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Prologo

Un immenso castello fatto di pietra e acciaio fluttuante in un cielo senza fine.


Era tutto quello che c’era in quel mondo.

Ad un gruppo molto variegato di artigiani ci volle un mese per esplorare completamente il posto; il
diametro del piano basale era circa di 10 km—largo abbastanza per farci entrare l’intera
Setagayaku. Sopra, c’erano 100 piani posti direttamente l’uno sull’altro; la sua vastità era
inconcepibile. Era impossibile anche solo immaginare la mole di dati di cui era composto.

Dentro c’erano un paio di grandi città, una marea di piccole cittadine e villaggi, foreste, pianure, e
persino dei laghi. Solo una rampa di scale collegava un piano all’altro, e queste scale si trovavano in
dei dungeons brulicanti di creature mostruose, perciò trovarle e salire non era un’impresa semplice.
Tuttavia, ogni volta che qualcuno riusciva a salire per la prima volta al piano successivo, i «Portali
del Teletrasporto» ivi presenti e quelli di tutte le città dei livelli sottostanti si connettevano tra loro,
rendendo possibile a tutti di spostarsi in sicurezza da un livello all’altro.

L’immenso castello veniva esplorato in questo modo da oltre due anni. La frontiera attuale era il
74esimo piano.

Il nome del castello era «Aincrad», un mondo galleggiante di battaglie a colpi di spada che aveva
inglobato approssimativamente seimila persone. Era altresì noto come...

«Sword Art Online» .


Capitolo 1

Una spada grigia mi tagliò sulla spalla.

La linea sottile in alto a sinistra del mio campo visivo si accorciò leggermente. Nello stesso istante
sentii una morsa gelida stringermi il cuore.

La linea blu —chiamata “barra degli HP”— è una rappresentazione virtuale della mia forza vitale.
Ne rimaneva ancora poco più dell’80%. No, non è corretto dire così. In quel momento, mi ero
avvicinato alla morte del 20%.

Scattai indietro ancor prima che la spada dell’avversario cominciasse a muoversi.

“Haaa...”

Feci un enorme respiro per prepararmi. Mi serviva ossigeno; in quel momento il mio corpo reale,
dall’altra parte, stava respirando affannosamente. Le mie mani sarebbero state madide di sudore, e il
mio battito cardiaco sarebbe sembrato impazzito.

Ma certo.

Anche se tutto quello che vedevo adesso non era altro che la rappresentazione 3D di un mondo
virtuale, e la barra che si era ridotta non era altro che un mucchio di numeri che indicavano i miei
punti salute, questo non cambiava il fatto che stavo lottando per la mia sopravvivenza.

A pensarci, quel combattimento era decisamente ingiusto. Questo perché il «nemico» di fronte a me
—un umanoide dalle braccia scintillanti coperto da squame verde scuro, la testa di lucertola e la
coda— non era umano, e non era neppure vivo. Si trattava di un ammasso di dati che il sistema
avrebbe provveduto a rimpiazzare indipendentemente dal numero di volte che veniva fatto fuori.

—No.

L’IA che comandava il nemico stava studiando i miei movimenti e l’abilità di controllo aumentava
ad ogni secondo che passava. Tuttavia, nel momento in cui quel mostro sarebbe stato distrutto, i dati
accumulati sarebbero stati resettati inv. Ece di essere trasferiti al clone che sarebbe stato generato al
suo posto

Perciò in un certo senso, anche questo uomo-lucertola era vivo, la sua sarebbe rimasta un’esistenza
unica in questo mondo.

“...giusti?”

Era impossibile che avesse capito la parola che avevo borbottato a me stesso, ma l’uomo-lucertola
(un mostro di livello 82 chiamato «Lizardman Lord») alzò lo sguardo e sorrise, mostrando le zanne
acuminate che si protendevano dalle fauci ghignanti.

Questa è realtà. Tutto in questo mondo è reale. Non c’è nessun mondo virtuale o surrogato di
qualsiasi tipo.
Sollevai la mia lunga spada ad una mano fino alla vita ed osservai il nemico.

L’uomo lucertola sollevò davanti a sé lo scudo che teneva con la mano sinistra e ritrasse la
scimitarra che reggeva con la destra.

Una brezza gelida soffiò nel tetro dungeon e la fiamma della torcia vacillò. Il pavimento umido
rifletteva tenuamente la luce della torcia.

“Kraaah!!”

Con un grido tremendo, l’uomo-lucertola saltò. La scimitarra disegnò un arco perfetto mentre si
abbatteva su di me. Una luce arancione illuminò la sua traiettoria; una tecnica di spada d’alta classe
mono-colpo detta «Mezzaluna Calante». Si trattava di una formidabile abilità con la spada di tipo
caricato che copriva una distanza di 4 metri in 0,4 secondi.

Ma io mi aspettavo già quell’attacco.

Avevo lentamente preso le distanze per far compiere quella mossa all’IA. Mi avvicinai all’uomo-
lucertola, la mia mente registrò l’odore di bruciato che si lasciava dietro la scimitarra mentre mi
passava fiammeggiante a pochi centimetri dalla faccia.

“...Ha!”

Con un grido basso, agitai la spada orizzontalmente. La spada, coperta adesso da una luce azzurrina,
squarciò lo stomaco corazzato della bestia ed una luce rossa fece la sua comparsa al posto del
sangue. Ci fu un grido molto attutito.

Tuttavia, la mia spada non si fermò. Il sistema mi aiutò durante i movimenti programmati e
concatenò il fendente successivo con una velocità che normalmente sarebbe stata impossibile.

Questi sono gli elementi più importanti, nelle battaglie a colpi di spada, di questo mondo: le
«Sword Skill».

La spada scattò dalla sinistra e tagliò di netto il petto del mostro. In quello stato, feci una rotazione
completa e colpii il nemico ancora più in profondità.

“Raarrgh!”

Dopo che l’uomo-lucertola si fu ripreso dal fallito attacco con l’abilità, gridò di rabbia, o forse di
paura, e sollevò la sua scimitarra in alto.

Ma la mia catena non era finita. La spada che andava verso destra rimbalzò improvvisamente, come
forzata da una molla, e lo colpì al cuore—un punto critico.

Il rombo color azzurro cielo che avevo disegnato addosso alla creatura con i miei attacchi
precedenti si illuminò e reagì; un’abilità orizzontale ripetuta per 4 volte consecutive, «Quadrato
Orizzontale».

La luce brillò forte nel dungeon e poi svanì. Nello stesso istante, la barra degli HP sulla testa
dell’uomo-lucertola svanì senza lasciare neppure un puntino.
Il corpo enorme si accasciò, lasciando una lunga traccia, per poi stopparsi goffamente—

Con un suono simile a quello del vetro in frantumi, si disgregò in un’infinità di poligoni e
scomparve.

Questa è la «Morte» di questo mondo. E’ istantanea e breve, una distruzione perfetta, non lascia
neppure una traccia.

Diedi uno sguardo ai punti esperienza virtuali e agli oggetti che avevo ricevuto, che apparivano con
una scritta viola nel mio campo visivo, e agitai la mia spada prima di riporla nel fodero che avevo
dietro la schiena. Mi allontanai di qualche passo e mi poggiai con la schiena contro la parete del
dungeon.

Buttai fuori il fiato che stavo trattenendo e chiusi gli occhi. La mia tempia prese a pulsare, forse a
causa della fatica dovuta al duro scontro. Mi colpii la testa un paio di volte per liberarmi del dolore
e riaprii gli occhi.

L’orologio scintillante nell’angolo in basso a destra del mio campo visivo mostrava che erano già le
tre e mezza del pomeriggio. Avrei fatto meglio ad uscire altrimenti non sarei arrivato a destinazione
prima del tramonto.

“...Meglio che vada?”

Non c’era nessuno che potesse rispondere, ma mi diedi comunque una mossa.

Per oggi avevo fatto pratica abbastanza. Chissà come anche quel giorno ero sfuggito alla morte. Ma
dopo una breve pausa, sarebbe arrivato il domani con le sue battaglie. Quando combatti senza avere
il 100% delle possibilità di vittoria, tuttavia più ti fai trovare preparato, più aumentano le
probabilità di ricevere le attenzioni della dea bendata.

Il problema era se questo gioco sarebbe stato «finito» o no prima che io avessi tirato le cuoia.

Se metti la tua vita al di sopra di tutto, aspettare che sia qualcun altro a completare il gioco sarebbe
senz’altro la scelta più saggia. Ma io andavo ogni giorno sulla linea del fronte da solo. Ero solo un
maniaco degli VRMMO che continuava ad aumentare di livello battaglia dopo battaglia, oppure—

Sono solo un idiota che ha la presunzione di riuscire a vincere la libertà di tutti in questo mondo
contando solamente sulla propria spada?

Mentre mi dirigevo verso l’entrata del labirinto con un’espressione di autocommiserazione, tornai
con la mente a quel giorno.

Due anni fa.

Il momento in cui tutto finì e tutto ebbe inizio.


Capitolo 2

“Ahh... ha... uwahh!”

La spada si agitava con queste strane guida, tagliando null’altro che aria.

Subito dopo, il cinghiale blu (che si muoveva velocissimo nonostante la stazza) caricò con violenza
il suo assalitore. Scoppiai a ridere mentre lo vedevo volare in aria e poi rotolare giù per il pendio
della collina dopo essere stato colpito dal grugno piatto del cinghiale.

“Hahaha... non così. Il primo movimento è fondamentale, Klein.”

“Argh... quel maledetto bastardo.”

L’assalitore malmenato, un membro del party di nome Klein, si rialzò e mi rispose mesto.

“Vedi Kirito, anche se dici così... E’ un dato di fatto che anche lui è in movimento.”

Avevo incontrato questa persona dai capelli rossi tenuti su da una bandana e che indossava una
semplice armatura di pelle sul suo corpo magro solo da poche ore. Se avesse rivelato il suo vero
nome sarebbe stato difficile dargli del tu, ma il nome con cui si era presentato (Klein) ed il mio
(Kirito) erano entrambi nomi creati ad hoc per i nostri personaggi. Aggiungere -san o -kun dopo tali
nomi sarebbe risultato decisamente una pagliacciata.

Le gambe della persona davanti a me cominciarono a tremare.

“Sembra sia leggermente stordito.”

Presi un sassolino da terra e alzai la mano fin sopra la spalla. Non appena il sistema rilevò lo stesso
movimento utilizzato per un’abilità con la spada, il sassolino cominciò ad emanare una tenue luce
verde.

Dopodiché, la mia mano sinistra si mosse quasi da sola e il sasso disegnò una traiettoria
perfettamente dritta andando a colpire il cinghiale in mezzo alla fronte.

*Ggiik!* Il cinghiale grugnì inferocito e si rivolse verso di me.

“Ovvio che si muovono, non sono manichini per l’addestramento. Ma se inizi con il movimento
adatto, il sistema ti attiverà automaticamente un’abilità e colpirà il bersaglio al posto tuo.”

“Movimento... movimento...”

Ripetendo quelle parole come un incantesimo, Klein sollevò la lama che reggeva con la mano
destra.

Sebbene il cinghiale blu, chiamato ufficialmente «Cinghiale della Frenesia», fosse un mostro di
livello uno, Klein aveva già perso quasi metà dei suoi HP a causa dei violenti contrattacchi. Beh,
anche se fosse morto sarebbe semplicemente resuscitato alla «Starting City» nei paraggi, ma rifare
di nuovo tutta la strada fino a quei campi di caccia era una vera noia.

Sembrava che restasse una sola mossa per decidere l’esito di quello scontro.

Abbassai la testa dopo aver parato l’assalto del cinghiale con la mia spada.

“Hmm, come posso spiegarmi... Non è come un, due , tre e poi colpisci. Ma è più come raccogliere
un po’ di forza e poi, non appena senti che l’abilità è partita fai BAM e colpisci il mostro...”

“Bam, eh?”

Il volto di Klein, pieno di bellezza virile si incupì leggermente mentre sollevava in alto la lama.

Inala, espira; dopo aver fatto un respiro profondo, si preparò a calare la lama. Questa volta, il
sistema avvertì correttamente la posizione e la spada cominciò a diventare lentamente arancione.

“Ha!”

Con quel grido basso, spiccò un salto con dei movimenti completamente diversi da quelli di poco
prima.

*Swish—!* Con quel suono crespante, la spada marò la sua traiettoria rossa nell’aria. Il «Reaver»,
un’abilità di base delle spade ad una mano ricurve, colpì il cinghiale dritto al collo proprio mentre si
stava lanciando alla carica per spazzare via i suoi HP residui.

"Guekk—" emise quel verso patetico e finì in frantumi come vetro, mentre facevano la loro
compara dei numeri violacei, mostrando il numero di punti esperienza guadagnati.

“Ye~~a~~h!”

Klein esibì un’esagerata posa di vittoria con un sorriso enorme stampato sul volto e la mano in alto.
Gli diedi il cinque e mi congratulai con lui.

“Congratulazioni per la tua prima vittoria... ma quel cinghiale—era difficile più o meno come gli
slimes di altri giochi.”

“Eh, davvero? Io pensavo che fosse tipo qualche semi-boss!”

“Ma anche no.”

Il mio sorriso divenne lievemente forzato mentre riponevo la spada nella custodia sulla mia schiena.

Anche se lo prendevo in giro, mi ero reso conto di come si sentiva in quel momento. Dato che io
avevo due mesi in più di esperienza rispetto a lui, era normale che potesse sentirsi appagato solo ora
per aver distrutto il suo primo avversario.

Klein cominciò ad utilizzare la stessa abilità di prima, ancora e ancora, forse per far pratica. Lo
lasciai solo e mi guardai intorno.
Le vaste pianure erano illuminate di rosso dal sole calante. Laggiù a nord, c’era la sagoma di una
foresta, a sud un lago brillante, e ad est riuscivo ad intravedere le mura di cinta della cittadina. Ad
ovest, c’era un cielo senza fine solcato da nuvole bianche e soffici.

Eravamo nelle pianure ad ovest della «Starting City», situata nell’estremità nord est del primo piano
dell’immenso castello fluttuante—«Aincrad». Dovevano esserci un sacco di giocatori ad allenarsi
qui, ma data l’enormità del luogo, non erano visibili da nessuna parte.

Sembrando soddisfatto alla fine, Klein ripose la spada e si avvicinò unendosi a me nell’osservare il
panorama.

“Però... non importa quante volte mi guardi intorno come faccio adesso, non riesco a capacitarmi
che siamo «dentro il gioco».”

“Anche se dici ‘dentro' non è che le nostre anime sono state risucchiate nel gioco o che altro.
Semplicemente, il nostro cervello sta vedendo e sentendo cose che non provengono dagli occhi e
dalle orecchie... ossia i segnali inviati tramite il «Nerve Gear»” Risposi io con una scrollata di
spalle.

Klein mise il broncio come un moccioso.

“Magari tu sei già abituato, ma per me questo è la prima «Immersione Completa»! Non è
incredibile? Davvero... è un bene che sia nato in questa epoca!”

“Stai esagerando.”

Ma mentre ridevo ero completamente d’accordo con lui.

«Nerve Gear».

Era il nome dell’hardware che teneva in piedi questo VRMMORPG—«Sword Art Online».

La struttura di base di questa macchina è essenzialmente differente da tutte le altre.

Diversamente dalle strutture hardware vecchio stile tipo gli “schermi piatti” o i “controller
manuali”, il Nerve Gear possedeva una sola interfaccia: un’interfaccia affusolata che ti avvolgeva
tutta la testa.

Dentro c’erano molti emettitori di segnali. Utilizzando i segnali elettrici inviati da quei trasmettitori,
il sistema aveva accesso direttamente al cervello dell’utente. L’utente non utilizzava più le orecchie
e gli occhi a quel punto, e i segnali raggiungevano direttamente il cervello. La macchina non
bypassava solo la vista e l’udito, bensì anche: tatto, sapore, ed anche odori—per così dire, tutti e
cinque i sensi.

Dopo aver messo il Nerve Gear, chiuso la fascetta sotto il mento, e aver dato il comando iniziale a
voce («Link Start»), non si sente più nulla e si è come risucchiati nel buio. Non appena attraversi il
cerchio color arcobaleno nel mezzo, ti ritrovi in un mondo fatto esclusivamente di dati.

Quindi...
Sei mesi fa, questa macchina (messa in commercio nel Maggio del 2022) aveva creato con successo
la prima «Realtà Virtuale» della storia. Le compagnia che aveva sviluppato il Nerve Gear aveva
chiamato l’atto di connettersi alla realtà virtuale come...

«Immersione Completa o FullDive».

Era una completa scissione dalla realtà, il che si addiceva perfettamente alla parola “completa”.

Il motivo era che il Nerve Gear non solo saturava i 5 sensi di false informazioni, ma bloccava anche
i comandi che partivano dal cervello e che erano diretti nelle zone periferiche del corpo e li
rimandava al mittente.

Questa era la cosa più importante per potersi muovere liberamente in realtà virtuale. Se il corpo
avesse ricevuto i segnali del cervello mentre era in FullDive, nel momento che l’utente si fosse
messo a «correre», avrebbe iniziato a correre anche il corpo reale.

Siccome il Nerve Gear poteva invertire il senso dei comandi inviati dal cervello attraverso il
midollo spinale, Klein ed io potevamo muovere liberamente i nostri avatar e agitare le spade a
volontà.

Ci eravamo completamente immersi nel gioco.

Gli effetti di quest’esperienza avevano catturato me e altri giocatori, al punto in cui sapevamo di
non poter tornare mai più alle vecchie penne digitali e ai monitor touch screen.

Klein osservava la pianura solcata dal vento e le mura del castello con le lacrime agli occhi.

“Quindi, SAO è il primo gioco per Nerve Gear a cui tu abbia mai giocato?” Gli domandai.

Klein, così somigliante ad un placido e bel guerriero dell’epoca Sengoku, si voltò verso di me e
annuì.

“Si.”

Se avesse avuto un’espressione seria, sarebbe apparso tranquillamente come un attore di una
commedia a sfondo storico. Ovviamente, il suo vero corpo era tutta un’altra storia. Si trattava di un
avatar creato da zero, scelte scorrendo tra una lista di opzioni

Ovviamente, anche io assomigliavo ridicolmente ad un bel protagonista tipico dei giochi fantasy.

Klein continuò con la sua voce bassa e vigorosa, e anch’essa era (ovviamente) diversa dal suo vero
timbro.

“Beh, tecnicamente, ho comprato il dispositivo in fretta e furia dopo aver messo le mani su SAO.
Ce n’erano solo diecimila in prevendita, perciò immagino di essere stato molto fortunato.... Beh ora
che ci penso, tu sei stato diecimila volte più fortunato quando sei stato scelto per il beta testing. Ne
hanno scelti solo un migliaio!”

“Ah, si... Immagino di si.”


Klein continuava a guardarmi. Mi grattai la testa imbarazzato.

Mi ricordai come se fosse stato il giorno precedente dell’eccitazione e dell’entusiasmo che «Sword
Art Online» sollevò subito dopo essere stato annunciato dai media.

Nerve Gear aveva reso possibile giocare in modalità FullDive. Tuttavia, a causa dell’innovazione
portata dalla nuova macchina, le uniche applicazioni presenti all’inizio erano solo per cose serie.
C’erano puzzle, applicazioni educative, o giochi per l’educazione ambientale; sollevando le ire dei
giocatori fanatici come me.

Nerve Gear poteva davvero renderizzare una realtà virtuale.

Ma in quel mondo potevi fare si e no 100 metri prima di imbatterti in un muro, cioè una vera
patacca. Era inevitabile che giocatori incalliti come me, che avevano una grande esperienza di vita
passata giocando online, cominciassero ad agognare un certo tipo di giochi in realtà virtuale.

Aspettavamo un gioco online, del genere che permettesse a milioni di giocatori di loggare e
livellare, combattere, e vivere sotto le sembianze di un personaggio fittizio—cioè in parole povere,
volevamo un MMORPG.

Quando le anticipazioni e l’isteria raggiunsero il culmine, il primo VRMMORPG venne annunciato


giusto in tempo, «Sword Art Online». La location del gioco era un castello gigante fluttuante di 100
piani.

I giocatori vivevano in un mondo con laghi e foreste, affidandosi alle proprie spade e lottando alla
ricerca delle scale che portavano al piano successivo, sconfiggendo infiniti mostri, facendosi strada
verso la cima.

«La Magia», considerata un elemento imprescindibile negli MMORPG a sfondo fantasy, era stata
messa coraggiosamente da parte. Un numero quasi infinito di abilità con la spada, chiamate «Abilità
di Spada», erano state introdotte al suo posto. Si trattava di un espediente per cercare di invogliare i
giocatori a combattere con il proprio corpo e sperimentare al massimo l’esperienza del FullDive

Le abilità erano varie, e includevano abilità produttive (come la forgiatura, la concia delle pelli, e la
tessitura) e le abilità quotidiane (come pescare, cucinare e suonare), permettevano al giocatore non
solo di esplorare l’immenso mondo ma anche di «viverlo». Se lo desideravano e soprattutto se ne
possedevano i soldi e le abilità, potevano iniziare una vita da pastori.

Non appena fu rivelata questa informazione, l’entusiasmo dei giocatori salì alle stelle.

Il beta test coinvolgeva solo un migliaio di tester. Si diceva che un migliaio di volontari, la metà dei
possessori dei Nerve Gear venduti all’epoca, si fosse offerta per fare da tester. Solo la fortuna mi ha
aiutato ad essere scelto. I beta tester avevano il vantaggio non indifferente di poter preordinare il
gioco.

I due mesi di beta testing erano stati come un sogno. A scuola pensavo solo al mio set di abilità,
equipaggiamento, e agli oggetti. Correvo a casa subito dopo la fine delle lezioni e mi mettevo a
giocare fino all’alba. Il beta test terminò in un batter d’occhio. Il giorno in cui il mio personaggio fu
resettato, sentii come se mi fosse stata strappate una parte di me stesso.
Ed ora— 6 Novembre 2022, Domenica.

«Sword Art Online», dopo tutti i preparativi era stato ultimato, e iniziò ufficialmente il suo servizio
online alle ore 13.

Ovviamente, io aspettavo da mezz’ora prima e mi loggai senza un secondo di ritardo. Quando


controllai il server, oltre 9500 persone si erano loggate insieme a me. Sembrava che tutti i fortunati
che erano riusciti a mettere le mani sul gioco si sentivano proprio come me. Tutti i negozi di
videogames online avevano annunciato che tutte le copie erano state vendute pochi secondi dopo la
loro messa in vendita. Le vendite offline, cominciate il giorno prima, avevano generato file di
persone che sarebbero durate per quattro giorni, creando abbastanza scalpore da finire sulle news.
Questo voleva dire che tutti quelli che avevano comprato una copia del gioco dovevano essere dei
gamers maniaci.

Anche le azioni di Klein lo mostravano pienamente.

Dopo essermi loggato in SAO, cominciai a correre per le nostalgiche strade lastricate in pietra di
«Starting City», dirigendomi verso l’armeria. Dalle mie azioni, Klein capì che dovevo essere uno
dei beta tester e mi seguì senza alcuna esitazione.

“Ehi, insegnami qualcosina!” Mi supplicò.

Mi chiesi come potesse essere così supplichevole con una persona che non aveva mai incontrato
prima. Ero talmente senza parole da risultare incredibile.

“Ah, er, ecco... che ne dici di andare all’armeria?” Risposi io come uno dei tanti NPC. Finimmo col
mettere su un party e io gli insegnai le basi del combattimento. Ed è stato così che siamo giunti alla
situazione attuale.

A dire la verità, nella vita reale non sono un tipo molto socievole; nei giochi ancora peggio. Durante
il beta testing, ho conosciuto un po’ di persone, ma non abbastanza da poterle definire miei amici.

Ma Klein aveva qualcosa che lo rendeva di piacevole compagnia, e questo non mi pesava affatto.
Pensando di poter andare d’accordo con lui, aprii la bocca per parlare.

“Allora... che cosa vuoi fare? Vuoi andare a caccia finché non ti ci abitui?”

“Certo! ...è quello che vorrei dire, però...”

Gli occhi delicati di Klein osservarono l’angolo a destra della sua visuale. Probabilmente stava
guardando lì per tutto il tempo.

“...beh, dovrei sloggare e andare a mangiare. Ho ordinato una pizza per le 5:30.”

“Piuttosto deciso,” risposi senza parole.

Klein gonfiò il petto.

“Ovviamente!” Ripose fiero. “Ho promesso ad alcuni compagni della «Starting City» di vederci tra
poco. Potrei presentartene qualcuno così puoi registrarlo come amico. Così puoi sempre scambiare
messaggi con loro. Che ne dici?”
“Errr... Hmmm...” Mormorai sovrappensiero.

Andavo d’accordissimo con Klein, ma non c’era alcuna garanzia che sarei andato d’accordo anche
con i suoi amici. Ero certo che non sarei andato d’accordo con nessuno di loro e avrei finito col
litigare anche con Klein.

“Dici che devo...?”

Capendo il motivo della mia titubanza, Klein scosse la testa.

“Ah, non voglio importi nulla. Prima o poi avrò modo di presentarteli comunque.”

“...Già. Scusami, e grazie.”

Non appena lo ringraziai, Klein scosse vigorosamente la testa.

“Ehi, andiamo! Dovrei essere io quello a ringraziarti. Mi hai aiutato un sacco. Ti ricompenserò
presto. Mentalmente.”

Klein sorrise e diede un altro sguardo all’orologio.

“...Bene, io stacco per un po’. Grazie mille, Kirito. A presto.”

Detto questo, mise la mano in avanti. In quel momento, pensai che avrebbe potuto essere un grande
leader in un «altro gioco» e gli strinsi la mano.

“Si, ci vediamo in giro.”

Le nostre mani si separarono.

Fu quello il momento in cui Aincrad, o Sword Art Online, smise di essere solo un gioco per me.

Klein fece un passo indietro, congiunse l’indice e il pollice destro, e abbassò la mano. Quella era
l’azione per aprire la «finestra del menù principale». Subito dopo ci fu un suono e apparve un
rettangolo viola.

Mi spostai, mi sedetti su una roccia, ed aprii anch’io il mio menù. Cominciai a muovere le dita per
riorganizzare gli oggetti ottenuti sconfiggendo il cinghiale.

Poi...

“Eh?” Disse Klein con un tono strano. “Che storia è questa...? Non c’è il bottone del log out.”

A quelle parole le mie dita si fermarono in aria.

“Non c’è...? Impossibile, guarda meglio,” Risposi un po’ confuso.

Lo spadaccino aprì meglio gli occhi e avvicinò lo sguardo al menù.


Il rettangolo, più largo che alto, aveva un paio di pulsanti sul lato sinistro e a destra c’era una
sagoma che mostrava l’equipaggiamento. In fondo al menù, c’era il pulsante di «LOG OUT» che ti
permetteva di uscire da questo mondo.

Mentre aprivo il menù degli oggetti, per controllare quelli che avevo ottenuto dopo ore di lotte,
Klein cominciò a parlare con un tono stranamente acuto.

“Dico sul serio, non c’è. Guarda pure tu Kirito.”

“Ti dico che non è possibile che non ci sia...” Borbottai premendo il bottone per tornare di nuovo al
menù principale.

Il menù degli item sulla destra si chiuse e si riaprì il menù principale. A sinistra della sagoma, che
aveva ancora un bel po’ di spazi vuoti, c’era una lunga fila di pulsanti.

Abbassai la mano con un movimento che ormai era diventato un’abitudine e...

Il mio corpo s’irrigidì.

Non c’era.

Come aveva detto Klein, il bottone che si trovava lì durante il beta test —no, persino dopo il log in
— era scomparso.

Fissai quello spazio vuoto per un po’, poi presi a guardare altrove per vedere se era stato spostato.
Klein mi guardava con scritto “Vedi?” sul volto.

“...Non c’è vero?”

“Si, hai ragione.”

Annuii, anche se mi costava parecchio farlo con tanta remissività. Klein sorrise e prese a grattarsi il
suo gran mento.

“Beh, è il primo giorno, quindi è possibile che ci siano questi bug. A quest’ora i Game Masters
staranno piangendo per il numero di reclami che arrivano,” disse Klein con calma.

“Sicuro che sia tutto ok? Avevi detto che hai ordinato una pizza, no?” Chiesi per stuzzicarlo.

“Ah, è vero!”

Sorrisi mentre lo osservavo fare un salto e spalancare gli occhi.

Gettai un paio di oggetti che non mi servivano per far spazio nell’inventario, che era già diventato
rosso per il carico eccessivo, e poi mi avvicinai a Klein.

“Argh! La mia pizza con le acciughe e la mia ginger ale...!”

“Perché non contatti un Game Master? Potrebbero scollegarti loro.”


“Ci ho provato, ma non c’è risposta. Sono già le 5:25! Ehi, Kirito! Non c’è qualche altro modo per
fare log out”

Dopo aver ascoltato quello che mi aveva chiesto Klein...

Il mio viso si irrigidì. Avvertii una paura ancestrale e dei brividi corrermi lungo la schiena.

“Vediamo... per scollegarci...” Dissi mentre ci pensavo.

Per uscire da questa realtà virtuale e tornare in camera mia dovevo: aprire il menù principale,
premere il tasto 'Log Out' e premere 'Si' sulla finestra che spuntava a destra. Facile. Però... Oltre
quella procedura non sapevo se ne esistessero delle altre.

Osservai Klein che mi stava guardando speranzoso e scossi la testa sconfitto.

“No... non ce ne sono. Se vuoi sloggarti devi farlo dal tuo menù. A parte questo, non c’è altro
modo.”

“Non è possibile, è assurdo... un modo deve esserci!”

Klein cominciò improvvisamente a gridare, rifiutandosi di accettare la realtà.

“Ritorno! Log out! Fuga!”

Ma ovviamente non accadde nulla. In SAO non c’era nessun comando vocale corrispondente a
quelle parole.

Dopo che Klein ebbe gridato e saltato abbastanza, lo chiamai.

“Klein, è inutile. Persino il manuale dice che non ci sono connessioni d’emergenza o altro.”

“Ma... questa cosa è ridicola! Anche se è un bug, non posso tornare in camera mia e nel mio corpo!”
Gridò Klein sconvolto.

Ero totalmente d’accordo con lui. Non aveva alcun senso. Ma era la nuda realtà.

“Ehi... cos’è questa storia? E’ strano. In questo momento non possiamo uscire dal gioco!”

Klein fece una risata disperata e poi prese a parlare di nuovo.

“Aspetta, possiamo spegnere l’alimentazione. Oppure toglierci di dosso il «Gear».”

Mentre osservavo Klein fare il gesto di togliersi un casco invisibile, sentii montare dentro di me una
grande ansia.

“Impossibili, tutte e due le cose. Right In questo momento non possiamo muovere i nostri corpi...
quelli veri dico. Ile « Nerve Gear» intercetta tutti i segnali provenienti dai nostri cervelli,” Mi diedi
un colpetto dietro la nuca “e li reindirizza per far muovere i nostri avatar in questo mondo.”

Klein chiuse lentamente la bocca e abbassò le mani.


Eravamo entrambi senza parole, immersi nei nostri pensieri.

Per entrare in modalità FullDive, il Nerve Gear intercetta i segnali inviati dal nostro cervello al
midollo spinale e li traduce in modo da farci muovere gli avatar in questo mondo. Perciò è inutile
agitare le braccia qui, le braccia del mio corpo reale (steso sul mio letto in quel momento) non si
sarebbero mosse di un millimetro, e io non avrei battuto con la testa contro lo spigolo del tavolo o
contro il muro.

Ma a causa di questa funzione, in quel momento ci era impossibile disconnetterci dal FullDive.

“...Perciò finché il bug non viene sistemato o qualcuno nel mondo reale non ci toglie il Gear,
dobbiamo aspettare qui?” Borbottò Klein ancora un po’ incredulo.

Annuii in silenzio.

“Ma io vivo da solo. Tu?”

Esitai un po’ ma poi gli dissi la verità.

“...Vivo con mia madre e mia sorella piccola, siamo in tre. Penso che me lo toglieranno a forza se
non scendo per la cena...”

“Cosa? Q-Quanti anni ha tua sorella?”

Klein mi guardò all’improvviso, con gli occhi scintillanti. Lo spinsi da parte.

“Ora sei calmo, eh? Lei frequenta club sportivi e detesta i giochi, non ha niente a che vedere con
quelli come noi... ma piuttosto,” alzai il braccio destro cercando di cambiare argomento. “Non pensi
che sia strani?”

“Beh certo. Dato che è un bug.”

“No, non è un semplice bug ma un bug del tipo «non posso uscire». E’ un bug talmente serio da
coinvolgere le operazioni di gioco stesse. Proprio come la tua pizza che diventa sempre più fredda
nel mondo reale, si tratta di una perdita economica, non pensi?”

“...Una pizza fredda... E’ inutile come il natto duro!”

Ignorai il suo commento e continuai a parlare.

“Se le cose stanno così, gli operatori dovrebbero spegnere i server e sloggare tutti,
indipendentemente dalle cause. Però... sono passati 15 minuti da quando abbiamo scoperto la cosa e
non è arrivato neppure un messaggio, quindi resta solo lo shutdown dei server. Troppo strano.”

“Hmm, adesso che ci penso, hai ragione.”

Klein cominciò a grattarsi il mento con espressione seria. Sotto la sua bandana, che arrivava quasi
fino al naso, l’intelligenza divampò nei suoi occhi.

Cominciai ad ascoltare Klein, sentendomi un po’ strano dato che si trattava di qualcuno che non
avrei mai rincontrato se il mio account fosse stato cancellato.
“...La compagnia che ha creato SAO, «Argus», è famosa per le attenzioni che riserva agli utenti,
no? Ecco perché tutti facevano a gara per mettere le mani su una copia del gioco anche se è il primo
nel suo genere. Non ha molto senso se poi mandano tutto all’aria il primo giorno.”

“Si. E SAO è il primo VRMMORPG. Se dovesse succedere qualcosa adesso, metteranno delle
restrizioni per l’intera categoria.”

Klein ed io ci guardammo e facemmo un sospiro.

Le stagioni di Aincrad si basavano su quelle reali, quindi ci trovavamo ad inizio autunno.

Guardai in alto, chiusi gli occhi e presi un lungo, profondo respiro di aria fredda.

100 metri più in la, riuscivo a vedere la base viola del secondo piano. Seguendone il profilo,
esaminai l’enorme torre—il «labirinto» che era l’entrata per il secondo piano— e mi accorsi che era
collegata all’entrata esterna.

Erano le 5:30 e le porzioni di cielo visibili erano tinte di rosse per il tramonto. A discapito della
situazione in cui mi trovavo, la vista di quelle pianure immense tinte d’oro dal sole morente, mi
lasciò senza parole di fronte alla bellezza di quel mondo virtuale.

Subito dopo...

Il mondo cambiò per sempre.


Capitolo 3

*Ding, ding*... Un suono simile ad una campanella —o magari un allarme— risuonò forte, facendo
sobbalzare sia me che Klein.

“Ah...”

“Cos’è questo!?”

Urlammo all’unisono mentre ci guardavamo con gli occhi spalancati.

Sia io che Klein eravamo circondati da delle colonne di luce blu. Ol tre il velo bluastro, le pianure si
vedevano sfocate.

Mi era già successo qualche volta durante il beta testing. Si trattava di un «Teletrasporto» attivato
da un oggetto. Io non possedevo né l’oggetto ne il comando adibiti allo scopo. Che fossero stati gli
operatori ad iniziare un teletrasporto obbligato? Se così perché non ci avevano informati?

Mentre i miei pensieri correvano furiosi, la luce intorno a me pulsò forte e l’oscurità mi avvolse

Mentre la luce blu si esauriva, anche i dintorni ritornarono nitidi. Tuttavia, non ci trovavamo più
nelle pianure al tramonto.

Una grande strada lastricata in pietra. Strade medievali costeggiate da lumi ad olio e un palazzo
enorme che emanava una strana tenebra dinanzi a noi.

Questo era il punto iniziale, la grande piazza principale di «Starting City».

Guardai Klein che era accanto a me con la bocca spalancata. Poi diedi un’occhiata alla folla che ci
circondava.

Osservando il gruppo assurdamente attraente di persone che si diversificavano per equipaggiamento


e colore dei capelli, dovevano essere senza dubbio dei giocatori proprio come me. Ce n’erano
qualche migliaio—diecimila per la precisione. Sembrava che tutti i loggati fossero stati
teletrasportati forzatamente nella piazza centrale.

Per qualche secondo, tutti si guardarono attorno senza parlare.

Poi cominciarono a moltiplicarsi i borbottii e i bisbigli; sempre più rumorosi.

“Che succede?”

“Adesso possiamo scollegarci?”

“Non possono risolvere in fretta?”

Si sentivano decine di commenti come questi.


Mentre i giocatori cominciavano a spazientirsi, cominciarono a levarsi grida quali “E’ uno scherzo
per caso?” e “Uscite fuori maledetti GM!”.

Poi improvvisamente...

Qualcuno alzò la voce sopra quelle di tutti e gridò.

“Ah... guardate lassù!”

Klein ed io alzammo le teste quasi contemporaneamente. Lì, una strana vista accolse il nostro
sguardo.

Il soffitto del primo piano, a cento metrisopra di noi, Era tinto di rosso.

Guardando meglio, mi resi conto che il disegno era composto da due frasi che si incrociavano l’un
l’altra: le parole [ Allarme ] e [ Avviso di Sistema ] scritte in rosso.

Per un attimo rimasi sorpreso poi pensai, “Oh, adesso l’operatore verrà ad avvisarci di qualcosa,” e
le mie spalle si distesero un pochino.

Il chiacchiericcio morì e calò il silenzio sulla piazza.

Tuttavia, quello che accadde dopo non era quello che mi aspettavo.

Dal centro del disegno, cominciò a colare lentamente un liquido denso che assomigliava al sangue.
Colava lentamente a dimostrazione della sua viscosità, ma non cadde fino a terra, bensì cominciò a
condensarsi formando una sagoma.

A comparire fu una figura alta venti metri ammantata di nero.

No, non era corretto. Da dove stavamo guardando, potevamo vedere chiaramente attraverso il
cappuccio—non c’era nessun volto. Era assolutamente vuoto. Potevamo vedere persino la stoffa
interna di colore verdastro. Anche dentro il manto era lo stesso: nient’altro che ombre.
Avevo già visto quell’abbigliamento prima. Erano gli stessi che indossavano gli impiegati della
Argus mentre lavoravano come Game Masters durante il beta testing. Ma all’epoca, i GM maschi
avevano l’aspetto di vecchi stregoni con la barba lunga mentre le donne avevano l’avatar di una
donna occhialuta. Magari adesso era così perché non c’era stato abbastanza tempo per preparare
degli avatar, ma quel cappuccio vuoto metteva addosso un’ansia incredibile.

Gli innumerevoli giocatori intorno a me dovevano sentirsi allo stesso modo.

“Quello è un GM?”

“Perché non ha una faccia?”

C’erano un sacco di mormorii come quello.

Poi la manica destra si mosse come a zittire tutti.

Un guanto bianco puro apparve sotto l’orlo della veste nera. Ma quella manica, come il resto di quel
manto, non copriva alcun corpo.

Poi si sollevò anche la manicasinistra. Poi con entrambi i guanti vuoti spalancati davanti a diecimila
spettatori, la persona senza voltò aprì la bocca—no, non in senso letterale. Una voce calma e
maschile risuonò per tutta la piazza.

『 Giocatori, do a tutti voi il benvenuto nel mio mondo.』

Non riuscii a comprendere subito.

«Il mio mondo»? Se quel manto era un GM, di certo possedeva poteri quasi divini tali da permetteli
di manipolare questo mondo a sua piacimento, ma che aveva in mente adesso?

Klein ed io ci guardammo sbalorditi. Il mantello rosso anonimo abbassò le mani e riprese a parlare.

『Il mio nome è Kayaba Akihiko. In questo momento, sono l’unica persona che può controllare
questo mondo.』

“Cosa...!?”

Il mio avatar si immobilizzò per lo shock, e gli venne un nodo alla gola (e forse anche alla gola del
mio corpo reale) per un attimo.

Kayaba — Akihiko!!

Conoscevo quel nome. Era impossibile non conoscerlo.


Questa persona, sia game designer che genio della fisica quantistica, era il responsabile della
crescita di Argus (che qualche anno fa era solo una delle tante piccole compagnie di turno) fino a
farla diventare leader nel settore.

Era anche il direttore esecutivo di SAO e, allo stesso tempo, colui che aveva progettato il Nerve
Gear.

Come giocatore fanatico, riverivo profondamente Kayaba. Avevo comprato tutte le riviste che
parlavano di lui e avevo letto tutte le sue interviste fino a conoscerle a menadito. Mi sembrava quasi
di poterlo vedere con la tuta da ginnastica bianca che indossava sempre.

Ma era sempre rimasto dietro le quinte, rifiutando la corte dei media. Non era mai stato un GM,
perciò perché farlo proprio ora?

Forzai la mia mente a rimettersi in moto, cercando di dare un senso a quella situazione. Ma le parole
che vennero fuori da sotto il cappuccio vuoto sembravano farsi beffa della ragione e del buon senso.

『Immagino che molti di voi si siano resi conto che il pulsante del Log Out sia sparito dal menù
principale. Non si tratta di un bug; fa tutto parte del sistema di «Sword Art Online».』

“Parte del... sistema?” Borbottò Klein con tono sconnesso.

Ma c’era dell’altro.

『Finché non raggiungerete la cima di questo castello, non potrete scollegarvi di vostra spontanea
volontà.』

Questo castello? All’inizio non compresi le sue parole. Non c’è alcun castello nella «Starting City».

Poi, quello che aggiunse Kayaba spazzò via la confusione che avevo in testa.

『...inoltre, la distruzione o la rimozione del Nerve Gear dall’esterno è severamente proibito. Se


qualcuno ci prova...』

Un momento di silenzio.

Il silenzio di diecimila persone era soverchiante. Le parole successive arrivarono inesorabili.

『…gli emettitori di segnali all’interno dei vostri Nerve Gear emetteranno un forte impulso
elettromagnetico, distruggendo il vostro cervello e inibendo le vostre funzioni vitali.』

Klein ed io ci guardammo sconvolti.

La mia mente si rifiutava di credere a quello che aveva appena sentito. Ma la breve affermazione di
Kayaba mi aveva trafitto come una ferocia inaudita.

Distruggere i nostri cervelli.

In pratica ci ucciderà.
Qualunque utente che indossava il Nerve Gear in quel momento, se spegneva il dispositivo sarebbe
morto. Era quello che aveva appena affermato Kayaba.

La gente cominciò a mormorare, ma non c’erano ne grida ne panico. Era come se tutti non ci
credessero o rifiutasse la realtà, proprio come me.

Klein alzò la mano e se la portò laddove aveva il Nerve Gear nella vita reale. Mentre compiva quel
gesto cominciò a ridere.

“Haha... che sta dicendo? Quell’uomo è impazzito per caso? Non ha alcun senso. Il Nerve Gear... E’
solo un gioco. Distruggere i nostri cervelli... E come intende farlo? Gusto, Kirito?”

La sua voce si incrinò all’ultima frase. Klein mi fissava duramente, ma non potei dargli ragione.

Gli infiniti ricevitori di segnale presenti nell’elmetto del Nerve Gear emettevano piccolissimi
impulsi elettromagnetici per inviare i segnali al cervello.

Magari veniva spacciata per tecnologia ultra-moderna, ma il principio di base era lo stesso che
sfruttavano certi comunissimi apparecchi elettronici largamente utilizzati in Giappone negli ultimi
40 anni—ossia i forni a microonde.

Se l’intensità fosse stata abbastanza elevata, per il Nerve Gear sarebbe stato possibile far vibrare le
molecole d’acqua presenti nel nostro cervello, e il calore generato per attrito lo avrebbe cotto.
Però...

“...In teoria è possibile, però... starà bluffando. Anche mandando il corto il Nerve Gear, non era
possibile che emettesse un impulso tanto potente. A meno che non possedesse una batteria con
enormi capacità di accumulo... al suo interno....”

Klein aveva già capito il motivo per cui ero rimasto in silenzio.

“In effetti... c’è,” rispose lui, le sue parole erano quasi grida stridule. “Il trenta per cento del peso
del dispositivo è costituito proprio dalla batteria. Però... è una follia! Che cosa succede se c’è un
blackout o finisce la carica!?”

Kayaba cominciò a spiegare, come se avesse sentito le grida di Klein.

『Ad essere un po’ più precisi, disconnessioni da fonti esterne di elettricità per oltre dieci minuti,
essere tagliati fuori dal sistema per più di due ore, o qualsiasi tentativo di: sbloccare, smantellare, o
di distruggere il Nerve Gear. Se si realizza una qualsiasi di queste condizioni, allora inizierà la
sequenza di distruzione cerebrale. Queste condizioni sono state annunciate al governo e al pubblico
mediante una massiccia campagna mediatica, poco fa. Eppure, ci sono stati dei casi in cui dei
parenti o degli amici hanno ignorato questi avvertimenti e hanno cercato di rimuovere il Nerve
Gear. Come risultato...』

La voce metallica fece un profondo respiro.

『...sfortunatamente 213 giocatori sono già usciti da questo gioco, e dal mondo reale, per sempre.』
Si sentì un urlo lungo e acuto. Ma molti dei giocatori non potevano o si rifiutavano di credere a
quello che gli era stato appena detto, e rimanevano dov’erano a bocca aperta o con un sorriso amaro
sul volto.

Io cercai di negare quello che aveva appena detto Kayaba. Ma il mio corpo mi tradiva e le ginocchia
mi tremavano violentemente.

Feci qualche passo malfermo sulle mie ginocchia insicure per evitare di cadere. Klein cadde sulla
schiena, con espressione smunta.

213 giocatori sono già...

Quella frase si ripeteva pi e più volte nella mia testa.

Se quello che aveva detto Kayaba era vero, erano già morte più di 200 persone?

Tra loro forse c’erano anche dei beta tester come me. Forse conoscevo anche qualcuno dei loro
nomi e i loro avatar. A quelle persone era stato bruciato il cervello e... erano morte, era questo
quello che aveva detto Kayaba?

“...Non ci credo.... Io non ci credo,” Klein, ancora seduto per terra, parlava con voce contrita. “Sta
solo cercando di spaventarci adesso. Come può fare una cosa del genere? Smettila di scherzare e
facci uscire di qui. Non abbiamo tempo per rimanere qui ad ascoltare questa cerimonia d’apertura
malata. Si... questo è solo un evento. Uno spettacolo d’apertura, giusto?”

Dentro di me stavo gridando le stesse identiche parole.

Tuttavia, volendo spazzare via le nostre speranze, Kayaba tornò a parlare come se stesse parlando
d’affari.

『Giocatori, non c’è alcun bisogno di preoccuparsi dei corpi che avete lasciato dall’altra parte. In
questo momento, tutte le reti TV, in radio, e persino su Internet stanno annunciando proprio questa
situazione; incluse le numerose vittime. Il pericolo connesso alla rimozione forzata dei vostri Nerve
Gear è già noto alle masse. A momenti, i vostri familiari sfrutteranno le due ore di autonomia che vi
ho concesso per essere trasportati in ospedali e altre strutture dove potranno vegliare sui vostri corpi
mentre siete collegati . Perciò rilassatevi... e concentratevi sul gioco.』

“Cosa...?”

Infine, dalla mia bocca proruppero grida violente.

“Ma cosa stai dicendo!? Finire il gioco!? Come si fa a giocare in una situazione simile!?”

Continuai a gridare, fissando il manto rosso che si era calato del soffitto sopra le nostre teste

“Questo non è più un gioco!!”

A quel punto Kayaba Akihiko fece un altro annuncio con il suo tono di voce rilassato e monotono.
『Ma chiedo a tutti voi di comprendere che «Sword Art Online» non è più solo un gioco. E’ una
seconda realtà.... Da questo momento, l’azione di respawn del gioco è disabilitata. Nel momento in
cui i vostri HP scendono a 0, il vostro avatar sarà perso per sempre. E allo stesso modo...』

Sapevo benissimo cosa avrebbe detto dopo.

『…Il vostro cervello verrà distrutto dal Nerve Gear.』

Improvvisamente, mi venne un fortissimo desiderio di scoppiare a ridere. Ma decisi di trattenermi.

Una lunga linea orizzontale campeggiava nella parte alta della mia visuale. Leggendo bene, si
notavano i numeri 342/342.

Punti vita. La mia forza vitale.

Una volta scesi a zero, sarei morto—le onde elettromagnetiche mi avrebbero fritto il cervello,
uccidendomi all’istante. Era quello che aveva detto Kayaba.

Questo era un gioco, un gioco con la tua vita in palio. In altre parole, un gioco mortale.

Durante i due mesi di beta testing ero morto come minimo 100 volte. Ero risorto innumerevoli volte
con mia somma vergogna nella piazza principale, nel «Palazzo di Ferro Nero», per poi ritornare a
caccia.

Gli RPG sono fatti così: giochi in cui continui a morire, fare esperienza e salire di livello. Ma ora
era negata una funzione basilare? Una volta che muori perdi la vita? E in più... non puoi neppure
smettere di giocare?

“... Ma neanche per sogno,” Dissi a bassa voce.

Chi mai si lancerebbe sul campo di battaglia sotto queste condizioni? Era ovvio che sarebbero
rimasti tutti in città, al sicuro.

Poi, come se stesse leggendo nella mia mente (e forse nella mente di tutti gli altri), arrivò
l’annuncio successivo.

『Giocatori, esiste un solo mondo per sfuggire da questo gioco. Come ho detto prima, dovete scalare
la vetta di Aincrad, al centesimo piano, e sconfiggere il boss finale che risiede lassù. Tutti i
giocatori che saranno rimasti in vita per allora, verrano automaticamente scollegati dal gioco. Vi do
la mia parola.』

Diecimila giocatori rimasero in silenzio.

Fu allora che compresi quello che intendeva quando Kayaba aveva detto, «salite in coma a questo
castello».

“Questo castello” era inteso come l’enorme mostruosità che adesso imprigionava diecimila
giocatori al primo piano, con altri novantanove piani da esplorare, che torreggiava nel cielo infinito
in cui fluttuava. Stava parlando dell’Aincrad stesso.

“Certo... tutti e 100 i piani!?” gridò Klein all’improvviso. Si tirò su e alzò i pugni al cielo.
“E come vuoi che lo facciamo? Ho sentito che salire si è rivelato impossibile pure durante il beta
testing!”

Era vero. Durante i due mesi di beta testing, i mille giocatori che avevano provato il gioco erano
riusciti a salire solo fino al sesto piano. Anche sacrificando diecimila persone, quanto tempo ci
sarebbe voluto per scalare tutti e cento i piani?

Tutti i giocatori presenti adesso si stavano rivolgendo quella domanda retorica.

Il silenzio lasciò il posto ad un basso e cupo mormorio. Ma non c’era segno di disperazione.

La maggior parte delle persone era ancora inconsapevole del «pericolo reale» o magari pensava che
si trattasse di «un grande evento burlesco». Tutto quello che aveva detto Kayaba era talmente orrido
da sembrare irreale.

Alzai la testa per vedere il manto vuoto e cercare di accettare quella situazione.

Non posso più scollegarmi. Non posso tornare nella mia stanza, alla mia vita. L’unico modo che
avevo per uscire di qui era aspettare che qualcuno sconfiggesse il boss in cima a questo castello
fluttuante. Se i miei HP scendevano a zero nel frattempo—sarei morto. Una morte reale e definitiva.

Però...

Per quanto mi sforzassi era impossibile accettare questo fatto. Solo cinque o sei ore prima, avevo
mangiato quello che aveva preparato mia madre, chiacchierato un po’ con mia sorella, e poi ero
andato in camera mia.

Ora non potevo più tornare indietro? Era questa la mia realtà adesso?

Poi, il manto fluttuante, fece svolazzare il suo guanto destro e prese a parlare con un’emozione
insolita.

『Allora vi darò la prova che questa è l’unica realtà. Nei vostri inventari, troverete un regalo da parte
mia. Vi prego di verificare.』

Non appena sentii le sue parole, mi affrettai a premere l’indice contro il pollice e abbassare la mano.
Tutti i giocatori mi imitarono e la piazza si riempì del suono di campanelle.

Premetti sul tasto Oggetti e mi accorsi che si trovava proprio lì, in cima alla lista dei miei oggetti.

Il nome dell’oggetto — «Specchietto»

Perché ce lo aveva dato? Cliccai l’immagine dell’oggetto e scelsi “Equipaggia”. Immaediatamente,


ci fu un tintinnio ed apparve un piccolo specchio rettangolare.

Lo afferrai esitante ma non accadde nulla. Tutto quello che mostrava era la faccia preoccupata
dell’avatar che mi ero dato tanta pena per creare.

Sollevai la testa e osservai Klein. Anche il samurai stava osservando lo specchio con espressione
vuota.
...Poi.

All’improvviso Klein e gli avatar circostanti furono avvolti da una luce bianca. Poi anche io venni
avvolto da quell’alone bianco.

Quasit 2, 3 secondi dopo, tutto quello che mi circondava ritornò visibile...

