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ROBERTO SIRIGU

ARCHEOLOGIA MODERNA: SCIENZA NORMALE


O SCIENZA STRAORDINARIA?

(estratto da)

1· 2004 Arlsteo· anno I, n. 1 EDIZIONI AV


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Roberto Sirigu

Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?

de il sopravvento nei confronti dell'at-


L'archeologia
zata da un'attenzione è caratteriz-
moderna critica sempre tenzione vigile esercitata da coloro che
più marcata (anche se non ancora suffi- la attuano possa generare una perdita di
cientemente generalizzata) verso le pre- effettivo controllo proprio sugli stru-
messe teoriche e metodologiche della menti concettuali di cui i singoli ricer-
ricerca e verso le implicazioni che tali catori si servono più frequentemente.
premesse inevitabi Imente producono Essendo il linguaggio lo strumento prin-
sui risultati della ricerca stessa. cipale di cui ogni archeologo deve fare
Caratteristica fondamentale di questo uso per descrivere ed interpretare la real-
nuovo atteggiamento è senza dubbio il tà materiale verso cui orienta le proprie
presupposto che non esistano metodo- indagini, è chiaro che quanto abbiamo
logie neutrali o totalmente oggettive e detto deve spingerei a porre come prio-
che qualunque scelta metodologica sia ritaria l' anal isi critica degl i strumenti
sempre frutto di una presa di posizione linguistici di cui la ricerca archeologica
teorica del ricercatore nei confronti del- fa abitualmente uso sia per descrivere
la materia che intende studiare. ed interpretare la realtà materiale con-
Da ciò consegue che la riflessione sui cepita come fonte storica primaria sia
presupposti teorici e sulle conseguenti per riflettere criticamente sul proprio
scelte metodologiche non può mai esse- operato scientifico. Infatti, come ci ri-
re considerata conclusa una volta per corda Jean Starobinski,
tutte, ma deve assumere e svolgere la il linguaggio con cui indichiamo un dato
funzione di motore dinamico della quo- è già lo stesso linguaggio con cui più tar-
tidiana prassi di ricerca. Solo partendo di lo interpreteremo.1
da questo presupposto sarà possibile sot-
toporre a costante vigilanza gli strumenti Il problema epistemologico in archeolo-
di ricerca adottati e i risultati conseguiti. gia
Ciò deve spingere inevitabilmente ad Partendo da queste premesse, iI presente
avvertire la necessità di orientare tale lavoro intende affrontare una riflessione
atteggiamento critico anche (e soprat- sui connotati assunti dalla disciplina ar-
tutto) verso quei settori della ricerca in cheologica moderna, utilizzando come
cui l'uso di strumenti metodologici e spunto di partenza un elemento-chiave
concettuali condivisi dalla comunità sia del linguaggio archeologico sia, più
scientifica appare più consolidato e per- in generale, della moderna riflessione
ciò non problematico. In realtà non va epistemologica: il concetto di paradigma.
mai sottovalutato il rischio che una
prassi di ricerca in cui l'abitudine pren- l Starobinski 1974 (1981, p. 193).

Aristeo, anno l-n. 1, 2004, pp. 5-32


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A fondamento di questa scelta si pone il sto nuovo paradigma dovrà essere frutto
fatto che l'introduzione di tale termine di una] rivoluzione nello studio della
anche in ambito archeologico è stato preistoria, del tutto simile alle rivoluzio-
uno dei segnali più eloquenti dell'assun- ni del pensiero scientifico: [la] rivoluzio-
zione del problema teorico-metodologi- ne del radiocarbonio.3
co come problema primario anche in
L'accostamento tra i concetti di "para-
questo specifico campo disciplinare.2 Ri-
digma" e di "rivoluzione" è, come avre-
guardo al valore semantico da attribuire
mo modo di mostrare tra breve, un
al termine paradigma nel quadro della
chiaro segnale dell'esplicito riferimento
riflessione teorica in ambito archeologi- alla riflessione filosofica di Thomas
co, non credo vi possano essere dubbi. Kuhn.
Un'esplicita indicazione in questo senso
È opportuno sottol ineare che la scelta di
ci viene offerta da questo passo tratto da
un famoso libro di Colin Renfrew: utilizzare il concetto kuhniano di para-
digma come modello esplicativo dei
oggi il compito della New Archaeology è meccanismi che regolerebbero l'attività
quello di costruire un modo più efficace di ricerca anche in ambito archeologico
di parlare del passato, una nuova lingua non è stata certamente obbligata. Nono-
che implichi nuovi modelli per il passato, stante il modello kuhniano sia senza
un nuovo paradigma. [L'avvento di que- dubbio uno dei più noti e citati, esso
non è però l'unico elaborato nell'ambito
della riflessione epistemologica de!'900
2 Il merito di questo radicale mutamento di
tendenza rispetto all'archeologia tradiziona- per giungere ad una descrizione esau-
le viene unanimemente riconosciuto alla riente dei meccanismi regolatori dell'at-
New Archaeology americana. È stato infatti tività scientifica.4 Ciò rende evidente-
questo movimento teorico a formulare in mente questa scelta ancora più merite-
forma esplicita il principio che anche la di-
vole di approfondimento critico.
sciplina archeologica, per entrare a pieno ti-
tolo nel novero delle "scienze", dovesse A rendere inoltre particolarmente signifi-
giungere ad una chiara e rigorosa definizio- cativi il valore e la funzione del concetto
ne dei propri presupposti teorici e metodo- di paradigma in ambito archeologico è il
logici. Coerentemente con tale impostazio- fatto che tale termine sia stato adottato
ne, la New Archaeology ha indicato la ne-
cessità di giungere a[la definizione di un all'interno di posizioni teoriche differen-
nuovo paradigma, che dovesse assumere un ti, quando non addirittura antitetiche,
valore propedeutico rispetto sia alla fase di come nel caso del!' archeologia proces-
ricerca sul campo sia alla quella successiva
di interpretazione dei dati che la ricerca suale e dell' archeologia post-processuale
stessa avrà consentito di mettere in luce. Per (o contestuale).
una presentazione di sintesi delle problema-
tiche affrontate dalla New Archaeology e
delle soluzioni da essa prospettate, si veda- 3 Renfrew 1973 (1987, p. 7).
no in particolare: Binford 1983; Clarke 4 Per un esame delle proposte teoriche alter-
1968. Particolarmente utili per un inquadra- native a quella kuhniana, mi limito a segna-
mento generale del dibattito teorico in ar- lare tre titoli particolarmente significativi:
cheologia sono: Hodder 1986; Trigger 1989; Popper 1968; Feyerabend 1975; Lakatos
Terrenato 2000; Giannichedda 2003. 1978.

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lan Hodder, ad esempio, nel suo Rea- to le tesi proposte da Thomas Kuhn, cer-
ding the Past, fa esplicito riferimento al cheremo infatti di comprendere fino a
concetto kuhniano di paradigma. Af- che punto sia corretto, rispetto alla logi-
frontando il problema dell'individua- ca sottesa alle tesi kuhniane, l'uso del
zione di criteri che consentano di com- concetto di paradigma comunemente
piere una scelta tra approcci teorici al- praticato in ambito archeologico e,
ternativi, Hodder afferma che: conseguentemente, quali siano le pro-
fonde implicazioni che il riferimento ri-
si potrebbe sostenere,seguendo un'idea
goroso alla teoria kuhniana porta con
kuhniana della scienza, che non si posso-
sé anche nel nostro specifico ambito di-
no confrontare paradigmi come l'archeo-
sciplinare.
logia processuale, lo strutturalismo e iI
marxismo perché ognuno ha regole, lin- La struttura delle rivoluzioni scientifiche
guaggi e prospettive di dati suoi propri. secondo Thomas Kuhn
Non vi è, secondo questo punto di vista, Come già ricordato, il concetto di para-
un modo oggettivo per confrontare i para- digma comunemente utilizzato nell'am-
digmi; ognuno ha una sua propria consi- bito della riflessione teorica in archeo-
stenza, con la propria cornice di riferi- logia è stato elaborato e reso noto dal
menti. Mentre accetterei molti aspetti del- filosofo della scienza Thomas Kuhn nel
la posizione avanzata da Kuhn, contro- suo saggio The Structure of Scientific
batterei che i vari approcci possono esse- Revolutions, pubblicato nel 1962.
re posti a confronto, allo stessomodo in Occorre subito precisare che non sem-
cui sosterròche le culture aliene possono pre è faci le cogl iere un valore semanti-
esserecompresee poi poste a confronto.5 co univoco del concetto di paradigma
In questa affermazione di Hodder tro- nell'ambito della riflessione teorica pro-
viamo un esplicito riferimento ad una posta da Thomas Kuhn. Lo stesso Kuhn,
delle principali e più controverse pro- nel post scriptum al suo saggio pubbli-
prietà del concetto di paradigma elabo- cato nel 1969, ammette di aver utilizza-
rato da Kuhn: l'incommesurabilità tra to i I term ine paradigma secondo acce-
paradigmi alternativi. Hodder si dichia- zioni differenti (addirittura 34). Tra que-
ra convinto della possibilità di assume- ste però due sono quelle che egli consi-
re come validi molti aspetti della pro- dera le più significative:
posta teorica di Kuhn, pur rifiutando in gran parte del libro, il termine para-
appunto la validità del principio di in- digma viene usato in due sensi differenti.
commensurabilità tra paradigmi alter- Da un lato, esso rappresenta l'intera co-
nativi. stellazione di credenze, valori, tecniche,
Proprio la presa di posizione espressa e così via, condivise dai membri di una
da Hodder ci offre un ottimo spunto di data comunità. Dall'altro, esso denota
partenza per intraprendere la nostra una sorta di elemento di quella costella-
analisi. Dopo aver brevemente riassun- zione, le concrete soluzioni-di-rompica-
po che, usate come modell i o come
5 Hodder 1986 (1992, p. 145). esempi, possono sostituire regole espli-

