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HIRAM

Rivista del Grande Oriente d’Italia


n. 3/2009
EDITORIALE
Laicità, Confessionalismo e Insegnamento della Religione nella Scuola Pubblica
3
Antonio Panaino

René Guénon in Massoneria? 1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione


controversa. 11
Fabrizio Alfieri
L’iniziazione alla conoscenza tradizionale 25
Bent Parodi
La Massoneria oggi: una meditazione 35
Pietro F. Bayeli
Solstizio d’Estate 41
Enzo Caroprese
Alchimia e Iniziazione nella Tradizione 45
Aristide Pellegrini
L’Ipotenusa (1959-1964): la tradizione per preparare i tempi futuri 51
Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia
Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici” 57
Marco Veglia
Il grembiule, uno strumento di lavoro 75
Enzo Li Mandri
Lo stato dell’Arte dal Medio Evo a oggi 78
Giuseppe Cacopardi
Nel centenario della fucilazione del Fratello Francisco Ferrer y Guardia e delle
proteste in suo favore degli schieramenti laici 83
Nicoletta Casano
Dall’Uno allo Zero, per ritornare all’Uno 98
Fausto Castagnoli

• SEGNALAZIONI EDITORIALI 105


• RECENSIONI 111
HIRAM 3/2009
Direttore: Gustavo Raffi
Direttore Scientifico: Antonio Panaino
Condirettori: Antonio Panaino, Vinicio Serino
Vicedirettore: Francesco Licchiello
Direttore Responsabile: Giovanni Lani
Comitato Direttivo: Gustavo Raffi, Antonio Panaino, Morris Ghezzi, Giuseppe Schiavone, Vinicio Serino, Claudio Bonvecchio,
Gianfranco De Santis

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Presidente: Orazio Catarsini (Univ. Messina)
Giuseppe Abramo (Saggista); Corrado Balacco Gabrieli (Univ. Roma “La Sapienza”); Pietro Battaglini (Univ. Napoli); Eugenio Boccardo
(Univ. Pop. Torino); Eugenio Bonvicini (Saggista); Enrico Bruschini (Accademia Romana); Giuseppe Cacopardi (Saggista); Silvio Calzolari
(Orientalista); Giovanni Carli Ballola (Univ. Lecce); Paolo Chiozzi (Univ. Firenze); Augusto Comba (Saggista); Franco Cuomo (Giornalista);
Massimo Curini (Univ. Perugia); Eugenio D’Amico (LUISS Roma); Domenico Devoti (Univ. Torino); Ernesto D’Ippolito (Giurista); Santi
Fedele (Univ. Messina); Bernardino Fioravanti (Bibliotecario G.O.I.); Paolo Gastaldi (Univ. Pavia); Santo Giammanco (Univ. Palermo);
Vittorio Gnocchini (Archivio G.O.I.); Giovanni Greco (Univ. Bologna); Giovanni Guanti (Conservatorio Musicale Alessandria); Felice Israel
(Univ. Genova); Panaiotis Kantzas (Psicoanalista); Giuseppe Lombardo (Univ. Messina); Paolo Lucarelli (Saggista); Pietro Mander (Univ.
Napoli “L’Orientale”); Alessandro Meluzzi (Univ. Siena); Claudio Modiano (Univ. Firenze); Giovanni Morandi (Giornalista); Massimo Morigi
(Univ. Bologna); Gianfranco Morrone (Univ. Bologna); Moreno Neri (Saggista); Maurizio Nicosia (Accademia Belle Arti Urbino); Marco
Novarino (Univ. Torino); Mario Olivieri (Univ. per Stranieri Perugia); Massimo Papi (Univ. Firenze); Carlo Paredi (Saggista); Bent Parodi
(Giornalista); Claudio Pietroletti (Medico dello Sport); Italo Piva (Univ. Siena); Gianni Puglisi (IULM); Mauro Reginato (Univ. Torino);
Giancarlo Rinaldi (Univ. Napoli “L’Orientale”); Carmelo Romeo (Univ. Messina); Claudio Saporetti (Univ. Pisa); Alfredo Scanzani
(Giornalista); Michele Schiavone (Univ. Genova); Giancarlo Seri (Saggista); Nicola Sgrò (Musicologo); Giuseppe Spinetti (Psichiatra); Gianni
Tibaldi (Univ. Padova f.r.); Vittorio Vanni (Saggista)

Collabo ratori esterni


Luisella Battaglia (Univ. Genova); Dino Cofrancesco (Univ. Genova); Giuseppe Cogneti (Univ. Siena); Domenico A. Conci (Univ. Siena);
Fulvio Conti (Univ. Firenze); Carlo Cresti (Univ. Firenze); Michele C. Del Re (Univ. Camerino); Rosario Esposito (Saggista); Giorgio Galli (Univ.
Milano); Umberto Gori (Univ. Firenze); Giorgio Israel (Giornalista); Ida L. Vigni (Saggista); Michele Marsonet (Univ. Genova); Aldo A. Mola
(Univ. Milano); Sergio Moravia (Univ. Firenze); Paolo A. Rossi (Univ. Genova); Marina Maymone Siniscalchi (Univ. Roma “La Sapienza”);
Enrica Tedeschi (Univ. Roma “La Sapienza”)

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www.grandeoriente.it
EDITORIALE

Laicità, Confessionalismo e Insegnamento


della Religione nella Scuola Pubblica
di Antonio Panaino
Direttore di Hiram
Università di Bologna

The teaching of Religion in the Italian Public school System is a debated matter. The
Author insists on the relevance of a non-confessional preparation of the students in
religious subjects, underlying also the importance, particularly in a country like Italy,
of Catholicism, with particular focus on its theological and historical complexity. This
curricular subject should be taught by teachers with the same academic background
of those working in other fields, i.e. without confessional preclusions and free from the
direct control of the Church, as it should be in a modern country.

N
onostante l’estate caldissima, i Mi sembra invece molto importante
media sono ritornati a parlare suggerire alcune riflessioni generali sulla
dell’ora di “Religione” nelle questione dell’insegnamento religioso in
Scuole di Stato a seguito di una recentis- contesto scolastico, visto che il tema, co-
sima sentenza del Tar del Lazio, che esclu- munque la si pensi, è di estremo interesse
derebbe gli insegnanti di tale materia dagli civile e, aggiungo anche esoterico-spiri-
scrutini. Non è mia intenzione entrare nel tuale.
merito di tale decisione, né discuterne gli I sostenitori della necessità che si inse-
aspetti tecnici e neppure discettare se sia gni a scuola la Religione Cattolica, pur di-
più o meno giusto che il Ministero della fendendo la laicità dello Stato, almeno a
Pubblica Istruzione la debba impugnare o parole, insistono sul fatto che tale cono-
meno. Non è di decisioni politiche che vor- scenza sarebbe indispensabile per ogni cit-
rei, infatti, trattare, soprattutto in questa tadino che viva in un paese occidentale,
sede, che deve sottrarsi a spirito di parte o soprattutto dell’Europa mediterranea, l’Ita-
faziosità di sorta, per loro natura estranee lia in primis, ove tale tradizione è stata ed è
alla riflessione massonica. indubbiamente importante. Per siffatta ra-
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EDITORIALE

gione, l’ora di religione non sarebbe affatto, stato in cattedra un severo inquisitore di
come scrive, ad esempio, Francesco D’Ago- altri tempi, nessuno sarebbe uscito sano
stino (Presidente dell’Unione dall’aula. Ho scoperto che in
Giuristi Cattolici Italiani), classe avevo degli Ariani, dei
sul Corriere della Sera, ve- Monofisiti, dei Duofisiti, etc.
nerdì 14 agosto 2009, p. 10, etc., ma che nessuno
“un insegnamento di carat- avrebbe potuto teologica-
tere etico-religioso stretta- mente definirsi “cattolico”,
mente attinente alla fede pur credendo di esserlo, al-
individuale”. meno sulla base delle inter-
Purtroppo, la mia cono- pretazioni che via via i
scenza di tale insegnamento ragazzi (soprattutto quelli
mi porta a dubitare del fatto credenti) offrivano a propo-
che questo sia lo scopo ef- sito dei diversi articoli con-
fettivo. Se ciò fosse vero, tenuti nel Simbolo stesso.
tale insegnamento avrebbe Simbolo che teoricamente
un chiaro programma mini- avrebbe dovuto essere reci-
steriale, con argomenti cur- tato, almeno per coloro che
riculari fissati di anno in anno, si definivano credenti, ogni
secondo contenuti storici e teologici ben domenica, e magari, visto che non anda-
determinati, come avviene in Storia, Filo- vano a zappare per il resto del giorno, forse
sofia, Storia dell’Arte, etc. Inoltre, se ciò anche comprenderlo. Lo stesso, purtroppo,
fosse vero, non mi sentirei così male vale per moltissimi altri elementi essenziali
quando, a lezione, in contesto ormai uni- della dottrina della fede. I ragazzi sanno
versitario, scopro che i nostri studenti ita- tutto sul divieto (non scritturale) degli an-
liani, compresi moltissimi cattolici ticoncezionali, ovvero di morale sessuale,
praticanti, giunti freschi dai licei o dalle ma nulla di storia e teologia cattolica. Que-
altre scuole superiori, ignorano le nozioni sto fatto, di per se stesso, sconcertante, mi
fondamentali della fede “maggioritaria” o ha indotto a concludere che ogni argo-
peggio della propria. Per rendere tale af- mento volto a sostenere l’utilità laica del-
fermazione meno aleatoria, vi racconterò l’ora di religione, così come oggi impartita,
un piccolo, ma esemplificativo, episodio. come strumento di conoscenza trasversale
Durante un corso sugli scismi orientali, di una grande religione, diffusa tra la mag-
mentre mi soffermavo in particolare sulle gioranza degli Italiani, non corrisponde a
controversie tra la scuola duofisita e le verità. Anzi, temo che siano ben pochi gli
altre, ho dovuto discutere il testo del Sim- insegnanti di religione effettivamente in
bolo di Nicea, ovvero il Credo. Non vi stu- grado di entrare tra le pieghe di tali pro-
pirete troppo, ma dovremmo farlo tutti, se blemi esegetici, testuali e soprattutto teo-
vi dico che, qualora al posto mio ci fosse logici con seria cognizione di causa. Nella
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Laicità, Confessionalismo e Insegnamento della Religione nella Scuola Pubblica, A. Panaino

fattispecie, perchè – diciamolo franca- È altresì vero che, nei casi migliori, l’in-
mente – il Credo, letto in italiano significa segnamento di religione si può trasformare
ben poco. Solo la versione in uno spazio di discus-
greca, con la sua preci- sione di carattere
sione testuale, può essere etico-morale, sebbene
un vero e proprio oggetto più o meno orientato,
di discussione e di inter- ma altrettanto più o
pretazione. Se poi vi sof- meno stimolante. Il
fermaste più in mio ricordo ne è del
profondità su questioni tutto positivo, poiché
per nulla oziose quali tra gli insegnanti di re-
quella della definizione ligione del mio liceo
dell’economia del com- milanese vi era una
plesso teandrico, ovvero squadra di sacerdoti di
del rapporto intercor- altissima formazione
rente tra la natura umana teologico-culturale,
e divina nel Cristo, assi- forse più progressisti e
stereste a scene di panico, aperti di molti altri do-
e così su molti altri argo- centi laici, e quindi si
menti. Di fatto a molte autorità religiose in- poteva con loro spaziare con grandissima
teressa di più la morale, che per quanto soddisfazione su temi teologico-filosofici di
fondante, scaturisce da una teologia e da estrema raffinatezza e di profondità rimar-
una dottrina solida, che trattare di questa. chevole. E ciò a tal punto che, nonostante
Al punto tale, che pare essere preferibile la io fossi esentato da tale lezione, vi parteci-
figura del cattolico non cattolico, ovvero di pavo liberamente. Ma si trattava solo di
un soggetto teologicamente collocato ad una eccezione, per quanto felice, voluta da
un parsec dall’ortodossia (per sua igno- una Curia illuminata in piena bagarre post-
ranza ovviamente), purché ligio a precetti sessantottina. La norma non mi risulta al-
non scritturali, totalmente ignaro delle trettanto eccellente. A parte il fatto che
“sacre” scritture e men che meno ferrato sacerdoti di tale livello sono sempre meno,
di Patristica e di Dogmatica. Per quanto ri- e meno ancora quelli che conoscono bene
guarda la Storia poi, non ne parliamo ne- (cioè in lingua) le fonti e che possono vera-
anche. Sembra non essercene bisogno, e mente dare un profondo apporto culturale.
Lutero e gli altri sono stati solo un inci- Molti laici, per quanto bravi, di norma non
dente di cui sarebbe meglio non parlare e hanno lo stesso background (pochissimi
che purtroppo vengono studiati nel corso possiedono un Dottorato in teologia), e con
di Storia. Un insegnamento fondante, non le dovute eccezione il fantasma del cate-
strettamente confessionale, non può essere chismo si manifesta troppo soventemente.
svolto così. Molto spesso mi vengono riportate da gio-
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vani studenti liceali o appena maturati af- stianesimo, di Diritto Canonico, di Esegesi
fermazioni che sono al limite della stessa delle fonti cristiane, vada attribuito per di-
dottrina della Chiesa Cattolica, ritto esclusivo solo a chi pro-
fatto che di norma accade fessa la fede cattolica. Il
anche nelle riunioni di cate- consenso della Chiesa è in-
chismo per bambini (ma fatti richiesto solo nelle Uni-
questo è un problema che versità Cattoliche. Sarebbe
non riguarda lo Stato), non solo un atto illegale, ma
come nel caso di chi si è sen- un abuso vero e proprio
tito dire che i “non battez- contro la scienza e la storia.
zati” vanno, al momento Di fatto, si finirebbe col
della loro morte, diretta- porre tutta le sfera religiosa
mente all’inferno. Mi sem- nella scuola pubblica sotto
brava che il Vaticano II un controllo ecclesiale. Se,
avesse fatto una strada di- invece, una sorta di “inse-
versa. gnamento di religione” deve
Una Scuola laica e mo- essere materia a tutti gli ef-
derna deve certamente ga- fetti curriculare, perché fon-
rantire la conoscenza del damentale nella formazione
fenomeno religioso, delle religioni nel loro del cittadino, tale posizione docente do-
sviluppo storico e teologico-concettuale, vrebbe avere un accesso libero, una volta
nella loro spiritualità e, certamente deve fissati criteri curriculari e disciplinari rigo-
dedicare amplissimo spazio alla fede Cat- rosi. Tra questi criteri vi dovrebbe essere
tolica. Per cui quando lo stesso D’Agostino solo la competenza, non l’opzione religiosa.
scrive che tale insegnamento dovrebbe es- Il fatto che così non sia (o lo sia solo in casi
sere obbligatorio, dice una verità, anche se limitati), mostra l’ambiguità di certe argo-
in modo alquanto parziale. Infatti, se tutti mentazioni “culturali”, visto che, al mo-
i cittadini italiani e non solo loro, ma anche mento attuale, la trasmissione della
coloro che frequentano le nostre scuole conoscenza del Cristianesimo nella sua va-
pubbliche, devono frequentare obbligato- rietà cattolica deve essere amministrata
riamente tale insegnamento, non si com- solo da coloro che sono autorizzati dalla
prende per quale ragione esso debba Curia. Tale stranezza mostra che non si
restare esclusivo monopolio di una catego- tratta di formazione aperta e critica, se-
ria di insegnanti stabilita dalla Chiesa Cat- condo i princìpi della libertà di insegna-
tolica. Un tale imposizione mi sembra non mento e di orientamento culturale e
solo inaccettabile, ma addirittura antico- religioso, ma di inevitabile indottrina-
stituzionale. Nessuna università pubblica mento, almeno in linea di principio. Non a
potrebbe stabilire come criterio di sele- caso, qualora un insegnante assumesse
zione che l’insegnamento di Storia del Cri- comportamenti devianti, anche nella sua
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Laicità, Confessionalismo e Insegnamento della Religione nella Scuola Pubblica, A. Panaino

vita privata (una separazione o un divor- pre opposte a tale cruda contrapposizione.
zio) oppure manifestasse scelte teologiche La Storia delle religioni è una disciplina
imbarazzanti (pensate al caso scientifica, laica, basata su filolo-
di un teologo cattolico come gia, filosofia, nonché seria co-
Hans Küng), egli potrebbe noscenza della storia e delle
essere sospeso da tale fun- idee nel loro continuo sviluppo.
zione. Infatti, verebbe a In altri termini, mutatis mutan-
mancare il gradimento o dis, è come la matematica, la fi-
consenso della preposta au- sica, la storia, etc. Non è una
torità religiosa, e il docente bazzecola che si sostituisce ad
(se di ruolo) dovrebbe essere un insegnamento confessionale
ricollocato in altra posizione e che possa insegnare chi sem-
amministrativa, magari oc- plicemente si senta ispirato. La
cupando un posto di merito Storia delle religioni non è
in una graduatoria diversa a quindi affatto un sostituto del-
spese di un altro insegnante l’insegnamento di religione, ma
(fatto che inevitabilmente una disciplina autonoma, che
crea una sorta di corsia prefe- non sta in contrasto con la reli-
renziale di natura religiosa). A ciò aggiun- gione ed il suo insegnamento, e che per
giamo che, se nel caso di Küng, il livello parte sua svolge una funzione istituzional-
della lezione sarebbe stato straordinaria- mente ed epistemologicamente differente.
mente alto (forse troppo per i nostri stu- Come a nessuno, d’altro canto, verrebbe in
denti), la norma, come abbiamo visto, non mente di sostituire l’ora di religione con un
lo è affatto, pur trovandosi delle pregevoli corso di ebraico o greco biblico, così, no-
eccezioni, ma comunque non soggette ad nostante l’apparente contiguità sarebbe
una valutazione di competenze neutra e improprio scambiare la Storia delle reli-
statale. Ma io non voglio né criticare né gioni con l’insegnamento confessionale, al-
esaltare i singoli; intendo piuttosto rimar- meno in linea di principio. Tale disciplina,
care che solo un paese sostanzialmente di- molto più laicamente, dovrebbe trovare
sinteressato alla religione ed ai fenomeni uno spazio adeguato nei programmi
ad essa connessi può trattare la questione odierni ed essere affidata a persone com-
della religione con la sciatteria che si è petenti, ammesse con un regolare concorso
vista sinora. nazionale e non un palliativo da sostituire
Anche la proposta di sostituire l’ora di a qualcosa di assolutamente inaccettabile
religione con quella di Storia delle religioni nella forma che si è andata stabilizzando
appare, in tale cruda formulazione, inac- con il Concordato. Non si tratta di fare
cettabile. Non a caso le Associazioni ita- guerra a nessuno, ma solo di ristabilire la
liane, che raccolgono i professori chiarezza delle cose per quel che effettiva-
universitari di tale disciplina, si sono sem- mente sono.
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EDITORIALE

L’attuale insegnamento di religione di Storia religiosa, cattolica in particolare,


resta invece uno strumento di controllo di mi sembra poi una vera stranezza, se ho
posti di insegnamento, e quindi di lavoro ben letto il contributo del Presidente del-
pubblico (nonché di acqui- l’Unione dei Giuristi Ita-
sizione di punteggi per liani. Li facessero questi
rientrare anche in altre corsi, almeno non si sa-
graduatorie), insomma rebbe poi costretti a
anche una macchina di dover spiegare che “l’im-
potere, posta per certi macolata concezione”
versi fuori dal pieno non ha nulla a che vedere
controllo dello Stato, con la verginità della Ma-
per sua stessa ignavia. donna et similia. Il fatto
Una macchina sulla cui che uno nasca in una tra-
qualità, peraltro, non si dizione religiosa, peraltro
è mai discusso seria- come quella cattolica, la
mente. cui ricchezza e difficoltà
Come cittadino italiano e come studioso teologica e dottrinale presentano altezze
vorrei trovare studenti cattolici e non, gio- straordinarie, non lo esime affatto da stu-
vani cittadini, molto più ferrati nella storia diare e dal comprendere a pieno quel che
delle diverse religioni, a partire proprio professa. Il fatto che uno sia un pesce, non
dalla conoscenza di base delle tradizioni gli permette di insegnare ittiologia, né una
più radicate nel nostro paese. Giovani for- pietra può discettare di geologia per pura
niti di competenze e di nozioni serie, fer- simpatia ontologica. Purtroppo, mi sento
rati, capaci di orientarsi nella complessità di affermare che non c’è religione in Italia
multiculturale della stessa Cristianità, li- meno conosciuta (in profondità, intendo)
beri ovviamente di procedere secondo il dalla maggioranza dei cittadini dello stesso
loro orientamento interiore, qualunque Cristianesimo e questo è un male, perché
esso sia. Invece, fatte le dovute eccezioni, una pseudo-cultura cattolica di massa non
siamo di fronte a milioni di euro buttati in aiuta né il dialogo né la comprensione. La
una sorta di tassa religiosa, a fronte della banalizzazione delle fedi si traduce in fa-
quale i risultati sono miserrimi. Ogni ziosità, in integralismo, come tutte le solu-
Chiesa ha il legittimo dovere di formare i zioni semplicistiche e banalizzanti.
suoi adepti; per questo esistono diverse Ovviamente tale riflessione parte dall’as-
strutture catechetiche, presso Chiese, Si- sunto che il sapere sia, anche in materia re-
nagoghe, Moschee, Templi del Fuoco, ed ligiosa, uno strumento di profondità
ognuno deve avere la libertà di approfon- indispensabile. A meno che non si pensi
dire secondo la propria ortodossia il suo che la conoscenza vera sia di per se stessa
cammino nella ricerca della verità. Che le pericolosa. Ma se questo è il vero argo-
Parrocchie non debbano organizzare corsi mento, allora anche il monopolio dell’inse-
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Laicità, Confessionalismo e Insegnamento della Religione nella Scuola Pubblica, A. Panaino

gnamento religioso si presta più a ombre Queste mie note non vogliono assoluta-
che a luci. Ed a noi piace la luce. mente riproporre una sorta di laicismo ir-
Lo Stato, per parte sua, avrebbe il do- rispettoso delle fedi, anzi ne esaltano
vere (ed il cittadino il diritto di richie- l’importanza e la ricchezza, ma in uno spi-
derlo), che la sfera della rito di piena libertà di ri-
religione, la sua ric- cerca e di esame, non
chezza storica e teolo- all’insegna di una verità
gica, fosse una materia unica, a cui ognuno può
di studio in cui vigano certamente credere nella
gli stessi princìpi delle sua più totale indipen-
altre, e non una riserva denza interiore, ma che
ritagliata per una cate- non può imporre per
goria di cittadini ap- legge a tutto il corpo so-
partenenti ad una sola ciale. Una tale svolta por-
Chiesa. terebbe, a parte alcuni
Allo stesso modo, danni materiali, un
sarebbe da riaprire la grande beneficio alla
questione dell’insegna- stessa Chiesa, perché fi-
mento di teologia nelle nalmente il tema della re-
Università pubbliche, al momento inter- ligione e della sua storia uscirebbe dai
detto per gli effetti connessi alla storia del- fumi delle sagrestie e si aprirebbe a tutta
l’unità nazionale. Mi viene spontaneo la società, portando contenuti e saperi
sollevare una questione: perché il mondo posti nella loro giusta centralità e non
cattolico non riapre tale problema e chiede come una riserva indiana, di cui si possono
l’istituzione di un insegnamento di Teolo- avere anche bei ricordi, ma che non ri-
gia anche nell’Università pubblica, dove sponde né a criteri di rigore scientifico né
molti laici lo gradirebbero. Ma in questo di equità multiculturale.
caso, un diretto controllo confessionale sa- L’idea di quanti, inoltre, ritengono inu-
rebbe impossibile e l’affidamento delle Cat- tile insegnare la Storia delle Religioni come
tedre soggetto a pubblico concorso sulla disciplina indipendente (ripeto non in so-
base solo dei curricula e delle competenze. stituzione dell’ora di religione, che come
Potrebbero insegnarvi cattolici, prote- tale andrebbe semplicemente abolita), ri-
stanti, atei, musulmani, etc.! Il modello è cordo che la stessa tradizione cattolica non
presente in molti paesi europei, e non è può essere compresa senza vagliare il suo
monopolistico. Ma non era un tema fonda- rapporto dialettico e controverso con
mentale di tutti i cittadini, indifferente- l’Ebraismo, con la Gnosi e le sue molteplici
mente dal loro credo? O è necessario che varietà (compreso il Manicheismo, senza il
sia controllata la fonte di erogazione del sa- quale la storia spirituale di Agostino d’Ip-
pere religioso? pona appare, ad esempio, incomprensi-
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EDITORIALE

bile). Che la teologia cattolica si sia nutrita cultura religiosa, nella società postmo-
del pensiero filosofico greco e che le con- derna dell’immagine, significa lasciare i
troversie tra platonici ed aristotelici ne ab- giovani in balia di simboli, miti e riti di se-
biano permeato gli esiti posteriori, anche conda mano, di abili santoni, di guru spesso
attraverso tremende con- improvvisati, di facili ve-
troversie, è un fatto che rità, che tali spesso non
non può essere lasciato sono affatto. Siccome uno
solo agli specialisti, ma non ha mai studiato e
impartito, nelle forme meditato sulla propria
adeguate, anche ai nostri cultura (ed anche sulla
studenti più giovani. propria storia religiosa),
Inoltre, in una società allora non sapendo più
sempre più complessa, chi mai egli sia, si avven-
appare ridicolo voler ag- tura lontano, non perché
girare l’Islam e le sue insoddisfatto da quel che
confessioni, non solo già ha cercato (e magari
perché si tratta di un non ha trovato), ma sem-
problema di oggi, ma plicemente perché quel
perché lo stesso Cusano si era già posto la che appare esotico gli sembra solo più af-
questione ben prima della Riforma. E poi è fascinante. Troppo spesso si parla gratui-
proprio inutile, anche per i Cattolici, che tamente male dell’Occidente, ed
vivono lungo le sponde del Mediterraneo, altrettanto spesso si ignora che, anche in
tra templi e monumenti religiosi pagani, Oriente, non è tutto oro quel che luce. Lo
ignorare tutto della religione dei Greci, dei scrive un orientalista, che, nel mio caso,
Romani, della tradizione egizia, dell’Iran di non ha mai cercato una fuga dalla sua cul-
Zoroastro e del suo apporto sull’escatolo- tura d’origine, ma grazie ad essa, si è in-
gia ebraica? Può un uomo colto del XXI se- camminato altrove, pronto a stupirsi, ma
colo affermare che non serve saper nulla di mai a rinuciare allo spirito critico.
Induismo, di Buddhismo, di Tao, Shinto, Le fedi possono solo arricchirsi con la
etc., quando poi si compra un giardino Zen, conoscenza delle altre tradizioni, altri-
ci si lascia affascinare dalla storia dei Lama menti, al posto del dialogo interreligioso,
tibetani, oppure semplicemente ci si rifu- assisteremo alla preparazione di nuove cro-
gia in pseudo-religioni della New Age, per- ciate. C’è già chi inneggia alla guerra santa;
ché una massa sproporzionata di giovani non ascoltiamo queste voci. Portano lon-
non ha mai potuto farsi un’idea più chiara tano dall’uomo e da Dio, ovunque egli sia,
di tali mondi e delle loro intricate ramifi- ovunque il suo volto si celi, comunque egli
cazioni? Poca cultura e, ancor peggio, poca sia colto dagli uomini di buona volontà.
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René Guénon in Massoneria?
1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione controversa

di Fabrizio Alfieri
Saggista

During all His life, throughout His writings about Initiation, René Guénon actively
operated for the destiny of Freemasonry, stimulating an important reflection about
the symbolic, ritual and methodological heritage of the Order.
The present articulated biographical note, different from the traditionalistic opinions
on which often the work of the France methaphisician brakes on, wants to underline
the duration of His Masonic work, from the Paris youth till His last years in Egypt.

P
arigi, novembre 1909. Un giova- mento. Il massone si pone delle domande,
nissimo Palingénius esordiva sulla vuole andare oltre le apparenze, intende
rivista di studi esoterici La Gnose. afferrare la complessità del reale o, quan-
A un secolo dai primi scritti presentati tomeno, cerca di costruirsene una valida
in quella pubblicazione di nicchia, il nome griglia interpretativa. Esercita il suo giudi-
del loro autore è oggi noto a chiunque s’in- zio con prudenza.
teressi di studi tradizionali e d’approfondi- Dunque, la premessa rivolta al lettore è
mento iniziatico: tradotta in oltre venti che quest’articolo vuol essere soltanto un
lingue e costantemente ripubblicata da rapido excursus attraverso il quale mo-
prestigiose case editrici, l’opera di René strare, dati alla mano, come l’interesse di
Guénon ha offerto, lungo tutto il corso del Guénon nei confronti della Massoneria non
Novecento e anche all’interno dell’Ordine, sia stato marginale, o circoscritto al suo pe-
la possibilità di un articolato e talvolta pro- riodo giovanile – ciò che, invece, si sostiene
ficuo confronto intellettuale, con estima- fraudolentemente soprattutto negli am-
tori e oppositori di formazione ed bienti anti-massonici –, ma primario e co-
intenzioni differenti. stante fino alla morte; e ciò, al fine di
delineare un quadro sintetico del “massone
Il proposito di chi scrive Guénon” da presentare ai giovani, a chi non
Siamo in ambito iniziatico. Non s’ap- abbia subìto i condizionamenti di tanti,
paga la sete di conoscenza con il “sentito “guénoniani” o “anti-guénoniani”, confi-
dire”. È richiesta una propensione attiva nati in un’angusta visione del mondo, certo
allo studio, alla riflessione, all’approfondi- non iniziatica.
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Beninteso, il confronto intellettuale, e L’ortodossia massonica, Gli Alti Gradi massonici,


solo esso, pone nelle condizioni più favore- A proposito del Grande Architetto dell’Universo,
voli per demolire ogni pre-giudizio indivi- Concezioni scientifiche e Ideale massonico.
duale: è l’opera di un Sempre su questa rivista
autore – non la sua nota vengono pubblicati al-
biografica – a farsi cuni scritti che costitui-
mezzo per saggiarne la scono la prima stesura
qualità delle idee. Ma ciò di studi monumentali,
può avvenire soltanto quali L’Uomo e il suo dive-
qualora ci si prenda nire secondo il Vêdânta, Il
l’impegno, massonica- simbolismo della Croce e I
mente, di studiarla e princìpi del calcolo infini-
meditarla senza filtri. tesimale, che saranno
editi in forma definitiva
Cenni biobibliografici. Il come volumi indipen-
periodo giovanile denti solo negli anni a
René Guénon nasce a venire e nei quali, pur
Blois nel 1886. Figlio di essendo apparente-
un architetto, riceve una mente altro l’oggetto di
solida istruzione umani- studio, non manche-
stica e scientifica e, con- ranno riferimenti espli-
seguiti il baccalauréat in Lettere e Filosofia citamente massonici, sia
e un diploma in Matematiche Elementari, per quanto riguarda i parallelismi simbo-
si trasferisce a Parigi per seguirvi un corso lici, sia per quanto riguarda la natura e gli
accademico di Matematica Superiore. scopi del lavoro iniziatico.
Accantonati temporaneamente gli studi Del 1912 è il primo matrimonio, con
universitari, si fa accogliere nell’ambiente l’istitutrice e musicista Berthe Loury. Il pe-
spiritualista dell’epoca ed entra in rela- riodo precedente la Prima Guerra Mon-
zione diretta con esponenti del Sufismo, diale, allorché la Loggia “Thébah” sarà
del Taoismo e dell’Induismo. Parallela- posta “in sonno”, è fecondo di collabora-
mente, viene ammesso nella Loggia masso- zioni particolarissime. Prima in forma ano-
nica “Thébah”, dipendente dalla Grande nima e poi firmandosi Le Sphinx, Guénon
Loge de France, Rito Scozzese Antico e Ac- giunge a far pubblicare nella rivista La
cettato. France Anti-Maçonnique alcuni studi che ri-
È di quest’epoca la pubblicazione, nella velano una profonda conoscenza della sto-
rivista La Gnose (1909-1912), fondata e di- ria della Libera Muratoria e delle sue
retta dallo stesso Guénon con la firma Pa- finalità: La Stretta Osservanza e i Superiori In-
lingénius, di una serie d’articoli riguardanti cogniti, Sui Superiori Incogniti e l’Astrale, Qual-
la Libera Muratoria: La gnosi e la Massoneria, che documento inedito sull’Ordine degli Elus
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René Guénon in Massoneria? 1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione controversa, F. Alfieri

Cohens. Questa sottile operazione si rivela sono le sole organizzazioni diffuse attual-
come un prezioso strumento per indurre mente nel mondo occidentale che “pos-
alla ragionevolezza almeno parte di coloro sano rivendicare un’origine tradizionale
che manifestano un’immotivata avversione autentica e una trasmissione iniziatica reale;
nei confronti della Massoneria; fa presente […] Tutto il resto è
la reale natura di ciò che soltanto fantasia o
stanno osteggiando e, in- ciarlatanismo,
sieme, frappone ostacoli in- quand’anche non
tellettuali insormontabili ai serva a dissimu-
propugnatori delle più esa- lare qualcosa di
sperate “teorie del com- peggio” [i corsivi
plotto”. sono nostri]2.
Contemporaneamente, Conseguita la
Guénon entra in contatto con laurea in Filosofia
un indù, lo Swami Narad Mani, nel 1915, durante il
il quale gli procura un’ampia documenta- periodo bellico Guénon si dedica all’inse-
zione sulla Società Teosofica. Già ai tempi gnamento in patria (filosofia, inglese, ma-
de La Gnose, il giovane Palingénius aveva de- tematica) e nelle colonie (psicologia,
finito le dottrine neospiritualiste come un francese e latino), e accede al dottorato di
“materialismo trasposto” ovvero come Filosofia della Scienza con un Esame delle
l’“assurda pretesa” di giungere alla cono- idee di Leibniz sul significato del calcolo infini-
scenza spirituale attraverso una proiezione tesimale. Presumibilmente, è anche il pe-
fideistica, quando, al contrario, di tale cono- riodo in cui giunge a elaborare una
scenza è soltanto in noi stessi che potremo tro- terminologia adatta, per quanto concesso
vare i princìpi, e null’affatto negli oggetti dal linguaggio moderno, alle idee tradizio-
esteriori1. nali e metafisiche che intende presentare
Più tardi, a scanso d’equivoci, egli affer- al lettore occidentale, confinato nelle “ca-
merà a chiare lettere la sua “conclusione tegorie” del pensiero filosofico e, soprat-
formale e indubitabile” in seguito alle “in- tutto nei paesi latini, nella concezione
vestigazioni” effettuate negli anni giova- “unilaterale” del sacro indotta dalla pro-
nili: la Massoneria e il Compagnonaggio spettiva religiosa3.

