armate,
salvo la diversità dei suoi membri e, per le loro alte azioni così come per il loro piccolo numero.

§ 9. Il Cancelliere Militare può proporre l'entrata nel Consiglio dei Cavalieri o una mozione
maggioritaria della Curia.
Il Consiglio dei Cavalieri dovrà esprimere il proprio parere consultivo con un voto.

§ 10. I cavalieri del Consiglio, possono presentare dei nomi per l'investitura. I nominativi devono
in primo luogo essere sottoposti al diritto di veto del Cancelliere Militare prima di seguire la
procedura stabilita.

§ 11. Alla sua accettazione, il nuovo membro del Consiglio dovrà prestare giuramento
§ 11.1.
Citazione:
Io giuro qui di servire la Chiesa Aristotelica
Io giuro obbedienza al Revisore Generale, al Cancelliere Militare e al Cavaliere-Senatore.
Io mi uniformerò alla Regola dell'Ufficio Militare e assolverò le mie funzioni in seno al
Consiglio dei Cavalieri di Isenduil, osservando fedeltà ad esso.
Io porterò e farò onore alle insegne che mi avete dato durante la mia investitura.
Io non abuserò mai della mia posizione e resterò imparziale nei confronti delle decisioni prese o
da prendere.
Io faccio voto di silenzio per quanto riguarda le osservazioni formulate in seno al Consiglio dei
Cavalieri di Isenduil e ne parlerò solo con gli altri Cavalieri o la Santa Curia.

Io ho ricevuto la spada in nome dell'Altissimo, di Aristotele e di Christos.


Io giuro di servirmene solo per la mia difesa, per quella della Santa Chiesa, per quella della Fede
Aristotelica e per quella della Santa Sede. Fintanto che la fragilità umana me lo consentirà, non
ferirò ingiustamente nessuno con essa.

Io sono consapevole del fatto che non è con la spada, ma con la Fede che i Santi hanno sconfitto
i pagani!

§ 11.2. Il giuramento dei Cavalieri di Isenduil ha precedenza su qualsiasi altro. Essi servono
direttamente la Congregazione delle Sante Armate. Anche se essi conservano la loro
appartenenza e funzioni all'interno di un altro ordine militare-religioso, di un'organizzazione
laica o di uno Stato, la preminenza del loro legame è verso la Chiesa e il Consiglio dei Cavalieri.

Articolo Quattro : Le funzioni effettive del Consiglio

§ 1. Il Consiglio dei Cavalieri dovrà dare il suo assenso, con un voto a maggioranza relativa, alla
decisione della Curia o del Papa di elevare un fedele al rango di Stella di Rubino.

§ 2. Il Consiglio dei Cavalieri dovrà dare il suo assenso, con un voto a maggioranza relativa, alla
decisione della Curia o del Papa di elevare un fedele al rango di Cavaliere di Isenduil. Questo
voto può essere anteriore alla decisione curiale, se si tratta di un fedele proposto dall'Ufficio, o
posteriore, se si tratta di un fedele proposto dalla Santa Curia. In tutti i casi, l'accordo del
Consiglio dei Cavalieri è imperativo per consentire la vestizione del futuro cavaliere, che deve
farsi riconoscere tra i suoi pari.

§ 3. Il Consiglio dei Cavalieri può opporsi alla nomina o alla consegna della Stella nell'Ufficio di
Nicola V e chiedere lo studio del caso, se esso dispone di fatti o elementi che lasciano supporre
che la persona nominata non sia degna. Questa opposizione non obbliga la Curia a rinunciare
alla sua decisione, ma la obbliga a riconsiderare il caso sollevato dal Consiglio dei Cavalieri.

§ 4. Il Consiglio dei Cavalieri potrà opporsi alla candidatura per la carica di Prefetto dei Vidami,
motivando le sue ragioni con una relazione al Cancelliere Militare.

§ 5. Il Consiglio dei Cavalieri potrà opporsi alla candidatura per la carica di Vice Prefetto della
Guardia Episcopale, motivando le sue ragioni con una relazione al Cardinale Conestabile di
Roma.

§ 6. Il Consiglio dei Cavalieri potrà indagare su qualsiasi membro delle Sante Armate, compresi
il Cancelliere Militare o il Revisore Militare se nominato, dopo una votazione con maggioranza
dei due terzi , al fine di iniziare la procedura. Un Cavaliere di Isenduil sarà nominato dal
Consiglio dei Cavalieri e, sara chiamato Cavaliere Magistrato. Al termine
dell'inchiesta,l'incartamento dovrà essere sottoposto al vaglio del Consiglio dei Cavalieri. Un
voto unanime comporterà l'effettiva ed immediata rimozione dell'incriminato e l'incartamento
verrà trasmesso al Tribunale Interno Ecclesiastico o alla Santa Inquisizione per eventuali azioni
penali complementari.

§ 7. Il Consiglio dei Cavalieri potrà controllare o mettere sotto inchiesta amministrativa qualsiasi
ente o persona facente parte della Congregazione delle Sante Armate, allo scopo di garantire
l'efficienza, l'accuratezza o la regolarità di questi o quelle. La procedura sarà avviata dopo un
voto a maggioranza dei due terzi. Un Cavaliere di Isenduil sarà nominato dal Consiglio dei
Cavalieri e sarà chiamato Cavaliere Questore. Al termine dell'inchiesta, l'incartamento dovrà
essere sottoposto al vaglio del Consiglio dei Cavalieri. Un voto a maggioranza dei due terzi
obbligherà l'ente ad una riorganizzazione profonda, secondo i voleri e con i suggerimenti del
Consiglio dei Cavalieri. Per quanto riguarda i singoli individui, esse dovranno mettersi in
conformità con le raccomandazioni del Consiglio entro un periodo stabilito, sotto pena di vedersi
infliggere un inchiesta conforme al comma 6 con la nomina di un Cavaliere Magistrato.

§ 8. Il Consiglio dei Cavalieri potrà opporsi alla candidatura per la carica di Luogotenente
dell'Ufficio dei Tre Scudi.

§ 9. Il Consiglio dei Cavalieri ha facoltà di dimettere il Luogotenente dell'Ufficio dei Tre Scudi.

Articolo Cinque : Il Cavaliere Legato

§ 1. Il Cavaliere Legato è responsabile della raccolta e della sintesi delle informazioni


provenienti dalle varie assemblee.

§ 2. Viene proposto dalla Cancelleria Militare tra i Cavalieri dell'ordine e, nominato con un voto
del Consiglio dei Cavalieri.

§ 3. Il Cavaliere Legato è il portavoce delle Sante Armate.

§ 4. Deve mantenere una condotta irreprensibile in qualsiasi luogo e circostanza, poiché un


errore da parte sua getterebbe discredito su tutta la Congregazione.

§ 5. Alla sua nomina, il Cavaliere Legato presta giuramento dinanzi al Consiglio.


§ 5.1. Il Giuramento del Cavaliere Legato:
Citazione:
Io, {nome}, Cavaliere di Isenduil, davanti a Dio e agli uomini, giuro che non trasmetterò alcuna
informazione senza aver ricevuto il consenso esplicito del Consiglio dei Cavalieri.
Io giuro, davanti ad Aristotele e Christos, che se ciò dovesse accadere, mi sottomerò al giudizio
della Santa Inquisizione.
In forza di questo giuramento, io divengo Cavaliere Legato e servitore del segreto religioso e
militare.

Articolo Sesto : I Cavalieri Prefetti

§ 1. I Cavalieri Prefetti sono dei Cavalieri di Isenduil membri del Consiglio. Non sono
necessariamente membri di un Ordine Militaro-religioso.

§ 2. I Cavalieri Prefetti sono distaccati presso ciascun Ordine militaro-religioso. Si deve avere
obbligatoriamente un Cavaliere Prefetto per Ordine militaro-religioso ed eventualmente un
secondo, in funzione della grandezza dell'Ordine e delle disponibilità dei Cavalieri Prefetti. Se
sono due, uno sarà considerato come Prefetto principale e, il secondo potrà agire solo come
assistente e supplente.

§ 3. Il loro ruolo è di assicurare un collegamento permanente tra gli Ordini militaro-religiosi e la


Congregazione delle Sante Armate, di trasmettere le informazioni e le raccomandazioni di questa
verso l'Ordine, di fare presenti le proteste, le anomalie o le irregolarità concernenti l'Ordine
presso il quale sono distaccati.
§ 4. Essi sono nominati dal Consiglio su proposta del Cancelliere Militare e, sono revocabili in
qualsiasi momento dallo stesso o dal voto del Consiglio.

§ 5. In caso di assenza durante una crisi, il Cancelliere o il Cavaliere-Senatore che lo supplisce,


può nominare senza ritardo un nuovo Cavaliere Prefetto, al fine di non penalizzare la condotta
delle operazioni nel corso della crisi.

§ 6. Gli Ordini Cavallereschi detti Alleati Aristotelici, sulla base del loro impegno, della loro
importanza e delle loro attività, possono vedersi assegnati un Cavaliere Prefetto per completare il
collegamento con la Congregazione delle Sante Armate.

§ 7. In conseguenza di questi fatti, i Cavalieri Prefetti dovranno avere accesso allo Stato
Maggiore degli Ordini militaro-religiosi e, dovranno fare dei rapporti regolari sull'attività
dell'ordine a cui sono stati assegnati.

§ 8. Per diventare Cavaliere Prefetto, un Cavaliere di Isenduil deve presentare la sua candidatura
al Cavaliere Senatore.
Questi la presenterà al Consiglio dei Cavalieri e all'Alto Consiglio che decideranno della sua
validità. Se la candidatura viene accettata, il Consiglio darà un'assegnazione al nuovo Cavaliere
Prefetto che non potrà rifiutarla.

§ 9. In caso di sostituzione ai sensi del comma 5, il Cavaliere di Isenduil nominato non potrà
rifiutare l'incarico nel periodo di crisi o dovrà avere una necessità reale giustificata e
giustificabile per essere esentato da questo compito.

Articolo Settimo : I Cavalieri Magistrati

§ 1. I Cavalieri Magustrati sono dei Cavalieri di Isenduil. Non sono necessariamente membri di
un Ordine militaro-religioso.

§ 2. Il loro ruolo principale è quello di effettuare un'indagine su un atto reprensibile commesso


da una o più persone affiliate o unite alla Congregazione delle Sante Armate, qualunque sia il
loro grado, titolo o incarico.

§ 3. Generalmente viene nominato un solo Cavaliere Magistrato per inchiesta. Tuttavia, a


seconda della complessità del caso, il Cardinale Conestabile con l'accordo del Consiglio dei
Cavalieri può nominare dei Cavalieri Magistrati supplementari per aiutare e sostenere il
Magistrato principale.

§ 4. I Cavalieri Magistrati sono nominati dopo un voto a maggioranza dei due terzi del Consiglio
dei Cavalieri che consente di aprire un'inchiesta. I Cavalieri sono in seguito nominati con
l'assenso del Consiglio dei Cavalieri.

§ 5. La Sacra Curia può richiedere la nomina di un Cavaliere Magistrato, allo scopo di aprire
un'indagine su una o più persone affiliate direttamente alla Congregazione delle Sante Armate,
ad un Ordine militaro-religioso o ad un Ordine Cavalleresco Alleato Aristotelico.

§ 6. L'Alto Consiglio delle Sante Armate può richiedere la nomina di un Cavaliere Magistrato,
allo scopo di aprire un'indagine su una o più persone affiliate direttamente ad un Ordine
Cavalleresco Alleato Aristotelico.
§ 7. Il Cavaliere di Isenduil nominato Magistrato non potrà rifiutare questo incarico, essendo
stato scelto come colui che ha più possibilità di portare a termine correttamente e imparzialmente
l'inchiesta. In caso di una necessità reale giustificata e giustificabile potrà richiedere di essere
esentato da questo compito.

§ 8. I Cavalieri Magistrati sono nominati solo per il tempo necessario alle indagini. Alla fine di
queste, il Cavaliere perde la sua carica e le sue prerogative. Tuttavia, un Cavaliere Magistrato
può indagare su diversi casi contemporaneamente o essere riconfermato nelle sue funzioni per
un'altra inchiesta a seguito di una chiusa.

§ 9. I Cavalieri Magistrati dovranno redigere un resoconto dettagliato della loro inchiesta al


termine di essa e rimetterlo all'autorità che ha richiesto l'indagine così come al Consiglio dei
Cavalieri, mandante d'ufficio.

§ 10. I Cavalieri Magistrati hanno pieni poteri per portare a termine la loro inchiesta:
interrogatori, ispezioni, consultazione dei registri o delle pergamene anche se segrete. Qualsiasi
tentativo di ostruzione o di occultamento verso un Cavaliere Magistrato sarà considerato come
un'ammissione di colpevolezza.

Articolo Ottavo : I Cavalieri Questori

§ 1. I Cavalieri Questori sono dei Cavalieri di Isenduil presenti al Consiglio dei Cavalieri. Sono
membri di un Ordine militaro-religioso o della Guardia Episcopale.

§ 2. Il loro ruolo principale è quello di effettuare una consultazione, un controllo o un'indagine


amministrativa su qualsiasi ente o personale della Congregazione delle Sante Armate, per
assicurarsi dell'efficienza, dell'accuratezza o della correttezza del loro operato o, ancora su
qualsiasi malfunzionamento, difetto, o disaccordo sulle regole tra Ordini Fratelli.

§ 3. Generalmente viene nominato un solo Cavaliere Questore per inchiesta. Tuttavia, a seconda
della complessità del caso, il Cardinale Conestabile con l'accordo del Consiglio dei Cavalieri può
nominare dei Cavalieri Questori supplementari per aiutare e sostenere il Magistrato principale.

§ 4. I Cavalieri Questori sono nominati dopo un voto a maggioranza dei due terzi del Consiglio
dei Cavalieri che consente di aprire un'inchiesta amministrativa. I Cavalieri sono in seguito
nominati con l'assenso del Consiglio dei Cavalieri.

§ 5. La Sacra Curia può richiedere l'apertura di un'indagine amministrativa su un ente o del


personale della Congregazione delle Sante Armate, o di un Ordine Cavalleresco Alleato
Aristotelico.

§ 6. L'Alto Consiglio delle Sante Armate può richiedere l'apertura di un'indagine amministrativa
su un ente o del personale della Congregazione delle Sante Armate, o di un Ordine Cavalleresco
Alleato Aristotelico.

§ 7. Il Cavaliere di Isenduil nominato Questore non potrà rifiutare questo incarico, essendo stato
scelto come colui che ha più possibilità di portare a termine correttamente e imparzialmente
questo compito di controllo. In caso di una necessità reale giustificata e giustificabile potrà
richiedere di essere esentato.
§ 8. I Cavalieri Questori sono nominati solo per il tempo necessario alle indagini. Alla fine di
queste, il Cavaliere perde la sua carica e le sue prerogative. Un Cavaliere Questore può indagare
al massimo su due casi contemporaneamente.

§ 9. I Cavalieri Questori dovranno redigere un resoconto dettagliato del loro controllo o della
loro inchiesta amministrativa, al termine di esse e, rimetterlo all'autorità che ha richiesto
l'indagine così come al Consiglio dei Cavalieri, mandante d'ufficio.

§ 10. I Cavalieri Questori hanno pieni poteri per portare a termine la loro inchiesta o il loro
controllo: interrogatori, consultazione dei registri o delle pergamene, sondaggi, collaborazione
con il personale a conoscenza del caso, ecc. Riguardo i dati classificati come confidenziali, l'Alto
Consiglio delle Sante Armate dovrà abilitare il Cavaliere Questore
all'accesso. Qualsiasi tentativo di ostruzione o di occultamento verso un Cavaliere Questore sarà
considerato come colpa grave, essendo il suo obbiettivo quello di migliorare una situazione
problematica.

§ 11. Dopo la consegna del rapporto dettagliato, i Cavalieri Questori dovranno redigere in
collaborazione con le autorità richiedenti delle soluzioni o alternative alla situazione
problematica. Verrà fissato un periodo di risoluzione.

§ 12. I Cavalieri Questori, dopo aver raccolto i dati e studiato il caso, dovranno assistere l'ente o
il personale della Congregazione delle Sante Armate o dell'Ordine Cavalleresco Alleato
Aristotelico ad eseguire le modifiche adeguate e a metterle in pratica durante il periodo
impartito.

§ 13. In caso di non risoluzione della problematica o di mancanze grave dell'ente o del personale
della Congregazione delle Sante Armate o dell'Ordine Cavalleresco Alleato Aristotelico, i
Cavalieri Questori o le autorità richiedenti potranno richiedere l'apertura di una procedura di
voto riguardante la nomina e l'invio di un Cavaliere Magistrato.

Articolo Nono : Il Cavaliere Banneret

§ 1. Il Cavaliere Banneret è un Cavaliere di Isenduil. Non è necessariamente membro di un


Ordine militaro-religioso.

§ 2. Il suo ruolo principale è quello di inquadrare, coordinare, sovraintendere e seguire tutti i


movimenti di una scorta spettante ad una componente delle Sante Armate.

