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Dopoguerra senza pace

3.3 MEDIO ORIENTE E PALESTINA: LE ORIGINI


DEL CONTRASTO FRA ARABI ED EBREI
Nei territori mediorientali dell'ex impero ottomano nascono nuovi stati Nelle altre
regioni del Medio Oriente appartenute al dissolto impero ottomano si formarono
gli stati della Siria e del Libano, non pienamente indipendenti, ma affidati, col
titolo di «mandati», all'amministrazione francese, e quelli di Palestina,
Transgiordania e Iraq, che divennero «mandati» dell'Inghilterra.
Nei nuovi stati si formarono presto dei partiti nazionalisti arabi che aspiravano a
liberarsi dal dominio straniero e a modernizzare la società, creando stati laici
sull'esempio della nuova Turchia. La maggioranza dei musulmani però non accettava
l'idea di uno stato laico e continuava a pensare che la legge islamica (la shari'ah)
doveva restare il fondamento della società e dello stato. Per difendere queste idee
anche con le armi nacquero i primi gruppi militanti islamici, fra i quali il più importante fu
quello dei Fratelli Musulmani, costituitosi in Egitto intorno agli anni Trenta.
In Palestina invece le aspirazioni dei nazionalisti arabi si scontrarono con quelle,
contrastanti, dei sempre più numerosi immigrati ebrei, che si insediarono nella speranza
di creare in quel territorio un nuovo stato ebraico dopo l'antico regno d'Israele.
shari'ah Parola araba che significa
"legge", con shari'ah si indica la legge islamica, che pone le proprie basi nel Corano e nella
Sunna,
il racconto della vita di Maometto e dei discorsi pronunciati dal profeta
dell'islam.

La cerimonia di degradazione di Dreyfus, nel cortile della Scuola


militare di Parigi, il 5 gennaio 1895, raffigurata
sulla prima pagina del quotidiano parigino «Le
Petit Journal». (Parigi, Bibliothèque Nationale)
Gli Ebrei fuggono dalla Russia dei “pogrom" Gli Ebrei immigrati
provenivano dai vari paesi d'Europa, in cui si stava diffondendo una nuova
ondata di antisemitismo. Molti giungevano dalla Russia dove, nel 1881,
l'assassinio di Alessandro II per mano di terroristi aveva scatenato sulle
comunità ebraiche violenti pogrom, sommosse popolari antisemite non
ostacolate dalla polizia, come già più volte era accaduto in passato.
Spesso, anzi, era la stessa polizia segreta zarista a istigare la popolazione,
diffondendo falsi documenti e calunnie, che accusavano gli Ebrei di com
plottare per impadronirsi del dominio del mondo. Il susseguirsi delle persecuzioni
provocò una grande fuga: nei primi anni del Novecento più di due milioni di Ebrei
lasciarono la Russia e l'Europa orientale.
Nasce in occidente un antisemitismo razzista Anche in Francia si verificarono episodi di
razzismo. Il più grave avvenne nel 1894, quando un ufficiale ebreo, Alfred Dreyfus, fu
accusato ingiustamente di avere venduto segreti militari ai Tedeschi. Dopo essere stato
condannato, fu degradato e deportato all'Isola del Diavolo, un terribile penitenziario del
mar dei Caraibi. Il tradimento era stato commesso da un suo superiore, che tuttavia per
dodici anni (fino al 1906, quando Dreyfus fu completamente riabilitato e reintegrato nel
grado) fu protetto dalle autorità militari, le quali cancellarono tutti i possibili indizi contro
di lui.
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CAPITOLO
3
ERRELLA JIDIC

Si diffonde il movimento sionista per il ritorno degli Ebrei in Palestina La


vista della folla parigina che al tempo del processo Dreyfus manifestava
nelle piazze al grido di «morte agli Ebrei!» e le contemporanee notizie degli
eccidi di Ebrei avvenuti in Russia furono «un colpo al cuore» - secondo le
sue stesse parole - per il giornalista ebreo austriaco Theodor Herzl, inviato
a Parigi dal suo giornale per scrivere un reportage sul processo. Da allora il
giornalista dedicò il resto della sua vita a lottare perché gli Ebrei, da quasi
due millenni dispersi per il mondo, riavessero un loro stato. Egli espose le
sue idee in un libro intitolato Lo stato ebraico, pubblicato nel 1896.
ERREURS

