Sei sulla pagina 1di 15

15/03/2018 Postoperaismo?

No, operaismo | EuroNomade

Home EuroNomade  Uninomade 2.0  Agenda&Seminari  Dossier 


• • • • •
  SEARCH 

EDITORIALI EUROPA COMUNE&METROPOLI RETI POVERO YORICK

OMNIA SUNT COMMUNIA

SOSTIENI
EURONOMA
DE
POSTOPERAISMO? NO, OPERAISMO
Posted by Redazione | Apr 29, 2017 | Il progetto
Comune&Metropoli, Slideshow |      EuroNomade è
auto nanziato:

fai una
donazione per
far crescere
questa
esperienza
consentendo di
sviluppare il sito,
tradurre i
contenuti,
organizzare e
promuovere i
seminari.

FACEBOOK
di TONI NEGRI.* Nella recente letteratura teorica
EuroNoma
marxista si parla spesso di “operaismo” e di 6,189 likes
“postoperaismo”. Come è noto l’operaismo nasce in
Italia alla ne degli anni ’50 e si esprime negli anni ’60
attraverso le riviste Quaderni Rossi e Classe Operaia. Si
Like Page
nutrono dubbi sulla continuità dell’operaismo fra
quella fondazione e gli anni ’70, quand’esso conobbe
15 friends like this
una prima fase espansiva, e poi nel ventunesimo
secolo quando sarà recepito nel dibattito
internazionale. È proposto dunque da alcuni di
chiamare “operaismo” soltanto quello “grezzo”, che fu
Questo sito usaproprio
cookies degli anni ’60; di
per migliorarne la chiamare
funzionalità“postoperaismo”
e per raccogliere dati statistici. ULTIMI
http://www.euronomade.info/?p=9189 1/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

quello successivo. Ma c’è davvero un “postoperaismo”? ARTICOLI


Se c’è, nasce dai dibattiti, dalle letture loso che e dalle
ri essioni sociologiche dei militanti operaisti chiusi
nelle carceri italiane negli anni ’80 del secolo scorso,
quando si interrogano sullo scon tta subita dalle lotte
della classe operaia a fronte del neoliberalismo Dopo il
nascente. Se il postoperaismo ha dunque un’origine, è voto: nella
stabilizzaz
una nobile origine – tale è infatti sorgere dalla
ione
Resistenza – ed è per la sua forza di comprensione reazionari
della scon tta e nell’andare al di là di essa, che esso ha a,
esercitato un’in uenza sul susseguirsi delle lotte sociali costruire
un campo
per il comune nei decenni fra i due secoli.
sociale di
contropot
Prima di chiederci se e ettivamente si possa parlare di eri
Accetta Cookie Policy
“postoperaismo” come un metodo ed una corrente di
idee diversi dall’”operaismo”, cerchiamo di Ricominci
comprendere come si sia posto il problema o si sia are a
balbettare
dato un equivoco attorno a quel post-. Che cos’era
l’operaismo negli anni ’60? Detto brevemente: una
teoria della lotta di classe fondata su un’ontologia Un 15M
femminist
costituente piuttosto che su un’ontologia dialettica,
a contro la
sulla soggettivazione del lavoro vivo piuttosto che sulla svolta a
dialettica hegeliana, per quanto marxianamente destra
nella
“rovesciata”. Non spaventiamoci poi, intendendo la
società
parola “ontologia”. Signi cava, appunto, né più né
meno, la priorità del lavoro vivo rispetto al dominio
A
capitalista, la produttività costitutiva del lavoro
Manifesto
dinnanzi al suo sfruttamento, l’asimmetria intransitiva in Four
del lavoro vivo dinnanzi a quello morto. Ora, nelle Themes
galere, dopo un decennio di lotte, ontologia
signi cherà che si è comunque dentro una realtà forte, 8M – El
dentro una vicenda vissuta incancellabile ed una viento que
arrasa
profondità di resistenza, ancora e sempre,
insopprimibile. La lotta di classe era li, non sradicabile.
Si trattava di operare un “aggiornamento” rispetto alle Istruzione,
mercato e
precedenti pratiche della lotta di classe, basandosi
logica del
sull’analisi delle nuove forme di sfruttamento. Il pro tto: il
cosiddetto postoperaismo muove cosi da una radicale caso Italia
rilettura della “forma del valore”, cioè dalle nuove
condizioni sociali entro le quali si sviluppano le Un reddito
tecniche di dominio del neoliberalismo e la nuova di
inclusione
resistenza allo sfruttamento, e le pone a fondamento
alla
dell’analisi. disciplina.
Dalla lotta
Vi è dunque da un lato una ri essione teorica sulla ai poveri
al reddito
Questo sito usa“forma
cookiesdel
pervalore” – fortemente
migliorarne in uenzata
la funzionalità dalla dati statistici.
e per raccogliere di base
http://www.euronomade.info/?p=9189 2/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

