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Unione Europea I.C.

“Telesio” MIUR

ISTITUTO COMPRENSIVO “B. TELESIO”


Via Modena S. Sperato, n. 1 - 89133 Reggio Calabria

Codice Meccanografico: RCIC84200V - Tel.0965/685016 – Fax 0965/672118

Plesso: Scuola Secondaria di I grado E. Montalbetti

a.s.2013/14

Classe Prima ____

I DOCENTI:

Giovanni De Vincenzi

Domenico Marino

Tecnica e Tecnologia
1
Premessa

Sono a tutti evidenti le enormi differenze che esistono tra le condizioni di vita
degli uomini vissuti nella preistoria e quelle dell’uomo di oggi. Ma come si è
passati da un modo di vivere così disagiato e pericoloso, quale sicuramente era
quello dei nostri antenati, alle tante comodità dei nostri giorni? Solo e
semplicemente attraverso una lunghissima serie di scoperte ed invenzioni. Le
tecniche sono i procedimenti mediante cui tali invenzioni e scoperte
sono state fatte.
Il motivo per cui nella scuola media si studia Tecnologia è quello di apprendere
il metodo con cui tali invenzioni e scoperte sono state fatte, poiché la
conoscenza di tale metodo e soprattutto la capacità di utilizzarlo è
estremamente utile in moltissime situazioni di lavoro, di studio, di attività
domestiche, cioè nella vita di tutti i giorni. Ma quale è questo metodo?
Per scoprirlo cerchiamo di esaminare come è stata fatta una qualunque
invenzione come, ad esempio, quella dell'aeroplano, che, come è noto,
è dovuta a Leonardo da Vinci.

L'impresa cominciò con l'accurata osservazione del volo degli uccelli ed ancora
oggi in vari musei si conservano gli appunti ed i disegni che egli realizzò
durante tale studio. La prima fase di un'invenzione o di una scoperta è infatti
l'osservazione, in genere di ciò che ci circonda, cioè della natura.
Ma essa certamente non è sufficiente poiché è necessaria una seconda e molto
più difficile fase, quella dell'ideazione. Nel nostro esempio Leonardo ebbe cioè
l'«idea» di realizzare una macchina che, imitando il volo degli uccelli,
permettesse anche all'uomo di volare.
Successivamente egli, in vari disegni che si conservano ancora oggi, passò a
descrivere come dovesse essere fatta tale macchina, cioè di quali materiali, di
quali pezzi, come le varie parti dovessero essere collegate, ecc. In pratica egli,
dell'aereo, fece il progetto, che costituisce appunto la terza fase di ogni
conquista.
Infine affinché l‘invenzione o la scoperta possa essere praticamente utilizzata è
necessario che degli operai e dei tecnici, seguendo le indicazioni del progetto,

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costruiscano, nel nostro caso, l’aeroplano. Questa quarta ed ultima fase di ogni
conquista è infatti la realizzazione.

Manoscritto E
.
La Tecnologia
Se ora consideriamo che Leonardo da Vinci è vissuto nella stessa epoca in cui
Cristoforo Colombo scopriva l‘America, cioè tra la fine del 1400 e l‘inizio del
1500, e che il primo aereo che effettivamente abbia volato è stato quello dei
fratelli Wright nel 1903, ci rendiamo conto che per passare dalla fase del
progetto a quella della realizzazione ci sono voluti circa 400 anni.
Per cercare di capire il motivo di tale ritardo analizziamo come era fatto l‘aereo
ideato da Leonardo.
Esso aveva una struttura in legno ricoperta di tela.
Ora, entrambi questi materiali erano ben noti ed utilizzati a quei tempi, basti
pensare allo scafo ed alle vele delle caravelle che Colombo adoperò nel suo
viaggio.
Ma, per volare, un aereo ha bisogno di un‘elica, che comunque è possibile
costruire in legno, e soprattutto di un motore che la faccia girare.
Premesso che l‘uso dei metalli risale ad epoca preistorica (età del rame, età del
ferro), perché all‘epoca di Leonardo da Vinci non fu possibile costruire un
motore?
Per il semplice motivo che allora tutti gli oggetti venivano costruiti a mano,
come i metalli lavorati dal fabbro sull‘incudine, e pertanto non potevano avere
quella precisione e quella uniformità di dimensioni che richiede la realizzazione
di una macchina complessa quale è un motore.
Quando, invece, alla fine del 1700, con la Rivoluzione Industriale si
cominciarono a costruire gli oggetti con l‘uso delle macchine, fu possibile
raggiungere la precisione richiesta e realizzare i motori che vennero utilizzati
prima per le macchine stesse, poi per i mezzi di trasporto terrestri (locomotive)
e navali ed infine anche per far volare gli aeroplani.
Tutta questa lunga spiegazione si può comunque riassumere affermando che ai
tempi di Leonardo da Vinci la tecnologia dei metalli non era in grado di
costruire un motore.

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La tecnologia è infatti la «scienza che studia la trasformazione delle
risorse naturali in materie prime e poi in oggetti finiti».
Detto che si definisce risorsa naturale qualunque materiale che si trovi
spontaneamente in natura e che un oggetto finito è un oggetto pronto per
essere usato, vediamo di capire meglio che cosa è la tecnologia.
Immaginiamo di voler costruire una sedia di legno.
La risorsa naturale è l’albero, la materia prima è ovviamente il legno e
l‘oggetto finito è la sedia su cui possiamo sederci.
Per passare però dal legno ancora nell‘albero alla sedia sono necessarie tutta
una serie di operazioni, quali ricavare il legno dall‘albero, tagliarlo, piallarlo,
incollarlo, inchiodarlo… Una serie di pratiche di cui si occupa la tecnologia del
legno.
Se, invece, la sedia deve essere di metallo, la materia prima è, ad esempio, il
ferro e le operazioni da compiere per arrivare all‘oggetto finito saranno
completamente diverse poiché si tratterà di estrarre il metallo dai suoi
minerali, fonderlo, saldarlo, ecc.
Di tali operazioni si occupa la tecnologia dei metalli.
Una stessa tecnologia può servire a scopi diversi a seconda delle circostanza in
cui viene usata: tutti noi sappiamo delle imprese degli astronauti che hanno
reso possibile la conquista dello spazio. La stessa tecnologia, però, è stata
impiegata per costruire i missili intercontinentali a testata atomica.
Oppure, pensiamo ai satelliti artificiali messi in orbita intorno alla Terra, che
hanno permesso progressi notevoli nello studio della meteorologia e nelle
telecomunicazioni: accanto a questi satelliti, se ne trovano altri, simili, utilizzati
per lo spionaggio militare, attraverso il quale le nazioni più potenti si
controllano a vicenda.
Va anche detto che gli sviluppi e le conseguenze di una qualsiasi innovazione
tecnologica non sono facilmente prevedibili. Nessuno avrebbe mai immaginato
che i primi computer, grandi quanto una stanza, sarebbero diventati così
piccoli (e molto più potenti) in così breve tempo. E che avrebbero così tanto
modificato la vita stessa.
In ogni caso la tecnologia svolge una parte da protagonista nell’epoca in cui
viviamo; è una fonte di conoscenze che si arricchisce continuamente e rende
migliori le nostre condizioni di esistenza. Non dobbiamo tuttavia dimenticare
che molti popoli sono ancora esclusi da questi benefici e vivono a livelli di
estrema povertà, soffrendo di denutrizione e di elevata mortalità infantile.
Ecco una ragione in più per guardare con interesse alla tecnologia:
comprendere perché è tanto importante per la nostra società, significa capire
quel che avviene nel mondo.

La materia
La materia e le sue proprietà

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Il primo livello di studio della materia che ci circonda comporta
l'inquadramento e la descrizione delle sue proprietà misurabili, o
grandezze, quali la massa, il volume, la densità, l' energia, e
la temperatura.

Queste nozioni fanno da presupposto per la comprensione della struttura


microscopica della materia, che si presenta discontinua, in quanto costituita da
minuscole particelle, gli atomi.

I corpi materiali possono essere distinti e classificati in rapporto ai diversi stati


fisici, o stati di aggregazione, in cui si manifestano e in rapporto alla
composizione omogenea o eterogenea in cui si presentano. Osservando,
inoltre, le trasformazioni tra gli stati di aggregazione (passaggi di stato) e il
ruolo che in esse svolge I'energia, si delinea la stretta relazione che esiste tra i
cambiamenti della materia e le variazioni di energia a essi associate.