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cite come base per la soluzione dei ri- scientifica sia caratterizzata dall'oscilla-
manenti rompicapo della scienza nor- zione fra due fasi: la fase di scienza nor-
male.6 male e quella di scienza straordinaria.
Durante la fase di scienza normale,
In questa definizione compaiono altri due
come si è detto, la comunità scientifica
concetti fondamentali nel quadro teorico
delineato dalle tesi di Kuhn: i concetti di che opera in un determinato campo di
ricerca riconosce come valido un unico
rompicapo e di scienza normale:
e ben determinato paradigma, ovvero
In questo saggio scienza normale signifi- l'insieme di "credenze, valori, tecniche,
ca una ricerca stabilmente fondata su e così via" che concorrono a formare un
uno o più risultati raggiunti dalla scienza paradigma (nel l/accezione estensiva).
del passato,ai quali una comunità scien- La funzione del paradigma va quindi
tifica, per un certo periodo di tempo, ri- ben oltre la definizione dei criteri ope-
conosce la capacità di costituire il fon- rativi da seguire nel corso dell' attività di
damento della sua prassi ulteriore.7 ricerca: il paradigma svolge la cruciale
funzione di codice teorico, metodologi-
I rompicapo sono invece:
co e procedurale di cui la scienza nor-
nel significato assolutamente usuale qui male si serve per giungere alla soluzio-
usato, quella speciale categoria di proble- ne dei problemi-rompicapo.
mi che possono servire a mettere a prova Ma, prima ancora che nel determinare
la ingegnositàe la abilità nel risolverli.8 quali siano gli strumenti più idonei per
risolvere un problema scientifico, il pa-
Ciò che caratterizza i rompicapo è: «la
certezza che esista una soluzione»,9 e radigma svolge un ruolo fondamentale
anche nel determinare che cosa sia un
l'esistenza di «regole che delimitano la
natura delle sol uzion i accettabi Ii come problema scientifico. Tutto ciò che non
rispetta i parametri di scientificità fissati
anche i passaggi attraverso i qual i si de-
vono ottenere tali soluzioni».l0 Queste dal paradigma è classificato come non
caratteristiche, secondo Kuhn, accomu- scientifico e quindi come privo di inte-
resse e estraneo agli obiettivi di ricerca
nano i rompicapo ai problemi scientifici della scienza normale.
che la scienza normale cerca di risolvere.
È evidente che una simile struttura pre-
Partendo da queste premesse, Kuhn in-
senta una forte tendenza al conservato-
traprende una critica serrata del tradi-
rismo/ e che il paradigma, nella misura
zionale modello paradigmatico di disci-
in cui assicurerà il raggiungi mento e la
plina scientifica. Kuhn ritiene innanzi
salvaguardia della stabilità del sistema,
tutto che la storia di ciascuna disciplina
va considerato lo strumento più indica-
to per la tutela della scienza normale.
6 Kuhn 1970 (1978, p. 212).
Nonostante ciò però la scienza normale
7 Kuhn 1970 (1978, p. 29). può entrare in crisi, a causa di quei fe-
8 Kuhn 1970 (1978, p. 58). nomeni che Kuhn ha designato col ter-
9 Kuhn 1970 (1978, p. 58). mine di anomalie. Le anomalie sono
10 Kuhn 1970 (1978, p. 60). quei fenomeni per i quali il paradigma

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non è stato in grado di fornire delle spie- vecchio paradigma è sostituito, comple-
gazioni valide, ma la cui importanza è tamente o in parte, da uno nuovo in-
tale che non permette di ignorarli rele- compatibile con quello.12
gandoli nell'ambito dei problemi non-
L'insediamento di un nuovo paradigma
scientifici. Il superamento delle anoma-
produce l'ingresso della comunità
lie rappresenta quindi un problema cru- scientifica in una nuova fase di scienza
ciale per la sopravvivenza stessa della normale: in tal modo si chiude (almeno
scienza normale e del suo paradigma.
provvisoriamente) il ciclo, che si rimet-
Tale sopravvivenza è possibile solo at- terà in moto solo quando nuove ano-
traverso un «adattamento, non sempli-
malie verranno a sconvolgere il nuovo
cemente additivo, della teoria», 11 e,
paradigma.
conseguentemente, del paradigma di
Non rientra tra gli obiettivi del presente
cui la teoria è parte integrante. lavoro affrontare un'analisi critica delle
Quando il paradigma si dimostra inca-
tesi di Kuhn.13 Ciò che invece preme
pace di metabolinare le anomalie con
parziali adattamenti, la scienza normale
entra irreparabilmente in crisi. 12 Kuhn 1970 (1978, p. 119).
Solo a questo punto ha inizio quella che 13 Non è difficile intuire le ragioni per cui
Kuhn definisce la fase di scienza straor- una simile descrizione dell'attività scientifica
abbia prodotto forti e contrastanti reazioni in
dinaria. Durante questa fase gli atteggia-
seno alle varie comunità di settore, le quali
menti dei membri della comunità scien-
videro messi in discussione proprio gli aspetti
tifica mutano radicalmente. Essendo ve- della propria attività fino ad allora considera-
nuta meno l'efficacia risolutiva del para- ti indiscutibili. Non mancarono perciò le cri-
tiche. In particolare venne attaccata la con-
digma ordinario, gli scienziati si trovano
vinzione espressa da Kuhn che non esista al-
costretti a orientare i propri sforzi verso cun criterio extraparadigmatico sul quale po-
la definizione di un nuovo paradigma ter basare una scelta tra due o più paradigmi
che si dimostri capace di risolvere le (tra questi, come abbiamo visto, si colloca
anche la posizione di lan Hodder). Se ciò
anomalie. In questo senso è possibile af-
fosse vero, la scienza "naturale" sarebbe irre-
fermare che le anomalie sono tali solo ri-
parabilmente condannata al relativismo, ve-
spetto al vecchio paradigma, mentre nendo ad assomigliare pericolosamente alle
esse rappresenteranno i normali rompi- scienze "umane" e perdendo così la possibi-
lità di giungere ad un qualunque tipo di co-
capo del nuovo paradigma.
noscenza obiettiva della realtà. Conseguente-
Data la portata degli sconvolgi menti mente, l'idea di progresso scientifico verreb-
che accompagnano le fasi di scienza be annullata dall'incompatibilità dei singoli
straordinaria, Kuhn attribuisce all'esito paradigmi tra loro. Il cammino percorso dalla
scienza nel corso della sua storia diventereb-
finale di tali fasi gli effetti di una rivolu- be nient'altro che un susseguirsi di paradigmi
zione scientifica. Kuhn definisce
nel corso dei secoli, senza meta né possibili-
tà di progresso. Lo stesso Kuhn rispose a que-
rivoluzioni scientifiche quegli episodi di
ste critiche, ad esempio in Kuhn 1970 (1978,
sviluppo non cumulativi, nei quali un pp. 209-251). Troviamo una significativa sin-
tesi delle posizioni occupate dai diversi stu-
diosi nel dibattito suscitato dalle tesi kuhnia-
11 Kuhn 1970 (1978, p. 76). ne in Lakatos, Musgrave 1970.

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mettere in evidenza è che la scelta di mensurabile per definizione con tutti gli
fare esplicito riferimento a queste tesi e altri paradigmi alternativi.
di fare propri alcuni dei concetti-chiave Ciò significa che il concetto kuhniano
formulati da Kuhn, compiuta nell'ambi- di paradigma, privato del principio di
to della riflessione teorica che anima incommensurabilità, non sarebbe più
l'archeologia moderna, è carica di im- parte integrante della proposta paradig-
plicazioni che non possono essere né matica elaborata da Thomas Kuhn, ma
sottovalutate né tantomeno ignorate. diverrebbe espressione di una nuova
proposta paradigmatica: il concetto di
L/archeologia moderna: scienza norma- paradigma che ha in mente Hodder è
le o scienza straordinaria? espressione quindi di un paradigma al-
Alla luce di questa breve descrizione ternativo a quello kuhniano.
della proposta kuhniana, torniamo al Qualunque sia il nostro giudizio in me-
passo citato dal volume di Hodder e rito alle tesi proposte da Kuhn, ciò che
poniamoci un primo interrogativo: può è certo è dunque che l'assunzione del
essere considerato coerente con la pro- concetto kuhniano di paradigma impli-
posta kuhniana un uso del concetto di ca la necessità di assumere con esso
paradigma che non implichi anche l'ac- l'intera proposta paradigmatica di cui è
cettazione del carattere di incommen- espressione.
surabilità che, a detta di Kuhn, regole- Da ciò consegue una seconda doman-
rebbe iI rapporto intercorrente tra para- da. Il modello descrittivo dell'attività
digmi alternativi? scientifica (e il concetto di paradigma
Per rispondere a questa domanda, dob- che è parte integrante e fondamentale
biamo partire dalla constatazione che di tale modello) elaborato da Thomas
la tesi kuhniana possiede essa stessa Kuhn, concepito in riferimento specifi-
tutte le proprietà di una proposta para- co ed esplicito all'attività delle scienze
digmatica. Partendo da questo presup- cosiddette "naturali", può essere utiliz-
posto, è chiaro che, se accettiamo la zato per descrivere adeguatamente an-
validità della logica che regola tale pro- che l'attività di ricerca di una scienza
posta, è inevitabile che essa debba es- "umana" come l'archeologia?
sere accettata nella sua interezza: come Come abbiamo visto, la comunità scienti-
abbiamo visto infatti, in base a ciò che fica (per lo meno nello specifico ambito
lo stesso Kuhn ha affermato, ogni modi- della riflessione teorica) pare aver dato
fica delle proprietà peculiari di un para- una risposta affermativa a questa doman-
digma (che, non dimentichiamo, in una da. È infatti opinione condivisa che la
delle sue due principali accezioni «rap- «perdita dell'innocenza» 14 prodotta dalla
presenta l'intera costellazione di cre-
denze, valori, tecniche, e così via, con- 14 Clarke 1973. Meriterebbe uno specifico
divise dai membri di una data comuni- approfondimento l'analisi dell'espressione
"perdita dell'innocenza», creata da Clarke
tà») non produce semplicemente un
per designare i I fenomeno di passaggio dal
«adattamento additivo della teoria», ma paradigma tradizionale al nuovo paradigma:
genera un nuovo paradigma, incom- non è certamente privo di valenze simboli-