No.

La faccia davanti alla mia non era quella a cui ero abituato a vedere.

L’armatura fatta di piastre metalliche legate insieme, la bandana, e i capelli a punta rossi erano
sempre gli stessi. Ma la faccia era cambiata. I suoi occhi erano più infossati e brillavano. Il suo naso
alto e delicato era diventato arcuato, e gli era comparsa una barba leggera su guance e mento. Se il
suo precedente avatar rappresentava un samurai in erba, questo qui rassomigliava ad un guerriero
trasandato—oppure un bandito.

Per un attimo mi dimenticai della situazione e dissi.

“Chi... sei tu?”

Le stesse parole vennero dalle labbra della persona che avevo davanti.

“Ehi... chi sei tu?”

All’improvviso capii cosa rappresentasse il regalo di Kayaba, lo «Specchietto».

Alzai in fretta lo specchietto, e lui mi guardò di nuovo.

Capelli neri mi coprivano la testa, tra le frangette spiccavano due occhi dallo sguardo debole, e un
viso delicato che mi faceva scambiare per una ragazza anche quando passeggiavo con mia sorella in
abiti casual.

Il volto tranquillo di un guerriero che «Kirito» aveva fino a poco fa non esisteva più. Il volto nello
specchio...

Era il mio vero volto da cui cercavo disperatamente di fuggire.

“Ah... sono io...”

Klein, che fissava anche lui lo specchietto, fece un passo indietro. Ci guardammo e urlammo
all’unisono.

“Sei Klein!?” “Sei Kirito!?”


Anche le nostre voci erano cambiate. Forse i modulatori vocali avevano smesso di funzionare. Ma
non avevamo tempo da sprecare per certe cose.

Gli specchietti ci caddero dalle mani e colpirono il suolo. Si ruppero con un suono tenue ma secco.

Quando ci voltammo di nuovo in giro, la folla non era più formata da personaggi in stile fantasy. Al
loro posto c’erano una marmaglia di persone dall’aspetto normale. Era una di quelle scene che si
vedevano se si radunavano un gruppo di persone e le si portavano ad una mascherata.
Sfortunatamente anche il fattore sex appeal era calato di un bel po’.

Come diavolo era possibile? Klein ed io, come probabilmente tutti gli altri giocatori, avevano
smesso i pani degli avatar e adesso mostravano loro stessi. Ovviamente, le texture assomigliavano
ancora a dei modelli poligonali e sembrava un po’ strano, ma era accuratissimo. Sembrava che il
gioco avesse fatto uno scan completo dei nostri corpi e li avesse riprodotti.

—Scan.

“...Ah, giusto!”

Guardai Klein e mi sforzai di parlare.

“C’è un altissima densità di recettori nei Nerve Gear che ci coprono l’intera testa. Perciò non fanno
solo una scansione del nostro cervello, ma anche della nostra faccia...”

“P-Però, come fa a capire come sono fatti i nostri corpi.... Tipo quanto siamo alti?”

Aggiunse Klein a bassa voce mentre si guardava intorno con cautela.

L’altezza media dei giocatori, che adesso si guardavano l’ul l’altro con le espressioni più disparate,
era notevolmente calata dopo il «cambiamento». Io, e probabilmente anche Klein, avevamo
impostato l’altezza dei nostri avatar in modo eguale alla nostra vera altezza per non avere dei
problemi durante il movimento. Ma la maggior parte dei giocatori nel gioco era alto anche più di
venti centimetri che nella realtà.

Non era tutto. Anche la corporatura e il girovita dei giocatori era cambiato. Era impossibile che il
Nerve Gear potesse avere tali informazioni.

Klein era l’unico che fu in grado di dare una risposta a questa domanda.

“Ah... aspetta. Ho comprato il Nerve Gear solo ieri perciò mi ricordo. C’era una parte nel set-up...
come si chiamava, calibrazione? Beh comunque sia, durante il processo bisognava tastare per bene
il proprio corpo, vuoi vedere che...?”

“Ah, già…Allora era a questo che serviva…”

Sembrava che il Nerve Gear possedesse una descrizione molto minuziosa del nostro aspetto.

Era possibile, in questo modo l’avatar dei giocatori era stato sostituito con una replica plogonale
quasi perfetta di sé stessi. Lo scopo era ormai ovvio.
“...Realtà,” mormorai. “Ha detto che questa è realtà. Che questo avatar poligonale... e i nostri HP
sono i nostri veri corpi e la nostra vera vita. Per farcelo credere, ci ha dato lo stesso aspetto che
abbiamo in realtà....”

“Però...C’è un’altra cosa Kirito.”

Klein si grattò la testa e i suoi occhi brillarono quando gridò.

“Perché? Perché accidenti sta facendo una cosa del genere...?”

Non risposi e puntai in alto con un dito.

“Aspetta un attimo. Molto probabilmente tra poco ce lo spiegherà lui.”

Kayaba non mi deluse. Dopo qualche secondo una voce, che suonava quasi solenne, arrivò dal cielo
rosso sangue.

『Probabilmente vi starete chiedendo tutti, “Perché.” Perché io —il creatore sia del Nerve Gear che
di SAO, Kayaba Akihiko— sto facendo tutto questo? E’ un qualche tipo di attacco terroristico? Lo
faccio per chiedere un riscatto?』

Fu allora che la voce di Kayaba, che finora era rimasta piatta e senza emozioni, sembrò mostrare
finalmente segni di vita. All’improvviso la parola «empatia» mi attraversò la mente, anche se era
impossibile che fosse questo il caso.

『Nessuno di questi è il motivo. Non solo, ma per me ormai non esiste più alcuno scopo o ragione
per portare avanti questa cosa. Il motivo è perché... questa situazione stessa era il mio scopo per fare
quello che sto facendo. Creare e osservare questo mondo è il solo motivo per cui ho creato il Nerve
Gear e SAO. Ed ora, tutto è compiuto.』

Quindi dopo una breve pausa, la voce di Kayaba, tornò inespressiva e continuò.

『...Ora, ho completato il tutorial ufficiale di «Sword Art Online». Giocatori—Vi auguro buona
fortuna.』

Quest’ultima frase si lasciò dietro un flebile eco.

L’enorme avatar cominciò a salire e affondò, partendo dal cappuccio, nel avviso di sistema che
copriva il cielo, come fondendosi con esso.

Le sue spalle, poi il suo petto, poi le sue braccia e le gambe si fusero nella superficie rossa, e poi
infine una macchia rossa si allargò. Subito dopo, l’avviso che copriva il cielo sparì velocemente
così com’era apparso.

Il suono degli uccelli che volavano sulla piazza e i suoni prodotti dagli NPC arrivarono alle nostre
orecchie.

Il gioco era tornato alla normalità, a parte il fatto che una regola o due erano cambiate.

Poi— alla fine.


La folla di diecimila giocatori proruppe in una reazione adeguata.

In altre parole, infinite voci cominciarono a risuonare per la piazza.

“E’ uno scherzo vero...? Che diavolo è? E’ uno scherzo no!?”

“Smettetela di prendermi in giro! Fatemi uscire! Fatemi uscire di qui!”

“No! Non potete! Tra poco devo vedermi con qualcuno!”

“Non mi piace! Me ne vado a casa! Voglio tornare a casa!!!!!!”

Grida. Clamore. Strilli. Imprecazioni. Implorazioni. Panico.

Le persone che in una manciata di secondi erano passate dall’essere giocatori all’essere prigionieri
giacevano in ginocchio con la testa fra le mani, agitavano le braccia, si abbracciavano, oppure
correvano e urlavano.

Nel mezzo di quel fracasso, la mia mente ritornò stranamente fredda e lucida.

Questa... è realtà.

Quello che Kayaba Akihiko aveva affermata era vero. Se le cose stavano così, questo era tutto
quello che ci potevamo aspettare. Sarebbe stato strano fare il contrario. Questo lato di Kayaba era
uno dei tratti che lo rendevano più affascinante.

Ora non avrei potuto tornare alla relatà per un po’—forse un paio di mesi o anche di più. Durante
questo periodo non avrei potuto vedere mia madre e mia sorella e non avrei potuto parlare con loro.
Era possibile che non ne avrei più avuto la possibilità. Se fossi morto qui—

Sarei morto anche nella realtà.

Il Nerve Gear, un tempo consolle di gioco, ora era diventato il catenaccio di questa mia prigione che
mi avrebbe fritto il cervello.

Inalai lentamente, poi espirai, ed aprii la bocca per parlare.

“Klein, vieni qui per un secondo.”

Afferrai il braccio del guerriero, che sembrava essere molto più grande di me nella vita reale, e mi
feci largo tra la folla.

Ci facemmo largo abbastanza in fretta, forse perché eravamo vicini al margine. Entrammo in una
delle tante stradine che si dipartivano dalla piazza come raggi e ci nascondemmo dietro l’ombra di
un carretto.

“...Klein,” Lo chiamai di nuovo per nome.

Aveva ancora un’espressione confusa. Continuai a parlare cercando di fare del mio meglio per
sembrare serio.
“Ascoltami. Uscirò da questa città e mi dirigerò al prossimo villaggio. Vieni con me.”

Klein spalancò gli occhi sotto la bandana. Cont. Nuaia a parlare a bassa voce, sforzandomi di far
uscire le parole.

“Se quello che ha detto è vero, per uscire di qui dobbiamo diventare più forti. Lo sai che gli
MMORPG si basano su infinite battaglie a favore dei giocatori. Solo quelli che ottengono più
esperienza e soldi possono farsi largo.... Quelli che lo hanno capito ora sono andati a cacciare tutti i
mostri nei pressi della «Starting City». Dovrai aspettare per sempre che i mostri resuscitino. Se
invece andiamo in un altro villaggio saremo in vantaggio. Conosco le strade per andare in tutti i
posti più pericolosi, perciò posso andarci, anche se sono solo al livello uno.”

Considerando che ero io, quella era stata una chiacchierata piuttosto lunga. Nonostante tutto per, lui
rimase in sileznio.

Poi dopo qualche istante decise di parlare.

“Però...Ecco lo sai. Ho già detto prima che ho fatto la fila per un secolo con i miei amici per
comprare questo gioco. Probabilmente si saranno loggati anche loro e adesso saranno in quella
piazza. Non posso... andarmene senza di loro.

“...”

Emisi un sospiro e mi morsi il labbro.

Capivo benissimo quello che Klein stava cercando di dirmi con il suo sguardo nervoso.

Lui... era allegro ed era facile andarci d’accordo, e probabilmente bravo a prendersi cura degli altri.
Probabilmente adesso sperava che avrei fatto amicizia con i suoi amici.

Ma non potei annuire.

Se fosse stato solo Klein, avrei potuto proteggere entrambi dai mostri mentre raggiungevamo il
villaggio. Ma se ce ne erano degli altri —no, anche solo un’altra persona in più— sarebbe stato
pericoloso.

Se qualcuno fosse morto lungo la strada, sarebbero morti come minacciato da Kayaba.

La responsabilità sarebbe ricaduta senza dubbio su di me, che avevo proposto di lasciare la sicura
«Starting City» e avevo fallito nel compito di proteggere i miei compagni.

Reggere un peso tanto grande, era troppo per me. Era semplicemente impossibile.

Klein sembrò leggere tutte le preoccupazioni che mi passavano per la mente. Un sorriso apparve sul
suo volto e scosse la testa.

“No... Non posso continuare ad affidarmi a te. Ero un mastro di gilda nel gioco in cui giocavo
tempo fa. Andrà tutto bene. Mi arrangerò con le tecniche che mi hai insegnato finora. E... C?è
ancora una possibilità che questo sia tutto uno scherzo e che ci faranno uscire presto. Perciò non
preoccuparti per noi e dirigiti a quel villaggio.”
“...”

Con le labbra serrate, venni assalito da un’indecisione mai provata in vita mia.

Poi dissi le parole che mi avrebbero divorato per i prossimi due anni.

“...OK,” Annui, feci un passo indietro, e poi aggiunsi con la gola secca.

“Ok, salutiamoci qui. Se succede qualcosa, mandami un messaggio.... Ci vediamo, Klein.”

Klein mi chiamò mentre facevo per andare via.

“Kirito!”

“...”

Gli rivolsi un’occhiata investigativa, ma lui non disse nulla; le sue guance tremavano leggermente.

Lo salutai e mi voltai a nord ovest, la direzione del villaggio che avrei usato come base.

Dopo aver fatto si e no cinque passi, una voce mi chiamò nuovamente.

“Ehi, Kirito! Hai un bell’aspetto nella vita reale! Proprio come mi garba!”

Feci un sorriso amaro e gridai.

“Anche il tuo aspetto è dieci volte meglio!”

Poi diedi le spalle al primo amico che mi ero fatto in questo mondo e mi avviai nuovamente.

Dopo aer corso per un po’ per quelle stradine, mi voltai di nuovo indietro. Ovviamente ero da solo.

Ignorai la stretta al cuore e ripresi a correre.

Corsi disperatamente al cancello nordoccidentale della Starting City e poi attraversai le pianure e
poi la foresta, poi un piccolo villaggio—e poi infine, verso un infinito gioco di spravvivenza.
Capitolo 4

Dopo un mese di gioco, erano morte duemila persone.

Le speranze di ricevere aiuto dal mondo esterno erano state infrante, dato che nemmeno un
messaggio aveva fatto breccia.

Non l’avevo visto coi miei occhi, ma dicono che il panico e la disperazione che assalirono i
giocatori dopo aver saputo di non poter uscire dal gioco fosse stato inimmaginabile. C’erano
persone che piangevano e che si lamentavano, e altri cercavano di scavare furiosamente decisi a
distruggere questo mondo. Ovviamente, tutti gli edifici erano oggetti indistruttibili, e questo
tentativo fallì miseramente.

Ci vollero giorni affinché i giocatori accettassero la situazione e cominciassero a pensare a cosa


fare.

I giocatori vennero divisi in quattro categorie.

La prima consisteva in poco più della metà del totale dei giocatori—erano coloro i quali ancora non
accettavano le condizioni imposte da Kayaba Akihiko e aspettavano l’aiuto dal mondo esterno.

Capivo perfettamente quello che stavano provando. I loro corpi giacevano in un letto o seduti sopra
delle poltrone. Quella era la realtà e questa solo un «falso». Se ci fosse stata anche la minima
scoperta, sarebbero potuto uscire di qui. Ovviamente, il pulsante di log out era sparito, ma poteva
esserci qualcos’altro che era sfuggito agli sviluppatori....

E fuori, la compagnia che aveva sviluppato il gioco, Argus, avrebbe fatto tutti gli sforzi possibili per
salvare i giocatori. Se riuscivano ad aspettare, sarebbero stati in grado di riaprire gli occhi, rivedere
la propria famiglia, e poi tornare a scuola o a lavorare e tutta questa storia sarebbe stata solo un
incubo da raccontare....

Non era una linea di pensiero del tutto irragionevole. Credo che anch’io la pensassi così nel
profondo.

Il loro piano d’azione era «aspettare». Non mettevano nemmeno un dito fuori dalla città e usavano
il denaro assegnato all’inizio del gioco (la valuta si chiamava «Col» in questo mondo) con
parsimonia, comprando solo del cibo e dormendo in locande economiche, e passeggiavano in
gruppo, passando i giorni senza pensieri.

Fortunatamente la «Starting City» era una città che occupava il 20% della superficie del primo
piano ed era abbastanza estesa da contenere un distretto di Tokyo. Perciò i cinquemila giocatori in
questione ci potevano vivere agevolmente.

Ma non arrivava alcun aiuto, indipendentemente da quanto aspettassero. Ea il cielo sopra di loro
non era azzurro ma velato di nubi. Il loro denaro non sarebbe durato in eterno, così capirono che
avrebbero dovuto fare qualcosa.
La seconda categoria comprendeva circa il 30%, cioè tremila giocatori. Era un gruppo in cui tutti
collaboravano. Il suo leader era l’admin di una delle più grandi community online di videogames.

I giocatori di questa fazione vennero divisi in vari gruppi e condividevano tutti i guadagni, le
informazioni sul gioco, e cominciarono a setacciare il labirinto in cui c’erano le scale per il piano
successivo. I leader di questo gruppo stabilirono il loro quartier generale nel «Castello di Ferro
Nero» e da lì inviavano ordini ai vari gruppi.

Questo gruppo enorme per un periodo non aveva neppure un nome, ma poi cominciò ad essere
chiamato da tutto come «Armata».

La terza categoria consisteva in circa mille giocatori. Era costituita da giocatori che avevano
sprecato tutti i loro Col ma che non volevano guadagnare soldi combattendo i mostri.

Una piccola parentesi, esistevano due sole sensazioni di base in SAO: uno era la fatica e l’altro la
fame.

Capivo perché ci fosse la fatica: le informazioni virtuali e quelle reali erano perfettamente identiche
per i cervelli dei giocatori. Se i giocatori si stancavano potevano andare in una locanda e dormire a
seconda di quanto denaro possedevano. Se qualcuno metteva su abbastanza Col poteva comprarsi
una casa, ma la somma non era per niente bassa.

La fame invece era una grossa incognita. Sebbene nessuno sapesse cosa stesse succedendo ai loro
corpi nel mondo reale, era morto probabile che ci stessero nutrendo tutti con delle flebo. Il che
voleva dire che la fame che avvertivamo qui non aveva niente a che vedere con quella del mondo
reale.

Ma se ci nutrivamo del pane o della carne di questo mondo virtuale, la fame spariva e ci sentivamo
pieni. Non c’era modo di sapere come funzionasse questo meccanismo se non chiedere
delucidazioni ad un esperto nel campo delle neuroscienze.

Anche l’opposto era vero: la fame non svaniva finché non mangiavamo qualcosa. Probabilmente
non saremmo morti di fame, ma il fatto che fosse un bisogno difficile da ignorare peggiorava solo le
cose. Perciò ogni giorno i giocatori facevano visita ai ristoranti gestiti dagli NPC e mangiavano un
boccone, perlomeno virtualmente.

Inoltre, nel gioco non c’era bisogno di espellere rifiuti. Per quello che succedeva invece nel mondo
reale, non volevo neppure immaginarlo.

Bene, torniamo a noi....

I giocatori che avevano sperperato tutti i loro averi all’inizio del gioco, che non potevano
permettersi di mangiare o dormire, di solito si univano all’enorme organizzazione che avevo
menzionato prima, «L’Armata». Questo perché bastava seguire gli ordini basilari per ottenere un
pasto.
Ma c’era sempre qualcuno che non riusciva a cooperare con nessuno. Quelli che non avevano mai
aspirato ad arruolarsi, o che erano stati cacciati per aver causato dei problemi, usava i bassifondi
della «Starting City» come base e cominciava a rubare.

Dentro la città, o nelle aree note come «Aree Sicure», esisteva una sicurezza implementata dal
sistema e i giocatori non potevano farsi del male l’un l’altro. Ma all’esterno era tutta un’altra storia.
I banditi facevano accordi con altri banditi e tendevano imboscate agli altri giocatori —il che era
molto più proficuo che andare a caccia di mostri— in campo aperto o nei labirinti.

Persino allora, loro non «uccidevano» nessuno —beh, perlomeno durante il primo anno.

Questo gruppo crebbe sempre di più fino ad arrivare alle sopracitate mille unità

L’ultima, la quarta categoria, era semplicemente il restante.

C’erano cinquanta gruppi formati da chi voleva finire il gioco ma non era riuscito ad entrare nella
prima organizzazione. Erano circa cinquecento. Li chiamavamo le «Gilde» e avevano una mobilità
che mancava alla più grande «Armata». Sfruttando questa mobilità si erano ritagliati man mano il
loro spazio.

Poi c’erano pochi che avevano scelto la strada del mercante e dell’artigiano. Erano solo due o
trecento, e crearono le loro Gilde per affinare le abilità per guadagnarsi i Col che gli servivano per
tirare avanti.

Il resto, circa un centinaio di giocatori, venivano chiamati «Solo Players» — era il gruppo a cui
appartenevo io.

Era il gruppo di egoisti che aveva deciso che agire da soli era più proficuo per rafforzarsi e
sopravvivere. Se potevano sfruttare le informazioni in loro possesso, riuscivano ad aumentare di
livello in fretta. Dopo aver ottenuto la forza per combattere da soli contro mostri e banditi, non
aveva più alcun senso combattere in squadra con altri giocatori.

Un ulteriore tratto di SAO era l’assenza della «Magia»; in altre parole, non c’era nessun «attacco a
lungo raggio con il100% di tasso di successo», così una sola persona poteva combattere contro più
mostri alla volta. Se si possedevano le abilità, giocare da solo era molto più vantaggioso in termini
di esperienza guadagnata rispetto a combattere in squadra.

Ovviamente, la cosa comportava alcuni rischi. Ad esempio, se una persona aveva lo status
«Paralizzato» e aveva dei compagni al seguito, loro avrebbero potuto curarlo agevolmente. Ma se la
persona stava giocando da sola, sarebbe potuta morire facilmente. In realtà, all’inizio, i solo players
avevano il tasso di mortalità più elevato di tutte le categorie di giocatori.

Ma se avevi l’esperienza e l’abilità per destreggiarti tra tutti questi pericoli, potevi ricavare una
ricompensa molto adeguata rispetto al rischio che si correva, e i beta testers (incluso me stesso)
possedevano entrambe queste caratteristiche.

Con questo metodo i solo players livellavano in modo rapido e sostenuto e presto si aprì un enorme
gap tra loro e il resto degli altri giocatori. Dopo che il gioco si fu assestato un po’, molti sei solo
player abbandonarono il primo piano e si stabilirono nelle città dei piani alti.
Dentro il Castello di Ferro Nero, la «Stanza dei Risorti» in funzione durante il beta testing, adesso
era occupata da un enorme monumento metallico inesistente durante il beta testing. Sopra c’erano
scolpiti i nomi di tutti e diecimila i giocatori. In più, sul nome di chi era morto c’era una linea, e
veniva spiegato anche come e quando era morto.

La prima persona che ebbe l’onore di vedere il suo nome barrato dalla lista era morto dopo tre ore
dal vero inizio.

La causa della morte non fu un mostro. Fu un suicidio.

Aveva creduto alla teoria secondo cui “data la struttura del Nerve Gear, se una persona viene
scollegata dal sistema, riprenderà automaticamente conoscenza.” Salì sulla recinzione metallica
all’estremità nord della città, al limite di Aincrad, e si gettò di sotto.

Sotto il castello fluttuante che era Aincard, non esisteva alcun suolo. Esisteva solo un cielo infinito
solcato da nuvole bianche. Mentre un’infinità di ragazzi lo osservavano, il ragazzo divenne sempre
più piccolo, lasciando un flebile urlo, svanendo infine nelle nuvole.

Due minuti dopo apparve una linea senza pietà sul nome del ragazzo. La causa della morte era stata
«Caduta a Mezz’Aria». Non volevo neppure immaginare cosa avesse passato durante questi due
minuti. Nonc’era modo di sapere se fosse tornato nel mondo reale o se, come aveva detto Kayaba,
gli era stato fritto il cervello. Ma molte persone credevano che se esistesse un modo tanto banale per
uscire dal gioco, quelli la fuori ci avrebbero salvati già da un pezzo.

Ma c’era ancora chi si affidava a questo modo semplicistico di vedere le cose. Molte persone,
incluso me, trovarono difficile accettare la «Morte» in SAO come una cosa reale.

Questi non era ancora cambiato. Il fenomeno degli HP che scendevano a zero e i poligoni che
componevano i nostri corpi che venivano distrutti rassomigliavano troppo al «Game Over» a cui
eravamo fin troppo abituati. Era probabile che l’unico modo per farci rendere conto della realtà
della morte in SAO era quella di farcela sperimentare personalmente. Questa realtà disarmante fu il
motivo per cui la diminuzione del numero di giocatori era diminuita drasticamente dopo il primo
mese.

D’altro canto, molti dei giocatori che facevano parte de «L’Armata», specialmente quelli del primo
gruppo, avevano cominciato a morire proprio mentre cercavano una via d’uscita.

Combattere in SAO richiedeva un po’ per farci la mano. Non si trattava di fare i movimenti da solo
ma di «affidarli» al sistema.

Per esempio, persino un semplice montante con la spada, se il giocatore aveva acquisito l’Abilità
«Abilità Spade a Una Mano» e aveva selezionato la voce «Montante» dalla lista, poi non gli
rimaneva che assumere la posizione di partenza; a quel punto il sistema avrebbe mosso il suo corpo
quasi automaticamente. Ma se qualcuno senza l’abilità provava a copiarne i movimenti, sarebbe
risultato troppo debole e lento in un combattimento. Sarebbe stato come non premere i tasti del
controller durante il match di un picchiaduro.

Hi non sapeva come usare queste abilità si limitava ad agitare la spada e perdeva anche conto
cinghiali e lupi che avrebbe potuto abbattere con un solo colpo delle abilità di base. Comunque,
anche se avessero gettato la spugna e si fossero ritirati...
Diversamente dagli attacchi dei videogame che si vedono in 2D, le battaglie in SAO erano così
realistiche da mettere paura. Era come se un vero mostro ti ringhiasse contro e ti inseguisse con il
desiderio di ucciderti.

Persino durante il beta testin g qualcuno si è spaventato, ma adesso se perdevi c’era la morte ad
attenderti. I giocatori che cedevano il panico dimenticavano le abilità e se la davano a gambe, i loro
HP si prosciugavano ed essi venivano espulsi per sempre da questo mondo.

Suicidio, perdere contro i mostri. Il numero di nomi sbarrati aumentava con ritmo spaventoso.

Quando le vittime salirono a quota duemila, ad un mese dall’inizio, una nuvola di disperazione calò
sui superstiti. Se il numero saliva a quel ritmo, il resto sarebbe morto in meno di sei mesi. Salire al
centesimo piano sembrava un sogno.

Però... gli esseri umani si sanno adattare.

Dopo un altro mese, venne esplorato un labirinto e il numero di morti calò in fretta. La gente
cominciò a diffondere informazioni per sopravvivere e molta gente capì che i mostri non erano poi
tanto spaventosi se ottenevi l’esperienza necessaria per sfidarli.

Era possibile risolvere il gioco e tornare nel mondo reale. Il numero di chi la pensava così cresceva
lentamente ma inesorabilmente.

L’ultimo piano era ancora lontano, ma i giocatori inseguivano quella flebile speranza... e il mondo
era tornato a girare.

Ora, dopo die anni e ventisei piani rimasti, il numero di sopravvissuti è intorno ai seimila.

Questa è la situazione attuale ad Aincrad.


Capitolo 5

Dopo aver vinto il mio scontro con un nemico formidabile che vagava per il «Labirinto» del piano
settantaquattro, mi son messo a rivangare il mio passato, ed emisi un sospiro di sollievo alla vista
della luce che proveniva dall’uscita.

Svuotai la mente, attraversai in fretta il passaggio, e presi una boccata di aria fresca e pulita.

Di fronte a me, un sentiero stretto si addentrava in una foresta fitta e assai sviluppata. Dietro di me,
il labirinto da cui ero appena uscito si ergeva alto nel cielo—fino al soffitto sopra cui c’era un altro
piano, ad essere più precisi.

Siccome il gioco consisteva nello scalare il castello fino in cima, i dungeon di questo mondo non
erano labirinti sotterranei bensì torri altissime. Però le caratteristiche di base non erano cambiate:
dentro c’erano mostri più forti di quelli che potevi trovare in campo aperto, e il boss ti aspettava
nella parte più interna.

Ad ora, era stato esplorato l’80% del labirinto del 74esimo piano, o per meglio dire, era stato
«mappato». Tra qualche giorno, probabilmente sarebbe stata scoperta la stanza del boss, e sarebbe
stata approntata un’enorme squadra per affrontarlo. A quel punto, avrebbe preso parte all’azione
anche un solo player come me.

Sorrisi a me stesso per essere speranzoso e deluso allo stesso tempo e cominciai a camminare giù
per il sentiero

Per il momento, casa mia era la città più grande di Aincrad, «Algade», che si trovava al
cinquantesimo piano. Beh, basandosi sulle dimensioni, la Starting City era più grande, ma ormai
quello era diventato la base de «L’Armata», perciò era diventato scomodo muoversi lì.

Non appena ritornai nelle pianure ormai buie, davanti a me si parò una foresta piena di alberi
nodosi. Se avessi continuato a camminare per un’altra mezz’ora, sarei arrivato nella «Area degli
Alloggi» del 74esimo piano e avrei usato il «Portale del Teletrasporto» presente lì per andare ad
Algade.

Avrei sempre potuto utilizzare un oggetto per il teletrasporto istantaneo che avevo nell’inventario
per tornare ad Algade in qualsiasi momento. Ma dato che erano un pochino costosi, ero riluttante ad
usarli se non in caso di estrema urgenza. C’era ancora del tempo prima del tramonto, perciò
resistetti alla tentazione di tornare a casa e mi addentrai nella foresta.

Di norma, le zone periferiche di ogni piano di Aincrad erano aperte e si poteva vedere il cielo, a
parte i pilastri su cui si reggeva il piano soprastante. Gli alberi erano illuminati di rosso. La nebbia
che aleggiava tra le fronde brillava luminosa alla luce del tramonto. I canti degli uccelli, assai
comuni di giorno, adesso non si sentivano, mentre invece erano amplificati i rumori dei rami che
scricchiolavano al vento.

Sapevo di poter affrontare i mostri di quest’area anche da mezzo addormentato se avessi voluto, ma
la paura del buio e di quello che comportava era difficile da scacciare. Mi assalì una paura simile a
quella che avevo provato da piccolo quando avevo perso la strada di casa e si era fatto buio.
Ma non mi dispiacevano queste sensazioni. Avevo dimenticato queste paure primordiali nella mia
vita reale. La solitudine che ti assale mentre cammini per le vastità selvagge di questo mondo—si
può chiamarla l’essenza di un RPG insomma.

Mentre ero assorbito in questi pensieri nostalgici, all’improvviso sentii un grido che non avevo mai
udito in vita mia.

Durò solo un momento, alto e chiaro. Mi fermai e cercai di capire da dove potesse provenire. Se ti
capitava di sperimentare qualcosa di assolutamente nuovo in questo mondo, o eri molto fortunato,
oppure era tutto l’opposto.

Come solo player, avevo allenato la mia abilità «Scova Nemici». Questa abilità preveniva le
imboscate e quando ci facevi abbastanza la mani, ti dava l’opportunità di notare i nemici anche
mentre si "nascondevano." Con questa abilità, notai un mostro nascosto tra i rami a dieci metri da
me.

Non era molto grande. Aveva una pelliccia verde per camuffarsi tra le fronde e le orecchie più
lunghe del resto del corpo. Concentrandomi su di esso, divenne automaticamente il mio bersaglio, e
gli apparve un cursore giallo sopra la testa insieme al suo nome.

Trattenni il fiato non appena lessi il nome: «Ragout Rabbit». Era abbastanza raro da meritarsi
l’aggettivo "super".

Era la prima volta che ne vedevo uno con i miei occhi. Il coniglio ciccione che viveva tra le foreste
non era affatto forte, e non ti dava manco molta esperienza, però—

Presi silenziosamente un piccolo coltellino da lancio dalla mia cintura. La mia «Abilità di Lancio
del Coltello» non era un granché. L’avevo solo scelto sull’albero delle mie abilità ad un certo punto.
Ma avevo sentito dire che il Ragout Rabbit era il mostro più veloce tra quelli conosciuti, perciò non
ero affatto sicuro di poterlo colpire con la spada.

Avevo una sola chance di attaccare prima che il nemico si accorgesse di me. Sollevai la mano,
pregando mentalmente, e assunsi la posizione del «Colpo Singolo.

Beh, per quanto potesse essere scarsa la mia abilità, la mia mano fu aiutata dalla mia destrezza e
lanciai il coltello in un lampo. Il pugnale brillò un secondo prima di sparire tra le frasche. Non
appena attaccai, il cursore, che mostrava la posizione del Ragout Rabbit, divenne rosso e apparve
anche la barra degli HP.

Nella direzione in cui avevo lanciato il pugnale si sentii un grido acuto. La barra degli HP tremò
appena e poi calò a 0. Si sentì il suono familiare di poligoni in frantumi.

Strini la mano sinistra a pugno. Alzai la mano destra ed aprii il menù principale. Aprii in fretta la
lista degli oggetti, la mano tremante per l’emozione, ed eccolo lì in cima alla lista dei nuovi oggetti
acquisiti: « Carne di Ragout Rabbit». Si trattava di un oggetto raro che si poteva scambiare con gli
altri giocatori come minimo a centomila Col. Con tutti quei soldi ci si poteva creare il miglior set di
armature che c’erano e ti rimaneva pure qualcosa.

Il motivo per il quale era così costosa era semplice, era l’ingrediente più buono tra quelli presenti in
tutto il gioco.
Mangiare era l’unico piacere di SAO, ma le uniche cose che potevi mangiare erano il pane e le
zuppe tipiche delle campagne Europee—non che non fossero buoni; ma erano piatti molto semplici.
Un paio di giocatori che avevano affinato l’abilità di cucinare avevano dato molto peso al fatto di
dare a tutti la possibilità di mangiare cose più buone. Ma non era una c osa semplice, e infatti molti
giocatori quasi non percepivano più alcun gusto.

Ovviamente, la mia situazione non era molto differente, e non disdegnavo la zuppa e il pane di
farina integrale che vendeva il ristorante gestito da NPC che frequentavo. Ma ogni tanto anch’io
venivo assalito dal desiderio di assaggiare della carne deliziosa.

Per un po’ osservai l’oggetto presente nel menù e mi domandai cosa fare. Le chance di ritrovarlo
ancora erano bassissime. Ad essere onesti, volevo mangiarmela. Ma più alto era il rango degli
ingredienti, più alto sarebbe risultato il grado di abilità per poterlo cucinare. Perciò avrei dovuto
trovare uno chef da manuale per poter cuocere questa carne.

Ma non ne conoscevo nessuno. Beh, qualcuno forse si, ma andarli a cercare per qualcosa del genere
era fastidioso. E comunque, era arrivato il momento che mi facessi un nuovo set di
equipaggiamento. Perciò, decisi di venderlo.

Chiusi la finestra come per liberarmi di ogni rimpianto, e diedi un’occhiata tutto intorno con la mia
abilità. Probabilmente non c’erano banditi nei paraggi, ma con un oggetto di classe S per le mani
non si era mai troppo sicuri.

Una volta venduto avrei potuto comprarmi tutti gli oggetti per il teletrasporto che volevo, così decisi
di minimizzare i rischi estraendo qualcosa dalla tasca

L’oggetto che avevo in mano era un cristallo a forma di otto per ogni lato che emanava un blu
intenso. I pochi oggetti magici di questo mondo in cui la «Magia» era stata esclusa, avevano tutti la
forma di una gemma. Blu indicava il teletrasporto istantaneo, rosa per recuperare HP, verde per gli
antidoti e così via. Erano tutti oggetti comodi che davano effetti immediati, ma erano anche costosi.
Perciò in molti casi, la gente usava pozioni ad azione più lenta dopo essere scappati da una
battaglia.

Dicendomi che questa era, senza ombra di dubbio una situazione di emergenza, afferrai il cristallo
blu e gridai.

“Teletrasporto! Algade!”

Ci fu il suono di mille campane e il cristallo in mano mia finì in frantumi. Nello stesso momento, il
mio corpo venne avvolto da una luce blu e la foresta sparì come se si fosse sciolta. Poi lampeggiò
una luce luminosa, e quando scomparve, il teletrasporto era terminato. Al posto dei suoni delle
foglie portate via dal vento, alle mie orecchie arrivarono i rumori del martellamento di un fabbro e
altri rumori tipici di una cittadina.

Ero comparso al «Portale del Teletrasporto» che si trovava proprio al centro Algade.

Nel mezzo della piazza circolare, campeggiava un portale metallico altro oltre cinque metri. In
mezzo, l’aria tremolava come se fosse stato un miraggio, e la gente che si teletrasportava, o chi era
appena comparso, andava e veniva attraverso di esso.
Quattro grandi strade si diramavano in tutte e quattro le direzioni della piazza, e ai lati di queste
strade, c’erano un’infinità di negozi. I giocatori che erano tornati da una giornata di lotte
chiacchieravano davanti ai locali e ai pub.

Se qualcuno avesse cercato di descrivere Algade in una sola parola, sarebbe stata «disordinata».

Non c’era nessuna strada spaziosa come si potevano trovare nella Starting City e l’intera città era
attraversata da viottoli che si intersecavano l’uno con l’altro. C’erano negozi che non si capiva bene
cosa vendessero, e locande da cui non saresti più voluto uscire una volta entrato.

In realtà, c’erano stati un paio di giocatori che si erano avventurati per i vicoli di Algade ed avevano
vagato per giorni prima di uscirne fuori. Io ci vivevo da un anno ormai, ma ancora non riuscivo a
ricordare la metà di quelle stradine. Persino gli NPC erano personaggi strani difficili da identificare,
e questo faceva capire quanto fossero strane le persone che usassero questo posto come casa.

Ma a me piaceva il senso che davano queste strade. Non era esagerato dire che le uniche volte in cui
mi sentivo tranquillo, erano quando sorseggiavo un te dall’odore insolito seduto al mio locale
preferito. Il motivo per cui diventavo così sentimentale era perché mi ricordava un negozio che
usavo frequentare—. Eh, almeno così credevo.

Decidendo di occuparmi dell’oggetto prima di tornare a casa, mi diressi presso un negozio.

Seguendo la strada che portava ad ovest della piazza centrale, sarei arrivato al negozio dove essermi
fatto largo attraverso la calca. Dentro, era così stretto che cinque persone ci sarebbero state strette, e
dava il tipico senso di smarrimento dei negozi per giocatori: gli attrezzi, le armi, e persino il cibo
erano mescolati dappertutto.

Il proprietario del negozio era occupato a fare affari.

C’erano due modi per vendere oggetti. Uno era venderli ad un NPC, ossia un personaggio
controllato dal sistema. Non c’era pericolo di essere gabbati ma il prezzo rimaneva sempre lo
stesso. Per fermare l’inflazione, il prezzo era fisso ad un valore più basso di quello di mercato.

L’altro era venderlo ad un altro giocatore. In questo caso, se trattavi bene potevi vendere un oggetto
ad un prezzo molto alto, ma dovevi trovare qualcuno disposto a comprare, e le risse tra giocatori
dopo aver concluso le trattative non erano affatto una rarità.

Ecco perché comparvero giocatori specializzati nel commercio.

I mercanti non potevano vivere solo di commercio. Proprio come gli artigiani, dovevano riempire
metà degli slot relativi alle abilità con abilità non inerenti al combattimento. Ma questo non
significava che potevano rimanere fuori dai campi di battaglia. I cuochi dovevano combattere per
ricavare ingredienti e gli artigiani per la materia prima, e ovviamente, se la vedevano peggio
rispetto ai guerrieri. Per loro era difficile godere della soddisfazione di battere un nemico.

Il motivo per cui sceglievano di intraprendere la strada del commercio era per dare un supporto ai
giocatori che lottavano in prima linea. Per questo li stimo profondamente, anche se in segreto.

...Beh, li rispettavo, ma era anche vero che il tizio di fronte a me era tutto tranne che un buon
samaritano.
“Ok, è deciso! Venticinque «Pelli di Dust Lizard» per cinquecento Col!”

Il proprietario di questo negozio che frequentavo spesso, Agil, diede una pacca al suo acquirente, un
lanciere dall’aria debole, una pacca sulla schiena con il suo braccio muscoloso. Poi aprì in fretta la
finestra di scambio e selezionò il denaro.

L’altro sembrava essere pensieroso, ma non appena notò l’espressione di Agil, che era abbastanza
imponente da assomigliare ad un combattente veterano —infatti, Agil era un combattente con
l’ascia di primo livello, oltre che un ottimo mercante— si affrettò a selezionare la finestra di
scambio e premere OK.

“Grazie mille! Torna ancora!”

Agil diede un’ultima pacca al lanciere e sorrise. Le pelli di Dusk Lizard potevano essere impigate
per costruire ottime corazze. Per me cinquecento coil erano troppo poche. Ma rimasi in silenzio e
osservai il lanciere andarsene.

Prendila come una lezione, e non cedere mai di un solo passo quando fai affari mi dissi nella
mente.

“Ehi, concludi i tuoi affari in modo losco, come sempre.”

Il gigante pelato si voltò e sorrise alle mie parole.

“Ehi, Kirito. Il motto del nostro negozio è compra a poco e vendi a poco,” disse senza ombra di
rimorso.

“Beh, sono leggermente scettico riguardo la parte del 'vendere a poco' ma lasciamo stare. Voglio
venderti anche io qualcosa.”

“Sei un cliente abituale, perciò non posso fregarti. Va bene, diamo un’occhiata

Detto ciò, Agil stiracchiò il suo collo spesso e corto, e osservò quello che gli proponevo nella mia
finestra di compravendita.

Gli avatar si SAO erano tutte repliche dei corpi reali dei giocatori ottenute con scansioni e
calibrazioni. Ma ogni volta che osservavo Agil, mi domandavo sempre come potesse esistere
qualcuno con un corpo tanto adatto alla situazione.

Tutti e 180 i centimetri del suo corpo erano coperti di muscoli e grasso, e la faccia che sormontava
il tutto lo faceva sembrare un cattivo del wrestling. Aveva impostato la sua capigliatura, una delle
poche cose personalizzabili ormai, al livello calvo. L’effetto era spaventoso perlomeno come quello
dei mostri.

Nonostante tutto però, quando sorrideva aveva il viso di un bambino. Sembrava avere meno di
trent’anni, ma non avevo idea di cosa facesse nel mondo reale. Non chiedere riguardo «L’altro lato»
era una regola tacita tra giocatori.

Gli occhi sotto le sopracciglia folte si illuminarono non appena vide la finestra.
“Wow, è un oggetto raro di livello S. «Carne di Ragout Rabbit», è la prima volta che ne vedo uno...
Kirito non sei così povero vero? Non hai pensato di mangiartela?”

“Ma certo che si. Sarà difficile reperire una cosa del genere una seconda volta... Ma è altrettanto
difficile trovare qualcuno in grado di cucinarla...”

A quel punto qualcuno dietro di me mi diede una pacca sulla spalla.

“Kirito-kun.”

Era una voce femminile. Non erano molte le giocatrici a conoscere il mio nome. Beh, in questo
gioco ce n’era solo una. Afferrai la mano sulla mia spalla e dissi.

“Ho trovata lo cuoca.”

“C-Cosa?”

Con la sua mano nella mia, quella persona mi osservava con aria sospettosa.

Il viso piccolo, which incorniciato da capelli castani lunghi e lisci che cadevano in due ciocche
distinte, aveva la forma di un uovo, e i suoi occhi nocciola stavano quasi brillando. Il suo corpo
minuto era coperto da un vestiario rosso e bianco simile a quello dei cavalieri, e portava uno stocco
elegante color bianco argento in un altrettanto elegante fodero di pelle.

Il suo nome era Asuna. Era talmente famosa che a SAO la conoscevano praticamente tutti.

C’erano un sacco di motivo, ma il primo era che si trattava di una delle poche giocatrici, e l’altro
perché aveva un viso che non passava inosservato.

In questo mondo, dove tutti mostravano i loro corpi reali, ma le donne di bell’aspetto erano davvero
rarissime. Probabilmente le giocatrici belle come Asuna si potevano contare sulle dita delle mani.

Un altro dei motivi per cui era famosa era che la sua armatura rossa e bianca apparteneva alla Gilda
«Cavalieri del Sangue». I membri venivano chiamati CdS, cioè le iniziali di «Cavalieri del Sangue»,
e tra le tante gilde presenti erano ritenuti i migliori.

Sebbene si trattasse di una gilda di medie dimensioni con circa trenta giocatori, erano tutti giocatori
esperti e ottimi guerrieri, ed il leader era il giocatore più potente e la leggenda vivente di SAO.
Inoltre, contrariamente all’aspetto delicato, Asuna ne era il vice-comandante. Le sue abilità con la
spada erano così eccezionali da averle fatto guadagnare il titolo di «Lampo».

E così il suo aspetto e la sua abilità con la spada la collocavano allo zenith dei seimila giocatori.
Sarebbe stato strano se non fosse diventata famosa. Aveva molti ammiratori, ma tra essi c’erano
anche degli stalkers che la adoravano, e anche chi la odiava, perciò sembrava che non se la passasse
poi tanto bene.

Beh, dato che era una guerriera di primo livello, non c’erano molti che l’avrebbero sfidata a viso
aperto. Ma dato che la gilda ci teneva a proteggerla, era sempre accompagnata da due o tre gorilla.
Persino adesso, a qualche passo dietro di lei c’erano due uomini armati fino ai denti con le armature
della CdS. Uno di loro, con la coda d cavallo, mi stava fissando, dato che avevo preso Asuna per
una mano.
Lasciai andare la mia mano, scossi la mia verso di lui e dissi.

“Che c’è, Asuna? Come mai una come te si fa vedere in una topaia come questa.”
Le facce del gorilla con la coda di cavallo e del negoziante ebbero un guizzo; Il primo perché non
avevo rivolto ad Asuna alcun onorificenza e il secondo perché avevo chiamato il suo negozio
“topaia”. Ma il proprietario del negozio...

“Ne è passato di tempo, Agil-san.”

...rivolse a tutti un sorriso radioso dopo aver sentito il saluto di Asuna.

Asuna mi guardò e mise il broncio.

“Ehi, mi dici cos’hai? Dopo tutto il disturbo che mi sono presa per vedere se eri ancora vivo per la
battaglia contro il boss che si terrà presto.”

“Mi hai già registrato come amico, perciò ti basta controllare lì. Comunque, ti basta controllare la
mappa per localizzarmi.”

Asuna si voltò dall’altra parte, sdegnata alla mia risposta.

Oltre ad essere vice-comandante della gilda era anche responsabile dei progressi che facevamo con
il gioco. Quel lavoro includeva anche radunare i giocatori egoisti come i solo player come me e
mettere su team formidabili per suonarle ai boss. Però anche così, prendersi la briga di venirmi a
cercare…. C’era un limite anche allo zelo.

Osservando la mia espressione per metà stanca e metà strabiliata, Asuna mise le mani sui fianchi e
fece una mossa per dare enfasi a quello che stava per dire.

“Bene, sei vivo e questo è l’importante. E-E poi che intendi? Stavi cercando uno chef se non
sbaglio.”

“Oh, si si. Quanto è alta la tua abilità di cuoca in questo momento?”

Per quel che ne sapevo, Asuna era molto attenta ad allenare le sue doti culinarie ogni volta che
trovava un po’ di tempo libero tra un addestramento e l’altro. Rispose alla mia domanda con un
sorriso fiero.

“Ascolta e deliziati! L’ho «Padroneggiata» la settimana scorsa.”

“Cosa!?”

E’... un’idiota.

Lo pensai per un secondo. Non lo dissi ad alta voce ovviamente.

Allenare le abilità era snervante e portava via un sacco di tempo, e un’abilità poteva essere
«Padroneggiata» solo raggiungendo il livello 1000 della suddetta. A proposito, Il livello del
personaggio non aveva niente a che vedere con le abilità e saliva man mano che si accumulava
esperienza. Le cose cche aumentavano all’aumentare del livello erano gli HP, la forza, attributi
quali destrezza, e il numero di «Slot Abilità» che decideva il numero di abilità che potevi imparare.
In quel momento io possedevo dodici slot, ma le uniche che avevo padroneggiato era l’abilità di
spade ad una mano (destra), l’Abilità Scova Nemici, e la mia abilità Guardia con l’Arma. Il che
significava che questa ragazza aveva speso un mare di tempo in un’abilità inutile in battaglia.

“...Bene, ho una cosa da affidare alla tua abilità allora.”

Agitai la mano e settai la finestra per far si che potesse vedere. Asuna la guardò con sospetto e poi i
suoi occhi si spalancarono per la sorpresa.

“Uwa!! Quella...Quello è un ingrediente raro di tipo S!?”

“Facciamo un patto. Se me lo cucini te ne do un po’.”

Ancor prima di smettere di parlare, la mano destra di Asuna il «Lampo» mi afferrò per il colletto.
Poi avvicinò la sua faccia a pochi centimetri dal mio.

“Dammene. Metà!”
Il mio petto si irrigidì a quell’imboscata improvvisa ed io annuii. Una volta tornato in me era troppo
tardi, e lei mi agitava il braccio tutta contenta. Va beh, almeno potevo godermi la sua espressione
felice. Decisi di convincermene.

Chiusi la finestra e mi rivolsi ad Agil.

“Spiacente. Niente più vendita.”

“No. Va bene però... Ehi, siamo amici? Eh? Non potresti farmelo assaggiare almeno...?”

“Ti descriverò il sapore con un riassunto di ottocento parole.”

“N-Non fare così!”

Mentre davo le spalle con freddezza ad Agil, mi rivolse un lamento come se si trattasse della fine
del mondo. Mentre stavo per andarmene, Asuna mi prese per la manica del cappotto.

“Ma dove andremo a cucinarlo?”

“Ah...”

Per cucinare servivano alcune apparecchiature quali stufe, o forni, oltre che gli ingredienti. A casa
mia ce li avevo, ma non potevo mica invitare il vice-comandante dei CdS in un posto tanto
incasinato.

Asuna mi fissò con espressione incredula.

“Beh, casa tua non avrebbe l’attrezzatura adatta in ogni caso. Ma per questa volta potrei ospitarti a
casa mia.”

Aveva detto una cosa scioccante in tono perfettamente neutro.

Asuna mi ignorò, io dal canto mio ero rimasto completamente impietrito, poi si voltò verso le
guardie e parlò.

“Tra poco mi teletrasporterò a «Salemburg», perciò potete andare. Grazie per il duro lavoro.”

“A-Asuna-sama! Già venire nei bassifondi era abbastanza penoso, ma adesso invita questo tipo
sospetto in casa sua. C-Cosa le passa per la mente!?”

Non riuscivo a credere alle mie orecchie. «Sama» aveva detto. Doveva essere uno dei suoi
ammiratori fanatici. Mentre guardavo Asuna con quei pensieri in testa, lei fissava le guardie con
espressione esasperata.

“OK, magari sarà sospetto, ma le sue abilità sono incontestabili. Probabilmente è dieci livelli sopra
di te Kuradeel.”

“C-Cosa state dicendo? Affermare che non sono neppure al livello di uno come lui...!”
La voce dell’uomo risuonò per tutto il vicolo. Lui mi fissava con gli occhi che mandavano bagliori.
Poi il suo volto si contorse come se si fosse appena ricordato di una cosa.

“Ma si... Tu, tu sei senza dubbio un «Beater»!”

Beater era un misto tra «Beta tester» e «Cheater». Era una parola che indicava coloro i quali si
servivano di trucchi, e a SAO era come una parolaccia. Era qualcosa di cui venivo accusato spesso.
Ma ogni volta che sentivo quella parola mi faceva malissimo. La faccia della prima persona che me
l’aveva rivolta, e che una volta era un amico, mi apparve nella mente.

“Si. Hai ragione.”

Quando lo affermai con espressione neutra, il tizio cominciò a parlare con tono eccitato.

“Asuna-sama, quelli come lui pensano solo a loro stessi! Non c’è nulla di guadagnato a farsela con
quelli della sua specie!”

Asuna, che era rimasta calma finora, all’improvviso aggrottò le sopracciglia disgustata. Alle parole
«CdS» e «Asuna» could avevano attirato una bella folla e ora si sentiva un discreto chiacchiericcio.

Asuna si guardò intorno e si rivolse all’uomo sempre più eccitato.

“Bene, per oggi andate. E’ un ordine.”

Disse schiettamente, poi afferrò la mia cintura con la mano sinistra. Poi cominciò a dirigersi verso
la piazza, trascinandomi con sé.

“Err...ehi! Va bene lasciarli lì?”

“Certo!”

Beh, io non avevo motivo per lamentarmi. Ci facemmo largo tra la folla, lasciando indietro le due
guardie e Agil, ancora deluso. Quando mi voltai indietro un’ultima volta, lo sguardo furente
dell’uomo chiamato Kuradeel mi rimase impresso come una foto.
Capitolo 6

Salemburg era una meravigliosa città-castello sita al 61esimo piano.

Non era poi tanto grande. Ma la città, con un castello dalle incantevoli spirali al suo interno, era
delicatamente costruito con granito bianco e contrastava amabilmente con il verde soverchiante
della vegetazione. C’erano molti negozi al mercato perciò molti giocatori usavano fare di questa
città la loro casa. Ma dato che le case costavano un occhio della testa —dovevano essere almeno tre
volte più costose di quelle di Algade— era praticamente impossibile comprarne una, a meno che
non si avesse un livello molto elevato.

Quando Asuna ed io arrivammo al varco del teletrasporto di Salemburg, il sole era quasi
tramontato, e gli ultimi raggi di sole tingevano le strade di viola.

Gran parte del 61esimo piano era coperto da un lago, e Salemburg si trovava su un isola posta al
centro di esso, rendendo possibile ammirare il tramonto come se fosse un immagine dipinta su una
tela d’acqua.