Caratteristiche generali della materia


Per materia si intende tutto ciò che occupa uno spazio.
La massa di un corpo (intendendosi per corpo: una qualunque porzione
limitata di materia) ne rappresenta la quantità di materia o, in termini più
rigorosi, ne esprime l’inerzia, cioè la resistenza che oppone a variazioni del suo
stato di quiete o di moto. La massa di un corpo è la stessa in ogni punto
dell’universo, mentre varia il suo peso (che è la forza con cui una massa
viene attratta in un campo gravitazionale, quale quello prodotto dalla massa
terrestre).

Volume, massa e peso sono alcune delle qualità o proprietà della materia sulla
cui osservazione si basa il suo studio scientifico. Altre proprietà della materia
sono per esempio: la densità (data dal rapporto massa/volume), la durezza,
il colore, l’odore, la temperatura, la conducibilità elettrica, lo stato
fisico (solido, liquido o aeriforme).
Sono dette proprietà estensive quelle che dipendono dall’estensione (cioè dalla
quantità) del campione di materia considerato, come per esempio il volume, la
massa, il peso, l’energia.
Sono dette proprietà intensive quelle che non dipendono dall’estensione del
campione, come, per esempio, la densità, il colore, la temperatura, la
conducibilità elettrica.

Le proprietà intensive sono quelle più significative per identificare i vari tipi di
materia, le sostanze, di cui sono formati i corpi (una sostanza è un
particolare tipo di materia che possiede proprietà specifiche che la
distinguono da tutti gli altri tipi di materia). La grande varietà dei corpi è
dovuta alla grande varietà di sostanze componenti, ciascuna delle quali è
formata da un differente tipo o da differenti combinazioni di tipi di particelle
discrete (gli atomi).

La struttura microscopica della materia: atomi e molecole

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Gli elementi chimici sono rappresentati per mezzo di simboli formati da una
lettera maiuscola o da una lettera maiuscola seguita da una lettera minuscola, come per esempio:
C Carboniooo O Ossigenooo B Boro F Fluoro
Nao
H Idrogeno N Azoto S Zolfo Sodio
o
Feo
Caoo Calcio Ferro Agoo Argentoooo Cl Cloroooooo
o
I simboli degli elementi rappresentano anche i rispettivi atomi: O rappresenta
un atomo di ossigeno, F rappresenta un atomo di fluoro.

Le molecole sono rappresentate da formule chimiche. La formula di un


elemento è data dal suo simbolo corredato da un numero (indice) in basso
a destra che indica quanti atomi ne costituiscono la molecola: per
esempio O2 indica che la molecola dell'ossigeno è formata da 2 atomi (se
l'indice è 1 viene omesso). La formula di un composto è costituita dai simboli
degli elementi presenti nella sua molecola, ciascuno corredato del proprio
indice che ne rappresenta il numero di atomi. Per esempio: H2O, la formula
dell'acqua, indica che la sua molecola è formata da 2 atomi di idrogeno e da 1
atomo di ossigeno; la formula dell'acido solforico, H2SO4, indica che la sua
molecola è costituita da 2 atomi d'idrogeno, 1 atomo di zolfo, e 4 atomi di
ossigeno.
Se il numero di atomi di un elemento allo stato atomico o di molecole è
maggiore di 1, il simbolo e la formula rispettivi sono fatti precedere da un
coefficiente numerico corrispondente: 2H (due atomi di idrogeno); 3O 2 (tre
molecole di ossigeno); 2H2O (due molecole di acqua).

La struttura dell' atomo


Con la scoperta della prima particella subatomica, l'elettrone (Thomson,
1897), fu definitivamente stabilito che l'atomo non è indivisibile, ma possiede
una struttura.

Ulteriori ricerche evidenziarono la presenza di un altro tipo di particella


subatomica, il protone.
Nel modello planetario di Rutherford (1911) l'atomo è considerato formato
da un nucleo in cui si concentrano i protoni, circondato da elettroni che si
muovono su orbite circolari (in seguito, nel 1932, si scoprì nel nucleo una terza
particella subatomica il neutrone).
Da qui la questione si fa più complicata:
alla luce della teoria dei quanti, fu elaborato un modello più approfondito,
il modello quantico di Bohr (1913), secondo il quale gli elettroni possono
muoversi su orbite quantizzate (caratterizzate da determinati livelli di energia).
Gli sviluppi della meccanica quantistica, consentirono di superare i limiti del
modello atomico di Bohr e di giungere al modello quanto-meccanico
dell'atomo, valido ancora oggi. In questo modello, gli elettroni, si muovono
in regioni dello spazio, dette orbitali, caratterizzate da numeri quantici.

La massa atomica
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Tanto per capire di che “misure” stiamo parlando, poiché gli atomi sono, come
è intuitivo, troppo piccoli per poterli ``pesare'' direttamente, si assume, come
unità di riferimento, la dodicesima parte dell'isotopo più diffuso del carbonio,
il carbonio-12 o 12C. Tale unità (1/12 della massa di 12C) prende il nome di
unità di massa atomica (abbreviata in uma). Il suo valore è stato calcolato ed
è pari a 1,66059 · 10-24 g).

Classificazioni dei Materiali

I materiali strutturali, cioè rigidi e solidi, sono circa dieci tipi di sostanze
diverse, ognuna delle quali con caratteristiche comuni e alcune particolari.
Il Legno massiccio è di abete, di pino, di ciliegio, di noce, il pannello è di
multistrato, di truciolare.
La carta è da stampa, da pacchi, da disegno, da banconote, per usi igienici.
Il tessuto è di cotone, di lino, di lana, di seta, di fibra sintetica, di fibra
artificiale.
La pelle è di vitello, di vacchetta, di camoscio, di renna, di coccodrillo.
La pietra è da costruzione, da rivestimento (marmi e graniti), da cemento, da
calce.
La ceramica è terracotta, maiolica, monocottura, porcellana, gres.
Il vetro è di tipo incolore, colorato, cristallo, infrangibile, temperato,
stratificato.
I metalli sono di ferro, l’acciaio, la ghisa, il rame, l’ottone, l’alluminio, l’oro,
l’argento.
Le plastiche sono di polietilene, il nylon, il polistirolo, la formica, il PVC.
I nuovi materiali sono i semiconduttori, i nuovi prodotti ceramici, le plastiche
con fibre di carbonio.

Proprietà dei Materiali


Le proprietà fisico-chimiche di un materiale dipendono dal suo
comportamento in relazione ai fenomeni fisici e chimici che lo influenzano,
queste sono elencate di seguito:

Peso specifico di un materiale è il peso della sua


unità di volume riferito al peso dell’acqua distillata
(valore 1). Per calcolare i peso specifico di un
materiale, si fa il rapporto (divisione) fra il peso ed
il volume, ovvero: Ps= Kg/dm3.

Aspetto superficiale. E’ il modo in cui il materiale ci appare, può essere con


superficie liscia o ruvida, colore uniforme o variegato.
Conduttività elettrica. E’ la capacità che hanno i materiali a farsi
attraversare dalla corrente elettrica, buoni conduttori sono i metalli (rame,
alluminio e in genere tutti quelli cosiddetti nobili, oro, argento ecc.). I materiali
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che si comportano diversamente (cattivi conduttori) sono detti isolanti,
possono essere: il legno plastica, ceramica, vetro ecc.).
Conduttività termica. E’ la capacità dei materiali a trasmettere il calore,
come per la conduttività elettrica buoni conduttori termici sono in genere tutti i
tipi di metalli, e gli isolanti o coibentanti (legno, plastiche, ceramiche, vetro).
Dilatazione termica. E’ l’aumento di volume del materiale quando aumenta la
temperatura. Infatti nel materiale riscaldato le sue particelle (molecole) si
mettono a vibrare con più forza e tendono ad allontanarsi l’una dall’altra: il
materiale cresce di volume, “si dilata”.
Fusione (solo per metalli e vetro). E’ il passaggio di un materiale dallo stato
solido allo stato liquido per effetto del calore. Per i metaslli la fusione avviene a
una temperatura ben determinata; per il vetro esiste un “intervallo” di fusione.
Inalterabilità. E’ la capacita di resistere al deterioramento provocato dagli
agenti atmosferici o da sostanze chimiche. Sono inalterabili: il vetro e le
plastiche, tra i metalli il rame e il piombo.

Le proprietà meccaniche di un materiale dipendono dal suo comportamento


quando è sollecitato da forze di tipo meccaniche (come la flessione) e sono
elencate di seguito.

