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Clarinet Concerto (Mozart)

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Mozart's Clarinet concerto in A major, K. 622 was written in


1791 for the clarinetist Anton Stadler. It consists of the usual
three movements, in a fast-slow-fast form:
1 Allegro
2 Adagio
3 Rondo: Allegro
The concerto is frequently described as 'autumnal' due to the
lyrical Adagio and the emotive passages in minor keys in the
outer movements. It was also one of Mozart's final completed
works (he died in the December following its completion). The
concerto is notable for its delicate interplay between soloist
and orchestra, and for the lack of overly extroverted display on
the part of the soloist (no cadenzas are written out in the solo
part).
Mozart originally wrote the work for basset horn, and although
it is often heard performed on the instrument's modern
equivalent, the basset clarinet, the concerto has been
transcribed for the modern A and Bb clarinets.
The concerto was given its premier by Stadler in Prague on
October 16, 1791. Reception of his performance was in general
positive. The Berlin Musikalisches Wochenblatt noted in
January of 1792, "Herr Stadeler, a clarinettist from Vienna. A
man of great talent and recognised as such at court... His
playing is brilliant and bears witness to his assurance." 1 There
was some disagreement on the value of Stadler's extension;
some even faulted Mozart for writing for the extended
instrument.
Contents
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1 First Movement: Allegro
2 Second Movement: Adagio
3 Third movement: Rondo: Allegro
4 Sources
5 Media
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First Movement: Allegro


Originally written as a sketch for basset horn, the movement
opens with an orchestral statement of the main theme. The
theme is taken up by the soloist, and the music quickly takes
on a more melancholy feel. At the end of this section, the
pauses in the solo part are often taken as a point to perform an
eingang. The main theme reappears, and leads to the novel
feature of the soloist accompanying the orchestra with an
Alberti bass. Further development leads to dramatic turn,
which, after a tutti, leads back into the main theme. The Alberti
bass and arpeggios for the soloist recur before the movement
ends in a relatively cheerful tutti.
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Second Movement: Adagio


Possibly the most well-known part of this concerto, the
beautiful and profound Adagio opens with the soloist playing
the movement's theme, marked espressivo. The descending
notes of the answering theme are more elegiac, and are, like
the first, repeated by the orchestra. The development, in which
the solo part is always to the fore, exploits both the chalumeau
and clarion registers, and is invariably performed with a final
cadenza.
The first theme and its answer recur, leading into a coda in
which the calm mood of the movement is not once lost.
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Third movement: Rondo: Allegro


The closing rondo has a cheerful refrain, with episodes either
echoing this mood or recalling the darker colours of the first
movement. It is a blend of sonata and rondo forms that Mozart
developed in his piano concertos, most noticeably the A major
Piano Concerto.
The opening refrain (bars 1-56) features the soloist in dialog
with the orchestra, much more so than in his piano concertos.
In many ways, this is a dialog of one-upmanship -- the more
definitive the statement made by the orchestra, the more
virtuosic the response by the clarinet.
The first episode (bars 57-113) features chromaticism and
dramatic lines custom-written for Stadler's clarinet with its
low extension. The refrain (114-137) is heard again in a slightly
simpler manner, and the music modulates to F# minor.
The second episode (bars 137-187) contains "one of the most
dramatic showcases for the basset clarinet in the entire
Concerto, featuring spectacular leaps, together with dialog
between soprano and baritone registers."1 After this episode
there is no refrain.
The third episode (bars 188-246) is a recapitulation of the first,
but instead of a simple restatement, it modulates four times.
This allows the soloist frequent opportunities to display
impressive chromatic figurations, and the composer to
demonstrate his creative genius in the reworking of the
material.
The refrain (bars 247-301) is heard for the final time, exactly
like it was presented in the opening, before proceeding to the
coda (bars 301-353). Here the rondo theme is developed
dramatically, using the full range of the clarinet. Mozart uses
leaps, trills, and figurations. In the end, the more cheerful
mood wins out, and the concerto ends with a tutti untouched
by the melancholy seen elsewhere in the work.
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Sources
Note 1: Colin Lawson, Mozart: Clarinet Concerto, (Cambridge,
England: Cambridge UP, 1996).
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Media
30px-Gnome-speakernotes.png ¨K622 (file info)
Clarinet Concerto in A major, 1st movement
K622 (file info)
Clarinet Concerto in A major, 2nd movement
K622 (file info)
Clarinet Concerto in A major, 3rd movement
Problems playing the files? See media help.

