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Per una pastorale giovanile missionaria

Aprile 2015

Queste note sono frutto di esperienza e riflessioni a tre anni dalla redazione di “Salì in una barca”
(d’ora in poi SB) e intendono diventare uno strumento di lavoro per la rielaborazione del progetto,
attraverso il confronto con gli attori coinvolti. Presuppone la conoscenza delle proposte attivate nel
2011 che sono in fase di attuazione e in parte richiedono una revisione di prospettive e di scelte.

1. Alla luce di Evangelii Gaudium e dell’Anno Santo della misericordia

Il 24 novembre 2013, a conclusione dell’Anno della fede, papa Francesco ha consegnato alla Chiesa
l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Essa chiede espressamente di ripensare tutta la pastorale
della Chiesa in ottica missionaria:

27. Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli
orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del
mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione
pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie,
che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti
pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai
quali Gesù offre la sua amicizia. Come diceva Giovanni Paolo II ai Vescovi dell’Oceania, «ogni
rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie
d’introversione ecclesiale».

Particolare preoccupazione il Papa esprime in ordine alla pastorale giovanile, indicando alcune
traiettorie di impegno per la missione ecclesiale.

105. La pastorale giovanile, così come eravamo abituati a svilupparla, ha sofferto l’urto dei cam-
biamenti sociali. I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini,
necessità, problematiche e ferite. A noi adulti costa ascoltarli con pazienza, comprendere le loro
inquietudini o le loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono. Per
questa stessa ragione le proposte educative non producono i frutti sperati. La proliferazione e la
crescita di associazioni e movimenti prevalentemente giovanili si possono interpretare come un’azione
dello Spirito che apre strade nuove in sintonia con le loro aspettative e con la ricerca di spiritualità

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profonda e di un senso di appartenenza più concreto. È necessario, tuttavia, rendere più stabile la
partecipazione di queste aggregazioni all’interno della pastorale d’insieme della Chiesa.

106. Anche se non sempre è facile accostare i giovani, si sono fatti progressi in due ambiti: la
consapevolezza che tutta la comunità li evangelizza e li educa, e l’urgenza che essi abbiano un
maggiore protagonismo. Si deve riconoscere che, nell’attuale contesto di crisi dell’impegno e dei
legami comunitari, sono molti i giovani che offrono il loro aiuto solidale di fronte ai mali del mondo e
intraprendono varie forme di militanza e di volontariato. Alcuni partecipano alla vita della Chiesa,
danno vita a gruppi di servizio e a diverse iniziative missionarie nelle loro diocesi o in altri luoghi. Che
bello che i giovani siano “viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in
ogni angolo della terra!

Non possiamo poi dimenticare che stanno davanti a noi due appuntamenti fondamentali: la GMG di
Cracovia nel luglio 2016 – che avrà come tema: “Beati i misericordiosi” – e l’Anno Santo della
misericordia.

Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di
essere testimone della misericordia. E’ un cammino che inizia con una conversione spirituale; e
dobbiamo fare questo cammino. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al
suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. (Omelia del 13 marzo 2015)

L’intento di Francesco sembra molto chiaro: rimettere al centro della vita e della missione ecclesiale
il tema della misericordia, lo sguardo amorevole che il Padre ha per tutti i suoi figli. La Chiesa, sembra
suggerirci Francesco, non vive per se stessa, ma per comunicare questo sguardo agli uomini e donne
del nostro tempo.

La GMG di Cracovia nel contesto dell’Anno santo della misericordia offre alla pastorale giovanile una
salutare iniezione di energia e una grande opportunità di camminare insieme, consolidando alcune
scelte comuni che possano accompagnarci nel cammino ordinario dei prossimi anni.

2. I convegni nazionali di pastorale giovanile e il convegno di Firenze

Nel febbraio 2014 e nel febbraio 2015 si sono svolti due convegni nazionali di pastorale giovanile. Essi
erano pensati dal Servizio nazionale come un unico progetto in due parti:

Il primo, a Genova aveva come titolo “Tra il porto e l’orizzonte” e si interrogava sulla cura educativa.
Il secondo, a Brindisi, “Il cantiere e le stelle” era più direttamente rivolto ad individuare le linee di un
progetto.

Dai convegni sono emerse alcune linee portanti della progettazione pastorale:

• uno sguardo attento a cogliere i segni dei tempi che caratterizzano la condizione giovanile
attuale, segnata dalla precarietà e dalla carenza di prospettive per il futuro, ma anche dalla
richiesta di un nuovo protagonismo giovanile nella Chiesa e nella società.