Lavorazioni dei materiali


La tecnologia è l’insieme dei procedimenti e delle attrezzature necessarie per
trasformare una materia prima in un prodotto industriale. Complessivamente le

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grandi categorie di trasformazione dei prodotti sono tre: il formare, il sottrarre
e l’addizionare.

FORMATURA
Il formare consiste nel dare ad un pezzo grezzo la forma voluta mediante
lavorazione sia a freddo che a caldo. In base al materiale utilizzato si usa: la
fusione, la foggiatura, lo stampaggio, la laminazione ecc.

SOTTRAZIONE
Il sottrarre consiste nel lavorare un pezzo asportando una parte di materiale
per mezzo di un utensile. In base ai materiali si usa la segagione, la
tranciatura, la tornitura ecc.

ADDIZIONE
L’addizionare consiste nell’assemblare (unire) i pezzi singoli per ottenere pezzi
compositi. In base ai materiali si usa la saldatura, l’incollaggio, la cucitura,
l’avvitatura ecc.

RICICLAGGIO E SMALTIMENTO
Il prodotto industriale, una volta utilizzato e dopo un certo periodo di tempo,
viene eliminato, a ciò per liberarsi dei “rottami” (o dei rifiuti) esistono tre modi:
il riciclaggio, la combustione, lo smaltimento.
Riciclaggio. Il vetro e i metalli sono di origine minerale i cui rottami vengono
recuperati e rifusi per produrre nuovi oggetti. Sono riciclabili infinite volte.
Riciclaggio e combustione. La carta e i tessuti sono materiali derivati da
materia vivente a base di cellulosa, le plastiche derivano dalla materia vivente
che ha formato il petrolio. Questi prodotti “organici”, cioè derivati da organismi
viventi, sono riciclabili in cascata, cioè in prodotti di sempre minore pregio, per
circa tre o quattro volte.
Al fine possono essere bruciati in un impianto con recupero di energia (termo-
valorizzatore), che fornisce energia termica o energia elettrica.
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Smaltimento. Le ceramiche e i materiali lapidei (marmo, pietre, cemento)
sono di origine minerale, non fusibili e non combustibili. Vengono smaltiti in
discarica oppure vengono usati per colmare delle depressioni presenti nel
terreno.

Il legno

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(Pino) (Ciliegio) (Larice) (Olmo)

.
Introduzione

Il legno è il materiale ricavato dai fusti delle piante, in particolare dagli


alberi ma anche dagli arbusti. Si ricava sia dalle conifere sia dalle latifoglie
(dalle palme non si ricava legno vero e proprio perché sono in pratica delle
gigantesche erbe) e sono caratterizzate dall'avere fusto e rami che
crescono concentricamente verso l'esterno di anno in anno e dall’avere
i tessuti composti essenzialmente da cellulosa, emicellulosa e lignina.
Le piante che non producono legno sono dette erbacee e includono tutte le
piante annuali, molte perenni e molte piante acquatiche subacquee e
galleggianti. Il legno è prodotto dalla pianta come elemento strutturale, dalle
ottime caratteristiche di robustezza e resistenza, ed è per questo impiegato
utilmente dall'uomo. Come già accennato, il legno è costituito da fibre di
cellulosa trattenute da una matrice di lignina; il ruolo dell'emicellulosa non è

stato ancora chiarito.

Una volta tagliato e stagionato od essiccato, il legno è destinato ad un'ampia


varietà di utilizzi: fin dalle origini dell’umanità, e tutt’ora, per riscaldamento e
cucina; per costruire strutture, in forma di tavole e travi; per la realizzazione di
componenti per l’edilizia (parquet, perline, ecc.) e mobili; e, scomposto in
fibre, per produrre la carta (tramite la produzione di polpa di cellulosa, avendo
sostituito nell'era industriale il cotone o altre piante, più ricche di cellulosa ma
meno abbondanti e quindi meno adatte ai nuovi regimi di produzione).
Attualmente l'uso del legno è stato in molti casi sostituito da metallo e plastica.
Sono anche impiegati derivati economici del legno al posto del legno classico,
come, per esempio, il truciolare o il medium-density fibreboard (MDF).

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Il legno è commercialmente classificato in tenero e duro. Il legno
derivato dalle conifere (per esempio il pino o l'abete) è di tipo tenero, il legno
delle angiosperme (ontano, quercia, noce) è duro. In realtà questa
suddivisione può essere fuorviante, poiché alcuni legni duri sono più teneri di
quelli definiti teneri, per esempio la balsa, mentre alcuni teneri sono più duri
dei duri, per esempio il tasso (la distinzione deriva dalla nomenclatura inglese
che definisce le conifere "softwood" e le latifoglie "hardwood", ma la traduzione
in legno tenero e legno duro è un errore, visto che le due parole inglesi stanno
a significare semplicemente - e rispettivamente - conifere e latifoglie).
Il legno proveniente da specie differenti ha diverso colore, diversa
densità e diverse caratteristiche della venatura. A causa di queste
differenze e ai differenti tassi di crescita, i differenti tipi di legno presentano
differenti qualità e valore. Per esempio il mogano vero (Swiestenia mahogani),
denso e scuro, è ottimo per gli intarsi e le finiture raffinate, mentre la balsa,
leggera, soffice, dalla consistenza spugnosa facilmente intagliabile, è usato
nella realizzazione di modellini.

Struttura del tronco

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Dall'esterno all'interno si possono evidenziare parti con funzioni differenti:
Corteccia: fisiologicamente è morta, serve come protezione alla pianta e
consente gli scambi gassosi necessari alla vita della pianta;
Libro: contiene i vasi che conducono il nutrimento sintetizzato dalle foglie ad
ogni parte dell’albero;
Cambio: strato sottile di tessuto responsabile della produzione di nuovo legno,
sia verso l’esterno sia verso l’interno;
Alburno: è formata da cellule vive che costituiscono l’apparato circolatorio
della pianta consentendo la conduzione dei sali minerali dalle radici alle foglie;
Durame: la parte più interna del tronco è formata da cellule morte a livello
commerciale è quella più pregiata, perché essendo la parte più vecchia della
pianta è quella più stabile e meno soggetta agli attacchi dei parassiti. A mano a
mano che l’albero cresce, l’alburno diventa durame;
Midollo: parte centrale del tronco, generalmente poco differenziabile dal
durame che lo contiene.

Composizione del legno


è composto da:
- idrogeno 6%;
- ossigeno 42%;
- minerali, azoto, pigmenti 2%;
- carbonio 50%.
Proprietà del legno

1. Resistenza a trazione e compressione:


varia a seconda della direzione della sollecitazione:
- nel senso delle fibre la resistenza è maggiore;
- trasversalmente alle fibre la resistenza è minore;
- all’aumentare del tenore di umidità aumenta la resistenza.

2. Durata:

dipende dalla specie, dalla presenza o assenza di alburno, dal contenuto di


umidità.

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3. Resistenza al fuoco:
essendo costituito da cellulosa il legno è un materiale infiammabile, ma la sua
resistenza al fuoco è paragonabile a quella dell’acciaio e dell’alluminio; la
resistenza può essere migliorata con trattamenti detti di “ignifugazione”,
attraverso l’applicazione sulle superfici di vernici che, in presenza di forte
calore, sviluppano gas inerti incombustibili che creano intorno al legno una
barriera protettiva.

4. Conducibilità termica ed elettrica:

il legno è un buon isolante termico ed elettrico, la sua bassa densità riduce la


conducibilità.

5. Resistenza chimica:
il legno è caratterizzato da una elevata resistenza chimica, viene infatti
utilizzato nelle industrie chimiche ed edifici posti in ambienti inquinanti od in
atmosfera salina (costruzioni al mare).

6. Proprietà tecniche:

- caratteri organolettici, cioè le proprietà di ordine estetico-figurativo come


colore, disegno etc.

- caratteri fisico-meccanici, cioè le proprietà di ordine fisico come densità,


porosità etc.

La venatura deriva dal contrasto tra le zone tardive e quelle primaverili degli
anelli annuali e può essere marcata, evidente e a festoni.

Il colore, pur essendo, in linea di massime, peculiare per ogni essenza


legnosa, ha tonalità notevolmente diverse tanto nelle stesse specie quanto in
un medesimo tronco.