Wolfgang Amadeus Mozart :


Concerto per Clarinetto e
Orchestra in La maggiore K.
622
Recensione di: Hal, (27/1/2006)
Voto: * * * * *
resize.jpg ¨Tutti, chi in maniera approfondita, chi superficiale,
distratta o inconsapevole, abbiamo ascoltato almeno una volta
nella nostra vita la musica di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-
1791), di cui oggi si commemorano i 250 anni dalla nascita.
Moltissimi conosceranno alcuni celebri frammenti delle sue opere
più note come il Requiem in Re minore K. 626 (suo per davvero?)
o il primo movimento della Sinfonia n. 40 in Sol minore K. 550 o
ancora il noto tema "Eine Kleine Natchmusik", oggi spesso
violentato dai cori beceri negli stadi di calcio o da idiote
pubblicità natalizie. Insomma, Mozart, che vi piaccia o no, è nel
nostro DNA musicale. Se così è, si deve alla cristallina
bellezza ed universalità della sua musica, alla
liricità, al colore, alle armonie, al gusto
melodico, alla perfezione delle forme, che
rappresentano uno dei momenti più alti della
storia della musica. Ciononostante non tutti hanno tempo,
curiosità o voglia di conoscere con maggiore attenzione la sua
musica, preferendo rimanere rintanati all'interno dei propri
comodi e sicuri recinti. Ed è un vero peccato, perché accostarsi
all'ascolto di Mozart può riservare delle belle sorprese, soprattutto
per coloro che ritengono la "musica classica" rilassante.
Sinceramente ho sempre pensato che questo sia un luogo comune,
per non dire un'assoluta stupidaggine. La musica classica è
infinitamente variopinta nella sua capacità di generare una
moltitudine di emozioni diverse. Può essere rassicurante, quanto
esaltante o straziante, non può essere fotografata da un solo
aggettivo, anzi spesso gli aggettivi non bastano o addirittura non
servono, situazione quest'ultima assai frequente ascoltando
Mozart. Ne è un esempio questo concerto, che rappresenta uno
dei momenti emozionalmente più variegati nel corpus delle
opere del compositore di Salisburgo.
Appartenente alla piena maturità artistica del compositore, fu
composto nel 1791 sulla base di una bozza accennata
quattro anni prima ed ultimato appena due mesi prima della
morte. Al pari di altre opere che prevedevano uno strumento
solista, questa composizione nacque con un destinatario preciso,
ovvero il clarinettista Anton Stadler (1753-1812), al quale
Mozart era legato sia da una profonda amicizia, che dalla comune
appartenenza alla massoneria. Suddiviso in tre parti (Allegro,
Adagio, Rondo Allegro) l'opera si apre con l'esecuzione da parte
dell'orchestra di un tema agile e delicatissimo, che viene
sviluppato fino a divenire un vero e proprio grembo per
accogliere la parte solista del clarinetto, il quale, riprendendo il
modulo tematico d'apertura, va ad avvolgersi all'orchestra per
l'occasione alleggerita dagli oboi. Questo rapporto tra orchestra e
clarinetto solista è un eccellente esempio di perfezione: un
dialogo che non potrebbe essere diverso, fra gioiosi
contrappunti, estremi virtuosismi ed una
sempre intensa e vitale espressività di lucente
madreperla in un crescendo emozionale
continuo. Un equilibrio perfetto. Per dirla con le parole di
Antonio Salieri nel celebre e discusso film Amadeus di Milos
Forman: sposti una nota e cade tutto.
Nell'Adagio si avverte un contrasto con la luce purissima del
primo movimento. Un tema dolce, che richiama alla mente la
penombra dell'alba, viene introdotto delicatamente dal clarinetto,
per trovare successivamente sostegno e liricità da parte degli
archi. Intenso, poetico, sublime, un incanto per
l'anima. Durante l'ascolto del Rondo Allegro finale si respira,
invece, una pura lievità nel tema tratteggiato dal solista. Questo
viene supportato nella prosecuzione dalla dilagante vitalità degli
archi, i quali anche in quest'occasione si uniscono con naturalezza
allo sviluppo del clarinetto, che regala brividi, macchie di luce,
eteree pennellate di colori. Una musica infinitamente
bella, un soffio vitale che entra sotto la pelle
per mettersi a pieno contatto con l'animo.
Non mi viene altro da dire ripensando a questo concerto, forse mi
preme solo sottolineare una sorta di sconcerto nel pensare che
appena due mesi dopo la sua composizione Mozart sarebbe
morto, finendo in una fossa comune, come prevedevano i funerali
di terza classe per la gente del suo rango. Cosicché oggi non è
nemmeno possibile recarsi alla sua tomba per ringraziarlo. Ma
potete farlo regalandovi questa musica che da più di duecento
anni suona limpidamente e viva come non mai, rimanendo la
miglior celebrazione possibile del suo
passaggio su questa terra.
Concerto per clarinetto (Mozart)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Wolfgang Amadeus Mozart scrisse il concerto per clarinetto in


