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ISSN onpaper: 1971-9558

Volume 5, 2011 ISSN online: 1971-9450


Numero 1-2, febbraio-giugno

Giornale di
Psicologia
Journal of Psychology (Italy) Editor: Felice Perussia
Co-Editor: Gabriella Pravettoni

Il Moral Foundation Questionnaire: Analisi della Il tabù della separazione in psicoterapia: Una
struttura fattoriale della versione italiana Grounded Theory del punto di vista dei pazienti
Andrea BOBBIO, Alessio NENCINI, Mauro sulla conclusione dell’esperienza psicoterapeutica
SARRICA Massimo GRASSO, Cristina RUBANO
I confini della mente: Verso una nuova ontologia
per la psicologia?
Riccardo MANZOTTI, Paolo MODERATO
La salute organizzativa nei contesti sanitari:
Un’esperienza di ricerca-intervento.
Gaetano VENZA, Gandolfa CASCIO, Caterina LO
PRESTI
L’inclusione lavorativa dei disabili: Uno studio e-
splorativo nella provincia del Medio Campidano
Veronica MATTANA, Michela LOI, Benedetta
BELLÒ

© PSICOTECNICA edizioni Milano


Giornale di Psicologia
2011, Volume 5, Numero 1-2 (febbraio-giugno)

Il Moral Foundation Questionnaire: Analisi della struttura fattoriale della versione italiana .............................7
Andrea BOBBIO*, Alessio NENCINI*, Mauro SARRICA** .....................................................................................7
I confini della mente: Verso una nuova ontologia per la psicologia? .................................................................... 19
Riccardo MANZOTTI*, Paolo MODERATO** ......................................................................................................... 19
La salute organizzativa nei contesti sanitari: Un’esperienza di ricerca-intervento. ............................................ 40
Gaetano VENZA*, Gandolfa CASCIO*, Caterina LO PRESTI** ............................................................................. 40
L’inclusione lavorativa dei disabili: Uno studio esplorativo nella provincia del Medio Campidano ................. 50
Veronica MATTANA, Michela LOI, Benedetta BELLÒ ........................................................................................... 50
Il tabù della separazione in psicoterapia: Una Grounded Theory del punto di vista dei pazienti sulla
conclusione dell’esperienza psicoterapeutica .......................................................................................................... 68
Massimo GRASSO, Cristina RUBANO...................................................................................................................... 68

PSICOTECNICA
edizioni
Giornale di Psicologia
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Vice-Direttore: Gabriella Pravettoni
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Università di Palermo Università di Macer

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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

Il Moral Foundation Questionnaire: Analisi della


struttura fattoriale della versione italiana

Andrea BOBBIO*, Alessio NENCINI*, Mauro SARRICA**


* Dipartimento di Psicologia Applicata – Università di Padova
** Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale – Università di Roma “La Sapienza”

ABSTRACT - The Moral Foundation Questionnaire. Factorial structure of the Italian version. This
article presents the first Italian adaptation of the Moral Foundation Questionnaire (MFQ) and discuss-
es its psychometric properties. The MFQ derives from the Moral Foundation Theory (Haidt and
Joseph, 2004) which hypothesizes that moral systems are based on five dimensions (i.e., Harm/care,
Fairness/reciprocity, Ingroup/loyalty, Authority/respect, Purity/sanctity). These, in turn, can be
grouped into two broader dimensions (i.e., Binding, Individualizing). The MFQ investigates both the
relevance of and the judgments about the five morally relevant dimensions. A group of 615 individuals
completed an online survey including the Italian version of version of the MFQ. Results of exploratory
and confirmatory factor analyses, and of subsequent reliability analyses, supported the adequacy of
both the five-correlated and the two-correlated factor models, even if the five-factor model may be
preferred for its more refined theoretical framework and conceivable applications. KEYWORDS: Mo-
rality, Scale Validation, Moral Foundations, Culture.

RIASSUNTO – L’articolo presenta il primo adattamento italiano del Moral Foundation Questionnaire
(MFQ) e ne discute le caratteristiche psicometriche. Il MFQ si basa sulla Moral Foundation Theory
(Haidt e Joseph, 2004), secondo la quale i sistemi morali si fondano su cinque dimensioni (Far del
male/Prendersi cura, Giustizia/Reciprocità, Appartenenza al gruppo/Lealtà, Autorità/Rispetto, Purezza,
Santità). Queste, a loro volta, possono essere ricondotte a due insiemi più generali (Vincolanti, Indivi-
dualizzanti). Il MFQ indaga quanto i cinque fondamenti siano considerati rilevanti e siano utilizzati
nell’espressione di giudizi. Un gruppo di 615 individui ha preso parte allo studio compilando un que-
stionario on-line che includeva la versione italiana del MFQ. I risultati delle analisi fattoriali
esplorative e confermative, e la verifica della fedeltà delle misure, sostengono l’accettabilità sia del
modello a cinque fattori correlati sia del modello a due fattori correlati, anche se il modello a cinque
fattori correlati può essere preferito sia per la sua maggiore raffinatezza teorica sia per sue possibili
applicazioni. PAROLE CHIAVE: Morale, Validazione, Fondamenti Morali, Cultura.

Introduzione ai particolari teorici ed ai confronti con dati rac-


colti in altri contesti nazionali al sito Internet:
Questo studio illustra il primo adattamento ita- www.moralfoundations.org.
liano del Moral Foundation Questionnaire La Teoria dei Fondamenti Morali propone una
(Questionario dei Fondamenti Morali, MFQ; Gra- visione funzionalista della moralità con l’obiettivo
ham, Haidt e Nosek, 2008), uno strumento di rispondere contemporaneamente alle posizioni
elaborato nell’ambito della Moral Foundation universaliste, che considerano la morale una com-
Theory (Teoria dei Fondamenti Morali), approccio ponente innata ed ontologica del pensiero umano,
recentemente sviluppato da Haidt e collaboratori e alle evidenze trans-culturali, le quali sottolinea-
(Haidt e Graham, 2007; Haidt e Joseph, 2004). no la natura contestuale e societaria dei dettami
Viste le aspirazioni esplicative, universaliste e morali (Graham, Haidt e Nosek, 2009).
trans-culturali della Teoria dei Fondamenti Mora- Secondo una delle definizioni più note in lette-
li, il presente contributo rappresenta un primo ratura, la morale consiste in una serie di “giudizi
passo necessario per valutare l'adeguatezza del prescrittivi riguardo la giustizia, i diritti ed il be-
questionario anche nel contesto italiano. Per tale nessere che hanno lo scopo di regolamentare il
motivo, ci limiteremo a introdurre gli assunti alla modo in cui le persone si relazionano l’un l’altra”
base della teoria soffermandoci con maggior det- (Turiel, 1983, p.3). Haidt e collaboratori (Haidt e
taglio sul MFQ, rimandando il lettore interessato Joseph, 2007) sostengono che gli studi tradiziona-
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li, fondati sull’impostazione proposta da Turiel, che concerne l’apprendimento delle variabilità
risentono dei limiti intrinseci dovuti ad una visio- culturali; 3) un’interpretazione storico/culturale
ne della morale centrata sull'individuo e sulla sua delle variabilità riscontrate tra gruppi e società di-
protezione/valorizzazione. Per di più, ricerche verse (Haidt e Graham, 2009).
cross-culturali mostrano che tale definizione si Haidt e collaboratori sostengono che i fonda-
confà a quanti provengono dal cosiddetto “Occi- menti morali abbiano una componente innata,
dente colto e politicamente liberale”. Esistono radicata nell’ontogenesi umana, la quale costitui-
tuttavia culture che non ricorrono esclusivamente sce una sorta di materiale plasmabile di partenza
a tali metri e sistemi di giudizio e nelle quali la soggetto a meccanismi di selezione naturale. Dal
morale include anche altri ambiti di valutazione, punto di vista dello sviluppo individuale, i fonda-
come ad esempio la continuità e supremazia del menti morali proposti risulterebbero di più
proprio gruppo/clan oppure l'aderenza di una con- semplice apprendimento rispetto ad altri, poiché
dotta a dettami divini e religiosi (Graham, Haidt, sono assimilabili a moduli di apprendimento mo-
Nosek, Iyer, Koleva e Ditto, in press; Haidt e Jo- dellati fino a divenire comportamenti
seph, 2004). culturalmente appropriati. Gli attori sociali agi-
Secondo Shweder e collaboratori (Shweder, scono nel promuovere e modificare il materiale
Much, Mahapatra e Park, 1997) l’idea di morale morale sulla base delle esigenze e delle funziona-
fondata su criteri di giustizia sociale, come ad e- lità culturalmente diffuse. Il risultato è quindi un
sempio quella proposta da Turiel (1997), fa processo di socializzazione attraverso cui i fon-
riferimento ad una concezione definibile come e- damenti morali standard assumono connotazioni
tica dell’autonomia. Accanto ad essa, tuttavia, è differenti in base della cultura di appartenenza
possibile individuare anche un’etica della comuni- (Haidt e Joseph, 2007). E’ importante sottolineare
tà, che è costituita da temi quali l’obbedienza, il che l’accento funzionalista fa sì che i fondamenti
dovere, l’interdipendenza e la coesione di gruppo, morali non siano accomunabili direttamente ai va-
ed un’etica della divinità, che rimanda ad una vi- lori, bensì a sistemi psicologici utili per dotare di
sione trascendentale dell’esistenza, abbracciando senso istituzioni, pratiche e narrazioni socialmente
aspetti come la purezza, la santità e il controllo costruite.
degli istinti carnali. La teoria propone cinque fondamenti psicolo-
gici della morale. Essi sono:
TEORIA DEI FONDAMENTI MORALI  H - Harm/care (Danneggiare, Far del male,
Prendersi cura): questo fondamento riguarda
La Teoria dei Fondamenti Morali rappresenta tutto ciò che ha a che fare con il prendersi cura,
un ampliamento della tripartizione proposta da proteggere e farsi carico di altre persone consi-
Shweder e collaboratori (1997), in quanto va oltre derate vulnerabili o bisognose;
la definizione puntuale degli elementi considerati  F - Fairness/reciprocity (Giustizia, Equità, Re-
morali o immorali all’interno di una cultura e si ciprocità): questo fondamento include aspetti
focalizza sui processi in base ai quali alcune con- riguardanti la giustizia, la correttezza, la reci-
dotte sono considerate morali, utili e dotate di procità nei comportamenti e nei rapporti;
valore. La teoria affronta, inoltre, le funzioni che i  I - Ingroup/loyalty (Appartenenza al gruppo,
sistemi morali rivestono nelle pratiche quotidiane Lealtà): questo fondamento richiama alcune
e all’interno di cornici di significato più ampie, funzioni aggreganti in favore del gruppo, come
corrispondenti alle realtà sociali (Haidt, 2008). Più la lealtà ed il patriottismo;
nello specifico, Haidt e collaboratori definiscono  A - Authority/respect (Autorità, Rispetto): que-
un sistema morale come un insieme interconnesso sto fondamento include aspetti centrati sul
di valori, virtù, pratiche, norme, istituzioni, tecno- rispetto per l’autorità, l’obbedienza e la
logie e meccanismi psicologici di ordine superiore leadership;
che operano al fine di regolare e sopprimere  P - Purity/sanctity (Purezza, Santità): aspetti
l’egoismo e rendere possibile la vita sociale (Gra- come la purezza e la spiritualità caratterizzano
ham et al., in press; Graham, Haidt e Nosek, questo fondamento della morale.
2009). A loro volta, i cinque fondamenti (H, F, I, A e
Gli elementi chiave della Teoria dei Fonda- P) possono essere ricondotti a due grandi insiemi:
menti Morali possono essere racchiusi in tre punti: i fondamenti Individualizing (“Individualizzanti”
1) un’impostazione innatista per quanto riguarda o “Centrati sull’individuo”) e Binding (“Vincolan-
la capacità di apprendere e/o rispondere alle que- ti” o “Centrati sul gruppo”). Il primo insieme, che
stioni morali; 2) una spiegazione evolutiva per ciò raggruppa H e F, è accostato dagli autori al pen-
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siero “liberal” di matrice anglosassone, per via Occorre infine sottolineare che, per esplicita
dell’accento che pone sulla salvaguardia dei diritti scelta degli autori dell’MFQ, gli item che com-
e del benessere dei singoli individui. I fondamenti pongono le scale di Rilevanza e Giudizio sono il
Vincolanti (I, A e P), al contrario, esprimerebbero frutto di un lungo ed attento processo di selezione
il nocciolo “conservatore” considerato tipico della guidato da criteri più teorici che psicometrici. Lo
destra religiosa americana, ossia aspetti legati scopo di questo processo è stato quello di coprire
all’etica della comunità, della divinità, della pu- quanti più aspetti possibili dei cinque fondamenti
rezza, e all’appartenenza a gruppi ed istituzioni morali ipotizzati impiegando un numero molto ri-
(Graham, Haidt e Nosek, 2009). dotto di item. Ad esempio, gli item della
dimensione H includono sia riferimenti alla soffe-
IL QUESTIONARIO DEI FONDAMENTI MORALI renza emotiva individuale (Emotionally), sia alla
cura dei deboli (Weak), sia alla crudeltà (Cruel)
Il Questionario dei Fondamenti Morali è stato (vedi Appendice). Questa decisione ha avuto rica-
sviluppato per indagare se e fino a che punto i dute sulla fedeltà delle misure, in alcuni casi di
giudizi morali espressi dalle singole persone fac- entità non trascurabile (Graham et al., in press).
ciano riferimento alle cinque basilari dimensioni Lo scopo del presente lavoro è offrire una ver-
ipotizzate. In altri termini, si tratta di un nuovo sione italiana dell’MFQ, adatta ad essere
strumento di misura rivolto all’indagine della va- impiegata in studi comparativi e cross-culturali,
riabilità interindividuale, anche se la Teoria dei nonché descriverne e discuterne le caratteristiche
Fondamenti Morali non esclude la possibilità di psicometriche.
adottare livelli di analisi di gruppo, societari e cul-
turali (per i dettagli della validazione dello Metodo
strumento si rimanda a Graham et al., in press).
Ad oggi, il MFQ è stato utilizzato principalmente PARTECIPANTI
nello studio del posizionamento morale in relazio-
ne all’orientamento politico ed ideologico (Hirsh Un campione di convenienza costituito di 615
et al., 2010; Van Leeuwen e Park, 2009; Graham, persone ha preso volontariamente parte allo studio
Haidt e Nosek, 2009). senza ricevere alcun tipo di ricompensa. Gli uo-
Il questionario, reperibile al sito mini erano 154 (25%) e le donne 380 (61.8%); 81
www.moralfoundations.org nella versione inglese persone, pari al 13.2% del totale, non hanno forni-
originale, in italiano ed in altre lingue, è composto to questa informazione. L’età media del gruppo
di 30 item nella sua versione estesa e di 20 item in era pari a 25.47 anni (DS = 7.56). L’età media de-
quella ridotta (vedi Appendice). Lo strumento gli uomini era 27.20 anni (DS = 8.52) mentre per
consta di due scale, ciascuna composta da 15 item le donne era 24.78 anni (DS = 7.05), t(531) =
più un item filler: la prima è detta di Relevance 3.38, p < .001. Il 52.5% dei rispondenti (N = 323)
(Rilevanza), la seconda di Judgement (Giudizio). ha dichiarato di risiedere nel Nord Italia, il 5,5%
La scala di Rilevanza è formulata in modo da (N = 34) nel Centro Italia, mentre il 28.5% (N =
chiedere ai partecipanti quanto ritengano perso- 175) nel Sud Italia; 83 partecipanti, pari al 13.5%
nalmente rilevanti diversi aspetti riconducibili ai del totale, non hanno dichiarato la residenza.
cinque fondamenti morali ipotizzati. Ad esempio,
si chiede di valutare quanto è importante, per de- STRUMENTO E PROCEDURA
cidere se una cosa è giusta o sbagliata, “Se
qualcuno si è preso cura di una persona debole o I dati sono stati raccolti tramite un questionario
vulnerabile oppure no”. La scala di Giudizio, in- online completamente anonimo diffuso via Web.
vece, è formulata al fine di valutare il grado di In genere, le web survey si sono dimostrate adatte
adesione dei rispondenti relativamente ad alcune a indagare temi come quelli morali, particolar-
affermazioni contestualizzabili. Ad esempio “So- mente esposti alla tendenza a fornire risposte
no orgoglioso della storia del mio Paese”. socialmente desiderabili (Evans, Garcia, Garcia e
Nelle intenzioni degli autori, la scala di Rile- Baron, 2003) e per questa ragione ci siamo avvalsi
vanza esamina le teorie esplicite che le persone di questo mezzo. Inoltre studi precedenti, condotti
possiedono in merito a ciò che per loro è rilevante anche nel contesto italiano, hanno riportato dati a
sul piano morale, mentre la scala di Giudizio in- supporto dell’invarianza delle caratteristiche psi-
daga in che grado sono concretamente utilizzati i cometriche di questionari e inventari di
cinque fondamenti morali nell’espressione di giu- personalità somministrati con le modalità web-
dizi e valutazioni.
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based e carta-e-matita (Bobbio, Fochesato, Man- no invitati a prendere parte ad una ricerca nel
ganelli Rattazzi e Crivellari, 2005). campo della psicologia sociale attraverso la com-
Il questionario online è stato realizzato avva- pilazione di un questionario online e quindi ad
lendosi del pacchetto software Questionmark inoltrare l’e-mail di invito, incluso il link al que-
Perception 4.1 (2005). La schermata introduttiva stionario, a tutti i loro contatti di posta elettronica
indicava i responsabili del progetto di ricerca e del chiedendo a questi, a loro volta, di fare altrettanto;
trattamento dei dati assieme ad alcune informa- ii) i responsabili della ricerca hanno inviato il link
zioni generali sullo scopo dello studio e sulle al questionario, unitamente alle istruzioni già de-
modalità di compilazione. Il questionario era co- scritte, a tutti i loro contatti e-mail personali; iii) il
stituito da diverse sezioni: quella pertinente il link al questionario e le istruzioni di compilazione
Questionario dei Fondamenti Morali (MFQ) con- sono stati pubblicati su due popolari social
stava di 6 pagine. Dopo la breve introduzione network (www.facebook.com,
suggerita dagli Autori statunitensi i 30 item del www.linkedin.com) da utenti regolarmente regi-
MFQ erano presentati in ordine casuale. strati ma estranei al progetto di ricerca. Il periodo
Nell’ultima pagina del questionario venivano ri- di raccolta dei dati è stato Settembre 2009 – Di-
chieste alcune informazioni socio-anagrafiche. cembre 2009.
Alla fine di ogni pagina un apposito tasto, con-
trassegnato dall’espressione “Submit”, permetteva ANALISI DEI DATI
l’invio parziale delle risposte ed il passaggio alla
pagina successiva. Una volta terminata con suc- In linea con quanto fatto dagli Autori
cesso la compilazione dell’intero questionario ad dell’MFQ, si è eseguita prima l’analisi fattoriale
ogni partecipante veniva fornita una breve descri- esplorativa (metodo maximun likehood e rotazione
zione degli scopi dello studio, attraverso obliqua oblimin) e in seguito l’analisi fattoriale
un’apposita pagina conclusiva. confermativa (metodo maximun likehood) per te-
Il MFQ è stato tradotto e adattato al contesto stare l’adattamento ai dati di tre strutture fattoriali,
italiano con il metodo della backtranslation. Per la a due e cinque fattori correlati, ed infine un mo-
prima parte (Rilevanza) la scala di risposta era ti- dello gerarchico o di secondo ordine. Infine, si è
po-Likert a 6 punti, dove 0 = “Per nulla rilevante controllata l’omogeneità interna degli item costi-
(Questa considerazione non ha nulla a che fare tutivi dei fattori di volta in volta ipotizzati
con il modo in cui valuto ciò che è giusto e ciò mediante il calcolo del coefficiente alpha di Cron-
che è sbagliato)”; 1 = “Non molto rilevante”; 2 = bach. Tutte le procedure di analisi sono state
“Lievemente rilevante”; 3 = “Un po’ rilevante”; 4 eseguite sia sul totale degli item del MFQ (30 i-
= “Molto rilevante”; 5 = “Estremamente rilevante tem, modello completo) sia sulle scale di
(Questo è uno degli elementi più importanti quan- Rilevanza (15 item) e Giudizio (15 item) separa-
do valuto ciò che è giusto e ciò che è sbagliato)”. tamente.
Per la seconda parte (Giudizio) la scala di risposta La bontà dell’adattamento ai dati dei modelli
prevedeva nuovamente 6 punti ma il significato di analisi fattoriale confermativa è stata valutata
era il seguente: 0 = “Fortemente in disaccordo”; 1 prendendo in considerazione 2, 2/df , ossia il
= “Moderatamente in disaccordo”; 2 = “Lieve- rapporto tra 2 e gradi di libertà del modello (df),
mente in disaccordo”; 3 = “Lievemente in RMSEA, intervallo di confidenza al 90% per
accordo”; 4 = “Moderatamente in accordo”; 5 = RMSEA (90% C.I.), CFI, ed SRMR. Convenzio-
“Fortemente in accordo”. nalmente si ritiene il 2 soddisfacente quando è
Al fine di garantire al tempo stesso una ade- non significativo, anche se il suo valore è sensibi-
guata diffusione dello strumento e un certo grado le alla numerosità campionaria. Il rapporto 2/df è
di controllo sulla tipologia di rispondenti, il reclu- soddisfacente se compreso tra 2 a 3; molto buono
tamento dei partecipanti è avvenuto in tre modi: i) se compreso tra 0 e 2. Per RMSEA e SRMR sono
una e-mail contenente il link al questionario onli- accettabili valori tra .05 e .08, ed eccellenti quelli
ne è stata inviata a studenti frequentanti il corso di inferiori a .05; tuttavia, possono essere considerati
laurea magistrale in Psicologia Sociale, del Lavo- sufficienti valori al di sotto di .10. Inoltre, per po-
ro e della Comunicazione presso l’Università di ter ragionevolmente concludere che l’adattamento
Padova e, grazie alla collaborazione di alcuni col- del modello nella popolazione sia accettabile, il
leghi, agli studenti frequentanti le Facoltà di limite inferiore dell’intervallo di confidenza al
Psicologia e Scienze della Formazione nelle Uni- 10% per RMSEA non dovrebbe essere superiore e
versità di Aosta, Catania, Milano-Bicocca, Roma .05, né quello superiore maggiore di .08. Infine,
“La Sapienza”. Tutti i potenziali partecipanti era- un valore di CFI maggiore o uguale a .95 è molto
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soddisfacente, anche se un valore maggiore di .90 so considerando separatamente i 15 item di Rile-


è ritenuto accettabile (Schermelleh-Engel, Moo- vanza ed i 15 item di Giudizio (in questo caso, la
sbrugger e Müller, 2003). Le differenze di genere percentuale di varianza totale spiegata dalla solu-
sono state esaminate tramite analisi della varianza zione a due fattori correlati è stata,
multivariata. rispettivamente, pari al 39.3% e al 29.5%). I risul-
tati sono presentati in Tabella 1, dove, per una
Risultati maggior facilità di lettura, le saturazioni fattoriali
sono state raggruppate anche sulla base dei cinque
Dall’analisi fattoriale esplorativa condotta sulla grandi fondamenti morali ipotizzati.
matrice di correlazione tra i 30 item dell’MFQ Innanzitutto, si può osservare come le satura-
(criterio di estrazione autovalore > 1) sono emersi zioni siano per larga parte di entità modesta e, in
sei fattori che, complessivamente, spiegavano il alcuni casi (9 su 30) inferiori a |.30|, valore gene-
53% della varianza totale. Lo studio della soluzio- ralmente preso a riferimento per valutare la
ne fattoriale e dello scree test di Cattell hanno rilevanza di una saturazione. In tutte e tre le anali-
suggerito di ripetere l’analisi imponendo si gli item saturi del primo fattore (o che su questo
l’estrazione di due soli fattori, una strada analoga presentano comunque la saturazione più elevata)
a quella percorsa dagli Autori della scala. La per- sono quelli relativi ai fondamenti Individualizzan-
centuale di varianza totale spiegata scende al ti.
27.6%. Lo stesso iter è stato replicato con succes-

Tabella 1. Saturazioni fattoriali dall’analisi fattoriale esplorativa dell’MFQ.

Analisi condotta su Analisi condotta sulla Analisi condotta sulla scala


tutti gli item scala di Rilevanza di Giudizio

Fattore Fattore Fattore Fattore Fattore Fattore


Scala di Rilevanza
1 2 1 2 1 2
Harm
Emotionally -.04 .47 -.03 .47
Weak .07 .49 .08 .45
Cruel -.03 .68 -.00 .67
Fairness
Unfairly -.03 .48 -.02 .49
Treated -.07 .46 -.03 .46
Rights -.14 .48 -.11 .49
Ingroup
Loyalty .21 .44 .24 .42
Betray .32 .26 .38 .20
Lovecountry .59 .09 .63 -.04
Authority
Traditions .50 .06 .54 -.04
Respect 63 .09 .71 -.06
Chaos .38 .21 .45 .12
Purity
Disgusting .27 .46 .30 .42
Decency .63 .17 .69 .03
God .56 -.01 .50 -.07

Scala di Giudizio
Harm
Animal .03 .19 .01 .25
Kill .14 .22 .13 .30

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Compassion .07 .29 .08 .38


Fairness
Justice -.02 .30 -.02 .30
Fairly -.07 .25 -.05 .25
Rich -.01 .25 -.02 .45
Ingroup
Team .17 .06 .17 .10
History .54 -.15 .53 -.00
Family .48 -.04 .54 .04
Authority
Sexroles .22 -.07 .27 -.15
Soldier .51 -.25 .56 -.29
Kidrespect .56 -.06 .54 -.02
Purity
Harmlessdg .49 .14 .50 .25
Unnatural .53 -.06 .51 .04
Chastity .47 -.01 .43 .12
Nota. Per ogni item la saturazione più elevata è in grassetto.

Costituiscono una eccezione gli item Loyalty A) due fattori correlati, corrispondenti alle di-
(I) e Disgusting (P) della scala di Rilevanza, che mensioni morali Individualizzanti o Vincolanti;
presentano una saturazione più elevata sul secon- B) cinque fattori correlati corrispondenti ai
do fattore. Di quest’ultimo, invece, sono saturi cinque distinti fondamenti della morale proposti
tutti gli item che rimandano ai fondamenti Vinco- da Graham et al. (2009);
lanti. La correlazione tra i fattori è pari a .17 C) modello gerarchico (due fattori di secondo
quando l’analisi è eseguita sui 30 item dell’MFQ ordine, Individualizzanti e Vincolanti, e cinque
(modello completo), a .31 quando è considerata la fattori di primo ordine rappresentativi dei fattori
scala di Rilevanza, a .11 per la scala di Giudizio. di ordine superiore: H e F di Individualizzanti; I,
Abbiamo quindi proseguito le verifiche testan- A, P di Vincolanti). I risultati sono riassunti nelle
do l’adattamento ai dati di tre modelli fattoriali, Tabelle 2 e 3, dove sono riportati anche i coeffi-
così definiti: cienti alpha di Cronbach.

Tabella 2. Indici di adattamento ai dati dei modelli ipotizzati ed attendibilità per l’MFQ com-
pleto.
RMSEA
Modelli (n = 615) χ2(df) χ2/df RMSEA CFI SRMR Alpha
90% C.I.
A) Due fattori correlati
1 = H – F (12 item) 1731.60 1 = .69
4.286 .073 .070 – .077 .85 .073
2 = I – A – P (18 item) (404)§ 2 = .83
B) Cinque fattori correlati
1 = H (6 item) 1 = .56
2 = F (6 item) 2 = .51
1629.21
3 = I (6 item) 4.124 .071 .068 – .075 .86 .070 3 = .62
(395)§
4 = A (6 item) 4 = .62
5 = P (6 item) 5 = .72
C) Modello gerarchico
1 = Individualizing (H, F) 1668.06
4.181 .072 .068 – .076 .86 .071
2 = Binding (I, A, P) (399)§
Nota. § p  .000. H = Harm/care, F = Fairness/reciprocity; I = Ingroup/loyalty; A = Authority/respect; P =
Purity/sanctity.

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Tenendo in considerazione la globalità dei ri- Quando gli item di Giudizio sono studiati sepa-
sultati ottenuti ci sembra di poter concludere che ratamente da quelli di Rilevanza l’adattamento dei
l’adattamento ai dati dei tre modelli sia comples- modelli ai dati è relativamente migliore.
sivamente sufficiente, anche se non privo delle L’attendibilità delle misure è discreta nel caso del
debolezze già notate dagli autori americani. Nei modello a due fattori mentre è appena sufficiente
modelli gerarchici, la correlazione tra i fattori di nel caso dei cinque fattori. Le scale di Giudizio
secondo ordine è 12 = .24 (p < .001) quando vie- dimostrano particolari criticità in termini di atten-
ne considerato l’MFQ completo; è invece pari a dibilità.
.37 (p < .001) per gli item della scala di Rilevanza
e .16 (ns) per gli item della scala di Giudizio.

Tabella 3. Indici di adattamento ai dati dei modelli ipotizzati per le sottoscale di Rilevanza e
Giudizio ed attendibilità.

Modelli 2(df) 2/df RMSEA RMSEA 90% C.I. CFI SRMR Alpha
Scala di Rilevanza
A) Due fattori correlati
1 = H – F (6 item) 1 = .69
565.91 (89) § 6.356 .095 .086 – .10 .87 .075
2 = I – A – P (9 item) 2 = .78
B) Cinque fattori correlati
1 = H (3 item) 1 = .58
2 = F (3 item) 2 = .50
§
3 = I (3 item) 524.32 (80) 6.554 .095 .087 – .10 .88 .069 3 = .58
4 = A (3 item) 4 = .57
5 = P (3 item) 5 = .55

C) Modello gerarchico 567.36 (84) § 6.754 .097 .089 – .10 .87 .074

Scala di Giudizio
A) Due fattori correlati
1 = H – F (6 item) 1 = .42
295.83 (89)§ 3.324 .063 .055 – .070 .84 .059
2 = I – A – P (9 item) 2 = .69
B) Cinque fattori correlati
1 = H (3 item) 1 = .24
2 = F (3 item) 2 = .32
§
3 = I (3 item) 245.94 (80) 3.074 .058 .050 – .066 .88 .051 3 = .43
4 = A (3 item) 4 = .42
5 = P (3 item) 5 = .54

C) Modello gerarchico 266.08 (84)§ 3.168 .059 .051 – .068 .86 .056

Nota. § p  .000.

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Tabella 4. Statistiche descrittive, differenza dal punto centrale della scala di risposta e
intercorrelazioni nei modelli a due (A) e cinque fattori (B).

Modello Fattori Media DS 2

A 1. Harm-Fairness 3.90 § 0.46 .20*

2. Ingrop-Authority-Purity 2.76 § 0.64

Modello Fattori Media DS 2 3 4 5


§
B 1. Harm 3.79 0.60 .48* .24* .08 .28*
§
2. Fairness 4.00 0.46 .11* -.02 .11*
§
3. Ingroup 3.07 0.69 .55* .54*
4. Authority 2.68 § 0.73 .60*
5. Purity 2.54 0.87
§
Nota. differenza dal punto centrale della scala di risposta (2.5), p < .0001; * p < .001.

In Tabella 4 sono presentate le statistiche de- p < .0001, p = .08. L’analisi degli effetti univa-
scrittive, la differenza dal punto centrale teorico riati ha messo in luce differenze significative per
della scala di risposta (2.5) e le correlazioni biva- entrambi i fattori: Individualizzanti = F(1, 534) =
riate di Pearson tra i fattori per le soluzioni a due 16.94, p < .0001, p = .03; Vincolanti = F(1, 534)
(A) e cinque fattori latenti (B). = 12.47, p < .0001, p = .02. Il gruppo femminile
Tra le dimensioni Individualizzanti e Vinco- è caratterizzato da punteggi più elevati del gruppo
lanti sussiste una debole correlazione positiva. I maschile: MD 3.96 (SD = 0.47) vs. MU 3.77 (SD =
cinque fattori sono invece per lo più positivamen- 0.50) e MD 2.83 (SD = 0.68) vs. MU 2.60 (SD =
te correlati tra loro, ad eccezione della dimensione 0.68).
Authority che risultata linearmente indipendente Per il modello a 5 fattori latenti (H, F, I, A e
da Harm e Fairness. Il legame più forte si osser- P), l’effetto multivariato del genere è risultato si-
va, da una parte, tra Harm e Fairness e, dall’altra, gnificativo, F(5, 528) = 9.16, p < .0001, p = .08.
tra Ingroup, Authority e Purity. A margine ripor- Le differenze univariate significative riguardano
tiamo che, in relazione all’età dei rispondenti, si è esclusivamente i fattori Harm, F(1, 534) = 24.40,
osservata una debole correlazione positiva col p < .0001, p = .04; Authority, F(1, 534) = 13.08,
punteggio della dimensione Individualizzanti: r = p < .0001, p = .02; Purity, F(1, 534) = 16.72, p <
.10 (p < .02). In particolare, l’età è risultata de-
.0001, p = .03. Sono sempre le donne ad avere i
bolmente correlata col punteggio delle dimensioni
punteggi più elevati: Harm, MD 3.88 (SD = 0.61)
Harm (r = .14, p < .002) e Ingroup (r = .11, p <
vs. MU 3.58 (SD = 0.67); Authority, MD 2.76 (SD
.009).
= 0.75) vs. MU 2.49 (SD = 0.81); Purity, MD 2.64
Le differenze di genere sui punteggi compositi
(SD = 0.90) vs. MU 2.28 (SD = 0.95).
derivabili dai modelli sostenuti dall’analisi fatto-
riale confermativa (due fattori, cinque fattori),
Considerazioni conclusive
sono state testate tramite due modelli di analisi
della varianza multivariata con un fattore between
In questo studio abbiamo inteso presentare la
a due livelli (genere).
prima traduzione italiana del Questionario dei
Considerando due fattori latenti (Individualiz-
Fondamenti Morali (Graham, Haidt e Nosek,
zanti e Vincolanti) l’effetto multivariato del
2008) unitamente ai risultati ottenuti dalla sua
genere è risultato significativo, F(2, 531) = 12.45,
somministrazione online.
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La rilevanza insita nello sviluppo della versio- impiegare tutti e 30 gli item del questionario, sen-
ne italiana di questo strumento risiede nell’ampio za indulgere nella distinzione tra scale di Rilevan-
background teorico di riferimento (Graham et al., Rilevanza e di Giudizio.
in press; Haidt e Graham, 2007; Haidt e Joseph, I limiti riscontrati richiedono ulteriori indagini
2004), nei promettenti sviluppi empirici prima di giungere a conclusioni definitive sulla
all’interno degli studi sulla morale (Graham e versione italiana del Questionario dei Fondamenti
Haidt, 2010; Haidt e Joseph, 2007) e nella possibi- Morali. Le debolezze potrebbero essere legate alla
lità di indagare le relazioni che legano complessità del compito, soprattutto per quanto
orientamento morale individuale e altre variabili riguarda gli item di Rilevanza. D’altro canto la
di interesse, in particolare l’orientamento politico scala di Giudizio potrebbe aver risentito della
individuale (Hirsh et al., 2010; Graham, Haidt e formulazione delle istruzioni che, come hanno se-
Nosek, 2009), in contesti cross-nazionali e cross- gnalato alcuni rispondenti, non sempre è risultata
culturali. Lo strumento si propone di indagare chiara.
quanto i cinque fondamenti (Harm-care, Fair- Un’ulteriore limitazione riguarda sia la modali-
ness/reciprocity, Ingroup-loyalty, Authority- tà di reclutamento dei partecipanti, sia il tipo di
respect, Purity-sanctity) siano considerati rilevanti somministrazione utilizzato. La diffusione di
sul piano morale (scala di Rilevanza) e siano uti- Internet ha reso le web survey uno strumento di
lizzati per formulare giudizi e valutazioni morali ricerca sempre più diffuso; i principali vantaggi
(scala di Giudizio). A loro volta, i cinque fonda- risiedono (a) nella possibilità di accedere ad ampi
menti possano essere ricondotti a due grandi campioni di rispondenti, con caratteristiche più
insiemi, i fondamenti Individualizzanti e quelli varie rispetto ai soli studenti universitari, (b)
Vincolanti. nell'automazione nelle fasi di raccolta e inseri-
Le soluzioni delle analisi fattoriali esplorative mento dei dati, (c) nel contenimento dei costi e (d)
e confermative suggeriscono di ritenere sia il mo- nella sostanziale comparabilità, per quanto con-
dello che prevede due fattori correlati, sia il cerne le caratteristiche psicometriche, tra versioni
modello a cinque fattori correlati. I risultati mo- Web e cartacee di questionari di personalità e si-
strano luci ed ombre soprattutto quando si mili (Buchanan e Smith, 1999; Cronk e West,
considerano separatamente le due scale di Rile- 2002). La somministrazione via Web si è poi mo-
vanza e Giudizio. La soluzione fattoriale strata particolarmente interessante per quanto
raggiunta non è completamente soddisfacente riguarda la possibilità di raccogliere dati meno in-
qualora si prendano in considerazione i soli item fluenzati da fenomeni quali desiderabilità sociale
di Rilevanza, mentre l’attendibilità delle cinque e condiscendenza verso il ricercatore (Evans et al.,
dimensioni è scarsa soprattutto per quanto riguar- 2003). Tuttavia, ulteriori indagini sono necessarie
da la scala di Giudizio. Sottolineiamo tuttavia che per valutare alcuni rischi delle web survey, quali:
i risultati ottenuti ed i problemi emersi in questo scarso controllo sul contesto di compilazione del
primo studio trovano corrispondenza con quelli questionario, effetti di polarizzazione nelle rispo-
della validazione statunitense (Graham et al., in ste, defezione dei rispondenti e a fenomeni di
press). Gli autori, inoltre, sostengono che eventua- auto-selezione (ad esempio, sulla base della di-
li valori bassi dell’alpha di Cronbach possano sponibilità di accesso ad Internet, della
essere dovuti alla formulazione e alla selezione dimestichezza con l’uso del PC, ecc.).
degli item: è stato infatti deciso di coprire un am- In conclusione, in questa prima indagine ci
pio spettro di situazioni moralmente rilevanti siamo limitati a proporre la versione italiana
utilizzando un numero molto ridotto di item. Infi- dell’MFQ, senza effettuare cambiamenti nello
ne, laddove si prendano in considerazione strumento (ad esempio, senza introdurre o elimi-
congiuntamente entrambe le scale di Giudizio e nare item). Tuttavia, vista la rilevanza della teoria
Rilevanza, i valori di attendibilità appaiono ai li- di riferimento e le sue aspirazioni universaliste,
miti della sufficienza. ulteriori studi dovranno necessariamente collocar-
Per riassumere, riteniamo che il modello che la nel dibattito che, anche in Italia, coinvolge da
prevede due fattori (Fondamenti Individualizzanti tempo la definizione e il contenuto dei termini
e Vincolanti) mostri una struttura più stabile ed ‘morale’ e ‘moralità’, ed inoltre verificare non so-
affidabile. Tuttavia, il modello che prevede cinque lo la comprensione ma anche il significato assunto
fattori correlati è, a nostro avviso, da preferire no- dagli item del MFQ nel contesto socio-culturale
nostante i limiti riscontrati, soprattutto per la sua italiano.
maggior raffinatezza teorica e per le maggiori po-
tenzialità applicative. In ogni caso, suggeriamo di
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RINGRAZIAMENTI justice: Conservatives have moral intuitions that


liberals may not recognize. Social Justice Research,
Gli autori esprimono la loro riconoscenza al 20, 98-116.
dott. Simone Fluperi per il supporto tecnico nella Haidt, J., Graham, J. (2009). Planet of the
durkheimians, where community, authority, and
realizzazione del questionario on-line e alla
sacredness are foundations of morality. In Jost, J.T.,
Prof.ssa Anna Maria Manganelli per i consigli e i Kay, A.C., Thorisdottir, H., editors. Social and
suggerimenti forniti durante la stesura del mano- psychological bases of ideology and system
scritto. Infine, il contributo dei tre autori è da justification. Oxford: Oxford University Press, 371-
considerarsi del tutto equivalente. 401.
Haidt, J., Joseph, C. (2004). Intuitive ethics: How
Riferimenti bibliografici Innately prepared intuitions generate culturally
variable virtues. Daedalus, 133, 55-66.
Bobbio, A., Fochesato, M., Manganelli Rattazzi, A. M., Haidt, J., Joseph, C. (2007). The moral mind: How 5
& Crivellari, F. (2005). La scala di controllo sets of innate intuitions guide the development of
sociopolitico di Zimmerman e Zahniser (SPCS, many culture-specific virtues, and perhaps even
1991). Un contributo all’adattamento italiano con modules. In Carruthers, P., Laurence, S., Stich, S.,
metodi carta e matita e Web-based. TPM – Testing editors. The innate mind Vol. 3. New York: Oxford
Psicometria Metodologia, 12, 61-82. University Press, 367-391.
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psychological research: Personality testing the (2010). Compassionate Liberals and Polite
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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