§ 3. E' nominato e può esserci un solo Cavaliere Banneret.

§ 4. Il Cavaliere Banneret è nominato con un voto a maggioranza dei due terzi del Consiglio dei
Cavalieri.

§ 5. Il Cavaliere di Isenduil nominato Banneret non potrà rifiutare questo incarico, essendo stato
scelto come colui che ha più possibilità di portare a termine correttamente e imparzialmente
questo compito. In caso di una necessità reale giustificata e giustificabile, il Cavaliere nominato
Banneret potrà richiedere di essere esentato da questo compito.

§ 6. Il Cavaliere Banneret potrà nominare un Luogotenente per farsi assistere nelle sue funzioni
di coordinatore e controllore delle scorte. Dovrà ottenere il consenso del Consiglio dei Cavalieri.
§ 7. Il Luogotenente non è necessariamente ne un Cavaliere di Isenduil, ne un membro di un
Ordine militaro-religioso o delle Santa Armate. Può essere revocato in qualsiasi momento dal
Cavaliere Banneret, dal Consiglio dei Cavalieri, dall'Alto Consiglio o dal Cardinale Conestabile
di Roma.

§ 8. Il Cavaliere Banneret non potrà dare ordini diretti ad un membro delle Sante Armate,
tuttavia, egli deve decidere e definire in funzione delle risorse disponibili i dettagli di una scorta.

§ 9. Tutti i componenti delle Sante Armate devono collaborare il più efficacemente possibile con
il Cavaliere Banneret.

§ 10. Per assisterlo nel monitoraggio e nel controllo delle scorte, la Congregazione delle Sante
Armate e il Consiglio dei Cavalieri, mettono a disposizione del Cavaliere Banneret e sotto il suo
comando l'Ufficio dei Tre Scudi.

§ 11. La missione principale della Congregazione delle Sante Armate in tempo di pace è di
assicurare la protezione del clero, l'Ufficio dei Tre Scudi ha per compito di coordinare i
movimenti delle Sante Armate riguardanti le scorte in tempo di guerra e, di assicurare la
consegna di lettere e messaggi per conto della Congregazione.

§ 12. L'Ufficio dei Tre Scudi è gestito dai chierici della Congregazione delle Sante Armate e
gestisce una rete di posti di cambio e di scuderie.

§ 13. Tutte le Commende o installazione di una componente della Congregazione delle Sante
Armate, devono fornire una cavalcatura riposata e veloce ad un messaggero dell'Ufficio dei Tre
Scudi allo scopo di facilitare la buona trasmissione delle informazioni.

Articolo Decimo : I Cavalieri

§ 1. I Cavalieri devono tutti essere ferventi Aristotelici e non dovranno mai mettere in
discussione il primato del papato su qualsiasi altra corona o fedeltà.

§ 2. E' il Cancelliere Militare che investe i cavalieri, a tal fine, il Consiglio dei Cavalieri deve
dare il suo consenso, se è composto da più di tre cavalieri. Se ha meno di tre cavalieri, il
Cancelliere Militare può investire chi vuole.

§ 3. Le uniche persone che sono ammissibili a diventare cavalieri sono: gli ex e gli attuali
Vidami, gli attuali e gli ex Gran Maestri di ordini sotto vassalaggio papale, gli ex comandanti di
Crociate, che abbiano raggiunto il loro scopo, gli ex Cardinali responsabili delle Sante Armate, i
cavalieri d'ordine o gli ex Luogotenenti della Guardia papale. Tuttavia, il Cancelliere Militare
può nobilitare, sempre con il consenso del Consiglio dei Cavalieri, le persone che hanno
fortemente operato per la gloria della Chiesa e della Congregazione delle Sante Armate.
Inoltre, il Cancelliere Militare può proporre l'investitura di persone a titolo onorifico.

§ 4. In cambio di questo, i Cavalieri si impegnano ad aiutare in ogni modo possibile un'eventuale


crociata sia per via militare, diplomatica, tecnica, finanziare o anche religiosa, ...

§ 5. Se un Cavaliere, che era in condizioni fisiche e morali tali da poterlo fare, non lo ha fatto, è
passibile di esclusione dall'ordine dopo il giudizio del Consiglio dei Cavalieri.
§ 6. I Cavalieri sono dei modelli per i fedeli ed in particolare per i membri degli ordini militari,
essi devono e dovranno essere il meglio della cavalleria, mostrando valori massimi della
cavalleria quali l'onore, il coraggio, ...

§ 7. Durante la cerimonia di investitura, il nuovo Cavaliere di Isenduil dovrà prestare


giuramento. Il Cancelliere Militare gli porrà la domanda:

In nome della Sacra Curia e di tutti i fedeli,

Ricevi questa spada nel nome dell'Altissimo, di Aristotele e di Christos.


Ti serva per la tua difesa, per quella della Santa Chiesa, per quella della Fede Aristotelica e per
quella della Santa Sede. Fintanto che l'umana fragilità te lo consentirà, non ferire ingiustamente
nessuno con essa. Si degni di concederti questo.

Ricevi questa spada sulla tua coscia, ma sii consapevole del fatto che non è con la spada, ma
tramite la Fede che i Santi hanno sconfitto i pagani!

Poni attenzione alla perfidia della creatura senza nome e, sii vigile nelle Fede e nella virtù.

Hai compreso? Lo accetti?

Il Cavaliere dovrà rispondere:

Ho compreso e lo accetto!

Il Cardinale gli domanderà allora:

Continuerai a servire la Chiesa, l'Altissimo e i fedeli, secondo i precetti che ti sono stati
insegnati?

Se la risposta è senza dubbi affermativa, egli diviene Cavaliere di Isenduil dopo la conferma del
Cardinale:

Oggi, {nome}, io vi faccio, in nome della Sacra Curia, della Chiesa Aristotelica, dell'Altissimo e
dei due profeti, Cavaliere dell'Ufficio Militare dell'Ordine della Stella di Aristotele. Possa Dio
continuare ciò che ha iniziato in voi.

Articolo Undicesimo : Distinzioni di grado e funzioni

§ 1. Il Cavaliere-Senatore indosserà un collare rosso con una stella d'oro e d'argento (vedi
Appendice § 1 alla carta dell'ordine).

§ 2. Un Cavaliere di un ordine sotto vassallaggio papale indosserà un collare rosso con 4 croci di
Gerusalemme (2 a destra e 2 a sinistra) (vedi Appendice § 2 alla carta dell'ordine),
contrariamente al Cavaliere normale (vedi Appendice § 3 alla carta dell'ordine).

§ 3. Il Cavaliere Legato indosserà un collare rosso bordato di nero (vedi Appendice § 4 alla carta
dell'ordine).

§ 4. I Cavalieri Prefetti indosseranno una collana d'argento bordato di rosso (vedi Appendice § 5
alla carta dell'ordine).
Appendice

§ 1. Cavaliere-senatore

§ 2. Cavaliere di un ordine sotto vassallaggio papale (Ordini militaro religiosi)

§ 3. Cavaliere
§ 4. Cavaliere Legato

§ 5. Cavalieri Prefetti

Citazione:
IV – Il Prefetto dei Vidami
Definizione:
1.1 Il Prefetto dei Vidami è l’autorità superiore e dirige l’insieme dei Vidami.
1.2 Il Prefetto dei Vidami è un militare che rappresenta la Chiesa e dirige la Guardia Episcopale
nella sua unitarietà: dalle Guardie Episcopali di ogni Provincia ecclesiastica alla prestigiosa
Guardia Pontificia Romana. Deve agire nobilmente e saggiamente. Il suo dovere è quello di dare
una immagine positiva della Chiesa Aristotelica e della Guardia Episcopale. Deve assicurarsi
della lealtà, dell’efficacia e del morale dei suoi subordinati.

Della Nomina:
2.1 Ogni fedele Aristotelico può diventare Prefetto dei Vidami se non è soggetto a una
interdizione.
2.2 Il postulante dovrà in ogni modo soddisfare le seguenti condizioni:
- essere stato al servizio della Chiesa da oltre sei mesi
- avere un’esperienza militare rilevante
- aver conseguito efficacemente delle missioni di comando
- avere tre lettere di raccomandazione da Prelati della Chiesa
- essere pronto a pronunciare i voti di monaco-soldato
2.2 Il postulante dovrà superare un colloquio presso l’Alto Consiglio delle Sante Armate, così
come un colloquio privato presso il Cardinale Conestabile.
2.3 La Congregazione dell’Inquisizione dovrà indagare sul postulante e potrà opporsi alla sua
nomina in caso di mancanza all’etica e al rispetto del dogma.
2.4 Il Consiglio dei Cavalieri d'Isenduil potrà opporsi alla candidatura del postulante motivando
le sue ragioni attraverso un rapporto al Cardinale Connestabile di Roma.
2.5 Il Postulante, con l’accordo dell’Alto Consiglio delle Sante Armate, sarà accettato tramite
una votazione della Curia per prendere le funzioni di Prefetto dei Vidami senza investirsi di
attributi e gradi.
2.6 Il Prefetto novizio sarà messo alla prova durante un periodo probatorio di almeno tre mesi; il
tempo passato col grado di Vidame potrà essere diminuito di un minimo.
2.7 Il Cardinale Conestabile di Roma valuterà il Prefetto novizio.
2.8 La convalida finale al grado di Prefetto dei Vidami può essere oggetto di votazione della
Curia, a discrezione di quest'ultima. Altrimenti spetta al Cardinale Conestabile di Roma di
prendere la decisione finale. Una volta convalidata la nomina, la Congregazione delle Sante
Armate produrrà l'atto ufficiale "patente di nobiltà" all'Araldo del Clero che lo registrerà
all’interno dell’Araldica nel momento in cui il Prefetto dei Vidami avrà prestato il suo
giuramento di vassallaggio a Sua Santità il Papa e alla Curia.
2.9 Una volta stabilita la patente di nobiltà, il Cardinale Conestabile di Roma procederà alla
cerimonia, convalidando davanti a Dio l’impegno del Prefetto dei Vidami; durante la
celebrazione, egli pronuncerà il suo giuramento di impegno verso la Chiesa e i suoi voti di
monaco-soldato.
2.10 Ogni sei mesi, il Cardinale Conestabile di Roma presenterà alla Curia un rapporto
concernente l’attività del Prefetto dei Vidami. Il rapporto dovrà riassumere l’azione di costui e vi
sarà l’opinione del Cardinale per quanto riguarda il suo impegno e la sua efficacia per l’incarico.
Il Santo Collegio prenderà atto e convaliderà o meno il rapporto, rinnovando o meno la
continuità del servizio del Prefetto dei Vidami. In caso di non rinnovo, il Prefetto dei Vidami
dovrà assicurare le sue funzioni fino alla scelta del suo sostituto.

Della revoca:
3.1 Su richiesta del Cardinale Conestabile di Roma, la Curia e l'Alto Consiglio delle Sante
Armate avvieranno una votazione distinta con lo scopo di destituire il Prefetto dei Vidami.
Entrambe le votazioni dovranno avere la maggioranza.
3.2 Il Conestabile di Roma ha autorità, se lo ritiene opportuno, di revocare un Prefetto dei
Vidami novizio senza l’accordo delle altre parti o di metterla in pratica.
3.3 A seconda della grave mancanza, che avrebbe portato alla revoca, il Prefetto dei Vidami o il
Prefetto Novizio potrà vedersi infliggere una sanzione definita dall’Alto Consiglio delle Sante
Armate.
3.4 In caso di grave mancanza, spetterà alla Santa Congregazione dell’Inquisizione di incaricarsi
del fascicolo.
3.5 La revoca o le dimissioni non rompono i voti pronunciati dal Prefetto dei Vidami.

Della Funzione del Prefetto dei Vidami:


4.1 Il Prefetto dei Vidami ha per funzione principale di dirigere e inquadrare la Guardia
Episcopale nel suo insieme.
4.2 Il Prefetto dei Vidami dirige e inquadra le procedure di reclutamento concernenti i Vidami.
4.3 Il Prefetto dei Vidami presiede al Consiglio dei Vidami.
4.4 Il Prefetto dei Vidami ha ogni autorità sui suoi subordinati, ossia di tutta la Guardia
Episcopale. Può promuovere o retrocedere qualsiasi membro di tutta la Guardia Episcopale, con
o senza il parere del Vidame interessato.
4.5 Il Prefetto dei Vidami è per mancanza il Vidame di ogni Provincia, a meno che questa sia
provvista di un Vidame o di un Aspirante Vidame.
4.6 Il Prefetto dei Vidami ha l’ufficio e le funzioni di Vidame di Roma e degli Stati Pontifici. Di
fatto, è il governatore militare di Roma e della sua provincia religiosa.
4.7 Sotto gli ordini del Cardinale Conestabile, deve mettere in sicurezza ed assicurare la difesa di
Roma, dei suoi luoghi di culto, delle istituzioni pontificie, di proteggerne i chierici presenti come
dei fedeli che vi abitano.
4.8 Il Prefetto dei Vidami ha l’autorità per reclutare dei fedeli già messi alla prova che
entreranno direttamente come Guardie Episcopali provinciali o potranno essere sottoposti alla
formazione per integrare la Guardia Pontificia Romana. Dovrà tenere aggiornato un registro
preciso dei membri di quest’ultima, assistito dal suo Capitano, registro che sottoporrà
mensilmente al Cardinale Conestabile di Roma.
4.9 In qualità di governatore militare di Roma, il Prefetto dei Vidami deve e ha il diritto di
conoscere i membri degli OMR e degli Ordini Aristotelici presenti sui territori degli Stati
Pontifici, per poter rispondere in ogni circostanza ad una minaccia o ad una richiesta da parte
della Curia o del Cardinale Conestabile di Roma.
4.10 Ogni membro delle Sante Armate, a meno di un ordine di missione debitamente compilato
dal Gran Maestro del suo Ordine, si trova sotto al Comando del Prefetto dei Vidami per il tempo
del suo soggiorno a Roma.
4.11 In qualità di governatore militare, il Prefetto dei Vidami è responsabile delle diverse scorte
sui territori degli Stati Pontifici, che siano svolte dalla Guardia Pontificia Romana, da un OMR o
dalla Guardia Episcopale. Deve assicurarsi del loro seguito, del loro buon svolgimento e può
domandare il concorso di ogni membro delle Sante Armate conformemente all’articolo 4.10.
4.12 Il Prefetto dei Vidami è incaricato della sicurezza urbana di Roma e ha ogni autorità per far
assicurare la tranquillità pubblica e il mantenimento della pace.
4.13 Il Prefetto dei Vidami è Ufficiale di diritto di Roma e delle sue province. Ha ugualmente
come incarico – nel quadro delle Ufficialità – di verificare l’esecuzione delle pene pronunciate.
4.14 In caso di Mobilitazione decretata a Roma o nelle sue province o ancora decretata dalla
Congregazione delle Sante Armate, il Prefetto dei Vidami dovrà mettere a disposizione della
suddetta Congregazione le truppe sotto il suo comando.
4.15 Se la Santa Chiesa Aristotelica chiede ai fedeli di prenderne la croce, il Prefetto dei Vidami
dovrà rispondere all’appello del Sacro Collegio mettendo a disposizione della Crociata la totalità
delle sue risorse umane e materiali e dovrà assicurare la coordinazione dei differenti Vidami
implicati così come quella delle diverse Guardie Episcopali provinciali.
4.16 Il Prefetto dei Vidami è sottoposto alle stesse regole del Vidame (art. 4.9 del Diritto
Canonico sul Vidame) e non dovrà interferire nelle prerogative dei conti/duchi e del loro
consiglio. Allo stesso modo, gli sono interdetti i posti in seno al consiglio del Ducato e della
Contea, eccetto il posto di portavoce.
4.17 Il Prefetto dei Vidami deve obbedienza alla sua scala gerarchica. È posto sotto gli ordini
diretti del Conestabile di Roma e della Curia.
4.18 Il Prefetto dei Vidami dovrà assicurarsi della collaborazione dei propri Vidami con il loro
rispettivo Arcivescovo affinché lavorino di concerto con lui e rispondere al meglio alle sue
richieste nell’ambito della sicurezza militare.
Allo stesso modo, dovrà assicurarsi che gli Arcivescovi collaborino con il proprio rispettivo
Vidame, e lo lascino agire per quanto riguarda gli ordini affidati alla Guardia e al Vidame.
In caso di mancanza del Vidame, spetta al Prefetto dei Vidami di riprenderlo o di infliggere una
sanzione.
In caso di mancanza dell’Arcivescovo, il Prefetto dei Vidami dovrà informare il Cardinale
Conestabile di Roma.

Delle Caratteristiche all’interno dell’araldica:


5.1 Il Prefetto dei Vidami prende anche l’appellativo. Ha libertà di movimento e mantiene il
titolo ovunque vada. L’appellativo d’uso da dargli è Monsignore.

