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Il modello intertemporale

13.1 Introduzione
I modelli sviluppati nei capitoli precedenti hanno il pregio di
mettere in evidenza la dinamica di equilibrio ovvero le traiettorie delle
variabili endogene verso lo stato stazionario. Tuttavia, proprio perché
si tratta di processi che si svolgono nel tempo, dimenticano un aspetto
fondamentale, che non può essere tralasciato e che riguarda tutte le
decisioni che vengono prese in un arco temporale. Stiamo parlando
delle relazioni che limitano il campo d’azione non solo degli
individui, ma anche delle nazioni. Infatti, ciascun agente economico,
settore istituzionale o paese deve fronteggiare un vincolo di bilancio
intertemporale poiché, se ci si indebita oggi, prima o poi bisognerà
rimborsare quel debito e sostenere nel frattempo i relativi costi.
Pensiamo ad una politica fiscale espansiva nel modello Mundell-
Fleming dinamico. Se il paese inizialmente si trova in equilibrio
esterno con pareggio nei conti pubblici, una riduzione della tassazione
aumenta l’assorbimento e provoca un disavanzo nei conti dello Stato e
nella bilancia commerciale. Per finanziare il primo si devono emettere
dei titoli di stato, una parte dei quali è venduta al di fuori dei confini
nazionali in cambio dei beni importati. Come abbiamo visto nel
modello di portafoglio, nell’equilibrio finale, la bilancia commerciale
deve essere in avanzo per coprire il servizio del debito estero.
Tuttavia, i titoli dovranno essere rimborsati quando giungono a
scadenza e uno stato stazionario con debito estero può essere ammesso
solo se il pagamento può essere procrastinato indefinitamente
rinnovando le vecchie emissioni con delle nuove. Naturalmente ciò è
fattibile solo se i creditori vogliono possedere una perpetuità, ma
anche ammettendo questa eventualità rimane il fatto che, nei periodi
futuri, l’equilibrio del conto corrente implica un saldo positivo nella
bilancia commerciale che controbilancia i deflussi dei redditi da
capitale. Ed è proprio questo saldo che determina l’ampiezza massima
della capacità d’indebitamento di un paese. In un modo o nell’altro
bisogna guardare al sentiero futuro della produzione e
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dell’assorbimento per giudicare la posizione attuale di un sistema


economico, riconoscendo così il ruolo fondamentale dei vincoli
intertemporali.
Secondo questa impostazione, detta ricardiana in onore al
celebre economista britannico, in un mondo con perfetta anticipazione
gli operatori economici stabiliscono i prezzi di equilibrio basandosi
sui valori attesi dei fondamentali e tenendo conto dei vincoli che
legano le variabili correnti con quelle future. Ipotizziamo che la
politica fiscale avvenga con indebitamento, anche estero, e sia
finalizzata ad un taglio delle tasse. Agenti economici razionali si
rendono conto che in futuro il governo dovrà avere maggiori avanzi di
bilancio al fine di ripianare il nuovo debito. Il valore attuale di questi
surplus deve pareggiare esattamente il disavanzo corrente per
rispettare il vincolo di solvibilità del governo. Le implicazioni per la
produzione, l’occupazione ed il tasso di cambio sono rilevanti.
Assumiamo che tutti i titoli di stato siano collocati presso i residenti.
Costoro sanno che dovranno sopportare una maggiore tassazione nei
prossimi anni e, se hanno l’obiettivo di mantenere un consumo
costante nel tempo (consumption smoothing), metteranno da parte
tutto l’incremento del reddito disponibile. Aumenta il risparmio a
fronte di un consumo costante, come la produzione, l’occupazione, il
tasso d’interesse ed il taglio delle tasse non ha alcun effetto. In un
mondo con perfetta anticipazione la politica fiscale è inefficace,
proprio per la presenza dei vincoli intertemporali. Questo risultato,
noto in letteratura come il teorema di equivalenza di Ricardo, afferma
l’irrilevanza delle politiche economiche e tale risultato si applica
anche al tasso di cambio. Nell’approccio tradizionale, come nel
modello Mundell-Fleming, il disavanzo pubblico provoca un aumento
dell’output con un contemporaneo apprezzamento reale. Al contrario,
nell’ottica ricardiana non c’è nessun cambiamento. L’ipotetico
maggior valore della moneta nazionale viene subito controbilanciato
dalle aspettative di un successivo deprezzamento. Come abbiamo già
visto nell’approccio monetario, in un mondo con perfetta
anticipazione le variabili correnti riflettono la futura svalutazione
bloccando l’apprezzamento già nel periodo corrente.
In questo capitolo vogliamo esplorare le conseguenze
dell’approccio ricardiano presentando alcuni modelli che esplicitano il
comportamento degli agenti economici con vincoli intertemporali.
Il modello intertemporale 3

