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Politecnico di Bari

Facoltà di Ingegneria-Taranto
Corso di Laurea (interfacoltà)
in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio
(ex DM 270/2004)

CHIMICA
A.A. 2011-2012 (6 CFU)

Il docente
Dr. Giuseppe Romanazzi
Introduzione
Che cos’è
cos’è la CHIMICA?
Disciplina scientifica che studia: composizione, proprietà, struttura e
trasformazioni della materia, spontanee o provocate dall’Uomo.

Scienza che più di ogni altra ha influenzato la civilizzazione dell’uomo


dell’uomo.
Al contrario di quanto possa pensare l’opinione pubblica, vi é una
strettissima correlazione tra chimica e sviluppo positivo delle
condizioni di vita dell’uomo.
Introduzione
La straordinaria ampiezza di questo campo di studio, l’incessante sviluppo delle
acquisizioni teoriche, il continuo affinamento dei dati sperimentali forniti da
apparecchiature sempre più sofisticate e la limitatezza della mente umana, hanno
portato nel corso degli ultimi 60 anni ad una inevitabile, progressiva specializzazione.
Oggi, anche raggruppando le specializzazioni affini, esistono numerose branche della
chimica: Chimica inorganica
Chimica organica
Chimica organo-metallica
Chimica inorganica industriale
Chimica organica industriale
Chimica delle corrosioni (elettrochimica)
Chimica analitica
Chimica biologica (biochimica)
Chimica farmaceutica
Chimica ambientale (include la Chimica degli ecosistemi)
Chimica delle combustioni
Chimica dello stato solido
Chimica dei Materiali ……..etc…… etc…..

Tutte hanno però una base comune di leggi fondamentali che viene indicata
come chimica-fisica o chimica generale a seconda del livello più o meno
avanzato della trattazione.
Argomento del nostro corso è appunto questa base comune che tratteremo
ad un livello intermedio fra chimica generale e chimica-fisica, anche se
assai più vicino alla prima.
Testo consigliato e altro materiale didattico:

Franco Nobile e Piero Mastrorilli

La chimica
di base
con esercizi

CASA EDITRICE AMBROSIANA

Seconda edizione: giugno 2006

+ (almeno) 20 lezioni in formato PDF (fornite dal docente);


+ dispense per argomenti speciali (fornite dal docente);
+ appunti di lezione ed esercitazioni;
È obbligatorio procurarsi una TAVOLA PERIODICA DEGLI ELEMENTI
Consiglio caldamente a tutti di procurarsi un libro di testo
UNIVERSITARIO. Qualunque testo di Chimica per la Facoltà
di Scienze e/o Ingegneria va bene purché non sia di indirizzo
biomedico. Altresì sconsiglio l’uso del libro delle scuole medie
superiori.
Notare che non impongo l’acquisto di un libro, ma ribadisco
che l’esame di Chimica va preparato anche con l’ausilio di un
libro di testo. Quindi, se decidete di non acquistare il libro,
sfruttate le biblioteche, fatevelo prestare da un amico,
escogitate altri mezzi (legali! Fotocopiare integralmente un
libro è un reato) ma studiate anche sul libro di testo. Il libro
di testo è parte integrante del corso. tempo di illustrare. Ci
sono esempi svolti ed esercizi risolti che, spesso, il docente
non ha
Non fidatevi dei soli appunti. Tenete conto che il docente,
per quanto preparato possa essere, è un essere umano
soggetto a strafalcioni (spero rari!). Il libro di testo, prima
di essere pubblicato, è soggetto a revisione da parte di molte
persone, quindi “formalmente libero da errori (ovvero
macroerrori)”.
Il materiale didattico lo trovate sul sito della facoltà
previa iscrizione:

http://www.fataing.poliba.it/
Modalità dell’esame:

L’esame consiste in una prova scritta che può


comprendere anche quesiti di teoria:
se il voto della prova scritta è compreso tra 15 e 22
è necessario sostenere un colloquio (prova orale) per
superare l’esame;
se il voto della prova scritta è ≥ 23, l’esame è
superato e si può verbalizzare direttamente.

N.B.: in caso di colloquio, il voto finale sarà la media


fra il punteggio della prova scritta e il voto del colloquio.
Chimica
(A.A. 2011/2012, 6CFU)

• Stati di aggregazione della materia


• Trasformazioni di stato
• Sistemi omogenei ed eterogenei. Fasi di un sistema
• Natura atomica della materia. Leggi fondamentali della Chimica
Stati di aggregazione della materia:
La materia si può presentare in diversi stati fisici, o stati di aggregazione. Essi sono il risultato di due
proprietà caratteristiche delle particelle che costituiscono la materia:
• il movimento (moti traslazionali dati dall’energia cinetica);
• le forze di reciproca interazione (determinano l’energia potenziale).
Il moto traslazionale è in relazione diretta con la temperatura; le forze di interazione, oltre a
dipendere da diversi parametri (struttura, composizione, etc), sono spesso correlate con la pressione. A
seconda del tipo di energia che prevale (cinetica o potenziale), la materia si può presentare in tre
diversi stati di aggregazione: gassoso, liquido, solido. Modificando opportunamente i parametri che
agiscono su un sistema, si può avere la trasformazione fisica del suo stato di aggregazione (passaggio di
stato).

MATERIA
(Tutto ciò che occupa spazio e possiede massa)

STATO SOLIDO STATO LIQUIDO STATO GASSOSO

forze di interazione >> forze di interazione ~ forze di interazione <<


moti traslazionali e rotazionali moti traslazionali energia cinetica

• distribuzione ordinata (cristalli) • distribuzione disordinata • distribuzione disordinata


• rigido • non rigido • non rigido
• incomprimibile • incomprimibile • comprimibile
• volume e forma propri • volume, ma non forma, proprio • volume e forma non propri

La stessa sostanza può presentarsi nei tre diversi stati di aggregazione, in funzione della sua
temperatura e pressione
Condizioni standard (P =1 atm, t =25 °C) Condizioni normali (P =1 atm, t =0 °C)
Trasformazioni (o passaggi) di stato:

GASSOSO o DI VAPORE
evaporazione
sublimazione o gassificazione

condensazione

LIQUIDO

fusione liquefazione

brinamento solidificazione congelamento

Particelle “congelate”
in una struttura caotica
Vetroso (metastabile)

SOLIDO devetrificazione
Particelle regolarmente impaccate
in una struttura cristallina
Cristallino (stabile)
Sistemi omogenei ed eterogenei:

OMOGENEO SISTEMA
(le sue proprietà sono le stesse in ogni suo (porzione di universo sottoposta
punto :costituito da un’unica fase) ad osservazione)

a Costituito da una singola


specie atomica presente
ETEROGENEO
in uno specifico stato di
(le sue proprietà non sono le stesse in ogni
aggregazione : Cu, Hg, He suo punto:costituito da più fasi)

a Costituito da un singolo
composto chimico presente
in uno specifico stato di aspugne e fumi: solido - gas
aggregazione : C12H24O11 , H2O, N2 aschiume e nebbie: liquido - gas
amiscugli meccanici: solido - solido
a Soluzioni costituite da più
asospensioni: liquido - solido
specie atomiche e/o composti
aemulsioni: liquido - liquido
chimici:
8 gassose gas in gas aria (N2 80%, O2 20%)
8 liquide gas in liquido CO2 in H2O
liquido in liquido Alcool etilico (C2H6O) in H2O
solido in liquido saccarosio (C12H24O11) in H2O
8 solide solido in solido ottone (Zn in Cu), bronzo (Sn in Cu)
Le grandezze che caratterizzano
un sistema possono essere:

ESTENSIVE
(dipendono dall’ estensione del sistema.
Es.: lunghezza, massa, tempo,
volume, quantità di calore che interviene
in una reazione chimica, etc.)

INTENSIVE
(non dipendono dall’estensione del sistema.
Es.: densità, temperatura di fusione, viscosità,
indice di rifrazione, etc.)

Le grandezze estensive possono essere rese intensive riferendone il valore ad una


determinata quantità di sostanza .
Natura atomica della materia:
ELEMENTO: sostanza costituita da atomi tutti uguali

alcuni elementi esistono come molecole discrete,


ad esempio H2 O2 N2 F2 Cl2 Br2 I2 P4 S8

Li

C S

COMPOSTO: sostanza che contiene atomi diversi

NaCl

acido oleico C18H34O2


Natura atomica della materia:
La teoria atomica di Dalton:
1. Tutta la materia è composta da atomi
indivisibili. Un atomo è una particella
estremamente piccola che mantiene la sua
John Dalton (1766-1844)
identità durante le reazioni chimiche.
“Un nuovo sistema di filosofia
2. Un elemento è un tipo di materia composto chimica” (1808)
da un solo tipo di atomo. Tutti gli atomi dello
stesso elemento hanno la stessa massa e le
stesse proprietà
3. Un composto è un tipo di materia costituito
da atomi di due o più elementi chimicamente
uniti in proporzioni fisse. Due tipi di atomi in
un composto si legano in proporzioni espresse
da numeri semplici interi
4. Una reazione chimica consiste nella
ricombinazione degli atomi presenti nelle
sostanze reagenti in modo da dare nuove
combinazioni chimiche presenti nelle sostanze
formate dalla reazione
Natura atomica della materia:

Leggi fondamentali della chimica


Legge della conservazione delle masse
(A. L. Lavoisier)
LEGGI PONDERALI
Legge delle proporzioni definite
(J. L. Proust)
Legge delle proporzioni multiple
(J. Dalton)
Legge delle proporzioni multiple in volume
(J. L. Gay-Lussac) LEGGI
VOLUMETRICHE
Legge di Avogadro
(A. Avogadro)
TRATTATO
ELEMENTARE
DI CHIMICA
PRESENTATO IN UN NUOVO ORDINE
E SECONDO LE MODERNE SCOPERTE,

Con Figure

1789
Legge della conservazione delle masse (1789)

“in ogni reazione chimica la massa totale


dei reagenti è uguale alla massa totale
dei prodotti della reazione”
A.L. Lavoisier (1743-1794)

reagenti prodotti

2 g di idrogeno + 16 g di ossigeno ⇒ 18 g di acqua


oppure
4 g di idrogeno + 16 g di ossigeno ⇒ 2 g di idrogeno + 18 g di acqua

“La materia non si crea né si distrugge ma si trasforma”


Legge delle proporzioni definite (1806):

“in un dato composto gli elementi costituenti sono


sempre presenti in rapporti ponderali costanti,
indipendentemente dall’origine o dal modo di J. L. Proust
preparazione del composto stesso” (1754-1826)

in 100 g di H2O ci sono: 11,1 g di H


88,9 g di O

l’anidride carbonica CO2 è costituita da: carbonio C 27,3% in peso


ossigeno O 72,7% in peso

per formare il cloruro di sodio NaCl devo far reagire: 23 g di Na e 35,5 g di Cl


4,6 g di Na e 7,1 g di Cl
1 g di Na e 1,54 g di Cl
(il rapporto ponderale Na/Cl resta sempre 1/1,54)

“Ogni composto ha una composizione ben precisa e invariabile”


Legge delle proporzioni multiple (1808):

“quando due elementi entrano a far parte di


diversi composti, le quantità in peso dell’elemento
che si combina con una quantità costante dell’altro
stanno tra loro in rapporti semplici, definiti da
J.Dalton (1776-1844)
numeri interi piccoli”

% in peso % in peso
azoto ossigeno
di azoto di ossigeno

A 14 g 8g 63,6 36,4 N2O

B 14 g 16 g = 2 x 8 g 46,7 53,3 NO

C 14 g 24 g = 3 x 8 g 36,8 63,2 N2O3

D 14 g 32 g = 4 x 8 g 30,4 69,6 NO2

E 14 g 40 g = 5 x 8 g 25,9 74,1 N2O5

Per ogni composto al rapporto ponderale corrisponde un definito rapporto atomico.

“Ogni elemento è costituito da particelle elementari, dette


atomi, che entrano intere e indivise nelle reazioni”
Legge delle proporzioni multiple in volume (1808):
“quando due gas reagiscono tra di loro, il rapporto tra i loro
volumi misurati nelle stesse condizioni di temperatura e
pressione è definito da numeri interi piccoli …………………..
……………… se il prodotto della reazione è anch’esso un gas, il
rapporto tra il suo volume e quello di ciascuna delle specie
gassose reagenti è ancora definito da numeri interi piccoli” J. L.Gay-Lussac
(1778-1850)

idrogeno + azoto → ammoniaca


3 litri 1 litro 2 litri
+ →
H2/N2=3/1, H2/NH3=3/2, N2/NH3=1/2
1 volume di 1 volume di 2 volumi di
idrogeno cloro cloruro di idrogeno

volume di O2 che
volume di N2 volume di O2 volume fisso
reagisce
che reagisce che reagisce di N2
con il volume fisso di N2
N2O 2 1 2 1
NO 1 1 2 2
N2O3 2 3 2 3
NO2 1 2 2 4
N2O5 2 5 2 5
Legge di Avogadro (1811):
“volumi uguali di gas diversi, misurati nelle stesse
condizioni di temperatura e pressione, contengono
un uguale numero di particelle (molecole)”
A. Avogadro (1776-1856)

H + Cl →
x HCl
→ 2 H3/2Cl3/2
H3 + Cl3 x

H2p + Cl2q → 2 HpClq

H2 + Cl2 → 2 HCl

Molecola: la più piccola particella di un composto o di un elemento capace di


esistenza indipendente. La molecola di un elemento è costituita da atomi uguali. La
molecola di un composto contiene gli atomi che lo compongono in un rapporto fisso e
costante.
Legge di Avogadro (1811):
“volumi uguali di gas diversi, misurati nelle stesse
condizioni di temperatura e pressione, contengono
un uguale numero di particelle (molecole)”
A. Avogadro
(1776-1856)

idrogeno + cloro → cloruro di idrogeno H2 + Cl2 → 2 HCl


1 vol 1 vol 2 vol
n mol. n mol. 2n mol.

idrogeno + ossigeno → acqua 2 H2 + O2 → 2 H2O


2 vol 1 vol 2 vol
2n mol. n mol. 2n mol.

idrogeno + azoto → ammoniaca 3 H2 + N2 → 2 NH3


3 vol 1 vol 2 vol
3n mol. n mol. 2n mol.
Molecola: la più piccola particella di un composto o di un elemento capace di
esistenza indipendente. La molecola di un elemento è costituita da atomi uguali. La
molecola di un composto contiene gli atomi che lo compongono in un rapporto fisso e
costante.
Chimica
(A.A. 2011/2012, 6CFU)

• U.m.a. Peso atomico. Grammo atomo. Numero di Avogadro.


• Peso molecolare. Grammo molecola. Mole.
• Formule minime. Formule molecolari. Formule di struttura
• Esercitazione (alla lavagna … NO SLIDE..!)
ATOMO:
Nucleo, formato da
protoni e neutroni

Guscio di elettroni
in movimento

protoni mp
nucleo neutroni mn
elettroni me
mp : mn : me ≅ 1 : 1 : 0,00054
Dimensioni atomiche:

massa atomo da 1,673·10-24 (H) a 250 x 1,673·10-24 g


raggio atomo 0,5·10-8 ÷ 3·10-8 cm
massa elettrone 1/1836 della massa del protone
raggio elettrone 2,8·10-13 cm (2,8·10-5 Å)
raggio protone 10-12 cm (10-4 Å)

carica elettrone e- = -1,602·10-19 coulomb

1 Å = 1·10-8 cm
La dimensione dell’atomo
Grandezze che caratterizzano gli elementi:
NUMERO ATOMICO Z
Indica il numero di protoni nel nucleo
12
Si scrive in basso a sinistra del simbolo

NUMERO DI MASSA A 6 C
È la somma del numero dei protoni e di quello di neutroni (N)
Si scrive in alto a sinistra del simbolo

ISOTOPI
atomi aventi lo stesso numero di protoni (Z) ma diverso numero di neutroni

(ισο+τοποσ) = stesso posto


Isotopo (ισο+τοποσ)
1H 2H 3H 12C 13C 14C

12C 13C 14C

Stabile Stabile Instabile


Protoni e Neutroni

I neutroni sono una sorta


di collante per il nucleo.
L’energia che tiene
assieme le particelle del
nucleo è enorme.
DIFETTO DI MASSA

La massa di un atomo dovrebbe consistere della somma


delle masse di Z protoni + N neutroni, trascurando la
piccola massa degli elettroni. Invece la massa di un
atomo è minore di questa somma. La differenza fra i
due valori è detto.
Difetto di massa

Equazione di Einstein: E = mc2

Il difetto di massa è dovuto a quella parte della massa


dei nucleoni che si è trasformata in energia di legame
fra i protoni e i neutroni di un atomo (0,1-0,7%)
Peso atomico, peso molecolare, peso formula
Con la dizione peso atomico (PA) (oppure massa atomica) viene indicato
il rapporto tra massa dell’atomo e una massa scelta arbitrariamente
come massa unitaria, tale massa è pari ad 1/12 della massa dell’atomo di
carbonio (isotopo 12) e vale:

12
u.m.a. (unità di massa atomica) 1/12 della massa di 6 C = 1,6605 ·10-24 g
(dalton)
1
1 u.m.a = ⋅ m 12 C
12 6

Analogamente il peso molecolare (PM) di un elemento o composto è uguale al


rapporto tra la massa di una molecola dell’elemento o del composto e quella
dell’unità di misura ed è, pertanto, un numero puro che indica quante volte la
molecola pesa in più dell’unità di misura: poiché per il peso molecolare e per il
peso atomico si fa riferimento alla stessa unità di misura, è di tutta evidenza
che il peso molecolare è uguale alla somma dei pesi degli atomi che la
costituiscono. Per composti, come i sali, che non presentano molecole discrete,
si deve parlare di peso formula.
Peso atomico, peso molecolare, peso formula
PESO ATOMICO
mE
È il rapporto tra massa dell’atomo E u.m.a =
e massa dell’unità di misura. (1/12) ⋅ m 12 C
6

PESO MOLECOLARE mEn


È la somma dei pesi degli E n u.m.a =
atomi che costituiscono la molecola*. (1/12) ⋅ m 12
6C

PESO FORMULA
È il rapporto tra la massa della formula m A a Bb
A a Bb u.m.a =
e la massa dell’unità di misura
(per composti non molecolari*).
(1/12) ⋅ m 12
6C

Dove m 12 C è la massa del isotopo 12 del carbonio


6

* sarà più chiaro dopo lo studio del legame chimico


Osservazione :

Le dizioni peso atomico e peso molecolare sono in realtà


improprie, perché tali valori non esprimono dei pesi (peso=
massa X accelerazione gravitazionale = m·g), ma sono
numeri adimensionali.

Negli ultimi 30 anni sono state proposte da organismi


internazionali definizioni formalmente più corrette, che
mettono in evidenza l’adimensionalità della grandezza, come
massa atomica relativa e massa atomica media relativa, ma
in pratica non sono state adottate e si sono conservate le
secolari dizioni peso atomico e peso molecolare.
Unità di massa atomica (uma
(uma oppure u):
1/12 della massa di 12C ( = 1,6606×
1,6606×10-24 g)

Alcuni pesi atomici (ovvero massa atomica media relativa):

H 1,008 Ne 20,180
He 4,003 Na 22,990
Li 6,941 Mg 24,305
Be 9,012 Al 26,982
B 10,811 Si 28,086
C 12,011* P 30,974
N 14,007 S 32,066
O 15,999 Cl 35,453
F 18,998 Ar 39,948

* perché? Non è 12 uma


* perché? Non è 12 uma
La massa relativa (peso atomico) di un dato elemento chimico è una media
ponderata delle masse relative dei suoi isotopi: in particolare è la sommatoria del
prodotto tra la massa relativa di ciascun isotopo e la relativa abbondanza isotopica.

Tralasciando l’isotopo 14 del carbonio (che è instabile*) in natura si trova che ogni 112
atomi di carbonio isotopo 13 ce ne sono 10000 di carbonio isotopo 12

abbondanza isotopica
10000
abbondanza C = 12
≅ 0,98892 (Quindi il 98,892 % è di 12C)

10000 + 112
112
abbondanza 13C = ≅ 0,01108 (Quindi lo 1,108 % è di 13C)

10000 + 112
(per definizione deve
massa (relativa) isotopica del C = 12,000000
12
essere esattamente 12 )
m 13 C
massa (relativa) isotopica del C = 13,003354 =
13 6

(1/12) ⋅ m 12
6C

Peso atomico di C = 12,000000 ⋅ 0,98892 + 13,003354 ⋅ 0,01108


Peso atomico di C ≅ 12,011 (valore tabulato del peso atomico medio)

* Esiste anche un isotopo 11 del carbonio anch’esso instabile!


Peso (massa) atomico ed abbondanza isotopica
Calcolo della massa atomica media di un elemento note le abbondanze
relative (= frazione del numero totale di atomi costituiti da un dato
isotopo) degli isotopi costituenti.

Cloro: isotopo massa isotopo abbondanza relativa


35 34,96885 0,75771
17 Cl
37
17 Cl 36,96590 0,24229

34,96885 uma x 0,75771 = 26,49625 uma +


36,96590 uma x 0,24229 = 8,95647 uma
_____________
Peso (massa) atomico medio = 35,45272 uma

Lo stesso procedimento può essere applicato ad elementi costituiti da tre


o più isotopi di cui sono note le abbondanze relative.