1 Palingénius, La gnosi e le scuole spiritualistiche, in La Gnose, dicembre 1909 [trad. it. in Rivista
di Studi Tradizionali n. 89, luglio-dicembre 1999].
2 R. Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, Luni Editrice, Milano 1996, p. 47, in nota.
3 È interessante rilevare le competenze a tutto tondo di Guénon, considerando i suoi ripe-
tuti distinguo – operati a ragion veduta, dunque – tra insegnamento iniziatico e istruzione pro-
fana, e considerando, d’altra parte, quanti sedicenti “guénoniani” abbiano invece preteso
dogmaticamente di ergersi a giudici della “scienza” e della “cultura” in modo un po’ troppo … aprio-
ristico, senza neanche averle prima acquisite.
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EDITORIALE

La chiarificazione dottrinale. Gli anni Venti In questo quadro devono essere collo-
Il 1921 è l’anno di pubblicazione del cati i rapporti con l’iconografo cristiano
primo libro a firma Louis Charbonneau-Lassay, at-
“René Guénon”. Si traverso la cui intermedia-
tratta dell’Introdu- zione Guénon collabora tra
zione generale allo stu- il 1925 e il 1927 con la rivista
dio delle dottrine indù, Regnabit, effettuando una
in cui l’autore precisa vera e propria “incursione”
in quale accezione in quell’ambiente legato, in-
andranno intese al- direttamente, al tentativo
cune tra le nozioni di “fabbricare” uno pseudo-
(“tradizione”, “reli- esoterismo, di stretta osser-
gione”, “metafisica”, vanza religiosa, da
“teologia”, “filoso- contrapporre alla via mas-
fia”, “esoterismo”, “exo- sonica.
terismo”, “realizzazione”) massimamente Quasi contemporanea, per altro verso, è
frequentate in tutta la sua opera, ponendo la proficua collaborazione di Guénon alle
le fondamenta sulle quali costruire l’intero riviste Atanòr e Ignis, dirette dal Fr∴ Arturo
edificio della sua esposizione dottrinale. Reghini, nelle quali vengono pubblicati gli
Gli anni successivi vedono la pubblica- articoli L’insegnamento iniziatico, La cabala
zione dei primi studi volti a suscitare l’in- ebraica, Joseph de Maistre e la Massoneria, una
teresse occidentale nei confronti di una prima stesura de Il Re del Mondo e, a pun-
ricostruzione dei legami intellettuali con tate, L’esoterismo di Dante.
l’Oriente. Sono lavori indirizzati partico- Attraverso Reghini, però, l’opera di Gué-
larmente a un certo tipo di mentalità, af- non attira l’attenzione di Julius Evola e, a
flitta – ma forse in maniera non ruota, di altri “pensatori” reazionari, i
irrimediabile – dalle forme di “esclusivi- quali, malgrado le irriducibili divergenze e
smo” caratteristiche della sua epoca: il dichiarato anti-massonismo, non man-
Oriente e Occidente (1924), La crisi del Mondo cheranno d’assimilare parte dei lavori del
moderno (1927), Autorità spirituale e potere Fr∴ francese al loro “tradizionalismo inte-
temporale (1929) si fanno veicolo di discorsi grale”, con strumentalizzazioni che – no-
lineari solo in apparenza, in quanto richie- nostante gli ammonimenti dello stesso
dono l’impiego di un’affinata capacità in- Guénon, epistolari e pubblici – porteranno
terpretativa per la loro efficace grande ostilità nei confronti della sua
comprensione. opera e, indirettamente, della stessa orga-
nizzazione massonica4.

4 Basti pensare ai tentativi di infiltrare tra le Colonne posizioni conservatrici e dogmatiche


in ossequio a un’assurda interpretazione del concetto di “tradizione”: non come trasmissione di un
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René Guénon in Massoneria? 1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione controversa, F. Alfieri

Complessivamente, è un periodo d’in- smo, in un’“operazione culturale” di dog-


tense battaglie contro i nemici dell’Ordine matico integralismo che avrebbe preparato
e il travisamento, quasi mai accidentale, il terreno, in Francia, al Regime di Vichy.
dei suoi stessi scritti.
Guénon lo affronta con Da Parigi al Cairo. Gli anni
straordinaria determina- Trenta
zione: dal 1925, anno nel Sull’Europa s’addensano,
quale tiene all’Université ormai, nubi minacciose. Gli
Paris-Sorbonne la sua scritti di Guénon arriveranno
unica conferenza pub- a essere pubblicati su Diorama
blica, il cui testo sarà più filosofico, pagina speciale – a
tardi edito con il titolo La cura di J. Evola – del quoti-
metafisica orientale, gli si diano Il Regime Fascista, in cui
aprono le porte di una gli elementi del trinomio
nuova collaborazione, massonico non sono certo
con la rivista Le Voile considerati come l’espres-
d’Isis. Da questa tribuna, sione di princìpi d’ordine me-
Guénon prosegue la lotta tafisico ai quali l’iniziato
nei confronti di quel che dev’essere ricondotto attra-
egli definisce il “nido di verso il lavoro rituale … ma
vipere”, cioè l’ambiente come strumenti di corruzione morale e
dal quale procedono continui attacchi alla sovversione civile.
Massoneria e, più in generale, all’idea Ma procediamo per gradi. Mentre in Ita-
stessa d’iniziazione: qui, nello specifico, si lia si consuma la rottura definitiva tra Evola
tratta di opporsi alla Revue Internationale des e Reghini, con un tentativo d’incrimina-
Sociétés Secrètes, periodico antimassonico e zione nei confronti di quest’ultimo per af-
antigiudaico, Organe de la Ligue Franc-Catho- filiazione massonica, la vita di R. Guénon
lique, che aveva contribuito alla diffusione sta per avviarsi a una svolta radicale: rima-
del Protocollo dei Savi di Sion insieme a tanta sto vedovo e senza figli, conosce un’eredi-
letteratura di taglio “cospirazionista” del- tiera canadese, Marie Schillito, che si
l’epoca e che aveva scagliato, dalle sue pa- mostra interessata a riunire tutte le sue
gine, condanne e anatemi anche nei opere in una sola casa editrice, favorendo
confronti di organizzazioni laiche operanti anche la traduzione e la pubblicazione di
sul piano sociale, come il Rotary e lo scouti- testi tradizionali, in particolare riguardanti

insegnamento universale riconducibile a una dimensione atemporale (simbolicamente definita


from immemorial time), insegnamento da calare nella realtà dinamica dell’esistenza, ma come acri-
tico plauso nei confronti di un passato che si vorrebbe autoritariamente restaurare e imporre.
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l’esoterismo islamico. Nel marzo del 1930, Di quale natura sono gli interessi del
dunque, la coppia parte per l’Egitto con metafisico francese in terra egiziana? Non
l’intenzione di rimanervi tre certo legati alla dimensione
mesi, allo scopo di racco- religiosa locale … Guénon ri-
gliere materiale per avviare mette mano ad alcune bozze
il progetto editoriale. Al ter- di studio preparate negli
mine di questo primo pe- anni giovanili e in rapida
riodo, Marie rientra in successione, tra il 1931 e il
Europa – come pianificato – 1932, dà alle stampe Il simbo-
lasciando Guénon a comple- lismo della Croce e Gli stati
tare le sue ricerche. Ma im- molteplici dell’essere, comple-
prevedibilmente, in un breve tando quella che è invalsa
arco di tempo, la donna in- l’abitudine di considerare la
treccia una relazione con un sua “tetralogia” dottrinale,
personaggio appartenente a avviata con Introduzione ge-
un gruppo occultistico in- nerale allo studio delle dottrine
viso a Guénon, e viene con- indù e L’Uomo e il suo divenire
vinta a interrompere il suo secondo il Vêdânta.
apporto finanziario all’impresa, lasciando Nel frattempo, spogliata della sua origi-
addirittura il francese in Egitto senza mezzi naria vocazione occultistica, Le Voile d’Isis
di sostentamento. si trasforma nel tentativo di costituire un
Sono momenti difficili per la gestione piccolo gruppo di lavoro deciso a lavorare
del quotidiano: al fine di portare a termine sui temi della ricerca spirituale in maniera
il lavoro intrapreso, Guénon s’adatta ai co- più seria e documentata. Dal 1937 il nome
stumi locali, come in uso agli Antichi Mas- stesso della rivista parigina muta in Études
soni5, e intrattiene rapporti intellettuali Traditionnelles, e Guénon v’intensifica la re-
con l’ambiente iniziatico del sufismo, al dazione d’articoli volti sia alla chiarifica-
quale – occorre qui necessariamente ri- zione delle tematiche relative
marcarlo, considerando i numerosi equi- all’iniziazione, alla sua natura e alle sue
voci cui la questione ha dato luogo – egli condizioni essenziali (articoli dalla cui rie-
era ricollegato già a partire dal 1912, attra- laborazione pubblicherà, nell’immediato
verso il pittore svedese Ivan Aguelii6. secondo dopoguerra, il volume Considera-

5 Cfr. Le Costituzioni dei Liberi Muratori, 1723, tit. 1.


6 Non ha senso, dunque, parlare di una conversione islamica per Guénon, legata al suo tra-
sferimento in Egitto; come non può aver senso, naturalmente, parlare di “conversione” per qua-
lunque altro massone (o iniziato, in generale) che, quantomeno teoricamente, sia in grado di
concepire l’unità essenziale di tutte le tradizioni, cioè l’Origine universale da cui esse procedono.
Cfr. R. Guénon, Sulle conversioni, in Iniziazione e realizzazione spirituale, Luni Editrice, Milano 1997.
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René Guénon in Massoneria? 1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione controversa, F. Alfieri

zioni sull’iniziazione), sia all’approfondi- alcuni dei suoi interlocutori la più totale
mento del simbolismo tradizionale e in misconoscenza della Massoneria inglese e
particolare di quello costruttivo (articoli americana, e intraprende una serie di re-
che saranno inseriti in al- censioni e segnalazioni
cune raccolte postume tra editoriali del Grand Lodge
le quali, in lingua italiana, Bulletin dell’Iowa e delle
la più nota è intitolata Sim- riviste Masonic Light di
boli della Scienza sacra). Montreal e The Speculative
Dal Cairo, ove s’è unito Mason, sulla quale firma
in matrimonio con la figlia anche alcune note d’ap-
dello Sheikh Mohammed profondimento simbolico,
Ibrahîm (dalla quale avrà nel periodo tra il 1934 e il
quattro figli), Guénon infit- 1940.
tisce il contatto epistolare Contestualmente, ri-
con i suoi lettori, ormai di- badisce in forma pubblica,
slocati in tutto il mondo, e non solo attraverso la
insistendo manifestamente sua corrispondenza, l’op-
sulla via massonica come posizione irriducibile tra
occasione privilegiata per l’autentico “spirito tradi-
gli aspiranti occidentali al- zionale” e le forze che
l’iniziazione. A chi risponde hanno avuto libero corso
palesando dubbi circa la sua ortodossia – nell’Europa condotta sul baratro della Se-
nella ritualità e nella metodologia – come conda Guerra Mondiale: il libro Il regno della
organizzazione iniziatica tradizionale e re- quantità e i segni dei tempi, apparso nel 1945,
golare, egli risponde con fermezza, come oltre ad alcuni importanti capitoli di chia-
testimonia il carteggio con Evola: se il ver- rificazione dottrinale7, attesta proprio il to-
sante latino dell’Ordine aveva patito, in un tale diniego nei confronti di quelle
certo momento e in qualche misura, circo- posizioni tradizionalistiche che dirigono la
stanze avverse all’adempimento delle sue mentalità “verso le modalità peggiori del-
finalità, ciò non poteva dirsi di quello an- l’infra-umano” e implicano “la negazione
glosassone. Guénon, dunque, riconosce in d’ogni vero principio”8.

7 In particolare concernenti le relazioni di essenza e sostanza, qualità e quantità, spazio e


tempo, misura e manifestazione, considerate sempre in una prospettiva simbolica riferibile alla
tradizione massonica. È questo un tratto che non abbandona mai i suoi scritti: anche quando si
trova a prendere in considerazione tradizioni lontane tra loro, per illustrarne gli elementi simbo-
lici e favorirne la comprensione, Guénon indica sempre un riferimento a essa, talora implicito, so-
vente palese.
8 R. Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, Adelphi, Milano 1982, pp. 208-210.
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Iniziative massoniche. Gli ultimi anni di vita d’anni viene fondata una Loggia che as-
Anche, e soprattutto, gli ultimi scritti di sume proprio il titolo distintivo di “La
R. Guénon sono esplicita- Grande Triade”9. Guénon segue con atten-
mente consacrati alla via zione sino alla morte, avve-
massonica. Nel 1946, il nuta il 7 gennaio 1951, gli
Fr∴ francese dà alle sviluppi di quest’esperienza,
stampe tre volumi fonda- che inaugura una serie d’ini-
mentali: I princìpi del cal- ziative d’alterna rilevanza e
colo infinitesimale, nel fortuna, legate proprio al
quale considera il numero connubio tra la sua opera di
da una prospettiva simbo- chiarificazione dottrinale e
lica e qualitativa, al modo l’ambiente massonico:
del magistero pitagorico; “Sono felice di questo risul-
Considerazioni sull’inizia- tato, che mi dà ora la cer-
zione, nel quale rielabora e tezza che il lavoro che ho
coordina organicamente fatto e al quale ho consa-
parte dei suoi articoli già crato tutta la mia vita non
pubblicati nelle riviste Le sarà perduto”10, scrive in una
Voile d’Isis ed Études Traditionnelles; infine, lettera dell’epoca.
La Grande Triade, nel quale opera un artico-
lato e minuzioso confronto tra il simboli- Ricezione massonica
smo in uso negli ambienti iniziatici La scomparsa di R. Guénon genera il de-
estremo-orientali e quello proprio alle tra- finitivo scollamento tra chi s’è avvicinato
dizioni esoteriche occidentali il cui patri- alla sua opera in una prospettiva tradizio-
monio è confluito nella Libera Muratoria. nalistica e chi, invece, aspirando alla cono-
Si tratta di lavori che ricevono una straor- scenza in misura sufficiente a contrastare i
dinaria eco nell’ambiente massonico fran- pregiudizi alimentati dall’ambiente, si di-
cese e, soprattutto, tra i più alti dignitari mostra determinato a intraprendere la via
della Grande Loge de France, Obbedienza iniziatica. Tra le esperienze più rilevanti in
presso la quale, infatti, nel giro di un paio tal senso, sul versante francese va segna-

9 “Nel novero dei fondatori c’erano il Grande Oratore Ivan Cerf, il futuro Gran Maestro An-
tonio Coën e numerosi Grandi Ufficiali e Consiglieri federali. Anche il Gran Maestro Michel Dume-
snil di Grammont era affiliato alla Loggia. Tutti questi Fratelli erano senza dubbio degli
“ammiratori” recenti […], e il loro interesse era reale e sincero. Comunque, nessuno di loro aveva
ragione di qualificarsi come “guénoniano”” (D. Roman, René Guénon e la Loggia “La Grande Triade”,
in La Lettera G n. 9, Equinozio d’Autunno 2008).
10 Cit. in Franco Peregrino, Due libri di Denys Roman, in Rivista di Studi Tradizionali n. 92, gen-
naio-giugno 2001, p. 184, nota 1.
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René Guénon in Massoneria? 1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione controversa, F. Alfieri

lata quella di Denys Roman, che pubblica hanno recentemente visto la luce ispirati
numerosi studi dedicati al simbolismo e proprio dalla Rivista di Studi Tradizionali: in
alla ritualità massonici, Europa, a partire dal
coniando la felice 2004, la rivista bilin-
espressione di “Arca Vi- gue italo-francese La
vente dei Simboli” rife- Lettera G / La Lettre G,
rita proprio alla Libera pubblicata sempre a
Muratoria. Sul versante Torino, con diffusione
italiano, invece, svetta prevalente in Italia,
l’esperienza della Rivi- Francia, Svizzera, Bel-
sta di Studi Tradizionali gio (ma anche Canada
(1961-2003): edita a To- e altri paesi francofoni
rino, la rivista dedica extraeuropei, soprat-
novantasette numeri, tutto centroamericani
ininterrottamente, alle e nordafricani), dedi-
tradizioni esoteriche cata esplicitamente al-
d’Oriente e d’Occidente, l’approfondimento del
in una prospettiva di universalità iniziatica patrimonio simbolico, rituale e metodolo-
e difendendo l’Ordine massonico dai più gico custodito dalla Libera Muratorìa; in
subdoli attacchi, esterni e interni alle re- America del Sud, a partire dal 2002, la Revi-
altà obbedienziali11. In parallelo, i suoi col- sta de Estudios Tradicionales, pubblicata a
laboratori traducono in lingua italiana e ne Buenos Aires e volta alla diffusione, nei
pubblicano presso numerose case editrici paesi di lingua spagnola, degli studi apparsi
gran parte del “catalogo”, costituito in ori- sui vecchi numeri della Rivista di Studi Tra-
gine di sedici titoli e arricchitosi, nel dizionali, affiancati a nuovi articoli, editi
tempo, di undici raccolte postume, tra cui nell’italo-francese rivista gemella.
il doppio volume degli Études sur la Franc-
Maçonnerie et le Compagnonnage, curato da Alcune riflessioni conclusive
Roger Maridort. Sarebbe operazione modesta, e scor-
A testimonianza dell’attenzione tuttora retta, assegnare al lavoro del Fr∴ Guénon
rivolta in ambito massonico all’opera di R. una delle tante etichette cui oggi si è soliti
Guénon, infine, vale la pena di segnalare fare ricorso sbrigativamente per catalogare
due progetti di respiro internazionale, che movimenti filosofici o culturali. Qui si

11 Tra gli altri, ricordiamo qui un lungo articolo del 1992 nel quale Antonello Balestrieri sma-
scherava – con largo anticipo sugli incresciosi fatti che seguirono – le posizioni dell’allora Gran
Maestro del Grande Oriente d’Italia, il prof. Giuliano Di Bernardo. Questi importanti studi sono ora rac-
colti nel volume di Pietro Nutrizio e altri, René Guénon e l’Occidente, Luni Editrice, Milano 1999.
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tratta di un’opera volta, nelle intenzioni l’ignoranza, il fanatismo e l’ambizione pro-


dell’autore, a esporre princìpi d’ordine me- pri? Ne abbiamo pagato lo scotto, di ri-
tafisico nei limiti del- flesso, anche tra le Colonne.
l’esprimibile, a illustrare La lettura superficiale e
natura e finalità del sim- maldestra di qualche suo
bolismo iniziatico, a sug- scritto, avulsa sia dal con-
gerire le condizioni più testo specifico12 sia dalla
favorevoli per un avvici- dimensione complessiva
namento intellettuale dell’opera, per alcuni è as-
tra Oriente e Occidente. surta a baluardo con cui di-
Ma soprattutto, si tratta fendere pregresse opinioni
di un’opera che esige particolari, soprattutto in
l’uso ponderato della ra- materia di politica e di re-
gione e rifiuta l’appiat- ligione. Niente di masso-
tirsi in un acritico nico in questo: piuttosto,
letteralismo, poiché il sono le derive a cui tale let-
suo stesso sviluppo è tura distorta ha dato adito,
concepito secondo una e nei confronti delle quali
precisa esigenza meto- lo stesso autore pur aveva
dologica: lasciare al let- puntualizzato, a più ri-
tore la possibilità prese, la sua netta posi-
d’assemblarne gli ele- zione critica13. Una cosa è
menti sparsi, per co- certa: il fil noir che lega que-
glierne autonomamente, nel tempo, il ste prese di posizione è proprio il letterali-
significato autentico. Non ci si deve stu- smo. Fermarsi alle apparenze. È un punto
pire. È un’opera interattiva. di vista equiparabile a quello dell’uomo
Ciò nonostante, quanti si sono rifugiati che, osservando il movimento degli astri,
dogmaticamente in essa, per “giustificare” s’arresti al geocentrismo facendone pro-

12 Ovverosia dai motivi che inducono un autore, per stimolare un atteggiamento ricettivo e
reattivo, a esprimersi in termini differenti a seconda dell’interlocutore al quale intende rivolgersi.
È questa, in fondo, una particolare applicazione della qualità intellettuale che viene definita sim-
bolicamente come il “dono delle lingue”.
13 In Italia, si è trattato perlopiù di autori interessati alle implicazioni socio-politiche del tra-
dizionalismo (Julius Evola, e in maniera ancora più esclusivistica i suoi epigoni); in Francia, si è
avuto il caso di massoni ossessionati dall’ottenimento di un imprimatur confessionale (Jean Reyor,
poi espulso dall’Ordine, e Jean Tourniac); negli Stati Uniti, invece, vi sono stati fautori di una phi-
losophia perennis dall’approccio comparativistico (e quindi ancora exoterico) legati a un contesto cul-
turale islamizzante (Frithjof Schuon e i suoi seguaci, Martin Lings, Seyyed Hossein Nasr).
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René Guénon in Massoneria? 1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione controversa, F. Alfieri

fessione di fede. Naturalmente è solo un per il difetto di comprensione d’alcuni o il


punto di vista limitato e parziale. Ed è il pregiudizio fanatico d’altri. Il processo in-
punto di vista letteralista, tradizionalista. tellettuale da affrontare per confrontarsi
Ma siamo certi che il con l’opera di Guénon,
metafisico francese, e trarne frutto, è d’al-
nella sua opera, in- tronde lo stesso lungo
tenda veramente affer- e faticoso processo –
marne la validità? riprendendo il citato
A un esame pro- parallelismo – attra-
fondo, l’approccio di verso cui l’uomo può,
Guénon nei confronti anzi deve, abbando-
del simbolismo si rivela nare la prospettiva
universale, perciò mas- geocentrica14. E andare
sonico, in quanto oltre.
l’unità essenziale delle Un atteggiamento
diverse forme tradizio- dogmatico e irrazio-
nali non vi si presenta nale ha fatto riscontro,
come una petitio principii da assumere dog- talvolta, alla ricezione dell’opera di Gué-
maticamente, ma come la sintesi intellet- non. Eppure, come si è visto, il suo inte-
tuale che illustra, legittimandole, le resse nei confronti della Massoneria e,
differenti modalità di concepire e vivere il viceversa, l’interesse dei Massoni nei con-
sacro insite nell’essere umano. E questo, a fronti dei suoi lavori non sono mai venuti
partire da strumenti dialettici che non ge- meno; anzi, si sono amplificati negli anni
nerino nell’interlocutore un immediato ri- anche attraverso iniziative di pregio. Per
fiuto, ma anzi l’intimo acconsentimento al afferrare le ragioni di questo fenomeno, e
viaggio da intraprendere. In tal senso, far l’eterogeneità di tali vedute, occorre ricor-
trasparire attraverso lo strumento della dare come l’opera di Guénon presenti, nel
prospettiva tradizionale (e non “tradizio- suo sviluppo, una struttura a spirale che in-
nalistica”) che la Massoneria, lungi dall’es- vita il lettore a tornare continuamente
sere sinagoga di Satana, rappresenta una via, sulle idee in essa formalizzate, tanto da of-
seria e rigorosa, di perfezionamento e rea- frirgli la possibilità di un approfondimento
lizzazione personale è opera di chiarifica- graduale e stratificato. Si è parlato di opera
zione meritoria che non si può trascurare interattiva, che risponde nella sua stessa

14 Queste apparenze hanno naturalmente, a un determinato livello, un significato e una le-


gittimità relativi: d’altronde, volendo adottare la medesima simmetria, nel simbolismo massonico
stesso, fino a un certo punto, s’impiega tale prospettiva allorché si considera il “movimento” del
Sole da Oriente a Occidente.
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concezione a precise esigenze di carattere sante ed eroico combattimento interiore


metodologico. Chi abbia affrontato una nei confronti del fanatismo, dell’ignoranza
prima lettura dell’opera potrà convenire e dell’ambizione in cui anch’egli, come ogni
che essa raccoglie il lettore su altro individuo, ciascuno
un terreno specifico, legato a proprio modo, tradi-
alla percezione dell’am- zionalista o moderni-
biente in cui vive. Tuttavia, sta o altro, è immerso.
chi vada oltre, rileverà Alla luce di queste
come essa conduce attra- brevi considerazioni,
verso una profonda rifles- dunque, sembra plau-
sione sui temi del sibile poterne evincere
simbolismo e della spiritua- che il confrontarsi con
lità, sino a presentare una l’opera di R. Guénon si-
visione del mondo, adog- gnifica intraprendere
matica e universale, che una complessa opera-
non esiteremmo a definire zione intellettuale di
massonica: bisogna proce- solve et coagula. A meno
dere dall’esteriore verso che, naturalmente,
l’interiore. Tale opera è atta non ci si arresti a una
a fornire un valido stimolo sua lettura superfi-
intellettuale a chi nutra aspi- ciale15. Non sorprende,
razioni alla conoscenza e sia disposto, per infatti, riscontrare come tanti avversari
questo, a mettersi realmente in discussione dell’Ordine si siano adoperati – fin da
come uomo del dubbio. Ricevuto in un’orga- quando l’autore era in vita – proprio per
nizzazione iniziatica tradizionale e rego- diffondere, quasi come una “moda cultu-
lare, il cercatore, lavorando al proprio rale”, l’attitudine contraria a una sua effi-
perfezionamento interiore, potrà risalire a cace comprensione: un vuoto
veder le stelle, liberandosi della benda e del tradizionalismo. Basti pensare a quale mole
cappio con cui s’è rapportato al mondo (e a di scritti hanno firmato sedicenti “specia-
se stesso) fino allora; beninteso, ciò avverrà listi” o addirittura “continuatori” (del tutto
soltanto qualora sia disposto a un inces- immaginari, e confinati in un dogmatico

15 Adottando come metafora la costruzione drammaturgica dell’ultimo capolavoro teatrale


mozartiano, è come se Tamino, incontrata la Regina della Notte e informato che la figlia di lei è stata
rapita dal “malvagio” Sarastro (è quanto Tamino viene indotto a credere), invece di intraprendere
il viaggio che lo condurrà a superare tale prospettiva illusoria e conoscere la verità, rimanesse lì,
passivamente, a compiangersi. Sulla lettura del Flauto magico attraverso l’opera di R. Guénon (e,
implicitamente, viceversa) si confronti Fabrizio Alfieri, Mozart. Il viaggio iniziatico nel “Flauto magico”,
Luni Editrice, Milano-Firenze 2006.
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René Guénon in Massoneria? 1909-2009. Sviluppo di un’opera dalla ricezione controversa, F. Alfieri

anti-massonismo), affannati nel circoscri- A cent’anni esatti dal suo esordio, non
vere l’interesse dell’opera di Guénon alla si resta indifferenti alla lucidità con la
cosiddetta “critica della mo- quale, fin da quei primi scritti,
dernità”, ostacolandone la il giovane Palingénius affer-
diffusione della compo- mava che l’essenza della
nente essenziale, specifi- Massoneria è “la Conoscenza
camente iniziatica e tradizionale che costituisce
metafisica16. il fondo comune di tutte le
La sua attenta lettura, iniziazioni, le cui dottrine e
invece, consente di adot- i cui simboli si sono tra-
tare una prospettiva uni- smessi dall’antichità più re-
versale in grado di mota fino ai nostri giorni”17.
accogliere la straordinaria Pare superfluo, allora,
ricchezza di idee offerta l’illustrare dettagliatamente
dal simbolismo delle tradi- le ragioni d’ogni particolare
zioni di ogni tempo e “politica”, poco importa se
luogo. V’è in essa, poi, per ideologica o confessionale,
tutti i Massoni, il presenti- volta a negare l’interesse che
mento di una realizzazione da l’opera di René Guénon riveste
attuare integrando tutte le possibilità con- in una prospettiva di desiderio della Luce.
cesse dal conseguimento della Maestria, Basta confidare, semplicemente, sulla per-
laddove ogni prerogativa umana è riassor- spicacia dei lettori: a quali porte, di quali
bita nelle qualità di Hiram, la compiuta Templi, andrebbero a bussare coloro che
espressione, sul piano umano, di quell’ar- pregustassero davvero, attraverso le sue pa-
chetipo divino simbolicamente denomi- role, il passaggio dalla fede alla cono-
nato “Grande Architetto dell’Universo”. scenza?

16 Un’altra confusione volontaria, generata e alimentata dagli stessi ambienti, è quella ri-
guardante il cosiddetto “aiuto dell’Oriente”. Lungi dal considerare tale Oriente simbolicamente,
come “luogo ideale” dal quale procede la Luce della conoscenza, tale “aiuto” viene propagandato
– da alcuni personaggi avversi all’opera di R. Guénon – come volontà di insediare in Massoneria sim-
boli e metodi orientali, nonostante lo stesso Guénon abbia precisato in numerosi scritti la sua netta
posizione contro la commistione delle forme tradizionali: nell’universalità massonica le diversità
vanno conosciute e superate, non assunte in maniera acritica.
17 Palingénius, La gnosi e la Massoneria, in La Gnose, marzo 1910.
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Opere di René Guénon

1921. Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Adelphi, Milano [1989].
1921. Le Théosophisme. Histoire d’une pseudo-religion, Éditions Traditionnelles, Paris.
1923. Errore dello spiritism, Luni Editrice, Milano [1998].
1924. Oriente e Occidente, Luni Editrice, Milano [1993].
1925. L’Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Adelphi, Milano [1992].
1925. L’esoterismo di Dante, Adelphi, Milano [2001].
1927. Il Re del Mondo, Adelphi, Milano [1977].
1927. La crise du Monde moderne, Éditions Gallimard, Paris.
1929. San Bernardo, Luni Editrice, Milano [1999].
1929. Autorità spirituale e potere temporale, Luni Editrice, Milano [1995].
1931. Il simbolismo della Croce, Luni Editrice, Milano [1998].
1932. Gli Stati molteplici dell’essere, Adelphi, Milano [1996].
1939. La metafisica orientale, Luni Editrice, Milano [1998].
1945. Il regno della quantità e i segni dei tempi, Adelphi, Milano [1982].
1946. Considerazioni sull’iniziazione, Luni Editrice, Milano [1996].
1946. Les principes du calcul infinitésimal, Éditions Gallimard, Paris [1946].
1946. La Grande Triade, Adelphi, Milano [1980].

Pubblicazioni postume (raccolte di articoli).

1952. Iniziazione e realizzazione spirituale, Luni Editrice, Milano [1997].


1954. Sull’esoterismo cristiano, Luni Editrice, Milano [1995].
1962. Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano [1975].
1964. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, Éditions Traditionnelles,
Paris.
1965. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, Éditions Traditionnelles,
Paris.
1966. Studi sull’Induismo, Luni Editrice, Milano [1996].
1970. Forme tradizionali e cicli cosmici, Edizioni Mediterranee, Roma [1974].
1973. Scritti sull’esoterismo islamico e il Taoismo, Adelphi, Milano [1993].
1973. Comptes rendus, Éditions Traditionnelles, Paris.
1976. Mélanges, trad. it. Il demiurgo e altri saggi, Adelphi, Milano [2007].
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L’iniziazione alla conoscenza tradizionale*
di Bent Parodi
Saggista

This trinomial of a very powerful esoterical depth, Initiation, Knowledge and Tradi-
tion, puts together three terms very interconnected: the one without the other would
leave its ermeneutical effectiveness. The semantic analysis of these concepts shows the
logic dependence of the Universal Freemasonry from the Unique Tradition, the Greek
philosophia perennis, the authentic way of understanding and a visionary way of
knowing the unity of everything.

P
arlare di iniziazione alla cono- brevemente e sinteticamente, di dare un
scenza tradizionale può risultare, senso a questa mia affermazione, breve-
a prima vista, estremamente com- mente perché, certo, a volerne parlare per
plesso anche se si potrebbe semplificare ri- esteso, di Iniziazione, Conoscenza e Tradi-
ducendo fondamentalmente a uno i tre zione, non basterebbero settimane. Invece,
termini, cosa che cercherò di fare, se- in estrema sintesi e procedendo per sugge-
guendo un linguaggio più occidentale, non stioni, quando oggi si parla, e tanto, di di-
perché non apprezzi il linguaggio dell’Ad- sagio della civiltà, risulta a tutti chiaro che
vaita Vedanta, che, anzi, condivido in pieno, si parla dello sprofondare sempre più inar-
ma solo per un problema di linguaggio più restabile in uno stato di degrado, cosa che
comunemente condiviso e, quindi, mag- va letta non solo come cronaca ma anche
giormente comprensibile. Cercherò allora, come metafora.

