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NUMERO 2 - giugno 2011

ISSN 2036 1602


Francesco Conserva
Laureto in ingegneria edile/archi-
tettura, ha frequentato il master in-
ternazionale di II livello in Restauro
Architettonico presso la Facoltà di
architettura Roma Tre. Come dotto-
rando affronta, presso il DAPT - Di-
partimento di Architettura e Pianifi-
cazione Territoriale, ricerche sulle
tematiche legate alla comprensione
degli elementi costruttivi storici al
fine di individuare strategie di inter-
vento compatibili.

Dai manuali del recupero agli atlanti dell’architettura storica: riconoscimento, conoscenza e consa-
pevolezza per il progetto di restauro
From restauration manuals to historical architecture atlases: recognition, knowledge and aware-
ness for the conservation
L’esigenza di superare il tracciato delineato dall’uso The need to get over the path covered by restauration
dei manuali di recupero, intesi quali cataloghi per manuals, thought simply as architectural solutions
soluzioni architettoniche di ripristino e ricostruzio- collection, makes necessary a reflection about the
ne, rende indispensabile una riflessione sul reale real role of these instruments and about their opera-
bisogno di questi strumenti e sulle loro ripercussio- tional impacts. While restauration manuals are often
ni operative. Se i manuali, molto spesso, esprimono based on a static vision of historical architecture,
una visione statica e totalizzante dell’edilizia storica, through a dangerous mechanical repetition of tech-
attraverso una ripetizione pericolosamente mecca- nical elements, atlases are expression of a dynamic
nica e pedissequa degli elementi raccolti e descritti, idea, where each architectural component is consid-
l’atlante dichiara una concezione dinamica e “sem- ered in itself and studied as a single case. Atlases, in
pre aperta”, in cui ogni elemento rilevato è caso a sé. fact, refer to a “geographic” and dynamic conception
L’atlante fa, quindi, riferimento ad una concezione in which cataloging is not an exhaustive and dogmat-
“geografica” in cui la catalogazione non è esaustiva e ic process but an “always open” and critical one in
dogmatica ma, contrariamente da luogo ad un reper- order to knowledge and conservation.
torio di casi criticamente analizzati nell’ottica della
conoscenza e della conservazione.
Dai manuali del recupero agli atlanti dell’architettura storica Francesco Conserva
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“Pour les palais de la première Renaissan- a Bologna, nota il “pregio singolarissimo” di essere studiato sul doppio binario di in-
ce…Bologne est une des villes les plus della città rappresentato dal tessuto urba- dagine storico-critica e di indagine storico-
importantes de l’Italie. Il y a en Italie peu no “che si armonizza nella fondamentale e tecnica.
d’èdifices ou l’esprit du XVe siècle s’empare unitaria concezione prospettica”2. Di questo La ricerca che si sta conducendo3 si propone
autant de nous que dans quelques unes de tessuto fanno parte i portici, le strade e le di analizzare l’architettura storica bolognese
ces cours de Bologne.”1 Con queste parole piazze che riecheggiano ancora alle antiche mediante uno studio accurato delle tecniche
di Jacob Burckhardt, Francesco Malaguzzi cinte murarie, all’addizione longobarda, al costruttive tradizionali, capace di superare
Valeri apre il suo volume sul Rinascimento sistema radiale medievale e alle variazioni indagini limitate ai soli aspetti estetico-fi-
bolognese offrendoci un quadro esaustivo urbanistiche successive. Su queste strade gurativi, per contribuire alla definizione di
su come Bologna fosse considerata, negli si affacciano palazzi senatori, case con por- un lessico costruttivo locale, indispensabile
ultimi decenni dell’Ottocento, una delle più tici medievali ed edilizia di base che costitu- per indirizzare interventi di restauro verso
interessanti città italiane sia a scala edili- isce il tessuto connettivo dal quale affiorano il doveroso rispetto dell’ istanza storica.
zia, essendo custode di singolari e pregevoli singolarità architettoniche quali complessi La comprensione unitaria e ad ampio rag-
edifici, sia a scala urbana. A questo proposi- monastici, chiese, conventi e palazzi pub- gio del bene è garante dell’operatività del
to occorre ricordare anche le parole di Ce- blici. Tutto l’insieme crea un patrimonio progettista il quale dovrebbe orientare le
sare Brandi che, durante la sua permanenza culturale unico nel suo genere, meritevole proprie scelte nel campo della conservazio-