N.B.: La somma delle abbondanze relative di tutti gli isotopi di


un dato elemento è uno.
Peso (massa) atomico ed abbondanza isotopica. Altri esempi:

isotopi = elementi con stesso Z e diverso N


abbondanza peso
elemento isotopi Z A N=A–Z
relativa (%) atomico (tabulato)
carbonio 12C 6 12 6 98,89
13C 6 13 7 1,11 12,011
14C 6 14 8 tracce
ossigeno 16O
8 16 8 99,759
17O
8 17 9 0,037 15,9994
18O 18 0,204
8 10
potassio 39K 19 39 20 93,138
40K 19 40 21 0,012 39,0983
41K 19 41 22 6,800
piombo 204Pb 82 204 122 1,3
206Pb 82 206 124 26,0 207,19
207Pb 82 207 125 20,7
208Pb 82 208 126 52,0
Oggi è possibile misurare accuratamente le masse atomiche tramite
uno strumento chiamato spettrometro di massa
Sui testi di chimica trovate
tabelle che già tengono conto
dall’ abbondanza isotopica.
Qui, ad esempio, è riportata la
tabella 1.7 del libro di testo
Nobile-Mastrorilli.

Come vedremo in seguito


piuttosto che usare una
tabella del genere è meglio
usare una tavola periodica
degli elementi che contiene
ulteriori informazioni e
proprietà degli atomi.

16
Peso molecolare = somma delle massa atomiche (pesi atomici)
della molecola

Esempi:

H2SO4 (formula dell’acido solforico):


solforico):
peso molecolare = 2×
2×1,008 + 32,066 + 4×
4×15,999 = 98,078 u.m.a.

C6H12O6 (formula del glucosio):


glucosio):
peso mol. = 6×
6×12,011 + 12×
12×1,008 + 6×
6×15,999 = 180,156 u.m.a.
Grammo-atomo. Numero di Avogadro.
Peso molecolare. Grammo-molecola. Mole.
Corrispondentemente al peso atomico e al peso molecolare si definisce il grammo-atomo,
la grammo-molecola come la quantità di una specie chimica il cui peso in grammi è
numericamente uguale al valore, rispettivamente, del PA, del PM.

In base a questa definizione ogni grammo-molecola o grammo-atomo contiene un


ugual numero di particelle.
Nel linguaggio chimico si tende oggi a sostituire alle dizioni grammo-atomo o grammo-
molecola la dizione mole. La definizione di mole (Comité International des Pois et
Mesures; 1971) è la seguente:

“Mole è la quantità di materia di un sistema che contiene tante entità


elementari quanti atomi sono contenuti in 0,012 Kg (12 g) di carbonio
(isotopo 12)”

Questo numero di atomi è il numero di Avogadro:


N = 6,022·1023

N particelle (atomi, molecole, ioni, etc.) = 1 mole


Il numero di Avogadro è un numero grandissimo

7 × 1022
stima del numero di stelle nell' universo osservabile.

1023
stima del numero di granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo.

N ≈ 6,022×1023
è il numero di atomi in 12 grammi di 12C

1024
è il numero totale di connessioni sinaptiche presenti nel cervello
umano.
Il numero di Avogadro è un numero grandissimo

È,quindi, difficile cogliere la reale entità del numero di Avogadro se non


si simula un esperimento quale potrebbe essere quello di calcolare il
tempo necessario per contarlo con, per esempio, una velocità costante di
150 numeri al minuto.

Con tale velocità si conterebbero:

150 numeri/minuto · 60 minuti/ora · 24 ore/giorno · 365 giorni/anno =


= 7,884 · 107 numeri/anno

6,022 · 1023 numeri/7,884 · 107 numeri/anno ≈ 1016 anni !!!


TABELLA: Unità di misura del Sistema Internazionale.

La mole è una delle sette grandezze fondamentali.

Osservazione:
12 g di carbonio isotopo 12 = numero di atomi
N=
12 uma
12 g 1
= = =6,022·1023
12 x 1,6605·10-24 g 1,6605·10-24
Moli di elementi
Grammo-atomo. Numero di Avogadro.

12
u.m.a. (unità di massa atomica) 1/12 della massa di 6C = 1,6605 ·10-24 g
12
12 C = 98,89 %
6
peso atomico C = 12 u.m.a.; C = 12,011 u.m.a.
6
13
C=
6 1,11 %

grammo atomo “quantità in grammi pari al peso atomico”

12
1 grammo atomo 6 C = 12 g
1 grammo atomo C = 12,011 g
1 grammo atomo W = 183,85 g

1/ 1,6605 ·10-24 = NA (numero di Avogadro) = 6,022 ·1023


Peso molecolare. Grammo-molecola. Mole.

peso molecolare (peso formula) “somma dei pesi atomici”

grammo molecola “quantità in grammi pari al peso molecolare”

1 grammo molecola CO2 = (12 +16 + 16) = 44 g


1 grammo molecola NH3 = (14 +1 + 1 + 1) = 17 g

mole “quantità di sostanza che contiene un numero di particelle


pari ad un numero di Avogadro NA”

m (g)
n (mol) =
(questa è la definizione operativa (cioè in formula
matematica) della mole; e sarà fondamentale per risolvere
M (g/mol) qualsiasi esercizio o problema chimico che incontrerete)

Dove m simboleggia la massa della sostanza (elemento, molecola,


sale ione. etc) ed M simboleggia il peso di una mole di tale
sostanza: peso molare.
Mole e peso molare
Una mole di sostanza diverse ha peso diverso !

In una reazione o in una formula chimica contano le moli, non i grammi!


Riepilogando: m (g)
n (mol) =
u.m.a. (dalton): unità di misura usata per le masse atomiche M (g/mol)
1 u.m.a. = 1/12 della massa del 12C = 1,6605·10-24 g

peso atomico/molecolare (relativo): indica quante volte


NUMERO PURO!
l’atomo/molecola pesa più dell’unità di misura (cioè del peso di
u.m.a.
riferimento)
dalton
12C = 12 u.m.a.

grammo-atomo/molecola: quantità in grammi di un


MASSA!
elemento/molecola pari al suo peso atomico/molecolare relativo
g
1 grammo-atomo di 12C = 12 g

numero di Avogadro: numero di atomi contenuti in 1 grammo-


atomo
NA = 6,022 ·1023

mole: quantità di materia contenente NA = 6,022 ·1023 particelle


mole ≡ grammo-atomo/molecola
Esempio per CO2: peso molecolare: (12 + 16 + 16) u.m.a. = 44 u.m.a. ≡ 44 dalton
1 grammo-molecola: 44 g (contengono 6,022 ·1023 molecole)
1 mole: 44 g (contiene 6,022 ·1023 molecole)
peso molare: 44 g/mol
Determinazione dei pesi molecolari di sostanze volatili
attraverso la densità gassosa relativa.
Se si considerano volumi uguali (V) di due gas diversi A e B alla stessa
temperatura e pressione, le quantità (in grammi) dei due gas in essi contenuti,
rispettivamente MA e MB, contengono lo stesso numero N di molecole.
Indicando con mA il peso in grammi di una molecola di A e con mB quello di una
molecola di B, le due quantità MA e MB risulteranno essere date da:

La densità relativa del gas A rispetto al gas B è:


Semplificando e dividendo mA a numeratore e mB a denominatore per
l’unità delle masse atomiche, si ottiene la relazione cercata:

Usando come riferimento l’idrogeno molecolare, di peso molecolare 2,016


dalton:

il peso molecolare del gas A è uguale a 2,016 volte la sua densità relativa
rispetto all’idrogeno:
Composizione ponderale
La formula di un composto fornisce in maniera immediata e diretta la sua
composizione atomica. Una mole di un composto di formula AaBbCc contiene a moli
di atomi dell’elemento A, b moli di atomi dell’elemento B e c moli di atomi
dell’elemento C; in modo equivalente si può dire che il rapporto atomico tra gli
elementi che formano il composto è:
a:b:c
La formula consente anche di ricavare in maniera molto semplice la composizione
del composto sotto forma di rapporto ponderale o di percentuale in peso.
Una mole di composto, pari a AaBbCc grammi, contiene mA, mB e mC grammi degli
elementi A, B e C corrispondenti rispettivamente ad a moli di atomi di A, b moli di
atomi di B e c moli di atomi di C:

mA (g) = a (mol) · A (g/mol)

mB (g) = b (mol) · B (g/mol)

mC (g) = c (mol) · C (g/mol)

Il rapporto ponderale che caratterizza il composto è:

mA : mB : mC
Le espressioni con le quali si calcolano le percentuali in peso degli
elementi nel composto si ricavano con le proporzioni:
Esercizio: Un miscuglio di perclorato di potassio (KClO4) e di cloruro di
sodio (NaCl) contiene il 36,11% in peso di cloro. Calcolare la percentuale
dei due composti nel miscuglio.

Svolgimento
Le percentuali di cloro nel perclorato di potassio e nel cloruro di sodio
sono rispettivamente:
Indicando le quantità di perclorato di potassio e di cloruro di sodio contenute in 100 g
di miscuglio rispettivamente con x (%KClO4) e y (%NaCl), la massa di cloro contenuta in
ciascuna di esse si ottiene dalla proporzione:

Le quantità mClx e mCly possono essere ottenute anche in maniera più diretta:
I valori di x e y, e quindi la composizione della miscela, si ottengono risolvendo il
sistema:
Esercizi analoghi:
Esercizi analoghi con “difficoltà maggiore”:
Formule minime. Formule molecolari.
Formule di struttura

formula minima “indica, con numeri interi più piccoli possibili, i rapporti
con cui gli atomi si legano tra loro in un composto”
H2O CH
acqua acetilene
benzene

formula molecolare “indica l’esatto numero di atomi che si legano tra loro
in un composto”
H2O C2H2 C6H6
acqua acetilene benzene

formula di struttura “indica le posizioni steriche relative degli atomi che si


legano tra loro in un composto”
H

O H C C H
H
C
C
C
H
benzene
H C C
H acqua
acetilene H C H
H
Formule minime e Formule molecolari.
Studiare gli esercizi svolti del libro di testo a pag, 43-49
Esercizi:
1° esercizio.
esercizio. ESERCITAZIONE (alla lavagna … NO SLIDE..!)
50 g di un miscuglio di CaBr2 e LiBr contengono il 84,77 % in peso di bromo. Calcolare
la composizione percentuale del miscuglio.
2° esercizio.
esercizio.
20,0 g di una lega di magnesio e zinco, bruciati con un eccesso di aria, formano una
miscela dei relativi ossidi (MgO e ZnO) che pesa 30,684 g. Determinare la composizione
percentuale in peso della lega.
3° esercizio.
esercizio.
L’analisi di una sostanza organica costituita da carbonio, idrogeno e ossigeno ha fornito
i seguenti risultati: per combustione di 1,101 g si sono ottenuti 2,646 g di anidride
carbonica e 0,540 g di acqua. Ricavare la formula minima della sostanza. Sapendo,
inoltre, che la densità gassosa della sostanza relativa all’idrogeno molecolare è 54,624
stabilirne la formula molecolare.
4° esercizio.
esercizio.
L’analisi di una sostanza organica costituita da carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno ha
fornito i seguenti risultati: per combustione di 8,972 g si sono ottenuti 21,125 g di
anidride carbonica, 7,206 g di acqua e 896,6 mL di azoto molecolare raccolto a
condizioni normali. Ricavare la formula minima e la formula molecolare della sostanza
sapendo che la sua densità relativa al gas elio (dr→He) è pari a 56,04.
5° esercizio.
esercizio.
Un composto organico è costituito da carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno. Per
analizzare carbonio e idrogeno, 2,404 g di composto vengono bruciati con un eccesso di
ossigeno. Dalla combustione si ottengono 3,521 g di diossido di carbonio e 2,163 g di
acqua. Per l’analisi dell’azoto si pesano 3,606 g di composto, che sviluppano 672,1 mL di
azoto a c.n. La densità relativa del composto rispetto all’ossigeno è dr→O2= 3,756.
Ricavare la formula minima e la formula molecolare del composto.
Chimica
(A.A. 2011/2012, 6CFU)

• Come introduzione a questa lezione potete studiare da soli il cap3 del libro di testo

• Modello atomico di Thomson


• Il nucleo atomico (esperienza di Rutherford)
• Modello atomico di Rutherford
• Radiazioni elettromagnetiche. Spettro delle radiazioni elettromagnetiche.
Fenomeni di interferenza e diffrazione
• Interazione tra luce e materia (spettri atomici)
• Modello atomico di Bohr. Numeri quantici
Modello atomico di J. J. Thomson (1897)
Thomson misurò con opportuni esperimenti
il rapporto carica/massa dell’elettrone:
J. J. Thomson
e/m= 1,76 ×1011 C/Kg (1856-1940)
Nobel 1906
da cui si dedusse * : ×10-31 Kg= 9,11×
m= 9,11× ×10-28 g

Un valore circa 1800 volte* più piccolo della massa dell'idrogeno. Quasi tutta la
massa atomica è, quindi, associata alla carica positiva (cioè, come vedremo, è
concentrata nel nucleo)
Egli ipotizzò il suo modello: “Tutta la massa e la carica positiva sono
distribuite uniformemente in una sfera di raggio ∼ 1Å (10-10 m). Gli
elettroni sono distribuiti in questa sfera agendo da collante per le cariche
positive, e sono in numero tale da rendere neutro l’atomo”
+- +-
- -
+ + +
-+ - + -
*Fu in seguito Robert Andrews Millikan (1868-1953) con l’esperimento
della “goccia cadente” (1909) a misurare la carica dell’elettrone.
La radioattività

• “Raggi” α: particelle con carica positiva (nuclei di elio con 2 protoni e 2 neutroni)
• “Raggi β”: elettroni
• “ Raggi γ”: radiazioni elettromagnetiche ad alta energia
La radioattività è il fenomeno per cui alcuni nuclei, non stabili, si trasformano in altri emettendo
particelle. La scoperta della radioattività avvenne alla fine dell’800 ad opera di Henry Bequerel e dei
coniugi Pierre e Marie Curie, che ricevettero il Premio Nobel per la Fisica per le loro ricerche. Essi
scoprirono che alcuni minerali, contenenti uranio e radio,avevano la proprietà di impressionare delle
lastre fotografiche poste nelle loro vicinanze. Le lastre fotografiche, una volta sviluppate,
presentavano delle macchie scure.
Modello atomico di Rutherford (1911)

Un fascio di particelle α viene fatto


passare attraverso una lamina di oro. Le
particelle che attraversano la lamina
colpiscono uno schermo fluorescente
illuminandolo.

Se la distribuzione di carica e massa


negli atomi di oro della lamina fosse
omogenea, tutte le particelle
dovrebbero attraversarla senza subire
deviazioni.

Invece Rutherford osservò che:


• la maggior parte delle particelle attraversa la lamina senza subire deviazioni;
• alcune subiscono deviazioni di varia ampiezza;
• una certa porzione di particelle viene respinta.
Modello atomico di Rutherford (1911)
Ernest Rutherford
(1871-1937)
Nobel 1908
(Modello dinamico basato sulla meccanica newtoniana)
tutta la carica positiva e quasi tutta la massa sono
concentrate in un “nucleo” di raggio ~10-4Å. Atomo
«vuoto»

gli elettroni, in numero uguale alla carica nucleare, ruotano


intorno al nucleo

+ +
+ +
+ +
Rappresentazione del modello di atomo che
+ +
spiega l’esperimento di Rutherford
+ +
+ +
+ +
+ +
Modello atomico di Rutherford (1911)
Ernest Rutherford
(1871-1937)
Nobel 1908

Dimensioni atomiche: circa 1 Å = 10-10 m


Dimensioni nucleari: circa 10-5 Å = 10-15 m
La maggior parte dell'atomo è vuoto
Quasi tutta la massa atomica è quindi
concentrata nel nucleo
Modello atomico di Rutherford (1911)
Hendrik Antoon Lorentz, fisico olandese, critica il modello di
Rutherford applicando la teoria elettromagnetica classica Ernest Rutherford
(1871-1937)
all’elettrone. Nobel 1908

Limiti alla teoria di Rutherford:

Gli elettroni, oscillando attorno alla loro


posizione di equilibrio e girando attorno
al nucleo, per le leggi di Maxwell e di
Hertz, avrebbero dovuto emettere una
radiazione elettromagnetica, e quindi
ridurre la loro energia.
Gli elettroni perderebbero rapidamente
la loro energia irradiandola e quindi
cadrebbero a spirale verso il nucleo,
cioè collasserebbero sul nucleo.

Ma gli atomi sono stabili!

Come mai?
Modello atomico di Rutherford (1911)
Limiti alla teoria di Rutherford:
Ernest Rutherford
(1871-1937)
L’elettrone movendosi di moto Nobel 1908
circolare perderebbe energia
cinetica avvicinandosi
- progressivamente
al nucleo (in circa 10-11s)

+ -

Le leggi dell’elettromagnetismo
stabiliscono che quando una carica
elettrica subisce una qualsiasi
accelerazione perde energia
Radiazioni elettromagnetiche
Una radiazione elettromagnetica è una radiazione caratterizzata da un campo
elettrico E e uno magnetico H perpendicolari tra loro e perpendicolari alla
direzione di propoagazione. La sua velocità nel vuoto è c = 2,9979·108 m/sec.

Vettore
elettrico
Sorgente Rappresentazione di un onda elettromagnetica.

Vettore
magnetico
Direzione di
propagazione

Grandezze caratteristiche di un onda elettromagnetica.


λ Lunghezza d’onda: rappresenta la distanza tra due
A
minimi o due massimi (unità di lunghezza: m, cm,
nm, A, …)
ν Frequenza: ν=c/λλ, rappresenta nell’unità di tempo
λ
il numero di vibrazioni di un onda di lunghezza
d’onda λ (unità di tempo-1: sec-1, Hz)
E = h·νν A Ampiezza: rappresenta l’altezza di una cresta ed è
indicativa dell’intensità dell’onda
h = 6.626·10-34 J ·s (costante di Planck)
Radiazioni elettromagnetiche
Un’onda è caratterizzata dalla sua lunghezza e, quindi, dalla sua frequenza. In
alcuni casi è più comodo usare al posto di λ il suo reciproco, che viene indicato
con v~ e prende il nome di numero d’onda:
~ 1
v=
λ
c 1 ν
Poiché la frequenza ν :
ν= ⇒ =
λ λ c
~ ν
la relazione tra il numero d’onda e la frequenza è
v=
c
Quindi il nome di numero d’onda come la frequenza è proporzionale
all’energia della radiazione elettromagnetica.
Spettro delle radiazioni elettromagnetiche
Le onde elettromagnetiche sono classificabili in base alla loro lunghezza d’onda:

La luce viaggia in pacchetti di energia chiamati fotoni o quanti.


L’energia quindi non varia in maniera continua ma viene trasportata in E=hυ
quantità discrete e dipende dalla frequenza della radiazione. h = 6,62·10-34 J·s
Il fotone associato ad un’onda di frequenza υ trasporta un’energia
pari a E = h υ. 1 nm = 10-9 m
L’intensità della radiazione è proporzionale al numero di fotoni. 1 Å = 10-10 m = 0,1 nm
Interazioni tra luce e materia

Spettro (continuo) della luce bianca

Spettro: insieme delle frequenze che compongono la radiazione


analizzata dallo spettrometro
Interazioni tra luce e materia
Un prisma è un oggetto in
grado di disperdere la luce
bianca nelle sue componenti
monocromatiche
Rifrazione della luce
Hydrogen Se la luce bianca viene analizzata
gas dopo aver attraversato un’ampolla
trasparente che contiene un
elemento tenuto allo stato
gassoso, lo spetto colorato
continuo della luce bianca
presenta delle righe nere; queste
denunciano il mancato arrivo di
radiazioni che, pertanto, sono
state assorbite dall’elemento

Spettro di assorbimento

Gli elementi, portati allo stato gassoso e


riscaldati ad alta temperatura, emettono una
luce che, analizzata, dà uno spettro
costituito da righe di un colore caratteristico
dell’elemento eccitato su fondo nero

Spettro di emissione
Spettro di assorbimento

Spettro di emissione
Interazioni tra luce e materia. Spettri atomici
Interazioni tra luce e materia
Spettro dell’idrogeno: eq. di Balmer-Ritz

Nello spettro di emissione si notano tre gruppi di righe, detti serie: la serie di Lyman,
quella di Balmer e quella di Paschen: tutte le righe di Lyman e la prima di Balmer sono
nella zona dell’ultravioletto, le rimanenti righe di Balmer e la prima di Paschen cadono
nel visibile, tutte le altre nell’infrarosso. Nonostante che lo spettro di emissione
dell’idrogeno appaia complicato, una semplice relazione matematica correla la posizione
di tutte le righe. Tale relazione è

~  1 1 
ν = RH  2 − 2 
 n1 n2 
RH costante di Rydberg (109678 cm-1)
n1 e n2 interi con n1<n2
~ 1
ove v è il numero d' onda ed è uguale a
λ
Tuttavia, nessuna teoria atomica era in grado di spiegare e predire spettri atomici
fino a quando Niels Bohr non introdusse il suo modello atomico….
Modello atomico di Bohr (1913)
(Atomi idrogenoidi H, He+, Li++, …)

Niels Bohr
(1885-1962)
Nobel 1922

1° postulato l’atomo si trova in uno stato stazionario che non irradia energia

2° postulato le orbite permesse all’elettrone di massa m e di velocità v, in ogni


stato stazionario sono circolari e solo quelle aventi un raggio r
tale da rendere il suo momento angolare mvr pari a un multiplo
intero del quanto di momento angolare h/2π π

h
mvr = n

3° postulato l’atomo può assorbire o irradiare energia solo quando


passa da uno stato stazionario ad un altro
Modello atomico di Bohr
(Atomi idrogenoidi H, He+, Li++, …)
QUANTIZZAZIONE DEL RAGGIO
e2 v2
(1) Fd 'attrazione = Fcentrifuga ⇒ 2
=m
r r
Evidenziando r del secondo membro

mv 2 r 2
(2) r=
e2
Moltiplicando il numeratore e il denominatore per m
2 2 2
m v r
(3) r=
me 2
2
h h
Tenendo conto del secondo postulato: mvr = n ⇒ m 2v 2 r 2 = n 2 (4)
2π 4π 2
Sostituendo la relazione (4) nella (3) si ottiene:

quantizzazione del raggio


h2
r = n2
4 π 2 me 2 (n=1, 2, 3, … numero quantico principale)
Modello atomico di Bohr (1913)
(Atomi idrogenoidi H, He+, Li++, …)