Appendice

Versione italiana del Moral Foundation Questionnaire

Scala di Rilevanza
Introduzione “Quando devi decidere se una cosa è giusta o sbagliata, quanto sono rilevanti
per te le seguenti considerazioni? Ti preghiamo di valutare ciascuna
affermazione utilizzando la seguente scala di risposta:”
Harm
Emotionally * “Se qualcuno ha sofferto emotivamente oppure no.”
Weak * “Se qualcuno si è preso cura di una persona debole o vulnerabile oppure no.”
Cruel “Se qualcuno è stato crudele oppure no.”
Fairness
Unfairly * “Se qualcuno ha agito in modo ingiusto oppure no.”
Treated * “Se alcune persone sono state trattate in modo differente da altre oppure no.”
Rights “Se a qualcuno sono stati negati i propri diritti oppure no.”
Ingroup
Loyalty “Se qualcuno ha dimostrato mancanza di lealtà oppure no.”
Betray * “Se qualcuno ha fatto qualcosa per tradire il proprio gruppo oppure no.”
Lovecountry * “Se gli atti compiuti hanno mostrato amore per il proprio Paese oppure no.”
Authority
Traditions * “Se qualcuno si è adeguato alle tradizioni della società oppure no.”
Respect * “Se qualcuno ha mostrato una mancanza di rispetto per l’autorità oppure no.”
Chaos “Se un’azione ha causato caos o disordine oppure no.”
Purity
Disgusting * “Se qualcuno ha fatto qualcosa di ripugnante oppure no.”
Decency * “Se qualcuno ha violato le norme di purezza e decenza oppure no.”
God “Se qualcuno ha agito in un modo che Dio approverebbe oppure no.”
Item Filler
Math “Se qualcuno è stato bravo in matematica oppure no.”

(segue)

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Scala di Giudizio
Introduzione “Per favore leggi le seguenti affermazioni ed indica il tuo grado di accordo o
disaccordo:”
Harm
Animal * “Una delle peggiori cose che una persona potrebbe fare è far del male ad un
animale indifeso.”
Kill “Non può mai essere giusto uccidere un essere umano.”
Compassion * “La compassione per coloro che soffrono è la virtù più importante.”
Fairness
Justice * “La giustizia è il requisito più importante per una società.”
Fairly * “Quando il legislatore fa le leggi, il principio fondamentale dovrebbe essere
quello di assicurare che tutti vengano trattati in modo equo.”
Rich “Penso che sia moralmente sbagliato che i figli dei ricchi ereditino molti soldi
mentre i figli dei poveri non ereditano nulla.”
Ingroup
Team “E’ più importante fare gioco di squadra piuttosto che esprimere se stessi
individualmente.”
History * “Sono orgoglioso della storia del mio Paese.”
Family * “Le persone dovrebbero essere leali verso i membri della propria famiglia,
anche se questi hanno fatto qualcosa di sbagliato.”
Authority
Sexroles * “Uomini e donne hanno ciascuno ruoli diversi nella società.”
Soldier “Se fossi un soldato e non fossi d’accordo con gli ordini del mio comandante,
obbedirei comunque poiché è mio dovere farlo.”
Kidrespect * “Il rispetto per l’autorità è una cosa che tutti i bambini devono imparare.”
Purity
Harmlessdg * “Le persone non dovrebbero fare cose ripugnanti, anche se nessuno ne viene
danneggiato.”
Unnatural * “Definirei alcune azioni come sbagliate sulla base del fatto che sono
innaturali.”
Chastity “La castità è una virtù importante e di valore.”
Item Filler
Good “E’ meglio fare del bene che fare del male.”
Nota. * item che costituiscono la versione breve.

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I confini della mente: Verso una nuova ontologia per la


psicologia?
Riccardo MANZOTTI*, Paolo MODERATO**

RIASSUNTO - Per molto tempo la psicologia (umana) si è concentrata sugli aspetti pratico-
metodologici rinviando il confronto con l’ontologia del proprio oggetto di studio: la mente. I recenti
sviluppi nelle neuroscienze incoraggiano a riconsiderare i fondamenti ontologici dei processi mentali
in termini di processi neurali. Sorprendentemente, però, questa apertura incoraggia l’esame anche di
altre opzioni che, pur rimanendo nell’ambito fisico¬ ed empirico, non si limitano all’attività neurale.
Poiché tali opzioni non sono neutrali rispetto all’attività e alla ricerca psicologica, in questo articolo,
passiamo in rassegna il panorama ontologico a disposizione. In particolare considereremo la
contrapposizione tra ipotesi internaliste e ipotesi esternaliste.

Una apparente e lunga rimozione primi del secolo scorso (James 1885; James 1904;
La gente di immaginazione fervida si propo-
James 1904; Watson 1930; Skinner 1953).
ne simili indovinelli, che si sciolgono in un Come ha scritto Thomas Natsoulas nel 1998
modo curioso, e cioè dimenticandoli. «Il ritorno epocale della psicologia alla coscienza
Musil 1952, p. 6 in quanto oggetto legittimo di ricerca scientifica
[…] implica che gli psicologi debbano cercare di
Scorrendo la letteratura psicologica degli ulti- affrontare un insieme di vecchi e nuovi problemi
mi trenta/cinquant’anni si ha l’impressione che sia teorici e concettuali […] Tra questi, gli psicologi
la ricerca sia la pratica psicologiche evitino di devono affrontare quello fondamentale
confrontarsi con alcune questioni fondamentali dell’ontologia degli stati, eventi e processi mentali
circa la natura della mente sentendosi «più che fe- » (Natsoulas 2005, p. 123). In sintesi, proviamo a
lici di lasciare tali questioni a studiosi con definire provvisoriamente l’ontologia come il ten-
maggiori inclinazioni filosofiche» (Arkin 1998, p. tativo di definire la realtà in modo indipendente
427) – i filosofi, si sa, sono persone di «immagi- dalla sua osservazione. Si tratta di una definizione
nazione fervida». D’altronde la psicologia nasce che potrebbe rivelarsi autoconfutante, ma che ri-
contestualmente al fallimento teniamo sia provvisoriamente necessaria nel
dell’introspezionismo di matrice dualista. Inoltre momento in cui la psicologia cerca i propri fon-
trae ispirazione dalle posizioni anti-metafisiche damenti volendo evitare circolarità. Per molto
suggerite da alcuni lavori di William James1 e dal- tempo, molte correnti psicologiche non hanno af-
la grande scuola comportamentista americana dei frontato il problema delle proprie radici a
differenza di altre discipline: «le scienze compor-
tamentali non sono unificate e persino la parola
“scienza” non ha un significato assoluto nelle
1
In realtà gli ultimi lavori di William James hanno scienze del comportamento» (Reese 1994, p. 1)
tentato una profonda revisione ontologico- Il sospetto (giustificato) circa le ontologie dua-
metafisica sia della mente che della realtà nel suo liste della mente ha fatto sì che, in molti casi, la
complesso, anticipando in larga misura lavori psicologia non si sia interrogata sulle proprie radi-
successivi di Bertrand Russell (James, W. (1904), ci preferendo piuttosto dedicarsi alla pratica e
«A World of Pure Experience» in The Journal of
all’analisi della metodologia sperimentale. Questa
Philosophy, Psychology and Scientific Methods, 1:
533-543; James, W. (1905), «The Thing and Its scelta ha permesso alla psicologia di raccogliere
Relations» in The Journal of Philosophy, una grande quantità di dati e di allearsi con altre
Psychology and Scientific Methods, 2: 29-41; discipline in modo da ottenere un solida fondazio-
James, W. (1908), A Pluralistic Universe, The ne quantitativa. Dal funzionalismo all’intelligenza
University of Nebraska Press; Russell, B. (1924), artificiale, dalle scienze cognitive alle teorie
The Analysis of Mind. London, G. Allen & dell’informazione, la psicologia ha trovato validi
Unwin.).
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alleati che hanno reso meno urgente la compren- do uso di una frequente analogia fisica, possiamo
sione della natura del suo oggetto di studio: la rifarci al paradigma classico della temperatura
mente. Alcuni autori hanno addirittura suggerito spiegata in termini di movimento (ovvero qualco-
motivazioni antropologiche e autobiografiche in sa che non è temperatura). Ogni affermazione sul
questa insistita scotomizzazione concettuale mentale che assuma qualche riferimento diretto
(Searle 1992; Baars 2003): la psicologia, «scienza alla mente e alle sue declinazioni è pertanto affetta
della mente», ha rimandato la domanda circa il da circolarità e non costituisce una spiegazione
problema della natura della mente e dei suoi com- soddisfacente. Abbiamo evitato di parlare qui di
ponenti. «riduzionismo» o di «naturalizzazione» della
Nel corso del Novecento, la comunità scienti- mente per due motivi. Primo, il riduzionismo è, a
fica ha riservato alla filosofia della mente volte, colpevole di una certa frettolosa ingenuità.
l’ingrato compito di definire un’ontologia in equi- Spesso si definisce a priori il dominio ontologico
librio tra gli estremi del dualismo, a cui un certo fenomeno deve essere definito e poi
scientificamente poco difendibile, e si tenta, a tutti i costi, di effettuare la riduzione: un
l’eliminativismo, fenomenologicamente povero. modo di procedere che spesso non porta alcun
La psicologia, in larga misura, ha fatto finta di frutto. Secondo, è facile pensare aver di ridotto la
non sapere e ha trovato nella tradizione analitica, mente a qualcosa di non mentale solo perché ap-
iniziata dal secondo Wittgenstein, una giustifica- parentemente non si fa alcun riferimento al
zione. La rinuncia a ogni pretesa ontologica mentale. Per esempio, l’idea di ridurre la mente al
suggerisce alla filosofia un ruolo terapeutico e ben comportamento potrebbe portare una circolarità.
si accompagna a una psicologia non ontologica, Sia il riduzionismo sia i tentativi di naturalizza-
ma metodologica. Lo studio dell’ontologia della zione sono stati a volte ingenui e a volte
mente esce così dagli obiettivi propri di quella di- apparenti.
sciplina, la psicologia, che avrebbe dovuto averlo Ma la mente è rimasta dentro la pratica scienti-
al suo centro. Così come i filosofi analitici si sono fica, filosofica e filosofica come una «bomba a
concentrati sulla pratica linguistica tralasciando la orologeria ticchettante» (Haugeland 1985: 247) in
natura del linguaggio, così gli psicologi hanno af- attesa di esplodere. E tuttavia questa diffidenza
finato la pratica psicologica tralasciando la natura per i fondamenti rimane parte dell’atteggiamento
della mente. culturale sia in psicologia che nelle scienze cogni-
Un classico esempio di questa strana attitudine tive. Ancora nel 2000, John Taylor mette in
epistemica è stata, da un lato la cosiddetta «folk guardia dal considerare il problema della mente in
psychology» e dall’altro la TOM o «Theory of quanto «coloro che se ne lasciano sedurre, inizia-
Mind». La «folk psychology» ha suggerito che no una traiettoria perniciosa che altri, che ben si
l’ontologia della mente non fosse altro che un re- guardano dall’avvicinarsi a tale trappola, inutil-
siduo di concezioni superate (Churchland 1989). mente avvertono essere una scelta di nessun
La TOM invece ha considerato la mente in una interesse scientifico. Chi si lascia attirare dal buco
prospettiva completamente esterna concentrandosi nero della mente sente i richiami dei colleghi, ma
sulle attribuzioni di stati mentali e non sulla loro non può più sottrarsi all’attrazione fatale» (Taylor
reale esistenza: in un certo senso trasformando in 2000). In un recente lavoro, non a caso ispirato
progetto di ricerca l’intuizione circa gli atteggia- dall’opera di Ludwig Wittgenstein, Murray Sha-
menti intenzionali di Daniel Dennett (Dennett nahan invita a rifuggire dall’«errore – per quanto
1987). A questo proposito, è stato ripetutamente comprensibile – di indulgere in considerazioni
sottolineato il rapporto cruciale tra categorie del metafisiche» (Shanahan 2010, p. 23) e a «evitare
senso comune e modelli scientifici (Whitehead di farsi tentare da dottrine filosofiche» (Shanahan
1925; Reese 1994): la nostra capacità di proporre 2010, p. 58). La salvezza metodologica consiste
una base ontologica per fenomeni ancora ignoti è nella «pratica quotidiana della ricerca scientifica,
spesso limitata a una estensione della nostra espe- nel confronto dei risultati e nel consenso della
rienza quotidiana. Per esempio, il meccanicismo è comunità di riferimento» (Shanahan 2010, p. 91).
una caricatura delle macchine sei-settecentesche; In molte discipline si è diffusa la convinzione che
il computazionalismo è una proiezione degli ela- non sia possibile fornire un’ontologia della mente
boratori elettronici di metà Novecento. a causa del rischio di cadere in un dualismo scien-
Il tentativo di individuare una ontologia della tificamente inaccettabile.
mente è qui inteso come il tentativo di spiegare la Storicamente, tale atteggiamento anti-
mente con qualcosa che mente non è. Si tratta del metafisico si traduce in precise regole metodolo-
classico approccio scientifico ai problemi. Facen- giche che consentono di procedere nella

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sperimentazione psicologica in assenza di un so- cinematica delle particelle, quella del peso alla
strato ontologico di riferimento. Non a caso uno curvatura dello spazio-tempo (forse) e quella
studioso di percezione quale Walter Gerbino ha dell’elettricità al movimento di certe particelle de-
scritto che «[l’impenetrabilità all’indagine empiri- scritte dalla meccanica quantistica. A quale
ca] non investe però il versante relazionale della fenomeno fisico corrisponde, per esempio, una
percezione, il quale costituisce l’autentico oggetto sensazione di rosso? O un pensiero dotato di con-
d’indagine delle discipline scientifiche che studia- tenuto semantico? In ambito psicologico, queste
no l’esperienza diretta» (Gerbino 1983, p. 15). Per ultime domande erano rimandate forse a causa di
molti anni, la psicologia ha reputato di trovarsi di una prudenza eccessiva. Finora la psicologia si è
fronte al cosiddetto «fossato Galileiano» che le mossa compiendo esperimenti ed elaborando mo-
precludeva ogni progresso empirico nella direzio- delli quantitativi; non diversamente da quanto
ne dei propri fondamenti. Tale fossato faceva Galileo prima che si comprendesse la natu-
empiricamente impenetrabile e insuperabile ha vi- ra dell’attrazione gravitazionale.
sto aprirsi uno spiraglio negli ultimi anni proprio A questo proposito, David Chalmers ha osser-
grazie a un mutato atteggiamento nelle scienze vato che «A volte si ha quasi l’impressione che la
forti quali le neuroscienze (Crick 1994; Atkinson, ricerca psicologica voglia “tornare alla coscien-
Thomas et al. 2000; Rees, Kreiman et al. 2002; za”. […] Per lo più, tuttavia, la coscienza
Changeux 2004; Koch 2004; Miller 2005) e fenomenica rimane ignorata. Forse comprensibil-
l’intelligenza artificiale (Holland 2003; Clowes, mente. Mentre è facile intuire come i metodi di
Torrance et al. 2007; Manzotti 2008; Chella e ricerca della psicologia possano affrontare varie
Manzotti 2009). forme di consapevolezza, non è affatto facile capi-
re come potrebbero trattare la coscienza»
Un inaspettato cambio di fronte (Chalmers 1996, p. 31). La psicologia ha sdoppia-
to il linguaggio sul mentale, elaborando una
I sospetti anti-metafisici del secolo scorso era- descrizione psicologica neutra per ogni nozione
no giustificati dalla mancanza di basi empiriche mentale. Un esempio è costituito dalla contrappo-
esibita da molti modelli della mente frutto di un sizione tra consapevolezza e coscienza
contesto puramente filosofico. Tuttavia, tale situa- (awareness vs. consciousness).
zione ha fatto sì che si confondesse una metafisica Negli ultimi venti-trent’anni, si è assistito a
priva di sostegno sperimentale con la ricerca dei una rivoluzione forse sovrastimata nelle sue effet-
fondamenti ontologici delle discipline della men- tive potenzialità esplicative (Legrenzi e Umiltà
te. In altri termini, se è poco scientifico basare una 2009): si sono sviluppate tecniche in grado di mi-
teoria della mente su considerazioni puramente surare l’attività neurale in soggetti umani in stato
metafisiche, non è per questo il caso di bollare di di veglia vigile. Per la prima volta si sono potuti
metafisicismo ogni tentativo di comprendere la misurare e quindi osservare (ma solo molto gros-
natura fisica della mente. solanamente) i fenomeni fisici corticali e neurali
Consideriamo quanto è avvenuto in altre disci- mentre i soggetti esibivano i comportamenti frutto
pline. Per molto tempo fenomeni quali il calore, il del loro stato mentale. La rivoluzione delle neuro-
peso o l’elettricità erano stati spiegati sulla base di scienze ha suggerito la possibilità di poter
principi che avevano molto poco di empirico. Tut- cortocircuitare l’analisi del comportamento e di
tavia, le discipline corrispondenti avevano poter accedere direttamente ai contenuti mentali.
condotto esperimenti anche in assenza di una Al di là dei suoi effettivi risultati, questo passag-
comprensione precisa dell’ontologia del fenome- gio ha fatto sì che si cominciasse a ragionare in
no in esame. Si erano eseguite misure e prove termini scientifici circa i fondamenti fisici della
riscaldando liquidi e solidi, lanciando gravi e pro- mente (Atkinson, Thomas et al. 2000; Jennings
vocando scariche elettriche. In questo modo si 2000; Crick e Koch 2003; Miller 2005).
erano raccolti dati e affinate metodologie. Paralle- In pochi anni, l’idea di poter osservare diret-
lamente si era continuato a cercare di tamente i processi fisici che producono la mente
comprendere in che cosa consistesse il fenomeno ha affascinato più di un autore conducendo ad af-
in esame (e in molti casi possiamo dire che tale fermazioni che sono tutt’ora in gran parte
ricerca continua tuttora). Analogamente, nel caso empiricamente infondate (Uttal 2001; Bennett e
della mente – e dei fenomeni a essa collegati quali Hacker 2003; Noë e Thompson 2004; Manzotti e
il pensiero, la coscienza, le emozioni – non si ve- Moderato forthcoming). Si sono proposti i corre-
dono motivi a priori per escludere la possibilità lati neurali della coscienza (Jeannerod 1994;
futura di individuare i fenomeni fisici a essa corri- Metzinger 2000; Rees, Kreiman et al. 2002;
spondenti. L’ontologia del calore corrisponde alla Kepecs, Uchida et al. 2008; Tononi e Koch 2008;
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Hohwy 2009), dei sentimenti e delle emozioni non obbligatori. Il comportamento umano è un
(Damasio 1994; Le Doux 1996; Le Doux 1997), termine ampio che comprende, ed esiste, solo in
del pensiero (Kay, Naselaris et al. 2008), delle in- funzione, della relazione con l’ambiente e
tenzioni (Haggard 2002; Haynes, Sakai et al. dell’implementazione fisica sia dei processi co-
2007), delle scelte razionali ed economiche (Shiv, gnitivi sia dei loro effetti. Kantor aveva definito
Bechara et al. 2005; Butler 2008; Wilson, Gaines fin dagli anni 20 tutto ciò intercomportamento, e
et al. 2008), dell’innamoramento (Bartels e Zeki la sua filosofia della scienza intercomportamenti-
2000), dell’esperienza estetica (Zeki 2001; Zeki smo (Kantor 1969; Kantor e Smith 1975) Con una
2002) e di molte altre condizioni e stati mentali. certa libertà si potrebbe riconsiderare la classica
Tuttavia, al di là dei limiti di questa «rivolu- contrapposizione stimolo→azione in termini di
zione neurale», si deve riconoscere un merito a una unità causale funzionale non scomponibile. In
questa fase pioneristica: rileggere in chiave scien- altri termini, un soggetto potrebbe essere identifi-
tifica il problema dei fondamenti fisici della cato con un flusso di concatenazioni causali tra il
coscienza. E qui, fin da subito, sottolineiamo l’uso suo corpo e l’ambiente circostante che, solo a fini
del termine «fisico» rispetto al termine «neurale». esplicativi, sono poi suddivisi in termini di stimo-
Le neuroscienze, infatti, tendono a restringere il li, processi mentali e azioni.
dominio empirico a quello loro proprio: ovvero Il comportamentismo potrebbe così suggerire
l’attività interna al sistema nervoso. Su questa una nuova via sfruttando l’interesse per una base
scelta di campo torneremo nel seguito. Per ora e- fisica suggerito dalle neuroscienze. La base fisica
saminiamo le ricadute positive di questo presa in esame dal comportamentismo sarebbe pe-
cambiamento culturale: per la prima volta dal rò molto più ampia. D’altronde, uno dei classici
tempo di James, si considera seriamente la possi- problemi della psicologia non comportamentista
bilità di individuare i processi fisici correlati con era la necessità di introdurre, in qualche punto
o, addirittura, identici a, i nostri stati mentali. È un della catena causale, qualche principio omuncola-
cambiamento concettuale che rende urgente, an- re in grado di modificare il meccanicismo. Si
che per la psicologia, riappropriarsi della ricerca potrebbe però trattare di un falso problema secon-
sui propri fondamenti. Qual è l’ontologia di un do una prospettiva che qui accenniamo soltanto.
pensiero? Di una sensazione fenomenica? Di Modificando l’estensione del soggetto si può ri-
un’emozione? La psicologia non può più accon- solvere secondo prospettive inaspettate il
tentarsi di misurazioni statistiche, ma deve problema della natura intrinseca o estrinseca dei
contribuire a individuare le proprie radici ontolo- meccanismi che lo muovono. Se estendiamo i
giche: l’origine fisica dalla quale scaturisce la confini del soggetto a comprendere l’intera catena
mente. Finora la psicologia ha indagato, per così causale, viene meno la necessità di cercare al suo
dire, sulla superficie quantitativa e statistica dei interno il suo principio di azione. Il soggetto, in
fenomeni mentali. Le neuroscienze hanno rotto il altri termini, diventa il suo ambiente secondo la
tabù che impediva di scendere in profondità tra il prospettiva funzionale che la sua storia compor-
dominio mentale e il dominio fisico. La soluzione tamentale introduce e sovrappone al corso degli
esclusivamente neurale delle neuroscienze, però, eventi. Ma su questo ritorneremo nel capitolo
non è stata finora completamente convincente. La sull’esternalismo fenomenico radicale.
psicologia potrebbe andare oltre. In positivo, da un punto di vista storico, le neu-
D’altronde nel caso della psicologia di stampo roscienze si propongono di riuscire laddove i
comportamentista, soprattutto quella post skinne- filosofi della mente non avevano avuto successo:
riana di natura contestualista (Gifford e Hayes proporre un piano di ricerca sull’ontologia della
1999) si è preso, da tempo, in considerazione la mente. Come vedremo, però, la proposta specifica
possibilità di un modello molto aperto in cui il di molti neuroscienziati (sintetizzata dallo slogan
dominio mentale era identificato con una parte del «la mente non è altro che ciò che fanno i neuro-
comportamento. Si tratta di un termine molto più ni», Crick 1994)), non è l’unica possibilità. Anzi è
complesso di quanto non appaia (Moderato e proprio in questo spazio teorico e sperimentale
Presti 2008). Da un lato, come si è accennato che la psicologia potrebbe trovare un nuovo terre-
all’inizio, il comportamento umano potrebbe na- no di indagine per superare quel fossato galileiano
scondere una circolarità implicando l’esistenza di che, finora, l’ha imprigionata in un spazio concet-
un soggetto dotato di mente. Dall’altro il compor- tuale piuttosto angusto (Gerbino 2008).
tamento è stato spesso ridotto a concatenazioni
funzionali indipendenti dalla loro concreta im-
plementazione fisica. Tuttavia, si tratta di due esiti

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Quattro criteri di base per muoversi nelle onto- grandi correnti: internalismo ed esternalismo. In-
logie della mente terno ed esterno, in questa sede, si riferiscono
banalmente al confine del sistema nervoso o, al
In questa sezione, la più corposa, proponiamo più, del corpo che lo ospita. Si tratta di due posi-
alcuni criteri di base per classificare le posizioni zioni che, con molte varianti, cercano di trovare la
che si stanno delineando in letteratura (tra neuro- radice dei fenomeni mentali o in fenomeni interni
scienze e scienze cognitive, tra filosofia della o in fenomeni, almeno parzialmente, esterni.
mente e psicologia) circa i fondamenti fisici della Ci sia concessa una breve digressione termino-
mente. I criteri serviranno per definire delle di- logica. Nella letteratura scientifica italiana ci si
mensioni concettuali lungo le quali muoversi in imbatte immancabilmente in problemi etimologici
modo da poter collocare le varie posizioni in uno nel momento in cui si decide di tradurre i termini
spazio omogeneo. Prima di entrare nel merito dei stranieri. Anche in questo caso si è assistito a una
criteri e delle varie posizioni vogliamo però fare biforcazione lessicale: esternalismo vs. esternismo
un doveroso caveat: proprio per riuscire a delinea- e, parallelamente, internismo vs. internalismo. Ri-
re una panoramica il più possibile obiettiva, nel conosciamo subito che, da un punto di vista
seguito eviteremo di identificarci con le varie po- linguistico, la scelta di utilizzare il termine ester-
sizioni. Le prossime sezioni, infatti, non nismo è probabilmente più corretta (Mazzone
esprimono necessariamente le nostre convinzioni 2001). Al contrario, esternalismo è un calco
ma sono una rappresentazione il più possibile ac- dall’inglese. Tuttavia è pur vero che nell’ambito
curata dei vari punti di vista. delle scienze cognitive e delle neuroscienze, forse
Il nostro obiettivo è duplice: da un lato pro- spinti da una meno pronunciata acuità etimologi-
porre una tassonomia dei modelli quale strumento ca, si è fin da subito preferito il termine più vicino
per gli psicologi, d’altro lato descrivere lo stato all’inglese (Paternoster 2001). Per questo motivo,
dell’arte raggiunto in tali tentativi. Sulla base del- e per sottolineare che, nell’ambito della psicologia
la letteratura disponibile, vi sono quattro criteri si tende a cercare una posizione più ampia e gene-
ricorrenti: la localizzazione dei fenomeni mentali rale di quella delineata dalla comunità dei filosofi
(internalismo vs. esternalismo), il tipo di mente del linguaggio soprattutto nel caso del problema
presa in esame (cognitiva o fenomenica), il tipo di del riferimento semantico, e anche poiché la più
contenuto mentale (fenomenico o semantico), parte degli studiosi preferisce il termine ottenuto
l’enfasi sul contenuto o sui veicoli della mente. per calco dall’inglese, in questa sede utilizzeremo,
Questi criteri sono già stati oggetti di numerose seppur a malincuore, i termini esternalismo ed in-
analisi e quindi ci limiteremo a riassumerli per ternalismo.
sommi capi. In questa sede non difenderemo posi- Torniamo al problema della localizzazione.
zioni particolari, ma ci limiteremo a tracciare gli Dato un agente, definito da un corpo in una certa
orizzonti all’interno dei quali si muove il dibattito posizione nello spazio e nel tempo, dove si trova
attuale. la sua mente e da quali processi fisici è costituita?
Localizzazione dei fenomeni mentali. Il primo Può sembrare una domanda fin troppo generale,
criterio è quello che tocca più da vicino il confine ma si deve riconoscere che essa è al centro del di-
tra mentale e fisico richiedendo che si attraversi battito scientifico e filosofico attuale (Wilson
senza indugio il famoso fossato Galileiano. La 2004; Adams e Aizawa 2008; Rupert 2009).
domanda più elementare e ineludibile riguardo Tipo di mente. La mente non ha avuto defini-
ogni fenomeno fisico riguarda proprio la sua loca- zioni univoche: è soltanto una macchina cognitiva
lizzazione. Se la mente è un fenomeno fisico deve per determinare il comportamento dell’individuo
essere localizzabile spazialmente e temporalmen- oppure è un insieme di processi associati a stati
te. Ogni fenomeno fisico è in un certo luogo nello fenomenici qualitativamente esperiti? Si tratta, è
spazio e nel tempo. Se chiedessimo dove si trova evidente, della demarcazione tra mente cognitiva
una certa temperatura, o una certa carica elettrica, e mente fenomenica secondo la definizione pro-
o una certa massa, non avremmo difficoltà a indi- posta da David Chalmers (Chalmers 1996) che,
carlo. Al contrario molti fenomeni mentali per molti aspetti, ricalca quella tra coscienza di
sembrano sfuggire a tale criterio fondamentale. accesso e coscienza fenomenica tracciata da Ned
Nel momento in cui vogliamo considerare seria- Block (Block 1997). A questo proposito, le posi-
mente l’ontologia fisica della mente, non zioni variano a seconda che si reputi che la mente
possiamo sottrarci alla domanda sulla sua localiz- sia identica alla mente cosciente (Manzotti e
zazione. Dove si trovano i pensieri? Le emozioni? Tagliasco 2001), oppure se si ritiene che i due a-
Le sensazioni coscienti? Sulla base della risposta spetti della mente siano trattabili isolatamente (per
a questa domanda, gli autori si sono divisi in due esempio in Chalmers 2008). Secondo Chalmers,
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la mente cognitiva è quell’insieme di moduli e naturalizzazione, dobbiamo essere in grado di tra-


processi capace di generare il comportamento e durre, in termini fisici, tale capacità. Al contrario,
guidare il soggetto nel suo ambiente nel modo, si il contenuto fenomenico caratterizza il fatto che
auspica, più felice possibile. Al contrario, per i molti o tutti gli stati mentali sembrano essere vis-
comportamentisti la mente cognitiva è solo uno suti in prima persona in termini di esperienza
dei fattori che possono influenzare il comporta- fenomenica. Avere un certo pensiero implica, se-
mento. È un tipo di mente che non richiede condo molti autori, non solo il riferimento a un
necessariamente la presenza di sensazioni feno- certo contenuto semantico, ma anche provare
meniche. Il famoso guidatore distratto di David qualcosa, fare esperienza di qualche cosa.
Armstrong non è privo di mente cognitiva: guida, Veicolo e contenuto. L’ultimo criterio riguarda
evita gli ostacoli, giunge a casa a tarda ora senza la distinzione, avanzata da Susan Hurley, circa il
uscire di strada. Eppure non ha quasi nessuna e- fatto se consideriamo i contenuti o i veicoli delle
sperienza cosciente degli stimoli ricevuti. La rappresentazioni mentali (Hurley 1998). I conte-
mente cognitiva è molto vicina ai modelli compu- nuti mentali sono ovviamente ciò cui uno stato
tazionali in quanto, sulla base di una serie di mentale si riferisce (e potrebbe essere di tipo se-
stimoli in entrata, ha l’obiettivo di elaborare una mantico o fenomenico). I veicoli invece sono il
risposta adeguata. Tra cognizione e computazione mezzo fisico attraverso cui tali rappresentazioni
vi è una differenza importante. Mentre della pri- sono realizzate. Per esempio, utilizzando
ma, in teoria, si possono ignorare i particolari un’analogia informatica, i veicoli delle rappresen-
meccanismi interni, nel caso della seconda si è tazioni informatiche sono diversi tra un CD e un
sempre tratto ispirazione dai modelli computazio- disco SSD, mentre il loro contenuto potrebbe es-
nali suggeriti dall’informatica, dalla robotica, sere lo stesso (questo file che contiene l’articolo
dall’intelligenza artificiale. Non sappiamo, anzi ne che state leggendo). Oppure, viceversa, due strin-
dubitiamo, se l’attività cognitiva sia effettivamen- ghe di bit potrebbero essere identiche fisicamente
te implementata in termini di processi (per esempio uguali al valore esadecimale
computazionali anche se molti processi cognitivi 0xFFFF00) e riferirsi a contenuti completamente
sono implementabili emulabili e simulabili con diversi (magari la prima identifica il colore ma-
algoritmi computazionali (Dreyfus 1972; Putnam genta e la seconda un suono grave a 24 bit). I due
1975; Edelman 1987). Per quanto se ne sa, casi, contenuto e veicolo, sono indipendenti l’uno
l’hardware del cervello è molto diverso da quello dall’altro. In modo simile, nel caso della mente, si
di tutti i sistemi computazionali artificiali costruiti può distinguere tra la ricerca dei contenuti della
finora: computazione e cognizione, quindi, non mente e la ricerca dei veicoli. I veicoli sono, in
sono necessariamente analoghi. Senza entrare in pratica, l’insieme dei processi che permettono di
ulteriori dettagli, il punto essenziale è quale tipo accedere a determinati contenuti.
di mente si considera: i confini della mente po- Non tutti e quattro i criteri sono destinati a so-
trebbero variare a seconda della diversa risposta a pravvivere a un’eventuale soluzione. È possibile
questa domanda. che alcune di queste distinzioni siano superflue
Tipo di contenuto mentale. Il terzo criterio che oppure che ne emergano di nuove. Si tratta però di
suggeriamo è relativo alla differenza tra contenuto quattro criteri che sono utili per comprendere lo
semantico e contenuto fenomenico. Questa distin- stato attuale del dibattito sui fondamenti fisici del-
zione, che potrebbe sembrare coestensiva con la la mente. È chiaro che possono essere liberamente
precedente, è in realtà indipendente. Per contenuto combinati. Per esempio, la mente cognitiva po-
semantico si intende la capacità, evidenziata da trebbe essere priva di contenuti semantici.
molti stati mentali, di riferirsi ad altro da sé – Potremmo reputare che i contenuti semantici non
qualcosa che in letteratura è sempre stato identifi- abbiano un correlato fisico e siano solo un’utile
cato con l’intenzionalità in senso Brentaniano o concettualizzazione introdotta dai filosofi del lin-
con la semantica. Gli stati mentali esprimono un guaggio. Tuttavia la mente cognitiva
contenuto, rappresentano il mondo circostante. continuerebbe a richiedere veicoli che consentano
Questo è stato ed è uno dei più grandi problemi di implementare i suoi moduli e le sue procedure.
della filosofia contemporanea. Per John Searle si Alternativamente potremmo ipotizzare che la
tratta del «problema più difficile della filosofia» mente cognitiva sia parzialmente esterna mentre
(Searle 1983). Tuttavia se, per molti o per tutti gli quella fenomenica sia interna. E così via. Grazie a
stati mentali, la capacità di riferirsi semanticamen- questi criteri possiamo ora passare in rassegna le
te ad altro da sé è un tratto essenziale dei processi varie posizioni in letteratura.
mentali, nel momento in cui si procede a una loro

