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Capitolo 4

L’approccio dell’assorbimento

4.1 Introduzione
L’approccio delle elasticità inquadra bene il problema degli
effetti di una variazione del tasso di cambio sul commercio
internazionale, tralasciando però di considerare le ripercussioni sulla
produzione ed il reddito. Questa ipotesi è troppo restrittiva, poiché
potrebbe richiedere che il livello dell’output sia sempre quello di
pieno impiego, mentre i cicli economici hanno ininterrottamente
caratterizzato i sistemi produttivi. Quando il reddito nazionale e quello
estero non sono fissi, cambiano pure la domanda e l’offerta di valuta
modificando l’equilibrio nel mercato dei cambi. Allora è
fondamentale descrivere nel dettaglio come le variazioni delle quantità
influenzano il tasso di cambio e la bilancia commerciale. In questo
capitolo vogliamo indagare proprio questi aspetti. In primo luogo
useremo l’identità risorse-impieghi per mostrare come l’analisi della
bilancia commerciale sia speculare a quella della produzione e della
domanda interna. Quindi seguiremo il cosiddetto approccio
dell’assorbimento introdotto da Alexander (192, 1959) per mostrare
come le variazioni dell’output e della domanda dei residenti in
risposta ad un mutamento del tasso di cambio determinino il nuovo
saldo della bilancia commerciale. Come nel caso delle condizioni di
Marshall-Lerner, non possiamo escludere a priori comportamenti
anomali, nel senso che una svalutazione potrebbe anche peggiorare i
conti con l’estero. Per esplicitare i meccanismi di propagazione
prenderemo in esame il più semplice modello macroeconomico
ovvero quello reddito-spesa, che considera solo gli scambi di beni e
servizi tra un’economia piccola ed il resto del mondo. La soluzione
permette di confermare la relazione positiva tra tasso di cambio e
saldo della bilancia commerciale nonché il ruolo della politica fiscale.
Tuttavia un‘analisi più appropriata richiede il superamento di questo
2 L’approccio dell’assorbimento

elementare modello, proprio perché trascura non solo le variazioni nei


prezzi, ma anche in altri processi redistributivi. Per questo motivo
introduciamo gli effetti ricchezza e quello di Harberger-Laursen-
Metzler. Dalla discussione di questi nuovi canali di trasmissione
emerge la necessità di un modello più ampio, anche se l’approccio
dell’assorbimento resta comunque un utile strumento per capire alcuni
importanti relazioni come il legame tra il deficit della bilancia
commerciale e quello pubblico, che è affrontato nell’ultima parte di
questo capitolo.

4.2 L’approccio dell’assorbimento


In equilibrio, non necessariamente di pieno impiego, il
prodotto interno lordo (Y) è pari alla domanda interna (A), detta anche
assorbimento, ed quella estera al netto delle importazioni (NX):

Y = C + I + G + NX = A + NX , (4.1)
da cui
NX = Y – A. (4.2)

A parità di output un aumento dell’assorbimento provoca un


peggioramento della bilancia commerciale, mentre, a parità di
domanda interna, un aumento della produzione può avvenire solo con
maggiori vendite all’estero. Il livello dell’assorbimento è deciso dagli
agenti nazionali, che chiedono beni e servizi in funzione di numerosi
fattori, come il reddito disponibile, la ricchezza, gli animal spirits, i
tassi d’interesse nominali e reali, l’output gap, i prezzi correnti ed
attesi. La bilancia commerciale dipende dagli stessi fattori, poiché la
domanda è rivolta sia ai beni nazionali sia a quelli esteri, e quindi, se il
tasso di cambio influenza l’export netto, deve pure modificare
l’eccesso della produzione sulla domanda interna. L’approccio
dell’assorbimento parte dalla relazione dalla relazione di equilibrio
(4.2) e studia quali sono gli effetti di una variazione del tasso di
cambio sulla produzione e sulla domanda interna. Nel capitolo
precedente abbiamo visto gli effetti diretti di una variazione del tasso
di cambio sul commercio estero qui, invece, vedremo se una
svalutazione provoca un aumento della produzione a parità di
assorbimento o una diminuzione della domanda interna a parità di
L’approccio dell’assorbimento 3

output. È evidente che solo in questi casi, o magari con una


combinazione dei due, abbiamo una situazione equivalente a quella in
cui sono verificate le condizioni di Marshall-Lerner.
Come vedremo nel dettaglio nella prossima sezione, è
ragionevole attendersi che la produzione sia funzione delle
componenti della domanda interna, che a loro volta dipendono dal
tasso di cambio. Analogamente, l’assorbimento dipende dal prodotto,
anche attraverso le variazioni del reddito interno, per cui in generale
vale la:

= + − − . (4.3)

Il tasso di cambio può avere un effetto diretto ed indiretto sulla


produzione e sull’assorbimento. Il primo addendo misura l’effetto
diretto sull’output e trova la prima giustificazione nell’usuale funzione
d’offerta di mercato, per cui un deprezzamento dovrebbe favorire le
vendite all’estero, a meno che non si sia raggiunto il massimo della
capacità produttiva. L’ultimo addendo invece cattura gli effetti
indiretti, che possono però ridurre questo incremento e farlo diventare
anche negativo. Ad esempio, il maggior reddito può spingere i
consumi di tutti i beni, anche quelli importati, peggiorando la bilancia
commerciale. È ragionevole ipotizzare che la differenza tra i due sia
positiva visto che le importazioni non possono essere superiori al
maggior reddito, ma lo scarto dipende dal modello sottostante. Inoltre
Machlup (1955) individua altri fattori che possono influenzare il
reddito come le ragioni di scambio. Infatti, i contributi di Laursen e
Metzler (1950) e Harberger (1950) avevano già messo in evidenza
come una svalutazione aumenti il costo delle importazioni riducendo
così il reddito in termini di beni di beni consumati. Il reddito “reale”
diminuisce e quindi l’effetto complessivo sul benessere è ambiguo.
Per quanto riguarda l’assorbimento ci sono diversi elementi da
considerare. In primo luogo ci possono essere effetti di sostituzione ed
i consumi si dovrebbero spostare verso l’acquisto dei beni domestici,
che sono divenuti meno cari rispetto a quelli importati. Questo può
valere anche per i beni d’investimento. Ma abbiamo già detto che un
aumento del prezzo dei beni importati crea inflazione e questo genera
anche un cash balance effect. Infatti, il valore della ricchezza in
4 L’approccio dell’assorbimento