QUANTIZZAZIONE DELL’ENERGIA
Energia = Energia potenziale + Energia cinetica E =V +T (6)

e2 1 2
(7) E = V + T = − + mv
r 2
1 2 e2
Tenendo conto della (1) e 2 v 2 possiamo ricavare la mv = (8)
2
=m 2 2r
r r
Sostituendo la relazione (8) nella (7) si ottiene: e2 e2 e2
E=− + =− (9)
r 2r 2r
Sostituendo la quantizzazione del raggio h2 nella (9) si ottiene:
r = n 2

4 π 2 me 2

e2 e2 2π 2 me 4
E=− =− 2
=− 2 2
2r h nh
2n 2
4π 2 me 2
2π 2 me 4 1 quantizzazione dell’energia
E n = − 2 2 = − 2 E0
nh n (n=1, 2, 3, … numero quantico principale)
Modello atomico di Bohr
(Atomi idrogenoidi H, He+, Li++, …)

E
16r1=r4
0 ∞
n=∞
E4= -1/16 E0 n=4 9r1=r3
∆E4-1= E4 – E1
E3= -1/9 E0 n=3
4r1=r2
∆E3-1= E3 – E1 r1
E2= -1/4 E0 n=2
Serie di Balmer (n=1), E1
(UV-VIS) (n=2), E2
∆E2-1= E2 – E1

(n=3), E3
E1= - E0 n=1
Serie di Lyman

E = h ⋅ν
(lontano UV)
(n=4), E4

∆E3- ∆E3- ∆E2-


1 1 1

ν
Modello atomico di Bohr
(Atomi idrogenoidi H, He+, Li++, …)
Derivazione teorica della costante di Rydberg

2π 2 me 4 1
E n = − 2 2 = − 2 E0
nh n

1 1 1 1
∆E = E2 − E1 = ( − 2
+ 2
) E 0 = ( 2
− 2
) E 0 = hν
n2 n1 n1 n2
~ 1 v
v= c = λv = ~ v = cv~
λ v

1 1 ~ 1 1 E0
~
hcv = ( 2 − 2 ) E0 v =( 2 − 2)
n1 n2 n1 n2 hc

~ 1 1 E0
v = RH  2 − 2  RH ≡
 n1 n2  hc
E E E
0 0 0
E4 E4 E4
E3 E3 E3

E2
E
E2 • E2

E1 • E1 E1 •
stato fondamentale stato eccitato stato fondamentale

 1 1   1 1 
E assorbita E emessa ∆E = E 2 − E1 =  − 2 + 2  E 0 =  2 − 2  E 0
 n 2 n1   n1 n 2 
∆E = h ⋅ν
Modello atomico di Bohr
(Atomi idrogenoidi H, He+, Li++, …)

n=5 =4 =3 =2 =1

E = hc/
c/λλ
Spettro di emissione Questa transizione
non è possibile
Limiti del modello atomico di Bohr

Il modello di Bohr, per quanto stimolante,


ha delle limitazioni:

incapacità di interpretare i risultati spettroscopici di


atomi polielettronici

incapacità di offrire qualsiasi base teorica per


interpretare le proprietà direzionali dei legami chimici

intrinseca contraddizione (si postula che l’elettrone non


ubbidisce alle leggi della fisica classica e si usano
proprio queste leggi per definire il raggio delle orbite e
l’energia del sistema)
Estensione del modello atomico di Bohr
(Atomi polielettronici) numeri quantici l ed m

Le orbite descritte dal moto dell’elettrone intorno al nucleo sono ellittiche, con
una eccentricità quantizzata (Sommerfeld: numero quantico l) e assumono
orientazioni nello spazio quantizzate (effetto Zeeman: numero quantico m).

n=1, 2, 3, … numero quantico principale


l=0, 1, … (n-1) numero quantico secondario
m=0, ±1, … ± l numero quantico magnetico
Estensione del modello atomico di Bohr
(Atomi polielettronici) numeri quantici l ed m
n = 1, 2, 3, … numero quantico principale ⇒ determina l’energia dell’orbita
l = 0, 1, … (n-1) numero quantico secondario ⇒ determina l’energia e la forma dell’orbita
m = 0, ±1, … ± l numero quantico magnetico ⇒ determina l’orientazione dell’orbita
Chimica
(A.A. 2011/2012, 6CFU)

• Ipotesi di De Broglie. Principio di indeterminazione di Heisenberg.


• Modello atomico ondulatorio. Equazione d’onda di Schrödinger.
• Orbitali atomici e numeri quantici. Energia degli orbitali atomici.
• Principio di esclusione di Pauli. Regola di Hund.
• Aufbau: costruzione della tabella periodica degli elementi.
• Proprietà periodiche degli elementi.
Dualismo onda-particella
Ipotesi di De Broglie (1924)

Fenomeni fisici:
di carattere corpuscolare di carattere ondulatorio
(fenomeni connessi con l’esistenza di (fenomeni che mostrano proprietà
particelle discrete) continue proprie delle onde)
•leggi classiche del moto •diffrazione della luce
Meccanica classica Teoria ondulatoria classica

di carattere dualistico onda-corpuscolo

Moderna teoria quanto-meccanica


(Il carattere corpuscolare o il carattere
ondulatorio di un fenomeno sono due
aspetti di una stessa realtà)

natura dualistica delle particelle microscopiche


natura dualistica della luce Ipotesi di De Broglie
a qualsiasi particella di massa m e di velocità v può
c essere associata un’onda di lunghezza d’onda pari
Relazione di Planck E = hν = h a:
λ h h
λ= λ=
mc mv
Relazione di Einstein E = mc 2
•Diffrazione di un fascio di elettroni ad opera
di un reticolo di diffrazione costituito da un
cristallo di Ni
Dualismo onda-particella
Ipotesi di de Broglie (1924)

Per i fotoni:
A. Einstein M. Planck
c (1858-1947)
E = hν = h
(1879-1955)
Relazione di Planck
h Nobel 1921 Nobel 1919
λ
λ=
Relazione di Einstein
E = mc 2 mc
Per un qualsiasi corpo in movimento:

h
λ= L. De Broglie
(1892-1987)

mv Nobel 1929

Natura dualistica dell’elettrone • Effetto fotoelettrico e termoelettrico: natura


(Esperimenti chiave) corpuscolare dell’elettrone
• Davisson e Germer, 1927: Diffrazione di un fascio di
elettroni ad opera di un reticolo di diffrazione costituito da un
cristallo di Ni
Dualismo onda-particella
Ipotesi di De Broglie 1924

L’ipotesi del dualismo onda-particella ricevette la conferma sperimentale nel


1927 e, nel 1929, De Broglie fu insignito del premio Nobel per la fisica.
•Davisson e Germer, 1927: Diffrazione di un fascio di elettroni ad opera di un reticolo di
diffrazione costituito da un cristallo di Ni

Raggi X Elettroni

Un fascio di elettroni era diretto verso un cristallo di nichel, che poteva essere ruotato per misurare la
distribuzione angolare degli elettroni. Si trovò che a certi angoli si aveva un picco nell’intensità degli
elettroni diffusi, in accordo con la condizione di interferenza costruttiva tra le “onde elettroniche”
riflesse da diversi piani reticolari, in maniera identica a quello che accade con i raggi X.
Principio di indeterminazione di Heisenberg (1927)
Tale legge pone un limite invalicabile alla possibilità di conoscenza umana,
riconoscendo l’impossibilità teorica di determinare contemporaneamente e con
precisione arbitraria due parametri fisici importanti di una particella quali sono la
posizione spaziale e il momento.

Il prodotto tra l’incertezza ∆x della misura della posizione x di una particella, e W. Heisenberg

l’incertezza ∆(mv) della misura della sua quantità di moto non può essere inferiore ad (1901-1976)
Nobel 1932
π
una quantità minima, pari a h/2π

∆x ⋅ ∆ (mv ) ≥
h
h = 6,626·10-34 J·s (cost. di Planck)

(un modello atomico in cui l’elettrone compie orbite ben determinate intorno al nucleo
perde ogni significato scientifico)

nessun limite apprezzabile alla possibilità di misurare posizione e velocità di una particella
macroscopica (es. un pallone da calcio)
m=500 g
6,626 ⋅10 −34 ( J ⋅ s )
= 2,1 ⋅10 − 28 (m / s )
∆x= 10-6 m h
∆v ≥ =
2πm∆x 2π ⋅ 0.500(kg ) ⋅10 (m )
−6

limiti alla possibilità di misurare posizione e velocità di una particella microscopica


melettrone=9,1·10-31 kg 6,626 ⋅ 10 −34 ( J ⋅ s )
= 1,16·108 (m / s )
h
∆v ≥ =
∆x= 10-12 m 2πm∆x 2π ⋅ 9,1 ⋅ 10 (kg ) ⋅ 10 (m )
− 31 −12
Principio di Indeterminazione di Heisemberg

È possibile conoscere con È possibile conoscere


precisione arbitraria la con precisione arbitraria
posizione di una particella la sua velocità

Non è possibile conoscere simultaneamente


queste variabili con precisione qualsiasi..

∆x ⋅ ∆(mv ) ≥
h

Modello atomico ondulatorio
Equazione d’onda di Schrödinger

Η operatore caratteristico del sistema atomico E. Schrödinger


(1887-1961)

Ψ autofunzione (descrive l’elettrone dal punto di vista Nobel 1933

ΗΨ = ΕΨ ondulatorio: ψ 2(x,y,z) rappresenta la probabilità che


l’elettrone si trovi nel punto di coordinate x,y,z)

Ε autovalore (energia dell’elettrone)

Tra le soluzioni dell’equazione di Schrödinger, le funzioni d’onda Ψ fisicamente


accettabili devono soddisfare particolari condizioni al contorno imposte dalla natura
del sistema:
1) finite, continue e ad un solo valore in tutto lo spazio
2) tendere a zero a distanza infinita dal nucleo
3) normalizzate

Le condizioni al contorno imposte fanno sì che ognuna delle infinite funzioni d’onda Ψ che
rappresentano le soluzioni dell’equazione d’onda, dette orbitali atomici, viene ad essere
caratterizzata da quattro numeri quantici:
n=1, 2, 3, … numero quantico principale

Ψnllm Εnllm
l=0, 1, … (n-1) numero quantico secondario
m =0, ±1, … ±l numero quantico magnetico
±1/2 numero quantico magnetico di spin
ms=±
Modello atomico ondulatorio
Equazione d’onda di Schrödinger

ΗΨ = Ε·Ψ
Ψ La funzione d’onda Ψ descrive un’onda stazionaria

onda stazionaria

h h
2πr = nλ = n ⇒ mvr = n
mv 2π

h 2  ∂ 2ψ ∂ 2ψ ∂ 2ψ 
− 2 ⋅  2 + 2 + 2  + V ⋅ψ = E ⋅ψ
8π m  ∂x ∂y ∂z 
Modello atomico ondulatorio
Significato fisico dei numeri quantici orbitalici

n Definisce lo strato e da esso dipende l’energia dell’orbitale

Ψnllm l Definisce il livello, e quindi la forma dell’orbitale. Da esso


dipende (in piccola misura) l’energia dell’orbitale

m Definisce l’orientazione nello spazio degli orbitali. Orbitali


col medesimo m sono degeneri (cioè stessa energia)

ms = numero quantico magnetico di spin


Modello atomico ondulatorio
Significato fisico dei numeri quantici orbitalici
L’elettrone ha un
Equazione di Dirac:
momento angolare
Descrive il intrinseco : spin
comportamento di
particelle relativistiche

P.A M. Dirac
(1902-1984)
Nobel 1933
La teoria quantistica del moto dell'elettrone lo indusse a postulare
nel 1928 l'esistenza di una particella identica all'elettrone in ogni
aspetto tranne che nella carica, avendo l'elettrone carica negativa e
questa ipotetica particella, invece, carica positiva. La teoria di Dirac
venne confermata nel 1932, quando il fisico statunitense Carl David
Anderson scoprì il positrone.
n=1, 2, 3, …
l=0, 1, … (n-1)
Orbitali atomici e numeri quantici m =0, ±1, … ±l

n l m Ψnlm n l m Ψnlm y

1 0 0 1s 4 0 0 4s x
z 1s

2 0 0 2s 4 1 -1
y
2 1 -1 4 1 0 4p
4 1 +1
2 1 0 2p
2 1 +1 4 2 -2
x
4 2 -1 z 2s
3 0 0 3s 4 2 0 4d
3 1 -1 4 2 +1
y
3 1 0 3p 4 2 +2
2py
3 1 +1 4 3 -3
4 3 -2
3 2 -2
4 3 -1
3 2 -1 4f
4 3 0 x
3 2 0 3d
4 3 +1 2px

3 2 +1
4 3 +2 z
3 2 +2 2pz
4 3 +3
Forme degli orbitali

L’orbitale viene rappresentato


graficamente in modo tale che
nel suo volume vi sia una certa
probabilità (90%, 95% oppure
99%) di trovare l’elettrone.

Sulla superficie dell’orbitale la


probabilità di trovare
l’elettrone è costante

Il segno dell’orbitale
rappresenta il segno della
funzione d’onda Ψ.
L’orbitale 1s
La funzione ψ1s dipende solo
dal raggio r ⇒ l’orbitale 1s è
sferosimmetrico

consideriamo l’orbitale 1s come


una sfera all’interno della quale
la probabilità di trovare
l’elettrone è pari al 95%

probabilità di trovare
l’elettrone in un guscio
sferico di volume dr a
distanza r dal nucleo ⇒
probabilità radiale 4πr2ψ2
Orbitali atomici
Energia degli orbitali atomici
Atomi idrogenoidi Atomi polielettronici


E E …

4p
… 3d
4s 4p 4d 4f ··· ··· ··· 4s
3p
3s 3p 3d 3s

2p
2s 2p
2s

1s 1s

1s

Energia dei livelli


1s < 2s = 2p < 3s = 3p = 3d < 2s 2p
< 4s = 4p = 4d =4f < 5s = 5p … 3s 3p 3d
Livelli energetici in ordine crescente di energia
4s 4p 4d 4f
5s 5p 5d 5f …
6s 6p 6d 6f … …
7s 7p … … … …
Confronto fra la teoria di Bohr e teoria ondulatoria

teoria di Bohr teoria ondulatoria


meccanica quantistica, concetto di
meccanica Newtoniana
basi teoriche probabilità e principio di
deterministica
indeterminazione di Heisenberg
particella puntiforme dotata di particella dotata di massa a cui è
elettrone
carica negativa associata un’onda
orbita: traiettoria definita orbitale: funzione matematica ψ che
seguita dall’elettrone a cui descrive l’onda associata all’elettrone
localizzazione corrisponde un definito valore di a cui corrisponde un definito valore di
dell’elettrone energia energia

probabilità di trovare l’elettrone in un


raggio dell’orbita
punto dello spazio dipende da ψ2

distanza dal nucleo a cui è massima la


raggio della prima orbita probabilità di trovare l’elettrone in un
r0 = 0,53 Å
dell’atomo di idrogeno elemento di volume infinitesimo
nell’atomo di idrogeno
numeri parametri fisici valori dei coefficienti della funzione
quantici (ad es. forma dell’orbita) d’onda
E = -1/n2 · E0
energia E = -1/n2 · E0
autovalore della funzione d’onda
“Evoluzione” della teoria atomica
“aspettando” una nuova teoria atomica

?
Principio di esclusione di Pauli. Regola di Hund
Principio di esclusione di Pauli
In uno stesso atomo non possono esistere due elettroni caratterizzati
dalla stessa quaterna di numeri quantici n l m ms.
Se due elettroni sono descritti dal medesimo orbitale, essi devono
possedere diverso numero quantico di spin (spin opposto) ⇒ un orbitale può
contenere al massimo due elettroni
ms = +1/2
orbitale di numeri quantici n, l, m
ms = -1/2

l’attrazione fra gli opposti momenti magnetici di spin compensa la repulsione elettrostatica

Regola di Hund (principio di massima molteplicità)


Nel riempimento di orbitali degeneri (con la medesima energia), gli
elettroni ne occupano il maggior numero possibile disponendosi a spin
parallelo
orbitali di numeri quantici
n, l,
m1 m2 m3

la repulsione è minore nel caso di 2 elettroni in due orbitali con spin paralleli
Configurazione elettronica

n=1 1s1
l=0
1 elettrone

2p m = -1, 0, +1 n=2 2p3


l=1
2s m=0 3 elettroni

4d7 n=4
1s m=0 l=2
7 elettroni

5f12 n=5
l=3
12 elettroni
Il principio dell’Aufbau
Aufbau = costruzione
Si possono “costruire” idealmente gli atomi di tutti gli elementi:
si parte dall’idrogeno
si procede in ordine di numero atomico crescente
si aggiunge un protone nel nucleo
si aggiunge un elettrone nell’orbitale a più bassa energia disponibile rispettando il
principio di Pauli e la regola di Hund

si sistemano sulla stessa riga gli elementi con lo stesso numero quantico
principale n (stesso livello)

gli elementi che presentano elettroni nel livello 3d vanno sistemati su una riga tra
gli elementi che riempiono l’orbitale 4s e quelli che riempiono gli orbitali 4p

gli elementi che presentano elettroni nei livelli 4d, 5d e 6d vanno sistemati su altre
tre righe in corrispondenza degli elementi che presentano elettroni nel livello 3d

gli elementi che riempiono gli orbitali 4f e 5f vanno sistemati su due righe a parte
Il principio dell’Aufbau
1s
1 2s 2p 2
H 3s 3p 3d He
1s1 1s2
3 4 4s 4p 4d 4f 5 6 7 8 9 10
Li Be 5s 5p 5d 5f … B C N O F Ne
2s1 2s2 2s22p1 2s22p2 2s22p3 2s22p4 2s22p5 2s22p6
11 12 6s 6p 6d 6f … … 13 14 15 16 17 18
Na Mg 7s 7p … … … … Al Si P S Cl Ar
3s1 3s2 3s23p1 3s23p2 3s23p3 3s23p4 3s23p5 3s23p6
19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36
K Ca Sc Ti V Cr Mn Fe Co Ni Cu Zn Ga Ge As Se Br Kr
4s1 4s2 3d14s2 3d24s2 3d34s2 3d54s1 3d54s2 3d64s2 3d74s2 3d84s2 3d104s1 3d104s2 4s24p1 4s24p2 4s24p3 4s24p4 4s24p5 4s24p6

E …
4p
3d
4s
3p
3s

2p
2s

1s
Il principio dell’Aufbau: la tavola periodica
1s
2s 2p
1 2
H 3s 3p 3d He
1s1 1s2
4s 4p 4d 4f
3 4 5 6 7 8 9 10
Li Be 5s 5p 5d 5f … B C N O F Ne
2s1 2s2 2s22p1 2s22p2 2s22p3 2s22p4 2s22p5 2s22p6
6s 6p 6d 6f … …
11 12 13 14 15 16 17 18
Na Mg 7s 7p … … … … Al Si P S Cl Ar
3s1 3s2 3s23p1 3s23p2 3s23p3 3s23p4 3s23p5 3s23p6
19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36
K Ca Sc Ti V Cr Mn Fe Co Ni Cu Zn Ga Ge As Se Br Kr
4s1 4s2 3d14s2 3d24s2 3d34s2 3d54s1 3d54s2 3d64s2 3d74s2 3d84s2 3d104s1 3d104s2 4s24p1 4s24p2 4s24p3 4s24p4 4s24p5 4s24p6
37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54
Rb Sr Y Zr Nb Mo Tc Ru Rh Pd Ag Cd In Sn Sb Te I Xe
5s1 5s2 4d15s2 4d25s2 4d45s1 4d55s1 4d55s2 4d75s1 4d85s1 4d105s04d105s1 4d105s2 5s25p1 5s25p2 5s25p3 5s25p4 5s25p5 5s25p6
55 56 57 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86
Cs Ba La Hf Ta W Re Os Ir Pt Au Hg Tl Pb Bi Po At Rn
6s1 6s2 5d16s2 5d26s2 5d36s2 5d46s2 5d56s2 5d66s2 5d76s2 5d96s1 5d106s15d106s2 6s26p1 6s26p2 6s26p3 6s26p4 6s26p5 6s26p6
87 88 89
Fr RA Ac
7s1 7s2 6d17s2

58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71
Ce Pr Nd Pm Sm Eu Gd Tb Dy Ho Er Tm Yb Lu
4f15d16s2 4f25d16s2 4f35d16s2 4f45d16s2 4f55d16s2 4f65d16s2 4f75d16s2 4f85d16s2 4f95d16s2 4f105d16s2 4f115d16s2 4f125d16s2 4f135d16s2 4f145d16s2
90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103
Th Pa U Np Pu Am Cm Bk Cf Es Fm Md No Lw
6d27s2 5f25d17s2 5f35d17s2 5f45d17s2 5f67s2 5f77s2 5f76d17s2 5f86d17s2 5f107s2 5f117s2 5f127s2 5f137s2 5f147s2 5f146d17s2
La tabella periodica degli elementi
blocco s blocco d blocco p
nsX (n-1)dXns2 ns2npX
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18
Gruppo
IA IIA IIIB IVB VB VIB VIB VIIIB IB IIB IIIA IVA VA VIA VIIA 0

1 H He
2 Li Be B C N O F Ne
3 Na Mg Al Si P S Cl Ar
Periodo

4 K Ca Sc Ti V Cr Mn Fe Co Ni Cu Zn Ga Ge As Se Br Kr
5 Rb Sr Y Zr Nb Mo Tc Ru Rh Pd Ag Cd In Sn Sb Te I Xe
6 Cs Ba La Hf Ta W Re Os Ir Pt Au Hg Tl Pb Bi Po At Rn
7 Fr Ra Ac Gruppo degli alogeni
Gruppo dei calcogeni
Gruppo dell’azoto
Gruppo dei metalli
alcalini 6 Ce Pr Nd Pm Sm Eu Gd Tb Dy Ho Er Tm Yb Lu Gruppo del carbonio
Gruppo degli el. terrosi
7 Th Pa U Np Pu Am Cm Bk Cf Es Fm Md No Lr
Gruppo dei metalli
alcalino-terrosi blocco f
Gas nobili (n-2)fX(n-1)d1s2 Serie dei lantanidi
(terre rare)
Elementi tipici Serie degli attinidi
Metalli di transizione
Elementi di transizione interna
La Tavola periodica degli elementi,storicamente, nasce nel
1869::
1869

Nel 1869 il chimico Mendeleev (russo)


trovò che ordinando gli elementi in ordine
di peso atomico e disponendoli in file
orizzontali una sopra l'altra, gli elementi
di ogni colonna avevano proprietà simili.