La maggiore K 622 due mesi prima di morire ed è questa la
sua ultima composizione per strumento solista.
All'epoca il clarinetto si presentava in una veste ben diversa da
quella attuale, raggiunta solo verso la metà dell'ottocento.
Nonostante questo, Mozart è stato capace di sfruttare al
meglio questo strumento traendone sonorità originali ed
espressive. Il concerto è considerato tra le sue opere migliori e
fondamentale per gli amanti del clarinetto.
L'organico che accompagna lo strumento solista è
cameristico: sono esclusi oboi, trombe e tromboni, il cui timbro
sarebbe potuto entrare in competizione con quello dello
strumento solista. Il clarinetto si esprime con melodie ora
soavi, ora dagli accenti drammmatici, ma il tono è sempre
pacato.
Dei tre movimenti che compongono il concerto, l'adagio è
quello in cui la melodia tocca le vette più alte, raggiungendo
momenti di intimità e di struggente malinconia.
Il concerto fu scritto per il clarinettista austriaco Anton
Stadler, virtuoso dello strumento, al quale Mozart lo dedicò.
Stadler utilizzava uno strumento particolare: il cosiddetto
clarinetto di bassetto in La. Si tratta di un clarinetto in La con
un'estensione aumentata verso il grave di una terza, fino a
raggiungere il Do grave scritto. Alcuni passaggi del Concerto
prevedono queste note che oggi sono fuori dalla portata dei
clarinetti normalmente utilizzati e vengono quindi suonati
un'ottava sopra (perdendo sicuramente il fascino legato a
questi suoni gravi e vellutati).
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Dati sull'opera
Catalogo Köchel
▪ K 622
Durata
▪ 30 minuti
Movimenti
▪ allegro▶ (aiuto), adagio▶ (aiuto), rondò allegro▶ (aiuto)
Organico
▪ solista (clarinetto in La), 2 flauti, 2 fagotti, 2 corni, archi
(violini primi e secondi; viole; violoncelli; contrabbassi)
Luogo e data di composizione
▪ Vienna, ottobre 1791
Prime edizioni a stampa
▪ Sieber, Parigi 1801; André, Offenbach 1801
Autografo
▪ Perduto, ma rimangono alcuni fogli di una precedente
versione scritta per corno di bassetto e nella tonalità Sol
maggiore.
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Curiosità
Mozart aveva utilizzato il clarinetto in altre due precedenti
composizioni strumentali:
▪ Kegelstatt-trio in Mib K 498 (1786)
▪ Quintetto in La K 581 (1789)