Gli Ebrei non vogliono solo uno stato: vogliono una patria Per Herzl il
futuro stato ebraico poteva essere stabilito in una qualsiasi regione del
mondo. Ma per gli Ebrei la patria dell'anima verso cui si volgevano le loro
speranze e i loro desideri era la Palestina, la Terra Promessa da Dio nella
Bibbia. Nacque allora un movimento politico che si proponeva il ritorno in
Palestina del popolo ebraico. Si chiamò sionismo, prendendo il nome da
Sion, una collina di Gerusalemme, che nella Bibbia è sinonimo della città
santa.
Tre Ebrei, rappresentati in una vignetta satirica del quotidiano parigino «La Libre Parole», apertamente
antisemita, come ricchi banchieri impegnati a distribuire volantini in favore di Dreyfus. (Collezione privata)

La Palestina: una terra per due nazioni In Palestina diventò sempre


più difficile la convivenza fra gli Ebrei, che continuavano senza
interruzione ad affluire dall'Europa, e gli Arabi palestinesi, che i nuovi
venuti spossessavano pezzo per pezzo della loro terra.
Sulla stessa terra si appuntavano le aspirazioni contrarie di entrambi i popoli:
la Palestina era per gli uni e per gli altri la patria, il territorio sul quale speravano
di fondare la loro nazione. Gli Inglesi, che presidiavano la regione avendone il
mandato, non riuscivano più a governare né a tenere sotto controllo un'ostilità
che si andava manifestando con atti di terrorismo via via più frequenti e
sanguinosi.
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Il sionismo è stato un movimento politico che aveva lo scopo di raccogliere l'aspirazione
degli Ebrei a tornare alla Terra Promessa creando in Palestina uno stato ebraico
tutelato dal diritto internazionale. Nato sotto la guida di Theodor Herzl, alla fine del XIX
secolo - per l'inasprirsi delle violenze antiebraiche in Russia e in Polonia e il risorgere
dell'antisemitismo in Europa occidentale -, si organizzò nel suo primo congresso a
Basilea nel 1897, con un programma d'a- zione di tre punti: la colonizzazione agricola
della Palestina, il ritorno ai valori dell'ebraismo; il riconoscimento internazionale
all'immigrazione ebraica. Una svolta decisiva si ebbe con la Dichiarazione di Balfour del
1917, che sancì la collaborazione del movimento con la Gran Bretagna, affidataria del
mandato sulla Palestina. I decenni successivi furono dedicati alla realizzazione del
programma, con crescenti contrasti con la popolazione arabo-palestinese. Dopo la
Seconda guerra mondiale, la situazione creata dalla Shoah [ scheda p. 151) portò, nel
maggio 1948, alla proclamazione dello stato di Israele.
Una cartolina sionista diffusa in Europa all'inizio del XX secolo, raffigurante Theodor Herzl che guarda da lontano la
Torre di David, a Gerusalemme, simbolo della Terra Promessa. (Collezione privata)
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Dopoguerra senza pace
3.4 BENESSERE E CRISI NEGLI STATI UNITI
Coan Cold
CAROLE LOMBARD PHILLIPS HOLMES
Салігу. the pause that refreshes

Un benessere che sembra alla portata di tutti I primi anni del dopoguerra
furono per gli Stati Uniti un periodo di prosperità e di tranquillità sociale.
Durante il conflitto, le esportazioni americane erano aumentate perché
molti paesi dell'America Latina e dell'Asia, non potendo commerciare
liberamente con l'Europa in guerra, avevano intensificato i loro scambi con
gli Stati Uniti. Anche il mercato interno era in forte ripresa perché il buon
andamento dell'economia aveva diffuso nel paese un generale benessere
e la domanda di beni di consumo da parte della popolazione era in
continua crescita.
Per dieci anni, fra il 1918 e il 1928, gli Americani si godettero «l'età del jazz».
Viene indicata così un'epoca di spensierata euforia, di entusiasmo per il cinema,
lo sport (la boxe e il baseball), la musica jazz e il ballo. Molti Americani
cercavano di sfruttare la situazione favorevole per arricchirsi con compravendite
in Borsa, e comperavano (magari facendo debiti) automobili, elettrodomestici e
beni di consumo di ogni genere. La società americana sembrava dominata dal
desiderio di guadagnare e di consumare. Vi si affermava chi aveva pochi scrupoli
e molto spirito di iniziativa.
Manifesto pubblicitario
della Coca-Cola, un marchio simbolo degli Stati Uniti, diffuso nel 1933. Nell'immagine
appare la star hollywoodiana Carol Lombard, a riprova del
fatto che già allora la pubblicità si avvaleva dei testimonial. (Collezione
privata)