lettura dell’opera di Isaak Rubin. Per “forma del valore”


si intendeva che, quando mutavano le grandezze del Witchout!
valore (ed andasse in crisi la “legge del lavoro-valore” 8 Marzo
come strumento di misura della valorizzazione) e la
sostanza del valore, cioè il rapporto che stringeva la LOTTO
qualità del lavoro produttivo (ora sempre più MARZO

immateriale) al comando capitalista, ciò comportava la


modi cazione dell’involucro complessivo del dominio Lotto
marzo.
del capitale. Le inchieste (pur incompiute) sul
#WETOOG
socializzarsi del lavoro e la conseguente formazione di HETER
un ordine post-industriale – allora messa in evidenza
dalle stesse politiche capitaliste del lavoro – e
l’avanzamento nella critica loso ca della totalizzazione
capitalista – contro la scuola di Francoforte, già operata I GRANDI
negli anni ’60 ed ora ripresa ed approfondita sulle TEMI
orme dei poststrutturalisti francesi – aprivano ad un
orizzonte storicamente mutante sul quale si
confermava che la dialettica del “rapporto di capitale”
non poteva più funzionare sul ritmo triadico
dell’a ermazione-negazione-superamento (ovvero, nel
jargon operaista, “lotte-crisi-ristrutturazione”). Il ritmo
del rapporto di capitale si era fatto lineare, il rapporto
di capitale insisteva ora su una costituzione dualistica
di soggettività antagoniste. La trasformazione della
forza-lavoro dall’”operaio massa” all’”operaio sociale”
veniva cosi descritta sui parametri dell’analisi della
“forma di valore”. Ovvero non solamente in relazione
alla crisi della misura (grandezza) del valore o alla
modi cazione della sostanza (socializzazione e
immaterializzazione) del lavoro ma come
trasformazione dello stesso “modo di produrre”, cioè
dell’insieme delle strutture sociali e politiche che
“mettono in forma” lo sfruttamento e il dominio. Cosi il
lavoro si apriva ad ulteriori potenze: dall’”operaio
sociale” no a quella gura che più tardi chiameremo
“moltitudine produttiva”, installata su un tessuto
biopolitico. Si dilatava inoltre lo spazio dello SEMINARIO
sfruttamento capitalista e della resistenza sociale, no “MIGRAZION
a con gurarsi sullo spazio globale, mentre lo
I”
sfruttamento estendeva la sua presa alla società intera
(scilicet – più tardi – “estrazione” del valore dalla
produzione sociale).

La progressiva “rivoluzione lessicale” che il cd


postoperaismo produceva (dall’”operaio massa”
Questo sito usaall’”operaio
cookies per sociale” allala“moltitudine”),
migliorarne rispecchiava
funzionalità e per le statistici.
raccogliere dati

http://www.euronomade.info/?p=9189 3/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

trasfor
mazio
ni
dell’es
sere
reale,
era
cioè
ontolo
gicamente fondata. Torniamo dunque su quella parola
indicibile: “ontologia”. Perché averne paura, di questa
parola – analisi dell’essere in quanto essere – quando è
evidente che, per i materialisti, essa null’altro dichiara
se non la lezione materialista dell’essere come
produzione? Chi ha paura dell’ontologia quand’essa sia
de nita come ontologia della produzione e quindi degli
antagonismi sociali? Possono provare paura solo quelli
che non riescono ad essere radicalmente materialisti.
Ora, “ontologicamente fondato” signi ca qui tre cose.
La prima è che la storia, l’essere determinato è la base
ineludibile di ogni lotta di liberazione e che nella storia
residuano le lotte del proletariato, vittoriose o
scon tte, ed essa è diversamente composta da queste
determinazioni. Questo fondamento storico duro che
costituisce il terreno materialista della nostra analisi, è
quanto de nito nella “forma” del valore, intesa alla
Rubin (ma anche nel giovane Marx e nel “materialismo
storico”).