termini monetari diminuisce (cash balance) e se le famiglie vogliono


mantenere inalterato il valore del loro patrimonio sono costrette ad
aumentare il risparmio e ridurre il consumo. Oppure possono voler
mantenere costante solamente lo stock reale di moneta, senza ridurre i
consumi. Ma questo è possibile solo se vendono titoli di stato,
riducendone il prezzo ed aumentano il rendimento. L’incremento del
tasso d’interesse riduce l’investimento e quindi, per un’altra via, cade
ancora l’assorbimento. Ma questo non è l’unico mezzo di
propagazione. Ci possono essere effetti redistributivi, per cui la
variazione dei prezzi porta anche ad una nuova ripartizione del reddito
tra famiglie con propensioni al consumo diverse. E non possiamo
dimenticarci che gli agenti possono soffrire di illusione monetaria o
modificare le loro aspettative.
In conclusione i meccanismi di propagazione della variazione
del tasso di cambio sulle quantità possono essere alquanto complessi.
È pure possibile trovarsi di fronte ad una situazione simile a quella
vista nel capitolo precedente, per cui un deprezzamento del tasso di
cambio può produrre un peggioramento della bilancia commerciale.
Ad esempio Alexander era convinto che la somma della propensione
marginale al consumo ed all’investimento fosse maggiore di uno, per
cui l’incremento del reddito dovuto alla svalutazione, ceteris paribus,
peggiora la bilancia commerciale. In questo caso i conti con l’estero
migliorano solo il reddito diminuisce e/o gli altri effetti compensano
adeguatamente il primo.
Risposte semplici non sono facilmente ottenibili, a meno che
non ci si trovi in situazioni particolari come nella piena occupazione.
Poiché l’output è fisso, i primi due addendi e l’ultimo della (4.3) sono
identicamente pari a zero. Una svalutazione modifica la bilancia
commerciale e l’assorbimento in modo speculare: l’aumento del tasso
di cambio migliora i conti con l’estero nella misura in cui riduce
l’assorbimento. Ma, con offerta rigida, dovremmo analizzare almeno
la variazione dei prezzi interni. Se fosse vera la PPA, l’inflazione
compensa perfettamente la svalutazione, lasciando invariato il tasso di
cambio reale, la bilancia commerciale e l’assorbimento. L’ipotesi di
pieno impiego non appare molto utile in questo contesto, proprio
perché nega un aggiustamento sulle quantità e, non a caso, l’analisi
dell’assorbimento appare coerente solo con l’impostazione
keynesiana, che contempla un’offerta elastica, prezzi vischiosi e
L’approccio dell’assorbimento 5

variazioni delle quantità. Se vogliamo analizzare il link tra quantità e


tasso di cambio conviene partire dal noto modello reddito-spesa in
economia aperta con prezzi interni fissi.

4.3 Il moltiplicatore in mercato aperto


Il modello implicito nell’approccio dell’assorbimento è quello
reddito-spesa con scambi con l’estero, che può essere sintetizzato
come:

= + + + , (4.4)
= ̅+ , (4.5)
≡ − + , (4.6)
= , (4.7)
= ,̅ (4.8)
= − , (4.9)

= , (4.10)

= ( , ), (4.11)
= ( , ), (4.12)
$ ≡ − − . (4.13)

Si tratta di un modello di equilibrio in cui l’output è sempre


pari alla quantità domandata come indicato nella (4.4). La funzione
del consumo è tradizionale, in quanto dipende solo dal reddito
disponibile delle famiglie . Questo è al netto delle tasse, che sono
proporzionali al reddito, e comprensivo dei trasferimenti.
Trasferimenti, investimenti e spesa pubblica sono esogeni. La
funzione delle esportazioni nette è stata già descritta nel capitolo
precedente, mentre l’ultima equazione individua il saldo del bilancio
della Pubblica Amministrazione ovvero il budget surplus (BS). La
bilancia commerciale è definita in termini reali usando anche qui
l’indice dei prezzi interni come deflatore. Abbiamo visto nel capitolo
precedente che i prezzi all’export possono differire da quelli praticati
all’interno del paese, ma qui semplificheremo l’analisi assumendo che
= . Le esportazioni dipendono positivamente dal tasso di cambio
6 L’approccio dell’assorbimento

reale e dal reddito del resto del mondo. Le importazioni si comportano


in modo speculare. Sono verificate le condizioni di Marshall-Lerner,
per cui un deprezzamento migliora la competitività dei prodotti
nazionali e la bilancia commerciale, in quanto la domanda si sposta
dai beni prodotti all’estero a quelli domestici. Dalle (4.9)-(4.12) si
ricava la funzione dell’export netto:

( , ) = %%%% + & − '( , (4.14)

che è sempre crescente nel tasso di cambio reale (e > 0) e decrescente


nel prodotto interno ('( > 0). Un aumento della produzione del resto
del mondo si riflette in un incremento delle esportazioni esogene
migliorando il saldo delle partite correnti.
Il prodotto di equilibrio è pari a:

1
= + ̅ + ̅ + %%%% + + + & ,, (4.15)
* + '(

ove * = 1 − (1 − ) è la propensione marginale al risparmio. Dalla


(4.15) si ricavano i moltiplicatori del commercio internazionale:

1
= , (4.16)
%%%% * + '(

che è pari al moltiplicatore della spesa pubblica. Questo modello


permette di calcolare la variazione della bilancia commerciale in
seguito ad una variazione dell’export esogeno:

'(
= 1− (4.17)
%%%% * + '(
e del tasso di cambio:

'(
= & 01 − 1 (4.18)
* + '(

ove il termine in parentesi è positivo, ma minore dell’unità. La (4.17)


prova come, nel più semplice modello keynesiano, un aumento
dell’export esogeno genera alla fine un incremento inferiore nella
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bilancia commerciale. Ciò è dovuto proprio al maggior reddito che,


agendo sulle importazioni, attenua l’impatto positivo iniziale. Se,
invece, le esportazioni esogene cadono scende pure l’import, anche se
di meno. La (4.18) mostra come una svalutazione ha indubbiamente
un effetto positivo sulla bilancia commerciale. Anche in questo caso la
sensibilità delle importazioni al reddito e la propensione al risparmio
sono di fondamentale importanza per determinare l’ampiezza della
variazione degli scambi con l’estero.
Il modello reddito-spesa è sintetizzabile in due sole equazioni:

= ( , )+ ( , ), (4.19)

= ( , ), (4.20)

ove l’assorbimento dipende dal reddito, in virtù della domanda di


consumo keynesiana, mentre la domanda interna è funzione del tasso
di cambio reale proprio perché le famiglie e le imprese domandano
beni di consumo e d’investimento nazionali e stranieri. È evidente che
una variazione del cambio modifica la convenienza a comprare beni
nel paese o all’estero e, tramite il moltiplicatore, il reddito e lo stesso
livello del consumo. Negare che la domanda interna dipenda dal tasso
di cambio reale significa assumere che una svalutazione provochi un
aumento del prodotto pari a quello dell’export, senza che vi siano
ripercussioni sui consumi. Il sistema (4.19)-(4.20) mette in evidenza
un altro importante aspetto. Poiché abbiamo due equazioni
indipendenti possiamo determinare due variabili endogene. La
soluzione standard assume come dato il tasso di cambio reale ed
individua i valori di equilibrio della produzione e della bilancia
commerciale. Questo è un modo di procedere ragionevole se siamo in
un regime di cambi e prezzi fissi, ma preclude l’analisi con cambi e
prezzi flessibili. In alternativa si può fissare una delle altre due
variabili e studiare la relazione tra output e tasso di cambio oppure tra
quest’ultimo ed assorbimento. Il primo caso è analizzato nel dettaglio
in Gandolfo (2001). Qui, invece, focalizziamo la nostra attenzione
sulla relazione tra assorbimento e tasso di cambio reale. Questa
relazione è stata al centro di un interessante dibattito sul ruolo della
politica in economia aperta iniziato negli anni ’50.
8 L’approccio dell’assorbimento

4.4 Assorbimento e politica economica


Abbiamo appena visto come la domanda interna si rivolge a
tutti i beni e servizi prodotti sia nel paese sia all’estero, per cui un
incremento dell’assorbimento comporta, ceteris paribus, un
peggioramento della bilancia commerciale come indicato nella
seguente funzione:

NX(A, ) = %%%% − ' + & , (4.21)

ove ' , & > 0. Utilizzando questa equazione possiamo tracciare la


curva EE nella figura 4.1, che descrive l’equilibrio della bilancia
commerciale nello spazio dell’assorbimento e del tasso di cambio
reale:
%%%% '
= − + . (4.22)
& &

Per le ipotesi poste si tratta di una retta con inclinazione


positiva. Alla destra o al di sotto di questa retta, come nei punti G e D,
la bilancia commerciale è in deficit a causa dell’eccessivo
assorbimento per un dato tasso di cambio reale o per la scarsa
competitività dei prodotti domestici nei mercati internazionali, per un
dato livello dell’assorbimento. Ovviamente vale l’opposto alla sinistra
o al di sopra della curva EE. Nel punto H la domanda interna A2 è
inferiore a quella di equilibrio con cambio reale Q0, per cui il basso
livello delle importazioni garantisce una bilancia commerciale in
surplus.
Passiamo ad esaminare le caratteristiche dell’equilibrio
assumendo però che l’output sia esogeno. Se la quantità domandata
coincide con la produzione non ci sono variazioni delle scorte e le
quantità programmate coincidono. Riscrivendo la (4.2), con il tasso di
cambio reale in funzione dell’assorbimento, si ottiene l’equazione
della curva EI che descrive il luogo geometrico dei punti di A e Q in
cui si realizza l’equilibrio interno:

− %%%% 1 − '
= − . (4.23)
& &
L’approccio dell’assorbimento 9

Questa curva ha inclinazione negativa se 0 < ' < 1 ovvero se


l’aumento dell’assorbimento non genera una domanda di beni
importati maggiore. Infatti, se l’output è fisso, un tasso di cambio
reale maggiore, diciamo per un incremento dei prezzi dei beni esteri,
richiede una caduta delle importazioni e dell’assorbimento per non
vedere diminuite le scorte e compromesso il bilanciamento tra
domanda e produzione. Quindi, al di fuori della EI il mercati dei beni
e servizi finali non sono in equilibrio. Alla destra di EI, come nel
punto G, vi è un eccesso di domanda, poiché l’assorbimento è
eccessivo, mentre alla sinistra, come nel punto F, l’eccesso è
nell’offerta.

Q
EE

H E
Q0 G

C F D

EI
0 A2 A0 A1 A

Figura 4.1 Diagramma di Swan-Salter

Poiché la produzione può essere fissata a piacere, risulta


interessante studiare quando è pari alla piena occupazione. In questo
caso, se ci troviamo alla destra della curva EI siamo in una situazione
di sovraoccupazione e se ipotizziamo che i prezzi siano flessibili vi
saranno delle spinte inflazionistiche, poiché la domanda aggregata è
maggiore della produzione di pieno impiego. Al contrario alla sinistra
della EI, i salari nominali cominceranno a scendere a causa
dell’eccessiva disoccupazione creata dalla debolezza della domanda di
10 L’approccio dell’assorbimento