L'America limita le immigrazioni ed emana leggi proibizioniste Nel


1920 fu eletto alla presidenza il repubblicano Warren Harding. I
repubblicani limitarono le immigrazioni e imposero alti dazi alle merci
importate. La paura del comunismo e la pressione dei potenti gruppi
industriali provocarono un atteggiamento di rifiuto nei confronti delle
richieste della classe operaia.
Il 16 gennaio 1920 entrò in vigore una legge che proibiva di fabbricare e
commerciare alcolici in tutti gli Stati Uniti. Ma in conseguenza del
proibizionismo (così furono chiamate queste leggi) si sviluppò un
attivissimo contrabbando; le bande di gangster fecero affari d'oro
trafficando in liquori,
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Il proibizionismo fu il periodo caratterizzato negli Stati Uniti dal divieto di fabbricare, vendere e
trasportare bevande alcoliche, in vigore dal 1920 al 1933, grazie a una legislazione che
tendeva, con questo intervento, a migliorare la moralità e i costumi dei cittadini e a far si che il
paese avesse lavoratori e soldati più efficienti. La legge, però, non fu mai pienamente applicata
e la fabbricazione, l'importazione e lo spaccio delle bevande alcoliche continuarono in
condizioni di clandestinità, senza trovare una vera opposizione nelle autorità, che, per lo più,
lasciarono correre, così che la gestione dell'alcol cadde soprattutto nelle mani delle bande
criminali, le quali si arricchirono enormemente con la complicità di amministratori pubblici e
poliziotti corrotti. Si capi
infine che l'uso dell'alcol era ormai troppo radicato in un'ampia parte della società americana per poterlo
sopprimere con la forza e nel dicembre 1933 il proibizionismo fu abolito nel tripudio quasi generale. Un
gruppo di giovani in una fotografia scattata nel 1921 al "Crazy Cat Club", un curioso speakeasy all'aperto
che sorgeva a Washington D.C. ad appena cinque isolati dalla Casa Bianca. Gli speakeasy erano locali in
cui si vendevano clandestinamente alcolici, spesso (come in questo caso) serviti in tazze da caffè o da tè
per timore di una irruzione della polizia. (Washington D.C., Library of Congress)
Dopoguerra senza pace

3.1 IL DOPOGUERRA IN EUROPA: PROBLEMI


SOCIALI E POLITICI
inflazione Processo di costante aumento dei prezzi che determina un persistente
declino del potere d'acquisto di una moneta. Il termine deriva dal latino
inflatio, "gonfiamento",
da inflare, "gonfiare".
Conseguenze della guerra: inflazione, disoccupazione, carovita Le distruzioni materiali
e i disagi prodotti dalla guerra furono enormi: tutti gli stati avevano speso al di là delle
proprie risorse e nel dopoguerra furono colpiti da una forte inflazione che fece
aumentare il costo della vita.
Molte industrie furono costrette a chiudere o a licenziare dipendenti. La
disoccupazione crebbe in tutta Europa, proprio nel momento in cui tornavano dal fronte
milioni di reduci: impiegati, operai, contadini ai quali erano stati promessi, perché
continuassero a combattere, lavoro e terra.
La pace non facilitò la riconciliazione fra i popoli. Molti, fra i vincitori, si sentirono
autorizzati ad avanzare nuove pretese e a compiere nuovi atti di prepotenza. Altrettanti,
fra i vinti, si considerarono vittime di ingiustizie o tradimenti e si diedero alla caccia dei
colpevoli.
E difficile organizzare una pace durevole Nel gennaio 1919 si aprì a Parigi
la conferenza per la pace, alla quale parteciparono soltanto gli stati
vincitori. I lavori della conferenza furono dominati dal presidente americano
Wilson e dai capi di governo inglese, Lloyd George, e francese,
Clemenceau. I rappresentanti dei diversi paesi vincitori avevano obiettivi
decisamente contrastanti. La Francia e l'Inghilterra volevano imporre ai vinti
una punizione esemplare e ricavare dalla pace il maggior vantaggio
territoriale, militare ed economico possibile. Il presidente americano Wilson,
invece, voleva evitare guerre future. Perciò propose di tracciare i confini
degli stati in modo che comprendessero al loro interno solo popoli della
stessa nazionalità. In caso di contrasto sarebbero state le singole
popolazioni a dover decidere, in totale autonomia, la loro appartenenza
questo principio è noto come «autodeterminazione dei popoli»).
were
OSRAM