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rivoluzione paradigmatica processualista quello elaborato da Kuhn, nato con l'in-


tento dichiarato di mettere in evidenza
abbia innescato un processo di cambia-
mento ormai irreversibile in seguito al tutti quegli aspetti della ricerca scientifi-
quale, alla peculiare "innocenza" del ca abitualmente rimossi perché ritenuti
precedente paradigma (giudicato a-scien- segno di a-scientificità e che, proprio per
tifico), si sarebbe sostituita la precarietà di questo, ha messo seriamente in discus-
sione l'effettiva esistenza di molte delle
un paradigma archeologico dotato delle
caratteristiche indicate da Kuhn. Se ciò è proprietà che comunemente si era soliti
vero, allora diventa ineludibile un'altra attribuire alle "scienze esatte". Detto in
domanda, che riguarda il presunto carat- altri termini, potremmo affermare che,
tere di scientificità deducibi le dalla ri- facendo riferimento al concetto di para-
spondenza dell'attività di ricerca archeo- digma kuhniano l'archeologia moderna
logica al modello kuhniano: in che senso rischia di apparire scientifica nella misu-
e in che misura la ricerca archeologica ra in cui sono le altre scienze a scoprire
può (o deve) essere definita scientifica? di essere meno scientifiche di quanto si
era soliti credere.
In realtà non è affatto chiaro quale valo-
re semantico vada attribuito all'aggettivo Utilizzando la lente interpretativa kuh-
scientifico se associato alla definizione niana, un altro interrogativo emerge con
di archeologia intesa come disciplina chiarezza. Sembra ormai un dato acqui-
autonoma.15 Mi pare inoltre che non sia sito la convi nzione che, grazie alla sal u-
stato tenuto nel dovuto conto il fatto tare scossa prodotta dalla New Archaeo-
che, nel tentativo di dotare l'archeologia logy, pur essendo ancora molto forti i
contrasti tra le diverse scuole in cui è di-
moderna di un maggior carattere di
scientificità, si sia scelto come modello visa la comunità scientifica, l'archeolo-
scientifico di riferimento un modello, gia sia ormai entrata in una fase matura
e abbia raggiunto una conformazione
che inconsce il fatto che questo fenomeno
sufficientemente definita e stabile da po-
rivoluzionario sia stato percepito come una ter essere riconosciuta come disciplina
perdita e, per di più come la perdita di una autonoma. Ma le cose stanno realmente
condizione di innocenza.
così? L'archeologia moderna può essere
15 D'altro canto non a caso il problema di considerata una scienza normale, nel sen-
quale sia e di quale debba essere il valore se- so di disciplina scientifica caratterizzata
mantico dei termini "scienza" e "scientifico"
rappresenta uno dei temi centrali di un'am- da un paradigma unitariamente condiviso
pia e articolata riflessione (di cui è espressio- dalla maggioranza dei membri della co-
ne la stessa opera di Thomas Kuhn) che ha munità scientifica che la costituisce, op-
coinvolto e coinvolge tuttora vari ambiti di-
pure si trova ancora in una fase di scienza
sciplinari quali la filosofia, la sociologia e
l'antropologia della scienza. Nella vasta bi- straordinaria, dominata dalle anomalie e
bliografia sul tema, mi limito a segnalare al- dallo scontro confl ittuale tra una pluralità
cuni titoli particolarmente significativi: Man- di paradigmi?
nheim 1952; Merton 1957 (soprattutto il 111
Troviamo una esplicita risposta a questo
vol.); Merton, Barber 2003; Elkana 1987; La-
tour 1987; Pickering 1992; Bordieu 1997, interrogativo nelle parole degli archeo-
Bordieu 2001; Ziman 2000. logi Colin Renfrew e Paul Bahn:

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L'archeologia moderna è una grande di crisi (nel senso kuhniano del termine)
Chiesa che comprende numerose diffe- è proprio il proliferare, sul piano teori-
renti 'archeologie', le quali però sono co, di differenti archeologie (processua-
un ite tra loro dai metodi e dagl i approc- lista, post-processualista, strutturalista,
ci che condividono.16 marxista, sistemica, femminista, ecc.).
Infatti, se da un lato è certamente posi-
Per verificare fino a che punto ciò sia
tivo che si avverta la necessità di dotare
vero, dobbiamo tenere ben presente
l'indagine archeologica di una più chia-
questo passo tratto ancora una volta dal
volume di Thomas Kuhn: ra e rigorosa impalcatura teorica, va
d'altro canto riconosciuto che questi
La scienza normale può procedere senza differenti approcci teorici mostrano una
regole solo fin tanto che la comunità evidente difficoltà a fondersi in una effi-
scientifica relativa accetta senza discutere cace sintesi d'insieme, cioè in una sin-
le particolari soluzioni di problemi che tesi paradigmatica unitaria.
sono già state raggiunte. Le regole dovreb- A mitigare questo giudizio sullo stato at-
bero perciò acquistare importanza, e la tuale della riflessione teorica può certa-
caratteristica scarsa considerazione ad mente e giustamente essere citato il fatto
esse riservata dovrebbe scomparire, ogni- che l'archeologia moderna sia giunta in-
qualvolta i paradigmi o i modelli sono vece, sul piano metodologico, a definire
sentiti come insicuri. Questo è esattamen- una parte importante del proprio paradig-
te ciò che accade. Il periodo preparadig- ma: le metodologie di ricerca sul campo
matico in particolare è regolarmente con- (in particolare le metodologie di scavo e
trassegnato da frequenti e profonde discus- di ricognizione di superficie) paiono aver
sioni circa la legittimità di certi metodi, raggiunto un elevato grado di formalizza-
problemi e modelli di soluzione, sebbene zione e i principi della stratigrafia archeo-
tali discussioni servano piuttosto a definire logica sembrerebbero ormai aver raggiun-
scuole che a produrre un accordo.17 to la condizione di acquisizione metodo-
Alla luce di questa descrizione del perio- logica certa e condivisa dall'intera comu-
nità scientifica.
do preparadigmatico, mi pare eviden-
In realtà però anche sul versante meto-
te che, nonostante gli enormi progressi
dologico le cose sono un po' più com-
compiuti (soprattutto in questi ultimi
piesse di come appaiono e l'accordo tra
anni) sia dal punto di vista teorico che
gli studiosi su alcuni principi generali
metodologico, l'archeologia moderna
non è affatto unanime come si potrebbe
mostri sotto diversi punti di vista di non
pensare. Prendendo in esame due dei
aver ancora superato la fase di scienza
straordinaria. principi-cardine della moderna meto-
Un primo, inequivocabile segnale del dologia strati grafica, lo scavo per grandi
aree e il matrix, dobbiamo constatare
permanere dell'archeologia in uno stato
che non tutti gli archeologi condivido-
no, ad esempio, l'opportunità di esegui-
16 Renfrew, Bahn 1991 (1995, p. 3). re sempre e comunque scavi per grandi
17 Kuhn 1970 (1978, p. 70). aree. Carver ha ricordato in proposito

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che l'archeologo Olaf Olsen «accusa siologica dialettica interna che caratte-
Barker di irresponsabilità e afferma che rizza ogni disciplina scientifica, e ciò è,
non è indispensabile distruggere un almeno in parte, certamente vero. Ad
monumento intero per capirlo».18 Nello impedire però che il problema possa es-
stesso articolo Carver muove inoltre al- sere risolto in questo modo è, ancora
cune critiche al matrix di Harris, che una volta, proprio l'assunzione del mo-
egli giudica inadeguato rispetto all'esi- dello paradigmatico elaborato da Kuhn.
genza di indicare non solo la posizione Come abbiamo visto infatti, tale modello
reciproca degli strati ma anche la dura- descrive il paradigma come un sistema
ta della loro vita.19 caratterizzato da una rigida definizione
A questi problemi di impostazione me- sia dei propri presupposti teorici sia del-
todologica della ricerca sul campo, si la metodologia e delle pratiche operative
aggiunge il fatto che un certo numero che caratterizzano l'attività scientifica
(purtroppo non esiguo) di archeologi ri- nella fase di scienza normale. L'impossi-
tiene di poter ignorare nella pratica bilità di accettare le variazioni del para-
quotidiana gli standards procedurali digma di riferimento come «adattamento
che l'archeologia moderna ha elaborato additivo della teoria» fa sì che, come ri-
e mostra un atteggiamento di tenden- cordato, ogni variazione sostanziale del
ziale ostilità verso qualunque forma di paradigma debba essere valutata come
vincolo metodologico. In molti casi si creazione di un nuovo paradigma ed im-
manifesta inoltre, anche tra quegli ar- pedisce quindi di accettare come inno-
cheologi che affermano di non avere ri- cua la tendenza a personalizzare il para-
serve pregiudiziali nei confronti del- digma di riferimento senza un'adeguata
l'idea di adottare una prassi di lavoro discussione scientifica (qualunque sia il
metodologicamente più rigorosa, una significato attribuito a questo termine) in
certa difficoltà a tradurre l'elaborazione proposito.
teorica in una pratica metodologica- Se analizzata da questo punto di vista,
mente corretta e coerente. anche la distanza (teorica, metodologi-
Si potrebbe credere che questi segnai i ca e procedurale) che separa i vari am-
possano essere liquidati facilmente con- biti cronologici in cui risulta articolata
siderandoli come espressione della fi- la disciplina archeologica può difficil-
mente essere considerata espressione di
18 Carver 1983, p. 58. Il dibattito su questo un paradigma unitario. Si ha semmai
specifico problema trarrebbe certamente l'impressione che esistano per lo meno
giovamento da una più chiara e rigorosa de-
finizione dei concetti di metodo e strategia, tanti paradigmi quanti sono i segmenti
che purtroppo risultano invece non di rado in cui la ricerca risulta suddivisa. Le va-
utilizzati con una pericolosa dose di ambi- rie archeologie (preistorica, protostori-
guità semantica. In proposito si veda, da ul- ca, fenicio-punica, greca, romana, cri-
ti mo, Tronchetti 2003.
stiana, medievale, ecc.) se esaminate
19 Carver 1983, pp. 62-64. Ciò ha spinto lo attraverso la lente creata da Thomas
stessoHarris a modificare, almeno in parte,
alcune sue posizioni. Si veda in proposito Kuhn, solo parzialmente appaiono ri-
Harris 1989. conducibili ad una prospettiva paradig-