* Relazione al Convegno “Conoscenza: una parola contesa tra Scienza e Filosofia”, Frosinone, 12
gennaio 2008.
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L’uomo contemporaneo attraversa una era già un uomo della decadenza, nel senso
mostruosa crisi di identità, la violenza si che già in quel tempo, in cui circolavano i
sviluppa e si manifesta a tutti i livelli, il dis- sofisti, si era perduto il senso del mythos. Il
sesto climatico è in atto. Alcune cassandre mito non era più il mito nel senso nobile
sostengono addirittura che entro cinque della parola, nel senso heideggeriano del
anni i ghiacciai dell’Ar- “Das sagende Wort”, “la
tico sarebbero già parola che dice”, la parola
sciolti, con conseguenze significativa, la parola
che non sto nemmeno a colta, la parola creatrice
precisare, ed è chiaro a ma era diventato sino-
tutti che la vita umana nimo di “menzogna”, di
non vale più nulla. In ve- “favola ingenua”. Mytho-
rità di “crisi” dell’uomo des in Tucidide significa
contemporaneo si parla “bugiardo”, punto e basta.
già da molto tempo; il E allora, quando lo svi-
termine “disagio della luppo di quello che noi
civiltà”, che oggi risulta chiamiamo, impropria-
particolarmente popo- mente, civiltà occidentale,
lare, risale a un celebre procede “von Mythos zum
libro di Sigmund Freud Logos und Noesis”, è su
del 1929, il cui signifi- questo che dobbiamo sof-
cato esatto nella tradu- fermare la nostra atten-
zione dal tedesco suonava piuttosto zione. La frattura della parola: io penso che
L’incontentezza della cultura, ma già prima di gran parte dei mali del nostro tempo siano
lui e sempre in quei magici anni ’20, ave- riconducibili alla crisi del linguaggio, che
vamo avuto personaggi come Oswald Spen- ci ha portato, paradossalmente, al linguag-
gler, filosofo della storia, che aveva gio della crisi. Parliamo, per esempio,
pubblicato un volume così sul Tramonto molto di “sinonimi”, ma io credo che i si-
della civiltà occidentale e di lì a pochi anni nonimi non esistano; ogni termine ha una
René Guénon scrisse La crisi del mondo mo- sua sfumatura irripetibile di senso, di si-
derno. Fece seguito Julius Evola con Rivolta gnificato, allora dobbiamo rapportarci
contro il mondo moderno. Ma io direi che la nuovamente, per procedere in risalita, a
crisi della società moderna, estremizzando quella che si chiama “semantica”, che è un
il discorso, è in atto sin dai tempi di So- ramo della linguistica che, nella sua acce-
crate; già Giorgio Colli, indimenticabile in- zione più semplice, significa semplice-
terprete della sapienza greca e Mazzino mente lo studio, la ricerca, del “significato”
Montinari avevano sostenuto con grande originale ed esatto delle parole, così come
serietà che il tramonto dell’Occidente era esse erano un tempo. Vi ricordo allora un
cominciato a partire da Socrate, e Platone celebre mito biblico, quello di Nemrod, la
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L’iniziazione alla conoscenza tradizionale, B. Parodi

Torre di Babele, ricordando altresì che le ordinate che possono davvero farne un fe-
torri, allora, si chiamavano ziqqurat, dalla nomeno spirituale e non solo sociale, in
radice *zkr, che in sumero significa “ren- quanto queste due nature convivono inse-
dere alto, elevato” e parabili; dovremmo
che semplifica la “hy- dunque ricordarci di
bris” greca, posta quel monito che, chi si
quindi a simboleggiare assoggetta ad un’ini-
la tracotanza, l’arro- ziazione massonica, ri-
ganza, considerata dai trova ancor prima
greci il peccato capi- dell’accesso al Tempio,
tale. Il risultato fu che l’acronimo alchemico
la lingua, unica fino ad V.I.T.R.I.O.L., visita inte-
allora, si spezzettò, riora terrae rectificando-
frammentandosi in que invenies occultum
tanti linguaggi, e che lapidem, per chi non ri-
la gente, di conse- cordasse bene il latino,
guenza, non riuscì più lo ricordiamo: “visita
a capirsi. Il processo è l’interiorità della terra
continuato irreversi- e rettificando, aggiu-
bilmente fino ai giorni stando, troverai la pie-
nostri e il nostro grande tra nascosta”, che è un
problema è che noi non ci capiamo più; ma modo simbolico per dire: “torna in te
se non ci sono significati condivisi non ci stesso perché la radice di tutti i problemi, e
possono essere neppure valori condivisi, se la possibilità di purificarsi, è solo dentro te
la gente si capisse sui grandi concetti come stesso”. Già Plotino aveva detto “panta
sui piccoli concetti sarebbe più facile rea- eiso”, tutto è dentro. Il cristiano Agostino,
lizzare termini e situazioni di dialogo, di dopo, disse “noli foras ire, in te ipsum redi, in
tolleranza e, dunque, di rispetto reciproco. interiore homine habitat veritas”, “non andare
Questo è il grande limite del mondo d’oggi, fuori ma torna in te stesso perché la verità
ma è anche la grande opportunità che si è dentro di te”. Non esiste una soluzione
offre al mondo iniziatico, segnatamente dei nostri problemi, né a livello individuale
alla Massoneria, che, come tutti sanno, in né a livello collettivo, che non passi dal
ambito iniziatico è il fenomeno più evi- processo di introspezione, anzi, ripren-
dente, più vistoso di quella che va sotto il dendo una celebre espressione di un
nome, abbastanza improprio, di civiltà oc- grande intellettuale svizzero-italiano,
cidentale, un phainoumenon che è anche ge- Scanziani: ognuno di noi dovrebbe sfor-
nomenon, che è un divenire. Bisogna zarsi di diventare un entronauta. Oggi va di
semmai correggerla dall’interno, e cioè moda fare l’astronauta, l’internauta, quelli
consentirle di riappropriarsi di quelle co- che navigano su Internet, noi invece do-
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vremmo riprendere confidenza con il prin- lissimo, lo si riconosce in tutte le tradizioni,


cipio dell’entronautica che, detto in ma- è un problema di codici linguistici; se una
niera semplice, significa navigare dentro se loggia riproduce il cosmo, l’universo, lo fa
stessi, perché soltanto perché fa suo il prin-
navigando dentro se cipio che l’universo
stessi possiamo co- in quanto tale è un
minciare ad aggiu- codice, geroglifico,
stare, a rimettere a che attende soltanto
posto una serie di di essere decrittato,
tasselli; ed è da lì e che può essere de-
dunque che il pro- crittato solo se an-
gramma massonico diamo oltre il velo
si origina, prende le delle parole, perché,
sue mosse, quella è non scordiamocelo,
la tavola, il progetto, anche le parole,
in ciò che mira, anche le lingue,
quindi, e consente di sono dei simboli.
rimettere i tasselli a Noi dovremmo ac-
posto. Che poi io mi quistare la proprietà
ritrovi di fronte ad una triade illustre, è un di capire tutte le lingue e, per via intuitiva,
destino della Libera Muratoria; infatti a è possibile arrivarci.
parlare di iniziazione, conoscenza e tradi- Sappiamo bene che esistono diverse
zione, sembra quasi un volersi concedere modalità della conoscenza, sui banchi di
ad un gioco di parole, perché in realtà esse scuola a tutti noi, indistintamente, è stata
sono perfettamente riconducibili ad unum, insegnata una modalità della conoscenza,
cosa che renderò chiara sfruttando la se- quella razionale, che i greci chiamavano,
mantica, lo studio del significato esatto ed tanto per alleggerirvi dal sanscrito, diànoia,
originario delle parole. Un grande lingui- la ragione discorsiva, che ha avuto grandi
sta, Èmile Benveniste, ne Il Vocabolario delle meriti nella storia, ma non solo, visto che
Istituzioni Indoeuropee sostenne con grande negli ultimi cento anni ha portato anche ad
serietà che la semantica è apertura sul uno sviluppo parossistico della tecnologia,
mondo, apertura sul senso che, in ultima mai apparsa così tanto progredita, ma di un
analisi, è corradicata alla nozione di essere progresso in realtà più apparente che reale,
e di verità, nozioni tra le quali non c’è scol- purtroppo, perché la conoscenza razionale,
lamento. E allora la tradizione che cosa è? al di là dei suoi meriti, ci ha condotti ad una
Tanti tra voi me lo possono insegnare, tra- parcellizzazione dei saperi, tanto da fare sì
ditio, ciò che viene tramandato, è il depo- che il mito del sapere enciclopedico, ancora
sito immemoriale della sapienza, lo zoccolo vagheggiato da un Pico della Mirandola, ri-
duro dell’essere. Come riconoscerlo? Faci- sulta oggi assolutamente introvabile e im-
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L’iniziazione alla conoscenza tradizionale, B. Parodi

proponibile. Oggi siamo tutti condannati della Coscienza, il Sacro appunto, che non
alle specializzazioni, anzi alle iper-specia- è il sacro confessionale, perché il Sacro nel-
lizzazioni: non esiste più un avvocato in l’Uomo è un elemento strutturale della Co-
grado di padroneggiare tutto il diritto, un scienza, non può essere eliminato come
medico in grado di padro- non può essere eliminata
neggiare tutta la medi- nemmeno la dimensione
cina, uno storico delle mitica, neanche in una
religioni, per usare un ter- società ridicola, come la
mine a me molto più fami- nostra, in cui il Mito ad
liare (ognuno dovrebbe un certo punto scade al li-
fare il suo mestiere come vello di rappresentazioni
diceva Aristofane), in da cartoons dei supereroi.
grado di padroneggiare Dobbiamo riconoscere
tutte le religioni della sto- dunque che, sia pure in
ria, ci si specializza in una misura ridotta anche allo
branca, poi quando si ha la stremo, di miti non pos-
necessità di fare delle comparazioni, dei siamo assolutamente fare a meno; ma il
paragoni, delle similitudini, ci si rivolge ad mito non è scindibile né dal Rito, né dal
un collega di lavoro fidato e gli si chiede un Sacro perché esso stesso sacro.
parere sul suo campo che, per quanto vi- Potremmo vivere senza ideali, ed è pur-
cino possa essere al nostro, si sconosce to- troppo quello che sta succedendo, col ri-
talmente. Dunque siamo condannati alla sultato evidente di ridurci tutti allo sbando;
polverizzazione del sapere? No! Esistono stiamo tutti soffocando nella grossolanità,
altri stadi della coscienza, e modalità della la grossolanità del potere, il potere della
conoscenza, che ci consentono una visione grossolanità. Un paradosso genera sempre
più ampia, ma andiamo per gradi. Anzi- un suo contrario, come la crisi del linguag-
tutto per tutti e tre i termini dovremmo di- gio genera il linguaggio della crisi, per ca-
scettare lungamente: iniziazione, che vuol muffarne il vuoto sostanziale, ma torniamo
dire? Conoscenza, quale conoscenza? Esi- al nostro tema. La Tradizione dunque è
stono tanti modi per definire la conoscenza tutto ciò che è impermanente nel sostrato
e così anche la Tradizione. La tradizione di tutti i saperi dell’uomo. Ma che cosa è il
che intendiamo noi certamente è la Sophia sapere, la sapienza? Poiché la conoscenza
perennis o Philosòphia perennis, quella che gli in realtà è un’altra parola per dire sapienza;
induisti chiamavano San˝thana dharma, che conoscenza, dal greco gignosco e dal latino
si voleva fosse di origine addirittura extra- nòscere, radice indoeuropea gno-, è quindi
umana. Come la si riconosce? Semplicis- come dire genesi, e cioè indicare, a livello
simo, dal fatto che in tutte le lingue, in originario, un venire alla luce, un manife-
tutte le culture ci sono alcune possibilità ir- starsi. Fenomeno, per esempio, phainoume-
ripetibili che costituiscono lo zoccolo duro non, significa ciò che viene alla luce, da
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phao, phàos, phos, fotografia, luce, e quindi può sembrare lo stesso concetto, utilizza-
ciò che viene alla luce è Sapienza; basti rono la parola Sophia, che è anche un bel
questo a sottolineare nome femminile. Sophia
quella anticipazione viene da saphès che si-
paradossale che vi gnifica chiaro, traspa-
avevo dato su una pro- rente, ed è parola
gressiva decadenza composta da sa e phàos,
della civiltà umana in molta luce. Dunque la
generale, non solo Sapienza, se è luce, è il-
quella occidentale. Sa- luminazione, ma que-
pere, che significa in- sto ci riporta anche al
crementare le proprie contenuto tradizionale
nozioni, dunque, è più dell’impegno di questo
un divenire erudito scritto. Ora non si può
piuttosto che colto; certo, quando si parla
mentre la cultura è di luce identificarla ba-
spiritualità, l’erudi- nalmente negli effetti
zione no, e sapere è pa- causati dal fenomeno di
rola latina che viene da sàpere e che incandescenza del filamento della lampa-
significa contemporaneamente sia incre- dina. La luce di cui parliamo è un simbolo,
mentare appunto le proprie nozioni, sia a e se non ci mettiamo d’accordo sui simboli
definire le sensazioni tramite il sapore. e sul significato dei simboli, cercheremo in-
Questo perché gli antichi romani che di- vano sia la luce sia la strada per percepirla.
scendevano da una etnia di pastori e con- Mi permetto di ricordare un celebre ro-
tadini, poi divenuti guerrieri ed infine abili manzo del tardo mondo antico che molti
giuristi, non ebbero mai una grande pro- conoscono, per la verità, come un racconto
pensione per la metafisica, al contrario dei leggero e divertente: Le Metamorfosi (di
greci, tanto è che il più illustre dei loro fi- Lucio) o l’asino d’oro, opera di un retore, tale
losofi, Seneca, in realtà era sì di formazione Lucio Apuleio di Madaura, nordafricano,
ellenica ma di origine iberica, e Cicerone, che probabilmente nel racconto rappre-
pur essendo uno scolastico d’eccezione, senta se stesso, ipotesi tra l’altro confer-
non ha mai brillato di particolare origina- mata dalla maggioranza degli storici e degli
lità. Allora dicevamo il sapere è ciò che ha studiosi. Il poveretto, nella favola, viene
sapore, e questo valore lo pone più concre- trasformato in un asino e costretto ad una
tamente tra le realtà sovrastrutturali e non serie di prove prima di poter riacquistare
indispensabili, un ludus fine a se stesso le sue sembianze originali. Ora l’asino,
come il consumare una bella cena. Sulla sa- come simbolo, rappresenta Tifone, oppure
pienza i greci, invece, la pensavano diver- Seth, se preferite, fratello di Osiride da lui
samente, e, per quello che esteriormente assassinato e scomposto in 42 frammenti.
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L’iniziazione alla conoscenza tradizionale, B. Parodi

Lucio, graziato alla fine dalla pia dea Iside, scenza, è erudizione, tout court, con quello
viene lustrato, pulito e posto a bagno dai che ne consegue, se le si danno meriti che
sacerdoti, e, alla fine, come non le spettano.
egli stesso racconta, vede A noi, invece, interessa la
il sole, in un’ora, la mez- Conoscenza visionaria, perché
zanotte, in cui il sole ma- è una forma di conoscenza oli-
nifestamente non è stica e integrata che, a diffe-
visibile; ma quale sole al- renza di quella della diànoia,
lora vede Lucio a mezza- quella della ragione discorsiva
notte, quando cioè più per intendersi, anziché parcel-
profonde sono le tenebre? lizzare in tanti pezzetti la re-
Evidentemente non è la altà, la riunifica, raduna ciò
luce del sole materiale che è sparso; ed è compito di
quella che egli vede, come ogni iniziato del terzo grado
non è la luce dell’astro radunare ciò che è sparso, per-
diurno quella che si pro- ché, acquisita la conoscenza,
mette a coloro che acce- occorre lavorare nella dire-
dono ai misteri, tutti zione della riunificazione di
indistintamente, dal mondo ciò che è essenziale, di ciò che
antico ad oggi. conta, di ciò che è lo zoccolo duro, piutto-
Occorre distinguerla allora, come fanno sto che dei vaneggiamenti, dei sogni inu-
ad esempio i buddhisti mah˝y˝na o del tili, delle cose che non portano, in
grande veicolo, che la definiscono la chiara definitiva, da nessuna parte.
luce. Ed eccoci arrivati all’unità della Tra- Ma che quella Conoscenza sia caratte-
dizione; ma cos’è la Tradizione? Possiamo rizzata da un carattere visionario non ri-
definirlo, senza timore di sembrare vellei- sulta solo dall’analisi semantica della
tari, come tutto ciò che è invariante, e che lingua greca, che è poi la nostra lingua, per-
si manifesta come costante in tutte le cul- ché tutti noi, pur non rendendocene conto,
ture. E la Sapienza, in Grecia, è Illumina- siamo greci, ma anche da un filo rosso che
zione, come testimoniano per altro verso fa della visione un elemento sempre pre-
anche i Misteri Eleusini, dove, se al primo sente ogni qual volta si presenti la neces-
grado troviamo il mystes, di cui si dice che sità di tramandare la Tradizione, ma non
tiene gli occhi o la bocca chiusa, al grado vorrei divagare qui su un tema di tale por-
sommo troviamo l’epopta, colui che ha rag- tata da camminare a braccetto, quasi ad
giunto, che ha messo in moto l’epopteia, la identificarsi, col Mito. Invece, giusto per
contemplazione, la visione. Il sapere dun- spargere un po’ di sale sulle ferite aperte,
que è corradicale all’onda magnetica, alla come Papa Wojtyla ebbe a lamentarsi che
vibrazione, il sapere è vedere, e la Cono- nella Carta Costituzionale Europea non
scenza è visionaria, altrimenti non è Cono- fosse citata la civiltà cristiana come col-
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lante dell’identità dell’uomo europeo, toc- delle Upanis≤ad è detto che bisogna avere
cherebbe dare, a tal fine, altrettanta im- orecchie per vedere ed occhi per ascoltare.
portanza all’Illuminismo, alle grandi Può sembrare un paradosso, ma il senso c’è,
rivoluzioni industriali e così via, giusto per infatti soltanto ciò che è paradossale è più
la storia che si tra- forte della futilità del
manda ai posteri. mondo effimero e al-
Nella realtà, in- lora se ci prendiamo la
vece, il vero col- briga di esaminare lo
lante che fa sì che zoccolo duro di tutta la
un finlandese si ca- realtà, l’Essere in defi-
pisca con gli occhi nitiva, scopriremo che
con un portoghese, siamo legati radical-
un irlandese con mente al concetto di vi-
un greco moderno, sione e di audizione.
un norvegese con In ambito iniziatico,
un siciliano di Sira- allora, potremmo pen-
cusa sta nella comune sare a un altro sacro trino-
forma di pensiero che abbiamo ereditato, mio, Sapienza, Bellezza, Forza, che sono in
una volta e per sempre, da Platone e da Ari- successione logica ancorché cronologica,
stotele, così connaturata ormai da non ren- perché la Bellezza altro non è che Luce; ora
dersene conto. Siamo greci! Ma i greci non la nuova fisica, come pure la meccanica
nacquero dal nulla. quantistica, ci comunicano che la luce è
Se consideriamo le lingue nordiche, sco- suono non più percepibile mentre il suono
priremo che “conoscere” significa “ve- è luce non ancora percepibile, perché non
dere”, e che, nell’antico egiziano, rek, “la li differenzia un ordine qualitativo bensì
sapienza”, significa anche “vedere, affon- quantitativo, cioè la frequenza vibratoria.
dare lo sguardo abissale sul fondo dell’esi- La forma intesa nel suo aspetto più imme-
stenza” e che, in India, i Veda sono diato, più effimero, di aspetto, è una rispo-
apaurus≥eya, cioè “di origine extraumana”. sta alla frequenza. Se prendo una penna e
Si tratta del corpus sacrale più noto del- la agito sempre più vorticosamente, non ci
l’India, ma non solo, l’India ha il merito di sarà più, diventerà qualcosa di altro; ecco
aver ben descritto la Sapienza; infatti, se è allora che noi dobbiamo vedere con gli
lecito stabilire un collegamento tra vidya e occhi della mente, ma questo è propria-
videre, gli indù sono stati ancora più decisi, mente ciò che faceva l’antico iniziato maa-
hanno stabilito una correlazione, non solo kheru, il “giustificato”, come si diceva una
loro per la verità, tra il vedere e l’udire. I volta, nella tradizione egiziana.
r≥s≤i, mistici veggenti, e “veggente” significa Ovviamente, per apprendere come si fa
“vedente”, hanno udito i Veda prima che a conoscere vedendo, ovvero come si attiva
fossero trascritti sulla carta. In un passo la conoscenza olistica integrata o, se volete,
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L’iniziazione alla conoscenza tradizionale, B. Parodi

la conoscenza sintetica, occorre compren- d’una volta uscendo dal sonno del corpo, essen-
dere (o intuire) che essa è una speciale domi ridestato e fattomi intimo a me stesso ho la
forma di conoscenza, che lungi dal sepa- visione d’una bellezza meravigliosa e credo, al-
rarci dalle cose, ci uni- lora come non mai, d’ap-
sce alle cose a tal punto partenere ad un più alto
da farci identificare retaggio [...]. comune-
con le cose stesse. È pur mente la si chiama
vero che noi tutti estasi, anche se io pre-
siamo come le foglie di ferirei chiamarla, con
un unico grande al- Mircea Eliade, enstasi
bero, e perciò possiamo perché non è un uscire
dire di essere fatti a im- fuori da sé, è piuttosto
magine e somiglianza un entrare dentro di sé,
dell’Assoluto, pur il che significa essere
senza poter affermare davvero entronauta e
di essere l’Assoluto, presuppone ovvia-
una evidente presun- mente una iniziazione.
zione, pur condivi- Che vuol dire Inizia-
dendo, in realtà, la zione? Che vuol dire es-
stessa natura dell’Asso- sere iniziato? Come
luto, che è tale in sempre, siccome le pa-
quanto presuppone la role sono state svalu-
somma di tutti i suoi tate da 2500 anni di
relativi possibili e qual- corrosione linguistica
che cosa in più: e cioè il su scala planetaria, le idee
concetto, l’idea platonica, archetipale, sono alquanto confuse. Volendo scegliere
quella che, per esempio, nel caso dell’al- fior da fiore, Mircea Eliade, grande storico
bero sarebbe l’“alberinità”. Questa cono- delle religioni del ’900, rumeno, scomparso
scenza sintetica stabilisce una identità tra il 22 aprile 1986, ne La Nascita Mistica scrisse
il soggetto che conosce, l’oggetto della co- che, propriamente parlando, l’Iniziazione
noscenza e l’atto stesso del conoscere, non è che una mutazione ontologica del re-
detto in termini filosofici greci, tra theoròs, gime esistenziale. Mutazione, come sapete,
theoria e theorein, la contemplazione dun- è una espressione ripresa dalla filogenetica,
que, sempre quella dell’epopta di cui sopra, dalla scienza dunque, cioè un cambia-
è più che mai presente. Torniamo sempre mento improvviso, istantaneo, a tutta
lì, perché di questo si discute. Ma questa prima non spiegabile, è una rottura di li-
forma di conoscenza sublime, che ancora vello, uno scarto, qualcosa che si verifica in
sul tracollare del mondo antico aveva fatto un attimo, come la folgore xenòs, in greco,
esclamare ad un entusiasta Plotino che: Più ma la vera chiave di lettura ce l’ha data Ari-
HIRAM
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stotele di Stagira, grazie a un tardo erudito una montagna maestosa, se fossimo cioè in
del V secolo d.C., che si chiamava Stobeo, grado di riappropriarci consapevolmente
che ci ha tramandato la del gusto e della cono-
definizione aristotelica scenza dei simboli, sa-
della iniziazione. L’ini- remmo in grado di
ziazione non è una trasformare la nostra
forma di apprendi- vita, perché l’iniziazione
mento, men che mai li- oltre a essere un’emo-
bresca, benché i libri zione, come ha detto
sicuramente sono uno Aristotele, deve essere
strumento e un sup- anche una conversio, con-
porto utile, l’iniziazione vertere, un entrare den-
è una emozione, un pa- tro di sé o come dicevano i
thos, anzi una capacità di emozionarsi; tutti greci, una metànoia, altrimenti non vale;
noi presi come siamo dalla frenesia quoti- tutto ciò rimanda un po’ anche al ruolo
diana, magari impegnati su campi diversi, della confessione nella liturgia della chiesa
sfioriamo costantemente il limite della cattolica: se non c’è pentimento non c’è ri-
alienazione; al contrario, se noi avessimo scatto, e non c’è riscatto nel tessuto della
ancora, o ritrovassimo, la capacità di emo- semplice rappresentazione esteriore. Se
zionarci di fronte alla visione di un’alba, di vogliamo il riscatto dobbiamo riappro-
un tramonto, del fruscio di un ruscello, del priarci della capacità di vedere con i nostri
cinguettare degli uccelli, della visione di occhi la Realtà.
HIRAM
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La Massoneria oggi: una meditazione
di Pietro F. Bayeli
Università di Siena

We need to be open to society for a real knoledge of Freemasonry, of Its history and
of Its aims, in order to break down prejudices and preconceived ideas, and to show
Its projects and reasons.

Cosa non è, cosa non deve essere molo alla ricerca della verità, uno stimolo
Propaganda 2 (P2) (1981), Di Bernardo alla ricerca spirituale e scientifica, una va-
(1992), Agostino Cordova (1993), Woodcock lutazione di scelte etiche e morali, una dot-
(2008), Logge coperte di San Marino (2008). trina e disciplina del dubbio, un
La Massoneria NON è un potere occulto, riconoscimento dei propri errori, una li-

U
la Massoneria NON è un governo ombra. bertà di pensiero e di parola.
In sintesi: relatività, laicità, tolleranza.
Cosa realmente è
n laboratorio intellettuale, un la- La democrazia massonica
boratorio spirituale, una palestra Un Maestro Un Voto, Un Voto Un Mae-
di pensiero, un cantiere di pen- stro. Tutte le cariche sono Elettive.
sieri autonomi, un cantiere di coscienze in- Circa 20mila Massoni compongono oggi
dipendenti e libere, una coscienza delle le Logge Italiane, con una età media di 42
proprie responsabilità e dei propri doveri, anni.
una officina di interpretazione e di critica, È in atto una affluenza e un cambio ge-
una fucina di civiltà, una educazione alla nerazionale di Fratelli con apporto di forze
socialità, una curiosità per l’ignoto, uno sti- nuove e giovanili.
HIRAM
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Perché? Per il fascino del Segreto Mas- Cammino massonico


sonico? Tre esempi, fra i tanti, possono rappre-
Forse sì per alcuni, i quali tuttavia pre- sentare il fulgido cammino massonico. Il
sto avranno modo di ca- primo sul piano nazionale, la
pire se trasferirsi (i più) positiva, fattiva partecipa-
fra gli adepti, oppure zione dei massoni all’Unità
abbandonare (i pochi) d’Italia con due nomi di alto
l’Istituzione, disillusi significato massonico: Giu-
dal mancato segreto, seppe Garibaldi e Giuseppe
dai mancati meschini, Mazzini. Il secondo, su un
egoistici vantaggi. piano mondiale, è rappresen-
Altri sono i Veri e tato dal contributo masso-
Cementanti Motivi: nico alla costituzione nel
siamo una delle poche 1945 delle Nazioni Unite. In-
Istituzioni che, in que- fine, il terzo, l’attiva parteci-
sto periodo di perdita pazione all’interno della
di identità, di deca- Assemblea Generale delle Na-
denza dei valori spiri- zioni Unite, alla Dichiara-
tuali e reali, di crisi zione Universale dei Diritti
economica e societaria, Dell’Uomo del 1948. Ma la
mantenga alto il ves- strada è ancora lunga e il
sillo dell’Etica, della Mo- cammino impervio. Ad esempio
rale, della Disciplina, della Dignità, della quando si affermano con decisione, entu-
Responsabilità, del Senso del Dovere, del- siasmo e senza malizia alcuna i diritti della
l’Umano Buon Senso Comune. persona umana a vivere in libertà, con di-
gnità e decoro, si fa un torto all’individuo
Il lavoro delle logge stesso sia perché questi diritti così enun-
Un confronto dialogico, una discussione ciati finiscono per essere solo virtuali, pra-
dignitosa, una scoperta di nuove cono- ticamente lettera morta, sia perché se tutti
scenze, la coscienza della esistenza di punti esigono solo e unicamente i propri diritti si
di vista diversi, un arricchimento e quindi va inevitabilmente allo scontro. Ecco l’in-
una maturazione del proprio pensiero, una derogabile necessità di bilanciare questi di-
fratellanza di intendimenti, una rispettosa ritti con i doveri: solo così l’equilibrio di
diversità concettuale, una pronta disponi- forze garantirà un reale beneficio per la fa-
bilità a porsi in discussione senza precon- miglia degli umani.
cetti, timori o pregiudizi, una affannosa Una parte di nostri Fratelli vorrebbe un
ricerca di una spiritualità etica e morale cammino a ritroso, un ritorno al passato, al
sempre più profonda e convinta. segreto massonico, verso il quale avver-
tono un languido, nostalgico desiderio di
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La Massoneria oggi: una meditazione, P.F. Bayeli

restaurazione. È vero che le nostre radici che non devono essere rivelate ad altri, ai
devono essere curate, salvaguardate, me- profani, ai non iniziati.
taforicamente annaffiate perché da esse Il segreto massonico, così interpretato,
nasce, cresce, si sviluppa è fuori dal tempo, è inop-
e prospera la pianta portuno, paradossale,
massonica. Ma sic- travisante, fuorviante,
come ci stiamo svilup- contrastante, con il
pando in un mondo principio della aper-
cambiato, evoluto, tura e della cono-
globalizzato ad esso scenza.
dobbiamo adeguarci, Non c’è nulla da
pena il deperimento, nascondere: i nostri
la morte. Il passato principi sono etici e
conta ma va storiciz- morali, purezza di
zato, è il futuro che pensiero e democrati-
incalza e va vissuto. cità d’intenti ci conno-
Dobbiamo quindi tano. Questo è il nostro
superare l’esoterismo, che ha un suo fa- vessillo, oltre al tricolore, vessillo che deve
scino, ma che non può né deve insterilirsi garrire al vento della trasparenza e della
nella vuota ripetizione di se stesso. La Mas- notorietà.
soneria non è più una Società Segreta, ma Nel passato, la costruzione di uno Stato
si avvale di una sua diffusione mediatica Italiano, i moti carbonari, e, prima ancora
con Hiram, Erasmo, Laboratorio, altre pubbli- nel 18° secolo, il sorgere dell’Illuminismo
cazioni, libri, Radio Goi e siti telematici. che lentamente determinava il passaggio
La Massoneria odierna per essere fertile dal buio del mistero, dell’ignoto, della stre-
deve essere laica e moderna. I suoi obiet- goneria, delle pietre filosofali, dei filtri
tivi devono essere e sono: amore, tolle- d’amore e di morte, dell’alchimia, alla illu-
ranza, libertà, relativismo, religione del minante luce della conoscenza, potevano
dubbio, conoscenza, saggezza, aspirazione forse motivare l’esistenza e la persistenza
alla perfezione. È questo che noi, Liberi di un segreto massonico legato alla politica
Muratori, dobbiamo gridare forte per farci e ancor prima al persistere del mistero del-
conoscere da tutti, manifestandoci, all’in- l’ignoto.
terno e all’esterno dell’Ordine, quali Oggi, se il percorso annunziato è la ri-
esempi viventi e operanti. cerca della verità, si impone fare chiarezza,
luce, razionalità.
Il segreto massonico Il segreto massonico non esiste più, esi-
Il Segreto Massonico è l’esoterismo, il ste invece una riservatezza, una intimità,
mistero di un insegnamento, di una norma, un insieme di cose vissute, godute e condi-
di un rito, di una liturgia, di una dottrina vise. Esistono momenti magici e nostalgici
HIRAM
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che solo chi appartiene a una specifica isti- neppure una forma istituzionalizzata di magi-
tuzione, in questo caso a una loggia masso- smo o, peggio ancora, di stregoneria, di teurgia
nica, può capire, comprendere, gustare. È politico-sociale volta, attraverso mezzi occulti,
come la fratellanza fra commilitoni che alla ricerca dei metalli e del potere ad essi con-
hanno vissuto reciproci, nesso. L’esoterismo massonico è
intensi, adrenergici mo- quindi l’intimità, l’esperienza,
menti emotivi: anche i la partecipazione attiva ai la-
Fratelli condividono vori di Loggia. L’esoterismo è
battaglie di pensiero, una palestra di pensiero, una
guerre d’idee, contrasti filosofia partecipata, una ri-
e coniugazioni di filoso- cerca interiore espressa nella
fiche intuizioni e con- lettura di una tavola, offerta
giunzione d’intenti. alla comunità rituale come
Ogni istituzione vive dono del proprio pensiero,
di questi magici mo- della propria riflessione, dello
menti, è un intimismo sforzo del proprio tentativo di
reale che dal di fuori è perfezionamento interiore.
difficile se non impossi- Non c’è nulla quindi da na-
bile cogliere, come ad scondere, esiste solo una inti-
esempio la forza spiri- mità di regole, di ritualità, di
tuale della chiesa, la disciplina militare, la disciplina, di liturgia, di dignità, di spiri-
forza manageriale di una industria, quindi tualità che, per essere condivise, devono
come l’orgoglio di appartenenza a un ente essere vissute solo dall’interno della istitu-
spirituale, militare, commerciale, indu- zione.
striale, statale. Ma il segreto ha un suo fascino: l’uomo
Questo è il nostro patrimonio spirituale, è sempre stato attratto dalle cose che non
nostalgico, sensibile, questo è il nostro se- sa, sulle quali forse ama più fantasticare di
greto: in una parola la fratellanza di cose quanto desideri sapere. Vi sono Fratelli, fra
fatte, vissute, assaporate insieme, cose che di noi, che desiderano mantenere il se-
altri non hanno condiviso e quindi non greto, per una languida nostalgia del loro
possono capire, partecipare e godere. passato massonico ma forse soprattutto
In un editoriale “Esoterismo e rigore per amore e desiderio della loro giovinezza
iniziatico” su Hiram (1/2009), il direttore che non è più: ma questa è restaurazione, è
Antonio Panaino espone con chiarezza e fuga dal presente.
compiutamente cosa sia l’esoterismo mas- Ma poi quale segreto: che siamo mas-
sonico. Inizia subito, con rigore e logica, a soni? Ma se lo dobbiamo dire a tutti per far
dire cosa esso sicuramente non è: non è una conoscere quale patrimonio di amore, di li-
religione che riveli segreti salvifici e sacramen- bertà e di giustizia ci anima!
tali, non è una dottrina di carattere teologico e Segreto di cosa? Di stregonerie? Ma
HIRAM
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La Massoneria oggi: una meditazione, P.F. Bayeli

questi sono giochi e credenze dell’oscuro Le universali regole massoniche sono


passato dell’uomo! Noi siamo proiettati state elaborate da un pastore protestante,
nello splendore della non solo ma sono
luce della verità. Il no- esistite Logge
stro pane quotidiano Cattoliche come
è l’estenuante, infati- ad esempio la sto-
cabile, inarrestabile rica Loggia “Gia-
ricerca di verità scien- como Stuart”
tifiche e di valori spi- situata in Roma
rituali. nei pressi del Va-
Il nostro segreto è ticano. Vi sono
quello di desiderare, quindi dei punti
di evidenziare, di far di contatto e uno
emergere, di spre- dei principi mas-
mere la parte buona e sonici è ascoltare,
nobile dell’uomo. non imporre.
È vero, non
Chiesa e Massoneria esiste una Teologia
Basta con l’anticlericalismo. Ragione e Massonica, ma pur solo una Filosofia, tut-
fede, dubbio e dogma devono trovare un tavia i Massoni esprimono un bisogno
punto di congiunzione: l’uomo. È il suo umano, intimo, profondo, ancestrale, uni-
pensiero che li ha partoriti, ed è il suo pen- versale, insopprimibile, indefinibile nel
siero che li deve far collimare in un equili- Grande Architetto Dell’Universo che è un
brato rapporto di forze. L’avvento del generale e centrale concetto di Entità Su-
Regno d’Italia partecipato dalla Massone- prema interpretabile secondo una propria
ria, la caduta dello Stato della Chiesa sof- libera coscienza, secondo la propria fede.
ferto dal Papato avevano acuito il contrasto Ed è proprio qui che si esprime l’ecumeni-
ideologico, ma non possiamo più oggi rite- smo massonico di apertura intellettuale, di
nerci anticlericali al punto di sentirsi vivi tolleranza, di laicità, di interculturalismo,
semplicemente perché tali, cioè opposti di affratellamento fra cristiani, ebrei, mus-
alla Chiesa. Per assurdo, se così fosse, la sulmani, buddhisti, induisti, zoroastriani,
scomparsa della Chiesa ucciderebbe l’Idea sikh e quant’altri.
Massonica. Non viviamo perché contrap- Noi Massoni siamo uomini che credono
posti ma per un dialogo. Non scontriamoci nell’impegno di una Fratellanza Univer-
violentemente con le controparti ma par- sale, senza limiti di religione, cultura, ap-
liamo a partire non da ciò che ci divide ma partenenza geografica e condizioni
da ciò che ci unisce, cioè il pensiero del- economiche. Questo siamo, questo vo-
l’uomo, la sua realtà, la sua spiritualità, l’in- gliamo essere, questo denunciamo alla
tima ricerca della felicità. pubblica opinione.
HIRAM
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Solstizio d’Estate
di Enzo Caroprese

In form of a short story, like a tale, the Author presents the mystery of the primaeval
creation. the origin of the Freemasons and that of the Summer solstice.