Un invalido di guerra tedesco, fotografato da August Sander nel 1928 in una strada di Colonia.
(© Die Photographische Sammlung/SK Stiftung
Kultur - August Sander Archiv)
"Ieri, in trincea. Oggi, disoccupato": manifesto
diffuso nel 1923 dal Labour Party britannico
per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla
drammatica condizione dei reduci. (Manchester,

Labour ffistory Archive


YESTERDAY-THE TRENCHES
TO-DAY-UNEMPLOYED
and Study Centre)
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CAPITOLO
3
Viene istituita la Società delle Nazioni, debole fin dalla mascita Dopo molte
discussioni fu istituita la Società delle Nezioni (1919), un organismo
sovranazionale che aveva lo scopo di regolare i rapporti fra le nazioni ed
evitare future Fuerre.
Purtroppo, la Società delle Nazioni nacque già debole. Non ne fecero parte,
infatti, né la Germania sconfitta, né la Russia rivoluzionaria. Inoltre, negli Stati
Uniti, alle elezioni presidenziali del 1921 il partito democratico, del quale Wilson
era il candidato, fu sconfitto e salì al potere il partito repubblicano, che adottò una
politica di isolazionismo. Prevalse, cioè, la tendenza a evitare ogni
coinvolgimento nella politica europea. Di conseguenza, gli Stati Uniti rifiutarono
di entrare a far parte della Società delle Nazioni. Senza Stati Uniti, Germania e
Russia la Società delle Nazioni non fu veramente un'istituzione «mondiale» ed
ebbe un potere limitato.
Le dure condizioni imposte alla Germania Con il Trattato di Versailles (giugno 1919) i
vincitori imposero ai Tedeschi sconfitti condizioni durissime. La Germania dovette
cedere alla Francia l'Alsazia e la Lorena e abbandonare i territori polacchi che erano
sotto il suo dominio. La Polonia divenne uno stato indipendente. Danzica, tolta ai
Tedeschi, fu dichiarata “città libera” e un corridoio di territorio polacco separò la Prussia
orientale dal resto della Germania. Le colonie tedesche furono divise fra Inghilterra,
Francia e Giappone. Il governo tedesco dovette anche impegnarsi a risarcire i danni
provocati dal conflitto e a ridurre al minimo le forze armate.
scheda p. 61].
I pietrificati, gruppo scultoreo realizzato nel 1997 dall'artista svizzero Carl Bucher, che si trova all'ingresso
del Museo della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionali a Ginevra, a simboleggiare i milioni di
vittime innocenti delle guerre e delle violazioni dei diritti umani. Presso questo museo ha inoltre sede
l'Archivio dell'Agenzia Internazionale per i Prigionieri di Guerra (1914-1923), inserito dall'UNESCO nel
2007 fra le Memorie del mondo. (Foto © Greg)