La porosità è un fenomeno importante ai fini della tinteggiatura del legno: si


imbevono i legni più teneri più di quelli duri, i legni con raggi midollari piccoli
più di quelli con grossi raggi, i legni senza resina più di quelli resinosi, le

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testate più delle superfici longitudinali, la zona primaverile degli anelli più di
quella tardiva.
Difetti del legno

1. Attaccabilità da microrganismi, vegetali o animali:


sono necessarie delle operazioni di protezione prima della messa in opera
come carbonizzazione superficiale, spalmatura o iniezione di sostanze
antisettiche.

2. Sviluppo anormale del tronco:


il tronco può essere curvo a causa dell’azione del vento, il midollo può essere
spostato o doppio.

3. Fibre torte:
le fibre non sono parallele all’asse del tronco ma seguono un andamento ad
elica, la resistenza è compromessa.

4. Nodi:
rami giovani inglobati nel legno, rami morti o spezzati, possono rappresentare
un indebolimento del legno.

5. Cipollature:
distacco totale o parziale di due anelli annuali consecutivi.

6. Doppio alburno o lunatura:


interposizione tra anelli sani di un anello morto.

7. Deformazioni (imbarcamento e ritiro):


il ritiro dimensionale del legno è un fenomeno inevitabile dovuto alla perdita
d’acqua contenuta nell’albero in vita: esso inizia quando l’umidità del legno
scende al di sotto del 30% circa del suo peso secco, cioè quando comincia a
perdersi “l’acqua di saturazione” assorbita nelle pareti cellulari. In linea
generale le essenze dure o pesanti si ritirano maggiormente di quelle tenere o
leggere; il ritiro si ripercuote sulla forma dei pezzi essiccati e l’intensità delle
contrazioni varia a seconda delle specie legnose e a seconda delle direzioni
anatomiche del legno;

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buona parte degli inconvenienti che si lamentano nell’impiego del legno,
dipendono dall’imbarcamento: esso è connesso al ritiro ed è in stretta
dipendenza della posizione delle tavole nel tronco; è dovuto alla notevole
diversità di valori che esiste tra il ritiro tangenziale e quello radiale (il ritiro
maggiore si verifica in senso tangenziale, con valore doppio del ritiro radiale,
mentre il ritiro longitudinale è pressoché nullo).

Difetti del legno: i nodi

I nodi sono un prolungamento di un ramo, all'interno del fusto o di un


ramo più grande. I rami si sviluppano partendo dal midollo, la parte centrale
del fusto, ed aumentano la loro dimensione aggiungendo ogni anno un anello
di legno. Durante lo sviluppo dell'albero, quindi, la maggior parte degli strati,
specialmente quelli più interni muoiono e gli strati successivi, vi crescono
sopra, avvolgendoli.

La presenza dei nodi influisce sulla resistenza alla rottura, sulla


deformabilità, sulla facilità di lavorazione e la tendenza alla
formazione di fessure.

Sono difetti che in genere riducono la qualità del legname e ne abbassano il


valore ove sia impiegato come materiale strutturale e sia importante la
resistenza.
L'influenza dei nodi sulla resistenza di una struttura come una trave dipende
dalla loro posizione, dimensione, numero, direzione delle fibre e consistenza,
ma solamente i difetti più importanti possono incidere sull' elasticità di una
trave.

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Per particolari applicazioni, per esempio pannelli a vista, la presenza dei nodi è
positiva poiché dona al legno un aspetto estetico più variegato ed interessante.

La carta
Breve storia del materiale

Fin dai tempi più antichi l’uomo ha avvertito la necessità di comunicare, oltre
che con parole e gesti attraverso uno strumento che permettesse al messaggio
trasmesso di durare nel tempo.
I primi messaggi, infatti, venivano incisi su rocce, su ossa di animali e tavolette
di argilla. Ben presto, però, ci si accorse che servivano materiali più leggeri e
maneggevoli.

Gli egiziani: la scrittura su papiro

Gli egizi introdussero l’uso del papiro, una pianta acquatica molto diffusa lungo
le sponde del Nilo.
Il midollo della parte superiore dello stelo veniva tagliato in strisce longitudinali
che poi erano disposte su un piano orizzontale l’una affiancata all’altra; sopra
questo strato ne veniva realizzato un secondo, con le strisce disposte
perpendicolarmente alle prime. Questi piani venivano poi bagnati e pressati in
modo che le sostanze collanti contenute nella pianta stessa facessero aderire
perfettamente i due strati. I singoli fogli venivano poi fatti essiccare e cuciti in
lunghi rotoli su cui venivano disegnati i geroglifici.

I romani: la pergamena

Il papiro venne sostituito dalla pergamena, ottenuta da pelli di animali conciate


e lisciate. Il nome deriva dalla città di Pergamo, in Turchia. Era molto più
costosa e resistente del papiro, ma era possibile fabbricarla ovunque; vi si
poteva scrivere su entrambi i lati e garantiva maggiore durata.

Si passò dal rotolo al libro, furono realizzati bellissimi codici miniati (fatti di
fogli di pergamena cuciti e rilegati). Fu poi gradatamente sostituita dalla carta.

I cinesi: gli inventori della carta

L’invenzione della carta viene attribuita a un cinese, Ts’ai Lun, che, nel 105
d.C., fabbricò dei sottili fogli impastando scorze d’albero, stracci e residui di
vecchie reti da pesca sminuzzati e mescolati con acqua. La carta veniva
fabbricata artigianalmente: in un recipiente contenente la pasta si immergeva
una specie di setaccio di forma rettangolare (staccio), sul fondo del quale,
costituito di sottili fili metallici,si formava un foglio umido; l’acqua veniva
eliminata per scuotimento. Il foglio era poi staccato, pressato tra feltri per
eliminare l’acqua residua e fatto asciugare all’aria.

Gli arabi: la carta giunge in Europa

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Gli Arabi si impadronirono di questa tecnica, ne migliorarono alcuni aspetti. La
prima cartiera italiana fu fondata ad Amalfi nel 1220.

La cartiera di Fabriano

Nel 1276 sorse la cartiera di Fabriano, nelle Marche, famosa per l’adozione di
formati standard e per l’invenzione della filigrana. La filigrana consiste in un

segno distintivo che appare come un disegno più chiaro osservando il foglio in
trasparenza: si ottiene con sottili fili metallici applicati sopra lo staccio.

La meccanizzazione del processo produttivo.


I cartai olandesi realizzarono nel XVII secolo una macchina per raffinare la
pasta stracci (macchina olandese), costituita da un cilindro rotante fornito di
lame taglienti, e furono così in grado di fornire grandi quantità di carta più
bianca e omogenea in tempi più ridotti e a poco prezzo.
Nel secolo successivo, con l’avvento della Rivoluzione industriale, si tentò di
meccanizzare tutto il processo di fabbricazione. Il francese Nicolas Louis
Robert, nel 1799, costruì la prima macchina continua, in grado di fabbricare un
foglio continuo della grandezza di circa 60 cm.
La materia prima diventa la cellulosa
Per lungo tempo, come materia prima si usarono stracci e cordami, ma la
crescente richiesta di carta portò allo sfruttamento del legno: nel 1825 si
ottenne la prima pasta meccanica dalla sfibratura del legno e, dieci anni dopo,
in Inghilterra, si giunse all’estrazione della cellulosa dal legno.
Con l'arrivo della pasta di legno, la produzione diventò di massa e la caduta del
prezzo trasformò la carta in un prodotto di largo consumo. In Inghilterra, ad
esempio, la produzione passò dalle 96.000 tonnellate del 1861 alle 648.000
tonnellate del 1900. I paesi ricchi di foreste come quelli scandinavi, il Canada e
gli Stati Uniti diventarono i nuovi riferimenti del mercato. La carta industriale
abbondante e a basso costo diversifica gli utilizzi: nel 1871 la prima carta
igienica in rotoli, nel 1906 le prime confezioni del latte in cartone

18
impermeabilizzato, nel 1907 il cartone ondulato e poi giocattoli, capi
d'abbigliamento, elementi d'arredo, isolamenti elettrici.
Prima di quest'epoca, un libro o un giornale erano oggetti rari e preziosi e
l'analfabetismo era enormemente diffuso. Con la graduale introduzione della
carta economica, giornali, quaderni, romanzi e altra letteratura diventarono
alla portata di tutti.
La carta offrì la possibilità di scrivere documenti personali e corrispondenza,
non più come lusso riservato a pochi. La stessa classe impiegatizia può essere
considerata nata dalla rivoluzione della carta così come dalla rivoluzione
industriale.
Con la contemporanea invenzione della penna stilografica, della produzione di
massa di matite, del processo di stampa rotativa, la carta ha avuto un peso
notevole nell'economia e nella società dei paesi industrializzati.