Aristeo, anno l-n. 1, 2004, pp. 5-32


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matica unitaria. Ribaltando il senso del- sua documentazione, e molti si trovereb-


la definizione di 'archeologia' proposta bero in difficoltà, se dovessero espl icarne
da Renfrew e Bahn, potremmo dire che i presupposti metodologici. E ciò accade
in realtà l'archeologia moderna appare nonostante usino, a ogni passo delle loro
ancora come un grande insieme di nu- ricerche, i risultati dell'attività classifi-
merose differenti "chiese" (le singole catoria di altri. L'approccio tradizionale
"archeologie"), solo parzialmente unite è, e continua ad essere, soggettivo e in-
tra loro da metodi e da approcci comu- tuitivo, con scarso scrupolo di coerenza
nI. terminologica. Non è raro vedere usati
Un esempio particolarmente eloquente in come sinonimi tipologia e classificazio-
proposito ci viene offerto dalla distanza ne.lO

tra gl i strumenti logico-linguistici adotta- Questo severo (ma, credo, difficilmente


ti nell'ambito di ciascuna sottoriparti-
confutabile) giudizio espresso da Giu-
zione cronologica. Ciascuna "archeolo-
seppe Pucci sul grado di consapevolez-
gia" adotta una propria specifica termi- za che caratterizza l'attività classificato-
nologia per designare e classificare le
ria della «maggior parte degli archeolo-
categorie di manufatti da essa esamina-
gi», può purtroppo essere esteso anche
ti, senza che venga percepita come
ad altre operazioni che concorrono a
scientificamente rilevante la questione definire l'attività di ricerca di un archeo-
della traducibilità delle specifiche no-
logo. Tra questi svolge un ruolo cruciale
menclature e terminologie da un ambi- il momento della presentazione alla co-
to specialistico all'altro. Il problema è
munità scientifica (in forma di pubbli-
tutt'altro che secondario, perché una
cazione o di relazione orale presentata
divisione troppo rigida tra le varie ar-
in convegn i e congressi) dei risu Itati
cheologie può generare (e di fatto non dell'attività di ricerca.
di rado genera) una situazione in cui la
È evidente l'importanza di questo pas-
frammentazione disciplinare ostacola
saggio nella vita scientifica di un ricer-
anziché agevolare la comprensione dei
catore: da esso infatti dipende non solo
fenomeni storici impedendo di cogliere
la propria carriera, ma anche e soprat-
nella loro reale evoluzione i nessi cau-
tutto l'acquisizione di nuovi elementi
sali che inevitabilmente legano fatti, fe-
che possono produrre un effettivo avan-
nomeni e culture senza "rispettare" le
zamento della disciplina scientifica nel
articolazioni disciplinari.
suo complesso. È chiaro quindi che
Ma ho parlato di strumenti logico-lin-
ogni relazione scientifica non deve li-
guistici perché ritengo sia opportuno
mitarsi alla presentazione dei risultati
chiedersi fino a che punto ogni archeo-
conseguiti, ma deve innanzi tutto offrire
logo sia realmente consapevole delle
al potenziale lettore o ascoltatore gli
implicazioni logiche che ogni scelta di
strumenti essenzial i per la propria com-
carattere scientifico porta con sé:
prensione ed eventualmente per la pro-
La maggior parte degl i archeologi ha - pria confutazione scientifica (coerente-
bisogna convenire - una nozione molto
vaga delle operazioni che compie sulla 20 Pucci 1983, p. 274.

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


15

mente col principio di falsificazione pop- principio: se infatti fossero i dati a nostra
periano).21 Ogni affermazione scientifica disposizione ad apparire contraddittori,
deve essere quindi non solo chiara ma il primo dovere del ricercatore non è oc-
anche e soprattutto coerente, da un pun- cultare attraverso una presentazione ap-
to di vista logico, con il sistema di altre parentemente coerente questa contrad-
affermazioni a cui essa rimanda più o dittorietà, bensì metterla in rilievo e con-
meno esplicitamente. centrare in futuro i propri sforzi nel ten-
Accade invece (troppo frequentemente) tativo di risolvere, se possibile, questo
di dover constatare una grave sottovalu- problema scientifico.23
tazione dell'importanza del rispetto dei Non meno significativa (e dannosa) ap-
più elementari criteri di rigore logico pare l'assenza di una chiara e univoca
nella presentazione dei risultati delle codifica di un altro fondamentale lin-
proprie attività di ricerca. In particolare, guaggio di cui l'archeologia si serve abi-
il principio logico che risulta più fre- tualmente: il disegno. Nonostante esista-
quentemente aggirato o ignorato è un no delle tendenze grafiche sufficiente-
principio tanto semplice quanto fonda- mente diffuse tra gli studiosi (come, ad
mentale: il principio di non contraddizio- esempio, la resa delle superfici dei re-
ne, in base al quale non è lecito (sia per perti ceramici prodotti in età preistorica
il senso comune sia - a maggior ragione e protostorica attraverso l'impiego del
- in ambito scientifico) esprimersi attra- puntinato, o, viceversa, la resa delle ce-
verso affermazioni autocontraddittorie.22 ramiche di età storica con convenzioni
Non esiste nessuna ragione che possa grafiche molto schematiche e tenden-
giustificare il mancato rispetto di questo zialmente poco realistiche), non esiste
un vero e proprio codice dei simboli gra-
fici utilizzati per la restituzione grafica
21 Rimando in proposito al fondamentale
dei reperti e delle planimetrie a cui gli
Popper 1968.
studiosi debbano obbligatoriamente at-
22 Per evitare, o quanto meno attenuare, il tenersi. Ciò contribuisce in diversi casi a
rischio di incorrere in errori logici di questo
tipo sarebbe sufficiente inserire tra le letture rendere poco chiaro il messaggio veico-
di base di ogni studente l' Organon di Aristo- lato dai disegni, che non di rado posso-
tele, un' opera tanto fondamentale quanto no addirittura apparire in contrasto con
poco frequentata. Nel citare il principio di le informazioni deducibili dalle schede
non-contraddizione non faccio ovviamente
riferimento in questa sede ai problemi appli- o dalle fotografie.
cativi di questo principio in alcuni specifici
campi di ricerca, ad esempio nell'ambito
della meccanica quantistica. Per una pre- 23 Il problema dell'individuazione e dell'uso
sentazione sintetica e di grande chiarezza di degli strumenti logici e linguistici più idonei
questo e di altri problemi legati a questo per lo svolgimento di una corretta attività
fondamentale ambito della scienza moder- scientifica è, ovviamente, un problema di
na, mi limito a segnalare Heisenberg 1958. portata generale, non relegabile cioè al solo
Per un'analisi critica del principio di non- ambito archeologico. Per un esame estrema-
contraddizione, rinvio alla lettura di un te- mente lucido e stimolante di questo specifi-
sto fondamentale ora disponibile in tradu- co tema, si veda il recente Bernardini, De
zione italiana: tukasiewicz 1987. Mauro 2003.

Aristeo, anno l-n. 1,2004,pp. 5-32


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Accade così che il punti nato venga ge- cheologo che pubblica la sua ricerca,
neralmente (ma non obbligatoriamente) ma da un disegnatore a cui l'archeolo-
uti Iizzato per denotare i reperti preisto- go affida il compito di realizzare la do-
rici, mentre in altri casi lo si impiega cumentazione grafica del suo lavoro. Il
per denotare i reperti di ceramica co- fatto in sé non dovrebbe rappresentare
mune o grezza o da fuoco prodotti in un problema, se non avvenisse che non
età storica, lasciando sostanzialmente di rado l'archeologo committente de-
all'arbitrio dell'autore dei disegni la mandi le scelte di carattere grafico al
scelta tra le varie soluzioni grafiche. Ciò disegnatore, come se tali scelte fossero
determina un'inevitabile dose di ambi- ininfluenti rispetto alla pubblicazione
guità semantica delle simbologie adot- in cui i disegni saranno inseriti e di cui
tate e conseguentemente attenua note- saranno parte integrante. Questo modo
volmente le potenzialità comunicative e di procedere diventa così fonte di po-
chiarificatrici dei disegni, complicando- tenziali discrepanze fra le varie parti
ne la lettura.24 che concorrono a creare un lavoro
Ho usato volutamente l'espressione "au- scientifico e ciò certo non contribuisce
tore dei disegni", perché il problema positivamente a far assumere ai criteri
della scelta dei criteri grafici è spesso grafici lo status di vero e proprio codice
accentuato dal fatto che in molti casi i dotato di va/ore scientifico.
disegni vengono realizzati non dall'ar- Il verificarsi di questa situazione è il ri-
flesso di un atteggiamento più generale
di sostanziale sottovalutazione che non
24 Rileviamo, come ulteriori prove del man- pochi archeologi manifestano verso gli
cato raggiungimento dello status di codice aspetti più strettamente tecnici della di-
grafico unanimemente accettato ed utilizza-
to dalla comunità scientifica, la scelta di al- sciplina. Non è in questo senso casuale
cuni autori (o di alcuni ambiti accademici) la difficoltà di dialogo che caratterizza
di collocare, nel disegno dei reperti mobili, a volte i rapporti tra archeologi e archeo-
la sezione a destra e il prospetto a sinistra,
metristi (fisici, chimici, biologi, ecc.), i
in una posizione cioè ribaltata rispetto a
quella più comunemente adottata, oppure la quali spesso si lamentano di ricevere
scelta, affidata sostanzialmente a criteri di dagli archeologi campioni (non sempre
soggettività, di adottare per la campitura degni di questo nome, perché raccolti
della sezione differenti criteri grafici: linee senza iI rispetto degl i specifici criteri
oblique, campitura in nero, campitura in necessari a rendere attendibi Ii i risu Itati
bianco. In Supino 1993 viene avanzata la
proposta di associare ciascuna delle tre so- delle successive analisi) di materiali da
luzioni alla resa grafica di specifiche cate- analizzare non accompagnati da alcun
gorie di manufatti - ceramica, metallo, vetro tipo di informazione contestuale. Inol-
- ma, ancora una volta, siamo in presenza
di una proposta e non di una regola unani- tre, come già segnalato nel caso dei di-
memente accettata e seguita nella pratica da segni, anche nel caso delle analisi ar-
tutti i disegnatori, come dimostra il confron- cheometriche capita abbastanza spesso
to, oltre che tra i criteri adottati praticamen-
che l'archeologo demandi all'archeo-
te nelle varie pubblicazioni, anche tra que-
sto manuale di disegno e le indicazioni sug- metrista il compito di stabilire quali sia-
gerite in merito in Leonardi, Penello 1991. no le "domande" pertinenti da porre ai