I
l progetto l’aveva a lungo costretto capacità di adattamento di ciascuna specie
al tavolo da disegno. ne avrebbe stabilito la sopravvivenza.
Quello che Gli premeva era la vita quale
Adesso tutto era pronto. Tutto era giu- crogiolo di avvenimenti, informazioni e di
sto e perfetto. esperienze che, opportunamente selezio-
La prima di un’opera unica stava per nate e integrate da ciascuno, avrebbero ca-
comparire. ratterizzato ogni individuo e i suoi
In sé vi erano forza, bellezza e sapienza. discendenti. Gli interessava la capacità
Un veniale senso di esaltazione e di au- della vita di incidere, con modalità diverse,
tocompiacimento pervase l’animo del sulla formazione e la crescita di tutti gli es-
G∴A∴. seri viventi, e su ciascuno di loro.
Fu questione di poco. Intendeva dare un senso profondo alla
Ritornò a concentrarsi. vita; alla vita quotidiana dei singoli, e alla
L’attendeva la parte più ardita dell’in- vita dei popoli, dove la storia passata di-
tera creazione: la vita. venta linfa per il possibile progresso futuro.
L’universo per esistere doveva vivere e Perché la vita è tempo e motivo del di-
dovevano vivere i suoi abitanti. venire. E il divenire essenza stessa della
L’aspetto biologico non lo preoccupava. vita. Punto di contatto tra vita biologica e
Una volta iniziato sarebbe proseguito au- vita interiore. L’interfaccia tra natura e
tonomamente, secondo binari naturali. La storia.
HIRAM
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Il divenire è un processo continuo che abbagliato da tanta armonia, ma non riuscì


si ripropone secondo cicli periodici. Simili, a gioirne. Un senso di disagio lo sfiorò: lo
non uguali. sforzo per rendere dinamico il
È commistione tra creato e dare vita all’esi-
speranza del futuro e stenza attraverso il conti-
ricordo del passato. nuo riproporsi delle
Entità queste indisso- stagioni sarebbe stato com-
lubilmente legate. In- preso?
sieme caratterizzano il L’alternarsi della luce e
presente dove senti- delle ombre, dello zenit e
menti, sensazioni ed del nadir, del bianco e del
emozioni, prodotte nero, avrebbe aiutato gli
dall’attesa o generate Animi a comprendere e
dal remoto, schiuden- condividere alternanze più
dosi, impregnano l’esistenza. intime: la gioia e il dolore, la speranza e lo
Il momento più alto di ciascun ciclo è la sconforto, la nascita e la morte? Sarebbe
consapevolezza di averne interiorizzato il stato compreso il divenire o confuso con
suo prossimo esaurimento insieme alla cer- l’evoluzione e l’evoluzionismo, entità con-
tezza dell’approssimarsi del ciclo succes- cettuali più prossime alla mente umana?
sivo. Quali gli uomini in grado di intendere
Questo pensò e fu felice. questo? Non certo quelli incapaci di resi-
Per la seconda volta il Suo animo fu per- stere, nel paradiso terrestre, alla tenta-
meato da un senso di esaltazione che pre- zione di una mela, probabilmente di qualità
sto lasciò il posto alla tristezza per non mediocre.
avere nessuno con cui condividere la gran- Certo non quegli uomini che, additan-
diosità della Propria Opera. doLo secondo riti e religioni tra di loro
Ancora per poco si consolò e tornò a tanto diverse, Gli avrebbero creato da una
curvarsi sul tavolo da disegno: impugnate parte disturbi di personalità, e dall’altra
squadra e compasso, inclinò l’asse terrestre profondi sensi di colpa.
e rese ellittica l’orbita della terra così che Ci volevano uomini diversi. Propensi a
il giorno e la notte si sarebbero rincorsi ricercare il divenire, prima protendendo
senza mai essere uguali e, susseguendosi, guglie verso il cielo, quindi adoperandosi
avrebbero determinato le stagioni, carat- per la propria e altrui ricerca interiore.
terizzate dall’incidenza dei raggi solari Uomini oltre le idee; oltre le religioni;
sulla superficie del pianeta. onesti e di buoni costumi; uomini contro i
Non stava più nella pelle. Preso dall’en- pregiudizi; uomini per il dialogo e la tolle-
tusiasmo volle che la bellezza avesse un ranza.
segno: creò la luna. Le notti si animarono, Uomini e basta.
nacquero le maree e il sentimento pose la Li vide nei templi, squadrare il pavi-
sua opzione sul cuore degli uomini. Rimase mento a scacchi ornati di indumenti strani;
HIRAM
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Solstizio d’Estate, E. Caloprese

Li vide interrogarsi sull’oriente e sgrossare mie intenzioni, le stagioni, la creazione,


la pietra grezza. l’alternanza e il divenire.
Li vide muratori, e li definì Questi muratori appesantiti
liberi. dai metalli, rappresenteranno
Li sentì parlare delle sta- le mie tenebre, il mio solstizio
gioni e della meraviglia dei di inverno! Disse e si fermò.
solstizi: di quando la luce Come folgorato da quelle
trionfa e il grano matura, o rivelazioni il G∴A∴ si mise in
allorchè le tenebre pren- ascolto di se stesso.
dono gli animi e circondano Quindi anche per Lui vale-
la terra. vano il pavimento a scacchi e
Li sentì indicarLo come il la legge dell’alternanza!
G∴ A∴, Gli piacque e li Valevano la luce e il buio,
sentì vicini. l’estate e l’inverno, la gioia ed
Uomini che, nel Suo il dolore, i Liberi Muratori e i
nome, lavoravano al bene e muratori appesantiti.
al progresso dell’umanità. Anche a Lui era impedito
Addirittura con la malcelata in- coprire il tempio della creazione!
tenzione di scavare oscure e profonde pri- Tutto questo comprese alla fine il G∴
gioni al vizio. La grandezza, la profondità e A∴ e si sentì pronto.
la semplicità di quelle intenzioni toccarono Adesso sapeva che poteva abbandonare
il Suo cuore e allarmarono il Suo animo. il tavolo da disegno e che la Sua Opera po-
Un sorriso amaro solcò il Suo volto. teva iniziare.
Da G∴ A∴ qual era, ben conosceva i ri- Una felicità nuova Lo avvolse.
schi cui vanno incontro coloro che si pon- Avrebbe consegnato tutta la sua opera
gono obiettivi troppo grandi rispetto al al popolo dei L∴ M∴ e loro la avrebbero
proprio spessore. custodita, apprezzata, condivisa e ricordata
ritualmente.
All’ora o l’obiettivo irragiungibile cade, E pazienza se non proprio tutti sareb-
oppure viene facilmente manipolato da co- bero stati Liberi e di Buoni Costumi poiché,
loro inclini a presentarsi come depositari per quanto fosse Grande come Architetto,
della unica formula che conduca così in non tutto poteva riuscirGli bene al primo
alto. colpo.
“Ahi me!”, pensò il G∴ A∴, non è suffi- Decise comunque di aiutarli questi Mu-
ciente dichiarare di voler interrare il vizio ratori dell’umanità a sconfiggere le tene-
per sconfiggerlo. bre nel proprio interno, regalando loro uno
E quasi Gli apparvero questi muratori strumento nuovo che a pochi è concesso di
privi di calli alle mani e sui quali neanche la utilizzare.
calcina osava posarsi. E creò il giubilo.
Ecco questi non comprenderanno le Quindi, come tutti sanno, si riposò.
HIRAM
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Alchimia e Iniziazione nella Tradizione
di Aristide Pellegrini
Medico

Alchemy finds its roots in Tradition, and it is one of the oldest and deepest Initiatory
Paths. The reading of an ancient alchemical text of Zosimus of Panopoli, an Egyptian
alchemist of the III-IV century AD, is still for the modern reader an interesting and
compelling content to further stimulus, values and meanings of the message guarded
by the esoteric Masonry.

N
el lungo cammino che l’iniziato la trasmutazione di metalli vili in oro,
deve seguire per arrivare alla siamo fuori strada, e non possiamo cogliere
Luce, una delle strade che il Sa- l’aspetto propriamente esoterico della di-
pere della Tradizione ha indicato al neofita sciplina, che però possiamo intuire consi-
fin dalla più remota antichità è l’Alchimia, derando che in realtà lo scopo principale
parola che in tutti noi richiama concezioni dell’Arte era quello di giungere alla tra-
correnti e spesso largamente preconcette, smutazione dell’operatore (l’Alchimista),
se non fuorvianti, che presentano l’Alchi- portandolo da una condizione esistenziale
mia come una specie di precursore primi- umana “vile”, ad una umanità “nobile” o
tivo, empirico e grossolano della “aurea”: è evidente allora il carattere pro-
“moderna” Chimica: niente di più sba- priamente iniziatico dell’esperienza Alche-
gliato. mica, che solo i profani possono
È evidente che se pensiamo all’Alchimia interpretare riduttivamente come trasmu-
come una disciplina che, sulla base di pre- tazione del piombo in oro, fallendo in
sunte corrispondenze tra micro e macro- pieno il vero significato dell’Arte, che è
cosmo, si proponeva di riuscire ad operare propriamente ed esclusivamente Esoterico.
HIRAM
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La Dottrina Alchemica è costitutiva di l’esperienza operativa decisamente nel


una esperienza squisitamente iniziatica, campo metafisico con la definitiva ado-
rappresentata convenientemente da sim- zione di forme mistiche a carattere esote-
boli che opportunamente significano, ed al rico e misterico, che conservano ancora
tempo stesso velano ad oggi il loro valore simbolico e
occhi non preparati, le didattico come indicazioni di
varie operazioni e gli in- esperienze capaci di far pro-
gredienti costitutivi del gredire l’iniziato sulla Via.
lungo, elaborato e com- Ho avuto la fortuna di
plesso processo per otte- poter leggere un’opera del-
nere la pietra filosofale, l’antica Alchimia, quel trat-
quel “lapis philosophorum” tato Sulla virtù di Zosimo di
che è l’obiettivo, lo scopo Panopoli, un alchimista egi-
finale della Grande Opera, zio del III-IV secolo dopo Cri-
ovviamente appannaggio sto che scriveva in greco, la
esclusivo degli iniziati più lingua universale dell’epoca;
capaci e diligenti. l’opera affascinò Carl Gustav
Delineare il profilo di Jung che ad essa dedicò un
questa particolare disci- lungo studio, anche per la
plina nella Storia Inizia- circostanza che in quel-
tica esorbita le mie l’opera si racconta una serie
modeste possibilità e i li- di sogni, densi di complessi
miti di questo scritto, ma è nozione co- contenuti allegorici, spesso espressivi di
mune che l’Alchimia, probabilmente una proiezione di contenuti psichici incon-
presente come esperienza spirituale già sci sulla materia e sui processi che l’iniziato
dall’origine del pensiero razionale del- è chiamato a compiere. È indubbio merito
l’uomo, abbia trovato una prima sistema- di Jung aver riportato in epoca moderna
tica organizzazione nell’antico Egitto, con l’attenzione su Zosimo, sulla base della fe-
quella figura largamente mitica di Ermete lice intuizione che il simbolismo alchemico
Trismegisto, considerato giustamente il ha un senso compiuto, e che, insieme alle
personaggio fulcro nella storia delle espe- operazioni così astruse degli alchimisti, è
rienze esoteriche dell’umanità. inerente al processo di evoluzione e di
È stato detto che alla base dell’Alchimia completezza interiore: in altre parole,
ci siano esperienze operative di tipo arti- quelle visioni rappresentano un autentico
gianale, legate alle prime pratiche siderur- itinerario iniziatico.
giche compiute in area egizia, ma assai Pur risultando ad una prima lettura
rapidamente all’aspetto tecnico operativo come un coacervo alquanto sconclusionato
si associò una riflessione filosofica tesa alla di visoni oniriche “casuali” e di una coe-
ricerca della “materia prima”, portando renza almeno problematica, ad una rifles-
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Alchimia e Iniziazione nella Tradizione, A. Pellegrini

sione più meditata appaiono significati im- nel dettaglio, ed evitando di perdersi nello
portanti e assai profondi di quelle visioni, sterminato mondo della simbologia pre-
apparentemente così oscure e bizzarre: si sentata, in quella che si potrebbe definire
tratta di esperienze esoteri- una vera e propria anar-
che espresse tramite sim- chia di simboli, prenderò
boli, ed è questa complessa qui in considerazione
simbologia che a mio pa- qualche aspetto propria-
rere costituisce il conte- mente esoterico colto nel
nuto e il valore profondo di trattato Sulla virtù, che ha
quel testo, e che ne ha de- diretta relazione con espe-
cretato la grande diffusione rienze iniziatiche vissute
tra gli iniziati fino al VII se- all’interno del nostro Or-
colo dopo Cristo. dine, e quindi sicuramente
Leggendo questo breve anche alla nostra portata.
testo si comprende la Nel trattato si parla in
grande importanza che gli vari luoghi dell’acqua che
è stata attribuita: da Zo- bolle nell’Atanor dell’al-
simo in poi l’Alchimia chimista, il crogiolo delle
prende definitivamente le trasmutazioni fisiche ma
distanze da ogni istanza “operativa” pre- soprattutto mistiche, acqua che testimonia
cedente, e dichiara apertamente la sua fun- e rappresenta il passaggio dallo stato cor-
zione di teoria naturalistico-metafisica poreo a quello etereo-spirituale, passaggio
squisitamente esoterica, e tale resterà; il ritenuto ineludibile per una effettiva espe-
sogno narrato diventa una tecnica affabu- rienza iniziatica; questo passaggio esprime
latoria che Zosimo utilizza per rendere in- il legame tra spirito e acqua, che si tra-
comprensibili ai non iniziati le operazioni e sforma in vapore per poi ricondensarsi in
i loro significati, rendendoli così accessibili acqua, simboleggiando allegoricamente
solo a chi è iniziato, e già esperto di Alchi- quella circolarità del processo conoscitivo
mia, escludendo completamente i profani. così propria alla visione del Sapere Tradi-
La lettura di quest’opera per noi che vi- zionale. L’acqua è equiparata allo spirito, è
viamo nel XXI secolo è indubbiamente un elemento primordiale capace di agire
complessa, ma è immediata la percezione sulla qualità della materia e di operare una
di trovarsi di fronte a uno scritto esoterico, trasformazione spirituale, come nelle im-
destinato agli inziati, e incentrato sul con- mersioni purificatrici che ancora oggi si
trasto tra opposti, tra Corporeo e Spiri- praticano regolarmente in India, nel
tuale, presente già nella tradizione Gange, e di cui si ha una testimonianza nel
precedente, ma destinato a successive e Battesimo cristiano. Ma in Alchimia ogni
profonde trattazioni in tutta la Filosofia elemento presentato ha una doppia natura:
Occidentale, esoterica e non. Senza entrare come l’acqua purifica e dà la vita, così può
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anche uccidere: in questa duplice possibi- viene perturbata da scene drammatiche,


lità Zosimo introduce il simbolo dell’Ouro- che testimoniano la difficoltà cosciente di
boros, il serpente che si divora la coda, recepire compiutamente il processo di me-
rappresentante quella circolarità di cui tamorfosi introspettiva, testimoniando che
parlavo prima ed espressiva rappresenta- l’irrompere dell’inconscio si carica inevita-
zione intuitiva di di- bilmente di signifi-
namiche di auto cati inquietanti e
annientamento rige- spaventosi, dovuti al-
neratore. Il serpente l’intervento dei mec-
nell’atto di mangiare canismi censori della
la propria coda sim- coscienza, indotti dal
boleggia una fase di freudiano Super-Io,
autodistruzione, che presentano come
mentre l’unione terrifico e minac-
della coda con le cioso tutto ciò che
fauci indica un’auto- proviene dal pro-
fecondazione: quindi fondo e che riesca a
il congiungersi delle superare i meccanismi
fauci e della coda contiene il principio ma- di difesa che tendono a relegarvelo.
schile attivo e quello femminile passivo, Il sogno terrifico di Zosimo richiama la
che richiamano la circolarità dell’alter- discesa agli Inferi, fase ritenuta necessaria
nanza tra la vita e la morte, di quel circuito in quanto preparatoria e propedeutica per
inesauribile di morte e rinascita che muove aspirare a raggiungere stati superiori di au-
e determina la perpetua trasformazione tocoscienza e di perfezionamento spiri-
del mondo e dell’anima umana, e dunque, tuale: per rinascere ai Misteri, l’iniziato
in ultima analisi, il ritmo dell’ordine co- deve dapprima morire allo stato profano,
smico, al quale l’iniziato deve tendere a un rito di passaggio presente in tutte le
conformarsi. L’acqua delle visioni di Zo- Tradizioni religiose e iniziatiche, compresa
simo rappresenta così il processo di tra- ovviamente la Tradizione Iniziatica pre-
sformazione e insieme di elevazione sente nel nostro Ordine; il rito di inizia-
spirituale, da attuarsi mediante il contatto zione ha successo soltanto quando il
con l’acqua contenuta come materia prima candidato sia “morto” alla condizione pre-
nei corpi e nei metalli, ma anche come cedente, quando abbia definitivamente ab-
scintilla di origine divina nell’anima del- bandonato la vita e soprattutto la
l’iniziato, che attraverso questa deve pren- condizione profana condotta fino a quel
dere atto e coscienza dell’identità momento.
micro-macrocosmica. L’Acqua “Divina” di- Attraverso l’iniziazione, il neofita “ri-
venta quindi l’Alfa e l’Omega dell’Opus, ma nasce”, pur continuando apparentemente
la sua cognizione nel sogno di Zosimo a costituirsi come fenomeno “vita” nel me-
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Alchimia e Iniziazione nella Tradizione, A. Pellegrini

desimo corpo mortale posseduto nel pre- intesa come una sorta di “morte profana” o
cedente stato profano, ma in realtà diven- “discesa agli inferi”; una fase “bianca”, co-
tando un individuo ontologicamente stituita dal momento della rigenerazione
nuovo, sostanzialmente migliore. Quindi mistica, dell’autentica rinascita iniziatica,
l’“Acqua Divina”, il “Lapis ed infine l’ul-
Philosophorum” sono solo si- timo stadio, la
nonimi con i quali si designa fase “rossa”, de-
l’oggetto reale dell’Alchimia, stinata a pochi
che è il raggiungimento della e che indicava
Conoscenza Iniziatica, una la compiuta
trasposizione allegorica della realizzazione
trasformazione interiore rea- dell’Opus, l’ot-
lizzata dall’adepto, ed anche, tenimento della
secondo Jung, la capacità di Pietra Filoso-
accettare ed integrare nel do- fale: è di tutta
minio della coscienza quei contenuti in- evidenza il parallelismo di una tale scan-
consci che abitualmente risultano rimossi, sione trifasica dell’Opus con i tre gradi che
tendendo alla realizzazione della comple- anche nel nostro Ordine segnano l’iter ini-
tezza dell’equilibrio interiore. ziatico: Apprendista, Compagno, Maestro,
E anche nell’opera citata, la realizza- e che indicano una progressiva evoluzione
zione del “Lapis philosophorum” viene de- spirituale sulla Via iniziatica che ha così
lineata in tre fasi: una prima fase “nera”, antichi riferimenti nella Tradizione.

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L’Ipotenusa (1959-1964):
la tradizione per preparare i tempi futuri
a cura del Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia
(Palazzo Giustiniani)

“Memory of the past, commitment for the present, look towards the future”, these
have always been the characteristics of L’Ipotenusa, a Masonic review sponsored by
the Brethren of “Hiram” Lodge, No. 385 (Turin). L’Ipotenusa today celebrates its
fiftieth anniversary, since the first number was issued in Turin on September 20,
1959, edited by our Brethren Augusto Comba, Angelo Ruffino and Riccardo Sacco. To
celebrate this anniversary, the Managing Committee of the Centro di Documentazione
Ipotenusa, has decided to publish a special issue of this review, re-proposing to the
readers a selection of some particularly meaningful articles, published between 1959
and 1964.
The aim of this article is to reconstruct the history of L’Ipotenusa (1959-1964) from
both the point of view of the ideas and of people, who undertake this enterprise, by
writing some interesting articles, aiming to discover and assert the Freemasonry’s
historical, traditional and esoteric principles, so carrying out an important work of
popularization through the analysis of initiatory and cultural issues.

I
n occasione del 50° anniversario alle nuove generazioni è questo l’obiettivo
della pubblicazione de L’Ipotenusa, principale espresso dall’editoriale redatto
avvenuta a Torino il 20 settembre da Massimo Raffo per il numero celebrativo
1959, il Comitato Direttivo del Centro di Do- de L’Ipotenusa, uscito nel secondo trimestre
cumentazione Ipotenusa ha deciso di rea- del 2009.
lizzare un numero speciale della rivista, Le tematiche affrontate dalla storica ri-
riproponendo ai lettori una selezione di ar- vista L’Ipotenusa (1959-1964) rientrano, in-
ticoli particolarmente significativi pubbli- fatti, in un progetto che risulta valido
cati tra il 1959 e il 1964. Custodire e ancora oggi in quanto è nato dalla neces-
perpetuare la tradizione offrendone la fruizione sità “di preparare i tempi futuri”; necessità
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che potrà essere soddisfatta solo se si ri- iniziati, invece, nel secondo dopoguerra
parte dal proprio passato, dalle origini, vale come Francesco Siniscalchi, Carlo Gentile,
a dire dalla tradi- Lucio Lupi, oltre agli
zione massonica, stessi membri del
intraprendendo Comitato di Reda-
un percorso che zione Responsabile
non ci faccia eva- Augusto Comba, An-
dere dalla società gelo Ruffino e Ric-
in cui viviamo, cardo Sacco che
ma, al contrario, riuscirono a coagu-
che ci spinga ad lare intorno a sé le
analizzarla e a migliori energie pre-
c o m p re n d e r l a , senti nell’Istituzione,
pur con tutte le seppure di diverso
sue difficoltà e l’im- orientamento: teoso-
pegno che l’impresa richiede. Per proiet- fico, martinista, ermetico, ecc., con il pre-
tarsi nel futuro, inoltre, occorre ritornare, gio di un solido ancoraggio alle fonti,
seppure gradualmente, dalla Massoneria accompagnato da una forte motivazione
speculativa a quella operativa iniziatica1. ideale che rende attuale e ancora proponi-
Meritorio è il fatto che L’Ipotenusa, pur par- bile l’impegno della rivista.
tendo dalla riscoperta della tradizione ini- La rivista L’ipotenusa, promossa dai Fra-
ziatica, non abbia mai assunto i caratteri di telli della Rispettabile Loggia “Hiram” n.
una rivista avversa al progresso, al contra- 385 all’Oriente di Torino, fu pubblicata il 20
rio attraverso i suoi studi ha mostrato un settembre 1959 sotto la Gran Maestranza di
impegno costante per superare le antino- Umberto Cipollone, in un periodo in cui
mie tra tradizione e progresso, ma anche non esistevano pubblicazioni a livello na-
tra progresso scientifico e spirituale. Tra le zionale del G.O.I. (cesserà infatti dopo
sue caratteristiche fondamentali vi è la sal- pochi mesi, nel dicembre 1959, la rivista
datura tra le esperienze massoniche e gli Lumen Vitae); questa situazione, lo ricor-
interessi esoterici di Fratelli appartenenti diamo, cambierà solo nel 1966 quando il
al GOI, prima dello scioglimento del 1925, Gran Maestro Giordano Gamberini decise
come Pericle Maruzzi, Gino Valori, Galliano di ridare vita alla Rivista Massonica (nuova
Tavolacci e Carlo Curti e di alcuni Fratelli serie)2, preceduta da due numeri speri-

1 Cfr. Francesco Siniscalchi (1959), Iniziazione orale e iniziazione reale, in Ipotenusa, Serie
I, fasc. 1, p. 5.
2 Riccardo Sacco (1990), Pubblicistica massonica del Grande Oriente d’Italia dal 1947 al
1990, in Hiram, fasc. 9-10, pp. 63-66.
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L’Ipotenusa (1959-1964): la tradizione per preparare i tempi futuri, Servizio Biblioteca del G.O.I.

mentali denominati “Ordine Massonico”. al principio che nell’esoterismo la persona


Riguardo alla consistenza di L’Ipotenusa, non conta. Tra questi: Pericle Maruzzi, au-
la prima annata era composta da sei fasci- tore della prima bibliografia della Masso-
coli (settembre neria italiana4 che per
1959 - aprile/mag- L’Ipotenusa pubbli-
gio 1960); la se- cherà, sotto lo pseudo-
conda annata nomio di R.O.S. o di
ugualmente con- M.P.A. o con le iniziali
tava sei fascicoli P.M., importanti studi
(settembre 1960 - sulla Massoneria ope-
marzo 1962); la rativa; sulla Massone-
terza annata, edita ria anglosassone, come
dal “Centro di do- il lavoro su: “Il grado di
cumentazione Ipo- Royal Arch Mason”; sui
tenusa”, era invece templari; nonché l’ar-
composta da quat- ticolo intitolato “Cenni
tro fascicoli (gen- sommari sui Rosen-
naio 1963 - marzo kreuzer e sulla fratel-
1964) con la novità lanza dell’Aurea e
che la rivista non era più riservata ai Fra- Rosea Croce”. Sempre tra i collaboratori, ci-
telli torinesi della Loggia “Hiram” ma, per tiamo il contributo di Galliano Tavolacci
volere del Gran Maestro Giordano Gambe- che dal 1953 al 1959 ricoprì l’incarico di So-
rini3, fu inviata a tutte le Logge della Co- vrano Gran Commendatore del R:.S:.A:.A:. e
munione italiana. che aveva già collaborato alla rivista Ata-
Tornando a L’Ipotenusa e ai suoi collabo- nor5 di Arturo Reghini, scrivendo per L’Ipo-
ratori, alcuni dei quali appartenenti alla tenusa diversi lavori tra cui: “Esoterismo e
R.L. “Krishna” n. 39 all’Oriente di Milano e Occultismo”, “Segretezza massonica”, “La
alla R.L. “Hermes” n. 594 di Roma (oltre na- funzione della Massoneria nella crisi spiri-
turalmente alla Loggia “Hiram” n. 385 di tuale dell’Occidente”. Significativo è anche
Torino), occorre specificare che spesso il contributo di Giorgio Tron, che divenne
questi erano soliti utilizzare degli pseudo- nel 1960-1961 Gran Maestro del GOI, e che
nimi o le iniziali del loro nome in omaggio pubblicò su L’Ipotenusa interessanti articoli

3 Cfr. “Lettera del Gran Maestro del G.O.I. Giordano Gamberini a Augusto Comba” del 4 gen-
naio 1963 in L’Ipotenusa, III serie, fasc. 1, p. 3, 1963.
4 Pericle Maruzzi (1921), Opere per una biblioteca massonica: suggerimenti bibliografici, Roma: Tip
del Senato di G. Bardi.
5 Galliano Tavolacci (1924), Tra gli Adepti del Celeste Impero, in Atanor, n. 1-2.
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quali: “Iniziazione e tradizione alchemica”, effetti, con l’uomo e ha subito le sue stesse
“I versi d’oro pitagorei”, solo per citarne al- evoluzioni6.
cuni, sotto le iniziali “G.Tr.”, o utilizzando Scorrendo i fascicoli de L’Ipotenusa ed
la parola “Nort” esaminando, in
che letta al con- particolare, la pre-
trario rivelava il messa al primo fa-
cognome. Ricor- scicolo è possibile
diamo anche i la- rintracciare alcuni
vori di Gino punti che i re-
Valori, di Carlo sponsabili di reda-
Gentile, di Lucio zione cercarono di
Lupi (che firmava perseguire per
gli articoli utiliz- riaffermare e chia-
zando le iniziali rire il carattere
L.L.), di Cino e Ugo iniziatico dell’Isti-
Poli e di Francesco tuzione Masso-
Siniscalchi che nica; tra questi
utilizzava spesso le segnaliamo: l’esame
iniziali F.S.; sono suoi gli articoli intitolati: dei fondamenti storici e dei precedenti al
“Considerazioni sul significato della Bibbia concetto di Massoneria come istituzione
sui nostri Altari”, “Iniziazione orale e iniziatica e del suo sviluppo (tema che oc-
iniziazione reale” in cui si sottolinea la cupò la maggior parte degli articoli della
necessità di passare da una Massoneria prima annata); l’esame delle implicazioni
speculativa ad una operativa e iniziatica e pragmatiche del concetto di tradizione ini-
“Ragioni e validità del simbolismo nella ziatica; la traduzione pratica nella vita
nostra epoca”, in cui viene illustrata della Loggia e del singolo Fratello; la regi-
l’importanza del simbolismo che ha un strazione delle esperienze e direttive con-
valore gneosologico, in quanto serve a seguenti; lo studio e l’uso del rituale.
rendere meglio e più compiutamente la Per realizzare questo progetto, la reda-
complessità di un’idea. L’autore sottolinea, zione, tra le altre iniziative, propose ai Fra-
inoltre, come il simbolismo abbia telli dei termini che dovevano diventare
un’origine psicologica, aggiungendo che oggetto di studio per tutti, tanto da solle-
l’uomo stesso e la sua possibilità di citare ulteriori approfondimenti e discus-
esprimersi sono connaturati di simbolismo, sioni in Loggia. Tra i primi termini
sono simbolismo; il simbolo è nato, in massonici proposti, a cui i Fratelli dove-

6 Francesco Siniscalchi (1960), Ragioni e validità del simbolismo nella nostra epoca, in
L’Ipotenusa, I serie, fasc. 5, p. 104.
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L’Ipotenusa (1959-1964): la tradizione per preparare i tempi futuri, Servizio Biblioteca del G.O.I.

vano dare delle definizioni concise in lin- La terza serie pubblica un articolo fir-
gua italiana o francese, si ritrovano le pa- mato da Augusto Comba su “La Terza Ipo-
role: bibbia, dogma, tenusa” che presenta
dare la luce, buoni questa terza serie nata
costumi e antichi e proseguita con l’in-
doveri. tento di “riaffermare e
Riguardo alla chiarire il carattere
seconda annata, iniziatico dell’Istitu-
questa si apre con zione Massonica”8. In
un articolo di Au- conclusione è interes-
gusto Comba che sante citare anche il
invita tutti i Fra- lavoro volto ad appro-
telli all’unità, rin- fondire il legame tra
forzata anche dal “Tradizione e pro-
lavoro di L’Ipote- gresso” in cui viene ri-
nusa che do- badita l’idea che la
vrebbe unire: “filo tradizione iniziatica
tra gli altri fili di della Massoneria non
un comune vincolo, è in antitesi con il pro-
chi leggerà e chi scriverà queste pagine”7. gresso, al contrario va riscoperta e chiarita
In questa seconda annata si apprende, inol- proprio al fine di contribuire a compren-
tre, che è stato creato il Centro di docu- dere la società moderna e al contempo a
mentazione de “L’Ipotenusa” che ha proiettarsi nel futuro e, in effetti, in questo
l’obiettivo di raccogliere con sistematicità contesto, “il progresso, al pari della tradi-
il maggior numero possibile di pubblica- zione, non è che il passato che si presenta
zioni periodiche di argomento massonico. liberato dalle sue connotazioni negative,
Notevole è stato, inoltre, il tentativo di ap- come futuro”9.
profondire l’esoterismo massonico (che A ben vedere L’Ipotenusa e il suo Centro
segna il fascicolo di marzo-aprile 1961), di documentazione hanno rappresentato
come suggerito dal Gran Maestro Giorgio una realtà di grande interesse nazionale,
Tron e, in tal senso, si segnalano gli appro- oltre che un contributo alla pubblicistica
fondimenti di Augusto Comba, Lucio Lupi massonica del secondo dopoguerra, con-
e Ugo Poli. ducendo delle iniziative meritorie e origi-

7 Augusto Comba (1960), Continuazione, in L’Ipotenusa, II serie, fasc. 1, p. 2.


8 Augusto Comba (1963), La terza Ipotenusa, in L’Ipotenusa, III serie, fasc. 1, pp. 7-12.
9 Augusto Comba (1964), Tradizione e progresso, in L’Ipotenusa, III serie, fasc. 3, pp. 111-
116.
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nali volte ad approfondire e a trasmettere questi ultimi anni la rivista si è ampliata, è


la tradizione muratoria. Va divenuta a diffusione
detto, infine, che grazie al- trimestrale, ha cam-
l’impegno e allo spirito di biato la veste gra-
continuità di alcuni Fra- fica, ha accolto molti
telli, tra i quali Augusto lettori affezionati ed
Comba e Massimo Raffo, entusiasti e ha ospi-
dopo una interruzione tato nuove firme ap-
trentennale, la rivista L’Ipo- prezzate non solo
tenusa ha rivisto la luce nel dal Piemonte e la
1998, proseguendo il suo Valle d’Aosta ma
impegno editoriale e riaf- anche dalle altre re-
fermando i valori storici, tra- gioni d’Italia, dall’Ar-
dizionali ed esoterici della Massoneria. In gentina, dalla Francia e dalla Spagna.
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”
di Marco Veglia
Università di Bologna

The Risorgimento’s heritage has not been accepted in the Italian culture, which often
tends to be conformed to an array, a church-party, and which does not search for the
truth. Our work should be directed to a government of all under the guide of the
bests, as Mazzini intended the real democratic élite, with an authentic liberal
education that guards to the continuance of democracy.