La seconda annotazione insiste sul fatto che questa


ontologia è dualista, antagonista. Essa si sviluppa nella
lotta di classe ed investe in tal modo il rapporto di
capitale secondo dimensioni biopolitiche. Sono la vita
messa al lavoro e la vita sottoposta al dominio che qui
si scontrano continuamente e l’ontologia è segnata e
mai risolta da questo scontro. Di qui l’illusorietà di ogni
“via di fuga” che voglia far esplodere in maniera
istantanea, evenemenziale, in un immaginario jetz-Zeit,
il rapporto di capitale. No, questo rapporto deve essere
lavorato, con continuità, per aprirlo alla liberazione. È
infatti l’intero terreno della riproduzione che la
socializzazione della produzione mobilita. Bisogna
lavorare questa ontologia nché gli sfruttati, i
lavoratori, i poveri, gli esclusi non solo avranno la forza
di sovvertire ma anche quella di reinventare il nostro
Questo sito usamondo.
cookies per migliorarne la funzionalità e per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 4/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

Ed è qui che emerge il terzo punto di questa ontologia:


il dispositivo costituente. Nell’antagonismo si formano
forze soggettive, nella storia si produce soggettività –
perché produzione di soggettività è “produzione di
produzione”, è lo sviluppo stesso della storia, vista
dalle lotte e nella capacità di costruire – con le
soggettività stesse – ricchezza e libertà. L’essere, in
questo materialismo, non è mai vuoto, mai impotenza; 
è sempre percorso dal lavoro e dal desiderio, cioè dalla
produttività del lavoro vivo. Risalta qui il con itto
principe di ogni storia della meta sica: quello fra
concezione materialista dell’essere produttivo e
concezione mistico-trascendentale dell’essere negativo,
e viene insistita la scelta necessaria tra Hobbes e
Spinoza, tra fascismo e libertà. La stessa “paura” – che
secondo Hobbes starebbe alla base del trascendentale
sovrano – ha infatti una seconda e più vera de nizione
che sta alla base della nostra stessa civiltà: la paura
costruttiva, quella ricordata nell’“anno Mille”, quella
che, sorgendo dalle barbarie dell’evo di mezzo, la gente
europea ebbe la capacità di superare, contrastando
decisamente la superstizione ed il mito distruttivo che
la regge. Gettandosi, pur poveri, sfruttati ed esclusi,
oltre i margini della paura, della superstizione, del
dominio – per costruire civiltà.

Postoperaismo, dunque? E perché mai post-? Quello


che fu costruito nelle carceri e poi fu portato fuori ad
organizzare le lotte fra i due secoli, fu piuttosto una
nuova versione dell’operaismo, nella continuità della
sua fondazione ontologica e del suo metodo. In esso
erano determinanti (come nelle pratiche operaiste
degli anni ’60) la concezione costruttiva delle lotte di
classe, l’inchiesta ed un’analisi antagonista del
processo storico. E poi c’era, semplicemente,
l’adeguamento di quella matrice alla nuova realtà – un
“aggiornamento” alle nuove “forme” della condizione
storica. Operaismo come ontologia? Sì – perché
l’ontologia costituisce l’unica possibilità di dire quel che
siamo e quel che vogliamo essere – perché ontologia è
essere produttivo e senza produzione non c’è vita. Cosi
si usciva dall’”operaismo grezzo” de nito fra Quaderni
Rossi e Classe Operaia e, mentre si nutriva l’operaismo
dei risultati delle lotte passate, lo si apriva a quelle
future.
Questo sito usa cookies per migliorarne la funzionalità e per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 5/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

Come è venuto, dunque, l’operaismo ad aderire alla


nuova composizione di classe, come è venuto
sviluppando ed aggiornando il “grezzo” approccio degli
anni ‘60? Quali i suoi concetti fondamentali e quali le
contaminazioni dal pensiero contemporaneo con il
quale si è confrontato ed dal quale è stato fecondato?
Qui di seguito non potremo che fare un elenco dei
successivi aggiornamenti di questo sviluppo, e quindi
della capacità dell’operaismo di mordere con
continuità la realtà del con itto di classe e di de nirne
via via i soggetti cangianti.