Ammirai la città, la sua bellezza mi aveva tolto il fiato, illuminata com’era di rosso e blu dal vasto
lago retrostante. Per il Nerve Gear non sarebbe stato difficile riprodurre effetti luminosi del genere
con la sua CPU di ultima generazione ai diamanti semiconduttori.

Il teletrasporto che era posto davanti alla piazza e al castello, su una strada che si dirigeva a nord ed
era costeggiata di lampioni. Case e negozi erano allineate lungo la strada accompagnandola lungo il
percorso, e persino gli NPC che passeggiavano sembravano vestiti molto bene. Allargai le braccia e
inspirai a fondo, e persino il suo sapore era diverso da quello di Algade.

“Hmmm. E’ grande e ha poche persone. Mi piace questo essere spaziosa.”

“Allora perché non ti trasferisci qui?”

“Non ho nemmeno lontanamente tutti quei soldi,” Risposi scoraggiato prima di chiedere esitante.

“...Piuttosto, sicura sia tutto ok? Per prima intendo...”

“...”

Intuendo forse quello che stavo cercando di dire, Asuna chinò il capo e si guardò intorno e si
avvicinò in punta di piedi.

“...In effetti a volte mi sono capitate alcune cose spiacevoli quando ero da sola. Ma assegnarmi
addirittura delle guardie del corpo, è un po’ eccessivo no? Ho pure detto che non mi servivano
però... mi hanno detto che è questa la politica della gilda.”

Continuò a voce più bassa.

“In passato, la gilda era piccola e il leader reclutava membri andando a parlare personalmente con le
persone che gli interessavano. Ma man mano che il loro numero aumentava, è cominciata a
cambiare... Poi quando è stata definita la più grande gilda o che so io, è successo qualcosa di
strano.”

Smise di parlare e si guardò intorno. Qualcosa nei suoi occhi diceva che voleva fidarsi di me, ed io
smisi di respirare per la sorpresa.

Dovevo dire qualcosa. Certo, ma che poteva dire un solo player egoista come me? Mi limati a
guardarla in silenzio per qualche secondo.

Asuna spostò per prima lo sguardo. Osservava il lago, illuminata da una luce tenue, e poi disse,
come per liberarsi da quel momento di imbarazzo,

“Va beh, niente di grave, non preoccuparti! Se non ci muoviamo, il sole tramonterà.”

Asuna partì per prima, ed io la seguii. Oltrepassammo molti giocatori, ma nessuno si fermò a
fissarla.

Ero stato qui solo per un paio di giorni ai tempi in cui questa città era la linea del fronte, perciò non
l’avevo visitata come si deve. Mentre ammiravo le sofisticate decorazioni cittadine, nella mia mente
fece capolino il pensiero che non sarebbe stato poi tanto male soggiornare per un po’ in una città del
genere. Ma poi cambiai idea, sarebbe stato decisamente meglio se ci fossi venuto di tanto in tanto
per fare un giro.

La casa di Asuna era una dimora piccola ma graziosa di tre piani che si poteva raggiungere
camminando verso est nella parte bassa della città. Ovviamente era la prima volte che la visitavo. A
pensarci bene, avevo parlato con lei solo nelle riunioni prima di combattere qualche boss; e non
eravamo mai andati insieme ad un ristorante gestito da NPC. Mentre mi rendevo conto di queste
cose, mi fermai sull’uscio e chiesi esitante.

“Va tutto... bene? Vedi...”

“Cosa? E’ una cosa che ho proposto io, e non abbiamo altro posto adatto allo scopo, quindi o qui o
niente!”

Asuna voltò la testa e salì di sopra. Mi feci coraggio e la seguii.

“P-Permesso.”

Aprii la porta esitante, aprii la porta, e rimasi senza parola

Non avevo mai visto una casa tanto ordinata prima d’ora. La grande sala da pranzo con cucina
annessa era arredata con mobilia di legno lucido ed era decorata con un tessuto verde. Di sicuro
erano tutti oggetti di prima qualità realizzati da vari giocatori.

Ma non era nemmeno tutta fronzoli, né ti metteva a disagio. Era completamente diversa da casa
mia. Mi senti enormemente sollevato di non averla invitata a casa mia.

“Erm...quanto ti è costata...?”

Alla mia domanda materialista.


“Hmm-, casa e fornitura intorno ai 4000k. Vado a cambiarmi, perciò accomodati pure dove
preferisci.”

Disse piano mentre spariva oltrepassando la porta. "K" sta per migliaia. 4000k equivalevano a 4
milioni di Col. Io vivevo praticamente sulla linea del fronte, perciò se volevo avrei potuto
ammassare una cifra simile. Ma finivo sempre per dilapidarli in oggetti curiosi o spade che
catturavano la mia attenzione, perciò non mettevo mai niente da parte. Mi maledii e mi accomodai
sul divanetto.

Asuna apparve dopo un po’, indossando una semplice tunica bianca e una gonna corta. Beh, lo
chiamano cambiarsi, ma non c’è alcuna funzione di svestirsi e poi rivestirsi. Tutto quello che dovevi
fare era smanettare con il manichino che ti rappresentava nel tuo menù. Ma c’erano pochi secondi
durante i quali rimanevi praticamente in mutande. Perciò a meno che non si trattasse di un uomo
ben fatto, molti giocatori, specialmente le ragazze, preferivano non cambiarsi di fronte agli altri. I
nostri corpi potevano essere nient’altro che un mucchio di dati rende rizzati in 3D, ma quel genere
di pensieri ormai erano svaniti da parecchio dalle nostre menti, e adesso i miei occhi si sstavano
spostando senza rimorsi sulle braccia e le gambe nude di Asuna.

Asuna, ignara dei miei conflitti interiori, mi rivolse uno sguardo tagliente e disse.

“Intendi rimanere vestito così?”

Aprii in fretta il mio menù per rimuovere la giacca e la spada. Già che c’ero presi anche la «carne di
Ragout Rabbit» e la posai, dato che era in una ciotola di argilla, sul tavolo di fronte a me.

“Quindi è questo il leggendario ingrediente raro di livello-S— ...Allora, come dovrei prepararla?”

“L-Lascio lo chef alla sua discrezione.”

“Oh...? Bene allora, la bolliremo. Dopotutto si chiama «ragù.” (ndt: ragout significa ragù)

Asuna si diresse in un’altra stanza; La seguii.

La cucina era grande, e gli attrezzi che vedevo tutto intorno al forno sembravano belle costose.
Asuna cliccò due volte sulla superficie del forno, impostò il timer sul pop up che era apparso, e
prese una scodella metallica da sopra lo scaffale. Ci mise dentro la carne cruda, ci lanciò dentro un
po’ di erbe, infine ci versò l’acqua e poi infornò il tutto.

“Se stessi cucinando per davvero, dovrei fare ogni sorta di preparativo. Ma in SAO, è tutto così
breve da risultare una noia.”

Dopo aver messo la scodella nel forno premette il tasto "Start" sul menù mentre continuava a
lamentarsi. Imposto 300 secondi, e si mosse con precisione, preparando vari altri piatti. La osservai
meravigliato mentre si dava da fare, non facendo neppure un errore mentre impostava i menù o si
muoveva di persona.

In soli cinque minuti, la tavola era pronta, ed io e Asuna ci eravamo seduti uno davanti all’altra. Lo
stufato marrone nel piatto davanti a me sembrava assolutamente delizioso. L’odore del suo vapore
mi aveva catturato. Una salsa ricca e saporita ricopriva la carne, e la crema sembrava deliziosa.
Alzammo i cucchiai e in quel momento persino, “Buon appetito,” era di troppo. Poi mangiammo un
boccone del miglior cibo di SAO. Ne assaporai sapore e calore, e mentre masticavo la carne, ne
fuoriusciva il succo.

In SAO, il mangiare non riproduceva l’atto di masticare e gustarsi i sapori. Al suo posto c’era un
«Motore Riproduci Sapori» che la Argus e un programmatore affiliato avevano sviluppato insieme.

Questo motore aveva un database delle sensazioni suscitate dal mangiare, e le inviava al cervello
dandoci la sensazione di star mangiando davvero. All’inizio era pensato per le persone a dieta o per
diminuire la quantità di cibo che mangiavano, perciò inviava falsi segnali alla parte del cervello che
registrava calore,gusto, e odore per ingannarle. In altre parole, i nostri corpi reali adesso non
stavano mangiando un bel niente, e il programma stava solo stimolando piacevolmente i nostri
cervelli.

Ma pensare a queste cose in questa situazione neon era affatto bello. Io stavo mangiando, con ogni
probabilità, il miglior cibo da quando mi ero loggato. Asuna ed io continuammo nel processo senza
dire una sola parola, portando i cucchiai dalle scodelle alle nostre bocche.

Alla fine, dopo aver ripulito i piatti —in tutti i sensi, come se lo stufato esistesse per davvero— e
dopo aver lasciato piatti e scodelle vuoti davanti a lei, Asuna emise un sospiro.

“Ah...Ho fatto bene a sopravvivere fino ad ora...”

Ero totalmente d’accordo. Sorseggiai il tè dall’aroma misterioso, sentendomi vivo e avendo


soddisfatto un istinto di base per la prima volta dopo tanto tempo. Il sapore della carne che avevo
appena mangiato e quello del tè esistevano anche nel mondo reale? O erano creati artificialmente
manipolando il sistema? Mi posi questa domanda mentre era sovrappensiero.

Asuna, sedeva di fronte a me con una tazza di tè che reggeva con entrambe le mani, e decise di
interrompere il silenzio che durava dall’inizio del pasto.

“E’ strano... Come posso metterla, sembra quasi, che io sia nata in questo mondo e ci abbia vissuto
fino ad ora.”

“...Anche io. Ultimamente non ho pensato all’altro mondo per giorni interi di fila. Non riguarda solo
me... Oggigiorno non ci sono molte persone ossessionate con il 'completare' o 'scappare'.”

“Anche il passo è rallentato. Ora sulla linea del fronte ci sono si e no cinquecento giocatori. Non è
per via del pericolo... Si stanno tutti abituando a questo mondo...”

Mi limitai a fissare il bel visino di Asuna, su cui si rifletteva la luce aranciata della lampada.

Quella faccia, non era affatto quella di un essere umano. Con quella pelle liscia e i capelli dorati, era
troppo bella per appartenere ad una forma di vita. Ma per me, quella faccia non era più composta da
miseri polimeri. Ormai potevo accettarla per quello che era. Se in quel momento fossi tornato nel
mondo reale e avessi visto una persona vera, probabilmente ne sarei rimasto sconcertato.

Avevo davvero voglia di tornare... in quel mondo...?

Quel pensiero improvviso mi sconcertò. Mi sveglio presto e guadagno exp mappando i labirinti. Ma
lo facevo davvero perché desideravo scappare da questo gioco?
In passato, era proprio così. Volevo scappare il prima possibile da quel gioco mortale in cui non
sapevi di che morte saresti crepato. Ma ormai mi ero abituato a quella vita—

“Ma io voglio tornare indietro.”

Disse Asuna con tono secco, come se avesse intuito il mio conflitto interiore. Alzai la testa in modo
fermo.

Asuna mi sorrise per qualche ragione, e poi continuò.

“Perché, ci sono così tante cose, che non ho ancora fatto.”

Annuii con fare deciso.

“Si, immagino che dobbiamo dare il massimo. Altrimenti non potrei più guardare in faccia tutti i
tecnici e gli artigiani che ripongono le loro speranze su di noi...”

Bevvi un sorso di tè, per liberarmi dei miei conflitti. L’ultimo piano era ancora lontano. Una volta
arrivati in cima ci avrei pensato come si deve.

Sentendomi stranamente onesto, fissai Asuna mentre cercavo le parole più adatte per esprimere la
mia gratitudine. Quindi Asuna ebbe uno scatto e si affrettò ad aggiungere.

“N-N-No.”

“C-Che?”

“Alcuni giocatori si sono dichiarati proprio con quell’espressione che hai adesso.”

“Ma...?”

Ero crucciato, sebbene fossi un maestro del combattimento, non avevo alcuna esperienza in questo
genere di cose, perciò riuscii solo ad aprire e chiudere la bocca incapace di spiccicare parola.

Asuna mi guardò e scoppiò a ridere. In quel momento dovevo sembrare proprio un baccalà.

“Quindi non hai nessuno con cui sei particolarmente intimo?”

“Hai qualcosa in contrario...? Va beh, tanto dopotutto sono un solo player.”

“Bene, dato che stai giocando ad un MMORPG, dovresti farti almeno qualche amico.”

Asuna smise di sorridere e poi, come se fosse appena diventata una maestra o una sorella maggiore,
mi domandò.

“Hai mai pensato di unirti ad una gilda?”

“Eh...?”

“Capisco che un beta tester come te non riesca a inserirsi bene in un gruppo, però...”
La sua espressione tornò di nuovo seria.

“Dal 70esimo piano in poi, penso che stiano apparendo più anomalie del solito negli algoritmi dei
mostri.”

Anche io ne ero convinto. Che i programmi dei piano più alti fossero troppo complicati da leggere
per i programmatori, o forse stava a significare che il gioco stesso stava prendendo delle
contromisure? Se le cose stavano così, sarebbe diventato sempre più arduo salire in cima.

“Se sei solo, sarà dura cavartela nelle situazioni più imprevedibili. Non puoi scappare per sempre.
Sarebbe molto più sicuro se tu fossi in un party.”

“Ho abbastanza assi nella manica. Grazie per il consiglio ma...le gilde sono solo...e poi...”

Sarebbe stato meglio se fossi rimasto in silenzio, invece ora mi ritrovavo e mettere delle toppe
pietose.

“Nel mio caso, i party members sono solo una spina nel fianco.”

“Oh, ma davvero?”

*Flash*, una striscia argentea sembrò lacerare l’aria di fronte a me, e nel momento che impiegai ad
accorgermene, il pugnale di Asuna era già davanti al mio naso. E’ un’abilità di base con la daga,
«Linear». Beh, ho detto base certo, ma grazie alla disarmante agilità di Asuna, la sua velocità non
aveva nulla di normale. A dirla tutta, non ero neppure riuscito a capire la traiettoria del colpo.

Con un sorriso forzato, alzai le braccia in segno di resa.

“...Ok, tu sei un’eccezione.”

“Hmmph.”

Mise da parte il pugnale con espressione scocciata, e poi, mentre si tormentava le dita, aggiunse
qualcosa di inaspettato.

“Allora vieni in squadra con me. Come capo del party che sfida il boss di livello, vedrò di
confermare se sei forte come si dice in giro. Ti ho appena mostrato di sapermela cavare. Er poi, il
colore fortunato di questa settimana è il nero.”

“Che diamine stai dicendo!?”

A quell’assurda richiesta ero quasi caduto per terra, di conseguenza mi affrettai a trovare un
argomento per controbattere.

“Ma...Ma che mi dici della tua Gilda!?”

“Non siamo mica obbligati a restare.”

“E allora, che mi dici delle tue guardie del corpo?”

“Li lascerò indietro.”


Portai la tazza alla bocca per guadagnare un po’ di tempo, ma mi resi conto che ormai era vuota.
Asuna me la prese con espressione truce e me la riempii di nuovo col tè bollente.

A dire la verità—era una proposta allettante. Quasi tutti i ragazzi vorrebbero giocare nello stesso
team della donna più bella di Aincrad. Ma proprio per questo, continuavo a chiedermi perché una
persona come Asuna fosse tanto ansiosa di fare squadra proprio con me.

Magari le facevo pietà perché ero un solo player? Era qualcosa che pensavo da qualche parte dentro
di me, e mentre mi lasciavo struggere da quei pensieri negativi, divennero quasi la mia rovina.

“Il fronte è pericoloso.”

Il coltello di Asuna balenò di nuovo, stavolta più luminoso di prima. Annuii in fretta. Anche con i
dubbi sul perché avesse scelto proprio me, che non mi distinguevo per nulla tra tutti quelli che
cercavano di concludere il gioco, risposi risoluto.

“O-Ok. Allora...Aspetterò di fronte al varco del 74esimo piano, domattina alle nove.”

Rispose Asuna con un sorriso fiero mentre abbassava la lama.

Non sapendo fino a che ora potevo rimanere in casa di una donna senza sembrare sgarbato, la
salutai poco dopo. Mentre Asuna mi accompagnava verso le scale, inclinò la testa di lato e disse.

“Bene... Immagino di doverti ringraziare per oggi. Il cibo era buono.”

“Ah si, pure io. Voglio chiedere ancora il tuo aiuto... ma immagino che non rimetterò mai più le
mani su una rarità come quella.”

“Oh, anche il cibo normale ha un sapore squisito se sei abile a sufficienza.”

Asuna rispose alzando la testa verso il cielo. Il cielo era completamente buio a quell’ora. Ma
ovviamente non si vedeva nessuna stella. Una tetra muraglia di pietra e ferro costituiva la volta su
cui sorgeva il piano successivo. Alzai anch’io la testa e sussurrai.

“...Questa situazione, questo mondo, era questo che voleva Kayaba Akihiko...?”

Nessuno di noi seppe rispondere alla mia domanda.

Kayaba, osservava di sicuro questo mondo mentre era nascosto chissà dove, ma a cosa puntava?
Questa situazione di calma che era giunta dopo la carneficina iniziale, lo aveva deluso o
soddisfatto? Non c’era modo di scoprirlo.

Mentre Asuna si avvicinava in silenzio, sentii un piacevole tepore sul braccio. Me lo stavo
immaginando, o erano i sensori del gioco?

6 Novembre 2022, il giorno in cui era cominciato questo gioco di morte, e ora era quasi la fine di
Ottobre del 2024. Persino oggi, dopo quasi due anni, non era arrivato neppure un messaggio
dall’altra parte. Tutto quello che potevamo fare era cercare di rimanere vivi, passo dopo passo verso
la cima.
Mentre ci pensavo era passato un altro giorno su Aincrad. Dove eravamo diretti, o cosa ci stesse
aspettando alla fine, erano tutte un mucchio di cose che ancora non potevamo sapere. La strada
davanti era ancora lunga, e la luce fioca. Però— c’era anche qualcosa di buono.

Fissando l’immensa volta di ferro, lasciai correre la mia immaginazione verso tutto ciò che ci
aspettava lassù.
Capitolo 7

9 A.M.

Il tempo quel giorno era leggermente nuvoloso, e la foschia mattiniera non si era ancora levata dalla
città. La luce che arrivava dall’esterno veniva riflessa, colorando i paraggi di giallo limone.

Secondo il calendario di Aincrad, quello era il «Mese dell’Albero Cinereo», il che voleva dire che
stava arrivando l’autunno. La temperatura era abbastanza fresca, e infatti questo era il mese più
fresco dell’anno. Ma in quel momento io non ero dell’umore adatto per certe cose.

Stavo aspettando Asuna al cancello dell’area residenziale del 74esimo piano. Per qualche motivo la
notte precedente non avevo chiuso occhio, e tutto quello che avevo fatto nel mio letto ad Algade fu
rigirarmi da una parte all’altra. Credo di aver preso finalmente sonno alle tre di notte. C’erano un
mare di applicazioni che aiutavano il giocatore, qui a SAO, ma sfortunatamente, non c’era nessun
bottone che ti permettesse di dormire.

Stranamente, esisteva l’opposto. Nelle opzioni riguardanti l’ora e la data, c’era una cosa chiamata
«Sveglia» che effettivamente fungeva da sveglia. Ovviamente, la scelta di tornare a dormire oppure
alzarti era assolutamente tua, ma io ero riuscito a racimolare abbastanza risolutezza per trascinarmi
fuori dal letto quando la sveglia mi aveva svegliato alle 9 meno dieci.

Forse per merito della benedizione dei giocatori pigri, in questo gioco non c’era bisogno né di
cambiarsi né di lavarsi—anche se pare che alcuni irriducibili si lavino ogni santo giorno. Ma dato
che replicare un ambiente completamente liquido sembrava troppo anche per il Nerve Gear, non
poteva riprodurre il bagno alla perfezione. Io, morto di sonno e irritato per dover aspettare Asuna—

“E’ in ritardo...”

Erano già le nove e dieci. Giocatori diligenti si stavano già dirigendo verso il cancello diretti
all’area del Labirinto.

Senza niente da fare, osservai la mappa del labirinto e le statistiche delle mie abilità, statistiche che
per la maggior parte sapevo a menadito ormai.

Ahh, come vorrei avere una console portatile o qualcosa del genere.

A quel pensiero rimasi completamente stupefatto. Voler giocare ad un gioco mentre ero in un gioco,
ormai stavo peggiorando.

Dovrei tornarmene a dormire... Comincia a pensare. I teletrasporti blu si ripeterono nel varco dietro
di me per dio sa quante volte. Guardavo senza sperarci troppo. Ma poi—

“Kyaaaaa! Per favore levatevi dai piedi—!”

“Ahhhhhh!?”
Di solito i giocatori che si teletrasportavano apparivano al suolo, ma questo apparve a un metro da
terra—volando dritto contro di me tra l’altro.

“Huh, huh...!?”

Senza tempo per prenderlo o spostarmi, impattammo e finimmo a terra come sacchi di patate.
Colpii forte con la testa sul lastrone duro di pietra che era sotto di me. Se non mi fossi trovato in
città, avrei perso sicuramente un po’ di HP.

Questo vuol dire, che questo idiota aveva, molto probabilmente, saltato nel varco mentre era
dall’altra parte ed era ricomparso ancora a mezz’aria da quest’alto lato. Ancora stordito, sollevai il
braccio e feci per afferrare quel pagliaccio per scuotermelo di dosso.

“...Hmm?”

Nella mano sentii una sensazione di pienezza insolitamente bizzarra. Strinsi due volte per cercare di
capire che cosa potessi avere per le mani in quel momento.

“K-Kya—!!”

Improvvisamente, sentii un forte grido acuto nelle orecchie e finii di nuovo con la testa per terra.
Nello stesso istante, il peso si sollevò dal mio corpo.

Di fronte a me, c’era una giocatrice accovacciata per terra, che indossava un’uniforme da cavaliere
rossa e bianca e una gonna che le arrivava alle ginocchia, con uno stocco argenteo nella fondina. E
per qualche motivo, mi stava fissando con evidente furia negli occhi. Sul suo volto c’era uno
spettacolare misto di rabbia, imbarazzo, e chissà che altro, ed era rossa come un peperone fino alle
orecchie, mentre le braccia erano incrociate sul petto come a proteggere qualcosa— ...Petto...?

Improvvisamente capii cosa avevo stretto con la mano destra poco prima. Nello stesso tempo capii,
un po’ troppo tardi, la situazione spiacevole in cui ero finito. Tutti i modi per tirarmi fuori dai guai
che avevo sviluppato finora erano evaporati all’istante. Mentre aprivo e chiudevo la mano destra,
non sapendo cosa fare, aprii la bocca per parlare.

“E-Ehi. Buon giorno, Asuna.”

L’ira nei suoi occhi sembrò brillare più forte. Quelli erano senza dubbio gli occhi di chi sta per
estrarre un’arma.

Cominciai a cercare l’opzione «fuga» proprio mentre il portale si illuminò di nuovo di blu. Asuna si
voltò con aria sorpresa, prima di rialzarsi e di nascondersi dietro di me.

“Eh...?”

Senza sapere il perché, mi alzai anche io in piedi. Il varco di illuminò quando un'altra persona
comparve al suo interno. Stavolta, il giocatore aveva entrambi i piedi ben saldi per terra.

Come si dissolse la luce, riconobbi il nuovo arrivato, e l’impressionante manto rosso con il simbolo
bianco. L’uomo, che indossava una divisa dei CdS e che portava una spada fin troppo decorata, era
la guardia dai capelli lunghi che seguiva Asuna il giorno precedente. Il suo nome era Kuradeel o
qualcosa del genere.
Il cipiglio di Kuradeel si fece minaccioso quando vide Asuna dietro di me. Non sembrava affatto
vecchio. Aveva si e no una ventina d’anni, ma le rughe d’espressione lo facevano sembrare più
anziano. Strinse i denti tanto forte che per poco non ne avvertivamo lo scricchiolio, e parlò con
malcelata rabbia nella sua voce.

“Signorina A...Asuna, non dovreste fare di testa vostra...!”

Mentre sentivo quella voce isterica, pensai Si mette male e mi preparai al peggio. Con gli occhi
dalle palpebre pesanti che mandavano bagliori sinistri, Kuradeel parlò di nuovo.

“Ora, Signorina Asuna, torniamo al QG.”

“No. Oggi non sono nemmeno in servizio! ...E Kuradeel, come mai eri davanti casa mia così presto
stamattina?”

Rispose Asuna arrabbiata dietro di me.

“Fufu, sapevo che sarebbe successa una cosa del genere, così ho cominciato a venire a Salemburg
per tener d’occhio casa sua da un mese ormai.”

Rimasi sconcertato alla risposta fiera di Kuradeel. Anche Asuna si raggelò. Dopo un lungo silenzio,
chiese con voce innaturale.

“Questi...Questi non sono gli ordini del capo, vero...?”

“Il mio dovere è scortarvi, Signorina Asuna. Questo comprende anche fare la guardia alla sua
casa...”

“Cosa significa “comprende”, pezzo d’idiota!”

Kuradeel si avvicinò ancora più arrabbiato e seccato, quindi mi spinse via e afferrò Asuna per la
mano.

“Non sembrate comprendere. La prego non faccia storie... Adesso torniamo al QG.”

Asuna sembrò spaventata da quella voce che nascondeva chiaramente qualcosa. Mi rivolse
un’occhiata implorante.

A dire la verità, finora stavo considerando di lasciarla a lui e scappare via. Ma non appena vidi gli
occhi di Asuna, la mia mano si mosse da sola. Afferrai il braccio destro di Kuradeel, quello con cui
teneva Asuna, e aumentai la stretta fino al limite oltre il quale sarebbe scattato il codice di
prevenzione del crimine.

“Scusami, ma oggi prenderò in prestito il vostro luogotenente.”

Quella frase suonò stupida persino alle mie orecchie, ma non potevo tirarmi indietro adesso.
Kuradeel, che mi aveva ignorato di proposito fino ad ora, fece una smorfia e spinse via la mano.

“Tu...!”
Aveva gridato con voce affannata. Anche se il sistema rimarcava le espressioni, sembrava esserci
comunque qualcosa di anomalo nella sua voce.

“Garantirò io la sicurezza di Asuna. Oggi non si combatterà alcun boss. Puoi tornare da solo al
QG.”

“N...Non prendermi in giro!! Che roba, un giocatore patetico come te vuole proteggere Signorina
Asuna!!”

“Meglio di te, senza dubbio.”

“T-Tu brutto insolente...! S-Se sai fare la voce grossa, suppongo che saprai anche rispettarla...?”

Kuradeel, con la faccia pallida adesso, richiamò il menù con la mano destra e lo operò in fretta.
Apparve un messaggio semi-trasparente di fronte a me. Avevo capito cosa volevo fare ancor prima
di leggere.

[Kuradeel ha richiesto un duello 1-contro-1. Vuoi accettare?]

Sotto le cupe lettere trasparenti c’erano i pulsanti Yes/No e altre opzioni. Osservai Asuna. Lei non
poteva vedere il messaggio ma doveva aver capito tutto. Pensai che avrebbe cercato di fermarmi,
ma sorprendentemente, annuii brevemente con espressione rigida.

“...Va bene così? E se recasse qualche problema alla gilda...?”

Asuna rispose al mio sussurrò con un altro sussurro.

“Va bene. Farò rapporto io stessa al leader.”

Annuii soddisfatto, quindi cliccai Yes e scelsi la «Modalità Primo Colpo» dalle opzioni.

Questo sarebbe stato un duello vincibile sia infliggendo il primo colpo netto sia dimezzando gli HP
dell’avversario. Il messaggio cambiò in [Hai accettato il duello 1-contro-1 con Kuradeel], e pparve
un conto alla rovescia di 60 secondi. Fin quando non avrebbe raggiunto lo zero, il meccanismo di
protezione degli HP presente in città non sarebbe stato rimosso. Solo dopo noi due avremmo
incrociato le armi finché uno dei due non avrebbe vinto.

Kuradeel sembrava aver tratto le proprie conclusioni dalle parole di Asuna.

“Per favore guardi, Signorina Asuna! Le proverò che nessuno meglio di me può proteggerla!”

Gridò con un’espressione che celava malissimo le sue emozioni, estraendo la sua enorme spada a
due mani, e si mise in posizione con un clangore metallico.

Mi assicurai che Asuna si fosse messa al riparo prima di estrarre la mia spada a una mano da dietro
la schiena. Come ci si aspetterebbe da un membro di una gilda famosa, la sua spada sembrava molto
meglio della mia. Non si trattava solo della differenza di dimensioni tra una spada a due mani e una
a una mano sola, ma mentre la mia era un’arma semplice e funzionale, la sua era stata decorata dal
migliore degli artigiani.
Noi eravamo a quasi cinque metri di distanza, aspettando che il conto alla rovescia fosse finito, e
nel frattempo si radunò della gente intorno a noi. Non era molto strano. Questa era una piazza nel
centro della città, ed entrambi eravamo giocatori piuttosto famosi.

“Il Solo player Kirito e un membro della CdS stanno facendo un duelo!”

Non appena qualcuno gridò quelle parole, la gente prese a fare il tifo. Dato che di solito si duellava
per testare le tue abilità con un amico, tutti gli spettatori esultavano e fischiavano, ignari della
situazione pregressa.

Ma mentre il tempo scorreva al contrario, tutto questo cominciò a svanire. Avvertii la stessa stretta
fredda che avvertivo quando combattevo un mostro. Mi concentrai per leggere l’atmosfera intorno a
Kuradeel, che guardava qua e la con espressione seccata, ed esaminai la sua posa e il modo in cui
muoveva i piedi.

Gli esseri umani possono mostrare fin troppo chiaramente che genere di abilità stanno per usare.
Che sia un’abilità offensiva o difensiva, o che arrivi dall’alto o dal basso, se il proprio corpo rivela
questo genere di informazioni, sarebbe una debolezza grave.

La punta della spada di Kuradeel scartava leggermente rispetto alla posizione globale del suo corpo,
e aveva il tronco piegato in avanti. Era un chiaro segno che si stava preparando ad usare un attacco
in carica e che avrebbe colpito dall’alto. Ovviamente, c’era il rischio che fosse tutta una finta. Io
stesso tenevo la spada in modo calmo e rilassato, dando l’impressione che il mio primo attacco
sarebbe stato un colpo debole alle sue gambe. Potevo solo fare affidamento sull’esperienza e
"sentire" le finte.

Quando il conto alla rovescia arrivò ai numeri ad una cifra, chiusi la finestra. Ormai non sentivo
neppure i suoni intorno a me.

Vidi Kuradeel, che spostava velocemente lo sguardo tra me e la finestra, con ogni singolo muscolo
teso. La parola [DUELLO!!] apparve in mezzo a noi, ed io balzai. Apparvero delle scintille sotto le
suole dei miei scarponi, e l’aria turbinò tutto intorno alle mie spalle.

Non passò neppure un attimo che anche Kuradeel era in moto. Ma c’era un’espressione sorpresa sul
suo volto, dato che avevo infranto le sue aspettative su di me, dato che avevo caricato con un’abilità
difensiva.

Il primo attacco di Kuradeel consisteva, come avevo intuito, in un’abilità offensiva che sarebbe
arrivata dall’alto: «Valanga». Se la guardia fosse stata troppo debole, il difensore avrebbe potuto
bloccare il colpo ma non sarebbe stato in grado di contrattaccare subito per via del contraccolpo; nel
frattempo, il giocatore ne avrebbe approfittato per recuperare la posizione, dato che la carica
avrebbe inevitabilmente allargato le distanze con l’avversario. Era un’abilità di tutto rispetto. Beh,
almeno contro i mostri.

Io, che avevo già capito cosa voleva fare Kuradeel, scelsi l’abilità «Balzo Sonico». Se avessimo
continuato a caricare, avremmo finito per schiantarci.

Se considerassimo solo la forza bruta, la sua abilità era più forte, e il gioco avrebbe favorito lui in
uno scontro diretto. In quel caso la mia spada sarebbe stata deflessa, e lui mi avrebbe colpito,
indebolito certo, ma comunque abbastanza forte da mettere fine al duello. Ma io non puntavo a
Kuradeel il sè.
Lo spazio tra noi diminuiva velocemente. Ma anche le mie percezioni si erano acuite, e sembrava
che il tempo si fosse rallentato. Non ero sicuro che fosse dovuto al sistema, o se fosse un’abilità
posseduta naturalmente dagli esseri umani. So solo che riuscivo a vedere tutti i suoi movimenti.

La spada, che era piegata in avanti, cominciò a brillare arancione e si avventò su di me. Le sue
statistiche dovevano essere belle alte, come ci si aspetterebbe da un membro della gilda, dato che il
tempo per attivare l’abilità fu molto più breve del previsto. La lama luminosa saettò. Se avessi
colpito dritto contro la sua spada, certamente avrei subito tanti di quei danni da perdere il duello. Il
volto di Kuradeel mostrava tutta l’estasi di chi si appresta a vincere il duello. Però—
La mia spada, si mosse più in fretta, disegnò una parabola verde e colpì la sua spada prima che
potesse terminare la sua manovra. Il gioco calcolò il danno provocato dalla mia spada, producendo
un mare di scintille.

Un altro risultato della collisione di due armi era la «Rottura delle Armi». Succedeva solo quando
un’arma riceveva un danno tremendo nel punto più fragile della loro struttura.

Ma io ero certo che si sarebbe spezzata. Le armi con un sacco di decorazioni duravano poco.

Proprio come mi aspettavo—con un rumore da spaccare i timpani—la spada a due mani di Kuradeel
si spezzò. Ci fu un effetto simile ad un’esplosione.

Ci oltrepassammo a mezz’aria e atterrammo dove era partito il salto dell’altro. La metà spezzata
della sua lama volò in aria, riflettendo i raggi del sole, prima di conficcarsi nel pavimento lastricato
ai nostri piedi. Dopo, entrambe le estremità spezzate della lama di Kuradeel si scomposero in
un’infinità di poligoni colorati.

Il silenzio scese sulla piazza. Tutti gli spettatori erano fermi con le bocche spalancate. Ma dopo
essere atterrato, essermi rialzati, e aver agitato come mia abitudine la spada a destra e sinistra,
cominciarono a far chiasso.

“Figata!”

“Ma ha puntato proprio a quello!?”

Mentre tutti cominciavano a criticare la brevità del duello, io sospirai. Anche se si trattava di un
singolo colpo, rivelare anche una sola carta del mio arsenale non mi rendeva affatto felice.

Con la spada in mano, mi diressi verso Kuradeel che mi dava le spalle seduto. Quelle spalle, coperte
dalla casacca bianca, stavano tremando violentemente. Dopo aver riposto intenzionalmente la spada
con rumore, dissi a bassa voce.

“Se vorrai tornare con una nuova arma, ti darò la rivincita... Ma per adesso basta così, vero?”

Kuradeel non mi guardò neppure. Sbatté entrambi i pugni al suolo come se ne avesse avuto
abbastanza. Ma poi, rispose con voce rotta, “Mi ritiro.” Avrebbe potuto dire benissimo <Mi
arrendo> o <ho perso> in Giapponese.

Immediatamente dopo, apparvero delle linee viola laddove era comparso il messaggio di inizio
duello, stavolta proclamando la fine del duello e il suo vincitore. Risuonò un nuovo coro di giubilo,
e poi Kuradeel si rialzò tremante e gridò alla folla.

“Che cosa state guardando voi!? Fuori dai piedi!”

Poi si voltò lentamente verso di me.

“Tu... Io ti ammazzo... Vedrai se non ti ammazzo...”

Non nego che quegli occhi me la fecero fare addosso. L’odio che bruciava negli occhi di Kuradeel
era più feroce di quello dei mostri.
Qualcuno mi venne accanto mentre ero lì imbambolato.

“Kuradeel, in qualità di vice-comandante dei Cavalieri del Sangue: ti sollevo dal tuo incarico di
guardia del corpo. Torna al QG e aspetta nuovi ordini.”

Le parole di Asuna e la sua espressione erano gelide. Ma avvertii l’angoscia che provava e le misi
senza volerlo una mano sulle spalle. Asuna si rilassò un poco.

“...Ch...Ma...questo...”

Le sue parole ci arrivarono a malapena alle orecchie. Il resto, molto probabilmente una sfilza di
anatemi, si persero tra le sue labbra. Kuradeel ci fissò. Non c’era dubbio che stesse pianificando di
attaccarci con la sua arma di riserva, anche se sapeva benissimo che il codice di prevenzione del
crimine glielo avrebbe impedito.

MA riuscì a trattenersi ed estrasse un cristallo del teletrasporto da sotto il mantello. Lo solevò,


stringendolo così forte che per poco non si ruppe, e borbottò “Teletrasporto... Grandum.” Ci fissava
persino mentre il suo corpo svaniva nel vortice blu.

Mentre la luce svaniva, un silenzio amaro scese sulla piazza. Gli spettatori sembravano pietrificati
dalla rabbia di Kuradeel, ma poi si dispersero a piccoli gruppi. Asuna ed io fummo gli unici rimasti
alla fine.

E adesso che le dico? Quel pensiero mi girò e rigirò nella mente, ma dato che vivevo da solo da due
anni ormai, non riuscii a pensare a niente di utile. Non ero certo nemmeno di aver fatto la cosa
giusta.

Poi alla fine, Asuna si fece da parte e disse con voce tremolante.

“...Scusa. Ti ho immischiato in queste cose.”

“No...I'm fine, ma starai bene?”

Scuotendo lentamente la testa, il luogotenente della gilda più potente mi rivolse un sorriso debole
ma sincero.

“Si, penso di essere responsabile anche io per essere così inflessibile con tutti solo per finire il gioco
più in fretta possibile...”

“Credo... che non puoi fare niente a riguardo. Se non avessero qualcuno come te, l’avanzata sarebbe
molto più lenta. Beh, comunque non è una cosa che dovrebbe dire un solitario pigro come me... Ah,
lascia stare quello che ho detto.”

Ormai non sapevo più cosa stavo dicendo, dicevo le prime cose che mi passavano per la mente.

“...Perciò, nessuno avrebbe nulla da ridire, su di te... anche se ti intrattieni con un perditempo come
me.”

A queste parole Asuna battè le palpebre confusa un paio di volte, poi fece un sorriso e la sua
espressione si addolcì un poco.
“...Ok, grazie mille. Allora mi godrò questa giornata al massimo. Ti affido il ruolo di conduttore.”

Si voltò con una mossa esuberante e si diresse verso l’uscita.

“Cosa? Ehi! Il conduttore dovrebbe essere fatto da tutti a turno!”

Ma anche se mi lamentavo, non potei che sospirare e seguire la ragazza dai morbidi capelli castani.
Capitolo 8

L’aria circostante il sentiero della foresta era calda e opprimente. Era come se il brutto
presentimento aleggiato nell’aria fino alla sera prima fosse stato solo un’illusione. Il sole mattutino
faceva breccia tra i rami, creando pilastri dorati tra i quali si destreggiavano le farfalle.
Sfortunatamente si trattava solo di effetti virtuali, perciò non avrei potuto catturarne una nemmeno
volendo.

Mentre si addentrava nel sottobosco fitto, Asuna disse pungente.

“Indossi sempre le stesse cose.”

Ah.

Mi diedi un’occhiata al corpo: una giacca nera di pelle allentata, pantaloni, e una maglietta dello
stesso colore. Virtualmente non avevo equipaggiato alcuna armatura metallica.

“Beh e allora? Se hai abbastanza soldi da spendere in abiti, allora è meglio comprare da
mangiare…”

“ C’è un motivo pratico per il quale indossi solo roba nera? O esprime meglio il tuo personaggio?”

“B-Beh, tu che mi dici? Indossi sempre quella roba bianca e rossa...”

Mentre parlavo, cominciai a guardarmi in torno preso dalla forza dell’abitudine. Non c’erano mostri
nei paraggi. Però—

“Non posso farci nulla. Questa è l’uniforme della gi... huh? Che c’è?”

“Aspetta un po’...”

Avevo alzato il braccio destro e avevo fatto cenno ad Asuna di fare silenzio. C’era un giocatore al
limite della mia area di rilevamento. Mentre mi concentravo sull’area dietro di me, numerosi cursori
verdi cominciarono a lampeggiare, segnalando un bel po’ di giocatori in quella direzione.

Non c’era dubbio che si trattasse di banditi. I banditi attaccavano sempre giocatori più deboli di
loro, perciò si vedevano raramente lungo la linea del fronte, dove stavano tutti i giocatori più forti.
Inoltre, ogni qualvolta un giocatore commetteva un crimine, il suo cursore diventava verde e non
sarebbe ritornato verde per un bel po’ di tempo. Quello che mi preoccupava era il loro numero.

Richiamai la mappa dal menù e la misi in mostra in modo da farla vedere pure ad Asuna. La mappa
veniva migliorata dal mio scan mostrando la posizione dei cursori. Ce n’erano dodici.

“Sono tanti...”

Annuii alle parole di Asuna. Di solito quando c’erano troppi membri un un party, diventava difficile
combattere, perciò il numero più comune era cinque o sei membri.
“Guarda le dimensioni.”

La folla di lucine si stava avvicinando velocemente alla nostra posizione in gruppetti di due. Magari
era quello che succedeva di solito in dungeon pericolosi, ma era raro vedere una formazione tanto
ampia in campo aperto.

Se fossimo riusciti a scorgere il loro livello, avremmo capito anche le loro intenzioni, ma ai
giocatori non era nemmeno concesso vedere il nome degli altri giocatori che incontravano per la
prima volta. Era un sistema impostato di default per prevenire un PKing —ossia player killing—
troppo sfrenato, ma che ci aveva lasciato anche senza scelta che cercare di tirare a indovinare il
livello degli avversari giudicando il loro equipaggiamento.

Chiusi la mappa ed osservai Asuna.

“Dobbiamo dare loro un’occhiata. Nascondiamoci tra gli alberi e lasciamoli passare.”

“Si hai ragione.”

Asuna annuì con espressione tesa. Salimmo su lembo rialzato lì vicino e ci nascondemmo dietro un
cespuglio che ci arrivava a metà altezza. Era un’ottima postazione per osservare i paraggi.

“Ah...”

Asuna si guardò improvvisamente i vestiti. L’uniforme bianca e rossa era piuttosto sgargiante tra il
verde dei cespugli.

“Cosa dovrei fare? Non ho altro equipaggiamento...”


I punti erano davvero vicini adesso. Erano quasi a portata di vista.

“Scusami un secondo.”

Mi aprii la giacca e la usai per coprire anche Asuna. Lei mi guardò per un attimo ma poi mi permise
di coprirla. La giacca non era un granché a guardarsi, ma concedeva un gran bonus per
l’occultamento. Con ciò sarebbe stato molto difficile notarci senza utilizzare un’abilità scansione di
altissimo livello.

“Beh, non è un granché a guardarsi, ma è piuttosto utile no?”

“E che ne so! ...Shh, sono qui!”

Sussurrò Asuna portandosi un dito sulle labbra. Mi abbassai, e lo scalpiccio di passi mi raggiunse
presto le orecchie.

Alla fine, vedemmo il gruppo arrivare davanti a noi.

Erano tutti guerrieri. Indossavano tutti la medesima armatura nera e gli stessi vestiti da
combattimento verdi. Il loro equipaggiamento aveva tutto l’aspetto della praticità, eccetto per
l’emblema di un castello in bella mostra sui loro scudi.

I sei davanti reggevano una spada ad una mano, e i sei dietro reggevano alabarde. Avevano tutti le
visiere abbassate, e quindi non potevamo vedere le loro espressioni. Mentre osservavamo quei
dodici giocatori allinearsi perfettamente, cominciai persino a pensare che potessero essere un
branco di NPC.

Ora ne ero certo. Appartenevano ad un immenso gruppo che aveva fatto della città al primo piano il
loro QG: «L’Armata». Sentii Asuna trattenere il fiato.

Non erano nemici dei comuni giocatori. Infatti, erano considerati il gruppo che faceva i massimi
sforzi per prevenire i crimini sul campo.

Ma i loro metodi erano un tantino rozzi, and e si diceva che attaccassero i giocatori arancioni —
chiamati così per via del colore del proprio cursore— non appena li vedevano e senza fare
domande. Quindi procedevano con rimuovere l’equipaggiamento dei malcapitati e li sbattevano
nelle segrete del Castello di Ferro Nero. Le voci secondo le quali «L’Armata» trattava le persone
che non si sottomettevano e che fallivano nel tentativo di evadere erano molto inquietanti.

Erano anche famosi per muoversi in gruppi molto numerosi che coprivano aree molto vaste, perciò
tra i giocatori era risaputo che "E’ meglio non avvicinarsi mai «All’Armata»". Beh, solitamente
operavano dal cinquantesimo piano in giù, lavorando sul potenziamento del proprio gruppo e
mantenendo l’ordine, so perciò era raro vederli sulla linea del fronte—

Mentre guardavamo in silenzio, i dodici guerrieri pesantemente corazzati attraversarono lo spiazzo,


sparendo nella foresta con un clangore di armature e di stivali.

Vedere quella scena mi faceva sempre pensare alla stessa cosa: tutti quelli intrappolati dentro SAO
erano maniaci dei videogames, una razza che non sa cosa farsene delle «Regole». Eppure, il fatto
che quei giocatori mostravano di sapersi muovere in maniera così compatta era stupefacente.
Potevano anche essere l’unità più potente all’interno del «L’Armata».

Dopo esserci assicurati che fossero usciti dal range delle nostre mappe, Asuna ed io emettemmo dei
sospiri di sollievo.

“...Quelle voci, erano vere...”

Sussurrai ad Asuna, ancora coperta dalla mia giacca.

“Voce?”

“Già. Al meeting della gilda ho sentito di come «L’Armata» was stia cambiando il suo modo di
operare e abbia cominciato a comparire sui piani alti. Una volta era uno dei gruppi che provava a
concludere il gioco, no? Ma dopo i danni subiti nello scontro con il boss del venticinquesimo piano,
si sono concentrati sul rafforzamento delle proprie fila e sono spariti dalla linea del fronte. —Perciò,
piuttosto che scendere nei labirinti in gran numero com’era loro usanza e creare un pandemonio
assurdo, hanno deciso di mandare unità più piccole, più elitarie, e mostrare che stanno ancora
cercando di completare il gioco. Il rapporto diceva che presto si sarebbe fatta viva la loro prima
unità.”

“Quindi stanno mostrando i muscoli. Ma va bene avanzare così in territorio inesplorato...?


Sembravano tutti di altissimo livello, però...”

“Forse... stanno andando a cercare di sconfiggere il boss...”

Dentro ogni labirinto, c’era un boss che faceva la guardia alle scale che portavano al livello
successivo. Non si rigeneravano ed erano molto potenti, ma la reputazione e la popolarità che si
guadagnava sconfiggendoli era sempre enorme. Sarebbe stato molto efficace come mezzo di
propaganda.

“Quindi hanno radunato quelle persone...? Ma è una cosa stupida. Nessuno ha ancora visto il boss
del settantaquattresimo piano. Di solito, si continuano ad inviare gruppi di ricognitori per analizzare
la forza del boss e i suoi schemi di attacco.”

“Beh, persino le gilde lavorano insieme per sconfiggere i boss. Forse loro stanno facendo la stessa
cosa...?”

“Non lo so... Beh, anche loro dovrebbero sapere che dirigersi così verso un boss è inutile.
Dovremmo sbrigarci. Spero di non incrociare di nuovo la loro strada.”

Mentre mi rialzavo ero un po’ seccato dal fatto di dover lasciare andare di nuovo Asuna. Lei tremò
un po’ quando si rimise in piedi.

“Ormai è quasi inverno... Dovrei comprarmi una giacca anche io. Dove l’hai comprata quella?”

“Hmm... Probabilmente era un negozio per giocatori nella parte occidentale di Algade.”

“Allora portamici quando avremo finito di esplorare.”


Detto questo, Asuna saltò giù nella radura. La seguii. Grazie al sistema, il peso non era di certo un
problema rilevante.

Il sole era quasi nel punto più alto. Asuna ci facemmo strada in fretta stando attenti ai paraggi.

Fortunatamente uscimmo dalla foresta senza incappare neppure in un mostro, e davanti a noi
apparve una prateria piena di fiori blu. Il sentiero attraversava la prateria, e alla sua fine si ergeva
fiera l’Area del Labirinto.

Nella parte più elevata di quella torre, ci doveva essere una stanza enorme in cui un boss faceva la
guardia alle scale — quelle per il settantacinquesimo piano in questo caso. Se il boss veniva
sconfitto e qualcuno attivava il varco del teletrasporto presente nell’area residenziale del piano
successivo, questo piano sarebbe stato completato.

La «Apertura della Città» sarebbe stata festeggiata da una marea di persone accorse dai piani
inferiori accorsa per vedere la nuova città, e l’intero posto sarebbe diventato vivace come se ci fosse
stato un festival.

Ormai erano passati nove giorni da quando erano partite le esplorazioni del settantaquattresimo
piano. Era quasi ora che qualcuno scoprisse dove si nascondeva il boss.

La torre era una struttura cilindrica fatta di materiale calcareo rosso-bruno. Era un posto in cui sia io
che Asuna eravamo stati molte volte, ma subivamo comunque il fascino della sua immensa taglia.
Eppure la torre era alta solo un centesimo di Aincrad. Era un desiderio senza speranza, eppure, in
cuor mio, avrei voluto ammirare il colossale castello gigante dall’esterno.

Non vedevamo l’unità de «La Armata». Probabilmente erano già dentro. Ci facemmo strada
all’interno, aumentando inconsciamente la nostra andatura.
Capitolo 9

Era passato più di un anno da quando i Cavalieri del Sangue erano diventati la gilda numero uno.

Da allora, il leader della gilda, noto come «Uomo della Leggenda», ed il suo luogotenente, Asuna il
«Lampo», erano stati riconosciuti come due dei più potenti guerrieri di Aincrad. Adesso io avevo
l’opportunità di vedere Asuna, la quale aveva ormai completato tutte le skill inerenti al
combattimento con lo stocco, di combattere contro un mostro.

Attualmente eravamo nel bel mezzo di una battaglia, ed il nemico era uno spadaccino scheletrico
chiamato «Servitore Demoniaco». Era alto più di due metri, circondato da una misteriosa luce blu, e
teneva un’enorme spada dritta nella mano destra ed uno scudo tondo di metallo nell’altra.
Ovviamente, non possedeva più alcun muscolo, eppure, nonostante questo, aveva una forza
disarmante, il che lo rendeva un nemico davvero ostico da battere.

Ma Asuna non fece nemmeno una piega.

“Hrrrrgrrrr!”

Con il suo strano grido, lo scheletro agitò diverse volte la spada lasciandosi dietro la linea blu della
traiettoria della lama. Si trattava di un’abilità dotata di combo da quattro colpi : «Quadrato
Verticale». Mentre io osservavo con ansia a diversi passi di distanza, Asuna si spostò a destra e a
sinistra, schivando elegantemente tutti i colpi.

Anche se eravamo 2 contro 1, non potevamo attaccare comunque contemporaneamente un nemico


tanto poderoso. Non era proibito dal sistema, ma quando due persone erano troppo vicine in un
combattimento in cui le spade schizzavano ovunque ad una velocità impossibile da seguire ad
occhio nudo, finivano per intralciarsi a vicenda. Perciò quando si faceva squadra, si utilizzava una
tecnica che richiedeva un alto livello di collaborazione chiamata «scambio.»

Dopo aver sferrato tutti i colpi, dopo che l'ultimo era andato a vuoto nella sua combo, il Servitore
Demoniaco si sbilanciò leggermente con il corpo. Asuna non si lasciò sfuggire l’opportunità e si
fiondò immediatamente al contrattacco.

I fendenti della spada argentata colpirono uno dopo l’altro i loro bersagli in modo spettacolare, e gli
HP dello scheletro diminuirono. Ogni colpo individuale non infliggeva molti danni, ma il loro
numero era impressionante.

Dopo essere stato colpito da almeno tre raffiche, la guardia dello scheletro si alzò un po’, e Asuna
cambiò stile per colpirlo due volte alle gambe. Quindi, con la lama della sua spada che prese a
brillare di un bianco scintillante, sferrò due colpi impressionanti alle gambe del mostro.

Si trattava di una combo da otto colpi. Probabilmente si trattava dell’abilità di altissimo livello per
spade chiamata «Star Splash». Colpendo accuratamente il corpo dello scheletro con la sua spada
sottile, che di solito era inefficace contro certi nemici, mostrò uno spettacolo incredibile.
Il fatto che gli HP del mostro si fossero ridotti del 30% era stupefacente, ma io mi ero perso ad
ammirare l’eleganza della giocatrice. Doveva essere questo quello che definivano “danza con la
spada”.

Asuna mi sgridò, dato che ero rimasto fermo e imbambolato, e mi chiesi se aveva gli occhi dietro la
testa.

“Kirito-kun, scambio!”

“Ah, ok!”

Mi sbrigai ad impugnare la spada, e nello stesso momento, Asuna eseguì un altro colpo maestoso.