Mendeleev, Dmitri Ivanovitch


1834 - 1907

Tale disposizione tabulare degli elementi è nota come tavola periodica


Proprietà periodiche degli elementi
Raggio atomico

raggio atomico ⇒ si ricava dalla distanza fra


due atomi adiacenti nella molecola dell’elemento
r
Il raggio atomico
diminuisce lungo un
periodo e aumenta Effetto dell’azione attrattiva della carica nucleare
lungo un gruppo.

Effetto dello schermo


degli elettroni interni
Proprietà periodiche degli elementi
Raggio ionico

raggio ionico ⇒ si ricava dallo ione (positivo o negativo)


formato dall’atomo cedendo o acquistando elettroni

r (Na+) < r (Na) ⇒ maggiore carica nucleare positiva, aumenta


l’attrazione esercitata dai protoni
r (O2-) > r (O) ⇒ maggiore carica negativa, aumenta la
repulsione tra gli elettroni
Proprietà periodiche degli elementi
Raggio ionico
Raggi ionici
Sono riferiti alla regione sferica attorno al nucleo dello ione entro la quale è più
probabile trovare l'elettrone. La definizione è in qualche modo arbitraria come per i
raggi atomici (es. distanze tra i nuclei dei cristalli, diffrazione ai raggi X).
Un catione è più piccolo del corrispettivo atomo neutro perché ha perso gli
elettroni di valenza o parte di essi. Rcatione < Ratomo
Al contrario un anione è più grande del
corrispettivo atomo neutro perché ha
acquistato degli elettroni. Ranione > Ratomo
Proprietà periodiche degli elementi
Raggio ionico

In breve sui raggi ionici potremmo dire che:


Proprietà periodiche degli elementi
Energia di ionizzazione. Affinità elettronica.
EI

AE
EI
AE

Energia ionizzazione (E.I.): Affinità elettronica (A.E.):


Energia necessaria ad energia rilasciata da una mole di
allontanare una mole di elettroni atomi gassosi quando acquista
da una mole di atomi gassosi una mole di elettroni dando luogo
con la formazione di una mole di alla formazione di una mole di
ioni positivi gassosi ioni negativi gassosi

A(g) → A+(g) + e- A(g) + e- → A -(g)


È l’energia di prima ionizzazione.
L’energia di una successiva
ionizzazione è sempre maggiore di
quella della ionizzazione precedente.
Energia di (prima) ionizzazione in funzione del numero atomico Z

L’energia di
ionizzazione
aumenta lungo un
periodo e
diminuisce lungo
un gruppo.
Affinità elettronica in funzione del numero atomico Z

L’affinità elettronica
aumenta lungo un
periodo e diminuisce
lungo un gruppo

Primi tre periodi


Proprietà periodiche degli elementi
Energia di ionizzazione e Affinità elettronica: Metalli e non metalli

E.I.

A.E.
E.I.

A.E.

METALLI: elementi con bassa E.I. e bassa A.E.


Perdono facilmente un elettrone

NON METALLI: elementi con alta E.I. e alta A.E.


Acquistano facilmente un elettrone
Proprietà periodiche degli elementi
Elettronegatività

Elettronegatività

Elettronegatività Numero di ossidazione


È la carica che resta su un
È la tendenza di un atomo ad atomo quando si assegnano
attrarre gli elettroni di all’atomo più elettronegativo i
legame doppietti di legame.

Sarà affrontato nelle prossime lezioni.….


lezioni….

Altre proprietà periodiche:


caratteristiche acide e basiche degli ossidi degli elementi
Saranno affrontate nelle prossime lezioni.….
Elettronegatività, χ
è la misura dell’abilità di un atomo, in una
molecola, ad attrarre gli elettroni verso di
esso.
Concetto proposto (1932) da
Linus Pauling
L'elettronegatività è un concetto molto utile
ed importante in chimica, in quanto consente
di fare diverse considerazioni sulla struttura,
le proprietà e la reattività delle molecole.

Non confondere l’elettronegatività con


l’affinità per l’elettrone che è un dato
relativo all’atomo isolato.
Linus Carl Pauling (1901-1994)
(Chimico statunitense) Pauling fu il primo ad applicare la meccanica
Nobel per la Chimica 1954 quantistica per determinare la struttura delle
Nobel per la Pace 1962 molecole e la natura dei legami.
Elettronegatività, χ (Scala di Pauling)
Per poter disporre di valori di elettronegatività confrontabili per diversi atomi,
si è stabilito, per convenzione, di considerare come valore di elettronegatività
di un atomo quello che tale atomo assume nel legame con l’atomo di idrogeno.
MASSIMO
aumenta
diminuisce

RIFERIMENTO

L'elettronegatività è, quindi, una proprietà periodica


MINIMO degli elementi, proporzionale all'affinità elettronica
e all’energia di ionizzazione. Essa tende a diminuire
all'interno di un gruppo procedendo dall'alto in
basso, e all'interno di un periodo procedendo da
destra a sinistra.
Chimica
(A.A. 2011/2012, 6 CFU)

• Il legame chimico. Tipi di legame e proprietà generali.


• Il legame ionico (cenni).
• Il legame covalente. Teoria del legame di valenza
(Ibridazione. Formule di struttura e rappresentazioni
di Lewis. Formule di risonanza. Il principio di elettroneutralità)
• Esercitazione alla lavagna (NO SLIDE)
Il legame chimico

I gas nobili:
• sono specie monoatomiche
• sono particolarmente stabili
• non formano composti
• hanno alta E.I. e A.E.

Gli orbitali s e p dell’ultimo livello sono completamente occupati con 8 elettroni*

ottetto completo sull’ultimo livello ⇔ configurazione stabile


tendenza degli atomi a raggiungere l’ottetto ⇒ formazione del legame chimico
*Ad eccezione dell’elio che completa lo strato esterno con due elettroni.
Il legame chimico
“Fra due atomi si forma un legame chimico quando le forze
agenti fra di essi danno luogo ad un aggregato abbastanza
stabile da essere rivelato”. (Linus Pauling, premio Nobel)

I legami tra atomi nascono per interazione tra gli elettroni


dell’ultimo strato (elettroni di valenza) e si suddividono in tre
tipi in funzione della natura di tale interazione.

Gli elettroni di valenza sono quelli legati


meno fortemente, quindi con un contenuto
di energia più alto, più facilmente
allontanabili dall’atomo.
Il legame chimico
Tipi di legame e proprietà generali
I legami tra atomi nascono per interazione tra gli elettroni dell’ultimo
strato (elettroni di valenza) e si suddividono in tre tipi in funzione
della natura di tale interazione.

LEGAME IONICO CsF F2 LEGAME COVALENTE


Dovuto all’attrazione Dovuto a coppie di
elettrostatica fra ioni elettroni condivise tra due
che si formano per o più atomi.
acquisto o cessione di
elettroni tra due o più
atomi.

Cs
LEGAME METALLICO
Coinvolge tutti gli elettroni dello strato di valenza degli atomi, che formano
strutture solide a temperatura ambiente (eccetto Hg).

Non è possibile fare una distinzione netta fra i tipi di legame poiché le
proprietà degli elementi variano gradualmente lungo la tavola periodica.
Il legame ionico
E’ un legame di natura elettrostatica. Si instaura fra elementi dei primi gruppi (m.
alcalini) caratterizzati da bassa energia di ionizzazione ed elementi degli ultimi gruppi
(alogeni) caratterizzati da alta affinità elettronica.
Gli elementi si trovano nel composto come ioni positivi (cationi) e negativi (anioni).
Ma…
…la più piccola energia di ionizzazione (Cs = 375,7 kJ/mol) è maggiore della più grande
affinità elettronica (F = 327 kJ/mol) ⇔ l’energia liberata nella formazione dell’anione
non è sufficiente a togliere un elettrone all’atomo che deve formare il catione.

E allora?
Vi sono altri fattori energetici in gioco.
ENERGIA RETICOLARE: energia guadagnata
nella formazione di una struttura costituita da un
gran numero di cationi e anioni.

RETICOLO CRISTALLINO: struttura simmetrica


e ordinata nello spazio in cui si alternano cationi
e anioni. Struttura rigida.
Proprietà fisiche di composti ionici:
Solidi cristallini
Elevata Tf
Isolanti allo stato solido
Buona conducibilità elettrica allo stato fuso o in soluzione
Il legame ionico
numero di coordinazione:
• numero di ioni che circondano uno ione centrale con carica opposta
• dipende dai raggi di catione e anione, in particolare dal rapporto

rcatione/ranione

• deve tener conto della stechiometria del composto

NaCl n° coord. Na = 6
n° coord. Cl = 6

CaCl2 n° coord. Ca = 6
n° coord. Cl = 3

Esistono anche composti ionici formati da ioni poliatomici:


NaNO3
NH4Cl
Il legame covalente
Il legame covalente si instaura fra elementi aventi piccola (o nulla)
differenza di elettronegatività e spiega l’esistenza delle molecole e
delle macromolecole.
Responsabili della formazione del legame sono coppie di elettroni
condivise da due nuclei che si trovano nella zona dello spazio compresa
tra i nuclei stessi.

+ +
Il legame covalente
Si instaura fra elementi dei gruppi centrali che hanno valori di E.I. e
A.E. troppo bassi per poter formare ioni e quindi legami ionici.
Si instaura fra atomi di elementi diversi o uguali (H2, O2, HCl, H2O, …).

Gli elettroni interessati alla formazione del legame non vengono ceduti o
acquistati, ma condivisi. Questi elettroni sono localizzati* nella zona fra
i nuclei degli atomi coinvolti nel legame.

Legame σ: gli elettroni di legame si trovano lungo la congiungente i nuclei.


Legame π: gli elettroni di legame si trovano fuori dalla congiungente i nuclei. Il legame π
è meno forte del legame σ.

*Laprobabilità di trovare gli elettroni di legame è massima nello spazio compreso fra i
due nuclei.
Grafico distanza-energia

Forze attrattive: nucleo-elettroni.


Forze repulsive: nucleo-nucleo e
elettrone-elettrone.

Distanza di legame: distanza a cui l’energia del sistema è minima.


Energia di legame: energia che si sviluppa quando si forma il legame = energia
necessaria a rompere il legame = energia di dissociazione.
Il legame covalente
Teoria del legame di valenza
La teoria del legame di valenza descrive la formazione del
legame con la sovrapposizione degli orbitali atomici dello
strato più esterno (orbitali di valenza) che “ospitano” gli
elettroni partecipanti al legame.
bisogna sovrapporre orbitali atomici con lo stesso segno contenenti ciascuno 1
elettrone
gli elettroni si dispongono con spin antiparallelo formando un doppietto di legame
eventuali altre coppie di elettroni che non intervengono nel legame rimangono
intorno al proprio atomo = doppietti solitari
se un atomo dispone di un doppietto solitario e l’altro di un orbitale vuoto, si ottiene
un legame dativo
“Formule” di Lewis:
Rappresentazioni (Notazioni) di Lewis:
Gilbert N. Lewis (1875-1946)
si rappresentano gli elettroni di valenza chimico statunitense
un singolo elettrone viene rappresentato con un punto
un doppietto di legame viene rappresentato con un trattino che congiunge i due
atomi
un doppietto solitario su un atomo viene rappresentato con un trattino (oppure con
un punto per ciascun elettrone)
:
Cl: 3s2 3p5 : Cl . C: 2s2 2p2 C:

_
:

H: 1s H. _
O: 2s2 2p4 O:

_
Ca: 3s2 Ca :
Il legame covalente
Teoria del legame di valenza: H2
E
Atomo H: 1s
1s

repulsione

Molecola H2
0
r0
r
1s 1s

_ E0
attrazione
+ +
_

Forze attrattive: nucleo-elettroni.


Forze repulsive: nucleo-nucleo e elettrone-elettrone

notazione di Lewis
H H
Legame semplice
Il legame semplice è sempre di tipo σ
Ha simmetria cilindrica intorno all’asse congiungente i nuclei

Cl: 3s2 3p5

N.B.: dopo la formazione del legame ciascun atomo raggiunge l’ottetto


Legame doppio
Il legame doppio è costituito da un legame σ e da un legame π.
Il legame doppio è più forte di un legame semplice.

Occorrono due elettroni per completare l’ottetto


sull’ossigeno
Legame triplo
Il legame triplo è costituito da un legame σ e da due legami π.
Il legame triplo è più forte di un legame semplice o doppio.

Occorrono tre elettroni per


completare l’ottetto sull’azoto
Legame covalente polare. Molecole biatomiche eteronucleari
Legame covalente polare. Molecole biatomiche eteronucleari

La differenza di elettronegatività tra i due atomi determina una distribuzione


non simmetrica di densità elettronica:
⇒ gli elettroni sono attratti maggiormente verso l’elemento più elettronegativo

⇒ nella molecola il baricentro delle cariche negative non coincide più con quello delle
cariche positive
⇒ la molecola è polare e possiede un momento di dipolo
µ=q·d
q = carica dipolo = sistema di due cariche
d = distanza di legame elettriche puntiformi q uguali e di
⇒ il legame si definisce covalente polare segno opposto, poste a distanza d.

Il valore del momento di dipolo determina la % di carattere ionico di un legame


⇒ momento di dipolo alto = % carattere ionico maggiore
Legame covalente polare. Molecole biatomiche eteronucleari.
Momento di dipolo

Gli elettroni non si trovano più al centro fra i due atomi, ma sono
spostati più verso l’atomo a maggiore elettronegatività su cui si forma
una parziale carica negativa (δ–). L’altro atomo acquisisce una
parziale carica positiva (δ+).
Elettronegatività e Legame covalente polare
L’elettronegatività è la tendenza di un atomo ad attrarre gli elettroni di legame.

Il grado di polarità del legame è correlato con la


differenza di elettronegatività dei due atomi
impegnati nel legame.
Dalla differenza di elettronegatività dei due atomi
impegnati in un legame è possibile risalire alla % di
carattere ionico del legame.
Elettronegatività e Legame covalente polare

Tanto maggiore è la differenza


di elettronegatività fra due
atomi, tanto più è polarizzato il
legame che li unisce.
Il legame covalente
Teoria dell’ibridazione
y

Atomo C: (He) 2s22p2 2py

2p
2s
x
2px
2s
z
2pz

Atomo H: 1s

1s 1s

Molecola CH2
H C

“NON ESISTE!”
ovvero esiste se stabilizzato con ZnI2
Il legame covalente
Teoria dell’ibridazione
L’efficacia di un legame è proporzionale alla entità di
sovrapposizione degli orbitali di valenza

La stabilità di una molecola è legata alla minimizzazione


delle repulsioni tra i doppietti elettronici (teoria VSEPR)

IBRIDAZIONE rimescolamento di orbitali che permette


IBRIDAZIONE:
all’atomo di formare legami più efficaci attraverso:
• una più estesa sovrapposizione di orbitali
• un’ottimale minimizzazione delle repulsioni fra i doppietti
Il legame covalente
Teoria dell’ibridazione (o ibridizzazione)

IBRIDAZIONE
operazione matematica sulle funzioni d’onda orbitaliche
combinazione lineare di funzioni d’onda opportune* di un atomo; il
peso** di ciascuna funzione d’onda è indicato dal suo coefficiente
consente di ottenere un numero di nuovi orbitali pari a quello di
partenza
i nuovi orbitali sono detti orbitali ibridi
gli orbitali ibridi sono isoenergetici (cioè stessa energia). La somma
delle energie degli orbitali atomici è uguale alla somma delle energie dei
nuovi orbitali ibridi
gli elettroni si ridistribuiscono negli orbitali ibridi in base alla regola di
Pauli e al principio di Hund
*quelle relative ad orbitali esterni con contenuto di energia simile
**contributo della funzione d’onda alla descrizione della molecola
Il legame covalente
Teoria del legame di valenza: CH4
y

C: (He) 2s22p2 C*: (He) 2s12p3


Ibridazione sp3
x
2p 2p
2s 2s
sp3 z

Atomo H: 1s
1s 1s

H H

H
Molecola CH4
C

H
H
Un angolo di legame
di 109,5°
L’angolo di legame ideale in un tetraedro
Quando una molecola ha la forma di un poligono o di un poliedro regolari, i suoi
angoli di legame (ideali) sono definiti in modo inequivocabile.
Le molecole tetraedriche come ad esempio il metano (CH4),
hanno angoli di 109,5° (figura accanto). Il valore di 109,5° si 109,5°
ricava dall'espressione 2 arcosen (2/3 ) deducibile dalla
figura di sotto applicando il teorema di Pitagora e la
definizione di seno:

Si prenda un cubo di lato unitario si iscriva


in esso un tetraedro ……….

2
α 2 α 2
sen   = 2 = ⇒ = arcosen
2 3 3 2 3
2

α = 2 arcosen (2/3 ) = 109° 28' = 109,47° ≅ 109,5°


L’ibridazione sp3 (tetraedrica)

Ψsp3 = c1Ψ2s+ c2Ψ2px + c3 Ψ2py+ c4 Ψ2pz

L’ibridazione sp3 deriva dal mescolamento, e


successiva equipartizione dell’energia, di un
orbitale s e di 3 orbitali p dello stesso
atomo; i quattro orbitali ibridi formano fra
loro angoli di 109,5°e sono perciò diretti
verso i vertici di un tetraedro di cui il nucleo
dell’atomo occupa il centro.
L’ibridazione sp2 (trigonale planare)

L’ibridazione sp2 deriva dal mescolamento, e


successiva equipartizione dell’energia, di un
orbitale s e di 2 orbitali p dello stesso
Ψsp2 = c1Ψ2s+ c2Ψ2px + c3Ψ2py atomo; i tre orbitali ibridi formano fra loro
angoli di 120° e sono perciò diretti verso i
vertici di un triangolo equilatero di cui il
nucleo dell’atomo occupa il centro.
L’ibridazione sp2 (trigonale planare)

I tre orbitali ibridi che si


ottengono, equivalenti tra loro
(e tre volte degeneri), sono
disposti nel piano dei due p
usati per l’ibridazione e
diretti ai vertici di un
triangolo equilatero, formando
tra loro, quindi, angoli di 120°

L’orbitale atomico puro p


non utilizzato
nell’ibridazione, che è
perpendicolare al piano dei
due che sono stati
mescolati con l’orbitale s,
conserva questa
perpendicolarità e forma
con ciascuno dei tre ibridi
un angolo di 90°.
L’ibridazione sp (lineare)

L’ibridazione sp deriva dal mescolamento, e


successiva equipartizione dell’energia, di un
Ψsp = c1Ψ2s+ c2Ψ2px orbitale s e di un orbitale p dello stesso
atomo; i due orbitali ibridi formano fra loro
angoli di 180° e sono perciò allineati in
posizione simmetrica rispetto al nucleo
dell’atomo.
L’ibridazione sp (lineare) I due orbitali ibridi che si
ottengono, equivalenti tra
loro e, ovviamente, due
volte degeneri, sono
disposti lungo l’asse
dell’orbitale p usato e
formano tra loro
un angolo di 180°

I due orbitali atomici


puri p, perpendicolari a
quello utilizzato
nell’ibridazione,
conservano questa
perpendicolarità e
formano con i due ibridi
angoli di 90°.
L’ibridazione sp3d e sp3d2
sp3d Bipiramidale trigonale

sp3d2 ottaedrica

Oltre alle ibridazioni sp3d e sp3d2 esistono anche le ibridazioni:

sp2d ⇒ quadrato planare

sd3 ⇒ tetraedrica (con orbitali d)

dsp3⇒ piramidale a base quadrata


Formule di struttura
[AXxYy]z
A atomo centrale

X qualsiasi atomo (o gruppo) monovalente (H, F, Cl, Br, I...)


x numero di atomi di tipo X

Y qualsiasi atomo (o gruppo) bivalente (O, S...)


y numero di atomi di tipo Y

z eventuale carica ionica presa con il suo segno

N+x−z N = gli elettroni di valenza della atomo centrale A


dd =
2
dd = doppietti direzionati (o NUMERO STERICO)
Il numero di doppietti direzionati indica il tipo di ibridazione
Formule di struttura
N+x−z
dd = N = gli elettroni di valenza della atomo centrale A

2
Numero di doppietti direzionati Ibridazione dell’atomo centrale
dd = 2 sp lineare

dd = 3 sp2 trigonale planare

dd = 4 sp3 tetraedrica

dd = 5 sp3d bipiramidale-trigonale

dd = 6 sp3d2 ottaedrica
Formule di struttura
Doppietti direzionati Si considerano doppietti direzionati i doppietti di
legame σ e i doppietti solitari intorno all’atomo
centrale.
Teoria VSEPR
(teoria della repulsione delle I doppietti direzionati si dispongono in maniera tale
coppie elettroniche di che sia minima la repulsione fra di essi.
valenza)

Il numero di doppietti direzionati sull’atomo centrale indica il tipo di ibridazione e la


struttura dello scheletro della molecola.
Per determinare la geometria della molecola bisogna considerare l’atomo centrale.
Quando sono presenti doppietti solitari sull’atomo centrale la geometria si ottiene
considerando i doppietti di legame σ.
H

H H N O
C
H H
H H H
H
σ
Metano CH4 : 4dσ σ + 1ds
Ammoniaca NH3 : 3dσ σ + 2ds
Acqua H2O : 2dσ

σ = doppietti di legame σ
dσ ds = doppietti di solitari
Formule di struttura: calcolo dei doppietti
Consideriamo un atomo A avente N elettroni di valenza circondato dagli atomi o gruppi X e Y

[AXxYy]z X = atomo (o gruppo) monovalente X·


forma solo un legame σ
Y = atomo (o gruppo) bivalente Y:
forma un legame σ e un legame π
z = carica (positiva, negativa, nulla)

doppietti di legame σ di A dσ = x + y

N − x − 2y − z
doppietti solitari di A ds =
2
N+x−z
doppietti direzionati di A dd = ds + dσ =
2
(n° elettroni di valenza totali di A, X, Y) − (carica z)
doppietti totali dt =
2
Vediamo un po’ in dettaglio il modello VSEPR :
L'acronimo VSEPR abbrevia l'espressione inglese Valence Shell Electron Pair
Repulsion, cioè repulsione delle coppie elettroniche nel guscio (nello strato) di valenza;
tale repulsione CONSENTE DI FARE IPOTESI SULLA GEOMETRIA FINALE DELLA
MOLECOLA.