I settori dell’economia della carta

La carta è il prodotto della lavorazione di fibre di cellulosa vegetale.


Nella vita quotidiana il termine ‘carta’ viene usato non solo per indicare i fogli
flessibili e sottili su cui scriviamo, ma anche per definire una grande varietà di
prodotti, che hanno in comune la provenienza e il processo di lavorazione base,
ma si differenziano per caratteristiche e usi diversi.
Carta e cartone sono infatti prodotti familiari, con i quali veniamo a contatto
più volte al giorno nell’ambito della vita in casa, a scuola e al lavoro, nelle ore
dedicate allo svago, all’informazione e allo studio, ogniqualvolta c’è da leggere
o scrivere, pulire, conservare, proteggere, trasportare beni di consumo ed in
tante altre occasioni.
Il settore economico della fabbricazione di carta e cartone, dei prodotti di
carta, della stampa e dell’editoria è molto ampio e diversificato, e prevede
l’impiego di tecnologie antiche e moderne.
Tra i vari settori legati alla lavorazione della carta ricordiamo:
 fabbricazione di carta e cartoni ondulati e di imballaggi di carta e
cartone;
 fabbricazione di prodotti di carta e cartone per uso domestico;

 fabbricazione di prodotti cartotecnici;

 fabbricazione di carta da parati per tappezzeria.

L’industria della carta

L’industria della carta e del cartone ha collegamenti sempre più stretti con
l’ambiente naturale ed urbano, sia sotto il profilo delle materie prime utilizzate
che del loro recupero e riutilizzo.
Le aziende europee del settore si sono riunite in un’apposita organizzazione
(CEPI, Confederazione dell’Industria Cartaria Europea) che mira a processi
produttivi in linea con i recenti criteri di sviluppo sostenibile: il 56% della carta
prodotta in Europa è riciclata e si vuole arrivare, in breve tempo ad almeno
l’80% di prodotto riciclato.

19
Per il 2030, la filiera legno-carta si pone l’obiettivo di contribuire
significativamente allo sviluppo sostenibile dell’ economia europea attraverso la
conoscenza, la competitività e l’innovazione, sostenute da un esteso uso di una
materia prima rinnovabile quale la risorsa forestale, in un contesto sempre più
orientato alle esigenze del consumatore e allo sviluppo di un economia basata
su materie prime rinnovabili (bio-economy).
In Italia il comparto cartotecnico ed editoriale è molto forte e dà occupazione a
molti lavoratori. L’introduzione delle nuove tecnologie multimediali sembrava
inizialmente poter insidiare la prevalenza della carta stampata; nel prossimo
futuro, invece, i due settori potranno coesistere tranquillamente perché non
sono antitetici, ma complementari tra loro.

La fabbricazione della carta: dal legno alla carta

Quando non si dispone di cellulosa già pronta, per fabbricare la carta bisogna
partire dal legno. I tronchi d’albero tagliati giungono alla cartiera, passano
nella scortecciatrice e vengono poi sminuzzati i pezzi molto piccoli, convogliati
in uno speciale bollitore cilindrico, in cui il legno viene mescolato con soda
caustica a circa 170°C, fino a produrre la pasta chimica.
I tronchi scortecciati possono però anche essere semplicemente triturati per
fare la pastalegno. I risultati di queste operazioni vengono sbiancati,
frantumati e fatti confluire nel raffinatore conico. Qui vengono raggiunti dai
prodotti di riciclaggio della carte che costituiscono la parta straccio.
Tutta la parta raffinata viene passata al miscelatore: qui vengono aggiunte
altre sostanze in relazione al tipo di carta che si vuole ottenere. Si tratta di
sostanza di carica come gesso, talco e caolino che rendono il foglio più bianco e
facilmente stampabile; una vernice colorante che fa assumere alla carta la
colorazione desiderata; la colla che serve per meglio assemblare le fibre e
rendere il foglio scrivibile. Così miscelata la pasta arriva alla cassa di afflusso
della macchina continua a tavola piana. Dalla cassa di afflusso la pasta viene
fatta colare su un sottile nastro traforato che si muove ad alta velocità mentre
un aspiratore estrae la maggior parte dell’acqua. La pasta si consolida in un
sottile strato pressato e asciugato. Il processo si conclude con la calandratura

20
attraverso una serie di cilindri alternativamente duri ed elastici per lisciare la
superficie l’avvolgimento in bobine.

Classificazione delle carte per grandi comparti

I prodotti cartari si possono suddividere in 6 grandi categorie:

 Carta da stampa: per giornali e guide telefoniche, per offset, per


rotocalco, per roto-offset, carte speciali (carte geografiche, carta moneta
e per assegni).
 Carte da scrivere e per ufficio: carta da scrivere, carta per buste,
carta per quaderni, carta per disegno, carta per fotocopie, carta per fax,
carta carbone e auto copiante.

 Carte da imballaggio: carta kraft, crespata e per sacchetti, carta per


alimenti, carta pergamena vegetale, carta pergamino, carte catramate,
siliconate, accoppiate con plastica.

 Cartoni e cartoncini: cartoni a un getto, cartoni a più strati, cartoni


ondulati, carta da onda, cartoni pressati, cartonlegno, cartoncini.

 Articoli igienico\sanitari: carta igienica, fazzoletti, tovaglioli e


tovaglie, asciugamani, carte per uso medico.

 Carte per uso industriale e varie: carta per cavi elettrici,


condensatori, carta per laminato plastico, carta per sigarette, carta per
fotografia, carta da filtro, carta adesiva, carta decorativa, carta da parati.

Offset: termine inglese che in italiano significa “riporto, trasporto,


traslazione”. Viene usato nel settore della stampa per indicare un
procedimento che prevede l’utilizzo di un cilindro di caucciù che a sua volta va
a imprimere l’immagine sul foglio.
Rotocalco: nel linguaggio comune il termine indica la rivista settimanale che
tocca argomenti diversi; l’utilizzo della parola in senso tecnico evidenzia il
procedimento di stampa in cavo, con cui vengono stampate le riviste a grande
tiratura: avviene tramite grossi cilindri di rame, in successione continua, nei
cui solchi incisi si deposita l’inchiostro, stampato poi sul foglio per pressione.
Carta kraft (in tedesco kraft significa “forza”), carta di pura cellulosa, di
colore bianco o bruno, molto resistente e adatta per l’imballaggio.

21
Formati della carta

Caratteristiche e proprietà della carta

La carta ha una struttura porosa, costituita essenzialmente da particelle


fibrose di natura vegetale, che sono lunghe da 2-3 mm a meno di 1 mm.
Le fibre sono intrecciate fra loro e tenute insieme da legami chimici fino a
costituire uno strato compatto.
Le principali caratteristiche e proprietà della carta:

Caratteristiche chimico-fisiche
 grammatura peso della carta misurata in g\m2;
 spessore;

 densità apparente peso specifico misurato in g\m3;

 caratteristiche ottiche grado di bianco, colore;

 rigidità;

 opacità proprietà di non lasciarli attraversale dalla luce;

 permeabilità all’aria e all’acqua;

 porosità capacità di assorbire acqua;

Proprietà meccaniche
 resistenza a trazione;
 resistenza a lacerazione o strappo;

22
 resistenza a piegatura;

 resistenza allo scoppio rottura per pressione e non per trazione;

 resistenza all’allungamento.

Proprietà tecnologiche
 lisciatura può essere ruvidissima, ruvida, liscia, calandrata o satinata;
 collatura, la colla facilita la scrivibilità;

 stampabilità;

 spera o speratura aspetto del foglio in controluce. La speratura dipende


dal modo in cui, nel contesto fibroso, le fibre sono intrecciate tra loro.

