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1- Il mio lavoro ha per oggetto lo studio della struttura del mercato Halal in ambito alimentare e

delle relative prospettive di sviluppo che questo ha, (cercando di mettere in evidenza la già grande
portata attuale che ha e la notevole potenziale crescita futura, mostrando anche i principali elementi
di criticità che stanno ostacolando il pieno sviluppo)

2- in questa presentazione mi attengo all’ordine dei capitoli in cui ho suddiviso la tesi e inizierò
delineando le prescrizioni alimentari della religione islamica e in sintesi la letteratura sul consumo
Halal (e sul consumo etico) che costituiscono la base teorica per poter comprendere meglio. Poi
mostrerò i principali dati e trend del mercato alimentare Halal, tratterò quello che è l’elemento
cardine-cuore operativo di questo mercato e cioè la certificazione Halal e finirò con un’analisi sulla
nostra situazione italiana.

3- Halal è un termine arabo che significa ‘lecito’ e in termini generali riguarda tutto ciò che è
permesso secondo l’Islam.
Per prima cosa va detto che ogni comportamento e ogni atto della vita di un musulmano si basa
sull’osservanza continua delle norme religiose (e quindi ha un forte carattere etico), coinvolgendo
ogni aspetto quotidiano e infatti Halal comprende molti altri settori oltre quello alimentare e quali
moda e abbigliamento, farmaceutico, cosmetico, turistico, finanziario.
(Tornando all’ambito alimentare) gli alimenti Halal sono tutti quelli che non contengono qualcosa di
Haram, cioè di proibito secondo la Sharia, che è la Legge Islamica, e cioè in particolare l’alcol, la carne
di maiale, e la carne di animali che non sono stati macellati secondo il rituale islamico.
(importante ruolo del cibo che ha in ogni religione-simbolo di benevolenza di Dio/ cibo funzionale a
far progredire il benessere).
Il problema (emerso di recente) da qualche anno a questa parte riguarda la sempre maggiore varietà
e frequenza di sostanze sofisticate, ingredienti additivi spesso chimici e di sintesi che derivano
dall’alcol o dal maiale, utilizzati nella lavorazione o trasformazione dei cibi (o per altri fini come la
conservazione, la fragranza). Inoltre, le problematiche derivano dalla sempre più ampia natura
globale degli scambi e dalla complessità delle catene di approvvigionamento.
Tutto questo preoccupa naturalmente i consumatori, la cui garanzia, come vedremo dopo, viene
dalla certificazione Halal
4- dalla cultura islamica si possono ricavare alcuni principi generali che riguardano gli alimenti e cioè
l’origine lecita, la purezza-questo è un punto importante perché se un alimento Halal viene contatto
con uno proibito-Haram avviene il cosiddetto fenomeno di cross contamination per il quale viene
persa la liceità e purezza del cibo; infine la salubrità (cibo inteso quindi funzionale al benessere). Da
questi principi (oltre che dal rispetto delle norme religiose), e in particolare dall’ultimo derivano gli
aspetti etici del mercato Halal che vengono spesso sottolineati, e infatti l’ambito Halal può essere
fatto rientrare più in generale in quello che è chiamato il consumo etico, che si sta diffondendo
sempre più e che comprende elementi di fondo comuni e in una certa misura analoghi a quelli Halal
(sebbene questo abbia caratteristiche pecuiliari) quali Biologico, Vegano, Fairtrade… questi da alcuni
sono visti come un ‘antidoto’ ai problemi odierni)(i consumatori oggi considerano sempre più le
caratteristiche etiche dei prodotti nelle loro decisioni quotidiane(e sono disposti a pagare premium
price)).
Un importante elemento del mercato Halal è che i suoi valori possono essere rilevanti per le esigenze
di un ampio segmento di consumatori i cui motivi di consumo non sono religiosi ma prevalentemente
etici quali la genuinità, salubrità, la sicurezza, e l’igiene dei cibi.
(questo ha portato il mercato alimentare Halal ad essere sempre più popolare tra i non musulmani,
come in Cina e in Euopa)