I principi fondamentali della teoria VSEPR sono:


la disposizione degli atomi in una molecola dipende dal numero totale di
coppie elettroniche di valenza che circondano l’atomo centrale;
le coppie elettroniche, avendo uguale segno, si respingono e si collocano
alla maggiore distanza possibile le une dalle altre.

doppietto solitario (ds) σ)


doppietto di legame (dσ
doppietto solitario (ds)
> >
doppietto solitario (ds) σ)
doppietto di legame (dσ σ)
doppietto di legame (dσ

Se non vi sono doppietti solitari la geometria della molecola coincide


con quella dello scheletro (cioè è uguale a quella derivante della
distribuzione elettronica ≡ ibridazione).
Se vi sono doppietti solitari la geometria della molecola si può
prevedere mediante il modello VSEPR:
La tabella del modello VSEPR :
Doppietti Idridazione σ
dσ ds Geometria Ad esempio:
direzionati (distribuione elettronica
(dd) ≡ scheletro ) molecolare
2 sp, lineare 2 0 Lineare CO2, BeCl2,
HCN
3 sp2, trigonale planare 3 0 Trigonale planare BH3, BF3,
BCl3, SO3,
NO3-,AlCl3

3 sp2, trigonale planare 2 1 Piegata SO2, O3,


(Angolare)
SnCl2, NOCl

4 sp3, tetraedrica 4 0 tetraedrica CH4,


NH4+,SiCl4,
BF4-
La tabella del modello VSEPR :
Doppietti Idridazione σ
dσ ds Geometria Ad esempio:
direzionati (distribuione elettronica
(dd) ≡ scheletro ) molecolare
4 sp3, tetraedrica 3 1 Trigonale piramidale NH3, PH3,
AsH3,
PCl3,H3O+

4 sp3, tetraedrica 2 2 Piegata H2O, H2S,


(Angolare)
SCl2,ClO2-

5 sp3d, Bipiramidale 5 0 Bipiramidale trigonale PCl5, PF5,


trigonale
SiF5–, SOF4
IO2F3
La tabella del modello VSEPR :
Doppietti Idridazione σ
dσ ds Geometria Ad esempio:
direzionati (distribuione elettronica
(dd) ≡ scheletro ) molecolare
5 sp3d, Bipiramidale 4 1 Ad altalena o sella o SF4, BrF4+
trigonale tetraedro distorto
IF4+

5 sp3d, Bipiramidale 3 2 Forma a T ClF3


trigonale

5 sp3d, Bipiramidale 2 3 Lineare ICl2-, I3-


trigonale
La tabella del modello VSEPR :
Doppietti Idridazione σ
dσ ds Geometria Ad esempio:
direzionati (distribuione elettronica
(dd) ≡ scheletro ) molecolare
6 sp3d2, ottaedrica 6 0 Ottaedrica SF6, AlF63–,
SiF62–, PF6–,
IF6+

6 sp3d2, ottaedrica 5 1 Piramidale quadrata BrF5

6 sp3d2, 4 2 Planare quadrata


ottaedrica
ICl4-, IF4-

Si potrebbe continuare ……..


Formule di struttura:
Principio di elettroneutralità di Pauling

“una molecola è tanto più stabile quanto minore


è la separazione di carica”

Per abbassare la separazione di carica è


possibile scrivere delle formule di struttura in
cui le posizioni dei nuclei rimangono immutate, e
varia la distribuzione degli elettroni.
Formule di struttura:
risonanza (o mesomeria)
Le formule di struttura in cui le posizioni dei nuclei
rimangono immutate, e varia la distribuzione degli
elettroni si dicono:

“formule di risonanza”

la molecola è descritta come l’insieme (ibrido) di


tutte le possibili formule di risonanza e la sua
energia è minore dell’energia di ciascuna possibile
formula di risonanza.
CALCOLO DEI DOPPIETTI e CARICA FORMALE
In conclusione avendo la specie chimica (molecola, catione o anione poliatomico)
di formula generale:
[AXxYy]z
1. individuare l’atomo centrale A a cui sono legati gli altri atomi;
2. definire lo scheletro della molecola o ione individuando (calcolando)
l’ibridazione di A e definire la struttura dello scheletro della molecola.
3. costruire i legami σ tra A e gli altri atomi;
4. individuare la presenza di doppietti solitari su A (ipotizzare la geometria)
5. Calcolare i doppietti totali, sottrarre quelli già assegnati e completare la
configurazione di tutti gli atomi sistemando i restanti doppietti. Fare
attenzione a rispettare la regola dell’ottetto per il 2° periodo; fanno
eccezione: l’idrogeno ⇒ può formare solo un legame (max. 2 elettroni); gli
elementi di transizione ⇒ possono avere fino a 18 elettroni nei livelli (n-
1)d ns np; gli elementi dal 3° periodo in poi ⇒ hanno a disposizione il livello
d (si dice che espandono l’ottetto).
6. Per ogni atomo della specie chimica deve essere calcolare la carica
formale:
carica
= (elettroni di valenza) - (elettroni dei doppietti solitari) - (n° di legami σ o π )
formale
7. Scrivere le formule di risonanza più rappresentative (cioè con maggior
peso) tenendo conto della regola dell’ottetto.
Dal libro di testo (Nobile-Mastrorilli)
rispondere agli esercizi N. 1, 2, 3 e 4
pag. 181-182.
Chimica
(A.A. 2010/2011, 6CFU)

•Numero di ossidazione
•Nomenclatura IUPAC e classica
NUMERO DI OSSIDAZIONE (n.o.):
“Numero positivo o negativo che viene attribuito a un elemento
in un composto dopo che gli elettroni che lo legano agli atomi
che lo coordinano sono stati assegnati agli elementi più
elettronegativi”.
Il valore del numero di ossidazione di un elemento in un composto si
ottiene dalla formula di struttura sommando algebricamente:
1) Il numero di elettroni che l’atomo considerato mette in comune con gli
atomi più elettronegativi, preso col segno positivo.
2) Le cariche formali presenti sull’elemento considerato, prese con il
proprio segno.
3) Il numero di elettroni messi in comune con atomi meno
elettronegativi, preso con il segno negativo.
4) Non si tiene conto degli elettroni messi a comune fra atomi uguali.

X n.o.
Ricordiamo che….
Elettronegatività, χ (Scala di Pauling)

MASSIMO
aumenta
diminuisce

RIFERIMENTO

MINIMO
Numero di ossidazione (n.o.): esempio dell’acido solforico

O
O

etc..
O S
O S
O H
O H
O
O
n.o. di S = +6
perché mette a comune 5
H elettroni con un atomo più
H n.o. di S = +6 elettronegativo (l’ossigeno)
perché mette a comune 6 inoltre va aggiunta la carica
elettroni con un atomo più formale +1, quindi(5+1)= +6
elettronegativo (l’ossigeno)

PURCHÈ LA FORMULA DI STRUTTURA SIA CORRETTA QUALUNQUE


FORMULA DI RISONANZA SCELTA CI DÀ SEMPRE LO STESSO NUMERO
DI OSSIDAZIONE PER L’ATOMO PRESO IN ESAME (NELL’ESEMPIO LO
ZOLFO).
_
Altri esempi:

_
_

_
O O

_
_ N _ _ N
H O_ O H O_ O

_
_ _
L’azoto nell’acido nitrico ha un n.o. pari a +5
perché mette a comune 4 elettroni con un atomo più elettronegativo
(l’ossigeno) inoltre va aggiunta la carica formale (+1), quindi (4+1) = +5

_ O
_
_

_
O O

_
_ C _
_ C _ _ C
H O_ O

_
H O_ O H _
O O _
_

_
_ _

Il carbonio nell’anione bicarbonato ha n.o. pari a +4

Tuttavia non è necessario conoscere tutte le formule di struttura per


calcolare il numero di ossidazione…………..
È anche possibile ricavare il numero di ossidazione di un elemento
dalla formula molecolare, facendo ricorso alle seguenti otto regole:
a) Allo stato elementare (non combinato):
1) Il numero di ossidazione di qualunque elemento è zero (N2, O2, P4, S8…)
b) Nei composti:
2) Il n.o. dell’idrogeno è +1, eccetto che negli idruri metallici, nei quali è –1;
3) Il n.o. dei metalli alcalini è sempre +1;
4) Il n.o. dei metalli alcalino terrosi, dello zinco (Zn) e del cadmio (Cd) è sempre +2;
5) Il n.o. del boro (B) e dell’alluminio (Al), i primi due elementi del terzo gruppo, è
sempre +3;
6) Il n.o. dell’ossigeno è –2, eccetto che nei perossidi nei quali è –1 (ad esempio H2O2
perossido di idrogeno), e nel composto OF2 in cui è +2; il n.o. dello zolfo (S) è –2
nei solfuri (S2-) e –2/n nei polisolfuri (Sn2-) ;
7) Il n.o. del fluoro (F) è sempre –1. Questo stato di ossidazione può essere
assegnato anche agli altri alogeni quando essi sono in composti non ossigenati; nei
composti privi di ossigeno ma con più di un alogeno sarà assegnato stato di
ossidazione –1 a quello scritto per ultimo (più elettronegativo);
8) La somma dei n.o. di tutti gli elementi in un composto neutro deve essere zero,
mentre in uno ione poliatomico deve essere uguale alla sua carica.
Esercizio

HCl H = +1 Cl = -1
CaH2 Ca = +2 H = -1
NaBr Na = +1 Br = -1
AlF3 F = -1 Al = +3
K2O K = +1 O = -2
Na2S2 Na = +1 S = -2/2 = -1 disolfuro

SO2 O = -2 S = +4
H3PO2 H = +1 O = -2 P = -[(-2)·2 + 3] = +1
PO43- O = -2 P = -[(-2)·4 + 3] = +5
Ca3(PO4)2 Ca = +2 O = -2 P = +5
LiIO4 Li = +1 O = -2 I = -[(-2)·4 + 1] = +7
BrCl3 Cl = -1 più elettronegativo Br = +3
PF6- F = -1 P = +5
H2O2 H = +1 O = -1 c’è un legame O-O
Studiare l’esercizio a pag. 163 del libro di testo
Esercizio. Calcolare il numero di ossidazione delle seguenti specie chimiche:
… svolgere l’esercizio n. 5 a pag. 183 del libro di testo
NOMENCLATURA
formula minima “indica, con numeri interi più piccoli possibili, i rapporti
con cui gli atomi si legano tra loro in un composto”

formula molecolare “indica l’esatto numero di atomi che si legano tra loro
in un composto”

formula di struttura “indica le posizioni steriche relative degli atomi che si


legano tra loro in un composto”

NOMENCLATURA RAZIONALE (IUPAC)

NOMENCLATURA

NOMENCLATURA D’USO ( O CORRENTE)

La nomenclatura chimica moderna utilizza le regole redatte* sin dal 1970


dall’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata (IUPAC) che
prescindono dalle conoscenze delle proprietà degli elementi e sono, perciò,
facilmente acquisibili anche dai non addetti ai lavori.
* Periodicamente seguono degli aggiornamenti
REGOLE IUPAC
nomenclatura sistematica

I nternational
U nion of Unione Internazionale di
Chimica Pura e Applicata
P ure and (IUPAC)

A pplied
C hemistry
presso tale organismo sono permanentemente insediate due
commissioni incaricate di redigere le regole di nomenclatura
rispettivamente per la Chimica inorganica e per la Chimica organica.
CARATTERISTICHE
DELLA NOMENCLATURA IUPAC

È un sistema nel quale ogni composto ha un suo nome.


Seguendo le regole, chiunque assegna il medesimo
nome a un dato composto.
Viceversa, dato il nome di un composto, ognuno è
in grado di scrivere (disegnare) il composto.

IUPAC
FORMULA NOME
(STRUTTURA)
NOMENCLATURA
ELEMENTI POLIATOMICI

SIMBOLO NOME IUPAC NOME CORRENTE


O (mono)ossigeno ossigeno monoatomico
O2 diossigeno ossigeno
O3 triossigeno ozono
F2 difluoro fluoro
P4 tetrafosforo fosforo bianco
S8 ottazolfo zolfo-λ
NOMENCLATURA
Un’altra premessa è l’uso della radice dei nomi degli elementi da usare nella formula dei
relativi composti.
Tale radice si ricava generalmente togliendo la “o” finale, o la “io” finale oppure, per
terminazioni differenti, lasciando il nome dell’elemento tal quale. Per esempio:

Elemento Radice Si usa ad


esempio in:
Ferro ferr- Ossido ferroso

Iodio iod- Iodato, ioduro


Rame rame- Ossido rameico

Le più importanti eccezioni a queste regole sono:

Elemento Radice Esempio


Azoto Nitr- Nitrito, Nitrato
Zolfo Solfor-, solf- Acido solforico, solfato
Fosforo Fosfor-, fosf Acido fosforico, fosfato
Arsenico Arseni-, arsen- Arseniato, acido arsenico
Manganese Mangan- Ossido manganoso
Stagno Stann- Idrato stannoso
Oro Aur- Cloruro Aurico
Premessa: COMPOSTI BINARI AmB n

Un composto binario è un composto formato da due soli elementi.


I composti binari, costituiti cioè solo da due elementi, si scrivono
indicando a sinistra l’elemento che precede l’altro nella serie:

M B Si C Sb As P N H Te Se S At I Br Cl O F

III A IVA VA VIA VIIA

L’ordine è quello dei gruppi dal III A al VII A e dal basso verso l’alto
con le eccezioni di H e O. Con il simbolo generico M si indica un
qualunque metallo.

I composti binari fra un metallo e un non-metallo sono solitamente


ionici. Sono invece molecolari i composti binari formati fra due non-
metalli. L’elemento che compare per primo nella sopraindicata serie
è scritto per primo nella formula e secondo nel nome.
NOMENCLATURA
COMPOSTI BINARI AmB n
I composti binari si scrivono indicando a sinistra l’elemento che precede nella serie:
M, B, Si, C, Sb, As, P, N, H, Te, Se, S, At, I, Br, Cl, O, F
Dove M è un qualunque metallo.

• Secondo la nomenclatura IUPAC: pref-B-uro-di pref-A


Esempi: NaCl, GaAs, PbI2, FeCl3, Hg2Cl2, OF2, PI3, Fe2S3, PH3, NH3, AsH3.

• Secondo la nomenclatura d’uso (classica): B-uro A-suff


Dove –suff rappresenta un suffisso che dipende dalle proprietà dell’elemento A e dal suo
stato di ossidazione nel composto.
Se A è un elemento a stato di ossidazione fisso, si usa il suffisso –ico. Alternativamente si
può usare la dizione B-uro di A, che indica univocamente un composto di ben determinata
stechiometria.
Esempi: NaCl, K3P, Na2S, ZnI2, CdCl2.
Se A è un elemento che esibisce due stati di ossidazione, la nomenclatura classica attribuisce
ai suoi composti binari il suffisso
-ico quando A è nel suo alto stato di ossidazione
-oso quando A è nel suo basso stato di ossidazione
Esempi:FeI2, FeBr3, Hg2Cl2, HgCl2, CuS, Cu2S, SnCl2, SnCl4.
NOMENCLATURA

Caso di due stati di ossidazione


-ico -oso
Altri esempi,COMPOSTI BINARI AmBn
IUPAC: pref-B-uro di pref-A

• NaCl: cloruro di sodio


• FeCl2: dicloruro di ferro
• FeCl3 : tricloruro di ferro
• As2S3: trisolfuro di diarsenico
• Hg2Cl2: dicloruro di dimercurio
Altri esempi, COMPOSTI BINARI AmBn
TRADIZIONALE (CLASSICA):
B-uro di A (se A ha un solo numero di ossidazione)
B-uro A-oso (riferito al numero di ossidazione più basso di A)
B-uro A-ico (riferito al numero di ossidazione più alto di A)

•NaCl cloruro di sodio


•CaBr2 bromuro di calcio
•FeCl2 cloruro ferroso
•FeCl3 cloruro ferrico
•Cu2S solfuro rameoso
•CuS solfuro rameico
•Hg2Cl2 cloruro mercuroso (calomelano)
•HgCl2 cloruro mercurico
NOMENCLATURA

COMPOSTI BINARI DELL’IDROGENO:


La nomenclatura classica

Calcogenuri d’idrogeno
HnX acido X-idrico
Alogenuri d’idrogeno
ove X elemento VI e VII gruppo
Esempi: H2S, H2Se, HF, HCl, HBr, HI

Idruri: AHn
ove X elemento dei restanti gruppi
Esempi: CaH2, CH4, SiH4, AsH3, PH3, NH3
Detti anche idracidi
per distinguerli
dagli ossiacidi
Nomenclatura tradizionale: IDRACIDI
Per il momento definiamo acido (secondo Arrhenius) un composto che
produce ioni H+ ed un anione quando viene sciolto in acqua:

Ad esempio HCl in acqua dà H+ e Cl-

Gli alogeni e lo zolfo formano (nei loro n.o. negativi) acidi binari con
l’H. Si indicano col suffisso –IDRICO (essi fanno comunque parte di una
classe più vasta, detta dei composti binari, il cui nome sistematico
IUPAC si ottiene con le regole viste prima)

HF acido fluoridrico (fluoruro di idrogeno)


HCl acido cloridrico (cloruro di idrogeno)
H2S acido solfidrico (solfuro di diidrogeno)
HBr acido bromidrico (bromuro di idrogeno)
HI acido iodidrico (ioduro di idrogeno)
HCN acido cianidrico (cianuro di idrogeno)
Premessa, COMPOSTI BINARI DELL’OSSIGENO:
Sia i metalli che i non metalli formano, nei loro numeri di ossidazione
positivi, composti binari con l’ossigeno
COMPOSTI
BINARI
DELL’OSSIGENO
XmOn

METALLO NON METALLO


+ +
OSSIGENO OSSIGENO

Nomenclatura Nomenclatura
tradizionale:OSSIDO tradizionale:OSSIDO
BASICO (OSSIDO) ACIDO (ANIDRIDE)

La nomenclatura IUPAC non fa distinzione tra ossido basico e ossido acido.