13.3 Un modello con vincoli intertemporali


L’approccio teorico che abbiamo utilizzato nei capitoli
precedenti prevede la costruzione di modelli macroeconomici
costituiti da vincoli aggregati e funzioni di comportamento dei diversi
settori istituzionali. Qui, invece, adottiamo un approccio
microfondato. Ipotizziamo che tutti i consumatori abbiano le stesse
preferenze, mentre più avanti assumeremo che tutte le imprese siano
caratterizzate dalla stessa tecnologia. Si tratta dell’artificio dell’agente
rappresentativo dovuto già a Edgeworth (1881), che permette di
raggruppare i vari agenti in uno solo, agevolando l’analisi (Hartley,
1997)1. In questo modo la domanda dei beni di consumo da parte di
una collettività composta da n individui è data da:

𝐶𝑖 = 𝑛 𝑐𝑖 i = 1,2. (13.10)

Il modello biperiodale considera contemporaneamente la


produzione ed il consumo, introducendo la possibilità di acquistare o
vendere il bene omogeneo, che ha lo stesso prezzo nei mercati
mondiali (legge del prezzo unico). In questo modo il consumo può
differire dall’output generando un surplus o un deficit commerciale
nel rispetto del vincolo di bilancio intertemporale:

𝐶1 𝑌1
𝐶0 + = 𝑌0 + (13.11)
1+𝑟 1+𝑟

ove il tasso d’interesse r è esogeno. Se produzione e domanda


coincidono nel primo periodo (𝑌0 = 𝐶0 ) devono essere uguali anche
dopo (𝑌1 = 𝐶1 ) e non ci sarà nessun scambio con il resto del mondo.
Altrimenti, l’economia potrà avere un surplus di bilancia commerciale

1 Anche se le condizioni di additività sono alquanto stringenti ed hanno fatto


concludere che “this representative consumer is a purely mathematical result and
need not have economic content …(and) is an illegitimate method of ignoring valid
aggregation concerns. However, the representative consumer framework vastly
simplifies a great deal of macro work and thought, and so is not likely to be
abandoned” (Lewbel, 1989, p. 622 e p. 633).
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nel primo periodo (𝑌0 > 𝐶0 ) compensato da una variazione opposta


nel secondo (𝑌1 < 𝐶1 ) o viceversa. Poiché il tasso d’interesse è
positivo si deve pagare (incassare) il servizio del debito (prestito) a
seconda della posizione patrimoniale sull’estero.
In sintesi, il problema del consumo contempla, oltre al vincolo
tecnico dato dall’insieme delle possibilità produttive, anche quello
intertemporale. A questo proposito adottiamo una nuova forma
funzionale separabile nel tempo che deriviamo dalla CES. Assumiamo
che l’utilità intertemporale U(.) sia data dalla somma scontata di utilità
identiche in ogni periodo:

𝑈(. ) = ∑𝑛𝑡=0 𝛿 𝑡 𝑢(𝐶𝑡 ), (13.12)

con 𝛿 = (1+ρ)-1 ove ρ è il tasso di preferenza intertemporale che


riflette la pazienza o l’impazienza dell’agente nel consumo. Quindi, il
parametro 𝛿 misura il costo opportunità dell’utilità corrente per
beneficiare di una unità di utilità dopo un periodo. L’utilità istantanea
𝑢(𝐶𝑡 ) è funzione non negativa, crescente e concava nel consumo
corrente per il principio dell’utilità marginale decrescente. Le
preferenze rappresentate dalla (13.12) si dicono intertemporalmente
additive ed godono della proprietà che il tasso di sostituzione
marginale tra due date non dipende dal consumo in qualsiasi altro
istante2. Ciò preclude la possibilità di un collegamento temporale che
sia dovuta a fenomeni di apprendimento, dipendenza o semplicemente
di habit persistence, anche se situazioni di questo tipo sembrano
frequenti (Ferson e Constantinides, 1991, Carroll et al., 2011).
A questo punto possiamo analizzare il problema sia dal lato del
consumo sia da quello della produzione utilizzando una particolare
funzione d’utilità:

Max 2 √𝐶0 + 𝛿 2 √𝐶1 (13.13)


𝐶0 ,𝐶1 ,𝑌0 ,𝑌1
c.v. 𝐶1 = 𝑌1 + (1 + 𝑟)(𝑌0 − 𝐶0 )
𝑌02 +𝑌12 = 𝐾 2 .

ove 𝑇(𝑌0 , 𝑌1 ) = 𝑌02 + 𝑌12 − 𝐾 2 è la curva di trasformazione che


coincide con la frontiera efficiente dell’insieme delle possibilità
2 Il SMS del consumo tra t ed s è dato da 𝛿 𝑡−𝑠 𝑈′(𝐶𝑡 )⁄𝑈′(𝐶𝑠 ).
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produttive. La funzione d’utilità si ottiene prendendo la radice quadra


di una CES con parametri γ = ½, 𝛽0= 2, 𝛽1= 2δ. Si tratta di una
funzione omotetica il cui saggio marginale di sostituzione è costante
su qualunque semiretta uscente dall’origine, come quelle indicate da
0G o 0H nella figura 13.1. Queste semirette sono anche i sentieri di
espansione del consumo per un dato prezzo del bene futuro rispetto a
quello corrente. Se è ottimale consumare la combinazione E allora
pure G è la combinazione preferita quando l’insieme di possibilità
produttive aumenta al crescere di K. In equilibrio, il tasso marginale di
sostituzione intertemporale è pari al fattore di capitalizzazione 1 + 𝑟,
il cui reciproco porge la regola di Ramsey-Keynes:

𝛿𝑢′ (𝐶1 ) 1 𝛿√𝐶0


= = . (13.14)
𝑢′ (𝐶0 ) 1+𝑟 √𝐶1

Il termine alla destra è il saggio marginale di sostituzione fra


consumo di oggi e consumo di domani3 e, nel punto di ottimo, è pari
al prezzo del consumo futuro in termini di quello attuale. Infatti, se
(1 + 𝑟) indica a quanto del bene futuro si deve rinunciare per
consumare oggi un’unità in più, il reciproco misura il prezzo del
consumo futuro ovvero a quanto del bene corrente si deve rinunciare
per consumare un’unità in più domani. Se la (13.14) non è rispettata
conviene modificare il pattern della domanda. Ipotizziamo che il
prezzo del consumo futuro (1 + 𝑟)−1 sia maggiore del SMS, come
avviene nel punto F della figura 13.1. In questo caso utilizzare il bene
domani è molto costoso ed è preferibile accrescere il consumo
corrente. L’aumento di C0 e la contemporanea diminuzione di C1
continuano sino a quando si verifica la (13.14) come nel punto E. La
condizione di ottimo è più nota come l’equazione di Eulero:

𝑢′ (𝐶0 ) = (1 + 𝑟)𝛿𝑢′ (𝐶1 ) , (13.14𝑏𝑖𝑠)

mentre, per quanto riguarda la produzione, vale la:

3 È ovvio che si tratta del reciproco del saggio di sostituzione intertemporale.