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ne integrata, con l’obiettivo di conservare e noscenza critica dei manufatti al fine della e moderno”7, fornisce “indicazioni prelimi-
valorizzare con destinazioni d’uso compati- loro conservazione.5 “Conoscere per poter nari al rilievo, consente talora di individua-
bili il patrimonio edilizio, convertendo vin- conservare” 6è, pertanto, molto più di uno re il modo migliore per una manutenzione,
coli in opportunità progettuali. Patrimonio slogan. Esso è un monito che il professioni- per l’inserimento di una protezione, per una
edilizio che è prezioso e fragile allo stesso sta della tutela deve sempre perseguire per riparazione che non contraddica il funziona-
tempo, frutto di un’arte “autografa (e non non incappare in facili tranelli che potreb- mento statico di altre parti dell’edificio, per
allografa) e come tale (…) irriproducibile” il bero portare o ad una sottovalutazione del- metter in luce particolarità che potrebbero
quale, non appena manomesso, “è perduto le brandiane istanze storiche ed estetiche essere cancellate perché inavvertite”8.
per sempre nella sua singolare e irripetibile nel nome di una libertà “artistica”, acritica La comprensione delle sole vicende sto-
autenticità”4. ed assoluta, o al loro svilimento mediante riche, delle stratigrafie degli interventi,
L’atlante dell’architettura diventa il punto più “rassicuranti” operazioni di rifacimen- dell’avvicendamento dei restauri, non esau-
di partenza per collezionare una panora- to in stile. L’atlante, oltre a perseguire il riscono le conoscenze preliminari al pro-
mica delle tecniche costrutti-ve tradiziona- fine ultimo della conoscenza, offre delle getto di conservazione; è di fondamentale
li, all’interno del repertorio delle soluzioni ricadute operative pratiche: esso conduce importanza l’approfondimento delle tema-
messe a punto nell’ambito dell’architettu- ad “un’analisi testuale propedeutica a un tiche legate alle tecniche costruttive stori-
ra storica bo-lognese, nell’ottica della co- modo d’intervenire necessariamente critico che e all’uso dei materiali che contraddi-

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Fig. 1 Cortile di palazzo Sanuti ora
Bevilacqua, 1484.
Immagine tratta da F. Malaguzzi
Valeri L’architettura del Rinasci-
men-to a Bologna, Licinio Cap-
pelli Editore, Rocca San Casciano,
1899, pag.13.

stinguono il manufatto nella sua singolarità


espressiva e materica. La presente ricerca
si colloca nell’alveo degli studi intrapresi
già nei primi anni Ottanta dello scorso seco-
lo da Paolo Marconi che interpreta la storia
dell’architettura come storia delle tecniche
costruttive precorrendo un approccio po-
liedrico e multidisciplinare e contribuendo,
in prima persona, alla nascita della lun-
ga serie di manuali del recupero9. Questa
rinnovata attenzione verso un sapere pre-
moderno si sviluppa in un clima culturale
che vede nascere, nel 1987, la Carta della
Conservazione del Restauro, redatta da
specialisti del Ministero dei Beni Culturali,
dell’Università e del CNR. Dopo l’enorme e,