Impatto ambientale

Premettendo che non esistono attività di produzione/trasformazione industriale


che in qualche modo non influenzino l'ambiente, anche nel caso dell'industria
cartaria i principali problemi sono da ricercare nel reperimento delle materie
prime e nel loro trattamento.
La materia prima più usata attualmente per la produzione di carta è il legno, la
ricerca del quale ha portato molte industrie della carta a contribuire alla
deforestazione. Diversi grandi produttori asiatici, per esempio la Cina, con la
connivenza dei governi locali interessati, hanno sistematicamente devastato la
foresta pluviale per anni. In altri casi si è ricorso a sotterfugi per nascondere la
provenienza del materiale. In questo modo sono esposte ad eccessi di
impoverimento ambientale le foreste dell'Indonesia, Malesia, Cambogia e
Amazzonia.
Anche il processo di produzione e di riciclaggio presenta aspetti critici,
dipendenti fra l'altro dai processi di stampa con cui è trattato il materiale
cellulosico da recuperare. Il necessario processo di sbiancamento della
cellulosa si basa spesso sull'uso di composti ossidanti, spesso derivati del cloro,
che, se dispersi o non opportunamente trattati, possono inquinare i corsi
d'acqua.
Per evitare questi problemi esistono essenzialmente due soluzioni: il recupero
del materiale per produrre carta riciclata, la quale presenta tuttavia
caratteristiche che non la rendono adatta a tutte le applicazioni e il cui aspetto
ne rende difficile la commercializzazione, oppure l'abbattimento esclusivo di
alberi piantati allo scopo e il loro successivo reimpianto (forest management).

Come tutti i rifiuti, la carta pone problemi di smaltimento. La carta è però un


materiale riciclabile. Come il vetro, infatti, la carta recuperata può essere
trattata e riutilizzata come materia seconda per la produzione di nuova carta.
La trasformazione del rifiuto cartaceo (che si definisce carta da macero) in
materia prima necessita di varie fasi:
 raccolta e stoccaggio (in questa fase è particolarmente rilevante che le
amministrazioni locali richiedano e organizzino la raccolta differenziata
dei rifiuti);

23
 selezionamento (per separare la fibra utilizzabile dai materiali spuri -
spaghi, plastica, metalli - che normalmente sono incorporati nelle balle di
carta da macero);

 sbiancamento (per eliminare gli inchiostri).

A questo punto del ciclo, la cellulosa contenuta nella carta-rifiuto è ritornata ad


essere una materia prima, pronta a rientrare nel ciclo di produzione.

Costi e benefici del riciclaggio della carta

Dal punto di vista economico, il riciclaggio è sicuramente meno oneroso che


l'incenerimento.
Infatti, il costo dell'incenerimento di una tonnellata di rifiuti varia, a valle dei
costi di raccolta e secondo l'impianto, tra 96 e 192 euro/tonnellata, mentre il
trattamento della carta straccia costa tra 64 e 96 euro/tonnellata
(fonte: UFAFP, Ufficio Federale svizzero dell'Ambiente, delle Foreste e del
Paesaggio).
È ovvio che la carta riciclata non produce un pari peso di carta "nuova" (sicché
per fare una tonnellata di carta nuova ci vuole normalmente - e comunque in
misura variabile a seconda degli impianti e del prodotto fabbricato - anche una
certa percentuale di cellulosa fresca, proveniente da alberi), e che il
procedimento ha i propri costi - economici, energetici e di inquinamento.
Tuttavia:
 la fonte indicata sopra sostiene, ad esempio, che nelle fabbriche che
producono carta per giornali da carta da giornali riciclata non si usa più
cellulosa proveniente da alberi;
 il costo della materia prima riciclata è notevolmente più basso di quello
della pasta di legno, i relativi scarti possono essere utilizzati come
combustibile cogeneratore del vapore necessario al processo di
fabbricazione, e la produzione è meno inquinante;

 il riciclaggio riduce la quantità di rifiuti da trattare, i relativi costi di


stoccaggio, lo spreco di spazio da destinare allo stoccaggio medesimo,
l'inquinamento da incenerimento, e ovviamente il consumo di alberi vivi
(anche se gli alberi impiegati per la produzione della carta provengono
da vivai a coltivazione programmata dove vengono periodicamente
tagliati e ripiantati).

24
25
La ceramica

Cos’è la ceramica

La ceramica è un materiale composto


inorganico, non metallico, rigido e fragile (dopo
la fase di cottura), molto duttile allo stato
naturale, con cui si producono diversi oggetti, quali
vasellame e statuine decorative.
È inoltre usato nei rivestimenti ad alta resistenza
al calore per le sue proprietà chimico-fisiche e il suo
alto punto di fusione. Solitamente di colore bianco, può venire variamente
colorata e smaltata.

Storia della ceramica

La ceramica è conosciuta fin dall'antichità e molti


popoli ne hanno fatto uso, primi fra tutti i cinesi,
per questa ragione è possibile trovare vari
manufatti fossili nei luoghi più disparati.
I primi manufatti sono del neolitico, e si
compongono di vasellame cotto direttamente sul
fuoco. I manufatti considerati più antichi
risalirebbero al XI millennio a.C. e sono stati
ritrovati in Kyushu, Giappone.

Successivamente l'arte vide l'introduzione del tornio, l'introduzione della


verniciatura vetrosa (II millennio a.C. in Mesopotamia) e la scoperta della
lavorazione della porcellana ( VIII secolo d.C. in Cina).
L'antica Grecia ereditò la tecnica della ceramica dalla civiltà minoico-micenea.
Nell’antica Roma, in età augustea, si diffuse la ceramica aretina, con
decorazione a rilievo. Nel tardo Medioevo le ceramiche venivano realizzate con
il tornio, cotte al forno e impermeabilizzate con una vernice vetrosa. Dopo il
XIII secolo si incominciano ad usare anche altri colori e decorazioni più
sofisticate.
Verso la fine del 1800 la produzione di ceramica prende corpo, grazie
all'introduzione di alcune tecniche industrializzate.

In Italia, nel modenese, si mette a punto una


tecnica che permette di aumentare la produzione
di piastrelle, all'epoca in uso quasi solo in cucina
e bagno. Negli anni cinquanta si introducono altre
consistenti migliorie, quali la pressa automatica e il
forno a tunnel. Con queste varianti alla produzione
si riesce infine a raggiungere una produzione su
26
scala medio-larga, necessaria per sostenere un mercato in forte espansione.
Ma è negli anni sessanta e settanta che il mercato della ceramica in Italia vede
una vera impennata.
Dagli anni ottanta in poi, infine, ci si è concentrati soprattutto sulle tecniche di
cottura veloce e sulla riduzione dell'impatto ambientale della produzione.

Da pochi anni la ceramica viene utilizzata anche


per la costruzione di dischi per impianti
frenanti, mescole di carbonio e ceramica, in grado
di diminuire l'effetto di affaticamento dei freni
sottoposti a grande lavoro (Formula 1); e poi
anche per il suo peso contenuto.
a

Tipi di ceramiche

Ceramiche a pasta compatta. Rientrano nel gruppo il gres e la porcellana.


Hanno una bassissima porosità e buone doti di impermeabilità ai gas e ai
liquidi. Non si lasciano scalfire da una punta d'acciaio.
Ceramiche a pasta porosa. Sono tipicamente la terraglia, le maiolica e la
terracotta. Hanno pasta tenera e assorbente, più facilmente scalfibile.

I quattro tipi di ceramiche principali sono la terracotta o coccio, le


terraglie, il gres e la porcellana, che può essere tenera o dura.

La terracotta

Sono ceramiche che, dopo il processo di cottura


presentano una colorazione che varia dal giallo al
rosso mattone, grazie alla presenza di sali o ossidi
di ferro. La cottura si effettua a 930 - 960°C. La
presenza di ossido di ferro, oltre a dare il colore
tipico, migliora anche la resistenza meccanica della
ceramica cotta.
Sono utilizzate sia senza rivestimento superficiale che con rivestimento. Le
prime come ceramica strutturale e ornamentale: mattoni, tegole e coppi
(laterizi), vasi, brocche, ecc. Le seconde anche come vasellame da cucina:
tazze, piatti.

Il grès

Si ottiene per mescolanze argillose naturali. È


necessaria una temperatura tra 1200°C a
1350°C.
I colori variano a seconda dei composti ferrosi
presenti.

27
Possono venire smaltate: come per tutte le altre ceramiche, dopo la cottura
vengono colorate nell’impasto, che contiene, di solito, un 33% circa di argille
caolinitiche (bianche), un 50% di fondenti (principalmente feldspato) e la
percentuale restante di materiali inerti (sabbie o quarzo).