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𝑌1 1 𝑇 ′ (𝑌1 )
= = . (13.15)
𝑌0 1 + 𝑟 𝑇 ′ (𝑌0 )

𝑐1 H

𝑐1∗ E

45°
0 𝑐0∗ 𝑐0
Fig. 13.1 – Consumo attuale e futuro

Se il prezzo del bene futuro è maggiore del saggio marginale di


trasformazione conviene spostare la produzione dal periodo iniziale a
quello successivo. Questo processo termina quando si verifica la
(13.15) e si ottiene la produzione ottimale. In conclusione, il saggio
marginale di sostituzione intertemporale è ancora eguale a quello di
trasformazione ed entrambi dipendono dal tasso d’interesse, come si
vede dalla figura 13.2 che illustra questa situazione.
Il modello intertemporale 7

𝑌1 , 𝐶1

𝑌1
𝐸𝑌
trade surplus 𝐸𝐴
surplusficit
𝐸𝐶
𝐶1

trade deficit
deficit 1+ 𝑟̅ 1+r
0 𝑌0 𝐶0 𝑌0 , 𝐶0

Fig. 13.2 – Consumo e produzione nei due periodi

Nella figura 13.2, il punto EY individua la produzione ottimale,


poiché il saggio marginale di trasformazione è eguale a (1 + 𝑟).
Sappiamo che questo è anche il valore del saggio marginale di
sostituzione intertemporale in EC. Ciò è possibile perché gli scambi
internazionali permettono di avere nel primo periodo un deficit
commerciale 𝐶0 − 𝑌0 che è il valore del debito che deve essere
rimborsato in quello successivo. Solo nel punto EA il prezzo relativo è
pari al saggio di sostituzione intertemporale e le famiglie consumano
esattamente ciò che producono. Indichiamo questo particolare tasso
d’interesse con il termine autarchico e con il simbolo 𝑟̅ . Nella figura
13.2 il paese è in deficit commerciale nel primo periodo poiché 𝑟 < 𝑟̅
ed il prezzo del bene futuro (1 + 𝑟)−1 è elevato, per cui conviene
consumare di più all’inizio.
Le (13.14)-(13.15) insieme ai vincoli permettono di ottenere le
funzioni del consumo e della produzione:

(1 + 𝑟)𝐾 𝐾
𝑌0 = , 𝑌1 = ,
√1 + (1 + 𝑟)2 √1 + (1 + 𝑟)2
8 Il modello intertemporale

𝐾√1 + (1 + 𝑟)2 𝛿 2 (1 + 𝑟)𝐾√1 + (1 + 𝑟)2


𝐶0 = , 𝐶1 = .
(1 + 𝑟)[1 + 𝛿 2 (1 + 𝑟)] 1 + 𝛿 2 (1 + 𝑟)

Sono tutte funzioni crescenti in K, mentre un incremento di


𝛿 aumenta il consumo futuro a scapito di quello corrente, lasciando
però invariate le quantità prodotte. Il tasso di preferenza
intertemporale non gioca alcun ruolo nella decisione relativa alla
produzione, che dipende solo dalle dotazioni (K) e dal tasso di
interesse. Un aumento di r provoca una contrazione della produzione
futura a favore di quella iniziale, come illustrato nella figura 13.3. Al
contrario, una riduzione del tasso d’interesse rende più conveniente
consumare prima prendendo a prestito nei mercati mondiali: C0
aumenta a scapito di C1. Questi risultati sono riassunti dalle:

𝜕𝐶0 𝜕𝐶0 𝜕𝐶0 𝜕𝐶1 𝜕𝐶1 𝜕𝐶1


> 0, < 0, < 0, > 0, > 0, > 0,
𝜕𝐾 𝜕𝛿 𝜕𝑟 𝜕𝐾 𝜕𝛿 𝜕𝑟

𝜕𝑌0 𝜕𝑌0 𝜕𝑌0 𝜕𝑌1 𝜕𝑌1 𝜕𝑌1


> 0, = 0, > 0, > 0, = 0, < 0.
𝜕𝐾 𝜕𝛿 𝜕𝑟 𝜕𝐾 𝜕𝛿 𝜕𝑟

Vedremo più avanti quando queste relazioni sono valide anche


con forme funzionali più generali, ma per il momento possiamo
osservare che la soluzione si semplifica se il tasso di preferenza
intertemporale è pari al tasso interesse e 𝛿 = (1 + 𝜌)−1 = (1 + 𝑟)−1.
In questo caso la condizione di Eulero (13.14bis) implica
l’uguaglianza del consumo nei due periodi (𝐶0 = 𝐶1 ). Nelle figure
precedenti il sentiero di espansione del reddito coincide con la
bisettrice del primo quadrante. Si potrebbe pensare che si stabilisca
l’autarchia, si consumi esattamente ciò che si produce e la bilancia
commerciale sia in pareggio. Ma questo non è il caso, come rivela la
condizione di ottimalità (13.15), a meno che ci si trovi nel caso poco
interessante in cui 𝜌 = 𝑟 = 0. In conclusione, anche se il prezzo del
consumo futuro di mercato è pari a quello individuale, le differenze
nella produzione spingono al commercio internazionale.
Il modello intertemporale 9

𝑌1 , 𝐶1

𝑌1′′
𝐸𝑌′′
𝑌1′
𝐶1′ 𝐸𝑌′ 𝐸𝐶′
𝐶1′′ 𝐸𝐶′′

1+r’ 1+r’’
0 𝑌0′
𝑌0′′ 𝐶0′ 𝐶0′′ 𝑌0 , 𝐶0

Fig. 13.3 – Effetti di una variazione del tasso d’interesse

13.4 Il ruolo della pubblica amministrazione e del debito estero


A questo punto risulta utile introdurre la Pubblica
Amministrazione ed il debito estero. Il ruolo del governo è duplice.
Da un lato fornisce beni pubblici alla collettività sotto forma di
sicurezza, istruzione, infrastrutture, sanità ed altro. Dall’altro si
finanzia tramite la tassazione, poiché al momento non consideriamo la
possibilità di emettere titoli. Il modo più elementare per introdurre la
spesa pubblica e le entrate tributarie è quello di ipotizzare che
l’imposizione sia sempre in somma fissa (lump sum) e pari al valore
dei beni pubblici. In questa situazione il nuovo vincolo di bilancio
intertemporale per il sistema economico è dato dalla:

𝐶1 𝐺1 𝑌1
𝐶0 + + 𝐺0 + = 𝑌0 + (13.16)
1+𝑟 1+𝑟 1+𝑟
o
𝑌1 − 𝐶1 − 𝐺1 + 𝑟(𝑌0 − 𝐶0 − 𝐺0 ) = 𝐶0 + 𝐺0 − 𝑌0 . (13.16bis)

La prima mostra come il valore attuale del consumo nazionale


(privato e pubblico) è pari al prodotto interno La seconda è la bilancia
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dei pagamenti, che è data dal conto corrente e da quello finanziario


che possiamo esprimere per un generico periodo t:

𝑌𝑡 − 𝐶𝑡 − 𝐺𝑡 + 𝑟 𝐹𝑡−1 = 𝐹𝑡 − 𝐹𝑡−1. (13.17)

Alla sinistra compare la bilancia commerciale ed il reddito da


capitale mentre, alla destra, abbiamo il conto finanziario. 𝐹𝑡−1 è il
valore in termini reali4 degli asset esteri detenuti alla fine del periodo
𝑡 − 1, che generano un reddito da capitale sulla base di un tasso
d’interesse costante. In un modello a due periodi, la bilancia dei
pagamenti del secondo è:

𝑌1 − 𝐶1 − 𝐺1 + 𝑟𝐹0 = − 𝐹0 . (13.18)