5- Sappiamo che la globalizzazione ha portato numerosi problemi di carattere etico, quali la


sostenibilità ambientale, responsabilità sociale, abuso di potere al fine di un mero guadagno
personale e l’orientamentento esclusivo al profitto e al consumismo; e si riscontra in generale una
maggiore attenzione alle pratiche alimentari. Va rilevato che dall’altra parte i caratteri generali
dell’etica islamica sono fondati sulla moderazione e la solidarietà e sono contrapposti.
Inoltre, la globalizzazione (lo scambio globale del commercio) sta rendendo sempre più necessario
la comprensione delle esigenze e delle caratteristiche dei consumatori musulmani (quindi necessaria
base teorica da studi accademici in modo da rendere l’offerta in grado di soddisfare al meglio la
domanda, altrimenti si rischia di perdere una parte significativa del target musulmano).
6- innanzitutto va detto che lo studio sul consumo alimentare Halal è un campo di ricerca emergente
in quanto la letteratura accademica ha solitamente prestato una scarsa attenzione riguardo
all’influenza della religione sul comportamento dei consumatori nelle scelte alimentari. Inoltre, fino
a pochi anni fa erano rari gli studi che avevano come target i consumatori musulmani, mentre da
alcuni anni (grazie anche alla crescita degli studi sul consumo etico) si può osservare un un forte
interesse su questi temi (e questo fa capire le molte opportunità e potenzialità che ci possono
essere).
Ci sono stati alcuni importanti studi (Musaiger, Delener, Soesilowati, Siti Hasah e Sandikci) che hanno
mostrato come la religione (riferendosi in questo caso all’Islam)-e i relativi valori culturali siano il
fattore più influente (rispetto a tutti gli altri) nel determinare (l’atteggiamento e) il comportamento
(individuale) nelle scelte di consumo e acquisto alimentare (e nelle relative abitudini alimentari).
E su questo sono state fornite delle prove empiriche dell’alta consapevolezza e priorità che ha
l’ambito Halal nelle scelte d’acquisto, sebbene vada anche detto che hanno anche rilevato dal lato
del marketing una inadeguata e poco efficace strategia di comunicazione di marketing, in particolare
riguardo la certificazione Halal. In questo ci potrebbero essere notevoli miglioramenti soprattutto
nel packaging dei prodotti e nella pubblicità (colore e simboli religiosi)

7- Oltre il fattore religioso ci sono naturalmente in seconda misura anche altri fattori da tenere in
debita considerazione che influenzano le scelte alimentari e che si aggiungono quindi alle
spiegazione dei modelli di consumo.
chiaramente in primis il grado di identità religiosa della singola persona, che può variare da individuo
a individuo. Poi ci sono altri fattori quali la pressione di altri come famiglia, amici; le differenze di
genere e età, l’origine etnica, la classe sociale e in generale il contesto sociale. Questi fattori
modificano l’atteggiamento personale, le norme soggettive e il controllo percepito che sono le 3
componenti comportamentali della TPB, che è il modello di base utilizzato nella maggior parte di
questi studi. Un risultato degno di interesse è che la disponibilità percepita, i prezzi più elevati e
l’acculturazione alimentare non sembrano incidere. La disponibilità percepita in particolare e quindi
i consumatori sarebbero disposti a dedicare più tempo e sforzi per ottenere il prodotto desiderato.
8- Entrando ora nell’analisi del mercato alimentare Halal, risulta evidente che il fattore (in assoluto
più) trainante del mercato e determinante nella crescita (costituendo un supporto molto
importante), e che ne mostra l’enorme potenzialità del mercato, è quello demografico, con un’ampia
popolazione di musulmani estesa in tutto il mondo (abbracciando tutti i continenti) che sta
crescendo continuamente in modo notevole e che soprattutto è costituita da giovani ed ha alti tassi
di fertilità. Secondo le stime (non ci sono dati ufficiali sulla confessione religiosa) del Pew Reserach
Center (che è un accreditato istituto di ricerca statunitense) la popolazione musulmana è composta
da 1,8 miliardi di persone corrispondente a circa 1/4 della popolazione mondiale complessiva;
numeri che come vediamo sono previsti crescere notevolente e arrivare a 2,8 miliardi nel 2050, pari
al 30%. L’età dei musulmani è decisamente al di sotto della media mondiale, e sappiano come i
giovani possono essere un motore importante nel cambiamento dell’economia (social media, e-
commerce, mangiare fuori). Per quanto riguarda la situazione in Europa, che come sappiamo ha
subito molto il fenomeno dell’immigrazione, attualmente ci sono 44 milioni di musulmani, e si
prevede che arrivino a 58 nel 2030. Dell’italia vedremo in seguito; in ogni caso va anche detto che a
questo si aggiungono un numero crescente di non musulmani che si interessano sempre più ai
prodotti Halal, (e la cui stima come si può facilmente comprendere non è facile).