L’impero austro-ungarico viene smembrato Condizioni altrettanto dure furono


imposte con i trattati di Saint-Germain (1919) all'Austria e del Trianon (1920)
all'Ungheria. Durante la guerra le potenze dell'Intesa avevano incoraggiato,
facendo molte promesse, le rivendicazioni delle nazionalità che facevano parte
dell'impero austro-ungarico. A guerra finita, caduta la monarchia degli Asburgo,
queste pretesero che i loro diritti a diventare stati nazionali indipendenti fossero
riconosciuti.
Gli alleati vincitori appoggiarono le aspirazioni all'indipendenza delle molte
nazionalità che facevano parte dell'impero austro-ungarico e con i trattati di pace
stabilirono la nascita di stati del tutto nuovi, o cambiarono i confini degli stati
esistenti. Negli antichi territori dell'impero asburgico si formarono tre stati nuovi:
l'Austria, la Cecoslovacchia e l'Ungheria. La Slovenia, la Croazia e la
Bosnia-Erzegovina andarono a ingrandire la Serbia con questa costituirono il
regno di Iugoslavia, al quale furono annessi gran parte della Macedonia e il
principato del Montenegro. Il Trentino, il Tirolo meridionale (o Alto Adige), Trieste
e l'Istria passarono all'Italia; la Transilvania alla Romania.
La nuova Polonia fu costituita con terre già austriache, tedesche e russe; i
paesi baltici, sottratti alla Russia, formarono le repubbliche di Estonia, Lettonia e
Lituania. Anche la Finlandia divenne una repubblica indipendente.
SUPERGLICHOCHE POSTOY
Francobollo austroungarico sul quale, nel 1919- cioè dopo la sconfitta e lo smembramento
dell'impero -, fu apposto un timbro che lo rendeva utilizzabile nella neonata Cecoslovacchia.
(Collezione privata)
Dopoguerra senza pace
Restano minoranze etniche all'interno delle nazioni Ma, nonostante l'idea
dell'autodeterminazione, all'interno dei nuovi stati-nazione continuarono a convivere
persone di nazionalità diverse. La popolazione della Cecoslovacchia, per esempio, fu
costituita, oltre che dai Cechi e dagli Slovacchi, anche da forti minoranze tedesche e
ungheresi.
Minoranze tedesche (in Alto Adige) e slave (Sloveni della Venezia Giulia) furono
comprese entro i confini dell'Italia. Regioni intere della Romania (la Transilvania) furono
abitate da Ungheresi.
Così la sistemazione dell'Europa stabilita dai trattati non impedì che
scoppiassero, negli anni successivi, conflitti etnici, né che vi fossero scontri
sanguinosi.
Un protagonista
Michael Collins nacque nel 1890 nel sud dell'Irlanda, a Clonakilty, da una famiglia di agricoltori,
un tempo appartenuta alla piccola nobiltà irlandese. Iniziò la sua militanza politica entrando
nell'IRB, la fratellanza repubblicana irlandese, della quale divenne ben presto presidente. Nel
1916 fu eletto deputato al Parlamento di Londra per il Sinn Fein, il Partito nazionalista irlandese,
da cui si staccò nel 1919 per dare vita all'Assemblea irlandese e proclamare la repubblica
d'Irlanda. Ideologo e promotore dell'IRA, l'esercito repubblicano irlandese, nel 1921 ne fu
nominato responsabile. Nello stesso anno rappresentò la sua terra ai negoziati con il governo di
Londra che portarono al riconoscimento dello Stato libero d'Irlanda nel 1922. Ma alla
proclamazione di esso, le divisioni interne sulle scelte politiche e sui rapporti con gli Inglesi
portarono il paese alla guerra civile. Poco dopo Collins fu ucciso in un'imboscata: la perdita
della sua intelligenza straordinaria e del suo irrefrenabile attivismo fu un disastro per il nascente
stato irlandese.
La lunga strada dell'Irlanda verso l'indipendenza L'Irlanda cattolica, assoggettata
dall'Inghilterra protestante fin dalla metà del XVII secolo, aveva più volte reagito alla
dominazione con rivolte violente, sempre duramente represse. Dopo lo scoppio della
Grande guerra le insurrezioni si erano intensificate: il giorno di Pasqua del 1916 i
nazionalisti irlandesi sollevarono la popolazione di Dublino contro gli Inglesi, i quali
reagirono con una durezza tale da far definire questo evento «Pasqua di sangue». Il
fallimento della rivolta fu tuttavia seguito, in Irlanda e nella stessa Inghilterra, da due
anni di guerriglia e attentati compiuti dall'IRA (Esercito repubblicano irlandese), l'ala
militare del partito nazionalista.
Infine, nel 1922, il Parlamento di Londra approvò una legge che riconosceva il
nuovo Stato libero d'Irlanda, comprendente l'intera isola tranne le sette contee
nord occidentali (l'Ulster), che ancora oggi appartengono al Regno Unito.
L'indipendenza irlandese non era però completa: il paese restava infatti un
dominion nell'ambito del Commonwealth [ p. 224] e pertanto soggetto alla
monarchia britannica. Ciò provocò ancora molti anni di sanguinosa guerriglia,