5.2 L’attributo del Prefetto dei Vidami è la seguente corona:


5.3 Il Prefetto dei Vidami non è considerato come un chierico ma come un militare della Chiesa.
Questa carica è considerata come una carica primaria e sottomessa alle stesse interdizioni di
accumulo.
Può tuttavia cumularlo con altri titoli laici (conte, duca, ecc.), a patto che ciò non nuoccia alla
sua funzione.
5.4 Della blasonatura:
5.4.1 Il blasone e la corona del Prefetto dei Vidami prevalgono sugli altri titoli del suo detentore.
5.4.2 Il Prefetto dei Vidami non dovrà inalberare che la corona del Prefetto dei Vidami.
5.4.3 Il Prefetto dei Vidami nobile userà le sue armi personali; se è plebeo, si farà fare la
blasonatura.
5.4.4 Il blasone della Guardia Episcopale dovrà obbligatoriamente apparire sopra il tutto senza
divisione supplementare.
5.4.5 Queste armi non saranno portate dal Prefetto novizio.
5.4.6 La corona non sarà portata dal Prefetto novizio.
5.5 Il posto di Prefetto dei Vidami non ha alcun ruolo gerarchico sul resto della nobiltà.
5.6 Il titolo non è né cedibile, né trasmissibile, e si perde immediatamente nel momento del ritiro
dal posto e dalla funzione.

Del Prefetto dei Vidami membro di un OMR:


6.1 Il membro di un OMR può essere in completo distaccamento durante la durata del suo
servizio.
È reintegrato al suo grado al rientro nell’Ordine alla fine del suo servizio.
6.2 Durante la sua presenza, il Prefetto dei Vidami serve unicamente la Chiesa Aristotelica. Non
può avere nessun altro impegno di fedeltà.
6.3 Anche in caso di imperiosa necessità, l’Ordine non può reclamare il rientro del suo membro.
Il suo completo distaccamento può essere un freno alla partecipazione della vita interna
dell'Ordine.
6.4 In quanto membro di un OMR, il giuramento del Prefetto dei Vidami può essere in
contraddizione con il suo servizio. Saranno le regole della Guardia Episcopale e del Diritto
Canonico ad avere la precedenza durante il periodo del suo servizio. Il Prefetto dei Vidami non è
autorizzato a mantenere i suoi colori e l’appartenenza al suo Ordine: egli è al servizio diretto di
Roma.

Del Prefetto Aggiunto:


7.1 Il Prefetto dei Vidami dovrà nominare un Prefetto Aggiunto atto ad assisterlo e a sostituirlo
durante le sue assenze od obblighi.
7.2 Il Prefetto Aggiunto è sottomesso alle stesse regole di reclutamento del Prefetto dei Vidami,
con l'eccezionalità della sua accettazione, che sarà sancita da un voto positivo dell’Alto
Consiglio e l’accordo congiunto del Cardinale Conestabile di Roma. Lo stesso vale per il
rinnovo o la revoca della sua carica.
7.3 Il Prefetto Aggiunto gode degli stessi poteri del Prefetto del Prefetto dei Vidami, con la
notevole differenza che le sue decisioni potranno essere invalidate dal Prefetto dei Vidami.
7.4 Il Prefetto Aggiunto avrà accesso all’Alto Consiglio delle Sante Armate.
7.5 Il Prefetto Aggiunto può esercitare congiuntamente la carica di Vidame, di Capitano della
Guardia Pontificia Romana o di Capitano di una Guardia Episcopale provinciale.
7.6 Il Prefetto Aggiunto non ha una corona propria ma porterà sulle sue armi la blasonatura delle
Sante Armate sopra tutte le altre.
7.7 Il Prefetto novizio non potrà avere ufficialmente un Prefetto Aggiunto, ma potrà designare un
aiuto di campo che non avrà prerogative particolari.

Citazione:
VI – La Guardia Episcopale

Capitolo I: Prologo:
La Guardia Episcopale ha per postulato quello di difendere i precetti di Aristotele e della Fede, la
Chiesa Aristotelica e i suoi rappresentanti.
Esiste anche per far mantenere e regnare la giustizia, la pace e la fede aristotelica sui Regni.
È parte integrante delle Sante Armate dirette dal Cardinale Conestabile di Roma.
Per questi fatti, è sottoposta esclusivamente all’autorità atemporale di Roma e del Santo Padre il
Papa Eugène V.
Di conseguenza, ogni membro della Guardia Episcopale si adopererà unicamente a questo
postulato.

Articolo 1.1: L'essenza spirituale del Postulato della Guardia Episcopale.


Una Guardia Episcopale ha il suo primo dovere nei confronti della Chiesa Aristotelica e deve
difenderla, così come i suoi precetti e i suoi valori secondo Aristotele e il Libro delle Virtù.
Riconosce, rispetta ed è fedele alla Chiesa Aristotelica.
Riconosce, rispetta, crede, applica e fa applicare ciò che è contenuto nel dogma aristotelico.
Deve essere un fervente Aristotelico e non deve mai rimettere in causa la supremazia del Papato
su qualsiasi altra corona.
Deve essere battezzato.

Articolo 1.2: L’essenza militare del Postulato della Guardia Episcopale.


L'azione è definita dal Diritto Canonico del Vidame, essendo quest’ultimo il mandante di ogni
azione della Guardia. Da sapere:
Come funzione principale, di proteggere i luoghi di culto della provincia che ha in carico, di
proteggerne i chierici che vi si trovano così come i fedeli rifugiato in seno alle chiese;
Potrà essere di rinforzo a una scorta richiesta dal suo Vidame anche se questa si effettua al di
fuori della sua diocesi o provincia.
In caso di mobilitazione decretata nella sua provincia da parte delle Sante Armate, potrà essere
messo a disposizione della detta Congregazione.

Capitolo II: Precetti della Guardia Episcopale:

Articolo 2.1: I dodici comandamenti che guidano la vita della Guardia Episcopale
1) Adorerai e amerai perfettamente un solo Dio.
2) Rispetterai il Suo Santo Nome, rifuggendo dalla blasfemia e dalla falsa testimonianza.
3) Osserverai il giorno del Signore, servendo Dio devotamente Dio.
4) Onorerai il padre e la madre, così come i tuoi superiori.
5) Eviterai l’omicidio e lo scandalo, così come l’odio e la collera.
6) Osserverai scrupolosamente la purezza nei tuoi atti.
7) Non prenderai né tratterrai il bene d’altri.
8 ) Bandirai la maldicenza e la menzogna.
9) Veglierai a restare interamente puro in pensieri e desideri.
10) Non agognerai il bene d’altri per averlo disonestamente.
11) Fede e Ragione ti faranno contemporaneamente da guida12) Loderai Solo Aristotele e
Christos, eviterai i falsi profeti.

Articolo 2.2: Il Codice particolare di condotta della Guardia Episcopale.


La Guardia Episcopale deve sempre tenere a mente e deve sempre rispettare i dodici
comandamenti.
Deve sempre agire nello spirito e nel rispetto del suo giuramento e della fede aristotelica.
Deve credere ciò che la Chiesa insegna e deve applicare le sue direttive per mezzo della sua
gerarchia.
Deve pentirsi di tutte le proprie debolezze e difendersi contro di esse.
Deve assolvere a tutti i suoi compiti verso la Chiesa Aristotelica e verso i suoi rappresentanti.
Non deve mai mentire e deve sempre mantenere la parola data.
Deve restare fermo e affrontare l’avversità senza scoraggiarsi.
Deve dare prova di coraggio, di ardimento e di generosità.
Non deve mai comportarsi con vigliaccheria o slealtà.

Capitolo III : Del reclutamento e dell’integrazione in seno alla Guardia


Episcopale

Articolo 3.1 : Condizioni di reclutamento


- Ogni uomo o donna aristotelico/a e battezzato/a può essere postulante.
- Ogni postulante dovrà presentarsi al Castello, iscrivendovi il suo vero vero nome nei Regni o
nello SRING e senza usare alcun artificio malefico mirato a dissimularlo.
Inoltre:
- Lui o lei non dovrà essere inserito come membro/a di un’organizzazione eterodossa, segreta o
criminale.
- Lui o lei non dovrà essere stato indagato/a o bollato/a come criminale.
- Lui o lei avrà la possibilità di far parte di un OMR riconosciuto dalla Chiesa; il Vidame
veglierà affinché l’integrità della Guardia sia rispettata.
- Lui o lei dovrà essere residente nella città (da almeno 3 mesi o essere di preferenza nato in
questa città) dove sarà impegnato.
Non possono pretendere di entrare nella Guardia:
- I fedeli facenti parte di un’organizzazione militare non collegata alle Sante Armate.
- I fedeli facenti parte di un Consiglio Ducale/Principale, salvo per il posto di Portavoce.

Articolo 3.2: Procedura di reclutamento.


I postulanti dovranno presentarsi al ponte levatoio del Castello, per avervi accesso.
Una volta registrata la domanda, i postulanti dovranno quindi lasciare un messaggio all’ingresso
per presentarsi, dare la loro motivazione e rispondere alle domande del Prefetto:
- Quali sono le Vostre motivazioni?
- Giurate d’essere attivo al Castello?
- Siete già membro di gilde o partiti politici (eccetto che di Cooperative di Mercanti)?
- Siete già membro di un corpo militare o di un OMR?
- Sareste pronto a lasciarli per unirVi a noi?
- Occupate attualmente o in un prossimo futuro delle funzioni o delle cariche?
- Avete occupato delle funzioni o delle cariche?
- Siete stato perseguito dalla giustizia di un Regno o di un Ducato? Se sì, perché?
- Avete letto la Carta e i nostri precetti?

Capitolo IV: Della formazione delle guardie episcopali


Per via della sua funzione e delle sue assegnazioni, la Guardia Episcopale beneficia di una
formazione.
La recluta dovrà passare un mese all’interno di una caserma della Guardia Pontificia Romana per
seguire il suo allenamento.
La formazione si svolgerà in due fasi distinte: la formazione teorica e la formazione pratica. Le
due fasi durano entrambe 15 giorni.
La recluta potrà essere interrogata, e le potrà essere assegnato un voto, in qualsiasi momento, da
un istruttore papale al momento della formazione, durante la quale potrà ricevere delle
interrogazioni valutate con voti.
I voti andranno da 0 a 20, con 20 come miglior voto.
Il fatto di essere presente in una delle caserme della Guardia Pontificia Romana non dà alcun
diritto alla Guardia Allieva. Non appartiene ad alcun corpo della Guardia Pontificia Romana, e
solo le più meritevoli delle Guardie Allieve potranno compiere alcuni compiti subalterni per
conto di questa (la GPR) con l’assenso diretto del proprio ufficiale superiore.

Articolo 4.1: Formazione teorico-religiosa


- Apprendimento religioso del Dogma Aristotelico che è affisso nella Caserma Papale.
- Comprensione della Religione Aristotelica.
- Lettura del Diritto Canonico
- Assimilazione dei valori aristotelici.

Articolo 4.2: Formazione pratica, fisica e militare


- La padronanza perfetta del linguaggio e del RP.
- Apprendimento del maneggio delle armi.
- Allenamenti sul terreno (duello-simulazione RP battaglia)

Articolo 4.3: Della verifica del sapere acquisito dalle formazioni:


La padronanza perfetta del linguaggio sarà valutata durante tutta la formazione della recluta.
Durante tutta la fase di formazione pratica, fisica e militare, la recluta potrà essere interrogata
sulle sue conoscenze teoriche e potrà essere valutata se l’istruttore papale della recluta lo ritiene
opportuno.
Sarà valutata durante i combattimenti (duello-simulazione RP battaglia)
I voti andranno da 0 a 20, con 20 come miglior voto.
Nota: durante tutta la durata della formazione, il Prefetto dei Vidami possiede un diritto di veto
su ogni decisione presa dagli istruttori della Guardia Pontificia Romana o sulla decisione finale
del luogotenente episcopale interessato dalla formazione della recluta.

Articolo 4.4: Della disciplina durante la formazione


Durante questo periodo, la recluta si impegnerà a passare in caserma almeno una volta al giorno,
pena il ricevimento di una nota di biasimo dai suoi istruttori.
Due note di biasimo generano una pena di detenzione. Se questo avvenimento si rinnova per due
volte, gli istruttori papali possono depositare una domanda di licenziamento della Guardia
Allieva.

Articolo 4.5: Visita medica


La recluta dovrà passare una visita medica durante la quale riceverà un’ispezione totale delle sue
capacità fisiche. Il medico in carica dell’auscultazione dovrà presentare un rapporto scritto al
corpo degli istruttori papali. Quest’ultimo inserirà una nota nel fascicolo.

Articolo 4.6: Dell'integrazione definitiva


Dopo questa formazione, gli istruttori della Guardia Pontificia Romana dovranno consegnare un
fascicolo completo ai rappresentanti della Guardia Episcopale con parere favorevole o contrario.
La decisione finale spetta al luogotenente episcopale della regione della recluta, dopo
approvazione del suo Vidame. Il Prefetto dei Vidami conserva il suo diritto di veto per quanto
riguarda l’accettazione definitiva della Guardia Allieva.
La Guardia Allieva così integrata sarà Guardia Episcopale.
Dovrà allora prestare giuramento:
Io giuro di servire con onore e lealtà la Chiesa,
di essere al servizio della Guardia Episcopale, dei miei superiori e di Roma.
Accetto e comprendo la supremazia del mio impegno verso l’Altissimo e le Sue Sante
Istituzioni in rapporto ai poteri temporali.
Giuro di proteggere la Chiesa, i suoi chierici, i suoi beni e i suoi luoghi di culto.
Giuro di rispettare il Dogma e il Diritto Canonico.
Giuro di servire al mio meglio la causa e gli ideali, vivendo nel rispetto dei Libro delle
Virtù.
Per questo giuramento, divento e resterò membro della Guardia Episcopale. E giuro di
essere attivo all’interno della Guardia Provinciale che integro.

Capitolo V: Della gerarchia della Guardia Episcopale:


La Guardia Episcopale è sottoposta a gerarchia.
È composta come segue:
- Di Alti Dignitari
- Di Dignitari
- Del Corpo di Guardia

Articolo 5.1: Degli Alti Dignitari


Rappresentano l’alta autorità della Guardia Episcopale e vegliano al suo buon funzionamento nel
suo insieme.

Del Prefetto dei Vidami:


È l’autorità superiore e diretta dell’insieme dei Vidami.
Il Prefetto dei Vidami è un militare della Chiesa che rappresenta e dirige la Guardia Episcopale
nella sua totalità, dalle Guardie Episcopali di ogni provincia ecclesiastica alla prestigiosa
Guardia Pontificia Romana. Vedere l’Allegato I del Diritto Canonico del Prefetto dei Vidami.

Del Prefetto Aggiunto:


Il Prefetto Aggiunto è un militare della Chiesa. Fa da vice al Prefetto dei Vidami e lo sostituisce
durante le sue assenze o i suoi obblighi. Vedere l’Allegato I del Diritto Canonico del Prefetto dei
Vidami.
Presiede la Camera dei Vidami.

Del Primo Maresciallo:


Ufficiale superiore, può esercitare in parallelo la funzione di Vidame.
Supervisiona il mantenimento operativo, l’istruzione militare e gli istruttori della Guardia
Pontificia Romana.
Inoltre, è incaricato del mantenimento dello stato generale della Guardia.

Del Primo Magistrato:


Ufficiale superiore, può esercitare in parallelo la funzione di Vidame.
È incaricato della disciplina, del rispetto dei regolamenti, così come del rispetto delle sanzioni
disciplinari prese dal Prefetto dei Vidami, dal Consiglio della Guardia Episcopale o dall’Alto
Consiglio delle Sante Armate.

Del Primo Cappellano:


Ufficiale Superiore, dev’essere lui stesso cappellano. Può appartenere a un OMR o a un Ordine
Monastico.
Ha in carica la spiritualità della Guardia.
Supervisiona gli Elemosinieri di ogni Guardia Episcopale Provinciale.

Del Primo Intendente:


Ufficiale superiore, può esercitare in parallelo la funzione di Vidame o di Capitano Episcopale.
Ha in carica l’equipaggiamento, l’allenamento e l’intendenza della Guardia in tempi di pace
come in tempi di guerra.

Del Commendatore della Guardia Pontificia Romana:


Assimilato Ufficiale Superiore, per la sua posizione specifica e prestigiosa, dirige la Guardia
Pontificia Romana.
Assume la maggior parte del compito del Vidame di Roma, in concomitanza con il Prefetto dei
Vidami.

Articolo 5.2: Dei Dignitari


Sono i garanti della rappresentatività militare della Chiesa nelle province.

Dei Vidami:
Ufficiale, il Vidame è il capo militare di una provincia religiosa.
Vedere l’Allegato II del Diritto Canonico dei Vidami.
Può appartenere a un OMR.
Ha per funzione principale, quella di render sicuri i luoghi di culto della provincia dove è in
carica, di proteggere i chierici che vi si trovano così come dei fedeli che si trovano dentro alle
chiese.
Ha l’autorità per reclutare dei fedeli battezzati, che entreranno nella Guardia Episcopale della
sua provincia.
Per coordinare le azioni che coinvolgano più provincia religiose, compongono la Camera dei
Vidami sotto l’autorità del Prefetto Aggiunto.
Del Capitano Episcopale:
Ufficiale, ha la funzione di fare da vice del Vidame nella sua provincia religiosa, e sostituisce il
Vidame in assenza dello stesso.
È designato tra i luogotenenti della diocesi. È promosso al grado di Capitano Episcopale;
ciononostante conserva in parallelo le sue funzioni di luogotenente diocesano.