NOMENCLATURA
COMPOSTI BINARI DELL’OSSIGENO:
Nomenclatura IUPAC

I composti binari dell’ossigeno sono tutti del tipo XmOn

Pref-ossido di pref-X
Unica eccezione OF2 (difluoruro di ossigeno)
Esempi: Li2O, Na2O, Na2O2, CaO, Al2O3

Al2O3 triossido di dialluminio

È necessario specificare il prefisso mono- quando esistono diversi ossidi


dello stesso elemento.
(ad esempio: FeO, Fe2O3, SnO, SnO2, CO, CO2)
NOMENCLATURA
COMPOSTI BINARI DELL’OSSIGENO XmOn
Nomenclatura classica (corrente)
La nomenclatura classica divide gli ossidi in base al loro carattere acido, basico o anfotero:

XmOn con carattere acido Anidridi

XmOn con carattere basico o anfotero Ossidi

Se X può esibire solo due stati di ossidazione si tiene conto della stechiometria mediante l’uso del suffisso

suffisso -ico (alto)

suffisso -oso (basso)


Quattro stati di ossidazione combinazione di prefissi e suffissi, partendo dal suffisso che indica lo stato di
ossidazione massimo

per—ico (massimo)
-ico
-oso
Esempi:Cl2O, Cl2O3, Cl2O5, Cl2O7 (minimo)
ipo--oso
Premessa, PRODOTTI DI IDRATAZIONE DI OSSIDI BASICI:
IDROSSIDI (BASI)
Per il momento definiamo base (secondo Arrhenius) un composto che
produce ioni OH- ed un catione metallico quando viene sciolto in acqua:

Ad esempio NaOH in acqua dà Na+ e OH-


Gli idrossidi (le basi) derivano formalmente dalla reazione di ossidi basici (ossidi
metallici) con acqua (idratazione):

K2O + H2O → 2 KOH

Sono costituiti dallo ione METALLICO positivo Mn+ e da n IONI OSSIDRILI


OH-.
ossidi basici
MO
Idratazione

idrossidi
M(OH)
NOMENCLATURA
Prodotti di idratazione di ossidi basici: IDROSSIDI M(OH)n
Nomenclatura IUPAC

Pref-idrossido di M
Esempi: NaOH, Ca(OH)2, Fe(OH)2, Fe(OH)3

La NOMENCLATURA CLASSICA utilizza, come per i composti binari, i suffissi –ico, –oso

Esempi: Fe(OH)2, Fe(OH)3, CuOH, Cu(OH)2

Confronto:
Tralasciando gli acidi di origine organica, gli acidi inorganici si dividono
in due categorie:

ACIDI

IDRACIDI OSSOACIDI

ANIDRIDI

I prodotti di idratazione degli ossidi acidi (delle anidridi)


NOMENCLATURA
Prodotti di idratazione di ossidi acidi: OSSOACIDI

H j XkO l
dove X= metallo in alto stato di ossidazione oppure un non metallo

Nomenclatura IUPAC: È piuttosto elaborata e il termine “acido” è ammesso solo


per specie chimiche in soluzione.
Esempi:l’acido solforico H2SO4 dovremmo chiamarlo tetraossosolfato di
diidrogeno oppure solfato(VI) di diidrogeno mentre l’acido nitrico (HNO3)
diventa triossonitrato di idrogeno oppure nitrato (V) di idrogeno.
Tuttavia, la tradizione di individuare come acidi anche le specie pure e così
radicata tra i chimici, che la IUPAC considera tali denominazioni ancora
accettabili. Noi, quindi, useremo soltanto la nomenclatura classica.
Nomenclatura classica
Nella costruzione del nome dell’acido bisogna tener conto del numero di
ossidazione di X, di quante volte X è contenuto nella formula, del grado di
idratazione dell’acido e della presenza di eventuali gruppi perossidici (O-O).
NOMENCLATURA: OSSOACIDI H j XkO l
Per specificare lo stato dell’elemento X

• suffisso –ico se X forma un solo ossoacido


• suffissi -oso –ico se X forma due ossoacidi
• se X forma quattro ossoacidi usare combinazione di prefissi e suffissi:
per—ico (massimo)
-ico
-oso
ipo--oso (minimo)
Per specificare il grado di idratazione usare il prefisso:

orto- (più alto stato di idratazione)


meta- (più basso stato di idratazione)

Per specificare il numero di atomi X usare il prefisso:

mono-(generalmente si omette), di-, tri-, tetra-, penta-, ecc.


NOMENCLATURA: OSSOACIDI H j XkO l

Tutti gli acidi contrassegnati con un asterisco (*) non sono stabili, ma il loro
nome serve nella nomenclatura dei loro sali.
Nomenclatura: acidi ossigenati o ossoacidi HjXkOl

HBO2 acido metaborico


H3BO3 acido (orto)borico
H2CrO4 acido cromico
H2Cr2O7 acido dicromico
HClO (+1) acido ipocloroso
H2MnO4 acido manganico
HClO2 (+3) acido cloroso
HMnO4 acido permanganico
HClO3 (+5) acido clorico
HClO4 (+7) acido perclorico

SO2 + H2O → H2SO3 (+4) acido solforoso


SO3 + H2O → H2SO4 (+6) acido solforico
H2SO5 (+6) acido perossomonosolforico
H2S2O8 (+6) acido perossodisolforico
H2S2O7 (+6) acido disolforico
H2S2O3 (+2) acido tiosolforico
H2SxO6 (+10/x) acido x-tionico

N2O3 + H2O → 2 HNO2 (+3) acido nitroso


N2O5 + H2O → 2 HNO3 (+5) acido nitrico
Nomenclatura: acidi ossigenati o ossoacidi HjXkOl
O

_
_
H3PO2 (+1) acido ipofosforoso
P _
H
_ H
O
O H

_
_
P _ H3PO3 (+3) acido fosforoso
H _O
_
O H
_
O

_
_
H
P2O5 + 3 H2O → 2 H3PO4 (+5) acido (orto)fosforico _
O
P _
H _ _O

_
O H

_
H
O
_
_

P2O5 + 1 H2O → 2 HPO3 (+5) acido metafosforico


P _
_O
_

O_
H

H3PO5 (+5) acido perossofosforico

P2O5 + 2 H2O → H4P2O7 (+5) acido difosforico o pirofosforico


Nomenclatura: cationi
Prefissi

cationi metallici [A]n+:

ione A

ione A-ico ⇒ A ha un unico n°di ox

ione A-ico ⇒ A ha alto n°ox


ione A-oso ⇒ A ha basso n°ox

cationi formati da H+ (idrogenione) con elementi dei gr. VA VIA VIIA:

ione A-onio

ammonio NH4+
ione rameoso o ione rame(I) Cu+ fosfonio PH4+
ione rameico o ione rame (II) Cu2+ solfonio H3S+
ione sodio Na+ iodonio H2I+
ossonio H3O+
Prefissi

Nomenclatura: anioni

anioni di elementi degli ultimi gruppi [X]n-:

ione X-uro

anioni derivanti dai corrispondenti ossoacidi [XOm]n-:

acido per-X-ico ⇒ ione per-X-ato ⇒ X ha massimo n° ox


acido X-ico ⇒ ione X-ato ⇒ X ha alto n° ox; X ha unico n° di ox
acido X-oso ⇒ ione X-ito ⇒ X ha basso n° ox
acido ipo-X-oso ⇒ ione ipo-X-ito ⇒ X ha minimo n° ox
NOMENCLATURA
I SALI
I sali derivano formalmente dalla sostituzione di uno o più atomi d’idrogeno di un
acido con atomi di metallo o con cationi poliatomici; oppure derivano dalla
sostituzione di uno o più gruppi OH di un idrossido con anioni ottenuti da acidi
per eliminazione di tutti gli atomi d’idrogeno (protoni acidi)
I sali in altri termini derivano dalla combinazione di uno o più cationi (mono o
poliatomici) con uno o più anioni (mono o poliatomici)

CATIONI POLIATOMICI
I più comuni cationi poliatomici derivano dall’addizione di un protone su un
composto binario dell’idrogeno con un elemento del VA,VIA,VIIA. Il nome di tali
cationi si ottiene aggiungendo il suffisso –onio alla radice del nome dell’elemento

ESEMPI: NH4+, PH4+, H3S+, H2I+ .


NOMENCLATURA
I SALI SEMPLICI
I sali semplici sono prodotti dalla sostituzione di tutti gli idrogeni acidi di una
molecola. Il nome dei sali semplici si ottiene dal nome dell’acido da cui il sale
formalmente deriva, sostituendo i suffissi che caratterizzavano l’acido, come di
seguito indicato:
ACIDO SALE
per--ico per--ato (massimo)
-ico -ato
-oso -ito
ipo--oso ipo--ito (minimo)

A tale termine segue la specificazione del catione (mono o poliatomico) che ha


sostituito gli atomi di idrogeno ( preceduti eventualmente da prefissi che ne indichino
il numero).
Il nome completo del sale tiene conto anche del grado d’idratazione dell’acido
utilizzando i prefissi orto-(omittibile) o meta- (necessario)
ESEMPI: NaNO2, Ca(NO3)2, (PH4)2S2O7, KMnO4
NOMENCLATURA: I SALI SEMPLICI
NOMENCLATURA

I SALI ACIDI
I sali acidi si ottengono per parziale sostituzione di alcuni atomi d’idrogeno da un acido poliprotico.
Secondo la NOMENCLATURA IUPAC è necessario utilizzare la seguente dicitura:

Pref-idrogeno-anione di catione
La NOMENCLATURA CLASSICA fa invece seguire al nome dell’ANIONE l’aggettivo

Anione pref-acido di catione


Dove il pref- indica il numero di atomi d’idrogeno acidi ancora presenti nell’anione del sale, oppure si
riferisce al numero di atomi di idrogeno sostituiti, indicandoli con l’aggettivo:

Anione pref-basico di catione


dove il pref- indica il numero di atomi di idrogeno acidi sostituiti nel sale.
Per l’unico sale acido di un acido diprotico MHXOy, la nomenclatura classica può usare anche il nome:

bi-anione di catione
ESEMPI: NaHCO3, NH4HSO4, NaH2PO3, NaH2PO4, Li2HPO4, Ca(H2PO4)2.
NOMENCLATURA: I SALI ACIDI
Nomenclatura: sali acidi
O

_
_
H3PO2 → H2PO2- Ipofosfito
P _
H
_ H
O
H

O
_
_
H
P _ H3PO3 → H2PO3- idrogenofosfito
_O
_

O H HPO32- fosfito
_

O
_
_

_ P _
O_
H _O H3PO4 → H2PO4- diidrogenofosfato
_

O H
_

H HPO42- idrogenofosfato
PO43- fosfato
O
_
_

P _
_O
_

O_
H HPO3 → PO3- metafosfato
NOMENCLATURA
I COMPLESSI ( O COMPOSTI DI COORDINAZIONE) [MLn]z

Ove z è l’eventuale carica (essi possono essere neutri , cationici o anionici)


L è un singolo atomo o un gruppi di atomi (molecola) ed è detto Legante (esso può essere neutro o
anionico)
n è il numero di coordinazione

Prefissi per i leganti: se anionici cambiare il suffisso –uro –ico con –o

Se neutri non cambiano nome. ECCEZIONI: H2O, NH3, CO, NO


Esempi di complessi cationici o neutri: [Cu(NH3)4]2+, Ni(CO)4, [Cu(H2O)6]2+

Pref-L-atomo centrale (n.o. in cifre romane)

Esempi di complessi anionici:

Pref-L-atomo centrale-ato (n.o. in cifre romane)


NOMENCLATURA: I COMPLESSI [MLn]z
Leganti
Acidi organici (da conoscere)
• Acido acetico: CH3COOH
• Acido formico: HCOOH
• Acido ossalico: H2C2O4
• acido benzoico: C6H5COOH

Sali (per esempio del sodio)


• Acetato di sodio: CH3COONa
• Formiato di sodio: HCOONa
• Ossalato acido di sodio: NaHC2O4
• Ossalato di sodio: Na2C2O4
• Benzoato di sodio: C6H5COONa
Basi organiche (Azotate)
NOMENCLATURA : UN UTILE SCHEMA PER IL NOSTRO CORSO
Elementi

Metallo Non-Metallo

+ Ossigeno + Ossigeno Ipo---oso


---oso ---oso
Ossido Basico---- Ossido Acido o Anidride---- ---ico
---ico
Per---ico

+ Acqua + Acqua
Ipo---oso
---oso
Idrossido Acido (Ossoacido)---- ---ico
Per---ico

Binario (---uro)
Sale---- Ipo---ito
---ito
Ternario
---ato
Per---ato
Esercizio
Esercizi
Dal libro di testo (Nobile-Mastrorilli)
rispondere agli esercizi N. 1, 2, 3 e 4
pag. 197-198.
Chimica
(A.A. 2011/2012, 6CFU)

• Legame covelente secondo la Teoria dell’orbitale


molecolare. LCAO.
(Molecole biatomiche omonucleari: H2 , F2 ,O2)

• Il legame metallico.
(Conduttori, isolanti e semiconduttori elettrici. Drogaggio)
• Forze di legame intermolecolari
(Forze di van der Waals. Forze di London.
Legame idrogeno. Interazioni tra ioni e dipoli)
Il legame covalente
Teoria dell’orbitale molecolare: M.O.
Nella teoria M.O. si applica lo studio ondulatorio al sistema costituito da tutti i nuclei e tutti gli
elettroni. Alla descrizione delle molecole concorrono, in principio, TUTTI GLI ELETTRONI e non
solo quelli di valenza spaiati.

Η operatore caratteristico del sistema molecolare

ΗΨ = ΕΨ Ψ autofunzione molecolare (descrive il moto dell’elettrone


nella molecola: ψ 2 dV rappresenta la probabilità che
l’elettrone si trovi nell’infinitesimo elemento di volume
dV intorno al punto di coordinate x,y,z)
Ε autovalore molecolare (enenrgia dell’elettrone
nella molecola)
Tra le soluzioni dell’equazione di Schrödinger, le funzioni d’onda Ψ fisicamente accettabili devono
soddisfare particolari condizioni al contorno imposte dalla natura del sistema:
1) finite, continue e ad un solo valore in tutto lo spazio
2) tendere a zero a distanza infinita dai nuclei
3) normalizzate
Le funzioni d’onda molecolari ψ , descrivono gli elettroni che risentono della presenza di più
nuclei (elettroni di sistemi molecolari) e sono dette orbitali molecolari.

L’equazione di Schrödinger applicata ai sistemi polinucleari non è risolvibile direttamente: le funzioni


d’onda molecolari si ricavano, nell’approssimazione più semplice della teoria, mediante il metodo della
combinazione lineare degli orbitali atomici (LCAO).
Il legame covalente
Teoria dell’orbitale molecolare. Metodo LCAO

Regole di combinazione degli orbitali atomici


1 si possono combinare solo orbitali atomici che posseggono energie non
troppo diverse tra loro
2 le superfici di inviluppo degli orbitali atomici devono sovrapporsi il più
possibile (criterio della massima sovrapposizione)
3 si possono combinare orbitali atomici che posseggono la stessa simmetria
rispetto all’asse di legame
Il legame covalente
Teoria dell’orbitale molecolare. Metodo LCAO

orbitali di tipo σs

orbitali di tipo σp

Il pedice indica il
tipo di OA da cui
derivano

orbitali di tipo πp
Molecola di H2
• Ciascun atomo di H presenta un unico orbitale atomico 1s.

• Gli orbitali atomici di partenza hanno uguale energia e uguale


simmetria, quindi è possibile applicare il metodo LCAO.

• Dalla combinazione dei due orbitali atomici 1s relativi ai due atomi


otterremo due orbitali molecolari di tipo σ.

• Un o.m. è di legame, l’altro è di antilegame.

orbitali atomici 1s

orbitali molecolari σs
Molecola di H2
Dopo aver ottenuto gli orbitali molecolari, possiamo costruire il diagramma
energetico o di correlazione per la molecola H2.

Nel diagramma sono indicati gli orbitali atomici di partenza e gli orbitali
molecolari ottenuti.

Gli o.m. vanno riempiti con tutti gli elettroni della molecola, rispettando il
principio di Pauli e la regola di Hund.

diagramma di correlazione per la molecola di H2


Molecola di H2
La configurazione elettronica della molecola H2 viene ricavata in analogia alle
configurazioni elettroniche degli elementi. Si indica per ciascun orbitale
molecolare il numero di elettroni in esso contenuti.

σ1s)2
H2: (σ

Dalla configurazione elettronica si calcola l’ordine di legame:

(n° el. negli orb. di legame) − (n° el. negli orb. di antilegame )
ordine di legame =
2

Per la molecola H2 l’ordine di legame è 1.


Ordine di legame Una specie chimica esiste se gli elettroni che occupano
orbitali leganti sono in numero maggiore degli elettroni
che occupano orbitali antileganti

n° e- leganti – n°e- antileganti OL = 0 la specie non esiste


OL =
2
σ∗1s H2+ σ∗1s H2−

1s 1s 1s 1s
σ1s OL = 1/2 σ1s OL = 1/2

σ∗1s He2 + σ∗1s He2

1s 1s 1s 1s
σ1s σ1s
OL = 1/2 OL = 0
Il legame covalente
LCAO. Molecole biatomiche omonucleari tra atomi del II periodo
_
F2 +
_ +

σ∗2px
F F
π∗2pv π∗2pz
_
+
E +
_

y y _
2px 2py 2pz 2pz 2py 2px _
+
+
x x +
z z + _

π2pv π2pz _

σ2px _ + _

σ∗2s
+ _
y 2s 2s y

x x
z z +

σ2s
σ2s)2 (σ∗
[1s21s2 (σ σ∗2s) σ2px)2(π
σ∗ 2 (σ π2py2pz)4 (π∗
π∗2p π∗2p
π∗ y)2 (π∗
π∗ z)2]
ordine di legame: 1
y 1s 1s 1s 1s y
+ +
x x
z z
orbitali atomici orbitali molecolari orbitali atomici
Il legame covalente
LCAO. Molecole biatomiche omonucleari tra atomi del II periodo
_
O2 +
_ +

σ∗2px
O O
π∗2pv π∗2pz
_
+
E +
_

y y _
2px 2py 2pz 2pz 2py 2px _
+
+
x x +
z z + _

π2pv π2pz _

σ2px _ + _

σ∗2s
+ _
y 2s 2s y

x x
z z +

σ2s
[1s21s2 (σσ2s)2 (σ∗
σ∗2s) σ2px)2(π
σ∗ 2 (σ π2py2pz)4 (π∗
π∗2p π∗2p
π∗ y)1 (π∗
π∗ z)1]
ordine di legame: 2
y 1s 1s 1s 1s y
+ +
x x
z z
orbitali atomici orbitali molecolari orbitali atomici
Diamagnetismo e paramagnetismo
F2 O2

σ2px* σ2px*

π2py* π2pz* π2py* π2pz*

π2py π2pz π2py π2pz

σ2px σ2px

σ2s* σ2s*

σ2s σ2s

orbitali di non legame orbitali di non legame

1s 1s 1s 1s
Gli esperimenti mostrano che l’ossigeno (O2) è paramagnetico
La molecola dell’ossigeno viene
attratta da un campo magnetico:
quindi è paramagnetica (ha uno o
più elettroni spaiati)

In generale per
identificare il
comportamento
paramagnetico di una
molecola (quanti elettroni
spaiati essa possiede )
si utilizza la
Bilancia di Gouy
I legami chimici

Legame ionico

Legame covalente
Legami forti

Legami Legame metallico

Legami deboli Sono i prossimi da studiare


Il legame metallico
Introduzione: Caratteristiche dei metalli

I metalli presentano alcune caratteristiche peculiari:


• buona conducibilità termica e elettrica;
• bassa energia di ionizzazione (facilità a perdere gli elettroni di valenza);
• opacità e potere riflettente;
• duttilità e malleabilità (non presenti nei solidi ionici);
• alto numero di coordinazione non spiegabile con la formazione di singoli legami
atomici

⇒ mobilità degli elettroni


Il legame metallico
Introduzione: Caratteristiche dei metalli
Modello di Lorentz (1905):
i metalli sono costituiti da un reticolo cristallino di cationi immersi in un mare
di elettroni liberi di muoversi (= delocalizzati) in tutto il cristallo.

⇒ nei metalli non vi sono legami direzionati

+ + + + + + + + + + + + + + + +
Reticolo metallico prima + + + + + + + + + + + + + + + +
e dopo la deformazione: + + + + + + + + + + + + + + + +
+ + + + + + + + + + + + + + + +

– + – + – + – +
– + – + – + – + + – + – + – + –
Reticolo ionico prima e + – + – + – + –
dopo la deformazione: – + – + – + – + repulsione!
+ – + – + – + – – + – + – + – +
+ – + – + – + –

Il legame nei metalli è di natura diversa rispetto al legame ionico o covalente.


La teoria del legame di valenza non permette di spiegare la formazione del legame metallico. L’uso
della teoria degli orbitali molecolari invece consente di spiegare le proprietà di questi composti.
Il legame metallico
Teoria delle bande
Un cristallo metallico è costituito da un numero enorme di atomi (e quindi di elettroni).

La combinazione lineare di N orbitali atomici degli strati di valenza di un metallo porta alla
formazione di N orbitali molecolari, dove N è un numero molto grande.

All’aumentare di N la distanza tra livelli


energetici adiacenti diminuisce, quindi la
differenza di energia tra un orbitale molecolare
N orbitali atomici
e l’altro diventa sempre più piccola. Si passa
degeneri
quindi da un numero discreto di livelli energetici
a un “continuo” che prende il nome di banda di
energia.

Gli N orbitali molecolari estesi a tutto il cristallo a cui è associata la banda di


energia rendono conto della delocalizzazione degli elettroni.

Per far passare un elettrone da un livello ad un altro superiore vuoto sarà quindi
necessaria una piccola quantità di energia. Questo spiega la mobilità degli elettroni
nei metalli.
Legame metallico - La teoria delle bande
Costruzione di un reticolo metallico degli elementi del gruppo I
configurazione elettronica esterna: ns1
Li2 Li6

σ2s*

∆Etot ∆Etot

σ2s

Li22 LiN σ2s* o.m. di antilegame

∆Etot ∆Etot

σ2s o.m. di legame


Legame metallico - La teoria delle bande
Costruzione di un reticolo metallico degli elementi del gruppo I
configurazione elettronica esterna: ns1
N elettroni
N/2 livelli energetici
N atomi di Li
occupati
N orbitali molecolari

LiN
N/2 orbitali vuoti

∆Etot BANDA DI VALENZA

N/2 orbitali occupati

Gli elettroni possono essere


promossi da un livello energia termica
energetico occupato ad uno conducibilità termica e elettrica
libero con una modesta spesa
di energia. energia elettrica
Legame metallico - La teoria delle bande
Costruzione di un reticolo metallico degli elementi del gruppo II
configurazione elettronica esterna: ns2
2N elettroni
N atomi di Ca N livelli energetici occupati
N orbitali molecolari

3N orbitali vuoti (derivanti dagli O.A. p)

zona di sovrapposizione

N orbitali occupati (derivanti dagli O.A. s)

Gli elettroni possono essere energia termica


promossi dalla banda di
valenza alla banda di conducibilità termica e elettrica
conduzione con una modesta energia elettrica
spesa di energia.
Legame metallico - La teoria delle bande
Costruzione di un reticolo metallico degli elementi del gruppo IV

4N elettroni conf. el. est. ns2 np2


N atomi di C 2N livelli energetici occupati
4N orbitali molecolari

2N orbitali vuoti

2N orbitali occupati

La banda di valenza e la banda di conduzione sono separate da un gap di


energia la cui entità dipende dal tipo di elemento. Il gap diminuisce scendendo
lungo il gruppo.
Legame metallico - La teoria delle bande
Costruzione di un reticolo metallico degli elementi del gruppo IV

stagno e piombo

ISOLANTE CONDUTTORI
SEMICONDUTTORI

La conducibilità elettrica aumenta all’aumentare della temperatura.