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


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materiali da sottoporre ad analisi (riser- dall'analisi di quel particolare genere di


vandosi il "diritto" di respingere i risul- pubblicazione, impiegato anche in ar-
tati delle analisi archeometriche se essi cheologia, che Kuhn indica come la più
non concordano con i dati archeologici tipica espressione delle fasi di scienza
tradizional i). normale: iI manuale scientifico.26
Tutto ciò concorre, a mio avviso negati- Kuhn afferma in proposito che la forma
vamente, a rendere difficoltosa l'indivi- manualistica è quella a cui la scienza
duazione e la definizione di uno speci- normale ricorre abitualmente per tra-
fico "punto di vista" archeologico che smettere agli studenti (e, più in genera-
possa assumente una coerente valenza le, a tutti coloro che vogliano appren-
disciplinare. derle) le teorie e le pratiche di ricerca
Cogliamo un riflesso involontario (e accreditate come valide dal proprio pa-
perciò tanto più significativo) di questa radigma. La pratica stessa della trasmis-
serie di difficoltà nel fatto che anche sione del sapere attraverso il manuale
nei più diffusi ed aggiornati dizionari di va considerata in questo senso paradig-
archeologia non si trovi una voce speci- matica.
fica che proponga una definizione Il motivo della scelta del manuale come
esplicita e sintetica del concetto di 'ar- forma privilegiata di trasmissione del
cheologia'.25 Questa assenza potrebbe sapere va ricercato nel fatto che esso
certamente essere giustificata in vari consente non solo un'ottimale gestione
modi. Si potrebbe ad esempio legittima- delle conoscenze acquisite dalla scien-
mente sostenere che l'intero dizionario za normale attraverso gli strumenti di ri-
debba essere inteso proprio come la cerca offerti dal paradigma, ma anche
voce che a me pare mancare nel dizio- l'assimilazione delle conoscenze e del-
nario. In realtà però questa risposta è le scoperte frutto delle ricerche condot-
solo parzialmente soddisfacente, per- te in passato seguendo i parametri sta-
ché non riesce a cancellare l'impressio- biliti dai paradigmi ormai superati (che,
ne che tale assenza rifletta una effettiva non dimentichiamo, Kuhn considera al-
difficoltà a definire l'archeologia come ternativi tra loro e quindi incompatibilt).
disciplina autonoma, non riducibile Il manuale presenta perciò la storia del-
cioè alla somma delle discipline ausi- la disciplina dandole la forma di un
liarie che concorrono a definire il suo processo evolutivo coerente che rag-
operato scientifico. giunge il suo coronamento (per quanto
temporaneo) nel paradigma di cui il
Il manuale scientifico manuale stesso è espressione. Attraver-
Un'altra prova del permanere dell'ar- so questo procedimento, il manuale ot-
cheologia moderna in una fase di scien- tiene il risultato di presentare il proprio
za straordinaria emerge con evidenza paradigma non come uno dei tanti pos-
sibili paradigmi, ma come la logica e
naturale conclusione, pur se provviso-
25 Si vedano, ad esempio: Whitehouse
1983; Leroi-Gourhan 1988; Francovich, Ma-
nacorda 2000. 26 Kuhn 1970 (1978, pp. 29-42).

Aristeo, anno l-n. 1, 2004, pp. 5-32


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ria, del processo storico che ha interes- Osservazioni sui manuali di Barker, Har-
sato la disciplina scientifica di cui il ris e Carandini
manuale è espressione. Tra i manuali di archeologia maggior-
I principi teorici e gli esempi pratici mente adottati dalle università italiane
presentati dal manuale sono quindi ma- troviamo i seguenti volumi: il manuale
nifestazione diretta del paradigma e di Philip Barker, Tecniche dello scavo
vengono presentati agi i studenti come archeologico, pubblicato in Italia dalla
l'unica via che essi possono ed anzi de- Longanesi nel 1981; il manuale di Ed-
vono seguire per condurre correttamen- ward C. Harris, Principi di stratigrafia
te le proprie ricerche. È perciò facil- archeologica, pubblicato in Italia dalla
mente comprensibile la ragione per cui Nuova Italia Scientifica nel 1983; il ma-
la lettura dei testi originali scritti dagli nuale di Andrea Carandini, Storie dalla
studiosi che hanno operato in passato terra, pubblicato dalla De Donato nel
venga considerata non necessaria (se 1981 e ristampato, con alcune modifi-
non addirittura, in qualche caso, peri- che, dalla Einaudi nel 1991. Ad essi si è
colosa) al fine del conseguimento di aggiunto nel 1995 (edizione originale:
una corretta preparazione da parte del- 1991) un quarto manuale, scritto da
lo studente. Colin Renfrew e da Paul Bahn, pubbli-
Secondo Kuhn quindi il manuale è lo cato in Italia da Zanichelli, dal titolo:
strumento fondamentale di consolida- Archeologia. Teorie. Metodi. Pratica.
mento e di autoconservazione del para- Caratteristica comune ai primi tre ma-
digma in auge e della scienza normale nuali è la preponderante attenzione per
che in esso si riconosce. l'attività di scavo, indicata come la pra-
Alla luce di queste osservazioni, provia- tica d'indagine in cui la ricerca archeo-
mo ora a compiere un breve esame di logica quasi si identifica. Il quarto inve-
alcuni dei manuali archeologici più ce presenta, sia dal punto di vista strut-
noti e maggiormente adottati nelle uni- turale che dei contenuti, differenze
versità italiane, per cercare di vedere molto marcate rispetto agli altri tre, e ri-
fino a che punto questi manuali rispon- chiede perciò un discorso a parte.
dano alle caratteristiche descritte da I manuali di Barker, Harris e Carandini
Kuhn.27 furono concepiti e presentati dagli auto-
ri (e apparvero, sin dal momento della
27 Nell'economia del presente lavoro mi oc- loro pubblicazione) come innovativi.28
cupo solo di alcuni dei più noti e diffusi ma-
nuali di tecnica di scavo, senza per questo
mirano alla presentazione di altre metodolo-
dimenticare la produzione manualistica che
gie oltre alla tecnica di scavo deve essere
affronta altre questioni metodologicamente
interpretata come espressione di per sé di
rilevanti, come il disegno (vedi nota 24) e la
ricognizione di superficie, strumento fonda- un profondo e significativo mutamento del
mentale nell'ambito della cosiddetta archeo- paradigma tradizionale, in cui lo scavo svol-
geva una funzione, dal punto di vista meto-
logia dei paesaggi (in proposito si vedano, in
particolare: Bernardi 1992; Cambi, Terrena- dologico, di assoluta centralità.
to 1994; Cambi 2003). Va comunque preci- 28La stessa data di pubblicazione in Italia di
sato che la stessa comparsa di manuali che questi tre manuali (Barker: 1981; Harris:

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


19

In questo senso è lecito affermare che blema della definizione di una prassi di
questi manuali furono recepiti dalla co- scavo rigorosa. Tale proposta ruota in
munità scientifica come espressioni di particolare intorno ai concetti-cardine
un nuovo paradigma, alternativo rispetto di scavo stratigrafico e di scavo per
ad una prassi precedente che si riteneva grandi aree, e indica come prioritaria la
non più adeguata a risolvere i problemi- necessità di una restituzione documen-
rompicapo che l'archeologia moderna taria dello scavo basata su criteri ogget-
intendeva affrontare e risolvere. Per que- tivi: l'esempio più eloquente di tale
sto motivo nei tre manuali viene dedica- aspirazione è il matrix di Harris, che è
to molto spazio alla presentazione di re- stato concepito proprio per rispondere
gole procedurali definite in base al para- a questa esigenza. Su questo specifico
digma che essi intendono promuovere, punto si può tranquillamente affermare
paradigma che, in quanto nuovo, viene che Barker, Harris e Carandini condivi-
percepito come insicuro e quindi biso- dono effettivamente gli stessi principi
gnoso di una chiara e meticolosa codifi- paradigmatici.
ca. Sotto questo punto di vista quindi i Non bisogna però dimenticare che,
tre manuali appaiono il prodotto di una come ho avuto occasione di ricordare
scienza che attraversa una fase prepara- più volte, il concetto kuhniano di para-
digmatica, cioè straordinaria. digma non è sinonimo di teoria o di
Le parziali modifiche apportate ai loro metodo, ma fa piuttosto riferimento al-
testi da Harris (1989) e Carandi ni (1991) l'insieme di questi due aspetti sommati
non ne hanno eliminato il carattere pro- a 'credenze, valori, tecniche, e così
positivo e confermano piuttosto che la via', cioè a quegli aspetti che solita-
proposta paradigmatica di cui sono pro- mente vengono considerati marginali o
motori era ancora in fase di definizione. del tutto estranei all'ambito scientifico.
Ma oltre a ciò, occorre sottolineare il fat- Kuhn afferma con chiarezza che questo
to che i manuali di Barker, Harris e Ca- insieme di fattori è tanto importante e
randini, in genere considerati come determinante per la definizione di un
espressione di un'unica proposta meto- paradigma scientifico quanto lo sono
dologica, in realtà mostrano tra loro del- gli elementi più strettamente teorici o
le differenze sostanziali che è opportuno metodologici. Sono anzi proprio questi
sottolineare. aspetti, apparentemente secondari, a
Si è detto che i tre manuali pongono al determinare, a volte, le reali differenze
centro della propria riflessione il pro- tra due paradigm i.
È chiaro allora che anche l'esame dei

1983; Carandini: 1981) è significativa per-


tre manuali in questione dovrà tenere
ché identifica esplicitamente la fase storica conto di tutti gli elementi che mostrano
in cui anche nelle pratiche di insegnamento una qualche valenza paradigmatica. Vi-
dell'archeologia la conoscenza dei principi sti in quest'ottica, ritengo che i tre ma-
stratigrafici e delle tecniche di scavo scienti-
nuali non possano essere considerati
fico assumono in Italia un valore paradig-
matico, cioè ufficiale e condiviso dalla co- espressione di uno stesso paradigma.
munità scientifica. Vediamo perché.