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sperimentate e, unicamente, laddove quelle tradizione furono completamente dimen-


storiche si fossero rivelate “inadeguate”11. ticati. Questo lento oblio generò, in diversi
La Carta veneziana non fa più riferimento casi, restauri impropri con i quali si cerca-
alla ‘dissimulazione’ delle strutture moder- va di “salvaguardare” la sola facies este-
ne all’interno della compagine antica, anzi tica del bene a scapito della componen-
enuncia che “gli elementi destinati a sosti- te costruttiva che veniva, di volta in volta,
tuire le parti mancanti devono integrarsi ar- sostituita in toto con tecniche e materiali
moniosamente nell’insieme, distinguendosi “moderni”, molto spesso incongrui e diffi-
tuttavia dalle parti originali, affinché il re- cilmente reversibili. Questo processo, de-
stauro non falsifichi il monumento”12 e che rivante da una mancata capacità di rifles-
“le aggiunte non possono essere tollerate sione storico-critica sulle reali esigenze
se non rispettano tutte le parti interessan- di conservare complessivamente il bene,
ti dell’edificio, il suo ambiente tradiziona- superando la vecchia dicotomia tra forma
le, l’equilibrio della sua composizione ed i artistica e costruzione, fu causa della lenta
rapporti con l’ambiente circostante”13. Circa e inesorabile perdita delle conoscenze co-
una ventina di anni dopo la Carta del 1987 struttive tradizionali e, conseguentemente,
denunciava apertamente “l’uso esorbitante delle maestranze. Proprio grazie ai richiami
a volte, eccessiva fiducia dei primi decenni delle tecniche innovative nell’edilizia mo- della Carta della Conservazione e del Re-
del Novecento verso le tecniche moderne derna in generale e anche nel campo del stauro del 1987 vennero avanzati nuovi stu-
e, nello specifico, verso il cemento armato restauro” che aveva costituito la causa della di e ricerche che portarono alla stesura dei
che doveva essere dissimulato affinché non “caduta del saper fare tradizionale, non solo “manuali del recupero”. Questi ultimi, se da
fosse alterato “l’aspetto e il carattere” degli considerato obsoleto, ma scorretto se non una parte hanno contribuito in maniera de-
edifici10, già nel 1964 i tecnici dei monumen- erroneo” e auspicava una “rivitalizzazione cisiva a rivitalizzare l’interesse della ricerca
ti storici mostrarono una maggiore caute- di quel saper fare” mediante un rinnovato verso la conoscenza delle tecniche costrut-
la verso l’uso incondizionato dei “mezzi di interesse, studio e diffusione “nelle scuole tive storiche, dall’altra sono stati impiegati
rinforzo” moderni. Queste iniziali aspetta- e nelle Università attraverso una specifica molto spesso come “contenitori” di modelli
tive furono rimesse in discussione proprio didattica”.14 e schemi tipologici per interventi di rifaci-
durante il Congresso Internazionale degli Ingannevoli interpretazioni della Carta del mento imitativi, su base pseudo-filologica,
architetti e tecnici dei monumenti conclu- Restauro di Atene15 contribuirono a rallen- negando, in maniera risolutiva, i fondamenti
sosi con la stesura della Carta di Venezia. tare il perpetuo tramandarsi di un modo di del restauro modernamente inteso. Per non
In tale occasione gli operatori nel campo costruire pre-moderno, tanto che, dopo il incorrere in equivoci che potrebbero con-
della tutela furono invitati ad operare con secondo Conflitto Mondiale, i materiali, le durre a procedure applicative improprie, è
tecniche costruttive moderne solo se già tecnologie e le tecniche costruttive della necessario, quindi, chiarire la diversa im-