finché nel 1937 il primo ministro Eamon De Valera fece approvare dal
Parlamento irlandese la Costituzione della repubblica d'Irlanda: il nuovo stato,
che prese il nome di Eire, divenne tuttavia una repubblica indipendente e
sovrana a tutti gli effetti solo nel 1949, dopo la Seconda guerra mondiale, con
l'uscita dal Commonwealth.
Michael Collins, in una fotografia del 1916. (Foto Bettmann/Corbis)
Dublino, 1921: un carro armato britannico blocca la strada, mentre i soldati controllano i passanti e gli edifici in cerca
di ribelli. (Foto «Het Leven» Archief)
CAPITOLO
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3.2 DALL'IMPERO OTTOMANO NASCE
LA REPUBBLICA TURCA, LAICA E
DEMOCRATICA
Il generale Atatürk proclama la repubblica turca Con i trattati di pace che
conclusero la Grande guerra anche l'impero ottomano fu smembrato.
La sovranità del sultano fu limitata alla sola città di Istanbul e a una parte
della penisola anatolica, dove gli alleati vincitori (Francesi, Inglesi, Greci e
Italiani) stabilirono guarnigioni militari.
I nazionalisti turchi si rifiutarono di subire queste umilianti imposizioni e si
ribellarono. Alla loro guida si pose un valente capo militare, Mustafà Kemal
Pascià, chiamato poi Atatürk, cioè «padre turco». La rivolta portò, nel 1923,
all'abolizione del sultanato e alla proclamazione della repubblica turca. La
comunità internazionale riconobbe, con un trattato, il nuovo stato, i cui confini
erano quelli dell'odierna Turchia.
Comunità intere greche e turche sono trasferite a forza Il primo atto
politico del nuovo stato fu un vasto spostamento di popolazioni. In
conseguenza di un trattato greco-turco circa due milioni di Greci che
vivevano in Turchia furono costretti a rientrare in Grecia. Ma si trattò più di
una deportazione che di un ritorno in patria. In condizioni di disagio non
diverse circa mezzo milione di Turchi di religione musulmana residenti in
Grecia furono obbligati a far ritorno in Turchia.
Una protagonista
Mustafa Kemal - poi denominato Atatürk ("padre dei Turchi") - nacque nel 1881 a Salonicco, in Grecia –
all'epoca sotto il controllo ottomano -, da una famiglia turca e a dodici anni entrò all'Accademia militare,
da cui uscì nel 1905 con il grado di capitano, dedicandosi ben presto alla lotta contro il regime dispotico
del sultano Abd alHamd II. Nel 1918, dopo la sconfitta turca nella Grande guerra - nella quale aveva
combattuto come comandante d'armata -, convinse gran parte dell'esercito a lottare per l'indipendenza
della Turchia, minacciata di smembramento, mobilitando anche un gran numero di personalità politiche e
militari. Guidò egli stesso la lotta contro il governo di Istanbul e contro i suoi alleati greci, che sconfisse
nel 1922--venendo proclamato Gazi ("il vittorioso") -- e fece votare dall'Assemblea nazionale la
soppressione del sultanato. Il successivo trattato di Losanna (1923) sancì la completa indipendenza della
Turchia. Dal 1923 fino alla morte, avvenuta nel 1938, Atatürk fu presidente della repubblica turca,
quidandola in un vasto processo di modernizzazione e laicizzazione, in cui non mancò, però, un forte
sentimento nazionalista.
Mustafa Kemal detto Atatürk, in una fotografia scattata verso il 1930. Capo del governo provvisorio turco dal 1920 al
1923, egli fu poi presidente della repubblica fino alla morte e ancora oggi è considerato l'eroe nazionale della
Turchia. (Foto Pictorial Press Ldt)
Dopoguerra senza pace
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La questione curda è la storia stessa di questo popolo [scheda pp. 380 e 381] - da
sempre privo di uno stato, perseguitato e disperso -, che abita il Kurdistan, una vasta
regione montuosa dell'Asia Minore. Nel XVI secolo la maggior parte del territorio fu
inglobato nell'impero ottomano, il resto fu conquistato dalla Persia. Il popolo curdo
riuscì, però, a mantenere una certa autonomia che lo portò, nel corso del XIX secolo, a
compiere ripetuti tentativi, repressi nel sangue, di ottenere l'indipendenza. Alla fine della
Prima guerra mondiale, quando l'impero ottomano sconfitto venne diviso in vari stati,
sembrò che anche per i Curdi fosse giunto il momento di avere il loro: il trattato di
Sèvres, del 1920. stabilì infatti per questo popolo il diritto all'autonomia in un territorio
limitato. Ma il governo turco si oppose e il trattato di Losanna, del 1923, annullo
l'accordo precedente, concedendogli il controllo di gran parte del Kurdistan. Da allora i
Curdi sono rimasti divisi fra Turchia, Iran, Iraq, Siria e Russia, tentando ripetutamente,
ma invano, di conquistare l'indipendenza.
MAR NERO
AZERBAIGIAN ARMENIA
TURCHIA
MAR CASPIO
IRAN
SIRIA
IRAQ
Zone a maggioranza curda