Aristeo, anno l-n. 1, 2004, pp. 5-32


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Il manuale di Barker presenta un'impo- vista Harris si mostra perciò molto plU
stazione spiccatamente pragmatica. Gli critico di Barker nei confronti del para-
spunti teorici sono sempre subordinati digma tradizionale, nella misura in cui
alla descrizione, assai minuziosa, delle egli giunge a modificare anche dal pun-
procedure operative da segu ire suI to di vista formale, oltre che sostanzia-
campo. La teoria sembra emergere dalla le, le teorie del passato. In questo senso
prassi e la preoccupazione di risolvere i è possibile affermare che il paradigma
problemi contingenti a cui l'archeologo che fa da sfondo concettuale al lavoro
deve far fronte assume un'importanza di Harris mostra chiaramente i connota-
prioritaria rispetto alla riflessione teori- ti di un paradigma scientifico.
ca. Da questo punto di vista, la distanza Carandini, infine, fa proprie le proposte
tra l'impostazione metodologica di metodologiche fondamentali formulate
Barker e l'approccio procedurale del- da Barker e Harris, ma ne propone
l'archeologia tradizionale sembra esse- un'interpretazione originale. Il suo ma-
re meno marcato di quanto non si tenda nuale è suddiviso in due parti. La pri-
a credere. ma, intitolata "Strati grafia e tecnica del-
Harris adotta invece un'impostazione lo scavo", è concepito come
normativa e fortemente teorica, ponen-
un manuale della stratigrafia archeologi-
dosi in tal modo in aperta polemica con
ca .... Si tratta della fi lologia e del meto-
la prassi tradizionale. Il suo manuale
do storico applicati al mondo degli og-
mette in evidenza «gli aspetti cronolo-
getti .31
gici, topografici e non storici della stra-
tificazione archeologica».29 Harris si di- La seconda parte, intitolata "Strati grafia
chiara convinto che e cultura degli indizi", è più breve, ma
rappresenta, a mio avviso, la parte più
la stratificazione archeologica si presenti
originale del manuale. Essacontiene
generalmente come un fenomeno fisico
analogo da un sito ad un altro. I principi tre saggi dedicati ad argomenti di carat-
della stratigrafia archeologica sono per- tere più generale. Si tratta ... di riflessio-
tanto applicabili ovunque.3D ni astratte, ma che sorgono da esperien-
ze sul campo e fanno riferimento a que-
Per queste ragioni egli attribuisce ai stioni molto concrete.32
principi strati grafici la forza normativa
di leggi (legge di sovrapposizione, legge I titoli dei tre saggi che compongono la
di successione strati grafica, ecc.). Gli seconda parte sono molto significativi:
esempi citati da Harris non servono "l'ordinario e l'importante", "Procedere
quindi tanto a mostrare procedure prati- all'indietro" e "Analisi del sommerso".
che, come per Barker, ma assumono Il primo esamina ciò che accomuna e
piuttosto la funzione di verifiche speri- ciò che distingue gli oggetti comuni e
mentali delle leggi. Da questo punto di gli oggetti d'arte, analizzati in quanto

29 Harris 1979 (1983, p. 43). 31 Carandini 1991, p. XI.


30 Harris 1979 (1983, p. 43). 32 Carandini 1991, p. XlV.

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


21

fonti primarie d/informazione per la importante convergenza sulla metodo-


conduzione dell/indagine archeologica. logia di scavo, non hanno però propo-
Il secondo, prendendo spunto da un fa- sto attraverso i loro manuali un paradig-
moso saggio di Carlo Ginzburg/33 sotto- ma unitario nel senso indicato da Kuhn.
linea il carattere d/indagine indiziaria Molto più determinata a raggiungere
che l/archeologia condivide con la sto- tale obiettivo appare la proposta avan-
ria del l'arte, la letteratura poliziesca e zata da Renfrew e Bahn nel loro inno-
la psicoanalisi freudiana. Il terzo para- vativo manuale, che prenderemo ora in
gona lo scavo archeologico allo scavo esame.
che l/indagine psicoanalitica compie
nelle profondità della psiche umana, Il manuale di Renfrew e Bahn
prestando particolare attenzione alle Si è detto che il manuale scritto da Ren-
tesi dello psicoanalista Ignacio Matte frewe Bahn merita un discorso a parte.
Blanco.34 Il carattere innovativo rispetto ai ma-
Partendo da tali presupposti, Carandini nuali che lo hanno preceduto, compresi
giunge a definire un/immagine dell/in- i tre manuali precedentemente analiz-
dagine archeologica nettamente diffe- zati/ emerge sia dall/impostazione strut-
rente sia da quella indicataci da Barker turale sia dalla scelta dei temi che esso
sia da quella proposta da Harris. Caran- affronta, sol itamente relegati in tratta-
dini dedica molto spazio ali/esame de- zioni monografiche, e qui invece inseri-
gli aspetti più strettamente interpretativi ti in un tentativo di definizione globale
della ricerca archeologica, che egl i (gi u- della disciplina archeologica probabil-
stamente) indica come fondamentali e mente senza precedenti. Da questo pun-
imprescindibili in qualunque attività di to di vista, credo che iI manuale di Ren-
ricerca. In questo senso Carandini ap- frew e Bahn possa essere considerato la
pare più consapevole dei rischi implici- prima seria proposta di paradigma ar-
ti anche in una ricerca impostata su cheologico unitario che soddisfi la defi-
basi rigorosamente scientifiche di quan- nizione kuhniana. È quindi opportuno
to non sembri esseri o Harris. Da ciò na- descrivere brevemente le principali ca-
sce la scelta di porre in relazione diretta ratteristiche di questo manuale.35
l/archeologia con discipline apparente- Una prima, importante peculiarità di
mente distanti come la psicoanalisi, nel questo manuale sta nella scelta di far
tentativo di comprendere gli atteggia- corrispondere i capitoli in cui è suddivi-
menti mentali adottati dagl i archeologi so ad altrettante domande, ponendosi
nel momento in cui affrontano e condu- in tal modo in relazione diretta con le
cono la loro indagine sul passato. scelte metodologiche proposte dalla
Alla luce di queste considerazioni, mi New Archaeology. Rendere esplicite le
pare lecito affermare che Barker, Harris domande che il ricercatore intende por-
e Carandini, pur essendo giunti ad una
35 La presente analisi del manuale di Ren-
33 Ginzburg 1979.
frew e Bahn ripropone quanto da me soste-
34 Matte Bianco 2000. nuto in Sirigu 2002, pp. 164-168.

Aristeo, anno l-n. 1, 2004, pp. 5-32


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re alla realtà che egli osserva, significa cisione di adottare una prassi operativa
infatti mutare radicalmente il punto di anziché un'altra: ad esempio, la rico-
vista da cui affrontare la questione del- gnizione anziché lo scavo); l/altro men-
l'oggettività dell'interpretazione. L' og- tale/ corrispondente alle associazioni
gettività diventa un criterio definibile mentali che l'archeologo compie prima,
non in assoluto, ma solo rispetto ad una durante e dopo il suo lavoro sul campo
teoria o, meglio, ad un paradigma di (notiamo qui un elemento in comune
cui le domande sono diretta espressio- con l'approccio carandiniano).
ne. Il manuale non assume così la for- Il percorso operativo e i I percorso menta-
ma di una descrizione dogmatica del- le/ pur essendo strettamente interrelati tra
l/archeologia, dei problemi che essa in- loro, non sempre e non necessariamente
tende risolvere e delle pratiche operati- coincidono. In particolare il percorso
ve di cui essa fa uso, ma si presenta di- mentale può influenzare tanto profonda-
chiaratamente come luogo di riflessione mente quanto inconsapevolmente non
teorico-metodologica uti le sia per gl i solo le conclusioni interpretative a cui
studenti che per i ricercatori con alle l/archeologo deve giungere, ma anche la
spalle una certa ésperienza. sua capacità di seguire con rigore e luci-
La seconda importante novità riguarda la dità le procedure che la prassi operativa
successione dei capitoli. Nonostante che egli ha scelto di seguire gli impongo-
sembri apparentemente seguire lo sche- no. Acquisire quindi la consapevolezza
ma abituale degli altri manuali, partendo del l/influenza reciproca che i due percor-
da un/introduzione storica seguita dalla si esercitano l'uno sull'altro consente al-
descrizione sequenziale delle fasi in cui l'archeologo di attenuare notevolmente i
si articola il lavoro dell'archeologo, è fa- rischi di ambiguità metodologiche.
La struttura stessadel manuale di Renfrew
ci le constatare che, oltre al percorso che
si sviluppa dal primo all'ultimo capitolo e Bahn appare molto simile a quella di un
in successione lineare, il testo propone frame, concetto elaborato da Marvin
molte altre possibili sequenze. Il manua- Minsky, uno dei più importanti studiosi
le può infatti essere letto partendo da della mente umana e delle possibilità di
uno qualunque dei capitoli che lo com- riprodurne le potenzialità in un cervello
pongono/ senza che la coerenza interna artificiale. Minsky descrive così il frame:
del l/opera risulti minimamente alterata. è una sorta di scheletro, qualcosa che
Renfrew e Bahn offrono in tal modo
assomiglia un po' ad un modulo di do-
una dimostrazione pratica dei due per- manda, con spazi e caselle da riempire.
corsi che ciascun archeologo segue nel Chiameremo questi spazi i terminali del
corso delle sue ricerche: uno operativo, frame; noi li usiamo come punti di colle-
costituito dalle fasi della ricerca sul gamento ai quali collegare altri tipi di in-
campo che seguono una successione formazione.36
ormai codificata e, in quanto tale, pre-
scindente dalla volontà o dalle prefe-
36Minsky 1989, p. 478. Per un approfondi-
renze del singolo archeologo (tranne mento del concetto di frame si vedano i fon-
ovviamente per quanto riguarda la de- damental i Bateson 1955 e Goffman 1974.