lavoro. Questa figura può essere uno strumento utile per vedere, da un
punto di vista qualitativo, l’evoluzione di un sistema economico che
non si trova in pieno impiego e/o con la bilancia commerciale in
pareggio quando il tasso di cambio reale può modificarsi.
La figura 4.1, nota come diagramma di Swan-Salter, prende il
nome dagli economisti che insieme a Meade (1951) indagarono i
problemi legati ai processi di aggiustamento di un’economia aperta in
assenza di mobilità dei capitali. In primo luogo possiamo vedere che
esiste una sola combinazione di assorbimento e tasso di cambio reale
che realizza l’equilibrio interno ed esterno. Tale combinazione è
ancora più significativa se la curva dell’equilibrio interno è tracciata
proprio in corrispondenza al prodotto di pieno impiego, in quanto il
tasso di cambio di equilibrio è noto come FEEM (Fundamental
Equilibrium Exchange Rate) o NATREX (Natural Real Exchange
Rate). Se, invece, ci troviamo nel punto D la produzione è quella di
pieno impiego mentre la bilancia commerciale è in deficit. Al
contrario, nel punto C, i conti esteri sono in pareggio, ma c’è un
evidente problema di sottoccupazione. In questo caso la classica
ricetta keynesiana consiste in un incremento della spesa pubblica e/o
dello stock della moneta. Tuttavia, se il sistema si colloca nel punto F,
ci troviamo di fronte al cosiddetto dilemma di Meade: un aumento
dell’assorbimento permette di ottenere l’obiettivo interno della piena
occupazione in D, una sua diminuzione realizza l’obiettivo esterno in
C. Nel primo caso, la bilancia commerciale peggiora, mentre, nel
secondo, la disoccupazione aumenta. Il politico si trova di fronte ad un
classico aut aut, in cui il raggiungimento di un valore desiderato di
una variabile economica si ottiene solo rinunciando ad un’altra.
Questa era proprio la situazione in Italia e Francia nel 1968. In
seguito ai noti disordini popolari, si verificò un’improvvisa impennata
dei prezzi interni, che spinse il tasso di cambio reale verso il basso, a
parità di domanda interna. L’equilibrio si collocò proprio in F
realizzando il dilemma di Meade e ponendo i policy maker nazionali
di fronte a scelte difficili: o si cercava di raggiungere un livello di
occupazione più accettabile, sacrificando i conti con l’estero ed
accettando la perdita di riserve internazionali, o si mettevano un freno
al deflusso di riserve internazionali, inasprendo però la recessione.
Il problema del trade off tra le variabili economiche, che
costituiscono gli obiettivi dei policy maker, era già stato analizzato
L’approccio dell’assorbimento 11

negli anni ’50 dalla cosiddetta teoria del controllo sviluppata


inizialmente da Tinbergen (1952) e Theil (1958). Uno dei primi
problemi affrontati era proprio quello della controllabilità. Dato un
modello, si voleva stabilire sotto quali condizioni è possibile ottenere
un certo target, dato da una o più variabili macroeconomiche, agendo
su uno o più strumenti. Naturalmente la natura del modello (statico o
dinamico, deterministico o stocastico), ed il tipo di obiettivi (fissi o
flessibili) differenziano queste condizioni, espresse dai relativi teoremi
di controllabilità. Il caso più elementare è quello descritto dal dilemma
di Meade, in cui gli obiettivi fissi sono dati dalla combinazione
(A0,Q0) che garantisce la piena occupazione e la bilancia commerciale
in pareggio. Purtroppo si dispone di un solo strumento di politica
economica. Infatti, la leva fiscale e quella monetaria agiscono
ambedue sul livello dell’assorbimento. Al contrario, uno dei primi
risultati della teoria della politica economica con obiettivi fissi, noto
col nome di teorema di Tinbergen, stabilisce che gli strumenti di
politica economica devono essere in numero non minore degli
obiettivi del policy maker. Ad esempio, nel modello IS-LM di
economia chiusa si può ottenere qualsiasi combinazione desiderata di
prodotto e tasso d’interesse, se l’autorità di governo ha a disposizione
la politica fiscale, che permette di spostare a piacere la curva IS, e
quella monetaria, che agisce sulla LM. Se, invece, consideriamo
esclusivamente il governatore della banca centrale, costui può solo
scegliere o l’output od il tasso d’interesse posti lungo la curva IS, che
è il vincolo per le sue decisioni. Ritornando all’esempio dello shock
inflazionistico del 1968, il governo francese ed italiano non potevano
ottenere contemporaneamente l’obiettivo interno ed esterno agendo
solo sulla domanda interna. Il problema può essere risolto o scartando
uno dei due obiettivi o cercando altri strumenti. In effetti, la scelta può
divenire obbligata, come nel caso della Francia. Le violente proteste
scatenatesi nel maggio del 1968 avevano portato al cosiddetto
“Accord de Grenelle”, in cui si stabilì un aumento del 35% nel salario
minimo (a fronte di una richiesta del 30% da parte dei sindacati) e di
oltre il 10% in quello medio. In realtà, dal maggio 1968 all’aprile
1969 l’incremento delle retribuzioni fu di circa il 17%. L’inflazione
salì subito oltre il 6%. Il contemporaneo aumento della spesa pubblica
ebbe un effetto benefico sulla produzione, ma gli squilibri si
riversarono subito sui conti con l’estero. La bilancia commerciale, che
12 L’approccio dell’assorbimento