Del Luogotenente Diocesano:


Ufficiale responsabile di una diocesi, gestisce i Maggiori messi sotto la sua responsabilità.
Informa il suo Vidame della situazione della diocesi di cui è incaricato.
Deve risiedere nella capitale diocesana.
Gestisce le richieste di scorte e le scorte dei chierici della Chiesa. Allo stesso modo, potrà
rinforzare una scorta intra o extra moenia della sua diocesi o della sua provincia su richiesta del
suo Vidame.
È responsabile dell’integrità fisica della Cattedrale della sua diocesi.

Articolo 5.2: Del Corpo di Guardia


Perno portante della Guardia Episcopale, il Corpo di Guardia assicura la presenza relativa alla
sicurezza quotidiana della Chiesa in ogni città e villaggio delle province.

Del Maggiore:
Sottufficiale superiore, è responsabile della città dove risiede.
Esercita e fa esercitare dai suoi uomini di rango una sorveglianza passiva dei luoghi di culto
della sua città, così come dei chierici e credenti, e ne renderà conto regolarmente alla propria
gerarchia.
Potrà rinforzare o far rinforzare dai suoi uomini di rango una scorta intra o extra moenia della
sua diocesi o della sua provincia su domanda del proprio Vidame o del proprio Luogotenente.
Può rimpiazzare il suo Luogotenente alla fine del suo mandato, in caso di assenza di
quest’ultimo e su domanda del proprio Vidame.

Del Sergente:
Sottufficiale subalterno, esercita una sorveglianza passiva dei luoghi di culto della propria città,
così come dei chierici e dei credenti sotto l’autorità del proprio Maggiore o del proprio
Luogotenente (per la capitale) e ne renderà conto regolarmente alla propria gerarchia.
Potrà rinforzare una scorta intra o extra moenia della sua diocesi o della sua provincia su
richiesta della propria gerarchia.

Capitolo VI: Del Consiglio della Guardia Episcopale

Dal momento che la Guardia Episcopale ha come postulato e vocazione la protezione militare
temporale della Chiesa Aristotelica, in virtù del Capitolo I della presente Carta, la stessa deve
avere un funzionamento simile ad un OMR, ed essere conseguentemente diretta da un consiglio.

Articolo 6.0: Della composizione del Consiglio della Guardia Episcopale:


Il Consiglio è composto dagli Alti Dignitari:
- il Prefetto dei Vidami
- il Prefetto Aggiunto
- il Primo Maresciallo
- il Primo Magistrato
- il Primo Elemosiniere
- il Primo Intendente
- il Commendatore della Guardia Pontificia Romana

Tutti i membri del Consiglio dovranno scegliere un supplente che li rimpiazzerà in tutto in caso
di assenza, compreso in caso di votazioni del Consiglio.
Questi supplenti dovranno presentare un profilo conforme alle particolarità degli Alti Dignitari
che possono essere chiamati a rimpiazzare, ed essere debitamente autorizzati dal Prefetto dei
Vidami nella loro funzione di supplenti.
Ogni membro del Consiglio è tenuto ad assistere regolarmente alle riunioni del detto Consiglio,
a costo di ricevere sanzioni in caso di mancanza.

Articolo 6.1: Della posizione del Consiglio


Il Consiglio rappresenta l’alta autorità dirigente della Guardia Episcopale, sia verso i propri
membri, sia verso le Sante Armate in tempi di pace.

Articolo 6.2: Delle competenze del Consiglio in tempi di Pace


Di fatto, le sue attribuzioni si estenderanno in tutti gli ambiti necessari alla buona
organizzazione, alla buona tenuta morale e fisica e alla buona gestione temporale della Guardia,
affinché resti operativa e reattiva in ogni circostanza.
Di fatto, tutte le decisioni che si riferiscano alla vita detta ordinaria saranno prese dal Consiglio
della Guardia Episcopale. Ciononostante, il Cardinale Conestabile disporrà del diritto di decreto
e di emendamento se lo ritiene necessario.

Articolo 6.3: Delle competenze del Consiglio in tempo di guerra


Di fatto, in tempo di guerra, il Consiglio si metterà automaticamente sotto la diretta autorità del
Cardinale Conestabile delle Sante Armate o del suo supplente in caso di assenza.
Il Consiglio non potrà prendere decisioni senza consiglio e accordo del Cardinale Conestabile o
dell’Alto Consiglio delle Sante Armate.
Il Consiglio dovrà seguire senza restrizione alcuna le direttive date dal Cardinale Conestabile o
dall’Alto Consiglio, sotto pena di scioglimento immediato e di procedimento verso i suoi
membri per Tradimento o Alto Tradimento.
In caso di scioglimento del Consiglio, la Guardia Episcopale sarà rappresentata dal Cavaliere
Senatore.

Articolo 6.4: Delle decisioni e dei voti in seno al Consiglio


Le decisioni dette ordinarie per il buon andamento della Guardia Episcopale dovranno essere
prese dopo una votazione all’interno del Consiglio.
Le votazioni dovranno durare 48 ore per una domanda o una decisione non urgente, e 24 ore per
una decisione urgente.
Nei Consigli che contano 7 membri, 4 voti saranno necessari perché una decisione sia accettata.
Spetta al Prefetto dei Vidami definire l’importanza e la qualificazione della votazione.
I voti in seno al Consiglio si effettuano nel modo seguente:
- se la votazione riguarda una modifica o un emendamento riguardante la presente Carta, la
decisione dovrà esser presa con la maggioranza dei due terzi (ossia in teoria con 5 voti su 7) e
sottomessa al veto del Cardinale Conestabile di Roma.
- se la votazione riguarda una decisione contestata su un’azione di giustizia maggiore riguardante
lo status di un membro della Guardia, decisione presa dal Prefetto dei Vidami o dal Prefetto
Aggiunto in assenza del primo (destituzione, esclusione, retrocessione di grado), la decisione
dev’essere presa all’unanimità, ossia con 7 voti su 7 votanti.
- se la votazione riguarda una decisione minore ordinaria, può essere presa con la maggioranza
relativa di 4 voti su 7 votanti.
In caso di assenza, la votazione non prenderà in conto le voci mancanti.
Capitolo VII: Della Camera dei Vidami

La Camera dei Vidami è in sostanza il consiglio collegiale dei vidami.

Articolo 7.1: Della posizione della Camera


La Camera dei Vidami rappresenta un organismo costituzionale della Guardia Episcopale, sia
verso i propri membri, sia della propria posizione di fronte al Prefetto dei Vidami e al Consiglio
della Guardia Episcopale.

Articolo 7.2: Delle competenze della Camera


La Camera dei Vidami non possiede potere decisionale.
È di fatto un’istituzione di comunicazione e di relazione tra tutti i Vidami delle province
religiose e del Prefetto dei Vidami, così come del suo Aggiunto.
Discute al suo interno delle questioni sollevate dai suoi membri e ne porta a conoscenza il
Prefetto dei Vidami attraverso un quaderno delle lamentele.
Può, attraverso il detto quaderno, presentare proposte al Prefetto dei Vidami, che le riferirà al
Consiglio della Guardia; proposte che riguardano il miglioramento della vita detta ordinaria della
Guardia Episcopale Provinciale.
A titolo consultativo, l’Alto Consiglio delle Sante Armate e la Curia hanno accesso alla Camera
dei Vidami.
Un Cavaliere Prefetto sarà nominato dalla Guardia Episcopale e avrà accesso alla Camera dei
Vidami per far da tramite con il Consiglio dei Cavalieri d’Isenduil.

Articolo 7.3: Dei rapporti con il Prefetto dei Vidami


La Camera dei Vidami designerà uno dei suoi pari per essere il portavoce della stessa presso il
Prefetto dei Vidami.
Il portavoce sarà depositario del quaderno delle lamentele e lo terrà aggiornato.
Egli informerà la Camera dei Vidami delle decisioni prese dal Prefetto dei Vidami riguardo alle
domande della stessa (Camera).

Capitolo VIII: Della disciplina presso la Guardia Episcopale


Il rispetto della disciplina è una necessità per il buon funzionamento interno, e per la vita detta
ordinaria della Guardia Episcopale.
Ogni mancamento alla disciplina porterà il membro incriminato della Guardia ad essere
sanzionato.

Articolo 8.1: Colpe minori


- Mancato rispetto della presente Carta
- Mancato rispetto della gerarchia
- Mancata esecuzione di un ordine ricevuto dai superiori in tempi di pace
- Rifiuto di ottemperare a una decisione dei propri superiori in tempi di pace

La lista non è esaustiva e non raggruppa che qualche esempio.

Articolo 8.2: Colpe maggiori


- Rifiuto di eseguire un ordine ricevuto dai propri superiori in tempo di guerra
- Rifiuto di ottemperare a una decisione dei propri superiori in tempi di guerra
- Diserzione dal proprio posto in tempi di pace
- Diserzione dal proprio posto in tempi di guerra
- Fallimento della missione ricevuta con pretesto fallace in tempi di pace
- Fallimento della missione ricevuta con pretesto fallace in tempi di guerra

La lista non è esaustiva e non raggruppa che qualche esempio.

Articolo 8.3: Delle sanzioni in cui si incorre


Di fatto, la tabella delle sanzioni si riassume nel modo descritto come segue.

8.3.1 Sanzioni per colpa minore:


- Ammonimento
- Porto di un’insegna di penitenza
- Penitenza
- Espulsione temporanea

8.3.2 Sanzione per colpa maggiore:


- Retrocessione di grado
- Espulsione definitiva
- Scomunica

Articolo 8.4 : Della decisione delle sanzioni


Le sanzioni saranno decise dalla Camera Disciplinare.

Capitolo IX: Della Camera Disciplinare della Guardia


Essa sarà composta da Alti Dignitari, dal Prefetto dei Vidami e da un Cardinale (in caso di colpa
maggiore).

Articolo 9.1: Del suo ruolo


Di fatto, la Camera Disciplinare si riunirà per rendere giustizia interna e temporale nei confronti
della Guardia Incriminata in base agli articoli 8.1 e 8.2.

Articolo 9.2: Della sua composizione


La Camera Disciplinare sarà composta dagli Alti Dignitari e dal Prefetto dei Vidami per le colpe
minori.
La Camera Disciplinare sarà composta dagli Alti Dignitari, dal Prefetto dei Vidami e da un
Cardinale per le colpe maggiori.

Articolo 9.3: Delle sanzioni prese


Le sanzioni saranno decise per mezzo di votazione con maggioranza relativa dei membri presenti
attivi della Camera Disciplinare per le colpe minori. Ciononostante, un Vidame può decidere
alcune sanzioni autonomamente, come i suoi ufficiali, verso un membro di rango inferiore per
delle colpe leggere, dopo averne informato il Prefetto dei Vidami attraverso la Camera dei
Vidami .
Spetterà all’imputato di appellarsi alla Camera Disciplinare, con il rischio di vedere la propria
sanzione aggravata in caso di domanda ingiustificata.
Spetta al Vidame di presentare appello alla Camera Disciplinare per sanzionare un membro di
rango inferiore per una colpa maggiore. Le sanzioni saranno decise per mezzo di votazione con
maggioranza assoluta dei membri presenti attivi della Camera Disciplinare per le colpe maggiori.

Articolo 9.4: Dell’applicazione delle sanzioni


Dal momento in cui la sanzione è votata dalla Camera Disciplinare, la messa in atto della stessa
(sanzione) sarà effettiva dopo convalida del Prefetto dei Vidami per le sanzioni relative alle
colpe minori, e dopo convalida del Cardinale per le sanzioni relative alle colpe maggiori.

Citazione:
VII - La Guardia Pontificia Romana

Capitolo I : Prologo:

La Guardia Pontificia Romana ha come postulato di difendere i precetti di Aristotele e della


Fede, la Chiesa Aristotelica e i suoi rappresentanti a Roma e nello Stato Pontificio, in modo
particolare Sua Santità il Papa.
Essa è parte integrante delle Sante Armate, dirette dal Cardinale Conestabile di Roma ed è il
meglio delle Armate Papali.
Da ciò deriva che essa è soggetta solo all'autorità atemporale di Roma e di Sua Santità il Papa.
In conseguenza di ciò, qualsiasi membro della Guardia Pontificia Romana si adeguerà
unicamente a questo postulato.

Articolo 1.1 : Il significato spirituale del Postulato della Guardia Pontificia

- Una Guardia Pontificia deve servire e difendere la Chiesa Aristotelica, così come i suoi precetti
ed i suoi valori secondo Aristotele ed il Libro delle Virtù.
- Riconosce, rispetta ed è fedele alla Chiesa Aristotelica.
- Riconosce, rispetta, crede, applica e fa applicare il contenuto del dogma Aristotelico.
- Deve essere un fervente aristotelico e non deve mai mettere in discussione il primato del papato
su qualsiasi altra autorità.
- Deve essere battezzata.

Essere Guardia Pontificia è un grande onore, è il miglior corpo armato della Chiesa ed è
composto dai migliori uomini.
Tutta la vita di una Guardia Pontificia deve essere dedicata al servizio del nostro Santo
Padre e della Chiesa.

Articolo 1.2 bis : Il significato militare del Postulato della Guardia Pontificia

La Guardia Pontificia ha il dovere di garantire la sicurezza della Santa Sede, di Roma e dello
Stato Pontificio.

- Ha quindi l'obbligo di proteggere Roma contro qualsiasi tentativo di aggressione,


disgregazione, destabilizzazione o distruzione della Santa Sede, di Roma e dello Stato Pontificio,
con qualsiasi mezzo necessario per la buona riuscita del suo dovere di guardia e di difensore.
- Ha inoltre il dovere di prevenire o di agire nei confronti di qualsiasi tentativo di aggressione
fisica contro il Papa e i rappresentanti della Santa Chiesa Aristotelica presso la Santa Sede, a
Roma e nello Stato Pontificio, con qualsiasi mezzo necessario per la buona riuscita del suo
dovere di guardia e di difensore.

La Guardia Pontificia Romana è l'ultimo baluardo tra le forze del male ed il Santo Padre.

Articolo 1.2 bis: Le missioni specifiche della Guardia Pontificia


- La Guardia Pontificia ha il dovere di tutelare l'integrità fisica del Santo Padre.
- Si impegna a controllare le entrate e le uscite dalla città di Roma.
- Essa, è "de facto" responsabile degli accessi al Palazzo Pontificio, agli uffici del Segretario di
Stato e agli appartamenti privati del Papa come di quelli dei Palazzi delle differenti
Congregazioni e Uffici.
- Ha il dovere di accompagnare il Papa in tutti i suoi viaggi.
- E' incaricata di scortare i Cardinali o gli inviati commerciali stranieri presso la Santa Sede, a
Roma e nello Stato Pontificio.
- E' responsabile della sicurezza e dell'ordine pubblico presso la Santa Sede.
- E' responsabile della sicurezza e dell'ordine pubblico a Roma, in collaborazione con la Milizia
Romana.
- E' responsabile della sicurezza e dell'ordine pubblico nello Stato Pontificio, in collaborazione
con i Vice Prefetti dei vari villaggi e paesi.
- In caso di crociata, la Guardia Pontificia seguirà i crociati solo in casi di estrema urgenza e
unicamente su richiesta esplicita del Papa, della Curia e del Cardinale incaricato delle Sante
Armate.

Articolo 1.3 : Il diritto di ricorso alle armi per la Guardia Pontificia

Il diritto di ricorso alle armi è garantito nei seguenti casi:

- La legittima difesa
- La ribellione alla legittima autorità dei chierici della Chiesa Aristotelica
- La ribellione alla Guardia Pontificia nell'esercizio delle sue funzioni
- Il superamento con la forza di posti di controllo, sbarramenti o blocchi
- L'ingresso non autorizzato nel Palazzo Pontificio o in un Ministero di un individuo non
riconosciuto
- L'ingresso non autorizzato negli alloggi riservati alla Guardia Pontificia Romana di un
individuo non riconosciuto
- Tentativi di fuga
- Per richiesta scritta del Conestabile, del Camerlengo o del Papa
- Per insulti verso il Santo Padre o verso la Chiesa Aristotelica

Capitolo II : Precetti della Guardia Pontificia Romana

Articolo 2.1 : I dodici comandamenti che reggono la vita della Guardia Episcopale

1) Adorerai e amerai perfettamente un solo Dio.

2) Rispetterai il Suo Santo Nome, rifuggendo dalla blasfemia e dalla falsa testimonianza.

3) Osserverai il giorno del Signore, servendo Dio devotamente.

4) Onorerai il padre e la madre, così come i tuoi superiori.

5) Eviterai l’omicidio e lo scandalo, così come l’odio e la collera.

6) Osserverai scrupolosamente la purezza nei tuoi atti.