L’energia termica consente di superare il gap di energia per un numero
maggiore di elettroni.
Legame metallico - La teoria delle bande
Drogaggio dei semiconduttori

La conducibilità elettrica di un semiconduttore può essere aumentata


modificando la struttura del cristallo ⇒ drogaggio

Si aggiungono al cristallo (allo stato fuso o solido) piccole quantità (1


atomo su 1010) di un altro elemento (drogante) che si distribuiscono
uniformemente nel reticolo del semiconduttore.
La struttura delle bande del semiconduttore non risulta in tal modo
alterata.

Il drogante è in genere un elemento con un elettrone di valenza in


meno o in più rispetto al semiconduttore.
Legame metallico - La teoria delle bande
Drogaggio di tipo p dei semiconduttori
Consideriamo un cristallo di silicio (IV gruppo) drogato con
gallio (III gruppo) che ha un elettrone in meno.
Con la sostituzione di alcuni atomi di Si con atomi di Ga
alcuni livelli energetici nella banda di valenza del Si
risultano vuoti. I livelli vuoti si trovano all’estremità
superiore della banda di valenza, e possono essere
occupati da elettroni della banda di valenza.

Energy gap

Energy gap
Silicio
livelli energetici vuoti

Silicio drogato con gallio


Legame metallico - La teoria delle bande
Drogaggio di tipo p dei semiconduttori
Gli elettroni che si spostano sui livelli vuoti
creano delle lacune nella banda di valenza.
Tali lacune costituiscono dei livelli energetici
vuoti che possono essere occupati da altri
elettroni che si “muovono” da livelli
energetici inferiori per esempio sotto
l’azione di un campo elettrico.
livelli vuoti

Drogaggio di tipo p (positivo) ⇒


presenza di lacune di elettroni nella
banda di valenza⇒
⇒ movimento di cariche
positive ⇒ conducibilità elettrica
Legame metallico - La teoria delle bande
Drogaggio di tipo n dei semiconduttori
Consideriamo un cristallo di silicio (IV gruppo) drogato
con arsenico (VI gruppo) che ha un elettrone in più.
Con la sostituzione di alcuni atomi di Si con atomi di As
alcuni livelli energetici nella banda di conduzione del Si
vengono occupati dagli elettroni dell’As. I livelli occupati
si trovano all’estremità inferiore della banda di
conduzione.
Energy gap

livelli energetici occupati

Silicio
Energy gap

Silicio drogato con arsenico


Legame metallico - La teoria delle bande
Drogaggio di tipo n dei semiconduttori

Gli elettroni presenti sui livelli occupati possono “muoversi” verso i livelli energetici
vuoti della banda di conduzione per esempio sotto l’azione di un campo elettrico.

livelli occupati

Drogaggio di tipo n (negativo) ⇒ presenza di


elettroni nella banda di conducibilità ⇒ Esistono semiconduttori
movimento di cariche negative ⇒ conducibilità costituiti da composti 1:1 di
elementi di III e V gruppo,
elettrica
come ad esempio GaAs.
Forze secondarie di legame
Forze di Van der Waals e Forze di London

Le forze secondarie di legame sono di tipo intermolecolare.


Esse sono essenzialmente dei legami deboli (0,01-15
kcal/mol), responsabili dell’esistenza della materia in fasi
condensate. Le principali forze secondarie di legame sono
di tipo:
Ione-Dipolo
Dipolo-Dipolo (L. idrogeno) Forze di Van der Waals

Dipolo-Dipolo indotto
Dipolo indotto- Dipolo indotto Forze di London
Forze di legame intermolecolari
Interazioni ione-dipolo
Interazione elettrostatica tra uno ione e una molecola dipolare

Esempio: un cristallo di NaCl sciolto in acqua δ-

_
_
NaCl(s) + H2O(l) → Na+(aq) + Cl-(aq) O
δ+ δ+
H H
Le molecole di acqua,
dipolari, vengono orientate
Na+ dal campo elettrico creato
Cl- dallo ione. Il campo
elettrico è tanto più
elevato quanto maggiore è
la carica dello ione e quanto
minore è il suo raggio.
La solubilità delle sostanze saline in acqua (o in liquidi polari in genere) è dovuta
alla solvatazione degli ioni.
Ogni ione viene circondato da un certo numero di molecole di acqua che si
orientano ⇒ ad ogni interazione ione-molecola di acqua è associata una certa
quantità di energia elettrostatica ⇒ la somma delle energie per un gran numero
di interazioni è tale da vincere l’energia reticolare ⇒ il sale si dissolve in acqua.
Forze di legame intermolecolari
Interazioni Dipolo-Dipolo

Interazione elettrostatica tra molecole dipolari (uguali o diverse).

Le molecole si orientano in modo


che la parte positiva del dipolo
di una molecola sia prossima alla
parte negativa del dipolo di
un’altra molecola.
Forze di legame intermolecolari
Legame idrogeno

Il legame idrogeno è un tipo di interazione dipolo-dipolo


particolarmente forte (fino a ~30 di kJ/mol). Si realizza quando un
atomo di idrogeno è legato ad un atomo molto elettronegativo (azoto,
ossigeno, fluoro).

HF
Forze di legame intermolecolari
Legame idrogeno
Le temperature di fusione e di ebollizione di H2O, HF, NH3 sono più alti
rispetto a quelli degli idruri omologhi a causa della formazione del legame
idrogeno. E’ necessario fornire più energia per il passaggio di stato poiché
bisogna rompere anche i legami idrogeno.

Andamento delle temp. di fusione per °C


°C serie di molecole omologhe H2O Andamento delle temp. di ebollizione
+100 +100 per serie di molecole omologhe

HF

H2O
0 0
H2Te
H2Te NH3 H2Se SbH3
H2S HI
H2Se AsH3
SnH4
NH3 H2S HI HCl
HBr
HBr
-100 -100 PH3
HF HCl SbH3 GeH4
AsH3 SiH4

PH3
SnH4 CH4
GeH4
-200 -200
CH4 SiH4
Forze di legame intermolecolari
Legame idrogeno
A causa della formazione dei legami idrogeno fra le molecole di acqua allo
stato solido, si forma una struttura “aperta” con una densità minore rispetto
all’acqua allo stato liquido.
Allo stato liquido infatti i legami idrogeno vengono continuamente rotti e
riformati fra molecole diverse a causa dei moti molecolari; allo stato solido
invece le molecole sono “ferme” e i legami idrogeno non vengono rotti.
Le straordinarie proprietà dell'acqua sono dovute alla
specificità del legame ad idrogeno:

Acqua liquida
Acqua solida
(ghiaccio)
Struttura “aperta” con una densità minore rispetto all’acqua liquida.
Legame idrogeno e DNA

Il legame ad idrogeno è alla base del codice genetico

Le basi azotate dei nucleotidi


sono legate fra loro
attraverso legami a idrogeno

In questo modo si forma la


doppia elica del DNA
Forze di legame intermolecolari
Interazioni dipolo-dipolo indotto

Interazione elettrostatica tra una molecola dipolare e un dipolo indotto

Il campo elettrico generato da molecole polari può indurre la formazione di un


dipolo in sostanze apolari facilmente polarizzabili.
Forze di legame intermolecolari
Forze di London: interazioni dipolo indotto-dipolo indotto
Le molecole apolari possono generare dei dipoli a
causa di variazioni “istantanee” di densità
elettronica attorno ai nuclei. Tali dipoli “istantanei”
creano campi elettrici che possono indurre la
formazione di dipoli nelle molecole vicine.
L’interazione è tanto maggiore quanto più
polarizzabile è la molecola.
Polarizzabilità = tendenza a “deformare” il volume, la nuvola elettronica

Le interazioni dipolo indotto-dipolo indotto


sono alla base della formazione degli stati
condensati di molecole apolari.
Nel caso degli alogeni (molecole biatomiche)
la polarizzabilità aumenta scendendo lungo
il gruppo all’aumentare del volume atomico e
quindi della nuvola elettronica.

Lo iodio è solido
a temperatura ambiente
Chimica
(A.A. 2011/2012, 6CFU)

Le reazioni chimiche (I parte):


Reazioni acido-base ovvero reazioni di non ossidoriduzione e loro
bilanciamento
Reagente limitante
Esercitazione
Esercizi: calcoli stechiometrici sulle reazioni acido-base.
La resa (il rendimento) di una reazione chimica: definizione,
esempi ed esercizi.
Le reazioni chimiche (II parte):
Introduzione alle
reazioni di ossidoriduzione (RedOx)
Esercitazione (bilanciamento
(bilanciamento RedOx
RedOx,, equivalenti chimici)
chimici)
alla lavagna (No
(No slide !)
Cos’è una reazione chimica?
Una reazione chimica è il processo mediante il
quale uno o più composti reagiscono tra loro per
produrre uno o più composti diversi da quelli di
partenza.
Lavoisier ci ricorda che la materia non si crea
né si distrugge ma si trasforma.
Una reazione chimica è, quindi, una
trasformazione della materia.

trasformaz ione
reagenti      → prodotti
trasformaz ione
reagenti        → prodotti

2 HgO(s) → 2 Hg(l) + O2(g )


trasformaz ione
reagenti        → prodotti

Li(s) + H2O(l) → 2LiOH(aq) + H2(g)


Le reazioni chimiche
Lo studio delle reazioni è la parte centrale della disciplina, la chimica, che si
occupa delle trasformazioni della materia e che deve individuare quali proprietà
devono possedere due composti per poter reagire tra loro e trasformarsi in
sostanze diverse.
Ogni reazione chimica, quindi, comporta la rottura di alcuni legami e la formazione
di nuovi legami chimici, ed avviene spontaneamente se ad essa corrisponde una
diminuzione dell’energia libera (∆∆G) delle specie di partenza. Ogni reazione è
caratterizzata da dati termodinamici che consentono di determinare se e quanto
la reazione può avvenire, e da dati cinetici che consentono di determinare la
velocità con cui essa avviene.
Più in generale, una reazione chimica è il processo mediante il quale due (o più)
composti, detti reagenti reagiscono tra loro per produrre uno (o più) composti
diversi, detti prodotti di reazione.
Indicando con A e B due reagenti e con C e D i prodotti, la generica reazione
può essere descritta dall’equazione chimica:

A + B → C + D
Le reazioni chimiche
Una reazione deve rispettare la legge della conservazione delle masse di
Lavoisier e, perciò, l’equazione che la rappresenta deve essere bilanciata;
per bilanciarla occorre dotare ciascuna specie di opportuni coefficienti,
detti stechiometrici, che rendano il numero degli atomi di ciascun elemento
presenti a sinistra uguale a quello che, dello stesso elemento, sono presenti
a destra. Indicando con a, b, c, d i coefficienti stechiometrici dei
reagenti e prodotti, l’equazione bilanciata diventa:

aA + bB → cC + dD
e indica che:

a moli di A reagiscono con b moli di B per dare c moli di C e d moli di D.


Le reazioni chimiche
Se il processo non porta al consumo di tutta la quantità di almeno uno
dei reagenti, la reazione raggiunge uno stato di equilibrio in cui sono
presenti sia A e B che C e D: in questo caso, per separarli si usa una
doppia freccia, come mostra la seguente:


aA + bB → cC + dD
La doppia freccia sta a indicare che l’equilibrio può essere raggiunto
sia ponendo a reagire A e B, che producono C e D, fino al
raggiungimento dell’equilibrio, sia facendo reagire C e D che
producono A e B. Per una reazione di questo tipo, reagenti e prodotti
sarebbero indistinguibili: si conviene, tuttavia, di indicare sempre
come reagenti i composti a sinistra della doppia freccia e come
prodotti quelli a destra.
Le reazioni chimiche
Un’equazione chimica, per essere completa, deve riportare lo stato di
ciascun reagente e prodotto indicando: un solido con (s), un liquido con
(l ), un gas o vapore con (g), un composto in soluzione, di solito acquosa,
con (aq); ciò spesso viene omesso perché si ritiene che sia noto al
lettore.
Esempi: Na2CO3(s) NaO(s) + CO2(g)

(NH4)2CO3(s) NH3(g) + CO2(g) +H2O(l)

3 Ca(OH)2(aq) + 2 H3PO4(aq) Ca3(PO4)2(s) + 6 H2O(l)

oppure, se in una reazione si forma un precipitato (un solido insolubile) si pone


il segno a destra della relativa formula; analogamente se si sviluppa un gas si pone
il segno , ad esempio:
+ -
Ag + Cl AgCl

Zn + 2 H+ Zn2+ + H2
Classificazione delle reazioni
NON ESISTE UNA CLASSIFICAZIONE UNIVOCA. Spesso
si fa riferimento ad una classificazione tradizionale basata su
come vengono riordinati atomi o gruppi di atomi. Essa
comprende 5 tipi di reazione:

1) Reazioni di combinazione
Due sostanze si combinano per dare una terza sostanza
2 Na (s) + Cl2 (g) → 2 NaCl (s)
CaO (s) + SO2 (g) → CaSO3 (s)
2) Reazioni di decomposizione
Una sostanza reagisce dando due o più sostanze

2 HgO (s) → 2 Hg (l) + O2 (g)


3) Reazioni di spostamento
Un elemento reagisce con un composto spostando da esso
un altro elemento

Fe (s) + CuSO4 (s) → Cu(s) + FeSO4 (s)


Zn (s) + 2 HCl (aq) → H2 (g) + ZnCl2 (aq)
4) Reazioni di metatesi o doppio scambio
Comporta lo scambio di parti tra due reagenti
KI (aq) + AgNO3 (aq) → KNO3 (aq) + AgI (s)

5) Reazioni di combustione
Sono particolari reazioni di combinazione implicanti O2

CH4 (g) + 2O2 (g) → CO2 (g) + 2 H2O (g)

Un’altra classificazione è quella basata su due grandi categorie:


reazioni di ossidoriduzione e reazioni di non ossidoriduzione
Le reazioni chimiche
Le reazioni possono, quindi, dividersi in DUE GRANDI CLASSI:

a) Reazioni di ossidoriduzione;
ossidoriduzione nelle quali alcune specie atomiche variano il
numero di ossidazione. Ad esempio:
(0) (+1) (+2) (o)
Zn(s) + H2SO4(aq) ZnSO4(aq) + H2(g)

Le combustioni formalmente è come se fossero delle reazioni di ossidoriduzione:


(-1) (0) (+4) (-2)
C6H6(l) + 15 O2(g) 6 CO2(g) + 3 H2O(g)
2
b) Reazioni di non ossidoriduzione; nelle quali nessuna specie atomica varia il
numero di ossidazione. In queste si ha soltanto scambio di specie atomiche
fra i reagenti. Le reazioni acido-base fanno parte di questo
raggruppamento:

3 Ca(OH)2(aq) + 2 H3PO4(aq) Ca3(PO4)2(s) + 6 H2O(l)


Le reazioni chimiche: acidi e basi
secondo Arrhenius
La più semplice, e limitata, tra le definizioni di acido e di base è quella di
Arrhenius, per la quale una specie chimica è:
Arrhenius

• un acido se in soluzione acquosa si dissocia fornendo uno o più ioni idrogeno


(protoni); un acido è monoprotico (o monovalente o monobasico) quando fornisce
un solo ione H+ e poliprotico (o polivalente o polibasico) quando ne dà più di uno.

• una base se in soluzione acquosa si dissocia fornendo uno o più ioni idrossido
OH– (ossidrile); una base è monoossidrilica (o monovalente o monoacida) quando
fornisce un solo ione OH– e poliossidrilica (o polivalente o poliacida) quando ne
dà più di uno.

ACIDI SECONDO
ARRHENIUS: Tutte le specie chimiche che in soluzione cedono ioni H+.

BASI SECONDO
ARRHENIUS: Tutte le specie chimiche che in soluzione cedono ioni OH–.
Elettroliti forti e deboli
I sali, gli acidi e le basi si trovano dissociati in soluzione acquosa.
Per questo motivo vengono anche chiamati elettroliti.

I sali solubili si dissociano in soluzione acquosa dando luogo ai


rispettivi ioni positivi e negativi da cui sono formati. Poiché i sali
sono completamente dissociati in soluzione acquosa, essi sono
elettroliti forti.
Gli acidi e le basi possono essere elettroliti forti oppure deboli.

In una reazione si scrivono in forma indissociata gli elettroliti


deboli, le specie non solubili e i non elettroliti. Tutte le altre specie
possono anche essere scritte nella forma dissociata.
Le reazioni chimiche: acidi e basi

Il loro bilanciamento:
Bilanciare per primi gli atomi di metallo e non metallo nelle
formule (generalmente è meglio scegliere il prodotto) con il
maggior numero di atomi.

Bilanciare per ultimi gli elementi (quasi sempre idrogeno e


ossigeno) presenti in più formule.

Se si ottengono numeri frazionari, eliminarli moltiplicando tutti


i coefficienti per un opportuno fattore.
Bilanciamento

3 Ca(OH)2 + 2H3PO4→ Ca3(PO4)2 + 6 H2O

Al2O3 + 6 HClO4 → 2 Al(ClO4)3 + 3 H2O

As2S3 + 3 H2SO4 → As2(SO4)3 + 3 H2S


Esercizi sul bilanciamento delle reazioni di non ossidoriduzione

[R. 1 , 1, 3]

[R. 1, 3, 2]

[R 4, 1, 1, 6, 1]
Esercizi sul bilanciamento delle reazioni di non ossidoriduzione
Esercizi sul bilanciamento delle reazioni di non ossidoriduzione
Dal libro Nobile-Mastrorilli, per il bilanciamento delle reazioni di non
ossidoriduzione (e quindi acido-base) si svolgano solo gli esercizi n.1, 2 e 9
di pag. 252-253 e pag.255:
n.1
n.2

n.9

Non svolgere gli esercizi dal n.3 al n.8!!!


perché richiedono conoscenze che non siete ancora in grado di capire
del tutto e potrebbero, quindi, confondervi.
Prodotto con il maggior numero di atomi (13 atomi), quindi per la regola
(“Bilanciare per primi gli atomi di metallo e non metallo nelle formule con il
maggior numero di atomi”):

3 2

Bilanciare per ultimi gli elementi presenti in più formule (in questo
caso cloro, azoto,idrogeno e ossigeno).
Per il cloro deve essere:

3 2 6
Per l’azoto deve dunque essere:

3 2 2 6
L’ossigeno è già bilanciato, usiamo l’idrogeno con verifica del bilanciamento:
2x3 + 2x4x2+2= 24 idrogeni a sinistra 6x4 = 24 idrogeni a destra
La reazione è bilanciata
Il bilanciamento delle reazioni chimiche può sempre realizzarsi mediante un
metodo algebrico (ovvero un metodo prettamente matematico!).
A scanso di equivoci diciamo subito che il cosiddetto metodo algebrico di
bilanciamento è una tecnica generale, cioè applicabile a qualsiasi reazione
chimica senza bisogno di riconoscerne la tipologia, con però il grosso difetto
di trascurare completamente l'aspetto chimico delle reazioni (in particolar
modo per le reazioni di ossidoriduzione), in quanto alla soluzione si perviene
algebricamente, ossia convertendo la reazione in un sistema di equazioni in
base a due principi di conservazione:
Conservazione delle specie atomiche: il numero globale di atomi di ciascun
elemento presente nei reagenti è necessariamente uguale a quello globale
dello stesso elemento dalla parte dei prodotti. In altre parole nelle
reazioni chimiche gli atomi non si distruggono, ma si riorganizzano.
Conservazione della carica globale: la somma algebrica di tutte le cariche
lato reagenti è necessariamente uguale alla somma algebrica delle cariche
lato prodotti. Ovvero in una qualsiasi reazione chimica la carica si
conserva.
Vediamo il caso della reazione precedente:
a b c d e
La reazione non presenta carica basta applicare la conservazione delle specie
atomiche e siano a, b, c, d , e i coefficienti stechiometrici:

Conservazione di Mn a = 3d a = 3d
Conservazione di Cl 2a = e 2a = e
Conservazione di N b + 2c = e b + 2c = e
Conservazione di H 3b + 9c = 4e 3b + 9c = 4e
Conservazione di P c = 2d c = 2d
Conservazione di O 4c = 8d
Questo è un caso semplice 6 equazioni in 5 incognite, ma due equazioni sono ridondanti!
Di solito si hanno sistemi in cui l’equazioni sono più delle incognite…...oppure le incognite
sono più dell’equazioni!!! Quindi, bisogna sempre scegliere per un’incognita un valore
arbitrario di partenza!!!
Cerchiamo, per esempio, di esplicitare ogni incognita
a = 3d rispetto a d

2a = e a = 3d a = 3d
b + 2c = e 2 ⋅ (3d) = e e = 6d
3b + 9c = 4e b + 2 ⋅ (2d) = e b + 4d = e
c = 2d 3b + 9c = 4e 3b + 9c = 4e
c = 2d c = 2d
a = 3d
a = 3d
e = 6d
e = 6d
b + 4d = 6d b = 2d
3b + 9c = 4e
c = 2d
c = 2d
a b c d e