era in avanzo nel 1967, registrò un deficit di oltre 10 miliardi di


franchi. La Banque de France nel maggio del 1968 instaurò un rigido
controllo sui flussi di capitali, chiedendo addirittura alle banche
centrali del Belgio, Lussemburgo e Svizzera di non cambiare la
moneta francese. Nel giugno dello stesso anno realizzò pure
un’operazione di swap con la Federal Reserve e vendette oro alla
Germania, Stati Uniti, Svizzera e Italia per incrementare la
disponibilità di valuta a difesa del tasso di cambio (Henry, 2004).
L’effetto finale fu però quello di far ridurre le riserve ufficiali. Da un
valore di circa 34 miliardi di franchi nell’aprile del 1968 si scese a
poco più di 6 miliardi nel giugno del 1969. Quella che il generale de
Gaulle aveva definito “l’odieuse spéculation” stava portando a “la
pire des absurditès”. Poco dopo, il neo eletto presidente Pompidou
decise quello che gli speculatori avevano perfettamente anticipato: l’8
agosto del 1969 fu deciso di passare da un cambio di 4,93 franchi per
dollaro a 5,55 FF. La svalutazione, superiore al 10%, ebbe i risultati
sperati e già nel 1971 il conto corrente era nuovamente in attivo.
Una soluzione analoga venne adottata anche dalla Gran
Bretagna che, per motivi diversi, si trovava in una situazione simile a
quella francese. Abbiamo visto nel capitolo precedente che, negli anni
’60, la politica fiscale anglosassone era fortemente espansiva. Ciò
aveva permesso il raggiungimento di un equilibrio socialmente
accettabile al prezzo di un crescente disavanzo nei conti con l’estero
ed un forte deficit pubblico. Abbiamo anche detto che nel 1967 il
governo inglese decise di rimettere in ordine i conti dello Stato
tagliando la spesa pubblica e svalutando la sterlina. Questa decisione
può essere compresa utilizzando il diagramma di Swan-Salter. Da una
situazione iniziale in prossimità al punto D ci si sposta verso
l’equilibrio di lungo periodo. Però, per raggiungere questo risultato, il
policy maker britannico dovette agire su due strumenti, spesa pubblica
e tasso di cambio, per raggiungere due obiettivi: piena occupazione e
pareggio della bilancia commerciale.
In questo prospettiva è fondamentale costruire e stimare un
modello quantitativo per tenere conto della “effective market
classification”. Secondo questo famoso principio introdotto da
Mundell (1962), una politica deve essere associata con l’obiettivo
verso il quale è più efficace. In caso contrario un’azione volta, ad
esempio, al raggiungimento dell’equilibrio interno potrebbe produrre
L’approccio dell’assorbimento 13

effetti destabilizzanti. Se la politica monetaria non è particolarmente


efficace per aumentare il prodotto, un forte aumento dell’offerta di
moneta potrebbe avere delle conseguenze assolutamente indesiderate
nel lungo periodo, provocando solo un’inflazione eccessiva. Nel caso
della Gran Bretagna, se non valgono mai le condizioni di Marshall-
Lerner, è assolutamente inutile procedere ad una svalutazione. Per
questo motivo la teorizzazione deve essere sempre accompagnata
dall’analisi empirica che, mediante opportune stime econometriche,
offre dati su cui si possono elaborare le politiche economiche
opportune. Ad ogni modo anche uno strumento elementare come il
diagramma di Swan-Salter può comunque dare delle utili indicazioni.
Un aumento del tasso di cambio nominale sposta l’equilibrio
temporaneo verso l’alto e, se ci trova nel punto F come nel caso
inglese e francese, è più facile raggiungere l’equilibrio interno ed
esterno senza dover passare per un periodo, anche prolungato, di
deflazione. Questo spiega perché alla fine i governi di questi due paesi
accettarono l’aggiustamento delle parità centrali fissate negli accordi
di Bretton Woods.
Il diagramma può essere utilizzato per analizzare gli effetti di
un cambiamento di una variabile esogena come l’introduzione di un
dazio doganale o di una quota all’import. Ricordiamo che proprio il
governo inglese nel 1967 impose delle tariffe più elevate sui beni
importati, per cercare di migliorare il saldo del commercio estero. Nel
nostro modello un aumento dei prezzi esteri sposta l’equilibrio nel
punto H della figura 4.2. Ora il tasso di cambio reale è maggiore di
quello di equilibrio interno ed esterno e, per arrivare al punto E, le
possibilità sono solo due: o scende il tasso di cambio nominale o
aumentano i prezzi interni. Secondo il tradizionale modello di
domanda ed offerta aggregata, che analizzeremo nel dettaglio in un
capitolo successivo, i prezzi aumentano quando la domanda è
superiore alla produzione di pieno impiego. Poiché H si trova proprio
nella regione in cui c’è un eccesso di domanda, le pressioni
inflazionistiche dovrebbero ridurre il tasso di cambio reale portandolo
verso E. Questo processo viene indicato nella figura 4.2 con una
traiettoria che scende verso il basso quando ci si trova al di sopra della
curva EE e verso l’alto nella regione opposta. Nel punto H vi è pure
un surplus di bilancia commerciale e, in un sistema a cambi fissi come
nel periodo di Bretton Woods, l’incremento delle riserve
14 L’approccio dell’assorbimento

internazionali amplia l’offerta di moneta. Sappiamo che, nel lungo


periodo, l’espansione monetaria aumenta il livello generale dei prezzi.
Questo effetto rafforza la discesa del tasso di cambio reale se ci
troviamo in H, ma pone dei problemi di stabilità se, invece, ci si pone,
ad esempio, in G. In questo caso due forze contrapposte agiscono su Q
e l’andamento dipende proprio da quale prevale.

Q
H
EE

E G

EI
0 A
Figura 4.2 Processo dinamico di aggiustamento

Nella figura 4.2 si è implicitamente assunto che le pressioni


salariali prevalgono su quelle monetarie come una variazione
opportuna dell’assorbimento. A questo proposito possiamo introdurre
gli effetti ricchezza nella funzione del consumo. Se il consumo
dipende anche dal livello della ricchezza, un aumento delle riserve
internazionali e della moneta accresce le disponibilità del settore
privato. Con una bilancia commerciale in surplus l’assorbimento
aumenta e dal punto H ci si sposta anche verso destra mettendo in
moto un processo di aggiustamento che è descritto proprio dalla
spirale della figura 4.2.
Queste argomentazioni sembrano indicare che esiste un
processo che garantisce sempre il raggiungimento dell’equilibrio
interno ed esterno, anche se potrebbe assumere una particolare
rilevanza la velocità dell’aggiustamento. Si ritiene concordemente che
non vi siano contrasti da parte dei sindacati ed imprenditori
L’approccio dell’assorbimento 15

nell’aumentare prezzi e salari nominali, creando la spirale


inflazionistica necessaria a riportarci in equilibrio. Quindi il passaggio
da H a G non dovrebbe essere problematico, mentre il tratto finale
potrebbe essere più lungo e difficoltoso, poiché la deflazione e la
caduta dei salari nominali non sono accettate volentieri dalle parti
sociali. Questo spiega perché i governi francese ed inglese hanno
optato per la svalutazione della propria moneta.
Consideriamo infine il caso di un aumento delle esportazioni
autonome, magari dovuto ad un aumento del reddito del resto del
mondo. L’effetto immediato è la traslazione verso il basso delle curve
EI ed EE, come mostrato nella figura 4.3. Se la combinazione iniziale
si colloca in D, risulta evidente che si passa da una situazione di
sottoccupazione con deficit della bilancia commerciale ad una
domanda eccessiva ed avanzo nelle partite correnti. In questo caso il
meccanismo di aggiustamento è quello descritto in precedenza, con
una crescita di salari nominali e prezzi che fa diminuire il tasso di
cambio reale sino al raggiungimento del nuovo equilibrio E’.