Lo scheletro deviò il colpo con il suo scudo, facendo volare scintille da tutte le parti. Ma era una
mossa prevedibile. Il nemico rimase per un po’ stordito dal forte contraccolpo, incapace di
contrattaccare immediatamente.

Ovviamente, anche Asuna era leggermente stordita dopo che il suo attacco era stato bloccato, ma
l’importante era il «gap» messo tra lei e il mostro.

Io scattai immediatamente con un’abilità di tipo carica. Fare una piccola pausa nel bel mezzo di uno
scontro per poi scambiarsi di posto con un compagno di squadra, ecco ciò che si intendeva con
«scambio».

Dopo essermi accertato con la coda dell’occhio che Asuna si fosse fatta da parte, caricai il nemico
senza pietà. A meno che non si era un maestro come lei, i normali fendenti erano più efficaci contro
mostri molto meno corazzati del Servitore Demoniaco. In questo caso, le armi più efficaci sarebbero
state quelle contundenti come le mazze. Ma io, e molto probabilmente anche Asuna, non
possedevamo alcuna abilità di tipo impatto.

Il «Quadrato Verticale» che usai per colpire il nemico ridusse di molto i suoi HP. Lo scheletro reagì
lentamente. Questo era dovuto al fatto che l’IA dei mostri ritardava a rispondere in quanto i pattern
degli attaccanti cambiavano improvvisamente. Il giorno prima, avevo dovuto investire molto tempo
e molti sforzi affinché succedesse con il Lizardman, ma quando hai un compagno di squadra, tutto
quello che ti serviva era fare uno scambio. Questo era il più grande vantaggio del gioco di squadra.

Parai il contrattacco e cominciai a preparare un’abilità per porre fine allo scontro. Inflissi un colpo
forte, a destra, poi feci ruotare il polso e colpii ancora, ricalcando la traiettoria discendente che
avevo appena effettuato con un movimento simile ad un colpo del golf. Ogni volta che la lama
colpiva il corpo del mostro, che era composto interamente da ossa, si sentiva il suono dell’impatto e
fuoriusciva una luce arancione.

Lo scheletro sollevò lo scudo per parare il colpo che pensava sarebbe arrivato dall’alto, ma io delusi
le sue aspettative caricando con la spalla. Poi diedi un colpo diretto allo scheletro, e senza aspettare
lo caricai di nuovo, stavolta con la spalla destra. Si trattava di un’abilità che bypassava il bisogno di
preparare più abilità per effettuare una combo: «Meteor Break». Non voglio vantarmi, ma è
un’abilità che richiedeva una certa maestria nel corpo a corpo, oltre che nella spada.

Gli HP del nemico ormai erano agli sgoccioli e segnavano rosso. Misi tutta la forza che avevo
nell’ultimo colpo orizzontale della combo da sette colpi. La spada colpì direttamente il collo del
mostro, disegnando un arco luminoso. Il collo si spezzò con un suono secco e il teschio volò per
aria, mentre il corpo cadde a terra come una marionetta a cui vengono tagliati i fili.

“Abbiamo vinto!!”

Asuna mi diede una pacca sulla spalla, dove adesso stava la mia spada.

Lasciammo perdere la distribuzione degli oggetti acquisiti e proseguimmo.

Finora, avevamo affrontato quattro mostri ma ce l’eravamo cavata quasi senza danni. Dato che lo
stile di Asuna consisteva nell’infliggere pochi colpi velocissimi, e il mio nell’eseguire lunghe catene
devastanti, avevamo messo in crisi le IA dei nemici — o meglio l’algoritmo di risposta agli attacchi,
non la CPU del sistema — e le nostre abilità andavano bene insieme. Probabilmente anche i nostri
livelli erano abbastanza vicini.

Camminammo con cautela nel magnifico ingresso sorretto da pilastri. Con la mia abilità scan era
impossibile che subissimo un’imboscata, ma l’eco dei passi continuò a preoccuparmi. Non c’era
alcuna fonte di luce nel labirinto, ma nei paraggi c’era un tenue bagliore che guidava i nostri passi.

Ispezionai con cura la zona, dalla quale proveniva una strana luce blu.

Il piano sottostante era un labirinto fatto di pietra calcarea. Ma una volta saliti ci trovammo in una
camera fatta di un materiale che rifletteva questa insolita luce blu. I pilastri erano coperti da figure
affascinanti e impressionanti, e sul pavimento scorreva addirittura un piccolo torrente. L’intera
atmosfera era diventata più «pesante». Ormai non c’erano più molti spazi nascosti sulla mappa. Se
la mia intuizione era esatta, allora l’area poco più avanti doveva essere—

Alla fine del corridoio, ci trovammo di fronte a due porte verde-blu. Le incisioni sulle porte erano
simili a quelle sui pilastri. Sebbene si trattasse solo di un mucchio di dati digitali, c’era un’aura
inconfondibile che traspariva da quelle porte.

“...Quella è...?”

“Probabile no...? La sala del boss.”

Asuna mi afferrò una manica della giacca.

“Cosa dovremmo fare...? Se diamo solo un’occhiata dovrebbe essere ok, no?”

A dispetto di quelle parole coraggiose, sembrava a disagio. Anche se era una spadaccina di
prim’ordine, sembrava che trovasse comunque spaventose situazioni come queste. Beh, c’era da
aspettarselo. Ero spaventato anche io.

“...Beh, prepariamo un oggetto per teletrasportarci in caso di necessità.”

“Sì.”

Asuna annuì e prese un cristallo blu dalla tasca. Anche io preparai il mio oggetto.

“Pronta...? Sto per aprirla...”


Con Asuna che mi teneva stretto il braccio destro, toccai la porta di ferro con la mano sinistra in cui
stringevo il cristallo blu. Se questo fosse stato il mondo reale, a quest’ora avrei avuto le mani
bagnate dal sudore.

Mentre spingevo man mano più forte, la porta, che sembrava essere alta il doppio di me, si aprì con
inaspettata facilità. Una volta mossa, la porta si aprì con tanta facilità da lasciarci increduli. Mentre
Asuna ed io rimanemmo impalati senza fiato, l’enorme porta si spalancò completamente con un
fracasso infernale rivelandoci l’interno.

— O almeno così pensavamo; dentro era buio pesto. La luce che riempiva il corridoio non
sembrava raggiungere la fine di quella stanza. La spessa oscurità non rivelava nulla,
indipendentemente da quanto la fissassimo.

“...”

Non appena aprii bocca per parlare, due fuochi bianco-bluastri presero vita dentro la stanza, poi un
altro paio, e un altro paio ancora.

*Whoooooosh*... Con questo suono continuo, in un batter d’occhio si formò un sentiero che
conduceva al centro della stanza. Alla fine, un enorme pilastro di fuoco schizzò verso l’alto, e la
stanza rettangolare fu piena di luce. Era molto spaziosa. Sembrava che tutto lo spazio vuoto rimasto
sulla mappa fosse costituito da quella stanza.

Asuna si strinse a me come per tenere a bada l’ansia, ma non ero dell’umore adatto per godermi
quella sensazione. Il motivo del mio turbamento stava cominciando ad apparire poco a poco dietro
la colonna di fiamme.
Il corpo enorme era coperto di muscoli pulsanti. La pelle era blu scuro, e la testa poggiata sul collo
taurino non era umana, bensì quella di una capra di montagna.

Due corna ricurve troneggiavano in cima alla sua testa. I suoi occhi, anche quelli accesi di blu,
erano fissi su di noi. La parte inferiore del suo corpo era coperta da una pelliccia blu e non si vedeva
molto bene a causa delle fiamme, ma anche quella sembrava animalesca. In parole povere, era un
demonio.

C’era una discreta distanza tra noi e lui. Nonostante ciò, eravamo rimasti fermi, incapaci di muovere
anche solo un muscolo. Rispetto a tutti i mostri che avevamo affrontato finora, questo era il primo
che aveva l’aspetto di un demonio. Era una tipologia che avevo imparato a conoscere grazie agli
innumerevoli RPG a cui avevo giocato. Ma ora che ne vedevo uno, non riuscivo a controllare la
paura.

Mi concentrai e lessi le parole che erano appena comparse: «The Gleameyes». Era senza dubbio il
boss di questo livello. Il "The" davanti al suo nome ne era la prova. Gleameyes — occhi che
mandano bagliori.

Non appena ebbi finito di leggere, quella bestia cominciò a agitare il capo e gridò. Le fiamme
azzurre per poco non si spensero e il pavimento tremò. Dal suo naso fuoriuscirono soffi rabbiosi
mentre sollevava la spada. Poi il demone blu ci caricò con una velocità disarmante — facendo
scuotere il pavimento — senza neppure darci il tempo per pensare.

“Ahhhhhhhhhhhhhhh!”

“Kyaaaaaaaaaaaaaa!”

Gridammo all’unisono, poi facendo una rotazione di 180° cominciammo a correre. Sapevamo che,
in teoria, il boss non usciva dalla sua stanza, ma noi non volevamo restare lì. Affidando i nostri
corpi all’agilità acquisita finora, corremmo per il corridoio con le ali ai piedi.
Capitolo 10

Senza nemmeno fermarci a riprendere fiato, io e Asuna abbiamo corso verso la zona di sicurezza
che si trovava da qualche parte nel labirinto. Ebbi l'impressione di essere stati presi di mira dai
mostri più volte lungo il tragitto, ma a essere sinceri, non eravamo nello stato d'animo adatto per
affrontarli.

Siamo piombati nella grande stanza che era stata designata come zona di sicurezza e ci siamo
lasciati scivolare a terra, con la schiena appoggiata contro il muro. Dopo aver emesso un respiro
enorme. Ci siamo guardati e...

"... Ah."

Entrambi abbiamo cominciato a ridere nello stesso momento. Se avessimo controllato la mappa,
avremmo scoperto subito che il boss non era uscito dalla sua stanza. Ma non avevamo minimamente
pensato di fermarci a controllare.

"Ahahahah, siamo scappati a gambe levate!"

Asuna rise divertita.

"È passato molto tempo dall'ultima volta che ho corso così, cioè come se ne dipendesse la mia vita.
Beh, tu però sei stato più esagerato di me!"

"..."

Non potevo contraddirla. Asuna continuò a ridere per la mia espressione imbronciata. Impiegò un
grande sforzo per fermarsi, e infine disse:

"...Quello sembrava piuttosto difficile."

Non appena Asuna disse ciò, il suo volto si fece serio.

"Già. Sembrava avere solo una spada enorme come arma, ma deve avere anche degli attacchi
speciali."

"Dovremo riunire tanti giocatori con la difesa alta e mantenere il passaggio per lo scambio."

"Avremo bisogno di almeno una decina di persone con uno scudo... Beh, per il momento dobbiamo
solo continuare a colpirlo e capire come combatterlo."

"Uno... scudo?"

Asuna mi guardò pensierosa.

"C-Che succede?"

"Stai nascondendo qualcosa."


"Che dici tutto a un tratto...?"

"È strano. Il più grande vantaggio di usare una spada a una sola mano è di poter tenere uno scudo
con l'altra. Ma non ti ho mai visto usarne uno. Io non lo uso perché rallenterebbe la mia velocità
d'attacco, e alcune persone non lo usano perché sono più preoccupate per lo stile. Ma tu non
appartieni a nessuna di queste categorie... È sospetto."

Ci aveva preso in pieno. Avevo un’abilità nascosta. Ma non l’avevo usata nemmeno una volta di
fronte ad altre persone.

Questo non solo perché le abilità sono un mezzo importante per sopravvivere, ma anche perché
pensavo che mi avrebbe fatto risaltare ancora di più se fosse diventata di dominio pubblico.

Ma, anche se lei ne fosse venuta a conoscenza, non avrebbero dovuto esserci problemi…

Aprii la bocca pensando a questo.

“Non importa, non importa. Cercare di indagare sulle abilità altrui è comunque poco educato.”

Si mise semplicemente a ridere. Ora che avevo perso la mia occasione, borbottai semplicemente
qualche parola. Poi, gli occhi di Asuna si spalancarono dopo aver controllato l’ora.

“Ah, sono già le tre. È tardi, ma cerchiamo di pranzare.”

“Come?”

Non riuscivo a nascondere il mio entusiasmo.

“L-L’hai preparato tu?”

Asuna sorrise senza dire una parola e rapidamente manipolò il suo menu. Dopo essersi tolta il
guanto, aveva richiamato un piccolo cesto.

Allora fare squadra con lei è servito a qualcosa, pensai sgarbatamente.

Asuna mi guardò improvvisamente.

“Che cattive idee ti stavi facendo?”

“N-Nessuna. Piuttosto, cominciamo a mangiare.”

Asuna mise il broncio, ma tirò comunque fuori dal cesto due pacchetti avvolti con la carta,
porgendomene uno. Lo aprii, trovando un panino fatto con un sacco di verdure e carne alla griglia
farcite tra due sottili pezzi di pane rotondo. Ne fuoriusciva un aroma simile al pepe.
Improvvisamente, mi sentii davvero affamato e gli diedi un gran morso.

“È… veramente buono…”

Morsi altre due volte, tre volte di fila, poi pronunciai il mio sincero apprezzamento. La forma
sembrava un po’ europea, come i cibi offerti nei ristoranti NPC, ma il gusto era diverso. Il sapore
leggermente acidulo e dolce era decisamente simile ai cibi dei fast foods in cui avevo mangiato fino
a due anni fa. Mangiai l’enorme panino velocemente, sentendo di stare per piangere per il sapore
nostalgico.

Dopo aver finito l’ultimo pezzo e bevuto il tè che Asuna mi aveva offerto, finalmente sospirai.

“Come hai ottenuto questo sapore…?”

“È il risultato di un anno di allenamento e di tentativi. Ci sono riuscita dopo aver analizzato i dati su
come delle erbe di Aincrad influenzano il motore di riproduzione del gusto. Si tratta di semi di
Glogwa, foglie Shuble e l’acqua Calim.”

Appena detto ciò, Asuna tirò fuori dal cesto due piccole bottiglie, aprendone una e infilandoci
dentro l’indice. Il dito uscì con una sostanza indescrivibile sopra, viscida e viola. Poi disse,

“Apri la bocca.”

Non sapevo che cosa fosse, ma non appena aprii la bocca di riflesso, Asuna ci gettò la sostanza
dentro. La sostanza appiccicosa volò dentro la mia bocca con precisione e il suo sapore mi stupì.

“… È maionese!”

“E questi sono fagioli abilpa, foglie sag e ossa uransipi.”

L’ultimo suonava più come l’ingrediente di un antidoto, ma il liquido volò dentro la mia bocca
prima che avessi il tempo di rifletterci sopra. Il suo gusto mi sconvolse ancor di più del precedente.
Questa era senza dubbio la salsa di soia. Ero così entusiasta che afferrai la mano di Asuna e mi
portai il suo dito in bocca.

“Kya!”

Urlò e afferrò la mano, fissandomi. Ma poi scoppiò a ridere vedendo la mia espressione.

“Questo è ciò che ho usato per il panino.”

“… È incredibile! Perfetto! Potresti fare una fortuna!”

A essere sincero, il panino appena mangiato era meglio anche del pasto con il Ragout Rabbit di ieri.

“D-Davvero?”

Asuna sorrise imbarazzata.

“No, sarebbe meglio non venderli. Non posso permettere che la mia parte scompaia.”

“Uff, sei così avido! … Se vuoi te lo preparerò ancora qualche volta.”

Mandò giù l’ultimo pezzo in silenzio, per poi appoggiarsi un po’ contro la mia spalla. Non appena il
silenzio calò nella stanza, dimenticai che questo era il fronte, un luogo dove ci battevamo mettendo
in gioco la nostra vita.
Se mi fossi ritrovato a mangiare tutti i giorni queste genere di cose, avrei anche potuto decidere di
trasferirmi a Salemburg… proprio accanto alla casa di Asuna… Avevo cominciato a pensarci senza
rendermene conto, e stavo per dirlo ad alta voce.

Improvvisamente, il suo sferragliante delle armature annunciò l’arrivo di un altro gruppo di


giocatori. Prendemmo immediatamente le distanze tra noi due.

Guardai il capo dei sei uomini e rilassai le spalle. Era il possessore di katana che avevo conosciuto
molto tempo fa in Aincrad.

“Oh, Kirito, ne è passato di tempo!”

Mi alzai in piedi e salutai che persona alta che aveva iniziato a camminare dopo avermi
riconosciuto.

“Sei ancora vivo, Klein?”

“Sei diretto come sempre. Perché tra tutte le persone in una squadra…”

Il samurai spalancò gli occhi sotto la bandana quando vide Asuna, che aveva rapidamente riposto le
sue cose.

“Ah… probabilmente vi siete già incontrati duranti i combattimenti contro i boss, ma vi presento lo
stesso. Questo ragazzo è Klein, della gilda «Fuurinkazan»; e lei è Asuna dei «Cavalieri del
Sangue».”

Asuna annuì leggermente quando la presentai, ma Klein se ne stava lì, con entrambi gli occhi e la
bocca spalancata.

“Ehi, di’ qualcosa. Sei ritardato?”

Dopo che gli diedi una gomitata, Klein chiuse la bocca e si presentò nel modo più educato possibile.

“C-Ciao! Io sono giusto il ragazzo c-c-chiamato Klein! Bachelor! Ventiquattro!”

Non appena Klein si presentò in quel modo ridicolo, gli diedi un’altra gomitata, questa volta con più
forza. Ma prima ancora che Klein finisse di parlare, i suoi compagni di gilda accorsero e presero a
presentarsi.

Si diceva che tutti i membri della «Fuurinkazan» si conoscevano anche prima dell’avvento di SAO.
Klein aveva protetto e guidato tutti, senza perdere nemmeno un singolo membro, finché ognuno di
loro non era diventato un giocatore in grado di stare al fronte. Era riuscito a sopportare il peso della
paura che aveva quando corsi via due anni prima, il giorno in cui questo gioco mortale ebbe inizio.

Ignorando il mio senso di colpa che mi opprimeva il cuore, iniziai a parlare con Asuna.

“… Beh, non sono cattivi, se s’ignora la faccia da teppista del capo.”

Questa volta, Klein mi pestò il piede più forte che poteva. Sentendo ciò, Asuna si mise a ridere,
incapace di resistere più a lungo. Klein sorrise imbarazzato, ma poi tornò in sé e mi chiese con voce
piena di istinti omicidi:
“C-C-Come è potuto succedere, Kirito?”

“Piacere di conoscerti. Ho deciso di fare squadra con lui per un po’. Spero che andremo d’accordo.”

Rimasi scioccato da quel che avevo sentito. Pensai Eh? Non era solo per oggi? Klein e la sua
squadra assunsero espressioni che spaziavano dalla rabbia alla depressione.

Infine, Klein mi guardò con la rabbia che bruciava negli occhi e ringhiò, mentre digrignava i denti.

“Kirito, bastardo…”

Mi si afflosciarono le spalle, pensando a come sarebbe stato difficile uscire da questa situazione.
Poi…

Dei passi risuonarono attraverso la porta che Fuurinkazan aveva da poco attraversato. Asuna si tese
al suono stranamente uniforme, poi mi afferrò il braccio e sussurrò.

“Kirito-kun, è l’«Armata»!”

Spostai subito lo sguardo verso la porta, e abbastanza sicuri, l’unità pesantemente armata che
avevamo visto nella foresta entrò nel nostro raggio visivo. Klein alzò la mano e i suoi cinque
compagni corsero verso la parete. Il gruppo marciò nella stanza, ancora nella sua formazione a
doppia colonna, non più ordinata come lo era nel bosco. I loro passi erano più pesanti e le loro
espressioni che i caschi lasciavano intravedere erano piuttosto stanche.

Si fermarono al muro di fronte a noi nella zona sicura. L’uomo davanti impartì l’ordine “Ri-poso.”
E a quel punto gli altri undici crollarono sul pavimento. L’uomo si diresse verso di noi senza
nemmeno guardarli.

Ora che lo osservavo con attenzione, il suo equipaggiamento era un po’ diverso dagli altri. La sua
armatura era molto più alta in termini di qualità, e una cresta che rappresentava il simbolo di
Aincrad era incisa sul petto, cosa che nessuno degli altri undici aveva.

Si fermò davanti a noi e si tolse il casco. Era abbastanza alto e sembrava essere vicino alla
quarantina. Aveva un viso affilato, i capelli molto corti, un paio di occhi vivi sotto le folte
sopracciglia e una bocca ben chiusa. Esaminò tutti noi con i suoi occhi, e poi iniziò a parlare con
me, che ero quello davanti del nostro gruppo.

“Sono il tenente colonnello Cobert della Aincrad Liberation Force (Forza Liberazione di Aincrad).”

Ma che diavolo? «L'Armata» era in origine il nome con cui la gente aveva cominciato a chiamare il
loro modo di giocare. Da quando era diventato il loro nome ufficiale? E «Tenente colonnello»?
Infastidito, risposi sinteticamente:

“Solo Kirito.”

Lui annuì e chiese con arroganza:

“Hai mappato l’area successiva?”

“… Sì, ho mappato tutta la strada della zona fino alla stanza del boss.”
“Umm. Allora spero che ci fornirai i dati della mappa.”

Rimasi sorpreso dal suo atteggiamento. Ma Klein, che era dietro di me, si arrabbiò.

“Cosa? Fornirtela? Bastardo, sai almeno quanto sia difficile mappare?”

Gridò con voce roca. Le mappe delle aree inesplorate erano informazioni importanti. Potevano
essere anche vendute ai cacciatori di tesori, che cercavano ogni scrigno chiuso a chiave, rivedendoli
a prezzi elevati.

Non appena sentì la voce di Klein, il tipo dell’Armata sollevò una delle sua sopracciglia e annunciò
a voce alta.

“Stiamo combattendo per la libertà dei giocatori come te.”

Spinse in avanti il mento e continuò.

“È vostro dovere collaborare con noi!”

—La parola Arroganza doveva essere stata inventata su misura per quelli come lui. L’Armata non
calcava il fronte da almeno un anno.

“Aspetta un attimo, come puoi…”

“Bastardo…”

Asuna e Klein, che erano entrambi in piedi ai miei lati, fecero un passo avanti con le loro voci piene
di indignazione. Allargai le braccia e li fermai.

“Va tutto bene. L’avrei comunque diffuso non appena tornato in città.”

“Ehi, ehi! Sei troppo gentile, Kirito!”

“Non ho alcuna intenzione di vendere le mappe per soldi.”

Detto ciò, aprii la finestra di scambio e inviai le informazioni al tipo che si faceva chiamare tenente
colonnello Cobert. Lui le prese senza alcun cambiamento nella sua espressione e disse:

“Grazie per la vostra collaborazione.”

Rispose senza una nota di gratitudine nella voce, per poi voltarsi.

“Un consiglio: è meglio se non attaccate il boss.” Dissi, parlandogli alla schiena.

Cobert guardò indietro.

“…Questo spetta a me deciderlo.”

“Abbiamo controllato la stanza del boss proprio poco fa. Non è qualcosa che può affrontare
chiunque. Inoltre, i suoi uomini sembrano tutti piuttosto stanchi.”
“I miei uomini non sono così piagnucoloni da lamentarsi per una cosa del genere!”

Cobert sottolineò “I miei uomini” rispondendo con fastidio. Ma i ragazzi seduti a terra non
sembravano essere d’accordo.

“Alzatevi, inutili rifiuti!”

All’ordine di Cobert, essi si alzarono tremanti e ricomposero sue colonne. Cobert non ci diede
nemmeno uno sguardo mentre tornava davanti alle colonne. Fece un gesto con il braccio e i dodici
uomini alzarono le loro armi e ricominciarono a marciare, con le loro armature che sferragliavano.

Anche se si aveva il cento per cento dei propri HP, i combattimenti estenuanti di SAO lasciavano
una stanchezza inimmaginabile. I nostri corpi nel mondo reale, anche se non potevano muovere un
muscolo, percepivano comunque la sensazione di stanchezza finché non si dormiva o si riposava da
questa parte. Da quel che avevo visto, i giocatori dell’Armata erano già stanchi, dato che non erano
abituati a combattere al fronte.

“… Mi chiedo se andrà tutto bene…”

Klein parlò con voce preoccupata, non appena i membri dell’Armata scomparvero lungo il corridoio
che conduceva al piano superiore e il suono ritmico dei loro passi scomparve dalla nostre orecchie.
Era davvero una brava persona.

“Non saranno così stupidi da andare ad affrontare il Boss…?”

Anche Asuna era preoccupata. C’era sicuramente qualcosa nella voce di Cobert che accennava a
una sorta di incoscienza.

“… Se dessimo un’occhiata a cosa stanno facendo…?”

Quando dissi ciò, non solo Klein e Asuna, ma anche gli altri cinque membri della gilda furono
d’accordo.

… E poi dicono che sono troppo buono…

Pensai con un sorriso amaro. Comunque, avevo già preso la mia decisione. Non sarei stato in grado
di dormire quella notte se avessimo lasciato il labirinto e avessimo sentito che non avevano fatto
ritorno.

Controllai subito il mio equipaggiamento e cominciai a camminare quando un suono mi giunse alle
orecchie.

Potevo dire che Klein stava sussurrando qualcosa ad Asuna dietro di me. Mi chiedevo se non avesse
preso troppi colpi in testa quando il contenuto della loro conversazione mi sorprese.

“Ah— Asuna-san, come dirlo… quel tizio, Kirito, ti prego di trattarlo bene. Anche se non è molto
bravo con le parole, non è divertente e in battaglia è un idiota folle.”

Mi precipitai indietro e tirai la bandana di Klein più forte che potevo.

“C-Che cosa stai dicendo?”


“M-Ma...”

Il samurai inclinò la testa e si grattò la barba.

“È notevole che tu sia finalmente in squadra con qualcuno. Anche se è perché ti sei innamorato di
Asuna, è incredibile questo progresso. È per questo che-”

“I-Io non sono innamorato di lei!”

Tornai avanti. Ma per qualche motivo, Klein, i membri della sua gilda e anche Asuna mi
guardavano con un sorriso sulle labbra. Non potei fare altro che guardare indietro in silenzio e
continuare a camminare.

Poi sentii Asuna dichiarare:

“Lascialo a me!”

Corsi lungo il corridoio che portava al piano superiore, mentre il rumore dei miei stivali
rimbombava cupo.
Capitolo 11

Sfortunatamente per noi, ci imbattemmo in un gruppo di Lizardmen lungo la strada. Mentre noi otto
arrivammo al passaggio del piano più elevato, erano già passati trenta minuti, e non avevamo
ancora raggiunto i membri dell’armata.

“Forse hanno già utilizzato i loro cristalli per scappare?”

Disse Klein scherzando, ma nessuno di noi ci credeva. Come risultato, potevamo solo ripercorre i
nostri passi lungo quei passaggi.

Arrivati circa a metà strada, risuonò un suono che confermò le nostre paure. Ci fermammo tutti ad
ascoltare.

“Ahhhh...”

Il suono attutito che avevamo udito, era senza alcun dubbio un grido.

Ma non apparteneva ad un mostro. Ci guardammo tutti e cominciammo a correre. Grazie alla nostra
destrezza elevata, Asuna ed io correvamo più veloce rispetto agli altri, e si aprì subito un gap tra noi
e il gruppo di Klein. Ma questo non era il momento per pensarci. Corremmo come i fulmini
attraverso il corridoio illuminato di blu nella direzione opposta rispetto all’ultima volta.

Presto, le grandi porte ricomparvero in vista. Erano già aperte, e si riusciva a vedere le fiamme
bianco-azzurre ardere all’interno, e un’ombra muoversi lentamente. Inoltre sentivamo rumori
periodici quali grida e clangori metallici.

“No...!”

Asuna strillò preoccupata e scattò in avanti. Io la seguii a breve distanza. I nostri piedi toccavano a
malapena il suolo mentre correvamo, come se stessimo virtualmente volando. Mi resi conto che
avevamo già raggiunto i limiti supportati dal sistema. Nel frattempo, superavamo un pilastro dopo
l’altro lasciandoli indietro.

Mentre ci avvicinavamo alla porta, Asuna ed io rallentammo di colpo. Dagli stivali sprizzarono
scintille, e riuscimmo a fermarci proprio di fronte all’entrata.

“Ehi! State tutti bene!?”

Gridai sporgendomi in avanti per guardare meglio.

L’interno— sembrava l’interno.

Il pavimento era coperto da fiamme bianco-azzurre. Una figura gigantesca era al centro di tutto
questo, il corpo brillante come se fosse stato fatto di metallo. Era il demone blu: Il Gleameyes.

Mentre il Gleameyes agitava la sua enorme spada stile zanbato, emetteva respiri infiammati
dall’alto della sua testa di capra. I danni subiti non avevano ancora raggiunto nemmeno un terzo dei
suoi HP. A parte lui, c’erano un paio di figure, la cui taglia era insignificante paragonata a quella
del mostro. Erano il gruppo di prima, and e i membri erano occupatissimi a scorrazzare per salvarsi
la pelle.

Ormai non davano più retta ad alcun ordine. Controllai il loro numero e mi resi conto
immediatamente che due di loro mancavano. Speriamo che siano solo scappati usando un oggetto
per il teletrasporto, anche se—

Mentre facevo questi pensieri, uno di essi venne colpito nel fianco dalla zanbato e volò via. I suoi
HP finirono nella zona rossa. Non sapevo come fossero finiti in questa situazione, ma il demone era
riuscito a mettersi tra i membri dell’Armata e l’uscita, tagliando loro la possibilità di fuga. Gridai
rivolgendomi al giocatore abbattuto.

“Che stai facendo!? Usa qualcosa per teletrasportarti!”

L’uomo guardò verso di me. Il suo volto rifletteva le fiamme della stanza ed era pieno di
disperazione. Alla fine rispose urlando:

“Non funziona...! I-I cristalli non funzionano!!”

“Co...?”

Non riuscii a dire nulla. Possibile che questa stanza fosse un «Area Anti-Cristallo»? Si trattava di
una trappola molto rara che talvolta compariva nei dungeon, ma prima d’ora mai nelle camere dei
boss.

“Ma come è possibile...!?”

Asuna trattenne il fiato. Non potevamo neppure correre a salvarli. A quel punto, un giocatore alzò la
sua spada e gridò.

“Cosa state dicendo!! La parola ritirata non esiste per l’Esercito di Liberazione!! Combattete!!
Combattete ho detto!!”

Era la voce di Cobert.

“Bastardo!”

Gridai. Se due persone erano sparite in un’area anti-cristallo — significava che erano già morti.
Qualcosa da evitare ad ogni costo era già successo, e quell’idiota gridava ancora assurdità? Sentii
montarmi il sangue per la rabbia.

Poi arrivarono Klein e la sua banda.

“Ehi, come vanno le cose!?”

Gli raccontai in fretta come stavano le cose. Non appena ebbi finito, Klein si incupì.

“Non...Non c’è nulla che possiamo fare...?”


Avremmo potuto fare irruzione e creare un diversivo per farli scappare. Ma dato che non era
possibile usare fughe d’emergenza in questa stanza, non si poteva escludere l’eventualità che uno di
noi poteva lasciarci le penne. Non c’erano abbastanza persone. Mentre combattevo con questi
pensieri, Cobert in qualche modo era riuscito a rimettere in riga i suoi ordini e gridò.

“Carica—!”

Due dei dieci avevano gli HP quasi a zero e giacevano per terra. Gli altri otto si allinearono in file
sa quattro con Cobert al centro, che guidava la carica con la spada sguainata.

“No—!!”

Ma la mia voce non li raggiunse.

Era solo un attacco suicida. Se tutti e otto correvano insieme in quel modo, non sarebbero riusciti ad
usare le loro abilità al meglio senza intralciarsi a vicenda. Avrebbero dovuto combattere
difendendosi, alternando una persona per volta per infliggere danni al mostro, finché non avessere
creato un’apertura per scappare.

Il mostro si erse, emise un grido da spaccare il pavimento e soffiò un’alitata di fiamme. Sembrava
che anche le sue fiamme contassero come attacco, e gli otto rallentarono mentre venivano investiti
dalle fiamme. Il demone colse l’occasione per agitare di nuovo la spada. Il corpo di uno di loro volò
in aria, volò oltre la testa del mostro, e poi si schiantò per terra davanti a noi.

Era Cobert.

I suoi HP erano svaniti. Con l’espressione di chi non si è nemmeno reso conto di cosa gli fosse
appena accaduto, mosse lentamente le labbra.

—E’ impossibile.

Disse solo questo, piatto. Poi, con un suono artificiale che frantumò le nostre anime, il suo corpo si
spezzò in una miriadi di poligoni. Accanto a me, Asuna emise un grido strozzato di fronte a questa
morte insensata.

Senza il loro leader, i membri dell’Armata finirono nel caos. Correvano urlando. Gli HP di tutti loro
erano dimezzati.

“No... No... Basta...”

Sentendo la voce rotta di Asuna, guardai verso di lei. Feci per afferrarla per il braccio...

MA era già troppo tardi.

“No—!!”

Con questo grido, Asuna scattò in avanti come il vento. Estrasse il suo stocco leggerissimo e caricò
il Gleameyes come un lampo.

“Asuna!!”
Gridai. Senza altra scelta, sguainai la spada e la seguii.

“Eh, al diavolo!!”

Klein ed il suo party gridarono e ci seguirono.

L’attacco scanzonato di Asuna colpì il bestione alla schiena mentre era distratto. Ma i suoi HP si
mossero a malapena.

Il Gleameyes ruggì, poi si voltò e agitò in basso la sua zanbato. Asuna si spostò immediatamente
per schivare, ma non poté evitare l’attacco completamente e venne sbalzata via dall’onda d’urto. Il
secondo colpo calò senza esitazione.

“Asuna—!!”

Sentii il corpo gelarsi per la paura mentre mi frapponevo tra Asuna e la lama. La mia spada riuscì a
malapena a deflettere l’attacco nemico. Poi, sentii l’impatto propagarsi per tutto il mio corpo.

Mentre dalle lame si levavano scintille, la spada del mostro colpì il suolo a pochi centimetri da
Asuna. Scavò una buca nel terreno con il suono di un’esplosione.

“Allontanati!”

Gridai preparandomi ai prossimi attacchi del mostro. La sua spada mi raggiungeva colpo dopo
colpo con tanta forza da potermi uccidere con un colpo solo. Non avevo abbastanza spazio per un
contrattacco.

Le tecniche del Gleameyes consistevano sostanzialmente in attacchi con lo spadone a due mani. Ma
erano lievemente modificate, il che le rendeva impossibili da prevedere. Mi concentrai sulla difesa,
schivando e parando. Ma i suoi attacchi erano spaventosamente potenti, e mordevano i miei HP
anche solo sfiorandomi.

“Argh!!”

Alla fine, uno dei colpi mi prese come si deve. Avvertii il suo effetto stordente, e i miei HP scesero
a dismisura.

Il mio equipaggiamento e la mia armatura erano tutt’altro che quelli di un carro armato. Di questo
passo non ci avrei messo molto a morire. La paura di morire mi paralizzava. Ormai non riuscivo
neppure a provare a scappare.

C’era solo una cosa che potessi fare. Avrei dovuto attaccarlo con tutto quello che avevo per
infliggergli dei danni.

“Asuna! Klein! Datemi dieci secondi!”

Gridai muovendo la spada per bloccare l’attacco nemico e guadagnare un po’ di tempo. Poi mi
buttai per terra e rotolai via. Klein prese subito il mio posto tenendo il demone a distanza con la sua
katana.
Ma sia la katana di Klein che lo stocco di Asuna erano armi che contavano sulla rapidità e quindi
mancavano di peso. Immaginai che per loro non sarebbe stato facile bloccare la sua zanbato. Steso
per terra, aprii il menù con la mano sinistra.

Ora non potevo permettermi nemmeno il minimo errore. Col cuore che batteva nel petto, cominciai
a muovere le dita della mano destra. Scorsi la lista dei miei oggetti, selezionai qualcosa, e la
equipaggiai nello spazio vuoto del mio profilo. Poi aprii la schermata delle abilità e cambiai le
abilità di attacco.

Dopo aver finito tutto questo, cliccai il tasto OK e chiusi la finestra. Confermai il peso addizionale
sulla mia schiena, e poi alzai la testa urlando:

“Ho finito!!”

Vidi Klein venir colpito una volta, i suoi HP diminuire e arretrare di qualche passo. Normalmente,
avrebbe usato un cristallo per curarsi, ma in questa stanza era impossibile. Adesso, era Asuna a
combattere con il demone, e dopo poco i suoi HP erano scesi oltre la metà colorandosi di giallo.

Dopo avermi sentito, Asuna emise un grido e attaccò.

“Yaaaa!”

Un fascio di luce bianca colpi l’arma del Gleameyes, causando un profluvio di scintille. Con un
suono terrificante, la distanza tra Asuna e il demone si allargò.

“Scambio!!”

Non mi lasciai scappare l’occasione e caricai il nemico. Il demone si riprese subito dal suo
stordimento e agitò di nuovo la spada. Con la spada nella mano destra, bloccai la spada del mostro
che calava con una traiettoria fiammante. Poi portai la mano destra dietro la sinistra e presi la nuova
spada. La sguainai con un solo movimento fluido. Gli HP del mostro calarono considerevolmente al
primo colpo pulito che gli sferrai.

“Kwuaaaaa!”

Il mostro ruggì inferocito e provò un nuovo affondo. Questa volta incrociai le lame e lo bloccai
completamente. Mentre si sbilanciava, decisi di interrompere la difesa e lanciare un attacco combo.

La mia spada destra sfrecciò orizzontalmente verso la vita del mostro. La spada sinistra seguì
colpendo in verticale. Destra, sinistra, e poi ancora destra. Colpii come se fossi stato posseduto da
un demone. Il suono del metallo che colpiva risuonava cupo mentre volavano scintille dappertutto.

Era questa l’abilità che stavo nascondendo, «Doppie Lame», e la tecnica che stavo utilizzando era
quella delle spade a due mani «Starburst Stream», un attacco combo da sedici colpi.

“Ahhhhh!!”

Ignorando i pochi colpi che il mostro era riuscito a parare, continuai a colpire urlando. Sentivo gli
occhi in fiamme, e riuscivo a vedere solo il demone. Anche se di tanto in tanto la spada mi colpiva,
gli impatti sembravano arrivare da molto lontano. Nel frattempo, sentivo l’adrenalina scorrermi in
corpo, and e le mie onde cerebrali fremevano ogni volta che le mie spade colpivano.
Più veloce, più veloce. Il ritmo dei miei colpi era già due volte quello normale, ma per i miei sensi
alterati sembrava ancora troppo lento. Continuai ad attaccare ad un ritmo che sembrava troppo
veloce anche per il sistema.

“...Ahhhhhhhhh!!”

Con questo grido diedi l’ultimo dei miei sedici colpi, che penetrò il petto del Gleameyes.

“Kkaaaaaaahh!!”

Quando tornai in me, mi resi conto di non essere l’unico a gridare. La bestia immonda stava
ruggendo con la tesa rivolta al soffitto mentre alitava fiamme.

Poi il suo corpo si irrigidì e quando me ne accorsi—

Il Gleameyes si frantumò in una miriade di frammenti. Frammenti di luce blu che si riversarono per
tutta la stanza.

E’... finita...?

Sentendomi stordito, agitai come mia abitudine entrambe le spade prima di rinfoderarle dietro la
schiena. Controllai in fretta i miei HP. C’era una linea rossa con pochi punti rossi rimasti. Mentre
osservavo i miei HP senza badarci troppo, sentii le forze abbandonarmi e svenni.

Sprofondai nelle tenebre.


Capitolo 12

“...-kun! Kirito-kun!!”

Le parole di Asuna, che erano quasi delle grida, mi forzarono ad aprire gli occhi. Mentre mi alzavo
a sedere, sentii delle fitte di dolore alla testa che mi fecero stringere gli occhi.

“Owww...”

Mi guardai intorno e vidi che ci trovavamo ancora nella camera del boss. I frammenti luminosi blu
aleggiavano ancora per la stanza. Sembrava che avessi perso coscienza solo per pochi attimi.

Asuna era inginocchiata per terra, il suo viso vicinissimo al mio. Le sue sopracciglia erano
tesissime, e si stava mordendo il labbro. Pareva che stesse per mettersi a piangere.

“Idiota...! Perché...!?”

Strillò poco prima di gettarsi tra le mie braccia. Mi scioccò così tanto che per un attimo mi
dimenticai del dolore alla testa. Riuscivo solo a sbattere le palpebre perplesso.

“...Non stringermi così. Farai svanire i miei HP.”

Lo dissi per scherzare, ma Asuna mi rispose subito infuriata. Mi svuotò una bottiglietta in bocca. Il
liquido al suo interno era una pozione di alto livello che aveva il sapore di un misto di limonata e
the verde. Avrebbe dovuto guarire del tutto i miei HP in cinque minuti, ma la mia fatica sarebbe
durata di più.

Asuna controllò che avessi bevuto tutto. Poi, mentre il suo viso cominciava ad ammorbidirsi,
appoggiò il viso sulla mia spalla per nasconderlo alla mia vista.

I Al suono di passi alzai la testa e vidi Klein avvicinarsi. Sembrava un po’ restio a disturbarci, ma
parlò normalmente.

“Abbiamo finito di curare tutti i membri dell’Armata, ma Cobert e due dei suoi uomini sono già
morti...”

“...Già. E’ la prima volta dopo il 67 esimo piano che qualcuno muore in uno scontro con un boss...”

“Ma quello non era nemmeno uno scontro. Quell’idiota di Cobert... Voglio vedere cosa crede di
fare ora che è morto..”

Sentenziò Klein. Poi fece un respiro profondo, scosse la testa, e cercò di alleggerire l’atmosfera.

“Ma torniamo a noi, che stava succedendo!?”

“...Vuoi davvero che te lo spieghi?”

“Certo! Non avevo mai visto niente di simile prima d’ora!”


Mi accorsi che oltre ad Asuna, anche tutti i presenti mi stavano fissando, aspettando una mia
risposta.

“...Si tratta di un’abilità extra: «Dual Blades».”

Tra i compagni di Klein e i superstiti dell’Armata si levarono espressioni di meraviglia.

Tutte le abilità inerenti alle armi dovevano essere padroneggiate in un definito ordine che dipendeva
dal tipo di arma. Take Prendiamo le spade ad esempio; bisognava allenarsi un bel po’ con i fendenti
ad una mano prima che «Daga» e «Spada a Due Mani» si degnassero di apparire nella tua lista
abilità.

Naturalmente, Klein era interessato, e mi chiese di dirgli il resto.

“E le condizioni da soddisfare quali sono?”

“L’avrei rivelato a tutti se solo lo sapessi.”

Quando scossi la testa, Klein sospirò e aggiunse.

“Giusto...”

Le abilità le cui modalità di apprendimento non sono perfettamente note vengono chiamate abilità
extra. A volte si trattava persino di condizioni casuali. Un esempio poteva essere la «Katana» di
Klein. Ma le «Katana» non erano poi tanto rare ed apparivano spesso se ci si allenava a sufficienza
nelle abilità per le Spade Curve.

La maggior parte della decina di abilità extra scoperte finora, «Katana» inclusa, avevano almeno
dieci persone ciascuna capaci di usarla. L’unica eccezione era la mia «Dual Blades» e l’abilità extra
che apparteneva ad un altro uomo.

Queste due erano con ogni probabilità limitate a sole due persone, perciò avrebbero dovuto
chiamarsi «Abilità Uniche». Finora avevo tenuto nascosta la mia abilità. Ma da quel giorno, la
notizia che anche io possedevo un’abilità unica si sarebbe sparsa dappertutto. Non potevo più
nasconderla dopo averla usata davanti a tante persone.

“Sono deluso Kirito. Non mi hai mai detto che avevi una tecnica così da sballo.”

“Te l’avrei detto se avessi saputo le condizioni per padroneggiarla. Ma non ho proprio idea di come
sia potuto succedere.”

Risposi alle lamentele di Klein con una scrollata di spalle.

Non c’era ombra di bugie in quello che avevo detto. Circa un anno prima, un giorno aprii la mia
lista abilità e vi trovai il nome «Dual Blades». Non avevo alcuna idea su quali condizioni avessi
soddisfatto per farla comparire.

Da allora, l’avevo usata solo quando ero da solo. Anche dopo averla appena padroneggiata, la usavo
solo in caso di emergenza. Oltre al fatto di usarla solo per salvarmi la pelle, non mi piaceva il modo
in cui attiravano l’attenzione questo tipo di tecniche.
Pensavo che sarebbe stato molto meglio se fosse apparso un altro possessore della Dual Blade—

Mi grattai dietro un orecchio e risposi.

“...Se si venisse a sapere che possiedo un’abilità tanto raro, non solo la gente mi darebbe noia per
saperne di più... e potrebbe portarmi altri guai...”

Klein annuì.

“I giocatori online si ingelosiscono subito. Io non sono quel genere di persona, ma di certo lì fuori è
pieno di rosiconi. Senza contare...”

Klein smise improvvisamente di parlare e fissò Asuna, che mi stava ancora abbracciando, e sorrise
malizioso.

“...Beh, mettila così, considera la sofferenza come un altro modo per fare esperienze, giovane
Kirito.”

“Quindi, per te è solo un mio problema...?”

Klein si abbassò e mi diede un colpetto sulla spalla, poi si voltò e si diresse verso i superstiti della
«Armata».

“Ehi, ragazzi, ce la fate a tornare da soli al vostro quartier generale?”

Uno di loro annuì alla risposta di Klein. Sembrava essere un ragazzo adolescente.

“OK. Dite ai vostri superiori cos’è successo qui oggi e ditegli che non riprovassero a fare certe
stupidaggini.”

“Si. ...e, err...grazie.”

“Ringraziate quello lì.”

Klein indicò verso di me con il pollice. I guerrieri dell’Armata si sbrigarono, voltandosi verso
Asuna e me, che eravamo ancora per terra, e si inchinarono profondamente prima di uscire dalla
stanza. Once Una volta usciti, usarono uno dopo l’altro dei cristalli per teletrasportarsi.

Dopo che le luci blu si dissolsero, Klein si portò una mano sulle labbra e prese a parlare.

“Bene, vediamo... We're Noi continuiamo verso il 75esimo piano e sbloccheremo il teletrasporto
lassù. Voi che fate? Tu sei l’uomo della giornata, vuoi essere tu a farlo Kirito?”

“No, lascio a voi l’onore. Sono a pezzi.”

“Se questo è il caso... allora fate attenzione durante il ritorno.”

Klein annuì e poi fece un cenno ai suoi compagni. I sei si incamminarono verso l’enorme porta
posta al centro della stanza. Oltre ci sarebbero dovute essere le scale per piano successivo. Il
portatore della Katana si fermò proprio davanti alla porta e si voltò.
“Ehi... Kirito. Sai, quando sei saltato in avanti per salvare quei poveracci...”

“...Si e allora?”

“Io beh... mi ha fatto piacere. Volevo che lo sapessi. Ci becchiamo in giro.”

Non capivo cosa volesse dire. Mentre lo guardavo senza capire, Klein mi rivolse il pollice in su, poi
aprì la porta e sparì dentro con il suo party.

Eravamo rimasti solo Asuna ed io nell’immensa camera del boss. Le fiamme blu che bruciavano in
quella stanza erano sparite da un po’, e l’atmosfera sinistra che incupiva quell’antro era
letteralmente svanita. La luce soffusa che illuminava il corridoio adesso illuminava anche quella
camera. Non rimaneva una singola traccia della mattanza di poco prima.

Dissi qualcosa ad Asuna, che aveva ancora la testa poggiata contro la mia spalla.

“Ehi... Asuna...”

“...Ero così spaventata... Non sapevo cosa fare... Se tu fossi morto.”

La sua voce tremante era debole come non l’avevo mai sentita.

“...Di che parli? Sei tu quella che si è buttata per prima.”

Risposi piazzando gentilmente la mano sulla spalla di Asuna. Un avviso di infrazione sarebbe
apparso se avessi osato qualcosa di più, ma in quel contesto non era una cosa di cui avrei dovuto
preoccuparmi.

Mentre la stringevo dolcemente, sentii appena le sue parole.

“Mi prenderò una pausa dalla gilda.”

“U-Una pausa...? Perché?”

“...Ho detto che avrei fatto squadra con te per un po’... Hai già dimenticato?”

Non appena disse quelle parole...

Da qualche parte in fondo al mio cuore, sentii una sensazione descrivibile solo come un’atroce
desiderio. Mi prese del tutto di sorpresa.

Io —il solo player Kirito— sono sempre stato il tipo di persona che abbandonava chiunque pur di
salvarsi la pelle. Io ero il vigliacco che aveva voltato le spalle al suo unico amico due anni prima, il
giorno in cui tutto era cominciato.

Uno come me, che non aveva alcun diritto di desiderare un compagno—meritava la più nera
solitudine e basta.

Me ne ero già fatto una ragione nel modo più triste e doloroso. Avevo giurato di non desiderare mai
più la compassione e l’amicizia altrui.
Però—

La mia mano destra, ormai rigida, non voleva saperne di lasciar andare Asuna. Non riuscivo a
separarmi dal calore virtuale del suo corpo.

Seppellii quelle emozioni conflittuali dentro di me in uno stato confusionario come mai mi era
capitato, e poi risposi brevemente.

“...Ok.”

Dopo aver udito la mia risposta, Asuna annuì brevemente sulla mia spalla.

Il giorno seguente.

Fin dal mattino mi nascondevo al secondo piano del negozio di Agil. Ero seduto a gambe incrociate
sopra una sedia a bere un tè dall’aroma insolito, il che mi fece pensare che fosse andato a male.
Inoltre ero di malumore.

Tutta Algade— No, probabilmente tutta Aincrad stava discutendo degli eventi del giorno prima.

La liberazione di livello, ossia la liberazione di una nuova città, da sola bastava a generare un bel
po’ di argomenti di discussione. Ma questa volta, c’erano anche altre voci che giravano, come «Il
demone che ha sbaragliato l’intero plotone dell’Armata» e «Lo spadaccino dalle Lame Gemelle che
aveva ucciso il mostro tutto da solo con cinquanta colpi»... Ci doveva pur essere un limite
all’esagerazione.

Non so come avevano scoperto dove vivevo. Come risultato, spadaccini e cacciatori di informazioni
si erano assembrati davanti casa mia fin dalle prime luci del mattino. Alla fine avevo dovuto usare
un cristallo per scappare.

“Dovrò spostarmi... In qualche piano superiore super-selvaggio, in un villaggio sperduto dove non
mi troveranno mai....”

Mentre mi lamentavo sottovoce, Agil venne verso di me con un sorriso.

“Ehi, non fare così. Fa bene diventare famosi per una volta nella vita. Perché non ti presenti a tutti?
Mi occupo io dei biglietti e dell’evento...”

“Neanche morto!”

Gridai lanciando la tazza, mirando a circa 50 cm dalla testa di Agil. Ma feci il gesto che di solito
attiva la mia abilità Arma da Lancio e la tazza volò contro il muro come un missile. La tazza lasciò
dietro di sé una scia luminosa prima di infrangersi contro il muro con un rumore sordo. Per fortuna,
la stanza era indistruttibile, perciò non accadde nient’altro che l’apparizione del tag «Oggetto
Immortale». Se avessi colpito della merce, l’avrei certamente rovinata.

“Ah, stai cercando di uccidermi!?”


Al grido del negoziante, alzai pigramente la mano destra in segno di scusa, e poi mi abbandonai di
nuovo contro la sedia.

Agil stava esaminando il tesoro che avevo ricevuto durante lo scontro del giorno precedente. Di
tanto in tanto faceva dei rumori strani, il che voleva dire che probabilmente c’era qualcosa di buono.

Avevo deciso di spartire equamente con Asuna i soldi ricavati dalla vendita del bottino, ma ormai
era passato un bel po’ dall’orario fissato per l’appuntamento e lei ancora non era arrivata. Le avevo
già mandato un messaggio, quindi avrebbe dovuto sapere dove mi trovavo...

Il giorno prima ci eravamo separati al teletrasporto del 74esimo piano. Aveva detto che per
prendersi una pausa doveva scendere al QG dei CdS a Grandum, al 55 esimo piano. Le chiesi se era
il caso che la accompagnassi, visti i problemi con Kuradeel e tutto il resto. Ma lei aveva sorriso e
aveva risposto che andava tutto bene, quindi avevo lasciato cadere i miei propositi.

Erano già passate due ore dall’orario fissato per vederci. Era successo qualcosa di grave per quel
ritardo? Sarei dovuto andare con lei dopotutto? Bevvi un’intera tazza di tè in un solo sorso per
calmare le mie ansie.

Proprio mentre posavo la tazzina, e mentre Agil aveva finito di esaminare i miei oggetti, sentii il
rumore di passi salire su per le scale. Poi la porta si aprì di schianto.

“Ehi, Asuna...”

Stavo per dire "Sei in ritardo" ma mi fermai. Asuna was era nella sua uniforme come al solito, ma
era pallida e dalla sua espressione trasudava tutta la sua ansietà. Aveva tutte e due le mani sul petto,
si morse le labbra due o tre volte e poi disse:

“Che si fa... Kirito-kun...”