Je suis en effect convaincu, et j’ai tâché de l’exprimer par tous mes écrits, que pour pouvoir
résister contre le fascisme nous n’avons pas tellement et pas surtout besoin de moyens matériels, ni
d’armes, ni de grands appareils bureaucratiques, mais, d’abord et avant tout, d’une toute autre
manière de considérer la vie et les hommes. Sans «cette autre manière de considérer la vie et les
hommes», nous mêmes, chers amis, deviendrions des fascistes. Je veux dire, des fascistes rouges. Or,
je devais vous dire, que je me refuse de devenire un fasciste, et, même, un fasciste rouge.
Croyez-moi en liberté,
votre
Ignazio Silone*

* Si veda I. Silone, Romanzi e saggi, vol. I, a cura di B. Falcetto, con una testimonianza di G.
Herling, Milano, Mondatori, 1998, p. 1268. La traduzione si legge, ibid., a p. 1272: Sono infatti con-
vinto, e ho cercato di esprimerlo con tutti i mieri scritti, che per poter resistere contro il fascismo,
non abbiamo tanto bisogno di mezzi materiali, né di armi, né di grandi apparati burocratici, quanto
soprattutto di tutt’altra maniera di considerare la vita e gli uomini. Senza questa ‘altra maniera di
considerare la vita e gli uomini’, noi stessi, cari amici, diventeremmo dei fascisti. Voglio dire dei fa-
scisti rossi. Ora, vi debbo dire, che mi rifiuto di diventare un fascista, e soprattutto, un fascista rosso.
Credetemi in libertà, vostro Ignazio Silone.
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C
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on queste parole, che chiudevano quasi neutro, da molti massoni, è invece


la Lettera a Mosca, indirizzata allo una minaccia non solo per il nostro Ordine,
scrittore tedesco ma per quella minoritaria, ves-
Ernst Ottwalt, che aveva cri- sata, sovente carsica vena au-
ticato la “contemplazione tenticamente liberale che
improduttiva” del protago- gioverebbe a rendere final-
nista di Pane e vino, Ignazio mente l’Italia un Paese mo-
Silone toccava un nodo che, derno e civile. Come un
si può dire, è rimasto irri- tempo vollero, per primi
solto nel secondo dopo- combattendo la tirannide
guerra italiano, che si è anzi pontificia, Luigi Zamboni e
rimosso in nome di una vi- G.B. De Rolandis.
sione parziale della Resi- L’Italia, come diceva Giosue
stenza e di una visione non Carducci, dei Destri e dei Sini-
problematica del fascismo. stri, incapace di riconoscere,
Con ciò non intendo affatto promuovere e tutelare l’ec-
sminuire il valore della cellenza, quando essa non ap-
prima, altissimo e inconte- partenga all’uno o all’altro
stabile, per rivalutare – Dio versante dell’agone politico,
ne liberi - alcuni aspetti del rappresenta se medesima,
secondo. Vorrei soltanto fermarmi sul re- oggi, in forme di singolare pau-
taggio del Risorgimento, strumentalizzato pertà. Alle quali, va subito aggiunto, non
dal fascismo e contrastato, quando non av- sempre si oppongono coloro che, per voca-
versato, dal marxismo, come altresì da zione prima ancora che per professione,
larga parte, benché non sempre apertis ver- dovrebbero dedicare la propria vita al
bis, del cattolicesimo. Su questo retaggio, culto, alla ricerca e alla manifestazione
che coincide, in specie per l’Italia, con la della verità. Gli intellettuali, i docenti uni-
storia e le idealità della Massoneria, vorrei versitari, i giornalisti, i commentatori tele-
oggi richiamare l’attenzione per il semplice visivi, aggiungiamo pure i massoni, hanno
motivo che l’oblio del Risorgimento pro- scelto in troppi casi di militare non per il
cede all’unisono con la mistificazione, che vero (vitam impendere vero, era il motto caro
è premessa poi della negazione, della stessa al Foscolo), ma per una sua declinazione
Resistenza nel suo significato morale e “re- ideologica o politica, per una “chiesa”. L’in-
ligioso”, insomma universale, e con la so- tellettuale ha concepito la militanza, in-
stanziale continuità del fascismo, somma, come un impiego: non sapendo se
variamente colorato, nella Repubblica suc- baciare o mordere la mano che gli porgeva
cessiva alla Liberazione. Quell’oblio, piani- sicurezza e prestigio, egli ha scelto la porta
ficato dai nemici della Libera Muratoria e larga, la strada agevole e spaziosa. E si è
talvolta sentito come un fatto normale, perduto.
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

Ci troviamo allora di fronte, dopo oltre inizio, infatti, uno dei primi processi del-
settant’anni, al problema sollevato dalla l’era staliniana. Ottwalt stesso, vittima più
lettera di Ignazio Si- tardi della persecu-
lone del 30 agosto zione di Stalin, mo-
1936: le unspoken as- rirà in un lager
sumptions, che costi- siberiano il 24 agosto
tuiscono lo “spirito 1943. Non dimenticò
pubblico” di un certo il “sentir mo-
Paese, si sono inve- rale” dello scrittore
rate spesso in Italia, di Pane e vino, reso
dal fascismo ad profetico dalla storia
oggi, con i caratteri d’Europa.
della parzialità e La contiguità, nel
dell’opportunismo. primo tomo delle
L’elenco delle ecce- opere di Ignazio Si-
zioni non gioverebbe lone, nei “Meridiani”,
che a confermare la regola. L’ossessione, fra la Lettera a Mosca e il saggio intitolato
così pressante ai giorni nostri, così perva- Nuovo incontro con Giuseppe Mazzini deve
siva da essere divenuta quasi una seconda certo sottrarsi a qualsivoglia casualità. Pub-
natura, per ciò che è “politicamente cor- blicato nel 1939 come introduzione a The li-
retto”, dalla quale nemmeno l’etica masso- ving thoughts of Mazzini (Longmans, Green
nica è talvolta immune, contrasta con la & Co., New York-Toronto, 1939; Cassel &
testimonianza da rendere a quelli che Ju- Co., London, 1939), quel saggio consente e
lien Benda chiamava i valori astratti, ed è impone ancora oggi alcune osservazioni,
un segno inequivocabile di decadenza mo- almeno tanto scomode quanto vere.
rale e di diminuzione intellettuale. Da que- La collana ove lo scrittore si accingeva a
ste premesse, dal dispregio per il presunto pubblicare era assai prestigiosa. Due anni
umanesimo di coloro che assecondavano le prima, il 30 novembre 1937, Alfred O.
violenze di Stalin, proruppe lo sdegno di Mende si era rivolto a Silone chiedendogli
Ignazio Silone. la disponibilità a contribuire, per Mazzini,
La Lettera a Mosca ebbe ampia diffusione all’iniziativa della Longmans, Green & Co.,
nei circoli culturali della sinistra europea: per la collana “The living thoughts of ”.
uscì in varie sedi, ad esempio a Parigi (So- Prima del Mazzini di Silone, a dimostra-
zialistische Warte, a. IX, fasc. 17, 1° ottobre zione dell’autorevolezza europea di quel-
1936, pp. 409-411), come pure a Praga l’impresa editoriale, erano approdati in
(Unser Wort. Notre Parole, a. IV, n. 15, ottobre libreria il volume su Nietzsche di Heinrich
1936, p. 2). Ma il libero dibattito fra Ottwalt Mann, il Darwin di Julian Huxley e il Rosseau
e Silone fu presto interrotto da tragici di Romain Rolland. Dalle pagine di Silone
eventi. In quel mese d’agosto del 1936 ebbe impariamo, anzitutto, che la prospettiva
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politica di Giuseppe Mazzini, vinta dalle di- trovare concordi uomini assai diversi fra
namiche stesse del processo di unificazione loro, come Cavour e Garibaldi, come Min-
nazionale, per quanto ir- ghetti e l’esule di Londra.
retita forse nelle vo- Di quella “fede” la Masso-
lute di un’altissima neria è un esempio, forse il
eloquenza, anch’essa maggiore, nella storia non
strumentalizzata poi solo italiana ma europea,
dal fascismo, fosse la poiché, inibendo l’ateismo e
strada da percorrere accogliendo i fedeli di tutte
per edificare una le religioni, preparava negli
prassi politica che ideali e nel metodo del dia-
avesse al centro, se- logo e del libero confronto la
condo l’auspicio liber- società moderna nella quale
tario della Lettera a noi, qui, ci riconosciamo.
Mosca, una “autre ma- A Fucecchio, come presto
nière de considérer la a San Marino, intimorito da
vie et les hommes”. Il un positivismo che corro-
caso di Silone è pertanto emblematico di deva la passione per l’ideale, da un inter-
un ritorno meditato al Risorgimento, che nazionalismo che mirava alla lotta di classe
discendeva da una diagnosi severa dei mali e all’eversione di uno Stato appena costi-
della storia recente e della pericolosa ti- tuito, Giosue Carducci sentiva di dover ri-
rannide del “fascismo nero” non meno che proporre il concetto che il Risorgimento è
del “fascismo rosso”. anzitutto il parto di un’educazione libera e
La risposta ai dogmatismi della politica religiosa, di una crescita culturale, della
degradata a tirannide passava perciò attra- magnanima scommessa di trasformare
verso un umanesimo integrale, che avesse l’Italia di Dante, di Alfieri e di Foscolo in un
i tratti di una religione, di una fede, come in- Paese reale, con ordinamenti moderni e ci-
tendeva Carducci nel discorso di Fucecchio vili (la discendenza ideale della Resistenza,
del 16 luglio 1892. Rispetto alla Rivoluzione nel suo largo significato, dal Risorgimento,
francese, il moto di unificazione italiano, è perciò evidente e sicura, garantita in par-
per creare una realtà politica nuova a par- ticolare dall’azionismo, che ne fu la prima
tire da un’Italia divisa, frammentata e di- e la più nobile anima). Si potrebbe dire di
scorde (quindi, si può aggiungere, ex nihilo) più, facendo un passo ulteriore rispetto agli
ebbe, sin da principio, un carattere di fede, studi di Spini su Risorgimento e riforma
di calorosa e appassionata utopia, che si ac- protestante: ovvero, che la religiosità del
centuò con Mazzini e che caratterizzò lo Risorgimento, in un Paese come l’Italia,
“spirito pubblico” del Risorgimento, in dove doveva cimentarsi e scontrarsi col do-
forma tale da consentire che, nella mèta ul- minio temporale dello Stato della Chiesa,
tima dell’Italia libera e unita, si potessero aveva un carattere intimamente e intrinse-
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

camente protestante, perfino di là dalle Silone, con lo sguardo al presente, si vol-


scelte dei singoli individui. L’eloquenza di geva allora al grande vinto di Staglieno:
Carducci scaturiva per-
ciò dai precordi e la- Dopo le crudeli traversie degli
sciava testimonianza ultimi decenni come appare il
di un aspetto sul Mazzini ad un uomo di oggi che
quale forse è bene ri- torni a rileggerlo?
flettere, tanto più che
esso si definiva a par- Si trattava, “sotto la
tire dal motto pao- lava ora pietrificata delle
lino (fidem firmavit ideologie, delle illusioni,
sanguine) adottato da dei gusti propri dell’età
Giuseppe Mazzini: romantica”, di avvedersi
che in Mazzini “scintil-
Signori, ora bisogna cavar di testa all’Europa lano ancora molte faville d’una spiritualità
che l’Italia sia un mercato di ciancie, che l’ita- durevole quanto il genere umano”. Né
liano sia un popolo il quale non crede in nulla, mancava, allo scrittore del Nuovo incontro,
non in sé, non nelle sue forze, non nel suo avve- la consapevolezza che la fragilità dello
nire. Tutt’altro! In Italia i grandi caratteri che Stato liberale, l’avvento del fascismo, il
sono gli Dei termini della storia nazionale sono massimalismo marxista, il positivismo cul-
tutti caratteri di fede. Per noi la fede della reli- turale, l’antistoricismo delle avanguardie
gione si chiama Dante Allighieri; la fede dell’av- artistiche (denunciato da Benedetto Croce
ventura si chiama Cristoforo Colombo; la fede
in occasione del VII Congresso internazio-
dell’arte si chiama Michelangelo Buonarroti; la
fede della scienza si chiama Galileo Galilei; la fede
nale di filosofia, il 3 settembre del 1930), il
della politica si chiama Giuseppe Mazzini. radicale illiberalismo che fu il solo tratto
Chi dice che questo è un popolo di scettici, che ideologico unificante della multiforme pro-
questa è una nazione che non crede in sé, che non paganda del fascismo, l’acquiescenza della
crede nell’avvenire? Soltanto quelli che giudi- cultura italiana al potere, un populismo
cano l’Italia dalla menzogna cattolica di Roma cattolico che non accettava nei fatti l’Italia
papale. E lo ripetono, mi dispiace, i filosofi copia- unita nei suoi presupposti laici, avevano ri-
tori del protestantesimo tedesco. portato all’attualità il “tramando”, come
La non fiducia in noi stessi, il tenersi una na- avrebbe detto Roberto Longhi, del profeta
zione di scettici non credenti all’alto al vero al su-
in esilio. “Gli avvenimenti degli ultimi 30
blime, è una calunnia che ci siamo da noi stessi
appiccata copiando le calunnie dei tedeschi.
anni”, scriveva con lungimiranza Silone nel
Questa è la rivendicazione che noi vogliamo 1939 (si ponga mente alla data), “hanno ria-
fare… bilitato agli occhi di tutti la chiaroveggenza
del Mazzini” (che ancora restava ai margini
Non diversa appare, nelle pagine del della Rivoluzione liberale di Piero Gobetti).
1939, la rivendicazione di una “autre ma- Dunque, se l’arco temporale suggerito da
nière de considérer la vie et les hommes”. Silone corre dal 1909 al 1939, dobbiamo
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credere che una politica realmente mazzi- carattere nazionale al popolo svizzero,
niana avrebbe consentito di evitare il pa- benché esso parli quattro lingue, sia diviso
rossismo nazionalistico della prima metà in protestanti e cattolici e, in alcune zone,
del Novecento? Non non abbia neppure
sembra che a tal chiari confini geogra-
proposito Silone nu- fici. Le nazionalità
trisse alcuna incer- sono un fatto storico,
tezza: il prodotto di una data
epoca dell’incivili-
Contro i falsi rivo- mento umano.
luzionari e congiu- Per il Mazzini, il nu-
rati da operetta, in cleo originario di una
perpetua attesa di nazionalità è sempre
mutamenti miraco-
la coscienza d’una vo-
losi, e contro i politi-
canti infingardi, i
cazione comune.
tattici, gli strateghi, i
La nazionalità è la parte
beninformati, abi-
che Dio ha prescritto a ogni
tuati ai calcoli e agli
gente nel lavoro umanitario:
intrighi diplomatici, il
la missione, il compito che ogni
Mazzini proclamò che in un paese sottoposto a
popolo deve adempiere sulla terra, perché l’idea
tirannia, straniera e indigena, non può esservi
divina possa attuarsi nel mondo: l’opera che gli
vera liberazione senza un’avanguardia di uomini
dà il diritto di cittadinanza per l’umanità; il
liberi, capaci di svegliare, educare, guidare, far
segno della sua personalità e del grado che egli
procedere le masse alla lotta aperta e al sacrifi-
cio. La libertà non si riceve in regalo, bisogna occupa fra i popoli, suoi fratelli. […]
prendersela.
Mentre il nazionalismo che delizia i nostri
Su questa strada egli divenne “l’apostolo giorni è esclusivista, sciovinista, xenofobo, anti-
semita, imperialista, esaltatore del sacro egoi-
riconosciuto di tutte le nazionalità op-
smo, in una parola, reazionario; l’idea nazionale
presse”: la causa dei croati, dei boemi, degli del Mazzini era tollerante, conciliatrice, umani-
ungheresi, dei polacchi fu da lui adottata e taria, cosmopolitica. […].
difesa assieme a quella degli italiani. Non
dovrebbe essere però necessario dichiarare L’Umanità non sarà veramente costituita se
che i fautori del moderno nazionalismo non quando tutti i popoli che la compongono,
non hanno alcuna ragione di considerare il avendo conquistato il libero esercizio della loro
Mazzini come precursore. Il concetto di na- sovranità, saranno associati in una federazione
zione nel Mazzini era ben diverso. Né la repubblicana.
geografia, né la lingua, né la religione, ba-
stano da sole a costituire una nazionalità. Quel concetto mazziniano delle nazioni, fon-
dato essenzialmente sulla coscienza popolare di
Così, ad esempio, non si può negare vero
una particolare comunità di destino, costituiva
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

pertanto non solo la migliore giustificazione sto- scista, sino all’estremo della Repubblica di
rica degli Stati nazionali per cui nel secolo scorso Salò, che cercava di legittimarsi invocando
si battevano gli italiani, i tedeschi, i polacchi, i l’antefatto della Repubblica Romana del
boemi, gli ungheresi; ma 1849, rimase allora e ri-
anticipava anche le
mane oggi la strada
possibilità del loro su-
peramento allorché
non percorsa di una di-
presso varie nazioni versa modernità del
dovesse affermarsi, in nostro Paese. Per la sua
una nuova congiun- stessa natura, per la
tura storica, un senso sua storia e le sue fina-
di una più vasta iden- lità, la Massoneria è al
tità di interessi. centro di questa via e
ne rappresenta, soprat-
L’ampiezza del re- tutto in Italia, il più
ferto si giustifica da sé, chiaro e perdurante, per ciò stesso avver-
io credo, quando si veda, come non è pos- sato, testimonio. Le tradizioni repubbli-
sibile non vedere, che la strada di Giuseppe cane, il socialismo liberale di “Giustizia e
Mazzini, nutrita di cristianesimo non meno Libertà” (onde il Partito d’Azione), perfino
che di cosmopolitismo massonico (avver- l’esperienza della socialdemocrazia di un
sato, quest’ultimo, tanto dai cattolici rea- Saragat, furono tentativi di riprendere, da
zionari quanto dal marxismo dogmatico e diverse angolature, un filo smarrito, di rial-
dal fascismo, non di rado posto in associa- lacciare un discorso interrotto con la sta-
zione irrazionale, così foriera di orrori, alla gione dell’unificazione del Paese e con la
plutocrazia ebraica), avrebbe condotto sua religione civile: tentativi, è bene subito
all’ONU, alla Comunità Europea, al sodali- aggiungere, falliti, poiché alla “schieratura
zio fra i popoli sotto l’unico vessillo della delle cime” di personaggi di spicco non
libertà e della reciproca fratellanza (l’asso- corrispondeva affatto quel radicamento,
ciazione studentesca Corda fratres, nella quella penetrazione capillare nella società,
quale sarebbe arduo non riconoscere specie rurale e operaia, che potevano van-
un’impronta mazziniana, ebbe un ruolo tare, da un lato, la tradizione del cattolice-
assai importante nel proporre un supera- simo popolare e, dall’altro, quella del
mento del vario nazionalismo, come mostrò fascismo prima e del comunismo poi.
Aldo A. Mola in uno studio del 1999 patro- Diviene, perciò, un simbolo delle ambi-
cinato dall’Università degli Studi di Bolo- guità di una Repubblica nata senza fare i
gna). conti integralmente col fascismo il fatto
La strada laica, non atea, non nazionali- che il Mameli, ingenuamente romaneg-
sta, del retaggio mazziniano, minoritaria e giante, che tanto piaceva ai repubblichini,
perdente nell’unificazione nazionale, vio- sia divenuto quello della sola strofa cono-
lentata poi dalla strumentalizzazione fa- sciuta (malamente) e cantata dell’inno di-
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venuto poi nazionale (quelle più scoperta- giori: il pericolo prìncipe, per Calamandrei,
mente mazziniane, e perciò stesso non era rappresentato, “negli uffici politici,
strumentalizzabili, soprattutto la seconda nelle scuole, nelle banche, nell’alta buro-
e la terza, furono e sono ancora oggi po- crazia”, dalle generazioni che si erano “for-
chissimo conosciute). mate e educate nel ventennio
Leo Longanesi, di fronte fascista”, le quali, benché
al rapido antifascismo di non mostrassero “un fasci-
legioni di uomini ancora smo dichiarato”, serbavano
“fascistissimi” prima del di quest’ultimo “un abito,
25 luglio e dell’8 settem- una mentalità”, che avrebbe
bre 1943, nelle faville afo- illanguidito sino all’agonia le
ristiche che chiudevano speranze di un’Italia nuova.
Parliamo dell’elefante scri- Quanto più Calamandrei
veva che vi era “una do- identificava Resistenza e an-
manda che non dobbiamo tifascismo, risalendo a ri-
mai rivolgere a nessuno: troso ben oltre l’8 settembre e
‘Ma noi dove ci siamo già incontrati?’”. il 25 luglio 1943, e quanto più propugnava,
Come ebbe a dire Gianfranco Contini, si era della Resistenza, un significato civile, una
trascorsi da un fascismo monocorde a un “spontaneità di carattere morale e reli-
fascismo polifonico. La realtà profonda, l’an- gioso”, tanto più s’avvedeva del tradimento
tropologia di quello che lo stesso Longanesi in atto dopo la Liberazione. Era spaventato,
definiva un “pubblico politico senza spirito anzitutto, dal rischio di politicizzazione
pubblico”, era tuttavia rimasta immutata. della Resistenza:
“E i fascisti”, osservava di rincalzo Piero Ca- Grave errore sarebbe cercar di annettere
lamandrei nel 1954, “tornarono non solo in la Resistenza a un partito o a una chiesa,
circolazione, ma in onore”. Non solo, farne un’espressione, per quanto alta e pu-
quindi, “a causa della ventennale carenza rissima, di una ideologia politica o confes-
politica lasciata dal fascismo”, la “demo- sionale. La Resistenza fu, e se non è morta
crazia uscita dalla Resistenza” ha dovuto dovrà essere, qualcosa di più dell’ideologia
“essere di nuovo affidata ai superstiti della di un partito: qualcosa di più profondo, di
generazione maturata prima della guerra più universale, di più penetrante nei cuori:
mondiale: a quelli che al momento della Li- come una sintesi, come una premessa,
berazione erano sessantenni o settantenni, come una volontà di comprensione umana.
e che oggi hanno dieci anni di più”. Quella Per ciò si poneva domande alle quali cia-
democrazia, in effetti, dove la professione scuno di noi, guardandosi intorno, può of-
dell’antifascismo consentiva ai chierici di frire oggi una risposta:
ripararsi ad ombre confortanti (fossero
bianche, rosse o nere nel loro vario croma- Che avverrà della Repubblica italiana
tismo), si è trovata in acque ancora peg- quando questa fatale ascesa delle genera-
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

zioni avrà riportato per ragione di età il fa- stito clandestinamente o che si erano for-
scismo ai primi posti, e la classe dirigente, in mati sotto il fascismo, e che in quel ven-
questo ritmo nel quale non c’è tennio di oppressione tennero
stata rottura rivoluzionaria, accesa la fiamma e gettarono i
sarà ancora espressione di una semi nelle coscienze”; ma è
diseducazione politica e di una altrettanto vero che il carat-
falsa retorica nazionalistica, in tere della Resistenza si coglie
contrasto con tutti i principi nell’eroismo dei pochi e, poi,
morali e politici della Resi- nella spontaneità indicata
stenza? dallo stesso Calamandrei,
come pure nella correlazione
Quel che temeva Calamandrei di questa con ciò che, esiguo
è accaduto nella cosiddetta ma fulgido, precede il 25 lu-
prima Repubblica ed è proseguito, con glio 1943, a dispetto della vulgata riduzione
un’ulteriore degenerazione del costume, della Resistenza, e di conseguenza del fa-
nella cosiddetta seconda Repubblica. Per scismo, al biennio finale del conflitto e
salvare, insieme con quello del Risorgi- della dittatura.
mento, il retaggio della Resistenza, intesa Se la lotta armata del 1943-1945 viene ad
al modo di Calamandrei, per essere fedeli essere la sola Resistenza, e non più il cul-
insomma alla “religione della libertà” — mine di un processo eroico e faticoso, e se
che trova nella Massoneria un rispecchia- viene, come ancora accade, identificata con
mento non solo metaforico — è opportuno una ideologia, se ne perde il valore e se ne
prendere atto dell’eroica esiguità (ed è avvia la mistificazione, per opera — il che
forse un eufemismo), della lotta antifasci- non desta stupore — di coloro che, cultu-
sta anteriore, in Italia, all’estate del 1943. ralmente, segnano la piena, sconcertante
Nel generale consenso di cui godeva il fa- continuità ideologica con il fascismo di va-
scismo, fu una “avanguardia di uomini li- riopinta natura. A costoro sta a cuore sol-
beri”, per riprendere il dettato di Silone, a tanto che l’Italia non diventi un Paese
difendere la civiltà, in attesa della corale autenticamente liberale, sicché, a seconda
“spontaneità” e catarsi che si sarebbe avuta dei casi e delle circostanze, occultano o di-
successivamente. Le menti più illuminate menticano il fatto (lascio la parola nuova-
dell’antifascismo erano in larga parte al- mente a Calamandrei) che “all’indomani
l’estero, in carcere o al confino, o erano dell’8 settembre, assai prima che gli orga-
morte per volontà del tiranno e per mano nizzatori avessero potuto prendere i primi
dei suoi sicari. Nondimeno, è vero che, se contatti, assai prima che i partiti avessero
stiamo ancora al discorso del 1954, “sa- messo in azione da regione a regione i loro
rebbe cecità non accorgersi che l’ossatura fili clandestini”, i focolai d’insurrezione
organizzativa fu data alla Resistenza da erano sorti ovunque, con quella libera par-
quei partiti antifascisti che avevano resi- tecipazione del popolo alle istituzioni che
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era mancata nel Risorgimento, che il fasci- Le polemiche seguite alla pubblicazione,
smo aveva negato e represso, che il tradi- nel 2000, delle memorie di Vivarelli, La fine
mento della Resistenza e la continuità dello di una stagione, hanno dimostrato che l’in-
Stato hanno poi tron- clinazione della cultura
cato sul nascere. Non italiana al branco, al
pochi preferiscono elu- gruppo, all’inquisi-
dere la consapevolezza zione, all’ossequio del
che il fascismo, e il con- vincitore, al disprezzo
senso ad esso, come vi per i vinti, all’antistori-
furono prima dell’8 set- cismo, al conformismo
tembre 1943, dal mo- che reca, avrebbe detto
mento che l’uno e l’altro Carducci, il tanfo d’an-
non coincidono con ticamera (ed è inconci-
Salò, così continuarono, liabile con la libertà), al
seppur in altre forme, fastidio insomma per
non fisicamente cruente l’anarchia dell’intelli-
ma non per ciò meno le- genza, resta fertile di
tali spiritualmente, dopo pessimi frutti all’esordio
il 25 aprile 1945. Né saprei dire quanto, del terzo millennio (si pensi, per rimanere
nella forma mentale, nella condotta, nel- in tema, non solo alle critiche, ma quasi al-
l’antropologia quotidiana inclini al com- l’acredine suscitata dai libri di Pansa). Se-
promesso, il nostro Paese sia diverso da condo una tradizione tipicamente
allora. dogmatica e tipicamente italiana, sia essa
Questa continuità, che affligge la politica di radice cattolica o marxista, non si am-
italiana, faceva fremere di sdegno perso- mette la voce critica, né si tollera il diritto-
naggi diversi come Silone, Calamandrei, il dovere all’eresia (oppure, quando si critica
Pasolini delle Lettere luterane: come, mi il potere o la persona che lo esercita, si
piace ricordarlo ancora, Leo Longanesi, che estende questo sacrosanto diritto alla de-
osò violare, ha scritto Pierluigi Battista nel- nigrazione delle istituzioni, con una scon-
l’introdurre una ristampa recente di Par- certante assenza di “spirito pubblico”).
liamo dell’elefante, “l’omertà di gruppo degli Nella fattispecie, si preferisce evitare l’im-
intellettuali italiani rinati a nuova vita nei barazzante verità enunciata da Vivarelli:
giorni e negli anni cruciali del passaggio “La fine del fascismo non fu la fine della
dal fascismo all’antifascismo”. Su Longa- cultura che ne aveva accompagnato la sto-
nesi, ben presto, chi “nel fascismo aveva ria e assicurato il consenso” (non solo nei
creduto” e chi “il fascismo aveva entusia- primi anni Cinquanta, ma oggi). Dalla
sticamente frequentato”, ritagliò, con ver- guerra di Libia alla seconda guerra mon-
gogna del sarto, l’abito del “fascista diale coloro che compresero subito, come
pertinace” o quello dell’ “anti-antifascista”. Salvemini, il rischio e il male del fascismo,
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

furono “una sparuta minoranza”, come di contro, attecchire in profondità, laddove


pure gli antifascisti prima del 1943. Il con- certo non poteva giungere la testimo-
senso alla dittatura fu invece assai vasto e nianza intellettuale dell’antifascismo più il-
variegato: luminato, in una situazione nella quale
“libertà di coscienza
Non si capisce e libertà di pen-
niente del consenso siero” rimanevano,
al fascismo se non si in Italia, fattiva-
tiene conto di mente estranee alla
quanto varie furono nostra tradizione
le immagini che (non però, si badi, a
esso seppe dare di sé quella del Risorgi-
e con le quali si pre- mento o che a esso si
sentò al paese. Non ricongiunge). La
si dice niente di nuovo Massoneria italiana ha
ricordando quanto dissimili tra loro, e per sperimentato e sperimenta questa verità
certi aspetti inconciliabili, furono figure di con cadenza, si può dire, quotidiana.
spicco, di generazioni diverse, che si presen- La diffidenza verso l’intelligenza, che
tarono e ancora si presentano come intellet- non intende pagare pedaggi di viltà, è uno
tuali fascisti: Giovanni Gentile e Filippo dei segni più sicuri di un imperituro atteg-
Tommaso Marinetti, Vittorio Cian e Delio giamento, seppur dissimulato, d’oppres-
Cantimori, Ugo Ojetti e Ardengo Soffici, Ca- sione. L’estraneità odierna, che diviene
millo Pellizzi e Mino Maccari, Gioacchino perfino avversione in larga parte della cul-
Volpe e Curzio Malaparte, Berto Ricci e Carlo tura cattolica e marxista, al Risorgimento,
Moranti. Questa varietà, che consentiva al forzatamente letto in chiave massonica
fascismo di apparire, al tempo stesso, come (pur nella curiosa o interessata dimenti-
un movimento di destra e un movimento di canza che, nel suo unico pronunciamento
sinistra, fu la condizione stessa del consenso. alla Camera, contro la legge fascista sulle
Associazioni, Antonio Gramsci prese la pa-
Nel nome stesso, il fascismo non ambiva rola per difendere la Massoneria, giudicata
a nessuna precisa connotazione ideologica, equamente come sodalizio dei borghesi
ma a sottolineare — ha ben notato Vivarelli colti e liberi che avevano costituito lo Stato
— la “unione di elementi diversi per il rag- unitario), l’atteggiamento istituzional-
giungimento di un fine comune”. mente eversivo, irrisorio dell’unificazione
La luciferina fabbrica del consenso alle- nazionale di alcuni movimenti politici,
stita da Mussolini escluse soltanto coloro l’oblio delle opere che nutrirono quelle ge-
che non si riconobbero nei valori nazionali. nerazioni, l’avversione all’America e all’In-
Il partito-chiesa, il partito-ordine, in un ghilterra, un serpeggiante antisemitismo
Paese confessionale come il nostro, poteva, comune così al fascismo come pure al mar-
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xismo massimalista (in beffa al messiani- perso la sua forza drammatica. Dopo il
smo ebraico del fondatore, Carlo Marx), 1968, con la rapida fine di una stagione (sia
una mal concepita idea di eguaglianza degli pur imperfetta e già viziata di una certa
uomini, una demo- continuità col passato re-
cratizzazione non gime) connotata in senso
dell’accesso alla liberale, che si era avuta
scienza, che è sa- nell’immediato dopo-
crosanto, ma della guerra, si venne ad ac-
scienza stessa, che centuare, accanto al
è invece una stor- potere durevole della De-
tura diabolica; sono mocrazia Cristiana, il
alcuni soltanto dei dogmatismo marxista,
tratti di netta, ci- nelle istituzioni e, in par-
nica continuità, dai ticolare, nella Scuola e
quali la cultura degli nell’Università. Le pagine
intellettuali italiani non ha ancora saputo o di Luigi Einaudi sembrano giungere ormai,
voluto liberarsi. Questa mentalità vecchia nella presente penuria, da lontananze si-
e logora è così radicata che talora s’infiltra derali. Il recupero di Piero Gobetti e della
anche nella condotta degli uomini, che, sua rivoluzione liberale verrebbe equiparato,
come i Massoni, dovrebbero avere, se non dagli odierni servitori delle maggioranze
altro in obbedienza ai loro landmarks, un variabili, a un’operazione di archeologia
autentico culto della meritocrazia. Viviamo culturale, senza che essi si avvedano del
ancora, del resto, in un regime di concor- fatto che proprio di quella rivoluzione, e di
dato, dal 1929, non solo con il cattolicesimo quella soltanto, v’è ora bisogno.
romano, in un compromesso che offende a Devo riconoscere che le cose non accen-
un tempo la Chiesa di Cristo e lo Stato ita- nano affatto a mutare. Accade allora, per
liano, ma con le varie correnti della politica reazione al fascismo rosso degli ultimi de-
italiana. Non si può non riconoscere, per- cenni, che imperversi la desolazione popu-
tanto, che gli intellettuali, non tutti certo listica di un liberalismo di facciata, quasi
ma molti, hanno tradito, e, nel tradimento, pubblicitario, nella vertiginosa povertà cul-
ha giocato e gioca un ruolo centrale l’oblio turale esibita da partiti politici arroccati su
del retaggio del nostro Risorgimento. valori che negano lo Stato unitario. La me-
lior pars, per fortuna non esigua, che si
La Resistenza aveva lasciato al mondo una trova nei vari schieramenti politici, è so-
speranza: più che una speranza, un impegno. vente in aperta difficoltà, ma deve trovare
Chi l’ha tradito? Perché l’abbiamo tradito? il coraggio di aggregarsi, con la consapevo-
lezza progettuale di essere minoranza alla
Il monito di Calamandrei, che ragionava luce di un impegno civile autenticamente
su Passato e avvenire della Resistenza, non ha nazionale e religioso al modo del Risorgi-
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