La porcellana

È considerata il più "alto" livello di produzione


ceramica. Principale componente ne è una
particolare argilla bianca: il caolino idrossisilicato di
alluminio. È stata inventata in Cina attorno al VIII
secolo ed è realizzata appunto con caolino, silice (o
sabbia quarzosa) e il feldspato.
Il caolino conferisce, ma non sempre, le proprietà
plastiche e il colore bianco della porcellana; il
quarzo è il componente inerte e svolge la funzione di sgrassante (inoltre
consente la vetrificazione); infine il feldspato che viene definito fondente,
perché, fondendo a temperature più basse, abbassa notevolmente la cottura
dell'impasto ceramico (1280°C). Esistono tipi anche molto diversi di porcellana,
tipici delle diverse tradizioni di produzione.
a
Prodotti in ceramica

Con ceramica non si intende solo il materiale, ma


per estensione anche il prodotto che di quel
materiale risulta composto. I prodotti in questione
possono essere moltissimi. Tra i più frequenti
merita ricordare:
 ceramici tradizionali (utilizzati
nell'industria edilizia);
 da rivestimento e da copertura (tegole e
piastrelle);

 strutturale (i laterizi);

 sanitari;

 meccanici e aeronautici (soprattutto nei motori e turbine).

La ceramica è usualmente composta da argilla con l’aggiunta di diversi


altri materiali: feldspato, sabbia, ossido di ferro, allumina e quarzo.

L'argilla
La temperatura di cottura dell'argilla si aggira
intorno ai 960- 980 °C.

28
L'argilla è naturalmente molto malleabile, in quanto la presenza di acqua nella
sua struttura ne migliora le caratteristiche plastiche ed è quindi molto facile da
lavorare anche con le mani.
Quando è asciutta, ma non ha ancora subito il processo di cottura, diventa
rigida e fragile.

Se sottoposta ad un intenso riscaldamento, diventa permanentemente solida.

a
Lavorazione dell'argilla

Modellazione (a mano libera, a colombino, a lastre, al tornio, a stampo).


Essiccazione
Cottura

Poiché la cottura modifica la struttura del prodotto finale, modulandola si


possono ottenere risultati diversi:
 Terracotta - si ottiene mantenendosi tra 960 e 1030°C
 Terraglia tenera - si ha tra 960 e 1070°C

 Terraglia dura - si ha tra 1050 e 1150°C

 Gres - si ottiene tra 1200 e 1300°C. Il Gres è un prodotto fortemente


vetrificato, impermeabile e poco poroso.

 Porcellana tenera - si ha tra 1200 e 1300°C, previo utilizzo di caolino.


A questo stadio otteniamo sia la vetrificazione, sia la traslucidità, sia
l'impermeabilità.

 Porcellana dura - si ha tra 1300 e 1400°C. È di solito di uso industriale.

 Ceramica High-Tech - si ottiene tra 1400 e 1700°C, previo utilizzo di


sostanze aggiuntive, quali caolino e allumina.

29
Smaltatura

Ricottura (eventuale)

30
Il vetro

Cos’è il vetro

Il vetro è un materiale solido amorfo formatosi per progressiva solidificazione


di un liquido viscoso, ottenuto per fusione di minerali cristallini. Secondo la
sua composizione e la sua storia termica, il vetro può essere trasparente,
translucido o opaco, incolore o colorato. A temperatura ambiente è durissimo
(ha durezza 5-6 nella scala Mohs) e fragile, non è poroso, di forte caratteristica
lucentezza, rifrange in modo notevole i raggi luminosi, dilata solo leggermente
al calore, di cui è un cattivo conduttore;

Composizione

Il vetro è composto da una miscela omogenea di ossidi in proporzioni variabili,


distinti in formatori e modificatori del reticolo vetroso. I principali formatori di
reticolo (per questo detti anche vetrificanti) sono la silice (SiO2) e l'anidride
borica (B2O3), ma numerosi altri ossidi tri o tetravalenti (di fosforo, germanio
ecc.) hanno queste caratteristiche.
I modificatori si distinguono in fondenti (ossidi alcalini, principalmente di sodio
e potassio) e stabilizzanti (ossidi alcalino-terrosi di calcio, magnesio, bario, ..).
Gli ossidi di alcuni elementi come il piombo possono essere sia formatori che
modificatori del reticolo. I vetri silicatici, i più numerosi, sono costituiti da un
reticolo nel quale atomi di silicio e di ossigeno sono legati tra loro da forti
legami chimici covalenti. Altri elementi interrompono la continuità del reticolo (
per questo sono detti modificatori ) creando legami di tipo ionico.
Il vetro si ottiene per fusione in un forno ad alta temperatura
di una miscela omogenea di minerali (miscela vetrificabile),
detti materie prime, mescolati in opportune proporzioni in
peso, e di rottame di vetro.
Aggiunte delle materie prime sono calcolate in peso, facendo
riferimento a 100 Kg di sabbia. Tutti i componenti la miscela
sono in polvere e le dimensioni dei grani hanno una grande importanza per la
riuscita della fusione. Se le polveri sono troppo fini vi sono problemi di
spolverio, cioè di dispersione del prodotto nella camera fusoria e nell'ambiente
attraverso i fumi, prima che abbia avuto il tempo per reagire. Se, invece, sono
troppo grossolane, vi sono problemi di omogeneità della miscela; la silice, la
materia prima più altofondente, è la più delicata da questo punto di vista.
Grani troppo grossi non riuscirebbero a fondere; grani troppo fini si possono
segregare (impaccare) e, non miscelandosi omogeneamente con le altre
materie prime, risulterebbero anch'essi infusibili. L'omogeneità della miscela è
importantissima e, per favorirla, oltre alla dimensione dei grani delle singole
31
materie prime (granulometria), è fondamentale la buona la qualità della
miscelazione e l'aggiunta di piccole quantità di acqua (2-4%) che impedisce la
separazione tra le fasi.
Un po’ di Storia

Fino alla fine del XVIII secolo, le ceneri vegetali, la silice e pochi altri
composti erano praticamente gli unici componenti della miscela. Ma,
da quando la scienza ha sviluppato la chimica moderna, anche
l'industria vetraria ha fatto rapidi progressi ed i suoi prodotti hanno
raggiunto già verso la fine del XIX secolo un alto grado di
diversificazione e perfezione.
Da una parte, lo sviluppo della teoria del calore ha dato alle vetrerie la
possibilità di usare combustibili diversi dal legno, d'altra parte,
l'industria chimica ha creato nuovi materiali refrattari in grado di
resistere a più alte temperature e nuove materie prime più
economiche. Fra queste i più importanti sono sicuramente i composti
alcalini di sintesi, indispensabili per fondere la silice.

Materie prime

Vetrificante

La silice (SiO2, biossido di silicio) è il più comune


formatore del reticolo vetroso ed è quindi la più
importante materia prima per la produzione del
vetro. Circa metà della crosta terrestre è formata
da minerali di silice (silicati e quarzo), il maggior
costituente di rocce e sabbie. Tuttavia la silice
naturale non ha, in generale le caratteristiche
necessarie per la produzione del vetro, sia perché
forma dei minerali complessi con altri ossidi (come ad esempio nelle
argille e nei feldspati con l'allumina, Al2O3), sia perché contiene
degli elementi come il ferro che, anche in piccola quantità, danno al

32
vetro una colorazione indesiderata. Solo silice che contiene meno
dello 0,1% di ossido di ferro (Fe2O3) può essere usata per la
produzione di lastre; ma, per produrre vetro da tavola e artistico,
tale percentuale scende al 0,01% e solo pochi giacimenti di quarzo
garantiscono questi limiti. Per il vetro usato nell'ottica la quantità
accettabile è ancora più bassa, meno dello 0,001%. E' una quantità
piccolissima, equivalente a 10 milligrammi per chilo di sabbia!
Ancora minore deve essere il contenuto di altri minerali, come gli
ossidi di cromo, cobalto, rame, ecc.. che hanno un potere colorante
maggiore di quello del ferro. Nessuna sabbia naturale è in grado di
rispondere ai requisiti del vetro per l'ottica; per questo, anche le
sabbie dei migliori giacimenti devono essere ulteriormente purificate
con speciali trattamenti.

Fondenti

Per abbassare la temperatura di fusione del quarzo (circa 1700 °C)


si aggiunge un fondente, generalmente l'ossido di sodio. Nella
produzione attuale esso viene aggiunto sottoforma di carbonato
(soda) o nitrato. Qualunque sia la sua origine, naturale o artificiale,
la soda, a circa 800°, si decompone in anidride carbonica (gas) ed
ossido di sodio. Quest'ultimo ha la capacità di reagire, allo stato
solido, con la silice trasformando il quarzo in silicati di sodio che
fondono a più bassa temperatura.
Allo stesso modo si comporta la potassa o carbonato di potassio
(K2CO3), anch'essa prodotta oggi industrialmente. Oltre a rendere
più fusibile la silice, la soda (o potassa) ha la proprietà di allungare
l'intervallo di temperature entro il quale il vetro solidifica (intervallo
di lavorazione), e rende, come si dice in gergo, il vetro più lungo .