La sua voce era forzata e prossima alle lacrime.

“E’ successa... una cosa molto brutta...”

Dopo aver bevuto un po’ di tè fatto al momento, il volto di Asuna riacquistò un po’ di vita, e lei
cominciò a spiegare un po’ esitante. Agil era tornato di sotto non appena aveva letto tra le righe.

“Ieri... dopo essere tornata al QG a Grandum, ho fatto rapporto al leader della gilda. Poi ho detto
che mi sarei presa una pausa dalla gilda e sono tornata a casa... Pensavo che avrei ricevuto il
permesso nel comune meeting mattutino...”

Asuna, che stava seduta davanti a me, abbassò lo sguardo e strinse la tazzina prima di continuare.

“Il leader... ha detto che posso prendermi una breve pausa dalla gilda. Ma ad una sola condizione...
Ha detto che... vuole un combattimento... con Kirito-kun...”

“Cosa...?”
Per un momento non afferrai il senso di quelle parole. Combattimento ...? Intendeva un duello? E
che c’entrava un duello con Asuna che si prendeva una pausa?

Quando le feci queste domande...

“E io che ne so....”

Asuna scosse la testa con lo sguardo fisso per terra.

“Ho provato a persuaderlo che non ha alcun senso... ma non ha voluto ascoltarmi...”

“Ma... questo è un problema. Se quel tipo spara una condizione del genere all’improvviso...”

Borbottai mentre l’immagine del leader della gilda mi attraversò la mente.

“Lo so. Di solito il leader ci lascia scegliere da soli la strategia di liberazione dei livelli, si occupa
principalmente delle attività quotidiane della gilda. Però non so perché questa volta...”

Sebbene il leader dei CdS avesse un carisma schiacciante, che gli meritava il rispetto non solo di
tutti i suoi uomini ma anche quello di molti di quelli in prima linea, non aveva mai dato né ordini né
istruzioni. Avevo combattuto insieme a lui in numerose battaglie contro dei boss e avevo ammirato
la sua abilità di mantenere compatta la sua formazione senza dire una sola parola.

Se un tipo del genere aveva dettato una condizione del genere, che accidenti era potuto succedere?

Anche se ero confuso, mi sforzai di tranquillizzare Asuna.

“…Bene, per prima cosa andiamo a Grandum. Proverò a parlare direttamente con lui.”

“Si... Scusami. Sono sempre qui a metterti nei guai...”

“Accetto con gioia di tutto perché sei...”

Asuna mi guardò perché mi ero fermato esitante nel bel mezzo della frase.

“...la mia importante partner.”

Asuna mise il broncio, ma poi fece un sorriso radioso.

Il Più Forte, La Leggenda Vivente, Il Paladino, eccetera eccetera— Il leader dei Cavalieri del
Sangue aveva così tanti titoli che non si potevano contare sulle dita delle mani.

Si chiamava Heathcliff. Prima che le mie «Dual Blades» venissero allo scoperto, era famoso per
essere l’unico utilizzatore di un’abilità unica tra tutti e seimila giocatori di Aincrad.

LA sua abilità extra sfruttava una combinazione di spada e scudo, entrambi i quali a forma di croce,
e permetteva all’utilizzatore di passare liberamente da attacco a difesa. Era stata soprannominata
«Holy Sword». L’avevo vista molte volte all’opera e avevo notato che l’abilità più rimarchevole di
quella tecnica era la sua enorme capacità difensiva. Le voci dicevano che nessuno aveva mai visto i
suoi HP scendere nella zona gialla. Durante la battaglia contro il boss del 50esimo piano, che aveva
fatto molte vittime tra i giocatori, era riuscito a resistere da solo per dieci minuti di fila. Questo fatto
era ancora adesso motivo di discussione accanita.

Non esisteva arma in grado di perforare lo scudo a croce di Heathcliff.

Questo era uno dei capisaldi più diffusi su Aincrad.

Quando arrivai al 55esimo piano con Asuna, sentii una tremenda ansia. Ovviamente non avevo
alcuna intenzione di incrociare le armi con Heathcliff. Volevo solo chiedergli di accettare la
richiesta di Asuna; questo era il mio unico obiettivo.

Grandum, l’area abitata del 55esimo piano, era soprannominata «Città d’Acciaio». Questo perché
Grandum, diversamente dalla moltitudine di città fatte in pietra che popolavano Aincrad, era
costituita da alte torri di scintillante acciaio nero. Dato che la città possedeva un gran numero di
fabbri, la popolazione di giocatori era piuttosto elevata. Tuttavia, per le strade non c’erano alberi né
verde, il che dava la sensazione che questa città sarebbe stata spietata durante l’inverno.

Attraversammo la piazza centrale e imboccammo il corso, che era lastricato da pannelli d’acciaio
tenuti insieme da dei rivetti. I passi di Asuna sembravano pesanti; forse aveva paura per quello che
poteva succedere.

Camminammo tra le torri nere per una decina di minuti, prima che una torre più alta rispetto alle
alte comparve davanti a noi. Lance argentate protendevano dagli enormi cancelli verso l’esterno,
mentre bandiere bianche a croci rosse aleggiavano insieme al vento. Si trattava del QG della gilda
dei Cavalieri del Sangue.

Asuna si fermò davanti a me. Guardò la torre per un po’ e poi disse:

“Prima, il QG era un piccolo casolare nelle campagne del 39esimo piano. Si lamentavano sempre
tutti che fosse troppo piccolo e affollato. Non sono contro l’espansione della gilda... ma questa città
è troppo fredda, e non mi piace...”

“Finiamola in fretta con questa storia, poi andremo a mangiare.”

“Pensi sempre a mangiare.”

Asuna sorrise e mosse la mano sinistra per prendere delicatamente le dita della mia mano destra.
Non mi aveva neppure guardato, che ero rimasto spiazzato da quel gesto, completamente
imbambolato.

“Ok, ricarica completata!”

Quindi lasciò andare la mia mano e si diresse verso il portone a grandi passi. Mi sbrigai a seguirla.

Dopo aver salito le scale, entrammo in due enormi portoni spalancati, dove c’erano due guardie in
armatura pesante armate di lunghe lance. Asuna si avvicinò loro facendo risuonare i suoi passi. Non
appena si avvicinò, entrambe le guardie la salutarono sollevando da terra le proprie lance.

“Grazie per il duro lavoro.”


Con quella risposta secca, era difficile pensare che si trattasse della stessa ragazza depressa che era
entrata nel negozio di Agil solo un’ora prima. Rimanendo vicino ad Asuna, oltrepassai le guardie ed
entrai nella torre dietro di lei.

Come il resto degli edifici di Grandum, anche questa torre era fatta di acciaio nero. Il primo piano
consisteva in una sala spaziosa, ma in quel momento non c’era anima viva.

Camminammo in quella sala che sembrava anche più fredda del resto della città, il pavimento era
un mosaico costruito meticolosamente con un’infinità di pezzi metallici, e arrivammo ad una scala a
chiocciola.

Salimmo su per le scale; i nostri passi risuonavano sui gradini. La scala era così alta, che un
giocatore dalle statistiche basse sarebbe svenuto a metà strada. Dopo aver attraversato un mucchio
di porte, mi chiesi quanto ancora all’interno dovessimo spingerci. Poi alla fine Asuna si ferò davanti
ad una fredda porta d’acciaio.

“Questa è...?”

“Si...”

Asuna annuì con espressione riluttante. Ma sembrava decisa. Alzò la mano destra, bussò forte
contro la porta, e poi la aprì senza aspettare una risposta. Strizzai gli occhi quando dall’interno
proruppe una luce forte.

Dentro c’era una sala rotonda che occupava un intero piano della torre. Le pareti erano fatte
interamente di vetro trasparente. La luce che entrava colorava quella stanza di un grigio monotono.

Nel centro della stanza c’era un enorme tavolo semicircolare; sulle poltrone dietro di essa c’erano
seduti cinque uomini. Non avevo mai visto quattro di essi, ma riconobbi immediatamente l’uomo
seduto al centro. Era il paladino Heathcliff.

Non sembrava poi tanto imponente. Probabilmente aveva intorno ai venticinque anni. Aveva i
lineamenti tipici dello studente, e una ciocca di capelli grigiastri sulla fronte. Il lungo mantello rosso
ricco di decorazioni sul suo corpo alto e snello lo facevano assomigliare più a un mago, per altro
inesistenti in questo mondo, che a uno spadaccino.

Ma le caratteristiche più prominenti erano i suoi occhi. Quegli occhi avevano un magnetismo che
stregava le persone. Non era la prima volta che lo incontravo; ma ad essere onesti, ero intimidito
come se lo fosse.

Asuna si avvicinò al tavolo, e rivolse ai presenti un saluto.

“Sono venuta a salutare tutti quanti.”

Heathcliff fece un sorriso amaro e rispose:

“Niente fretta. Per favore lascia che parli prima un po’ con lui.”

Guardò verso di me mentre parlava. Mi tolsi il cappuccio e mi avvicinai ad Asuna.

“E’ la prima volta che ci incontriamo al di fuori di un combattimento contro un boss, Kirito?”
“No... Abbiamo parlato per un po’ durante il meeting strategico al 67esimo piano.”

Senza accorgermene avevo risposto con tono formale.

Heathcliff annuì silenziosamente e portò le mani sul tavolo.

“Quella è stata una battaglia dura. Per poco la nostra gilda non ci rimetteva qualcuno. Ci chiamano
la gilda più forte, ma siamo sempre a corto di uomini. E adesso tu vorresti privarci di uno dei nostri
migliori elementi.”

“Se lei è tanto preziosa, perché allora non scegliete meglio le sue guardie del corpo?”

L’uomo sulla destra si alzò in pieda alla mia risposta secca, era furioso. Ma Heathcliff lo fermò con
un semplice gesto della mano.

“Ho ordinato a Kuradeel to di tornare a casa e di riflettere sui suoi errori. Mi devo scusare per i
disturbi che ti abbiamo causato. Ma non possiamo semplicemente stare a guardare mentre ti porti
via un nostro luogotnente. Kirito—”

Mi fissò improvvisamente; i suoi acuti occhi metallici nascondevano una determinazione ferrea.

“Se vuoi prenderla con te— devi vincerla con la tua spada, con la tua «Dual Blades». Se mi batti,
allora Asuna può venire con te. Ma se perdi, dovrai unirti ai Cavalieri del Sangue.”

“...”

Sentì di cominciare a capire un po’ quell’uomo misterioso.

Era ossessionato dai duelli con la spada. Inoltre possedeva una fiducia incrollabile nelle sue risorse.
Era il classico giocatore che non gettava il suo orgoglio alle ortiche neppure se era intrappolato in
un gioco mortale. In poche parole, era proprio come me.

Dopo aver ponderato le parole di Heathcliff, Asuna, who che finora era rimasta in silenzio, aprì
bocca per dimostrare quanto non ne potesse più di quella situazione.

“Leader, non ho mai detto che avrei lasciato la gilda. Voglio solo lasciare per un po’, ci sono delle
cose a cui vorrei pensare...”

Poggiai una mano sulla spalla di Asuna, che era chiaramente agitata, e feci un passo in avanti.
Affrontai direttamente lo sguardo di Heathcliff, e la mia bocca si mosse quasi da sola.

“Ok. Se desideri che a parlare siano le nostre spade, allora non ho niente da obiettare. Decideremo
con questo duello.”

“Auu—!!! IdiotaIdiotaIdiota!!”

Eravamo tornati ad Algade, al secondo piano del negozio di Agil. Dopo aver evitato gli sguardi dei
curiosi al primo piano, provai a calmare Asuna.
“Io cercavo di farlo ragionare e tu gli hai dato corda!!!”

Asuna era seduta sulla stessa sedia dov’ero seduto io quella mattina e mi stava mostrando i pugni.

“Mi dispiace! Mi dispiace tanto! Mi sono solo lasciato prendere e...”

Quando le presi i pugni si decise a calmarsi; ma adesso aveva messo il broncio. Dovetti fare uno
sforzo enorme per non ridere pensando alla differenza di comportamento che aveva nella gilda e
quando invece era in privato.

“Va bene. Abbiamo deciso di usare la regola del primo colpo, quindi non ci sono rischi. E poi, non
è mica sicuro che perderò...”

“Uu~~~~...”

Asuna fece un verso di stizza e incrociò le gambe.

“...Quando ho visto la «Dual Blades» di Kirito-kun, ho pensato subito che la tua abilità era di un
altro livello. Ma questo vale anche per la «Holy Sword» del leader... Si può dire che il suo potere è
tale da incrinare l’equilibrio del gioco. In tutta onestà non lo so... Ma cosa vuoi fare? Se dovessi
perdere, penso che potrei comunque prendermi una pausa, ma tu dovresti unirti ai CdS, Kirito-kun.”

“Beh, si può dire che raggiungerei comunque il mio obiettivo, comunque la si guardi.”

“Eh? Cioè?”

Dovetti forzare la mia bocca per rispondere.

“Err, ecco...fin quando Asuna sarà con me, non mi importa di dovermi unire ala gilda.”

In passato non mi sarei mai sognato di dire una cosa del genere, neppure per salvarmi la vita. Asuna
sgranò gli occhi e le sue guance si fecero rosse come due mele. Poi per qualche motivo rimase in
silenzio, si alzò e andò alla finestra.

Oltre Asuna, dalla finestra si sentivano i suoni di Algade sotto il sole calante.

Quello che avevo detto era la verità, ma mi sentivo ancora riluttante ad entrare in una gilda. Mentre
ricordavo il nome dell’unica gilda di cui avevo fatto parte in vita mia, che ormai non esisteva
nemmeno più, sentii un dolore nel petto.

Beh, non ho alcuna intenzione di perdere...

Pensai tra me prima di alzarmi e raggiungere Asuna.

Lei poggiò la testa contro la mia spalla e fece un sospiro.


Capitolo 13

La nuova città liberata al 75esimo piano era una città ispirata all’antica Roma. Secondo la mappa, il
suo nome era «Collinia». L’intera città era già in fermento, grazie la buon numero di combattenti e
negozianti che vi si erano insediati, oltre che a coloro che non prendevano parte allo scontro ma
erano venuti a visitarla. Inoltre, qui si sarebbe tenuto un evento particolare, perciò innumerevoli
visitatori spuntavano dal varco per il teletrasporto fin dalle prime luci del mattino.

La città era costruita principalmente con mattoni di calcare bianco. Un edificio spiccava tra i tanti a
forma di tempio e di acquedotto; si trattava dell’imponente arena che si trovava nella piazza
principale. Era perfetto per ospitare il duello tra me e Heathcliff. Però...

"Pop Corn caldi a dieci Col al sacchetto! Diei Col!"

"Birra nera fredda~!"

Numerosi mercanti stavano vendendo le loro merci di fronte all’arena; erano tutti impegnati ad
attrarre clientela vendendo ogni sorta di strana mercanzia.

"...Che diavolo è questa roba...?"

Scioccato dalla scena che mi ero trovato di fronte, riuscii solo a fare quella debole domanda ad
Asuna

"N-Non saprei..."

"Ehi, quello che vende biglietti non è uno dei CdS!? Come ha fatto a diventare un evento tanto
sponsorizzato!?"

"N-Non lo so..."

"Era questo il vero obiettivo di Heathcliff...?"

"No, credo sia il capo delle finanze, Daizen-san, quello che c’è dietro. Non si sarebbe mai lasciato
scappare un’opportunità del genere."

Alle risate di Asuna, lasciai cadere le spalle sconfitto.

"...Scappiamo Asuna. Possiamo andare a vivere in un piccolo villaggio del 20esimo piano e
coltivare i campi."

"Per me va bene, però..."

Asuna aggiunse maliziosa:

"Ti farai davvero una pessima reputazione se scappi adesso."

"Fanculo..."
"Beh, la colpa è tua no? Ah... Daizen-san."

Quando alzai lo sguardo, vidi un ciccione che stava venendo verso di noi; era così largo che sarebbe
stato impossibile trovare una persona meno indicata a indossare il manto rosso dei CdS.

Con un sorriso sornione sul viso, cominciò a parlare con noi:

"Grazie a Kirito-san stemo a fa un sacco de sordi! Se lo fai ogni mese allora si che so’ contento!"

"Scordatelo!!"

"Vieni, vieni, a sala d’attesa e de qua. Vieni, da questa parte prego."

Mi rassegnai al mio destino e lo seguii. Ormai non mi importava più cosa mi sarebbe successo.

Il vestibolo era una piccola saletta che si affacciava sull’arena. Dopo che Daizen mi ebbe scortato
fino all’ingresso, aveva detto qualcosa riguardo il doversi occupare delle puntate ed era scomparso.
Ormai non avevo nemmeno più le forze per maledirlo. Dal vestibolo, riuscivo a sentire un brusio
indistinto. Sembrava che gli spalti fossero già gremiti.

Quando rimanemmo solo noi due, Asuna mi prese entrambe le mani e mi disse con espressione
seria.

"...Anche se si tratta di uno scontro al Primo Attacco, sarebbe pericoloso se venissi colpito
direttamente da un colpo critico. Specialmente dato che molte delle mosse del leader sono
sconosciute, dovresti ritirarti non appena senti che c’è qualcosa che non va, capito? Non ti
perdonerò mai se farai qualcosa di stupido come l’ultima volta!"

"Dovresti preoccuparti di più per Heathcliff."

Sorrisi e misi le mani sulle spalle di Asuna.

All’annuncio dell’inizio del duello, la folla rispose con un boato di gioia. Afferrai le spade che
avevo sulle spalle, e poi le ricacciai nei loro foderi con un *clang*. Dopodiché, mi incamminai
verso il quadrato su cui si sarebbe disputato il duello.

Gli spalti che inanellavano l’anfiteatro erano zeppi di persone. Stimai che ci fossero almeno
diecimila spettatori. Potevo vedere Klein ed Agil sulle file anteriori, mentre strillavano amenità
quali "Fallo a dadini" e "Uccidilo" .

Camminai fino al centro dell’arena prima di fermarmi. Poi, una figura vestita di rosso apparve dal
vestibolo opposto al mio, ed il tifo si fece ancora più intenso.

Diversamente dalle comuni uniformi dei Cavalieri del Sangue, che era rossa su sfondo bianco,
Heathcliff indossava un mantello dall’abbinamento opposto. Sebbene come me non indossasse
praticamente alcuna armatura, aveva un enorme, scudo bianco a forma di croce nella mano sinistra,
che catturò immediatamente la mia attenzione. La sua spada sembrava infoderata direttamente
dietro lo scudo, e riuscivo a vedere l’elsa a croce spuntare oltre lo scudo.

Heathcliff camminò fino a trovarsi davanti a me. Osservò la folla e poi fece un sorriso amaro.
"Devo scusarmi, Kirito-kun. Non avevo idea che sarebbe successo."

"Intendo riscuotere la mia parte dei soldi."

"No... Dopo questo scontro tu farai parte della nostra gilda. Designerò questo duello come una delle
missioni della gilda."

Heathcliff fece sparire il suo sorriso, e i suoi occhi color bronzo emanarono una determinazione
incredibile. Intimidito, feci senza volerlo un passo indietro. In realtà, eravamo lontanissimi l’uno
dall’altro, e tra noi c’era solo quel mondo digitale. Però avvertii comunque il suo istinto assassino.

La mia mente entrò in assetto da battaglia, e i miei occhi affrontarono con nuovo vigore lo sguardo
di Heathcliff. Il tifo sembrò allontanarsi sempre di più. Prima di accorgermene, i miei sensi si erano
fatti più acuti, e sembrava che persino i colori intorno a noi fossero cambiati.

Heathcliff si voltò e si diresse in un punto ad una decina di metri da me. Poi alzò la mano destra e
manipolò il menù che era apparso senza neppure guardarlo. Di fronte a me apparve un invito a
duellare. Acconsentii e settai la modalità in Primo Attacco.

Partì il conto alla rovescia. Ormai sentivo a malapena i suoi intorno a me.

Il mio sangue cominciò a pompare sempre più forte. Lasciai cadere le ultime esitazioni e mi
abbandonai al mio istinto da lottatore. A quel punto sguainai contemporaneamente le due spade da
dietro la schiena. Il mio avversario non era del tipo che avrei potuto battere se non usavo tutte le
mie cartucce fin dall’inizio.

Heathcliff estrasse la sua spada lunga e sottile da dietro lo scudo, e poi assunse una rigorosa
posizione da combattimento.

Puntava lo scudo contro di me mentre la parte destra del suo corpo era al lato opposto. Non notai
nessuna condizione innaturale in quella posa. Conclusi che tentare di predire le sue mosse mi
avrebbe solo confuso di più, e decisi che mi sarei limitato a caricarlo con tutte le forze che avevo.

Sebbene nessuno di noi due avesse degnato di uno sguardo il menù, entrambi scattammo non
appena apparve il messaggio «Duello».

Durante la corsa abbassai leggermente la guardia; il mio corpo era quasi appiattito al suolo per lo
sforzo.

Piegai il corpo a destra poco prima di raggiungere Heathcliff e menai un fendente con la spada
destra in alto verso sinistra. Venni bloccato dallo scudo crociato e volarono un mare di scintille. Ma
il mio attacco era parte di una combo a due colpi. Dopo un secondo, la mia spada sinistra sbucò
dietro il suo scudo. Si trattava di un’abilità scattante della Dual Blades ,«Double Circular».

Il colpo da sinistra venne deflesso dallo scudo; il suo effetto luminoso circolare si infranse contro la
sua barriera. Anche se rimasi deluso, fu un buon segnale per iniziare il duello. Usando la forza della
mia abilità, allungai le distanze dal mio avversario, e poi decisi di caricarlo immediatamente.

Questa volta, Heathcliff contrattaccò sfoderando la sua spada. Il suo braccio sinistro era nascosto
dietro il suo enorme scudo a croce, rendendo difficile vederlo.
"Tsk!"

Scartai a destra nel tentativo di evitare il suo attacco. Pensai che se fossi rimasto dal lato dello scudo
di Heathcliff, avrei avuto abbastanza tempo per reagire ai suoi attacchi anche se non riuscivo a
prevederne la traiettoria.

Ma Heathcliff sollevò orizzontalmente il suo scudo.


"Haa!"

Con un grido basso, eseguì un attaccò con il suo scudo. Venne verso di me lasciandosi dietro una
scia bianca.

"Ahh!!"

Riuscii a bloccarlo a malapena incrociando le mie due spade. L’impatto fece tremare tutto il mio
corpo e mi spinse via di diversi metro. Affondai la spada destra per terra per evitare di ruzzolare e
poi mi capovolsi a mezz’aria prima di atterrare.

Era stato inaspettato, ma sembrava che anche lo scudo potesse fungere da arma. It In un certo senso
era simile alla mia Dual Blades. All’inizio pensavo che la mia velocità travolgente mi avrebbe
assicurato la vittoria al primo colpo; ma sembrava che mi sbagliassi.

Heathcliff scattò verso di me, chiudendo le distanze tra noi e negandomi il tempo di riprendermi. La
spada nella sua mano destra bucò l’aria con una rapidità che avrebbe potuto competere con quella di
Asuna il «Lampo».

Quando cominciò la sua combo, I non potei fare altro che difendermi. Prima del duello, Asuna mi
aveva spiegato tutto quello che sapeva sulla «Holy Sword»; ma sembrava che non potessi limitarmi
a difendermi come speravo. Perciò dovevo prendere decisioni all’ultimo secondo per bloccare i suoi
colpi.

Dopo aver usato la mia spada sinistra per parare l’ultimo montante della sua combo ad otto colpi,
provai immediatamente una tecnica a colpo singolo, «Vorpal Strike», con la mano destra.

"Hya...aaa!!"

Con il rumore di un motore jet, la spada emise un lampo rosso prima di colpire il centro del suo
scudo. Sembrò come se avesse colpito un muro di pietra; ma le mie mani continuarono senza
perdere la presa.

*Claang!! Il suono dell’impatto, e questa volta Heathcliff venne spinto indietro. Non potei bucare lo
scudo, ma ebbi la sensazione di aver «penetrato» la sua difesa. Gli HP di Heathcliff erano diminuiti
di un po’, ma non abbastanza da decidere lo scontro.

Heathcliff atterrò agilmente aumentando le distanze tra noi.

"...Un tempismo impressionante."

"Piuttosto la tua difesa è troppo perfetta...!!"

Caricai mentre ancora rispondevo. Heathcliff sollevò a sua volta la spada e si lanciò in avanti.

Cominciammo a scambiarci colpi velocissimi. Le mie spade venivano bloccate dal suo scudo; la sua
spada veniva bloccata dalle mie. Intorno a noi apparivano e svanivano lampi di luce di ogni colore,
mentre i clangori delle nostre armi riempivano l’arena. Qualche colpo minore di tanto in tanto
oltrepassava le nostre difese, e i nostri HP calavano pianissimo. Anche se nessuno dei due fosse
riuscito a infliggere un colpo pulito, il primo i cui HP fossero scesi sotto il 50% avrebbe perso.
Ma ormai non mi importava più. Mi sentivo accelerato dallo scontro, dato che era la prima volta che
affrontavo un avversario tanto forte da quando ero entrato in SAO. Ogni volta che i mie sensi si
acuivano, riuscivo a strappargli qualche HP.

Non ho ancora raggiunto il mio limite. Posso andare ancora più veloce. Seguimi se ci riesci,
Heathcliff!!!

Mentre rilasciavo ogni stilla di forza ancora disponibile, affondai nella gioia selvaggia di agitare la
spada a destra e a manca. Probabilmente stavo anche ridendo. Quando la velocità dei fendenti
aumentò, gli HP di entrambi calarono velocemente intorno all’area del 50%.

In quel momento, l’espressione stoica di Heathcliff mostrò finalmente un po’ di emozione.

Cos’era? Nervosismo? Mi accorsi che la sua velocità era diminuita sensibilmente.

"Haaaa!"

In quel momento, abbandonai ogni difesa e attaccai con entrambe le spade: «Starburst Stream». Le
mie spade volarono verso Heathcliff come due raggi di sole.

"Argh...!!"

Heathcliff sollevò il suo scudo per parare. Ma io lo ignorai continuando a colpirlo da tutte le
direzioni. Nel frattempo le sue risposte si erano fatte ancora più lente.

—Non riesco a sfondare!!

Ero erto che con l’ultimo attacco avrei vinto la sua difesa. Con il suo scudo sbilanciato sulla destra,
il mio attacco da sinistra disegnò una traiettoria luminosissima. Se questo attacco fosse andato a
segno, i suoi HP sarebbero scesi finalmente sotto la metà, ed io avrei vinto il—

Poi in quel momento, il mio mondo subì una scossa.

"—!?"

Come avrei dovuto descriverlo? Fu come se mi fosse stato sottratto del tempo.

Per alcuni secondi, tutto quello che avevo intorno sembrò congelarsi; tutto tranne Heathcliff. Lo
scudo che avrebbe dovuto essere lontano apparve improvvisamente davanti alla mia spada, come se
si fosse mosso a fotogrammi saltati, bloccando così il mio attacco.

"Cos—!?"

Rimasi stupito per un momento fatale dopo il mio attacco. Ed Heathcliff non si sarebbe mai lasciato
sfuggire quella chance.

La lunga spada si esibì in una tecnica a colpo singolo, che venne verso di me con una precisione che
avrebbe chiuso il match. Caddi per terra. Con la coda dell’occhio vidi il messaggio viola che
annunciava la fine del duello.
Il mio stato di battaglia era svanito. Rimasi semplicemente lì, la mente vuota, sebbene adesso
sentissi nuovamente il tifo dagli spalti.

"Kirito-kun!!"

Asuna corse verso di me facendo mi riprendere.

"Ah...si... Sto bene."

Asuna osservò la mia espressione con ansia.

Ho perso—?

Non riuscivo ancora a crederci. Heathcliff si era mosso ad una velocità impossibile proprio
all’ultimo— oltre i limiti di ogni essere umano. Avevo persino notato che i poligoni che
componevano il suo avatar si erano distorti per effetto del suo spostamento assurdamente veloce.

Seduto per terra, alzai lo sguardo e fissai Heathcliff.

Ma l’espressione del vincitore era furiosa per qualche motivo. Il paladino rosso ci fissava con i suoi
occhi metallici, poi si voltò senza dire una sola parola e si diresse verso lo spogliatoio da cui era
uscito poco prima.
Capitolo 14

"Co...? Cos’è questa roba!?"

"Che intendi? Lo sai che cos’è. Ora muoviti!"

La roba che mi aveva obbligato ad indossare Asuna erano i miei nuovi abiti. Sebbene avesse lo
stesso design di quelli che ero abituato ad indossare, erano completamente bianchi. C’erano due
piccole croci sui miei polsi ed una grande sulla mia schiena; tutte e tre erano rosso scuro. Era senza
ombra di dubbio una divisa dei CdS.

"...H-Ho detto che volevo una cosa semplice..."

"Ma questo è semplice. Sì, ti sta proprio bene!!"

Sprofondai nella sedia con tutto il mio peso. Vivevo ancora al secondo piano del negozio di Agil.
Quel posto ormai era il mio rifugio dal disastro, perciò il povero negoziante dormiva su un semplice
letto al piano di sotto. L’unica ragione per la quale non mi aveva ancora buttato fuori è perché
Asuna lo aiutava spesso in negozio. Era il miglior tipo di pubblicità che gli potesse capitare.

Mentre mi lamentavo dalla mia sedia, Asuna venne e si sedette sul bracciolo, che ormai era
diventato il suo posto preferito. Scosse la poltroncina con un sorriso, come se la mia situazione la
stesse divertendo, e poi unì le mani come se avesse pensato a qualcosa.

"Ah, faremmo meglio a sbrigarci. Come nuovo membro della gilda, spero che andremo d’accordo."

Al suo inchino improvviso, raddrizzai la schiena per risponderle.

"S-Spero di cavarmela bene... però, io sono solo un membro normale e tu una luogotenente,
quindi..."

Feci scorrere il mio indice lungo la schiena di Asuna..

"Non credo che potrò più fare cose come queste—"

"Kyaa!"

Con quell’urlo, il mio superiore saltò su e mi colpì in testa. Poi andò alla sedia di fronte e ci si
sedette; era imbronciata.

Sotto il sole pigro d’autunno, ci concedemmo una breve e piacevole pausa.

Dalla mia sconfitta nel duello contro Heathcliff erano passati due giorni. Dato che ero una persona
che manteneva la sua parola, mi ero unito ai Cavalieri del Sangue come aveva voluto Heathcliff. La
gilda mi aveva concesso due giorni per prepararmi, perciò a partire da domani avrei dovuto seguire
i loro ordini ed esplorare i labirinti del 75esimo piano.

Unirmi ad una gilda, eh—


Asuna mi fissò dopo aver sentito il mio sospiro.

"...Sei finito in questo casino a causa mia."

"Nah, è tutto a posto. Per me è una grande opportunità. E comunque cominciavo ad accusare i limiti
di essere un solo player..."

"Se dici così mi sento sollevata... Ehi, Kirito-kun..."

Gli occhi nocciola di Asuna mi fissarono direttamente.

"Puoi dirmi perché eviti le gilde... perché eviti le persone...? Non penso che sia solo perché eri un
beta tester o perché possiedi un’abilità unica, perché sei una brava persona."

Abbassai gli occhi e mi strinsi nella sedia.

"...Molto tempo fa... più di un anno fa in realtà, mi sono unito ad una gilda...."

Le parole uscirono in modo così naturale che mi sorpresi da solo. Forse perché sentivo che lo
sguardo di Asuna sarebbe riuscito ad alleviare il dolore che provavo ogni volta che ci pensavo.

"Mi offrirono un posto dopo che li trovai per caso in un labirinto e li aiutai... Si trattava di una
piccola gilda di soli sei membri, incluso me, e aveva un nome davvero interessante: «Gatti Neri
della Luna Piena»."

Asuna sorrise.

"Il leader era una brava persona. Si chiamava Keita e usava un’asta a due mani. Metteva sempre i
suoi compagni davanti a tutto, quindi si fidavano tutti ciecamente di lui. Mi disse che cercava nuove
leve, dato che la maggior parte dei membri usavano armi a due mani a lungo raggio...

A dire la verità, i loro livelli erano molto più bassi dei miei. No, piuttosto ero io ad aver livellato
troppo.

Se gli avessi rivelato il mio livello, Keita probabilmente non mi avrebbe invitato. Ma ormai ero
stanco di aggirarmi da solo nei Labirinti giorno dopo giorno, e l’atmosfera famigliare dei «Gatti
Neri» mi aveva reso invidioso. Visto che le loro conversazioni erano libere da quell’inevitabile
imbarazzo che si instaura di solito tra giocatori online, sembrava che se fossero amici anche nella
vita reale; anche quello mi aveva attirato molto.

Francamente, non avevo alcun diritto di desiderare la compagnia degli altri. Avevo perso quel
diritto quando avevo deciso di diventare un solo player e avevo cominciato a livellare da solo. Ma
avevo ascoltato il mio cuore e mi ero unito alla gilda, nascondendo sia il mio livello che il mio
passato da beta tester.

Keita mi chiese se potevo addestrare uno dei suoi uomini con la lancia ad usare spada e scudo. In
questo modo ci sarebbero stati tre arieti, incluso me, e la gilda avrebbe avuto un party più
equilibrato.

La persona che mi aveva affidato era una ragazza tranquilla dai capelli neri chiamata Sachi. Quando
mi venne presentata, mi disse, con un sorriso imbarazzato, che nonostante fosse una gamer incallita,
non si era mai fatta amici a causa della sua personalità. Ogni volta che non c’erano le attività della
gilda, uscivo con lei per insegnarle come usare la spada ad una mano.

Sachi ed io eravamo simili in molti modi. Eravamo entrambi insicuri in mezzo agli altri,
preferivamo starcene per conto nostro, eppure allo stesso tempo temevamo la solitudine.

Poi un giorno, all’improvviso, mi disse che aveva paura di morire, che aveva così tanta paura di
questo gioco della morte che non voleva più uscire ad allenarsi.

In risposta alle sue parole, potei solo dirle 'Io non ti lascerò morire'. Non potei dirle altro, perché
stavo ancora nascondendo il mio livello. Dopo aver sentito la mia risposta, pianse un po’ prima di
mostrarmi un sorriso.

Un altro giorno, un po’ di tempo dopo, noi cinque, tutti i membri escluso Keita, entrammo in un
labirinto. Keita non era venuto con noi perché era andato a contrattare per una casa da usare come
QG con i soldi che avevamo messo da parte.

Sebbene il labirinto che avevamo scelto era già stato ripulito, c’erano ancora delle aree inesplorate.
Uno dei membri scoprì una cesta del tesoro proprio mentre stavamo per andarcene. Raccomandai di
lasciarla lì, dato che vicino al fronte i mostri erano forti. E poi non mi fidavo dell’abilità di
smantellamento delle trappole che avevano i miei compagni. Ma dato che solo Sachi ed io
c’eravamo opposti, perdemmo 3 a 2 ai voti.

Si trattava di un allarme, uno dei peggiori tipi di trappole. Non appena aprimmo la cesta, risuonò un
allarme da spaccare i timpano, e da ogni entrata della stanza cominciarono ad arrivare mostri di tutti
i tipi. Provammo immediatamente a teletrasportarci via.

Ma la trappola era duplice. La stanza era un’Area Anti Cristallo— i nostri cristalli erano inutili.

C’erano troppi mostri per respingerli tutti. Gli altri membri cominciarono a correre in preda al
panico. Io cercai di aprirci un varco usando le abilità di alto livello che stavo nascondendo finora,
ma i miei compagni non fecero in tempo. Uno dopo l’altro, i loro HP scesero a zero, e loro
gridarono prima di finire in frantumi. Pensai che forse avrei potuto salvare almeno Sachi, e
continuai ad agitare la mia spada.

Ma era troppo tardi. La vidi cercare di raggiungermi, con la mano tesa, mentre un mostro la
abbatteva senza pietà. Nei suoi occhi c’era ancora fiducia mentre finiva in mille pezzi. Si era fidata
di me fino alla fine; ma a causa delle mie parole vuote e deboli, alla fine erano divenute promesse
vacue, menzogne.

Keita ci stava aspettando nella locanda che fungeva da nostro QG con le chiavi della nostra nuova
base in mano. Dopo essere tornato da solo alla locanda, spiegai a Keita quello che era successo. Mi
aveva ascoltato in silenzio fino alla fine, poi mi chiese:

'Come sei sopravvissuto?'

Quindi gli rivelai il mio vero livello e che ero stato un beta tester.

Keita mi fissò come se fossi stato una cosa disgustosa, poi disse una cosa sola.

'—Un beater come te non aveva alcun diritto di unirsi a noi.'


Quelle parole mi avevano pugnalato come se fossero state d’acciaio.

"...Cos’è successo... a quella persona...?"

"Si è suicidato."

Asuna si irrigidì sulla sedia.

"Si buttò dal parapetto del livello. Probabilmente maledicendomi... fino alla fine..."

Sentii la gola contrarsi. Mentre rivivevo quei ricordi che avevo seppellito nel mio cuore, quelle
sensazioni dolorose mi colpirono con tutta la loro crudeltà. Strinsi i denti. Anche se volevo
raggiungere Asuna per un po’ di conforto, una voce dentro di me sussurrò, "Non ne hai il diritto", il
che mi lasciò come unica opzione quella di stringere i pugni.

"Li ho uccisi io. Se non avessi tenuto nascosto loro il fatto che ero un beta tester, avrei potuto
persuaderli dal tenersi alla larga da quella cesta. Sono stato io... Sono io che ho ucciso Keita... e
Sachi..."

Costrinsi quelle parole ad uscire dai miei denti serrati.

Asuna si alzò improvvisamente, fece due passi verso di me, e mi accarezzò il viso con entrambe le
mani. Avvicinò il suo bel viso al mio con un sorriso caldo.

"Io non morirò."

Disse con un sussurro, che tuttavia era chiaro e forte. Sentii il mio corpo sciogliersi.

"Perché... Sarò io a proteggere te."

Dopo aver detto questo, Asuna mi abbracciò la testa e se la portò al petto. Sentii un’oscurità calda e
morbida avvolgermi.

Quando chiusi gli occhi, la mia mente salpò sulle scure acque dei ricordi e rivide le facce dei
membri dei Gatti Neri; erano tutti seduti al bancone della locanda, immersi in un bagliore
arancione.

Non posso essere perdonato. Non potrò mai rimediare ai miei errori.

Eppure, le facce che erano nei miei ricordi sembravano sorridere.

Il giorno dopo, indossai il mio nuovo abito bianco sgargiante e partii con Asuna per Grandum, sul
55esimo piano.

Da quel giorno, avrei iniziato il mio lavoro come membro dei Cavalieri del Sangue. Tuttavia, invece
del solito party composto da cinque persone, Asuna fece valere tutto il suo potere e formammo un
party solo noi due; quindi in pratica, non era molto diverso da ieri.
Ma gli ordini che ci aspettavano al QG ci lasciarono di sorpresa.

"Addestramento...?"

"Sì. Costituiremo un party da quattro membri ed esploreremo il Labirinto del 55esimo piano fino a
raggiungere l’area abitata del 56esimo piano."

L’uomo a dirci questo era uno dei quattro che erano seduti allo stesso tavolo di Heathcliff. Si
trattava di un uomo imponente dai riccioli d’oro che sembrava utilizzare un’ascia.

"Aspetta, Godfree! Kirito-kun sta per..."

Mentre Asuna cominciò lamentarsi, Godfree sollevò un sopracciglio e prese a parlare con un tono
autoritario, se non arrogante.

"Anche il luogotenente deve piegarsi alle regole. Non mi importa a che party si unisce per
l’esplorazione. Ma come comandante dell’avanguardia, devo testare le sue capacità. Anche se
utilizza un’abilità unica, non sappiamo ancora se ci sarà utile."

"C-Con la forza di Kirito-kun, non è possibile che ci sia d’intralcio..."

Calmai Asuna prima di parlare a mia volta:

"Se mi volete vedere in azione, allora vi mostrerò cosa so fare. Ma non intendo sprecare il mio
tempo in un labirinto di un livello così basso. Se lo attraverso di corsa va bene per voi?"

Godfree chiuse la bocca, con un'espressione seccata. Poi se ne andò dopo aver detto:

"Radunatevi al varco ovest della città entro trenta minuti."

"Ma che atteggiamento è mai quello!?"

Asuna diede un calcio al pilastro d’acciaio, indignata.

"Mi spiace, Kirito-kun. Forse sarebbe stato meglio se fossimo scappati..."

"Se lo avessimo fatto, a quest’ora tutti i membri della gilda mi avrebbero maledetto a morte."

Sorrisi e diedi un buffetto gioviale ad Asuna sulla testa.

"Uuuu, pensavo che oggi saremmo stati insieme... Che ne dici se vengo con te...?"

"Tornerò presto. Aspettami qui."

"Sì... Fai attenzione..."

Asuna annuì riluttante. Dopo averla salutata con la mano, m’incamminai verso il QG.
Ma quando arrivai al punto di ritrovo —il varco ovest di Grandum— vidi qualcosa di ancora
peggiore.

A fianco a c’era l’ultima persona che avrei voluto rivedere — Kuradeel.


Capitolo 15

“...Cos’è questa storia?”

Chiesi a Godfree.

“Hmm, so bene quello che c’è stato fra di voi. Ma dato che d’ora in avanti sarete compagni nella
stessa gilda, ho pensato che questo sarebbe stato un buon modo per sanare il cattivo sangue che
scorre tra voi due.”

Mentre osservavo Godfree che rideva a crepapelle, Kuradeel si avvicinò lentamente a me.

“...”

Mi preparai a reagire a qualsiasi sua mossa. Anche se ci trovavamo in una zona sicura, chissà cosa
aveva in mente.

Ma contro ogni mia aspettativa, Kuradeel si inchinò. Poi borbottò con una voce appena udibile sotto
i suoi capelli lunghi.

“Io... sono spiacente per averti causato dei problemi la volta scorsa...”

Questa volta ero davvero sconvolto. La mascella mi cascò per lo stupore e rimasi senza parole.

“Non sarò più così maleducato... Spero vorrai perdonarmi...”

Non riuscivo a vedere la sua espressione sotto i capelli lunghi e unti.

“Ah... certo...”

Mentre annuivo, mi chiesi cosa diavolo gli fosse successo. Per caso si era sottoposto ad un
intervento di alterazione della personalità?

“Sì, sì. Beh per adesso è tutto sistemato!!”

Godfree fece un’altra risata calorosa. Ero piuttosto incerto; Kuradeel doveva avere qualcosa in
mente, ma senza vedere la sua espressione non potevo dire cosa. In contrasto alla sua genialità,
SAO se la cavava malissimo a riprodurre le espressioni subdole. Per ora potevo solo accettare le sue
scuse, ricordandomi però di non abbassare la guardia.

L’ultimo membro arrivò poco dopo, e noi partimmo per il labirinto. Proprio mentre mi accingevo a
muovere i primi passi, Godfree mi bloccò con voce brusca:

“Aspetta... L’addestramento di oggi si farà sotto le condizioni più realistiche. Voglio vedere quanto
siete in grado di cavarvela, perciò mi prenderò tutti i vostri cristalli.”

“...Anche quelli per il teletrasporto?”


Godfree si limitò ad annuire. Esitai. I cristalli, soprattutto quelli per il teletrasporto, erano l’unica
ancora di salvezza in questo gioco di morte. Non me ne ero mai privato. Stavo per rifiutare, ma se
causavo problemi avrei messo Asuna nei guai, perciò decisi di stare zitto.

Notando che Kuradeel e gli altri membri cedettero i loro cristalli obbedienti, non ebbi altra scelta
che acconsentire. Godfree controllò persino i nostri inventari per sicurezza.

“Hmm, bene. Allora andiamo!”

Alle parole di Godfree, uscimmo da Grandum e ci dirigemmo al Labirinto che si vedeva ad ovest, in
lontananza.

L’area dell’addestramento del 55esimo piano era un terreno desolato, quasi privo di vegetazione.
Volevo farla finita in fretta con quella storia, perciò suggerii di correre fino al labirinto, ma Godfree
rifiutò con un cenno della mano. Probabilmente perché aveva puntato a far salire caratteristiche
come forza e resistenza ma aveva completamente trascurato la destrezza. Potei solo rassegnarmi ad
una lunga passeggiata in quei territori schifosi.

Incontrammo i mostri un paio di volte. Ma in quelle situazioni non avevo tempo da perdere per
ascoltare Godfree, quindi mi limitavo a spazzarli via.

Alla fine, dopo aver scalato un paio di alte montagne rocciose, il profilo calcareo del labirinto si
parò davanti a noi...

“Ok, facciamo una pausa qui!”

Dopo che Godfree ebbe dato l’ordine con la sua voce roca, il party si fermò.

“...”

Volevo attraversare il labirinto di corsa; ma sapendo che non me lo avrebbero permesso, mi sedetti
su una roccia e feci un sospiro. Ormai era quasi mezzogiorno.

“Penso io al cibo.”

Godfree prese quattro sacchetti di pelle e li lanciò a tutti noi. Afferrai il mio con una mano e lo aprii
senza aspettarmi nulla. Dentro c’era una bottiglia d’acqua e del pane duro che si vendeva in tutti i
negozi NPC.

Aprii la bottiglia e bevvi un sorso maledicendo la mia cattiva sorte; a quest’ora starei mangiando i
panini fatti a mano da Asuna, se tutto fosse andato come programmato.

Poi mi resi conto che Kuradeel era seduto su una roccia lontana. Non aveva neppure toccato la sua
sacca, e i suoi occhi ci guardavano cupi.

Che diavolo stava guardando...?

Improvvisamente avvertii una sensazione di gelo. Stava aspettando qualcosa. Quel qualcosa...
Probabilmente era—
All’improvviso buttai via la bottiglia e provai a sputare.

Ma era troppo tardi. All’improvviso persi le forze e mi sentii mancare. La barra degli HP comparve
nella mia visuale; era circondata da una barra verde che di solito non c’era.

Non c’erano dubbi; si trattava di un veleno paralizzante.

Quando mi guardai intorno, scoprii che anche Godfree e gli altri erano per terra. Raggiunsi
immediatamente la sacchetta con il braccio sinistro, ma questo rafforzò solamente il mio panico.
Avevo già dato tutti i miei cristalli-antidoto a Godfree. Mi rimaneva una pozione, ma non aveva
alcun effetto sulla paralisi.

“Ku...kukuku...”

Una risata malevola arrivò alle mie orecchie. Seduto sulla pietra, Kuradeel si teneva lo stomaco con
entrambe le mani mentre scoppiava a ridere. I suoi occhi dalle palpebre pesanti mostravano una
folle estasi che conoscevo benissimo.

“Waha! Haha! Hyahahahaha!!”

Alzò le mani al cielo, incapace di controllarsi. Godfree lo fissò incredulo.

“Cosa...? Cosa fai...? Non avevi provveduto tu... all’acqua... tu, Kuradeel...”

“Godfree! Svelto, usa gli antidoti!!”

Dopo aver sentito il mio grido, Godfree cominciò a cercare nella sacca che aveva accanto.

“Hya—!!”

Con un urlo strano, Kuradeel saltò dalla roccia su cui era seduto e calciò la mano di Godfree con il
suo stivale. Dalla mano di Godfree rotolò via un cristallo verde. Kuradeel lo raccolse, poi mise la
mano nella sacca e ne tirò fuori tutti i cristalli, che mise prontamente nella propria bisaccia.

Era tutto perduto.

“Kuradeel... Cosa stai facendo...? E’ qualche tipo... di esercitazione?”

“Ri—tardato!!”

Kuradeel diede un calcio a Godfree, che ancora non aveva capito e continuava a dire sciocchezze.

“Argh!”

Gli HP di Godfree calarono un po’, e nello stesso momento il cursore di Kuradeel passò dal giallo
all’arancione, il colore dei criminali. Ma questo non cambiava nulla. Non sarebbe passato mai
nessuno su un piano già conquistato.

“Godfree-san, ho sempre pensato che tu fossi un idiota, ma non avrei mai pensato fino a questo
punto. Persino il tuo cervello è fatto solo di muscoli?”
La risata acuta di Kuradeel risuonò per quelle terre dilaniate.

“Ci sono ancora un sacco di cose che vorrei dirti... ma io non perdo tempo con gli antipasti...”

Kuradeel estrasse la sua spada a due mani mentre parlava. La sollevò in alto e contorse il suo corpo
sottile. La luce del sole si riflesse sulla lama.

“A-Aspetta, Kuradeel! Tu... Cosa... Cosa stai dicendo...? Questo non è un allenamento...?”

“Sta' zitto e muori.”

Kuradeel calò la sua spada senza pietà. Si sentì un rumore sordo, e gli HP di Godfree calarono a
vista d’occhio.

Godfree capì finalmente la gravità della situazione e prese a gridare. Ma era già troppo tardi.

Due, tre volte la spada calò e gli HP scendevano inesorabili. Poi, quando furono nella zona rossa,
Kuradeel si fermò.

Proprio quando pensavo che non avrebbe commesso omicidi, Kuradeel cominciò a premere con la
spada di Godfree. Mentre gli HP del poveretto calavano lentamente, Kuradeel poggiò l’intero peso
del suo corpo sulla spada.

“Aaaaaaaahhh!!”

“Hyahahahaha!!”

Mentre le grida di Godfree si facevano più alte, Kuradeel prese a gridare sguaiatamente. La spada
affondò nel corpo di Godfree e i suoi HP calarono ancora—

Mentre io e gli altri osservavamo in silenzio, la spada penetrò completamente dentro Godfree, e
nello stesso tempo, i suoi HP scesero a zero. Godfree probabilmente non capì cosa stava
succedendo neppure mentre il suo corpo finiva in pezzi.

Kuradeel rimosse lentamente la spada dal suolo, poi agitò la testa come una bambola e fissò gli
altri.

“Ah!! Ahhh!!”

Con queste grida, i miei compagni provarono inutilmente a scappare. Kuradeel cominciò a
camminare con passo malfermo.

“...Non ho niente contro di te... Ma secondo il mio piano, devo tornare vivo solo io...”

Borbottò tra sé mentre sollevava la spada.

“Aaaahh!”

“Vuoi sentire una cosa~? Vedi, il nostro party—”

Calò la spada, sordo alle grida dei membri.


“Ha subito un’imboscata nelle terre selvagge da un grande gruppo di banditi—.”

Un’altra spadata.

“Abbiamo combattuto coraggiosamente, ma tre di noi sono morti—.”

E un’altra.

“Sono rimasto da solo, ma in qualche modo sono riuscito a respingerli e a tornare vivo al QG—.”

Dopo il quarto attacco, gli HP del poveretto svanirono. Si udì un effetto sonoro che mi fece
accapponare la pelle. Ma per Kuradeel doveva sembrare la voce angelica di una dea. Era lì in piedi,
in mezzo a quell’esplosione di frammenti, con un’espressione estasiata.

Per lui non era la prima volta...

Ne ero certo. Forse il suo cursore era diventato arancione solo poco fa, ma c’erano un sacco di modi
per uccidere qualcuno senza fargli cambiare colore. Comunque, questo fatto adesso non cambiava
nulla.

Alla fine Kuradeel si voltò verso di me con un sorriso incontrollabile. Camminò verso di me, con la
spada che faceva un fracasso tremendo mentre la trascinava per terra.

“Ehi.”

Si abbassò verso di me, che ero ancora per terra, e sussurrò.

“Per colpa di un idiota come te, ho dovuto uccidere delle persone innocenti.”

“Però sembri piuttosto felice.”

Risposi, cercando disperatamente un modo per uscire da quella situazione. Le uniche parti del corpo
che riuscivo a muovere erano la bocca e il braccio destro. Siccome la condizione di paralisi
impediva di aprire il menù, era anche impossibile inviare messaggi. Anche se sapevo che era inutile,
mossi la mano sinistra nel lato cieco di Kuradeel.

“Perché uno come te è entrato nei CdS? Una gilda di delinquenti era più adatta a te.”

“Keh, perché mi chiedi una cosa tanto ovvia? E' per via di quella ragazza.”

Rispose leccandosi le labbra. Quando capii che si riferiva ad Asuna, mi andò il sangue ala testa.

“Maledetto bastardo...!”

“Woah, perché mi guardi così? E’ solo un gioco no...? Non temere. Baderò io alla tua preziosa
luogotenente. Dopotutto, ho un sacco di oggetti molto utili.”

Kuradeel prese la bottiglia d’acqua avvelenata e la mosse per far risuonare il contenuto. Poi fece un
occhiolino e riprese a parlare.

“E hai appena detto una cosa molto interessante, cioè che una gilda criminale è adatta a me.”
“...Beh, è la verità.”

“Il mio era un complimento, sei molto sveglio.”

“Kekekeke.”

Kuradeel sembrò pensare a qualcosa mentre rideva. Poi improvvisamente si tolse il guanto destro.
Si accorciò la manica per scoprire un polso magro, e mi mostrò l’avambraccio.

“...!!”

Quando vidi quello che c’era lì— rimasi senza fiato. Era un tatuaggio. Il disegno raffigurava una
bara nera in stile manga. Una bocca e un paio d’occhi formavano un ghigno sul coperchio;
dall’interno spuntavano gli arti di uno scheletro.