mento e della Resistenza. In questa fun- Con serenità, è tempo di riconoscere che
zione, ovvero nel “raccogliere ciò che è soltanto nutrendosi dell’etica risorgimen-
sparso” per il bene del- tale, dove le parti si
l’Italia, la Massoneria combattevano senza
può svolgere un delegittimarsi, dove
ruolo importante. gli avversari non
La tradizione che erano nemici ma mi-
animò “Giustizia e Li- ravano al bene co-
bertà” e il Partito mune del Paese, dove
d’Azione, e che per la libertà non era un
un po’ si è conservata motto ma un metodo
vitale nel Partito Re- per risolvere i pro-
pubblicano e nel Par- blemi della storia,
tito Liberale, pur coi sarà possibile dismet-
limiti che si sono indicati, ravvisabili in tere, dai nostri comportamenti, gli abiti di
particolare nel mancato radicamento nella una società guasta, che indignavano un
società, è quindi svanita per sempre? Non Francesco De Sanctis. L’uomo del Guicciar-
credo. I più seri esponenti della politica na- dini, in effetti, è ancora vivo e vegeto, in
zionale, quando vogliano attingere a ra- Italia; siede in cattedra e in parlamento, le-
gioni superiori allo scontro fra le parti, gifera, insegna, opera nell’economia e nel-
finiscono con il richiamarsi a quegli oriz- l’industria, scrive sui giornali, compie con
zonti di pensiero (direi quasi “tecnica- leggiadria, all’occasione propizia, i consueti
mente” massonici), i quali, se non altro, giri di valzer. Così scriveva De Sanctis:
aiutano a non dimenticare, come disse Car-
ducci a Fucecchio, che “la politica è mora- Un individuo simile al nostro savio può
lità, è sincerità, è fede”, a costo perfino di forse vivere; una società non può. Perché a
affrontare il rischio del “ridicolo” e della tenere insieme uniti gli uomini è necessità
“impopolarità”. che essi abbiano la forza di sacrificare,
L’esame di coscienza degli intellettuali, quando occorra, anche le sostanze, anche la
quindi, se vuole essere vero e benefico, vita; e dove manchi questa virtù o sia ridotta
deve essere completo, senza infingimenti. in pochi, la società è disfatta, ancorché paia
Occorre estirpare nelle sue radici quella viva. […]. Non c’è spettacolo più miserevole
proteiforme natura del fascismo che Silone di tanta impotenza e fiacchezza in tanta sa-
additava nella lettera del 1936. E per farlo è viezza.
vitale un nuovo incontro con la lezione degli La razza italiana non è ancora sanata da
uomini del Risorgimento. In questa pro- questa fiacchezza morale, e non è ancora
spettiva si può cogliere, una volta di più, la scomparso dalla sua fronte quel marchio che
vitale funzione storica che la Massoneria ci ha impresso la storia di doppiezza e di si-
svolge in Italia. mulazione. L’uomo del Guicciardini vivit,
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imo in Senatum venit, e lo incontri ad ogni dato cogliere un non casuale rispecchia-
passo. E quest’uomo fatale c’impedisce la mento della tradizione massonica, dove ap-
via, se non abbiamo la forza di ucciderlo punto la tradizione non è un rifugio per
nella nostra coscienza. animi imbelli, per raffinati intellettuali che
si sottraggano alla sto-
Del resto, anche in ria, ma un metodo per
rapporto a una cultura lavorare su di sé, per
umanistica che è stata perfezionare il proprio
incapace di arginare carattere e per rinsal-
l’orrore del Novecento, dare e affinare a un
e che anzi ne è stata, tempo la propria li-
non di rado, prima nu- bertà. Come, insomma,
trice e poi complice, per altri aspetti appena
appagata quasi esclusi- toccati, si coglie qui
vamente del bello e pure l’ufficio che la
astuta nel dividerne il Massoneria ha svolto e
godimento e l’insegna- svolge in un Paese come
mento dalla personale testimonianza del l’Italia, che, dal fascismo innanzi, ha via via
vero; lesta a propugnare, per mal concepita reciso i legami con l’Ottocento libertario, e
scientificità, un umanesimo neutrale, pro- ha con ciò negato la possibilità di una riap-
prio la lezione degli uomini del Risorgi- propriazione degli ideali del Risorgimento.
mento richiama quella che George Steiner Inoltre, su un altro aspetto della moderna
chiamerebbe oggi una filologia della re- politicizzazione delle masse si nota fra l’al-
sponsabilità, ovvero l’etica di coloro che, di tro la distinta particolarità della Massone-
fronte ai testi, alle pitture, alle musica, alla ria. Studiosi come Gorge L. Mosse hanno
fisica, alla matematica pura, rispondono e mostrato con dovizia come sia il bolscevi-
tentano di migliorare la propria vita e smo, sia — più ancora — il fascismo e il na-
quella della società nella quale vivono, con zionalsocialismo mirassero a un
la semplice affermazione della propria coe- coinvolgimento di tutto l’essere umano,
renza (senza proclami, senza scomuniche, non solo della passione politica. Per otte-
senza guerre ideologiche), e della propria nere questo scopo, il fascismo, ad esempio,
answerability. si provvide non solo di un linguaggio reli-
Chi leggeva Foscolo o Alfieri, Dante o Car- gioso, ma si presentò esso stesso come una
ducci, Mazzini o Alberto Mario, sapeva di religione, con ritualità pubbliche, feste,
doversi collocare, pur nella misura delle monumenti, cerimonie, con la diffusione
proprie imperfezioni, a quel medesimo li- capillare di un’etica del sacrificio e del mar-
vello, non soltanto per sé, ma per il bene tirio, con un vocabolario dell’azione poli-
dell’Italia. Ed anche in questa particolare tica tratto dalla tradizione cristiana, sì che,
disposizione d’animo del Risorgimento è è noto, si discorreva di apostoli, di fede, di
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

missione, di liberazione, di rinascita , e via zione e in guerra permanente, come voleva


di questo passo. Tutto ciò, inoltre, condu- Pessoa, con tre nemici soltanto: l’Igno-
ceva all’esasperazione del patriottismo in ranza, il Fanatismo, la Tirannide. Una ci-
un ossessivo, inte- viltà laica di questo
gralistico, naziona- tipo sarebbe oggi più
lismo. Su questi che mai una risposta
aspetti è agevole all’integralismo reli-
scorgere la specifi- gioso. E questa ci-
cità della Massone- viltà, che si alimenta
ria, che simboli, del retaggio del no-
cerimonie, rituali, stro Risorgimento, è,
feste, ricorrenze, e dovrebbe sempre
ha sempre finaliz- più costituire la re-
zato invece all’edi- altà, il centro vivo e
ficazione della pulsante, dell’espe-
libertà individuale, rienza massonica. Se la
alla tolleranza, al patriottismo e al cosmo- permanenza nel Tempio non comporta un
politismo. Essa, quindi, coi metodi della po- effettivo miglioramento nella condotta
liticizzazione moderna, ma con finalità a quotidiana dei massoni e non si profila coi
questa diametralmente opposte, si è pre- tratti della ricordata answerability, ma resta
sentata perciò come una “religione” laica, una sorta di piacere sibaritico, coltivato en
capace di accogliere e armonizzare, senza chambre, allora anche la condotta dei mas-
negarle, le esperienze religiose individuali soni si profila come un tradimento. Dun-
e le esperienze politiche nazionali. E ciò ha que, Fratelli, vigiliamo.
fatto educando i Liberi Muratori a non cul- L’Olocausto, è vero, è scaturito dalla sto-
larsi di belle parole, di rituali suggestivi, ma ria europea, ma si è nutrito in particolare di
a “rispondere” quotidianamente agli ideali una desistenza, per dirla con Piero Cala-
professati nella segretezza del Tempio. mandrei, che non solo si avvaleva, ma so-
Non è difficile avvedersi allora, ripercor- vente si occultava dietro l’alta cultura,
rendo le pagine di Carl Schmitt sul Roman- scientifica, letteraria, artistica, musicale.
ticismo politico o su Donoso Cortés, o quelle di Gli studi di Roberto Vivarelli hanno ampia-
Steiner affidate alle lezioni pubblicate Nel mente dimostrato la passività, l’accidia,
castello di Barbablù, che quella di Mazzini (e, della cultura italiana di fronte alle leggi
con lui e intorno a lui, della Massoneria), fu razziali. Quanti attentati fermarono, o ten-
e resta una via largamente non percorsa tarono di fermare i convogli che portavano
della nostra politica: una via non egoistica, gli innocenti nei campi di sterminio? L’Uni-
non atea, non nazionalistica, ma europea, versità stessa non è stata capace, perché
civile, cristiana, razionale, alla comunione non ne ha avuto l’intenzione, di sanare la
tra i popoli, testimoniata sino alla persecu- vergogna dei docenti ebrei privati della
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loro cattedra (le ricerche di Finzi docu- Per George Steiner, se stiamo alla confes-
mentano con inquietante chiarezza questo sione di Errata, non possono esservi dubbi
fenomeno). È ammirevole perciò la probità sul fatto che una democrazia
intellettuale e morale mo- liberale, una democrazia
strata da Fabio Roversi- aperta all’eccellenza (con
Monaco nel dettare, tratti pericleo-medicei),
quand’era Rettore del- sia la condizione per ap-
l’Alma Mater Studiorum, prodare a quella che i no-
un’epigrafe che ricorda, stri riformatori del
nella sede dell’Ateneo bo- Settecento chiamavano
lognese, in via Zamboni una “pubblica felicità”:
33, l’ignominia delle leggi
razziali, che l’Università Si tratta di un’élite. Que-
rammenta agli altri e “a sta parola mi è sempre stata
se stessa”. rimproverata, eppure il suo
Il seme infetto, se non significato è privo di ambi-
estirpato, può fruttificare guità. Un’élite nel mondo
all’improvviso. Quale ri- della musica pop, dell’atle-
medio realistico si può tica, della borsa o della vita
oggi proporre al possibile dello spirito è semplicemente
risorgere dell’orrore? Quale argine la ci- quel gruppo che sa, che dice che alcune cose
viltà odierna dovrebbe innalzare al possi- sono migliori, più degne di essere conosciute
bile dilagare di una rinnovata barbarie? Per di altre.
Mazzini, l’unica via percorribile, capace di Questa concezione delle cose implica che
coniugare realismo e utopia, era rappre- il migliore sistema socio-politico è quello che
sentata dall’educazione sul piano indivi- individua il più presto possibile la creatività
duale e, sul piano politico-istituzionale, da intellettuale, scientifica e artistica nascente,
una Repubblica democratica, intesa però, a prescindere dall’ambiente etnico-econo-
al modo suo, come “governo di tutti sotto mico; che poi incoraggia quella creatività
la guida dei migliori” (i quali ultimi, benin- con tutti i mezzi educativi disponibili e ga-
teso, escono tali da una scuola libera, da rantisce infine ai pensatori, agli artisti o agli
un’Università che sappia riconoscere e pre- scienziati — per quanto anarchico possa es-
miare, non solo a parole, il merito, secondo sere il loro atteggiamento, per quanto critico
quell’art. 34 della nostra Costituzione che possa essere il loro dissenso — spazi psicolo-
lo stesso Piero Calamandrei, fedele al pen- gici e materiali dove possano esercitare i loro
siero di Mazzini, definiva seminarium rei pu- doni. Tale regime onorerà e ricompenserà
blicae). quasi con eccesso i veri insegnanti. Se ne-
Questa élite rappresenta, o meglio do- cessario, delimiterà aree di silenzio, di pri-
vrebbe rappresentare, la classe dirigente. vacy garantita intorno al poeta, al logico o
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Il retaggio del Risorgimento e il “tradimento dei chierici”, M. Veglia

al compositore (come fecero le autorità mu- La Massoneria stessa deve quindi per una
nicipali di Gerusalemme intorno alla casa parte essere, per una parte preparare, que-
dello scrittore Agnon!). In poche parole, cer- sta élite. Nel riconoscimento del merito, per
cherà di suscitare e un massone,
di incoraggiare una non deve en-
meritocrazia dell’im- trare – poiché
prevedibile, fondata colui che si
sulla convinzione forma nel Tem-
che la dignitas, la pio non deve es-
giustificazione della sere affatto
nostra specie su que- politically correct
sto pianeta consi- – alcuna egua-
stano nei progressi glianza, dal mo-
disinteressati com- mento che
piuti dalla mente quest’ultima si
creativa che ci allon- manifesta nel-
tanano dalla condi- l’approntare le
zione animale. condizioni indispensabili alla manifesta-
zione libera dei talenti. Soltanto la più in-
Accanto a questo libero esercizio dei doni transigente meritocrazia garantisce infatti
individuali posto al servizio della colletti- all’uomo di ingegno di approdare a quelle
vità, lo stesso Steiner, nel 1971, aveva pro- mète che, per altri, sono garantite dalle
pugnato qualcosa di simile a una strenua condizioni sociali, familiari, economiche.
vigilanza morale, contro l’assopimento La sola garanzia di giustizia sociale sta in-
della coscienza che apre le porte alla nega- somma nella tutela dell’eccellenza e nella
zione dell’umanità: disposizione dei suoi frutti a beneficio della
società. Di questa mentalità, che l’egualita-
Dobbiamo mantener vivo in noi un senso rismo odierno rende eversiva e realmente
dello scandalo così acuto da influire su ogni rivoluzionaria, la Massoneria è un luogo
aspetto significativo della nostra colloca- d’elezione, una privilegiata officina dove si
zione nella storia e nella società. Dob- opera, non retoricamente, per il bene e il
biamo, come avrebbe detto Emily progresso dell’umanità. Non è arduo in-
Dickinson, mantenere l’anima in uno stato tuire come potesse suonare, nell’Europa
di terribile stupore. dell’Antico Regime, il quarto articolo degli
antichi doveri del 1723:
Vigilantibus et non dormientibus iura soc-
currunt. La sopravvivenza della civiltà, e in Tutte le preferenze fra i Muratori sono fon-
essa della Massoneria, passa attraverso la date sul valore reale e sul merito personale:
difesa di queste utopie. che così i committenti siano serviti bene, che
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i Fratelli non debbano vergognarsi né che perpetrato ai danni delle migliori virtù mo-
l’Arte venga disprezzata. Perciò nessun Mae- rali e intellettuali. Per costruire un edificio
stro o Sorvegliante sia di pace, quando ci dispo-
scelto per anzianità, niamo a un incontro rin-
ma per il suo merito. novato col Risorgimento,
sappiamo che è indi-
Senza educazione, e, spensabile riedificare
prima ancora, senza le prima noi stessi.
condizioni sociali ed Come suggeriva l’au-
economiche per una tore di Fontamara, ri-
siffatta educazione (che spetto alla cultura degli
è dovere dello Stato intellettuali funzionari,
promuovere, assecon- occorre “cambiar classe”
dare e instaurare), l’in- e pagare il prezzo della
civilimento dei popoli, propria libertà. Non c’è
il loro approdo a quella altra via. Le domande e il
fratellanza universale che sarebbe agevo- proposito enunciati da Ignazio Silone nel
lata ora dagli strumenti tecnici del cosid- 1939 si possono ancora sottoscrivere set-
detto “villaggio globale”, resterà una tant’anni più tardi:
chimera. E senza questa educazione alla li-
bertà, che manca in larga parte del mondo, Quale sorte avranno questi fermenti maz-
dalla Cina al mondo islamico all’Africa a ziniani nella crisi del mondo moderno?
larga parte dell’America latina, e che nello Quale sorte nella stessa Italia? È difficile dire.
stesso Occidente si affievolisce, gli odi raz- Il Mazzini è uno dei nostri antenati, ma non
ziali, la persecuzione, l’eccidio, la violenza il solo. In fin dei conti il nostro avvenire di-
pensata e pianificata, continueranno a mi- pende da noi stessi.
nacciare le nostre strade, insieme alla me-
diocrità, all’opportunismo, all’isolamento Non resta che mettersi all’opera.
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Il grembiule, uno strumento di lavoro
di Enzo Li Mandri
Università di Palermo

The apron is a way to protect our alchemic laboratory, which our three bodies feed
whith, and also a way to elevate our conscience through its basic symbolic values:
the square, the triangle and the string. When they are combined, they are the first
key for the understanding of the freemasons’ work, the key for the yard where we
work on our substance.

Alla Dea , cui chiedo lume e copertura … se me ne faccio


degno …
È pria ch’io calzi i guanti, scompaiano allora
e ti carezzi il volto, dietro le cornici e gli specchi
tenera Dea, fole e timori,
che volgo al suolo, intime passioni e turgori
il guardo ai piedi traggano,
che mi legano a te e timorose volgano,
e mi sostengono al cielo, ascoso guardo
mentre cingo il falare, al mio lavoro
gesto primiero, affinché imparino
pria di mettere ma non comprendano mai …
mano il glifo ti sia compagno
pria ancor luminoso sempre
di pensare fratello mio
o di guardare ma ch’egli non sappia
a mai
l’Opera tua, cosa alberga nel cuore
tenera Dea, cosa illumina a scevrar
che tu m’hai dato grazia d’un operaio
di poter finire, e il suo lavoro …
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È
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d’uso considerare “strumento” considerare se stessi come origine e stru-


qualsiasi arnese ci troviam tra le mento di lavoro ci spinge alle prime valu-
mani ad agevolare il lavoro, ciò nel tazioni esoteriche sul “lavoro” e il suo
tangibile quanto nel simbo- scopo morale e sociale. Del
lico. È giusto ma non è grembiule si è detto e scritto
solo così. Occorre in- tanto e io non voglio certo
nanzi tutto, e neanche di far opera di sunto, preferi-
passata, puntare il dito sco guardare i simboli più
sulla alimentazione semplici e immediati che su
come valore di indispen- di esso campeggiano: il co-
sabile mantenimento di lore, la forma, gli oggetti.
quelle energie che ci con- Il colore cambia per grado e,
sentono di esprimere la come per i passaggi alche-
nostra forza e impiegarla mici, dal bianco vira al
nel lavoro, tangibilmente bordo verde, per arrivare al
ed esotericamente. Il la- rosso, comunque celando e
boratorio dove si elabora non negando il nero che è
il cibo e si creano le ener- presente in tutti e tre, e il
gie è quindi la parte più nero, lo sappiamo, è il silen-
umile di noi, ma senza di zio a cui ciascuno fa ricorso
essa, come ben ricorda Agrippa nel suo di- prima di iniziare, il silenzio a cui ognuno fa
scorso della montagna, come in una città ricorso quando ha bisogno di ascoltare.
privata della sua forza produttiva, non si Cosa voglia ricordare, risvegliandolo nel
vive. nostro cuore, ognuno dei colori è intimo la-
Si è presa invero l’abitudine, ultimamente, voro che da ciascuno deve essere compiuto.
di considerare il nostro corpo, e la materia La forma è banalmente quella di un qua-
di cui è fatto, un inutile ingombro, ma tutti drato, che pure tende al quadrilungo, sor-
sappiamo bene che senza di esso, senza la montato da un triangolo. Il quadrato, e il
sostanza, lo spirito non vede la luce e cubo che ne è la forma solida nelle tre di-
l’anima non è che statica espressione. Al- mensioni, rappresenta la staticità (al con-
lora occorre avere caro il nostro grembiule, trario del cerchio che con la ruota
il nostro primo ornamento da iniziati, cinto rappresenta la mobilità) e quindi la stabi-
gentilmente ai nostri fianchi quando ci è lità; essa posta a difesa degli umili intestini
stata concessa la luce. Il grembiule, come ci ricorda che è la fermezza in noi stessi la
ben recita il suo nome, copre e protegge il prima qualità d’avere cara, in loggia e nella
grembo che, lo sappiamo, è nostra fucina, vita, quella fermezza che ci consente di as-
dove arde il fuoco infero di Vulcano, quel sestare con decisione i colpi di smusso sulla
fuoco che a noi tocca prima proteggere, poi pietra con una energia ponderata che non
sublimare. Ecco che l’abitudine mentale a può che essere interiore. Il triangolo rap-
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Il grembiule, uno strumento di lavoro, E. Li Mandri

presenta invece le energie nella loro veste nostre volte, sì il cordone ci unisce e rende
causale, o se volete, i quattro elementi, di saldi, come la forza che umilmente
cui i primi due, il fuoco e l’acqua, risaltano esprime, ma essa forza, ma esso cordone,
immediatamente nella son visibile treccia, e, pur
simbologia della ba- se dall’Uno proviene,
vetta del primo e del nessuno è “solo” a que-
secondo, dove nel sto mondo, ed è piutto-
primo, con il vertice sto con il diverso che gli
verso l’alto come il tocca fare i conti, ogni
fuoco, rappresenta giorno, e trovare un ac-
l’ardore che lo anima, cordo, un punto di co-
e che lo rende ricono- munione, perché l’opera
scibile simbolo di pu- sua proceda nel costrut-
rezza di intenti, tivo dialogo e scambio di
dentro e fuori la log- pareri e non nella lite e
gia, mentre il secondo, con il vertice verso nella guerra, mentre il terzo, con la sua vi-
il basso come l’acqua, rappresenta la fre- sibile correggia al posto del cordone, è al di
scura e la serenità che egli produce con la sotto e non al di sopra di questa inelutta-
sua esperienza, resa operativamente di- bile necessità, solo che ne abbia scoperta la
sponibile, dentro e fuori la loggia. Del terzo ragione inchinandosi, insieme ai Magi, alla
e del suo doloroso ruolo non parlo; parli umile greppia del figlio di Dio dall’uomo
per me, alle vostre attente orecchie, se lo nato. Consentitemi infine di spezzare una
vuole la mitica Fenice, o la Sfinge, o l’An- lancia, a differenza di quanto non si faccia
gelo dagli occhi spenti. Altri simboli è vero generalmente, anche tra gli iniziati, a mag-
guarniscono il grembiule, più sottili, più in- gior lustro dell’umile “Sostanza” e in favore
trecciati, ma essi, come i numeri, discen- quindi del valore equilibrato della quantità
dono dai primi, che tocca dianzi rispetto alla qualità, anche se solo quando,
comprendere e fare propri, con le chiavi di ovviamente, essa sia coscientemente coesa
Ezechiele, o Zaccaria se preferite, e che il e non rosa dai vermi dell’invidia e della ge-
Maestro pose tra le mani di Pietro, affinché losia. E la “Sostanza” è simbolicamente
con esse indicasse il primo obiettivo di rappresentata dalla cifra, dalla quantità,
qualsiasi lavoro: aprire … il cantiere, l’offi- dai visceri che la elaborano e che il vostro
cina, se stessi, il cuore …. ciò che comunque grembiule difende dagli assalti e dalle
aprir si vuole. schegge, anche di inconsapevoli compagni
Gli oggetti. Ve ne basti uno per iniziare: il di lavoro ancora non perfetti nell’Arte,
cordone. Sì, il nodo d’amore guarnisce le primo tra tutti lo scrivente.
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Lo stato dell’Arte dal Medio Evo a oggi
di Giuseppe Cacopardi
Saggista

The Author proposes a provocative, although seminal, reflection on the origin of the
Masonic Art and some dangerous aspects of its decay.

N
el Medio Evo il progetto di un corso d’opera - e lo scalpellino dei partico-
edificio si completava sponta- lari - ma era libero di inventarli in certa mi-
neamente durante l’esecuzione, sura. Nel Rinascimento i rapporti di
e a nessuno poteva venire in mente di defi- cantiere escono profondamente trasfor-
nire “a priori” ogni particolare dell’opera mati dalla sua svolta culturale ... e al mae-
finita, dato che ogni decisione esigeva una stro costruttore succede quindi
diversa valutazione di gusto ... D’altra parte l’architetto, che avoca a sé tutta l’ideazione
la continuità della Tradizione assicurava la e disegna il progetto completo dell’edificio,
concordanza dei successivi interventi e mentre all’esecutore resta soltanto la rea-
l’intesa fra le varie persone che ne porta- lizzazione manuale dell’opera definita in
vano la responsabilità. Non esisteva dun- progetto. La tecnica è il prolungamento
que una precisa distinzione fra progettisti dell’invenzione nella realtà fisica e inte-
ed esecutori, ma una gerarchia fra persone ressa all’architetto solo in questo senso, la-
gravate di responsabilità più o meno sciando ad altri le preoccupazioni d’ordine
estese: il maestro si occupava dell’organi- esecutivo. Col Rinascimento la concezione
smo generale - ma lo andava precisando in solidaristica del cantiere medievale comin-
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Lo stato dell’Arte dal Medio Evo a oggi, G. Cacopardi

ciava a modificarsi nella qualità di coloro satori mandati al rogo coi libri sono storia
che dimoravano insieme a lungo; ma so- di ieri. Le languenti corporazioni muratorie
prattutto si modificò il intanto accettavano per-
metodo di progetta- sone non dell’Arte, mi-
zione con l’utilizzo litari, protettori di alto
della prospettiva1. rango dinastico o reli-
Dal punto di vista gioso, e infine gli “spe-
sociologico, dal Medio culativi”, studiosi di
Evo a oggi si susse- discipline umanistiche
guono: lo stile gotico e scientifiche, anche
con capomastri archi- rosa+croce, alchimisti,
tetti, tagliapietre di pie- eretici perseguitati
tra tenera (freestone), ecc., ma di ciò si sa.
scalpellini e posatori di Che cosa è rimasto
pietre lavorate con mi- di quel mondo di co-
nuzia e marchiate struttori, rinvigorito
(sulla cui struttura cor- dagli accettati specula-
porativa paiono model- tivi, ancora utile in
lati struttura e metodi senso etico e simbo-
delle logge massoniche); lo sviluppo di an- lico-morale da proporre alla società in cui
tiche Scuole (prime Salerno e Bologna) in viviamo e operiamo, oltre la distinzione fra
Università o corporazioni di studio che si “rustico” e “finito” da trasporre coll’esote-
assumono il compito di controllare gli studi rismo sull’apprendista da una parte, dal-
generali, sottraendoli con crescenti conse- l’altra sul compagno d’Arte e il maestro? In
guenze alle corporazioni di Arti e Mestieri; termini tradizionali, col mutare dello sta-
le crociate con leggende, miti, fatti e mi- tus sociale e del potere dei committenti e
sfatti connessi; il commercio internazio- delle corporazioni, mutò anche la qualità
nale (Marco Polo, col padre e fratello tecnica e artistica degli edifici e di coloro
veterani, partì per la Cina lungo la Via della che li costruivano: di conseguenza, l’Arte
Seta nel 1271); i viaggi di scoperta di nuove Muratoria oggi praticata è mutata quasi
vie e terre per via di mare; lo sviluppo della nell’essenza, pur se, necessaria come bene
scienza e della tecnica e degli studi umani- pubblico o privato e come fonte di guada-
stici; su tutto ciò le conseguenze della Ri- gno e di reddito, è espressione dei nuovi
forma luterana e della Controriforma con committenti e del diverso clima culturale,
scienziati costretti ad abiurare e liberi pen- politico, sociale e morale. Non più colti

1 Benevolo, L. (1994) Introduzione all’architettura, Laterza, Bari. Sono liberamente riportate al-
cune pagine del volume.
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principi e prelati che volevano castelli e senza controllo, in realtà distruttori del-
città fortificate, poi prestigiosi palazzi di l’ambiente naturale e sociale, ossia civile e
città e ville in campagna, ma politici e am- morale].
ministratori pubblici e privati, responsabili Il brano tra parentesi dice ciò che ram-
talora di opere in- mento dell’incubo che ha
compiute e di cat- turbato il sonno dopo una
tedrali nel deserto lauta cena irrorata da
che hanno pagato i buon vino e buona
contribuenti. grappa, e l’ho inserito
[La descrizione perché gli incubi, come i
sociologica lascia sogni, possono essere
spazio alla consta- predittivi, oppure svelare
tazione sarcastica pensieri e timori inconsci:
che tutto cambia, accettatelo con un sor-
muta, è mutato, riso!
varia, è variato, Non faccio storia delle
anzi avariato pur se idee, ma penso che, in par-
preferibile sarebbe A-variato, anche le sigle ticolare, i maestri muratori, interiorizzati i
più diverse. MGM non è soltanto la casa ci- suggerimenti morali sorgenti dall’applica-
nematografica del leone ruggente, è anche zione dei principi di Sapienza, Forza e Bel-
il DIST-ruggente Massone Geneticamente lezza, abbiano tratto una qualche etica
Modificato, mutato dall’ambiente inqui- della costruzione materiale: oggi, posto che
nato anche culturalmente da lassismo e il Maestro va da oriente a occidente por-
conformismo alleati del potere. Cogli -ismi tando luce, “la luce della Sapienza, della
cercherò di stare attento, E. A. Poe già nel Forza, della Bellezza” rimasta nel suo
1848 scriveva “(...) or some other equally cuore, potremmo promuovere la costru-
delicious ISM of the same species (...)”. zione di un’etica nuova in virtù della quale
ALAM non si riferisce più agli AN- le società privata e pubblica ottemperino
TIENTS-Antichi Liberi Accettati Muratori alle leggi vigenti nello Stato, scritte sulla
ma ai MODERNS (!)-Aggiornati Liberisti Al- carta e nel costume dei Muratori antichi.
lettati Muratori: allettati non dalla specu- L’ultimo terremoto, coll’impietosa
lazione intellettuale o esoterica sulla messa a nudo del generale perenne malco-
simbolica degli strumenti dell’Arte e l’in- stume svelante il sistematico aggiramento
terpretazione della leggenda del terzo delle norme giuridiche e tecniche noto per
grado, bensì dalla speculazione edilizia e fi- modi e cause, inevitabilmente dovrà pro-
nanziaria; non speculativi ma speculatori, muovere il ritorno alla moralità, generato
comunemente detti “palazzinari”: costrut- da più severe norme legali e morali, prece-
tori alieni dalla Sapienza Forza e Bellezza a denti e non successive alle reali necessità
giudicare dai mostri cadenti realizzati di giustizia ed equità.
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Lo stato dell’Arte dal Medio Evo a oggi, G. Cacopardi

Si dovrebbe cominciare a ricostruire attività politica “va adoperato secondo le


dalla Bellezza, rifacendo l’Aquila com’era o regole e gli scopi propri”, per conseguire i
migliore, non piegando l’este- quali è stato inventato e messo
tica alla fretta e al risparmio, a profitto secondo scienza e
ma romanticamente facen- coscienza.
done luce nel buio di ciò che Coll’aumento dell’età
è accaduto anche nelle co- anagrafica e massonica,
scienze dei superstiti e dei tanta ma ben sopportata, ho
colpevoli. preso il vizio-vezzo di rife-
Costoro dovrebbero es- rirmi molto alla Muratoria,
sere puniti con la legge del e poiché in gergo definiamo
taglione: tanto hanno fatto l’Apprendista pietra grezza
perdere tanto devono resti- da lavorare per costruire il
tuire del loro. Ma quella tempio (interiore, dell’uma-
legge buona per popoli agri- nità, della fraternità, del
coli-seminomadi, oggi è ci- GADU) ho pensato che, so-
vilmente superata; però stituendo il botanico o neo-
credo che un paese costi- testamentario ma equivoco
tuito e governato come stato neofita, il nuovo iniziato po-
di diritto dovrebbe punire in modo severo, tremmo dirlo, sul calco del grecismo “mo-
non vendicativo ma esemplare chi ha fatto nòlito” (grossa pietra o elemento
accadere il danno pubblico e privato che in architettonico unico), neòlito (nuova pie-
altri paesi civili non è accaduto per terre- tra): pare tipico, proprio, gergale.
moti di pari gravità, generando in parte Stimando la vita di un iniziato una co-
dell’opinione internazionale qualche dub- struzione, in corso d’opera ho voluto mi-
bio e qualche ironia, qualche sarcasmo, gliorare lo status dei massoni raffigurando
circa il posto che di fatto l’Italia parrebbe l’Apprendista come un progetto di costru-
meritare nelle note classifiche e gruppi di zione, il Compagno d’Arte come una co-
paesi; non solo per PIL. struzione in corso, il Maestro come una
Sigla poco nota nel significato quantita- costruzione finita. La miglioria però com-
tivo quasi materialistico, che potremmo porta che un ipotetico massone che abbia
adottare leggendola “prodotto iniziatico lavorato poco in secondo e terzo grado si
luminoso” per indicare il gran numero di deve definire un edificio di tre piani che al
Maestri all’opera che, avendo “lavorato a collaudo svelerebbe la struttura portante
lungo sulla tavola da disegno e in possesso di un solo piano, da abbattere perché peri-
dell’arte”, esprimono e diffondono la mo- coloso per sé e gli altri.
rale del terzo grado. Quella che “ogni stru- La metafora non si riferisce a noi, ma
mento dell’Arte Muratoria” e di qualsiasi può essere tenuta in conto simbolico per
altra arte, mestiere e professione civile o un improbabile confronto, da istituire con
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chi ha costruito in proprio, con lavori in Forse è poco per contribuire a superare
economia, formandosi la carenza dei valori comuni
con materiali non di di onestà, lealtà, giustizia,
prima scelta, i libri di fraternità e uguaglianza, ed è
Massoneria pseudoeso- necessaria anche una nuova
terica, e con poca fre- libertà, la libertà dalle rube-
quenza dei lavori in rie impunite; che si difende
Loggia. con la liberazione dalle rube-
Non si può credere di rie compiute a danno degli
elevare il proprio status edifici materiali e morali ne-
abitando un attico, e non cessari alla sicurezza e al be-
tutti gli edifici possono nessere dell’umana società.
essere irradiati e com- Però “gli ideali sono un po’
piuti con architettonica come le stelle, forse irrag-
bellezza, ma si deve ot- giungibili, ma capaci di de-
tenere che siano co- terminare una strada”2,
struiti con strutturale poiché “ogni giorno ognuno
forza e progettuale sa- di noi tesse e disfa la tela
pienza. della propria dignità”3.

2 Giovanni Greco, Hiram 1/2009.


3 Idem.
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Nel centenario della fucilazione del Fratello Francisco
Ferrer y Guardia e delle proteste in suo favore
degli schieramenti laici
di Nicoletta Casano1
Università Libera di Bruxelles

This study aims to investigate the Italian historical context of the worldwide prote-
station against the execution of Francisco Ferrer y Guardia on the 13th of October
1909 in Barcelona.
This Spanish pedagogue, who was an anarchist, a free-thinker and a free-mason,
founded the “Escuela Moderna”, an independent primary school, where he could test
out a scientific and rational method of teaching. As he was known above all for his an-
ticlerical actions, his death was necessarily linked to his political positions.
Protestation against this “legal murder” was carried on in Italy by political parties
and convinced people’s associations acting in concert. It was thus a consensual and
not improvised movement, the result of more or less ten years of fight for the stren-
gthening of secularism.