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Una tassonomia per definire i fondamenti fisici anzi di un suo sotto-insieme» (Koch 2004, p.
della mente 177). Non a caso, i due studiosi hanno da poco
pubblicato un articolo nel quale sostengono che la
Quali sono i modelli principali per fondare coscienza non dipende da nessun fattore esterno
un’ontologia della mente? Sulla base dei criteri quale l’ambiente, l’apprendimento o la comunica-
menzionati il primo gruppo è sicuramente costi- zione sociale (Koch e Tononi 2008). Per
tuito da chi la colloca internamente al corpo o, in sintetizzare, secondo questa posizione, un cervello
particolare, al sistema nervoso del soggetto. Si (o un sistema nervoso) con le giuste connessioni e
tratta della posizione maggioritaria nell’ambito opportunamente stimolato da un computer possie-
delle neuroscienze. Allo stesso tempo però è una derebbe una mente al pari di un essere umano con
posizione caratterizzata da una serie di punti de- una vita, una storia personale, una serie di rela-
boli. Più articolato appare invece il caso zioni sociali e linguistiche.
dell’esternalismo che si dispiega secondo una se- Molti neuroscienziati difendono questo punto
rie di modelli che richiedono maggiore tensione di vista (Logothetis e Schall 1989; Crick 1994;
rispetto ad alcuni luoghi comuni. Dehaene e Naccache 2001; Zeki 2001; Koch
2004; Tononi 2004) che, per la loro disciplina, ha
INTERNALISMI molti punti di forza: la mente sarebbe un prodotto
di ciò che loro studiano (le reti neuronali), gli a-
Come abbiamo accennato nel precedente capi- spetti cognitivi sarebbero riducibili alle proprietà
tolo, l’internalismo sostiene che ciò che computazionali delle reti neuronali, tutti i casi di
chiamiamo mente è interno al corpo dell’agente se percezione indiretta sarebbero spiegabili in termi-
non, addirittura, al sistema nervoso o qualche suo ni di attivazioni neuronali in assenza dei
sottoinsieme. Da un punto di vista cognitivo, corrispondenti stimoli esterni.
sembrerebbe semplice accettare questa ipotesi. I Di solito gli internalisti per la mente cognitiva
processi cognitivi sarebbero implementati inter- lo sono a maggiore ragione anche per la mente fe-
namente al sistema nervoso sotto forma di nomenica. Anzi, in molti casi, pur mancando di
algoritmi realizzati dallo schema delle connessioni una precisa spiegazione sui meccanismi che do-
neurali. L’apprendimento e lo sviluppo servireb- vrebbero permettere l’emergere del contenuto
bero a plasmare tale rete di neuroni che, una volta fenomenico a partire dall’attività neurale, molti
realizzata, sarebbe depositaria dei modelli cogni- autori ritengono che la coscienza fenomenica deve
tivi che corrispondono alla mente di un soggetto. essere una proprietà interna al sistema nervoso.
In modo analogo a un calcolatore, il software del- Tuttavia proprio sulla determinazione dei mecca-
la mente si troverebbe all’interno del sistema nismi si gioca uno di punti più delicati delle
nervoso e, grazie alle stimolazioni percettive, sa- posizioni interniste. Allo stato attuale della ricerca
rebbe opportunamente attivato. In particolari non vi sono meccanismi empiricamente dimostrati
situazioni (sogno, allucinazione), questi processi e neppure modelli teoricamente soddisfacenti.
cognitivi potrebbero essere attivati anche in as- Come è possibile che l’esperienza fenomenica con
senza di stimoli esterni e produrrebbero contenuti le sue proprietà qualitative scaturisca dalle pro-
mentali slegati dal mondo circostante. I contenuti prietà completamente diverse dell’attività neurale?
della mente sarebbero codificati in qualche forma- È ancora tanto misterioso quanto la comparsa del
to neurale che il cervello sarebbe in grado di genio a seguito dello sfregamento della lampada
interpretare e potrebbero essere richiamati o dagli (Huxley 1866). Per dirla con le parole di Bejamin
stimoli esterni o da attività interne. Lo stesso Libet «In quanto neuroscienziato che ha passato
schema esplicativo si estenderebbe anche al pro- più di trent’anni a riflettere su questo problema,
blema più arduo: la coscienza fenomenica. Anche posso dire che la comparsa della coscienza non è
in questo caso, i contenuti fenomenici, le nostre predicibile da ciò che sappiamo circa l’attività
esperienze soggettive, emergerebbero quale pro- neurale» (Libet 2004, p. 5).
prietà inaspettata dall’attivazione di particolari Infine, non si può non citare una serie di altri
configurazioni neurali. Un sostenitore problemi che affliggono la posizione internalista.
dell’internalismo nel caso della coscienza è Giulio Non solo gli aspetti fenomenici, ma anche quelli
Tononi che non esita a chiedersi «perché la co- semantici sono scarsamente spiegabili rimanendo
scienza sia generata da certe parti del cervello, nel chiuso di un sistema nervoso. Un sistema fisi-
come il sistema talamo-corticale e non da altre co chiuso, di qualsiasi materiale sia fatto, non ha
parti, come il cervelletto?» (Tononi 2004, p. 1) In proprietà semantica. La spiegazione basata
modo analogo Christof Koch è convinto che «la sull’interpretazione di un codice neurale da parte
coscienza sia il risultato dell’attività del cervello, di varie aree del cervello non è convincente. Infat-
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ti, nel mondo reale, un codice ha un certo signifi- fenomeni fisici presi in esame. Una possibilità lo-
cato perché qualche agente, esterno al sistema che gica consiste nel considerare il corpo e l’ambiente
implementa quel codice, lo interpreta per riferirsi circostante (Clark e Chalmers 1998; Wilson 2004;
a un ulteriore insieme di fatti, condizioni, indivi- Honderich 2006; Menary 2006; Manzotti e
dui, cose. Può sembrare complicato, ma si riduce Tagliasco 2008; Robbins e Aydede 2009; Rupert
al celebre triangolo di Pierce: un codice dotato di 2009; Hurley 2010; Menary 2010; Tye 2010). Per
semantica richiede una relazione triangolare tra i quanto ne sappiamo, la mente potrebbe essere il
lemmi di quel codice e un insieme di significati a frutto dell’unione fisica del sistema nervoso con il
esso esterno. Se siamo internalisti convinti, dob- corpo che lo ospita e con, addirittura, il mondo
biamo trovare tutto (codici e significati) dentro le circostante esteso storicamente nello spazio e nel
reti neurali. Dato che una sola rete non può auto tempo. Quali confini deve avere un fenomeno fi-
interpretarsi, l’unica possibilità sarebbe che esi- sico? E quali confini devono avere le basi fisiche
stano, all’interno del sistema nervoso, reti che si dei fenomeni mentali?
interpretano. Ma anche se fosse così, non si riusci- Vogliamo fin da subito escludere dal novero
rebbe a uscire dal sistema e non si capisce come si degli esternalisti quegli autori che si limitano a
potrebbero generare significati che non siano rife- riconoscere il ruolo costitutivo dell’ambiente solo
riti all’attività neurale, ma al mondo esterno. per determinare la crescita e lo sviluppo di un si-
Come potrebbe una rete neurale sapere che gli stema nervoso. Dalle neuroscienze alla psicologia
stati di un’altra rete neurale si riferiscono a gatti sono tutti o quasi concordi circa la necessità prati-
piuttosto che a tagli di diamanti? Nessun neurone ca del mondo esterno per permettere a un sistema
è mai uscito dal corpo del soggetto per poter met- cognitivo di crescere e svilupparsi. In modo ana-
tere in relazione i codici neurali con i significati logo, quasi nessuno pensa che, in pratica, sia
nel mondo. Non a caso, la semantica è stata uno possibile avere un cervello completamente isolato
dei settori che, per primi, hanno rifiutato una con- dal mondo esterno e tuttavia dotato di contenuti
cezione internalista della mente. Ma su questo mentali. Tuttavia questo generico riconoscimento
aspetto torneremo nella sezione corrispondente. di utilità (anche se necessaria in pratica), dato
all’ambiente esterno, è ben diverso dalla posizione
espressa dall’esternalismo che reputa, in un modo
o nell’altro, che l’ambiente esterno faccia parte
degli stati mentali o del valore semantico. Per
Implementata a livello di
reti neurali che realizzano
l’esternalismo l’ambiente esterno deve essere co-
Cognitiva
Tipo di specifici moduli cognitivi stitutivo o identico ai contenuti o ai processi della
mente mente.
Proprietà emergente di parti- In questa sede, pertanto, distingueremo tra un
Fenomenica
colari processi neurali generico esternalismo «tanto per dire» che si limi-
Indefinito, possibile risultato ta a riconoscere un’utilità del mondo esterno (e
dell’interpretazione di una del quale non ci occuperemo) e posizioni esterna-
Semantico rete a seguito di altre reti. È liste più radicali.
Tipo di con- comunque un contenuto se- Infine, prima di esaminare gli autori contempo-
tenuto mantico interno
raneo è d’obbligo ricordare un autore che può
Fenomenico
Proprietà emergente di parti- essere considerato il precursore delle forme attuali
colari processi neurali di esternalismo: James J. Gibson e il suo modello
Realizzato a livello di pro- della percezione ecologica (Gibson 1966; Gibson
Veicolo
cessi neurali 1979). Gibson ha cercato di eliminare la necessità
Modello Determinato da particolari
di ricorrere alla rappresentazione interna svilup-
Contenuto configurazioni neurali tra pando un modello ecologico della percezione. In
quelle possibili particolare ha tentato di ridefinire alcuni concetti
Tabella 1. Internalismo secondo le neuroscienze chiave come informazione o flusso ottico, cercan-
do di sottrarli alla dimensione mentalista,
ESTERNALISMI IN GENERE internalista e computazionalista in cui erano stati
collocati dalla tradizione cognitivista (Marr 1982).
Se i fenomeni fisici interni al sistema nervoso Per esempio, per Gibson, il flusso ottico non è il
non hanno le proprietà e le risorse per giustificare movimento delle immagini nell’immagine retini-
tutti gli aspetti della mente, una scelta empirica- ca, quanto una struttura ambientale definita dal
mente plausibile è estendere il dominio dei movimento fisico del soggetto. Tipica è la sua no-

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zione di affordance (mai tradotta adeguatamente smo. Lo strutturalismo di Wundt e del suo allievo
in italiano), che identifica la possibilità di azione e americano Titchener, in quanto sistema caratteriz-
interazione che un oggetto ha per un determinato zato da una congenita staticità ed insensibilità ai
soggetto. Si tratta di un concetto chiave che ben si fenomeni di adattamento, mal si adattava allo spi-
presta a essere ulteriormente sviluppato rito pragmatico della società americana. Ampi
dall’esternalismo. consensi trovò invece in America il funzionali-
smo, con la sua concezione più dinamica e
COMPORTAMENTISMO sintonica con la mentalità del tempo e del luogo,
che si impose rapidamente come una alternativa
Il comportamentismo, paradigma principe per valida alla psicologia strutturalista.
la psicologia che per molti decenni del secolo All’interno di questo comportamentismo si
scorso è stato considerato tout court come sinoni- possono distinguere due posizioni: il comporta-
mo di psicologia sperimentale, è costituito da mentismo metodologico, che rifiutava di
molteplicità correnti che costituiscono una fami- occuparsi dei fenomeni della coscienza e dei fatto-
glia di posizioni (Wittgenstein 1953). ri mentali in quanto inaccessibili a un’analisi
Ovviamente il comportamentismo contempo- oggettiva, e il comportamentismo stretto o metafi-
raneo è ben diverso dal comportamentismo delle sico (Lasheley 1923) che negava del tutto
origini. Non è facile trovare una definizione che l’esistenza dei processi psichici. Entrambe queste
spieghi unitariamente il comportamentismo. Pren- correnti comportamentiste erano caratterizzate da
diamo per esempio la definizione di un approccio riduzionistico e hanno finito con il
comportamentismo riportata da un dizionario an- fornire ampio sostegno a quella rinuncia a cui si
glosassone di psicologia (Reber 1985, p. 86): faceva riferimento nei capitoli precedenti.
«Quell’approccio alla psicologia secondo cui Dopo questa fase, definita degli assunti o dei
l’unico appropriato oggetto di indagine scientifica postulati (Kantor 1963), si può identificare una
in psicologia è il comportamento osservabile e fase parzialmente operazionale, all’interno della
misurabile». Si tratta, come spesso accade quando quale si riconoscono due tipologie di ricercatori, i
si vuole definire un movimento complesso, di una comportamentisti molecolari caratterizzati dalla
definizione ampiamente discutibile e certamente ricerca di unità sempre più piccole di comporta-
fuorviante per il comportamentismo contempora- mento e dalla convinzione che tali unità
neo. spiegassero quelle più grandi e complesse, e i
Secondo chi scrive, e secondo molti altri ricer- comportamentisti molari, interessati all’azione to-
catori (Hayes e Brownstein 1986; Morris 1988; tale dell’organismo.
Chiesa 1992) , il paradigma comportamentista ha Nella maggior parte della sua tradizione il
subito importanti evoluzioni. Innanzitutto il com- comportamentismo, sia nella variante metodologi-
portamentismo può essere considerato tout court ca che in quella metafisica, ha evitato di
sinonimo di scienza, se con il termine scienza in- confrontarsi con problemi quali la semantica, il
tendiamo la ricerca di identità e di cambiamento contenuto mentale, la qualità degli stati soggettivi.
di cose ed eventi in specifiche condizioni (Kantor Una motivazione epistemica di questo atteggia-
1976). Il comportamentismo in psicologia si carat- mento è stata sicuramente il tentativo di diventare
terizza essenzialmente come lo studio degli scienza e quindi di evitare quei problemi che non
organismi, di come si sviluppano e di come inte- trovano posto nell’ontologia delle scienze forti
ragiscono con gli elementi che costituiscono il (intenzionalità, qualità soggettive, esperienza in
loro ambiente. Inoltre si tratta di una filosofia del- prima persona, pensieri privati). Tuttavia, anche
la mente che formula assunzioni sulla natura con questi limiti, l’importanza del comportamen-
umana e sul funzionamento della mente. Questi tismo storico rimane molto grande, in quanto ha,
due livelli sono tra loro interdipendenti: la filoso- forse implicitamente, cercato una base ontologica
fia della scienza giustifica la filosofia della mente per la mente che comprendesse l’ambiente esterno
e viceversa (Zuriff 1985). e ciò che è osservabile.
Il comportamentismo non è una scuola psico-
logica in senso stretto: sotto il suo tetto convivono
posizioni profondamente diverse caratterizzate da
Combinazioni di stimoli e
opzioni metateoriche e teoriche contrastanti (Wa- Cognitiva di azioni
Tipo di
tson vs. Tolman, Hull vs. Skinner, Bandura vs. mente
Staats). Il clima culturale in cui maturò la rivolu- Fenomenica Irrilevante
zione comportamentista era caratterizzato dalla
Tipo di con- Semantico Le cause e i fini (esterni en-
contrapposizione tra strutturalismo e funzionali-
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tenuto trambi) delle azioni a secon- studia e descrive le proprietà della relazione fra
da dei contesti ambientali l’organismo e l’ambiente (Hineline 1990): i suoi
Irrilevante o equivalente obiettivi sono la previsione ed il controllo
Fenomenico all’insieme di combinazioni (Skinner 1953).
tra stimoli e risposte Se ritorniamo alla metafora che caratterizza il
Implementato internamente contestualismo, cioè l’evento storico in divenire, è
al sistema attraverso le strut- possibile capire meglio il campo di indagine ed il
ture comportamentali che carattere dell’analisi del comportamento. L’analisi
mediano tra stimolo e rispo-
del comportamento studia il comportamento nel
sta ma non necessariamente
Veicolo
né in termini di connessioni suo divenire, cioè «tutto l’organismo che interagi-
Modello neurali né di strutture simbo- sce in e con un determinato contesto». Nessuno
liche né rappresentazioni degli elementi che fanno parte della contingenza a
interne di qualsiasi tipo (ico- tre termini, antecedenti-comportamento-
nico o simbolico)
conseguenti esiste o può essere definito indipen-
Equivalente all’insieme di dentemente dagli altri. Questa visione si
Contenuto combinazioni tra stimoli e contrappone sia alla proposta di identificare cate-
risposte
gorie stabili alla base del comportamento, sia a
Tabella 2. Comportamentismo e mente quelle metafore fondate sull’analogia alle macchi-
ne, comprese quelle computazionali.
CONTESTUALISMO FUNZIONALE? L’altra espressione del comportamentismo
moderno tipicamente contestualista è
Un’altra grande corrente di stretta derivazione l’intercomportamentismo, ammesso che si possa
comportamentista è il contestualismo. Si tratta di chiamare moderna una teoria che affonda le sue
una posizione che ha come principio fondante radici negli anni ‘20. Fondatore e ispiratore
l’evento storico che si presenta senza soluzione di dell’approccio intercomportamentista è stato Ja-
continuità in un contesto. L’organismo in un con- cob Robert Kantor, allievo a Chicago dei
testo non è, ma diviene, attraverso continue funzionalisti Dewey, Carr e Angell; quest’ultimo
interazione con gli elementi del contesto. È forte il fu relatore della sua tesi di dottorato. Kantor, in-
richiamo al di Eraclito e alle filosofie soddisfatto delle tendenze dominanti all’epoca,
di processo quali A. N. Whitehead (Whitehead concepisce la psicologia come scienza naturale,
1929). diversa dalle scienze fisiche e biologiche, ma sul
È il contesto che attribuisce, aggiunge, o toglie loro stesso piano di continuità. Inizialmente egli
valenza funzione e significato agli stimoli specifi- chiama il proprio approccio organismic psycho-
ci dell’ambiente. Il contesto viene analizzato nella logy (Lazzeroni 1966), termine che cambierà
sua estensione nel tempo e nello spazio, che pos- intorno alla metà degli anni ‘30 in interbehavioral
sono variare molto in ampiezza: gli atti che si psychology, per distinguerlo da quello di altre psi-
presentano al suo interno possono andare dal più cologie su base organica (Kantor 1958; Kantor e
fine movimento muscolare, alla più complessa se- Smith 1975).
quenza comportamentale. Lo stesso accade in Per la sua analisi, Kantor, prende a prestito
termini temporali: il contesto può includere eventi dai funzionalisti alcuni concetti che inserisce nel
anche remoti del passato o spingersi nel futuro fi- suo sistema: adattività, funzione e contesto. Unità
no a comprendere eventi molto lontani. fondamentale della costruzione teorica kantoriana
Questa flessibilità dell’unità di analisi espone è ciò che viene chiamato «segmento compor-
il contestualismo a critiche di vaghezza e impreci- tamentale». Tale unità include i fattori che
sione. Chi si muove all’interno di un sistema compongono un evento psicologico e che operano
contestualistico, rischia di innescare una regres- in un campo. L’evento psicologico è funzione del-
sione ad infinitum: l’analisi di elementi di un la funzione stimolo, della funzione risposta, del
contesto rimanda ad altri elementi, ad altri conte- contesto e del mezzo di contatto. Diventa così
sti e così via. fondante dell’ontologia del mentale, non solo il
Un esempio di approccio contestualista, comportamento attuale, ma anche la storia indivi-
all’interno della psicologia, è quello dell’analisi duale, la situazione ambientale in cui stimolo e
del comportamento (behavior analysis) (Hayes e risposta compaiono e il mezzo attraverso cui or-
Brownstein 1986; Morris 1988; Moderato e Chase ganismo e ambiente vengono a contatto. Se lo
1992), la scienza che si è sviluppato grazie stimolo e la risposta sono interdipendenti, dovreb-
all’impulso dato dalle ricerche e dagli scritti teori- be esistere qualche meccanismo che renda
ci di B. F. Skinner. L’analisi del comportamento
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possibile determinare quale funzione stimolo e tra corpo e mondo. Si tratta di autori che non sono
quale funzione risposta entrano in gioco in un da- necessariamente interessati a sostanziare afferma-
to momento. Kantor, individua questo zioni circa la natura della mente, quanto piuttosto
meccanismo in un evento evolutivo che inizial- a definire il contributo che l’esistenza di un corpo
mente chiama «biografia reazionale» e in seguito e di un ambiente danno ai processi mentali e co-
«storia interazionale». La biografia reazionale è gnitivi. Sono posizioni spesso identificate con il
parte integrante di ogni evento psicologico e con- termine embodied mind e sottolineano lo stretto
tribuisce a determinare le caratteristiche accoppiamento tra processi cognitivi e il corpo
funzionali della risposta e dello stimolo, definen- (Varela, Thompson et al. 1991; Haugeland 1998;
do in tal modo il significato degli atti. Per rias- Thelen, Schoner et al. 2001; Thompson e Varela
sumere, una risposta dipende dalla storia 2001; Anderson 2003; Chrisley 2003; Prinz 2005;
interazionale con lo stimolo, e la sua funzione può Shanahan 2010).
variare al modificarsi di quest’ultimo, anche se Storicamente, questo tipo di posizioni ha avuto
mantiene identiche caratteristiche motorie rispetto molto interesse dopo che, negli anni Ottanta,
alle precedenti. l’Intelligenza Artificiale classica è entrata in crisi
È piuttosto interessante vedere come il conte- e il modello computazionalista della percezione è
stualismo e poi l’intercomportamentismo stato affiancato e, a volte, rimpiazzato, da modelli
anticipino alcuni aspetti fondamentali di posizioni situati della percezione (Brooks 1991). Alcuni au-
successive quali la cognizione situata, la mente tori, tra i quali Rodney Brooks (1991) si sono
incarnata e l’esternalismo in genere. Anche l’idea accorti che molto problemi dell’intelligenza artifi-
di introduttore la biografia reazionale e di consi- ciale nascevano perché si teneva artificialmente
derare la possibile ampiezza spazio-temporale dei separato il momento del controllo cognitivo da
contesti che danno significato alle azioni degli in- tutti gli aspetti corporei. In altri termini, molte ar-
dividui, prefigura molti dei temi di discussione chitetture cognitive erano basate sulla separazione
che oggi interessano il dibattito tra internalismo netta tra un controllore centrale che elaborava
ed esternalismo. simboli e il corpo che interagiva con il mondo: il
cosiddetto modello «a sandwich» della cognizione
(Hurley 1998). In questo modo il carico computa-
Funzioni stimolo e rispo-
Cognitiva sta nel loro contesto
zionale era massimo. Al contrario molte azioni
Tipo di
mente sono compiute traendo vantaggio
Fenomenica Non considerata dall’adattamento tra le strutture corporee e il
mondo esterno: un essere umano non deve calco-
Il significato degli eventi
psicologici è dato dalla fun-
lare esattamente il movimento delle sue gambe in
zione kantoriana che quanto la loro struttura fisica – fatta di tendini,
Semantico muscoli, masse variamente distribuite, ossa –
Tipo di con- considera ogni evento nel
tenuto suo contesto biografico- compie gran parte del lavoro anche in assenza di
ecologico un controllo preciso. In modo analogo molte azio-
Non considerato o ricondotto ni sono compiute sfruttando la capacità implicita
Fenomenico
a quello semantico dei nostri corpi (Brooks 1990; Brooks 1991;
Implementato attraverso la Pfeifer 1999; Gallagher 2005; Pfeifer e Bongard
relazione funzionale tra fun- 2006).
zioni stimolo e funzione L’idea della cognizione incarnata ha attratto
risposta, integrando tali fun- anche molti neuro scienziati e psicologi (Gallese
Veicolo
zioni con il loro contesto
Modello esteso sia nello spazio che
2005) in quanto sembra offrire una base concreta
nel tempo secondo la biogra- a concetti e simboli. In altri termini, avere un cor-
fia reazionale po potrebbe consentire di radicare i simboli della
Evento psicologico secondo
mente proprio in quelle strutture corporee che cor-
Contenuto rispondono ai movimenti e alle azioni di base.
la definizione kantoriana
Tabella 3. Comportamentismo e mente George Lakoff ha evidenziato come, anche a livel-
lo linguistico, molte nozioni apparentemente
THE EMBODIED MIND (LA MENTE INCARNATA) astratte dipendono da metafore corporee (Lakoff e
Johnson 1980): «sentirsi giù», «epistemè», «solle-
Un gruppo importante di posizioni è rappre- vare un’obiezione» e molte altre. La cognizione
sentato dagli autori che sottolineano gli aspetti quindi sembra avere una base nella nostra struttu-
della cognizione legati al corpo e all’interazione ra fisica.

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Rimangono aperti numerosi interrogativi. Da dall’ambiente in cui ci si trova? In Microcogni-


un lato il riferimento alla struttura corporea non è zione, Andy Clark avanza il principio detto
così impegnativo come sembra. La struttura cor- dell’«agente 007»: «un agente cognitivo sofistica-
porea infatti potrebbe essere solo simulata come, to non ha bisogno di memorizzare o elaborare
in effetti, sembra avvenire in stati quali il sogno o costosamente dell’informazione che si trova di-
l’immaginazione (Gallese 2001; Metzinger 2003). sponibile nel proprio ambiente. […] In breve, ogni
Il corpo, alla fine, potrebbe essere soltanto un agente sa solo il minimo che gli serve per rag-
modello innato o uno schema o una immagine che giungere un determinato scopo. Non chiedere di
non è, effettivamente, esterna al sistema nervoso più» (Clark 1989, p. 64).
(Gallagher 1995). D’altro lato, il riferimento al Questa posizione si può identificare con il ter-
corpo non richiede di estendere più di tanto la ba- mine di embedded cognition (qui le doti di
se fisica della cognizione. La mente rimane traduttori non ci soccorrono a sufficienza) che in
all’interno del corpo, anche se trae vantaggio dalle italiano si potrebbe chiamare cognizione situata
sue caratteristiche. Da un punto di vista ontologi- (anche se per alcuni autori il termine cognizione
co, l’idea di mente incarnata a livello corporeo, situatata dovrebbe identificare la triade di embo-
cerca comunque di trovare le radici degli stati died, embedded, ed extended cognition, vedi
mentali, all’interno di un sistema fisico quale il Robbins 2009). Secondo la cognizione situata, an-
corpo dell’agente. Rispetto a precedenti modelli che se i veicoli della mente rimangono interni al
della cognizione, compie però un passo importan- corpo in termini di processi di elaborazione, il
te: la mente non è più collocata a un livello mondo è una memoria esterna a cui si può libe-
simbolico/cognitivo/linguistico/mentale, ma trova ramente accedere. L’ambiente diventa così una
le sue radici nella fisicità corporea (al limite simu- estensione necessaria del sistema nervoso. La
lata o memorizzata). mente è distribuita tra processi implementati in-
ternamente, ed eventualmente incarnati nelle
strutture corporee, e il mondo esterno che contie-
ne informazioni e situazioni. In questo senso, la
Implementata utilizzando
anche le strutture corpo-
mente non ha alcuna autonomia. Richiede la pos-
ree quali i muscoli, gli arti, sibilità di accedere continuamente al mondo
Cognitiva
ma potenzialmente anche esterno che deve essere sempre accessibile. Il
Tipo di
in modo virtuale mondo esterno, sia pure solo come fonte di infor-
mente
mazione o di condizionamenti/estensioni delle
Non affrontata esplicitamen- strutture funzionali interne, diventa una parte in-
Fenomenica te, ma comunque interna alle tegrante della mente che è, a tutti gli effetti,
reti neuronali
situata.
Implementato a livello di Una mente situata, a parità di strutture funzio-
strutture funzionali interne al nali interne e corporee è, teoricamente, diversa a
Semantico corpo e radicato (grounded)
Tipo di con- nelle contingenze senso-
seconda dell’ambiente in cui si trova. I veicoli co-
tenuto motorie gnitivi, rappresentazioni e processi, rimangono
interni al corpo, mentre il contenuto degli stati
Legato alle contingenze sen-
Fenomenico
so motorie mentali diventa progressivamente delocalizzato.
Misto tra strutture neurali e
Veicolo
strutture corporee
Implementata utilizzando
Le contingenze senso-
Modello anche le strutture corpo-
motorie (virtuali o reali) atti-
vate in un certo momento ree e traendo vantaggio
Contenuto Cognitiva
relative alla dinamica del dall’ambiente circostante
corpo Tipo di quale memoria esterna o
Tabella 4. The Embodied Mind
mente fonte di riferimenti

Non affrontata esplicitamen-


THE EMBEDDED MIND (LA MENTE SITUATA) Fenomenica te, ma comunque interna alle
reti neuronali
Se la cognizione può trarre vantaggio dalla
Implementato a livello di
struttura corporea in cui è incarnata, perché non Tipo di con- strutture funzionali interne al
spingersi oltre e considerare anche tutte quelle Semantico
tenuto corpo e radicato (grounded)
possibilità e restrizioni che dipendono nelle contingenze senso-