“Quell'emblema... è «La Bara Ghignante»?”

Chiesi con la gola secca. Kuradeel fece un sorriso e annuì.

«La Bara Ghignante» un tempo era la peggior gilda di banditi di Aincrad. Era guidata da un tipo
losco e crudele, che sperimentava ogni genere di atrocità per uccidere le persone; alla fine, il
numero di persone morte per causa loro raggiungevano le tre cifre.

Una volta si tentò di risolvere il problema con i negoziati, ma tutti i messaggeri venivano uccisi
immediatamente. Non riuscivamo a capire il perché delle loro azioni, dato che il loro modo di fare
diminuiva le possibilità di finire il gioco. Non molto tempo fa, un gruppo di giocatori che puntava a
finire il gioco mise insieme un gruppo in grado di competere con quelli che abbattevano i boss, e
alla fine distrussero la loro gilda dopo una serie di battaglie sanguinose.

Anche io ed Asuna eravamo in quel gruppo. Ma in qualche modo le informazioni erano trapelate e i
banditi ci stavano aspettando. Nel tentativo di difendere i miei compagni, finii per prendere le vite
di due membri della Bara Ghignante.

“Questo è... per vendetta? Sei un superstite della Bara Ghignante?”

Chiesi con voce spenta. Kuradeel sputò virtualmente la sua risposta:

“Heh, ma figurati. Perché fare una cosa tanto stupida? Mi sono unito a loro solo da poco, e
comunque solo per interesse. Ho imparato da loro questo giochino della paralisi... Ah, che noia.”

Si alzò con movimenti meccanici e sollevò di nuovo la spada.

“Bene, abbiamo parlato anche troppo. Tra poco l’effetto dovrebbe svanire, quindi meglio finirla qui.
Sogno questo momento... fin da quel duello...”

Nei suoi occhi ardeva il fuoco, ed erano così spalancati da sembrare dei cerchi. Aveva la lingua di
fuori, e si era persino alzato sulle punto per colpire meglio.

Poco prima che si muovesse, gli lanciai qualcosa con la mano sinistra. Anche se mirai alla faccia,
dove i danni sarebbero stati maggiori, la penalizzazione della paralisi mi fece colpire il suo braccio
sinistro. Gli HP di Kuradeel calarono solo di un po’ e io rimasi senza alcuna speranza.
“…Che male...”

Kuradeel inarcò labbra e sopracciglia, poi infilzò il mio braccio con la punta della sua spada. Poi
cominciò a rigirare la punta.

“Argh...!”

Anche se non sentivo dolore, una sgradevole sensazione stimolò i comunque i miei nervi. Ogni
volta che lo faceva, i miei HP calavano un po’.

Ancora...? Ma quanto sarebbe durato l’effetto del veleno...?”

Strinsi i denti e attesi il momento in cui il mio corpo si sarebbe liberato. La durata degli effetti
dipendeva dalla potenza del veleno, ma la maggior parte durava si e no cinque minuti.

Kuradeel estrasse la spada e mi trafisse la gamba sinistra. Ancora una volta sentii il corpo venire
attraversato da una sensazione di paralisi, ed il sistema calcolò il danno senza pietà.

“Beh...? Che te ne pare...? Che effetto fa sapere che presto sarai morto...? Dimmi... vorresti...?”

Kuradeel parlava quasi sussurrando mentre mi fissava.

“Di qualcosa maledetto... Strilla e dimmi che non vuoi morire...”

I miei HP scesero sotto la metà e divennero gialli. La paralisi non era ancora svanita. Il mio corpo
divenne freddo, come se la morte fosse venuta a prendermi, partendo dai piedi.

Avevo visto morire molti giocatori in SAO. Avevano tutti la stessa espressione mentre svanivano in
un milione di frammenti; era sempre la stessa espressione incredula, che chiedeva, "Morirò davvero
in questo modo?

Era perché probabilmente, nel profondo, nessuno voleva accettare la legge assoluta di questo gioco.
Non volevamo credere che la morte in questo gioco significava morire per davvero.

Speravamo tutti che, "Forse quando i nostri HP scendono a zero torniamo semplicemente nel nostro
mondo." Ovviamente l’unico modo per verificarlo era morire. Se la si pensava in questi termini,
allora la morte era l’unico modo per fuggire da questo posto—

“Ehi, ehi, dì qualcosa. Guarda che ti sto uccidendo.”

Kuradeel prese la spada e questa volta mi bucò lo stomaco. I miei HP scesero di parecchio finendo
nella zona rossa. Ma per me non importava, era come se stesse succedendo in un mondo distante.
Anche se ero torturato dalla sua spada, la mia mente si era imbarcata per un sentiero oscuro, come
se un panno nero e gelido la stesse coprendo lentamente.

Ma poi— sentii una paura gelida stringermi il cuore.

Asuna. Se fossi sparito lasciandola in questo mondo, Asuna sarebbe caduta nelle mani di Kuradeel e
avrebbe fatto la mia stessa fine. Quella possibilità dolorosa mi fece tornare in me.

“Kaaaah!!”
Aprii gli occhi, afferrai la spada con le mani e comincia ad estrarla dallo stomaco con tutte le forze
che avevo. Mi rimanevano solo il dieci per cento dei miei HP. Kuradeel gridò per la sorpresa:

“Eh...? Eh? Che succede, hai paura di morire?”

“Già... Io... non posso ancora morire...”

“Heh!! Hyahaha!! A me non sembra!!”

Kuradeel rise come un pazzo spostando il suo peso sulla spada. Io lo spinsi con una sola mano. Il
sistema fece una serie di complicati calcoli tra la mia forza e quella di Kuradeel.

Il risultato finale— la spada cominciò a calare di nuovo, lentamente ma inesorabile. Io ero pieno di
paura e disperazione.

E’ questa la fine?

Sto per morire? Lascerò Asuna in questo mondo malato?

Resistetti con tutte le forze, non cedendo alla disperazione.

“Muori—!! Muoriiiii—!!”

Kuradeel strillò con tutta la voce che aveva.

Il suo intento omicida che prendeva la forma di una spada calava di centimetro dopo centimetro. Poi
la punta della spada toccò il mio corpo— e poi cominciò a premere...

In quel momento arrivò un soffio di vento.

Fu un soffio di vento rosso e bianco.

“Eh...!?”

Con quel solo verso di stupore, l’assassino volò per aria. Fissai stupito la silhouette della persona
che mi aveva salvato.

“...Non è troppo tardi... Non è troppo tardi... Grazie a Dio... Non è troppo tardi...”

La sua voce preoccupata sembrava più dolce del battito d’ali di un angelo. Le sue labbra tremavano
mentre si abbassava per osservarmi.

“Vivo... Sei vivo, vero Kirito-kun...?”

“...Sì... Sono ancora vivo...”

La mia voce risuonò così debole che sorprese anche me. Asuna annuì e prese un cristallo rosa dalla
sua bisaccia, poi mise la mano sinistra sul mio petto e gridò.

“Cura!”
Il cristallo si ruppe e i miei HP si riempirono di colpo. Dopo essersi accertata della mia guarigione,
Asuna mi disse:

“...Aspetta qui. Me ne occupo io...”

Asuna si alzò in piedi, estrasse il suo stocco in modo elegante, e cominciò a parlare.

Il suo bersaglio, Kuradeel, non si era ancora alzato da terra. Quando vide la persona che avanzava
verso di lui, i suoi occhi si spalancarono.

“A-Asuna-sama... C-Come siete arrivata qui...? Q-Questo è un addestramento, sì, un addestramento,


sì, c’è stato un brutto incidente e...”

Kuradeel saltò su come se avesse le molle e prese subito a farfugliare scuse nervosamente. Ma
prima che potesse finire, la mano destra di Asuna scattò e la spada colpì la bocca di Kuradeel. Non
divenne una criminale dato che il suo avversario aveva già il cursore arancione.

“Ahh!!”

Kuradeel si coprì la bocca con la mano, si abbassò e per un attimo rimase immobile. Poi, come se si
fosse ripreso, mostrò uno sguardo omicida.

“Puttana... Adesso hai esagerato... Heh, e va bene. Mi occuperò anche di te...”

Ma non terminò la frase; Asuna aveva preso ad attaccare fin da subito. Il suo stocco disegnò
innumerevoli lampi colorati contro il corpo di Kuradeel. Persino io non riuscivo a seguirne la
traiettoria, ed ero diversi livelli sopra di lei. Continuai a fissare l’angelo agitare il suo stocco come
se stesse danzando.

Era bellissima. Asuna spinse inespressiva il suo avversario alle corde, con i capelli castani al vento;
era di una bellezza incredibile.

“Ah!! Kaaaa!!”

Kuradeel era già nel panico, e la sua spada andava qua e là senza torcere un solo capello ad Asuna.
Mentre i suoi HP scendevano dal giallo al rosso, Kuradeel buttò finalmente la sua spada alzando
entrambe le mani al cielo.

“O-Ok!! Ok!! Mi dispiace!!”

Poi le si buttò ai piedi ed iniziò a supplicare.

“L-Lascerò la gilda! Non mi vedrete mai più!! Perciò—”

Asuna ascoltò in silenzio le sue suppliche.

Sollevò la spada e cambiò la presa. Il suo braccio sottile era teso, e si preparò a pugnalare ancora
Kuradeel. In quel momento l’assassino gridò ancora più forte.

“Heeeek! N-Non voglio morire—!!”


La spada si fermò come bloccata da un muro invisibile. Il suo corpo venne scosso da dei tremiti.

Capivo perfettamente il conflitto interiore di Asuna, fatto di paura e rabbia.

Da quanto ne sapevo, non aveva mai ucciso nessuno in quel gioco. Dato che quando un giocatore
veniva ucciso in quel mondo moriva anche in quello reale, l’assassinio in questo mondo era
considerato un vero e proprio omicidio.

—Sì. Fermati, Asuna. Non sei costretta a farlo.

Ma allo stesso tempo pensavo anche all’opposto.

—No, non devi esitare. E’ quello che vuole.

La mia predizione si avverò 0,1 secondi dopo.

“Ahahahaha!”

Non mi accorsi che Kuradeel aveva ripreso la spada, ma la sollevò violentemente verso l’alto.

Lo stocco di Asuna fece un rumore metallico e le volò via di mano.

“Ah...!?”

Mentre Asuna perdeva l’equilibrio, un bagliore metallico le apparve sulla testa.

“Luogotenente, sei ancora troooooooooppo ingenua!!’’

Con un grido folle, Kuradeel agitò la spada senza esitare, disegnando una linea rossa.

“Ahhhhhhh!!”

Questa volta fui io a gridare. Scalciai il terreno con il piede destro finalmente libero dalla paralisi, e
volai un paio di metri prima di spingere da parte Asuna con la mano destra, mentre con la sinistra
bloccavo Kuradeel.

*Thump*.

Con questo suono spiacevole, il mio braccio sinistro venne troncato sotto il gomito. L’icona della
mutilazione brillò sotto la barra degli HP. Mentre linee rosse simili a sangue colavano dal mio
braccio monco, la mia mano destra si strinse e—

Colpii forte nel foro che stava al centro dell’armatura di Kuradeel. Si illuminò di giallo, mentre la
spada premeva forte contro lo stomaco di Kuradeel.

Avevo contrattaccato con successo con l’abilità «Embracer», che eliminò l’ultimo 20% degli HP di
Kuradeel. Il suo corpo tremò, poi perse tutte le forse e si accasciò.

Mentre la sua spada cadeva per terra, mi sussurrò nelle orecchie:

“Tu... assassino...”
Ridacchiò con un "kuku".

L’intero corpo di Kuradeel si sgretolò. Venni spinto indietro dall’effetto visivo dei poligoni che si
disperdevano.

Per un po’, la mia mente esausta percepì solo il suono del vento.

Poi sentii dei passi irregolari sul pavimento. Quando mi voltai a guardare, vidi una figura minuta
guardarmi con espressione vacua.

Asuna camminava verso di me a capo chino, poi cadde in ginocchio davanti a me come una
marionetta senza fili. Anche se aveva allungato una mano verso di me, la ritrasse prima che potesse
raggiungermi.

“...Mi spiace... Per colpa mia... E’ tutta colpa mia...”

Asuna era disperata. Le lacrime le cadevano dagli occhi come tante piccole gemme. Riuscii a dire a
malapena qualcosa con la mia gola secca:

“Asuna...”

“Mi dispiace... Io... non... incontrerò più Kirito-kun...”

Mi sollevai di nuovo, dato che adesso potevo muovermi liberamente. Mi sentivo ancora strano per
via dei danni terribili che avevo ricevuto. Ma abbracciai Asuna con il braccio sano e con quello
monco. A quel punto coprii le sue belle labbra con le mie.

“...!”

Asuna si irrigidì e cercò di spingermi via, ma trattenni il suo corpicino con tutte le forze che avevo.
Sicuramente era qualcosa che andava contro il codice comportamentale del sistema. In quel
momento sarebbe dovuto apparire un messaggio del sistema di fronte ad Asuna, e se lei avesse
premuto OK, io sarei stato trasportato automaticamente in una cella del Castello d’Acciaio Nero.

Ma nonostante ciò non lasciai la presa. Quando staccai le mie labbra dalle sue, seppellii il mio viso
nel suo collo e sussurrai:

“La mia vita ti appartiene, Asuna. Perciò la userò per te. Starò con te fino alla fine.”

Avvicinai Asuna con il braccio monco, che sarebbe rimasto tale per altri tre minuti. Asuna prese un
respiro e poi rispose:

“...A-Anche io ti proteggerò. Ti proteggerò per sempre. Perciò...”

Non era in grado di continuare a parlare. Perciò ascoltai in silenzio i suoi singhiozzi mentre la
tenevo abbracciata.

Il suo calore cominciò a poco a poco a scaldare il mio cuore di ghiaccio.


Capitolo 16

Asuna mi spiegò che aveva controllato la mappa fin da quando avevamo lasciato Grandum.

Quando il segnale di Godfree era scomparso, era partita di corsa e aveva affrontato i 5 km che ci
separavano in soli cinque minuti. Quando le feci notare che era impossibile anche in questo mondo,
lei rispose con un sorriso:

“E’ il potere dell’amore.”

Dopo essere tornati al QG, dicemmo ad Heathcliff quello che era successo e gli chiedemmo un
permesso per lasciare temporaneamente la gilda. Quando Asuna gli spiegò i suoi motivi per "non
fidarsi della gilda," Heathcliff pensò per un po’ in silenzio, ma poi ci accordò il permesso. Poi disse
un’ultima cosa con un sorriso enigmatico:

“Ma tornerete presto sul campo di battaglia.”

Quando lasciammo il QG era già sera. Camminavamo mano nella mano attraverso la piazza in cui
c’era il teletrasporto.

Nessuno di noi diceva una sola parola.

Mentre camminavamo tra le ombre delle torri nere e la luce arancione proveniente dallo strano cielo
di quel mondo, mi chiesi da dove provenisse l’odio di Kuradeel.

C’erano molte persone a cui piaceva commettere crimini in questo mondo. Ladri e assassini a
sangue freddo della «Bara Ghignante» come Kuradeel; girava voce che i delinquenti fossero più di
un migliaio. Ormai la gente li vedeva come incombenze comuni quanto i mostri.

Ma ora che ci pensavo, erano un gruppo bello strano. Doveva essere chiaro a tutti che ridurre il
numero di giocatori riduceva anche le chance di uscire vivi da questo gioco. In altre parole, non
volevano uscire da questo gioco.

Eppure dopo aver incontrato Kuradeel, non penso che questo valesse anche per lui. Non aveva
impedito il completamento del gioco; anzi aveva anche contribuito. Ma ad un certo punto, ha
cominciato unicamente a pensare a come soddisfare i suoi desideri, perdendo man mano il lume
della ragione—

E allora io? Non si poteva certamente dire che fossi concentrato a dovere nel completare il gioco.
Anzi, si potrebbe dire che esploravo i labirinti solo per i punti esperienza. Se combattevo solo per
diventare più forte, per gustare il piacere della superiorità, allora da qualche parte, dentro di me,
anche io non volevo lasciare questo posto—?

All’improvviso, sentii come se la terra sotto i miei piedi avesse iniziato a franare. Smisi di
camminare e strinsi la mano di Asuna nella mia.

"...?"
Asuna scosse la testa e mi guardò. Io abbassai la testa e presi a parlare come se fossi solo:

“...Non importa quello che succederà... Mi assicurerò che tu... ritorni a casa...”

“...”

Questa volta fu Asuna a stringere la presa.

“Quando sarà il momento, torneremo insieme.”

A quel punto sorrise.

Arrivammo al varco del teletrasporto senza rendercene conto. C’erano solo pochi giocatori in giro, e
sfidavano tutti il vento freddo che annunciava l’inverno.

Mi voltai per guardare Asuna.

Pensai che il calore che emanavano il suo sguardo e la sua stretta erano le uniche cose che mi
avrebbero guidato nella giusta direzione d’ora in poi.

"Asuna... Stanotte... Voglio stare con te..."

Lo dissi senza pensarci.

Non volevo separarmi da lei. Quel giorno avevo provato una paura di morire come non l’avevo mai
avuta, una che non potevo scuotermi di dosso neppure adesso.

Di sicuro avrei avuto gli incubi se quella notte avessi dormito da solo. Avrei sognato la follia di
quell’uomo, sentito la sua spada dentro di me, e la sensazione del mio pugno nel suo stomaco; ne
ero certo.

Asuna mi fissò, capendo cosa si nascondesse dietro la mia richiesta—

Poi, con le guance tutte rosse, fece di sì con la testa.

La casa di Asuna a Salemburg, che stavo visitando per la seconda volta, era ancora finemente
decorata; eppure stavolta mi sembrava molto più accogliente. Gli oggetti in giro mostravano tutto il
buongusto della proprietaria. Tuttavia, Asuna disse:

“U-Uwa— qui è troppo in disordine. Ultimamente manco da casa e...”

Però sorrise con un "hehe", e si precipitò a mettere tutto in ordine.

“Preparerò in fretta la cena. Nel frattempo leggi un giornale e aspetta.”

“Ah, ok.”
Affondai nel divano mentre osservavo Asuna togliersi la tenuta da combattimento, mettersi un
grembiule, e poi sparire in cucina. Poi presi il giornale che era sul tavolo. Anche se lo chiamavamo
giornale, si trattava solo di una raccolta di informazioni prese dai giocatori. Ma dato che in questo
mondo mancavano forme di intrattenimento, il giornale aveva raccolto subito un gran numero di
fan. La rivista era composta solo da quattro pagine, ma io lo buttai via irritato dopo aver dato una
semplice occhiata alla prima pagina. Questo perché l’articolo principale riguardava il duello tra me
e Heathcliff.

[Il nuovo utente della Dual Blades schiacciato dalla Holy Sword]

Sotto il titolo c’era una foto di me spiattellato per terra davanti ad Heathcliff, scattato con la
Cristallo Camera. Avevo solo aggiunto un’altra pagina alla leggenda di Heathcliff.

Beh, magari in questo modo sarebbero rimasti delusi dalla mia abilità e mi avrebbero lasciato in
pace... In questo modo avrei evitato di inventare scuse improbabili. Poi, mentre ero occupato a
controllare il mio menù, sentii un aroma delizioso provenire dalla cucina.

La cena consisteva in un bollito di carne simile a quella di mucca, con la speciale salsa di soia di
Asuna. Sebbene si trattasse di ingredienti semplici, il risultato era comunque spettacolare. Asuna mi
guardò con un gran sorriso mentre mi riempivo la bocca.

Mentre eravamo seduti sul divano a bere il tè dopo aver pranzato, Asuna per qualche motivo prese a
parlare un sacco. Continuava a parlare senza sosta, del tipo di armi che le piacevano e dei piani con
i luoghi più famosi da visitare.

All’inizio la ascoltai sorpreso, ma poi all’improvviso si zittì, il che mi fece preoccupare. Rimase
seduta completamente immobile mentre fissava la sua tazza, come se stesse cercando qualcosa. La
sua espressione era estremamente seria, come se si stesse preparando ad uno scontro.

“...Ehi, cosa c’è?...”

Ma prima che potessi dire altro, Asuna sbatté rumorosamente la tazzina sul tavolo e si alzò in piedi
esclamando:

“...Ok!”

Si avvicinò alla finestra, toccò il muro per attivare il Menù di Controllo della Stanza, e spense
improvvisamente tutte le luci. Subito fummo avvolti dalle tenebre; la mia abilità scan di supporto si
attivò immediatamente e passai in modalità visione notturna.

La stanza adesso era immersa in una tenue luce blu, e Asuna era illuminata di bianco per la luce che
proveniva dalla finestra. Anche se ero confuso dal suo comportamento, rimasi comunque colpito
dalla sua bellezza.

I suoi lunghi capelli che adesso sembravano blu, le gambe e le braccia magre che spuntavano dalla
tunica, riflettevano la luce fioca e sembravano brillare.

Asuna rimase per un po’ in silenzio di fronte alla finestra. Non potevo vederla bene in faccia perché
aveva la testa china. Inoltre si teneva il braccio destro sul petto e sembrava esitare per qualcosa.
Proprio mentre stavo per chiederle cosa stesse facendo, Asuna cominciò a muovere la mano sinistra.
Il suo pollice e l’indice si mossero nell’aria e richiamò un menù seguito da un effetto sonoro.

Nell’oscurità dipinta di blu, le dita di Asuna si mossero sul menù colorato di viola. Pareva che
stesse operando il menù sulla sinistra, cioè quello dedicato all’equipaggiamento.

Mentre osservavo, le calze di Asuna scomparvero, e le curve eleganti delle sue gambe apparvero
davanti ai miei occhi. Le sue dita si mossero ancora,e questa volta venne rimosso il suo vestitino
corto. Io rimasi a bocca aperta e con gli occhi spalancati come non mai; la mia mente si era
completamente fermata.

Asuna adesso indossava solo la biancheria. Piccoli pezzi di tessuto bianco che le coprivano appena
il petto e l’inguine.

“N-Non guardarmi... in quel modo....”

Disse con la voce tremolante. Ma io non riuscivo a spostare altrove lo sguardo.


Asuna provò a coprirsi il petto mentre si avvicinava; ma dopo aver alzato la testa verso di me,
abbassò entrambe le mani con un gesto elegante.

Era come se la mia anima avesse abbandonato il mio corpo e potessi solo fissarla incapace di
spiccicare parola.

La parola "bellissima" non era neppure lontanamente sufficiente per descriverla. La sua pelle tinta
di blu era soffice e liscia. I suoi capelli sembravano fatti della seta più pregiata. Il suo seno curvava
così perfettamente che sembrava, ironicamente, che non esistesse nessun motore grafico capace di
riprodurre un effetto tanto veritiero. La curvatura delle sue gambe sottili, che partivano dalla vita
minuta, la facevano sembrare un animale selvatico.

Sembrava impossibile che la sua figura fosse solo una riproduzione 3D. Per me si trattava di una
scultura in cui Dio aveva soffiato la vita.

I dati raccolti dal Nerve Gear durante il processo di calibrazione necessario al momento del primo
utilizzo determinavano il tono dell’avatar che si sarebbe creato successivamente. Quindi c’era solo
da fare i complimenti ad Asuna.

Continuai a fissare il suo corpo seminudo come se fossi rimasto senz’anima. Se Asuna non si fosse
coperta e avesse iniziato a parlare, credo proprio che sarei rimasto così per un’ora.

Asuna era così rossa che si vedeva persino nella penombra di quella stanza. Abbassò la testa e disse:

“K-Kirito-kun, spogliati anche tu.... P-Per me è imbarazzante se sono solo io a stare così.”

Alla fine capii finalmente il significato delle azioni di Asuna.

In altre parole, aveva preso alla lettera— che volevo dormire con lei. O almeno, in un senso più
profondo di quello che avevo inteso io.

Non appena capii la situazione, anche io caddi in preda al panico. Come risultato, commisi il più
grave errore mai fatto in vita mia fino a quel momento.

“Err... No, vedi, io pensavo solo... che sarebbe stato bello stare insieme— nella stessa stanza
stanotte...”

“Eh...?”

Rispondendo stupidamente in quel modo, questa volta fu il turno di Asuna di irrigidirsi e rimanere a
bocca aperta. A quel punto, sul suo volto si dipinse un’espressione di tremendo imbarazzo e di
rabbia.

“Tu... Tu...”

Strinse i pugni con intento omicida.

“Idiota—!!”
Il suo pugno accelerato dalla sua immane destrezza si fermò ad un palmo dalla mia faccia dal
Codice di Prevenzione del Crimine producendo un rumore cupo e un profluvio di scintille.

“A-Ahh—! Aspetta!! Mi spiace, mi spiace! Dimentica quello che ho detto!”

Tentai di spiegare mentre cercavo disperatamente un riparo da Asuna, che stava per mollarmi un
secondo pugno senza prestarmi attenzione.

“Scusami, mi sbagliavo!! P... Però, si può veramente... ecco... f-fare...? In SAO...?”

Asuna fermò il suo attacco e rimase ferma, anche se ancora arrabbiata. Poi mi domandò:

“Tu, vuoi dirmi che non lo sai...?”

“No, Io...”

A quel punto, l’espressione di Asuna passò dalla rabbia all’imbarazzo, prima di spiegare con una
vocina piccola piccola:

“...Ecco... Nel menù, giù in basso... c’è un’opzione chiamata «Codice Etico Off».”

Era la prima volta che ne sentivo parlare. Ero certo che non c’era durante il beta test e che non fosse
citato nel manuale. E pensare che quello era un altro prezzo da pagare per essere un solo player ed
aver giocato solo per livellare...

Ma quella cosa adesso sollevava un quesito che non potevo più ignorare. Dato che ero
completamente alluvionato in quel momento, non potei fare a meno di dirlo a voce alta:

“...E... E tu l’hai mai fatto...?”

Ancora una volta, il pugno di Asuna mi arrivò ad un centimetro dalla faccia.

"O-Ovvio che no, imbecille—!! L’ho solo saputo dalle altre ragazze della gilda!!"

Mi inchinai per terra mentre chiedevo umilmente scusa. Mi ci volle un po’ prima di riuscire a farla
calmare.

Sul tavolo c’era una sola candela ad illuminare la stanza; la sua luce tenue illuminava la pelle di
Asuna mentre dormiva tra le mie braccia. Feci scorrere il mio dito gentilmente lungo la sua schiena;
il calore e la sensazione di morbidezza che provai erano assolutamente inebriante.

Asuna aprii lentamente gli occhi e mi guardò. Fece un occhiolino e poi sorrise.

“Scusa. Ti ho svegliata?”

“Sì. Ho fatto un sogno strano. Uno sul mondo reale...”


Continuò a sorridere mentre strofinava il viso contro il mio petto.

“Nel sogno, mi chiedevo se entrare ad Aincrad e conoscere te fosse reale o solo un sogno, e avevo
tanta paura. E’ un sollievo... che non fosse tutto un sogno."

“Certo che sei strana. Non vuoi tornare indietro?”

“Certo che lo voglio. Voglio tornare a casa, ma non voglio che tutto quello che abbiamo fatto qui
vada perso. Anche se... ci sono stati portati via... questi due anni sono preziosi per me. Ora lo so.”

Asuna divenne improvvisamente seria e prese la mano che avevo poggiato sulla sua spalla, quindi la
portò al petto e la strinse forte.

“...Mi dispiace, Kirito-kun. Avrei... Avrei dovuto farlo io...”

Inspirai e poi espirai profondamente.

“No... l’obiettivo di Kuradeel, la persona che lo ha ridotto così, sono io. Era il mio scontro quello.”

Annuii piano mentre fissavo Asuna negli occhi.

Le lacrime cominciarono a formarsi in quei suoi occhi nocciola, e baciò la mano che teneva stretta
al petto. Sentivo i suoi movimenti delicati.

“Anche io... sopporterò il peso con te. Qualsiasi peso tu abbia ti aiuterò a portarlo. Promesso. D’ora
in poi ti proteggerò...”

Questa era—

La frase che non ero mai riuscito a dire finora. In quel momento, riuscivo a muovere le labbra ma
non a parlare, e quelle parole risuonavano dalla mia anima.

“Anche io.”

Fu una voce molto sottile quella che uscì alla fine.

“Anche io ti proteggerò.”

Sebbene fossero solo semplici parole, le avevo pronunciate in modo patetico e inaffidabile. Sorrisi
amaramente mentre stringevo la mano di Asuna e aggiunsi:

“Asuna... Sei davvero forte. Sei molto più forte di me..."

Dopo aver sentito quelle parole, Asuna sbatté le palpebre un paio di volte e poi sorrise.

"No, non lo sono. Nel mondo reale di solito mi nascondo dietro gli altri. Non l’ho neppure comprato
io questo gioco."

Scoppiò a ridere come se avesse appena pensato ad una cosa spassosa.


“Lo ha comprato mio fratello maggiore, ma poi è dovuto andar via all’improvviso per degli affari;
quindi ci ho giocato io al giorno d’apertura dei server. Era davvero seccato. Ora sarà furioso dato
che lo sto usando da due anni.”

Pensai che Asuna doveva aver avuto una sfortuna incredibile, ma mi limitai ad annuire.

“...Farai meglio a tornare indietro e scusarti come si deve.”

“Già... Ce la dovrò mettere tutta...”

Ma Asuna spostò altrove lo sguardo come se fosse spaventata da qualcosa, quindi si avvicinò a me.

“Umm... Kirito-kun, so che questo è in contrasto con quello che ho detto... ma possiamo lasciare il
fronte per un po’?”

“Hmm...?”

“Ho paura... Ci siamo appena trovati, e sento che succederà qualcosa di brutto se andiamo subito al
fronte... Forse sono solo un po’ stanca.”

Accarezzai i capelli di Asuna e annuii sorpreso dalla mia stessa reazione.

“Sì, hai ragione... Anche io sono un po’ stanco...”

Anche se non sembrava, le battaglie combattute giorno dopo giorno accumulavano una stanchezza
senza pari. Specialmente nelle situazioni estreme come quella di quel giorno. Anche l’arco più forte
si sarebbe spezzato se lo si tirava troppo. Ci serviva una pausa.

Sentivo la mia smania di combattere essersi affievolita un po’. Ora volevo solo passare del tempo
da solo con lei..

Abbracciai Asuna, poi immersi il volto nei suoi capelli e dissi:

"Nella zona nord-occidentale del 22esimo piano, tra laghi e foreste... c’è un piccolo villaggio. E’ un
bel posto, senza mostri. Ci sono dei cottage. Possiamo spostarci lì... e poi... "

Asuna mi guardò ed io smisi di parlare.

“E poi...?”

Riuscii a far muovere la mia lingua bloccata e continuai.

"...Poi sposiamoci."

Il sorriso che fece Asuna in quel momento non lo avrei mai dimenticato.

“Ok...”

Annuii brevemente e una lacrima scese sulla sua guancia..


Capitolo 17

Esistevano 4 tipi di relazioni possibili tra due giocatori nell’universo di SAO.

La prima era quella tra due sconosciuti. La seconda era l’amicizia. Le persone che avevano stretto
amicizia potevano inviarsi brevi messaggi, ovunque fossero. Inoltre, potevano cercarsi a vicenda
sulla mappa.

La terza era compagni di Gilda. Oltre ai vantaggi già descritti, ottenevano alcuni benefici alle loro
statistiche quando erano in team con compagni della gilda. Tuttavia dovevano rinunciare ad un po’
dei Col ottenuti in battaglia come tassa alla gilda.

Finora Asuna e io eravamo membri della stessa gilda, anche se ci stavamo prendendo una pausa.
Ma avevamo anche deciso di unirci nel quarto tipo di relazione.

Matrimonio— anche se era più semplice del previsto. Una volta che una persona inviava il
messaggio di proposta e la ricevente accettava, il gioco era fatto. Ma la differenza tra il matrimonio
e le altre tre relazioni era incommensurabile.

Sposarsi in SAO voleva dire condividere tutti gli oggetti e le informazioni. Si potevano vedere
anche i reciproci status, e persino i menù degli oggetti erano fusi insieme. In altre parole,
significava mettere la propria vita nelle mani dell’altro. In Aincrad, dove tradimenti e frodi erano
all’ordine del giorno, erano pochi quelli che facevano un passo tanto azzardato. Ovviamente, un
altro fattore importante era lo sbilanciamento incredibile nel rapporto maschio-femmina.

Il 22esimo piano di Aincrad era uno dei piani più ricchi di insediamenti umani del gioco. Essendo
uno dei piani inferiori, era bello largo, ma gran parte di esso era ricoperto di foreste e di laghetti;
perciò le aree urbane erano così piccole da potersi ritenere villaggi. Spesso apparivano i mostri nei
campi, e dato che il livello di difficoltà del labirinto era molto basso, quel piano era stato liberato in
3 giorni e quasi nessuno se ne ricordava.

Asuna ed io decidemmo di comprare un piccolo cottage rotondo, tra i boschetti, e ci andammo a


vivere. Anche se piccola, costava comunque parecchio una casa in SAO. Asuna propose di vendere
la sua casa a Salemburg, ma io fui contrario perché vendere una casa perfetta come quella era una
follia. Così, alla fine, radunammo tutti i nostri oggetti rari e li vendemmo con l’aiuto di Agil, che
riuscì a procurarci abbastanza denaro da comprarci la casa.

Anche se Agil ci disse, triste, che potevamo continuare ad usare il secondo piano del suo negozio, io
rifiutai. Spendere la mia vita da neo-sposo in un negozio era troppo da balordi. Inoltre avevo il
terrore di scoprire cosa sarebbe successo quando si sarebbe saputo che la famosa e adorata Asuna si
era sposata. Così pensai che saremmo stati in pace nel remoto 22esimo piano.

“Uwa— Che posto stupendo!”

Asuna si sporse, fuori dalla finestra della nostra camera da letto. Anche se l’avevo chiamata così, in
realtà la casa aveva solo due stanze.
Lo scenario fuori era mozzafiato. Eravamo quasi vicino al margine di Aincrad, così si potevano
vedere contemporaneamente i laghi, le foreste verdi e il cielo sconfinato. Anche se cento metri
sopra di noi c’era un soffitto di pietra, quello spazio aperto che dava sul cielo infinito di Aincrad ci
dava un senso di libertà mai provato altrove.

“Mi raccomando, non cadere mentre osservi il cielo.”

Smisi di osservare la nostra nuova casa e abbracciai Asuna. Questa donna ora era mia moglie— e
quando ci pensai, il calore della luce del sole d’inverno, il fantastico senso di meraviglia, oltre
all’incredulità di quante ne avessimo passate in così poco tempo, tutte queste cose mi presero in una
sola volta.

Prima di essere intrappolato in questo gioco ero solo un moccioso che andava a scuola e poi tornava
a casa senza uno scopo nella vita. Ma ormai, tutto quello era un passato remoto per me.

Se— Se qualcuno avesse completato il gioco, saremmo stati di nuovo liberi... Ed era quello che si
auguravano tutti i giocatori, compresi io e Asuna. Ma ogni volta che ci pensavo non potevo fare a
meno di preoccuparmi. Senza volerlo cominciai a stringere il corpo di Asuna.

“Mi fai male, Kirito-kun... Qualcosa ti preoccupa...?”

“S-Scusa... Ehi, Asuna...”

Per un momento rimasi in silenzio, ma poi mi decisi.

“...La nostra relazione è solo in-game...? Anche questa sparirà quando torneremo nel mondo
reale...?”

“Adesso mi arrabbio, Kirito-kun.”

Asuna si voltò e mi guardò con gli occhi umidi.

“Anche se è solo un gioco, mica mi piacerebbe una persona così facilmente.”

Mi diede dei pizzicotti sulle guance e poi aggiunse:

"Ho imparato alcune cose qui, una delle tante è non arrendersi mai. Se riusciamo a tornare a casa ti
verrò a trovare, e ovviamente staremo ancora insieme."

Quante volte il cuore onesto di Asuna mi aveva già meravigliato? O forse era solo il mio ad essere
troppo debole e insicuro.

Ma anche se il debole ero io, andava bene così. Era passato troppo tempo da quando ricordavo
come fosse bello dipendere da qualcun altro e lasciare che anch’esso dipendesse da te. Non sapevo
quanto tempo avremmo condiviso, ma perlomeno adesso eravamo lontani dal campo di battaglia—

Lasciai correre i miei pensieri mentre mi godevo la morbidezza e il buon odore che stringevo tra le
braccia.
Capitolo 18

Il galleggiante attaccato all’amo da pesca non si era mosso neppure una volta. Mi sentii assalire dal
sonno, mentre osservavo la superficie del lago che luccicava sotto il sole.

Feci uno sbadiglio imponente e riavvolsi la lenza. La luce illuminava solo un ago argenteo; l’esca
che ci avevo messo era sparita.

Erano passati più di dieci giorni da quando ci eravamo trasferiti al 22esimo pianto. Per poterci
procurare da mangiare tutti i giorni, avevo cancellato la mia abilità con la spada a due mani, che tra
l’altro non usavo mai, e la sostituii con l’abilità di pesca. Cominciai così ad imitare Taikoubou
nella pesca. Ma, per qualche motivo, non riuscivo a pescare alcunché. Il punteggio dell’allenamento
aveva appena superato 600, perciò non mi aspettavo veramente di prendere qualcosa, ma pensavo
perlomeno di pescare qualcosa. Invece avevo sprecato la giornata a buttare al vento le esche
comprate nel villaggio.

"Ahh, che noia..."

Infine sbottai, lanciai via la canna da pesca, e poi mi abbandonai al suolo. Il vento che soffiava
sull’acqua era gelido, ma il cappotto che mi aveva fatto Asuna con la sua abilità nel cucire mi
teneva caldo. Asuna stava ancora allenando quell’abilità, perciò il risultato non era ancora buono
come quello dei negozi degli NPC. Ma siccome poteva essere indossato lo stesso, e in più mi teneva
caldo, per me non c’era alcun problema.

Eravamo nel «Mese del Cipresso» ad Aincrad, ovvero Novembre per il Giappone. Sebbene ormai
fosse quasi inverno, pescare in SAO non aveva niente a che fare con le stagioni. Forse avevo
consumato tutta la mia fortuna quando avevo sposato la mia bellissima moglie.

Non appena ci pensai, mi sentii invaso dalla gioia, e sul mio volto si allargò un sorriso sornione. Poi
sentii una voce.

"Com’è andata?"

Mi alzai per la sorpresa, e vidi un uomo in piedi.

Era avvolto in abiti pesanti, incluso un cappello con paraorecchie, e reggeva una canna da pesca
proprio come me. Ma la vera sorpresa era la sua età. Doveva avere perlomeno cinquant’anni. Gli
occhi dietro gli occhiali cerchiati di metallo mostravano chiaramente che si trattava di un uomo di
una certa età. Tra i giocatori di SAO, era piuttosto raro trovare qualcuno così anziano. In realtà, io
non ne avevo mai visti. Forse—?

“No, non sono un NPC.”

Sorrise amaramente come se avesse letto nei miei pensieri, e poi scese dall’altura su cui si trovava.

“M-Mi scusi. Mi chiedevo...”

“No, tranquillo. E’ ragionevole. Probabilmente sono il giocatore più vecchio.”


Il suo grosso corpo venne scosso da una risata "Wa-ha-ha"

“Scusami.”

Disse sedendosi accanto a me. Prese una scatola di esche da una bisaccia, poi aprì goffamente un
menù, prese una canna da pesca, e sistemò l’esca.

“Mi chiamo Nishida. Qui sono un pescatore. In Giappone, lavoravo come capo della manutenzione
per una compagnia chiamata Tohto Broadband Connection. Purtroppo, non ho nemmeno un
biglietto da visita qui con me.”

Scoppiò a ridere di nuovo.

“Ah...”

Ero quasi certo della ragione per cui fosse anche lui nel gioco. La Tohto era una compagnia di
operatori di rete che cooperava con la Argus. Si occupava di tutto il lavoro necessario per collegare
il network di SAO ai server.

“Io sono Kirito. Mi sono trasferito qui dai piani superiori da qualche giorno. Nishida ... lei allora...
lavorava al network di SAO...?”

“Ne ero il responsabile.”

Nishida rispose annuendo. Lo guardai con sentimenti contrastanti. Questo significava che per colpa
del suo lavoro adesso eravamo tutti bloccati qui dentro.

"Ahahah, i miei superiori mi dissero che non c’era bisogno che mi loggassi, ma io non mi sento mai
a mio agio se lavoro al buio, e per colpa delle preoccupazioni di un vecchio, ecco che fine ho fatto."

Agitò la sua canna con un movimento incredibilmente fluido mentre parlava, si capiva benissimo
che si trattava di un pescatore esperto. Inoltre sembrava uno che amava chiacchierare, dato che
andava avanti senza darmi il tempo di rispondere:

"Oltre a me, ci sono altri venti o trenta anziani che sono finiti qui dentro per vari motivi. La maggior
parte vive tranquillamente nella Starting City, ma a me piace far questa vita molto più che stare
comodo e mangiare tre pasti al dì."

Sollevò un po’ la sua canna.

"Ho cercato in lungo e in largo fiumi e laghi buoni per la pesca, e alla fine sono giunto in questo
posto."

“Oh, davvero... Beh, su questo piano ci sono pochissimi mostri.”

Nishida sorrise alla mia risposta. Poi mi chiese:

“Allora, mi sai dire se ai piani alti ci sono altri posti buoni?”

Chiese.
“Mmm... Beh, il 61esimo piano è un immenso lago, o più un mare, e dicono che lì si possa pescare
un pesce enorme.”

“Ohh! Dovrei farci una capatina.”

In quel momento il suo galleggiante sparì e la punta della canna si piegò. Nishida non sprecò
neppure un secondo. Sembrava che la sua abilità fosse ad un livello molto alto, proprio come la sua
abilità nel mondo reale.

“Woah, è bello grosso!”

Mentre io mi piegavo in avanti, Nishida riavvolse tranquillo il mulinello e sollevò il pesce blu. Il
pesce si dimenò un paio di volte nella sua mano e poi svanì nell’inventario.

“Grande...!”

Nishida sorrise imbarazzato e poi rispose:

“Non è nulla. Tutto quello che devi fare è migliorare la tua abilità di pesca.”

Poi si grattò la testa e aggiunse:

“Ma anche se riesco a pescarli, non so ancora come cucinarli a dovere... Avrei voluto mangiare
sashimi o pesce fritto, ma senza la salsa di soia non so fare nulla.”

“Ah... Capisco...”

Esitai per un momento. Ci eravamo trasferiti per evitare tutto e tutti, ma immaginai che questa
persona non era interessata alla voci e al gossip.

“...So di una cosa che ha lo stesso sapore della salsa di soia...”

“Cosa!?”

Nishida si avvicinò con gli occhi scintillanti dietro gli occhiali.

Quando Asuna mi salutò al ritorno e vide Nishida, nei suoi occhi si dipinse la sorpresa, ma poi
sorrise e disse:

“Bentornato. Abbiamo un ospite?”

“Sì, lui è il signor Nishida, un pescatore. E—”

La mia voce divenne più incerta quando mi voltai verso Nishida, perchè non sapevo come
presentare Asuna. A quel punto, lei sorrise al pescatore e si presentò a sua volta:

“Sono sua moglie, Asuna. Benvenuto a casa nostra.”

Annuì convintissima.
Nishida stava guardando Asuna a bocca aperta. Asuna aveva una gonna lunga e semplice, una
maglietta, un grembiule e un foulard. Il suo aspetto adesso era molto diverso da quello imponente
che suscitava quando operava come membro dei CdS, ma la sua bellezza rimaneva immutata.

Dopo aver battuto le palpebre un paio di volte, Nishida tornò finalmente sulla Terra e disse:

“Ah, ecco, mi scusi. Per un attimo sono rimasto ipnotizzato. Sono Nishida. Scusi se piombo qui in
questo modo...”

Si grattò la testa e scoppiò a ridere.

Asuna applicò tutta la sua abilità nella cucina sul pesce pescato da Nishida, e lo portò in tavola
sottoforma di sashimi e pesce fritto, condito con salsa di soia. Mentre l’aroma si spargeva per tutta
la casa, Nishida annusò con espressione deliziata.

Il sapore non era per niente male, ma Asuna aveva fatto anche di meglio in passato. Secondo
Nishida, ci volevano 950 punti nell’abilità di pesca per poter pescare qualcosa del genere. Dopo una
breve chiacchierata, tutti e tre cominciammo a darci dentro con le bacchette.

I piatti vennero ripuliti in un batter d’occhio, e Nishida sospirò con espressione deliziata mentre
sorseggiava del tè.

“...Ah, questo sì che era cibo. Grazie. E pensare che esisteva davvero la salsa di soia in questo
mondo...”

“Oh, è fatta a mano. Ne puoi avere un po’, se vuoi.”

Asuna prese una bottiglietta dalla cucina e la porse a Nishida. Pensai che fosse una buona idea non
rivelargli la ricetta. Asuna sorrise e disse ancora a Nishida:

"Non preoccuparti; e poi tu ci hai portato quel pesce."

Continuò:

“Kirito-kun non ha mai preso niente.”

A quell’attacco improvviso, mi limitai a sorseggiare in silenzio il mio tè prima di rispondere:

“I laghi qui sono troppo difficili.”

“No, affatto. E’ difficile solo il lago in cui stavi pescando.”

“Eh...”

Quello che disse Nishida mi lasciò senza parole. Asuna scoppiò a ridere reggendosi la pancia con le
mani.

“E perché...?”

“Beh, in quel lago...”


Nishida abbassò la voce prima di continuare, così io e Asuna ci avvicinammo.

“Penso che lì risieda il dio locale.”

“Dio locale?”

Alla domanda mia e di Asuna, Nishida sorrise, si sistemò gli occhiali, e riprese a parlare:

“Nel negozio degli oggetti del villaggio, c’è un’esca molto più costosa delle altre. Ero curioso, così
una volta ne ho comprato una per testarla.”

Deglutii istintivamente.

“Ma con quell’esca non riuscii a pescare nulla. Dopo aver provato da diversi punti, alla fine ho
deciso di provare in quel lago super difficile.”

“E, hai preso qualcosa...?”

“Beh, sì, qualcosa ha abboccato.”

Nishida annuì, e poi la sua espressione mostrò rimorso:

“Ma non riuscii a tirarla su e persi anche la mia canna da pesca. Riuscii solo ad intravedere la sua
ombra. Non solo era enorme; si poteva anche definire un mostro, ma in senso differente rispetto a
quelli che appaiono sul campo.”

Allargò le braccia. Forse era per questo che aveva sorriso quando avevo detto "Ci sono pochissimi
mostri su questo livello."

“Wow, voglio vederlo!”

Disse Asuna con gli occhi brillanti. Poi, Nishida colse il mio sguardo e disse:

“Avrei una proposta... Ti fidi delle tua abilità nel combattimento Kirito-san...?”

“Beh, sì...”

“Allora ti va di pescarlo insieme?! Lo terrò finché morde l’amo e poi lo lascerò a te.”

“Mmm, quindi faremo uno «Scambio» mentre peschiamo... Sarebbe possibile...?”

Inclinai la testa confuso.

“Proviamoci, Kirito-kun! Sembra interessante!”

Rispose Asuna con "eccitazione" scritto sulla fronte. Tanto io lo ero anche più di lei.

“Allora proviamoci.”

Alla mia risposta, sul volto di Nishida si allargò un sorriso.


"Questo è lo spirito giusto, wa-ha-ha."

Quella notte.

Dopo aver esclamato, "Freddissimo," Asuna si era accucciata a letto, si era stretta contro di me e poi
aveva fatto un verso di soddisfazione. Poi fece un occhiolino assonnato, sorridendo, come se le
fosse appena venuta in mente qualcosa.

“...Ci sono così tante persone diverse.”

“Era un tipo interessante, vero?”

“Già.”

Asuna poi borbottò:

“Finora, ho lottato solo ai piani alti. Mi ero del tutto dimenticata che ci sono delle persone che
vivono vite normali qui...”

“Non voglio dire che noi siamo speciali; ma dato che abbiamo un livello abbastanza alto da
combattere al fronte, significa anche che abbiamo un obbligo verso di loro.”

“...Non l'avevo mai vista in questo modo... Ho sempre pensato che diventare forte servisse a
sopravvivere.”

“Credo che d’ora in poi sempre più persone conteranno su di te. Inclusa me ovviamente.”

“...Solo che con la mia personalità, queste aspettative mi fanno solo venir voglia di scappare via.”

“Oh, ma dai.”

Mentre Asuna metteva il broncio, io la strinsi e sperai che questa vita sarebbe continuata il più a
lungo possibile. Per Nishida e gli altri giocatori, prima o poi avremmo dovuto tornare a combattere.
Però, almeno per adesso—

Secondo i messaggi che mi avevano mandato Agil e Klein, sapevo che stavano passando un brutto
periodo, cercando di liberare il 75esimo piano. Tuttavia, credevo nel profondo del cuore che per me
adesso la cosa più importante era stare con Asuna.
Capitolo 19

Tre giorni dopo, Nishida ci informò che si stava preparando per andare a pescare la divinità locale.
Avrebbero assistito una trentina di persone, perché sembrava che il pescatore avesse informato i
suoi amici in proposito.

"Questo è un problema. Asuna... Che facciamo adesso?"

"Hm~mmm..."

A dire la verità, non eravamo poi tanto felici della cosa. Eravamo venuti qui per nasconderci dalle
voci e dai fan di Asuna, perciò eravamo un po’ esitanti ad apparire di fronte a tante persone.

"Che ne dici?!"

Asuna raccolse i capelli e li tirò su. Poi si coprì il volto fino con una sciarpa fin sotto gli occhi. Non
si fermò lì, aprì il menù e indossò un semplice soprabito.

"S-Sì. Bene. Adesso sembri proprio la moglie di un fattore."

"...Per caso era un complimento?"

"Certo. Nel mio caso, non capiranno mai chi sono finché non indosso abiti da battaglia."

Prima ancora che il sole sorgesse, uscii di casa con Asuna, che reggeva il nostro cestino da picnic.
Avrebbe potuto tirarlo fuori dal menù quando saremmo arrivati, ma aveva insistito che faceva parte
del travestimento.

Era un giorno piuttosto caldo per essere inverno. Dopo aver camminato per un po’ attraverso la
foresta di pini giganti, alla fine scorgemmo l’acqua scintillante tra i tronchi neri. Si era radunata già
un bel po’ di gente. Mentre mi avvicinavo esitante, una figura familiare ci accolse ridendo.

"Wa-ha-ha, è un sollievo che sia una così bella giornata!"

"Buongiorno, signor Nishida."

Asuna ed io facemmo un inchino. Ci disse che le persone presenti, tutte di età molto variegata,
erano i membri di una gilda di pescatori guidata da Nishida. Salutammo tutti nervosamente, ma
sembrava che nessuno avesse riconosciuto Asuna.

A parte questo, il signor Nishida era molto più attivo di quanto immaginassi. Doveva trattarsi di un
ottimo team leader. L’atmosfera era già molto positiva, dato che i vari gruppi si erano dati a sfide di
pesca mentre ci aspettavano.

"Bene~ quindi, l’evento principale di oggi sta per cominciare!"


Nishida diede quell’annuncio e poi si avvicinò a noi reggendo una lunga canna da pesca, mentre gli
spettatori cominciarono ad applaudire e a fare versi d’incoraggiamento. I miei occhi fissavano la
canna da pesca senza cercare nulla in particolare, fin quando un oggetto alla sua estremità catturò la
mia attenzione.

Era una lucertola, una insolitamente grande per giunta. Era lunga come l’avambraccio di un adulto.
La sua pelle rossa e nera, indicatore di velenosità, brillava ad indicare la sua freschezza.

"Hiiiii—"

Asuna se ne accorse dopo di me, e la sua espressione si irrigidì mentre faceva un paio di passi
indietro. Se questa era l’esca, allora quello che dovevamo pescare doveva essere inimmaginabile.

Ma prima di avere il tempo per fare domande, Nishida si voltò verso il lago e sollevò la canna da
pesca. Dopo un breve grido, la agitò con un movimento impressionante, e la gigantesca lucertola
disegnò un arco perfetto prima di finire in acqua sollevando spruzzi dappertutto.

Pescare non richiedeva quasi nessun tempo di attesa in SAO. Una volta lanciata l’esca in acqua, o
un pesce abboccava entro una dozzina di secondi, oppure perdevi l’esca. Quando il galleggiante
sparì sott’acqua, tutti trattennero il fiato.

Dopo qualche istante, il mulinello cominciò a girare. Ma Nishida non batté ciglio.

"Ha abboccato Nishida-san!"

"E’ ancora troppo presto!"

Dietro i suoi occhiali, gli occhi che di solito sembravano quelli di un nonno in gamba, adesso
stavano brillando. Nishida continuò a fissare la punta della canna senza fiatare.

Poi la canna ebbe un brusco sussulto.

"Adesso!"

Nishida si chinò in avanti e poi tirò la canna usando tutto il suo peso. Mi resi conto che la lenza era
molto spessa, e riuscivo persino a sentire il suono che emetteva per la tensione.