9- Una valutazione ufficiale della dimensione del mercato alimentare Halal fino ad oggi non c’è, dato
che non è semplice elaborare dati ufficiali sulla confessione religiosa delle persone e inoltre è un
mercato relativamente giovane (dato che negli ultimi due decenni è passato da un mercato di nicchia
a un fenomeno di carattere globale).
Lo State of the Global Islamic Economy, che è il report sviluppato periodicamente da qualche anno
da Reuters (che è una delle più importanti società di informazione al mondo) mostra alcuni dati di
notevole impatto che ne evidenziano chiaramente la grande portata e opportunità attuale
(nonostante sia un mercato relativamente giovane) e l’enorme potenzialità di crescita futura,
(configurandosi già come un vero e proprio mercato globale lungi dall’esser presto saturo): nel 2016
il valore del mercato alimentare Halal (composto da alimenti e bevande non alcoliche) ammontava
a 1.245 miliardi di USD pari a quasi il 17% della spesa alimentare mondiale (considerando tutti i
settori Halal cosidetti lifestyle il valore ammonta a 2mila miliardi di USD). Il mercato Halal si sta
sempre più consolidandosi ed è in continua espansione: questi numeri sono previsti arrivare per il
2022 a 1.930 miliardi di USD, pari a quasi il 19%. (nel 2012 era 1.088 miliardi)
Un fatto degno di interesse è che il mercato Halal presenta delle prospettive future molto
interessanti nelle aree a maggiore potenzialità e rapidità di crescita, secondo gli studi del Fondo
Monetario Internazionale e di Earnst&Young che ho citato nella tesi.
E nei paesi OIC (Organizzazione della cooperazione islamica, è la seconda organizzazione mondiale
dopo l’ONU per numero di nazioni partecipanti.) i governi hanno sostenuto e stanno sostenendo
molto il mercato Halal anche per rafforzare la propria competitività internazionale, (mostrando così
di essere consapevoli di quanto il mercato Halal possa essere un importante motore di crescita per
le loro economie nazionali) (ci sono stati molti interventi governativi, quali implementazioni di
politiche agevolative e piani industriali, soprattutto in Malesia, Indonesia e Tailandia-ed UAE con il
progetto Dubai// mettere slide successiva?).

10- Per quanto riguarda i principali mercati alimentare Halal questi sono come facilmente
comprensibile i paesi dell’OIC e in particolare sono fortemente concentrati nelle aree geografiche
del MENA - cioè medio oriente e nord africa - e dell’ASEAN-cioè sud-est asiatico - seguite dall’asia
centrale e meridionale: vediamo i paesi principali sono Indonesia che ha avuto una spesa di 170
miliardi di USD nel 2016; Turchia 121, Pakistan 112, etc.
Tuttavia (dal punto di vista della produzione, esportazione e certificazione Halal) i paesi in assoluto
leader mondiali e principali hub logistici e distributivi, nonchè punti di riferimento come vedremo
per la certificazione Halal, sono la Malesia e gli Emirati Arabi Uniti (che svolgono quindi un ruolo
capitale e infatti sono da anni in cima alla classifica degli indicatori HALAL stilati nel report)(attorno
a cui ruota l’ecosistema Halal).
(nella tesi ho trattato un po’ tutte le aree del mondo, in questa sede non mi è possibile analizzare
tutti i paesi, mi limito cmq a segnalare la situazione dell’Europa)
per l’Europa possiamo dire (stima in 30 miliardi con un tasso di crescita medio annuo del 15%) che i
paesi principali sono la Francia su tutti, con 6 milioni di musulmani (10% popolazione) e 6 miliardi (di
cui 1/5 fast food Halal che sono molto sviluppati in Francia), poi Regno Unito, Italia come vedremo e
Germania.
(l’opportunità dell’occidente deriva dalla forte dipendenza dei paesi OIC nell’importazione di
prodotti alimentari (Halal))