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motorie ma legato anche dipende dal ruolo funzionale e non dalla localiz-
all’accesso all’ambiente e- zazione della implementazione fisica. Quindi,
sterno
rispetto alla mente situata, l’implementazione fisi-
Fenomenico
Legato alle contingenze sen- ca dei processi cognitivi può essere distribuita
so motorie nell’ambiente.
Strutture funzionali interne Sono state molte le critiche rivolte alla propo-
Veicolo
al corpo sta di Chalmers e Clark (Di Francesco 2003;
Contingenze senso-motorie,
Adams e Aizawa 2008; Rupert 2009), soprattutto
Modello pattern funzionali, ma poten- in merito a condizioni minime che non sono del
Contenuto zialmente anche riferimenti a tutto soddisfatte dall’appartenenza funzionale. Per
situazioni esterne, stati e- esempio il fatto che una certa informazione possa
sterni al corpo essere più o meno accessibile. Se io ho un ricordo
Tabella 5. The Embedded Mind a livello neurale posso sempre richiamarlo, mentre
se lo tengo nel taccuino potrei perderlo o, banal-
LA MENTE ESTESA (THE EXTENDED MIND) mente, al buio non riuscirei a leggerlo. Tuttavia
anche i circuiti neurali possono essere danneggia-
Un ulteriore passo in avanti verso la delocaliz- ti, separati o ridotti nella loro funzionalità.
zazione della mente è rappresentato dalla Una critica che non abbiamo visto sollevare
posizione identificata dal termine mente estesa spesso è la seguente. I sostenitori della mente di-
(Clark e Chalmers 1998; Clark 2008). Si tratta di stribuita, situata e incarnata, parlano di cognizione
una posizione che, entro certi limiti, estende ed come se fosse qualcosa di distinto dal mondo fisi-
estremizza un punto di vista già presente in certi co. In realtà, da un punto di vista fisico, ciò che
scritti di Daniel Dennett (Dennett 2000, p. 21). chiamiamo cognizione non è altro che un insieme
Secondo Andy Clark (1998), «la cognizione tra- particolarmente articolato di processi causali lega-
cima fuori dal corpo nel mondo circostante». La ti alla sopravvivenza di un individuo, qualcosa
mente cognitiva non sarebbe dentro il cranio, ma che si potrebbe chiamare, senza tanti voli pindari-
si estenderebbe in modo da comprendere strumen- ci: comportamento. La precisione, con la quale
ti e strutture che utilizziamo per portare a termini alcuni autori pretendono di distinguere che cosa è
compiti mentali (per esempio blocchi di appunti e cognizione da che cosa sia il mondo fisico, stupi-
matite, telefoni cellulari o computer portatili, sce, perché sembra reintrodurre una visione
memorie USB o pallottolieri). In sintesi estrema dualista della realtà: da una parte la cognizione e
questa è l’intuizione dietro alla mente estesa. dall’altra la natura. È una tentazione cui ci si do-
Quando si usa carta e penna per portare a termine vrebbe sottrarre. Anche l’uso insistito del termine
una complessa operazione matematica, i processi «cognizione» in molti lavori, fa nascere il sospetto
cognitivi sono estesi agli oggetti utilizzati per che si assista a una ipostatizzazione del termine.
l’operazione. In un senso generico, nessuno lo ne- Erano molto più cauti e ontologicamente precisi i
gherebbe. In un senso più preciso è incerto se sia comportamentisti da questo punto di vista.
possibile effettivamente estendere i confini della In ogni caso, per i fautori della mente estesa, la
mente cognitiva alla carta e penna. mente fenomenica rimane interna al cervello. Lo
Secondo questa posizione non solo l’ambiente stesso David Chalmers nella prefazione
circostante offre un repertorio di informazioni e dell’ultimo libro di Andy Clark (Clark 2008),
situazioni sempre accessibile, ma gli strumenti e- scrive che «per quanto riguarda la domanda più
sterni al corpo sono, di fatto, parte dei processi importante: è possibile estendere la coscienza? In
cognitivi. Carta e penna permettono di compiere realtà credo che si estendano solo le componenti
moltiplicazioni a molte cifre e poco importa che non fenomeniche [non coscienti] degli stati men-
siano esterni alla scatola cranica. Per usare tali» (Chalmers 2008, p. xiv). Forse uno degli
l’esempio celebre di Chalmers e Clark (1998), In- aspetti più curiosi della mente estesa consiste pro-
ga e Otto vanno al museo. Inga memorizza l’ora e prio nel rifiuto, da parte dei suoi autori, di
il luogo dell’appuntamento. Otto, che ha problemi considerare la possibilità che il mondo esterno
di memoria, lo scrive su un taccuino. Entrambi contribuisca fisicamente anche all’esperienza fe-
arrivano in orario. Le pagine del taccuino di Otto nomenica. La motivazione addotta da Chalmers è
hanno lo stesso ruolo dei neuroni di Inga e quindi che gli stati fenomenici richiedono uno scambio di
fanno parte della sua mente cognitiva. Il ruolo informazioni così elevato (per quantità e per unità
funzionale delle pagine del taccuino di Otto è ana- di tempo) da non poter essere sostenuto dalla limi-
logo a quello degli stessi processi implementati a tatezza degli attuali strumenti (taccuini, telefoni
livello neurale. Appartenere alla mente cognitiva cellulari). Secondo Chalmers, uno stato fenomeni-
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co, richiede una elevata banda di trasmissione. Si Si dice quindi che, secondo l’esternalismo seman-
tratta di una posizione curiosa in quanto non si tico, il contenuto semantico non sopravviene su
capisce sulla base di quale modello si ritenga che quanto è interno al soggetto (per esempio dentro
l’esperienza fenomenica richieda lo scambio di al cervello). Si tratta di una mossa relativamente
molta informazione. Nessuno conosce il legame cauta in quanto non mette in discussione il fatto
tra quantità di informazione ed esperienza feno- che i meccanismi che corrispondono alla nostra
menica. Anche se alcune teorie, peraltro in attesa mente siano all’interno del nostro corpo. Il filoso-
di conferma empirica, quali l’informazione inte- fo Hilary Putnam negli anni Settanta ha sviluppato
grata di Tononi suggeriscono una relazione la sua forma di esternalismo semantico attraverso
(Tononi 2004), altri risultati sperimentali sembra- il famoso esperimento mentale di Terra Gemella
no andare in una direzione opposta (Quiroga, (Twin Earth in inglese), dal quale la famosa frase
Mukamel et al. 2008) e comunque Chalmers non «i ‘significati’ non sono nella testa».
cita esplicitamente nessuna evidenza né concet- Ma se non sono nella testa, che cosa definisce
tuale né empirica. il contenuto semantico dei nostri stati mentali?
Secondo il filosofo Tyler Burge si tratta delle re-
Costituita da configura-
zioni funzionali ripetibili,
lazioni sociali, culturali e delle interazioni
in atto o semplicemente linguistiche (Burge 1979; Burge 1986).
disponibili implementate
Cognitiva in qualsiasi sostrato fisico
(neuroni, muscoli, arti,
Tipo di taccuini, memorie esterne, Elaborazione simbolica di
Tipo di Cognitiva proposizioni linguistiche
mente ambiente)
mente
Interna alle reti neurali per Fenomenica Non considerata
supposte necessità di partico- Riferimento causale dovuto
Fenomenica lari requisiti in termini di Semantico dall’uso dei termini linguisti-
trasmissione di grande quan- ci in un certo ambiente
tità di informazione. Tipo di con-
tenuto Privato, forse ma non esplici-
Realizzato da configurazioni tamente legato al riferimento
funzionali utili all’agente Fenomenico
Semantico semantico; tendenzialmente
implementate anche ester- indipendente
namente al corpo
Tipo di con- Atti e proposizioni linguisti-
tenuto Forse corrispondente a con- Veicolo che, credenze e disposizioni
figurazioni funzionali funzionali
Fenomenico esigenti in termini di quantità
di informazione realizzate Modello Riferimento semantico lega-
internamente alle reti neurali to all’uso, e quindi al passato
Contenuto
causale, dei termini legati
Veicolo Configurazioni funzionali alle proposizioni
Configurazioni funzionali Tabella 7. Esternalismo semantico
Modello possibilmente esterne al cor-
Contenuto
po e alle reti neurali ENATTIVISMO
dell’agente
Tabella 6. La mente estesa (extended mind) Più impegnativo filosoficamente è la corrente
definita enattivismo che è una posizione in filoso-
ESTERNALISMI SEMANTICI fia della mente che deriva da altri proto-
esternalisti quali Gregory Bateson, James J. Gib-
L’esternalismo semantico, o esternismo se- son, Merleau Ponty, Eleanor Rosch e molti altri.
mantico come è spesso chiamato dai filosofi del Secondo l’enattivismo, la mente è dipendente o
linguaggio, è stata la prima posizione filosofica a identica con le interazioni tra il mondo e i sogget-
fregiarsi del titolo di esternalismo. Si tratta di ti. Secondo l’articolo celebre di Kevin O’Regan e
quella posizione che reputa che il contenuto se- Alva Noe la mente è costituita dalle contingenze
mantico degli stati mentali sia definito da senso-motorie tra il corpo del soggetto e il mondo
condizioni esterne al soggetto. circostante (O'Regan e Noë 2001; O'Regan e Noë
L’esternalismo semantico suggerisce che il 2001). Una contingenza senso-motoria è qualcosa
contenuto mentale non dipende solo da ciò che si di simile alle affordance di J. J. Gibson, è
ha nella testa. Il termine tecnico preferito per indi- un’occasione di interazione tra il corpo del sog-
care questa relazione è quello di sopravvenienza.
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getto e il mondo circostante. Per esempio, una proponenti dell’enattivismo tendono a proporre,
forbice ha, tra le sue contingenze senso-motorie quale base per l’esperienza fenomenica, l’elenco
quella di essere presa infilando il pollice e l’indice degli stati funzionali in corso o disponibili tra un
e agendo in un certo modo. Oppure una linea retta agente e il suo ambiente.
ha la caratteristica di non mutare la forma percepi- In breve, l’enattivismo è una forma di esterna-
ta muovendo gli occhi lungo la sua direzione. in lismo, a volte focalizzato sugli aspetti cognitivi e
tempi più recenti, Alva Noe ha accentuato semantici, altre volte rivolto anche agli aspetti fe-
l’aspetto epistemico della sua versione di enattivi- nomenici della coscienza.
smo, suggerendo che anche gli stati fenomenici
non siano altro che ciò che il soggetto sa di poter
Configurazioni funzionali
fare in una certa circostanza (Noë 2004; Noë che uniscono circuiti neu-
2009). È rimasto comunque un esternalista con- rali, nervi periferici,
Cognitiva
vinto come dimostrato da affermazioni quali strutture corporee, carat-
«Quello che la percezione è, tuttavia, non è un teristiche ambientali
Tipo di
processo nel cervello, ma un’attività esperita da mente
parte dell’organismo come un interno. Implementata a livello di
L’enattivismo sfida le neuroscienze e propone strutture funzionali distribui-
Fenomenica te nell’ambiente e solo
nuovi modi di intendere le basi neurali della per- parzialmente contenute nelle
cezione e della coscienza» (Noë 2004, p.2). reti neurali
L’enattivismo riceve sostegno da altre posi-
Semantico Contingenze senso-motorie
zioni tra cui la sopra menzionata cognizione Tipo di con-
embodied o anche dalla cognizione estesa che tenuto Identici alle contingenze sen-
Fenomenico
presta maggiore attenzione all’ambiente in quanto so-motorie
tale. Tuttavia l’enattivismo è stato criticato da altri Distribuiti tra reti neurali,
Veicolo
autori, in particolare da neuroscienziati come strutture corporee e ambiente
Christoph Koch: «Laddove i fautori Modello
Contingenze senso-motorie e
dell’enattivismo sottolineano giustamente il fatto Contenuto
affordances ambientali
che la percezione avviene spesso nel contesto di Tabella 8. Enattivismo
qualche tipo di azione, io ho poca tolleranza
quando rifiutano il ruolo centrale delle basi neura- ESTERNALISMI FENOMENICI DI CONTENUTO
li della percezione. Se c’è una cosa di cui gli
scienziati sono ragionevolmente sicuri, è che il Successivamente all’esternalismo semantico,
cervello è sia necessario che sufficiente per una serie di autori hanno preso in considerazione
l’esperienza fenomenica» (Koch 2004, p. 9). la possibilità che anche il contenuto fenomenico
L’enattivismo si distingue dalla mente estesa e possa dipendere da fattori esterni ai processi neu-
dalle altre forme di mente situata per almeno due rali. In particolare Fred Dretske (Dretske 1996) ha
aspetti: 1) la sua enfasi sulla componente attiva scritto che «Le esperienze in quanto tali si trovano
nel comportamento; 2) la sua apertura verso gli nella testa (altrimenti perché chiudere gli occhi
aspetti fenomenico-soggettivi. dovrebbe porvi termine?), ma niente che si trovi
Il primo aspetto è sottolineato soprattutto in fisicamente all’interno della testa deve necessa-
ambito percettivo nel quale si fa frequente riferi- riamente avere le qualità dell’esperienza»
mento a forme attive di percezione. L’esempio (Dretske 1996, p. 144-145). Una dichiarazione
paradigmatico in questo senso è offerto dal mo- che ricorda da vicino il problema del fossato Gali-
dello tattile della percezione proposto da Alva leiano. Per Dretske, sebbene i processi che danno
Noe o dal modello esplorativo dell’ascolto auditi- luogo all’esperienza siano interni, il loro contenu-
vo (Myin e O'Regan 2002; Noë 2004; Krueger to fenomenico (la loro qualità) dipende da stati di
2009). Percepire diventa così una forme di azione, cose esterni al soggetto.
di comportamento mediato da tutti gli aspetti sen- Analogamente, William Lycan ha difeso un
soriali-motori e legati alle affordance punto di vista esternalista per quanto riguarda
dell’ambiente. l’esperienza fenomenica. In particolare, ha conte-
Il secondo aspetto riguarda gli aspetti fenome- stato l’idea che i qualia siano interni al soggetto.
nici. Mentre la mente situata è molto cauta nel Si potrebbe dire che il loro tipo di esternalismo
considerare la dipendenza tra l’esperienza sogget- fenomenico è una forma di rappresentazionali-
tiva e l’ambiente, l’enattivismo identifica smo. In parole povere, secondo questi autori, il
l’esperienza fenomenica con il tipo di azione si- contenuto fenomenico di uno stato mentale è de-
tuata che dà luogo alla percezione. Tuttavia i
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terminato da quello che, nel mondo esterno, quel- Teed Rockwell ha recentemente pubblicato un
lo stato mentale rappresenta. Molti esempi di vivace attacco contro tutte le forme di dualismo e
Dretske suggeriscono una quadro di questo tipo. di internalismo. Secondo Rockwell la mente e-
Per esempio, la lancetta dei Km di un automobile merge non solo dall’attività cerebrale e neurale,
che rappresenta la velocità a cui si sta muovendo ma da un insieme articolato composto dal cervel-
un veicolo e quindi legata alla fenomenicità del lo, dal corpo e dal mondo esterno (Rockwell
movimento. 2005). Ha contestato alle Neuroscienze il fatto di
Tuttavia, né Dretske né Lycan si sono mai avallare forme più o meno esplicite di materiali-
spinti fino a sostenere che la mente fenomenica (i smo cartesiano, un’accusa sollevata anche da altri
processi mentali corrispondenti all’esperienza fe- autori (Uttal 2001; Bennett e Hacker 2003). Ro-
nomenica) si estendesse oltre i confini del ckwell trae ispirazioni dall’opera di John Dewey e
soggetto. In breve l’esternalismo fenomenico sviluppa la tesi secondo cui il cervello, il corpo e
prende in considerazione la possibilità che il con- l’ambiente diano luogo a quel sistema dinamico,
tenuto fenomenico degli stati mentali sia esterno da lui chiamato «campo comportamentale» (beha-
al soggetto, ma ritiene che i processi mentali in vioral field), che potrebbe essere la mente.
quanto tali siano interni. Un’altra posizione interessante è stata recen-
temente sviluppata e difesa dal filosofo Ted
Honderich. Lui stesso ha definito la sua posizione
esternalismo radicale in quanto è ben consapevo-
Ogni stato mentale ha un
Cognitiva contenuto fenomenico
le delle conseguenze ontologiche della sua teoria
(Honderich 1998; Honderich 2000; Honderich
Tipo di Implementata internamente al 2006). Uno dei suoi esempi preferiti è il seguente
mente sistema nervoso ma dipen- «ciò che è per un soggetto essere coscienti di una
Fenomenica dente per i suoi contenuti da stanza, non è altro che un modo di essere della
ciò che rappresenta stanza» (Honderich 1998). Si respira una eco di
nell’ambiente esterno
certe posizioni di Spinoza. In ogni caso, secondo
Dipende causalmente Honderich, la coscienza è «un modo per il mondo
Semantico dall’uso e dalla storia dei di esistere» (Honderich 2004). Coscienza ed esi-
simboli interni
stenza tendono a unificarsi.
Dipende da ciò che le rappre- Infine, citiamo l’esternalismo fenomenico preso
Tipo di sentazioni interne indicizzano
contenuto in considerazione da Riccardo Manzotti e, a volte,
nel mondo esterno (quindi a
Fenomenico parità di configurazione fun- definito mente allargata (Manzotti 2006;
zionale potrebbero avere Manzotti 2008; Manzotti 2009). L’autore ha criti-
contenuto fenomenico diver- cato la separazione tra soggetto e oggetto, in
so) quanto potrebbe essere l’esito di ingiustificati as-
Strutture funzionali imple- sunti filosofici piuttosto che la manifestazione di
Veicolo
mentate internamente una contrapposizione nella realtà. Il Fossato Gali-
Modello leiano potrebbe non essere così profondo. Ciò che
Contenuto rappresentazionale
Contenuto chiamiamo esperienza fenomenica e ciò che
legato al mondo esterno
Tabella 9. Esternalismo fenomenico di contenuto chiamiamo realtà fisica potrebbero essere solo due
modi diversi (e simmetricamente incompleti) di
ESTERNALISMI FENOMENICI RADICALI riferirsi allo stesso processo fisico (Manzotti
2008). Adottando un’ontologia basata sul proces-
Esistono autori che stanno prendendo in consi- so si potrebbero riformulare molti dei problemi
derazione la forma più radicale di esternalismo, classici che riguardano la mente e la percezione
ovvero che la mente sia totalmente o parzialmente (Manzotti e Tagliasco 2001; Manzotti e Tagliasco
estesa 1) sia per quanto riguarda il contenuto se- 2008; Manzotti e Tagliasco 2008). La sua propo-
mantico sia per quello fenomenico e 2) sia per sta, molto radicale ma non dissimile da un
quanto riguarda il contenuto sia per quanto ri- comportamentismo non ingenuo è essenzialmente
guarda i processi mentali in quanto tali. In questo antirappresentazionalista. Secondo questo autore
senso questi autori si differenziano rispetto non esistono rappresentazione. Ogni esperienza di
all’enattivismo in quanto suggeriscono la necessi- qualche oggetto, non sarebbe altro che la parteci-
tà di procedere a una revisione ontologica delle pazione di quell’oggetto all’insieme fisico che
categorie che descrivono la mente e il mondo fisi- definiamo mente cosciente. La sua posizione è on-
co. tologicamente molto semplice: non esistono livelli

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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

esplicativi, stati funzionali, processi cognitivi o che comprendono anche il corpo e l’ambiente e-
altro. Esisterebbero solo processi fisici combinati sterno.
in vario modo. La dimensione fisica e quella fe- Tra le molte riflessioni suggerite da questa ras-
nomenica (così come quella cognitiva) non segna ne isoliamo alcune:
sarebbero ontologicamente distinte, ma modi par- 1) L’abbandono del dualismo, dichiarato da
ziali e limitati di descrivere quello che accade. quasi tutti gli autori, è molto più difficile
di quanto non si creda. Molte posizioni,
programmaticamente anticartesiane, pre-
sentano forme di cripto-dualismo (per
Implementata sia a livello
neurale sia nel mondo e-
esempio la contrapposizione tra cognizione
Cognitiva sterno attraverso strutture e natura è molto sospetta così come un ri-
funzionali corso «ingenuo» al comportamento).
2) La mente fenomenica non è più trascurabile
Tipo di Corrispondente a processi
fisici parzialmente esterni al e si cerca di trovarne la relazione con i
mente
sistema nervoso e tali da ri- processi cognitivi .
tagliare porzioni di realtà
Fenomenica
coincidenti con i contenuti 3) Molte ipotesi continuano a sviluppare mo-
fenomenici. La mente è un delli funzionalisti anche se si avverte la
modo per il mondo di acca- debolezza ontologica di tale approccio. Il
dere. funzionalismo non funziona né come spie-
Per lo più legato all’uso lin- gazione dei contenuti fenomenici né come
Semantico
guistico e alla storia causale criterio per demarcare i confini della men-
dei simboli utilizzati nei pro- te.
cessi cognitivi
Tipo di con- 4) Quasi tutti gli autori hanno abbandonato il
tenuto Esterno al sistema nervoso e
corrispondente a quelle por- vecchio approccio simbolico-linguistico
Fenomenico zioni di ambiente definite dai che aveva caratterizzato il binomio tra in-
processi fisici che danno telligenza artificiale e scienze cognitive.
luogo al suo comportamento L’idea di un controllore centrale è gene-
Implementato in modo indif- ralmente abbandonata.
ferente da strutture interne
Veicolo (molto più frequenti però) e 5) La disputa tra connessionismo ed elabora-
strutture esterne al corpo del zione simbolica è stata generalmente
soggetto abbandonato alla ricerca di modelli fun-
Modello zionali più generali che si concentrano
Il contenuto di ogni stato
mentale corrisponde alla maggiormente sul rapporto tra ambiente e
Contenuto causa esterna che si è resa corpo.
responsabile del processo
fisico in atto 6) Il comportamentismo, che era apparente-
Tabella 10. Esternalismo fenomenico radicale (nella mente stato soppiantato dal funzionalismo,
versione della mente allargata) recupera molti motivi di interesse sia per-
ché ontologicamente più cauto sia perché,
Verso un nuovo orizzonte? da sempre, sottolineava l’importanza del
contesto e dell’ambiente.
Il panorama delineato, senza dubbio in modo 7) Quasi tutti gli autori considerano varie for-
molto semplice e privo di molti importanti detta- me di relazione con l’ambiente e
gli, permette comunque di cogliere un fermento e considerano plausibile un certo grado di
un interesse crescente nei confronti della ontolo- distribuzione della mente oltre i limiti del
gia della mente. Come si è accennato all’inizio di sistema nervoso. Ovviamente sul tipo di
questo articolo, il problema della mente non è più relazione e sull’effettiva esternalizzazione
solo appannaggio dei filosofi, ma diventa oggetto della mente ferve la discussione più anima-
di ricerca da parte delle neuroscienze ovvero da ta.
parte di una disciplina scientifica che ne cerca e-
splicitamente il fondamento fisico. Questa linea di In conclusione, consideriamo la Tabella 11 do-
ricerca apre la strada ad altre possibilità che siano ve sono riassunte alcune delle posizioni più
più estese rispetto ai limiti del sistema nervoso e importanti tra quelle passate in rassegna relati-
vamente al loro grado di esternalizzazione. In

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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

questa tabella riassuntiva abbiamo separato 4(10): 372-382.


mente semantica e mente cognitiva, consape- Atkinson, A. P., M. S. C. Thomas, et al. (2000),
voli del fatto che, in molti autori, queste due «Consciousness: mapping the theoretical
nozioni si sovrappongono. In questa tabella, ri- landscape» in Trends in Cognitive Sciences, 4: 372-
382.
spetto all’obiettivo di trovare una base esterna
Baars, B. J. (2003), «The Double Life of B.F.Skinner:
che possa rendere conto di tutti gli aspetti della Inner Conflict, Dissociation and the Scientific
mente, spicca senza incertezza un precursore Taboo against Consciousness» in Journal of
illustre: il contestualismo che aveva anticipato Consciousness Studies, 10: 5-25.
molte delle intuizioni successive oggi spesso Bartels, A. e S. Zeki (2000), «Neural basis of romantic
attribuite a posizioni esternaliste. love» in Neuroreport, 11: 3829-3834.
Bennett, M. e P. Hacker (2003), Philosophical
Mente co- Mente fe- Mente Se- Foundations of Neuroscience. Malden (Mass),
gnitiva nomenica mantica Blackwell.
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tenut icol tenut icol tenut icol Consciousness» in O. Flanagan e G. Guzeldere (a
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tamentism 159.
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La salute organizzativa nei contesti sanitari:


Un’esperienza di ricerca-intervento.
Gaetano VENZA*, Gandolfa CASCIO*, Caterina LO PRESTI**
* Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo
** Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti” di Palermo

ABSTRACT - Organizational health in medical contexts: An action research experience - From a


psychosocial perspective that is intended to produce both understanding and change, especially involv-
ing social actors in the construction of shared meanings, this paper illustrates the results of the first
stage of an action research process focused on organizational health. The study has been carried out
within an Italian hospital combining both quantitative and qualitative methods. Specifically, the data
were gathered through the administration of Multidimensional Organizational Health Questionnaire
(n=782) and focus group interviews whose transcripts were analyzed with the software T-Lab. The
analysis of collected data has allowed us to trace the organizational health profile and to identify its
areas of strength and weakness. The only real area of strength seems to be represented by the relation-
ship between colleagues. Conversely, the hospital employees perceive that dimensions of stress,
fatigue, organizational justice, prevention, safety, and comfort are the most critical areas. Finally, alt-
hough critical, the remaining area explored by the questionnaire does not appear to require priority
action. Besides the profile of organizational health, the contribution shows different improvement
strategies. Between them, for example, training initiatives and information on psychosocial risks,
structural change interventions, individual and group counseling experiences. KEYWORDS: Organi-
zational Psychology, Organizational Health, Action Research, Psychosocial Approach,
Multidimensional Health Organizational Questionnaire, Focus Group.

RIASSUNTO - Il contributo illustra i risultati delle prime tappe di una ricerca-intervento psicosociale
sulla salute organizzativa realizzata in un’azienda ospedaliera siciliana. La prospettiva adottata ha
privilegiato il coinvolgimento degli attori sociali nei processi di cambiamento e la costruzione
condivisa di significati. In un’ottica di triangolazione che riconosce l’utilità di integrare metodologie
quantitative e qualitative, è stato somministrato il Multidimensional Organizational Health Question-
naire (N=782) e sono stati realizzati dei focus group i cui trascritti sono stati analizzati grazie al
software T-Lab. L’analisi dei dati ha permesso di individuare punti di forza e debolezza del profilo di
salute organizzativa e i possibili interventi. PAROLE CHIAVE: Psicologia Delle Organizzazioni, Sa-
lute Organizzativa, Ricerca-Intervento, Approccio Psicosociale, Multidimensional Organizational
Health Questionnaire, Focus Group.

Introduzione prospettive (Jaffe, 1995): il paradigma dello stress


da lavoro e del burnout che, sebbene si sia foca-
L’attenzione alla tematica della salute organiz- lizzato prevalentemente su variabili individuali
zativa si è progressivamente affermata nella legate alla personalità del singolo o al suo stile di
letteratura europea a partire dalla metà degli anni fronteggiamento delle situazioni stressanti (Cox,
Settanta, periodo durante il quale un cospicuo Kuk, Leiter, 1993; Karasek e Theorell, 1990; Ma-
numero di ricerche si è focalizzato sulla relazione slach e Jackson, 1981), ha recentemente
benessere-lavoro rivolgendo grande attenzione ai cominciato ad attenzionare anche il ruolo di fattori
fattori che sembrano essere determinanti per la organizzativi (Griffin, Hogan, Lambert, Tucker-
qualità della vita lavorativa intesa come stato di Gail e Baker, 2009; Neveu, 2007; Schaufeli e
benessere psico-fisico e sociale: la realizzazione e Bakker, 2004); la prospettiva del work organiza-
la crescita professionale, le relazioni sociali e pro- tional redesign orientata a comprendere quali
fessionali nel contesto di lavoro, l’ambiente fisico, processi organizzativi hanno un’influenza su mo-
i contenuti dell’attività lavorativa e la sua orga- tivazione intrinseca, soddisfazione dei lavoratori
nizzazione. ed efficacia lavorativa (Grawitch, Gottschalk e
La maggior parte del diversificato corpus dei Munz, 2006; Karasek e Theorell, 1990; Ugboro,
contributi in tema di salute organizzativa può es- 2006); il paradigma delle politiche aziendali che
sere ricondotta all’interno di quattro grandi riconosce il ruolo fondamentale della cultura or-

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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

ganizzativa come variabile che, esercitando una della riduzione delle risorse economiche si sono
certa influenza sugli orientamenti del tradotti per le organizzazioni sanitarie nella neces-
management, contribuisce a creare le condizioni sità di potenziare la propria capacità di vision e di
in cui possono essere tutelate e promosse sia la azione integrata, così da garantire allo stesso tem-
salute dell’individuo che quella po la competitività dell’azienda, la soddisfazione
dell’organizzazione (Ashkanasy, Wilderom e Pe- degli utenti, un buon clima aziendale, la motiva-
terson, 2010; Lowry e Hanges, 2008; Sparks, zione e il benessere del personale (Lazzari, Pisanti
Faragher e Cooper, 2001); lo studio psicodinami- e Avallone, 2006).
co dei manager, infine, a cui possono essere Anche in risposta all’emanazione di importanti
ricondotti due distinti sotto-paradigmi (Avallone, direttive del Ministero della Funzione Pubblica3,
2003) che si caratterizzano, il primo, per una queste istanze sono state accolte da circa un de-
maggiore enfasi sui modelli psicodinamici dello cennio dall’azienda ospedaliera presso la quale è
sviluppo della personalità dei leader e sulle rela- stato realizzato l’intervento trattato nel presente
zioni tra stili personali e stili di gestione contributo.
dell’azienda (Kets de Vries, 2004; Kets de Vries e Riconoscendo la necessità di garantire ai propri
Miller, 1984), e il secondo per una focalizzazione operatori la sussistenza di un clima organizzativo
prevalente sugli aspetti socio-culturali e valoriali che possa stimolare l’apprendimento, accompa-
rilevanti al fine di determinare gli stili di gnare il miglioramento della qualità del servizio
leadership (Gilbreath e Benson, 2004; Kelloway e ed essere di supporto ai processi organizzativi so-
Barling, 2010). stenendo efficacia ed efficienza, l’azienda, che
Le indicazioni fornite da questa griglia di ca- dispone di circa 460 posti letto, conta quasi 20 mi-
rattere generale possono essere integrate da alcune la ricoveri annui tra degenze ordinarie e day
considerazioni sulle principali tendenze recenti hospital, ed ha complessivamente circa 1200 di-
della letteratura internazionale sul tema della salu- pendenti, ha infatti deciso di intraprendere un
te organizzativa, a partire dalla segnalazione che, progetto di ricerca-intervento psicosociale sul mi-
nonostante i numerosi contributi (alcuni dei quali glioramento della salute organizzativa orientato
sono stati citati), il costrutto di salute organizzati- allo sviluppo dell’azienda e, allo stesso tempo, a
va sembra a tutt’oggi non essere stato definito in preservare il benessere psicologico, fisico e socia-
maniera univoca (Miglioretti, Vecchio e Romano, le di comunità professionali che, per le
2009). Questo dato, almeno in parte, potrebbe es- caratteristiche peculiari delle loro attività, sono
sere associato alla tendenza, rilevata anche da sottoposte a sollecitazioni che possono compro-
Avallone e Bonaretti (2003), a condurre delle ri- metterne salute ed equilibrio.
cerche incentrate su aspetti parziali della
problematica come la sicurezza o la salute fisica, Metodologia
lo stress del singolo piuttosto che il suo benessere
globale e lo stato di salute dell’organizzazione. PROCEDURA
Proprio la tendenza a focalizzarsi sugli aspetti
concernenti lo stato di benessere dei lavoratori in A partire da un quadro di riferimento teorico
quanto individui, anzi, sembrerebbe essere colle- che riconosce l’importanza della attiva partecipa-
gata ad un approccio alla problematica che zione degli operatori e del loro coinvolgimento
finirebbe per mettere in parentesi, in maniera oggi nei processi di cambiamento organizzativo (Ca-
non accettabile, la relazione tra il soggetto ed il meron, 2007; Greenwood, Whyte e Harkavy,
contesto organizzativo di riferimento. 1993), è stato proposto un percorso di ricerca-
Tale relazione risulta invece essere centrale intervento che ha previsto la realizzazione di dif-
nell’ambito del modello multidimensionale della ferenti iniziative tra le quali la delineazione del
salute organizzativa proposto da Avallone e Pa- profilo di salute dell’azienda come preliminare
plomatas (2005), modello sul quale si fonda il loro all’avvio delle attività di miglioramento.
Multidimensional Organizational Health Que-
stionnaire, strumento che consente di tracciare il
profilo di salute di diverse tipologie di organizza-
zioni tra le quali, grazie ad una versione elaborata
ad hoc, anche quelle ospedaliere e sanitarie. Que-
sti ultimi contesti organizzativi, forse più che altri, 3 Direttiva sulla rilevazione della qualità percepita dai
sono stati attraversati negli ultimi decenni da pro- cittadini e sul miglioramento del benessere
fondi cambiamenti; in particolare, l’attenzione organizzativo nelle Pubbliche Amministrazioni del
24/03/04; Direttiva per una Pubblica
crescente per la qualità del servizio ed il problema
Amministrazione di qualità del 19/12/06.

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Il profilo è stato tracciato grazie all’utilizzo in- Nel corso delle 20 giornate di formazione sono
tegrato di metodologie quantitative e qualitative stati realizzati complessivamente 74 focus group,
così che sono state previste sia la somministrazio- ma in questa sede verranno illustrati solo i risultati
ne della versione elaborata ad hoc per l’utilizzo dell’analisi realizzata su un corpus testuale costi-
nei contesti sanitari del Multidimensional Organi- tuito dalle trascrizioni di 8 delle 17 discussioni
zational Health Questionnaire di Avallone e condotte da uno dei facilitatori coinvolti, quelle
Paplomatas (2005) che la realizzazione di focus rispetto alle quali lo stesso ha ottenuto
group sul tema. l’autorizzazione alla registrazione.
Nella prima fase del percorso, inoltre, un posto
di primo piano è stato riservato ad un intervento di LA VERSIONE PER I CONTESTI SANITARI DEL
formazione volta a favorire la consapevolezza del MULTIDIMENSIONAL HEALTH QUESTIONNAIRE
ruolo professionale e dei rapporti tra salute orga-
nizzativa e qualità del servizio. La forma del questionario utilizzata al fine di
Il Multidimensional Organizational Health tracciare il profilo di salute organizzativa
Questionnaire è stato somministrato, durante il dell’azienda ospedaliera è la versione del Multi-
corso di formazione su “Salute organizzativa e dimensional Health Questionnaire elaborata da
qualità del lavoro” che si è svolto tra Aprile e Avallone e Paplomatas (2005) per le organizza-
Giugno 2009, a 782 dipendenti. Al fine di favorire zioni sanitarie. Questa versione, leggermente
un’ampia partecipazione delle diverse componenti diversa da quella generale, si articola in diverse
organizzative e vista la trasversalità del tema af- sezioni: dati anagrafici, caratteristiche
frontato, le attività formative sono state proposte a dell’ambiente, sicurezza, caratteristiche del pro-
tutti i dipendenti che, senza distinzione di ruoli o prio lavoro, benessere psicofisico, sensazioni
funzioni, avessero voluto partecipare alla giornata vissute nell’ambiente lavorativo ed apertura
formativa. Questa si è articolata in una prima par- all’innovazione. A chiusura del questionario è i-
te dedicata alla compilazione del noltre previsto uno spazio per l’inserimento di
Multidimensional Organizational Health Que- suggerimenti liberi.
stionnaire, in una seconda nella quale è stata In alcuni casi gli item richiedono al soggetto
presentata la tematica della salute organizzativa, e risposte libere, in altri la scelta di alcune delle op-
quindi nella realizzazione di focus group semi- zioni tra quelle previste e, in altri casi ancora,
strutturati su tale tema, ma con focalizzazione sul- l’indicazione di una valutazione su una scala a 4
la specifica situazione dell’azienda. I gruppi erano punti dove 1 corrisponde al valore più basso e 4 a
costituiti da 8 a 15 persone ed erano eterogenei quello più alto. Nello specifico, gli item che pre-
per qualifica, dipartimento, unità operativa, età ed vedono quest’ultima modalità di risposta,
anzianità di servizio; ai partecipanti veniva chiari- richiedono ai soggetti di esprimere una valutazio-
to che scopo fondamentale della discussione era ne in termini di intensità o frequenza relative al
quello di far emergere il loro punto di vista sulla verificarsi di alcuni fenomeni nel proprio contesto
salute organizzativa all’interno dell’Azienda a lavorativo.
partire dalla concreta esperienza lavorativa di o- Essendo al momento ancora in atto la valida-
gnuno. Si precisava subito che la discussione zione della versione sanità del Multidimensional
sarebbe stata libera e che il conduttore, affiancato Organizational Health Questionnaire, la struttura
da un osservatore, non avrebbe posto delle do- fattoriale cui fare riferimento per l’interpretazione
mande precise. Spesso, di fronte alla difficoltà dei del profilo di salute organizzativa è quella descrit-
partecipanti ad avviare la riflessione e lo scambio, ta da Avallone e Paplomatas (2005) che, emersa
il gruppo veniva invitato a leggere una definizione da un campione di 34.000 soggetti impiegati in
della salute organizzativa proiettata su schermo. organizzazioni di diverso tipo, si articola nei se-
Per il resto, cercando di assicurare che gli argo- guenti fattori: comfort dell’ambiente, percezione
menti prioritari per i partecipanti venissero dei dirigenti, percezione dei colleghi, percezione
affrontati in maniera esaustiva e garantendo una dell’efficienza, percezione dell’equità organizza-
partecipazione quanto più ampia ed attiva possibi- tiva, percezione del conflitto, percezione dello
le da parte di tutti i partecipanti, venivano fatte stress, sicurezza, fatica, isolamento, apertura
due domande sul modello del critical incident. I all’innovazione, disturbi psicosomatici, indicatori
conduttori hanno sempre chiesto l’autorizzazione positivi, indicatori negativi e soddisfazione.
a registrare le discussioni e le tracce audio sono Nell’ambito del modello elaborato da Avalllone e
state poi trascritte parola per parola al fine di rea- Paplomatas, l’ultima delle dimensioni citate, la
lizzare l’analisi qualitativa dei materiali raccolti. soddisfazione, si ottiene sommando i punteggi

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delle scale relative ad indicatori positivi e negativi ANALISI DEI DATI


dopo aver opportunamente invertito questi ultimi.
In conclusione, un’ultima precisazione si rende L’analisi dei dati raccolti con il Multidimen-
necessaria in riferimento al modello della salute sional Organizational Health Questionnaire si è
organizzativa nei contesti sanitari ed è relativa al avvalsa del supporto del software statistico SPSS
fatto che esso è descrivibile a partire dalla dimen- ed ha consentito di tracciare il profilo della salute
sione della soddisfazione così ottenuta e dai 14 organizzativa dell’azienda.
fattori precedentemente citati cui deve aggiungersi Considerato che la versione del Multidimen-
una quindicesima scala non contemplata nel mo- sional Organizational Health Questionnaire per i
dello generale, quella della prevenzione. contesti socio-sanitari da noi utilizzata era ancora
in corso di validazione, è opportuno precisare che
I PARTECIPANTI le operazioni finalizzate a delineare il profilo
dell’organizzazione di riferimento sono state pre-
I soggetti che hanno partecipato all’intervento cedute dalla realizzazione di un’analisi fattoriale
erano equamente divisi tra uomini e donne, l’età condotta secondo il metodo degli assi principali e,
media era pari a 44.87 anni (sd = 8.84), e in accordo con il modello teorico di riferimento,
l’anzianità di servizio a 18.25 anni (sd = 9.41), la fissando a 15 il numero di fattori di estrarre. A se-
massima parte dei quali trascorsa all’interno del guire, la soluzione fattoriale estratta è stata ruotata
contesto organizzativo di riferimento (12.89; sd = secondo il metodo promax.
9.28). Come si vede dai valori molto alti delle de- L’analisi dei trascritti dei focus group è stata
viazioni standard, le età, gli anni di lavoro totali e invece realizzata mediante T-Lab (Lancia, 2004),
quelli di servizio presso l’azienda di riferimento al fine di ottenere una rappresentazione sintetica
sono molto differenziati all’interno del gruppo, dei dati che ha permesso di identificare le temati-
dato che si spiega anche considerando l’ampio che centrali affrontate durante la discussione.
numero di soggetti coinvolti.
La qualifica più rappresentata era quella di in- Risultati
fermiere professionale (35.16%) seguita da quella
composita di operatori socio-sanitari, ausiliari e I RISULTATI DELL’ANALISI FATTORIALE
simili (23.13%). I dirigenti medici, sanitari, tecni-
ci e amministrativi rappresentavano il 14.73% dei La soluzione fattoriale ottenuta ha consentito
soggetti, mentre i terapisti della riabilitazione, i di mettere in evidenza alcune difformità rispetto al
tecnici di laboratorio e di radiologia il 5.63%. Una modello atteso che potrebbero suggerire una par-
percentuale leggermente più bassa era quella dei ziale riformulazione del modello della salute
coordinatori (4.99%) mentre solo dello 0.51% era organizzativa nei contesti sanitari o un riadatta-
la componente rappresentata da ostetriche, pueri- mento del questionario in termini di articolazione
cultrici e vigilatrici d’infanzia. Il 12.78% dei generale e/o formulazione delle domande. Tali i-
soggetti ha indicato una qualifica diversa da quel- potesi di modifica, però, potrebbero più
le previste dal questionario mentre il restante correttamente essere avanzate qualora le discor-
3.07% di essi ha preferito non fornire una risposta danze evidenziate fossero rilevate anche in studi
a questa domanda. successivi realizzati nell’ambito di altri contesti
Tutti i dipartimenti e le unità operative organizzativi. In effetti, sebbene il gruppo di sog-
dell’ospedale erano presenti; i dipartimenti mag- getti da noi coinvolto sia abbastanza ampio, non è
giormente rappresentati erano quelli di Medicina da escludere che la struttura fattoriale emersa ri-
(23.05% dei soggetti), Chirurgia (19.04%), Servi- fletta delle peculiarità dell’organizzazione
zi (16.70%), Cardio-polmonare (13.60%); le unità interessata.
operative, invece, quelle di Complesso operatorio Focalizzandoci sui risultati dell’analisi fattoria-
e chirurgico (4.63%), Neonatologia (4.53%), Ma- le, i 15 fattori estratti spiegano il 46.25% della
lattie infettive (4.14%), Ematologia I (3.63%), varianza totale e, come anticipato, sono solo in
Ostetricia e ginecologia (3.63%), Cardiologia I parte coincidenti con quelli attesi sulla base del
(3.50%), Medicina trasfusionale (3.37%), Pronto modello teorico di riferimento. Tralasciando una
Soccorso (3.11%). Infine, se la percentuale dei disamina dettagliata fattore per fattore, riteniamo
soggetti che non hanno fornito indicazioni circa il più utile in questa sede osservare che, sebbene la
dipartimento di appartenenza era pari a 6.67%, es- soluzione fattoriale ottenuta sembri mettere in e-
sa era più che doppia nel caso dell’unità operativa videnza la perdita di importanza di alcune
di appartenenza (13.67%). rilevanti dimensioni (percezione dell’equità, iso-
lamento e percezione dell’efficienza

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organizzativa), limitatamente agli altri fattori la e Paplomatas (2005). La suddetta decisione è stata
situazione sembra essere meno problematica e presa anche alla luce della possibilità di rilevare
dimensioni come la percezione dei dirigenti, la differenze solo minime tra i punteggi medi per fat-
percezione dei colleghi, la percezione del conflit- tore della salute organizzativa calcolati
to, la percezione dell’efficienza organizzativa, considerando le risultanze dell’analisi fattoriale da
l’apertura all’innovazione, il comfort noi realizzata e quelli ottenuti a partire invece dal-
dell’ambiente di lavoro, la sicurezza e la preven- la proposta degli Autori.
zione, indicatori negativi e indicatori positivi, i
disturbi psicosomatici, la percezione dello stress, e IL PROFILO DI SALUTE DELL’AZIENDA
la fatica risultano chiaramente individuabili e ben
descritte dagli item. Per quanto riguarda i punteggi medi ottenuti
Proprio per questo motivo, ma anche al fine di lungo le varie dimensioni della salute organizzati-
diminuire le probabilità di ingenerare confusioni va (Fig. 1) ricordiamo che, secondo Avallone e
rispetto ai dati ottenuti sia nell’ambito della co- Paplomatas (2005, 119), “la lettura dei dati è con-
munità scientifica, sia rispetto all’intervento nel dotta con lo scopo di produrre conoscenza
contesto organizzativo dato, la scelta seguita è sta- sull’organizzazione, individuando punti di forza
ta quella di descrivere il profilo di salute della salute organizzativa e anche possibili aree di
organizzativa dell’azienda ospedaliera proprio at- miglioramento”.
tenendoci al modello teorico proposto da Avallone

Figura 1: Profilo di salute organizzativa dell’azienda ospedaliera. Ciascuna delle colonne è relativa ad uno dei
fattori della salute organizzativa; la linea blu indica il punteggio medio totale delle varie dimensioni; le linee ver-
de e rossa corrispondono rispettivamente ai valori-soglia di 2.90 e 2.60.