7) Non prenderai né tratterrai il bene d’altri.


8 )Bandirai la maldicenza e la menzogna

9) Veglierai a restare interamente puro in pensieri e desideri.

10) Non agognerai il bene d’altri per averlo disonestamente.

11) Fede e Ragione ti faranno contemporaneamente da guida.

12) Loderai Solo Aristotele e Christos, eviterai i falsi profeti.

Articolo 2.2 : Il Codice Generale di Condotta della Guardia Pontificia

La Guardia Pontificia deve sempre ricordare e rispettare i dieci comandamenti.

Deve sempre agire nello spirito e nel rispetto del suo giuramento e della fede aristotelica.

Deve credere a quello che la Chiesa insegna e, deve attuare le sue direttive.

Deve pentirsi di tutte le sue debolezze e difendersi contro di esse.

Deve eseguire tutti i suoi doveri verso la Chiesa Aristotelica o i suoi rappresentanti.

Non deve mentire e, deve rispettare la parola data.

Deve rimanere ferma e affrontare le avversità con abnegazione.

Non deve comportarsi con codardia o tradimento.

Articolo 2.3 : Il Codice Specifico di Condotta della Guardia Pontificia

Deve dare prova di onore e giustizia, anche in situazioni estreme.

Deve restare, a rischio della propria vita, se questo sacrificio può salvare il Santo Padre.

Non teme la morte, poichè ha dedicato la sua vita alla Chiesa Aristotelica.

Non deve lasciar insultare Sua Santità il Papa o le Istituzioni Romane.

Deve dare prova di moderazione e temperanza.

Deve mantenere il più assoluto segreto sui suoi compiti, missioni o ciò che ha udito.

Non deve accumulare più di due ingiunzioni.

Userà con moderazione la coercizione, in base ai principi di Aristotele.

Tratterà con rispetto le persone che arresterà.

La Guardia Pontificia Romana rappresenta lo scudo personale del Papa, la sua immagine deve
essere brillante, impenetrabile e irreprensibile.

Capitolo III : Reclutamento e arruolamento nella Guardia Pontificia Romana

Articolo 3.1 : Condizioni generali di reclutamento

- Tutti i fedeli, uomini o donne, aristotelici e battezzati possono candidarsi.


- Tutti i candidati devono presentarsi al Castello inserendo il loro vero nome nei Regni o nel
Sacro Romano Impero e, senza usare alcun artificio malefico per nasconderlo.

Inoltre:

- Egli o essa non dovrà essere schedato come appartenente ad un'organizzazione eterodossa,
segreta o criminale.
- Egli o essa non dovrà essere schedato come criminale.

Articolo 3.2 : Condizioni particolari di reclutamento

- Tutti i candidati dovranno avere un'esperienza significativa nella professione delle armi.
- Tutti i candidati dovranno essere veterani ed aver partecipato almeno ad un combattimento.
- Tutti i candidati dovranno avere la raccomandazione ed il sostegno alla loro candidatura di tre
Prelati.
- Tutti i candidati dovranno essere membri di un Ordine Militare-Religioso riconosciuto o della
Guardia Episcopale da diversi mesi.
Di fatto tutti i candidati dovranno mostrare stati di servizio impeccabili all'interno di questi
Ordini o della Guardia Episcopale, tramite documenti o certificati che attestino ciò che dicono.

Non possono pretendere di entrare nella Guardia:

- I fedeli facenti parte di un'organizzazione militare , non collegata alle Sante Armate.
- I fedeli facenti parte di un Consiglio Ducale/Repubblicano, eccetto il ruolo di Portavoce.
- I religiosi
- I Vidami

Articolo 3.3 : Processo di reclutamento

I candidati dovranno presentarsi alla Caserma principale della Guardia Pontificia Romana.

Una volta registrata la domanda, i candidati dovranno lasciare un messaggio all'ingresso per
presentarsi.

Nello stesso tempo i richiedenti dovranno presentare un fascicolo contenente:

- Lettera di motivazione indirizzata al Comandante della Guardia Pontificia.


- Lettere di raccomandazione richieste ai sensi dell'articolo 3.1.2 della presente Carta.
- Certificato del Gran Maestro dell'Ordine al quale appartengono convalidante la loro
appartenenza ed il loro stato di servizio
- Certificato di partecipazione ad almeno un combattimento maggiore o battaglia.

Questo fascicolo sarà sottoposto al Consiglio della Guardia Episcopale


I candidati avranno diversi incontri con il Prefetto dei Vidami e con il Comandante della Guardia
Pontificia per verificare la loro moralità.

Dopo l'accettazione della candidatura, i richiedenti diventeranno reclute con il grado di Guardie
Novizie.

Capitolo IV : La formazione delle Guardie Pontificie

Per le sue funzioni ed i suoi compiti, la Guardia Pontificia beneficerà di una formazione.

La recluta dovrà trascorrere un mese all'interno di una Caserma della Guardia Pontificia Romana
per il suo addestramento.

La formazione si svolgerà in due fasi distinte: la formazione teorica e, la formazione pratica. Le


due fasi dureranno tutto il tempo necessario.

La recluta potrà essere interrogata e valutata in qualsiasi momento, da un istruttore papale,


durante la sua formazione.

Nelle interrogazioni riceverà dei voti da 0 a 20, essendo 20 il punteggio più alto.

Il fatto di essere presenti in una Caserma della Guardia Pontificia non dà alcun diritto alla
Guardia Novizia. Appartiene ad un Battaglione d'Istruzione, ma non può agire senza il consenso
diretto del suo Ufficiale Superiore.

L'arruolamento delle Guardie Novizie nel Battaglione d'Istruzione dura un periodo


indeterminato, in funzione delle necessità. Anche se,dopo due mesi, le Guardie Novizie saranno
convocate per stabilire la continuità o meno della loro formazione.

Articolo 4.1 : Formazione teorico religiosa

- Apprendimento religioso del Dogma Aristotelico che viene affisso all'interno della Caserma
Papale
- Comprensione della Religione Aristotelica
- Lettura del Diritto Canonico
- Assimilazione dei valori aristotelici

Articolo 4.2 : Formazione pratico fisica e militare

- Padronanza perfetta del linguaggio e del RP


- Apprendimento del maneggio delle armi
- Allenamento sul terreno (duelli - simulazione RP delle battaglie)

Articolo 4.3 : Verifica delle conoscenze acquisite

La padronanza perfetta del linguaggio sarà valutata durante tutto il periodo di formazione della
recluta.
Nella fase di formazione pratico fisica e militare, la recluta potrà essere interrogata sulle sue
conoscenze teoriche e potrà essere valutato a discrezione dell'istruttore papale incaricato della
recluta.
Sarà valutato durante i combattimenti (duelli - simulazione RP delle battaglie)
I voti vanno da 0 a 20, essendo 20 il voto più alto.

Nota: Durante tutta la durata della formazione, il Prefetto dei Vidami ha diritto di veto su tutte le
decisioni prese dagli istruttori della Guardia Pontificia Romana o dell'Ufficiale incaricato della
recluta.

Articolo 4.4 : La disciplina durante la formazione

Durante questo periodo, la recluta si obbliga a passare almeno una volta al giorno dalla caserma
sotto la pena di ricevere un rimprovero dai suoi istruttori.

Due richiami comportano una pena detentiva, Se questo evento si ripete in due occasioni, gli
istruttori papali possono richiedere il licenziamento della Guardia Novizia.

Articolo 4.5 : Visita medica

La recluta deve passare una visita medica, durante la quale sarà esaminato a fondo per
determinare le sue capacità fisiche. Il medico incaricato dell'esame dovrà presentare un rapporto
scritto al corpo degli istruttori papali, che verrà accluso al fascicolo personale.

Articolo 4.6 : Arruolamento definitivo

Dopo questa formazione, gli istruttori della Guardia Pontificia Romana dovranno redigere un
rapporto completo ai loro superiori con un parere favorevole o sfavorevole.
La decisione finale spetta al Comandante della Guardia Pontificia. Il prefetto dei Vidami
conserva il suo diritto di veto riguardo all'accettazione definitiva della Guardia Novizia.

La Guardia Novizia così arruolata sarà Guardia Pontificia.


La sua destinazione definitiva sarà determinata da una commissione in funzione degli effettivi e
dei desiderata della Guardia Novizia.

Essere Guardia Pontificia è un onore ed un privilegio raro.


Fare parte della Guardia Pontificia Romana, vuol dire fare parte del meglio, ma è anche un onere
dove le parole d'ordine sono Fede e Abnegazione verso la Chiesa Aristotelica e il Santo Padre.

I membri degli Ordini Militari-Religiosi o degli Ordini Cavallereschi Alleati Aristotelici saranno
distaccati a tempo pieno durante il loro periodo di servizio. Saranno sotto il comando unificato
del Comandante della Guardia Pontificia Romana. Il loro compito sarà di non soffrire
dispersione.

Dovranno poi prestare un giuramento:

"Io giuro di servire con fedeltà, lealtà ed onore il Sovrano Pontefice {nome del Papa} ed i
suoi legittimi successori, di dedicarmi a loro con tutte le mie forze, offrendo, se necessario
la mia vita per la loro difesa. Assumo ugualmente questi impegni nei confronti della Curia
e dei Cardinali durante la vacanza del Seggio Apostolico. Prometto inoltre al Comandante
e agli altri superiori rispetto, fedeltà e obbedienza. Io giuro di osservare tutto quello che
l'onore esige dal mio stato."

La nuova recluta, avanzerà poi solennemente, porrà la sua mano sulla bandiera della Guardia e
alzerà il pollice, l'indice ed il medio della mano destra (simbolo della Trinità) dicendo:
"Io, {nome}, giuro di osservare lealmente e in buona fede tutto quello che mi è stato letto.
Come è vero che Dio e i nostri Santi Patroni mi assistono.
In forza di questo giuramento, diventerò e rimarrò membro della Guardia Pontificia
Romana"

Capitolo V : La gerarchia della Guardia Pontificia Romana

La Guardia Pontificia Romana è sottomessa ad una gerarchia e non deve rendere conto o
prendere ordini se non da questa. Per la natura particolare delle proprie funzioni, le guardie
pontificie non posso ricevere ordini se non dai propri diretti superiori, dai propri Ufficiali, dal
Prefetto Aggiunto, dal Prefetto dei Vidami, dal Cavaliere Senatore, dal Cardinale Conestabile,
dal Cardinale Camerlengo e dal Santo Padre.

Un Cavaliere d’Inseduil o un gran maestro di un ordine Militaro-religioso può dare consegne o


ordini alle Guardie Pontificie, a meno che non entri in contraddizione con i propri ordini
precedenti o al di fuori delle caserme della Guardia Pontificia.

E’ composta nel modo seguente:

-Un Alto Dignitario


-Corpo degli Ufficiali
-Corpo dei Sottufficiali
-Corpo di Guardia

Articolo 5.1: L’Alto Dignitario

Rappresenta la più alta autorità della Guardia Pontificia e bada al suo buon funzionamento
generale.

Comandante

E’ l’autorità superiore e diretta della Guardia Pontificia

Ufficiale Superiore Scelto per la sua posizione specifica e prestigiosa.


Dirige la Guardia Pontificia Romana.
Assume la maggioranza dei doveri di Vidame di Roma, insieme al Prefetto dei Vidami.
E’ dotato di poteri di Prevosto della città di Roma, proprio come il Prefetto dei Vidami suo
superiore.
E’ idoneo a sanzionare le violazioni minori e i disturbi all’ordine pubblico.

Articolo 5.2: il corpo degli Ufficiali

E’ così composto:

il Primo capitano
Ufficiale incaricato del buon funzionamento della caserma, è inoltre l’assistente di campo e il
secondo del Comandante della Guardia Pontificia.

il Capitano

Ufficiale a capo del Reggimento di Sicurezza.

I Luogotenenti

Ufficiali aventi il comando di un Battaglione. Assumono a turno la funzione di Capo di Posto


nella Caserma principale e nei suoi due annessi.

I Porta Bandiera

Ufficiali Scelti, sono, in numero di quattro, selezionati tra i veterani più esperti della Guardia
Pontificia. Sono responsabili a costo della propria vita dei Gonfaloni e delle insegne della
Guardia e della Santa Sede.

Articolo 5.3: il Corpo dei Sottufficiali

I Sergenti Maggiori

Sottufficiali che assistono i luogotenenti nel comando di un Battaglione. Possono essere portati a
condurre delle operazioni complesse. Abitualmente dirigono una Centuria.

I Sergenti

Sottufficiali responsabili di una Compagnia che può comprendere fino a 6 decurie (o sezioni)

I Caporalmaggiori

Sottufficiali Scelti responsabili di una sezione d’élite. Sono inoltre autorizzati ad essere capi di
missioni speciali.

I Caporali

Sottufficiali Scelti responsabili di una decuria (o sezione)

Articolo 5.4: il Corpo di Guardia

Guardia Pontificia di Prima Classe

Il Soldato d’élite di Prima Classe è la colonna portante della Guardia. Le sue missioni sono
diverse. Guardia, scorta, cerimonie, sicurezza urbana, protezione ravvicinata, secondo la sua
unità di appartenenza.

Guardia Pontificia di Seconda Classe


Soldato di rango, è il titolo attribuito alla guardia novizia confermata nelle proprie funzioni.
Serve sotto la responsabilità di una Guardia Pontificia di Prima Classe, durante un ultimo
periodo di prova.

Capitolo VI : Della disciplina nella Guardia Pontificia Romana

Il rispetto della disciplina è un obbligo ed una parola chiave in seno alla Guardia Pontificia.
Ogni mancanza alla disciplina comporterebbe sanzioni nei confronti della Guardia incriminata.

Articolo 6.1: Colpe minori:

- Abbigliamento non regolamentare


- Non rispetto del passo regolamentare
- Non rispetto della guardia statica
- Propositi ingiuriosi

La lista non è esaustiva e raggruppa solo alcuni esempi.

Articolo 6.2 : colpe maggiori:

- Non rispetto della presente carta


- Non rispetto nei confronti della gerarchia
- Non esecuzione di un’ ordine ricevuto dalla gerarchia
- Abbandono del proprio posto in tempo di pace
- Diserzione del proprio posto in tempo di guerra
- Fallimento nella missione ricevuta dalla gerarchia

La lista non è esaustiva e raggruppa solo alcuni esempi.

Articolo 6.3: sanzioni previste:

De facto la misura delle sanzioni si riassume della maniera descritta qui sotto:

6.3.1: sanzioni per colpe minori:

- Avvertimento
- Porto di una bandiera di penitenza
- Penitenza
- Pena di reclusione
- Degradazione

6.3.2: sanzioni per colpe maggiori:

- Pena d’incarcerazione
- Espulsione definitiva
- Scomunica

Articolo 6.4: la decisioni delle sanzioni

Le sanzioni sono prese dalla Camera Disciplinare


Articolo 6.5: regolamento della caserma

Riguardo agli accessi:

- Divieto di passeggiare o penetrare all’interno delle mura di cinta della guarda pontificia
- Divieto di visita, salvo lasciapassare dal Papa, dal Cardinale Camerlengo o del Cardinale
Conestabile

In funzione delle sanzioni, secondo le disposizioni del Comandante o le mancanze del Capo di
Posto o secondo il Mandato d’isolamento preso dalla curia o uno dei cardinali, i detenuti della
prigione della caserma sono sottoposti ad un regolamento rigido.

- I prigionieri non sono autorizzati ad alzare la voce


- I prigionieri sono autorizzati a pregare se sono fedeli aristotelici
- I prigionieri non sono autorizzati a praticare qualsiasi altro culto in cella
- I prigionieri devono conformarsi alle disposizioni della Guardia
- I prigionieri devono comportarsi onorevolmente
- I prigionieri possono confessarsi
- I prigionieri devono prendere cura dei beni messi a loro disposizione
- I prigionieri hanno diritto a due pasti al giorno

In caso di non rispetto di queste disposizioni, il Capo di Posto è autorizzato a prendere misure
d’eccezione: ferri, bavaglio, messa in isolamento.

La prigione della caserma non ha per scopo d’incarcerare prigioniere per lunga durata. Si tratta
principalmente di consegne o di prigionieri in attesa di processo. I prigionieri o i condannati a
lunghe pene saranno affidati alla Congregazione della Santa Inquisizione o alle autorità civili
della città di Roma.

Capitolo VII: Dell’organizzazione della Guardia Pontificia Romana

La Guardia Pontificia Romana è composta da più unità distinte, ognuna con funzioni e
attribuzioni specifiche.

L’unità di base è la Sezione o Decuria, composta da 10 Guardie Pontificie guidate dal Caporale.
In dispiegamento, l’unità tattica è la Compagnia, composta da 3 a 6 decurie e guidate da un
Sergente.
In manovra, l’unità dispiegata è la Centuria, composta da 10 Decurie e guidata da un Sergente
Maggiore.
L’unità organizzativa della Guardia Pontificia Romana è il Battaglione, composto da 3 a 5
Centurie e comandato da un Luogotenente,

Articolo 7.1 : Battaglione Palatino

Il Primo Battaglione Palatino è incaricato della protezione ravvicinata del Sovrano Pontefice e
del Palazzo Pontificio, dei suoi giardini, dagli uffici del Segretario di Stato agli appartamenti
privati del Santo Padre.
Solo le miglior Guardie Pontificie sono integrate a questo battaglione.