Un po’ di storia

Il fondente in epoca romana ed altomedioevale era il


natron, carbonato di sodio naturale che si trova nei laghi
salati del Medio Oriente. Il vetro, fuso in Siria, Egitto o in
Libano con sabbie siliceo-calcaree locali, veniva esportato

33
sottoforma di blocchi di vetro grezzo per essere rifuso e
lavorato in centri vetrari diffusi in tutto il bacino del
Mediterraneo e nel nord Europa.
Nel medioevo il natron fu sostituito da ceneri vegetali. In
dipendenza della dislocazione geografica delle vetrerie, le
piante che venivano bruciate potevano essere di origine
marina o terrestre. Dalle prime, che furono usate
prevalentemente nell'area mediterranea, si ricavava soda,
dalle ceneri di piante continentali (quercia, faggio,
felce, ...), usate principalmente nel nord Europa, si otteneva
la potassa.
Non essendo ancora possibile eseguire analisi chimiche per
determinare nelle ceneri il tenore dei carbonati alcalini (in
genere molto basso e variabile), i vetrai ne giudicavano la
qualità dal colore, dall'odore e con l'aiuto del gusto.
Quando si voleva produrre vetro puro ed incolore era
necessario estrarre dalle ceneri il carbonato di sodio (o
potassio) mediante lisciviazione,sciogliendo in acqua
bollente le ceneri e filtrando il residuo insolubilei. Dopo
lisciviazione, dalle migliori ceneri si poteva ottenere circa il
40% di sali alcalini ( carbonati, solfati e cloruri ). Fu questo
il principale segreto dei vetrai veneziani che portò
all'invenzione del cristallo, un vetro così limpido ed incolore
da essere paragonabile al cristallo di rocca (quarzo). Solo
alla fine del '700, in Francia, si cominciò a produrre soda in
modo artificiale, usando, come materia prima, il cloruro di
sodio (sale marino o salgemma). Nel 1791 Nicolas Leblanc
mette a punto un processo per la produzione di soda
arificiale, molto più ricca in carbonato di sodio dei fondenti
naturali, ma contenente ancora molte impurità. Con questo
metodo si arrivò ad ottenere un prodotto contenente il 70-
34
75% di carbonato di sodio. Uno degli inconvenienti del
processo Leblanc era però l'alto costo di produzione.
Nel 1865, in Belgio, è stato messo a punto un nuovo
processo per estrarre il sodio dalle acque marine, mediante
trattamento con ammoniaca, per trasformalo poi in
carbonato di sodio. E' il processo Solvay che fornisce soda
di gran lunga migliore e più economica e che,
opportunamente perfezionato, è tuttora utilizzato.

Stabilizzanti

Il vetro silico-sodico o silico-potassico non è stabile; basta l'umidità


atmosferica per rovinarne la superficie, formando strati biancastri e
corrosi. In acqua, questi vetri sono perfettamente solubili e sono
usati oggi come detersivi per lavastoviglie. Per avere un vetro
stabile si sostituisce parte della soda con altri composti che
rinforzano il reticolo vetroso, migliorandone le proprietà chimiche.
Questo effetto lo esercitano gli ossidi bivalenti di calcio (CaO),
magnesio (MgO), bario (BaO), piombo (PbO) e zinco (ZnO), che per
questo sono detti stabilizzanti. Un ulteriore miglioramento si ha
introducendo nel vetro altri ossidi come l'allumina (Al2O3) e
l'anidride borica (B2O3).
Il carbonato di calcio si trova in natura sotto forma di marmo o
calcare. Si decompone, a circa 1000°C in anidride carbonica e
ossido che entra a far parte del vetro. La dolomite, carbonato misto
di calcio e magnesio, è usata per sostituire,in parte o
completamente, il carbonato di calcio. L'allumina viene aggiunta,
generalmente, sottoforma di feldspati alcalini (composti di silice,
allumina e ossidi di sodio o potassio), minerali abbondanti nella
crosta terrestre e facilmente fusibili. Serve a migliorare la resistenza
chimica del vetro ed a controllare la viscosità del fuso. Il piombo
viene aggiunto sotto forma di ossido prodotto industrialmente
(minio, Pb3O4 oppure litargirio, PbO). Alte percentuali di piombo
abbassano la temperatura di fusione, diminuiscono la durezza del
vetro e ne aumentano la brillantezza. Il vetro è un materiale
totalmente reversibile. Esso può essere rifuso e modellato un
numero infinito di volte senza perdere o modificare le sue proprietà.
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Per questo il rottame di vetro è divenuto, per certe produzioni, una
delle più importanti materie prime.
Nei forni fusori per la produzione di bottiglie colorate,oltre il 60%
(in certi casi quasi il 100%) della miscela vetrificabile è costituita da
rottame riciclato cioè da vetro recuperato attraverso la raccolta
pubblica (rottame da riciclo o esterno). Tutte le miscele vetrificabili
devono contenere un po' di rottame, in quanto esso accelera la
fusione della miscela vetrificabile e consente di risparmiare energia
e materie prime. Ogni vetreria conserva e riutilizza nella miscela i
propri scarti di lavorazione (rottame interno).

Affinanti

La miscela vetrificabile non è ancora completa. Il fuso è un fluido


viscoso nel quale si trovano disperse numerose bolle gassose
formatesi per decomposizione dei carbonati o per altra origine. Per
eliminarle, vengono aggiunti dei composti detti affinanti, come gli
ossidi di arsenico (As2O5) e di antimonio (Sb2O3) associati a
nitrati. Fino all'era industriale era usato quasi esclusivamente il
biossido di manganese (MnO2). Nei moderni forni continui
l'affinante principale sono solfati associati a piccole quantità di
composti riducenti (carbone, loppa d'altoforno, ...) Questi composti
si decompongono ad alta temperatura (oltre 1200° C) liberando
bolle di ossigeno che, risalendo nel fuso, assorbono le bollicine che
incontrano fino a raggiungere la superficie. Attraversando le
stratificazioni di vetro a diversa densità, le bolle svolgono anche una
azione di omogeneizzazione del fuso.

Decoloranti

Il vetro, così ottenuto, non è ancora il vetro puro trasparente ed


incolore o colorato delle vetrerie artistiche. Non basta usare materie
prime di sintesi o scegliere quelle più pure; alcuni elementi, come il
ferro ed il cromo, sono sempre presenti anche se in piccolissima
quantità, comunque sufficiente a colorare leggermente. Si deve
aggiungere un altro componente alla miscela: un decolorante . Si
tratta di alcuni elementi che in piccola quantità correggono la
tonalità di colore secondo un principio fisico (sovrapposizione di un
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colore complementare che annulla quello ad esempio del ferro) o
chimico (ossidazione o riduzione dell'elemento colorante; il ferro,
per esempio, a parità di concentrazione nel vetro, colora molto più
intensamente se si trova allo stato ridotto che non allo stato
ossidato).
Il decolorante più noto, che agisce in tutti e due i modi, è il biossido
di manganese che, per questa sua proprietà, era chiamato il sapone
dei vetrai. Tuttavia il manganese, fissato nel vetro, ha ancora la
capacità di catturare l'energia della luce solare e quindi di ossidarsi,
dando al vetro una colorazione giallo-viola. Ne sono un esempio i
lampioni che illuminano piazza San Marco a Venezia. Inizialmente
incolori, a causa del manganese sono diventati viola, liberando così
una luce soffusa che è divenuta una caratteristica della piazza di
sera. Per questa sua instabilità oggi il manganese è sostituito da
una miscela di elementi come il selenio, il cobalto e terre rare che,
dosate singolarmente, danno un risultato più completo e stabile.

Coloranti

Per la produzione di vetri colorati si ricorre all'impiego nella miscela


vetrificabile di opportune sostanze. L'intensità della colorazione
dipende dalla quantità di colorante introdotto nella composizione del
vetro, dalla presenza o meno di sostanze ossidanti o riducenti
nell'atmosfera del forno, dalla conduzione termica della fusione e
dal tipo di colorazione (ionica o colloidale)
Nella seguente tabella vengono elencati alcuni dei principali
elementi e composti coloranti con i relativi effetti distinti a seconda
delle condizioni operative ossidanti o riducenti.

Fonti delle illustrazioni

Le fonti e le illustrazioni sono state scaricate da vari siti presenti su internet e dal

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volume “Fare Tecnologia” di Giampietro Paci, edito dalla Zanichelli

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