"Ha preso l’esca!! Affido a te il resto!!"

Presi con cautela la canna che mi passò Nishida, ma si mosse. Sembrava piuttosto che l’amo avesse
afferrato qualcosa sul fondo. Guardai Nishida, temendo che non ci fosse alcun pesce, e poi
all’improvviso—

La lenza cominciò ad immergersi con incredibile forza.

"Ahhh!"

Mi affrettai a puntare i piedi e tirare. La forza applicata alla barra della pesca oltrepassò presto il
valore normale.

"E'-E' un problema se tiro così?"


Chiesi a Nishida, preoccupato per la sua canna.

"E’ della più alta qualità! Puoi tirare quanto vuoi!"

Nishida annuì, con il volto già rosso per l’emozione. Aggiustai la presa sulla canna e tirai con tutte
le mie forte. La canna si piegò al centro e prese la forma di un'enorme U.

Quando un giocatore sale di livello, può scegliere di aumentare la forza o la destrezza. Gli
utilizzatori d’ascia come Agil puntano sulla forza, mentre chi usa stocchi come Asuna, punta alla
destrezza. Sebbene io utilizzassi delle comuni spade, e normalmente avrei dovuto bilanciare i due
attributi, avevo investito leggermente di più nella destrezza.

Ma sembrava che stessi vincendo comunque questa guerra, probabilmente perché il mio livello era
alto. Cominciai ad arretrare lentamente, forzando la cosa enorme ad uscire dall’acqua.

"Ah, lo vedo!!"

Asuna indicò la superficie dell’acqua. Io ero impegnato a piegarmi indietro con tutte le forze, quindi
non potevo vedere. Gli spettatori divennero più rumorosi e si avvicinarono alla riva del lago, che
rapidamente era diventata più affollata. Non riuscivo a trattenere la curiosità, ma non potevo
mollare la canna per guardare.

"...?"

All’improvviso, qualcosa lasciò di stucco tutti gli spettatori che si erano chinati sul lago per
guardare. Ognuno di essi fece qualche passo indietro.

"Che succede...?"

Prima ancora che finissi di parlare, si erano voltati tutti e se l’erano data a gambe. Persino Asuna e
Nishida mi oltrepassarono con le facce bianche. Stavo per voltarmi a guardare anche io fui
sopraffatto dal peso e caddi sulla schiena.

Ah, la lenza si è spezzata!?

Con quel pensiero, gettai la canna e corsi verso il lago. In quel momento, la sua superficie limpida
si sollevò.

"Eh—!?"

Mi bloccai sul posto con gli occhi spalancati, ed in quel momento udii in lontananza la voce di
Asuna:

"Kirito-ku——n, è pericoloso——!!!"

Quando mi voltai, Asuna, Nishida, e tutti gli altri si erano già rifugiati sullo sperone roccioso che
costeggiava il lago, piuttosto lontano da me. Sentivo violenti scrosci d'acqua dietro di me e
finalmente cominciai a comprendere la situazione. Poi, con un’ansia terribile, mi voltai di nuovo.

Il pesce era in piedi.


Ad essere più precisi, la creatura assomigliava ad un Celacantiforme (ordine di pesci. Ndt), cioè una
specie a metà strada tra i pesci e i rettili, eccetto che questo tendeva di più verso il rettile. Stava in
piedi sulle sei poderose zampe, mentre mi fissava dall’alto, con l’acqua che gli scendeva di dosso
come una cascata.

Con "mi guardava dall’alto", intendevo che quel coso era alto almeno 2 metri. La sua bocca, che
probabilmente poteva contenere una mucca intera, era oltre la mia testa, e assomigliava a quella di
un lucertolone.

Da entrambi i lati della testa di questo colossale pesce preistorico, due occhi delle dimensione di
palloni da basket fissavano i miei. Un cursore giallo apparve automaticamente, per segnalarlo come
mostro.

Nishida ci aveva detto che il dio locale era un mostro nel senso diverso da quelli che appaiono sul
campo.

In che senso diverso? Questo coso era un mostro nel vero senso della parola.

Forzai un sorriso e feci un paio di passi indietro. Poi mi voltai e me la diedi a gambe. L’enorme
pesce dietro di me fece un verso tremendo e prese ad inseguirmi con passi pesantissimi.

Sfruttai al massimo la mia destrezza e corsi come se stessi volando. Raggiunsi Asuna in pochi
secondi e poi mi lamentai:

"N-N-Non è giusto! Siete scappati lasciandomi lì!!"

"Waaah, adesso non è il momento Kirito-kun!"

Mi voltai e vidi il pesce correre come un forsennato nonostante la sua mole.

"Ooh, sta correndo sulla terraferma... Allora è un Pesce Polmonato...?" (Dipnoi ndt)

"Kirito-san, non è il momento per certe stupidaggini!! Dovremmo sbrigarci e scappare!!"

Stavolta era stato Nishida a gridare impaurito. La dozzina di spettatori era impegnata ad imprecare
dallo spavento, ed alcuni di essi erano addirittura seduti per terra, terrorizzati.

"Kirito-kun, hai portato le armi?"

Disse Asuna, avvicinandosi. In effetti sarebbe stato impossibile raggruppare tutti e scappare in
quelle condizioni—

"No, mi spiace..."

"Oh bene, allora non ho altra scelta..."

Asuna scosse la testa e si voltò verso il pesce. Manipolò in fretta il menù con espressione sicura.

Mentre Nishida e gli altri spettatori la osservavano sorpresi, Asuna si tolse il cappotto e la sciarpa,
dandoci le spalle. I suoi capelli castani ondeggiarono furiosamente al vento, riflettendo la luce del
sole.
Sebbene indossasse solamente una gonna lunga verde ed una maglietta di canapa, apparve
immediatamente uno stocco luminoso come uno specchio al suo fianco. Lo estrasse con la mano
destra, e quando venne puntato dritto contro il bestione che si stava avvicinando, la lama fece un
suono risoluto.

Nishida, che era di fianco a me, tornò finalmente in sé e mi strattonò il braccio, strillando:

"Kirito-san! Tua-tua moglie è nei guai!!"

"No, possiamo lasciare tutto a lei."

"Cosa stai dicendo!? S-Se fai sul serio, allora..."

Prese una canna da pesca che reggeva un compagno vicino e cominciò a correre verso Asuna con
espressione tragica. Dovetti sbrigarmi per fermare quel vecchio pescatore.

Il mostro non accennava a fermarsi. Aprì la bocca enorme, in cui spiccavano innumerevoli denti
affilati, e si lanciò su Asuna come se volesse ingoiarla intera. Asuna si spostò velocemente a
sinistra, mentre con la spada disegnava un arco luminoso color argento.

Dalla bocca del mostro uscì una luce accecante con un effetto sonoro esplosivo. L'esplosione lo fece
volare in aria, ma Asuna non si mosse minimamente.

Anche se la sua taglia era imponente, probabilmente non era poi tanto forte. Era impossibile che un
mostro di un piano così basso, soprattutto se collegato ad un evento come la pesca, potesse essere
un vero osso duro. Dopotutto, SAO manteneva ancora gli schemi di un gioco come tutti gli altri.

Il pesce si schiantò per terra e i suoi HP calarono parecchio. Asuna si lanciò quindi in una serie di
combo fulminee che le avevano valso il titolo di «Lampo».

Nishida e gli altri spettatori assistevano ammutoliti, mentre Asuna attivava una tecnica dopo l’altra,
muovendosi leggiadra come se stesse ballando. Era la sua bellezza o la sua forza che li aveva rapiti?
Pensai che probabilmente era merito di entrambe.

Mentre Asuna agitava la sua spada nell’estasi della lotta, si accorse che gli HP del suo nemico erano
scesi nella zona rossa, quindi saltò indietro per prendere le distanze. Non appena atterrò, si lanciò di
nuovo alla carica. Scattò verso il pesce, lasciandosi dietro una traccia luminosa come quella di una
cometa. Si trattava di una delle più potenti tecniche dello stocco: «Flashing Penetrator».

Con un suono simile ad un'esplosione sonica, la cometa penetrò il pesce dalla bocca fino alla coda.
Mentre Asuna si fermava, il mostro dietro di lei si stava già dissolvendo in una miriade di
frammenti. Ci fu un forte suono di rottura che increspò la superficie del lago.

Asuna rinfoderò il suo stocco con un *clink* e poi venne verso di noi tranquilla. Nishida e gli altri
erano a bocca aperta, incapaci anche di muoversi.

"Ehi, bel lavoro."

"Non è giusto, mi hai fatto combattere da sola. La prossima volta mi offri il pranzo."

"Ma adesso i nostri soldi sono condivisi."


"Oh, è vero..."

Mentre io e Asuna chiacchieravamo rilassati, Nishida riuscì finalmente a sbattere le palpebre e a


parlare.

"...Ah, questa sì che è una vera sorpresa... Madame, lei, lei è davvero forte. Magari sarò sgarbato,
ma... Quanto è alto il suo livello…?"

Asuna ed io ci guardammo. Per noi era pericoloso rimanere troppo su quell’argomento

"P-Prima guardi questo, il pesce ha droppato un oggetto."

Asuna premette dei tasti sul suo menù ed apparve una canna da pesca d’argento. Dato che era stata
ottenuta da una battaglia-evento, con ogni probabilità si trattava di un oggetto molto raro.

"Oh, ooh, e questa!?"

Nishida ricevette la canna con gli occhi luminosi. Anche tutti gli spettatori erano interessati. Proprio
quando pensavo che il peggio era passato...

"Sei... Per caso sei Asuna dei Cavalieri del Sangue...?"

Un giovane fece un paio di passi verso Asuna e cominciò ad osservarla con insistenza. Poi la sua
espressione si illuminò.

"Sì, sei tu! Ho una tua foto!!"

"Ah..."

Asuna fece un sorriso forzato e arretrò. A quel punto l’eccitazione generale era raddoppiata.

E'-E' un onore! Veder combattere Asuna-san da così vicino... Oh sììì! Potresti farmi un autogra..."

All’improvviso il giovane si ammutolì e fece scorrere lo sguardo tra me ed Asuna un paio di volte.
Poi con espressione sorpresa biascicò:

"Per caso...Voi due siete... sposati...?"

Stavolta il sorriso forzato lo feci io. Mentre eravamo entrambi lì a sorridere come ebeti, si levarono
dei lamenti tutto intorno. Solo Nishida continuava a guardarci completamente ignaro.

La nostra luna di miele segreta era finita dopo due settimane. Ma forse dovevamo considerarci
fortunati ad aver partecipato ad un evento così divertente proprio alla fine.

Quella sera, ricevemmo un messaggio da Heathcliff, che ci convocava formalmente a prendere


parte alla battaglia contro il boss del 75esimo piano.

La mattina dopo.
Mentre ero seduto sul bordo del letto e fissavo il pavimento, Asuna, che era già pronta, si avvicinò a
me, con le suole di metallo dei suoi stivali che facevano rumore sul pavimento.

"Ehi, non puoi stare così per sempre."

"Ma è durata solo due settimane."

Risposi alzando la testa, sbuffando come un bambino. Ma non potei negare che vedere Asuna in
uniforme dopo tutto quel tempo era molto suggestivo.

Dato che avevamo lasciato temporaneamente la gilda, potevamo declinare la richiesta. Ma l’ultima
frase del messaggio, cioè "alcune persone sono già morte," era rimasta impressa nelle nostre menti.

"Beh, possiamo almeno andare a vedere cosa sta succedendo. Andiamo, altrimenti faremo tardi!"

Quando mi diede un colpetto sulla schiena, mi alzai e aprii il menù, riluttante. Dato che adesso non
facevamo parte della gilda, misi il mio solito cappotto e l'armatura leggera, poi infilai le due spade
dietro la schiena, incrociando i foderi come mia usanza. Il loro peso mi sembrò come una sorta di
lamentela per essere rimaste così a lungo nell’inventario. Con un rapido movimento le estrassi e poi
le rinfoderai subito; nella stanza riecheggiò un forte rumore metallico.

"Sì. Devo dire che questi abiti ti donano di più."

Asuna sorrise e si aggrappò al mio braccio. Mi guardai indietro e dissi addio alla nostra nuova casa,
che sarebbe rimasta vuota per un po’.

"...Finiamola in fretta e torniamocene a casa nostra."

"Sì!"

Ci guardammo annuendo. Aprimmo la porta e uscimmo, accolti dal gelido vento invernale.

Alla piazza del teletrasporto del 22esimo piano, trovammo Nishida ad attenderci con una canna da
pesca in mano. Avevamo detto solo a lui l’ora in cui saremmo partiti.

"Possiamo parlare per un po’?"

Annuii alla richiesta di Nishida, e ci sedemmo tutti e tre sopra una panchina. Nishida cominciò a
parlare lentamente, mentre fissava il soffitto del piano.

"A dire la verità... fino ad oggi, le storie di come ci fossero persone che lottavano ai piani alti per
finire il gioco, qui arrivavano come da un altro mondo... Forse avevo già abbandonato l’idea di
lasciare questo posto."

Asuna ed io lo stavamo ascoltando in silenzio.

"Penso che lo sappiate già, ma l’industria informatica progredisce praticamente ogni giorno. Ho
cominciato a lavorare da quando ero giovane, perciò sono sempre riuscito a stare al passo. Ma ora,
dopo due anni di assenza, ho cominciato a pensare che non sarei più riuscito a stare al passo con i
tempi. Dato che non sapevo se sarei riuscito a tornare al mio vecchio lavoro, o se fossi stato trattato
come un peso morto e poi messo da parte, ho cominciato a pensare che forse era meglio se
rimanevo qui a pescare—

Smise di parlare per un attimo e fece un sorriso sul suo volto anziano e rugoso. Non sapevo cosa
dire. Non potevo nemmeno immaginare tutte le cose che aveva perso una volta entrato in SAO.

"Ho anche—"

Asuna prese a parlare improvvisamente.

"Fino a sei mesi fa, pensavo alle stesse cose e piangevo tutte le notti. Ogni giorno che passava,
sentivo che tutto, i miei amici, la mia famiglia, andare all’università, tutto quello che riguardava il
mondo reale, stava andando in rovina. Ogni notte sognavo il mondo reale... Pensavo che l’unica
cosa che potessi fare era diventare più forte in fretta, finire il gioco in fretta, insomma migliorare le
mie abilità come una fanatica."

Osservai Asuna, sorpreso. Sebbene non sapessi che si portava dentro qualche peso... non avrei mai
immaginato che fosse un fardello tanto pesante. Beh, in fondo non era la prima volta che sbagliavo
a giudicare qualcuno...

Asuna colse il mio sguardo e sorrise prima di continuare

"Ma un giorno, circa sei mesi fa, quando mi teletrasportai nella città al fronte, vidi qualcuno che
schiacciava un pisolino sul prato della piazza. Sembrava di essere ad un livello piuttosto alto, perciò
mi arrabbiai e gli dissi: 'Se hai tempo da perdere qui, vai nel dungeon e pensa a proseguire...!'"

Poi si coprì la bocca con una mano e continuò ridendo.

"Quella persona rispose: 'E’ la miglior stagione di Aincrad, e anche il clima è meraviglioso. Sarebbe
un peccato entrare nel dungeon in una giornata così bella.' Poi indicò lo spazio accanto a lui e disse:
'Perché non schiacci un pisolino anche tu?'. Era così maleducato."

Asuna smise di sorridere; i suoi occhi cominciarono a fissare il vuoto mentre continuava:

"Ma quello che aveva detto mi lasciò a riflettere. Capii che quella persona stava vivendo in questo
mondo. Non gli importava perdere giorni della sua vita reale se questo significava fare delle
esperienze da questa parte. Scoprii che esistevano persone del genere, quindi mandai via gli altri
membri della gilda e provai a stendermi accanto a lui. Il vento era così piacevole... che mi
addormentai. Quella volta non ebbi alcun incubo. Probabilmente era la prima volta che succedeva
da quando ero in questo mondo. Quando mi svegliai era già pomeriggio, e quella persona mi fissava
impaziente. Quella persona era lui..."

Quando finì, Asuna mi strinse la mano. Io mi sentivo terribilmente in imbarazzo. Mi ricordavo di


una cosa simile, però...

"Scusami, Asuna... Non intendevo niente di così profondo; volevo solo farmi una dormita..."

"L'avevo capito!"

Asuna mise il broncio, poi si voltò verso Nishida con un sorriso prima di continuare:
"Da quel giorno... Andai a dormire pensando a lui, e gli incubi sparirono. Scoprii dove abitava e
ogni tanto scappavo a fargli una visita... Poi cominciai a contare i giorni che separavano una visita
dall’altra... Quando capii di essermi innamorata, per la gioia decisi che avrei fatto di questa
emozione il mio tesoro. Quella fu la prima volta che pensai che essere venuta in questo mondo era
stupendo..."

Asuna abbassò la testa, strofinandosi gli occhi con i guanti, e poi fece un respiro profondo.

"Kirito-kun è il motivo per cui ho speso due anni della mia vita qui. Ma lui è anche la ragione per
cui mi sento viva e vado avanti ogni giorno. Mi sono messa il Nerve Gear e sono venuta in questo
mondo per incontrare lui. Signor Nishida... Magari non spetta a me dirlo, ma sono sicura che lei
abbia concluso qualcosa di importante qui. E’ ovvio che sia solo un mondo virtuale, e tutto quello
che vediamo e tocchiamo è fatto di dati. Ma noi, i nostri cuori, esistono all’interno di questa
illusione. Se questo è vero, allora è vero anche tutto quello che stiamo vivendo qui."

Nishida annuiva. Aveva gli occhi lucidi. Anch'io stavo facendo del mio meglio per trattenere le
lacrime.

Ero io, pensai. Ero io quello ad essere stato salvato quando non aveva una ragione per andare
avanti, quando ero venuto qui scappando dal mondo reale.

"...Sì. Sì, hai ragione..."

Nishida guardò di nuovo il soffitto e continuò.

"Anche le mie sono state belle esperienze. Anche aver catturato un pesce di cinque metri lo è... Mi
fa sentire che la mia vita non è stata inutile. Non lo è stata per niente."

Nishida annuì e poi si alzò in piedi.

"Ah, sembra che vi abbia rubato fin troppo tempo. Credo fermamente che se ci sono persone come
voi a combattere per la nostra libertà, allora torneremo a casa molto presto... Anche se non posso
aiutarvi nella lotta, posso sempre incoraggiarvi."

Nishida ci prese le mani.

"Torneremo. Per favore, tienici compagnia quando torneremo."

Mentre alzavo l’indice per fare la solenne promessa, Nishida annuì, e le lacrime presero a scendere
sulle sue guance.

Demmo la mano a Nishida in una stretta salda, e poi ci incamminammo verso il teletrasporto.
Mentre entravamo nel fascio che brillava come un’illusione, Asuna ed io ci guardammo, e poi
pronunciammo all’unisono:

"Teletrasporto— Grandum!"

La luce blu che ci circondava cancellò l’immagine di Nishida che ci stava salutando.
Capitolo 20

“Il party esplorativo è stato annientato—!?”

Tornati al QG di CdS a Grandum per la prima volta dopo due settimane, eravamo stati accolti da
questa notizia sconvolgente.

Ci trovavamo in una delle sale più alte della torre d’acciaio, quella delle conferenze con le finestre
altissime in cui avevamo parlato con Heathcliff l’ultima volta. Heathcliff sedeva al centro
dell’enorme tavolo semicircolare, vestito con i suoi soliti abiti. Gli altri leader della gilda sedevano
ai suoi lati, solo che questa volta non era presente Godfree.

Heathcliff congiunse le dita delle mani ossute davanti al viso e annuì con un cipiglio serio.

“E’ successo ieri. Mappare il labirinto del 75esimo piano ha richiesto molto tempo, ma siamo
riusciti a farlo senza vittime. Anche se sapevo che avremmo avuto problemi con il boss...”

Anche io sentivo che sarebbe successa una cosa del genere. Il motivo era che tra tutti i boss, solo
quelli del 25esimo e del 50esimo piano erano incredibilmente grandi e potenti, il che si era
tramutato in enormi perdite per abbatterli.

Il combattimento contro il gigante a due teste del 25esimo piano aveva praticamente annientato la
truppa d’élite de «L’Armata», il che aveva causato il loro declino. Quando il mostro a sei braccia
che sembrava una statua metallica del Buddha aveva lanciato il suo attacco feroce durante la
battaglia per il 50esimo piano, molti giocatori si erano teletrasportati via per lo spavento, causando
il collasso della linea del fronte. Se i rinforzi fossero arrivati in ritardo anche di un solo secondo,
avremmo affrontato di nuovo l’annientamento. A proposito, la persona che guidava da sola
l’avanguardia quel giorno, adesso era seduta davanti a me.

Se un boss tremendo ci aspettava ogni venticinque piani, allora era molto probabile che questo boss
non faceva eccezione.

“...Ho mandato un party di venti uomini composti da 5 gilde diverse.”

Heathcliff continuò monotono. Dato che aveva gli occhi semichiusi, era impossibile discernere le
emozioni dietro quegli occhi color rame.

“Hanno esplorato con la massima cautela. Dieci di loro sono rimasti fuori dalla camera del boss
come riserve... Ma quando i primi sono entrati e hanno raggiunto il centro della stanza, le porte si
sono chiuse non appena è comparso il boss. Secondo il rapporto di quelli rimasti fuori, le porte sono
rimaste chiuse per cinque minuti, e ogni tentativo di aprirle è stato vano. Quando la porta si è
finalmente aperta—”

Gli angoli della bocca di Heathcliff si irrigidirono. Chiuse gli occhi per un attimo e poi riprese.

“Nella stanza non c'era nessuno. Sia il boss che gli uomini erano spariti. Nessun segno di
teletrasporto. Non sono tornati... e ho inviato qualcuno a controllare la stele metallica al Castello di
Ferro Nero per conferma...”
Non disse altro e si limitò a scuotere la testa. Affianco a me, Asuna trattenne il fiato e poi riuscì a
dire con una vocina:

“Dieci... persone... Com’è successo...?”

“Un campo anti-cristallo...?”

Heathcliff annuì brevemente alla mia domanda.

“E’ l’unica spiegazione. Secondo il rapporto di Asuna-kun, anche il 74esimo piano era così, perciò
è molto probabile che d’ora in poi tutte le camere dei boss avranno dei campi anti-cristallo.”

“Dannazione...”

Imprecai. Se era impossibile scappare, allora le chance di morire in circostanze impreviste salivano
drasticamente. Non sono ammesse perdite— era il principio più importante da seguire per
completare il gioco. Ma in queste condizioni...

“Sta diventando sempre più un gioco di morte...”

“Ma non possiamo mollare solo per questo...”

Heathcliff chiuse gli occhi e poi parlò con voce determinata:

“Oltre al campo anti-cristallo, la stanza blocca le uscite non appena si mostra il boss. Dato che le
circostanze sono queste, dobbiamo attaccarlo con il più alto numero di uomini che possiamo
coordinare. Non volevo chiamarvi perché so che vi siete appena sposati, ma spero capirete il nostro
dilemma.”

Risposi con una scrollata di spalle.

“Vi aiuteremo. Ma la mia priorità sarà la sicurezza di Asuna. Se si verificasse una situazione di
pericolo, la metterei prima del party.”

Heathcliff sorrise in modo impercettibile.

“Chi vuole difendere qualcuno può rilasciare la forza definitiva. Non vedo l’ora di vedere i tuoi
risultati sul campo. L’assalto comincia fra tre ore. 22 persone, inclusi voi due, vi parteciperanno. Ci
vediamo di fronte al varco del teletrasporto di Collinia. Potete andare.”

Non appena ebbe finito, il paladino rosso e i suoi uomini si alzarono e uscirono dalla stanza.

“Tre ore— Che si fa?”

Mi chiese distrattamente Asuna mentre si sedeva sulla panca d’acciaio. Mi limitai a guardarla in
silenzio. Il suo corpo era coperto da abiti bianchi dalle decorazioni rosse, i suoi capelli lunghi e
setosi, i suoi occhi castani così luminosi— era bella e preziosa come una gemma.

Quando si accorse che continuavo a fissarla, Asuna arrossì e mi chiese:


“Co...? Cosa c’è?”

Aprii esitante la bocca:

“...Asuna...”

“Sì?”

“...Per favore, non arrabbiarti e ascoltami. Il combattimento di oggi... potresti restare qui e aspettare
il mio ritorno?”

Asuna all’inizio mi fissò, poi abbassò la testa con espressione malinconica e disse:

“...Perché dici così...?”

“A dispetto di quello che ha detto Heathcliff, non possiamo sapere cosa succederà in una camera in
cui non si possono usare i cristalli. Sono davvero spaventato... quando penso che... potrebbe
succederti qualcosa...”

“...Vuoi che mi nasconda da qualche parte mentre tu vai nel luogo più pericoloso che esista?”

Asuna si alzò e venne verso di me con passo sicuro. I suoi occhi brillavano per la passione.

“Se lo facessi e poi tu non dovessi tornare, mi suiciderei. Non solo perderei la mia ragione per
andare avanti, ma non riuscirei neppure a perdonarmi di essere rimasta qui. Se vuoi scappare, allora
facciamolo insieme. Se vuoi questo, allora sono d’accordo.”

Finì di parlare e toccò il mio petto con l’indice della sua mano destra. I suoi occhi si addolcirono e
comparve un sorriso tenero sulle sue labbra.

“Però, sai... Tutti quelli che parteciperanno oggi hanno paura e vorrebbero scappare. Eppure, paura
o no, non si sono tirati indietro. E’ grazie al leader e a Kirito-kun... perché le due persone più forti
in questo mondo le stanno guidando... Questo è quello che penso... Lo so che tu non vuoi
responsabilità, ma spero che proverai, solo stavolta, non solo per loro, ma anche per noi... Così
potremo tornare nel mondo reale, così potremo vederci ancora. Spero di poter dare il massimo
insieme.”

Sollevai la mano destre per afferrare gentilmente la mano di Asuna. Il desiderio di non perderla mi
scorreva in tutte le vene adesso.

“...Scusami... E’ stato un momento di debolezza. A dire il vero, vorrei solo scappare via con te. Non
voglio che tu muoia, e nemmeno io voglio morire. Non dobbiamo...”

Guardai Asuna negli occhi e continuai:

“Non è necessario tornare nel mondo reale... Voglio continuare a vivere con te in quella foresta. Noi
due... per sempre...”

Asuna si coprì il petto con l’altra mano. Chiuse gli occhi, come se stesse cercando di sopportare
qualcosa. Poi fece un sospiro.
“Si... E’ proprio come un sogno... Sarebbe bello poterlo fare... Passare tutti i giorni insieme... per
sempre...”

Si morse le labbra come se fosse un sogno irrealizzabile. Poi aprì gli occhi e mi fissò con
espressione seria.

“Kirito-kun, ci hai mai pensato...? A cosa sta succedendo adesso ai nostri corpi?”

A quella domanda rimasi senza parole. Probabilmente era una cosa che si chiedevano tutti i
giocatori. Ma dato che non c’era modo di contattare il mondo reale, era inutile pensarci. Sebbene
avessero tutti paura, nessuna osava affrontare l’argomento.

“Ti ricordi? La presentazione di quella persona... Kayaba Akihiko, all’inizio del gioco. Disse che il
Nerve Gear permetteva due ore di disconnessione dalla corrente. Ma il motivo era...”

“...Per poter trasportare i nostri corpi in apposite strutture mediche...”

Asuna annuì.

“Poi un paio di giorni dopo, sono stati tutti scollegati per circa un’ora giusto?”

Era successo qualcosa del genere. Avevo letto il messaggio di disconnessione, e avevo avuto paura
che il Nerve Geat mi avrebbe ucciso entro due ore.

“Allora penso che siano stati trasportati tutti in ospedale. E’ impossibile occuparsi di una persona in
coma a casa. Probabilmente ci hanno portati all’ospedale e ci hanno ricollegati all’alimentazione...”

“...Sì, penso tu abbia ragione...”

“Se i nostri corpi sono semplicemente su un letto, riuscendo a sopravvivere solo grazie ai tubi che ci
hanno infilato... Non penso che potranno resistere così all’infinito.”

All’improvviso fui sopraffatto dalla paura che il mio corpo potesse svanire... Abbracciai Asuna per
confermare le nostre esistenze.

“...In altre parole... che riusciamo a finire o meno il gioco... ci sarà sempre un limite di tempo...”

“...E questo tempo limite cambia da persona a persona... Dato che parlare «dell’altro lato» qui è un
taboo, non ne ho mai parlato con nessuno... Ma tu sei diverso. Io... Io voglio stare per sempre con
te. Voglio uscire davvero con te, sposarti per davvero, e invecchiare insieme. Perciò... Perciò...”

Non riuscì a continuare. Asuna spinse il viso contro il mio petto mentre le scendevano le lacrime.
La spinsi gentilmente indietro per farla finire di parlare.

“Perciò... Adesso non abbiamo altra scelta che combattere...”

Le mie paure non andarono via. Ma non potevo più tirarmi indietro ora che avevo visto quant’era
determinata a combattere per il nostro futuro.

Era tutto è ok— Sarebbe andato tutto per il verso giusto. Finché saremmo rimasti insieme allora—
Strinsi forte Asuna per liberarmi dalle paure che altrimenti mio avrebbero schiacciato.
Capitolo 21

C’era un gruppo di giocatori dall’aspetto molto esperto ad attendere al piazzale del teletrasporto del
75esimo piano, a Collinia, perciò immaginai si trattasse della squadra che avrebbe combattuto il
boss. Non appena Asuna ed io uscimmo dal varco e ci avvicinammo a loro, chiusero tutti la bocca e
ci rivolsero sguardi colmi di tensione. Alcuni di essi ci rivolsero persino il saluto tipico della gilda.

Smisi di muovermi per la sorpresa. Invece Asuna rispose prontamente e mi diede una gomitata.

“Andiamo, Kirito-kun, ora sei un leader, quindi devi salutarli come si deve!”

“Cosa...?”

Li salutai timidamente. Ormai avevo affrontato numerosi combattimenti contro boss, ma era la
prima volta che ricevevo così tante attenzioni.

“Ehi!”

Qualcuno mi diede una pacca sulla spalla, ed io notai che me l’aveva rifilata l’uomo armato di
katana, Klein, sorridente e con la bandana. A sorpresa, accanto a lui figurava anche la mole erculea
di Agil, equipaggiato di tutto punto e con un’enorme ascia a due mani.

“Cos......? Ci siete pure voi?”

“Perché tanto sorpreso!? Non è che stai prendendo un poco troppo alla leggera!?”

Rispose Agil indignato.

“Ho persino lasciato il negozio perché ho sentito che voialtri ve la state passando male. E pensare
che siete così ingrati....”

Diedi un colpo sul braccio di Agil mentre questi continuava a predicare.

“Capisco benissimo i tuoi sentimenti. Perciò possiamo contare su di te quando sarà il momento di
condividere gli item?”

Non appena lo dissi, il gigante si portò le mani sulla testa pelata e aggrottò le sopracciglia.

“Ecco, qu-questo è un po’....”

Mentre la sua voce balbettante andava scemando, Asuna e Klein scoppiarono a ridere all’unisono.
La risata si propagò in fretta tra gli altri giocatori e lavò via tutta l’ansia di quel momento.

All’una esatte, arrivarono diversi altri giocatori al varco. Si trattava di Heathcliff, vestito con la sua
cappa rossa ed il suo enorme scudo crociato in una mano, e vari elìte dei CdS. Al loro arrivo scese
nuovamente un’atmosfera di tensione sugli astanti.
Se dovessi prendere in considerazione solo i livelli e i parametri, l’unica persona che sarebbe più in
alto di me e di Asuna sarebbe Heathcliff stesso. Ma la loro coordinazione proiettava tutta la forza
del loro lavoro di squadra. Diversamente dagli altri membri dalle divise bianche e rosse, le loro
armature e le loro armi erano completamente differenti; eppure la forza del legame che c’era tra loro
era molto più salda di quella che avevamo visto tra i membri della sfortunata unità de «La Armata».

Il paladino e i suoi quattro subordinati si avvicinarono a noi, e gli astanti si divisero in due gruppi.
Klein e Agil dovettero fare entrambi qualche passo indietro, mentre Asuna li salutò in tutta calma.

Dopo essersi fermato, Heathcliff annuì prima di parlare all’intero gruppo:

“Sembra che ci siamo tutti. Grazie a tutti. Credo che capiate tutti la situazione attuale. Sarà una
battaglia dura, ma penso che la vostra forza ci farà vincere. Combatteremo per la nostra libertà da
questo gioco—!”

Quando Heathcliff gridò con la sua voce potente, gli altri giocatori risposero con urla di
incoraggiamento. Ero sorpreso di come riuscisse a calamitare l’attenzione di tutti con il suo carisma.
Era sorprendente vedere una persona con tali qualità dato che solitamente i giocatori erano tutti
persone schive, o forse era questo mondo ad averlo trasformato così? Mi chiesi cosa facesse nel
mondo reale...

Heathcliff si voltò verso di me come se avesse avvertito il mio sguardo, e poi disse con un sorriso:

“Kirito-kun, non vedo l’ora di vedere il tuo contributo. Spero che userai le tue «Dual Blades» al
massimo.”

Dalla sua voce bassa e tranquilla non traspariva né paura né pressione. Non si poteva che rimanere
affascinati da come Heathcliff riuscisse a mantenere un atteggiamento tanto calmo alla luce di
quello che ci attendeva.

Dopo aver annuito, Heathcliff si voltò verso gli altri giocatori e sollevò una mano.

“Allora cominciamo. Aprirò un corridoio che porta dritto nella camera del boss.”

Dicendo questo, prese un cristalli blu lucente dalla tasca, scatenando mormorii e lodi dal resto dei
giocatori.

I normali cristalli del teletrasporto potevano trasportare i giocatori solamente al varco posto nel
centro delle città, ma l’oggetto che aveva tirato fuori Heathcliff era un «Cristallo del Corridoio»,
che poteva aprire un varco per qualsiasi location scelta dal giocatore. Inutile dirlo, si trattava di un
oggetto utilissimo.

Ma dato che era tanto comodo, era anche eccezionalmente raro e non si vendeva nei negozi degli
NPC. Si poteva trovare solo nelle ceste dei labirinti oppure era droppato da certi nemici, perciò solo
pochi avevano voglia di utilizzarlo, ammesso lo avessero in possesso. Il motivo dell’eccitazione di
tutti non era per aver visto un oggetto tanto rato, but ma perché Heathcliff voleva usarlo.

Heathcliff sollevò il cristallo, ignorando gli sguardi, e gridò:

“Apriti corridoio.”
Il cristallo si infranse ed apparve un corridoio vorticante.

“Ora, tutti quanti, seguitemi.”

Dopo aver passato lo sguardo su tutto il gruppo, Heathcliff saltò nel vortice con i suoi abiti rossi che
turbinarono multicolori. Il suo corpo venne inglobato dalla luce e svanì in un istante. I suoi quattro
subalterni dei CdS lo seguirono senza esitare.

Ad un certo punto, un sacco di persone presero a radunarsi intorno alla piazza. Dovevano aver
sentito della battaglia ed erano venuti a vederci partire. I guerrieri entrarono nel varco uno dopo
l’altro seguiti da grida di incoraggiamento.

Asuna ed io rimanemmo presto gli unici rimasti. Ci scambiammo uno sguardo e saltammo nel
vortice tutti e due insieme.

Dopo che la sensazione di stordimento del teletrasporto fu passato, aprii gli occhi e notai che
eravamo già nel labirinto. Si trattava di un corridoio bello ampio, sorretto da due fila di colonne, e
all’estremità c’era un portone immenso.

Il labirinto del 75esimo piano era composto da uno strano tipo di ossidiana trasparente.
Diversamente dagli spogli e squallidi labirinti dei piani inferiori, le pietre qui erano ben levigate e
non sporgeva nemmeno un’asperità. L’aria era fredda e cupa, ed una nebbiolina fredda copriva il
pavimento.

Asuna si coprì con entrambe le braccia come se avesse freddo e disse:

“......Non so come...... Ma ho un gran brutto presentimento...”

“Già...”

Concordo.

Nei due anni prima di questo momento, avevamo ripulito 74 livelli e avevamo sconfitto altrettanti
boss. Dopo aver guadagnato così tanta esperienza, riuscivamo a farci una vaga idea della forza di un
boss giudicando il livello della sua tana.

I trenta giocatori intorno a noi stavano tutti operando i loro menù per equipaggiare i loro oggetti; le
loro espressioni erano tutte molto serie.

Spinsi Asuna dietro un pilastro e strinsi il suo corpo sottile con un braccio. L’ansia che stavo
nascondendo esplose non appena me la trovai davanti. Il mio corpo stava persino tremando.

“...Non temere.”

Sussurrò Asuna nel mio orecchio.

“Ti proteggerei io.”

“No... non ho paura di combattere...”


“Fufu.”

Asuna fece un piccolo sorriso e continuò:

“Quindi... Dovrai proteggermi anche tu, Kirito-kun.”

“Si... Certo.”

La strinsi un’ultima volta prima di separarci. Heathcliff, che adesso aveva imbracciato il suo
enorme scudo crociato, parlò mentre il suo equipaggiamento faceva rumore.

“State bene? Non abbiamo informazioni sul comportamento del boss. I CdS si occuperanno di
bloccare gli attacchi del nemico; tutti gli altri dovrebbero sfruttare queste occasioni per studiare le
mosse del nemico e contrattaccare.”

Tutti annuirono in silenzio

“Ordunque— andiamo.”

Aggiunse Heathcliff. Poi si diresse tranquillamente verso la porta di ossidiana e ne toccò il centro
con la mano. Quel gesto fece irrigidire tutti quanti.

Diedi un colpetto sulle spalle di Klein e di Agil, entrambi accanto a me, e mentre si voltarono gli
dissi:

“Non morite.”

“Heh, piuttosto pensa a te.”

“Non ho alcuna intenzione di morire prima di aver guadagnato qualcosa dagli oggetti rari che
otterremo dopo questa battaglia.”

Mentre rispondevano spavaldi, the le porte presero ad aprirsi con gran rumore. I giocatori
prepararono le armi, così mi affrettai ad estrarre entrambe le mie spade. Osservai Asuna, che aveva
estratto il suo stocco, quindi annuii verso di lei.

Heathcliff fu l’ultimo a sguainare la spada. Poi sollevò la spada e gridò,

“—Si dia inizio alla battaglia!”

Poi entrò nella stanza, e tutti gli altri lo seguirono a ruota.

La stanza aveva l’aspetto di un’arena. Sembrava ampia quanto l’arena in cui ci eravamo dati
battaglia io e Heathcliff. Le mura scure si curvavano proprio sopra le nostre teste. Proprio dopo che
i trentadue giocatori erano entrati e si erano messi in formazione— le porte si richiusero dietro di
noi con un boato. Adesso era impossibile aprirle a meno che non morisse il boss, o noi.

Il gruppo cadde in un profondo silenzio. Sebbene tenessimo d’occhio tutta la stanza, il boss non
decideva a farsi vivo. Un secondo dopo l’altro, i nostri nervi erano messi a dura prova.

“Ehi—”
Proprio mentre qualcuno stava per cedere alla tensione...

“Sopra di noi!!”

Asuna strillò accanto a me. Alzai lo sguardo sorpreso.

Sul soffitto dell’arena— Era lì.

Era eccezionalmente lungo e grande.

Un centopiedi—!?

Il pensiero mi attraversò la mente non appena lo vidi. Era lungo circa dieci metri. Ma quel corpo
diviso in vari segmenti aveva una spina dorsale più simile a quella di un essere umano che a quella
di un artropode. Da ogni giuntura si diramavano arti lunghi e sottili fatti interamente di osso.
Scorrendo il suo corpo con lo sguardo, ad un certo punto vidi il teschio minaccioso. Non era certo il
teschio di un essere umano. Alla fine del teschio liscio, c’erano due paia di cavità oculari rivolte
all’insù in cui ardevano fiammelle bluastre. Le fauci si protendevano in avanti ed erano piene di
denti aguzzi, e ai lati della testa erano attaccati due arti simili a falci.

Mentre mi concentravo su di esso, il suo nome apparve accompagnato da un cursore giallo: «The
Skullreaper» — il teschio mietitore.

Mentre i giocatori fissavano scioccati quel coso che si muoveva lungo le pareti sulle numerose
zampe, questo allargò le zampe all’improvviso — per poi lanciarsi a capofitto su di noi.

“Non state fermi! Sparpagliatevi!!”

La voce rude di Heathcliff tagliò l’aria gelida. I giocatori si riebbero e presero a muoversi. Anche
noi ci spostammo dall’area in cui stimammo sarebbe atterrato il mostro.

Ma le tre persone poste direttamente in quel punto furono leggermente in ritardo nei movimenti.
Rimasero fermi lì insicuri su cosa fare.

“Da questa parte!”

Gridai verso di loro. A quel punto quei tre presero a correre verso di me—
Ma in quel momento il centopiedi atterrò dietro di loro e il pavimento fu scosso violentemente. I tre
persero l’equilibrio, e il mostro agitò il suo arto destro —che aveva la forma di una flace d’osso
lunga quanto una persona— e la calò direttamente su di loro.

I tre giocatori vennero falciati nelle schiene all’unisono. I loro HP calarono velocemente mentre
volavano per aria— dalla zona gialla fino a quella rossa di pericolo—

“—!?”

Poi scesero a zero mentre erano ancora in aria e i loro corpi svanirono in una miriade di frammenti
luminosi. Gli effetti sonori della loro morte si sovrapposero e si spensero.

“——!!”

Sentii Asuna trattenere il fiato affianco a me. Il mio corpo si era rattrappito dall’orrore.

Sono morti— in un colpo solo—?!

Nel sistema di SAO, che sfruttava sia i livelli che le abilità, gli HP massimi salivano con
l’aumentare del livello, quindi più alto era il proprio livello meno si rischiava di morire. Il party era
composto esclusivamente da membri di altissimo livello, perciò anche se si trattava di un boss, tutti
avrebbero dovuto essere in grado di resistere ad almeno una combo— o almeno così pensavamo
tutti. Eppure era bastato un colpo solo—

“Ma questo... è impossibile....”

Mormorò Asuna atterrita.

Il centopiedi che aveva appena preso tre vite in un colpo solo, sollevò gli arti e caricò un nuovo
gruppo di giocatori con un ruggito terribile.

“Ahhhh—!!”

I giocatori minacciati gridarono spaventati. La falce ossea era pronta a calare di nuovo.

In quel momento critico, una figura saltò verso la falce. Era Heathcliff. Sollevò il suo scudo
bloccando l’attacco, provocando un rumore spacca timpani e una cascata di scintille.

Ma c’erano pur sempre due falci. Mentre l’arto sinistro era tenuto a bada da Heathcliff, sollevò
quello destro e calò la falce sui giocatori rimasti pietrificati.

“Merda no......!”

Scattai senza pensarci, coprendo la distanza come se stessi volando, e mi parai dritto davanti alla
falce. Quindi incrociai le spade e bloccai l’attacco.

La forza terribile quasi schiacciò il mio corpo. Però— la flace non si fermò. Con una marea di
scintille, spinse via le mie spade continuando a calare.

E’ troppo forte—!
In questo momento, un’altra spada colpì la falce con una luce bianca. Si sentì un rumore di impatto.
Mentre la falce si sbilanciava per l’urto, spinsi con tutte le forze per ricacciarla indietro.

Accanto a me, Asuna guardò verso di me e disse,

“Se la colpiamo insieme— possiamo bloccarne gli attacchi! Se siamo noi, allora può funzionare!!”

“Ok— proviamoci!”

Annuii. Il solo sapere che Asuna era accanto a me mi aveva ridato le forze.

Mentre la falce si dirigeva nuovamente verso di me, sia io che Asuna colpimmo verso destra per
parare. I nostri colpi colpirono la falce all’unisono, e stavolta fu l’arto del mostro ad essere respinto.

Presi fiato e gridai:

“Noi fermiamo le falci! Voialtri attaccatelo di lato!”

Fu come se la mia voce avesse liberato tutti da un incantesimo. I giocatori gridarono, sollevarono le
armi, e caricarono in massa il centopiedi scheletrico. Innumerevoli colpi lacerarono il corpo della
bestia e gli HP del boss calarono finalmente di un poco.

Ma immediatamente dopo, sentii le grida di diversi giocatori. Azzardai un’occhiata dopo aver
bloccato ancora una volta la falce e vidi diversi giocatori abbattuti dal lungo pungiglione sulla coda
del centopiede.

“Argh...!”

Strinsi i denti. Avremmo dovuto fare qualcosa, ma Asuna ed io, oltre ad Heathcliff che si stava
occupando della flace sinistra tutto da solo, avevamo tutti le mani occupate al momento.

“Kirito-kun...!”

Al richiamo di Asuna, mi voltai verso di lei.

—No! Se mi distraggo questo ci taglia a fette!

—Si, hai ragione... Ecco che arriva di nuovo!!

—Blocchiamolo con un montante!

Comunicavamo solo con gli sguardi e bloccammo un altro suo attacco con perfetta sincronia.

Ci concentrammo per ignorare le urla che di tanto in tanto sentivamo provenire intorno a noi, per
poter parare i colpi della bestiaccia. Incredibilmente, non avevamo bisogno di parlare né di
incrociare lo sguardo. Sembrava come se fossimo direttamente collegati. Il mostro attaccava così in
fretta che non avevamo neppure il tempo per respirare, ma noi riuscivamo a tenerlo a bada attivando
le nostre abilità nello stesso istante.

Proprio allora— mentre lottavo al limite per la mia stessa vita, provai una sensazione che non avevo
mai provato prima. Era un’esperienza completamente surreale— come se Asuna ed io ci fossimo
fusi in un unico essere. I nostri HP continuavano a calare seppur di pochissimo, colpo dopo colpo
per via dei contraccolpi, ma ormai non prestavamo la minima importanza alla cosa.
Capitolo 22

Lo scontro andò avanti per un’altra ora.

Sembrò essere passata un’eternità quando la battaglia ebbe fine. Quando il corpo enorme del mostro
si scompose in innumerevoli frammenti, nessuno aveva la forza per esultare. Tutti si sedettero sul
pavimento di ossidiana o si stesero con il fiatone.

Allora è—finita...?

Si— E’ finita—

Dopo esserci scambiati questi pensieri, sembrò come se il «legame» telepatico tra me ed Asuna si
fosse sciolto. La fatica si abbatté sul mio corpo e caddi in ginocchio. Asuna ed io ci sedemmo
schiena contro schiena, incapaci di fare alcunché per il momento.

Siamo vivi entrambi— Ma non appena ci pensai, scoprii di non essere affatto felice della situazione.
Erano morte troppe persone. Dopo i primi tre uccisi all’inizio della battaglia, il triste suono dei corpi
che si frantumavano in mille pezzi si era susseguito incessante, ed io avevo smesso di contarli dopo
il sesto.

“Quanti morti...?”

Klein, seduto alla mia sinistra, era riuscito a dire solo quelle due parole. Agil, che era steso per terra
accanto a lui con le gambe e le braccia spalancate, si rivolse anch’egli verso di noi.

Agitai la mano per aprire la mappa e contare i punti verdi. Feci i conti sottraendo i pallini presenti al
numero di persone che c’erano all’inizio.

“—Quattordici morti.”

Sebbene avessi fatto io i conti non riuscivo a crederci lo stesso.

Erano tutti di altissimo livello, giocatori abili dalle mille e più battaglie all’attivo. Anche se non
potevamo né scappare né curarci istantaneamente, avremmo comunque dovuto riuscire a resistere di
più vista la nostra esperienza— Era quello che pensavamo tutti all’inizio, ma—

“...Impossibile...”

La voce di Agil non mostrava un briciolo della sua solita allegria. Un alone di depressione scese su
tutti i presenti.

Eravamo ancora a tre quarti dalla fine del gioco— Rimanevano ancora venticinque piani. Certo,
c’erano ancora migliaia di giocatori, ma solo qualche centinaio voleva ancora combattere sul serio
per finire il gioco. Se ogni piano ci fosse costato tante vittime quanto questo, allora era altamente
probabile — che sarebbe rimasta una sola persona ad affrontare il boss finale.

Se fosse accaduta una cosa simile, l’ultimo rimasto sarebbe stato lui...
Spostai lo sguardo attraverso la stanza. Tra tutti quelli stesi o seduti per terra, una sola figura in
rosso e bianco era ancora in piedi. Quella persona era Heathcliff.

Ovviamente, non era illeso. Concentrandomi su di lui, apparve il cursore dei suoi HP, e mi accorsi
che aveva subito un bel po’ di danni. Aveva tenuto a bada la falce ossea, che io ed Asuna avevamo
a malapena gestito con sforzi disumani, tutto da solo fino alla fine. Non si sarebbe sorpreso nessuno
se fosse svenuto da un momento all’altro.

Ma non vidi neppure l’ombra della stanchezza nella sua figura. Era di una robustezza inconcepibile.
Era come se— fosse una macchina da combattimento...

Siccome avevo la mente intorpidita dalla fatica, continuai a fissare Heathcliff a lungo.
L’espressione di quella leggenda vivente era composta. Stava osservando in silenzio i membri dei
CdS e gli altri giocatori. I suoi occhi erano pieni di pietà— come se—

Stesse osservando un branco di topolini che si dimenavano in una gabbia da cui non si poteva
scappare.

In quel momento, il mio corpo venne colpito da uno strano fenomeno.

La mia mente si schiarì in un attimo. Il mio corpo prese a raffreddarsi, partendo dalla punta delle
dita fino ad arrivare al cervello. Era una sensazione davvero bizzarra. Un’idea impossibile stava
infestando la mia mente e cominciai ad essere roso dal sospetto.

Lo sguardo negli occhi di Heathcliff, la calma che mostrava, non mostrava compassione per i
compagni feriti. Non era sul nostro stesso livello. La sua espressione era quella di chi offre la sua
pietà da sopra un piedistallo— Era l’espressione di un dio...

Pensai alla velocità di reazione sovrumana che aveva mostrato Heathcliff durante il nostro duello.
Aveva superato di gran lunga quella di un comune essere umano. No, mi sono espresso male; aveva
sorpassato i limiti imposti da SAO ai giocatori.

Aggiungiamoci il suo solito comportamento: era il leader della gilda più potente, eppure non aveva
mai dato un ordine e osservava gli altri giocatori prendere tutte le decisioni. Forse non lo faceva
perché si fidava dei suoi uomini— Forse si teneva in disparte perché conosceva cose sconosciute
agli altri giocatori!

Era una creatura che non era legata alle regole assurde di questo gioco di morte. Eppure non era un
NPC. Era impossibile che un programma potesse fare espressioni tanto umane.

Se non si trattava né di un NPC né di un comune giocatore, allora rimaneva una sola possibilità. Ma
come accidenti potevo confermare il mio sospetto? Non c’era modo... No, nemmeno uno.

No, c’era invece. Ma potevo agire solo lì e in quel momento.

Osservai la barra degli HP di Heathcliff. Era scesa parecchio per via della battaglia. Ma non era
scesa al 50%. Era ancora nella zona blu.

Nessuno aveva mai visto i suoi HP scendere nella zona gialla. Possedeva una difesa che non
conosceva paragoni.
Durante il suo duello con me, la sua espressione era cambiata non appena i suoi HP erano arrivati
circa nello stesso punto. Non aveva di certo paura che i suoi HP scendessero nella zona gialla.

Era— molto probabilmente—

Strinsi con forza la spada nella mia mano. Mossi il mio piede destro con movimenti lentissimi. Feci
indietreggiare il bacino pronto a scattare. Heathcliff non aveva notato nessuno dei miei movimenti.
Il suo sguardo in quel momento era concentrato sui suoi compagni.

Se mi sbagliavo, sarei stato tacciato come criminale e punito senza pietà.

Se così...Pazienza...

Osservai Asuna, seduta accanto a me. Lei mosse la testa nello stesso momento e i nostri sguardi si
incrociarono.

“Kirito-kun...?”

Asuna era sorpresa, e dalla sua bocca non provennero altri suoni. Ma in quel momento, il mio piede
destro aveva già colpito il suolo.

C’erano dieci metri fra me ed Heathcliff. Corsi tanto in fretta che i miei piedi quasi non toccavano il
terreno, coprendo la distanza in un baleno. A quel punto ruotai la spada e colpii. Si trattava della più
basilare delle abilità delle spade ad una mano, «Rage Spike». Essendo una tecnica debole, non
avrebbe dovuto uccidere Heathcliff neppure se avesse generato un colpo critico. Ma se avevo
ragione, allora—

La spada si muoveva da sinistra, lasciandosi dietro una debole luce bluastra. Heathcliff reagì con
estrema velocità, e sul suo volto apparve un’espressione scioccata. Sollevò immediatamente lo
scudo nel tentativo di difendersi.

Ma avevo visto quel movimento una marea di volte durante il nostro duello e presi le mie
contromisure. La mia spada si dissolse in un lampo di luce, cambiò traiettoria a mezz’aria, aggirò lo
scudo e continuò a dirigersi verso il suo corpo.