U
n
pr
i
m
o
episodio è legato alla scoperta della società-fabbrica.
Ma – negli anni ’70 – non perché, come avveniva
dall’inizio del secolo ventesimo, la fabbrica si stendesse
sulla società ma perché la società cominciò ad
assorbire la fabbrica. Le lotte degli anni ’60 avevano
fortemente indebolito il comando capitalista all’interno
delle fabbriche, la lotta operaia era stata incontenibile.
Fu allora che, a partire da un forte contrattacco
capitalista, le fabbriche furono in buona misura
destrutturate e delocalizzate: automazione industriale
e forte riduzione della forza-lavoro impiegata,
esternalizzazione dei reparti produttivi secondari,
riorganizzazione dei territori in termini produttivi. Le
mura delle fabbriche erano crollate, mobilità e
essibilità divenivano le qualità di una forza-lavoro
ormai del tutto socializzata e costretta alla precarietà (o
ad essere inghiottita dalla disoccupazione). L’industria
si socializzava, l’operaio pure: “operaio sociale” dopo
essere stato “operaio massa” ed in attesa di
confondersi nella “moltitudine” di singolarità che, fra
scuola e fabbrica, fra servizi e disoccupazione, cerca
nelle reti produttive sociali una nuova collocazione.
Bisognava riconoscere tutto ciò nel momento nel quale
le forze della sinistra, politiche e sindacali, erano
incapaci di farlo e mantenevano l’occhio sso sulle
vecchie gure del lavoro – ngendo di difenderle in
maniera corporativa, perdendo con ciò ogni capacità di
Questo sito usaesprimere
cookies peremigliorarne
condurre la la nuova composizione
funzionalità tecnica
e per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 6/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

della forza-lavoro socializzata, in un’azione di attacco


alla ristrutturazione capitalista in corso. Gli operaisti
tentarono di intervenire su questo passaggio e furono
scon tti. Non perdoneranno mai alle forze politiche e
sindacali della sinistra di non essere state a lato degli
operai in questo passaggio, di avere invece scelto di
essere interne alle “riforme” capitaliste.

Dal punto di vista teorico, si sviluppò qui la distinzione


marxiana fra “sussunzione formale” e “reale”, laddove
con la prima si intende la subordinazione relativa del
lavoro (e della società) sotto il capitale, con la secondo
il divenire totale di quella subordinazione. L’analisi di
questo passaggio caratterizzò il primo operaismo. Ma
già negli anni ’70, questa dimensione poteva essere
messa in discussione poiché la sussunzione “reale”
veniva scossa dalla modi cazione della forma del
lavoro – ed in particolare dall’emergere del lavoro
immateriale. Per lavoro immateriale si intende il lavoro
intellettuale, cooperativo, a ettivo, e quello che si
svolge in maniera non ripetitiva, nei servizi e
nell’industria – comprendendo quindi il lavoro
materiale, organizzato in maniera informatica o di
servizio all’automazione. Il lavoro immateriale recepiva
la “sussunzione reale “ della società sotto il capitale
come precondizione – prospettava tuttavia una
riquali cazione del quadro complessivo in un nuovo
regime di produzione, postindustriale, costruito su reti
attraverso l’informatizzazione del lavoro e della società.