11- le principali tendenze (e fattori) del settore alimentare Halal riguardano l’ampiamento nel corso
degli anni della gamma dei prodotti offerti: si è passato dal segmento della sola carne a prodotti
lattiero-caseari, prodotti da forno, snack, dolciumi, pasti pronti, cibo per bambini (mostrando così
una tendenza verso la diversificazione in risposta alla domanda di nuovi prodotti e ai vari desideri
dei consumatori, soprattutto di quelli giovani ); la sempre più elevata consapevolezza dei
consumatori Halal (diffusa da social media e reti online); lo spostamento verso l’economia digitale,
(con l’aumento della popolarità dei rivenditori e-commerce (da accesso a pubblico globale) grazie
anche al fatto del ruolo dei giovani che abbiamo visto e dei social media).
La caratteristica principale di Halal deve essere (è) il fatto che (si configura come) è un processo
integrale ed olistico, cosiddetto ‘from farm to fork’, che comprende quindi tutta la catena del valore
(necessita la conformità lungo tutto)-ecosistema dalle fasi di approvvigionamento alla distribuzione
finale del prodotto (ma che comprende anche aspetti di R&S, marketing e… finanziari e quindi va in
un certo senso oltre). In questo un ruolo cruciale ce l’ha il segmento della logistica

12-La logistica Halal coinvolge molteplici aree come l’immagazzinamento, il trasporto, la gestione
delle scorte, la gestione della supply chain, l’approvvigionamento e i servizi doganali. L’obiettivo
principale è quello di conservare l’integrità dei prodotti Halal e di garantire la separazione dei
prodotti Halal da quelli non Halal lungo tutta la catena di fornitura e di distribuzione affinchè non
succeda (alcuna contaminazione) il fenomeno di cross contamination. Da questo ne consegue
l’importanza di implementare metodi e procedure che eliminino qualsiasi rischio, altrimenti per
esempio i prodotti (certificati) Halal perderebbero molto valore) -> indispensabile avere impianti
logistici in tutto il mondo (un famoso esempio di questo in Europa è la città di Rotterdam)

13- ci sono tuttavia alcuni elementi di criticità (da risolvere) che in parte ostacolano la realizzazione
di tutte le potenzialità del mercato e cioè su tutti la mancanza mancanza di un unico standard Halal
internazionale e la frammentarietà della regolamentazione di riferimento per la certificazione Halal
(nonostante gli sforzi di armonizzazione che vedremo fra poco) Questo costringe le imprese a
ripetere tutta la procedura di certificazione per ogni paese di interesse, e questo oltre che
chiaramente moltiplicare i costi e i tempi, rende insicuro il quadro internazionale e favorisce in una
certa misura le frodi e la circolazione di falsi certificati.
Questa diciamo che è la criticità principale e più grave, poi inoltre c’è la difficoltà di realizzare
economia di scala e un grado di efficienza operativo che sia adeguato al valore del mercato. (si
osserva una frammentarietà di PMI (e scarsa disponibilità di materie prime Halal che siano integre e
economicamente e qualitativamente competitive) soprattutto nella catena di approvvigionamento).
Infine l’innovazione di prodotto è limitata dalla criticità degli ingredienti Halal, dato l’uso diffuso di
derivati del maiale e dell’alcol.
a tutto questo corrispondono però altrettante opportunità ( che il mercato Halal sia maggiormente
attrativo) date primo dall’affinità esistente tra i prodotti Halal e i prodotti di consumo etico
(biologico, e naturali; equosolidale, conciliando così i propri valori con le tendenze diffuse a livello
globale, permettendo di posizionarsi nel più ampio mercato di consumo etico e di raggiungere così
un più vasto bacino di consumatori); secondo dalla convergenza dei settori cosiddetti lifestyle
dell’economia islamica (in un ottica di ecosistema) e le attività di investimenti provenienti da private
equity (frammentarietà imprese offrono interessanti opportunità sul lato finanziario) e in parte
minore anche da fondi sovrani, nonostante vada detto che si registra ancora un certa mancanza di
finanziamenti alle imprese Halal. (in questo la finanza islamica potrebbe rappresentare un sostegno
vitale all’economia islamica)