Q EE
EE
E

D
E’

EI

EI’
0 A0 A
Figura 4.3 Effetti di un aumento delle esportazioni esogene
16 L’approccio dell’assorbimento

4.5 Effetti ricchezza e di Harberger-Laursen-Metzler


Nelle sezioni precedenti abbiamo applicato l’approccio
keynesiano all’economia aperta includendo gli scambi commerciali
con l’estero. La soluzione di questo modello può rappresentata in
modo alternativo, mettendo in evidenza la relazione tra risparmio,
investimento e conto corrente. Infatti, dalla (4.4)-(4.12) si può ottenere
la differenza tra risparmio nazionale 5 ed investimento:

5 − = +1 − (1 − ), − ̅ − − − .̅ (4.24)

Si tratta di una funzione crescente nel prodotto, che è


rappresentata dalla retta SI nella figura 4.4, insieme alle combinazioni
di equilibrio della bilancia commerciale. La curva NX ha inclinazione
negativa per l’aumento delle importazioni al crescere del reddito e
l’equilibrio si trova in corrispondenza dell’intersezione delle due rette.
Nel punto E le partite correnti sono in pareggio e l’assorbimento è pari
al prodotto.

NX SI
SI
NX SI’

E
0
Y
F

NX’’
NX’
Figura 4.3 Reddito nazionale di equilibrio in economia aperta

Un qualsiasi shock esogeno può modificare questa situazione.


Consideriamo gli effetti di una recessione mondiale. Sia ∆%%%% < 0.
Dalla (4.14) si evince che la curva NX trasla verso il basso mentre la
curva del risparmio nazionale rimane immutata. Le due curve
L’approccio dell’assorbimento 17

s’intersecano ora in F, al di sotto dell’asse delle ascisse, regione in cui


le importazioni superano le esportazioni ed il prodotto è inferiore a
quello iniziale. Se il governo interviene con una politica anticiclica,
volendo ridurre la caduta dell’occupazione, la curva SI si sposta a
destra a causa dell’aumento della spesa pubblica. L’effetto è quello
atteso, ma, nel nuovo equilibrio indicato dal punto G, aumenta pure il
deficit commerciale. Si tratta di un’analisi speculare a quella che
abbiamo svolto nella sezione precedente, in cui il dilemma di Meade
viene risolto scegliendo una politica volta a migliorare la situazione
occupazione a scapito dell’equilibrio nei conti con l’estero.
È evidente che se ci fosse un meccanismo di retroazione che
riportasse il sistema economico automaticamente da F ad E, la
soluzione migliore sarebbe quella di trovare il modo di accelerare tale
processo, senza introdurre ulteriori shock. Questo è proprio ciò che
abbiamo descritto in precedenza con sotto o sovraoccupazione. Si
trattava però di un’analisi informale, in quanto non abbiamo
specificato il modello, ma solo prospettato alcune relazioni che ci
hanno aiutato a comprendere un possibile processo di aggiustamento.
Possiamo però specificare meglio il modello se anche la ricchezza
determina il consumo delle famiglie. In questo caso funzione di
comportamento della spesa privata può riscritta come:

7
= ̅+ + , (4.5bis)

ove la ricchezza posseduta dalle famiglie coincide con la moneta. Il


parametro d > 0 cattura il real balance effect, detto anche effetto
Pigou, per cui, in una situazione di prezzi crescenti, la caduta del
valore della moneta in termini reali diminuisce pure il consumo
privato1. Vediamo come un sistema economico in sovraoccupazione
tende a riportarsi in l’equilibrio di lungo periodo, che indichiamo con
. Se i prezzi interni aumentano quando Y > , quando siamo in Y0 si
mettono in moto due processi. Il primo vede una diminuzione della
competitività con una riduzione dell’export netto che sposta la curva

1 A prezzi fissi e con moneta costante, com’è usuale nel modello reddito-spesa,
l’ultimo addendo della (4.5bis) è costante e può essere incluso nel consumo esogeno,
altrimenti la (4.24) deve essere opportunamente modificata.
18 L’approccio dell’assorbimento

NX a sinistra. Il secondo, detto real balance effect, vede una riduzione


dei consumi e quindi uno spostamento all’indietro pure della curva SI.

NX SI

SI

0
Y0 Y

NX NX

Figura 4.5 Reddito nazionale di equilibrio in economia aperta

Tuttavia, nulla garantisce che questi movimenti siano tali da


far intersecare le due curve proprio in corrispondenza della bilancia
commerciale in pareggio e della produzione di pieno impiego. Ciò che
appare necessario è l’introduzione di un ulteriore effetto di feedback
dovuto al disequilibrio nei conti con l’estero. Solo se si instaura un
opportuno meccanismo tra stock di moneta e saldo della bilancia
commerciale è possibile argomentare la stabilità dell’equilibrio
interno ed esterno. In realtà, i propugnatori dell’approccio
dell’assorbimento, come Alexander (1951), dedicano molto spazio ai
real balance effect in seguito ad una svalutazione. Costoro
sostenevano che l’aumento dei prezzi avrebbe ridotto la ricchezza
portandola ad un valore inferiore e quello desiderato. Dovendo
reintegrarla, il risparmio aumenta a scapito dei consumi. Ciò è
perfettamente equivalente ad assumere l’effetto ricchezza à la Pigou,
ma non risolve il problema della stabilità dell’equilibrio. Come
osserva Johnston (1976) non viene dato nessuno spazio al
collegamento tra offerta di moneta e squilibri della bilancia
L’approccio dell’assorbimento 19