A
ccanto all’entrata del Campus mani una fiaccola accesa, dà le spalle alla
Solboch dell’Università Libera di strada e sta di fronte alla statua di Théo-
Bruxelles che si affaccia su ave- dore Verhaegen, posta a sua volta davanti
nue J. F. Roosvelt si erge la statua di Franci- alla facoltà di giurisprudenza. Il monu-
sco Ferrer y Guardia, il pedagogista mento eretto due anni dopo l’esecuzione di
spagnolo anarchico, libero pensatore e Ferrer è stato trasferito nell’attuale sede
massone fucilato nel carcere di Montjuïch nel 1984 in occasione dei festeggiamenti
a Barcellona il 13 ottobre 1909. Il corpo del 150° anniversario dell’Università Libera
nudo, che innalza al cielo con entrambe le di Bruxelles (1834) per volontà dell’allora

1 Dottoranda in Storia contemporanea al Centro Interdisciplinare degli Studi sulle Religioni


e la Laicità (CIERL) dell’Università Libera di Bruxelles in cotutela con l’Università degli Studi della
Tuscia di Viterbo. Questo articolo è stato realizzato con la collaborazione del Servizio Biblioteca del
Grande Oriente d’Italia. Si ringrazia il Gran Maestro Gustavo Raffi per la disponibilità dei due Ser-
vizi Biblioteca e Archivio.
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presidente del Consiglio di amministra- a Lovanio. L’idea venne maturata nella sto-
zione – nonché ex rettore – dell’Università rica loggia “Les Amis Philantropes” dipen-
stessa, Hervé Hasquin.2 Il mo- dente dall’appena nato Grande
numento a Ferrer fu eretto Oriente del Belgio, grazie alla
nel 1911 grazie ad una sot- vigorosa intraprendenza del
toscrizione internazionale fratello Théodore Verhaegen,
la quale proposta venne for- celebre avvocato dell’epoca.
mulata durante il Congresso Vent’anni dopo, ancora Ver-
internazionale del Libero haegen, durante un’allocu-
Pensiero tenutosi in suo zione al re del Belgio, propose
onore proprio a Bruxelles l’espressione “libero esame”
nel 1910.3 Spostato in di- per definire l’indipendenza di
versi luoghi della città,4 spirito totale e il rifiuto dei
quella del 1984 non poteva dogmi che caratterizzavano e
essere per il monumento caratterizzano tuttora l’istitu-
una sede più significativa. zione.5 Verhaegen sta all’Uni-
Il pedagogista spagnolo, versità Libera di Bruxelles
definito il martire del Libero grosso modo come Francisco Fer-
Pensiero, regge la sua fiaccola proprio di rer y Guardia stava alla sua “Scuola Mo-
fronte a quell’ Università “Libera” unica nel derna”: «una piccola scuola indipendente
suo genere perché fondata grazie all’ap- dalla Chiesa e dallo Stato dove egli stesso
poggio della Massoneria e del milieu libe- propose un insegnamento “razionale e
rale belga per controbilanciare le pretese scientifico”».6 La facoltà di diritto alle
clericali di dominare l’insegnamento con spalle della statua del fratello belga, invece,
l’apertura della nuova Università cattolica rimanda al tragico destino del pedagogo

2 Annuncio del trasferimento e la seguente inaugurazione del monumento a avenue Roos-


velt avvenuta il 12/10/1984 in La pensée et les hommes, informations, reflexions, interrogations laiques,
Emission télévisée du mercredi 10 octobre 1984 – R.T.B.F. 1 avec M. Hervé Hasquin; Ferrer près de Verhae-
gen, «Le Soir», 13/10/1984; Face à face symbolique : Th. Verhaegen et F. Ferrer, «La Dernière Heure»,
15/10/1984; L’Espagne n’était pas représentée à l’U.L.B. pour Francisco Ferrer, «Le Peuple», 15/10/1984;
L’U.L.B. a inauguré la statue de Francisco Ferrer, une grande figure de la lutte pour la démocratie, «La Lan-
terne», 15/10/1984.
3 Àlvarez Làzaro, 1990: 96-97.
4 Sui vari spostamenti cfr. Enlèvement de la statue de Ferrer, Bulletin officiel du Touring Club
de Belgique, 1914: 497; Francisco Ferrer, son monument et nous, Bulletin de l’UAE, décembre 1971: 11-
12.
5 De Schampheleire, 1986: 95-106; Saunier, 2008: 881-882.
6 Saunier, 2008: 300-301.
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Nel centenario della fucilazione del Fratello Francisco Ferrer y Guardia, N. Casano

spagnolo, ovvero al processo definito da data del 1904, perchè anno di svolta, o,
Fernando García Sanz «abbastanza ano- come l’ha meglio definita Ernesto Ragio-
malo» e da cui ne derivò nei nieri, «una data periodizzante
confronti di Ferrer nella lotta per gli equilibri di
quell’«assassinio legale»7 potere apertasi con la crisi
che fece sollevare in tutta di fine secolo.»8 Non es-
Europa un coeso tumulto di sendo nostra intenzione oc-
protesta non indifferente. cuparci di questa crisi,
A colpire la nostra atten- diciamo sommariamente
zione non è solamente la di- che essa affondava le sue ra-
mensione della diffusione dici nella difficoltà che la
del movimento di protesta Chiesa faceva ancora ad ac-
pro-Ferrer, ma soprattutto cettare l’eredità del secolo
la spontanea intesa tra tutte dei Lumi e della Rivoluzione
le forze democratiche so- francese, cioè ai progressi
ciali e politiche legate dal ideologici e scientifici che
filo rosso dell’anticlericali- Pio IX aveva condannato nel
smo che in quel periodo sta- 1864 nell’enciclica Quanta
vano cercando di trovare, tra cura e nel Syllabus. Se, da una
non poche difficoltà, un terreno di lotta co- parte, l’attrito ideologico con l’istituzione
mune contro l’ostruzionismo politico ed ecclesiastica si risolse a lungo andare in un
ideologico della Chiesa, sia a livello nazio- movimento anticlericale che assunse di-
nale che internazionale. Nel presente arti- verse forme; dall’altro, favorì in alcuni stati
colo cercheremo quindi di capire le ragioni europei importanti conquiste laiche come
e le conseguenze di quel particolare mo- l’imporsi, secondo diverse formulazione,
mento di commozione generale attraverso del concetto di separazione a livello costi-
un’indagine del periodo storico di inizio se- tuzionale tra lo Stato e la Chiesa.9
colo, caratterizzato dalla nascita di movi- Tornando alla data periodizzante, il
menti anticlericali che in Italia si risolsero 1904 rappresentò una svolta perchè fu
negli schieramenti politici detti “blocchi l’anno in cui lo scultore della statua di Gior-
popolari”. dano Bruno a Campo de’ fiori a Roma, Et-
tore Ferrari, divenne Gran Maestro del
Ai fini del nostro discorso, ci sembra ef- Grande Oriente d’Italia (17 febbraio); Emile
ficace utilizzare come punto di partenza la Loubet, presidente della Repubblica Fran-

7 Garcia Sanz, in Mola, (a cura di), 1993: 251-286.


8 Ragionieri, 1976: 1928.
9 Hasquin, in Mola, (a cura di), 1993: 33-45.
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cese, venne a fare visita al Re d’Italia assai orientata a sinistra»10 sancì l’esplicita
(aprile); sempre in Italia venne proclamato entrata della massoneria italiana nelle bat-
il primo sciopero generale (20- taglie politiche e sociali demo-
25 settembre); il 13° con- cratiche.11 Indice del consenso
gresso della Società che quest’ istituzione rice-
Internazionale del Libero vette al suo interno per questo
Pensiero si tenne per la nuovo atteggiamento fu il
prima volta nella “città congiungimento del GOI di
eterna” (20-24 settembre); il Roma con il Grande Oriente
Grande Oriente Italiano, Italiano di Milano, che fece
scissionista, rientrava nel rientrare la scissione di qual-
Grande Oriente d’Italia (no- che anno prima.12
vembre); ed infine papa Pio Nella sua nuova posizione,
X decretava il ritiro parziale la massoneria italiana salutò
del non expedit per le ele- positivamente – così come fe-
zioni politiche di novembre. cero i partiti di sinistra – l’ar-
Se si tiene in considerazione rivo del presidente francese in
ciò che si è detto sulla crisi, visita in Italia. L’evento fu signi-
tra le righe di questi sei avvenimenti si può ficativo perchè fu una chiara provocazione
leggere chiaramente di quale portata fosse al Vaticano, che dalla presa di Roma aveva
la svolta preannunciata. vietato ai paesi cattolici di fare visite uffi-
L’elezione di Ettore Ferrari come Gran Mae- ciali allo Stato italiano.13 Per tutti gli schie-
stro del Grande Oriente d’Italia e la forma- ramenti di sinistra la Francia d’altronde
zione di una nuova giunta «politicamente rappresentava all’epoca il baluardo dell’af-

10 Conti, 2003: 171.


11 Il Gran Maestro uscente Ernesto Nathan aveva sempre preso le distanze da un diretto coin-
volgimento nella politica dell’istituzione liberomuratoria. Costui amava infatti definire la Masso-
neria un’“associazione patriottica ed educativa, non associazione politica” e a tale scopo sposò le
battaglie dell’epoca sull’affermazione di un insegnamento laico. Su tale argomento cfr. Conti, in
Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche, 11/2004, pp. 11-27; Isastia e Visani 2008
ora anche in Conti, 2008: 75-99. Per quanto riguarda il nuovo indirizzo dato alla Massoneria ripor-
tiamo che il Consiglio dell’Ordine, il 5 maggio 1907, deliberava «Che le Logge della Comunione Ita-
liana debbono occuparsi di tutte le questioni interessanti la vita politica del paese, che sieno loro
dal Grande Oriente sottoposte per lo studio, o indicate per un’azione attiva di propaganda e di agi-
tazione nel mondo profano; […]», Rivista Massonica, 31 maggio 1907, n. 10, pp. 2-3.
12 Conti, 2003: 173; sulla scissione vedi Mola, 2006: 285-288.
13 Cordova, 1985: 205.
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Nel centenario della fucilazione del Fratello Francisco Ferrer y Guardia, N. Casano

fermazione della democrazia a cui essi ane- conseguenza piuttosto che di un obiet-
lavano e qualsiasi cosa fosse legata alle tivo».16
azioni della sorella d’oltralpe Il movimento socialista si
in tal senso, costringeva era andato progressiva-
tutti i gruppi democratici a mente affermando dal 1901
prendere una posizione.14 fino ad organizzarsi in par-
Nonostante questo forte tito e associazioni sinda-
coinvolgimento nella poli- cali.17 Il suo pieno sviluppo
tica laica della Francia, rara- lo raggiunse con lo sciopero
mente in l’Italia venne del 1904, fatto significativo
avviato con altrettanto suc- non solo per l’Italia, ma per
cesso uno specifico piano di tutta la socialdemocrazia
intervento politico. Uno su europea, in quanto fu la
tutti è il caso della proposta «prima effettiva prova di
di legge sul divorzio, avan- forza generalizzata della
zata in parlamento nel 1901. classe operaia di fronte alla
Questa fu la prima agita- violenza della borghesia».18
zione pratica dello Stato ita- Ciò nonostante, le vicende
liano che sostituiva il vecchio di quelle giornate conferma-
“anticlericalismo di maniera” del 1870, ma rono a livello nazionale «le divisioni esi-
non venne approvata,15 come d’altronde sa- stenti tra le forze socialiste e tutta la
rebbe accaduto qualche anno dopo per il difficoltà dei loro dirigenti a muoversi su
progetto della laicizzazione della scuola. una linea politica definita nei confronti sia
Se a livello legislativo non si poté tanto, della pressione spontanea delle masse la-
ciò non significa che le forze democratiche voratrici, sia dell’iniziativa del governo e
non combatterono le proprie battaglie. Il della borghesia.»19
movimento socialista fu ad esempio quello Tutto questo insieme di difficoltà in-
che riuscì maggiormente da un punto di terne al movimento socialista si associa-
vista pratico nell’ambito della lotta cleri- vano alla spinta che in direzione opposta il
cale. Suo grande merito fu infatti quello di governo stava ricevendo dalla Chiesa. Nelle
soppiantare nel proletariato «il sentimento elezioni politiche indette a novembre 1904
e l’osservanza religiosa: ma si tratta di una di conseguenza allo scioglimento delle Ca-

14 Decleva, 1968: 291-294.


15 Ivi, pp. 313-321.
16 Ivi, pag. 308.
17 E. Ragionieri, 1976: 1899-1902.
18 Ivi, pag. 1915.
19 Ivi, pag. 1914.
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mere a causa dello sciopero, il non expedit, Il fatto poi che un congresso internazionale
cioè il divieto ai cattolici di organizzarsi in del Libero pensiero si riunisse per la prima volta
partito politico, venne parzial- nella Città Eterna, sotto lo
mente ritirato e nacque un sguardo attonito di un
blocco clerico-moderato Papa di recente asceso al
che unì tutte le forze con- soglio, dava un sapore spe-
servatrici nell’intento di ciale all’avvenimento; e in-
soppiantare l’avanzata anti- fatti la partecipazione
clericale.20 superò tutte le più ottime
Era quindi arrivato il previsioni. Al Congresso di
momento che si pensasse Roma inviarono le proprie
concretamente a quei «con- delegazioni 34 Paesi dei
nubi anticlericali stretti fra cinque continenti.[...]
forze eterogenee sotto lo Il Congresso di Roma
stimolo della paura del non ebbe rilievo solo per la
prete»21 che da qualche folta partecipazione e le
tempo erano nell’aria. «A manifestazioni esterne.
mantenere continua la ten- [...] esso occupa un posto
sione»22 sulla battaglia anti- grandissimo nella storia
clericale si era impegnato il del Libero pensiero, in
repubblicano e massone Arcangelo Ghi- quanto le sue risoluzioni costituiscono un docu-
sleri. Costui nel 1902 diede vita all’ “Asso- mento prezioso e un costante punto di riferi-
ciazione Italiana del Libero Pensiero” in mento.24
seguito all’impegno preso nello stesso anno
con la Federazione internazionale del Li- Nonostante l’accrescersi delle adesioni25
bero Pensiero di organizzare il successivo e il successo a livello internazionale, forte
Congresso internazionale a Roma nel 1904.23 fu l’astensionismo degli uomini politici ita-

20 Candeloro, 1974: 255-257.


21 Decleva, 1968: 352.
22 Ivi, pag. 332.
23 Mola, 1986: 64-65.
24 Àlvarez Làzaro, 1990: 87.
25 “[…] dopo aver ostentatamente ignorato le due precedenti assemblee della Federazione In-
ternazionale del Libero Pensiero (Parigi, 1900; Ginevra, 1902), nel giugno 1904, a conclusione di
ampi dibattiti in seno alla Giunta esecutiva, il Grande Oriente […] (decideva) di concorrere al suc-
cesso di una manifestazione che offriva parecchie possibilità di noyautage.”, Mola in Àlvarez Làzaro,
1990: 14.
“[…] La Giunta esamina l’Ordine del giorno del G.O., convocato pel 29, al fine di concentrarsi in-
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Nel centenario della fucilazione del Fratello Francisco Ferrer y Guardia, N. Casano

liani di sinistra. Anche se di anticlericali- gnificativo.


smo si trattava, quello del li- Nello stesso anno in Fran-
bero pensiero era pur cia entrava in vigore la legge
sempre un anticlericalismo di separazione tra Chiesa e
troppo “borghese”26 soprat- Stato, mentre nel 1906 in Ita-
tutto agli occhi del sociali- lia nelle nuove elezioni ammi-
smo che nutriva, più o meno nistrative e politiche lo
per la stessa ragione, una schieramento clericale stava
certa diffidenza anche nei avanzando: una reazione ap-
confronti della massoneria,27 pariva quindi sempre più ne-
grande promotrice del con- cessaria.30 Tra la fine del 1906
nubio.28 Proprio per tale que- e la metà del 1907, sulla scia
stione classista, il Partito dell’apertura della discus-
Socialista aveva indetto il re- sione delle riforme sull’inse-
ferendum sull’incompatibilità gnamento alla Camera,31 si
tra l’essere massoni e socialisti tennero molte manifestazioni
nel 1905.29 L’astensione a questo voto fu si- anticlericali, di cui la più significativa fu

torno ai vari argomenti. […] Circa il 2° tema «Istruzioni alle Logge ed atteggiamento della Masso-
neria in ordine al Congresso internazionale del Libero Pensiero» la Giunta risolve che il G.O. debba
presentarvi un Ordine del giorno, col quale, preso atto che i temi da discutersi lasciano impregiu-
dicati i principii fondamentali ed universali dell’Ordine, il G.O. aderisce al Congresso, ed invita
tutte le Logge a fare altrettanto.[…]” in Verbali della Giunta, 145° adunanza, 20 maggio 1904, Archi-
vio Storico del Grande Oriente d’Italia, pag. 1.
26 E. Decleva, 1968: 337.
27 E. Decleva, 1968, passim.
28 Libero Pensiero e Massoneria non devono essere confusi: «Non già che i massoni non siano,
a modo loro, pensatori liberissimi. In questo senso, non solo non v’è incompatibilità ma continuità,
talché il Libero Pensiero non potrebbe essere concepito senza Massoneria. Ma in quanto movi-
mento organizzato con obiettivi suoi – la lotta contro questo o quell’avversario e per il consegui-
mento di uno o altro scopo – la Società e poi la Federazione Internazionale del Libero Pensiero
ebbero una loro identità, distinta, diversa, talora remota e persino contrastante con la genuinità
dell’Ordine iniziatico dei Liberi Muratori, anche se molti di costoro tennero a battesimo, ingros-
sassero le fila e assecondarono i successi del “movimento”». Prefazione di Mola in Làzaro, 1990: 7.
Cfr. L’intera opera di Làzaro per un approfondimento sui rapporti tra Libero Pensiero e Massone-
ria. Su quelli intercorrenti tra Libero Pensiero, Massoneria e Socialismo invece vedi Massoneria, li-
bero pensiero e socialismo tra Otto e Novecento in Isastia 2001.
29 Decleva 1969.
30 Ivi, pp. 556-561.
31 Cordona, 1985: 250-254.
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quella che si tenne a Roma il 17 febbraio tro l’assassinio del pedagogista spagnolo
1907 in occasione dell’anniversario del Francisco Ferrer y Guardia e a cui prese
rogo di Giordano Bruno.32 La parte un enorme numero di per-
formula del blocco popolare sone.36 Ad ulteriore dimostra-
nasceva, in questo modo, zione dell’eccezionalità del
dalle necessità del mo- momento, fu il ben diverso
mento per cui anche il so- tono con cui si affrontarono le
cialismo accettò di farsi discussioni per organizzare le
trasportare dall’onda.33 A manifestazioni in occasione
fine maggio, a Bergamo, del primo arresto di Ferrer nel
nelle elezioni amministra- 1906, preludio di quello del
tive si affermò un candidato 1909. Ecco ad esempio cosa si
del blocco popolare, ma più riportava in un documento
clamorosa fu l’elezione del dell’epoca:
l’ex grande maestro del GOI
Ernesto Nathan al Campido- A Roma […] alla riunione pro-
glio.34 Ferrer tenutasi ieri sera nella sede
Come ci dice Fulvio Conti, l’esperienza Circolo Garibaldi in Piazza delle Carrette 341 in-
delle amministrazioni bloccarde fu una tervennero i rappresentanti di due Logge Mas-
fase di appaesement tra le forze democrati- soniche,37 di tre circoli anticlericali, della
che35 e di forte consenso popolare. Senza federazione giovanile repubblicana Laziale,
questa considerazione non potremmo spie- della federazione anarchica, della sezione locale
garci l’unisona e concorde voce con cui i del libero pensiero e delle leghe di resistenza vet-
componenti del blocco stesso riuscirono a turini ed infermieri.
promuovere in Italia le manifestazioni con- Si astennero dall’inviare rappresentanti i so-

32 Ivi, pp. 561-575.


33 Ivi, pag. 580.
34 Cordova, 1985: 263-264.
35 Conti, Massoneria e sfera pubblica nell’Italia liberale, 1899-1914, in Cazzaniga 2006.
36 Candeloro 1974.
37 Le logge in questione erano: la Loggia “Universo e Romagnosi” di Roma e la Loggia “Giu-
seppe Garibaldi” di Civitavecchia. Queste informazioni sono ricavate dall’opuscolo redatto dal co-
mitato centrale pro-Ferrer e scuola laica, intitolato “La Scuola Moderna di Barcellona e Francisco
Ferrer”, pag. 15 in ACS, MI, DGPS, 1907, b.1, Agitazione pro-Ferrer. Bisogna precisare che il Grande
Oriente di Palazzo Giustiniani nel novembre 1906 decise di non partecipare a queste manifesta-
zioni, anche se delle logge della sua obbedienza e dei massoni celebri al contrario lo fecero. Sulla
decisione del G.O.I. vedi Rivista Massonia, 1906, n. 9-10, pp. 464-465.
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Nel centenario della fucilazione del Fratello Francisco Ferrer y Guardia, N. Casano

cialisti e la Camera del Lavoro, i quali evidente- Francisco Ferrer y Guardia era nato ad
mente disdegnano di stare a contatto dei mas- Alella, non lontano da Barcellona nel 1859.
soni, e forse intendono Nonostante la sua fosse una
intraprendere da soli l’agita- famiglia fortemente catto-
zione pro-Ferrer. [...]38 lica, egli si affermò prima
nell’ambito rivoluzionario
A distanza di soli tre anni repubblicano ed anticleri-
gli equilibri tra le forze de- cale poi in quello dell’inse-
mocratiche erano quindi gnamento laico. Iniziato
fortemente cambiate. Alle alla loggia Verdad di Barcel-
elezioni politiche del 1909 il lona nel 1884 fu affiliato
blocco popolare vinceva,39 alla massoneria francese
ma allo stesso tempo quello nel 1890 dove poi rag-
clerico-moderato si affer- giunse i più alti gradi. Fu
mava ancora di più rispetto anche assiduo frequenta-
alle elezioni precedenti.40 tore dei congressi interna-
Era quindi ancora più neces- zionali del Libero pensiero
sario il rafforzamento della dove intervenne a soste-
battaglia anticlericale visto gno dell’insegnamento
che questo scontro elettorale laico. Fu proprio l’insegna-
fu «un altro passo verso la formazione di un mento a divenire la sua priorità negli ultimi
partito cattolico vero e proprio».41 anni della sua vita. Nel 1901 diede vita alla
Non si poteva restare inermi di fronte “Scuola Moderna” dove sua intenzione era
all’assassinio di Francisco Ferrer y Guardia. quella di fornire un’istruzione veritiera e
I partiti e le associazioni di ispirazione de- dispensata da tutto il dogmatismo attra-
mocratica di tutta Europa si sentirono in verso l’utilizzo di materiale innovativo che
dovere di puntare il dito contro la Chiesa, fosse fedele al progresso scientifico. A que-
ivi compresa la massoneria. Prima di pas- st’ultimo fine Ferrer fondò anche una casa
sare alla narrazione di questi avvenimenti, editrice.42
è però necessario soffermarsi un attimo Nel 1906 venne arrestato e tenuto in
sulla figura di Francisco Ferrer. prigione perché ritenuto complice dell’at-
tentato a Calle Mayor al Re ed alla nuova

38 Prefettura della Provincia di Roma a Ministero dell’Interno, Roma 15 ottobre 1906, Og-
getto: Agitazione pro-Ferrer, ACS, MI, DGPS, 1907, b.1, Agitazione pro-Ferrer.
39 Conti, 2003: 210-212.
40 Ragionieri, 1976: 1924.
41 Candeloro, 1974: 258.
42 Sulla vita e l’opera di Ferrer vedi Ferrer 1948; Id. 1962.
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regina. Dopo tredici mesi di detenzione tutta Europa movimenti di protesta contro la re-
passò dei periodi abbastanza lunghi al- pressione del Governo Spagnolo, allo scopo di far
l’estero e quasi per caso si ri- liberare gli arrestati, indi-
trovò in Spagna nel luglio cendo comizi e dimostra-
1909. Durante questo mese zioni, anche davanti ai
a Barcellona scoppiò quella Consolati ed alle Amba-
che venne chiamata la “set- sciate Spagnole.
timana tragica”. Essa consi- Informo di quanto
steva nella protesta della sopra la S.V. affinché possa
popolazione contro il go- attentamente seguire tale
verno a causa dell’invio di agitazione qualora fosse
militari in Marocco per re- per manifestarsi in codesta
primere una rivolta. Tra le Provincia – dando le neces-
varie azioni vi furono gli in- sarie disposizioni di vigi-
cendi appiccati ai conventi lanza per la tutela delle
proprio perché il clero ve- Sedi e delle Rappresen-
niva ritenuto complice di tanze Spagnole, con istru-
quella politica colonialista zioni che, nella eventualità
del governo spagnolo. Fer- di comizi, non siano tolle-
rer nemmeno partecipò alle rati assolutamente atti ed
proteste, eppure venne arre- eccessi di linguaggio che re-
stato perché ritenuto agitatore della som- chino offesa al Governo Spagnolo.[…]43
mossa.
Pochi giorni dopo l’arresto, i prefetti di Ciò che temeva il ministro dell’Interno
sessantanove città italiane ricevettero la si realizzò alla lettera prima del 13 ottobre
seguente circolare: e trapassò i limiti stabiliti quando quel
giorno si seppe della fucilazione del peda-
Viene riferito a questo Ministero che si sa- gogista spagnolo. Se andiamo a sfogliare
rebbe di recente costituito a Parigi, un comitato tutti i documenti presenti nei dossiers del-
internazionale in favore degli spagnoli anarchici l’Archivio Centrale dello Stato sulle rivolte,
durante i recenti moti rivoluzionari di Barcel- i comizi, gli scioperi, gli attacchi alle rap-
lona, specialmente in difesa del noto agitatore presentanze spagnole, i boicottaggi alle
Francisco Ferrer. navi spagnole e la persecuzione di qualsiasi
Di questo Comitato farebbero parte anar- persona di Chiesa che fosse nei paraggi, che
chici e rivoluzionari francesi, nonché sovversivi migliaia di persone fecero per protestare
italiani, e pare si proponga di organizzare in contro l’esecuzione di Ferrer, si ha l’im-

43 Circolare n. 20, Roma, 16 settembre 1909, Min. Int. Al Sig. Prefetto di…, ACS, MI, DGPS,
1909, b.5, Agitazioni Pro Ferrer.
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pressione di avere a che fare con la morte “Casa dei bambini”, in cui una grande at-
di una persona che non solo gli intellettuali tenzione era data soprattutto alle fasce più
e i politici conoscevano, ma deboli della popolazione.
anche la gente comune.44 Maria Montessori e Ferrer
La sua attività e le sue potevano avere in co-
idee oltre che in Spagna mune la passione per l’in-
erano d’altronde abbastanza segnamento e una certa
note in Europa, soprattutto similitudine per la vici-
nella Francia e nel Belgio nanza di entrambi all’am-
dove spesso si recava. In Ita- biente massonico (tanto
lia venne sicuramente nel attivo nelle nuove politi-
1897 dove conobbe Gu- che per l’insegnamento),47
glielmo Ferrero che lo intro- ma solo Ferrer aveva
dusse nell’ambito osato sfidare la Chiesa in
pedagogico lombardo45 e in un ambito di forte perti-
occasione del Congresso in- nenza dell’istituzione re-
ternazionale del Libero Pen- ligiosa.
siero a Roma.46
Scientificamente parlando, Il Gran Maestro Ettore
le sue idee non erano tuttavia Ferrari dirama il 14 ottobre
così rivoluzionare, soprattutto se messe a un manifesto agli italiani e il 15 una circo-
confronto col metodo d’insegnamento, si- lare (n. 55) a tutte le logge per denunciare
curamente di una maggiore dignità scien- l’assassinio.48 L’Obbedienza di Palazzo Giu-
tifica, elaborato dell’italiana Maria stiniani continuò negli anni a venire ad oc-
Montessori che a partire dal 1907 fondò cuparsi con una certa assiduità del
anche lei delle scuole d’avanguardia, le pedagogo spagnolo con articoli non solo di

44 In ACS, MI, DGPS, 1909, b.5 e b.6, Agitazioni Pro Ferrer ci sono circa 60 dossiers intestati ad
altrettante città italiane dove vi sono raccolti tutti i rapporti dei prefetti al ministero sugli eventi
di quelle giornate delle città e relative province. Per una panoramica sulle manifestazioni nelle
principali città italiane vedi Adilardi, G. Una questione di diritto umano: lo sciopero internazionale per la
vita di Francisco Ferrer Guardia (1859-1909), in Ferrer Benimeli, 1999: 461-476.
45 Ferrer, 1948: 87-88.
46 Garzia Sanza in Mola (1993) mette in dubbio la sua presenza perché il suo nome non ap-
pare nella lista dei partecipanti, pp. 252-253; tuttavia Bertolucci (2002: 40-41) riporta testimonianze
dell’incontro di Ferrer con dei partecipanti italiani allo stesso congresso.
47 Cfr. Foschi, 2008: 238-257 e Foschi, Cicciola, Hiram, n. 1/2007, pp. 83-94.
48 Entrambe sono presenti in Rivista massonica, 31 ottobre 1909, n. 14-15-16, pp. 337-340 e
sulla rivista del Rito simbolico italiano Acacia, n. 10, ottobre 1909, pp. 181-184.
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denuncia nei confronti dell’esecuzione del Cittadini,


pedagogista spagnolo, ma anche di appro- Roma si associa al lutto che colpisce il
fondimento della sua mondo civile per la morte di
vita e della sua Francesco Ferrer.
opera.49 L’uccisione del pensatore
Per quanto ri- e dell’apostolo della scuola
guarda l’aspetto pub- suona offesa alla santità della
blico, oltre al vita umana, alla libertà di co-
Manifesto agli Italiani scienza, al civile progresso in
del Gran Maestro, lotta contro la reazione.
molte furono le di- Roma, sacrata alla libertà
chiarazioni e i comizi di coscienza, al progresso ci-
pro-Ferrer fatte e te- vile, leva la voce contro la
nute dai massoni che barbarie dell’atto.50
avevano un certo
ruolo politico o so- Napoleone Colajanni
ciale. Il più impor- prese la parola alla “Sa-
tante fu senza dubbio pienza” per commemorare
il manifesto del sin- Ferrer.51 Salvatore Barzilai di-
daco di Roma, nonché scusse la sentenza di con-
ex Gran Maestro del danna di Ferrer al comizio
Grande Oriente d’Italia dell’Orto Agricola52 organiz-
Ernesto Nathan. Non è infatti assoluta- zato il 15 ottobre dalla Camera del Lavoro
mente privo di significato il fatto che sui dove parteciparono 15 mila persone. A
giornali sia un celebre massone a scrivere: Massa Carrara a un comizio di 5 mila per-
sone, il 4 ottobre, Eugenio Chiesa portò il

49 Francisco Ferrer, Il concetto della Scuola Moderna, Acacia, anno II, n. 10, ottobre 1909, p. 186;
Francisco Ferrer, massone, Acacia, anno III, n. 13-14, gen.-feb. 1910, p. 25; Alberto Aalberti, Una epi-
grafe, Rivista Massonica, 1909, n. 14-15-16, p. 349; Il più grande delitto del secolo. Il sacrificio di Francisco
Ferrer e la Massoneria Universale, RM, 1909, n. 17-18, pp. 399-404; Giuseppe Cannata, Per Francisco Fer-
rer, RM, 1910, n. 17-18, pp. 410-415; L’omaggio dei liberi pensatori veneti a Francisco Ferrer, ivi, p. 416; Gio-
vanni Martelli, Francisco Ferrer, RM, 1911, n. 5-8, pp. 109-120; Id., Francisco Ferrer, RM, 1911, n.
9-10-11-12, pp. 238-246; Giovanni Pascoli, Per Francisco Ferrer, RM, 1911, n. 13-14, p. 325.
50 L’Avanti, 15/10/1909, p. 1.
51 Télégramme au Ministère de l’Intérieur, Rome 22/11/1909, ACS, MI, DGPS, 1909, b.6, Agi-
tazioni pro-Ferrer.
52 Télégramme au Ministère de l’Intérieur, Rome 15/10/1909, ACS, MI, DGPS, 1909, b.6, Agi-
tazioni pro-Ferrer.
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saluto in memoria di Ferrer.53 A Firenze, metodo d’insegnamento di Ferrer.56 Last but


Luigi Campolonghi fu l’oratore della confe- not the least, il poeta Giovanni Pascoli
renza organizzata dalla Ca- scrisse una famosa epigrafe in
mera del Lavoro il 18 onore di Ferrer incisa su una
dicembre, che ebbe come lapide che ancora oggi si
soggetto la revisione del trova a Senigallia. La Rivista
processo a Ferrer.54 Sempre a Massonica riporta anche il
Firenze, Giuseppe Meoni in- testo di un’altra epigrafe
tervenne il 17 novembre alla scritta da un altro massone,
commemorazione di Ferrer Alberto Alberti.
organizzato dal Partito Re-
pubblicano.55 In conclusione possiamo
Dopo qualche giorno la quindi affermare che tutte
morte del pedagogista, il le manifestazioni in difesa
prefetto di Roma informò il del pedagogista spagnolo
ministri dell’Interno che il rappresentano a più riprese
Libero Pensiero, la massone- i momenti di più elevata
ria e i partiti politici ave- espressione di un movi-
vano l’intenzione di mento laico che all’inizio del
continuare ad organizzare delle manifesta- XX secolo stava cercando di affermarsi.
zioni. Si comunicò anche che la massone- Ferrer riuscì a mettere in generale tutti
ria aveva l’intenzione di aprire una d’accordo nei blocchi popolari italiani di
sottoscrizione pubblica per dare vita a cui la massoneria fu, utilizzando un’effi-
Borgo, nei pressi del Vaticano, una scuola cace definizione di Fulvio Conti, il «collante
moderna dove sarebbe stato applicato il ideologico».57

53 Prefettura di Massa Carrara à Ministère de l’Intérieur, Massa 15/10/1909, ACS, MI, DGPS,
1909, b. 5, Agitazioni pro-Ferrer, p. 3.
54 Prefettura di Firenze à Ministère de l’Intérieur, Firenze, 20/12/1909, ivi.
55 Id., Firenze, 17/11/1909, ivi.
56 Informazioni, Roma 18/10/1909, ACS, MI, DGPS, 1909, b.6, Agitazioni pro-Ferrer.
57 Conti in Benimeli, 1999: 971.
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L’Avanti, 15/10/1909.
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Dall’Uno allo Zero, per ritornare all’Uno
di Fausto Castagnoli
Saggista

This Paper is a brief introduction regarding the importance of “Archè”, the soul of
the number One and the development of the One toward the zero and toward the
infinite. The history of astronomy starts just from these developments. The mistery
of Zero can give us the stimulus to search why this mathematical entity without
matter, all of sudden changed, opening the way toward the big bang, time and space
was born.