14- come già detto il punto centrale e lo strumento operativo focale è costituito dalla certificazione
Halal. La motivazione principale, come per la maggior parte delle altre certificazioni alimentari,
risiede nell’asimmetria informativa presente tra venditore e consumatore, la quale genera dei
significativi costi di transazioni. La preoccupazione (riguarda perlopiù la GDO dove la garanzia viene
meno) e deriva soprattutto a causa della diffusione di sostanze e additivi derivanti dal maiale e dal
alcol (utilizzati nella lavorazione o trasformazione dei cibi) (e anche dall’insediamento dell’Islam in
contesti laici). inoltre, da tenere in considerazione anche il sempre maggiore (numero di lavorazioni)
e numeri di intermediari nella catena (con conseguente perdita di tracciabilità).
Questo comporta la necessità e nel bisogno di tutelare sia le IMPRESE, permettendo di delegare il
controllo e la verifica di un campo così articolato come quello Halal a una parte terza e indipendente
che sia altamente competente (competenza religiosa, normativa e tecnica) e assicurando anche la
realizzazione dei prodotti; che soprattutto i CONSUMATORI, garantendo la conformità degli alimenti,
sia nel loro complesso che nei singoli ingredienti, alle prescrizioni religiose e dando così loro una
sicurezza nelle scelte d’acquisto e di consumo.
un punto importante è che il suo possesso è uno strumento indispensabile per poter operare nei
paesi islamici (certificazione è un elemento chiave indispensabile per le imprese che operano o
vogliono entrare nei mercati di alcuni paesi musulmani, o che producono beni facenti parte di una
filiera complessa e che prevede anche il passaggio di fasi produttive tra un paese all’altro )
(importante l’accreditamento ottenuto dalle autorità estere di certificazione-nel caso di export) (il
possesso della certificazione Halal di per sé non è una condizione sufficiente affinché un’operazione
di esportazione si realizzi, ma è necessario che l’ente che ha certificato l’impresa sia stato prima
accreditato dall’autorità competente in materia del paese estero in cui si vuole esportare e che la
certificazione rilasciata all’impresa sia conforme allo specifico standard nazionale in vigore nel paese
estero)
(i paesi leader del mercato Halal non riconoscono la certificazione rilasciata da enti non musulmani
così come diffidano di quegli enti che hanno un interesse esclusivamente commerciale e di profitto.)
Inoltre, va detto che nel corso del tempo sta diventando uno strumento di potenziamento sia delle
imprese (che potrebbero tra l’altro usarla come importante leva di marketing) ma anche dei singoli
paesi.
(questa certificazione opera anche come un’importante leva di marketing internazionale dato che
nei mercati maturi i prodotti Halal sono percepiti come salutari, accertati e di elevata qualità
(sebbene la certificazione di per sé non dia garanzia di maggiore qualità intrinseca) e proprio per
questo rientrano nelle decisioni di acquisto dei consumatori non musulmani.)

15- l’obiettivo principale/eminente della certificazione è quello di assicurare la totale conformità


dell’alimento e di ogni singola fase del processo produttivo (inteso in un’ottica from farm to fork)
alle prescrizioni religiose islamiche - tracciando al tempo stesso tutti gli ingredienti impiegati ed
eliminando ogni possibile fattore di rischio-. E l’iter classico di rilascio della certificazione (è simile
alla procedura di una tipica attestazione volontaria di parte terza (sebbene certificazione halal
implica conoscenze tecniche normative e religiose) prevede dopo la richiesta formulata dall’impresa
interessata all’ente di certificazione prescelto (che ha autorità in materia e che può essere locale
nazionale, o estero):
-creazione di un team di progetto composto da rappresentanti dell’impresa richiedente e
dell’autorità di certificazione
-acquisizione e sistematizzazione delle informazioni che riguardano gli stabilimenti, gli impianti
produttivi, il layout, la distinta di produzione con gli ingredienti impiegati, la descrizione del
prodotto, gli obblighi formativi, il personale operante, i fornitori, i sub-fornitori e tutti gli altri soggetti
della catena del valore
-mappatura delle criticità anche potenziali, presenti nel processo produttivo e negli ingredienti
impiegati, ed individuazione delle modalità e degli strumenti per la loro identificazione e rimozione
-stesura del disciplinare di certificazione
-rimozione delle criticità e verifica periodica, tramite audit e pre-audit
-audit finale e rilascio, in caso di assenza di non conformità, della certificazione Halal (da quel
momento le imprese possono apporre il logo di certificazione sui prodotti)
L’oggetto della certificazione rilasciata può riferirsi al singolo stabilimento produttivo, processo
produttivo, prodotto o a singoli lotti, e una cosa che è bene segnalare è che è del tutto simile al
‘pacchetto igiene’ che è presente nella disciplina dell’Unione Europea in ambito alimentare.