[In questa direzione un prezioso strumento è il Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo e i suoi
approfondimenti. Ne uscirà uno sul tema della fede in occasione del convegno di Firenze.]

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• l’esigenza di una progettazione pastorale che riconosca le caratteristiche delle diverse fasce
d’età, cogliendone gli specifici compiti evolutivi e accompagnandone il cammino di scoperta
della vita e della fede

• una prospettiva missionaria che abbia come soggetto l’intera comunità ecclesiale e che si
esprima nell’impegno generoso e competente di figure di accompagnamento
adeguatamente formate e sostenute

• una prospettiva vocazionale che ri-orienti lo sguardo al futuro dalla carenza di opportunità
individuali, all’esperienza della chiamata in orizzonte dialogico e comunitario

A novembre 2015 la Chiesa italiana si ritroverà al Convegno ecclesiale di Firenze, “In Gesù Cristo il
nuovo umanesimo”. In questo appuntamento essa riprende e rilancia le linee del decennio 2010-20:
“Educare alla vita buona del Vangelo” che ci chiedono un rinnovato impegno di fronte alla sfida
educativa del nostro tempo (cfr Traccia per il cammino verso il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale).

3. La riorganizzazione territoriale delle nostre comunità

La nostra Diocesi, come molte altre in Italia, ha intrapreso un cammino di riorganizzazione della
propria presenza sul territorio. Dalla centralità delle parrocchie, si passerà ad un nuovo modello,
quello delle “Unità Pastorali” che non sono semplicemente aggregati di parrocchie, ma richiedono un
ripensamento sistemico della pastorale e della vita comunitaria.

Dice a questo proposito papa Francesco in Evangelii Gaudium:

28. La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere
forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità.
Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi
costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle
sue figlie». Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e
non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi.
La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della
vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione.
Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti
dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare
a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla
revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora
più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino
completamente verso la missione.

29. Le altre istituzioni ecclesiali, comunità di base e piccole comunità, movimenti e altre forme di
associazione, sono una ricchezza della Chiesa che lo Spirito suscita per evangelizzare tutti gli ambienti
e settori. Molte volte apportano un nuovo fervore evangelizzatore e una capacità di dialogo con il
mondo che rinnovano la Chiesa. Ma è molto salutare che non perdano il contatto con questa realtà
tanto ricca della parrocchia del luogo, e che si integrino con piacere nella pastorale organica della
Chiesa particolare. Questa integrazione eviterà che rimangano solo con una parte del Vangelo e della
Chiesa, o che si trasformino in nomadi senza radici.

La nascita delle Unità pastorali si rende necessaria non soltanto per il calo numerico e l’innalzamento
dell’età del clero, ma anche – e soprattutto – per affrontare un cambiamento della relazione al
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territorio che vivono i nostri contemporanei. Per i giovani, schiacciati dalla precarietà e nello stesso
tempo attratti da opportunità sempre più globalizzate, questa appartenenza al territorio si fa ogni
giorno più complessa e fragile. L’avvento delle Unità pastorali rappresenta perciò per la pastorale
giovanile una grande opportunità e corrisponde a quanto già scritto nel III cap. del progetto Salì in
una barca, in cui si definiscono le “zone di pastorale giovanile”.

Si tratta di passare da un modello di centralità amministrativa - consolidatosi dal Concilio di Trento in


poi che trova nel campanile e nel parroco il proprio fulcro - ad un modello di attrazione simbolica che
aiuta ad individuare come significativi alcuni centri, iniziative, comunità e proposte.

Pensando agli adolescenti non possiamo tralasciare l’esperienza scolastica che organizza la loro vita
sui Poli distrettuali (Reggio, Correggio, Guastalla, Montecchio, Castelnovo ne’ Monti, Scandiano e
Sassuolo). Una pastorale dell’ambiente scolastico – che necessita di nuovo impulso creativo – dovrà
trovare riscontro e appoggio nella pastorale ordinaria delle comunità.

La prospettiva che deve guidare la riorganizzazione territoriale della pastorale non può che essere
quella della generatività delle comunità territoriali. Prima dei criteri organizzativi c’è un’esigenza
insopprimibile: quella di generare alla fede le nuove generazioni. Ciò necessita sicuramente di
esperienze specifiche e proposte particolari indirizzate ai giovani, ma non può avvenire altrove dal
luogo in cui la comunità si riunisce nell’ascolto della Parola, nello spezzare il pane e nella certezza che
il Risorto, ogni primo giorno dopo il sabato, viene a farle visita.