Ma poco prima che la spada lo colpisse, venne fermata da un muro invisibile. Avvertii un
contraccolpo terribile nel braccio. Insieme alle scintille apparve un messaggio viola— un messaggio
di sistema tra noi due.

[Oggetto Indistruttibile]. Non era certo uno status che potevamo avere noi giocatori. Quello di cui
aveva avuto paura Heathcliff per tutto il tempo, era la rivelazione del suo staus divino di fronte a
tutti.

“Kirito-kun, ma che stai—?”

Asuna, che aveva strillato per la sorpresa e mi aveva rincorso, si bloccò non appena vide il
messaggio. Io, Heathcliff, Klein, e tutti gli altri giocatori eravamo immobili. Il messaggio svanì
lentamente ma noi rimanemmo immobili.

Abbassai la spada e arretrai leggermente, prendendo le distanze da Heathcliff. Asuna fece qualche
passo e si avvicinò a me.
“Immortalità garantita dal sistema... Com’è possibile... capo-gilda...?”

Heathcliff non rispose neppure alla domanda confusa di Asuna. Si limitò a fissarmi con espressione
severa. Con entrambe le spade sguainate, aprii la bocca per parlare:

“Ecco la verità dietro ala leggenda. I suoi HP sono protetti dal sistema e non scendono mai nella
zona gialla. Lo status di immortalità... oltre agli NPC, lo possedevano solo gli amministratori di
sistema. Ma questo gioco non aveva più alcun amministratore, eccetto uno ovviamente...”

A quel punto smisi di parlare e sollevai lo sguardo al cielo.

“...Dopo il mio arrivo in questo mondo mi sono sempre chiesto... Da dove ci stesse osservando
mentre manipolava questo mondo. Ma ho dimenticato una semplice verità, una che dovrebbe sapere
persino un bambino.”

Fissai il paladino rosso e continuai:

“«Non c’è nulla di più noioso che guardare qualcun altro mentre gioca». Non è vero?...... Kayaba
Akihiko?”

Seguì un silenzio scioccante.

Heathcliff mi stava fissando inespressivo. I giocatori intorno a noi non muovevano un muscolo. No,
ad essere precisi non ci riuscivano.

Asuna fece un altro passo verso di me. Nei suoi occhi non c’era alcuna emozione, come se si
fossero svuotati di colpo. Aprì la bocca e parlò con voce roca e appena udibile.

“Leader...... ma è...... tutto vero...?”

Heathcliff ignorò la sua domanda. Inclinò la testa appena e mi chiese:

“...Giusto per curiosità, puoi dirmi come te ne sei accorto?”

“...La prima volta che ho notato qualcosa di strano è stato durante il nostro duello, la tua velocità ad
un certo punto era semplicemente fuori dal mondo.”

“Lo sapevo. Quello è stato un errore grave da parte mia. Sono rimasto talmente sorpreso dalla tua
velocità che ho attivato senza volerlo il sistema di protezione.”

A quel punto Heathcliff mostrò una nuova espressione; le sue labbra si curvarono appena per
formare un sorriso amaro.

“Volevo arrivare al 95esimo livello prima di rivelare questa cosa.”

Il suo sorriso divenne autoritario mentre spostava lo sguardo su tutti i presenti. Poi il paladino rosso
affermò con spavalderia:

“—Si. Io sono Kayaba Akihiko. Sono anche l’ultimo boss che vi attende all’ultimo piano.”

Avvertii Asuna muoversi accanto a me. Allungai il braccio per fermarla.


“...Hai degli strani gusti. E pensare che il giocatore più potente sarebbe diventato volontariamente
l’ultimo boss.”

“Non pensi che sia uno scenario interessante? All’inizo pensavo che la notizia avrebbe scatenato il
caos per tutta Aincrad, ma non avrei mai pensato che mi avrebbero scoperto a tre quarti dalla fine.
Sapevo che tu eri il fattore più imprevedibile di questo gioco ma non avrei mai immaginato che
avessi tutto questo potenziale.”

Come creatore del gioco che aveva imprigionato diecimila persone, Kayaba Akihiko sorrise in una
maniera che conoscevo fin troppo bene e scrollò le spalle. Le espressioni di Kayaba erano del tutto
diverse da quelle di Heathcliff il Paladino. Ma quell’impenetrabile, presenza d’acciaio era in
qualche modo simile a quella dell’avatar inespressivo che si era calato su di noi due anni prima.

Kayaba continuò con un sorriso amaro:

“...Mi aspettavo che sareste stati voi i giocatori contro cui avrei combattuto alla fine. Tra le dieci
abilità uniche, «Dual Blades» è assegnata al giocatore con la più elevata velocità di reazione, che
dunque assume il ruolo di eroe contro il boss finale, indipendentemente che vinca o perda. Ma tu sei
andato oltre ogni mia aspettativa, sia la tua velocità che il tuo spirito. Beh... immagino che tali
imprevisti siano l’essenza degli RPG online....”

In quel momento, uno dei giocatori si fece avanti. Era uno dei leader dei CdS. I suoi occhi
sembravano tormentati dal dolore.

“Tu...... Tu...... Come hai osato sfruttare la nostra lealtà — le nostre speranze...... e... e... tradirle così
—!”

Sollevò la sua enorme alabarda e si lanciò con un grido. Non ci fu assolutamente tempo per
fermarlo. Potemmo solo stare a guardare mentre stava per colpire Kayaba—

Ma Kayaba fu più svelto. Agitò la mano sinistra e manipolò il menù che era apparso; l’uomo si
fermò a mezz’aria e poi ricadde per terra. Una linea verde circondò la sua barra degli HP, indicando
la sua paralisi. Kayaba non si fermò e continuò a muovere la mano.

“Ah...Kirito-kun...!”

Mi voltai e vidi Asuna inginocchiata. Ma non era solo lei, tutti i giocatori eccetto me e Kayaba si
lamentavano per l’immobilizzazione forzosa.

Dopo aver rinfoderato le spade, mi inginocchiai per sollevare e sorreggere Asuna con il mio corpo.
Poi osservai Kayaba.

“...Ce vuoi fare? Ci ucciderai tutti per tapparci la bocca...?”

“Ovvio che no. Non farei mai niente di tanto irragionevole.”

L’uomo in rosso aveva sorriso e scosso la testa.

“Ma dato che siamo arrivati a questo punto, non ho altra scelta. Seguirò la mia agenda un po’ in
anticipo e vi aspetterò al «Castello di Giada Scarlatta» all’ultimo piano. E’ un peccato che debba
lasciare così i CdS, e tutti gli altri giocatori della prima linea, che ho coltivato personalmente per
affrontare i mostri potentissimi che troverete dal 90esimo piano in poi. Ma credo che abbiate tutti la
forza di salire fino in cima. Però... prima di quello...”

Kayaba smise improvvisamente di parlare e spostò il suo sguardo, che emanava una forza di volontà
opprimente, verso di me. A quel punto colpì il pavimento di ossidiana con la sua spada, ed un suono
chiaro e metallico si levò nella stanza.

“Kirito, dato che hai scoperto la mia vera identità, ti offro un’opportunità come premio: potrai avere
un duello uno contro uno con me, qui e adesso. Ovviamente sopprimerò il mo status
dell’immortalità. Se vinci, il gioco finirà all’istante, e tutti saranno in grado di fare log out. Cosa ne
pensi?”

Non appena sentì le sue parole, Asuna prese a dimenarsi tra le mie braccia, per quanto le
permettesse il suo corpo paralizzato.

“No, Kirito-kun...! Sta cercando di liberarsi di te per primo... Adesso... Adesso devi tirarti
indietro...!”

Il mio istinto mi suggeriva che era la cosa migliore da fare. Questo qui era un amministratore che
aveva in mano il sistema. Anche se affermava che sarebbe stato uno scontro leale, chi poteva
credere alle parole di uno che poteva manipolare il sistema di gioco a piacimento. La scelta migliore
era ritirarsi per adesso e pensare ad una strategia con gli altri.

Però...

Cos’era che aveva appena detto ? Che saremmo riusciti sicuramente a salire al piano più alto...?

“Ma quante stronzate....”

Mi lasciai sfuggire con voce piatta.

Questo tipo aveva confinato le menti di diecimila persone nel mondo che lui stesso aveva creato, e
quattromila erano già stati uccisi dalle onde elettromagnetiche. Aveva osservato i giocatori lottare
stupidamente secondo un copione che lui stesso aveva creato. Questa doveva essere l’esperienza più
esaltante per un game master.

Pensai al passato di Asuna, di cui lei mi aveva parlato tempo fa. Ricordai le lacrime che aveva
versato; non potevo ritirarmi adesso.

“E va bene. Sistemiamo la faccenda.”

Annuii lentamente.

“Kirito-kun...!”

Al grido stridulo di Asuna, abbassai lo sguardo sulla ragazza tra le mie braccia. Sentii un dolore al
petto come se mi avessero pugnalato, ma riuscii a forzare un sorriso.

“Scusami. Ma non posso... scappare via adesso....”


Asuna aprì la bocca per rispondere, ma poi lasciò perdere e sorrise. Una lacrima le scorse sulla
guancia.

“Allora non volevi... sacrificarti per noi...?”

“Certo che no... Vincerò io. Vincerò e porrò fine a questo mondo.”

“Ok. Mi fido di te.”

Anche se io muoio, tu devi vivere— avrei voluto dirglielo, ma non ci riuscii. Potei solo stringere
forte la sua mano destra.

Dopo aver lasciato andare la sua mano, stesi per terra il corpo di Asuna e mi alzai in piedi. Mi
avvicinai lentamente a Kayaba, che ci stava guardando in silenzio, ed estrassi entrambe le spade.

“Kirito! Fermo—!”

“Kirito—!”

Quando mi voltai verso la fonte di quelle voci, vidi Klein ed Agil gridare mentre cercavano
disperatamente di alzarsi. Mi concentrai su Agil e gli feci un occhiolino.

“Agil, grazie per aver supportato i giocatori fino ad ora. Lo so che hai speso la maggior partedei
soldi che hai guadagnato per aiutare i giocatori in difficoltà.”

Sorrisi all’uomo enorme prima di spostare altrove lo sguardo.

Il guerriero con la katana, con una bandana semplice e le guance ispide per la barba, steso per terra
e incapace di dire qualcosa

Lo guardai dritto negli occhi e feci un respiro profondo. Questa volta, anche provandoci con tutto
me stesso, non riuscii ad evitare che la mia voce tremasse.

“Klein. Quella volta... Mi dispiace molto... se ti ho abbandonato. Me ne sono sempre pentito.”

Non appena finii di parlare con la voce spezzata, qualcosa sbrilluccicò agli angoli degli occhi del
mio vecchio amico, e presto presero a scendergli le lacrime.

Con le lacrime che ancora gli scendevano dagli occhi, Klein lottò per alzarsi in piedi, urlando con
voce rotta:

“Tu... Tu bastardo! Kirito! Non scusarti! Non scusarti adesso! Non te la perdono! Fin quando non
mi offri da mangiare nel mondo reale io non ti perdono!!”

Annuii a Klein, che continuava a strillare.

“Si, prometto. La prossima volta, ci vedremo dall’altra parte.”

Alzai la mano destra e gli rivolsi il pollice alzato.


Finalmente mi voltai verso la ragazza che mi aveva permesso di rivelare le parole che tenevo
sepolte da due anni nel mio cuore.

Guardai il volto sorridente di Asuna rigato dalle lacrime—

Mormorai delle scuse e mi guardai intorno. Affrontai Kayaba, che esibiva ancora un’espressione di
assoluta superiorità e parlai:

“...Scusami, ma avrei una richiesta.”

“Cosa c’è?”

“Non ho alcuna intenzione di perdere, ma se dovessi morire— puoi impedire ad Asuna di


commettere il suicidio, anche solo per poco?”

Kayaba sollevò un sopracciglio, sorpreso, ma annuì alla mia richiesta.

“Ok. Farò in modo che non possa lasciare Salemburg.”

“Kirito-kun, no!! Non puoi farmi questo—!!”

Asuna strillava piangendo alle mie spalle. Ma non mi voltai. Avanzai di un passo mentre abbassavo
la spada destra e sollevavo la sinistra, mettendomi in posa.

Kayaba operò il suo menù per riequilibrare i nostri HP. Li impostò nella zona rossa, dove un solo
potente colpo avrebbe deciso le sorti della battaglia.

Dopodiché il messaggio di sistema cambiò [Passaggio a status mortale] apparve sulla sua testa.
Kayaba chiuse il menù, estrasse la spada dal suolo, e la parò davanti al suo scudo.

LA mia mente era perfettamente sgombro. Pensieri come Scusami, Asuna svanirono mentre entravo
in modalità combattimento, fatta di istinti primordiali e animaleschi.

Francamente, non avevo idea di quali fossero le mie chance di vittoria. Se si parlava solo di abilità
con la spada, allora lui non era certamente superiore a me. Ma questo solo se non ricorreva al suo
'overassist', che gli avrebbe permesso di muoversi ad una velocità tale da far sembrare immobile
tutto il resto.

Dipendeva tutto dall’orgoglio di Kayaba. Da quel che avevo capito, voleva sconfiggermi usando
solo la sua «Holy Sword». Se le cose stavano così, per sconfiggerlo non dovevo dargli il tempo di
usare abilità speciali.

Lo spazio tra me ed Heathcliff era come teso. Era come se l’aria stessa tremasse sotto il poderoso
intento omicidio che serpeggiava tra di noi. Questo non era più un duello; era uno scontro per la
vita. Esatto— Sto per—

“Ucciderti...!!”

Gridai con tutte le forze.


Colpii orizzontalmente con la spada destra mentre le distanze si chiudevano tra noi. Kayaba bloccò
facilmente con il suo scudo. Per qualche secondo ci fu una pioggia di scintille sui nostri volti.
Fu come se quel suono metallico avesse dato il via al nostro duello; le nostre armi spezzarono
immediatamente la staticità che impregnava quel luogo.

Il combattimento fu il più strano, seppure il più umano a cui avessi preso parte finora. Entrambi
avevamo già mostrato le nostre abilità. Inoltre era stato lui a ideare le «Dual Blades», quindi
riusciva a prevedere facilmente la combinazione delle mie mosse. Ecco perché durante l’ultimo
duello riusciva ad indovinare tutti i miei attacchi.

Non potevo affidarmi alle combo offerte dal sistema; dovevo affidarmi all’istinto e alla mia abilità
con le spade. Ovviamente in questo modo non potevo ricevere l’assistenza del sistema, ma riuscivo
comunque a muovermi ad altissima velocità per via delle mie statistiche. Riuscivo a vedere persino
le immagini residue dei miei spostamenti, in cui sembravo possedere dozzine di spade e di braccia.
Però—

Kayaba li bloccava tutti con incredibile precisione. Inoltre contrattaccava non appena vedeva la
minima apertura. La situazione sembrava in stallo. Mi concentrai sugli occhi di Kayaba per leggere
anche un briciolo delle sue intenzioni. Come risultato finimmo per scambiarci gli sguardi.

Ma Kayaba—o meglio gli occhi di Heathcliff erano freddi e desolati. Non c’era assolutamente
traccia di emozioni umane.

All’improvviso avvertii un brivido lungo la schiena.

Il mio avversario aveva ucciso senza pietà quattromila persone. Un essere umano normale poteva
fare qualcosa del genere? La morte di quattromila, il loro risentimento, riusciva a sopportarne il
peso rimanendo impassibile— Non era un uomo, era un mostro.

“Aaaaaaah!”

Gridai per scacciare i frammentini paura che si erano affacciati nella mia mente. Accelerai per
infliggere sempre più colpi al secondo. Ma Kayaba non mostrò alcun cambiamento. Bloccava i miei
attacchi usando scudo e spada ad una velocità troppo elevata per una persona comune.

Sta solo giocando con me—!?

La paura si tramutò in nervosismo. Possibile che KJayaba si stesse solo limitando a bloccare i miei
attacchi e che poteva contrattaccare in qualsiasi momento volesse?

Il sospetto cominciò a prendere il sopravvento sulla mia razionalità. Fin dall’inizio non aveva mai
avuto bisogno dell’assistenza del sistema.

“Maledizione......!”

Allora— Che mi dici di questo—?!

Cambiai attacco ed attivai «The Eclipse», l’abilità di più alto livello delle Dual Blades. Piegandosi
come le punte di una corona avviluppante, le mie spade lanciarono ventisette attacchi consecutivi
verso Kayaba—
Ma— Kayaba stava aspettando proprio che usassi una combo registrata nel sistema. Sul suo volto
apparve un’espressione per la prima volta dall’inizio del duello. Era del tutto diversa dall’ultima—
Era il sorriso di chi era certo di avere la vittoria in pugno.

Compresi il mio errore non appena attivai l’abilità. Nel momento cruciale mi ero fidato del sistema
invece che di me stesso. Ma ormai era troppo tardi per fermare la mia abilità, e una volta terminata
la combo sarei stato soggetto ad un breve sbilanciamento. Inoltre, Kayaba aveva indovinato tutti i
miei attacchi dal primo all’ultimo.

Mentre osservavo Kayaba agitare lo scudo a velocità supersonica, deviare le spade come se sapesse
esattamente dove avrebbero colpito, mormorai a me stesso:

Scusami— Asuna...Perlomeno tu— devi vivere—

I ventisette attacchi si infransero sullo scudo, sollevando migliaia di scintille. Poi con un fragore
metallico, la spada nella mia mano destra si spezzò.

“Beh, questo è un addio— Kirito-kun.”

Kayaba sollevò la spada mentre io rimanevo immobile. Un bagliore rosso intenso avvolse la sua
spada. Poi la spada rosso sangue calò su di me—

In quel momento, una voce forte e vibrante risuonò nella mia testa.

Io— proteggerò— Kirito-kun!!

Una figura si parò tra me e la spada di Kayaba ad una velocità incredibile. I lunghi capelli castani
volarono davanti ai miei occhi.

Asuna— Ma come—!?

Era davanti a me sebbene fosse stata paralizzata. Aprì coraggiosamente le braccia spingendo il petto
in fuori.

Sul volto di Kayaba si dipinse un’espressione di stupore. Ma era troppo tardi per fermare il suo
attacco. Tutto si mosse la rallentatore mentre la lunga spada si mosse dalla spalla di Asuna, giù fino
al petto.

Allungai le braccia in avanti per afferrare Asuna che si stava accasciando all’indietro. Cadde tra le
mie braccia senza un lamento.

Quando il suo sguardo incontrò il mio, Asuna fece un sorriso triste. La sua barra degli HP— si era
svuotata.

Il tempo si ferò.

Il tramonto. La prateria. La brezza gentile. Il tempo leggermente freddo.


Eravamo seduti ad ammirare il lago tinto di rosso dal sole calante.

Il suono delle foglie al vento. Il suono degli uccelli che tornavano ai loro nidi.

Mi prese la mano e poggiò la testa contro la mia spalla.

Le nuvole passavano lente. Poi le stelle cominciarono ad apparire una dopo l’altra, brillando nel
cielo notturno.

Ci guardammo mentre il mondo cambiava colore poco a poco.

Poi, finalmente lei disse qualcosa:

“Sono un po’ stanca. Posso riposare appoggiandomi a te?”

Risposi con un sorriso.

“Ma certo. Buon riposo—”

L’Asuna che avevo tra le braccia sorrideva come quella volta, gli occhi pieni di affetto infinito. Ma
il calore e la dolcezza di quella volta erano svaniti per sempre.

Poco a poco il corpo di Asuna fu avvolto da una luce dorata. I piccoli frammenti di luce
cominciarono a staccarsi dal suo corpo e svanire.

“Questo è solo un brutto scherzo vero...? Asuna... questo... questo è...”

Avevo la voce spezzata. Ma la luce era sempre più luminosa finché—

Una sola lacrima scese dagli occhi di Asuna, che brillò prima di sparire per sempre. Le sue labbra si
aprirono lentamente, sforzandosi di esalare le ultime parole che avrebbero pronunciato.

Scusami

A d d io

Il suo corpo iniziò a levitare—

Una luce accecante esplose tra le mie braccia, trasformandosi in tantissime piume bianche che si
sparsero dappertutto.

Non rimase nient’altro di lei.

Incapace di urlare cercai disperatamente e inutilmente di afferrare i frammenti di luce con le mani.
Ma le piume erano portate via dalla brezza e si dissolsero piano piano. Lei sparì in questo modo.

Questo non doveva succedere. Non è possibile. Non ci credo. E’ solo—


Caddi in ginocchio come se stessi per svenire, proprio mentre l’ultima piuma cadeva nella mia
mano destra, per poi sparire.
Capitolo 23

Kayaba serrò le labbra e sollevò le braccia con fare teatrale.

“Davvero sorprendente. Non ti sembra lo scenario di un classico RPG a giocatore singolo? In teoria
non poteva liberarsi da quella paralisi... Vuol dire che certe cose accadono realmente, dopotutto...”

Ma io non sentii neppure la sua voce. Era come se tutte le mie emozioni si fossero dissolte
lasciando spazio ad un abisso di disperazione.

Ormai non avevo più alcuna ragione di fare nulla.

Che fosse continuare a combattere in questo mondo, tornare in quello reale, o persino continuare a
vivere, niente aveva più senso ormai. Avrei fatto meglio a suicidarmi in passato, quando la mia
incapacità aveva portato alla morte i miei compagni di gilda. Se lo avessi fatto, non avrei mai
incontrato Asuna e non averi mai commesso di nuovo lo stesso tragico errore.

Impedire ad Asuna di commettere il suicidio— che cosa stupida da dire. Non avevo capito proprio
niente. Mi sentivo così, con il cuore vuoto... non sapevo come avrei fatto a continuare a vivere…

Fissavo lo stocco di Asuna con sguardo vacuo, che splendeva vicino a me. Allungai la mano sinistra
e lo presi.

Cercai di trovare traccia dell’esistenza di Asuna in quell’oggetto sottile e affusolato, ma purtroppo


non ve ne trovai alcuna. Non c’era niente sulla superficie inespressiva e lucida di quell’oggetto che
mi ricordasse della sua padrona. Con la mia spada nella destra e quella di Asuna nella sinistra, mi
alzai in piedi.

Niente era più importante. Volevo solo cercarla, sfruttando i ricordi del breve periodo di tempo
passato insieme.

Pensai di aver sentito qualcuno che mi stesse chiamando da dietro.

Ma continuai ad avanzare verso Kayaba con la spada destra sollevata. Feci alcuni passi incerti e poi
diedi un colpo con la mia spada.

Kayaba osservò i miei momenti con commiserazione, dato che non si trattava né di un’abilità, né di
un attacco— parò con facilità estrema e mi fece volar via la spada, mentre la sua lunga spada mi
perforò il petto.

Fissai inespressivo la lunga barra di metallo lucente che mi attraversava il corpo. Ormai non
pensavo più a nulla. Tutto quello che mi era rimasto era la consapevolezza che fosse tutto finito.

Con la coda dell’occhio, potevo vedere i miei HP calare lentamente. Non so se fosse dovuto ai miei
sensi accelerati per via della battaglia, però mi sembrò di riuscire a vedere svanire i singoli punti
della barra. Chiusi gli occhi, sperando che il sorriso di Asuna apparisse nel vuoto della mia mente.
Ma anche se avevo chiuso gli occhi, la barra degli HP era ancora lì. Brillava rossa mentre diminuiva
inesorabile. Mi sentivo come se il dio chiamato sistema, che aveva tollerato la mia esistenza finora,
stesse aspettando il momento fatidico. Solo dieci HP rimasti, ora nove, ora—

Poi all’improvviso, provai una rabbia mai sperimentata in vita mia.

Era questo bastardo. Era stato lui ad uccidere Asuna. Il creatore Kayaba era solo una parte del tutto.
Colui che aveva spezzato il corpo di Asuna disperdendone lo spirito, era una presenza che adesso
mi circondava— la volontà stessa del sistema, il dio digitale della morte che si prendeva gioco della
stupidità dei giocatori e agitava senza pietà la sua falce—

Cosa diamine siamo noi? Siamo solo inutili marionette tirate dai fili indistruttibili del sistema di
SAO?

I miei HP sparirono del tutto, mentre io ero pervaso dalla rabbia. Un messaggio viola venne quindi
a prendersi gioco di me: [Sei morto]. Era il comando del dio che mi voleva morto.

Un freddo terribile permeò il mio corpo. I miei sensi si intorpidirono. Sentii gli innumerevoli
blocchi di codici fermarsi, dividersi, e iniziare a sfaldare la mia intera esistenza. Il freddo passò dal
mio corpo fin dentro la testa. Tatto, udito, vista, diventarono confusi. Il mio corpo prese a
dissolversi— un infinità di poligoni— prima di svanire in tutte le direzioni—

Pensi che lo permetterò?

Aprii di nuovo gli occhi. Potevo vedere. Potevo ancora vedere. Potevo ancora vedere la faccia di
Kayaba, la cui spada era immersa profondamente nel mio petto, e l’espressione di sorpresa sulla sua
faccia.

Forse i miei sensi accelerati erano tornati, mentre la fine del mio avatar, che di solito era istantanea,
stesse in qualche modo rallentando. La dissoluzione del mio corpo si arrestò, e il mio corpo divenne
luminoso. Ma io esistevo ancora. Ero ancora vivo.

“Hiiiiyaaaa!”

Gridai con tutte le forza. Gridai e resistetti. Resistendo al sistema, il dio assoluto.

Solo per salvarmi, la timida e viziata Asuna aveva spezzato la paralisi con la sola volontà e si era
presa un attacco impossibile da parare. Come potevo cadere senza fare nulla? Non potevo morire
adesso, nel modo più assoluto. Anche se non potevo evitare la morte— avrei dovuto— almeno—

Strinsi la presa della mano sinistra. I sensi tornarono di nuovo. Sentivo di nuovo qualcosa nella
stretta della mia mano. Era stocco di Asuna— Potevo sentire tutta la sua determinazione. Potevo
sentirla mentre mi diceva che dovevo essere forte.

La mia mano prese a muoversi lentamente. La sua immagine era distorta e si stava sfaldando. Ma
non si fermò. Poco a poco, consumando la mia anima per lo sforzo, riuscii nell’intento.

Forse era il prezzo della mia resistenza così insolente, ma sentivo un dolore insopportabile in tutto il
corpo. Ma strinsi i denti e andai avanti. Quella distanza di soli dieci centimetri sembrava
chilometrica. Il mio corpo era come congelato. Solo il mio braccio sinistro sentiva ancora qualcosa,
ma il freddo stava rapidamente inglobando anche quel pezzo. Il mio corpo era come una statua di
ghiaccio che si stava sfaldando.

Ma alla fine lo stocco raggiunse il petto di Kayaba. Kayaba non si mosse. La sua espressione di
sorpresa era già svanita— un sorriso delicato e pacifico era comparso sulle sue labbra.

Il mio braccio coprì la distanza rimanente, spinto per metà dalla mia determinazione, e per metà da
una forza inspiegabile. Kayaba chiuse gli occhi e ricevette il colpo che perforò il suo corpo. Anche i
suoi HP svanirono.

Per un attimo rimanemmo lì, con i corpi di entrambi perforati dalle lame. Usai quel poco di forza
che mi rimaneva per alzare la testa e fissare il soffitto.

E'— finita...?

Non riuscii a sentire la sua risposta, ma sentii comunque un tepore gradevole intorno al mio braccio
sinistro. Alla fine, rilassai il mio corpo che stava per dissolversi del tutto.

Mentre la mia mente sprofondava nelle tenebre, potevo sentire il mio corpo e quello di Kayaba
infrangersi in migliaia di pezzi contemporaneamente. Il suono di due oggetti che si frantumavano
sovrapponendosi insieme risuonò cupo. Mentre tutto svaniva in fretta, sentii delle voci che mi
chiamavano. Pensai dovesse trattarsi di Klein e Agil. Poi, in quel momento, la voce inespressiva del
sistema annunciò—

『 Il gioco è stato completato — Il gioco è stato completato — Il gioco...』


Capitolo 24

Quando ripresi conoscenza mi trovavo in un luogo ultraterreno.

Lì, il tramonto faceva sembrare il cielo un mare di fiamme.

Ero su un pavimento di cristallo molto spesso. Le nuvole arancioni passavano lentamente. Quando
alzai la testa vidi il cielo fiammante stendersi fino all’orizzonte. Man mano che andava verso
l’orizzonte, il cielo infinito passava dall’arancione, ad un rosso sangue, ed infine ad una fascia
violacea. Sentivo anche il vento soffiare leggermente.

Era un piccolo disco circolare di cristallo, che fluttuava tra le nubi nel cielo al tramonto; io ero lì sul
suo bordo.

...Cos’è questo posto? Il mio corpo doveva essersi dissolto. Ero ancora dentro SAO... o ero arrivato
all’altro mondo?

Esaminai il mio corpo. Il cappotto di pelle, i guanti, e tutto il resto del mio equipaggiamento era lo
stesso di prima che morissi, tranne che era diventato tutto trasparente. Ma non era solo il mio
equipaggiamento, anche le parti esposte del mio corpo brillavano con lo stesso colore del tramonto,
come fossero fatte di vetro semi-trasparente.

Alzai la mano destra e mossi un dito. Comparve una finestra con il suono caratteristico. Allora ero
ancora dentro SAO.

Ma il menù non conteneva né avatar né liste. Lo schermo recava solamente il messaggio


[Esecuzione, Fase Finale: 54% completata]. Mentre la osservavo, il numero salì al 55%. Pensavo
che la mia mente sarebbe morta insieme al mio corpo. Ma cosa stava succedendo?

Mentre scuotevo le spalle, sentii una voce dietro di me.

“Kirito-kun...”

Sembrava provenire dal paradiso. Sentii come una scossa.

Per favore, fa che non sia solo la mia immaginazione— Pregai mentre mi voltavo lentamente.

Era lì, con il cielo fiammeggiante alle spalle.

I suoi capelli volteggiavano placidi nel vento. Ma anche se il suo volto gentile e sorridente era a
portata del mio braccio, non riuscivo neppure a muovere un muscolo.

Sentivo che se spostavo lo sguardo anche solo per un secondo, lei sarebbe svanita— perciò mi
limitai a fissarla in silenzio. Anche lei era semi-trasparente, ed era la cosa più bella del mondo
mentre era lì, illuminata dalla luce del tramonto.

Riuscii a forzare un sorriso ricacciando le lacrime, e con un soffio di voce le dissi:


“Scusami. Sono morto anch’io...”

“...Idiota.”

Lo disse sorridendo mentre piangeva. Allargai le braccia e la chiamai per nome:

“Asuna...”

La afferrai dolcemente mentre lei vi ci correva. Giurai che non l’avrei mai più lasciata. Non mi
importava cosa fosse successo, stavolta non l’avrei abbandonata.

Dopo un lungo bacio riuscimmo finalmente a guardarci in faccia. C’erano così tante cose dopo la
battaglia finale di cui avrei voluto parlare con lei, di cui volevo scusarmi. Ma ora sentivo che non
c’era più alcun bisogno di altre parole. Alzai lo sguardo verso il cielo infinito e parlai:

“Questo... Che cos’è questo posto?”

Asuna abbassò lo sguardo in silenzio e puntò il dito. Guardai anch’io in quella direzione.

Molto più in basso di dove ci trovavamo noi— qualcosa fluttuava nei cieli. Aveva la forma di un
cono troncato in cima. Era composto da numerosi piani uno sopra l’altro. Concentrandomi, riuscivo
a vedere persino le montagne, le foreste, i laghi, le città.

“Aincrad...”

Asuna annuì alle mie parole. Non ci si poteva sbagliare. Era Aincrad. L’immenso castello fluttuante
aleggiava per i cieli infiniti. Ci avevamo passato ben due anni a combattere a colpi di spada, ed ora
eccolo lì.

Avevo già visto Aincrad prima di entrarci, guardando gli opuscoli informativi su SAO. Ma questa
era la prima volta che lo vedevo da fuori con i miei occhi. Trattenni il fiato mentre mi sentivo
invadere dalla meraviglia.

Il castello d’acciaio... era stato distrutto.

Persino mentre silenziosamente lo guardavamo, una sezione dei piani inferiori svanì in una miriade
di frammenti. Concentrando il mio udito, riuscii a sentire il tipico suono di vetro in frantumi portato
via dal vento.

“Ah...”

Asuna si lasciò scappare un sussurro. Una grande parte dei piani basali si staccò, e gli innumerevoli
edifici, alberi e fiumi caddero, svanendo nei cieli. Casa nostra doveva essere proprio lì. Sentivo una
tristezza amara ogni qualvolta un piano si staccava e faceva la stessa fine, dato che ogni maledetto
piano era valso ben due anni di sofferenze, ma anche di ricordi.

Mi sedetti sul ciglio della piattaforma con Asuna in braccio.

Mi sentivo insolitamente tranquillo. Anche se non avevo idea di cosa ci fosse successo e di cosa ne
sarebbe stato di noi, non sentivo la minima stilla di ansia. Avevo fatto quello che dovevo, e per
quello avevo perso la mia vita virtuale e ora stavo assistendo allo sfacelo di quel mondo con la
ragazza che amavo. Bastava quello, non mi serviva altro.

Asuna doveva provare le stesse cose. Lì, tra le mie braccia, osservava tranquilla la fine di Aincrad.
Le scomposi delicatamente i capelli.

“Una vista impressionante.”

All’improvviso sentii una voce accanto a noi. Quando Asuna e io ci voltammo, c’era un uomo alla
nostra destra.

Era Kayaba Akihiko.

Non era in veste del paladino rosso Heathcliff, ma con il suo vero aspetto, quello del creatore di
SAO. Indossava una camicia bianca con la cravatta. Solo i due occhi metallici erano identici. Ma
adesso quegli occhi emanavano una luce gentile, mentre osservavano il castello che si dissolveva.
Anche il suo corpo era traslucido come il nostro.

Anche se fino a poco fa avevo combattuto fino alla morte con quest’uomo, guardarlo non aveva
perturbato la mia calma. Forse avevamo lasciato tutta la nostra rabbia in Aincrad, prima di
raggiungere questo luogo. Spostai via lo sguardo da Kayaba e ritornai a fissare il castello.

“Cosa sta succedendo?”

“Diciamo che puoi definirlo... un finale metaforico.”

Anche la voce di Kayaba era piuttosto pacifica.

“Attualmente, il mainframe di SAO posizionato al 5° piano sotterraneo del quartier generale della
Argus è nel pieno della formattazione dei propri dati. Tra altri dieci minuti questo mondo sarà
completamente cancellato.”

“E le persone che vivevano lì... cos’è successo a loro?”

Chiese Asuna all’improvviso.

“Niente paura. Poco fa—”

Kayaba mosse la mano destra e diede uno sguardo alla finestra che era appena apparsa.

“Tutti e 6147 giocatori rimanenti si sono sloggati con successo.”

Allora voleva dire che Klein, Agil, e tutte le persone che avevo conosciuto in quegli anni adesso
erano sani e salvi dall’altra parte.

Chiusi gli occhi e lasciai che le lacrime scendessero:

“...E quelli che sono morti? Noi siamo tutti morti, eppure continuiamo ad esistere qui. Non significa
forse che puoi far tornare anche gli altri quattromila dall’altra parte?”

Kayaba non cambiò espressione. Chiuse la finestra, infilò le mani nelle tasche, e poi rispose:
“Non si può restituire la vita tanto facilmente. Le loro coscienze non torneranno mai. I morti
svaniranno— e questo è un fatto vero in qualsiasi mondo. Ho creato questo spazio solo per poter
parlare ancora con voi— un’ultima volta.”

E’ questo quello che dovrebbe dire una persona che ha ucciso ben 4000 persone? Ma per qualche
motivo non provavo alcuna rabbia. Al suo posto, nella mia mente prese forma un’altra domanda.
Era la domanda fondamentale che tutti i giocatori... No, tutti quelli che sapevano di questo incidente
si stavano chiedendo da due anni.

“Perché— lo hai fatto...?”

Kayaba sorrise amaramente. Dopo un lungo silenzio, alla fine rispose:

“Perché—? L’ho dimenticato molto tempo fa. Perché l’ho fatto? Fin da quando ho scoperto che
stavano costruendo un FullDive system— No, ancora prima, volevo costruire questo castello. Un
luogo che potesse eccedere dai limiti imposti al mondo reale, insomma. Poi, in quei momenti
finali... ho visto che persino le leggi del mio mondo sono state sorpassate...”

Kayaba spostò prima il suo sguardo su di me, per poi distoglierlo in fretta.

Il camice di Kayaba e i capelli di Asuna volteggiarono al vento. Metà del castello era già andata.
Algade, una città piena di ricordi per me, si stava sfaldando e disperdendo pian piano nel vento.

Kayaba continuò a parlare:

“Non abbiamo tutti dei sogni fin da piccoli? Non ricordo neanche quanti anni avevo quando iniziai
a immaginare un castello fluttuante d’acciaio... E questa immagine non ha abbandonato la mia
mente, nonostante gli anni. Man mano che crescevo, l’immagine diventava sempre più realistica,
sempre più grande. Lasciare il mondo reale per raggiungere questo castello... Per molto tempo è
stato il mio unico sogno. Lo sai, Kirito-kun, io credo ancora— che in qualche altro mondo questo
castello esista davvero—”

All’improvviso, mi sentii come se fossi nato in questo mondo, in cui sognavo di diventare uno
spadaccino. Un giorno avrei incontrato una ragazza dagli occhi e dai capelli castani. Noi due ci
saremmo innamorati, sposati, e vissuto insieme, felici, in una casetta nei boschi—

“Sì... Sarebbe stato bellissimo.”

Mormorai. Asuna annuì tra le mie braccia.

Tra noi tornò il silenzio. Riportai lo sguardo al castello e notai che altre parti erano collassate.
Adesso anche i cieli e le nuvole cominciavano ad essere consumati poco alla volta. L’erosione
cominciò piano piano ad avvicinarsi verso di noi.

“Ah, quasi dimenticavo. Kirito-kun, Asuna-kun... Congratulazioni per aver terminato il gioco.”

Guardammo Kayaba. Ci guardava con espressione tranquilla.

“Bene, allora— Devo andare ora.”


Il vento soffiò e sembrò portare via la sua figura— prima che ce ne rendessimo conto, non era più
da nessuna parte. Solo il sole del tramonto continuava a soffiare sulla piattaforma cristallina.
Eravamo rimasti di nuovo soli.

Chissà dov’era andato? Era tornato al mondo reale?

No— Impossibile. Doveva aver cancellato la sua mente ed era partito per cercare il vero Aincrad in
qualche altro mondo.

Ora rimaneva solo la sommità del castello. Il 76esimo piano che ancora non avevamo iniziato a
liberare cominciò a sfaldarsi. Il velo di luce che stava distruggendo questo mondo si stava
avvicinando a noi. Quando quell’aura baluginante toccava cielo e nuvole, essi tornavano al nulla.

Potevo vedere il palazzo rosso e le sue magnifiche spire sulla sommità di Aincrad. Se il gioco fosse
proseguito come da programma, avremmo combattuto lassù contro il boss finale, Heathcliff.

Persino quando le fondamenta del castello svanirono, il palazzo continuò a galleggiare, rifiutando il
suo destino. Il palazzo rosso che era rimasto nel cielo arancione sembrava il cuore stesso di
Aincrad.

Alla fine, la distruzione raggiunse anche il palazzo. Collassò, partendo dal basso, spezzandosi in
frammenti innumerevoli per poi sparire nel vento. L’alta torre svanì nello stesso momento in cui la
luce raggiunse la sua base. L’enorme castello di Aincrad era stato distrutto, e tutto quello che
rimaneva di questo mondo era la piccola piattaforma su cui eravamo io e Asuna.

Probabilmente non ci rimaneva molto tempo. Ci stavamo godendo il poco tempo concessoci da
Kayaba. Con la distruzione di questo mondo, il Nerve Gear avrebbe compiuto la sua funzione finale
cancellando definitivamente le nostre esistenze.

Misi le mani sulle guance di Asuna e adagiai le mie labbra sulle sue. Questo sarebbe stato il nostro
ultimo bacio. Avrei usato quegli ultimi istanti per imprimere la sua esistenza nella mia anima.

“Immagino che questo sia un addio...”

Asuna scosse la testa.

“No, non lo è. Svaniremo insieme. Perciò staremo insieme per sempre.”

Sussurrò, prima di rigirarsi tra le mie braccia per vedermi negli occhi. Poi inclinò un po’ la testa e
sorrise.

“Ehi, puoi dirmi il tuo nome, Kirito-kun? Il tuo vero nome?”

All’inizio non capii, ma poi mi resi conto che alludeva al mio vero nome, quello che avevo
abbandonato ormai da due anni.

Mi ritornarono alla mente giorni in cui vivevo un’altra vita con altre persone, giorni in cui sogni e
favole fantastiche non erano ancora venuti a farmi visita, sentendomi in qualche modo nostalgico.

“Kirigaya... Kirigaya Kazuto. Dovrei aver compiuto sedici anni il mese scorso.”
In quel momento, il tempo sembrò prendersi gioco di me. La mente di Kazuto, seppellita a dovere
dentro Kirito lo spadaccino, cominciò a risvegliarsi. Man mano che il mondo cadeva a pezzi,
cominciai a sentire sempre più la pesante armatura che avevo indossato.

“Kirigaya... Kazuto-kun....”

Asuna pronunciò il mio nome, concentrandosi su ogni sillaba. Poi ridacchiò perplessa.

“Allora sei più piccolo di me. Io sono... Yuuki... Asuna. Diciassette anni quest’anno.”

Yuuki... Asuna. Yuuki Asuna. Ripetei le cinque sillabe nella mia mente ancora e ancora.

All’improvviso mi resi conto che avevo le guance bagnate dalle lacrime.

Alla fine le mie emozioni cominciarono ad allinearsi a quel cielo crepuscolare. Una sensazione
dolorosa scosse tutto il mio essere, come se il mio cuore si stesse spaccando in due. Per la prima
volta dal mio arrivo in questo mondo, lasciai libere le lacrime. Sentii un nodo alla gola, strinsi i
pugni, e piansi come un bambino.

“Mi dispiace... Scusami.... Ho promesso... di mandarti... di nuovo... dall’altra parte... Eppure io...”

Non riuscii a continuare. Alla fine non avevo potuto salvare la persona a me più cara. A causa della
mia debolezza il suo cammino così luminoso e sicuro adesso era finito. I miei rimpianti presero
forma, come lacrime, e scesero senza fermarsi.

“Va tutto bene... Va tutto bene...”

Asuna piangeva a sua volta. Le sue lacrime brillavano e cadevano piano.

“Sono stata davvero felice. Quando ho incontrato Kazuto-kun, e abbiamo vissuto insieme, è stato il
periodo più bello della mia vita. Grazie... Ti amo...”

La fine del mondo era innanzi a noi. Il castello d’acciaio e il cielo infinito erano stati consumati bit
dopo bit, e ora eravamo rimasti solo noi.

Asuna e io ci stringemmo forte, aspettando il momento fatidico.

Sembrò che anche le nostre emozioni venissero purificate dalla luce. Tutto quello che rimase in me
fu il mio amore per Asuna. Continuai a chiamare il suo nome anche quando tutto fu consumato.

La luce invase il mio campo visivo. Tutto veniva coperto dal velo di luce mentre svaniva
lentamente. Il sorriso di Asuna si confuse con la luce che stava divorando questo mondo.

—Ti amo… Ti amo—

La sua voce suonò come una campanella nel buio in cui stavano sprofondando i miei sensi.

Quell’ultima frase fece di noi una cosa sola.

Le nostre anime divennero una sola, per poi svanire.


Infine, non restò nulla di noi.
Capitolo 25

L’aria era un misto di vari odori.

Il fatto che fossi ancora vivo mi sconvolse.

L’aria che arrivava al mio naso portava un sacco di informazioni. Per primo arrivava un odore
pungente di disinfettante. Poi l’odore di biancheria pulita, l’aroma dolce della frutta, e poi l’odore
del mio corpo.

Aprii gli occhi molto lentamente. Per un attimo sentii come se due potenti raggi di luce perforassero
la mia mente, quindi li richiusi in fretta.

Poco dopo riprovai ad aprirli di nuovo. Una miriade di colori danzò sulle mie pupille. Fu solo allora
che mi resi conto che i miei occhi erano coperti da un bel po’ di liquido.

Sbattei le palpebre per liberarmene. Ma il liquido continuava a scorrere. Erano lacrime.

Stavo piangendo. Perché? Nel mio cuore avvertivo un dolore atroce. Voci indistinte continuavano
ad alternarsi nella mia mente, come se qualcuno stesse chiamando il mio nome.

Strinsi gli occhi per via della luce, e finalmente mi liberai dalle lacrime.

Mi sembrava di essere steso su qualcosa di morbido. Sopra di me potevo vedere qualcosa di simile a
pannelli che componevano il soffitto. C’erano dei contenitori lisci color beige, alcuni dei quali
contenevano delle luci al loro interno. Con la coda dell’occhio vidi anche un condizionatore, che
emetteva aria con un ronzio basso.

Un condizionatore... in altre parole, una macchina. Come fa ad esserci una cosa del genere?
Nessun fabbro, nemmeno il più abile poteva riprodurne uno. Ma se quella che vedevo era davvero
una macchina— allora non ero più—

Non era Aincrad.

Spalancai gli occhi. La mia mente si svegliò completamente grazie a quel pensiero. Mi affrettai ad
alzarmi—

Ma il mio corpo non rispondeva. Non riuscivo ad applicare alcuna forza. La mia spalla destra si
sollevò di qualche centimetro, ma ricadde subito dopo.

Riuscivo a muovere solo la mano destra. La portai davanti alla mia faccia e poi davanti agli occhi.

Per un attimo non riuscii a credere che quel braccio emaciato fosse il mio. Non avrei mai potuto
reggere una spada in quelle condizioni. Ispezionando la pelle secca e bianca più da vicino, notai
un’infinità di piccoli peli ricoprirla qua e là. Potevo vedere le vene blu sotto la pelle e le rughe nelle
giunture. Era tutto spaventoso; era così realistico, così biologico da sembrare grottesco.
Sul lato interno del mio polso, un cerotto teneva fermo un ago da cui partiva un lungo tubicino con
il quale mi veniva iniettato qualcosa. I miei occhi lo seguirono fino alla bottiglia tenuta ferma da
una lunga asta metallica. Il contenitore era pieno per tre quarti di liquido aranciato che gocciolava
costantemente nel tubicino.

Mossi la mano sinistra cercando di riguadagnare il senso del tatto. Sembrava che fossi nudo su un
letto fatto di materiale gelatinoso ad elevata densità. Siccome la sua temperatura era leggermente
inferiore a quella del mio corpo, riuscivo a percepire un lieve senso di freddo. All’improvviso mi
ricordai di una cosa. Una volta avevo letto che questo tipo di letti erano pensati per pazienti che non
potevano muoversi. Era studiato per evitare infezioni della pelle e disponeva di utensili atti a
ricevere le deiezioni corporee.

Mi guardai intorno. Era una stanza piccola. Le pareti erano bianche come il soffitto. Alla mia destra
c’era una finestra enorme con delle tende candide. Non riuscivo a vedere il paesaggio fuori, ma il
sole filtrava attraverso il tessuto candido. Una sedia a rotelle di metallo posata nell’angolo a sinistra
del mio letto, e sopra c’era posato un cestino. Nel cestino c’era un mazzo di fiori dall’aspetto
dozzinale, e sembravano essere la fonte dell’aroma dolciastro che sentivo. Accanto alla sedia c’era
una porta chiusa.

Basandomi su quelle informazioni dovevo essere in ospedale, ed ero da solo.

Tornai a guardare la mia mano destra e mi ricordai di una cosa. Agitai la mano mentre univo indice
e medio.

Niente. Nessun suono e nessun menù. Ci riprovai, più forte. Ma ogni volta il risultato era sempre lo
stesso.

Allora questo non è più SAO. Sarà qualche altra realtà?

Ma le informazioni che assalivano i miei sensi stavano già gridando un’altra possibilità. Questo—
era il mondo reale. Era il mondo reale che non vedevo ormai da due anni.

Il mondo vero— Mi ci volle una vita per capire il senso di quelle parole così semplici. Per me, il
mondo fatto di mostri e battaglie con le spade era stata l’unica realtà per molto tempo. Non riuscivo
ancora a credere che esistesse ancora questo mondo, e che io non fossi più dall’altra parte.

Allora, sono tornato?

Ma non mi sentivo né felice né triste. Tutto quello che provavo era confusione e un profondo senso
di perdita.

Era questa la ricompensa di cui parlava Kayaba, per aver completato il gioco? Ero morto, e il mio
corpo era stato consumato. Lo avevo accettato. Ero persino contento.

Sì— Se fossi sparito così, sarebbe stato meglio. In quella luce abbagliante e sconvolgente, sparire
insieme a tutto il mondo insieme a lei—

“Ah...”
Feci un suono gutturale. Un dolore acuto mi colpì alla gola che non usavo da due anni. Ma non mi
interessava minimamente. Aprii gli occhi e pronunciai un nome, l’unico che mi era apparso nella
mente.

“A...su...na...”

Asuna. Il dolore che avevo nel petto esplose di nuovo. Asuna, mi adorata moglie, che hai assistito
alla fine di quel mondo insieme a me...

Era tutto un sogno...? Una bellissima illusione generata da quel mondo virtuale...? Quei pensieri
confusi cominciarono a tormentarmi.

No, lei esiste. Non è possibile che tutti quei giorni passati a ridere, piangere, e dormire insieme,
siano solo un sogno.

Kayaba aveva detto— “Congratulazioni per aver completato il gioco Kirito-kun, Asuna-kun.”
Aveva detto proprio così. Se aveva incluso me nella lista dei sopravvissuti, allora anche Asuna
doveva essere tornata in questo mondo.

Non appena pensai a queste cose, mi sentii invadere di nuovo dall’amore e dal desiderio di lei.
Volevo incontrarla. Volevo toccare i suoi capelli. Volevo baciarla. Volevo sentirla chiamare il mio
nome.

Sforzai tutti i miei muscoli e provai ad alzarmi. Solo allora mi resi conto che avevo la testa legata al
letto. Mi tastai il viso con le dita fino a trovare una cinghia sotto il mento e la allentai. C’era
qualcosa di pesante sulla mia testa. Usai entrambe le mani e riuscii a togliermelo.

Mi alzai a sedere e osservai l’oggetto che avevo in mano. Era un elmetto liscio, blu scuro. Un cavo
dello stesso colore sbucava da dietro di esso e andava verso il pavimento. Era il mio—

Nerve Gear. Per colpa sua ero rimasto prigioniero di quel mondo per due anni. Adesso era spento. Il
mio ultimo ricordo di esso era un elmetto luccicante; ma ora era sbiadito. Parti della vernice si erano
scrostate e si poteva vedere la lega metallica di cui era composto.

Tutti i miei ricordi dell’altro mondo li dovevo a questo coso— Quel pensiero mi fece accarezzare la
superficie dell’elmetto.

Immagino che non lo rimetterò mai più. Ma ha servito il suo scopo alla perfezione...

Pensai prima di posare l’elmetto sul letto. I giorni in cui combattevo con quello in testa erano ormai
già facenti parte del mio passato. Ora dovevo fare altro.

All’improvviso mi accorsi dei suoni fuori. Concentrandomi, potevo sentire vari suoni, come se mi
stessero dicendo che il mio udito era tornato alla normalità.

Sentivo le voci di persone che parlavano e gridavano. Sentivo anche passi concitati e i rumori delle
rotelle di sedie e barelle.

Non potevo sapere se Asuna fosse tenuta in questo ospedale. I giocatori di SAO venivano da tutto il
Giappone, quindi le chance erano bassissime. Ma avrei cominciato a cercare da qui. Non mi
importava quanto ci avrei messo, l’avrei trovata.
Mi tolsi le coperte di dosso. Il mio corpo debole era percorso da numerosi fili e tubicini. Forse erano
elettrodi piazzati per monitorare la degenerazione dei miei muscoli. Riuscii a togliermeli tutti. Una
luce arancione si accese sul pannello dietro di me e un allarme rumoroso prese a suonare, ma
ignorai tutto.

Mi tolsi l’ago dal polso e finalmente il mio corpo fu libero. Poggiai un piede per terra e provai
cautamente ad alzarmi in piedi. Il mio corpo si sollevò piano piano, ma le ginocchia sembravano
poter cedere in qualsiasi momento, il che mi fece sorridere amaramente; ormai non avevo più la mia
forza sovrumana.

Afferrai l’asta della flebo e la usai per reggermi in piedi. Guardando in giro per la stanza notai un
pigiama ospedaliero piegato accanto ai fiori e me lo misi.

Con quei movimenti così semplici avevo già il fiatone. I muscoli che non usavo da due anni stavano
già gridando per il dolore. Ma non era il momento per lagnarsi.

Presto, presto. Sentivo quasi una voce che mi esortava a muovermi. Tutto il mio essere la stava
agognando. Non avrei riposato finché non avessi rivisto Asuna— Yuuki Asuna, tra le mie braccia.

Con la presa ferma sul sostegno, invece che su di una spada, mi ci appoggiai e mossi il mio primo
passo verso la porta.

([Sword Art Online] 1 Fine)