16- Qui ho pensato di portare alcuni esempi di loghi Halal e di un prodotto certificato Halal (in questo
caso dell’ente soggetto alla Moschea di Parigi, unico ente certificatore francese che è riconosciuto
dall’autorità malese JAKIM, la stessa che tralaltro ha Illycaffè)

17- Abbiamo detto che il grave problema risiede nella mancanza di standardizzazione. (nella tesi) Mi
è sembrato opportuno analizzare quello che è il principale standard di riferimento mondiale e cioè
quello malese: il MS 1500:2009, che è uno dei più evoluti e consolidati modelli di certificazione
(grazie al sostegno del governo malese, la cui (disciplina Halal e i relativi adempimenti legati al
sistema di certificazione sono di competenza esclusiva del governo malese, il quale vi provvede
tramite specifici organismi come JAKIM, JAIN e MAIN). e in molti casi è testo di riferimento mondiale
in ambito alimentare grazie alla completezza del sistema di certificazione e al fatto che adotta un
approccio olistico (non centrato sulla mera produzione di prodotti ma anche su tutti gli altri segmenti
della catena del valore).
i requisiti che è necessario rispettare per ottenere la certificazione sono:
-Responsabilità di gestione (direzione deve nominare un comitato esecutivo composto da membri
musulmani che siano responsabili del sistema di controllo interno)
-Impianti
-Dispositivi, utensili, macchine e coadiuvanti tecnologici
-Igienizzazione, sanificazione e sicurezza alimentare
requisiti questi mirati a evitare il rischio di contaminazione del prodotto/ separazione da attività con
potenziale di rischio
-Processo di macellazione
-Stoccaggio, trasporto, esposizione, vendita e fornitura
-Imballaggio, etichettatura e pubblicità (conformi alle norme islamiche)

18- La mancanza di un unico standard Halal internazionale in ambito alimentare costituisce in modo
evidente, come accennato precedentemente, la principale e più grave criticità del modello di
funzionamento della certificazione Halal in quanto costringe le imprese a ripetere tutta la procedura
di certificazione per ogni paese di interesse, e questo oltre che chiaramente moltiplicare i costi e i
tempi, rende insicuro il quadro internazionale e favorisce in una certa misura le frodi e la circolazione
di falsi certificati.
questa problematica necessita (l’individuazione di quale sia l’autorità di riferimento nello sviluppo
di un intero quadro di conformità Halal che includa la definizione degli standard di conformità da
parte di un’autorità credibile, ma anche l’accreditamento, la certificazione, lo sviluppo di servizi di
verifica, la facilitazione degli scambi e l’istituzionalizzazione di una serie di regole, in modo da
rispondere quanto meglio possibile alle pressioni e alle domande di relazioni internazionali e
transnazionali) come ben ha teorizzato Toselli (mostra come la soluzione migliore a livello teorico
sarebbe la progressiva convergenza dei paesi verso un sistema condiviso, basato su tre cardini
fondamentali:) la creazione di un organismo mondiale di riferimento, a cui partecipano le autorità
nazionali; l’armonizzazione degli standard già esistenti o almeno l’individuazione di un sistema di
reciproco riconoscimento e la distinzione tra enti di accreditamento e organismi di certificazione
(cosa che caratterizza i paesi asiatici)