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Fig. 2 Prototipo di studio di una ta-
postazione metodologica su cui si basano
vola dell’atlante bolognese. La ta-
vola è composta da due apparati: gli ‘atlanti’ dell’architettura. Da una visio-
uno scritto che descrive l’edificio, ne statica e totalizzante, quale può essere
fa una breve sintesi degli eventuali quella del manuale, si passa ad una visione
restauri subiti e analizza l’elemento dinamica e “sempre aperta”, in cui ogni ele-
costruttivo sotto il profilo tecnico e
mento rilevato è caso a sé. Infatti, mentre
formale; l’altro grafico contenente
uno stralcio del fotopiano della il manuale fa riferimento ad una ripetizione
città di Bologna con l’individua- meccanica e pedissequa degli elementi de-
zione del manufatto, uno stralcio scritti, come se la soluzione proposta fosse
di planimetria storica di supporto unica e sempre valida, l’atlante rimanda ad
alla comprensione delle macroe-
una concezione “geografica” del problema,
voluzioni urbanistiche e immagini
fotografiche del bene. aperta a colmare le lacune di un repertorio
di casi criticamente analizzati. Pertanto se i
disegni rappresentati nei manuali fanno ri-
ferimento ad un’astratta “regola dell’arte”
e hanno un carattere paradigmatico, i rilievi
riprodotti negli atlanti descrivono il solo e
vero elemento e non riducono il manufatto
storico a “tipo” ideale. L’atlante si distingue,
quindi, dal manuale sia nell’impostazione,
sia nelle ricadute operative. Esso descrive
l’elemento costruttivo appartenente a quel-
lo specifico edificio, attraverso un proces-
so che si avvale di “contributi di carattere
generale e sintetico” e di “approfondimenti
più analitici dedicati alla caratterizzazio-
ne di contesti storico-geografici unitari, di
singole tecniche costruttive e di problema-
tiche tecniche specifiche”16. Il manufatto è
contestualizzato nell’area geografica di ap-
partenenza e all’interno del periodo stori-
co di costruzione; ogni scheda che descrive
l’elemento costruttivo deve essere dotata di

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Fig. 3 La seconda tavola descrive
un adeguato apparato bibliografico e archi-
l’elemento costruttivo mediante
vistico e arricchita da illustrazioni storiche una vista dal basso del solaio, una
ed immagini fotografiche d’aiuto per poter rappresentazione dell’apparato
demolire una visione mistificatrice dello iconografico e uno schema asso-
schema grafico tipizzante. Lo studio che nometrico.
si sta conducendo sul patrimonio storico
di Bologna, ancora in itinere, si avvale del
metodo appena enucleato e si propone di
offrire un contributo significativo alla lettu-
ra storico-critica e storico-tecnica dei beni
architettonici e dei loro caratteri costruttivi.
L’atlante dell’architettura storica bologne-
se si articolerà in differenti sezioni di studio
a seconda dell’elemento esaminato: solai,
portici, portali, coperture e così via17.
Un’unità di ricerca doverosa di un approfon-
dimento specifico per il suo carattere singo-
lare, sarà quella dedicata all’indagine sulle
terrecotte bolognesi. Queste ultime sono
studiate non solo sotto il profilo estetico-
formale ma anche dal punto di vista tecni-
co-costruttivo e materico con l’obiettivo di
elaborare una prima rassegna della loro
evoluzione attraverso i secoli (dall’XI al XX
secolo), individuare le invarianti e le specifi-
cità, formulare ipotesi sulle finiture super-
ficiali anche attraverso studi archeometrici,
per proporre linee progettuali lecite, guida-
te dalla fervida “fede conservativa”.