La letteratura sul Multidimensional Organiza- collocano al di sopra di esso e negativi quelli al di


tional Health Questionnaire fornisce alcune sotto (Avallone e Bonaretti, 2003), sia la possibili-
indicazioni sull’interpretazione dei profili emersi tà di leggere i risultati ottenuti da una specifica
suggerendo sia l’utilità di fissare come punto di organizzazione a partire dalla considerazione che,
riferimento il valore medio totale di salute orga- sulla base dei dati finora raccolti grazie al que-
nizzativa così da valutare positivi i punteggi che si stionario, almeno a titolo indicativo, sono da

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ritenersi positivi i punteggi maggiori di 2.90, di- mettere in evidenza è relativo al dato che il vero
screti quelli compresi tra 2.60 e 2.90 e critici punto di forza dell’azienda sembra essere rappre-
quelli inferiori a 2.60 (Avallone e Paplomatas, sentato dal rapporto positivo con i colleghi: il
2005). Nel primo caso, l’opzione di valutare il contesto di riferimento sembra stimolare un am-
profilo considerando il punteggio medio totale biente relazionale franco, comunicativo e
delle varie dimensioni come valore soglia per collaborativo sia a livello orizzontale che vertica-
l’individuazione di aree critiche ed aree di benes- le. Altre aree della propria esperienza lavorativa,
sere, permetterebbe di calibrare i risultati ottenuti invece, vengono descritte come necessitanti una
sulle percezioni che gli attori organizzativi hanno certa attenzione e, se è possibile parlare di dimen-
del loro contesto di lavoro. Nel secondo caso, in- sioni che sembrano richiedere una considerazione
vece, fare riferimento ai risultati ottenuti negli primaria connotandosi come le vere priorità di in-
anni da diverse tipologie di organizzazioni italiane tervento al fine di avviare processi di
permetterebbe di rapportare le specificità del con- miglioramento, è anche opportuno focalizzare la
testo organizzativo mettendole in relazione con propria attenzione su un ampio gruppo di criticità
dei dati che, sebbene non possano essere intesi, meno importanti, ma comunque da monitorare,
ovviamente, come delle vere e proprie norme di perché percepite in maniera problematica.
riferimento, consentono comunque di esprimere Procedendo con ordine, così, i punteggi più
una valutazione di maggiore o minore criticità bassi in assoluto sono quelli relativi a percezione
della situazione studiata sulla base del raffronto dello stress e fatica, avvertiti con forza in relazio-
con i risultati ottenuti grazie alla somministrazio- ne a diversi aspetti, dal sovraccarico emotivo
ne ad un numero molto ampio di soggetti connesso al lavoro a quello fisico, dalla tensione
impiegati in organizzazioni più o meno simili per alla sensazione di nervosismo ed esaurimento.
dimensioni, attività, ed altre variabili significative. Dimensione altrettanto critica, la percezione
Nell’interpretazione delle condizioni di salute dell’equità organizzativa: il trattamento economi-
organizzativa dell’azienda sanitaria considerata, co dei dipendenti, le politiche di promozione del
seguire una delle due indicazioni piuttosto che personale e la trasparenza del sistema di valuta-
l’altra non è indifferente: dato il valore abbastanza zione delle prestazioni sembrano essere messi
basso del punteggio medio totale di salute orga- ampiamente in discussione e costituire un’area
nizzativa pari a 2.37 (linea blu del grafico importante di lamentela e di insoddisfazione.
riportato in Figura 1), leggere il profilo alla luce di L’area delle priorità, però, non sembra essere li-
questo dato significherebbe concludere per una mitata agli aspetti appena descritti e a destare una
minore criticità dei risultati ottenuti rispetto alla notevole preoccupazione sembrano aggiungersi
lettura alternativa che potrebbe essere fatta consi- anche le politiche di sicurezza e prevenzione dei
derando le indicazioni fornite dagli autori in rischi oltre che il comfort di locali non sempre ri-
termini di possibili parametri di riferimento. Quasi tenuti idonei ed accoglienti per pazienti ed
tutte le dimensioni della salute organizzativa sono operatori.
infatti associate a punteggi che si collocano al di Spostando l’attenzione su dimensioni meno
sotto del valore soglia di 2.60 (linea rossa) e, delle preoccupanti, ma comunque meritevoli di inter-
tre che lo superano, solo la percezione dei colleghi venti a diversi livelli, sarebbe possibile
può essere considerata un’area del profilo percepi- considerare come problematiche la gestione delle
ta in maniera nettamente positiva avendo ottenuto conflittualità e delle situazioni, più o meno poten-
un punteggio superiore a 2.90 (linea verde). In ziali, di emarginazione e isolamento, l’apertura
maniera differente, considerando la distribuzione dell’organizzazione all’innovazione culturale e
rispetto al punteggio totale di salute organizzativa, tecnologica e le varie declinazioni che costitui-
si potrebbe sottolineare che percezione dei colle- scono la percezione dei dirigenti, dalla
ghi, disturbi psicosomatici, percezione formulazione chiara degli obiettivi da perseguire
dell’efficienza organizzativa, dei dirigenti, del alla coerenza tra enunciati, decisioni e prassi ope-
conflitto, apertura all’innovazione e isolamento rative, dai livelli di considerazione delle
risulterebbero aree valutate positivamente dai di- richieste/proposte dei dipendenti alla presenza di
pendenti dell’azienda contrariamente da meccanismi di coinvolgimento degli operatori.
percezione dello stress lavorativo e della fatica, Più positive, infine, le percezioni circa la vul-
sicurezza, prevenzione e comfort degli ambienti di nerabilità all’insorgenza di disturbi psicosomatici
lavoro. e quelle concernenti l’efficienza organizzativa: da
Provando ad integrare le indicazioni che risul- un lato, la possibilità di somatizzare vissuti ed af-
tano significative nell’ambito di entrambe le fetti negativi connessi all’attività lavorativa
possibili interpretazioni, un primo elemento da sembra non essere avvertita con particolare preoc-

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cupazione, sebbene rappresenti un’area di rischio tinente a quella della salute organizzativa, così che
potenziale; dall’altro, la performance dell’azienda sembra emergere con forza l’idea che in assenza
sembra attestarsi su livelli appena accettabili in di condizioni capaci di garantire certi standard
quanto a rapidità di decisione, scorrevolezza delle qualitativi non ci possa essere benessere in azien-
azioni intraprese, azioni di supporto verso il rag- da e viceversa. Ciò viene affermato chiaramente
giungimento degli obiettivi, fluidità operativa. nell’ambito dei contesti elementari che costitui-
Il quadro appena delineato, infine, può essere scono il terzo cluster: i partecipanti individuano
ulteriormente arricchito da alcune considerazioni come punti di forza dell’azienda gli aspetti che ne
relative ai fattori non ancora analizzati, indicatori fanno un ospedale capace di offrire un servizio di
positivi e negativi e soddisfazione. I punteggi del- qualità e li designano come quelli da cui partire al
le prime due dimensioni, prossimi entrambi alla fine di migliorare lo stato di salute della loro or-
metà della scala di risposta utilizzata, delineano ganizzazione; questo dato potrebbe far pensare
una situazione in cui i segnali di benessere e quelli all’espressione di una posizione tale per cui si ri-
di malessere tendono sostanzialmente ad equili- tiene che la dimensione della semplice lamentela
brarsi descrivendo comunque un contesto in cui i dovrebbe essere sostituita da un processo orientato
fenomeni e gli aspetti da attenzionare perché rite- dalla responsabilizzazione di ognuno e
nuti di fatto problematici o potenzialmente tali dall’impegno verso il raggiungimento di obiettivi
sembrano diversi e concorrono a determinare un concreti stabiliti dai gruppi di lavoro. Diversa
livello appena discreto di soddisfazione. l’attenzione prestata al tema della qualità nel caso
del quarto cluster: in una forte dimensione di cri-
I RISULTATI DELL’ANALISI DEI FOCUS GROUP tica della situazione presente del proprio e degli
altri ospedali italiani vengono contrapposte due
Il corpus testuale sottoposto ad analisi era co- dimensioni prospettate come incompatibili, quelle
stituito da 8 testi corrispondenti ai trascritti di della qualità e della quantità. L’introduzione dei
altrettanti focus group per un numero totale di Diagnosis Related Group4, la riduzione di risorse
contesti elementari pari ad 803 (soglia di frequen- materiali ed umane, la necessità di confrontarsi
za pari a 7). con tempi sempre più stretti sono ritenuti essere
Precisando che ad ulteriori considerazioni sui fattori di dequalificazione del servizio, ma anche
risultati dell’analisi dei focus group sarà dedicata cause di frustrazione e malessere. Rispetto agli al-
una pubblicazione successiva, verranno qui de- tri due, ancora, il quinto cluster si concentra in
scritti solo i risultati ottenuti grazie ad una misura maggiore sui sentimenti di soddisfazio-
procedura di analisi che, attraverso numerosi pas- ne/insoddisfazione: gli operatori sono soddisfatti e
saggi, consente di organizzare una percepiscono conseguentemente che la loro azien-
rappresentazione sintetica dei contenuti affrontati da è in buona salute quando si trovano a lavorare
attraverso l’individuazione di alcuni cluster che in situazioni che lasciano un certo margine di au-
possono essere descritti come raggruppamenti di tonomia al singolo o al gruppo di lavoro nel
frasi che si riferiscono ad argomenti omogenei. gestire le proprie attività e nel darsi delle regole,
Nel nostro caso l’analisi ha portato condizione che rende più semplice la “gestione”
all’individuazione di 5 cluster (Fig. 2). Tra di essi, del paziente anche nelle situazioni più difficili e
il primo comprende il 20.76% dei contesti ele- facilita la mobilitazione di idee, capacità e risorse
mentari, il secondo il 36.46%, il terzo il 17.47%, il che possono fare la qualità del servizio e la soddi-
quarto il 7.59% e il quinto il 17.72%. Come si può sfazione dell’utente. In questo quadro il primo
evidenziare grazie al dendrogramma riportato in cluster raccoglie contesti elementari che pongono
Figura 3, i cluster estratti presentano relazioni più all’attenzione il problema della definizione dei
o meno strette. In modo particolare, se il primo ed ruoli e della loro integrazione: da una parte si può
il secondo cluster sembrano rappresentare due li-
nee autonome, gli altri presentano una relazione di
parentela più stretta, evidenza che viene confer-
mata se si considerano le prime 10 parole 4 Il Diagnosis Related Group o Raggruppamento
caratteristiche di ogni raggruppamento (Tab. 1) e i Omogeneo di Diagnosi è uno strumento che
primi contesti elementari selezionati dal software. consente di inserire all’interno di gruppi omogenei,
In effetti, se il primo e il secondo cluster af- sulla base di un criterio relativo alle risorse
frontano tematiche differenziate, gli altri tre economiche impiegate, i pazienti dimessi da un
ospedale dopo un ricovero in day hospital o in
sembrano essere accomunati da una prevalente at-
degenza ordinaria. Le finalità fondamentali di
tenzione rispetto alla problematica della qualità questo sistema sono relative al controllo ed al
del servizio che viene considerata strettamente at- contenimento della spesa sanitaria.

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evincere la difficoltà di lavorare in un contesto in particolare, in relazione alla classe medica, è an-
cui le differenze tra figure professionali sono per- che possibile ricordare che, data la scarsa adesione
cepite come inesistenti e, dall’altra, quella di all’attività formativa, si è provveduto ad una
gestire relazioni professionali che, differentemen- somministrazione suppletiva orientata a raccoglie-
te dal passato in cui si era “una grande famiglia” e re anche il punto di vista di questa categoria. Ciò
il proprio lavoro veniva svolto con coscienza, non è avvenuto nel caso dei focus che, quindi, so-
sembrano non lasciare spazio a nessuna collabora- no prevalentemente da considerarsi espressione
zione e mettere spesso in parentesi il rispetto delle altre componenti.
dell’altro non considerandone, per esempio, l’età
avanzata o il genere di appartenenza. Il secondo
cluster, infine, sul leit motiv della differenza tra
nord e sud o tra l’azienda di appartenenza e le al-
tre, raccoglie l’insoddisfazione per condizioni che,
a causa di carenza di fondi e risorse, penalizzano
operatori che denunciano uno stato in cui
all’eccessiva responsabilità richiesta non corri-
spondono trattamenti economici soddisfacenti.
Riassumendo quanto detto, è possibile conclu-
dere che, per la comunità professionale di
riferimento, le rappresentazioni della salute orga-
nizzativa sembrano articolarsi lungo alcune
direttrici di fondo: da un lato, considerando varia-
bili strutturali o psicologiche, vengono enfatizzate
le relazioni con la qualità, la soddisfazione degli
utenti, la gratificazione o la frustrazione degli ope-
ratori; dall’altro, facendo più propriamente
Figura 2: Grafico che mette in evidenza la distribu-
riferimento al versante dell’intervento sulla salute
zione in uno spazio bidimensionale dei cluster
organizzativa, vengono avanzate delle proposte di estratti (in rosso) e dei differenti focus group (in
cambiamento diversamente connotate a seconda blu).
della minore o maggiore attribuzione di responsa-
bilità ai singoli e ai gruppi di lavoro piuttosto che
ai vertici organizzativi e a seconda di una diversa
percezione dello stato dell’azienda e dei limiti e
delle possibilità rese disponibili dal contesto di
riferimento.
A questo punto, prima di passare
all’esposizione di alcune proposte di possibili in-
terventi di miglioramento, può essere importante
fare una breve precisazione circa la rappresentati-
vità dei risultati ottenuti: nonostante il numero
ampio di partecipanti alla ricerca l’adesione vo-
lontaria alle attività si è tradotta in una Figura 3: Dendrogramma riportante le caratteristi-
composizione del gruppo dei partecipanti che non che di ciascuna partizione.
rispecchia fedelmente quella dell’azienda con una
preponderanza di infermieri ed ausiliari. In modo

Cluster N. 1 chi² Cluster N. 2 chi² Cluster N. 3 chi² Cluster N. 4 chi² Cluster N. 5 chi²
Rispetto_sost 39.16 Stipendio_sost 23.41 Responsabile 23.02 Qualità 144.79 Gestire 19.11
Collaborazione 19.33 Diverso 21.84 Raggiungere 23.02 Bastare 30.29 Capacità 13.47
Soddisfazione 16.71 Sud 16.75 Punto_di_forza 22.21 Drg 26.16 Difficile 9.09
Gratificazione 15.85 Malato 15.55 Obiettivo 20.40 Tempo 23.22 Lavoro_sost 8.14
Periodo 15.42 Normale 10.93 Gruppo 20.40 Risparmiare 15.61 Peggio 7.59
Servizio 14.60 Facile 10.62 Presente 18.74 Frustrazione 10.35 Idea 7.59
Vecchio 12.64 Svolgere 10.62 Percepire 18.33 Giusto 8.69 Sala_operatoria 7.45

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Famiglia 11.79 Nord 10.23 Lamentare 13.91 Chiaro 7.57 Unità_operativa 7.17
Medicina 7.80 Aumentare 9.18 Migliorare 10.78 Carenza 5.15 Sapere_verb 6.28
Coscienza 5.73 Mancanza 9.18 Partire 9.26 Positivo 4.59 Regole 6.28

Tabella 1: Parole caratteristiche per cluster e relativo indice di chi².

Conclusioni e possibili sviluppi futuri In relazione ad altre tipologie di interventi si


potrebbe opportunamente procedere con
È possibile mettere in rilievo che sia i dati l’organizzazione e l’erogazione di alcune iniziati-
quantitativi che quelli qualitativi convergono ve informative e formative durante le quali
sull’indicazione di alcune aree che si presentano rilevare anche la presenza di possibili situazioni di
come i punti di debolezza del profilo di salute or- rischio cui riservare interventi successivi sul mo-
ganizzativa dell’azienda ospedaliera: lo stress, la dello del counselling individuale e di gruppo e
fatica, l’equità organizzativa, la prevenzione e la sulla scia delle esperienze di elaborazione del vis-
sicurezza ed il comfort degli ambienti. Nel detta- suto lavorativo che, in passato, sono state affidate
glio, se lo scoring dei questionari ha permesso di al servizio di psicologia attivo presso l’ospedale.
individuare le dimensioni rispetto alle quali i di- Sul versante delle iniziative formative, infine, da
pendenti percepiscono le principali criticità, un lato potrebbe essere approfondita la tematica
l’analisi delle trascrizioni dei focus ha consentito della salute organizzativa già affrontata nel corso
l’approfondimento di alcune problematiche con- del precedente anno e, dall’altro, in un’ottica di
sentendo anche di cogliere delle sfaccettature lavoro psicosociale, dovrebbe essere dedicata at-
altrimenti difficili da apprezzare. È il caso, per e- tenzione alla formazione al ruolo e alle
sempio, della difficoltà di integrazione che si problematiche di integrazione cui si è fatto riferi-
riscontra in azienda a diversi livelli e che è emersa mento.
prevalentemente nel corso delle discussioni di Accanto a ciò non sarebbe da escludere la pro-
gruppo, delle diverse segnalazioni circa la scomo- gettazione di interventi di tipo strutturale volti a
dità dell’ubicazione e la scarsa funzionalità di migliorare il comfort degli ambienti e la loro fun-
alcuni ambienti e di diverse strutture, zionalità e, per concludere, la possibilità di
dell’individuazione da parte degli operatori di re- studiare, ma su questi aspetti potrebbe concentrar-
lazioni tra salute organizzativa e qualità del si uno dei gruppi di miglioramento di cui si è detto
servizio che dovrebbero essere opportunamente e caratterizzato da una equilibrata composizione
approfondite tramite una ricerca ad hoc. capace di rappresentare le diverse componenti a-
Sul piano degli interventi una simile situazione ziendali, un sistema più appropriato di valutazione
pone di fronte a diverse possibilità ma anche a del personale e delle prestazioni.
numerosi vincoli e, soprattutto, alla necessità di
negoziare obiettivi e prassi operative con gli attori Riferimenti bibliografici
a vario titolo coinvolti. Proprio per questo, un
primo possibile sviluppo della ricerca-intervento Avallone, F., Bonaretti, M. (2003). Benessere
sul benessere organizzativo potrebbe utilmente organizzativo. Per migliorare la qualità del lavoro
prevedere la realizzazione di un incontro finaliz- nelle amministrazioni pubbliche. Soveria Mannelli:
zato alla condivisione dei risultati ottenuti con Rubbettino.
Avallone, F., Paplomatas, A. (2005). Salute
tutti i dipendenti coinvolti in fase di rilevazione.
organizzativa. Milano: Cortina.
Sarebbe possibile, accanto all’organizzazione di Ashkanasay, N.M., Wilderom C.P.M., Peterson, M.F.,
una giornata allo stesso tempo di informazione e editors. The Hnadbook of Organizational culture
studio, pensare di inviare agli stessi dipendenti un and Climate. Thousands Oaks: Sage.
report sintetico volto a riassumere quanto realiz- Cameron, J. (2007). Linking participatory research to
zato e rilevato fino ad ora. In entrambi i casi si action. In Kindon, S., Pain, R., Kesby, M., editors.
tratterebbe di iniziative pienamente rispettose Participatory action research approaches and
dell’ottica partecipativa adottata, che potrebbe methods: Connecting people, participation and
proficuamente tradursi nell’avvio di alcuni gruppi place. London: Routledge, 206-215.
di miglioramento da costituirsi su base volontaria Cox, T., Kuk, G., Leiter, M. (1993). Burnout, health,
work stress, and organisational healthiness. In
e il cui lavoro potrebbe incentrarsi sulle criticità
Schaufeli, W.B., Maslach, C., Marek T., editors.
segnalate al fine di avanzare proposte e di accom- Professional burnout: Recent developments in
pagnare, anche con il supporto di consulenti, i theory and research. London: Taylor & Franci,
cambiamenti prospettati. 177-193.
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48
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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

L’inclusione lavorativa dei disabili: Uno studio


esplorativo nella provincia del Medio Campidano
Veronica MATTANA, Michela LOI, Benedetta BELLÒ
Associazione Res Psicologica, Elmas CA

ABSTRACT - The working inclusion of people with disabilities: an exploratory study in the province
of Medio Campidano - The paper reports a research that aims at investigating the state of art of the
employment condition of people with disabilities in the area selected. The research has been carried
out through a qualitative methodology with semi-structured interviews administered to managers; the
topics discussed during the interview are related to different aspects as laws/financial incentives to hire
people with disabilities or previous experience with this typology of employees. According to Louvet,
Rohmer and Dubois (2009), there are negative attitudes/behaviors and prejudices toward people with
disabilities in the work market; in fact, results show a low level of knowledge of the disability and its
typologies, prejudices, ambivalent behaviors toward disability, ranging from hostile reactions towards
the law that implies the compulsory hiring to benevolent behaviors; entrepreneurs tend to ask to peo-
ple with disabilities the same performance as people without disabilities, to be hired. KEYWORDS:
Disability, Employment, Discrimination, Prejudice.

RIASSUNTO - Viene riportata una ricerca che ha avuto l’obiettivo di fotografare lo stato dell’arte
sull’inclusione lavorativa di persone disabili nella provincia selezionata. La ricerca è stata condotta
utilizzando una metodologia qualitativa con delle interviste semi-strutturate somministrate agli
imprenditori-manager; i temi delle interviste sono legati a differenti aspetti quali: leggi e incentivi per
l’assunzione di disabili o le esperienze lavorative precedenti con disabili. In accordo con Louvet,
Rohmer e Dubois (2009), che evidenziano la presenza di atteggiamenti/comportamenti e pregiudizi
negativi verso i disabili nei luoghi di lavoro, i risultati della ricerca mostrano la scarsa conoscenza del-
la disabilità e delle sue tipologie, i pregiudizi, un atteggiamento ambivalente verso i disabili che va
dalle reazioni ostili verso la legge che impone l’assunzione fino a comportamenti di benevolenza; ai
fini dell’assunzione, gli imprenditori tendono a pretendere dai disabili le medesime prestazioni dei
dipendenti normodotati. PAROLE CHIAVE: Disabilità, Occupazione, Discriminazione, Pregiudizio.

Introduzione tà in sé, ma al legame tra persona e contesto,


quest'ultimo costituito da aspettative e richieste
Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sa- con le quali la persona deve misurarsi (Soresi,
nità definisce la disabilità come una qualsiasi 2008).
restrizione o carenza, conseguente a una menoma- Nonostante gli interventi normativi comunitari
zione, della capacità di svolgere un’attività nel (politiche attive per il lavoro, politiche per
modo o nei limiti ritenuti normali per un essere l’inclusione sociale) e nazionali, le ricerche
umano. L’handicap, invece, rappresenta una con- sull'inclusione lavorativa dei disabili rilevano co-
dizione di svantaggio vissuta da una persona, a me vi sia una più elevata percentuale di disoccu-
seguito di una menomazione o di una disabilità, pati tra i disabili rispetto alla popolazione
che limita o impedisce la possibilità di ricoprire il normodotata, e come tra gli occupati, le persone
ruolo che normalmente ricoprirebbe in relazione con disabilità percepiscano in media uno stipendio
all'età, al sesso e a fattori socioculturali. Pertanto, inferiore rispetto ai normodotati (Ren, Paetzold e
l'elemento di svantaggio non è legato alla disabili- Colella, 2008). Inoltre, diversi studi condotti so-
prattutto in contesti lavorativi ed educativi,
evidenziano come siano ancora presenti atteggia-
menti e comportamenti negativi nei confronti dei

disabili (Louvet, Rohmer e Dubois, 2009).
Si ringrazia il Comune di San Gavino Monreale che In Italia, a seguito del D.Lgs. 469/1997 e della
ha permesso la realizzazione della ricerca. Un
riforma del Titolo V della Costituzione, le Politi-
ringraziamento particolare va alla Dr.ssa
Alessandra Fantinel e al Dr. Bruno Mancosu per il che Attive del Mercato del Lavoro e i Servizi per
supporto fornito. l’Impiego sono stati decentralizzati a livello loca-

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le; infatti, le Amministrazioni Regionali e Provin- per l'inserimento dei disabili nel mondo del lavo-
ciali gestiscono sia la definizione che ro.
l’implementazione delle misure per l’occupazione
dei disabili attraverso un complesso sistema di ac- Variabili psico-sociali nel binomio disabilità-
cordi e protocolli tra differenti istituzioni inclusione lavorativa
pubbliche e agenzie private (i Servizi per
l’Impiego locali, le cooperative sociali e le Azien- In ambito scientifico, il tema della discrimina-
de Sanitarie Locali). Nello specifico, la Legge 12 zione in contesti lavorativi di persone disabili ha
marzo 1999 n. 68 recante “Norme per il diritto al ricevuto grande attenzione, anche se resta una cer-
lavoro dei disabili” prevede elenchi, gestiti dai ta ambiguità nei risultati ottenuti (Ren e Al, 2008).
CSL (Centri Servizi per il Lavoro) e suddivisi per Le principali questioni di ricerca in ambito psico-
provincia di appartenenza, ai quali possono iscri- logico, relative all'inclusione lavorativa dei
versi persone con diverse tipologie di disabilità disabili, riguardano quei fattori psicologici, quali
(fisica, psichica, intellettiva, sensoriale) che hanno il giudizio sociale e i meccanismi che lo regolano.
compiuto il sedicesimo anno di età, risultano di- Tali aspetti risultano essere di estrema rilevanza
soccupati al momento dell’iscrizione e hanno la nello spiegare le aspettative, le percezioni, i pre-
certificazione di invalidità e/o disabilità ricono- giudizi e gli stereotipi che riguardano il disabile e
sciuta dagli organi competenti. Il fine della legge la sua capacità lavorativa.
è quello di favorire l’inserimento mirato dei disa-
bili attraverso strumenti di supporto che PREGIUDIZI E STEREOTIPI
permettano il loro inserimento, in funzione della
valutazione delle capacità lavorative, in un posto Partendo dall’analisi della letteratura, Louvet e
di lavoro adatto. La legge impone alle aziende Al (2009) hanno individuato tre differenti tipolo-
pubbliche e private di assumere un disabile per gie di comportamenti e/o atteggiamenti nei
chiamata “nominativa” e “numerica”, in funzione confronti dei disabili, che vanno dalle reazioni o-
del computo dei dipendenti a tempo determinato e stili (comportamento di discriminazione in
indeterminato, superata la soglia dei 15 dipenden- negativo) ai comportamenti di benevolenza (di-
ti; tale obbligo non si applica a particolari settori scriminazione in positivo). Nei luoghi di lavoro le
come quello dei trasporti e dell'edilizia. In caso di credenze negative sui disabili si manifestano at-
inadempimento, l’imprenditore può incorrere in traverso la percezione di incompetenza, di peso e
sanzioni, mentre nel caso di assunzione a tempo di improduttività associate al disabile (Colella, De
indeterminato, sono previste agevolazioni che va- Nisi e Varma, 1998; Louvet, 2007; Ozawa e Yae-
riano in funzione della percentuale di riduzione da, 2007; Rohmer e Louvet, 2006; Stone e
delle capacità lavorative della persona assunta. Colella, 1996). D’altro canto, alcuni studi sulla
Mentre i CSL offrono ai disabili un servizio di in- disabilità fisica, mostrano come le persone mani-
clusione socio-lavorativa attraverso percorsi festino comportamenti più positivi verso un
individuali e mirati, i Ce.S.I.L. Comunali (Centri collega in sedia a rotelle piuttosto che verso i
di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati) normodotati (Katz, Glass, Lucido e Farber, 1979).
offrono un servizio a più ampio spettro che inclu- Alcune ricerche evidenziano come le caratteristi-
de i lavoratori svantaggiati in senso lato (disabili, che personali di un disabile possano essere
alcolisti e tossicodipendenti, ex-detenuti, disoccu- giudicate in modo significativamente più positivo
pati di lunga durata ecc.) e offrono consulenza rispetto a quelle di un normodotato (Bailey, 1991;
anche alle aziende che cercano personale, con Christman e Slaten, 1991; Rohmer e Louvet,
l’obiettivo di individuare potenziali tirocinan- 2004; Louvet e Al, 2009).
ti/lavoratori e supportare la presentazione di Ren e Al (2008), nella loro meta-analisi, con-
pratiche di tirocinio, assunzione, richiesta di age- siderando solo le ricerche che permettono un
volazione ecc. approccio inferenziale all’analisi delle ipotesi al
La presente ricerca, condotta nella Provincia fine di comprendere l’influenza della disabilità sul
del Medio Campidano (Centro Sardegna), ha co- giudizio espresso sulle persone nei contesti lavo-
me macro finalità quella di descrivere lo status rativi, evidenziano come la tipologia di disabilità e
quo relativo all'inserimento lavorativo dei disabili il genere della persona disabile moderino la rela-
del territorio, attraverso la richiesta di informazio- zione tra le aspettative sulla performance di
ni e dati oggettivi agli operatori dei servizi per quest’ultima e le decisioni di assunzione. In gene-
l’impiego e, in modo particolare, attraverso inter- rale, emerge che la disabilità influisce
viste agli imprenditori, i cui atteggiamenti e negativamente sulle aspettative relative alla per-
comportamenti potrebbero risultare determinanti formance e sulle decisioni di assunzione in quanto

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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

il disabile è considerato, a causa di opinioni stig- 2003). Tale principio sembra scontrarsi con il si-
matizzate, inabile a svolgere un'attività lavorativa. stema lavorativo occidentale, fortemente basato su
Infine, si riscontra uno scetticismo generale sulla performance e competizione che dà luogo alla ste-
possibilità di conciliare il lavoro e la disabilità, a reotipizzazione del disabile, spesso causa della
causa, da un lato, delle caratteristiche del lavoro in sua discriminazione (Oldmeadow e Fiske, 2007).
sé, dall’altro, della difficoltà di creare una situa- Infine, si sottolinea come, contrariamente alla
zione confortevole per il disabile che consenta la percezione comune, non sempre per favorire l'in-
realizzazione ottimale delle attività lavorative. gresso delle persone disabili sono necessarie
Tuttavia, in alcuni casi, la performance del disabi- modifiche costose dei luoghi di lavoro (Job Ac-
le viene giudicata come positiva, laddove, commodation Network, 1999).
superando l’effetto negativo dello stereotipo, si
testa la capacità effettiva della persona sul lavoro. ATTEGGIAMENTI DEGLI IMPRENDITORI
Gli autori suggeriscono di approfondire tale risul-
tato con ulteriori studi, in quanto il giudizio L’atteggiamento viene definito come
positivo potrebbe essere il frutto dell’effetto di quell’insieme di tendenze e sentimenti, pregiudizi
norme sociali, piuttosto che di una valutazione e nozioni preconcette, idee, timori, apprensioni e
oggettiva, considerando il fatto che le ricerche e- convinzioni di una persona nei confronti di un
saminate si concentrano prevalentemente su particolare argomento (Thurstone e Chave, 1929).
disabili fisici, verso i quali vengono normalmente L’'atteggiamento è una variabile emblematica nel-
manifestati comportamenti più positivi (Nor- lo studio dell'inserimento lavorativo dei disabili.
dstrom, Huffaker e Williams, 1998). Non a caso, negli ultimi trent’anni, la ricerca è
In merito alla tipologia di disabilità, da alcuni stata molto prolifica in questo campo e si è con-
studi che hanno preso in considerazione la depres- centrata in modo sostanziale sul peso che
sione come una forma di disabilità mentale tra le l’atteggiamento degli imprenditori esercita
più diffuse nei contesti di lavoro, si riscontra co- sull’accesso al mercato del lavoro dei disabili
me quest’ultima generi gli effetti più negativi su (Mangili, Ponteri, Buizza e Rossi, 2004). In modo
aspettative di performance e assunzione, rispetto particolare, è stato affrontato lo studio di variabili
alla disabilità fisica; i disabili vengono percepiti socio-anagrafiche e organizzative che possono ac-
come potenzialmente difficili da trattare e poten- centuare o indebolire atteggiamenti ostacolanti
zialmente pericolosi, anche di fronte a prove (degli imprenditori) verso l'inserimento lavorativo
oggettive che ne dimostrino il contrario (Corrigan, dei disabili. Tra le variabili socio-anagrafiche so-
2005; Link, Phelan, Bresnahan, Stueve e Pescoso- no state studiate principalmente l’esperienza
lido, 1999). pregressa con persone disabili (sia nel contesto
Per quanto riguarda la variabile genere, sebbe- lavorativo che nella sfera privata), il genere e il
ne risulti avere un ruolo decisamente secondario titolo di studio dell'imprenditore, mentre per quan-
rispetto alla tipologia di disabilità, si sottolinea to riguarda le variabili organizzative, sono state
come gli uomini siano giudicati più negativamente indagate la dimensione e la tipologia dell’azienda
delle donne, non tanto rispetto alla performance, (Mangili e Al, 2004).
quanto alla decisione di assunzione; la spiegazio- Levy, Jessop, Rimmerman e Levy (1995) ana-
ne degli autori fa riferimento al fatto che la lizzano quanto gli atteggiamenti verso l'inclusione
disabilità entra in conflitto con gli stereotipi sulla lavorativa dei disabili di due gruppi di imprendito-
mascolinità (Ren e Al, 2008). ri influisca sul loro ingresso nel mercato del
Lo studio di Louvet e Al (2009) analizza il lavoro. Il primo gruppo è rappresentato da im-
giudizio sociale nelle sue due componenti, quella prenditori afferenti a grandi aziende, mentre al
dell'utilità sociale (social utility) e quella della de- secondo gruppo appartengono imprenditori pro-
siderabilità sociale (social desirability). La prima venienti da piccole aziende, in entrambi i casi
include dimensioni come capacità, fiducia e indi- dello Stato di New York. I ricercatori hanno ana-
pendenza, la seconda quelle di sincerità e lizzato due tipi di atteggiamenti: la fiducia nel
socievolezza. In generale, le persone con disabilità fatto che un lavoro competitivo possa essere svol-
vengono giudicate in modo meno positivo nella to da una persona disabile e la credenza che se un
sfera dell'utilità sociale e meglio nella sfera della disabile svolge un lavoro competitivo questo pos-
desiderabilità sociale, rispetto alle persone nor- sa essere ritenuto svantaggioso per la comunità.
modotate, in linea con il principio di Gli autori mettono in evidenza come la probabilità
compensazione, in base al quale si giudicano gli che gli atteggiamenti siano favorevoli aumenti in
altri partendo dal presupposto che tutti abbiano presenza di due condizioni: la dimensione
caratteristiche positive e negative (Kay e Jost, dell’azienda e l'esperienza positiva precedente de-