Articolo 7.2: I Battaglioni di Guardia


I tre Battaglioni di Guardia, chiamati rispettivamente Primo, Secondo e Terzo sono incaricati
della protezione delle Istituzioni, delle Congregazioni e degli uffici del Governo della Chiesa
Aristotelica. Assicurano il pattugliamento e il controllo delle entrate in tutti gli edifici della Santa
Chiesa, ad eccezione del Palazzo Pontificio.

Articolo 7.3: I Battaglioni di Cerimonie e d’ Onore

I due Battaglioni delle Cerimonie e Onori, chiamati relativamente Primo e Secondo, sono
incaricati della Guardia statica durante le cerimonie e sono incaricati delle sfilate militari e
corteo.
Il primo Battaglione è composto da Guardia Pontificie con esperienza, abilitate a sostenere il
Battaglione Pontificio, durante degli spostamenti o delle cerimonie del Sovrano Pontefice a
Roma.

I Porta Bandiera sono generalmente in testa ai cortei, portando con onore le insegne e vessilli di
Roma e della Chiesa Aristotelica.

Articolo 7.4: I Battaglioni di Sicurezza

I sei battaglioni di Sicurezza, chiamati rispettivamente, Primo, Secondo, Terzo, Quarto, Quinto e
Sesto, sono incaricati della protezione generale della città Pontificia Romana, della sicurezza
urbana e del mantenimento della pace e dell’ordine pubblico. Al di fuori della Città Pontificia, i
Battaglioni di Sicurezza collaborano con la Milizia Romana.

Questi sei Battaglioni di Sicurezza sono raggruppati in seno al reggimento di Sicurezza, guidato
dal Capitano della Guardia Pontificia Romana.

Articolo 7.5: I Battaglioni di Marcia

I quattro Battaglioni di Marcia, chiamati rispettivamente Primo, Secondo, Terzo e Quarto sono
incaricati della sicurezza negli Stati Pontifici in collaborazione con le prepositure locali.
Pattugliano principalmente a piedi le strade e le vie per guidare i pellegrini e assicurarsi della
loro sicurezza e mantenimento della stazioni nei dintorni di Roma con l’assistenza dell’Ufficio
dei Tre Scudi.

Articolo 7.6: I Battaglioni d’Istruzione e di Riserva.

I due battaglioni d’Istruzione e di Riserva, chiamati rispettivamente Primo e Secondo, sono


incaricati della formazione e della valutazione della Guardie Novizie e sono inquadrate dagli
istruttori della Guardia Pontificia Romana. Possono essere portati a servire di rinforzo o di
sostegno agli altri Battaglioni, in funzione delle necessità.

Articolo 7.7: Il Battaglione della Cavalleria.

L’unità di base è la Lancia, composta da 8 Guardie Pontificie a sopporto, guidati dal Caporale.
In manovra, l’unità dispiegata è la Bandiera, composta da 8 Lance e guidata da un Sergente
Maggiore.
Il Battaglione di Cavalleria della Guardia Pontificia Romana è composta da 5 a 10 Bandiere ed è
comandata dal Luogotenente di Cavalleria.

Il Battaglione di Cavalleria è incaricato della scorta delle carrozze del Sovrano Pontefice o dei
Cardinali e rafforza gli altri battaglioni in funzione delle missioni. Può essere portato a sfilare
durante le cerimonie, ad assistere i Battaglioni di Sicurezza o di Marcia o ancora L'ufficio dei
Tre Scudi, per trasportare missive urgenti all’interno degli stati pontifici.

Capitolo VIII : I poteri della polizia della Guardia Pontificia Romana

§8.1. Sotto gli ordini della sua gerarchia, la Guardia Pontificia assicurare la difesa di Roma, dei
suoi luoghi di culto, delle istituzioni pontificie, di proteggerne il clero che vi si trova e i fedeli
che vi vivono.

§8.2. Sotto gli ordini della sua gerarchia, la Guardia Pontificia è incaricata della sicurezza urbana
di Roma ed ha tutta l’autorità per assicurare la tranquillità pubblica e il mantenimento della pace.

§8.3. Ogni membro della Guardia Pontificia ha il diritto di fermare o interrogare un individuo e
trattenerlo contro la sua volontà.

§8.4. Ogni membro della Guardia Pontificia ha il diritto di mettere agli arresti un individuo che
figuri all’indice o che commetta un disturbo all’ordine pubblico o un delitto palese.

§8.5. Ogni membro della Guardia Pontificia ha il diritto di procedere alla perquisizione di un
individuo, dei bagagli o del trasporto di merci.

§8.6. Ogni Sottufficiale della Guardia Pontificia ha il diritto di mettere agli arresti un individuo
contro la sua volontà.

§8.7. Ogni Sottufficiale della Guardia Pontificia ha il diritto di procedere alla perquisizione di
una carrozza.

§8.8. Ogni ufficiale della Guardia Pontificia, per delega del Comandante della Guardia Pontificia
e del prefetto dei Vidami ha il diritto di fermare, interpellare, trattenere contro la sua volontà, di
procedere ad una perquisizione o di mettere agli arresti ogni individuo di rango inferiore a quello
di Vescovo, di rango inferiore a quello di alto funzionario di una Congregazione, di rango
inferiore a quello di Duca o Conte.

§8.9. Per Mandato d’isolamento, un Cardinale della Santa Curia può fare mettere agli arresti
ogni individuo di rango inferiore a quello di Vescovo, di rango inferiore a quello di alto
funzionario di una Congregazione, di rango inferiore a quello di Duca o Conte.

§8.10 Per Mandato d’isolamento, un Cardinale della Santa Curia può fare mettere agli arresti
ogni individuo dipendente dalla sua Congregazione in carica.

8.11. Per mandato d’isolamento, il Santo Padre o il cardinale Camerlengo può fare mettere agli
arresti ogni individuo presente nella Santa Sede, a Roma o negli Stati Pontifici.

Capitolo IX: Sulla sede e i possedimenti della Guardia Pontificia Romana

La Guardia Pontificia Romana, per decreto di Sua Santità il Papà Eugenio V, ha a sua
disposizione diversi poderi per assicurare l’alloggio, il vitto, l’accasermamento, il comando e
l’allenamento dei suoi elementi.
Articolo 9.1: Accasermamento principale.

In piazza Sant'Angelo, in prossimità della grande piazza d’Aristotele, il Forte Sant'Angelo ospita
la caserma principale della Guardia Pontificia.

Articolo 9.2: Accasermamento del Battaglione di Cavalleria

Sulle rive del Tevere a sud della Città Pontificia, all’angolo del ponte di Probo, la caserma di
Pagus ospita la Cavalleria della Guardia Pontificia. Dispone di vaste scuderie parzialmente sotto
suolo.

Articolo 9.3: Fortezza

A nord della Città Pontificia e della Porta Flaminia, si trova la fortezza di Chirene, ospita il
grosso dei membri della Guardia Pontificia ed è lì che stanno le Guardie Allieve e le Guardie
Novizie in formazione.

Articolo 9.4: Accasermamento succursale

La guardia Pontificia dispone di due altri accasermamenti, per ospitare i Battaglioni della
Sicurezza, in modo da distribuirsi nell'insieme della Città Pontificia e i suoi dintorni.

- Palazzo Verde, piazza San Michele


- Palazzo di Milano, Via Cesare

Articolo 9.5: Accasermamento del Battaglione Palatino

Attaccato direttamente al Palazzo Pontificio, la Casa della Guardia ospita il Battaglione Palatino.
Le Guardie Pontificie detti Palatini vi soggiornano stabilmente, si succedono regolarmente per
assicurare la difesa permanente del santo Padre. La Casa della Guardia permette un acceso
diretto da diverse gallerie e passaggi al Palazzo Pontificio e dispone di una piccola ala al piano
terra di quest’ultimo.

Citazione:
VIII - Gli Ordini Militaro-Religiosi

Articolo I : presentazione.

§1. E' detto Ordine Militaro-Religioso ogni ordine d'impostazione militare al servizio esclusivo
della Santa Chiesa. Dunque, il suo primo impegno è quello verso il Papa e la Curia.
§2. Gli OMR, visto che fanno parte della Congregazione delle Sante Armate, sono sotto l'egida
del Cardinale Connestabile di Roma in carica della Congregazione delle Sante Armate.
§3. Il loro primo scopo è la difesa della Pace e della Fede, dei suoi ministri, dei suoi fedeli e dei
suoi edifici. Hanno anche il ruolo di trovare e di combattere i nemici della Fede.

Articolo II : il riconoscimento

§1. Per avere lo status di OMR della Santa Chiesa Aristotelica e il riconoscimento papale dei
privilegi e degli obblighi che ciò comporta, l'ordine richiedente deve innanzitutto riunire
numerosi criteri in diversi ambiti che corrispondono alle tappe del riconoscimento.

§2. Dopo un periodo di osservazione durante il quale l'ordine richiedente avrà chiesto numerose
volte la volontà di unirsi alle Sante Armate, questo sarà messo alla prova durante operazioni e
missioni per verificare la sua buona fede, la profondità del suo impegno e i suoi membri. Questo
periodo iniziale può essere molto lungo e non ha durata massima. La durata minima è fissata a
quattro mesi di impegni ripetuti e giustificabili. Questa durata è abbastanza corta visto la lunga
vita di un OMR.

§3. Una volta provata la motivazione sincera, può essere emesso un documento di validità, ma
non è assolutamente obbligatorio. Comincia allora la procedura di riconoscimento vera e propria.

§3.1 Della verifica


Un membro della Santa Inquisizione sarà incaricato di verificare che tutte le condizioni siano
accettate. Per questo, dovrà avere un accesso totale all'Ordine richiedente. Inoltre, tutti i membri
dell'Ordine dovranno rispondergli direttamente e senza nascondere nulla.
L'inquisitore farà un rapporto indirizzato alla Congregazione delle Sante Armate.

§3.2. Della composizione


- L'Ordine deve essere composto di almeno venti membri attivi.
- L'Ordine deve avere almeno un chierico capace di amministrare i diversi sacramenti.
- Tutti i membri devono essere Aristotelici.
- Tutti i membri devono essere battezzati.
- I membri che avessero precedentemente commesso crimini o delitti, devono avere espiato la
loro pena e avere confessato i loro sbagli.
- I membri dirigenti e gli alti quadri dell'ordine non possono avere avuto alcun problema con la
Giustizia.
- La metà dei membri deve possedere spada e/o scudo.
- Nessun membro deve fare parte di un altro ordine religioso, ma uno stesso membro può fare
parte nello stesso momento di un ordine militare e di un ordine non-militare.

§3.2b
Questo primo periodo si conclude con una cerimonia avendo per tema la fraternità nell’Ordine
dopo l'accetazione da parte del rappresentante della Santa Inquisizione.

§3.3a. Della Struttura gerarchica.


- L'Ordine deve avere una Regola.
- Questa Regola deve imporre la religione Aristotelica come unica Fede nell'Ordine.
- Questa Regola deve essere in conformità col Diritto Canonico.
- Questa Regola deve contenere: almeno le modalità di elezioni e controlli di tutti i membri
- Le strutture di comando dovranno essere in conformità con le regole in vigore presso lo Stato
Maggiore delle Sante Armate.
- I membri dirigenti o fondatori devono essere riconosciuti ed eletti dai loro pari.
- L'Ordine deve chiaramente distinguere tre vie: clero regolare, clero secolare e terziaria (laici).
- Statuti specifici devono essere creati per permettere questo distinguo.
- L'Ordine deve assicurare una formazione ai suoi membri con uno statuto di noviziato di almeno
60 giorni prima di essere accettato definitivamente nell'ordine.

§3.3b
Questo secondo periodo si conclude con una cerimonia di benedizione da un Prelato, dopo
l'accordo dalla Congregazione delle Sante Armate. Se il documento di validità non è stato dato
prima, è alla fine di questo periodo che viene creato.

§3.4a. Dell'instaurazione geografica


- Instaurazione in accordo con i bisogni delle Sante Armate
- Un cambiamento nello schieramento dei membri può essere imposto parzialmente o totalmente
dalla Congregazione delle Sante Armate.
- Instaurazione che permette il controllo dei punti strategici o di importanza per la Chiesa
Aristotelica.

§3.4b
Questo terzo periodo si conclude con una cerimonia interna che dimostra l'importanza della
devozione di fronte alla Chiesa Aristotelica.

§3.5a Della fedeltà


- L'Ordine deve giurare fedeltà a Sua Santità il Papa e alla Santa Curia.
- L'Ordine non può più giurare fedeltà a nessun altro.
- L'Ordine deve difendere la Fede Aristotelica dovunque possa.
- L'Ordine deve riconoscere la superiorità della Congregazione dell'Inquisizione e della
Congregazione delle Sante Armate per gli aspetti militari.
- L'Ordine deve giurare di partire in crociata quando la detta Congregazione glielo chiede.
- L'Ordine deve giurare di sottomettersi agli ordini e volontà delle dette Congregazioni.

§3.5b
Questo quarto periodo si conclude con la più grande cerimonia, a Roma, cerimonia di
giuramento di fedeltà alla Chiesa e alla Santa Curia e di riconoscimento dell'Ordine.

§4. Quando l'Ordine è finalmente giudicato degno di unirsi alle Sante Armate, un’importante
cerimonia è organizzata a Roma nella basilica dedicata a San Tito. Durante questa cerimonia, il
Gran Maestro dell'Ordine giura fedeltà di fronte ai fedeli in assemblea e di fronte ai
rappresentanti della Santa Chiesa.

§5.L'Ordine presta giuramento di fedeltà al Papa e alla Curia. Questo giuramento lo fa diventare
parte integrante della Congregazione delle Sante Armate.

§6. Il giuramento proclamato sarà il seguente :


Citazione:
“Io......, Gran Maestro e rappresentante dell'ordine ...........
In accordo con la nostra regola e i nostri principi,
Auspica oggi di mettere il nostro ordine al servizio della Santa Chiesa Aristotelica.

In conseguenza, ci impegniamo a sempre difendere i valori, i beni, i credenti e i dirigenti di


questa Santa Istituzione,
Ci impegniamo a portare le armi, ogni volta che sarà necessario, contro i nemici delle fede e ad
aiutare sempre i membri di questa Chiesa.

In questo giorno................. Giuriamo fedeltà alla Santità il Papa e alla Curia.

Ogni volta che ce lo chiederanno, lasceremo le nostre famiglie e le nostre case.


E se dobbiamo fare il sacrificio di alcuni beni materiali o anche della nostra vita,
lo faremo senza esitare perché servire la causa giusta è il nostro scopo.”

Articolo III : Degli Ordini Militari riconosciuti

A- Del predominio delle regole del Diritto Canonico

§1. Gli OMR dovranno rispettare in toto il Diritto Canonico e dovranno essere in conformità con
le regole enunciate per gli Ordini richiedenti.

§2. Alcune deroghe eccezionali potranno essere attribuite a alcuni Ordini come privilegi
particolari o come riconoscimenti. Queste eccezioni saranno oggetto di un Decreto del
Conestabile di Roma, convalidato dalla Curia in assemblea.

§3. Gli OMR dovranno essere particolarmente attenti alle definizioni delle cariche e funzioni,
che evolvono spesso.

B- Del rispetto del Dogma.

§1. Gli OMR dovranno rispettare in toto il dogma e considerarlo come unica verità.

§2. Gli OMR sono i garanti fisici del suo rispetto per l'intera comunità dei fedeli.

C- Della conformità delle Regole.

§1. Le Regole interne agli OMR, anche se proprie e libere di essere redatte dagli stessi, dovranno
piegarsi alle esigenze del Diritto Canonico e del Dogma.

§2. Le Regole interne agli OMR potranno essere oggetto di domanda di modifica da parte
dell’Alto Consiglio con l'avallo della Curia, o da parte della Curia direttamente. In entrambi casi,
almeno una proposta di cambiamento dovrà essere proposta.

§3. L’emissione del Documento di Validità potrà essere dato soltanto se le Regole sono in
conformità con il Diritto Canonico.

Articolo IV: Dei doveri e degli obblighi degli Ordini e dei loro membri.

A- Dell'annuncio dei doveri

§1. Gli OMR riconosciuti dalla Santa Chiesa Aristotelica devono obbedire alla volontà del Papa
e della Curia, conformemente al loro giuramento, senza il quale possono perdere il loro status di
Ordine riconosciuto dalla Chiesa dopo una sentenza del Tribunale Interno dalla Chiesa o per
bolla papale.

§2. Gli Ordini devono partecipare alla vita della Congregazione delle Sante Armate nominando
dei membri attivi ai diversi Consigli.