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NOTE zioni perché attraverso di essa lo, Edizioni DEI, Tipografia del ordinariamente questi mezzi di degli studi delle tecniche co- volume di supporto all’inqua-
si ha la conoscenza e pertan- Genio Civile, Roma, 1992; F. rinforzo debbano essere dissi- struttive tradizionali cfr. G. Fien- dramento del complesso tema:
[1] Cfr. J. Burckhardt, Le Cice- to la coscienza dell’oggetto”. Giovannetti, a cura di, Manuale mulati per non alterare l’aspetto go, Finalità della ricerca, in G. “Oggi è trascorso tempo a suf-
rone, Ed. di Parigi, pag.120. Ci- Pertanto non è possibile predi- del recupero del centro storico ed il carattere dell’edificio da Fiengo, L. Guerriero, a cura di, ficienza perché si possa tentare
tazione utilizzata da Francesco sporre un progetto di restauro di Palermo, Flaccovio, Paler- restaurare; e ne raccomanda- Atlante delle tecniche costrutti- un primo bilancio; l’impiego dei
Malaguzzi Valeri come incipt del se non si conoscono gli oggetti mo, 1997. La creazione di un no l’impiego specialmente nei ve tradizionali. Lo stato dell’arte, mezzi costruttivi e dei materiali
suo insuperato volume, L’archi- sui quali si opera perché non manuale del recupero per la casi in cui essi permettono di i protocolli della ricerca. L’inda- moderni, insieme con l’apporto
tettura del Rinascimento a Bo- si può intervenire affidandosi città di Bologna era stata già conservare gli elementi in situ gine documentaria, Atti del I e II delle scienze naturali, nel cam-
logna, Licinio Cappelli Editore, esclusivamente al proprio gusto auspicata da Paolo Marconi evitando i rischi della disfattura Seminario Nazionale, Arte Tipo- po del restauro si è sviluppato
Rocca San Casciano, 1899. estetico o alla sola “materiale nella prefazione dell’importan- e della ricostruzione”. grafica Editrice, Napoli, 2003, in maniera vigorosa, tanto da
[2] Cfr. C. Brandi, Terre d’Ita- abilità tecnica sia pure di alto tissimo volume di L. Marinelli, [11] Cfr. art. 10 della Carta di pp. 9-11. richiedere, piuttosto, un sem-
lia, Milano, Bompiani, 2006, livello”. Cfr. U. Baldini, Teoria del P. Scarpellini, L’Arte muraria Venezia del 1964, redatta in oc- [15] La Carta di Atene, conside- pre più vigile controllo storico-
pag.185. Restauro e unità metodologica, in Bologna nell’età pontificia, casione del Congresso Interna- rata quale ‘vero caposaldo della critico; mentre si sono superate
[3] La ricerca è condotta in Vol. II, Firenze, Nardini, 2003, Nuova Alfa Editoriale, Bolo- zionale degli architetti e tecnici moderna riflessione sul restau- molte preclusioni che in quegli
sinergia con il prof. Ing. Clau- p. 11. gna, 1992; speranza rimasta, dei monumenti che di seguito si ro’, favorì un’apertura concet- anni sembravano di grande
dio Galli, tutor dello scrivente [6] Cfr. G. C. Argan, Conoscere tutt’oggi, inevasa. Per un primo riporta integralmente: “quando tuale di notevole importanza, importanza, come l’assoluta
nell’ambito del dottorato di per poter conservare, in Corrie- approfondimento sulla materia le tecniche tradizionali si rivelino ripresa, sempre nel 1931, da G. opportunità, ad esempio, che
ricerca in ingegneria edile/ar- re della sera, 6 aprile 1975, p. e sulla struttura degli edifici inadeguate, il consolidamen-to Giovannoni nella Carta italiana i moderni interventi restassero
chitettura, e con il corso di “Re- 15. rinascimentali bolognesi cfr. F. di un monumento può essere del restauro. Per un primo bilan- nascosti alla vista o comunque
stauro Architettonico” della Fa- [7] Cfr. G. Carbonara, Un atlan- Benelli, Note sull’uso di pietre assicurato, mediante l’ausilio di cio sull’uso dei mezzi costruttivi, mimetizzati.”