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gli imprenditori con persone disabili. A questo Hamre, Song Vanderhart e Fishback (1996) risulta
proposito si nota che l’influenza dei precedenti che nelle aziende più grandi e con precedenti e-
contatti con persone con disabilità è particolar- sperienze di assunzione di persone disabili
mente forte nelle aziende di piccole dimensioni, all’interno di progetti di inserimento lavorativo
probabilmente perché, in questo caso, gli impren- supportato, è più probabile che gli imprenditori
ditori entrano direttamente in contatto con i manifestino atteggiamenti positivi nei confronti di
dipendenti disabili. Inoltre, l’aver avuto contatti questo tipo di progetti, nonostante, da altri studi
precedenti con persone disabili influenza gli at- (Tomes e Harrison, 1991) si evinca come le a-
teggiamenti in modo favorevole solo se tale ziende più piccole siano più favorevoli
esperienza viene valutata positivamente. In altre all’assunzione di persone con disabilità.
parole, non sarebbe sufficiente la familiarità con Un’altra variabile particolarmente studiata è la
persone disabili per facilitare automaticamente tipologia aziendale; Diksa e Rogers (1996) riscon-
l’instaurarsi di atteggiamenti positivi nei loro con- trano come i proprietari di aziende fornitrici di
fronti, ma è anche necessario che quest'ultima sia servizi sociali presentino minori preoccupazioni
stata positiva. relativamente alla sintomatologia di persone con
Inoltre, gli stessi autori hanno trovato che gli malattia mentale. La ricerca di Tomes e Harrison
atteggiamenti più favorevoli sono riscontrabili con (1991) confermerebbe che gli imprenditori di a-
maggiore probabilità negli imprenditori con un ziende appartenenti al settore dei servizi e
alto livello di istruzione, sebbene Farina, Felner e dell’assistenza sono più favorevoli all’assunzione
Boudreau (1973) sottolineano come questo risul- di persone con disabilità, probabilmente in fun-
tato potrebbe riflettere un’abilità maggiore a zione del fatto che hanno maggiori probabilità di
rispondere in modo socialmente desiderabile ai incontrare disabili e potrebbero essere anche più
questionari utilizzati per la rilevazione degli at- propensi a dare importanza alla solidarietà piutto-
teggiamenti. sto che al profitto.
Infine, dallo studio di Diksa e Rogers (1996) si
evince che gli imprenditori che hanno già assunto QUESITI DI RICERCA
persone con malattia mentale mostrano un minor
livello di preoccupazione relativamente alla per- La presente ricerca parte dalla constatazione
formance lavorativa e ai problemi di carattere delle difficoltà di inserimento lavorativo dei disa-
amministrativo (necessità di assenze per controlli bili nel territorio del Medio Campidano,
medici, possibilità di fare carriera, necessità di in- documentata dagli operatori dei servizi preposti
trodurre adattamenti all’ambiente di lavoro, ecc.). all'inserimento mirato dei disabili. Tale difficoltà
Alcuni punti interessanti sono stati evidenziati si riscontra sia per giovani con disabilità congeni-
nello studio di Unger (2001) relativo alla valuta- te o acquisite durante l’infanzia o l’adolescenza,
zione da parte dei supervisori dei loro dipendenti sia per persone adulte che, dopo aver iniziato a la-
disabili. Nello specifico, gli autori hanno eviden- vorare, si trovano escluse dal mercato del lavoro,
ziato come i supervisori: in quanto la disabilità non consente loro di conti-
nuare a svolgere le stesse mansioni o gli stessi
• considerino, in generale, le persone disabili ca- compiti.
paci come gli altri dipendenti; L’obiettivo generale è quello di raccogliere una
• individuino alcuni fattori critici nella presta- serie di dati relativi alle strategie di intervento a-
zione come, per esempio, la velocità nello dottate per favorire l'inserimento mirato dei
svolgimento delle attività lavorative; disabili nel contesto provinciale.
• percepiscano diversamente la prestazione sul Gli obiettivi specifici della ricerca sono:
lavoro dei disabili a causa delle limitazioni
funzionali dovute alla disabilità; • indagare gli atteggiamenti degli imprenditori
• valutino i lavoratori disabili maggiormente del Medio Campidano verso la legge 68/99
coinvolti e affidabili nel lavoro rispetto ai col- per l'inserimento mirato dei disabili;
leghi normodotati sebbene, questo, non • analizzare gli atteggiamenti degli imprendito-
comporti per loro alcun riconoscimento eco- ri del Medio Campidano verso i centri per il
nomico o di avanzamento di carriera. lavoro (C.S.L.) e verso i centri per
l’inserimento lavorativo (Ce.S.I.L.) presenti
Tra le variabili organizzative, quella che è stata sul territorio;
maggiormente studiata è la dimensione dell'azien- • rilevare le prospettive future così come sono
da (Gade e Toutges, 1983; Hartlage, 1974; Phelps, percepite e visualizzate dall'imprenditore cir-
1974; Posner, 1968). Dagli studi di Nietupski-

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Giornale di Psicologia, Vol. 5, n.1-2, 2011 GiornaleDiPsicologia.it, 5(1-2), 2011

ca gli inserimenti lavorativi dei disabili nelle alle liste di cui alla L. 68/99, atteggiamenti in gra-
loro aziende e nel territorio. do di influenzare la scelta di assumere o meno
disabili.
Metodo
PROCEDURA
L'attività di ricerca è parte di un progetto inte-
grato, finanziato attraverso i Fondi Strutturali La popolazione complessiva di interesse della
Europei del settennio 2007-2013 del Programma ricerca risulta essere costituita da 89 aziende; in
Operativo della Regione Sardegna, specificata- linea con il criterio della rappresentatività sostan-
mente Asse III Inclusione Sociale Attività g 3.24, tiva (Corbetta, 2003) si è proceduto con un
e cofinanziato dal Comune di San Gavino Monre- campionamento sistematico che ha portato alla se-
ale (VS) capofila dell’Associazione Temporanea lezione di 30 imprese, delle quali 21 hanno dato la
di Scopo (ATS) che ha realizzato il progetto. disponibilità a partecipare alla ricerca. Il campione
La ricerca è stata condotta utilizzando una me- finale rappresenta, dunque, il 23,6% della popola-
todologia qualitativa, attraverso interviste semi- zione di aziende risultate essere in obbligo e
strutturate somministrate a un campione di im- ottemperanti rispetto alla L. 68/99 nella provincia
prenditori della provincia del Medio Campidano. del Medio Campidano.
L’approccio seguito è quello indutti- Lo strumento di indagine adottato è quello
vo/interpretativo della Grounded Theory dell'intervista semi-strutturata. Le interviste sono
Methodology (Strauss e Corbin, 1994; 1998), in- durate in media 15-20 minuti e sono state audio-
fatti, non si è applicata una teoria di riferimento o registrate, previo consenso degli intervistati. In
formulate delle ipotesi specifiche ma, partendo seguito, i testi delle interviste sono stati trascritti
dalla raccolta di dati e informazioni sul fenomeno ed è stata effettuata un’analisi del contenuto attra-
oggetto di studio, si è arrivati a identificare un in- verso il programma di elaborazione dati ATLAS.ti
sieme di variabili strettamente connesse (Muhr, 1997), concepito ispirandosi alla metodo-
all'inserimento lavorativo delle persone disabili. logia della Grounded Theory (Glaser e Strauss,
1967). Le 21 interviste (documenti primari – Pri-
CAMPIONE mary Documents) sono state inserite in una unità
ermeneutica (Hermeneutic Unit o HU) del pro-
Il campione della ricerca è rappresentato da gramma e codificate attraverso l’identificazione di
imprenditori che operano nella provincia del Me- porzioni di testo significative rispetto all’oggetto
dio Campidano e che risultano essere ottemperanti d’indagine (Quotation), alle quali sono stati attri-
rispetto alla L.68/99 sul collocamento mirato dei buiti uno o più codici (Code). I codici sono stati
disabili, ovvero, che rispettano le percentuali di raggruppati in famiglie di codici (Code Families)
assunzione di soggetti iscritti alle liste di cui alla che li comprendono per attinenza di contenu-
L. 68/99. to/argomento e sono stati creati i Network View
Sono stati intervistati 21 imprenditori prove- che rappresentano graficamente le relazioni tra i
nienti da 15 s.r.l., 1 fondazione, 1 cooperativa, 1 codici.
s.a.s. e 3 s.p.a., inserite in diversi settori, tra i qua- A seguito di una prima fase di codifica (aperta
li: commercio, costruzioni edili, ristorazione e e assiale) dei testi trascritti operata separatamente
soggiorno, pulizie, catering, raccolta differenziata dai ricercatori coinvolti al fine di incrementare
di rifiuti urbani, sanità e riabilitazione. La scelta di l’attendibilità dei risultati, le analisi sono state
focalizzare l’attenzione solo sul settore privato confrontate rendendo possibile la condivisione del
coincide con l’obiettivo macroscopico della ricer- significato attribuito alle diverse porzioni di testo,
ca di comprendere gli atteggiamenti degli con la successiva attribuzione di codici o etichette
imprenditori verso l’assunzione di soggetti iscritti che, messi in relazione, costituiscono la base per
la produzione di un modello teorico interpretativo
(De Gregorio e Mosiello, 2004).

STRUMENTO
4 Il progetto è stato realizzato da Enti Locali e
soggetti privati, mediante interventi integrati (azioni
Lo strumento utilizzato per la ricerca è
formative, orientamento al lavoro, stage aziendali,
servizi e piccoli sussidi) per il sostegno all’ingresso l’intervista semi-strutturata. La tecnica del single-
o al reinserimento nel mercato del lavoro di gruppi item ha permesso di comprendere la direzione
di persone appartenenti a particolari categorie di dell’atteggiamento, favorevole o contraria, verso
svantaggio economico e sociale. l’oggetto indagato. In seguito, attraverso ulteriori

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domande stimolo, si è cercato di comprendere avessero esperienze con i disabili in altri contesti
quale fosse la forza di queste posizioni, al fine di (ambiente parentale, amicale, sportivo ecc.).
consentire la formulazione di previsioni sulla resi- 4. Tipologia di disabilità. L’obiettivo è stato
stenza al cambiamento e sul comportamento quello di comprendere quanto fosse approfondita
futuro dell’intervistato (Converse e Presser, la conoscenza della disabilità da parte degli im-
1986). La forza dell’atteggiamento è stata rilevata prenditori vs quanto i loro atteggiamenti fossero
attraverso indici di centralità e intensità (Schuman basati su stereotipi e pregiudizi culturali. Nello
e Presser, 1981), ovvero, attraverso domande vol- specifico si è indagata: a) la conoscenza delle dif-
te a comprendere l’intensità dell’atteggiamento ferenze esistenti tra le diverse tipologie di
riportato e la centralità dell’oggetto indagato nella disabilità (sensitiva, motoria, percettiva); b) la
vita lavorativa e personale dell’intervistato. Infine, credenza che le problematiche relative
è stata posta una domanda volta a comprendere all’inclusione lavorativa di disabili siano mag-
quale fosse l’impegno comportamentale (commit- giormente legate a un determinato tipo di
ted action) che seguisse/supportasse le disabilità e le ragioni delle risposte date.
affermazioni fatte (Schuman e Presser, 1981). 5. Conoscenza delle strutture di raccor-
Nello specifico l'intervista ha indagato le sei do/contatto (Ce.S.I.L. e CSL). L’obiettivo è stato
aree seguenti. comprendere quanto gli imprenditori fossero a co-
noscenza dell’esistenza di tali strutture, se le
1. Conoscenza della legge 68/99 e delle opi- avessero utilizzate in passato, se ritenessero che
nioni sulla legge. In particolare si è indagato su: a) apportare particolari correttivi al sistema delle
atteggiamenti degli intervistati verso la legge e strutture di raccordo, potesse facilitare in futuro
verso la necessità o meno di determinare la mate- l’inclusione lavorativa di disabili.
ria attraverso una normativa specifica da parte del 6. Prospettive future. L’obiettivo è stato di
legislatore; b) quanto l’intervistato avesse un pare- comprendere quali fossero i fattori facilitan-
re informato (con cognizione e conoscenza) ti/inibenti il comportamento passato degli
favorevole o contrario alla legge; c) quanto imprenditori in merito all’assunzione di disabili
l’intervistato ritenesse di doversi fare carico con il fine di suggerire implementazioni della
dell’assunzione di disabili vs ritenesse che norma e del sistema delle strutture di raccordo per
l’attribuzione di questa responsabilità sociale fos- una più efficace inclusione lavorativa di disabili.
se dello Stato.
2. Importanza del tema trattato rispetto ad altre Risultati
problematiche che interessano le aziende quoti-
dianamente. L’obiettivo è stato quello di inferire Nella tabella 1 sono riportati sinteticamente i
quanto il tema trattato fosse centrale nella vita la- risultati emersi. Nella prima colonna si trovano i
vorativa e personale dell’imprenditore, attraverso nomi delle Famiglie, nella seconda i Codici affe-
domande sulla situazione economica della regio- renti a ciascuna famiglia, nella terza, la frequenza
ne, o del paese rispetto a temi come l’inclusione di occorrenza dei codici (quante volte il codice si
lavorativa di soggetti iscritti alla liste di cui alla L. ritrova nella complessità dei contenuti analizzati)
68/99. e nella quarta il numero di interviste nelle quali
3. Esperienze precedenti con disabili. compare ogni codice. Nei sottoparagrafi successi-
L’obiettivo è comprendere, in maniera più appro- vi è stata riportata una breve descrizione della
fondita, il rapporto tra imprenditore e disabilità sia famiglia e dei codici in essa più rilevanti (maggio-
nella vita lavorativa che extra-lavorativa. In parti- re frequenza di comparsa), dei quali viene
colare è stato chiesto di indicare: a) se avessero riportata una frase simbolo, estrapolata dalle in-
già assunto disabili in precedenza e se le esperien- terviste trascritte; per ogni famiglia viene riportato
ze fatte fossero state positive o negative; b) se il Network View.

Famiglie Codici F n. Interviste


Prestazione/rendimento 86 16
Sensibilità verso la disabilità 31 13
Legge come obbligo 30 10
Atteggiamento
E’ giusto/etico 20 13
Compatibilità disabilità/mansione 16 8
Pregiudizi 15 7

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Legge come danno per l’azienda 9 6


Applicazione ingiusta della legge 8 2
Desiderabilità sociale 4 2
Palese insofferenza verso la disabilità 4 4
Sensibilizzazione 14 4
Disabilità come problema secondario 3 2
Contro i pregiudizi manifestati da altri 1 1
Esperienza In azienda (positive) 22 14
Personali 6 5
In azienda (negative) 2 2
Inserimento Conoscenza diretta 26 10
Selezione 16 7
Percorso di formazione 8 5
Paese 7 6
Conversione 6 5
Inserimento numerico 5 3
Annunci di reclutamento 4 2
Difficoltà Impedimenti oggettivi 12 9
Inserimento adeguato 8 7
Non comprensione applicazione legge 6 3
Reperire elenchi liste disabili 6 3
Comprendere le competenze dei disabili 5 4
Individuare mansione 2 1
Ce.S.I.L. e CSL Consulente/altre figure 18 11
Contatto con la provincia 16 11
Non conoscenza 13 10
Contatto con il Ce.S.I.L. 8 4
Contatto con il comune 8 5
Ce.S.I.L. 8 7
C.S.L. 4 4
Suggerimenti Sgravi fiscali 28 13
Conoscere competenze disabile 14 9
Implementazione conoscenza disabile 16 12
Azione di sensibilizzazione 12 8
Meno burocrazia 11 4
Formazione/informazione 8 5
Gestione livello centrale 8 7
Tutoraggio/supporto inserimento strutture preposte 6 6
Tutoraggio/supporto inserimento azienda 4 4
Abbassamento soglia obbligo 3 6
Gestione livello locale 2 2
Certificazione di qualità 1 1
Conoscenza della Non conoscenza legge 21 9
Legge Conoscenza della legge 7 5
Codici Liberi Fattore crisi 9 7
Conoscenza tipologie di disabilità 5 5
Tabella 1 – Famiglie, Codici, Frequenze, n. di Interviste

ATTEGGIAMENTO lungo un continuum tra atteggiamenti molto posi-


tivi e atteggiamenti molto negativi verso la
La famiglia dell’atteggiamento richiama il disabilità, quali:
gruppo di domande volte a cogliere Sensibilità verso la disabilità. Il codice denota
l’atteggiamento degli intervistati verso la L.68/99 un atteggiamento molto positivo nei confronti dei
e verso la disabilità in generale. Afferiscono a disabili che si esplicita nel non considerare la di-
questa famiglia alcuni codici che si posizionano sabilità come una differenza/problema in quanto

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tale, ma come stimolo a creare, all’interno scelta di assumere un disabile e sulla sua modalità
dell’azienda, le condizioni ottimali affinché il la- di inserimento. I codici Conoscenza diretta e Sele-
voratore disabile possa esprimere al meglio le sue zione, infatti, connotano la preferenza degli
potenzialità. intervistati verso l’inserimento di soggetti disabili
Legge come danno per l’azienda e Pregiudizi. conosciuti direttamente o segnalati da persone di
I codici denotano un atteggiamento contornato da fiducia, e la necessità per l’imprenditore di fare
forti pregiudizi associati allo stereotipo del lavora- personalmente il colloquio di selezione al disabile.
tore disabile come soggetto inabile al lavoro; la L. Tale scelta è corroborata dalla norma di legge che
68/99 viene percepita come dannosa per l’azienda prevede che la chiamata del disabile (se non si su-
perché impone l’assunzione di un dipendente che perano i 35 dipendenti) possa essere del tutto
si considera, a priori, un problema; nei casi più “nominativa”.
estremi, il disabile è considerato un peso sia per
ciò che concerne il pagamento dello stipendio che DIFFICOLTÀ
per il lavoro di affiancamento svolto da altri di-
pendenti. La famiglia delle difficoltà include un elenco
Prestazione/resa. Questo codice supera, come di complicazioni legate all’assunzione di un disa-
frequenza di occorrenza, qualsiasi altro codice e bile che vanno dagli impedimenti oggettivi come,
identifica, quale condizione necessaria per per esempio, la presenza di barriere architettoni-
l’accettazione del disabile in azienda, che lo stesso che, a quelle più connotate dalla discrezionalità
garantisca una prestazione allo stesso livello degli dell’imprenditore che, non conoscendo la tipolo-
altri lavoratori; si ritiene che il particolare mo- gia di disabilità del soggetto da inserire, non
mento storico, caratterizzato dalla forte crisi comprende quali mansioni attribuire e rallen-
economica, possa influire sulla pregnanza di que- ta/ostacola il processo di assunzione e
sto codice, laddove l’imprenditore mostra una inserimento.
maggiore attenzione verso l’ottimizzazione delle Fanno parte di questa famiglia anche le diffi-
procedure, la riduzione degli sprechi e dei ritardi e coltà che derivano dalla scarsa comunicazione tra
la maggiore produttività. imprenditori e strutture preposte di favorire
l’inserimento lavorativo di persone iscritte alle li-
ESPERIENZE ste di cui alla L.68/99; infatti, si riscontra la forte
difficoltà a reperire liste ed elenchi di disabili cor-
Appartiene alla famiglia delle esperienze la redati di curriculum vitae o di descrizione delle
narrazione, da parte degli imprenditori, di espe- competenze possedute e/o delle mansioni esegui-
rienze precedenti a contatto con la disabilità, sia bili dai disabili. Queste mancanze rendono gli
nella sfera privata che in quella lavorativa. Tra le intervistati diffidenti verso Ce.S.I.L. e CSL e non
esperienze lavorative raccontate, la maggioranza fiduciosi che queste strutture possano sostituirsi a
ha avuto una connotazione positiva mentre, tra loro o, perlomeno coadiuvarli nella scelta del di-
quelle negative, vi è la convinzione sabile da inserire.
dell’imprenditore che il disabile assunto approfit-
tasse della sua condizione per lavorare meno CE.S.I.L. E CSL
rispetto a ciò che avrebbe potuto.
Questa famiglia racchiude informazioni relati-
INSERIMENTO ve ai rapporti che intercorrono tra imprenditori e
strutture preposte a favorire l’inserimento lavora-
La famiglia dell’inserimento comprende la de- tivo di persone iscritte alle liste di cui alla L.68/99
scrizione dei meccanismi che si attivano dal (Ce.S.I.L. e CSL); tali rapporti sono spesso inesi-
momento in cui si sceglie di inserire un disabile in stenti, come mostrato dal codice Consulente/altre
azienda o, come nel caso del codice Conversione, figure che sottolinea come l’imprenditore non si
quando un lavoratore, precedentemente assunto occupi affatto delle problematiche relative
con contratto ordinario, si ritrova, per diverse cau- all’obbligo di assunzione mirata di disabili, non
se (incidenti, malattie, ecc.), a essere inseribile conosca le strutture preposte e deleghi totalmente
nelle liste di cui alla L.68/99 e può essere ricon- questi aspetti ai consulenti del lavoro o ad altre
vertito andando a coprire una percentuale figure che in azienda si occupano della gestione
dell’obbligo di assunzione mirata definito dalla delle risorse umane.
legge stessa. Un fattore rilevante che emerge dai codici di
Questa famiglia è fortemente connotata dal questa famiglia riguarda la confusione che gli im-
controllo che l’imprenditore vuole avere sulla prenditori hanno in merito ai compiti e funzioni

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propri delle strutture preposte. Spesso non cono- LINGUAGGIO


scono i Ce.S.I.L. e, genericamente parlano di
contatti con i Comuni e con le Province; spesso il I codici inclusi in questa famiglia mostrano
loro contatto è un conoscente che lavora per la come la disabilità sia oggetto di pregiudizio e di
Provincia o per il Comune, con il quale si crea stereotipo, e anche, in alcuni casi, di discrimina-
quel rapporto di fiducia che permette il più agile zione, come testimoniato dall’uso di una
disbrigo di pratiche burocratiche relative terminologia particolare. D’altro canto, in alcuni
all’assunzione obbligatoria di disabili. casi, il linguaggio usato dimostra una forte sensi-
bilità verso la disabilità e, nello specifico, verso il
SUGGERIMENTI disabile inserito.

Questa famiglia include i suggerimenti degli CONOSCENZA LEGGE


imprenditori, finalizzati al miglioramento di que-
gli aspetti che concorrono ad una più agevole ed La famiglia della conoscenza include i due co-
efficace applicazione della legge 68/99. Tra i sug- dici opposti della conoscenza-non conoscenza
gerimenti si rilevano con maggiore frequenza della legge.
quelli di carattere economico (sgravi fiscali) o
quelli legati alla riduzione dei passaggi burocratici CODICI LIBERI
necessari per portare a termine un'assunzione. I-
noltre, gli imprenditori auspicano una maggiore In questa sessione vengono riportati alcuni dei
agevolazione da parte delle strutture preposte, in codici che non afferiscono a nessuna famiglia
termini di accesso a elenchi/liste aggiornate di di- (Free Code) con una breve descrizione.
sabili, che riportino le loro competenze e le Fattore Crisi. Identifica gli stralci di intervista
mansioni che possono portare a termine (curricu- che fanno esplicito riferimento alla crisi economi-
lum vitae) al fine di operare una scelta mirata. ca che sta attraversando il mondo industrializzato,
Inoltre, propongono l’organizzazione, da parte con specifico riferimento alla situazione della
delle strutture preposte, di azioni di sensibilizza- Sardegna. Il codice sottolinea l’importanza attri-
zione che favoriscano la conoscenza della buita dagli imprenditori al contesto storico,
disabilità e delle problematiche ad essa associate. all’interno del quale si trovano a lavorare.
Infine gli intervistati ritengono che gli inserimenti Conoscenza tipologie di disabilità. Il codice
in azienda di persone disabili potrebbero essere identifica gli stralci di intervista relativi alla cono-
supportati dalle strutture preposte attraverso delle scenza della disabilità e delle sue diverse
forme di affiancamento/tutoraggio o, in alternati- tipologie; in alcuni casi, gli imprenditori sottoli-
va, che lo Stato possa favorire l’inserimento di neano una generica preferenza per la disabilità
disabili, mediante incentivi economici alle aziende fisica piuttosto che per quella mentale; in altri, gli
che utilizzano i propri dipendenti a supporto della intervistati dichiarano di non conoscere la tipolo-
fase di socializzazione organizzativa dei neoas- gia di disabilità dei loro dipendenti.
sunti disabili.

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“il motivo principale è che le aziende oggi, per vari motivi, non possono permetter-
Prestazione/rendimento
si il lusso di avere un dipendente, a busta paga, che non produce”
“sono persone come noi, sono persone come noi e sostanzialmente ci sono mansio-
Sensibilità verso la disabilità ni che loro possono svolgere meglio di noi, altre che invece possono svolgere
peggio, ma vale per me e per te”
“Il problema è sia la burocrazia che l’imposizione perché nella nostra azienda non
Legge come obbligo possiamo assumere disabili, invece la legge obbliga all’inserimento di dipendenti
anche se questi non sono idonei al lavoro da svolgere”

“È brutto dirlo ma se non ci fosse una legge che impone l’assunzione obbligatoria
È etico/giusto forse nessuno lo farebbe; quindi è giusto che ci sia e credo che sia giusto dare una
possibilità di lavoro anche a soggetti disabili”

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Tabella 2 - Atteggiamento

Figura 1 - Network View Atteggiamento

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“io posso dire questo, per l’esperienza che ho le nostre sono andate bene sono state anche
In azienda (positive) di grande utilità. [...] perché comunque a contatto con altre persone, con operatori, con
gli utenti, questo sicuramente l’ha aiutata a risolvere parte dei propri problemi”
Tabella 3 - Esperienze

Figura 2 - Network View Esperienze

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“Se io dovessi decidere di attivare un contratto della legge 68, lo farei nei confronti
Conoscenza diretta di persone che io conosco personalmente, che so quello che mi possono dare già in
partenza.”
Tabella 4 - Inserimento

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Figura 3 - Network View Inserimento

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“Bisogna dare il tempo ai negozi, come noi, che magari è un negozio che esiste da
tanto tempo, il tempo di adeguarsi, perché ci sono anche scale, […], roba tipo barrie-
Impedimenti oggettivi
re architettoniche che non, non sono adeguate. Quindi anche quello frena
sicuramente l’inserimento di alcuni disabili”
Tabella 5 – Difficoltà

Figura 4 - Network View Difficoltà

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“ […] con i nostri consulenti, siamo, son loro che ci curano queste cose, quindi, ci
Consulente/altre figure
aggiornano, appena escono queste leggi ci fanno sapere”
Tabella 6 - Ce.S.I.L. e CSL

Figura 5 - Network View Ce.S.I.L. e CSL

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Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“bisogna anche che l’imprenditore abbia da un’altra parte qualche agevolazione e


Sgravi fiscali
una potrebbe essere per esempio i contributi”
“La possibilità di accedere a delle liste che ti diano, magari anche con tutte le compe-
Conoscere competenze disabile tenze della persona, l’esperienza, una sorta di database dove tu all’interno trovi dei
nominati e da quelli fare la richiesta”
Tabella 7 - Suggerimenti

Figura 6 - Network View Suggerimenti

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“Quindi se ne avessimo uno che non produce niente che però dobbiamo pagare, per
Uso di appellativi
noi sarebbe un peso enorme”
Tabella 8 - Linguaggio

Figura 7 - Network View Linguaggio

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“ Non la conosco, devo essere sincero non la conosco questa legge e quindi non sa-
prei più di tanto”;
Non conoscenza della legge “Come le ho detto prima non so se uno avendo l’obbligo di assunzione dovrebbe an-
dare a prendere il primo in graduatoria qualsiasi disabilità abbia, oppure può
scegliere”
Tabella 9 - Conoscenza legge

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Figura 8 - Network View Conoscenza legge

Codici Trascrizioni di testo (Quotation)

“le possibilità di inserimento sono difficili per tutti perché la situazione generale è
quella che è, quindi parlare di inserimenti in questo momento… mi creda è difficile
Fattore Crisi
fare quello che si sta già facendo. Qui le difficoltà ci sono ma ci sono a prescindere
da abilità o disabilità”
“preferisco l’handicap fisico a quello mentale perché quando parliamo di depressione,
Conoscenza disabilità disturbo bipolare […], tra l’altro non è semplice neanche decifrare quello che viene
messo nel certificato”
Tabella 10 – Codici liberi

Discussioni quest'ultima e la disabilità. Coerentemente con i


contributi emersi da studi precedenti (Colella e Al,
L'analisi qualitativa delle interviste ha permes- 1998; Louvet, 2007; Ozawa e Yaeda, 2007; Ro-
so di evidenziare gli atteggiamenti degli hmer e Louvet, 2006; Stone e Colella, 1996), i
imprenditori in riferimento all'inclusione lavorati- risultati della ricerca consentono di evidenziare
va dei disabili e alla legge che disciplina tale come la preoccupazione che il disabile riesca a
processo; inoltre, ha consentito di individuare le svolgere l'attività prevista e riesca ad assicurare un
principali difficoltà che gli imprenditori devono livello di efficacia/efficienza adeguato alle richie-
affrontare dal momento in cui nasce l’esigenza di ste dell'ambiente lavorativo, rappresenta
ottemperare alla L. 68/99, inserire i disabili in a- l’elemento centrale della posizione assunta dagli
zienda e individuare le mansioni più adatte a loro. imprenditori.
In accordo con la letteratura, dall’analisi delle Un ulteriore elemento emerso è l'importanza
interviste è scaturita l’importanza che gli impren- che riveste per l'imprenditore la conoscenza indi-
ditori abbiano maturato esperienze precedenti con retta o diretta della persona con disabilità che
persone con disabilità (Mangili e Al, 2004); infat- dovrà essere inserita in azienda. Tale aspetto sem-
ti, se positiva, quest'ultima, risulta essere bra essere l’unico elemento di certezza di fronte
essenziale per superare la barriera creata da pre- alla situazione di non conoscenza ascrivibile alla
giudizi negativi e stereotipi. Nel caso riportato, la disabilità in sé, alle possibili problematiche e po-
maggior parte delle esperienze raccontate è stata tenzialità ad essa associate, nonché al possibile
positiva: ciò indica che laddove viene data l'op- supporto del territorio.
portunità alla persona con disabilità di ricoprire il La mancanza di dati conoscitivi concreti (ca-
proprio ruolo lavorativo all'interno dell'impresa, la ratteristiche personali, competenze e curriculum in
prestazione lavorativa risulta all'altezza delle ri- generale) gioca a sfavore della formazione di a-
chieste del contesto e rispondente alle aspettative spettative sulle potenzialità lavorative e sociali
degli imprenditori. della persona con disabilità e lascia un margine di
In relazione alla famiglia degli atteggiamenti è azione elevato al pregiudizio e allo stereotipo. In-
emerso come coesistano posizioni sia di apertura e fatti, in accordo con quanto emerso in letteratura
sensibilità verso la disabilità e l'inclusione lavora- (Bruyère e Al, 2004; Colella e Al, 1998; Louvet,
tiva dei disabili, sia di disappunto in merito agli 2007; Ozawa e Yaeda, 2007; Rohmer e Louvet,
obblighi imposti dalla L. 68/99. Il dato che emer- 2006; Stone e Colella, 1996), la presente ricerca
ge con maggiore rilevanza è quello legato alla evidenzia il pregiudizio comune che vede associa-
prestazione e in modo particolare al legame tra ti la categoria “disabile” con “improduttività”,

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“rallentamento del lavoro dei colleghi e giunge i livelli desiderati, funge da spartiacque tra
dell’azienda”, “inutilità data dall’inabilità al lavo- l’accettazione piena e totale del disabile e
ro”. Gli unici fattori emersi, in grado di scalfire il l’atteggiamento positivo versus gli atteggiamenti
pregiudizio, sono la conoscenza diretta del disabi- di insofferenza per la disabilità e la considerazio-
le e le esperienze precedenti positive. ne della Legge come obbligo.
Un altro risultato importante riguarda la centra-
lità del consulente del lavoro nella fase di IMPLICAZIONI PER LA RICERCA FUTURA
adempimento alla L. 68/99 quale punto di riferi-
mento fondamentale per l’imprenditore in merito La ricerca ha permesso di evidenziare alcuni
agli obblighi e alle modalità di adempimento. A elementi pregnanti del vissuto dell'esperienza de-
tale risultato si aggiunge la mancata conoscenza gli imprenditori della Provincia del Medio
del servizio di supporto offerto dal territorio ed è Campidano relativamente all'inserimento mirato
interessante notare come gli imprenditori intervi- dei disabili, ampliando, in tal modo, la gamma
stati si riferiscano alle strutture di raccordo delle variabili analizzate in letteratura.
chiamandole genericamente “uffici di collocamen- In particolare, emerge come la non conoscenza
to”. della legge e delle possibili problematiche legate
Proprio in merito alle strutture preposte e al alla disabilità rendano emblematiche il ruolo del
servizio offerto all’azienda, gli imprenditori de- consulente del lavoro e la conoscenza diretta della
nunciano la difficoltà di reperire liste di disabili persona con disabilità nei comportamenti di inclu-
che contengano, al di là delle informazioni ana- sione lavorativa manifestati dagli imprenditori.
grafiche sulla persona, le specifiche competenze Sarebbe opportuno, di conseguenza, verificare il
che compongono il profilo lavorativo e sociale. possibile ruolo di moderazione di queste due va-
Tali informazioni potrebbero essere utili per sup- riabili nella relazione tra persona con disabilità e
portare la scelta e per valorizzare al meglio il inclusione lavorativa. Se venisse confermata tale
disabile da inserire. Infine, gli imprenditori sugge- relazione, le implicazioni pratiche sarebbero note-
riscono di sburocratizzare l'attuale sistema, voli e andrebbero nella direzione di migliorare i
percepito come complesso, farraginoso, e distante processi informativi e comunicativi tra gli enti ter-
dalle necessità di efficienza e affidabilità; tale si- ritoriali e gli imprenditori, agendo anche
tuazione, in alcuni casi, viene superata attraverso attraverso il coinvolgimento dei consulenti del la-
la conoscenza diretta di un operatore che lavora voro.
all'interno della struttura. Inoltre, sulla base dei risultati emersi, sembra
In sintesi, le analisi hanno permesso di eviden- utile che ricerche future approfondiscano il ruolo
ziare due spunti utili alla riflessione sull'inclusione del fattore Prestazione/resa quale possibile media-
lavorativa dei disabili. In primo luogo si evidenzia tore, in seno alla relazione tra atteggiamento
una carenza informativa degli imprenditori, relati- dell’imprenditore e il comportamento di assunzio-
va alla disabilità e alle potenzialità lavorative ne/non assunzione messo in campo. Inoltre, da ciò
delle persone con disabilità, accompagnata dalla che emerge in letteratura e dall’analisi dei dati, si
non conoscenza della legge che disciplina l'inse- può ipotizzare che il fattore Prestazione/resa possa
rimento mirato dei disabili; è il consulente che si scardinare le posizioni stigmatiche negative verso
occupa di questi aspetti. Inoltre, si riscontra un la disabilità (Mclauglin e Al, 2004) in collabora-
sottoutilizzo da parte degli imprenditori dei servizi zione con una maggiore formazione e
offerti dal territorio che, di conseguenza, non rap- preparazione del disabile. Gli intervistati, infatti,
presentano un punto di riferimento costante per con affermazioni quali “se dovessi dare un consi-
avviare le procedure di inserimento mirato della glio, esprimere un parere, un'indicazione per
persona con disabilità. migliorare questo servizio è quello di incentivare
In secondo luogo, sul versante applicazione queste persone a specializzarsi in qualcosa”, “ne-
della legge, emergono posizioni di chiusura da cessitano non solo di un inserimento, ma anche di
parte degli imprenditori e in taluni casi di disap- una precedente formazione per potersi poi presen-
punto forte che sfocia in sentimenti di ingiustizia tare nel mercato del lavoro”, suggeriscono di far
subita. Il nodo principale risiede sulla prestazione acquisire al disabile una maggiore formazione e
e sulla possibilità che la persona con disabilità rie- maggiori capacità sociali occupazionali (Elksnin e
sca a svolgere il ruolo e le funzioni richieste. Tale Elksnin, 2001; Soresi, 2008) e consigliano “non
focus, come sottolineato in precedenza, sovrasta la solo di fornire le liste ma di formare queste perso-
condizione di disabilità della persona, come evi- ne, dal momento che i possibili campi di
denziato dalla pregnanza del codice specializzazione sono numerosi anche per chi è
Prestazione/resa. La prestazione, infatti, se rag- portatore di una disabilità”.