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


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Si tratta cioè di una «rappresentazione Renfrew e Bahn chiamano archeologia


basata su una serie di terminali ai quali cognitivo-processuale. Partendo dal pre-
possono essere collegate altre struttu- supposto che sia necessario un supera-
re».37 Il frame è quindi una sorta di mo- mento delle posizioni su cui ormai ap-
dello sia del cervello sia della mente paiono arroccati in una contrapposizio-
(dal momento che Minsky è convinto ne sterile e senza vie d'uscita sia gli ar-
che la mente sia «semplicemente ciò cheologi processualisti sia i post-proces-
che fa il cervello»).38 sualisti, Renfrewe Bahn propongono di
Per rendere ancora più esplicita e com- trarre profitto da quanto di positivo en-
prensibile la sua proposta, Minsky ha trambe le scuole di pensiero sono state
concepito il suo stesso libro come un capaci di elaborare, per giungere ad una
frame: per questa ragione, nell'introdu- nuova sintesi.4o Renfrew e Bahn aspira-
zione al volume, egli suggerisce esplici- no così a raggiungere una migliore com-
tamente al lettore di non fermarsi ad prensione della realtà umana che presti
una lettura lineare e sequenziale dei ca- uguale attenzione sia alla dimensione
pitoli che lo compongono, ma di consi- simbolica sia a quella strettamente mate-
derare i singoli capitoli come terminali riale.
di un frame, dai quali partire per tentare La vastità dei temi e dei problemi af-
una serie di percorsi alternativi di lettu- frontati, la meticolosità e il rigore con
ra, sperimentando così le modalità di cui sono trattati, l'apertura verso nuovi
funzionamento del cervello umano.39 sviluppi della dottrina archeologica,
Benché i due autori non diano alcuna fanno del manuale di Renfrew e Bahn
esplicita indicazione in tal senso, riten-
go che anche il manuale di Renfrew e
40 I principi su cui è fondata questa nuova
Bahn funzioni come un frame e mostri
proposta sono: 1) una precisa attenzione per
efficacemente l'attività di ricerca del- «gli aspetti cognitivi e simbolici delle società
l'archeologo, consentendo al suo letto- primitive»; 2) il riconoscimento del ruolo atti-
re di comprenderne con estrema chia- vo delle ideologie all'interno delle società; 3)
il riconoscimento di un ruolo altrettanto atti-
rezza ed immediatezza tutta la com-
vo della 'cultura materiale', come sostenuto
plessità e sperimentando, attraverso gl i da Hodder; 4) il riconoscimento dell'impor-
innumerevoli possibili percorsi di lettu- tanza dei conflitti all'interno delle società; 5)
la necessità di una revisione del concetto di
ra del manuale, le altrettanto innumere-
spiegazione storica; 6) la necessità di una ri-
voli direzioni che può oggi seguire la ri- formulazione del rapporto fatti-teoria (Ren-
cerca. frew, Bahn 1991, 1995, p. 440). Anche in
È evidente la stretta connessione tra que- merito a questa proposta, resta ovviamente
sto tipo di organizzazione strutturale del valido quanto abbiamo detto a proposito del-
l'uso del concetto di paradigma compiuto da
manuale e la nuova proposta teorica che Hodder. L'assunzione del concetto kuhniano
di paradigma anche da parte di Renfrew e
Bahn implica che la sintesi tra le proposte
37 Minsky 1989, p. 651. processualista e contestualista determini non
un assestamento delle due proposte, ma un
38 Minsky 1989, p. 20.
nuovo paradigma alternativo alle proposte da
39 Minsky 1989, p. 20. cu i esso è stato tratto.

Aristeo, anno l-n. 1, 2004, pp. 5-32


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l'espressione di una proposta paradig- l'attività di ricerca svolta dall'archeologo


matica da tenere in grande considera- viene infatti fatta coincidere con l'azio-
zione. Ciononostante, occorre constata- ne di un appassionato di antichità e di
re che, anche in questo caso, non si misteri, costitutivamente distinta da
può certo affermare che tale proposta quella di un qualunque altro professio-
rappresenti i I paradigma di riferi mento nista. Il confronto con altre professioni
attualmente adottato dalla intera comu- in cui la presenza di una componente
nità scientifica. di passionalità è ritenuta essere molto
forte, come la professione medica, ren-
La ricerca archeologica come professio- de lampante la peculiare situazione
ne dell' archeologo: i I medico è infatti clas-
A ulteriore riscontro della validità della sificato, secondo il senso comune,
nostra analisi dell'attività di ricerca in come il professionista per eccellenza e
campo archeologico, va citato purtroppo come tale socialmente (ed economica-
l'inquadramento a livello istituzionale mente) riconosciuto, mentre l'archeolo-
dell' attività dell'archeologo (perlomeno go appare come il dilettante per eccel-
in Italia). A fronte di un interesse sempre lenza.
più accentuato per i temi legati alla ri- Ricordo in proposito la notizia, compar-
cerca archeologica e del sempre cre- sa qualche anno fa su alcuni quotidiani,
scente numero di iscritti ai corsi univer- dell'avvenuto rapimento (mi pare nello
sitari che ruotano intorno al settore ar- Yemen) di un "archeologo". Andando al
cheologico, non si può non ricordare di là del titolo, si veniva poi a scoprire
che in Italia non è mai stato istituito un che il cosiddetto "archeologo" svolgeva
albo professionale degli archeologi. A nella vita tutt'altra professione (se non
gi ustificare questa assenza non basta so- ricordo male, credo fosse ingegnere) e
stenere che le normative europee spin- che si trovava in quel paese per svolge-
gono verso un'abolizione dell'istituto re ricerche di carattere archeologico le-
degli albi professionali: se anche si do- gate ad una propria personale passione
vesse realmente arrivare anche in Italia per questo tipo di ricerche. Per capire
allo scioglimento degli albi, è chiaro l'assurdità di questo modo di ragionare,
che il peso - sociale, politico ed econo- è sufficiente compiere un semplice
mico - degli albi professionali riusci- esperimento mentale: se, ribaltando la
rebbe a farsi sentire in vari modi anche situazione, un archeologo di professio-
dopo il loro effettivo scioglimento. ne provasse ad autoproclamarsi inge-
È comunque difficile non percepire il gnere solo sulla base di una propria ge-
nesso che intercorre tra questa partico- nerica passione per questo tipo di pro-
lare condizione della figura professio- fessione e, ancor peggio, se si cimentas-
nale dell'archeologo e il modo in cui se nel concreto esercizio di tale profes-
l'archeologia viene percepita anche a li- sione facendo affidamento solo sulla
vello sociale. Non è casuale che il pri- propria passione, credo che non solo
mo e immancabile attributo che risulta non troverebbe nessuno disposto ad ac-
associato all'archeologia sia la passione: cettare l'idea di chiamarlo ingegnere

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


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ma che probabilmente avrebbe anche sapevolezza sul valore culturale di ogni


seri problemi con la legge. elemento materiale che possa in qual-
Questo esempio ci aiuta a capire il ruo- che misura essere utilizzato come testi-
lo giocato dai mezzi di comunicazione monianza storica di una cultura è desti-
in tutto ciò. Essi offrono infatti sistema- nato a fallire in partenza.
ticamente (pur con alcune rare eccezio- È quindi quanto mai necessario che gli
ni) un'immagine dell'archeologia in cui archeologi si facciano carico dell'onere
ciò che più conta è il fascino della ricer- di divulgare (in una forma espositiva tan-
ca, mentre iI rigore metodologico, frutto to chiara quanto scientificamente rigoro-
di un serio e lungo percorso formativo, sa) i risultati delle proprie ricerche, sen-
risulta del tutto ignorato, al punto da ap- za trascurare di rendere espliciti gli stru-
parire superfluo. Nei programmi televi- menti (fisici e concettuali) necessari per
sivi ciò che più frequentemente viene condurre la ricerca e le finalità che tali
proposto agi i spettatori è i I confronto ricerche intendono perseguire. Fino a
tra le tesi scientifiche e le più improba- che ciò non avverrà in maniera sistema-
bili e illogiche spiegazioni su, ad esem- tica e non occasionale, la divulgazione
pio, l'origine delle piramidi o dei mo- archeologica continuerà a restare nelle
numenti precolombiani, e non è diffici- mani di sedicenti archeologi che poco
le cogliere nei conduttori il manifestarsi hanno a che fare con questa disciplina.
di una certa simpatia per le tesi non il problema ha inoltre anche un'altra va-
scientificamente fondate e verificate, lenza, anch'essa rilevante. il tentativo
mentre non mi risulta che i medici ven- ideologico di giustificare specifiche scel-
gano abitualmente invitati a confronti te fondandole in un passato più o meno
televisivi con maghi o guaritori, se non remoto, compiuto da alcune forze politi-
per dimostrare che proprio questi ultimi che, giungendo in alcuni casi a produrre
devono (giustamente) essere considerati quel fenomeno che lo storico Hobsbawm
e conosciuti come pericolosi ciarlatani ha felicemente definito «invenzione della
in cerca di ingenui da truffare. tradizione»,41 cioè una vera e propria co-
Tutto ciò non può che contribuire a ren- struzione artificiale di un passato in real-
dere fortemente instabile la solidità del- tà mai esistito, cerca non di rado nei dati
l'immagine sociale dell'archeologo, archeologici una conferma scientifica su
con gravi ricadute anche sul piano della cui poggiare le proprie tesi.
tutela del patrimonio archeologico. È Due esempi per tutti. Il primo è a noi
infatti evidente che, fino a che nel sen- particolarmente vicino: in Italia è noto
so comune continuerà a persistere a tutti il costante e amplificato richiamo
l'idea che l'obiettivo principale (se non della Lega Nord non solo alla Civiltà Co-
addirittura esclusivo) della ricerca ar- munale (a partire ovviamente dal nome),
cheologica sia il rinvenimento di ogget- ma anche alla presunta origine celtica
ti "preziosi" o la messa in luce di mo- delle sedicenti popolazioni padane: in
numenti di elevato valore artistico e/o questi richiami si cerca manifestamente
architettonico, il tentativo di sviluppare
nei cittadini un sufficiente grado di con- 41 Hobsbawn, Ranger 1983.