coltà di Ingegneria di Bologna. te come “storia per immagini”, e mattoni nell’edilizia bologne- tutti i più moderni mezzi di strut- dei materiali moderni e, nello [16] D. Fiorani, D. Esposito, a
[4] Cfr. M. Dezzi Bardeschi, La in C. Di Francesco, R. Fabbri, se, in M. Ricci, a cura di, Storia tura e di conservazione, la cui specifico, del cemento armato, cura di, Tecniche costruttive
città come libro scritto (e altre F. Bevilacqua, Atlante dell’ar- dell’architettura come storia efficienza sia stata dimostrata cfr. G. Carbonara, a cura di, Re- dell’edilizia storica. Conoscere
metafore), in Progettando ing, chitettura ferrarese. Elementi delle tecniche costruttive: espe- da dati scientifici e sia garantita stauro e cemento in architettu- per conservare, Roma, Viella,
anno IV, n.1, gennaio – marzo costruttivi tradizionali, Motta rienze rinascimentali a confron- dall’esperienza”. ra, Associazione Italiana Tecnico 2005, quarto di copertina.
2009, pag. 28 Architettura, Milano, 2006, pag. to, Venezia, Marsilio, 2007, pp. [12] Cfr. art. 12 della Carta di Economica del Cemento, Roma, [17] Per un approfondimento
[5] A questo proposito si ripor- 6. 75-94. Venezia del 1964. 1981 e cfr. G. Carbonara, a cura sulle fasi operative della ricerca
tano le parole del maestro Um- [8] Cfr. A. Bellini, L’atlante stru- [10] Cfr. art. V della Carta di [13] Cfr. art. 13 della Carta di di, Restauro e cemento in archi- e per un iniziale quadro sui solai
berto Baldini il quale, a proposi- mento di conoscenza, in C. Di Atene del 1931, redatta in oc- Venezia del 1964. tettura 2, Associazione Italiana storici bolognesi cfr. F. Conser-
to del rapporto tra conoscenza e Francesco, R. Fabbri, F. Bevilac- casione della Conferenza Inter- [14] Cfr. Considerazioni prelimi- Tecnico Economica del Cemen- va, Atlante dell’architettura
progetto, afferma: “nell’avviare qua, op. cit., pag. 5. nazionale di Atene che recita: nari, in Istruzioni per la condotta to, Roma, 1984. In questi volu- storica della città di Bologna.
un atto di restauro, di manuten- [9] Di seguito i principali ma- “gli esperti hanno inteso varie della conservazione, manuten- mi Giovanni Carbonara compie Contributo alla conoscenza
zione o conservazione si com- nuali del recupero: P. Marconi, F. comunicazioni relative all’im- zione e restauro delle opere di un importantissimo lavoro di per una conservazione consa-
pie dapprima, mediante una Giovannetti, E. Pallottino, diretto piego di materiali moderni per interesse architettonico. Quinta ricerca sull’uso del cemento nei pevole, in A. Trento, a cura di,
precisa analisi filologica, quella da, Manuale del Recupero del il consolidamento degli antichi parte, allegato B, della Carta restauri dei monumenti a cin- L’attività nel dottorato. Verso un
che potremmo chiamare l’iden- Comune di Roma, Roma, Edi- edifici; ed approvano l’impiego della conservazione e del re- quant’anni dalla carta di Atene, sapere tecnico condiviso, Atti
tificazione dell’oggetto nella sua zioni DEI, Tipografia del Genio giudizioso di tutte le risorse del- stauro degli oggetti d’arte e di attraverso schede analitiche e della giornata di studio, Roma,
realtà quale è a noi pervenuta civile, 1989; F. Giovannetti, a la tecnica moderna, e più spe- cultura. Per un quadro più com- riassuntive dei lavori più signi- 18 Feb-braio 2011, CNR, Cro-
o da noi ancora acquisibile. Ed cura di, Manuale del recupero cialmente del cemento armato. pleto sull’influenza delle Carte ficativi. Si riporta un breve stral- mograficaRoma, Roma, 2011,
è la più importante delle opera- del comune di Città di Castel- Essi esprimono il parere che del restauro sulla diffusione cio dell’introduzione al primo pp.159-162.

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