Adesso ponendo per d un valore di 1 otterremo :

a = 3d a =3
b = 2d b=2
e = 6d
c=2
d =1
c = 2d e=6
3 2 2 1 6
COME VOLEVASI DIMOSTRARE: IL METODO ALGEBRICO DI
BILANCIAMENTO È DAVVERO UNA TECNICA GENERALE, MA TROPPO
LABORIOSA E CON IL GROSSO DIFETTO DI TRASCURARE
COMPLETAMENTE L'ASPETTO CHIMICO DELLE REAZIONI.
Stechiometria: dal greco
στοιχειον µετρον =
elemento misura
Calcolo dei rapporti ponderali esistenti, fra
elementi e composti, nelle reazioni
chimiche.
La stechiometria è, quindi, il ramo della
chimica che si occupa delle relazioni
quantitative fra i reagenti e i prodotti di
una reazione.
Le reazioni chimiche: reagente limitante
Quando le quantità (moli) dei reagenti stanno tra di loro in un
rapporto uguale a quello espresso dai loro coefficienti si dice che sono
in rapporto stechiometrico: se la reazione è completamente spostata
verso destra (→), esse reagiscono completamente e nel sistema finale
sono presenti solo i prodotti (secondo i rapporti stechiometrici dei
prodotti).
Se invece le quantità sono in un rapporto diverso da quello dei
coefficienti stechiometrici, per esempio per la generica reazione:

a A+bB→cC+d D
Se uno dei due reagenti è disponibile in quantità insufficienti rispetto
al rapporto molare (stechiometrico) indicato dall’equazione chimica si
dice che è in difetto. È detto anche reagente limitante. L’altro reagente
(in eccesso) reagisce solo nella quantità permessa dal reagente in
difetto. Nel sistema finale sono presenti i prodotti della reazione e il
reagente in eccesso: per ottenere la quantità di ciascuno, il calcolo deve
essere impostato con riferimento a quello del reagente in difetto.
Esercizio (il caso più semplice): il rapporto
stechiometrico tra i reagenti è 1:1
3,65 g di acido cloridrico reagiscono con 11,2 g di idrossido potassico
secondo la seguente reazione:

HCl (aq) + KOH(aq) → KCl (s) + H 2O(l)


Calcolare quanti grammi di KCl vengono prodotti e dire qual è il reagente in
eccesso.
Svolgimento
Calcoliamo, innanzitutto, le moli di HCl e KOH:
m HCl 3,65 g
n HCl = = = 0,1 mol
PM HCl 36,5 (g/mol)
m KOH 11,2 g
n KOH = = = 0,2 mol
PM KOH 56,0 (g/mol)
HCl + KOH → KCl + H2O
Moli
0,1 0,2 - -
iniziali

Moli
0,1 0,1 - -
consumate

Moli
- - 0,1 0,1
prodotte

Totale -- 0,1 0,1 0,1


I grammi di KCl prodotti sono pari a
g
m KCl = n KCl ⋅ PM KCl = 0,1 mol ⋅ 74,5 ( ) = 7,45 g
mol
il reagente in eccesso è l’idrossido di potassio e la sua entità è pari a 0,1 moli.
Esercizio (più “impegnativo”)
10 g di acido solforico reagiscono con 10 g di idrossido di alluminio secondo
la seguente reazione (da bilanciare):

H 2SO4 (aq) + Al(OH) 3(s) → Al 2 (SO4 )3(s) + H 2O(l)


Calcolare quanti grammi di Al2(SO4)3 vengono prodotti e dire qual è il
reagente in eccesso.
Svolgimento
Bilanciare, innanzitutto, la reazione

3 H 2SO 4 (aq) +2 Al(OH)3(s) → Al2 (SO 4 ) 3(s) + 6 H 2O (l)


Calcoliamo le moli dei reagenti:
m H 2SO 4 10,0 g
n H 2SO 4 = = = 0,102 mol
PM H 2SO 4 98,073 (g/mol)
m Al(OH)3 10,0 g
n Al(OH)3 = = = 0,128 mol
PM Al(OH)3 78,003 (g/mol)
3 H2SO4 + 2 Al(OH)3 → Al2(SO4)3 + 6 H2O
Moli
0,102 0,128 - -
iniziali
Moli
? ?
consumate

3
n H 2 SO 4 : n Al(OH)3 = 3 : 2 n H 2 SO 4 = ⋅ n Al(OH)3
2
3
n H 2 SO 4 = ⋅ 0,128 = 0,192 mol > 0,102 mol
2 L’acido solforico è
il reagente limitante

2
n Al(OH)3 = ⋅ n H 2SO 4 L’idrossido di alluminio è
3
il reagente in eccesso
2
n Al(OH)3 = ⋅ 0,102 mol = 0,068 mol < 0,128 mol
3
3 H2SO4 + 2 Al(OH)3 → Al2(SO4)3 + 6 H2O
Moli
0,102 0,128
iniziali
Moli
0,102 0,068 - -
consumate
Moli
- - ? ?
formate

n H 2 SO 4 : n Al 2 (SO 4 ) 3 = 3 : 1
1 1
n Al2 (SO 4 )3 = ⋅ n H 2SO 4 = ⋅ 0,102 mol = 0,034 mol
3 3
Oppure si giunge al medesimo risultato
n Al(OH)3 : n Al 2 (SO 4 ) 3 = 2 : 1
1 1
n Al2 (SO 4 )3 = ⋅ n Al(OH)3 = ⋅ 0,068 mol = 0,034 mol
2 2
3 H2SO4 + 2 Al(OH)3 → Al2(SO4)3 + 6 H2O
Moli
0,102 0,128
iniziali
Moli
0,102 0,068 - -
consumate
Moli
- - 0,034 0,204
formate

Totale - 0,060 0,034 0,204


g
m Al 2 (SO 4 ) 3 = n Al 2 (SO 4 ) 3 ⋅ PM Al 2 (SO 4 ) 3 = 0,034 mol ⋅ 342,136 =
mol
= 11,63 g
Verificate da soli la legge di Lavoisier
ESERCIZI: calcoli stechiometrici sulle REAZIONI ACIDO-BASE

1) 10 g di acido solforico reagiscono con 10 g di idrossido ferrico


secondo la seguente reazione (da bilanciare):
H2SO4(aq)+ Fe(OH)3(s) → Fe2(SO4)3(s) + H2O(l)
Calcolare quanti grammi di Fe2(SO4)3 vengono prodotti e dire qual è il
reagente in eccesso. [Risultato 13,596 g; Fe(OH)3]

2) 100 g di acido ortofosforico reagiscono con 100 g di idrossido


stannoso secondo la seguente reazione (da bilanciare):
H3PO4(aq)+ Sn(OH)2(s) → Sn3(PO4)2(s) + H2O(l)
Calcolare quanti grammi di Sn3(PO4)2 vengono prodotti e dire qual è il
reagente in eccesso.[Risultato 119,22 g; H3PO4]
ESERCIZI: calcoli stechiometrici sulle REAZIONI ACIDO-BASE

3) 20 g di acido solfidrico reagiscono con 15 g di idrossido di alluminio


secondo la seguente reazione (da bilanciare):
H2S (aq)+ Al(OH)3(s) → Al2S3(s) + H2O(l)
Calcolare quanti grammi di Al2S3 vengono prodotti e dire qual è il
reagente in eccesso. [Risultato 14,49 g; H2S]

4) L’idrossido di bario e l’acido solforico reagiscono secondo la


seguente reazione (da bilanciare):
H2SO4(aq) + Ba(OH)2(s) → BaSO4(s) + H2O(l)
Calcolare i grammi di idrossido di bario ed i grammi di acido solforico
che bisogna far reagire per ottenere 100 g di solfato di bario. [Risultato:
42,02 g di H2SO4 e 74,41 di Ba(OH)2]
ESERCIZI: calcoli stechiometrici sulle REAZIONI ACIDO-BASE

5) L’acido nitrico e l’idrossido ferrico reagiscono secondo la seguente


reazione (da bilanciare):
HNO3(aq)+ Fe(OH)3(s) → Fe(NO3)3(s) + H2O(l)
Calcolare i grammi di idrossido ferrico ed i grammi di acido nitrico che
bisogna far reagire per ottenere 100 g di nitrato ferrico. [Risultato:
76,160 g di HNO3 e 44,186 di Fe(OH)3]
ESERCIZI: calcoli stechiometrici sulle REAZIONI ACIDO-BASE

6)

7)

8)
9)

R. 32,7 g

R. 140 g

10)

11) Data la reazione (da bilanciare) BaCl2 + H2SO4 → BaSO4 + HCl

calcolare quanti grammi di solfato di bario (BaSO4) si formano facendo reagire 500 g
di cloruro di bario (BaCl2) con 100 g di acido solforico (H2SO4). Calcolare inoltre
quale dei due reagenti non reagisce completamente ed in che quantità si trova al
termine della reazione. R. 238,0g di BaSO4, 287,7g di BaCl2
La resa (il rendimento) di una reazione chimica

a A + b B → c C + d D
+ Sottoprodotti (prodotti indesiderati)

Non sempre una reazione chimica produce la quantità di prodotti


attesa sulla base delle relazioni stechiometriche.

Questo può succedere per varie ragioni:


• ci sono reazioni collaterali, vale a dire dagli stessi reagenti si
possono formare anche altri prodotti (sottoprodotti);
• non è possibile isolare tutto il prodotto dall'ambiente di reazione …..
La resa (il rendimento) di una reazione chimica

a A + b B → c C + d D
Resa teorica = resa stechiometrica = la
quantità calcolata di un prodotto in una
reazione chimica;

Resa sperimentale (reale) = la quantità di un


prodotto ottenuto in pratica dalla reazione;

Resa percentuale (η) =


(resa sperimentale/resa teorica)•100
La resa (il rendimento) di una reazione chimica
Data la generica reazione chimica:

a A + b B → c C + d D
si definisce, ad esempio, resa percentuale della reazione chimica in termini di
prodotto C rispetto al reagente A l’espressione:
n C,f
η = ∗ ⋅100
nC
nC,f = numero di moli di C che si sono effettivamente formate alla fine della
reazione.
n*C = numero di moli di C che si formerebbero se tutto il reagente A si
trasformasse completamente.
mC,f
oppure η = ∗ ⋅100
mC
mC,f = massa di C che si è effettivamente formata alla fine della reazione.
m*C = massa di C che si formerebbe se tutto il reagente A si trasformasse
completamente.
Esempio. Calcolare la resa della reazione:

CaCO3 → CaO + CO 2
sapendo che da 300 g di CaCO3 si sono ottenuti
effettivamente 135 g di CaO.
Svolgimento
m CaCO3 300 g
n CaCO3 = = = 3,0 mol ≡ n *CaO (moli teoriche)
PM CaCO3 100 (g/mol)

m CaO 135 g
n CaO = = = 2,41 mol ≡ n CaO, f (moli effettive)
PM CaO 56,0 (g/mol)

n CaO, f
η = ∗ ⋅100 = ⋅100 = 80,3 %
2,41
n CaO 3
Esempio. Milioni di tonnellate di urea CO(NH2)2 vengono ogni anno
prodotte ed utilizzate come fertilizzante. La reazione usata è

2 NH3 + CO2 → CO(NH2 ) 2 + H 2 O


Sperimentalmente si trova che operando in eccesso di ammoniaca si
formano 47,7 g di urea per mole di CO2 reagita, qual è la resa
percentuale in questa reazione?
Svolgimento

n CO 2 = 1,0 mol ≡ n *CO(NH 2 ) 2 (moli teoriche)


m CO(NH 2 ) 2 47,7 g
n CO(NH 2 ) 2 = = ≅ 0,7943 mol ≡ n CO(NH 2 ) 2 (moli effettive)
PM CO(NH 2 ) 2 60,0553 (g/mol)

n CO(NH ) , f
η= ∗ ⋅100 = 0,7943 2 2
⋅100 = 79,43 %
n CO(NH ) 1,0 2 2
Se la resa percentuale fosse stata 87,50 %, che massa di CO2
assieme ad un eccesso di NH3 si sarebbe dovuto usare per
ottenere 50,0 di CO(NH2)2?
Svolgimento

n CO(NH ) , f
η = 87,50 % = ∗ ⋅100 2 2

n CO(NH ) 2 2

m CO(NH2 ) 2
n CO(NH ) , f (moli effettive) = =
50,0 g
≅ 0,8326 mol
2 2
PM CO(NH2 )2 60,0553 (g/mol)
Quindi le moli teoriche
n CO(NH ) , f

n CO(NH ) = 2 2
⋅100 = 0,8326 mol
⋅100 = 0,9515 mol
2 2
87,50 87,50
n CO 2 : n *CO(NH2 ) 2 = 1 : 1 ⇒ n CO 2 = 0,9515 mol
g
⇒ m CO 2 = n CO 2 ⋅ PM CO 2 = 0,9515 mol ⋅ 44,0095 ≅ 41,875 g
mol
ESERCIZI: calcolo della resa
1) La reazione di 15,0 g di C4H10O, 22,4 g di NaBr e 32,7 di di H2SO4
produce 17,1 g di C4H9Br secondo la reazione:

C4H10O + NaBr + H2SO4 → C4H9Br + NaHSO4 + H2O

quale è la resa percentuale di questa reazione? [Risultato 61,7 %]

2) Quanti grammi di C2H4O2 bisogna far reagire con un eccesso di


PCl3 per preparare 75 g di C2H3OCl se la seguente reazione (da
bilanciare):
C2H4O2 + PCl3 → C2H3OCl + H3PO4

ha una resa percentuale del 78,2%.[Risultato 73,4 g di C2H4O2]


ESERCIZI: calcolo della resa
3) La calce Ca(OH)2 (ovvero l’idrossido di calcio) può essere utilizzata
per neutralizzare l’acido di una perdita. Un campione di 5,57 g di
calce reagisce con un eccesso di acido cloridrico HCl; si formano 7,25
g di cloruro di calcio CaCl2 secondo la reazione:
Ca(OH)2 +2 HCl→ CaCl2 + 2 H2O

quale è la resa percentuale di questo esperimento? [Risultato 86,9%]


Reazioni di ossidoriduzione. Ossidanti e riducenti
In una reazione di ossidoriduzione alcuni elementi nei composti cambiano stato
di ossidazione passando dai reagenti ai prodotti.

La variazione dello stato di ossidazione è legata alla cessione o all’acquisto di elettroni.

Un elemento (e il composto che lo contiene) si riduce se il suo n° di ossidazione


diminuisce passando da reagenti a prodotti.
Un elemento (e il composto che lo contiene) si ossida se il suo n° di ossidazione
aumenta passando da reagenti a prodotti.

Ma gli elettroni non esistono liberi e possono essere solo scambiati fra due specie.
Quindi nella stessa reazione vi devono essere almeno due specie che cambiano stato di
ossidazione: una si ossiderà cedendo elettroni all’altra che quindi si ridurrà.
La specie che cede elettroni ossidandosi è detta (agente) riducente.
La specie che acquista elettroni riducendosi è detta (agente) ossidante.
e−

Aox + Brid Arid + Box

coppia redox A coppia redox B


REAZIONE DI OSSIDORIDUZIONE

Composto B ridotto Composto A ossidato


(agente riducente) (agente ossidante)
e-
B + A
e-

B è ossidato, A è ridotto,
perde elettroni acquista elettroni

e-
B + A
e-

Composto B ossidato Composto A ridotto


Reazioni di ossidoriduzione

0 +1 +2 0
Zn(s) + 2 HCl(aq) → ZnCl2(aq) + H2(g)

Zn si ossida a Zn2+ ⇒ Zn agente riducente Zn/Zn2+ ⇒ coppia redox


H+ si riduce a H2 ⇒ HCl agente ossidante H+/H2 ⇒ coppia redox
2+
Zn (s) → Zn (aq) + 2e −
+
2H (aq) + 2e − → H 2(g)

Forza di un ossidante/riducente: maggiore o minore


tendenza a acquistare/cedere gli elettroni.
Bilanciamento delle reazioni di ossidoriduzione
Il numero totale di elettroni acquistati dall’ossidante deve essere
uguale a quello di elettroni ceduti dal riducente.
Per bilanciare la reazione, bisogna:

• individuare gli elementi che presentano variazione di stato di ossidazione,


e, quindi, le due coppie redox;

• calcolare il numero di elettroni acquistati o ceduti da ciascuna coppia dalla


differenza degli stati di ossidazione della forma ossidata e di quella ridotta;

• trovare il minimo comune multiplo (m.c.m.) tra gli elettroni ceduti e quelli
acquistati per ottenere il numero di elettroni totale in gioco nella reazione;

• dividere il m.c.m. per il numero di elettroni in gioco in ciascuna coppia e


assegnare il quoziente ottenuto come coefficiente stechiometrico alla forma
ossidata e ridotta della coppia.

Dopo aver bilanciato in questo modo l’ossidante e il riducente e le corrispondenti


forme ridotte e ossidate, il bilanciamento prosegue attraverso un’attenta
osservazione dell’equazione e delle regole stabilite per le reazioni acido-base.
Metodo schematico*
KMnO4(aq)M+K2S(aq)M+ HClO4(aq)M→Mn(ClO4)2(aq)+ SO2(g) + KClO4(aq)M+MH2O(l)

Mn(+7)M+M5 e−M →MMn(+2) ×6


S(−2)M→MS(+4)M+M6 e− ×5

6 KMnO4 + 5 K2S +28HClO4(aq)→ 6 Mn(ClO4)2(aq)+ 5 SO2+16 KClO4+14 H2O(l)

* Vedremo che questo metodo è il più utile solo per le


reazioni che non avvengono in soluzione, cioè tutte quelle
reazioni che non avvengono nella fase acquosa ma allo stato
solido o fuso.
In forma ionica:

MnO4−(aq)M+MS2−(aq)M+MH+(aq)M →MMn2+(aq)M+MSO2(g)M+MH2O(l)

Mn(+7)M+M5 e−M →MMn(+2) ×6


S(−2)M→MS(+4)M+M6 e− ×5

6 MnO4- + 5 S2- + 28 H+→ 6 Mn2++ 5 SO2+14 H2O(l)


Sbilanciamento di carica:

- 16 +12
28
Metodo ionico-elettronico
Il metodo ionico-elettronico, utilizzabile per reazioni che avvengono in soluzione
acquosa, richiede che:

si divida la reazione, ma non in maniera schematica, nelle due semi-reazioni di


ossidazione e di riduzione, bilanciando, se necessario, il numero di atomi dell’elemento
che cambia stato di ossidazione;

si scrivano dalla parte della forma ossidata un numero di elettroni pari alla differenza
degli stati di ossidazione della forme ossidata e ridotta;

si bilanci ciascuna delle semireazioni usando per il bilanciamento della carica ioni H+, se
la reazione viene condotta in ambiente acido, ioni OH-, se la reazione è in ambiente
basico, e si aggiungano le molecole di acqua necessarie al bilanciamento degli atomi di
idrogeno e di ossigeno;

si calcoli il m.c.m. del numero di elettroni acquistati e ceduti nelle due coppie;

si moltiplichino tutte le specie che compaiono in ciascuna delle due semireazioni


bilanciate per il quoziente tra il m.c.m. ed il numero di elettroni in gioco in nella semi-
reazione;

si sommino membro a membro le due semi-reazioni, semplificando i termini simili.


H+
MnO4 −
(aq) M+MS2− (aq)M →MMn2+(aq)M+MSO2(g)
Ambiente
Acido

MnO4−(aq)M+M5 e−M+M8 H+(aq)M →MMn2+(aq)M+M4 H2O(l) ×6

S2−(aq)M+M2 H2O(l)M →MSO2(g)M+M6 e−M+M4 H+(aq) ×5

6 MnO4−(aq)M+M30 e−M+M48 H+(aq)M→M6 Mn2+(aq)M+M24 H2O(l)

5 S2−(aq)M+M10 H2O(l)M→M5 SO2(g)M+M30 e−M+M20 H+(aq)


___________________________________________________
6 MnO4−(aq)M+M5 S2−(aq)M+M28 H+(aq)M→M6 Mn2+(aq)M+5 SO2(g)M+14 H2O(l)
Un altro Esempio
Cu(s)+ HNO3(aq) → Cu(NO3)2(aq) + NO(g) + H2O(l)

Con il metodo schematico:

Cu(0) → Cu(+2) + 2 e− | × 3

N(+5) + 3 e− → N(+2) | × 2

3 Cu(s)+ 2 HNO3(aq)+ 6 HNO3 → 3 Cu(NO3)2(aq)+2 NO(g)+ 4 H2O(l)

3 Cu(s)+8 HNO3(aq) →3 Cu(NO3)2(aq)+2 NO(g)+ 4 H2O(l)


In forma ionica:
H+
Cu(s)+ NO3-(aq) → Cu2+(aq) + NO(g)

Cu(0) → Cu(+2) + 2 e− | × 3

N(+5) + 3 e− → N(+2) | × 2

m.c.m. = 6

3 Cu(s)+ 2 NO3-(aq)+ 8 H+ → 3 Cu2+(aq)+2 NO(g)+ 4 H2O(l)


Con il metodo ionico-elettronico:
m.c.m. = 6

Cu(s) → Cu+2 + 2 e− ×3

NO3-(aq) + 4 H+ + 3 e− → NO(g) + 2 H2O(l) × 2


___________________________________________
3 Cu(s)+ 2 NO3-(aq) + 8 H+→ 3 Cu2+(aq) + 2 NO(g) + 4 H2O(l)
Adesso tanti e tanti esempi di bilanciamento
ed esercizi stechiometrici correlati:

Esercitazione alla lavagna (NO SLIDE!) perché


è didatticamente più utile per il vostro
apprendimento (NON DISTRAETEVI!!)

Studiate gli esempi svolti al cap. 8 del


libro Nobile-Mastrorilli.
Esercizi sul bilanciamento delle
reazioni di ossidoriduzione (RedOx) e
sugli esercizi stechiometrici correlati.
Dal libro Nobile-Mastrorilli, per il bilanciamento
delle reazioni di ossidoriduzione (RedOx) bisogna
esser in grado di svolgere gli esercizi e i
problemi:
N. 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16,
20, 21, 22, 23, 24, 39, 40, 41,
42, 43, 44, 45, 47, 49, 51, 52,
53, 54, 55, 56. Pag. 255-264.