Aristeo, anno l-n. 1, 2004, pp. 5-32


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una legittimazione storica della volontà 1) In campo scientifico non esistono


secessionista della Lega. Traggo il secon- operazioni che non implichino un'as-
do esempio dal quotidiano la Repubbli- sunzione di responsabilità da parte del
ca del15 gennaio 2003, in cui, nella pa- ricercatore che le compie. Anche le
gina dedicata alla 'cronaca dal mondo' scelte terminologiche apparentemente
(e già questa collocazione dell'articolo più scontate sono quindi sempre cari-
nelle pagine di cronaca anziché nelle che di forti implicazioni. La scelta di
pagine della cultura è significativa) tro- adottare il termine paradigma in ambito
viamo la notizia (titolata "La battaglia archeologico, attribuendo a tale termi-
degli archeologi") del rinvenimento di ne il valore semantico elaborato da
«una tavoletta con brani dell'Antico Te- Thomas Kuhn nel quadro della sua pro-
stamento». La rilevanza del ritrovamento posta teorica, porta quindi con sé l'ine-
viene indicata nel fatto che, se risultasse vitabile necessità di utilizzare tale ter-
confermata l'ipotesi di datazione della mine con la dovuta coerenza logica ri-
tavoletta alla fase di fondazione del spetto al paradigma di cui esso è parte
integrante.
«Tempio eretto da re Davide a Gerusa-
2) Assumendo tale paradigma come stru-
lemme, ... confermerebbe quello che gli
mento descrittivo ed espl icativo dei
ebrei hanno sempre sostenuto: cioè che
meccanismi che regolano il funziona-
iI popolo eletto viveva e regnava nella
mento di ogni disciplina scientifica, la ri-
terra promessa molto prima che ci arri-
flessione teorica in campo archeologico
vassero i palestinesi».
deve fare i conti con gli altri concetti a
In entrambi i casi è evidente il tentativo cui il concetto di paradigma è indissolu-
di ideologizzare la lettura interpretativa bilmente associato e, in particolare, con
dei dati archeologi ci, i quali in sé non i concetti di scienza normale e di scien-
smentiscono né confermano (ovviamen- za straordinaria. Ciò significa che, nel
te) la legittimità di scelte esclusivamen- momento in cui intende assumere il
te pertinenti alla sfera politica. concetto kuhniano di paradigma come
Una più allargata e consapevole cono- strumento concettuale esplicativo del-
scenza delle reali dinamiche che regola- l'attività di ricerca archeologica, l'archeo-
no l'interpretazione del dato archeologi- logo deve chiedersi quale fase (scienza
co potrebbe svolgere in questo senso una normale o scienza straordinaria) attraver-
preziosa funzione di deterrente sociale si attualmente la disciplina archeologica.
dal compiere un uso improprio (e perciò 3) Analizzando gli elementi caratteriz-
pericoloso) del passato come giustifica- zanti l'attività di ricerca e di trasmissio-
zione delle scelte politiche del presente. ne delle proprie conoscenze e delle
proprie norme di comportamento ope-
Come uscire dalla crisi? rativo nella ricerca sul campo, mi pare
A conclusione del percorso analitico e evidente che l'archeologia moderna
alla luce di una serie di elementi d'in- non possa ancora riconoscersi in un
dubbio interesse, potremmo provare a unico paradigma, ma attraversi ancora
riassumere. quella condizione di scienza straordina-

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


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ria in cu i differenti paradigmi alternativi moderno professionista nello studio del


si confrontano tra loro nel tentativo di passato attraverso l'analisi della realtà
giungere alla soluzione dei rompicapo materiale.
che il vecchio paradigma non è stato Prima di concludere, credo sia necessa-
capace di risolvere. rio sgombrare il campo da una possibile
4) Il primo e più importante passo che obiezione che la lettura del presente la-
deve essere compiuto per uscire da tale voro potrebbe suscitare. Potremmo in-
stato di crisi è il riconoscimento della fatti essere tentati di credere che la de-
necessità di adottare come criterio di scrizione da me proposta dell'attuale
base su cui fondare la ricerca il carattere stato della disciplina archeologica deri-
di convenzionalità dei principi e degli vi dall'adozione del modello scientifico
strumenti (soprattutto concettuali) da kuhniano e che, per migliorare l'imma-
utilizzare nel corso della ricerca. La defi- gine dell'archeologia moderna, sia suf-
nizione e la verifica rigorosa dell'utilizzo ficiente adottare un modello descrittivo
corretto degli strumenti logici e termino- dell'attività scientifica più idoneo a co-
logici da parte dei membri della comuni- gliere le conquiste positive conseguite
tà scientifica deve quindi essere uno dei dalla disciplina archeologica nei suoi
momenti imprescindibili dell'attività di vari ambiti di ricerca, o comunque un
ogni ricercatore. È questa una premessa modello differente da quello kuhniano.
indispensabile per giungere ad una reale Personalmente non credo che questa
operazione di monitoraggio dell'attività obiezione sia fondata. Qualunque mo-
scientifica, eliminando quanto più possi- dello esplicativo è caratterizzato da un
bile la tendenza alla a-sistematicità che inevitabile grado di inadeguatezza ri-
ancora caratterizza molti settori della ri- spetto alla realtà che esso intende rap-
cerca archeologica. presentare e spiegare, ma ciò, a mio av-
5) Per giungere ad un uso più rigoroso viso, non può essere utilizzato come
di tali strumenti occorre porre tra gli giustificazione per rifiutare (magari solo
obiettivi prioritari la formalizzazione perché non è facile ammettere che ciò
delle occasioni di dialogo e di confron- che abbiamo messo in luce corrisponde
to tra settori discipl inari fi nora ri masti allo stato delle cose) i risultati raggiunti
distanti, moltiplicando quindi i momen- grazie all'impiego di quel modello. Oc-
ti di confronto sia intradisciplinare sia corre quindi riconoscere che non solo
interdisciplinare. la constatazione del permanere dell'ar-
6) Tra i vantaggi di questa impostazione cheologia moderna in una fase di scien-
della prassi di ricerca, potrà auspicabil- za straordinaria non dipende esclusiva-
mente derivare anche un mutamento mente dall'adozione del modello kuh-
del ruolo professionale e sociale dell'ar- niano come modello descrittivo, ma
cheologo, che, senza dover rinunciare che anzi tale modello ha svolto egregia-
alla passione che alimenta l'attività di mente la sua funzione, consentendoci
ricerca di molti ricercatori, potrà assu- di leggere la realtà disciplinare dell'ar-
mere i più rigorosi (e perciò anche più cheologia moderna attraverso una lente
utili a livello sociale) connotati di un interpretativa adeguata allo scopo.

Aristeo, anno l-n. l, 2004, pp. 5-32


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Vorrei inoltre ribadire che il termine cri- raggiungere un qualche misura di cono-
si deve essere inteso, in questo lavoro, scenza del reale deve quindi tenere
sempre nell'accezione attribuita a que- conto di questo e strutturarsi seguendo
sto termine da Thomas Kuhn. \I fatto di una logica di costante "adattamento"
aver descritto l'archeologia moderna alla complessità del reale. È quindi au-
come una disciplina che attraversa uno spicabile, a mio avviso, l'avvento di
stato di crisi non deve dunque essere vi- una più radicale rivoluzione scientifica
sto necessariamente in chiave negativa: che determini l'abbondano del modello
assumere consapevolezza del fatto di scientifico descritto da Kuhn, per giun-
operare in uno stato di crisi acquista al gere ad un più proficuo ribaltamento di
contrario un valore pienamente positi- ruoli tra "scienza normale" e "scienza
vo, perché è in fasi come questa che, straordinaria", grazie al quale diventi
dinnanzi alla spinta delle anomalie che "normale" il sistematico confronto tra
la materia di ricerca imprime alla disci- paradigmi sia a livello interdisciplinare
plina, la comunità scientifica si fa cari- che intradisciplinare.
co di elaborare nuovi e più idonei stru-
menti paradigmatici di ricerca.
Perché ciò avvenga, è però necessario
che il compito di elaborare tali stru-
menti non venga delegato solo ad alcu-
ni studiosi, ma che l'intera comunità
scientifica si faccia carico, a vari livelli
e secondo le opportune modalità, di
giungere all'elaborazione di un nuovo
paradigma. Ogni ricercatore deve sen-
tirsi impegnato in tale compito, che
nessun altro può (né tanto meno deve)
svolgere al suo posto. AI di là della vali-
dità dell'analisi proposta, spero dunque
che questo lavoro venga recepito come
esplicita assunzione di responsabilità
da parte del suo autore nel tentativo di
offrire un contributo al raggiungimento
anche in ambito archeologico di una
nuova fase di scienza normale.
Ma il vero obiettivo finale deve essere
un'altro. La realtà, qualunque cosa si
intenda con questo termine, non è in-
fatti mai interamente riducibile a nessu-
na delle possibili traduzioni che di essa
la "scienza" è in grado di produrre.
Ogni modello scientifico che aspiri a

R. Sirigu, "Archeologia moderna: scienza normale o scienza straordinaria?"


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