19- le più importanti iniziative mirate alla creazione di standard condividi e alla uniformazione
(armonizzazione) sono quelle della SMIIC Standard and Metodology Institute for Islamic Countries
(SMIIC), finalizzato ad armonizzare sia i protocolli che le misure applicate nei paesi membri e a
promuovere il benessere sociale ed economico, la tutela dell’ambiente e la salute delle persone.), alle
cui linee guida si rifanno gli standard di molti paesi OIC, in particolare quelli UAE (mettere serie UAE
implementati dal 2014?: L’attuazione della strategia di uniformazione dei sistemi di accreditamento
e di certificazione Halal è stata, a partire dal 2014, implementata gradualmente, per non turbare
troppo il mercato, e i principali standard finora emanati dall’ESMA) e quelli del GCC Accreditation
Center GAC, l’ente di accreditamento del Consiglio di Cooperazione del Golfo
⁃ le linee guida asean che però sono limitatamente applicate
⁃ la serie degli standard del GCC Standard Organization per i paesi del Golfo
⁃ il team di lavoro tematico del European Committee for standarditazion che ha avuto scarso
successo (‘boicottato’ dai paesi islamici che come visto rifiutano ogni ingerenza da parti non
musulmane) ma comunque segnale di riconoscimento importanza del mercato Halal. ((In
Europa il problema è che nessun paese ha un unico standard nazionale (non esiste uno standard
univoco)!: La necessità di avere uno standard univoco è sempre più pressante, in seguito alle
discipline spesso discordanti e non uniformi in ambito normativo Halal, a cui si aggiunge
l’instabilità derivante dai rischi di frodi e inganni a scapito principalmente dei consumatori
musulmani. Inoltre, è molto difficile per un’impresa capire se l’organismo di certificazione è
credibile o meno, in quanto i vari paesi membri dell’Unione Europea hanno regolato finora in
materia Halal quasi nulla e quindi viene lasciata una certa libertà e la possibilità che qualsiasi
organismo di certificazione dichiari la conformità alle prescrizioni della Shari‘a.(discorso vale
anche per italia) (i paesi leader del mercato Halal non riconoscono la certificazione rilasciata da
enti non musulmani così come diffidano di quegli enti che hanno un interesse esclusivamente
commerciale e di profitto.)
oltre queste iniziative vanno segnalati il riconoscimento dei rispettivi standard tra Malesia e UAE
20- (in conclusione della terza parte) altre criticità riguardanti la certificazione Halal riguardano il
fatto che questa significa che il prodotto sia di qualità superiore o meno (il problema se i prodotti
certificati Halal debbano considerarsi anche dei prodotti di qualità superiore)? infatti il suo obiettivo
eminente è quello di garantire solo il rispetto delle prescrizioni religiose islamiche. Si può dire che
comunque facendo leva sui valori di salubrità e sicurezza ed essendo i prodotti realizzati
nell’osservanza di protocolli estremamente rigorosi, sono in termini generali dei prodotti di qualità,
facendo attenzione che questo non significa che gli analoghi prodotti convenzionali non lo siano.
un’altro problema è quello di incorrere in forme di iper-certificazione, che potrebbe prestarsi a
speculazioni gratuite e a fini di mero business (necessario che venga limitato agli alimenti che
pongono un giustificato rischio di violazione dei precetti religiosi)
altre problematiche riguardano il fatto che la certificazione Halal può scontare alcune avversioni
quali possibili episodi e forme di boicottaggio, e il fatto che alcuni prodotti come dolciumi e cibo per
bambini hanno un costo che va ben oltre il premium price che il consumatore è disposto a pagare
(incrementi non giustificati).

21- per quanto riguarda la situazione italiana, e del mercato Made in Italy in prospettiva Halal, va
detto che anche qui l’ambito Halal presente notevoli opportunità da sfruttare (e Il Made in Italy ha
tutti i requisiti per poter sfruttare le notevoli opportunità presenti nel mercato Halal, e grazie alla
certificazione può portare l’eccellenza dei prodotti italiani a essere conosciuta in tutto il mondo e
soprattutto a un ampio e vario bacino di consumatori. ).
La popolazione musulmana presente in Italia secondo gli ultimi dati (del Pew Research Center) è di
2,6 milioni di musulmani regolarmente residenti, pari al 4% della popolazione totale e si prevede che
questa percentuale salga al 10% nel 2050 (sarebbe una delle più elevate crescite a livello mondiale).
Il consumo è stimato in 5 miliardi di USD nel 2016 stimati a una crescita del 16% per il 2021, mentre
l’aspetto più importante riguarda l’export con 8 miliardi di Euro all’anno di prodotti Halal made in
itali esportati.
Le imprese certificate Halal al momento sono oltre 300 e sono costituite per la maggior parte da PMI
con propensione all’esxport e concentrate prevalentemente nel Nord Italia
Secondo Halal Italia nel 2014 in Italia il 20% dei consumatori era non musulmano
22- in ambito di certificazione Halal una delle organizzazioni cardine in Italia è la CO.RE.IS,
associazione non profit culturale nata nel 1993 e composta da vari esponenti della popolazione
musulmana italiana con il fine di tutelarne gli interessi. Un importante contributo l’ha dato con
l’avvio del Progetto di certificazione Halal Italia nel 2009 che ha il fine di diffondere in modo
qualitativo i procedimenti di certificazione Halal (e favorire una maggiore sensibilità per il commercio
con il mondo islamico).
A tal proposito è stato istituito il ‘Comitato Etico per la Certificazione Halal’ che ha elaborato il
‘Disciplinare Tecnico per la Certificazione Halal’: importante strumento che ha favorito
operativamente la conformità del commercio di prodotti Made in Italy alle prescrizioni islamiche e
ha permesso alle imprese italiane di approcciare in modo del tutto qualificato ai nuovi mercati
emergenti (grazie ai numerosi riconoscimenti e collaborazioni/ grazie al fatto che ha il
riconoscimento dei principali enti di accreditamento esteri)
(Risulta evidente il beneficio derivante da quest’importante strumento in chiave di
internazionalizzazione delle imprese, permettendo alle stesse di approcciare in modo del tutto
qualificato ai nuovi mercati emergenti.).
(Creazione di un marchio e logo di certificazione Halal riconoscibili verso terzi)