§3. Gli Ordini devono scambiare informazioni in ogni maniera possibile con il Cardinale
Conestabile a proposito delle grande evoluzioni dell'Ordine e delle informazioni importanti
riguardo alla Chiesa.
§4. Gli Ordini devono dare un accesso totale ai loro locali al Cardinale Conestabile o al Cardinal
Inquisitore se quest'ultimo ne fa domanda.

§5. Tutti i membri di un OMR è di fatto membro della Chiesa. In conseguenza, deve rispettare i
Dignitari della Chiesa.

§6. Le informazioni scambiate tra i diversi Consigli della Congregazione delle Sante Armate
sono segrete. In conseguenza, tutte le persone che integrano uno o l'altro dei Consigli sono
considerate come sotto giuramento di segreto in maniera permanente e non devono rivelare
queste informazioni senza l'autorizzazione del Cardinale Conestabile.

§7. Gli Ordini Militaro-Religiosi, essendo forza militare della Chiesa Aristotelica, devono
combattere militarmente durante le chiamate della Curia o del Cardinale Conestabile. Inoltre, in
caso di chiamata alla Crociata, almeno il 90% del ramo militare attivo (esclusa la parte in ritiro)
deve parteciparci, salvo decisione contraria o adattata dello Stato Maggiore.

§6bis. Gli OMR riconoscono la Santa Inquisizione e l'autorità del suo Tribunale e danno accesso
totale ai servizi dell'Inquisizione dopo richiesta al Cardinale Conestabile. Gli OMR riconoscono
anche l'autorità e la competenza del Tribunale Interno della Chiesa.

§7bis. Gli OMR devono rispettare le decisioni prese dai diversi Consigli della Congregazione
delle Sante Armate poiché ne sono membri.

§8. Tutte le strutture degli Ordini legate a Roma, cioè ogni commenda, ogni monastero, ogni
abbazia, ogni convento, sono sotto l'autorità dell'Arcivescovo Metropolitano del Arcidiocesi,
sottomesso alla Curia e al Papa.
I poteri dell'Arcivescovo si limitano a:
- Accettare o meno l'instaurazione di un ordine e la fondazione di una struttura nel loro campo
giuridico.
- Esercitare un controllo sugli ordini installati nella sua provincia. In caso di non rispetto degli
ordini della Curia, del Diritto Canonico o del Dogma, egli può chiamare l'Inquisizione.

§9. Essendo un Ordine Militare e Religioso, deve distinguere chiaramente il temporale dallo
spirituale.
I chierici del ramo religioso non potranno partecipare alla guerra e dovranno rimanere soltanto
nei loro obblighi spirituali. Soltanto i laici e i monaci potranno portare le armi.

§10. Gli OMR o i loro membri non potranno appartenere a un'altra formazione armata che quella
della Congregazione delle Sante Armate. Non potranno nemmeno agire sotto la bandiera di un
qualsiasi esercito temporale. Ma, in maniera eccezionale, l'Alto Consiglio o il Cardinale
Conestabile potranno dare una deroga.

§11. I membri di un OMR dovranno seguire una procedura lunga e rigorosa per integrarsi
definitivamente. Questa procedura può subire un colloquio o un controllo per verificare la
qualità del reclutamento.

§12. Se deve lasciare il suo Ordine, un membro di un OMR deve fare richiesta al suo Gran
Maestro o al suo Dignitario responsabile. La richiesta sarà studiata e sarà trasmessa col parere
dell'Ordine al Cardinale Conestabile. Un’indagine potrà essere aperta a discrezione dell'Alto
Consiglio delle Sante Armate. E' l'Alto Consiglio chi convaliderà o meno la richiesta di
dimissioni di un membro.
Rinunciare unilateralmente ai propri incarichi o alla propria appartenenza a un OMR può
condurre a un condanna davanti all'Inquisizione e a un scomunica.

§13. Un membro di un OMR dimissionario potrà raggiungere di nuovo il suo Ordine se questo lo
desidera e lo riammette. In caso di nuove dimissioni, il membro non potrà più essere accettato da
un OMR o per un incarico nelle Sante Armate.

§14. Un membro di un OMR dimissionario non potrà entrare in un altro OMR. In alcuni casi
particolari, per esempio un ex Dignitario o un ex Cavaliere, l'Alto Consiglio delle Sante Armate
e il Consiglio dei Cavalieri d'Isenduil potranno essere interpellati e dovranno pronunciarsi in
maniera favorevole alla reintegrazione del membro dimissionario.

§15. Un membro espulso di un OMR non potrà raggiungere un altro OMR o avere un incarico
nelle Sante Armate. Una richiesta motivata può essere mandata al Cardinale Conestabile. E’
competenza della Curia fare reintegrare il membro espulso. Ma, in nessun caso, il membro potrà
raggiungere il suo OMR di origine.

§16. Un membro dimissionario di un OMR che non rientra nel proprio ordine perderà i suoi titoli
e i suoi ranghi. Sarà la stessa cosa se ha l'autorizzazione per rientrare in un altro OMR o riceverà
un incarico nelle Sante Armate.

§17. Un membro dimissionario o espulso di un OMR perderà i suoi titoli, ranghi e decorazioni.

§18. Un membro di un OMR, come tutti i membri della Chiesa, dovrà fare prevalere in ogni caso
il suo giuramento nei confronti della stessa. Ma, se proviene della nobiltà, è suo dovere di
precisare, ogni volta che presta giuramento, che il suo giuramento principale è quello nei
confronti della Santa Chiesa Aristotelica e Romana.

B- Del rispetto dei doveri e degli obblighi.

§1. In caso di mancanza ai doveri e obblighi da parte di un membro di un OMR, il Cardinale


Conestabile potrà chiamare la Santa Inquisizione o il Tribunale Interno, che avrà il potere di
indagare sui fatti e di condannare la persona secondo la legislazione in corso al momento
dell'atto. Questo giudizio avrà luogo, se possibile, in cooperazione con il rappresentante della
giustizia dell'Ordine. L'Inquisizione non prenderà conto delle sanzioni che l'accusato subirà in
più in seno al suo Ordine.

§2. In caso di mancanza ai doveri e obblighi da parte di un Dignitario di un OMR, la Curia potrà
occuparsi direttamente della questione e decidere come per i membri della Chiesa Aristotelica.

§3. L'Ordine deve inchinarsi di fronte a una decisione della Santa Inquisizione, del Tribunale
Interno o della Santa Curia come tutti i membri della Chiesa Aristotelica.

§4. In caso di sospetto di mancanza ai doveri e obblighi da parte di un membro di un OMR


facente parte di un consiglio della Congregazione delle Sante Armate, il Cardinale Conestabile
potrà decidere di escluderlo temporaneamente dal Consiglio fino alla presa di una decisione dalla
Santa Inquisizione, o fino a che il Cardinale non decida del suo ritorno. L'esclusione sarà fatta
dopo un voto dell'Alto Consiglio. La durata dell’esclusione sarà determinata durante quel voto.

§5. In caso di mancanza grave ai doveri e obblighi da parte di un OMR riconosciuto, la Curia
potrà decidere di cancellare il riconoscimento dell'Ordine dopo richiesta della Santa
Inquisizione.

§6. Per le mancanze disciplinari, un Cardinale può sanzionare un membro di un OMR.

V- Dei privilegi degli Ordini e dei loro membri.

Visto la loro appartenenza di diritto alla Chiesa, la loro devozione e il loro riconoscimento, gli
OMR dispongono di privilegi inalienabili. Altri privilegi specifici potranno essere
eccezionalmente attribuiti o annullati in funzione degli atti degli Ordini.

A- Dei privilegi degli OMR.

§1. Gli Ordini Militari sottomessi al Papa e chi si conformano al presente Diritto Canonico sono
gli unici a potere godere dal nome “Ordine Militaro-Religioso”.

§2. Al contrario degli Ordini non sottomessi, gli OMR possono avere tanti chierici quanti ne
vogliono e possono reclutarne.

§3. Gli OMR possono reclutare laici, chierici o preti che appartengono ad altri ordini monastici
non militari.

§4. L'Ordine del Tempio è l'unico OMR a poter reclutare e avere di monaci-soldati, definiti
comunemente Paladini. I Grandi Maestri degli OMR possono avere quello status particolare. Le
Regole interne di ogni OMR possono anche imporlo.

§5. Gli OMR saranno sostenuti per ottenere i riconoscimenti delle diverse nazioni dei Regni.

§6. Gli OMR, in deroga all'Araldica della Chiesa, possono avere il proprio Araldo.

§7. Gli OMR, essendo Ordini della Chiesa Aristotelica, sono beneficiari in ogni circostanza del
suo sostegno incondizionato.

§8. Gli OMR dispongono totalmente dei loro membri. Questi non possono lasciare l'Ordine
senza seguire una procedura particolare.

§9. Gli OMR hanno una grande indipendenza. La Congregazione delle Sante Armate e i suoi
diversi Consigli stanno presenti soltanto per assicurare una coesione globale e una efficacia
accresciuta dai diversi OMR.

§10. Fuori dei periodi di crisi o di mobilitazione, gli OMR sono liberi di gestire i propri territori,
Regole, funzionamento interno e membri come vogliono. Dovranno, comunque, conservare per
lo spirito l'importanza degli equilibri e della coerenza dei loro status tra Ordini fratelli.

§11. Gli OMR avranno l'onore di vedersi affidare la custodia di preziose reliquie in nome della
Chiesa, per assicurarne la sicurezza e per riceverne le grazie.

B-Dei privilegi del Gran Maestro.

§1. Il Gran Maestro, essendo il rappresentante dell'Ordine, avrà un posto alla Congregazione
delle Sante Armate. Farà parte dello Stato Maggiore e dell'Alto Consiglio delle Sante Armate.
§2. Vista la sua posizione di Gran Maestro di un Ordine riconosciuto dalla Chiesa, il cosiddetto
Maestro avrà lo stesso rango di un Vescovo e potrà cosi trattare con lui alla pari.

§3. Il Gran Maestro o il suo rappresentante diretto può avere accesso a l'Assemblea Episcopale
senza Confine e anche alle Assemblee Episcopali per essere aggiornato sugli eventi.

§4. Il Gran Maestro può avere un seguito e fratelli al suo servizio per facilitare il compimento
delle sue mansioni. Non dovrà, però, ostentare questo aspetto.

§5. Il Gran Maestro potrà circolare a cavallo o in carrozza a Roma e sulla grande Piazza di
Aristotele.

§6. Il Gran Maestro avrà accesso ai giardini Pontifici, alle parte basse e ai saloni del Palazzo
Pontificio. Potrà inoltre ottenere facilmente un colloquio con un qualsiasi membro della Curia, in
funzione comunque di quanto sono occupati.

§7. Il Gran Maestro potrà dare gli ordini o istruzioni a tutti i membri delle Sante Armate se non è
contrario alle direttive dei superiori o di una missione particolare. Quel diritto non è applicabile
per la Guarda Pontificia Romana, che rimane sotto il dominio e il comando unico del Santo
Padre e dei suoi rappresentanti romani.

C-Dei privilegi dei Dignitari e Cavalieri.

§1. I Dignitari e Cavalieri degli OMR, per il loro status rappresentano l'élite degli Ordini. E' per
questo che potranno avere accesso, con l'accordo del Cardinale Conestabile o del Cavaliere
Senatore che possono rifiutare senza giustificazione, allo Stato Maggiore delle Sante Armate.

§2. I Dignitari degli OMR avranno accesso ai diversi Consigli che sono loro attribuiti dal loro
Ordine; in caso di loro assenza sarà dato accesso a un supplente che sarà nominato dall'Ordine
per il solo periodo di assenza. Se nessun assistente sostituisce il Dignitario per un’assenza
maggiore di una settimana, l'Ordine avrà l'obbligo di nominarne uno per non bloccare le Sante
Armate.

§3. Tutti i Cavalieri di un OMR vedranno il proprio titolo di nobiltà riconosciuto dalle Istituzioni
Araldiche degli altri Regni o Imperi dove la Religione ufficiale è l'Aristotelismo.

§4. Ogni Dignitario e ogni Cavaliere potrà circolare a cavallo a Roma eccetto che nella grande
Piazza di Aristotele.

§5. Tutti i Dignitari e Cavalieri avranno accesso ai giardini Pontifici e alle sale basse del Palazzo
Pontificio.

D-Dei privilegi dei membri di un OMR.

§1. Il membro di un OMR è di fatto considerato come membro della Chiesa e deve essere
trattato come tale. Ha gli stessi vantaggi previsti dai Concordati. Il fedele avrà diritto al rispetto
dei fedeli in ogni terra Aristotelica.
Chiunque mancasse a questo rispetto sarebbe passibile azione giudiziaria da parte della Santa
Inquisizione.

§2. I membri di un OMR potranno ricevere vitto e alloggio in tutte le Case del Signore e saranno
trattati come fratelli da tutti i chierici o servitori della Chiesa.

§3. I membri degli OMR sono sottomessi all'autorità del loro Ordine e alla Congregazione delle
Sante Armate, non sono tenuti di obbedire a un ordine di un chierico se egli non è un Cardinale o
un Cavaliere d'Isenduil, a condizione che l’ordine non intralci una missione in corso. Sua Santità
il Papa, come il Cardinali Conestabile o il Carmerlengo e il Cavaliere Senatore possono dare un
ordine contrario e prioritario.

Citazione:
IX Ordini di Cavalieri Alleati Aristotelici

A) valori e codici della Cavalleria


Un ordine che desidera ottenere lo status di Ordine Alleato Aristotelico dovrà essere in accordo
con i valori della Cavalleria.

1. I valori della Cavalleria


- Lealtà: il cavaliere deve sempre essere leale verso i suoi compagni d’armi. Sia che riguardi la
caccia o il braccare un nemico, deve sempre essere presente al combattimento fino alla fine
insieme ai suoi compagni, pronto ad aiutarli in qualsiasi momento con coraggio.
- Prodezza: il cavaliere deve essere prode e possedere un grande vigore muscolare. La forza
dell’anima è altrettanto importante in modo da combattere gli avversari temibili che incontra
durante le sue inchieste. Deve combatterli per servizio della giustizia e non per vendetta
personale.
- Saggezza e misura: il cavaliere deve avere il controllo della propria ira. Deve rimanere padrone
di se stesso in ogni situazione.
- Generosità e cortesia: un cavaliere deve dividere quante ricchezze possiede con amici e paesani
che siano sotto la sua protezione.
- Giustizia: un cavaliere deve sempre scegliere la retta via senza essere gravato da interessi
personali. La giustizia tramite la spada può essere orribile, perciò umiltà e pietà devono
temperare la giustizia del cavaliere.
- Difesa: un cavaliere deve sempre difendere in modo fermo e leale il suo paese, la sua famiglia e
quelli in cui crede.
- Coraggio: un cavaliere deve scegliere la strada più difficile e non essere spinto sul cammino dai
suoi interessi personali. Dev'essere pronto a fare sacrifici.
- Fede: un cavaliere deve avere fede nel suo credo e nelle sue origini in modo da avere sempre
speranza.
- Umiltà: un cavaliere non si deve vantare delle sue prodezze, ma lasciare caso mai che siano gli
altri a farlo per lui. Deve raccontare le prodezze altrui prima delle proprie per dare rilevanza a
quelle altrui.
- Sincerità: un cavaliere deve parlare il più sinceramente possibile.

Tutti questi valori si possono trovare nel Codice di Cavalleria.

2. Il Codice di Cavalleria.
Citazione:
I. Crederai a tutto ciò che insegna la Santa Chiesa Aristotelica e osserverai ogni suo
comandamento.
II. Proteggerai la Santa Chiesa e i suoi fedeli.
III. Rispetterai e difenderai i deboli.
IV. Non arretrerai davanti al nemico e sarai prode e coraggioso in ogni circostanza.
V. Farai guerra all'eresia senza tregua né pietà.
VI. Porterai a termine i tuoi doveri feudali, se non sono contrari all’insegnamento della Vera
Fede.
VII. Sarai, ovunque e sempre, il faro della Giustizia e del Bene contro l’Iniquità e il Male
VIII. Non mentirai mai e sarai fedele alla parola data.
IX. Sarai umile e leale verso i tuoi compagni d’armi.
X. Sarai caritatevole e generoso.
XI. Sarai saggio e padrone di te stesso.

B) Degli impegni dell’Ordine.


1. Battesimo e scomunica.
1.1 Ogni membro dell’ordine dovrà essere battezzato.
1.2 Ogni membro dell’ordine dovrà rispettare la Chiesa in ogni luogo e in ogni istante.
1.3 Ogni membro scomunicato dovrà essere espulso senza alcuna condizione, perderà titoli,
gradi, funzioni e riconoscimenti.
1.4 Ogni membro irrispettoso o irriverente verso la Chiesa dovrà essere avvisato, poi espluso
senza alcuna condizione in caso di recidiva, con la perdita delle sue attribuzioni in caso di
scomunica.