Ricordiamo che 𝐹1 = 0 in quanto in t = 1 si estinguono tutti i


debiti. Poiché 𝐹0 = 𝑌0 − 𝐶0 − 𝐺0 si ottiene la (13.16bis), per cui il
vincolo di bilancio intertemporale e la bilancia dei pagamenti sono
equivalenti. In realtà, i residenti possono aver accumulato attività
finanziarie in precedenza. In questo caso il vincolo di bilancio diviene:

𝐶1 𝐺1 𝑌1
𝐶0 + +𝐺0 + = 𝑌0 + + (1 + 𝑟)𝐹−1 (13.19)
1+𝑟 1+𝑟 1+𝑟

ove 𝐹−1, se negativo, è il debito estero ereditato dal passato. Poiché il


trade balance è pari alla differenza tra prodotto e consumo nazionale,
dalla (13.19) si ricava la condizione di solvibilità:

𝑁𝑋1
𝑁𝑋0 + = −(1 + 𝑟)𝐹−1 (13.20)
1+𝑟

che mostra come il debito estero iniziale (𝐹−1 < 0) deve essere
ripianato in futuro. Applicando ricorsivamente la:

−(1 + 𝑟)𝐹𝑡−1 = 𝑁𝑋𝑡 − 𝐹𝑡 , (13.17bis)

4 Ricordiamo che abbiamo ipotizzato 𝑆 = 𝑃 = 𝑃𝐵 = 1.


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la condizione di solvibilità può essere estesa ad un numero qualsiasi di


periodi:
𝑇
1 𝑠+1 1 𝑇+1
−𝐹−1 = ∑( ) 𝑁𝑋𝑠 − ( ) 𝐹𝑇 , (13.21)
1+𝑟 1+𝑟
𝑠=0

con 𝐹𝑇 = 0 se l’orizzonte temporale è finito. Infatti, non può essere un


valore negativo perché dopo T non si possono pagare i debiti. Ma non
ha neppure senso accumulare dei crediti che non possono essere
utilizzati per finanziare ulteriore consumo. Poiché l’ultimo addendo è
nullo possiamo affermare che il valore attuale dei surplus/deficit
commerciali futuri è pari alla posizione patrimoniale sull’estero
iniziale. Con 𝐹−1 < 0 le famiglie hanno un reddito disponibile ridotto
di (1 + 𝑟)𝐹−1 , perché si devono pagare gli interessi sul debito, come
indicato nello schema biperiodale della figura 13.4, in cui è stato
ipotizzato che non vi sia la Pubblica Amministrazione. Tuttavia, non è
difficile mostrare che la sua introduzione produce un effetto simile a
quello appena descritto. Ipotizziamo che la funzione di utilità sia
ancora additiva ovvero del tipo 𝑢𝑡 = 𝑢(𝐶𝑡 ) + 𝑣(𝐺𝑡 ). In questo caso la
produzione è ancora determinata dalla condizione (13.15), come il
consumo privato da quella di Eulero (13.14bis). L’unica sostanziale
differenza è che le famiglie devono tenere conto del reddito
disponibile, pari al prodotto decurtato dalle tasse. Ciò provoca una
traslazione all’interno dell’insieme delle possibilità di consumo
proprio come descritto nella figura 13.4. In questa figura abbiamo
rappresentato una funzione d’utilità non omotetica, in quanto si vuole
consumare sempre la stessa quantità nel secondo periodo e ciò ha un
effetto distorsivo sul commercio internazionale. Pensiamo al caso in
cui la tassazione avviene solo nel primo periodo. Con 𝐺0 = 𝐶0 − 𝐶0∗ il
consumo pubblico ha sostituito quello privato, riducendo gli acquisti
all’estero pari a 𝐶0∗ − 𝑌0 .
12 Il modello intertemporale

𝑌1 , 𝐶1

𝑌1

𝐶1∗

−(1 + 𝑟)𝐹−1

0 𝑌0 𝐶0∗ 𝐶0 𝑌0 , 𝐶0

Fig. 13.4 – Consumo e produzione con debito iniziale