23-qui mi è sembrato opportuno portare un esempio del documento di certificazione rilasciato da


Halal Italia, l’ente di certificazione che è nato nel 2010 da un’iniziativa della CO.RE.IS.
il documento come si osserva è scritto in italiano, inglese ed arabo; c’è il marchio Halal Italia in
evidenza, i dati del produttore e la tipologia di prodotti certificati, e la durata di validità, in questo
caso la certificazione di Halal Italia ha durata triennale

24- (la situazione dell’Italia, similmente a quanto detto riguardo molti altri paesi nel mondo, non
presenta un unico ente di certificazione ma risulta invece essere alquanto frammentata. In più va
detto che in Italia la certificazione Halal ha una storia piuttosto recente, legata all’aumento dei flussi
migratori, e si è sviluppata quasi silenziosamente, sfuggendo a qualsiasi forma di regolamentazione
nazionale o regionale e diffondendosi invece soprattutto localmente secondo l’iniziativa di
associazioni islamiche e piccole realtà commerciali.)
(La certificazione Halal in Italia si colloca tra le certificazioni volontarie di prodotto e di processo e in
linea teorica può essere rilasciata da associazioni islamiche, da enti di certificazione privati o non
profit che operano per organizzazioni islamiche. Ad oggi non esiste un’associazione italiana in
rappresentanza delle autorità di certificazione né un albo delle stesse, ne consegue quindi che
qualsiasi soggetto, in forma societaria o singola, può, sempre in linea teorica, dichiararsi certificatore
Halal e rilasciare attestati di conformità.
Gli enti di certificazione Halal italiani più importanti, in base alla portata dei rapporti con istituzioni
sia nazionali che internazionali, sono)
(frammentarietà enti ma in alcuni casi anche poca credibilità) (dato il frastagliamento dei vari enti di
certificazione, risulta difficile capire quale sia l’offerta migliore, sia dal punto di vista delle imprese
che vogliono ottenere la certificazione dei loro prodotti che da quello dei consumatori)
ma c’è la necessità di riconoscimenti internazionali, come abbiamo detto, e al riguardo vanno
segnalati gli importanti risultati dischiusi da EXPO 2015 con l’accordo tra ACCREDIA, l’ente unico di
accreditamento italiano, e l’ESMA, l’ente di normazione degli UAE che inoltre sovraintende al
riconoscimento degli enti esteri di accreditamento e di certificazione, e tra ACCREDIA e il GAC, l’ente
di accreditamento del del Consiglio di Cooperazione del Golfo; (che ho trattato nella tesi), che ha
permesso ad ACCREDIA di accreditare direttamente gli enti italiani applicando gli standard UAE, enti
di certificazione che a loro volta dovranno applicare alle imprese lo standard UAE.
alcune considerazioni che risultano in evidenza per l’italia sono la maggiore necessità di progetti
Halal nella GDO (inserire linee Halal all’interno dei marchi), similmente a quanto c’è in Francia
e la grande opportunità da sfruttare presente nelle sinergie con Kosher-l’equivalente di Halal per i
consumatori ebraici- e con il Biologico