2 Presenza religiosa.
2.1 Un priore religioso dovrà figurare tra i ranghi dell’Ordine Alleato Aristotelico in modo da
guidare i Cavalieri verso la strada della virtù e vegliare sul rispetto dell’insegnamento della
Chiesa e del Dogma.
2.2 A differenza degli ordini laici semplici, un Ordine Alleato Aristotelico potrà avere fino a tre
chierici, ordinati o meno.
Questi due chierici supplementari potranno ufficiare in seno all’Ordine Alleato Aristotelico.
2.3 Conformemente al diritto canonico per quanto riguarda le parrocchie comunitarie, il Priore
dovrà essere nominato dall'Ordine di Cavalieri Alleati Aristotelici in accordo con il vescovo
locale dal quale quest’Ordine e i suoi commendatari dipendono, e in accordo con il Cardinale
Conestabile di Roma.

3 Decisioni della Santa Chiesa


3.1 L’Ordine Alleato Aristotelico dovrà rispettare le decisioni della Santa Chiesa in materia di
ordini di tregua o di raccomandazioni.
3.2 L’Ordine Alleato Aristotelico dovrà portare assistenza alla Guardia e, nel limite del possibile,
collaborare con essa per aiutare i chierici e proteggerli durante i loro spostamenti.

4 Impegno verso le Sante Armate


4.1 L’Ordine Alleato Aristotelico dovrà accettare di aiutare le Sante Armate.
4.2 L’Ordine Alleato Aristotelico dovrà accettare di essere mobilizzato dalle Sante Armate, se ne
ha i mezzi e gli effettivi.
4.3 L’Ordine Alleato Aristotelico dovrà accettare l'eventuale presenza di un Cavaliere Prefetto
del Consiglio dei Cavalieri di Isenduil.
4.4 L'Ordine Alleato Aristotelico dovrà obbligatoriamente seguire le Sante Armate in crociata.
4.5 L’Ordine Alleato Aristotelico dovrà portare a temine tutte le missioni affidate ed accettate,
facendone una priorità.
4.6 L’Ordine Alleato Aristotelico dovrà accettare le raccomandazioni o gli editti della
Congregazione delle Sante Armate per assicurasi della conformità con il Diritto Canonico e il
Dogma, così come rimanere nello spirito Aristotelico.
5. Della notifica dello status dell’Ordine Alleato Aristotelico
5.1 Lo status di Ordine Alleato Aristotelico non può essere denunciato unilateralmente
dall’Ordine neanche in caso di cambiamento della composizione del suo inquadramento.
5.2 L'Ordine che desidera perdere il suo status deve indirizzare una missiva sigillata al Cardinale
Conestabile di Roma spiegandone i motivi.
L’Alto consiglio delle Sante Armate dovrà pronunciarsi favorevolmente alla richiesta.
5.3 In caso di mancanze gravi o ripetute, l’Alto consiglio delle Sante Armate potrò mandare un
Cavaliere Questore o un Cavaliere Magistrato facente parte dell’Ordine Alleato al fine di
costituire un rapporto di attività o un’inchiesta.
5.4 L’Alto Consiglio delle Sante Armate potrà dimettere un Ordine Aristotelico dal suo status,
con o senza preavviso con o senza aver prima mandato un Cavaliere d’Isenduil.
5.5 La Santa Curia ha la possibilità di scavalcare l’Alto Consiglio delle Sante Armate, ma si
rivolgerà ad esso per avere un parere consultivo.

C) Dell'investitura
1. Principio
1.1 Ogni ordine che desidera ottenere lo status di Ordine Alleato Aristotelico dovrà investire i
suoi cavalieri secondo un cerimoniale preciso, in accordo con gli insegnamenti della Vera Fede.
1.2 Conformemente alle leggi araldiche, un Cavaliere non potrà ricevere l'investitura che da un
altro Cavaliere.
1.3 Al di fuori della benedizione dell’arma, l’Ordine Alleato è libero di aggiungere altri riti
specifici, fintanto che questi rispettino i comandamenti aristotelici e che sia stato ricevuto il
benestare dalla Congregazione delle Sante Armate.
1.4 Senza riconoscimento o stipula contraria, un Gran Maestro di un Ordine Alleato Aristotelico
non dev'essere obbligatoriamente un Cavaliere.
1.5 Non può diventare Cavaliere altro che un membro i cui atti, la cui bravura, il cui impegno e
la cui regolarità siano stati esemplari per un periodo di tempo minimo che va dai sei a nove mesi,
come da norma comunemente accettata.

2 Preparativi
2.1 Il futuro cavaliere sarà confessato dal piore dell’Ordine Alleato Aristotelico.
2.2 Il futuro cavaliere dovrà fare un dono onorevole a secondo dei suoi mezzi alla Chiesa della
sua parrocchia e/o ai bisognosi. Potrà chiedere consiglio presso i chierici del suo ordine o della
sua diocesi.

3 Cerimonia liturgica
3.1 Il futuro cavaliere si inginocchierà davanti al priore del suo ordine.
3.2 Il priore benedirà la spada che poi darà al cavaliere:
Citazione:
Santi Arcangeli che cantate senza tregua le lodi del creatore di tutte le cose, che non respirate
altro che la gloria dell’Altissimo, e che risplendete del fuoco del suo amore, che presentate al
Padre le miserie e i desideri dei suo Figli, che volate in nostro soccorso, benedite questa spada.
Santi Arcangeli, che ci sostenete in tutti i nostri giusti combattimenti, che ci proteggete da noi
stessi come avete protetto i giusti a Oanilonia, che portate le nostre anime davanti al nostro
Giudice e Creatore, benedite questa spada.

Che grazie alle preghiere e ai meriti dei beati della comunità aristotelica ciò vi porti la pace, la
prosperità, la forza e la salvezza per intercessione della fede e dell’amore del nostro Creatore.
E che questa benedizione permetta alla quintessenza divina di scendere su questa spada e
rimanervi per sempre.

3.3 Il priore porge l’arma al maestro della cerimonia che la posa sulla destra del futuro cavaliere.

3.4 Il priore dice:


Citazione:
Sant'Uriele, Arcangelo del dono si sé, guida quest’uomo lungo il duro cammino
dell’abnegazione per la grandezza della chiesa e il servizio divino!
San Michele, Arcangelo della giustizia, difendi quest’uomo nella sua lotta!
Siate il suo baluardo contro la malvagità e i tranelli della creatura senza nome!
Santa Raffaella, Arcangelo della convinzione, dona a quest’uomo la forza di esprimere la sua
fede in ogni circostanza.

3.5 Il maestro di cerimonia mette la spada benedetta nel fodero e cinta il nuovo cavaliere e dice:
Citazione:
Con questa spada, sei da ora al servizio dell’Altissimo, ma senza la tua fede non ti servirà a
nulla.

3.6 Il maestro di cerimonia colpisce il cavaliere con uno schiaffo.


3.7 Il cavaliere si rialza per abbracciarlo e si inginocchia di nuovo.
3.8 Il cavaliere presta giuramento con o senza ripetizione al seguito del maestro di cerimonia.
3.9 Il cavaliere giura di rispettare il Codice della Cavalleria e lo recita.
3.10 Il cavaliere recita il Credo, con un ginocchio a terra, testa bassa, le mani sull’elsa della
spada.
3.11 Il maestro di cerimonia, il priore, l’assemblea tutta riprendono il credo.

Citazione:
X - Collegio Araldico della Chiesa Aristotelica e delle Sante Armate

Il Collegio Araldico della Chiesa Aristotelica e delle Sante Armate è un'assemblea degli
intervenienti in materia araldica per conto della chiesa Aristotelica e delle sue Congregazioni o
componenti.

In relazione alla diversità dei lavori, del numero e delle origini dei differenti Araldi riconosciuti,
specialmente in seno agli Ordini militaro-religiosi, questa assemblea ha per vocazione d’essere il
punto di assembramento, di discussioni, di scambi e di reciproco aiuto tra i suoi differenti
membri.

I - Della sua composizione

Siedono al Collegio Araldico:


- i Cardinali Cancelliere e Conestabile
- l'Araldo del Clero
- gli Araldi di ogni Ordine Militaro-religioso riconosciuto
- il Cavalcatore della chiesa
- l'alfiere delle Sante Armate
- il Cavaliere Senatore dell'ufficio militare dell'Ordine della Stella di Aristotele
- fino a tre esperti in araldica accreditata dal Cardinale Cancelliere e dal Cardinale Conestabile.
La Santa Curia ha naturalmente diritto di sedere al Collegio Araldico.
È d’uso che il Cardinale Cancelliere faccia anche l'Araldo della Chiesa.

II - Della sua presidenza

Il Collegio Araldico è posto sotto l'autorità congiunta del Cardinale Cancelliere e del Cardinale
Conestabile. Le decisioni sono interinate congiuntamente dai due Cardinali salvo eccezione
menzionata.

III - Delle sue funzioni e competenze

§3.1. Il Collegio Araldico ha per funzione d’essere luogo di scambi e di discussioni tra gli Araldi
al servizio della Chiesa. Potranno mettere in comune le loro difficoltà, le loro esperienze e le
loro competenze.

§3.2. Il Collegio Araldico ha per funzione di progettare il futuro dell'Araldica della Chiesa e
degli Ordini Militaro-religiosi, della loro politica ed aspirazioni.

§3.3. Il collegio Araldico ha per funzione di censire e di conservare i lavori, saperi, nobiliari,
trattati ed archivi araldici della Chiesa Aristotelica e delle sue Congregazioni o componenti.

§3.4. Il Collegio Araldico è competente per giudicare della qualità di un Blasone e per aiutare a
migliorare la qualità di quest’ultimo.

§3.5. Il Collegio Araldico è competente per creare Stemmi e Blasoni ad ogni chierico, nobile e
membro armato dipendente della Chiesa Aristotelica.

§3.6. Il Collegio Araldico è competente per creare ogni elemento (blasone, gonfalone,
eccetera...) necessario alla Congregazione delle Sante Armate e più generalmente all'insieme
della chiesa.

§3.7. Il Collegio Araldico è competente per proporre o consigliare l'Araldo del Clero in quanto
all'utilizzazione dei mobili o altri elementi araldici di competenza della Chiesa.

IV - Della validità dei lavori

§4.1. Blasoni
I blasoni usciti dal Collegio Araldico saranno convalidati da co-decisione tra gli Araldi del Clero
e gli araldi degli Ordini Militaro-religiosi.

§4.2. Gonfalone, stendardi ed uniformi


Saranno convalidati dal Cardinale Conestabile su parere del Collegio Araldico.

V - Della sua sede e della registrazione

§5.1. Il Collegio Araldico siede alla Cancelleria di Roma nel Palazzo San Benedetto.

§5.2. Il Grande Araldico del Clero servirà a presentare ufficialmente sotto controllo esclusivo del
Collegio Araldico:
- Un elenco degli ornamenti riservati al Clero ed alla Chiesa Aristotelica
- Un elenco di figure riservate al Clero ed ai soli Ordini Militaro-religiosi
- Un elenco degli stemmi e gonfaloni ufficiali delle Sante Armate
- Una raccolta di stemmi aggiornati per Ordine Militaro-religioso
- Le collane ufficiali dei Cavalieri di Isenduil ed altri ornamenti e regolamenti relativi alla
Cavalleria degli Ordini Militaro-religiosi
- I distintivi e Grandi Armi delle Congregazioni e componenti della Chiesa
- L'elenco dei Cavalieri di Isenduil ed altre personalità distinte da una decorazione della Chiesa.

§5.3. Le decisioni concernenti la registrazione degli ornamenti relativi alla Chiesa Aristotelica
saranno prese unicamente dall'Araldo del Clero.

§5.4. Ogni nuova attribuzione di blasone relativo alla Chiesa Aristotelica dovrà raffigurare nel
Grande Araldico e essere archiviato. Un brevetto di stemma sarà rimesso ad ogni nuovo Vidame
avendo ricevuto un blasone dal Cardinale Conestabile e repertoriato.

Ingeburge ha scritto:

ADDENDUM : DEI “MILITES” CHE DESIDERANO IMPEGNARSI NELLA VIA


DELLA CHIESA

1) Richiamo preliminare
Sono considerati come milites della Santissima Chiesa Aristotelica, i fedeli membri dei rami
armati degli OMR riconosciuti e della Guardia Episcopale e Pontificia Romana.
I chierici e i regularis, che siano milites o meno, non possono portare armi eccetto quelle di
rappresentanza legate al loro rango sociale.

2) Eccezione legata all’appartenenza alle Sante Armate


Ogni milite che desideri impegnarsi nella via della Chiesa secolare, dovrà ottenere in via
preliminare il consenso del responsabile del ramo religioso del suo corpo d’appartenenza. *
Una volta ottenuto il consenso, potrà diventare diacono o consigliere diocesano, restando
membro del ramo combattente delle Sante Armate e, di fatto, resterà autorizzato a portare armi.

Redatto e sigillato il primo giorno di marzo dell’Anno di Grazia MCDLVII.

Sua Eminenza Ingeburge von Ahlefeldt-Oldenbourg,


Cardinale in Carica delle Sante Armate,
Conestabile di Roma.
Citazione:

* Allegato informativo

RESPONSABILI DEI RAMI RELIGIOSI DEI CORPI DELLE SANTE ARMATE

* Guardia Episcopale: Primo Elemosiniere

* Ordine dei Cavalieri Franchi: Abate dell’Ordine

* Ordine di San Giacomo alla Spada, detto Ordine di Santiago: Gran Priore

* Ordine Teutonico: Grande Ospitaliere

6.1 Le Chiese Aristoteliche Autonome

1. Dello statuto delle Chiese Aristoteliche Autonome

* Una CAA è una Chiesa che ha firmato un trattato particolare con l'CAR, questo trattato
permette l'applicazione degli articoli seguenti.

* Il trattato è negoziato da un legato nominato dal Curia per verificare se l'Chiesa candidata
risponde ai criteri fissati. Questa funzione è temporanea e sparirà fin dalla promulgazione del
trattato o con l'abbandono dei negoziati.

* I criteri che permettono l'attribuzione dello statuto d'CAA sono i seguenti:

- La Chiesa candidata riconose il Libro delle Virtù, quale è conservato nella Biblioteca Romana,
come il Dogma unico ed universale.
- La Chiesa candidata è situata in un territorio preciso e s'impegna a non fare concorrenza alla
CAR o ad un'altra CAA già riconosciuta
- La Chiesa candidata riconosce la CAR come legittimamente aristotelica ed il Papa come l'erede
di Titus, lui stesso designato da Christos per fondare la sua Chiesa, preservare il suo messaggio e
diffondere la vera fede.
- La Chiesa candidata riconosce il carattere aristotelico di tutte le altre CAA.
- La Chiesa candidata è guidata da un patriarca.

* La CAR s'impegna d'altra parte sui punti seguenti:


- riconoscere il carattere aristotelico di ogni CAA
- essa non farà loro concorrenza sul loro territorio
- essa riconosce la loro autonomia per quanto riguarda il loro diritto canonico, le loro
organizzazioni interne (ad eccezione dell'elezione di un patriarca), le loro liturgie
2. Del Sinodo ecumenico Aristotelico

* Il Sinodo ecumenico Aristotelico è il luogo di discussione e di coordinamento tra la CAR e le


CAA. È il simbolo dell’universalità del messaggio aristotelico.

* I suoi locali sono situati a Roma.

* È composto dal Papa, dei cardinali della CAR (romani e suffraganei), dai primati della CAR e
dai patriarchi delle CAA.

* CAA possono scegliersi un patriarca comune.

3. Dei Riconoscimenti particolari

* Le Chiese interessate dagli articoli seguenti sono la CAR e tutte le CAA riconosciute dalla
curia Romana.

* Ogni Chiesa riconosce i chierici degli altri e concederà loro il rispetto dovuto alla loro carica,
grado e status.

* Le Chiese riconoscono d'altra parte l’equivalenza di grado tra i cardinali romani ed i patriarchi.

* Ogni Chiesa riconosce i sacramenti effettuati dai chierici di un’altra Chiesa e convalidati da
essa, nei limiti fissati dai trattati.

* La CAR riconosce alle CAA il diritto di canonizzare i loro santi a condizione che questi siano
strettamente locali. Potranno anche sottoporre santi alla procedura normale attraverso il
Sant’Uffizio.

* Le Chiese si promettono mutua assistenza nella difesa e nella propagazione della vera fede, se
necessario con mezzi militari.

* D'altra parte, ogni CAA potrà inviare un osservatore presso il Sant’Uffizio. Inoltre ogni CAA
potrà inviare un osservatore od organizzare una collaborazione con qualsiasi congregazione,
ordini o istituzioni romane, con l'accordo di un responsabile accreditato di questa.

4. Del trattato di riconoscimento

* Il trattato entra in vigore appena è promulgato congiuntamente dal cardinale Camerlengo, il


patriarca, il legato aristotelico responsabile in carica del negoziato ed un negoziatore della nuova
CAA.

* Il trattato deve precisare il territorio della nuova CAA.


* Il trattato dovrà precisare le eventuali eccezioni e limitazioni alla norma generale del
riconoscimento reciproco dei chierici e dei sacramenti.

* La modifica o l’annullamento del trattato dovranno essere il frutto d'un negoziato bilaterale tra
Roma e la CAA interessata sotto il controllo del Sinodo Ecumenico Aristotelico.