In Turchia X
in Siria
*
in Iraq
*
In Iran
Atatürk trasforma la Turchia Atatürk trasferì la capitale ad Ankara, un
borgo montano al centro dell'altopiano anatolico, segnando così,
simbolicamente, con l'abbandono di Istanbul, il distacco dall'antico regime
dei sultani. Un provvedimento altrettanto simbolico fu il divieto imposto ai
Turchi di portare in pubblico il fez, il copricapo rigido rosso con una nappa
nera, e il turbante: essi dovevano cominciare a sentirsi europei fin
nell'abbigliamento quotidiano. Anche le donne non furono più obbligate a
coprirsi il volto con il tradizionale velo.
Altre misure furono prese per fare della repubblica turca uno stato laico,
moderno e ispirato alla cultura europea.
Prima di tutto l'islam divenne una fede privata come qualunque altra. Le
leggi, le istituzioni, i tribunali e le scuole islamiche cedettero il posto a
codici, leggi, istituzioni e scuole dello stato.
CAPITOLO
3
|
မန

Il presidente Atatürk fotografato nei primi anni '30 mentre con i suoi colleghi di governo
lascia l'edificio della Grande assemblea nazionale - cioè il Parlamento turco -, dopo la
celebrazione del settimo anniversario di fondazione della repubblica di Turchia.

La Turchia, diventata nazione, si diede la sua lingua: il turco


sostitui l'arabo e diventò la lingua nazionale. Nella scrittura i
caratteri arabi furono sostituiti da quelli latini.
Con le riforme di Atatürk scomparvero la poligamia, gli
harem, il ripudio arbitrario delle mogli da parte dei mariti,
l'inferiorità delle donne nel divorzio e nell'eredità. Le donne
turche andarono a scuola, diventarono prima elettrici, poi
anche eleggibili nelle cariche pubbliche; ebbero accesso, per
legge, a tutti i mestieri degli uomini.
I problemi di una Turchia laica e democratica I successori di
Atatürk (morto nel 1938) dovettero affrontare molti problemi. Il
più grave fu la difficoltà di accettare, da parte del popolo
turco, la separazione fra l'autorità politica dello stato e
l'autorità religiosa islamica.
Anche per questa ragione il regime politico turco fu sempre caratterizzato
da una grande instabilità. Governi democratici, con maggioranze
regolarmente elette, si alternarono a regimi militari molto autoritari. Fin dai
tempi di Atatürk le forze armate tennero il paese rigidamente sotto
controllo, conservando allo stato il suo carattere laico. Esse tuttavia
trovarono difficoltà sempre maggiori a contrastare la diffusione e i successi
politici dei movimenti della rinascita islamica.
LA TURCHIA DIVENTA UNO STATO LAICO
no
Rece

LINGUA TURCA (ANZICHÉ ARABA)


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TURBANTE
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SEPARAZIONE AUTORITA POLITICA


E AUTORITA RELIGIOSA
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VELO PER DONNE
POLIGAMIA E HAREM

SUFFRAGIO UNIVERSALE (ANCHE FEMMINILE DAL 1934)


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