In secondo luogo, dunque, fu sviluppata l’analisi della


nuova composizione tecnica del lavoro. Ci si pose cioè
la questione: come si è modi cata la forza-lavoro, il
capitale variabile nel suo rapporto al capitale sso, nel
passaggio dal modo di produzione industriale a quello
postindustriale? dal lavoro materiale fordista al lavoro
immateriale postfordista? La risposta era già stata
intravista nelle analisi di alcuni compagni dei Quaderni
Rossi già nei primi anni ’60 (Romano Alquati e Ferruccio
Gambino in particolare) che, studiando lo sviluppo
delle lotte nelle fabbriche più avanzate, avevano intuito
il progressivo prevalere dell’intelligenza sui corpi nel
processo produttivo. Queste prime avvisaglie
troveranno sostegno nella letture del “frammento sulle
macchine” dei Grundrisse – che permise di porre il
Questo sito usaGeneral
cookies Intellect marxiano
per migliorarne a oggetto edell’inchiesta.
la funzionalità per raccogliereDidati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 7/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

qui nuove de nizioni della produttività del lavoro vivo


nella sua immaterialità intelligente e/o a ettiva ecc.; e
delle forme nelle quali il capitale lo organizzava. Ma
anche prime esperienze dei modi nei quali questo
nuovo lavoro organizzava la resistenza – perché non
era vero che il lavoro intellettuale massi cato,
l’”intellettualità di massa”, fosse più facilmente
assoggettabile dal capitale. Anzi, essa conteneva un
energia che accompagnava alla resistenza la capacità di
progettare “altro”. Ma di ciò più tardi.

Per ora sottolineiamo quanto


divenisse importante, qui,
l’analisi della cooperazione
lavorativa. Si sa che lo studio
della cooperazione è
indispensabile alla de nizione
della produttività – la
cooperazione, nella produzione, determina sempre
un’eccedenza di valore. Ora, la cooperazione era
enormemente incentivata dal fatto che essa si dava
nell’espressione immateriale del lavoro. Il lavoro,
divenendo cognitivo, collegandosi in rete, conquistava
una trasversalità potente. La forte cooperazione che si
stabiliva fra queste potenze espressive mostrava una
virtualità di autonomia e di singolarizzazione, di
“di erenza” e di resistenza, davanti e contro al
comando capitalista. Apparirà chiaro quanto la gura
della “virtualità”, di potenza espressiva, di di erenza ed
eccedenza, debbano  al lavoro di Deleuze e Guattari. Si
trattò infatti di una esplicita contaminazione che si
determinò a partire dalla discussione dei Milles
Plateaux. Se l’operaio sociale diveniva “operaio
cognitivo”, alle qualità sociali del primo (mobilità,
essibilità ecc.) si innestavano quelle cognitive del
secondo: trasversalità, cooperazione linguistica ecc. Se
l’operaio sociale aveva introdotto la fabbrica nel
sociale, il lavoratore cognitivo costruiva un’impresa
sociale del comunicare coma base del produrre.

Dall’intelligenza alla vita: questo fu allora il passaggio


da compiere. Ci si chiedeva infatti, una volta de nito il
lavoratore cognitivo, ed aver registrato il tentativo
capitalista di sussumere il General Intellect, dove più si
creasse valore – e si riconosceva che esso sorgeva
Questo sito usaappunto dallo
cookies per sfruttamento
migliorarne della cooperazione
la funzionalità sociale,
e per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 8/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

delle reti riproduttive del sociale e da quel comune che


il modo di produzione presupponeva
all’appropriazione “privata” o “pubblica” del valore. Era
su questo punto che l’operaismo andava ulteriormente
aggiornato, quando si avvertiva che la socializzazione
produttiva e l’operare cognitivo investivano la vita. La
composizione tecnica del lavoro si apriva alle “forme di
vita”, erano queste ultime che divenivano decisive nel
processo produttivo. La vita era messa al lavoro e ciò
comportava il fatto che non solo il mondo della
produzione ma anche quello della riproduzione (che
comprende la riproduzione della vita) fosse messo al
lavoro. Il nuovo soggetto lavorativo, mobile, essibile,
sociale e cognitivo e la forma di vita che gli era propria,
risultavano essere gure biopolitiche, bioproduttive e
riproduttive di bios.