commerciale, che è, invece, uno dei punti essenziali del modello di


Mundell-Fleming o dell’approccio monetario che presenteremo
successivamente.
Per di più nel modello reddito-spesa di economia aperta
abbiamo ipotizzato che tutti i beni domestici siano esportabili anche se
non vale la PPA. Tuttavia non è detto che tutti i prodotti siano
vendibili nei mercati mondiali e l’indice corretto della competitività è
quello delle ragioni di scambio (terms of trade). Partendo da questa
constatazione possiamo comprendere il cosiddetto effetto di
Harberger-Laursen-Metzler. Laursen e Metzler (1950) sono noti per
aver analizzato i meccanismi di trasmissione del ciclo economico tra
paesi a cambi flessibili, mentre qui vogliamo enfatizzare il contributo
di Harberger (1950), che ha mostrato come le condizioni di Marshall-
Lerner devono essere rafforzate (somma delle elasticità ben maggiori
di uno) per garantire il miglioramento della bilancia commerciale in
seguito ad una svalutazione.
La loro impostazione è keynesiana, anche se superano la
cosiddetta “legge psicologica fondamentale” introdotta dallo stesso
Keynes (1936). Questa legge afferma che la quota del reddito
risparmiato è costante. La propensione marginale e media al consumo
coincidono e questo sembrava in accordo con i dati americani dal
1870 al 1938 (Kuznets, 1942). Ma quest’evidenza è tutt’altro che
generale e molti studi successivi hanno mostrato come la propensione
media al risparmio fosse crescente nel reddito (Kuznets, 1966). In
sostanza, i consumatori modificano il risparmio, in seguito a
variazioni del reddito, per mantenere più stabile la spesa in beni e
servizi, come ipotizzato nella funzione del consumo (4.5). Secondo
Laursen e Metzler (1950) il risparmio risponde anche a variazioni
delle ragioni di scambio per lo stesso motivo. Un peggioramento delle
ragioni di scambio diminuisce il “reddito reale” proprio per l’aumento,
ad esempio, del prezzo dei beni importati, a parità dei prezzi dei beni
esportati e della produzione nazionale, misurata ancora con i prezzi
interni2. Ma la caduta del “reddito reale” provoca anche una
contrazione del risparmio e quindi, a parità di investimento, un
peggioramento della bilancia commerciale. Per comprendere il

2 Ricordiamo che abbiamo ipotizzato in precedenza P = PX.


20 L’approccio dell’assorbimento

funzionamento di ambedue gli effetti prendiamo ancora in esame lo


schema SI-NX della figura 4.6.

NX SI
SI
SI’

E G
0
F Y

NX
NX’’
Figura 4.6 Effetto di Harberger-Laursen-Metzler

Sull’asse delle ascisse misuriamo il valore della produzione di


tutti i beni e servizi nel modo usuale ovvero fissando i prezzi
domestici di un anno base. Si tratta dei prezzi dei beni prodotti per la
sola domanda interna e per i mercati mondiali. Ambedue sono valutati
ai prezzi interni, che sono costanti. Ipotizziamo un peggioramento
delle ragioni di scambio con una svalutazione e/o aumento dei prezzi
esteri. Diminuisce il reddito reale che è calcolato deflazionandolo per
l’indice dei prezzi al consumo, che include anche i beni importati.
Anche il benessere delle famiglie è ridotto proprio per l’aumento del
costo di quel paniere di beni nazionali e stranieri, che vogliono
continuare a consumare. Se vogliono mantenere lo stesso standard di
vita sono costrette a ridurre, a parità di prodotto Y, il risparmio e la
curva SI si sposta verso il basso. La diminuzione del risparmio porta
evidentemente ad un disavanzo della bilancia commerciale, se non
consideriamo gli effetti sulla produzione dovuti al miglioramento della
competitività.
A questo punto entra in gioco l’usuale condizione di Mashall-
Lerner. Se la somma delle elasticità è maggiore di uno, la svalutazione
L’approccio dell’assorbimento 21

sposta verso destra la curva NX, migliorando i conti con l’estero. Ma


nulla garantisce che la variazione complessiva porti ad un avanzo
commerciale, come viene indicato dal punto G della figura 4.6. Se, al
contrario, la contrazione dovuta all’effetto di Harberger-Laursen-
Metzler è particolarmente forte e la sensibilità delle esportazioni al
tasso di cambio non è elevata, allora l’equilibrio può realizzarsi in F
con un deficit nelle partite correnti. Possiamo quindi capire come la
variazione della bilancia commerciale, che abbiamo introdotto
all’inizio di questo capitolo, dipende sia dalla specificazione del
modello sia dal valore dei parametri in gioco. A priori non possiamo
affermare che una svalutazione produrrà sempre un miglioramento nel
commercio con il resto del mondo.
Concludiamo l’analisi con un cenno al caso di un aumento del
prezzo del petrolio o delle materie prime che non sono disponibili nel
paese. L’effetto di breve periodo è chiaro: oltre all’aumento del
risparmio si verifica anche una contrazione dell’export netto, proprio
per l’impossibilità di sostituzione con beni domestici. In questo caso
le curve si intersecano in corrispondenza ad un forte deficit nelle
partite correnti, che richiede delle politiche tali da ripristinare
l’equilibrio interno ed esterno.

4.6 Politiche fiscali e deficit gemelli


Nella sezione precedente abbiamo esplicitato il collegamento
tra risparmio nazionale e bilancia commerciale:

( ; − )+$ = , (4.27)

dove SP è il risparmio privato e BS quello pubblico. Dalla (4.27) è


evidente che, ceteris paribus, un aumento del deficit pubblico
comporta anche un peggioramento della bilancia commerciale. In
realtà, il deficit commerciale si forma quando quello statale non è
compensato da un risparmio privato maggiore dell’investimento. Ciò
avviene se le famiglie non sono in grado di comprare tutti i nuovi titoli
emessi dal governo per finanziare il disavanzo pubblico. Questa era la
tipica situazione degli Stati Uniti durante gli anni ’80, periodo in cui
era di moda studiare il cosiddetto twin deficits. In realtà la (4.27)
22 L’approccio dell’assorbimento

tralascia i redditi netti dal resto del mondo, per cui il vero termine di
riferimento delle analisi empiriche è il conto corrente:

( + <− − − )+$ = + <= . (4.28)

La figura 4.7 riporta la situazione statunitense dalla fine degli


anni ’70 quando si registra un deciso peggioramento nei conti con
l’estero in presenza di un crescente deficit pubblico. In quel periodo
l’amministrazione Reagan aveva deciso una forte riduzione della
tassazione sul reddito non compensata da un’equivalente contrazione
nelle uscite federali. Il risultato fu un disavanzo pubblico che dal
2,5% del PIL nel 1981 aumentò a quasi il 6% due anni dopo. Vennero
poi prese delle azioni correttive, ma il deficit non scese mai sotto il
5%, sino al 1986. Negli stessi anni il conto corrente passò da un
sostanziale equilibrio ad un deficit del 3,5% del PIL. Si può vedere
che per tutti gli anni ’80 c’è una correlazione positiva, anche se con un
leggero sfasamento temporale.

Figura 4.7 Conto corrente e deficit pubblico negli Stati Uniti


(Cavallo, 2005)
L’approccio dell’assorbimento 23

I modelli d’impostazione keynesiana forniscono una semplice


giustificazione a questo comovimento. Poiché la politica fiscale deve
essere anticiclica, a fronte di una caduta della produzione si può
ridurre l’imposizione fiscale o aumentare la spesa pubblica. Queste
azioni impattano anche sulla bilancia commerciale e sul conto
corrente. Baxter (1995) trova che un aumento della spesa pubblica che
peggiori il deficit dell’1% del PIL comporta un deterioramento del
conto corrente di circa lo 0.5%. L’evidenza empirica degli anni ’80
sembrava essere a favore del link tra deficit pubblico e di bilancia
commerciale.
La situazione cambia radicalmente nel decennio successivo. A
fronte di un deficit crescente nelle partite correnti il saldo federale
migliora costantemente e diviene pure positivo. Solo il notevole
attivismo dell’amministrazione Bush, in seguito alla crisi del 2001, ha
ristabilito la correlazione positiva, che è del tutto assente tra il 1993 ed
il 2001. In realtà, proprio durante gli anni novanta, in tutti i paesi
maggiormente industrializzati c’è stato un sostanziale consolidamento
nei conti pubblici con un maggiore controllo sulla spesa e sui
trasferimenti, tanto che alla fine dello scorso millennio i paesi OCSE
avevano, in media, un avanzo primario. L’unica eccezione è il
Giappone, il primo paese industrializzato in trappola della liquidità,
con tassi d’interesse prossimi a zero e disavanzo fiscale enorme. Tutti
gli altri, capeggiati dall’Italia, si erano mossi nella direzione opposta.
Secondo l’OCSE il nostro avanzo primario3 sul PIL era di oltre il 7%
contro il 6,7% del Canada ed il 5% degli Stati Uniti e della Gran
Bretagna. Anche il conto corrente registra, in media, un certo
miglioramento, ma la relazione tra le serie storiche è molto debole,
come si può vedere direttamente dalla figura 4.8. Solo nel Canada il
saldo del conto corrente sul PIL presenta una magnitudo simile
(6,1%), mentre in Italia la variazione è stata minima (0,9%) e quasi
simile in UK (1,4%). Come abbiamo detto prima la situazione negli
USA era diametralmente opposta, con un peggioramento di quasi il
3%. Un fattore che ha contribuito al miglioramento della bilancia
commerciale dei maggiori paesi industrializzati è stata la caduta del
prezzo del petrolio che, nel 1997, ha raggiunto il minimo storico in
termini reali. La successiva, prima lenta ma poi molto rapida, risalita

3 Al lordo degli interessi sul debito.


24 L’approccio dell’assorbimento

delle quotazioni del greggio ha compromesso i saldi delle partite


correnti in molte nazioni. Alla fine del millennio, la debole
correlazione positiva diventa inequivocabilmente di segno opposto.

Figura 4.8 Conto Corrente a saldi fiscali nei paesi OCSE


(Bartolini e Lahiri, 2006)

La recessione colpisce le maggiori economie mondiali


all’inizio del 2001 e si propaga rapidamente cambiando totalmente
l’atteggiamento dei policy maker. Le politiche fiscali diventano molto
espansive con deficit di bilancio anche al lordo degli interessi.
All’opposto il conto corrente non sembra reagire molto al mutamento
del quadro economico. Le stime dei moltiplicatori di Bartolini e Lahiri
(2006) sono circa la metà di quelli di Baxter (1995). Anche Corsetti e
Müller (2006) trovano risultati simili, anche se la correlazione è più
forte per le economie con un maggior grado di apertura e minore
quando i deficit statali sono permanenti. Tuttavia, non pare corretto
affermare che esiste un twin deficit. Al più si può affermare che la
relazione, se esiste, è molto debole e l’eliminazione del deficit
federale americano non avrebbe un grosso impatto sullo squilibrio dei
conti con l’estero.
L’approccio dell’assorbimento 25

Naturalmente si è anche affrontato il problema dei motivi di


questa relazione così instabile nel tempo. In primo luogo dobbiamo
considerare come gli agenti economici reagiscono all’azione del
governo. Infatti, un aumento della spesa pubblica comporta sempre
una variazione dei prezzi, delle ragioni di scambio e dei rendimenti.
Se si modificano i prezzi relativi si mette in moto un processo di
aggiustamento che può modificare non solo il pattern di scambio con
l’estero, ma anche la convenienza ad investire nel paese o altrove.
Infine il deficit di bilancio aumenta il debito pubblico che dovrà essere
ripagato successivamente. Ciò può portare ad un immediato aumento
dei risparmio per far fronte alle maggiori tasse future. Secondo i
proponenti di questa visione, nota con il nome di equivalenza
ricardiana e che affronteremo in un capitolo successivo, il taglio delle
tasse non ha nessun effetto sulla produzione, in quanto il maggior
reddito disponibile non è utilizzato per aumentare i consumi, ma solo
il risparmio. In conclusione, per rispondere a questa domanda è
essenziale sapere qual è il “corretto modello di riferimento”.