4. Dalla preoccupazione per l’autoconservazione alla pastorale missionaria

Seguiamo le indicazioni di Papa Francesco (EG 30):

30. Ogni Chiesa particolare, porzione della Chiesa Cattolica sotto la guida del suo Vescovo, è anch’essa
chiamata alla conversione missionaria. Essa è il soggetto dell’evangelizzazione, in quanto è la
manifestazione concreta dell’unica Chiesa in un luogo del mondo, e in essa «è veramente presente e
opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica». È la Chiesa incarnata in uno spazio
determinato, provvista di tutti i mezzi di salvezza donati da Cristo, però con un volto locale. La sua
gioia di comunicare Gesù Cristo si esprime tanto nella sua preoccupazione di annunciarlo in altri luoghi
più bisognosi, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio o verso i nuovi
ambiti socio-culturali. Si impegna a stare sempre lì dove maggiormente mancano la luce e la vita del
Risorto. Affinché questo impulso missionario sia sempre più intenso, generoso e fecondo, esorto
anche ciascuna Chiesa particolare ad entrare in un deciso processo di discernimento, purificazione e
riforma.

Come accogliere questa chiamata alla “conversione missionaria”? Non si tratta solo di estrarre dal
cilindro qualche nuova iniziativa, ma di “entrare in deciso processo di discernimento, purificazione e
riforma”. Senza voler svilire la portata di questa conversione, possiamo individuare fin d’ora alcune
possibilità.

Una prima risposta la troviamo già in Salì in una barca, laddove il gruppo adolescenti inserito in un
percorso formativo è visto non per sé stesso soltanto e per i suoi membri, ma come “nucleo
pulsante” di una attività evangelizzatrice che vuole superare i confini “dei soliti”.

Una seconda risposta possiamo individuarla nell’Oratorio. Esso non è soltanto il luogo delle attività
dei gruppi e della comunità cristiana, ma diventa cortile, soglia che si affaccia sul mondo e si apre a

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nuovi intrecci di relazioni, anche con ragazzi e giovani di diverse culture e religioni. L’Oratorio, che ha
in alcune realtà della nostra diocesi una solida tradizione, sta vivendo un tempo di sfide inedite:

- la diversa caratterizzazione della presenza festiva e feriale, dove quest’ultima tende a


raccogliere i ragazzi più fragili ed emarginati e necessita di un scelta di accoglienza e presa in
carico

- l’esigenza di affiancare al generoso impegno dei volontari nuove figure di educatori


professionali che necessitano di una identità e di una formazione specifica

- la possibilità di una collaborazione con le istituzioni del territorio che superi le


contrapposizioni ideologiche passate, ma riconosca la specificità dell’approccio educativo

- il rischio dell’appiattimento sulle attività ludiche e aggregative rinunciando alla geniale


peculiarità dell’evangelizzare con il ghiacciolo tipica dell’approccio oratoriano

Ci sono poi alcuni spazi che reclamano una attenzione che in questi anni si è affievolita: dall’ambito
scolastico a quello sportivo, dall’attenzione alle situazioni di povertà all’impegno sociale e politico.
Non possiamo certo accontentarci di quello che facciamo già, magari con la scusa delle poche risorse
a disposizione. La conversione a cui ci spinge Francesco guarda oltre: Che bello che i giovani siano
“viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!

5. Dall’insegnare la fede alla fatica dell’ascolto e all’accompagnamento

I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini, necessità,
problematiche e ferite. A noi adulti costa ascoltarli con pazienza, comprendere le loro inquietudini o le
loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono. (EG 105)

Papa Francesco ci invita a spostare l’attenzione dalla preoccupazione di insegnare la fede come un
pacchetto di verità, valori e scelte di vita preconfezionate alla fatica dell’ascolto delle inquietudini
che attraversano la vita dei giovani. Questo invito non è nuovo e trova in San Giovanni Paolo II un
esempio luminoso di accoglienza e dialogo con le nuove generazioni. Tuttavia dobbiamo ammettere
che troppo alta è ancora la preoccupazione di inserire nuove leve nelle nostre strutture che esclude
dai percorsi coloro che non accettano l’imprinting delle nostre consuetudini.

Non si tratta certo di scialacquare l’identità e la tradizione delle nostre comunità in un irenismo
qualunquista, quanto piuttosto di mettersi in dialogo con le diversità che attraversano l’universo
giovanile inventando approcci diversificati e assumendo la fatica della complessità. Il modello rimane
quello di Gesù nel Vangelo, che riesce a convergere la sua predicazione sul “Regno di Dio”
affascinando persone anche lontane dalla vita religiosa di Israele. Abbiamo cercato di esplorare
questo modello di annuncio nella proposta del “Linguaggio narrativo-simbolico”.