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Inoltre, sarebbero necessarie più rilevazioni quentare per offrire una risposta adeguata alle ri-
dell’atteggiamento a distanza di tempo, per valu- chieste del mercato locale.
tare, da un lato, il livello di effettivo Come si è potuto osservare dalle interviste,
coinvolgimento e interesse degli intervistati verso all'aspetto delle competenze si aggiunge l'elemen-
l’oggetto di indagine, dall’altro il livello di coe- to di non conoscenza legato in modo particolare
renza delle posizioni espresse nel corso del tempo. alla disabilità in sé. Il supporto fornito dai centri
Infine, andrebbero verificate le possibili influenze per il lavoro e dai servizi territoriali quali i
di altri fattori sulle risposte date dagli intervistati, Ce.S.I.L. dovrebbe, in questo caso, favorire la
quali l’effetto della desiderabilità sociale, intesa comprensione, da parte dell'imprenditore, degli
come il bisogno di convogliare un'immagine di sé elementi caratteristici della disabilità fisica e psi-
positiva e conforme alle norme nelle quali chica. Questo permetterebbe di facilitare la
l’individuo crede che, come noto in ambito psico- creazione in azienda di luoghi idonei alla persona,
logico, è legata prevalentemente alla misura degli alleggerendo l'impegno fisico, ma anche cogniti-
atteggiamenti e dei comportamenti percepiti come vo, dell'imprenditore che in molti casi ha
personali, delicati e imbarazzanti (Robinson, Sha- dimostrato di non avere abbastanza elementi co-
ver e Wrightsman, 1991; Schuman e Presser, noscitivi su cui basare le scelte legate alla
1981). mansione da attribuire alla persona con disabilità,
ma anche alle esigenze derivanti dall'avere un cer-
IMPLICAZIONI PRATICHE to tipo di disabilità.
La situazione di non conoscenza dà luogo a
Gli spunti di riflessione che derivano dalla ri- dubbi, timori, incertezze che in molti casi portano
cerca consentono di delineare possibili percorsi a vissuti di malessere nei confronti dell'applica-
strategici per supportare efficacemente l'applica- zione della legge per l'inserimento mirato dei
zione della legge per l'inserimento mirato dei disabili. Emozioni e vissuti che possono essere at-
disabili, ma anche per favorire un'integrazione che tutiti dalla conoscenza diretta o indiretta della
soddisfi le condizioni di benessere lavorativo e persona da assumere e che nella maggior parte dei
sociale delle persone, disabili e non, le quali po- casi non sono presenti se l'imprenditore ha avuto
trebbero anche superare le indicazioni derivanti nel proprio organico persone con disabilità.
dalla normativa di riferimento. Di fronte a tale situazione appare cruciale la
L'elemento centrale che deriva dall'analisi dei fase di sostegno interno all’azienda che potrebbe
risultati è la funzione di supporto agli imprenditori essere garantito dalla presenza di un tutor, anche
che può essere assolta dai centri per il lavoro, esterno all'impresa, che nel primissimo periodo di
nonché dai servizi territoriali di accompagnamen- inserimento potrebbe accompagnare l'attività della
to al lavoro. Esaminando, infatti, l'insieme degli persona con disabilità. Questo potrebbe favorire il
elementi emersi è possibile notare come la mag- superamento di eventuali problemi che potrebbero
gior parte delle difficoltà, delle problematiche e emergere laddove vi fossero delle condizioni og-
delle situazioni di chiusura potrebbero essere su- gettive di difficoltà per il disabile, ma non solo,
perate grazie a un'azione forte di sostegno potrebbe consentire l'abbattimento di paure inizia-
costante ed efficiente presso gli imprenditori. li derivanti proprio dal fatto che l'imprenditore
Questi ultimi hanno posto fortemente l'accento non conosca le possibili implicazioni associate ad
sulla prestazione e sull'importanza che riveste il una specifica disabilità.
soddisfacimento di certe aspettative di produttività Ulteriore spunto di riflessione è la centralità
da parte del personale inserito in azienda. È possi- che riveste il consulente del lavoro come mediato-
bile che il marcato accento su tale aspetto sia re tra le esigenze espresse dalla normativa e quelle
condizionato dal fattore crisi che, come si è rileva- dell'imprenditore. Le strutture di supporto del ter-
to, ha sicuramente influito nelle risposte degli ritorio potrebbero strutturare una rete di
imprenditori. Tuttavia risulta essere un elemento collaborazione forte con tali figure professionali
da considerare nell'elaborazione di possibili inter- in modo da garantire un passaggio sicuro di in-
venti a sostegno dell'applicazione della legge formazione tra gli imprenditori e i centri per il
68/99; al riguardo può essere sostenuto il ruolo lavoro.
centrale che rivestirebbero i centri per il lavoro nel Le strategie di supporto all'implementazione
definire le competenze tecnico specialistiche che della legge sono legate agli obiettivi che in tale
caratterizzano i profili di quanti sono iscritti alle contesto e momento storico si pongono come
liste della legge 68/99, nonché ipotizzare, in stret- prioritari. È importante, dunque, nel definire le fa-
to raccordo con le imprese, percorsi di formazione si attuative di un percorso di accompagnamento
e specializzazione che i disabili potrebbero fre- all'inserimento mirato, individuare le priorità e le

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strategie future che saranno poste in essere a se- i tirocini) stiano evolvendo nella direzione di una
guito del raggiungimento degli obiettivi prioritari. rispondenza sempre maggiore alle esigenze del
mercato del lavoro, flessibile e in continua evolu-
Conclusioni zione. Non si tratta solo di erogare quanti più corsi
di formazione possibili, ma di progettare dei per-
Con il presente studio si è cercato di fornire un corsi mirati all’inserimento effettivo, ossia che, a
contributo alla letteratura sull’inserimento lavora- conclusione dello stage o del tirocinio, portino
tivo delle persone disabili. Si è focalizzata all’assunzione del disabile, laddove l’azienda nel-
l’attenzione sui risultati degli studi più recenti, in la quale tali esperienze hanno avuto luogo ha
modo particolare su alcune meta-analisi e rasse- realmente bisogno delle competenze che gli stagi-
gne, al fine di inquadrare la problematica, che sti e/o i tirocinanti possiedono.
risulta a tutt’oggi piuttosto variegata, complessa e In questo quadro, la ricerca scientifica assolve
talvolta controversa. I risultati emersi consentono il compito di cogliere in modo dettagliato la situa-
di delineare i contorni del fenomeno relativo zione attuale, di supportare enti e istituzioni
all’inclusione dei lavoratori disabili nella provin- nell’individuazione di nuove figure professionali e
cia del Medio Campidano dal punto di vista degli nell’individuare soluzioni innovative, in grado di
imprenditori. Inoltre, suggeriscono utili spunti di garantire, uscendo da logiche e mentalità mera-
riflessione (proposti dagli stessi imprenditori) per mente assistenziali, la piena integrazione di tutti i
migliorare le strategie operative da porre in essere cittadini nella società della conoscenza.
al fine di facilitare tale fenomeno. Ulteriori studi in ambiti territoriali diversi, con
La scelta dell’intervista semi-strutturata quale l’utilizzo dello stesso strumento d’indagine ed e-
strumento d’indagine, il conseguente impiego del ventualmente con l’integrazione tra approccio
metodo qualitativo e l’adozione dell’approccio qualitativo e quantitativo consentiranno di com-
della Grounded Theory hanno consentito di rac- prendere in modo più approfondito la
cogliere una ingente quantità di informazioni, problematica e di validare i risultati fin qui ottenu-
categorizzandole man mano che si è proceduto ti.
con i livelli di analisi, in modo da approfondire,
arricchire e contestualizzare i dati emersi. Riferimenti bibliografici
Le analisi hanno permesso di evidenziare alcu-
ni elementi centrali degli atteggiamenti degli Bailey, J.W. (1991). Evaluation of partner who does or
imprenditori verso l’assunzione dei disabili. Tra does not have a physical disability: Response
questi si annoverano, sullo sfondo della crisi eco- amplification or sympathy effect? Rehabilitation
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Bruyère, S. M., Erickson, W. A., VanLooy, S. (2004).
l’importanza centrale della prestazione dei propri
Comparative study of workplace policy and
dipendenti e la convinzione che i disabili non pos- practices contributing to disability
siedano le capacità necessarie per svolgere le nondiscrimination. Rehabilitation Psychology, 49,
attività lavorative al pari degli altri dipendenti, b) 28−38.
la non conoscenza delle specifiche tipologie di di- Christman, L.A., Slaten, B.L. (1991). Attitudes toward
sabilità e, di conseguenza, dei vari supporti people with disabilities and judgments of
tecnologici per il superamento delle difficoltà og- employment potentials. Perceptual and Motor
gettive nell’espletamento delle mansioni Skills, 72, 467–475.
lavorative, c) la assente o scarsa conoscenza della Colella, A., De Nisi, A.S., Varma, A. (1998). The
legge 68/99, d) il riferimento al consulente del la- impact of ratee’s disability on performance
judgments and choice as partner. Journal of Applied
voro quale unico responsabile dell’obbligo di
Psychology, 83, 102–111.
ottemperare alla L. 68/1999, di cui l’imprenditore, Converse, J.M., Presses, S. (1986). Survey questions.
spesso, non ha consapevolezza. Handcrafting the standardized questionnaire.
Sul piano professionale, i suggerimenti emersi Beverly Hills CA: Sage.
dalle interviste fanno riferimento alla creazione di Corbetta, P. (2003). La ricerca sociale: metodologia e
un database degli iscritti alle liste della 68/99, da tecniche: le tecniche qualitative. Bologna: Il
tenere costantemente aggiornato con dati relativi Mulino.
al curriculum e alle competenze, al quale gli im- Corrigan, P. W. (2005). On the stigma of mental
prenditori possano accedere con facilità nel illness: Practical strategies for research and social
momento in cui si presenta la necessità. change. Washington, DC: American Psychological
Association.
Inoltre, sembra emergere come la formazione
Crow, S.M. (1993). Excessive absenteeism and the
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pratiche d’inserimento lavorativo (quali gli stage e De Gregorio, E., Mosiello, F. (2004). Tecniche di

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Il tabù della separazione in psicoterapia: Una


Grounded Theory del punto di vista dei pazienti sulla
conclusione dell’esperienza psicoterapeutica
Massimo GRASSO, Cristina RUBANO
Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica, Sapienza Università di Roma

SUMMARY. The Taboo of Separation in Psychotherapy: a Grounded Theory of the Patients' View of
Psychotherapy Termination - A qualitative study of the psychotherapy conclusion from patients’ per-
spective is presented. We consider the conclusive process as a “relational” event in the frame of the
broader context of experiences and factors of the therapeutic relationship, beyond the specific results
achieved with the psychotherapy. We aimed to identify possible categories for understanding psychic
representations of the final process in order to explore how such experience is related to the therapeu-
tic relationship, on psychological and representational perspective. To a group of 18 former patients
were administered a semi-structured interview specifically designed for this study. For data analysis
we used the methodological approach of Grounded Theory according to the most recent constructivist
paradigm. The central categories emerged - “The Taboo of separation”, “Relationship as background”,
“No categories to think the ideal friend” - show significant difficulties experienced by the patients to
fully develop a psychic separation from the therapist that seems so remain a real taboo. - KEY
WORDS: Psychotherapy Termination, Clients’ perspective, Therapeutic Relationship, Grounded The-
ory, Qualitative Research.

RIASSUNTO. Viene presentata un’indagine qualitativa sulla conclusione dell’esperienza


psicoterapeutica dal punto di vista dei pazienti. Abbiamo inteso il processo conclusivo come evento
“relazionale” inquadrabile, al di là degli specifici risultati raggiunti, alla luce del più ampio contesto
delle vicissitudini e dei fattori della relazione terapeutica. Il nostro obiettivo è stato quello di
individuare possibili categorie di lettura delle rappresentazioni del processo conclusivo per esplorare
in che modo tale esperienza risultasse connessa ai destini a cui, sul piano psichico e
rappresentazionale, fosse andata incontro la relazione terapeuta-paziente. Ad un gruppo di 18 ex
pazienti è stata somministrata un’intervista semistrutturata appositamente predisposta per questo stu-
dio. Per l’analisi dei dati abbiamo utilizzato l’approccio metodologico della Grounded Theory secondo
le sue più recenti riformulazioni in ambito costruttivista. Le categorie centrali emerse - “Il tabù della
separazione”, “Relazione come sfondo” e “Assenza di categorie per pensare l’amico ideale” - eviden-
ziano una sostanziale difficoltà da parte degli intervistati ad elaborare e a realizzare compiutamente
una separazione dalla figura del terapeuta che sembra così rimanere un vero e proprio “tabù”. -
PAROLE CHIAVE: Conclusione della psicoterapia, Punto di vista dei Clienti, Relazione terapeutica,
Grounded Theory, Indagine qualitativa.

Introduzione sovrapponibile a quello dei terapeuti e ancora, tut-


tavia, poco indagato (Carli, 2006; Paniccia, 2006;
Quello della conclusione della psicoterapia co- Cordella, Pennella, Romano & Grasso, 2008), che
stituisce un tema senz’altro ampio e dibattuto il presente lavoro ne fa il proprio angolo di visuale
rimanendo tutt’oggi un argomento particolarmente per andare ad esplorare quelli che possono essere i
problematico da affrontare, sia dal punto di vista vissuti e i problemi connessi alla conclusione di
dei terapeuti che dei pazienti. Lo attestano, da un una psicoterapia e cominciare, così, a costruire
lato i contributi di diversi autori che sembrano delle prime ipotesi esplicative che potranno essere
lontani, soprattutto in ambito psicodinamico, da approfondite in successivi lavori nella convinzio-
un accordo univoco sui criteri teorici e clinici a ne che, questo, possa costituire un ambito
cui riferirsi; dall’altro l’esiguità dei lavori di ricer- interessante e proficuo per orientare e sviluppare
ca sull’argomento e in particolare di quelli volti a la prassi clinica. Questa costituisce, infatti, una
indagare lo specifico punto di vista dei pazienti. prospettiva più che mai attuale non solo per lo sta-
È proprio partendo dalla constatazione di quan- to ad oggi della ricerca in psicoterapia (Orlinsky,
to il punto di vista dei clienti sia scarsamente & Howard,1986; Safran & Muran, 2000) ma an-

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che per la pratica professionale degli psicologi an- legittimazione allo stesso tempo (Fornari, 1976;
cora troppo spesso appiattita su dimensioni Fabozzi & Ortu, 1996; Ferraro & Garella, 2001).
stereotipali e una prassi autoriferita che rischia di Ferenczi (1927) concepisce, invece, la conclu-
non riuscire ad intercettare potenziali “nuove do- sione come un evento che accade “naturalmente”
mande”. una volta che il paziente abbia riattualizzato e ri-
È in tale ottica che si è scelto di far riferimento parato i traumi del suo sviluppo grazie all’accesso
all’approccio della Grounded Theory (GT) (Gla- ad una nuova relazione oggettuale con l’analista.
ser & Strauss, 1967) quale specifica metodologia Balint (1950), sviluppando tale prospettiva, sotto-
di indagine qualitativa finalizzata alla costruzione linea l’importanza del ruolo terapeutico della
induttiva di una teoria a partire dai dati e qui uti- regressione e ritiene la conclusione dell’analisi
lizzata secondo le sue più recenti riformulazioni in una separazione senz’altro dolorosa per il pazien-
ambito costruttivista (Charmaz, 2000; 2005) pro- te, ma, al tempo stesso, un momento di grande
prio per esplorare il peculiare punto di vista dei felicità data dalla consapevolezza di andare incon-
pazienti (Rennie, Phillips, & Quartaro 1988; Ren- tro ad una nuova fase della sua vita.
nie, 2000). Sempre nell’ambito della psicoanalisi britanni-
ca, gli autori kleiniani sottolineano l’importanza
Rassegna della letteratura dei processi di lutto connessi alla risoluzione della
massiccia identificazione proiettiva che connotava
I contributi della letteratura sulla conclusione la relazione transferale e alla possibilità di acces-
della psicoterapia sono primariamente di matrice so, con la conclusione dell’analisi, ad
psicoanalitica giacché la psicoanalisi, configuran- un’integrazione delle ambivalenze di amore-odio
dosi come percorso terapeutico dalla durata a e ad una diversa modalità di relazione con gli og-
priori non definita e mirante, oltre la semplice ri- getti interni (Klein, 1950; Meltzer, 1967; Steiner,
soluzione sintomatologica, ad una profonda 1996).
ristrutturazione della personalità (Wallerstein, Per gli autori americani la capacità acquisita
1965), ha avvertito fin dai suoi albori la necessità dal paziente di instaurare relazioni più mature e
di riflettere su tale aspetto (Foddis & Grasso, soddisfacenti con la realtà renderebbe, quello con-
2008). clusivo, un momento pregno anche di affetti
Il tema della conclusione è preso in esame es- positivi in grado di bilanciare il trauma della sepa-
senzialmente secondo due prospettive: una razione (Ekstein, 1965). Essi, privilegiando
tradizionale ottica mono-personale concentrata sui maggiormente i rapporti fra l’Io e la realtà esterna,
cambiamenti riscontrabili nella personalità e nel si interrogano anche sulle vicende della successiva
mondo intrapsichico del paziente e un orientamen- fase post-analitica (Rangell, 1966; Shacther, 1990;
to bi-personale (Baranger & Baranger, 1969; 1992) riguardo alla risoluzione del transfert e allo
Ferro, 1996) che pone l’accento sulle modalità e sviluppo della capacità di autoanalisi del paziente.
sui significati della fase conclusiva all’interno del I contributi degli autori francesi, infine, vanno
rapporto terapeutico e dei segnali anticipatori in ad esplorare il ruolo dell’intuizione dell’analista e
esso individuabili. l’opportunità di introdurre, con eventuali varia-
L’argomento della conclusione trova spazio zioni di setting e di tecnica, elementi di realtà che
nella riflessione psicoanalitica soprattutto a partire favoriscano l’autonomia del paziente (Bouvet,
dai contributi di Ferenczi (1927) e di Freud (1937) 1954; Held, 1954; Nacht, 1955). Propongono inol-
per proseguire dal secondo dopoguerra fino ai tre una lettura dell’interminabilità dell’analisi
giorni nostri lungo le linee di sviluppo del pensie- come processo infinito non sul piano della fre-
ro psicoanalitico americano ed europeo (Ferraro & quentazione fra analista e paziente, ma su quello
Garella, 2001). di una temporalità circolare e ricorsiva secondo la
Freud in Analisi terminabile e interminabile concezione dialettica della Nachträglichkeit freu-
(1937) si dice scettico rispetto alla possibilità che diana (Laplanche, 1987).
un’analisi possa completarsi una volta per tutte Questi lavori tentano quindi di individuare co-
poiché, in nessun caso, essa potrà spingersi oltre muni punti di riferimento per la verifica e
lo “strato roccioso” della forza costituzionale delle l’evoluzione della tecnica psicoanalitica; sebbene
pulsioni, quale limite non analizzabile presente in alcuni autori mettano in guardia dall’eccedere in
ognuno. In tal modo egli porta alle sue estreme una rischiosa idealizzazione del processo psicote-
conseguenze il primato pulsionale che, d’altra par- rapeutico che, ponendosi mete precostituite,
te, gli è funzionale ad assicurare legittimità potrebbe perdere di vista le peculiari necessità di
scientifica alla psicoanalisi stessa andando a costi- ciascun paziente conducendo ad una vera e pro-
tuirne il limite e, appunto, il criterio di pria interminabilità (Schmideberg, 1938; Glover,

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1954; Ticho, 1972; Etchegoyen, 1986; Arlow, fine analisi, evidenzia come, da un punto di vista
1991). puramente relazionale, non siano in realtà indivi-
In tal senso la Psicologia Analitica offre una duabili criteri univoci poiché essi varieranno
più ampia prospettiva di analisi in quanto negli secondo le caratteristiche e dagli obiettivi analitici
scritti di Jung (1928) la questione della conclusio- di ciascuno.
ne, in riferimento alla terapia sintetico- Perché una psicoterapia possa concludersi ap-
ermeneutica, sembra per sua stessa natura sfuggire pare cruciale, quindi, che proprio tale conclusione
alla possibilità di una definizione tecnica (Rossi, possa divenire oggetto di riflessione fra terapeuta
1992) o di identificare criteri generali e oggetti- e paziente: in mancanza di questa dimensione ela-
vanti in quanto inscindibilmente legata a borativa, essa rischia di avvenire in modo
quell’inesauribile processo dell’anima che è tutt’altro che consensuale interrompendosi bru-
l’individuazione. Obiettivo, questo, tuttavia non scamente, proseguendo ad intermittenza o
meno esposto al rischio di facili idealizzazioni là perdendosi nell’impasse di un’interminabilità
dove manchi una riflessione più sistematica sulla (Maffei, 1992; De Simone, 1994; Ferraro & Ga-
conclusione e i criteri del fine analisi (Fordham, rella, 2001; Foddis & Grasso, 2008).
1969; Verne, 1972). In accordo con il crescente interesse riportato,
Riconsiderando le prospettive fin qui esamina- in tempi recenti, per i temi della conclusione, della
te alla luce dei più recenti paradigmi relazionali fase post analitica e di quelle che possono essere
(Baranger & Baranger, 1969; Modell, 1990; Gill, le specifiche categorie adottate dagli stessi pazien-
1994; Orange, Atwood & Stolorow, 1997) è evi- ti nel valutare un percorso psicoterapeutico, gli
dente come soltanto all’interno del più ampio studi condotti in tal senso, sebbene ancora relati-
contesto della relazione terapeutica sia possibile vamente esigui, rappresentano un settore della
individuare utili criteri teorico-clinici di riferimen- ricerca in psicoterapia attualmente in espansione.
to per la conclusione di un percorso Tali lavori hanno rivolto la loro attenzione ini-
psicoterapeutico e valutare l’individuale percorso zialmente ai cosiddetti casi di drop out (Garfield,
di crescita che avviene con essa, pena altrimenti, 1963; Acosta, 1980; Pekarik, 1983) rilevando co-
appunto, l’irrigidimento in posizioni assolutistiche me essi costituiscano una categoria tutt’altro che
e idealizzanti. omogenea in cui le motivazioni riportate dai pa-
Vari autori hanno adottato la relazione terapeu- zienti non necessariamente si identificano con un
tica come cornice di riferimento per interpretare il esito fallimentare della terapia. Questo ha permes-
senso dei fatti analitici cercando all’interno di essa so, da un lato di rielaborare in modo meno
quei segnali evolutivi rivelatori, sul piano clinico, categorico i significati e le implicazioni che il fe-
dell’approssimarsi della fase conclusiva. nomeno dell’interruzione del trattamento può
Flournoy (1985) con atto di passaggio indica avere rispetto all’evoluzione della storia clinica
proprio quella “reale” decisione del paziente di del paziente, portando a superare la concezione
terminare il processo analitico nel momento in cui secondo la quale il drop out equivarrebbe ad un
tale scelta non sia più interpretabile come una re- semplice fallimento terapeutico (Freni, 1998).
sistenza dell’analizzando, ma imponga all’analista Dall’altro ha posto in evidenza come vi sia una
di agire, di decidere a sua volta sul piano di realtà. divergenza fra la percezione dei terapeuti e dei
Avvenimento, questo, anticipato dal progressivo pazienti riguardo ai risultati del trattamento e alle
verificarsi di scambi relazionali non più pertinenti motivazioni alla conclusione dello stesso (Kramer,
alla sfera transferale, ma attinenti, finalmente, al 1986; Pekarik & Finney-Owen, 1987; Pekarik,
piano di realtà. 1992) e, pertanto, come l’esplorazione delle aspet-
Anche Quinodoz (1991), a proposito tative, delle attese e dei vissuti dei pazienti in
dell’angoscia di separazione in psicoanalisi, fa ri- merito al processo terapeutico rappresenti un ele-
ferimento col concetto di portanza ad un mento fondamentale sia entro la pratica clinica,
mutamento della relazione transferale, percepito fin dalle prime fasi della costruzione della rela-
congiuntamente da analista e paziente, attraverso zione terapeutica (Vaslamatzis, Markidis &
il quale l’analizzando dimostra di aver elaborato Katsouyanni, 1989), sia tra gli obiettivi della ri-
le proprie angosce di separazione sviluppando una cerca (Todd, Deane, & Bragdon, 2003).
personale capacità di essere autonomo e di tollera- D’altra parte è ormai evidente che anche la
re e utilizzare la propria solitudine, la propria conclusione di una psicoterapia debba esser con-
unicità, per intraprendere relazioni sane con se cettualizzata come un processo relazionale
stesso e con gli altri. responsabile di un intenso coinvolgimento emoti-
Infine De Simone (1994), constatando la mol- vo in entrambi i partecipanti, influenzato sia dai
teplicità e parzialità dei vari criteri proposti per il vissuti del paziente che da quelli del terapeuta. Ri-

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ferendosi alla tradizionale letteratura peutica risiederebbero nella difficoltà ad aprirsi e


sull’argomento alcuni autori osservano, tuttavia, e nel percepire che “manca qualcosa” nella terapi-
la parzialità di certi contributi psicoanalitici che a; questi elementi sarebbero in interazione con i
tratterebbero il tema della conclusione nei termini possibili effetti negativi del trattamento, quali
della sola esperienza del paziente riconducendola un’insufficiente conoscenza di sé e la sensazione
prevalentemente a vissuti di abbandono, perdita, che il particolare tipo di approccio adottato non
depressione e tristezza (Weddington & Cavenar, sia il più appropriato per i propri problemi.
1979; Martin & Schurtman, 1985). In riferimento I lavori di Levitt sono finalizzati a studiare
a questo, alcuni contributi di ricerca (Marx & Gel- l’esperienza dei pazienti relativamente ai momenti
so, 1987; Boyer & Hoffman, 1993; Roe, Dekel, di silenzio mantenuti durante la terapia (Levitt,
Harel & Fennig, 2006; Roe, Dekel, Harel, Fennig 2001) e a quelli in cui ci si sente meno coinvolti
& Fennig, 2006) mettono in evidenza come inve- nel trattamento (Frankel & Levitt, 2009).
ce, in relazione alla conclusione della terapia, Quest’ultimo lavoro, condotto su nove pazienti di
spesso vengano riferite dai pazienti sensazioni po- terapeuti di vario orientamento, rivelerebbe come,
sitive di gioia, riconoscenza o desiderio di fare tali soggetti, sembrino evitare difensivamente il
nuove esperienze e come, in ogni caso, la qualità coinvolgimento nella terapia per proteggersi dalla
positiva o negativa di tali vissuti sia fortemente paura, da difficoltà a gestire la relazione col tera-
connessa alla possibilità di aver trovato peuta e per comunicargli i propri momenti di
un’esplicitazione ed un’adeguata elaborazione en- difficoltà.
tro la relazione col terapeuta. Il lavoro di Ward (2005), infine, ha inteso e-
Valutati nel loro complesso, tali lavori sottoli- splorare l’esperienza soggettiva del counseling
neano l’importanza di studiare le ragioni e i psicologico da parte di pazienti afro-americani.
vissuti dei pazienti riguardo alla conclusione della Costoro, per decidere se fidarsi o meno, si dedi-
psicoterapia alla luce del più ampio contesto delle cherebbero ad una continua attività di valutazione
vicissitudini e dei fattori della relazione terapeuti- del counselor facendo riferimento a tre principali
ca in accordo con quelle prospettive teoriche che dimensioni: l’importanza da questi conferita alla
guardano all’ “evento” conclusivo (Ferraro & Ga- loro black identity, l’eventuale coinvolgimento in
rella, 2001) non secondo una mera casistica procedimenti giudiziari, la similarità di prospetti-
classificatoria, ma in base agli esiti della specifica va ideologica. Ciò influenzerebbe sia la sicurezza
fase elaborativa che dovrebbe accompagnarlo. Ri- percepita da questi pazienti all’interno della tera-
teniamo anzi che le implicazioni di tale pia che la considerazione dell’effectiveness del
prospettiva - in accordo con quanto sviluppato counselor, determinando in essi maggiori o minori
dalla letteratura stessa sull’argomento negli ultimi livelli di apertura secondo un continuum che va
decenni - meritino di essere ulteriormente esplici- dall’assenza di apertura, ad un’apertura superficia-
tate e siano ormai da ritenersi un’irrinunciabile le, per poi passare ad un’apertura selettiva e
premessa per le ricerche in tal senso. giungere infine ad una totale apertura.
Significativi inoltre sono i contributi di alcuni In conclusione, tali lavori sembrano condivide-
autori che adottano la particolare metodologia del- re la collocazione della GT in ambito
la Grounded Theory (GT) per esplorare il punto di costruttivista (Charmaz 2000; 2005) e sottolinear-
vista dei pazienti attraverso le narrazioni che essi ne, così, la consonanza con i metodi di indagine
fanno della loro esperienza sia nella psicoterapia già utilizzati nell’attuale ricerca in psicoterapia
(Rennie, Phillips, e Quartaro, 1988; Rennie, 2000; (ricerca che è inscindibilmente indagine sugli esiti
Fassinger, 2005; Lilliengren & Werbart, 2005; e sul processo) soprattutto riguardo alla prospetti-
Frankel & Levitt, 2009) che nel counseling psico- va, delineata in questi ultimi anni, tesa a studiare
logico (Ward, 2005). In particolare l’indagine di valutazioni e percezioni dei pazienti e, quindi, a
Lilliengren e Werbart (2005), condotta su 22 sog- conoscere il loro peculiare punto di vista. È da
getti in psicoterapia ad orientamento questi lavori in particolare che si è preso spunto
psicoanalitico sui fattori da essi ritenuti “curativi” per la conduzione della presente ricerca.
o ostacolanti lo svolgimento della terapia, rivela
come poter parlare di se stessi, percepire quello Obiettivi e metodo della ricerca
terapeutico come un contesto relazionale privile-
giato e condurre l’esplorazione di sé insieme al Allo scopo di studiare le rappresentazioni dei
terapeuta costituiscano, per i pazienti, gli elementi pazienti in merito alla conclusione del loro per-
che vanno ad articolare una nuova esperienza re- corso psicoterapeutico abbiamo scelto di condurre
lazionale ed ad ampliare la consapevolezza di sé. un’indagine di tipo qualitativo.
Al contrario, aspetti ostacolanti l’efficacia tera-

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Come è noto, l’uso dei metodi qualitativi si è individuare una o più categorie centrali dotate di
diffuso come alternativa alle metodologie quanti- un più alto potere esplicativo, capaci di organizza-
tative per rispondere alla necessità di individuare re e integrare tutte le altre e guidare verso la
una strategia più idonea ai peculiari oggetti di in- formulazione di una teoria unitaria. Queste fasi di
dagine delle scienze sociali consentendo un codifica, solo idealmente distinte l’una dall’altra,
approccio “naturalistico” teso a studiare i fenome- identificano comunque un processo che torna ri-
ni e i significati attribuiti ad essi dagli attori corsivamente a far riferimento ai dati e a
sociali entro i contesti naturali in cui sono inseriti modificare le concettualizzazioni precedenti pro-
(Denzin, & Lincoln, 1994). Ciò tanto più alla luce cedendo attraverso un metodo di comparazione
della messa in discussione dei presupposti episte- costante (Glaser & Strauss, 1979).
mologici di oggettività, verificabilità e La GT è stata adottata per il presente lavoro
universalità della scienza a favore di un nuovo con l’obiettivo di esplorare, mediante questo tipo
modello di conoscenza “situata” e “contestuale” là di indagine, il punto di vista dei pazienti riguardo
dove il fenomeno culturale, come tale, non appare alla conclusione della psicoterapia proponendosi,
né oggettivo né indipendente rispetto a colui che nello specifico, di indagare quali fossero i vissuti
lo osserva con cui, inevitabilmente, va ad interagi- e i criteri da essi riportati e in che modo tale espe-
re. rienza conclusiva risultasse connessa ai destini a
In particolare – al di là delle contrapposizioni cui, sul piano psichico e rappresentazionale, fosse
tra sostenitori dell’approccio quantitativo e di andata incontro la relazione terapeuta-paziente.
quello qualitativo – la ricerca qualitativa si distin- Ai fini di evidenziare i presupposti che ne han-
gue da quella quantitativa soprattutto nella diversa no guidato l’analisi, è utile specificare che questo
costruzione della sua base empirica configurando- studio è stato condotto all’interno di un lavoro di
si come metodologia di indagine “aperta” che, ricerca più esteso (Cordella, Pennella, Romano &
astenendosi dal definire a priori le variabili da in- Grasso, 2008; Cordella, Romano & Beccarini,
dagare, fa del proprio oggetto di indagine un 2009; 2010; Cordella, Romano, Beccarini, Grasso,
argomento di cui ancora non si conoscono le ca- 2010), riguardante la valutazione della psicotera-
ratteristiche. Tratti distintivi di un’indagine pia nella prospettiva del paziente e finalizzato a
qualitativa sono infatti: il ricorrere a procedure di rilevare il punto di vista dei pazienti con lo scopo
raccolta dei dati non standardizzate su un piccolo di esplorare, oltre allo specifico tema della con-
numero di casi e il ricorso a procedimenti circolari clusione, tutte le altre fasi del più generale
e interattivi di analisi dei dati (Strauss e Corbin, processo terapeutico e, con esse, le più generali
1990; Losito, 2009; Cordella, Romano, Beccarini, rappresentazioni sulla psicoterapia nel suo com-
2009). plesso.
In particolare, come già detto, per il presente Questo aspetto ha costituito senz’altro una ri-
lavoro si è fatto riferimento all’approccio della sorsa rilevante consentendo di esaminare con
Grounded Theory (Glaser e Strauss, 1967) una maggior complessità l’argomento in oggetto e di
metodologia di indagine qualitativa tesa ad esplo- contestualizzarlo alla luce dell’intera storia tera-
rare induttivamente i processi sottesi ai fenomeni peutica che gli intervistati sono stati sollecitati a
sociali attraverso la definizione di una teoria che ripercorrere nel corso dell’intervista loro proposta.
sia fortemente radicata nei dati empirici assumen- In tal senso, nonostante quello della conclusione
do che la realtà sia il risultato delle continue non sia stato l’unico argomento indagato, ciò che
attribuzioni di senso di coloro che vi partecipano e è emerso può essere a maggior ragione considera-
che la teoria grounded sia quindi “costruita” nel to rappresentativo del vissuto degli intervistati
contesto della relazione fra ricercatore e parteci- riguardo alla conclusione di quest’esperienza, a
panti (Charmaz 2000; 2005). come l’abbiano percepita ed elaborata, se tale ela-
La procedura di analisi prevede che i dati, rac- borazione sia avvenuta entro la relazione
colti soprattutto mediante interviste terapeutica o in un tempo ad essa successivo e in
semistrutturate o osservazione partecipante, ven- che modo tale esperienza sia stata in seguito inte-
gano “concettualizzati” nell’intento di cogliere i riorizzata.
significati impliciti a cui, alla luce di quel dato Questo nell’ipotesi che, in una prospettiva psi-
contesto, essi rimandano. Le concettualizzazioni codinamica, la presenza o meno di un’adeguata
che vengono così a delinearsi, sono suddivise in elaborazione della conclusione sia in realtà da ri-
categorie e sottocategorie messe tra loro in rap- condursi a quanto, non solo nella fase finale, ma
porto gerarchico procedendo per gradi di durante tutta la durata dal percorso, la coppia te-
astrazione successivi (codifica iniziale, codifica rapeutica abbia riflettuto su se stessa e usato nel
teorica, codifica focalizzata) fino ad arrivare ad “qui ed ora” tale riflessione come strumento di

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cambiamento per il “là e allora”. Ci si chiede Il gruppo considerato per la ricerca e il “cam-
quindi se, e come, l’evento conclusivo sia stato pionamento teorico” dei dati
vissuto come evento “relazionale”, come esito di
un processo interattivo e quindi di una specifica Come illustrato nella Tab. 1, ai fini del presen-
fase elaborativa terminale e, a fronte di questo, in te contributo sono stati considerati 18 soggetti, di
che modo la relazione terapeutica, una volta con- cui 13 donne e 5 uomini, di età compresa fra i 28
clusasi sul piano di realtà, possa aver trovato o e i 46 anni, residenti nelle province di Roma, Na-
meno una conclusione su quello psichico o, in al- poli e L’Aquila e aventi svolto e concluso un
ternativa, a quali destini essa sia andata incontro. percorso psicoterapeutico ad impostazione psico-
dinamica della durata media di 3 anni.