È del tutto evidente l’importanza che i movimenti


femministi, mobilitati sul terreno della riproduzione
sociale, ebbero nel ride nire la produzione sociale e la
stessa “forma di vita” come elemento decisivo della
produzione. Anche su questo terreno furono le lotte le
prime a dire questa modi cazione della composizione
sociale (e forse politica) del proletariato: il movimento
femminista ebbe un’e cacia epistemologica, oltre che
pedagogica. E l’operaismo fece della comprensione
biopolitica della produzione di valore un nuovo asse di
ricerca che lo condusse a due risultati. Il primo fu
quello di poter raccogliere sotto la de nizione
antagonista del capitale, ogni forma di sfruttamento
che si
desse
sul
terren
o
sociale
. Con
ciò si assunsero “sotto la critica” le concezioni
terzomondiste ( no a allora solo capaci di
drammatizzare il particolare), raccogliendone invece le
istanze di emancipazione e la speci cità della protesta
antimperialista nell’unità del progetto anticapitalista. La
seconda fu di dare dignità antagonista, appunto, ai
movimenti sociali nelle loro lotte – ben più largamente
di quanto avessero potuto fare le vecchie
Questo sito usaorganizzazioni socialiste
cookies per migliorarne la che, allo scopo,
funzionalità e perde nivano dati statistici.
raccogliere

http://www.euronomade.info/?p=9189 9/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

ipocrite politiche di “alleanza”. E di ritrovare qui, in


queste lotte, e di poter riprendere come attuale quel
“punto di vista” che aveva creato l’operaismo: vedere
ogni sviluppo storico della lotta per la liberazione dal
lavoro “dal basso”, dalla lotta di classe degli sfruttati,
quindi la capacità di dare a questo punto di vista
un’intensità biopolitica ed una estensione universale.
Dopo la ne della centralità della fabbrica, la lotta di
classe riconquista qui, interamente, la sua virtualità
rivoluzionaria.

Giunti a questo punto, era il caso di porsi la domanda


sulla “composizione politica” di questo nuovo
proletariato. Era come sottoporlo ad experientiam crucis
– a fare emergere cioè una nuova gura soggettiva che
avesse le spalle per reggere un potere costituente,
perché era questo il “nuovo” che quella serie di
aggiornamenti n qui condotti potevano innestare
nell’operaismo. Non a farne un “post-“  (che è sempre
termine peggiorativo se non corruttivo) ma un “nuovo”
operaismo – che riconquistasse la freschezza e la
potenza teorica di quel che era stato l’operaismo anni
’60, il “vecchio” operaismo. C’era qui un elemento che
innovava fortemente questo nuovo rispetto a quello
vecchio – ed era dove, come già si è ricordato,
un’eccedenza (del lavoro cooperativo e/o cognitivo)
rompeva la vecchia sequenza triadica: lotte-crisi-
ristrutturazione, un tempo classica. Qui, quando
questa eccedenza, questa potenza fosse colta
all’interno della nuova composizione politica del
proletariato, si toccava il livello dell’innovazione politica
e si rompeva con la ripetizione della triade “lotte-crisi-
ristrutturazione”. Già sullo sfondo fenomenico
dell’analisi, il lavoro vivo conteneva in nuce quella
potenza costruttiva che si esprimeva pienamente come
costituency. E si riconosceva al lavoro vivo un’ansia
istituzionale, creativa e in nessun modo imitativa o
parassitaria (com’era quell’energia della classe operaia
nel vecchio operaismo, intimamente adeguata,
adagiata sulle strutture autoritarie del
Terzinternazionalismo). Se dunque, attraverso
l’inchiesta, il lavoro vivo aveva rivelato la sua
coessenzialità alla cooperazione sociale e se la
cooperazione, innestandosi sulla comunicazione
mostrava la straordinaria produttività delle sue
Questo sito usaconnessioni immateriali;
cookies per migliorarne se la genealogia
la funzionalità del Generaldati statistici.
e per raccogliere

http://www.euronomade.info/?p=9189 10/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

Intellect aveva o erto un paradigma seminale a questi


sviluppi teorici, ora si poteva andare più avanti:
immergere questo lavoro vivo nella storia ed
identi care i processi di soggettivazione, di costituency,
che ne facevano un soggetto politico.