Ci sono frontiere e periferie - dalla diversità di orientamenti sessuali al cedimento nelle dipendenze -
che esigono un supplemento di genialità dello Spirito e che non possono incontrare da parte nostra
un rifiuto aprioristico come se non ci riguardassero. A tutti i giovani, anche a quelli avviati su strade
fuorvianti, dobbiamo offrire uno sguardo misericordioso “come è misericordioso il Padre vostro” e la
convinzione che Egli non dimentica nessuno dei suoi figli, ma per tutti ha in serbo una vocazione alla
pienezza della vita in Cristo.

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6. Dalla centralità del prete alla consapevolezza “che tutta la comunità evangelizza”

Rischia di rimanere un bello slogan, dato che anche nella società civile si invoca da anni la centralità
di una presunta “comunità educante” di cui si fatica a riconoscere l’identità. Tutta la comunità è
ingaggiata in un grande sforzo educativo, esso si realizza anzitutto in due direzioni.

Da una parte la comunità evangelizza per ciò che essa stessa è e come lo vive. È la forza della
testimonianza che acquista nuovo valore in un tempo in cui sembra regnare ovunque un’ipocrisia
latente. Molti ragazzi e giovani vedono la comunità che come uno spazio privo di interesse o
addirittura negativo per le sue chiusure e incongruenze. Gli stessi membri attivi spesso non perdono
occasione di sottolinearne limiti e difetti (naturalmente altrui). Occorre coltivare la vita della
comunità perché ne risplenda la bellezza del mistero che la rigenera: Gesù Cristo che ha dato la vita
per noi.

Nella comunità alcuni vengono scelti per il servizio educativo e questa missione va incoraggiata e
sostenuta con un accompagnamento e una formazione specifica. Essendo soprattutto giovani, che a
loro volta si affacciano alla vita adulta, si rende necessario un impegno di cura degli educatori: della
loro crescita, della loro capacità di lavorare insieme, della loro fedeltà alla vita cristiana e al servizio
educativo. A volte sono gli stessi sacerdoti (più o meno giovani) che si occupano di questa cura, ma è
un ministero che non può essere in capo a loro soltanto. Per questo emerge l’urgenza di individuare
e formare dei responsabili laici dei gruppi educatori (cfr SB p. 70): un profilo su cui finora abbiamo
investito troppo poco e che potrebbe rivelarsi prezioso e generativo.

7. L’attenzione alle fasce d’età

La fatica dell’ascolto di cui abbiamo parlato sopra non può ridursi ad un buon proposito. Esso parte
dalla consapevolezza dell’aumento di complessità che in questi anni hanno subito i compiti evolutivi
a cui sono sottoposti preadolescenti, adolescenti e giovani. Per questo la nostra struttura basata sulla
celebrazione dei sacramenti (e sulla catechesi sacramentale), appare sempre più “appiccicata” ad
una realtà che risulta impermeabile. Occorre ripensare i percorsi formativi a partire dai compiti
evolutivi che i ragazzi e giovani si trovano ad affrontare. Solo in questo modo il Vangelo può apparire
ai loro occhi come una proposta credibile per una “vita buona”.

Si cresce perché si individuano degli obiettivi desiderabili e si concentrano le energie su di essi. Per
questo risulta necessario lavorare un progetto complessivo che si esprime in tappe progressive (e
possibilmente personalizzabili). Salì in una barca pone questa istanza come uno dei pilastri e
individua la Professione di fede alle soglie della giovinezza, come il punto di arrivo significativo per
esprimere celebrare la scelta di diventare discepoli del Risorto.

Questa prospettiva ci impone di non accontentarci del percorso di Salì in una barca, che idealmente
accompagna il cammino dai 13 ai 19 anni, come se ciò che avviene prima e dopo non ci riguardasse.
Sarà importante un raccordo con il progetto dell’Ufficio catechistico per dare continuità ai cammini
formativi dei preadolescenti. Anche la giovinezza non conosce più i percorsi standardizzati di un
tempo verso la vita adulta e richiede un nuovo impulso creativo per individuare forme di
accompagnamento di itinerari tortuosi e complessi.

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8. Sotto la guida del vescovo: la consulta diocesana e il lavoro del Servizio per la PG

31. Il Vescovo deve sempre favorire la comunione missionaria nella sua Chiesa diocesana perseguendo
l’ideale delle prime comunità cristiane, nelle quali i credenti avevano un cuore solo e un’anima sola
(cfr At 4,32). Perciò, a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo,
altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in
alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro e –
soprattutto – perché il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade. Nella sua
missione di favorire una comunione dinamica, aperta e missionaria, dovrà stimolare e ricercare la
maturazione degli organismi di partecipazione proposti dal Codice di diritto canonico e di altre forme
di dialogo pastorale, con il desiderio di ascoltare tutti e non solo alcuni, sempre pronti a fargli i
complimenti. Ma l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione
ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti. (EG 31).