M
.V. e Fratelli tutti, una cosa ha e sorgente dell’eterna natura; utile perché tali
caratterizzato e sempre deve passaggi sono le basi da cui poter entrare
caratterizzare l’uomo di desi- nell’intimo del problema in essere, bello
derio e ancor più l’uomo massone: distin- perché permette a tutti noi di ringraziare
guere quello che è apparenza, variabile e di nuovo il Fr. Silvio per il contributo cul-
mutevole, da ciò che è principio o Archè, turale che ha dato e che continua a dare a
immutabile ed eterno. tutti i Fratelli.
Compiremo un viaggio metaforico a ri-
troso nel tempo, dall’antica Ur alla Grecia 4000 anni fa circa, in Mesopotamia e in
presocratica per poi ritornare a oggi, al fine particolare a Ur, e ancor prima nell’antico
di meglio comprendere il senso profondo Egitto, i sacerdoti iniziarono a osservare il
del tema. cielo con occhio critico, stabilendo con-
A tal proposito, mi sembra utile e bello nessioni geometrico-matematiche, postu-
riproporre alcuni passaggi di un lavoro lati, teoremi che si diffusero
svolto dal sottoscritto in comune con il Fr. successivamente in Grecia, Medio Oriente
Silvio Calzolari: La Tetractys Pitagorica radice ed Europa.
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Dall’Uno allo Zero, per ritornare all’Uno, F. Castagnoli

Humus questo che, circa mille anni * Eraclito: ascoltando il Logos, è saggio ri-
dopo, avrebbe stimolato nei filosofi la ri- conoscere che tutto è UNO; e ancora: tutto è le-
cerca del “Logos”, di quella gato a un’ unica legge
razionalità che si mani- cosmica e anche le cose
festa nel mondo, perché che sembrano le più
eterna, comune a tutte lontane tra loro, gli op-
le cose e di cui tutti gli posti, sono unite.
uomini partecipano. * Einstein: l’uni-
Ed appunto in Gre- verso è numero.
cia, 2500 anni fa, con un
netto mutamento di Ritornando ai Pi-
prospettiva e una ricerca tagorici: l’Uno, l’Unità,
filosofica notevolmente più l’Infinito è l’Archè, parim-
fine e sottile, dopo Talete, pari, androgino, insieme
Anassimandro e Anassi- di pari e dispari perché ge-
mene, Pitagora e i Pitagorici nera entrambi questi con-
individuano nel NUMERO, il trari (l’uno addizionato al
Principio di tutte le cose, an- pari dà il dispari, l’uno ad-
ziché nell’Acqua, nell’Aria, dizionato al dispari dà il
nella Terra e nel Fuoco. pari) e il pari e il dispari
L’Archè designa il princi- generano tutti i numeri e i
pio, l’origine e la substantia numeri generano infine
di tutto ciò che esiste, perché tutte le altre cose dell’uni-
l’Archè è, in sostanza, ciò da cui vengono, verso, che nel loro ordinamento sembrano
ciò per cui sono e sussistono tutte le cose. immagini dei numeri e loro incarnazioni. E
Ed elementi del numero sono il pari ed appunto l’Unità cioè l’infinito, l’Apeiron,
il dispari e di questi il primo è infinito ed il contiene in sé il principio dell’unicità e il
secondo è finito. E l’UNO risulta da tutti e principio della separazione dei contrari che
due questi elementi (giacchè esso è pari ed contiene e questa separazione è il due: non
insieme dispari). A tal proposito ecco qui di numero ma principio. Principio dell’unicità
seguito tre affermazioni molto importanti: l’Uno, principio della separazione il Due
(che in realtà accoglie come una simbolica
* Giamblico: i numeri costituiscono il Prin- “vagina” il principio maschile dando luogo
cipio e la sostanza delle cose, tutti gli esseri sono al tre, nuova unità).
numeri. Pertanto tutte le cose sono un numero e
(La materia, ritenuta in passato densa e il numero, come originaria monade divina,
irriducibile, nei laboratori di fisica è stata precontiene la pluralità che da esso si ge-
oggi ridotta e rapporti numerici, a semplice nera. Quindi, tanto a livello intelligibile
informazione matematica). quanto a livello sensibile, esiste sempre
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una mediazione di due principi: quello del- Entrambe sono proporzioni geometri-
l’unità e quello della differenziazione che che che mettono in relazione la medietà
si confrontano, si scon- aritmetica con la medietà
trano e si modellano tra armonica. La prima, la
loro (la Loggia ne è un diretta, dall’Unità origi-
esempio lampante: in- nale determina le armo-
contri, confronti, scontri niche inferiori: da 1
anche accesi, ricomposi- otteniamo 2/3; 4/9;
zione su principi comuni: 8/27; 16/81; 32/243;
crescita vera) 64/729 etc. fino al limite
L’idea originale o Mo- infinitesimo dello zero e
nade divina è dunque l’ l’inversa all’opposto,
Essere immutabile, indi- dall’unità iniziale deter-
visibile ed eterno la cui mina le armoniche cre-
manifestazione o imma- scenti fino al limite
gine è l’ universo o Uno. Universo o Uno dell’infinito: da 1 otteniamo: 3/2; 9/4; 27/8;
che acquisisce forma nello spazio e si 81/16; 243/32; 729/64 etc. (è interessante
estrinseca nella generazione. Dunque il prendere coscienza che nulla avviene
cosmo fisico è un misto di due principi op- senza che ciò determini un’azione opposta:
posti: quello intelligibile e quello fisico sen- se dall’uno genera l’armonica inferiore 2/3
sibile e la mescolanza è operata da una contemporaneamente si determina l’ar-
causa suprema che plasma il principio ma- monica inversa 3/2 il cui prodotto è sem-
teriale, modellandolo in funzione dell’in- pre uno e ciò vale anche per le altre
telliggibile. Questa Intelligenza universale frazioni).
che Platone identifica nel Demiurgo, con- È facile evidenziare come dall’Unità ori-
duce dal disordine all’Ordine, imprimendo ginale sia in senso crescente che in senso
forma all’informe, piegando e modellando decrescente si sviluppino frazioni costi-
la materia sensibile ad accogliere l’intellig- tuite dalla potenza del due e del tre, incer-
gibile e in questo modo, a realizzare una nierata all’uno, generanti un doppio
copia, un’immagine sensibile della realtà compasso: il Lambdoma pitagorico a forma
intelligibile. Tale operazione è assai diffi- di croce.
cile e complessa e avviene sulla base di ben Il Demiurgo curva le rette a foggia cir-
ponderate operazioni matematiche e geo- colare determinando due cerchi che si in-
metriche: la proporzione babilonese di- tersecano tra loro. Uno esterno, è quello
retta e inversa. identico (quello dispari) più vicino all’unità
principiale, disposto verticalmente, dotato
1 : 3/4 = 2/3 : ½ di moto uniforme che rappresenta l’equa-
tore celeste cui si lega il cielo delle stelle
1: 3/2 = 4/3 : 2 fisse. Uno interno, è il cerchio dell’Altro,
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Dall’Uno allo Zero, per ritornare all’Uno, F. Castagnoli

del molteplice, piegato orizzontalmente e Ne deriva che miliardi di anni fa gli og-
scisso in altri sette cerchi rappresentanti getti fossero estremamente più vicini o me-
l’eclittica con le sette sfere pla- glio, circa quindici miliardi
netarie caratterizzate dai loro di anni fa tutta la materia
moti difformi di cui ogni orbita oggi sparsa e in continua
è separata dall’altra da un in- espansione, fosse con-
tervallo armonico che è l’ar- centrata in un punto a
chetipo musicale: sempre 2/3 densità infinita. Le osser-
elevati a potenza crescente vazioni di Hubble sugge-
quindi numeri presenti nella rirono che doveva esserci
manifestazione principiale stato un tempo in cui
1,2,3,4 (tetractys). l’universo era infinita-
Ecco quindi in sommi capi mente piccolo e infinita-
l’Architettura dell’universo mente denso a cui seguì il
vista dal “neopitagorico” Pla- big-bang.
tone. Visione eliocentrica fino E prima del Big-Bang?
ad Aristotele che mette la terra Esisteva il tempo? Po-
al centro di questo Universo al teva esistere lo spazio?
posto del sole, teoria fortemente Prima di quel big-bang
supportata successivamente da Tolomeo caldo è esistito un big-bang freddo: lo zero
con una brillante dimostrazione e presa a e la sua manifestazione.
modello dalla Chiesa fino al 17° secolo in I vari scienziati Friedmann, Penrose,
quanto la terra come elemento centrale Hawking, Bogdanov attraverso vie diverse,
fisso, ben rappresentava la manifestazione arrivano allo stesso risultato: l’inevitabile
Divina operante in essa. esistenza del punto zero, la singolarità ini-
Sempre Platone nel Timeo: il tempo dun- ziale dello spazio-tempo.
que fu fatto insieme al cielo, affinché, ge- In quanto punto matematico, non ha
nerati insieme, anche insieme si dissolvono sostanza, fuori dallo spazio, dal tempo e
se mai avvenga alcuna dissoluzione. E fu dall’energia, è una pura astrazione geome-
fatto secondo il modello dell’eterna natura trica. Al punto zero il tempo non esiste
perché il modello esiste per tutta l’eternità. nella forma reale, è solo immaginario. E
Questa visione dell’universo statico pre- l’entropia che misura del grado di incer-
sente insieme al tempo da sempre è perdu- tezza, del disordine di un sistema nel
rata fino all’inizio del 20° secolo quando nel tempo reale, tende al minimo o è nulla nel
1929 Edwin Hubble fece una scoperta sen- tempo immaginario. Di conseguenza sic-
sazionale: le galassie lontane da noi, in come il grado entropico è inversamente
qualsiasi direzione le si osservi, presentano proporzionale al grado di informazione,
un moto di rapida recessione da noi: cioè possiamo sicuramente affermare che in
l’universo si sta espandendo. quello zero primordiale, in quel pre spazio-
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tempo, l’entropia era nulla ed il grado di in- bile, il più pericoloso perché sfuggevole a
formazione di quello ZERO era infinito nel una comprensione razionale. Viene rap-
tempo immaginario. Con- presentato come un cer-
teneva tutte le informa- chio che in 3°
zioni nello stesso dimensione diviene
tempo di quello che sa- una bolla cioè un
rebbe successivamente punto dilatato. La
accaduto dall’inizio del stessa parola araba si-
Big-bang caldo alla fine gnifica sifr, cioè
dell’universo quando “vuoto”, ma anche “in-
avverrà e quando questo finito”. La parola sifr in
avverrà, l’entropia che nel mondo e tempo latino ha generato cifra, ed ecco quindi che
reale progressivamente cresceva, si ridurrà lo zero può indicare tutte le quantità pos-
di nuovo per annullarsi allorquando l’ul- sibili e immaginabili. Come il punto zero
timo stadio della materia si annichilirà, ri- iniziale ricco di informazione infinita ge-
tornando il tutto informazione pura. Un nera poi tutto l’universo così lo zero come
osservatore posto ipoteticamente nel numero contiene l’infinito.
punto zero può vedere tutta la sequenza di Essendo il punto zero pura informa-
“bolle” degli eventi dal passato al futuro, zione matematica, la sua evoluzione non
perché siamo, ripeto, nel tempo immagi- poteva che essere matematica e la genera-
nario. zione dell’uno avviene per elevazione a po-
Sequenze che si snocciolerebbero pro- tenza dello zero stesso: zero elevato a zero
gressivamente una dopo l’altra nel tempo è uno. E lo si può capire anche attraverso
reale come noi lo stiamo vivendo (viviamo l’insiemistica: zero inteso come insieme
minuto dopo minuto ma non sapremo mai vuoto se include in sé il numero zero non è
cosa succederà nel prossimo minuto, cosa più vuoto, si dice ha cardinalità uno e se ag-
possibile nel tempo immaginario al punto giungiamo uno, ha cardinalità due etc. fino
zero). Ma perché quello zero, serbatoio di all’infinito dei numeri interi naturali e così
informazione infinita stazionario nel suo per i razionali, irrazionali e reali completi.
tempo immaginario esce dalla sua stazio- Gli immaginari sono una estensione dei
narietà per dar luogo a una evoluzione che reali, infatti “0i” non esiste.
ha portato l’universo così come è ora? Senza entrare nei particolari ulteriori
Hawking cita: che cosa è che insuffla fuoco (diciamo per rottura della condizione di
nelle equazioni? stabilità KMS) la bolla dello zero tende a
Perché l’universo si è dato la pena di esi- crescere secondo quattro dimensioni cor-
stere? rispondenti alle famiglie dei numeri interi,
Perché c’è l’essere invece del nulla? reali, razionali e irrazionali che vanno svi-
La risposta sta nello zero stesso. Il più luppandosi, e il tempo, rappresentante il
misterioso dei numeri, il meno comprensi- raggio della sfera a quattro dimensioni, da
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Dall’Uno allo Zero, per ritornare all’Uno, F. Castagnoli

immaginario diviene reale (siamo nel Big- tenzialità inespressa finora, il tempo da im-
bang freddo) e nasce proprio in questa con- maginario a reale e nascita con essa dello
dizione, nasce il tempo come raggio della spazio. Oggi questo spazio sta crescendo e
bolla dei numeri che via via si vanno svi- dilatandosi ancora. Stiamo tendendo di
luppando, generando automaticamente lo nuovo all’unità.
spazio. Ormai il tempo è nato. Avviene così Questi studi teorici sono del 2002, ma
la decompattazione del tempo, informa- pensate che strano: nell’abbazia di Salem,
zione pura presente al punto zero si con- è stato trovato un codice elaborato dai mo-
verte in energia reale e il big-bang caldo naci dell’XI secolo che riportava questa
prende l’avvio. Con esso, comincia l’espan- iscrizione: ogni numero, fino all’infinito, è
sione dell’universo che avviene solo nel nato dall’uno e di conseguenza, dallo zero.
tempo reale. Quindi lo zero ha dispiegato In questo risiede un profondo mistero.
tutta l’informazione numerica che conte- Mistero inziato millenni prima, di cui
neva in potenza dilatando la bolla all’infi- solo gli indiani nel 2° secolo avanti Cristo,
nito nel tempo immaginario, con dichiararono la sua esistenza in quanto il
destabilizzazione della condizione di po- concetto del “non essere”, escluso da Par-
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menide già nel V secolo a.C., equivaleva suoni, bensì una carica di meditazioni, di
all’“essere” nella loro filosofia mistica. riflessioni, di emozioni apparentemente
Solo nel 999 d.C. stazionaria, in po-
Silvestro II Papa tenza di agire, in vi-
introdusse in Eu- brazione, che
ropa tale entità cresce e inesorabil-
matematica, la cui mente si manife-
definitiva accetta- sterà, “esploderà”,
zione avvenne come il tappo della
solo circa 500 anni bottiglia, nel capo-
dopo…. dopera dell’appren-
Leonardo da dista, ormai “quasi”
Vinci: infralle cose compagno, con
grandi che fra noi si tutto il suo bagaglio
trovano, l’essere del emotivo, con la sua
nulla è grandissima freschezza di vivere
Giacomo Leo- e di condividere
pardi nel suo Zi- sentimenti, energie
baldone: insomma inespresse finora,
il principio delle cose, sogni …
e del Dio stesso, è il nulla
Il nostro viaggio non ha termine.
Potremmo intuire in termini accessibili Troppi i dubbi, troppe le domande a cui
il concetto di zero, come l’attimo che pre- ancora non abbiamo dato una risposta sod-
cede la fuoriuscita “esplosiva” del tappo da disfacente; siamo in uno stato di incertezza
una bottiglia di champagne, energia in po- con entropia crescente, cioè viviamo con
tenza al massimo livello con entropia al mi- tutti i disordini presenti nel mondo reale,
nimo, che tende a manifestarsi in tutta la ma, che bello vivere senza sapere cosa ac-
sua intensità e un attimo dopo l’uscita del cadrà tra un minuto, che bello non vivere
tappo, vedremo il liquido che esce in tutte in una condizione di estremo ordine ma
le direzioni, allontanandosi e dilatandosi, allo stato potenziale e che bello non vedere
“spaziandosi” sempre più istante dopo contemporaneamente tutte le bolle del
istante. Ecco come il tempo reale genera tempo immaginario che mostrano tutti gli
spazio reale, e quindi, volendo avvicinarci avvenimenti futuri insieme.
al nostro mondo, lo zero potrebbe essere Siamo zingari erranti, golosi di vita,
assimilato al silenzio della colonna degli pronti sempre e ovunque a iniziare il pro-
apprendisti: non un semplice vuoto di prio viaggio interiore.
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Segnalazioni editoriali

A CURA DI INES ANGELI MURZAKU


Quo vadis Eastern Europe? Religion, State and Society after
Communism
Longo Editore, Ravenna, 2009, pp. 267, € 25,00

Nato come iniziativa universitaria e con l’ambizione di svi-


luppare una convergenza stretta tra ricerca scientifica e le
esigenze di informazione quotidiana nella nostra società, il
Network Internazionale “Europe and the Balkans” si è co-
stituito alla fine del 1993 con il sostegno finanziario del-
l’Unione Europea (Programma Human Capital and Mobility):
Esso si avvale della collaborazione di oltre 250 studiosi ed
esperti di 36 Paesi Europei, Stati Uniti, Canada, Egitto, Sud Africa, India, Giappone,
Australia ed è coordinato dal “Centro per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica” del-
l’Università di Bologna, a Faenza.

Il libro riporta le ricerche più recenti sulla religione nell’Europa orientale. Gli Autori
sono stati invitati ad analizzare la situazione religiosa radicalmente mutata rispetto
ai primi tempi dell’epoca comunista e a dare pareri sulle prospettive future di coesi-
stenza religiosa in quella zona. Il volume fornisce dati accurati per gli studiosi e spe-
cialisti dell’area, oltreché agli studenti delle materie coinvolte.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

ANDREA MIRABILE
Scrivere la pittura. La ‘funzione Longhi’ nella letteratura italiana
Longo Editore, Ravenna, 2009, pp. 171, € 18,00

L’influenza di Roberto Longhi (Alba, 1890 - Firenze, 1970), il


più grande storico dell’arte italiano del ventesimo secolo, si
estende al di là della disciplina di cui è stato maestro. La sua
scrittura sontuosa, ora arcaizzante ora avanguardista, erme-
tica o vernacolare, ha sedotto alcuni tra i maggiori autori del
dopoguerra. Banti, Pasolini e Testori, così come Arbasino, Bas-
sani, Bertolucci, e tanti altri allievi o collaboratori del geniale
critico, hanno spesso seguito e praticato la teoria longhiana delle “equivalenze ver-
bali”. Si tratta del tentativo di riprodurre verbalmente l’opera figurativa, attraverso
una trascrizione che si sforzi di imitarne le forme, e di farne intuire le suggestioni.
Dopo il rilevamento nel Novecento italiano di una ‘funzione Gadda’, per la lettera-
tura, e di una ‘funzione Contini’ per la critica, è forse il momento di individuare una
‘funzione Longhi’, la quale ha tra i suoi contrassegni la commistione dei generi e delle
poetiche, quindi la creazione di un’esperienza estetica ibrida, consapevolmente me-
taletteraria.

FRANCESCO BRUNELLI
La morte non esiste
Bastogi Editrice Italiana, Foggia, 2009, € 18,00

La traccia narrativa è sicuramente avvincente, ma ciò che vi


è di particolare è nascosto: infatti, il romanzo è percorso da
una chiave di lettura esoterica, costruita sulla base di parole,
numeri e colori, dalla quale — come osservando un testo con
delle lenti speciali — si evince, “provando e riprovando”, un
ordito segreto, una conoscenza antica, tramandata attraverso
migliaia di anni dalle più antiche tracce del genere umano, a
noi giunte tramite la Tradizione Iniziatica.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

GIANNI PAGANINI
Introduzione alle Filosofie Clandestine
Editori Laterza, I filosofi 96, Bari, 2008, pp. 182, € 12,00

Il manoscritto clandestino rappresenta un genere di comuni-


cazione fisolofica molto particolare e tipico dell’età moderna:
si può considerare il Colloquium Heptaplomeres di Jean Bodin, alla
fine del Cinquecento, come l’archetipo del genere, ma i quasi
duecentocinquanta testi repertoriati da Miguel Benitez, che
corrispondono a circa duemila copie manoscritte disperse nelle
biblioteche pubbliche e private, risalgono per la maggior parte
alla seconda metà del secolo XVII e a quello successivo. [...]
Dalla fase libertina al pieno sviluppo dei Lumi, i manoscritti clandestini attraversano
tutta un’epoca di trasformazioni culturali importanti, riflettendo altresì orientamenti
diversi: non si potrebbe parlare di filosofia clandestina se non al plurale, tenuto conto
del fatto che questi testi fanno riferimento di volta in volta allo scetticismo di De-
scartes o di Malebranche, alla metafisica di Spinoza o al meccanicismo di Hobbes, al
metodo empiristico di Locke. Soprattutto tentano vie nuove, combinando tra loro
percorsi filosofici talvolta eterocliti, nella convinzione che la storia intellettuale eu-
ropea dovesse essere letta “tra le righe”, alla ricerca di una verità nascosta al di sotto
delle professioni ufficiali di fede delle scuole o degli autori. [...]
dalla Premessa al testo

MICHEL ONFRAY
L’età dei libertini. Controstoria della filosofia III.
Fazi Editore, Roma, 2009, pp. 260, €17,50

Nel terzo volume della sua Controstoria, Michel Onfray affronta


la filosofia del Seicento: il Grand Siècle, il secolo di Richelieu e
dell’assolutismo, di Luigi XIV e di Versailles. Dopo aver tentato
di liberare la filosofia antica dall’egemonia platonica e persino
quella cristiana da una lettura ascetica, qui Onfray riesce a sot-
trarre il Seicento all’ipoteca spiritualistica e moderata dei vari
Descartes e Pascal, per mettere in luce la natura profonda-
mente sovversiva - anticipatrice delle istanze rivoluzionarie
poi realizzate dall’Illuminismo e dall’89 - di un gruppo di teorici che del libero pen-
siero fecero la loro bandiera. Vengono così reinterpretate in una chiave originale non

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

solo figure note alla storiografia ufficiale come Gassendi e Spinoza (ridimensionato il
primo, snodo fondamentale della filosofia moderna il secondo), ma soprattutto ci ven-
gono restituiti in tutta la loro grandezza personaggi di eccezionale significato finalmente
salvati dalla condanna moralistica o addirittura dall’oblio come Charron, La Mothe Le
Vayer, Saint-Evremond, Cyrano de Bergerac. Il lettore sarà sicuramente sorpreso proprio
nello scoprire la potenza intellettuale di quest’ultimo: nel personaggio conosciuto per
la commedia di Rostand, Onfray ritrova la forza dissacrante e liberatoria del riso, un riso
che “apre abissi, spacca il mondo in due, libera una luce di cui si illumina tutto il pensiero
progressista degno di questo nome”. Potremo così riscoprire una costellazione di filo-
sofi che, benché cristiani, si sono formati nella lezione di Montaigne, ai racconti di viag-
gio degli scopritori del Nuovo Mondo, ai gabinetti di curiosità, al gusto per il bizzarro
tipico dell’età barocca.

GUSTAV SEIBT
Il poeta e l’imperatore. La volta che Goethe incontrò Napoleone.
Donzelli editore, Roma, 2009, pp. 262, € 16,00

Due secoli fa, il 2 ottobre del 1808, Johann Wolfgang Goethe


viene ricevuto in udienza da Napoleone a Erfurt. È l’incontro
tra due uomini che hanno segnato la storia dell’umanità, il
più grande poeta della sua epoca uno, il più potente uomo
d’Europa l’altro. L’evento lascia su Goethe un’impressione in-
delebile. “Non smette mai di portare la croce della legione na-
poleonica”, racconta di lui Wilhelm von Humboldt a sua
moglie, un mese dopo il fatidico giorno, “e ha preso l’abitudine di chiamare chi gliene
ha fatto dono il mio imperatore”. Non diverso il fascino che Goethe esercita su Napo-
leone. Quando il poeta incontra l’imperatore, l’elettiva affinità è immediatamente
evidente, scatta una scintilla che dà vita a un profondo dialogo tra due geni, il cui spi-
rito è racchiuso in modo emblematico nella celebre espressione, “Vous êtes un
homme”, con cui Napoleone si rivolse a Goethe.
Dall’irruzione dei soldati francesi a Weimar, che durante l’occupazione alloggiarono
nella dimora goethiana, fino all’epocale incontro tra i due titani, Gustav Seibt cattura
il lettore in un viaggio indimenticabile nella storia europea a partire dal 1800.
Il suo brillante racconto degli eventi si trasforma strada facendo nell’avvincente ri-
tratto di due grandi personalità, delle tendenze spirituali di un preciso momento sto-
rico, in sintesi di un’intera epoca. Un libro appassionante, che in Germania è stato
salutato come un capolavoro di storia raccontata ed è già diventato un bestseller.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Sulla punta di uno spillo


Con uno studio monografico di Antonio C.D. Panaino
A cura di Gian Pietro Basello, Danielee Guizzo, Paolo Ognibene
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Dipartimento
di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali Ra-
venna, Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente sezione Emilia-
Romagna, Mimesis Edizioni, Ravenna-Milano, 2008, pp. 204 +
tavole, € 25,00

Una remota valle montana. Una lingua arcaica, ignota altrove.


Una manciata di uomini e donne in uno spazio sconfinato, ep-
pure condizionato dall’altitudine, dal vento e dalla disponibi-
lità di acqua e pascoli.
Questa è la Valle del fiume Yaghnob, meta di una spedizione scientifica della Facoltà
di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna, gui-
data dal prof. Antonio C. D. Panaino. Un luuogo dove fare in fretta significa solo al-
lungare il passo o cavalcare un mulo. Dove una notizia impiega, per arrivare, lo stesso
tempo dell’uomo che la porta. I suoi abitanti possono affacciarsi sul mondo attraverso
qualche canale satellitare ma il mondo li ignora, né potrebbe sentire la loro voce.
Siamo in Asia Centrale, nel Tagikistan centro-settentrionale, tra le catene montuose
del Gissar e dello Zarafπ˝n. La Valle è sede storica di un popolo iranico la cui lingua è
assai affine all’antico sogdiano, la lingua franca della Via della Seta parlata a Samar-
canda e Bukhara in età preislamica. Quale che sia il rapporto tra gli yaghnobi mo-
derni e gli antichi sogdiani, certo è che essi sono gli ultimi eredi di una tradizione più
che millenaria che rischia di essere perduta.
Il presente rapporto raccoglie le ricerche delle varie anime della missione. Lo studio
monografico del prof. Panaino descrive gli aspetti scientifici e umanitari più rile-
vanti, non senza passare attraverso un dettagliato esame bibliografico e critico della
storia degli studi sul popolo yaghnobi e sulla sua lingua. Le relazioni redatte dai sin-
goli specialisti coinvolti nella missione spaziano dalla descrizione geografica agli in-
terrogativi posti dalla scoperta di incisioni rupestri, dallo studio dell’architettura
vernacolare sacra e profana alle peculiarità linguistiche, dall’ampio spettro dell’in-
dagine etnografica e antropologica fino alla descrizione puntuale dell’intervento
medico-sanitario.

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FERNANDO PESSOA
Poesie esoteriche
A cura di Francesco Zambon
Teso originale a fronte
Guanda, Fenice contemporanea, Parma, 2000, pp. 147, € 12,00

L’avvicinamento all’occultismo di Pessoa iniziò, quasi per caso,


intorno al 1915, con la lettura di vari scritti sulla materia e in
particolare di alcune opere delle due maggiori esponenti del
teosofismo inglese, Helena Blavatsky e Annie Besant, che l’au-
tore portoghese aveva avuto l’incarico di tradurre nella sua lin-
gua per una “Collana Teosofica ed Esoterica”. Ma l’impressione
che le dottrine teosofiche produssero in lui fu subito enorme,
come egli stesso spiega in una lettera al suo migliore amico, il poeta Mário de Sá-Car-
neiro: “Ora (...) conosco l’essenza del sistema. Mi ha sconvolto a un punto tale che
non l’avrei mai immaginato (...). Il carattere straordinariamente vasto di questa reli-
gione-filosofia, la nozione di forza, di dominio, di conoscenza superiore ed extra-
umana che le opere teosofiche stillano, mi hanno molto turbato”. È l’inizio di un lungo
cammino di riflessione e di progressiva iniziazione alle tematiche del pensiero reli-
gioso ed esoterico che sta alla base del fenomeno dei suoi eteronimi (“Mi sento mul-
tiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in
riflessi falsi un’unica anteriore realtà che non è in nessuno ed è in tutti” scrive al ri-
guardo), che lo porterà a proclamarsi più volte seguace di una tradizione occulta che
ha le sue radici nella Gnosi cristiana antica e si perpetua nella Cabbala ebraica, nel
pensiero dei Rosacroce e nella Massoneria, e che gli farà affermare, vent’anni più
tardi: “Credo nell’esistenza di mondi superiori al nostro e di abitanti di questi mondi,
in esperienze di diversi gradi di spiritualità, che si assottigliano fino ad arrivare a un
Ente Supremo che presumibilmente ha creato questo mondo. Può essere che ci siano
altri Enti, ugualmente supremi, che abbiano creato altri universi, e che questi uni-
versi coesistano con il nostro, interpenetrandosi o meno”.
Queste dunque le tematiche presenti nel volume, in cui, come spiega il curatore, Fran-
cesco Zambon, si registrano le tensioni e le suggestioni più profonde che sottendono
all’intera produzione del celebre poeta portoghese; una raccolta di mirabili variazioni
sui temi “dell’Io anteriore esiliato dalla sua Patria celeste, della falsità e irrealtà di
questo mondo, della vita umana come sonno e oblio, del cammino iniziatico (raffi-
gurato con i simboli dell’ascesa a un monte, della navigazione, della queste cavalle-
resca del Graal) verso mondi superiori, delle nozze mistiche con il vero Io” a partire
dalle composizioni giovanili del Violinista Pazzo, scritte tra il 1911 e il 1917, fino a quelle
di Messaggio del 1934, che rappresenta il culmine della poesia esoterica di Pessoa e in-
sieme la summa della sua visione profetica della storia.
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HIRAM
Recensioni
OPUS MINIMUM

A cura di Paolo Marino

Di “cultura varia ed ermetica” si occupa la rivista Opus Mini-


mum, nata nel 2006 grazie all’iniziativa di alcuni FF∴LL∴MM∴
della R∴L∴ “I Figli del Vesuvio” N° 237, Or. di Torre Annun-
ziata. L’intenzione originaria era quella di produrre e/o sele-
zionare testi da raccogliere in opuscoli da distribuire agli
Apprendisti LL∴MM∴. Si trattava di mettere insieme un mi-
nimo di progetto di formazione, una divulgazione mirata di scritti per facilitare l’in-
serimento in Officina dei “giovani iniziati”.
Ebbene quasi da subito Opus Minimum ha riscontrato un elevato gradimento da parte
dei lettori che sono stati, e lo sono ancora, i veri promotori della rivista.
Anche i profani, cultori di ermetismo, venuti a conoscenza di questa iniziativa edito-
riale si sono associati alla pubblicazione e qualcuno tra loro contribuisce, come del
resto tanti LL∴MM∴, con lavori, riflessioni ed elaborazioni che arricchiscono di si-
gnificati filosofici l’opuscolo in formato A5. Esso costituisce un appuntamento, ormai
da quattro anni, ogni tre mesi, per i propri entusiasti lettori.
Nulla è stato lasciato al caso. Da lavoro artigianale (da fotocopisteria, tanto per in-
tenderci) si è passato a un volume con un progetto grafico ben riconoscibile, una for-
mattazione testuale che facilita e rende gradevole la lettura dei brani arricchiti da
immagini selezionate dal notevole archivio che la redazione ha provveduto a racco-
gliere. Il tutto adesso passa attraverso una stamperia professionale. Per quanto con-
cerne la parte contenutistica dei testi selezionati e proposti, si riscontra un sincero
entusiasmo da parte dei lettori che inviano alla redazione complimenti e incoraggia-
menti a proseguire sulla strada intrapresa.
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• 112 •
RECENSIONI

I lusinghieri risultati ottenuti sono da attribuire alla passione dedicata ad Opus Mini-
mum. In particolare il meticoloso impegno profuso dal capo della redazione, il F∴
Paolo Marino, che quotidianamente dedica una parte importante del suo tempo al
perfezionamento dell’opera.
Quest’anno Opus Minimum ha raggiunto una tiratura di quasi trecento copie a numero,
che vengono distribuite un po’ ovunque, da Trieste alla Sicilia. I lettori contribuiscono
con una minima quota di € 20,00 all’anno che a mala pena riesce a coprire le spese di
stampa e di spedizione. La quota associativa, per ricevere la pubblicazione va inte-
stata a Paolo Marino, c/c postale N° 50685205.
Per maggiori dettagli si può contattare la redazione tramite l’indirizzo di posta elet-
tronica: lab.ermetico.filosofico@gmail.com
Da poco è consultabile anche il blog alla pagina:
http://opusminimum.blogspot.com/2009. On-line è possibile visualizzare, oltre alle
copertine dei volumi, gli indici dei lavori finora pubblicati. Una sezione è dedicata ai
link ad altre riviste con cui vengono intrattenuti rapporti di scambio: il Laboratorio,
L’Ipotenusa, Quattuor Coronati 931 Firenze e Delta.

MARIO DE MARCO
Giuseppe Libertini. Patriota e fondatore delle Logge massoniche in terra d’Otranto. Testi e
documenti.
Edizioni Del Grifo, Lecce, 2009, pp. 711, € 45,00

Il testo, che vede la luce dopo la pubblicazione dei poderosi volumi del nostro autore,
riguardanti la Storia della Massoneria in Terra d’Otranto e i Profili biografici di Mas-
soni Salentini, si dota anch’esso di testi e documenti per la più parte assolutamente
inediti, tratti per la prima volta da archivi pubblici e privati, nonché familiari (Mario
De Marco discende per parte di madre da Giuseppe Libertini), e ancora tanti docu-
menti finora inesplorati della Massoneria salentina.
In questa sua ultima pubblicazione, realizzata con rigore scientifico e scevra di qual-
sivoglia suggestione, Mario De Marco ha fatto parlare soprattutto i documenti, tutti
diligentemente traslitterati con testo originale a fronte o in appendice dei capitoli. Si
tratta di documenti riguardanti le vicende esistenziali, politiche e massoniche del
grande patriota, che ebbe intenso sodalizio con Garibaldi, Mazzini, Saffi, Nicotera e i
più noti patrioti del Risorgimento italiano e poi, ancora, di particolare importanza
risultano le corrispondenze con i Gran Maestri del G∴O∴I∴ e “le carte” riguardanti
la fondazione delle Logge Massoniche a Lecce, Gallipoli, Taranto, Brindisi, Laterza,
Francavilla Fontana, Veglie, Oria, Martina Franca e Massafra.

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