Soggetti Gene- Città di Età Durata della Tempo dalla conclusione


re provenienza terapia
1 F Napoli 29 1 anno 5 mesi
2 F Napoli 39 4 anni 1 anno
3 F Napoli 50 8 anni 4 mesi
4 F Napoli 24 1,5 anni 1 anno
5 M Napoli 28 4 anni 2 anni
6 F L’Aquila 43 1,5 anni 8 mesi
7 F Napoli 58 3 anni 5 mesi
8 F Napoli 33 3 anni 4 mesi
9 F Napoli 46 2 anni > 5 anni
10 M Napoli 27 6 anni 4 anni
11 M Napoli 41 3 anni 4 anni
12 M Roma 39 3,5 anni 1 anno
13 F L’Aquila 42 4 anni 3 anni
14 F Roma 41 4 anni > 7 anni
15 F Roma 42 6 mesi 4 mesi
16 F Roma 30 10 mesi 1, 7 anni
17 F Roma 35 3 anni > 7 anni
18 M Roma 37 2,5 mesi > 2 anni
Tabella 1. Il gruppo considerato per la ricerca

Si è volutamente scelto di selezionare soggetti quali trascritti analizzare e in quale ordine è stato
che non fossero né psicologi né studenti di psico- guidato dalla constatazione iniziale che alcune
logia, secondo la precisa scelta metodologica di delle modalità conclusive narrate sembravano, in
escludere persone in qualche modo già apparte- maniera più evidente di altre, non riconducibili
nenti all’ambito professionale o formativo della alla tradizionale “fenomenologia classificatoria”
disciplina. usualmente riportata in letteratura. Si è deciso
Il “campionamento teorico” previsto dalla me- quindi di confrontare le categorie emerse
todologia della Grounded Theory è stato effettuato dall’analisi di queste prime narrazioni con gli a-
non durante la fase di raccolta delle interviste spetti emergenti dagli altri trascritti trovando
(condotte seguendo la medesima scaletta redatta conferma di come ogni conclusione - come sarà
ad hoc e di cui si dirà al prossimo paragrafo), ma esposto nei seguenti paragrafi - non possa essere
a partire dai dati già esistenti, vale a dire le tra- esaustivamente ricondotta ad una casistica defini-
scrizioni delle interviste medesime (Glaser & ta, rivelandosi ricca di aspetti molto più articolati
Strauss, 1967). Il criterio adottato per stabilire e complessi che è più utile leggere in un’ottica

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trasversale al fine di recuperare specificità e di- generali rappresentazioni sulla psicoterapia nel
mensioni comuni. suo complesso.
Le interviste sono state interamente audio regi-
Lo strumento strate e trascritte verbatim; in accordo con gli
obiettivi dell’indagine, sono state prese in esame,
I soggetti sono stati interpellati riguardo alla per la codifica, soltanto alcune parti dei trascritti:
loro passata esperienza psicoterapeutica mediante sia le risposte degli intervistati alle domande loro
un’intervista semistrutturata, appositamente predi- rivolte riguardo alla conclusione della terapia e
sposta al fine di permettere la raccolta di dati sia alle fasi ad essa successive, sia tutte quelle parti
quantitativi che qualitativi, quali sono quelli a cui dove l’argomento della conclusione emerge spon-
si è fatto riferimento, e tesa ad esplorare vari a- taneamente o dove gli intervistati descrivono il
spetti del percorso da loro svolto e delle loro più loro rapporto terapeutico (Cfr. Tab. 2).

Conclusione terapia:
 Mi parli ora della conclusione della sua psicoterapia: cosa le viene in mente?
 Chi ha deciso di concludere?
 Quali sono stati gli elementi/criteri utilizzati per valutare l’opportunità di concludere la psicoterapi-
a?
 Quali sono stati i vissuti rispetto alla conclusione della terapia?

Contatti successivi:
 Ha avuto occasione di risentire, contattare nuovamente il suo psicoterapeuta?
 Se sì, per quali motivi? Se no, è perché non ne ha sentito la necessità o vi ha rinunciato per un qual-
che motivo? Eventualmente quale?
 Qualora in futuro ne sentisse il desiderio lo cercherebbe di nuovo?

La similitudine:
 A quale altra esperienza assimilerebbe il rapporto con il suo psicoterapeuta?

Tabella 2. Domande dell’intervista le cui risposte sono state codificate integralmente

Analisi dei dati Codifica focalizzata. In questa ulteriore fase di


analisi si è provveduto ad esaminare in primo luo-
Le interviste sono state analizzate facendo rife- go le categorie concettuali emerse dall’analisi
rimento alle fasi di codifica prima ricordate e delle prime quattro interviste con le quali si era
illustrate di seguito. prodotto circa un centinaio di codificazioni per
Codifica iniziale. In questa fase di analisi si è iniziare a ricondurle a macrocategorie, cioè a ca-
provveduto ad analizzare le trascrizioni delle in- tegorie più generali dotate di un più elevato potere
terviste per individuare quelle unità di testo esplicativo, che potessero guidare le analisi dei
rappresentative di nuclei concettuali che, una vol- successivi trascritti attraverso fasi alterne di codi-
ta nominati tramite etichette verbali, sono stati fica aperta e focalizzata tese a specificarne le
raggruppati in categorie. In particolare, in accordo sottocategorie e a produrre le prime ipotesi sulle
con quanto rilevato già in altri lavori (Levitt, possibili relazioni gerarchiche tra loro intercorren-
2001; De Gregorio, 2005; Fassinger, 2005), si è ti. Si è proceduto, quindi, per livelli di astrazione
ritenuto più appropriato un approccio affine a successivi passando da concettualizzazioni e cate-
quello per temi narrativi (Silverman, 2000) o me- gorie molto vicine ai dati e nominate facendo
aning units (MUs) (Rennie, Phillips, & Quartaro spesso ricorso alle parole stesse dei partecipanti, a
1988; Rennie, 2000), sviluppato cioè in base a categorizzazioni più onnicomprensive in grado di
segmenti di testo individuabili come nuclei con- sussumere una maggior porzione di dati.
cettuali in sé e per sé conclusi a prescindere, Codifica teorica. Procedendo per livelli di a-
quindi, sia dalle dimensioni, sia dalla possibilità o strazione successivi nel confrontare e ordinare
meno di individuarvi episodi strutturati e tempo- gerarchicamente le categorie emerse si è giunti
ralmente definiti. infine ad individuare tre categorie riferite a di-

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mensioni trasversali alle varie interviste e dotate cordate”. Vengono per lo più proposte, invece, di-
per ciò di un più alto potere esplicativo in grado verse modalità conclusive eterogeneamente
quindi di organizzare tutte le altre e di guidare connotate tanto di aspetti “agiti” che di aspetti
verso la costruzione delle ipotesi esplicative che “pensati” che spesso sfuggono a rigidi schemati-
vengono illustrate di seguito. smi classificatori ma che, nel complesso, faticano
a definirsi come veri e propri eventi “relazionali”,
Risultati accompagnati, cioè, da uno specifico processo e-
laborativo.
È opinione diffusa in letteratura che sia soprat- Questo è evidente da quelle che sono le catego-
tutto nella fase conclusiva di un percorso rie risultate centrali ad organizzare il rapporto tra
psicoterapeutico che si possa aver accesso ad una il punto di vista dei pazienti sulla conclusione e
riflessione consapevole e condivisa, fra terapeuta gli elementi da questi forniti circa l’attuale rappre-
e paziente, circa la relazione fra di essi intercor- sentazione della relazione terapeutica, che si è
rente e, in particolare, sulla separazione che tra di scelto di definire come: il tabù della separazione -
loro si sta compiendo; dai risultati emersi dalla relazione come “sfondo” - assenza di categorie
nostra indagine non sembra tuttavia essere neces- per pensare l’ “amico ideale” (Cfr. Fig.1).
sariamente così, nemmeno in quelle che vengono
riportate dagli intervistati come conclusioni “con-

Figura 1. Relazioni individuate tra punto di vista dei pazienti sulla conclusione e rappresentazione della relazio-
ne terapeutica da essi fornita
interazione:
influenza:

Narrando la conclusione del proprio percorso, ziente, difficile a configurarsi, in tali dinamiche,
infatti, gli intervistati sembrano spesso avere dif- come oggetto di elaborazione e di cambiamento;
ficoltà a trovar parole per esprimere i propri dall’altro si configurerebbe come la determinante
vissuti riguardo la separazione dalla figura del te- di una scarsa consapevolezza circa la definizione e
rapeuta; difficoltà, questa, che appare una l’evoluzione degli stessi obiettivi terapeutici nel
risultante di come la stessa relazione terapeutica corso del trattamento.
sia stata percepita più come “sfondo” implicito o Sulle connotazioni “implicite” così delineate
cornice “data” a priori, che come “oggetto” di ri- della relazione terapeutica, sembrerebbe andare
flessione intersoggettiva. coerentemente a configurarsi la narrazione
Tale percezione, da un lato parrebbe connessa dell’esperienza conclusiva, intesa sia come “even-
ad una complementarietà fra elementi transferali e to” che come “processo”, riorganizzatasi, in quella
ruolo strumentale giocato dalla sofferenza del pa- individuata come “fase post-conclusiva”, in modo
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spesso problematico e non esente da elementi “ir- menti, referenze e quanto altro, anche perché il terrore
risolti”. In conseguenza di ciò sembra che i che io avevo era di finire in mani assolutamente mani-
soggetti non abbiano accesso a categorie adeguate polative, questo ce l’ho chiaro anche adesso insomma,
per produrre una riflessione consapevole sul senso il terrore di finire con persone non capaci” [Sogg.13]
di tale relazione e della sua conclusione;
l’alternativa, pertanto, sembra sia quella di conti- CONTENIMENTO-ELABORAZIONE DELLA
nuare a ridurla a connotazioni “amicali” e SOFFERENZA
banalizzanti perpetuando quella difficoltà a con-
cepire e a realizzare compiutamente una Un aspetto che emerge trasversalmente da va-
separazione che sembra per lo più rimanere un ve- rie interviste è come il silenzio del terapeuta
ro e proprio “tabù”. sembri essere vissuto, in prima istanza, come un
I paragrafi seguenti illustrano nel dettaglio le luogo protetto e accogliente in cui il paziente pos-
principali categorie emerse riportando alcune por- sa portare la propria sofferenza; silenzio,
zioni dei trascritti che riteniamo particolarmente nell’accezione di “accoglienza” e di “ascolto”, che
significative. istituisce un luogo “protetto” e “non giudicante”, a
tratti “salvifico”, dove trova “sollievo” la soffe-
TERAPEUTA COME “AMICO IDEALE” renza, dove sentirsi accolti, accettati, riconosciuti.
In questo ambiente contenitivo – sia fisico che
mentale – sembra sia possibile, da un lato rivelare
Un aspetto di particolare interesse è quanto
se stessi per trovare senso e sostegno fuori da una
spesso i soggetti assimilino il rapporto con il loro
dimensione giudicante; dall’altro sentirsi accuditi
terapeuta ad un rapporto di amicizia o ad uno
e protetti:
“sfogo”, rapporto che sembra configurarsi, analo-
gamente a quei tratti “impliciti” e “silenziosi”
“Per me è una persona molto importante a li-
descritti a proposito della relazione terapeutica,
vello proprio di aria, respiro, perché se non ci
come una dimensione ideale e, soprattutto, unidi-
fosse stata lei penso che avrei fatto una brutta fi-
rezionale: un interlocutore esclusivo disposto
ne” [Sogg.8]
indefinitamente all’ascolto, quand’anche valvola
“Ero piena di cose da tirare fuori e parlavo,
di sfogo per i propri problemi:
parlavo come un fiume in piena e lei poveretta mi
ascoltava e non poteva dire “A”. [...] però era un
“Quindi in generale sicuramente è un rapporto
ascolto attivo, cioè si vedeva che era partecipe di
con un’amica, ma un’amica particolare che forse
quello che dicevo, non che si isolava per fatti suoi
era una delle poche persone che stava lì ad ascol-
insomma” [Sogg.14]
tare tutti quanti i miei pensieri.” [Sogg.10]
“Stava seduto di fronte a me curvato verso di
“La vivevo come una chiacchierata tra amici
me con gli occhi chiusi e mi ascoltava, mi ascol-
in un certo senso e... soltanto che quello che veni-
tava e io dicevo ‘madonna, questo si è
va fuori in questa chiacchierata mi faceva sentire
addormentato!’ invece no, dopo … dopo tipo due
un certo movimento interno che mi durava fino
minuti, i primi minuti che parlavo, lui mi inter-
alla seduta successiva.” [Sogg.14]
rompeva con la mano faceva ‘calma, calma,
calma’...” [Sogg.1]
A questo proposito è anche interessante osser-
vare come in diversi casi il terapeuta sarebbe stato
DIMENSIONE TRANSFERALE AGITA /
scelto proprio in quanto già, in passato, terapeuta
PENSATA
di amici o conoscenti che si vorrebbero, in tal mo-
do, garanti dell’affidabilità del professionista che
Questo clima di accoglienza e supporto creato
si va ad incontrare nel tentativo, sembrerebbe, di
dall’ascolto del terapeuta è d’altra parte funziona-
ricondurre la relazione terapeutica, ancor prima
le a far sì che il paziente, proprio portando la sua
della sua istituzione, al già “noto”, ad un contesto
domanda e delegando la propria sofferenza, possa
“amicale” al riparo, quindi, dalle ambivalenze e
“mettere in atto” un transfert agendo un’attesa
dalle dimensioni di incertezza e di estraneità che
collusiva che, per come emerge dalle interviste, in
tale incontro potrebbe sollecitare:
rapporto sia alle aspettative iniziali che alla confi-
“La seconda persona è stata la definitiva, con cui gurazione attuale, sembra articolarsi su due
ho fatto un percorso di quattro anni, mi è stata consi- versanti: quello dell’ idealizzazione e quello con-
gliata da un altro uomo, e quindi anche questo avrà un trodipendente della “sfida”. Entrambi fanno
significato, che è stato il suo terapeuta tra l’altro, però appunto riferimento alla più generale scissione
anche qui avevo da altre persone ugualmente, riferi- con la quale ogni paziente pone la domanda dele-

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gando il proprio problema come “altro da Sé” e “...È stato veramente un caso perché era una per-
tentando di istituire un controllo manipolatorio sona che frequentava lo stesso ambiente di…. di svago
dell’altro (Grasso, Cordella & Pennella, 2003). mio, quindi ho chiesto informazioni su questa persona”
Versante della passività e dell’ idealizzazione: [Sogg.16]
“...Poi tra l’altro anche una cosa molto fortuita –
l’ho chiamata e praticamente sta alla parallela di dove
“Io vedevo la psicoterapia in maniera molto molto
io abito.. è pure perfetto!” [Sogg.12]
superficiale, un po’ alla Woody Allen, cioè, c’era qual-
cuno disperatissimo che si affidava a qualcun altro che
decideva per lui in qualche modo” [Sogg.17] SCARSA CONSAPEVOLEZZA DEGLI
“Oggi, al di fuori della terapia, la sento come OBIETTIVI
se fosse la mia mamma, quella che ti guarda e sa
che caso mai o tu non stai bene oppure c’è qual- Analogamente, la modificazione degli obiettivi
cosa che non va.” [Sogg.8] iniziali si rivela un aspetto non sufficientemente
“Vabbè io facendo un master in mediazione esplicitato entro la relazione terapeutica, vissuto
familiare mi sono rivolta ad uno dei docenti, al come qualcosa che in un certo senso sembra esser
docente che io preferisco, di cui ho la maggiore venuta “da sé”, di cui gli intervistati raccontano di
stima, la massima stima perché volevo andare non essersi pienamente resi conto:
proprio con lui [...] e io, avendo massima fiducia
di lui, ho avuto anche massima fiducia di questa “Ma forse inizialmente non me ne sono resa
persona” [Sogg.1] nemmeno conto. Non me ne sono resa conto. A-
desso... ma diciamo che è da qualche.. è da
Versante controdipendente della sfida: qualche mese che mi... mi sto rendendo conto più
di certe cose [...] nei periodi in cui sto bene mi
“Della psicoterapia l’idea era che io non ne rendo conto io stessa che sono esagerata.”
avessi bisogno fondamentalmente e che quello che [Sogg.9]
si trovava davanti a me era una persona totalmen- “non mi accorgevo, cioè non mi ren … non mi
te inutile...” [Sogg.17] ero resa conto che potesse essere così palese, che
“Io... lungi da me questa cosa, cioè non sapevo io potessi toccare così con mano il cambiamento
nemmeno che esistessero gli psicologi [...] per degli obiettivi. Io pensavo che, appunto, le sedute
quanto tu elabori... dici ‘io sto bene, io sto bene si sarebbero svolte parlando sempre di questa co-
non ho bisogno di nessuno’ io stavo malissimo, sa della gravidanza” [Sogg.1]
però ovviamente non ero consapevole [...] rifiuta-
vo categoricamente questa cosa, perché per me CONCLUSIONE COME EVENTO
era più importante la mia salute in quel momento,
fisica...” [Sogg.11] Sembrerebbe possibile allora collocare le diffe-
renti modalità conclusive descritte dagli
Tratti più sfumati di tale dimensione svalutante intervistati all’interno di un ideale continuum che
sembra possano emergere, oltre che nei casi sopra potremmo rinominare dal mantenere un tabù al
menzionati esitanti a volte in vere e proprie inter- pensare il distacco: dal polo dell’ “agito” e, quin-
ruzioni premature, anche in diversi altri soggetti di, del non pensato, a quello del pensiero e dell’
per ciò che attiene ad alcuni fra i criteri da essi “esplicitato” in riferimento, invece, a quanto
adottati per individuare e scegliere il proprio tera- l’evento conclusivo sia stato elaborato e co-
peuta. Una categoria interessante è, infatti, quella costruito entro la relazione terapeutica.
che potremmo connotare come psicoterapia usa e I vissuti e le motivazioni che i soggetti riporta-
getta perché riguardante tutta una serie di parame- no in merito alla conclusione del loro percorso
tri che, dalle parole degli intervistati, sembrano psicoterapeutico e alle modalità con le quali que-
assumere connotazioni in qualche modo “prati- sta è avvenuta sembrano articolarsi infatti in
che” e “utilitaristiche” quasi assimilando la scelta riferimento alle varie sfumature che l’elaborazione
del terapeuta ad una sorta di bene di consumo e, in dell’esperienza conclusiva assume entro la rela-
tal senso, a mero strumento ad uso del paziente zione terapeutica: da un’assenza di tale
fuori da una dimensione di scambio e di qualun- elaborazione in rapporto a veri e propri elementi
que investimento emotivo-affettivo: di “rottura”, fino ai casi più orientati al polo oppo-
sto di un’ideale conclusione pienamente
“Lui disse ‘preferisci un uomo o una donna? Chi ti concordata e condivisa (cfr. Fig. 2)
mette più a tuo agio?’ io gli dissi una donna, perché in
generale a me le donne mi mettono più a mio agio”
[Sogg.5]

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Figura 2. Tipologie di conclusione lungo il continuum da “mantenere un tabù” a “pensare il distacco”

Lungo questo percorso dall’implicito “L’indifferenza più totale. È stata una decisio-
all’esplicito sembrano giocarsi i molti significati ne presa – capito? - in maniera istintiva però che
possibili che la stessa fase conclusiva può assume- si è perpetuata nel tempo, non è stato un istinto…
re sia come “evento” che come “processo” Così: non volevo più, punto” [Sogg.4]
(Ferraro & Garella, 2001).
EVENTO RIMASTO “IN SOSPESO”
EVENTO DI “ROTTURA”
Sempre sul versante dove la conclusione non
Ad un estremo infatti la conclusione, non tro- solo non è stata elaborata ma, in alcuni casi, nean-
vando spazio per venir elaborata, sembra che comunicata al terapeuta, collochiamo alcune
verificarsi all’insegna di un “tabù”, la fine della interviste che si è scelto di distinguere dalle pre-
terapia sembra essere qualcosa di “indicibile” di cedenti connotandole come conclusioni “non –
cui sia quasi “sacrilego” parlare (Schachter, concluse” o rimaste “in sospeso” (Cfr. Fig. 2); in
1990): il paziente passa direttamente all’agito, in- queste gli intervistati riferiscono, sia un ricono-
terrompendo improvvisamente il percorso senza scimento del processo di cambiamento avvenuto
essere in grado di fornire comunicazioni o spiega- durante il lavoro col terapeuta, che sentimenti di
zioni al terapeuta; nel rapporto con lui, pertanto, gratitudine verso di lui e, spesso, un chiaro deside-
l’argomento conclusione sembra non poter trovare rio di autonomia che accompagna la soddisfazione
spazio configurandosi come evento centrifugo per i risultati raggiunti rivelando, quindi, un per-
(Ferraro & Garella, 2001), di rottura, contrasse- corso terapeutico senza dubbio più maturo e
gnato da una marcata svalutazione di tale consapevole di quello riferito da coloro che di-
esperienza che si riflette d’altra parte nei vissuti chiarano di aver interrotto perché insoddisfatti del
ambivalenti di ostentata indifferenza riportati in terapeuta o della terapia. Tuttavia questi sono an-
merito alla conclusione: che quei casi nei quali, curiosamente, la
conclusione non può avvenire, nella misura in cui
“...Non avevo più bisogno di lei, anche perché non può venir pensata e il percorso col terapeuta
la vedevo sporadicamente una volta a settimana, viene, nei fatti, ad essere in varia misura lasciato
per un’ora massimo, ma massimo se tutto andava in sospeso nell’attesa di reincontrarlo per una
bene per un’ora! […] Perché dipende pure conclusione effettiva o per proseguire il lavoro
dall’atteggiamento col quale ti poni nei confronti con lui:
della terapia, devi essere sicura di volerci andare.
Anche se molti la descrivono come una sconfitta, “Lui mi ha detto la data dalla quale avrebbe
come un fallimento, ma per me non lo è ... stato.” ricevuto a settembre e [...] non l’ho chiamato
[Sogg.4] più... [...] Lo ricontatterei per voglia, per volontà
“È stato importante sì, ma relativamente, pro- insomma a prescindere dalla necessità, per volon-
prio perché ce l’ho fatta da sola poi dopo, non è tà di… di continuare a fare, non di concludere,
stata determinante, non indispensabile [...] Maga- però di continuare sul percorso che avevamo co-
ri sì mi è servito ma .. potevo farne a meno”. minciato” [Sogg.1]
[Sogg.4]

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“Mi viene in mente che ho… c’è che avrei vo- magari perché è un momento in cui magari mi de-
glia di… di concludere il rapporto, cioè dargli vo scaricare di qualcosa ...” [Sogg.12]
una fine... [...] ...sono andata per la mia strada
per l’amor di Dio, però diciamo non… non l’ho EVENTO “NATURALE”
conclusa io questa cosa, nel senso che avrei dovu-
to chiamarlo e casomai vederci e casomai Ci riferiamo qui a quei casi, situati in posizioni
sentirmi dire da lui “guarda …” [Sogg.2] più avanzate lungo il continuum delineato, relativi
“Lui aveva detto che voleva comunque veder- a quelle conclusioni riportate dagli intervistati
mi, quando tornavo dall’India, perché voleva come formalmente concordate nel senso che non
vedere come stavo no? E poi invece non c’è stato si sarebbero prodotte per scelta unilaterale di una
modo... e poi i messaggi da dire ‘ci vediamo? della parti, ma tramite una decisione apparente-
quando ci vediamo?’ e poi dopo passa il tempo mente condivisa fra terapeuta e paziente. In questo
così... [...] vabbè uno di questi giorni lo chiamo senso è interessante osservare come in tali casi gli
direttamente insomma così telefono e vediamo …” intervistati facciano riferimento a quello conclusi-
[Sogg.3] vo come ad un evento che sembra essersi
verificato “da sé”, un po’ per “esaurimento” senza
EVENTO AMBIVALENTE che ad esso sia stata dedicata una specifica fase
elaborativa:
Sulla linea di queste modalità di conclusione
delineate sul piano pratico, ma curiosamente “Poi si è chiusa da sola perché poi è come se
smentite soprattutto su quello psichico, possiamo si fosse esaurita mano mano no?” [Sogg.7]
proseguire lungo il continuum precedentemente “Non ci ho mai pensato… alla conclusione. È
disegnato per prendere in esame alcune interviste stata una cosa quasi naturale [...] nel momento in
in cui l’evento conclusivo sembra essersi verifica- cui io ho espresso questo mio pensiero ho provato
to per iniziativa del terapeuta ed aver assunto, in una… diciamo… l’ho trovata d’accordo [...]
connessione con questo, dei tratti quanto meno quindi la conclusione è stata una cosa naturale,
ambivalenti. Questo avrebbe dato esito in un certo talmente naturale che non [...] Non è stato un
senso ad una conclusione non compiuta, un evento momento poi così particolare o così diverso dagli
contrastato da tendenze “centripete” che tendereb- altri…” [Sogg.15]
bero a ripiegarlo su sé stesso: o verso un piano
elaborativo successivo in cui il paziente si ritrovi a Questi vissuti che assimilano l’evoluzione
recuperare da solo quanto, insieme al terapeuta, degli obiettivi della terapia e la sua conclusio-
non è stato passibile di venir condiviso e pensato ne ad un evento “naturale” che può, in
o, al contrario, verso il piano dell’agito in una qualche modo, compiersi anche eludendo la
perpetuazione in quella che Kupers (1988) defini- consapevolezza del paziente sembrano riman-
sce psicoterapia “a puntate”:
dare ad una concezione di un processo
“[Domanda dell’intervistatore]: E invece ci terapeutico che si svilupperebbe e si conclu-
sono stati degli elementi che secondo lei hanno derebbe autonomamente, quasi a prescindere
ridotto l’efficacia della sua psicoterapia? dai contributi del paziente e, in una certa mi-
...No, non credo che ci siano stati, perché lo sura, del terapeuta stesso.
stavo mettendo tra queste cose ma non c’entra
niente, perché per esempio lui mi disse un giorno CONCLUSIONE COME PROCESSO
ics, che non ricordo neanche quale sia, mi disse
che per lui il lavoro era terminato [...] non rac- Coerentemente con quanto esposto fin ora, an-
colsi volutamente questa cosa perché questo fatto che là dove gli intervistati fanno riferimento ad
che lui avesse deciso non è che mi andasse molto una qualche forma di processo elaborativo duran-
bene [...] e dopo un po’… forse altre quattro, cin- te il quale sarebbe maturato l’evento conclusivo,
que sedute io dissi si, la terapia è terminata.” questo sembrerebbe essersi verificato sostanzial-
[Sogg.13] mente fuori da un vero e proprio confronto
“Non è che ho deciso io di smettere, ma sono intersoggettivo.
arrivato a un momento in cui poi, dopo, questa Ad un primo livello tale processo sembra con-
dottoressa mi ha detto che secondo lei non c’era figurarsi come una sorta di fase di svezzamento,
più bisogno di continuare, o comunque se ce ne più o meno riuscita, di cui si sottolinea la gradua-
era bisogno, come mi succede adesso, magari o- lità del distacco:
gni volta, una volta ogni due mesi, la chiamo,

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“...Praticamente c’è stato un distacco gradua- di una disconferma dei risultati ottenuti, quella
le, per un certo tempo io ho continuato ad avere relativa al permanere di elementi non risolti in
sia le sedute individuali sia le sedute di terapia di merito al rapporto col terapeuta e quella
gruppo [...] poi piano piano abbiamo distanziato dell’interiorizzazione dei risultati raggiunti come
le sedute di terapia individuale e... e poi ho conti- acquisizione di “strumenti” da utilizzare a pre-
nuato soltanto la terapia di gruppo” [Sogg.14] scindere dalla relazione:
“Ma il distacco, vede, è stato graduale, non è
stata una cosa....brusca [...] questo stacco brusco “[Domanda dell’intervistatore]: E se dovesse
non è avvenuto.. [...] Se ci vado poi ogni tanto è averne bisogno la ricontatterebbe?
perché sento... dipendo un po’ dal periodo ” Lei no. Lei no perché, sa che le dico, avrebbe
[Sogg.11] dovuto fare qualcosa di più secondo me. No lei no
mi rivolgerei sicuramente ad altri.” [Sogg.4]
L’aspetto prevalente, quindi, sembra essere “Ecco mi è mancata una conclusione che ho
quello di una separazione “indolore” di cui sentito… una restituzione, che [...] mi rimandasse
l’importante sarebbe, ancora una volta, “non ren- più di quello che ho ricevuto [...] monca sul piano
dersi conto”. affettivo, emozionale e però… credo però, col
Ad un altro livello la fase terminale viene rife- senno del dopo, quella conclusione mi rimarrà
rita alla consapevolezza di un qualche sempre monca...” [Sogg.13]
cambiamento che si sarebbe avvertito sul piano “Diciamo l’unico rammarico che ho è che non
della relazione terapeutica, cambiamento che, tut- c’è stata una conclusione; cioè io non ho concluso
tavia, sembra essere rimasto sostanzialmente in maniera, diciamo, definitiva il mio rapporto col
esterno alla relazione stessa. Quello che viene ri- mio psicoterapeuta” [Sogg.2]
ferito, al contrario, è un progressivo “Mi rendevo conto che stavo molto meglio, che
“esaurimento” degli argomenti da trattare piutto- potevo continuare da sola, che potevo farcela da
sto che una modificazione qualitativa degli stessi: sola, che adesso avevo degli strumenti in mano e
dovevo soltanto concedermi il tempo di… di im-
“Come se non avessi voluto interferenze e in- pratichirmi con questi nuovi strumenti e diventare
fatti ci allungavamo più di cose insomma… era capace di starci dentro da sola nelle situazioni...”
quasi un incontro così, tra amici senza affrontar- [Sogg.13]
si… cioè era cambiato il meccanismo, ma perché
l’avevo… in un certo senso lo avevo voluto io; era Discussione
come se gli dessi una comunicazione di quello che
facevo, ma senza neanche chiedergli se era Dai risultati emersi risulta evidente come, la
d’accordo o meno, vabbè sapevo che era difficoltà di avvalersi di valide categorie per poter
d’accordo insomma…” [Sogg.3] pensare la propria relazione terapeutica, sia una
“Poi arrivavo il giorno della seduta dove mi caratteristica sostanzialmente trasversale ai sog-
trovavo a raccontare esattamente quello che ave- getti coinvolti nell’indagine. Da un lato, infatti,
vo fatto il giorno prima, che forse non lo avevo sembra che là dove essi forniscono narrazioni più
ancora metabolizzato del tutto e mi rendevo con- articolate del loro percorso, queste non siano tanto
to, dicevo: ‘Beh, e qui non và, dobbiamo trovà il risultato di un’autonoma rielaborazione, quanto
qualcosa da dire’ perché... perché effettivamente del permanere di aspetti non risolti riguardo alla
raccontare solo quello, quello che è successo il separazione dalla figura del terapeuta. Dall’altro,
giorno prima, quando magari ci può essere stato nel definire cosa concretamente sarebbe rimasto
qualcosa di più importante, però va beh, quella loro di tale esperienza, la maggior parte degli in-
cosa più importante, beh ormai è superata” tervistati tende a far con più immediatezza
[Sogg.16] riferimento all’acquisizione di strumenti per gesti-
re le difficoltà mettendo ancora una volta in primo
FASE POST- CONCLUSIVA piano quella visione “strumentale” del rapporto
terapeutico precedentemente delineata e funziona-
Questa dimensione del “dopo”, in cui i soggetti le alla risoluzione di un “deficit” declinantesi
si sarebbero riorganizzati in seguito alla conclu- nelle difficoltà riscontrate da ogni soggetto nel “là
sione e avrebbero concretizzato o meno successivi e allora”.
contatti col terapeuta, sembra essersi articolata in E il “qui ed ora”?... Gli intervistati non sem-
particolare intorno a tre dimensioni principali che brano avere sufficienti categorie per connotarlo,
è possibile rintracciare dagli aspetti già delineati a lasciando che rimanga una dimensione in qualche
proposito delle varie modalità conclusive: quella modo estranea alla loro consapevolezza e facendo

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riferimento a risultati raggiunti che sembrano ri- “vuoto culturale” che da un lato ha caratterizzato,
manere sostanzialmente sganciati dal rapporto almeno nel nostro paese, la nascita e lo sviluppo
terapeutico entro il quale si sarebbero prodotti. della psicologia come disciplina autonoma, con-
Recuperare tale dimensione sembra allora im- notandola spesso come esente da specifiche
prescindibile, non tanto per realizzare una dimensioni di intervento e ancorandola alla speri-
conclusione “da manuale”, quanto per permettere mentazione accademica o a peculiari dimensioni
al paziente, elaborando anche sul piano psichico la tecnico-applicative; dall’altro ha contribuito ad
conclusione del rapporto, di riappropriarsi com- identificare “tout court” la psicologia clinica con
piutamente di tutti quegli aspetti di sé che in tale la psicoterapia, assoggettando quest’ultima a di-
contesto egli ha messo in gioco e poter davvero mensioni normative e medicalizzanti (Grasso &
proseguire autonomamente verso le mete del pro- Stampa, 2006; Carli, Grasso & Paniccia, 2007).
prio sviluppo. Un “vuoto”, quindi, che pesa a tutt’oggi tanto
A quali destini la dimensione rappresentazio- sulla comunità professionale quanto sui suoi reali
nale della relazione terapeutica sia andata incontro o potenziali committenti e che spesso sembra es-
può ricondursi allora agli stessi esiti di quel pro- sere colmato con attese più o meno stereotipali o
cesso di separazione che, riferendoci ad autori caricaturali, quando non addirittura “occupato” da
come Quinodoz (1991) e lo stesso Winnicott discipline che rispetto alla psicologia clinica e alla
(1958), dovrebbe costituire, insieme agli specifici psicoterapia sono “altro”: discipline non solo di
risultati raggiunti, il traguardo ultimo di ogni per- tradizionale stampo medico come la psichiatria, e
corso terapeutico. Che senso avrebbe, detto la neurologia, ma anche da tutte quelle nuove pro-
altrimenti, il raggiungimento di quegli obiettivi fessioni emergenti e non regolamentate quali
che dovrebbero concorrere all’autonomia della counselor filosofici, pedagogisti clinici o Career
persona senza che tale autonomia la si abbia spe- Coach (Cruciani, 2005; Grasso, 2006). Questione
rimentata nella stessa relazione terapeutica? È questa, evidentemente, connessa ad una cultura
quella conclusiva, quindi, una fase in cui più che professionale troppo spesso imbrigliata in logiche
mai si impone che tale relazione divenga oggetto a di appartenenze e di scuola e poco attenta, di con-
sé stessa e che, anziché farne un tabù (Schachter, seguenza, ad esplorare la reale domanda, prima
1990), renda argomento di riflessione fra paziente ancora che dello specifico individuo, del più gene-
e terapeuta lo stesso processo di separazione che rale contesto sociale a cui pensa di rivolgersi.
tra di loro si sta compiendo insieme alle fantasie Se è fondamentale che nell’incontro clinico la
di interruzione e interminabilità che ciò comporta relazione terapeutica si muova da una riflessione
(De Simone, 1994; 2002). Questo naturalmente consapevole e da una messa in discussione di que-
può avvenire soltanto all’interno di una più gene- ste attese stereotipali, è altrettanto importante,
rale concezione interattiva e co-determinata di un proprio perché tale incontro non avviene in un
processo terapeutico che affonda irrinunciabil- vuoto sociale, che quella psicologico-clinica di-
mente le proprie radici nella sua stessa fase venti una cultura professionale attenta alle
istituente (Grasso & Salvatore, 1997; Carli, Gras- aspettative e alle rappresentazioni dei suoi reali e
so & Paniccia, 2007). potenziali fruitori per potersi rivolgere ad una non
precostituita, ma reale domanda sociale.
Conclusioni Il presente lavoro ha voluto fornire proprio un
contributo in tal senso presentando una prima in-
Fare ricerca in psicoterapia adottando lo speci- dagine sul particolare punto di vista dei pazienti
fico angolo di visuale dei pazienti per esplorare sulla conclusione dell’esperienza psicoterapeutica,
quelle che sono le attese e i vissuti da essi riportati indagine che scaturisce dall’eterogeneità che irri-
relativamente alla propria esperienza, rappresenta nunciabilmente caratterizza le varie esperienze
un ambito ancora poco indagato, ma che riteniamo narrate di cui si sono evidenziate peculiarità e
tuttavia di estrema rilevanza non solo per il mi- specificità esplorando, al contempo, la possibilità
crocontesto della pratica clinica, ma anche per di individuare dimensioni trasversali di lettura. Ci
quello che è il più ampio contesto sociale in cui si auguriamo che le ipotesi esplicative che ne sono
incontrano la comunità professionale degli psico- derivate possano costituire proficui spunti di ri-
logi clinici con la cultura da essi elaborata e i suoi flessione per successivi disegni di ricerca più
reali e potenziali fruitori. sistematici e riferiti a gruppi più ampi.
Cultura professionale che sembra ad oggi an-
cora scarsamente interessata a conoscere le Riferimenti bibliografici
aspettative e il punto di vista dei pazienti (Carli,
2006) e su cui storicamente tuttora pesa quel Acosta, F.X. (1980). Self-described Reasons for

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