Questa conversione missionaria e l’impegno educativo di una pastorale “coraggiosa, intelligente e


organica” (CEI, educare i giovani alla fede, 1999) non può lasciare le comunità in balia di se stesse.
Esse hanno nel Vescovo e nella sua guida il primo e fondamentale punto di riferimento.

La guida del Vescovo si esprime nel lavoro quotidiano di sostegno e accompagnamento da parte del
Servizio diocesano per la pastorale giovanile, che sta investendo energie e risorse per la costruzione
di una rete di relazioni e formazione sul territorio diocesano.

La ridefinizione della Consulta diocesana di pastorale giovanile, dopo un inizio incerto negli anni
scorsi, intende trovare in essa uno spazio di confronto delle esigenze del territorio e di convergenza
sulle scelte fondamentali. L’apertura della Consulta ad una rappresentanza capillare dei gruppi
educatori e delle associazioni e movimenti intende costruire una relazione con il territorio che non
era sufficientemente realizzata dalle rappresentanze vicariali nella precedente esperienza.

La Consulta ha come compito primario quello di affiancare il Vescovo e il SPG nella guida della PG
diocesana, nella definizione delle priorità di intervento, delle linee pastorali, dei modelli educativi di
riferimento, delle aperture missionarie. Pertanto darà spazio al dialogo e all’ascolto e richiederà un
supplemento di accoglienza e di simpatia da parte di tutti i suoi componenti. Avrà tre appuntamenti
annuali a cui dedicherà un’intera mattinata di lavoro. Il calendario (date e temi di discussione) verrà
condiviso all’inizio dell’anno per dare a tutti la possibilità di organizzarsi e partecipare attivamente.

9. La Giornata mondiale dei Giovani a Cracovia e l’Anno santo della misericordia

Il prossimo anno saremo impegnati in questi due grandi eventi mndiali. Inoltre potremo partecipare
all’incontro con il Papa a Torino in occasione dell’Ostensione della Sindone (20-21 giugno 2015) e a
fine dicembre 2015 avremo anche a Reggio la visita del Crocifisso di San Damiano e della Madonna di
Loreto, in pellegrinaggio in tutte le diocesi d’Italia prima di giungere a Cracovia come dono dei
giovani italiani. Questi appuntamenti che stanno davanti a noi ci preannunciano un “tempo di grazia”
che non si esaurisce nella celebrazione degli eventi, ma ci suggerisce di coglierne la portata e
l’energia per renderla patrimonio della nostra pastorale ordinaria. A noi il compito di progettarli e
viverli fin d’ora con lo sguardo al rientro e alla sfida educativa che ci attende.

33. La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto
sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le
strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza

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un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia.
Esorto tutti ad applicare con generosità e coraggio gli orientamenti di questo documento, senza divieti
né paure. L’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida
dei Vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale(EG 31).

Alcuni avvisi
da concordare insieme

1. Date per i prossimi incontri della Consulta diocesana


(sempre il sabato dalle 9 alle 12):
• sabato 5 settembre 2015
• sabato 9 gennaio 2016
• sabato 9 aprile 2016

2. Professione di fede dei giovani: 21 novembre 2015

3. Cammino per la GMG di Cracovia 2016


a. incontri nei poli per presentare il materiale della PG nazionale e raccogliere
idee e proposte insieme con tutti gli educatori coinvolti (fine maggio – primi
giugno)
b. consegna del cammino diocesano: Consulta del 5 settembre 2015
c. convegno di PG e presentazione del cammino agli educatori – prima settimana
di ottobre 2015
d. inizio del cammino verso Cracovia per tutta la Chiesa italiana - 4 ottobre
e. pellegrinaggio della Madonna di Loreto e del Crocifisso di San Damiano in
Emilia Romagna dal 15 dicembre al 3 gennaio 2016
f. cammino di preparazione nelle parrocchie e nelle zone
g. GMG diocesana: 20 marzo 2016

4. Corsi di formazione per gli educatori in collaborazione con l’Ufficio catechistico e la


Scuola di formazione teologica, in città e nei poli (autunno/inverno 2015-16).

5. Happening degli Oratori e dei giovani Torino, 19--22 giugno 2015


In occasione della visita di Papa Francesco per info: www.turinforyoung.it/IT/

6. Oratorio in Piazza – 17 giugno 2015


Festa dei centri estici in Centro città a Reggio

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