Poteva essere criticata questa ipotesi di costituzione


possibile della composizione politica del proletariato, in
rigida continuità con la de nizione della composizione
tecnica? Come se, fra l’una e l’altra, vi fosse una
connessione necessaria e impellente? Certamente si.
L’insistenza che qui si esercitava sulla soggettività
politica dava un’impressione di astrazione ideale e di
una ssazione ontologica impropria. Sembrava che per
pura forza logica, la conclusione del ragionamento
fosse implicita nella sua premessa: è proprio quello
che un’indagine materialista non può concedere. È
chiaro allora che qui bisognava avanzare e descrivere
processi di soggettivazione capaci di disidenti care
ogni presupposto e di resistuirli interamente alla
Praxis.

Riprendere il contatto con la storia era, a questo punto,


necessario e bisognava confrontare le ipotesi a fronte
del processo storico. Si poteva sfuggire ai pericolo di
una codi cazione astratta dell’esperienza solo
storicizzando l’analisi n qui condotta e proponendosi
di descrivere la soggettivazione del lavoro vivo dentro
al suo realizzarsi materiale. Foucault fu qui
estremamente utile perché prestò i mezzi per tradurre
l’analisi storica in esperienza costituente, attraverso un
approccio genealogico ed una de nitiva nuova
articolazione di politica ed etica. Insomma, attraverso
un ritorno alla militanza come base di ogni “verità”, alla
resistenza collettiva come base di ogni comportamento
e di ogni conquista politica. Quest’immersione nella
storicità delle lotte non costituiva in nessun modo
un’operazione individualista: le condizioni di una
costituzione collettiva del soggetto erano infatti date.
Ad esse ci si attiene quando la militanza sia
riconosciuta come uno scavo del “Noi”, come
destituzione dell’individualità ed una forte attenzione al
“fare verità”. È chiaro che con ciò si ritorna
sull’operaismo come luogo a partire dal quale è
possibile costruire movimento politico e riconoscere se
Questo sito usastessi nelper
cookies movimento
migliorarnepolitico di liberazione.
la funzionalità e per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 11/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

Non si
tratta
solam
ente di
una
decisio
ne
etico-
politic
a. Questo passaggio è anche un tramite di conoscenza.
Perché la prima conseguenza di quello che n qui
abbiamo cercato di mostrare, ovvero la nuova
ontologia storica della lotta operaia contro lo
sfruttamento, ci pone nella situazione di confrontare
noi stessi al comando – di porre noi stessi come lavoro
vivo a fronte del capitale. È una “storia interna” alla
lotta di classe, quella che ciascuno di noi è obbligato a
vivere e nella quale cerca liberazione. Come
organizzare la nostra vita in questo scontro? Come
collocarsi dentro/contro il comando capitalista,
riconoscendo di non avere   alternativa, 
combattendolo, bloccando la sua forza di sfruttamento
del singolo e di “estrazione” collettiva del valore –
strappandogli gli strumenti di conoscenza e di potere?
Credo che queste domande costituiscano il cuore
dell’operaismo. Erano le questioni che l’operaio massa
si poneva nella fabbrica quando organizzava la sua
resistenza e sono le domande che noi ci poniamo nella
nostra lotta per liberarci, all’altezza di un dominio
impostoci nel General Intellect. Siamo dentro al
comando capitalista, ci viviamo dentro, mettiamo
all’opera il desiderio di liberazione dentro queste
condizioni ontologiche – ecco il luogo nel quale si è
situato un Machiavelli postmoderno per costruire
un’alternativa rivoluzionaria.

Credo di dovermi fermare qui nel segnalare le


categorie che caratterizzano l’operaismo nei suoi
progressivi aggiornamenti. Accenno semplicemente ad
alcuni temi che sono comunque al centro delle
discussioni degli operaisti, oggi. Il tema della
globalizzazione, evidentemente. Sul quale gruppi di
compagni continuano a lavorare, collegando
strettamente l’analisi dei rapporti geopolitici a quella
della nuova strutturazione e dei movimenti sul mercato
Questo sito usaglobale
cookiesdel
perlavoro. Il problema
migliorarne delleemigrazioni,
la funzionalità inteso
per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 12/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

come una delle forme attuali della lotta di classe, sta al


centro di questo capitolo. Il tema del comune poi, ossia
della critica radicale della proprietà privata e/o
pubblica: alla base dell’analisi delle condizioni del
produrre, sul rapporto fra forze produttive e rapporti
di produzione (che sempre consegnano le prime al
lavoro vivo sfruttato ed i secondi alle funzioni di
organizzazione e di comando) si è inserito un terzo
elemento: la soggettivazione comune del modo di
produrre. Nella lotta di classe, la forza dei lavoratori è
avanzata attraverso l’appropriazione di quote di
capitale sso – meglio, togliendo al capitale
complessivo margini di potere sull’organizzazione della
produzione Questo è il comune che qui appare come
deposito ontologico consolidato e che oggi si apre a
nuove conquiste. Questa apertura costituisce un altro
terreno di analisi, relativo alle nuove forme nelle quali
si organizza oggi la lotta rivoluzionaria. Viviamo dentro
il capitale e siamo contro il suo comando: in queste
condizioni la lotta sarà sempre una combinazione di
esodo e di diserzione. Diserzione dal comando ed
esodo oltre il comando sono le due linee che
l’operaismo tiene sempre presenti nelle teoria
dell’organizzazione. Ma questo è solo un assaggio dei
temi trattati dall’operaismo oggi. Quanto abbiamo
proceduto, mantenendo un metodo!

Che cos’è dunque il postoperaismo? Semplicemente


non c’è. A quello strano modo di chiamare il lavoro
teorico e politico iniziato negli anni ’60 dai militanti
autonomi e comunisti, massi cato negli anni ’70 e poi
sviluppato nelle prigioni della Repubblica, poi divenuto
un corpo internazionale di ricerca, si pervenne solo nel
secondo decennio del Duemila. E paradossalmente
cominciarono a dire post- coloro che con l’operaismo
non avevano voluto aver più nulla a che fare dalla ne
degli anni ’60. Da allora, questi compagni che
abbandonarono l’operaismo, svilupparono il loro
pensiero riagganciando la corrente reazionaria del
pensiero politico moderno da Hobbes a Carl Schmitt. E
sul loro operaismo “grezzo” impiantarono vecchi
orientamenti socialisti e permisero, da ultimo, di essere
abitati da opzioni sovraniste e populiste. Si può
concludere che l’unico postoperaista (talora mal
accompagnato) sia ormai Mario Tronti e che invece il
Questo sito usapensiero di quei
cookies per mille compagni
migliorarne cheehanno
la funzionalità sviluppato
per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 13/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade

il “grezzo” principio del “punto di vista” della classe


operaia possa legittimamente assumere e difendere il
nome “operaismo” – cosi, tout court, senza belletti né
ricostituenti.

Per nire. Questa storia è rmata da uno solo di quei


mille. Egli non vuole rappresentarli. Con alcuni di loro
condivide la quasi totalità di quanto n qui detto, con
altri è in colloquiale aperto disaccordo su alcuni o molti
punti. Ma c’è una cosa che tutti li unisce, gli operaisti.
Ed è il fatto che l’operaismo è il metodo per la
ricostruzione di una forza di classe che – appena
possibile – rivoluzioni questo stolto mondo di
sfruttamento e di ingiustizia nel quale viviamo.

*intervento pronunciato a Cambridge il 25 aprile 2017


Download this article as an e-book
Like Share 437 people like this. Be the first of your friends.

SHARE:      

RATE:

 PREVIOUS NEXT 

NOG20 – Appello internazionale Siamo in guerra e “resistere” non


alla mobilitazione contro il basta! Intorno a Guerres et
summit dei G20 ad Amburgo Capital

RELATED POSTS

Il nostro CRONAC
NO HE DA Il lavoro Steht
costituen UNA dopo il Kobanê
te, prima FUGA Jobs Act: allein?
e dopo il COSTITUE nazionale 14 ottobre 2014
4/12 NTE e sotto
Questo sito usa cookies per migliorarne la funzionalità e per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189
padrone 14/15
15/03/2018 Postoperaismo? No, operaismo | EuroNomade
padrone
7 dicembre 2016 18 dicembre
2017 13 dicembre
2015

sito realizzato da elisa corridoni e federico tomasello - Ora lavora tu  

Questo sito usa cookies per migliorarne la funzionalità e per raccogliere dati statistici.

http://www.euronomade.info/?p=9189 15/15